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L’Huffington Post del 04/01/2023

Il disturbo che interessa il cristallino dell'occhio e che riduce drasticamente le capacità visive, può colpire anche i giovani. Fumo e alcol fattori di rischio. Le possibili terapie e i pro e i contro dell'intervento chirurgico.

Il cristallino che si opacizza, la vista sfocata, l'acuità visiva che diminuisce. La cataratta è considerata patologia tipica dell'età anziana, ma non è sempre così. E colpisce il cristallino, la struttura dell'occhio che è una vera e propria lente. A causa di diversi motivi il cristallino tende a perdere la sua trasparenza e si opacizza.

Negli ultimi dieci anni sono aumentati gli studi che mirano a capire perché la cataratta sia una malattia così diffusa non solo negli anziani, ma anche nei giovani, per prevenirla efficacemente ed evitare non soltanto un aumento dei costi sanitari legati alla gestione della patologia, ma anche per escludere il rischio di cecità o ipovisione.

L'intervento è risolutivo

La cataratta, infatti, nell'immaginario collettivo è il disturbo che impedisce alle nonne di fare l'uncinetto e ai nonni di leggere il giornale ai giardini pubblici; ma invece si tratta di un disturbo altamente invalidante e insidioso se non trattato nei tempi giusti e con metodi adeguati. L'intervento, in particolare, è risolutivo anche in età molto avanzata e permette di tornare a svolgere anche quelle mansioni che richiedono un'acuità visiva ottimale.

Anche prima dei 50 anni

Dati alla mano, nei Paesi in via di sviluppo si osserva un aumento della prevalenza della cataratta e una riduzione dell'età di insorgenza, con un aumento dei casi di cecità da cataratta. Uno studio negli Stati Uniti svolto negli anni '80 ha rivelato che il 38,8% degli uomini e il 45,9% delle donne di età superiore ai 74 anni erano affetti da cataratta.

Lo stesso studio, ripetuto negli anni '90 ha mostrato un aumento dell'incidenza di quella senile e oggi si stima che più del 60% degli ultrasettantenni soffra di un'opacizzazione più o meno grave del cristallino.

Ne soffrono più le donne

"La cataratta ha una maggiore prevalenza nel sesso femminile, molto probabilmente perché le donne hanno un'aspettativa di vita maggiore degli uomini e quindi hanno più probabilità di vivere così a lungo da sviluppare questo disturbo" spiega Domenico Schiano, responsabile Unità Segmento Anteriore dell'Irccs Fondazione Bietti, l'unico Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico esclusivamente dedicato all'Oftalmologia in Italia.

Invecchiamento, ma non solo

Generalmente l'opacizzazione è dovuta all'invecchiamento, ma riconosce anche altri fattori di rischio quali il fumo di sigaretta. Negli Stati Uniti il 20% delle cataratte è attribuito al fumo e la percentuale di fumatori nella popolazione generale è pari al 26%. Un altro fattore di rischio è l'assunzione di alcol. I forti bevitori di birra, è stato appurato, hanno il doppio delle probabilità di sviluppare cataratta rispetto a chi non beve.

Il ruolo dell'area geografica (e dei raggi UV-B)

Alcuni studi scientifici hanno sottolineato come l'incidenza di cataratta sia maggiore nelle popolazioni che vivono nelle aree geografiche tropicali, perché più degli altri sono esposti alle radiazioni UV-B che possono favorire l'opacizzazione del cristallino. Anche in Occidente i casi di cataratta prima dei 50 anni sono in aumento.

"Oggi alle nostre latitudini la cataratta non è più solo la malattia dei contadini e dei pescatori, che vivono la loro vita prevalentemente all'aperto e dunque per questo più esposti. Oggi inoltre si fa diagnosi molto prima che in passato e si interviene subito, anziché lasciare la persona alle prese con un'acuità visiva che si riduce progressivamente inficiando negativamente la qualità di vita", osserva il dottor Schiano.

Su questo tema, ovvero su quanto l'esposizione agli UV-B incida sulla cataratta, c'è disaccordo nella comunità scientifica. In ogni caso indossare regolarmente occhiali da sole è una semplice precauzione facile da adottare.

Diabete e terapie cortisoniche

Un fattore di rischio molto importante connesso con lo sviluppo di cataratta in età giovanile è sicuramente il diabete: "Il mancato controllo glicemico che si associa al diabete comporta una degradazione delle proteine del cristallino che ne compromettono la trasparenza, con sviluppo di un particolare tipo di cataratta definito sottocoppa perché l'opacità interessa lo strato più esterno sotto-capsulare sulla faccia posteriore del cristallino. In questi casi non si riesce a far prevenzione, l'unico modo per ritardare il più possibile i danni all'occhio è tenere il più a bada possibile la propria iperglicemia", spiega ancora l'esperto.

Una cataratta con caratteristiche molto simili a quelle che possono presentare le persone diabetiche e anche prima dei 50 anni, può essere sviluppata dai pazienti che a causa di alcune patologie, come per esempio quelle reumatiche, sono costretti a far uso per lunghi periodi di farmaci cortisonici: "Per fortuna, oggi, molte malattie croniche come quelle reumatologiche non sono curate e controllate più solo con i cortisonici, ma anche da farmaci innovativi, come i biologici, per esempio, che permettono di tenere sotto controllo la patologia di base e contemporaneamente di contenere il dosaggio dei cortisonici o di usarli solo per brevi periodi di tempo" rassicura il dottor Schiano.

L'intervento chirurgico

"La terapia d'elezione della cataratta è l'intervento chirurgico che negli ultimi dieci anni è diventato una vera e propria chirurgia riabilitativa. Non si aspetta più che il paziente perda del tutto la sua acuità visiva prima di intervenire, oggi ai primi sintomi si agisce e spesso la sostituzione del cristallino permette di correggere anche altri difetti visivi come l'astigmatismo. Per questo - conclude l'esperto - si parla di chirurgia riabilitativa perché andando a eliminare la cataratta si restituisce al paziente una visione anche migliore di quella che possedeva prima dell'intervento".

I vantaggi aggiuntivi dell'intervento

"Oggi la chirurgia della cataratta si è evoluta nella chirurgia rifrattiva del cristallino che ha triplicato i vantaggi per il paziente. Non solo mediante l'intervento si va a sostituire la lente naturale dell'occhio con un cristallino artificiale, ma l'intervento è in grado di raddoppiare i benefici nel correggere totalmente i difetti di vista per lontano, miopia, astigmatismo e ipermetropia. L'intervento di cataratta può anche eliminare la presbiopia ovvero la necessità di portare occhiali per la lettura o ricamare", spiega Matteo Piovella, presidente della Società Oftalmologica Italiana.

In ambulatorio, senza ricovero

Pur senza addentrarsi nei particolari più tecnici Piovella riguardo l'intervento spiega: "L'intervento di cataratta si esegue ambulatorialmente, senza necessità di ricovero ospedaliero e consiste nella frammentazione della lente naturale opaca al fine di rimuoverla totalmente e inserire al suo posto un cristallino artificiale ad alta tecnologia capace di eliminare tutti i difetti di vista, anche quelli preesistenti all'intervento: ecco perché successivamente si riesce a guidare la macchina, guardare la televisione, andare al cinema, utilizzare il computer, leggere un libro o il giornale senza più dipendere da una correzione della vista con occhiali o lenti".

Il rischio di complicazioni

"Per l'intervento - prosegue il presidente SOI - si opta per un'anestesia topica che si ottiene con la sola instillazione di colliri ripetuta adeguatamente per controllare lo stress e ogni disconfort. L'intervento dura 15 minuti quando ci si può avvalere delle nuove tecnologie, che purtroppo oggi sono ancora troppo poco diffuse a livello di SSN. Il tempo di convalescenza è una settimana durante la quale fondamentale è non toccarsi gli occhi con le mani".

Come per ogni intervento chirurgico, sussiste il rischio di comparsa di complicanze e quella maggiormente temibile è il rischio di infezioni anche se a tale proposito il presidente Piovella tiene a precisare: "Per ridurre il rischio di infezioni viene riservata una grande attenzione alla sterilità prima durante e dopo l'intervento. Ecco perché, per ridurre il rischio di infezioni, è meglio che a istillare le gocce di collirio fondamentali per un buon decorso post operatorio non sia il paziente ma un'altra persona che dovrà seguire un'opportuna igiene delle mani e dovrà evitare di toccare il becuccio dal quale fuoriescono le gocce di collirio.

Terapia post operatoria e recidive

La terapia post operatoria dura un mese, ma ci vogliono almeno due mesi perché la ferita cicatrizzi. I controlli post intervento sono progammati a 24 ore, a 7 giorni, un mese, e poi tre, sei e 12 mesi". Non vi è il rischio di nessuna ulteriore complicanza dopo l'intervento? Non proprio: "Dopo un anno dall'intervento si può presentare una velatura sulla capsula posteriore posizionata dietro il cristallino artificiale con funzioni iniziali di sostegno. Si parla in questo caso di cataratta secondaria anche se della cataratta non ha nulla. In questi casi serve effettuare una "pulizia del cristallino" utilizzando uno YAG laser, lo strumento oggi indispensabile per superare questa situazione che si verifica in molti pazienti operati di cataratta dopo circa un anno. L'oculista valuterà in ogni caso le giuste tempistiche applicando il trattamento yag laser quando necessario e utile".

Quando si ha la "pupilla stretta"

Fino a qualche decennio fa l'operazione di cataratta poteva risultare difficoltosa per quei pazienti refrattari all'azione dei colliri usati per dilatare la pupilla, conclude il presidente Piovella: "Oggi riusciamo a operare anche i pazienti con la "pupilla stretta", poco sensibili cioè all'azione dei farmaci dilatatori. A volte basta aumentare i tempi di instillazione delle gocce capaci di "allargare" la pupilla, altre volte si deve intervenire applicando dei dispositivi chirurgici capaci di aprire, previa dilatazione, la pupilla e permettere di effettuare l'intervento previsto. Sono gli "uncini" che, posizionati correttamente permettono di allargare la pupilla fino al raggiungimento di un diametro idoneo all'effettuazione dell'intervento di cataratta in estrema sicurezza. Ci sono poi farmaci iniettabili all'interno dell'occhio, con capacità favorenti la dilatazione dell'iride. Insomma abbiamo a disposizione opportunità straordinarie: dobbiamo però evitare ritardi dovuti alle liste d'attesa e impegnarci per diffondere capillarmente le tecnologie innovative a livello di Sistema Sanitario Nazionale".

di Angela Nanni

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