Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ONLUS-APS
Consiglio Regionale Lombardo

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Dalle esercitazioni di Protezione Civile che hanno coinvolto le persone cieche nel ruolo di tutor dei volontari bendati, a quella su un traghetto incendiato a Messina. A che punto siamo con il soccorso inclusivo per le persone cieche?

Dopo aver parlato degli strumenti che ad oggi ha a disposizione un non udente in caso di emergenza, passiamo a parlare del caso delle persone non vedenti. In Italia si calcola che siano 1,8 milioni i disabili visivi gravi (Dati Uici) dei quali 350mila persone sono non vedenti assoluti. Anche questo articolo nasce sulla scia dell'appello dell'Ufficio delle Nazioni Unite per la riduzione dei rischi di catastrofi (UNDRR) lanciato lo scorso 14 febbraio agli stati membri per una "piena inclusione delle persone con disabilità e dei loro leader nello sviluppo e nell'attuazione di strategie nazionali e locali di riduzione del rischio di catastrofi".

L'esperienza di Uici

"Non esiste un modulo per persone cieche in emergenza, esistono una serie di esperienze, di esercitazioni, ma sicuramente è un impegno che come Uici, Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti, stiamo portando avanti" afferma Giorgio Ricci, referente Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti. Tra gli obiettivi che l'associazione vorrebbe raggiungere c'è anche la formazione sia dei non vedenti che dei soccorritori ed in tutti i luoghi che la persona con cecità frequenta "soprattutto nei luoghi a forte rischio, a forte sismicità". L'idea di UICI è di iniziare a sensibilizzare gli operatori di protezione civile a partire dalle figure presenti sul territorio partendo dal coordinamento regionale fino ad arrivare a quelli provinciali e comunali, illustrando le peculiarità del soccorso delle persone cieche.

Esercitazione con Prociv Toscana

Un progetto è già stato avviato ad esempio in Toscana dove è stato lo stesso Dipartimento regionale di protezione civile a chiedere di reinvestire i fondi donati da UICI alla Regione a favore di progetti sull'inclusione in emergenza. Da questa volontà è nata l'idea di lavorare sulla "gestione del momento successivo all'emergenza, dando dignità alla persona non vedente offrendogli dignità all'interno dei campi di protezione civile" racconta Ricci. L'Uici ha quindi acquistato i bastoni con radar Letismart-voice e cablato i punti fondamentali del campo di Pistoia della protezione civile Toscana, e quindi l'accettazione, l'entrata, l'uscita, i bagni per uomini e per donne, la cucina etc. Una volta reso accessibile il modulo ai non vedenti è stata organizzata un'esercitazione che ha coinvolto il 12 giugno 2021, in pandemia, tre rappresentanti del volontariato di ogni provincia toscana (CRI, Misericordie e Anpas), i Vigili del Fuoco e una decina di persone non vedenti. A questo punto le coppie formate dai volontari bendati e dai non vedenti in veste di tutor hanno percorso con il bastone Letismart il campo. "Il bastone quando ci si avvicina alla cucina prima emette un suono di avvicinamento, più ti avvicini più suona, e poi una voce spiega che ci si trova in cucina" spiega Ricci. Un lavoro di sensibilizzazione bidirezionale: degli operatori alla inclusività e alle necessità dei non vedenti e dall'altro lato delle stesse persone cieche che hanno imparato come vivere un'emergenza. Al termine dell'esercitazione i volontari "si sono meravigliati delle capacità di mobilità e di autonomia che spesso una persona può avere" racconta il referente Uici. E anche per i non vedenti seguire un corso sull'emergenza in caso di terremoto è stata una scoperta di tematiche che non vengono ancora oggi trattate spesso e sulle quali molti di loro non avevano mai riflettuto.

Prospettive

Gli obiettivi per il futuro sono quindi quello di proseguire sulla strada della formazione degli operatori di protezione civile a livello locale ed arrivare a realizzare dei corsi di utilizzo del DAE per i non vedenti. Fino ad ora UICI ha organizzato dei corsi sul BLSD, l'acronimo di Basic Life Support Defibrillation, ovvero le manovre di primo soccorso con l'impiego di defibrillatore, a Firenze e in Versilia. Infine, conclude Ricci: "vorremmo stimolare a mettere in atto i percorsi di salvaguardia e sicurezza per le persone con disabilità dettati dalla legge 81/08". Al momento stiamo lavorando con la Croce Rossa per ospitare le persone cieche colpite dalla guerra in Ucraina (In totale sono 170mila i non vedenti nel Paese). In Italia ci sono già più di 100 posti tra Nord e Sud messi a disposizione dall'Unione italiana Ciechi.

L'esperienza dei Vigili del Fuoco

"Il tema della disabilità visiva è complementare a quello della sordità. Siamo in presenza di una condizione di disabilità alla vista e quindi probabilmente la persona sente. Nelle indicazioni che noi diamo nella gestione del soccorso c'è quella che in queste situazioni bisogna sfruttare la risorsa residua rispetto a quella persa" spiega Stefano Zanut, referente dell'osservatorio sulla sicurezza e il soccorso alle persone con esigenze speciali e vice direttore dei Vigili del Fuoco di Pordenone. E allora a una persona con disabilità visiva si parla, ci si avvicina e ci si presenta come soccorritore e si spiega la situazione per mettersi in relazione con lei. Oltre a questo la persona con disabilità visiva che usa il bastone per l'orientamento o il cane guida, in condizioni di emergenza potrebbe perdere la cognizione dello spazio e dei luoghi. "Ad esempio, prendiamo il caso dei terremoti e della caduta di calcinacci. In questa situazione la persona perderebbe l'orientamento, col bastone inizierebbe a toccare le pietre e non riuscirebbe più a muoversi perchè la nuova situazione ambientale crea anche possibilità di inciampo e di caduta" continua Zanut. A questo punto il soccorritore deve essere in grado di accompagnare la persona sapendola guidare verso un luogo sicuro. “Tra le indicazioni che diamo c’è anche quella che la persona cieca sa farsi guidare, per cui prenderà il gomito del soccorritore e si metterà un po’ dietro di lui e che il soccorritore si muoverà dichiarando quello che fa: "giriamo a destra", "facciamo delle scale”, dichiarando gli impedimenti. La persona cieca si conformerà ad essi" spiega Zanut. Per cui la persona ti afferrerà sul gomito e non ci sarà bisogno di tirarla per le mani perché sarà la persona che conformerà la sua posizione di equilibrio a te. Altrimenti se si tira la persona questa perde l’equilibrio e non riesce a governare il corpo. "Un'altra cosa che diciamo ai soccorritori è che sarà la persona stessa, abituata a muoversi al buio, a governare il movimento, molte volte pensiamo di essere noi a governarlo, ma in realtà è la persona cieca che guida e che usa te come elemento di orientamento. Questo è un aspetto importante: garantire che la persona mantenga il suo senso di equilibrio è il modo per arrivare in un posto sicuro" prosegue Zanut. L'altro aspetto riguarda i cani guida. L'indicazione in questo caso è che bisogna legare al guinzaglio il cane, non prendere la guida, dando così il messaggio all’animale che non tocca a lui guidare la persona non vedente.

La persona cieca in emergenza

Il tema delle persone con disabilità alla vista è quello dell'orientamento. Nei luoghi pubblici si trova ad esempio il sistema Loges, una pavimentazione speciale, che aiuta i non vedenti con il bastone che si trova in città quando non ci sono altri riferimenti per l’orientamento. Questo sistema di orientamento a pavimento, che ha una sua grammatica, si usa per esempio in piazze e nelle stazioni. "Ma in emergenza queste modalità scompaiono, quando bisogna scappare nella fretta, magari dimentichi il bastone e diventa un problema. Ad esempio se dopo una scossa di terremoto i soccorsi dicessero di allontanarsi dai muri, una persona cieca avrebbe molto difficoltà a farlo, per cui se c'è un accompagnatore, bene, ma in altre circostanze, se fosse solo, sarebbe un problema. Quindi anche qui bisogna aver accortezza dell'informazione che si dà: bisogna tener conto che qualcuno dovrà avvicinarsi a muri e finestre. Per cui bisogna costruire un sistema di soccorso idoneo a garantire che la persona non vedente possa da una parte rispondere in autonomia e quindi potersi muovere anche in condizioni critiche, dall'altra essere aiutata da persone che sappiano come si accompagna una persona cieca e si entra in relazione con lei" spiega il vice-direttore dei Vigili del Fuoco di Pordenone. Al momento non esiste un programma di formazione per persone cieche a livello nazionale. Però esiste nel campo del lavoro il decreto legislativo 81/08, la norma di sicurezza negli ambienti di lavoro, che afferma in modo esplicito che il luogo di lavoro va progettato anche tenendo conto delle persone con disabilità. Per cui se in ambiente di lavoro c’è una persona cieca bisognerà da una parte progettare l'ufficio in funzione delle sue necessità, dall'altra elaborare un piano di emergenza che riguardi anche la persona cieca. Inoltre i suoi colleghi lavoratori dovranno essere formati su come ci si comporta con lei. "Nel caso del non vedente la segnalazione di emergenza in ufficio sarà ad esempio un segnale acustico. Questo vale anche per la scuola, per i supermercati, tutti i luoghi in cui una persona può accedere. Tutti questi luoghi devono avere piani di emergenza che considerino la specificità di ogni persona" specifica Zanut.

Le esercitazioni

I Vigili del Fuoco sono presenti ogni anno a Barcis (PN), una piccola località, insieme all'associazione Aniomap, associazione dei formatori sulle tecniche di orientamento, che aiutano la persona cieca a usare il bastone e il cane guida. Qui i non vedenti trascorrono delle settimane in estate durante le quali vengono accompagnate in percorsi montani. "Ogni anno noi mandiamo una squadra di Vigili del Fuoco per metterle in relazione con le persone che hanno queste necessità. Teniamo dei corsi sulle emergenze ma allo stesso tempo impariamo anche noi qualcosa sui non vedenti" dice Zanut. "Abbiamo fatto prove di accompagnamento, formato i vigili in questa attività. Dopo aver partecipato alle esercitazioni i vigili del fuoco hanno detto che sentivano che non erano loro a guidare ma le persone cieche. Anche questo è importante perchè si ha sempre una visione vittimistica del soccorso, del tipo: "Io vengo e ti salvo" in realtà le persone che vivono tutti i giorni la loro disabilità si mettono in relazione col mondo e trovano anche degli escamotage per vivere meglio, nell'emergenza queste condizioni emergono" conclude Zanut. L'ultima esercitazione fatta in ordine di tempo risale al 17 febbraio scorso a Messina. In essa “abbiamo ipotizzato un incendio a bordo di un traghetto della tratta tra Reggio Calabria e Messina, con la necessità di evacuare le persone. L'ipotesi era che la nave attraccasse al porto e che tra le persone ce ne fossero due in sedia a rotelle e una cieca. La persona non vedente è stata accompagnata dagli operatori e quando è arrivata alle scale del piano imbarco il soccorritore si è messo davanti alla persona cieca che con una mano ha tenuto il corrimano e con l'altra si è appoggiata alla schiena dell'operatore” racconta il Vigili del Fuoco. In questo modo si garantisce il contatto fisico con i soccorritori e con il corrimano per mantenere l'orientamento della persona cieca. Le esercitazioni poi sono state limitate dal covid, la prima indicazione infatti in pandemia era quella della distanza. “Quando usciremo da questa emergenza riprenderemo a farle e saranno aperte a tutte le disabilità. In particolare sono in corso i contatti con alcune strutture in cui sono presenti persone con disabilità visiva per realizzare nuove esercitazioni” conclude Zanut. Infine il prossimo appuntamento per parlare di disabilità ed emergenza sarà a Taormina il 30 marzo con un incontro dal titolo: “Ripartiamo dalla sicurezza inclusiva: esperienze a confronto”, organizzata da Vigili del Fuoco e Comune di Taormina.

di Claudia Balbi

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