Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ONLUS-APS
Consiglio Regionale Lombardo

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Bologna Today del 08/03/2022

BOLOGNA. Gabriella Panaro è una donna coraggiosa e testarda che ha sfidato tanti pregiudizi: a 52 anni fa l'insegnante di tango a persone vedenti e non vedenti come lei: "Non nascondetevi e accettate i vostri limiti il prima possibile".

Scegliere un esempio fra le tante grandi donne e impartire coraggio e fiducia a chi ne è un po’ a corto. Pensando che sia un po’ anche questo il senso dell'8 marzo. Gabriella Panaro è perfetta perché nella vita è una ballerina e insegnante di tango che danza solo al buio, semplicemente perché non vedente: "Mi sono avvicinata al ballo proprio dopo aver perso la vista e soprattutto dopo aver perso la vergogna che provavo nel sentirmi diversa dagli altri" racconta, a poche ore da uno spettacolo che la vedrà salire su un palco importante.

"Da bambina ci vedevo come tutti gli altri. Poi ho cominciato ad avere problemi di vista dal tramonto, con il buio. Giocavo in cortile normalmente ed ecco che poi per rincasare avevo bisogno dell'aiuto di qualcuno: i miei amichetti non capivano perché mi trasformassi in un altra ogni sera. Dopo tante visite e qualche errore di diagnosi finalmente ho scoperto che la mia malattia si chiama retinite pigmentosa. Gradualmente mi ha portato alla cecità".

Quale è stato l'effetto sulla bambina e cosa invece ha capito crescendo?

"Da piccola nascondevo il mio problema. Semplicemente facevo finta che non esistesse, pur sentendo che qualcosa non andava. Pensavo che anche ai miei amichetti accadesse, d'altronde ha un senso: quando c'è il sole vedi, senza luce non vedi più. Sono arrivati gli occhiali, che però non bastavano. Alle medie avevo capito che ero diversa dagli altri e non volevo esserlo, così la sera non uscivo mai. Ero ipovedente e ho finto di non esserlo fino a quando il buio è rimasto nei miei occhi anche di giorno. Avevo 24 anni".

E fino a quel momento come è andata, quali progetti aveva per sé e quali sviluppi hanno avuto quando il problema è diventato mancanza?

"Non sapendo che sarei diventata cieca ho fatto delle scelte strane, tipo iscrivermi all'Università a Statistica. Perfetto per una che non ci vede bene, no? E infatti non sono riuscita a finire. Ho deciso a un certo punto di lasciare le cose se sapevo già fare da persona vedente e di impararne di nuove da non vedente: sono uscita da un labirinto nel quale ero imprigionata anche grazie alla scoperta del tango. Ballando ho percepito la sensazione di me stessa cieca e ho finalmente smesso di nascondermi. Anzi...".

Un salto?

"Sì, un salto. Avevo pensato di provare il tango insieme a delle amiche e ho convinto mio marito a fare un tentativo. Mi è venuto tutto molto naturale e il mio insegnante si è accorto che potevo essere brava. La cecità mi ha intralciato in tante cose e in tanti percorsi, ma non in questo visto che oltre a praticarlo sono anche riuscita a insegnarlo sia alle persone non vedenti che a quelle vedenti. Il tango è la mia dimensione perché si collega alla capacità di ascolto".

L'insegnante di tango non era proprio il lavoro che avrebbe immaginato di fare dopo aver realizzato di non vederci...

"No, avrei dovuto fare la centralinista. Ma non è andata così evidentemente nonostante avessi seguito un corso".

Momenti di sconforto ce ne sono stati?

"Ce ne sono stati perché si fa fatica. Ma poi alla fine non riuscivo mai a rassegnarmi a fare altro che non fosse il tango.

Questa sera, 8 marzo, Gabriella Panaro andrà in scena al Duse con lo spettacolo "E le nuvole sosterranno il mio peso". Con che spirito salirà sul palco al fianco di Serra Ylmez stasera? Fra l'altro la data è una data speciale...

"Con tanta tanta emozione, però anche con tanta gioia. Alla fine ce l'abbiamo fatta a fare questa cosa importante, bella e interessante. Forse è una coincidenza che lo spettacolo si faccia proprio l'8 marzo, ma (perché no?) potrebbe essere un momento di rivalsa per le donne che si trovano in una situazione un po’ particolare. Potrebbe essere anche un incoraggiamento per qualcuno che sceglie di fare qualcosa fuori dalle righe.

Una specie di inno alla testardaggine? Cosa consiglierebbe a chi sta affrontanto una "diversità"?

"Esatto! Diciamo alla determnazione, che ha una connotazione più positiva della testardaggine. Il mio suggerimento è di non nascondermi (come ho fatto io) ma cercare di accettarsi fin da subito".

Bologna è una città accessibile?

"Lo è. Penso che sia fra le città più accessibili che conosca".

Gabriella Panaro, non vedente e ballerina di Tango argentino dal 2000. Per alcuni anni si è occupata di teatro e video in qualità di sceneggiatrice e attrice. Ha inoltre avuto alcune esperienze nel campo della postproduzione audio e video. A partire dal 1999 ha collaborato alla realizzazione dello spettacolo teatrale Videocamera e di un mediometraggio per il progetto VedentiNonVedenti selezionato da Bologna2000 in qualità di ideatrice, sceneggiatrice e attrice.
Dal 2008 ha fatto parte della compagnia di ballo StreetTango di Bologna con la quale ha portato in scena gli spettacoli Tango900 e La Storia del Tango oltre a diverse esibizioni. Nel 2017 ha partecipato e vinto l’Open Festival danza del Festival Internazionale delle Abilità Differenti a Carpi con lo spettacolo di teatro tango Elogio del Tango. Nel 2018 e nel 2019 ha collaborato come assistente e consulente al corso di Tango per non vedenti e ipovedenti che si tiene all’Istituto Cavazza di Bologna. Attualmente sempre in qualità di assistente si occupa dell’insegnamento del Tango in un corso aperto sia a vedenti che non vedenti che tra gli obiettivi ha anche quello dell’integrazione. La sua specializzazione è quella della comunicazione tra i corpi attraverso l’abbraccio.

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