Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ONLUS-APS
Consiglio Regionale Lombardo

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InVisibili Blog del 09/09/2021

Rendere i disegni tattili, dare sostanza a forme e immaginazione. Anche questa è inclusione: riuscire a “mostrare” alle persone cieche l’arte, rendere accessibili le opere. E quando l’idea arriva da un artista che grazie alla tattilità dei disegni ha ricostruito la propria vita da artista è ancora più significativa.

Il suo nome in arte è Tizio Tiziano e il suo è stato per molti anni un percorso artistico da vedente. Poi una retinite pigmentosa, malattia degenerativa della retina, lo ha reso quasi cieco. L’arte è sempre stata al centro della sua vita, divisa tra graffiti e tele. Ha collaborato con alcune etichette indipendenti. Nel corso degli anni la vista è peggiorata. E lui ha gradualmente abbandonato il disegno. «Il problema non è stato solo la difficoltà nel continuare a disegnare. Un disegnatore prende spunto dal proprio contesto: ogni giorno siamo bombardati dalle immagini che stimolano la nostra fantasia. Non riuscire più a vedere rappresenta per questo un ostacolo alla creatività» spiega l’artista. All’arte però, Tizio Tiziano non ha mai rinunciato. Ha quindi ricominciato gli studi, dedicandosi stavolta alla musica e al contrabbasso. La passione per le arti è così diventata musica mentre il disegno sembrava non potesse più far parte della sua vita.

Nel 2018 la svolta. «Mi è stato chiesto di collaborare ad un progetto collettivo, un racconto con disegni» spiega. Da lì l’idea: provare a riprodurre le immagini con del cartoncino. Ne sono nati dei disegni a collage, quasi tridimensionali, che possono essere toccati. Per crearli l’artista segue le forme con le mani, trovando nel tatto il metodo di espressione più adatto ad esprimere la propria creatività. Le cromie sono basilari, i colori molto accesi.

Da allora Tizio Tiziano non ha più smesso di raccontare le sue storie, con testi, musica e collage. Nei giorni 11 e 12 settembre al Festival delle Abilità sarà in mostra con una nuova novella dal titolo “La gatta che credeva di avere le ali”. «Ciò che conta per me è trovare il modo di far bene quello che ci piace, dare sempre il meglio di noi» afferma l’artista.

«Il bello dell’arte è che riesce ad aprire le menti e i cuori di chi ne fruisce. Siamo tutti un po’ diversi senza esserlo realmente, artisti con e senza disabilità. L’arte non ha limiti o confini, gli ostacoli sono solo quelli che ci poniamo noi e che solo noi possiamo imparare a superare».

di Giulia Polito

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