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La Repubblica del 06/09/2021

Fa discutere la differenza di compenso tra atleti olimpici e paralimpici che hanno vinto una medaglia ai Giochi. Un dibattito che coinvolge i vertici dello sport azzurro e la politica.

Sessantanove medaglie, quattordici d'oro, nono posto nella graduatoria finale delle Paralimpiadi di Tokyo. Un'edizione da record, che però si trascina dietro una scia di polemiche. A far discutere da giorni i premi in denaro agli atleti (75 mila euro per gli ori, 40 mila per gli argenti, 25 mila per i bronzi) e la disparità con quelli riservati ai colleghi normodotati (rispettivamente 180 mila, 90 mila, 60 mila).

"Non arrivano nemmeno alla metà, una sperequazione incomprensibile. Siamo costernate - ha dichiarato il primo settembre Assist, Associazione Nazionale Atlete, organismo che si propone di tutelare e rappresentare i diritti collettivi delle atlete di tutte le discipline sportive a livello agonistico, oltre che di operatori e operatrici del settore - Pur credendo nella buona fede di tutti, riteniamo sia doveroso che lo Stato, attraverso la sottosegretaria Vezzali, trovi subito i fondi necessari per rimediare a questa discriminazione". E non ha usato mezzi termini la presidente e fondatrice Luisa Rizzitelli: "Gli atleti paralimpici non sono un mondo a parte, campioni e campionesse di serie B, talenti il cui sudore e fatica valgono meno. Anzi, semmai di più. Non conta ora sapere per quale mancanza di sensibilità o di attenzione ci troviamo oggi a dover denunciare questa situazione: chiediamo che i premi vengano subito equiparati, non solo per i valori dello sport, ma per un doveroso rispetto ai princìpi cardine della nostra Costituzione".

Un dibattito diventato trasversale, che ha coinvolto la sfera politica. Come affermato in una nota da Laura Boldrini, deputata del PD e presidente del Comitato della Camera sui diritti umani nel mondo: "Presenterò un'interrogazione al Governo su questa ennesima discriminazione nello sport. È mai possibile accettare che esistano campioni e campionesse di serie B? No, perché contro la Costituzione e i valori stessi dello sport. Va posto subito rimedio a questa stortura, che non ha giustificazione".

Sulla stessa linea Nicola Fratoianni, leader di Sinistra Italiana, che giorni dopo su Twitter ha applaudito la tripletta di Ambra Sabatini, Martina Caironi e Monica Contraffatto nei 100 metri donne: "Una volta di più mi viene da pensare che sia un'ingiustizia la differenza dei premi tra chi vince medaglie alle Olimpiadi e alle Paralimpiadi. Un'ingiustizia italiana".

Deciso anche Vincenzo Zoccano, già sottosegretario a Famiglia e Disabilità del governo Conte I. "L'oro Olimpico di Bebe Vio vale meno dell'oro di Marcell Jacobs? Sembrerebbe di sì, ed è un atto di discriminazione vergognosa. Mi sono spesso chiesto quale sia il ruolo delle famiglie degli atleti paralimpici. Consultando alcuni amici, che sono stati atleti con disabilità ad alti livelli, nella quasi totalità dei casi devono sostenerli in mille aspetti, non secondari nel percorso sportivo. Il più delle volte nelle nostre città l'atleta paralimpico non è libero di circolare, tante sono le barriere architettoniche che si frappongono lungo il percorso per recarsi da casa al centro di allenamento".

Chi invece ha cercato di abbassare i toni è stato Luca Pancalli, presidente del Cip (Comitato Italiano Paralimpico), che ha accennato a futuri tentativi di equiparare il trattamento economico: "Ci sono state tante polemiche sulla disparità dei premi tra Olimpiadi e Paralimpiadi, ma non è un aspetto che ci tocca. Purtroppo era già stato stabilito così, quindi non si è potuto far nulla. Per le prossime edizioni, sin dai Giochi invernali di Pechino 2022, si lavorerà per migliorare la situazione".

di Jacopo Vergari

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