Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ONLUS-APS
Consiglio Regionale Lombardo

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Messaggero Veneto del 22/07/2021

PORDENONE. Riccardo, originario del Sanvitese, è un bambino di dieci anni non vedente dalla nascita. Nonostante questo limite, dimostra ogni giorno che si può essere come gli altri, più degli altri, spesso anche divertendosi di più. Lui lo può fare grazie alla sezione di Pordenone dell'Unione ciechi e ipovedenti e al Gruppo Kayak canoa Cordenons Asd che hanno messo in piedi un progetto il cui regista è Mauro Baron, tecnico di grande esperienza che non per nulla è stato l'allenatore di Daniele Molmenti, campione olimpico di kayak a Londra 2012. Il piccolo Riccardo sale sui podi con i suoi amici vedenti, perché è con loro che vuole gareggiare e perché la mancanza della vista l'ha trasformata in una opportunità di sviluppo e potenziamento degli altri sensi da suscitare stupore.

Il progetto, racconta Baron, ha mosso i primi passi l'anno scorso, nonostante la pandemia. «Puntavamo a una inclusione vera e propria, facendo gareggiare vedenti e no insieme. Anche grazie a un allenamento al buio, così gli amici si rendono conto che cosa prova Riccardo quando pagaia. Si impara così a condividere la disabilità e le soluzioni che il non vedente trova». Il bambino, infatti, non utilizza le canoe sicure della categoria con disabilità, ma quelle di velocità, molto instabili, per dimostrare che si può.

«La cecità non impedisce di fare le cose, oltre i pregiudizi e i sentito dire». Di norma si pagaia in tandem, non vedente e vedente insieme, come in bicicletta, Riccardo no.

Ha imparato a distinguere i luoghi, grazie a una mappa tattile conosce ogni dettaglio del lago della Burida, dove si trovano il pontile e le boe. In base al calore del sole sulla guancia si orienta, l'istruttore (anche il padre ha accettato di fare il percorso guida), che lo segue a una decina di metri di distanza, lo invita a rallentare o accelerale, a dare due colpi a destra piuttosto che uno a sinistra per mantenersi in linea.

Messa alle spalle l'emergenza Covid, quando l'Italia cominciava a dipingersi di bianco, è partito il progetto. Una lezione in una piscinetta per riconoscere le forme e le dimensioni del kayak, un'altra per riconoscere il territorio grazie all'accompagnatore che lo descrive metro per metro («ha ridisegnato un lago che se lo sovrappone alla mappa di Google è praticamente identico»), quindi la scelta dell'attrezzatura e via, sul lago, con gli allenamenti, almeno due volte alla settimana.

Tanti allentamenti, dunque, tanto divertimento, sino alle prime gare, da un paio di mesi a questa parte, a San Giorgio di Nogaro, dove ha corso con i vedenti in due manifestazioni regionali. «Nella prima gara l'ho richiamato a correggere la direzione un paio di volte. Nella seconda, invece, non c'è stato bisogno di richiamarlo: 200 metri perfetti».

Lui si è divertito tanto, gli altri bambini hanno fatto il tifo per lui. «Speriamo - conclude Mauro Baron - che Riccardo possa essere di esempio e stimolo per altri bambini».

Riccardo dimostra che nulla è impossibile.

di Enri Lisetto

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