Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ONLUS-APS
Consiglio Regionale Lombardo

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Today del 04/07/2021

ROMA. "La degenerazione maculare dovuta all'età colpisce il 50% della popolazione sopra i 65-70 anni, ma grazie ai nuovi trattamenti farmacologici solo il 6-8% riporta una perdita visiva. Tuttavia, la malattia può fare la sua comparsa già dopo i 55 anni. Il fumo è il principale fattore di rischio perché la maculopatia colpisce i piccolissimi vasi della retina, quindi bisogna stare molto attenti". Così Edoardo Midena, segretario generale della Società italiana della retina, in occasione del Congresso nazionale Sir che si è svolto a Venezia dal 1 al 2 luglio per fare il punto su screening, fattori di rischio e diagnosi differenziali delle patologie che colpiscono la retina, ma anche per parlare di novità dal punto di vista terapeutico e chirurgico.

"La maculopatia legata all'età è diffusa nella popolazione più anziana - afferma Midena, che è anche direttore della Scuola di specializzazione in Oftalmologia dell'Università degli Studi di Padova - ma le lesioni della retina possono fare la loro comparsa anche prima, ovvero sopra i 55 anni. Non esiste un identikit del paziente-tipo, chiunque al di sopra dei 65 anni può essere colpito dalla maculopatia legata all'invecchiamento. I sintomi si manifestano tardi, quando la malattia c'è già, e includono: riduzione della vista, distorsione delle immagini (il profilo della porta non è più dritto e le righe di un testo di un giornale o di un libro fanno 'le onde'). In questo caso i segni della malattia, se uno guarda dentro l'occhio, ci sono da molto tempo. Inoltre, bene sapere che la maculopatia può colpire anche soggetti sani, che non sono cioè sottoposti ad altre terapie perché non hanno nessun tipo di disturbo".

Fondamentali la visita oculistica, controlli periodici in base allo stato iniziale e screening diagnostici "per escludere che ci siano altri problemi oltre ad una maculopatia", avverte Midena che aggiunge: "Siamo ancora in una fase in cui le foto sono importanti, ci dicono se c'è qualcosa, ma non sono sufficienti. Dobbiamo puntare di più sulla tecnologia diagnostica, specialmente in questo periodo per recuperare il tempo perso. E' fondamentale l'utilizzo dell'Oct. Durante i vari lockdown questi pazienti, così come tutte le persone con una patologia della retina, sono rimasti 'al buio'. Per oltre un anno, purtroppo, dal punto di vista clinico gli occhi non sono stati considerati importanti".

Dalla degenerazione maculare si può guarire. "Se fino a 10 anni fa non si poteva fare nulla - sottolinea il segretario generale della Sir - grazie alle nuove categorie di farmaci che vengono somministrati direttamente dentro l'occhio, la malattia viene bloccata. Si tratta dei cosiddetti farmaci intra-vitreali sempre più efficaci e sicuri, ma che se assunti per via generale avrebbero enormi effetti collaterali sui pazienti perché sono stati inizialmente studiati e sviluppati per malattie oncologiche, non per malattie oculari. Invece, alle dosi appropriate - e già abbondantemente studiate - una volta iniettati direttamente nell'occhio sono in grado di bloccare l'evoluzione della malattia. Questi farmaci sono oggi l'arma più importante: possono essere iniettati anche una volta al mese i primi 3 mesi, poi ogni 2-3 mesi. Per il paziente una terapia a lunga durata, ma più facile da seguire".

Dal Congresso Sir sono emerse diverse novità proprio in campo terapeutico. "Stiamo cercando di elaborare dei protocolli - conclude Midena - affinché la terapia non interferisca più di tanto nella vita delle persone. In altre parole, stiamo studiando la possibilità di effettuare un numero di iniezioni equilibrato da eseguire in strutture che permettano il trattamento e il ritorno immediato del paziente a casa. Inoltre, noi medici vogliamo essere pronti, sebbene non avremo per motivi statistici una pandemia ricorrente, per evitare quel blackout che oltre al lockdown abbiamo avuto per queste terapie".

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Mariotti (Sir), "Interventi in 3D nuova frontiera per chirurgia retina"

Terapia genica, cellule staminali e innovazione tecnologica sono le armi a disposizione degli esperti in campo oftalmologico contro le patologie dell'occhio. E' quanto emerso in occasione dell'ultimo Congresso della Società italiana della retina. "Grazie a nuovi schermi tridimensionali che utilizzano una digitalizzazione dell'immagine dell'occhio, la chirurgia della retina è diventata finalmente hi-tech. Con le immagini in 3D oggi è più facile effettuare vitrectomie perfette, fare cose che prima erano molto difficili con un margine di errore ormai ridotto. Questo sistema tridimensionale ci porterà a poter fare a meno del microscopio in sala operatoria sostituendolo con delle telecamere. Tutto poi può essere registrato, rivisto, analizzato. Non solo, questa metodica ci permette di poter fare delle terapie iniettive mirate e personalizzate perché la tecnologia è molto più precisa rispetto a pochi anni fa".

Così Cesare Mariotti, presidente della Società italiana della retina, nel suo intervento in occasione del Congresso nazionale Sir che si è svolto a Venezia dal 1 al 2 luglio. Obiettivo della due giorni: fare il punto su screening, fattori di rischio, diagnosi differenziali, tecniche chirurgiche e nuovi farmaci per le patologie che colpiscono la retina, in particolare la retinopatia diabetica e la degenerazione maculare dovuta all'invecchiamento.

"Per quanto riguarda la chirurgia della degenerazione maculare legata all'età - sostiene Mariotti, anche direttore della Clinica oculistica dell'Università Politecnica delle Marche, Aou Ospedali Riuniti di Ancona - ad oggi abbiamo a disposizione molteplici terapie già collaudate e sicuramente si sta delineando una promettente terapia genica endo-vitriale, che utilizza un virus adeno-associato (Aav) come veicolo per trasferire geni a cellule specifiche. Si tratta di un trattamento che rappresenta un grosso miglioramento della qualità di vita per chi soffre di questa malattia, ovvero il 50% della popolazione over 65. Così come è fondamentale la chirurgia delle grosse emorragie. La degenerazione maculare produce una grossa emorragia sotto-retinica. Grazie alle nuove metodiche possiamo sciogliere l'emorragia con una particolare sostanza e continuare la nostra terapia con le iniezioni, oppure tagliare la retina per eliminare il grosso coagulo di sangue. Molto importante il trapianto di cellule staminali così come lo è il trapianto autologo di coroide. Quest'ultimo è un intervento complesso che consiste nel trapianto di un lembo di coroide prelevato dalla periferia dello stesso occhio e posizionato al centro della retina, in modo da ripristinare l’apporto metabolico alla macula".

Della degenerazione maculare ne esistono due tipi, 'secca' e 'umida', entrambe legate all'invecchiamento dell'occhio. Quella umida si caratterizza soprattutto per la formazione anomala di nuovi vasi sanguigni che danneggiano le cellule della retina. "La buona notizia per i pazienti affetti da degenerazione maculare umida - tiene a precisare il presidente della Sir - è che possiamo contare su una classe di farmaci inibitori di Vegf (Vascular endothelial growth factor) che inibiscono la formazione dei vasi sanguigni anomali e impediscono la perdita della vista, con una buona percentuale di successo. Per quanto riguarda la degenerazione maculare di tipo secco ci sono farmaci ancora oggetto di studio, ma su questo fronte stiamo ancora lavorando. Una cosa è certa: i pazienti con degenerazione maculare legata all'età costretti all'intervento chirurgico sono pochi, meno del 10%, perché fortunatamente riusciamo a trattarli con le terapie farmacologiche".

Per i pazienti affetti da retinopatia diabetica, invece, la sala operatoria rappresenta una maggiore possibilità. "Nel 30% dei casi questi pazienti, soprattutto uomini, vanno operati - spiega Mariotti, tra i primi in Italia a utilizzare tecniche all'avanguardia nella chirurgia della retina - perché togliere il vitreo ad un paziente diabetico riduce enormemente il rischio delle patologie vitro-retiniche. Ma è vero anche il contrario. Una volta tolto il vitreo, se usiamo i farmaci utilizzati per il trattamento della degenerazione maculare, noteremmo che il tempo di attività di queste terapie si riduce. Sono purtroppo meno efficaci proprio perché non c'è più il vitreo. Quindi vanno valutate tutte le opzioni. Sicuramente si dovrebbe fare di tutto per evitare che il paziente diabetico arrivi in sala operatoria. Grazie al miglioramento degli esami pre-operatori, al sistema integrato tra interventi in 3D, digitalizzazioni delle immagini e Oct intraoperatorio, riusciamo a capire quando possiamo eseguire un intervento di routine, come quello per rimuovere l'edema maculare diabetico, l'accumulo di liquidi nella macula, la parte centrale della retina, e quando invece dobbiamo occuparci del distacco della retina, poiché i pazienti nel frattempo non si sono curati adeguatamente".

Sull'impiego di cellule staminali, Mariotti non ha dubbi: "Il loro trapianto oggi è molto richiesto, fortunatamente abbiamo i mezzi per farlo. Ma si tratta - avverte - di una chirurgia particolare, attraverso la quale le cellule staminali vengono introdotte sotto la retina con aghi specifici, quindi può eseguirla solo chi ha già una lunga esperienza di chirurgia vitro-retinica".

La chirurgia, però, va intesa come estrema ratio, è il pensiero di Mariotti: "Deve intervenire quando le patologie si complicano con le componenti emorragiche. La politica giusta - conclude - è quella di trovare dei centri dove il paziente trovi tutte le informazioni, sin dall'inizio del suo percorso diagnostico-terapeutico. Il nostro obiettivo, infatti, è di vedere sempre meno pazienti con retinopatia diabetica in sala operatoria. Per questo motivo è fondamentale che il diabetologo indirizzi il paziente immediatamente dall'oculista".

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