Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ONLUS-APS
Consiglio Regionale Lombardo

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Superando del 09/03/2021

Questo chiede, per loro, ma anche per i caregiver familiari e gli assistenti personali, all’Unione Europea e agli Stati Membri della stessa, la Risoluzione approvata dal Forum Europeo sulla Disabilità, documento quanto mai chiaro, che si occupa di ogni possibile aspetto relativo ai vaccini anti-Covid per le persone con disabilità, nonché per coloro che le assistono e le supportano. «Le strategie di vaccinazione degli Stati Nazionali considerino le esigenze specifiche delle persone con disabilità e il programma di vaccinazione europeo non lasci indietro nessuno»: questo l’assunto di partenza.

È un documento che decisamente non lascia spazio a dubbi e che si occupa di ogni possibile aspetto relativo alle vaccinazioni anti-Covid per le persone con disabilità, nonché per coloro che le assistono e le supportano, la Risoluzione approvata ieri, 8 marzo, dall’EDF, il Forum Europeo sulla Disabilità, che parte da un semplice assunto, ovvero che «le varie strategie di vaccinazione nazionali considerino le esigenze specifiche delle persone con disabilità e che il programma di vaccinazione europeo non lasci indietro nessuno».

Prendendo dunque atto dell’impatto della pandemia, ritenuto «devastante a tutti i livelli per 100 milioni di persone con disabilità nell’Unione Europea», la Risoluzione dell’EDF ripartisce in undici punti successivi le proprie istanze rivolte direttamente alle Istituzioni dell’Unione, ma in particolare agli Stati Membri, a partire dal fatto che «le persone con disabilità debbano avere la priorità nei piani di vaccinazione nazionali, e in particolare quelle che vivono in strutture residenziali, oltre a quelle che a causa della loro età o condizioni di salute preesistenti sono a più alto rischio, quelle con elevate esigenze di sostegno e quelle che si affidano a servizi di supporto che non possono operare a causa del distanziamento fisico».
Ma non solo, come recita infatti, il secondo punto, devono avere priorità «anche le reti di supporto delle persone con disabilità, e in particolare i caregiver familiari e professionali, gli assistenti personali, gli interpreti tattili per i sordociechi e ogni altra persona di supporto che non può operare a causa del distanziamento fisico». Le vaccinazioni, inoltre, come si legge al terzo punto, vanno effettuate «presso la residenza di coloro che, a causa della propria disabilità o di condizioni di salute preesistenti, non sono in grado di raggiungere da sole e senza rischi i centri vaccinali». Per chi invece i centri può raggiungerli (quarto punto), «essi devono essere accessibili alle persone con disabilità, così come i mezzi di trasporto per arrivarci». Se non lo sono, «le persone dovranno essere vaccinate a domicilio».

Particolarmente importante è anche il quinto punto, ove si puntualizza che «i vaccini vanno considerati come un servizio sanitario universale e quindi devono essere totalmente gratuiti per tutti». Essi, inoltre (sesto punto), «vanno forniti sulla base del consenso libero e informato delle persone, anche attraverso procedure decisionali supportate, se ve ne sia necessità».
E ancora, la parità di accesso ai vaccini (settimo punto) deve riguardare «sia coloro che vivono in aree urbane, sia coloro che vivono in aree rurali», indipendentemente «dal gruppo socioeconomico di appartenenza».
Torna quindi ad occuparsi di accessibilità l’ottavo punto, guardando questa volta «alle informazioni sull’introduzione della vaccinazione», che devono essere fornite dalle autorità competenti «in modo trasparente, in formati accessibili e di facile lettura, comprendendo anche la Lingua dei Segni».
Per quanto poi riguarda i dati e le statistiche sull’impatto e sui progressi delle vaccinazioni (nono punto) essi «devono essere disaggregati per sesso, età e disabilità».

Gli ultimi due punti, infine, sono dedicati al livello organizzativo, chiedendo innanzitutto all’Unione Europea «di sostenere gli Stati Membri nell’attuazione dei propri piani di vaccinazione in linea con tutti i requisiti indicati» (decimo punto), mentre il passaggio conclusivo (undicesimo punto) allarga l’orizzonte anche agli Stati al di fuori dell’Unione Europea, chiedendo in particolare al pacchetto Team Europe – iniziativa lanciata lo scorso anno per sostenere gli Stati Membri nella lotta contro la pandemia – di collaborare con il programma COVAX (che ha come obiettivo l’accesso equo ai vaccini), «seguendo i requisiti indicati dalla presente Risoluzione, anche nelle azioni esterne a supporto della vaccinazione negli Stati non appartenenti all’Unione, tenendo conto sia delle loro circostanze particolari che delle opinioni delle comunità di persone con disabilità di quegli stessi Stati». (S.B.)

Ringraziamo Rodolfo Cattani per la collaborazione.

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