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Artribune del 12/02/2021

L’artista e performer marchigiano chiude al Museo Tattile il ciclo decennale di interventi dedicati alla Strage di Ustica con un’opera permanente in braille, accompagnata da 36 contributi sonori.

ANCONA. “Mi sono ritrovato 10 anni fa ad iniziare un cammino intorno alla strage di Ustica. Disegni, ricami, performance, video, installazioni audio, varie città, Palermo, Bologna ed infine Ancona”. Sono parole di Giovanni Gaggia, artista e performer marchigiano, promotore dell’artist run project Casa Sponge che proprio ad Ancona, città della famiglia Davanzali, armatori e proprietari della compagnia aerea Itavia, il cui DC-9 fu abbattuto, in circostanze non ancora del tutto chiarite, il 27 giugno del 1980, conclude il ciclo che lo ha impegnato per un lustro.

IL PROGETTO SU USTICA DI GIOVANNI GAGGIA
Con l’apertura del Museo Omero al pubblico, è così finalmente visitabile anche la sua ultima opera dedicata alla Strage di Ustica nel quarantesimo dell’anniversario e intitolata Quello che doveva accadere, ospitata nello Spazio ‘900 e contemporaneo, a cura di Stefano Verri. Si tratta di un arazzo che riprende concettualmente quello realizzato cinque anni fa a pochi passi dalla Mole, sotto l’arco di Traiano, perché possa rimanere stabilmente nel Museo Tattile Statale Omero e nella città di Ancona come contributo permanente ad una “memoria viva”. In questo caso la frase “Quello che doveva accadere”, suggerita da Daria Bonfietti (presidente dell’Associazione dei familiari delle vittime della Strage di Ustica), durante il suo primo incontro con l’artista a Bologna, davanti all’installazione di Boltanski, è stata ricamata in Braille nel corso di una performance: un atto di meditazione, in cui l’artista ha sublimato i fatti storici, mettendo in luce la pluralità delle storie, delle voci, delle vite, dei sentimenti.

MUSEO OMERO: I PERSONAGGI COINVOLTI
L’opera si apre, così, ai sensi, perché oltre al tatto, entra in gioco anche l’udito, stimolato da trentasei contributi offerti da altrettante persone attive nel mondo dell’arte e della cultura italiana che riflettono sul rapporto tra arte e memoria (civile), tra tempo e giustizia. “La giustizia ha a che fare con la memoria e la memoria è qualcosa che riguarda esclusivamente gli uomini. Ma in questo caso riguarda anche il singolo individuo perché la memoria esiste sinché esiste un singolo individuo. Sinché c’è un singolo che ha memoria, che ricorda, questa esiste”, commenta ad esempio Francesco Arena in uno dei tanti audio ascoltabili tramite particolari audio-penne disponibili in mostra o sul sito del Museo. “Spesso affidiamo la memoria agli oggetti, spesso all’arte, come se gli oggetti inanimati potessero contenere una memoria, ma in realtà non possono. Possono contenere una informazione collegata alla memoria, ma la memoria può essere custodita solo dall’essere umano, dall’individuo”. Il 12 marzo 2021 nel corso di un’azione che verrà documentata attraverso un video, Gaggia riporrà l’arazzo in un tubo metallico con la scritta Braille “Quello che doveva accadere” che rimarrà in permanenza presso il Museo Omero corredato degli audio.

di Claudia Giraud

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