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Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ONLUS
Consiglio Regionale della Lombardia


IL BLOCNOTES

NOTIZIARIO INFORMATIVO DEL CONSIGLIO REGIONALE LOMBARDO DELL'UNIONE ITALIANA DEI CIECHI E DEGLI IPOVEDENTI

A cura di Massimiliano Penna

Settembre 2017

SOMMARIO

Dalla sezione di brescia

Gara di pesca - 23 Settembre, Borgosatollo (adesioni entro il 15 settembre)

La sezione di Brescia dell'U.I.C.I. organizza una gara di pesca per il giorno sabato 23 Settembre con ritrovo alle 13.15 (minimo 10 partecipanti, massimo 15) presso il Laghetto del Cigno, in via Donizzetti 43 a Borgosatollo. La gara si svolgerà dalle 14 alle 16, ogni socio non vedente sarà supportato da un pescatore professionista che fornirà tutta l'attrezzatura necessaria. Seguiranno le premiazioni ed un rinfresco. Il laghetto è raggiungibile con la linea 14, la fermata è il capolinea di via Santissima - Borgosatollo. Le adesioni si ricevono in segreteria sezionale 030 2209416 entro e non oltre venerdì 15 settembre, mentre l'iscrizione alla gara si effettua al Laghetto al costo di 5 euro. Chi non avesse modo di prendere il bus, lo faccia presente alle nostre segretarie al momento della segnalazione della propria presenza. Per ulteriori informazioni, contattare Fabio Bonini o Damiano Zanotti ai recapiti telefonici da richiedere alla segreteria sezionale.

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Il Giorno del 24-08-2017

Cercasi docenti di sostegno Ma solo uno su tre ce la fa

MILANO. È emergenza insegnanti di sostegno: solo a Milano ne mancano all'appello ancora 1.400. «È un grosso problema, ma non è solo una questione di numeri, la realtà è molto più complessa». Lilia Teruggi e Roberta Garbo codirigono il corso di specializzazione per le attività di sostegno all'Università di Milano Bicocca. Per essere insegnanti di sostegno nella scuola elementare e dell'infanzia, al termine dei cinque anni di Scienze della Formazione primaria - abilitanti - è previsto un anno di specializzazione, con lezioni frontali, esperienze laboratoriali e tirocini, al quale si può accedere solo dopo avere superato tre test. Per medie e superiori, i professori possono accedere alla specializzazione sul sostegno dopo il percorso abilitante, almeno fino a quest'anno accademico. Le leggi sono in evoluzione, il numero dei candidati li decide il Ministero. A Milano a offrire corsi sul sostegno sono l'Università Cattolica e la Bicocca. I TEST sono molto selettivi: dei 750 iscritti in Bicocca sono 250 gli studenti che quest'anno hanno superato le tre prove, ed erano 400 i posti disponibili. Se il 55% passa il quiz a scelta multipla che sonda conoscenze pedagogiche e psicologiche, ci sono due filtri successivi: la seconda prova è sulle competenze didattiche mentre il colloquio orale mette alla prova motivazione e attitudini. «Il sostegno non deve essere visto come un trampolino verso altre forme di insegnamento - sottolinea Garbo, che si occupa anche di pedagogia speciale ed è delegata per gli studenti con disabilità e Dsa della Bicocca - deve esserci una genuina vocazione professionale e gli atenei devono essere garanti di questo aspetto». Sono da sfatare poi altri miti. «Serve formazione in servizio anche per gli insegnanti curriculari, altrimenti non è attuabile il principio della scuola inclusiva - continua Teruggi, che è anche docente di didattica generale -. È fondamentale che siano preparati sui temi della disabilità e bisogna scardinare l'idea che l'insegnante di sostegno sia solo l'insegnante del singolo alunno». Non da ultimo va posta attenzione alla rete attorno alla famiglia. «Servono competenze interdisciplinari - ribadiscono le esperte -, l'attenzione alla dimensione pedagogica, clinica e abilitativa devono coesistere quando ci si occupa di un bambino o di un giovane adulto con disabilità. Non è un'impresa semplice, ma una sfida formativa. Chi si iscrive a questa specializzazione deve esserne consapevole e gli insegnanti curriculari non devono sminuire il suo ruolo, ma devono uscire dagli steccati, ci sono responsabilità che riguardano tutti, i docenti, le municipalità, i servizi sociali e quelli sanitari. Solo così si garantisce inclusione». (Si.Ba.)

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Superando.it del 24-08-2017

Tre condanne per discriminazione in due mesi

Prendendo atto con soddisfazione di ben tre Sentenze che in soli due mesi hanno portato alla condanna della Città Metropolitana di Milano, per discriminazione ai danni di alunni con disabilità, la Federazione lombarda LEDHA auspica che tutti i bambini e i ragazzi possano iniziare il nuovo anno scolastico senza disagi, ricordando anche che il diritto allo studio degli alunni con disabilità deve scattare esattamente dal primo giorno di scuola e non nei giorni o nelle settimane successive.

MILANO. Quando nel giugno scorso avevamo dato notizia di una Sentenza emessa dal Tribunale di Busto Arsizio (Varese), a seguito di un ricorso sostenuto dal Centro Antidiscriminazione Franco Bomprezzi della LEDHA (la Lega per i Diritti delle Persone con Disabilità che costituisce la componente lombarda della FISH-Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap), avevamo presentato quel provvedimento come la prima condanna alla Città Metropolitana di Milano per la mancata erogazione del servizio di assistenza educativa a un alunno con disabilità.

Ebbene, in soli due mesi sono arrivati altri due pronunciamenti simili, per casi seguiti anch'essi dalla LEDHA, dapprima quando il Tribunale Ordinario di Pavia ha sanzionato la Città Metropolitana di Milano per non avere garantito i servizi di assistenza o averli riconosciuti tardivamente a due alunni con disabilità e successivamente da parte del Tribunale di Milano, che ha riconosciuto la discriminazione, per non avere assicurato il diritto alle ore di assistenza a diversi alunni e studenti con disabilità, accordando inoltre alla stessa LEDHA un risarcimento per accertata condotta discriminatoria collettiva, consistita nel riconoscimento di importi rimborsabili "a forfait" da parte della Città Metropolitana, senza porre attenzione alle esigenze individuali di ciascun alunno.

«Si tratta di tre importanti vittorie - commenta Laura Abet, avvocato del Centro Antidiscriminazione Franco Bomprezzi -, di tre Sentenze nelle quali l'indicazione della discriminazione messa in atto superando le singole esigenze individuali costituisce certamente il dato più importante e innovativo, che le famiglie, gli enti competenti e le scuole dovranno tenere a mente per il prossimo anno scolastico. Il tutto ricordando anche che siamo in attesa di ulteriori Sentenze».

Come già ampiamente riferito su queste pagine, a partire dal prossimo anno scolastico i servizi per l'inserimento scolastico degli studenti con disabilità della Lombardia, che prima facevano capo alle Province, passeranno sotto la responsabilità della Regione, che dovrà anche farsi carico di tutte le problematiche legate a questo delicato tema, per mettere fine alla situazione di grande disomogeneità registratasi negli anni scorsi.

Dal canto suo, la Regione Lombardia, tramite la Deliberazione di Giunta n. 6832/17, ha già pubblicato alla fine di giugno le proprie Linee Guida per lo svolgimento dei servizi a supporto dell'inclusione scolastica degli studenti con disabilità, fornendo indicazioni sia ai Comuni che alle nuove ATS (Agenzie di Tutela della Salute), ciascuna per le proprie competenze. Sarà quindi compito di queste ultime dare attuazione a quanto prescritto da quel documento.

E in tal senso, tornando alla Sentenza pronunciata dal Tribunale di Milano, Laura Abet sottolinea un'ulteriore importante indicazione tecnica, rilevando che «quanto affermato dallo stesso Tribunale di Milano rispetto all'illegittimità degli importi conferiti "a forfait" combacia perfettamente con quanto contenuto nella Deliberazione n. 6832/17, dove il contributo per l'assistenza ad personam è correlato all'intensità del fabbisogno assistenziale, ovvero al numero di ore di assistenza necessarie rilevato sulla base della valutazione effettuata dal GLHO (Gruppo di Lavoro Handicap Operativo) in sede di elaborazione del PEI (Piano Educativo Individualizzato). E nelle Linee Guida è espressamente prevista la possibilità di richiedere e ottenere un maggiore numero di ore di assistenza nei casi di disabilità complessa o nelle situazioni di particolare bisogno. Rimane compito del GLHO evidenziare tale maggiore necessità».

«A questo punto - dichiara Alberto Fontana, presidente della LEDHA - le famiglie e le associazioni si augurano che, nonostante le comprensibili iniziali difficoltà, tali dichiarazioni vengano rese realmente operative a partire da inizio di anno scolastico, in modo da rispettare i diritti degli alunni con disabilità ad andare a scuola come tutti. In settembre, tra poche settimane, inizierà un anno di transizione fondamentale, ma anche un'occasione importante per migliorare il vecchio modello gestionale, con la speranza di non dover più ricorrere alle aule dei Tribunali per far valere un diritto sancito dalla legge. Gli Enti competenti devono infatti ricordare che il diritto degli alunni scatta dal primo giorno di scuola, non nei giorni o nelle settimane successive e che anche nei casi in cui l'iter burocratico per l'attribuzione dei finanziamenti da parte della Regione non sia ancora stato completato, le recenti Sentenze di Busto Arsizio, Pavia e Milano ricordano (forse con più forza della Legge stessa) che ci si trova di fronte a una vera e propria discriminazione diretta in ragione della disabilità, nel caso appunto del riconoscimento del diritto in tempi successivi all'inizio dell'anno scolastico». (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: ufficiostampa@ledha.it (Ilaria Sesana).

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Il Giorno del 25-08-2017

Paul Iyobo, un bomber che "sente" la porta

CREMA. L'avventura di un calciatore cremino non vedente di 16 anni in maglia azzurra tiene banco. In questa stagione il Crema, neo promosso in serie D, fa parlare di se per la storia di Paul Iyobo. Il tutto per la gioia del presidente cremino Enrico Zucchi, orgoglioso di poter presiedere l'unica squadra di calcio per non vedenti della Lombardia. Il ragazzo è impegnato in questa settimana agli Europei di calcio a 5 per non vedenti di Berlino. Il bomber ha trascinato la Nazionale contro la Romania segnando un poker di reti. Il mister del Crema Maurizio Bonioli traccia un profilo positivo di questo giovane giocatore, che nonostante giochi bendato con una palla apposita che si sente quando si muove, trova modo di inquadrare bene la porta. «Possiede enormi qualità. È davvero una forza della natura, possiede una potenza impressionante e ovviamente data la giovane età mostra margini di ulteriori miglioramenti che sono incredibili. Segna sia di destro che di mancino e sa dribblare». Con lui gioca in azzurro il compagno di squadra cremasca Francesco Cavallotto, che compone con Cino Bottarelli, Davide Premoli, Omar Trioni e Davide Cantoni il Crema. La squadra gioca nel centro San Luigi. (Gi.Ri.)

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La Provincia di Como del 26-08-2017

Far vedere il cielo ai ciechi. "C'È il progetto per un'App"

VILLA GUARDIA. L'idea di Luigi Viazzo, ma servono fondi per realizzarla «Pensato assieme a un astrofilo per spiegare le stelle ai non vedenti».

Far entrare in un planetario i non vedenti, gli ipovedenti e tutti coloro che vogliono scoprire il cielo da un altro "punto di vista": nasce "Parole di cielo, Words in the Sky", il progetto di una App che sta cercando fondi per essere realizzata. «È tutto pronto, c'è il progetto dell'applicazione con un doppio accesso, touch e audio, con la descrizione degli oggetti celesti più spettacolari del cielo e della volta celeste, ci sono dei contenuti di astronomia, c'è anche già chi tradurrà il tutto in inglese, c'è il patrocinio dell'Uici di Como (Unione Italiana Dei Ciechi e Degli Ipovedenti - sezione di Como), manca solo il finanziamento del progetto, si parla di circa 10 mila euro».

Per tutte le piattaforme.

A spiegare la storia di Parole di Cielo è Luigi Viazzo, informatico di Villa Guardia che insieme a Salvatore Albano di Torino ha avuto questa idea ed ha sviluppato l'App per la quale si stanno cercando fondi. «Il progetto è stato valutato positivamente da Kick Starter per la raccolta fondi - spiega Viazzo - si tratta di una piattaforma americana di Crowdfunding (una sorta di colletta ndr) che nel momento in cui trova interessante un progetto lo promuove per circa un mese, se il progetto arriva ad essere finanziato bonifica la cifra, se manca anche solo un centesimo restituisce tutto ai finanziatori. È stato su Kick Starter, ma non ha raggiunto l'obiettivo e quindi dobbiamo trovare altre strade di finanziamento e ci stiamo muovendo in tal senso». Luigi è un informatico e web designer appassionato di astronomia, insieme all'amico astrofilo Salvatore Albano ha pensato a questa applicazione per far sì che i non vedenti e ipovedenti possano conoscere il cielo, ma la app può essere ovviamente utilizzata da tutti. È come andare al planetario senza muoversi. «Salvatore ha avuto l'idea - aggiunge Luigi - io ho pensato di realizzarla per i non vedenti o ipovedenti, mio papà era un non vedente e spesso lo accompagnavo all'Uici di Como dove ha sempre trovato tante iniziative interessanti». Nel progetto è coinvolto anche un comasco doc, Andrea Brembilla. Il papà di Luigi è mancato a dicembre scorso, nel progetto di Parole di Cielo c'è anche una bella fetta di amore filiale. Parole di Cielo, infatti, è un'applicazione che ha come obiettivo l'accesso a un cielo senza barriere. Se finanziata l'app verrà sviluppata per i dispositivi Apple (iPhone, iPad, iPod, iWatch) e per i device Android (Samsung, Huawei, Asus etc...). Il doppio accesso vocale e touch attiverà la descrizione di alcuni fra gli oggetti più spettacolari del cielo quali nebulose, galassie, ammassi stellari.

Inventato anche un gioco.

«È un'applicazione che sta crescendo come un bambino giorno per giorno per diventare adulto e cosciente delle sue grandi potenzialità - aggiunge chi l'ha creata - perché il cielo è anche letteratura, pensiamo a William Shakespeare e Dante Alighieri, è poesia di Pablo Neruda e Giacomo Leopardi, è epica con Omero e Publio Virgilio Marone. E tutto è possibile perché a volte una parola vale più di mille immagini». Il web designer di Villa Guardia, classe 1968, sta anche lavorando su un gioco da tavola insieme all'illustratore e fumettista comasco, Stefano Misesti. «Quello è un gioco da tavola che ho ideato che forse poi verrà portato sulla piattaforma virtuale - spiega Viazzo - per ora lo chiamiamo Gioco del futuro perché non ha ancora un nome suo, ma Stefano ha già fatto molti disegni, a settembre realizzeremo il primo prototipo, concreto, si tratta di un gioco tra arte, fumetto, dama, scacchi e tarocchi». Ma questo è un gioco, mentre "Parole di Cielo" un mezzo per un cielo senza barriere.

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NOTIZIE DALLA SEDE CENTRALE e dal web

Questo spazio vuole essere una sorta di "miniguida" per orientarsi all'interno delle molteplici attività svolte dalla Sede Centrale della nostra Associazione.

A tal fine, vi proponiamo quei comunicati diramati dalla Sede Centrale e quei contenuti apparsi sul giornale elettronico di quest'ultima nel mese appena trascorso, che contengono notizie e iniziative che pensiamo possano suscitare un concreto interesse nei nostri soci.

Di sicuro qualcosa sfuggirà, ma ci si augura che questa selezione possa essere un valido punto di riferimento.

Si augura buona lettura.

1) Comunicato n. 116, diramato in data 03-08-2017

Cassazione - Ordinanza N. 14187/2017- I permessi 104/1992 si computano ai fini della maturazione delle ferie

La Corte di Cassazione, con ordinanza (ud. 1-3-2017) 7-6-2017, n. 14187, è tornata ad occuparsi di questioni inerenti alla fruizione di permessi legge n. 104/1992, nella fattispecie ai fini della maturazione delle ferie.

La pronuncia non lascia adito a perplessità: i giorni di permesso garantiti dalla legge n. 104/1992 fanno maturare le ferie come tutti gli altri giorni di servizio e al pari di tutti gli altri dipendenti.

L'ordinanza della Cassazione non solo respinge il ricorso dell'Azienda privata contro il proprio dipendente che aveva usufruito dei permessi legge n. 104/1992, ma condanna anche il datore di lavoro a riaccreditare al dipendente i quattro giorni di ferie sottratti. I giorni di ferie in questione, dei quali ora il lavoratore potrà godere, erano relativi agli anni 2004 e 2005. Gli Ermellini confermano così quanto disposto dalla Corte d'Appello, mentre, nel giudizio di I° grado, il Tribunale aveva dato ragione all'Azienda.

Tale decisione riguarda, ovviamente, anche i lavoratori pubblici.

Accolgo tale pronuncia con grande soddisfazione perché si aggiunge a quanto già deciso sempre dalla Cassazione con sentenza n. 15345 del 7-7-2014, in ordine alla computabilità dei permessi da legge n. 104/1992 ai fini della tredicesima mensilità.

Del resto, ricordo quanto argomentato dalla Direzione Ispettiva del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, nell'interpello n. 21/2011, in merito alle differenti finalità dei due istituti- ferie e permessi legge n. 104/1992- che sono "totalmente diversi" e "non interscambiabili": <la fruizione delle ferie non va ad incidere sul godimento dei permessi di cui all'art. 33, L. n. 104/1992 e che pertanto non appare possibile un proporzionamento degli stessi permessi in base ai giorni di ferie fruiti nel medesimo mese>.

Sicuro di farvi cosa gradita, troverete in allegato i seguenti riferimenti documentali:

- Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, interpello n. 21/2011

- Cassazione, sentenza n. 15345 del 2014;

- Cassazione, ordinanza n. 14187 del 2017;

- Parere ARAN.

Mario Barbuto

Presidente Nazionale

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Il file .zip contenente il presente comunicato ed i relativi allegati è scaricabile tramite il seguente url:

https://www.uiciechi.it/archivio/circolari/2017/08/116.zip

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2) Giornale UICI del 08-08-2017

Nasce "Slash Magazine"!

di Luisa Bartolucci

Nasce "Slash Magazine"! un nuovo periodico audio, edito su cd, con cadenza bimestrale. Di cosa si tratta? di un ulteriore strumento di informazione e comunicazione, ma anche di svago e divertimento, che la nostra Associazione mette a disposizione di tutti gli interessati e gli amanti delle radio e, in particolare della nostra radio, ossia, di Slash Radio Web, la radio ufficiale dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ONLUS. Molti dei nostri soci hanno rappresentato le proprie difficoltà ad ascoltarci per ragioni legate anche alla loro poca dimestichezza con l'informatica: "Slash Magazine" nasce anche per costoro, per far sì che nelle case di tutti possa giungere la voce di Slash Radio Web. Non solo: il periodico avrà, al proprio interno, numerosissimi contenuti esclusivi, rubriche interessanti e si occuperà anche, a vario titolo e con diverse modalità, di radiofonia, tecnologia, musica, libri, novità, cucina, cinema, sport politica e molto molto altro, da particolari e singolari angolazioni. Potrete trovare nel nostro periodico anche diversi prodotti targati Slash Radio Web e piacevolissime sorprese. Vi saranno anche tantissimi spazi dedicati ai vostri contributi, in moltissime forme e tipologie. Ma non vogliamo dirvi di più piuttosto vi invitiamo a seguirci e divenire nostri fedeli audiolettori. Il primo numero verrà pubblicato nel mese di Settembre: coraggio, dunque, affrettatevi, date la vostra adesione, abbonatevi! Come abbonarsi? "Slash Magazine" ha periodicità bimestrale ed è assolutamente gratuito; può essere richiesto scrivendo a ustampa@uiciechi.it, indicando la testata che volete richiedere, vale a dire, "Slash Magazine", il vostro nome e cognome e l'indirizzo al quale volete vi sia recapitato il cd del periodico. "Slash Magazine": uno strumento ulteriore per comunicare, per tenerci in contatto, per sapere tutto su Slash Radio Web, ma anche per far conoscere ciò che i nostri ascoltatori pensano, amano, creano e non solo: un magnifico modo per essere insieme a noi ed a Slash Radio Web, la vostra radio. Vi attendiamo dunque, per iniziare insieme questa nuova, emozionante avventura. A risentirci a settembre, dunque, con il primo numero di "Slash Magazine"!

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Sede centrale: comunicati diramati nel mese di agosto

Di seguito viene riportato l'elenco completo dei comunicati diramati dalla Sede Centrale U.I.C.I. nel mese appena trascorso, con la specificazione del relativo numero e dell'oggetto.

Vi ricordiamo che tutti i comunicati possono essere consultati all'indirizzo internet http://www.uiciechi.it/documentazione/circolari/main_circ.asp

dove è possibile effettuare ricerche mirate tramite un comodissimo motore di ricerca.

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Notizie dagli enti collegati

1) Comunicato IRIFOR Centrale n. 26, diramato in data 09-08-2017

Attività formative anno 2017 - Corso di formazione: "Convention sul bendaggio Taping"

L'I.Ri.Fo.R Centrale in collaborazione con P.M.A. srl , realizzerà un corso di formazione dal titolo "Convention sul bendaggio Taping" dedicato a professionisti non vedenti che si terrà dal 30 settembre al 1 ottobre presso il Centro Regionale Margherita di Savoia Sant'Alessio di Roma in via Carlo Tommaso Odescalchi, 38.

In questo corso si affronteranno le basi teoriche/pratiche del TAPING, le tecniche di bendaggio delle principali articolazioni e la possibilità di abbinare al Bendaggio Funzionale le metodologie di Taping Neuro Muscolare.

Il TAPING è una tecnica di bendaggio introdotta con successo in fisioterapia ormai da decenni. Abbiamo lavorato con entusiasmo intorno a questo evento poiché riteniamo che il TAPING sia congeniale ai professionisti non vedenti del settore.

In questo corso si introdurranno e approfondiranno le conoscenze in merito al TAPING e al TAPING sportivo, conosciuto anche come BENDAGGIO FUNZIONALE.

Utilizzando bende adesive di vario tipo, il TAPING mira a costruire un sostegno esterno atto a solidarizzare l'articolazione sia dopo un evento traumatico che a distanza, supportando un deficit e/o una instabilità. Inoltre può essere un valido ausilio per un arto normale poiché ne aumenta la resistenza se sottoposto a stress, come per esempio durante eventi sportivi.

Questa metodica vede quindi la sua efficacia sia in fase preventiva che riabilitativa permettendo di proteggere l'articolazione da sollecitazioni lesionanti senza impedirne l'escursione totale.

Il bendaggio funzionale è un tipo di TAPING dinamico che fornisce un'immobilizzazione parziale. Si colloca tra le fasciature contenitive e quelle rigide, offrendo il vantaggio di non causare ipotrofie tissutali e conservando coordinazione tra il segmento sano e quello leso.

Il Corso, ideato e promosso dal dott. Giovanni Ippolitoni "Sapienza" Università di Roma, prevede la partecipazione di Fisioterapisti dello stesso Ateneo, tutor degli studenti del Corso di Laurea in Fisioterapia "Sapienza" Università di Roma, per le attività di supporto ai docenti in considerazione delle specifiche necessità di insegnamento delle metodologie pratiche del Corso.

Iscrizioni

Le candidature dovranno essere inviate tramite email entro il 15 settembre 2017 all'indirizzo adesionecorsofisio@gmail.com, utilizzando il lìapposito modulo di iscrizione che dovrà essere compilato in modo leggibile in tutte le sue parti.

La data di arrivo delle adesioni, potrà essere considerata quale criterio di ammissione nel caso di un elevato numero di richieste.

La quota di partecipazione, pari a € 250,00 (duecentocinquanta/00), dovrà essere versata entro il 10 settembre 2017 tramite bonifico postale (codice IBAN IT 15 H 07601 03200 000034340000) o bonifico bancario (codice IBAN IT 35 J 02008 05181 000400164414) intestato a:

I.Ri.Fo.R. Onlus - via Borgognona, 38 00187 Roma - causale "Iscrizione Convention sul bendaggio Taping 2017".

Si informa, infine, che il Centro Regionale Margherita di Savoia Sant'Alessio, dispone di stanze per il pernottamento: pertanto coloro che fossero interessati dovranno segnalarlo nel modulo di adesione allegato per ricevere le relative informazioni.

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Gli interessati possono richiedere l'apposito modulo alla Sezione UICI di appartenenza o alla Sede Centrale IRIFOR.

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2) Comunicato IRIFOR Centrale n. 27, diramato in data 09-08/2017, successivamente integrato dal comunicato n. 28, diramato in data 30-08-2017

Attività formative anno 2018 - Evento formativo nazionale per Fisioterapisti e Massofisioterapisti "Metodo TICCHI e Trigger Point" - Salerno, 16-18 marzo 2018 / 11-13 maggio 2018

Si comunica che l'I.Ri.Fo.R. Nazionale, su proposta del Comitato Tecnico Scientifico Nazionale Fisioterapisti e Massofisioterapisti dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, organizzerà un evento formativo accreditato nell'ambito del Programma nazionale di Educazione Continua in medicina (E.C.M.) dal titolo "Metodo TICCHI e Trigger Point".

Il Corso si focalizza su una tecnica manuale validata per la valutazione e gestione del dolore cronico nelle strutture articolari e dei punti ipersensibilizzati dal dolore e disfunzione funzionale nelle strutture molli

L'iniziativa è rivolta a tutti i Fisioterapisti e Massofisioterapisti disabili visivi e normodotati (questi ultimi in numero massimo di 4 all'interno dei 20 posti previsti), in possesso del diploma di laurea di primo livello o titolo equipollente (MFT con diploma professionale di durata triennale pre 1999 e masso fisioterapisti con diploma triennale post 1999 ai sensi del D.M. Sanità 10 luglio 1998); massofisioterapisti non vedenti o Ipovedenti con diploma triennale post 1999 che non necessitano dei crediti ECM ma che rientrano nel computo massimo dei 20 corsisti. Le iscrizioni sono aperte anche agli iscritti non vedenti e ipovedenti dell'ultimo anno dei corsi universitari in fisioterapia, purché siano in ordine con gli esami. Questi potranno partecipare alla formazione con gli stessi parametri dei Fisioterapisti non vedenti senza attingere ai crediti formativi E.C.M. Alla domanda di iscrizione dovrà essere allegato il certificato universitario di iscrizione al terzo anno e sulla causale del pagamento l'utente dovrà aggiungere la dicitura "STUDENTE."

L'iniziativa avrà una durata complessiva di 40 ore formative e sarà svolta presso il Centro Salesiano di Salerno, situato in Via San Domenico Savio, in due stage distinti:

- dal 16 al 18 marzo 2018 (con arrivo previsto entro la sera del 15/03 e partenza nel pomeriggio del 18/03/2018), per un totale di 20 ore di attività didattica;

- dall'11 al 13 maggio 2018 (con arrivo previsto entro la sera del 10/05 e partenza nella serata del 13/05/2018), per un totale di 20 ore di attività didattica.

L'iscrizione al Corso prevede il versamento di una quota di Euro 480,00 (quattrocentottanta/00) per i corsisti non vedenti e ipo vedenti (Legge n.138/2001) e di Euro 800,00 (ottocento/00) per i corsisti normodotati, mentre le spese di viaggio, vitto e alloggio saranno a totale carico dei partecipanti.

La quota comprende la partecipazione alle attività di formazione, la fornitura del materiale didattico in formato accessibile, i coffee break e il conseguimento dei crediti E.C.M. previsti per le professioni sanitarie coinvolte.

Finalità

La metodica presentata interviene nel campo del dolore cronico articolare, vertebrale sia sulle strutture molli ipersensibilizzate ed è stata approntata dal Dott. Francesco TICCHI da qui il nome "Metodo TICCHI e trigger point".

Questa metodica di trattamento permetterà ai discenti di colmare il gap formativo nella valutazione differenziale e trattamento del dolore cronico in tutti i suoi aspetti, manifestazioni e interazioni con il sistema nervoso periferico afferente, efferente ai distretti distali; il dolore cronico ha un impatto soggettivo che spesso crea alterazioni della sfera cognitiva che, conseguentemente, può determinare un deterioramento della qualità della vita e dei rapporti sociali oltre alle oggettive alterazioni disfunzionali dell'apparato muscoloscheletrico.

Obiettivi specifici

- La possibilità di ridurre l'impatto e gli effetti del dolore cronico sulla vita sociale e individuale di chi ne soffre, attraverso le maggiori competenze acquisite dai professionisti della riabilitazione che parteciperanno al corso.

- Migliorare il benessere psicosociale rispettando uno dei dettati dell'O.M.S.

- L'abbattimento sintomatologico è preliminare al recupero delle funzioni alterate.

- Offrire una didattica condivisa, pienamente accessibile e rispondente alle esigenze formative specifiche e di apprendimento teorico-pratico, tenuto conto della disabilità visiva di cui sono affetti i destinatari dell'intervento di aggiornamento.

Metodologia

La metodologia prevede lezioni frontali e interattive, esercitazioni individuali e dinamiche di gruppo. I discenti avranno a disposizione un tutor per l'approfondimento personale; saranno, inoltre, indicati alcuni testi di particolare interesse circa le tematiche affrontate.

Docenti e Aree tematiche

La docenza sarà svolta dal Dottore in fisioterapia Francesco TICCHI, in qualità di Codocente / tutor interverrà la Dott.ssa Dafne FALLICO. L'articolazione didattica degli stage è indicata nell'ALLEGATO n.1

Domande di partecipazione

Le candidature dovranno pervenire all'I.Ri.Fo.R., utilizzando il modulo di iscrizione (ALLEGATO n.2) che dovrà essere compilato in modo leggibile in tutte le sue parti.

Le domande dovranno essere corredate dalla copia della ricevuta del versamento di partecipazione, dell'intera quota o ripartita, (V. infra NOTE ORGANIZZATIVE) da versare tramite bonifico postale (codice IBAN IT 15 H 07601 03200 000034340000) o bonifico bancario (codice IBAN IT 35 J 02008 05181 000400164414) intestato a:

I.Ri.Fo.R. Onlus - via Borgognona, 38 00187 Roma - causale "Iscrizione Corso Fisioterapisti Salerno 2018".

L'indirizzo per l'invio delle candidature è il seguente:

I.Ri.Fo.R. Onlus

via Borgognona n.38

00187 ROMA

email: archivio@irifor.eu

Note organizzative

La data di arrivo delle adesioni, potrà essere considerata quale criterio di ammissione nel caso di un elevato numero di richieste.

Il Corso sarà attivato solo nel caso in cui, alla data del 15 dicembre 2017, saranno pervenute almeno 15 iscrizioni valide.

Il corsista può scegliere se iscriversi entro il 30 novembre 2017 usufruendo dell'agevolazione di versare il 50% dovuto come sottoscrizione al corso (Causale: corso Fisioterapisti Salerno 2018 Prima Rata), seconda rata entro il 28/02/2018 (Causale: corso Fisioterapisti Salerno 2018 Seconda Rata) oppure, successivamente al 30 novembre, in un'unica soluzione come indicato nel modulo di iscrizione (ALLEGATO n.2).

Come anticipato le spese di viaggio, vitto e alloggio sono a carico dei singoli partecipanti, così come a carico dei partecipanti è l'onere della prenotazione alberghiera che potrà essere effettuata direttamente presso la struttura Centro Salesiano di Salerno al n. 089 255611 - email: salerno@donboscoalsud.it, con la quale esiste una convenzione con l'UICI, o in altra struttura liberamente scelta (ALLEGATO n.3).

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Per ulteriori informazioni e per ricevere gli allegati al presente comunicato, gli interessati possono rivolgersi alla Sede Centrale IRIFOR o alla Sezione UICI di appartenenza.

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Giornale UICI del 29-08-2017

Nuovo anno, ma vecchi problemi di inclusione scolastica

di Gianluca Rapisarda

Nei miei ultimi giorni di ferie estive, in vista dell'imminente inizio del nuovo anno scolastico, mi è capitato di riflettere spesso su cosa dovranno attendersi dall'a.s. 2017-18 gli alunni con disabilità e le loro famiglie, anche alla luce della "neonata" delega sul sostegno della Buona Scuola.

Tali riflessioni "vacanziere", effettuate in un'amena località abbarbicata sull'Etna, per la loro serietà ed importanza, mi hanno riportato dall'alto del vulcano più imponente d'Europa con i piedi per terra, riproiettandomi immediatamente alla "montagna" (tanto per rimanere in tema) di cose che l'UICI, i suoi Enti collegati ed il nostro NIS dovranno fare già da oggi per garantire un sempre più proficuo processo di inclusione agli alunni/studenti ciechi ed ipovedenti italiani.

Infatti, sebbene la nostra normativa inclusiva oggi sia unanimemente riconosciuta come una delle più avveniristiche e all'avanguardia nel mondo, non si può non rilevare che l'attuale nostro modello di inclusione presenti diverse criticità "strutturali" che, se come sembra saranno affrontate dal Miur anche stavolta con i soliti miopi interventi "tampone", rimarranno tali anche per l'anno scolastico che inizia ufficialmente l'1 settembre p.v.

A parere di chi scrive, anche quest'anno, l'emergenza assoluta è rappresentata dal non più "eccezionale" e dallo spropositato numero di docenti in deroga, a cui il Ministero dell'Istruzione ricorre ormai da tempo in modo continuativo, anche più volte nel corso di uno stesso anno scolastico, per coprire le tantissime cattedre di sostegno rimaste vacanti.

Al riguardo, i numeri prodotti relativamente all'a.s. 2016-17 sono preoccupanti ed emblematici: se oltre 2 milioni e mezzo di alunni (il 33% dell'intera popolazione scolastica) si sono trovati con almeno un insegnante nuovo in classe, è andata ancora peggio agli alunni con disabilità, perché almeno 100.000 di loro (il 43% dei 233.000 alunni con disabilità presenti nelle classi di ogni ordine di scuola) hanno cambiato il docente di sostegno.

In tal senso la FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap) ha stimato lo scorso anno che quasi il 40% dei posti siano coperti tuttora da docenti precari (47.000 su un totale di 120.000).

Questa situazione preoccupante ha determinato di fatto l'impossibilità di assicurare agli alunni/studenti con disabilità quella continuità didattica che risulta essere un fattore determinante per favorirne il successo scolastico. Tale problema, secondo lo scrivente, non cambierà affatto neppure durante l'anno scolastico 2017-18, perché, in base ai dati recentemente forniti dal Miur, ad esempio in Sicilia, ben 4.872 cattedre di sostegno sono già state assegnate in deroga e ne sono rimaste libere oltre un migliaio.

Le cose non vanno meglio neanche nelle altre Regioni italiane, se si pensa che, solo a Milano, vi sono ancora da affidare più di 1.400 posti e, in Abruzzo, le "vacanze" sul sostegno sono 1.741, mentre in Liguria sono 603.

Tale valzer di cattedre si abbatte ciclicamente come uno tsunami sul sostegno (ed anche quest'anno, sfortunatamente, non farà eccezione), perché il Miur, ad aprile di ogni anno, quando cioè deve essere conteggiato l'organico di diritto (il numero dei docenti necessari per l'anno successivo), preferisce sottostimarlo e calcolarlo in difetto rispetto alle esigenze effettive, al solo fine di risparmiare, evitando dunque di aumentare le immissioni di insegnanti di ruolo.

Conseguenza di questa condotta non del tutto ineccepibile del Ministero è che, quando ogni anno ad agosto si fanno i conti reali, i nodi vengono al pettine e i vari Uffici Scolastici Regionali (USR) si trovano costretti ad integrare l'organico di diritto con quello "di fatto", coprendo le migliaia di esuberi e di posti liberi, prima con le assegnazioni provvisorie (incarichi annuali attribuiti ad insegnanti titolari che chiedono il riavvicinamento) e poi, con la deroga a supplenti con contratto a tempo determinato che, cosa ancor più grave, di sovente, non sono neanche specializzati.

Ciò è dovuto al fatto che, di fronte alla penuria di insegnanti di sostegno di ruolo a causa dei concorsi al "contagocce" e delle loro relative tantissime non ammissioni di questi ultimi decenni, al quasi avvenuto svuotamento delle GAE (Graduatorie ad esaurimento) ed alla scarsa disponibilità di assegnazioni provvisorie, di recente, si sono susseguite decisioni ministeriali discutibili, che hanno finito con il mandare letteralmente in tilt il sistema scolastico territoriale.

In proposito, si ricordi la Nota Ministeriale Protocollo n. 24306 del 1° settembre 2016, che recitava testualmente: «In caso di esaurimento degli elenchi degli insegnanti di sostegno compresi nelle graduatorie ad esaurimento, i posti eventualmente residuati sono assegnati dai dirigenti scolastici delle scuole in cui esistono le disponibilità, utilizzando gli elenchi tratti dalle graduatorie di circolo e d'istituto, di prima, seconda e terza fascia». L'auspicio è che il Miur, ad anno scolastico ufficialmente ormai avviato, non riproponga nei prossimi giorni questa stessa sciagurata circolare perché essa, nel corso del passato a.s., ha causato soltanto danni, facendo sì che, in assenza di docenti di ruolo, con le GAE praticamente esaurite e con un numero irrisorio di posti assegnati alle assegnazioni provvisorie, migliaia di cattedre di sostegno siano state perciò affidate ad insegnanti senza alcun tipo di specializzazione, costringendo in tal modo le famiglie di persone con disabilità a ricorrere sempre più spesso ai giudici per dare un'istruzione adeguata ai loro figli (8,2% per la scuola primaria e 5,1% per quella secondaria di primo grado, di cui al Sud rispettivamente il 12,4% e il 9,1%).

Ad esasperare ulteriormente gli animi dei genitori dei ragazzi con disabilità ci ha pensato pure il Contratto collettivo Nazionale sulla mobilità annuale dello scorso 21 giugno, sulla base del quale, in Sicilia, ad esempio, quasi tutte le Province non hanno avuto per l'a.s. 2017-18 molti posti destinati alle assegnazioni provvisorie e quindi chi sta provando a rientrare sul sostegno in questi giorni su quelle Province, non ce l'ha fatta, o comunque, non ci riuscirà così facilmente. Ma il vero paradosso è che quei posti rimasti vacanti sul sostegno in Sicilia (ancora un migliaio, come sopra riferito) come in tante altre Regioni, e non solo del Mezzogiorno, potranno essere coperti nel corso di questo nuovo anno scolastico non da docenti titolari, ma da laureati neppure abilitati, con le semplici lettere di "messa a disposizione". Insomma, l'esperienza di questi ultimi 40 anni sembra non aver insegnato al Miur che precarietà e scarso investimento sulla formazione degli operatori non giovano ai nostri ragazzi e che, soprattutto, il ricorso ormai quasi sistematico ad una quantità pletorica di insegnanti per il sostegno in deroga, non abilitati e specializzati non è garanzia di qualità dell'inclusione scolastica.

Infine, si rammenti che le nuove modalità di formazione specifica universitaria dei docenti specializzati e del loro arruolamento, previste dai Decreti attuativi della Buona Scuola nn. 59 e 66 del 2017, entreranno a pieno regime non prima di due anni. Quest'ultimo non irrilevante aggravante, ovviamente, ci rende ancora più preoccupati e non ci fa ben sperare per il presente e l'immediato futuro "inclusivo" delle studentesse e degli studenti con disabilità del nostro Paese.

A questo punto, stando così le cose e nonostante le recenti rassicurazioni del Ministro Valeria Fedeli, temo proprio che i drammatici numeri sopra riportati e l'atavica assenza di una "policy" a lungo termine del Miur (con la previsione di un Piano di formazione obbligatoria e specifica sulla Didattica inclusiva di tutto il personale scolastico e di assunzione strutturale dei docenti specializzati, con il loro mancato transito nell'organico di diritto, con il loro non avvenuto vincolo almeno al segmento formativo dell'alunno con disabilità e con l'assenza di un sostegno "diffuso" all'allievo con disabilità anche da parte del contesto territoriale, come confermato dall'inspiegabile cancellazione dei Centri territoriali di Supporto nel neonato Decreto attuativo della Buona Scuola sul sostegno) non potranno garantire agli alunni/studenti con disabilità, neppure durante l'anno scolastico 2017-18, un processo di inclusione davvero di qualità.

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Superando.it del 21-08-2017

La scuola deve iniziare a settembre per tutti

È stato innanzitutto questo il messaggio portato dalla FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap) in un incontro con il ministro dell'Istruzione Valeria Fedeli, che ha voluto rassicurare i rappresentanti dell'organizzazione sia sulle nomine degli insegnanti di sostegno che sull'assistenza educativa e sul trasporto scolastico degli alunni con disabilità. La FISH, per altro, anche in occasione del prossimo anno scolastico raccoglierà e segnalerà i disagi o le violazioni riportate dalle famiglie e dalle varie organizzazioni territoriali.

ROMA. «La scuola deve iniziare a settembre per tutti»: è stato innanzitutto questo il messaggio portato dalla FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap) al ministro dell'Istruzione Valeria Fedeli, nel corso di un recente incontro, voluto dalla stessa Federazione, pensando segnatamente alle tante situazioni ripetutesi in questi anni riguardanti in particolare le nomine degli insegnanti di sostegno, avvenute mesi dopo l'inizio delle lezioni, la mancata assistenza educativa o il trasporto a scuola non sempre garantito dal primo giorno.

«Il ministro Fedeli - riferisce il presidente della FISH Vincenzo Falabella - ci ha in primo luogo informato dell'emanazione di una specifica Circolare a tutti i Dirigenti Scolastici, voluta per contenere il rischio di ritardi nelle nomine e per una pronta attivazione dell'assistenza alla comunicazione e all'autonomia, proprio per garantire la piena e immediata inclusione degli alunni con disabilità. Si tratta di una Circolare voluta anche per precisare le indicazioni del recente Decreto Legislativo 66/17 (Norme per la promozione dell'inclusione scolastica degli studenti con disabilità) che entreranno in vigore dall'anno 2019».

«Analoghe rassicurazioni - prosegue Falabella - sono state espresse rispetto al trasporto scolastico, oggetto di gravi disagi negli anni scorsi. Su questi servizi sarà cura del Ministero richiamare i più recenti specifici stanziamenti mirati proprio alla loro garanzia. Sono state infine formulate garanzie anche sul rispetto del numero di studenti (massimo 22) nelle classi in cui sia presente un alunno con disabilità grave, contenendo così il fenomeno delle cosiddette "classi pollaio"».

Dal canto suo, la FISH, come di consueto, all'inizio dell'anno scolastico avrà cura di raccogliere e segnalare i disagi o le violazioni riportate dalle famiglie e dalle varie organizzazioni territoriali ad essa afferenti. (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: ufficiostampa@fishonlus.it.

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Giornale UICI del 02-08-2017

40 anni fa veniva approvata la Legge 517, architrave dell'inclusione

di Gianluca Rapisarda

A 40 anni dalla sua emanazione, la Legge n. 517 del 4 Agosto 1977, costituisce ancora la "pietra miliare", il caposaldo dell'attuale modello di inclusione scolastica del nostro Paese.

Infatti, all'articolo 2 ed all'articolo 7 di quella norma, in riferimento all'inclusione nella scuola primaria ed in quella secondaria inferiore degli alunni disabili, si prevede l'introduzione di un "docente di sostegno" in possesso di un apposito titolo di specializzazione, con il compito di supportare il Consiglio di classe nella progettazione di una "didattica inclusiva".

La figura del docente di sostegno, pertanto, diventa centrale ai fini dell'integrazione scolastica degli alunni/studenti con disabilità, ma ancora soltanto all'interno della scuola elementare e media.

Qualche anno dopo, e precisamente nel 1987, la sentenza n. 215 della Corte Costituzionale riconoscerà il pieno diritto allo studio degli allievi disabili, aprendo di fatto a tutti loro anche le porte della scuola secondaria superiore.

E tuttavia, in quegli anni, abbiamo assistito soltanto ad un inserimento "selvaggio" degli alunni con disabilità nella scuola "di tutti", senza lo sviluppo di una seria riflessione pedagogica e didattica sulle modalità di una loro più adeguata ed efficace inclusione. Noi abbiamo accettato con grande gioia e con soddisfazione questo passaggio dalla scuola speciale alla scuola "comune", ma quando ciò è avvenuto, tale trasferimento è stato fatto con eccessiva disinvoltura, con la superficialità che contraddistingue molte iniziative italiane e in particolare della scuola.

Naturalmente non vorrei ingenerare equivoci, non sto tessendo le lodi del tempo dell'educazione "speciale", sto soltanto dicendo che abbiamo operato questo passaggio senza preoccuparci della necessità di dare a questi ragazzi quei supporti necessari e specifici che conseguono alla loro disabilità.

Pertanto, è accaduto che, malgrado la legge 104 del 1992, e tutta la successiva normativa sull'autonomia scolastica, l'organizzazione della scuola è restata "incastrata" ed inchiodata in un contesto nel quale, a tutt'oggi, nella programmazione ordinaria destinata agli allievi con disabilità, non trovano posto - o lo trovano solo saltuariamente attività di orientamento ed all'autonomia personale, di avviamento allo sport, di orientamento professionale, di insegnamento del Braille e della LIS, dell'uso delle tecnologie "assistive" ecc.. In pratica, il docente per il sostegno si è da sempre trovato a dover gestire da solo l'alunno/studente con disabilità.

A ciò si aggiunga che il 40% degli attuali docenti di sostegno sono "precari privi di un'adeguata preparazione e che i nuovi "corsi polivalenti di specializzazione" degli anni 80 e 90 dei docenti di sostegno (fino agli odierni TFA) sono diventati ormai troppo "generalisti" e generici, con scarsissima attenzione alle specificità delle singole disabilità.

Tale grave stato di cose ha causato la realizzazione di un modello di inclusione che, snaturando i suoi originali ed iniziali principi pedagogici e didattici, è divenuto sempre più "assistenziale" ed inefficiente, provocando gli attuali "punti deboli" del sistema e cioè: la carente ed insufficiente formazione specifica degli insegnanti specializzati, la totale impreparazione dei docenti curricolari, del personale ATA e di tutto il "contesto" scolastico nei confronti degli allievi disabili e, soprattutto, l'ormai consolidata e "perversa" delega al solo docente per il sostegno dell'alunno/studente con disabilità, con la conseguente ed inevitabile emarginazione e "ghettizzazione" di quest'ultimo nelle famigerate "aule di sostegno".

L'esperienza di questi quarant'anni ci ha insegnato che non serve assumere "a contratto determinato" un esercito di docenti specializzati "supplenti" ed "in deroga" (spesso poco preparati e competenti sulle singole disabilità) ed aumentare il numero di ore di sostegno per garantire la qualità del processo di inclusione dei nostri ragazzi con disabilità.

Per assicurare il pieno successo scolastico degli alunni/studenti con disabilità, occorrerebbe invece promuovere finalmente un'adeguata e specifica azione formativa di massa di tutto il personale scolastico e non solo dei docenti specializzati sulla Didattica inclusiva e sulla Pedagogia speciale ed una "vera" ed efficace continuità didattica, che passi però da un Piano serio e strutturale di assunzione dei docenti di sostegno e dal loro definitivo transito nell'organico di diritto (disposizioni ancora colpevolmente non adottate neppure dalla recente Delega sull'inclusione entrata in vigore lo scorso 31 maggio).

Ma soprattutto, è indispensabile realizzare contesti "flessibili", dotati di strumenti, ambienti e materiali "accessibili" e capaci di progettare ed attivare iniziative per classi "aperte e parallele", per gruppi omogenei ed eterogenei ed insegnamenti personalizzati ed individualizzati, attenti veramente alle "differenze individuali" ed ai bisogni educativi di tutti e di ciascun alunno.

A parere di chi scrive, il più grande difetto del nostro sistema inclusivo è che, in Italia, abbiamo leggi innovative e tra le più avanzate nel mondo in questo settore, ma quasi mai si traducono in "buone prassi", non sortendo alcuna ricaduta concreta sul diritto allo studio degli alunni/studenti disabili.

Non basta scrivere bellissime leggi, da tutti invidiate, da molti copiate e che ci fanno vincere prestigiosi riconoscimenti internazionali, se poi il nostro Ministero dell'istruzione è privo di una visione strategica, di una vera e propria "policy" sull'inclusione scolastica e non è in grado di programmare a medio e lungo termine.

Adeguiamo ed applichiamo una volta per tutte la nostra normativa "inclusiva" alla luce dei moderni principi dell'approccio "bio-psico-sociale alla disabilità dell'ICF del 2000 e della nuova prospettiva culturale delineata dall'art 24 della Convenzione ONU del 2006 che considera il diritto all'istruzione un diritto umano "insopprimibile" di ogni persona, a prescindere dalla sua limitazione funzionale. Solo così, riusciremo a rendere definitivamente la scuola italiana davvero inclusiva e "for all" ed a modificare i presupposti dell'intera nostra organizzazione scolastica, ritrovando e riaffermando lo spirito originale dell'autentica cultura dell'inclusione sancito dalla legge 517/77.

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Il Gazzettino del 29-08-2017

Scala mobile vietata ai cani ora i ciechi fanno ricorso

I non vedenti affidano ai giudici dell'Appello la controversa decisione presa dal Comune .

BELLUNO. Il caso scala mobile di Lambioi e accesso ai cani guida torna sui tavoli del tribunale. A più di due anni dal suo inizio sulla vicenda non è ancora stata messa la parola fine, anzi. Il prossimo 11 settembre il caso arriva a Venezia, con la prima udienza dopo il ricorso alla sentenza presentato dal gruppo di non vedenti. Ieri la storia fatta di proteste, di incomprensioni con l'amministrazione comunale di Belluno, di diritti e di leggi variamente interpretate, è arrivata anche sugli schermi televisivi, ospitata da Canale 5. Le motivazioni della sentenza non ci hanno soddisfatti spiega Simona Zanella, non vedente di Feltre e portavoce della protesta -. Il giudice ha respinto la nostra causa adducendo due motivazioni: a presentarla non sono state persone residenti a Belluno e l'uso della scala mobile da parte di ciechi accompagnati dai loro cani guida non è quotidiano ma saltuario. Il pasticciaccio che vede coinvolta l'amministrazione comunale, Bellunum a cui è affidata la gestione della scala mobile e il gruppo di ciechi, risale al 9 maggio 2015. Quel giorno, un sabato mattina, i non vedenti capeggiati da Zanella fecero irruzione all'entrata lato parcheggio di Lambioi cercando di salire le scale con i loro quattro zampe. Gli operatori prontamente fermarono il gesto che, essendo contrario alle regole, aveva un che di sovversivo e dopo minuti di batti becco l'intero impianto fu spento. Dopo quel giorno abbiamo presentato un esposto in Procura, pur sapendo che non sarebbe stato accettato spiega Zanella -. Quindi abbiamo fatto causa al Comune e a Bellunum e a marzo 2017 c'è stata la sentenza negativa. Da qui il ricorso e la prima udienza, all'inizio fissata a luglio e poi a settembre. Il nodo della questione sarebbe l'accessibilità dei cani guida alla scala di Lambioi. Secondo la legge sull'accessibilità dei cani per ciechi all'animale non dovrebbe essere posto nessun limite, a detta del Comune quello di Lambioi, per la sua pendenza, è un impianto particolare che sottostà alle regole degli impianti di risalita. Il caso resta aperto e l'11 settembre ci sarà la nuova puntata. (a.tr.)

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Il Quotidiano della P.A. del 04-08-2017

INAIL. DisabilitÀ e occupazione, gli interventi a sostegno delle imprese

Si estendono in via sperimentale, anche per le nuove assunzioni, le misure già in essere per la conservazione del posto di lavoro delle persone con disabilità.

L'Istituto assicurativo con l'apposita Circolare n.30 dello scorso 25 luglio 2017 "estende" in via sperimentale, anche per le nuove assunzioni, le misure già in essere al fine di sostenere le imprese negli interventi di "conservazione del posto di lavoro" delle persone affette da disabilità.

Tale iniziativa segue il solco tracciato con la legge di stabilità 2015 che di fatto ha attribuito all'Istituto nuove funzioni in questo ambito di politiche attive e servizi per il lavoro, rimodulato dai decreti legislativi nn.150 e 151 del 2015.

Come si precisa nella menzionata Circolare 30/2017 le disposizioni previste dal "Regolamento" per il reinserimento e l'integrazione lavorativa, vengono ad applicarsi anche a favore di assistiti INAIL con disabilità da lavoro causata da infortunio ovvero malattia professionale, nei casi di inserimento in nuova occupazione, per lo svolgimento di una attività non necessariamente soggetta a obbligo assicurativo con l'Istituto.

Entro determinati limiti, degli importi stanziati ogni anno, l'Inail rimborsa i datori di lavoro per un tetto massimo di 150 mila euro, per ogni singolo progetto. Nel dettaglio i rimborsi potranno effettuarsi con importi differenziati per tipologia: fino 95 mila euro per superamento e/o abbattimento barriere architettoniche, per edilizia, impiantistica, domotica; fino 40 mila euro per adeguamento postazioni di lavoro, arredi, ausili informatici, automazione; e fino 15 mila euro per la formazione.

Infine la casistica prevede il sostegno INAIL ai datori di lavoro per assunzioni di lavoratori con disabilità, ma che siamo esplicitamente di natura subordinata o parasubordinata, ovvero flessibili o anche a tempo determinato.

di Stefano Olivieri Pennesi

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Il Dubbio del 22-08-2017

Maculopatia degenerativa per 1 over 55 su 5, omega 3 alleati

ROMA. Interessa la parte più delicata della retina e rappresenta la prima causa di cecità nei Paesi di maggior benessere, e la terza in assoluto: è la maculopatia degenerativa, una patologia che in Italia quasi il 50% dei malati non conosce, sottovaluta, o non ammette come problema (29%), nonostante colpisca circa un milione di persone nel nostro Paese. A causa della degenerazione maculare senile, che interessa un over 55 su 5, un italiano su 4 sopra i 60 anni è ipovedente e uno su 6 cieco. La maculopatia, inoltre, è una malattia poco conosciuta anche nella fascia di popolazione coinvolta: solo il 17% degli anziani sa che riguarda la vista.

Gli esperti dell'Irccs Neuromed di Pozzilli (Isernia) avvertono di fare attenzione a fumo e all'esposizione ai raggi solari, spiegano quando e come occorre prestare attenzione ai primi sintomi ed evidenziano i benefici degli acidi grassi omega 3.

"Il paziente, nelle fasi iniziali può non accorgersi della malattia - osserva Eliana Palermo, del Centro di Neuroftalmologia dell'Istituto - Con il progredire della stessa però può cominciare a notare un calo progressivo della vista che si fa offuscata, oltre a un annebbiamento complessivo, soprattutto nella parte centrale della retina. La visione ne risulta distorta, una linea dritta appare ondulata e, quando il paziente legge, compare una macchia scura al centro del campo visivo. Con il tempo non riconosce le lettere e non mette a fuoco il contorno dei visi".

Quali sono le terapie più diffuse? "Per parlare di terapia vanno prima distinti i due tipi di degenerazione maculare - spiega Palermo - Ne esistono infatti due forme: 'umida' (caratterizzata da un decorso più rapido e violento, con un calo della vista importante in un tempo molto breve) e 'secca' (considerata meno grave perché progredisce più lentamente)".

"Per la prima - precisa l'esperto - esistono nuovi farmaci in grado non solo di rallentare la progressione della malattia, ma anche di migliorare l'acutezza visiva dei pazienti. Si fa una diagnosi con esame del fondo oculare e con l'esame della fluorangiografia. Quindi si stabilisce un iter terapeutico che deve seguire il paziente. Si inizia con dei trattamenti laser, con iniezioni intravitriali (con sostanze che vengono iniettate nell'occhio per evitare la proliferazione della malattia), fino ad arrivare alla vitrectomia, ovvero l'intervento chirurgico sulla retina".

"Per la seconda forma - prosegue Palermo - al momento abbiamo poche terapie, quindi si segue l'andamento della patologia nella sua evoluzione. Si modifica lo stile di vita del paziente, con dei suggerimenti opportuni anche per quanto riguarda l'alimentazione. Mangiare regolarmente pesce ricco di omega 3 e frutti di mare, introdurre sali minerali e antiossidanti non solo può proteggere contro la forma avanzata di degenerazione maculare, ma potrebbe ridurre il rischio di sviluppare la malattia".

Si prevede che, nel 2020, circa 196 milioni di persone nel mondo saranno colpite da degenerazione maculare legata all'età, una cifra probabilmente destinata a crescere con l'invecchiamento demografico mondiale.

Quanto conta la prevenzione? "La prevenzione - ricorda ancora Palermo - inizia con delle visite oculistiche periodiche che possano mettere in evidenza l'insorgenza di questa patologia ancor prima dei sintomi del paziente. Ovviamente rientra nel concetto di prevenzione uno stile di vita corretto: oltre a una dieta ricca di frutta, verdure e pesce, occorre evitare il fumo e l'esposizione diretta ai raggi solari".

"Negli ambulatori Neuromed - riferisce l'esperta - abbiamo attivato un servizio per la diagnosi, la prevenzione e la cura delle maculopatie. In questo ambito, teniamo conto anche del fatto che alcuni geni predispongono all'insorgenza della malattia. Per questo viene effettuato un prelievo di sangue per studiare la predisposizione genetica. I risultati dell'esame vengono valutati assieme al genetista anche per disegnare l'albero genealogico, un dato importante per estendere la prevenzione e la diagnosi precoce anche agli altri componenti della famiglia. Ricordiamo che identificare all'esordio questa patologia, soprattutto nella cosiddetta forma umida, significa curarla con maggiori probabilità di successo", conclude la specialista del Centro Neuroftalmologia dell'Irccs Neuromed.

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Corriere Adriatico del 04-08-2017

SarÀ un mondo sempre piÙ cieco. Entro il 2050 cecitÀ triplicata

Un mondo sempre più cieco. Le persone non vedenti entro il 2050 sono destinate a triplicare. Almeno secondo uno studio pubblicato su Lancet Global Health: stando alle previsioni, i casi di cecità passeranno da 36 milioni a 115 milioni entro il 2050, se non si interverrà in modo mirato. A far volare i numeri della cecità nel futuro prossimo sarà infatti l'invecchiamento della popolazione. E fra le aree più colpite da cecità e disturbi della vista troveremo Asia meridionale e Africa sub-sahariana. La percentuale di popolazione mondiale con disabilità visive è in realtà in calo, secondo lo studio. Ma poiché il numero di abitanti del pianeta sta crescendo, e sempre più persone arrivano a un'età avanzata, i ricercatori prevedono che il numero di quanti soffrono di problemi della vista salirà inesorabilmente nei prossimi decenni. L'analisi dei dati provenienti da 188 Paesi suggerisce, inoltre, che oggi oltre 200 milioni di persone soffrono di una moderata o grave compromissione della vista. Questa cifra dovrebbe salire a oltre 550 milioni entro il 2050. «Anche una lieve disfunzione visiva può avere un impatto significativo sulla vita di una persona», ha dichiarato l'autore principale dello studio Rupert Bourne, dell'Anglia Ruskin University. «Ad esempio, riducendone l'indipendenza». Secondo i ricercatori dunque occorrono investimenti maggiori per diffondere i trattamenti mirati, come la chirurgia della cataratta, e assicurare a quanti ne hanno bisogno l'accesso a strumenti come gli occhiali di vista. Un allarme rilanciato da Sightsavers, un'associazione impegnata nella lotta alla cecità evitabile: sono in aumento condizioni come la cataratta e altre patologie della vista, e «ci aspettiamo un aumento della cecità in particolare nei Paesi più poveri», commenta sulla Bbc online Imran Khan dell'associazione.

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La Nuova Sardegna del 02-08-2017

Glaucoma, ecco la chirurgia mini-invasiva

SASSARI. La chirurgia mini-invasiva per la cura del glaucoma ad angolo aperto è una realtà anche a Sassari. A effettuare i primi interventi nel mese di ottobre è stata la clinica oculistica dell'Azienda ospedaliero universitaria, diretta da Francesco Boscia. Sono cinque, al momento, quelli realizzati mentre sono circa 40 gli interventi che la clinica ha già messo in programma. E dopo un follow up di circa nove mesi, gli specialisti di viale San Pietro parlano di un «ripristino della pressione oculare ottimale, già dal giorno dopo la dimissione del paziente». La metodica prevede l'utilizzo di uno stent di forma cilindrica, lungo circa 6 millimetri e dal diametro di 45 micron. Il "tubicino" viene inserito nello spazio sottocongiuntivale con una procedura chiamata "ab interno", cioè dall'interno. Con l'utilizzo di un iniettore dotato di un ago, infatti, lo stent viene inserito nell'occhio dopo che il chirurgo ha effettuato una microincisione nella cornea. L'obiettivo, come anche nella chirurgia tradizionale, è quello di ridurre la pressione oculare causata dal glaucoma. «In condizioni normali - spiega il direttore della clinica Oculistia professor Francesco Boscia - all'interno dell'occhio è presente un liquido, l'umore acqueo, che viene continuamente prodotto e riassorbito. L'occhio si può paragonare a un piccolo serbatoio con un rubinetto e uno scarico sempre aperti. Se il tubo di scarico è ostruito si avrà un aumento di pressione all'interno del serbatoio, cioè una maggiore pressione nell'occhio. Se la pressione è troppo elevata, a lungo andare, il bulbo oculare si danneggia». La chirurgia mini-invasiva, inoltre, rispetto a quella tradizionale che viene praticata dall'esterno dell'occhio e che espone ad alcune complicanze, presenta diversi vantaggi. «Tra questi - aggiunge Francesco Boscia - permette la dimissione del paziente già dalle prime ore successive all'intervento chirurgico. Diminuisce il disagio del paziente operato, con netta riduzione della spesa pubblica, fattore in questi tempi assolutamente non trascurabile». L'esecuzione di queste tecniche apre nuove prospettive per la cura chirurgica della malattia glaucomatosa, una malattia oculare, asintomatica, che porta a progressiva perdita del campo visivo e rappresenta una delle principali cause di disabilità visiva dopo la cataratta. Il glaucoma, infatti, ha una elevata incidenza - spiegano dalla clinica Oculistica - e si stima siano colpiti oltre 55 milioni di persone nel mondo, mentre in Italia circa un milione, ma la metà dei malati non ne sarebbe a conoscenza. «La cecità e l'ipovisione provocate dal glaucoma si possono prevenire - spiega la dottoressa Patrizia Porcu - purché la malattia sia diagnosticata e curata tempestivamente. È consigliabile quindi misurare periodicamente la pressione oculare, in particolare se si hanno più di quarant'anni e se ci sono altri casi in famiglia». La clinica segue circa 1400 pazienti del Nord Sardegna e di questi, la maggior parte, soffrono di glaucoma.

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Superando.it del 31-08-2017

DisabilitÀ visiva: una tecnologia che farÀ percepire gli spazi

Frutto di un progetto europeo coordinato dall'IIT di Genova (Istituto Italiano di Tecnologia) e realizzato attraverso l'interazione con persone con disabilità visive e specialisti della riabilitazione, "BlindPAD" è una tavoletta tattile che trasmette le informazioni grafiche necessarie a comprendere concetti astratti (figure geometriche; mappe dei luoghi; disposizione degli arredi e delle porte di una stanza). Il prototipo, che può già essere usato come ausilio nei Centri di Riabilitazione Visiva, potrà in futuro diventare un prodotto utilizzabile anche negli ambienti scolastici e domestici.

Nel 2014, al momento del suo avvio, avevamo ampiamente presentato il progetto europeo BlindPAD - acronimo che sta per Personal Assistive Device for Blind and visually Impaired people, ovvero "Dispositivo assistivo personale per ciechi e ipovedenti" - coordinato dall'IIT di Genova (Istituto Italiano di Tecnologia).

Da BlindPAD è nato ora il primo prototipo di un dispositivo che potrà certamente migliorare la qualità di vita delle persone non vedenti e ipovedenti.

Si tratta di una tavoletta tattile che contiene giochi educativi (Serious Games) in grado di far percepire con le dita mappe, disegni e forme geometriche in modo più semplice e versatile rispetto alle tecnologie attuali.

Il prototipo può essere già usato come ausilio nei Centri di Riabilitazione Visiva, e in futuro la tecnologia BlindPAD potrà trasformarsi in un prodotto da utilizzare come piattaforma riabilitativa portatile, oltre che nella clinica, anche negli ambienti scolastici e domestici, a un costo più basso rispetto alle soluzioni attualmente esistenti.

Nel corso dei tre anni di durata del progetto, BlindPAD è stato realizzato attraverso la continua interazione con persone con disabilità visive e specialisti della riabilitazione, per un totale di circa duecentocinquanta prove sperimentali, grazie a una partnership con l'Istituto David Chiossone di Genova e con l'Istituto FIRR (Fundacja Instytut Rozwoju Regionalnego) di Cracovia in Polonia. In particolare, il Chiossone ha coinvolto circa cinquanta persone con disabilità visive di tutte le fasce d'età, adulti, bambini e ragazzi in età scolare, che hanno svolto i test negli ambienti del laboratorio congiunto IIT-Chiossone all'interno di Villa Chiossone a Genova.

L'utilizzo di BlindPAD permette in sostanza di trasmettere sotto forma di stimolazioni tattili le informazioni grafiche necessarie a comprendere concetti astratti, come ad esempio le figure geometriche, e mappe di luoghi, o anche la disposizione degli arredi e delle porte di una stanza, facilitando l'apprendimento di informazioni visive da parte di persone non vedenti.

La tavoletta tattile misura circa 15 x 12 centimetri ed è costituita da una griglia di quasi 200 "piedini in plastica", detti taxel, stampati in 3D e distanti l'uno dall'altro meno di un centimetro, i quali si sollevano e abbassano a comando tramite l'interazione con una griglia di piccoli magneti sottostanti. Ogni elemento è chiamato taxel, perché è l'equivalente tattile di un pixel, ovvero di ciascuno dei punti campione che compongono una rappresentazione digitale.

Le mani della persona non vedente possono quindi esplorare liberamente la tavoletta, che offre un'immagine in rilievo del contenuto visivo che si vuole imparare e che è tradotto dalla tavoletta dal mondo visivo a quello tattile. Le dimensioni della tavoletta sono state pensate per l'utilizzo da parte di persone adolescenti con una o due mani.

Come detto inizialmente, l'apprendimento delle forme disegnate dai taxel è guidato dall'utilizzo di giochi educativi (Serious Games), progettati in modo da rafforzare le capacità del cervello legate all'apprendimento dello spazio, ovvero la memoria di lavoro, l'orientamento e la mobilità. I giochi, infatti, stimolano la rappresentazione mentale di più oggetti contemporaneamente e di mappe di tipo "voi siete qui", come fosse un piccolo GPS per ambienti interni.

Il gruppo di lavoro guidato da Luca Brayda, ricercatore team-leader all'IIT, ha dimostrato che l'uso di questi giochi, insieme alle tecnologie tattili programmabili, migliora le capacità spaziali delle persone con disabilità visiva. Infatti, dopo gli esercizi riabilitativi, gli utenti riescono a muoversi in un ambiente, riconoscendo quanto appreso nel mondo immaginato e sentito con le dita.

BlindPAD può essere collegato a dispositivi mobili come laptop e tablet, in modo tale da diventare uno strumento di semplice utilizzo da parte dei riabilitatori, persino da parte degli utenti stessi.

Ora l'obiettivo del gruppo di ricerca è di reperire ulteriori finanziamenti, per renderlo un vero prodotto.

Va ricordato infine che oltre a ideare e a coordinare il progetto - realizzato nell'àmbito del programma della Commissione Europea ICT Work Programme 2013 del Settimo Programma Quadro - l'ITT di Genova ha sviluppato anche i giochi educativi, insieme agli esperti di riabilitazione dell'Istituto Chiossone di Genova e dell'istituto FIRR di Cracovia. L'intero Consorzio Europeo ha contribuito per altro allo sviluppo del dispositivo, grazie a tecnologie prodotte presso l'Ecole Polytechnique Fédérale de Lausanne (EPFL) in Svizzera e del Centro ATEKNEA Invention and Research Centre Ltd. di Budapest (Ungheria), oltreché avvalendosi dell'esperienza nel campo dei software dell'azienda GeoMobile GmbH di Dortmund (Germania). (F.G. e S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: Fede Gardella (fede.gardella@studiocomunicazionegardella.it).

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Avvenire del 23-08-2017

CosÌ si ascolta la voce dei Libri

Il poeta Dylan Thomas leggeva benissimo ad alta voce. I versi propri, ma anche quelli degli altri. La sua abilità, temprata ai microfoni della BBC in Gran Bretagna, fu particolarmente apprezzata negli Usa ed è, in un certo senso, all'origine dell'audiolibro moderno. Questa, almeno, è la ricostruzione proposta dal critico letterario Matthew Rubery nel corposo e informatissimo "The Untold Story of the Talking Book" ("La storia mai raccontata del libro parlante", Harvard University Press, pagine 372, $ 29,95), un saggio che, tra una curiosità erudita e l'altra, torna a sollevare una serie di problemi ben noti ai lettori: i libri hanno una voce? E come ascoltarla, nel caso? È lo stesso Rubery a rispondere affermativamente alla prima domanda, citando fra l'altro il concetto di "voce cerebrale" (quella che ciascuno di noi ascolta nella sua testa mentre scorre le righe di un testo) teorizzato tra gli altri da David Foster Wallace.

Di fatto, sempre più spesso il termine "voce" viene impiegato in un'accezione prossima, ma non sovrapponibile a quella di "stile". Non solo, infatti, un autore deve trovare la propria voce - è la lezione sostenuta a suo tempo dallo scrittore Al Alvarez - ma deve anche saperla variare di libro in libro. Per cui sì, certo: ogni libro ha la sua voce. Tutto sta a capire quale sia il mezzo più adatto per captarla.

L'idea di servirsi della tecnologia è antica quanto la tecnologia stessa. A un'evoluzione sonora del libro pensava già, negli ultimi decenni dell'Ottocento, Thomas Edison. Dopo aver utilizzato una poesiola per bambini come dimostrazione delle virtù del suo fonografo, l'inventore immaginava di fornire presto la versione registrata di un romanzo di Dickens: impresa ragguardevole, se si considera che ciascuno dei rulli di ottone in uso all'epoca non poteva ospitare più di tre minuti di registrazione. Questa, segnata da progetti irrealizzabili e proiezioni fantascientifiche, è la prima delle tre fasi in cui Rubery divide la sua "storia mai raccontata". Il secondo momento coincide, a partire dagli anni Trenta del XX secolo, con la diffusione dei primi audiolibri propriamente intesi, dischi in vinile destinati ai ciechi. Sia pure con modalità differenti, l'iniziativa fu avviata quasi con- temporaneamente negli Stati Uniti e in Gran Bretagna e in entrambi i Paesi dovette vincere le resistenze non solo degli autori (fra i più restii a concedere i diritti ci fu Margaret Mitchell, la popolare romanziera di Via col vento), ma anche dei sostenitori del Braille, che consideravano il ricorso al grammofono come un passo indietro nell'autonomia dei non vedenti.

Dopo di che, arriva Dylan Thomas. Arrivano, meglio, Barbara Holdridge e Marianne Mantell, due giovani fresche di laurea che nel 1952 fondano a New York la Caedmon Records, l'azienda grazie alla quale i "libri parlanti" entrano nella loro terza stagione. Dal non profit si passa all'attività commerciale (le registrazioni per non vedenti erano, negli Usa come in Inghilterra, gestite da enti pubblici senza fini di lucro), il catalogo è costruito su criteri di eccellenza letteraria e la notorietà è uno dei requisiti richiesti ai fini dicitori. Thomas, che verrà ricordato come "il Caruso della Caedmon", riunisice tutte queste caratteristiche, come subito dimostra l'incisione del suo racconto Il Natale di un bambino del Galles.

Con il passare del tempo le scelte degli editori diventano sempre più commerciali (la svolta viene dalla Books on Tape di Duvall Hecht, un pendolare californiano che ha l'intuizione dell'audiocassetta mentre si trova, come al solito, intrappolato nel traffico) e l'ingresso dei grandi gruppi editoriali nel mercato degli audiolibri porta ad arruolare lettori di grido, dal premio Nobel Toni Morrison alle star di Hollywood.

Il fenomeno è prevalentemente anglosassone, ammette Rubery, per quanto negli ultimi anni questo tipo di prodotto abbia conquistato spazio anche in Italia, specie per l'impulso dato dalle eccellenti registrazioni della romana Emons. Ma se la storia del libro parlante può essere ancora ripercorsa in chiave locale, di sicuro il futuro va pensato su scala globale, e non soltanto perché le tecnologie digitali semplificano e accelerano il processo. Pensare all'audiolibro, in sostanza, significa ripensare il nostro rapporto con il libro e non è un caso che, tra i numerosi saggi che di recente si sono concentrati su piccole e grandi vicende bibliografiche, più di uno abbia adottato la soluzione narrativa del resoconto in prima persona. Si tratta ormai un genere a sé stante, che ha avuto il suo capostipite in Diecimila, il monologo composto nel 1999 dallo scrittore-bibliofilo Andrea Kerbaker e di recente riproposto in nuova edizione da Interlinea (pagine 80, euro 12,00).

Lo stratagemma di dare voce a un libro - o addirittura a un biblioteca - rivela molto del momento di transizione che la lettura sta attraversando, fra riscoperta della materialità e presa d'atto del fatto che un libro è, appunto, più di un oggetto. Risponde alla prima istanza, quella della concretezza, la bella ricognizione compiuta dal linguista Matteo Mottolese in Scritti a mano (Garzanti, pagine 306, euro 20,00), con otto titoli celeberrimi della nostra letteratura, dal Decameron di Boccaccio al Nome della Rosa di Umberto Eco, riportati alla loro originaria condizione di manoscritti. Un movimento uguale e contrario è suggerito da un volume tanto prezioso quanto estroso, Canto di una biblioteca di Maciej Bielawski (Lemma Press, pagine 224, euro 22,00). A prendere la parola, questa volta, sono i libri letti e raccolti lungo tutta la vita da Raimon Panikkar, il teologo indo-catalano morto nel 2010 e figura eminente del dialogo interreligioso. Pittore oltre che scrittore, Bielawski ha preso le mosse dalla rielaborazione grafica degli appunti e delle dediche presenti sui volumi per tracciare una sorta di biografia per interposta biblioteca, molto suggestiva nonostante qualche giudizio forse troppo sbrigativo.

Un'autobiografia vera e propria, e di un libro che di fatto contiene in sé un'intera biblioteca, è quella alla quale si è dedicato il filologo Simone Beta in Io, un manoscritto (Carocci, pagine 176, euro14,00), lungo resoconto in prima persona nel quale il codice dell'Antologia Palatina ripercorre il lungo viaggio che dalla Costantinopoli del X secolo lo ha portato sugli scrittoi di Erasmo e di Tommaso Moro, e ancora in giro per l'Europa fino alla digitalizzazione nei siti dell'Università di Heidelberg e della Biblioteca nazionale di Francia. Molti degli epigrammi conservati nell'Antologia, in effetti, parlano già in prima persona, ma la presenza di una voce riconoscibile non è esclusiva della letteratura greca. Lo conferma, per esempio, l'aneddoto riportato e commentato da Nello Vian, il grande studioso scomparso nel 2000, in una delle note ora raccolte nel volume Il cardinale che sapeva leggere (Marietti 1820, pagine 336, euro 28,00). «Attende tu che scrivi», raccomandava Bernardino da Siena al volenteroso stenografo che annotava le sue prediche nel lontano 1427 e grazie al quale, anche in assenza di fonografo, quella voce poderosa non è andata perduta. Se ascoltare un audiolibro equivale a leggere, leggere un libro è sempre un modo per mettersi in ascolto.

di Alessandro Zaccuri

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Corriere del Veneto del 22-08-2017

Carlo, lo skipper non vedente "Solco il mare ascoltando il vento"

PADOVA. Non c'è bisogno di vedere per uscire in barca a vela. Non almeno per Carlo Restello, 70 anni di Villaguattera di Rubano (Padova), che ha appena conseguito il diploma di velista dopo sette giorni di navigazione tra le onde del mar Ligure: Carlo e Claudio (il suo compagno di avventura, non vedente come lui) hanno governato vele e cime come due vecchi lupi di mare, coronando il loro sogno col supporto di uno skipper. Lo spunto è nato da una newsletter dell'Unione italiana ciechi, che segnalava un corso di vela per non vedenti organizzato dall'onlus «Due colori nel vento» di La Spezia: Carlo, maestro di musica specializzato in oboe che nel 2010 ha perso la vista ma non certo la curiosità e l'intraprendenza, alza la cornetta, parla con la responsabile e si iscrive. «L'ho fatto perché sono innamorato del mare e volevo scoprire tutte le dinamiche del vento spiega Carlo . Da giovane avevo già viaggiato in barca a vela, ma non ero io a condurla. Stavolta ho colto la palla al balzo per imparare come si fa». Il 28 maggio, accompagnato in auto dalla moglie Sveva, Carlo si presenta alla fermata di un pullman Flixbus e sale a bordo da solo; quando scende a La Spezia trova un'auto che lo accompagna alla guest house Santa Teresa di Lerici e conosce Claudio, l'aspirante velista di Modena che dividerà la camera con lui. Il giorno dopo Carlo e Claudio sono già a lezione: «Lorenzo, il nostro istruttore, ci ha insegnato la teoria con i modellini delle barche spiega Carlo . Abbiamo imparato a fare i nodi, a montare le vele e a chiamare ogni cosa col suo nome». Nel pomeriggio si passa alla pratica: Carlo e Claudio salgono su una barca di nove metri ormeggiata nel porticciolo dell'Assonautica provinciale La Spezia e montano le vele per la prima volta. «È un'operazione che richiede molta attenzione, anche perché la barca non è enorme e il fiocco va fissato in punta di piedi: bisogna muoversi nel pozzetto e imparare a mantenere l'equilibrio per non cadere in acqua». Il secondo giorno, i due compagni di avventura salpano alle 10 e restano in mare aperto fino alle 18: «Siamo stati noi a montare randa e fiocco, Lorenzo non ha mosso un dito e si è limitato a correggere gli errori racconta Carlo . Siamo usciti dal porticciolo col motore acceso, poi Lorenzo ha spento tutto e ha cominciato a darci le istruzioni: siamo andati al largo, abbiamo evitato l'allevamento di cozze vicino al porticciolo, abbiamo virato, ci siamo fermati, siamo ripartiti e abbiamo fatto una sosta per mangiare un panino, attaccando una cima a una boa; abbiamo anche sentito i gabbiani che piluccavano le briciole. Uno di noi due si occupava del fiocco, l'altro della randa e del timone guidato da Lorenzo. Ma per capire il vento e i comandi del timoniere dovevamo essere molto svelti entrambi». La settimana prosegue così, con sette escursioni da mattina a sera nel raggio di tre chilometri dalla costa, di bolina all'andata e di lasco al ritorno. Ogni tanto qualche barca a motore sfreccia troppo veloce e solleva qualche onda; ogni sera Carlo e Claudio tolgono le vele, le arrotolano e le mettono in stiva. Ma la soddisfazione prevale sulla stanchezza e sulla maleducazione degli altri naviganti: «È stata una settimana bella e intensa conclude Carlo . In mare sentivo tutti i minimi rumori, lo sciabordio e il silenzio, che però non è mai totale. Il tatto aiuta e vedere è indispensabile solo per chi regge il timone: che vedi o non vedi, il vento devi sentirlo e hai la sensazione di muoverti con la natura. Per chi ha problemi di vista, la vela è uno sport più adatto di altri: in futuro mi piacerebbe ripetere l'esperienza e provare a fare un viaggio più impegnativo, magari attraversando l'Adriatico».

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Superando.it del 29-08-2017

Il colore nascosto delle cose

Verrà presentato fuori concorso alla Mostra del Cinema di Venezia e uscirà nelle sale il prossimo 8 settembre (con tanto di audio descrizione) il nuovo film di Silvio Soldini, intitolato "Il colore nascosto delle cose" e incentrato sull'amore tra un uomo vedente o persona cosiddetta "normodotata" (Adriano Giannini) e una donna con disabilità visiva non congenita (Valeria Golino). La pellicola si preannuncia come una bella testimonianza di "quotidianità", per chi vive una vita piena e impegnativa, umanamente e professionalmente, pur nella cecità.

Si chiama Il colore nascosto delle cose il nuovo film del regista Silvio Soldini, che sarà nelle sale cinematografiche dal prossimo 8 settembre e i cui protagonisti sono Adriano Giannini e Valeria Golino.

Prodotto da Lumière con Raicinema, e fuori concorso all'imminente 74. Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia, il film affronta un tema molto attuale: l'amore tra un uomo vedente o persona cosiddetta "normodotata" e una donna con disabilità visiva.

Lo scorso anno il regista Soldini, tramite un amico comune, contattò la sottoscritta e, insieme all'attrice protagonista Valeria Golino, ci incontrammo nella sede romana dell'ADV (Associazione Disabili Visivi), per una chiacchierata e conoscerci un po'.

Qualche mese dopo, prima delle riprese sul set, Golino mi chiese di trascorrere qualche ora insieme, per «provare ad entrare nel mio mondo», soddisfare qualche curiosità, osservarmi e, devo dire con molto garbo, «rubare i miei gesti in casa», in un ambiente a me noto, per prepararsi ad interpretare la parte di una donna divenuta cieca, quindi non congenita.

Ritengo una garanzia la direzione e la guida di Silvio Soldini, che ha già affrontato il tema della cecità [con il docufilm "Per altri occhi", di cui si legga ampiamente anche sulle nostre pagine, N.d.R.] e che conosce da tempo molte persone cieche, le quali sono state sicuramente spunti diversi per vari aspetti del ruolo ricoperto dalla protagonista.

In un recente articolo di Stefania Ulivi, uscito all'inizio di agosto sul «Corriere della Sera», si legge che Valeria Golino si è preparata «indossando lenti a contatto opache e seguendo un corso di orientamento e mobilità per imparare a usare il bastone bianco, per destreggiarsi nello spazio, in casa e fuori».

Riprendo qualche particolare della storia: «Lui, Teo, è uno specialista in fughe. Dal suo passato, da un futuro che possa renderlo responsabile di qualcosa, dalle donne, soprattutto da quelle convinte di poterlo cambiare. Lei, Emma, ha smesso di vedere a 16 anni, ma, anziché fermarsi, è andata sempre avanti. Caparbia, risolta, indipendente, serenamente separata dal marito, un lavoro da osteopata perseguito con passione. Un incontro casuale tra due mondi agli antipodi».

Sempre in quello stesso articolo, Soldini racconta che l'idea è nata dopo il suo docufilm Per altri occhi, grazie al quale ha fatto tesoro di racconti che gli erano stati fatti da persone amiche non vedenti. «Nella mia esperienza diretta - racconta - le persone non vedenti non superano l'handicap, ma, piuttosto, ci convivono: non è qualcosa che portano come peso ma la condizione in cui vivono pienamente la vita. Con coraggio e leggerezza». «Ho un amico fisioterapista non vedente - aggiunge - di cui mi ha colpito l'energia, come parla della sua vita, la quotidianità, i film che ha amato. Mi pareva una materia di racconto inedita. Che il cinema ha trattato poco e, quasi sempre, con personaggi "ai limiti". Arrabbiati con il mondo, oppure, avendo sviluppati altri sensi, dotati di superpoteri come nei thriller. Perché, invece, mi sono chiesto, non raccontare la vita?».

Altri dettagli che leggiamo nell'articolo pubblicato dal «Corriere»: Il mondo di Teo sembra, a dispetto delle apparenze, più ristretto di quello di Emma. «Fa il creativo in un'agenzia di pubblicità. Il suo è un mondo veloce, lo smartphone sempre in mano, usa le immagini per comunicare. Si nasconde dietro un modo di fare brillante. Ha una storia con Greta, Anna Ferzetti. Lei vorrebbe una vera convivenza, lui la mattina scappa a casa sua. Quando incontra una persona che viene da un altro mondo, con altri codici di comunicazione, è costretto a rallentare. E andare senza rete».

Alla domanda, poi, su cosa suggerisca il titolo del film, Soldini risponde che «Il colore nascosto delle cose si riferisce a un dialogo. Emma spiega a Teo che per lei è molto importante il colore delle cose. Lui non capisce: ma se non vede, cosa le interessa di che colore sia. E lei gli spiega quanto, invece, a volte sia importante inventarselo».

Da segnalare - fatto non certo trascurabile - che durante le proiezioni del film nei cinema, sarà possibile ascoltarne l'audiodescrizione tramite smartphone o tablet, scaricandola preventivamente dall'App MovieReading.

È previsto infine un evento con proiezione accessibile tramite diversa modalità, ovvero con sottotitoli a schermo e audiodescrizioni fruibili mediante cuffie ad infrarossi, messe a disposizione in sala. Accadrà il 26 settembre a Milano, in una delle sale del Cinema Anteo, a cura dell'AGIS lombarda (Associazione Generale Italiana Spettacolo), con la collaborazione di Cinema senza Barriere®, il progetto all'insegna dell'accessibilità, ideato dall'AIACE di Milano e della Società Raggio Verde per la sottotitolazione.

Siamo quindi fiduciosi che dal film venga fuori una bella testimonianza di "quotidianità", per chi vive una vita piena e impegnativa, umanamente e professionalmente, pur nella cecità.

di Stefania Leone,

Consigliere del Direttivo di ADV (Associazione Disabili Visivi), informatico ed esperta di accessibilità del web. I contenuti del presente testo - già resi pubblici nelle audioriviste curate dall'ADV - vengono qui ripresi, con una serie di riadattamenti al diverso contenitore, per gentile concessione.

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Corriere Adriatico del 04-08-2017

Tutti i sensi per scoprire le grotte di Camerano

CAMERANO. La continua ricerca di nuove proposte turistico-culturali e sociali vede ancora una volta impegnati i volontari e professionisti della Proloco Carlo Maratti di Camerano in un progetto assolutamente originale. Proposte racchiuse sotto il segno di Camerano in tutti i sensi dove vista, udito, tatto e gusto diventano il mezzo per scoprire i tesori della città delle grotte e del Rosso Conero che ha dato i natali al pittore Maratti. Una nuova sfida per l'associazione cameranese che negli ultimi mesi ha sostenuto e incoraggiato l'ideazione di attività inclusive e accessibili, partecipando attivamente alla biennale Arteinsieme organizzata dal museo tattile statale Omero di Ancona.

«Abitanti del territorio e turisti avranno l'opportunità di partecipare a visite, workshop ed altre iniziative piacevoli, inclusive ed irripetibili - spiega il direttivo Proloco -. Con le nostre guide sarà possibile esplorare il labirintico percorso delle grotte o attraversare le nuovissime sale dell'esposizione Farfisa. Storia e sviluppo di Camerano, vivendo un'esperienza multisensoriale e coinvolgente». Immaginando un passato misterioso, a contatto con l'arenaria, respirando l'anima di questi luoghi, i visitatori non vedenti potranno prenotare visite guidate tattili, incentrate sull'intima fruizione del paese sotterraneo. Seguendo i tour guidati, gli utenti sordi potranno conoscere le storie e gli avvenimenti delle grotte grazie ad un'audiovideoguida in Lis dotata di sottotitoli in italiano.

Infine il connubio tra mimo, mondo sotterraneo, lingua dei segni e sapori del territorio daranno vita a una nuova edizione di Grottesque, allargata a tutti i sensi. Un geniale spettacolo inclusivo che accompagnerà i visitatori alla scoperta delle grottesche storie della città sotterranea e dei suoi bizzarri abitanti, il tutto condito dalla silenziosa bravura del comico e attore cameranese Massimo Barbini, in arte Niba. Date, dettagli e aggiornamenti sulla pagina Facebook dedicata e sul sito www.turismocamerano.it.

Arianna Carini

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Focus

Il Sole 24 Ore del 04-08-2017

La tutela per i disabili passa dall'atto pubblico

Con la legge 112/2016 sul cosiddetto "dopo di noi" è stata introdotta per la prima volta una specifica forma di sostegno all'inclusione sociale, volta ad assicurare ai soggetti con disabilità grave la cura, l'assistenza e la protezione, anche in seguito alla morte di genitori o familiari.

Aspetti salienti della legge sono la previsione di programmi di intervento per impedire l'isolamento delle persone disabili (anche attraverso l'utilizzo di immobili in grado di riprodurre le condizioni abitative e relazionali della casa familiare), nonché le disposizioni di carattere fiscale che favoriscono la protezione e la segregazione del patrimonio finalizzato al sostegno della persona disabile per l'intero arco della sua vita.

L'articolo 6 della legge 112/2016 richiama espressamente l'istituto giuridico del trust, i vincoli di destinazione di cui all'articolo 2645-ter del Codice civile e i fondi speciali costituiti mediante contratti di affidamento fiduciario, al fine di segregare beni e diritti a favore della persona disabile, con una serie di esenzioni fiscali condizionate al rispetto di alcune garanzie volte ad assicurare una effettiva destinazione del patrimonio all'assistenza del disabile.

A tale scopo è prevista la stipula di un atto pubblico in cui si dovranno individuare i soggetti beneficiari, le loro funzionalità, bisogni e necessità assistenziali, nonché il soggetto chiamato a gestire i beni vincolati, regolandone specificamente gli obblighi e le modalità di rendicontazione. Il gestore potrà assumere anche veste collegiale e, all'occorrenza, potranno essere designate per questo ufficio non solo persone fisiche, ma anche persone giuridiche (società fiduciarie o enti del terzo settore). Il controllo dell'attività del gestore spetta ad un terzo soggetto, il cosiddetto "guardiano", che vigilerà sul corretto adempimento delle finalità indicate nell'atto.

Mentre il beneficiario esclusivo del patrimonio segregato dovrà essere necessariamente il soggetto disabile, la figura del disponente dei beni in favore di quest'ultimo, potrà essere assunta da un genitore, un parente o uno o più soggetti terzi (anche enti o persone giuridiche). Ne consegue che qualunque soggetto interessato potrà stipulare uno degli atti in esame a favore di soggetti con disabilità grave, da individuare specificamente. La norma sembra ammettere anche la stipula di un atto con pluralità di disponenti e/o a favore di un certo numero di beneficiari. Si pensi al caso di più famiglie che scelgano di stipulare un atto unitario, per assicurare ai propri cari una tutela più completa di quella che ciascun nucleo potrebbe allestire solo con le proprie forze.

L'atto dovrà indicare un termine finale che coincide con la morte della persona con disabilità e, qualora i beneficiari siano due o più, appare sensato ritenere che il vincolo possa sussistere finché almeno uno di essi sia ancora in vita. L'atto deve, infine, stabilire la destinazione finale del patrimonio vincolato che, a seconda dei casi, potrà essere nuovamente attribuito al disponente, ovvero ad un familiare o a soggetti terzi, non necessariamente legati da vincoli familiari con la persona disabile.

Pagina a cura di Gabriele Sepio

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L'agenda: appuntamenti del mese di settembre

- 8 Ufficio di Presidenza Regionale

- 20 Premio Luis Braille

- 23 UICI Lombardia - Riunione del Consiglio Regionale

- 30 Riunione della Direzione Nazionale UICI

- 30/09-01/10 Riunione dell'Assemblea Nazionale dei Quadri Dirigenti

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