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Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ONLUS
Consiglio Regionale della Lombardia


IL BLOCNOTES

NOTIZIARIO INFORMATIVO DEL CONSIGLIO REGIONALE LOMBARDO DELL'UNIONE ITALIANA DEI CIECHI E DEGLI IPOVEDENTI

A cura di Massimiliano Penna

Marzo 2017

SOMMARIO

Mantova - Mostra fotografica "Immaginando - The image through the senses"

di Mirella Gavioli

La mostra fotografica "Immaginando - The image through the senses" dell'autore Gianluca Balocco, che vedrà la sua prima esposizione in occasione dell'inaugurazione del nuovo complesso museale di Palazzo Ducale a Mantova, prevista per il prossimo venerdì 3 marzo e visitabile fino al 16 aprile, è il risultato di un progetto che, da più di un anno, ho condiviso e vissuto con l'autore, cogliendone a pieno il privilegio e l'importanza che esserne parte attiva, così come lo ha rappresentato per me, per Anna ed Isabella, può rappresentare per molte altre persone quali destinatari o veicoli di condivisione di esperienze di conoscenza e di maggior consapevolezza.

"Per alcune persone, come per chi non vede, il toccare, oltre ad essere un'esigenza, è sicuramente il modo più efficace per poter conoscere. Se partiamo dal concetto che l'arte dà significato, senso ed importanza alla vita dell'uomo perché non offrire a tutti questa opportunità?

Una persona non vedente è dotata della stessa sensibilità dei propri simili che hanno la fortuna di poter usare la vista ma, in più, le persone non vedenti hanno spesso un'insaziabile curiosità e un desiderio profondo di conoscere il mondo e la bellezza nelle sue forme più di ogni altra cosa.

Questa "fame" possiamo saziarla solo attraverso gli altri sensi, primo fra tutti il tatto infatti, i dettagli delle opere d'arte, possono sfuggire all'occhio umano più accurato ma non alle dita di chi le usa per vedere e conoscere nel profondo!" Questi sono stati solo alcuni dei concetti condivisi che hanno gettato le basi e che si sono sviluppati con l'autore che ha voluto e saputo cogliere e riprodurre attraverso lo strumento della fotografia, mettendosi e mettendoci a disposizione un'esperienza unica nel suo genere. Realizzare un'installazione fotografica ed esperienziale, che permetta la condivisione e la fruizione dell'arte da parte di tutti coloro che ne vogliono cogliere le emozioni e percepire il piacere ed il valore artistico e culturale, in tutte le sue forme, attraverso momenti singolari, oltre che un piacere, abbiamo ritenuto fosse anche un dovere che può avvicinare ed arricchire il nostro patrimonio storico ed umano.

Il progetto The Image through the senses, confronta due diverse esperienze artistiche fatte dall'autore: quella di 3 Donne non vedenti che toccano ed avvolgono in "delicati abbracci di "sensoriale e sensuale" conoscenza" le statue della collezione di Isabella D'Este, e quella di un set di Nurturing Touch con Marinella Cellai a Roma.

Come donna e nella mia attività di Presidente sezionale dell' Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti, anche la percezione e la condivisione della bellezza e della cultura, rivestono senza dubbio un valore etico e reale. Ho accolto con entusiasmo la sfida che l'artista Gianluca Balocco, un anno fa mi ha proposto e in cui mi auguro ci si possa riconoscere come parte attiva di un pensiero collettivo che ha generato in me ed in noi, il desiderio di cogliere questa occasione quale perseguimento di alcuni obiettivi condivisi. Infatti, L'installazione fotografica dell'autore, grazie alla collaborazione attiva della sezione UICI di Mantova, ha permesso di indagare attraverso differenti proposte sensoriali sui bisogni primari della conoscenza e sulle emozioni vissute da chi non vede.

Si vuole porre l'attenzione su diverse modalità di approccio all'arte tra cui quella tattile e sinestetica, diffondendo la cultura dell'accessibilità e della fruizione delle opere d'arte da parte di chi non può vedere e nemmeno toccare;

Si vuole rendere visibile il mondo nascosto di chi, pur non vedendo con gli occhi, ci insegna a vedere con gli altri sensi e con la propria sensibilità;

Grazie all'intervento della sezione e del tiflologo Claudio Signorini, si vuole rendere accessibile anche ai disabili visivi, la fruizione dei contenuti della mostra, attraverso esperienze tattili e sensoriali, con il supporto di didascalie in linguaggio Braille per i ciechi, a caratteri ingranditi per ipovedenti, con descrizione dei contenuti della mostra, nonché in modalità QR code, attraverso l'accesso con smartphone a cura di UICI.

L'installazione propone ai visitatori del museo una diversa modalità percettiva delle opere d'arte, mettendo a confronto la disabilità visiva dei non vedenti con la disabilità tattile dei vedenti senza tuttavia, privare questi ultimi del piacere di cogliere, attraverso gli occhi, ogni altro dettaglio che può trasmettere emozioni, come lo è stato possibile per i primi, attraverso le proprie mani.

L'installazione fotografica, diventa in questo progetto esperienziale, un originale quanto valido strumento di inclusione, permettendo comunque la condivisione e la fruizione dell'arte da parte di tutti coloro che ne vogliono cogliere le emozioni e percepire il piacere ed il valore artistico e culturale, in tutte le sue forme, attraverso attimi di esperienze singolari, trasmesse proprio da parte di chi è affetto da una "privazione sensoriale oggettiva ma sostanzialmente solo apparente", che l'artista ha saputo cogliere e rappresentarne una percezione esistenziale attraverso la sequenza di tocchi ed abbracci che restituiscono al visitatore, il piacere dell'immaginazione e dell'emozione.

Non si tratta tuttavia di una visione new-age. L'artista Gianluca Balocco opera con la fotografia come in un esperimento scientifico che privilegia una concezione sistemica della vita e che pone in stretta relazione la spiritualità, la scienza e l'arte come fenomeni diversi con una stessa origine che risiede nelle forme più evolute della consapevolezza umana.

L'installazione propone infine ai visitatori del museo una diversa modalità percettiva delle opere d'arte. In questa dimensione entra in gioco anche un dilemma della fruizione dell'arte: non è poi sempre vietato toccare secondo le regole del nostro sistema sociale ma a volte è difficile o impensabile l'atto di toccare che invece è stato, seppur non senza difficoltà, concesso in via privilegiata per la realizzazione di questo progetto da cui è scaturita la prossima esposizione della mostra, e che verrà concesso in una certa misura tanto ai visitatori vedenti quanto ai disabili visivi per ciò che verrà esposto, in una sorta di scambio esperienziale.

È stato realizzato anche il relativo catalogo che riporta testi del direttore del complesso museale Peter Assman, dell'autore Gianluca Balocco e della scrivente in qualità di presidente della locale sezione U.I.C.I. quale ente particolarmente coinvolto e collaboratore che potranno lasciare di questa esperienza, certamente una traccia permanente.

Per saperne e capirne di più, vi aspettiamo a Mantova, Complesso Museale Palazzo Ducale di Mantova

Sala dei Capitani, Appartamento Grande di Castello, dal 4 marzo al 16 aprile 2017.

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Comunicazioni varie

Dalla sezione di milano

Dal circolo paolo Bentivoglio: Corso di inglese

Martedì 21 marzo alle ore 15.30 riprende il corso avanzato di lingua inglese finalizzato a conversare in lingua. Quota pro capite 120 euro per 15 lezioni. Iscrizioni entro il 20 marzo presso la segreteria del Circolo.

Dal gruppo sportivo dilettantistico non vedenti di Milano

"Donna Sport", tra le premiate la nostra socia Martina Rabbolini

Nella sezione atlete paralimpiche la nostra nuotatrice Martina Rabbolini ha vinto la quarta edizione di Donna Sport, il concorso ideato dal Gruppo Bracco per sostenere e valorizzare lo sport femminile abbinato ai meriti scolastici.

Al concorso "Donna Sport" hanno partecipato oltre 330 ragazze che praticano una disciplina sportiva a livello agonistico fra quelle federate in ambito Coni e CIP, e che nell'anno scolastico 2014-2015 hanno frequentato una classe del secondo ciclo di istruzione superiore ottenendo una votazione finale pari o superiore alla media del 7 su 10.

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Superando.it del 23-02-2017

Quel percorso tattile "scomparso" da tre anni

Ormai da tre anni, è "scomparso" dal Museo del Violino Stradivariano di Cremona quell'innovativo percorso tattile che consentiva alle persone con disabilità visiva di accedere in autonomia e con adeguati supporti Braille a un patrimonio culturale musicale di cui tanto la città lombarda si vanta nel mondo. Per questo, dunque, in occasione della Decima Giornata Nazionale del Braille, i ciechi e gli ipovedenti di Cremona, guidati dall'UICI locale e anche a nome di tutti coloro che visiteranno in futuro la città, hanno chiesto al Sindaco di ripristinare quel percorso.

CREMONA. Era esattamente il 13 dicembre 2003, giorno di Santa Lucia, quando venne inaugurato a Cremona, presso il Museo Stradivariano del Violino, un innovativo percorso guidato di visita alla collezione liutaria, che integrava quello tradizionale con un'aula didattica tattile corredata di scritte in Braille. Ciò avrebbe consentito per ben dieci anni, ai visitatori ciechi e ipovedenti, di poter fruire del patrimonio musicale della città. Quello stesso percorso, inoltre, era arricchito con un catalogo stampato in nero e in Braille, con tavole in rilievo, in modo da favorire l'interazione tra visitatori vedenti e non vedenti.

«Un bel progetto - sottolinea Flavia Tozzi, presidente dell'UICI di Cremona (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti) - che ha reso la nostra città orgogliosa di poter offrire e rendere fruibili le proprie meraviglie liutarie anche a visitatori che, fino a quel momento, erano stati esclusi da qualsivoglia opportunità di godere appieno del prezioso materiale esposto nel Museo Stradivariano».

Qualche tempo fa, però, è arrivata un'amara sorpresa, quando cioè il Museo è stato trasferito nell'attuale sede di Piazza Marconi, dove il percorso tattile - finanziato tra l'altro dalla Fondazione Cariplo - non è più stato esposto, cosicché, ad oggi, per chi ha problemi di disabilità visiva, non è più possibile la visita in autonomia e con adeguati supporti Braille.

Proprio per questo, dunque, il 21 febbraio scorso, in occasione della Decima Giornata Nazionale del Braille, i ciechi e gli ipovedenti di Cremona, guidati dall'UICI locale e anche a nome di tutti coloro che visiteranno in futuro la città, hanno ufficialmente chiesto al sindaco Gianluca Galimberti, che è anche presidente della Fondazione Museo del Violino, di intervenire, «affinché - dichiara Flavia Tozzi - sia ripristinato quel percorso tattile "scomparso" da tre anni, che consentirebbe ai ciechi di accedere in autonomia al patrimonio culturale musicale di cui tanto Cremona si vanta nel mondo». (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: uiccr@uiciechi.it.

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La Gazzetta di Mantova del 22-02-2017

Un libro e una mostra per la giornata del Braille

MANTOVA. Stimolare nell'opinione pubblica, nei cittadini e nelle istituzioni la riflessione sull'importanza che il Braille riveste per i ciechi e gli ipovedenti, e al tempo stesso far conoscere la figura di Louis Braille ed il suo valore per i ciechi. Questo è l'obiettivo della decima giornata nazionale del Braille, istituita nel 2007 e celebrata il 21 febbraio come momento di sensibilizzazione della cittadinanza nei confronti delle persone non vedenti. Per l'occasione la sezione provinciale dell'unione italiana dei ciechi e degli ipovedenti (Uici) ha celebrato la giornata con un incontro aperto alla cittadinanza al Conservatorio Lucio Campiani, introdotto dalla presidente Uici Mirella Gavioli, dove è stata presentata la versione Braille del libro di Olga Visentini, mantovana scomparsa nel 1962, dedicato ai Martiri di Belfiore che la curatrice Monica Bianchi, della casa editrice "Il cartiglio mantovano" aveva già voluto realizzare in formato audio. La realizzazione in Braille è stata resa possibile da Uici di Mantova per ricordare che la stessa Visentini negli ultimi anni perse la vista. L'incontro ha visto anche gli interventi del tiflologo Claudio Signorini, di Giorgia Francesconi di "Studia e lavora" con il biglietto di auguri a Louis Braille da parte di Marcella Panza, membro dell'Uici di Mantova scomparsa due anni fa, del giornalista mantovano e quirinalista del Tg2 Luciano Ghelfi e di Gianluca Balocco, curatore della mostra "Immaginando" che verrà allestita nella sala dei capitani di Palazzo Ducale dal 3 marzo al 17 aprile per favorire l'accesso alla cultura anche ai visitatori con disabilità visiva.

di Luca Scattolini

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Il Giorno del 02-02-2017

Retina artificiale creata dalla seta

La retina costituita da un substrato di seta e dal politofene un polimero fotovoltaico potrebbe dare la vista a chi non l'ha mai avuta Il progetto scientifico è stato già accettato dalle prestigiose riviste Nature Materials e Nature Photonics.

Retine in seta contro la cecità e nanoparticelle da mangiare Viaggio nell'Iit milanese. Eccellenze, progetti e volti dell'Istituto di Tecnologia. Ingerire microsostanze capaci di portare la cura solo dove serve significa minimizzare l'invasività delle terapie.

MILANO. Nascosto alla vista. In un cortile interno di via Pascoli. Dalla strada non se ne può indovinare la presenza. La collocazione fisica della sede milanese dell'Istituto Italiano di Tecnologia (Iit) è metafora pronta e facile di quelle eccellenze che Milano e l'Italia hanno eppure sembrano dimenticare. Il complesso si estende per mille metri quadrati e vi lavorano 150 persone. La parte riservata ai laboratori, però, non va oltre i 400 metri quadrati. Stanze dove si forgia il futuro, stanze che in un futuro non troppo lontano - così si spera - potrebbero svuotarsi per riaprire sul sito Expo. Tutt'altra vetrina, allora. L'Iit è tra gli 11 enti incaricati di trasporre dalla carta millimetrata alla realtà il progetto dello Human Technopole, progetto forte della seconda vita dell'area dell'Esposizione 2015. IL TRASLOCO non è ancora certo. Potrebbe anche essere parziale. O non essere proprio. Un fatto invece è certo: bastano poche ore in via Pascoli per avere un'idea fatta e finita di che significhi studiare, ricercare, realizzare «tecnologie che migliorano la qualità della vita», come da indirizzo del Technopole. Il «Centro per le Nanoscienze e la Nanotecnologie», coordinato da Guglielmo Lanzani (uno di quelli che ha scritto la missione scientifica dello Human Technopole) ha messo a punto una retina artificiale che potrebbe dare la vista a chi non l'ha mai avuta. «Una retina - spiega Lanzani - costituita da un substrato di seta (sì, proprio così: seta ndr) e dal politofene, un polimero fotovoltaico», un polimero capace di assorbire la luce. Il progetto scientifico delle retina in seta è già stato accettato dalla prestigiosa rivista scientifica «Nature Materials» e, ancora prima, da «Nature Photonics». Gli arbitri internazionali incaricati, come da prassi, di sindacare sulla bontà del progetto scientifico si sono espressi in senso favorevole a Lanzani e al suo team. Finora tale retina è stata sperimentata sui topi e ha dato risultati. Avviata anche la sperimentazione sui maiali. Ora si attende che «entro due anni massima» il comitato etico dell'Ospedale Negrar di Verona, dove lavora Grazia Pertile, che ha lavorato fin dall'inizio al progetto insieme all'Iit, autorizzi la sperimentazione sull'uomo. «Le retine artificiali fin qui utilizzate - spiega Lanzani - sono in silicio, necessitano di alimentazione esterna e non garantiscono il recupero totale della vista. Questa retina, invece, è biocompatibile, i test fin qui condotti dicono che sta nell'occhio senza provocare infezioni, si autoalimenta senza fonti esterne proprio perché fotovoltaico e, se le nostre previsioni saranno confermate, garantisce una vista normale, dettagli inclusi». ACCANTO a lui c'è Bruno Amati, coordinatore del Centro di Genomica dell'Iit milanese. Qui si è capito perché alcuni antibiotici di uso comune possano essere usati per vincere alcuni tipi di tumore. E si sta lavorando per mettere a punto cure che, combinando tali antibiotici ad altri farmaci, consentano di superare la malattia. È il caso della Tigeciclina, che ha effetto su linfomi, carcinoma al fegato, al polmone e al seno. La Tigeciclina uccide le cellule tumorali tagliando loro i viveri, tagliando le fonti energetiche interne. Per l'esattezza agisce sul mitcondrio, un organello considerato la centrale energetica della cellula senza danneggiare le cellule sane. «Il prossimo passo è trovare una terapia combinata con l'antibiotico in grado di fermare del tutto alcune di queste forme tumorali molto aggressive - spiega Amati -. Si stanno già pianificando i test clinici, essendo il farmaco già in uso l'iter burocratico sarà più breve del solito». Non è finita. A proposito di tecnologie capaci di migliorare le cure mediche, a partire da quelle oncologiche, all'Iit stanno mettendo a punto cure a bassissima invasività. Ad esempio nanoparticelle dotate di liquido chemioterapico capaci di dirigersi verso le cellule contaminate e di sprigionare il medicamento evitando così il manifestarsi di effetti collaterali nel paziente, quale la caduta dei capelli. Di più, all'Iit si lavora a nanoparticelle completamente digeribili in modo che, una volta ingerite, lavorino nell'organismo limitando, di nuovo, gli effetti distorti delle terapie. Appeso su una parete dell'ufficio in cui Lanzani e Amati ci hanno accolto c'è una massima che dice tutto sulla filosofia con la quale si lavora in questo angolo nascosto di Milano. È una massima del generale Sunzì, si trova nel trattato «L'arte della guerra» e spiega che «non è il più abile in assoluto chi in cento battaglie riporta cento vittorie. Il più abile in assoluto è chi sottomette le truppe dell'avversario senza nemmeno dare battaglia».

di GIAMBATTISTA ANASTASIO, giambattista.anastasio@ilgiorno.net

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Il Giornale di Brescia del 23-02-2017

"Io, professore cieco, non rinuncio a vedere i miei studenti"

BRESCIA. «I ragazzi vanno visti, non solo controllati». Viene spontaneo chiedere al professor Paolo Ambrosi, docente di storia e filosofia al liceo Calini e vicepresidente dell'Unione italiana ciechi e ipovedenti di Brescia, come proprio lui possa dire questa frase.

«Basta con le paranoie linguistiche. Anche se sono cieco - termine che lo stesso Ambrosi non vuole tradurre in "non vedente" o "disabile visivo" - posso usare il verbo vedere in senso figurato, nessuno si deve imbarazzare». Parte da qui, dal coraggio di chiamare le cose con il loro nome e dal pregio di non prendersi troppo sul serio, la lezione più importante che il prof. Ambrosi fa ai suoi studenti (e a tutti noi). Schiettezza e autenticità.

«Quando ero giovane ci rimanevo male - racconta -, oggi se un amico mi dice "ti faccio esplorare la mia casa" al posto del più consono "ti faccio vedere la mia casa", gli chiedo se devo prendere la torcia e il caschetto».

Uno spirito che lascia spiazzati, ma come fa Ambrosi con i suoi studenti? «Ho sempre avuto meno problemi con i ragazzi che con gli adulti. Mi rispettano, ma senza eccessivi riguardi, esattamente come fanno con tutti gli altri professori». La sorveglianza, il controllo sulla classe, la gestione delle verifiche: sono le prime questioni a cui si pensa davanti a un insegnante che non ci vede, eppure per Paolo Ambrosi e per diversi insegnanti ipo o non vedenti il problema non si pone: «C'è una norma che consente ai disabili visivi di avere un assistente in aula per evitare che accadano incidenti - spiega - ma io non ne ho mai avvertito l'esigenza, perché credo nella capacità dei ragazzi di autoregolarsi».

E se copiano? «Questo avviene anche con chi ha una vista eccellente. Davanti a domande di ragionamento, poi, è difficile copiare, ma in un certo senso apprezzo che i ragazzi qualche volta ci provino, proprio come fanno con i miei colleghi. Se non mi fanno sconti, significa che mi attribuiscono risorse». Una regola che per Paolo Ambrosi vale nella vita in generale, dove di sconti non se ne è certo fatto: con una laurea specialistica in filosofia e un diploma in pianoforte al conservatorio, ha insegnato nei contesti e ai ragazzi più diversi, dall'Educazione musicale alle medie, alla Filosofia alle superiori.

«Era più difficile per me lavorare con i ragazzini più piccoli, perché in quella situazione prima ancora che le nozioni bisogna sapersi relazionare agli allievi, farli sentire presi in causa. Con i ragazzi più grandi, in una scuola come il Calini, per me è una passeggiata, da un punto di vista tecnico e relazionale».

I ragazzi scrivono i compiti al computer, lui li legge, li stampa e li corregge a mano. Ha portato più volte le sue classi in gita e lo farà anche quest'anno: «È un modo per scoprirli e per farmi conoscere come persona». No alle premure. Anche i colleghi ormai non fanno più caso alla sua cecità: «Siamo abituati a vederlo sfrecciare per i corridoi o attraversare la strada come un razzo - dice ridendo Silvia Mattioli, docente di lettere - e ci facilita la sua spontaneità. Il fatto, per esempio, che sia il primo a usare espressioni come "ho visto un film" o "quel ragazzo non lo si vede mai in classe", ha il potere di normalizzare ogni situazione». Tutto rose e fiori, dunque? «Ovviamente no - ammette Ambrosi -, ma i problemi li incontro più per l'ignoranza di alcune persone che per la mia disabilità. Un tempo ci restavo male, ne facevo una questione personale, adesso ho imparato ad andare oltre, a lasciarmi scivolare di dosso gli aiuti di cui non ho bisogno o le premure che diventano grottesche, perché la paura di offendere offende».

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Il Giorno del 25-02-2017

Papa Francesco benedice i cani guida dei Lions

LIMBIATE. Anche Papa Francesco è rimasto ammirato davanti a uno dei tanti cani guida per non vedenti addestrati nel centro Lions di Limbiate. Lo ha fatto nel corso del recente incontro con il presidente del Centro addestramento cani guida dei Lions di Limbiate, Giovanni Fossati, che insieme a Daniel Auricchia, giovane non vedente di Torino e destinatario di uno degli esemplari preparati nell'impianto di Mombello è stato accolto al pontefice in Vaticano. «Questo breve ma intenso momento privato in Sala Nervi fa seguito a un precedente incontro di tre anni fa in piazza San Pietro», spiega Fossati. «In quell'occasione fu un incontro brevissimo, durante il quale uno dei nostri cuccioli ricevette la benedizione del Papa e notammo che il pontefice fu incuriosito e interessato alla nostra attività. Così abbiamo organizzato un nuovo incontro, chiedendo la possibilità di presentare la nostra attività al Papa. Papa Francesco si è interessato al nostro centro, ha parlato con Daniel, ha accarezzato il nostro cane guida, un bellissimo labrador nero nato, allevato e addestrato nel centro di Limbiate e ci ha incoraggiati a proseguire con la nostra attività, è stato un momento molto intenso ed emozionante», aggiunge Fossati. Durante l'incontro c'è stato anche uno scambio di doni: il Centro cani guida Lions ha consegnato al pontefice un quadro con un Cristo sopra una foglia, mentre Papa Francesco ha consegnato un rosario. Il Centro limbiatese, che è una vera e propria eccellenza nel settore a livello internazionale. CON FOSSATI c'erano anche due istruttori e una collaboratrice della struttura di Mombello, dove dallo scorso anno è in funzione anche una nursery con sala parto per allevare direttamente i cani che saranno avviati all'addestramento. Cani oggi per lo più di razza labrador, golden retriever e setter che, dopo lo svezzamento, vengono affidati a famiglie volontarie («puppy walker») fino al raggiungimento dell'età ideale per l'inizio dell'addestramento. L'incontro con il Papa ha voluto ricordare i 2080 cani addestrati dai Lions e assegnati gratuitamente a non vedenti di tutta Italia dal 1959 ad oggi contando quasi totalmente su donazioni private. Gabriele Bassani

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Ticinonline del 07-02-2017

La bellissima storia di Barbara Contini, campionessa italiana di tiro con l'arco per non vedenti

ROBECCO. Durante lo scorso fine settimana (28-29 gennaio 2017) si sono svolti a Suzzara (Mantova) i Campionati Italiani Inddor di tiro con L'arco ParaArchery. La manifestazione ha visto la partecipazione degli arcieri paralimpici con difficoltà motorie (W1, W2 etc.), i non vedenti (VI1) e gli ipovedenti (VI2/3).

Barbara Contini, da Robecco sul Naviglio, ha partecipato alla competizione nella categoria non vedenti (Visually Impaired 1) accompagnata dal suo spotter Paolo, vincendo una medaglia d'oro e una medaglia d'argento.

La gara è suddivisa su due giornate: il sabato in cui si tiene il campionato di classe e la domenica scandita dagli scontri diretti. Nella gara di classe ogni arciere tira 60 frecce ad una distanza di 18 m su un bersaglio concentrico fissato ad un paglione che, per le categorie non vedenti e ipovedenti, è del diametro di 60 cm; vince naturalmente chi fa più punti degli altri. Gli scontri diretti del giorno successivo vedono fronteggiarsi gli arcieri al meglio delle 5 volé , ovvero chi raggiunge prima quota 6 punti (ammontare dovuto alla vittoria di almeno 3 volé sulle 5 disponibili). Sia la gara di classe sia quella a scontri diretti viene premiata col titolo di "Campione d'Italia".

Nella gara del sabato, Barbara è risultata la migliore vincendo l'oro, mentre in quella della domenica è giunta fino alla finale portando a casa un argento meritatissimo.

Nel tiro con l'arco gli arcieri ciechi e ipovedenti sono coadiuvati dall'aiuto di un accompagnatore (spotter) che si occupa di fissare al terreno il mirino tattile (struttura di metallo che serve per mirare il bersaglio), di tararlo correttamente sul centro giallo del bersaglio e, durante le volé di gara, di comunicare all'atleta l'impatto corretto della freccia, oltre che a occuparsi della compilazione degli score.

"Da Mantova, rientro in quel di Robecco sul Naviglio, ove risiedo, portando al collo due medaglie che mi hanno consacrata "Campionessa Italiana" di categoria per l'anno in corso.

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NOTIZIE DALLA SEDE CENTRALE e dal web

Questo spazio vuole essere una sorta di "miniguida" per orientarsi all'interno delle molteplici attività svolte dalla Sede Centrale della nostra Associazione.

A tal fine, vi proponiamo quei comunicati diramati dalla Sede Centrale e quei contenuti apparsi sul giornale elettronico di quest'ultima nel mese appena trascorso, che contengono notizie e iniziative che pensiamo possano suscitare un concreto interesse nei nostri soci.

Di sicuro qualcosa sfuggirà, ma ci si augura che questa selezione possa essere un valido punto di riferimento.

Si augura buona lettura.

1) Comunicato n. 21, diramato in data 03-02-2017

Nuovi Regolamenti - stampa in nero, Braille e formato Daisy

Facendo seguito al Comunicato n. 5 dell'11 gennaio 2017 vi informo che sono state stampate 500 copie in nero dei nuovi Regolamenti (Testo coordinato Statuto Sociale e Regolamento Generale - Regolamento amministrativo-contabile e finanziario).

Il Centro Nazionale del Libro Parlato ha provveduto alla registrazione in formato Daisy e all'inserimento su lponline e la Biblioteca Italiana per Ciechi Regina Margherita Onlus di Monza sta ultimando la stampa in Braille.

Chiunque fosse interessato a ricevere una o più copie dei Regolamenti può procedere come segue:

* per le copie in nero o su cd mp3 inviare richiesta all'ufficio stampa all'indirizzo mail ustampa@uiciechi.it;

* per le copie in braille inviare richiesta alla Biblioteca Italiana per Ciechi Regina Margherita Onlus di Monza all'indirizzo mail bic@bibciechi.it

* per la registrazione in formato Daisy consultare il catalogo del Libro Parlato online al seguente link http://lponline.uicbs.it/cat/catalogo.html

L'ufficio stampa provvederà a inviare una copia in nero a tutte le strutture territoriali mentre la Biblioteca Italiana per Ciechi Regina Margherita Onlus di Monza provvederà all'invio delle copie in braille.

Vive cordialità.

Mario Barbuto

Presidente Nazionale

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2) Comunicato n. 23, diramato in data 03-02-2017

Collocamento mirato: dal 1° gennaio 2017, al via le nuove regole introdotte dal decreto correttivo del Jobs Act

Facendo seguito ai comunicati n. 138 del 14 luglio 2015 e n. 66 del 20 aprile 2016, si informa che dal 1° gennaio 2017 è entrata in vigore la modifica all'art. 3 della legge 68/1999, per effetto dell'art. 3 del Decreto legislativo n. 151 del 14 settembre 2015 (attuativo del Jobs Act), recentemente modificato e corretto dal Decreto legislativo n. 185 del 24 settembre 2016.

Molteplici sono gli interventi disciplinati dal Decreto n. 151: dalla razionalizzazione e semplificazione delle procedure e degli adempimenti in materia di inserimento mirato delle persone con disabilità (dove trovano spazio, agli artt. 12 e 13, le modifiche alla legge n. 113/1985), ai nuovi obblighi in sede di costituzione e gestione del rapporto di lavoro (vengono introdotte le cd "comunicazioni telematiche" per chi si licenzia volontariamente - si tratta di una procedura telematica obbligatoria in atto dal 12 marzo 2016, voluta per contrastare la pratica delle dimissioni in bianco, ma che non è presente nell'ambito dei rapporti di lavoro alle dipendenze delle pubbliche amministrazioni), fino all'incremento economico delle sanzioni amministrative in caso di inadempienze datoriali (è aumentata del 144% per un importo di euro 153,20 la sanzione a carico del datore di lavoro, che non rispetta la quota di lavoratori disabili da assumere (derivante dal precedente importo del contributo esonerativo di 62,30 euro, moltiplicato per 5 volte), da calcolare sempre per ogni giorno e per lavoratore).

La novità decorrente dallo scorso 1° gennaio riguarda l'obbligo di assunzione dei lavoratori con disabilità, entro le quote di riserva (rif. comunicato n. 66/2016, pag. 2).

Il campo di applicazione della norma è il settore privato (in cui rientrano anche gli enti pubblici economici, i partiti politici, le organizzazioni sindacali e le ONLUS, che operano nel campo della solidarietà sociale, dell'assistenza e della riabilitazione).

Si prevede, ora, che tale obbligo non insorga più al momento di una nuova assunzione, ma scatti automaticamente anche per quelle aziende che abbiano già alle dipendenze un numero di 15 unità computabili, senza attendere che intervenga una nuova assunzione; viene così soppressa la finestra di tolleranza precedentemente prevista dalla legge 68/1999 che permetteva ai datori di lavoro privati di non procedere all'assunzione di un soggetto riservatario, fino a che non avessero assunto il sedicesimo lavoratore. Sostanzialmente, i datori di lavoro privati rimangono esonerati dall'obbligo assunzionale sino ad un organico di 14 unità lavorative.

Tale modifica normativa non riguarda il settore pubblico.

Andrebbe ricordato ai datori di lavoro che la quota generale disabili può essere soddisfatta anche mediante l'assunzione di lavoratori non vedenti, professionalizzatisi fisioterapisti o in possesso di qualifiche equipollenti ex legge 11 gennaio 1994, n. 29, nonché centralinisti ex legge 29 marzo 1985, n. 113 o in possesso di qualifiche equipollenti DM 10 gennaio 2000 e 11 luglio 2011. Lo prevede l'art. 3 comma 7 della citata legge n. 68.

Per effetto di tali nuove disposizioni, dovranno essere necessariamente potenziate le attività ispettive del Ministero del Lavoro, per verificare se le quote disabili siano effettivamente rispettate dai datori di lavoro pubblici e privati. Sulla maggiore incisività dell'azione ispettiva, con specifico riferimento alla possibilità che il Ministero invii al datore di lavoro, presunto inadempiente, diffida accertativa, sarà opportuno invocare quanto disciplinato dall'art. 22 del Decreto legislativo n. 151/2015, recepito, dagli Uffici centrali ministeriali, con circolare n. 26/2015 (rif. prot. n. 37/0016860/MA008.A001.1476).

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3) Comunicato n. 26, diramato in data 13-02-2017

Indagine sulla qualità di vita e del sonno tra le persone con disabilità visiva

L'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ONLUS sta conducendo un'indagine sulla qualità di vita e del sonno tra le persone con disabilità visiva, per raccogliere preziose informazioni direttamente dalla loro voce.

L'obiettivo della ricerca è quello di avviare un processo di sensibilizzazione della popolazione italiana su questo tema poco conosciuto: la vostra esperienza di vita e le vostre risposte daranno un prezioso contributo per colmare questo divario di conoscenza.

L'indagine è stata sviluppata e sponsorizzata con il supporto incondizionato di Vanda Pharmaceuticals, e la gestione delle raccolta dati è stata affidata a Elma Research, un istituto indipendente di ricerche di mercato.

Il sondaggio dura circa 15 minuti, la partecipazione è volontaria e, naturalmente, sarà garantito l'anonimato.

È possibile partecipare all'indagine sia online che per telefono:

- per partecipare al sondaggio telefonico, potrete chiamare gratuitamente il numero verde 800 86 45 25 (attivo da lunedì a venerdì, dalle ore 9.00 alle 13.00 e dalle ore 14.00 alle 18.00, fino al 7 aprile): un intervistatore vi porrà le domande e vi guiderà attraverso il questionario.

- per partecipare al sondaggio online, tramite piattaforma accessibile da persone con disabilità visiva, potrete cliccare sul link di seguito:

http://na2se.voxco.com/se/?st=VTORGGsTc3zovVEyKtaN1ngcJBbcpqiWMY5A2qP0Lr8%3d

Tutte le informazioni sono disponibili su www.uiciechi.it

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4) Comunicato n. 27, diramato in data 13-02-2017

Guida alle agevolazioni fiscali per disabili - Edizione 2017

L'Agenzia delle entrate ha pubblicato la nuova edizione della Guida alle agevolazioni fiscali per disabili, aggiornata a gennaio 2017.

Si allega una copia in formato PDF (la Guida è scaricabile anche dal sito http://www.agenziaentrate.gov.it/wps/portal/entrate/agenzia)

Si coglie l'occasione per tornare a chiarire un aspetto su cui ancora sussistono perplessità o indicazioni discordanti (rif. Comunicato Uici 207 del 2013).

Per la titolarità del diritto, la persona non vedente (cieca totale, parziale e ipovedente grave), in sede di acquisto (un auto o un PC ad esempio), tra la documentazione necessaria, dovrà esibire copia del verbale medico-legale di cecità rilasciato dalla Commissione medica (nel caso di persone ipovedenti gravi, in possesso di un verbale di invalidità civile, sarà indispensabile, a pena di possibile contestazione, che il verbale di invalidità civile rechi la dicitura letterale IPOVEDENTE GRAVE, per il fatto che gli esercenti, siano essi i concessionari o gli addetti vendite di un negozio, non si prenderanno la responsabilità di leggere una diagnosi oculistica rapportandola ai parametri della legge 138/2001).

Non deve, invece, essere richiesto alle persone non vedenti lo stato di gravità ex legge 104/1993 art.3 comma 3, perché non necessario.

Quanto precisato è rinvenibile a pagina 11 della citata Guida.

Fonte amministrativa: parere 25 luglio 2013, Agenzia delle entrate, Direzione Centrale

Normativa - Consulenza giuridica n. 954-15/2012

Il file .zip contenente il comunicato in oggetto unitamente al relativo allegato è scaricabile al seguente url:

http://www.uiciechi.it/archivio/circolari/2017/02/comunicato_27.zip

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5) Comunicato n. 28, diramato in data 14-02-2017

Presentazione del progetto formativo "Formare ed informare"

Si informa che sul sito uiciechi.it (sezione FORUM) è attivo un nuovo percorso di formazione, dal titolo "Formare ed informare", pensato per essere un supporto e una fonte di aggiornamento per il nostro personale sezionale e per i dirigenti dell'Unione, ma che certamente si rivelerà interessante per chiunque voglia avvicinarsi al mondo della disabilità visiva.

"Formare ed informare" è in Open Access e libero a tutti.

Abbiamo deciso di realizzare un percorso che sia innovativo, facilmente navigabile e ottimizzato sul maggior o minore tempo libero a disposizione di ciascuno, perché possa essere fruito compatibilmente con i nostri impegni quotidiani. È possibile connettersi al Forum in qualsiasi momento e da qualsiasi computer. Le lezioni potranno essere seguite nella versione audio e video per tablet e smartphone, procedendo preventivamente alla decompressione del file video zippato sia per la sua visualizzazione, sia per l'ascolto nel formato solo audio.

La formula è quella dell'e-learning, che ci ha permesso di mettere a disposizione gratuitamente lezioni su diversi temi, coinvolgendo esperti del settore e professionisti di vari ambiti (medico-sanitario, legale e amministrativo) che hanno voluto condividere con noi le loro conoscenze ed esperienze.

L'accesso al Forum avviene mediante una procedura di identificazione. I dati inseriti per ciascun utente saranno archiviati, nel rispetto della legge sulla privacy (196/2003).

Il catalogo delle lezioni verrà periodicamente implementato con altri nuovi contributi; si invita tutto il personale e i dirigenti a proporre idee su tematiche da approfondire, che possano essere d'aiuto per lo svolgimento del lavoro quotidiano in Sezione, scrivendo (a: lavoro@uiciechi.it).

L'inserimento di ogni nuova lezione verrà notificato via e-mail.

Il catalogo on-line contiene le prime otto lezioni su:

1. Criteri ufficiali di valutazione medico-legale della cecità, a cura del dr. Raffaele Migliorini, Coordinamento generale medico-legale INPS

2. Legge 104/1992: usi ed abusi, a cura dell'avv. Alfonso Colletti, Studio Avvocato Colletti

3. Jobs act e collocamento mirato, a cura dell'avv. Donata Amendola

4. Novità sui licenziamenti a cura del prof. Valerio Maio, docente di diritto del lavoro, Università degli Studi di Roma Unitelma Sapienza

5. Il sistema del Calcolo pensioni, a cura del dr. Aldo Corsa, funzionario INPS

6. La collaborazione patronale: impegni e responsabilità, a cura del dr. Daniele Marzullo, Direzione Generale Patronato Anmil, responsabile Organizzazione e Formazione

7. Accesso banche dati INPS- il Consiglio di Stato si pronuncia, a cura del dr. Daniele Marzullo, Direzione Generale Patronato Anmil, responsabile Organizzazione e Formazione

8. Jobs act e nuove formule contrattuali, a cura del prof. Valerio Maio, docente di diritto del lavoro, Università degli Studi di Roma Unitelma Sapienza

Il progetto formativo "Formare ed informare" è stato realizzato:

Con il patrocinio dell'Università degli Studi di Roma Unitelma Sapienza

Con il patrocinio della Regione Lazio.

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Sede centrale: comunicati diramati nel mese di febbraio

Di seguito viene riportato l'elenco completo dei comunicati diramati dalla Sede Centrale U.I.C.I. nel mese appena trascorso, con la specificazione del relativo numero e dell'oggetto.

Vi ricordiamo che tutti i comunicati possono essere consultati all'indirizzo internet http://www.uiciechi.it/documentazione/circolari/main_circ.asp

dove è possibile effettuare ricerche mirate tramite un comodissimo motore di ricerca.

- 17 Decima Giornata Nazionale del Braille - Pistoia 18 Febbraio - Bari 20 Febbraio 2017

- 18 Rivalutazione indennità trattamento di fine rapporto. Indice ISTAT

- 19 RAPPORTO SUL SERVIZIO CIVILE VOLONTARIO Progetti avviati il 3 novembre 2015 e il 1° dicembre 2015 (progetti c.d. ordinari) e progetti "Garanzia Giovani" avviati il 16 aprile 2015 e il 7 settembre 2015

- 20 Rubrica di SlashRadio "Dialogo con la Direzione" mercoledi' 8 febbraio 2017 ore 16,30

- 21 Nuovi Regolamenti - stampa in nero, Braille e formato Daisy

- 22 Servizio del Libro Parlato svolto dalle sezioni territoriali

- 23 Collocamento mirato: dal 1° gennaio 2017, al via le nuove regole introdotte dal decreto correttivo del Jobs Act

- 24 Decima Giornata Nazionale del Braille - Campobasso 25 febbraio 2017

- 25 Premio Campiello Letteratura

- 26 Indagine sulla qualità di vita e del sonno tra le persone con disabilità visiva

- 27 Guida alle agevolazioni fiscali per disabili - Edizione 2017

- 28 Presentazione del progetto formativo "Formare ed informare"

- 29 Decima Giornata Nazionale del Braille - Bari 20 Febbraio 2017 - VARIAZIONE SEDE

- 30 Rubrica di SlashRadio "Chiedi al presidente"

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Notizie dagli enti collegati

Comunicato IRIFOR Centrale n. 7, diramato in data 09-02-2017

Corso di inglese online in preparazione alle certificazioni Cambridge Preliminary e First Certificate

Il corso in oggetto è organizzato dal Centro Linguistico Irifor (CLI) e si svolgerà a partire dal mese di maggio 2017. Al corso potranno partecipare giovani e adulti non vedenti e ipovedenti che avranno un livello di conoscenza della lingua inglese adeguato ad uno dei due esami (B1 o B2). Il possesso dei requisiti linguistici sarà comprovato attraverso un test di ingresso, anch'esso erogato a distanza dal CLI. Gli studenti idonei verranno poi contattati singolarmente per gli adempimenti tecnici ed organizzativi del corso.

I due corsi avranno durata di almeno 4 mesi, estendibili secondo le necessità del gruppo studenti, e si terranno completamente a distanza. Si chiederà agli studenti un impegno settimanale per lo studio individuale e per sessioni sincrone (telefoniche o in videoconferenza) che si terranno almeno una volta a settimana per due ore.

Il CLI mette a disposizione su richiesta guide illustrative delle due certificazioni e i relativi esami.

Il Centro, inoltre, offre un servizio gratuito di consulenza per l'iscrizione all'esame e lo svolgimento delle relative pratiche burocratiche presso il centro convenzionato dell'Università degli Studi di Urbino Carlo Bo. Gli studenti che alla fine del corso vorranno sostenere l'esame presso questo centro, potranno usufruire del supporto logistico e organizzativo dei volontari del CLI.

Il CLI organizza i due corsi online a titolo totalmente gratuito, per offrire agli studenti di tutto il territorio nazionale la possibilità di approfondire la loro formazione linguistica e conseguire certificazioni riconosciute a livello internazionale da tutti gli enti educativi, universitari e lavorativi.

Il sostenimento dell'esame finale, invece, prevede una tassa di iscrizione imposta da Cambridge ESOL.

Gli studenti interessati a partecipare al corso, sono pregati di compilare, firmare e inviare per email all'indirizzo cli@irifor.eu l'apposita scheda di adesione. Verranno in seguito contattati dal CLI per la selezione e la verifica del livello di conoscenza della lingua inglese.

______________________________________________________________________________________

Per richiedere la scheda di adesione, si prega di contattare la Sezione UICI di appartenenza, facendo riferimento al comunicato IRIFOR Centrale n. 7/2017.

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Superando.it del 16-02-2017

Scongiurare questa disastrosa eventualità

«Manterremo alta l'attenzione su un aspetto che risulta vitale per migliaia di persone e cercheremo di mettere in campo tutte le iniziative possibili, anche in accordo con altre Associazioni e organizzazioni analogamente coinvolte sul problema, per scongiurare questa disastrosa eventualità». lo dichiara Franco Bettoni, presidente della FAND (Federazione tra le Associazioni Nazionali dei Disabili), a proposito delle voci riguardanti possibili tagli al Fondo Nazionale per le Politiche Sociali e a quello per le Non Autosufficienze, confermate nei giorni scorsi dal ministro Poletti

"Divieto di tagli" Come già la FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap) e il Comitato 16 Novembre - ciò di cui avevamo riferito nel nostro giornale - è ora la FAND (Federazione tra le Associazioni Nazionali dei Disabili), presente anch'essa all'incontro dei giorni scorsi del Tavolo per le Non Autosufficienze, a lanciare l'allarme, dopo le conferme, da parte del ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Poletti, delle voci riguardanti possibili tagli al Fondo Nazionale per le Politiche Sociali (300 milioni per il 2017) e a quello per le Non Autosufficienze (500 milioni, sempre per il 2017).

«Manterremo alta l'attenzione - dichiara in tal senso Franco Bettoni, presidente di tale Federazione - su un aspetto che risulta vitale per migliaia di persone e cercheremo di mettere in campo tutte le iniziative possibili, anche in accordo con altre Associazioni e organizzazioni analogamente coinvolte sul problema, per scongiurare questa disastrosa eventualità». (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: ufficiostampafand@anmil.it.

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Redattore Sociale del 16-02-2017

Inserimento lavorativo, slitta di un anno l'obbligo di assumere disabili

Un emendamento al Milleproroghe rinvia al 2018 la modifica del Jobs Act alla legge 68/99, che prevede per le aziende con 15-35 dipendenti l'obbligo di copertura delle quote di riserva anche in assenza di nuove assunzioni. La scadenza per ottemperare all'obbligo slitta da marzo 2017 a gennaio 2018.

ROMA. Il decreto Milleproroghe rinvia di un anno le nuove norme sull'assunzione dei lavoratori disabili. L'obbligo per le aziende con un numero di dipendenti compreso tra 15 e 35 slitterà al 2018. Il "ripensamento" è contenuto in un emendamento approvato al Senato, e poi ripreso nel testo del maxiemendamento sul quale il governo ha chiesto e ottenuto la fiducia: il testo approvato di fatto rinvia al 1 gennaio 2018 la scadenza per le assunzioni obbligatorie, che continueranno a valere solo per le nuove assunzioni.

Viene così a cadere - per tutto il 2017 - quanto previsto dal Jobs Act, che modificava la legge 68/99, introducendo per le aziende con 15-35 dipendenti l'obbligo di adempiere all'obbligo delle quote di riserva anche in mancanza di nuove assunzioni. Un obbligo che doveva essere assunto entro marzo 2017. Ora, con la novità del milleproroghe, il cronometro riparte: fino al 31 dicembre 2017 resteranno le vecchie norme e quindi, l'obbligo di coprire le quote di riserva scatterà soltanto in caso di nuove assunzioni.

Il testo del Milleproroghe è stato approvato al Senato con 153 voti favorevoli e 99 contrari e viene ora trasmesso alla Camera per la (scontata) approvazione definitiva, che dovrà esserci entro il prossimo 28 febbraio.

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Superando.it del 17-02-2017

Sventare questo attacco al lavoro delle persone con disabilità

Uno dei Decreti Attuativi del cosiddetto "Jobs Act" aveva previsto che da quest'anno entrassero in vigore misure che avrebbero potuto aprire la concreta aspettativa di assunzione per decine di migliaia di persone con disabilità. Ora, però, come denuncia la FISH, il cosiddetto "Decreto Milleproroghe", approvato al Senato e passato alla Camera, rinvia l'entrata in vigore di quel provvedimento al 2018. «A questo punto - dichiara il presidente della FISH Falabella - ci appelliamo ai Deputati, per riparare questo grave attacco al diritto al lavoro delle persone con disabilità».

Nel cosiddetto Decreto Milleproroghe approvato ieri al Senato e passato ora all'esame della Camera, c'è anche, secondo la FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap), «una disposizione che incide direttamente sull'inclusione lavorativa delle persone con disabilità», ritenuta esplicitamente da Vincenzo Falabella, presidente nazionale della Federazione, come «un grave attacco al diritto al lavoro delle stesse».

Per comprendere meglio la questione, ci affidiamo al "riassunto delle puntate precedenti", proposto in una nota sempre dalla FISH. «Il Decreto Legislativo 151/15 - vi si legge -, attuativo della riforma del lavoro promossa tra il 2014 e il 2015, il cosiddetto Jobs Act, aveva finalmente sanato, anche su pressione della nostra Federazione, una lacuna della Legge 68/99 ["Norme per il diritto al lavoro dei disabili", N.d.R.], che disciplina il collocamento mirato delle persone con disabilità. Dal primo gennaio di quest'anno, infatti, erano state introdotte nuove regole per le assunzioni obbligatorie di lavoratori con disabilità, con la novità più rilevante consistente nell'obbligo anche per i datori di lavoro privati che occupano un numero di risorse comprese tra 15 e 35 dipendenti di assumere un lavoratore con disabilità nel proprio organico (anche non essendo in programma nuove assunzioni) e prevedendo poi il rispetto delle aliquote di riserva, sempre dal primo gennaio di quest'anno, anche per i partiti politici, le organizzazioni sindacali e le organizzazioni che, senza scopo di lucro, operano nel campo della solidarietà sociale, dell'assistenza e della riabilitazione (anche qui pure in assenza di nuove assunzioni)».

«Una prospettiva - sottolinea Falabella - che apriva la concreta aspettativa di assunzione di un numero presumibile fra le 70 e le 90.000 persone con disabilità, vista la platea dei datori di lavoro interessati. Una misura la cui entrata in vigore, al contrario, viene rinviata al 2018 dal Decreto Milleproproghe».

«A questo punto - dichiara il Presidente della FISH - ci auguriamo che a Montecitorio non venga posta la fiducia e che vi siano i margini per riparare al grave attacco al diritto al lavoro delle persone con disabilità contenuto in quel testo. Ci appelliamo pertanto al senso di responsabilità dei Deputati e attendiamo un segnale concreto verso uno dei più pesanti elementi di discriminazione delle persone con disabilità: l'esclusione dal mondo del lavoro. Un dato secco e illuminante: oggi, infatti, una sola persona con disabilità su cinque lavora!». (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: ufficiostampa@fishonlus.it.

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Redattore Sociale del 27-02-2017

La Festa del Lavoro sia dedicata alla disabilità: Uici scrive ai sindacati

Lettera aperta del presidente nazionale Barbuto: "Nonostante le leggi e l'azione di associazioni e sindacati, centinaia di migliaia e forse milioni di persone sono in cerca di lavoro. Le loro battaglie devono unirsi alle rivendicazioni più generali delle classi meno abbienti, perché venga costruito e rinsaldato un vasto fronte comune della solidarietà sociale".

ROMA. Dedicare la prossima Festa del Lavoro (1 maggio) alla disabilità, trasformando così la ricorrenza in "una grande occasione di unità e di solidarietà sociale": lo chiede con forza l'Unione italiana ciechi e ipovedenti, attraverso il suo presidente nazionale Mario Barbuto. È lui a firmare la lettera aperta ai segretari generali delle Confederazioni sindacali Cgil, Cisl e Uil: Susanna Camusso, Annamaria Furlan e Salvatore Barbagallo.

"Scrivo a nome delle centinaia di migliaia di ciechi e ipovedenti italiani, certo di interpretare anche i sentimenti, i desideri e le aspettative dell'intero mondo della disabilità: alcuni milioni di persone in tutta Italia - spiega Barbuto - Scrivo per proporre alle Confederazioni Sindacali di dedicare il prossimo appuntamento del Primo maggio in tutte le piazze d'Italia al tema della disabilità, coniugata alla solidarietà sociale, all'eguaglianza e al diritto al lavoro". Come già accaduto, peraltro, lo scorso anno a Bologna, dove proprio questo tema "ha fatto da filo conduttore delle manifestazioni sindacali del Primo Maggio, riscuotendo il consenso generale dei cittadini e dei lavoratori".

L'attenzione alla disabilità si rende necessaria, alla luce dello scarto tra normativa e realtà, in tema d'inclusione lavorativa. Come spiega Barbuto, "nonostante le leggi di protezione, nonostante l'azione continua delle nostre associazioni rappresentative, sovente supportata anche da una consistente opera di sostegno delle Confederazioni Sindacali, centinaia di migliaia e forse milioni di persone con disabilità rimangono ogni giorno alla ricerca della loro dignità offesa, da conquistare innanzitutto e soprattutto proprio grazie alla realizzazione del diritto al lavoro che renda possibile l'indipendenza economica, l'autonomia personale, la libertà dal bisogno". È però necessario che le battaglie delle persone disabili e delle loro famiglie e associazioni si uniscano "alle rivendicazioni più generali delle classi meno abbienti, perché venga costruito e rinsaldato un vasto fronte comune della solidarietà sociale". Di qui la richiesta di "dedicare il prossimo Primo Maggio proprio a questa costruzione di un fronte ampio della solidarietà sociale". Barbuto si rivolge quindi ai segretari sindacali affinché portino e "diano voce" "sul palco delle celebrazioni gli esponenti del mondo della disabilità, per indirizzare un messaggio chiaro e comune alla società e alla Politica italiana, riguardante un nuovo impegno di lotta e di proposta, verso più avanzate frontiere di solidarietà sociale e di rispetto umano".

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Giornale UICI del 22-02-2017

Comunicato stampa Ministro Fedeli - Giornata Nazionale del Braille

Roma, 21 febbraio 2017

Giornata Nazionale del Braille

Fedeli: "Alfabeto della libertà, dell'uguaglianza, dell'inclusione.

Scuola sostenga nuove generazioni, garantendo pari opportunità"

"Oggi si celebra la Giornata nazionale del Braille, invenzione che nonostante abbia ormai quasi due secoli è ancora uno straordinario strumento di conoscenza, sviluppo e integrazione per le ragazze e i ragazzi non vedenti impegnati in un percorso di formazione. Uno strumento che nulla ha perso della sua originaria carica innovativa e di emancipazione culturale e sociale. Il Braille infatti è stato, è e sempre più dovrà continuare ad essere l'alfabeto della libertà, dell'uguaglianza, dell'inclusione e delle pari opportunità. E la scuola sempre più dovrà sostenere le nuove generazioni nel loro percorso formativo, garantendo le condizioni di pari opportunità per tutte e tutti, rimuovendo ogni tipo di ostacolo o barriera e favorendo l'inclusione". Così la Ministra dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca Valeria Fedeli in occasione della Giornata nazionale del Braille, istituita nel nostro Paese nel 2007.

"Anche dopo l'avvento delle nuove tecnologie, il Braille - continua Fedeli - resta per le studentesse e per gli studenti non vedenti lo strumento fondamentale di accesso alla cultura, l'unico non superato metodo di letto-scrittura. L'informatica, lungi dall'averlo soppiantato, ne ha permesso nuovi, più raffinati utilizzi. E altri ne fa presagire. Ma sempre, alla base di ogni futuribile innovazione, c'è quella straordinaria invenzione di Louis Braille della prima metà del XIX secolo, grazie alla quale, di lì a poco, nacquero le scuole per le non vedenti e per i non vedenti".

L'Italia ha voluto sottolineare l'importanza di tale innovazione approvando, nel 2007, la legge che ha istituito la Giornata nazionale del Braille, durante la quale amministrazioni pubbliche e associazioni sono invitate a promuovere "idonee iniziative di sensibilizzazione e solidarietà", si legge nel testo di legge, "al fine di sviluppare politiche pubbliche e comportamenti privati che allarghino le possibilità di reale inclusione sociale e di accesso alla cultura e all'informazione per tutti coloro che soffrono di minorazioni visive".

"Ma questi obiettivi - sottolinea Fedeli - non vanno perseguiti soltanto in una giornata. Stiamo lavorando e continueremo a farlo per una sempre maggiore inclusione di tutte le ragazze e di tutti i ragazzi diversamente abili. Inclusione e superamento di qualunque possibile ostacolo alla cultura sono e continueranno ad essere la nostra priorità di ogni giorno. E una condizione fondamentale, in questo senso, è garantire che nelle scuole vi siano testi accessibili a tutte le alunne e a tutti gli alunni. Questa non è soltanto una necessità per le studentesse e gli studenti non vedenti. È anzi - conclude - un'opportunità per tutti, perché sappiamo che ogni differenza può costituire un'occasione di arricchimento e avanzamento per l'intera comunità scolastica".

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Superando.it del 22-02-2017

Perché non dedicare una scuola a Louis Braille?

Durante l'incontro di Bari, organizzato dall'UICI della Puglia in occasione della Decima Giornata Nazionale del Braille, il sindaco del capoluogo pugliese Antonio Decaro, che è anche presidente dell'ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani), si è impegnato a dedicare a Louis Braille un luogo pubblico della propria città

«Toccare le lettere è possibile grazie all'alfabeto Braille - viene sottolineato dall'UICI (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti) -, una straordinaria invenzione per i non vedenti. È grazie al Braille che i ciechi sono in grado di scrivere, di leggere e di comunicare per iscritto tra di loro. Il Braille è, per il non vedente, condizione essenziale di una piena autonomia e di un'efficace integrazione nel tessuto sociale, scolastico, lavorativo e culturale. A due secoli dalla sua nascita, esso mantiene intatta la propria versatilità e universalità, risultando più che mai attuale».

Ogni anno, dunque, come abbiamo ampiamente raccontato in questi giorni, ricorre il 21 febbraio la Giornata Nazionale dedicata a tale sistema, istituita dalla Legge 126/07, per contribuire a dare maggiore valore all'invenzione di Louis Braille, il genio francese divenuto cieco a soli tre anni. Quella data, lo ricordiamo, è stata scelta perché coincidente con la Giornata Internazionale della Lingua Madre, promossa nel 1999 dall'Unesco.

Di numerosi eventi organizzati in occasione del 21 febbraio abbiamo già riferito in altre parti del giornale. Qui ci occupiamo dell'incontro promosso presso l'Istituto Comprensivo Statale Massari-Galilei di Bari dal Comitato Regionale Pugliese dell'UICI, alla presenza di numerosi autorevoli ospiti.

A fare gli onori di casa è stato Gino Iurlo, presidente dell'UICI Puglia, che ha dichiarato: «Visto che oggi siamo ospiti di una scuola, mi preme sottolineare come la scuola non riesca ancora a garantire ai giovani ciechi e ipovedenti pari opportunità di apprendimento e accesso alla cultura e all'informazione: spesso, infatti, i testi scolastici arrivano in ritardo, gli insegnanti di sostegno non hanno una preparazione specifica e frequentemente non conoscono neppure il Braille; inoltre, non sono state create le condizioni affinché le attività sportive e ricreative siano accessibili a tutti. Su tutto questo dobbiamo lavorare ancora e ancora, grazie anche al contributo di tutti voi presenti oggi».

«La nostra scuola - ha affermato dal canto suo Francesco Lorusso, dirigente dell'Istituto ospitante - è felice di ospitarvi in occasione di questa importante giornata. La nostra è una scuola aperta, che fa dell'inclusione uno dei suoi obiettivi prioritari. Da qualche tempo abbiamo tra i nostri docenti un insegnante non vedente e ne siamo contenti e orgogliosi».

In rappresentanza delle Istituzioni è intervenuto poi il senatore barese Luigi D'Ambrosio Lettieri, dichiarando che la Giornata del Braille «dovrebbe essere la giornata di tutti e non solo dei ciechi». Quindi, Paola Romano, assessora alle Politiche Giovanili, Educative, all'Università e alla Ricerca del Comune di Bari, ha innanzitutto ringraziato l'UICI per aver voluto organizzare l'evento in una scuola. «Vi faccio un invito - ha poi detto, rivolgendosi all'UICI Regionale e Provinciale -, vi chiedo di organizzare insieme una giornata di presentazione del Braille nelle scuole della nostra città, perché dobbiamo tutti conoscere questo sistema e come funziona».

«Stiamo lavorando insieme al vostro presidente regionale Gino Iurlo - ha aggiunto Salvatore Negro, assessore della Regione Puglia al Welfare - per risolvere le criticità dettate dalla riforma riguardante l'abolizione delle Province, come ha stabilito la Legge 56/14. Quella scolastica, ne sono convinto, è una questione che non dovrebbe riguardare i Comuni e le Regioni ma essere direttamente gestita dal Governo e dal Ministero dell'Istruzione, affinché i diritti dell'inclusione vengano assicurati sin dal primo giorno di scuola».

Successivamente, il presidente nazionale dell'UICI Mario Barbuto si è rivolto direttamente al sindaco di Bari Antonio Decaro, che è anche presidente dell'ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani), ricordandogli che «da alcuni anni chiediamo alle Amministrazioni Locali di dedicare una via o una piazza a Louis Braille. E allora, Signor Sindaco, perché non dedicare a Bari una scuola a Louis Braille?».

La risposta di Decaro - che ha esordito ringraziando il mondo dell'associazionismo per il ruolo di supplenza che spesso si trova a dover ricoprire per conto dello Stato e delle Amministrazioni Locali - non si è fatta attendere: «Io lo prendo - ha dichiarato - l'impegno di dedicare un luogo pubblico della nostra città a Louis Braille; le targhe ci insegnano infatti a ricordare e a capire quanto di buono è stato fatto. E se mandate una lettera al "secondo" Antonio Decaro, il presidente dell'ANCI, mi impegno ad inoltrarla agli ottomila Sindaci di tutta Italia affinché l'impegno sia condiviso da nord a sud del Paese. E mi impegno anche a tenere aperto il Centro Educativo Riabilitativo per Videolesi "Gino Messeni Localzo" di Rutigliano (Bari), anche in collaborazione con gli altri Amministratori Locali della Regione, a costo di dover vendere il palazzo della Provincia!».

È stata poi la volta di Antonio Giampietro, il docente non vedente dell'Istituto Massari-Galilei, citato in precedenza dal suo Dirigente Scolastico. «L'esperienza di insegnare in una scuola media - ha detto - rappresenta per me un'avventura straordinaria. Il Braille significa tantissimo. Leggere dei testi, come per esempio la poesia, in Braille ti permette non di ascoltare un testo, ma di viverlo, ti entra nella testa e anche nel cuore. E il Braille funziona benissimo anche per lo studio delle lingue straniere».

«Il Braille è più attuale che mai - ha ribadito il concetto Nicola Stilla, presidente del Club Italiano del Braille, oltreché presidente dell'UICI Lombardia - perché quei sei puntini che lo formano continuano ad essere essenziali per tutte le persone con disabilità visiva. La sintesi vocale non può sostituire il Braille. E soprattutto per apprendere lingua straniera, per imparare a suonare uno strumento bisogna studiare, e leggere direttamente è la condizione essenziale per accedere alla cultura».

«Come si può pensare - si è chiesto infatti Barbuto - che le persone vivano nell'analfabetismo soltanto ascoltando? Tutti noi usiamo i computer e gli smartphone, ma sappiano anche scrivere e leggere su carta. E perché mai questa possibilità dovrebbe essere preclusa alle persone con disabilità visiva? La tecnologia non rottama ciò che c'è, ma lo rende utilizzabile attraverso un mezzo moderno. Il Braille rimane il sistema principe di accesso alla cultura per i ciechi. Invito quindi tutti quindi a stare vicini alla nostra Unione, al Club del Braille, a questa bellissima invenzione che ha cambiato la vita di tutti noi».

Gli interventi conclusivi della giornata sono stati quelli di Giuseppe La Pietra, componente della Commissione Istruzione e Formazione dell'UICI («il Braille è più attuale che mai, e non è per niente sostitutivo delle nuove tecnologie. Il Braille e l'informatica sono "gemelli" e si intendono perfettamente»), Giuseppe Catarinella, non vedente e ingegnere informatico, che ha raccontato come viene utilizzato il Braille nell'era tecnologica che stiamo vivendo, auspicando una sempre maggiore accessibilità dei prodotti tecnologici ed Enrico Palladino, docente di musica e componente della Commissione Studi musicali dell'UICI, che ha voluto ricordare come «la musica sia l'unica forma d'arte accessibile per una persona con disabilità visiva, perché si basa sul canale sensoriale uditivo; fare musica significa stare con gli altri. Il Braille è nato per la musica». (C.G. e S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: Chiara Giorgi (chiagiorgi@gmail.com).

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Superando.it del 20-02-2017

Il Braille, che ha fatto uscire i ciechi dalla "preistoria"

di Gianluca Rapisarda*

Domani, 21 febbraio, sarà la Decima Giornata Nazionale del Braille, che celebrerà un evento istituito dalla Legge 126/07, con la quale il Parlamento italiano ha suggellato un atto di alto valore etico, sociale e culturale, dedicato al noto sistema di lettura e scrittura in rilievo, ideato dal francese Louis Braille, che consente anche ai non vedenti di leggere, scrivere, comunicare e fissare il proprio pensiero, oltreché di studiare, lavorare e integrarsi nel contesto sociale di appartenenza. Con la suddetta Legge, dunque, il nostro Paese, tra i primi nel mondo, ha riconosciuto l'importanza determinante di una scrittura dedicata, per una minoranza, altrimenti condannata irreparabilmente all'emarginazione.

La data del 21 febbraio, tra l'altro, non è stata scelta a caso: essa coincide infatti anche con la Giornata Internazionale della Lingua Madre, istituita nel 1999 dall'Unesco e riconosciuta dall'ONU nel 2007, per promuovere la diversità linguistica e culturale e il multilinguismo.

Louis Braille nacque a Coupvray, non lontano da Parigi, il 4 gennaio 1809. Il padre era un modesto artigiano che viveva fabbricando finimenti per cavalli. A 3 anni, giocando nel laboratorio paterno, il bambino si ferì gravemente a un occhio con una lesina e le premurose cure dei genitori non valsero a frenare l'infezione che rapidamente si estese anche all'altro occhio, portandolo, nel giro di un anno, alla cecità assoluta.

A 10 anni, Louis fu accolto nell'Istituto Reale per i Giovani Ciechi di Parigi (INJA - Institut National des Jeunes Aveugles), fondato da Valentin Haüy nel 1784. Il giovane Braille manifestò molto presto le sue straordinarie qualità, suscitando lo stupore degli insegnanti, soprattutto per la capacità di concentrazione.

In quel tempo, il piccolo mondo dell'Istituto fu emotivamente conquistato dall'invenzione di un ex ufficiale di artiglieria, Charles Barbier de La Serre, il quale aveva ideato un sistema di scrittura, chiamandolo "scrittura notturna", costituito da punti in rilievo i quali, secondo lui, avrebbero consentito ai militari di leggere al buio, per non essere individuati dai nemici. Barbier pensò quindi di far testare la sua invenzione agli allievi dell'Istituto per i Ciechi di Parigi. Il sistema risultava piuttosto complesso e poco pratico, perché fondato su due colonne parallele di sei puntini ciascuna. E tuttavia, l'esperimento fu accolto con entusiastico interesse dai giovani allievi, alcuni dei quali (e tra essi Braille) iniziarono una corrispondenza con Barbier, utilizzando il suo laborioso metodo.

Rispetto ai numerosi tentativi precedenti per far leggere i ciechi, Barbier aveva introdotto una novità particolarmente significativa per chi avrebbe dovuto leggere con le dita: aveva sostituito i punti in rilievo al tratto continuo (ovviamente in rilievo), utilizzato da Valentin Haüy per stampare i primi volumi per i suoi alunni. A quel punto la speranza di poter trovare un modo per scrivere adatto ai ciechi e un'innata attitudine per la ricerca metodica condussero Braille, ancora adolescente, ad intuire il valore che avrebbe potuto assumere, per lui e per i suoi compagni, la disponibilità di un sistema di scrittura semplice e razionale.

Non sappiamo se altri, fra quei ragazzi, abbiano condiviso il desiderio di trovare la soluzione a un problema da loro ritenuto prioritario, o se Braille si sia dedicato alla ricerca solitaria, sostenuto unicamente dall'entusiasmo e dalla fede, tipici della sua età. Egli riconobbe per altro il suo debito verso Barbier de La Serre, ma va esclusivamente a lui il merito di essere riuscito ad ottenere risultati definitivi, dopo alcuni anni di studio tenace e sistematico sulla posizione convenzionale di punti impressi su cartoncino. Eravamo nel 1825, Braille aveva appena 16 anni e il suo sistema poteva dirsi virtualmente compiuto.

Nel 1829 pubblicò Procedimento per scrivere le parole, la musica e il canto corale per mezzo di punti in rilievo ad uso dei ciechi ed ideato per loro, opera con la quale fece conoscere la scrittura da lui inventata, che è quella ancora oggi utilizzata dai ciechi di tutto il mondo.

Durante tutta la vita, dovette lottare per fare accettare il suo sistema. Il direttore dell'Istituto parigino, Pierre-Armand Dufau, ordinò che i ciechi non si avvalessero del sistema ideato da Braille, ritenendolo una crittografia utilizzata unicamente dai suoi alunni per non fargli comprendere ciò che in segreto si sarebbero comunicati fra di loro.

Soltanto nel 1850 fu stampata la prima opera in Braille, fuori della Francia (nemo propheta in patria!). Il 27 settembre 1878, poi, al Congresso Universale per il Miglioramento della Sorte dei Ciechi e dei Sordomuti, tenutosi a Parigi in occasione dell'Esposizione Universale, vennero respinte tutte le perplessità e le incertezze e ci si pronunciò per l'adozione del Braille convenzionale con i sei punti originari. Seguirono quindi nel 1917 l'adozione del Braille originale pure negli Stati Uniti d'America, nel 1929 il riconoscimento internazionale della Notazione Musicale Braille e infine, nel 1949, su decisione dell'Unesco, l'uniformità dei vari alfabeti Braille, cosicché il sistema venne adottato nelle lingue arabe, in quelle orientali e nei dialetti africani, diventando così il metodo universale di lettura e di scrittura dei ciechi di tutto il mondo.

Louis Braille morì nel 1852. Nel 1887, a seguito di una sottoscrizione nazionale, venne eretto a Coupvray un monumento in suo onore. La sua casa natale accoglie ora il Museo Louis Braille, affidato alle cure della WBU, l'Unione Mondiale dei Ciechi.

Nel 1952, in occasione del primo centenario della morte, la Francia, rendendo finalmente onore al suo genio, ne accolse le spoglie mortali nel Pantheon di Parigi, tra i "grandi" della nazione.

Da ultimo, vanno ricordate due caratteristiche veramente straordinarie del Braille: il sistema risulta estremamente duttile e flessibile, tanto che, con i soliti sei punti e ricorrendo a piccoli accorgimenti, i ciechi hanno la possibilità di leggere e scrivere tutti i testi di loro interesse, sia nelle lingue antiche che in quelle moderne, nelle lingue slave, in arabo e in cinese (i ciechi cinesi, per scrivere in Braille, hanno sostituito gli ideogrammi con una scrittura fonetica).

Inoltre, lo stesso Braille, fin dalla prima edizione della sua opera, si preoccupò affinché fosse possibile scrivere la musica. In tal senso, al fine di evitare equivoci sulla natura del testo da leggere (le dieci cifre, ad esempio, corrispondono alle prime dieci lettere dell'alfabeto, così come sono scritte con segni, corrispondenti a lettere dell'alfabeto, anche le note musicali), si usano apposite chiavi di lettura, in modo che il lettore possa immediatamente comprendere se sta leggendo un testo letterario, matematico, musicale o altro.

E ancora, il Braille è risultato perfettamente adattabile anche all'informatica, tanto che gli otto punti utilizzati dal sistema binario hanno consentito di realizzare display braille con cui l'utente può avvalersi indifferentemente del Braille a otto o a sei punti.

Questa ulteriore possibilità di adattamento del sistema ha prodotto risultati di incalcolabile valore: i testi, infatti, possono essere agevolmente trasferiti da un qualsiasi computer al display braille e viceversa, possono essere memorizzati, immessi in una stampante, possono essere rielaborati, integrati, corretti innumerevoli volte, al fine di ridurre gli spazi notevoli e gli alti costi della carta richiesti dalla trascrizione in Braille.

E tuttavia, nonostante i molteplici benefìci recati alle persone minorate della vista dal sistema di lettura e scrittura Braille, ideato da uno di loro, appositamente per loro, ancora oggi molti manifestano una forte ostilità. Da numerosi genitori, ad esempio, il metodo è considerato emarginante e stigmatizzante, identificandone in qualche modo l'apprendimento con il riconoscimento definitivo della cecità del figlio.

Molte volte abbiamo poi sentito dire che «il Braille è superato e che non serve più». E paradossalmente lo dicono anche troppi insegnanti per il sostegno i quali - particolare tutt'altro che trascurabile - non solo non lo conoscono, pur dovendolo insegnare agli alunni affidati alle loro cure, ma rifiutano di impararlo, relegando i malcapitati bimbi alla condizione di "analfabeti strumentali".

Occorre rispetto per il sentire di ognuno, ma noi abbiamo l'obbligo di far sapere che nel contesto sociale attuale l'analfabetismo crea enormi difficoltà. L'autentica emarginazione, infatti, deriva dall'impossibilità di risolvere i problemi, non già dagli strumenti con i quali i problemi stessi si risolvono.

Il Braille ha fatto uscire i ciechi dalla "preistoria", consentendo loro di comunicare per iscritto e di partecipare attivamente alla vita culturale della società. Sarebbe impossibile, pertanto, pensare oggi alla formazione di una persona, anche con disabilità visiva, che non padroneggiasse con disinvoltura un proprio sistema di letto-scrittura.

Gianluca Rapisarda,

Direttore scientifico dell'IRIFOR (Istituto per la Ricerca, la Formazione e la Riabilitazione) dell'UICI (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti).

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Giornale UICI del 22-02-2017

La sfilata di carnevale per celebrare la 10° Giornata Nazionale del Braille a Potenza

"Louis Braille aprì ai ciechi la strada della conoscenza", questo il messaggio che la sezione

UICI di Potenza ha voluto rappresentare in maniera insolita ed originale per celebrare la 10° edizione della Giornata Nazionale del Braille, partecipando alla sfilata di carnevale "Nessuno escluso" che si è svolta domenica 19 febbraio per le vie della città.

L'UICI potentina ha voluto celebrare la rivoluzione culturale di Braille, attraverso la trasposizione di tre quadri mascherati afferenti a tre precisi momenti storici: la condizione di ciechi che chiedevano l'elemosina, l'invenzione del Braille, e il diritto all'istruzione e primi laureati ciechi.

Il gruppo mascherato di circa 30 persone era costituito dal primo gruppo di tre non vedenti che hanno indossato gli abiti da straccioni e che a bordo di un furgoncino tutto colorato hanno dato mostra di se con chitarra e fisarmonica; a seguire due giullari che annunciavano l'invenzione del Braille rappresentata da 12 persone che indossavano dei pannelli 50 x 70 sui quali erano riportate le lettere per comporre le parole Louis e Braille nel doppio codice nero/braille e disegni rappresentativi della parola associata alla singola lettera.

L'elaborazione grafica e pittorica, molto accattivante è stata realizzata dagli studenti del Liceo Artistico di Potenza ed ha richiamato l'attenzione di tutti per la bellezza dei disegni, la leggibilità delle lettere e l'originalità dell'idea. Le dodici persone indossavano anche dei cappelli realizzati con le riviste Braille.

A seguire un gruppo di alunni dell'I.C. Sinisgalli di Potenza che con gonnelline realizzate sempre con i fogli delle riviste Braille e mascherine che riproducevano le sagome delle mani si sono esibiti in una performance itinerante avente ad oggetto il messaggio di luce e conoscenza che portavano sulle spalle. Chiudevano il gruppo mascherato quatto persone che indossavano toga e tocco e che portavano in bella vista la pergamena della laurea e ciò per testimoniare la conquista del diritto all'istruzione.

L'UICI ha voluto, dunque consegnare alla città un messaggio insolito per una sfilata di carnevale ma occorreva utilizzare un momento per tutti per far guardare alle persone cieche in maniera differente.

La decima giornata ha vissuto, poi, il suo momento più alto nel Concerto al buio, il primo realizzato in Basilicata nel quale si sono esibiti la soprano Anna Varriale accompagnata al pianoforte dal M° Fernando Russo.

Un'esperienza sensoriale unica!, una vera e propria sinestesia che ha offerto ai partecipanti la possibilità di ascoltare i colori della musica.

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Superando.it del 15-02-2017

In Senato a discutere di inclusione

«Abbiamo sottolineato la necessità di giungere ad alcuni obiettivi imprescindibili: la formazione qualificata degli insegnanti di sostegno, la presenza di non più di 20 alunni ove siano presenti studenti con disabilità certificata, il coinvolgimento delle Famiglie e delle Associazioni nelle diverse fasi che contraddistinguono il percorso di inclusione, nonché l'accessibilità dei libri di testo e degli strumenti didattici»: così l'UICI riferisce della propria Audizione al Senato, sui Decreti Attuativi della Legge sulla "Buona Scuola", a fianco dei rappresentanti di varie altre organizzazioni

«Nel corso del nostro intervento abbiamo sottolineato la necessità di giungere con determinazione ad alcuni obiettivi imprescindibili: la formazione qualificata degli insegnanti di sostegno, la presenza di non più di 20 alunni ove siano presenti studenti con disabilità certificata, il coinvolgimento delle Famiglie e delle Associazioni nelle diverse fasi che contraddistinguono il percorso di inclusione scolastica, nonché l'accessibilità dei libri di testo e degli strumenti didattici»: lo si legge in una nota dell'UICI (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti), diffusa subito dopo l'Audizione di tale organizzazione presso la Settima Commissione del Senato (Istruzione Pubblica, Beni Culturali, Ricerca Scientifica, Spettacolo e Sport), sui Decreti Attuativi della Legge 107/15 (La Buona Scuola), che tanto stanno facendo discutere in queste settimane, a partire da quello sull'inclusione (Atto di Governo n. 378).

All'Audizione hanno partecipato anche i rappresentanti di FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap), FAND (Federazione tra le Associazioni Nazionali delle Persone con Disabilità), ENS (Ente Nazionale Sordi), ANIEP (Associazione Nazionale per la Promozione e la Difesa dei Diritti delle Persone Disabili), ANFFAS (Associazione Nazionale Famiglie di Persone con Disabilità Intellettiva e/o Relazionale), ADOS (Associazione Docenti di Sostegno) e del Coordinamento Nazionale Famiglie Disabili.

«Affermando con decisione e convinzione - aggiunge la nota dell'UICI - i princìpi "irrinunciabili" in materia di inclusione scolastica, di formazione specifica (iniziale e in itinere) dei docenti e di pari opportunità per gli studenti in situazione di minorazione visiva, ci impegniamo a mantenere il massimo spirito propositivo e collaborativo nei confronti di tutti gli interlocutori istituzionali coinvolti, come avvenuto sino ad oggi nel corso dell'intero iter legislativo della Legge 107/15». (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: Chiara Giorgi (chiagiorgi@gmail.com).

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Disabili.com del 02-02-2017

Decreto legislativo sull'inclusione scolastica: un'occasione mancata?

Approvato dal Consiglio dei Ministri, il decreto legislativo sull'inclusione scolastica desta molte perplessità.

ROMA. Nei giorni scorsi si è parlato molto degli otto decreti legislativi approvati dal Consiglio dei ministri e relativi alle deleghe al governo previste dalla L. 107/15. Si tratta di decreti applicativi riguardanti diverse tematiche, dalla promozione della cultura umanistica all'effettività del diritto allo studio, dalla formazione iniziale dei docenti agli esami del primo ciclo e, inoltre, dalla revisione dei percorsi di istruzione professionale alle scuole italiane all'estero. Molte sono le importanti novità in merito e molto hanno fatto discutere, a cominciare dai percorsi riguardanti la formazione iniziale dei docenti e l'accesso ai ruoli. Tuttavia, indubbiamente i decreti più attesi e in qualche modo più temuti sono stati certamente quello riguardante il sistema integrato di educazione ed istruzione dalla nascita ai sei anni e quello riguardante la promozione dell'inclusione scolastica degli studenti con disabilità.

Il decreto n. 378, infatti, ridefinisce alcuni aspetti fondamentali riguardanti i percorsi e le misure previste per garantire l'esercizio del diritto allo studio ai bambini ed ai ragazzi con disabilità. In alcuni punti esso modifica le disposizioni previste dalla L. 104/92, pietra miliare dell'integrazione scolastica. Non poche sono state le perplessità evidenziate in merito. Vediamone gli aspetti più significativi.

Una prima perplessità sorge già dalla lettura dell'art. 3, in cui viene non solo evidenziato, nella previsione dell'assegnazione del personale ATA, il limite delle dotazioni già previsto dalle norme precedenti, ma si parla anche del numero massimo di 22 alunni per classe, in presenza di alunni con certificazione, mentre, invece, le prassi previgenti si attestavano al limite di 20 alunni.

Centrale è poi l'art. 5, in cui si prevede un'innovazione importante riguardante la procedura di certificazione: una valutazione diagnostico-funzionale sostituirà infatti la diagnosi funzionale ed il profilo dinamico funzionale, già previsti dalla L. 104/92. Tale valutazione, seguendo quanto previsto dalla Classificazione Internazionale del Funzionamento, della Disabilità e della Salute (ICF), dovrà avere natura bio-psico-sociale ed essere utile alla stesura del Piano Educativo Individualizzato (PEI). Le commissioni saranno di tipo meramente medico. L'assegnazione delle risorse e delle misure previste per ciascuna situazione saranno decise esclusivamente sulla base della valutazione diagnostico-funzionale, che è distinta dall'accertamento della condizione di disabilità. Ciò significa che le risorse assegnate non si relazioneranno alla condizione di disabilità ma alla valutazione del funzionamento. Le risorse di sostegno da assegnare per le specifiche situazioni verranno decise dal Gruppo Inclusione Territoriale (GIT). Ciò pare precludere alle famiglie l'accesso alla via giudiziaria, oggi possibile nel caso in cui il numero di ore assegnate si discosti significativamente da quello richiesto nel PEI. Sarà cioè un gruppo di lavoro, privo di ogni relazione quotidiana e continuativa con i bambini e con i ragazzi, a decidere. Nessuna voce per famiglia e scuola. Così almeno, emerge dalla lettura del testo normativo.

Inoltre, si prevede che il PEI venga elaborato dai docenti con la collaborazione dei genitori (o del soggetto con responsabilità genitoriale), dalle risorse professionali specifiche assegnate alla classe nonché degli operatori socio sanitari. Scompare, cioè, la presenza dei rappresentanti delle ASL in sede di stesura del PEI e di GLHO.

Un'altra importante novità riguarda il cosiddetto blocco dei docenti su posto di sostegno, che passerà dagli attuali cinque anni a dieci anni. La via scelta dagli estensori del testo, dunque, non è l'armonizzazione e la flessibilità delle risorse formate, come proposto più volte dagli stessi docenti quale pratica immediatamente inclusiva, ma, piuttosto, il prolungamento della separazione dei ruoli definiti e, con esso, la prassi della delega al docente di sostegno. Certamente con maggiore favore è accolto invece il volere del legislatore di estendere il numero dei crediti riguardanti il percorso formativo della specializzazione per il sostegno e di prevedere percorsi di formazione anche per il personale non docente.

Altre perplessità riguardanti l'inclusione scolastica emergono dalla lettura di altri due decreti legislativi approvati dal Consiglio dei Ministri. Nel decreto applicativo n. 377, infatti, dedicato ala formazione iniziale dei docenti ed all'acceso ai ruoli, possiamo leggere che il percorso formativo dei docenti delle scuole secondarie di secondo grado avrà percorsi separati per i docenti curricolari e per i docenti specializzati. Tali percorsi saranno tutti a tempo pieno, quindi sarà pressoché impossibile conseguire i due titoli necessari per avere accesso sia al posto di tipo curricolare che di sostegno. La tanto discussa separazione delle carriere, cioè, formalmente scongiurata da un blocco decennale, sarà cioè una realtà di fatto per i docenti del secondo grado i quali, una volta superato il concorso dovranno percorrere una strada formativa di durata triennale per il posto curricolare o di sostegno. Chi volesse conseguire anche l'altro titolo, cioè, dovrebbe abbandonare il lavoro e ripercorrere un altro percorso formativo triennale.

Anche il decreto n. 384, riguardante la valutazione e gli esami del primo ciclo, suscita non poche perplessità, in quanto prevede, al pari delle scuole secondarie di secondo grado, il conseguimento del diploma finale solo nel caso in cui le prove d'esame differenziate siano equipollenti a quelle ordinarie. Agli alunni con disabilità per i quali verranno predisposte prove non equipollenti sarà rilasciato un attestato di credito formativo, titolo utile per l'iscrizione e la frequenza della scuola secondaria di secondo grado e dei corsi di istruzione e formazione professionale, ma solo ai fini del riconoscimento di ulteriori crediti formativi. Il destino formativo dei ragazzi con disabilità, cioè, si deciderà interamente all'età di 14 anni. Chi scrive non può non sottolineare che ciò pare contraddire in maniera evidente lo stesso spirito dell'ICF, vale a dire quella centralità di aspetti contestuali che definiscono la situazione di concreto svantaggio di alcuni alunni. Tali aspetti, va da sé, dovrebbero avere natura evolutiva e non consegnare i ragazzi a percorsi formativi segnati fin dalle scuole di primo grado.

È iniziato intanto il percorso delle audizioni sui decreti e non sono mancate le polemiche. Alle critiche dure già espresse dalla Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap (FISH) si uniscono dunque quelle della Federazione tra le Associazioni Nazionali delle persone con Disabilità (FAND), di Cittadinanza Attiva e di parte del mondo politico. Non mancano le critiche dei docenti. Si sottolinea da più parti la mancanza di partecipazione delle famiglie, delle organizzazioni che si occupano di disabilità e degli stessi professionisti. Un provvedimento lacunoso, parziale e che contiene diverse possibilità di derive, ancora una volta viene calato dall'alto, nonostante le richieste di dialogo da parte di tutti i soggetti realmente coinvolti, che restano inascoltate.

Per approfondire:

Le novità introdotte dai decreti

Riflessioni sul decreto legislativo sull'inclusione scolastica

In disabili.com:

Deleghe Buona scuola

di Tina Naccarato

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Superando.it del 08-02-2017

Scuola: il confronto si riapre

ROMA. «Esprimiamo una cauta soddisfazione per le aperture raccolte, ma intendiamo mantenere uno stato di mobilitazione fino al raggiungimento degli obiettivi che le nostre Federazioni ritengono irrinunciabili, per la reale qualità dell'inclusione scolastica degli alunni con disabilità»: lo dichiarano in una nota congiunta Franco Bettoni e Vincenzo Falabella, presidenti nazionali rispettivamente di FAND (Federazione tra le Associazioni Nazionali di Persone con Disabilità) e FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap), dopo i segnali di apertura di questi giorni, sia da parte governativa che parlamentare, che potrebbero portare a ridiscutere gli Schemi di Decreto Attuativi della Legge 107/15 sulla Buona Scuola, a partire dall'Atto di Governo n. 378, riguardante l'inclusione.

Come si legge infatti nella nota di FAND e FISH, «i toni decisi e le posizioni ben motivate mantenute dalle nostre Federazioni nelle Audizioni presso le Commissioni Cultura e Affari Sociali della Camera, chiamate ad esprimere pareri sui Decreti Attuativi della Buona Scuola, hanno sortito i primi effetti. In ordine di tempo, la prima apertura è arrivata proprio dal ministro dell'Istruzione Valeria Fedeli, che assieme al sottosegretario Vito De Filippo, ha incontrato le nostre delegazioni, raccogliendo le ribadite osservazioni critiche sui Decreti Attuativi e profilando possibili interventi correttivi. La seconda apertura, invece, si è registrata nuovamente con le Commissioni Cultura e Affari Sociali della Camera: anche in questa sede, infatti, abbiamo avuto l'opportunità di sostenere ancora una volta e di farlomaggiormente nel dettaglio, l'esigenza di emendare i Decreti sottoposti all'esame parlamentare. La disponibilità è di entrare nel merito delle singole correzioni proposte, prima di chiudere i lavori e restituire il parere alla Presidenza del Consiglio».

A questo punto l'impegno di FAND e FISH sarà segnatamente rivolto alla presentazione e al sostegno dei singoli emendamenti che, come emerso in queste settimane anche dal dibattito accesosi sulle pagine del nostro giornale, non potranno essere né pochi, né marginali. (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: ufficiostampa@fishonlus.it; resp_ufficiostampa@anmil.it.

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Redattore Sociale del 10-02-2017

Sostegno, il Miur: "Accoglieremo le richieste delle associazioni"

Dopo le critiche che gran parte del mondo associativo e sindacale per la disabilità ha rivolto ai decreti attuativi della "Buona scuola", la ministra Fedeli assicura che "le imprecisioni o le problematiche emerse verranno migliorate in ambito parlamentar". A partire dal diploma di licenza media per gli studenti disabili, messo a rischio dal decreto sulla valutazione.

ROMA. Sulla riforma del sostegno e dell'inclusione, il ministero dell'Istruzione è pronto a rivedere i decreti: lo ha fatto sapere ieri sera la ministra Fedeli, pubblicando una nota in cui assicura che "le imprecisioni o le problematiche emerse verranno migliorate in ambito parlamentare". È una promessa importante, che dovrebbe rassicurare il mondo associativo e sindacale, che non aveva risparmiato critiche ai decreti, dopo la loro approvazione in Consiglio dei ministri, evidenziandone lacune e carenze.

In particolare la Fish si era subito messa al lavoro, con le sua associazioni, elaborando 43 emendamenti, contenuti nella Memoria depositata alla Camera in sede di audizione presso le competenti commissioni. E forse proprio l'incontro di pochi giorni fa con la ministra Fedeli, in cui osservazioni e critiche sono state ribadite, è servito per sollecitare una risposta chiara da parte del ministero.

Tra le tante questioni sollevate, una in particolare ha destato allarme nelle scuole, nelle case e nelle sedi associative: le nuove regole, contenute nel decreto sulla valutazione, per il conseguimento del diploma di scuola secondaria di primo grado da parte degli studenti con disabilità. Il decreto richiede infatti che il titolo sia conseguito solo a seguito di prove "equipollenti", mentre in caso di prove "non equipollenti", si otterrebbe solo un attestato di credito formativo. In altre parole, con la nuova normativa, gli alunni con disabilità intellettiva o autismo (soprattutto per loro sono predisposte le prove differenziate) non avrebbero più diritto al diploma di licenza media.

Ed è soprattutto su questo punto che la ministra Fedeli rassicura con chiarezza: "Tutte le studentesse e gli studenti con disabilità saranno messi nelle condizioni di svolgere al meglio il proprio percorso di studi - scrive la ministra - e di concluderlo sostenendo prove che attestino le loro specifiche competenze e abilità, in base al Piano educativo individualizzato, predisposto di proposito per loro". E in particolare "rispetto all'esame di secondaria di primo grado - aggiunge la ministra - la stessa legge 104 del 1992 stabilisce chiaramente che le studentesse e gli studenti della scuola dell'obbligo debbano essere verificati in base agli obiettivi del Piano educativo individualizzato, affinché si possa ragionare sulle abilità specifiche sviluppate e potenziate durante gli anni di studio. Continueremo su questa strada - assicura e rassicura quindi la ministra - e rafforzeremo una scuola di diritti e di opportunità che metta al centro le ragazze e i ragazzi, le loro peculiarità e il loro desiderio di futuro".

Per quanto riguarda invece il decreto sull'inclusione, esso "nasce dalla volontà e dalla determinazione di dare alle ragazze e ai ragazzi con disabilità pari opportunità formative e una qualità della vita all'altezza delle loro esigenze e dei loro sogni. Per questo - promette la ministra - le imprecisioni o le problematiche emerse verranno migliorate in ambito parlamentare. Abbiamo chiaro che la disabilità è ricchezza, non è qualcosa in meno ma una positiva diversità e la nostra azione sarà improntata su questo principio cardine". (cl)

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Vita.it del 09-02-2017

Niente licenza media per gli alunni disabili, riconosciuto l'errore

di Sara De Carli

È il primo risultato, per quanto ancora non scritto, del confronto tra politica e associazioni sul testo della delega sull'inclusione scolastica. Da parte della ministra Fedeli c'è la disponibilità ad accogliere le osservazioni che verranno dal Parlamento. Le associazioni sono impegnate a formulare proposte, confronto aperto con la politica.

Si apre uno spiraglio per ridiscutere i testi della delega sull'inclusione degli alunni con disabilità. Fish e Fand hanno avuto tre incontri importanti, nelle scorse ore, che consentono ora di parlare - così fa un comunicato congiunto - di una «cauta soddisfazione». «Sono cauto, però abbiamo trasferito ai politici il senso di responsabilità e abbiamo trovato disponibilità a confrontarsi per migliorare il testo», afferma Vincenzo Falabella, presidente della Fish.

La prima apertura è arrivata dalla ministra dell'Istruzione Valeria Fedeli che, assieme al sottosegretario Vito De Filippo, ha incontrato lunedì sera le delegazioni di Fand e Fish: «abbiamo ribadito le nostre osservazioni critiche sui decreti attuativi e i possibili interventi correttivi», spiega Falabella. «La ministra ha ribadito la disponibilità ad aprire un confronto e successivamente ad accogliere le osservazioni e i miglioramenti del testo che verranno dal Parlamento».

Incassata quindi la disponibilità del Governo a rimettere mano ai testi, il secondo passaggio è stato con le relatrici della delega alle Commissioni Cultura (VII) e Affari sociali (XII) della Camera, le onorevoli Simona Malpezzi e Elena Carnevali: Fish e Fand hanno presentato ancora e più nel dettaglio i punti critici dei decreti all'esame del Parlamento e le proposte di emendamenti. «Siamo entrati molto nel merito tecnico dei singoli emendamenti, in particolare sui cinque punti che, nel testo di delega sull'inclusione, consideriamo irrinunciabili», conferma Falabella. I cinque punti (a cui se ne aggiungono in realtà tre riguardanti altri deleghe) sono i seguenti:

1. partecipazione di tutti gli attori (persona con disabilità, famiglia enti locali e sanitari ) alla formulazione del profilo di funzionamento ed alla quantificazione delle risorse.

2. coerenza organizzativa, di contenuti e di partecipazione tra Pei e progetto individuale, e forte strutturazione degli stessi progetti attraverso il sussidio e la consulenza dei centri territoriali di supporto (CTS) e centri territoriali per l'inclusione (CTI).

3. concreta realizzazione della continuità didattica, in particolare dei docenti per il sostegno, sullo stesso alunno con disabilità.

4. declinazione dei livelli essenziali delle prestazioni in tema di inclusione scolastica ed espressa indicazione delle modalità per la loro piena attuazione.

5. tetto massimo inderogabile di 22 alunni per classe di ogni ordine e grado, in presenza di un alunno con disabilità grave o due con disabilità non grave.

La posizione di fondo è che «una delega mirata sull'inclusione scolastica degli alunni con disabilità deve avere gli alunni al centro. Senza nulla togliere agli interessi legittimi di altri soggetti, deve essere questa l'attenzione principale, gli interessi dei ragazzi e il loro diritto fondamentale all'istruzione», ribadisce con forza Falabella. «Siamo fermi su questo, forti delle nostre famiglie: la nostra posizione è critica ma propositiva, costruttiva, siamo portatori di un interesse e abbiamo gli strumenti per dare una mano per migliorare il testo». Anche qui la disponibilità a rivedere i testi c'è, benché dalle Commissioni non usciranno emendamenti veri e propri ma soltanto un parere con delle osservazioni, che andrà alla Presidenza del Consiglio: saranno quindi la ministra Fedeli e il Governo poi a dover modificare il testo e in questo senso è importantissima la disponibilità raccolta lunedì sera.

L'impegno delle associazioni quindi ora è rivolto all'approfondimento di singoli punti. «Continuità didattica e formazione iniziale e permanente degli insegnanti per noi sono punti fermi, qualificanti la delega», ripete Falabella. In sostanza, sulla continuità le associazioni ribadiscono la centralità dell'alunno e del suo diritto all'istruzione; sul numero di alunni per classe sembra ci sia disponibilità a rimettere mano al testo, tornando alla situazione attuale e pare riconosciuto anche quell'errore macroscopico della "equipollenza" che con la delega impedirebbe ai ragazzi di avere una vera licenza di terza media e quindi poi di conseguire un diploma. «Però vede, stiamo tamponando i problemi tornando alla situazione esistente, mentre la delega doveva andare in tutt'altra direzione, doveva innovare e doveva migliorare l'inclusione dei nostri ragazzi», afferma Falabella.

In questa prospettiva è un segnale positivo la "volontà di ripartenza" che è stata espressa all'interno dell'Osservatorio per l'inclusione degli alunni disabili del Miur, che mai ha visto né discusso i testi delle deleghe, riunitosi invece martedì pomeriggio: «lì devono essere fatte le proposte e le innovazioni e tutti i soggetti che vi partecipano - amministrazione, politica, parti sociali - hanno espresso la volontà di ripartire in maniera coesa. La partecipazione non deve essere uno slogan ma una buona pratica», chiude Falabella.

Anche CoorDown ha partecipato alla riunione dell'Osservatorio e sottolinea come i rappresentanti delle istituzioni si siano mostrati disponibili all'ascolto e abbiano espresso la volontà di accogliere le proposte di modifica arrivate direttamente dalle associazioni. Si apre a questo punto qualche spiraglio che lascia ben sperare per il futuro: «Le criticità sono tante, ma ci preme in particolare sottolineare l'importanza di conservare l'impianto normativo e le garanzie previste dalla legge 104/1992 e dalla legge 328/2000. In questa fase, naturalmente, restiamo vigili e attenti all'evoluzione dello scenario, lasciamo al Governo il tempo necessario per valutare con attenzione i nostri input e attendiamo con fiducia gli sviluppi del confronto», ha detto Antonella Falugiani, Vicepresidente di CoorDown.

Appare particolarmente ambizioso e oggetto di battaglia invece l'obiettivo della continuità didattica sullo stesso alunno: proprio oggi il sindacato Anief ad esempio afferma che «la continuità didattica non si garantisce legando il docente al banco dell'alunno disabile e pensare di salvaguardare i bisogni formativi dell'allievo, confermando lo stesso insegnante di sostegno per un alto numero di anni è un'illusione. Tale docente è, infatti, inserito all'interno dell'organico scolastico: all'inizio di ogni nuovo anno, sempre che abbia mantenuto la stessa sede di servizio, nulla vieta che possa cambiare allievo. Inoltre, la programmazione educativa individualizzata non è frutto del singolo docente, ma sempre e solo del Consiglio di Classe e quell'organismo ogni anno cambia volto e strategie. Ci sono i docenti precari, la mobilità, i sono i trasferimenti volontari e d'ufficio, i pensionamenti: in questo quadro, con la programmazione destinata ogni volta a settembre a mutare, con oltre la metà dei componenti cambiati, è chiaro che non si possa pensare di garantire la continuità didattica solo costringendo il docente di sostegno a rimanere sull'alunno».

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Giornale UICI del 13-02-2017

Sostegno: continuità didattica tra ambiguità e irrealtà

di Luciano Paschetta

In questi giorni di intenso dibattito sui decreti delega della legge 107, tra gli altri argomenti , si è scritto molto anche sulla necessità di garantire la continuità del sostegno agli alunni con disabilità, cosa questa del tutto condivisibile purché si faccia chiarezza sul come si intende garantirla. Ho già avuto modo di scrivere in più occasioni che garante dell'inclusione non è il docente per il sostegno, ma il contesto, ovverossia: una classe i cui docenti titolari si facciano carico dell'insegnamento anche all'alunno con disabilità ed una scuola che sappia accoglierlo garantendogli pari opportunità di apprendimento, di accessibilità agli ambienti ed al materiale didattico ed alle opportunità di socializzazione. Opinioni queste ampiamente condivise da articoli di altri amici.

Viceversa in questi giorni abbiamo visto chiedere a garanzia della continuità didattica la permanenza del docente per il sostegno per l'intera durata del corso di studi dell'alunno. Una posizione questa ambigua sul piano pedagogico perché se è vero, come è vero, che garanzia dell'inclusione è un contesto che sappia interagire sul piano didattico e relazionale con l'alunno con disabilità, la permanenza dello stesso insegnante per il sostegno è indubbiamente cosa importante, ma non lo è meno la continuità dei maestri e dei professori titolari ai quali è dato il compito di insegnare anche a lui. L'inclusività è data da: un piano triennale dell'offerta formativa che dia linee guida, per una scuola per tutti e per ciascuno che, come tale, favorisca la partecipazione degli alunni con disabilità al dialogo didattico, , dal quale discenda un piano annuale per l'inclusione che individui strategie , metodologie ed una organizzazione delle attività didattiche capaci di rispondere ai loro "bisogni di apprendimento " ed al quale possano far riferimento i consigli di classe interessati per sviluppare P.I. inclusivi alla cui progettazione collaboreranno tutti i docenti e la famiglia ed al quale si atterranno tutti i docenti , sia pur con la collaborazione del docente per il sostegno nell'attività didattica quotidiana.

Viceversa richiedere la permanenza del solo docente per il sostegno sull'alunno significa perpetuare un concetto errato: quello che questi sia il "docente dell'alunno disabile", cosa questa che fanno le famiglie quando si limitano a rivendicare l'aumento delle sue ore.

Sarebbe già più coerente con la normativa chiedere la permanenza per un certo periodo dello stesso docente per il sostegno "sulla classe/scuola. Queste richieste, al di là delle valutazioni didattico-pedagogiche, sono comunque irrealizzabili sul piano pratico e nel contesto normativo che regola lo stato giuridico del personale docente. Legare il periodo di permanenza in una determinata sede al numero degli anni del ciclo scolastico frequentato dall'alunno disabile concretamente sarebbe realizzabile solo nel caso di rapporto 1/1 , diversamente, se, ad esempio, al momento dell'assegnazione della sede al docente gli verrà affidato un alunno di prima e uno di quarta, quando quello di quarta terminerà, lui riprenderà uno di prima e per altri cinque anni non potrebbe di nuovo cambiare sede, e così via.

Tuttavia al di là di questi "tecnicismi" il richiedere una permanenza sulla sede del docente per il sostegno per un tempo diverso da quello dei colleghi è improponibile poiché la mobilità del personale è normata da regole precise che riguardano tutti i docenti (e non potrebbe essere diversamente).

Per avere continuità occorre avere stabilità dell'organico di tutti i docenti di una determinata scuola , per questo noi avevamo accolto con favore l'obbligo di permanenza triennale nello stesso ambito territoriale , come un primo passo verso una maggior stabilità dei docenti sulle classi.

Luciano Paschetta

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Giornale UICI del 06-02-2017

Venticinque anni non sono bastati

di Luciano Paschetta

5 febbraio 1992 , 5 febbraio 2017: 25 anni di vita della legge 104, certamente una pietra miliare nella storia dell'integrazione scolastica nel nostro paese, ma che, nata "codificando" un modello di inclusione che si era venuto sviluppando a partire dalla legge 517 del 1977, non terrà conto che alcuni anni prima la sentenza 215 aveva aperto agli alunni con disabilità intellettiva le porte della scuola secondaria di secondo grado, limitandosi ad estendere a questi ultimi il modello applicato nella scuola dell'obbligo.

Lo stesso errore ha fatto chi ha interpretato il mio articolo "L'inclusione non la realizzano i giudici" come una manifestazione di volontà di escludere i disabili intellettivi dalla scuola: non era certo mio intendimento rispolverare vecchi concetti di ineducabilità dei disabili, ma muovendo dalla sentenza del giudice che assegnava un sostegno pari all'intero orario scolastico, sostegno che viene affidato al solo insegnante di sostegno, ho voluto sottolineare come ad un problema complesso come l'educazione di un disabile con gravi difficoltà di apprendimento, quella sentenza che affida alla sola scuola la soluzione del problema fosse assolutamente inadeguata a risolverlo.

Il giudice, infatti, anche in questo caso ha dimenticato che la legge prevede altre figure a sostegno dell'inclusione degli alunni con disabilità e che la scuola è inserita in un contesto, contesto che in casi come questo più che mai serve sia "educante". La mia è la voce di chi da oltre quarant'anni si batte e opera a favore dell'inclusione dei disabili, di tutti i disabili, ma è anche l'esperienza di un ex dirigente scolastico di scuola secondaria di secondo grado che , ha sempre sostenuto che nel 1987 , quando la sentenza della C.I. ha aperto le porte della scuola superiore a tutti i disabili, andava fatta una seria riflessione pedagogica capace di costruire un modello veramente inclusivo per questo grado di scuola. Proverò a chiarire il mio pensiero e lo farò nel modo in cui ho sempre agito in questi anni : cercare di tradurre i principi in prassi operativa.

In estrema sintesi, possiamo dire che finalità della scuola dell'obbligo sia l'insegnamento e l'educazione alle diverse aree del sapere per fornire al bambino/ragazzo gli strumenti essenziali per la conoscenza e le competenze minime per la "comprensione" e organizzazione formale della realtà e per orientarsi nella scelta del suo futuro percorso scolastico. Diversa la finalità della scuola di secondo grado che deve invece fornire agli studenti competenze specifiche a secondo dell'indirizzo e gli strumenti per il loro futuro inserimento attivo nella società secondo le capacità e potenzialità di ciascuno e questa , se vogliamo che gli studenti con disabilità siano inclusi, deve essere la finalità anche per loro: al termine del percorso essi dovranno aver acquisito abilità e competenze che, sia pur commisurate alle loro potenzialità, gli permettano il massimo di autonomia e di inserimento socio-lavorativo possibile. Nel progettare il loro percorso formativo, però, non si può non tenere conto della crescente divaricazione della forbice dei saperi tra il disabile intellettivo ed i compagni. Tale divaricazione , differenziando sempre più gli obiettivi didattici e riducendo quelli comuni possibili , rende via, via sempre meno fruibile al disabile il dialogo didattico nella maggior parte del tempo scuola e ciò al di là delle metodologie utilizzate e delle "buone intenzioni". Tutto ciò porta il disabile con grave ritardo di apprendimento ad un progressivo isolamento dal gruppo classe ed inevitabilmente rende sempre più difficile la sua reale inclusione , a meno che, ricorrendo al principio dell'"accomodamento ragionevole" si attivino percorsi formativi che coinvolgano anche dei compagni e dilatino il tempo scuola comune fruibile dall'alunno con disabilità , ma la scuola non ha quasi mai al suo interno le risorse per attuare simili percorsi, per farlo occorre agisca con l'aiuto ed in rete con altre agenzie educative. Quale esempio si pensi all'alternanza scuola-lavoro ed a come essa rappresenti una grossa opportunità in tal senso. Attorno ai progetti di alternanza scuola-lavoro è possibile costruire momenti operativi comuni con i compagni dove vengano richiesti livelli diversi di competenze e vengano valorizzate anche le competenze informali del disabile e dove, il docente per il sostegno, potrà sviluppare con i docenti titolari semplici contenuti, ma tuttavia coerenti con quanto da loro svolto, mentre altri operatori , esperti del settore, potranno attivare per lo studente con disabilità momenti di attività pre-lavorative idonee a svilupparne le capacità operative. Il ragazzo con disabilità potrà in tal modo sentirsi parte integrante del gruppo trovando nuova motivazione al lavoro didattico e migliorare la sua autostima. Viceversa lavorando in un gruppo classe dove l'insegnamento è prevalentemente "formale" e sempre più lontano dalle sue possibilità, egli si vivrà sempre più estraneo

Non so se la necessaria sintesi ha reso giustizia ai critici per quanto affermato nel mio precedente scritto, dove ho inteso semplicemente dire che per rendere effettivamente inclusivo il processo educativo del disabile intellettivo, in particolare questo nella scuola secondaria di II grado, non basta la scuola da sola: occorre un modello che possa anche prevedere attività che coinvolgono competenze che la scuola non ha, che tenga conto che una vera inclusione non può prescindere da un lavoro didattico che lo accomuni ai suoi compagni fin là dove possibile e che, quando serve, la scuola si "apra" al territorio per attingervi le risorse necessarie, ma soprattutto occorre un vero progetto educativo che abbia, così come avviene per i compagni normodotati, il focus riferito a quello che sarà l'avvenire del ragazzo al termine del corso di studi. Per riuscirci è senz'altro necessario riorganizzare il tempo scuola, ma questo non è sufficiente se lo si fa non coinvolgendo le risorse del territorio lavorando in modo coordinato e su obiettivi comuni con le altre agenzie che possono completare il lavoro della formazione della persona nel suo complesso. Purtroppo non sono bastati 25 anni per capire l'inadeguatezza di quel modello che , se pur codificato dalla legge, nato per l'inclusione nella scuola dell'obbligo, non è adeguato per l'inclusione nella secondaria di secondo grado

Serve un modello che garantisca allo studente con disabilità intellettiva che frequenta una classe di scuola superiore, non "pari apprendimenti" che non sarebbe in grado di comprendere, ma pari opportunità di apprendimento per raggiungere finalità comuni, fornendo anche a lui, in situazione di inclusione, il massimo di autonomia e competenze possibili per un suo inserimento attivo nella società .

Luciano Paschetta

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Superando.it del 08-02-2017

Salvate i Gruppi di Lavoro Interistituzionali!

di Flavio Fogarolo*

«Nella Legge 104 del '92 - scrive Flavio Fogarolo - era ben chiara l'idea che la scuola non poteva essere lasciata sola a occuparsi degli alunni con disabilità e che serviva anche la partecipazione di soggetti esterni (Aziende Sanitarie, Enti Locali, Associazioni e in certa misura famiglie e studenti). Perché dunque l'attuale Schema di Decreto sull'Inclusione intende abolire i Gruppi di Lavoro per l'Inclusione stabiliti dalla Legge 104, dando vita al GIT (Gruppo per l'Inclusione Territoriale), che non è interistituzionale e che ha funzioni completamente diverse?

Tra le novità più incomprensibili che verrebbero introdotte dalla nuova Legge Delega sull'inclusione scolastica (l'Atto del Governo n. 378, attualmente in discussione al Parlamento), c'è l'abolizione dei Gruppi di Lavoro per l'Inclusione previsti dalla Legge 104/92, sia quello di Istituto che quello Provinciale. Non si capisce la logica di questo provvedimento ed è difficile trovare una spiegazione, se non nella confusione e improvvisazione che caratterizza, anche in altre parti, questo documento e quelli collegati.

L'articolo 15 della Legge 104/92, quello appunto che istituiva i Gruppi di Lavoro Provinciale e d'Istituto, verrebbe dunque abrogato e sostituito con un articolo completamente nuovo, tramite il quale introdurre il GIT, Gruppo per l'Inclusione Territoriale (articolo 8 dello Schema di Decreto n. 378). Ora, l'unica cosa che hanno in comune i Gruppi della Legge 104 con il GIT è proprio la parola "gruppo" ed è su questo nome che probabilmente si sono fermati gli estensori del Ministero. Per il resto, infatti, composizione, ruoli, funzioni... questo nuovo organismo non ha nulla in comune con quelli che conosciamo i quali, di fatto, vengono semplicemente aboliti, non sostituiti.

Il GIT è un organo interno dell'Amministrazione Scolastica, mentre una caratteristica fondamentale dei Gruppi della 104 era la partecipazione di soggetti esterni: Aziende Sanitarie, Enti Locali e Associazioni; in quello di Istituto, poi, anche i genitori e nella scuola secondaria di secondo grado gli studenti. Erano gruppi detti "interistituzionali", appunto.

Nella Legge 104, del resto, era ben chiara l'idea che la scuola non poteva essere lasciata sola a occuparsi dell'educazione e dell'istruzione degli alunni con disabilità. Bisognava uscire dalla situazione di delega istituzionale che aveva caratterizzato gli anni del cosiddetto "inserimento selvaggio" e arrivare a un'assunzione condivisa delle responsabilità, in cui ciascun soggetto (Ente Locale, Azienda Sanitaria, Associazione, Scuola) facesse la propria parte. In tal senso, i Gruppi Interistituzionali, con gli Accordi di Programma, svolgevano un ruolo fondamentale. Perché dunque abolirli?

Non c'è motivo, innanzitutto, di eliminare il GLI, il Gruppo di Istituto le cui funzioni sono anzi oggi, con l'autonomia scolastica, assai più rilevanti che nel 1992 [anno della Legge 104, N.d.R.] e che in molte realtà (non ovunque, lo sappiamo bene) funziona egregiamente e contribuisce a definire un'offerta formativa che sia veramente destinata e accessibile a tutti gli alunni della scuola.

È un Gruppo che dovrebbe essere valorizzato, non abolito, anche in funzione delle nuove procedure previste dal Decreto, come la valutazione e il piano dell'inclusione. Non serve a nulla, infatti, valutare la qualità dell'inclusione scolastica (articolo 4 dello Schema di Decreto n. 378), se poi non si attivano interventi adeguati per superare le criticità eventualmente emerse. E non si può pensare che la scuola possa fare tutto da sola, valutarsi e definire rimedi e cure.

Per quanto poi riguarda il GLIP (Provinciale), esso svolgeva un'importante funzione di coordinamento tra i diversi soggetti istituzionali, anche in rapporto agli Accordi di Programma. Non si è mai occupato di quantificazione delle risorse di sostegno dei singoli alunni, ma eventualmente della definizione di criteri generali di assegnazione. Al suo posto dovrebbe essere formalizzato il GLIR (Regionale), finora previsto solo nelle Linee Guida Ministeriali sull'Integrazione del 4 agosto 2009, che avevano correttamente ribadito l'importanza degli Accordi di Programma, necessariamente Regionali con la nuova organizzazione scolastica, e che aveva individuato proprio nel Gruppo Interistituzionale Regionale l'organismo preposto a sostenere l'azione degli Uffici Scolastici Regionali, per condurre e monitorare tale processo.

Il GIT, invece, è finalizzato alla quantificazione del sostegno e ha funzioni completamente diverse: non si vede, quindi, per quale motivo la sua istituzione debba porre fine agli altri Gruppi. Non è interistituzionale, anche perché gestisce dati sensibili e non può essere aperto a persone estranee all'Amministrazione, non vincolate alla riservatezza professionale. Non può occuparsi di Accordi di Programma, perché il suo territorio di competenza, l'Ambito, interessa esclusivamente la scuola e non avrebbe interlocutori omogenei con cui rapportarsi.

In realtà, l'organizzazione territoriale per l'inclusione avrebbe altre dimensioni da considerare, di cui però non parlano i Decreti Delega. Se da un lato, infatti, vengono aboliti espressamente i due Gruppi Interistituzionali della Legge 104, viene messa in forse (ignorandole) la sopravvivenza delle Reti Territoriali per l'inclusione attualmente in funzione, anche se in modo non uniforme, in varie Regioni d'Italia e su cui il Ministero ha investito negli ultimi anni risorse e competenze: parlo dei CTS (Centri Territoriali di Supporto), dei CTI (Centri Territoriali per l'Inclusione), degli Sportelli Autismo e altro. È con queste Reti che i GIT si devono integrare, consolidando quelle che funzionano e sostenendo seriamente quelle che arrancano.

Il GIT non può certo ridurre la propria funzione alla fase della definizione dei posti di sostegno: in ciascuno di essi ci saranno due insegnanti in semiesonero per tutto l'anno scolastico, che non si limiteranno - si spera - a lavorare per l'inclusione solo nei mesi destinati all'organico, ma sosterranno attivamente le scuole del territorio, con attività di formazione, consulenza, dovendo gioco forza rapportarsi con le attuali Reti (i già citati CTS, CTI e gli Sportelli). A tal proposito, molto probabilmente servirà una riorganizzazione territoriale per rendere coerente l'organizzazione del GIT, basata sull'Ambito, con quella delle Reti preesistenti ed essa dovrà essere ovviamente affidata agli Uffici Scolastici Regionali, con il supporto del GLIR.

Per concludere, mi si lasci esprimere l'amarezza per dover intervenire su questi Schemi di Decreto sempre per cercare di scongiurare pericolosi arretramenti, mai per poter sostenere proposte innovative e inclusive di qualità di cui la nostra scuola avrebbe tanto bisogno. Ha senso dover difendere con le unghie una Legge di venticinque anni fa, la 104 del 92, e non cercare di andare oltre? Siamo costretti a farlo, purtroppo, quando tante modifiche proposte peggiorano, e pesantemente, la situazione attuale. E ci vogliono anche unghie robuste e ben affilate.

Flavio Fogarolo, Formatore.

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Superando.it del 22-02-2017

Inclusione? No, scuola di tutti!

di Rosa Mauro

«Contesto il termine "inclusione", per come è stato usato finora - scrive Rosa Mauro - perché nella vera inclusione, la scuola sarebbe semplicemente la scuola di tutti, nata per sviluppare le competenze di tutti i suoi membri. Una scuola in cui tutti i docenti - e non uno solo - si informano e si formano per comunicare con tutti i propri alunni, dove i programmi si adeguano a ogni alunno, senza nascondersi dietro a percorsi differenziati. Una scuola che, come il mondo, sia realmente di tutti».

Io odio l'inclusione scolastica! OK, odio anche quella sociale, ma per il momento pensiamo a quella scolastica, dedicheremo all'inclusione sociale un altro articolo.

Ecco, l'ho detto, e ora mi sento decisamente meglio. Perché era un po' di tempo che volevo contestare questo termine ormai accreditato, ormai usato per indicare qualcosa che in realtà non dovrebbe esistere: la divisione delle persone in due gruppi, spesso la divisione in un gruppo e in un singolo, che è "altro" dal gruppo precedente.

Inclusione implica che originariamente qualcosa era escluso, implica uno sforzo che indica una separazione originaria che dev'essere riparata, ma ci siamo chiesti perché si crea questa separazione? E soprattutto andiamo all'origine della parola stessa inclusione: quanti sanno che è una relazione binaria, e quindi reciproca, tra i due gruppi?

In questo periodo stiamo esaminando e discutendo la scuola oggi, come è uscita dall'ultima riforma detta della Buona Scuola, ma questo "peccato" c'era anche prima, sappiatelo.

Cosa c'è di davvero binario e reciproco nella scuola? Davvero il gruppo che potremo chiamare A (docenti curricolari, alunni, genitori) dialoga e interloquisce con il gruppo B (ragazzi con disabilità, docenti di sostegno, assistenti all'educazione e alla comunicazione e genitori)? A me sembra proprio di no.

Nei programmi della scuola che dovrebbe essere di tutti, di materie o di ore dedicate alle competenze di ragazzi con disabilità motorie o sensoriali, o con autismo, non ce ne sono proprio. Casomai, di tanto in tanto, si fanno dei laboratori che non assurgono mai a dignità di materia d'insegnamento.

Vi sono per caso ore di Braille, ore dedicate alla comprensione di una fisicità diversa, possibilità per esempio, di fare ginnastica in modo che anche chi ha problemi fisici possa insegnare qualcosa agli altri? Assolutamente no.

Ci si dedica ad espressioni quali possono essere il teatro o la musica, in cui un autistico non verbale o una persona con difficoltà cognitive possa competere eventualmente con i suoi coetanei?

I ragazzi fanno almeno un certo numero di ore con un tablet, comunicando così con un ragazzo con problemi relazionali? Ma certo che no, quando queste cose si fanno, sono concessioni.

I due gruppi, quindi, non hanno una relazione binaria e perciò non hanno una relazione di inclusione.

E siamo arrivati al punto: le cose false non le sopporto. Il termine inclusione, così come é stato usato finora, è semplicemente falso.

Nella vera inclusione, la scuola sarebbe semplicemente la scuola di tutti, nata per sviluppare le competenze di tutti i suoi membri, perché - e cito dalla matematica, pur non amando questa materia - l'inclusione è una relazione binaria tra due insiemi in cui B è incluso in A se e solo nel caso che X, elemento di B, sia anche elemento di A. Nella mia particolare interpretazione discalcolica e umanistica, questo vuol dire che Paolo (X), cieco, è incluso nella scuola solo se è a tutti gli effetti uguale ad Anna, che vede perfettamente, sia come numero di ore, sia come reciprocità delle informazioni e dell'istruzione.

Per chi dice che questo non è possibile, ribadisco che fornire i giusti ausili a una persona con disabilità non dovrebbe servire a differenziarla, ma a metterla in condizione di uguaglianza con gli altri. L'ausilio può essere certo anche una persona, ma per aiutare a instaurare la relazione, non per allontanare la persona dal gruppo classe.

Però ormai l'inclusione scolastica, così come è concepita, non è salvabile e allora sapete una cosa? Io ne proporrei l'abolizione. Sostituiamola, una volta per tutte, con l'espressione "scuola di tutti" e combattiamo perché questa espressione, più giusta, si realizzi.

Il gruppo collegiale dei docenti - tutti e non solo uno - si informi e si formi per comunicare con tutti i suoi alunni e non solo con quelli che fanno loro comodo, quelli che vengono considerati "normali". I programmi si adeguino, e non ci si nasconda dietro a percorsi differenziati, perché ogni percorso scolare deve esserlo. E i genitori di tutti si riuniscano, parlino, organizzino riunioni e creino obiettivi comuni, perché la scuola non è "o inclusiva o non inclusiva", la scuola, come il mondo, deve essere di tutti.

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Superando.it del 23-02-2017

L'inclusione, la scuola di tutti e le parole del "Gattopardo"

di Luciano Paschetta*

«Non sono bastati quarant'anni - scrive Luciano Paschetta - dalla Legge che eliminò le scuole speciali, per far diventare la scuola quell'istituzione che non solo iscrive tutti quelli che glielo chiedono, ma che sappia veramente essere "di tutti", diventando capace di offrire agli alunni con disabilità pari opportunità di apprendimento, relazione e socializzazione. E oggi, di fronte al grande fermento che ruota attorno ai Decreti di Delega della Legge sulla "Buona Scuola", mi sembra ci si ispiri al famoso detto del "Gattopardo": "Se vogliamo che tutto rimanga com'è, bisogna che tutto cambi"».

Ho letto con interesse l'articolo di Rosa Mauro, pubblicato da «Superando.it» con il titolo Inclusione? No, scuola di tutti!, anche perché il mio unico libro scritto sull'argomento nel 1975, sulla scorta della mia esperienza di consulenza ai primi "inserimenti" di alunni con disabilità visiva nelle scuole torinesi, assieme alla compianta amica professoressa Giuliana Oberto - un'insegnante di lettere di scuola media che aveva avuto in classe in via sperimentale un cieco totale (ovviamente senza insegnante di sostegno) - l'avevamo proprio intitolato Handicap e scuola, il bambino cieco nella scuola di tutti. A quel nostro libro si affiancò in seguito quello dell'amico professor Oscar Schindler, un audiologo che aveva seguito i primi inserimenti di sordi nelle scuole della città (Handicap e scuola, il bambino sordo nella scuola di tutti).

Ciò significa che noi, antesignani dell'inclusione, pensavamo a una scuola per tutti e a questa nostra idea si ispirò il Legislatore, quando, nel 1977, fu approvata la Legge 517, che salutammo con favore proprio perché anteponeva l'adeguamento del contesto al lavoro dell'insegnante per il sostegno, attraverso una nuova didattica inclusiva; di qui la previsione, di quella stessa Legge, di un rapporto docente per il sostegno/alunno con disabilità di solo 1 a 4. Pensavamo e scrivevamo che egli era come la «cartina di tornasole» che indicava che la didattica applicata andava adeguata per poter «integrare» (questo è un termine "d'epoca") i più deboli; scrivevamo anche che «l'alunno con handicap» (questa la terminologia di allora) era «una risorsa per la classe», proprio perché la sua presenza avrebbe dovuto motivare i docenti al cambiamento verso una scuola per tutti.

Il resto è storia, una storia che - come ho avuto modo in questi ultimi tempi di denunciare e scrivere in diverse occasioni - ha preso un'altra strada, puntando tutto sul docente per il sostegno e lasciando pressoché immutato il contesto.

Una storia dove in questi quarant'anni l'Università, nei percorsi di laurea che portano all'insegnamento delle diverse discipline nella scuola secondaria, non solo ha ignorato e ignora quasi del tutto i problemi legati all'insegnamento agli alunni con disabilità, ma che non ha nemmeno sentito la necessità di inserire, tranne sporadiche eccezioni, crediti di Pedagogia e Didattica della Disciplina, quasi che l'insegnare sia una scienza infusa!

Una storia che, mentre si chiudevano le scuole speciali, ha visto nascere presso diverse Università le Cattedre di Pedagogia Speciale, come se vi fosse una pedagogia che si occupa solo dell'educazione dei bambini senza problemi e una pedagogia "altra" per chi perfetto non è.

Una storia che ha registrato la progressiva delega al docente per il sostegno dell'insegnamento agli alunni con disabilità e, conseguentemente, il reclamare sempre più ore di sostegno, fino alla presenza di quel medesimo docente per l'intero ciclo di scuola del ragazzo, come garanzia della continuità didattica.

Una storia che ha registrato la richiesta alle scuole del PAI (Piano annuale per l'Inclusione), a fianco del PTOF (Piano Triennale dell'Offerta Formativa) e del PA (Piano Annuale), documenti, questi, già richiesti in precedenza, quasi che vi sia una scuola per gli alunni "inclusi" e una per gli altri.

Una storia, infine, nel corso della quale sono cambiati i termini inserimento prima, integrazione poi e inclusione ora, con i quali si definisce l'apertura della scuola alla frequenza degli alunni con disabilità, ma dove non sono bastati più di quarant'anni per cambiare di pari passo la scuola stessa, facendola diventare quell'istituzione che non solo iscrive tutti quelli che glielo chiedono, ma che sappia veramente essere "di tutti" sul piano reale della didattica e non solo su quello formale della norma e che mettendo al centro del dialogo educativo l'alunno, diventi capace di offrire agli alunni con disabilità pari opportunità di apprendimento (non sempre è possibile dare pari apprendimenti) e pari opportunità di relazione e socializzazione.

Ed è "sotto il peso" di questa storia che in attualmente assistiamo a un gran fermento attorno ai Decreti di Delega della Legge 107/15 (La Buona Scuola), dove, ancora una volta, anziché porre l'attenzione allo sviluppo di un "contesto" quale vero garante di una scuola per tutti e per ciascuno, lasciatemelo dire, mi sembra ci si ispiri piuttosto al famoso detto del Gattopardo: «Se vogliamo che tutto rimanga com'è, bisogna che tutto cambi». Cosicché noi continuiamo a proclamare la "scuola di tutti", ma a parlare di "inclusione".

Luciano Paschetta,

Referente nazionale per la Scuola della FAND (Federazione tra le Associazioni Nazionali delle Persone con Disabilità).

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Superando.it del 18-02-2017

"Braillando insieme": un progetto inclusivo di alternanza scuola-lavoro

di Gianluca Rapisarda*

CATANIA. In vista della Decima Giornata Nazionale del Braille del 21 febbraio prossimo [se ne legga già ampiamente nel nostro giornale, N.d.R.], è bello informare i Lettori di una significativa esperienza scolastica che proprio nel Braille ha il suo assoluto protagonista.

Si tratta di Braillando insieme, innovativa iniziativa che per il corrente anno scolastico, grazie al metodo di lettura e scrittura Braille, sta impegnando gli studenti della Quarta H del Liceo Scientifico Galileo Galilei di Catania in un progetto realmente inclusivo di alternanza scuola-lavoro, presso il locale Polo Tattile Multimediale. Sfruttando infatti al meglio il nuovo "Piano Triennale di Formazione Obbligatorio", Gabriella Chisari, dirigente di quella scuola, ha deciso di scommettere proprio sulla promozione dell'inclusione degli studenti con BES (Bisogni Educativi Speciali) e DSA (Disturbi Specifici di Apprendimento), individuandola tra le priorità strategiche da fare acquisire ai docenti del proprio liceo, mediante apposite iniziative formative.

Al riguardo, il Collegio Docenti dell'istituto etneo ha ritenuto opportunamente che anche la nuova pratica dell'alternanza scuola-lavoro, introdotta nel sistema formativo ed educativo dalla Legge 107/15 (la cosiddetta Buona Scuola), potesse davvero aiutare il Galilei a raggiungere il nobile scopo di promuovere un modello di scuola più inclusiva e di qualità.

Lo scorso anno scolastico, per altro - e cioè all'inizio della sperimentazione anche nei Licei della nuova attività didattico-professionalizzante dell'alternanza scuola-lavoro - la scuola catanese nutriva qualche perplessità circa un'immediata e proficua attuazione di tale pratica, ma dopo avere riscontrato e sperimentato concretamente le tante opportunità formative e "professionali" svolte dagli allievi delle sue terze classi, si è dovuta ricredere, trovando invece in questo sistema grandi vantaggi, perché unisce il sapere e il saper fare, la conoscenza e la competenza, costituendo quindi un'occasione di arricchimento e di crescita formativa anche per i suoi alunni/studenti con disabilità e con disturbi specifici di apprendimento.

Infatti, secondo quanto rappresentato in sede di incontri collegiali dai docenti del Galilei, grazie alle competenze chiave acquisite durante il percorso di alternanza scuola-lavoro, gli studenti con BES e DSA dell'istituto stanno guadagnando tanta autostima e autonomia personale e, fatto non secondario, stanno apprendendo più velocemente ed efficacemente anche i contenuti didattici dell'insegnamento curricolare.

Corroborato, dunque, da tali positive e costruttive esperienze, per il presente anno scolastico il Galilei ha puntato con ulteriore determinazione al potenziamento delle attività di alternanza scuola-lavoro. Tra terze e quarte, infatti, il numero delle classi coinvolte in progetti di alternanza è salito a ben 29, per circa 800 alunni. Per tutti la scuola etnea ha attivato diversi percorsi in convenzione con Enti, Associazioni e Istituzioni, quali il Comune di Catania e l'Ufficio del Turismo, il Comune di Acicastello, il Parco dell'Etna, l'IBAM (Istituto Beni Archeologici e Monumentali)-CNR di Catania, l'Area Marina Protetta di Acitrezza, l'Associazione Diplomatici, la Sovrintendenza ai Beni Culturali e Ambientali, l'Università di Catania con diversi Dipartimenti, l'INFN (Istituto Nazionale di fisica nucleare), l'INAF (Istituto Nazionale di Astrofisica) e naturalmente il già citato Polo Tattile Multimediale-Stamperia Regionale Braille.

Braillando insieme è stato elaborato in linea con le Direttive Ministeriali e con l'atto di indirizzo dell'istituto scolastico che ne è protagonista, prevedendo la realizzazione di una forma di apprendimento basato sul lavoro di alta qualità, secondo quanto indicato nella Strategia Europa 2020 per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva, in quanto la domanda di abilità e competenze di livello sempre più alto impone al sistema di istruzione di innalzare gli standard di qualità e il livello dei risultati di apprendimento, per rispondere adeguatamente al bisogno di competenze e di inclusione socio-lavorativa di tutti e di ciascuno.

Il progetto - che per quest'anno ha preso avvio alla fine del mese di novembre - si concluderà il 26 maggio prossimo, con il Liceo Galilei che insieme agli amici del Polo Tattile - del quale ringraziamo in particolare il direttore generale Pino Nobile - si pone l'obiettivo concreto di far realizzare ai venticinque studenti della Quarta H una mappa tattile della scuola e di far produrre in Braille, in Large-Print (a caratteri ingranditi) e in formato digitale alcuni capitoli tratti da diverse opere di Galileo Galilei.

Di qui, l'idea di costituire uno staff operativo di classe, coordinato da chi scrive [Gianluca Rapisarda, N.d.R.] in qualità di tutor interno che, in alternanza presso la Stamperia Regionale Braille e il Polo Tattile Multimediale di essa, supervisionato dal tutor aziendale (il citato Pino Nobile), apprenda e sperimenti il "mestiere" della scrittura in Braille e in Large-Print, oltreché della realizzazione di testi digitali in formato accessibile e della produzione grafica multisensoriale, anche in 3D.

Un ulteriore scopo del progetto è far sì che l'esperienza di scrittura dell'articolo di giornale e del saggio breve - previsti dalla normativa relativa alla prima prova dell'Esame di Stato - possa caratterizzarsi come situata in un contesto autentico e inclusivo, attraverso la trascrizione in Braille, in testo ingrandito ed elettronico. Si tratta, pertanto, di un'opportunità didattica concreta e coinvolgente che serve ad avvicinare gli studenti al futuro professionale, ma non solo.

Infatti, il principale auspicio della dirigente Gabriella Chisari è che la mappa tattile e i testi in Braille, Large-Print e formato elettronico realizzati dagli alunni della propria scuola possano fungere da strumento di integrazione e da occasione di stimolo del dibattito sui temi dell'inclusione, dell'uso delle nuove tecnologie digitali accessibili e della progettazione "per tutti" (for all).

Si può dunque dire, in conclusione, che l'alternanza scuola-lavoro, per il tramite del Braille, anche nel profondo Sud del nostro Paese può e deve contribuire a porre le basi per una società migliore e a misura di tutti e di ciascuno.

Gianluca Rapisarda,

Direttore scientifico dell'IRIFOR (Istituto per la Ricerca, la Formazione e la Riabilitazione) dell'UICI (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti) (direttorescientifico@irifor.eu).

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Meta Magazine.it del 21-02-2017

Scuole Oltre la Disabilità, primo incontro al Liceo Joyce di Ariccia

ARICCIA. È iniziato ufficialmente il percorso del progetto "Scuole Oltre la Disabilità", promosso dalla testata giornalistica online Meta Magazine (www.metamagazine.it), in collaborazione con l'Unione Italiana Ciechi ed Ipovedenti di Roma e Provincia. Il 15 Febbraio scorso è stato il Liceo Linguistico e delle Scienze Umane James Joyce di Ariccia a rompere il ghiaccio, ospitando in aula una delegazione di relatori che si sono confrontati con gli studenti su alcuni temi relativi alle disabilità visive. Oltre ad Andrea Titti, editore di Meta Magazine, tra gli altri, hanno interloquito con gli studenti la Presidente dell'Uici di Ariccia e punto di riferimento dell'associazione ai Castelli Romani Elisa Valeri e Silvia Tombolini, coordinatrice del Comitato Giovani Uici di Roma e Provincia, nonchè ex vice campionessa italiana di scherma per non vedenti. Sport, mobilità e tecnologia al servizio dell'integrazione sociale, sono stati i temi di confronto tra giovanissimi studenti e promotori dell'iniziativa, con i ragazzi particolarmente incuriositi e sensibili alle tematiche affrontate. Presenti durante l'incontro anche alcuni docenti, che hanno manifestato interesse affinchè su queste tematiche ci sia un sempre maggiore collegamento tra esperti, famiglie, associazionismo e mondo della scuola, affinchè si possano migliorare le condizioni di insegnamento, apprendimento e profitto da parte di studenti non vedenti ed ipovedenti all'interno del loro percorso scolastico.

"Le risposte, o meglio le domande che abbiamo ricevuto dagli studenti in questo primo incontro - ha dichiarato Andrea Titti - ci testimoniano come l'idea di questo progetto fosse giusta e vada perseguita e proseguita, con sempre più impegno ed attenzione. La disabilità, visiva e non solo, non è un problema clinico che coinvolge dei malati, ma una questione sociale che interessa l'intera società. Un ringraziamento particolare lo rivolgo ai docenti ed alla dirigenza scolastica del Liceo James Joyce di Ariccia che hanno voluto fortemente sin dal primo istante essere parte attiva nel nostro percorso culturale e pratico" ha concluso l'editore di Meta Magazine.

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Il Resto del Carlino del 21-02-2017

A Pesaro l'accademia di lingue per ciechi

PESARO. È nuovissimo ed è pesarese il Centro linguistico nazionale Irifor, specializzato nell'insegnamento della lingua inglese a studenti non vedenti e ipovedenti. «In Italia è l'unico - spiega Eleonora Borromeo, insegnante di lingue e tiflologa, esperta cioé in problematiche della disabilità visiva - anche nella preparazione alla certificazione Cambridge, sia preliminary che first, per corsisti ipovedenti e non vedenti italiani». La sede del Centro linguistico nazionale Irifor è in via Rossi al numero civico 75, in seno alla sezione provinciale dell'Unione italiana ciechi e ipovedenti (Uici). «LE ISCRIZIONI al corso di preparazione per l'esame utile alla certificazione Cambridge rilasciata dal Centro linguistico di Ateneo, il Cla dell'Università di Urbino - continua Borromeo - le abbiamo appena aperte: in due giorni da tutta Italia ci hanno contattato 50 interessati e già 20 sono gli iscritti. Questo primo corso sarà gratuito: si tratta di quattro mesi di lezioni impartite tramite la piattaforma di apprendimento on line e partirà a maggio». Ulteriori informazioni riguardo la modalità di iscrizione e piano di studi è pubblicato sul sito, all'indirizzo www.iriforcli.eu e ci si può mettere in contatto con la segreteria tramite l'indirizzo email cli@irifor.eu. L'istituzione del corso di preparazione è tra i tanti servizi offerti dal Centro linguistico ed è scaturito proprio dalla tesi di laurea di Borromeo. «POCHI sanno che l'Università di Cambridge ha predisposto un formato di esame per la disabilità visiva. Grazie all'accreditamento dell'universitario Centro linguistico d'ateneo diretto ad Urbino da Catherine Farwell è stato possibile creare il ponte con l'università inglese». Quindi il Cli Irifor prepara all'esame che verrà sostenuto al Cla dell'Università di Urbino in collaborazione con Cambridge. «Noi abbiamo colmato un vuoto nella preparazione - continua Borromeo - se si pensa che nel 2001, ottennero le soglie più alte di competenza linguistica (B2, C1 e C2) solo 27 persone non vedenti e 44 ipovedenti in tutto il mondo». Perché questo accade? «La difficoltà di apprendimento delle lingue straniere da parte di disabili visivi non dipende dal deficit - spiega Borromeo -, ma dalla mancata formazione dei docenti di scuola superiore che spesso ignorano gli ausili tiflodidattici e le strategie metodologiche da attuare per l'apprendimento e la riabilitazione dello studente. Infatti, il disabile visivo, con strumenti e metodologia giusti raggiunge, nell'apprendimento della lingua straniera gli stessi obiettivi e le competenze di qualsiasi altro individuo. E non solo». Cos'altro? «C'è carenza di materiale didattico adeguato e personalizzato alle esigenze dello studente». QUINDI? «Il Cli Irifor di via Rossi si propone di progettare materiale didattico in braille e per dispositivi digitali proprio a colmare questa carenza. attenzione però non si tratta della semplice trasduzione di titoli in commercio, ma si tratta di una didattica calata sulle peculiarità del disabile visivo». Il Cli Irifor inoltre si occuperà di formare gli insegnanti alla didattica specifica, organizzerà gemellaggi internazionali, viaggi studio e attività di ricerca e convegnistica. «In questo senso abbiamo avuto già contatti con una insegnante di italiano a Mosca molto interessata ad un collegamento internazionale -conclude Borromeo -, mentre non ci sorpende il riscontro relativo alla certificazione: è un accreditamento che ormai è richiesto sia in ambito accademico per chi fa ricerca quanto in ambito professionale, nel pubblico e nel privato». Insomma un bel primato conquistato dalla sinergia tra Irifor, Uici, Uniurb e Università di Cambridge.

di Solidea Vitali Rosati

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Il Sole 24 Ore del 01-02-2017

Ipovisione e cecità, ecco la Relazione al Parlamento sulle attività 2015

Restano le disparità regionali.

Nei giorni scorsi la ministra della Salute, Beatrice Lorenzin, ha inviato ai presidenti di Camera e Senato la Relazione annuale al Parlamento su cecità e ipovisione, con tutte le attività svolte in Italia, nel 2015, per la prevenzione e la riabilitazione visiva.

Il documento ogni anno, come previsto dalla legge 284/97, riporta i dati sulle attività svolte dal ministero, da Iapb Italia onlus, dal Polo nazionale dei servizi e ricerca per la prevenzione della cecità e la riabilitazione visiva e dalle Regioni.

Per IAPB e Polo nazionale sono stati evidenziati i risultati raggiunti con i progetti di prevenzione nazionale, di ricerca e promozione dello sviluppo e della diffusione della riabilitazione visiva a livello internazionale che l'Italia ha avuto attraverso l'organizzazione da parte del Polo Nazionale, Centro di Collaborazione dell'Oms, della "International Consensus Conference Rome 2015" (circa 60 esperti internazionali in rappresentanza delle 6 Regioni Europee dell'OMS), con la definizione del primo documento di consenso internazionale sulla riabilitazione visiva.

Servizi regionali: ancora disparità

La revisione delle attività svolte dalle Regioni ha evidenziato progressi per quanto riguarda il numero dei centri aumentati di 9 unità rispetto alla precedente rilevazione e la loro organizzazione ma si legge nel testo: «Come negli scorsi anni, si è rilevata una forte disomogeneità sul territorio nazionale». In totale i pazienti che sono stati sottoposti a trattamenti riabilitativi risultano essere 29.691. Si tratta di un valore estremamente basso rispetto alla stima degli ipovedenti in Italia, che è di circa un milione.

Dall'analisi effettuata, analizzando il numero di centri per ciascuna Regione messi a disposizione per la categoria in oggetto, è emerso che non hanno una distribuzione capillare sul territorio italiano e di conseguenza può accadere che i pazienti siano obbligati a trasferirsi in luoghi extraregionali per ricevere assistenza nel campo specifico delle minorazioni visive.

Ben 9 regioni dichiarano un solo centro attivo, la Lombardia ne dichiara 16 e la Sicilia 11 (di cui 10 sono Sezioni Provinciali dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti).

Tale disuguaglianza negli anni non ha presentato un significativo miglioramento. In particolare analizzando la presenza di Centri specifici per la riabilitazione in età evolutiva si possono individuare Centri di eccellenza solo nel Nord e parzialmente nel Centro Italia, costringendo le famiglie interessate a penosi e costosi spostamenti.

La tipologia di assistenza.

Per quanto riguarda la tipologia dell'assistenza, in base all'età target della popolazione, si rileva che più del 50% dei centri erogano servizi di riabilitazione visiva su tutte le fasce di età con una carenza, sull'intero territorio nazionale, dei centri dedicati a svolgere riabilitazione in età pediatrica, in aumento comunque rispetto al 2014; una criticità che riflette la difficoltà delle Regioni a organizzare servizi dedicati alla riabilitazione in età evolutiva, che necessariamente richiedono una elevata specializzazione del personale dedicato.

La drastica contrazione dell'erogazione dei fondi alle Regioni, registrata negli ultimi anni, rimane un forte elemento di criticità, ancor di più alla luce del ruolo italiano di promozione dello sviluppo e della diffusione della riabilitazione visiva a livello internazionale.

«È necessario - comunica il ministero - quindi, per intensificare gli sforzi per la tutela delle fragilità e nell'ambito della disabilità visiva, cercare prioritariamente di incrementare le risorse destinate alla riabilitazione dei soggetti ed al rafforzamento dei sistemi sanitari ai fini del miglioramento dei risultati, promuovendo l'impegno multisettoriale ed i partenariati efficaci per il miglioramento della salute, in attuazione della Convenzione Onu sui diritti dei disabili 2006, ratificata in Italia con la legge 3 marzo 2009 n. 18 e come richiesto a tutti gli Stati membri dall'Oms». (L.Va.)

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La Voce del Trentino del 01-02-2017

Calano i ciechi in Italia, ma aumentano gli ipovedenti anziani

Il Ministero della Salute, come di consueto, ha redatto una Relazione sulle attività svolte in Italia in ambito di riabilitazione visiva per la prevenzione dell'ipovisione e della cecità ai sensi della Legge 284/97 (sulla prevenzione della cecità, la riabilitazione visiva e l'integrazione dei ciechi) che è stata inviata al Parlamento.

Da questa relazione è emerso che il numero di ciechi in Italia è in diminuzione mentre il numero di ipovedenti e anziani con malattie della vista risulta purtroppo in rialzo. Proprio sulla base dei dati emersi il Ministero spiega come intende procedere nei prossimi anni, tramite il piano nazionale di prevenzione attuato per il periodo che va dal 2014 al 2018 nel quale è prevista un'area completamente dedicata alla prevenzione dell'ipovisione e della cecità.

Il piano è basato sulle linee generali del piano d'azione globale dell'Osservatorio Mondiale della Sanità (OMS) 2014-2019 che è strutturato su 5 principi fondamentali ovvero: "accesso universale ed equità, diritti umani, pratiche basate sulle evidenze scientifiche, approccio mirato all'intero corso dell'esistenza ed empowerment delle persone affette da deficit visivi", con lo scopo principale di consentire alla persona con disabilità visiva di recuperare, pienamente o parzialmente, una autonomia nel vivere quotidiano.

Infatti stando alle stime Istat, risalenti al 2005 sono 362 mila le persone non vedenti e circa 1 milione e mezzo gli ipovedenti, di questi i primi sono in diminuzione grazie alle nuove tecniche mediche per il trattamento della cecità, mentre gli ipovedenti che presentano patologie di varia gravità sono invece aumentati a causa ad esempio del progressivo aumento della durata di vita, il che comporta una maggiore presenza di malattie oculari legate alla senilità, tra queste la cataratta, varie patologie vascolari retiniche, il glaucoma, la degenerazione maculare senile.

Nella relazione del Ministero della Salute: "I deficit visivi includono sia i deficit visivi moderati e gravi sia la cecità. Si definisce:

- "cecità", un'acutezza visiva inferiore a 3/60 o una perdita corrispondente di campo visivo di almeno 10° nell'occhio migliore;

- "deficit visivo grave", un'acutezza visiva inferiore a 6/60 ma pari o superiore a 3/60;

- "deficit visivo moderato", un'acutezza visiva inferiore a 6/18 ma pari o superiore a 6/60.

(WHO. Definitions of blindness and visual impairment. Geneva, World Health Organization, 2012)."

Sempre nella succitata relazione si fa riferimento a come queste patologie abbiano delle serie ripercussioni sulla qualità della vita dei soggetti che ne sono affetti. È per questo che uno dei punti focali del programma del Ministero della Salute è appunto la prevenzione, la riabilitazione e l'empowerment dei disabili visivi, oltre ovviamente alla cura.

Un altro aspetto positivo che è emerso dalla relazione è l'aumento dei centri per la riabilitazione visiva riconosciuti che è pari a 9 unità rispetto alle rilevazioni passate, ma è emersa anche una grande disparità di distribuzione degli stessi sul territorio nazionale.

Basandosi sulle stime del 2015 la Lombardia è quella che conta una maggiore presenza di centri, ben 16, segue la Sicilia con 11 strutture, poi c'è il Piemonte che ne conta 5. Veneto, Abruzzo, Campania e Puglia si devono accontentare di 4 centri per la riabilitazione visiva, peggio ancora per tutte le altre regioni che addirittura ne contano solo da 1 a 3.

di Gian Piero Robbi

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Superando.it del 08-02-2017

Prevenzione della cecità e riabilitazione visiva

di Daniela Bucci*

Secondo l'ISTAT, sono 362.000 le persone prive della vista in Italia e circa un milione e mezzo quelle ipovedenti: questi e molti altri dati sono stati recentemente riportati nella "Relazione del Ministero della Salute sullo stato di attuazione delle politiche inerenti la prevenzione della cecità, l'educazione e la riabilitazione visiva (Legge 284/97). Anno 2015", che sollecita tra l'altro un'armonizzazione delle attività svolte su tutto il territorio nazionale, a partire da un comune metodo di raccolta dei dati stessi.

È stata pubblicata nel gennaio scorso la Relazione del Ministero della Salute sullo stato di attuazione delle politiche inerenti la prevenzione della cecità, l'educazione e la riabilitazione visiva (Legge 284/97). Anno 2015, secondo la quale - basandosi sulle stime dell'ISTAT - sono 362.000 le persone prive della vista e circa un milione e mezzo gli ipovedenti nel nostro Paese, cifra, quest'ultima, in aumento.

Le cause della crescita di persone ipovedenti sono molteplici. Al primo posto c'è il progressivo invecchiamento della popolazione, che porta con sé una maggiore incidenza delle malattie oculari tipiche della senescenza. La stessa evoluzione scientifica e tecnologica dell'oftalmologia riduce poi il numero delle persone con cecità assoluta, facendo però conseguentemente aumentare quelle con residuo visivo parziale. Infine, il miglioramento dell'assistenza neonatologica aumenta la sopravvivenza dei nati prematuri, ma fa aumentare, come effetto correlato, l'incidenza di alcune patologie, fra cui quelle correlate al visus.

Data l'importanza della diagnosi precoce rispetto alla possibilità di avviare un efficace intervento riabilitativo, il Macro obiettivo 2.2 del Piano Nazionale della Prevenzione (PNP) 2014-2018 (Prevenire le conseguenze dei disturbi neurosensoriali) individua proprio come strategia da perseguire l'attuazione dello screening oftalmologico neonatale (ma anche audiologico) in tutti i punti nascita del territorio nazionale.

Nella Relazione vengono illustrate dettagliatamente le attività svolte nell'anno 2015 dalla Sezione Italiana dello IAPB (l'Agenzia Internazionale per la Prevenzione della Cecità) e dal Polo Nazionale di Servizi e Ricerca per la Prevenzione della Cecità e la Riabilitazione Visiva, che dal 2013 è Centro di Collaborazione dell'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità).

Tra le azioni realizzate da IAPB Italia, vi è ad esempio la gestione, insieme all'UICI (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti), di quindici Unità Mobili Oftalmiche usate per le campagne di prevenzione soprattutto nei centri particolarmente disagiati. I controlli oculistici sono rivolti prevalentemente a chi - per motivi di carattere culturale, economico o per disinformazione sanitaria - non si è mai sottoposto a una visita oculistica. Ebbene, nel 2015, grazie alle Unità Mobili Oftalmiche, sono state visitate gratuitamente oltre 10.000 persone su tutto il territorio italiano.

Per quanto concerne invece le attività del Polo Nazionale dei Servizi e Ricerca per la Prevenzione della Cecità e la Riabilitazione Visiva, particolare risalto viene conferito all'organizzazione dell'International Consensus Conference per la definizione degli standard e dei modelli della riabilitazione visiva, svoltasi a Roma dal 9 al 12 dicembre 2015. I servizi di riabilitazione visiva, infatti, non dispongono di standard internazionali uniformemente riconosciuti e non esiste ancora consenso sul modello da seguire. Da qui la necessità di realizzare la prima Conferenza Internazionale dell'OMS di Consenso sul tema, coinvolgendo oltre sessanta esperti internazionali provenienti da tutte le regioni coperte dalla stessa OMS, che hanno lavorato per definire gli standard della riabilitazione visiva (cosa fare, come farlo, per ottenere cosa) e per delineare gli specifici modelli da adottare nei vari Paesi, al fine di offrire degli strumenti utili a sviluppare i servizi sui territori.

Altro capitolo è quello riguardante l'analisi dei dati regionali raccolti dal Ministero della Salute nel 2015, dalla quale continua ad emergere, nel nostro Paese, una distribuzione territorialmente disomogenea dei Centri di Riabilitazione Visiva, in termini di strutture e attività svolte. Ciò costringe le persone, e le famiglie, a spostarsi da una Regione all'altra, per ricevere assistenza nel campo specifico delle minorazioni visive. Vediamo alcuni dati.

Le attività di riabilitazione visiva, svolte dalle Regioni nel 2015, sono state finanziate per un totale complessivo di circa 180.000 euro, trasferiti dal Ministero della Salute. I Centri riconosciuti (di cui nella Relazione viene riportato l'elenco) risultano distribuiti territorialmente senza alcuna correlazione con la densità della popolazione.

Appare evidente una carenza di Centri dedicati a svolgere riabilitazione in età pediatrica: infatti, solo l'11,9% sono rivolti esclusivamente all'età evolutiva (in aumento, per altro, rispetto al 2014, quando erano il 10,3%), mentre circa il 54% erogano servizi di riabilitazione visiva verso tutte le fasce di età. In particolare, Centri di eccellenza per la riabilitazione in età evolutiva si trovano solo nel Nord e parzialmente nel Centro Italia.

Sono esattamente 29.691 le persone che hanno fruito di trattamenti riabilitativi: un valore estremamente basso rispetto alla stima degli ipovedenti in Italia. Inoltre, si registra una sproporzione tra gli utenti in età pediatrica e quelli in età adulta, soprattutto senile, evidenziando una carenza di interventi per la riabilitazione dell'ipovedente adulto.

Infine, rispetto alla dotazione professionale, va rilevata una certa precarietà del personale impiegato nella riabilitazione visiva (dei 117 ortottisti impiegati, solo 21 sono i dipendenti dichiarati).

La Relazione sollecita quindi un'armonizzazione delle attività svolte su tutto il territorio nazionale, a partire da un comune metodo di raccolta dei dati, per arrivare allo scambio di buone pratiche, di modelli innovativi e di procedure standardizzate.

Daniela Bucci,

Direttore responsabile di «Condicio.it - Dati e cifre sulla condizione delle persone con disabilità», progetto della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap), portale all'interno del quale il presente testo è già apparso, con il titolo "Relazione sulla prevenzione della cecità e la riabilitazione visiva". Viene qui ripreso, con minimi riadattamenti al diverso contenitore, per gentile concessione.

Nello spazio Servizi sanitari/Salute del portale «Condicio.it - Dati e cifre sulla condizione delle persone con disabilità», sono disponibili le Relazioni del Ministero della Salute sullo stato di attuazione delle politiche inerenti la prevenzione della cecità, l'educazione e la riabilitazione visiva dell'ultimo decennio (2005-2015), ciò che allo scopo di operare un'utile analisi comparativa ed evolutiva.

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Redattore Sociale del 27-02-2017

Malattie rare, Lega del Filo d'oro: spesso causano la sordocecità

In occasione della X Giornata mondiale. La Lega del Filo d'Oro fa il punto sulla relazione tra patologie rare e pluridisabilità sensoriale: nel 2016, delle 291 persone in cura presso il centro nazionale di Osimo, il 34% aveva una malattia rara: particolarmente diffusa la sindrome di Charge. "Decisivo l'intervento precoce".

ROMA. La sordocecità è in molti casi provocata da una malattia rara: lo fa sapere la Lega del Filo d'oro, in occasione della X Giornata mondiale delle malattie rare (28 febbraio). Proprio le malattie rare infatti, che colpiscono circa un nuovo nato ogni 2 mila, sono tra le prime cause di sordocecità e pluriminorazioni tra gli utenti seguiti dalla Lega del Filo d'Oro. "Nel 2016 - riferisce la onlus - delle 291 persone trattate al Centro nazionale di Osimo della Lega del Filo d'Oro, il 34% è colpito da malattie rare. Oltre il 60% ha un'età compresa tra i 5 e i 18 anni, l'11% ha un'età compresa tra 0 e 4 anni e poco meno del 20% sono adulti e hanno un'età superiore ai 26 anni".

Secondo l'Oms, le malattie rare sono tra 6 mila e 7 mila e colpiscono complessivamente circa il 3% della popolazione: tra 27 e 36 milioni di persone nella sola Unione Europea, di cui circa 1-2 milioni in Italia. Particolarmente diffusa tra le persone sordocieche e pluriminorate psicosensorialiè la sindrome di Charge, di cui la Lega del Filo d'Oro è punto di riferimento in Italia: si tratta di un'anomalia congenita rara che può colpire diverse parti del corpo e coinvolgere, oltre alla struttura oculare e dell'orecchio, il cuore, una o entrambe le cavità nasali, i genitali e causare inoltre un ritardo nella crescita e nello sviluppo. Diffusa, anche la sindrome di Usher, una malattia congenita che provoca disabilità uditiva e perdita della vista, per un deterioramento della retina noto come "retinite pigmentosa".

Per quanto riguarda il trattamento di queste patologie, "non esistendo un approccio riabilitativo standard a questi tipi di disabilità, - spiega la Lega del Filo d'Oro - l'equipe si impegna a costruirlo di volta in volta, a seconda dell'utente che arriva al Centro, del grado e della combinazione delle minorazioni, del momento e delle cause della loro insorgenza e anche dell'ambiente socio-familiare. Così per ognuno viene messo a punto un piano di intervento riabilitativo personalizzato, attuato sempre con il coinvolgimento delle famiglie, delle istituzioni e dei territori: solo in questo modo si può, infatti, realizzare pienamente il reinserimento nella società".

Come spiega Patrizia Ceccarani, direttore tecnico scientifico della Lega, "è importante che attorno ai genitori di bambini affetti da sindromi rare ci sia una rete di professionisti e persone dal volto amico che offrano accoglienza e sostegno. Anche perché la famiglia, insieme alla guida di esperti, è cruciale per lo sviluppo di un bambino affetto da queste malattie; quando un genitore riesce a comprendere le difficoltà del figlio, si trova nella condizione migliore per prendersene cura e facilitare lo sviluppo delle sue potenzialità". Così come decisivo è "l'intervento precoce - continua Ceccarani - con cui si cerca di far utilizzare al meglio le risorse residue e di sviluppare strategie alternative".

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Oggi Scienza del 28-02-2017

La decima Giornata delle Malattie Rare: lanciata la campagna social #conlaricercasipuò

Per molte delle malattie rare conosciute non esiste ancora una cura efficace, ma sono numerosi i trattamenti che possono migliorare la qualità della vita delle persone colpite.

Il 28 febbraio 2017 ricorre la X Giornata delle Malattie Rare. In occasione dell'evento, UNIAMO FIMR Onlus (Federazione Italiana Malattie Rare) lancia sui social network la campagna di sensibilizzazione #conlaricercasipuò, atta a diffondere un messaggio di speranza e a ricordare il ruolo fondamentale del paziente nella ricerca scientifica, che si tratti dello studio di una cura o delle pratiche orientate a fornire una migliore assistenza a coloro che ne necessitano e alle famiglie. La Federazione Italiana Malattie Rare - in collaborazione con Shire, Biogen, Roche, e con la partecipazione di PTC Therapeutics, aziende attive nella ricerca di terapie per le patologie rare - invita tutte le associazioni a partecipare all'azione social, inviando all'indirizzo email segreteria@uniamo.org un breve testo e un'immagine che narrino l'esperienza diretta di un paziente e mettano in luce il ruolo fondamentale della ricerca. I contenuti saranno postati sulle pagine social dedicate alla Giornata e contrassegnati dal tag #conlaricercasipuò.

Che cos'è una malattia rara?

Le malattie che colpiscono un ristretto numero di persone sono definite rare. In Europa il limite affinché una malattia sia considerata tale è di una persona colpita ogni 2000. Queste malattie, che causano problemi specifici legati alla loro rarità, possono essere rare in una regione e frequenti in un'altra. A riguardo, il sito Orphanet, tra i maggiori portali di riferimento sulle malattie rare a livello mondiale, cita il caso della talassemia, anemia di origine genetica, rara nel Nord Europa e, di contro, frequente nelle aree del Mediterraneo. Esistono migliaia di malattie rare e, al momento, se ne contano 6000-7000. Spesso hanno un'origine genetica ma esistono anche malattie infettive molto rare, così come malattie autoimmuni e carcinomi rari.

La causa di molte di queste malattie è ancora ignota. Spesso le malattie rare sono croniche e progressive. In molti casi sono congenite e, quindi, presenti fin dalla nascita o dalla prima infanzia. È il caso dell'amiotrofia spinale infantile, della neurofibromatosi, dell'osteogenesi imperfetta, delle condrodisplasie e della sindrome di Rett. In più del 50% dei casi, le malattie rare possono comparire nell'età adulta, come la corea di Huntington, la malattia di Crohn, la malattia di Charcot-Marie-Tooth, la sclerosi laterale amiotrofica, il sarcoma di Kaposi o il cancro della tiroide.

Per molte delle malattie rare conosciute non esiste ancora una cura efficace. Tuttavia, sono numerosi i trattamenti mirati a migliorare la qualità della vita delle persone colpite. Tutte le persone colpite da queste malattie incontrano difficoltà nel raggiungere la diagnosi e nell'ottenere informazioni a riguardo. Problematici anche l'accesso a cure di qualità, la presa in carico sociale e medica della malattia, il coordinamento tra le cure ospedaliere e le cure di base, l'autonomia e l'inserimento sociale, professionale e civico. Per conoscere le direttive europee riguardanti le malattie rare e i farmaci orfani si può consultare il sito della Commissione Europea. Per saperne di più sulle malattie rare oggi note, consultare il portale delle malattie rare e dei farmaci orfani Orphanet.

Storie rare: l'acromatopsia.

In bianco e nero, come in un vecchio film. È in questo modo che le persone colpite da acromatopsia vedono il mondo: senza colori. La malattia, annoverata tra quelle rare e congenite, non è degenerativa e si manifesta con cecità completa o parziale ai colori, sensibilità alla luce e bassissima acuità visiva. Secondo uno studio effettuato negli Stati Uniti, una persona su 33 000 ne è affetta. In base a questo dato, in Italia si stimano circa 2000 persone colpite da acromatopsia.

Perché chi è colpito da questa malattia non riesce a percepire i colori?

Nella retina dell'occhio esistono due tipi di cellule sensibili alla luce: i coni e i bastoncelli. I coni (circa 6 milioni) sono concentrati in prevalenza al centro della retina, nella regione denominata macula, e sono specializzati per la visione diurna: permettono di adattarsi alla luce, percepire i colori e distinguere i dettagli fini. I bastoncelli (circa 100 milioni), concentrati in prevalenza nella periferia della retina, sono specializzati per la visione notturna: sono molto più sensibili alla luce dei coni ma si "saturano" rapidamente quando questa aumenta, e non permettono di percepire i colori né di distinguere bene i dettagli. Nelle persone dotate di una vista comune i coni e i bastoncelli si integrano tra loro e permettono di vedere in varie condizioni d'illuminazione. Nella retina delle persone colpite da acromatopsia, invece, il funzionamento dei coni è ridotto o nullo. Per questo gli acromati affidano la propria vista unicamente a una parte della retina con la conseguente cecità ai colori, la scarsa acuità visiva e l'incapacità di adattarsi in modo normale a una luce intensa come quella diurna.

"Le manifestazioni variano di caso in caso", racconta Lorenzo Luchetta, vicepresidente dell'Associazione Acromati Italiani Onlus, interessato dalla malattia. "Percepire la realtà che ci circonda in una scala di grigi non è l'unico limite", sottolinea Luchetta. "I problemi maggiori riguardano la riduzione del visus e l'essere letteralmente accecati dalla luce". Tuttavia, le difficoltà principali sono costituite dalle barriere architettoniche e sociali, nonché da una normativa carente e non recepita dagli enti.

"L'acromatopsia, oltre ad essere una malattia rara, è poco conosciuta e considerata. A scuola spesso non si è dotati degli strumenti necessari per consentire ai ragazzi colpiti di studiare con facilità e per strada o nelle strutture pubbliche le condizioni di vivibilità non migliorano", spiega Luchetta. "Un acromata ha bisogno di indicazioni riportate su targhe con uno specifico font, della giusta dimensione e ben visibile. Anche il contrasto di colore è necessario, per percepire una diversa intensità. Nei casi in cui questo non è sufficiente, occorre il linguaggio Braille.

Per strada inoltre la difficoltà maggiore, oltre all'impossibilità di guidare, riguarda gli attraversamenti pedonali. Le amministrazioni comunali spesso non sono consapevoli. Basterebbe introdurre il Sistema Loges-Vet-Evolution (LVE) che integra percorsi tattili a piste guidate, garantendo la sicurezza e l'autonomia delle persone con disabilità visiva." L'Associazione Acromati Itaiani Onlus opera ogni giorno per diffondere notizie riguardanti la malattia e favorire l'abbattimento delle barriere architettoniche che limitano la libertà e la mobilità di chi è colpito dalla malattia. Tra le attività previste a breve, come ricordato dalla Presidente Elisabetta Leonardi, un percorso di "Dialogo nel colore", grazie al quale tutti potranno sperimentare i limiti e le difficoltà vissuti dagli acromati.

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L'Arena del 09-02-2017

Nuova tecnica per il glaucoma Operati i primi cinque pazienti

Il sistema importato dall'America consente di trattare la patologia che può portare alla cecità totale con una piccolissima incisione.

LEGNAGO. La cura del glaucoma compie un significativo passo avanti all'ospedale di Legnago. Sempre nel segno di quell'eccellenza già raggiunta dal reparto di Oculistica diretto da Paolo Bordin nel trattamento della cataratta e di altre patologie oculari. L'équipe del «Mater salutis» è stata infatti una delle prime in Italia ad applicare, nei giorni scorsi, un'innovativa tecnica chirurgica microinvasiva su cinque pazienti, tra i 50 e i 70 anni, affetti da una malattia dovuta generalmente ad un aumento della pressione all'interno dell'occhio, di cui soffrono in Italia 550mila persone e che rappresenta la seconda causa al mondo di cecità irreversibile. In cosa consiste la moderna metodica importata dagli Stati Uniti e destinata a garantire vantaggi clinici non indifferenti ai pazienti in cura nell'Ulss 9 Scaligera? «Quella che in gergo viene chiamata viscocanaloplastica ab interno», spiega il primario Bordin, alla guida dal 2004 di una struttura con all'attivo oltre 2.800 interventi all'anno, «è una tecnica che permette, mediante una piccolissima e precisissima incisione, di un millimetro massimo un millimetro e mezzo, di riaprire le vie dell'umor acqueo che riempie la parte anteriore dell'occhio. Con la possibilità di ottenere un buon compenso pressorio senza l'impiego di farmaci o limitandone il numero». Nella maggior parte dei tipi di glaucoma, killer silenzioso della vista, il sistema naturale di drenaggio dell'occhio perde la sua funzione e il liquido all'interno non riesce a defluire. Con l'effetto di provocare un aumento della pressione intraoculare che a lungo andare, analogamente a quanto avviene con uno pneumatico, provoca un danno sul bulbo oculare - in particolare sul nervo ottico, situato nella zona centrale della retina - con la progressiva perdita della vista.«Mediante un trattamento adeguato», puntualizza il dottor Bordin, «è possibile rallentare il progredire della malattia ed arrestare potenzialmente l'ulteriore perdita di capacità visiva. Tuttavia, in molti casi i farmaci possono rivelarsi inefficaci ed è per questo che si ricorre alla chirurgia». Da qui l'importanza della tecnica appena sperimentata al «Mater salutis», che consente di riaprire i canali di scarico dell'umor acqueo con una speciale strumentazione monouso. «Tutto ciò», assicura il primario dell'Oculistica legnaghese, «in modo più rapido, sicuro e meno invasivo rispetto alle tecniche tradizionali. Senza trascurare poi i vantaggi clinici considerato che l'operazione non necessita di suture e viene effettuata in pochi minuti in regime di day surgery, con l'opportunità di dimettere il paziente, a meno di complicazioni, nell'arco di un paio d'ore». A scanso di equivoci e per non alimentare false aspettative, il dottor Bordin precisa: «Non tutti i glaucomi possono essere trattati con questa tecnica, che tra l'altro non preclude la possibilità di interventi futuri. A questo riguardo è imprescindibile una valutazione preliminare da parte della nostra équipe». Sulla scorta dei risultati incoraggianti riscontrati nei primi cinque pazienti operati, tutti con la supervisione dell'esperto statunitense inventore della tecnica in questione, nel reparto al settimo piano del blocco nord dell'ospedale sono già in programma altri interventi tramite viscocanaloplastica. Andando così a rafforzare un primato già centrato nel 2015 quando l'unità legnaghese era stata la prima in Veneto ad adottare il «Femtolaser»: un'apparecchiatura all'avanguardia che permette di eseguire interventi alla cataratta e trapianti della cornea con una precisione di molto superiore agli strumenti tradizionali. E con la quale Bordin ha messo a punto una nuova tecnica, presentata all'ultimo congresso Arvo di Seattle, per operare la cataratta congenita del bambino in estrema sicurezza.

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Osservatorio Malattie Rare.it del 15-02-2017

Retinite Pigmentosa, in Italia raggiunto il traguardo di 30 protesi epiretiniche impiantate

LOSANNA. Sono 30 gli interventi di impianto di protesi retinica Argus II eseguiti dal Prof. Stanislao Rizzo negli ultimi 5 anni, da quando cioè ha creduto per primo nella tecnologia di Second Sight. Un traguardo importante per il nostro Paese e un'eccellenza assoluta nel campo della chirurgia oftalmica per la Regione Toscana, che annovera ben 30 interventi sui 39 eseguiti in Italia. Per i pazienti divenuti ciechi a causa della Retinite Pigmentosa, la protesi epiretinica di Second Sight Medical Products rappresenta ad oggi l'unica risposta efficace volta a migliorare la loro qualità di vita.

"Abbiamo avuto risultati che in alcuni casi sono stati addirittura entusiasmanti", ha detto il Prof. Rizzo in una recente intervista; "non tutti i pazienti sono eleggibili per l'intervento ma coloro che vengono impiantati sono seguiti durante un percorso riabilitativo e personalizzato. In questi 5 anni ho potuto constatare quanto il sistema sia sicuro, ma soprattutto verificare di persona che la sua validità e i benefici che comporta si mantengono nel tempo, anche a distanza di diversi anni".

Un successo di cui può beneficiare anche questa trentesima paziente, una donna di 55 anni, di origine sarda, ex funzionario bancario che, grazie a Argus II, al percorso riabilitativo personalizzato successivo all'intervento e al suo impegno ed entusiasmo, potrà riacquistare una nuova capacità visiva.

La Retinite Pigmentosa è una patologia rara, genetica e degenerativa che in molti casi porta il paziente alla cecità, e per cui non ci sono cure al momento disponibili. Con Argus II il paziente potrebbe riacquistare un buon grado di autonomia, visualizzando ostacoli e oggetti sia negli ambienti interni sia all'esterno. La protesi, impiantata con intervento chirurgico e ricovero di un giorno, è un dispositivo di neurostimolazione in grado di bypassare le cellule fotorecettrici danneggiate e stimolare le rimanenti cellule retiniche vitali. Grazie ad una piccola videocamera posta sugli occhiali in dotazione al paziente, Argus II cattura e converte le immagini in una serie di piccoli impulsi elettrici, che vengono trasmessi in modalità wireless ad una matrice di elettrodi impiantati sulla superficie della retina. Tali impulsi hanno lo scopo di stimolare le cellule rimanenti della retina, con conseguente creazione di motivi di luce che vengono trasmessi dal nervo ottico al cervello.

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Agenzia AdnKronos del 14-02-2017

Anche il cane guida "virtuale" per ciechi con la tecnologia "Buru-Navi"

TOKYO. Una rivoluzionaria tecnologia di 'tactile navigation' che permetterà lo sviluppo di innovative soluzioni di navigazione in ambienti indoor e outdoor come i percorsi in sicurezza in caso di blackout o incendio all'interno di spazi interni, o gli itinerari nei musei e nelle città elaborati sulla base dei propri interessi) o ancora la funzione di 'cane guida virtuale' per ipovedenti e non vedenti. È 'Buru-Navi', la soluzione di navigazione indoor/outdoor sviluppata da Ntt Data in Italia, cui partecipa con la tecnologia di localizzazione tramite il magnetismo terrestre, GiPStech, una startup italiana già partner di Ntt Data Italia.

"La nuova soluzione di Ntt Data e GiPStech si prefigge lo scopo di far navigare le persone in ambienti interni (come stanze e corridoi), come se fossero letteralmente condotte per mano da una 'guida tecnologica' grazie all'utilizzo di un dispositivo mobile di dimensioni ridotte", spiega una nota di Ntt Data.

"Per ottenere questo risultato rivoluzionario, i partner del progetto hanno integrato su uno smartphone una speciale custodia che racchiude le funzioni di percezione aptica (ovvero la combinazione tra la percezione tattile data dagli oggetti sulla superficie della pelle e la propriocezione della posizione della mano rispetto all'oggetto) di Buru-Navi, combinata con una tecnologia di localizzazione indoor ibrido-geomagnetica ad alta precisione di GiPStech", aggiunge.

Una prima dimostrazione pratica di utilizzo è prevista in occasione del Forum internazionale Ricerca & Sviluppo organizzato da Ntt che si terrà il 16 e 17 febbraio a Tokyo, dove il team di sviluppo italo-giapponese presenterà in anteprima la soluzione sviluppata nei laboratori italiani di R&D Ntt Data. Dopo la chiusura delle ultime fasi di test, la nuova soluzione sarà poi commercializzata in tutto il mondo.

"Grazie al sistema Buru-Navi -afferma Giorgio Scarpelli, Chief Technology Officer and innovation di Ntt Data Italia- l'esperienza immersiva delle realtà virtuale si arricchisce di una nuova dimensione tattile, che si aggiunge a quella visuale e sonora. Ciò apre a nuove possibilità sinora inimmaginate: non solo per l'ausilio alla navigazione indoor, oggetto dell'attuale sperimentazione, ma anche per offrire una percezione sempre più realistica data dalle sensazioni di peso, di ruvidità, di torsione. Su questi temi lavorano team multidisciplinari che coinvolgono, oltre a scienziati informatici, anche biofisici, medici e psicologi".

"Questa esperienza rappresenta, inoltre, un esempio concreto di Open Innovation in cui a un risultato scientifico di enorme valore contribuiscono diversi soggetti in grado di attivare forti sinergie: laboratori di diversi paesi, università e start-up innovative. Con immenso orgoglio sottolineo come questo 'ecosistema aperto' sia stato attivato e abilitato dalla sede di Cosenza di Ntt Data Italia e proposto ai laboratori giapponesi che ne hanno intuito le potenzialità, offrendo uno spazio di grande rilievo nell'evento mondiale dell'Ntt Forum a Tokyo", conclude.

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Data Manager del 15-02-2017

NTT e NTT DATA annunciano Buru-Navi, una tecnologia di "tactile navigation"

Una prima dimostrazione è prevista per i prossimi 16 e 17 febbraio 2017, in occasione del Forum internazionale Ricerca & Sviluppo organizzato da NTT a Tokyo, con un progetto sviluppato in collaborazione con la start up italiana GiPStech.

NTT DATA e NTT annunciano la nascita di Buru-Navi, una rivoluzionaria tecnologia di "tactile navigation" che permetterà lo sviluppo di innovativi dispositivi e soluzioni di navigazione in ambienti indoor e outdoor, utili in diversi ambiti civili e industriali come: la Sicurezza (in qualità di guida in caso di blackout o incendio all'interno di spazi interni), la Cultura (nei musei e nelle città come guida avanzata in percorsi definiti dall'utente sulla base dei propri interessi), Sociale (sotto forma di "cane guida virtuale" per ipovedenti e non vedenti) etc.

Il dispositivo originale è già al centro dello sviluppo di una soluzione di navigazione indoor/outdoor sviluppata da NTT DATA in Italia, che integrerà la tecnologia di percezione aptica contenuta in Buru-Navi con la tecnologia di localizzazione tramite il magnetismo terrestre ideata da GiPStech, una startup italiana già partner di NTT DATA Italia.

La nuova soluzione di NTT DATA e GiPStech si prefigge lo scopo di far navigare le persone in ambienti interni (come stanze e corridoi), come se fossero letteralmente condotte per mano da una "guida tecnologica" grazie all'utilizzo di un dispositivo mobile di dimensioni ridotte. Per ottenere questo risultato rivoluzionario, i partner del progetto hanno integrato su uno smartphone una speciale custodia che racchiude le funzioni di percezione aptica (ovvero la combinazione tra la percezione tattile data dagli oggetti sulla superficie della pelle e la propriocezione della posizione della mano rispetto all'oggetto) di Buru-Navi, combinata con una tecnologia di localizzazione indoor ibrido-geomagnetica ad alta precisione di GiPStech.

Una prima dimostrazione pratica di utilizzo è prevista in occasione del Forum internazionale Ricerca & Sviluppo organizzato da NTT che si terrà il 16 e 17 febbraio a Tokyo, dove il team di sviluppo italo-giapponese presenterà in anteprima la soluzione sviluppata nei laboratori italiani di R&D NTT DATA. Dopo la chiusura delle ultime fasi di test, la nuova soluzione sarà poi commercializzata in tutto il mondo.

"Grazie al sistema Buru-Navi, l'esperienza immersiva delle realtà virtuale si arricchisce di una nuova dimensione tattile, che si aggiunge a quella visuale e sonora. Ciò apre a nuove possibilità sinora inimmaginate: non solo per l'ausilio alla navigazione indoor, oggetto dell'attuale sperimentazione, ma anche per offrire una percezione sempre più realistica data dalle sensazioni di peso, di ruvidità, di torsione, ecc. Su questi temi lavorano team multidisciplinari che coinvolgono, oltre a scienziati informatici, anche biofisici, medici e psicologi. Questa esperienza rappresenta, inoltre, un esempio concreto di "Open Innovation" in cui ad un risultato scientifico di enorme valore contribuiscono diversi soggetti in grado di attivare forti sinergie: laboratori di diversi paesi, università e start-up innovative. Con immenso orgoglio sottolineo come questo "ecosistema aperto" sia stato attivato ed abilitato dalla sede di Cosenza di NTT DATA Italia e proposto ai laboratori giapponesi che ne hanno intuito le potenzialità, offrendo uno spazio di grande rilievo nell'evento mondiale dell'NTT Forum a Tokyo." afferma Giorgio Scarpelli, Chief Technology Officer and innovation di NTT DATA Italia

La nascita di Buru-Navi e la collaborazione con GiPStech

Negli ultimi anni abbiamo assistito a un crescere di sistemi di localizzazione, navigazione e posizionamento tipicamente per uso esterno, possibile attraverso l'impiego di costose costellazioni di satelliti GNSS, ma recentemente la domanda del mercato spinge il settore tecnologico alla ricerca di soluzioni anche per le aree dove il segnale GPS si interrompe, come ad esempio in tutti i luoghi chiusi. Le tecnologie per la localizzazione indoor fino ad oggi sviluppate, basate su Wi-Fi e beacon Bluetooth LE non rispondono efficacemente a questo bisogno in quanto risultano essere poco precise o troppo costose, prevedendo anche una importante installazione di sensori. Inoltre, tutti gli attuali sistemi di navigazione sono basati, ad imitazione di quelli per uso automobilistico, sull'utilizzo di mappe visuali e indicazioni audio limitando fortemente la loro utilizzabilità da parte di un utente che non può utilizzare vista e udito. La soluzione sviluppata da GiPStech e NTT DATA supererà queste limitazioni attraverso l'integrazione della navigazione tramite feedback sensoriali e la localizzazione ibrido-geomagnetica ad alta precisione.

Dettagli tecnici su Buru-Navi e sul progetto GiPStech e NTT DATA Italia

Il feedback sensoriale tattile del dispositivo Buru-Navi sviluppato da NTT permette di fornire istruzioni di navigazione all'utente anche senza il supporto una mappa che mostri il percorso. Ciò risulta particolarmente utile in situazioni dove la vista non può essere utilizzata, ad esempio in luoghi senza luce, con presenza di fumo, etc. Sarà così possibile trovare una via di fuga, il percorso più veloce o semplicemente un oggetto che stiamo cercando semplicemente guidati da una sorta di una "mano invisibile". La tecnologia Buru-Navi è unica nel suo genere sfruttando le potenzialità del solo tatto attraverso vibrazioni asimmetriche che generano a livello di sistema nervoso centrale la sensazione di essere letteralmente "tirati" in una specifica direzione, come se fossimo presi per mano e guidati.

La localizzazione indoor ibrida-geomagnetica sviluppata da GiPStech è di elevata precisione e di facile utilizzo perché usa il geomagnetismo ed i sensori presenti sui comuni smartphone e non richiede installazione di speciali infrastrutture. Il magnetismo terrestre, grazie alle anomalie generate "naturalmente" dagli elementi ferrosi che caratterizzano in modo esclusivo gli edifici moderni, è "interpretato" dagli algoritmi brevettati di GiPStech ed è fuso insieme alle misure inerziali provenienti dai sensori preinstallati su device per arrivare ad una localizzazione ad alta precisione anche nelle situazioni più disturbate (ad esempio in presenza di ascensori in movimento, carrelli mobili o altro). Per aumentare prestazioni ed affidabilità, questa tecnologia è integrabile anche con i sistemi wi-fi o beacon preesistenti. Il dispositivo in corso di sperimentazione è simile a una semplice custodia per gli smartphone ma racchiude al suo interno la complessità della lettura del geomagnetismo combinata con una speciale trasmissione delle vibrazioni che guidano la persona in tutte le direzioni.

Sviluppo e step successivi

Durante il forum R&D di NTT saranno mostrati i diversi utilizzi di questa nuova tecnologia in ambienti complessi. In Giappone NTT DATA si focalizzerà nel market development per la sperimentazione sul campo, mentre in Italia si continuerà a lavorare sullo sviluppo della soluzione, con dimostrazioni in tutto il mondo fino a giugno 2017. I risultati raccolti serviranno per ideare nuovi servizi e utilizzi della soluzione.

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Vita.it del 01-02-2017

Money Mechanics, il progetto vincente di MyBnk

La charity inglese ha vinto il Dream Fund del People's Postcode Lottery, in partnership con the Royal London Society for Blind People (RLSB) e the Royal Association for Deaf People (RAD).

MyBnk, la charity inglese pluripremiata fondata da Lily Lapenna 10 anni fa che fa formazione finanziaria e imprenditoriale ai giovani dagli 11 ai 25 anni nelle scuole e nelle organizzazioni giovanili, ha vinto il Dream Fund del People's Postcode Lottery: 530.000 sterline per supportare giovani non vedenti e sordi a gestire il loro denaro e ad avere una vita migliore.

Il progetto vincente, Money Mechanics, è realizzato da MyBnk in partnership con the Royal London Society for Blind People (RLSB) e the Royal Association for Deaf People (RAD).

"Il nostro sogno qui a MyBnk è che le persone non vedenti o non udenti abbiano le stesse possibilità dei loro coetanei ", spiega Lily Lapenna, che per il suo operato a favore dell'imprenditoria giovanile è stata nominata Ashoka Fellow e Young Global Leader dal World Economic Forum.

"Money Mechanics è un progetto che dà ai giovani non vedenti o non udenti l'opportunità di imparare a gestire i loro soldi oggi, in tempo di crisi e nel futuro", spiega Lapenna.

Per far sì che i giovani non udenti e non vedenti abbiano gli stessi diritti dei loro coetanei MyBnk, assieme ai suoi partner, "ideerà, svilupperà e fornirà progetti fatti su misura che li rendano in grado di gestire il denaro, di essere in grado di trovare un impiego e capacità di vita di cui hanno bisogno per essere finanziariamente sicuri di sé", conclude Lapenna.

di Cristina Barbetta

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Alessandria News del 26-02-2017

Una mente ovadese dietro allo sviluppo della stampante braille

Il progetto, sviluppato da cinque alunni acquesi del "Montalcini" in vista dell'esame di maturità dello scorso giugno, ha già ricevuto un premio a livello nazionale. Ora la nuova sfida da raccogliere attraverso un progetto di crowfounding.

OVADA. Il primo prototipo è stato realizzato circa un anno fa, giusto in tempo per l'esame di maturità. In questi mesi la stampante braille realizzata da alcuni studenti (Kevin Dotta, Giulia Narzisi e Diego Pistone) del corso di Elettronica e automazione, svolto presso l'istituto acquese intitolato a Rita Levi Montalcini, hanno promosso questo strumento altamente tecnologico alla fiera dell'Innovazione di Roma (dove è stata premiata con il Maker of Merit) e sulla piattaforma online Eppela dedicata al crowfounding (https://www.eppela.com/it/projects/11589-blindhelperbraille). Al momento ci sono già ventidue sostenitori, che hanno opzionato una delle "ricompense" - si va dai 5 ai 200 euro di sostegno al progetto - in vista della scadenza di metà marzo. "Abbiamo stabilito la somma di 4 mila euro - spiega l'ovadese Fabio Piana, responsabile di questa iniziativa nonché insegnante di laboratorio presso la struttura acquese -. In questo caso, vista la natura scolastica e sociale, basta raggiungere il 50% e la parte restante sarà coperta da un fondo del sito promotore. Tutto quello che viene raccolto in più, invece, rimane per il potenziamento di questo e di altri progetti". La scelta di inserire la stampante sulla piattaforma online è figlia del successo ottenuto alla "Maker Faire" di Roma, la Fiera dell'Innovazione dove è stata premiata con il Maker of Merit.

"Da lì - prosegue Piana - alcune associazioni nazionali, tra cui l'Unione Italiana Ciechi, si sono fatte avanti. Stiamo collaborando anche con il Ministero e, attraverso il crowfounding, con Fastweb (attraverso il Fastup School)". Attualmente lo strumento sviluppato da Kevin Dotta, Giulia Narzisi e Diego Pistone (iscritti, fino allo scorso giugno, al corso di Elettronica e automazione), consente di stampare su fogli A4 caratteri in rilievo con l'alfabeto braille, utilizzato da persone non vedenti o ipovedenti per la lettura attraverso il tatto. L'obiettivo a breve termine è quello di sviluppare il software, così da rendere possibile la stampa da computer, tablet o smartphone, migliorare la parte meccanica - alcuni pezzi vengono realizzati con una stampante 3D - e creare un sito con tutorial e pubblicazione online delle istruzioni per il montaggio. Nei prossimi mesi non è esclusa una presentazione degli aggiornamenti realizzati, magari in concomitanza con la fine dell'anno scolastico. D'altronde il progetto è nato per l'esame di maturità dello scorso anno. "Quest'anno - conclude Piana - siamo al lavoro, durante l'orario scolastico (lezioni in laboratorio, ndr), per la realizzazione di un'etichettatrice". E, a quanto pare, i progetti dell'istituto acquese non sono finiti qui.

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La Gazzetta di Viareggio del 02-02-2017

Successo per il corso di primo soccorso per persone ipovedenti e non vedenti

È stato un successo il corso di primo soccorso per persone non vedenti e ipovedenti che si è tenuto il 14, il 21 e il 28 gennaio presso il centro polifunzionale di Pietrasanta.

PIETRASANTA. "Sono veramente entusiasta - ha affermato Antonella Molina, una docente - perché non era affatto scontato il riscontro positivo avuto al termine del corso da parte degli allievi, in quanto si tratta di un progetto pilota, primo in Italia per far sì che anche alle persone non vedenti fossero date tutte le istruzioni utili per far fronte a situazioni critiche e casi di emergenza oltre a fornire indicazioni preziose sui passi da fare per riconoscere il problema, allertare i soccorsi e gestire le chiamate con gli operatori. Noi formatori abbiamo dovuto strutturare le linee guida di primo soccorso secondo le esigenze delle persone non vedenti e devo dire che i risultati conseguiti dai corsisti sono stati talmente soddisfacenti da stimolarci a pensare a nuovi progetti per migliorare la vita di chi deve fronteggiare questa disabilità". Molina ha sottolineato il fatto che il corso sia stato strutturato per quanto riguarda il modulo di BLS (Rianimazione Cardiopolmonare e Disostruzione delle Vie Aree) seguendo le linee guida fornite dalla sezione della Misericordia di Prato insieme all'UICI dello stesso comune.Il corso è stato organizzato dalla Misericordia di Pietrasanta, capofila del progetto in collaborazione con il comune di Pietrasanta e le lezioni sono state tenute da alcuni formatori del Gruppo Formazione delle Misericordie della Versilia coordinati da Stefano de Seriis."Pensare che anche i non vedenti come me possano essere attivi in situazioni di emergenza - ha fatto presente Susanna Checchi, promotrice dell'iniziativa, allieva del corso nonché consigliera dell'UICI Sez.Prov.le di Lucca- mi ha reso più sicura infatti da sempre auspicavo ad un corso di questo tipo e sono veramente contenta che la mia proposta sia diventata realtà e che ci sia la volontà di replicarla in altri luoghi. Altro motivo che mi riempie di gioia è il fatto che l'assessore al sociale Lora Santini e il dottore di Medicina Generale Daniele Taccola che ci hanno accompagnato in questo percorso abbiano avanzato l'ipotesi di formare gli operatori del 118 nel caso ricevano telefonate da parte di persone non vedenti, in modo da essere preparate per poter gestire al meglio situazioni di questo tipo".Anche Luca Santucci, vice presidente dell'UICI sez. prov.le di Lucca e corsista ha espresso la sua soddisfazione perchè durante le lezioni sono state toccate svariate tematiche come il riconoscimento e la gestione del soccorso, la rianimazione cardiopolmonare e disostruzione delle vie aree con prova pratica su manichino da esercitazione, l'approccio al paziente traumatizzato e gestione soccorso, tematiche veramente utili per permettere ai non vedenti non solo di partecipare attivamente ma anche di coordinare gli altri in caso di necessità.Oltre agli allievi sopra citati hanno partecipato al corso anche Silvia Saladino, Marina Lucchesi e Teresa Fruzza."Sono molto soddisfatto - ha dichiarato Massimo Diodati, Presidente UICI sez. di Lucca - sia per come è stato articolato e svolto il corso sia per gli ottimi risultati che sono riusciti a conseguire i partecipanti e per questo auspico che questo progetto venga presto replicato in altri luoghi della provincia".Un ringraziamento da parte degli organizzatori è stato fatto all'ufficio sport del comune di Forte dei Marmi che ha fornito il mezzo per il trasporto dei corsisti.

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La Gazzetta dello Sport del 18-02-2017

Il CIP è autonomo Pancalli esulta: "Svolta storica"

ROMA. Lo sport di Bebe Vio e Alex Zanardi, di Martina Caironi e Assunta Legnante, e di tanti altri e altre che hanno fatto grande l'Italia paralimpica in questi anni, è da ieri un Ente autonomo di diritto pubblico dopo il sì del Consiglio dei ministri. Il lungo iter è finito: il Comitato Paralimpico vede quindi riconosciuta, parole del suo presidente Luca Pancalli, la «sua funzione sociale». Nei prossimi giorni, il ministro dello Sport, Luca Lotti, nominerà un commissario ad acta che scriverà il nuovo Statuto. Il primo presidente del Cip autonomo sarà probabilmente eletto fra la fine di maggio e l'inizio di giugno di quest'anno.

RECIPROCITÀ. Nel frattempo, il personale del Cip passerà alla Coni servizi spa, con cui sarà firmato un contratto di servizio. Si metterà a punto anche il rapporto fra Coni e Cip: c'è già un accordo, i presidenti dei due enti siederanno nelle rispettive giunte senza avere però diritto di voto, sulla base di un principio di reciprocità. Le corsie del finanziamento dello Stato ai due enti sono già diverse.

PASSAGGI STORICI. Per Luca Pancalli «si tratta di un passaggio storico che rappresenta per noi un nuovo punto di partenza». Secondo il dirigente romano, la nuova veste giuridica renderà più semplice ed efficace «il rapporto tra il Comitato Italiano Paralimpico e gli altri soggetti pubblici che operano nel comparto socio-sanitario e con la scuola, con l'obiettivo di dare maggiore impulso, sul territorio nazionale, alla promozione e all'avviamento alla pratica sportiva delle persone con disabilità».

INIMMAGINABILI. Pancalli rivolge «un ringraziamento speciale» al ministro Lotti, che dal canto suo parla di «promessa mantenuta». Ma che cosa succederà con la nuova identità dell'ente? «Si schiudono degli orizzonti immaginabili - spiega Pancalli - Rapportarci da ente pubblico con tutta una serie di interlocutori, significa poter costruire dei nuovi percorsi che porteranno tanta gente a fare sport nell'ambito di un movimento che è esploso, grazie alla straordinaria personalità dei nostri campioni e al grande lavoro fatto questi anni».

di Valerio Piccioni

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La Repubblica del 14-02-2017

In parete si scoprono fiducia e lealtà

Disabilità fisiche derivate da amputazioni, paraplegie, emiparesi, ma anche psicologiche e cognitive importanti come l'autismo, l'ipercinetismo, la sindrome di Down, e persino per il disagio relativo all'ipovisione: un aiuto può venire dal climbing. Da qualche anno, infatti, sono state sperimentate molte applicazioni terapeutico- riabilitativo-pedagogiche del climbing, soprattutto indoor, grazie anche alla massima sicurezza delle attività in palestra, individuate dalla Fasi (Federazione arrampicata sportiva italiana) e sviluppate in una versione adattata, Special Climbing o Paraclimbing.

Arrampicare richiede qualità fisiche come padronanza dell'equilibrio, gestione bilanciata delle forze, coordinazione, e prevede sempre di essere accompagnati da un partner di cui ci si fida. Su questi aspetti hanno lavorato gli esperti del Fasi, istruttori e psicologi per concludere che l'attività stimola sia gli aspetti muscoloscheletrici sia la sfera emotiva dei ragazzi, ne rafforza la globalità psicofisica e migliora l'autostima. E quindi che può essere, con dei professionisti, utilizzato proprio per stimolare questi aspetti, nei ragazzi disabili.

Non solo: a ciò si aggiunge che i valori di solidarietà, appartenenza, rispetto, lealtà ed empatia, che caratterizzano questa disciplina, sono stati valutati come terapeutici per alcune situazioni di disagio familiare/sociale come abusi e abbandoni, alcolismo, tossicodipendenze e per i giovani profughi e migranti. «È uno sport dove la fiducia è l'elemento fondante, così come la sicurezza», spiega Mirko Masè, che da anni si occupa anche di allenamenti per ragazzi con questo tipo di problematiche, ed è guida e socio fondatore di Rockspot Nord Ovest a Pero (Milano), una delle più grandi palestre specializzate d'Europa.

«In tutti i corsi - aggiunge il maestro - insegniamo i dinamismi di sicurezza con la corda a coppie, e questo già sviluppa il senso di responsabilità e il rispetto: una persona sale e l'altra tiene la corda di sicurezza, poi si invertono i ruoli ». Insomma, si mette la propria sicurezza nelle mani di un altro: si impara quindi a prendersi cura dell'altro e ad avere riguardo per i suoi tempi. «La fiducia - aggiuhe l'esperto - per questi ragazzi è un aspetto fondamentale: per la loro storia non si fidano più di nessuno ma nell'arrampicata sono messi nella condizione di dover imparare ad avere fiducia negli altri. In questi anni abbiamo ottenuto risultati significativi».

E anche per la pratica outdoor dedicata ai disabili, infine, bisogna dire che l'Italia è all'avanguardia: in Trentino, regione che ospita dal 2011 in diverse località il Paraclimbing World Championship, ad Arco di Trento, è stata attrezzata la prima falesia "senza barriere" al mondo. Le Placche del Baone è alta circa 100 m., di comodo accesso anche per le carrozzine, è attrezzata per i non vedenti: è dotata di una mappa tattile per permettere loro di comprendere prima di arrampicare lo sviluppo degli itinerari (dal 4b al 6a), il numero e il tipo di anelli di sicurezza e le difficoltà, inoltre le targhette in braille in corrispondenza della partenza degli itinerari ne segnalano il nome e la difficoltà.

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Il Gazzettino del 27-02-2017

Frau, l'uomo che corre nel deserto

Non vedente dalla nascita, il fisioterapista ama le sfide estreme. «Ho cominciato 10 anni fa perché ero sovrappeso. Ora sogno di poter scalare una parte dell'Everest».

PORDENONE. Tullio Frau non si ferma mai. Fisioterapista in pensione, 64 anni ancora da compiere, è alla costante ricerca di nuove sfide. La vita lo ha già messo a dura prova: cieco dalla nascita, per Frau, originario della Sardegna ma trapiantato a Pordenone da sempre, non c'è nulla d'irrealizzabile. L'ultima impresa risale al 6 gennaio, nel Carso triestino, quando ha portato a termine la Corsa della Bora. È una gara di 57 chilometri, con più di 2 mila e 500 metri di dislivello, conclusa mano nella mano con i suoi due angeli custodi, Ivan Cudin e Giancarlo Enna, quest'ultimo conosciuto lo scorso anno in occasione della Iranian ultra marathon.

Ora quale nuova sfida sta preparando?

«Il 2 giugno tenterò la Via degli dei, la 125 chilometri da Bologna a Fiesole attraverso gli Appennini. Poco dopo ci sarebbe il decennale del Magraid, la 100 chilometri nella steppa friulana: vorrei tanto esserci, a quel compleanno».

Parlando di gare estreme, c'è qualcosa che bolle nel pentolone?

«Ho ricevuto l'invito per la Maratona della pace, in Palestina, lungo il percorso che collega Betlemme a Gerusalemme. Si disputerà il 31 marzo».

Quando comincia la sua passione per queste sfide?

«Esattamente 10 anni fa. Ero sovrappeso e, su consiglio dell'amico Gianni Da Pieve, ho cominciato a correre. Ho indossato le scarpe da ginnastica a gennaio e il mese dopo mi ero già iscritto alla Maratona di New Yortk: avevo bisogno di darmi degli obiettivi, dei traguardi da raggiungere. Ce l'ho messa tutta e, grazie al sostegno di un bellissimo gruppo, a novembre ho portato a termine i 42 chilometri e 197 metri nella Grande Mela. Ad aprile, a Padova, avevo debuttato sulla stessa distanza. Se ci penso mi vengono ancora i brividi: avevo appena tre mesi di preparazione alle spalle».

Ci sono stati momenti di sconforto?

«Certo che ci sono stati, ma mai una volta mi è balenata l'idea di mollare. La corsa per me rappresenta ormai tutto: è come una fiammella da tenere sempre accesa. Ricordo gli insuccessi, le difficoltà, le gare in cui ho dovuto alzare bandiera bianca. È dalle sconfitte, però, che ho imparato a crescere».

Com'è la sua giornata tipo?

«Difficile raccontarla, anche perché mi piace molto variare. Quello che non manca, senza dubbio, è l'allenamento: se le condizioni meteo non me lo permettono, nella casa di Vallenoncello ho il tapis roulant. Nonostante sia cieco, sono una persona molto autonoma e indipendente. Prendo i mezzi pubblici e riesco a fare la maggior parte delle cose senza l'aiuto di qualcuno. Tra un allenamento e l'altro trovo il tempo per seguire ancora qualche cliente. Inoltre partecipo all'attività sociale dell'Unione ciechi».

Pordenone è una città a misura di non vedenti?

«Mi auguro che le promesse fatte, di rivedere i percorsi tattilo-plantari e d'installare semafori acustici, vengano mantenute. Sarebbe necessario avviare un tavolo con l'Amministrazione comunale per concordare le misure concrete da adottare. Attualmente le difficoltà che incontriamo sono ancora tante».

Il suo sogno nel cassetto?

«Scalare una parte dell'Everest. Chiedo troppo?».

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CataniaToday del 18-02-2017

"Guai a chi (non) tocca!"

I libri tattili rappresentano uno dei primi approcci che i piccolissimi hanno con l'oggetto libro offrendo loro una varietà di stimoli ed emozioni che nascono dall'accostamento di percezioni e immagini.

Chissà quante volte le nostre orecchie lo avranno ascoltato, chissà quante volte sguardi corrucciati hanno cacciato via le nostre piccole mani ammonendoci con un "non si tocca!" e chissà quante altre volte, diventati genitori, ammoniamo ignari figli alla scoperta della realtà che li circonda...Sì, perché la conoscenza del mondo per un bambino è di tipo plurisensoriale e tra tutti i sensi, il tatto è quello maggiormente usato: il tatto infatti completa una sensazione visiva e auditiva, dà altre informazioni utili alla conoscenza di tutto ciò che ci circonda.

Purtroppo il tatto, tra tutti i sensi è quello più bistrattato, mortificato, accantonato eppure, se opportunamente stimolato, apre porte su infinite sensazioni tutte da archiviare per tentare la conquista della conoscenza del mondo. Bruno Munari dedicò gran parte del suo lavoro al tatto e al suo sviluppo portando in giro per l'Italia 'laboratori tattili', oggi la sua lezione è stata felicemente raccolta da diversi editori che pubblicano libri da 'leggere' con le mani e di cui almeno una volta (anche da adulti!) consiglio di fare esperienza. Ma se c'è un progetto che ha catturato la mia attenzione e mi ha fatto spalancare di meraviglia occhi e bocca sono i libri di stoffa prodotti nonché promossi dall'associazione culturale "Le Carlotte" a cui si deve il progetto "Toccare per apprendere" che si pone come obiettivo principale quello di sviluppare la consapevolezza tattile nei più piccoli al fine di creare quella stratificazione di emozioni legate alla scoperta di materiali diversi che stimolano la curiosità e la fantasia. Tre donne, valigie pesanti al loro seguito, portano in giro per lo Stivale la storia del signor Bo, il protagonista di un prezioso libro di stoffa, prezioso perché a comporlo sono tessuti provenienti da luoghi lontani, nel tempo e nello spazio: sete, velluti, broccati, cotone ( di quello che oggi non si produce più!) appartenenti a bauli di famiglie ormai scomparse ma la cui memoria continua a vivere nelle storie imbastite dall'estro e dalla manualità di queste donne sapienti.

Così quando lo scorso settembre questa magica storia ha varcato la soglia di Bafè - avventure per giovani lettori ha svelato a noi appassionati di racconti un nuovo modo di leggere e di narrare, utilizzando...i polpastrelli! E se è vero che a sentire non sono solo le nostre mani ma tutto il nostro corpo, ecco che lo stupore non può che crescere quando ci si ritrova dentro la storia del signor Bo, un grande tappeto tattile e multifunzionale cucito appositamente per l'occasione e utilizzato dalle "Carlotte " durante i loro laboratori per coinvolgere i bambini nella narrazione e nella scoperta delle sensazioni più diverse (liscio/ruvido, sottile/spesso, pesante/ leggero).

I libri tattili rappresentano uno dei primi approcci che i piccolissimi hanno con l'oggetto libro offrendo loro una varietà di stimoli ed emozioni che nascono dall'accostamento di percezioni e immagini: "dovrebbero dare la sensazione che i libri siano effettivamente fatti in questo modo, e che contengano sorprese. La cultura deriva in effetti dalle sorprese, ossia cose prima sconosciute" (Bruno Munari).

di Rossella Greco

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Redattore Sociale del 09-02-2017

Le stelle per tutti: i segreti del cielo svelati a ciechi e ipovedenti

Sesta edizione del "Corso di astronomia per ciechi ed ipovedenti", nell'ambito del progetto nazionale promosso da Apa-lan in collaborazione con l'Unione astrofili italiani e l'Uici. Previsti "star-party" per disabili motori, con l'uso di telescopi adattati che permettono la visione a chi è su sedia a ruote.

ROMA. I segreti e le bellezze della volta celeste svelati anche a chi il cielo non può osservarlo con gli occhi. È questo l'obiettivo che si propone il progetto nazionale "Le stelle per tutti", promosso dall'Associazione pontina di astronomia (Apa-lan) in collaborazione con l'Unione astrofili italiani (Uai) e con il contributo del ministero del Lavoro e delle politiche sociali, oltre che con la collaborazione dell'Unione dei ciechi e degli ipovedenti. La prima iniziativa di questo progetto di più ampio respiro è stato il "corso residenziale di astronomia per ciechi ed ipovedenti": un corso che da sei anni Apa-lan organizza con successo. Otto i partecipanti, arrivati a Latina da ogni parte d'Italia carichi di entusiasmo e curiosità. "Se le persone non vedenti oggi hanno accesso a tutta la letteratura astronomica cartacea o digitale - spiegano gli organizzatori -, purtroppo per loro l'astronomia così trattata non è altro che un percorso ad ostacoli. In effetti in ogni libro, video o conferenza su questi argomenti c'è un continuo rimandare a immagini, grafici e modelli che non vengono descritti in un modo a loro accessibile". Da qui "la necessità di abbattere le barriere che precludono l'accesso a questa meravigliosa scienza". Per questo da sei anni Apa-lan organizza il corso, e per questo fornisce "pillole di astronomia per ciechi e ipovedenti, nelle quali si spiegano i vari fenomeni celesti con un linguaggio a loro dedicato".

Osservare con le mani. Il gruppo formato da otto persone (Ada Nardin, Cátia Lima, Linda Salvel, Franca Bernardi, Federica Carbonin, Claudio Manzini, Fabio Falcier, Giovanni Loscialpo) si è rivelato ottimale in quanto ad efficacia didattica: "Se è possibile parlare e far lezione ad una platea pressoché infinita di vedenti, così non è per i ciechi - spiegano dall'Apa-lan, i quali hanno bisogno di poter osservare i vari strumenti didattici con le mani uno per volta. L'associazione ha quindi realizzato più copie degli strumenti impiegati, per permettere l'osservazione a più partecipanti contemporaneamente. "Il corso si identifica completamente con gli strumenti didattici - spiegano -, ideati e realizzati interamente dal vicepresidente di Apa-lan, Andrea Miccoli: senza di essi non sarebbe possibile nulla del genere. Tale strumentazione, unica quindi nel suo genere, permette di comprendere alcuni complicati fenomeni astronomici che si verificano nelle quattro dimensioni e che non possono venir spiegati a parole". Si parte da oggetti molto semplici come la riproduzione delle dimensioni dei pianeti del sistema solare in scala per passare a strumenti molto più complessi, anche motorizzati, come la sfera celeste. Oltre alle cinque lezioni, si sono svolte anche tre conferenze, su big bang e nucleosintesi stellare, sulle onde gravitazionali e sulla ricerca di vita nelle lune ghiacciate del sistema solare. Qui il video di una parte del corso.

Ora si prevede di replicare l'iniziativa in altre sedi, ma anche di realizzare "star-party della solidarietà" per i disabili motori che sono su sedia a ruote, nelle piazze dei vari comuni italiani o presso i vari osservatori e planetari abbattendo da questi le barriere architettoniche. "L'Apa-lan è apripista anche in queste attività - spiegano gli ideatori, che ora grazie al progetto nazionale "Le stelle per tutti" vedono il loro lavoro messo in rete -: infatti, utilizziamo già da anni modifiche ai telescopi per permettere la visione all'oculare anche a chi si trova in carrozzina". L'impegno dell'Apa-lan nel sociale ha allargato le possibilità di accesso all'astronomia a tutti, "con attività - dice l'organizzazione - per ora uniche in Italia e Europa": attività fino ad oggi conosciute e fruite solo da pochi, che però si punta, da qui in poi, a diffondere. Grazie anche al coinvolgimento dell'Uai, l'impegno è di rendere l'astronomia accessibile su tutto il territorio nazionale. (ep)

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Giornale UICI del 07-02-2017

Una sfida da raccogliere

di Francesco Fratta

Quando si parla di resa accessibile di opere d'arte, nel caso specifico dei disabili visivi, la mente dei più corre immediatamente ad oggetti da poter toccare - riproduzioni od originali di sculture in primo luogo, o modellini di opere architettoniche -, e più o meno inconsciamente pensa anche che le opere prettamente visive (pittura, fotografia e in buona parte il cinema ed anche in certa misura il teatro), siano condannate a restar fuori da una fruizione realmente soddisfacente e godibile. In particolare pittura e fotografia che, a differenza delle rappresentazioni cinematografiche e teatrali, non sono accompagnate ed integrate da una qualche narrazione fatta di dialoghi, rumori e suoni.

Tuttavia, la pittura da tempi remotissimi, e assai più recentemente la fotografia, costituiscono forme molto importanti e significative in cui si è espressa e si esprime la cultura umana, e le immagini non provenienti direttamente dagli oggetti, ma prodotte e riprodotte ad opera dell'uomo, artistiche o meno che siano, sono onnipresenti oggi più che mai ed è pressoché impossibile non farne esperienza. Già..., "pressoché impossibile"... E i ciechi? E soprattutto i ciechi dalla nascita? Come potrebbero mai accedere e fare in qualche modo esperienza di ciò che nella realtà in cui - come tutti gli altri - sono immersi, si presenta come pura immagine, e per sua stessa natura quindi non direttamente percepibile se non attraverso l'organo di senso specificatamente preposto alla visione?

Semplice! - si sarebbe tentati di dire. Sono varie e molteplici le tecnologie oggi disponibili per mettere in rilievo e rendere dunque tattilmente percepibili gli elementi formali di un dipinto, di un disegno o di una fotografia. Vero, ma il fatto è che di per sé ciò è del tutto insufficiente. Un cieco posto per la prima volta davanti ad una immagine riprodotta in rilievo, anche ben confezionata e con linee ben marcate, laddove non ricevesse altra indicazione se non quella relativa al soggetto (poniamo il San Giorgio e il drago di Raffaello), dopo ripetuti sforzi molto probabilmente riporterebbe da una simile esperienza un senso di frustrazione per non esser riuscito a individuare adeguatamente i vari elementi che compongono il quadro, e ciò a causa delle inevitabili sovrapposizioni di piani, dei loro rapporti dinamici, di eventuale mancanza di informazioni (come è fatto un elmo), ecc.

Se ne deve dedurre che le arti schiettamente visive come fotografia e pittura sono inesorabilmente inaccessibili, che l'immagine è del tutto inattingibile se non mediante la vista? Io penso di no. Ma ci si deve intendere su che cosa sia propriamente la visione e come si attivi il processo immaginativo in assenza del senso della vista.

Davvero noi vediamo soltanto con gli occhi? - si chiedeva il fotografo cieco Eugen Bavcar qualche anno fa in una conferenza svoltasi al Circolo dei lettori di Torino - o meglio: sono i nostri occhi che vedono, o non piuttosto il nostro intero corpo, come totalità senziente, che percepisce le cose del mondo, facendosene di volta in volta un'immagine? Il corpo non è una sommatoria di funzioni e percezioni nettamente distinte le une dalle altre, al quale, nello specifico, la vista consentirebbe di percepire la realtà restandone in certo modo separato, ma è un tutto organico costantemente esposto al contatto e aperto alla possibilità della relazione con l'altro, che "vede" in base al suo multiforme sentire, e insieme ai suoi bisogni e ai suoi desideri. Ognuno

quindi può farsi, e in effetti si fa, un'immagine delle cose in certo grado indipendentemente da ciò che i suoi occhi vedono o non vedono. Il non poter guardare in senso proprio non preclude quello che Bavcar chiama il diritto all'immagine. Non solo, ma se l'immagine è sempre il frutto di una relazione fra corpi, in essa non vi è mai soltanto la cosiddetta "realtà oggettiva", ma sempre anche il cosiddetto "soggetto", che nel suo sentirla, la percepisce e in certo modo le dà forma.

In questo fitto reticolo relazionale in cui tutti siamo immersi la parola gioca un ruolo tutt'altro che secondario nel formarsi dell'immagine interiore, specie in chi non vede (ma anche in chi vede), indicando e mettendo in risalto certi elementi percettivi, i loro nessi e le loro correlazioni, richiamando in vario modo esperienze e conoscenze pregresse ed eventuali valenze simboliche, evocando atmosfere ed emozioni, tutte cose che contribuiscono in modo determinante a rendere significativo, vivo e palpitante anche quell'insieme di segni tracciati su una tela o impressi su una fotografia, sia che vengano percepiti attraverso gli occhi, sia che lo siano, invece, grazie ad una riproduzione tattile, attraverso i polpastrelli delle mani.

Della parola, forse (ma non ne sono del tutto convinto, e comunque non in tutti i casi), chi vede può fare a meno quando guarda una "pura immagine"; chi "guarda" con le mani quella stessa immagine sicuramente no. No... e perché? Perché innanzi tutto il toccare non equivale propriamente ad un vedere, sia pure deprivato di luci e colori. I singoli elementi formali vanno ricostruiti attraverso esplorazioni parziali, successive e ripetute per giunta con una certa lentezza, e collegati fra loro grazie ad un lavoro di progressiva memorizzazione. Inoltre i segni tattilmente percepibili che si possono usare in un disegno in rilievo sono molto più limitati - sia per gamma che per dimensione - e ciò rende spesso troppo simili fra loro elementi formali che la vista distingue con estrema facilità, per cui soltanto la parola potrà dirmi se quella forma tondeggiante posta là sul tavolo sia un pane oppure un frutto, se quella doppia linea sinuosa che percepisco tra altre forme rappresenti un fiume, o una strada. Non potendo fare affidamento su colori, ombre, dettagli piccoli e piccolissimi, l'esplorazione tattile richiede necessariamente di essere accompagnata dalla parola, la quale dirà che cosa rappresenta esattamente quel segno o quella forma percepita, ci indicherà il piano nel quale collocare ciò che stiamo toccando e le eventuali sovrapposizioni (ad es. un braccio o un oggetto posto

davanti a un corpo). Ma allora - si dirà - perché non fare del tutto a meno del disegno in rilievo e limitarsi alla sola descrizione verbale? La risposta è che il disegno ci serve per rendere l'immagine d'insieme e per collocare spazialmente e nella giusta proporzione tutti gli elementi formali che compongono l'opera, poiché a questo scopo la sola parola risulterebbe insufficiente e al quanto approssimativa.

Dunque, affinché l'osservatore cieco possa formarsi un'immagine sufficientemente ricca di un'opera puramente visiva, segno tattile e parola gli sono ugualmente necessari nella loro complementarietà.

La ricerca intorno a tale complementarietà è iniziata seriamente da non molto tempo, ed una mostra come "Tonalità tangibili", dedicata ai maestri del Pittorialismo* italiano che si inaugura domani 8 febbraio al Museo Nazionale del Cinema di Torino ci pone una nuova sfida, poiché finora non ci si era mai cimentati nel tentare di rendere accessibile con disegni in rilievo e descrizioni verbali una mostra fotografica. Cimentarsi nell'occasione di una mostra per giunta temporanea con le urgenze temporali che ciò comporta, costituisce una sfida ulteriore. Ma crediamo valga la pena di raccoglierla, in nome di quel diritto all'immagine di cui parla Bavcar, per aprire anche ai disabili visivi una possibilità in più di aver accesso a quello stesso mondo nel quale, insieme a tutti gli altri, vivono, che è un mondo fatto non solo di cose tangibili, ma anche di tante pure immagini.

E l'abbiamo raccolta, infatti, partecipando come UICI alla scelta e alla realizzazione dei disegni in rilievo e dando le nostre indicazioni e consigli anche sulla stesura dei testi che li descrivono. Ne è risultato un volume confezionato a mo' di album fotografico, corredato da audio attivabili con QR code a disposizione dei visitatori, e 4 pannelli in rilievo realizzati in adduzione e collocati lungo il percorso di visita, riproducesti alcune delle fotografie in esposizione, anch'essi corredati con QR.

Francesco fratta

* Il pittorialismo, felice manifestazione della fotografia d'arte, ebbe il suo momento di maggior splendore tra la fine dell'Ottocento e i primi vent'anni del Novecento. L'elemento di unità dei fotografi pittorialisti fu imposto da un preciso concetto estetico, al fine di legittimare la fotografia come espressione artistica alla stessa stregua della pittura o del disegno.

I pittorialisti italiani si confrontarono alla pari con i maestri pittorici europei e americani partecipando e affermandosi ai vari Salon internazionali di fotografia artistica.

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Il Messaggero del 19-02-2017

Musei civici, per i ciechi nuovo percorso tattile

ALBANO. È stato inaugurato ieri, nei Musei civici di Albano, il percorso tattile per ipovedenti e non vedenti che consente anche a chi soffre di questa disabilità di fruire dei reperti esposti nella sale che spaziano dalla preistoria all'età imperiale. Toccare la storia/Touching history a cura dell'assessorato alla Cultura e dell'associazione Amici del museo è una novità assoluta nel panorama del circuito museale dei Castelli romani e nasce dall'intenzione di rendere sempre più fruibili a tutti le testimonianze del passato conservate nella villa liberty che appartenne ai marchesi Ferrajoli.

Il percorso riservato a non vedenti e ipovedenti, oltre alle classiche tabelle esplicative in braille che illustrano i contenuti principali, mette a disposizione dei visitatori oggetti antichi da toccare in tutte le sale. La novità è stata salutata ieri dalla partecipazione dei rappresentanti dell'Unione nazionale ciechi e ipovedenti, dalla Sovrintendenza archeologica, belle arti e paesaggio per l'area metropolitana, il sindaco Nicola Marini e il presidente della cooperativa Handy Systems.

di Enrico Valentini

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Alto Adige del 07-02-2017

Sentieri facili e accessibili per aprire a tutti le Dolomiti

DOLOMITI. "Dolomiti Accessibili. Un patrimonio per tutti" è il progetto che intende contribuire a fare delle Dolomiti Unesco un patrimonio accessibile a tutti. Il progetto, che costituisce un passo concreto verso l'attuazione di uno degli obiettivi più significativi della Strategia Complessiva di Gestione, è stato valutato favorevolmente dal Ministero dei Beni Culturali, Il progetto "Dolomiti Accessibili" intende fornire un'esperienza diretta di questo straordinario ambiente naturale a tutte le persone che lo visitano o lo abitano, indipendentemente dal grado di abilità in cui si trovano, appoggiandosi e valorizzando la predisposizione naturale del contesto dolomitico ad un'accessibilità sostenibile. La prima fase del progetto prevede una call, aperta a tutti i conoscitori del territorio dolomitico, per la raccolta di segnalazioni di itinerari adatti - o adattabili - ad essere percorsi da persone con limitate capacità motorie. Sulla base delle segnalazioni verrà elaborata una banca dati, omogenea e continuamente aggiornata, estesa a tutte le Dolomiti Unesco, per mezzo della quale verrà realizzata una mappa interattiva degli itinerari accessibili del Patrimonio Mondiale che sarà consultabile all'interno del sito web. Parallelamente, sarà organizzato un programma formativo - esteso a tutto il territorio dolomitico - destinato a formare figure professionali esperte nell'accompagnamento di persone con disabilità. Il programma, realizzato da Accademia della Montagna, avrà l'obiettivo di fornire un servizio altamente qualificato di accompagnamento in quota, mettendo a sistema le varie realtà attive nel campo dello sport, dell'outdoor experience e dell'inclusione sociale già impegnate sul territorio delle Dolomiti, in modo da renderle collaboranti e strutturare un servizio organizzato a livello di intero patrimonio. Si può partecipare segnalando gli itinerari, adatti o adattabili ad essere percorsi da persone con limitate capacità motorie. (e.d.)

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Napolike.it del 01-02-2017

All'Orto Botanico di Napoli un percorso per non vedenti consente di riconoscere le piante

NAPOLI. L' Orto Botanico di Napoli, grazie al prezioso lavoro svolto dalla Dott.ssa R. Muoio e dal Prof. B. Menale, ha realizzato un percorso dedicato ai non vedenti, affinché anche loro possano conoscere le risorse naturali, presenti all'interno dell'orto, attraverso l'olfatto, il tatto e la lettura in braille.

L'idea è venuta in mente negli anni novanta alla Dott.ssa Muoio e dopo alcuni confronti con l'Associazione non vedenti si è giunti ad un accordo. Lungo il percorso dovevano essere installate delle piastrelle in gres attrezzate con simboli LOGES, un corrimano e dei cartelli in braille con le indicazioni.

Grazie a ciò i visitatori, dopo aver ascoltato le dovute spiegazioni, potranno muoversi in libera autonomia, toccare e annusare le piante presenti e leggere le informazioni di ogni singola pianta grazie ai cartellini in braille. La visita all'Orto Botanico avverrà solo su prenotazione.

L'Orto Botanico è partner del progetto "Napoli tra le mani" che lotta da anni affinchè sia garantito ad ogni cittadino il diritto alla cultura. Questo progetto nasce dalla collaborazione del Servizio di Ateneo per le Attività degli Studenti con Disabilità (SAAD) dell'Università degli Studi Suor Orsola Benincasa con il Museo di Capodimonte, il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, la Cooperativa Sociale La Paranza, l'Orto Botanico, il Polo Museale Regionale della Campania, l'Associazione Borbonica Sotterranea, la Deputazione della Cappella del Tesoro di San Gennaro e alcune associazioni delle persone con disabilità come il DPI, l'UICI, l'UNIVoC e l'ENS-Campania.

Il percorso per non vedenti è diviso in due parti: la prima si svolgerà all'interno di un edificio chiamato Chalet, la seconda nell'area esterna adiacente allo Chalet.

Primo itinerario

Nello Chalet sono stati collocati dei pannelli e delle teche in legno per la presentazione delle varie esposizioni. Nella parte superiore della teca, dove sono esposti i vari materiali vegetali, il visitatore, attraverso un foro, potrà sentire al tatto le caratteristiche del vegetale e attraverso l'olfatto sentirne il profumo. Sulla parte laterale, rispetto al foro, è stato collocato un testo in caratteri braille che riporta le informazioni del vegetale toccato. Nella parte inferiore dei pannelli sono stati disposti quattro tappi di sughero impregnati di oli essenziali. Il visitatore potrà sollevare il tappo, sentire la profumazione e leggere le informazioni in braille poste accanto ad ogni tappo.

Secondo itinerario

Al termine della visita allo Chalet i visitatori, aiutati dal corrimano sul quale sono state fatte delle incisioni che indicano la presenza di piante, potranno recarsi nell'area esterna. Al lato dell'edificio sono state disposte, su due file, alcuni esemplari di piante di cui sono illustrate le caratteristiche. Sui gradoni, alle spalle dello Chalet, sono esposte le piante aromatiche della cucina mediterranea e sulla Vasaria, posta al confine tra la zona dei campi sperimentali e l'area dei non vedenti, è stata allestita un'esposizione di piante facili da riconoscere con il tatto e l'olfatto.

Si tratta di piante profumate e pubescenti quali l'assenzio, la melissa, il millefoglio e alcune piante appartenenti alle Pelargonium caratterizzate da un profumo intenso. Nella parte posteriore dello Chalet sono stati disposti alcuni esemplari di rose rampicanti senza spine e alcune piante appartenenti alle Buxus sempervirens potate in modo da riprodurre delle forme geometriche. Naturalmente ogni pianta avrà il suo cartellino d'identità in braille.

Informazioni sul Percorso per non vedenti

Quando: tutti i giorni della settimana

Dove: Orto Botanico, via Foria n. 223

Orari:

tutti i giorni dalle 09:00 alle 14:00

il martedì e giovedì dalle 09:00 alle 16:00

Info e prenotazioni: 081.25 33 937.

di Alessandro Ruggieri

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focus

Giornale UICI del 21-02-2017

La sola presenza dell'impianto telefonico fa sorgere l'obbligo di assunzione del centralinista non vedente

di Franco Lepore

Negli ultimi anni è diventato sempre più difficile trovare lavoro. Tuttavia, anche quando si pensa di essere riusciti a reperire un'occupazione a seguito di un avviamento al lavoro, si è costretti ad imbattersi nelle gravi inadempienze della Pubblica Amministrazione.

La sentenza n. 25 del 26.01.2017 emessa dal Tribunale di Ivrea ha affermato importanti principi in ordine all'annosa questione della mancata assunzione dei centralinisti telefonici non vedenti a seguito di regolare avviamento al lavoro. L'assunzione del centralinista telefonico non vedente consegue alla sola presenza del centralino, a prescindere dalla sua effettiva utilizzazione. Inoltre il datore di lavoro inadempiente è tenuto a risarcire l'intero pregiudizio subito dal lavoratore non assunto tempestivamente.

La vicenda trae origine dal caso di tre centralinisti telefonici non vedenti che nel 2015 avevano ottenuto dalla Città Metropolitana di Torino l'avviamento al lavoro presso un'Azienda Sanitaria Locale. L'ente pubblico aveva rifiutato la loro assunzione sostenendo che in alcuni presidi il centralinista svolgeva anche mansioni di portineria, secondo l'azienda circostanza incompatibile con lo status di disabile visivo. Inoltre l'ASL specificava che alcuni suoi impianti telefonici erano di fatto inutilizzati e quindi non avrebbero potuto ospitare altro personale.

Nella sentenza in commento, il Giudice, ai fini della decisione, ha tratteggiato le peculiarità della Legge n. 113/1985, la quale tratta l'aggiornamento della disciplina del collocamento al lavoro e del rapporto di lavoro dei centralinisti non vedenti. In particolare, gli artt. 1 e 2 indicano le disposizioni che regolano l'iscrizione nell'albo professionale dei privi della vista abilitati alla funzione di centralinista telefonico.

L'art. 3 stabilisce gli obblighi dei datori di lavoro pubblici e privati: il comma 1 precisa che i centralinisti telefonici in relazione ai quali si applicano le disposizioni della Legge n. 113/85 sono quelli per i quali le norme tecniche prevedano l'impiego di uno o più posti-operatore o che comunque siano dotati di uno o più posti-operatore; il comma 2 impone che, anche in deroga a disposizioni che limitino le assunzioni, i datori di lavoro pubblici sono tenuti ad assumere, per ogni ufficio, sede o stabilimento dotati di centralino telefonico, un privo della vista iscritto all'albo professionale.

L'art. 6 regola le modalità per il collocamento: il comma 4 dispone che i datori di lavoro pubblici assumono per concorso riservato ai soli non vedenti o con richiesta numerica presentata all'ufficio provinciale del lavoro e della massima occupazione; il comma 5 stabilisce che, qualora i datori di lavoro pubblici non abbiano provveduto all'assunzione entro sei mesi dalla data in cui sorge l'obbligo, l'ufficio provinciale del lavoro e della massima occupazione li invita a provvedere. Trascorso un mese l'ufficio provinciale procede all'avviamento d'ufficio.

La rigida normativa appena riportata prevede che l'assunzione consegua alla sola presenza dell'impianto, a prescindere dalla sua effettiva utilizzazione. In tal senso, peraltro, si è espressa la Corte di Cassazione secondo cui "la presenza accertata in un impianto idoneo alla prestazione del centralinista rende comunque legittimo l'avviamento del lavoratore non vedente" (Cass. Sez. Lav., sent. n. 12122 del 2012).

In ordine alle argomentazioni dell'Azienda Sanitaria circa le mansioni promiscue del personale assegnato al centralino di alcuni ospedali e circa la presenza di centralini di fatto inutilizzati, il Tribunale ha ritenuto che tali circostanze non fossero assolutamente idonee ad inficiare il diritto dei ricorrenti all'assunzione, poiché il centralino comunque risulta presente e, da ciò solo, consegue l'obbligo di assunzione.

Qualora tale situazione di fatto si protragga nel tempo, secondo il Giudice, ben potrà, eventualmente, l'Azienda Sanitaria, assegnare all'assunto mansioni diverse seppur compatibili con le sue condizioni fisiche, ad esempio operatore telefonico addetto alla informazione della clientela e agli uffici di relazione con il pubblico (DM 10.1.2000).

L'inosservanza dell'obbligo di assunzione comporta in capo all'ASL inevitabili conseguenze. A tal proposito occorre evidenziare che il precetto della Legge n. 113 del 1985 è espressamente richiamato dall'art. 1, terzo comma, della Legge n. 68/1999, sul diritto al lavoro dei disabili, laddove si specifica che restano ferme le norme per i centralinisti telefonici non vedenti. Secondo il costante orientamento della Suprema Corte, ciò dimostra che per i non vedenti l'apparato di protezione della loro invalidità si articola e si sviluppa con modalità affatto peculiari e sui generis per assicurare in concreto piena attuazione al loro diritto al lavoro. In particolare, in questo sottosistema, interno alla disciplina generale del collocamento obbligatorio, l'intervento pubblico non adempie solo ad una funzione sanzionatoria rispetto all'attività omissiva del privato, ma si manifesta attraverso una serie d'ingerenze autoritative che non si limitano al solo controllo e alle sanzioni per omissione di denuncia o di richieste d'avviamento, ma interferisce immediatamente e direttamente sulla struttura imprenditoriale, istituendo una rete di controlli, anche incrociati e di supporti e verifiche che s'inseriscono a pieno titolo e sono compatibili con l'art. 41 Cost., comma 2, posto che si coniugano con l'utilità sociale, come rettamente intesa dal legislatore costituzionale, attento ai valori della libertà, anche dal bisogno, e della dignità umana dei concittadini marcati dalla sorte (Cass. Sez. Lav., sent. n. 1335 del 2015; Cass. Sez. Lav., sent. n. 15913 del 2004).

In conseguenza di tali premesse, la Cassazione ha stabilito che, in caso di legittimo avviamento di centralinista non vedente, la cui assunzione sia indebitamente rifiutata dal destinatario dell'obbligo di assumerlo, il Giudice, se richiestone, deve applicare l'art. 2932 c.c., rendendo fra le parti sentenza che produca in forma specifica gli effetti del contratto non concluso, trattandosi di fattispecie possibile non esclusa dal titolo, essendo, infatti, prestabiliti dalla Legge n. 113/1985, in tema di disciplina del collocamento al lavoro e del rapporto di lavoro dei centralinisti non vedenti, la qualifica, le mansioni e il trattamento economico e normativo del lavoratore avviato, ivi compresa l'indennità legale di mansione, assumendo carattere residuale il risarcimento economico (art. 1223 c.c. e ss.) destinato ad assicurare l'integrale soddisfazione del diritto del centralinista, indebitamente pretermesso dalla prestazione lavorativa per l'inadempimento del datore di lavoro (Cass. Sez. Lav., sent. n. 12131 del 2011).

Applicando i condivisibili principi della Cassazione al caso dei tre centralinisti, il Tribunale di Ivrea ha costituito coattivamente ex art. 2932 cc il rapporto di lavoro subordinato tra i ricorrenti e l'Azienda Sanitaria Locale, a decorrere dalla data dell'avviamento al lavoro, con mansioni di centralinista telefonico.

L'inadempimento dell'ASL ha comportato il diritto dei ricorrenti anche ad ottenere un risarcimento. Difatti, sulla scorta dell'Insegnamento della Suprema Corte per il quale il datore di lavoro, inadempiente all'obbligo di assunzione del lavoratore avviato ai sensi della Legge n. 482/1968, (principio analogamente applicabile all'avviamento ai sensi della Legge n. 113/1985), è tenuto, per responsabilità contrattuale, a risarcire l'intero pregiudizio patrimoniale che il lavoratore ha consequenzialmente subito durante tutto il periodo in cui si è protratta l'inadempienza del datore di lavoro medesimo; pregiudizio che può essere in concreto determinato, senza bisogno di una specifica prova del lavoratore, sulla base del complesso delle utilità (salari e stipendi) che il lavoratore avrebbe potuto conseguire, ove tempestivamente assunto (Cass. Sez. Lav., sent. n. 1335 del 2015)

Infine il Giudice ha preso posizione anche in ordine alla tipologia di contratto da applicare ai centralinisti telefonici non vedenti.

Il contratto di lavoro a tempo parziale è compatibile con il sistema del collocamento obbligatorio purchè la stipulazione del contratto part-time sia espressione del libero consenso del lavoratore invalido, mentre non rilevano le esigenze produttive dell'impresa (Cass. Sez. Lav., sent. n. 14823 del 2001; Corte d'Appello di Torino, sent. n. 820 del 2003). Pertanto, in caso di mancato accordo tra le parti, il contratto di lavoro deve considerarsi a tempo pieno

In conclusione, il Tribunale di Ivrea ha dichiarato costituito tra i ricorrenti e l'Azienda Sanitaria Locale un rapporto di lavoro subordinato per l'espletamento della mansione di centralinista telefonico non vedente, con decorrenza dalla data dell'avviamento. Inoltre il Tribunale ha condannato l'ASL al risarcimento dei danni subiti dai ricorrenti liquidati nella misura pari alle retribuzioni non percepite sin dalla data dell'avviamento. Ovviamente l'Azienda Sanitaria è stata anche condannata al pagamento delle spese legali sostenute dai ricorrenti.

La normativa in tema di inserimento lavorativo dei disabili è particolarmente chiara, tuttavia viene spesso disapplicata dalla Pubblica Amministrazione che invece dovrebbe dare il buon esempio. È veramente avvilente essere sempre costretti a ricorrere in Tribunale per far valere un diritto sancito dalla legge.

Avv. Franco Lepore

Per ulteriori informazioni: avv.francolepore@libero.it

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Giornale UICI del 22-02-2017

I diritti non sono sacrificabili

di Mario Girardi

Storica sentenza della Corte Costituzionale per cui è la garanzia dei diritti incomprimibili ad incidere sul bilancio e non viceversa

Molto spesso purtroppo, lo Stato, le Regioni e gli enti locali in genere, emanano provvedimenti normativi, con i quali si prevedono interventi, o si istituiscono servizi, a favore delle persone con disabilità, condizionandoli però nel tempo e nell'ampiezza, al raggiungimento di un limite di spesa, o, peggio ancora, legandone la permanenza all'esistenza del relativo stanziamento nel bilancio dell'ente erogatore o finanziatore. Dunque, una volta sforato il budget assegnato, o cancellato il capitolo dal bilancio, quel servizio, per quanto importante e significativo, è destinato ad essere interrotto, o fortemente ridimensionato.

La Corte Costituzionale, nella recente sentenza n. 275/2016 ha decisamente censurato tale modo di legiferare. I giudici hanno enunciato un importante principio in virtù del quale "è la garanzia dei diritti incomprimibili ad incidere sul bilancio, e non l'equilibrio di questo a condizionarne la doverosa erogazione". Per tanto, nel caso in cui l'intervento finanziato, o il servizio istituito, siano uno strumento indispensabile per assicurare alla persona con disabilità il godimento di un diritto fondamentale, non c'è bilancio che tenga e l'ente dovrà reperire le risorse necessarie.

La sentenza della Corte origina dalla questione di legittimità costituzionale sollevata dal TAR per l'Abruzzo quanto all'art. 6, comma 2-bis, della legge della Regione Abruzzo 15 dicembre 1978, n. 78 (Interventi per l'attuazione del diritto allo studio), nella parte in cui prevede che, per alcuni servizi, in particolare per lo svolgimento del servizio di trasporto degli studenti portatori di handicap o di situazioni di svantaggio, la Giunta regionale garantisce un contributo del 50% della spesa necessaria e documentata dalle Province, solo "nei limiti della disponibilità finanziaria determinata dalle annuali leggi di bilancio.

In base a tale norma, la Regione, diminuendo mano a mano i relativi stanziamenti annuali, si è sentita autorizzata a ridurre la propria partecipazione alle spese incontrate dalle province abruzzesi, con la conseguenza che il servizio di trasporto e assistenza agli studenti con disabilità ha subito un drastico ridimensionamento. Ed è proprio su questo punto che intervengono duramente i giudici della Corte; se il servizio di cui trattasi è indispensabile per permettere allo studente disabile di frequentare la scuola, lo stesso non può essere legato all'incertezza e arbitrarietà delle scelte di bilancio, altrimenti ciò si tradurrebbe nella illegittima compressione del diritto allo studio la cui effettività non può essere finanziariamente condizionata.

Il diritto all'istruzione del disabile, spiegano i giudici costituzionali, è consacrato nell'art. 38 Cost., e spetta al legislatore predisporre gli strumenti idonei alla realizzazione ed attuazione di esso, affinché la sua affermazione non si traduca in una mera previsione programmatica, ma venga riempita di contenuto concreto e reale. Anzi, la natura fondamentale del diritto è tutelata anche a livello internazionale, ad esempio dall'art. 24 della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, divenuta da tempo legge dello Stato. Ciò limita la discrezionalità del legislatore che deve rispettare un nucleo indefettibile di garanzie per gli interessati, "tra le quali rientra il servizio di trasporto scolastico e di assistenza poiché, per lo studente disabile, esso costituisce una componente essenziale ad assicurare l'effettività del medesimo diritto".

Secondo i Giudici poi, in una simile circostanza, non serve invocare l'applicazione dell'art. 81 della Costituzione, nel quale è stato inserito il "famigerato" pareggio di bilancio, in quanto il diritto all'istruzione delle persone disabili (ed io aggiungerei) al lavoro, alle pari opportunità e via dicendo, godono anch'essi di un rango costituzionale e non possono dunque essere vanificati a causa del suddetto obbligo.

Considerata l'autorevolezza dell'organo che l'ha pronunciata, credo che questa sentenza rappresenti un ulteriore importante strumento nelle mani delle associazioni di tutela e di tutti coloro i quali si battono perché i diritti delle persone disabili siano garantiti nella loro piena effettività.

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L'agenda: appuntamenti del mese di marzo

- 2 Riunione Direzione Nazionale UICI

- 11

A) UICI Lombardia - Riunione Consiglio Regionale

ORDINE DEL GIORNO

1. approvazione del verbale della seduta precedente;

2. ratifica delle delibere adottate dall'Ufficio di Presidenza e dal Presidente;

3. comunicazioni della Presidenza Regionale e del componente la Direzione Nazionale;

4. approvazione rendiconto quinta Giornata Regionale sulla Prevenzione della cecità e la Riabilitazione Visiva;

5. progetti avanzati dalle Commissioni e/o dai Gruppi di Lavoro regionali: valutazioni e determinazioni;

6. Assemblee Annuali Ordinarie dei Soci: definizione calendario e aspetti organizzativi;

7. ipotesi di ricorso avverso la procedura di designazione dei rappresentanti UICI in seno al Consiglio di Amministrazione della Biblioteca Italiana per i Ciechi "Regina Margherita" Onlus adottata dalla Direzione Nazionale UICI in data 26 gennaio 2017: valutazioni e determinazioni;

8. ipotesi di adesione alla Fondazione Villa Mirabello di Milano, ex Casa dei Ciechi di Guerra Lombardia Onlus;

9. integrazione di due componenti il Collegio Regionale dei Sindaci;

10. nuova composizione dell'Organo di Vigilanza regionale (ai sensi del "Modello di organizzazione, gestione e controllo" di cui al Decreto Legislativo 231/2001);

11. delibere di carattere amministrativo;

12. delibere di carattere organizzativo;

13. varie.

B) UICI Lombardia - Riunione Consiglio di Amministrazione Regionale dell'IRIFOR (Istituto per la Ricerca, la Formazione e la Riabilitazione)

- 18 Lodi - Seminario IRIFOR su iPhone e Android

- 19 Stramilano edizione 2017

- 25 Lecco - Corso "Cinguettio nel Buio"

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Flashback: nel mese appena trascorso

Nel mese di febbraio, si sono riuniti i seguenti organi regionali:

- 25 Riunione congiunta delle Commissioni Regionali Anziani e Pari Opportunità

ORDINE DEL GIORNO

1. eventuali comunicazioni della Presidenza, dei Referenti e dei Coordinatori Regionali;

2. azioni di promozione dell'opuscolo "Quando il malato non vede, che fare?" sul territorio;

3. esame delle proposte delle varie componenti le due Commissioni, per l'ipotesi di lavoro per il 2017-2018.

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