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Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ONLUS
Consiglio Regionale della Lombardia


IL BLOCNOTES

NOTIZIARIO INFORMATIVO DEL CONSIGLIO REGIONALE LOMBARDO DELL'UNIONE ITALIANA DEI CIECHI E DEGLI IPOVEDENTI

A cura di Massimiliano Penna

Dicembre 2016

SOMMARIO

Cremona - Conclusione corso "Includere i Disabili Visivi a Scuola: Strategie e Strumenti"

Alto gradimento per il corso organizzato dall'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti

Si è concluso Giovedì scorso, con l'ultima lezione presso la scuola primaria Guglielmo Marconi di Casalmaggiore, il corso dal titolo "Disabili Visivi a Scuola", organizzato dall'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti di Cremona e rivolto al personale scolastico e parascolastico.

Scopo del progetto, quasi interamente autofinanziato, nato dall'esigenza, spesso riscontrata dagli insegnanti e da tutti coloro che nell'ambito scolastico si trovano ad affrontare il difficile problema della disabilità visiva, è stato quello di fornire informazioni e suggerimenti per il corretto approccio e gli strumenti adatti per consentire all'alunno cieco o ipovedente di frequentare la scuola il più possibile alla pari con i propri compagni, garantendogli così una piena inclusione nella classe.

Il corso, sviluppato su tre moduli, ha avuto inizio il 4 Ottobre presso l'Istituto Superiore Sraffa di Crema e si è poi tenuto a Casalmaggiore, presso la scuola elementare Marconi e a Cremona, presso la scuola elementare Trento-Trieste.

Ogni classe ha visto la presenza di almeno una trentina di allievi, che hanno dimostrato enorme interesse per gli argomenti molto importanti che sono stati trattati da docenti esperti e preparati.

Dopo la presentazione del corso della Presidente Flavia Tozzi, il Presidente Regionale del Consiglio U.I.C.I. della Lombardia Nicola Stilla, anche Presidente Nazionale del Club Italiano del Braille, il prof. Giancarlo Abba, già direttore dell'Istituto dei Ciechi di Milano, un'eccellenza sul territorio lombardo per quanto riguarda la consulenza e la fornitura di materiale scolastico agli alunni ciechi e ipovedenti, con il quale tra l'altro la nostra Provincia, ora Area Vasta, mantiene una convenzione da ormai più di trent'anni, il prof. Gianbattista Rossi, esperto consulente informatico dello stesso Istituto, il prof. Paolo Colli, consulente regionale FAND e collaboratore dell'Università Cattolica di Milano, il dott. Sebastiano Presti, istruttore di Orientamento e Mobilità e di Autonomia Personale

Hanno sviluppato i seguenti argomenti:

1) "Verifica dei bisogni formativi, introduzione ai temi della cecità e dell'ipovisione, quadro normativo, sinergie di rete con l'associazionismo e i Centri Specialistici, significati e difficoltà di apprendimento".

2) "Tiflopedagogia e tiflologia per l'inclusione scolastica"

3) "Ausili e loro uso".

4) Cenni sul sistema di lettura e scrittura Braille (utilizzo con ausili informatici)."

5) "Nozioni di orientamento, mobilità, organizzazione degli spazi e attività fisico-motoria adattati".

6) "Strategie comportamentali e competenze relazionali nell'approccio con il non vedente e la sua famiglia".

7) "Costruire il piano formativo individualizzato per un alunno cieco o ipovedente".

Al termine di ogni modulo, al fine di evidenziare i nodi critici emersi, è stato somministrato agli allievi un test di apprendimento, con restituzione in plenaria e verifica dei risultati e del gradimento.

Il corso ha riscosso notevole apprezzamento da parte degli insegnanti che lo hanno frequentato, soprattutto perché da molti di loro è stata manifestata una significativa carenza di conoscenze e informazioni sul tema della cecità e dell'ipovisione e di conseguenza l'esigenza di corsi di formazione su tale argomento e la necessità di reperire suggerimenti e consigli su come gestire l'alunno affetto da disabilità visiva al momento del suo ingresso nell'ambiente scolastico.

L'ultima volta che è stato realizzato un corso su questi temi, purtroppo, risale al lontano 2005, un lungo lasso di tempo, purtroppo, nel corso del quale gli insegnanti di alunni disabili visivi sono stati troppo abbandonati a se stessi.

La Presidente dell'U.I.C.I. di Cremona esprime enorme soddisfazione per l'ottima rispondenza avuta da questa iniziativa e ringrazia tutti coloro che in ambito scolastico ne hanno permesso e facilitato la realizzazione, nonché gli allievi che vi hanno partecipato, poiché questo è il segno che vi è un grande desiderio di collaborare affinché possano essere abbattute tutte le barriere fisiche e sensoriali che ancora oggi purtroppo ostacolano la piena inclusione nella scuola di molti alunni ciechi e ipovedenti.

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Attività della Commissione Nazionale Terza Età

Consapevoli dell'importanza di tutte le iniziative rivolte alle persone anziane per favorire l'informazione, la cultura e lo svago, soprattutto di coloro i quali vivono spesso in solitudine e in situazione di disagio per carenza di servizi e il limitato utilizzo dei mezzi informatici, riteniamo utile riportare di seguito un breve quadro riassuntivo delle attività svolte dalla Commissione Nazionale Terza Età come illustrato nel comunicato n. 214/2016.

- Senior: la rivista mensile diffusa registrata in mp3 che a partire dal mese di gennaio 2017 viene inviata su richiesta a titolo gratuito: si tratta di un mensile ricco di informazioni socio-culturali, di svago, di interviste di carattere medico e di approfondimento, di poesia, di musica, di invito alla rivitalizzazione fornendo indicazioni e suggerimenti utili per una anzianità attiva e consapevole e ancora significativa per la sua capacità interattiva con possibilità di dialogo e di confronto. Per riceverla basterà telefonare all'ufficio stampa al n. 06-69988376 o inviare una e-mail a ustampa@uiciechi.it fornendo il proprio indirizzo.

- Lista di conversazione: è attiva da molti anni e conta circa un centinaio di iscritti e offre la possibilità di attingere a consigli utili, godere di interscambi, conoscere l'attività della nostra Unione, delle trasmissioni Slashradio e quant'altro. Per iscriversi si dovrà inviare un messaggio vuoto al seguente indirizzo:

uic-anziani-subscribe@yahoogroups.com.

- Particolare importanza assume infine la sala virtuale telefonica "Parla, un amico ti ascolta", luogo di incontro, di confronto e di dialogo che è già entrata nel sesto anno della propria attività. È gestita da numerosi moderatori che si alternano nel loro servizio di ascolto e di proposta dal lunedì al venerdì dalle ore 17 alle ore 19, rimanendo perciò chiusa soltanto il sabato, la domenica e durante i giorni festivi.

Coordinata dal Referente per la Commissione Cesare Barca, la sala è affidata alla responsabilità tecnica di Nunziante Esposito (nunziante.esposito@uiciechi.it) e offre la possibilità di interrompere momenti di solitudine acquisendo nuove amicizie.

Per ottenere i recapiti dei Referenti che forniranno il codice PIN per l'ingresso alla sala telefonica, rivolgersi alla propria Sezione di appartenenza o consultare il comunicato della Sede Centrale n. 214/2016.

Una volta ottenuto il codice PIN, Per accedere alla sala conferenza, fare come segue:

1. Digitare uno dei numeri nazionali riferiti alle province italiane (per Milano 02.87212000).

Attenzione!

Si avvisa che se non si ha una flat telefonica (contratto con il quale si paga mensilmente una cifra fissa per tutte le chiamate su rete fissa, chiamando questi numeri si pagherà la normale tariffa prevista dal contratto sottoscritto con il proprio gestore telefonico.

Nel dubbio, ccontattare il call center del proprio gestore telefonico per avere maggiori informazioni.

2. Una voce guida chiede il numero della stanza. Digitare dopo l'annuncio vocale le 6 cifre della sala telefonica: 98 90 50 seguìto da #.

3. La voce guida chiede di inserire il pin di sicurezza: digitare il pin ricevuto seguìto da #, quindi, digitare sul telefono xXx #.

4. Se è stato tutto digitato in modo corretto, la voce guida spiega cosa avverrà, ammesso che non si entri a conferenza già iniziata.

5. Se si entra a conferenza già iniziata, la voce guida dirà "stai entrando in una audio conferenza" e dirà quante persone sono presenti.

6. Se la conferenza è già iniziata, oppure appena viene aperta la stanza, il moderatore chiederà chi è entrato e ci si dovrà presentare. Basta riferire almeno il nome e da dove si chiama. È solo una regola di buona convivenza civile.

7. Se la conferenza non è iniziata, e cioè se non è ancora arrivato il moderatore, una volta entrati, si può ascoltare solo musica.

Avvertenze:

1. La conferenza telefonica può essere registrata a insindacabile giudizio del responsabile del servizio e senza preavviso.

2. Tutti coloro che si collegano tramite il telefono alla stanza telefonica, sono direttamente registrati da un sistema di statistica del sito che gestisce il servizio, per cui il responsabile del servizio avrà l'indicazione di chi si è collegato, in tempo reale e alla fine della conferenza per iscritto, con quale utenza telefonica e per quanto tempo tale utenza telefonica è stata collegata.

3. Il responsabile del servizio avrà cura di aprire e chiudere la sala che sarà attiva solo durante le ore previste e durante i giorni della settimana previsti.

4. Per chi dovesse trasgredire le regole di civile convivenza, sarà prima avvisato e, qualora perpetrasse un comportamento non consono al convivere civile, gli sarà chiuso il microfono ogni volta che si collega.

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comunicazioni varie

ACQUISTO DI AUSILI O STRUMENTI TECNOLOGICAMENTE AVANZATI A FAVORE DELLE PERSONE CON DISABILITà - Legge Regionale n. 23/1999

Anche quest'anno Regione Lombardia intende promuovere l'acquisizione di strumenti tecnologicamente avanzati finalizzati ad estendere le abilità della persona disabile e potenziare la sua qualità di vita.

Gli interessati dovranno rivolgersi necessariamente alla ATS (Agenzia di Tutela della Salute - ex ASL) di competenza. Ogni ATS provvederà a pubblicare gli avvisi previsti dal bando, assicurando un periodo di 60 giorni di tempo per la presentazione della domanda.

È possibile richiedere un solo strumento/ausilio per le seguenti aree di intervento: area domotica, area mobilità, area informatica, altri ausili.

Coloro che hanno usufruito precedentemente di tali benefici possono presentare una nuova domanda per la stessa area solo dopo 5 anni.

Tra i documenti richiesti per l'ottenimento del contributo è necessaria anche l'attestazione ISEE.

Per ulteriori informazioni consultare le pagine web di Regione Lombardia oppure rivolgersi alla Sezione UICI di appartenenza.

Dalla sezione di brescia

Giornata di solidarietà presso Hakusha - 17 Dicembre

Sabato 17 dicembre dalle ore 9.30 alle 18.30, presso hakusha via Camozzi 8 Brescia, Come ogni anno a Natale una giornata di solidarietà.

Dedicandosi o regalando un trattamento shiatsu, cranio sacrale biodinamica, riflessologia plantare o un massaggio olistico si potrà contribuire a sostenere i bisogni di chi ha meno.

Il ricavato sarà devoluto alle Associazioni ONLUS Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti ONLUS - sezione di Brescia e SVI - Servizio Volontario Internazionale.

Hakusha ringrazia chiunque volesse aderire all'iniziativa.

Per informazioni e prenotazioni

tel. 030/2906099

e-mail: info@hakusha-brescia.it

OFFERTA LIBERA - CONTRIBUTO MINIMO € 10

PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA!

Dalla sezione di mantova

Mercatino di Natale

Da martedì 6 a lunedì 19 dicembre, presso la Sezione in Via della Conciliazione n. 37, verrà allestito il consueto "mercatino" in versione natalizia, a cura della nostra socia Tiziana Belforti.

Orari di apertura: tutti i giorni, festivi compresi, dalle ore 9 alle 12 e dalle ore 15 alle 18.30.

Si potranno trovare oggetti di vario genere con tantissime idee regalo. Il ricavato verrà destinato alle numerose attività sezionali.

Dal centro del libro parlato f.lli milani di brescia

Nuova rivista Storica" del National Geografic

Vi informiamo che con il numero di Dicembre l'audiorivista "Le Scienze" cesserà la sua pubblicazione. Dal primo Gennaio 2017 sarà sostituita dalla nuova rivista mensile "Storica" del National Geographic, che come suggerisce il titolo presenta articoli a carattere storico redatti in forma discorsiva e puntuale.

Il nostro centro realizzerà e distribuirà a titolo gratuito anche questa nuova rivista registrata su cd.

Chi fosse interessato a riceverla è invitato a farne richiesta entro il 31 Gennaio prossimo telefonicamente al n. 030/2209421, per e-mail all'indirizzo di posta elettronica lpbs@uiciechi.it o per iscritto al Centro del libro parlato F.lli Milani, via divisione Tridentina n. 54, 25124 Brescia.

Potranno altresì essere versati contributi di sostegno al centro sul nostro c.c.p. 13457254, specificando nella causale "contributo anno 2017".

Dal gruppo sportivo dilettantistico non vedenti di Milano

L'Ambrogino d'oro 2016 ad Arjola Dedaj

Siamo orgogliosi di comunicare che la nostra socia Ariola Dedaj riceverà, mercoledì 7 dicembre, l'Ambrogino d'oro, il prestigioso premio del Comune di Milano. Reduce dalle Paralimpiadi di Rio De Janeiro nelle quali ha stabilito il primato italiano del salto in lungo, Arjola è da anni atleta del GSD Non Vedenti Milano ONLUS, ed è attualmente in forza alle Fiamme Azzurre.

Complimenti per questo riconoscimento e per tutta la sua carriera!

Gruppo Sportivo Dilettantistico Non Vedenti Milano ONLUS

Via Vivaio, 7

20122 Milano

tel/fax: +390276004839

Email: info@gsdnonvedentimilano.org

Web: www.gsdnonvedentimilano.org

twitter: https://twitter.com/Gsdnvmilano

Facebook: https://www.facebook.com/GSDNONVEDENTIMILANO

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Superando.it del 05-11-2016

Quelle spese sono deducibili: lo dice l'Agenzia delle Entrate

Ai fini della deducibilità delle spese mediche e di assistenza specifica necessarie nei casi di grave e permanente invalidità o menomazione, sono considerate valide sia le certificazioni di disabilità ai sensi della Legge 104/92, sia quelle di invalidità rilasciate da altre Commissioni: lo ha stabilito l'Agenzia delle Entrate, rispondendo a una sollecitazione della LEDHA (Lega per i Diritti delle Persone con Disabilità) e della CGIL di Milano, dopo una serie di casi verificatisi nel capoluogo lombardo, che avevano creato gravi problemi a numerose persone con disabilità e ai loro familiari.

MILANO. «La certificazione di disabilità rilasciata ai sensi della Legge 104/92 è sufficiente a dimostrare che si ha il requisito per fruire della deduzione»: lo ha ribadito l'Agenzia delle Entrate con la Risoluzione 79/E del 23 settembre scorso, aggiungendo, tuttavia, che ai fini della deducibilità delle spese mediche e di assistenza specifica necessarie nei casi di grave e permanente invalidità o menomazione (come da articolo 10, comma 1, lettera b, del Testo Unico delle Imposte sui Redditi), sono considerati come «disabili», sia le persone che abbiano ottenuto le attestazioni dalla Commissione Medica prevista dalla Legge 104, sia coloro che siano stati ritenuti «invalidi» da altre Commissioni.

«Si tratta di un importante riconoscimento - commentano dalla LEDHA, la Lega per i Diritti delle Persone con Disabilità che costituisce la componente lombarda della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap) - arrivato a seguito di una sollecitazione nostra e del Centro Servizi Fiscali della CGIL di Milano, nei confronti della Direzione Regionale Lombarda dell'Agenzia delle Entrate. A numerose persone con disabilità e ai loro familiari, infatti, un'Agenzia Territoriale di Milano aveva contestato nei mesi scorsi la richiesta di deduzione di spese mediche generiche e di assistenza specifica, affermando che esse si potessero dedurre esclusivamente nel caso di persone con disabilità accertata in base alla Legge 104/92. E così, diverse famiglie si erano trovate nella condizione di non poter dedurre le spese sostenute, oltre a dover pagare decine di migliaia di euro di multa, situazione ovviamente molto grave per chi deve affrontare spese importanti e che spesso non può affatto contare su redditi elevati. Basti pensare che a un familiare di una delle persone con disabilità coinvolte era già stato attivato il pignoramento di un quinto dello stipendio».

«Siamo molto soddisfatti di questo pronunciamento - dichiara il presidente della LEDHA Alberto Fontana - anche per i tempi brevi della risposta, giunta dopo la nostra sollecitazione dai massimi livelli dell'Agenzia delle Entrate». (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: ufficiostampa@ledha.it (Ilaria Sesana).

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Superando.it del 05-11-2016

"MilanoPerTutti", una bella opportunitÀ

Proseguendo l'esperienza di "Expofacile.it", lanciata lo scorso anno in occasione dell'Esposizione Universale, il portale web "MilanoPerTutti" è uno strumento utile, frutto della collaborazione tra il Comune e le Associazioni di persone con disabilità, che offre informazioni oggettive e affidabili, rivolte alle persone con disabilità e con bisogni specifici, per sapere dove andare, come muoversi con i mezzi pubblici e a quali luoghi poter accedere, dai musei ai ristoranti, dagli alberghi ai teatri e ad altri siti di interesse turistico e culturale.

MILANO. Come avevamo ampiamente segnalato a suo tempo, alla fine dello scorso anno la Commissione Europea aveva premiato Milano con l'Access City Award, riconoscimento assegnato alle città che, nel corso dei dodici mesi precedenti, abbiano messo in atto buone pratiche in tema di accessibilità per le persone con disabilità motorie, sensoriali e con ridotte capacità di movimento. Per il capoluogo lombardo - che in quei mesi stava affrontando la sfida dell'Expo - si era trattato di un riconoscimento importante degli sforzi messi in atto in occasione di quel grande evento, per rendere la città più accessibile.

E tuttavia, come era stato subito sottolineato ad esempio dalla LEDHA - la Lega per i Diritti delle Persone con Disabilità che costituisce la componente lombarda della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap) - quel premio non aveva certo caratterizzato un obiettivo raggiunto, quanto piuttosto un punto di partenza.

In tal senso, dunque, «l'obiettivo di migliorare l'accessibilità della città di Milano - come sottolineano ora congiuntamente Alberto Fontana, presidente della LEDHA e Nicola Stilla, presidente di FAND Lombardia (Federazione tra le Associazioni Nazionali delle Persone con Disabilità) - è stata la molla che ci ha spinto a metterci subito al lavoro, assieme al Comune di Milano».

È nato così MilanoPerTutti, progetto promosso appunto dall'Amministrazione Comunale meneghina e realizzato dalle principali Associazioni lombarde di persone con disabilità, consistente in un portale web che offre informazioni ai turisti con disabilità e con bisogni specifici in visita a Milano.

«Come molte metropoli - viene ribadito dalla LEDHA, riprendendo un concetto già espresso in passato -, Milano non è una città totalmente accessibile, ma non è nemmeno "impossibile" da visitare per le persone con disabilità: con le giuste informazioni, infatti, è possibile andare alla scoperta della città e delle sue principali attrattive, non solo chiese e bellissimi musei, ma anche parchi, strade dello shopping, piazze, ristoranti e tanti locali notturni».

Le Associazioni aderenti al progetto hanno raccolto dunque informazioni oggettive e affidabili grazie al lavoro di operatori qualificati che hanno visionato personalmente le strutture turistiche segnalate. È stata inoltre mappata l'accessibilità dei mezzi di trasporto e in generale la mobilità in città, visionando numerosi alberghi e ristoranti e i principali siti di interesse storico, culturale e artistico. Sono stati individuati, infine, dieci itinerari turistico-culturali che permetteranno anche ai turisti con disabilità motorie di apprezzare le bellezze della città.

«Con MilanoPerTutti - dichiara Pierfrancesco Majorino, assessore alle Politiche Sociali del Comune di Milano - che prosegue l'esperienza di Expofacile.it, mettiamo a disposizione di chi abita a Milano o di chi decide di visitarla uno strumento utile per sapere dove andare, come muoversi con i mezzi pubblici, a quali luoghi poter accedere, dai musei ai ristoranti, ai teatri e ai luoghi di interesse turistico e culturale. Anche così la nostra città diventa più accogliente e inclusiva, pur senza dimenticare che il percorso verso la piena accessibilità è ancora molto lungo. Intanto però è iniziato e sta dando, grazie alla collaborazione tra il Comune e il Terzo settore, i primi risultati». (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: info@milanopertutti.it, ufficiostampa@ledha.it.

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Gazzetta dell'Adda del 05-11-2016

Un territorio a misura di disabile?

Un obiettivo forse irrealizzabile, anche se di passi in avanti se ne stanno facendo tanti.

CASSANO D'ADDA. Martesana e Adda sono territori abbastanza all'avanguardia nella «lotta» alle barriere architettoniche (molte Amministrazioni ad esempio hanno da tempo approvato il Peba (Piano per l'abbattimento delle Barriere Architettoniche), ma non mancano esempi nelle nostre zone di ostacoli per coloro che sono costretti a stare su una carrozzina o hanno difficoltà a muoversi in maniera indipendente. Ma anche una mamma che porta a spasso il figlioletto con il passeggino alle volte è costretta a una vera e propria gimcana tutt'altro che agevole.

I problemi più grossi sono, come spesso accade, sui marciapiedi. Non è rara, infatti, l'assenza di scivoli per l'accesso ai percorsi protetti, e nel caso il disabile in carrozzina si trovi da solo il gradino, seppur in alcuni casi piccolo, diventa un muro insormontabile, costringendolo a proseguire sulla carreggiata, con tutti i rischi del caso. Non mancano nemmeno casi di cartelli stradali piazzati proprio nel bel mezzo del marciapiede, che rendono impossibile il transito. Così come a rendere la vita impossibile è spesso l'incuria o la cattiva manutenzione: buche e avvallamenti, causati spesso dalle radici degli alberi, rappresentano ostacoli alle volte insormontabili.

Non va meglio a non vedenti e ipovedenti. Le strisce pedonali sbiadite sono una costante, mentre i semafori con indicatore sonoro sono ancora piuttosto rari, nonostante qualche esempio positivo.

Ma anche gli edifici pubblici evidenziano più di una criticità, con accessi con gradini (bisogna ricordare che anche un dislivello di pochi centimetri può essere insuperabile se una persona in carrozzina si trova da sola ad affrontarlo), rampe con pendenze elevate (e quindi affrontabili soltanto con un accompagnatore) oppure percorsi che rassomigliano a vere e proprie gimcane, peraltro spesso senza indicazioni.

Per non parlare delle stazioni ferroviarie e di quelle della metropolitana, per le quali fortunatamente poche settimane fa è stato ufficializzato l'arrivo di un finanziamento da 7 milioni di euro che permetterà di risolvere una questione che si trascina da anni.

Insomma, qualcosa è stato fatto, ma molto è ancora da fare per permettere a chi vive una situazione di oggettiva difficoltà di poter muoversi in completa autonomia e senza rischi per la propria salute. (nsr)

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Il Corriere della Sera del 06-11-2016

Pazienti, Molto Pazienti

BERGAMO. Solo una testimonianza. Non una parola di più, non una di meno. Capita che nella mia cerchia familiare nasca la necessità di un intervento alla cataratta. In primavera, la titolare del malanno finisce nella lista d'attesa del Papa Giovanni, che tutti gli italiani considerano una Ferrari del sistema sanitario nazionale. Con l'arrivo dell'autunno, la cataratta va peggiorando, e assieme ad essa l'ansia della sua titolare (parentesi: è insegnante, ha un certo bisogno di vederci). Fammi sentire a che punto siamo, si dice. Dopo quelle sei-otto telefonate rimbalzando da centralino a reparto, con attese a vuoto e gente che dice deve chiamare nella talora e nel tal giorno, finalmente un'anima generosa fornisce rapida risposta: signora, nessuno si è dimenticato, però è presto, con la cataratta siamo a un anno e mezzo, tanti saluti e ci sentiamo più avanti. Ovviamente non racconto il simpatico aneddoto per risentimenti personali: lo faccio perché questa situazione tocca tutti, dentro ogni famiglia. E non solo per la cataratta. Non è possibile raccontare la realtà bergamasca fingendo che questo assurdo non esista. È ora di dire chiaro e forte che i tempi di attesa sono biblici, ingiusti, insopportabili. Sappiamo che in giro per l'Italia c'è di peggio, ma non è un buon motivo per rassegnarci stoicamente. Soprattutto qui, nella terra della sedicente eccellenza lombarda. Riconosciamolo, almeno: abbiamo raggiunto questa eccellenza con un modello molto particolare, la sanità che non prevede malati.

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Giornale Metropolitano del 16-11-2016

"Dai una Zampa!" per aiutare il programma di addestramento cani dei non vedenti

Da Maxi Zoo il progetto a sostegno della più importante scuola di addestramento cani guida in Italia, per fare in modo che chi non vede possa camminare a testa alta.

Finanziare l'intero percorso di addestramento dei cani migliori amici dei non vedenti, per fare in modo che questi angeli a quattro zampe possano pienamente acquisire la piena capacità di assistenza. Si tratta dell'iniziativa benefica "Dai una Zampa!", terza edizione dell'iniziativa Charity annunciata da Maxi Zoo, parte del gruppo tedesco Fressnapf, la più grande catena di negozi in Europa dedicata agli animali. Dal 21 novembre al 31 dicembre 2016, in tutti i punti vendita Maxi Zoo sarà possibile acquistare al costo simbolico di 1€ il doppio adesivo "Dai una Zampa!" e anche quest'anno il ricavato delle vendite sarà interamente devoluto al Servizio Cani Guida Lions e Ausili per la Mobilità dei Non Vedenti Onlus. Come da tradizione, il primo adesivo verrà affisso nel punto vendita Maxi Zoo con il nome del pet e del proprietario che lo hanno acquistato, il secondo rimarrà al proprietario a significare il supporto che - insieme al proprio pet - ha voluto dare al Servizio Nazionale Cani Guida dei Lions. L'iniziativa nasce a sostegno del Servizio Cani Guida dei Lions e Ausili per la Mobilità dei Non Vedenti ONLUS di Limbiate (MB), la più grande realtà fra le associazioni ONLUS in Italia dedicate all'addestramento e affidamento di cani per non vedenti, nonché una delle più importanti in Europa.

"Le prime due edizioni di Dai una Zampa! ci hanno reso molto orgogliosi dei nostri clienti - dichiara Marco Premoli, Amministratore Delegato di Maxi Zoo -. Grazie al loro importante contributo, siamo stati in grado di donare finora circa 100.000 euro alla prestigiosa Onlus. Anche per questa edizione, l'obiettivo è ambizioso, ma siamo certi che l'entusiasmo con cui è sempre stata accolta l'iniziativa verrà replicato anche quest'anno e verrà ulteriormente diffuso grazie all'hashtag #DaiUnaZampa, creato per condividere le foto con l'adesivo benefico e i propri pet anche sui social".

Le prime testimonianze sui cani guida risalgono a metà del 16° secolo. È la Germania a fondare la prima scuola di addestramento durante la Prima Guerra mondiale, per aumentare la capacità di spostamento in veterani di guerra diventati ciechi in combattimento. Importanti studi sul comportamento e sui metodi di addestramento dei cani guida vennero fatti poi tra gli anni '20 e '30 da Jakob von Uexfüll ed Emanuel Georg Sarris, che studiarono la ricchezza dei cani guida e introdussero metodi avanzati di addestramento. Fin dall'inizio, gli addestratori si domandarono quali fossero le razze più appropriate per il ruolo di guida. Risultarono particolarmente idonei i Golden Retriever, i Labrador, il Pastore tedesco, e poi ancora i Barbone, il Cane da Pastore Scozzese, il Border Collie, l'Australian Shepard, lo Staffordshire Terrie, il Bracco Ungherese, il Dobermann, il Rpttweiler, l'American Pit Bull Terrier, il Boxer, l'Airedale Terrier, il Flat Coat Retriever.

E dopo il contributo concreto al percorso di addestramento di un cane guida del 2014 e il finanziamento a completamento della nursery con cinque sale parto e altrettante sale dedicate all'accudimento dei cani nelle prime fasi di crescita del 2015, per quest'anno l'obiettivo di Dai una Zampa! è dunque sovvenzionare tutto il percorso di addestramento del maggior numero possibile di cani, che acquisiranno così la piena capacità di assistenza verso un non vedente. "Io amo definirli Angeli a quattro zampe" commenta Giovanni Fossati, presidente del Servizio Nazionale Cani Guida dei Lions e continua "Donare un cane guida ad una persona non vedente è dare una nuova vita".

Ad oggi, il Servizio Cani Guida dei Lions ha addestrato e consegnato gratuitamente 2.064 cani guida ad altrettante persone non vedenti su tutto il territorio nazionale, donando due occhi (e quattro zampe) a chi non vede e fornendo un valido e costante aiuto verso la loro indipendenza. Sono oltre 500 i cani guida attualmente in servizio in tutta Italia, con alcune presenze anche all'estero.

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NOTIZIE DALLA SEDE CENTRALE E DAL WEB

Questo spazio vuole essere una sorta di "miniguida" per orientarsi all'interno delle molteplici attività svolte dalla Sede Centrale della nostra Associazione.

A tal fine, vi proponiamo quei comunicati diramati dalla Sede Centrale e quei contenuti apparsi sul giornale elettronico di quest'ultima nel mese appena trascorso, che contengono notizie e iniziative che pensiamo possano suscitare un concreto interesse nei nostri soci.

Di sicuro qualcosa sfuggirà, ma ci si augura che questa selezione possa essere un valido punto di riferimento.

Si augura buona lettura.

Comunicato n. 197, diramato in data 14-11-2016

Terza edizione del Festival canoro dei Lions per le persone cieche e ipovedenti "Sounds from the Heart"

I Lions Club di Cracovia (Polonia) annunciano la terza edizione del "Lions World Song Festival for the Blind - Sounds from the Heart" (www.lionsfestival.org), un festival canoro internazionale per non vedenti che si terrà a Cracovia dal 16 al 18 Novembre 2017. Possono partecipare alla selezione cantanti non professionisti con un buon livello artistico ciechi o ipovedenti con un residuo visivo non superiore a 1/20. Per partecipare alla selezione è necessario presentare una canzone inedita di qualunque genere musicale che sia stata composta appositamente per il concorso entro il 30/05/2017.

Nelle edizioni precedenti l'Italia è stata ben rappresentata: quattro concorrenti nel 2013 e otto nel 2015. Due cantanti italiane: Silvia Mattia (2013) e Izabela Diana Ihnatiuc (2015) sono state premiate con il terzo premio.

Fondamentale requisito per la partecipazione è il sostegno di un club Lions, che dovrà sottoscrivere il formulario di iscrizione insieme al candidato. Le spese di viaggio e di partecipazione (compresi vitto e alloggio) dei partecipanti selezionati sono a carico dei cantanti stessi e dei Club Lions che li sostengono (per maggiori informazioni su questo aspetto si veda il link http://lionsfestival.org/en/festival-fees). Per iscriversi sarà necessario prendere visione delle istruzioni presenti al link http://lionsfestival.org/en/vocalists-registration. Per ulteriori informazioni si prega di scrivere agli organizzatori del festival all'email festival2017@lionsfestival.org.

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Comunicato n. 204, diramato in data 21-11-2016

Corso per operatore olistico

Riceviamo e pubblichiamo:

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L'operatore olistico lavora nel settore del massaggio, ed opera presso strutture private, centri benessere, centri estetici, ecc.

IRIFOR e Lions Club Fiesole - FIESOLE AIUTA onlus hanno siglato un accordo di collaborazione che prevede la formazione di massimo 14 giovani ipo o non vedenti e, soprattutto, l'impegno a trovare lavoro agli studenti più meritevoli.

La formazione, interamente finanziata da Lions Club Fiesole - FIESOLE AIUTA onlus, che alla fine del percorso rilascerà il diploma in Operatore Olistico -DBN - Discipline del benessere naturale, è stata affidata a CSEN, Ente Nazionale di Promozione Sociale Riconosciuto dal Ministero del Lavoro e delle politiche Sociali iscrizione n.77- Registro Nazionale Legge 383/2000.

Possono partecipare giovani disoccupati, in età fino a 29 anni, preferibilmente con laurea in fisioterapia, o in possesso di diploma quinquennale di scuola superiore.

Il corso, della durata di 450 ore comprese 70 ore di tirocinio, si svolgerà a Firenze nei fine settimana, ed avrà una durata di due anni.

Il corso sarà articolato in 6 moduli, al termine di ciascuno dei quali, con il superamento della verifica intermedia, verrà rilasciato un attestato. Il diploma invece verrà rilasciato a coloro che hanno frequentato tutti i moduli e che hanno superato l'esame finale con esito positivo.

Agli allievi si richiede un contributo spese di 25 euro per ciascun modulo. I costi di viaggio e di soggiorno sono a carico degli studenti, che potranno richiedere aiuto a fondazioni, o alle sezioni UICI di appartenenza.

Il contributo richiesto ai giovani va considerato come una conferma dell'impegno del giovane stesso a proseguire nell'impegno formativo.

Al termine del corso biennale, Lions e la nostra organizzazione si impegnano a reperire un posto di lavoro per gli studenti meritevoli.

Per ulteriori informazioni

Paola Trabalzini

I.Ri.Fo.R. Regionale Toscano

Via Fibonacci, 5

50131 Firenze

Tel. 055 580523

Mail: paola@uictoscana.it

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Comunicato n. 213, diramato in data 24-11-2016

Comitato Nazionale dei Genitori, soci tutori U.I.C.I. Costituzione

Siamo lieti di annunciare che i Genitori iscritti alla nostra Unione con la qualità di soci tutori hanno designato i loro nuovi rappresentanti nazionali.

Il risultato conclude un percorso che abbiamo avviato il 9 dicembre 2015, sollecitando la formazione, nei diversi ambiti territoriali, di comitati rappresentativi della specialissima categoria.

Dopo circa un anno, lo scorso 23 ottobre, a Tirrenia, sono stati eletti, con voto segreto, il Coordinatore, il Vice Coordinatore e i cinque Componenti il nuovo Comitato Nazionale dei Genitori, soci tutori U.I.C.I.

All'elezione hanno partecipato:

per Trento, Fabiola Montecinos; per il Veneto, Antonio Ravazzolo; per l'Emilia Romagna, Daniele Epifani; per la Toscana, Letizia Dell'Omo; per le Marche, Valeria Castrì; per il Lazio, Vincenzo Baldinelli; per l'Abruzzo, Ioannis Monedas; per il Molise, Nicola Bonaduce; per la Campania, Teresa Paragliola; per la Puglia, Olimpia Discipio e per la Sicilia, Francesco Grillo.

Assenti al voto:

per la Valle d'Aosta, Manuela Casali; per il Piemonte, Maria Luisa Inglese; per la Lombardia, Oriana Pomoni; per Bolzano, Sabina Scola; per il Friuli Venezia Giulia, Claudio Quattrin; per la Liguria, Umberto Giancotti; per l'Umbria, Ana Culafic; per la Basilicata, Rocchino Nardo e per la Sardegna, Raimondo Piras.

Sono stati eletti:

Coordinatore: Antonio Ravazzolo; Vice Coordinatore: Fabiola Montecinos; Componenti: Daniele Epifani, Olimpia Discipio, Valeria Castrì, Nicola Bonaduce e Vincenzo Baldinelli.

Le relazioni tra il Comitato e gli Organi direttivi centrali della nostra Unione saranno tenute da Pietro Piscitelli, componente del Consiglio Nazionale e Presidente della Biblioteca Italiana per i Ciechi Regina Margherita.

Le numerose assenze al voto del 23 ottobre confermano quanto è a tutti ben noto:

il compito dei Genitori associati alla nostra Unione è delicato e molto gravoso, specialmente se il bambino o il ragazzo, di cui essi hanno la responsabilità, soffre di altri deficit, oltre quello visivo. Il peso aumenta straordinariamente per la mancata integrazione e per le inefficienze dei servizi sanitari, assistenziali, sociali ed educativi del nostro Paese.

Siamo, perciò, particolarmente grati ad Antonio, Fabiola, Daniele, Olimpia, Valeria, Nicola e Vincenzo, per aver accettato di impegnarsi in nuova prova.

L'augurio è che possano lavorare in serenità e con ottimi risultati.

Mario Barbuto

Presidente Nazionale

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Comunicato n. 215, diramato in data 29-11-2016

Sostegno a favore delle zone colpite dal recente terremoto del Centro Italia - Apertura di un conto corrente bancario dedicato

Si porta a conoscenza che la Direzione Nazionale, nella seduta del 10/11/2016, ha approvato l'iniziativa di aprire una sottoscrizione fra i soci a sostegno delle zone dell'Italia centrale colpite dal terremoto.

A tale proposito è stato acceso un apposito conto corrente bancario, presso Unicredit, agenzia di Roma 00745 via Del Corso, su cui si possono effettuare i versamenti: Codice IBAN IT36W 02008 05154 000104535514 Causale: "Terremoto Italia Centrale 2016".

Si confida nella partecipazione solidale di tutta l'Associazione.

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SEDE CENTRALE: COMUNICATI DIRAMATI NEL MESE DI NOVEMBRE

Di seguito viene riportato l'elenco completo dei comunicati diramati dalla Sede Centrale U.I.C.I. nel mese appena trascorso, con la specificazione del relativo numero e dell'oggetto.

Vi ricordiamo che tutti i comunicati possono essere consultati all'indirizzo internet http://www.uiciechi.it/documentazione/circolari/main_circ.asp

dove è possibile effettuare ricerche mirate tramite un comodissimo motore di ricerca.

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Superando.it del 05-11-2016

LEA e Nomenclatore: una riforma a metÀ

di Alessandro Giustini*

«Abbiamo atteso da troppi anni questo riordino del Nomenclatore - scrive Alessandro Giustini -, che finalmente adeguasse all'interno dei LEA (Livelli Essenziali di Assistenza) il settore delle prestazioni protesiche e di ausilio per la riabilitazione delle persone con disabilità: non dev'essere quindi l'ennesima riforma che mentre indica alcune prospettive positive, le vanifica con disposizioni organizzative e burocratiche del tutto inadeguate agli obiettivi di cura efficace per i problemi dei cittadini».

ROMA. Com'è ben noto, nel nostro Paese i LEA (Livelli Essenziali di Assistenza), le prestazioni e i servizi che il Servizio Sanitario Nazionale è tenuto a fornire a tutti i cittadini, sono fermi al 2001 e con essi anche il Nomenclatore Tariffario, che riguarda i dispositivi indispensabili come protesi, ausili, ortesi, e che è fermo al 1999 [rispettivamente Decreto del Presidente del Consiglio-DPCM del 29 novembre 2001 e Decreto Ministeriale 332/99, N.d.R.]. In realtà avrebbero dovuto essere aggiornati dal 2001 ogni tre anni, ma i Governi e i Ministri della Salute che si sono susseguiti hanno sempre rinviato a fine mandato tutto questo e poi non si è mai realizzato nulla: ogni volta mancavano i fondi per la copertura economica e mancava anche la volontà politica di dare risposte ai malati, alle persone con disabilità e alle loro famiglie.

Lo scorso 7 settembre c'è stata un'Intesa nella Conferenza Stato/Regioni su un testo inviato dal Ministero e forse riusciremo ad avere finalmente un aggiornamento.

L'inclusione nei LEA del Nomenclatore assegna a questa particolare forma di assistenza la stessa dignità delle altre prestazioni essenziali per la salute dei cittadini, riconoscendo in tal modo l'importanza del ruolo che protesi e ausili svolgono nella vita delle persone con disabilità e, contestualmente, la necessità che l'individuazione dei dispositivi da inserire negli elenchi risponda a principi evidence based ["basati sull'evidenza", N.d.R.] per la valutazione dei profili di efficacia, efficienza e costi.

Dal canto suo, la Commissione Nazionale dei LEA dovrà formulare annualmente una proposta di aggiornamento, attraverso la ridefinizione delle prestazioni erogabili e delle modalità erogative.

Avremmo tuttavia sperato in una vera revisione del sistema, con Nomenclatori articolati in base alle diverse aree di disabilità e informatizzati, per ricavare con facilità e chiarezza la panoramica delle tipologie disponibili per necessità: dalle protesi e ortesi ortopediche agli ausili per disabilità motorie, dagli ausili assistenziali ai dispositivi per deficit visivi e deficit uditivi.

Infatti, uno degli aspetti che il Nomenclatore dovrebbe evidenziare sarebbe la possibilità di rendere chiara e comprensibile l'informazione alle persone con disabilità sui propri diritti e come essi vengano garantiti dal sistema dei LEA. Il sistema di organizzazione degli elenchi, invece, è rimasto immutato, con la suddivisione in Dispositivi su misura e Dispositivi di serie, i quali poi sono suddivisi se affidati a diversi operatori tecnici per la fornitura.

Come mai, ad esempio, una carrozzina elettronica, con basculamento frontale o addirittura laterale, elevazione del sistema di seduta, pedane regolabili singolarmente, pelotte clavicolari regolabili in altezza, profondità, elevazione, appoggiatesta con più regolazioni, adattato per consentire la guida con un comando a soffio, cioè indubbiamente un ausilio complesso destinato a bisogni complessi, è inserita nell'elenco 2 b, quello dei dispositivi di serie pronti per l'uso, mentre le carrozzine superleggere o quelle basculanti posturali sono collocate nell'elenco 2 a, insieme agli ausili che richiedono la messa in opera da parte di un tecnico abilitato?

Si tratta di una strutturazione artificiosa, oramai del tutto superata, sia dall'organizzazione della fornitura qualificata di questi dispositivi, sia dagli stessi meccanismi di produzione industriale. Una strutturazione che vede spesso tipologie di dispositivi collocate nei diversi elenchi apparentemente seguendo più un'"antica" logica di spartizione che reali motivazioni funzionali e di efficacia.

Una strutturazione, pertanto, che non facilita certamente la trasparente informazione alle persone con disabilità circa i loro diritti e le possibilità di valutare e ricevere le prestazioni essenziali per i loro bisogni.

In tal senso, ricordiamoci sempre che la scelta, la prescrizione e l'utilizzo di tali ausili deve far parte di un processo di riabilitazione condotto in piena consapevolezza e condivisione con la persona disabile, con i suoi familiari e caregiver, in modo che l'"efficienza" reale degli interventi corrisponda alla validità scientifica e anche ai costi sostenuti.

Oltre dieci anni fa, la Legge 266/05 (la "Finanziaria" per il 2006) prescriveva che «ai fini della razionalizzazione degli acquisti da parte del Servizio Sanitario Nazionale», fosse istituito uno specifico «Repertorio dei dispositivi protesici erogabili», cioè uno strumento che - prevedendo la registrazione e la pubblicizzazione di marca, modello e prezzo di mercato di ogni dispositivo erogabile - evidenziasse tutte le caratteristiche e le proprietà tecniche e riabilitative di ciò che la persona con disabilità ha il diritto di avere per la propria scelta (anche contrastando frodi e truffe).

Questo dopo dieci anni non è ancora diventato operativo e il Ministero afferma, con colpevole ammissione di incapacità, che la gara dovrà essere impiegata nelle more della sua realizzazione.

L'impiego della gara, in questi contesti, è quanto di meno appropriato si possa immaginare: si aggiudica (magari anche al massimo ribasso) un unico modello a un unico fornitore, vanificando tutta la valutazione effettuata dal prescrittore e dal team riabilitativo, insieme alla persona con disabilità. La gara potrebbe essere idonea solamente per talune tipologie di dispositivi le cui caratteristiche sono abbastanza standardizzabili per la gran parte di bisogni delle persone assistite, come possono essere i sollevatori o i letti.

Questa modalità di erogazione è così peggiorativa anche rispetto a quella attuale, da far passare in secondo piano quanto c'è di buono in questa revisione, come le nuove descrizioni e le molte nuove tipologie inserite, che offrono maggiori e migliori opportunità di risposta ai tanti bisogni. Nuove disponibilità che però rischiano di rimanere solo ipotesi cancellate dalle gare.

Come CSR [Commissione di Studio e Ricerca Ausili Tecnici per Persone Disabili, N.d.R.], in accordo con analoghe critiche provenienti da moltissime Associazioni di persone con disabilità, da medici e professionisti della riabilitazione e insieme all'Associazione Luca Coscioni, dopo avere a lungo contestato questi e altri elementi negativi presenti nel testo prodotto dal Ministero e dopo avere presentato emendamenti nelle Commissioni Parlamentari, chiediamo che quanto meno vengano stralciate dal regime di acquisto a gara quelle tipologie di dispositivi così significative per la qualità di vita delle persone con disabilità e che venga realizzato al più presto il previsto "Repertorio dei dispositivi di serie".

Chiediamo inoltre che venga cancellata la procedura anomala che affida il compito di verificare l'effettiva disponibilità dei LEA a un Comitato Nazionale privo dei rappresentanti delle persone con disabilità e composto per metà da esponenti delle Regioni stesse, nelle quali si dovrebbe verificare appunto la disponibilità delle prestazioni indicate nei LEA e nel Nomenclatore delle Protesi ed Ausili: nel corso degli anni, questi controlli del tutto "autoreferenziali" hanno prodotto risultati paradossali, considerando in regola anche Regioni in cui le prestazioni che fanno riferimento ai LEA sono palesemente carenti o assenti.

Abbiamo atteso da troppi anni questo riordino, che finalmente adeguasse all'interno dei LEA il settore delle prestazioni protesiche e di ausilio per la riabilitazione delle persone con disabilità: non dev'essere quindi l'ennesima riforma che mentre indica alcune prospettive positive, le vanifica con disposizioni organizzative e burocratiche del tutto inadeguate agli obiettivi di cura efficace per i problemi dei cittadini.

Alessandro Giustini,

Presidente del CSR (Commissione di Studio e Ricerca Ausili Tecnici per Persone Disabili).

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Blog Invisibili - Corriere della Sera del 02-11-2016

L'Onu bacchetta l'Italia, le precisazioni di Isabella Menichini

di Antonio Giuseppe Malafarina

È stata una bacchettata forte il richiamo del comitato Onu sui diritti delle persone con disabilità, arrivato ad agosto in occasione dell'incontro a Ginevra Dialogo costruttivo, che ha interrogato il nostro Paese sullo stato dell'arte della disabilità da noi. Giampiero Griffo, uno dei più lucidi conoscitori del settore, parla apertamente di brutta figura dell'Italia ed entra nei dettagli in un articolo. Dalla sua analisi si evincono un'impreparazione sostanziale della nostra delegazione politica ad affrontare l'incontro ed un pressappochismo che lascia supporre che ci siano da noi molte cose da fare per rispettare i diritti delle persone con disabilità. Non riuscendomi a capacitare di tanta inadeguatezza ho voluto sentire la parte chiamata in causa. Ci ho impiegato qualche mese, lo so.

Della delegazione ufficiale ho scelto di sentire Isabella Menichini perché la conosco personalmente e so che si tratta di una professionista capace. Isabella si presenta come «dirigente pubblico esperto di politiche sociali che da molti anni si occupa di disabilità. Ha una lunga esperienza in campo internazionale sia a livello comunitario che presso le Nazioni Unite ed ha lavorato alla redazione della Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità. È componente dell'Osservatorio nazionale sulla condizione delle persone con disabilità»

Ho scritto a lei di rilasciarmi delle dichiarazioni ed ecco quanto mi ha trasmesso. Questo è un blog, chi ha qualcosa da dire intervenga.

«Naturalmente non commento le indicazioni del Comitato Onu, non è mio compito e non mi permetterei trattandosi della più alta istituzione internazionale. Personalmente devo riconoscere che non tutte le Conclusioni mi sono risultate chiare, vedi ad esempio l'indicazione riguardante l'abrogazione della normativa sull'amministratore di sostegno: una disciplina che credo tutti nel nostro Paese considerino uno strumento giuridico di grande portata innovativa a tutela delle persone con disabilità. Anche l'Osservatorio intendeva approfondire le conclusioni per verificarne meglio la portata.

Posso però dire che l'incontro a Ginevra è stato molto diverso da come lo avevo personalmente immaginato. La formula adottata dal Comitato, cioè quella di Dialogo costruttivo, mi era sembrata molto appropriata per affrontare un primo monitoraggio sull'attuazione della Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità: una sfida enorme che richiede un impegno organico e costante nel tempo da parte delle tante istituzioni che in un Paese, a diversi livelli di responsabilità, hanno competenza in questo ambito: Parlamento, Governo, Regione... Ed in tante aree differenti: sociale, sanitario, lavoro, scuola, cultura, comunicazione, ecc. E con loro le associazioni e i tanti attori del mondo non profit e profit. Una sfida, insomma, che riguarda un Paese nel suo complesso e che misura senz'altro il grado di sviluppo di una comunità.

Mi sembrava che chiamarlo Dialogo costruttivo fosse il modo migliore per incontrarsi con il Comitato di monitoraggio delle Nazioni Unite e analizzare congiuntamente le criticità e, soprattutto, le difficoltà che si frappongono allo sviluppo di processi di innovazione delle politiche per la disabilità coerenti con i principi della Convenzione: un atto internazionale che tocca ogni ambito della vita di una persona!

Immaginavo che avremmo affrontato magari alcune aree, prioritarie, senza sottrarsi al confronto. Evidenziando quanto fatto e quanto ancora da fare. Ma con l'obiettivo di individuare insieme le ragioni delle difficoltà che si incontrano nel rendere i diritti pienamente goduti.

Devo dire che l'impressione che ho riportato a casa non è stata pari alle aspettative: tante domande - troppe, secondo me - molto diverse tra loro, focalizzate a volte su aspetti molto di dettaglio e su circostanze riportate da altri ma non sempre adeguatamente approfondite e chiarite dagli stessi rappresentanti Onu. In altri casi invece su questioni troppo vaghe. Un confronto basato molto più su "Questions&Answers" , senza un fil rouge tra loro, divise per blocchi di articoli della Conversione. Peraltro con un ritmo molto incalzante e con la richiesta - a volte pressante - di ottenere risposte anche su aspetti molto molto specifici e secondo me in alcuni casi non realmente centrati. Ho avuto l'impressione che i componenti del Comitato evocassero le diverse questioni come tutte egualmente rilevanti e cosi non è. Prendiamo il tema dei "bambini sottoposti a interventi chirurgici irreversibili di variazione intersessuale". Francamente mi sembra una questione molto molto specifica, sicuramente di grande delicatezza, non credo pertinente alla Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità, ma piuttosto a quella sui diritti dei minori. Quindi da affrontare in altri ambiti di confronto e con informazioni ben differenti da quelle a disposizione del Comitato.

Si è parlato della questione molto delicata del riconoscimento della lingua dei segni. È noto che nel nostro Paese questo è un argomento complesso, affrontato dalle associazioni di rappresentanza della disabilità con prospettive molto differenti. Ed è altresì noto che sin dal 2008 si è sviluppato un percorso di avvicinamento per individuare punti di sintesi bilanciati. La Rapporteur ha affermato di non essere interessata a quanto accade nel Paese. Ciò che è scritto nella Convenzione va attuato senza discussione. L'ho trovato un atteggiamento semplicistico: le istituzioni del Paese devono confrontarsi con le principali realtà associative e individuare con loro i migliori strumenti per rendere i diritti attuati, anche individuando punti di mediazione e sintesi che possano tenere conto delle diverse sensibilità. Certamente allargando e non restringendo lo sguardo.

Ho riportato così a casa il senso di un'esperienza non pienamente costruttiva per gli attori coinvolti: né per la rappresentanza governativa, né per i rappresentanti del Comitato o delle Ong presenti. Non era per me certamente la prima volta in incontri di questo genere alle Nazioni Unite. Ma è stata forse la prima volta in cui ho vissuto un senso quasi di inutilità rispetto al grande impegno profuso da tutti i partecipanti. Non so, ma credo che insieme sia possibile definire un metodo di lavoro più costruttivo, più dialogante che individui macro aree di discussione: accessibilità, autonomia e vita indipendente, scuola, lavoro, e a partire da queste svolga un percorso di approfondimento su stato di attuazione, criticità, difficoltà incontrate.

Un'ultima questione: è stata sollevata sia in questa che in altre occasioni la questione che si vuol fare "credere" che in Italia vada tutto bene per le persone con disabilità e cosi non è. Basta leggere il Report che è stato presentato al Comitato Onu o il Programma Biennale d'Azione o le Conclusioni delle Conferenze Nazionali per avere certezza che nessuno pensa che le cosi stiano cosi. Si tratta di documenti ufficiali, redatti da rappresentanti istituzionali e non, caratterizzati da grande onestà sullo stato delle politiche in Italia. Ma anche in questo caso occorre, a mio parere, prudenza ed equilibrio. Non possiamo fermarci all'idea che nulla esiste. Nulla è stato fatto. Sarebbe impietoso per le istituzioni ma anche e soprattutto per gli Stakeholders che con competenza e grinta da anni si confrontano con esse».

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Superando.it del 12-11-2016

Anche se faccio tante cose, non sono un "falso cieco"!

È sostanzialmente questo il messaggio lanciato dall'APRI di Torino (Associazione Pro Retinopatici ed Ipovedenti), con una campagna fatta di tre video, il cui scopo è appunto quello di sensibilizzare i cittadini (e anche i grandi organi d'informazione) sulla realtà quotidiana delle persone con disabilità visiva. Ed è particolarmente importante che filmati come questi stiano ora vivendo un momento di grande visibilità, grazie a un accordo fra l'APRI e il GTT (Gruppo Torinese Trasporti), in base al quale essi vengono proiettati in tutte le stazioni della metropolitana torinese

TORINO. «L'APRI di Torino, insieme all'artista Thomas Nadal Poletto, ha realizzato alcuni video che intendono lanciare, grazie ad attori ipovedenti e non vedenti, un messaggio ben preciso: chi non vede può effettuare moltissimi atti della vita quotidiana, così come chi vede. Se vedo, guardo con i miei occhi le icone dello schermo del mio smartphone; se non vedo, le immagino nella mia mente mentre le sfioro. Se vedo, cambio la ruota della mia bicicletta guardando il copertone, la camera d'aria e il cerchione; se non vedo, li sento con le mani. Se vedo, seleziono i programmi della lavatrice guardando il numero sul display; se non vedo, ne ascolto gli scatti di avanzamento. Se vedo, distinguo i fili elettrici in base al colore; se non vedo, c'è un apparecchio che me li indica a voce. Non pensare, dunque, che un disabile visivo abile ed autonomo sia necessariamente un falso invalido!».

È questo il testo del comunicato trasmesso da Radio GTT, che ben sintetizza la campagna di sensibilizzazione lanciata dall'APRI di Torino (Associazione Pro Retinopatici ed Ipovedenti), tramite alcuni video, del primo dei quali si era occupato, qualche tempo fa, anche il nostro giornale.

L'iniziativa giunge ora a una fase di notevole visibilità, grazie a un accordo fra l'APRI e il GTT (Gruppo Torinese Trasporti), in base al quale i tre video - di cui sono protagonisti i Soci dell'APRI Loretta Rossi, Michele Rosso e Vito Internicola - vengono proiettati in questi giorni in tutte le stazioni della metropolitana torinese.

«Sarebbe opportuno - annota con una certa dose di amarezza Marco Bongi, presidente dell'APRI - che anche i grandi organi d'informazione dimostrassero sensibilità nei confronti della riabilitazione visiva. Forse si renderebbero conto che prima di lanciare accuse pesanti e finti scoop su presunti "falsi ciechi", varrebbe la pena approfondire meglio un problema purtroppo ancora poco conosciuto. Oggi, infatti, accade spesso che molte persone non vedenti vivano con grande timore l'idea di impegnarsi in un percorso riabilitativo, perché temono di essere giudicate come "finti ciechi"». (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: apri@ipovedenti.it.

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Giornale UICI del 15-11-2016

Due chiacchiere con Maurizio Molinari, addetto stampa del Parlamento Europeo in Italia

di Valter Calò

Care ragazze e cari ragazzi che state leggendo questa intervista, voglio dedicarla tutta a voi.

Ho contattato telefonicamente un personaggio veramente unico, Maurizio Molinari; non importa se lo conoscete o meno, vi chiedo di dedicare alla lettura di questo articolo un po' del vostro tempo, sperando di farvi sognare e cercando di farvi arrivare un messaggio importante che Maurizio trasmette a tutti noi.

"Impegnati a fondo, ma non ostinarti valuta sempre le alternative". (citato Maurizio Molinari)

Ti ringrazio, Maurizio, per averci concesso questa intervista. Da oggi ti seguiremo, da vicino e da lontano, nella tua splendida carriera.

Buon giorno Maurizio.

Iniziamo subito a conoscerti.

V: Raccontaci brevemente la tua carriera di giornalista freelance.

M: Io sono non vedente, il mio percorso formativo è iniziato con la Laurea alla scuola interpreti, Sede di Forlì.

I miei primi lavori come giornalista sono stati con la rivista Una Città e col Corriere di Romagna. Il mondo dell'editoria mi ha subito affascinato e mi sono iscritto alla scuola di giornalismo ad Urbino. Ho capito subito che questo è il mio mondo e ho finalizzato questo mio percorso formativo con l'esame di giornalista professionista con stage alla RAI, AGI e ANSA.

Ho iniziato così a fare il giornalista freelance collaborando con numerose testate giornalistiche. Con la conoscenza delle lingue, ho allargato i miei confini e sono entrato come addetto stampa in una organizzazione ambientalista: Transport and Environment. La necessità di continuare a studiare per migliorarmi ha fatto sì che mi iscrivessi ad un master di radio e giornalismo a Liverpool.

Alla fine del master si sono aperte le porte della BBC, con il programma radiofonico Outlook che racconta storie dal mondo e altri programmi come World Football e In Touch e per documentari. Ho fatto anche uno stage per You and Yours.

V: Così con la BBC hai avuto la possibilità di intervistare parecchie persone; chi ti ricordi in particolare?

M:Un' intervista che mi ha fatto molto piacere è stata quella con l'allenatore Antonio Conte, per due motivi fondamentali: il primo che sono Juventino da sempre e il secondo perché sono stato io sicuramente il primo a far parlare in inglese il mister. Un altro personaggio che mi è piaciuto intervistare è stato Ennio Morricone, ma sono state tante le interviste che ho fatto.

Dimenticavo di dire che nel mio trascorso lavorativo ho fatto anche l'interprete, sono stato sempre un appassionato di lingue e con gli anni ho approfondito inglese, francese, tedesco, spagnolo

Ultimamente sto cercando di imparare il russo, stimolato dal fatto che ho una compagna lettone. Con lei ho un figlio con il quale parliamo in Russo e Italiano

V: Puoi raccontarci i due momenti della tua vita: il più bello e il più brutto?

M: Nella vita ci sono tanti momenti belli e brutti che si alternano, ma partiamo dal più bello, dunque vediamo... indubbiamente quando sono entrato in BBC e ho fatto il mio primo programma radio, insomma credo che la BBC sia ritenuta un po' da tutti una radio storica e importantissima nel panorama radiofonico. In quel periodo ho conosciuto tantissime persone.

Questa opportunità lavorativa mi ha dato la possibilità di parlare di calcio, la mia grande passione.

Adesso passiamo al momento più brutto; rimango nello stesso ambito, ovvero quello lavorativo.

Quando ho finito la scuola di giornalismo a Urbino, ho provato ad entrare in RAI, ma ho ricevuto solo porte in faccia.

Questo per quanto riguarda il lavoro, ma sinceramente il mio momento personale più brutto è stata la perdita di mio padre a giugno di quest'anno. Se io ho fatto tutto quello che ho fatto e sono la persona che sono, gran parte del merito è suo, è stato il mio più grande punto di riferimento, quello che a undici anni mi ha mandato da solo in Inghilterra a studiare l'inglese, quello che mi ha sempre spinto a provare tutti gli sport, una persona geniale, un grande e un grande vuoto nella mia vita ora.

V: Maurizio, mi spiace molto per la perdita di tuo padre, personalmente li definisco libri che si chiudono, ma che ogni tanto, con piacere, si aprono e si rileggono. Ti capisco anche perché io quest'anno in pochi giorni ho perso tutti e due i genitori.

Rimanendo sul tema lavoro, quale pensi sia la motivazione di questo comportamento della RAI?

M: Sicuramente la mia disabilità ha influenzato molto il giudizio di chi doveva prendere delle decisioni. Sono andato anche dai sindacati, in quanto all'epoca la RAI era obbligata ad assumere persone disabili, ma nulla da fare, un ruolo come giornalista non era previsto per un non vedente, solo centralinista o portineria.

V: considerando la brillante carriera che hai fatto e stai facendo, credo che forse quelle porte in faccia ti abbiano aiutato.

M: Vero sì: la rabbia che mi è venuta da quell'atteggiamento ingiustificabile ha fatto sì che mi impegnassi ancor di più, trovando all'estero un'opportunità di lavoro senza pregiudizi, come sempre e più spesso accade anche oggi. Sotto questo punto di vista, in Italia, credo debbano cambiare tante cose, infatti in BBC ci sono posti per giornalisti disabili.

V: Invece di giornalista, quale professione ti sarebbe piaciuto fare?

M: Un sogno o un'idea che mi è passata spesso per la testa era di entrare in un'organizzazione non governativa, la nota O.N.G., girare il mondo e occuparmi di una delle tante problematiche di questa terra.

V: Attualmente, Maurizio, che incarichi ricopri?

M: Sono addetto stampa del Parlamento Europeo

Questa attività mi permette di viaggiare molto, sono sempre su e giù dagli aerei in tutta Europa.

V: Cosa comporta questo lavoro?

M: Un lavoro complesso che ha come primo compito quello di informare i giornalisti sull'attività del Parlamento Europeo e dei suoi componenti. Uno degli ultimi miei lavori è stata l'organizzazione di un seminario per giornalisti a Bruxelles, spiegando il funzionamento, i compiti e le criticità attuali del Parlamento Europeo a tutti i giornalisti convenuti.

Altro mio compito è quello di organizzare e dirigere gli uffici stampa per eventi riguardanti sempre il Parlamento Europeo, così come redigere comunicati stampa.

Questo lavoro mi piace molto.

V: Per la formazione di un nostro giovane, cosa consiglieresti di studiare?

M: Credo che la prima cosa che debba fare un giovane sia quella di seguire la propria passione, ma deve essere sempre pronto a valutare ed eventualmente cambiare il suo piano in corsa, mai ostinarsi su un obiettivo. Bisogna avere pazienza ed impegnarsi; i risultati arrivano sempre dopo e spesso quando uno meno se lo aspetta.

Un consiglio che posso dare ai giovani è quello di leggere molto, informarsi cercando di approfondire gli argomenti con curiosità, essere sempre aperti a nuove conoscenze e mantenere sempre i contatti con tutti. Mi raccomando, non abbiate mai paura di sbagliare.

V: Parlaci della tua passione calcio.

M: Sono tifoso della Juventus e cerco di seguirla sempre, a partire dalle radiocronache, ma anche allo stadio, mi piace molto discutere di calcio e un po' come tutti esprimere il mio giudizio.

V: Non ti hanno mai chiesto che cosa vai a fare allo stadio se non ci vedi?

M: Direttamente no, ma sicuramente tanti lo hanno pensato. Io vivo l'atmosfera dello stadio e quando vado mi piace stare in curva tra gli ultras dove si percepisce al massimo la sensazione della partita. Alcune volte ho la radiolina oppure un amico mi spiega cosa sta succedendo, io chiedo spesso la posizione dei vari giocatori e come stanno giocando singolarmente per avere nel mio campo di gioco virtuale la mia idea. In curva solo con il mormorio, chiamiamolo così, si percepisce molto della partita e si vive una atmosfera straordinaria. Sono andato a Berlino alla finale di Champions Juve-Barcellona con Blablacar. Indimenticabile, non conoscevo nessuno, eravamo in 5 in una giulietta, arrivati allo stadio a Berlino avevamo chiaramente posti lontani uno dall'altro, ero solo, ma ho capito tutto della partita ascoltando i cori, sensazioni uniche.

V: Se tu fossi al posto mio come coordinatore di una Commissione Nazionale per le nuove attività lavorative, che suggerimenti daresti ad un giovane?

M: I giovani non devono avere un approccio con il mondo del lavoro pensando che l'unica professione per un ipovedente o non vedente sia il centralinista: devono partire con l'idea che quasi tutte le professioni sono fattibili, devono seguire con convinzione quelle che sono le loro passioni e, come dicevo prima, non arrendersi alle prime difficoltà e in egual maniera non ostinarsi con progetti che non si riesce a finalizzare.

V: Per i tuoi incarichi sei sempre in giro per il mondo: avrai incontrato altre realtà e persone con il nostro stesso handicap, puoi informarci cosa succede fuori dai nostri confini?

M: Quando viaggio normalmente non incontro altri ciechi e non frequento associazioni o ambienti di minorati della vista, posso solo raccontare che in alcuni paesi dell'Est Europa ho riscontrato molta emarginazione che mi ha profondamente colpito.

In Corea invece ho visto scuole solo per ciechi, insomma una ghettizzazione ed emarginazione dei non vedenti, mentre io credo che l'inclusione sia fondamentale per noi al fine di confrontarci e farci conoscere.

In alcuni paesi ho visto molte più attività sportive dedicate alle disabilità e molte più attrezzature per disabili.

V: Puoi indicare una persona o un lavoro fatto da minorati visivi che ti ha particolarmente affascinato?

M: Ma non saprei, vediamo un po'... sì, mi viene in mente Felice Tagliaferri che è uno scultore di fama internazionale, pratica anche judo e gioca a baseball, oppure Alessandro Bordin che ha fatto il giro del mondo da solo e per finire Gary O'Donoghue, il Capo corrispondente politici BBC.

V: Fatti una domanda.

M: Cosa mangio a pranzo? Non lo so. Forse un panino.

Fine di un Flash con Maurizio Molinari, personaggio sicuro di sé, tranquillo, e come si nota da ogni sua risposta molto determinato. Il suo tono di voce è sicuro e rassicurante, spicca una forte personalità, se lo dovessi paragonare ad un motore è sicuramente un diesel, se invece dovessi trovare un parallelismo con il mondo animale, un lupo abruzzese.

Parlando con lui al telefono, ho riscontrato tanta saggezza nelle sue parole e nel suo carattere, tiene sempre aperte le porte per la voglia di conoscere e confrontarsi, non è un superficiale, ma è un profondo analitico con tutte le persone con le quali viene a contatto.

Un saluto a tutti

Valter Calò

Coordinatore Commissione NAL (nuove attività lavorative

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Il Corriere della Sera del 02-11-2016

"Io qui posso entrare!" (e invece...) Poco rispettata la legge sui cani guida

Ristoranti, negozi, taxi: sono tanti i luoghi in cui i non vedenti si trovano in difficoltà. Eppure, da più di quarant'anni una legge dello Stato (n. 37 del '74) stabilisce che la persona priva della vista può entrare col cane guida in tutti i luoghi aperti al pubblico.

di Maria Giovanna Faiella

Quest'estate un albergatore di Rimini ha rifiutato la prenotazione a una signora non vedente perché accompagnata dal cane guida. Il mese scorso, i colleghi di Lucia, centralinista all'ospedale di Pescara, hanno abbandonato il posto di lavoro per un'intera giornata, in segno di protesta contro la presenza in ufficio del suo cane guida. «L'animale è troppo grosso e non può salire sull'autobus», ha detto l'autista ad Ana, che ogni giorno con la sua guida a quattro zampe prende il pullman per recarsi al lavoro a Vercelli. È successo anche in un commissariato di Roma: «Il cane non può entrare», hanno detto gli agenti a una signora che era andata al posto di polizia per una denuncia. Non sono episodi isolati. Eppure, da più di quarant'anni una legge dello Stato (n. 37 del '74) stabilisce che la persona priva della vista può entrare con il cane guida in tutti i luoghi aperti al pubblico. Spesso, però, si tratta ancora di un diritto solo "sulla carta". «Un giorno sì e l'altro anche ci vengono segnalati nuovi episodi di discriminazione - racconta Mario Barbuto, presidente dell'Uici, Unione italiana ciechi e ipovedenti -. A volte succede che non sia permesso al cane guida di entrare in un supermercato o in altri esercizi commerciali o in un ristorante, altre volte s'incontrano ostacoli sul posto di lavoro, oppure quando bisogna prendere un taxi o un autobus. Questi cani - spiega Barbuto - sono i nostri occhi e devono poterci accompagnare ovunque. Rifiutare loro significa rifiutare noi. E violare diritti come quello alla mobilità personale e l'accesso a pari opportunità, sanciti dalla Convenzione delle Nazioni Unite».

Barriere a scuola e negli alberghi.

Sentirsi esclusi e umiliati, come se non bastasse vivere al buio e affrontare ogni giorno le tante barriere sensoriali, presenti un po' dappertutto, a cominciare dai banchi di scuola, per esempio con ebook elettronici non accessibili se privi di screen reader e programmi di sintesi vocale che spiegano ciò che compare sullo schermo del computer e permettono di "leggere" anche a chi non vede; e poi al lavoro, negli uffici pubblici, negli ambulatori medici, nei luoghi di svago, persino sui siti della pubblica amministrazione nonostante la "legge Stanca", entrata in vigore nel 2004, preveda che debbano essere accessibili. La noncuranza nei confronti di leggi in vigore, poi, sembra quasi la normalità. Da una rilevazione effettuata dall'associazione Blindsight Project sui principali siti di prenotazioni alberghiere è risultato che circa un migliaio di strutture dichiarano esplicitamente sul proprio sito internet di "non ammettere né animali domestici né cani guida". Lo scorso gennaio la Fish (Federazione italiana superamento dell'handicap), ha sollecitato un intervento del ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, Dario Franceschini, presso le organizzazioni degli albergatori.

«Non sono animali da compagnia».

«Rifiutare l'accesso a un cieco con cane guida è come chiedere a un paraplegico come me di lasciare fuori la carrozzina - dice il presidente della Fish, Vincenzo Falabella -. Abbiamo anche suggerito di inasprire le sanzioni, attualmente solo pecuniarie, fino a una revoca della licenza qualora gli esercenti violassero la norma in modo reiterato. Finora non abbiamo avuto risposta». Per raccogliere le segnalazioni e offrire un sostegno - anche legale - a chi subisce discriminazioni, la Uici ha di recente istituito una Commissione nazionale dedicata ai cani guida. «Purtroppo è ancora limitata la consapevolezza dei cittadini sul ruolo dei cani guida, che non sono animali "da compagnia" - sottolinea la coordinatrice della Commissione, Elena Ferroni -. Ogni volta bisogna spiegare che il cane guida può entrare e che esiste una legge che lo consente». Anche lei è stata vittima di discriminazione lo scorso 16 ottobre, proprio in occasione della giornata nazionale del cane guida, indetta ogni anno, fin dal 2006, per richiamare l'attenzione dell'opinione pubblica sull'importanza del loro servizio. «Mi trovavo a Bologna e ho chiamato il taxi per andare in stazione e prendere il treno per Siena - racconta Ferroni -. Ma il conducente non ha voluto far salire il mio cane. Mi ha detto che aveva il bagagliaio pieno».

Fino a 2.500 euro di multa.

In base alle norme in vigore, una persona cieca ha diritto di accedere col proprio cane guida agli esercizi aperti al pubblico e su ogni mezzo di trasporto pubblico senza dover pagare per l'animale alcun biglietto o sovrattassa. In genere, il cane è esonerato dall'obbligo di portare la museruola, a meno che non sia richiesto in determinate situazioni, può entrare in spiaggia e accompagnare il non vedente anche su traghetti e aerei, in Italia e all'estero. In auto può viaggiare sul sedile posteriore insieme al non vedente. Chi discrimina una persona cieca perché accompagnata da un cane guida è punibile dalla legge. In particolare, i gestori dei mezzi di trasporto e i titolari di esercizi che «impediscono od ostacolano, direttamente o indirettamente, l'accesso ai privi di vista accompagnati dal cane guida» sono soggetti a sanzione amministrativa pecuniaria che va dai 500 ai 2.500 euro.

Animali accuratamente preparati.

Per una persona cieca le barriere da affrontare spesso sono anche culturali. «Chi non accetta i cani guida di solito si giustifica dicendo che possono mordere, sporcare, trasmettere malattie, ma sono pregiudizi da sfatare - sottolinea Mario Barbuto, presidente dell'Unione italiana ciechi e ipovedenti -. I cani vengono scelti tra le razze più miti, principalmente labrador o golden retriever, sono addestrati appositamente per fare "da guida" ma anche per non sporcare, vengono vaccinati, hanno il loro libretto sanitario e sono sottoposti a controlli periodici». Insomma, sono cani speciali, come quelli che salvano vite tra le macerie del terremoto. In questo caso, aiutano chi vive nel buio a scansare pericoli e ostacoli, quindi a muoversi con maggiore sicurezza e autonomia. Il percorso di addestramento è molto articolato. Al cane si fanno test per capirne il temperamento e le abilità. Nei primi mesi di vita il cucciolo viene dato in adozione a una famiglia e segue un programma di socializzazione che dura quasi un anno. Poi, torna nella scuola di addestramento per imparare a muoversi in qualsiasi contesto. Nelle scuole viene riprodotta una parte di città, con strade, semafori, attraversamenti pedonali e diversi ostacoli, come auto sul marciapiede o tombini aperti. Anche l'assegnatario del cane segue un corso per imparare a orientarsi. Prima, però, deve aver vinto la paura di andare in giro per la città da solo.

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Disabili.com del 14-11-2016

Disability management: definizione, contesto e prospettive

Gestione della disabilità sul luogo di lavoro: le competenze, i compiti e gli ambiti lavoro della figura del disability manager in Italia.

A oltre un anno dal precedente articolo, torniamo sul tema del disability management, dopo aver constatato, anche tramite un lavoro di ricerca (sintetizzato più sotto), come in Italia si stia concentrando una notevole attenzione sul tema.

AMBITI DI INTERVENTO. Dare una definizione univoca di disability management è piuttosto complesso, come dimostra tutta la letteratura scientifica e l'esperienza internazionale sul tema, che spazia dai piani di disability management all'interno delle organizzazioni, ai servizi di Disability Case Management, offerti per esempio da strutture ospedaliere o da enti pubblici, che hanno lo scopo di aiutare le persone con disabilità a diventare più indipendenti e attive nella vita della comunità. I Case Manager stabiliscono un rapporto positivo di collaborazione con la persona e la loro rete di sostegno, come i familiari, e assistono la persona nell'identificare, contattare e organizzare i supporti di cui hanno bisogno per affrontare i problemi e raggiungere i loro obiettivi.

DISABILITY MANAGEMENT E LAVORO. Noi focalizzeremo l'attenzione nell'ambito lavorativo, ricorrendo alla denominazione di Workplace Disability Management (letteralmente gestione della disabilità sul luogo di lavoro), che riguarda tutti i casi di disabilità: da quelli congeniti o comunque presenti al momento dell'assunzione, a quelli di disabilità acquisita durante il periodo lavorativo, sia che questa sia acquisita nel contesto lavorativo, sia che sia estranea (per esempio incidenti stradali, malattie cronico-degenerative, ecc.). In quest'accezione, il Disability Management si configura come una strategia proattiva nell'identificare e risolvere tutti i fattori che impediscono alle persone, con qualsiasi tipo di disabilità, di accedere al lavoro (Geisen e Harder, 2011).

Questa concezione va distinta da quella più restrittiva, di matrice statunitense, secondo cui il Disability Management coincide con il Return To Work (RTW, in italiano rientro al lavoro) che, come suggerisce la parola stessa, è limitata ai casi di persone che presentano una disabilità quando stanno già lavorando.

PUNTI DEBOLI DELL'INCLUSIONE LAVORATIVA.L'articolo "Il Disability Management in Italia: una rassegna degli studi basati su evidenza", pubblicato sulla rivista scientifica open access Impresa progetto propone una rassegna degli studi sul Disability Management in Italia, a partire dall'entrata in vigore della legge 68/99 sull'inserimento lavorativo delle persone con disabilità, fino al 2015.

In linea con quanto accade negli altri Paesi, il disability management si conferma in Italia un tema trasversale a diversi ambiti, quali management, education e training, e medico.

Lo studio ha consentito di evidenziare 4 aree tematiche, a cui corrispondono altrettanti momenti critici relativi all'inclusione lavorativa:

- recruiting e hiring;

- return to work e job maintenance;

- smartworking;

- fasi di transizione studio-lavoro.

INTERVENTI E OPPORTUNITÀ. I principali risultati emersi evidenziano:

- la necessità di coinvolgere i manager e i responsabili delle risorse umane, affinché il cambiamento organizzativo porti a una cultura dell'inclusione;

- il ruolo centrale della formazione sulle ICT e sulle caratteristiche specifiche delle disabilità per gli operatori dei centri per l'impiego e degli enti di formazione;

- l'importanza della sperimentazione, al fine di valutare e validare gli strumenti adottati e i risultati raggiunti.

Due fattori, in particolare, fanno da cornice a questi aspetti.

In primo luogo, la profonda crisi socio-economica attuale, nella quale l'individuazione di nuove strategie per l'inclusione può configurarsi come un'opportunità per le imprese, che finora hanno tendenzialmente considerato l'inserimento di persone con disabilità come un mero obbligo normativo, a cui adempiere per non incorrere in sanzioni. La capacità di valorizzare la persona può rivelarsi uno strumento per la crescita, l'aumento di risorse disponibili e, quindi, della produttività.

In secondo luogo, la diffusione pervasiva delle nuove tecnologie ha inciso profondamente sulla riorganizzazione del lavoro e sta creando le condizioni affinché si sviluppino nuove pratiche e nuove politiche a supporto del disability management.

UN CONVEGNO DEDICATO. Sono questi appena descritti i presupposti su cui è maturata e si è sviluppata l'idea del convegno a elevato contenuto tecnico-scientifico "Disability Management: buone pratiche e prospettive future in Italia", in programma presso il Politecnico di Milano il prossimo 25 novembre, in cui interverranno i massimi studiosi della materia sul tema, perché riteniamo che sia necessaria una approfondita e compiuta riflessione teorica, capace di fornire agli operatori economici e pubblici gli strumenti concettuali, i termini, l'inquadramento di vicende e istituti giuridici appropriati per poter gestire correttamente e proficuamente la politica di inclusione.

Il convegno vede anche la presenza di manager di grandi imprese, che espongono e si confrontano sulle buone pratiche aziendali, ideate e sperimentate finora. Il pregio della compresenza di studiosi e imprese è nella possibilità di apprendere sia le elaborazioni teoriche sia le sperimentazioni effettuate e in corso, ai massimi livelli culturali e operativi.

È innegabile che la giornata di lavoro possa fornire ulteriore arricchimento alle nuove strategie per l'inclusione, mostrando nel contempo le tecniche di valorizzazione della persona con disabilità e le opportunità di business per le imprese.

Bibliografia:

- Angeloni S. (2011), Il disability management integrato. Un'analisi interdisciplinare per la valorizzazione delle persone con disabilità, Quaderno Monografico Rivista Italiana di Ragioneria e di Economia Aziendale, n. 94.

- Bruzzone S. (2016). L'inclusione lavorativa e gli "accomodamenti ragionevoli": prime riflessioni. Bollettino Adapt.

- Geisen T., Harder H. G. (2011), Disability management and workplace integration: International research findings, Routledge, Londra.

- Ravicchio F., Repetto M., Trentin G. (2015). Formazione dei formatori in smart working per disabili: come valutarne le ricadute. TD Tecnologie Didattiche, 23(2), 102-111.

Veronica Mattana

Psicologa del lavoro, ricercatrice - veronica.mattana@gmail.com

Consuelo Battistelli

Diversity engagement partner for Ibm Italia - bconsu@gmail.com

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Superando.it del 18-11-2016

Carta nuova, problemi vecchi di accessibilità

di Gianluca Rapisarda*

Avevo salutato con grande entusiasmo e speranza la notizia circa l'imminente uscita del bonus di 500 euro per i docenti, legato alla cosiddetta "Carta del Prof" (Legge 107/15), definendolo anche sulle pagine di questo giornale come un'"occasione da cogliere" anche per i docenti con disabilità visiva. E invece ci risiamo!

Il "guazzabuglio" è presto raccontato. Nella serata del 12 novembre siamo stati informati dal Ministero dell'Istruzione che la Card del docente è ormai in dirittura d'arrivo. Non si tratterà di una carta di credito o di un bancomat, come ci si aspettava, ma di un "borsellino elettronico" e dunque virtuale. Per poter fruire dell'erogazione di un servizio (ad esempio la partecipazione ad un corso di formazione) o poter comprare un oggetto, il docente dovrà quindi accedere al portale unico sul quale dovrebbero essere disponibili i vari tipi di servizi e materiali "acquistabili". E fin qui, niente di complesso, nemmeno per noi disabili visivi.

Tuttavia, per poter entrare in quel portale è obbligatorio registrarsi preliminarmente allo SPID (Sistema Pubblico di Identità Digitale) ed è a questo punto che iniziano le prime difficoltà e i primi problemi di "accessibilità". Tramite lo SPID, infatti, è possibile ottenere l'identità digitale del docente, usando una delle quattro procedure disponibili: InfoCert, Sielte ID, TIM o Poste Italiane.

Ebbene, per utilizzare InfoCert è necessario avere a disposizione un PC con webcam che il professore cieco non vedrà mai o, se ipovedente, vedrà molto poco. Si può anche andare di persona presso un Centro InfoCert, ma in tal caso ci si dovrà spostare di tanti chilometri dalla propria città e a tal riguardo mi chiedo: se il prof. disabile visivo non ha modo di essere accompagnato facilmente, come farà?

In sostituzione ci si può registrare tramite Sielte ID, procedura di cui sinceramente non conosco le modalità di utilizzo e che so per certo non essere stata mai testata (perché non ci è stato chiesto) da alcun esperto del Gruppo OSI (Osservatori Siti Internet) dell'UICI (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti). Mi è stato solo riferito che, comunque, per la procedura Sielte bisogna avere una casella PEC e le caselle PEC - lo rammento per chi non lo sapesse - non sono tutte accessibili per i minorati della vista.

Per quanto poi riguarda l'uso del portale di TIM, esso prevede qualche "divario digitale" non da poco per i docenti ciechi e ipovedenti: per poter ottenere l'identità digitale, infatti, è necessario disporre di una CNS (Carta Nazionale dei Servizi), di una firma digitale, oppure di una carta d'identità digitale e naturalmente non tutti i Comuni d'Italia sono attrezzati per garantire l'accessibilità di tali servizi alle persone con disabilità visiva.

Infine, è possibile registrarsi attraverso Poste Italiane. Per poter adoperare questa modalità, è necessario avere un conto corrente postale, disporre del Bancoposta e del relativo lettore. Essendo provvisto di tutto ciò, ho provato a registrarmi (per la verità con la mia compagna vedente e non da solo) ed è andato tutto abbastanza bene, fino a che la piattaforma non ha chiesto un indirizzo PEC...

Va anche ricordato che sarà necessario verificare se le prime tre procedure - oltre alle criticità sopradescritte - non presentino ulteriori problemi di accessibilità per noi disabili visivi, senza trascurare il non secondario aspetto che spesso si tratta di servizi a pagamento (e questo per tutti gli insegnanti e non solo per quelli minorati della vista).

Insomma, vuoi vedere che, in qualità di direttore scientifico dell'IRIFOR [Istituto per la Ricerca, la Formazione e la Riabilitazione dell'UICI, N.d.R.], dovrò promuovere tutta una serie di corsi per formare i docenti non vedenti e ipovedenti sulle modalità d'accesso alle nuove attività di formazione proposte dal Ministero? Non sarebbe proprio un paradosso?

Spero di sbagliarmi e di non essere costretto, come invece temo, a ricorrere agli amici del Gruppo OSI di cui sopra, per sbrogliare questo nuovo "pasticcio" della scuola italiana. In tal caso, saremmo di fronte ai "soliti" problemi di accessibilità delle varie piattaforme digitali del Ministero e di tutti gli altri principali Dicasteri, che forse a questo punto richiederebbero l'indifferibile apertura di un tavolo tecnico permanente con il Governo che, supportato a livello interministeriale da esperti dell'UICI, potesse finalmente garantire davvero il diritto alle pari opportunità e all'accessibilità di tutte le persone con disabilità visiva del nostro Paese.

Direttore scientifico dell'IRIFOR (Istituto per la Ricerca, la Formazione e la Riabilitazione) dell'UICI (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti).

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Giornale UICI del 29-11-2016

COMUNICATO STAMPA - Si rafforza la collaborazione tra l'Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti e l'Associazione Italiana Editori in vista dell'attuazione del Trattato di Marrakech in Italia

L'Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti (UICI) e l'Associazione Italiana Editori (AIE) rafforzano la loro collaborazione definendo un percorso condiviso per raggiungere gli obiettivi di inclusione e di pari opportunità delle persone con disabilità visive.

Sono stati infatti rinnovati in questi giorni due accordi per la produzione delle versioni accessibili di libri da parte della Biblioteca per i Ciechi Regina Margherita di Monza. Il primo, dedicato ai libri di testo e siglato per la prima volta nel 2001, fa sì che più dell'85% dei testi richiesti siano forniti dagli editori scolastici alla Biblioteca in versione digitale rendendo più agevole e rapida la produzione delle versioni accessibili. Il secondo prevede invece la produzione annua di 100 novità e best seller in versione Braille per il prestito bibliotecario.

AIE e UICI hanno siglato ieri un Memorandum d'intesa<http://www.aie.it/Portals/_default/Skede/Allegati/Skeda105-3826-2016.11.29/Memorandum%20di%20intesa%20AIE%20UICI.pdf?IDUNI=aufr0qrxnpzcx1pmtmap14mv2866> (in allegato) sui principi per l'attuazione del Trattato di Marrakech e dell'Accessibility Act europeo. Si tratta di due novità normative oggi in discussione nell'Unione europea di grande valore per facilitare la lettura dei libri da parte delle persone non vedenti, con disabilità visive o altre difficoltà per accedere ai testi a stampa.

L'obiettivo, sottolineano le due associazioni, è di offrire ai 362 mila non vedenti e agli 1,5 milioni di ipovedenti italiani la possibilità di accedere agli stessi titoli, negli stessi modi e tempi di un qualunque altro lettore.

Il Memorandum evidenzia come la fiducia e la collaborazione tra gli editori e gli enti al servizio delle persone con disabilità visive siano la chiave per lo sviluppo di politiche efficaci. Per questo chiedono che le procedure di autorizzazione delle organizzazioni abilitate a produrre libri accessibili tengano conto del requisito della fiducia tra le parti, nel solco del Memorandum di intesa promosso dalla Commissione europea nel 2010<http://www.aie.it/Portals/_default/Skede/Allegati/Skeda105-3825-2016.11.29/EU%20Stakeholders%20Dialogue%20Memorandum%20of%20Understanding.pdf?IDUNI=aufr0qrxnpzcx1pmtmap14mv4604>.

Richiamano inoltre alla responsabilità e all'efficienza, giacché lo spreco di risorse in questo ambito è particolarmente grave. A tal fine bisogna evitare che siano prodotte nuove versioni di opere già disponibili in formato accessibile a meno che non sia necessario per soddisfare esigenze particolari di singoli lettori.

Infine, sottolineano l'importanza di coordinare le norme sul diritto d'autore con quelle del cd Accessibility Act, che stabilisce obblighi in tema di accessibilità delle pubblicazioni, richiamando anche le pubbliche amministrazioni a seguire quanto molti editori privati già fanno.

"Siamo convinti che un paese che esclude una parte dei cittadini dall'accesso ai libri non è solo iniquo, è più povero culturalmente", ha dichiarato il Presidente AIE Federico Motta. "Ciascuno deve assumersi la propria responsabilità: la nostra è nel produrre ebook direttamente accessibili e nel collaborare con gli enti preposti alla produzione di versioni speciali quando il primo obiettivo non è raggiungibile. In Italia lo facciamo come in nessun altro paese al mondo grazie all'amicizia e alla collaborazione con l'UICI".

"La lunga e sperimentata collaborazione tra UICI e AIE dimostra quanto il rapporto di reciproca fiducia sia essenziale per un vero progredire della tematica del Diritto alla lettura per tutti", ha commentato il presidente UICI Mario Barbuto. "Le leggi sono fondamentali, ma l'intesa e il rapporto fiduciario tra i diversi attori rende tali leggi davvero operanti e talvolta è addirittura in grado di anticiparle, come è accaduto da noi in Italia, soprattutto negli ultimi quindici anni."

Milano, 29 novembre 2016

Per informazioni,

Daniela Poli, Ufficio stampa AIE

daniela.poli@aie.it

www.aie.it

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Il Secolo XIX del 04-11-2016

Chiavari, tutti gli ostacoli della cittÀ invisibile

Viaggio in centro città nei panni di una persona non vedente: dagli attraversamenti pedonali senza segnale acustico alla stazione Fs inaccessibile, tutti gli ostacoli. "La disabilità è tale quando la società non è pronta ad accoglierla".

CHIAVARI. Basta chiudere gli occhi pochi secondi, per intuire cosa significhi: attraversare sulle strisce pedonali un incrocio trafficato, affidandosi esclusivamente al proprio udito, può sembrare un'esperienza simile a un lancio nel vuoto.

Per le persone con disabilità visiva, che ogni giorno si cimentano nell'audace impresa della vita quotidiana, si tratta di una normale quanto pericolosa routine: percorrere il centro di Chiavari insieme a Nicolò Pagliettini, giovane presidente dell'Unione italiana ciechi e ipovedenti onlus di Chiavari, significa innanzitutto scoprire che ogni disabilità è diversa, ma che tutte possono amplificarsi o annullarsi se la società si dimostra, o meno, preparata ad accoglierle.

«Nella quotidianità delle persone ci sono tanti ostacoli che potrebbero essere facilmente rimossi - spiega Pagliettini- Esistono delle normative europee, ma basterebbe il buon senso per fare tanto».

A Chiavari, non esistono semafori con segnalatori acustici. Partiamo dai portici di via Nino Bixio per indirizzarci verso piazza Roma. Al termine della via, scopriamo che le strisce pedonali sono disegnate in senso obliquo, rendendo impossibile capire se si sta andando nella direzione giusta. Inoltre, la curva e i parcheggi di auto e moto ostruiscono la visuale alle automobili in transito, senza contare che alla fine delle "zebre" campeggia anche un raccoglitore dei rifiuti. Infine, la confusione e il vociare dei bambini che giocano nei giardini al centro della piazza interferiscono con il principe strumento sensoriale a disposizione delle persone cieche: l'udito. Per intuire se un semaforo è verde o rosso, ci si affida infatti alla "pausa netta", quel momento di silenzio del traffico che peraltro in zone centrali è poco frequente. Le norme europee vieterebbero gli attraversamenti in prossimità di un angolo. «Spesso l'unica soluzione è chiedere aiuto a un passante ma per molti non è facile, anche per una questione di orgoglio».

Dove non arrivano le automobili, ecco l'invadenza di bar e attività commerciali oppure l'inciviltà di chi sfreccia in bicicletta dove non potrebbe. Nel centro pedonale, le lavagnette che reclamizzano i menù dei ristoranti sono in mezzo alla strada: da via Martiri della Liberazione a corso Garibaldi, camminare senza schivarli è quasi impossibile. Dalle merci esposte in strada ai tavolini selvaggi, una persona non vedente deve necessariamente imparare la tecnica della gincana. In corso Garibaldi all'angolo con via Vinelli, c'è poi un marciapiede particolarmente ingannevole: uno scivolo seguito da un gradino dove, come conferma il titolare del bar vicino, non serve essere ipovedenti per ruzzolare a terra.

...

di Eloisa Moretti Clementi

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Redattore Sociale del 29-11-2016

Disabilità, gli autisti degli autobus a scuola di trasporto accessibile

Iniziativa nata a Torino dalla collaborazione tra l'Uici e l'azienda trasporti. Ai conducenti è stata distribuita una guida con l'abc della mobilità per i disabili visivi: come riconoscerli, quali attenzioni riservar loro, cosa evitare.

TORINO. "Alle fermate si presti particolare attenzione all'eventuale presenza di ciechi o ipovedenti, nonché ai segni che consentono di distinguerli. Ogni autobus si fermi sempre in corrispondenza del 'palo' della pensilina, anche quando diversi mezzi sono in coda. Se a causa di un guasto si è costretti a trasferire i passeggeri su un'altra vettura, i disabili visivi dovranno essere aiutati a posizionarsi correttamente, in attesa del veicolo". A qualcuno sembrerà un mero esercizio di pignoleria, ma applicare questo genere di indicazioni può rendere assai meno complicata la vita di ciechi e ipovedenti che ogni giorno devono spostarsi con i mezzi pubblici. Ne è convinta l'Unione ciechi di Torino, che agli autisti del capoluogo sabaudo sta distribuendo una guida che si propone di far chiarezza circa la condotta da tenere per agevolare gli spostamenti dei disabili visivi. Formulato in accordo con l'azienda comunale per il trasporto pubblico (Gtt), il documento contiene l'abc del trasporto accessibile. Ai conducenti, ad esempio, è spiegato quali siano i soggetti interessati, in base a quali segni convenzionali possano essere riconosciuti e quali particolari attenzioni andrebbero riservate a ciascuno di loro: un cieco assoluto, ad esempio, può essere identificato grazie al bastone bianco, e spesso avrà con sé un cane guida, facilmente distinguibile dai comuni cani da compagnia per via del "maniglione" attaccato al guinzaglio; mentre nel caso di un sordo-cieco il bastone sarà disegnato con delle fasce bianche e rosse.

"Ma soprattutto - spiegano dall'ente - abbiamo cercato di chiarire quali siano gli inconvenienti più comuni nel trasporto dei disabili visivi. Se, ad esempio, insistiamo molto sul fatto che ogni mezzo deve essere allineato alla 'pala' della pensilina, al momento della fermata, è perché un cieco dovrà spesso affidarsi al sistema di sintesi vocale interno alla vettura per riconoscere il suo autobus; e dunque è importante che quest'ultimo si fermi a portata d'orecchio. Se invece l'autista dovesse aprire e chiudere le porte a qualche metro dal punto di fermata, come capita quasi sempre quando diversi mezzi si ritrovano in coda, allora spetterà a lui prestare attenzione all'eventuale presenza di un disabile visivo in pensilina, dal momento che non ci si può aspettare che sia quest'ultimo a segnalarla. Anche per questo crediamo sia importante che ai conducenti sia insegnato come riconoscerli".

Per stilare il documento, distribuito da qualche giorno agli autisti dell'azienda trasporti, l'Uici ha raccolto le segnalazioni che più di frequente arrivano da parte dei soci. "Ma va comunque detto - precisano dall'ente - che negli ultimi anni la Gtt è stata molto disponibile ad ascoltarci. Qualche anno fa, l'azienda è stata tra le prime in Italia ad introdurre un disability manager, il dottor Lorenzo Bordone; che da allora si è personalmente occupato delle nostre segnalazioni, coinvolgendoci spesso nelle decisioni che ci avrebbero riguardato: da tempo, ormai, Gtt si avvale dell'aiuto di un gruppo di ipovedenti per stabilire dove vadano posizionati i nuovi audiosegnalatori, man mano che questi vengono acquistati. I delegati del nostro comitato trasporti, inoltre, stanno incontrando periodicamente i vertici aziendali per fare il punto della situazione circa la mobilitò accessibile a Torino: è nell'ultimo di questi incontri che abbiamo deciso di stilare una guida da distribuire ai conducenti". Per informazioni su questa e altre iniziative dell'Unione ciechi di Torino: http://www.uictorino.it (ams)

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QuellichelaFarmacia del 04-11-2016

Scadenze in braille, la precisazione FEDERFARMA

Questa Federazione prende spunto dal recente servizio di "Striscia la notizia" trasmesso sabato 22 ottobre u.s. nel quale sono state mostrate le difficoltà incontrate nel reperire presso le farmacie le etichette in caratteri braille da apporre sui farmaci destinati ai soggetti non vedenti ed ipovedenti per ricordare le modalità di tale servizio.

Successivamente alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del Decreto 13 aprile 2007, concernente le modalità di indicazione della data di scadenza in caratteri Braille sulle confezioni dei medicinali, fu sottoscritto un accordo tra Farmindustria, Assogenerici, Anifa, Federfarma, Assofarm e Assinde volto a realizzare un sistema che garantisse ai soggetti non vedenti ed ipovedenti la possibilità di conoscere la data di scadenza dei medicinali.

In esecuzione di tali intese, l'Assinde su incarico delle diverse Associazioni ha curato la realizzazione e la distribuzione presso tute le farmacie, di raccoglitori a fogli mobili, denominati "etichettari", che contengono le etichette autoadesive, suddivise per mesi ed anni, riportanti le date di scadenza in chiaro ed in caratteri Braille.

Tale pubblicazione è stata inviata a tutte le farmacie nell'ottobre del 2007 e conteneva le etichette relative ai primi sei anni di scadenza dei medicinali (gennaio 2008 - dicembre 2013). In seguito l'Assinde ha inviato alle farmacie nel mese di ottobre di ciascun anno i plichi contenenti le etichette necessarie agli aggiornamenti annuali in modo da consentire la presenza in farmacia di etichette relative a 5 anni. In particolare, nel corso del corrente mese di ottobre 2016, saranno inviate le etichette relative al 2022.

Nel caso in cui la farmacia avesse necessità di altre etichette, per vari motivi (esaurimento, deterioramento, smarrimento, ecc.), potrà richiedere ad Assinde un ulteriore invio, specificando il mese o i mesi ed il relativo anno di cui necessita. La richiesta andrà effettuata esclusivamente a mezzo e-mail all'indirizzo [email protected] o a mezzo telefax al numero 06/85359150.

A distanza di qualche anno dall'avvio della iniziativa si è ritenuto opportuno richiamare e rinnovare i contenuti della iniziativa al fine di garantire la massima efficacia di tale importante servizio svolto dalle farmacie.

Si rammenta che, in base al citato decreto, su richiesta dell'assistito, o quando il farmacista è a conoscenza che il medicinale dispensato è destinato ad una persona non vedente o ipovedente, il professionista stesso è tenuto ad apporre sul medicinale il bollino autoadesivo corrispondente ovviamente alla scadenza del medicinale consegnato. L'eventuale immotivato rifiuto ad apporre l'etichetta è perseguibile in sede disciplinare in quanto contrario alle norme di deontologia professionale.

Per quanto riguarda i medicinali omeopatici la procedura per garantire la data di scadenza in Braille è diversa. In tale caso il farmacista dovrà richiedere alla azienda produttrice l'invio, di una "particolare" confezione del prodotto che perverrà inserita in un plico sul quale sarà opposta in caratteri Braille il numero di lotto e la data di scadenza.

L'invio della confezione da parte dell'azienda produttrice dovrà avvenire entro le 24 ore dalla richiesta della farmacia.

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La Gazzetta di Viareggio del 04-11-2016

Castelnuovo capofila di un progetto pilota su protezione civile, emergenza e disabilitÀ

CASTELNUOVO. Un progetto pilota su protezione civile e disabilità che pone Castelnuovo di Garfagnana all'avanguardia a livello regionale e nazionale. Il comune garfagnino è stato infatti selezionato, assieme a quelli di Poggio a Caiano (PO) e Monte San Savino (AR) per sperimentare il progetto "Emergenza! Dialogo tra disabilità e protezione civile" con lo scopo di approfondire i temi del soccorso e dell'assistenza alle persone con disabilità nel corso delle emergenze.

Il progetto, che si avvale del lavoro di quattro giovani del servizio civile in forza al comune di Castelnuovo per un anno, è stato presentato nel corso di una conferenza stampa presso l'ufficio del sindaco Andrea Tagliasacchi. Presenti il vice sindaco Patricia Tolaini, il responsabile della protezione civile Vincenzo Suffredin e i quattro operatori del servizio civile.

"Il progetto è rivolto a persone non autosufficienti - ha spiegato Suffredini - non solo disabili, quindi gli anziani e tutti coloro che, anche temporaneamente, si trovano in una condizione di inabilità. In Toscana non esiste un piano adeguato, per questo stiamo lavorando per trovare tecniche su cui lavorare".

Quali sono le fasi del progetto? "Partiremo istituendo un data base ed elenco delle persone del territorio comunale di Castelnuovo suddivise per tipo e gravità di disabilità. I dati saranno reperiti dalle persone interessate che ne faranno richiesta, grazie ad un apposito modulo. Verranno, al tal proposito, organizzati incontri con la popolazione e le associazioni. Verrà quindi eseguita una mappatura del territorio; ci saranno poi incontri di formazione specifici con i volontari di protezione civile, ma anche con i corpi di soccorso preposti. Verrà quindi predisposto un sistema "Alert System", un sistema legato a numeri di telefonia per allertare in tempo reale la popolazione".

Il sindaco Tagliasacchi si è detto orgoglioso del progetto: "Sono davvero orgoglioso che questo progetto nasca a Castelnuovo, in un momento delicato e difficile per quanto riguarda le emergenza e la sismicità".

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Redattore Sociale del 06-11-2016

Terremoto, database e volontari per soccorrere i disabili

Ad Ascoli Piceno il "Progetto Disabilità in Emergenza", in collaborazione con l'Ordine degli architetti e le associazioni. Il comune mapperà il proprio territorio per sapere dove e come intervenire per aiutare i cittadini non autonomi in caso di emergenza o evacuazione.

ASCOLI PICENO. Conoscere i cittadini disabili uno ad uno, sapere esattamente qual è il loro grado di autonomia, di quali ausili medici hanno bisogno e dove si trovano le loro abitazioni, se al quinto piano di un edificio o in centro storico, per riuscire a decidere in pochi istanti qual è il mezzo di soccorso più adeguato da inviare in caso di intervento o di improvvisa evacuazione. E battere così sul tempo la violenza del terremoto. Si chiama Progetto Disabilità in Emergenza ed è lo strumento messo in campo dal comune di Ascoli Piceno per garantire sicurezza e assistenza alle persone con disabilità dopo i recenti eventi sismici.

Avviato con la collaborazione dell'Ordine degli architetti di Ascoli Piceno e delle associazioni provinciali che rappresentano le persone disabili, il progetto porterà nel più breve tempo possibile a una mappatura della popolazione con disabilità e consentirà di intervenire tempestivamente e con i giusti mezzi di soccorso. "L'obiettivo - si legge in una nota del comune - è acquisire informazioni utili a garantire la sicurezza dei cittadini verificando le condizioni di accessibilità dell'alloggio in relazione ad attività di soccorso o evacuazione. Contestualmente verranno fornite indicazioni sui comportamenti adeguati da adottare in caso di emergenza e piani di emergenza familiari personalizzati. Con questo servizio l'amministrazione intende affiancare il cittadino nella propria abitazione, garantendone la massima sicurezza".

Le persone interessate possono chiamare il numero messo a disposizione dal comune 0736/298595 per richiedere il sopralluogo della squadra composta da architetti e volontari delle associazioni. Per i non udenti il contatto sarà possibile attraverso il servizio Skype all'indirizzo interpretariatosordi@hotmail.com. Il servizio verrà attivato dopo la compilazione del modulo di richiesta che si può scaricare dal sito web del comune o ritirare negli uffici comunali. I moduli compilati dovranno essere consegnati al Protocollo del comune di Ascoli, in piazza Arringo 7 o inviati tramite mail all'indirizzo: protocollo@comune.ascolipiceno.it o Pec all'indirizzo: comune.ascolipiceno@actaliscertymail.it.

La squadra che farà visita alla famiglia sarà composta da due architetti, volontari dell'associazione di riferimento e un volontario scout, tutti muniti di tesserino di riconoscimento. Gli appuntamenti saranno concordati telefonicamente con l'utente dal personale comunale che, oltre al giorno e l'ora, indicherà anche i nominativi delle persone che compongono la squadra. Nel corso della visita verranno rilevate le specifiche necessità della persona con disabilità, le condizioni di salute e le caratteristiche dell'alloggio per garantire tempestività ed efficacia di eventuali interventi di supporto/soccorso. Le associazione che aderiscono al progetto con i propri volontari sono: Aism, Angsa, Aniep, Anmic, Anmil, Apm, Ens, La Meridiana, Pagepha e Uici.

"Questo progetto - spiega Donatella Ferretti, vicesindaco e assessore alle Politiche sociali - prende in considerazione la persona disabile nella sua condizione specifica di vita. La collaborazione con l'Ordine degli architetti e i conseguenti sopralluoghi ci permetteranno di avere rassicurazioni sulla staticità delle abitazioni e ci consentiranno di formulare un piano di emergenza individualizzato, cucito addosso alla persona in relazione alla sua condizione, agli ausili di cui necessità, alle condizioni e alla posizione del suo alloggio. Nel momento in cui si interviene, è indispensabile sapere se si sta soccorrendo un cittadino che abita al decimo piano di un edificio o in una rua stretta che non consente il passaggio di una ambulanza. Il progetto è volto a riconoscere le specificità della persona disabile e a fornire rassicurazione a chi, ovviamente, vive con maggiore drammaticità questo momento. Le operazioni per la mappatura iniziano subito e contiamo di arrivare presto alla realizzazione dello specifico database".

"Non esiste 'la disabilità' - sottolinea il sindaco di Ascoli, Guido Castelli -, esistono le persone che presentano vari gradi di disabilità. Persone con condizioni di vita e atteggiamenti affettivi particolari. Attraverso questo approccio, attraverso la moderna cultura di sostegno alla disabilità, vogliamo esaltare l'attenzione alla persona, piuttosto che alla categoria: vogliamo conoscere il mondo interiore e le circostanze in cui vive il soggetto che andiamo a proteggere".

Le persone raggiunte dal progetto "saranno centinaia - dice il sindaco Castelli - e per la maggior parte sono anziani. Caratterizza il piano anche l'utilizzo del canale Skype per comunicare con le persone sordomute: la nostra interprete della Lis, Sandra Felicioni, sarà il nostro tramite per dialogare con questi cittadini per qualsiasi esigenza si ponga: dall'espletamento di pratiche burocratiche, alle comunicazioni per sopralluoghi o evacuazioni". (Teresa Valiani)

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La Gazzetta dello Sport del 01-11-2016

"Il mio terremoto È sempre al buio"

La pesista non vedenti ha vissuto tre terremoti ma non ha superato la paura: «La casa di Potenza Picena è agibile ma dormo in auto con due bimbi».

POTENZA PICENA. Dormire in macchina, in cinque, per il timore di una nuova scossa. Il tavolo trema, il caffè anche. Salire le scale per andare a letto e dover fare retromarcia, piano, per non cadere, mettere due cose nello zaino e uscire, fuori dalle mura di casa. Fuori. Paradossalmente al sicuro. La lanciatrice non vedente Assunta Legnante, insieme al suo compagno Paolo, a due bambini e alla suocera, il terremoto lo ha sentito sulla pelle, forte e chiaro. Per l'umana paura che potessero tornare altre scosse, più forti magari, più vicine, profonde, per quella precauzione che protegge gli affetti, ha deciso di dormire in auto, anche se la sua casa era stata dichiarata agibile, a Potenza Picena. Nonostante i dolori alla schiena, quest'estate, la Legnante, 38 anni, tesserata per l'Anthropos Civitanova Marche ha vinto la medaglia d'oro alla Paralimpiade di Rio nel getto del peso. Una donna che dà la sensazione di poter vincere su tutto, con quella potenza e quell'allegria che si porta dietro in maniera naturale. Ma il terremoto è un'altra storia. E lei, che ne ha vissuti tre, tutti diversi, le sa riconoscere le sfumature di «quella» paura.

Può raccontarci le scosse dell'ultima settimana?

«Mercoledì, stavo salendo le scale per andare a letto. L'ho sentita, mi sono fermata e ho iniziato a camminare all'indietro per tornare a piano terra. Fortunatamente, è stata breve e abbiamo avuto tutto il tempo per prendere alcune cose e uscire. Quella di sabato mattina, invece, è stata infinita. Sarà durata due minuti. Stavamo facendo colazione e ha iniziato a vibrare tutto: il tavolo, il caffè, tutto. Ci siamo subito attivati per andare a recuperare i bambini che stavano ancora dormendo al piano di sopra».

Per quante notti avete dormito in macchina?

«Per due notti abbiamo dormito nella nostra Multipla in cinque: io, il mio compagno, i bimbi Nicole e Michael e mia suocera. La casa ha tenuto, è una struttura del 1600, pensate, ma ha retto. Negli anni, evidentemente, sono stati fatti dei lavori nel modo giusto. Sono usciti i tecnici per vedere la crepa nel muro e, dopo il controllo, l'abitazione è stata dichiarata agibile, ma è naturale avere comunque paura: abbiamo delle responsabilità, dobbiamo pensare a due bambini piccoli, per questo abbiamo preferito dormire fuori. Fin quando è giorno, affrontiamo tutto con più tranquillità. Ma quando cala la notte, l'agitazione sale. Anche se non ci vedo, la sento la differenza tra giorno e notte e quando provo a rilassarmi sento spesso tremare».

Se potesse isolare il pensiero del terremoto, come lo descriverebbe?

«È un mostro invisibile contro il quale non si può lottare. Nella vita ci sono le paure, gli ostacoli, tutto si può combattere. Ma il terremoto no. È una presenza impalpabile e allo stesso tempo infinita, qualcosa che non si riesce a cogliere e che ti fa sentire impotente. Meglio venti Paralimpiadi con il mal di schiena, davvero».

Che sensazione si prova, da non vedente, durante un terremoto?

«Non è facile spiegare ad una persona normovedente cosa si sente. Forse, la sensazione che più si avvicina è quella che si prova quando si sogna di cadere e ci si sveglia di soprassalto con il buio intorno».

Ha vissuto altri terremoti?

«Sì, quello dell'Aquila, nel 2009, quando ancora vedevo. Stavo ad Ascoli Piceno ma la scossa fu più corta. Poi ho un flash del terremoto dell'Irpinia, nel 1980, quando avevo solo due anni. Ricordo me piccina davanti alla tivù mentre guardo i cartoni animati e mangio polpettine. Mio papà Luigi che mi prende da sotto le braccia e mi porta via più veloce che può».

E le medaglie?

«In entrambe le nottate, le ho portate con me, in macchina. Avrei lasciato dentro qualsiasi oggetto. Ma non le medaglie. Non te le ridà più nessuno, quelle».

Come sta la sua schiena?

«Bene, ho qualche piccola ernia qua e là, ma tutte cose non operabili che dovrò risolvere con la fisioterapia e il nutrizionista. Quando si tornerà alla normalità, inizierò a preparare i Mondiali di Londra 2017. Adesso è difficile pensare di allenarmi, purtroppo. Ma noi marchigiani siamo gente tosta e supereremo questo momento. Dico noi perché sono napoletana ma vivo qui da 16 anni e mi sento marchigiana anche io».

di Elena Sandre

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Pazienti.it del 05-11-2016

Problemi alla vista: colpa dell'età o c'è qualcos'altro?

Negli ultimi 60 anni, l'aspettativa di vita nei paesi industrializzati è aumentata in maniera notevole: merito del progresso scientifico e tecnologico, della miglior distribuzione del reddito e delle condizioni igienico-sanitarie di molti paesi.

Ad inizio '900, in Italia si viveva fino all'età media di 62 anni, mentre oggi abbiamo guadagnato 22 anni di vita in più. Con l'età che avanza sono però aumentati anche i problemi di salute che possono comparire con l'invecchiamento.

Uno dei disturbi classici di cui molte persone più o meno in là con gli anni si lamentano è la diminuzione della vista. Quello che può sembrare un banale acciacco dovuto all'invecchiamento normale dell'organismo può, in realtà, nascondere vere e proprie malattie che richiedono un'attenzione particolare. Tra queste patologie troviamo la degenerazione maculare legata all'età, sconosciuta a molti ma in continuo aumento nella popolazione over 60 di tutto il mondo.

Vediamo insieme di cosa si tratta e come si può prevenire con alcuni stili di vita sani.

Cos'è la degenerazione maculare legata all'età?

La parola macula viene utilizzata in medicina per descrivere la zona centrale della retina, la membrana interna dell'occhio che ci permette di vedere grazie alla presenza di cellule particolari, i cosiddetti fotorecettori, che trasformano gli impulsi luminosi in immagini visibili e comprensibili al nostro cervello.

La degenerazione maculare legata all'età (o AMD) è una malattia della macula caratterizzata da una progressiva riduzione della vista. L'AMD è la prima causa di ipovisione nelle persone sopra i 50 anni nei paesi industrializzati, negli Stati Uniti sono ad esempio più di 15 milioni gli adulti colpiti, con quote che possono raggiungere anche il 40% della popolazione oltre i 60 anni.

È certo noto che con l'avanzare dell'età i nostri occhi diventano sempre più deboli e moltissime persone più o meno anziane accusano problemi alla vista. Tuttavia, i cambiamenti tipici dell'invecchiamento dell'organismo non devono essere confusi con una vera e propria patologia, come la degenerazione maculare legata all'età che ha invece una serie di caratteristiche proprie.

Sintomi e caratteristiche della degenerazione maculare

L'AMD non dà sintomi eclatanti: il paziente nella maggior parte dei casi si reca dall'oculista in seguito a una diminuzione della vista, spesso lamentando di vedere immagini nitide ai bordi, ma sfuocate al centro e con contorni poco definiti e in alcuni casi anche difficoltà a distinguere diversi colori.

Quello che differenzia l'AMD da altre malattie dell'occhio sono le drusen, delle macchie tonde e giallastre in corrispondenza della retina e visibili dall'oculista tramite uno strumento specifico. Quasi tutte le persone che hanno superato i 50 anni presentano queste piccole macchie, ma nei soggetti con AMD le drusen sono numerose e molto grandi con un diametro doppio rispetto alle prime.

Nell'ambito della degenerazione maculare legata all'età si possono poi distinguere nell'80% una forma secca, con drusen dure e accumulo di proteine e zuccheri, e nel 20% una forma umida, con edema, drusen morbidi e frequenti emorragie al di sotto della retina.

Quali sono le cause della degenerazione maculare?

La degenerazione maculare senile è una malattia multifattoriale, cioè esistono vari fattori sia di natura biologica che ambientale così come stili di vita che ne influenzano la comparsa. Tra questi i principali sono:

ETÀ: l'avanzare degli anni è uno dei principali fattori di rischio per l'AMD che si riscontra nel 10% delle persone tra i 65 e i 75 anni e con una percentuale tripla nelle persone di oltre 80 anni. Diversamente da altre malattie, la degenerazione maculare non è legata al sesso e colpisce indistintamente uomini e donne, anche se queste ultime in numero maggiore probabilmente per l'aspettativa di vita più lunga.

ETNIA: studi recenti hanno evidenziato una maggior predisposizione a sviluppare AMD nelle popolazioni bianche, con l'eccezione degli ispanici, rispetto alle popolazioni nere.

FUMO: è ormai noto che il fumo di sigaretta crea danni seri al nostro organismo, tra cui tumore al polmone e alla lingua. Meno ovvio è il suo coinvolgimento in malattie che sono legate alla vista, tuttavia, è emerso da vari studi che il fumo di sigaretta aumenta di circa 3 volte il rischio di sviluppare degenerazione maculare senile.

COLORE DEGLI OCCHI E ALTRE MALATTIE DELLA VISTA: le persone con gli occhi scuri, quindi maggiormente pigmentati, o i miopi pare abbiano "una difesa in più" verso l'AMD a differenza di quelle con gli occhi chiari o gli ipermetropi. Questi fattori di rischio ad oggi non sono del tutto chiari e i ricercatori stanno sviluppando nuovi test ed esperimenti per dare conferme a queste evidenze.

ALTRE MALATTIE: malattie piuttosto comuni, soprattutto nelle persone più anziane, come l'ipertensione (pressione alta), disturbi della coagulazione del sangue e livelli alti di colesterolo, associati spesso con una dieta ricca di grassi e povera di vitamine come la vitamina A, fondamentale per la vista, aumentano il rischio dopo i 50-55 anni di sviluppare degenerazione maculare.

PREDISPOSIZIONE GENETICA: negli ultimi anni l'attenzione verso le malattie con correlazioni genetiche strette hanno portato ad evidenziare il maggior rischio di sviluppare AMD in persone della stessa famiglia, con parenti prossimi affetti dalla stessa malattia. Qualche anno fa inoltre i ricercatori sono riusciti anche a individuare tre geni implicati in maniera diretta in questa malattia: ABCR4, Paraxonasi, APOE.

CURA E PREVENZIONE della degenerazione della macula.

L'AMD secca viene tuttora considerata incurabile, mentre per l'AMD umida negli anni sono state ideate varie cure sia farmacologiche sia terapeutiche, prima tra tutte la fotodinamica, per risolvere o attenuare la degenerazione maculare legata all'età, ma nessuna di queste ha portato risultati significativi o duraturi nel tempo.

Oggi i medici sono sempre più orientati verso terapie in grado di prevenire o ritardare la comparsa di questa malattia. A questo scopo, oltre a consigliare ai pazienti stili di vita sani, evitando il fumo e seguendo una dieta ricca e bilanciata, da alcuni anni sono in corso di sperimentazione terapie a base di integratori di vitamina A, ricca di carotenoidi, vitamina E e C, ma anche terapie antiossidanti che proteggano la retina, estremamente sensibile alla carenza di ossigeno.

La salute dei vostri occhi è importante ad ogni età, se notate dei cambiamenti o fastidi rivolgetevi a uno specialista che sarà in grado di chiarire la vostra situazione e darvi i consigli migliori per avere occhi sani e una qualità della vita migliore.

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Blogosfere del 28-11-2016

Nictalopia: cause, sintomi e trattamento

Ecco quali sono i sintomi e le possibili cause della nictalopia, o cecità notturna.

Nictalopia. La cecità notturna è un problema noto anche con il nome di "nictalopia", un tipo di disabilità visiva a causa del quale le persone che ne soffrono lamentano una scarsa visione durante la notte oppure quando si trovano in ambienti scarsamente illuminati. Anche se il termine "cecità notturna" può far pensare che il soggetto non riesce a vedere completamente di notte, in realtà si presenta solo una maggiore difficoltà a vedere in condizioni di scarsa illuminazione, ma la capacità di vedere non è del tutto impedita.

Vista la difficoltà a vedere di notte o in luoghi poco illuminati, il soggetto potrebbe cercare di utilizzare luci più luminose o evitare di guidare durante la notte. Detto questo, questo disturbo può essere causato da svariate cause, come ad esempio:

Difetti alla nascita;

Retinite pigmentosa;

Sindrome di Usher (una condizione genetica che colpisce sia l'udito che la vista);

Cataratta;

Miopia;

Farmaci come quelli utilizzati per il glaucoma (in tal caso, sarà utile sostituire tali farmaci con altri consigliati dal medico);

Diabete mal controllato, che può portare a retinopatia diabetica;

Carenza di vitamina A: si tratta di una causa rara di cecità notturna, contrariamente alla credenza popolare.

Il trattamento della cecità notturna andrà naturalmente stabilito in base alle esatte cause che hanno provocato il problema.

di Maria Vasta

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La Repubblica del 01-11-2016

Mi È finito un pezzo di Dna nell'occhio

ROMA. TERAPIA GENICA. Inserire la cura nell'occhio del paziente tramite un piccolo pezzettino di DNA. È questa la promessa della terapia genica, che mira a sostituire i geni difettosi, causa di diverse patologie, con quelli corretti, trasportati nell'occhio del paziente grazie al passaggio offerto da un virus.

Una nuova frontiera della medicina che pian piano sta approdando anche in Oftalmologia: «Oggi abbiamo i risultati dei primi trial clinici e sono risultati incoraggianti perché ci dicono che la terapia genica può essere impiegata anche per la cura di patologie oculari ereditarie o acquisite ritenute una volta incurabili», spiega Andrea Cusumano, ricercatore in Oftamologia presso l'università Tor Vergata di Roma e presidente della Macula & Genoma Foundation Onlus. L'idea è semplice: sostituire il gene (o i geni difettosi) con geni funzionanti inseriti all'interno di virus attenuati, modificati perché non siano infettivi, ma che funzionino da trasportatori: «L'occhio è un compartimento separato dal resto dell'organismo ed è un organo ideale per l'applicazione della terapia genica, perché si riduce il rischio di reazioni immunitarie e la diffusione del vettore virale nel resto del corpo», spiega Cusumano. Il gene (o i geni) corretti vengono dunque inseriti tramite un'iniezione intravitreale o sottoretinica, direttamente nell'occhio e da qui si muovono nelle cellule bersaglio: le cellule delle retina. «Una volta raggiunte le cellule della retina il gene corretto può esprimersi, ristabilendo la funzione persa a causa delle mutazioni dei geni difettosi», continua il ricercatore.

Una terapia da considerarsi ancora in fase sperimentale ma che sta portando i primi, entusiasmanti risultati. «Oggi sappiamo che la terapia genica è più efficace in quelle malattie dove le mutazioni riguardano un numero ridotto di geni, come l'amaurosi congenita di Leber, la coroideremia o la retinoschisi legata all'X - continua Cusumano - non quindi in patologie multigeniche complesse come la retinite pigmentosa, la distrofia dei coni e dei bastoncelli e la malattia di Stargardt».

Gli esperimenti di terapia genica per l'amaurosi congenita di Leber sono stati una pietra miliare per la terapia genica nelle malattie oculari, hanno aperto le porte alle sperimentazioni anche per altre patologie e sono tra quelli in fase più avanzata: il trasferimento genico ha dimostrato di migliorare la visione nei pazienti, soprattutto in quelli più giovani. Se i risultati delle sperimentazioni in corso verranno confermati, la terapia genica contro l'amaurosi congenita di Leber potrebbe diventare la prima approvata negli Usa.

Anche nella retinoschisi gli studi sono arrivati alla fase tre della sperimentazione clinica, quella che precede - se tutto andrà come previsto - la diffusione su larga scala della terapia. Nel frattempo però la ricerca guarda già oltre: «In futuro immaginiamo di inserire all'interno delle cellule della retina un gene proveniente da un'alga, capace di rispondere alla luce, per ristabilire la fotosensibilità nei casi in cui i fotorecettori l'abbiano persa a causa di malattie », spiega Cusumano.

Fantascienza? Affatto. Le sperimentazioni su ratti e macachi dimostrano che è possibile usare un virus per trasportare nelle cellule retiniche una proteina (chiamata channelrodopsin

- 2) che viene da un'alga unicellulare, la Chlamydomonas reinhardtii, capace di generare corrente elettrica in seguito alla stimolazione luminosa. E quest'anno, per la prima volta, si è passati alla fase clinica, provando la tecnica su una donna, in Texas, affetta da retinite pigmentosa.

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Le Scienze del 19-11-2016

Ratti riacquistano parzialmente la vista con l'editing genomico

Grazie a una nuova tecnica di correzione del DNA per la prima volta è stato inserito un gene corretto in cellule adulte che non si dividono. In questo modo è stato possibile ridare parzialmente la vista a ratti colpiti da retinite pigmentosa (red).

USA. Un gruppo di roditori ciechi a causa di un analogo murino della retinite pigmentosa umana ha parzialmente riacquistato la vista grazie a una nuova tecnica di correzione genica messa a punto da ricercatori del Salk Institute, di La Jolla, in California.

La retinite pigmentosa, come il suo analogo murino, è una condizione di degenerazione retinica ereditaria che causa la cecità, dovuta a mutazioni in uno o più geni che codificano per proteine essenziali per il funzionamento dei fotorecettori. Gli scienziati del Salk Institute per la prima volta sono riusciti a inserire un frammento di DNA in una posizione precisa in un elevato numero di cellule della retina (che non vanno incontro a divisione cellulare), come hanno illustrato in un articolo pubblicato su "Nature", curando così la degenerazione della retina delle cavie.

Si tratta di una pietra miliare in questo ambito sperimentale. Finora infatti le tecniche più diffuse per modificare il DNA - per esempio il sistema CRISPR-Cas9 - si sono dimostrate più efficaci nelle cellule in divisione, come quelle della pelle o dell'intestino, perché per agire possono sfruttare i normali meccanismi di copiatura delle cellule.

Ratti riacquistano parzialmente la vista con l'editing genomico

La nuova tecnica può esere applicata anche a cellule che, come i neuroni, non si dividono. In questo frammento di tessuto nervoso le cellule modificate sono quelle in verde. (Cortesia Salk Institute)

Per raggiungere il loro obiettivo, i ricercatori hanno lavorato su tre processi: hanno trovato il modo di attivare una via cellulare di riparazione del DNA chiamata NHEJ (non-homologous end-joining), che ha la funzione di riparare le possibili rotture casuali del DNA, ricongiungendo le estremità dei filamenti originali; hanno accoppiato questo meccanismo con la tecnica CRISPR-Cas9, che permette di individuare posizioni molto precise del DNA per poi tagliarle; hanno creato un "pacchetto di inserimento" chiamato HITI (homology-independent targeted integration), che in presenza di un filamento di DNA tagliato consente di agganciare a esso un nuovo frammento personalizzato di DNA, nel caso specifico un gene corretto per la proteina del fotorecettore. Il tutto viene infine è stato trasportata alle cellule di destinazione attraverso virus inerti.

Per riassumere: CRISPR-Cas9 individua il punto in cui tagliare il DNA, HITI aggancia il nuovo gene e NHEJ ricuce il tutto.

I ricercatori hanno testato la validità della procedura su ratti di tre settimane affetti dall'analogo murino della retinite pigmentosa, inserendo nel genoma delle cellule della retina dei ratti una versione funzionante del gene che era danneggiato.

"Ora abbiamo una tecnologia che ci permette di modificare il DNA delle cellule che non sono in fase di divisione, e di correggere geni danneggiati in organi in cui la divisione cellulare non c'è o è ridotta", ha detto Izpisua Belmonte. "Questo ci permette per la prima volta di sperare di poter curare malattie prima considerate intrattabili".

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La Repubblica del 01-11-2016

Guardo il mondo da un microchip

Visione. Si chiamano protesi retiniche. Processano le riprese di una telecamera montata sugli occhiali, le trasformano in impulsi elettrici e in immagini .Sono realtà per combattere la degenerazione maculare e quella di coni e bastoncelli.

CON LA PROTESI RETINICA conto di riacquistare presto una maggior autonomia personale e soprattutto di non avere più paura del buio tutto intorno: Lucia è una signora di 67 anni ed è stata la prima paziente al mondo a ricevere il trapianto della protesi retinica per la malattia di Stargardt, una patologia ereditaria che colpisce una persona su diecimila. Lucia ne soffre da quando aveva 8 anni, diventando progressivamente cieca. Fino allo scorso giugno quando, dopo l'impianto della protesi, ha ricominciato a vedere: piccoli punti luce, che pian piano diventeranno sagome, forme, oggetti. Non senza sforzo. «L'impianto delle protesi retiniche è solo il primo passo: il paziente deve essere allenato a riconoscere le forme, a interpretarle, con un training che può durare anche mesi prima di tornare a vedere», racconta Stanislao Rizzo, direttore del dipartimento di Oculistica dell'azienda ospedaliero universitaria di Careggi, che ha eseguito l'intervento.

Dalla Toscana, dove sono stati curati trenta dei duecento pazienti che, nel mondo, hanno ricevuto gli occhi bionici, l'esperienza si è allargata fino all'ospedale di Camposampiero (in Veneto), e al San Paolo di Milano, dove queste operazioni sono una realtà. A beneficiarne, finora, sono state persone colpite da forme gravissime di retinite pigmentosa, che solo in Italia conta 15 mila pazienti. Ma pian piano gli occhi bionici potrebbero diventare un'opzione anche per altre patologie oggi senza cura.

«Gli impianti retinici sono riservati a quelle persone che hanno subito un danno ai fotorecettori della retina - spiega Paolo Vinciguerra, direttore Humanitas Centro Oculistico e docente Humanitas University - cioè alle cellule che trasformano la luce in impulsi elettrici che arrivano al cervello». Altre cellule della retina però sono intatte, funzionano e possono trasportare il messaggio visivo fino alla corteccia. Le protesi tradizionali, continua Vinciguerra, sono costituite da due parti, una intra e una extra-oculare. Una telecamera montata su un paio di occhiali riprende le immagini esterne, che un'unità, simile ad un piccolo computer portatile, rende digitali e trasmette a un microchip posizionato nella retina. Qui a loro volta gli elettrodi emettono piccoli impulsi elettrici che vanno a stimolare le poche cellule retiniche ancora funzionanti per poi arrivare al nervo ottico, che trasferisce le informazioni visive al cervello.

I pazienti escono dal buio e riescono a scorgere il profilo di una porta, di una finestra, degli oggetti, in una scala di grigi. Ma presto le cose potrebbe cambiare: dai 60 elettrodi che compongono la protesi oggi si passerà a device con 150, 240, fino a 1000 elettrodi, così da aumentare la risoluzione delle immagini e permettere ai pazienti di riconoscere forma e posizione degli oggetti, e di orientarsi anche in ambienti non famigliari. Fino a riconoscere la sagoma di una faccia, come promette una nuova protesi sottoretinica fotovoltaica che sarà impiantata per la prima volta nell'uomo entro la fine dell'anno in Francia. Ma queste protesi avanzate sono anche più difficili da impiantare. «Malgrado i tentativi di miniaturizzazione, il principale ostacolo all'aumento della risoluzione è rappresentato dalle dimensioni: aggiungere elettrodi per aumentare la sensibilità delle protesi significa fare dei tagli più grandi, e aumentare il rischio legato all'intervento», continua Rizzo. Intervento che al momento gli esperti consigliano solo nei casi più gravi di retinopatia pigmentosa, per chi non vede già più nulla. In futuro, quando le protesi garantiranno un aumento consistente del dettaglio delle imma- gini, gli occhi bionici potrebbero essere impiantati anche a chi vede ancora qualcosa ma è destinato in poco tempo a rimanere cieco. Prima però c'è bisogno di dimostrare che i benefici superino i rischi: l'intervento per inserire i microchip nella retina non è semplice e il paziente, se non già al buio totale, rischia di perdere il residuo di vista che ancora ha. Come nel caso della degenerazione maculare senile, dove a essere colpita è la macula, la regione centrale della retina: «Il centro della retina è distrutto, ma le zone laterali funzionano ancora - continua Rizzo - quindi bisogna essere molto cauti». Vista la frequenza della patologia, che nel 2020 colpirà circa 200 milioni di persone, l'urgenza per trovare una soluzione bionica è molta e sono già in corso trial clinici per i casi più gravi. Per capire se funziona, però, bisognerà aspettare.

di Annalisa Bonfranceschi

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Focus.it del 08-11-2016

Il robot chirurgo che opera alla cataratta

Un nuovo braccio telecomandato si è dimostrato capace dei micromovimenti di precisione ideali per uno dei più comuni e insieme delicati interventi di chirurgia oculare.

Mano ferma, braccia corte e precisione invidiabile: un nuovo robot per operazioni chirurgiche telecomandate promette di ridurre al minimo il margine di errore di uno dei più diffusi e insieme delicati interventi all'occhio: la cataratta.

Questa procedura, che riguarda ogni anno 20 milioni di persone, si rende necessaria quando il cristallino, la lente naturale dell'occhio, con l'età perde progressivamente trasparenza. L'intervento prevede la pratica di un'apertura circolare nella parte anteriore del cristallino, nella quale si inserisce una lente artificiale. Si tratta di un'operazione di routine che ha in genere buon esito, ma che richiede una mano ferma per evitare di ledere la parte posteriore del cristallino, una delle complicazioni più frequenti.

COME E' FATTO. Axsis, il sistema robotico sviluppato dal colosso tecnologico Cambridge Consultants, consiste in due piccole cesoie capaci di operare in uno spazio di 10 millimetri - le dimensioni del cristallino - con una precisione non possibile a una mano umana. Gli strumenti del mestiere, che nella versione finale saranno sostituiti da bisturi, sono montati su bracci robotici delle dimensioni di una lattina, con "tendini" ultra flessibili e insieme resistenti, dello stesso materiale delle vele solari della Nasa.

LA PLANCIA DI COMANDO. Per manovrare il robot, il chirurgo siede davanti a uno schermo con un joystick aptico (un'interfaccia che permette di gestire il braccio e ricevere sensazioni tattili in risposta): da questa postazione può ingrandire l'immagine ed evitare gli errori più comuni, come la lesione del retro del cristallino.

NON SOLO OCCHI. Rispetto ad altri robot chirurghi già operanti, che prevedono lunghi e ingombranti strumenti telescopici, Axsis avrebbe dimensioni più contenute e sarebbe il primo a intervenire sulla cataratta (altri robot telecomandati vengono usati oggi per le operazioni alla retina). E anche se alcuni oculisti non ne vedono la necessità - per esempio rispetto alla chirurgia laser - in futuro potrebbe essere adottato per altre operazioni di microchirurgia, come quelle a stomaco e intestino.

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Il Sole 24 Ore del 05-11-2016

Teletatto, trasforma le immagini in tatto

GENOVA. Un software pensato per consentire ai tanti giovani italiani, non vedenti o ipovedenti gravi, tra i 6 e i 24 anni, di provare la sensazione di "vedere" attraverso un sistema di sostituzione sensoriale, che permette di avere esperienze molto simili a quelle visive sostituendo la vista con il tatto. Si chiama Teletatto ed è il progetto pensato dall'Istituto Italiano di Tecnologia che si propone di fornire a queste persone una piattaforma software low cost, utilizzabile online e offline.

La piattaforma sarà sviluppata dal laboratorio Spatial Awareness and Multisensory Perception, coordinato da Luca Brayda e parte dell'unità RBCS (Robotics, Brain and Cognitive Sciences), situata presso la sede genovese di IIT, per istruire a distanza bambini e ragazzi con gravi problemi alla vista.

Realizzato con il sostegno di Fondazione Vodafone Italia, Teletatto rientra tra i 18 progetti vincitori di "Digital For Social", il bando promosso da Fondazione Vodafone Italia e realizzato in collaborazione con Gruppo 24 ORE, che ha premiato i migliori progetti di tecnologia digitale proposti da organizzazioni del Terzo Settore che operano nell'ambito del disagio giovanile o dell'aiuto e dell'assistenza ai bisogni di giovani in situazione di svantaggio.

"L'esigenza di sviluppare un progetto di questo tipo, nasce dal pesante squilibrio formativo tra persone vedenti e non vedenti in età scolare. Questi giovani hanno bisogno di istruzioni ad hoc su come acquisire e manipolare mappe digitali, concetti geometrici e scientifici sempre più trasmessi digitalmente con la vista" spiega Luca Brayda ricercatore dell'IIT.

Grazie a Teletatto l'utente non vedente potrà comprendere forme e immagini, ricevute in formato digitale, che verranno convertite in stimoli tattili grazie al software realizzato e mediante l'utilizzo di dispositivi già sviluppati dal team di ricerca di IIT: un mouse tattile (Tacticle Mouse) e un pad tattile (Blindpad).

Il progetto prevede anche lo sviluppo di "serious games", giochi ideati dal team multidisciplinare di IIT, composto da psicologi, interaction designers e riabilitatori (anche in collaborazione con l'Istituto Chiossone di Genova), con il coinvolgimento attivo dei giovani non vedenti. I "games" sono mirati a veicolare tattilmente concetti grafici semplici, come forme geometriche in 2D e 3D, punti e linee che formano rappresentazioni iconiche.

Teletatto prevede anche un potenziale abbattimento dei costi pro-capite per la riabilitazione e per lo Stato. Come spiega Brayda, "l'accessibilità per i non vedenti a metodologie di apprendimento di tali concetti è scarsa e molto costosa, spesso possibile solo in alcuni centri di riabilitazione e con pochissimi operatori specializzati. Teletatto permetterà l'accesso a questi metodi avanzati educativi e riabilitativi a tutti coloro che ne hanno bisogno, in Europa si stima circa 2 milioni"

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Notiziario Italiano del 16-11-2016

Obbligo di rumore: gli Usa vietano le auto elettriche silenziose

USA. L'autorità dei trasporti statunitense ha deciso che, a partire da settembre 2019, le auto elettriche o ibride dovranno emettere un rumore fino a 30 Km/h. La soluzione aiuterà a contenere gli incidenti con pedoni, soprattutto non vedenti.

Le auto elettriche sono molto appetibili, non soltanto perché non inquinano ma anche perché sono silenziose e promettono di ridurre il rumore nelle grandi città. A partire da settembre 2019 però non sarà più così. La NHTSA (National Highway Traffic Safety Administration), la motorizzazione USA, ha infatti deciso che da tale data tutte le auto elettriche o ibride dovranno emettere un qualche tipo di rumore tra 1 e 30 Km/h. Una decisione analoga era del resto già stata presa anche dall'Unione Europea, sempre a partire dal 2019. "Col nuovo regolamento, tutti i veicoli ibridi o elettrici con quattro ruote e un peso lordo di 4,5 tonnellate o meno dovranno necessariamente emettere un rumore udibile quando si viaggia a una velocità fino a 30 chilometri all'ora. A velocità più elevate il suono di avviso non è necessario perché altri fattori, come il rumore dovuto al rotolamento degli pneumatici e all'attrito dell'aria sulla carrozzeria, forniscono un adeguato avviso acustico per i pedoni". La decisione era nell'aria già da diversi anni: il ministero infatti aveva iniziato a prendere in considerazione quest'idea nel lontano 2013, ma solo adesso è arrivato a deliberarla. All'epoca secondo le valutazioni, gli incidenti tra auto elettriche e pedoni erano più alti del 19% rispetto a quelli con le più rumorose automobili tradizionali. Secondo la NHTSA dunque il provvedimento avrebbe aiutato a diminuire gli incidenti con pedoni o ciclisti di 2800 casi l'anno, soprattutto per quanto riguarda i non vedenti. Questo numero comunque è stato rivisto recentemente al ribasso e portato a 2400.

di Alessandro Crea

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Il Corriere della Sera del 06-11-2016

L'universo si ascolta, con Bocelli

«Stelle oltre il buio»: i non vedenti potranno esplorare il cielo all'osservatorio del Chianti .

BARBERINO VAL D'ELSA. Ascoltare i corpi celesti e renderli «visibili» anche a chi non può vederli. È l'obiettivo di «Stelle oltre il buio» il primo percorso astronomico per non vedenti realizzato dall'Osservatorio polifunzionale del Chianti che domenica 13 novembre sarà inaugurato da un ospite di eccezione, Andrea Bocelli. Un evento reso possibile grazie alla realizzazione di strutture tattili e pianeti 3D che permetteranno di ascoltare i suoni originari emessi dai pianeti ed emanati dai segnali radio del cosmo con accesso diretto alla banca dati della Nasa. Sarà il grande tenore italiano a celebrare l'apertura di un percorso innovativo in cui la scienza si avvale delle nuove tecnologie per raccontarsi proprio a tutti, condividendo la musica illimitata dell'universo. «L'obiettivo che ci siamo prefissati spiega il coordinatore Emanuele Pace del Dipartimento di Fisica e Astronomia dell'Università di Firenze era quello di far conoscere gli oggetti dell'universo e far capire come sono fatti e disposti nel cielo. Per questo abbiamo realizzato due serie di modelli tridimensionali dei pianeti del sistema solare: la prima mostra le dimensioni dei pianeti in scala, la seconda riporta le caratteristiche delle superfici. Un ulteriore pannello mostra le orbite dei pianeti in scala e in rilievo per far comprendere la distanza dei pianeti dal sole». Il tutto, solo sfiorando con le dita queste semisfere e le loro superfici. E dopo l'esperienza tattile tutti in cupola «dove spiega Pace si potrà conoscere il telescopio toccandolo, comprendere come funziona mentre si muove per puntare il corpo celeste e una volta inquadrato, anziché vederlo, lo si ascolterà». L'Osservatorio del Chianti, realizzato congiuntamente dai comuni di Tavarnelle e Barberino da un'idea del Gruppo Astrofili del Borghetto, fu inaugurato nel 2010 da Margherita Hack mentre il centro di ricerca e formazione è stato inaugurato dall'astronauta italiano Paolo Nespoli nel 2013. Uno spazio polivalente in cui «Stelle oltre il buio» nasce e si realizza grazie ad un lavoro di equipe: ideato dall'Unione Italiana Ciechi e dall'Associazione Ludica onlus e finanziato dal programma Pianeta Galileo del Consiglio Regionale toscano, dal Cesvot e dal Lions Club di Barberino Montelibertas, il progetto si avvale della stampa 3d fornita dalla società Paleos, un laboratorio fiorentino di giovani paleontologi, ingegneri, naturalisti, che ha utilizzato i modelli di realizzazione pubblicati dalla Nasa e il lavoro degli astrofisici per convertire in suoni i segnali radio registrati dalle sonde spaziali. Con un valore aggiunto, come spiegano i sindaci di Tavarnelle e Barberino, David Baroncelli e Giacomo Trentanovi, «portare la scienza a chi deve far fronte alle barriere multimediali. Dalla condivisione può scaturire la comprensione, non solo della scienza, ma anche della disabilità per superarla insieme».

di Sara Fioretto (ha collaborato Cinzia Colosimo)

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Il Tirreno del 14-11-2016

Bocelli inaugura percorso astronomia per non vedenti

Il cantante di Lajatico è stato ospite d'eccezione dei Comuni di Barberino Val d'Elsa e Tavarnelle Val di Pesa.

LAJATICO. È stato Andrea Bocelli a scoprirlo per primo, ospite d'eccezione dei Comuni di Barberino Val d'Elsa e Tavarnelle Val di Pesa, tra le colline di Montecorboli, in provincia di Firenze, ad inaugurare il percorso di astronomia per non vedenti dell'Osservatorio polifunzionale del Chianti, coordinato dall'astronomo Emanuele Pace. La cupola si schiude, il telescopio puntato su Giove sorprende con l'emissione rilevata dalla sonda spaziale, rielaborata dagli scienziati della Nasa e un suono mai sentito prima, acuto e basso allo stesso tempo, pulsante e ondulatorio a intermittenza, pervade i sensi di tutti.

"Questa la musica senza confini della cultura - ha detto Andrea Bocelli, nato a cresciuto a Lajatico in Valdera - un'operazione lodevole quella messa in campo dall'Osservatorio e dall'Unione comunale che rende accessibile l'astronomia a quanti tra i non vedenti sognano, immaginano il cielo, si appassionano alla vita delle stelle, mi hanno colpito gli oggetti tattili e le riproduzioni dei pianeti di questo percorso che permettono di conoscere le dimensioni dei corpi celesti e le distanze fra essi, come anche quanto piccoli siamo noi abitanti della Terra rispetto alla grandezza dell'universo, straordinaria la sinfonia del sistema solare che sembra ricondurre al mistero dei suoni atavici, simboli viventi della nascita del mondo". L'esperienza del tenore si ripetuta per Marte, Saturno, Venere, Luna, Terra, ascoltati dai diversi gruppi di non vedenti, coordinati da Antonio Quatraro dell'Unione Ciechi Italiana sezione Toscana, che si sono alternati nella visita nel corso dell'inaugurazione.

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Superando.it del 10-11-2016

La nuova Legge sul cinema e l'accessibilità

di Daniela Trunfio*

«La nuova Legge sul cinema - scrive Daniela Trunfio - approvata in via definitiva dalla Camera, prevede effettivamente alcune "buone pratiche" riguardanti l'accessibilità, sulle quali sarà comunque necessario vigilare affinché trovino via via sistemi di regolamentazione più mirata alla resa accessibile del prodotto audiovisivo e culturale in genere».

ROMA. È soddisfatto Stefano Tortini, vicepresidente nazionale dell'UICI (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti) e con lui tutte le realtà come Torino + Cultura Accessibile* e le altre Associazioni, che si occupano di disabilità sensoriale. «Per la prima volta in Italia - ha dichiarato su queste stesse pagine Tortini - una legge relativa al cinema e all'audiovisivo fa esplicito riferimento alla Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità».

Nello specifico, i passaggi più significativi della Legge definitivamente approvata dalla Camera in questi giorni riguardano l'articolo 3, comma g (I Princìpi), che promuove e favorisce la più ampia fruizione del cinema e dell'audiovisivo, tenendo altresì conto delle specifiche esigenze delle persone con disabilità, secondo i princìpi stabiliti dalle convenzioni internazionali sottoscritte dall'Italia in materia; e la Sezione I (Finalità e Strumenti), in cui l'articolo 12/4 (comma a) prevede che il riconoscimento degli incentivi e dei contributi sia subordinato al rispetto di ulteriori condizioni, con riferimento ai soggetti richiedenti e ai rapporti negoziali inerenti l'ideazione, la scrittura, lo sviluppo, la produzione, la distribuzione, la diffusione, la promozione e la valorizzazione economica delle opere ammesse ovvero da ammettere a incentivi e a contributi, nonché alle specifiche esigenze delle persone con disabilità, con particolare riferimento all'uso di sottotitoli e audiodescrizione.

Siamo felici a nostra volta che siano previste queste "buone pratiche" sulle quali sarà comunque necessario vigilare affinché trovino via via sistemi di regolamentazione più mirata alla resa accessibile del prodotto audiovisivo e culturale in genere.

Nella nuova Legge, poi, ci sono anche altre interessanti indicazioni, come la costituzione di un Piano Nazionale per la Digitalizzazione del Patrimonio Cinematografico, sottolineando che il patrimonio filmico della Cineteca Nazionale è di pubblico interesse. Attenzione, però: il trasferimento su piattaforma digitale non prevede la resa accessibile e a tal proposito invitiamo a fare una riflessione tra impiego di capitale e ampliamento della fruizione del patrimonio stesso che questo comporterebbe.

Degna di nota è anche la norma che riguarda la destinazione del 3% del Fondo Cinema «ad azioni di potenziamento delle competenze cinematografiche ed audiovisive degli studenti, sulla base di linee di intervento concordate dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo con il Ministero dell'Istruzione, Università e Ricerca Scientifica», e speriamo che in questo paragrafo si possa pensare all'inserimento dell'insegnamento della resa accessibile e di nuove figure professionali ad essa legata, nei piani didattici degli Atenei.

C'è inoltre una parte che riguarda la ristrutturazione di sale storiche e gli incentivi ad aprire nuove sale. Ci auguriamo che questi ultimi vengano dati anche a chi tra le nuove tecnologie penserà di dotare le sale di impianti a induzione magnetica, ciò che comporta l'installazione di un cavo posto intorno a un determinato spazio al coperto, con una connessione al sistema audio convenzionale della struttura. Il cavo fornisce un segnale di alta qualità per l'ascoltatore e soprattutto facilita l'ascolto a chi è dotato di impianto cocleare.

E ancora, per il capitolo che riguarda l'istituzione del Consiglio Superiore per il Cinema e l'Audiovisivo, che dovrà svolgere attività di elaborazione delle politiche di settore, con particolare riferimento alla definizione degli indirizzi e dei criteri generali di investimento, auspichiamo senz'altro che tra gli undici membri che lo compongono, venga individuato anche un responsabile delle politiche di accessibilità.

E infine, tra I princìpi, vi è quello che intende curare la formazione professionale, favorendo il riconoscimento dei percorsi formativi seguiti e delle professionalità acquisite, e promuove studi e ricerche nel settore cinematografico.

A quest'ultimo riguardo, il già citato Progetto Torino + Cultura Accessibile si è mosso sin dallo scorso anno e quest'anno annuncia che sono aperte le iscrizioni alla seconda edizione del corso formativo per sottotitolatori e audiodescrittori per il Cinema Accessibile, promosso insieme a Film Commission Torino Piemonte, Museo Nazionale del Cinema, Sub Ti Access e Università di Torino.

La curatela di tale corso è frutto di un protocollo d'intesa con l'Università di Parma, attraverso il Programma di Alta Formazione all'interno dell'Area di Lingue e Letterature Straniere e del Master in Traduzione Audiovisiva-MTAV (II livello), attivo già dal 2009.

*Il Progetto "Torino + Cultura Accessibile", di cui già più volte si è occupato anche il nostro giornale, è stato ideato e realizzata dalla Fondazione Carlo Molo del capoluogo piemontese, con l'obiettivo di rendere accessibile la programmazione culturale, e in particolare quella degli spettacoli cinematografici e teatrali, rivolgendosi in particolare al pubblico con disabilità sensoriali e, più in generale, con deficit uditivi e visivi.

Daniela Trunfio,

Condirettore del Programma "Torino + Cultura Accessibile".

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La Repubblica del 15-11-2016

Se gli audiolibri rischiano di ammutolirsi

I "centri del libro parlato", istituzione messa in piedi oltre 70 anni fa per consentire ai ciechi di leggere o seguire gli studi grazie agli "audiolibri", rischiano di ammutolirsi. Compreso quello di Bologna, che conta una decina di lettori specializzati al servizio di chi ha problemi di vista e delle persone dislessiche. A metterli sotto accusa è l'associazione italiana editori (Aie) che ha imposto un accordo, ancora da stabilire nei termini, per la continuazione dell'attività. Senza di esso non sarà possibile registrare, dunque stop al servizio. Tutto ciò sulla base di un decreto ministeriale del 2007 che subordina la lettura con registrazione di un testo, all'ottenimento di una autorizzazione (non si sa se onerosa o no) da parte di chi il testo lo ha pubblicato e ne detiene i diritti.

«Noi - spiega Marzio Bossi, uno dei lettori bolognesi - lavoriamo con edizioni scolastiche molto spesso pubblicate da piccole case editrici, e sarebbe pressoché impossibile stabilire ogni volta un accordo in tempi brevi, visto che spesso ci vengono richieste registrazioni da bimbi dislessici o studenti ciechi che ne hanno bisogno urgente». Inoltre, si chiedono i "lettori", cosa significa accordo? «Può un decreto annullare una legge dello Stato del '41che istituiva i centri del Libro parlato?» prosegue Bossi. Un ulteriore colpo arriva sempre dal decreto citato quando esclude dal novero delle persone con handicap i dislessici, che pure sono il 4%-5% della popolazione scolastica.

«Non potremo più leggere per loro - commenta ancora Bossi - ma è possibile che con la marea di pirateria informatica che consente di scaricare gratis un mucchio di testi, ci si accanisca proprio contro di noi che svolgiamo un servizio per i bisognosi?». Anche l'Unione italiana ciechi e i Lions gestiscono centri che producono audiolibri e anche per loro varranno le limitazioni imposte dagli editori se non si arriverà a un accordo e anche a un chiarimento di tipo legislativo. Un fatto è già comunque certo: i dislessici non potranno più usufruire del servizio in questa situazione di incertezza. E ciò varrà anche per tutto il catalogo di audiolibri che è già registrato e che funziona come una normale biblioteca. Solo negli ultimi tempi sono state registrate 12mila ore, corrispondenti a circa mille libri che vanno dai testi scolastici a pubblicazioni scientifiche.

«Io stesso ho letto libri di ingegneria per uno studente triestino cieco che si è laureato grazie a questo servizio» spiega ancora Bossi. Stante così le cose, i "Centri del libro parlato", compreso quello attivissimo di Bologna, sono destinati a una morte lenta.

di Valerio Varesi

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Giornale UICI del 28-11-2016

Nuoro - Progetto Esalettura CHIAROSCURO NOBEL GRAZIA DELEDDA

Leggere, un diritto di tutti!

In occasione delle celebrazioni per i 90 anni dal conferimento del Premio Nobel e gli 80 dalla morte di Grazia Deledda, la sezione Uici di Nuoro/Ogliastra, ha posto in essere un progetto con cui intende rendere disponibile in un sistema di esa-lettura l'opera della scrittrice Chiaroscuro.

Il sistema di esa-lettura prevede che nel corso di 11 differenti incontri le 22 novelle che compongono la raccolta Chiaroscuro, reputata una delle più interessanti della scrittrice, sia letta da 22 comuni cittadini e che dette letture siano contestualmente registrate in diretta. Ad ogni incontro saranno lette due novelle, una da un cieco, e una da un vedente, al fine di dare una dimostrazione immediata che il sistema Braille consente ai ciechi di fruire e di offrire cultura in modo del tutto simile al sistema in nero. Gli incontri verranno trasmessi nel corso di una diretta al loro svolgersi, attraverso il coinvolgimento di radio e tv locali, così da poter essere seguiti da tutta la popolazione. In particolare l'uso del mezzo televisivo si rivela necessario poiché, sempre in contemporanea alla lettura dell'opera, un esperto

Lis (Lingua Italiana dei Segni) renderà possibile la fruizione della stessa anche da parte dei cittadini sordi che per mezzo della televisione potranno vedere in diretta la lettura. Le radio e le televisioni coinvolte nel progetto cureranno i file audio e video che in sequenza temporale saranno postati e scaricabili dal sito del progetto. (in fase di allestimento).

La novità, oltre all'idea e alla modalità di svolgimento, è costituita dalla possibilità al termine dell'iniziativa, di poter rendere disponibile l'opera Chiaroscuro nelle seguenti sei estensioni: formato rilegato a stampa, formato scaricabile su supporti mobili, formato su file audio, formato in braille, formato in video con sistema Lis, formato in audio Daisy ovvero: libro, ebook. librotattile, audiolibro, videolibro, libro parlato.

Si potrà quindi indicare Chiaroscuro di Grazia Deledda come il primo volume edito in esa-lettura.

Ulteriore scopo, certamente più ambizioso e difficile da raggiungere, è quello di cercare di rendere più consapevole l'opinione pubblica che i ciechi, i sordi e, i disabili in genere, sono capaci, non solo di chiedere, ma anche, di offrire, alla società: di regalare, come nella circostanza, momenti di cultura e di crescita.

Si vorrebbe cancellare la mal celata convinzione che la disabilità sia solo un peso per la collettività con l'idea che, le persone svantaggiate, quando vengono messe nelle condizioni di poter operare al meglio, con strumenti adeguati, possono raggiungere risultati uguali a quelli dei cosiddetti "normali", Così, appunto, come avviene con la lettura.

L'iniziativa ha preso avvio dal carcere di Nuoro, prosegue, per 11 appuntamenti, in città e in diversi centri della provincia, per concludersi il 21 di dicembre a Galtellì, paese simbolo nelle opere della scrittrice.

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Redattore Sociale del 28-11-2016

La vita (piena) di Antonella e Alessandro, genitori non vedenti

ROMA. I ciechi totali in Italia sono 123 mila e oltre un milione gli ipovedenti. Tre su quattro non hanno un lavoro, ma molti conducono una vita piena e soddisfacente sia dal punto di vista professionale, sia da quello sentimentale e familiare. Come Antonella Cappabianca e Alessandro Forlani, che vivono nel quartiere romano di Prati, con la figlioletta Michela e il cane guida Asia. A raccontare la loro storia l'ultimo numero del Magazine di Superabile Inail.

Antonella e suo marito Alessandro sono entrambi ciechi totali, l'unica a vedere è la piccola Michela. Si sono conosciuti quasi 20 anni fa, quando entrambi frequentavano la facoltà di Giurisprudenza della Luiss. Tutti e due erano approdati nella capitale come studenti fuorisede, Antonella a da Latina e Leonardo da Belo Horizonte, dall'altro capo dell'oceano. Complice la comune esperienza della mancanza di vista e una tendenza condivisa alla conversazione rapida e, nello stesso tempo, profonda, hanno stretto un'amicizia in grado di superare, con leggerezza, i mari e i decenni.

Qualche tempo dopo il matrimonio hanno cominciato a interrogarsi sull'opportunità di avere un figlio. "Ci siamo chiesti se fosse giusto che un bambino avesse due genitori disabili e alla fine ci siamo detti che quello che potevamo dare era più di quello che potevamo togliere", spiega Antonella. "Abbiamo fatto tutti gli esami medici del caso e quando è emerso che la possibilità di dare origine a una mutazione genetica era pari al 3 per mille, ovvero la stessa di tutti, ci siamo decisi", aggiunge Alessandro. E così nel 2012 è nata Michela, che ha rivoluzionato la loro vita come solo un figlio può fare.

Due persone li aiutano: dal lunedì al venerdì a dargli una mano c'è una tata indiana del Kerala, che è impiegata dalle 12 alle 19, preceduta dal marito in servizio dalle 8 alle 11. Lei si occupa delle necessità della casa e della piccola mentre i genitori sono al lavoro, lui dei servizi fuori casa e di accompagnare Alessandro e Michela ogni mattina, visto che per raggiungere a piedi la scuola bisogna superare due attraversamenti pedonali piuttosto pericolosi. Ma il sabato e la domenica, Alessandro e Antonella sono soli con Michela e possono dedicarsi a lei a tempo pieno.

"Diventare genitore è il cambiamento più grande che può intercorrere nella vita di un essere umano: ho scoperto il piacere di prendermi cura di una persona più piccola e di godere della sua compagnia", dice il padre. "Non è giusto che lei si adatti a noi, siamo noi che dobbiamo adattarci a lei", precisa Antonella. E così la vita di Michela scorre esattamente come quella degli altri bambini: la camera sommersa di giocattoli e le pareti tappezzate di disegni, i piccoli contributi al lavoro di casa come dare una mano ad apparecchiare la tavola, il bicchiere rosa preferito.

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La Voce del Tempo del 29-11-2016

DisabilitÀ, il limite che non limita

Il convegno diocesano il 3 dicembre al Santo Volto.

TORINO. Da quelle più marcatamente sociali (barriere architettoniche, lavoro, affettività, inclusione...) a quelle più attinenti alla sfera pastorale e di prossimità (che stile assumere per accompagnare con dignità le persone con disabilità? Come essere di supporto alle famiglie? Come superare i pregiudizi che spesso ci spingono ad atteggiamenti eccessivamente «assistenziali»?).

Le domande sono davvero molte, nonostante la nostra società abbia fatto indubbi passi avanti sul tema dell'inclusione, favoriti anche dal seguito mediatico e di pubblico che da qualche anno a questa parte stanno avendo le Paralimpiadi.

Le riflessioni, i commenti, i pregiudizi che abbiamo riscontrato nel nostro frequente operare presso le parrocchie e le Unità pastorali, ci hanno suggerito di instituire, ormai più di due anni fa, un organo permanente di confronto e progettazione diocesano: il Tavolo diocesano per la Pastorale della disabilità.

Il Tavolo, costituito da 7 uffici diocesani ai cui probabilmente se ne aggiungeranno altri, ha tra i suoi principali obiettivi quello di inserire l'attenzione alle disabilità nella Pastorale ordinaria, rendere le persone disabili soggetto attivo della Pastorale, valorizzare le risorse e la testimonianza di chi affronta la difficile prova della disabilità e delle loro famiglie.

D'altronde i numeri certificano una realtà molto diffusa, che ha ripercussioni sia sulla sfera sanitaria che su quella socio-assistenziale. Secondo una recente indagine Istat vivono in Italia oltre 3 milioni di persone con gravi disabilità; oltre 200 mila adulti vivono in istituto o in Rsa. Meno di un disabile su cinque lavora, con ciò che ne deriva in termini di realizzazione personale e di mancato guadagno. Il 70% delle famiglie con persone disabili, secondo i dati pubblicati sul sito www.vita.it, non fruisce di alcun servizio a domicilio. Spesso le famiglie gestiscono in quasi totale autonomia situazioni di grande difficoltà, rinunciando a volte anche al lavoro con tutte le ripercussioni economiche e sociali che ne possono derivare.

Dinanzi a questi dati, di fronte ad una «presenza delle disabilità» nelle parrocchie ancora poco incisiva e soprattutto per aiutare le nostre comunità a superare la diffusissima tentazione di «sostituirci» piuttosto che affiancare la persona disabile, abbiamo deciso di promuovere alcune iniziative di sensibilizzazione e informazione.

Sabato 3 dicembre, in occasione della Giornata internazionale per le persone con disabilità) al Centro Congressi del Santo Volto a Torino si terrà la seconda edizione del convegno diocesano per la Pastorale della disabilità «il limite che non limita». Quest'anno approfondiremo in particolare le aree del lavoro, della disabilità e malattia, cercando di chiarire molte incongruenze e confusioni, e dei social network.

Per la prima volta, con l'obiettivo che divenga prassi pastorale, abbiamo organizzato con l'Up 45 di Collegno tre laboratori teorico-esperienziali che si sono tenuti nel mese di novembre rispettivamente su: Disabilità sensoriale, Disabilità intellettiva e Disabilità motoria. I laboratori sono stati pensati per essere momenti di sensibilizzazione e preparazione al convegno diocesano.

L'Arcivescovo mons. Nosiglia durante il convegno diocesano dell'anno scorso ci ha ricordato con forza che «ogni persona è un dono; ogni disabile, ogni sofferente o che vive situazioni di difficoltà, va considerata in sé come un unicum, un individuo che merita la massima attenzione e disponibilità, per rispondere ai suoi specifici bisogni ed attese. Ogni persona vale più del mondo intero: «Che vale infatti guadagnare tutto il mondo, se perdi anche uno solo dei tuoi fratelli?» (cfr. Mc 8,36)».

Chiediamo la collaborazione di quanti sono particolarmente sensibili al tema della promozione umana per affrontare questo particolare aspetto delle fragilità e per radicarne l'attenzione presso i propri luoghi di vita ecclesiale e civile.

È dal cuore del Vangelo che riconosciamo l'intima connessione tra evangelizzazione e promozione umana. Piccoli ma forti nell'amore di Dio, come san Francesco d'Assisi, tutti noi cristiani siamo chiamati a prenderci cura della fragilità del popolo e del mondo in cui viviamo (Evangelii Gaudium).

di Ivan Raimondi,

Vice direttore Ufficio Pastorale Salute

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Avvenire del 22-11-2016

Non vedenti, in Asia da missionarie

FILIPPINE. Sono poco numerose, contemplative, cieche o ipovedenti. Agli occhi del mondo "scartate", forse inutili. Eppure le Suore Sacramentine non vedenti, fondate da san Luigi Orione, hanno uno slancio missionario che pochi giorni fa le ha spinte ad aprire una nuova comunità nelle Filippine, precisamente a Quezon City. A formarla, dal 13 novembre, la cilena suor Maria Pia Carvajal, la brasiliana suor Maria de Fatima Irani Vieira e suor Maria Anselma Pereira da Silva, la superiora. Finora le Sacramentine erano presenti in Italia a Tortona, in provincia di Alessandria, oltre che in Spagna, Argentina, Brasile, Cile e Kenya. «Ho conosciuto la congregazione nel 1983 e due anni dopo ho detto il mio primo sì. Dio mi chiama a seminare speranza nelle Filippine», ricorda suor Maria Pia della Divina Provvidenza, cieca, che si sente chiamata a «offrire la privazione della vista per tutti e soprattutto per coloro che non conoscono Dio, mediante la preghiera e l'adorazione eucaristica. Tra la gente meravigliosa che incontrerò voglio cantare e glorificare il Signore e le sue meraviglie, perché vale la pena servirlo», dice con un sorriso radioso in un video pubblicato online. «Mi sento protetta da Dio che mi chiama, m'invia e mi responsabilizza per questa missione. Il cuore non ha frontiere », aggiunge suor Maria de Fatima.

Il 16 novembre le Sacramentine sono state raggiunte in terra filippina da madre Maria Mabel Spagnuolo, superiora generale delle Piccole Suore Missionarie della Carità (istituto femminile di vita apostolica, sempre della famiglia orionina), dalla vicaria generale suor Maria Sylwia Zagórowska e da suor Maria Catherine Vose, che si inserirà nella missione della nuova vice-delegazione «Madre di Misericordia », animata dalle religiose di vita attiva.

Le Sacramentine hanno quasi 90 anni di vita: furono fondate il 15 agosto 1927 da don Orione, che riunì nella cappella di San Bernardino a Tortona quattro suore non vedenti, dando vita al primo gruppo di contemplative impegnate ai piedi del tabernacolo in un'esistenza di offerta e adorazione. Ma nel sacerdote l'idea era stata suggerita 14 anni prima dal professor Augusto Romagnoli, cieco e direttore dell'Istituto dei ciechi «Regina Margherita» di Roma, in cui venivano accolte ragazze con chiari segni di vocazione religiosa che erano accolte nelle altre congregazioni a causa della loro cecità. Nel 1915 don Luigi accolse la prima giovane non vedente che voleva consacrarsi a Dio, seguita negli anni successivi da altre donne come suor Maria Tarcisia Jona, prima responsabile delle Sacramentine morta il 6 aprile del '64.

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L'Arena del 03-11-2016

Manuel È ancora primo ai Campionati italiani

Ex promessa del calcio, ha lasciato per una rara malattia.

L'atleta ipovedente si è riconfermato ai Nazionali di Paratriathlon che sono stati disputati a Riccione.

COLOGNOLA. Manuel Marson, atleta ventunenne ipovedente di Colognola, si è confermato campione italiano di Paratriathlon ai Campionati nazionali disputati a Riccione. Manuel, al quale in maggio era stato conferito il prestigioso Premio Columna dall'amministrazione comunale di Colognola, in Romagna ha sbaragliato tutti i concorrenti macinando, l'uno dopo l'altro, 450 metri a nuoto, 12 chilometri in bici e 2 chilometri e mezzo di corsa. Al suo fianco Alessandro Burato, la guida o meglio il suo angelo custode dai piedi alati, con cui Marson ha condiviso il podio. Che la stoffa del campione gli appartenesse, se n'erano accorti tutti qualche anno fa quando, da promessa del calcio militante nella prima squadra dell'Hellas Verona e nelle categorie giovanili del Brescia a un passo dal professionismo, Manuel ha dovuto rinunciare al pallone per una rara malattia genetica del nervo ottico, la neuropatia di Lebber, che, se ha bloccato la sua corsa sotto rete, non ha fermato la sua sete di sport e di libertà. Già perché Marson, ragazzo dalla straordinaria forza d'animo e dalle ottime capacità atletiche, non si è arreso alla malattia e, come ha già raccontato dalle pagine del nostro giornale, ha trovato comunque il modo per continuare a coltivare la sua passione per lo sport. Anzi, oggi fa anche di più dato che i suoi successi sportivi gli permettono di diffondere, pure nelle scuole dove spesso è invitato, un messaggio di forza e di speranza a quanti, colpiti dalla malattia, rischiano di lasciarsi andare.«Non bisogna mai arrendersi di fronte alle difficoltà, ma è necessario cercare vie alternative per superarle, ponendosi degli obiettivi da perseguire con determinazione, che per me sono nello sport ma che per altri possono essere negli interessi che ciascuno ha», dice Manuel. I suoi progetti sono ambiziosi: «L' obiettivo più grande sono le Paraolimpiadi che si terranno a Tokyo nel 2020, sperando che per allora sia prevista la mia categoria di paratriathlon, assente a Rio». (M.R.)

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La Nazione del 04-11-2016

Il Golf si stringe attorno a Palmieri Il golfista non vedente presto a Tokyo

FOLLONICA. Tutta la città fa il tifo per Stefano Palmieri. Follonica è pronta a sostenere la grande impresa sportiva dell'atleta non vedente del Golf che tra qualche giorno rappresenterà l'Italia ai Campionati del mondo di Blind Golf - il golf per non vedenti - di Tokyo. Stefano in queste ultime settimane si è allenato senza sosta, anche 5-6 ore al giorno, sui campi del Pelagone di Gavorrano per una delle sfide più importanti della sua carriera sportiva: adesso è arrivato il momento della partenza per il Giappone, dove sarà tra i portacolori del nostro Paese, l'unico degli italiani alla prima esperienza. La qualificazione è arrivata in seguito alla vittoria agli Open d'Italia per non vedenti dello scorso anno: un risultato inaspettato, visto che il follonichese si è appassionato al golf solo di recente. Non solo: è il primo atleta al mondo ad essersi approcciato a questa disciplina quando è diventato non vedente, con tutte le difficoltà che ne derivano. Ma quando c'è talento e, soprattutto tanta buona volontà, gli ostacoli si superano, come conferma Stefano. Anche perché a fare il tifo per lui ci sono tantissimi follonichesi che dal giorno dell'incidente stradale che gli ha portato via la vista, nel 2002, i suoi concittadini non lo hanno mai lasciato solo. A portare nuova carica a Stefano è arrivato poi lo sport, un'altra rivoluzione nella sua vita. «Il Golf - dice - ti migliora a livello di cuore e di mentalità. Sembra impossibile che possa essere praticato dai non vedenti e, per questo, anche solo assistere a una gara è qualcosa di particolare. La mia vera vittoria, al di là della competizione, è sapere di essere un esempio per gli altri: il segnale che voglio dare è che lo sport aiuta le persone con disabilità ad avere una vita normale, anzi, più che normale. Per me, ad esempio, giocare a golf è qualcosa che va oltre la normalità». Proprio così: perché ormai Stefano Pamieri è l'Alex Zanardi (o la Bebe Vio) in versione follonichese. Tutto questo grazie anche alla famiglia e al team che accompagnano l'atleta in questo percorso. Stefano affronterà il viaggio e la gara con Andrea Mencattini, guida sportiva, mentre l'altro componente dello staff, Simone Micciarelli, seguirà la competizione a distanza. Il Campionato del mondo di Blind Golf chiude un anno di successi per il follonichese Stefano Palmieri: ne sono arrivati tantissimi, dalle associazioni alle istituzioni, fino ai riconoscimenti dei privati. E ora un'altra sfida.

di Marianna Colella

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Il Corriere della Sera del 12-11-2016

Matera tira la volata all'accessibilità

Nella località dei Sassi, capitale culturale europea del 2019, una serie di itinerari senza barriere. I miglioramenti di Torino e Milano dopo i Giochi ed Expo. La svolta di Bergamo e Lucca.

di Simone Fanti

Sono spesso le piccole città ad avere la capacità e l'ambizione di guardare lontano. Matera, eletta capitale europea della cultura per il 2019, torna ad essere la paladina del diritto alla bellezza, alla fruizione dei beni architettonici, ad una vita appagante e soddisfacente non limitata dalla libertà di muoversi. Protagonista di nuovo l'accessibilità universale contro il male rappresentato dalla barriere architettoniche e culturali. Certo, i Sassi, quell'intricato ammasso di case e stanze scavate nei secoli nella roccia, quell'incredibile reticolo di scalinate e piazzette, non rappresentano certamente il luogo ideale per chi ha una disabilità. Soprattutto motoria. Ne sono una barriera apparentemente invalicabile. Quasi una provocazione. Eppure, il 28 settembre 2014, proprio in questo luogo, alla fine del convegno Zer0barriere promosso dal ministero dei Beni e delle attività culturali e del turismo, del Consiglio d'Europa e di molte altre istituzioni locali, regionali, ed internazionali, è stato redatto il Manifesto di Matera, un documento che partendo da principi universali, come la convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità, ribadiva a gran voce l'importanza di una accessibilità universale come elemento d'inclusione e come volano per la ripresa economica, culturale e turistica. Tanto che furono studiati due itinerari barrier free che consentivano di dare un assaggio delle peculiarità della città lucana a tutti. E tutt'ora si è al lavoro per allargare l'area visitabile. Così, due anni dopo il Manifesto, grazie al convegno «Accessibilità in viaggio» del 18,19 e 20 novembre, tocca ancora a Matera ragionare sul diritto all'accedere, sul diritto a partecipare, come nel caso di una celebrazione religiosa, o di essere attori, come nello sport. E Matera è stata di esempio per Bergamo che proprio il 10 ottobre di quest'anno ha definito il suo programma, chiamato Bergamo AAA, Accessibile, Accogliente, Attrattiva. Questo manifesto del Nord è stato ideato da una lista civica e condiviso dal Comitato bergamasco per l'abolizione delle barriere architettoniche, sottoscritto da 82 firmatari e approvato all'unanimità dal Consiglio comunale. Azioni concrete con l'obiettivo di portare alla candidatura della città lombarda al premio europeo Access City Award, destinato ai centri che hanno messo in atto le migliori politiche inclusive e che è stato vinto da Milano l'anno passato. Merito dell'Expo, motore (anche grazie ai fondi) di un miglioramento dell'accessibilità cittadina a partire dalle rete dei trasporti, resa fruibile fino all'80% della sua estensione. Quello che è stato Expo per Milano, in termini di miglioramento della mobilità cittadina per i soggetti più deboli, erano state le Olimpiadi invernali per Torino. E forse i giochi olimpici del 2024 avrebbero avuto lo stesso effetto benefico per la Capitale se la candidatura non fosse stata bloccata. Grandi eventi in cui le metropoli non si rifanno solamente il trucco, ma cambiano e diventano spesso più rispettose dei disabili. Per scelta, o per rispondere a strette normative degli organizzatori. E i disabili romani, abituati a una città tutt'altro che disability friendly , oggi si devono accontentare del percorso sensoriale accessibile dei Fori Imperiali. Ed è ancora una piccola cittadina, Lucca, la promotrice di un'iniziativa che ha riunito sei centri sotto lo stendardo della Lega delle Città storiche accessibili. Positivi i primi sei anni del progetto, con la messa in rete delle 122 attrattive fruibili, grazie a itinerari per complessivi 15 chilometri. Lucca ha aperto, ad esempio, una parte della cinta muraria (l'intero anello sarà completato nei prossimi mesi) e grazie a uno speciale bastone guida per non vedenti pensato della locale università, l'ha resa accessibile ai ciechi. La strada dei diritti passa anche dall'urbanistica.

Città e disabilità, una «tre giorni» con InVisibili

MATERA. Saranno circa 80 i relatori che si susseguiranno al convegno internazionale «Accessibilità in viaggio» che si svolgerà a Matera dal 18 al 20 novembre. Organizzato da InVisibili, (il blog sulla disabilità di Corriere.it), dal comune di Matera, da Moreitaly e dalla Rete Italiajonica, il grande consorzio d'imprenditori della Basilicata, Puglia e Calabria che operano nel mondo del turismo, l'incontro è una tappa di avvicinamento al 2019, quando la città sarà la capitale europea della cultura. Si parte il 18 con un dialogo moderato dal giornalista Alessandro Cannavò su turismo religioso, multiculturalismo e accessibilità cui interverranno, fra gli altri, il direttore dell'ufficio nazionale per i beni culturali ecclesiastici e l'edilizia di culto don Valerio Pennasso, il presidente della comunità islamica Lorenzini Sharif e il rabbino Umberto Piperno. Il 19 si parlerà di sport: Luca Pancalli, presidente del Comitato paralimpico, e l'onorevole Vito De Filippo, sottosegretario di Stato al Ministero della Salute saranno intervistati dal giornalista sportivo Claudio Arrigoni sulle prospettive dopo i Giochi di Rio. Si chiude domenica 20 con un dibattito sulla promozione e i possibili sviluppi di un turismo realmente universale a cura del giornalista e blogger Simone Fanti. Tra gli ospiti, l'architetto ed editorialista Luca Molinari.

info:moreitaly.it/eventi/accessibilitainviaggio/

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Superando.it del 09-11-2016

Sensi Unici

Grazie al fondamentale contributo della Federazione Nazionale delle Istituzioni Pro Ciechi, l'evento espositivo "Sensi Unici", in programma dal 12 novembre al 19 marzo al Palazzo delle Esposizioni di Roma, presenterà una selezione di libri e opere tattili nazionali e internazionali e uno speciale allestimento di tavole materiche e operative, con l'obiettivo di coinvolgere attivamente tutti i pubblici nella lettura tattile delle opere, proponendo esperienze sensoriali e momenti di interazione.

ROMA. Libri e opere d'arte per educare e risvegliare i sensi. Libri per immaginare e imparare a "guardare" la realtà con occhi e mani nuove. Libri e opere unici, fatti a mano, per offrire strumenti originali di mediazione e inclusione e annullare ogni barriera fisica, linguistica e culturale. Libri e opere per tutti, adatti a facilitare l'incontro tra persone di origini e con abilità diverse.

Sarà tutto questo Sensi Unici, evento espositivo protagonista a Roma (Spazio Fontana del Palazzo delle Esposizioni) dal 12 novembre al 19 marzo, che presenterà - grazie al fondamentale contributo della Federazione Nazionale delle Istituzioni Pro Ciechi, che da anni raccoglie e pubblica il meglio dell'editoria tattile illustrata - una selezione di libri e opere tattili nazionali e internazionali e uno speciale allestimento di tavole materiche e operative, con l'obiettivo di coinvolgere attivamente tutti i pubblici nella lettura aptica (tattile) delle opere, proponendo esperienze sensoriali e momenti di interazione.

Nel dettaglio, il percorso si snoderà attraverso alcuni angoli tematici che rappresentano le materie prime del libro: la carta, la stoffa e il filo, il tutto partendo dai maestri, ovvero da coloro che per primi hanno con grande raffinatezza coniugato oggetto-libro, tatto e arte. E quindi, dai Pre-libri di Bruno Munari agli eleganti libri di carta di Katsumi Komagata, dalla ricerca su astrazione e composizione di Sophie Curtil ai preziosi Libri cuciti di Maria Lai.

Ai protagonisti storici che hanno tracciato la strada, seguiranno autori affermati come Mauro Bellei e Mauro L. Evangelista e giovani artisti, alcuni dei quali vincitori del Concorso Internazionale Typhlo & Tactus e del Concorso Nazionale di Editoria Tattile Tocca a te!, promosso ogni due anni dalla Federazione Pro Ciechi, insieme alle principali istituzioni per ciechi.

La mostra, a cura del Laboratorio d'Arte del Palazzo delle Esposizioni e delle Scuderie del Quirinale, in collaborazione con la citata Federazione Nazionale delle Istituzioni Pro Ciechi, fa parte del progetto speciale Punti di vista, centrato sull'accessibilità all'arte e alla lettura che, attraverso acquisizione bibliografiche, percorsi sensoriali, tavole rotonde e laboratori, vuole costruire una cultura partecipata e condivisa, fatta non di progetti esclusivi, ma inclusivi, perché sinonimo di diversità è ricchezza. Inoltre, le opere realizzate per l'evento andranno poi a far parte della mostra itinerante A spasso con le dita, che dal 2010 attraversa l'Italia, promuovendo il libro tattile su tutto il territorio nazionale.

A completare l'iniziativa un ricco calendario di eventi speciali, corsi di formazione e laboratori per scuole e famiglie, sempre con l'obiettivo di promuovere il libro tattile illustrato come strumento prezioso di educazione accessibile a tutti.

«Unitamente alla mostra - spiega a tal proposito Mario Barbuto, presidente nazionale dell'UICI (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti), che è anche consigliere nazionale della Federazione Pro Ciechi - saranno organizzate e realizzate attività didattiche rivolte alle scuole e alle famiglie, laboratori aperti sul tema della scrittura braille e sui libri tattili, nonché tre eventi speciali nei seguenti giorni: il 12 novembre (inaugurazione dell'esposizione), il 3 dicembre, in occasione della Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità) e il 21 febbraio, in coincidenza con la "nostra" Giornata del Braille».

«In accordo con le referenti della Sezione Didattica del Palaexpo di Roma, Antonella Veracchi e Marcella Tonelli - ricorda poi Gianluca Rapisarda, consigliere nazionale della Federazione Pro Ciechi -, per la cui sensibilità e disponibilità ringraziamo sentitamente, abbiamo già avviato l'organizzazione degli spazi e del programma di massima dei quattro mesi della mostra. In fase preliminare avevamo proposto di allestire la nostra mostra Le Parole della Solidarietà, ma ciò non è stato possibile, dal momento che questa aveva già visitato la città di Roma».

«Questa sarà una vetrina davvero "unica" per noi - conclude Rodolfo Masto, presidente della Federazione - e un'occasione molto importante per promuovere la nostra organizzazione e le sue attività, in particolar modo quelle legate alla produzione di un certo tipo di editoria tattile destinata ai ragazzi. Sarà nostro compito sfruttare al meglio ed al massimo questa occasione di visibilità». (C.G.e S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: Chiara Giorgi (chiagiorgi@gmail.com).

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Il Mattino del 11-11-2016

"Sensi unici": a Roma una mostra e molti eventi sui libri tattili e d'artista

ROMA. Sono artisti, illustratori, architetti, designer, creativi in senso lato, editors. Ma anche psicopedagogisti, educatori e tiflologi (ossia operatori specializzati nel campo dell'educazione inclusiva e dell'integrazione sociale di persone non vedenti e/o ipovedenti). Tutti, a vario titolo e con differenti competenze (e sensibilità), accomunati dall'approccio alla creazione di libri come opere d'arte. Come strumenti di immaginazione e conoscenza. E come fonti insostituibili di crescita, aggregazione, piacere condiviso. Sono gli autori di libri tattili: concepiti, progettati e realizzati per (ri)educare e risvegliare tutti i sensi. E non necessariamente della comunità di persone ipovedenti o non vedenti. Un variegato mondo a parte, che può aiutare chiunque a imparare a guardare la realtà non soltanto con gli occhi ma - innanzitutto - con la (ri)scoperta del tatto. Con implicazioni di inaspettata e straordinaria, quanto ancora misconosciuta, ricchezza.

È un universo multisensoriale e complesso quello delle opere e dei libri tattili che da sabato 12 novembre, fino al 26 febbraio 2017, saranno esposti a Roma (nel Palazzo delle Esposizioni, Spazio Fontana, in via Milano 13, orari: martedì-domenica ore 10-20, venerdì e sabato ore 10-22.30) in una mostra dal titolo «Sensi unici». L'esposizione, curata dal Laboratorio d'arte del Palaexpo e delle Scuderie del Quirinale, in collaborazione con la Federazione Nazionale delle Istituzioni Pro Ciechi Onlus, fa parte del progetto speciale «Punti di vista». Si tratta infatti di una iniziativa «sull'accessibilità all'arte e alla lettura che, attraverso acquisizioni bibliografiche, percorsi sensoriali, corsi di formazione, eventi speciali, tavole rotonde e laboratori per bambini, scuole e famiglie vuole costruire una cultura partecipata a condivisa, costituita da progetti non esclusivi bensì inclusivi, perché sinonimo di diversità è ricchezza», spiega Antonella Veracchi, che è una delle autrici in mostra con Michela Tonelli (loro è il prototipo di libro tattile «Ombra», che ha vinto un premio al Concorso Nazionale di editoria tattile «Tocca a te!»).

La selezione di opere presenta ai visitatori libri unici, fatti a mano; accanto alle sperimentazioni di autori giovani, anche esemplari di artisti celeberrimi tanto, da essere ormai considerati dei classici: come Maria Lai, di cui è esposto un piccolo libro cucito, o come il raffinato giapponese Katsumi Komagata, o il creativo Bruno Munari con i suoi storici «pre-libri». «Un percorso concepito per offrire strumenti originali di mediazione e inclusione e annullare ogni barriera fisica, linguistica e culturale», spiegano i promotori della mostra: «Perché si tratta comunque di libri e opere per tutti, adatti a facilitare l'incontro tra persone di origini e con abilità diverse». Grazie al contributo della Federazione Nazionale delle Istituzioni Pro Ciechi Onlus, che da anni raccoglie e pubblica il meglio dell'editoria tattile illustrata, accanto a una scelta ristretta di libri e opere tattili nazionali e internazionali è previsto anche uno speciale allestimento di tavole materiche e operative, che mira a coinvolgere attivamente tutti i tipi di pubblico nella lettura aptica (ovvero di contatto tattile) dell'opera, proponendo esperienze sensoriali e momenti di interazione.

Il percorso si snoda così attraverso quattro angoli tematici che rappresentano le materie prime del libro: la carta, la stoffa e il filo. Si parte dai maestri. Quelli che per primi hanno, con grande raffinatezza, coniugato oggetto-libro, tatto e arte: dai pre-libri di Bruno Munari, agli eleganti libri di Katsumi Komagata; dalla ricerca su astrazione e composizione di Sophie Curtil ai preziosi libri cuciti di Maria Lai. Ai protagonisti storici che hanno tracciato la strada seguono, poi, autori affermati, come Mauro Bellei e Mauro L. Evangelista. Accanto a giovani artisti, alcuni vincitori del concorso Internazionale «Typhlo & Tactus» e del concorso nazionale di editoria tattile «Tocca a te!», che la Federazione organizza ogni due anni con le principali istituzioni per ciechi: la talentuosa Marcella Basso, il geniale Giuseppe Caputo, e ancora Milos Cvach, Daniela Piga e le già citate Tonelli e Veracchi.

Inoltre, le opere realizzate per l'evento andranno poi a far parte della mostra itinerante «A spasso con le dita» che dal 2010 attraversa l'Italia per promuovere il libro tattile su tutto il territorio nazionale: nata dalla collaborazione fra la Federazione Nazionale delle Istituzioni pro Ciechi Onlus e Enel Cuore (la Onlus di Enel dedicata al sociale) «A spasso con le dita» ha permesso tra l'altro, tra il 2010 e il 2012, la creazione e la distribuzione gratuita di 5mila libri tattili a biblioteche pubbliche, ospedali pediatrici e istituzioni culturali. Un'operazione editoriale complessa, unica al mondo, che ha prospettato un nuovo modo di pensare le pubblicazioni per l'infanzia, e non solo: libri più ricchi di contenuti stilistici ed etici, più accessibili, più utili didatticamente, e dalle grandi potenzialità comunicative, educative, sociali e artistiche.

«L'universo dei libri tattili è un mondo affascinante, ma complesso e ancora da scoprire, spesso anche per gli addetti ai lavori. Soprattutto quando si tratta di libri d'artista, è molto raro che essi siano conosciuti e proposti nelle scuole» commenta Laura Anfuso, appassionata studiosa di letteratura per l'infanzia, esperta di editoria per ragazzi e libri tattili (di cui è raffinta collezionista) oltre che specialista nella progettazione e realizzazione di interventi di sviluppo e valorizzazione dell'educazione sensoriale. Membro della Giuria Senior in tutte e tre le edizioni del concorso Italiano di editoria tattile illustrata «Tocca a te», non a caso, i suoi articoli figurano nelle riviste più importanti dedicate ai libri per bambini e ragazzi; e la sua esperienza, dalla Francia all'Italia, si è collaudata attraverso percorsi di formazione-sostegno alla genitorialità e alla relazione tra genitori e figli, oltre che attraverso la conduzione di percorsi al buio, corsi di formazione, seminari e laboratori di diversa tipologia in tutta Italia.

«I libri tattili», aggiunge la studiosa, «non sono infatti "soltanto" per disabili visivi, ma, se concepiti con un'adeguata valorizzazione dell'esperienza sintestetica, possono essere utilizzati anche con altre disabilità come i ritardi cognitivi o la sindrome di Down, per non parlare delle potenzialità che sprigionano nei giovani lettori normodotati ma magari privati, da una sterile prassi didattica impositivo-istruttiva, limitata alla vista e all'udito, dell'educazione tattile: fondamentale per tutti, e per lo sviluppo della conoscenza del mondo sin da quando si è piccoli», aggiunge. Anche per questo, convinta che «una corretta educazione tattile deve ancora iniziare, nel nostro Paese», Anfuso (che è pure autrice di piccoli e preziosi libri d'artista) continua a girare l'Italia divulgando questi temi: giovedì 17 novembre sarà con Marcella Basso a Bassano del Grappa (Palazzo Roberti,ore 17.30) per un incontro su «Le possibilità del tatto. La parola... alle mani»; sabato 19 novembre, in occasione della Giornata Mondiale dei Diritti del Bambino, sarà invece relatrice nel convegno sulla disabilità, presso l'Istituto Statale dei Sordi di Roma, con un intervento dal titolo «Per una pedagogia del tatto. Il buio, una buona pratica ancora trascurata»; e il 21 e 22 gennaio 2017 sarà a Bergamo, per un seminario-laboratorio sensoriale e d'immaginazione presso l'Atelier di arte mobile Moblarte, dal titolo «Il segno INprime dentro e fuori. Per una lettura consapevole del tatto»: che "sposti" lo sguardo "abbracciando" la dimensione del buio, capace di attivare le percezioni plurisensoriali. E l'immaginazione, che arricchisce la vita.

di Donatella Trotta

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La Repubblica del 10-11-2016

MAXXI per i non vedenti: un plastico per "toccare" le forme ideate da Zaha Hadid

ROMA. Un plastico da accarezzare e toccare, per comprendere le avveniristiche forme ideate da Zaha Hadid. Si svela venerdì pomeriggio alle 17 nella hall del museo di via Guido Reni ed è un passo in più verso l'accesso ai beni culturali alle persone cieche e ipovedenti offrendo la possibilità di condividere con il resto della comunità i punti di riferimento culturali e i valori estetici. La presenza nel MAXXI del modello tattile tridimensionale favorirà così la comprensione della complessa spazialità dell'architetta anglo-irachena, con un'esperienza tattile riservata non esclusivamente alle persone con problemi della vista, ma a tutti i cittadini.

Il progetto, curato da Stefania Vannini, responsabile Ufficio Public Engagement, è stato reso possibile grazie a una donazione dei Club Inner Wheel distretto 208, ed è stato realizzato da Studio Archita (Mario Boni e Giampaolo Barberi) con la consulenza tecnica dell'architetta Claudia Reale, dell'Ufficio mostre del MAXXI.

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Forlì Today del 29-11-2016

"Altri Sensi" per toccare con mano una diversa capacità espressiva

FORLÌ. Sarà inaugurato sabato 3 dicembre, alle 11, nella Sala Refettorio dei Musei San Domenico, l'evento "Altri Sensi", serie di iniziative promosse dalla sezione forlivese dell'Uici (Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti), in collaborazione col Comune di Forlì, incentrati sul tema della vista e del suo significato, ma anche sulle potenzialità conoscitive ed esperienziali di quanto non vedono. "Altri Sensi" s'inserisce nel percorso degli Stati Generali della Disabilità promosso da Comune di Forlì (Servizio Welfare e Servizio Cultura e Musei), dalla rete di Associazioni "Spazio Comune" che fanno capo ad Ass.I.Prov e dalla stessa Uici, in occasione della Giornata Internazionale delle persone con disabilità, che si tiene il 3 dicembre.

"Il messaggio dato da iniziative come questa - dichiara l'assessore al welfare Raoul Mosconi - è che i disabili sono cittadini come gli altri, godendo di una diversa capacità espressiva che alla fine arricchisce tutti". "Il fatto che 'Altri Sensi' - interviene il vice presidente vicaro di Ass.I.Prov Forlì-Cesena Gilberto Bagnoli - nasca all'interno di Spazio Comune, che è costola della stessa Ass.I.Prov, dimostra la grande attenzione che da sempre diamo al mondo della disabilità e alle sue potenzialità". "Altri Sensi - spiega la dirigente del Servizio Cultura, Musei, Turismo e Politiche Giovanili, Cristina Ambrosini - si snoda attraverso mostre, conferenze, incontri di lettura, laboratori, attività teatrali e musicali, in grado di portare il visitatore alla scoperta di nuovi canali di conoscenza ed esperienza, mettendo al centro le emozioni e le relazioni umane".

Dal programma degli eventi spiccano la mostra fotografica "Io ti vedo così", in cui il visitatore, attraverso pannelli fotografici, si può immedesimare nelle esperienze percettive di persone con varie patologie visive, superando incomprensioni ed ostacoli e l'Esposizione tattile "Legàmi", a cura di Francesca Bandini e Ambra Federici, interamente composta da opere dello scultore non vedente Felice Tagliaferri. Anteprime imperdibili di "Altri Sensi" saranno mercoledì, alle 21, al Teatro "Diego Fabbri", lo spettacolo teatrale ad ingresso libero di Roberto Mercadini "Diversamente Abili" e la conferenza "Mi sono Innamorato, affettività e sessualità nella disabilità", in programma giovedì in Salone comunale.

"Legàmi - continua Cristina Ambrosini - si può considerare come un importante traguardo per la città di Forlì, da anni impegnata a garantire l'accessibilità alle proprie collezioni artistiche, grazie alla collaborazione degli enti locali e di diverse realtà del territorio". L'esposizione mette a disposizione dei visitatori quattordici sculture a tutto tondo da esplorare con le mani e da guardare con gli occhi. Il tema dominante della mostra è il legame, in particolar modo quello familiare, intriso di cultura cristiana. Le sculture ripercorrono i legami più importanti della vita di una persona e simboleggiano un sentimento, un impegno amoroso. L'allestimento prevede un percorso circolare che permette di fruire di ogni opera girandole attorno, creando un legame emozionale a 360 gradi col visitatore, alla riscoperta della multisensorialità. L'artista Felice Tagliaferri, scultore ed insegnante d'arte plastica, è noto in tutto il mondo per il carisma e la dedizione con cui svolge il suo lavoro. Realizza opere derivanti dai suoi sogni e dalla sua immaginazione, in marmo, creta e bronzo. La sua può essere definita senza mezzi termini arte sociale.

"La nostra Associazione - precisa il vice presidente della sezione forlivese dell'Uici, Daniele Mordenti - è da sempre orientata a non chiedere un mondo a misura di cieco, ma interventi che possano giovare all'intera collettività". Se per i ciechi e gli ipovedenti toccare l'opera d'arte è una necessità, per i normodotati è una forma straordinaria di approfondimento, diciamo pure un arricchimento. Le altre iniziative teatrali e laboratoriali all'interno del percorso "Altri Sensi", sono: Escursione teatrale urbana con Andrea Valdinocci di Teatro Zigola, in cui si potranno creare storie attraverso il nostro immaginario, trasformando le esperienze sensoriali vissute durante le escursioni urbane; Lettura al buio di Molly Sweeney, è drammaturgia contemporanea sui temi del vedere e non vedere con adattamento e interpretazione di Cristina Casadei e Giuseppe Viroli e la partecipazione di sei musicisti; Legami di Famiglia, a cura di Ambra Federici, vede il legame familiare come ispirazione per la creazione di un ritratto di famiglia, in cui nodi e simboli dell'unione diventano elementi decorativi di cornici fantasiose e originali (attività rivolta ai bambini dai 6 ai 12 anni e agli accompagnatori); Libri rilegati, a cura di Francesca Bandini (Formula Servizi per la Cultura) è la possibilità per ogni bimbo di realizzare un libricino tattile, colorato e rilegato, contenente una storia di sua invenzione, fantasiosa, silenziosa e anche senza né capo né coda; Scultura Tattile a cura di Felice Tagliaferri è un laboratorio di educazione alla percezione e all'espressione artistica attraverso la manipolazione e modellazione dell'argilla (attività per insegnanti e operatori/educatori sociali-culturali). Avviato il 3 dicembre 2016 subito dopo l'inaugurazione, il percorso culturale-sensoriale "Altri Sensi", in programma a Forlì ai Musei San Domenico, si snoderà sino a tutto l'8 gennaio.

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Il Fatto Quotidiano del 15-11-2016

Tolomeo, il piccolo museo dell'insivibile per l'integrazione dei non vedenti

BOLOGNA. Nel centro di Bologna ha trovato un suo spazio un allestimento che racconta la storia della tecnologia creata per permettere ai non vedenti di leggere, scrivere e percepire la realtà che li circonda. Si chiama Tolomeo, come lo scienziato ellenista, perché, secondo i suoi ideatori "mette al mondo un modo diverso di guardare il mondo".

Alla fine di via Castiglione, dove una delle porte della città incrocia i viali di circonvallazione, al numero civico 71 si trova un palazzo dall'aspetto austero. Il rigore dell'architettura rispecchia l'autorevole severità degli istituti scolastici, dei luoghi dedicati all'apprendimento e alla conoscenza. Il palazzo è infatti sede dell'Istituto dei ciechi Francesco Cavazza, che da più di un secolo si occupa di formare i non vedenti in attività operose, volte soprattutto alla tecnologia.

Proprio questo aspetto di menomazione dei sensi che acuisce capacità ulteriori è alla base della collezione di una sorta di gabinetto tecnologico, curato dall'architetto Fabio Fornasari e dalla storica dell'arte Lucilla Boschi. Il nome dell'allestimento è Museo Tolomeo. La parola chiave che i due curatori usano per descrivere questo luogo, dal forte contrasto fra luce e ombra, è wunderkammer.

Prototipo di un museo, forma evoluta della collezione privata, la camera delle meraviglie dell'Istituto Cavazza raccoglie oggetti disparati d'impronta tecnologica e gioca sulle analogie fra multisensorialità e percorso didattico. Un trovarobato interno all'Istituto con una densità concettuale capace di coinvolgere interamente lo spettatore. La visita guidata si snoda attraverso un percorso sulla tecnologia applicata alla soluzione dei problemi indotti dalla cecità. Dal libro in braille allo scanner di sintesi vocale Kurzweil si sviluppa la storia di un linguaggio che nasce da caratteri puntiformi che a posteriori si potrebbero dire un compromesso fra forme arcaiche d'alfabeto e le schede perforate dei primi computer.

Si susseguono strumenti che ricordano tastiere musicali tascabili o macchine da scrivere dadaiste. Avi o parenti prossimi degli apparecchi stenografici. Il tavolo al centro della sala raccoglie questi oggetti ingegnosi in un percorso a serpentina illuminato al centro da luci alogene tubolari. Una pista d'atterraggio sul mistero sempre aperto che unisce la necessità della comunicazione al continuo adeguamento della scienza. Usando questa chiave di lettura il Museo Tolomeo apre all'attualità del digitale, che sembra in qualche modo preconizzata dagli strumenti d'ausilio alla cecità. All'assenza della vista corrisponde l'attuale virtualizzazione degli spazi.

Ma l'aspetto complessivo della wunderkammer non può fermarsi a una sola dimensione: gli oggetti in esposizione devono, per diversità, simulare l'aspetto di un microcosmo contenuto nello spazio ridotto di una stanza. Ecco allora le fotografie storiche dell'istituzione bolognese per i ciechi, dove gli esercizi ginnici dell'era fascista nell'ambigua penombra potrebbero essere scambiati per coreografie maoiste. Oppure la proiezione delle immagini in movimento di Anne Bancroft, rigida istitutrice in Anna dei Miracoli, che in questo contesto acquista una statura ieratica.

Uno scheletro metallico quasi astratto è la rappresentazione tattile di una basilica. La riduzione dell'Inferno di Dante è contenuta in enormi volumi capaci di raccogliere un'intera enciclopedia. Nulla nel piccolo Museo Tolomeo è come appare. Anche perché in un mondo invisibile l'apparenza è dettaglio. La visita è su prenotazione.

di Federico Mascagni

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Estense.com del 28-11-2016

Il Museo Archeologico da toccare con mano e a portata di click

FERRARA. Toccare con mano una statuetta in terracotta, così come deve averla toccata circa 2500 anni fa chi l'ha deposta nella tomba della necropoli di Valle Pega (Spina), è stato fino ad oggi un lavoro di immaginazione: la fantasia si è sempre dovuta infrangere contro la teca del Museo Archeologico Nazionale di Ferrara che conserva il reperto in via XX Settembre. Ma c'è un progetto dell'associazione parmense 3D Lab che toglie dal piedistallo la statuetta e la consegna direttamente in mano al visitatore - nella sua fedele riproduzione in ceramica, si intende.

Tra i vincitori del bando Incredibol!2014, il progetto 3D ArcheoLab propone soluzioni tecnologiche low-cost per migliorare la fruibilità delle collezioni museali. In Italia, dei 4588 siti che compongono la rete museale del Paese, solo l'1,7% è attrezzato con percorsi tattili per ciechi e ipovedenti: un gap enorme che l'associazione parmense suggerisce di colmare con la modellazione, il rilievo e la stampa tridimensionale.

"Toccare un oggetto piace a tutti, ma è anche un modo di conoscerlo e vederlo per la prima volta, da nuovi punti di vista": presenta così Giulio Bigliardi, presidente 3D Lab, il progetto che da un anno e mezzo lega il Museo Archeologico Nazionale di Ferrara al Museo Nazionale Etrusco di Marzabotto. Sì, perché proprio in questi due siti - e grazie alla collaborazione di Paola Desantis, oggi direttore del Museo ferrarese ma direttore a Marzabotto fino al 2015 - gli archeologi e architetti di 3D Lab hanno potuto sviluppare le idee sovvenzionate dal bando bolognese: riproduzioni in 3D, schede tattili, una App di realtà aumentata e la creazione di un portale - il primo - per rendere fruibili i modelli tridimensionali realizzati.

Visitando uno al giorno, e già questo sarebbe un'impresa, tutti i Musei del Paese ci si impiegherebbe circa 13 anni; ora potrebbero essere a portata di click. "Non vogliamo sostituire la visita al museo - continua Bigliardi - ma il nostro progetto collaborativo 3D Virtual Museum mette online (a questo indirizzo: www.3d-virtualmuseum.it), gratis, per tutti, una selezione delle opere conservate nei musei aderenti, si apre a chiunque voglia contribuire e per alcune offre la possibilità di scaricare il modello per la stampa 3D". Ad oggi sono 216 i reperti, dalle sculture ai monumenti, inseriti - e mappati - nel portale; a fine anno arriveranno a 250 ma, potenzialmente, potrebbero presto essere tutti quelli presenti fisicamente nelle teche d'Italia. Da questa mattina, poi, sono consultabili anche le 14 opere del Museo ferrarese - crateri, maschere, ciotole e statuette etrusche - selezionate per i rilievi: le si può guardare da ogni angolazione, lo si può fare seduti al computer o dallo schermo del proprio smartphone.

"È qualcosa di quasi rivoluzionario - evidenzia il direttore Desantis - se solo si pensa che prima per replicare gli oggetti bisognava ottenere il permesso ministeriale per fare il calco": ora le metodologie sono molto meno invasive e basta lasciare che sia la macchina fotografica - "l'unico permesso è quello per il diritto d'immagine" - o lo scanner ad acquisire i dati per la riproduzione. L'applicazione che i replicati possono avere sono moltissime: dai già citati percorsi tattili - "per raccontare, in altri modi, ciò che i Musei già raccontano attraverso le normali vetrine, integrando strumenti diversi" - agli scopi didattici.

È la scuola il prossimo destinatario del progetto 3D ArcheoLab, che già da tempo organizza laboratori con i più piccoli per sensibilizzarli al patrimonio culturale: "crediamo che la fruizione attiva dei giovani, più avvezzi alla tecnologia che ai Musei, sia fondamentale", spiega Bigliardi. E così, ad esempio, nel sito archeologico di Veleia Romana il percorso per le scuole primarie si organizza attorno ai contenuti presenti nello stesso portale: "si deve ricostruire la mappa del sito completando il puzzle su cui è stampata grazie al laser, si devono posizionare su questa i modelli 3D dei reperti e un Qr Code permette poi di raggiungere una scheda informativa sullo stesso portale". Insomma, un museo per tutti, a portata - letteralmente - di mano.

di Silvia Franzoni

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La Nuova Sardegna del 26-11-2016

"Vietato non toccare" i reperti in esposizione

OZIERI. Visitabile da ieri e aperta sino al 31 gennaio, sarà presentata ufficialmente venerdì 2 dicembre alle 17 l'esposizione "Touch! - Vietato non toccare", una mostra dove si potranno vedere e, appunto, toccare riproduzioni del tutto simili ai reperti archeologici originali. Allestita nel museo civico Alle Clarisse, l'esposizione presenta riproduzioni in ceramica e metallo di manufatti ispirati a quelli presenti nelle vetrine del Museo, realizzati da archeologi che si occupano di archeologia sperimentale. Il tutto con l'ausilio di pannelli esplicativi e dall'insostituibile visita guidata effettuata dagli operatori museali. «L'obiettivo - spiegano dall'istituzione San Michele - è quello di proporre una mostra differente dal solito, che consenta la comprensione di argomenti complessi con metodologie semplici: infatti è strutturata per consentire una visita con molteplici livelli di lettura, da quella specialistica a quella più semplice per i bambini, nonché consentire il godimento della mostra anche a categorie speciali quali gli ipovedenti e i non vedenti, poiché i pezzi esposti possono essere toccati in quanto esposti in vetrine aperte. Si assocerà alla mostra un laboratorio didattico sulla ceramica. Il Museo - fanno inoltre sapere dall'istituzione - è interessato all'acquisto delle opere realizzate, gettando le basi per il progetto di un futuro percorso tattile per gli ipovedenti e i non vedenti». La mostra sarà presentata dagli archeologi Daniele Chessa, Gian Mario Buffoni, Giovanna Liscia e Cristina Mura, che spiegheranno le tecniche di realizzazione delle loro opere. L'evento espositivo è stato re alizzato grazie al contributo del Comune di Ozieri, dell'Inner Wheel, del Lions club, del Rotary club e dell'Unipol di Marco Murgia. Info 079 7851052. (b.m.)

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Il Corriere della Sera del 26-11-2016

"Guardare" le sculture con le mani. Una visita speciale ai Musei Vaticani

Ragazzi non vedenti e ipovedenti, in cura all'ospedale Bambino Gesù, in viaggio tra i capolavori. Prove di autonomia giocando con la creta e con strumenti musicali.

ROMA. Toccare con le mani sculture e opere d'arte, ritrarre volti con la creta, realizzare strumenti musicali. I protagonisti di questo "viaggio" inconsueto tra le sale dei Musei Vaticani sono Loreto, Arianna e altri bambini ipovedenti e non vedenti in cura presso il centro di riabilitazione visiva dell'ospedale Bambino Gesù di Roma. Per questi giovanissimi pazienti con disabilità visiva l'ospedale romano e i Musei Vaticani hanno avviato un progetto sperimentale che si snoda attraverso diverse tappe, dalle visite tattili ai laboratori didattici: oltre alla possibilità di conoscere e apprezzare alcuni capolavori attraverso gli altri sensi, i ragazzi esplorano, ascoltano, provano emozioni, sviluppano abilità anche attraverso il gioco. E, durante le visite, sono accompagnati da genitori, oculista, psicologo e dallo scultore non vedente Felice Tagliaferri.

Recuperare il residuo visivo.

«Sono bambini nati con malattie che hanno compromesso la loro vista quali, per esempio, cataratta congenita, retinoblastoma, glaucoma congenito, retinopatia del prematuro - spiega Riccardo Maggi, responsabile del servizio di riabilitazione visiva del Bambino Gesù, che ha sede a Santa Marinella -. Nel corso degli anni sono sottoposti a molti interventi chirurgici; alla fine del ciclo di cura, se non è più possibile recuperare e migliorare la vista con ulteriori interventi, il paziente viene indirizzato a un percorso di riabilitazione per imparare a utilizzare il residuo visivo». Il team multidisciplinare, composto da diverse figure professionali - oculista, neuropsichiatra, psicologo, terapista della riabilitazione, ortottista - elabora per ciascun bambino, in base ai suoi bisogni, un programma riabilitativo "su misura" che gli consenta uno sviluppo armonico globale.

Riabilitazione non solo clinica.

«L'ipovisione in età evolutiva è completamente diversa rispetto a quella che sopraggiunge durante l'età adulta - sottolinea Raggi -. Il bambino, infatti, è nella fase dello sviluppo e dell'apprendimento, deve imparare a conoscere il mondo circostante, a gestire le relazioni sociali. Per questo, è importante collegare l'aspetto clinico allo sviluppo cognitivo e alla realtà sociale, anche attraverso l'avvicinamento all'arte. Una persona che non ha mai visto bene ha paura di muoversi, di esplorare la realtà - sottolinea l'oculista -. E allora occorre dargli fiducia, fargli capire che imparare a usare al meglio il residuo visivo gli permette di essere autonomo nella vita di tutti i giorni, migliorare il rendimento scolastico e le relazioni col mondo esterno». L'integrazione nella società passa anche attraverso la fruizione della cultura. Da qui l'iniziativa promossa da Bambino Gesù e Musei Vaticani.

Autostima e autonomia.

«Il progetto prevede attività complementari e di supporto al percorso clinico al di fuori del contesto in cui i piccoli pazienti vengono curati - spiega Simonetta Gentile, responsabile dell'unità operativa di psicologia clinica al Bambino Gesù -. L'obiettivo è accrescere lo sviluppo cognitivo, psicologico e le potenzialità del bambino che potrebbero non esprimersi pienamente a causa della sua condizione di ipovisione. Un ambiente inusuale, come il museo, diventa ricco di stimoli: il ragazzo può sperimentare se stesso, acquisire una maggiore sicurezza nelle proprie capacità, quindi migliorare l'autostima e l'autonomia personale, ma anche la capacità di adattarsi e integrarsi». Per valutare l'efficacia degli interventi vengono somministrati ai ragazzi e ai loro genitori test secondo standard internazionali: prima e dopo l'esperienza valutano comportamento, sviluppo adattivo, autostima, qualità di vita.

Le tappe del percorso.

Il percorso all'interno dei Musei Vaticani si svolge in più tappe. Si comincia dalla visita tattile: i bambini "vedono" la scultura attraverso il tatto, guidati dalle mani esperte di Felice Tagliaferri, che dirige una scuola di arti plastiche a Bologna, aperta a tutti. «L'occhio non ha memoria, la mano sì - spiega lo scultore non vedente -. Il contatto è indispensabile per comunicare, come pure motivare i ragazzi con il gioco. La mia storia e quelle di tanti altri dimostra che nulla è impossibile se si ha una forte motivazione. Sono le barriere sensoriali a precludere la conoscenza».

Abbattere le barriere sensoriali.

Nella maggior parte dei musei italiani è vietato toccare le opere d'arte, che quindi restano inaccessibili ai non vedenti. Dopo che gli fu impedito di visitare con le mani il "Cristo velato" di Sanmartino nella Cappella Sansevero a Napoli, Tagliaferri decise di creare una sua personale versione della scultura (il "Cristo rivelato"), fruibile per i non vedenti attraverso l'esplorazione tattile. Per chi vede poco o nulla è l'esperienza sensoriale tattile che permette di percepire le emozioni che un'opera d'arte trasmette.

Laboratori creativi.

Dalla percezione tattile all'espressione della propria creatività, all'elaborazione dell'immagine mentale associata alle caratteristiche tattili dei materiali. Il tour nei Musei Vaticani si conclude in laboratorio, dove i ragazzi si cimentano in lavori con la creta e con strumenti musicali. Sotto la guida del maestro Tagliaferri, esplorano con le mani oggetti e volti familiari, come quelli dei genitori, imparando a modellare la creta e, allo stesso tempo, ad attivare reazioni sinestetiche e sviluppare il pensiero simbolico. I bambini, infine, creano strumenti musicali aiutati dal maestro Antonio Vignera. Flauti di Pan o a becco costruiti con semplici canne o con tubi di pvc; tamburi realizzati con normali setacci per il frumento, sostituendo la rete con finta pelle; strumenti a corda composti di semplici lire costruite utilizzando ciotole rotonde, due bracci e un giogo di tondini in legno e corde da pesca. Costruire un flauto, un tamburo, uno strumento a corde è un modo per c oniugare manualità e sensorialità.

di Maria Giovanna Faiella

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focus

Giornale UICI del 08-11-2016

Gli Indicatori di qualità dell'inclusione degli alunni/studenti disabili visivi

di Gianluca Rapisarda

Sono pronti gli "Indicatori di qualità" dell'inclusione degli alunni/studenti disabili visivi, elaborati dallo scrivente ed approvati dal Network per l'Inclusione Scolastica (NIS) dell'UICI nella sua ultima seduta. Nel contempo, il Network sta lavorando alacremente sulla predisposizione di un "vademecum" sui servizi e su tutti i punti di riferimento a cui potranno rivolgersi i genitori e gli operatori coinvolti nel processo di inclusione scolastica dei bambini/ragazzi ciechi e/o ipovedenti.

Rammento che nei mesi scorsi sono state predisposte pure le Linee guida dei servizi di supporto e di consulenza educativa e tiflologica e che è in dirittura d'arrivo anche la stesura definitiva dei criteri di valutazione del grado di qualità dell'inclusione degli allievi minorati della vista.

Gli "indicatori di qualità" di seguito elencati rappresentano un documento frutto della sintesi di diverse sensibilità e competenze. Un modello di "esemplare collegialità, di "strategica" unità d'intenti e di logica di "rete", che è l'idea di fondo che ha ispirato il nostro Presidente Nazionale Mario Barbuto, quando all'inizio del 2016, ha promosso la nascita del "Network per l'Inclusione Scolastica" (NIS) dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti.

Sforzo collaborativo e spirito di condivisione e d'impegno comune che, a mio modesto avviso, in queste settimane di intenso dibattito al MIUR sulla riforma del sostegno, dovranno animare pure la politica scolastica di tutte le associazioni storiche dei disabili, nell'unico interesse delle persone con disabilità italiane e per farci vincere le difficili sfide della modernità e dell'inclusione scolastica del presente e del futuro.

Nel ringraziare sentitamente per l'enorme passione e per l'eccezionale impegno i miei colleghi del NIS Giancarlo Abba, Vincenzo Bizzi, Michele Borra, Roberta Caldin, Marco Condidorio, Luciano Paschetta, Pietro Piscitelli, Stefano Salmeri e Lorenza Vettor, non mi resta che augurarvi buona lettura.

Indicatori di qualità dell'inclusione scolastica dei disabili visivi:

Il Network per l'Inclusione Scolastica (NIS) - espressione degli Enti: Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, Federazione Nazionale delle Istituzioni pro Ciechi, I.Ri.Fo.R e Biblioteca Italiana per i Ciechi "Regina Margherita" - individua i seguenti "indicatori di qualità per l'inclusione scolastica degli alunni con disabilità visiva".

Dovranno essere garantiti:

A) L'assegnazione, da parte dello Stato, sin dall'inizio dell'anno scolastico e per il tramite dell'Amministrazione scolastica, dei docenti per il sostegno agli studenti disabili visivi, frequentanti la scuola statale di ogni ordine e grado, per assicurare il loro diritto all'educazione e all'istruzione certificata ai sensi dell'articolo 13 della legge n.104 del 1992.

B) L'assegnazione agli alunni con disabilità sensoriale, da parte degli Enti locali, del personale dedicato all'assistenza per l'autonomia e per la comunicazione, come previsto dall'articolo 13, comma 3, della legge n.104 del 1992.

C) L'istituzione da parte del MIUR della figura dell'"esperto in scienze tiflologiche" o, quantomeno, di una figura che possegga competenze di base in tiflopedagogia e tiflodidattica.

D) La qualità della formazione delle figure professionali dell'assistente alla comunicazione dei disabili sensoriali e dell'"esperto in scienze tiflologiche" attraverso la certificazione delle loro competenze, rilasciata dall'Università, dopo la frequenza di appositi master. Tale certificazione delle competenze, con il rilascio dei due rispettivi titoli, costituiscono la "patente abilitante" all'esercizio della loro professione.

E) L'uniformità, su tutto il territorio nazionale, della definizione dei profili professionali del personale destinato all'accompagnamento, alla comunicazione, ed all'assistenza specialistica degli alunni con disabilità visiva (l'assistente all'autonomia ed alla comunicazione e l'esperto in scienze tiflologiche), attraverso l'individuazione di specifici percorsi formativi propedeutici allo svolgimento dei compiti assegnati (punto D).

F) La definizione da parte delle Istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado di un Piano Annuale d'Inclusività (PAI) che sia parte integrante del Piano Triennale dell'Offerta Formativa (PTOF).

G) L'istituzione da parte del MIUR di uno Sportello di Consulenza Tiflodidattica, presso i CTS esistenti su tutto il territorio nazionale, per fornire informazioni ed assistenza di base agli studenti disabili visivi ed alle loro famiglie.

H) La creazione da parte degli Enti Locali, nell'ambito della programmazione regionale, di un Centro di Consulenza Tiflodidattica (ove possibile per ogni provincia o città metropolitana, o comunque di almeno uno per Regione) in modo da favorire la costituzione di una rete tra tutti gli Enti e le strutture deputati al processo di inclusione scolastica degli studenti minorati della vista del territorio.

I) L'applicazione, da parte degli Enti locali, del Dlgs 30 marzo 2001, n. 165 e della Legge 4 del 9 gennaio 2004 (c.d. Legge Stanca) sull'accessibilità, sulla fruibilità ed usabilità degli strumenti tecnologici e degli spazi fisici delle istituzioni scolastiche.

J) L'efficienza e la qualità del materiale tiflodidattico e tifloinformatico, negli Istituti di ogni ordine e grado, ad uso degli studenti con disabilità visiva, determinato dallo studio di progettazione tiflologica e di realizzazione sostenibile in termini di costo, distribuzione e reperibilità effettuato da un "esperto in scienze tiflologiche".

K) La periodica manutenzione tecnica del materiale tiflodidattico e delle tecnologie assistive delle scuole di ogni ordine e grado, per assicurarne le condizioni di funzionalità, l'aggiornamento costante e l'efficienza dello stato strutturale.

L) L'obbligo del rilascio da parte del venditore alle scuole, agli Enti locali, alle Asl ed ai privati di una "garanzia", contenente le seguenti informazioni relative agli strumenti tecnologici, tiflotecnici ed ai sussidi tiflodidattici: costruttore, costo, anno di produzione, eventuale venditore ed ovviamente, anche il libretto delle istruzioni trascritto in formato accessibile. Tale "documento d'identità" delle attrezzature tifloinformatiche e dei sussidi tiflodidattici costituisce il loro certificato di qualità.

M) L'effettuazione di azioni finalizzate all'educazione, formazione ed istruzione dei disabili visivi, che tengano conto della condizione di cecità o di ipovisione, volte al successo formativo ed al processo inclusivo degli studenti minorati della vista sarà specifico e di tipo tiflopedagogico nel metodo e nell'applicazione, ed avrà come certificatore dei risultati l'equipe "tiflopsicopedagogica".

N) L'obbligo del rispetto da parte delle scuole private "paritarie" della normativa nazionale e delle leggi regionali vigenti in materia di diritto allo studio scolastico degli alunni/studenti con disabilità.

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Flashback

Dicembre 2016

- 3 UICI Lombardia - Riunione del Consiglio Regionale

- 8 UICI Lombardia - Celebrazione della 5° Giornata Regionale della Prevenzione della Cecità e la Riabilitazione Visiva

- 13 "58^ Giornata Nazionale del Cieco"

- 13 UICI Lombardia - Riunione della Commissione Regionale Istruzione

- dal 13 al 15 "Facciamoci Vedere" presso Istituto dei Ciechi di Milano

- 13 "Facciamoci Vedere": workshop "Salute, benessere e regolazione del rapporto sonno/veglia"

- 14 "Facciamoci Vedere": workshop "Tecnologia e accessibilità digitale"

- 14 UICI Lombardia - Riunione Commissione Regionale Autonomia e Accessibilità

- 14 "Facciamoci Vedere": workshop "Scuola e istruzione"

- 14 UICI Lombardia - Riunione Commissione Regionale Istruzione

- 15 Riunione della Direzione Nazionale UICI (presso l'Istituto dei Ciechi di Milano)

- 20 incontro formativo dei dipendenti UICI Lombardia

- 20 brindisi augurale presso Istituto dei Ciechi di Milano

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