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Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ONLUS
Consiglio Regionale della Lombardia


IL BLOCNOTES

NOTIZIARIO INFORMATIVO DEL CONSIGLIO REGIONALE LOMBARDO DELL'UNIONE ITALIANA DEI CIECHI E DEGLI IPOVEDENTI

A cura di Massimiliano Penna

Novembre 2016

SOMMARIO

23 ottobre 2016, assemblea regionale dei quadri dirigenti della lombardia: convenzione onu sui diritti delle persone con disabilità e nuovi statuti e regolamenti associativi: quali prospettive?

Di Massimiliano penna

Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti delle Persone con Disabilità e nuovi Statuti e Regolamenti associativi. Sono stati questi i temi che hanno animato il confronto in occasione dell'Assemblea Regionale dei Quadri Dirigenti dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti della Lombardia, svoltasi lo scorso 23 ottobre.

Alla presenza di circa 50 Dirigenti provenienti da tutto il territorio regionale, nell'arco delle 2 sessioni di lavoro sono stati sviluppati temi che, nei loro rispettivi ambiti, assumono un'importanza fondamentale in quanto disciplinano le varie azioni da porre in essere per la promozione dei diritti delle persone con disabilità.

I lavori si sono aperti con un'ampia e approfondita relazione esposta dal Prof. Rodolfo Cattani, Segretario Generale del Forum Europeo sulla Disabilità, Presidente del Forum Italiano sulla Disabilità e Presidente Onorario del Consiglio Regionale dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti della Lombardia, nella quale sono stati tratteggiati gli aspetti più importanti della Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti delle Persone con Disabilità. Approvata dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 13 dicembre 2006, la Convenzione attualmente è stata ratificata da ben 166 dei 194 Stati membri dell'Organizzazione delle Nazioni Unite, fra i quali tutti quelli appartenenti all'Unione Europea. In Italia la Convenzione è stata ratificata con la legge n. 18/2011.

Grazie al suo articolato ampio e dettagliato, la Convenzione si presenta come uno strumento dalle enormi potenzialità, poiché con la sua ratifica gli Stati si impegnano ad adottare tutti quei provvedimenti necessari a favorire la piena integrazione sociale delle persone con disabilità. Non a caso essa sancisce l'obbligo per gli Stati parti di rispettare i diritti umani fondamentali, ovvero quell'insieme di diritti che consentono alle persone con disabilità di prendere parte attivamente e in condizioni di uguaglianza alla vita politica, economica e sociale (dal diritto all'istruzione al diritto al lavoro, passando per il diritto al pieno accesso alla cultura, al diritto alla piena partecipazione attiva in condizioni di eguaglianza alla vita politica, al pieno accesso all'elettorato attivo e passivo, al diritto al pieno accesso agli atti amministrativi e giudiziari ecc.).

Se da un lato la Convenzione sancisce in maniera esplicita ed inequivocabile i suddetti diritti, la realtà è ben diversa e le persone con disabilità sono costrette a fronteggiare quotidianamente una moltitudine di problemi che rendono la predetta integrazione un vero e proprio "percorso ad ostacoli".

Di ciò si è avuto conferma in occasione dell'esame a cui l'Italia è stata sottoposta dall'apposito Comitato delle Nazioni Unite chiamato a vigilare sull'applicazione della Convenzione. A conclusione dei lavori svoltisi a Ginevra alla fine del mese di agosto, è emersa una situazione tutt'altro che confortante. Le osservazioni avanzate dalle organizzazioni rappresentative delle persone con disabilità, presentate nel rapporto alternativo, sono state tutte accolte dal Comitato. In queste ultime vengono identificate alcune aree di criticità, che viste nel loro insieme fanno ben capire quanta strada l'Italia debba ancora percorrere per giungere all'effettiva attuazione dei principi sanciti dalla Convenzione.

Innanzitutto la definizione di "disabilità" contenuta nei diversi provvedimenti legislativi si ispira ad una concezione esclusivamente clinica, mentre la Convenzione è chiaramente orientata verso un'idea di disabilità dovuta all'ambiente circostante e alle barriere in esso presenti, che non consentono alla persona una piena interazione sociale.

Per quanto concerne il rispetto dei diritti umani delle persone con disabilità, si rileva l'assenza in Italia di un organo nazionale indipendente che vigili e provveda alle eventuali sanzioni e si constata l'insufficienza dell'unico organo attualmente deputato a svolgere una funzione di vigilanza, che è un comitato interministeriale (Comitato Interministeriale per i Diritti Umani).

Si registra inoltre l'assenza di sanzioni a chi non provveda al cosiddetto "accomodamento ragionevole", ovvero all'eliminazione di tutte quelle barriere che impediscono alla persona con disabilità la piena espressione delle proprie inclinazioni (postazioni non adeguate sul posto di lavoro, aule scolastiche non attrezzate per far fronte alle diverse esigenze, ecc.).

Si rileva, poi, un'eccessiva disparità di trattamento nelle diverse realtà regionali e, conseguentemente, si vede gravemente compromessa quella fondamentale uniformità dei servizi su tutto il territorio nazionale.

Il Comitato ha però evidenziato anche alcuni aspetti positivi: nel 2010 l'Italia ha approvato il Piano d'azione sulla disabilità ed è stata inoltre ratificata la Convenzione contro la violenza sulle donne.

Concludendo la propria relazione il prof. Cattani, pur evidenziando ulteriormente il peggioramento delle condizioni di vita delle persone con disabilità avutosi negli ultimi anni a causa di politiche poco attente, ha altresì auspicato, da parte delle diverse organizzazioni rappresentative delle stesse persone con disabilità, un'azione il più possibile coesa e coordinata, così da potersi porre come validi interlocutori in occasione delle rivendicazioni nei confronti delle istituzioni.

Successivamente, l'Assemblea ha esaminato il nuovo Statuto Sociale dell'Unione approvato dal 23° Congresso lo scorso anno, prendendo atto delle nuove disposizioni.

Per quanto concerne la bozza di Regolamento Generale che verrà discussa dal Consiglio Nazionale che si riunirà il 26 novembre, l'Assemblea ha espresso una certa preoccupazione per la presenza di alcune disposizioni che, da una prima lettura, parrebbero limitare l'autonomia dei Presidenti Regionali e dei Presidenti delle Strutture territoriali, laddove sono previsti una serie di poteri attribuiti dal Presidente Nazionale a mezzo di procura speciale. Una certa perplessità è inoltre emersa in riferimento alla discrezionalità lasciata alle Strutture territoriali circa la nomina del Collegio dei Sindaci Revisori. Nella ferma convinzione dell'estrema importanza del suddetto organo data la sua funzione di verifica, pur nel rispetto della piena autonomia delle singole Strutture, l'Assemblea ha espresso un orientamento operativo che vede la presenza del Collegio dei Sindaci Revisori in tutte le Strutture.

È stato altresì dato mandato alla Presidenza Regionale di sostenere in sede di Consiglio Nazionale le posizioni emerse e le Strutture Territoriali si sono impegnate a far pervenire alla Presidenza Regionale tutte le eventuali osservazioni inerenti la bozza di Regolamento Generale in oggetto, affinchè queste siano trasmesse all'apposita Commissione.

Quanto al nuovo Statuto e al nuovo Regolamento Generale dell'I.RI.FO.R. (Istituto per la Ricerca, la Formazione e la Riabilitazione), la Presidenza Regionale ha raccomandato i Dirigenti territoriali di prendere atto con celerità delle novità operative introdotte da questi ultimi.

Dichiara il Presidente Regionale Nicola Stilla «grazie al clima sereno ed al confronto pacato che hanno caratterizzato i lavori, la presentazione delle nuove norme statutarie e dei nuovi Regolamenti è stato un momento formativo di estremo valore. Oltre che udire una mera illustrazione, infatti, i Dirigenti presenti hanno potuto approfondire in maniera adeguata le diverse disposizioni che disciplineranno l'operato dell'Unione».

A conclusione dei lavori, il Segretario Regionale Aroldi ha brevemente illustrato le novità contenute nella bozza di Regolamento di gestione finanziaria che verrà esaminata dal Consiglio Nazionale. Dall'esposizione è emerso che, per quanto concerne l'Unione della Lombardia, non dovrebbero esservi particolari problemi, dal momento che il software in dotazione al Consiglio Regionale è compatibile con le linee operative contenute nella bozza di Regolamento. Non appena verrà predisposto il nuovo software da parte della Sede Centrale, poi, verrà organizzato un apposito incontro formativo rivolto ai Consiglieri Delegati delle diverse Strutture territoriali e ai dipendenti che si occupano della gestione contabile di queste ultime.

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SINTESI DEI LAVORI DEL CONSIGLIO REGIONALE LOMBARDO DELL'UNIONE ITALIANA DEI CIECHI E DEGLI IPOVEDENTI: SEDUTA DEL 24 SETTEMBRE 2016

DI MASSIMILIANO PENNA

Si è riunito in seduta ordinaria sabato 24 settembre 2016, presso la propria Sede a Milano in via Mozart 16, il Consiglio Regionale Lombardo dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti.

La seduta si è aperta alle ore 9.40 col saluto ai presenti del Presidente Stilla. All'appello risultava assente il Consigliere Bondio. Il Presidente Stilla era presente, oltre che in qualità di Presidente Regionale, anche in qualità di Commissario della Sezione di Lodi a seguito della delibera assunta dal Consiglio Regionale nella seduta straordinaria del 16 settembre u.s..

Erano inoltre presenti la Componente la Direzione Nazionale Katia Caravello, il Consigliere Nazionale Francesco Busetti e la Coordinatrice delle attività riabilitative dell'I.RI.FO.R. (Istituto per la Ricerca, la Formazione e la Riabilitazione) Lombardia Silvia Marzoli. Assisteva inoltre ai lavori il dott. Roberto Aroldi in qualità di Segretario verbalizzante.

Dopo aver approvato il verbale relativo alla seduta ordinaria del 18 giugno u.s. e quello relativo alla seduta straordinaria del 16 settembre u.s., il Consiglio ha altresì ratificato la delibera adottata dalla Presidenza Regionale il 30 agosto u.s., nonchè quelle adottate dall'Ufficio di Presidenza in occasione della riunione svoltasi il 12 settembre u.s..

Giunti alla trattazione del punto 3 dell'ordine del giorno, la Presidenza ha riferito quanto segue:

1. il 22 giugno u.s. si è svolta una riunione del Comitato di Amministrazione del Fondo Regionale per l'Occupazione delle Persone con Disabilità, alla quale ha partecipato il Consigliere Lisi. Risulta sempre più evidente che, se da un lato le risorse messe a disposizione delle Province non sempre vengono impiegate in maniera piena ed ottimale, vi sarebbe da riconsiderare le linee-guida del Fondo stesso che, sovente, non rispondono alle reali esigenze imposte dalle problematiche da fronteggiare anche per via delle procedure eccessivamente complesse per accedere al Fondo medesimo;

2. il 24 giugno u.s., presso la Sede del Consiglio Regionale Lombardo dell'Unione, ha avuto luogo l'estrazione dei biglietti vincenti dell'edizione 2016 della Lotteria di Primavera;

3. a partire dal 28 giugno u.s., sono in svolgimento diversi incontri con la Fondazione CARIPLO al fine di discutere in merito a vari aspetti attinenti il progetto "Wellfare in Azione";

4. il 28 giugno u.s., presso il Comune di Milano, ha avuto luogo un incontro nel quale sono stati definiti vari aspetti relativi alla piattaforma "Milano per Tutti", prosecuzione della precedente piattaforma di e-learning "MilanoAccogliente", nella cui gestione era già coinvolta in maniera diretta l'Unione della Lombardia. Nel suddetto incontro particolare attenzione è stata dedicata ad una prima definizione delle linee-guida relative all' accessibilità del sito web della predetta piattaforma, nonchè ai criteri da seguire nell'offrire le informazioni inerenti l'accessibilità dei luoghi di interesse turistico e culturale;

5. il 6 luglio u.s., presso il Comune di Milano, si è svolto un incontro nel quale si è discusso in merito al progetto-pilota promosso da quest'ultimo, volto a a favorire l'accessibilità dei musei e delle aree cimiteriali da parte delle persone con disabilità. Si constata con piacere che, da parte del Comune di Milano, vi è la chiara volontà di istituire un coordinamento unico al fine di gestire in maniera ottimale le azioni poste in essere in tema di accessibilità;

6. il 12 luglio u.s. si è svolta la finale regionale del Torneo Nazionale di scopone scientifico, nella quale è risultata vincitrice la coppia della Sezione U.I.C.I. di Monza;

7. il 2 agosto u.s. la F.A.N.D. (Federazione fra le Associazioni Nazionali delle persone con Disabilità) Lombardia e la LE.D.HA. (Lega per i Diritti delle persone con Handicap) hanno partecipato congiuntamente ad un incontro con l'Assessore al Reddito di Autonomia e Inclusione Sociale di Regione Lombardia Francesca Brianza. Nel suddetto incontro sono stati trattati temi quali i servizi di supporto all'integrazione scolastica, le prospettive del servizio "Spazio Disabilità InFormAzioni Accessibili" e il bando per lo stanziamento dei contributi a favore delle persone con disabilità per l'acquisto di strumenti tecnologicamente avanzati come previsto dalla Legge Regionale n. 23/1999.

Per quanto concerne il servizio "Spazio Disabilità InFormAzioni Accessibili", è emersa la chiara volontà di Regione Lombardia di garantire la sua prosecuzione. Quanto ai contributi previsti dalla Legge Regionale n. 23/1999, da quanto scaturito nel suddetto incontro, dovrebbe essere emanato prossimamente l'apposito bando. Quanto ai servizi di supporto all'integrazione scolastica invece, in considerazione della competenza esclusiva delle Province nella suddetta materia, per il corrente anno scolastico da parte di Regione Lombardia non verranno purtroppo predisposti interventi, a differenza di quanto accaduto lo scorso anno;

8. l'8 settembre u.s. la Presidenza Regionale ha partecipato alla 21° edizione del Premio Braille svoltasi a Roma presso il Teatro Sistina, della quale si constata con piacere la buona riuscita;

9. il 10 settembre u.s. la Presidenza Regionale ha preso parte ad un incontro con gli operatori del servizio "Intervento Precoce" al fine di definire diversi aspetti operativi in vista dell'imminente ripresa di quest'ultimo. Per il nuovo anno, oltre alle ormai apprezzate attività riabilitative, vi sarà la possibilità di accedere al servizio anche per i bambini di età superiore ai 9 anni, garantendo a questi ultimi laboratori con attività intensive da svolgere col supporto di esperti altamente qualificati;

10. il 13 settembre u.s.:

a) l'U.I.C.I. della Lombardia, congiuntamente alla LE.D.HA., ha partecipato ad un incontro con il Direttore Generale dell'Assessorato al Reddito di Autonomia e all'Inclusione Sociale di Regione Lombardia Paolo Favini, nel quale si è discusso in merito al futuro assetto del servizio "Spazio Disabilità InFormAzioni Accessibili";

b) il dott. Favini, inoltre, ha ricevuto i rappresentanti delle Associazioni beneficiarie del contributo di cui alla Legge Regionale 1/2008, al fine di discutere in merito alla definizione dei nuovi parametri per la loro concessione. Al riguardo si constata la chiara volontà di Regione Lombardia, in considerazione della limitatezza di risorse disponibili, di evitare una cosiddetta "distribuzione a pioggia" dei suddetti contributi e di concederli in base a precisi parametri che tengano conto dei servizi realmente erogati dalle associazioni beneficiarie e previa verifica della reale rispondenza di questi ultimi agli obiettivi previsti dalla Legge Regionale 1/2008;

11. il 20 settembre u.s., presso Regione Lombardia, i rappresentanti delle 5 associazioni beneficiarie del contributo di cui al punto 10.b, hanno partecipato ad una serie di incontri con vari Consiglieri Regionali, al fine di sensibilizzarli quanto più possibile circa gli enormi problemi conseguenti ai tagli indiscriminati risultanti dall'ultimo bilancio pluriennale. A fronte di emendamenti volti a limitare i suddetti tagli, ogni anno purtroppo in sede di assestamento del Bilancio si assiste a tagli nettamente superiori a quanto previsto negli emendamenti stessi. Agli incontri l'Unione della Lombardia era presente con una delegazione composta dal Presidente Regionale Stilla, dai Consiglieri Regionali Lisi e Marchetto, nonchè dal Consigliere Nazionale Busetti;

12. il 15 settembre u.s. la Presidenza Regionale ha partecipato ad un incontro col Direttore dell'Unità Oculistica Pediatrica dell'Ospedale Niguarda di Milano dott.ssa Elena Piozzi e con gli operatori dell'unità di oftalmologia che operano nell'ambito del servizio "Intervento Precoce" al fine di fare il punto della situazione in merito ai casi attualmente in carico;

13. il 16 settembre u.s., unitamente al Segretario Regionale, la Presidenza Regionale ha partecipato ad un incontro con la dott.ssa Marzia Consoli della Cooperativa GALDUS per valutare la richiesta di collaborazione pervenuta all'Unione della Lombardia in vista dell'organizzazione di un corso per operatori nell'inserimento lavorativo di persone svantaggiate.

Terminate le comunicazioni della Presidenza Regionale, ha preso la parola la Componente la Direzione Nazionale Katia Caravello, la quale ha riferito quanto segue:

1. nella riunione svoltasi il 31 agosto u.s. la Direzione Nazionale, con apposita delibera, ha stabilito di garantire il necessario sostegno legale a quanti, in occasione dell'ultimo concorso bandito dal Ministero per l'Istruzione, l'Università e la Ricerca per l'assegnazione degli incarichi per gli insegnanti, avendo riscontrato problemi per quanto attiene l'accesso alle prove scritte per via dell'inaccessibilità della piattaforma digitale predisposta dal Ministero, intendessero adire le vie legali per vedere tutelati i propri interessi legittimi;

2. si sta procedendo alla definizione dei vari aspetti tecnico-operativi in vista della futura costituzione dell'Agenzia Nazionale per la Tutela dei Diritti nell'Area della Disabilità, nonché dell'Istituto per la Valutazione degli Ausili;

3. si stanno valutando diverse strategie operative, al fine di rendere più tempestiva la comunicazione inerente le attività degli organi nazionali dell'Associazione. In particolare:

a) nell'ambito di un rinnovamento della stampa associativa, una delle linee-guida per i redattori delle diverse testate sarà un'attenzione particolare al "dialogo con il territorio", allo scopo di dare agli utenti un quadro che sia quanto più puntuale e preciso in merito alle molteplici iniziative che quotidianamente vedono coinvolte le Strutture territoriali dell'Associazione su tutto il territorio nazionale. In tal senso, si segnala l'audiorivista "Il portavoce" prossimamente edita nella sua nuova veste;

b) sulla web radio dell'Unione prenderà il via prossimamente una rubrica con analoga struttura a "Chiedi al Presidente", volta a favorire il dialogo fra i Soci e i Componenti la Direzione Nazionale;

4. si svolgerà il 7 ottobre p.v. a Roma presso la Sala conferenze Porta Futuro il seminario formativo per giornalisti dal titolo "Persi di vista. Tra falsi ciechi e falsi miti. Come raccontare il quotidiano delle persone non vedenti" organizzato dall'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti in collaborazione con l'agenzia giornalistica Redattore Sociale. Scopo del seminario è offrire ai giornalisti un quadro realistico inerente molteplici aspetti della vita quotidiana delle persone con disabilità visiva, cosicchè questi possano offrire un'informazione scevra da quei luoghi comuni che spesso pervadono taluni articoli di giornale o servizi televisivi, in particolar modo quando viene trattato il problema dei falsi invalidi.

Terminate le comunicazioni, a seguito dell'entrata in vigore del nuovo Statuto dell'I.RI.FO.R., il Consiglio ha proceduto alla nomina dei 4 Consiglieri Regionali del suddetto Istituto; dall'elezione svoltasi mediante scrutinio segreto, sono risultati eletti: Benzoni Osvaldo, Borella Diego, Mazzoleni Mario e Romano Claudio.

I lavori sono poi proseguiti con l'approvazione della Relazione Programmatica per l'anno 2017 e, previa lettura della relativa documentazione da parte del Segretario Aroldi, del Bilancio Preventivo relativo all'esercizio anno 2017.

Giunto così alla trattazione del punto 7 dell'ordine del giorno, grazie ad un confronto ampio e pacato, il Consiglio ha esaminato in maniera approfondita la delicatissima situazione in cui versano i servizi di supporto all'integrazione scolastica in Lombardia. Dai riferimenti dei Presidenti Provinciali è emersa una situazione estremamente grave: salvo le Province di Brescia, Monza e Sondrio dove gli Enti preposti hanno assicurato i suddetti servizi per il corrente anno scolastico, nelle altre realtà non sono ancora state assunte decisioni in merito e, in linea generale, i servizi sono garantiti solo fino al 31 dicembre p.v.. Dai riferimenti è scaturito un dibattito fra i Consiglieri, che hanno espresso la massima preoccupazione per le carenze nel suddetto ambito. In particolare il Consigliere Nazionale Busetti, in un accorato intervento, ha fortemente auspicato che da parte della Commissione Nazionale Istruzione dell'Unione, oltre che alla definizione delle figure professionali degli esperti che dovranno occuparsi in futuro di una materia così delicata per l'avvenire dei nostri ragazzi quale è l'istruzione, venga posta la massima attenzione anche alla situazione di estrema emergenza che si sta attraversando. La posizione è stata condivisa dalla Presidenza Regionale, la quale ha inoltre riferito che la F.A.N.D. Lombardia, in accordo con la LE.D.HA., sta svolgendo vari approfondimenti al fine di presentare una proposta a Regione Lombardia per far sì che le competenze inerenti l'erogazione dei servizi in oggetto venga riassegnata alla Regione stessa. È poi intervenuto il Consigliere Lisi il quale ha posto in evidenza l'assoluta necessità, in occasione di una eventuale riassegnazione a Regione Lombardia delle predette competenze, di vigilare con la massima attenzione affinchè su tutto il territorio regionale vengano assicurati standard uniformi, cosicchè i servizi in oggetto rispondano alle reali necessità degli alunni con disabilità visiva.

Terminata la discussione, la PresidenzaRegionale ha fornito indicazioni organizzative in vista della 5° Giornata Regionale per la Prevenzione della Cecità e la Riabilitazione Visiva che verrà celebrata l'8 dicembre p.v..

Per quanto concerne l'Assemblea Regionale dei Quadri Dirigenti della Lombardia, è stato deciso che quest'ultima si terrà il 29 ottobre 2016 presso la Sede del Consiglio Regionale Lombardo dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti della Lombardia dalle ore 9.30 alle ore 16.30 ed è stato altresì approvato il seguente ordine del giorno proposto dall'Ufficio di Presidenza:

Giunto alla trattazione del punto 11, il Consiglio ha approvato il progetto proposto dalla Commissione Regionale per le Problematiche dell'Ipovisione "Io ti vedo così", che si prefigge di sensibilizzare la collettività verso le problematiche delle persone ipovedenti mediante l'utilizzo di appositi manifesti, i quali riproducono fedelmente il modo in cui queste ultime percepiscono visivamente l'ambiente circostante. Il materiale utilizzato sarà quello predisposto dalla Sezione di Forlì per analoga iniziativa e viene dato mandato alla Presidenza di svolgere gli opportuni approfondimenti in relazione ai preventivi per la stampa.

Sono state poi adottate le seguenti delibere di carattere amministrativo:

1. viene rinnovato il sostegno al progetto proposto dalla Commissione Regionale Sport, Tempo Libero e Turismo Sociale volto a promuovere la partecipazione dell'Unione della Lombardia con una propria delegazione all'edizione 2017 della Stramilano e viene stanziato un budget di euro 2000 per la produzione dei gadgets da distribuire ai partecipanti;

2. viene approvata la proposta della Commissione Regionale Cani-Guida relativa all'organizzazione di una manifestazione in collaborazione con la Scuola Cani-Guida di Limbiate in occasione dell'11° Giornata Nazionale del Cane-Guida che si celebrerà il 16 ottobre p.v..

Il Consiglio ha inoltre assunto le seguenti delibere di carattere organizzativo:

1. si aderisce alla proposta pervenuta dalla Banca d'Italia, volta ad offrire incontri conoscitivi/formativi in relazione alla nuova banconota da 50 euro che entrerà in circolazione il 4 aprile 2017;

2. viene autorizzata la partecipazione ai bandi emanati dall'I.RI.FO.R. Centrale per la presentazione di progetti regionali afferenti l'organizzazione di corsi per l'utilizzo dell'iPhone e di incontri per la trattazione del tema "genitorialità";

3. viene dato mandato alla Presidenza Regionale affinchè, di concerto con la Presidenza Nazionale, vengano definiti i diversi aspetti organizzativi inerenti la riunione della Direzione Nazionale e le 3 conferenze riguardanti varie tematiche afferenti le problematiche delle persone con disabilità visiva, che si terranno dal 13 al 15 dicembre pp.vv. presso l'Istituto dei Ciechi di Milano.

Non essendovi altri argomenti da trattare, alle ore 13.35 il Presidente Stilla ha dichiarato chiusa la seduta.

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Facciamoci vedere! - Milano, Istituto dei Ciechi, 13-15 dicembre 2016

di Mario Barbuto

Un grande appuntamento di informazione, comunicazione, dialogo

Il nostro congresso nazionale del 2015 ha ospitato una manifestazione collaterale che ha offerto alle nostre strutture territoriali e regionali l'occasione per presentare le proprie esperienze e le proprie eccellenze, in un contesto di comune dialogo e di reciproco scambio.

Abbiamo voluto intitolare allora la manifestazione "Facciamoci vedere" e abbiamo registrato un largo interesse sia interno sia esterno, nonostante le difficoltà logistiche e il concomitante svolgimento dell'assise congressuale.

Quest'anno la manifestazione verrà rilanciata in grande stile attraverso tre giornate espositive che avranno luogo a Milano dal 13 al 15 Dicembre prossimo e che saranno arricchite dallo svolgimento di tre conferenze sui temi della salute, della scuola e della tecnologia.

Le grandi istituzioni nazionali che operano nel mondo della cecità e dell'ipovisione, le nostre strutture sezionali e regionali, avranno a disposizione un suggestivo spazio di esposizione all'interno dell'istituto dei ciechi di Milano, grazie anche alla preziosa collaborazione ospitale della nostra sezione territoriale milanese e del nostro consiglio regionale della Lombardia.

Gli ospiti e i visitatori potranno compiere un percorso quanto mai significativo tra passato, presente e futuro, contrassegnato dai risultati raggiunti, dalle presenti aspettative, dalle attese per i prossimi anni.

Le nostre istituzioni, grandi e piccole, nazionali e territoriali, potranno raccontarsi e confrontarsi nel contesto di un cammino comune che sta diventando sempre più prioritario, sempre più prevalente, grazie all'opera di unificazione dell'Unione e al positivo riscontro dei dirigenti e degli amministratori delle altre parti quali la Federazione pro ciechi, la Biblioteca di Monza, l'Irifor e perfino la IAPB.

Nel contempo le nostre realtà associative territoriali e regionali avranno modo di riprendere il filo di quel dialogo di informazione e di conoscenza avviato a Chianciano e che oggi potrà svolgersi in un clima di maggiore equilibrio e di più solide prospettive anche grazie alle innovazioni statutarie che stanno per mettere in moto un vasto processo di rinnovamento organizzativo e strutturale rivolto prevalentemente alle istanze di base.

Nel giorno significativo di Santa Lucia, l'evento avrà inizio al mattino, nell'istituto dei ciechi di Milano con una cerimonia di inaugurazione che presenterà la mostra e gli obiettivi dell'intera manifestazione.

Fino alle ore 13 del 15 Dicembre, si alterneranno le visite guidate, le conferenze, le attività negli stand che saranno dislocati all'interno della splendida sala Barozzi, in un percorso ricco di soluzioni innovative che parlerà della nostra Storia, del nostro presente, del passato che ci ha reso così forti e orgogliosi, del futuro che ci sfida a misurarci con l'evoluzione di una società in continuo e vorticoso divenire.

Le tre conferenze previste, organizzate secondo un modello agile, leggero ed efficace, ci introdurranno nel cuore di problematiche di altissimo profilo quali l'istruzione dei ragazzi, le innovazioni tecnologiche, il benessere e la salute di tutti.

Insomma, t Tre giorni da non dimenticare e da porre in evidenza sul calendario di ciascuno di noi.

Auspico e raccomando una adesione significativa e consistente da parte dei nostri consigli regionali.

Mi attendo la visita di tutte le nostre sezioni territoriali e sarò felice di incontrare di persona i dirigenti e i soci che vorranno onorare l'evento con la loro presenza e contribuire al successo della manifestazione con il loro apporto.

Tutti a Milano, dunque, all'istituto dei ciechi, dal 13 al 15 dicembre per partecipare da protagonisti all'evento "FACCIAMOCI VEDERE!".

Mario Barbuto

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Como - Abbondino d'oro assegnato alla Sezione UICI di Como

di Claudio La Corte

Carissime e carissimi, con grande emozione e profonda gioia, vi comunico che, alla nostra gloriosa associazione è stata assegnata l'onorificenza dell'Abbondino d'oro, massimo riconoscimento della Città di Como.

Esso va a premiare e a valorizzare il lavoro fatto in 70 anni a favore dei nostri soci e della comunità tutta, e l'impegno profuso per abbattere le barriere che impediscono ai non vedenti e agli ipovedenti di essere cittadini autonomi a tutti gli effetti. Un pensiero grato va a quanti nei vari anni, hanno guidato con forte passione la nostra Associazione, ai Soci che ne costituiscono l'ossatura portante, ai collaboratori e volontari che ci supportano nelle varie attività, agli amici e ai cittadini che hanno voluto segnalare la nostra Associazione per il prezioso riconoscimento.

Di ciò, ci sentiamo onorati e ringraziamo profondamente l'Amministrazione Comunale che ci ha ritenuto meritevoli di questa benemerenza. Nel contempo, avvertiamo con chiarezza che questo traguardo significativo ci sprona a continuare con tenacia nel cammino intrapreso per diffondere gli imprescindibili principi della pari dignità e delle pari opportunità, ci incoraggia nel proporre le tante occasioni di istruzione, formazione, riabilitazione, cultura, arte e sport come strumenti concreti di crescita e di integrazione personale e comunitaria. Come ho avuto modo di dichiarare alla stampa che ne ha amplificato la notizia, "«Ricevere l'Abbondino d'oro è una grande emozione"». «L'Abbondino ci ha sorpreso, ma ci fa molto piacere anche perché quest'anno è il 70esimo di fondazione della sezione di Como. È un riconoscimento del lavoro fatto anche e soprattutto dai miei predecessori, per costruire un mondo senza barriere, dove dovremmo essere tutti uguali».

"Quando sarà fissata la data per la cerimonia di consegna, sarà mia premura darvene immediata comunicazione: sarà bello essere in tanti a Villa Olmo per gioire insieme di questo momento così significativo ed importante per l'Unione di Como.

Un caloroso saluto.

Claudio La Corte

Presidente Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti sezione di Como

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UNITI È BELLO ... GEMELLATI È ... MEGLIO!

Di Mirella Gavioli

7-9 ottobre 2016, inaugurato il gemellaggio tra le sezioni U.I.C.I DI MANTOVA E U.I.C.I. DI COMO

"UNITI È BELLO... GEMELLATI È MEGLIO"!

Questo è il motto riportato sulla grande torta che, lo scorso venerdì 7 ottobre, tra brindisi ed effetti speciali, ha contribuito a fare del mio compleanno, il compleanno di altre 53 persone che, con me, da Mantova e da Como e non solo, hanno voluto trasformare un profondo desiderio, in una stimolante realtà.

È cominciato con un vivo e cordiale momento di accoglienza istituzionale e conviviale, presso la sezione U.I.C.I. di Mantova, l'intenso fine settimana che, fino al tardo pomeriggio di domenica, ha visto le sezioni di Mantova e di Como, unite per un simbolico quanto significativo segnale di aggregazione, condivisione, crescita associativa e personale che garantirà un valore aggiunto al senso di appartenenza e di scambio che arricchisce. Il gemellaggio tra le due sezioni è il frutto di una profonda convinzione del valore della "fratellanza" e della collaborazione che tanto gli attuali presidenti Mirella Gavioli e Claudio la Corte, quanto il past president comasco Daniele Rigoldi, con il saggio sostegno dello storico Mario Mazzoleni, hanno saputo finalmente concretizzare non solo con le parole o lo scambio di omaggi dedicati o pensati per l'occasione ma, con lo spirito di persone capaci di fare dell'unione, un valore aggiunto. Sono stati molti ed apprezzati i momenti conviviali che hanno offerto la degustazione di piatti tipici della cucina nostrana, così come molti ed accurati, sono stati i momenti dedicati alle visite guidate storico-culturali che hanno portato il nutrito e curioso gruppo di visitatori, a conoscere alcune delle bellezze più rappresentative della nostra città, riconosciuta "capitale italiana della cultura 2016", quali Palazzo Te, Palazzo Ducale, passando per la basilica di Sant'Andrea e la particolare Rotonda di San Lorenzo, ed il centro storico con le piazze delle Erbe e Sordello, in cui sono collocati. Si è vissuta anche l'esperienza della traversata in motonave partendo dal lago di mezzo, per arrivare al fiume Po, passando per il fiume Mincio, con le sue suggestive chiuse e paratie, come suggestivo è anche il paesaggio, la flora e la fauna che si incontrano lungo il tragitto. Al termine dell'ennesimo gustoso momento conviviale e di socializzazione, la trasferta mantovana si è conclusa con l'esperienza storico-culturale alla basilica e al complesso benedettino del Polirone con i suoi chiostri, in San Benedetto Po, che ha rigenerato la voglia di ritornare per poter approfondire tanto piacere e il gusto del cibo e del sapere.

Gli apprezzamenti scambiati tra i vari autori, attori e spettatori di questo "spettacolo vissuto tutto da protagonisti", dedicato e curato nei minimi dettagli da un'ottima regia, si sono sprecati e, resta vivo nell'animo di tutti i partecipanti, il concetto fondamentale del voler sperimentare il piacere del condividere per darci altre opportunità di "essere motivati fautori del nostro presente e del nostro futuro". "

La certezza nella continuità, è che ci saranno altre occasioni, infatti la bellezza di un gemellaggio risiede nell'orizzonte comune, lo stretto legame di amicizia e consapevolezza del proprio compito e missione, condurrà entrambe le sezioni ad affrontare problemi, a cercare soluzioni e a generare nuove opportunità.

Buon gemellaggio a tutti

Mirella Gavioli

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comunicazioni varie

Dalla sezione di milano

ORIENTA-MI IN CUCINA

L'I.Ri.Fo.R. di Milano, organizza un corso di cucina con la collaborazione dello chef Roberto Gugnali e tre istruttori esperti nelle tematiche dell'autonomia dei disabili visivi.

Il corso è rivolto a 8 utenti (giovani e adulti) e prevede la sperimentazione di alcune ricette che saranno realizzate utilizzando le giuste tecniche e la corretta strumentazione. Sono previsti 8 incontri tematici durante i quali i partecipanti, ognuno con una propria postazione, potranno acquisire i prerequisiti e le abilità essenziali al raggiungimento di autonomie di base nell'utilizzo della propria cucina.

Il primo incontro, previsto nella mattinata di sabato 26 novembre dalle ore 10 alle 13, avrà come tema: "La pasta e le sue declinazioni" (pasta fresca e pasta secca). Al termine della mattinata, gli allievi potranno consumare i piatti preparati.

La quota di partecipazione per utente è di 400,00 euro, comprensivo dei materiali di consumo.

Per informazioni e iscrizioni telefonare a Maria Rosaria de Filippis 02/783000 (int. 8) o consultare il sito: www.uicimi.it.

Per questioni organizzative gli interessati dovranno iscriversi con sollecitudine; le domande saranno considerate in ordine di arrivo.

Dall'i.ri.fo.r. di macerata

Simulatore di visione

L'I.RI.FO.R. Macerata, con l'intento di fornire un mezzo alla comprensione di cosa significhi avere una vista parziale, situazione ben più difficile da immaginare rispetto alla cecità assoluta, ha realizzato un'applicazione denominata iSee, un simulatore di visione ora disponibile per Android e iOS. Scaricando l'applicazione sarà possibile applicare temporaneamente alla fotocamera del proprio dispositivo mobile un filtro che riproduce le condizioni di visione delle più comuni malattie visive (Glaucoma, Cataratta, Retinite Pigmentosa, Degenerazione Maculare).

L'applicazione ha un costo di €0,99 e il ricavato andrà a finanziare le attività quotidiane dell'Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti di Macerata.

Per domande o maggiori informazioni, è possibile telefonare allo 0733.230.669.

Dall'associazione sportabili onlus

VACANZE SULLA NEVE ACCESSIBILI

Niente è impossibile, qui lo sport non conosce barriere In Val di Fiemme in Trentino, grazie all'impegno della associazione di volontariato SportAbili Onlus sono state eliminate le barriere architettoniche anche sulle piste da sci!

La nostra associazione, attiva dal 1998, rende possibile in Val di Fiemme una vacanza accessibile e attività sportive per persone con disabilità fisiche, sensoriali o intellettive. Durante la stagione invernale l'associazione organizza corsi di sci alpino e nordico, con attrezzature progettate e adattate alle specifiche disabilità con maestri di sci specializzati per l'insegnamento a persone disabili. I volontari, anch'essi ben preparati e aggiornati, affiancano gli istruttori e i maestri durante le attività. Gli impianti di sci su cui operiamo sono strutturati in modo tale da poterne usufruire con comodità e con maggiore facilità.

Per qualsiasi informazione: SportABILI Onlus Via Lagorai, 113 38037 Predazzo (TN) - sito web www.sportabili.org - e-mail info@sportabili.org - tel. 0462501999/3358021459.

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Redattore Sociale del 04-10-2016

DisabilitÀ, un caso di discriminazione al giorno segnalato al Centro Bomprezzi

Primo anno di attività del Centro: 1.281 le segnalazioni e le richieste di informazioni. Di queste, 236 erano per casi di discriminazione a scuola, lavoro o nei rapporti con la pubblica amministrazione. Al primo posto tra le segnalazioni, le difficoltà di inserimento degli alunni.

MILANO. Un caso al giorno: nel suo primo anno di attività, il Centro antidiscriminazione Franco Bromprezzi della Ledha ha lavorato a pieno ritmo. Su 1.281 segnalazioni e richieste di informazioni ricevute, 236 erano relative a situazioni in cui una persona disabile era stata discriminata. Se si tolgono i festivi e il mese di agosto quando il Centro Bomprezzi era chiuso, si tratta di un caso al giorno: dalla scuola al lavoro o nei rapporti con la pubblica amministrazione, per molti disabili non rimangono che gli avvocati e le aule giudiziarie per far rispettare i propri diritti. L'altro dato significativo del Report del Centro andiscriminazione Bomprezzi, è che rispetto a tutte le segnalazioni, una su tre riguardava la scuola. Seguono la compartecipazione al costo dei servizi socio-sanitari (85 casi, pari al 12,4%), il lavoro (64 casi, il 9,3%), l'accesso alle prestazioni sociali e socio-sanitarie (59 casi, l'8,6%), le barriere architettoniche (41 casi, il 6%) e la tutela giuridica (39 casi, il 5,7%). "Stiamo attraversando un periodo in cui le istituzioni, nel loro complesso, faticano a garantire i diritti fondamentali alle persone con disabilità, a partire dall'inclusione scolastica dei bambini e ragazzi con disabilità", afferma Alberto Fontana, presidente di Ledha.

Per ogni pratica, i legali del Centro hanno svolto attività di diversa tipologia e complessità. Nel 54,6% dei casi (529 volte) sono state fornite consulenze legali personalizzate, sia attraverso consulti orali (telefonici o di persona) che attraverso la redazione di pareri legali scritti. In 81 casi è stato necessario un intervento di assistenza legale stragiudiziale, che si è espressa soprattutto attraverso la redazione di diffide scritte. Solo in 26 casi (il 2,7% del totale) sono stati promossi ricorsi in Tribunale per chiedere l'accertamento e la rimozione delle discriminazione. (dp)

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Redattore Sociale del 21-10-2016

UniversitÀ, cresce la soddisfazione degli studenti con disabilitÀ

MILANO. Per gli studenti con disabilità le università italiane sono luoghi abbastanza accoglienti, con servizi che man mano stanno migliorando. È quanto emerge dai primi dati di una ricerca del Censis in 40 università, anticipati oggi a Milano durante l'incontro organizzato dal Coordinamento degli atenei lombardi per la disabilità (Cald) allo Iulm. In una scala da 1 a 5, il livello di soddisfazione registrato tra gli studenti disabili è tra 3,9 a 4,3, mentre la media in Lombardia supera quella nazionale di 0,1-0,3. "È fondamentale creare sistema - ha detto Giuseppe De Rita, presidente del Censis -. Non si tratta solo di seguire i singoli casi, ma di far diventare i servizi strutturali".

L'incontro allo Iulm è stato organizzato dal Cald per rinnovare, tra i 13 atenei lombardi, il patto di collaborazione. Inoltre è stata sottoscritta una convenzione con l'Ufficio scolastico regionale, grazie al quale verrà offerta agli insegnanti delle scuole superiori una formazione per accompagnare gli studenti disabili alla scelta dell'Università e una corretta informazione sui servizi offerti dagli atenei. Nell'anno accademico 2015-2016 si è registrato un aumento del 10% delle matricole con disabilità o con disturbi specifici d'apprendimento (Dsa). (dp)

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Il Giorno del 30-10-2016

UniversitÀ contro le barriere

MILANO. Laurearsi non è più un sogno per gli studenti con disabilità o difficoltà di apprendimento. Anzi, nell'ultimo anno accademico (2015-2016), negli atenei lombardi, gli iscritti sono passati da circa 3.200 a 3.500-3.600, con un incremento del 10% rispetto all'anno precedente. Ad affermarlo è il Cald, il Coordinamento atenei lombardi per la disabilità, nato nel 2011, che ha appena allargato il suo raggio d'azione, aggiungendo ai 10 atenei - 6 milanesi - coinvolti subito nel progetto (Iulm, Politecnico, Bocconi, Statale di Milano, Bicocca, Cattolica di Milano e Brescia, Insubria, Università di Bergamo, Pavia, Brescia) altri 3 enti formativi - 2 dell'area metropolitana milanese - che hanno firmato la nuova convenzione (Liuc, Vita-Salute San Raffaele e Humanitas University). L'obiettivo è permettere una sempre maggiore accessibilità al mondo accademico per gli studenti con disabilità e Dsa (Disturbi specifici dell'apprendimento). Come successo nell'ultimo anno, grazie alla qualità e all'efficacia dei servizi e delle strategie di supporto attuati. MA C'È UN'ALTRA novità, che ha richiesto la presenza, nella giornata tenutasi alla Iulm, accanto a rettori o delegati per gli atenei, del dirigente dell'Ufficio scolastico regionale (Usr) per la Lombardia, Roberto Proietto, responsabile per le Politiche degli studenti. Grazie a una convenzione con l'Usr, il Cald estenderà la sua operatività verso le scuole superiori, attraverso la formazione ai docenti per accompagnare gli studenti con disabilità o Dsa verso un'esperienza universitaria «consapevole e informata», riguardo ai servizi offerti dagli atenei lombardi e che offre una risposta immediata alla crescita dell'utenza specifica iscritta a licei, istituti tecnici o professionali, aumentata dal 2009 al 2015, secondo l'Istat del 30%. «Una crescita significativa se messa a confronto con il calo della popolazione universitaria», spiega Francesca Santulli delegata del rettore della Iulm per le tematiche inerente la disabilità. «La collaborazione tra università e scuola è sempre più necessaria - afferma Elio Borgonovi, coordinatore Cald - e organizzeremo 3-4 incontri in Lombardia per aiutare i docenti a orientare gli studenti con disabilità verso i corsi di laurea più congeniali, le opportunità di diritto allo studio e le misure compensative previste per i test di ammissione». L'INCONTRO è stato anche l'occasione per fare il punto sui progetti svolti nel corso di questi cinque anni di attività del Coordinamento: la mappatura dei servizi offerti dai singoli atenei, l'abbattimento delle barriere architettoniche, la presenza di risorse bibliotecarie accessibili, l'utilizzo di soluzioni informatiche a sostegno dello studio, lo sviluppo di strategie di supporto all'apprendimento personalizzate e il supporto per l'inserimento lavorativo delle categorie protette.

di Luca Salvi (luca.salvi@ilgiorno.net)

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Il Giorno del 26-10-2016

Oculistica, il chirurgo opera in 3D

Collaborazione fra l'ospedale e l'università del San Raffaele. Cura delle maculopatie, microchirurgia della cataratta, chirurgia del glaucoma.

DESIO. Interventi di chirurgia oculare in crescita e di sempre maggiore qualità, tra l'altro con l'introduzione del sistema 3D fra i primissimi in Italia, il nuovo modus operandi che offre al chirurgo oculista la possibilità di esplorare innovative strategie per la chirurgia vitreo-retinica. SONO questi gli importanti risultati raggiunti negli ultimi anni dall'unità complessa di Oculistica del presidio ospedaliero di Desio, diretta da Michele Coppola. È anche un importante punto di riferimento per molti giovani specializzandi in Oftalmologia presso l'Università Vita-Salute San Raffaele di Milano. In accordo con Francesco Bandello, direttore del dipartimento di Oftalmologia dell'Ospedale San Raffaele di Milano e titolare della Scuola di specializzazione in Oftalmologia, prosegue infatti la convenzione tra l'Ospedale di Desio e l'università milanese che prevede un programma di formazione per i nuovi professionisti in chirurgia oculare. «È un'autentica soddisfazione poter condividere con giovani colleghi il frutto di una esperienza chirurgica maturata in anni di lavoro. Gli studenti possono apprendere e gradualmente verificare in prima persona tecniche chirurgiche allo stato dell'arte - ha spiegato Coppola -. Saranno gli studenti, con i loro studi retrospettivi della casistica operatoria, a validare la procedura chirurgica. La scuola di chirurgia aiuta a crescere e a selezionare i futuri rincalzi dell'équipe chirurgica stessa. Gli allievi di oggi saranno i chirurghi di domani ed è verosimile che una buona preparazione sarà garanzia di un corretto agire nel teatro operatorio». Grazie a quanto messo in opera dalla Asst di Monza, l'ospedale di Desio si pone l'obiettivo di diventare un punto di riferimento per i giovani che decidono di intraprendere questa strada.

«Il Centro oculistico di Desio - ha sottolineato Bandello - per rispondere alle diverse esigenze dei pazienti post trauma e con patologie della vista, opera su diversi fronti: dalla cura delle maculopatie, alla microchirurgia della cataratta fino alla chirurgia del glaucoma e della cornea». «Ancora una volta - ha confermato Matteo Stocco, direttore generale della Asst di Monza - una specialità dei nostri presidi si conferma un'eccellenza, in questo caso nel campo della chirurgia oculare».

di Laura Ballabio

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La Gazzetta di Mantova del 15-10-2016

Rotonda senza piÙ ostacoli Ecco il percorso per disabili

MANTOVA. «Un segnale di attenzione e di considerazione verso i disabili, un segnale di civiltà». Così Mirella Gavioli presidente Uici Mantova (Unione italiana ciechi e ipovedenti) ieri alla Rotonda di San Lorenzo durante l'inaugurazione delle due rampe per disabili sulla scalinata e del percorso guida per ciechi e ipovedenti sul sagrato. All'appuntamento anche alcuni rappresentanti e iscritti di Anmic (Associazione nazionale mutilati invalidi civili) e l'assessore ai lavori pubblici Nicola Martinelli, che ha sottolineato come non sia facile «a realizzare progetti finalizzati ad abbattere le barriere architettoniche in strutture e monumenti storici come quelli presenti a Mantova. È importante però iniziare a valutare interventi che rendano la città accessibile a tutti». Il camminamento che porta all'ingresso della chiesa e parte dalla rampa di sinistra, se si guarda la Rotonda, ha una forma a "S", è largo 60 cm ed è formato da otto strisce di acciaio Cor-Ten alte 2,5 millimetri. Sempre sul sagrato è stato inoltre scoperto il quadro sinottico con scritte in braille e a caratteri tradizionali, di dimensioni e colori adatti anche agli ipovedenti. Sulla tavola sono state inserite una descrizione ed una mappa tattile della Rotonda. «Purtroppo sono già partite delle critiche da alcuni cittadini - riferisce il presidente dell'associazione monumenti domenicani Amerigo Berto - Dicono che il percorso sia inestetico e scivoloso in caso di pioggia. Potevamo usare piastrelle di gomma ma le abbiamo ritenute troppo impattanti. Oppure delle speciali piastrelle in ceramica, ma queste andavano incassate e saremmo dovuti intervenire sulla pavimentazione già esistenze. La nostra soluzione è removibile e i mattoni non sono stati intaccati delle viti che sono state infisse nella malta di allettamento. Se ci sarà la necessità, apporteremo dei miglioramenti». Intanto già si pensa a perfezionare gli scivoli e smussare quel dislivello di 1,5 cm dell'ultima lastra di marmo. (b.r.)

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Disabili.com del 22-10-2016

"Milano per tutti": info e lezioni di accessibilitÀ

Come visitare Milano da persona disabile e come accogliere a Milano una persona disabile: online una guida pensata tanto per i visitatori quanto per gli esercenti e i cittadini.

Dopo aver attirato migliaia di turisti per Expo 2015 ed aver vinto il premio europeo City Access Award 2016 per le sue buone pratiche in tema di accessibilità urbana, Milano decide di puntare alto e di offrire a tutti i suoi abitanti e ai suoi futuri visitatori - anche con disabilità - un portale specializzato per visitare la città nel miglior modo possibile. Il sito si chiama www.milanopertutti.it, e non è pensato solamente per l'utente disabile: al suo interno si trovano anche informazioni che aiutano esercenti e cittadini comuni a rispondere meglio ai bisogni dei clienti o dei visitatori con disabilità.

IL RUOLO DELLE ASSOCIAZIONI. Il portale nasce da un Progetto promosso dal Comune di Milano e realizzato dalle principali associazioni lombarde delle persone con disabilità per offrire informazioni ai turisti con disabilità e con bisogni specifici in visita Milano.

È proprio questa la cosa più interessante e vincente: questo sito è stato realizzato in un certo senso dai disabili per i disabili. Sono stati operatori qualificati incaricati dalle varie associazioni per disabili a raccogliere informazioni oggettive e affidabili sulla mobilità e il turismo a Milano. Essi stessi hanno visionato le strutture e mappato la città per individuare dieci possibili itinerari percorribili da persone con bisogni praticolari, che soddisfino tutti i gusti.

Tutti i tipi di disabilità sono stati presi in considerazione perchè svariate sono state le associazioni che hanno aderito al progetto: dall'Associazione Italiana Assistenza Spastici, all'UICI per Ciechi e Ipovedenti, all'ANFFAS Lombardia per i disabili intellettivi e relazionali e via dicendo.

ACCESSIBILITÀ ED USABILITÀ DEL SITO. Il sito è ben strutturato e intuitivo nella sua usabilità, inoltre è disponibile un video in LIS che illustra il progetto a utenti sordi.

In home page, in alto compare il menu principale a quattro voci: "Vivere a Milano", "Eventi e news", "Formazione" e "Contatti", al centro compaiono gli eventi più recenti pensati per la fruizione della città da parte di persone disabili, e in basso si aprono altre tre finestre di collegamento per approfondire singoli aspetti del proprio soggiorno milanese: la mobilità, l'accessibilità e gli itinerari.

Questi ultimi punti fanno parte della sezione "Vivere a Milano" che è il cuore del portale. Essa è strutturata in modo tale da accompagnare l'utente con disabilità nella progettazione del suo soggiorno in città a partire dal mezzo di trasporto con cui arriva fino alla struttura in cui decide di alloggiare.

MOBILITÀ. Sulla base del mezzo di trasporto utilizzato per giungere in città, infatti, (aereo, treno, auto o trasporto pubblico) l'utente può già avere da casa informazioni circa i collegamenti dalle stazioni/aereoporti al centro città oppure in merito a piazzole di sosta disponibili e zone a traffico limitato. Molto utili anche i suggerimenti per l'auto noleggio, il car sharing o il noleggio con conducente.

ACCESSIBILITÀ. L'utente ha la possibilità di ricercare la struttura che lo ospiterà in base alle sue specifiche esigenze tramite uno strumento di ricerca interno dotato anche di istruzioni di compilazione. La persona può selezionare la zona della città in cui intende alloggiare e il tipo di alloggio desiderato (hotel, ostello, campeggio...) e in risposta avrà una lista di strutture che rispondono ai parametri inseriti, già valutate idonee e descritte sulla base dei servizi e degli ausili presenti, rilevate in fase di mappatura. Allo stesso modo è possibile selezionare non solo strutture di pernottamento ma anche ristoranti, trattorie, aree verdi, cinema, teatri e tanto altro ancora.

ITINERARI. E dopo le strutture è venuto il momento di visitare virtualmente la città e di programmare il tour: vengono proposti 10 itinerari turistici, elaborati dalla "Task force anti-barriere" del Comune di Milano, pensati per fornire alla persona con disabilità un'ampia scelta di percorsi di visita che soddisfino i suoi desideri e al contempo le sue necessità.

È possibile scaricare anche un PDF ilustrativo dei dieci itinerari con annessa mappa della città.

Ogni itinerario è corredato da una descrizione dettagliata dei monumenti da visitare con cenni storico-artistici e consigli per la visita e a fianco ha un piccolo riquadro informativo riguardante l'accessibilità del percorso a piedi o in carrozzina o con i mezzi di trasporto. Ce n'è per tutti i gusti: dal "Cuore della Città" alla "Via delle Basiliche", dalla "Via dello Shopping" alla "Scala del Calcio" che ci porta allo Stadio San Siro.

ALTRI SERVIZI. Ultima ma non da meno la voce Servizi utili dove è possibile trovare gli indirizzi e i recapiti dei Servizi Ospedalieri e di Pronto Soccorso, un elenco di negozi di ortopedia o di noleggio e riparazione di ausili per la mobilità delle persone disabili.

Per aiutare anche le persone sorde è attivo un servizio di consulenza con operatrici e interpreti LIS pronte a fornire tutte le proposte turistiche e culturali che la città di Milano offre. Il servizio è disponibile sia in ufficio che tramite sportello virtuale. In questa sezione del sito, inoltre, le persone sorde possono trovare anche altre informazioni circa la chiamata taxi e il soccorso stradale.

LA FORMAZIONE DELLA CITTADINANZA. Fin qui abbiamo visto un sito pensato per la persona disabile e fatto su misura per lei.

Il grande passo in avanti fatto da questa iniziativa, però, è quello di aver predisposto (ancora da Expo 2015) una piattaforma con una serie di lezioni da frequentare gratuitamente in modalità e-learning dedicata alla formazione in tema di disabilità per tutte quelle persone che hanno a che fare con i turisti, non solo operatori del settore ma abitanti stessi della città.

Milano Accogliente, questo il nome della piattaforma si pone quindi come cerniera di contatto per mettere sulla stessa lunghezza d'onda persone con disabilità e comunità cittadina.

Sono disponibili lezioni per taxisti, operatori museali, agenti di viaggio, baristi e al contempo istruzioni per come trattare ciascun tipo di disabilità nella maniera più corretta. Alle volte il problema è solo conoscere le cose.

DENTRO E FUORI LA DISABILITÀ - Sempre nell'ottica di avvicinare la comunità al tema del turismo accessibile, e con l'idea di fondo che gli utenti del portale non siano solo persone disabili, anche il modulo Contatti è pensato in entrambe le direzioni. Può essere utilizzato dalla persona disabile per chiedere maggiori informazioni ma allo stesso tempo può essere anche un luogo dove il singolo operatore commerciale o l'agenzia di eventi può proporre un'innovazione o una manifestazione in tema di accessibilità per rendere la Milano dei prossimi anni ancora più accogliente.

Per info:

info@milanopertutti.it

http://www.milanopertutti.it/

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Il Corriere della Sera del 23-10-2016

La parabola dell'atleta paralimpica "Il mio salto oltre gli ostacoli"

Arjola Dedaj: dall'Albania all'Istituto dei ciechi fino al Bertarelli. «Torno al mio liceo per insegnare a non mollare».

Il 16 settembre, alle Paralimpiadi di Rio de Janeiro in Brasile, una bellissima atleta batte il record italiano del salto in lungo, con una mascherina a coprirle gli occhi. È la stessa che si era piazzata nei 100 e 200 metri ai Mondiali di Doha in Qatar e aveva collezionato medaglie in varie discipline dell'atletica leggera agli Europei di Swansea in Inghilterra (due argenti e un bronzo). Una campionessa: salta e corre, sempre con la benda e una «guida» che la affianca. Danza, anche. E gioca a baseball (sei scudetti). Arjola Dedaj, classe '81, ha perso gradualmente la vista ma non smette di guadagnare grinta. Non indugia sull'inizio della sua storia, simile a molte. Infanzia povera in Albania, fuga dalla guerra e dalle violenze. Nel 1998, a 17 anni, arriva in Italia: «Ero con il mio fratellino, sul gommone, di notte. Terrorizzata, perché non sapevo neanche nuotare. Per farmi forza alzavo la testa e guardavo le stelle, ma non bastava». All'epoca distingueva i colori e da vicino riconosceva le persone: «A Tirana i disabili vivono una discriminazione senza vie di uscita - racconta -. Non avevo mai pensato si potesse vivere». Lei ha cambiato pagina. I due approdano vicino a Lecce, passano sei ore a camminare in mezzo ai boschi, all'alba vengono caricati su un furgone che li porta fino a Bari in Puglia. E da lì un altro viaggio, lei e il fratellino, per raggiungere la mamma a Milano.

Le opportunità, Arjola, le ha scoperte in via Vivaio. «Mi hanno accolto all'Istituto dei ciechi, subito iscritto ad un corso di informatica e fatto venire voglia di studiare, con l'obiettivo di un patentino europeo - dice -. Se trovi qualcuno che ti incoraggia senza avere preconcetti o barriere mentali, e non ti considera soltanto un povero disabile, prendi forza e parti di sicuro», è la sua idea. In quel periodo inizia a giocare a baseball e ballare il valzer... e a correre e saltare, in modo amatoriale. Intanto lavora come guida nei percorsi di Dialogo nel buio, la mostra-esperienza di grande successo che racconta la vita dei non vedenti. Negli anni la retinite pigmentosa le spegne completamente gli occhi, ma in qualche modo lei si era preparata: «Diventavo cieca, pian piano imparavo ad accettarmi, a usare il bastone. Ma anche a godermi la vita tirando fuori tutta l'energia che avevo in corpo e nella testa». Nel 2011, a 30 anni, decide di iscriversi alla scuola che non aveva mai potuto fare. Corsi serali all'Istituto professionale Bertarelli: classe mista, tanti giovani, lei era una delle più grandi.

Nel 2012 comincia ad allenarsi seriamente in pista: in pausa pranzo o la mattina presto, prima del lavoro. Nel 2014 ottiene la cittadinanza che le serve per gareggiare con gli azzurri e si innamora di Emanuele Di Marino, altro sprinter paralimpico nazionale. L'anno scorso il diploma, coi complimenti dei professori. Tra qualche giorno, mercoledì, torna per la prima volta al suo liceo, il Bertarelli, per parlare a centinaia di studenti, in aula magna. «Non si può spiegare l'orgoglio di questo istituto», si emoziona la preside, Amalia Catalano. Cosa dirai a quei ragazzi? «Di non mollare mai. Se domani non superi un ostacolo, lo farai dopodomani. Ma devi farcela». Un tuo sogno, Arjola? «Sui mezzi di trasporto, tram e metrò, mi muovo bene. Avrei bisogno invece, finalmente, che mettessero i semafori sonori. A chi vede, magari sembra una sciocchezza. Vi assicuro che non lo è».

Elisabetta Andreis

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Avvenire del 19-10-2016

L'impresa Lova, l'Angelo cieco a 50 anni in kayak da Milano a Venezia

Non è tanto la distanza, 465 km da Milano a Venezia, non è tanto il tempo impiegato, 10 giorni, che fanno della traversata in kayak di Angelo Lova, 50 anni, non vedente, un'impresa. È il messaggio che con questa prova sportiva Angelo ha voluto lanciare.

«Le Paralimpiadi mostrano i grandi atleti. Tutti i giorni ci sono persone con disabilità che fanno sport. E su questo sport quotidiano che io e il mio gruppo abbiamo voluto accendere una luce. Che rimanga accesa sempre, prima e dopo le Paralimpiadi». Angelo Lova ha pagaiato sul Naviglio di Milano e sui fiumi Ticino e Po insieme ad altri soci del Canoa Club Vigevano (Livio Bernasconi, Antonello Ferrari, Ardingo Scrivanti, Claudia e Fabrizio Zamariola, Edoardo e Francesco Zago), di Aican (Norberto e Milena Tarsia, Sigfrido Rapoli) di Canoa Trek (Manuele e Piero Marcello), di Canoa Club Milano (Giacomo Severino). La traversata in kayak, partita dalla Darsena di Milano e approdata in piazza San Marco a Venezia, è nata che nell'ambito del progetto Vivifiume del Canoa Club Vigevano che aderisce all'iniziativa nazionale Uisp Acquaviva. Angelo Lova ha navigato su di una canoa monoposto. «Ovviamente sono stati i miei compagni di viaggio a darmi le indicazioni sulla traiettoria, a dirmi se c'erano ostacoli. Per il resto anche una persona non vedente vive completamente lo sport della canoa in prima persona, in autonomia, direi. La canoa quando è in acqua è una cosa viva - spiega sempre Angelo - la paragonerei a un cavallo.

La devi manovrare, tenere, controllare. Tutto questo viene vissuto personalmente anche da chi non vede». Angelo ha perso la vista nel 2012, a 46 anni. «Qualche anno prima mi hanno diagnosticato la retinite pigmentosa, una sentenza senza appello - racconta-. Speri solo che la cecità arrivi più tardi possibile, ma sai che arriverà inesorabile». E non sei mai pronto A quell'età ho dovuto inventarmi una nuova vita.

Ho cominciato a frequentare i corsi per la mobilità all'Istituto dei ciechi, corsi di formazione per imparare ad usare i vari ausili. Ho trovato un nuovo lavoro, nella mostra permanente "Dialogo nel buio" di Milano». E poi l'incontro con la canoa. «Sono appena 18 mesi che pratico questo sport. Vivo vicino a Vigevano, dove c'è una lunga tradizione canoistica sul fiume Ticino, e ho provato. In canoa ho dovuto apprendere tante altre cose nuove perché sull'acqua si entra in un mondo diverso da quello della terraferma. Prima ho dovuto imparare di nuovo a camminare, poi mi sono messo anche a navigare».

La traversata Milano-Venezia è anche un viaggio dentro se stessi.

«Fare canoa per un non vendente significa anche fidarsi completamente della guida.

Durante la Milano-Venezia i miei compagni hanno fatto di tutto per non lasciarmi solo, ma sei sul fiume, all'aperto, ci sono gli imprevisti. A Venezia siamo stati tutti a disagio per via del moto ondoso. Abbiamo optato per canali lontani dal traffico ma per arrivare a Piazza San Marco non avevamo scelta, così è stato molto impegnativo per via di barche e traghetti e delle onde. Alla fine, un'altra esperienza di crescita personale. Spero che ascoltando la mia avventura, qualcuno venga a provare a fare canoa».

di Carmen Morrone

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La Provincia Pavese del 21-10-2016

Lova, il buio sconfitto a colpi di pagaia

SANNAZZARO. «Quando ho cominciato ad accettarmi sono stato accettato anche dagli altri. È questa la lezione di vita che voglio trasmettere a chi, come me, vive nel buio». Angelo Lova, 50 anni di Sannazzaro, privo di vista dal 2012 a seguito di una grave forma genetica di retinite pigmentosa, al suo esordio agli italiani di canoa disabili della Federcanoa ha vinto, all'Idroscalo di Milano, tre titoli nazionali nella categoria B-1. Da sole poche settimane, dopo una straordinarie impresa estiva che lo ha portato in canoa da Milano a Pavia e poi sino a Venezia con un tragitto fluviale di 500 chilometri, ha deciso di mettersi in gioco anche agonisticamente. E al suo Canoa club Vigevano ha portato ben tre titoli italiani sui 200, 500 e mille metri. Lova dice: «La canoa olimpica da gara è difficile da governare e timonata con l'uso dei piedi. Per me che ho scoperto questo sport solo da pochi mesi è stata un'avventura davvero emozionante che ha richiesto un'impostazione ben diversa da quella per la Milano-Venezia». Appena dietro l'imbarcazione c'è Enrico Calvi del Cus Pavia a impartire gli ordini a voce: «destra», «sinistra», «diritto», «pochi metri all'arrivo», «accelera i colpi» ... E Lova, rispettando fedelmente i comandi, ha fatto centro tre volte, dai mille metri di fondo ai 200 metri di sprint passando, ancora vincente, dalla mediofondo sui 500 metri. «Ho alcuni sogni nel cassetto da condividere con i miei maestri di canoa Fabrizio e Claudia Zanirola ed Enrico Calvi. Il primo sarà una tre-giorni invernale sul Ticino, dal lago Maggiore sino alla foce nel Po. Poi una Milano-Venezia aperta anche ad altri disabili». Per Angelo Lova la canoa è diventata autentico mezzo di riscatto: «Nel 2012, quando ho perso progressivamente la vista, ho voluto superare fortemente questa barriera. Ho scoperto la canoa e per me è stato il riscatto completo. Quando la gente sa che non vedi sorgono spesso barriere insormontabili, ma al Canoa club mi hanno accolto a braccia aperte». Il resto lo ha fatto la famiglia, specie la moglie Raffaella. «È stata il vero motore della mia vita di non vedente. Con lei ho superato anche l'handicap. Quando mi stavo fermando è stata Raffaella a farmi credere ancora nel futuro. È merito suo se ho raggiunto questo traguardo».

di Paolo Calvi

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Varese News del 17-10-2016

Il lago accessibile a tutti: un progetto Interreg per il Ceresio

Una lunga passeggiata senza barriere architettoniche, da svilìuppare a cavallo della frontiera, con punti di accesso al lago, percorsi sensoriali e giochi per i bambini.

È questo, in sintesi, il progetto "handiAMOalLAGO" che il Comne di Porto Ceresio e quello della vicina Brusino Arsizio, appena al di là della frontiera, hanno proposto per il Programma di cooperazione Interreg 2016, presentando una manifestazione di interesse che se verrà approvata potrebbe portare ai due comuni i fondi necessari per rivoluzionare la fruibilità turistica.

"L'idea è quella di realizzare un percorso che partendo dalla stazione ferroviaria di Porto Ceresio e arrivando oltre il confine fino a Brusino Arsizio permetta di accedere al lago senza ostacoli ma anche con mappe tattili che permettano a portatori di disabilità di avere informazioni importanti - spiega Monia Casale, consigliere delegato ai Servizi sociali di Porto Ceresio - Infatti oltre all'abbattimento degli ostacoli che oggi possono rendere difficile l'accessibilità vogliamo dare la possibilità a tutti di godersi il lago fruendo delle sue strutture e delle sue potenzialità, turistiche e anche sportive".

Nel progetto è prevista anche la realizzazione di punti di accesso dedicati in due spiagge, una italiana e una svizzera, ma anche la creazione di giochi per bambini con disabilità a fianco di quelli per bambini normodotati nel parchetto che si affaccia sul lungolago.

"Abbiamo molte risorse turistiche e naturalistiche - aggiunge Monia Casale - che se opportunamente adattate possono diventare fruibili a tutti gli utenti e questo permetterà un nuovo turismo, più attento a tutti i soggetti in particolare a vantaggio delle fasce maggiormente vulnerabili o a rischio di discriminazione, così come previsto dall'Asse 4 del programma Interreg per promuovere servizi per l'integrazione delle comunità".

Partner naturale di questo progetto il comune di Brusino Arsizio, quasi un comune gemello di Porto Ceresio, con cui la nuova amministrazione sta stringendo rapporti sempre più saldi. "Sarebbe davvero bello poter fare insieme questo progetto che ci auguriamo venga approvato - dice il sindaco Jenny Santi - In questo ambito, cioè la riqualificazione della zona del lungolago e dei quartieri per una migliore accessibilità anche per le persone disabili, lavoreremo molto in questi cinque anni di mandato e partire con un progetto sostenuto da Interreg sarebbe davvero un primo passo importante".

di Mariangela Gerletti ( mariangela.gerletti@varesenews.it)

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NOTIZIE DALLA SEDE CENTRALE e dal web

Questo spazio vuole essere una sorta di "miniguida" per orientarsi all'interno delle molteplici attività svolte dalla Sede Centrale della nostra Associazione.

A tal fine, vi proponiamo quei comunicati diramati dalla Sede Centrale e quei contenuti apparsi sul giornale elettronico di quest'ultima nel mese appena trascorso, che contengono notizie e iniziative che pensiamo possano suscitare un concreto interesse nei nostri soci.

Di sicuro qualcosa sfuggirà, ma ci si augura che questa selezione possa essere un valido punto di riferimento.

Si augura buona lettura.

Comunicato n. 167, diramato in data 05-10-2016

Anche il convivente ha diritto ai permessi per assistere il disabile

Care amiche e cari amici,

richiamo la vostra cortese attenzione su una importante sentenza della Corte Costituzionale, la n. 213 del 5 luglio 2016, depositata il 23 settembre 2016, che ha dichiarato la illegittimità costituzionale, per violazione degli artt. 2, 3 e 32 della Costituzione, dell'art. 33, comma 3, della legge n. 104 del 1992, nella parte in cui non include il convivente tra i soggetti legittimati a fruire del permesso mensile retribuito per l'assistenza alla persona con disabilità in situazione di gravità, in alternativa al coniuge, parente o affine entro il secondo grado.

Come è noto, l'articolo citato, modificato dall'art. 24, comma 1, lett. a), della legge 4 novembre 2010, n. 183 del cosiddetto Collegato lavoro, prevede che il lavoratore dipendente che assiste persona con disabilità in situazione di gravità, coniuge, parente o affine entro il secondo grado (ovvero entro il terzo grado in casi particolari), ha diritto a fruire di tre giorni di permesso mensile retribuito, coperto da contribuzione figurativa.

L'interpretazione costante era che tale norma non potesse applicarsi, però, a chi si trovasse nella condizione di convivente more uxorio (cioè senza aver formalizzato il matrimonio).

Pertanto, risulta di particolare interesse l'iter logico seguito dalla Corte nella sentenza 213/2016, perché ricostruisce la ratio legis dell'istituto del permesso mensile di cui all'art. 33, comma 3, della legge n. 104 del 1992, alla luce dei suoi presupposti e delle vicende normative che lo hanno caratterizzato nel corso del tempo (in uno scenario, altresì, di cambiamento normativo derivante dalla recente norma sulle unioni civili e sulle convivenze di fatto, la legge 20 maggio 2016, n. 76).

La questione che affronta la Corte è stata sollevata dal tribunale di Livorno chiamato ad esprimersi sul caso di una lavoratrice dipendente della ASL che si è vista negare il permesso per assistere il convivente more uxorio affetto dal morbo di Parkinson.

In sintesi, la Corte riconosce che il permesso mensile deve considerarsi come espressione dello Stato sociale che eroga una provvidenza in forma indiretta, tramite facilitazioni e incentivi ai congiunti che si fanno carico dell'assistenza di un parente disabile grave. Si tratta, quindi, di uno strumento di politica socio-assistenziale, che è <basato sul riconoscimento della cura alle persone con handicap in situazione di gravità prestata dai congiunti e sulla valorizzazione delle relazioni di solidarietà interpersonale ed intergenerazionale>.

Inoltre, la tutela della salute psico-fisica del disabile, costituente la finalità perseguita dalla legge n. 104 del 1992, postula anche l'adozione di interventi economici integrativi di sostegno alle famiglie <il cui ruolo resta fondamentale nella cura e nell'assistenza dei soggetti portatori di handicap> (cfr. Corte Costituzionale, sentenze n. 203 del 2013; n. 19 del 2009; n. 158 del 2007 e n. 233 del 2005).

Secondo la Corte, quindi, l'interesse primario cui è preposta la norma in questione è quello di <assicurare in via prioritaria la continuità nelle cure e nell'assistenza del disabile che si realizzino in ambito familiare, indipendentemente dall'età e dalla condizione di figlio dell'assistito> (cfr. Corte Costituzionale, sentenze n. 19 del 2009 e n. 158 del 2007).

Tanto più che i soggetti tutelati sono persone con disabilità in situazione di gravità, affetti cioè da una compromissione delle capacità fisiche, psichiche e sensoriali, tale da rendere necessario un intervento assistenziale permanente, continuativo e globale nella sfera individuale o in quella di relazione.

D'altro canto, la salute psico-fisica della persona disabile, quale diritto fondamentale dell'individuo tutelato dall'art. 32 Cost., rientra tra i diritti inviolabili che la Repubblica riconosce e garantisce all'uomo, sia come singolo che nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità (art. 2 Cost.). L'assistenza del disabile e, in particolare, il soddisfacimento dell'esigenza di socializzazione, in tutte le sue modalità esplicative, costituiscono fondamentali fattori di sviluppo della personalità e idonei strumenti di tutela della salute della persona bisognosa, intesa nella sua accezione più ampia di salute psico-fisica (cfr. Corte Costituzionale, sentenze n. 158 del 2007 e n. 350 del 2003).

Di conseguenza, il diritto alla salute psico-fisica, che comprende anche l'assistenza e la socializzazione, va garantito e tutelato al soggetto in situazione di gravità, non solo come singolo, ma anche in quanto facente parte di una formazione sociale per la quale, ai sensi dell'art. 2 Cost., deve intendersi <ogni forma di comunità, semplice o complessa, idonea a consentire e favorire il libero sviluppo della persona nella vita di relazione, nel contesto di una valorizzazione del modello pluralistico> (cfr. Corte Costituzionale, sentenza n. 138 del 2010).

La Corte ha, pertanto, sentenziato che, se tale è la ratio legis della norma in esame, è irragionevole che nell'elencazione dei soggetti legittimati a fruire del permesso mensile retribuito ivi disciplinato, non sia incluso il convivente della persona con disabilità in situazione di gravità.

L'esclusione del convivente dalla previsione di una norma che intende tutelare il diritto alla salute psico-fisica del disabile costituisce una contraddittorietà logica con l'art. 3 Cost., e ciò in particolare nei casi in cui la convivenza si fondi su una relazione affettiva, tipica del "rapporto familiare", nell'ambito della platea dei valori solidaristici postulati dalle "aggregazioni" cui fa riferimento l'art. 2 Cost. La Corte ha, infatti, più volte affermato che la distinta considerazione costituzionale della convivenza e del rapporto coniugale non esclude la comparabilità delle discipline riguardanti aspetti particolari dell'una e dell'altro che possano presentare analogie ai fini del controllo di ragionevolezza a norma dell'art. 3 Cost. e, in questo caso, l'elemento unificante tra le due situazioni è dato proprio dall'esigenza di tutelare il diritto alla salute psico-fisica del disabile grave, nella sua accezione più ampia, collocabile tra i diritti inviolabili dell'uomo ex art. 2 Cost.

Infatti, ove così non fosse, il diritto della persona con disabilità grave di ricevere assistenza nell'ambito della sua comunità di vita verrebbe ad essere irragionevolmente compresso, non in ragione di una obiettiva carenza di soggetti portatori di un rapporto qualificato sul piano affettivo, ma in funzione di un dato "normativo" rappresentato dal mero rapporto di parentela o di coniugio.

Da ciò consegue anche la violazione degli artt. 2 e 32 Cost., quanto al diritto fondamentale alla salute psico-fisica del disabile grave, sia come singolo che nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, dal momento che la norma in questione, nel non includere il convivente tra i soggetti legittimati a fruire del permesso mensile retribuito, vìola gli invocati costituzionali, risolvendosi in un inammissibile impedimento all'effettività dell'assistenza e dell'integrazione.

Pertanto, d'ora in poi, si dovrà includere il convivente tra i soggetti beneficiari, in via ordinaria, del permesso mensile retribuito (oltre al coniuge e ai parenti o affini entro il secondo grado) di cui all'art. 33, comma 3, della legge n. 104 del 1992.

Sotto il profilo giuridico, è fuor di dubbio che dal momento del deposito della sentenza, avvenuto appunto lo scorso 23 settembre, non potrà più essere negata la concessione dei permessi lavorativi nel caso di convivenze di fatto, di coppie, cioè, che vivono more uxorio.

Sotto il profilo pratico, l'INPS (e verosimilmente anche il Dipartimento Funzione Pubblica) dovranno diramare circolari applicative e fornire istruzioni operative per l'applicazione della sentenza (già comunque vigente e cogente).

Da subito gli interessati potranno presentare domanda di concessione dei permessi lavorativi citando la sentenza n. 213 del 2016. È verosimile che gli uffici preposti al momento tengano in sospeso la concessione dei permessi, in attesa di indicazioni operative.

Cordiali saluti.

Mario Barbuto

Presidente Nazionale

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Comunicato n. 168, diramato in data 05-10-2016

Quaderni ad alta visibilità

La sezione di Firenze della Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ha fatto realizzare quaderni di sei tipologie differenti, i quali possono essere utilizzati da bambini e ragazzi ipovedenti di ogni ordine e grado di scuola. Il bambino ipovedente alle prese con l'apprendimento della scrittura deve affrontare, oltre al normale impegno sostenuto da tutti i suoi coetanei, un ulteriore sforzo per percepire i riferimenti grafici spaziali che aiutano nell'organizzazione della pagina e nel mantenimento del necessario ordine, costituiti dalle varie rigature e quadrettature del foglio. Spesso, inoltre, i bambini ipovedenti con minorazioni aggiuntive non sono in grado di rispettare gli spazi delle righe e dei quadretti convenzionali

I quaderni che proponiamo hanno le seguenti caratteristiche generali:

- righe e quadretti in grigio molto marcato, con spessore della traccia leggermente maggiorato;

- carta bianco avorio opaca gr. 90 di buona qualità per evitare che la scrittura traspaia sul retro, specie con l'utilizzo di pennarelli o di strumenti grafici con tratto spesso ed evidente;

- 48 fogli per quaderno;

- dimensione A4, per evitare differenziazioni non necessarie rispetto alle dimensioni dei quaderni comunemente in uso adottate;

- copertine con colori vivaci differenziati per tipologia.

I "Quaderni ad alta visibilità" nascono dall'esperienza dei professionisti che operano all'interno del Centro per la Riabilitazione Visiva "Carlo Monti" e al Centro di Consulenza Tiflodidattica di Firenze e sono disponibili presso la sezione di Firenze da Settembre 2016.

Le sei tipologie individuate sono le seguenti:

- 2 formati standard: quadretto da 1 cm (solitamente usato in prima e seconda elementare) e riga da 8 mm (solitamente usata dalla quarta/quinta elementare in poi)

- 4 formati "speciali" che non esistono attualmente in commercio:

- quaderni a righe di seconda elementare con binario centrale più evidente e con abolizione delle righe verticali, che costituiscono un elemento visivamente poco utile; i quaderni a righe di seconda vengono solitamente utilizzati anche in sostituzione di quelli a righe di terza che hanno un binario molto stretto

- quadretti da 7mm, più piccoli di quelli da 1 cm, che seguono l'evoluzione naturale della scrittura senza costringere tuttavia l'alunno ipovedente a scrivere troppo in piccolo per non compromettere la rilettura

- quadretti da 1,5 cm per le macro-grafie, utili per quegli alunni che presentano, oltre alla problematica visiva, anche lievi deficit motori e/o disabilità intellettive

- righe da 1,5 cm, con righe di confine molto evidenti, per gli alunni di cui sopra.

I quaderni hanno un costo di € 2 ciascuno

È possibile ordinarli già da ora, contattando la sede di Firenze via e-mail o via telefono ai seguenti recapiti:

uicfi@uiciechi.it

Tel. 055 580319

Per l'ordine sarà necessario indicare:

- nome e indirizzo per la spedizione;

- recapito telefonico in caso di eventuale ulteriore necessità di contatto;

- quantitativo richiesto per ogni tipologia di quaderno.

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Giornale UICI del 05-10-2016

Pordenone - Nuove pubblicazioni in braille

La Biblioteca del Libro Parlato "Marcello Mecchia" sta predisponendo due nuove pubblicazioni braille e più precisamente:

- Calendario 2017: 45 pagine con riferimenti ai mesi, lunario, sorgere e tramonto del sole, zodiaco, anniversari e pillole per la salute in tavola; 10,00 Euro.

- Giochi e rompicapo: una nuova proposta passatempo, del tutto sperimentale, con all'interno anche dei sudoku; 10,00 Euro.

Per prenotazioni chiamare la nostra segreteria sezionale allo 0434-21941, oppure via e-mail a uicpn@uiciechi.it.

Il pagamento potrà essere effettuato mediante l'apposito bollettino incluso nella spedizione.

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Giornale UICI dell'11-10-2016

Il sito Legge68

Il sito Legge68 (www.legge68.it) nasce dal progetto del Comitato Giovani Regione Veneto dell'Unione Italiana Ciechi ed Ipovedenti, allo scopo di raccogliere in un unico portale di facile consultazione tutti i concorsi in merito ai posti riservati alle categorie protette.

Nel sito, oltre alla sezione dedicata ai concorsi, sono presenti una sezione riguardante la normativa, una i diritti delle persone appartenenti alle categorie protette e, infine, una dedicata alla compilazione del curriculum vitae.

Per quanto riguarda la parte riservata ai concorsi, essa è suddivisa in concorsi attivi e concorsi non attivi, ed i primi figurano differenziati per regione.

Di ogni concorso sono riportati il titolo, la scadenza e un breve testo descrittivo. Sono altresì presenti riferimenti di contatto e link diretti per poter scaricare agevolmente le domande e i bandi di concorso.

Il sito è completamente accessibile.

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Sede centrale: comunicati diramati nel mese di ottobre

Di seguito viene riportato l'elenco completo dei comunicati diramati dalla Sede Centrale U.I.C.I. nel mese appena trascorso, con la specificazione del relativo numero e dell'oggetto.

Vi ricordiamo che tutti i comunicati possono essere consultati all'indirizzo internet http://www.uiciechi.it/documentazione/circolari/main_circ.asp

dove è possibile effettuare ricerche mirate tramite un comodissimo motore di ricerca.

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Superando.it del 26-10-2016

Il welfare sia motore di sviluppo sociale ed economico

«In una fase di importanti cambiamenti per il nostro Paese, in cui alle vecchie povertà e disuguaglianze se ne aggregano altre e nuove, sempre crescenti, il Terzo Settore non può che alzare la voce e farsi sentire»: lo ha dichiarato Pietro Barbieri, portavoce del Forum Nazionale del Terzo Settore, in apertura dell'incontro di Roma "Il futuro è sociale", durante il quale il Forum ha lanciato un appello al Governo, ai Sindacati e alle Istituzioni Locali, chiedendo un "piano industriale" e stabile di welfare nazionale, che collochi l'Italia allo stesso livello degli altri Paesi dell'Europa a 15

Cartello indicatore con la scritta "Welfare"«In una fase di importanti cambiamenti per il nostro Paese, in cui alle vecchie povertà e disuguaglianze se ne aggregano altre e nuove, sempre crescenti, il ruolo del Terzo Settore non può che essere quello di alzare la voce e farsi sentire»: lo ha dichiarato Pietro Barbieri, portavoce del Forum Nazionale del Terzo Settore, in apertura dell'incontro di Roma intitolato Il futuro è sociale - Insieme per un "piano industriale" del welfare (se ne legga anche la nostra presentazione), nuova edizione di un'iniziativa già proposta alla fine dello scorso anno, con l'obiettivo di mettere al centro del dibattito le politiche di welfare sociale anche alla luce della prossima Legge di Bilancio.

Per l'occasione - durante un confronto con il Governo, i Sindacati e le Istituzioni Locali, cui ha partecipato anche il ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Giuliano Poletti - il Forum ha lanciato il proprio nuovo appello, per intervenire sul tema della lotta alle disuguaglianze e chiedere un piano industriale e stabile di welfare nazionale, che collochi l'Italia allo stesso livello degli altri Paesi dell'Europa a 15 e non agli ultimi posti, come accade sinora.

«Se da un lato - è stato infatti sottolineato dai rappresentanti del Forum - è da circa un decennio che assistiamo a un arretramento e a una frammentazione del welfare, letto non in una logica promozionale ma riparativa, dall'altro lato ci troviamo oggi davanti a una nuova fase: dal 2016 il "Cantiere Sociale" ha cominciato a procedere, vedendo crescere l'attenzione sia da parte del Governo che del Parlamento. Ne sono un esempio la Legge di Riforma del Terzo Settore, la cosiddetta Legge sul "Dopo di Noi", il Piano Nazionale Infanzia, il riparto del Fondo Non Autosufficienza, il Fondo per la Povertà Educativa, il Programma d'Azione Biennale sulla Disabilità, l'avvio del SIA (Sostegno per l'Inclusione Attiva) contro la povertà, e non da ultimo il maturare del dibattito anche a livello europeo. E tuttavia i tempi sono ancora molto rallentati, con il rischio di non vedere messo in atto, concretamente, il tema della costruzione di un sistema di welfare, e al contrario crescere sempre più le disuguaglianze, che ormai riguardano il contesto globale mondiale e non più solo quello europeo».

«La crisi che stiamo vivendo - ha dichiarato durante l'incontro Stefano Tassinari, coordinatore della Consulta Welfare presso il Forum - è anche figlia di un modo di concepire e gestire la ricchezza. Eppure non siamo mai stati così capaci di produrre ricchezza come nel resto dell'umanità. Questa ricchezza è però 'a-sociale', non riproduce cittadinanza, né bene comune, né tanto meno una situazione di crescita. Il tessuto sociale si è impoverito e prevale una dimensione di paura del futuro. La necessità di tornare sul welfare sociale è quindi per ricostruire un clima di fiducia e di garanzie, dove il welfare non sia sola risposta alle emergenze, ma promotore di cittadinanza e motore di sviluppo sociale ed economico». «La richiesta di un piano di welfare industriale - ha aggiunto - vuol dire per il Forum programmazione, strutturazione e un Governo che mette insieme i pezzi con una strategia. Vuol dire soprattutto uscire dalla frammentazione e ragionare su una progettazione - anche di spesa - fissando obiettivi e risultati».

Una richiesta, questa, che è stata condivisa dalle Istituzioni e dai Sindacati presenti all'incontro, a partire dal ministro Poletti, che ha ribadito l'esigenza di uno «sforzo di sintesi per costruire una strumentazione condivisa, tra Istituzioni e Terzo Settore, e riuscire a immaginare una modalità di governance che ci permetta questo passaggio, cominciando con il fissare obiettivi raggiungibili, per dare collettivamente risposte efficaci».

Tutto questo, ha ribadito in conclusione Barbieri, deve avvenire «tutti insieme, Terzo Settore, Sindacati, Parlamento, Governo. Lo spazio del confronto va costruito e "innaffiato" e deve andare avanti trovando il suo riconoscimento. Quello che oggi abbiamo portato qui è la seconda tappa di un percorso molto importante: costruire forme di partenariato, prima di tutto tra soggetti sociali, ma anche con le Istituzioni. Oggi questa è la nostra sfida e una scommessa che ci giochiamo tutti insieme». (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: stampa@forumterzosettore.it (Anna Monterubbianesi).

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Superando.it del 27-10-2016

Diritti umani, Convenzione e movimento italiano sulla disabilitÀ

di Giampiero Griffo*

«Sarebbe importante - scrive Giampiero Griffo - che il movimento italiano delle persone con disabilità e delle loro famiglie si interrogasse su come utilizzare i nuovi strumenti di pressione internazionale, provenienti dalle Nazioni Unite e anche dall'Europa. Spesso, invece, si ignorano i nuovi standard di politiche internazionali sui diritti umani delle persone con disabilità che i Governi si sono impegnati a rispettare, mentre sono temi che dovrebbero portare ad approfondimenti specifici, per rafforzare la nostra stessa capacità di partecipazione e interlocuzione sulle politiche e le decisioni che ci riguardano».

Com'è noto ai Lettori di «Superando.it», agli inizi di settembre di quest'anno il Comitato ONU delle Nazioni Unite sui Diritti delle Persone con Disabilità, l'organismo che ha il compito di vigilare sull'applicazione della Convenzione ONU nei vari Paesi che l'hanno ratificata, ha formulato le sue Osservazioni Conclusive nei confronti del nostro Paese.

Quando l'Italia ha ratificato la Convenzione - così come tutte le altre Convenzioni sui Diritti Umani dell'ONU - si è impegnata volontariamente a rispettarne i princìpi e le norme e ad incrementarne l'applicazione con legislazioni e politiche coerenti. Le Osservazioni Conclusive del Comitato ONU sono perciò richieste che impegnano il Paese a cui si rivolgono ad applicarle, per riferire in un successivo rapporto i progressi raggiunti rispetto all'implementazione della Convenzione.

Analizzando le esperienze di altre Osservazioni Conclusive - rispetto ai rapporti presentati dagli Stati che hanno ratificato la Convenzione - si evince che tali Osservazioni rappresentano veri e propri "Programmi d'Aazione". Infatti, vengono analizzati articolo per articolo i progressi realizzati e indicati percorsi di tutela dei diritti umani delle persone con disabilità. Basti vedere quale impegno stia mettendo l'Unione Europea - il cui rapporto è stato esaminato lo scorso anno - nell'implementazione di sua competenza.

Per l'Italia, poi, quelle Osservazioni si intrecciano con il prossimo Programma di Azione Biennale per la Promozione dei Diritti e l'Integrazione delle Persone con Disabilità (il secondo), che è in corso di discussione e approvazione da parte del Governo.

Un primo dato da cui partire è che nella recente Conferenza Nazionale sulle Politiche della Disabilità di Firenze, il bilancio riguardante il primo Programma di Azione Biennale (DPR del 4 ottobre 2013) è stato decisamente magro: dei circa 170 punti da sviluppare nel programma governativo, infatti, solo una decina sono stati realizzati e quasi tutti nell'àmbito della Cooperazione Internazionale (Linea di Intervento n. 7).

I temi indicati dal Comitato ONU fanno propri in maniera importante molti obiettivi del movimento italiano delle persone con disabilità e delle loro famiglie. Vediamo da vicino i più significativi, rimandando il testo completo dei legami con il Programma Biennale a un documento che è circolato proprio durante la Conferenza di Firenze e di cui chi scrive è stato l'estensore.

Il Comitato ONU, dunque, ha la facoltà di indicare, per alcune azioni, l'immediato intervento (Immediatly Adopt), ovvero iniziative da attuare presumibilmente non oltre dodici mesi: si tratta, nello specifico, della richiesta di definire «il concetto di accomodamento ragionevole, in linea con la Convenzione, quando vi siano discriminazioni basate sulla disabilità, in ogni settore della vita pubblica e privata». In altre parole, mettere immediatamente in atto una soluzione pratica per superare ogni discriminazione di questo tipo.

Ricordo a tal proposito che il Decreto Legislativo 151/15 (Disposizioni di razionalizzazione e semplificazione delle procedure e degli adempimenti a carico di cittadini e imprese e altre disposizioni in materia di rapporto di lavoro e pari opportunità, in attuazione della legge 10 dicembre 2014, n. 183) indicava in sei mesi il tempo utile a elaborare la sua definizione, solo nell'àmbito del lavoro: quel tempo è largamente passato e ancora non si batte un colpo, mentre la richiesta di costituire una commissione con la presenza forte delle Associazioni consentirebbe di accelerare i tempi.

L'accomodamento ragionevole permette di ottenere, in ambito di egualizzazione delle opportunità, regole certe che da un lato rimuovano barriere, ostacoli e discriminazioni, evitando che la condizione di discriminazione si ripeta e assegnando un congruo risarcimento alla persone discriminata.

Un secondo tema immediato impone di procedere alla raccolta di dati che assicurino «l'individuazione, l'intervento e la tutela di tutti i bimbi con disabilità, in particolare per quelli da zero a 5 anni», annosa questione che riguarda la diagnosi precoce, la presa in carico dei servizi, l'assegnazione di sostegni appropriati, la formazione dei genitori.

E ancora, immediata è la richiesta di un serio monitoraggio sull'istituzionalizzazione, ovvero «sugli istituti psichiatrici o altre strutture residenziali per persone con disabilità, in particolare di quelle con disabilità intellettive e/o psicosociali». Tema urgente, che ha visto nell'ultimo anno un incremento di denunce per maltrattamenti, violenze e trattamenti inumani e degradanti che la soluzione istituzionalizzante permette.

Da anni chiediamo che l'istituzionalizzazione termini (e alcune Regioni, invece, tentano di incrementarla...). Quale strumento migliore, dunque, per chiedere di essere coinvolti nel monitoraggio e promuovere politiche di inclusione sociale?

Infine, la costituzione e l'implementazione di un «meccanismo indipendente di monitoraggio, adeguatamente finanziato per il suo funzionamento, con il pieno coinvolgimento, nei suoi lavori, delle organizzazioni di persone con disabilità». L'Italia è l'unico Paese ricco che non ha una Commissione Nazionale Indipendente sui Diritti Umani, che consentirebbe di arrivare in tempi rapidi a un giudizio sulla violazione di diritti umani, bypassando i costosi e lenti Tribunali italiani.

Già solo questi quattro punti, dunque, rappresenterebbero un vasto programma di obiettivi che potrebbero mobilitare le energie del movimento. Si dirà: ma le risorse necessarie a intervenire per sostenere i nostri diritti? Questi sono obiettivi del movimento! Ebbene, il Comitato ONU ha indicato all'Italia varie soluzioni, leggiamone alcune.

Si raccomanda ad esempio al Punto 52 di «assegnare omogeneamente in tutte le regioni specifiche risorse finanziarie, sociali o di altra natura per garantire a tutte le famiglie che hanno al loro interno un componente con disabilità, compresi i familiari con elevate necessità di sostegno, l'accesso a tutto il supporto di cui hanno bisogno oltre le esenzioni fiscali [...], al fine di garantire il diritto al domicilio e alla famiglia, come pure all'inclusione e alla partecipazione nelle comunità di appartenenza e di prevenire il ricorso all'istituzionalizzazione».

Al Punto 66 di «velocizzare l'adozione, il finanziamento e l'attuazione dei Livelli essenziali di Assistenza sanitaria (LEA) che consentano ai bambini l'accesso all'identificazione e all'intervento precoci secondo le loro esigenze».

Al Punto 18 che «le politiche volte ad affrontare la povertà infantile includano specificatamente i minori con disabilità attraverso le loro organizzazioni rappresentative e che il monitoraggio della loro attuazione e dei livelli di povertà tra i minori con disabilità avvenga in stretta consultazione con i minori e le loro famiglie che vivono in povertà».

Al Punto 48, infine, il Comitato raccomanda: « a) di porre in atto garanzie del mantenimento del diritto ad una vita autonoma indipendente attraverso tutte le regioni; e, b) di reindirizzare le risorse dall'istituzionalizzazione a servizi radicati nella comunità e di aumentare il sostegno economico per consentire alle persone con disabilità di vivere in modo indipendente su tutto il territorio nazionale ed avere pari accesso a tutti i servizi, compresa l'assistenza personale».

Altri importanti e ulteriori elementi che possono rafforzare la capacità di azione del movimento italiano della disabilità sono i riferimenti che il Comitato ONU fa rispetto ai Sustainable Development Goals (SDGs, "Obiettivi di Sviluppo Sostenibile") che il 25 settembre 2015 le Nazioni Unite hanno definito per una strategia di sviluppo che coinvolga i Paesi dell'ONU a costruire politiche di sviluppo inclusive, sostenibili ed eque. In quegli Obiettivi - come rilevato a suo tempo su queste stesse pagine - vi sono vari riferimenti alle persone con disabilità, riportati nelle Osservazioni Conclusive del Comitato ONU. L'Italia dovrebbe quindi realizzarle nelle politiche interne e in quelle di cooperazione internazionale. Ma quante Associazioni italiane sono a conoscenza di questo nuovo strumento di azione sulle politiche di sostegno alla partecipazione delle persone con disabilità e al godimento dei benefìci dello sviluppo economico e sociale?

Quelli su cui ci siamo soffermati sono solo alcuni tra gli esempi inseriti nelle Osservazioni Conclusive dell'ONU che rappresentano tanti obiettivi che da anni il movimento delle persone con disabilità e delle loro famiglie rivendica e che non deve farsi sfuggire (ma ve ne sono tanti altri, qui non approfonditi, anch'essi legati a rivendicazioni decennali di organizzazioni come la FISH-Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap e la FAND- Federazione tra le Associazioni Nazionali delle Persone con Disabilità).

La posizione di chi dice che queste Osservazioni non sono impegnative per il Governo dimentica che il più alto impegno internazionale è proprio l'impegno sui diritti umani, che tutti gli Stati (e anche l'Italia) si sono impegnati a rispettare entrando nelle Nazioni Unite, perché contenuto nello Statuto stesso dell'ONU. Piuttosto va forse sottolineato che è proprio l'applicazione dei diritti umani alle persone con disabilità a non essere stata compresa dal Governo Italiano e oggi, anziché rivendicare ancora un welfare di protezione sociale, che vede tagliati i fondi a noi assegnati durante i periodi di crisi, andrebbe realizzato un welfare di inclusione sociale, che monitorasse il livello di partecipazione sociale rispetto agli altri cittadini, controllando il livello conseguito nei vari àmbiti (ad esempio nei trasporti, nel lavoro, nell'educazione, nell'accessibilità urbana ecc.).

In tal senso è importante che tutto il movimento italiano delle persone con disabilità e delle loro famiglie si interroghi su come utilizzare i nuovi strumenti di pressione internazionale, che vengono da un lato dalle Nazioni Unite, ma anche ciò che viene dall'applicazione della Convenzione da parte dell'Unione Europea: in Europa, infatti, è in discussione una Direttiva sull'Accessibilità e una revisione della Strategia Europea sulla Disabilità.

È diventato quanto mai importante essere informati e formati su quello che avviene a livello europeo e internazionale, dove la voce delle persone con disabilità (in Europa l'EDF-European Disability Forum, a livello internazionale l'IDA-International Disability Alliance) produce ottime esperienze di applicazione della Convenzione, riflessioni importanti nel campo della tutela dei diritti umani, significativi esempi di monitoraggio delle politiche sulla disabilità.

Il movimento italiano - che spesso ignora questi nuovi standard di politiche internazionali che i Governi si sono impegnati a rispettare - dovrebbe dedicare approfondimenti specifici su questi temi, per rafforzare la nostra capacità di partecipazione e interlocuzione sulle politiche e le decisioni che ci riguardano.

Giampiero Griffo,

Membro del Consiglio Mondiale di DPI (Disabled Peopoles' International).

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La Nazione del 20-10-2016

Non vedente si ribella: "Vorrei votare ma non posso"

Ad Aulla uno studente cieco racconta una storia di ordinaria burocrazia in Comune.

MASSA. Ad Aulla il 4 dicembre c'è qualcuno che non potrà votare. Perchè è un non vedente. Un cieco insomma. E in Comune ad Aulla c'è qualche burocrate che sta facendo il possibile per impedirgli di esercitare un diritto. Per la verità l'hanno già fermato: all'ultime referendum. A raccontare questa storia è Mirko Fruzzetti, 29 anni, nato a Massa dove ha abitato fino al 2015. Da poco più di un anno si è trasferito ad Aulla. Ma qui conosce solo la fidanzata, una «colpa» che si paga.

«TUTTO È iniziato il 17 aprile quando andai in Comune ad Aulla per ottenere la tessera elettorale - spiega Mirko - . C'era il referendum "sulle trivelle" e volevo votare. Nessun problema finchè non rivelai che, essendo affetto da grave disabilità visiva, necessitavo del timbro per il voto assistito. Qualcuno mi deve accompagnare nell'urna e dirmi dove sono i simboli. Poi io scelgo e voto. Non mi hanno dato il documento timbrato perchè non potevano credermi sulla parola. Mi hanno però suggerito di andare al seggio e chiedere per favore al presidente se mi faceva votare. Ho risposto no. Era una sorta di elemosina. Mi hanno però detto che se tornavo in Comune con la vecchia tessera elettorale, quella che usavo a Massa, mettevano anche loro il timbro. Ho fatto così ma quando mi sono ripresentato in Municipio una seconda persona mi ha detto che non andava bene. Potevo essere guarito. Sono tornato una terza volta portando il certificato di invalidità attestato dalla commissione medica dell'Asl. Sono tre fogli con tutti i dati medici del mio caso. L'impiegata ha detto che non capiva i termini medici, di tornare col certificato che rilascia il medico legale dell'Asl che attesta che ho bisogno dell'accompagnatore. Lo stesso giorno sono andato all'Asl, ho trovato l'ufficiale sanitario che ha chiamato il medico legale e il 5 settembre avevo tutto. Sono tornato in Municipio il 3 ottobre e ho approfittato per portare anche i documenti per le agevolazioni sulle bollette. Ho trovato la stessa donna che mi ha riconosciuto ma mi ha detto di tornare il 4 dicembre. Otto mesi per un timbro... A quel punto ho chiesto di parlare con il Commissario che regge Aulla dopo la caduta del sindaco. Niente. Il 12 ottobre ho rinnovato la richiesta con una raccomandata. Due giorni dopo mi hanno telefonato dicendomi che il ritardo era causato dalla temporanea assenza del commissario e mi hanno promesso l'appuntamento il 17 ottobre. Ma prima mi avrebbero telefonato. Il 17 ottobre non mi hanno chiamato e allora mi sono rivolto al giornale»

VEDIAMO DI capirci. Visto che si parla (a torto o a ragione) sempre di diritti, Mirko Fruzzetti è cieco al 100%. «La mia è una malattia progressiva -spiega - da piccolo ci vedevo, verso i 6 anni è apparsa la malattia e la vista è andata via. Ora vedo solo luci molto forti e qualche ombra. Ma la categoria medica è quella dei non vedenti. Per entrare nell'urna mi deve accompagnare qualcuno». La disabilità non ha mai fermato Mirko. Da Massa il 2 luglio 2016 si è trasferito ad Aulla. Il prossimo anno dovrebbe laurearsi, a Pisa, dove studia legge. A proposito. Gli hanno fatto problemi anche per le agevolazioni. Hanno detto che deve passare attraverso un patronato. C'è andato e si è sentito dire che non c'era bisogno.

Nessuno dubita che a rigor di regolamento i comportamenti di questo o quel dipendente comunale siano corretti ma dove non arrivare la norma dovrebbe arrivare il cuore, o almeno la ragione.

di Andrea Luparia

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Vita.it del 08-10-2016

In azienda arriva il disability manager

di Sara De Carli

Otto disabili su dieci in Italia sono disoccupati. Il Jobs Act ha aggiornato la legge 68, ma ancora non basta. Per provare a superare l'empasse, il nuovo Programma d'azione sulle politiche sulla disabilità lancia una proposta alle aziende: creare un osservatorio aziendale dedicato e un disability manager. Un'idea nata dall'osservazione di quanto le aziende già stanno sperimentando.

A Firenze, alla V Conferenza Nazionale sulle politiche sulla disabilità (qui tutti i documenti prodotti durante la due giorni di confronto), il gruppo di lavoro numero 5, dedicato all'inclusione lavorativa e alla protezione sociale, è stato il primo ad andare "sold out", giorni e giorni prima dell'evento: sintomo di quanto il lavoro sia un capitolo caldissimo delle politiche sulla disabilità e di quanto - compensibilmente - stia a cuore alle persone con disabilità.

L'Italia ha una lunga tradizione di interventi per l'inclusione lavorativa, ma la legge 68 risale al 1999. Il mondo del lavoro nel frattempo si è completamente trasformato e la legge ha la necessità di una manutenzione. Il Jobs Act, e in particolare il dlgs n.151 del settembre 2015, ha introdotto alcune novità, a cominciare dalla riforma degli incentivi, oggi finanziati con un fondo di 20 milioni di euro, piuttosto significativi e duraturi nel tempo (36 mesi che diventano 60 per l'assunzione di lavoratori con una disabilità intellettiva), ma molto c'è ancora da fare.

Nel 2013, secondo i dati pubblicati da Condicio.it, i posti disponibili nelle aziende pubbliche e private ammontavano solo al 6,1% dei circa 700mila iscritti con disabilità alle liste provinciali. Non brilla nemmeno la Pubblica amministrazione, che secondo la VII Relazione al Parlamento sull'applicazione della legge 68/99 - l'ultima disponibile, relativa al biennio 2012-2013, quella successiva doveva uscire a luglio 2016 e ancora la si attende - a fine 2013 contava 14.449 scoperture, quasi il 25% della quota di riserva. Sempre secondo la relazione al Parlamento, solo 18.295 persone con disabilità sono state avviate al lavoro nel 2013, un buon 30% in meno rispetto al 2004 e secondo una stima della Fish ("stima" perché il tasso di disoccupazione complessivo delle persone con disabilità non è un dato disponibile in Italia), oltre l'80% delle persone con disabilità è oggi disoccupato, a fronte di un tasso di disoccupazione nel mercato ordinario del 12% (una bella panoramica sul tema su trova sull'ultimo numero di La rosa blu, la rivista di Anffas).

Le proposte del nuovo programma d'azione.

Se questo è il quadro, cosa si può fare per migliorare? Innanzitutto portare a compimento quando già previsto nel primo programma d'azione, cioè la riforma degli incentivi, la creazione di una banca dati del collocamento mirato, ancora non realizzata, che incroci tutti i dati relativi al lavoro delle persone con disabilità e dia per la prima volta un quadro organico che vada oltre la relazione al Parlamento, la stesura delle Linee guida per il collocamento mirato, in raccordo con le Regioni, anch'esse attese con ansia. Il nuovo Programma d'azione biennale, che dovrebbe essere approvato definitivamente entro il mese di ottobre, fa ovviamente anche nuove proposte, scritte nero su bianco nella linea d'azione 5 della bozza.

Silvia Stefanovichj è responsabile di Disabilità e Work Life Balance per la Cisl e ha fatto parte del gruppo di lavoro dell'Osservatorio Nazionale sulla condizione delle persone con disabilità che ha redatto la linea d'azione sul tema "inclusione lavorativa". La sua sintesi delle richieste contenute nel nuovo programma d'azione è la seguente: «modifiche normative, in particolare con la revisione del regime delle sospensioni, esclusioni ed esoneri; l'adeguamento del fondo nazionale alle necessità delle imprese, ora il fondo è stabilizzato in 20 milioni ma se nel monitoraggio ci si rende conto che non è sufficiente il fondo va adeguato; il miglioramento delle attività di collocamento mirato; un sistema di incentivi per la contrattazione di primo e secondo livello in materia di flessibilità e conciliazione dei tempi di vita-cura-lavoro per le persone con disabilità o malattie gravi e croniche progressive e per i lavoratori caregiver di persone con gravi disabilità (c'è uno stanziamento di 36 milioni di euro previsto dal decreto 80/2015 che non è ancora stato normato, perché non sono state ancora definite le linee guida che consentano l'utilizzo degli stanziamenti); l'estensione del diritto al part-time a tutti i lavoratori con handicap in condizione di gravità già previsto per i lavoratori affetti da patologie oncologiche; l'agevolazione dello smart working, garantendo però che sia applicato in modo volontario ed in forma parziale rispetto all'orario di lavoro, altrimenti l'inclusione ce la scordiamo».

Disability manager e Osservatorio aziendale.

Ma la sorpresa arriva con l'azione tre del capitolo dedicato al lavoro, con la proposta di «promuovere l'attuazione e monitorare l'andamento dei progetti sperimentali che prevedono l'istituzione, su base volontaria, nelle imprese del settore privato, di organismi (Osservatorio aziendale e "disability manager") che abbiano l'obiettivo di promuovere l'inclusione dei lavoratori con disabilità nei luoghi di lavoro, a partire dal momento delicato dell'inserimento, valorizzando, per tutto il percorso lavorativo, la loro autonomia e professionalità e conciliando le specifiche esigenze di vita, cura e lavoro».

Stefanovichj lo spiega così: «La proposta alle aziende di medie e grandi dimensioni è quella di costituire contestualmente una figura di fiducia aziendale, che potrebbe chiamarsi disability manager o in altro modo, cha abbia l'autorevolezza per agire all'interno dell'impresa e modificare sia l'impianto strutturale che organizzativo-relazionale, per favorire la piena inclusione delle persone con disabilità nella fase di inserimento al lavoro ma anche per tutta la carriera, come pure per tutti i lavoratori che hanno una patologia grave sopravvenuta o che sono divenuti disabile». Quindi una figura operativa, che possa agire e rimuovere le barriere, piccole o grandi che siano e che sia l'interfaccia dell'azienda con tutti i servizi. Accanto a questa figura però, deve esserci un organismo di garanzia, che può anche essere all'interno di un comitato già esistente, composto in maniera paritetica da rappresentanti dei lavoratori e dell'azienda, di cui possono far parte - in maniera saltuaria o stabilizzata - anche figure tecniche aziendali come il medico competente o il responsabile del servizio di prevenzione e protezione: «l'osservatorio aziendale ha l'obiettivo di indirizzare e verificare l'azione del disability manager, di verificare che vengano attivati tutti gli strumenti, che si faccia la formazione sia della persona con disabilità sia dei colleghi, non solo per un periodo ma per tutta la carriera, senza snodi critici. Sarà anche un luogo di raccolta per eventuali segnalazioni di difficoltà».

L'idea è dare il segnale che se la disabilità, come dice la Convenzione Onu, è un effetto dell'interazione tra la persona e l'ambiente fisico e relazionale, l'inclusione è un tema di cui hanno responsabilità tutti i membri della comunità professionale, i sindacati, l'azienda, i lavoratori, ognuno con il proprio ruolo ma in sinergia, con una responsabilità condivisa. L'osservatorio è il luogo dove esercitare questa responsabilità condivisa

Le sperimentazioni in azienda.

Come si è arrivati a questa proposta? L'osservatorio ci ha lavorato dal giugno 2015, con una serie di audizioni con i responsabili di alcune grandi aziende - UniCredit, Unipol, Enel, Alma Viva, Hera e il Comune di Bologna - per comprendere le pratiche in atto su diversità e inclusione e arrivare a definire un modello efficace. Il modello non è compiutamente definito, è "aperto", ma l'idea di fondo è che un modello efficace debba prevedere - insiste Stefanovichj - la «contestuale attivazione della figura operativa e di un organismo di garanzia. L'idea è di dare il segnale che se la disabilità, come dice la Convenzione Onu, è un effetto dell'interazione tra la persona e l'ambiente fisico e relazionale, l'inclusione è un tema di cui hanno responsabilità tutti i membri della comunità professionale, i sindacati, l'azienda, i lavoratori, ognuno con il proprio ruolo ma in sinergia, con una responsabilità condivisa. L'osservatorio è il luogo dove esercitare questa responsabilità condivisa».

A Firenze, alla V Conferenza Nazionale sulle politiche sulla Disabilità, alcune aziende hanno presentato la loro esperienza in un workshop tematico: UniCredit, Busitalia Sita Nord, Engineering Ingegneria Informativa spa, Unipol, Enel, Gruppo Hera, Comune di Bologna, Servizi Italia, Eli Lilly Italia e la Coop Humanitas. Non si tratta di prime, embrionali realizzazioni dell'osservatorio proposto nel programma d'azione, ma della condivisione da parte delle aziende di percorsi e ragionamenti in essere, con un pubblico composto da altre aziende interessate a capirne di più.

Quella di UniCredit, ad esempio, è «un'esperienza di disability management in atto da dieci anni», spiega Francesca Bonsi Magnoni, che si occupa Politiche di inclusione all'interno della International Dialogue Welfare and People Care Human Resources. L'obiettivo è quello di «creare inclusione», pensando sì ai colleghi con disabilità - circa 500 in UniCredit - ma anche diffondendo la cultura sulla disabilità a tutta la comunità dei dipendenti con workshop, corsi on line, dispense. «In tutti i nostri processi gestionali guardiamo i colleghi per le loro capacità, non per la loro disabilità. In questo modo i colleghi diventano straordinari attori di buone pratiche, ad esempio ci sono colleghi sordi che sono educatori finanziari e offrono le loro conoscenze organizzando seminari presso strutture esterne in lingua dei segni per diffondere la cultura finanziaria di base alla comunità sorda. Inoltre, un sordo che vuole una consulenza in agenzia in lingua dei segni, può chiedere un appuntamento e usufruire del sevizio agevolato di interpretariato. Sempre in tema di accessibilità abbiamo accompagnato con formazione mirata colleghi non vedenti ed ipo vedenti a svolgere con successo il ruolo di specialista recupero crediti, abbiamo istallato 2mila bancomat con sintesi vocale su tutto il territorio, e la app di UniCredit sarà a breve completamente accessibile, come tutti gli accessi fisici e tecnologici del gruppo anche per le persone con disabilità motoria, siano essi colleghi o clienti. Tutto questo è stato possibile solo con il coinvolgimento e la partecipazione attiva dei colleghi con disabilità», conclude Bonsi Magnoni.

Busitalia invece è un gruppo all'interno di Ferrovie dello Stato, con 3.700 dipendenti su tutto il territorio. Si occupano di trasporto pubblico locale, urbano ed extraurbano, su rotaie, gomma, scale mobili, laghi. «Quando Busitalia nacque, sentimmo subito l'esigenza di mettere a sistema in maniera omogenea la contrattazione di secondo livello fatta dalle varie aziende del gruppo», spiega Claudio Terzi, responsabile delle risorse umane. Quello siglato nel febbraio 2015, così, è «il primo contratto di secondo livello che vale su scala nazionale e tutte le nostre aziende oggi hanno non solo omogeneità retributiva ma anche lo stesso welfare aziendale». La novità di questo contratto, in termini di attenzione alle persone con disabilità e/o ai lavoratori caregiver è che è il primo in Italia a prevedere il sistema di cessione di ferie e permessi in favore di colleghi che ne hanno bisogno: un meccanismo ispirato alla legge Mathys francese e previsto dal Jobs Act del dicembre 2014, ma ancora - all'epoca - non regolamentato dal decreto attuativo. In Busitalia quindi è stato costituito «un monte giornate permessi emergenza» che raccoglie i permessi "donati" dai colleghi in favore di chi ha non solo un figlio da assistere (come prevede la legge) «ma anche per familiari di primo grado conviventi». In funzione della necessità rappresentata, spiega Terzi, «c'è una commissione bilaterale e paritetica, composta dalle parti sociali e dall'azienda, che valuta il caso e ne dà comunicazione a tutti i dipendenti. Le giornate messe a disposizione vanno in un monte-ore e di nuovo la commissione definisce le modalità di cessione».

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Il Fatto Quotidiano del 24-10-2016

Sostegno, un altro anno nero: cattedre coperte dai non specializzati

Il sistema incompiuto danneggia gli alunni disabili e le loro famiglie, ma anche i docenti, perché tutto è ancora basato sulle supplenze temporanee (su cui lo Stato risparmia). All'ultimo concorsone nella maggior parte delle Regioni c'erano meno candidati che posti messi a bando. Da qui il paradosso: al Nord i presidi disperati sono costretti a mandare in cattedra insegnanti senza il titolo di specializzazione. Al Sud docenti qualificati restano a casa e, a causa del blocco delle graduatorie, non si possono nemmeno spostare. Ecco le loro storie.

ROMA. I ragazzi disabili aumentano, i docenti specializzati mancano e l'assistenza non è mai abbastanza. Il sistema italiano di sostegno è considerato uno dei migliori d'Europa per qualità e quantità. Ma andatelo a dire alle famiglie che ogni anno si ritrovano con i propri figli abbandonati. O a maestri e professori costretti a vivere nell'incertezza. "Vorrei solo aiutare chi ne ha bisogno", dicono loro. In molti casi, però, non è possibile. Da un anno il Ministero dell'Istruzione si arrovella su come cambiare la figura dell'insegnante di sostegno, ma il vero problema è uno e uno soltanto: la precarietà. Migliaia di posti scoperti perché non ci sono specializzati, decine di migliaia coperti ma solo con delle supplenze. Con in più la beffa di personale qualificato che resta a casa senza lavoro perché magari è in graduatoria nella provincia sbagliata. Una situazione in cui perdono tutti. Eccetto forse le casse dello Stato, che risparmia centinaia di milioni grazie ai contratti a tempo determinato.

Non che negli ultimi anni il governo non abbia aumentato la spesa in sostegno a disabili: negli ultimi 15 anni i docenti di sostegno sono quasi raddoppiati, passando dai 65.615 del 2001 ai 124.572 del 2016. Intanto, però, sono aumentati anche gli studenti (8mila in più solo nell'ultimo anno). Da una parte c'è la carenza cronica di specializzati: pochi, pochissimi per il fabbisogno delle scuole. Basti pensare che all'ultimo concorsone in molte Regioni c'erano meno candidati che posti messi a bando. Dall'altra c'è la percentuale di supplenti, che si mantiene troppo alta: circa il 37% del totale, con tutto ciò che questo comporta per i ragazzi (il trauma di dover ricominciare ogni anno da zero). Con i mille provvedimenti della Buona scuola, il governo non è riuscito ad incidere realmente né sull'uno, né sull'altro problema. Proprio la delega in fase di sviluppo ha bloccato l'attivazione di un nuovo corso di Tirocinio Formativo Attivo, l'unico strumento che potrebbe specializzare nuovi docenti. Mentre le continue deroghe (28mila anche quest'anno) alimentano il fenomeno delle supplenze e l'assurda divisione tra organico di diritto e organico di fatto. Che ora la legge di Stabilità dovrebbe risolvere per i posti comuni, ma non per il sostegno (a cui sono riservati appena 5mila delle 28mila stabilizzazioni previste).

Così la frustrazione degli alunni disabili, raccontata da ilfattoquotidiano.it, è vissuta in prima persona anche dai docenti di sostegno. "La situazione è diventata insostenibile. Il governo dovrebbe almeno stabilizzare subito tutti gli insegnanti specializzati presenti in seconda fascia d'istituto e nelle Graduatorie ad Esaurimento", afferma il portavoce nazionale degli insegnanti di sostegno precari, Ernesto Ciraci. Attualmente ce ne sono circa 15mila in tutto il Paese, distribuiti soprattutto nelle Regioni meridionali (ad esempio 3.356 in Sicilia, 1.552 in Campania, 1.423 in Puglia, 728 in Calabria secondo il censimento del Coordinamento). Alcuni di loro lavorano, ma solo a tempo determinato o su spezzoni di contratto. Altri addirittura restano a casa: disoccupati, perché in lista in Regioni troppo affollate, senza possibilità di trasferirsi altrove fino all'anno prossimo (quando il Miur aggiornerà le graduatorie). Mentre al Nord i presidi disperati sono costretti a mandare in cattedra docenti senza il titolo di specializzazione sul sostegno, o in certi casi neppure abilitati. Con buona pace di chi questo mestiere vorrebbe farlo davvero, per vocazione e non per utilità.

di Renato La Cara e Lorenzo Vendemiale

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Superando.it del 20-10-2016

Includere, non separare

di Gruppo FAND Scuola*

Secondo il Gruppo FAND Scuola, «lo schema di Decreto Delegato sull'Inclusione Scolastica degli alunni con disabilità sembra ispirarsi più a una cultura della separazione che a quella dell'inclusione. E a giudicare da quello che vi si legge, c'è il rischio che si debba continuare ad assistere a docenti titolari che si dichiareranno "incompetenti" nell'istruzione dei disabili, delegandola al docente di sostegno e a Dirigenti Scolastici che "inviteranno" le famiglie a tenere a casa il figlio con disabilità in attesa del docente di sostegno».

Qualcuno ha accusato il nostro gruppo di lavoro [Gruppo FAND Scuola, N.d.R.] di "silenzi colpevoli", in merito all'emanando Decreto Delegato sull'Inclusione Scolastica; purtroppo, però, nonostante la richiesta della nostra Federazione [FAND-Federazione tra le Associazioni Nazionali delle Persone con Disabilità, N.d.R.] e della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap), reiterata al Ministero in tutte le occasioni di incontro sul Decreto, avute in questi mesi, e ribadita in una lettera inviata, oltre quindici giorni fa, al ministro Stefania Giannini e al sottosegretario Davide Faraone, di poter avere la bozza del Decreto stesso, questa, ad oggi, non è ancora pervenuta.

Poter esaminare il testo di una norma di legge è essenziale per potere esprimere su di esso una valutazione consapevole e, all'occasione, proporre eventuali "aggiustamenti" emendativi, cosa, questa, impossibile sulla base delle sole presentazioni verbali e le dichiarazioni di intenti e di impegno alle quali abbiamo assistito nel corso degli incontri avuti in questi mesi sull'argomento.

E tuttavia, grazie al nostro stretto legame con il territorio, abbiamo avuto modo di avere la bozza del Decreto trasmessa dal Ministero agli Enti Locali e in una riunione del Gruppo FAND Scuola, abbiamo avuto modo di esaminarla con attenzione.

Come prevedevamo, ci sono alcuni punti che meriterebbero un confronto per piccoli emendamenti, cosa che speriamo di poter fare quanto prima, in un incontro "testo alla mano" con i responsabili del Ministero. Incontro che riteniamo oltremodo urgente e importante per far rilevare a Ministro e al Sottosegretario come il Decreto - laddove tra i documenti che il Dirigente Scolastico deve trasmettere al PUAD (Punto Unico di Accesso dei Disabili), per la redazione del "Progetto Individuale" (è questo un nuovo documento previsto dal Decreto, che dovrà seguire la persona con disabilità per tutto il suo percorso formativo), non c'è il PTOF (Piano Triennale dell'Offerta Formativa), ma solo il PAI (Piano Annuale per l'Inclusività) - sembra ispirarsi più a una cultura della separazione che a quella dell'inclusione.

Abbiamo già avuto modo di considerare in altre sedi e anche su queste stesse pagine, come quest'ultimo documento sia indice di una mentalità che tende a separare la didattica e gli interventi formativi, rivolti agli alunni con disabilità, dal contesto scolastico nel quale l'alunno è inserito. Infatti, quello che fa la differenza nel processo di inclusione è il livello di "inclusività" del contesto rilevabile solo dal PTOF del singolo istituto scolastico.

Ebbene, nello schema di Decreto che abbiamo visto, l'esame di questo documento non viene neanche inserito tra i criteri di valutazione della "qualità dell'inclusione": anche in questo caso ci si limita all'esame del PAI, come se l'inclusione si realizzasse in una "scuola per disabili", una "scuola altra", vicina, forse inserita, ma non inclusa nella scuola di tutti.

A conferma poi di questa tendenza a separare, nonostante tutte le nostre sollecitazioni sul tema, il Decreto prevede sì l'obbligo della scuola di predisporre iniziative di formazione sulle tematiche della disabilità per tutti i docenti, ma non l'obbligo dei docenti a frequentarle.

Continueremo così ad assistere a docenti titolari che si dichiarano "incompetenti" nell'istruzione dei disabili, delegandola al docente di sostegno e a Dirigenti Scolastici che "invitano" le famiglie a tenere a casa il figlio con disabilità in attesa del docente di sostegno, senza il quale la "scuola del disabile" non può funzionare.

È questa la "deriva" pericolosa, acuitasi negli ultimi anni, che sta mettendo a rischio il nostro modello di inclusione e che speravamo il Decreto Delegato avrebbe invertito: purtroppo quello che abbiamo letto sulla bozza di Decreto "trafugata", sembra invece istituzionalizzarla.

***

La FAND è la Federazione tra le Associazioni Nazionali delle Persone con Disabilità. Il Gruppo FAND Scuola è composto da Luciano Paschetta e Marco Condidorio (UICI-Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti), Loretta Lega (ANMIC-Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi Civili), Costanzo del Vecchio (ENS-Ente Nazionale Sordi) e Laura Marcelli (ARPA-Associazione per la Ricerca sulle Psicosi e l'Autismo).

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Superando.it del 03-10-2016

Centri Territoriali di Supporto: un patrimonio da non disperdere

Voluti nel 2006 dal Ministero dell'Istruzione, Università e Ricerca, con la finalità di integrare la didattica inclusiva con le risorse delle nuove tecnologie, i CTS (Centri Territoriali di Supporto) hanno visto nel tempo aumentare i loro compiti, ma non gli operatori e i fondi ad essi dedicati. «È giunto il momento - scrivono gli Autori della presente nota - che il Ministero apra una seria riflessione sulle potenzialità di questa rete che, se ben curata e valorizzata, potrebbe realmente diventare l'architrave su cui costruire un nuovo modello d'integrazione, più efficace ed efficiente»

Il vero viaggio di scoperta non consiste nel trovare nuovi territori, ma nel possedere altri occhi, vedere l'universo attraverso gli occhi di un altro, di centinaia d'altri: di osservare il centinaio di universi che ciascuno di loro osserva, che ciascuno di loro è.

(Marcel Proust)

Nel nostro Paese, purtroppo, in molti campi, e soprattutto in quello della scuola, non è mai stato avviato un serio processo per la valutazione dei progetti, degli investimenti, delle prassi, né si sono mai specificati analiticamente luoghi e modalità, e chi sia il soggetto attivo a ciascun livello di questa valutazione. Molti sono stati i progetti e le "buone prassi" che, pur dando risultati positivi, sono poi finiti nel nulla; un esempio per tutti: il Progetto I CARE.

Cosa possiamo dunque ipotizzare affinché le esperienze non siano scollegate, non vadano perse, ripartendo ogni volta da zero, vanificando l'intero percorso che la scuola italiana è stata capace di realizzare in tutti questi anni nell'àmbito dell'inclusione?

La risposta è semplice: non dobbiamo far cadere nel vuoto anche il Progetto Nazionale Nuove Tecnologie e Disabilità con i suoi frutti, i Centri Territoriali di Supporto (d'ora in poi CTS). Facciamo un po' di storia.

Quel progetto del Ministero dell'Istruzione, Università e Ricerca, cofinanziato dal Dipartimento per l'Innovazione Tecnologica della Presidenza del Consiglio, è nato nel 2006, con la finalità di integrare la didattica inclusiva con le risorse delle nuove tecnologie: progetto complesso, che si articolava in sette azioni, tra le quali la 4 e 5 che hanno dato l'avvio ai citati CTS, organismi deputati a fornire informazioni, consulenza e formazione per supportare le scuole nell'inclusione degli alunni con disabilità mediante l'utilizzo della tecnologia. L'Azione 5, in particolare, ha previsto una formazione complessa e approfondita degli operatori CTS attraverso laboratori pratici e incontri frontali con esperti delle diverse disabilità e delle tecnologie assistive.

Nel corso dei primi anni, i suddetti Centri hanno ricevuto un apposito finanziamento da utilizzare per l'acquisto di software e hardware e per attivare proposte formative. Nel tempo, quindi, i compiti dei CTS sono aumentati, ma non i fondi per il loro funzionamento, che sono rimasti non solo esigui, ma soprattutto incerti e sporadici nella loro erogazione.

Nel 2010, a seguito dell'entrata in vigore della Legge 170/10 ["Nuove norme in materia di disturbi specifici di apprendimento in ambito scolastico", N.d.R.], il Ministero ha riconosciuto i CTS quali partner strategici per rispondere alla sfida pedagogica dei DSA (disturbi specifici di apprendimento).

Successivamente, nel Protocollo d'Intesa del 12 luglio 2012 per la Tutela del diritto alla salute e del diritto allo studio degli alunni con disabilità, il Ministero si è impegnato a potenziare e mettere in rete i CTS, promuovendone il coordinamento con le Aziende Sanitarie.

E ancora, dopo la Direttiva Ministeriale del 27 dicembre 2012 e la successiva Circolare 8/13, i CTS non sono più stati Centri di formazione/informazione solo sulle tecnologie per la disabilità, ma Centri di Supporto alle scuole per tutti gli alunni con Bisogni Educativi Speciali (BES): in quella fase il Ministero ha deciso di dare un nuovo impulso alla via italiana per l'inclusione, puntando strategicamente sulla riorganizzazione dei CTS, anche al fine di utilizzarli come interfaccia tra l'Amministrazione e le scuole.

Con questi ultimi provvedimenti normativi, dunque, si sono aggiunte nuove funzioni: l'informazione, la formazione, la consulenza e la ricerca estesa a tutti gli àmbiti legati all'inclusione, sottolineando anche la necessità di coordinamento con i GLIP e i GLIR (Gruppi di lavoro Interistituzionale Provinciali e Regionali), i Servizi Sanitari e gli Enti Locali.

In tempi più recenti, tramite le Linee Guida di orientamento per azioni di contrasto al bullismo e al cyberbullismo, anche questo ulteriore compito è stato affidato ai CTS (poi confermato con la Nota Protocollo n. 16367 del 2 dicembre 2015).

Nell'anno scolastico 2015-2016, infine, è stata affidata alla rete dei CTS Italiani l'apertura di sportelli di consulenza alle scuole per l'autismo.

Questi Centri, dunque, sono divenuti nel tempo lo snodo principale di tutte le azioni del Ministero per l'inclusione: ma i compiti si sono moltiplicati, gli operatori e i fondi no. Eccettuati infatti i fondi specifici per l'apertura degli Sportelli Autismo, i finanziamenti per la sopravvivenza dei CTS si possono ricavare solo attraverso la partecipazione a Bandi Ministeriali che apparentemente dovrebbero favorire le progettualità delle scuole e dei CTS stessi, ma dove "vincere" è un po' come partecipare a una lotteria: poca chiarezza e trasparenza sui criteri di attribuzione e di merito, tanto che molti CTS anche in rete restano esclusi, pur presentando progetti eccellenti con la partecipazione del CNR. Tutto ciò senza poter capire come migliorare le loro modalità di elaborazione e comunicazione dei progetti stessi.

Oltre poi all'esiguità dei fondi, i CTS hanno il problema delle risorse umane: gli operatori "storici", benché fedeli al loro mandato iniziale, si sono trovati - e tuttora continuano - a barcamenarsi con grande fatica tra la propria attività di docente e le diverse azioni previste dal CTS, compreso l'aggiornamento/autoaggiornamento, con notevoli sforzi personali e spesso a titolo di volontariato. Grazie alla loro dedizione e forte motivazione, essi hanno acquisito in questi dieci anni molte competenze e costituiscono una vera risorsa per tutte le scuole, ma sono i CTS stessi a rischiare l'estinzione.

In pratica, gli operatori provinciali si trovano a svolgere due lavori che richiedono ben più di 36 ore settimanali, senza calcolare le riunioni ordinarie e il tempo dedicato a casa per entrambi gli impegni: insegnare e organizzare, rispondere alle richieste, proporre e attuare corsi, aggiornare e aggiornarsi, mantenere i contatti di rete... solo per citarne alcuni! Tutto questo senza un distacco dall'insegnamento, ma solo in tempi aggiuntivi difficilmente quantificabili, dettati più dal senso di responsabilità degli operatori che da un effettivo e ponderato mandato operativo dell'Amministrazione, che preveda tempi e carichi di lavoro. Quasi tutto, insomma, è demandato allo spontaneismo, senza un'omogenea impostazione sul territorio nazionale.

A questo punto abbiamo la sensazione che il Ministero, pur lungimirante nell'avviare il progetto per la nascita dei CTS, non abbia fatto seguire nel tempo concreti atti di riconoscimento e valorizzazione delle azioni di essi nel sistema scolastico. Gli operatori dei Centri non possono reggere a lungo questi ritmi di lavoro senza correre il rischio di un burn-out [esito patologico di un "processo stressogeno", N.d.R.] o, quanto meno, di subire una progressiva demotivazione e conseguente abbandono, con il pericolo di veder vanificate competenze e professionalità non facilmente sostituibili. Sembra che il Ministero non si renda conto di quale tesoro ha tra le mani e quali opportunità siano i CTS per la scuola italiana!

Ma quali sarebbero le potenzialità della rete CTS, se maggiormente supportata dal Ministero con fondi adeguati ed eventuali semiesoneri degli operatori? Proviamo ad inquadrare il contesto all'interno del quale questi Centri agirebbero, esaminando i vari livelli del sistema scuola.

A livello di scuola.

Riteniamo che finché in una scuola ogni insegnante di sostegno è sostanzialmente da solo nella sua progettazione didattica (eventualità molto frequente!), non sia possibile fare una valutazione adeguata del processo inclusivo.

Per noi un processo inclusivo scientificamente validato, con risvolti positivi che ricadano su tutti gli alunni, è possibile solo se in ogni scuola esiste un Gruppo di Lavoro degli Insegnanti Specializzati (GLIS), ben strutturato e che supporta il GLI (Gruppo di Lavoro per l'Inclusione).

Approfondiremo questo aspetto in una successiva riflessione, ma il principio fondamentale è che i docenti di sostegno non devono essere lasciati soli, bensì supportati con una rete professionale di formazione in servizio e coordinamento.

A livello locale.

I coordinatori dei GLI - meglio ancora insieme a quelli dei GLIS - si dovrebbero periodicamente riunire presso i CTI (Centri Territoriali per l'Inclusione), formando il Gruppo di lavoro Interscolastico per l'Inclusione Territoriale (GLIIT), che dovrebbe esaminare le problematiche del territorio e farsi promotore di coordinare i referenti del sostegno e quelli per l'inclusione per i percorsi scolastici degli alunni con problematiche particolarmente difficili, promuovendo "progetti" interistituzionali, interscolastici, reti fra scuole e la valorizzazione delle migliori competenze di alcuni docenti sulle specifiche disabilità, al fine di favorire l'integrazione, la continuità scolastica e l'accoglienza nei vari gradi di istruzione. Tali incontri risulterebbero a costo zero, in quanto normalmente il coordinatore degli insegnanti di sostegno è figura di sistema e altrettanto lo è il coordinatore del GLI che si occupa degli altri alunni con Bisogni Educativi Speciali.

Due aspetti dovrebbero caratterizzare l'attività di questo gruppo, formato da persone più motivate e preparate, con il sostegno del CTS: il monitoraggio dei dati raccolti nelle singole scuole e l'organizzazione di programmi di formazione e auto-formazione (prioritariamente sul saper lavorare in gruppo e sulla didattica inclusiva), secondo i bisogni emersi dal territorio. Le nuove acquisizioni dovrebbero poi venir condivise "a cascata" dai componenti del gruppo interscolastico con i GLIS e i GLI all'interno delle singole scuole. I coordinatori (uno rappresentando i GLIS e uno i GLI di ciascun GLIIT), insieme ai relativi referenti dei CTI, si dovrebbero a loro volta riunire, presso il CTS, formando il Gruppo di Lavoro per l'Inclusione Interscolastico Provinciale (GLIIP) che, supportato dal CTS, elaborerebbe i dati provenienti dai GLIIT, tenendo conto dei quali, dovrebbe approntare soluzioni per le difficoltà individuate e suggerimenti per implementare le buone prassi, creando gruppi di lavoro formati da docenti con competenze su disabilità specifiche, supportando in tal modo l'inclusione degli alunni con disabilità più complesse da integrare.

Talvolta potrebbe essere più opportuno indire riunioni per ordine e grado. Alla fine dell'anno scolastico, quindi, dovrebbero essere programmati incontri per Ambiti Territoriali con le relative scuole, per la discussione dei dati emersi. Se esistono inoltre altre realtà locali che si occupano di inclusione oltre al CTS, quest'ultimo potrebbe fare da coordinatore/collegamento tra queste e le scuole.

Il CTS, in questo ruolo, avrebbe il vantaggio/onere di conoscere tutte le realtà e quindi una visione d'insieme, per poter predisporre un piano di intervento (formazione/acquisti) sempre più rispondente alle esigenze del territorio, in collaborazione, eventualmente, con altre risorse dislocate in modo più capillare.

Questa rete che i CTS coordinerebbero permetterebbe la circolazione delle competenze e il supporto degli insegnanti di sostegno e curricolari nei loro luoghi, facendoli sentire meno soli ad affrontare casi e disabilità che magari non conoscono, grazie a colleghi di altre scuole o del CTS stesso, i quali avrebbero le professionalità per poterli aiutare. È del tutto evidente, infatti, che il mondo della disabilità è vastissimo e pur essendo un insegnante specializzato, non è detto che sia preparato per tutte le disabilità che va ad affrontare. Ecco dunque che se si sentisse parte di una rete, se presso il CTS trovasse il luogo di consulenza e supporto professionale, le famiglie e gli alunni troverebbero meno tempi morti e progettazioni didattiche più accurate.

I CTS pertanto potrebbero diventare il luogo centrale per la condivisione e la crescita a livello provinciale delle professionalità, per ogni alunno con Bisogni Educativi Speciali cui si richiedesse consulenza, previa specifica formazione sulle diverse tematiche, così come è stato fatto sull'autismo.

A livello regionale.

I dati (verificati e analizzati) e le riflessioni emerse dovrebbero/potrebbero essere presentati al GLIR (Gruppo di Lavoro Interistituzionale Regionale), del quale dovrebbe far parte di diritto un operatore per ciascun CTS, con la possibilità di presentare i piani di intervento e di formazione territoriali da coordinare con quelli previsti dall'Ufficio Scolastico Regionale e dagli Enti Locali.

Sarebbe utile predisporre azioni formative integrate per i docenti, gli operatori sanitari, il personale ATA [Ausiliare, Tecnico e Amministrativo, N.d.R.], ad esempio sull'uso dell'ICF [la Classificazione Internazionale del Funzionamento, della Disabilità e della Salute, fissata dal'Organizzazione Mondiale della Sanità, N.d.R.] o altre tematiche di volta in volta individuate.

A livello nazionale.

L'elaborazione delle riflessioni emerse ai singoli livelli dovrebbe essere inviata e presentata alla Direzione Generale per lo Studente, l'Integrazione e la Partecipazione del Ministero, dove dovrebbe funzionare un Ufficio che, oltre ai funzionari in organico, potesse contare su una squadra all'interno della quale fossero presenti operatori dei CTS (ad esempio il Pool degli esperti, il Comitato Tecnico Scientifico, Commissioni e Sottocommissioni), con competenze specifiche sulle singole tipologie di Bisogni Educativi Speciali e sugli specifici strumenti tecnologici, in modo tale che in un quadro di integrazione generale (che potrebbe rischiare di diventare generico) non si perdessero di vista le esigenze particolari di alcune tipologie di disabilità (sordità, cecità, autismo ecc.) e le potenzialità di particolari ausili informatici.

L'obiettivo sarebbe quello di fare arrivare nella stanza dei bottoni dati e contesti reali sul mondo scuola e sull'efficacia dei percorsi di inclusione, oltreché di diffondere risorse, modelli positivi e competenze, evidenziando necessità e promuovendo collaborazioni. Si arriverebbe così a poter disporre di un sistema capace di elaborare i dati in modo analitico e di offrire una visione d'insieme che permetterebbe di gestire la complessità, ottimizzando le risorse

Un'altra azione strategica dovrebbe passare attraverso il settore della formazione e il conseguente riconoscimento che in molte Province italiane, in questi dieci anni, i CTS sono divenuti l'agenzia formativa più attiva per quanto attiene le tematiche dell'inclusione e l'utilizzo delle nuove tecnologie. Proprio ai CTS, quindi, potrebbe essere affidato il compito di organizzare in maniera organica piani di formazione, anche in vista di un'obbligatorietà da parte del personale della scuola di seguire percorsi di formazione nel corso dell'intera carriera scolastica.

In un modello del genere, i CTS in rete, ben curati e valorizzati, potrebbero assumere una funzione strategica, divenire realmente l'architrave su cui costruire un nuovo modello d'integrazione, più efficace ed efficiente.

Come cambierebbero infatti le prospettive, vedendo l'universo dell'inclusione attraverso gli occhi (l'osservatorio) di un CTS? Si potrebbe osservare il centinaio di universi che ciascuno di essi osserva e mettere tutto in rete. Quindi, con la resilienza e la creatività che solo una rete - e quale rete - può dare, rispondere ai bisogni di ciascun alunno e ciascun insegnante! Finalmente si arriverebbe a quella visione d'insieme che permetterebbe di evitare doppioni, sovrapposizioni parziali ecc. e creerebbe combinazioni o sinergie molto produttive, partendo da risorse essenziali e in gran parte già esistenti.

Non è difficile immaginare, in quest'ottica innovativa, di ottenere risultati che migliorerebbero di gran lunga la qualità dell'inclusione in base al feedback del monitoraggio a trecentosessanta gradi e in base alle capacità che una simile rete potrebbe dare. Ma è del tutto evidente che l'investimento sulla rete dei CTS passa attraverso la messa in campo di personale dedicato, che non può né deve occuparsi dei CTS come passatempo o nei ritagli di tempo: i CTS, infatti, hanno bisogno di stabilità di personale e di personale esonerato dall'insegnamento, almeno parzialmente.

Vogliamo pertanto suggerire al Ministero - grazie alla Legge Delega sull'inclusione cui sta lavorando - di sanare questa situazione che dura ormai da dieci anni e di raccomandare, con l'istituzione degli Ambiti Territoriali, di non assimilare i CTS ai CTI, perché sarebbe un gravissimo errore. In primo luogo, a quasi quattro anni dalla citata Direttiva Ministeriale del 27 dicembre 2012, i Centri Territoriali per l'Inclusione (i CTI, appunto) non sono ancora stati istituiti in alcune Regioni. Si rischierebbe quindi, ancora una volta, come accennato all'inizio di questa nostra nota, di dissipare un'esperienza consolidata e importantissima, facendo venire a mancare la funzione strategica, insostituibile e necessaria di interfaccia tra gli Uffici Scolastici Regionali e le scuole, che possono svolgere ormai soltanto i CTS.

Vogliamo pertanto terminare con l'augurio che, nel celebrare il decennale dei CTS, il Ministero apra un momento di seria riflessione sulle potenzialità di questa rete, sulle risorse umane e materiali necessarie al funzionamento di essa, affrontando finalmente la questione in modo omogeneo e strutturale su tutto il territorio nazionale, non più fondato sullo spontaneismo e sulle risorse che i territori vogliono ritagliarsi, ma su un organico ben consolidato, che garantisca supporto allo stesso modo sia all'alunno o all'insegnante di Reggio Calabria sia a quello di Udine.

di Nicola Striano, Francesco Fusillo, Fernanda Fazio e Rosaria Brocato,

Docenti specializzati e formatori. Gli Autori ringraziano gli operatori CTS Stefania Vannucchi (Prato), Anna Lucia Perrupato (Cosenza), Maria Antonietta Di Fonzo (Ferrara), Elisabetta Lombardi (Falconara) e in particolare Paolo D'Incecco (Pescara) e la dottoressa Valentina Salerno.

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Superando.it del 13-10-2016

Serve un'esplosione di consapevolezza

di Simonetta Morelli*

«Spero in un'esplosione di consapevolezza, che porti chi non è coinvolto in condizioni di disabilità a combattere accanto a chi, fin qui, è stato ammirato per forza e coraggio, ma è sempre stato solo»: così Simonetta Morelli conclude una riflessione sui problemi della scuola, ove rileva anche la presenza, oggi, di «un giornalismo generalista più attento e rispettoso della disabilità»

Disegno di Andrea Valente in esclusiva per «DM», giornale della UILDM - Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare (per gentile concessione)

Disegno di Andrea Valente in esclusiva per «DM», giornale della UILDM - Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare. Per gentile concessione

«È possibile - si è chiesta qualche settimana fa Gianna Fregonara, responsabile con Orsola Riva del «Corriere della Sera - Scuola e Università» - che quando si parla di studenti disabili e di studenti ripetenti, scatti automaticamente l'emergenza, il codice rosso: problema irrisolvibile senza crearne altri? Lo sanno bene i genitori dei bimbi disabili, che proprio in questi giorni sono costretti a tenerli a casa in attesa che arrivino gli insegnanti di sostegno, di solito gli ultimi ad essere designati per le cattedre. Succede anche che vengano invitati dagli stessi presidi a fare ricorso al Tar per ottenere quello che sulla carta è un diritto e che nella realtà viene regolarmente calpestato. In alcune regioni, tra le quali la Sicilia e la Sardegna, le cattedre di sostegno sono state usate per permettere agli insegnanti di restare vicini a casa anche se non hanno la specializzazione».

In un articolo essenziale e colmo di partecipazione, dunque, Fregonara ha dato voce a tutti coloro che vorrebbero realizzare la scuola degli alunni, e non quella delle assunzioni. Ha parlato di diversità e disabilità con una lucidità rara a trovarsi, fuori dai canali dedicati. E lo ha fatto dando voce a tutti gli alunni, soprattutto ai «compagni che hanno il diritto di essere aiutati ad accogliere e integrare un loro compagno in difficoltà», individuando come punto dolente non la diversità delle persone, bensì l'intero contesto scolastico.

La scuola di tutti, infatti, che supera il concetto di inclusione, dovrebbe essere patrimonio comune difeso da tutti insieme. Anche dai docenti curricolari, anche dai genitori degli alunni senza disabilità.

Accade invece che insieme alla contrapposizione tra alunni con e senza disabilità, insista ancora la più profonda ignoranza sulla realtà dei docenti con disabilità. Ne trattammo sul blog InVisibili del «Corriere della Sera.it», grazie a un'interessantissima raccolta di testimonianze a cura del Gruppo Donne UILDM (Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare). A cui si è aggiunta la cronaca, che ha parlato di docenti come Mariaclaudia Cantoro i quali non hanno potuto usufruire dei benefìci della Legge 104/92 perché non erano di ruolo, e per questo hanno affrontato disagi di ogni tipo. Oppure docenti come Gennaro Iorio, che hanno sostenuto un concorso non a norma, riguardo all'accessibilità per i candidati ciechi.

Voci forti, importanti, che pure non hanno peso, che sembrano non esistere. E sempre per la stessa ragione: si guarda la disabilità e non le capacità e la cultura del docente. Che è stato prima un alunno. Ma una scuola che contemporaneamente istruisce e diseduca, è mostruosa.

Nella disabilità, il patto scuola-famiglia, quel luogo riservato agli adulti che sembra scomparso dalla coscienza civica di troppi genitori e diversi insegnanti, è la base di tutto. Ancora di più quando un alunno non è in grado di rappresentare se stesso. Ma la precarietà del contesto generale, l'insormontabilità di certe condizioni neutralizza la forza delle buone leggi e delle buone prassi. Perché non vi è dubbio che molte cose sono state fatte (penso ad esempio agli Sportelli per l'Autismo, cui possono rivolgersi le scuole), ma tutto cade nel vuoto se poi la scuola è concepita e trattata come un ufficio di collocamento.

«Salvo poi commuoverci per le storie belle e coraggiose di chi i problemi li ha superati con una medaglia alle Paralimpiadi - ha concluso Fregonara - sfidando tutto e tutti. Sarebbe forse più utile se ci chiedessimo quanto sudore, quanta fatica e forza di volontà ci sono dietro queste vittorie. E anche quante lacrime».

Non volevo parlare di scuola, per egoismo, per godermi sino alla fine il piccolo "paradiso" di un liceo scientifico di Reggio Calabria intitolato ad Alessandro Volta, che fino al mese di luglio del 2018 conterrà la vita di mio figlio. Volevo stare in apnea, immersa nella concentrazione che richiede la preparazione dei bagagli, perché tutto ciò che è stato non vada disperso. La scuola è il suo unico patrimonio di vita sociale. C'è bisogno di portare via tutto, anche il superfluo, anche ogni lacrima: di rabbia, poche volte; d'angoscia, all'inizio. Ma soprattutto di trasporto, nei confronti di molte persone.

Intorno a noi accade già che ci sia una società più pronta e un giornalismo generalista più attento e rispettoso della disabilità. E la cattiva politica non avrà la meglio, se tutti sapranno godere e difendere questa ricchezza: "per tutti" si fa "insieme". Spero quindi in un'esplosione di consapevolezza, che porti chi non è coinvolto in condizioni di disabilità a combattere accanto a chi, fin qui, è stato ammirato per forza e coraggio, ma è sempre stato solo.

Queste sono le lacrime di cui parla Gianna Fregonara. Quelle della delusione, patrimonio comune, che può trasformarsi in luce e bellezza.

Testo già apparso in InVisibili, blog del «Corriere della Sera.it», con il titolo "Scuola e disabilità, la coscienza comune che manca" e qui ripreso - con alcuni riadattamenti al diverso contenitore - per gentile concessione.

13 ottobre 2016

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Meta Magazine.it del 06-10-2016

Meta Magazine e Uici presentano Scuole Oltre La DisabilitÀ

ROMA. Meta Magazine in collaborazione con l'Unione Italiana Ciechi ed Ipovedenti di Roma e Provincia, si fa promotrice di: "Scuole Oltre La Disabilità", un progetto sui temi dell'integrazione dei soggetti con disabilità visive. Il fulcro dell'iniziativa consiste nell'organizzazione di incontri all'interno delle scuole del territorio che aderiranno al progetto, all'interno dei quali persone affette da disabilità visive di ogni tipologia, si confronteranno con gli studenti, parlando di come si può arrivare ad una vita pienamente normale, sotto ogni punto di vista, pur avendo una disabilità altamente ostativa. Raccontare le proprie storie, confrontarsi con i ragazzi e le ragazze, rispondere alle loro domande, introducendo un comune linguaggio e condivisi canali di comunicazione, illustrando anche tutti quegli strumenti tecnologici e multimediali che oggi permettono al disabile visivo di poter effettuare tutte le azioni quotidiane proprie di un giovane studente o di ogni altra persona. Il rapporto tra persone ed animali ed in particolare il ruolo dei cani guida, la pratica sportiva, agonistica e non, saranno alcuni dei temi affrontati con gli studenti, tutti aventi un medesimo filo conduttore, quello per cui la disabilità non è un problema clinico ma una questione sociale.

La principale problematica che il disabile, non vedente o ipovedente, si trova a dover superare infatti, non sta nella eventuale cura medica della sua patologia ma nel suo personale inserimento all'interno della comunità in cui vive, partendo dalla sua stessa famiglia, dalla scuola, dalla cerchia di amici, per arrivare al posto di lavoro ed all'impiego del suo tempo libero. L'essere ed il sentirsi pienamente integrato nella società in cui vive, da cui consegue una completa e matura accettazione della sua condizione. Tutto ciò non è dipendente soltanto dalla volontà del disabile, o dal suo livello di consapevolezza di se, ma è strettamente connesso al livello di accettazione che gli altri hanno rispetto alla disabilità di cui il soggetto è portatore.

Partendo da questo assunto il progetto in questione si propone di aprire una fase di ascolto e consapevolezza del significato della disabilità visiva, non tanto da chi è portatore di tale condizione, ma verso chi questa condizione non la conosce, o peggio, ne ha una visione distorta e stereotipata. Ogni disabilità, quella visiva in questo caso, non è ostacolo ad una piena realizzazione di se, in ambito privato o pubblico, è soltanto una condizione che richiede strumenti diversi rispetto alla "normalità", affinchè la realizzazione possa essere ottenuta, in un sistema che fornisca realmente una parità di opportunità. Il progetto si propone di partire da un'opera culturale di conoscenza verso il mondo che è più aperto ad integrare e che rappresenta il futuro di ogni comunità e gruppo sociale: i giovani ed in particolare gli studenti.

Per meglio calibrare e valutare il raggiungimento degli obiettivi prefissati, agli studenti delle classi partecipanti verranno somministrati dei questionari individuali a fini statistici e non valutativi, uno prima dell'incontro, ed uno successivo ad esso, in modo tale da poter verificare la reale penetrazione e recepimento del messaggio sui temi trattati tra i ragazzi.

Al termine del calendario degli incontri nelle scuole i promotori del progetto organizzeranno un convegno, da tenersi in una sede istituzionale, ove presentare gli esiti dello stesso, e fare il punto sul reale tasso d'integrazione del disabile visivo nelle nostre comunità. In quella occasione verrà lanciata altresì la proposta di dotare ogni Istituto Scolastico di strumenti tiflotecnici che permettano una reale pari opportunità e diritto allo studio per gli studenti ipo e non vedenti che, fino ad oggi, debbono provvedere con le loro famiglie nel dotarsi di ausili tecnologici per lettura, scrittura e studio.

di Andrea Titti

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Notai.it del 24-10-2016

Obbligo di rimozione delle barriere architettoniche dai bancomat

Con la sentenza n. 18762 del 23/09/2016 la Corte di Cassazione ha affermato il principio secondo cui la situazione di inaccessibilità a luogo privato aperto al pubblico (nella specie, un locale adibito all'utilizzazione di un bancomat), dovuta alla presenza di una barriera architettonica, legittima la persona disabile a ricorrere, anche nei confronti di privati, alla tutela antidiscriminatoria ex art. 3 della legge n. 67 del 2006.

TUTELA ANTIDISCRIMINATORIA.

Il caso ha riguardato il ricorso presentato da un soggetto disabile, il quale aveva denunciato la violazione, da parte di un importante istituto di credito, della normativa antidiscriminatoria a tutela delle persone disabili e della legislazione che impone la rimozione delle barriere architettoniche.

La violazione contestata consisteva nell'aver installato un dispositivo di bancomat ad un'altezza tale da risultare inaccessibile da soggetti costretti su una sedia a rotelle, come il ricorrente, con un banco sottostante inidoneo all'appoggio e difficile da accostare.

LE LEGGI IN MATERIA.

La Corte Suprema, con la sentenza richiamata, esamina il quadro normativo di riferimento, costituito dall'art. 24 della l. 104/92, che detta la legge-quadro per l'assistenza, l'integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate, nonché dalla legge n. 13/1989 che contiene disposizioni per favorire il superamento e l'eliminazione di barriere architettoniche negli edifici privati, dai regolamenti e decreti attuativi delle predette leggi e della normativa regionale in materia e, per finire, dalla legge 1° marzo 2006 n. 67.

Con particolare riguardo a quest'ultima, contenente "Misure per la tutela giudiziaria delle persone con disabilità vittime di discriminazioni", pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 54 del 6 marzo 2006, si ritiene utile riportarne alcune norme.

LEGGE 54/2006.

All'art. 1 è precisato che la finalità della legge è quella, in conformità all'articolo 3 della Costituzione, di promuovere la piena attuazione del principio di parità di trattamento e delle pari opportunità nei confronti delle persone con disabilità di cui all'articolo 3 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, al fine di garantire alle stesse il pieno godimento dei loro diritti civili, politici, economici e sociali.

L'art. 2 prevede che il principio di parità di trattamento comporta che non può essere praticata alcuna discriminazione in pregiudizio delle persone con disabilità. La stessa norma specifica che si ha discriminazione diretta quando, per motivi connessi alla disabilità, una persona è trattata meno favorevolmente di quanto sia, sia stata o sarebbe trattata una persona non disabile in situazione analoga; si ha discriminazione indiretta quando una disposizione, un criterio, una prassi, un atto, un patto o un comportamento apparentemente neutri mettono una persona con disabilità in una posizione di svantaggio rispetto ad altre persone.

Sono, altresì, considerati come discriminazioni le molestie ovvero quei comportamenti indesiderati, posti in essere per motivi connessi alla disabilità, che violano la dignità e la libertà di una persona con disabilità, ovvero creano un clima di intimidazione, di umiliazione e di ostilità nei suoi confronti.

TUTELA GIURISDIZIONALE.

L'art. 3, richiamato dalla Corte di Cassazione nella sentenza in esame, prevede le modalità di esercizio della tutela giurisdizionale da parte delle persone disabili avverso comportamenti ed atti discriminatori, stabilendo che, con il provvedimento che accoglie il ricorso il giudice, oltre a provvedere, se richiesto, al risarcimento del danno, anche non patrimoniale, ordina la cessazione del comportamento, della condotta o dell'atto discriminatorio, ove ancora sussistente, e adotta ogni altro provvedimento idoneo, secondo le circostanze, a rimuovere gli effetti della discriminazione, compresa l'adozione, entro il termine fissato nel provvedimento stesso, di un piano di rimozione delle discriminazioni accertate. Il giudice, inoltre, può ordinare la pubblicazione del provvedimento adottato, a spese del convenuto, per una sola volta, su un quotidiano a tiratura nazionale, ovvero su uno dei quotidiani a maggiore diffusione nel territorio interessato.

Sulla base di tale ultima disposizione, la Suprema Corte ha ritenuto che l'installazione del bancomat denunciato dal ricorrente costituisse una barriera architettonica, in quanto di ostacolo all'accesso da parte dei disabili, rendendosi necessaria un'opera di adeguamento a tutela delle categorie discriminate, nel rispetto dei parametri tecnici individuati dalla normativa di settore.

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Giornale UICI del 20-10-2016

Comunicato stampa - ddl 2287 "disciplina del cinema e dell'audiovisivo" - Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti: avanti cosÌ

L'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti esprime soddisfazione per il DDL 2287 "Disciplina del cinema e dell'audiovisivo", approvato nei giorni scorsi al Senato e ora in attesa di passare alla Camera.

Ci riferiamo in particolar modo a due commi che fanno esplicito riferimento alle esigenze delle persone con disabilità. Il primo, il comma g dell'Articolo 3, sostiene che l'intervento pubblico a sostegno del cinema e dell'audiovisivo è volto a promuovere e favorire "la più ampia fruizione del cinema e dell'audiovisivo, tenendo altresì conto delle specifiche esigenze delle persone con disabilità, secondo i princìpi stabiliti dalle convenzioni internazionali sottoscritte dall'Italia in materia". Il secondo, il comma 4a dell'Articolo 12, prevede "che il riconoscimento degli incentivi e dei contributi sia subordinato al rispetto di ulteriori condizioni, con riferimento ai soggetti richiedenti e ai rapporti negoziali inerenti l'ideazione, la scrittura, lo sviluppo, la produzione, la distribuzione, la diffusione, la promozione e la valorizzazione economica delle opere ammesse ovvero da ammettere a incentivi e a contributi, nonché alle specifiche esigenze delle persone con disabilità, con particolare riferimento all'uso di sottotitoli e audiodescrizione".

"Per la prima volta in Italia - dichiara il Vice-presidente nazionale dell'Unione Stefano Tortini - una legge relativa al cinema e all'audiovisivo fa esplicito riferimento alla Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, ratificata dal nostro Paese a marzo del 2009, oramai quasi otto anni fa, e mette nero su bianco l'impegno a rendere il prodotto audiovisivo accessibile alle persone con disabilità sensoriali e a coloro che abbiano disabilità cognitive o limitazioni culturali e linguistiche. Ovviamente - conclude Tortini - l'impegno dovrà essere poi consolidato con i decreti attuativi del DDL 2287, e come Unione continueremo a vigilare affinché vengano rispettati i principi definiti dalla Convenzione ONU, come quello dall'articolo 30 (Partecipazione alla vita culturale e ricreativa, agli svaghi ed allo sport), ove si «riconosce il diritto delle persone con disabilità a prendere parte su base di eguaglianza con gli altri alla vita culturale e invita a prendere tutte le misure appropriate per assicurare che le persone con disabilità godano dell'accesso a programmi televisivi, film, teatro e altre attività culturali, in forme accessibili»."

Roma, 20 ottobre 2016

Per ulteriori informazioni:

Chiara Giorgi

Per l'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti

Email: chiagiorgi@gmail.com

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La Repubblica del 11-10-2016

Dalla cecità all'assistenza oftalmica un evento nel segno della prevenzione

LA GIORNATA È PROMOSSA DALL'OMS E OGNI ANNO AFFRONTA UN ASPETTO DELLA SALUTE OCULARE.

UN PO' DI STORIA.

La Giornata Mondiale della vista è un evento planetario che si celebra ogni anno il secondo giovedì del mese di ottobre. È promossa dall'Organizzazione Mondiale della Sanità ( OMS), dall'Agenzia internazionale per la prevenzione della cecità- IAPB e dall'Unione Mondiale dei Ciechi. In generale, essa verte principalmente sulla prevenzione delle malattie oculari, con " focus" annuali su ciascuna singola patologia. Quest'anno la Giornata della vista si celebra il 13 ottobre e avrà come slogan " Stronger together" (" Più forti insieme") e tratterà dell'assistenza oftalmica nel mondo. In Italia ci si concentrerà invece sulla retinopatia diabetica. Facciamo ora un po' di storia. La Giornata che si è celebrata lo scorso anno ha avuto come tema centrale " l'assistenza oftalmica per tutti". In Italia, in particolare, si è focalizzata l'attenzione sulle malattie oculari come la degenerazione maculare e la cataratta. La Giornata del 2014 è stata invece dedicata nel nostro paese ai giovani e alla guida sicura. A livello mondiale la Giornata si è occupata invece della cosiddetta " cecità evitabile", attraverso lo slogan " No more avoidable blindness" (" Basta con la cecità evitabile"). L'appuntamento con la Giornata Mondiale della vista 2013 è stato dedicato, invece, alle tematiche inerenti l'accesso alle cure oftalmiche. Problema, quest'ultimo, molto sentito soprattutto nei Paesi del Terzo Mondo e in quelli ancora in via di sviluppo. Nello stesso anno, in Italia si è parlato di bambini, sottolineando l'esigenza di una prevenzione delle malattie oculari da effettuarsi sin da piccoli, con check- up oculistici periodici. Nel 2012 la Giornata è stata dedicata alla riabilitazione visiva. L'edizione 2011 ha visto invece porre l'atten- zione sulle malattie oftalmiche proprie della terza età. Appuntamenti che, come visto, si rinnovano ogni anno per un evento già ricco di storia e dal nobile significato, nel solco di una collaudata opera di sensibilizzazione grazie alla quale sarà possibile migliorare le condizioni di vita e salute di milioni di persone in tutto il mondo.

***

L'importanza della riabilitazione visiva per gli ipovedenti.

La prevenzione è importante, anche perché una volta perduta, la vista non si può recuperare. Questo non significa che le persone ipovedenti debbano cedere alla rassegnazione. In generale, la riabilitazione visiva dei soggetti ipovedenti ha lo scopo di ottimizzare le capacità visive residue, migliorare la qualità di vita dei soggetti, ridotta a causa dell'ipovisione, nonché di prevenire ulteriori complicanze. Il primo passo che un diabetico ipovedente deve compiere è prendere contatto con un centro di riabilitazione visiva dove opera un'equipe multidisciplinare di specialisti (oculista, psicologo, ortottista, istruttore di orientamento e mobilità, ottico, tiflologo) che, in base alla condizione visiva e psicofisica del soggetto e dall'analisi dei suoi bisogni e delle sue difficoltà progetta, d'accordo con il soggetto stesso, il percorso riabilitativo più efficace. La persona diabetica ipovedente diventa parte attiva del proprio processo di cura con ricadute positive sul benessere individuale.

***

RICERCA. Il "nemico" nel mirino è la retinopatia diabetica.

È UNA PATOLOGIA CHE RIGUARDA 147 MILIONI DI PERSONE NEL MONDO.

La retinopatia diabetica finisce " nel mirino" dell'Agenzia internazionale per la prevenzione della cecità- IAPB Italia onlus e dell'Oms: è questa la patologia alla quale è dedicata la Giornata della Vista del 13 ottobre nel nostro Paese. Nel mondo ci sono 147 milioni di persone colpite da questa malattia oculare su 422 milioni di diabetici, ma una diagnosi precoce può salvare la vista e tutelare la qualità della vita. La retinopatia diabetica è una complicanza grave e frequente del diabete ed è tra le principali cause di ipovisione e cecità, soprattutto nei soggetti in età lavorativa ( 20- 65 anni). Per questo l'Agenzia Internazionale per la Prevenzione della Cecità - IAPB Italia onlus promuove una campagna informativa per conoscere più da vicino i fattori di rischio, le terapie e soprattutto come prevenirne l'insorgenza. La retinopatia può insorgere con qualsiasi forma di diabete ma la probabilità di esserne colpiti è più elevata se si è ammalati di diabete da un tempo più lungo. È possibile, però, che una persona scopra di essere diabetica nel corso di una visita oculistica, quando all'esame del fondo dell'occhio vengono riscontrate le caratteristiche alterazioni della circolazione della retina. Uno dei principali fattori di rischio è proprio la durata del- la malattia: da quanto più tempo si soffre di diabete, tanto maggiore è il rischio di avere una retinopatia. Dopo 20 anni di diabete più del 90% dei diabetici presenta una retinopatia diabetica. L'altro fattore di rischio è rappresentato dal controllo metabolico del diabete, ossia da quanto i valori della glicemia si mantengono entro certi limiti e non presentano sbalzi eccessivi. Questo obiettivo si può raggiungere attenendosi scrupolosamente alle indicazioni del medico e adottando uno stile di vita adeguato. L'ipertensione arteriosa è un altro fattore di rischio che si asso- cia a una comparsa precoce e a un'evoluzione più rapida della retinopatia. È importante sapere che i sintomi oculari si hanno solo quando la retinopatia diabetica ha raggiunto uno stadio molto avanzato, che ha già determinato dei danni irreversibili o colpisce in maniera specifica la macula, che è la parte centrale e più nobile della retina. Si possono avere: abbassamento lento e graduale della vista ( visus) con associata distorsione delle immagini ( metamorfopsie); improvvisa perdita della visione in un occhio per un'emorragia abbondante ( emovitreo) o per l'occlusione di un grosso vaso sanguigno della retina. L'efficacia della terapia delle complicanze oculari è strettamente correlata con la precocità della diagnosi.

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Quotidiano Sanità.it del 23-10-2016

Ipovedenti. In Italia sono oltre un milione. Le associazioni chiedono indennitÀ economica

ROMA. "La parola agli ipovedenti": questo il titolo del quarto seminario nazionale a loro dedicato, svoltosi sabato 22 ottobre a Roma presso l'Università Sapienza-Policlinico Umberto I. Un esercito di oltre un milione di persone solo nel nostro paese, mentre nel mondo, secondo l'OMS, gli ipovedentisono 246 milioni e il loro numero è in crescita anche a causa dell'invecchiamento demografico.

L'appuntamento, che cade nel mese tradizionalmente dedicato alla prevenzione, è stato organizzato dalla Commissione Nazionale Ipovedenti dell'Unione Italiana Ciechie Ipovedentie dalla Sezione Italiana dell'Agenzia Internazionale per la Prevenzione della Cecità IAPB Italia Onlus, in stretta collaborazione con il Dipartimento Organi di Senso, Sezione Oftalmologia dell'Università Sapienza di Roma, che ha ospitato l'evento.

"Ipovedente è colui il quale vede in maniera sufficiente per non dover organizzare la propria vita come quella di un cieco, ma allo stesso tempo vede troppo poco per svolgere la sua vita come chi vede normalmente - dichiara il coordinatore della Commissione Ipovisionedell'Unione Italiana Ciechie Ipovedenti, Adoriano Corradetti -. Oggi, come ieri, stabilire con certezza cosa sia l'ipovisionee chi siano gli ipovedenti, è un compito arduo, sia perché esistono diversi tipi d'insufficienza visiva, sia perché possono essere vari i parametri cui fare riferimento, sia perché la società moderna, aperta, civile, globalizzata non ha ancora acquisito la cultura stessa dell'ipovisione. Il primo vero e grande problema quindi, è di natura sociale-culturale: l'ipovisioneè poco conosciuta, infatti solo una percentuale irrisoria di persone conosce il termine che invece spesso viene utilizzato come sinonimo di non vedente".

"L'ipovisione- dichiara il Presidente nazionale dell'Unione Ciechi Italiani e IpovedentiMario Barbuto nel suo intervento di saluto - è un fenomeno dinamico che sfugge alle definizioni rigide, che si manifesta con forme e modalità diverse, che non si lascia studiare con sistematicità, che influisce inevitabilmente su aspetti psicologici, comportamentali, relazionali, educativi, ed esistenziali del soggetto. È fondamentale investire sulla prevenzione e sulla riabilitazione, perché le risorse impiegate per la prevenzione e le cure precoci non sono risorse sprecate anzi, valgono doppio, perché permettono alle persone di vivere meglio".

Michele Corcio, Vice presidente IAPB Italia Onlus - sottolinea come "questo appuntamento sia un'importante occasione per focalizzare i problemi degli ipovedentie soprattutto fare passiin avanti sulle strategie da attivare per raggiungere un'autonomia personale del paziente ipovedente, di per sé fortemente compromessa."

"Come Unione Italiana Ciechie Ipovedenti- dichiara Adoriano Corradetti - stiamo lavorando per il diritto dei decimisti a ricevere un'indennità economica. L'ipovisionepreclude tante cose nella vita delle persone che ne sono colpite, ed è assurdo che non ci sia nessun supporto da parte dello Stato per chi subisce condizionamenti così forti".

"Anche gli addetti ai lavori non riescono a rendersi conto delle difficoltà che si vivono quotidianamente come ipovedente- dichiara Filippo Cruciani, Componente della Commissione Ipovedenti dell'UICIe della Direzione IAPB, Università Sapienza - anzi, possono anche metterle in dubbio. Persino l'OMS ci dice che ci sono priorità assolute che i servizi oculistici devono perseguire, e tra queste ci sono i servizi di riabilitazione degli ipovedenti".

Per quanto riguarda poi i bambini ipovedenti, è fondamentale il supporto della famiglia e della scuola. "Gli insegnanti che si confrontano con un bambino ipovedentespesso si trovano davanti a comportamenti che denotano frustrazione, dipendenza e insicurezza, isolamento, negativo concetto di sé e anche iperattività come strategia di evitamento -Giancarlo Abba, già Direttore scientifico dell'Istituto dei Ciechidi Milano. Devono combattere spesso con un'attenzione labile, e attivare forme di coinvolgimento consono a far sì che lo studente possa raggiungere un'educazione adeguata, riconoscendo al bambino la difficoltà dell'apprendimento".

"Occuparsi della famiglia costituisce la migliore possibilità di assistere il bambino - dichiaraStefania Fortini, Psicologa-Psicoterapeuta Polo Nazionale per la riabilitazione visiva IAPB Italia Onlus. Spesso è il disagio psicologico degli ipovedentie delle loro famiglie la condizione più onerosa. Riuscire a garantire un supporto psicologico adeguato al 'sistema famiglia' può rappresentare l'elemento chiave che consente all'individuo di accettarsi, avendo superato il proprio limite. Accompagnare l'ipovedenteverso l'accettazione significa metterlo in condizione di giocare nella vita ad armi pari con chi non vive una disabilità, permet-tendogli di raggiungere la massima realizzazione possibile come essere umano".

Scuote la sala l'appello di una mamma di una ragazza ipovedenteche richiede di aprire le porte della riabilitazione visiva quanto prima anche ai bambini e agli adolescenti: "ci sono delle finestre di apprendimento che devono essere aperte nei primi anni di vita, è fondamentale per garantire ai nostri ragazzi un corretto approccio alla formazione e alla vita da ipovedente, e questo troppo spesso non avviene a causa delle gravi carenze del sistema sanitario italiano".

Nel corso del seminario, sono stati affrontati gli aspetti normativi legati all'ipovisionee le dinamiche familiari, passando per i vissuti dei disabili visiviin ambito scolastico e lavorativo, ed è stato raccontato il progetto Eye Fitness, un servizio di riabilitazione visiva a domicilio.

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La Stampa del 26-10-2016

CosÌ dopo la cecitÀ il cervello riavvia la capacitÀ di vedere

Anche dopo anni di cecità il cervello può riavviare la capacità di vedere: le aree cerebrali della visione, anche dopo anni di «abbandono», possono riprogrammarsi e tornare alle loro funzioni originarie. Lo dimostra lo studio italiano coordinato da Maria Concetta Morrone, dell'università di Pisa, e pubblicato sulla rivista Plos Biology. I risultati aprono una speranza all'uso di sofisticate protesi per restituire la vista alle persone che l'hanno perduta a causa di malattie, come la retinite pigmentosa.

«Quando una persona perde la vista le aree del cervello dedicate a elaborare le informazioni visive vengono riprogrammate per altre funzioni, ad esempio per il tatto o l'udito», ha osservato Guido Marco Cicchini, dell'Istituto di Neuroscienze del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr) e uno degli autori dello studio. Pur senza aver subito danni ai sistemi di trasmissione dei segnali o a livello neurale si perde, quindi, la capacità iniziale di "ascoltare" quello che arriva dal nervo ottico. Un cambiamento che faceva ipotizzare l'impossibilità, anche con protesi capaci di sostituire il compito degli occhi, di poter riattivare la vista. Ma il lavoro dei ricercatori italiani, fatto monitorando l'attività cerebrale con la risonanza magnetica funzionale, ha ora dimostrato che i neuroni della visione possono invece ritornare al loro compito iniziale. «Dopo aver impiantato delle speciali protesi, fatte da un chip posto sul fondo dell'occhio che invia i dati presi da una piccola telecamera, e grazie all'esercizio, le aree cerebrali 'abbandonate´ tornano alla loro funzione visiva. La stimolazione le porta a riorganizzarsi», ha detto ancora il ricercatore. Una scoperta che dimostra l'incredibile plasticità del cervello anche in età adulta e indica nella nascente tecnologia di protesi per non vedenti una possibile soluzione per aiutare a combattere la cecità.

La ricerca, che ha coinvolto anche l'azienda Ospedaliero - Universitaria Careggi e l'istituto di ricerca Stella Maris di Pisa, dimostra l'importanza dello studio dei meccanismi di "riprogrammazione" che avvengono nel cervello per la progettazione di future protesi sempre più efficienti. Una scoperta che potrebbe aiutare le persone colpite dalla cecità causata dalla lenta e progressiva degenerazione della retina, come nel caso della retinite pigmentosa. Questa malattia degenerativa, che in Italia colpisce una persona su 15mila, porta alla distruzione dei sensori di luce che si trovano nella retina senza però danneggiare i percorsi di collegamento con il cervello.

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Giornale UICI del 17-10-2016

Restituire la visione ai non vedenti: è possibile?

a cura di Claudio Cola e Lorenzo Caruso

Lo scorso Lunedì 3 Ottobre 2016, alle ore 16:00, presso il Rome Cavalieri Waldorf Astoria Hotel & Resort (Sala Terrazza Monte Mario) sono state esaminate diverse nuove tecnologie legate ad un quesito ben importante: la possibilità di restituire la vista ai non vedenti. A promuovere questo meeting è la Onlus Macula & Genoma Foundation, associazione già da tempo impegnata nel campo della ricerca e dell'informazione riguardo le malattie oculari. Importante per tale convegno, anche la partecipazione del Consiglio Regionale del Lazio (ONLUS) dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti e del Comitato Regionale del Lazio della IAPB. Oltre alla presenza di stampa e comunità scientifica, va rimarcato che l'idea iniziale di tale incontro si sviluppa soprattutto per gli stessi pazienti affetti da patologie degenerative della macula ed anche ai loro parenti, vicini a queste problematiche quotidianamente. A coordinare l'incontro è stato il Dr. Michele Mirabella, con la presenza in veste di presentatore dell'incontro di Andrea Cusumano, Professore dell'Università degli Studi di Roma "Tor Vergata" ed inoltre a capo della Macula & Genoma Foundation Onlus.

Il primo ad intervenire in merito alla questione è stato il Prof. Emiliano Giardina, genetista dell'Università degli Studi di Roma "Tor Vergata" e del laboratorio di Genetica Molecolare ULDM - Fondazione Santa Lucia. Giardina ha dibattuto sulla questione della "Farmacogenomica in Oftalmologia", esplicando come da una semplice analisi del DNA di un individuo, è possibile determinare il percorso terapeutico più indicato per quella stessa persona.

Dopodiché ha proseguito il Prof. Andrea Cusumano, presentando le ultime novità in campo oftalmologico, intervenendo riguardo il tema "Terapia genetica in oftalmologia: passato, presente e futuro". Cusumano, appena tornato da Bathesda (USA), ha riportato le più nuove ricerche svolte all'NIH, nel campo dell'utilizzo delle cellule staminali per contrastare la degenerazione maculare legata all'età (AMD) di tipo atrofico verso la sua fase terminale (atrofia geografica). Inoltre, il Prof. Cusumano ha rimarcato la prima causa di cecità legale nel mondo, occidentale, vale a dire l'AMD di tipo atrofico ed inoltre ha spiegato le ultime strategie terapeutiche per questa malattia, soprattutto: le iniezioni intravitreali di Anti-factor D, del laser Pascal modificato con tecnologia EpM e del laser 2RT a nanosecondi. Tali tecnologie sono in ultima fase di sperimentazione clinica, se approvate, nel giro di poco potranno apportare un concreto beneficio ai pazienti.

Finito il convegno, il Dr. Cusumano ha spiegato nel dettaglio quali sono le funzioni del "Microchip retinico di terza generazione". Queste le parole del docente:

"Si tratta di due protesi sottoretiniche che hanno una dimensione infinitesimale, dovrebbero permettere una risoluzione dell'immagine 20 volte superiore a quella che la protesi di oggi consente. Inoltre, tale microchip può essere utilizzato non solo per pazienti non vedenti che soffrono di retinite pigmentosa o di degenerazioni dei coni e dei bastoncelli, ma addirittura di pazienti che soffrono di degenerazione maculare legata all'età, ovvero di quei pazienti che sono ciechi da un punto di vista medico-legale ma possono orientarsi. Con il seguente impianto, inserito in pochi minuti, potrebbero riguadagnare una visione utile, con un sistema di occhiali paragonabili ai Google Glasses e con un arco voltaico che alimenta senza uso di batterie, questo tipo di impianto".

Nella seconda parte del convegno hanno preso parola il Prof. Lorenzo Costantini (ISMEO) e il Dr. Serge Picaud (INSERM); il tema centrale è stato "Visione artificiale". Si è parlato inoltre del cambiamento storico del concetto di protesi oculare e di come questa sia cambiata, dall'iniziale modo di concepirla come una funzione "cosmetica", fino allo sviluppo funzionale di tecnologie all'avanguardia. Il Prof. Costantini ha spiegato nel dettaglio il cambiamento del concetto di protesi oculare nella storia, presentando alla comunità scientifica oftalmologica una protesi oculare da lui scoperta in Iran.

L'ultimo intervento è del Dr. Picaud che ha trattato il nuovissimo tema dell'optogenetica, una giovanissima branca della ricerca che prevede l'utilizzo di geni di organismi molto lontani (alghe) al fine di ripristinare la funzione visiva negli individui che hanno perso la funzionalità dei fotorecettori. Picaud ha poi offerto alla comunità scientifica una presentazione dal titolo "Nuove frontiere dell'optogenetica. Ripristinare la visione con il gene di un'alga".

Inoltre, Picaud ha parlato dei più recenti microchip epiretinici e sottoretinici già in uso o in fase di sperimentazione. Queste le sue dichiarazioni:

"Al momento le protesi epiretiniche hanno dimostrato di poter restituire una parte della visione per questo dobbiamo continuare su questa strada e aumentare gli studi. A brevissimo, entro la fine dell'anno, inizieremo la sperimentazione sull'uomo della terza generazione di protesi retiniche, molto più performanti dei modelli passati e con un qualità di visione molto buona.

Usare il gene di un'alga per tornare a vedere, tra un anno partirà la sperimentazione su questa possibilità."

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Agenzia AdnKronos del 04-10-2016

Tornare a vedere con un microchip sotto la retina

Al via in Francia la sperimentazione sull' uomo.

È grande un cinquantesimo di un'unghia e permetterà di raddoppiare la qualità della visione rispetto ai modelli passati. Passando dal buio totale a potersi orientare nello spazio. il microchip retinico di terza generazione la cui sperimentazione sull'uomo partirà entro fine anno in Francia grazie al lavoro di Serge Picard. L'esperto è stato ospite a Roma del convegno 'Macula Today', promosso dal 'Macula & Genoma Foundation Onlus', insieme a oculisti, genetisti e pazienti affetti da patologie generative della macula.

Nel mondo sono state già impiantate circa 300 protesi epiretiniche. Se la sperimentazione del modello di terza generazione avrà successo si amplierà la platea di chi potrà usufruire del dispositivo. "Al momento le protesi epiretiniche hanno dimostrato di poter restituire una parte della visione - sottolinea Picard all'Adnkronos - per questo dobbiamo continuare su questa strada e aumentare gli studi. A brevissimo, entro la fine dell'anno, inizieremo la sperimentazione sull'uomo della terza generazione di protesi retiniche, molto più perfomanti dei modelli passati e con un qualità di visione molto buona".

Secondo l'esperto francese la vera novità del futuro sarà l'optogenetica, che mescola le terapie ottiche tradizionali all'uso della genetica per individuare e colpire esattamente le zone interessate da malattie degenerative dell'occhio. In particolare si sta studiano il gene di un'alga marina con la possibilità di impiantare la proteina fotosensibile del microrganismo nell'occhio. "Usare il gene di un'alga per tornare a vedere - chiosa Picard - Tra un anno partirà la sperimentazione su questa possibilità".

"L'obiettivo di restituire la vista ai non vedenti è ambizioso e forse è quello per cui molti di noi hanno deciso di diventare oculisti - spiega Andrea Cusumano, presidente della 'Macula & Genoma Foundation Onlus' - Questo è oggi già perseguibile, ma si deve considerare che il recupero visivo che oggi noi abbiamo a disposizione, con le protesi artificiali e altri mezzi come l'optogenetica e l'ingegneria molecolare (geni modificati che riducono la progressione della cecità), incide sulla percezione delle cose che sono intorno alla persona. Ma per chi ha vissuto nel 'nero assoluto' anche poter riguadagnare un minino di autonomia è molto".

"Esistono delle protesi artificiali che usano già microchip epiretinici. Oggi presentiamo un salto di qualità di queste protesi - osserva Cusumano - con un raddoppio della risoluzione. Il futuro prossimo è dunque in Francia con un nuovo microchip epiretinico che si prefigge non solo di restituire un minimo di visione utile a chi ha la retinite pigmentosa, distrofia dei coni o altre patologie molto rare, ma si prefigge di restituire una qualità visiva a chi soffre della degenerazione maculare legata all'età. Non più ciechi assoluti ma ipovedenti, consentendo in futuro, se la sperimentazione avrà successo, di ampliare lo spazio della vita di relazione di chi oggi usa solo la visione periferica".

Ma come funzionano queste protesi? "C'è un microchip, impiantato con un'operazione chirurgia sotto la retina - risponde Cusumano - che genera un segnale recepito dalle cellule della retina ed elaborato da uno speciale tipo di occhiali, sempre più 'hi tech', indossati dal paziente".

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Vita.it del 19-10-2016

Gli occhiali intelligenti che raccontano il mondo a chi non vede

Si chiamano OrCam gli occhiali creati da un'azienda israeliana che, grazie ad un sistema audio e video, riconoscono testi scritti, oggetti e persino volti umani, permettendo a chi non vede di leggere e ascoltare la descrizione che li circonda.

Fino a poco tempo fa Karyn Liard non avrebbe mai pensato di riuscire a leggere una favola ai suoi tre bambini. Nata con una retinite pigmentosa, che le ha provocato una perdita della vista del 98%, Karyn è stata tra i primi utenti in Canada, ad acquistare OrCam, gli occhiali intelligenti che, grazie ad una minuscola videocamera incorporata e ad un audio, permettono di ascoltare la descrizione di ciò che viene inquadrato: testi scritti e oggetti, arrivando a trasformare letteralmente la vita di chi non può vedere, come racconta Rafi Fisher, portavoce dell'omonima azienda creatrice del prodotto: «Per via della lingua, quello canadese è uno dei primi mercati su cui abbiamo lanciato il prodotto, insieme a Stati Uniti, Gran Bretagna e Israele, e la storia di Karyn è una delle più significative: oggi chi legge le storie della buonanotte ai bambini è lei», continua Fisher. «Sono piccole cose come questa che cambiano la qualità della vita. Fare la spesa da soli o leggere un menù al ristorante senza bisogno dell'aiuto di nessuno contribuisce ad acquisire una maggiore sicurezza in sé stessi».

Basato su un algoritmo di riconoscimento visivo, OrCam è il gioiello dell'omonima azienda israeliana, fondata nel 2010 da Amnon Shashua, ricercatore e professore della Hebrew University di Gerusalemme, già fondatore di Mobileye, società quotata in borsa che sviluppa sistemi di riconoscimento visivo per aumentare la sicurezza delle automobili, permettendo di identificare intuitivamente segnali stradali ed evitare pedoni e ostacoli. Entrato sul mercato nel 2015, dopo 5 anni di sviluppo, OrCam è un esempio eclatante del vivacissimo e paziente ecosistema dell'innovazione israeliano dove è possibile investire su ricerca e sviluppo per progetti a lungo termine, basti pensare che oggi l'azienda conta 100 dipendenti, tra cui diverse persone cieche e ipovedenti, il 50% dei quinali lavorano nel dipartimento di R&S.

«OrCam risponde a un semplice gesto intuitivo», spiega Fisher, «basta indicare con un dito un oggetto, per ottenerne la descrizione audio. Il sistema risponde all'istante e la cosa interessante è che, oltre a leggere i testi e a riconoscere le cose, identifica anche le persone». Grazie ad un sistema di scannerizzazione e memorizzazione dei volti in un archivio virtuale, infatti OrCam permette, anche a chi non vede di riconoscere le persone che si conoscono, trasformandosi così in una mappa per navigare il mondo e sentirsi più autonomi.

Gli occhiali My Reader, che vocalizzano i testi scritti , costano 2500 $, mentre MyEye lo strumento che oltre alla lettura permette anche il riconoscimento di oggetti, prodotti e persone, si aggira intorno ai 3500 $. «L'obiettivo nei prossimi anni è quello di entrare in altri Paesi e sempre più utenti. Anche l'Italia è un mercato interessante». E i non vedenti non sono l' unico target di OrCam. «Lo strumento può essere utile anche per chi soffre di dislessia», continua Fisher. «Non pensiamo di sostituire interamente la lettura automatica alla persona, ma se si è dislessici studiare e leggere è spesso molto faticoso. Vogliamo offrire un supporto che faciliti la vita agli studenti che fanno più fatica».

di Ottavia Spaggiari

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Giornale UICI del 27-10-2016

"Chi non comunica non puÒ vivere"

di Angela Pimpinella

Le lingue dei segni sono lingue storico-naturali sviluppatesi secondo una modalità visivo-gestuale che si adatta perfettamente al canale comunicativo integro delle persone sorde e sordocieche. Anche se era chiamato linguaggio mimico o dei gesti, la comunicazione visiva dei sordi è sempre esistita nella storia umana, nonostante le notizie a riguardo siano poche e frammentarie. La fonte più antica sui sordi che parlano muovendo le mani è un brano di Platone, ma le prime notizie storiche sull'utilizzazione dei segni nell'educazione dei bambini sordi risalgono alla fine del 1500, quando Pedro Ponce de Leon venne chiamato da un nobile castigliano a educare i suoi tre figli sordi. Il primo scritto che troviamo su questa lingua, invece, risale alla seconda metà del 1700, quando Charles-Michel de l'Epée, un educatore e fondatore della scuola di Parigi per sordi, decise di utilizzare questa forma di comunicazione per insegnare ai suoi studenti la lingua scritta e parlata. Nello stesso periodo Sicard, successore di l'Epée, è stato un grande studioso della lingua dei segni e in generale dei diversi aspetti della comunicazione umana. In Italia Silvestri incontrò due bambine sorde ed iniziò a studiare le metodologie usate in Europa e decise di andare in Francia per osservare la metodologia di de l'Epèe; quando tornò in Italia furono notevoli le difficoltà per trovare una sede, ma il suo impegno e la sua tenacia furono determinanti tanto che nel 1789 il Papa comprò e fondò il primo istituto per sordi. Dagli Stati Uniti Thomas Hopkins Gallaudet arrivò in Francia per un tirocinio presso l'istituto dei sordi di Parigi, per studiare le metodologie di insegnamento, tanto che portò la LSF negli Stati Uniti e riuscì ad ottenere un appezzamento di terreno adiacente alla casa Bianca in cui fondò la prima università per sordi che prese il suo cognome.

Come detto sopra la lingua dei segni viene utilizzata come sistema di comunicazione anche dalle persone con sordo-cecità e quindi in questo contesto parliamo di lingua dei segni tattile; le persone che utilizzano la lingua dei segni tattile sono affetti prevalentemente dalla sindrome di Usher, quindi viene usata quando le persone non hanno residuo visivo o acustico sufficiente a percepire la lingua dei segni o la lingua parlata. Chi riceve il messaggio posiziona una o entrambe le mani su quelle della persona che desidera comunicare con lui in modo che la persona sordocieca possa sentire la forma della mano, la posizione del segno nello spazio ed il suo movimento. La posizione della mano di chi riceve un messaggio comunicativo in lingua dei segni può essere diversa da persona a persona.

Questa panoramica storica ci fa notare come la necessità di comunicazione è innata nell'uomo; nel nostro contesto come la sordità o la sordo-cecità è possibile comunicare con sistemi alternativi e quindi possiamo dire che chi non comunica non può vivere.

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Superando.it del 22-10-2016

DisabilitÀ multipla: la necessitÀ di un nuovo mondo inclusivo

di Antonio Giuseppe Malafarina*

«La disabilità multipla - scrive Antonio Giuseppe Malafarina - consiste nel concentrarsi su un individuo di più deficit, generando una disabilità non ascrivibile a un solo genere in senso stretto. Si tratta di situazioni che possono essere superate solo attraverso un intervento multidisciplinare, anzi interdisciplinare, della società, perché "occuparsi di famiglia e bambini con disabilità multipla - come è stato detto a un recente convegno - vuol dire occuparsi di un nuovo mondo inclusivo, di condivisione, dove nasce una nuova cultura della disabilità".»

Credo nella famiglia. Credo che sia una forza, un valore aggiunto. In sua presenza si affronta meglio la complicata realtà della disabilità, anche se esistono persone in grado di vivere una bella esistenza in piena solitudine. Ognuno di noi si confronta con una famiglia, che sia quella di origine, quella costituita dalla cerchia delle nostre amicizie o quella che vorremmo avere, che abbiamo o che non abbiamo.

Animato da questa convinzione, credo che in certi casi - e soprattutto quelli che vanno sotto il nome di disabilità complesse - la cornice che si crea attorno alla persona sino a diventarne parte integrante sia un elemento della società da sostenere, ecco perché tengo molto a queste mie riflessioni e a quelle cui darò spazio in chiusura.

A fine settembre, presso l'Università Milano Bicocca si è tenuto l'incontro intitolato Promuovere la qualità di vita di bambini e adolescenti con disabilità multipla e bisogni complessi di assistenza e cura: dalla teoria alla pratica, iniziativa molto articolata e destinata a riflettere su come migliorare la qualità della vita dei giovani che vivono una condizione di particolare disabilità.

La disabilità multipla consiste nella sommatoria di più disabilità, ossia nel concentrarsi sull'individuo di più deficit, che danno luogo a una molteplicità di fattori, alterando la condizione della persona e generando una disabilità non ascrivibile a un solo genere in senso stretto. Capita, quindi, di trovare persone con autismo che abbiano anche problemi di epilessia, oppure persone che a un disagio intellettivo ne associno uno motorio.

La disabilità complessa è quella che va anche sotto il nome di disabilità grave, cioè - al di fuori di quanto la normativa italiana esprime in maniera ingarbugliata - una situazione dove la condizione di salute della persona si confronta in maniera severa con un ambiente circostante non in grado di soddisfare le esigenze dell'individuo.

Per questo disabilità multipla e complessa vengono talvolta usate come sinonimi. Ciò che però mi preme mettere in luce in questo àmbito è come tali realtà possano essere superate solo attraverso un intervento multidisciplinare, anzi interdisciplinare, della società. In questo senso l'accurato evento di Milano è stato fondamentale ed era popolato di interventi in tale direzione.

Fra le tante voci intervenute, ho scelto di segnalare quella di Carlo Riva, direttore dell'Associazione milanese L'abilità, che promuove il diritto all'educazione e al gioco per una migliore qualità della vita del bambino con disabilità. Riva è anche responsabile di progetti innovativi e sperimentali per l'inclusione e la salute del bambino con disabilità e della sua famiglia.

Gli ho chiesto dunque di parlarmi di disabilità complessa e multipla in rapporto alla famiglia e lui mi ha gentilmente scritto quanto segue.

«La disabilità complessa pone la famiglia di fronte a un dolore e a una sofferenza che, oltre a rompere equilibri dei singoli e progettualità future, immobilizza pensieri e azioni nel qui e ora e quindi nel divenire. La "paralisi" di cui soffre ogni componente della famiglia non nasce tanto dalla domanda "perché è così grave", quanto dall'impossibilità di trovare un pensiero costruttivo sul domani, sul riprogettare una vita di coppia, di famiglia, di qualità.

Dall'incontro con le famiglie, dalle loro parole ed emozioni, emerge un vocabolario intimo costruito sui termini rabbia, solitudine, risarcimento, giustizia, sollievo. Tali parole-vissuti sono linee guida per una politica socioeducativa che deve costruire servizi di accompagnamento e di aiuto da affiancarsi all'area prettamente sanitaria riabilitativa.

L'accoglienza, che è in primis ascolto attivo di un padre e di una madre di un bambino con disabilità multipla, riporta alla luce continuamente una ferita che si rimargina in un nuovo progetto di vita che risolve la rabbia, include nel territorio, sposta i pensieri non più sull'indennizzo, ma su una nuova condizione di vita, dove la giustizia vuol dire bene e l'altro ti può aiutare nel sollievo della quotidianità.

Famiglie alle quali a seconda del bisogno e della necessità, servono interventi mirati, dal percorso psicoeducativo di un parent training al gruppo di autoaiuto, dal case manager dedicato alla disabilità complessa al respite care, dall'assistenza domiciliare all'ascolto dei fratelli.

Il modello di family-centered care, nell'ambito della disabilità multipla, deve quindi essere continuamente rivisto (non nella sua importanza e filosofia, ma nella strutturazione del servizio), alla luce di una scuola e di un territorio, in una società liquida, che cambia lo sguardo degli altri, riforma politiche di welfare, rivede investimenti.

Occuparsi pertanto di famiglia e bambino con disabilità multipla vuol dire occuparsi di un nuovo mondo inclusivo, di sguardi buoni, di condivisione. Dove nasce una nuova cultura della disabilità».

Testo già apparso in "InVisibili", blog del «Corriere della Sera.it», con il titolo "La disabilità multipla, cos'è e come andare incontro alle famiglie". Viene qui ripreso, con minimi riadattamenti al diverso contenitore, per gentile concessione.

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Redattore Sociale del 16-10-2016

Case senza barriere, i suggerimenti di architetti e ingegneri

Promuovere l'accessibilità ambientale per persone disabili: gli esperti suggeriscono soluzioni per eliminare barriere architettoniche e percettive. Ma la parola d'ordine è formazione a tutto campo per i professionisti dell'edilizia.

ROMA. In Italia "abbiamo una cultura dell'accessibilità parziale e incompleta. Fino a qualche anno fa la ricerca progettuale di soluzioni per l'accessibilità pubblica o privata si è riferita, più o meno consapevolmente, alle esigenze di due tipologie di disabilità molto specifiche: le para e tetraplegie e l'ipovisione. Oggi sappiamo che questi criteri non bastano: ogni persona presenta esigenze diverse, nelle varie fasi della sua vita". A chiarirlo nell'ultimo numero del Magazine Superabile Inail è l'architetto Michele Marchi, autore del volume Design for Duchenne. Linee guida per il progetto di costruzione o ristrutturazione di abitazioni per famiglie Duchenne, edito da Franco Angeli e rivolto sia alle persone con disabilità e ai loro familiari sia ai professionisti. Con preziose informazioni e linee guida per la costruzione e ristrutturazione di edifici residenziali accessibili a chi ha forme di disabilità motoria: infatti "la normativa italiana relativa all'accessibilità di spazi e servizi non include le esigenze specifiche degli utenti

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con queste problematiche", osserva Marchi, convinto che debba crescere la formazione al design for all: "Un metodo progettuale rivolto al soddisfacimento e all'inclusione della maggior quantità di utenti possibile". Infatti, mentre i manuali già pubblicati "si concentrano sugli spazi interni all'abitazione, la necessità e l'intenzione sarebbe quella di proseguire il lavoro su tematiche inerenti gli accessi, i trasferimenti orizzontali e verticali, le pertinenze, il garage, gli spazi comuni in condomini o palazzi". Un'ulteriore area di indagine potrebbe essere quella di "ampliare le indicazioni fornite agli spazi pubblici e commerciali". Perché, aggiunge l'esperto, "il tema dell'accessibilità e dell'inclusione sociale è in rapido sviluppo e dovrebbe rappresentare un punto di riferimento per le future scelte politiche e istituzionali".

Il volume è nato dalla collaborazione avviata nel 2009 tra il dipartimento di Architettura dell'Università di Ferrara e la onlus Parent Project, associazione di genitori di bambini e ragazzi con distrofia muscolare di Duchenne e Becker. Attraverso un protocollo di intesa siglato nel 2011, sono state istituite tre borse di studio per altrettanti dottorati di ricerca (compreso quello di Marchi), con l'obiettivo di migliorare la qualità della vita dei pazienti Duchenne. In seguito la onlus Altro- Domani, che si batte contro le malattie neuromuscolari, ha voluto contribuire insieme all'azienda BTicino ai costi per la stampa di 1.000 copie distribuite gratuitamente alle famiglie delle due associazioni. È fondamentale, infatti, non partire da "regole prestabilite per progettare un'abitazione accessibile", rimarca l'architetto, consulente sull'abbattimento delle barriere architettoniche e l'accessibilità fisica, cognitiva e sociale per edifici privati e pubblici: "È sbagliato fornire indicazioni senza conoscere la singola persona con la quale stiamo progettando. Bisogna effettuare scelte ragionate in base alle reali necessità". E per farlo è necessario un dialogo costante con i fruitori degli immobili, per comprenderne le esigenze.

"Il sistema di presa in carico per le persone disabili funziona per risposte standardizzate. Ma la Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità va verso l'elaborazione di progetti personali. I tempi ora sono maturi per trasformare in fatti queste affermazioni di principio", afferma Giovanni Merlo, direttore di Ledha (Lega per i diritti delle persone con disabilità) e docente del seminario sulla progettazione personalizzata svoltosi a maggio presso l'Università degli Studi Milano- Bicocca.

Invece quali sono i principali ostacoli che incontrano le persone con difficoltà visive nei loro spostamenti nell'ambiente urbano? Li illustra Lucia Baracco, architetto e ipovedente, che nel suo libro Barriere percettive e progettazione inclusiva. Accessibilità ambientale per persone con difficoltà visive (edito da Erickson) riassume i problemi che devono affrontare le persone che vedono poco, spesso a causa di banali errori di progettazione. E si permette di suggerire alcuni accorgimenti ai progettisti per eliminare non solo le barriere architettoniche, ma anche quelle percettive, che "determinano notevoli difficoltà nella mobilità e nell'orientamento, in particolare delle persone con disabilità visiva. Per riconoscerle e abbatterle non basta seguire alla lettera i regolamenti tecnici, ma occorre applicare una serie di accorgimenti pratici, mirati a risolvere i problemi che le persone con ipovisione si trovano ad affrontare. Accorgimenti che le norme oggettive magari non prescrivono, forse per la difficoltà di codificare qualcosa che va al di là dei numeri e delle misurazioni, e che hanno un'incidenza davvero marginale, a livello di costi, all'interno di progetti di ampia portata di arredo o riqualificazione urbana", fa notare l'architetto Baracco, che è presidente dell'Associazione lettura agevolata.

Un esempio concreto? "Quello del marca-gradino, spesso concepito solo come espediente antiscivolo e che invece, se correttamente applicato, è elemento di risoluzione del problema di lettura visiva dei dislivelli di una scala. Altri accorgimenti riguardano l'adozione, all'interno dei luoghi pubblici adibiti al trasporto, principalmente le stazioni, di mappe di orientamento dell'edificio e di mappe di contestualizzazione dell'edificio stesso rispetto alla città. Inoltre, sempre all'interno di ambienti complessi, è di fondamentale importanza l'adozione di un sistema di segnaletica intelligente, improntata a criteri di chiarezza, leggibilità, coerenza e universalità».

L'architetto ci tiene a sottolineare - anche con una sua ricca documentazione fotografica, raccolta in anni di viaggi, esplorazioni e lavoro di documentazione - come "eliminare queste barriere non significa solo fare un piacere a chi vede poco. Infatti, succede spesso anche a tutti noi, pur se non ipovedenti, di dover fare i conti con situazioni di scarsa luminosità, elevata distanza, nebbia o foschia. A chi non è capitato in un ascensore poco illuminato, con i numeri dei piani piccoli e sbiaditi, di orientarsi col tatto tra i pulsanti, sperando di individuare quello giusto? Di solito i progettisti non comprendono il problema e le persone ipovedenti tendono ad attribuire a loro stesse e alla loro minorazione la causa di ogni difficoltà".

E si può scommettere sull'edilizia accessibile pure per far ripartire il mercato immobiliare, da anni in stallo. Lo afferma la London School of Economics: in Inghilterra almeno 1,8 milioni di persone disabili hanno il denaro per comprare una casa ma non sanno come spenderlo, visto che la maggioranza degli alloggi ha barriere architettoniche. Quindi è stato lanciato un appello ai costruttori: tenere presente l'accessibilità non solo per i potenziali acquirenti disabili, ma per donne incinta, famiglie con figli piccoli e anziani. (Laura Badaracchi)

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Public del 22-10-2016

Scuola cani guida, successo dell'Open Day

FIRENZE. Grande successo dell'iniziativa Porte aperte, oggi, sabato 22 ottobre, alla Scuola Cani Guida di Scandicci. La scuola, che ha la propria sede in via dei Ciliegi 26 - nella villa donata all'Unione italiana ciechi da Mario Augusto Martini, sindaco di Casellina e Torri dal 1912 al 1919 - dal 1979 è gestita dalla Regione Toscana. Il suo compito istituzionale è quello di fornire cani addestrati alla guida di persone non vedenti. Compito a cui se ne sono aggiunti altri, quello dei servizi di Pet therapy con interventi assistiti da animali di tipo terapeutico, educativo, ricreativo, e quello della formazione di cani d'ausilio per disabili motori per aiutarli nelle attività quotidiane.

L'altra protagonista dell'Open day, con una esposizione di mappe e libri tattili, è stata la Stamperia Braille, la cui sede è a Firenze in via Nicolodi 2, anch'essa trasferita dal 1979 alla Regione. Stamperia che consegna i testi scolastici in Braille a tutti gli alunni della Toscana per il proprio percorso di studi, e che produce mappe tattili, brochure e didascalie in braille di tutti i musei della Toscana per renderli accessibili ai non vedenti.

'La Scuola Nazionale Cani guida per non vedenti e la Stamperia Braille sono dei punti di riferimento a livello nazionale, di cui la Regione è orgogliosa - ha affermato l'assessore a salute, sociale e sport Stefania Saccardi intervenendo nel primo pomeriggio a Scandicci - La loro offerta di servizi è a vantaggio della collettività tutta con il contributo che danno all'autonomia e indipendenza di non vedenti, ipovedenti e disabili, garantendone i diritti, tutelando la loro condizione e inserimento sociale e migliorandone la qualità della vita. E pensiamo anche agli effetti benefici comprovati degli interventi di pet therapy per bambini, anziani, malati, disabili'.

Le attività della Scuola cani sono state al centro del programma per i visitatori nel pomeriggio, per dare un'idea concreta dell'allevamento e dell'addestramento 'gentile' dei cani di razza Labrador e Golden Retriever in modo da farne degli affidabili cani guida in grado di svolgere 'il loro lavoro'. Tappa fondamentale di questo percorso è l'affidamento di cuccioli a famiglie volontarie per il programma di educazione e socializzazione nel primo anno di vita. La scuola della Regione svolge inoltre corsi di orientamento e mobilità per acquisire le tecniche necessarie al migliore utilizzo del cane guida, preparatori alla consegna dei cani addestrati ai non vedenti.

Per allargare il quadro sul mondo canino e il suo utilizzo per aiuto e soccorso, è intervenuta anche una squadra che lavora nell'ambito della ricerca e soccorso con i cani in caso di disastri, e un'altra della scuola Sics che si occupa del salvataggio in acqua, mentre i conduttori del progetto 'A scuola con Pluto' hanno mostrato come educare gli allievi ad avere un rapporto equilibrato con gli animali.

All'Open Day sono intervenuti nel corso della giornata anche Antonio Quatraro (presidente del Consiglio regionale dell'Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti), Monia Monni in rappresentanza del Consiglio regionale della Toscana e vari rappresentanti dell'amministrazione comunale di Scandicci.

"Oggi - ha detto ancora Saccardi - è una bella giornata da condividere. Il mio grazie va a tutte le famiglie affidatarie che socializzano ed educano i nostri cuccioli nel loro primo anno di vita, il loro è un gesto di generosità enorme. E naturalmente grazie anche a chi lavora con passione in questa scuola e nella Stamperia Braille, e a tutti coloro che si adoperano per aiutare le persone con disabilità".

Dati e info.

CUCCIOLI. Nel 2016 la Scuola cani guida della Regione Toscana ha aumentato la produzione di cuccioli, sia tramite le sue 'fattrici' che attraverso canali esterni di approvvigionamento, in modo da abbattere i tempi di attesa per il cane guida. I cuccioli allevati nel 2016 sono al 22 ottobre 31, 5 sono in arrivo da allevatori esterni, oltre a un parto previsto per la seconda metà di novembre.

Tutti i cuccioli sono stati affidati a famiglie residenti a Firenze e provincia. Sono famiglie che hanno una buona disponibilità di tempo per seguire il cucciolo e il programma di socializzazione, pronte a collaborare con gli istruttori della Scuola e a seguire le indicazioni sia sanitarie che educative fornite, nella consapevolezza della finalità sociale dell'affido del cane, che da grande diventerà un cane guida per un non vedente.

CANI GUIDA CONSEGNATI. Anche quest'anno i cani guida consegnati a un non vedente sono stati 24, ma contiamo entro il prossimo anno di arrivare a 32.

PET THERAPY. Le attività di Pet Therapy sono proseguite nel 2016, allargando il ventaglio di strutture a cui viene prestato il servizio, un servizio pubblico e disponibile per RSA, centri diurni disabili, scuole che vogliono avvalersi delle potenzialità degli Interventi Assistiti da Animali. In particolare si è avviata la collaborazione con AOU Careggi, reparto di Terapia Intensiva per un importante progetto che vede per la prima volta entrare i cani in un reparto di rianimazione. A breve partirà un progetto con Reumatologia, sempre a Careggi.

Cani d'ausilio per disabili motori

L'attività di formazione di cani d'ausilio per la disabilità motoria si svolge spesso con i cani 'di famiglia' se il disabile ne possiede già uno. Il cane in questione viene addestrato a essere di aiuto nel quotidiano del disabile: aprire e chiudere porte, riportare oggetti, accendere e spengere interruttori, avvicinare la carrozzina al disabile. Parte di questo training è rivolto anche al disabile stesso per insegnargli a farsi aiutare dal cane.

Visite alla Scuola cani e alla Stamperia Braille

Sia la Scuola di via dei Ciliegi a Scandicci che la Stamperia Braille di via Nicolodi sono visitabili su appuntamento da parte delle scuole, cui sarà offerto un programma costruito a misura delle varie classi. Gli elementi di base sono dei cenni sulla storia della scuola, l'incontro con i cani, una simulazione con benda sugli occhi e nozioni su addestramento e corretto approccio con i cani. Alla Stamperia è stato allestito un percorso didattico, con la possibilità di toccare libri, libretti illustrati e tavole tattili, con una esperienza 'al buio' per sperimentare come si può arrivare alla conoscenza con il tatto, e con una mostra di vecchi macchinari utilizzati per produrre testi in Braille.

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ItalyJournal del 24-10-2016

Banconote: quando sono a prova di cecitÀ

In Australia il primo taglio da 5 dollari pensato per i non vedenti. Tema a cui l'euro è stato sensibile sin dalla sua introduzione.

Da Change.org all'australiana Reserve Bank. Il sogno di una banconota che potesse essere letta anche dai non vedenti, in modo tale da essere autonomi anche negli acquisti. Un sogno nato tre anni fa con un ragazzo australiano (oggi quindicenne), Connor McLeod, che sul sito di petizioni online ha lanciato la richiesta che fossero realizzate banconote con due piccoli pallini, posizionati in alto e in basso, così da riconoscerle. Petizione che ha ottenuto 60mila firme. Una rivoluzione che in Australia, dove i ciechi sono 360mila, è iniziata con la stampa della banconota da 5 dollari.

Un problema che nell'Unione Europea si era posto con l'introduzione della nuova moneta, l'euro, avvenuta nel 2001. Le sette banconote previste (5, 10, 20, 50, 100, 200, 500), infatti, erano state progettate con dimensioni differenti in modo tale che potessero essere riconosciute al tatto, operazione favorita anche dalla presenza di parti in rilievo e alcuni segni di stampa sui tagli più importanti (200 e 500 euro). E anche i colori scelti non sono stati casuali, ma tali da farli essere riconoscibili senza eccessive difficoltà anche da chi ha seri problemi alla vista.

Un'attenzione che si è avuta anche lo scorso novembre, quando è stata immessa in circolazione la nuova banconota da 20 euro, la terza della serie 'Europa'. Oltre alla 'finestra con ritratto', il taglio da 20 euro presenta i trattini in rilievo sui margini laterali e le iscrizioni e cifra stampate in rilievo e con dimensioni dei caratteri più grandi.

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Il Corriere della Sera del 07-10-2016

Andrea e Veronica Bocelli: "Il nostro incontro di anime. Lui? Piace a tutte"

Andrea solo dando la mano ad una donna riesce a capirne l'età. Può sbagliare di qualche anno, giusto con le asiatiche, che hanno una cura della pelle diversa dalla nostra, che la massacriamo al sole». Veronica Berti, 35 anni, quando ha stretto per la prima volta la mano di Andrea Bocelli aveva 20 anni. E una volta tanto, lui ha sbagliato. «Ci siamo messi a parlare, conosceva l'Opera meglio di me, aveva già letto alcuni libri importanti: pensai, mamma mia che ragazza colta, avrà una trentina d'anni», racconta lui. «Invece era giovanissima e dico la verità, non ho fatto pensieri poetici quella sera, ma terra terra... sì, è stato subito amore». Anzi, come gli piace dire con ironia, è stato «amore a prima vista».

LA TORTA. Prima di quella festa (dove nessuno dei due avrebbe voluto andare), Andrea Bocelli è già una star internazionale, è appena separato e vive come Don Giovanni. «In quel periodo sono stato un brutalissimo libertino: per natura non mi precludo nulla, vivo di curiosità e slanci. Ma i ricordi di quel periodo sono di inquietudine, avevo una cosa e ne volevo subito un'altra». Veronica, alla famosa festa, vaga qua e là: passa davanti al pianoforte e suona due note. L'ingegnere del suono si avvicina, convinto che sia la pianista della serata. «Chiarito l'equivoco mi chiede: "stasera canta il Maestro Bocelli, lo vuole conoscere?" E perché no, dico io. A fine serata io e Andrea ci stringiamo la mano e non ci lasciamo più». La differenza d'età, da limite, diventa un'alleata. «A vent'anni non pensi a nulla, è la chimica che parla per te. Era corteggiato e non lo sapevo, ma non mi sarei sorpresa: l'uomo che piace, piace a tutte. Com'è quel detto? Meglio una torta in due che una schifezza da soli. Ecco, io ho cambiato le regole: ho voluto la torta, e solo per me».

LA «COMANDINAa».Per la mamma di Andrea, «Veronica è il sole che rientra in casa». Per il papà di Veronica («appassionato di matematica e fisica, si cuciva le scarpe da solo e mi ha cresciuto con la lirica»), quello di Andrea e della figlia è un incontro di anime. «È questa la chiave - dice Bocelli -, due esseri umani, se non si incontrano come anime, non vanno lontano. La bellezza per me è fatta anche di bontà, poi ovviamente c'è l'attrazione: sono stato vedente fino all'età di 12 anni e se poso una mano su una cosa o una persona, per esperienza visiva, posso dargli i colori e i giusti profili. Il volto dei miei figli e quello di Veronica, lo conosco meglio io degli altri». La famiglia che costruiscono è la quadratura del cerchio: Amos e Matteo, i figli avuti dal primo matrimonio di Bocelli, crescono con una giovanissima matrigna a cui chiedono ancora oggi consigli. «Sono un'accentratrice, propongo e risolvo, amo tenere tutto sotto controllo. Il problema vero, per me, è demandare. Sono una figura da backstage, organizzo, il palco è per mio marito. Ho il carattere da "comandina", ma la decisione finale è sempre di Andrea: sono io che lo inseguo, e che vorrei poter andare a cavallo di notte o lanciarmi dal paracadute a 3000 metri, come fa lui. Preferisco essere compagna, che moglie: io mi metto in gioco ogni giorno, la moglie è uno status pigro». Nel 2012, nasce Virginia e mette tutti nel sacco. Bocelli per primo. «Avrei preferito un terzo maschio: ero spaventato da una figlia femmina. Adesso guardiamo la partita insieme». Per Veronica è un copione diverso, da imparare in fretta . «La femmina è una cosa a sé: vivacissima. Sono stata più brava a crescere gli altri figli, con lei mi sento poco preparata». Da vicepresidente della Fondazione Bocelli, Veronica è spesso in giro per il mondo. «Ma non ho mai pensato di smettere. Non sarei brava a fare solo la moglie e la mamma, anzi, rimpiango di non avere la forza di farlo: per quel tipo di scelte ci vuole una precisa determinazione, che a me manca. Sono un'operaia con il caschetto sempre in testa».

E PAVAROTTI DISSE: «ANDREA NON GRIDARE!». «Il mio primo pubblico è stata la famiglia: avrò avuto 8-9 anni, ricordo il camino con due gradini e io sopra che canto "O Sole Mio"». Ma Bocelli capisce che la sua voce è davvero diversa quando si esibisce davanti ai compagni di scuola. «Prima che iniziassi c'era un gran fracasso: dopo, il silenzio totale. Fu imbarazzante zittire un collegio di maschi». È Pavarotti a insegnargli i trucchi per la longevità. «Avevo la sensazione che amasse davvero la mia voce, la conferma l'ho avuta quando mi ha chiesto di cantare al suo matrimonio. Mi ha parlato per primo di tecnica di canto, diceva: se continui così tra dieci anni non ce la fai più... "Andrea non spingere! Non gridare!». Il lato brutto della fama è la vita privata, che diventa pubblica. «A rendere scabroso il mondo è l'invidia: le tragedie greche nascondo da questa parola, hybris, l'orgoglio. L'ammirazione è silenziosa, l'invidia parla: tutti pensano di meritare di più, ma il valore di un uomo si misura nella capacità di calmare il proprio ego. Ai miei figli, per difendersi, dico di farsi una cultura e di scegliere a chi dare le redini della vita. Io a capo ho messo la fede».

ASCIUGAMANI E MIELE. Lo scorso 15 settembre al Lincoln Center di New York il coro di voci bianche di Haiti, nato per volontà di Andrea e Veronica, ha cantato con Bocelli, dimostrando come l'arte possa superare le disuguaglianze. «Se non si fa del bene la vita non ha senso», dice Bocelli, che nel 2011 ha creato la Andrea Bocelli Foundation, impegnata in progetti umanitari. «Andrea è di cuore, umile, il suo rider è da antidivo: in camerino non chiede fiori esotici o pareti ridipinte, solo asciugamani e miele. È stato un amico a suggerirci di creare una struttura intorno alla beneficienza che abbiamo sempre fatto. Sbandierare le nostre cose non è da noi: mio marito ha aperto con «Nessun Dorma» l'Assemblea Generale della Nazioni Unite, fatto mai successo prima, e non lo ha saputo nessuno. Io lo seguo, aiuto, suggerisco. Se non avesse incontrato me? Sarebbe sempre lui... solo più incasinato».

di Michela Proietti

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Mentelocale.it del 19-10-2016

Un aperitivo con degli sconosciuti, senza vedere nulla. Succede a Dialoghi nel Buio

Nessuna immagine rappresenta meglio l'esperienza di prendere un aperitivo al buio.

Riposare la vista e provare a muoversi mettendo al lavoro i sensi impigriti, come l'udito, il tatto e il gusto. Un'esperienza terapeutica.

di Laura Guglielmi

GENOVA. Siamo sei persone in fila. Stiamo aspettando che una guida non vedente ci venga a prendere e ci porti al di là del tendone. Quando arriva ci dice di camminare rasente al muro e di appoggiare la mano destra sulla spalla di chi è davanti a noi. Cala il buio totale. Neanche una piccola striscia di luce. Buio, buio.

Ora procediamo sempre in fila nell'oscurità, tastando la parete mi accorgo che c'è un angolo e svoltiamo tutti. La guida ci fa sedere intorno ad un tavolo, uno per uno, con calma. Dobbiamo toccare la seggiola e capire bene come sistemarci. Niente fretta, un errore di valutazione potrebbe causare un piccolo incidente. Ora siamo tutti sistemati, nella sala buia altra gente. Nel tavolo vicino a noi parlano troppo forte, forse sono agitati, non sanno come gestire quest'esperienza. Così noi sei facciamo fatica a sentirci. Ci presentiamo: siamo una coppia, il presidente della cooperativa che gestisce lo spazio con la moglie, un signore più grande di noi che è più silenzioso di tutti, il mio compagno di spunti e di vita ed io.

Ora la guida ci chiede se preferiamo vino bianco o spritz. Io mi getto sull'aperitivo veneziano. È la prima volta che parlo con persone di cui non riesco a decifrare i lineamenti. Certo al telefono capita, ma ora non sto telefonando, sto prendendo un aperitivo di fronte al Galata, in Darsena nella chiatta di Calata Mari, "Dialogo nel buio", che ha l'intento di avvicinare il mondo dei cechi a chi ha desiderio di comprenderlo e di entrarci dentro. Uso anche la parola cechi perché non mi è mai sembrata offensiva.

Mi accorgo che il cervello sta pensando più velocemente, che l'udito sente di più e si infastidisce con più facilità per le persone che urlano all'altro tavolo, anche perché se cerchiamo di comunicare tra noi non riusciamo a sentirci granché bene.

Mi viene una certa euforia, se io facessi le boccacce, mi mettessi le dita nel naso, se mi spogliassi, nessuno mi vedrebbe. Non è una brutta condizione questo buio che ci fa così paura. Un po' come l'esercizio del silenzio che fanno in certi ashram buddisti.

Qualcosa riusciamo a dirci, scambiamo pareri sulla focaccia al formaggio che stiamo mangiando. Nel frattempo il presidente mi spiega che a volte qualcuno scappa via non appena si trova al buio. Molta gente ha bisogno della luce - penso - come i pesci dell'acqua, hanno l'ansia di controllare tutto, poca fiducia negli altri. Per questo forse non riescono a stare al buio insieme ad altre persone. Per me invece è una gran bella esperienza, aiuta a entrare più in contatto con il proprio sé, a non aver paura delle cose insolite, lontane dalle nostre abitudini. E poi, non ultimo, ad avvicinarci a molte persone che vivono questa condizione dalla nascita. Qualcuno in un altro tavolo parla di compleanno e i commensali gli fanno gli auguri. Bel modo di festeggiare, penso.

Ritorno una settimana dopo a fare il percorso standard di "Dialoghi nel buio", la condizione è la stessa solo che questa volta sono da sola con Elena, la guida ipovedente. Mi conduce per mano nel regno del buio. Mi sento un po' Alice nel Paese delle Meraviglie. Mi fa salire su un ponticello, toccare rosmarino e salvia in un vaso, poi la statua di David Chiossone (a cui è intitolato l'istituto genovese dei non vedenti) seduto ad una scrivania con due tomi davanti. Siamo su un pontile, mentre i gabbiani stridono e le onde si infrangono sulla riva, ne sento solo il rumore. Il mio compito è indovinare cosa sto toccando o cosa sto sentendo. Ora è la volta di una Vespa e poi di una Fiat Panda in mezzo ad un insopportabile traffico, così come il rumore dell'autobus sul quale mi fa salire, sedere e riconoscere la fermata, scandita dall'audio. Scendo e attraverso la strada, udendo il suono del semaforo, poi con i piedi percepisco le strisce, un po' in rilievo. Ora sono entrata in un'edicola, sto decidendo se comprare un quotidiano o una rivista. In un battibaleno eccomi al museo, sto accarezzando il ritratto di Van Gogh, per poi andare al supermercato, dove riconosco pasta e riso tra gli scaffali. Sono finalmente a casa, seduta sul divano e sento la televisione, vado in cucina, riconosco il lavandino, i fornelli, e i barattoli, con i ceci, il caffé, il riso e il sale grosso.

Eccoci ora al bancone di un bar, Elena mi offre una birra e uno snack. Comincio a parlare con lei di Cecità di Saramago, uno dei romanzi più intensi che abbia mai letto. Racconta di un mondo che si sfalda per un'epidemia, tutti gli esseri umani piano piano perdono la vista e il premio Nobel portoghese riesce a cogliere con una scrittura intensa e sapiente il nucleo di malvagità e egoismo dentro tutti noi.

Chi non è vedente sa bene come comportarsi. Pericoloso è diventarlo tutti e tutti insieme. Persone che non lo sono mai state. E che per sopravvivere tirano fuori il peggio. Una metafora terrificante, che ci mette a nudo.

Elena mi racconta che hanno fatto letture al buio di Cecità. Il giro è finito, sono di nuovo proiettata all'esterno, cammino verso il Porto Antico, e mi spiace che tutto sia durato così poco. Riposare la vista e provare a muoversi e vivere mettendo al lavoro i sensi impigriti, come l'udito, il tatto e il gusto, è un'esperienza terapeutica.

Ora ci vedo di nuovo, anche troppo. E non tutto mi piace di questa città che pur amo molto.

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Aperitivi al Buio, un modo diverso di vivere la magia del buio nel percorso sensoriale in totale oscurità. Prossimi appuntamenti: 27 ottobre, 10 e 24 novembre, 8 e 29 dicembre. Succede all'interno della chiatta ormeggiata in Darsena, davanti al Galata Museo del Mare. È un'esperienza che stuzzica gusto, tatto, olfatto e udito per vivere più a fondo la magia del buio: giocare a riconoscere le cose, a distinguere oggetti comuni senza la vista, a godere di sapori e profumi senza lasciarsi influenzare dagli stimoli visivi. Parlare col vicino senza i condizionamenti dell'immagine, dell'apparenza. E come sempre ad accompagnare gli avventori, guide e camerieri non vedenti.

L'appuntamento si ripete due giovedì al mese (ogni secondo e ultimo giovedì del mese) alle ore 19.30. Il costo è di 20 euro e include il biglietto d'ingresso a Dialogo nel Buio (da prenotarsi in data successiva allo svolgimento dell'aperitivo). Per informazioni sulle date è possibile consultare il sito www.dialogonelbuio.genova.it oppure contattare Dialogo nel Buio (tel. 010/0984510 - info@dialogo.genova.it). La prenotazione è obbligatoria entro le ore 12 del mercoledì precedente.

Dal 16 maggio 2013 è diventato permanente a Genova Dialogo nel Buio, lo straordinario percorso multisensoriale, in totale assenza di luce, attraverso ambienti e situazioni reali di vita quotidiana. I visitatori affrontano, in piccoli gruppi accompagnati da una guida non vedente, un viaggio di 45 minuti nella totale oscurità per sperimentare un nuovo modo di "vedere" la realtà, affidandosi esclusivamente ai sensi del tatto, dell'udito, dell'olfatto, del gusto. Il percorso - su una superficie di 200 mq. - si sviluppa attraverso ambienti che, in completa sicurezza, riproducono situazioni reali di vita quotidiana nelle quali occorre imparare "un altro vedere". Un percorso fuori dal comune dove non c'è niente da vedere, ma molto da imparare. E da capire. Idee e percezioni non visive che appartengono alla cultura dei ciechi diventano il punto di partenza per scoprire l'invisibile intorno a noi. Dialogo nel Buio non è una simulazione della cecità, ma l'invito a sperimentare come la percezione della realtà e la comunicazione possano essere molto più profonde e intense in assenza della luce.

È un invito a scoprire questa nuova dimensione multisensoriale che diventa dialogo interiore e scambio di esperienze diverse sulla percezione del mondo. Si rivolge a chiunque sia interessato a riscoprire il valore dei propri sensi. Il buio diventa un prezioso momento di crescita

Grazie all'impegno dell'Istituto Chiossone, al sostegno del Gruppo ERG, alla collaborazione di Costa Edutainment S.p.A e della Cooperativa Solidarietà e Lavoro, che ne cura la gestione, Dialogo nel Buio arricchisce l'offerta turistica e culturale del mondo AcquarioVillage e della città.

Ulteriori informazioni su tutte le iniziative le potete trovare sul sito.

di Laura Guglielmi

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Bologna Today del 29-10-2016

Il primo locale disability-friendly compie un anno: "A renderci davvero disabili È la burocrazia"

BOLOGNA. Un anno di apertura, più di 200 tra concerti e serate, centinaia e centinaia di persone che si sono fermate qui per un drink o per seguire un corso. In via Nazario Sauro da un anno c'è L'Altro Spazio: nato da un'idea di Nunzia Vannuccini e Jascha Blume, a tutt'oggi rimane, in Italia e nel mondo, l'unico luogo interamente dedicato e inclusivo per le persone con disabilità e non solo.

Mappe tattili per orientarsi, menù scritti in Braille e il bancone "basso" di soli 80 cm per permettere a chiunque, anche a chi è in carrozzina, di poter servire e spillare birre. Tra cui la Ramp, realizzata in esclusiva dal mastro birrao americano sordo Ken Fisher. In questi primi 12 mesi L'Altro Spazio, attraverso l'arte e la cultura, ha offerto la possibilità concreta di conoscere, respirare e avvicinarsi a realtà che non si incontrano tutti i giorni.

"L'obiettivo de L'altro Spazio è creare un luogo inclusivo davvero, non solo un posto fisico ma una prospettiva, una proposta di vita - a parlare è Nunzia Vannuccini, titolare del locale - Per le aziende assumere un lavoratore disabile è un obbligo che scatta dai 15 dipendenti: i membri del nostro staff sarebbero stati la 16° scelta, qui sono i primi e gli unici. La squadra ora, dopo un anno, è al completo e siamo riusciti ad arrivare a un traguardo importante come questo ancora carichi e pronti per le nuove sfide, siamo contenti di festeggiare con la città di Bologna questo piccolo, grande, successo".

"È stato più difficile mettere una rampa che immaginare e creare un luogo accessibile, per me come olandese abituarmi alla burocrazia italiana rimane una missione impossibile. La sfida è non mollare e non abbattersi, stiamo valutando come esportare il progetto L'Altro Spazio fuori dall'Italia, siamo curiosi di vedere cosa può succedere" spiega Jascha Blume, videomaker sordo olandese titolare. Stasera, per celebrare questo traguardo, dj set, proiezione del documentario realizzato su L'Altro Spazio, presentazione del nuovo "pezzo d'arte" ad opera di Cyop & Kaf, street artist e performance de la Filatrice di sogni.

di Erika Bertossi

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Giornale UICI del 24-10-2016

Beyond the horizon, across the cultures - Oltre l'orizzonte, attraverso le culture

di Maria Clara Ori

Ho girato quasi tutta l'Europa, ma non ero mai stata a Poronin (provincia della Malpolska, Polonia), piccolo e bucolico villaggio incastonato tra i monti Tatra e a 108 chilometri dalla vibrante Cracovia. E forse la vita non mi ci avrebbe mai portata, se l'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti non mi avesse chiesto di co-ordinare un gruppo di giovani per uno scambio che si svolgeva proprio lì. I rapporti di grande amicizia che mi legano all'UICI, oltre all'interesse che ho sempre nutrito per gli scambi internazionali e l'incontro tra culture, mi hanno fatto accettare l'incarico senza pensarci due volte e la settimana passata nel tranquillo albergo "Willa Austryjok", con i risvegli scanditi dal muggito delle mucche e il canto dei galli, ha addirittura superato qualunque mia aspettativa.

Lo scambio, fortemente voluto dall'associazione polacca Fundacja Brajlówka e inserito nel quadro dei progetti Erasmus+, si è svolto dal 9 al 17 settembre ed ha coinvolto giovani di età compresa tra i 17 e i 25 anni, sia vedenti che non vedenti. I quattro Paesi partner (Belgio, Italia, Polonia e Ungheria, aggiuntasi quasi all'ultimo momento dopo che la Croazia si è ritirata) hanno partecipato con gruppi misti e ben amalgamati, sotto la guida di leader per lo più non vedenti (a parte nel caso polacco). Noi italiani, per non smentire la fama che abbiamo in tutto il mondo, ci siamo distinti per l'alto tasso di risate, canzoni e l'estrema espressività delle nostre conversazioni, a tavola, in pullman e altrove; nessuno di noi aveva però immaginato di doversi contendere la palma d'oro della vivacità con altre nazioni. I belgi erano soltanto sei, ma la loro energia era contagiosa; passavano elegantemente dal francese al fiammingo, optando a volte per l'inglese, chiaro riflesso dell'affascinante multilinguismo del loro Paese. I polacchi, invece, hanno incantato tutti con la loro vena canora: alcune canzoni sono state cantate e ricantate per nove giorni di fila, tanto che persino i non polacchi hanno finito per impararle, sfidando coraggiosamente la barriera linguistica (quattro o cinque consonanti di seguito hanno dato non poco filo da torcere, soprattutto ai parlanti di lingue romanze composte dalla metà dei fonemi!). Il gruppo ungherese, ultimo ma non per importanza, si è distinto per la sua estrema voglia di divertirsi e di far conoscere la cultura del proprio Paese, incredibilmente vibrante ma poco conosciuto ai più.

Direi che lo scopo principale dello scambio, quello cioè di incoraggiare l'integrazione, sia stato decisamente raggiunto. In primis, l'integrazione tra vedenti e non vedenti: chi vedeva dava spontaneamente una mano ai non vedenti al buffet, li guidava quando necessario e, soprattutto, si assicurava che non mancassero mai i selfie! La maggior parte di loro non aveva mai avuto a che fare con non vedenti, ma l'atmosfera amichevole e cameratesca dello scambio ha fatto sì che assimilassero il tutto senza neanche rendersene conto. Anche l'integrazione delle diverse culture è stata incredibile, ed ha rappresentato forse l'aspetto più bello dell'intera esperienza: un belga imparava diligentemente le parole di una canzone polacca, mentre un ungherese spiegava a un italiano come usare il cubo di Rubik, inventato da un suo connazionale; parole in lingue diverse venivano scambiate in continuazione, come le figurine degli album per bambini. Non è un caso che, nella loro serata, gli ungheresi abbiano creato una gara linguistica, per vedere chi avesse imparato il maggior numero di parole ungheresi.

E le attività? Trascinati dall'instancabile voglia di vivere e allegria di Wojtec, siamo stati coinvolti nelle attività più disparate. Coprire la faccia del proprio partner con una sostanza liquida e appiccicosa, per poterlo prendere in giro mentre la sostanza si solidificava e trarne poi una maschera da poter colorare. Danzare un tipico ballo polacco nel giardino dell'albergo, scambiandosi di coppia al momento opportuno e cercando di non uccidere i ballerini circostanti con un passo non azzeccato. Per non parlare poi degli sport: una bellissima mattinata nella palestra di Zakopane (da noi italiani ribattezzata "'n sacco de pane"!), dove l'integrazione ha regnato sovrana: un vedente doveva correre con un non vedente, spiegandogli gli esercizi e cercando di guidarlo senza intoppi nel rapido slalom tra birilli e ostacoli vari. Le terme, infine, sono state forse il posto più bello e suggestivo che abbiamo visitato: acqua termale da togliere quasi il respiro (nel vero senso della parola!), scivoli mozzafiato e tante, tantissime risate.

Quattro delle serate, poi, sono state dedicate alle culture dei Paesi partner. La Polonia si è prodigata nelle sue stupende canzoni, con l'accompagnamento di una chitarra classica, e la deliziosa aggiunta di un formaggio molto simile alla scamorza. I belgi hanno invece preparato un quiz sul loro interessante Paese, donando alla nazione vincitrice un tris delle loro rinomatissime birre. Anche noi italiani abbiamo proposto un quiz sull'Italia, oltre a far ascoltare il nostro inno e una delle canzoni più conosciute di tutti i tempi, da qualunque straniero di qualunque angolo del globo: "Nel blu dipinto di blu" (indescrivibile l'entusiasmo con cui tutti hanno cantato, seguendo il testo proiettato). Gli ungheresi, infine, ci hanno fatto notare quante delle cose che usiamo correntemente siano state inventate proprio da loro (il computer, per nominarne una su tutte!) e ci hanno fatto capire quanto la loro lingua non-indoeuropea, con 36 fonemi, sia pressoché impossibile da imparare per noi poveri comuni mortali.

Ci sarebbe molto altro da dire, perché gli otto giorni passati a Poronin sono stati densi di avvenimenti, attività e scoperte. Non vorrei dilungarmi troppo però, e quindi mi fermo qui. Credo però di poter affermare, senza alcuna esitazione, che lo scambio sia decisamente riuscito, dato l'entusiasmo misto a malinconia che ha accompagnato tutti noi nel viaggio verso i rispettivi paesi. Un senso di calore ha riempito tutti e ognuno ha riportato a casa, oltre ai classici souvenir e gli zloty avanzati, tantissimi indimenticabili ricordi.

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Calcio e Finanza del 28-10-2016

Il Comitato Paralimpico saluta il CONI, ecco il decreto che lo battezza "ente autonomo"

ROMA. Il Governo dà attuazione alla legge delega per lo scorporo del Comitato Paralimpico Italiano dal CONI. Dopo più di un anno, arriva sui banchi delle commissioni bilancio e cultura della Camera il decreto legislativo che parifica il CIP al Comitato Olimpico presieduto da Giovanni Malagò: in 21 articoli l'organo con al vertice Luca Pancalli diventa un ente autonomo senza che questo generi "oneri aggiuntivi per la finanza pubblica". Il 'nuovo' CIP, come specificava la delega parlamentare dell'agosto 2015, si avvarrà "per tutte le attività strumentali, di CONI Servizi spa, attraverso un apposito contratto di servizio" e la stessa società accoglierà "il personale attualmente in servizio presso il Comitato Italiano Paralimpico".

Come si finanzierà il CIP? Lo spiega il dl governativo presentato in commissione bilancio: le risorse saranno stabilite di anno in anno dal Presidente del Consiglio e dal MEF che determineranno le risorse da destinare al neonato Comitato autonomo. I finanziamenti non rappresenteranno un onere aggiuntivo per le casse pubbliche perché saranno destinate le risorse "attualmente in disponibilità o attribuite al CONI, da destinare al CIP".

Fino ad oggi, infatti, il Comitato Paralimpico, sebbene un confederatore di singole federazioni, rientrava nel mondo-CONI. Con la legge delega del 2015, nell'ambito della riorganizzazione degli enti pubblici non economici, il CIP diventava "ente autonomo di diritto pubblico". Certo, per far entrare in vigore la norma erano necessari i decreti attuativi, adesso al vaglio del Parlamento che - per prassi - esaminerà nelle commissioni competenti (bilancio e cultura) il testo e potrà dare pareri prima dell'effettiva entrata in vigore del dl.

Il CIP avrà davanti a sé praterie per promuovere lo sport paralimpico in Italia. Secondo una recente indagine di Nielsen, un italiano su cinque è interessato alle imprese sportive di Bebe Vio&co questo fa dell'Italia il quinto paese al mondo per curiosità verso le competizioni dedicate ad atleti con disabilità. L'Italia, tra l'altro, nel prossimo inverno ospiterà una gara della Coppa del Mondo di sci paralimpico: a Tarvisio, dal 20 al 30 gennaio 2017.

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Superando.it del 04-10-2016

Togliamo quel "noi" e "voi": lo sport È uno solo

di Claudio Arrigoni

Non è la prima volta che atleti olimpici e paralimpici sono intervenuti insieme a una cerimonia importante. È successo anche in passato, alla consegna delle bandiere o in altre occasioni ufficiali. Questa volta, però, è stato diverso. La riconsegna delle bandiere al Presidente della Repubblica, olimpica e paralimpica, ha mostrato infatti che sta cominciando a esserci una nuova percezione dello sport. L'aria che si respirava non era la stessa. Fra gli atleti questo già succede. Meno in generale nella società.

Il presidente Mattarella ha usato parole che avevano un significato unico: «Lo sport è risorsa per ogni Paese. Sport è cultura e qualità della vita». Vale per Olimpici e Paralimpici. I valori dello sport sono parte di ogni condizione.

Luca Pancalli, presidente del CIP (Comitato Italiano Paralimpico) e Giovanni Malagò, presidente del CONI, uno a fianco dell'altro. Federica Pellegrini e Beatrice "Bebe" Vio, con la stessa fierezza e lo stesso entusiasmo nel portare la bandiera. E ancora una volta, come già era accaduto per Londra 2012, l'atleta più rappresentativo non aveva fatto parte della spedizione olimpica, ma di quella paralimpica: Alex Zanardi svettava sugli altri. Lo ha citato anche Mattarella, quando ha detto: «Raggiungere un obiettivo non è la felicità. Bisogna avere la felicità dentro per provare a raggiungerlo».

L'immagine simbolo dei Giochi, quella scelta dalla RAI per chiudere il servizio che univa le medaglie senza distinzioni, era l'urlo per la vittoria di una delle più belle emozioni dei Giochi paralleli: quello della diciannovenne Bebe Vio, al suo primo oro nella sua prima Paralimpiade.

Una bella commistione di due realtà uguali e diverse. In quella cerimonia si è vissuta quasi un'inversione di ruoli. Era il mondo olimpico a dire: «Siamo sullo stesso piano, la Paralimpiade è parte dello sport». In passato accadeva al contrario. Era il mondo paralimpico a dover bussare, spesso respinto.

Pensiamo a cose pratiche, come quella che molti sport abbiano ancora Federazioni separate per l'organizzazione degli eventi, campionati o gare: il basket, l'atletica, lo sci. Altri invece, e da anni, sono andati avanti: la scherma, il ciclismo, il tiro con l'arco, solo per citarne alcuni.

C'è ancora molto da fare, quindi, ma nella cerimonia al Quirinale si è capito che la percezione è diversa: togliamo quel "noi" e "voi", lo sport è uno solo. Nella differenza, perché il mondo è fatto di quella. E allora Paralimpiade e Olimpiade sono lo stesso evento, che deve viaggiare su strade uguali, ma parallele e diverse. Lo diceva a Rio Luca Pancalli, presidente del Comitato Paralimpico, ma prima ancora grandissimo atleta: «Il sogno è certamente una unione, ma quando il mondo olimpico si farà contagiare da quello paralimpico e non il contrario».

* Testo già apparso in "InVisibili", blog del «Corriere della Sera.it», con il titolo "Olimpici e Paralimpici: la nuova percezione dello sport" e viene qui ripreso - con minimi riadattamenti al diverso contenitore - per gentile concessione.

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Giornale UICI del 26-10-2016

Sport, solidarietÀ e divertimento: con il programma ERASMUS+ i giovani europei scoprono a Tirrenia il valore dell'inclusione

di Manuela Esposito

Lo scorso mese di settembre presso l'hotel Olympic Beach - Le Torri di Tirrenia (PI) si è tenuto un evento fuori dal comune: uno scambio europeo tra giovani italiani, finlandesi e ciprioti, vedenti e non, che per circa una settimana hanno condiviso esperienze e vita quotidiana nel quadro del progetto europeo "SportAbility: equality and participation through sports". Intento del progetto, coordinato dalla Presidenza Nazionale UICI e cofinanziato dal programma europeo ERASMUS+, è stato quello di far scoprire, attraverso la conoscenza e la pratica degli sport specifici e adattati per non vedenti, il valore della condivisione, della solidarietà e dell'impegno personale nella società.

Durante la giornata i ragazzi sono stati introdotti ai diversi sport adattati e specifici per non vedenti sotto la guida di istruttori specializzati, alcuni dei quali non vedenti loro stessi. Tranne che nel judo, i vedenti e gli ipovedenti hanno praticato lo sport rigorosamente con gli occhi bendati. Per lo showdown o il torball, i ragazzi sono stati sapientemente guidati da Sandro Bensi, Presidente del Gruppo Sportivo Dilettantistico UICI di Pisa e Responsabile Tecnico del Comitato Italiano Paralimpico. Per quanto riguarda questo sport due sono stati gli incontri "speciali", la visita di Massimo Sanapo, Presidente del Comitato degli Arbitri di showdown dell'International Blind Sport Federation, che ha offerto ai ragazzi l'emozione di farsi arbitrare come durante un match di campionato europeo (tenutosi poi proprio presso l'hotel Olympic Beach la settimana seguente) e poi il torneo che ha visto confrontarsi gli anziani del soggiorno "Ultimo sole" con i ragazzi dello scambio, sfida che è stata stravinta dai più esperti giocatori anziani e che è stata l'occasione per un simpatico incontro tra i due gruppi.

Le sessioni di torball e baseball si sono invece tenute presso il Centro di Preparazione Olimpica del CONI di Tirrenia. Nell'ampia palestra del basket è stato installato un campo da torball, dove i ragazzi, indossate tutte le protezioni necessarie, sono stati divisi in squadre miste di vedenti e non vedenti e si sono cimentati in questo sport organizzando un torneo combattutissimo. Per presentare invece il baseball per i ciechi sono venuti a Tirrenia ben sette tra istruttori e giocatori, vedenti e non vedenti, dell'Associazione Italiana Baseball per Ciechi. La sessione di judo, condotta dagli istruttori Antonio Agostinelli e Giuseppe Mariano è stata molto impegnativa a livello fisico, ma questo non ha spento l'entusiasmo dei giovani partecipanti, anzi qualcuno di loro ha scoperto di avere un vero talento, forse davvero tra di loro ci sono alcuni degli atleti dei prossimi giochi paralimpici!

La scherma per ciechi, introdotta dal maestro Alessandro di Ciolo, ha riscosso interesse e i ragazzi si sono emozionati quando hanno potuto toccare una vera spada da competizione e hanno praticato alcune mosse della scherma adattata con dei fioretti da allenamento su una piattaforma. La giornata proseguiva nel tardo pomeriggio e fino a dopo cena con altre attività, tra le quali vi sono stati alcuni workshop che hanno avuto lo scopo di portare tutti i ragazzi a riflettere sui principali problemi incontrati dai giovani non vedenti: l'educazione, la mobilità, l'accesso alle informazioni e alle attività ricreative, tra le quali lo sport. Tutte queste attività di presa di coscienza e di riflessione sugli impegni che dovrebbero essere presi dai decisori politici, dagli amministratori e dai singoli sono infine state convogliate nella preparazione da parte dei partecipanti di un "Manifesto sull'accessibilità dello sport e delle strutture sportive", un breve documento che enfatizza i molteplici benefici apportati dallo sport non solo dal punto di vista del benessere fisico, ma anche dal punto di vista dell'inclusione e dello sviluppo presso l'individuo di qualità socio-relazionali e di una volontà di impegnarsi nei confronti della comunità di appartenenza.

Per dare visibilità al Manifesto, ma anche per celebrare con un giorno speciale la chiusura dello scambio e per offrire ai cittadini di Pisa l'opportunità di conoscere alcuni sport per non vedenti, l'ultimo giorno un corteo di tandem, condotti da partecipanti vedenti e non vedenti, è partito da Tirrenia ed è arrivato a Piazza della Pera a Pisa, dove gli altri partecipanti avevano dato una dimostrazione pubblica del gioco del torball. Nel delizioso quadro di questa piazza i ragazzi hanno potuto incontrare Salvatore Sanzo, ex-schermitore, assessore allo Sport del Comune di Pisa e Presidente del CONI Toscana, Ciro Taranto, ex-atleta componente della Commissione Nazionale UICI Sport, Tempo Libero e Turismo Sociale e Sandro Di Girolamo, Presidente della Federazione Italiana Sport Paralimpici per Ipovedenti e Ciechi; ad essi è stato consegnato il Manifesto con l'auspicio che sia di stimolo a un maggiore impegno da parte di istituzioni pubbliche e private nel campo dell'accessibilità dello sport e gli ambienti sportivi per le persone con disabilità.

Prima di concludere, bisogna menzionare il bellissimo clima che si è creato tra i ragazzi, vedenti e non, che hanno mostrato un alto grado di coinvolgimento e di socializzazione nonché di saper lavorare seriamente nei workshop di discussione e riflessione. L'esperienza è risultata molto stimolante e proficua per tutti i partecipanti sia a livello di sviluppo delle conoscenze, sia a livello di crescita personale e, in particolar modo per i ragazzi non vedenti, lo scambio ha costituito l'occasione per migliorare la propria autonomia e la propria capacità di interagire con gli altri su un piano paritario.

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Corriere della Sera - Invisibili del 01-10-2016

Fuoridicascina in scena il tennis per non vedenti

di Simone Fanti

Mai giocato a "blind tennis"? Sì proprio al tennis per non vedenti... È un po' come la cena al buio, ma invece che sedersi a tavola e cercare, immersi in una coltre nera, di infilare il cibo sulla forchetta si scende su un campo da tennis, bendati, e si cerca di colpire una pallina sonora. «La cosa incredibile che si osserva è la rapidità con cui le persone non vedenti che prendono la racchetta in mano la prima volta imparano a colpire la palla - spiega Massimo Ferrando, uno dei venti maestri di tennis italiani che possono insegnare questa disciplina - spesso dopo un'ora di esercizio sono in grado di farlo e questo talvolta non riesce neppure ai normodotati. Vedere questa cosa lascia molto sorpresi».

Fino ad oggi ci sono stati in Italia solo tre incontri dimostrativi, ai quali avranno partecipato meno di un centinaio di persone. L'occasione per vedere questo sport, nato in Giappone negli anni '80 per opera di un ragazzino che voleva giocare a tennis con i suoi fratelli, è stata l'iniziativa FuoridiCascina, una festa inclusiva organizzata con il duplice intendo di festeggiare i 30 anni dell'associazione Atlha e l'arrivo di una delegazione di 18 persone con disabilità direttamente dall'Australia.

Tra le altre cose pare che si stia lavorando per introdurre il Blind Tennis come disciplina dimostrativa alle Paralimpiadi di Tokio fra 4 anni. Intanto, in Italia, chi vuole provare si può rivolgere all'Associazione Tennis per Ciechi Italia, che è l'associazione di Eduardo Da Silva, il maestro di tennis argentino che ha introdotto questa pratica in Italia. È lui che può indicare chi è in grado di insegnare il Blind Tennis nelle varie Regioni. Sì perché la federazione internazionale, l'International Blind Tennis Federation, al momento non ha alcun un legame con le federazioni "ufficiali" del tennis in ciascun paese (per esempio in Italia con la Federazione Italiana Tennis) e a livello sovranazionale. Diversamente da ciò che accade per il tennis in carrozzina che in Italia è già affiliato alla Federazione Italiana Tennis.

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La Gazzetta dello Sport del 29-10-2016

Paralimpici: Francesco, il rally e le corse oltre il buio

Cozzula, 37 anni, dalla provincia di Sassari è l'unico navigatore di gare di rally ipovedente al mondo. Oggi ha un'altra gara. "La mia condizione mi porterà alla cecità. Ma stiamo battagliando e ora vedo ancora un po' di luce". Il progetto sperimentale a cui partecipa.

MILANO. Ce l'abbiamo noi. E arriva da Osilo, comune di 3090 abitanti della provincia di Sassari, in Sardegna. Francesco Cozzula è l'unico navigatore ipovedente al Mondo. Si orienta, e orienta il pilota mentre guida, con la sua positività che lo fa andare oltre. Fa parte dell'ACI Sport e ha circa 70 gare in attivo. Tra queste ci sono 5 partecipazioni al mondiale Rally (Sardegna e Catalunya). Nel 2015 ha vinto il Rally Italia Talent nella categoria "Navigatori Over 35", quest'anno partecipa al Raceday con 6 gare su terra. "Il prossimo è a Val D'Orcia: oggi, sabato 29 ottobre c'è la ricognizione - poi copieremo le note su un formato più grande per consentirmi di poterle vedere -, alla sera la sfilata delle auto dalla pedana di gara, domenica mattina le due prove speciali". È la seconda prova del circuito.

7° AL DEBUTTO. In quella del debutto, al rally "Nido dell'Aquila" a Nocera Umbra, con Dust alla guida ha chiuso 7° di classe (R2B su Peugeot 208), 25° assoluto e 17° di gruppo. "Non abbiamo nessun obiettivo particolare, puntiamo ad arrivare in fondo alle gare". L'appuntamento successivo è al Prealpi Master Show a Conegliano dal 9 all'11 dicembre. Francesco c'è, così come l'interessante progetto nato nel 1998 grazie a un'idea di Gilberto Pozza: si chiama M.I.T.E. (www.progettomite.com) acronimo della parola "insieme" in quattro diverse lingue: tedesco, italiano, inglese e francese (Miteinander, Insieme, Together, Ensemble). Unico al mondo, dà l'opportunità a persone ipovedenti e non vedenti di partecipare, come navigatori, a gare di rally internazionali e nazionali e gare di regolarità. Il Progetto MITE nasce come una sfida per portare la disabilità visiva nel mondo dei motori, fino ad allora off limits per ciechi e ipovedenti; continua la sua attività con lo scopo di far conoscere i propri navigatori nella loro interezza, in cui la disabilità sia solo un dettaglio che non può sostituirsi alla persona con pregi, difetti e passioni.

CONTRO LA CECITÀ. Il 37enne sardo è nato con problemi alla vista "che sono degenerati nel tempo. La mia condizione mi porterà alla cecità. Ma stiamo battagliando e ora vedo ancora un po' di luce: con l'occhio destro le ombre, con il sinistro ho una percezione visiva di 2/50, vedo a 50 centimetri di distanza. Sono seguito da due centri specializzati: il San Raffaele di Milano e uno di Londra". Più nel dettaglio, Francesco ha avuto "il distacco di retina su entrambi gli occhi, un glaucoma secondario e l'esportazione del cristallino alla nascita. Se sia un problema di natura genetica o neurologica ancora non si è capito". Si è capito, invece, che lui non ha perso la voglia di esserci, di essere protagonista della sua vita: "Assolutamente - annuisce serenamente -. Sono circondato da persone straordinarie: la mia famiglia e gli amici mi consentono di fare questo sport spronandomi ad andare avanti, a lottare. Anche la disabilità è un gap che può essere superato: tutto si può fare. Quando vado a correre ho un amico che mi accompagna. E faccio anche altro: organizzo gare automobilistiche e gestisco la segreteria di alcune società sportive. Senza chi ti aiuta non sarebbe possibile". E nemmeno senza la sua forza di volontà, quel granitico crederci sempre che non l'abbandona mai. Francesco gioca anche nel campionato italiano di calcio a 5 ipovedenti B2 B3con i Tigers Paralympics Sport EJA Energia di Cagliari, l'unica squadra della Sardegna che vi partecipa. Ruolo: difensore.

OLTRE LE OMBRE. Quando fa il navigatore utilizza due tipi di strumenti: un quaderno dove viene descritto il percorso di gara: "Il nostro è in formato digitale, lo carichiamo sull'ipad in modo da poterlo ingrandire e, in notturna, poterlo illuminare. Mentre le note delle prove speciali vengono trasferite sul computer e stampate in base alle mie esigenze. Quell'aria di rally che si respira a Osilo ha coinvolto Cozzula: "A casa mia passava il rally Costa Smeralda e oggi la tappa italiana del WRC, il campionato del mondo di rally. Da quando, poi, ho iniziato a seguire un amico che corre, mi sono innamorato dell'automobilismo ed entrando come ufficiale di gara sono riuscito a convincere la Federazione, l'Aci Sport, a farmi diventare navigatore anche se ipovedente. Oltre a 70 gare alle spalle, ho effettuato anche simulazioni di incidente e conseguenti test di evacuazione dall'auto con piloti come Paolo Andreucci. Ma ora mi rimane una sogno: poter ottenere la licenza internazionale che mi è stata tolta nel 2014. Mi consentirebbe di fare gare in tutto il mondo".

di Alberto Francescut

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UmbriaON del 09-10-2016

Gabriele sull'Everest, il sogno diventa realtà

«Gabriele è un ragazzo eccezionale. Un esempio positivo per la nostra comunità. Sono orgoglioso di essere ternano insieme a lui. Abbiamo bisogno non di aiutare Gabriele, ma noi stessi tramite la luce che un non vedente può darci». Il delegato del Coni di Terni, Stefano Lupi, non poteva raccontare meglio la giornata di sabato, quando ha accompagnato Gabriele Scorsolini, il giovane scalatore non vedente, che sta per coronare il suo sogno - scalare l'Everest - per essere ricevuto dal sindaco di Ferentillo, Paolo Silveri, che lo ha salutato nell'aula consiliare vista l'imminente partenza di Gabriele per l'Himalaya.

La spedizione. Gabriele si aggregherà ad una spedizione composta da scalatori del Trentino Alto Adige. A dargli calore e sostegno, racconta Lupi, «i ragazzi della scuola media di Ferentillo, che hanno ascoltato con interesse l'esperienza di Gabriele che, con la sua voglia di fare e di impegnarsi, costituisce davvero un grande esempio per tutti. Gabriele, la cui famiglia è originaria del paesino di Ancaiano, ha mostrato parte dell'attrezzatura tecnica che utilizzerà in quota, ed ha risposto alle domande degli alunni».

Lezione di vita. Il presidente regionale del Coni Umbria, Domenico Ingozza, ha portato «il saluto ed il sostegno dell'intero movimento sportivo regionale». Visibilmente emozionato l'istruttore di Gabriele, Paolo Petasecca che ne segue quotidianamente la preparazione proprio a Ferentillo. Petasecca con soddisfazione ed una punta di commozione ha raccontato il suo rapporto con Gabriele ed i dettagli della preparazione svolta per affrontare questa difficile impresa.

La bandiera. Stefano Lupi nel ricordare quanto importante sia il legame sport e territorio ha donato a Gabriele la bandiera dei recenti Giochi della Valnerina, «affinché Gabriele la possa sventolare in cima all'Everest, pensando lassù, sul tetto del mondo, all'affetto che ha per lui l'intera comunità ternana». Il sindaco Silveri ed Ignozza hanno poi consegnato al giovane scalatore una targa ed il gagliardetto del Coni. «Ci siamo dati - conclude Lupi - l'appuntamento per il ritorno di Gabriele, quando ci sarà una grande festa. Come lui merita che sia».

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Superando.it del 06-10-2016

Un teatro reso accessibile, nel segno della Convenzione ONU

FERMO. Il risultato è decisamente positivo, il contenuto e il linguaggio usati in quell'atto ufficiale lo sono altrettanto, se non di più. Ci riferiamo a quanto accaduto a Fermo, nelle Marche, e alla positiva battaglia condotta in prima fila dall'Associazione "Zero Gradini per Tutti" di Porto San Giorgio, per ottenere l'accessibilità del Teatro dell'Aquila di Fermo, uno dei più importanti della Regione, con i suoi 870 posti.

Il risultato, quindi, ovvero la ristrutturazione dell'ingresso, reso finalmente accessibile a tutti, un nuovo regolamento interno, con otto posti specificamente garantiti alle persone con disabilità motoria e ai loro accompagnatori, oltre a un percorso realizzato per le persone con disabilità visiva. Già all'inizio del 2015, del resto, "Zero Gradini per Tutti" aveva denunciato all'allora commissario straordinario del Comune Vittorio Saladino l'inaccessibilità del teatro fermano. Ne era seguito un serrato confronto, proseguito anche con la successiva Giunta del sindaco Paolo Calcinaro, fino al provvedimento attuato il 13 settembre scorso, permeato sin dall'oggetto (Teatro dell'Aquila: modifica disciplinare di sala e di biglietteria in adesione ai principi e alle indicazioni della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità) dallo spirito e dai princìpi della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, cui il Comune marchigiano, per altro, aveva esplicitamente aderito, con una Delibera prodotta nel marzo di quest'anno.

«Utilizzando bene la Convenzione ONU - sottolinea a tal proposito Pasqualino Virgili, direttore di Zero Gradini per Tutti, che in queste settimane ha seguito i lavori sul Teatro dell'Aquila, insieme al presidente dell'Associazione Saverio Verone, alla vicepresidente Amedea Mei e alla socia Anna Diotallevi - abbiamo potuto raggiungere un risultato davvero soddisfacente, ottenendo una Delibera completamente nuova, sia nel contenuto che nel linguaggio. E, ulteriore valore aggiunto, anch'esso del tutto in linea con l'articolo 9 della Convenzione, è stato istituito anche un servizio di assistenza, utilizzando un'Associazione di volontariato (la Pubblica Assistenza Croce Verde di Fermo)».

«Qui dunque - conclude Virgili - la Convenzione ONU è stata determinante e ci si augura a questo punto che la potenza di questa normativa, divenuta Legge dello Stato ormai da sette anni e mezzo [Legge 18/09, N.d.R.], venga sempre più recepita nel nostro Paese e anche dalle stesse Associazioni di persone con disabilità, come purtroppo non sempre ancora avviene». (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: Pasqualino Virgili (anna.pasquale@libero.it).

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Giornale UICI del 17-10-2016

Musei torinesi: un esempio di accessibilitÀ

Torino - Alla scoperta dei tesori per tutti

La nostra città ha lavorato molto bene, specialmente negli ultimi anni, per rendere accessibile alle persone disabili il suo patrimonio artistico e museale. Parliamo di un cantiere aperto e in continua evoluzione, all'interno del quale emergono sempre nuovi interventi per migliorare la fruibilità dell'eccezionale tesoro che la capitale sabauda ha prodotto in oltre duemila anni di storia. Tra le realtà maggiormente accessibili vanno senz'altro ricordati il Museo Nazionale del Cinema, Palazzo Reale, Palazzo Madama e il Castello di Rivoli.

Museo Nazionale del Cinema

Questa istituzione è attenta a diverse forme di disabilità. Per visitare al meglio il museo è consigliabile avere con sé uno smartphone (cioè un telefono di ultima generazione). Questo strumento infatti può essere usato per leggere degli appositi codici riportati accanto agli oggetti esposti, che vengono tradotti in descrizioni sonore. Il Museo del Cinema, uno tra i più accessibili d'Europa, si trova all'interno della Mole Antonelliana. Questo particolarissimo edificio è riprodotto in tre plastici che permttono a tutti, disabili visivi compresi, di capire come è avvenuta la sua costruzione.

www.museocinema.it

Palazzo Reale

A Palazzo Reale sono stati allestiti percorsi tattili relativi alla vita di corte, che permettono di esplorare la quotidianità della famiglia Savoia: la tavola del re, gli appartamenti delle regine. Le maestranze sono disponibili, su richiesta, a illustrare il percorso di visita a persone con disabilità visiva. Tra le opere da non perdere, va citata la riproduzione in rilievo di una splendida pala d'altare risalente al 1523, opera del pittore piemontese Defendente Ferrari.

www.poloreale.beniculturali.it

Palazzo Madama

Parliamo di un edificio sontuoso e magnifico, sede del primo Parlamento d'Italia. Anche in questo palazzo è possibile avvalersi dello smartphone per ascoltare la descrizione di oggetti e testimonianze artistiche lungo il percorso di visita. Inoltre sono presenti alcune mappe tattili, che possono essere richieste alle biglietterie. Di alcuni dipinti particolarmente significativi, come quelli del celebre pittore quattrocentesco Antonello da Messina, sono state realizzate riproduzioni in rilievo. Infine, in cima alla torre, sul lato rivolto verso via Po, sono state sistemate le riproduzioni in rilievo di alcune parti della città di Torino. A coronamento della visita, si può fare una passeggiata nello splendido giardino accessibile, dove si trovano piante che stimolano l'olfatto e i cui profumi rimandano alla freschezza delle nostre campagne.

www.palazzomadamatorino.it

Castello di Rivoli

Per accostarsi a questa residenza risulta molto utile il plastico del maniero, ricco di particolari, che rivela una struttura incompleta, unica tra le dimore sabaude. Un panello, accessibile a tutte le disabilità sensoriali, riproduce le varie parti del castello. Va inoltre segnalato che la responsabile della didattica è disponibile, su prenotazione, a condurre i visitatori con disabilità visiva tra le collezioni di arte moderna e contemporanea presenti negli spazi espositivi.

www.castellodirivoli.org

Gianni Laiolo

Responsabile Settore Cultura UICI Torino

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Arte.it del 12-10-2016

Sensi Unici

Sensi Unici, Palazzo delle Esposizioni, Roma

Dal 12 Novembre 2016 al 26 Febbraio 2017

Curatori: Laboratorio d'arte del Palazzo delle Esposizioni, Scuderie del Quirinale, In collaborazione con Federazione Nazionale delle Istituzioni Pro Ciechi Onlus.

Costo del biglietto: ingresso gratuito

Sito ufficiale: http://www.palazzoesposizioni.it/

"è solo dopo aver posato le mani che si posa lo sguardo"

Giuseppe Penone

Libri e opere d'arte per educare e risvegliare i sensi. Libri per immaginare e imparare a "guardare" la realtà con occhi e mani nuove. Libri e opere unici, fatti a mano, per offrire strumenti originali di mediazione e inclusione e annullare ogni barriera fisica, linguistica e culturale. Libri e opere per tutti adatti a facilitare l'incontro tra persone di origini e con abilità diverse.

L'esposizione presenta una selezione di libri e opere tattili nazionali e internazionali e uno speciale allestimento di tavole materiche e operative, che mira a coinvolgere attivamente tutti i pubblici nella lettura aptica dell'opera proponendo esperienze sensoriali e momenti di interazione. Il percorso si snoda attraverso quattro angoli tematici guidando il visitatore nell'affascinante mondo dell'editoria tattile illustrata, partendo dai maestri, coloro che per primi hanno con grande raffinatezza coniugato oggetto-libro, tatto e arte. Dai Pre-libri di Bruno Munari, agli eleganti libri di carta di Katsumi Komagata, fino alla ricerca su astrazione e composizione di Sophie Curtil. Ai protagonisti storici che hanno tracciato la strada seguono giovani artisti, la maggior parte vincitori dell'ultimo concorso di editoria tattile illustrata Tocca a te! 2015, che interpretano in modi differenti tre materiali - la carta, la stoffa e il filo - materie prime nella produzione dei libri tattili.

La mostra, a cura del Laboratorio d'arte del Palazzo delle Esposizioni e Scuderie del Quirinale, in collaborazione con la Federazione Nazionale delle Istituzioni Pro Ciechi Onlus, è parte del progetto speciale Punti di vista sull'accessibilità all'arte e alla lettura che, attraverso acquisizione bibliografiche, percorsi sensoriali, tavole rotonde e laboratori, vuole costruire una cultura partecipata e condivisa, fatta non di progetti esclusivi, ma inclusivi, perché sinonimo di diversità è ricchezza.

Inoltre, le opere realizzate per l'evento andranno poi a far parte della mostra itinerante A spasso con le dita che dal 2010 attraversa l'Italia per promuovere il libro tattile su tutto il territorio nazionale.

Completa l'iniziativa un ricco calendario di eventi speciali, corsi di formazione e laboratori per scuole e famiglie per promuovere il libro tattile illustrato come strumento prezioso di educazione accessibile a tutti.

EVENTI SPECIALI

- sabato 12 novembre

incontro di formazione ore 16.30

prenotazione obbligatoria a scaffaledarte@palaexpo.it (a partire dal 7 novembre) inaugurazione ore 18.00 - ingresso libero;

- sabato 3 dicembre

in occasione della Giornata Internazionale delle persone con disabilità laboratorio gratuito per tutti ore 16.00 e 17.30

prenotazione obbligatoria a scaffaledarte@palaexpo.it (a partire dal 24 novembre);

- martedì 21 febbraio | in occasione della Giornata Nazionale del Braille

"Punti di vista" - Tavola rotonda sull'accessibilità all'arte e alla lettura ore 10.00

ingresso libero fino a esaurimento posti

LABORATORI

scuole | infanzia e primaria

martedì > venerdì ore 10.00 e 11.30

attività € 80,00 per gruppo classe - prenotazione obbligatoria tel. 848082408 famiglie | bambini 3 > 6 anni con i genitori

domenica, escluso festivi, dalle 11.00 alle 13.00

attività €8,00 per bambino - prenotazione consigliata € 1,50 tel. 06.399 67 500.

CORSI DI FORMAZIONE

I sensi nell'arte.

In occasione della mostra, il Laboratorio d'arte del Palazzo delle Esposizioni propone un corso per insegnanti, studenti, operatori per allenare, come in una palestra, tatto, gusto, olfatto, udito e vista, leggere l'arte e sperimentare i possibili processi creativi. Durante gli incontri spunti di riflessione, letture, esperienze pratiche allo scopo di affinare la percezione e renderla consapevole, conoscere le peculiarità di ogni senso ma anche le loro relazioni e interazioni.

- sabato 14 gennaio "Tatto-Vista";

- sabato 11 febbraio "Gusto-Olfatto";

- sabato 11 marzo "Udito" ore 10.00 > 17.00

€ 60 incontro singolo (€48 abbonati); €160 per intero corso (€28 abbonati).

prenotazione obbligatoria tel. 06.399 67 500

LIBRI

I libri tattili esposti in teca sono consultabili presso lo Scaffale d'arte del Palazzo delle Esposizioni (piano zero, spazio Forum) il martedì e il giovedì dalle 14.30 alle 17.30, gli altri giorni su appuntamento - scaffaledarte@palaexpo.it.

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Agenzia Dire del 17-10-2016

Ragazzi di tutto il mondo a scuola di arte tattile. E il maestro È uno scultore cieco

BOLOGNA. Una trentina di ragazzi da tutto il mondo, studiosi della storia dell'arte. Arriveranno nella chiesa dell'Arte di Sala Bolognese tra pochi giorni per conoscere il maestro Felice Tagliaferri, scultore cieco "che lotta perché chiunque possa toccare le opere d'arte". La visita che si svolgerà il 18 ottobre fa parte dello stage di un mese che la Collezione Peggy Guggenheim di Venezia (con la quale Tagliaferri collabora) mette a disposizione di decine di giovani ogni anno. "Per me è una grande soddisfazione- commenta lo scultore- sarà l'occasione per approcciarli all'arte tattile. Farò loro toccare le mie sculture, ci si potranno sedere sopra: normalmente nei musei vige il divieto della fruizione tattile, ma qui le cose funzionano in maniera diversa".

Una battaglia, quella di Tagliaferri, che ha ottenuto una vittoria importante con il progetto "Doppio Senso. Percorsi tattili alla Collezione Peggy Guggenheim" avviato proprio nel museo veneziano: si tratta di un percorso innovativo all'accessibilità museale rivolto a un pubblico di non vedenti, ipovedenti e vedenti, in chiave inclusiva che ha come obiettivo la formazione di una comunità sempre più ampia e partecipe alla vita del museo, per la diffusione dell'arte moderna e contemporanea. Ogni appuntamento, il sabato per gli adulti e la domenica per i bambini, i partecipanti prendono parte a visite tattili guidate da Valeria Bottalico, ideatrice e curatrice del progetto, e ad attività laboratoriali condotte proprio da Tagliaferri.

"Introdurrò quegli studenti nel mio mondo, così diverso a quello a cui sono abituati, farò loro toccare le mie opere. La loro visita sarà anche l'occasione per festeggiare i 10 anni della Chiesa dell'Arte", aggiunge. Era il 26 settembre del 2006, infatti, quando la chiesa sconsacrata collocata all'interno della splendida cornice di Villa Terracini (a Sala Bolognese) riaprì come Chiesa dell'Arte, luogo che da allora accoglie le sculture dell'artista e vera e propria scuola di arti plastiche.

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FOCUS

Giornale UICI del 20-10-2016

I disabili visivi non vogliono la "scuola speciale"

di Gianluca Rapisarda

Nei mesi scorsi è stato pubblicato sul Giornale on line e sui "Corrieri" dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti un mio "pezzo" dal titolo "Scuola speciale per bambini ciechi? No, Grazie.".

In tale articolo, a nome del c.d.a. della Federazione Pro Ciechi, rivolgevo i ringraziamenti più sentiti e fervidi al nostro collega Claudio Cassinelli, Presidente del "glorioso" Chiossone di Genova, per la decisione presa dal "suo" Istituto di fuoriuscire dalla Fondazione Guderzo, dopo l'annuncio da parte della medesima Fondazione di voler realizzare a breve una scuola "speciale" per bambini ciechi.

In questi giorni, poi, ho letto sulle prestigiose pagine di "Superando" che, ad un anno dalla pubblicazione del libro "L'attrazione speciale" di Giovanni Merlo, proprio su di esso e sulle ragioni ivi esposte che indurrebbero alcune famiglie di ragazzi con disabilità a scegliere le scuole speciali per i propri figli, saranno centrati anche alcuni imminenti incontri promossi in Lombardia e nelle Marche.

Premetto subito che il progetto di ripristinare le "scuole speciali" è ritenuto da noi della Federazione Nazionale delle Istituzioni Pro Ciechi un "pericoloso" ritorno al passato e soprattutto una falsa soluzione ed un inganno rispetto ai reali bisogni educativi ed al corretto percorso di crescita di cui necessitano i "ragazzi ciechi" nella scuola di tutti.

Pur tuttavia, a quasi quarant'anni dal varo della Legge 517 del 1977 che ha avviato in Italia il sistema scolastico "inclusivo, non va comunque sottaciuto il fatto che sono ancora tante le carenze e deficienze che caratterizzano il sostegno degli alunni disabili visivi e disabili in generale.

Di fronte a tali criticità, l'UICI ed i suoi Enti collegati non sono stati a guardare e si sono invece adoperati con tutte le loro energie e le risorse economiche disponibili per dar vita a "centri di servizio"a supporto della scuola "comune".

Trattasi dei cosiddetti "centri di consulenza tiflodidattica" (c.c.t.), istituiti dalla Federazione Nazionale Delle Istituzioni Pro Ciechi e dalla Biblioteca italiana per i ciechi "Regina Margherita" ai sensi della legge 284 del 1997. I c.c.t. oggi sono 17, sono distribuiti su tutto il territorio nazionale e si prefiggono il compito di fornire consulenza tiflodidattica e di far conoscere gli strumenti ed i materiali tiflodidattici agli insegnanti di sostegno, agli operatori scolastici, ai genitori ed agli alunni della scuola di ogni ordine e grado.

A dire il vero, vi sono altresì le "famose" u.t.c. (unità territoriali di coordinamento), che costituiscono delle strutture regionali di coordinamento tra i c.c.t., i centri autonomi rispetto ai nostri centri di consulenza tiflodidattica, le sezioni provinciali dell'UICI, le ASP e gli Uffici scolastici provinciali e regionali, ossia tra tutte le Agenzie che operano nel territorio a sostegno dell'integrazione scolastica degli studenti minorati della vista.

Dunque, il "vero" problema del sostegno degli alunni/studenti disabili visivi in Italia non sta nella mancanza di "centri di supporto" alla scuola, che ci sono e sono anche parecchi, quanto piuttosto nella totale assenza di una loro "visione d'insieme" e di un loro fattivo e sinergico collegamento, elementi che sarebbero al contrario indispensabili per un proficuo processo di inclusione dei nostri ragazzi nella scuola di tutti.

Anzi, io sono fortemente persuaso che proprio tale assoluta "scolleganza" in materia di politica scolastica tra l'Unione Ciechi ed Ipovedenti ed i suoi enti collegati sia stata la causa principale del nostro attuale "male scolastico" e cioè dell'inadeguata e precaria preparazione e formazione degli operatori che, a vario titolo, si occupano del sostegno degli studenti non vedenti ed ipovedenti.

Consapevole di ciò, il Coordinamento degli Enti collegati dell'UICI, su proposta del Presidente nazionale Mario Barbuto, ha recentemente deliberato di costituire un "Network per l'Inclusione Scolastica (NIS) tra l'Unione Ciechi ed Ipovedenti, tutti i c.c.t. della Federazione Pro Ciechi e quelli della B.I.C. e l'I.Ri.Fo.R., nella convinzione di dover coinvolgere in questo nuovo "organismo" anche i CTS periferici del MIUR, per una loro effettiva ed efficace "messa in rete" al servizio dell'inclusione scolastica dei ragazzi minorati della vista (al riguardo, rimando ad un mio recente articolo pubblicato su questo giornale).

Il "lungimirante" ed ambizioso progetto dell'UICI è quello di pervenire entro i primi mesi dell'anno nuovo alla sottoscrizione di una Convenzione con il MIUR, perché il NIS venga riconosciuto ufficialmente dal Ministero, configurandosi come una vera e propria "Authority della Tiflologia".

Il "Network" rappresenta uno strumento "tecnico" al servizio dell'UICI, costituito da un "board" (gruppo di lavoro) molto snello, composto da alcuni esperti del settore ed aperto anche ai contributi del mondo della ricerca e dell'Università, ed è deputato prioritariamente a definire il percorso formativo ed il profilo professionale dei "famosi" assistenti alla comunicazione (di cui all'art 13 comma 3 della legge 104 del 1992) e dei veri e propri "convitati di pietra" del sostegno degli alunni minorati della vista e cioè i Tiflologi.

Oggi, infatti, la "figura" del Tiflologo non esiste per legge e non dispone di un suo apposito albo professionale, così come, d'altra parte, molti assistenti alla comunicazione sono improvvisati e sono privi di un'idonea preparazione.

Pertanto, con la nascita del "Network per l'Inclusione", s'intende garantire agli assistenti alla comunicazione degli alunni disabili sensoriali ed ai Tiflologi "diritto di cittadinanza", un'idonea formazione ed una "vera" e concreta spendibilità del loro titolo, potendo finalmente far impegnare le Regioni (a cui compete l'assistenza scolastica e/o domiciliare) ad "obbligare" gli enti e le cooperative che erogano tale servizio ad avvalersi di educatori finalmente ed adeguatamente specializzati sulla disabilità visiva.

Altro tema caldo è quello della modesta preparazione e dell'indifferibile ed ineludibile necessità di una maggiore specializzazione dei docenti di sostegno italiani. Infatti, come detto sopra, nonostante siano trascorsi quasi quarant'anni dalla "sacrosanta" legge 517, tante sono ancora le ambiguità e le precarietà che connotano il sistema del sostegno in Italia.

Mi riferisco ovviamente all'ambiguità e precarietà del "ruolo" del sostegno. L'insegnante di sostegno ha l'obbligo di restare sul sostegno solo per cinque anni, tra l'altro non necessariamente nella stessa scuola, e non fa parte dell'organico di diritto delle istituzioni scolastiche, ma di un organico provinciale. Tale suo "non ruolo" è il fattore determinante che favorisce la provvisorietà ed occasionalità della scelta degli insegnanti di sostegno, che preferiscono "fuggire" presto da questa "ibrida" classe di concorso per passare invece nei ruoli ordinari di docenza. Tutto ciò naturalmente provoca scarsa motivazione, poco interesse all'aggiornamento da parte dei docenti di sostegno e gravissime ripercussioni per la continuità didattica per i nostri ragazzi.

Di ambiguità e precarietà si può parlare anche relativamente alla funzione dell'insegnante di sostegno. Da uomo della scuola, mi è abbastanza chiaro come i docenti di sostegno non abbiano ancora ben compreso se la loro funzione sia quella di insegnare la disciplina agli alunni privi della vista e verificare i loro apprendimenti in aule (tra l'altro troppo spesso isolate dalle altre, con la creazione delle tristemente note "aule del sostegno") o piuttosto quella di supportare il consiglio di classe e l'intero contesto scolastico a progettare modelli e percorsi inclusivi a favore dei ragazzi disabili visivi.

Infine, l'ultima e più dannosa ambiguità e precarietà che caratterizza il sistema inclusivo italiano è l'inadeguata e scadente preparazione e formazione dei docenti di sostegno. Dagli opinabili, (seppur apprezzabili) Corsi polivalenti, si è infatti passati accorsi contraddistinti dall'eccessiva genericità, dall'essere quindi "generalisti" e poco attenti alle specificità e specialità di ciascuna singola disabilità.

Ora, malgrado tali evidenti e strutturali criticità e carenze del "sistema", io non credo che togliere il sostegno agli alunni minorati della vista e disabili in generale sia la "panacea" ed il rimedio giusto. Infatti, nonostante tutto, il nostro sistema inclusivo ci viene invidiato un po' dappertutto e specialmente in Europa, dove ad es. in Germania esistono ancora le scuole "speciali" per ciechi ed in Francia il cosiddetto "sistema misto" non "vince" e convince.

L'attuale sistema scolastico "inclusivo" italiano non va spazzato via od eliminato tout court, rifugiandosi magari nelle facili scorciatoie delle scuole speciali, va invece riordinato e riformato. E di questo, secondo quanto riferitoci dal Dott. Ciambrone nel corso dell'ultima seduta del consiglio d'amministrazione della Federazione Pro Ciechi, si sta discutendo in queste settimane in sede ministeriale a proposito dei vari decreti attuativi della legge de "La Buona Scuola", anche tenendo conto della famosa proposta di legge 2444 della Fand e della Fish sul sostegno e sull'inclusività.

Tale proposta di legge, che noi della Federazione Nazionale delle Istituzioni Pro Ciechi condividiamo in toto, lo rammento, prevede le seguenti significative novità sul sostegno:

l'obbligo di un semestre di formazione universitaria iniziale per tutti i futuri docenti curricolari; l'obbligo di una apposita nuova specializzazione dei futuri docenti per il sostegno di durata triennale, successiva ad una laurea triennale come avviene per tutti; l'obbligo dell'aggiornamento in servizio sia dei dirigenti scolastici, sia dei docenti curricolari e per il sostegno, che per i collaboratori scolastici e per gli assistenti per l'autonomia e la comunicazione; l'obbligo di alcune ore mensili di programmazione congiunta di tutti i docenti, come da sempre avviene per i docenti di scuola dell'infanzia e primaria e sino ad oggi assente per i docenti di scuola secondaria; la costituzione di appositi ruoli per il sostegno, distinti per ordine di scuole, dai quali si può uscire solo per passaggio di cattedra.

Due sono, infatti, i punti qualificanti su cui dobbiamo insistere in queste settimane di "intenso" dibattito al MIUR sulla riforma del sostegno e cioè: una formazione di base sulla disabilità in generale di tutti i docenti disciplinari e la maggiore specializzazione dei docenti di sostegno con la creazione di un'apposita loro classe di concorso e di un loro "specifico" ruolo.

La formazione di base sulle più disparate tematiche della disabilità di tutti gli insegnanti curricolari è infatti fondamentale per evitare il perverso e fin troppo frequente meccanismo scolastico della "delega" dell'alunno disabile e dunque anche minorato della vista al solo docente di sostegno, perché in realtà del processo di inclusione si deve far carico l'intero "contesto".

A tal proposito, "sfruttando" il comma 124 della Legge 107, che ha finalmente trasformato l'aggiornamento degli insegnanti in "obbligatorio, permanente e strutturale" (e l'imminente avvio del piano di formazione dei docenti sembrerebbe suffragarlo) ed "approfittando della "carta del prof", le sedi locali dell'I.Ri.Fo.R. dell'UICI, magari integrandosi con la rete dei CTS e CTI provinciali, stanno per attivare diversi corsi formativi per fornire ai docenti curricolari e di sostegno un'adeguata preparazione di base sulla disabilità visiva.

Invece, la maggiore specializzazione dell'insegnante di sostegno e la costituzione di un suo ruolo "ordinario" potrà finalmente dotarlo di quelle competenze pedagogiche, didattiche, tecniche e metodologiche (nel caso della cecità e dell'ipovisione ad esempio, la conoscenza della Tiflodidattica, della Tifloinformatica e del Braille), capaci di "trasformarlo" in un progettista ed attuatore di modelli inclusivi, volti a rendere efficaci gli insegnamenti e gli apprendimenti degli studenti privi della vista in un ambiente veramente "accogliente".

Per quanto finora argomentato, l'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti e tutti i suoi Enti collegati ritengono che togliere gli alunni disabili visivi dalla scuola "normale" possa lasciare il tempo che trova.

Un errore imperdonabile della Pedagogia moderna è quello di pensare che, dopo la 517 del 1977, l'inclusione scolastica e l'educazione speciale si elidano reciprocamente, piuttosto che integrarsi tra loro.

La nostra soluzione è invece quella di potenziare l'attuale sistema di inclusione scolastica, definendo una volta per tutte i profili delle figure professionali dell'assistente alla comunicazione e del tiflologo e creando una rete tra tutti i "centri di supporto" al sistema scolastico del sostegno (vedasi la costituzione del NIS) e, soprattutto, un ruolo "specifico" del sostegno nella scuola di tutti e di ciascuno.

Solo così potranno essere fugate le tentazioni di ritorni anacronistici alle scuole speciali, garantendo veramente accoglienza ed inclusione a tutti gli alunni con disabilità visiva.

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Farmacista33 del 27-10-2016

Etichette in Braille, mancata applicazione perseguibile in sede disciplinare

Ogni anno, nel mese di ottobre, le farmacie ricevono da Assinde le etichette autoadesive riportanti le date di scadenza in chiaro ed in caratteri Braille da applicare sulle confezioni dispensate a pazienti non vedenti e ipovedenti, in caso di esaurimento va richiesto un ulteriore invio, l'eventuale immotivato rifiuto ad apporre l'etichetta è perseguibile in sede disciplinare in quanto contrario alle norme di deontologia professionale. È quanto ribadisce una circolare di Federfarma Roma, preceduta nei giorni scorsi da un'altra comunicazione della Fofi. L'opportunità di richiamare e rinnovare gli obblighi e le procedure, spiega il sindacato, prende spunto «dal recente servizio di "Striscia la notizia" trasmesso sabato 22 ottobre u.s. nel quale sono state mostrate le difficoltà incontrate nel reperire presso le farmacie le etichette in caratteri braille».

Le circolari ricordano che le modalità di indicazione della data di scadenza in caratteri Braille sulle confezioni dei medicinali sono disposte dal Decreto ministeriale 13 aprile 2007, in seguito al quale Farmindustria, Assogenerici, Anifa, Federfarma, Assofarm e Assinde hanno siglato un accordo per realizzare un sistema che garantisse ai soggetti non vedenti e ipovedenti la possibilità di conoscere la data di scadenza dei medicinali. Assinde, ricorda Federfarma Roma, «ha curato la realizzazione e la distribuzione presso tutte le farmacie, di raccoglitori a fogli mobili, denominati "etichettari", che contengono le etichette autoadesive, suddivise per mesi ed anni, riportanti le date di scadenza in chiaro ed in caratteri Braille». La distribuzione deve essere adeguata al numero complessivo di farmaci in commercio per soddisfare tempestivamente tutte le richieste. Il primo invio è stato fatto nell'ottobre del 2007 relativo alle etichette per i primi sei anni di scadenza dei medicinali, quindi gennaio 2008 - dicembre 2013. In seguito nel mese di ottobre di ciascun anno l'Assinde ha inviato alle farmacie i plichi contenenti le etichette necessarie agli aggiornamenti annuali in modo da consentire la presenza in farmacia di etichette relative a 5 anni. In particolare, nel corso del corrente mese di ottobre 2016, saranno inviate le etichette relative al 2022.

Secondo il DM, precisa la circolare, «su richiesta dell'assistito, o quando il farmacista è a conoscenza che il medicinale dispensato è destinato ad una persona non vedente o ipovedente, il professionista stesso è tenuto ad apporre sul medicinale il bollino autoadesivo corrispondente ovviamente alla scadenza del medicinale consegnato. L'eventuale immotivato rifiuto ad apporre l'etichetta è perseguibile in sede disciplinare in quanto contrario alle norme di deontologia professionale». Diversa la procedura per i medicinali omeopatici: «il farmacista dovrà richiedere alla azienda produttrice l'invio, di una "particolare" confezione del prodotto che perverrà inserita in un plico sul quale sarà opposta in caratteri Braille il numero di lotto e la data di scadenza. L'invio della confezione da parte dell'azienda produttrice dovrà avvenire entro le 24 ore dalla richiesta della farmacia». Fofi e sindacato ricordano che se, per vari motivi, (esaurimento, deterioramento, smarrimento, ecc.), la farmacia avesse necessità di riceverne altre potrà richiedere ad Assinde un ulteriore invio, specificando il mese o i mesi e l'anno di cui necessita, i costi derivanti sono a carico delle aziende farmaceutiche.

di Simona Zazzetta

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Flashback: nel mese appena trascorso

- 5 Riunione Commissione Regionale Autonomia a Lecco

- 5 UICI Pavia: presentazione ausili del Centro Regionale Tiflotecnico

- 10 Riunione della Direzione Nazionale UICI

- 12 UICI Lombardia - Riunione della Commissione Regionale Giovani

- 12 UICI Lodi: presentazione ausili del Centro Regionale Tiflotecnico

- 17 UICI Lombardia - Riunione dell'Ufficio di Presidenza

- 25 Concerto benefico Chiesa di San Marco a Milano

- 26/27 Riunione del Consiglio Nazionale UICI

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