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Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ONLUS
Consiglio Regionale della Lombardia


IL BLOCNOTES

NOTIZIARIO INFORMATIVO DEL CONSIGLIO REGIONALE LOMBARDO DELL'UNIONE ITALIANA DEI CIECHI E DEGLI IPOVEDENTI

A cura di Massimiliano Penna

Ottobre 2016

SOMMARIO

Milano - La Città Metropolitana rispetti gli obblighi sanciti dal Tar

L'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti di Milano torna a chiedere con urgenza che la Città Metropolitana rispetti gli obblighi sanciti dal Tar riguardanti i servizi didattici per gli alunni con disabilità visiva

L'UICI di Milano torna ad esprimere grande preoccupazione per lo stato di estrema precarietà dei servizi didattici specifici rivolti agli alunni ciechi e ipovedenti. Nonostante il Tar della Lombardia abbia stabilito - con sentenza del 23 marzo 2016 - che spetta alla Città Metropolitana di Milano sostenere le spese volte allo studio dei minori con disabilità sensoriale, ad oggi, con l'anno scolastico già iniziato, i servizi non sono ancora stati attivati e le risorse previste appaiano totalmente insufficienti. Per l'UICI è in atto una grave violazione del diritto allo studio, un diritto costituzionale che, per gli alunni con disabilità visiva, si concretizza con la fruizione di specifici servizi tiflodidattici: consulenza tiflopedagogica, tifloinformatica e fornitura dei libri in braille e a caratteri ingranditi e di materiale tiflodidattico. Rodolfo Masto, presidente della sezione milanese dell'UICI, avverte: «Un percorso formativo senza i servizi specifici per gli studenti con disabilità visiva lascerà dei vuoti formativi che non potranno essere più recuperati, compromettendo l'inserimento sociale e professionale della persona. Una perdita intollerabile di valori etici che avrà ripercussioni anche in termini di costi economici sulla comunità».

L'UICI di Milano fa appello ai responsabili istituzionali competenti affinché venga ripristinata la qualità dei servizi, informando che l'inadempienza agli obblighi sanciti dalla sentenza del Tar n.560/2016, porterà l'associazione a riprendere, suo malgrado, la via del tribunale.

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Giornale UICI del 26-09-2016

Istruzione - Una sfida che non possiamo perdere

di Luciano Paschetta

In questi giorni abbiamo letto quotidianamente agenzie di stampa che sottolineano la mancanza di docenti di sostegno (e quando ci sono la loro non specializzazione), Conseguenza: le famiglie vengono invitate a tenere a casa i loro figli con disabilità in attesa che la situazione del personale si "normalizzi". Prima accusata la legge 107 sulla buona scuola, dimenticando che se è vero che le difficoltà nell'avvio dell'anno scolastico quest'anno sono state acuite dall'intrecciarsi di regole del nuovo ed il vecchio sistema di mobilità del personale in particolare in riferimento ai vincitori di concorso. A chi semplicisticamente ritiene responsabile di tutto la legge 107 sulla "buona scuola" va anche ricordato che gli effetti sull'inclusione di questa legge sono, al momento, nulli : le nuove norme previste, demandate ad un decreto delegato, non sono ancora state emanate. La causa profonda di quanto sta accadendo agli alunni con disabilità viceversa sta nella pericolosa "deriva" verso la delega del disabile al docente di sostegno interpretato come il "garante" dell'inclusione, che ha ormai pervaso il nostro modello e che, tra l'altro, per la scolarizzazione dei nostri ragazzi ha creato più danni che vantaggi.

I ritardi di questi giorni nelle nomine hanno solo reso evidenti e messo a nudo le contraddizioni dell'attuale modalità di realizzare 'l'integrazione degli alunni con disabilità. La contraddizione avverso la normativa: la legge fa obbligo alla scuola di accettare tutti gli alunni con disabilità, nessuna norma subordina la loro accettazione in classe alla presenza o meno del docente di sostegno, ma una contraddizione ancora più grave la rileviamo rispetto ai principi pedagogico didattici che stanno alla base della corretta cultura dell'inclusione : impedendo all'alunno con disabilità di frequentare se manca il docente di sostegno, di fatto si legittima, che ai docenti titolari non competa insegnare all'alunno con disabilità e che non siano loro i responsabili del suo apprendimento, quasi egli appartenesse ad una scuola "altra".

Scuola "altra" la cui presenza sembra essere stata in qualche modo "riconosciuta" quando per l'inclusione degli alunni con disabilità o con bisogni educativi speciali anziché chiedere alle scuole la progettazione di un P.T.O.F inclusivo (Piano triennale dell'offerta formativa) si è richiesto loro la redazione di un documento separato in riferimento all'inclusione: il P.A.I. (Piano annuale per l'inclusione) quasi che si trattasse di qualcosa particolare al di fuori del PTOF. Tutto ciò evidenzia lo stato di "malessere" della nostra scuola nei confronti della scolarizzazione degli alunni con disabilità e come questo sia causato dalla "distorsione" del nostro attuale modello di inclusione che, sempre più incentrato sul docente di sostegno, si allontana sempre più dai principi della "uguaglianza di opportunità",, della "scuola per tutti e per ciascuno ", della "progettazione for all" e, dal contesto culturale nel quale ci riconoscevamo "tutti uguali, tutti diversi", che, negli anni '70', aprì la scuola di tutti a tutti. Questo modello di inclusione che fa del docente di sostegno il "garante" dell'inclusione è destinato a far fallire il processo stesso di integrazione: l'inclusione ha alla base la relazione positiva con l'altro (compagni, docenti e personale tutto), in attività comuni in gruppo, questo non lo garantisce il docente di sostegno ma il "contesto".

Senza un contesto scuola inclusivo che favorisca rapporti positivi con i compagni, dove il docente titolare si occupa dell'alunno con disabilità, dove il disabile partecipa alle iniziative di pos ed extra scuola con i compagni, dove i vari ambienti siano accessibili, così come i libri ed i documenti, dove egli possa trovare gli strumenti ed i sussidi che gli permettano di seguire in pari opportunità, o comunque secondo le sue possibilità, l'attività didattica, è difficile si sviluppi un positivo processo di inclusione. Garante dell'inclusione non è e non può essere il docente di sostegno, ma un contesto che sa accogliere in pari opportunità l'alunno con disabilità e ne favorisce l'inclusione nelle diverse attività.

Noi come associazione, nonostante l'impegno, non potremo incidere più di tanto sul cambiamento della organizzazione della scuola, ma possiamo e dobbiamo fornire il necessario sostegno alle scuole per renderne il "contesto" inclusivo per i ragazzi con disabilità visiva fornendo il nostro competente supporto. All'interno delle nostre diverse istituzioni : Federazione delle istituzioni pro ciechi, Biblioteca Regina Margherita, IRIFOR e UICI sono presenti competenze e servizi che possiedono le potenzialità per farlo. Il Network, voluto dalla nostra presidenza nazionale, dopo aver messo a fuoco i principali problemi e definito le linee di intervento, ha oggi davanti a sé la sfida più importante: tradurre le idee in prassi, sviluppando un "sistema" nazionale di sostegno alle famiglie ed alle scuole. All'interno delle nostre diverse istituzioni sono presenti competenze, strumenti, buone prassi ed eccellenze, spesso sconosciute a genitori e scuole, si tratta di farle "uscire dall'oblio", condividerle ed organizzarle in una rete strutturata a livello nazionale capace di interagire con le scuole, gli altri centri di supporto all'inclusione previsti dal MIUR: CTS e CTI e gli altri servizi del territorio. Una rete, che, definita la mappa delle strutture e delle competenze presenti, messa insieme e condividendo risorse e strategie, realizzi un "servizio nazionale di sostegno all'inclusione". Un servizio che partendo dalle attuali risorse presenti sul territorio (Centri tiflodidattici, ex istituti per ciechi, Cooperative per l'assistenza tiflopedagogica, stamperie braille, centri di ipovisione, BIC, Museo Omero, sedi UICI e IRIFOR con specifici servizi di supporto all'inclusione, ecc.) "li riorganizzandoli in un unicum",, ne definisca il livello dei servizi erogati sulla base di alcuni criteri quali ad es. le competenze tiflodidattiche e tifloimformatiche, i sussidi ed i materiali didattici disponibili, la capacità di formazione tiflopedagocica, il numero e la qualifica degli operatori, le strutture (aule e attrezzature), individuando: Centri di sostegno di base di I libello, Centri di sostegno più specializzati di II livello, Centri di eccellenza riferiti a specifiche competenze a livello nazionale, capaci di fornire percorsi formativi avanzati e/ sussidi particolari.

Un servizio nazionale per l'inclusione che a sua volta "entri" nella rete dei servizi offerti da altri enti (associazioni e organizzazioni di disabili, enti pubblici, cooperative, consorzi socioassistenzali, ecc.). Un portale dove il tutto venisse presentato in modo organico, potrebbe essere la vetrina della nostra proposta per far conoscere e offrire ai genitori, ai docenti ed agli operatori tutti, quel "sostegno al contesto", famigliare, scolastico e sociale capace di renderlo inclusivo per i nostri ragazzi e attento ai loro bisogni. Concretamente avremo una organizzazione strutturata che ci consentirà di proporci alle scuole per incontrare i consigli di classe e agli operatori delle realtà locali che erogano servizi integrativi ed orientarli verso il servizio più idoneo che potrà aiutarli a costruire percorsi socioeducativi mirati al piano sviluppo del ragazzo con problemi di vista.

Potremo organizzare ai diversi livelli (provinciale, regionale o nazionale (attività di formazione qualificata per genitori e per docenti, ma anche per educatori ed assistenti. Potremo fornire agli altri servizi territoriali per la disabilità presenti sul territorio la informazioni necessarie per orientare genitori e scuole a rivolgersi al nostro sevizio. Sapremo indicare a docenti, genitori e educatori all'autonomia e alla comunicazione ed agli assistenti domiciliari dove trovare e come utilizzare i necessari sussidi per lo studio, per l'autonomia personale e per il gioco ed il tempo libero; come avere a disposizione una audioteca dove trovare audiolibri, riviste e quotidiani. Realizzare un servizio nazionale per il sostegno all'inclusone delle persone con disabilità visiva, questa la sfida che ci viene dalla situazione della nostra scuola, alla quale siamo chiamati a rispondere, per farlo non sono necessari interventi "esterni", o legislativi, né delibere di enti locali, dipende solo dalla capacità e dalla volontà delle nostre diverse istituzioni di "fare squadra", superando personalismi e individualismi, mettendo in comune esperienze, competenze e risorse, lavorando insieme su obiettivi comuni. Questo lo spirito che ha caratterizzato i primi passi del gruppo di lavoro del Network )e, chi ben incomincia E che serve per vincere la sfida dell'inclusione reale per i nostri ragazzi, una sfida che non possiamo permetterci di perdere.

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Dal consiglio regionale

Milano, 15 ottobre: incontro dedicato alla trattazione delle problematiche inerenti l'albinismo

Il Consiglio Regionale Lombardo dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, in collaborazione con il Comitato Regionale Lombardo della I.A.P.B., (Agenzia Internazionale per la prevenzione della Cecità), l'associazione ALBINIT e l'associazione A.P.R.I. (Associazione Pro Retinopatici e Ipovedenti), organizza un incontro rivolto ai Soci e non per trattare le problematiche inerenti la patologia in oggetto che, come saprete, è causa frequente di ipovisione.

Quello del prossimo 15 ottobre riprende un ciclo d'incontri che era stato avviato negli anni scorsi, nel quale erano state trattate le problematiche relative alle principali patologie oculari.

Si ritiene che questo incontro sull'albinismo sia di particolare interesse, soprattutto per i Dirigenti U.I.C.I., poichè prende in esame una patologia poco conosciuta ma con pesanti risvolti socio-economici ed assistenziali.

L'incontro avrà luogo sabato 15 ottobre a partire dalle ore 9.30 presso la Sede del Consiglio Regionale Lombardo dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti - Milano, via Mozart 16 (Sala Trani) secondo il seguente programma:

Ore 9.30 - Breve saluto dei rappresentanti degli Enti organizzatori: Nicola Stilla, Presidente Regionale lombardo U.I.C.I.; Angelo Mombelli, Presidente del Comitato Regionale Lombardo dell'I.A.P.B.; Elisa Tronconi, Presidente dell'Associazione Albinit; Marco Bongi, Presidente dell'Associazione A.P.R.I.

Ore 10.00 - Relazione sulle problematiche inerenti l'albinismo da parte della Prof.ssa Elena Piozzi (Direttore della Struttura Complessa Oculistica pediatrica dell'Ospedale Cà Granda di Milano), della Dott.ssa Silvana Penco (genetista nell'equipe del percorso diagnostico e terapeutico dedicato all'albinismo dell'Ospedale Cà Granda di Milano) e della Dott.ssa Alessandra Del Longo (oculista nell'equipe del percorso diagnostico e terapeutico dedicato all'albinismo dell'Ospedale Cà Granda di Milano)

Ore 10.30 - Apertura del dibattito da parte dei partecipanti

Ore 12.00 - Conclusioni a cura di Silvia Peroni, Coordinatrice della Commissione per le Problematiche dell'Iipovisione dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti della Lombardia

Chiusura dei lavori.

Per ulteriori informazioni, si invita a contattare il Consiglio Regionale dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti della Lombardia - tel. 02.76011893, e-mail uiclomb@uiciechi.it.

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Dalla sezione di brescia

Corsi di informatica - Novembre e Dicembre 2016

La Sezione I.Ri.Fo.R. di Brescia organizza, presso la sede UICI di Via Divisione Tridentina n. 54, nei mesi di Novembre e Dicembre 2016, per i soci e non soci, i corsi di informatica.

Le iscrizioni sono aperte fino a venerdì 28 Ottobre; si potranno effettuare sia presso la segreteria sezionale (tel. 030 2209416), sia chiamando la coordinatrice Prof.sa Tina Mazzella al numero da richiedere alla Sezione. I corsi potranno partire se si raccoglieranno da un minimo di 3 ad un massimo di 7 adesioni. Il contributo a carico degli iscritti da versarsi interamente all'atto dell'iscrizione è di 5 euro l'ora per i soci dell'UICI Sezione di Brescia e di 6 euro l'ora per i non soci.

Calendario

Durata: 20 ore

Argomenti: apprendimento della tastiera; prime combinazioni di tasti per la gestione dello screenreader e del sistema operativo.

Date: 7-10-14-16-21 Novembre

Orario: dalle 14.00 alle 18.00

Durata: 20 ore

Argomenti: gestione di menu e finestre di dialogo; desktop, files e cartelle; creazione e salvataggio di un semplice documento di testo.

Date: 24-28 Novembre - 1-5-7 Dicembre

Orario: dalle 14.00 alle 18.00

Durata 20 ore

Argomenti: navigazione delle pagine web; gestione della posta elettronica.

Date: 12-14-16-18-21 Dicembre

Orario: dalle 14.00 alle 18.00

Durata: 12 ore

Argomenti: introduzione all'utilizzo del dispositivo con gli strumenti di accessibilità; Telefono e Messaggi.

Date: 11-18-25 Novembre

Orario: dalle 9.00 alle 13.00

Durata: 12 ore

Argomenti: safari, mail e calendario

Date: 2-9-16 Dicembre

Orario: dalle 9.00 alle 13.00

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Dal gruppo sportivo non vedenti di milano

Programma dei corsi e delle attività per la stagione sportiva 2016-2017

Cari amici,

Ecco il programma delle nostre attività per quest'anno sportivo, ricco di corsi, iniziative, gare, per tutti i gusti!

Alcune informazioni importanti per aprire al meglio la stagione:

TESSERAMENTO

La quota d'iscrizione per aderire al nostro sodalizio è di € 25,00.

Ricordiamo che nel tesseramento al Gruppo Sportivo, anche per la stagione 2016-2017, è compresa l'assicurazione RC contro terzi. Per gli agonisti resta in essere la copertura assicurativa prevista dalla Federazione di competenza.

Per tutti coloro che volessero attivare una copertura assicurativa personale contro gli infortuni, il nostro Gruppo Sportivo ha attivato una convenzione per tutti i soci con la Reale Assicurazioni. Per informazioni e dettagli potete contattare direttamente Lorenzo Migliari - e-mail lorenzo.migliari@realeforli.it.

Documentazione necessari al Tesseramento:

1. Prima iscrizione:

* Compilare il modulo d'iscrizione che potrà essere richiesto direttamente alla nostra segreteria o scaricato dal nostro sito (www.gsdnonvedentimilano.org)

* Copia del verbale di invalidità

- Per coloro che praticano attività agonistica:

* Certificato di medicina sportiva rilasciato dai centri di medicina sportiva autorizzati.

Sarà nostra cura fornire a coloro che praticano attività agonistica gli appositi moduli ed eventuali indicazioni per la visita medica.

- Per coloro che non praticano attività agonistica:

* Certificazione dell'idoneità allo svolgimento di attività sportiva non agonistica.

La produzione del certificato medico è necessaria ed indispensabile prima di intraprendere qualsiasi attività.

2. Rinnovi:

Ricordiamo che i rinnovi devono essere effettuati al più presto e comunque contestualmente all'inizio del corso prescelto.

Ricordiamo a tutti i soci che, per permettere un corretto svolgimento dell'amministrazione del gruppo, Il versamento della quota di iscrizione al gruppo e ai vari corsi, sia per i rinnovi che per le nuove iscrizioni, dovrà avvenire tassativamente entro la fine del mese di ottobre tramite bonifico bancario alle seguenti coordinate:

IBAN: IT57R0335901600100000004341

Conto Corrente presso Banca Prossima intestato a: G.S.D. Non Vedenti Milano ONLUS

Altresì si ricorda che il possesso dell'abilitazione all'attività sportiva è condizione necessaria per l'accesso alle attività, quindi chiediamo che ciascuno si faccia carico di controllare la data di scadenza del proprio documento.

CORSI

Tutti i corsi in programma avranno inizio entro la prima metà di Ottobre p.v. e termineranno a fine giugno 2017 (è prevista una lezione di prova gratuita per chi volesse avvicinarsi a una nuova disciplina).

Tutti i corsi vengono tenuti da tecnici qualificati. Per qualsiasi ulteriore informazione potete rivolgervi agli incaricati di settore i cui riferimenti sono riportati all'interno di questa circolare (per i recapiti telefonici, rivolgersi alla Segreteria del Gruppo Sportivo).

Di seguito i giorni e le sedi di svolgimento delle singole discipline:

ATLETICA LEGGERA

Sulla scorta dei grandiosi risultati dei nostri atleti in questi anni, non ultima una partecipazione paralimpica!, ricordiamo che anche quest'anno in primavera attiveremo corsi per l'avvicinamento alla regina degli sport olimpici.

Il corso si terrà presso il campo Giuriati (via Pascal 6 a Milano) in un giorno da stabilire.

La quota di iscrizione sarà comunicata all'inizio dell'attività.

L'incaricato è FrancescoCusati - e-mail francesco.cusati@fastwebnet.it .

BASEBALL

A partire dai primi mesi del 2017 verranno organizzati regolari allenamenti presso il Centro Sportivo Saini di via Corelli 26 a Milano. La quota di iscrizione sarà comunicata all'inizio delle attività.

L'incaricato è Fabio Dragotto - e-mail fabio.dragotto@gmail.com.

DANZA DEL VENTRE - LIVELLO OPEN

Durante l'anno 2016/2017 si andranno a ripassare e/o studiare i movimenti base della Danza del Ventre approfondendo in modo particolare gli accenti e le vibrazioni che serviranno per costruire una divertente e frizzante coreografia su drum solo. Inoltre ci saranno durante il percorso delle lezioni a tema per studiare la tecnica di alcuni strumenti scelti con le partecipanti, come i cimbali, il velo, il bastone e il fanveil.

Il corso è adatto a donne di tutte le età e corporatura e non sono richieste esperienze in altre danze.

Tutti i martedì, dal 4 ottobre, presso la palestra di via Vivaio 7, dalle 17:00 alle 18:30.

La quota di partecipazione al corso è fissata in € 150,00.

L'incaricata è Susanna Prada - e-mail susanna.prada@gmail.com.

DANZA TERAPIA

Il corso si svolgerà il giovedì dalle 17:00 alle 18:00 a partire dal 6 ottobre, presso la palestra dell'Istituto dei Ciechi di via Vivaio 7 a Milano.

La quota di partecipazione al corso è di € 100,00.

L'incaricata è Angela Tosi - e-mail angela.tosi-lupo@poste.it.

DIFESA PERSONALE

Per chi voglia scoprire in se stesso doti di grinta e resistenza, riproponiamo questa favolosa e affascinante disciplina.

Proponiamo due giornate: il martedì (lezione di 1 ora), dalle 18:45 alle 19:45 a partire dal 4 ottobre, con un costo di € 200,00;

e tutti i venerdì (un'ora e mezza) dalle 16:30 alle 18:00 a partire dal 7 ottobre, con un costo di € 300,00.

Entrambi i corsi verranno attivati al raggiungimento di minimo tre partecipanti per ogni giornata e si terranno presso la palestra dell'Istituto dei Ciechi di Via Vivaio 7 Milano.

L'incaricato è Dario Gandolfi - e-mail dario1_gandolfi@me.com.

FIT WALKING

Un modo intenso, divertente, soddisfacentemente faticoso... di respirare, coordinare, sudare, e di usare gambe e braccia per camminare come non avete mai camminato prima!

Il corso avanzato di 10 lezioni, organizzato in collaborazione con l'ASD Allegramente Walking, si terrà il venerdì pomeriggio, a partire dal 7 ottobre, nel Centro Sportivo XXV Aprile (via Cimabue 24 a Milano) dalle 17:15 alle 18:30.

E' prevista una giornata di prova gratuita, negli stessi orari, per venerdì 7 ottobre.

Per gli interessati si potrà attivare inoltre un corso principianti di 10 lezioni.

La quota di partecipazione è fissata in € 75,00 più € 18,00 (iscrizione all'ASD Allegramente Walking e tesseramento alla FIDAL).

L'incaricata è Barbara Alfarano - e-mail alfababi@gmail.com.

GIM STICK

Non perdete la forma acquisita lo scorso anno e venite a provare l'efficacia di questa disciplina! presso la palestra dell'Istituto dei Ciechi di via Vivaio 7 a Milano, tutti i lunedì dalle 18:00 alle 19:30, a partire dal 3 ottobre.

La quota di partecipazione al corso è di € 150,00.

L'incaricato è Dario Gandolfi - e-mail dario1_gandolfi@me.com.

GINNASTICA

Saranno organizzati due corsi improntati al mantenimento della forma fisica: ricordate che il lavoro a corpo libero è uno dei più soddisfacenti e produttivi che ci siano!

* Il primo corso si terrà presso la palestra dell'Istituto dei Ciechi di Via Vivaio 7, una volta alla settimana il giovedì dalle 18:00 alle 19:30 a partire dal 6 ottobre.

La quota di partecipazione al corso è di € 150,00.

L'incaricata è Angela Tosi - e-mail angela.tosi-lupo@poste.it.

* Il secondo corso avrà luogo presso la palestra del Centro Sportivo "Forza e Coraggio" di via Gallura 8 a Milano, ogni sabato mattina dalle 10:00 alle 11:30 a partire dall'8 ottobre.

Per promuovere al meglio questa basilare attività, il corso viene proposto al costo agevolato di € 130,00.

L'incaricata è Antonella Scolari - e-mail antoerenato@alice.it.

NUOTO

Il corso si svolgerà presso l'Omnicomprensivo di via Natta 11, a partire da mercoledì 5 ottobre, dalle 18:00 alle 19:30.

La quota di partecipazione al corso è di € 150,00.

L'incaricato è Josè Tralli - e-mail jose.tralli@gmail.com.

PILATES

Il corso si terrà presso la palestra dell'Istituto dei Ciechi di Via Vivaio 7 a Milano, il lunedì dalle 17:00 alle 18:00, a partire dal 3 ottobre.

La quota di partecipazione al corso è di € 100,00.

L'incaricata è Angela Tosi - e-mail angela.tosi-lupo@poste.it.

SCACCHI

A seguito del successo ottenuto l'anno passato da questa disciplina, riproponiamo anche quest'anno uno spazio dedicato alla pratica di questo entusiasmante gioco, particolarmente impegnativo, ma unico per acquisire e sviluppare capacità logiche e strategiche.

Per info sul luogo di svolgimento e inizio del corso rivolgersi all'incaricata Susanna Prada - e-mail susanna.prada@gmail.com.

SCHERMA

In collaborazione con la scuola di scherma "Marcello Lodetti", continua anche quest'anno, il corso che si svolgerà sempre presso la struttura di C.so Italia 58 a Milano a partire dal mese di ottobre. Per giorni e orari si può contattare l'incaricata.

La quota di partecipazione al corso è di € 160,00.

L'incaricata è Ilaria Granata - e-mail ilariaguen@tiscali.it.

SHOWDOWN

Per coloro che volessero avvicinarsi a questa divertente disciplina verrà attivato un corso principianti, il martedì dalle 16:00 alle 19:00 a partire dal 4 ottobre.

La quota di partecipazione è di € 150,00.

Verranno inoltre attivati due corsi per gli atleti agonisti tutti i lunedì e i giovedì dalle 16:00 alle 19:00 a partire dal 3 ottobre.

La quota di partecipazione a ciascun corso è di € 150,00.

L'incaricato è Luca Liberali - e-mail lucaliberali@fastwebnet.it.

TIRO CON L'ARCO

Per i nostri atleti agonisti verranno attivate sessioni di allenamento tutti i lunedì, i mercoledì e i venerdì a partire dal 3 ottobre, (dalle 20:00 alle 22:00 circa), presso la palestra dell'Istituto dei Ciechi di Via Vivaio 7 a Milano.

Il costo pro-capite è di € 150,00.

Per tutti coloro che volessero divertirsi con questa disciplina, anche senza intenti agonistici, verrà attivato, su richiesta, il venerdì dalle 18:30 alle 20:00, a partire dal 7 ottobre, un corso principianti (10 lezioni).

E' prevista una giornata di prova gratuita, venerdì 7 ottobre, sempre dalle 18:30 alle 20:00.

La quota di partecipazione al corso è di € 50,00.

L'incaricato è Diego Chiapello - e-mail ildiego75@gmail.com.

** Per agevolare il corretto svolgimento di tutte le attività, ribadiamo la necessità di liberare tempestivamente lo spazio della palestra non appena terminato il proprio corso.

Per stimolare la partecipazione dei giovani non vedenti e ipovedenti, tutte le attività sono gratuite per tutti i non lavoratori che non abbiano compiuto i 25 anni al 1° ottobre 2016.

ALTRE INIZIATIVE:

SETTIMANA BIANCA

Per gli appassionati sciatori verrà organizzata la consueta settimana bianca che si svolgerà a gennaio 2017 a Predazzo. Al più presto verrà inviata una circolare con tutti i dettagli. Per ulteriori informazioni vi potete rivolgere a Giovanna Gossi- e-mail giovanna.gossi@alice.it.

Di seguito vi presentiamo alcuni corsi molto interessanti, anche non direttamente organizzati dal nostro Gruppo Sportivo, ma che offrono grandi possibilità di divertimento e integrazione:

ARRAMPICATA SPORTIVA

L'appuntamento per questa disciplina è presso la Palestra TONIC di via Mestre 7 a Milano.

L'incaricata è Silvia Parente - e-mail silviaparente2@gmail.com.

CALCIO A 5 B1

La A.C. Crema 1908 ASD in collaborazione con l'UICI di Cremona ha avviato la formazione di una squadra di calcio a 5 non vedenti.

Dal mese di settembre, a Crema, inizieranno le attività sul campo. Inizialmente finalizzata a far sperimentare ai non vedenti la pratica del calcio, sarà poi possibile indirizzarsi all'attività agonistica con ulteriori sessioni di allenamento.

Gli interessati si possono rivolgere all'incaricato: Nico Cavallotto - e-mail nico.cavallotto@gmail.com.

CANOTTAGGIO

Gli interessati si possono rivolgere alla nostra atleta olimpica Florinda Trombetta - e-mail florinda.trombetta@fastwebnet.it.

EQUITAZIONE

Per ulteriori informazioni rivolgersi ad Angela Bellarte e-mail angela.bellarte@gmail.com.

GOLF

Periodo di attività: dal 14 settembre al 28 maggio, il mercoledì dalle 9:30 alle 12:00.

Su richiesta verranno attivate sessioni di apprendimento anche il sabato mattina.

Il costo procapite a lezione è di 10 euro. Il periodo di attività permetterà al giocatore di completare l'apprendistato delle nozioni base di gioco e di iniziare il gioco sul campo.

Susanna Prada - e-mail susanna.prada@gmail.com.

Judo: Fabio Dragotto - e-mail fabio.dragotto@gmail.com.

Sci Alpino: Giovanna Gossi - e-mail giovanna.gossi@alice.it.

Sci Nordico: Angela Bellarte - e-mail angela.bellarte@gmail.com

SUB

Per chi fosse interessato ad avvicinarsi a questa disciplina, già molto diffusa e apprezzata tra i non vedenti, è possibile rivolgersi all'associazione HSA Italia, che organizza corsi della durata di due mesi. Per informazioni e adesioni potete contattare direttamente l'HSA Italia - Handicapped Scuba Association International (tel. 0257408326 - fax 02537299 orari 9:30 - 18:30 e-mail info@hsaitalia.it). L'associazione Sub senza Frontiere organizza invece giornate dimostrative per l'approccio alla disciplina, per info rivolgersi direttamente a Sergio Favetti, e-mail sergio.favetti@eng.it.

TORBALL

Una delle discipline che per lungo tempo ha fatto parte del nostro panorama: saremo felici di adoperarci per cercare di riattivare un corso, qualora si segnalassero interessati.

Rivolgersi a Angela Bellarte - e-mail angela.bellarte@gmail.com.

VELA

* ASSOCIAZIONE HOMERUS - Organizza corsi specifici due volte all'anno sul lago di Garda, che da anni forma equipaggi in grado di competere in match-race entusiasmanti.

* UISP BLIND SAILING PROJECT- un modo alternativo di imparare la vela!

È stato avviato un progetto di Vela integrata che consentirà ai partecipanti l'esperienza di un corso di barca a vela insieme a equipaggi di persone vedenti.

Per ulteriori informazioni su entrambe le succitate iniziative rivolgersi a Monica Nolli - e-mail mony.nolli@gmail.com.

* L'associazione "Andar per Mare" organizza, partendo da Imperia, uscite in barca a vela di diversa tipologia, dalla giornata singola alla settimana, per un approccio alla vela, con skipper qualificati. Per informazioni rivolgersi direttamente a: Alberto Prudenzano - e-mail a.prudenzano@email.it.

Sarà nostra premura informarvi tempestivamente circa l'organizzazione di altri corsi, attività, e/o manifestazioni promozionali.

Ricordiamo il numero della segreteria telefonica del Gruppo Sportivo - Tel. 0276004839 (sempre attiva). E' possibile registrare il Vostro messaggio o inviare un fax. La segreteria del Gruppo Sportivo è a disposizione telefonicamente per informazioni, presso l'ufficio di via Vivaio 7, tutti i mercoledì dalle 10:00 alle 14:00 e i venerdì dalle 09:30 alle 13:30.

segreteria@gsdnonvedentimilano.org.

Se siete interessati a conoscere le nostre proposte in modo tempestivo inviateci i Vostri indirizzi di posta elettronica per essere inseriti nella nostra newsletter. Per avere maggiori informazioni potete anche consultare il nostro sito al seguente indirizzo: www.gsdnonvedentimilano.org .

Potete seguirci anche su twitter (@gsdnvmilano).

** Ulteriori nominativi a cui fare riferimento:

Francesco Cusati (Presidente)

Domenico Leo (Vicepresidente)

Angela Bellarte (segretario)

Marina Gelmini (consigliere)

Fabio Dragotto (consigliere in rappresentanza del Presidente dell''U.I.C.I di Milano)

** Recapiti telefonici da richiedere alla Segreteria del Gruppo.

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Teatro al buio "Viaggio agli inferni del secolo"

Lo spettacolo di Gianfelice Facchetti torna in scena a Dialogo nel Buio. Il "Viaggio agli inferni del secolo" è tratto da un racconto di Dino Buzzati.

Dopo aver raccontato Milano con la sua storia e i suoi personaggi, Gianfelice Facchetti e Stefano Covri portano a Dialogo al Buio un nuovo spettacolo sulla città, tratto da un formidabile racconto di Dino Buzzati.

Ispirato dalla visita alla metropolitana di Milano, inaugurata proprio nel 1964, il racconto parte dalla scoperta durante i lavori di scavo nella stazione di piazza Amendola di una piccola porta che conduce all'inferno. Sarà lo stesso Dino Buzzati che, nelle vesti di protagonista del racconto, verrà incaricato dal direttore del quotidiano per cui lavora (naturale il riferimento al Corriere della Sera) di varcare quella soglia andando alla scoperta dell'inferno. Vi troverà un mondo identico a quello in cui viviamo - trasfigurazione delle nostre città - con auto, luce elettrica, automobili, bar e cinema; un inferno lontano da quello immaginato da Dante, abitato da persone in carne e ossa, "pallide, svuotate, castigate e vinte", vestite come noi e imprigionate in un gigantesco ingorgo di cui non si vede la fine. Troverà le "diavolesse", capeggiate dalla signora Belzeboth: moderne amazzoni che manovrano i destini dei dannati da una sala di comando. Troverà la parte oscura di se stesso, solitudini e crudeltà.

Questo racconto, giocato buzzatianamente sul confine tra realtà e fantasia, tra simile e verosimile - è il 37 aprile quando il protagonista viene chiamato nell'ufficio del direttore -, arriva ora a teatro in una rappresentazione al buio a opera di Gianfelice Facchetti e Stefano Covri.

I quali, dopo aver raccontato Milano con la sua storia, i personaggi, i quartieri, portano a Dialogo nel buio una Milano infernale, eppure tanto vicina a quella in cui viviamo quotidianamente da sembrare a tratti la stessa.

Viaggio agli inferni del secolo è uno spettacolo pensato per Dialogo nel buio:

a cura di Gianfelice Facchetti e Lorenzo Viganò con Gianfelice Facchetti e Stefano Covri

Info

Giovedì 22 settembre 2016

Inizio ore: 21 (presentarsi 30 minuti prima)

A spettacolo iniziato non è consentito l'ingresso

Biglietto: 20 euro con prenotazione obbligatoria

Prenotazioni: tel. 02 77 22 62 10

Istituto dei Ciechi di Milano

Via Vivaio, 7 - 20122 Milano

Prossimamente

20 ottobre 2016

17 novembre 2016

15 dicembre 2016

19 gennaio 2017

16 febbraio 2017

16 marzo 2017

6 aprile 2017

18 maggio 2017

19 maggio 2017

20 maggio 2017

21 maggio 2017

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Cinema senza Barriere - Una nuova città per l'XI edizione

Imprescindibile appuntamento per i disabili sensoriali da oltre dieci anni Cinema senza Barriere è la prima rassegna cinematografica accessibile a tutti, ideata nel 2005 da A.I.A.C.E. Milano.

Novità della prossima stagione, l'undicesima, l'introduzione del servizio presso il Centro Candiani di Venezia, nuova piazza che si aggiunge alle già attive ed attrezzate Milano (Sala Alda Merini dello Spazio Oberdan della Città metropolitana), Roma (Cinema dei Piccoli) e Bari (Multicinema Galleria).

Cinema senza Barriere ha cadenza mensile ed è stata la prima iniziativa di cinema accessibile anche ai non udenti e non vedenti, realizzata inizialmente grazie alla collaborazione con ENS (Ente Nazionale Sordi Onlus di Milano) per la sottotitolazione integrata e UIC (Unione dei Ciechi e degli Ipovedenti) per il commento audio che si inserisce tra i dialoghi del film per descrivere azioni, stati d'animo dei personaggi e fornisce informazioni utili per seguire al meglio la narrazione.

La parte tecnica è a cura di Raggio Verde Sottotitoli srl.

La rassegna è nata con l'intento di permettere ai fruitori del servizio di godere del grande schermo e potersi relazionare al mondo del Cinema in maniera attiva, partecipando alle discussioni che spesso scaturiscono dalla visione condivisa dei film con amici e colleghi di lavoro.

La selezione dei titoli, infatti, tiene conto anche dei commenti positivi ricevuti dal film e dell'impatto mediatico che hanno avuto sul pubblico. Non a caso, sarà Dio esiste e vive a Bruxelles di Jaco Van Dormael - che ha riscosso gran successo al boxoffice della scorsa stagione cinematografica - ad aprire la stagione a Milano, Roma e Bari.

"Dal Festival di Venezia, importante vetrina internazionale del cinema, lanciamo un appello ai quotidiani italiani, affinché vengano inseriti nei tamburini i simboli di sottotitolazione integrata e audio commento accanto ai film le cui proiezioni siano aperte anche alle disabilità sensoriali", dichiara Eva Schwarzwald, ideatrice del progetto assieme a Romano Fattorossi, che aggiunge:

"Sarebbe opportuno che ciascun capoluogo proponesse questo servizio e ci stiamo muovendo affinché la tecnologia necessaria sia più accessibile, alla luce dell'attuale situazione economica che rende il processo di ampliamento delle piazze molto lento".

Cinema senza Barriere negli anni è stata sostenuta dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Comune di Bari, Comune di Roma, Città metropolitana di Milano - Assessorato allo Sviluppo economico, Formazione e Lavoro attraverso il Piano Emergo e Regione Lazio.

Il calendario completo delle date e dei titoli è disponibile sul sito www.cinemasenzabarriere.it.

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comunicazioni varie

Dalla sezione di milano

DAL CIRCOLO PAOLO BENTIVOGLIO

A. Concerto "dal Giappone l'incanto dell'opera lirica"

Domenica 9 ottobre alle ore 16 presso il Salone Barozzi dell'Istituto dei Ciechi di Milano la Compagnia del Bel Canto presenta il Concerto lirico dal titolo "Dal Giappone, l'InCanto dell'Opera Italiana" con le più famose arie delle seguenti Opere:

Il Barbiere di Siviglia di Gioacchino Rossini; La Bohème di Giacomo Puccini; La Traviata di Giuseppe Verdi; Madama Butterfly di Giacomo Puccini.

Il Concerto è pubblicizzato sulle pagine Facebook al link: https://www.facebook.com/events/1157149177692713/

Ingresso libero ad offerta.

L'intero importo raccolto sarà devoluto al Circolo Paolo Bentivoglio.

B. Gita sociale a Bobbio

Il Circolo Paolo Bentivoglio organizza domenica 23 ottobre una gita a Bobbio.

quota pro capite di partecipazione euro 50 per soci e accompagnatori. Euro 60 per i non soci. È consigliata la partecipazione con un proprio accompagnatore. Per le iscrizioni e informazioni sul programma, rivolgersi al Circolo, telefonando a Filippo al numero 02/58302743.

C. Corso di ballo

Martedì 27 settembre, ore 15 si aprono le iscrizioni per la scuola di ballo liscio e latino americano. Quota annuale pro capite 70 euro.

D. Corsi Braille

Riprendono mercoledì 12 ottobre dalle ore 14 alle ore 16.30 le lezioni di lettura e scrittura braille. Per le iscrizioni rivolgersi al numero 02/783000, segreteria di Presidenza, Tania (interno 7).

E. Corso di inglese base e avanzato

I corsi proposti sono entrambi di 20 ore, con cadenza settimanale di un'ora e mezza.

Quota pro capite, per corso, 120 euro. Prenotazioni presso la segreteria del Circolo entro il 10 ottobre.

Dalla sezione di Lecco

Proposte da "La compagnia del relax"

La compagnia del relax organizza viaggi sensoriali per non vedenti ed ipovedenti in vari paesi.

Dedicati a chi vuole conoscere il mondo andando oltre alla vista, le loro proposte vogliono far conoscere da vicino antiche culture e tradizioni, rispettando le regole del Turismo Responsabile.

I loro programmi sono aperti a tutti coloro che vogliono avere una diversa esperienza di viaggio, più dettagliata e profonda del normale. Chi vede normalmente, imparerà molto attraverso un modo diverso di viaggiare e guardare la realtà.

Se sei interessato a ricevere, sulla tua e-mail personale, le loro iniziative o a conoscere il loro calendario, puoi scegliere una delle seguenti modalità: su FB: https://www.facebook.com/events/1834805586805932/

Per informazioni potete contattare Enrico Radrizzani: e-mail enrico@lacompagniadelrelax.net.

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Redattore Sociale del 26-09-2016

La scuola è iniziata, ma non per gli alunni disabili di Milano

MILANO. "La scuola è cominciata, ma non per tutti". All'appello mancano infatti gli studenti disabili milanesi, perché la Città metropolitana non ha ancora attivato i servizi di assistenza e trasporto di cui hanno bisogno. È quanto denuncia il Forum del Terzo settore di Milano, al quale aderiscono una trentina di associazioni, cooperative e onlus. "Ad oggi infatti non è stato ancora chiarito se gli alunni e gli studenti con disabilità potranno andare a scuola, quante ore di assistenza saranno garantite, se sarà attivato il servizio di trasporto e se potranno godere degli ausili tiflo-didattici - si legge in un comunicato stampa -. Lo scorso 12 settembre l'amministrazione della Città Metropolitana ha inviato ai genitori degli alunni una lettera in cui si scusa 'per il disagio arrecato e per i possibili ritardi nell'avvio degli interventi' e annuncia che 'per attivare nei tempi più brevi possibili gli interventi a favore dei figli intende chiedere la collaborazione agli Uffici di Piano del Territorio metropolitano e agli istituti scolastici'".

Ad oggi però nulla è cambiato e non si conoscono ancora i tempi nei quali i sevizi come il trasporto, l'assistenza ad personam, l'assistenza alla comunicazione, la consulenza tiflopedagogica/informatica e la fornitura testi in formato adeguato verranno erogati, servizi essenziali per garantire il diritto all'istruzione e allo studio.

"Ancora una volta - sottolinea Rossella Collina, presidente di Anffas Milano e viceportavoce del Forum del Terzo Settore di Milano - a fare le spese dell'inefficienza del passaggio di competenze tra Provincia e Città Metropolitana sono i più fragili. Ancora una volta, come recentemente accaduto per l'inserimento lavorativo (Piano Emergo), viene leso un diritto fondamentale, l'accesso all'istruzione, che si configura oggettivamente come una vera e propria discriminazione".

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Milano online del 20-09-2016

Scuola, a una settimana dalla prima campanella ancora disagi

Molti genitori hanno contattato il Centro Antidiscriminazione di LEDHA per segnalare i disagi. Grave la situazione nella Città Metropolitana di Milano. Fontana: "Genitori disorientati per la mancanza di informazioni e comunicazione".

MILANO. La scuola in Lombardia è iniziata ormai da una settimana. Ma molti alunni e studenti con disabilità ancora non hanno potuto tornare a sedersi tra i banchi assieme ai loro compagni di scuola. 'Purtroppo non è una sorpresa. Già nei giorni precedenti l'inizio dell'anno scolastico avevamo denunciato come in Lombardia la situazione fosse disomogenea - denuncia Alberto Fontana, presidente di LEDHA - Lega per i diritti delle persone con disabilità -. Alcune province hanno dato avvio ai servizi di assistenza e trasporto necessari in tempi ragionevoli. Altri enti, come la Città Metropolitana di Milano, non hanno ancora dato risposte alle famiglie'.

Nel corso di questa prima settimana di scuola, diversi genitori, preoccupati per la mancata attivazione dei servizi, si sono rivolti al Centro Antidiscriminazione Franco Bomprezzi di LEDHA. Mamme e papà che ancora non sanno quando potranno mandare a scuola i propri figli, non sanno quante ore di assistenza saranno garantite. Non sanno se verrà attivato il servizio di trasporto, non sanno se avranno gli ausili tiflo-didattici.

In questi giorni abbiamo parlato con tanti genitori, molti di loro sono demoralizzati. Stanchi di trovarsi ogni volta a lottare con le istituzioni per ottenere quello che è un diritto dei loro figli: il diritto all'istruzione', aggiunge Alberto Fontana. Le famiglie sono disorientate e frustrate dalla mancanza di informazioni e di collaborazione da parte degli enti territoriali. Alcune, pur di garantire ai propri figli il diritto ad andare a scuola, sono disposte a pagare i tasca propria i costi per l'assistente alla comunicazione o l'assistenza ad personam. Altre li terranno a casa in attesa di avere informazioni più precise, altre ancora ricorreranno alle aule dei tribunali.

I maggiori disagi si registrano sul territorio della Città Metropolitana di Milano. Che lo scorso 12 settembre ha inviato ai genitori degli alunni con disabilità una lettera in cui si scusa 'per il disagio arrecato e per i possibili ritardi nell'avvio degli interventi' e annuncia che 'per attivare nei tempi più brevi possibili gli interventi a favore dei figli intende chiedere la collaborazione agli Uffici di Piano del Territorio metropolitano e agli istituti scolastici'. Inoltre, Città Metropolitana deve ancora corrispondere il saldo di quanto anticipato direttamente da molte famiglie lo scorso anno per gli interventi assistenziali.

Analoghe difficoltà sono state segnalate dalla provincia di Como, dove la Provincia ha comunicato alle scuole di non avere alcuna possibilità di impegnare somme non previste nel bilancio per l'assistenza degli alunni delle scuole superiori.

Anche Regione Lombardia ha gravi responsabilità di questa situazione - aggiunge Donatella Morra, referente del gruppo LEDHA Scuola -. A oggi, per l'anno scolastico appena iniziato non ha stanziato nemmeno un euro per finanziare servizi che attengono a un diritto esigibile e tutelato dalle leggi nazionali e regionali. Né si è attivata per promuovere l'annunciato dialogo tra le istituzioni con l'obiettivo di individuare insieme soluzioni concertate e risposte adeguate. Un intervento che invece sarebbe indispensabile e doveroso sia dal punto di vista economico, sia dal punto di vista gestionale'.

'Il Difensore Civico Regionale (a seguito delle diffide inviate dalle famiglie) aveva sollecitato tutte le Istituzioni a intervenire, compresa Regione Lombardia. Tuttavia, in una nota di riscontro, la Regione si è chiamata fuori - aggiunge Donatella Morra - impegnandosi nell'anno scolastico 2016/2017 solo a distribuire la quota del finanziamento statale che arriverà in Lombardia e che basterà a coprire le spese solo di una parte dell'anno'.

Per questo motivo LEDHA e FAND (Federazioni tra le associazioni nazionali delle persone con disabilità) hanno mandato una lettera al presidente di Regione Lombardia, Roberto Maroni, all'assessore all'Istruzione Valentina Aprea, all'assessore al Reddito di autonomia e di inclusione sociale (Francesca Brianza), affinché Regione Lombardia eroghi un congruo finanziamento per integrare l'insufficiente stanziamento statale, al fine di soddisfare il fabbisogno che è stato rilevato in tutte le province. Si chiede inoltre che Regione Lombardia inviti a un tavolo di lavoro comune tutte le Istituzioni, le associazioni delle persone con disabilità e gli enti gestori per definire le Linee Guida per tutto il territorio regionale: un documento che stabilisca modalità comuni di individuazione dei beneficiari degli interventi e standard minimi di erogazione dei servizi.

Si tratta ancora di un appello al senso di responsabilità di Regione Lombardia, al fine di evitare che le famiglie siano costrette a scendere in piazza per manifestare contro tutte le Istituzioni coinvolte, indipendentemente dalle competenze così continuamente rimpallate, e si trovino obbligate a far valere nelle aule di giustizia il diritto dei propri figli ad andare a scuola come tutti.

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Il Corriere della Sera del 09-09-2016

I fondi non arrivano Scuola a rischio per i giovani disabili

MILANO. Lunedì riaprono le scuole. Oltre 2.300 studenti disabili della provincia di Milano si aspettano i servizi di assistenza e trasporto di cui hanno imprescindibile bisogno. Il costo di questa rete di sostegno è di oltre 10 milioni di euro, ma al momento le casse della Città metropolitana possono contare soltanto sui 3,4 milioni stanziati dallo Stato. Mancano, dunque, all'appello circa 7 milioni. Un buco nero finanziario che rischia di tradursi, ancora una volta, in disagi pesanti per quei ragazzi, per le loro famiglie, ma anche per scuole, insegnanti e compagni di classe. Per tutta l'estate negli uffici della Città metropolitana si è lavorato fino a notte su tabelle, testi di legge e bilanci. I tecnici si stanno dannando per far quadrare conti impossibili, perché l'ente locale che ha raccolto l'eredità della Provincia si ritrova con diverse competenze, anche molto delicate, e ben poche risorse per farvi fronte. A seconda dei casi, infatti, deve rivolgersi a batter cassa allo Stato o alla Regione. Per quanto riguarda i servizi di assistenza alla comunicazione per alunni con disabilità sensoriali e di trasporto scolastico per le scuole superiori, i fondi dovrebbero provenire sia da Roma sia da Palazzo Lombardia. E, secondo quanto trapela da Palazzo Isimbardi, mancano proprio 6 milioni di euro che la Regione dovrebbe versare a copertura di un servizio che ha affidato «in deroga» alla Città metropolitana. Il braccio di ferro procede da mesi sottotraccia, a livello di apparati tecnici: la Regione sostiene di aver già fatto la sua parte, l'ex Provincia ha ripassato al microscopio tutti i conti degli ultimi due anni per dimostrare il contrario. E non è escluso che nei prossimi giorni sia lo stesso sindaco metropolitano Giuseppe Sala a rivolgersi direttamente al presidente lombardo Roberto Maroni per sbloccare una situazione pesante. «Dopo due anni di precarietà ci si aspettava un po' di normalità e di continuità commenta Rodolfo Masto, commissario straordinario dell'Istituto dei ciechi e mi chiedo come facciano queste istituzioni, che non hanno certezze sul futuro, a essere in linea con le aspettative della città». Quindi ricorda il punto fondamentale su cui insistono le istituzioni che si occupano di persone disabili: «Non si tratta di costi ma di investimenti, perché un disabile ben formato e ben inserito non risulterà poi per sempre a carico della società». E anche Ledha (Lega per i diritti delle persone con disabilità) e Fand (la federazione nazionale) rilanciano l'allarme: «Il rischio di confusione è alto dicono i due presidenti, Alberto Fontana e Nicola Stilla . A seconda delle scelte dei diversi Comuni, il servizio potrà essere erogato o meno, creando così ulteriori disparità a livello territoriale. Le famiglie, salvo pochi casi, sono state lasciate dalle istituzioni in una situazione di totale disorientamento». (Gp. R.)

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Superando.it del 06-09-2016

A mali estremi... si deve ricorrere al Tribunale

«Siamo molto soddisfatti per l'esito avuto dal nostro ricorso, ma questa decisione dei Giudici Amministrativi ci porta a dire, ancora una volta, che sarebbe sempre preferibile la strada del confronto a quella delle aule di giustizia. Infatti, le Amministrazioni Locali da un lato e le Associazioni dall'altro hanno un compito: lavorare insieme per trovare soluzioni condivise. Spiace, purtroppo, che talvolta non si riesca a raggiungere questo obiettivo e si debba ricorrere alle sentenze dei Tribunali per ottenere giustizia».

A dirlo è Marco Faini, vicepresidente della LEDHA - la Lega per i Diritti delle Persone con Disabilità che costituisce la componente lombarda della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap) - oltreché membro del Comitato Tecnico dell'ANFFAS Lombardia (Associazione Nazionale Famiglie di Persone con Disabilità Intellettiva e/o Relazionale), commentando il recente provvedimento con cui il TAR della Lombardia (Tribunale Amministrativo Regionale) ha accolto il ricorso presentato dalla stessa ANFFAS Regionale contro il Comune di Trezzo sull'Adda (Milano), con il quale si chiedeva l'annullamento di una Delibera Comunale sulla compartecipazione alla spesa per i servizi dedicati alle persone con disabilità.

«Il TAR - spiega in tal senso il legale Massimiliamo Gioncada, che ha seguito il ricorso - ha sancito a chiare lettere che per i servizi diurni per le persone con disabilità l'ISEE corretto da utilizzare [l'ISEE è l'Indicatore della Situazione Economica Equivalente, N.d.R.] è quello ristretto e non quello ordinario. Questo vale per i servizi diurni per persone con disabilità, siano essi, secondo la tradizionale dicitura lombarda, socioassistenziali (CSE-Centri Socio Educativi e SFA-Servizi di Formazione all'Autonomia) o sociosanitari (CDD-Centri Diurni Disabili)».

Nel dettaglio, come si legge in una nota della LEDHA, «il TAR lombardo ha disposto la sospensione della Deliberazione di Giunta Comunale n. 31 del 23 marzo 2015, avente ad oggetto Approvazione tariffe relative ai servizi alla persona. Nel dispositivo della Sentenza i giudici stabiliscono che, ai fini del calcolo ISEE, rientrano nell'ambito delle prestazioni agevolate di natura sociosanitaria "anche attività che, esulando dalla definizione di prestazioni sociali a rilevanza sanitaria di cui al citato art. 3, comma 2, del DPCM 14 febbraio 2001, potrebbero, secondo le definizioni di altri corpi normativi, anche essere inquadrate in un ambito socio-assistenziale". Di conseguenza, la Delibera del Comune di Trezzo sull'Adda deve essere annullata nella parte in cui applica l'ISEE ordinario per le prestazioni erogate dai servizi diurni per le persone con disabilità: CSE, SFA e CDD. Allo stesso modo l'ISEE ristretto deve essere applicato anche per stabilire la compartecipazione alla spesa per i servizi accessori alla partecipazione di questi servizi (mensa, trasporto...)».

«Ora resta da capire - concludono dalla LEDHA - cosa farà il Comune di Trezzo sull'Adda. Il nostro auspicio è che l'Amministrazione locale decida di modificare il regolamento, applicando la sentenza del TAR e senza presentare il ricorso al Consiglio di Stato». (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: ufficiostampa@ledha.it.

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La Repubblica del 21-09-2016

"Metro, bus, parchi e musei così siamo diventati la città più accessibile d'Europa"

MILANO. È diventata la prima città italiana -- dopo Goteborg, Berlino o Salisburgo -- ad aver conquistato l'"Access city award 2016", il riconoscimento che l'Unione europea assegna ogni anno a quanti abbiano fatto gli sforzi maggiori per abbattere muri. Eppure, anche dal gradino più alto d'Europa, Milano assicura di non volersi fermare. Perché il lavoro, dicono, non è finito. A cominciare dalla prossima sfida che si chiama "chilometro facile". È lì, in una porzione di centro lunga un chilometro che racchiude servizi fondamentali come ospedali, il tribunale, università, uffici pubblici, che il Comune e le associazioni riunite in un tavolo permanente -- task force per l'accessibilità, l'hanno chiamata -- puntano a creare una sorta di isola senza barriere per chi ha disabilità motorie e sensoriali. Da replicare poi in altre zone. Un'altra tappa, dopo i dieci percorsi culturali e artistici liberi da ostacoli disegnati per i turisti di Expo.

Il nuovo punto di partenza è il Piano per l'eliminazione delle barriere architettoniche: un corposo documento approvato dalla precedente giunta Pisapia che ha contribuito al premio dell'Ue e che ora dovrà passare dalla carta alla realtà. Quest'anno, ad esempio, sono stati stanziati 1,7 milioni per un intervento pilota nei cimiteri e altri 2 milioni per adeguare le strade. La strategia, assicura il Comune, continuerà a comprendere tutti i fronti: scuole, edifici pubblici, parchi, musei, strutture sportive. Ma anche, dice l'avvocata Lisa Noja appena nominata dal sindaco Beppe Sala come delegata per le Politiche per l'accessibilità, «gli esercizi privati aperti al pubblico come negozi, cinema o teatri. Milano ne ha già tanti, ma è una città grande, antica». Da fare ce n'è. Lo dice l'assessore alle Politiche sociali Pierfrancesco Majorino: «Milano non è ancora pienamente accessibile, ma siamo nella direzione giusta e più avanti di altri. In passato, la città rimuoveva il tema della disabilità: non è più così, anche se mancano quattro anni di lavoro tostissimo».

La chiave per la svolta la riassume il presidente di Ledha Milano, Marco Cesconi: «Il Comune ha istituito un tavolo con le associazioni che davvero sanno quali sono le necessità, e abbiamo puntato a tanti piccoli interventi mirati che sfruttassero l'occasione Expo». È così, ad esempio, che è nato il portale Expofacile con mappe e informazioni che a ottobre si trasformerà in Milanopertutti. Ed è così che sono stati spesi 25 milioni per eliminare le barriere. Altrettanti, è la stima, serviranno in futuro. Anche la spesa per servizi e contributi è arrivata a 43 milioni all'anno, il 35% in più rispetto al passato. La mobilità è stata centrale. A oggi, 84 stazioni su 113 della metropolitana sono accessibili, il 74,3 per cento. Con percentuali differenti: il 100% per la nuova linea 5 e la 3, il 60,5 per la 1, il 60 per la 2. Tutti gli autobus urbani sono stati adeguati, ma filobus (44 per cento) e tram (41) ancora no. «Per il trasporto siamo molto avanti -- dice Majorino -- ma ci sono ancora micro ostacoli che rappresentano grandi problemi. Anche l'offerta culturale e di intrattenimento è a macchia di leopardo». E poi c'è il centro che, continua Rasconi, «ha più impedimenti legati alle parti storiche. Ma la direzione è giusta».

di Alessia Gallone

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Settegiorni del 02-09-2016

Grazie ai "percorsi tattili parlanti" anche i ciechi possono andare in ospedale da soli

GARBAGNATE. L'ospedale di Garbagnate all'avanguardia anche per le persone non vedenti ed ipovedenti. In questi giorni infatti si sta ultimando la posa dei percorsi riservati ai portatori di questo handicap. Si tratta di «pavimenti tattili», superfici articolate in codici informativi di semplice comprensione, che consentono la realizzazione itinerari guidati che permettono ai non vedenti o ipovedenti di individuare un punto di interesse. Il percorso che è in via di ultimazione nel nuovo ospedale di Garbagnate, parte dalla fermata dell'autobus e porta nel'atrio d'ingresso. Da qui le corsie del pavimento tattile entrano nella «main street», il corridoio principale che porta ai vari ambulatori, ai reparti, agli ascensori e alle sale d'attesa . Lungo il percorso, nei punti d'ingresso ai vari servizi sono installate anche delle colonnine che forniscono «informazioni» tattili. Queste corsie realizzate in materiale plastico di colore rosso, «parlano» attraverso superfici dotate di rilievi studiati appositamente per essere percepite sotto i piedi, che permettono ai non vedenti di riconoscere anche il pericolo. L'installazione è prevista da una normativa di legge emanata per favorire la mobilità dei «disabili visivi». I rilievi contengono i codici ritenuti necessari dal ministero per permettere a chi percorre questi pavimenti di individuare la direzione rettilinea, i punti di arresto/pericolo, la svolta obbligata, l'incrocio, ed i pericoli ai quali fare attenzione quelli che possono essere valicabili.

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La Gazzetta di Mantova del 19-09-2016

Oltre le barriere La scherma fa centro alla Pomponazzo

Normodotati e ipovedenti insieme per un torneo integrato

Secondo posto per il padrone di casa Riccardo Longo

MANTOVA Uno dei metodi più efficaci per abbattere le barriere che frenano l'integrazione è certamente lo sport, e l'ennesima dimostrazione si è avuta ieri alla palestra della scuola Pomponazzo, dove l'Asd Mantova Scherma ha dato vita alla prima gara di scherma integrata mantovana.

La collaborazione con l'Uici, l'Unione italiana ciechi e ipovedenti, ha fatto sì che oltre agli atleti normodotati partecipassero alla manifestazione anche atleti non vedenti.

Tutti assieme hanno dato vita a uno splendido torneo, con quindici atleti totali in pedana, tra i quali anche due non vedenti del club Zinella di Bologna, un non vedente del club Navacchio di Pisa e un atleta Master che al suo attivo ha partecipazioni a Mondiali ed Europei.

Il torneo si è concluso con la vittoria di Roberto Realdini (del club Navacchio), che in finale ha battuto Riccardo Longo (Mantova Scherma), per l'occasione in pedana bendato, dovendosi scontrare con un non vedente.

In semifinale Riccardo Longo aveva avuto la meglio tra l'altro sul fratello Matteo: "Siamo molto soddisfatti - spiega il maestro Michele Ronconi, a capo della scuola Mantova Scherma - in primis per il buon numero di partecipanti, circa una quindicina.

Sono intervenuti nelle premiazioni Giuseppe Faugiana del Coni e Mirella Gavioli, presidente dell'Uici di Mantova". Tante le iniziative portate a termine, e tante anche quelle in programma in futuro: "Dal prossimo fine settimana saremo a Milano per la prima gara regionale di scherma olimpica.

Di integrata ora speriamo di avere iscritti in più, due ragazzi sono venuti a provare, mi auguro possano restare con noi.

Il 28 e 30 settembre terremo due lezioni gratuite per bambini, abbiamo già oltre venti iscritti". Un successo anche il camp estivo al Pero di Rivalta: "L'abbiamo chiuso la settimana scorsa, abbiamo avuto una decina di iscritti.

Di mattina si tirava di scherma, al pomeriggio poi tornei di sport vari e bagno".

Nicola Artoni

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La Stampa del 30-09-2016

"Ho sfidato la cecità Dodici giorni in canoa da Milano a Venezia"

Dalla Darsena di Milano fino a piazza San Marco a Venezia in canoa lungo il Ticino e il Po, 465 chilometri in 12 giorni, è già un'avventura. Ma, se ad attraversare a remi la Pianura Padana è un cieco, diventa una vera impresa. L'ha realizzata a fine estate Angelo Lova, 50 anni, di Sannazzaro de' Burgundi, paese lomellino noto per la raffineria Eni, la terza più grande d'Italia.

«Ma il merito - premette subito lui - è soprattutto dei miei compagni di viaggio. Sono stati loro a permettermi di farlo». «Vigevano-Venezia Vivifiume» è stato realizzato sotto l'egida dell'Uisp, più che mai nello spirito dell'associazione, il cui motto è «Sport per tutti».

Il gruppo era composto da una dozzina di persone (più un cane, Luna), quasi tutti del Canoa club Vigevano. Due di loro, Livio Bernasconi e Fabrizio Zamariola, su altrettante canadesi hanno costantemente affiancato il kajak di Angelo, stando qualche metro indietro e guidandolo a voce: «Piano», «Spingi», «Rallenta», «Punta a destra», «Adesso solo a sinistra».

La diagnosi

Aveva 20 anni, Angelo, quando gli è stata diagnosticata la retinite pigmentosa, una malattia genetica degenerativa e incurabile. Finché ha potuto, ha lavorato come metalmeccanico, poi ha dovuto lasciare. «Nel 2012 avevo un campo visivo ridotto all'1%. Oggi avverto solo se c'è luce, ma non riesco neanche a capire da che parte arriva. Finché vedi poco ti adatti - racconta - poi devi vivere in un'altra modalità. Si impara a fare tutto, a muoversi in autonomia, utilizzando gli altri sensi». Oggi Angelo lavora come «guida di dialogo nel buio» all'Istituto dei Ciechi di Milano.

«La canoa - dice - mi ha sempre attirato, ma non l'ho mai praticata. Il lavoro non mi lasciava il tempo. Quando la vista è peggiorata, volevo provare, ma non trovavo chi mi portasse. Nessuno voleva prendersi la responsabilità. Poi ho incontrato queste persone straordinarie. Ho iniziato a pagaiare seriamente nel 2015, grazie anche a mia moglie che mi ha sempre incoraggiato. Senza di lei non ce l'avrei fatta».

Il viaggio

In primavera gli hanno proposto il viaggio a Venezia e lui ha accettato. Tre mesi di allenamenti intensi sul Ticino, all'inizio nelle placide lanche e in seguito in corrente, fino al gran giorno. Partenza dalla Darsena di Milano sul naviglio Grande verso il Ticino, «ma solo i primi 13 chilometri fino a Gaggiano, perché poi, contro corrente, diventa molto dura». Dopo il trasbordo alla sede del Canoa club, sul Ticino a Vigevano, l'inizio della discesa. La prima notte accampati sui ghiaioni a Bereguardo, dopo il ponte di barche. Poi Pavia e il passaggio nel Po.

La seconda tappa è la più lunga, 59,4 chilometri, fino a Chignolo Po (Pavia). Sosta successiva a Corno Giovine (Lodi). A Isola Serafini (Piacenza), dove c'è lo sbarramento della centrale, bisogna interrompere la navigazione e fare un breve trasbordo via terra, con le canoe sui carrelli. Tappe successive a Castelvetro Piacentino, Casalmaggiore (Cremona), Borgoforte e Revere (Mantova), Santa Maria Maddalena e Corbola (Rovigo), quindi l'ingresso in laguna e le ultime notti a Cà Roman e Pellestrina (Venezia). Infine l'approdo in piazza San Marco proprio mentre il campanile batte mezzogiorno del 3 settembre.

«Man mano che scendi - dice Angelo - il Po diventa sempre più lento, ma in laguna cambia tutto. È mare, ci sono le onde, c'è traffico di natanti, i rumori rendono difficile sentire le indicazioni. Serve più attenzione. Ma poi a Venezia è stata un'esperienza fantastica, in giro nei canali secondari, con un canoista locale a farmi da cicerone e descrivermi i paesaggi».

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NOTIZIE DALLA SEDE CENTRALE e dal web

Questo spazio vuole essere una sorta di "miniguida" per orientarsi all'interno delle molteplici attività svolte dalla Sede Centrale della nostra Associazione.

A tal fine, vi proponiamo quei comunicati diramati dalla Sede Centrale e quei contenuti apparsi sul giornale elettronico di quest'ultima nel mese appena trascorso, che contengono notizie e iniziative che pensiamo possano suscitare un concreto interesse nei nostri soci.

Di sicuro qualcosa sfuggirà, ma ci si augura che questa selezione possa essere un valido punto di riferimento.

Si augura buona lettura.

Comunicato n. 146, diramato in data 06-09-2016

Concorso a cattedre gestito dal MIUR - Possibili casi di discriminazione - Azioni di sostegno

La nostra Direzione Nazionale, nella riunione del 31 agosto scorso, ha approfonditamente analizzato quanto accaduto in occasione dello svolgimento del recente concorso nazionale a cattedre, in occasione del quale sono stati accertati casi di concorrenti non vedenti i cui diritti sono stati violati poichè non è stato loro consentito di utilizzare le tecnologie assistive per lo svolgimento delle prove di esame, richieste nei tempi e nei modi di legge, come previsto dalla normativa vigente.

Un rifiuto formulato sulla base di un incomprensibile e inaccettabile atteggiamento delle autorità competenti (in particolare il MIUR e il CINECA) che, trincerandosi dietro la necessità di tutelare l'anonimato degli elaborati - peraltro del tutto garantito proprio perchè tutti usavano il personal computer,- hanno deciso unilateralmente di non consentire il ricorso alle soluzioni hardware e software disponibili e ampiamente sperimentate, al fine di garantire anche ai ciechi e agli ipovedenti quella accessibilità e usabilità dei dispositivi offerti a tutti, per svolgere in autonomia le prove oggetto di esame.

Non appare superfluo ricordare, a tale proposito, che l'ordinamento italiano su questo punto è sufficientemente chiaro ed esplicito.

Nel contempo, la Direzione ha inteso sottolineare il proprio apprezzamento per l'opera posta in essere nel caso in questione da parte dei dirigenti nazionali preposti, i quali hanno profuso il massimo impegno a tutela dei partecipanti non vedenti, con continue azioni di pressione presso i decisori politici e amministrativi sia in presenza che per telefono e via email, adottando tutti i mezzi che l'ordinamento mette a disposizione dell'Associazione, pur senza pervenire, purtroppo, a un risultato sufficientemente positivo.

Inoltre, la Direzione ha voluto evidenziare che, in casi come quello descritto, indubbiamente molto gravi, nei quali l'intera dirigenza ha cercato di farsi carico del complicato problema emerso, pur nei limiti delle possibilità che la legge conferisce all'Unione, risulta ingiustificabile l'eccessiva perentorietà dei toni con cui i fatti sono stati denunciati pubblicamente da alcuni interessati, coinvolgendo direttamente anche l'UICI che, pur essendo l'Associazione di tutela della categoria, desidero ricordarlo, non può e non deve essere ritenuta responsabile diretta delle scelte adottate da parte delle istituzioni e delle istanze amministrative pubbliche.

Pertanto, la Direzione, confermando l'esigenza di dare un segnale forte, soprattutto verso il MIUR, perchè vengano adottati definitivamente provvedimenti efficaci per garantire la piena accessibilità anche in altri campi, come i testi scolastici e gli strumenti a disposizione dei docenti, ha deciso, in primo luogo, di mettere la struttura e le risorse dell'Unione a disposizione di chiunque intenda avvalersi delle vie legali a difesa dei propri diritti, richiedendosi comunque imprescindibilmente una azione del singolo soggetto danneggiato al quale l'UICI assicurerà ogni utile appoggio, sia tramite un intervento ad adiuvandum in sede amministrativa che serva anche a testimoniare la piena efficacia delle soluzioni tecnicamente disponibili e la loro compatibilità con le normative concorsuali, sia con una partecipazione economica alle spese di lite.

A tale proposito, si invitano le strutture associative e i singoli interessati a segnalare tutti i casi analoghi di discriminazione o violazione di diritti in caso di prove concorsuali, che rivestano comunque grande rilevanza nazionale, unitamente all'intenzione concreta degli interessati di adire le vie legali a difesa dei propri diritti.

In secondo luogo, sul piano operativo anche più generale, sarà aperta immediatamente una interlocuzione politica con il MIUR e con il Dipartimento della Funzione Pubblica, oltre che con gli organismi tecnici di riferimento quali CNIPA e CINECA, perchè sia istituito, unitamente a nostri esperti del settore, un tavolo tecnico nazionale permanente nel quale affrontare i problemi dell'accessibilità, presentando concrete soluzioni consentite oggi dalle tecnologie a disposizione, perchè siano finalmente e stabilmente assicurate condizioni di uguaglianza per tutte le persone con disabilità senza che vengano sistematicamente violati i diritti basilari della persona.

A tale riguardo cercheremo anche intese di ampio respiro anche con FISH e FAND per sviluppare una azione comune che garantisca maggiore efficacia e più utili risultati per tutti.

Confido che l'ulteriore e fattivo impegno di tutta la base e la dirigenza associativa potrà consentirci il conseguimento di questo fondamentale traguardo di uguaglianza e di civiltà, in linea con le conquiste già raggiunte dalla nostra Unione, a condizione che vogliamo e sappiamo agire uniti e compatti a tutela dei diritti dei ciechi e degli ipovedenti italiani senza avvilirci in sterili polemiche interne che spesso giovano a far smarrire l'obiettivo vero.

Mario Barbuto

Presidente Nazionale

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Comunicato n. 160, diramato in data 23-09-2016

FREDRIC K. SCHROEDER NUOVO PRESIDENTE DELL'UNIONE MONDIALE DEI CIECHI

L'Assemblea Generale dell'Unione Mondiale dei Ciechi (World Blind Union - WBU), che si tiene ogni quattro anni, ha eletto Fredric Schroeder quale nuovo presidente.

L'elezione è avvenuta all'unanimità, da parte dei delegati di cento Paesi, durante l'Assemblea tenutasi dal 19 al 24 agosto a Orlando, in Florida.

Schroeder, della National Federation Of The Blind, opererà come presidente in rappresentanza dei ciechi e degli ipovedenti di oltre 190 paesi presso le grandi istituzioni internazionali quali le Nazioni Unite e altre importanti organizzazioni.

Egli ha alle spalle una solida esperienza associativa nazionale e internazionale, in particolare nel ruolo di Primo Vice Presidente della WBU durante gli ultimi quattro anni e in quello di Primo Vice Presidente della NFB per parecchio tempo.

Al momento della sua elezione Fredric Schroeder ha espresso la sua più profonda gratitudine all'Assemblea Generale:

"Sono onorato e commosso di essere stato scelto dai rappresentanti dei ciechi di tutto il mondo per guidare l'Unione Mondiale dei Ciechi verso le grandi sfide globali che abbiamo davanti."

Tra i vari importantissimi incarichi assunti, Frederic Schroeder è stato anche Commissario dell'Amministrazione dei Servizi di Riabilitazione presso il Dipartimento dell'Educazione degli Stati Uniti.

Gli altri neo eletti sono:

Fernando Riaño, Spagna, Primo VicePresidente;

Elly Macha, Tanzania, Seconda VicePresidente;

Ajai Kumar Mittal, India, Segretario Generale;

Martine Abel-Williamson, Nuova Zelanda, Tesoriere.

L'Unione Mondiale dei Ciechi, WBU, rappresenta circa 285 milioni di ciechi e ipovedenti di 190 Paesi.

Ulteriori informazioni alla pagina www.wbu.ngo

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Comunicato n. 164, diramato in data 28-09-2016

Costituzione Comitato Tecnico dei Centralinisti Telefonici e Comitato Tecnico-scientifico dei Fisioterapisti e Massofisioterapisti

E' con grande piacere che vi annuncio la costituzione, avvenuta nei giorni scorsi, dei seguenti Comitati Tecnici:

giovedì 15 settembre 2016 il Comitato Tecnico dei Centralinisti Telefonici, coordinato da Chiara Tirelli. Ne fanno parte i signori Nunzio Bruno, Massimo Isidori, Maria Letizia Paffumi e Pierluigi Rocci.

mercoledì 21 settembre 2016 il Comitato Tecnico-scientifico dei Fisioterapisti e Massofisioterapisti, coordinato da Giovanni Cancelliere. Ne fanno parte i signori Luigi Ammirata, Salvatore Angiari, Francesco Ciardone e Samantha De Rosa.

I lavori sono stati presieduti dal Vice Presidente Nazionale, Stefano Tortini.

Nelle medesime giornate, si è proceduto al loro insediamento. I neo eletti rappresentanti di categoria hanno, così, gettato subito le basi per un lavoro sinergico.

I predetti Comitati, formati da persone esperte e con un importante bagaglio professionale, al fine di giungere a progetti condivisi dalla nostra base associativa sono aperti alle iniziative e alle proposte di tutti coloro che vorranno esprimere il loro pensiero al riguardo.

Confidando, quindi, in una partecipativa collaborazione, auguro a tutti un proficuo lavoro.

Vive cordialità.

Mario Barbuto

Presidente Nazionale

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Sede centrale: comunicati diramati nel mese di settembre

Di seguito viene riportato l'elenco completo dei comunicati diramati dalla Sede Centrale U.I.C.I. nel mese appena trascorso, con la specificazione del relativo numero e dell'oggetto.

Vi ricordiamo che tutti i comunicati possono essere consultati all'indirizzo internet http://www.uiciechi.it/documentazione/circolari/main_circ.asp

dove è possibile effettuare ricerche mirate tramite un comodissimo motore di ricerca.

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Il Resto del Carlino del 02-09-2016

"Chiediamo scusa alla turista non vedente La nostra famiglia è totalmente estranea"

RIMINI. «La società proprietaria dell'hotel St. Gregory Park di San Giuliano si dissocia totalmente dai fatti incresciosi di questi giorni». Inizia così la lettera scritta al Carlino da Tiziana Ciapparelli, amministratore della «San Gregory Srl», titolare dell'albergo quattro stelle di via Lucio Lando, finito nell'occhio del ciclone dopo che una turista non vedente accompagnata da un cane guida si è vista negare la possibilità di prenotare una camera. «Ricordiamo - prosegue la Ciapparelli - che la nostra società ha affittato a terzi la gestione dell'hotel. Nonostante l'estraneità mia e della mia famiglia, mi scuso con la signora Patrizia e spero di poter avere l'occasione di incontrarla insieme al suo fedele pastore scozzese». Nel frattempo, dopo il polverone mediatico sollevato dal caso, la Polizia municipale di Rimini ha fatto scattare i primi controlli: sotto la lente sono finiti i gestori del St. Gregory Park, che potrebbero rischiare una multa dai 500 ai 2.500 euro per aver violato la legge che tutela i possessori di cani guida. Sul tema nella giornata di ieri è intervenuta anche l'Unione italiana ciechi e ipovedenti di Rimini. «Non possiamo - si legge nel comunicato - ritenere valide in alcun modo le argomentazioni portate a propria giustificazione dall'amministratore dell'hotel, secondo cui per tutelare gli interessi di un singolo si sarebbe reso inadempiente nei confronti degli altri ospiti a cui era stata garantita una struttura pet free. Come sezione dell'Uici controlleremo che gli enti preposti si attivino per quanto di loro competenza affinché tali episodi di discriminazione non si ripetano. Riteniamo che questa vicenda abbia provocato a livello nazionale un grave danno d'immagine a tutta la riviera romagnola, nota da sempre per la sua ospitalità. Non sono le sole sanzioni, che pure auspichiamo, a potere creare la cultura dell'integrazione e dell'accoglienza, la nostra sezione da anni promuove sul territorio iniziative rivolte alla sensibilizzazione su queste tematiche».

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Superando.it del 13-09-2016

Come i pifferi di montagna, che andarono per suonare e ...

... vennero suonati! Finisce così il noto detto, che ben si applica alla vicenda di quell'albergo di Rimini che continua a rifiutare l'ingresso ai cani guida delle persone con disabilità visiva, in totale noncuranza della Legge. Di fronte infatti al sit-in di un gruppo di persone dell'Associazione Blindsight Project, con i loro cani guida, l'amministratore unico della struttura decide di chiamare i Carabinieri, che però multano lui (883 euro), per mancato rispetto della Legge, oltre a segnalarlo alla Procura della Repubblica. Un precedente decisamente importante.

RIMINI. 883 euro di multa dei Carabinieri e una segnalazione alla Procura della Repubblica: non c'è male, come risultato ottenuto dal signor Mauro D'Amico, amministratore unico dell'Hotel St. Gregory Park di Rimini, dopo avere chiamato le forze dell'ordine, di fronte alle circa venticinque persone con disabilità visiva e i loro cani-guida, recatisi l'11 settembre davanti all'albergo romagnolo per un sit-in organizzato dall'Associazione Blindsight Project.

Della (triste) vicenda, che ora assume una piega quasi paradossale, ci eravamo già dovuti occupare alla fine di agosto, riportando le incredibili parole affidate dal signor D'Amico all'ANSA Emilia Romagna, con le quali aveva motivato il rifiuto della propria struttura di accettare la prenotazione di una persona non vedente, perché accompagnata dal proprio cane guida.

«A tutti i potenziali ospiti che ci richiedono di poter portare con loro degli animali - aveva scritto -, rispondiamo negativamente senza aggiungere altro. Nel caso del cieco richiedente, oltre a rispondere negativamente, abbiamo provveduto a segnalare una struttura limitrofa che offre gli stessi servizi, dopo averla contattata e aver concordato lo stesso prezzo nonostante avesse costi diversi nel periodo desiderato. L'hotel garantisce ai propri ospiti da anni un ambiente pulito e confortevole senza la presenza di animali. Al momento della prenotazione i clienti sono certi che al loro arrivo troveranno una struttura completamente priva di residui quali possono essere i peli di gatti o cani, causa di allergie per molti. E non ci si può suggerire una maggiore attenzione nelle pulizie per ovviare al problema delle allergie. Quando mettiamo in vendita le nostre stanze noi sottoscriviamo a tutti gli effetti un contratto: nel periodo richiesto dal cliente ipovedente con circa 150 ospiti. Con tutta la buona volontà non avremmo potuto renderci inadempienti nei confronti di 150 persone per tutelare gli interessi di un singolo. Ci rammarichiamo delle problematiche che l'ipovedente vive nel quotidiano e non possiamo neanche minimamente immaginarcele. Ma questo nostro rammarico non può prevalere sui nostri obblighi commerciali e morali nei confronti di una plurarità indefinita di ospiti che confidano nella nostra onestà, e che frequentano da anni la nostra struttura con la certezza che magari i loro figli se non loro stessi, con forme di grave allergia agli animali possono trascorrere delle vacanze serene e conformi al contratto stipulato (struttura pet free ["libera da animali", N.d.R.])».

In pratica, come aveva sottolineato Simona Zanella, responsabile della Campagna sui Cani Guida di Blindsight Project, come dire che «la legge esiste ma non ho l'obbligo di rispettarla»! Legge che- come scriviamo ormai da anni - esiste quarantadue anni (Legge 37/74 seguita dalle Leggi 376/88 e 60/06), anche se purtroppo, come aveva avuto modo di ricordare la stessa Zanella su queste pagine, « tra una legge e la cultura di una società al rispetto di chi è in difficoltà, la distanza è ancora enorme».

Sulla questione, infine, avevamo segnalato anche la dura presa di posizione dell'UICI (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti), il cui presidente nazionale Mario Barbuto aveva dichiarato: «Ogni rifiuto della nostra libertà di essere accompagnati dal cane guida in tutti i luoghi aperti al pubblico costituisce una violazione dei nostri diritti umani basilari. A questi diritti non potremo mai rinunciare ed è nostro dovere difenderli in ogni sede e con ogni mezzo».

Ribadendo dunque le proprie posizioni - nonostante se ne fosse dissociata nei giorni precedenti la stessa proprietà dell'albergo - e dicendo alle persone di Blindsight Project che «le persone senza cane possono entrare le altre no», il signor D'Amico ha deciso di ricorrere ai Carabinieri, arrivati puntualmente poco dopo, giusto in tempo per spiegargli che la Legge, quando si tratta di cani guida per non vedenti, è molto chiara: devono essere accolti in tutte le strutture pubbliche e null'altro. «La legge va cambiata - ha risposto - noi garantiamo un soggiorno pet-free a chi ha paura degli animali o allergie». Conclusione? La notizia di queste ore è quella che abbiamo dato in apertura: multa di 833,33 euro e segnalazione alla Procura della Repubblica.

«Sono felice - commenta dalle colonne del "Fatto Quotidiano" Laura Raffaeli, presidente di Blindsight Project - perché il risultato che volevamo è stato ottenuto facendo elevare le prime sanzioni nella storia d'Italia che applicano una Legge che pochi conoscono, molti non rispettano e nessuno fa rispettare».

Finisce qui? Tutt'altro. A quanto pare, infatti, il signor D'Amico ha già annunciato ricorso contro la sanzione, sostenendo «che la legge è incostituzionale»... Auguri a lui! Per quanto ci riguarda, oltre a condividere la soddisfazione di Raffaeli per un precedente quanto mai importante, non possiamo che pensare al noto detto dei «pifferi di montagna che andarono per suonare e vennero suonati» e a proposito di strutture pet free ("libere da animale"), come sbandierato più volte dal gestore del St. Gregory Park di Rimini, non hanno per caso qualcosa da dire anche le Associazioni che difendono i diritti degli animali? (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti:

Ufficio Stampa Blindsight Project (Massimiliano Bellini), stampa@blindsight.eu.

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Il Resto del Carlino del 16-09-2016

"Striscia" fa irruzione nell'hotel ma Casanova non fa la magia

Rifiutato il soggiorno a un ragazzo cieco arrivato con il cane guida.

RIMINI. Incursione di Striscia la Notizia all'hotel St. Gregory park. A mezzogiorno in punto Simone, un ragazzo cieco guidato dal cane Derreck, è entrato in hotel con un accompagnatore per chiedere una stanza. Ed è stato puntualmente "rimbalzato", come era accaduto in precedenza a una turista in agosto. Pochi secondi più tardi è entrato in azione il Mago Casanova, giunto in albergo con l'immancabile mantello nero. Il confronto con il titolare, Mauro D'Amico, a un tavolino della zona bar, è andato avanti per decine di minuti, ripresi dalle telecamere. FINO a quando sembrava che il mago avesse fatto breccia nelle certezze dell'albergatore disposto ad aprire alla possibilità di ospitare i ciechi con i loro cani guida «se porteremo le prove che la presenza dei cani non reca alcun danno agli asmatici» sottolinea il Mago. Ma la promessa strappata da Casanova pare destinata a naufragare. Passano poche ore e D'Amico usa queste parole: «Non si può fare altro che sottolineare il tentativo non andato a buon fine da parte dell'intervistatore di ottenere dichiarazioni non corrispondenti al mio pensiero. Così almeno nella parte iniziale dell'intervista». Insomma a Casanova questa volta non basterà la magia. Servirebbe un miracolo per convincere D'Amico ad ospitare i cani. Mentre la sortita di Striscia viene definita così: «Un non vedente accompagnato da cane guida è entrato nella hall dell'hotel con intenti pretestuosi, proprio per dare il via al servizio». Simone non è un attore. E' cieco e senza Derreck sarebbe perso. Non finge, ed ha fatto parte del servizio di Striscia per essere d'aiuto a tutti quelli che come lui non fingono. Simone non può vedere sui poster nella hall del St Gregory, tra le foto storiche dei clienti negli anni Settanta, una famiglia in primo piano con il proprio cane. Pare che decenni fa ci sia stato posto qui anche per i quattrozampe, non oggi però. «Purtroppo ho visto più volte - dice Casanova - hotel, ristoranti e altre attività vietare l'ingresso ai cani guida. E tante situazioni andrebbero raccontate. Se non vengono alla luce è perché i ciechi hanno una grande dignità e non sollevano i casi». Tuttavia: «Ora abbiamo un'idea». PASSANO poche ore e nel primo pomeriggio il mago si materializza in municipio, dove ad attenderlo c'è il vicesindaco Gloria Lisi. «Striscia ci ha proposto di attivarci per realizzare una app - spiega - per dare la possibilità ai non vedenti di segnalare le strutture che non li accolgono». Quante saranno? A dare un numero è nuovamente D'Amico che non ci sta a diventare l'unico caso. «In una Riviera che diversifica la propria offerta 100 non accettano animali».

di Andrea Oliva

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Rimini Today del 13-09-2016

Cani per non vedenti e asmatici, si scatena la querelle sull'albergo di Rimini

RIMINI. Dopo il doppio verbale arrivato all'hotel St. Gregory Park di San Giuliano, il cui titolare ha rifiutato l'accesso con i cani guida, si infiamma la querelle all'indomani del sit- in, organizzato domenica pomeriggio davanti all'albergo, da parte dell'associazione Blindsight Project. In una nota stampa, infatti, Federasma sottolinea che "come si evince anche dalla nota e dalle registrazioni video andate in onda su varie emittenti, non è intenzione di nessuno prevaricare i diritti degli ipovedenti. Al contrario si vuole trovare la soluzione più giusta per tutti. Nel caso specifico la soluzione è chiedere la modifica della legge 37/74 nella parte in cui non prevede eccezioni per accesso dei cani guida negli alberghi che non accettano animali al fine di tutelare altre categorie comunque deboli che hanno allergie, fobie o altre problematiche. Dalla discussione molto accesa che è sorta si evince la totale insensibilità da parte dei manifestanti nei confronti delle altre categorie deboli. Ci si auspica che un po' tutte le associazioni trovino un punto d'incontro finalizzato a trovare la miglior soluzione per tutti: garantire da un lato l'accesso ai cani guida e tutelare chi ha forme allergiche o fobie per gli animali, dall'altra. Si ribadisce quindi che la scelta aziendale di non accettare animali, lungi dal voler rappresentare una qualche forma di discriminazione nei confronti di ipovedenti, è finalizzata unicamente alla tutela di soggetti altrettanto deboli che, per patologie, ovvero fobie, ovvero altre motivazioni, chiedono di poter esercitare il propiro diritto a soggiornare in una struttura priva di animali".

Dalla struttura alberghiera, invece, arriva un'altra nota stampa nella quale si annunciano azioni legali per tutelare il St. Gregory Park. A finire nel mirino dell'hotel è la nota stampa diffusa dal Comune di Rimini, con le dichiarazioni dell'assessore alla polizia Municipale Jamil Sadegholvaad. "Mentre prendiamo atto che l'assessore è intervenuto in adempimento 'di un atto dovuto' - spiega il titolare Mauro D'Amico - comprendiamo di meno il riferimento ad un 'di più' che lo avrebbe indotto a quell'atto. Infatti il 'di più' che sarebbe stato protetto sarebbe stata la tutela da offrire ai non vedenti, oltre che dalla legge, da coloro che come gli albergatori riminesi 'hanno sempre fatto dell'ospitalità la loro bandiera anche per la storica propensione all'accoglienza e all'apertura al prossimo'. Proprio una completezza di informazione, non diciamo di necessaria condivisione. avrebbe dovuto spingere quell'Assessore, che è Assessore di tutti i cittadini riminesi, a rendere conto anche altre cose".

"I non vedenti - sottolinea D'Amico - hanno sicuramente diritto ad ogni aiuto alla loro autonomia negli spostamenti e ad ogni altra forma di tutela che possa affievolirne gli svantaggi della infermità. una tale tutela, tuttavia, non può non spettare anche, al di là di eventuali tardività di tutele legislative, a coloro che siano portatori di altre problematiche quali gli asmatici e i cinofobi. Nel ricordare le gravi conseguenze, che possono condurre perfino alla morte, di un attacco asmatico ci pare ben possibile che in una zona che conta centinaia e centinaia di alberghi, che ben possono ospitare i non vedenti, alcuni si pubblicizzino e tentino di promuoversi sul mercato come accoglienti di persone asmatiche e/o cinofobe e quindi garantendo l'assenza di animali nella struttura alberghiera ospitante con assunzione di correlativi obblighi che un minimo di professionalità deve poi indurre a rispettare senza abdicarvi, magari in momenti di carenze di presenze, per successivi calcoli di opportunità e/o convenienza. Proprio 'la storica propensione all'accoglienza e all'apertura al prossimo' richiamata da Jamil Sadegholvaad, che sicuramente conosce sotto il profilo storico e di appartenenza territoriale le nostre zone, deve portare ad una tale completezza di attenzioni al prossimo o quanto meno deve evitare condanne aprioristiche, attingenti ad un disinformato pietismo e univocamente orientate in verosimile violazione anche di dettati costituzionali. Non posso accettare il bagno di ingiurie e/o quanto meno di riprovazioni che mi sta investendo e tutelerò pertanto in ogni sede una visione corretta e non discriminante dell'accoglienza turistica nonché la mia immagine umana e professionale".

di Tommaso Torri

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AvioNews del 17-09-2016

Interrogazione su accesso non vedenti e cani-guida al seguito, anche sugli aerei

Presentata dall'onorevole Tiziano Arlotti (PD).

(WAPA) - "Al ministro dei Beni e delle attività culturali e del turismo.

Per sapere, premesso che:

- le leggi n. 37 del 1974, n. 376 del 1988 e n. 60 del 2006 stabiliscono che al privo della vista è riconosciuto il diritto di accedere agli esercizi aperti al pubblico con il proprio cane-guida e che gestori dei mezzi di trasporti e titolari di esercizi che 'Impediscano od ostacolino, direttamente o indirettamente, l'accesso ai privi di vista accompagnati dal proprio cane-guida' siano sono soggetti a multe dai 500 ai 2500 Euro;

- in particolare la legge sancisce anche che un cane-guida può entrare in qualunque esercizio aperto al pubblico (legge n. 37 del 1974), è escluso dai divieti relativi al non permettere l'accesso degli animali in spiaggia, parimenti ai cani destinati 'Al salvamento' (legge n. 37 del 1974), è in genere esonerato dall'obbligo di portare la museruola a meno che non sia richiesto in una data situazione (legge n. 37 del 1974 - ordinanza ministeriale per la tutela pubblica da aggressioni di cani), è esonerato dall'obbligo di avere al seguito paletta e sacchetto per la raccolta delle deiezioni (come rintracciabile anche in molti regolamenti comunali), è esonerato dal pagamento del biglietto per i mezzi pubblici (legge n. 37 del 1974), può accompagnare il non vedente anche su traghetti ed aerei, in Italia ed all'estero (legge n. 37 del 1974 - Regolamento Ce n. 1107/2006), può viaggiare alloggiato sul sedile posteriore insieme al non vedente, in quanto 'Animale domestico di indole particolarmente tranquilla e come tale adeguata alle incombenze cui questo è appositamente addestrato', senza che ciò costituisca in alcun modo violazione dell'articolo 169, comma 6 del Codice (lettera del ministero delle Infrastrutture e dei trasporti protocollo n. 653 del 2004);

- il cane-guida rappresenta a tutti gli effetti gli 'Occhi' per il non vedente e quindi non deve essere allontanato dal diversamente abile visivo che accompagna;

in Italia purtroppo la consapevolezza dei cittadini riguardo al diritto di accesso e di movimentazione dei cani-guida per non vedenti, è molto limitata: secondo una recente indagine della Federazione italiana superamento dell'handicap-Fish, motivata da una verifica effettuata dall'Associazione 'BlindSight Project' su siti web particolarmente rilevanti per le prenotazioni alberghiere, risulta che circa 1000 strutture alberghiere italiane che offrono i propri servizi attraverso tali siti dichiarano esplicitamente di rifiutare cani con la precisazione 'Anche cani-guida';

- proprio a tale proposito, Fish ha già inviato all'inizio di quest'anno una segnalazione al ministro interrogato, chiedendo un intervento presso le organizzazioni degli albergatori ma suggerendo anche di inasprire le sanzioni che attualmente sono solo pecuniarie-:

- quali iniziative di competenza intenda intraprendere il ministro per fare sì che sia pienamente attivata la normativa in base alla quale al privo della vista è riconosciuto il diritto di accedere agli esercizi aperti al pubblico con il proprio cane-guida;

- se non ritenga utile intervenire con un'azione di informazione e sensibilizzazione anche attraverso le associazioni di categoria di alberghi e pubblici esercizi;

se non ritenga necessario adottare le iniziative di competenza per inasprire le sanzioni previste attualmente". (5-09426) (Avionews)

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Vita.it del 07-09-2016

La convenzione Onu sulla disabilità? L'Italia non l'ha ancora digerita

di Sara De Carli

La Commissione dell'Onu ha appena stilato le sue osservazioni sulla situazione italiana. Per Giampiero Griffo serve più concretezza, perché l'impatto della Convenzione Onu in Italia, a dieci anni dalla sua approvazione, è ancora troppo limitato. «A Firenze trasformiamo il programma d'azione in piano d'azione. Programma significa indicazioni generali, un piano invece contiene impegni precisi», afferma.

Pochi giorni fa il Committee on the Rights of Persons with Disabilities (CRPD), il comitato dell'Onu che monitora Paese per Paese l'attuazione della Convenzione Onu sulle persone con disabilità, ha pubblicato le sue osservazioni rispetto al report presentato dall'Italia (qui e in allegato il testo). Giampiero Griffo è stato membro della delegazione italiana ai tempi dei lavori per la Convenzione sui diritti delle persone con disabilità (accompagnò il governo italiano alla firma a New York) ed è uno dei rappresentanti del Forum Italiano sulla Disabilità, che nei mesi scorsi ha presentato al Comitato Onu lo Shadow Report sull'attuazione della Convenzione in Italia. A lui abbiamo chiesto un commento.

Che valutazione ha dato all'Italia il comitato dell'Onu?

Intanto non è una pagella né una valutazione: quello fra il Comitato Onu e l'Italia - e ogni altro Paese che ha scelto di ratificare la Convenzione Onu sui Diritti delle persone con disabilità - è un dialogo costruttivo. Purtroppo il problema è che l'Italia non si è presentata con questo spirito, ma con un atteggiamento difensivo che il comitato ha colto... Infatti le raccomandazioni per l'Italia sono particolarmente impegnative, basta confrontare il report con quello di un qualsiasi altro paese grande, paragonabile all'Italia: solitamente il Comitato resta sui temi generali, con l'Italia invece è entrato molto nel dettaglio. La cosa fondamentale è che l'approccio "diritti umani" è volontario, gli impegni che derivano dalla ratifica di una Convenzioni sui diritti sono volontariamente assunti dal Paese che la firma, dialogo costruttivo significa questo, lavorare insieme per un obiettivo, non pensare che il Comitato sia lì per dire se siamo bravi o no. Peraltro nella delegazione italiana non c'era nemmeno un politico, è segno di una sottovalutazione del tema.

"Purtroppo il problema è che l'Italia non si è presentata con questo spirito, ma con un atteggiamento difensivo che il comitato ha colto... Infatti le raccomandazioni per l'Italia sono particolarmente impegnative, basta confrontare il report con quello di un qualsiasi altro paese grande, paragonabile all'Italia: solitamente il Comitato resta sui temi generali, con l'Italia invece è entrato molto nel dettaglio.

Quali sono le azioni indicate dal Comitato quindi?

È difficile sintetizzare, sono almeno una quarantina! Ci sono due ordini di raccomandazioni, alcune addirittura da realizzare nel giro di dodici mesi: riguardano l'introduzione di una definizione di accomodamento ragionevole (significa che quando c'è una discriminazione dei diritti umani legata alla disabilità va immediatamente messo in atto una soluzione pratica per superarla, ndr) e l'avvio immediato di un meccanismo di monitoraggio indipendente per la raccolta di dati in particolare sui minori con disabilità fra gli 0 e i 5 anni. Si parla poi anche di un rapporto immediato sulla situazione delle istituzioni segreganti. Tutto il resto è un insieme di indicazioni che vanno nella direzione di dare risposte sui temi più disparati, dall' accessibilità ai Lea e ai Liveas. Un elemento essenziale è la disparità di condizione tra territori, che deriva da una definizione di disabilità non uniforme e purtroppo non ancora derivante dalla Convenzione. La sostanza è questa: l'implementazione della Convenzione richiede politiche, che non ci sono. In questo periodo il Governo ha reso pubblico un programma d'azione per il prossimo biennio, ma non lo ha finanziato: le riforme non si fanno con i fichi secchi. E poi qual è peso che ha la popolazione con disabilità ha nelle politiche generali italiane? L'Istat 2013 dice che se usiamo gli standard internazionali il 25% della popolazione italiana convive con una qualche disabilità, anche lieve: la disabilità non è un piccolo target e soprattutto nel corso della vita riguarderà tutti - il bambino, l'anziano, chi ha un incidente - queste sono politiche generali, non settoriali o di nicchia... Nelle osservazioni del Comitato è sottolineato con forza come questo mainstreaming sistematico ancora in Italia non c'è, tutto si riduce a politiche sociali e sanitarie. Ad esempio si fa più volte riferimento ai Sustainable Development Goals, è un'altra delle coerenze politiche, siamo nell'ambito mainstreaming, è un altro approccio.

"Nelle osservazioni del Comitato è sottolineato con forza come questo mainstreaming sistematico ancora in Italia non c'è, tutto si riduce ancora solo a politiche sociali e sanitarie.

Tutto questo come ricadrà nel programma d'azione che verrà discusso a Firenze la settimana prossima?

L'opinione del movimento delle persone con disabilità è che il nostro programma d'azione debba essere rivisto alla luce di queste osservazioni. L'Italia dovrà inviare il prossimo report entro l'11 maggio 2023, accorpando tre relazioni intermedie, però questi temi devono essere immediatamente inseriti e affrontati. La nostra richiesta peraltro è che si passi da un Programma a un Piano d'azione, perché programma significa indicazioni generali, un piano invece contiene impegni e si presuppone finanziamenti. Ad esempio il precedente programma d'azione aveva al suo interno un piano del MAE sulla cooperazione internazionale, è una linea che ha avuto molta concretezza, più di tante altre linee.

Quanto del primo programma d'azione è stato realizzato?

Siamo ancora ai temi generali. Si doveva fare una definizione nuova di disabilità, non è stata fatta. Sulla vita indipendente si è fatta una sperimentazione, è uno dei pochi punti su cui c'è stato un investimento, ma ancora non è stato definito cosa della speriemntazione diventa ordinario: questo però è fondamentale, l'indipendenza è il punto di partenza, implica un riformulare le politiche, che spesso non sono indirizzate alla vita indipendente ma alla protezione, all'assistenza a volte al parcheggio delle persone con disabilità. Sulla scuola si è parlato molto ma ad oggi è stato fatto troppo poco. Su lavoro anche, la disoccupazione fra persone con disabilità supera l'80 %, in questi anni abbiamo perso tantissimi posti di lavoro, la legge 68 se applicata potrebbe dare risposte al 6-7% degli attuali disabili disoccupati, ma non è applicata: non c'è coerenza, non c'è sostegno, non c'è monitoraggio degli inadempienti. Noi siamo un movimento propositivo: andiamo a Firenze chiedendo queste cose, che dalla discussione generale si entri nel merito, che il Governo prenda alcuni impegni che producano un miglioramento delle condizioni delle persone con disabilità.

"La Convenzione Onu in Italia non è stata ancora digerita: né dal Governo, né dagli enti locali, né - me lo lasci dire - dal movimento stesso delle persone con disabilità.

Dieci anni dopo l'approvazione della Convenzione cosa è cambiato in Italia sulla disabilità?

La Convenzione Onu in Italia non è stata ancora digerita: né dal Governo, né dagli enti locali, né - me lo lasci dire - dal movimento stesso delle persone con disabilità. È il meccanismo, la logica, che è tutta diversa, si devono dare a tutti le stesse opportunità, invece siamo rimasti ancora nella logica delle risorse. Noi scegliemmo l'approccio dei diritti umani proprio perché i diritti umani sono immediatamente esigibili, gli altri sono condizionati alla disponibilità di risorse. Ecco, diciamo che l'impatto non è stato quello che ci auspicavamo.

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Superando.it del 09-09-2016

Da Ginevra a Firenze: la Convenzione chiede applicazione

Le severe Osservazioni Conclusive provenienti da Ginevra - ovvero dal Comitato ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, che vigila sull'applicazione della Convenzione - centrano l'attenzione sulla mancata o insufficiente applicazione di numerosi e sostanziali articoli della Convenzione stessa da parte del nostro Paese. Un documento che segnatamente dovrà intrecciarsi con il Programma d'Azione Biennale da definire alla prossima Conferenza Nazionale sulla Disabilità di Firenze o, meglio ancora, a un "Piano d'Azione", che presupponga cioè impegni concreti e i relativi finanziamenti.

C'è un passaggio molto importante in un'intervista rilasciata in questi giorni alla testata «Vita» da Giampiero Griffo, uno dei "padri italiani" della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, approvata ormai dieci anni fa al Palazzo delle Nazioni Unite e ratificata dall'Italia all'inizio del 2009 con la Legge 18/09. «In Italia - dice Griffo - la Convenzione non è stata ancora digerita, né dal Governo, né dagli Enti Locali, né dal movimento stesso delle persone con disabilità. È il meccanismo, la logica, che è tutta diversa, si devono garantire a tutti le stesse opportunità, invece siamo rimasti ancora alla logica delle risorse».

Da noi contattato in questi giorni, Griffo ha voluto anche ricordare che «nel Comitato di Redazione della Convenzione a New York vi fu un'appassionata discussione proprio su quale modello di Convenzione definire. La scelta finale fu quella dell'approccio dei diritti umani, proprio perché essi sono immediatamente esigibili, mentre i diritti economici, sociali e culturali - l'altra soluzione rivendicata dai Paesi in Cerca di Sviluppo - sono condizionati alla disponibilità di risorse. In altre parole, i diritti umani sono intitolati a tutte le persone e richiedono interventi che garantiscano pari opportunità e non discriminazione. Purtroppo in Italia siamo ancora lontani dall'avere digerito questa vera e propria rivoluzione culturale».

Parole illuminanti, all'indomani dell'arrivo delle Osservazioni Conclusive sull'Italia, da parte del Comitato ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità - organismo che verifica lo stato di applicazione della Convenzione nei vari Paesi che l'hanno ratificata - successivamente al cosiddetto "Dialogo costruttivo" di Ginevra del Comitato stesso con la delegazione ufficiale del nostro Paese, ciò di cui avevamo ampiamente riferito nei giorni scorsi. Osservazioni di una certa severità, come aveva sottolineato lo stesso Griffo al nostro giornale, che centrano l'attenzione sulla mancata o insufficiente applicazione di numerosi e sostanziali articoli della Convenzione. Il documento prodotto dal Comitato (qui il testo in inglese) è attualmente in fase di traduzione e sarà disponibile nei prossimi giorni in italiano.

Per alcune azioni, per altro, si parla di Immediatly Adopt ("adozione immediata"), ovvero iniziative da attuare presumibilmente non oltre dodici mesi: si tratta, nello specifico, della richiesta di definire «il concetto di accomodamento ragionevole, in linea con la Convenzione, quando vi siano discriminazioni basate sulla disabilità, in ogni settore della vita pubblica e privata». In altre parole, mettere immediatamente in atto una soluzione pratica per superare ogni discriminazione. Procedere poi alla raccolta di dati che assicurino «l'individuazione, l'intervento e la tutela di tutti i bimbi con disabilità, in particolare per quelli da zero a 5 anni». E ancora, un serio monitoraggio sull'istituzionalizzazione, ovvero «sugli istituti psichiatrici o in altre strutture residenziali per persone con disabilità, in particolare di quelle con disabilità intellettive e/o psicosociali». Un richiamo, quindi, al contrasto della segregazione e dell'isolamento. Infine, la costituzione e l'implementazione di un «organismo indipendente di monitoraggio, adeguatamente finanziato per il suo funzionamento, con il pieno coinvolgimento, nei suoi lavori, delle organizzazioni di persone con disabilità».

La severa cogenza contenuta nelle Osservazioni del Comitato ONU conduce a un ulteriore passaggio - e anche a un'importante novità - in vista della quinta Conferenza Nazionale sulle Politiche della Disabilità, in programma per il 16 e 17 settembre a Firenze, al centro della quale vi sarà la discussione del II Programma di Azione Biennale, predisposto dal Governo sulla base delle indicazioni dell'Osservatorio Nazionale sulla Condizione delle Persone con Disabilità e che dovrà essere sottoposto all'azione del Governo. Lo evidenzia con chiarezza ancora Griffo.

«Le Osservazioni provenienti dall'ONU - dichiara infatti - costituiscono un vero e proprio Piano d'Azione che dovrà profondamente intrecciarsi con quanto emergerà a Firenze. E a tal proposito ritengo che si dovrebbe superare la dizione stessa di Programma d'Azione - formula riferita per lo più a un percorso d'intenti generale - per parlare appunto di Piano d'Azione, ciò che presupporrebbe impegni concreti, con i relativi finanziamenti». «Inoltre, le raccomandazioni del Comitato ONU - aggiunge -, con le opportune scadenze temporali, dovranno intrecciarsi anche con i Piani Biennali futuri, per giungere a fare un bilancio nel 2023, quando l'Italia dovrà presentare un nuovo rapporto sull'applicazione della Convenzione. In tal senso è auspicabile che le Osservazioni Conclusive dell'ONU possano disporre di un sistema di monitoraggio efficace, coinvolgendo tutte le autorità competenti».

Difficile non pensare, a questo punto, alle parole di Carlo Giacobini in «HandyLex.org», che riferendosi al Programma di Azione Biennale presentato nel 2013 alla Conferenza Nazionale di Bologna e approvato tramite il DPR (Decreto del Presidente del Repubblica) del 4 ottobre 2013, scriveva qualche tempo fa: «L'analisi degli effetti del Programma d'Azione fornisce in realtà un panorama assai frastagliato e in linea generale si può dire purtroppo che molte delle azioni previste non risultino affatto realizzate né in prospettiva immediata di realizzazione e non si tratta certo di azioni di poco conto».

E in parallelo torna alla mente tutta la sostanza delle parole spese in una recente intervista del nostro giornale a Vincenzo Falabella, presidente nazionale della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap), che sempre in vista della Conferenza di Firenze ha sottolineato come al di là e oltre lo stesso Programma d'Azione, «sia comunque vigente la Convenzione ONU che esige applicazione articolo per articolo», ma che oggi, «a livello di incombenze istituzionali (Governo, Ministeri, Regioni, Enti Locali), è in larga misura lettera morta». «Ce ne facciamo ben poco delle adesioni ideali - aveva concluso Falabella - la Convenzione va concretamente applicata».

Resta per altro un fatto da registrare, vale a dire che nonostante le richieste della stessa FISH e anche della FAND (Federazione tra le Associazioni Nazionali delle Persone con Disabilità), di invitare a Firenze il Rapporteur ("relatore") del Comitato ONU ad illustrare le Osservazioni Conclusive nei confronti dell'Italia, il nostro Governo non ha previsto tale passaggio nel programma della Conferenza che sta al momento circolando. A ciò ha pensato bene di provvedere dunque la FISH Toscana, organizzando a margine della Conferenza stessa uno specifico workshop sul tema (titolo: Attuare i diritti, costruire le pari opportunità. Le Osservazioni Conclusive all'Italia del Comitato dell'ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità), in programma nel pomeriggio del 17 settembre (ne parleremo più approfonditamente nei prossimi giorni).

Un "tassello" decisamente importante, per rendere realmente concreto quell'intreccio di cui parlava Griffo, tra il testo proveniente da Ginevra e ciò che verrà prodotto a Firenze. (Stefano Borgato)

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Superando.it del 15-09-2016

La Conferenza di Firenze: le parole e i fatti

FIRENZE. È certamente importante che sulle pagine ufficiali del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, dedicate alla quinta Conferenza Nazionale sulle Politiche della Disabilità - il cui svolgimento è ormai imminente alla Fortezza Da Basso di Firenze, domani e dopodomani, 16 e 17 settembre - si dia particolare evidenza, sin dal manifesto adottato, al fatto che questo 2016 coincida con il decennale dall'approvazione a New York della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità (Legge dello Stato Italiano dal 2009). E che vi si scriva inoltre che «le due giornate di lavori [...] focalizzeranno l'attenzione sullo stato delle politiche sin qui attuate per garantire tali diritti, riservando un'attenzione specifica al nuovo Programma biennale di azione che sarà approvato entro il mese di ottobre». Concludendo, infine, con «il messaggio portante della Conferenza, "Uniti, Diritti, alla meta", che vuole essere l'occasione per far dialogare insieme i rappresentanti delle Istituzioni di tutti i livelli di governo, gli operatori del settore, le parti sociali e, naturalmente, le organizzazioni rappresentative delle persone con disabilità».

È importante e anche confortante, soprattutto perché, come evidenziato da Vincenzo Falabella, presidente nazionale della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap), in un'intervista concessa qualche giorno fa al nostro giornale, il tema centrale di Firenze dev'essere proprio «la reale applicazione della Convenzione ONU in Italia, articolo per articolo, ciò che purtroppo, a livello di incombenze istituzionali (Governo, Ministeri, Regioni, Enti Locali), è in larga misura lettera morta». «Ce ne facciamo ben poco - aveva aggiunto Falabella - delle adesioni ideali. La Convenzione va concretamente applicata».

Ecco dunque un punto fondamentale che dovrebbe caratterizzare la Conferenza di Firenze: i fatti oltre alle parole, tenendo ben presenti anche le recenti Osservazioni Conclusive prodotte dal Comitato ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità - organismo che verifica l'applicazione della Convenzione nei vari Stati - ove si centra l'attenzione proprio sulla mancata o insufficiente applicazione in Italia di numerosi e sostanziali articoli della Convenzione.

Questo dunque potrebbe e dovrebbe essere la Conferenza di Firenze, un prezioso momento di confronto, la cui efficacia, per altro, si dovrà valutare dagli esiti successivi, senza nemmeno dimenticare che il primo Programma di Azione Biennale per la Promozione dei Diritti e l'Integrazione delle Persone con Disabilità (a Firenze si discuterà il secondo), approvato a Bologna durante la quarta Conferenza Nazionale del 2013 e divenuto poi Decreto del Presidente del Repubblica (DPR) del 4 ottobre 2013, non aveva di per sé prodotto troppi effetti concreti, come ampiamente ricordato qualche mese fa, in un ampio approfondimento curato dal Servizio HandyLex.org.

Confortanti, infine, anche le parole della FAND (Federazione tra le Associazioni Nazionali delle Persone con Disabilità), l'altra grande Federazione di Associazioni delle persone con disabilità e delle loro famiglie, che nel proprio sito conclude una nota dedicata alla Conferenza Nazionale, sottolineando come «a Firenze saremo chiamati, con grande senso di responsabilità, a promuovere i diritti di oltre tre milioni di cittadini italiani e delle loro famiglie. Cittadini che, pur nella loro diversità di opinioni, vivono tutti la stessa condizione di esclusione e le stesse difficoltà quotidiane, sulle quali dobbiamo discutere e confrontarci uniti e coesi, con l'unico obiettivo: il benessere dei più deboli».

A Firenze arriveranno in centinaia, forse migliaia di persone, per partecipare ai lavori della Conferenza. E come abbiamo già riferito in altre parti del giornale, sono in programma anche eventi a margine di particolare importanza, tra cui soprattutto il workshop previsto per il pomeriggio di sabato 17, promosso dalla FISH Toscana e intitolato Attuare i diritti, costruire le pari opportunità. Le Osservazioni Conclusive all'Italia del Comitato dell'ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, cui parteciperà tra gli altri Ana Peláez Narváez, componente del Comitato ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità.

Da parte nostra, concludiamo proponendo ai Lettori, per completezza di informazione, una breve "storia" delle Conferenze Nazionali sulle Politiche della Disabilità, evento introdotto dalla Legge 162/98 (articolo 1, comma d), che stabilì appunto lo svolgimento, «ogni tre anni», della «Conferenza Nazionale sulle Politiche dell'Handicap». In realtà, da allora le Conferenze sono state quattro, la prima a Roma, nel dicembre del 1999, la seconda a Bari, nel febbraio del 2003, la terza a Torino, nell'ottobre del 2009 e la quarta a Bologna nel luglio del 2013.

Nel 2009, poi, la citata Legge 18/09, con la quale l'Italia ha ratificato la Convenzione ONU, ha previsto, presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, la formazione dell'Osservatorio Nazionale sulla Condizione delle Persone con Disabilità, composto da rappresentanti delle Istituzioni nazionali e locali, degli istituti previdenziali, dell'ISTAT, delle confederazioni sindacali, di Confindustria e - non ultime - delle organizzazioni di persone con disabilità. Compito di tale organismo, insediatosi alla fine del 2010, è innanzitutto quello di tutelare, monitorare e promuovere l'attuazione dei princìpi sanciti sia dalla Convenzione che dalla Legge Quadro sulla Disabilità 104/92. Esso, inoltre - come recita sempre la Legge 18/09 - deve «predisporre un Programma di Azione Biennale per la promozione dei diritti e l'integrazione delle persone con disabilità, in attuazione della legislazione nazionale e internazionale», documento che viene poi sottoposto all'azione del Governo. Quello prodotto nel 2013 e presentato alla Conferenza Nazionale di Bologna, è stato approvato, come abbiamo già detto, tramite il DPR del 4 ottobre 2013. Il secondo sarà al centro dei lavori dei prossimi giorni. (Stefano Borgato)

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Superando.it del 03-09-2016

Ma allora ditelo!

di Carlo Giacobini*

Nello scorso mese di luglio, la FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap) e l'UICI (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti) avevano nuovamente sollevato l'annosa questione dell'inaccessibilità informatica di alcuni importanti documenti presenti nei siti di Camera e Senato. In particolare, trattandosi degli Atti del Governo sottoposti all'esame delle Camere, la comunicazione era stata diretta al Presidente del Consiglio e al Ministro per i Rapporti con il parlamento, Maria Elena Boschi, che ora ha risposto (con una lettera in formato inaccessibile...).

Io li conosco. Conosco sia Vincenzo Falabella, presidente della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap), sia Mario Barbuto, presidente dell'UICI (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti). Persone molto diverse fra loro, ma che hanno in comune una notoria mitezza. Mitezza che, bene inteso, non li priva di rigore e determinazione. Non credo però che si possa impunemente abusare della pazienza delle persone miti, in ispecie quando sono anche rappresentanti di istanze ben più ampie delle loro singole persone.

Nel luglio scorso, dunque, come aveva riferito anche il nostro giornale, i due hanno deciso un'azione comune e significativa, rivolgendosi civilmente al Presidente del Consiglio e al Ministro per le Riforme Costituzionali e i Rapporti con il Parlamento.

Esiste una norma in Italia che impone l'accessibilità dei documenti e dei siti pubblici; ci sono standard, regolamenti, indicazioni nazionali e internazionali. C'è addirittura un'autorità che vigila su questo: l'Agenzia per l'Italia Digitale. Eppure nei siti di Camera e Senato, che pure hanno investito risorse per l'accessibilità, continuano ad essere pubblicati atti "vietati" alle persone non vedenti e assai poco pratici per qualunque utente.

L'aspetto più grave, anche da un punto di vista simbolico ed educativo, è che si tratta degli atti che provengono dal Governo. Documenti assai rilevanti: schemi di decreti legislativi, disegni di legge, legge di stabilità... Non robetta, quindi. Dalla loro lettura vengono esclusi una parte di cittadini e viene complicata la vita di molti altri.

Questi documenti vengono caricati nei siti come immagini scannerizzate. Ne risultano dei pdf che non solo sono grafici, dunque non leggibili, ma addirittura protetti, e quindi con l'impossibilità del ripiego di decodificarli con i software OCR, quali FineReader e lo stesso ScreenReader.

Eppure la soluzione sarebbe semplice e poco costosa: pdf accessibili, come tutti quelli già pubblicati nei due siti. Invece no.

Allora la FISH e l'UICI segnalano dapprima il problema all'Agenzia per l'Italia Digitale che però - evidentemente - non riesce a smuovere l'elefantiaca e ottocentesca prassi governativa.

A questo punto i due Presidenti si armano di carta e penna, formalizzano la richiesta ai vertici del Governo e ne danno giusto risalto a mezzo stampa. Molto rapidamente - forse troppo - Maria Elena Boschi, responsabile del Ministero per le Riforme Costituzionali e i Rapporti con il Parlamento, risponde formalmente accusando ricevuta e rassicurando: «Al riguardo - scrive -, vi informo di aver attivato i competenti uffici della Presidenza del Consiglio di Ministri, al fine di addivenire nel più breve tempo possibile e di intesa con le Camere, alla trasmissione alle stesse oltre che dei documenti ufficiali in formato cartaceo [...] anche in formato leggibile con software OCR».

Prego? Software OCR? Nessuno ha chiesto di dover ricorrere a un software OCR, cioè all'ultimo degli strumenti che si possono usare. Si è chiesta l'accessibilità dei documenti: pubblicateli normalmente come qualsiasi altro documento leggibile. È meno complicato e costoso pubblicarli normalmente che non scannerizzarli e importarli in un documento come immagine.

E passi... nella fretta e nella calura estiva gli uffici della Boschi non sono stati tanto a sottilizzare su software, accessibilità (per tutti), standard, digital divide ecc., archiviando l'affaire fra "proteste dei ciechi".

Passi tutto e perdoniamo: la Boschi ha risposto e questo è un risultato.

Passi tutto, ma non il grottesco: la lettera giunta via mail dal Ministero è in formato inaccessibile.

Ma allora ditelo...

Carlo Giacobini,

Direttore editoriale di «Superando.it».

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Superando.it del 20-09-2016

Dopo il terremoto: due incontri con le Associazioni

Alcuni componenti dell'Osservatorio Nazionale sui Temi della Sicurezza e del Soccorso alle Persone con Esigenze Speciali, istituito lo scorso anno dal Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, hanno incontrato ad Ascoli Piceno e a Rieti - le due Province maggiormente colpite dal terremoto del 24 agosto scorso - numerose Associazioni dei rispettivi territori, per avviare una collaborazione sull'individuazione dei bisogni e delle criticità che in emergenza rendono ancora più complesse le operazioni di salvaguardia, fuga e soccorso delle persone con disabilità.

Nelle scorse settimane, dapprima ad Ascoli Piceno e successivamente a Rieti, vale a dire le Province maggiormente colpite dal terremoto del 24 agosto scorso, gli architetti Stefano Zanut del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco e socio di CERPA Italia (Centro Europeo di Ricerca e Promozione dell'Accessibilità), Elisabetta Schiavone dell'AISM di Ascoli Piceno (Associazione Italiana Sclerosi Multipla) e Consuelo Agnesi dell'ENS dio Macerata (Ente Nazionale Sordi), tutti componenti dell'Osservatorio Nazionale sui Temi della Sicurezza e del Soccorso alle Persone con Esigenze Speciali, istituito lo scorso anno dal Capo del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco*, hanno incontrato numerose Associazioni dei rispettivi territori, per avviare una collaborazione sull'individuazione dei bisogni e delle criticità che in emergenza rendono ancora più complesse le operazioni di salvaguardia, fuga e soccorso delle persone con disabilità.

Si tratta per altro soltanto dell'inizio di un percorso che l'Osservatorio intende proseguire, grazie anche al supporto dei Comandi Provinciali dei Vigili del Fuoco di Ascoli Piceno e Rieti e, per quanto riguarda l'organizzazione, con la collaborazione dei Centri di Servizio di Volontariato delle due Province.

«In emergenza siamo tutti disabili», è stata una delle premesse degli incontri, in quanto, come ha ricordato Daniele Trevisan, vigile del fuoco del Comando di Pordenone, che ha raccontato la sua esperienza di soccorritore, «tutti potremmo ferirci, subire grossi traumi o vedere inibita dallo shock la nostra risposta all'evento».

Ad Ascoli Piceno erano presenti esponenti dell'AISM, dell'ENS, dell'UICI (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti), dell'APM (Associazione Paraplegici Marchigiani), dell'ANIEP (Associazione Nazionale per la Promozione e la Difesa dei Diritti delle Persone Disabili), della Cooperativa Sociale P.A.Ge.F.Ha e del Centro Diurno L'Orto di Paolo, insieme ad alcune madri di ragazzi e bambini con autismo, al Coordinatore del Volontariato Piceno di Protezione Civile e a Roberto Zazzetti, referente per le Marche della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap) e presidente della Consulta Regionale per la Disabilità.

Dal canto suo, anche l'Amministrazione Comunale, oltre a mettere a disposizione la Sala Cola d'Amatrice, ha manifestato la propria vicinanza e disponibilità all'iniziativa, con la partecipazione del vicesindaco e assessore ai Servizi Sociali Donatella Ferretti e del consigliere Alessandro Bono.

A Rieti, invece, presso la locale Casa del Volontariato, hanno partecipato rappresentanti di AISM, UICI, ANMIL (Associazione Nazionale fra Lavoratori Mutilati e Invalidi del Lavoro), ACLI, Auser, Cittadinanzaattiva e di altre Associazioni afferenti alla Protezione Civile o che operano a fianco delle persone con disabilità di ogni età, tramite attività educative, ricreative e di assistenza. (S.B.)

*L'Osservatorio Nazionale sui Temi della Sicurezza e del Soccorso alle Persone con Esigenze Speciali è stato istituito dal Capo del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco con Decreto n. 131 del 21 ottobre 2015 ed è finalizzato a definire le più idonee strategie, indirizzate ad inserire in modo strutturato il tema della sicurezza delle persone con specifiche necessità tra le attività svolte dai Vigili del Fuoco.

Ringraziamo Roberto Zazzetti per la collaborazione.

Dei temi riguardanti la sicurezza e il soccorso delle persone con disabilità, in situazioni di grave emergenza (calamità naturali, incendi e altro), il nostro giornale si occupa da molto tempo, con notizie e approfondimenti. Rimandiamo dunque i Lettori ai numerosi titoli che compongono l'elenco pubblicato nella colonnina qui in alto a destra. In particolare segnaliamo la lunga intervista proprio con Stefano Zanut - del quale si parla nella presente nota - intitolata Non c'è sicurezza senza inclusione (né viceversa).

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Superando.it del 22-09-2016

Soccorrere tutti significa soccorrere meglio

di Giuseppe Romano*

«Crediamo fermamente - scrive Giuseppe Romano, direttore centrale per l'Emergenza e il Soccorso nel Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco e presidente, nello stesso, dell'Osservatorio sui Temi della Sicurezza e del Soccorso delle Persone con Esigenze Speciali - che una sicurezza inclusiva sia "la" sicurezza che deve essere realizzata, che la sicurezza non possa essere riservata ad alcuni ed escludere altri, che essere capaci di soccorrere tutti significhi soccorrere meglio»

È ormai da tempo che i Vigili del Fuoco dedicano attenzione ai temi esaminati a Firenze [in occasione della quinta Conferenza Nazionale sulle Politiche della Disabilità, 16-17 settembre 2016, N.d.R.], in un percorso che gradualmente si è evoluto, al passo con lo sviluppo della nostra società, partendo dalla sicurezza delle persone con disabilità, per giungere a una più matura sicurezza inclusiva, la cui differenza non è solo lessicale.

Si pensi solo al fatto che in un decreto sui temi della prevenzione incendi pubblicato nell'agosto del 2015, il termine inclusione è diventato formalmente parte integrante del vocabolario di questa materia e, quindi, del progetto della sicurezza antincendio.

Ma anche sugli aspetti del soccorso alle persone con esigenze specifiche i Vigili del Fuoco hanno profuso impegno e risorse. Un esempio è la pubblicazione delle linee guida sulla gestione dell'emergenza in cui sono coinvolte queste persone, ma anche l'effettuazione di esercitazioni con il loro diretto coinvolgimento, un altro esempio in cui l'inclusione diventa parte integrante del soccorso.

Torniamo per un attimo ai recenti giorni di grande impegno e sofferenza, legati al terremoto del 24 agosto nel Centro Italia.

La gestione del soccorso nelle zone terremotate è stata complessa per le difficoltà dello scenario e la violenza dell'evento. I Vigili del Fuoco si sono prodigati in un'opera che ha valso l'estrazione dalle macerie di circa 250 persone, di cui almeno 215 effettuate da essi stessi.

In tale circostanza ha giocato un ruolo fondamentale la formazione degli operatori che coordinavano gli scenari operativi e nel cui àmbito è stata incontrata anche la disabilità; la formazione, infatti, ha permesso loro di operare con la massima consapevolezza ed efficacia, oltre che sensibilità. Anche in tale frangente si è fatto soccorso inclusivo.

Forse pochi sanno che queste modalità hanno posto il nostro Paese - proprio tramite le attività del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco - in linea con le indicazioni della Convenzione ONU sui Diritti delle persone con Disabilità, che si esprime in merito con il suo articolo 11*.

Ma come si stanno evolvendo queste esperienze e quali sono i progetti per il futuro? Per affrontare queste problematiche è stato dapprima istituito uno specifico Osservatorio composto da tecnici dei Vigili del Fuoco, esperti della materia e rappresentanti delle Associazioni di persone con disabilità. Successivamente l'attenzione è stata rivolta ai seguenti due aspetti: da una parte, la condivisione di una banca dati sugli interventi di soccorso come strumento di conoscenza su questi argomenti e supporto alle strategie di sicurezza del nostro Paese. Si tratta di una banca dati arricchita in particolare dall'analisi di esperienze pratiche, tanto che durante il recente terremoto sullo scenario territoriale era presente una squadra dedicata proprio a questo argomento, con l'obiettivo di analizzare casi, per acquisire informazioni ed esperienze da condividere. Dall'altra parte, l'elaborazione di un'applicazione (App) per smartphone, da rendere disponibile gratuitamente a tutti i cittadini, con le indicazioni su come comportarsi in emergenza in presenza di persone con disabilità, ma anche sulle tematiche della disabilità che è importante conoscere nella vita quotidiana.

Sono tutte attività, queste, che si esprimeranno anche su altri versanti, di volta in volta posti all'attenzione.

C'è però un aspetto da considerare particolarmente e che merita maggiore impegno da parte di tutti: la consapevolezza rispetto alla propria sicurezza e alla possibilità di tutelare se stessi in condizioni di emergenza. Sono competenze da acquisire attraverso un percorso di informazione e formazione delle persone e dei loro familiari, certamente i primi che hanno la possibilità di rispondere in tali occasioni.

Anche su questi aspetti i Vigili del Fuoco sono impegnati a sviluppare le proprie competenze, sono a disposizione in un quadro di iniziative e strumenti [si legga in tal senso il nostro resoconto di due recenti incontri ad Ascoli Piceno e Rieti, N.d.R.], per stimolare una cultura della sicurezza inclusiva nel nostro Paese, ma prima ancora del rispetto verso le altre persone.

I Vigili del Fuoco credono fermamente che una sicurezza inclusiva sia la sicurezza che deve essere realizzata, che la sicurezza non possa essere riservata ad alcuni ed escludere altri, che essere capaci di soccorrere tutti significhi soccorrere meglio.

La sicurezza inclusiva richiede impegno, attenzione, miglioramento continuo: è ciò che cerchiamo di fare giorno dopo giorno, con determinazione, ricercando gli strumenti fisici e di formazione più adatti e più aggiornati, con fatica ma con passione ed emozione, con la gioia dei salvataggi e con il dolore per le sofferenze che incontriamo, che restano nei nostri ricordi, ogni giorno, e che ci legano indissolubilmente a questo incredibile mestiere.

*Composto di un unico comma, l'articolo 11 della Convenzione ONU recita: «Situazioni di rischio ed emergenze umanitarie - Gli Stati Parti adottano, in conformità agli obblighi derivanti dal diritto internazionale, compreso il diritto internazionale umanitario e le norme internazionali sui diritti umani, tutte le misure necessarie per garantire la protezione e la sicurezza delle persone con disabilità in situazioni di rischio, incluse le situazioni di conflitto armato, le emergenze umanitarie e le catastrofi naturali».

Ringraziamo Stefano Zanut per la segnalazione.

Direttore Centrale per l'Emergenza e il Soccorso nel Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco e presidente, nello stesso, dell'Osservatorio sui Temi della Sicurezza e del Soccorso delle Persone con Esigenze Speciali. Testimonianza inviata alla quinta Conferenza Nazionale sulle Politiche della Disabilità, Firenze, 16-17 settembre 2016.

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Avvenire del 11-09-2016

Disabili. Nocera (Fish): "Passo indietro sull'inclusione"

MILANO. «Siamo in totale alto mare e corriamo il rischio di un pericolosissimo passo indietro sull'inclusione scolastica dei disabili, nonostante le tante aspettative suscitate dalla Buona scuola». È preoccupato per questo inizio di anno scolastico, Salvatore Nocera, esperto della Fish, la Federazione italiana per il superamento dell'handicap e già prevede «forti disagi» per i 224.509 studenti disabili e le loro famiglie. «Il Ministero non ha ancora emanato il decreto delegato sull'inclusione - precisa Nocera - in mancanza del quale, per i ragazzi disabili, la riforma della Buona scuola non potrà avere effetto».

Il «caos è totale» anche sul versante della nomina degli Assistenti personali per la comunicazione (Aec), per gli alunni ciechi e sordi e per il servizio di trasporto. Finora in capo alle Province, queste competenze giacciono ora in un lim- bo istituzionale. «Soltanto ora le Regioni si stanno muovendo ma lo fanno in ordine sparso - aggiunge Nocera -. Il rischio reale è che tanti studenti non potranno andare a scuola o per la mancanza di servizi di trasporto o per l'assenza di insegnanti specializzati. Se entro settembre la situazione non dovesse sbloccarsi, siamo pronti a denunciare le Regioni per interruzione di pubblico servizio». Di «disagi» e «discriminazioni» parla anche una durissima nota dell'Anffas, l'associazione nazionale famiglie di persone con disabilità intellettiva e relazionale. «Basta con la nomina di insegnanti non specializzati», tuona il presidente Roberto Speziale. Che aggiunge: «All'inizio di ogni anno scolastico ci troviamo di fronte a situazioni in cui si assegna una cattedra di sostegno ad un docente non specializzato, solo perché perdente posto nella stessa scuola o in una vicina, a totale discapito della qualità del sostegno che potrebbero fornire i docenti specializzati a disposizione, seppur precari e provenienti anche da altre province».

Una «distorsione del sistema», puntualizza Speziale, «creata al solo fine di salvaguardare il posto per i docenti senza alcuna considerazione per quanto previsto dalla norma statale e dalle chiare indicazioni che ci vengono anche dalla Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità ». Speziale così conclude amaramente: «In altre parole, vi è attenzione a creare posti, quali che essi siano, senza nessuna attenzione per la qualità del sostegno!».

Stando poi a una rilevazione della Cisl Scuola, nemmeno gli insegnanti di sostegno vincitori dell'ultimo concorso hanno la sicurezza del posto. Per la scuola secondaria di secondo grado (superiori), in undici regioni non c'è nessun posto disponibile, nonostante ne siano stati messi a concorso diverse decine. Così in Liguria (36 posti a concorso, zero disponibili), ma anche in Emilia Romagna (64 posti a concorso, zero disponibili) e nel Lazio (149 a concorso, zero disponibili) e via elencando. In tre regioni (Campania, Calabria e Sicilia), è stata invece effettuata una sola assunzione, anche se i posti messi al concorso erano rispettivamente 105, 31 e 62.

Un duro giudizio sull'operato del governo arriva dal sindacato autonomo Anief, che parla di «vera Babele» sul sostegno ai disabili. «Se si vuole risolvere il problema una volta per tutte - dichiara il presidente nazionale Marcello Pacifico - occorre cancellare la legge Carrozza del 2013, che ha introdotto il limite massimo del 70 per cento dell'organico di diritto rispetto ai posti vacanti. Bisogna finirla con i posti del sostegno in deroga. L'opportunità per farlo c'è: basta dare attuazione alla sentenza della Consulta n. 80/2010 che ha chiesto al Parlamento di superare il vincolo del 70%. Avere un docente su tre che ogni anno cambia, a chi giova? Quest'anno poi si è andati oltre, assegnando i posti a personale di ruolo non specializzato, dopo che ai colleghi con il titolo di sostegno è stato negato il trasferimento».

di Paolo Ferrario

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Giornale UICI del 01-09-2016

Ritrovare la vera cultura dell'inclusione

di Luciano Paschetta

L'articolo pubblicato da superando.it del 30-08-2016 "inclusione, discontinuità didattica e formazione degli insegnanti", a cura di un gruppo di docenti esperti non solo "rilancia" un dibattito ormai attivo da oltre un anno , ma ci spinge a condividere alcune considerazioni di approfondimento.

In esso, con una analisi del tutto condivisibile, viene rimarcata l'importanza fondamentale del contesto per un reale successo dell'inclusione e si sottolineano altresì le molteplici incertezze ed approssimazioni dei servizi. Concordo anch'io che la vera debolezza del nostro processo di inclusione stia nella inadeguatezza del contesto , ma credo che per porvi rimedio occorra individuarne le cause: l'errore è stato aver concentrato per anni la nostra attenzione sull'insegnante di sostegno interpretandolo sempre , nel bene e nel male, quale responsabile del successo o meno dell'inclusione , anche l'articolo sopra menzionato sembra, ancora una volta, cercare la soluzione nel ruolo della figura di sostegno.

Tutti sappiamo che la normazione dell'integrazione scolastica, prende avvio in modo organico con la legge 517/77 la quale definisce modalità e strumenti per la sua realizzazione. Tuttavia pochi forse ricordano che in riferimento all'inclusione nella scuola primaria all'art. 2 si legge "ferma restando l'unità di ciascuna classe, al fine di agevolare l'attuazione del diritto allo studio e la promozione della piena formazione della personalità degli alunni, la programmazione educativa può comprendere attività scolastiche integrative organizzate per gruppi di alunni della classe oppure di classi diverse anche allo scopo di realizzare interventi individualizzati in relazione alle esigenze dei singoli alunni.

Nell'ambito di tali attività la scuola attua forme di integrazione a favore degli alunni portatori di handicaps con la prestazione di insegnanti specializzati assegnati". Allo stesso modo, per ciò che concerne la scuola secondaria di i grado all'art. 7 la legge precisa al fine di agevolare l'attuazione del diritto allo studio e la piena formazione della personalità degli alunni, la programmazione educativa può comprendere attività scolastiche di integrazione anche a carattere interdisciplinare, organizzate per gruppi di alunni della stessa classe o di classi diverse, ed iniziative di sostegno, anche allo scopo di realizzare interventi individualizzati in relazione alle esigenze dei singoli alunni.

Nell'ambito della programmazione di cui al precedente comma sono previste forme di integrazione e di sostegno a favore degli alunni portatori di handicaps da realizzare mediante la utilizzazione dei docenti, di ruolo o incaricati a tempo indeterminato, in servizio nella scuola media e in possesso di particolari titoli di specializzazione."

Non a caso la stessa legge , visto il ruolo di sostegno "riconosciuto" al contesto indicava nel rapporto uno a quattro il rapporto sufficiente a supportare l'integrazione dell'alunno con disabilità.

La scuola di quegli anni era la "scuola del programma" , una scuola con una organizzazione didattica molto rigida, proprio per questo l'integrazione viene subordinata dalla legge all'adattamento del contesto e , come si legge chiaramente, sarà proprio in "quell'ambito" che dovrà operare il docente specializzato.

Come spesso avviene nel nostro paese la norma c'è , ma quando prevede un cambiamento reale, che coinvolga tutto l'insieme, essa viene ignorata e "assorbita" senza che modifichi più di tanto la routine, anche in questo caso, ci si focalizzò unicamente sull'introduzione della figura dell'insegnante di sostegno, mentre il "contesto" restava fuori dalle attenzioni e rimaneva ai margini del processo. Nonostante ciò l'integrazione ebbe comunque successo : erano gli anni dell'attenzione al "diverso" , anni d profondi cambiamenti sociali. Mentre il sistema stenta a cambiare, nel 1988, una sentenza della corte costituzionale, apre le porte della secondaria superiore a tutti gli alunni con disabilità, senza però che ad essa segua alcuna riflessone pedagogico- didattica sulle modalità di inclusione in questo ordine di scuola, dove finalità , obiettivi e modalità di valutazione sono molto diversi da quelli della scuola dell'obbligo e dove il contesto è molto meno preparato ad accogliere la disabilità.

Anche in questo caso la risorsa "risolutiva" è individuata unicamente nel docente di sostegno. Le modalità con il quale verranno applicate le indicazioni normative caratterizzano però il modello di integrazione che viene strutturandosi e secondo il quale si realizzerà di fatto l'integrazione. La strutturazione della scuola rimarrà ingabbiata in un contesto nel quale nella programmazione ordinaria non troveranno , o troveranno solo saltuariamente, posto attività scolastiche integrative, attività "organizzate per gruppi di alunni della classe oppure di classi diverse " e "a carattere interdisciplinare " ed il nuovo docente di sostegno si troverà ,di fatto, ha dover gestire da solo l'alunno con disabilità , il processo di inclusione si avvierà sempre più verso quel modello che lo ha portato all'attuale stato di inefficacia. Credo sia chiaro a tutti che , per realizzare la scuola di tutti e per ciascuno, non si può avere una organizzazione didattica che preveda per tutti l'insegnamento delle stesse cose nello stesso tempo (sarebbe come pretendere che gli alunni della stessa classe portassero tutti lo stesso numero di scarpe) viceversa occorre una didattica inclusiva del contesto attenta ai bisogni individuali. Nei fatti, però , negli anni nulla o poco cambierà nell'organizzazione scolastica , e nella didattica , neanche quando alle scuole sarà data l'autonomia didattica con la possibilità di differenziare in sede di programmazione attraverso il pof fino al 20%il curriculum .

La stessa legge 104, certamente una legge fondamentale per la realizzazione dell'inclusone dei disabili, pur ribadendo da un lato che il sostegno è da intendersi alla classe, dall'altra parte aveva legato il docente di sostegno alla disabilità dell'alunno, questo è evidente là dove la legge prevede un rapporto diretto tra gravità della disabilità e numero di ore di sostegno didattico: se è vero che la gravità richiede maggior sostegno, non è però altrettanto vero che questo debba identificarsi con un maggior numero di ore dell'insegnante di sostegno , né che aumentare tale numero favorisca il processo di inclusione. Purtroppo però, davanti alla incertezza dei sostegni di tipo diverso (servizi di riabilitazione per l'educazione all'autonomia personale, di avviamento allo sport , di orientamento professionale, assistenti alla persona e alla comunicazione, ecc.) Le famiglie via , via si sono riferite sempre più alla figura del docente di sostegno quale garanzia dell'inclusione dei propri figli, sviluppando una errata "cultura dell'inclusione". Che , anziché spingerli a operare perché il contesto diventi sempre più idoneo ad accogliere il disabile ed a "renderlo capace" ad affrontare in pari opportunità l'inclusione sociale , sta andando sempre più un modello "assistenziale".

E' questa la "cultura distorta dell'inclusione" che ormai pervade il nostro modello, i docenti e le famiglie e che rende "intoccabile" il numero delle ore di sostegno anche quando risulta evidente ( come nel caso di inclusione di bambini con disabilità visiva anche grave)che esse non servono .

Tornando alla scuola, quanto sopra scritto da me, uno dei sostenitori delle proposte fand/fish, può sembrare contradditorio con quelle proposte, là dove si prevede la separazione delle carriere dei docenti di sostegno, ma è esattamente il contrario. Chiarito che il vero punto debole del processo di inclusone è l'assoluta mancanza di attenzione sul ruolo del contesto, quando viceversa proprio il contesto dovrebbe essere il garante di tale processo, è importante all'interno della scuola la presenza di una figura di docente specializzato che sappia orientarne l'azione , operi nella fase di progettazione sostenendo e orientando il dirigente scolastico, il collegio dei docenti, il consiglio di istituto, i consigli di classe, i docenti titolari ad una programmazione inclusiva. In un simile contesto ove i responsabili degli insegnamenti per gli alunni con disabilità siano gli stessi docenti degli altri alunni risulterà evidente a tutti che l'alunno disabile è un alunno della scuola, della classe non del docente di sostegno e si avvierà quindi la necessaria controtendenza all'attuale modello.

Le altre nostre proposte , nella consapevolezza che perché la scuola diventi inclusiva occorre sviluppare in tutto il corpo docente una maggior attenzione alla diversità, prevedono l'aggiornamento obbligatorio in servizio per tutti.

Pensiamo al miglioramento del contesto anche la dove proponiamo la definizione del profilo professionale e del percorso formativo per gli assistenti alla comunicazione e , quando, individuiamo nei cts e nei cti il legame con le risorse del territorio a sostegno dell'inclusione.

Riteniamo non più rinviabile l'avvio di un cammino virtuoso capace di invertire la tendenza contrastando questa "distorsione" del nostro modello di inclusione per il cui successo però , non basta riorganizzare la scuola, occorre altresì un intervento legislativo organico che , facendo uscire dalla confusione e dalla sovrapposizione delle competenze, dia certezza ai servizi di sostegno sul piano dei finanziamenti , nella definizione delle competenze dei vari enti e per la formazione del personale operante nei vari servizi .

Ritroviamo insieme l'autentica cultura dell'inclusione ben delineata nella convenzione delle nazioni unite sui diritti delle persone con disabilità, diversamente sarà inevitabile un continuo declino di questo nostro prestigioso modello da tutti invidiato, da molti copiato, ma che senza i giusti interventi, visti anche i suoi attuali costi e la poca efficienza, rischia di "sgretolarsi".

Luciano Paschetta

Rappresentante fand nell'osservatorio permanente sull'inclusione scolastica

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Superando.it del 30-08-2016

Inclusione, discontinuità didattica e formazione degli insegnanti

«La Proposta di Legge per migliorare la qualità dell'inclusione scolastica, avanzata dalle Federazioni di Associazioni delle persone con disabilità, rischia di amplificare il problema della delega educativa assegnata all'insegnante specializzato»: lo scrivono alcuni docenti specializzati e formatori, elaborando una propria proposta di possibili soluzioni, che parte da un'ampia analisi dell'attuale contesto. «Questa proposta del gruppo di docenti specializzati - replica Salvatore Nocera - è ad ampio spettro, ma non inficia quelle della FISH e della FAND».

Per risolvere il problema della discontinuità, causata dalla continua fuga degli insegnanti di sostegno verso la materia, è stata avanzata dalla FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap) e congiuntamente dalla FAND (Federazione tra le Associazioni Nazionali delle Persone con Disabilità) una proposta di soluzione in gran parte accolta dal Ministero [Proposta di Legge n. 2444, N.d.R.], che rischia seriamente, a nostro parere, di amplificare il problema della delega educativa assegnata all'insegnante specializzato.

Le difficoltà di dialogo tra i fautori delle varie proposte nascono dall'irremovibilità delle posizioni di partenza e dalla mancanza di un'analisi preliminare del contesto educativo e delle ragioni prevalenti che spingono l'insegnante di sostegno a desistere dal suo incarico.

L'Osservatorio Permanente per l'Integrazione degli Alunni con Disabilità, riunitosi l'ultima volta nel dicembre dello scorso anno, è stato seguito da un lungo silenzio del Ministero, fino alla convocazione, il 27 luglio, del Comitato Tecnico Scientifico del medesimo Osservatorio.

Una petizione popolare lanciata il 12 luglio nel web su change.org (Realizzare una scuola veramente buona per tutti) ha riacceso il dibattito e nel mentre sembra che finalmente il Ministero abbia abbandonato la rigida posizione assunta finora.

Approfittiamo allora di questa apertura per lanciare una proposta operativa che vuole chiarire meglio alcuni punti di quella petizione e mettere d'accordo, se possibile, le varie componenti dell'Osservatorio e alcuni esponenti del mondo accademico e della scuola. A nostro parere le argomentazioni attuali in merito al problema non possono essere disgiunte dall'analisi del contesto, incentrandosi esclusivamente sulla figura dell'insegnante di sostegno.

La discontinuità didattica da più parti lamentata, che non risparmia neppure i docenti curricolari, è dovuta anche al diffuso malfunzionamento dell'amministrazione centrale e periferica. Circolari diramate all'ultimo momento e graduatorie da rimaneggiare ogni anno determinano un flusso non stabile di insegnanti curricolari e di sostegno, soprattutto nei primi tre mesi di scuola. La qualità delle relazioni tra insegnanti di sostegno e curricolari e tra docenti e studenti risulta pertanto, nella maggioranza dei casi, compromessa in maniera irreversibile.

I dirigenti scolastici, chiamati ad attuare una vera inclusione, hanno in realtà poche possibilità di occuparsi dell'aspetto didattico e pedagogico necessario per costruire un rapporto con i docenti e per conoscere le esigenze degli alunni e della scuola che dirigono. Sono piuttosto tenuti ad occuparsi dell'aspetto gestionale, oberati da impegni burocratici e amministrativi, da numerose sedi della propria scuola e da reggenze di ulteriori istituti.

Risulta pertanto difficile garantire l'attuazione del PEI (Piano Educativo Individualizzato), del POF (Piano dell'Offerta Formativa) e del PAI (Piano Annuale dell'Inclusività) e verificare nel concreto la volontà, la capacità, la preparazione e la possibilità di realizzazione dei piani inclusivi scolastici.

Rari sono quei dirigenti che fanno prevalere la loro funzione di referenti di una comunità educativa, piuttosto che manager di un'azienda, privi come sono di una formazione iniziale adeguata alla cultura dell'inclusione.

I docenti curricolari sono a loro volta poco preparati sui temi dell'inclusione scolastica e con l'autonomia risulta più complicato e dispendioso formare il personale ATA [Amministrativo, Tecnico e Ausiliario, N.d.R.], per altro ridotto nel numero, quindi perennemente in difficoltà ogni qualvolta si trova designato suo malgrado alla cura e all'assistenza igienica degli alunni con disabilità motorie gravi.

Il malfunzionamento e la quasi inesistenza delle reti di supporto all'alunno pesano, rendendo complessa l'inclusione, e anche la sanità pubblica non assicura più alla scuola prestazioni specialistiche adeguate alle necessità, con conseguenze disastrose sullo svolgimento regolare dei GLH (Gruppi Lavoro Handicap) Operativi.

La mancanza di un monitoraggio efficace a livello amministrativo, centrale e periferico, nei CTS (Centri Territoriali di Supporto), nei CTI (Centri Territoriali per l'Inclusione) e nelle singole scuole contribuisce a far retrocedere il processo inclusivo, proprio ora che la scuola deve poter trovare risposte adeguate alla crescente presenza di alunni differenti per provenienze linguistiche, geografiche, religiose e culturali.

A distanza di quarant'anni dalla prima emanazione delle Leggi, il Ministero non ha prodotto alcuna ricerca in merito, limitandosi a rilevare esclusivamente il rapporto numerico tra insegnanti di sostegno e alunni con disabilità loro assegnati. Ne consegue che la mancata visione olistica del problema non rende possibile l'utilizzo ottimale delle risorse e l'eliminazione degli sprechi.

Il docente di sostegno, sul quale si riversa l'insieme delle inefficienze sopra descritte, viene considerato un "insegnante di serie B", nonostante i titoli aggiuntivi che possiede rispetto agli insegnanti curricolari. Il carico emotivo che ne consegue e il senso di inadeguatezza che pesa su migliaia di docenti specializzati dalla SISS (Scuola di Specializzazione per l'Insegnamento Secondario), formati in sole 400 ore, uniti alla delega ricevuta nel condurre il processo d'integrazione dell'alunno con disabilità, contribuiscono ad alimentare frustrazioni e profonda solitudine.

I referenti del sostegno stentano a coordinare il processo globale d'integrazione all'interno della scuola e ogni docente specializzato opera individualmente, privo di una visione comune e di un quadro di riferimento coerente e riconoscibile che gli consenta di definire la direzione nella quale procedere per realizzare l'obiettivo dell'inclusione.

Questo stato di cose induce negli anni i referenti e gli insegnanti specializzati a richiedere il passaggio dal sostegno all'insegnamento della propria disciplina, nel tentativo estremo di porre rimedio al sopraggiunto burn-out [esito patologico di un "processo stressogeno", N.d.R.].

Ecco che si realizza una vera e propria fuga, con la conseguente perdita, per tutto il sistema scolastico italiano, di una risorsa inestimabile, rappresentata dalla formazione acquisita sul campo dai docenti attraverso lunghi anni di esercizio professionale.

Valorizzare il docente di sostegno come coordinatore di classe e referente per l'inclusione nella scuola, avvalendosi dell'équipe degli insegnanti specializzati come punto di riferimento, significherebbe contenere la lenta e inesorabile migrazione dei docenti. In quanto più preparati e motivati, i componenti dell'équipe potrebbero intervenire nell'intero contesto scuola e favorire la gestione collettiva di situazioni problematiche sempre più frequenti, quali la dispersione scolastica, l'accoglienza e il supporto agli alunni stranieri, a quelli con disturbi specifici dell'apprendimento (DSA) o con svantaggio socio-economico.

I docenti dell'équipe, in un clima di collaborazione che escluda la delega, sarebbero in grado di sostenere con competenza i colleghi nell'istruzione domiciliare, nei rapporti scuola-ospedale e nei raccordi tra scuola e famiglia, solitamente problematici a tutti i livelli. Tutti gli interventi di supporto sociale, svolti a qualsiasi titolo, necessitano infatti di un'azione corale capace di sostenere il coinvolgimento emotivo e professionale dell'intera comunità educante ed evitare la perdita della capacità di valutazione della realtà in cui si opera.

Per prevenire l'insorgenza dei fenomeni di burn-out occorre dunque incentivare il lavoro di gruppo degli insegnanti specializzati e favorire il confronto, l'analisi e la condivisione degli obiettivi.

La proposta della FISH/FAND agisce alla base del concetto di inclusione, intervenendo all'origine della formazione degli insegnanti e separandone le carriere, almeno secondo le iniziali indicazioni diffuse, rendendo di fatto impossibile l'interscambio e l'interazione, intese quali risorse flessibili del contesto scolastico, importantissime per favorire il processo dell'inclusione. Inoltre, blindare la carriera di un insegnante di sostegno per imporgli di svolgere a vita un lavoro così delicato concorrerebbe all'esaurimento delle energie fisiche e psicologiche del docente, con ripercussioni negative a carico degli stessi alunni con disabilità.

Riguardo l'insufficiente preparazione dei docenti di sostegno, altro motivo addotto dalle Federazioni FISH e FAND per avvalorare la loro proposta, bisogna considerare che un più lungo periodo di preparazione professionale, attraverso la frequenza di un corso di specializzazione di durata triennale, non risolverebbe il problema, come ampiamente sperimentato dai firmatari di questo articolo. Lo testimonia uno degli Autori, che afferma che è anche possibile essere non adeguatamente preparato su alcune disabilità, nonostante il conseguimento di una laurea in medicina, il titolo di specializzazione della durata di quattro anni (due per gli alunni sordi, uno per i minorati della vista e uno per gli psicofisici) più la frequenza di una miriade di corsi di formazione, seminari e convegni collezionati nel corso del tempo.

È inoltre impensabile rispondere alla complessità dei bisogni specifici espressi complessivamente dagli alunni concentrandosi unicamente sulla figura dell' insegnante di sostegno disgiunta dal contesto: si tratterebbe, in questo caso, di una risposta semplicistica.

La proposta presentata da FISH e FAND, riguardo la necessità di formare i docenti curricolari sui temi dell'inclusione scolastica, è sicuramente un passo in avanti rispetto alla situazione attuale, ma non esaustivo del problema.

Proponiamo dunque operativamente:

° Che il percorso di formazione di tutti gli insegnanti preveda al proprio interno l'attuale corso di specializzazione per il sostegno, con un aumento significativo di attività laboratoriali e con l'aggiunta di un numero consistente di ore sul Team Teaching, indispensabile nella didattica inclusiva [per "Team Teaching" si intende un insegnamento impartito in collaborazione da più docenti, specializzati in materie diverse, a un gruppo di studenti, per ottenere una formazione interdisciplinare, N.d.R.].

° Che la specializzazione nel sostegno si consegua attraverso la frequenza di un anno supplementare di formazione, della durata complessiva di mille ore da svolgersi in non meno di undici mesi. Il percorso dovrà prevedere inoltre un tirocinio da realizzarsi esclusivamente presso CTS (Centri Territoriali di Supporto), CTI (Centri Territoriali per l'Inclusione) o scuole certificate con buone prassi. Sarà necessario inoltre prevedere una maggiore collaborazione, interazione e riconoscimenti da parte dell'Università verso le suddette scuole.

° Che la selezione dei docenti da destinarsi ai corsi di specializzazione non venga operata unicamente su criteri nozionistici, ma su una visione globale del processo inclusivo al quale sono chiamati e con in mente il concetto prevalente di diversità umana e non di disabilità. Sarà poi importante valutare le capacità di resilienza dell'aspirante, tali da sostenere e superare le inevitabili difficoltà lungo il percorso.

° Che al termine del processo, sommando la formazione da curricolare a quella di specializzato, gli insegnanti di sostegno raggiungano una preparazione di base di gran lunga superiore a quella fornita dalle 400 ore previste dalla vecchia SISS. Le competenze acquisite sarebbero di conseguenza molto più qualificate di quelle attuali e addirittura più adeguate di quelle ottenibili dai rimpianti corsi biennali polivalenti che prevedevano 1.300 ore complessive di formazione. Al termine di tale processo gli insegnanti di sostegno raggiungerebbero una formazione che potremmo considerare equivalente a quella di un corso triennale, scongiurando in tal modo la separazione delle carriere.

° Che alla scadenza dei previsti termini di permanenza obbligatoria sul sostegno, i docenti siano liberi di aderire o meno alla "cattedra mista", parzialmente curricolare e parzialmente di sostegno (almeno nel proprio istituto di servizio, per garantire una maggiore stabilità dei docenti curricolari e di sostegno). Questa possibilità di scelta comporterebbe evidenti vantaggi a fronte di qualche problema organizzativo che il Ministero, purtroppo, enfatizza per respingere con tanta decisione e frettolosità l'ipotesi.

° Che dopo un prestabilito periodo i docenti in possesso dei titoli possano transitare sulla materia oppure proseguire il loro percorso come insegnanti di "cattedra mista" o come insegnanti a tempo pieno sul sostegno.

° Che in quest'ultimo caso il docente abbia in seguito la possibilità di essere selezionato per titoli e avviato alla frequenza di master di approfondimento e, per concorso, essere designato presso i CTS, allo scopo di supportare le scuole nel processo inclusivo di tutti gli alunni, con sportelli e supervisione generale.

° Che l'insegnante di rete, specializzato nella didattica per alcune tipologie di disabilità (soprattutto sordi, non vedenti, autistici, psicotici), oppure esperto in didattiche e tecnologie altamente inclusive, possa fornire un ulteriore supporto a tutti i docenti della scuola e all'intero personale scolastico, ancor prima dell'inizio delle attività e poi, periodicamente, durante l'anno scolastico.

° Che l'insegnante di rete possa così svolgere normalmente per 9 ore il suo lavoro di insegnante di sostegno di base, senza privarsi della quotidianità scolastica, e per 9 ore essere distaccato presso un CTS o CTI per costituire una rete distrettuale insieme ad altri docenti con alta specializzazione in metodologie e tecnologie inclusive per l'integrazione di alunni con disabilità più impegnative.

° Che tra gli operatori dei CTS si individuino dei docenti con grande esperienza, per costituire un pool di esperti designati a collaborare con il Ministero stesso per l'attuazione di una buona politica dell'inclusione, per aggiornare periodicamente gli operatori dei CTS e dei CTI e fornire loro consulenza.

° Che presso i CTS e i CTI siano assunti dirigenti in possesso del titolo di specializzazione. La permanenza dopo un periodo prestabilito sulla "cattedra mista", il sostegno e il CTS o CTI dovrebbe assegnare loro un punteggio per ciascun anno di servizio, utile per accedere alla dirigenza delle suddette scuole. Il coordinamento del sostegno dovrebbe essere valutato come titolo per tutti i posti di dirigente scolastico.

Questa proposta più sistemica costituisce una via percorribile, sulla quale si potrebbe trovare un accordo, qualora si mettessero all'angolo interessi di parte, atteggiamenti iperprotezionistici e analisi riduttive nell'affrontare tematiche così delicate e complesse.

Riteniamo poi che uno degli aspetti critici che limitano il raggiungimento dell'obiettivo dell'inclusione e favoriscono la delega all'insegnante di sostegno sia la scarsa competenza dei docenti e dell'intero personale scolastico a lavorare in gruppo e in rete con altri soggetti (ASL, Enti Locali...). Soprattutto nelle scuole secondarie, infatti, i docenti procedono per proprio conto, senza godere di quegli spazi e di quei tempi esistenti nella scuola primaria, dove settimanalmente ci si riunisce per progettare e programmare. Succede pertanto che spesso il PDF, il PEI e il PAI non vengano elaborati collegialmente, ma redatti da uno o due insegnanti di sostegno, senza il supporto di tutti i docenti e del personale educativo interessato al processo inclusivo globale.

Alla complessità dei bisogni pertanto, e lo ripetiamo, non si può rispondere con ipotesi di soluzioni semplici, ma con la capacità di fornire una risposta complessa ma percorribile, valida ed esaustiva, viste le attuali esigenze della scuola italiana, possibile solo con il lavoro di gruppo e di rete.

Rimane da stabilire la formazione minima accettabile per l'inclusione e le competenze imprescindibili che dovrebbero acquisire tutti i docenti curricolari, gli insegnanti di sostegno di base e gli insegnanti altamente specializzati.

Riflettere sulle esigenze emerse nei tanti anni di applicazione della normativa conduce gli Autori della presente proposta a indicare, come di seguito elencato, le competenze specifiche necessarie per l'impianto di una didattica inclusiva: Saper Osservare, Saper Comunicare, Sapersi Relazionare, Saper Programmare per gradi, utilizzando ausili idonei e le nuove tecnologie, Saper Lavorare e far lavorare in gruppo.

Il percorso universitario specifico di formazione per tutti i docenti potrebbe quindi prevedere discipline capaci di fornire strumenti spendibili negli specifici àmbiti sopra descritti: metodologie di osservazione; comunicazione efficace; metodologie inclusive; tecnologie inclusive; programmazione attraverso la declinazione degli elementi disciplinari, esperienze/apprendimenti significativi per l'alunno e la classe; elementi fondamentali delle relazioni nel lavoro di gruppo.

La formazione dei docenti specializzati dovrà comprendere, in aggiunta a quanto già previsto per tutti i docenti e agli approfondimenti delle discipline di didattica speciale, di clinica, di legislazione, di psicologia, di tecnologia, anche:

° la programmazione inclusiva: saper declinare gli elementi disciplinari di ogni apprendimento, saper programmare per gradi esperienze/apprendimenti significativi per l'alunno e la classe, saper ipotizzare progetti di vita adeguati alle esigenze, alle potenzialità, alle aspirazioni, alle strutture e al territorio;

° i principali ausili tecnologici specifici per l'inclusione (conoscerli e saperli usare);

° elevate competenze relazionali nel lavoro di gruppo: ricerca e formazione di reti collaborative tra alunni e adulti all'interno della scuola e sul territorio;

° saper monitorare i processi inclusivi, valutandoli anche in termini di efficienza ed efficacia.

La formazione dei docenti CTS o comunque ad alta specificità dovrà prevedere corsi monotematici con elementi fondamentali del counseling e ulteriori approfondimenti sulle metodologie inclusive per:

- le minorazioni uditive;

- le minorazioni visive;

- le minorazioni che implicano aspetti della comunicazione (spettro autistico);

- le minorazioni che implicano aspetti motori e le pluriminorazioni;

- i ritardi cognitivi;

- le minorazioni che implicano aspetti relazionali (disordini del comportamento, comportamenti provocatori);

- le tecnologie specifiche, l'uso degli ausili tecnologici, la loro specificità, adeguatezza, organizzazione e compatibilità rispetto ai bisogni e ai contesti.

Solo un progetto elaborato con un'ottica sistemica come di sopra descritto potrebbe rispondere a tutti i bisogni con le giuste competenze da assegnare a tutti i docenti e innalzare quella qualità dell'inclusione, richiesta giustamente e con tanta determinazione dalla FISH e FAND.

Tutta la proposta, infine, può essere inquadrata nel concetto di sostegno diffuso ed evolutivo proposto da Andrea Canevaro e avere come orizzonte le importanti riflessioni provenienti dal GRIDS (Gruppo di Ricerca Inclusione e Disability Studies) sulla formazione e sulla diffusione dell'insegnante curricolare inclusivo all'interno di un contesto a sua volta inclusivo.

Qui di seguito proponiamo il commento di Salvatore Nocera, presidente nazionale del Comitato dei Garanti della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap), della quale è stato vicepresidente nazionale.

Questa proposta del gruppo di docenti specializzati è ad ampio spettro, ma non inficia quelle della FISH e della FAND contenute nella Proposta di Legge n. 2444. Noi infatti proponiamo la separazione delle carriere o, in mancanza, un impegno almeno decennale su posto di sostegno oltreché, per passare su cattedra comune, il superamento del normale concorso per passaggio di cattedra e non l'usuale procedura dei trasferimenti territoriali.

Noi non condividiamo l'ipotesi della "cattedra-mista", cioè in parte curricolare in parte di sostegno, poiché essa sarebbe applicabile eventualmente solo nei casi di rapporto di uno a due e comunque non garantirebbe la continuità didattica o sul sostegno o sulla disciplina. Ci sarebbe inoltre un problema legale da superare: infatti, per gli articoli 2, 4 e 6 del DPR 122/09, i docenti per il sostegno hanno un oggetto di valutazione per tutti gli alunni (con e senza disabilità) su cui votare, diverso da quello dei docenti curricolari di cui all'articolo 9 dello stesso DPR. I docenti con "cattedra mista", quindi, dovrebbero esprimere due voti, né questi potrebbero sintetizzarsi in uno, potendo essere talora assai differenti.

La proposta del gruppo dei docenti specializzati prevede poi l'istituzione di posti di sistema, con esonero o semiesonero dall'insegnamento, per coordinatori di scuola, di CTI (Centri Territoriali per l'Inclusione) e CTS (Centri Territoriali di Supporto), senza un calcolo preventivo dei costi, mentre la nostra proposta lo propone eventualmente solo per i CTS, in sostituzione degli esoneri previsti dall'articolo 15 della Legge 104/92 per coloro che vengono comandati presso gli Uffici Scolastici Provinciali.

Personalmente non condivido quanto scritto circa la formazione dei futuri docenti curricolari, che mi sembra eccessiva, mentre ritengo condivisibile la nostra di trenta crediti formativi sulle didattiche inclusive più un periodo di tirocinio formativo attivo.

Infine, interessante è la proposta sui contenuti della formazione dei futuri docenti per il sostegno, ma essa dovrebbe essere vagliata assieme a quelle che emergeranno dall'Osservatorio Ministeriale sull'Inclusione, da integrare in ogni caso con la formazione permanente in servizio, resa ormai finalmente obbligatoria dalla Legge di Riforma della Scuola 107/15, di cui però non mi pare vi sia cenno nella proposta stessa del gruppo di docenti specializzati.

Salvatore Nocera - Presidente nazionale del Comitato dei Garanti della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap); già vicepresidente nazionale della stessa.

di Fernanda Fazio, Rosaria Brocato, Nicola Striano e Francesco Fusillo,

Docenti specializzati e formatori.

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Superando.it del 23-09-2016

Nascerà a Roma una "tattiloteca"

di Gianluca Rapisarda*

Uno spazio aperto al pubblico, con le migliori pubblicazioni tattili ufficiali, i migliori bozzetti e copie uniche, oltre a tutti i prototipi che ogni due anni partecipano a "Tocca a te!", concorso nazionale di editoria tattile illustrata: sarà questo la "Biblioteca Nazionale Permanente di Libri Tattili Illustrati" per la prima infanzia, vera "tattiloteca", che la Federazione Nazionale delle Istituzioni Pro Ciechi realizzerà nella propria nuova sede di Roma, promuovendo anche formazione a insegnanti e illustratori, sulle potenzialità della grafica accessibile.

ROMA. I libri per la prima infanzia ad illustrazioni materiche, con doppio testo a caratteri stampa e a caratteri braille, sono generalmente prodotti artigianali, ideati e confezionati in casa e a scuola, da insegnanti e da genitori, in copia unica, e destinati all'istruzione e allo svago del singolo allievo cieco o ipovedente.

Per questo motivo, la Federazione Nazionale delle Istituzioni Pro Ciechi è da tempo impegnata nel tentativo di farne un comune prodotto editoriale, accessibile a tutti, su tutto il territorio nazionale e a tal proposito, da circa dieci anni, ha avviato una produzione in serie di libri tattili, costituendo un piccolo catalogo visionabile sul proprio sito.

Si tratta di oggetti costosi da produrre, ma dall'impatto educativo ed estetico realmente notevole, utili per tutti i bambini indistintamente. Inoltre, l'esperienza sul campo condotta in occasione dei workshop che la Federazione stessa promuove in Italia, coinvolgendo allievi, insegnanti e famiglie, ne dimostra ogni giorno di più il valore pedagogico e riabilitativo, in tutti i contesti culturali e di difficoltà di apprendimento incontrati (sono state raccolte, in tal senso, testimonianze dirette riguardanti la loro utilità, se impiegati anche con bambini sordi, autistici, iperattivi ecc.).

Accanto alla produzione di questi album illustrati - o libri tattili che dir si voglia - la Federazione intende ora creare, nella propria nuova sede di Via Pollio, 10 a Roma (che verrà inaugurata il prossimo 12 ottobre), uno spazio aperto al pubblico nel quale collezionare le migliori pubblicazioni tattili ufficiali, i migliori bozzetti e copie uniche prodotte in Italia, e tutti i prototipi di libri tattili che ogni due anni partecipano a Tocca a te!, concorso nazionale di editoria tattile illustrata.

L'obiettivo è quindi quello di creare una "Biblioteca Nazionale Permanente di Libri Tattili Illustrati" per la prima infanzia, un luogo aperto al pubblico, nel quale raccogliere pubblicazioni speciali e dove fare formazione a insegnanti e illustratori circa la grafica accessibile e le sue potenzialità didattiche ed estetiche.

Questa "Tattiloteca" della Federazione Nazionale delle Istituzioni Pro Ciechi si configurerà dunque come un luogo unico in Italia, di studio e raccolta di pubblicazioni riguardanti questo settore editoriale ed educativo, nel quale organizzare attività di approfondimento e "visite guidate" aperte alle scuole di ogni ordine e grado, ma anche a tutti quegli illustratori e artisti che negli anni si sono avvicinati e appassionati all'illustrazione multisensoriale. Infatti, quello che oggi manca è proprio un luogo fisico dove raccogliere un lavoro decennale di editing, promozione, divulgazione e sperimentazione intorno al libro tattile e alle pubblicazioni accessibili.

Infine, allo scopo di coinvolgere fattivamente nel giudizio insegnanti curricolari e di sostegno, allievi, tiflologi e soprattutto gli stessi bambini, quali principali fruitori di tali opere, molti di questi libri, prima di entrare in produzione, potrebbero essere sfogliati e testati direttamente dai visitatori della Tattiloteca, con la possibilità di compilare accurate schede tecniche per ognuno di essi, evidenziandone pregi e difetti.

*Consigliere nazionale della Federazione Nazionale delle Istituzioni Pro Ciechi.

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: Chiara Giorgi (chiagiorgi@gmail.com).

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Affari Italiani del 25-09-2016

"Non vedente" vuole dire vedente con altri sensi

Antonio una sera è andato a dormire come vanno a dormire tutti a sedici anni: non tanto felici, non tanto tristi, un po' annoiati, forse angosciati per il compito in classe del giorno successivo, forse invaghiti della compagna di banco, forse in piena fase "gruppo di amici e basta". Antonio è andato a dormire la sera del 5 marzo 1982 vedendo di fronte a sé il solito muro della solita stanza, senza sapere che non avrebbe più visto né il muro né la stanza, perché la mattina del 6 marzo si sarebbe svegliato completamente cieco per un'emorragia oculare. Buio totale dall'oggi al domani. Dev'essere andata così, pensa chi lo ascolta raccontare con un'unica frase - "mi sono addormentato vedente e svegliato non vedente" - di quando lui, Antonio Organtini, oggi cinquantenne, avvocato e direttore del Centro regionale Sant'Alessio-Margherita di Savoia per i ciechi, si è improvvisamente ritrovato a vivere una personale Metamorfosi. I particolari Antonio non li dice: dice solo che la grande rabbia a un certo punto si è spenta, che per fortuna nel suo caso è diventata forza, ma non certo "per fare l'apologia della cecità, cosa che sarebbe assurda", quanto per "stravolgere la prospettiva di chi si trovi di fronte a una diagnosi irreversibile" com'è stata la sua, facendo in modo che impari a illuminare il mondo cieco.

"Attività di riabilitazione o abilitazione per ipovedenti o non vedenti", si legge sul sito del Centro Sant'Alessio, ente regionale non profit convenzionato con la Asl (con sede a Roma Eur, in viale Carlo Tommaso Odescalchi 38), ma Antonio dice che quelle parole vanno lette per quello che significano in divenire, nel senso del viaggio verso la vita indipendente. E quindi come percorso che permetterà di usare lo smartphone, ballare, fare judo, baseball, vela, magari gareggiare alle Paralimpiadi, leggere in Braille, andare al cinema con l'auricolare e senza esenzione dal biglietto ("non la voglio", dice lui, "tantomeno ora che l'applicazione 'moovie-reading' mi dice che cosa succede quando gli attori non parlano"). E poi: muoversi in casa propria senza aiuto, accendendo le luci dal telefonino come nei racconti di fantascienza, e navigare in Internet con la guida sonora che ti recita ogni voce, e l'interlocutore vedente non capisce nulla perché la velocità è tale che solo il non vedente - che ci è abituato - è in grado di capirla. E Antonio scherza e dice che proprio questo è il punto: ci può essere anche un'inversione di ruolo, il cieco non è un malato, e il genitore di un non vedente deve fare questo sforzo, prima di tutto: dirsi che ha un figlio che appena imparerà a muoversi da solo potrà uscire da solo con gli amici, andare a scuola, all'università, in aereo, e trovarsi un lavoro, e anche l'adulto diventato non vedente può re-imparare a vivere in modo diverso. "Illuminare un mondo cieco, ma anche viceversa", dice.

"Viceversa" nel senso che chi non vede "può aiutare chi vede, ma è distratto da mille stimoli, a diventare di nuovo consapevole". Non è retorica: c'è al Sant'Alessio un seminario, dice Antonio, un seminario per manager di aziende in crisi. Si chiama "Decidere al buio". Il manager, i suoi vice, i dipendenti e anche l'intero cda, volendo, arrivano lì e rimangono un giorno intero in una stanza buia. Ma non buia come pensi tu, dice. Buia-buia. Buia senza spiragli, senza fessure di luce da nessuna parte, neanche il forellino del condizionatore d'aria. E nel nero più nero il non vedente diventa l'esperto che guida il vedente attorno a un tavolo da riunione, dove parlando con gli altri colleghi vedenti, ma al buio, dovrà per forza concentrarsi su quello che sta dicendo e su quello che dicono gli altri, e nel ribaltamento di situazione il non vedente - dovendo sviluppare un'improvvisa resilienza di fronte allo smarrimento del non poter guardare - forse troverà un'idea figlia del disorientamento, figlia di quella destrutturazione, e forse la comunicherà agli altri, durante la pausa-caffè al buio, e alla fine ascolterà, a quel punto di nuovo alla luce, il verbale redatto dal counselor cieco, l'unico che può scrivere in una stanza nera, perché il suo schermo per lui è sempre nero, anche se raccontato dalla "sintesi vocale" sul monitor o sul touchscreen. E spesso dal buio vengono fuori le soluzioni a cui nessuno fino a quel momento aveva pensato, come di notte quando si dorme - "d'altronde passiamo tutti un terzo della vita al buio, dormendo, vedenti e non vedenti", dice Antonio, e chi lo ascolta non riesce a non pensare a quel vecchio film con Audrey Hepburn, "Gli occhi della notte", in cui Hepburn impersona Susy, una ragazza cieca che a un certo punto si ritrova in mano una bambola imbottita di droga consegnata in aeroporto a suo marito, motivo per cui, da quel momento, è braccata da tre criminali, pur non sapendo nulla della droga e della bambola. E quando tutto sembra perduto, con i tre che stanno per sfondare la porta dell'appartamento, Susy ha un'idea geniale: staccare la corrente. Nel nero più nero è lei in vantaggio, lei che da sempre "vede" in altro modo, con altri sensi ("la vista è un senso egemonico e tiranno", dice Antonio). I tre brancolano, inciampano, invece Susy sa dove andare. Per lei è sempre notte, ma una notte diversamente illuminata. "Di una stanza non ho la visione", dice Antonio, "non vedo i quadri, non vedo gli alberi fuori dalla finestra, le sedie, il blocco per gli appunti. Vedo in altro modo, con lentezza, toccando gli oggetti, ma posso dirti per esempio che questo piccolo fermacarte sul mio tavolo è di pietra fredda, cosa che tu quasi sicuramente non noterai, e a cui anzi proprio non penserai, perché vedendo sei distratta da altro".

Forse questo voleva dire il fotografo ipovedente delle Paralimpiadi Joao Maia da Silva, ex postino quarantenne di San Paolo, quasi cieco da dodici anni. "Non ho bisogno di vedere per scattare fotografie, i miei occhi sono nel cuore, la mia vita è un grande dipinto ad acquerello", ha detto, e le sue parole, lette ex post, e cioè dopo aver visitato il Sant'Alessio, parlano in qualche modo anche di Sophie, otto anni, terza di tre sorelle, alunna di scuola elementare, non vedente dalla nascita (dopo un difficoltoso parto prematuro) e frequentatrice del centro un pomeriggio a settimana. "Scusa, tu sei non vedente?", chiede Sophie entrando nella stanza e prendendo la mano dell'intrusa che lei ha già visto senza vedere. E se l'intrusa dice "no" Sophie ride e le chiede di prendere per favore sul tavolo tutti i nuovi libri di scuola stampati in Braille, e anche il quaderno di cucina che le hanno regalato, quello con la ricetta della bruschetta con la salsiccia. "Lo sai leggere, tu, il Braille?", chiede, e lo legge lei, facendo scorrere le dita sul libro bianco mentre saluta Amedeo Piva, presidente del Centro, e mentre chiama la madre Charmain, inglese trapiantata in Italia. Charmain dice che anche se è difficile, e "anche a costo di fare errori", lei vuole trattare Sophie come le altre figlie, e per questo, "forse sbagliando", le ha messo in mano il bastone bianco fin da piccolissima, per farla correre e camminare come le sorelle, e lo sa che ora magari bisogna correggere i movimenti troppo irruenti, ma allora aveva pensato "che fosse più importante farla sentire indipendente e non diversa". Charmain dice che nel paese vicino a Roma in cui vive c'è chi aiuta, ma che alla fine per alcune decisioni sei sempre solo, e che le domande che ti devi porre sono pesanti.

Per esempio: "Come faccio a non far diventare Sophie capricciosa, come faccio a non viziarla, come faccio a non permettere all'handicap di farsi alibi?". E Sophie, che ha sentito tutto, butta indietro i capelli biondi con aria birichina, e vuole sapere se chi è lì in visita ha per caso una figlia che alla sera prima di addormentarsi fa i capricci, perché lei ogni tanto li ha fatti, e se la figlia fa i capricci lei vorrebbe saperlo ("mi può anche mandare un messaggio vocale sul telefonino di mamma e io poi lo ascolto", dice). E davanti alla minuscola scritta in Braille del libro di scuola nuovo Sophie sbuffa come a otto anni si sbuffa davanti al sussidiario stampato in caratteri troppo piccoli. ("Abituati alla velocità delle operazioni su smartphone con guida sonora fin da piccoli", dice Organtini, "i bambini non vedenti hanno bisogno di leggere libri in Braille per sviluppare la concentrazione, esattamente come i bambini vedenti: è un problema generazionale, l'handicap c'entra e non c'entra"). Sophie è uscita dal laboratorio d'arte, ma è solo quando arriva dall'insegnante di Orientamento e Mobilità Ornella Aghetoni che il visitatore capisce che cosa intendesse Organtini quando diceva che al Sant'Alessio, dove è previsto un servizio di assistenza domiciliare e dove si trova anche un centro residenziale per chi non è più o non è ancora indipendente (giovane o anziano), "l'intento" è far capire "che la cecità non è l'ultimo episodio nella vita di una persona e che le parole 'istituto per ciechi', anche se si è genitori di un bambino non vedente, possono essere meno inaccettabili di quanto sembrino.

"Nessun bambino vede all'inizio della sua vita: è come se il bimbo non vedente dovesse recuperare l'uso degli altri sensi, quelli che aveva sviluppato nella pancia della mamma", dice Organtini. E il senso della frase "stravolgere le prospettive" diventa evidente man mano che le attività di abilitazione e riabilitazione escono dall'elenco asettico del menu on-line, facendosi reali. Mosaico: per rendere più sensibili i polpastrelli. Psicomotricità: per muoversi senza aver bisogno d'aiuto e, nel caso di un bambino vivace, senza correre il pericolo di autoisolarsi dai coetanei per via dei movimenti involontariamente scomposti. Il bambino non vedente, dice la terapista Ornella Aghetoni, deve imparare come tutti i bambini "a entrare in un gruppo, a stare in un microcosmo sociale", ma essendo non vedente prima di tutto deve capire come "orientarsi da solo", creandosi i propri riferimenti topografici con l'esperienza diretta, senza aver potuto apprendere con l'esempio il significato delle parole 'davanti', 'dietro', e però rispettando le regole, motivo per cui Ornella deve "contenerlo", a volte, il bambino, perché non si metta a correre e fare giravolte prima di aver capito dove si trova, come deve contenere l'adulto che - diventato cieco - non riesce a dominare fisicamente l'insofferenza o la paura del salto letterale nel buio. "L'indipendenza oggi passa anche da questo piccolo schermo", dice Organtini indicando il suo smartphone parlante, dove i giornali diventano velocemente leggibili con l'applicazione Evalues. Ma l'apprendimento informatico da non vedenti o da ipovedenti, dice il terapista e insegnante di informatica Maurizio Gabelli, "ha bisogno di concentrazione e pazienza, cosa difficile, all'inizio, per chi vedeva e non vede più e davanti al computer si arrabbia perché non riesce più a fare le cose semplici che sapeva fare un tempo, ma anche per il bambino che vuole subito giocare, solo che prima le sue dita devono imparare a memoria la tastiera, a partire da due lettere di riferimento, e devono anche capire come lavorare con la barra in Braille e come usare la sintesi vocale".

Ai profani la sintesi vocale si presenta come voce robotica femminile rassicurante, anche se non suadente come quella di "Her", il film di Spike Jonze in cui Joaquin Phoenix si invaghisce della voce del sistema operativo, ma presto la sintesi si fa incomprensibile a chi non conosca il metodo di navigazione, per via della suddetta velocità. Intanto Sophie, a lezione di computer, si diverte a far ruotare la sedia girevole. Maurizio vorrebbe insegnarle l'uso della barra Braille. In quanto tempo si raggiunge l'autonomia informatica? Dipende dalla metodicità dell'alunno, dall'attitudine, dalla rapidità di adattamento all'evoluzione dei dispositivi, dice. "Ma ci sono sedicenni non vedenti che a scuola, davanti al monitor, diventano più bravi dei professori". Antonio formula un desiderio: che i musei in Italia abbiano sempre più opere d'arte riprodotte in piccolo accanto all'originale, per permettere al non vedente, per esempio, di intuirne le forme toccandole, e sentendo sotto le dita lo "spessore" dell'olio sulla tela. E Sophie a fine lezione si allontana da sola, indovinando in fondo al corridoio l'esistenza della terrazza, dove sua madre Charmain sta ricordando il giorno in cui ha fatto il corso al buio. Come quello dei manager, ma per tutti. "Il buio che insegna", si chiama. Charmain è entrata nella stanza più nera del nero, si è sentita prima persa, poi terrorizzata, poi sopraffatta dalle emozioni. Non è riuscita a fermare le lacrime per due ore e mezzo. Ma non erano lacrime di tristezza, dice. Erano lacrime di disorientamento e anche di gioia, perché lì ha capito che era Sophie che poteva guidarla e farle capire come usare gli occhi della notte.

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Corriere dello Sport del 19-09-2016

Parcheggio disabili, a Roma arriva l'allarme acustico per tutelare i disabili

L'Automobile Club d'Italia, Insettopia e il Comune di Roma istalleranno in vari punti della Capitale il dispositivo che tutela le aree di sosta riservate ai disabili.

ROMA. L'assenza di senso civico da parte di alcuni automobilisti può portare a così drastiche soluzioni. Ma a mali estremi estremi rimedi e se nemmeno i parcheggi riservati ai diversamente abili vengono rispettati è giusto che le istutuzioni prendano ogni provvedimento per tutelare le categorie più sensibili.

DISSUASORE. Così, in occasione della Settimana europea della Mobilità, l'Automobile Club d'Italia e Roma Capitale annunciano la sperimentazione estesa su strada del dispositivo "Tommy 2.0", a tutela delle aree di sosta riservate ai disabili. Il prototipo di "Tommy" è già stato testato in anteprima nazionale, sempre a Roma, con forte gradimento di cittadini ed automobilisti, ma varie trafile burocratiche ne hanno ostacolato il riconoscimento normativo e la diffusione sul territorio, esponendo la mobilità dei disabili ai rischi derivanti dalla maleducazione e dalla disattenzione degli utenti della strada.

SEGNALE ACUSTICO. Ora la sperimentazione del dissuasore è stata approvata anche dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Il dispositivo è semplice, economico e di facile istallazione: un sensore verifica l'occupazione dell'area ed attiva un segnale sonoro in presenza di veicoli non autorizzati. L'allarme si interrompe quando il parcheggio viene liberato dal trasgressore oppure con il telecomando abilitato.

EFFETTO GOGNA. Durante i test finora condotti dall'ACI, la sensibilizzazione acustica e il conseguente "effetto gogna" per i trasgressori hanno dimostrato più efficacia della semplice sanzione nello scongiurare l'occupazione impropria degli spazi riservati ai disabili. "Tommy 2.0" sarà inizialmente istallato nel I (20 settembre ore 10.30 via Tommaso Gulli angolo Viale Mazzini) e XIII Municipio (20 settembre ore 14.00 via Forte Boccea 50), per poi essere esteso ad altre aree della città. La valenza sociale del progetto è stata riconosciuta anche dalla Federazione Internazionale dell'Automobile.

TOMMY. Il nome Tommy deriva da Tommaso, figlio autistico di Gianluca Nicoletti, fondatore di Insettopia: una onlus ma anche un'idea di città ideale, in cui un disabile può parcheggiare nel posto assegnatogli senza temere di trovarlo occupato. Il progetto è stato poi ingegnerizzato da ACI Consult, società del gruppo ACI specializzata in servizi per l'ambiente e la mobilità, il cui direttore Riccardo Colicchia dichiara: "più che a dissuadere dalla sosta selvaggia, Tommy serve a sensibilizzare gli automobilisti sull'osservanza delle regole del Codice della Strada e più in generale sul rispetto dei diritti comuni".

DIRITTO ALLA MOBILITà. "La mobilità è un diritto inalienabile tutelato dalla Costituzione - ha dichiarato il presidente dell'Automobile Club d'Italia, Angelo Sticchi Damiani - ed ACI ne è il primo garante verso le istituzioni e i cittadini". "La peculiarità di una città come la Capitale - ha affermato la presidente dell'Automobile Club Roma, Giuseppina Fusco - richiede il massimo sforzo della filiera territoriale della mobilità per consentire ai cittadini di muoversi in modo responsabile e sostenibile".

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SienaFree.it del 28-09-2016

Nei Simply di San Prospero e Ravacciano la spesa è più facile con la guida per non vedenti

SIENA. Una guida per fare la spesa e orientarsi tra gli scaffali. E' quanto prevede l'accordo siglato tra i supermercati Simply di Ravacciano e San Prospero e l'Unione italiana ciechi di Siena. Da settembre i due negozi che fanno parte della rete della Cooperativa Etruria, master franchisee del gruppo Sma Auchan per i negozi a insegna Simply dell'Italia centrale, mettono a disposizione un servizio di accompagnamento per aiutare i non vedenti nella spesa di ogni giorno. Un aiuto concreto che permetterà di avere a disposizione un collaboratore di Simply per orientarsi tra gli scaffali e nella scelta dei prodotti che meglio rispondono alle proprie esigenze. La spesa nei supermercati Simply Market di Ravacciano, in Largo Sassetta, 11 e nel Punto Simply di San Prospero, in via XXIV maggio, 48, sarà non solo più facile, ma anche più conveniente grazie alla possibilità per le persone con disabilità visive di poter usufruire di un piccolo sconto sul totale dello scontrino.

"La nuova collaborazione con l'Unione italiana ciechi di Siena - commenta Carlo Guiggiani di Simply - è nata per dare un piccolo contributo e migliorare la qualità della vita delle persone non vedenti. Grazie al servizio anche chi si trova in difficoltà in un ambiente non familiare come un supermercato, può ricevere aiuto, orientarsi meglio e acquistare maggiore autonomia rispetto a un gesto quotidiano, come fare la spesa. Per noi di Simply è un piccolo passo verso un modo diverso di promuovere forme di integrazione tra le attività produttive e i bisogni sociali, che non passano attraverso macro sistemi difficilmente controllabili, ma si prefiggono di andare direttamente a colmare alcune carenze nella vita di tutti i giorni".

"Sono lieto di aver potuto comunicare ai nostri soci questo nuovo servizio perchè risponde a un bisogno che in tanti ci avevano comunicato - spiega Massimo Vita, presidente Unione Italiana Ciechi di Siena - Sottolineo la grande disponibilità di Carlo Guiggiani perchè ha colto con intelligenza il nostro appello e auspico che questa collaborazione si possa estendere a tutti i negozi del marchio e non solo nella nostra provincia".

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SuperAbile.it del 08-09-2016

Vademecum per un miglior contatto con le persone non vedenti

Si intitola "Non così, ma così" ed è un piccolo vademecum prodotto dall'Unione italiana ciechi e ipovedenti (Uici). L'opuscolo, disponibile in versione cartacea presso le sedi dell'Uici in Italia, è un libero adattamento del saggio di Herman Van Dick. Scopo: offrire a chi legge uno strumento valido e "simpatico" - come scrivono gli autori - per un miglior rapporto con le persone non vedenti e ipovedenti.

L'Unione italiana ciechi - Uic è stata fondata da Aurelio Nicolodi il 26 ottobre 1920 e assume la denominazione di Unione italiana dei ciechi e degli ipovedenti - Uici nel 2006 per decisione del XXI Congresso Nazionale.

Il testo.

Come si può essere utile se un amico non vedente deve attraversare la strada? E se deve usare un mezzo di trasporto? O deve essergli indicato dove sedersi?

Quando sale o scende da un mezzo pubblico, la persona non vedente viene spesso aiutata. Nel caso specifico, se si vuole dare una mano, bisogna ricordarsi che la persona non vedente è abituata a circolare da sola: questo significa che non va trattata come un pacco da trasportare, ma accompagnata alla porta o al mancorrente, indicando la maniglia o offrendo la propria mano. Anche la forma di aiuto peraltro, va concordata: l'aiuto va chiesto, non dato per scontato. Non bisogna esitare a chiedere se la persona non vedente ha bisogno di aiuto, ma non bisogna neanche pensare di imporlo.

In caso di barriere architettoniche, quali scale o scale mobili, la persona non vedente non ha bisogno di essere presa in braccio. Se vogliamo aiutarla, diciamogli che ci sono le scale, indichiamo con la voce dove c'è una ringhiera o accompagniamo la sua mano alla stessa. Anche nel caso in cui vogliamo offrire un posto a sedere sui mezzi pubblici, o anche a casa o in ufficio, non dobbiamo spingere la persona non vedente, ma indicargli lo schienale accompagnando il suo braccio. Quello che non va fatto in assoluto è dire: "là c'è una sedia/posto". Eventualmente indichiamo la distanza: "Dieci metri davanti a Lei, a sinistra, c'è un posto a sedere...". Questo vale anche nel caso in cui si offra qualcosa da bere, ci si trovi in un ristorante o in un locale. La persona non vedente peraltro conosce i suoi gusti: può ordinare autonomamente. Non ordiniamo noi per lui e non facciamo noi le cose al suo posto.

Parole proibite.

In linea di massima, non esistono parole proibite. Non bisogna essere così severi con se stessi da evitare parole quali "vedere", "guardare", "cieco". Le persone non vedenti, quando le usano, sono anche molto spesso ironiche. Ovviamente resta di pessimo gusto importunare la persona non vedente con domande ossessionanti sul suo stato di salute o commentare la situazione di disabilità. Se vogliamo far "vedere" qualcosa ad una persona non vedente, accompagniamo la sua mano all'oggetto o mettiamoglielo in mano. Con le persone non vedenti poi, non si gioca all'indovinello del "chi sono?". Ci si presenta e ci si parla come una persona vedente. Lo stesso vale se ci si allontana durante una conversazione con una persona non vedente: questa non può sapere se ci siamo. Se dobbiamo allontanarci, è meglio dirlo. Inoltre è bene, nel corso di una conversazione, esternare il proprio pensiero: sorridere è inutile, così come annuire. La persona non vedente non vede, per l'appunto.

Cosa fare nel quotidiano.

Se accompagniamo una persona non vedente a fare compere, non trattiamolo come un bambino: "ti vesto io" è lesivo dell'autonomia dell'individuo. Spiegare invece il taglio di un abito, il colore e come sta sulla persona,aiuta la persona non vedente a fare la sua scelta. Lo stesso in ufficio: non leggiamo la posta al suo posto, ma chiediamo se vuole una mano a leggere la posta; non poggiamo pratiche o libri dove diciamo noi, ma dove è la persona non vedente a indicarcelo; non mettiamo disordine/non facciamo ordine in un ambiente dove la persona non vedente vive o lavora. (E. B.)

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La Stampa del 19-09-2016

Come lo smartphone può aiutare a diagnosticare il glaucoma

Progettato dall'azienda Cambridge Consultants, il visore Viewi permette di simulare un test che valuta se il campo visivo di un paziente si è ridotto a causa della malattia.

Per un rapido esame utile a capire se una persona soffre di glaucoma ora arriva il visore Viewi, realizzato dall'azienda britannica Cambridge Consultants. Somiglia a un visore per la realtà virtuale, ad esempio il Gear Vr di Samsung: è un supporto in materiale plastico, dove va inserito uno smartphone; un'app sull'apparecchio permetterà poi di simulare un test che valuta l'eventuale danno alla vista.

Il glaucoma è una malattia oculare dovuta a un aumento della pressione all'interno dell'occhio che può portare al danneggiamento del nervo ottico fino alla cecità, se non diagnosticato e curato in tempo. Una delle prime conseguenze è la perdita della vista periferica, circostanza di cui però molti pazienti non si accorgono fino a quando la capacità visiva è ormai piuttosto compromessa.

Tra le analisi per valutare il campo visivo di una persona c'è la perimetria statica, un esame normalmente fatto in ospedale o presso uno specialista, che ora si può simulare inserendo uno smartphone nel visore Viewi e utilizzando un'app specifica. In modo analogo al test tradizionale, sullo schermo del dispositivo compariranno dei punti luminosi che il paziente indicherà di aver percepito premendo un pulsante collegato via bluetooth allo stesso visore.

La rielaborazione dei dati darà un'indicazione di massima dello stato del campo visivo della persona. Per un'analisi più approfondita servirà comunque la visita di uno specialista in grado di diagnosticare il possibile glaucoma. Una malattia che secondo i dati dell'Organizzazione Mondiale della Sanità risalenti al 2010 è la seconda causa di cecità al mondo dopo la cataratta e oggi colpisce in tutto più di 60 milioni di persone, con un netto aumento previsto per i prossimi anni.

di Enrico Forzinetti

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Focus.it del 24-09-2016

La matematica nel cervello dei non vedenti

Il modo in cui elaboriamo le informazioni numeriche è indipendente dall'esperienza visiva. E anzi, nel cervello delle persone cieche dalla nascita, la corteccia visiva è usata per far di conto.

Da bambini impariamo a contare basandoci su ciò che vediamo: quante mele ci sono qui? Quante matite hai sul banco?

Che ruolo ha la vista nella risoluzione di quesiti matematici? E se fosse importante, come cambia il "pensiero numerico" dei non-vedenti?

La risposta per certi versi sorprendente è: non cambia. Il circuito cerebrale implicato nell'elaborazione di informazioni matematiche è identico nelle persone con e senza vista, come spiegano i ricercatori della Johns Hopkins University di Baltimora in un articolo pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences.

Non solo: chi è cieco dalla nascita coinvolge nei calcoli, oltre ai circuiti condivisi con chi vede, anche una parte di corteccia visiva normalmente implicata nell'esperienza della vista.

Chiudi gli occhi. I ricercatori hanno chiesto a persone sane o cieche dalla nascita di risolvere, bendate, equazioni matematiche di difficoltà crescente, più alcuni quesiti linguistici. Misurando nel contempo la loro attività cerebrale con risonanza magnetica funzionale (fMRI).

In tutti i volontari, il circuito cerebrale implicato nel ragionamento numerico (e in particolare il solco intraparietale della corteccia) si è attivato preferibilmente durante la risoluzione di equazioni, e in modo proporzionale alla difficoltà.

Riciclo. Ma il dato che più ha stupito gli scienziati è stato un altro. Soltanto nei volontari non vedenti, alcune regioni della corteccia visiva normalmente deputate alla vista si sono attivate in risposta ai quesiti matematici, e in maniera sempre più intensa a mano a mano che la difficoltà aumentava.

La conferma di quanto affermato in alcuni studi passati: la corteccia visiva è incredibilmente plastica e adattiva, e quando non è coivolta nella percezione diretta può essere usata per altri compiti cognitivi, come il linguaggio o il ragionamento numerico.

Il massimo con quello che si ha. In altre parole, alcune parti del cervello rispondono in modo innato al pensiero matematico. Altre, si specializzano invece in base all'esperienza. La scoperta è l'ennesima prova dell'estrema adattabilità della mente, capace di riconfigurare le risorse che di volta in volta ha a disposizione per sfruttarle in un numero pressoché indefinito di compiti.

La sempre maggiore conoscenza della plasticità cerebrale permetterà in futuro di indirizzare sempre più spesso le funzionalità di aree danneggiate ad altre ancora sane, con lo sviluppo di nuove possibilità terapeutiche.

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Agenzia ANSA del 13-09-2016

A scuola la prima stampante low-cost per lezioni in Braille

ROMA. Una stampante low-cost per trascrivere appunti e lezioni in scrittura Braille: a costruirla sono stati 3 studenti dell'Iis Rita Levi Montalcini di Alessandria per aiutare i compagni ipovedenti. Il prototipo si chiama BlindHelperBraille e sarà presentato alla Maker Faire Rome, il grande evento dedicato all'innovazione e alla creatività in programma dal 16 al 18 ottobre.

La macchina funziona in modo simile a una classica vecchia stampante ad aghi, ma invece dell'inchiostro usa un punzone che, indicendo cartoncino, produce i rilievi che simboleggiano le lettere del linguaggio Braille. "Stampanti di questo tipo esistono già, ma sono tutte molto costose", ha spiegato Fabio Piana, il docente di laboratorio di elettronica che ha guidato i ragazzi nel realizzare il prototipo. Costruire una versione low-cost di queste stampanti potrà rendere più facile studiare per gli studenti ipovedenti, non solo della nostra scuola ma di tutte perché il progetto è open source, ossia chiunque può scaricare on line le 'istruzioni' e realizzarla.

"Lo strumento - ha precisato Piana - è stato costruito usando componenti reperibili senza difficoltà,oppure facilmente replicabili usando una stampante 3D". Così 'tradurre' e stampare appunti e lezioni sarà più facile ed economico. Autori del progetto presentato come 'tesina' per la prova di maturità sono stati Giulia Narzisi, Diego Pistone e Kevin Dotta, il cui lavoro però non finisce qui: "vogliamo che a migliorare la stampante ci lavorino i nuovi studenti - ha concluso il docente - perchè la rendano più affidabile e sviluppino un software ancora più semplice da usare".

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TriestePrima del 21-09-2016

Trieste Trasporti: presentato "Leti smart", il bastone parlante per non vedenti

TRIESTE. Si chiama Leti Smart e, a un primo colpo d'occhio, potrebbe sembrare un tradizionale bastone bianco per non vedenti (e in effetti lo è). Al proprio interno, però, custodisce una tecnologia che potrebbe presto migliorare la qualità della vita di molte persone affette da problemi alla vista. Ideato da Marino Attini, presidente della sezione provinciale dell'Unione italiana ciechi, il dispositivo è stato presentato oggi (mercoledì 21 settembre) ai vertici di Trieste Trasporti, che hanno manifestato grande interesse per il progetto. Leti Smart, che al momento è ancora un prototipo (sviluppato dalla Scen, società triestina di ingegneria e servizi avanzati), è un bastone parlante che, collegato a una rete di trasmettitori radio a corto raggio, permetterà agli utenti di conoscere la propria esatta posizione, la presenza di farmacie e, soprattutto, di essere informati sulla collocazione delle fermate e sui movimenti degli autobus in tempo reale. Pieghevole e leggero, il bastone di Marino Attini - una grande passione per la tecnologia - risolverà tutte le criticità che derivano da analoghi dispositivi basati su sistemi gps o radar, troppo costosi, poco precisi e che spesso costringono il non vedente a utilizzare applicazioni su smartphone o apparecchi dedicati.

In questo caso, invece, tutto si concentrerà nel bastone, che oltre a essere dotato di una interfaccia vocale, veste un sensore crepuscolare che, in assenza di luce, mette in funzione un led ad alta efficienza posto nella sua parte inferiore (rendendo più visibili coloro che lo usano). «Siamo da sempre attenti al contesto sociale in cui operiamo» ha detto il presidente di Trieste Trasporti, Pier Giorgio Luccarini «e diamo grande significato a tutto ciò che, attraverso l'innovazione, può dare maggior valore ai nostri servizi e all'esperienza dei nostri utenti. LetiSmart è un'iniziativa pilota in Italia e probabilmente una delle prime in Europa: con i nostri tecnici valuteremo le implicazioni tecnologiche del dispositivo e, se le condizioni lo permetteranno, accompagneremo i prossimi step del progetto. Trieste Trasporti è al servizio della città e l'idea del presidente Attini, la cui passione è encomiabile, è perfettamente in linea con la nostra missione».

Il bastone parlante, che sta raccogliendo molti consensi, sarà perfezionato nei prossimi mesi: la messa in opera della tecnologia, se non ci saranno intoppi, richiederà l'installazione di una serie di radiofari in alcuni punti della città e la connessione con il sistema di comunicazione a bordo dei mezzi di Trieste Trasporti.

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ItaliaMagazine del 03-09-2016

EPUB3, verso un futuro migliore per le persone dislessiche

Volontariato e tecnologia: un binomio davvero straordinario e, certamente, Il Centro Internazionale del Libro Parlato, CILP Adriano Sernagiotto Onlus, ne fa tesoro ogni giorno. Il Centro è nato nel 1983 ad opera di Gualtiero Munerol. L'obiettivo di Munerol era creare, inizialmente, piccole biblioteche per i paesi montani. Quasi subito si rese conto della necessità di tantissime persone di ascoltare i libri impossibilitate, per diverse ragioni, a leggere i libri stampati. Da allora sempre più persone sono state coinvolte per leggere i libri che fossero manuali scolastici oppure narrativa ed il Centro del Libro Parlato è diventato un'associazione Onlus. Oggi il CILP, presieduto da Luisa Alchini, conta 300 donatori di voce ed ha raggiunto i 10 mila libri a catalogo pari a circa 112 mila ore di ascolto per gli iscritti. Indubbiamente si tratta di un immenso contributo per le persone non vedenti o impossibilitate a leggere. I numeri parlano di un dono straordinario che appaga chi impiega il proprio tempo per registrare i libri. Per far conoscere il lavoro prezioso del CILP raccontiamo l'esperienza e la costanza ventennale di un donatore di voce: Marzio Bossi, ingegnere bolognese, da oltre 20 anni donatore di voce del CILP. Storia singolare la sua ed ecco una breve intervista per volgere lo sguardo verso una realtà misconosciuta.

Come è diventato donatore di voce?

Ho frequentato il liceo, a Bologna, poco distante dall'Istituto dei Ciechi "Francesco Cavazza". Nella mia classe c'erano due compagni non vedenti con cui spesso studiavo e mi capitava spesso di leggere per loro. Dopo tanto tempo, già sposato, fortuitamente mi capitò di leggere un articolo in cui si parlava del CILP e della necessità di nuovi donatori di voce: mi sembrò una chiamata, e mi proposi effettuando un provino. Da allora non ho mai smesso.

Come si integra nell'attività dei donatori di voce l'avanzamento tecnologico degli ultimi anni ?

All'inizio dell'attività, negli anni '80 registravamo i libri nelle cassette audio, poi si è passati al digitale nei compact disc e, infine, è arrivata la versione scaricabile dal nostro portale. I donatori di voce sono impegnati per almeno due mesi per registrare un libro di medie dimensioni. Si devono correggere gli eventuali errori e creare anche l'indice, elemento essenziale per la lettura. L'operazione è complessa e gestita da un apposito programma. Abbiamo una novità, invece, sul fronte dell'aiuto ai bambini dislessici, grazie all'avvento del formato EPUB3 adesso è possibile avere, in un unico file, contenuti di testo, audio e immagini: una sorta di mini sito off-line. L'audio, precedentemente, risultava di difficile comprensione in quando si trattava di una voce sintetica poco piacevole da ascoltare. Oggi è possibile, invece, abbinare la voce umana che, sincronizzata con il testo, permette al lettore di impiegare i sensi della vista e dell'udito, simultaneamente favorendo una comprensione più rapida e completa. Con il responsabile tecnico del CILP, Davide Bortot, abbiamo ripreso a studiare il linguaggio HTML con cui si realizzano i siti Internet e anche questi cosiddetti audio-ebook. Ne abbiamo realizzati diversi e ci siamo resi conto che poter rendere questa tecnologia praticamente utilizzabile occorre scrivere dei programmi che ne facilitino la realizzazione e abbiamo scritto una analisi dettagliata. Purtroppo, per realizzare il programma, sarebbero necessari finanziamenti ad hoc e ci auguriamo di riuscire ad ottenerli quanto prima. I fondi potrebbero davvero cambiare ed accelerare l'apprendimento della lettura molti bambini e aiutarne altri ad apprendere la nostra lingua e favorirne così l'inserimento nel nostro Paese. Vorremmo sensibilizzare enti, istituzioni ed i privati su questo fronte.

Donare la voce ... una forma di volontariato molto particolare perché non si conoscono i destinatari, un aiuto "al buio" che vi avvicina simbolicamente alle persone che aiutate. Un'esperienza che Le è rimasta nel cuore?

Ci capita di leggere davvero di tutto, ho letto libri che non mi sono piaciuti affatto ed altri molto affascinanti. Alcuni brevi altri lunghissimi. Ho donato la mia voce anche per molti studenti leggendo per loro manuali scolastici e, ricordo con tanta emozione, un ragazzo. È non vedente che si è laureato in Ingegneria Chimica a Trieste qualche tempo fa e mi invitò alla laurea a cui partecipai con piacere per condividere l'estremo impegno e soddisfazione di un ragazzo davvero straordinario.

È importante intervenire tempestivamente nei casi di dislessia, nei primi anni di vita si possono ottenere risultati importanti e sostenere il CILP può davvero fare la differenza. Madre Teresa di Calcutta ha detto: "Non possiamo sempre fare grandi cose nella vita ma possiamo fare piccole cose con grande amore".

www.libroparlato.org

di Marzia Santella

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Il Dubbio del 06-09-2016

Pancalli: "Pronti per la sfida: puntiamo a fare meglio di Londra"

«Tra i centocinque della spedizione le individualità sono

tante, ma in queste competizioni i pronostici spesso vengono

ribaltati. Alex Zanardi, la nostra portabandiera Martina Caironi, Assunta Legnante, Federico Morlacchi, Cecilia Camellini e Bebe Vio saranno sicuramente tra i protagonisti».

RIO DE JANEIRO. Sfide. È questa la parola chiave che da sempre accompagna Luca Pancalli. Lo è sin da quando era un giovane e promettente atleta della nazionale di pentathlon moderno (tiro, scherma, nuoto, equitazione, corsa), erede dell'olimpionico Danile Masala. A Vienna, nel 1981, nel corso di un meeting internazionale la vita lo mette di fronte alla prova più dura: durante una frazione di gara a cavallo ha un gravissimo incidente che lo costringerà per sempre su una carrozzina. Le sfide per Luca Pancalli si fanno più difficili, ma lui non molla grazie anche al sostegno della sua famiglia. Su tutti sua madre. Che Luca, in ogni occasione, ricorda con un aneddoto: «Tornavo a casa dopo sei mesi in un centro di riabilitazione in Austria. Alla porta c'era mamma: "Non pensare di essere diverso dai tuoi fratelli". Furono le sue prime parole. Quelle per le quali non smetterò di dirle grazie».

La vita di Luca va avanti. Arriva la maturità e poi la laurea in giurisprudenza, con tanto di lode. Diventa avvocato, autore di due manuali di diritto, compendi della normativa vigente in favore dei cittadini disabili, pubblica diversi interventi in materia di diritto sportivo e impiantistica e svolge lezioni presso le più importanti università italiane. Ma tra mille impegni, lo sport resta una costante che non abbandonerà mai la sua vita: decide di essere un nuotatore e alle Paralimpiadi di Seoul conquista 3 medaglie d'oro e 3 d'argento, stabilendo, anche, i nuovi record mondiali nei 50 e 100 stile libero. Ai mondiali di Assen vince quattro titoli mondiali, nei 50 stile libero, 200 misti, 50 farfalla e staffetta 4x50 stile libero. Conclude in bellezza la sua carriera da atleta nel 1996, quando ad Atlanta vince altre due medaglie d'oro e tre d'argento, un nuovo filotto che gli vale il titolo di atleta paralimpico più medagliato dell'era moderna.

Già tre anni prima, nel 1993, si era lanciato nell'altra sfida della sua vita. Quella, perseguita con determinazione da dirigente sportivo, di riuscire a coniugare sport e disabilità offrendo così a tutti la possibilità di cimentarsi con se stessi e con gli altri. Importante il suo incontro con Clay Ragazzoni, insieme al quale fonda la Fisaps (Federazione Italiana Sportiva Patenti Speciali), organismo allora riconosciuto dal Coni quale disciplina associata, di cui è Presidente fino al 1996, quando passa a ricoprire l'incarico di Vice Presidente Nazionale della Fisd (Federazione Sport disabili). «Clay - ricorda Pancalli - era un amico e un campione. Abbiamo fatto delle cose eccezionali. La sua tenacia e la sua esuberanza è stata fondamentale nella mia formazione».

Presidente Pancalli, per ogni atleta l'Olimpiade è il sogno di una vita, per un paralimpico è qualcosa di più?

Credo che oramai la differenza tra Olimpiadi e Paralimpiadi debba essere abbandonata. I nostro atleti vivono questo appuntamento come gli olimpici. La storia atletica è fatta per tutti di sacrifici, di allenamenti, di gare, di misure e di riscontri cronometrici. La chiave di lettura che diamo ai risultati è importante, ma noi da dirigenti dobbiamo aggiungere quell'upgrade, rispetto all'altra medaglia: quella invisibile che ci possa consentire di aumentare la base dei praticanti. Noi come organizzazione sportiva lavoriamo per preparare questo appuntamento che rappresenta per i nostri atleti l'occasione di rincorrere i loro sogni. A questo si aggiunge il percorso di crescita del Comitato paralimpico che, al di là delle medaglie, punta a realizzare altri sogni, su tutti quello di portare fuori dall'isolamento tanti ragazzi e ragazze disabili grazie allo sport.

Per ogni atleta che partecipa alle Olimpiadi l'agonismo è fondamentale e le vittorie anche. Quali sono i nostri atleti che puntano alle medaglie in questa Paralimpiade brasiliana che inizia domani?

In un elenco c'è il rischio di dimenticarne qualcuno. Ci provo. Da quelli più noti come Alex Zanardi, Giusy Versace, Bebe Vio, Martina Caironi, Assunta Legnante nell'atletica. A Federico Morlacchi e Cecilia Camellini nel nuoto, e ancora nella scherma, oltre a Bebe Vio, Alessio Sarri e Andrea Pellegrini. Il campione del mondo in carica del triathlon Michele Ferrarin, nell'arco Elisabetta Mijno ed Eleonora Sarti. Tra i centocinque della spedizione azzurra le individualità sono così tante che ne avrò dimenticate almeno una trentina, ma sappiamo che ogni paralimpiade ha una sua storia e i pronostici spesso vengono ribaltati. Incrociamo le dita.

Il medagliere di Londra 2012 ha fatto segnare una parità tra olimpici e paralimpici, a Rio gli azzurri hanno portato a casa altre 28 medaglie: il vostro obiettivo è quello di eguagliarli anche questa volta?

Vorrei prima di tutto chiarire che a Londra il numero di medaglie fu lo stesso, ma noi conquistammo un oro in più. Al di là delle battute il risultato di Londra è un punto di riferimento, noi come Comitato abbiamo fatto delle proiezioni, ma per scaramanzia me le tengo per me. Ero scaramantico da atleta, figuriamoci da dirigente. Con una battuta il mio augurio è quello di ripetere il risultato di Londra, con un oro in più rispetto agli olimpici.

Lo sport purtroppo è anche segnato troppo spesso dalla macchia del doping. La vicenda della nazionale russa ha portato alla luce il doping anche nel mondo paralimpico...

Non si può essere felici quando all'interno di una famiglia come la nostra c'è qualcuno che sbaglia, ma il mondo dello sport è fatto di regole e mi auguro che gli amici russi possano ripartire al più presto. In Italia abbiamo adottato un percorso dal punto di vista strategico teso a prevenire piuttosto che curare, abbiamo cominciato ad essere molto più seri e molto più accorti in tutti quelli che sono i controlli antidoping sui nostri atleti, anche mettendo in campo un opera di informazione e formazione, perché molto spesso, soprattutto nel nostro mondo, il doping è figlio di ignoranza rispetto all'assunzione di qualche farmaco che magari qualcuno è costretto a prendere per via della propria patologia, piuttosto che per altri motivi?

Da Seul in poi la Paralimpiade è diventata una manifestazione sportiva a tutti gli effetti. Che cosa è cambiato per il mondo paralimpico?

Londra è stata l'apoteosi e credo che i britannici abbiano dimostrato l'orgoglio di essere consapevoli che questa disciplina sport è nata lì, nel lontano 1956 con i Giochi di Stoke Mandeville. E mi fa piacere sottolineare che noi organizzammo a Roma nel 1960 le prime Paralimpiadi. Gli inglesi sono stati bravi perché hanno messo in campo una straordinaria sensibilità e hanno investito su un grande evento, mettendo in moto un percorso virtuoso che ha dato dei risultati eccezionali anche agli ultimi Giochi olimpici.

Oggi il Comitato Paralimpico è stato riconosciuto ente di diritto pubblico alla pari del Coni: un'altra sfida vinta.

È un bel risultato che rincorrevo da tempo. Oggi era necessario che si riconoscesse al nostro movimento la pari dignità rispetto al mondo olimpico. Declinare il nostro Comitato come ente pubblico significa avere elevato a interesse pubblico della collettività, quello che è la mission del mondo paralimpico. Abbiamo due enti di pari livello e l'integrazione attraverso lo sport che abbatte le barriere lo stiamo realizzando attraverso l'abbraccio delle federazioni olimpiche e delle discipline paralimpiche sui campi di gara e sulle infrastrutture.

Parliamo di numeri del movimento paralimpico italiano.

I tesserati sono circa settantamila. Per alcuni è un numero importante. Ma per me è risibile. Se consideriamo che la popolazione disabile in Italia è di 3 milioni, tolti quelli che sono ascrivibili alla terza e quarta età, abbiamo una popolazione potenzialmente avviabile ad attività ludico-motorie-sportive di circa un milione di persone. Se analizziamo, però, i dati della popolazione abile che fa sport e li compariamo ai praticanti le percentuali sono simili.

Un movimento, però, che ha faticato molto a farsi accettare.

In questi anni, agli atteggiamenti solidal-pietistici con i quali venivamo trattati dai media, ho sempre risposto opponendo un rifiuto: non avevano alcun diritto a interpretare il mio essere atleta. Non potevano definire le Paralimpiadi come quelle del "cuore e del coraggio", perché in quel caso il disabile non ero io, ma chi scriveva quelle cose dimostrando di non aver capito nulla. Voglio dire che per me era cambiato il modo di fare sport, ma sempre atleta ero.

Una delle caratterische degli atleti disabili è l'ironia e la voglia di vivere.

Chi frequenta le nostre palestre e i nostri ritiri sa bene che i primi a scherzare sulle nostre disabilità siamo noi. La mission del mondo paralimpico è proprio questa: dare una percezione diversa della disabilità alla società civile. Mostrare che si può utilizzare lo sport per la crescita del capitale umano di un Paese e mi piace definire il Comitato paralimpico come un pezzo di welfare dell'Italia.

Luca Pancalli è l'uomo delle sfide: dalla sua carrozzina ha gestito la Figc nel dopo calciopoli, la federazione della danza sportiva in un momento particolare ed è riuscito a far crescere il Comitato paralimpico.

Non nascondo che le sfide mi piacciono. Credo che questo Paese abbia bisogno di credere nella possibilità di portare avanti certe sfide, nella speranza di raggiungere determinati obiettivi. Allo stesso tempo abbiamo bisogno di normalità. Quest'anno, ad esempio, ho deciso di organizzare "Casa Italia paralimpica" in una comunità parrocchiale, con un approccio laico ovviamente, a ridosso di una favelas di Rio. L'ho fatto perché credo che le Olimpiadi e le Paralimpiadi non possano stravolgere un Paese e una città senza lasciare il segno di qualcosa di importante. Il nostro made in Italy non è solo la moda, l'enogastronomia, siamo anche portatori di un valore inestimabile: la solidarietà, come ha dimostrato anche l'ultima tragedia del terremoto. E allora perché non esportare anche la solidarietà italiana? Non va dimenticato che le sfide, grandi e piccole, sono importanti, ma non bisogna dimenticare che ogni sfida deve rappresentare anche un contributo alla crescita dell'Italia.

Lei è romano, è stato anche assessore per un breve periodo con Ignazio Marino, quindi conosce bene la città e il Campidoglio. La giunta di Virginia Raggi sta attraversando un periodo molto difficile. Che ne pensa?

Roma sta vivendo un momento di difficoltà, ma lo abbiamo vissuto anche noi con Marino, così come la giunta Alemanno e le giunte precedenti. È difficilissimo governare questa città così complicata e complessa. Quel decentramento amministrativo che avrebbe dovuto favorire le grandi aree metropolitane non si è mai completato. I quindici municipi, molti dei quali più grandi di una città media, dipendono dal bilancio di Roma Capitale e quindi sono impossibilitati a operare. Le difficoltà che incontra la sindaca Raggi sono fisiologiche rispetto a una macchina amministrativa così complessa. Mi auguro, da cittadino romano, che questa giunta riesca a fare quello che si propone, augurare il male a qualsiasi istituzione sarebbe ingeneroso.

Uno dei nodi di questa giunta è la candidatura di Roma a ospitare le Olimpiadi del 2024. Lei da vicepresidente del Comitato organizzatore ha una posizione molto chiara: un'altra sfida?

Mi auguro che possa essere una sfida della giunta Raggi, ne ho parlato anche con il vicesindaco Daniele Frongia. Sono convinto che Olimpiadi e Paralimpiadi siano un occasione irripetibile, a patto che siano gestite in maniera virtuosa. Se non ci sarà la candidatura non arriveranno le risorse, un miliardo e mezzo dal Cio, e non si metterà in modo alcun meccanismo attrattivo per i turisti. Spero che la sfida venga raccolta dalla giunta Raggi, non mi interessa chi gestirà la cosa, spero che si faccia e non si perda l'occasione. Sicuramente oggi ci sono delle priorità per la città, ma la loro risoluzione si accompagna alla realizzazione di un percorso che apre la via al futuro. Si potrà essere stimolati a realizzare infrastrutture, riparare le strade, rendere la città più accessibile: sono tutte priorità di oggi, ma anche soluzioni utili in previsione di un grande evento futuro.

Con tutti i suoi impegni ha avuto anche il tempo di scrivere un libro autobiografico Lo specchio di Luca. Come si vede allo specchio?

Vedo una persona di 52 anni alla quale le cose sono andate abbastanza bene, che ha la fortuna di realizzare i progetti che gli piacciono con passione. Ho una moglie, due figli che fanno sport e ho una grande famiglia, quella paralimpica. Vedo soprattutto un uomo che ha il piacere di affrontare sfide. Un uomo che ha voglia di farlo con profonda normalità.

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Superando.it del 03-09-2016

Il Movimento Paralimpico Italiano: un successo collettivo del Paese

Lo ha scritto Laura Boldrini, presidente della Camera, nel messaggio inviato all'evento di Roma, durante il quale, a pochi giorni dalle Paralimpiadi di Rio de Janeiro, il CIP (Comitato Italiano Paralimpico) ha presentato, insieme all'INAIL e alla Fondazione Italiana Paralimpica, il progetto "Memoria paralimpica. Nascita e sviluppo dello sport per disabili in Italia", realizzato dall'Agenzia «Redattore Sociale» e consistente in un film-documentario, un archivio-web e una mostra fotografica, per ripercorrere la storia del movimento paralimpico italiano dagli inizi ad oggi.

A pochi giorni dalla quindicesima edizione delle Paralimpiadi di Rio de Janeiro (7-18 settembre), nei giorni scorsi a Roma - come avevamo già ampiamente segnalato anche nel nostro giornale - il CIP (Comitato Italiano Paralimpico), ha presentato presso la sede centrale dell'INAIL, insieme alla stessa INAIL e alla Fondazione Italiana Paralimpica, il progetto denominato Memoria paralimpica. Nascita e sviluppo dello sport per disabili in Italia, consistente nel film-documentario intitolato E poi vincemmo l'oro, in un archivio-web e in una mostra fotografica in dodici pannelli, per ripercorrere la storia del movimento paralimpico italiano dagli albori ai giorni nostri.

E poi vincemmo l'oro - che verrà trasmesso il 4 settembre da Raidue (ore 16.45) - racconta la storia del movimento paralimpico nel nostro Paese, partendo dall'esperienza di Antonio Maglio, direttore del Centro Paraplegici INAIL di Ostia, scomparso nel 1988, che nel 1960 fu il "padre" dei primi Giochi Paralimpici.

Con le parole e i ricordi di atleti di allora e di atleti di oggi, si sviluppa una carrellata di protagonisti che raccontano la loro storia personale e quella di un movimento che ha accompagnato quella che si può a buona ragione definire come una vera e propria "rivoluzione culturale" che anche l'Italia ha vissuto negli ultimi decenni, in tema di rispetto e dignità delle persone con disabilità.

«La pagina che il professor Maglio aprì da pioniere - ha dichiarato in sede di presentazione Giuseppe Lucibello, direttore generale dell'INAIL - dev'essere per noi da stimolo, per proseguire su quello stesso percorso: in tal senso l'INAIL è chiamato ad essere uno strumento di politica attiva per la salute e la tutela dei lavoratori».

«Questo film - ha affermato dal canto suo Luca Pancalli, presidente del CIP - racconta la più grande trasformazione dello sport italiano: eravamo un piccolo ghetto, una "riserva indiana" nel grande microcosmo del CONI. Oggi siamo Ente di Diritto Pubblico, abbiamo cioè elevato a interesse del Paese e della comunità qualcosa che prima era confinato a noi atleti paralimpici». «Il film-documentario - ha proseguito - racconta la forza del nostro movimento, che non si esaurisce certo nei risultati che abbiamo ottenuto. Esso racconta quel legame che ci unisce e ci contraddistingue: ci abbiamo messo un pezzo di cuore. Il Comitato Paralimpico è una famiglia e ciò che lega tutta la famiglia è la sofferenza attraverso cui ciascuno di noi è passato. E non abbiamo mai dimenticato, come atleti, che quello che stavamo facendo e quello che facciamo tuttora non è solo per noi, ma era ed è anche per coloro che sono in ospedale, per quanti hanno appena avuto un incidente, perché come era successo a noi anche loro potessero trovare forza e nuovo slancio».

«Quando ci siamo imbattuti in questa storia - ha ricordato infine Carla Chiaramoni, direttore dell'Agenzia "Redattore Sociale", che ha curato il progetto - abbiamo capito che era una storia da raccontare. Un messaggio forte da trasmettere alle nuove generazioni: la passione e la forza con cui si racconta il proprio cammino. Abbiamo raccontato questa storia con gli strumenti di "Redattore Sociale", perché crediamo che in questi àmbiti il linguaggio e la comunicazione siano importanti per cambiare il pensiero e l'approccio alla disabilità nella quotidianità».

Nel dettaglio, il progetto - realizzato come detto dall'Agenzia «Redattore Sociale», in collaborazione con Zoofactory Film Production e con Kapusons Web Agency - ricostruisce attraverso venticinque interviste e oltre novecento foto d'epoca un pezzo della storia della riabilitazione, dello sport per disabili e dell'intero Paese.

Si parte da Ostia, alle porte di Roma, dove tuttora vive un piccolo nucleo dei primi atleti paralimpici italiani, oggi settanta-ottantenni. Approdati giovanissimi al Centro Paraplegici dell'INAIL diretto dal citato Antonio Maglio, hanno rimesso in moto le proprie vite attraverso lo sport, diventando i pionieri di quella grande avventura che, nei decenni successivi, sarebbe sbocciata nel Movimento Paralimpico. Un testimone oggi raccolto dal CIP che, attraverso le proprie Federazioni e i numerosi Comitati Territoriali, promuove la pratica dell'attività sportiva tra le persone con disabilità.

Film-documentario, archivio web e mostra fotografica legano così i campioni di ieri a quelli di oggi, da Aroldo Ruschioni ad Alex Zanardi, da Roberto Marson a Beatrice "Bebe" Vio, da Vittorio Loi a Martina Caironi e Assunta Legnante.

«Lo sport è un salvavita - ha sottolineato al termine della proiezione del film-documentario la moglie di Antonio Maglio, Maria Stella Calà - che richiede tutte le attenzioni possibili, anche in termini economici: lancio questo appello alle Istituzioni perché lo raccolgano. Lo sport è vita e queste storie vanno trasmesse ai giovani. Con l'esperienza del Centro Paraplegici di Ostia, l'INAIL non solo ha segnato la storia, ma ha fatto molto di più: ha gettato un sasso nello stagno di inerzia e immobilità che c'era attorno a persone ridotte a letto. Tante persone infortunate che chiedevano aiuto e l'INAIL, attraverso Maglio, ha raccolto questa esigenza e ha segnato la storia dell'integrazione della persona».

«Eravamo ragazzi - ha ricordato invece Aroldo Ruschioni, protagonista della prima Paralimpiade di Roma 1960, dove vinse tre medaglie - ed è stata una soddisfazione grande. Io mi diverto ancora, la vita è bellissima».

All'evento era presente anche Lucia Marson, moglie di Roberto, l'atleta paralimpico più medagliato di tutti i tempi, scomparso nel 2011: «Mi ha fatto piacere - ha dichiarato - che questa famiglia si sia allargata a tanti nuovi atleti e sono contenta che si parli del grande uomo che è stato Antonio Maglio, che ha fatto tanti sacrifici e ha recuperato tanta gioventù».

«Ringrazio a nome di mio zio - ha aggiunto poi Chiara Loi, nipote di Vittorio, prima grande campione di scherma e poi allenatore - perché a lui questo film sarebbe piaciuto molto».

«Vivere il passato per trasmetterlo a chi ci sarà in futuro - sono state quindi le parole di Carlo Di Giusto, ex atleta e oggi allenatore della Nazionale di Basket in Carrozzina - è la cosa più bella che ci sia».

Alla proiezione hanno assistito anche altri "pionieri" di Ostia (Silvana Martino, Maria Arizzi, moglie di Antonio), rappresentanti dello sport paralimpico, come il tenente colonnello Marco Iannuzzi, del Gruppo Sportivo Paralimpico Difesa, o il presidente dell'ASCIP (Associazione Sportiva Culturale Italiana Paraplegici) di Ostia Gino Giorgi e giornalisti come Giampiero Spirito, che da decenni segue le vicende del movimento.

Durante la mattinata, infine, è stato letto anche il seguente messaggio inviato da Laura Boldrini, presidente della Camera: «Questo mio messaggio vi arriva mentre mi trovo in Giappone per l'annuale Conferenza dei Presidenti delle Camere Basse dei Paesi del G7. Ma ci tengo comunque, anche se non posso essere presente di persona, a manifestarvi il mio grande apprezzamento per il lavoro che oggi viene presentato. La vicenda del Movimento Paralimpico Italiano che il vostro film ricostruisce non è soltanto - e non sarebbe poco - il giusto omaggio a campioni dalle doti umane e atletiche straordinarie, che si sono guadagnati un posto a pieno titolo nella storia dello sport. È anche il racconto di un successo collettivo del Paese, che ha saputo individuare nella pratica sportiva una via privilegiata per l'integrazione e l'inserimento sociale dei disabili e che su questo tema ha lavorato con continuità, ottenendo risultati che vanno oltre il pur ricco medagliere azzurro. È il nostro Stato Sociale, che a partire dagli anni Sessanta ha saputo accompagnare la crescita economica con lo sviluppo di nuovi servizi alla persona e la tutela di nuovi diritti. È il modello delle società europee, da anni sottoposto ai colpi di una crisi economica che le politiche di austerità non riescono a superare. Opere come la vostra sono il miglior incoraggiamento a non rimettere in discussione questi caratteri fondamentali per i quali l'Europa è punto di riferimento nel mondo. Vi saluto con un sentitissimo "in bocca al lupo" in vista dei Giochi Paralimpici di Rio». (A.P. e S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: Antonella Patete (antonella.patete@redattoresociale.it).

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Superando.it del 05-09-2016

Atleti disabili? Disabili atleti? O altro ancora?

di Andrea Pancaldi*

«La parola d'ordine comune dei partecipanti alle imminenti Paralimpiadi di Rio de Janeiro - scrive Andrea Pancaldi - è: siamo innanzitutto atleti. E tuttavia non stracciamoci le vesti sui blog e sui profili Facebook e non teniamo sotto i riflettori solo quell'"atleti", come vergognandoci o paurosi di tenere dentro al discorso anche la parola "disabilità". Ciò che infatti di stereotipante e di limitante esiste nell'uso della parola disabili non lo si sconfigge coprendolo con un velo, ma avendo il coraggio di passarci e ripassarci attraverso, facendosi carico della quotidiana fatica di questo».

Partiranno tra due giorni a Rio de Janeiro le Paralimpiadi, le Olimpiadi per atleti con disabilità. Nutrita la rappresentanza italiana [101 partecipanti, N.d.R.], con una parola d'ordine comune: siamo innanzitutto atleti.

Si riaccendono quindi qua e là le dispute a cui siamo abituati da anni, da quando il politically correct ha partorito il termine "diversamente abile", su quale sia il linguaggio adatto da usare, soprattutto nell'informazione. Evitare di aggiungere l'aggettivo disabili dopo il termine atleti, fare inquadrature in TV che non indugino troppo sugli elementi evidenti della disabilità, non focalizzare le interviste scivolando sull'immancabile "nonostante", parlare degli avversari e non della storia pregressa dei nostri campioni. Tutte considerazioni in materia che non riescono mai a raggiungere un equilibrio stabile, sospese continuamente tra il dire e il non dire.

Dopo le "cicciottelle" del tiro con l'arco alle recenti Olimpiadi, figuriamoci se qualche giornale dovesse uscire con titoli del tipo La freccia a quattro ruote o similari.

Forse chi è disabile dalla nascita o chi lo è diventato dopo una "carriera" di cosiddetta normalità ha sentimenti diversi in materia. Forse qualcuno vive lo sport come solo divertimento, chi lo sente come un riscatto dalla propria condizione, chi si sente olimpionico o chi ancora si sente parte di un movimento dove ci sono situazioni e culture diversissime, da quella strettamente agonistica a quella - all'opposto, potremmo dire, anche se schematicamente - di chi fa sport come una sorta di prolungamento o sostituzione di pratiche terpeutiche.

Insomma lo sport, come il resto della realtà, non ha un linguaggio univoco per essere raccontato e in fondo chi va a Rio lo fa dentro e grazie a una storia che va molto indietro nel tempo, fatta di logiche sanitarie, sociali, sportive che si sono scavalcate, intrecciate, scontrate. Fatta da anonimi dilettanti e da campioni sempre sotto il riflettore dei media, anche se c'è da riconoscere che nella logica dei media hanno più successo i "famosi diventati disabili", piuttosto che i "disabili diventati famosi".

Insomma, non stracciamoci le vesti sui blog e sui profili Facebook e non teniamo sotto i riflettori solo quell'"atleti", come vergognandoci o paurosi di tenere dentro al discorso anche la parola "disabilità", quasi che quel disabili lo potessimo scrivere con un carattere molto, molto più piccolo, come le avvertenze sul contratto di quando apri un conto in banca.

Ciò che di stereotipante e di limitante esiste nell'uso della parola disabili non lo si sconfigge coprendolo con un velo o chiedendogli di assentarsi per un momento, ma avendo il coraggio di passarci e ripassarci attraverso, facendosi carico della quotidiana fatica di questo.

Andrea Pancaldi,

Redazione Sportelli Sociali del Comune di Bologna

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Superando.it del 09-09-2016

Le Paralimpiadi, che insegnano a fare squadra

di Simonetta Morelli*

«Sta tremando lo stadio», dice Lorenzo Roata a Claudio Arrigoni, i due giornalisti che da anni seguono l'evolversi del mondo paralimpico. Si sono ritrovati insieme ancora una volta a commentare per Raidue la Cerimonia di Apertura dei Giochi Paralimpici di Rio 2016.

Speravamo che fosse così, che si arrivasse a dire «sta tremando lo stadio». Che poi è il Maracanà, calcio allo stato puro, senza pista d'atletica. Un monumento più che uno stadio. Un tempio. È un onore incommensurabile, calpestarlo da atleti.

E ancora una volta è bellezza. La Cerimonia non ha tradito le aspettative. Carica di significati e di simboli, commovente e suggestiva, ancora una volta è stata il contenitore di mille storie di coraggio e di forza. Com'è sempre nello sport. Ma questa volta c'è di più.

Dopo la svolta di Londra 2012, c'è una maggiore consapevolezza del valore assoluto dello sport paralimpico e l'altra notte ne abbiamo avuto la prova: la gente vuole le Paralimpiadi, comincia ad amare i campioni, a gustare la raffinatezza di pensiero che sottende la ricerca di sempre nuovi modi che permettano, anche alle abilità più residuali, di mettersi in gioco.

C'è un pubblico non disabile che oggi è curioso di fronte a discipline sconosciute, affascinato dagli adattamenti che sono stati sperimentati per permettere agli atleti di compiere quei gesti che lo fanno entusiasmare ed esultare: «Gli amanti del calcio non perdano il Brasile dei ciechi che giocano a calcio!» ha sollecitato, con immensa gioia, Roata.

Un milione e mezzo di biglietti venduti e tremila giornalisti presenti, che informeranno tutto il mondo di quanto accadrà a Rio, dicono che Londra 2012 non è stata una «bolla felice e isolata», come giustamente temeva all'epoca Claudio Arrigoni.

Bisogna però che giornalisti e operatori della comunicazione, in occasione della Cerimonia di Chiusura dei Giochi Olimpici passino il testimone alle Paralimpiadi, invece di chiudere l'evento risolutivamente. D'altra parte, il Comitato Olimpico Internazionale (CIO) pretende che le città candidate prendano il "pacchetto" per intero, organizzando sia le Olimpiadi che le Paralimpiadi. Non ha dunque senso chiudere le Olimpiadi senza annunciare le Paralimpiadi.

«Queste saranno le Paralimpiadi del cuore», ha annunciato Claudio Arrigoni, «il cuore non conosce limiti». E un cuore anatomico e pulsante si è formato sul grande puzzle composto con le foto dei visi di tutti gli atleti, al centro della scena. «Vietato stupirsi, obbligatorio appassionarsi», ha aggiunto Lorenzo Roata: un invito ad andare oltre le emozioni, per abbracciare il valore dello sport paralimpico nella realtà di tutti i giorni.

Così è stato per le persone che a seguito di una disabilità, hanno recuperato forma, autostima e obiettivi. «Mai vergognarsi della propria diversità», chiosa Arrigoni. Ai Giochi sono presenti atleti con le più diverse disabilità. Non importa quanto sia grave, la disabilità. Importano invece le abilità. E non si molla, mai. Ecco perché lo sport più rappresentativo dei Giochi è boccia, disciplina simile a quella delle bocce, praticata però da atleti con paralisi cerebrale dagli esiti gravissimi. Appena in grado di muovere la testa, azionano un joystick con la bocca (o come hanno imparato a fare), che muove appunto una boccia.

La grande esposizione mediatica di quest'anno è importante per portare sempre più persone fuori, a praticare sport, a fare amicizia, a vivere il rapporto con se stessi in maniera più impegnativa, esigente, intima e profondamente propria. E si impara a fare squadra. E facendo squadra si migliora la cultura e si abbattono le barriere: quelle architettoniche che sono frutto di quelle mentali e che limitano i rapporti interpersonali.

La squadra italiana, è la più ricca di sempre, formata da ben 101 atleti più cinque guide. Molte le delegazioni con diverse centinaia di atleti. Anche la giovanissima squadra cinese, nata per obbligo solo con i Giochi di Pechino del 2008, per via della regola fissata del Comitato Paralimpico, che impone al Paese ospitante di organizzare Olimpiadi e Paralimpiadi, oggi si è trasformata in un progetto di studio, di sport e di vita per i giovani cinesi con disabilità. E ha portato a Rio 400 atleti.

«Lo sport paralimpico cambia la nostra percezione del mondo», diceva lo scienziato Stephen Hawking a Londra, nel 2012.

E queste sono anche le Paralimpiadi della famiglia. Dietro infatti ad ogni persona con disabilità, c'è tanto lavoro proprio e altrui. C'è un lavoro di squadra tra famiglia, figure professionali di vario tipo, dai terapisti della riabilitazione ai docenti, dagli allenatori ai compagni. È questa la "squadra" che allena, ogni giorno nella vita, una persona con disabilità.

E penso poi al Projeto Bota no Mundo: bambini non in grado di camminare che giocano a calcio con i loro padri, grazie a una speciale calzatura doppia che permette a padri e figli di calzare insieme la stessa scarpa. Così il bambino fa lo stesso movimento del papà. Tirare un rigore e fare gol è possibile anche a loro. Queste coppie di padri e figli (uno era un nonno) hanno introdotto il momento più alto della Cerimonia d'Apertura di Rio, portando la bandiera paralimpica con i tre agitos: Corpo, Mente e Spirito. Un trionfo. Una lentezza, la loro, che ha permesso al pubblico di sciogliere l'emozione e gioire con quei bambini che non stavano fermi. Un capolavoro.

È l'elogio dell'imperfezione che racconta altre proporzioni. La disabilità è una condizione umana complessa, ma non meno pura rispetto alle perfette proporzioni dell'Uomo Vitruviano. L'uomo imperfetto è magico, sembra dire un altro quadro della Cerimonia, come le immagini di un caleidoscopio che costringe chi lo usa a stupori da bambino. È così che si deve guardare all'altro, chiunque altro, perché è diverso. «Ognuno di noi è un colore diverso. Siamo tutti colori diversi», commenta Arrigoni, citando la celebre True colors.

Corpo, Mente e Spirito, i tre agitos, sventolano dall'altra notte sul Maracanà: dove non arriva il Corpo arriva la Mente; dove non arriva la Mente, arriva lo Spirito. Nessuno sarà escluso, mai.

*Testo già apparso in InVisibili, blog del «Corriere della Sera.it», con il titolo "Il cuore senza limiti che ha aperto le Paralimpiadi" e qui ripreso - con minimi riadattamenti al diverso contenitore - per gentile concessione.

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L'Huffington Post.it del 16-09-2016

La bellissima ragione per cui le medaglie alle Paralimpiadi suonano quando vengono agitate

Le medaglie alle Paralimpiadi emettono un suono. L'iniziativa pensata per gli atleti non vedenti.

RIO DE JANEIRO. Un suono che non si può dimenticare: è quello della vittoria di una medaglia olimpica. Per la prima volta nella storia dei giochi a cinque cerchi, il successo si può anche ascoltare: le medaglie, se agitate, emettono un suono. Un'iniziativa pensata per gli atleti non vedenti che, agitando il trofeo, potranno fare l'esperienza del loro trionfo con l'udito.

Ogni medaglia ha un suono diverso: uno per l'oro, uno per l'argento e uno per il bronzo. A ciascuno il suo.

Il segreto del suono è nelle sfere metalliche che sono state inserite all'interno delle medaglie: 16 per il bronzo, 20 per l'argento e 28 per l'oro. Alla diversa quantità di sfere corrisponde una differenza di suono per distinguere tra il primo, il secondo e il terzo posto.

Rio 2016 è la prima edizione in cui le medaglie riportano, oltre al Braille, degli elementi sensoriali per venire incontro alle disabilità degli atleti. Una peculiarità di queste Paralimpiadi che si spera sia adottata anche nelle edizioni future.

di Nicole Kheiraoui

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Il Resto del Carlino del 02-09-2016

Campionessa di nuoto è d'oro anche negli studi

Un carattere fortissimo, unito a doti natatorie eccezionali: lei è Cecilia Camellini, 24enne nuotatrice modenese che da diversi anni gareggia per la società reggiana dell'A.S.D. Tricolore. Spesso si allena a Reggio, ora un po' meno avendo più disponibilità della vasca oltre Secchia. Non vedente dalla nascita, è una campionessa a tutto tondo e appena terminate le olimpiadi di Rio si getterà nuovamente sugli studi, mancandole solo la laurea magistrale in psicologia. E' alla sua terza Olimpiade: nel 2008 a Pechino fu portabandiera e la più giovane di tutta la nazionale italiana. A Londra vinse due ori e due bronzi, a Rio de Janeiro sarà impegnata su 50, 100 e 400 a stile libero, oltre che nei 100 dorso. «Nel 2015 ho dato la priorità agli studi - dice Cecilia - perché volevo portarmi vicino al traguardo. Da settembre scorso ho ripreso ad allenarmi tutti i giorni e di recente anche due volte al giorno». Con quali obiettivi? «Si va per far bene, ma ci sono anche le avversarie». Olimpiade, non solo medaglie... «No, un'esperienza davvero eccezionale: io mi auguro davvero di provare ancora le grandi emozioni che solo lo sport sa regalare».

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Gazzetta di Modena del 05-09-2016

Cecilia Camellini cerca uno storico tris "Sono molto carica"

Dopo le medaglie a Pechino (due argenti) e gli ori di Londra

la nuotatrice azzurra non vedente è pronta a stupire ancora.

RIO DE JANEIRO. «Più si avvicina il momento, più cresce la voglia di gareggiare e provare nuove, incredibili emozioni». Cecilia Camellini è atterrata a Rio de Janeiro mercoledì ed ha subito iniziato a prendere confidenza con l'Estádio Olímpico de Esportes Aquáticos, teatro tra pochi giorni della sua terza avventura ai Giochi Paralimpici. Superati i primi problemi, smaltire il jet lag e studiare le soluzioni più confortevoli nelle camere spartane del Villaggio Olimpico, la nostra campionessa si è tuffata in acqua per mettere a punto gli ultimi dettagli, ormai impaziente di vivere il suo terzo debutto. Appuntamento sempre più vicino, perché venerdì sarà l'ora del primo impegno in vasca. Cecilia ha ben chiari i suoi obiettivi: «Provo la stessa curiosità di chi si trova di fronte ad un pacco regalo da scartare, per scoprire quale sorpresa nasconda. Siamo arrivati alla fine della preparazione, ho tanta voglia di esprimere in acqua tutto il lavoro e i sacrifici fatti negli ultimi anni. Senza preoccuparmi delle avversarie, ma concentrandomi solo sulla mia soddisfazione personale». Sembrerà strano, ma fino ad un anno e mezzo fa Cecilia Camellini non era poi così sicura di rimettersi in gioco in una Paralimpiade: «Dal 2012 ad oggi sono successe tante cose, mi sono concentrata sugli studi ed ho maturato consapevolezze che mi hanno fatto valutare ogni cosa a 360 gradi. Un anno fa, però, è scoccata di nuovo la solita scintilla, quella che mi porta ora alla terza esperienza olimpica. Come sensazioni non sarà diversa dalla prima, anzi, le pressioni forse saranno superiori, perché non ho più la spensieratezza di una sedicenne. Nel 2008, a Pechino, fu come vivere un sogno, quattro anni dopo fu il calore dell'accoglienza londinese ad avvolgermi e darmi la carica per riuscire a vincere le mie prime due medaglie d'oro ai Giochi, oggi c'è una Cecilia più matura ma allo stesso modo carica e pronta a dare il massimo». Con quattro medaglie da difendere, quelle che nel 2012 la incoronarono reginetta di Londra. Furono suoi gli unici ori vinti dagli atleti azzurri del nuoto olimpico e paralimpico. A Rio ci ha già pensato Gregorio Paltrinieri, l'altro campionissimo di casa nostra, che dopo il trionfo ha voluto fare un in bocca al lupo speciale proprio a Cecilia e ai suoi compagni: «Ci ha fatto una bella sorpresa, venendoci a salutare nel ritiro di Ostia. "Greg" è una forza della natura, trasmette a tutti la voglia di nuotare. Il suo sorriso contagioso ci ha dato una spinta in più!».

di Marco Costanzini

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La Stampa del 07-09-2016

Camellini regina del nuoto "Paltrinieri il tifoso speciale"

Nel nuoto paralimpico la reginetta è lei. E, per molti aspetti, Cecilia Camellini ricorda Federica Pellegrini. La grinta e la determinazione sono comuni a entrambe e anche la nuotatrice modenese dopo Londra ha deciso di prendersi una pausa. Si è dedicata agli studi in Psicologia, ma ora si è rituffata nella sua passione per riprendere da dove aveva lasciato: 2 argenti a Pechino 2008, 2 ori e 2 bronzi quattro anni fa.

Dopo i tanti successi che cosa l'ha riportata in vasca? «Il nuoto è una scuola di vita a qualunque età e ti mette davanti ai pregi e ai difetti. Mi ha aiutato a conoscere le sfaccettature del mio carattere e le sfide che mi propone mi aiutano a migliorare». Come arriva a questa Paralimpiade? «Lo scorso anno mi sono dedicata anima e corpo agli studi e ho nuotato pochissimo. Per fortuna però, nuotare è come andare in bicicletta: non si scorda mai. Non ho mai smesso di allenarmi e l'Europeo di maggio a Funchal mi ha dato indicazioni importanti». Punta a seguire le orme del suo conterraneo Paltrinieri? «La visita di Gregorio a Ostia durante il nostro ultimo collegiale prima di partire per il Brasile è stata una bellissima sorpresa. Mi ha fatto un grandissimo in bocca al lupo e passato il testimone: ora devo trattarlo bene». Gareggerà in quattro gare (50, 100, 400 stile libero e 100 dorso S11): cosa si aspetta? «Col mio tecnico Matteo Poli abbiamo rinunciato ai 200 misti, ma non sono pentita perché così ci siamo concentrarci sullo stile libero, senza trascurare il dorso che apre il mio programma venerdì. Mi aspetto un'esperienza diversa». Sente la pressione? «Senza dubbio le aspettative sono tante e tutti si chiedono che cosa farà la Camellini, ma avere gli occhi addosso non mi spaventa. Non voglio farmi travolgere e cercherò di vivere la Paralimpiade brasiliana affidandomi alle mie sensazioni».

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La Nuova Prima Pagina del 11-09-2016

Cecilia Camellini, un argento che vale oro

RIO DE JANEIRO. La nuotatrice modenese si è resa protagonistia di una grandiosa prestazione nei 400 stile libero S11 e conquistando l'argento col crono di 5'16.36 a poco più di un secondo dalla vincitrice, l'olandese Liesette Bruinsma.

Cecilia Camellini, sei volte medagliata a Londra, si è resa protagonista di una grandiosa prestazione nei 400 stile libero S11 ed ha così conquistato l'argento col crono di 5'16.36 a poco più di un secondo dalla vincitrice, l'olandese Liesette Bruinsma (5'15.08) ed ampiamente davanti alla cinese Xie Qing (5'25.14).

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Gazzetta di Modena del 12-09-2016

Cecilia Camellini d'argento è la settima meraviglia

RIO DE JANEIRO. Campionessa infinita, capace di superare l'immensità già raggiunta e di mostrare a tutti come sia possibile farlo. Ancora una volta, l'ennesima volta, Cecilia Camellini è lì, su un podio olimpico, a gustarsi una medaglia come fosse la prima. Grande a Pechino nel 2008, immensa a Londra quattro anni più tardi, infinita oggi, dopo aver servito un tris degno dei monumenti dello sport. Gli anni passano, la classe resta, la voglia di raggiungere traguardi prestigiosi è la stessa e la capacità di ottenerli anche. Cecilia riesce a fermare il tempo e a continuare ad emozionare chi aveva già conquistato con le sue imprese; non solo una provincia, la nostra, che vede in lei un esempio ed un vanto, ma il mondo intero, che in questi anni ha imparato bene a conoscerla. La medaglia d'argento conquistata sabato notte nei 400 stile libero è la nuova perla collezionata dalla campionessa 24enne di Formigine. Un autentico capolavoro, nato non solo grazie ai sacrifici in allenamento e ad una classe innata ma anche dalla testa, virtù fondamentale per chi come lei è innamorata dell'acqua e pure della psicologia, tanto da essere prossima al conseguimento della laurea magistrale. Superare i propri limiti è un concetto ben chiaro a Cecilia Camellini, in particolare quando è abbinato alla parola riscatto. Dal dire al fare non c'è di mezzo il mare, ma una vasca. E qui Cecilia sa bene come tramutare un sogno in realtà, senza accontentarsi di quella filosofia decoubertiana che da sempre la contraddistingue. Dopo la delusione per non aver espresso tutto il proprio potenziale nei 100 dorso, gara inaugurale chiusa al settimo posto, la nostra campionessa meditava un pronto riscatto nei 400 stile, altra prova nella quale a Londra aveva conquistato una medaglia di bronzo. Oltre a bissare la medaglia, ha perfino fatto meglio, chiudendo al secondo posto in 5'16"36, tempo di appena due centesimi superiore al suo record personale ed inferiore di quasi quattro secondi rispetto a quello fatto registrare nella Paralimpiade del 2012. Un gara mozzafiato, una rincorsa forsennata alla ricerca di un bersaglio ancor più prestigioso che per un soffio non si è tramutata in un clamoroso sorpasso al fotofinish. Sarebbero bastati davvero pochi metri in più per sfilare la medaglia d'oro dal collo della giovanissima olandese Liesette Bruinsma, vincitrice in 5'15"08, ma Cecilia non ci pensa, soddisfatta come è della sua settima medaglia olimpica in carriera: «Ho dato tutto quello che avevo, più di così non avrei potuto fare. Avevo voglia di rivincita, di "mangiarmi" qualcosa di buono. È dal 2007 che sogno un risultato simile nei 400 metri. Questa medaglia è cresciuta in tutti questi anni, grazie agli allenamenti, ai sacrifici e ai sogni: non è d'argento, è di un metallo tutto suo che si chiama fatica, giorni nei quali avrei voluto mollare tutto e mi domandavo "perché non continuare a studiare e basta?". Mi chiedevo per quale motivo fossi a Rio, ora l'ho capito: sono venuta per una medaglia come questa. Ringrazio il mio allenatore, Matteo Poli, perché mi ha permesso di fare un tempo che non pensavo fosse possibile. Questa medaglia la dedico a tutte le persone che, come lui, hanno creduto in me prima che ci credessi io». Il bello, però, deve ancora venire: oggi (batterie alle 15.36, finale alle 23.17) sarà la volta dei 50 stile, giovedì quella dei 100 stile. A Londra fu due volte d'oro, oggi ha tutta la voglia di difendere quelle medaglie.

di Marco Costanzini

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Avvenire del 18-09-2016

Cecilia regina del nuoto "Ma la piscina non è tutto"

Il personaggio. L'argento nei 400 è la settima medaglia in tre edizioni per l'atleta non vedente, 24 anni, prossima alla laurea magistrale in Psicologia.

Tornerà, sarà accolta da abbracci e applausi, meritatissimi, dal calore di tutti coloro che le vogliono bene. Ma nel momento in cui si ritufferà in vasca, inizierà l'opera di convincimento, perché quando si disputeranno le prossime Paralimpiadi, a Tokyo nel 2020, Cecilia Camellini avrà appena 28 anni e certo sarebbe assai strano non ritrovare in vasca la più decorata campionessa del nuoto azzurro femminile. Una questione di stimoli, e gli stimoli per una ragazza che ha mille interessi vanno ben oltre uno sport del quale è già una leggenda, e allora se ne riparlerà. Senza fretta, ma se ne riparlerà.

Del resto, non era nemmeno scontato che la nuotatrice modenese, già oro nei 50 e nei 100 stile e bronzo nei 400 stile e nei 100 dorso a Londra 2012, avrebbe partecipato alle Paralimpiadi di Rio. Due anni fa infatti, prima aveva conseguito la laurea triennale in Psicologia (con il massimo dei voti, perché i campioni fanno così), quindi un mese più tardi aveva vinto tre ori agli Europei di Eindhoven, prendendo subito dopo una decisione che la dice lunga sulla sua determinazione: abbandonare le gare internazionali per concentrarsi sullo studio, sulla laurea magistrale in Psicologia clinica a Cesena. Detto, fatto: in due anni, esami terminati, tesi in preparazione e discussione messa in calendario per febbraio. Nel frattempo, ha ripreso le gare, a maggio all'Europeo di Funchal si è qualificata per Rio e in Brasile ha vissuto la terza Paralimpiade pur essendosi allenata molto meno rispetto al quadriennio precedente, «ma nuotare - ha ripetuto spesso - è come andare in bicicletta: non di disimpara mai». Lei, Cecilia, non ha disimparato nemmeno come si fa ad andare forte ed ecco così che a Rio si è messa al collo una medaglia per la terza Paralimpiade consecutiva. Dieci anni sempre ai massimi livelli: due argenti a Pechino, appunto due ori e due bronzi a Londra, l'ultimo argento infine pochi giorni fa nei 400 stile categoria S11, quella riservata ai non vedenti. È stato il suo settimo sigillo ai Giochi, in un decennio nel quale si è costruita una bacheca sterminata di medaglie e record, e anche per questo nel tempo si sono sprecati i confronti fra lei e Federica Pellegrini; a livello di talento puro e di precocità, si tratta di storie non dissimili, perché Camellini aveva sedici anni quando vinse la sua prima medaglia paralimpica, un argento, la stessa età e lo stesso metallo del primo alloro olimpico della veneziana. E un Matteo per allenatore e motivatore, Poli quello di Cecilia, Giunta quello della Pellegrini. Ma mentre la Divina ha dovuto attendere Rio per diventare portabandiera, Cecilia aveva già avuto l'onore di farlo a Pechino. Se poi dal Brasile non sono arrivate altre medaglie, se non c'è stato l'oro nella velocità, non importa granché: voleva proprio quella dei 400, gara che preparava da sempre e che a Londra l'aveva vista chiudere terza. A Rio con l'argento si è migliorata. Ma soprattutto - parole sue, in diretta tv dopo l'ennesimo momento di gloria a cinque cerchi - «il metallo di questa medaglia è la fatica, quella di tredici mesi in cui avrei voluto mollare tutto e più volte mi sono chiesta perché non continuare a studiare e basta». Poi però ha vinto l'amore per uno sport che le ha dato tanto e per la manifestazione più emozionante, hanno vinto i consigli di tutti coloro che hanno creduto in lei, ha vinto la sua capacità di superare le difficoltà di tanti impegni che si accavallano in un momento fondamentale della vita, quello in cui si cerca la propria direzione. Per questo viene spontaneo immaginare Cecilia in vasca anche tra quattro anni in Giappone, sebbene sia stata lei stessa, alla vigilia della partenza per Rio, a frenare gli entusiasmi, sempre col sorriso e con la bellezza d'animo che la contraddistingue. Semanticamente parlando, rispondere con «un passo per volta» equivale più a un no che a un sì. Ma, dopo tutto, era così anche due anni fa. E visti i risultati...

di Lorenzo Longhi

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La Gazzetta dello Sport del 14-09-2016

Legnante, oro nel peso Ora è leggenda paralimpica

La campionessa di Frattamaggiore trionfa con un lancio di 15.74, senza traslocazione, per non compromettere la schiena malandata.

RIO DE JANEIRO. Assunta Legnante è d'oro a Rio de Janeiro. Lo è non più solo perché la amano tutti, non più solo perché è la capitana dell'atletica leggera paralimpica italiana. Lo è perché ha vinto la sua sesta medaglia d'oro in una competizione paralimpica nel getto del peso F11-F12, questa volta con la misura di 15.74: "È stata la gara più dura da quattro anni a questa parte - ha dichiarato stremata alla fine -. Dopo che al primo lancio l'uzbeka ha fatto 14.87 ho detto, no: vuol dire che me devo impegnà - ha detto ridendo di gusto- non facevo una gara dai mondiali di Doha e, da ottobre, ho fatto due allenamenti nel peso. Ha avuto un ruolo fondamentale la fame, la fame di vittoria, di conoscenza, di tutto, come mi dice sempre mio papà Luigi".

SIMPATICA. L'atleta non vedente, originaria di Frattamaggiore in provincia di Napoli, ha lanciato senza traslocazione nei primi due tentativi, affidando quindi la gittata alla sola forza del suo braccio mentre tutte le altre lanciatrici hanno utilizzato anche le gambe per tutti i sei lanci. "Nel mio urlo finale c'era sicuramente un anno di dolori che non capisco e non riesco a risolvere. E poi lo dovevo a casa, a Nadia Checchini, la mia allenatrice federale, ai due bimbi che vivono con me da febbraio, Michael e Nicole, che sono i figli del mio compagno Paolo. Mi avevano chiesto di comprare una medaglia. E l'ho vinta, pensa te. Se ho cantato come Oney? No, non posso. Poi, sentono quanto sono brava ed è un casino".

LA GARA. La 38enne campana ha preservato la sua schiena, da un po' di tempo acciaccata, restando comunque saldamente davanti all'uzbeka Safyia Burkhanova che ci ha provato fino alla fine e l'ha tallonata con misure che hanno superato negli ultimi lanci anche i 15 metri (record del mondo F12 per lei, con 15.05). Ma non è bastato. La Legnante, lanciatrice di altissimo livello anche tra i normodotati fino al 2012, anno in cui la sua vista è definitivamente peggiorata a causa di un glaucoma congenito, è detentrice del record nazionale paralimpico e tra i normodotati (19.20). E nella sua bacheca paralimpica ci sono solo ori: due Paralimpiadi, due Mondiali e due Europei, mentre a Rio, pochi giorni fa, si è piazzata al quarto posto nel lancio del disco. Terza, nel getto del peso, è arrivata la messicana Rebeca Valenzuela Alvarez (F12) con 13.05. "Il cellulare lo accendo solo al Villaggio perché voglio che questo momento rimanga ancora per un po' mio. Ho usato una mascherina rivisitata: gli occhi di Diabolik, con la mia iniziale, la "A", e le tre gocce del logo del comitato internazionale paralimpico. L'ha rivisitata Valentina Urbini, un'amica della mia allenatrice, Nadia. E sto pensando di farmi un tatuaggio: ho quello delle Olimpiadi, mi pare giusto fare anche quelle delle Paralimpiadi. Magari, aggiungendoci gli occhi di Diabolilk, chi lo sa, potrebbe essere un'idea. Ci penseremo".

OXANA 5ª - È una gara dei 100 metri T35 con polemica quella di Oxana Corso, la velocista con una cerebrolesione grave che a Londra vinse due argenti stupendo il mondo intero. "Non ho sbagliato niente in questa gara - ha detto delusa in mix zone - Sono arrivata qua demotivata e consapevole di non avere possibilità di arrivare tra le prime tre. Le mie avversarie che sono salite sul podio non appartengono alla mia categoria. È un'ingiustizia. Non cerco giustificazioni, basta guardare il video per capire che è così. Ora punterò sui 200 metri per riprendermi da questo incubo e punterò al quarto posto". Oxana Corso si riferisce a quello che è considerato il nuovo fenomeno della velocità, la cinese Xia Zhou (13"66), all'argento australiano Isis Holt (13"75) e all'inglese Maria Lyle (14"41). Per Oxana, un quinto posto con 15"67.

di Elena Sandre

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Il Post.it del 13-09-2016

Gli atleti delle Paralimpiadi che hanno corso più veloce di quelli delle Olimpiadi

RIO DE JANEIRO. Domenica 11 settembre c'è stata la finale dei 1500 metri maschili delle Paralimpiadi di Rio 2016 nella categoria T12/T13, nelle quali gareggiano atleti con disabilità visive. I primi quattro classificati della gara hanno corso in un tempo inferiore rispetto a quello del vincitore dei 1500 metri maschili alle Olimpiadi di Rio, l'americano Matthew Centrowitz. La gara delle Paralimpiadi è stata vinta dall'algerino Abdellatif Baka, che ci ha impiegato 3:48.29 (il nuovo record del mondo nella categoria); dietro di lui sono arrivati l'etiope Tamiru Demisse, il kenyano Henry Kirwa e l'algerino Fouad Baka (fratello di Abdellatif), che ci ha messo 3:49.59. Centrowitz, invece, ci impiegò 3:50.00.

La ragione principale è che i 1500 metri sono una gara molto tattica, in cui gli atleti dedicano molti sforzi ed energie a studiare gli avversari, a tenere il loro passo, a mantenere la propria posizione e a prevenire i sorpassi. Ogni gara dei 1500 metri ha quindi un ritmo proprio, che nel caso di quella delle Olimpiadi di Rio 2016 è stato molto lento: è stata infatti la più lenta finale olimpica dal 1932, soprattutto perché Centrowitz si è piazzato presto in testa alla gara e ha imposto un passo lento agli altri atleti. La gara di domenica, al contrario, è stata eccezionalmente veloce per essere una finale delle Paralimpiadi: il tempo di Baka è stato di soli 16 secondi inferiore rispetto al record olimpico, stabilito nel 2000 a Sydney dal kenyano Noah Ngeny.

Dopo la gara, Baka ha detto: «Non è stato facile vincere questa medaglia d'oro. Ho lavorato per uno o due anni senza sosta, ed è stato molto, molto duro per me». Gli atleti delle categorie T12 e T13 vedono al massimo un decimo delle persone con una vista normale, e spesso hanno gravi impedimenti nella visione periferica.

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L'Unità del 10-09-2016

Vede solo ombre. Ma Simone Salvagnin non rinuncia a Parigi

Intervista all'atleta azzurro di arrampicata sportiva - affetto da retinite pigmentosa da quando aveva 10 anni - che parteciperà ai mondiali di paraclimbing: "L'attività fisica è fondamentale. Solo così non lascio assopire gli altri sensi".

Vede solo sfumature di grigio, ombre e sagome. La luce solare lo abbaglia e da qualche mese nelle sue passeggiate si fa accompagnare da Cora, il suo cane guida, una femmina di Labrador. Ma a Parigi non rinuncerà. Dal 14 al 18 settembre prossimi sarà nella capitale francese per partecipare al Campionato del mondo di paraclimbing.

E' Simone Salvagnin, nato nell'84 a Schio, in provincia di Vicenza, affetto da retinite pigmentosa - malattia degenerativa, diagnosticata quando aveva tredici anni - atleta della nazionale italiana di arrampicata sportiva e rappresentante degli atleti nella commissione internazionale paraclimbing IFSC (international federation sport climbing), che ha vinto due medaglie, d'oro e di bronzo, ai mondiali di Arco 2011 (categoria paraclimbing non vedente) e che da qualche anno si sta preparando per il grande appuntamento.

Seguito da Luca Montanari, guida alpina, Alessandro Biggi, allenatore, e dal campione spagnolo, Patxi Usobiaga, si allena sei giorni su sette e per cinque ore ogni giorno.

"Farò di tutto per vincere - afferma - e, comunque vada, me ne tornerò tra le mie montagne, le piccole Dolomiti, quelle tra cui sono cresciuto e che mi hanno sempre incoraggiato alla sfida. Anche se molto devo a mio zio, alpinista, e ai miei genitori, che mi hanno spinto da piccolissimo a provare tante esperienze sportive, in modo da poter allargare il più possibile gli orizzonti della mia fisicità".

A dieci anni, Simone ha cominciato ad avere problemi alla vista.

Simone Salvagnin"Solo tre anni dopo - racconta - ho scoperto che si trattava di una malattia degenerativa e lo stesso anno ho perso mio padre, in soli quattro mesi, per un male incurabile. Sono caduto in una depressione profonda, che mi ha costretto ad abbandonare lo sport. Ricordo quel periodo con grande amarezza. Fino a quando non ho scoperto la musica. Prima chitarra e sax, con lezioni individuali, poi le percussioni, africane e cubane, vibrazioni basse. Ho riscoperto la fisicità e, soprattutto, la possibilità di scaricare le mie frustrazioni. Ho iniziato a sentire il mio corpo in modo diverso. Per anni ho provato a fuggire da me, dai miei limiti, e sofferto di attacchi di ansia. La musica mi ha insegnato a restare. Non ho più avuto paura di toccare la mia profondità. Da quel momento ho ripreso a fare sport (arrampicata, sci alpino, corsa, atletica e tandem mountain bike, nuoto, parapendio), a vivere la montagna e ad arrampicarmi".

Ma a fargli provare la bellezza della dimensione fisica, non c'è stata solo la musica. Dopo aver studiato fisioterapia e massaggio, Simone ha lavorato come massofisioterapista all'ospedale di Schio. Oggi continua a suonare, promuove eventi culturali e sportivi, collabora al progetto Emozionabile e lavora per l'Ufficio comunicazione di Montura, un'azienda che produce abbigliamento tecnico sportivo. Spesso tiene corsi ai bambini e ragazzi nelle scuole elementari e medie. A loro racconta come è riuscito a recuperare l'autostima e a prendersi qualche rivincita.

"A Schio -spiega - in pochi sapevano della mia malattia. Per tanti anni sono stato considerato un personaggio strano perché, non vedendo, sbattevo contro le vetrine dei negozi. Hanno saputo della retinite solo quando ho fatto la mia prima grande esperienza". Nel 2010, con Dino Lanzaretti, Simone ha realizzato il progetto "Verso dove non so", percorrendo in cinque mesi quasi 9000 chilometri in tandem dall'Italia all'Uzbekistan. E in completa autonomia.

Simone Salvagnin"Dopo quella prova - aggiunge - fatta con uno che avevo conosciuto solo quattro mesi prima di partire, ho scoperto che il desiderio di vivere in modo intenso, fisico, era più forte della paura di farmi male. E non mi sono più fermato. Sono seguite altre esperienze. Ad esempio nel 2012 ho attraversato in tandem il Sud America, dall'Atlantico al Pacifico".

Per Parigi? "Ci conto - afferma - ma se non vinco, va bene lo stesso. Per me l'agonismo è solo l'effetto collaterale gradito di quello che faccio. Certo, sto facendo sacrifici, allenarsi quasi tutti i giorni è pesante, ma se non porterò a casa l'oro, sarà stato, comunque, bello aver partecipato. E poi potrò sempre perdermi tra le mie montagne. La fatica, si sa, ti costringe a liberare la mente. E per me è fondamentale avere una continua attività fisica. Solo così non lascio assopire gli altri sensi. Sotto sforzo i miei pensieri mi appaiono più limpidi e riesco a concentrarmi molto meglio. Lo sport, come la musica, è una sorta di meditazione attiva, che mi aiuta a prendere più coscienza di me nello spazio, fino a riuscire a dimenticare completamente il mio limite. Oggi non potrei più farne a meno".

Simone è anche portavoce della Carta dei diritti dei disabili Onu dal 2010.

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FoggiaToday del 19-09-2016

I non vedenti diventano sub: nei fondali delle Tremiti

Per cinque giorni gli istruttori di diving diventano guide sub per i non vedenti. Ad immergersi anche Vladimir Luxuria.

Il patrimonio sommerso dell'Area Marina Protetta delle Isole Tremiti rompe ogni barriera. Ad apprezzarne a pieno le sue meraviglie naturalistiche potranno essere anche i non vedenti appassionati di mare e di immersioni e che proprio in quei fondali potranno formarsi per ottenere un brevetto riconosciuto dalla Confederazione Mondiale Attività Subacquee.

Tutto questo grazie al Parco Nazionale del Gargano che, in collaborazione con l'Associazione 'Albatros- Progetto Paolo Pinto', ha deciso di formare (dopo averlo già fatto negli anni passati) gli istruttori dei diving operanti sulle Isole per fare in modo che diventino guide specializzate nella promozione sociale delle attività subacquee per non vedenti e disabili motori. Il sub non vedente e il suo istruttore verranno dotati di un riconoscitore in braille di tutte le specie del Mediterraneo per capire cosa si sta toccando sott'acqua.

Il corso per gli istruttori si svolgerà dal 20 al 24 settembre nelle Isole Diomedee con un'ospite d'eccezione: Vladimir Luxuria, già brevettata subacquea, che venerdì 23 settembre arriverà a Tremiti nelle cui acque si immergerà in compagnia di sei ragazzi non vedenti.

Spiega il Presidente Stefano Pecorella: "Il Parco nazionale del Gargano ha sempre avuto a cuore l'integrazione sociale di persone che non hanno la possibilità di conoscere e godere appieno delle spettacolari bellezze della nostra terra. La nostra attenzione quest'anno è maggiore, visto che il nostro mini Presidente, Gaetano Sacco, è proprio un bambino non vedente di una straordinaria sensibilità. Ecco perché abbiamo voluto formare anche quest'anno istruttori che potessero accompagnare i non vedenti in un viaggio tattile nella natura sommersa. Un viaggio che alle Isole Tremiti può continuare anche via terra, lungo il percorso per diversamente abili e non vedenti che abbiamo realizzato sull'isola di San Domino".

Al corso istruttori parteciperanno Adelmo Sorci del Diving Marlin Tremiti, Marco Volpi dell'Aquodiving, Giovanna Pulcini del Tremiti diving center, e Marco Latini del Blu Tremiti. "Con la nostra Associazione abbiamo voluto esaudire il sogno di mio marito Paolo Pinto, il campione del mondo di gran fondo rimasto senza vista negli ultimi due anni di vita. Fino a questo momento abbiamo formato oltre 200 istruttori e altrettanti sub non vedenti in tutta Italia che seguiamo anche dopo che abbiano ottenuto il brevetto, offrendo loro la possibilità di praticare il turismo subacqueo in tutte le parti d'Italia in cui abbiamo operato" così la presidente di Albatros, Angela Costantino.

Il corso di formazione si concluderà con la consegna dei brevetti durante una cerimonia, in programma sabato 24 alle 22.00 sulla terrazza belvedere dell'Hotel Gabbiano, alla quale parteciperanno, oltre alla testimonial Valdimir Luxuria, il presidente del Parco del Gargano Stefano Pecorella e la presidente dell'associazione Albatros, Angela Costantino Pinto.

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Repubblica.it del 20-09-2016

Joao Maia, il fotografo che scatta senza vedere. "Non servono gli occhi, basta sentire il battito dei cuori"

Brasiliano, ex postino, ha 41 anni e ha perso la vista quando ne aveva 28. È diventato famoso per le sue immagini ai Giochi paralimpici di Rio. "La mia vita è un grande dipinto ad acquerello".

"NON ho bisogno di vedere per scattare fotografie, i miei occhi sono nel mio cuore", dice Joao Maia, il primo fotografo ipovedente diventato famoso per le sue immagini ai Giochi paralimpici di Rio de Janerio. Maia ha 41 anni, è un ex postino di San Paolo che ha perso la vista quando ne aveva 28 a causa di una uveite, l'infiammazione dello strato centrale dell'occhio. Ora riesce a vedere solo alcune forme e colori quando è molto vicino al soggetto. "La mia vita è un grande dipinto ad acquerello".

Perdendo la vista, spiega Maia, ha sviluppato gli altri sensi, soprattutto l'udito, che lo ha aiuta a decidere quando deve premere il pulsante. "Quando sono abbastanza vicino sento i battiti cardiaci dei corridori, i loro passi, così sono pronto a scattare". Maia racconta che si fa anche aiutare da chi gli sta vicino, chiede com'è vestito l'atleta, quanto è alto, come si muove, com'è l'ambiente. "Credo che la fotografia mi dia l'opportunità di dire alla gente che anche se sono ipovedente io esisto, sono qui. Che registro a modo mio quello che vedo, un'immagine sfocata d'accordo, ma è il mio modo di vedere, la fotografia dà forma al mio punto di vista".

Ai Giochi paralimpici, Maia si è dedicato a scattare foto soprattutto nell'atletica e nel ciclismo, "non è solo l'azione che voglio catturare ma anche l'intimità" ha aggiunto. Naturalmente non vede le foto che scatta e per l'editing delle immagini e per metterle sui social si fa aiutare da alcuni amici. In questi giorni è diventato celebre in tutto il Brasile. Prima di partecipare come fotografo ai Giochi aveva appena un centinaio di follower nel suo account Instagram @joaomaiafotografo, adesso sono più di ottomila.

In una delle numerose interviste che ha rilasciato in questi giorni ha aggiunto che spera che tutta questa notorietà lo aiuti, finite le Paralimpiadi, a trovare un lavoro come fotografo, professione che ama. "Per me sarebbe una grande felicità non solo essere seguito nel mio lavoro, come sta succedendo, ma anche avere la possibilità di guadagnarmi da vivere con la fotografia". Per adesso Joao dirige un laboratorio a San Paolo dove insegna agli adolescenti le regole basilari del fotoreporter e, soprattutto, insegna che per catturare una buona immagine non è necessario avere gli occhi.

di Omero Ciai

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Radio Vaticana del 27-09-2016

Giornata mondiale del Turismo: il Papa: si eviti ogni discriminazione

Nel giorno in cui si celebra l'odierna Giornata mondiale del Turismo indetta dall'Onu ed incentrata sul tema "Turismo per tutti. Promuovere l'accessibilità universale", Papa Francesco ha lanciato sull'account @Pontifex un nuovo tweet: "Promuoviamo - scrive il Santo Padre - un turismo sostenibile, che porti sviluppo e incontro con le popolazioni locali, ed eviti ogni sorta di discriminazione". Quello auspicato dal Papa è un turismo dal volto umano, sottolinea al microfono di Amedeo Lomonaco, il direttore dell'Ufficio Nazionale per la Pastorale del tempo libero, turismo e sport della Conferenza episcopale italiana, don Mario Lusek:

R. - Un turismo "dal volto umano" è appunto solidale, sociale, responsabile, sostenibile e quindi accessibile per tutti. Il tema del turismo per tutti viene considerato dagli organismi internazionali un "diritto". Può sembrare strano che il turismo sia un diritto della persona, ma strano non è, perché il diritto al riposo, alla quiete e quindi anche al recupero delle energie è non solo un diritto, ma anche un dovere della persona. Il Papa lo ha espresso bene con il Tweet: la persona diventa protagonista anche dell'immersione nei luoghi che visita.

D. - Sostenibilità, sviluppo e incontro sono i tre gradi attraverso cui il turismo può diventare conoscenza, rispetto, un vero fattore di crescita...

R. - D'altronde il turismo è un ponte: un ponte tra culture, esperienze, luoghi, ma soprattutto è un ponte tra persone: soltanto attraverso l'incontro e il dialogo tra le persone si riesce a raggiungere l'obiettivo stesso del turismo, ovvero integrare la propria cultura, le proprie tradizioni e il proprio vissuto con altre esperienze, altre modalità di vita, altri stili ed altri comportamenti. Tutte le fasce deboli della società - le famiglie monoreddito, quelle numerose, quelle che sono penalizzate anche dalla crisi economica, quelle con persone anziane o disabili - hanno diritto anche a questi luoghi di incontro e a questi spazi di ritrovamento di sé quasi. E diventa importante la capacità di accogliere. E' interessante sapere che le strutture religiose - in Italia le case per ferie o altro - sono al primo posto quasi per l'accessibilità e l'attenzione verso categorie anche disagiate di persone. L'Anno della Misericordia ha favorito anche l'ospitalità verso queste fasce un po' problematiche della società. Allora, in questo senso, si risponde anche a quel bisogno di accessibilità universale di cui parla anche il tema di quest'anno. "Universale" significa proprio rivolgersi a tutte le categorie di persone, senza distinzione e senza fare del turismo un luogo e un'esperienza per privilegiati.

D. - Ricordiamo che i viaggiatori internazionali sono oltre un miliardo e 200 milioni all'anno, ma le persone ad esempio con disabilità affrontano ancora ostacoli insormontabili. "È assurdo - scrive tra l'altro il segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon, proprio in occasione di questa Giornata - che anche con le moderne tecnologie i disabili vengano lasciati indietro in molte destinazioni turistiche"...

R. - Il problema è soprattutto quello di rispondere a questa domanda di ospitalità delle persone con bisogni speciali. Capire come predisporre il periodo della vacanza per loro favorendo un diverso uso del tempo, un diverso rapporto con la comunità ospitante. Comprendere quindi come far immergere anche le persone con bisogni speciali nella vita delle realtà che si visitano. Capire come apprezzare le tipicità di vita: far fare esperienza di comunità. Ma questo è vero per tutti - per tutte le tipologie del turismo - e lo diventa ancora di più per la persona che ha bisogni diversi. Non in senso pietistico ma proprio per sentirsi parte di una storia e soprattutto di una bellezza, di un incontro, di un'identità e una vita che il luogo che si visita porta con sé. Qui la domanda di ospitalità deve essere per forza aperta e solidale: occorre imparare ad accogliere e ad ascoltare. L'ascolto è un elemento essenziale nell'accoglienza. Ed è la forma primaria di accessibilità ad un luogo. Sentirsi ascoltato, percepire una sensibilità, percepire che anche un non vedente può trovare dei sistemi Breil nei luoghi che visita, che chi ha una mobilità ridotta può superare gli ostacoli che sono frapposti alla visita del luogo. Sono tutti elementi che rilanciano questo turismo dal volto umano e che diventa anche turismo di cooperazione: il viaggiatore si sente appunto accolto, ascoltato e trova risposte ai suoi bisogni di ospitalità.

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Superando.it del 24-09-2016

Picasso e Lipchitz per "Doppio Senso" a Venezia

Si baserà infatti sull'analisi del "Busto di uomo in maglia a righe" di Pablo Picasso, e del "Pierrot seduto" di Jacques Lipchitz, il nuovo appuntamento promosso nell'àmbito di "Doppio senso: percorsi tattili alla Collezione Peggy Guggenheim", progetto tramite il quale il noto museo veneziano sta creando un percorso di accessibilità e realizzando un processo di sensibilizzazione alla conoscenza attraverso il tatto, conducendo il pubblico con e senza disabilità visive alla scoperta di una serie di capolavori.

Sta per ripartire, dopo la pausa estiva, la seconda edizione di Doppio Senso: percorsi Tattili alla Collezione Peggy Guggenheim, innovativo progetto seguito sin dagli inizi anche dal nostro giornale, con il quale nell'autunno dello scorso anno il noto museo di Palazzo Venier dei Leoni di Venezia ha aperto il proprio patrimonio artistico al pubblico con disabilità visive, iniziando un processo di sensibilizzazione alla conoscenza dell'arte attraverso il tatto.

L'iniziativa, lo ricordiamo, si avvale della collaborazione dell'Istituto dei Ciechi di Milano e dell'UICI (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti), oltreché del patrocinio dell'ICOM Italia (il Consiglio Internazionale dei Musei).

Il prossimo appuntamento sarà dunque per sabato 24 e domenica 25 settembre, con l'analisi di due opere della collezione permanente del Guggenheim, vale a dire Busto di uomo in maglia a righe di Pablo Picasso, riprodotto in termoform e resina, con matrice realizzata a mano presso il Centro del Materiale Didattico dell'Istituto dei Ciechi di Milano e Pierrot seduto di Jacques Lipchitz, scultura che verrà invece esplorata in originale, in seguito alla valutazione sullo stato di conservazione dell'opera e della sua leggibilità al tatto.

«Dopo avere affrontato durante gli scorsi incontri il tema del corpo-macchina e il concetto di movimento legato all'avvento della tecnologia - spiegano dalla Collezione Guggenheim - riprendiamo ora analizzando il tema della scomposizione e ricomposizione del soggetto attraverso forme geometriche. I corpi dell'uomo in maglia a righe di Picasso e del Pierrot di Lipchitz sono effettivamente rappresentati attraverso una combinazione di forme geometriche, appuntite e arrotondate, nonché di piani e volumi. Come Lipchitz, anche Picasso sviluppò una grande passione per l'arte africana, importante fonte di ispirazione: l'interesse per tale scultura motiva infatti la successione di forme, piene e vuote, e la semplificazione formale del volto. Durante la visita, verranno proposte più sequenze di lettura delle opere, a partire proprio dall'arte africana, per introdurre l'avvento del Cubismo e favorire la ricreazione dell'immagine mentale, attraverso anche una pluralità di rimandi tematici».

Anche questa volta, al termine dell'esplorazione tattile condotta da Valeria Bottalico - ricercatrice e formatrice in àmbito di accessibilità museale e componente di ICOM Italia - vi sarà un laboratorio con il noto scultore non vedente Felice Tagliaferri, che aiuterà a consolidare l'immagine mentale formata dell'opera d'arte fruita.

Detto che come nella prima edizione la giornata del sabato sarà dedicata agli adulti e quella di domenica ai bambini dai 6 ai 12 anni e che questi incontri sono gratuiti (fino a esaurimento posti), non resta che ricordare il calendario dei prossimi appuntamenti, previsti per il 22-23 ottobre, 26-27 novembre e 17-18 dicembre. (S.B.)

Per informazioni e prenotazioni: doppiosenso@guggenheim-venice.it.

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focus

Giornale UICI del 22-09-2016

Network per l'inclusione: ecco le Linee guida

di Gianluca Rapisarda

Sono pronte le Linee guida dei servizi di supporto e di consulenza educativa e tiflologica elaborate ed approvate dal nostro Network per l'inclusione nella seduta del 12 Luglio u.s. Nel contempo, il Network sta lavorando alacremente sulla predisposizione di un "vademecum" sui servizi e su tutti i punti di riferimento a cui potranno rivolgersi i genitori e gli operatori coinvolti nel processo di inclusione scolastica dei bambini/ragazzi ciechi e/o ipovedenti.

Le Linee guida di seguito elencate rappresentano un documento frutto della sintesi di diverse sensibilità e competenze. Un modello di "esemplare collegialità, di "strategica" unità d'intenti e di logica di "rete", che è l'idea di fondo che ha ispirato il nostro Presidente Nazionale Mario Barbuto quando si è "inventato" il "Network per l'inclusione", e che dovrà animare l'intera nostra politica associativa del presente e del futuro, nell'unico interesse dei disabili visivi italiani e per farci vincere le difficili sfide della modernità e dell'inclusione scolastica.

Nel ringraziare sentitamente per l'enorme passione e per l'eccezionale impegno i miei colleghi Prof. Michele Borra, Luciano Paschetta, Pietro Piscitelli, Giancarlo Abba, Marco Condidorio, Vincenzo Bizzi e Roberta Caldin, non mi resta che augurarvi buona lettura.

Linee guida dei servizi di supporto e consulenza educativa e tiflologica.

Nel presente documento sono indicati i punti fondamentali intorno ai quali

dovrebbe articolarsi un servizio di supporto (qui chiamato di CONSULENZA)

Tiflologico, esercitato dalla figura professionale del tiflologo/tiflopedagogista.

L'articolazione delle varie sezioni risponde, da un lato alla domanda circa i

bisogni educativi del bambino/ragazzo disabile visivo, dall'altro all'apparato tecnico, tecnologico, didattico e strumentale (istituti, Centri, ecc) di cui il tiflologo si avvale per il suo intervento.

Ruolo imprescindibile è rappresentato dai nostri Centri (CCT) senza i quali, anche il miglior tiflologo, non potrebbe esprimere al meglio la sua professionalità a favore degli alunni minorati della vista. È anzi opportuno ribadire, proprio nella logica di una riconsiderazione dei nostri Centri di eccellenza, che solo la specificità tiflopedagogica supportata (anche) da un sistema didattico, tecnico- strumentale e tecnologico, rappresentato dalle nostre realtà, può GARANTIRE l'efficacia della imprescindibilità dell' intervento professionale altamente specializzato di cui trattiamo, capace cioè di dare risposte plurali ai diversi aspetti, bisogni, esigenze espresse, nella loro unicità, dalla persona con disabilità visiva (bambino, ragazzo, adulto).

SERVIZIO CONSULENZA TIFLOPEDAGOGICO

Il tiflologo e i bisogni educativi del bambino/ragazzo disabile visivo

Servizio di Consulenza tiflologica, tiflopedagogica (d'ora in poi SCTp) rivolto a disabili visivi in età evolutiva e giovani, è finalizzato alla loro piena inclusione educativa, formativa, sociale e culturale.

Ragioni del SCTp

Il SCTp pone ll'esigenza di realizzare concretamente l'idea di inclusione. Inclusione è una di quelle parole che ha, ormai da qualche anno, una posizione consolidata in ambito sociale, educativo e culturale.

È una parola che fa parte del lessico di diversi ambienti, ma è nella scuola che trova la sua massima "utilizzazione".

L'obiettivo del SCTp è la realizzazione pratica, la traduzione del concetto di inclusione in atti concreti che si configurino come progetto percorso educativo che ponga il bambino/ragazzo cieco e/o ipovedente nella condizione di poter accedere, con gli strumenti che gli sono propri, ai curricoli dei diversi ordini e gradi del sistema scolastico italiano.

L'intento parte da una concezione di fiducia verso le potenzialità dell'individuo per migliorare se stesso.

Anche chi manca totalmente o parzialmente della vista deve poter mettere in gioco, ovvero deve avere l'opportunità e il supporto necessario per mettere in campo, tutte le sue potenzialità e avviare un percorso concreto di crescita, di sviluppo, cognitivo, relazionale e umano.

Nell'alveo di quanto elaborato nel passato e, soprattutto oggi, a quarant'anni dalle prime esperienze di integrazione, dalle nostre Istituzioni, che trovano nell'educazione, nella formazione, e nella riabilitazione, la radice, l'asse portante del loro agire, dobbiamo affermare l'esigenza di porci come centri che studiano e ricercano, in un confronto costante con la realtà, le strade dell'offerta delle opportunità per i disabili visivi per il raggiungimento di obiettivi, e per dare soddisfazione alle aspirazioni personali in un itinerario condiviso con le famiglie.

Il disegno dell'inclusione non è solo un buon intendimento privo di proposte, si traduce per le nostre Istituzioni , in una serie di servizi, di azioni, di attenzioni, di presenza nei momenti fondamentali della vita formativa per le persone cieche e ipovedenti (e che liberamente intendono avvalersi dei servizi offerti). Azioni che debbono insistere su tutto l'anno scolastico e non solo per iniziative, ancorché valide, episodiche e prive di continuità.

L'inclusione (scolastica e non solo) va continuamente supportata: senza apporti culturali, strategie a valenza tiflologica e servizi specifici collaterali non vive.

La realtà educativa dei non vedenti e ipovedenti richiama obbligatoriamente ed inderogabilmente la specificità. L'apparato scientifico che sottende l'area è carico di conoscenze, metodologie, didattiche peculiari frutto della storia e della ricerca educativa riferita alla realtà di chi non vede.

Elementi di configurazione di un SCTp

Un servizio che centri l'obiettivo primario garantendo diverse tipologie di intervento che nel loro insieme debbono costituire un corpus unico di azioni mirate all'inclusione

Una concezione di servizio che va nella direzione della complessità e non della parcellizzazione della persona che non vede in età evolutiva.

Persona che non è spezzettata, ma considerata nella sua unitarietà rispetto ai supporti che vengono proposti. In tal senso la figura del tiflologo è "unificante": nel contesto delle diverse entità che intervengono sul disabile visivo, egli ha la funzione di contribuire alla sintesi, soprattutto nei confronti della famiglia che, spesso, rischia di subire la parcellizzazione degli interventi stessi.

Un servizio dunque, che vada incontro, innanzitutto, alle esigenze del bambino/ragazzo, della famiglia, della scuola e del territorio.

Ogni SCTp dovrebbe prevedere un Centro di riferimento sul territorio ( Istituti, Centri Cons.za TD - Bic e Fed - UICI ecc *) in grado di mettere a disposizione :

Un patrimonio didattico e tecnologico innovativo per disabili visivi, con competenze mirate all'informazione e alla formazione nell'area della IT; la fornitura di sussidi didattici in rilievo e ingranditi (ciechi e ipovedenti) coerenti con i curricoli scolastici, i testi in braille, i percorsi didattici per l'informatica (tifloinformatica)

risorse umane, costituite da un gruppo qualificato di esperti (tiflologi e tifloinformatici) capaci di offrire know how di alta professionalità negli ambiti pedagogici e dei saperi tiflologici.

Un servizio che risponda al criterio di efficienza ed efficacia delle azioni intraprese:

Efficienza per quanto concerne la continuità e regolarità dell'intervento, la garanzia della qualità delle risorse messe a disposizione.

Efficacia per quanto concerne la pertinenza degli interventi centrati su metodologie e strategie didattiche di intervento a valenza tiflologica

Le leve strategiche su cui punta il servizio sono:

il sistema famiglia

il sistema scuola-formazione

il sistema territorio

A) Il Sistema famiglia

Offrire ai genitori e alla famiglia nel loro insieme, nella gestione del bambino/ragazzo disabile visivo, un aiuto concreto.

Nella concezione che considera la famiglia risorsa fondamentale per la crescita del bambino, l'intervento specialistico si propone di sollecitare, coinvolgere, aiutare i genitori - partendo dalle loro esigenze - ad affrontare la realtà evolutiva del loro figlio disabile visivo, (basti pensare alle autonomie personali, premessa indispensabile per ogni percorso di integrazione) con particolare attenzione alla fascia d'età 0-3.

La prima Consulenza tiflologica offre alla famiglia e al bambino accoglienza, supporto attraverso proposte e suggerimenti tiflopedagogici che rendano i genitori consapevoli di essere i primi protagonisti nell'educazione del proprio figlio, consapevoli delle loro modalità educative, delle loro potenzialità e risorse inducendo in loro cambiamenti positivi e duraturi nel tempo.

Il tiflologo aiuta ed accompagna i genitori a riconoscere i comportamenti, intesi come messaggi evolutivi, del loro bambino e a dare risposte educative adeguate.

Il servizio si articola attraverso la presa in carico del bambino e della sua famiglia presso il Centro e successivamente nelle strutture educative del territorio di residenza, con interventi centrati alla valorizzazione dello stesso e delle sue potenzialità, unitamente alla sua presentazione, con la specificità che lo caratterizza: esclusiva ma non escludente.

Un'azione che sostenga e protegga la famiglia dal senso di disorientamento che può investirla.

Centro e Famiglia

La famiglia può essere considerata la prima interprete dei bisogni del bambino disabile visivo esprimendo un supporto informale, nello stesso tempo però, il ruolo di "interprete" non può essere lasciato alla sola gestione genitoriale (della madre in genere) ma deve essere supportato, sostenuto, accompagnato da un supporto formale, di servizi offerti dal territorio. Dalla figura del tiflologo nello specifico ( inteso come educatore esperto che agisce collateralmente a un Centro che esprime un SCTp) il quale ha il compito di suggerire, indicare e orientare i genitori a cogliere i bisogni che il bambino esprime e le sollecitazioni che bisogna attivare, non tanto e solo i bisogni di bambino in quanto tale ma soprattutto anche come bambino che non vede o vede male. Un bambino che non tende, subito e spontaneamente, verso la padronanza dell'ambiente da un lato e dall'altro rischia di soffrire più del bambino vedente la crisi derivante dal normale allontanamento della madre.

In prima istanza il tiflologo, nel contesto del SCTp collabora con la famiglia affinchè:

l'aspetto relazionale e dell'affettività

l'aspetto della comunicazione

l'aspetto ludico/motorio

l'aspetto dello sviluppo del linguaggio collaterale a quello della tattilità (esplorazione)

vengano tenuti presenti e sollecitati nella quotidianità della vita domestica, preparando i genitori ad essere mediatori nello stimolare il piccolo a interpretare i segnali ambientali non percepiti dalla vista.

Elementi che necessitano di precisi interventi tiflopedagogici ( aree educative-abilitative-riabilitative) vissuti in condivisione con la famiglia nella dimensione dello spazio e del tempo unitamente a quella dell'affettività.

Considerazioni similari, non per questo meno specifiche, il Servizio rivolge al bambino ipovedente che "vede il mondo" ma, in base alla tipologia di deficit visivo, lo vede male, distorto, impreciso e come fonte di insicurezza.

Nel percorso di crescita del bambino/ragazzo si rivela fondamentale il ruolo della famiglia che, accolta dal Servizio tiflologico, viene presa in carico usufruendo di:

una guida continua nel tempo, che permetta alla famiglia di apprendere modalità educative adeguate in costante divenire con il crescere del bambino/ragazzo;

incontri di condivisione con altre famiglie intorno a problematiche comuni;

incontri tra ragazzi/ ragazze che vivono la stessa condizione;

condivisione del Progetto Educativo riferito al bambino e ulteriore condivisione anche alla luce del PEI;

un piano di consulenza periodica a domicilio;

fornitura ( o suggerimenti per) di materiali didattici e ludici specifici e presentazione di attività da svolgere nell'ambito familiare;

azione personalizzata intesa come supporto, da parte del tiflologo, nell'ambito dell'attività di autonomia motoria e personale già attuata a scuola.

Sostenere la famiglia nel processo di evoluzione emotivo-affettiva del proprio figlio aiutandola alla socialità, alla apertura agli altri, al contatto con le diverse realtà dell'ambiente di vita, alle realtà di tipo aggregativo. (vacanze, gruppi sportivi, campi scuola)

B) Il Sistema scuola/formazione

Il servizio ha come scopo quello di trasferire nelle realtà delle istituzioni educative il patrimonio che appartiene alla cultura pedagogica dei disabili visivi affinché lo "stare a scuola", per chi non vede, non sia una "giustapposizione fisica" ma reale momento formativo e di inclusione.

Attuare interventi tenendo conto delle nuove esigenze e dei cambiamenti normativi: la riforma de la Buona Scuola, l'autonomia della stessa, i curricoli formativi.

Non ultimo il confronto con gli insegnanti che debbono imparare a considerare la specificità metodologica per chi non vede, non come un elemento estraneo al loro operare, ma come una attenzione alle differenze in una scuola che non è più quella dell'uniformità.

Cosa occorre fare perché l'esperienza affettiva, scolastica, sociale di chi non vede sia valida, proficua e occasione di crescita psicologica, relazionale e cognitiva nonché occasione di sviluppo e di acquisizione dell'autonomia personale? Ancora, per meglio specificare: cosa bisogna fare per insegnare al bambino/ragazzo disabile visivo, dall'infanzia alla scuola superiore, a stare a scuola e nella società, alla pari degli altri, unitamente alla specificità che lo caratterizza?

Nella attuale scuola che vede ormai come dato consolidato l'inserimento degli allievi disabili, e tra questi quelli visivi, è ancora necessario suggerire agli insegnanti i percorsi metodologico-didattici specifici che tengano conto della peculiarità dei bisogni formativi del cieco e dell'ipovedente unitamente alla esigenza di partecipare, alla pari degli altri, allo sviluppo dei curricoli dei vari ordini di scuola (comprese le tematiche e le operatività introdotte dalla innovazione tecnologica, curate nell'ambito dell'area tifloinformatica).

Perché il metodo di approccio a un problema, al nostro problema, sia efficace occorre che sia dinamico, capace di agire nella quotidianità del fare scuola per prescrivere soluzioni o indicare strategie, far conoscere strumenti, portare materiali.

Occorre tenere sempre in forte evidenza cosa si può offrire, a chi e come. Il Tiflologo entra nella scuola con una specifica professionalità. Per quanto concerne la realtà dell'età evolutiva dei disabili visivi, le nostre strutture si debbono presentare come strutture in grado di dare risposte a seconda delle diverse tipologie di bisogni partendo dalla realtà individuale dei soggetti richiedenti.

CONSIDERAZIONE 1: la scuola per le sue specifiche caratteristiche organizzative e contrattuali non può in maniera costante muoversi verso i centri specializzati. È il centro specializzato che, in determinati momenti, si muove verso il territorio in cui la scuola è ubicata senza escludere, ovviamente, tutte le forme di contatto e comunicazione contemplate dal mondo tecnologico.

CONSIDERAZIONE 2: prioritaria importanza per il SCTp assumono le risorse strumentali, tecnologiche, e di apparato presenti nella sede che eroga il servizio quali: il settore libri di testo, il settore materiali didattici, il settore tecnologia assistiva.

Centro e SCTp RICERCA TIFLOPEDAGOGICA PER LA DISABILITÀ VISIVA NELL'ETÀ EVOLUTIVA

Il SCTp mantiene un confronto costante e dialettico fra le agenzie educative, famiglia e scuola e i servizi riabilitativi e il territorio.

La "mission" del Centro si pone come obiettivo la crescita armonica, globale e felice del bambino gravemente disabile visivo e la sua piena integrazione sociale e culturale aiutando e guidando i genitori, i riabilitatori, gli educatori, a conoscere e a comprendere la sua organizzazione mentale e psicologica; scoprire le risorse della percezione tattile e sviluppare le potenzialità visive residue, (dati forniti dagli oftalmologi e/o ortottisti) per garantire al bambino, sul piano educativo, una positiva e costruttiva relazione con il mondo, fornendo contemporaneamente gli aiuti e le proposte necessarie per potenziare le sue capacità globali.

Obiettivo primario del servizio è quello di offrire a tutte le componenti coinvolte nel processo educativo del disabile visivo la possibilità di conoscere e acquisire strategie, metodologie, tecniche e materiali indispensabili per rispondere correttamente ai bisogni che il soggetto presenta, soprattutto quello fondamentale dell'istruzione. Senza interventi specifici, legati ai saperi tiflopedagogici, il cieco e l'ipovedente grave non possono fare un percorso scolastico alla pari degli altri.

Azioni

Il servizio, attraverso il tiflfologo, attua:

valutazione tiflopedagogica e intervento di abilitazione educativa e riabilitativa precoce;

consulenza tiflopedagogica diretta alle famiglie, alle strutture educative, agli organismi territoriali, sia presso la nostra sede che negli ambienti di vita del bambino/ragazzo;

interventi di supporto agli insegnanti ed educatori con attenzione alla trasferibilità delle tecniche e delle metodologie tiflodidattiche più adeguate per il disabile visivo;

compilazione della Diagnosi Funzionale, in collaborazione con i servizi scolastici e territoriali, nell'ambito della stesura del Progetto Educativo Individualizzato;

il supporto tiflologico agli assistenti alla comunicazione che interagiscono con i servizi sociali comunali e altri servizi territoriali per la predisposizione, quando è necessario, di progetti personalizzati.

fornitura dei materiali didattici specifici per disabili visivi, dei testi trascritti in braille e a caratteri ingranditi personalizzati o su supporto digitale, in base alle caratteristiche individuali.

Supporto tifloinformatico (vedi capitolo dedicato)

CENTRO E SCTp : ATTIVITÀ DI VALUTAZIONE TIFLOPEDAGOGICA E INTERVENTO DI ABILITAZIONE EDUCATIVA NELL'INFANZIA

Il Centro attua una valutazione tiflopedagogica partendo dal principio che i primi anni di vita del bambino sono fondamentali per lo sviluppo delle funzioni neuropsicologiche necessarie per una armonica crescita intellettiva, affettiva, relazionale e comunicativa.

Infatti la qualità e la quantità degli stimoli, che arrivano al bambino attraverso i canali sensoriali, promuovono e condizionano, in gran parte, il processo maturativo e, nel medesimo tempo, accrescono nuove capacità che gli permettono di elaborare le informazioni dell'ambiente circostante, aiutandolo a stabilire e a strutturare le prime relazioni con il mondo con particolare attenzione alla fascia d'età 0 - 3 anni.

La grave disabilità visiva priva il bambino di una serie importante di stimolazioni, ciò può alterare il ritmo della sua crescita e modificare il processo di sviluppo, rendendo più difficoltoso il dialogo tra il bambino e il suo ambiente.

Il suo positivo sviluppo è in relazione diretta con la qualità e la ricchezza delle proposte educative, con le esperienze sistematiche che riceve dalla famiglia, dall'ambiente e dalle prime strutture educative.

Quando un canale di informazione, importante come la vista, viene a mancare è fondamentale offrire un intervento educativo precoce che compensi il bambino delle carenze derivate dalla mancanza o dalla ridotta percezione visiva, faciliti il processo di conoscenza e limiti l'insorgere dei possibili effetti secondari della minorazione.

Nella certezza che precoci, tempestivi e mirati interventi pedagogici esercitino una influenza decisiva sui futuri percorsi di crescita del bambino, il servizio di consulenza ha l'obiettivo fondamentale di favorire, fin dalla prima infanzia, lo sviluppo del bambino e la sua crescita ponendo come centralità la dimensione educativa nella sua globalità, e individuando le strategie in grado di dare risposta ai bisogni che presenta nelle diverse situazioni di vita quotidiana (l'autonomia, il primo orientamento, la conoscenza della realtà ecc.)

Il Servizio di Consulenza si articola in fasi che sono strettamente interdipendenti.

La prima fase vede la presa in carico del bambino e della sua famiglia presso il Centro attraverso:

una Valutazione Tiflopedagogica dinamica centrata sull'analisi e l'approfondimento del Potenziale di Apprendimento del bambino, con interventi educativi interattivi anche alla presenza dei genitori.

Nel contesto di attività stimolo il bambino viene osservato e valutato:

nell'area della comunicazione e della relazione

nell'area psicomotoria

nell'area cognitiva in situazioni di problem-solving

nell'area dell'autonomia, in attività di vita quotidiana.

Il tiflologo in situazione di osservazione,ha competenza per indicare:

in base al residuo visivo del bambino, percorsi didattici visuo-percettivi, per una attività che accresca l' "imparare a vedere" (per bambini ipovedenti)

un recupero plurifunzionale per un'attivazione plurisensoriale per l'imparare a toccare, ad ascoltare ecc;

percorsi metodologici per la promozione dell'autonomia quotidiana (in base all'età);

interventi nel settore dell'orientamento e della mobilità partendo, nella fase iniziale, dall'autonomia nel contesto di una pedagogia del movimento;

Il tiflologo, in base ad una analisi psicopedagogica, e ad una lettura anamnestica dei dati, elabora la stesura degli obiettivi educativi e di apprendimento (abilità e competenze) in relazione alle diverse età e tipologie di curricolo scolastico.

L'osservazione, l'intervento diretto nelle diverse dimensioni proposte, uniti alla storia e alle informazioni raccolte nel colloquio con i genitori, garantiscono una valutazione e un intervento specifico unico come unico è il bambino che è accolto nel nostro Centro.

ecc)

Centro e Territorio - Scuola e Istituzioni educative

Il secondo momento riguarda la consulenza in situazione, l'informazione sul territorio, per la nostra parte di competenza, ai diversi servizi riabilitativi, agli educatori e agli insegnanti direttamente presso la loro struttura, volte a dare avvio al lavoro di rete territoriale in situazione.

Questo momento prevede una "fase preparatoria" rivolta alla scuola a sostegno dei genitori e si concretizza attraverso:

colloquio con la famiglia in merito alla scelta della scuola e se necessario l'accompagnamento nel percorso d'iscrizione, soprattutto nei delicati passaggi di ordine e grado di scuola

riunioni informative con le strutture che avranno iscritto il bambino per la cura del passaggio, o per il primo ingresso, nella nuova struttura scolastica

presentazione del bambino alla scuola di competenza e conoscenza diretta dal punto di vista fisico degli ambienti per una veloce e consapevole autonomia negli spazi.

L'intervento di consulenza diretta presso la singola struttura educativa continua durante l'intero anno scolastico.

Il Tiflologo:

programma periodiche e sistematiche osservazioni del bambino/ragazzo condotte in classe sia durante lo svolgimento delle normali attività, sia in situazioni di interazione con adulti e compagni;

(La quantificazione degli interventi tiflologici è dettata dalla singola situazione collateralmente al progetto educativo).

attua interventi col bambino/ragazzo stesso in funzione dimostrativa per gli insegnanti, relativi alle sue modalità di conoscenza, al suo processo di apprendimento, alle tecniche di orientamento e mobilità, all'uso di strumenti e delle tecniche di rappresentazione (es. l'insegnamento del braille linguistico e matematico, la lettura delle mappe tattili, le tecniche per l'autonomia ecc..).

collabora alla stesura collegiale del Progetto educativo con gli obiettivi specifici nelle diverse aree e discipline.

analizza e individua con gli insegnanti la trasferibilità dei contenuti previsti nella programmazione di classe e ricerca soluzioni didattiche recepibili anche dal bambino/ragazzo con disabilità visiva (come il cieco e l'ipovedente possono affrontare le diverse materie scolastiche).

conduce con i docenti e con i genitori momenti di verifica sull'acquisizione delle competenze previste nel Progetto Educativo e dell'acquisizione di tecniche operative specifiche.

Negli incontri periodici promuove con i docenti:

l'analisi e la discussione sulle variabili emerse dall'osservazione e dall' intervento diretto sul piano cognitivo, relazionale e dell'autonomia;

l'aggiornamento degli obiettivi stesi nel Progetto Educativo Individualizzato;

l'approfondimento di nuovi percorsi didattici e l'utilizzo di materiali specifici;

l'introduzione delle nuove tecnologie informatiche (in base alle capacità individuali);

incontri programmati per una ri-valutazione periodica.

C) Il Sistema territorio

La complessità del problema comporta l'attenzione alla realtà ambientale nella quale il bambino/ragazzo che non vede vive ed è inserito, ad altri operatori che in qualche misura intervengono (per esempio per la dimensione clinica, o riabilitativa o socio-assistenziale) nel processo di integrazione.

Tale impostazione metodologica si sforza di considerare il SCTp nella dimensione della presa in carico intesa come "sistema", e considerare il bambino/ragazzo nella sua complessità cognitiva relazionale, sociale, in più contesti.

Le leve strategiche sopraccitate sono fattori discriminanti in grado di tenere conto dell'alta specificità del problema.

Anche qui, il problema è affrontato da un'equipe di esperti pedagogisti della disabilità visiva composta, tra gli altri, dal tiflologo (per la formazione del tiflologo vedi documenti presentati dal network)

Centro e unità territoriali

Il Tiflologo collabora per gli aspetti non strettamente educativi, con i servizi territoriali e collabora con le Equipe di riferimento attraverso:

la relazione con le strutture riabilitative e delle ASL per la stesura (se richiesta) della parte competente della Diagnosi Funzionale;

il coordinamento in situazioni particolari (soprattutto come aiuto alla famiglia) fra i diversi interventi pluridisciplinari;

la sensibilizzazione presso i Centri di aggregazione territoriale a supporto delle attività extra scolastiche in collaborazione con l'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti;

la sensibilizzazione per garantire una buona comunicazione tra i genitori e le diverse realtà territoriali;

Centro e Tifloinformatica

Il progetto, rivolto a ragazzi con minorazione visiva, ha come scopo la conoscenza e l'utilizzo a scuola della strumentazione informatica e dei software più adeguati.

L'utilizzo del computer persegue l'obiettivo della comunicazione del non vedente nel contesto classe per favorire la fruizione di informazioni e dati, nonché la produzione individuale. La proposta di consulenza tifloinformatica è rivolta oltre che agli alunni anche ai docenti di sostegno e curriculari attraverso l'intervento diretto a scuola nell'ambito del SCTp.

Tutto il settore informatico rappresenta comunque una nuova frontiera, in parte esplorata in parte ancora del tutto da scoprire. Se da un lato sono stati compiuti notevoli progressi per quanto concerne l'accessibilità all'ambiente windows in molte sue funzioni, dall'altro non bastano mai gli sforzi compiuti, attraverso lo studio di nuovi software, per rendere completamente fruibile la macchina e le sue potenzialità da parte del non vedente.

È una nuova frontiera perché apre nuovi spazi, sul piano della comunicazione, in quanto amplia a dismisura la possibilità di dare e ricevere informazioni mettendo i ragazzi disabili visivi in condizione di parità, o almeno nella condizione di accorciare le distanze, con gli altri che disabili non sono.

Il Servizio di Consulenza Tifloinformatica è condotto dal tifloinformatico, esperto di informatica e metodologia didattica relativa alla tecnologia assistiva - periferiche specifiche per non vedenti e ipovedenti che, in collaborazione con la scuola e/o la famiglia abilita il ragazzo all'uso delle strumentazioni ( display braille, del software per l'accesso a windows e delle principali funzioni, ecc)

ATTIVITÀ (alcuni esempi)

intervento del tifloinformatico verso il personale educativo e docente (insegnanti curricolari, di sostegno e/o assistente alla comunicazione) che opera con bambini/ragazzi che utilizzano il P.C.

intervento del tifloinformatico per i bambini, dell'avvio alla alfabetizzazione informatica fino ai moduli avanzati di approfondimento per ragazzi delle scuole superiori

Il percorso formativo informatico si articola in:

Formazione di base

Approccio fisico agli strumenti informatici

Apprendimento mnemonico della tastiera

Programma di scrittura e primi comandi

scrittura testo iniziale

avvio autonomo degli strumenti

scrittura testo avanzata

Diario scolastico

Formazione avanzata

Utilizzo dei dizionari digitali (CD-ROM)

Gestione degli archivi

Le "Risorse del computer"

Creazione cartelle e gestione dei files

Utilizzo delle memorie rimovibili (USB-Disk, CD-ROM, DVD).

Gestione testi scolastici

Introduzione di software specifici per operare sui testi digitali

Utilizzo dello scanner

Accesso autonomo a informazioni su supporto cartaceo

Gestione argomenti matematici

Introduzione di software specifici

Utilizzo di Internet

Posta elettronica - Navigazione - Ricerche in Internet

Download di testi da siti specializzati

A seconda del livello di conoscenza dell'allievo dei diversi ambiti informatici, si seguirà il percorso formativo indicato.

Viene rivolta attenzione anche alla famiglia in quanto, attraverso un'adeguata informazione sulle nuove tecnologie per disabili visivi, può offrire un buon aiuto a casa al proprio figlio che utilizza il P.C.

È auspicabile che il Centro sia dotato di attrezzature con postazioni per non vedenti e ipovedenti in grado di soddisfare tutte le esigenze.

ASSISTENTI ALLA COMUNICAZIONE

Il SCTp che prende in carico il bambino/ragazzo disabile visivo opera, come già accennato, anche con la figura dell' "Assistente alla Comunicazione" al quale debbono essere fornite indicazioni, suggerimenti, metodi per quanto concerne la sua azione di supporto al percorso educativo e di integrazione del soggetto in carico.

L'Assistente alla Comunicazione si trova a collaborare concretamente col tiflologo per condividere finalità e obiettivi. Se all'assistente viene fornita una adeguata informazione sulle fondamentali problematiche pedagogiche che investono chi non vede, sulle didattiche peculiari, oltre, naturalmente, alla conoscenza delle caratteristiche personali del singolo minore in carico, allora sarà un validissimo e importantissimo supporto per il soggetto e per la famiglia.

Formazione Assistenti alla Comunicazione (vedi materiali prodotti da Network).

Tale preparazione può essere fornita solo se si tiene conto della specificità tiflologica, sostenuta da un apparato laboratoriale tiflotecnico, tifloinformatico, tiflodidattico e tiflobibliografico presenti nel loro insieme in un CENTRO.

L'azione SCTp si sviluppa inoltre nella supervisione dell'attività condotta dall'Assistente alla Comunicazione con il disabile visivo al fine di fornire alla famiglia un riscontro costante e condiviso dei traguardi raggiunti, sviluppando di conseguenza un legame, ancora più significativo con il territorio e le diverse opportunità che da esso provengono.

La supervisione inoltre ha lo scopo di mantenere in focus gli obiettivi fissati, ricevere il feed-back del monitoraggio sul singolo, al fine di permettere al tiflologo di definire, in caso di necessità, le nuove strategie più opportune e di presentarle a scuola e/o alla famiglia.

(anche qui si rimanda alla produzione del materiale del network)

Ogni Centro, se non dispone in proprio di tutto il necessario, dovrà essere in rete con altri

Centri in modo tale che l'offerta sul territorio sia omogenea.

Primo esempio

Centro e Servizio Trascrizioni- Braille Caratteri ingranditi e Supporto digitale

- Le ragioni del servizio

Il Centro Trascrizioni Braille e a Caratteri Ingranditi provvede ad una fondamentale esigenza degli studenti con disabilità visiva che frequentano la scuola di tutti: quella di studiare sugli stessi libri di testo utilizzati dai compagni di classe. La condivisione dei contenuti di studio costituisce un fattore importantissimo di integrazione per gli studenti; di questo servizio si avvantaggiano anche gli insegnanti che possono contare su un ausilio da loro conosciuto e comune a tutto il gruppo classe. La famiglia stessa attribuisce al testo in braille o ingrandito un alto valore simbolico oltre che funzionale e pratico.

-I criteri di trascrizione

Le illustrazioni:

I testi braille non contengono illustrazioni, ma le figurazioni in rilievo e/o i materiali didattici tattili relativi ai contenuti dei testi vengono selezionati da cataloghi specifici (Federazione ed Istituzioni federate) e consegnati insieme ai testi a cura del tiflologo che ha in carico l'allievo.

Per quanto riguarda i testi per gli allievi ipovedenti, si tratta di illustrazioni opportunamente adattate, attraverso l'adozione di criteri rappresentativi e grafici specifici,volti a facilitare la percezione e la decodifica delle immagini. Le illustrazioni messe a punto sono personalizzate per dimensione e colore e inserite nei rispettivi testi scolastici.

I formati dei testi

Le modalità del servizio

Secondo esempio: Centro e Sussidi Tiflodidattici

Le ragioni del servizio

Un ruolo di primo piano svolge il Centro unitamente al Materiale Didattico, dedicato ai disabili visivi che frequentano le scuole del territorio: sussidi didattici tattili o visivo-tattili per il gioco, l'apprendimento, lo studio delle discipline. Questo settore risponde all'esigenza espressa da insegnanti, studenti e genitori, che desiderano disporre di un repertorio organico di sussidi didattici da utilizzare nelle quotidiane attività scolastiche oltre che a casa per i "compiti" o per altre attività. Un buon repertorio può contribuire - se non proprio competere - con gli apparati didattici e iconografici così diffusi per i vedenti nelle scuole e con i testi scolastici e sono da considerare fondamentali per lo sviluppo cognitivo e per la comunicazione didattica.

A questa molteplicità di stimoli i ragazzi non vedenti possono partecipare grazie alla percezione tattile. Se opportunamente educata, è efficacissima non solo per la discriminazione di oggetti, spazi e ambienti di vita e per la lettura del Braille, ma anche per il riconoscimento e lo studio di contenuti e figurazioni in rilievo relativi alle diverse discipline scolastiche. Il materiale didattico tattile diventa quindi occasione per esercitare e sviluppare le potenzialità sensopercettive e cognitive dei bambini/ragazzi e contribuisce significativamente a sostenere l'attenzione e la motivazione. Inoltre risponde alle finalità dei curricoli scolastici e può essere inserito nell'ambito delle comuni attività didattiche proposte nelle scuole, favorire un effettivo apprendimento e sviluppo delle conoscenze oltre ad essere strumento "inclusivo". Per le tipologie di materiale, le tecniche di realizzazione, le modalità del servizio si prega di consultare i cataloghi esistenti / e l'enciclopedia multimediale della Federazione Pro Ciechi Tiflopedia.

Scheda sintetica dei servizi tiflologici:

1) Consulenza tiflopedagogica presso le scuole

2) Consulenza tiflopedagogica presso la famiglia

3) Consulenza tiflopedagogica presso centri specifici del territorio (riabilitativi, aggregati, clinici)

4) Consulenza tiflopedagogica presso strutture territoriali a valenza socio-educativa

5) Consulenza per valutazione tiflopedagogica e intervento educativo nella prima infanzia

6) Consulenza tifloinformatica con l'allievo presso la scuola e/o presso la famiglia

7) Consulenza supporto all'attività dell'Assistente alla Comunicazione

8) Fornitura di materiale didattico in rilievo, all'allievo e alla famiglia, per non vedenti / ingrandito e specifico per ipovedenti

9) Fornitura all'allievo di testi scolastici in braille , a caratteri ingranditi e su supporto informatico per non vedenti e ipovedenti.

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L'agenda: appuntamenti del mese di ottobre

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Flashback: nel mese appena trascorso

Appuntamenti del mese di settembre:

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