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Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ONLUS
Consiglio Regionale della Lombardia


IL BLOCNOTES

NOTIZIARIO INFORMATIVO DEL CONSIGLIO REGIONALE LOMBARDO DELL'UNIONE ITALIANA DEI CIECHI E DEGLI IPOVEDENTI

A cura di Massimiliano Penna

Agosto 2016

SOMMARIO

Dalla sezione di brescia

Corso professionale di informatica per operatori di ufficio

La Commissione Lavoro della sezione di Brescia dell'Unione Italiana Ciechi ed Ipovedenti Onlus sta organizzando, in collaborazione con I.Ri.Fo.R., per il 6 settembre alle 15.30 presso la sede sezionale in via Divisione Tridentina n. 54 a Brescia, un incontro per presentare un'importante opportunità formativa. L'inizio del corso è previsto per settembre/ottobre. Si tratta di un corso professionale di informatica per operatori di ufficio, che prevede moduli per il conseguimento dell'ECDL, successivamente arricchiti da nozioni concernenti marketing e comunicazione, inglese e basilari nozioni di autonomia personale per affrontare al meglio l'ambiente di lavoro in relazione alla disabilità visiva. Sono in atto importanti e proficui contatti, al fine di rendere possibile lo svolgimento di tirocini presso alcune aziende, fermo restando l'effettiva disponibilità di queste ultime. L'incontro sarà un importante momento informativo riguardo il corso stesso, ma anche un'ottima occasione per affrontare insieme un confronto sulle nuove possibilità lavorative dei disabili visivi. Alla luce di ciò, la partecipazione all'incontro del 6 settembre è fortemente consigliata anche a chi ha già un percorso scolastico importante al proprio attivo e a chi ha già conseguito l'ECDL negli scorsi anni. La referente della Commissione Lavoro e dei Giovani della sezione di Brescia, Daniela Fiordalisi, è a disposizione per eventuali richieste di chiarimento contattando, tra le 14 e le 18 esclusi sabato e festivi, il numero telefonico da richiedere alla Sezione U.I.C.I. di Brescia.

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Comunicato stampa - Grande preoccupazione per gli studenti con disabilità visiva

C'è grande preoccupazione per il futuro scolastico delle ragazze e dei ragazzi con disabilità visiva. Il processo di riordino delle funzioni delle Province ha determinato ritardi, rallentamenti, ridimensionamenti e, spesso vuoti nell'esercizio delle funzioni relative all'assistenza per l'autonomia e la comunicazione personale degli alunni con disabilità fisiche o sensoriali, funzioni ora attribuite alle Regioni.

A meno di due mesi dall'inizio del nuovo anno scolastico, migliaia di alunni disabili visivi non sanno poi se potranno continuare a fruire dei servizi educativi integrativi, in ambito scolastico ed extrascolastico; dei servizi di trascrizione dei libri di testo in caratteri braille e in caratteri di stampa ingranditi; dei servizi di produzione e distribuzione degli ausili tiflodidattici e tifloinformatici; dei servizi di trasporto casa-scuola-casa e delle rette di frequenza degli Istituti specializzati.

La Presidenza Nazionale dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ha inviato una lettera a firma del Presidente Mario Barbuto ai tanti interlocutori coinvolti (a partire dal Presidente del Consiglio Matteo Renzi, al Ministro dell'Economia e delle Finanze Pier Carlo Padoan, al Ministro dell'Interno, Angelino Alfano, al Ministro dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca Stefania Giannini, al Ministro per gli Affari regionali e Autonomie Enrico Costa, al Presidente della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome Stefano Bonaccini, al Coordinatore dell'Ottava Commissione 'Politiche sociali' e della Nona Commissione 'Istruzione, Lavoro, Innovazione e Ricerca' della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, oltre a tutti i Presidenti delle Regioni e delle Province autonome italiane), chiedendo di conoscere:

1. Gli interventi finalizzati all'assistenza, all'autonomia e alla comunicazione personale degli alunni con disabilità fisiche o sensoriali, realizzati attingendo allo stanziamento di 30 milioni di euro (di cui all'art. 8, comma 13-quater, del decreto-legge 19 giugno 2015, n. 78, convertito con modificazioni dalla legge 6 agosto 2015, n. 125).

2. I criteri di riparto e il riparto del contributo di 70 milioni di euro disposto, per l'anno 2016, con la legge di stabilità, relativamente all'assistenza per l'autonomia e la comunicazione personale degli alunni con disabilità fisiche o sensoriali.

L'Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti chiede, altresì,

A. Che per l'esercizio delle predette funzioni, siano accantonati, a decorrere dal 2017, nei bilanci di tutte le Regioni e delle Province Autonome, fondi idonei a garantire livelli essenziali di prestazione in materia di assistenza educativa all'autonomia e alla comunicazione degli alunni con disabilità visiva (attività integrative scolastiche e domiciliari, trascrizioni e adattamento libri di testo, materiali didattici speciali, ausili tiflo-informatici, residenzialità presso istituti specializzati) e in materia di servizi di supporto organizzativo all'inclusione scolastica (trasporto casa-scuola-casa, somministrazione di farmaci in orario scolastico, ecc.).

B. Che per evitare l'eccessiva frammentazione delle risorse, le funzioni di cui trattasi siano attribuite alle Città metropolitane e alle Province/Enti di area vasta.

C. Che in caso di affidamento a soggetti terzi dei servizi di assistenza, autonomia e comunicazione degli alunni con disabilità visiva, il personale impiegato sia in possesso di specifica formazione e che la qualità delle prestazioni rese sia monitorata, anche attraverso la rilevazione del livello di soddisfazione degli utenti.

D. Che l'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, depositaria, per legge, della tutela e della rappresentanza degli interessi morali e materiali dei ciechi, sia tenuta come interlocutore permanente di riferimento per quanto attiene la progettazione delle attività integrative e dei servizi di supporto all'inclusione scolastica degli alunni in situazione di minorazione visiva, ai diversi livelli di competenza istituzionale e territoriale.

Per ulteriori informazioni:

Chiara Giorgi

Per l'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti

Email: c.giorgi@i-mage.com

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Lecco - The Floating Piers, ponte di solidarietà per le disabilità!

Domenica 26/06 un gruppo di soci, amici e simpatizzanti dell'Unione Italiana Ciechi ed Ipovedenti della sezione di Lecco con molta curiosità si è recata sul Lago d'Iseo , per partecipare all'evento mediatico Floating Piers camminare per qualche ora sulla passerella di Christo.

La mattina tutti hanno potuto conoscere questo artista bulgaro, da anni noto ai più col nome di Christo, alla mostra, a lui dedicata, all'interno del Museo di Santa Giulia di Brescia.

Partendo dall'idea che l'arte deve essere libera, egli non fa mai pagare un biglietto d'ingresso, pagando di persona le sue opere, ma soprattutto desidera che l'immortalità della stessa opera sia direttamente legata al ricordo di chi le visita. Riveste statue, ponti, alberi ed in questo caso unisce rive lacustri con tessuti e corda di diversi colori e spessore, a secondo di ciò che devono suscitare, perchè ritenuti più vivi della inerte e fredda pietra.

E così passeggiare sulla passerella larga 14 metri di colore arancione cangiante, anche se è stata preceduta da un tratto su cui c'era una calca di gente, è stata un'emozione unica: ci si sentiva cullati dolcemente da bolle d'acqua ed accarezzati da un leggero venticello, che ha allontanato delle nuvole minacciose

L'esperienza si è ulteriormente arricchita anche grazie a una preziosa tavoletta di gomma, in rilievo, "Walk on Water, never alone", che ha permesso ai non vedenti come utile guida, di avere, attraverso l'esplorazione tattile, un approccio al caratteristico percorso realizzato sul Lago d'Iseo. Questa tavoletta è stata voluta e disegnata da Elisa Lottici, una giovane donna non udente, che considera la stessa "Un piccolo strumento per una grande impresa Un ponte tra il buio e la luce. L'arte non deve essere prerogativa esclusiva di chi la può vedere, così come la musica non lo è per chi la può ascoltare".

quando la propria disabilità va incontro a quella degli altri si abbattono concretamente le barriere di appartenenza ad una categoria di disabili, che vede solo i propri diritti e non quelli degli altri.

Mentre non è sempre facile, trovare delle linee guida convergenti da parte dei vertici delle grandi associazioni storiche, le persone semplici riescono, con gesti ancora più semplici, ma efficaci,a raggiungere grandi obiettivi.

Così questo non è solo il primo strumento pensato per le opere di Christo, ma anche un ponte di solidarietà tra due diversità.

Se l'arte poetica di Christo fa sentire meno spettatori e più protagonisti dell'opera stessa i suoi visitatori, "Walk on Water, never alone" di Elisa fa sentire le suggestioni uniche ed irripetibili del Floating Piers più vicina ai non vedenti.

Ed allora: grazie Elisa!!

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La Provincia di Como del 05-07-2016

Filo diretto con l'inps. Gli incentivi per assumere persone con disabilità

Al fine di realizzare una concreta promozione dell'inserimento e dell'integrazione lavorativa delle persone con disabilità nel mondo del lavoro, è stato previsto, a favore dei datori di lavoro, un incentivo di tipo economico, collegato alla retribuzione percepita dal lavoratore con disabilità, che varia in funzione del grado e della tipologia di riduzione della capacità lavorativa della persona assunta.

COSA CAMBIA. Dal primo gennaio 2016, infatti, è possibile per le aziende (che siano in regola con il pagamento dei contributi previdenziali) fruire di un nuovo incentivo che varia, rispetto a quanto precedentemente previsto, sia nella misura/importo sia per le modalità di richiesta. Le domande devono essere inviate telematicamente all'Inps dai datori di lavoro e, dopo le verifiche effettuate, se approvate, consentiranno l'utilizzo dell'incentivo. La circolare 99/2016 del 13 giugno 2016, cui si rinvia per le specifiche indicazioni tecniche, disciplina il nuovo incentivo per le assunzioni delle persone che abbiano una riduzione della capacità lavorativa superiore al 67 per cento, come meglio precisato nella stessa circolare. L'incentivo spetta per le assunzioni e le trasformazioni a tempo indeterminato, anche a tempo parziale, decorrenti dal 1° gennaio 2016, e anche per i rapporti di lavoro subordinato associativo, a domicilio, a scopo di somministrazione (incentivo in capo all'utilizzatore per il periodo di utilizzazione). Per i lavoratori con disabilità intellettiva e psichica superiore al 45% l'incentivo può essere riconosciuto non solo per le assunzioni/trasformazioni a tempo indeterminato ma anche per quelle a tempo determinato, purché di durata non inferiore a dodici mesi.

LA MISURA. La misura del beneficio, nei limiti dei finanziamenti disponibili, come sopra anticipato, varia in base alle caratteristiche del lavoratore assunto e del rapporto di lavoro instaurato ed nella misura di una percentuale della retribuzione mensile lorda imponibile ai fini previdenziali: 1. al 70% per i lavoratori disabili assunti a tempo indeterminato che abbiano una riduzione della capacità lavorativa superiore al 79 per cento e per i lavoratori con disabilità intellettiva e psichica che comporti una riduzione della capacità lavorativa superiore al 45 per cento 2. al 35% per i lavoratori disabili che abbiano una riduzione della capacità lavorativa compresa tra il 67 per cento e il 79 per cento.

LA DURATA. Anche la durata del beneficio varia in base alle caratteristiche del lavoratore assunto e alla tipologia del rapporto di lavoro instaurato : 1. 60 mesi: assunzione a tempo indeterminato di lavoratori con disabilità intellettiva e psichica che comporti una riduzione della capacità lavorativa superiore al 45 per cento; 2. 36 mesi: assunzione a tempo indeterminato di lavoratori disabili che abbiano una riduzione della capacità lavorativa superiore al 67, se a tempo determinato (non inferiore a 12 mesi) per tutta la durata del contratto, nel limite dei 36 mesi. Si precisa che l'incentivo spetta a condizione che l'assunzione (ovvero la trasformazione a tempo indeterminato di un rapporto a termine) determini per l'azienda un incremento occupazionale netto rispetto alla media dei lavoratori occupati nei dodici mesi precedenti. Tuttavia, l'incentivo è comunque applicabile qualora non vi sia stato incremento occupazionale a seguito di: dimissioni volontarie, invalidità, pensionamento per raggiunti limiti d'età, riduzione volontaria dell'orario di lavoro, licenziamento per giusta causa. Ovviamente l'incremento occupazionale deve essere rispettato, al contrario, in presenza di licenziamenti per riduzione di personale. Per la valutazione dell'incremento occupazionale è necessario considerare le varie tipologie di lavoratori a tempo determinato e indeterminato, salvo il lavoro cosiddetto accessorio. Il lavoratore assunto - o utilizzato mediante somministrazione - in sostituzione di un lavoratore assente non deve essere computato nella base di calcolo, mentre va computato il lavoratore sostituito. È importante sapere che, in ragione della finalità di realizzare una concreta promozione dell'inserimento e della integrazione lavorativa delle persone disabili nel mondo del lavoro, il datore di lavoro può godere per il medesimo lavoratore di più benefici, purché la misura complessiva degli incentivi non superi la misura del 100% dei costi salariali. Il limite alla possibilità di cumulare diversi benefici va ricercato nella normativa comunitaria in materia di aiuti di Stato, cui si rinvia.

di Filippo Pagano

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Superando.it del 07-07-2016

I regolamenti comunali e la compartecipazione alle spese

«I Comuni devono applicare quanto previsto dalla normativa nazionale sull'ISEE (Indicatore della Situazione Economica Equivalente)»: è probabilmente questo l'aspetto più importante del provvedimento con cui il TAR della Lombardia, accogliendo un ricorso della Federazione LEDHA, dell'ANFFAS Lombardia e dell'ANFFAS Martesana, ha bocciato il Regolamento di un Comune del Milanese (Vimodrone), che sostanzialmente imponeva alle persone con disabilità di dar fondo ai propri magri risparmi, per pagare le rette delle Residenze (RSD) in cui sono ricoverati.

Pubblicato nello scorso mese di marzo dal Comune di Vimodrone (Milano), il Regolamento per la realizzazione degli interventi e prestazioni di servizi in campo sociale prevedeva, secondo la LEDHA (la Lega per i Diritti delle Persone con Disabilità, che costituisce la componente lombarda della FISH-Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap), «criteri illegittimi per la compartecipazione alla spesa della retta delle RSD (Residenze Sanitarie per Persone con Disabilità)». Per questo, dunque, la Federazione è ricorsa al TAR (Tribunale Amministrativo Regionale) della Lombardia, che nei giorni scorsi ne ha accolto la richiesta, disponendo la sospensiva di quel Regolamento.

«Nel caso delle persone con disabilità ricoverate in strutture residenziali - si legge in tal senso in una nota diffusa dalla stessa LEDHA - il Regolamento stabilito dal Comune di Vimodrone prevede che, a prescindere dal valore dell'indicatore ISEE (l'Indicatore della Situazione Economica Equivalente, che nemmeno si considera a fini partecipativi, ma solo al fine di individuare la "soglia di ammissione" all'integrazione comunale della retta, quindi in modo discutibile, se non inaccettabile) il cittadino debba "consumare" tutto il proprio patrimonio fino al valore di 5.000 euro, al di sotto del quale, solo e probabilmente, il Comune interverrà a integrare la retta. ?Il 30 maggio, dunque, assieme all'ANFFAS Lombardia (Associazione Nazionale Famiglie di Persone con Disabilità Intellettiva e/o Relazionale) e all'ANFFAS Martesana, abbiamo presentato ricorso contro quello stesso Regolamento».

«Ai Giudici - commenta Massimiliano Gioncada, avvocato che ha patrocinato il ricorso - è bastata una prima lettura per rendersi conto che le regole di cui il Comune si era dotato sono palesemente contrastanti rispetto al dettato della legge [DPCM 159/13, che ha riformato l'ISEE, N.d.R.]».

Ora, per la sentenza vera e propria sarà necessario aspettare ancora diversi mesi, ma nel frattempo le regole comunali relative alla compartecipazione alla spesa sono di fatto congelate e non possono essere applicate ad alcun utente che afferisca al Comune di Vimodrone. ?Inoltre, nel dispositivo di sospensiva, i Giudici ribadiscono il fatto che la normativa statale sull'ISEE «prevale su quella locale», affermando che l'Amministrazione Comunale di cui si parla «dovrà applicare in primo luogo le disposizioni nazionali in materia».

«Si tratta - sottolinea a tal proposito Gioncada - di un passaggio molto importante, perché il TAR ha ribadito un concetto fondamentale, ovvero che i Comuni devono applicare quanto previsto dalla normativa nazionale, mentre si continuano ad avere segnalazioni dai vari territori che evidenziano una realtà ben diversa, con previsioni regolamentari a volte marcatamente distanti dal dettato normativo di cui al DPCM 159/13».

Una situazione, questa, che viene confermata da Marco Faini, vicepresidente della LEDHA e componente del comitato tecnico dell'ANFFAS Lombardia. «Siamo di fronte - dichiara - a una situazione in cui vi è una grandissima eterogeneità delle decisioni prese dai Comuni, talché in àmbiti territoriali anche relativamente ristretti, troviamo Regolamenti molto diversi tra loro».

Se da un lato, infatti, la normativa nazionale sull'ISEE, entrata in vigore il 1° gennaio del 2015, dà ai Comuni la facoltà di individuare ulteriori criteri per stabilire la compartecipazione alla spesa, questi ultimi non devono essere discriminatori o illegittimi e comunque non devono essere, come ha già chiarito la giurisprudenza amministrativa lombarda, «criteri economici arbitrari».

«Siamo soddisfatti per questa prima decisione del TAR - conclude Faini - perché significa che il nostro ricorso coglie nel segno. Tuttavia dover ricorrere alle aule di giustizia per ottenere il rispetto della legge e dei diritti dei cittadini con disabilità rappresenta sempre un passo che come LEDHA non vorremmo mai essere costretti a compiere. Per questo motivo stiamo lavorando con la Regione e con l'ANCI Lombardia (Associazione Nazionale Comuni Italiani), per costruire un tavolo di confronto ed evitare che in futuro si verifichino altre situazioni simili». (I.S. e S.B.)

Per approfondire ulteriormente la questione, suggeriamo la consultazione dell'articolato parere legale su ISEE e servizi residenziali, prodotto da Laura Abet, avvocato del Centro Antidiscriminazione "Franco Bomprezzi" della LEDHA. Per ulteriori informazioni: ufficiostampa@ledha.it (Ilaria Sesana).

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Redattore Sociale del 29-07-2016

Lingua dei segni, la Lombardia approva la legge

Il Consiglio regionale brucia i tempi: 6 articoli per "promuovere l'inclusione e l'integrazione sociale delle persone sorde, sordocieche o con disabilità uditiva" mediante "l'abbattimento delle barriere alla comunicazione" e, soprattutto, "il riconoscimento della Lis".

MILANO. Mentre in Parlamento giacciono almeno due disegni di legge, il Consiglio Regionale della Lombardia brucia i tempi e approva, all'unanimità, una legge per il riconoscimento della Lingua dei segni (Lis). Sei articoli per "promuovere l'inclusione e l'integrazione sociale delle persone sorde, sordocieche o con disabilità uditiva" mediante "l'abbattimento delle barriere alla comunicazione" e, soprattutto, "il riconoscimento della Lis". Secondo Federico Lena, consigliere regionale della Lega Nord e relatore del progetto di legge, ora la Lis e la Lis tattile hanno "piena cittadinanza anche come sistema di comunicazione istituzionale". Il principio su cui si basa la nuova legge è la libertà di scelta per i sordi su quale strumento di comunicazione usare: la lingua dei segni oppure altri strumenti tecnologici. E per garantire questa libertà di scelta, la Regione si impegna a promuovere iniziative e progetti che coinvolgano gli enti pubblici (in particolare le Ats e le scuole) affinché ospedali, scuole o ogni altro ufficio dell'amministrazione locale siano in grado di dialogare con chi è sordo. Per ora ha messo a bilancio 200mila euro: 50mila per il 2016 e gli altri per il 2017. Sarà compito della Giunta definire un piano triennale per l'attuazione della legge "coinvolgendo le associazioni maggiormente rappresentative" a livello regionale.

"Particolare attenzione è stata posta alla piena realizzazione del percorso scolastico e formativo nonché al perseguimento delle successive scelte di istruzione -aggiunge Federico Lena-, promuovendo l'insegnamento della Lis e della Lis tattile nelle scuole primarie e secondarie". "Inoltre - conclude Federico Lena - viene promosso l'accesso ai servizi sanitari, in particolare dei servizi di Pronto Soccorso, e sociosanitari, attraverso l'utilizzo dei canali comunicativi linguistici e tecnologici atti a favorire l'accesso alla comunicazione e alle informazioni". (dp)

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Stadio24 del 01-07-2016

Microchip contro la cecità: al San Raffaele il primo intervento in Italia

MILANO. Grazie al nuovo occhio bionico, chi è affetto da patologie quali la retinite pigmentosa potrà adesso contare sul sostegno di un microchip della grandezza di circa tre millimetri che contiene al suo interno millecinquecento sensori. Risulta in grado di sostituire i fotorecettori della retina - le cellule che servono per vedere - attraverso un fotodiodo, un microscopico apparato elettronico in grado di trasformare la luce in uno stimolo elettrico. Il dispositivo, che è prodotto dalla compagnia tedesca Retina Implant AG, è destinato a persone che hanno perso la vista in età adulta a causa di gravi malattie ereditarie, come la retinite pigmentosa, e può ripristinare la percezione della luce e delle forme di oggetti e persone circostanti.

A seguito dei primi test positivi condotti poco tempo fa, la nuova tecnologia si appresta ora ad approdare anche in Italia, con l'ospedale San Raffaele di Milano in prima linea nella lotta alla cecità grazie all'acquisto, operato dalla struttura, di avveniristici microchip di ultima generazione e alla possibilità di condurre interventi finalizzati al loro meticoloso impianto.

Per l'unità di oculistica e oftalmologia dell'ospedale San Raffaele disporre di questo nuovo occhio bionico è un ulteriore valore aggiunto: il microchip è quanto di più evoluto al mondo si possa chiedere e può consentire ai pazienti che ne beneficiano di riottenere parzialmente la vista senza alcun supporto esterno. Durante l'intervento, viene inserito al di sotto della retina, dove può stimolare il circuito nervoso che collega il cervello all'occhio: in questo modo sostituisce l'attività delle cellule malate che hanno smesso di funzionare. "Banca Mediolanum finanzia il primo intervento eseguito secondo queste modalità e tecniche innovative e mi auguro che vi siano numerosi altri finanziatori che intendano seguire il nostro esempio". È stato già predisposto è programmato il primo intervento che verrà effettuato non appena si concluderà l'iter di selezione dei pazienti candidati. "Eseguiremo un intervento delicato ed estremamente innovativo che richiederà anche un impegno costante da parte del paziente, che dovrà imparare a rivedere con i suoi nuovi occhi", spiega il dottor Marco Codenotti, responsabile del servizio di Chirurgia vitreo-retinica dell'Ospedale San Raffaele, che eseguirà l'intervento.

di Machelli Zaccheo

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La Stampa del 08-07-2016

Lapo: "Il nostro web pensato per chi non ci vede"

Triboo e Indendependent Ideas doteranno i loro siti di una serie di accorgimenti pensati per chi ha una disabilità visiva: "Un messaggio di integrazione".

«Con Triboo e Independent Ideas siamo orgogliosi di promuovere e di sostenere l'adeguamento dei siti web per consentire l'accesso anche alle persone affette da disabilità attraverso gli ausili per non vedenti. Un messaggio di civiltà e di integrazione che vogliamo diventi un simbolo della cultura digitale contemporanea». Così Lapo Elkann, co-fondatore e presidente di Italia Independent Group, ha annunciato dal suo profilo Instagram un nuovo progetto in collaborazione con Triboo Digitale, e-commerce company del Gruppo Triboo. L'adeguamento richiede diversi interventi: per esempio, la predisposizione di testi descrittivi alternativi all'uso delle immagini, la realizzazione di video dotati di sottotitoli ascoltabili e la revisione dettagliata di tutte le pagine dei siti affinché questi siano consultabili attraverso gli ausili per non vedenti.

Più autonomia, anche sul lavoro.

L'uso di Internet per chi non vede è diventata una priorità assoluta. Solo in Italia si stima che ci siano oltre 130.000 non vedenti e il progetto darà loro la possibilità di accedere più facilmente a informazioni e servizi e, soprattutto, avere maggiore autonomia nelle diverse attività quotidiane anche sotto il punto di vista del lavoro, senza doversi più affidare ad amici o parenti. A questa prima fase del progetto ne seguirà una seconda, con l'implementazione di accorgimenti che verranno scelti sulla base di verifiche condotte con gli esperti dell'Istituto dei Ciechi di Milano con i quali Triboo Digitale ha iniziato una collaborazione.

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Il Corriere della Sera del 14-07-2016

Maturità 2016: l'impresa di Gaia

Gaia Rizzi è diventata cieca quando aveva 15 anni, ma non si è data per vinta. Atleta paralimpica, ora sogna di fare l'interprete al Parlamento europeo.

La voce che le è più familiare è quella del sintetizzatore vocale. Quel programma che in questi anni le ha permesso di leggere, scrivere, consegnare compiti in classe e sostenere l'esame di maturità linguistica nonostante la totale assenza della vista. Gaia Rizzi, 19 anni, è una dei sei ragazzi diversamente abili che si sono appena diplomati al liceo Virgilio di Milano. Le tre prove le ha svolte con il computer, digitando velocissima sulla tastiera che conosce a memoria con accanto un'insegnante di sostegno che le leggeva i quesiti. Tema su Umberto Eco, compito di inglese sul calo demografico in Europa, tesina sulla diversità: «Ho preso spunto dalla mia situazione, evitando però di parlare di me. Ho collegato Rosso Malpelo a Baudelaire, il Dna alla Gabbianella e il gatto di Sepulveda». Voto finale: 71 centesimi. «A dire la verità speravo in tre-quattro punti in più, ma sono comunque soddisfatta. Mi dico brava da sola per questi cinque anni di fatica», racconta Gaia, completamente cieca dall'età di 15 anni e nonostante questo futura studentessa di Lingue e relazioni internazionali all'università Cattolica e campionessa italiana di 60 e 200 metri piani nella categoria «Non vedenti» della Fispes, la Federazione italiana sport paralimpici e sperimentali. Quest'anno ha mancato le qualificazioni agli Europei per un soffio, spera di riuscirci l'anno prossimo.

La cecità.

Fino ai 14 anni Gaia ci vedeva ancora, anche se pochissimo: la malformazione del bulbo oculare con cui è nata lasciava passare qualche spiraglio di luce dall'occhio destro. Lei su questo spiraglio aveva costruito la sua vita quasi normale: leggeva e scriveva da sola con l'aiuto di occhiali speciali, andava in giro da sola, faceva le stesse cose dei suoi coetanei. Poi, durante il primo anno di liceo, la retina si è distaccata. Le operazioni in Francia e in Svizzera non sono servite a nulla: a partire dall'inizio della seconda superiore il mondo di Gaia era diventato completamente buio. «Un trauma per lei, esattamente come se una persona normovedente perdesse all'improvviso la vista», spiega papà Stefano. Ma Gaia, insieme alla famiglia che le ha fatto quadrato intorno, non si è persa d'animo: ha cominciato a usare il computer dotato di sintesi vocale sia a scuola (fornito dal liceo) che a casa (comprato dai genitori). Per tre ore ogni pomeriggio ha ripassato i programmi scolastici con l'aiuto di due tutor privati e di un'assistente alla comunicazione messa a disposizione dalla Provincia, e ha anche iniziato a studiare il Braille. In classe era seguita dalle insegnanti di sostegno e poi c'era il sintetizzatore, quella voce metallica che le leggeva le domande dei compiti e degli esercizi, a cui lei rispondeva scrivendo a menadito sulla tastiera.

Le difficoltà.

«Purtroppo non è sempre stata aiutata in classe - ricorda papà Stefano -. Solo per lo sforzo avrebbe meritato 100 e lode. Se penso alle battaglie con l'istituto per ottenere le 18 ore settimanali di sostegno. O alle discussioni con le insegnanti che non seguivano il suo piano di studi personalizzato, che non facevano lo sforzo di prepararle le verifiche e le lezioni in formato digitale, in modo che lei potesse inserirle direttamente nel computer e ascoltarle attraverso il sintetizzatore. Come sempre in questo Paese tutto dipende dalle persone che si incontrano: il Virgilio è una scuola abituata ad accogliere i ragazzi come Gaia, ci era stato consigliato dall'Istituto dei ciechi di Milano, ma la differenza la fanno i singoli insegnanti. In questi cinque anni ne abbiamo trovati di disponibili ma anche di ostici e poco collaborativi. Sono convinto che se non ci fossero state le ore pomeridiane di studio pagate da noi mia figlia non si sarebbe diplomata nei cinque anni canonici. Purtroppo esistono i disabili di serie A e di serie B: il mondo di oggi va troppo veloce per i ragazzi come Gaia, che fa male dirlo ma si salvano solo se hanno alle spalle una famiglia che si può permettere di aiutarli».

I sogni per il futuro.

Anche Gaia lascia la scuola con un po' di amarezza: «La mia non era una classe brillantissima in termini di inclusione. Non ho subito alcun episodio di bullismo, per carità, ma diciamo che lì non mi sono fatta più di due o tre amici. Il mio mondo è nello sport e nell'associazione Ageranvi (Genitori ragazzi non vedenti), con cui parto tra qualche giorno per una vacanza studio a Malta. Però tre insegnanti, quelle sì, me le porterò nel cuore: sono arrivate nell'ultimo anno e hanno saputo capire la fatica che ho fatto negli ultimi cinque». La preside del Virgilio Giuseppina Francavilla assicura che tutti i docenti si sono dedicati a Gaia: «Un'alunna bravissima, a cui ci siamo affezionati molto». Ma adesso non è più tempo di guardare indietro. Gaia sogna un futuro da interprete parlamentare in Europa: «Mi piacciono le lingue e la politica. Studierò inglese, francese e relazioni internazionali. E poi devo imparare a muovermi da sola, con il bastone. Accanto alle lezioni all'università, insomma, devo fare quelle di autonomia».

di Alessandra Dal Monte

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La Provincia di Como del 04-07-2016

Volontaria non vedente "Aiuto chi sta come me a costruirsi una vita"

COMO. Può ascoltare e toccare, può gustare e odorare. Non può vedere, perché una ipoplasia bilaterale del nervo ottico l'ha condannata a fare a meno della funzione sensoriale prevalente per la prevalenza delle persone probabilmente quando era ancora nel pancione della mamma. Eppure Michela Barrasso, comasca, 31 anni, è diventata una risorsa importante per diverse persone nell'Unione ciechi e ipovedenti di Como: oggi non è solo un'assistita ma una volontaria. Aiuta le persone che come lei non possono vedere e per certi versi sono più sfortunate, a partire da chi ha perso la vista a causa di una malattia o di un incidente e di punto in bianco è stato catapultato in un mondo buio e indecifrabile.

I problemi dell'infanzia.

«Io sono nata così - racconta - Ho il nervo ottico atrofizzato e non ho mai visto niente. Ho imparato a parlare e a orientarmi come qualunque bambino, mi sono accorta che qualcosa non andava verso i cinque anni. All'asilo giocavo con la cucina e mi dicevano che non mettevo a posto i piattini, oppure quando disegnavo facevo gli occhi fuori dalla faccia». A quell'età non l'ha avvertito come un problema particolare: «Era come se gli altri avessero un gioco più bello e io non potessi averlo». Ha fatto l'asilo in via Brambilla e le elementari in via Sinigaglia con un'insegnante di sostegno, ha imparato il Braille e a studiare con il lettore vocale. Dalle medie sono emerse le differenze dai compagni. «Lo studio non era un problema, è stato difficile il resto. Loro commentavano i ragazzi e io non potevo vederli». Ha proseguito gli studi alla Ciceri, poi alla facoltà di psicologia all'università di Milano che non ha ancora terminato. Intanto ha iniziato a lavorare come centralinista in motorizzazione e ci va ogni giorno da sola con l'autobus. Si muove con Gloria, il suo cane guida, e in alcuni giorni lavora alla mostra "Dialogo nel buio" di Milano.

Autonomia da conquistare.

Non si può dire autonoma in tutto, eppure con qualche accorgimento anche la vita di un non vedente cambia colore. Con un iPhone Michela può scrivere ai suoi amici e soprattutto muoversi da sola: ci sono delle applicazioni specifiche e c'è Siri, l'app di base a comando vocale, che la guidano passo per passo. A giorni andrà a convivere nella casa nuova con il fidanzato Domenico, ipovedente e chitarrista. Si sono scelti gli arredi e perfino le piastrelle della cucina basandosi sul tatto e la vista minimale di Domenico, abiteranno da soli con l'aiuto di una donna delle pulizie un paio di volte a settimana. «A volte mi stupisco ancora di quanto siate dipendenti dalla vista», commenta. Così il suo appoggio in qualche caso ha cambiato la prospettiva a chi a un certo punto non ha più potuto vedere. «Partecipo alle iniziative dell'Unione, ho fatto dei corsi di cucina, adesso vorrei propormi per lo sportello di aiuto a chi ha perso la vista. Non sono brava e non ho molta autostima ma voglio mettere a disposizione di chi ne ha bisogno quello che so. Soprattutto chi ha perso la vista deve ricomporre la sua vita da capo».

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Giornale UICI del 04-07-2016

Varese scrive una pagina di storia dell'AIBXC

di Adriano Chiesa, Ruggero Brandellero, Gaetano Marchetto

Da oltre 25 anni, l'ASD Ciechi Sportivi Varesini, nata da una felice intuizione dell'UICI Varese, con Bruna Malnati, nel lontano 1987 sulle nevi di Cunardo, è impegnata nell'avvicinare i non vedenti e ipovedenti della Provincia di Varese alla pratica sportiva amatoriale e agonistica; grazie alla loro tenacia e passione alcuni nostri atleti e guide hanno ottenuto risultati notevoli in ambito nazionale e internazionale, in discipline impegnative quali ciclismo, canottaggio, sci nordico, equitazione, atletica e nuoto.

Contemporaneamente, molti altri hanno abbracciato lo sport in modo amatoriale per il puro gusto del benessere e della compagnia di tanti amici che li accompagnano e li sostengono nelle più disparate discipline.

Nuoto, canottaggio, corsa podistica, sci nordico e alpino, equitazione, pattinaggio su ghiaccio, lo yoga, ballo, bowling ed il tiro con l'arco, sono alcune delle discipline sportive che ogni anno ci vedono schierati, spesso alternate con altre più spensierate e conviviali attività come le visite guidate nei borghi antichi o le passeggiate intorno ai nostri laghi e sui nostri monti.

Ecco quindi che il 24 maggio 2009 a Malnate si disputava la prima partita dimostrativa del baseball per ciechi fra Lampi e Tuoni grazie al gemellaggio fra le milanesi di Lorenzo Vinassa, i Vikings di Adele Patrini e l'UICI Varese di Angela Mazzetti.

Dal 2009 Donai Guglielmo, guida affezionata dello sci alpino per oltre 20 anni e scomparso lo scorso anno, cominciava così ad accompagnare Marchetto, Stigliano e Virgili ai diamanti di Milano e Bologna dando il via a questa lunga struggente avventura del baseball.

Affiliati con la squadra della Cvinta Ravenna, i quattro pionieri cominciavano a fare esperienza. Al loro si sono poi aggiunti Chiesa Adriano come assistente e Marco Case, Lucia Zoroberto come giocatori. Affezionati a Varese e orgogliosi della società ciechi sportivi varesini, a questi pionieri cominciava ad andare stretta questa partecipazione in terre lontane, cominciando così a smuovere le acque per poter fondare una squadra locale. In terra varesina il baseball non è propriamente uno sport molto diffuso, ma finalmente in Malnate trova l'appoggio presso i Malnate Vikings del quale ci riteniamo far parte. Appoggiato caldamente da questa società, trovava un forte appoggio su cui posare le fondamenta per la squadra a Varese. Con la società dei Vikings, Adele Patrini presidente onorario, Fabio Gottardi team manager, Roberto Rizza, che sarà il primo coach e diverse guide, il 17 ottobre del 2011 finalmente si organizza la riunione che darà alla luce la nuova squadra. Giocando sul cognome di Adele, in memoria della madre Lietta che ha in pratica portato il baseball in provincia, la squadra viene denominata " i Patrini" raffigurati cn una talpa con la coppola in testa. Comincia così l'avventura col primo campionato nel 2012, con 7 giocatori e 6 assistenti. Cominciamo con un pareggio, ma poi il resto della stagione registriamo solo pesanti sconfitte, pagando lo scotto di essere una matricola. Tuttavia non ci si scoraggia e si continua, promuovendo la società e questo fantastico sport, con l'intento di renderlo appetibile ad altri ipo/non vedenti.

Questo sport Il BXC - Baseball giocato da Ciechi www.aibxc.it - è il risultato di un'idea di Alfredo Meli sviluppata con un gruppo di ex giocatori di baseball (anni 60 e 70) della squadra di serie A di Bologna: la Fortitudo - Montenegro.

Dopo circa due anni di sperimentazioni su spazi, tempi, modalità ed attrezzatura, il 16 ottobre 1994 sul Diamante Rino Veronesi di Casalecchio di Reno (BO) è stata giocata la Partita Originale di sette riprese conclusasi con il risultato: Red Sox 15 - White Sox 11.

Con loro collaboriamo inoltre attivamente con la federazione allo scopo di promuoverlo all'estero, sia per la straordinaria peculiarità di questo sport di sviluppare attitudini utili poi nella vita di tutti i giorni, come autonomia, coordinazione, attenzione all'ascolto, percezione dello spazio, e sia per lo scopo di organizzare campionati in almeno 3 continenti, prerequisito fondamentale per essere accettati alle paralimpiadi.

Per ora ci sono squadre in Germania, Francia, Cuba, e prossimamente in Pakistan e USA.

Si tratta di uno sport di squadra a tutti gli effetti con reale necessità di sincronismo tra i vari atleti, cosa più difficile per i non vedenti, e sport dove l'atleticità è fondamentale. Nel acquisire i fondamentali per giocare, si sviluppano abilità che sono poi utili per la vita di tutti i giorni per i disabili visivi: autonomia, in campo ci si muove soli, coordinazione per effettuare corsa, lancio e battuta; occupazione dello spazio; in difesa si deve sempre sapere dove si è e dove sono i propri compagni e dove potersi muovere. Uno sport che diventa una palestra per la vita.

Già arrivare autonomamente al campo di allenamento è un riscontro oggettivo dei benefici acquisiti.

Di anno in anno arrivano nuovi giocatori non vedenti e giocatori vedenti nonché nuovi assistenti arrivando al 2016, con una rosa quasi il triplo del 2012, con 14 giocatori e 12 assistenti. Fra i nuovi arrivati abbiamo la fortuna di trovare chi ci farà fare il salto di qualità, tanto che uno di questi si rivelerà il MVP della finale scudetto.

Siamo partiti nel 2016 con l'obiettivo di migliorare i risultati della scorsa stagione, magari arrivando in semifinale, e ad alzare il livello di concetto squadra e diventare una vera squadra. Iniziata la stagione, eravamo al 50% di risultato, due vittorie e due sconfitte, ma la squadra prendeva forma. Per amalgamare i giocatori, per metterli nella condizione di dare il meglio, stavamo modificando in corso d'opera lo schema difensivo e il line up di battute, sino a quando abbiamo raggiunto l'assetto perfetto e da quel momento abbiamo ottenuto solo successi, conquistando la semifinale all'ultima partita battendo al Roma all blinds. In semifinale abbiamo domato i Bologna white sox in gara uno, ma gara due è stata dura. In vantaggio 7 - 0, siamo arrivato a difendere il risultato di 9 - 8 all'ultima pallina, ma era la storica finale contro i campioni in carica e macchina schiaccia sassi nel campionato in corso. Mantenendo fede alla nostra filosofia di curare i dettagli, abbiamo studiato la tattica per tentare di battere Golia sfruttando il fattore sorpresa: per tutto l'anno siamo stati forti in difesa, tanto quanto loro, e quindi ci siamo concentrati solo sull'attacco. Il mercoledì prima della finale abbiamo preso ferie e siamo stati al campo tutto il giorno a migliorare la battuta di tutti. Un viaggio in pullman per borgo panigale al campo leoni tifosi compresi in 35, Arrivati alla finale, vinto il sorteggio per la scelta su chi fosse squadra di casa e iniziare in difesa, abbiamo vinto il sorteggio e, fra lo stupore generale, abbiamo sfrontatamente scelto di iniziare all'attacco, con la speranza di metterli sotto pressione da subito, minando così la loro principale arma cioè della difesa che li ha resi i più forti:

"per la squadra: non mollare mai!"

Cronaca tecnica della federazione

La Fiorentina BXC da tutti data per favorita per il livello di gioco espresso durante tutto il campionato, evidentemente sconcertata dalla partenza a razzo di capitan Virgili e compagni, non riusciva mai ad entrare in partita e pur segnando qualche punto qua e la non esprimeva la sua solita continuità di rendimento che l'aveva portata tante volte a rimontare situazione difficili ed improbabili.

Quindi ai Patrini l'onore della vittoria, ottenuta giocando con grande continuità in attacco (21 le battute valide per loro) e schierando una difesa "saracinesca" con un Casale ( modello "Comuniello") che con 16 assistenze al suo attivo è sembrato calamitare tutte le battute dei Toscani verso il suo guanto. Certamente Case ( 5 valide su 9 turni 2 HR e 6 pbc) è stato il protagonista per i suoi colori in attacco, assieme a Burgio ( 5 su 9 e 4 pbc) e Marchetto (4 su 9 ed 1 pbc). L'innesto di Casale e Burgio ha fatto fare alla squadra lombarda un grande salto di qualità tale da proiettarla in un solo anno in alto fino allo scudetto.

Per i Fiorentini su tutti capitan Musarella che ( 4 su 7 ,1 HR e 2 pbc) ha fatto di tutto assieme a Lazzarini (4 su 8 ed 1 pbc) per dare la carica ai compagni ma inutilmente.

Grazie quindi a una squadra convincente e così eterogenea fra abilità e ruoli ma unita da un unico obiettivo: divertirsi!... e poi provare a vincere fino all'ultima palla, se possibile!

Adriano Chiesa, Ruggero Brandellero, Gaetano Marchetto

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LA PROVINCIA DI COMO DEL 22-07-2016

GAMBE E CUORE OLTRE LA DISABILITà. IN TANDEM PEDALANDO SULL'HIMALAYA

LURAGO D'ERBA. STEFANO MERONI 29 ANNI IPOVEDENTE, ALLA MASSACRANTE GARA SUL TETTO DEL MONDO. ULTIMA TAPPA A QUOTA 5602 METRI:

Cuore e gambe per arrivare anche laddove i suoi occhi non riescono a vedere. Stefano Meroni, 29 anni ipovedente e già campione del Giro d'Italia in tandem paraolimpico del 2015, è tornato a casa dopo essere stato fra i protagonisti dell'Himalayan Highest mountain bike race. La gara si è tenuta dal 4 al 9 luglio scorsi. Il campione luraghese ha partecipato come ospite d'eccezione: non ha preso parte ufficialmente alla competizione, ma insieme all'amico Daniele Sala, 42 anni di Albiate (MB), ha seguito gli atleti per le vette più alte del mondo con il suo tandem. Tra una tappa e l'altra, ha dormito negli accampamenti degli Sherpa locali e ha conosciuto il campione di ciclismo Gilberto Simoni, che partecipava alla sfida. Pioggia, strada dissestante, neve sulle cime più elevate, mancanza di ossigeno. Questi gli ingredienti delle due settimane del nord India dove si teneva la competizione. Stefano e Daniele hanno partecipato con un tandem mountain bike. Sabato 9 luglio è stato per loro il giorno cool: la coppia ha infatti scalato una delle cime carrozzabili più alte del mondo quella del Khardung La Pass, a 5602 metri sul livello del mare con una salita di 55 km e un dislivello 2500 metri: un tragitto percorso in 6 ore 1 minuto. "Gli ultimi 15 km sono stati i più duri - racconta Stefano - le strade erano dissestate, c'era tanta acqua nelle pozze e un leggero nevischio, per non contare le difficoltà legate al calo dell'ossigeno. Sulla vetta ho portato anche il gagliardetto del coro luraghese Amici della montagna di cui faccio parte. E' stata una vera e propria avventura: la cosa bella e che i partecipanti alla gara ufficiale facevano il tifo per noi e ci hanno voluto conoscere e incontrare". Meroni è stato colpito dalla disponibilità e di gentilezza della gente del posto" Avevo una paura tremenda - confida - non della gara, ma a farmi trasportare da loro con le loro jeep negli spostamenti fra una tappa e l'altra perché viaggiano su strade strette tra montagna da una parte e strapiombi dall'altra, Ad alte velocità senza paura. Avevo timore di ribaltarmi, ma sbagliavo: del resto è il resto loro mondo e sanno quello che fanno".

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La Provincia di Varese del 01-07-2016

L'integrazione in 18 buche

MILANO. Lo sapevate che chi non vede può giocare a golf? Si tratta di un progetto recente che affonda le sue radici nel passato. Negli ultimi giorni di maggio al campo del golf di Milano via Arcangelo Corelli, ha preso forma il primo raduno golfistico per non vedenti promosso dalla Fondazione City Golf presieduta dal presidente Alberto Cantoni, in collaborazione con Andrea Calcaterra, presidente della Blind Golf Italy e con il patrocinio dell'assessorato allo sport del Comune, dell'Istituto dei Ciechi di Milano e della Federgolf. L'idea nasce da lontano: all'estero è meno raro trovare un atleta cieco intento a "grippare", "swingare" o "pattare" sul tappeto di un "green"; in Italia ci stiamo arrivando grazie all'impegno di diverse persone che amano lo sport e soprattutto l'integrazione. Cantoni e Calcaterra, promotori di questo progetto, hanno contattato il Gruppo Sportivo Non Vedenti Milano e si sono avvalsi della collaborazione di Susanna Prada, grande veterana di sport e cecità nonché pluricampionessa di sci nautico per non vedenti. Susanna non ha esitato un secondo a dare il suo contributo, ispirata per di più dall'affetto per Emilio Songa: fantastico precursore che, nel 1982, seguendo le orme di un modello svizzero, si era messo in testa di portare a sciare i ciechi sulla neve. Fu istituito quindi il Gruppo Verbanese Sciatori Ciechi, grazie al quale un centinaio di ragazzi non vedenti ha sciato e tutt'ora scia sulle piste di mezzo mondo. L'altra passione di Emilio era il golf. Ora lui non c'è più ma il testimone del suo sogno è stato raccolto da Susanna, che vuole onorare il ricordo del suo primo maestro sulla neve e le piace pensare che, guardandola dall'alto, sarà felice di vederla alle prese con un drive. D'altronde, se la mancanza della vista non rappresenta un ostacolo per sciare, non può esserlo anche per destreggiarsi con una mazza in mano! In questa convinzione si riconoscono anche Andrea Calcaterra e Chiara Pozzi Giacosi; questi ultimi giocavano a golf quando ancora la vista l'avevano e, nonostante l'abbiano "persa per strada", non hanno rinunciato allo sport che tanto amano. A questo punto mancavano solo gli atleti che Susi ha saputo trovare radunandoli appunto al Golf Club di Milano, determinata nel far crescere numeri, informazione e opportunità. Questo sport non esige adattamenti particolari, l'abilità nel gesto è l'unico ingrediente necessario perché, come per i normo dotati, la sensibilità, la scelta dello strumento da utilizzare e la maestria tecnica risultano essere predittive per la riuscita del colpo. Non è un caso che, anche gli atleti professionisti, si allenino talvolta ad occhi chiusi per affinare la capacità di tiro. Allora, per chi di professione è non vedente, l'arduo compito è quello di imparare a impattare la pallina senza vederla ma sapendo esattamente dove si trova e dove la si vuole indirizzare. Tramite il golf si può garantire un approccio più soft alla pratica sportiva: ancora troppo spesso chi non vede eredita delle difficoltà nell'organizzare schemi motori piuttosto semplici come camminare senza contatto o correre. Uno sport di questo tipo permette di far fronte a tali mancanze senza sacrificare il progresso tecnico del praticante. Attualmente le gare si svolgono su campi non particolarmente difficili, solo perché il movimento golfistico per chi ha una menomazione visiva è piuttosto giovane, nulla vieta di pensare che, crescendo la cultura di questo sport e migliorando i suoi interpreti, ci si possa avvicinare a campi più complessi per dare luogo a tornei internazionali in futuro. Dopo la Rider Cup a Roma, sarà bello assistere alla Rider Cup dei golfisti ciechi!

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Il Giorno del 17-07-2016

Vacanze in hotel a misura di disabile Bergamo lancia le "para-stelle"

BERGAMO. Non solo le stelle per i confort. Distinguere gli alberghi e le attività ricettive anche in base alla capacità di accogliere turisti diversamente abili. O, più in generale, clienti che hanno difficoltà a muoversi perchè sono sulla sedia a rotelle o perchè, semplicemente, sono in là con gli anni. Stanze con interruttori ad altezza raggiungibile, ascensori buoni anche per gli over size, zero barriere architettoniche, segnali acustici per i non udenti, tattili per i non vedenti e così via. Parte da Bergamo un'idea innovativa che potrà dare valore aggiunto a chi esercita attività ricettive: una catalogazione a tre stelle che certifichi il livello di accoglienza degli hotel a misura di disabile. Un'idea che rientra nel più ampio progetto denominato «Hotelabile», messo a punto da Letizia Anna Signorile, giovane architetto d'interni di Bergamo, e da Mario Pietra, imprenditore di Dalmine nel settore della domotica e dell'automazione. E quale città più indicata come Bergamo che, grazie al terzo aeroporto italiano, sta scoprendosi sempre più città turistica. «Tutto nasce da una mia visita a un istituto di riabilitazione di Bergamo dove ho constatato direttamente come la domotica possa essere di aiuto per progettare locali e spazi a misura di diversamente abile», esordisce Mario Pietra. «Hotelabile - prosegue Letizia Anna Signorile - nasce dopo un'attenta analisi di quanto le strutture ricettive siano ancor oggi poco adatte alle persone con disabilità fisiche. C'è una domanda enorme di turismo per disabili e lo constatiamo grazie a un gruppo creato su Facebook dove riceviamo tante richieste di informazioni quali quella ad esempio, di un ragazzo tetraplegico che cercava un albergo al mare accessibile alla sua sedia a rotelle un po' più grande del solito». La disabilità può avere diverse facce, ma nelle strutture ricettive pare che si risponda in modo approssimativo. «PUNTIAMO tra le altre cose - dicono i due ideatori - a un concetto di camera, ad esempio, che permetta al turista disabile di non viaggiare più accompagnato: sordi, ciechi, muti, persone su sedia a rotelle, obesi, anziani, ma anche allergici. Hotelabile si rivolge a tutti gli hotel che vogliano aprirsi all'accoglienza delle persone diversamente abili. Una nuova sensibilità che parta dalla reception per arrivare a camere ripensate. Inoltre con la certificazione dei livelli di accoglienza, con tre stadi differenti, possono al meglio indirizzare i clienti sui confort che la struttura riserva ad essi». Ad esempio, una stella per l'hotel che può ospitare solo alcune disabilità; due stelle per l'hotel che può ospitar la maggior parte delle disabilità e tre stelle per l'hotel che le può ospitare tutte.

di Giuseppe Purcaro

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NOTIZIE DALLA SEDE CENTRALE e dal web

Questo spazio vuole essere una sorta di "miniguida" per orientarsi all'interno delle molteplici attività svolte dalla Sede Centrale della nostra Associazione.

A tal fine, vi proponiamo quei comunicati diramati dalla Sede Centrale e quei contenuti apparsi sul giornale elettronico di quest'ultima nel mese appena trascorso, che contengono notizie e iniziative che pensiamo possano suscitare un concreto interesse nei nostri soci.

Di sicuro qualcosa sfuggirà, ma ci si augura che questa selezione possa essere un valido punto di riferimento.

Si augura buona lettura.

Comunicato n. 134, diramato in data 20-07-2016

Ventesima edizione del concorso "Beretta-Pistoresi"

E' indetto il concorso per l'assegnazione delle borse di studio "Beretta-Pistoresi", giunto, quest'anno, alla ventesima edizione.

In occasione della particolare ricorrenza, il valore dei premi, posti a concorso, è rivalutato.

La selezione è riservata ai Soci della nostra Unione che si siano diplomati o laureati tra il 1° gennaio e il 31 dicembre 2015 e che, a tale data, non abbiano compiuto i quaranta anni di età.

Il termine ultimo per la presentazione delle domande di partecipazione è fissato al 31 agosto 2016.

Alleghiamo il bando del concorso.

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BANDO DI CONCORSO PER L'ASSEGNAZIONE DELLE BORSE DI STUDIO "BERETTA PISTORESI"

Art. 1. Natura del concorso

Nel rispetto della volontà delle donatrici, Lidia Teresa Beretta ed Elena Pistoresi, l'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti mette a concorso delle borse di studio annuali per i Soci, di età inferiore ai quaranta anni, che abbiano concluso con merito gli studi secondari superiori, gli studi musicali o gli studi universitari, nell'anno solare precedente quello di indizione della gara.

Art. 2. Requisiti di ammissione

Alla corrente edizione del concorso per l'assegnazione delle borse di studio "Beretta-Pistoresi", possono partecipare i Soci dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti che alla data del 31 dicembre 2015 non abbiano compiuto i quaranta anni di età e che, nell'anno solare 2015, abbiano conseguito uno dei titoli di seguito elencati:

a) laurea specialistica, laurea magistrale o diploma di laurea conseguito ai sensi della normativa previgente al d.m. 3 novembre 1999, n. 509;

b) laurea;

c) diploma di conservatorio musicale;

d) diploma di istruzione secondaria superiore.

Art. 3. Borse di studio

Le borse di studio sono costituite in denaro, hanno differente importo, in relazione al titolo conseguito, ed ammontano a:

- 2.500,00 euro, per il vincitore del concorso riservato ai candidati in possesso di laurea specialistica, laurea magistrale o diploma di laurea conseguito ai sensi della normativa previgente al d.m. 3 novembre 1999, n. 509.

- 1.500,00 euro, per il vincitore del concorso riservato ai candidati in possesso di laurea.

- 1.500,00 euro, per il vincitore del concorso riservato ai candidati in possesso di diploma di conservatorio musicale.

- 1.500,00 euro, per il vincitore del concorso riservato ai candidati in possesso di diploma di istruzione secondaria superiore.

Art. 4. Presentazione delle domande di partecipazione

Le domande di partecipazione devono essere inoltrate, mediante raccomandata postale o mediante posta elettronica certificata, o consegnate a mano, entro il 31 agosto 2016, all'indirizzo:

Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti

Presidenza Nazionale

Via Borgognona, 38

00187 Roma

archivio@uiciechi.it o archivio@pec.uiciechi.eu.

Nella domanda di partecipazione, i concorrenti devono indicare la categoria di concorso alla quale intendono partecipare e dichiarare, sotto la propria responsabilità, ai sensi dell'art. 46 del d.p.r. 28 dicembre 2000, n. 445:

- cognome e nome

- luogo e data di nascita

- residenza

- iscrizione all'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, con indicazione della Sezione Provinciale di appartenenza

- titolo di studio, con indicazione dell'anno di conseguimento, del voto di laurea o di diploma e dell'istituzione rilasciante

- votazioni agli esami previsti dal piano di studi universitario, se in possesso di laurea specialistica, laurea magistrale, diploma di laurea o laurea

- votazioni agli esami intermedi, se in possesso di diploma di conservatorio

- votazioni al primo quadrimestre dell'ultimo anno di corso, se in possesso di diploma di istruzione secondaria superiore.

I concorrenti devono, altresì, indicare un recapito telefonico e l'indirizzo di posta ordinaria o di posta digitale al quale desiderano vengano inviate le comunicazioni relative al concorso.

La firma in calce alla domanda non è soggetta ad autenticazione.

Le domande pervenute oltre il termine o incomplete si intendono escluse dal concorso.

Art. 5. Commissione esaminatrice

La Commissione esaminatrice è costituita dal Presidente Nazionale dell'Unione, o da un suo delegato, e da due componenti, nominati dalla Direzione Nazionale della stessa Unione.

Sulla base dei punteggi di laurea o di diploma, e, in caso di parità, sulla base della media delle votazioni riportate nelle prove di esame, universitarie o di conservatorio, o al primo quadrimestre dell'ultimo anno di istruzione secondaria superiore, la Commissione forma quattro graduatorie di merito, una per ciascuna categoria di concorso, graduatorie che trasmette alla Direzione Nazionale dell'Unione.

Art. 6. Proclamazione dei vincitori

Con propria deliberazione, la Direzione Nazionale dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti approva le graduatorie di merito e proclama vincitori delle borse di studio, messe a concorso con il presente bando, il primo classificato in ciascuna graduatoria.

Gli esiti del concorso sono comunicati ai concorrenti, all'indirizzo di posta ordinaria o di posta digitale da essi indicato.

Gli stessi esiti sono, inoltre, resi pubblici, mediante la stampa periodica e il sito web dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti e la pagina 790 di Televideo Rai.

I vincitori delle borse di studio sono tenuti a comprovare la regolarità delle dichiarazioni rese nelle domande di partecipazione.

A tale scopo, essi devono far pervenire, mediante raccomandata postale o mediante posta elettronica certificata o con consegna a mano, all'indirizzo:

Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti

Presidenza Nazionale

Via Borgognona, 38

00187 Roma

archivio@uiciechi.it o archivio@pec.uiciechi.eu,

entro 30 giorni dalla comunicazione dei risultati concorsuali, certificazione, originale o in copia autenticata, attestante:

- il titolo di studio

- il voto di laurea o di diploma

- le votazioni riportate alle prove di esame intermedie, se vincitori delle borse di studio riservate ai laureati di primo e secondo livello e ai diplomati presso i conservatori di musica; oppure, le votazioni riportate al primo quadrimestre dell'ultimo anno di corso, se vincitori della borsa di studio riservata ai diplomati presso istituti di istruzione secondaria superiore.

Il vincitore, che non produca la certificazione richiesta o le cui dichiarazioni risultino, in tutto o in parte, non veritiere, decade dal beneficio.

In tal caso, la Direzione Nazionale dell'Unione procede alla proclamazione di altro vincitore, secondo l'ordine della graduatoria di merito.

Art. 7. Responsabilità

La partecipazione al concorso implica l'accettazione senza riserve, da parte dei concorrenti, del presente bando.

Spetta esclusivamente alla Direzione Nazionale dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti il giudizio finale sui casi controversi e su quanto non espressamente previsto.

Art. 8. Trattamento dei dati personali

Tutte le informazioni raccolte nell'ambito del presente concorso saranno tutelate ai sensi del d.lgs. 30 giugno 2003, n. 196, "Codice in materia di protezione dei dati personali".

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Sede centrale: comunicati diramati nel mese di luglio

Di seguito viene riportato l'elenco completo dei comunicati diramati dalla Sede Centrale U.I.C.I. nel mese appena trascorso, con la specificazione del relativo numero e dell'oggetto.

Vi ricordiamo che tutti i comunicati possono essere consultati all'indirizzo internet http://www.uiciechi.it/documentazione/circolari/main_circ.asp

dove è possibile effettuare ricerche mirate tramite un comodissimo motore di ricerca.

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Superando.it del 08-07-2016

I pregiudizi hanno le gambe corte

di Carlo Giacobini

L'INPS ha pubblicato in questi giorni il suo consueto Rapporto Annuale e il documento contribuisce questa volta a smontare alcune bufale e pregiudizi, che «Superando.it» stigmatizza, in aurea solitudine, da almeno due anni e mezzo. Presunti abusi, presunti picchi territoriali nella concessione dell'indennità di accompagnamento, presunte ricchezze vengono infatti letteralmente sgretolati dalla lettura del Rapporto.

Anche a un pur abile e scafato professionista come Carlo Cottarelli, a suo tempo commissario straordinario per la revisione della spesa pubblica, scapparono alcuni svarioni in tema di invalidità civile e di indennità di accompagnamento, che «Superando.it» segnalò subito, ma in aurea solitudine...

Ve lo ricordate Carlo Cottarelli? Sì, Cottarelli, il commissario straordinario per la revisione della spesa pubblica, prima di essere silurato da Renzi forse per il suo eccesso di rigore. Aveva condotto una profonda analisi in funzione della spending review, disamina tanto ramificata che forse qualche svarione era scappato pure a lui, pur abile e scafato professionista.

Una bufala di sicuro riguardava - ora è evidente - gli invalidi civili e le indennità di accompagnamento. Al tempo fummo in pochissimi ad evidenziarla, pur a fronte dell'ennesima demagogica campagna di stampa. Vi cascarono a piè pari anche illustri commentatori di ancor più illustri testate giornalistiche. Talvolta in malafede.

Nei primi mesi del 2014, dunque, il commissario Cottarelli, ancora in grande auge, presentò le sue Proposte per una revisione della spesa pubblica (2014-2016) e fra gli interventi vagheggiati c'erano anche due ipotesi di azione sulle provvidenze assistenziali riservate agli invalidi, ciechi e sordi civili.

Gli interventi derivavano dalla constatazione di presunti «picchi territoriali» nella concessione delle provvidenze assistenziali, in particolare rivolte agli anziani invalidi, non giustificabili - a parere del Commissario - dai flussi demografici, e quindi potenzialmente imputabili ad «abusi» (così definiti dal testo diffuso). In alcune Regioni il numero delle provvidenze economiche agli invalidi civili sarebbe risultato, infatti, percentualmente molto superiore a quello delle stesse concesse in altre Regioni.

Insomma: a giudizio del Commissario c'era del marcio! Stampa e improvvisati analisti, oltre che qualche politico, calvacarono alla grande la "notiziona", vellicando la pancia dei lettori più irascibili, stimolando quella dei più distratti, soffiando sui luoghi comuni e sul pregiudizio.

Il Commissario Straordinario suggeriva, dunque, due ordini di interventi. Il primo di controllo sugli "abusi", il secondo di un'indifferibile introduzione della prova dei mezzi (limite reddituale sulle indennità di accompagnamento).

Al tempo contestammo l'analisi proposta [in fondo alla pagina e nella colonnina a destra rimandiamo agli articoli e agli studi pubblicati fra marzo 2014 e settembre 2015, N.d.A.], con motivate e circostanziate controdeduzioni, bellamente ignorate dalla stampa, sia generalista che di settore.

Facevamo in pratica rilevare come gli "strani picchi" di Cottarelli fossero spiegabili senza ricorrere all'abusata teoria degli abusi: le Regioni con la più alta spesa sociale rivolta agli anziani sono anche quelle con la minore spesa per trattamenti assistenziali agli invalidi civili ultrasessantacinquenni. In altre parole, meno si spende per gli interventi e i servizi sociali e più le persone ricorrono all'indennità di accompagnamento. Ma nell'esame di Cottarelli mancava anche qualsiasi riferimento a possibili e probabili differenze epidemiologiche, reddituali, sociali.

La stessa abborracciata affermazione che vi fossero pochi controlli e disparità nei criteri di accertamento cozzava con l'evidenza dei fatti: 1.250.000 controlli straordinari dal 2009 al 2015 concentrati proprio nelle Regioni "incriminate", e un sistema di accertamento a doppio livello (ASL più INPS), con il coinvolgimento di decine di migliaia di medici e milioni di visite ogni anno.

Per inciso, sui costi di queste verifiche e sull'attuale sistema di accertamento di invalidità non è stato effettuato alcun controllo di spesa né, peggio, proposta di revisione della stessa.

A settembre del 2015, chi scrive - assieme a Daniela Bucci, responsabile di «Condicio.it - Dati e cifre sulla condizione delle persone con disabilità», presentò l'ennesima analisi di dettaglio ad un convegno della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap). Si trattava del report intitolato Persone con disabilità in Italia, fra dati ufficiali e luoghi comuni, ove si smontava ulteriormente la tesi di Cottarelli che comunque imperversava ancora nella peggiore stampa e nei più urlati talk-show.

«Bella storia: ma qual è 'a morale?», ci chiederebbe impaziente Gigi Proietti. Aspetta. La storia ha una nuova puntata... Il Rapporto Annuale INPS 2015, presentato un paio giorni fa. Ed è una fonte dell'Istituto Nazionale della Previdenza Sociale, non di una chiacchiera alla "Trattoria dei buiaccari" o tratta da una paginetta movimentista di Facebook!

E questa volta non siamo noi, ma l'INPS a prendere sonoramente a ceffoni (pur fra ironici condizionali) la teoria dei "picchi territoriali" e il pregiudizio che l'accompagna (le pagine sono quelle dalla 87 in poi). Afferma infatti l'INPS che «una parte importante della variabilità territoriale nel numero di beneficiari dell'indennità di accompagnamento possa essere spiegata dalla struttura demografica, da misure della pressione epidemiologica e dal contesto socio-economico osservato nel contesto territoriale di riferimento».

Oltre all'attenta lettura dei dati epidemiologici (patologie soprattutto oncologiche) differenti per Provincia, che spiegano ancora i picchi territoriali, l'Istituto indica come «particolarmente significativa [...] la relazione tra numero di indennità di accompagnamento erogate e le variabili di contesto economico, mostrando come le prestazioni [...] siano più diffuse nelle province più povere: il numero di beneficiari infatti è inferiore nelle province con più alto valore aggiunto pro-capite e con un importo medio dei redditi da pensione più alto. Si nota infine che maggiore è la disuguaglianza nei redditi da pensione individuali maggiore è il numero di beneficiari di indennità di accompagnamento a livello provinciale».

Ma non è tutto; prosegue il Rapporto INPS: «L'analisi parrebbe suggerire che in alcuni contesti territoriali altre caratteristiche [...] (tra queste ad esempio, il differente grado di copertura e di spesa dei comuni per sostegno ad anziani e disabili) contribuiscono a spiegare la variabilità del numero di beneficiari di indennità di accompagnamento ma potrebbero anche segnalare i casi dove i criteri di eleggibilità potrebbero essere applicati con minor rigore».

Insomma, quand'anche fosse vero che in alcuni contesti le commissioni sono più di "manica larga" (il che rimane da dimostrare), ciò, guarda caso, accade dove è infima la spesa per servizi sociali e socio-sanitari per gli anziani e le persone con disabilità.

Ne abbiamo dunque a sufficienza per seppellire la teoria degli "abusi" e dei "picchi territoriali" e per aprire piuttosto una seria riflessione sulle politiche per l'inclusione, di contrasto alla povertà e all'impoverimento che - quelle sì - patiscono di vergognosi picchi territoriali.

E a proposito di povertà... anche il vecchio refrain secondo cui si può qualificare (dicono così) la spesa assistenziale, ponendo dei limiti reddituali all'indennità di accompagnamento, viene smantellato da un'austera tabella a pagina 86. Vi scopriamo infatti che il 68,8% dei titolari di indennità di accompagnamento ha un reddito compreso fra 0 e 15.000 euro e che il 95,2% dei titolari sta sotto i 30.000 euro, mentre solo lo 0,7% (13.000 persone) contano su un reddito o una pensione sopra i 50.000 euro. Con gli 80 milioni di spesa assistenziali corrispondenti non è che si qualifichi un granché, come non si fanno "le nozze con i fichi secchi".

Insomma, anche la fandonia della "moltitudine dei ricconi" che percepiscono comunque l'indennità di accompagnamento è da archiviare con ignominia, con buona pace di chi vi ha costruito articolate elaborazioni per un futuro secondo o terzo welfare.

Siamo certi - ahinoi! - che tali evidenze non conteranno sull'enfasi demagogica di cui ha goduto la tesi degli abusi territoriali. Ma tant'è: le bugie hanno la lingua lunga, ma le gambe corte.

Carlo Giacobini,

Direttore editoriale di «Superando.it».

Per approfondire ulteriormente i temi trattati, consultare innanzitutto i testi pubblicati dal nostro stesso giornale e indicati nella colonnina qui a destra. E inoltre:

- INPS, Rapporto annuale 2015.

- Persone con disabilità in Italia, fra dati ufficiali e luoghi comuni (settembre 2015).

- Indennità di accompagnamento, "abusi" e spending review (marzo 2014).

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La Nazione del 06-07-2016

Finì nei guai accusato di truffa, ma il tribunale lo assolve: è davvero cieco

AREZZO. Assolto perché è davvero cieco l'anziano di Sansepolcro che nel dicembre del 2014 finì nei guai dopo un'operazione della Guardia di Finanza. Secondo le indagini delle Fiamme Gialle, da circa trent'anni, cioè del 1985, l'uomo percepiva un'indennità di accompagnamento (850 euro mensili) per cecità assoluta, ma secondo loro non era cieco: così il pensionato biturgense venne denunciato per truffa aggravata..

Oggi, in tribunale ad Arezzo, la svolta: la perizia medica, disposta dalla procura, ha confermato che Giuseppe Guidi, 82 anni (difeso dagli avvocati Piero Melani Graverini e Massimo Leonessi), è totalmente cieco, quindi lo stesso Pm ha chiesto l'assoluzione per insufficienza di prove e il giudice Silverio Tafuro lo ha assolto.

L'anziano era stato filmato dagli investigatori mentre faceva la spesa a un supermercato. Le immagini dei finanzieri ritraevano l'uomo mentre camminava all'interno del supermercato. Inizialmente, gli accertamenti tecnici disposti del procuratore della Repubblica di Arezzo Roberto Rossi avevano confermato l'accusa: il consulente tecnico del pm aveva presentato una relazione secondo la quale non si trattava di un caso di cecità assoluta, ma di una persona ipovedente. Era quindi scattata l'accusa di truffa aggravata ai danni dello Stato per aver percepito indebitamente nel corso degli anni circa 200 mila euro. Il gip del tribunale di Arezzo, su istanza del pubblico ministero, aveva infine disposto il sequestro preventivo dei beni e delle somme di denaro sui conti correnti insieme un'auto del valore di 14 mila euro.

Ma il processo, conclusosi ieri, ha ribaltato la tesi dell'accusa e dato ragione all'anziano.

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Blog Invisibili - Corriere della Sera del 14-07-2016

"Dopo di noi", opinioni a confronto. Ma ora si parta

di Simonetta Morelli

Poche settimane fa è stata emanata la legge sul Dopo di noi, accolta tiepidamente da chi si aspettava una parola definitiva sulla de-istituzionalizzazione, in particolare delle persone con disabilità intellettiva e relazionale.

Nel giro delle opinioni, valgono quelle autorevolissime di Carlo Giacobini, direttore responsabile di Handylex e direttore editoriale di Superando.it, che pochi giorni fa ha offerto un'ottima analisi tecnica su ciascuno dei dieci articoli della legge; e di Sergio Silvestre, presidente nazionale del Coordown (Coordinamento Nazionale Associazioni delle Persone con Sindrome di Down) che considera la legge non un traguardo ma un punto di partenza, forte dell'esperienza di vita indipendente che il Coordown sta proponendo da alcuni anni. L'Anffas (Associazione nazionale famiglie di persone con disabilità intellettiva e/o relazionale) ha sottolineato positivamente che la legge tende finalmente a de-istituzionalizzare ovvero a conservare le persone disabili gravissime e senza supporto genitoriale in ambito il più possibile domestico attraverso un progetto personalizzato e un'avanzatissima connessione tra famiglia, fondi pubblici e terzo settore. Invita infine a vigilare sui decreti attuativi.

«Non è sufficiente prevedere in legge che il 'dopo di noi' riguarda anche percorsi di deistituzionalizzazione, ma è necessario impedire che quelle istituzioni continuino ad esistere, siano accreditate, convenzionate e finanziate con soldi pubblici» chiarisce Vincenzo Falabella, presidente della Fish (Federazione italiana per il superamento dell'handicap).

Anche l'opinione pubblica dei non addetti ai lavori, suggestionata dalla cronaca generalista che riporta esclusivamente storie di violenze su persone disabili in strutture comuni, si è scagliata contro questa legge, considerandola insufficiente a garantire la scomparsa dei centri residenziali e, misconoscendo le tantissime realtà positive che si stanno moltiplicando sul territorio, temendo addirittura il ritorno ai manicomi.

Senza considerare che anche una casa privata è, molto più spesso di quanto non si immagini, una "istituzione totale" in cui i tempi e i modi delle persone disabili non trovano accoglienza; e in cui, su di loro, si arriva a perpetrare reati gravissimi sia da parte di badanti e assistenti, sia da parte dei familiari. Anche di questo parla la cronaca.

Evidentemente, non è il tipo di residenza che fa dell'assistente un reo, bensì il contesto e, soprattutto, la scelta personale . Non è raro che le violenze inflitte dal personale delle residenze per persone disabili siano state denunciate dagli stessi colleghi dei rei.

Tutto questo aggrava un clima già arruffato e indisponente attorno a una legge che, come tutte quelle chiamate a rispondere a una domanda di welfare annosa e dalle proporzioni abissali, è certamente insufficiente sia sul piano del merito che su quello del metodo. Ma c'è. Brutta, sporca e cattiva ma c'è.

La legge va nella giusta direzione quando, rappresentando una più diffusa consapevolezza della dignità delle persone disabili, indica nella de-istituzionalizzazione la via da seguire senza indugio. Però da qui a eliminare del tutto i centri residenziali considerandoli il male per antonomasia o pensare alla residenzialità domestica come unica possibilità di gestione di una persona disabile, è antistorico. Così facendo non si tiene conto dei diversi contesti in cui le persone disabili vivono.

Non sempre le famiglie sono in grado di rispondere alle esigenze dei loro cari con disabilità. Se veramente al centro dell'attenzione del legislatore deve esserci, come indica la Convenzione ONU, il desiderio della persona disabile e la sua scelta, questa va ascoltata e accolta anche quando non coincide con la nostra. A maggior ragione quando la persona non è in grado di rappresentare se stessa, bisogna tentare di cogliere il suo desiderio. Attraverso una ricostruzione storica dei suoi comportamenti (tenere un diario è fondamentale) si potrebbe scoprire che quella persona non è adatta ad una permanenza nella casa in cui ha sempre vissuto. O in un appartamento privato condiviso con altre persone disabili e sconosciute. Chi non sa gestire la sofferenza e non possiede il senso del tempo, può trovarsi a disagio in una casa che, svuotata dagli affetti, viene privata delle cure e dei piccoli riti che scandiscono le giornate dei suoi abitanti. L'art. 19 della Convenzione Onu per diritti delle persone con disabilità recita: «le persone con disabilità abbiano la possibilità di scegliere, su base di uguaglianza con gli altri, il proprio luogo di residenza e dove e con chi vivere e non siano obbligate a vivere in una particolare sistemazione.» Chi può mai possedere certezze sui reali desideri delle persone che non sanno rappresentare se stesse?

Ecco quindi che assecondare la Convenzione ONU in merito alla dignità abitativa delle persone disabili comporta un intervento più complesso della semplice chiusura dei centri residenziali.

Su questa complessità Carlo Giacobini, già nello scorso mese di Febbraio, espresse su Superando.it, l'organo di stampa della Fish, una tanto amara quanto raffinata riflessione che purtroppo non ebbe alcuna eco nelle aule parlamentari sovrastate da troppe voci di "addetti ai lavori", ciascuno con i propri argomenti, nel tentativo di rendere più "adatta" una legge che è nata da ben sei proposte ed emendata da un certo numero di associazioni e movimenti che hanno escluso, giocoforza, gli anziani. Come se non fosse sempre la famiglia a gestire una persona anziana.

Il problema della sistemazione non nasce solo con la morte dei genitori ma anche con l'alterazione delle dinamiche familiari. Anche se la consapevolezza e l'intraprendenza dei genitori dei ragazzi disabili stanno crescendo in maniera straordinaria, non si può dire che le famiglie siano sempre formate da genitori attenti e fratelli amorevoli che vivono in case di proprietà, adeguate alle esigenze dei figli disabili.

Altre volte le famiglie, pur non volendo, sono costrette ad operare delle scelte scomode e dolorosissime. Chi non ha mai posseduto una casa o chi durante questa crisi economica l'ha persa, cosa fa? E le famiglie con case proprie ma inadeguate rispetto alle esigenze di un adulto disabile in quali soluzioni può sperare? Oltre a prendere le botte, certe madri sole nell'emergenza in chi o cosa possono sperare?

Ci sono famiglie con due o tre figli autistici o con altre disabilità intellettive e/o relazionali; e famiglie con figlio e genitori anziani (che non sono tra i destinatari di questa legge) con disabilità intellettiva o - nonni e nipoti - con altre gravi forme di non autosufficienza.

Dove vivranno questi figli, forzatamente in un altro appartamento con altre due o tre persone con cui non è detto che si instaurino buone dinamiche interpersonali? O avranno la libertà di scegliere, secondo le indicazioni della Convenzione Onu, soluzioni comunitarie di più ampio respiro? O possiamo prevedere (e dovremmo) passaggi diversi nel corso di un'intera vita vissuta senza supporto familiare?

«Incrollabilmente dobbiamo ritenere che sia diritto di ognuno scegliere dove vivere, come vivere e con chi vivere. Utopie? Sogni? No, piuttosto sfide culturali, politiche, organizzative, che qualcuno ha già raccolto e vinto, restando tuttavia annoverato fra le buone quanto irriproducibili e disperatissime prassi.», scrive Giacobini.

Le buone prassi, molte delle quali ben consolidate, in realtà sono in rapida espansione. Altre sono così robuste che esistono da moltissimi anni. Ma insistono sul territorio a macchia di leopardo.

Il concetto di segregazione, nella realtà dei fatti, è straordinariamente legato anche alle pareti domestiche e riferito a tutte le persone, anche senza disabilità, che si trovano a subire forme sottilissime di violenza psicologica, quando non fisica, a volte semplicemente vedendosi negare la soddisfazione di un bisogno specifico o subendo l'imposizione di tempi e modi che non sono i propri.

Quando parliamo di buone prassi non possiamo non considerare l'intervento dei privati, delle Fondazioni che avviano i progetti o li sostengono. Del Terzo Settore, per dirla in breve.

Se c'è un pregio in questa legge è proprio nell'aver delineato un meccanismo che coinvolge le famiglie, i fondi pubblici e il privato. Ridurre la questione all'ingresso dell'istituto del trust tra gli articoli di legge, è riduttivo. Purtroppo però è tutto troppo slegato, manca la trama su cui sviluppare il disegno, il contesto in cui ciascuno trova collocazione nel fare la sua parte. Ma questo forse non dipende dalla legge quanto piuttosto dalla nostra volontà di applicarla e chiederne i miglioramenti in favore dei nostri cari e non di un'ideologia o un ragionamento astratto.

Giacobini è inappuntabile quando scrive su Superando.it: «Altrettanto fragili sono poi le convinzioni che la capacitazione, il rafforzamento dell'autonomia personale, la realizzazione della vita indipendente debbano essere concretamente perseguite, non solo e tanto immettendo risorse nel sistema, ma con un profondo ripensamento dei servizi e dei sostegni che pongano al centro la persona, non come "soggetto da prendere in carico" o come "carname da RSA" [Residenza Sanitaria Assistenziale, N.d.R.], ma piuttosto come latore di risorse, pur residue, da potenziare, esaltare, usare.

Si prosegue a non comprendere che, trasformando la spesa in investimento, avremmo meno famiglie disperate e meno metri cubi di residenze più o meno protette.»

E tuttavia qualcosa si è mosso. Anche nelle coscienze e nel comune sentire. Il presente potevamo giocarcelo meglio ma ciò che viviamo oggi tre o quattro anni fa non osavamo immaginarlo. Sarà sempre più importante che l'esperienza e la testimonianza dei genitori che fanno squadra nel costruire il futuro dei figli acquisisca sempre maggiore valore sociale per dimostrare una volta di più che la vita, accanto a un figlio con disabilità, è possibile.

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Redattore Sociale del 20-07-2016

Accessibilità digitale, la denuncia: il governo non rispetta le regole

Lettera di Fish e Uici a presidente del Consiglio, ministro per i rapporti con il Parlamento e presidenti di Camera e Senato: "I documenti che violano in modo palese la normativa vigente in materia di accessibilità sono proprio gli Atti del Governo sottoposti a parere parlamentare. Ripristinare garanzie di accessibilità".

ROMA. Gli atti del governo sottoposti a parere parlamentare sono completamente inaccessibili per chi ha un deficit visivo: la denuncia arriva da Uici e Fish, che tramite i rispettivi presidenti, Mario Barbuto e Vincenzo Falabella, hanno inviato una lettera a presidente del Consiglio, ministro per i rapporti con il Parlamento e presidenti di Camera e Senato.

Mentre infatti i siti di Camera e Senato offrono la maggior parte dei documenti in modalità accessibile, "con grande amarezza continuiamo a rilevare, pur avendolo già segnalato, che i documenti che violano in modo palese la normativa vigente in materia di accessibilità sono proprio gli Atti del Governo sottoposti a parere parlamentare", scrivono Barbuto e Falabella. "I documenti, proposti in pdf, non solo sono grafici - precisano - dunque non leggibili, ma addirittura protetti, dunque con l'impossibilità di decodificarli con i software OCR quali FineReader e lo stesso ScreenReader - sottolinea Mario Barbuto - Oltre ad essere inaccessibili ai non vedenti sono pure difficilmente gestibili da qualunque lettore o analista che ne voglia estrarre una parte oppure intenda effettuare una ricerca testuale".

Si tratta di una barriera che, "oltre che ad arrecare un danno, assume purtroppo un disvalore educativo e simbolico: è lo stesso governo a non rispettare la normativa vigente e i principi di democrazia e inclusione che vi sottendono, prima fra tutti la Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità, oltre che una consolidata disciplina regolamentare e tecnica. Un esempio negativo per l'intera Pubblica Amministrazione invece sottoposta a monitoraggio".

A fronte di tutto ciò, Fish e Uici chiedono quindi di "ripristinare le garanzie di accessibilità, e quindi di democrazia, adottando le conseguenti soluzioni tecniche peraltro molto semplici".

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Superando.it del 05-07-2016

Entra in vigore il Trattato sui libri accessibili, e l'Italia?

Con la ratifica del ventesimo Paese (il Canada), potrà finalmente entrare in vigore il 30 settembre il Trattato di Marrakech, permettendo il libero scambio internazionale non commerciale di materiale librario protetto dal diritto d'autore, realizzabile in formati accessibili, quali Braille e audio, con grandi benefìci per milioni di persone con disabilità visiva, ma anche per persone dislessiche o con altre difficoltà di lettura. «Auspichiamo ora - commenta un soddisfatto Mario Barbuto, presidente dell'UICI - che anche l'Italia voglia presto procedere alla ratifica del Trattato».

Come avevamo ricordato nel giugno scorso, in occasione della conferenza internazionale Leggere: un Diritto di tutti. Accesso all'informazione e alla cultura per le persone con disabilità e Trattato di Marrakech, promossa a Roma dall'UICI (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti), il Trattato di Marrakech per la circolazione e la diffusione del libro accessibile venne adottato in Marocco alla fine di giugno del 2013, in occasione della Conferenza Diplomatica dell'Organizzazione Mondiale per la Proprietà Intellettuale (OMPI), facendo segnare, come avevamo ampiamente riferito a suo tempo, un importante passaggio nella ricerca di un equilibrio tra il diritto alla cultura accessibile e quello della proprietà intellettuale.

Sempre nel presentare la conferenza di giugno a Roma, avevamo anche ricordato che erano stati diciassette i Paesi ad avere ratificato quel documento, mancandone quindi solo tre per consentire l'entrata in vigore dello stesso.

Ebbene, con la ratifica nei giorni scorsi del Canada, quel limite di venti Paesi è stato raggiunto, cosicché il 30 settembre prossimo il Trattato di Marrakech potrà finalmente entrare in vigore, permettendo il libero scambio internazionale non commerciale di materiale librario protetto dal diritto d'autore, realizzabile in formati accessibili, quali Braille e audio. E oltre che alle persone con disabilità visiva, ciò porterà ad effetti positivi anche per le persone dislessiche o con altre difficoltà di lettura.

«Questo è un altro giorno storico per il nostro movimento - commenta Arnt Holte, presidente della WBU, l'Unione Mondiale dei Ciechi -, una grande vittoria che faciliterà l'accesso ai libri per le persone non vedenti e ipovedenti. Il Trattato entrerà in vigore tra poco meno di tre mesi e aiuterà milioni di persone non vedenti e ipovedenti le quali avranno un accesso più libero e facilitato alla letteratura e ai materiali didattici, per un'integrazione sociale sempre maggiore».

Soddisfatto è anche Mario Barbuto, presidente nazionale dell'UICI, che dichiara: «Come abbiamo avuto modo di illustrare durante la conferenza di giugno alla Camera dei Deputati di Roma, da noi organizzata insieme alla deputata Laura Coccia e con la collaborazione dell'AIE (Associazione Italiana Editori), in Europa solo il 5% dei libri è accessibile ai non vedenti e questo numero si riduce all'1% nei i Paesi in via di sviluppo. Non poter leggere come gli altri è la violazione di un diritto umano fondamentale. Con il Trattato di Marrakech, avremo un'opportunità in più per accedere al sapere, alla cultura, alla conoscenza, in una posizione di uguaglianza, cittadini tra i cittadini».

«Auspichiamo ora - conclude Barbuto - che anche l'Italia voglia presto procedere alla ratifica del Trattato, nello spirito dell'impegno assunto con la Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità». (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: Chiara Giorgi (chiagiorgi@gmail.com).

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Italia Oggi del 05-07-2016

Dal governo iniezione finanziaria, ma sul sostegno i conti non tornano lo stesso

ROMA. Mille euro ad alunno con disabilità nelle scuole pubbliche paritarie. Ma un insegnante di sostegno ha un costo lordo pari almeno a 25 volte tanto. Due dati che descrivono il contesto in cui si inserisce l'emendamento del governo al Decreto scuola, convertito in legge dalla Camera a fine maggio, che prevede dal 2017 un contributo di 12,2 milioni di euro annui alle paritarie in proporzione agli alunni con disabilità che le frequentano. Appunto, 1.000 euro a studente disabile all'anno, poiché gli alunni con disabilità che frequentano le scuole paritarie sono 12.211. Un numero negli ultimi anni 10 anni più che raddoppiato, registrando un +62%. A fronte, nel decennio, di un calo del 2,6% del numero totale degli iscritti alle paritarie e di un aumento più contenuto, +40,6%, dei ragazzi con disabilità nelle scuole statali. Studenti a cui, tuttavia, lo Stato non riconosce né il sostegno, con l'unica eccezione della primaria, né alcun aiuto specifico, sebbene frequentino scuole paritarie che per la legge Berlinguer (n.62/2000) sono pubbliche al pari delle statali. Il costo è a carico delle famiglie, ricadendo sulle rette scolastiche, o delle scuole, costrette a reperire risorse aggiuntive a copertura del docente di sostegno, che a tempo pieno costa circa 27mila euro l'anno. Diversa la situazione degli alunni disabili e dei docenti di sostegno nelle scuole statali. Come ricorda lo stesso Miur. Ogni hanno, infatti, solo per i circa 100mila insegnanti di sostegno, tra assunti a tempo indeterminato e supplenti, si spendono 6 miliardi e mezzo di euro, a cui vanno aggiunti i soldi per le diverse progettualità. E' il caso, ad esempio, del finanziamento della ex L.440 per l'autonomia scolastica, che ha messo sul piatto 2 milioni e mezzo di euro sui progetti per gli studenti disabili. Mentre alle paritarie finora viene dato un contributo statale di 500 euro l'anno a studente, ma senza extra per i disabili. Con il Decreto scuola, dunque, arriverà loro un extra finanziamento per gli alunni disabili pari a circa 1.000 euro a studente. E nelle scuole statali è cresciuto anche in contingente di docenti di sostegno: +35%, dalle 88.441 unità del 2007/08 alle 119.496 dell'anno scolastico appena concluso 2015/16. Con un rapporto numerico insegnanti/alunni di circa 1 a 2. Così come, a retribuzioni immutate, è aumentata anche la spesa dello Stato per il sostegno: +35%. La situazione non è rosea neppure nelle primarie paritarie, a cui è previsto un contributo per la presenza di un alunno con diritto di sostegno. La Finanziaria 2011, infatti, ha introdotto una norma in base alla quale la soglia al finanziamento che ogni scuola riceveva in quell'anno non avrebbe potuto essere superata, ma avrebbe al contrario essere potuta essere abbassata. Se, ad esempio, arrivano due alunni disabili in più, lo Stato dà il 30% e il resto spetta alla scuola. Ma, se uno studente disabile esce dalla scuola e non se ne iscrive nessuno, il monte ore che lo Stato riconosce diminuisce. E se, l'anno seguente ne entra uno nuovo, la soglia ormai è scesa e non si rialza.

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State of mind del 12-07-2016

Orientamento professionale e disabilità: una sfida da non perdere

di Raffaella Giordano

Un orientamento professionale rivolto ai disabili si deve fondare su: dignità, sviluppo delle potenzialità, propensione alla crescita, libertà di decisione.

Grandi trasformazioni come la globalizzazione dei mercati, il progresso tecnologico e mutamenti sociali hanno cambiato la natura stessa del lavoro e le abilità richieste ai lavoratori: sempre di più, in questo scenario, occorre approfondire le competenze tecniche necessarie per progettare e garantire un servizio di orientamento professionale che possa aiutare i soggetti disabili a rispondere a questi cambiamenti particolarmente sfidanti.

Esiste oramai una massa impressionante di studi che documentano i grandi cambiamenti che stanno interessando il mondo del lavoro. Nonostante il nostro paese possa facilitare l'inserimento occupazionale dei soggetti affetti da disabilità attraverso l'emanazione di leggi in loro favore, grandi trasformazioni come la globalizzazione dei mercati, il progresso tecnologico e mutamenti sociali hanno cambiato la natura stessa del lavoro e le abilità richieste ai lavoratori.

Sempre di più, in questo scenario, occorre approfondire le competenze tecniche necessarie per progettare e garantire un servizio di orientamento professionale che possa aiutare i soggetti disabili a rispondere a questi cambiamenti particolarmente sfidanti.

Nonostante le difficoltà, infatti, i dati suggeriscono che i disabili disoccupati sono desiderosi di trovare una occupazione (Taylor, 1994); allo stesso tempo, la letteratura mette in luce tre difficoltà specifiche che gli esperti di orientamento professionale dovranno tener presente e affrontare efficacemente, nell'erogazione di un servizio di orientamento a questa popolazione.

1. Limitazione nelle prime esperienze lavorative.

In generale, la carenza di esperienze lavorative limita le future possibilità di carriera e spesso i soggetti disabili entrano nell'età adulta con un background povero di esperienza lavorativa; questa mancata esperienza rende molto difficoltosa l'accessibilità ad una prima occupazione, perpetuando il periodo di inesperienza e lasciando la persona con una ancora non formata identità professionale definita, rendendo l'uscita da questo meccanismo a spirale molto difficile (Holland, 1985).

2. Capacità decisionali.

Legata alla mancanza di esperienza lavorativa vi è un ulteriore competenza, la presa di decisione. Questa permette agli individui di verificare se le proprie scelte hanno avuto successo o meno, fornendo importanti feedback al lavoratore. Talvolta, le persone disabili denunciano l'avere avuto meno occasioni di poter partecipare ai processi decisionali, compromettendo così, lo sviluppo appropriato delle loro capacità di presa di decisione e responsabilizzazione (Curnow, 1989).

3. Concetto di sé negativo a seguito di processi discriminatori.

Un' altra difficoltà che gli esperti di orientamento professionale dovranno tener presente è che l'atteggiamento nei confronti della disabilità può speso affliggere la persona disabile tanto quanto la disabilità stessa.

L'esposizione prolungata ad atteggiamenti e comportamenti pregiudizievoli da parte della società può chiaramente contribuire a creare un'immagine di sé negativa o poco capace.

Per gli psicologi Szymanski e Trueba (1994) vi sono difficoltà che affliggono i disabili, come ad esempio una rappresentazione di sé più negativa e meno capace, che non derivano da loro danni funzionali, ma sono esclusivamente il prodotto di stigma, marginalità e discriminazione a cui sono andati incontro per molti anni.

Caratteristiche di un buon orientamento professionale rivolto a persone con disabilità:

A causa di queste difficoltà, è ancora più importante e urgente che gli operatori di orientamento professionale impostino i loro servizi respingendo questi processi di castificazione e applicando i principi che ispirino la filosofia dell'empowerment. Attivare un processo di empowerment, nel contesto di orientamento, significa aumentare nelle persone la possibilità di controllo sulla propria vita e sulle condizioni che la influenzano, così come è vissuto dalle persone che non presentano disabilità (Harp, 1994).

Un orientamento professionale rivolto ai disabili si deve fondare su quattro postulati (Emener, 1991):

Ciascun individuo è di grande valore e dignità;

Ogni persona deve avere la possibilità di sviluppare al massimo le proprie potenzialità e deve essere messo nelle condizioni di poterlo fare;

Nelle persone vi è una naturale propensione alla crescita e al miglioramento;

Ogni individuo deve essere lasciato libero di decidere nella gestione della propria esistenza.

Dato il continuo cambiamento nel mondo del lavoro e le difficoltà a cui sono sottoposte le persone con disabilità, sembra sempre più evidente la necessità di facilitare il processo di inserimento e sviluppo occupazionale attraverso un aiuto concreto e competente a questo target più svantaggiato. Un efficace percorso di orientamento professionale che tenga conto della sofferenza meno visibile dei disabili può essere un utile strumento per potenziare le possibilità di scelta e di riuscita della loro vita professionale (Gysbers, 2002).

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La Stampa del 16-07-2016

Ogni giorno la città diventa una "giungla pericolosa"

ASTI. Vivere al buio. C'è chi è costretto dalla sorte a farlo per tutta la vita. Ma anche chi, non certo per merito, gode di una buona vista, può provare a farlo e a muoversi per la città con gli occhi chiusi.

Una sedia, un albero, un monumento ai caduti, una tenda parasole. Oggetti prima «innocui» possono trasformarsi in insidie in grado di ferire. Se quindi il titolare di un ristorante dispone le sedie del dehors sopra la pedana per non vedenti, questi rischiano di inciampare su sedie e tavolini che non dovrebbero trovarsi lì dove sono. E gli esempi non si fermano qui.

Le insidie in città.

«Ad Asti ci ritroviamo ogni giorno ad affrontare grandi e piccole minacce disseminate in tutta la città - spiega il presidente provinciale dell'Unione italiana ciechi e ipovedenti, Mario Alciati -. Ad esempio, in piazza Statuto c'è un percorso per non vedenti che, oltre ad attraversare in modo poco razionale il centro della piazza, mentre di norma dovrebbe snodarsi lungo i portici, d'estate è ostruita dalle sedie di un ristorante pizzeria, da un albero che non viene potato e quindi ha i rami che arrivano dritti in faccia e, come se non bastasse, si inserisce in una pavimentazione che, non posso giudicarla, sarà molto bella, ma rende di fatto impossibile distinguere con il nostro bastone guida il nostro percorso dal resto della piazza».

Barriere architettoniche dettate dalla «mancanza di sensibilità» che vanno ad aggiungersi a quelle già esistenti. Che non sono poche. «Il problema è duplice - analizza Mariangela Cotto, ex consigliere comunale - Da un lato la mancanza di attenzione da parte delle istituzioni, dall'altra la superficialità di alcuni cittadini. A volte non si pensa che posizionare un semplice albero di Natale davanti al proprio negozio possa rappresentare un pericolo per qualcuno. Occorre una maggior sensibilità». Tra le «armi bianche» presenti in città, spicca quella del monumento ai Caduti in piazza san Secondo, sulla facciata del municipio. «La lancia spunta pericolosamente verso destra e noi che camminiamo lungo il muro, non trovando impedimenti a terra con il bastone, andiamo dritti rischiando di infilzarci il collo - sottolinea Alciati, con la mano a cucchiaio davanti alla gola, a mezzo millimetro dall'arma di bronzo -. Basterebbe mettere un mattoncino a terra per risolvere il problema».

La stazione ferroviaria.

Le barriere architettoniche non riguardano ovviamente solo i non vedenti. Chi ad esempio si reca alla stazione ferroviaria, con una carrozzella, un paio di stampelle o anche solo una valigia particolarmente pesante, avrà serie difficoltà a raggiungere il binario. «Non ci sono scivoli nè tantomeno scale mobili - spiega Cotto -. Tempo fa erano iniziati i lavori per l'ascensore che sono stati interrotti e non se n'è più parlato». L'unico modo per i disabili è di contattare la polizia ferroviaria o gli impiegati della stazione, dichiarando la propria invalidità, e farsi accompagnare da loro. Se si hanno altre difficoltà, invece, non resta che sperare nella «gentilezza» di un passante.

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Blog Invisibili - Corriere della Sera del 12-07-2016

Contrassegni arancioni o blu? Storia di varia anarchia

di Antonio Giuseppe Malafarina

Speravo fosse finita. Anzi, speravo fosse finita bene. Dopo che lo scorso settembre avevo scritto a proposito dei contrassegni per il parcheggio delle persone con disabilità negli appositi stalli speravo di non dovermene occupare di nuovo. In fondo non c'era più nulla da dire: quelli in uso fino al 15 settembre 2015 sarebbero rimasti validi sino alla naturale scadenza e tutti quelli di nuova emissione avrebbero dovuto essere conformi alla normativa europea. Le cose non sono andate propriamente così. Permessi vecchi e nuovi si mescolano in una miscellanea che le stesse forze dell'ordine non sanno come amministrare, così a volte multano e a volte no. E poi c'è la faccenda romana, sempre secondo quanto riporta il gruppo Facebook Fotografa l'impostore. Una tormenta che va analizzata.

Iniziamo subito a ricordare che secondo l'autorevole testata giornalistica Superando i permessi in circolazione non ancora scaduti ed emessi prima del 15 settembre 2015 sono validi in Italia sino alla scadenza che recano indicata. Il problema nasce da ciò che emerge dalle fonti di Fotografa l'impostore, cioè che ci sarebbero Comuni dove il vecchio contrassegno è stato sostituito ed altri dove ancora viene emesso il modello obsoleto. Là dove il modello vecchio è stato giustamente sostituito si multano tutti coloro che non sono in regola. Ma fra questi possono trovarsi anche persone che provengono da un Comune dove non è stato sostituito, e non certo per causa loro.

Altri Comuni a volte multerebbero ed a volte no. Le stesse forze dell'ordine paiono in confusione: in linea di principio può essere che la polizia locale non multi e quella nazionale sì. In questo caos ci rimette la persona con disabilità, che se non ha il contrassegno unificato Cude rischia una multa che se vorrà farsi togliere dovrà dimostrare che la responsabilità del mancato aggiornamento del proprio documento è attribuibile al proprio Comune. E con i tempi della nostra burocrazia l'iter si concluderà quando l'Unione Europea - se ci sarà ancora - avrà disposto un nuovo tagliando.

Per essere certi di essere in regola, se ancora non si possiede il nuovo contrassegno, si può tentare di pretendere il documento nuovo facendo presente al Comune rilasciante, e inadempiente, l'eventualità di doversi recare all'estero, dove è tassativamente richiesto l'utilizzo del Cude.

A Roma, dove i contrassegni risultano aggiornati, si apre un'altra questione. È quella della scadenza del documento. Secondo il decreto del presidente della Repubblica numero 495 del 16 dicembre 1992 all'articolo 381 esso ha durata quinquennale. Il concetto è ribadito sul sito dell'Automobile club d'Italia. A Roma, tuttavia, esistono permessi con scadenza illimitata e questo ha sollevato, e solleva, una nutrita serie di polemiche. Talvolta riconducendosi al luogo comune della capitale quale simbolo del privilegio in spregio all'autorità centralizzata.

Ora, vanno messi subito a tacere coloro che pensano che si tratti di un brutto fattaccio di vantaggi per chissà quali soliti noti. I contrassegni emessi dal Comune con validità illimitata hanno una loro ragion d'essere e, secondo me, vanno apprezzabilmente nella direzione della semplificazione della vita dei cittadini. Essi, secondo quanto si legge all'articolo 4 della deliberazione 21 del 19 febbraio 2007 sono istituiti per le persone con invalidità stabilizzata ed irreversibile, sull'esempio del tesserino dell'esenzione dai ticket con verifica d'ufficio annuale della permanenza in vita del titolare. Questi tesserini, quindi, agevolerebbero molte persone disabili, che non si troverebbero più a dover presentare per il rinnovo ogni cinque anni una documentazione che attesta una condizione di disabilità che è tangibile e conclamata.

Questo, però, riconduce ad un dualismo: se la legge nazionale stabilisce una durata massima del permesso e quella del Comune di Roma la oltrepassa, chi avrà ragione?

Ho voluto sentire il parere d Carlo Giacobini, direttore responsabile di Handylex e direttore editoriale di Superando, il quale ha dichiarato: «Non credo che nei casi come quelli contemplati dalla delibera romana i contrassegni debbano essere illimitati. Ciò preclude verifiche nel tempo sulla reale necessità e finalizzazione nel tempo del contrassegno. Un esempio: una persona accertata con una grave disabilità stabilizzata negli anni, disgraziatamente, potrebbe finire permanentemente allettata e magari essere ricoverata in Rsa (residenze sanitarie assistenziali per anziani) o in istituto. Chi usa il suo contrassegno "illimitato"? È lecito? Comprendo lo spirito di Roma Capitale (che ci si augura adotti lo stesso principio anche ad altri ambiti ad iniziare dalle zone a traffico limitato), ma credo che le risposte si debbano trovare in modo omogeneo evitando disparità territoriali, elusioni ed abusi, mettendo assieme riflessioni, esperienze, risorse».

Poteri si accavallano a poteri. Verso la via della semplificazione Carlo Giacobini sostiene che sarebbe necessario «un sistema unico nazionale che mantenga conservi e renda accessibili i dati sui contrassegni effettivamente rilasciati e ancora validi su tutto il territorio nazionale». Io ritengo che i dati del contrassegno dovrebbero confluire in un archivio centralizzato anche per favorire gli spostamenti da un comune all'altro senza dover ogni volta riempire la modulistica locale per accedere alle zone a traffico limitato. E penso che il contrassegno, nei casi previsti dall'amministrazione capitolina, dovrebbe avere durata illimitata. La grande bellezza.

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QuellichelaFarmacia Magazine del 22-07-2016

Second Sight annuncia gli straordinari risultati del Sistema di Protesi Retinica Argus II

Second Sight Medical Products Inc. (NASDAQ:EYES) (Second Sight), azienda che progetta, sviluppa e commercializza protesi visive impiantabili che permettono di ripristinare in parte la funzione visiva nei pazienti non vedenti, ha annunciato oggi i risultati positivi dello studio di cinque anni riguardante il Sistema di Protesi Retinica Argus ®II. Argus II cattura le immagini con una videocamera miniaturizzata montata su occhiali montati, converte le immagini in impulsi elettrici, e poi trasmette questi impulsi in modalità wireless a elettrodi impiantati sulla superficie retinica, bypassando le cellule retiniche morte e stimolando le cellule vitali nei pazienti con retinite pigmentosa (RP) da acuta a molto grave.

L'articolo scientifico intitolato "Five years safety and performance results from the Argus II Retinal Prosthesis System Clinical Trial" segue la valutazione di 30 soggetti nel trial clinico (NCT00407602) impiantati con Argus II in 10 centri negli Stati Uniti e in Europa[1]. Tutti i pazienti erano non vedenti (cioè privi di percezione della luce o peggio) a causa della retinite pigmentosa (RP) o simile malattia. Durante i cinque anni del trial clinico, i risultati hanno mostrato che la funzione visiva è migliorata dopo l'impianto con Argus II e questi miglioramenti si sono mantenuti per cinque anni. I pazienti hanno riportato che l'utilizzo di Argus II ha avuto un impatto positivo sul loro benessere e sul rinnovato rapporto con i loro cari e il mondo intorno a loro. I risultati hanno anche dimostrato che Argus II aveva un accettabile profilo di sicurezza.

"Per i pazienti con RP che vivono nel buio, i benefici a lungo termine di Argus II nel restituire una funzione visiva parziale rappresentano un punto di arrivo molto significativo" ha detto Lyndon da Cruz, MD PhD, consulente e chirurgo retinico al Moorfields Eye Hospital NHS Foundation Trust nonché autore principale dello studio. "Forse veramente eccitante è la provata abilità di Argus II di migliorare la funzione visiva dei pazienti. Con Argus II i pazienti riescono a svolgere compiti che sarebbero impossibili senza il dispositivo. Questo può rappresentare un cambiamento di vita. E' positivo aver potuto dimostrare oggi che questi cambiamenti durano anni dopo l'impianto."

"Siamo entusiasti di vedere che il miglioramento visivo sostanziale raggiunto da Argus II dura più di cinque anni - notizia positiva sia per i pazienti non vedenti a causa di RP, sia per la nostra azienda che si adopera con continui sforzi per ridare la vista a pazienti colpiti da questa tremenda malattia" ha detto Will McGuire, Presidente e CEO di Second Sight. "Lo studio ha dimostrato che i nostri impianti hanno una sicurezza a lungo termine e offrono benefici clinici ai pazienti; questi risultati continueranno a dirigere il nostro futuro approccio, sia nel processo di sviluppo che nella ricerca di nuove autorizzazioni di rimborso per Argus II".

Nello studio di Argus II, sono stati effettuati tre tipi di test sulla funzione visiva attraverso esercizi computerizzati: localizzazione del quadrato (visione di oggetti), direzione di movimento (rilevamento del movimento) e distinzione di reticoli orientati (acuità visiva). Sono stati anche eseguiti due tipi di test di orientamento e mobilità nel mondo reale (O&M): un test richiedeva ai pazienti di localizzare e toccare una porta mentre il secondo richiedeva ai pazienti di seguire una linea bianca sul pavimento. Le capacità di trovare una porta e seguire una linea hanno un significato nel mondo reale in relazione alla mobilità, alla deambulazione e alla sicurezza.

I risultati precedenti a questo trial clinico sono stati usati per ottenere l'approvazione della FDA per Argus II oltre che al marchio CE in Europa. Il Sistema Argus II è il primo e unico impianto retinico ad avere entrambe le approvazioni e il solo sistema ad aver dimostrato affidabilità e beneficio a lungo termine. Ad oggi circa 200 pazienti sono stati trattati con Argus II.

I risultati positivi di questo studio clinico di lungo periodo seguono lo studio costo-efficacia di lungo periodo su Argus II pubblicato nel 2014. I ricercatori hanno valutato i costi di utilizzo di Argus II in un periodo di 25 anni a partire dal 46mo anno di età (età media stimata dei pazienti RP con una diagnosi di legalmente ciechi) e rilevato che il costo incrementale per Argus II era all'incirca di 16,000 dollari/anni di vita ponderati per qualità - molto al di sotto della soglia di costo dei servizi a pagamento e dei costi delle cure usuali[2].

Le attuali ricerche di Second Sight includono uno studio di fattibilità su Argus II per individui con degenerazione maculare senile secca e un aggiornamento del sistema e del software per i pazienti attuali e futuri, nonché lo sviluppo di una protesi visiva innovativa, la Protesi Corticale Visiva Orion TMI , destinato a pazienti affetti da quasi tutte le altre forme di cecità.

Il Sistema di Protesi Retinica Argus® II.

Il sistema Argus II di Second Sight impiega la stimolazione elettrica per bypassare le cellule morte e stimolare le rimanenti cellule retiniche vitali inducendo una percezione visiva in persone con grave o profonda degenerazione retinica esterna. L'Argus II funziona convertendo le immagini catturate da una videocamera in miniatura montata sugli occhiali del paziente in una serie di piccoli impulsi elettrici, che vengono trasmessi in modalità wireless ad una matrice di elettrodi impiantati sulla superficie della retina. Tali impulsi hanno lo scopo di stimolare le cellule rimanenti della retina, con conseguente percezione di modelli di luce nel cervello. Il paziente poi impara a interpretare questi modelli visivi, riguadagnando così qualche utilità visiva. Il sistema è controllato da un software ed è aggiornabile e questo può portare a migliori prestazioni nel momento in cui nuovi algoritmi vengono sviluppati e testati. Argus II è la prima retina artificiale ad aver ricevuto un'ampia approvazione ed è disponibile presso i centri accreditati in Austria, Canada, Francia, Germania, Italia, Olanda, Arabia Saudita, Spagna, Svizzera, Turchia, Regno Unito e USA.

Second Sight.

La missione di Second Sight è quella di sviluppare, produrre e commercializzare innovative protesi visive impiantabili per consentire alle persone non vedenti di raggiungere una maggiore indipendenza. Second Sight ha sviluppato e prodotto la Protesi Retinica Argus® II per individui con degenerazioni retiniche esterne come la Retinite Pigmentosa (RP). Second Sight sta sviluppando anche la protesi corticale visiva OrionTM I per i soggetti non vedenti per cause diverse da quelle correntemente trattate con Argus II o altre terapie. La sede U.S. è a Sylmar, CA, e gli uffici europei si trovano a Losanna, in Svizzera. Per ulteriori informazioni, visitare il sito www.secondsight.com.

Safe Harbor.

Questo comunicato contiene dichiarazioni previsionali ai sensi della Sezione 27A del Securities Act del 1933 e modifiche e della Sezione 21E del Securities Exchange e Exchange Act del 1934 e modifiche e si intende che le dichiarazioni siano coperte dal "porto sicuro" creato da queste sezioni. Tutte le dichiarazioni contenute in questo comunicato stampa che non sono basate su un fatto storico sono "dichiarazioni previsionali".

Queste dichiarazioni possono essere identificate da parole come "stime", "anticipazioni", "progetti", "piani", o "pianificato", "cerca", "può", "potrà", "si aspetta", "intende", "crede", "dovrebbe", "potrebbe" e espressioni simili o di conseguenza le versioni al negativo e che possono anche essere identificate dal loro contesto. Tutte le espressioni che si riferiscono alle performance operative o eventi o sviluppi che Second Sight si aspetta o anticipa che accadranno in futuro sono dichiarazioni previsionali.

Anche se il management ha basato ogni dichiarazione previsionale inclusa in questo comunicato stampa sulle attuali aspettative, operiamo in un ambiente normativo nazionale e internazionale complesso e in divenire in cui possono sorgere rischi nuovi e imprevisti e di conseguenza le informazioni su cui si basano queste aspettative possono cambiare.

Le dichiarazioni previsionali implicano rischi e incertezze connaturate che potrebbero causare risultati effettivi materialmente diversi da quelli contenuti nelle dichiarazioni previsionali , come conseguenza di vari fattori inclusi quei rischi e quelle incertezze descritte nei Fattori di Rischio e nelle sezioni Management's Discussion and Analysis of Financial Condition e Results of Operations del nostro Report Annuale su Form 10-K come depositato il 11 marzo 2016 e i nostri altri report depositati periodicamente alla Securities and Exchange Commission.

Raccomandiamo di tenere in considerazione quei rischi e quelle incertezze nella valutazione delle nostre dichiarazioni previsionali. Avvertiamo i lettori di non porre eccessivo affidamento su alcuna dichiarazione previsionale, che parla solo a partire dalla data di fatto. Salvo quanto altrove richiesto dalle leggi di sicurezza federale, decliniamo ogni obbligo o impegno a pubblicare qualsiasi aggiornamento o revisione su qualunque dichiarazione previsionale contenuta in questo testo (o altrove) per riflettere qualsiasi cambiamento nelle nostre previsioni riguardo a ogni modifica negli eventi, condizioni o circostanze su cui tale dichiarazione si basa.

note:

[1] L'articolo è stato pubblicato oggi elettronicamente prima della pubblicazione su Ophtalmology

[2] Vaidya A, Borgonovi E, Taylor RS, et al. The cost-effectiveness of the Argus II retinal prosthesis in Retinitis Pigmentosa patients. BMC Ophthalmol. 2014;14:49.

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Osservatorio Malattie Rare.it del 04-07-2016

Malattia di Stargardt: a Firenze il primo caso al mondo trattato con protesi epiretinica Argus II

LOSANNA. Lucia è una signora fiorentina di 67 anni a cui è stata diagnosticata la malattia di Stargardt. A causa di questa malattia ha subito già dall'età scolare un progressivo peggioramento della vista fino alla cecità. All'Azienda Ospedaliera Careggi di Firenze Lucia è stata la prima paziente al mondo con la malattia di Stargardt a ricevere l'impianto epiretinico Argus II.

Ecco la sua testimonianza: "a 8 anni ho subito una fortissima riduzione della vista e ho dovuto abbandonare la mia grande passione per la lettura. Con la cecità la mia vita è cambiata, mi sono state precluse moltissime cose e fino ad oggi a parte i libri parlati non c'è stato molto altro. Con la protesi retinica conto di riacquistare presto una maggior autonomia personale e soprattutto di non avere più paura del buio tutto intorno".

La malattia di Stargardt è, come la Retinite Pigmentosa, una forma rara di malattia degenerativa della retina, che colpisce, su base ereditaria, in 1 caso su 10.000. La protesi epiretinica Argus II, progettata, sviluppata e commercializzata da Second Sight Medical Products Inc., già impiantata con successo in più di 190 pazienti nel mondo, è attualmente l'unico sistema in grado di migliorare la condizione visiva dei pazienti affetti da RP ed ora, grazie al successo dell'intervento presso il Careggi, l'unica risposta per i pazienti affetti da Stargardt.

L'intervento è stato eseguito con successo dall'equipe del Professor Stanislao Rizzo, pioniere della tecnologia Argus II, da lui adottata in Italia 4 anni fa. La Signora Lucia è la 27ma paziente ad essere operata con risultati eccellenti dal Professor Rizzo che ha dichiarato "la signora presenta uno stadio avanzatissimo della malattia, in totale assenza di campo periferico e di campo centrale, questa è una circostanza ottimale per Argus II. Mi aspetto dei risultati funzionali migliori rispetto ad un paziente affetto da RP in quanto con Stargardt gli strati esterni della retina sono meglio conservati".

L'Italia è all'avanguardia nell'utilizzo della protesi epiretinica, il cosiddetto "occhio bionico" Argus II. "E' dimostrato - continua il Prof. Rizzo - che la protesi epiretinica è altamente sicura e che i risultati rimangono stabili nel tempo".

Oltre al Careggi di Firenze, gli impianti Argus II sono stati anche impiantati presso l'Azienda ULSS 15 Alto Padovana di Camposampiero (PD) e all'Ospedale San Paolo di Milano.

Argus II è la prima retina artificiale ad aver ottenuto il Marchio CE per la commercializzazione in Europa ed è la prima e unica ad aver ottenuto l'approvazione della FDA per gli Stati Uniti e il Canada. Il trattamento è attualmente disponibile in centri accreditati in Austria, Canada, Francia, Germania, Italia, Olanda, Arabia Saudita, Spagna, Svizzera, Turchia, Regno Unito e USA.

Il sistema Argus II di Second Sight impiega la stimolazione elettrica per bypassare le cellule morte e stimolare le rimanenti cellule retiniche vitali inducendo una percezione visiva in persone con grave o profonda degenerazione retinica esterna. L'Argus II funziona convertendo le immagini catturate da una videocamera in miniatura montata sugli occhiali del paziente in una serie di piccoli impulsi elettrici, che vengono trasmessi in modalità wireless ad una matrice di elettrodi impiantati sulla superficie della retina. Tali impulsi hanno lo scopo di stimolare le cellule rimanenti della retina, con conseguente percezione di modelli di luce nel cervello. Il paziente poi impara a interpretare questi modelli visivi, riguadagnando così qualche funzione visiva. Il sistema è controllato da un software ed è aggiornabile e questo può portare a migliori prestazioni nel momento in cui nuovi algoritmi vengono sviluppati e testati. Argus II è la prima retina artificiale ad aver ricevuto un'ampia approvazione ed è disponibile presso i centri accreditati in Austria, Canada, Francia, Germania, Italia, Olanda, Arabia Saudita, Spagna, Svizzera, Turchia, Regno Unito e USA.

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WebNews del 07-07-2016

DeepMind e NHS: machine learning contro la cecità

Una collaborazione tra DeepMind e il sistema sanitario nazionale del Regno Unito utilizzerà il machine learning per diagnosticare problemi alla vista.

Per capire quali siano le reali potenzialità dei sistemi di machine learning e di intelligenza artificiale è possibile fare riferimento ad un nuovo progetto messo in campo da DeepMind (team acquisito da Google, lo stesso che ha sviluppato AlphaGo) in partnership con il National Health Service britannico, finalizzato a combattere i problemi alla vista attraverso una loro diagnosi precoce.

Al programma collaborerà anche il Moorfields Eye Hospital di Londra. L'obiettivo comune è quello di dar vita ad algoritmi in grado di riconoscere preventivamente condizioni potenzialmente pericolose per l'occhio, attraverso un semplice scan oculare. Il sistema sarà addestrato all'identificazione dei sintomi attraverso l'analisi di milioni di esami (tutti provenienti da pazienti anonimi) che saranno dati in pasto all'IA, per trovare pattern riconducibili alle patologie che interessano il visus, ad esempio una degenerazione maculare legata all'età oppure una retinopatia di origine diabetica. I risultati raggiungibili sono promettenti, come sottolinea Mustafa Suleyman, co-fondatore di DeepMind.

Riuscendo a identificarli il prima possibile, il 98% dei problemi legati alla perdita della vista potrebbe essere evitato.

A volere la messa in atto del programma è stato soprattutto il dott. Persea Keane della clinica Moorsfield, impressionato dalle prestazioni degli algoritmi sviluppati da DeepMind nel riconoscimento delle immagini. L'oculista ha intravisto nella tecnologia una via da percorrere per accelerare la ricerca medica, a beneficio dei pazienti. Queste le sue parole che descrivono come ha preso vita la partnership.

"Ho avuto l'intuizione che il deep learning potrebbe essere molto utile nell'analisi delle immagini dell'occhio. Ci occupiamo di tomografia ottica computerizzata e abbiamo a disposizione il più grande archivio al mondo di esami OCT. In un paio di giorni sono entrato in contatto con Mustafa e mi ha subito risposto.

di Cristiano Ghidotti

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Il Sole 24 Ore del 18-07-2016

Teletatto: un software low cost per non vedenti che trasforma le immagini in tatto

Al via il progetto dell'Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) risultato tra i vincitori del bando "Digital for Social" di Fondazione Vodafone Italia con Gruppo 24 ORE

200.000 giovani italiani tra gli 0 e i 24 anni non vedenti o ipovedenti gravi potranno provare la sensazione di "vedere" attraverso un sistema di sostituzione sensoriale che consente di avere esperienze simili a quelle visive sostituendo la vista con il tatto.

Si tratta di Teletatto, il progetto pensato dall'Istituto Italiano di Tecnologia che si propone di fornire una piattaforma software low cost, utilizzabile online e offline, sviluppata dal gruppo RBCS (Robotics, Brain and Cognitive Sciences) presso la sede genovese di IIT, guidato da Luca Brayda, per istruire a distanza bambini e ragazzi con gravi problemi alla vista.

Sviluppato con il sostegno di Fondazione Vodafone Italia, Teletatto rientra tra i 18 progetti vincitori di "Digital For Social", il bando promosso da Fondazione Vodafone Italia e realizzato in collaborazione con Gruppo 24 ORE, che ha premiato i migliori progetti di tecnologia digitale proposti da organizzazioni del Terzo Settore che operano nell'ambito del disagio giovanile o dell'aiuto e dell'assistenza ai bisogni di giovani in situazione di svantaggio.

"L'esigenza di sviluppare un progetto di questo tipo, nasce dal pesante squilibrio formativo tra persone vedenti e non vedenti in età scolare. Questi giovani hanno bisogno di istruzioni ad hoc su come acquisire e manipolare mappe digitali, concetti geometrici e scientifici sempre più trasmessi digitalmente con la vista" spiega Luca Brayda ricercatore dell'IIT.

Grazie a Teletatto l'utente non vedente potrà comprendere forme e immagini, ricevute in formato digitale, che verranno convertite in stimoli tattili grazie al software realizzato e mediante l'utilizzo di dispositivi già sviluppati dal team di ricerca di IIT: un mouse tattile (Tacticle Mouse) e un pad tattile (Blindpad).

Il progetto prevede anche lo sviluppo di "serious games", giochi ideati dal team multidisciplinare di IIT, composto da psicologi, interaction designers e riabilitatori, con il coinvolgimento attivo dei giovani non vedenti. I "games" sono mirati a veicolare tattilmente concetti grafici semplici, come forme geometriche in 2D e 3D, punti e linee che formano rappresentazioni iconiche.

Teletatto prevede anche un abbattimento dei costi pro-capite per la riabilitazione e per lo Stato. Come spiega Brayda, "l'accessibilità per i non vedenti a metodologie di apprendimento di tali concetti è scarsa e molto costosa, spesso possibile solo in alcuni centri di riabilitazione e con pochissimi operatori specializzati. Teletatto permetterà l'accesso a questi metodi avanzati educativi e riabilitativi a tutti coloro che ne hanno bisogno, in Europa si stima circa 8 milioni".

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Macitynet del 12-07-2016

Jordyn Castor: una donna ingegnere cieca si occupa di accessibilità in Apple

Tra le persone che lavorano in Apple all'accessibilità di software e dispositivi, c'è una giovanissima ingegnere assunta dopo uno stage e che, tra le altre cose, sta lavorando per integrare specifiche funzioni per Swift Playgrounds..

Jordyn Castor, l'ingegnere cieco che si occupa di accessibilità in Apple Jordyn Castor è una giovanissima donna che lavora per Apple allo sviluppo di tecnologie quali VoiceOver, collaborando con il team della Mela che si occupa di accessibilità e qualità. Cieca dalla nascita, Jordyn è stata da sempre incoraggiata a sperimentare l'uso di vari gadget nonostante la complicata curva d'apprendimento. Mashhable spiega che ha ricevuto il primo iPad per il suo 17° compleanno rimanendo impressionata dal fatto di poterlo utilizzare appena tolto dalla scatola, contrariamente ad altri dispositivi elettronici che spesso richiedono costosi add-on o software per le persone con disabilità.

Dopo il compleanno è andata all'Università statale del Michigan ed è stata assunta come stagista da Apple dopo la job fair 2015 di Minneapolis; dopo lo stage è stata assunta a tempo pieno.

Castor spiega che programma usando una combinazione di Braille e Nemeth Braille, il sistema di scrittura e lettura a rilievo per non vedenti e un codice esteso dall'alfabeto dedicato alla lettura della matematica. Tra i suoi lavori più recenti c'è l'aggiunta di funzioni di accessibilità per Swift Playgrounds, un'app di Apple per iPad che insegna la programmazione in modo facile e divertente.

"Ricevo costantemente messaggi su Facebook da genitori di bimbi ciechi che dicono: «Mio figlio vorrebbe tanto imparare a programmare. Conosci qualcosa che consenta di farlo?»; ora, quando sarà disponibile, dice Jordyn, finalmente potrò rispondere: «Certamente, certamente può cominciare a scrivere codice».

Apple da sempre offre funzioni per l'accessibilità. L'ultimo premio in merito è stato ricevuto il 4 luglio dall'American Council of the Blind per le funzioni di accessibilità nei suoi prodotti, e la continua innovazione in materia. Nuove funzionalità per non vedenti e ipovedenti sono previste con iOS 10, watchOS 3 e macOS Sierra. Tra le novità, ad esempio, l'arrivo dei dizionari per voiceover (la possiiblità di definire la corretta pronuncia di parole e frasi), funzioni per differenziare l'audio in Voiceover (la voce in un canale e la musica e gli effetti in un altro), una lente di ingrandimento per gli ipovedenti he permetterà di utilizzare la fotocamera per ingrandire oggetti in tempo reale, filtri per impedire la visualizzazione di deterinati colori sullo schermo (utile per chi ha difficoltà con determinate tonalità) e altro ancora.

di Mauro Notarianni

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AgoraVox Italia del 15-07-2016

Disabilità, giocattoli e videogiochi: parola d'ordine inclusione

La campagna #ToyLikeMe ha promosso la creazione di giocattoli che rappresentano anche le persone affette da disabilità.

Rappresentare ogni realtà, anche quella vissuta dai bambini e dai ragazzi con disabilità. È con questo obiettivo che negli ultimi anni le case di produzione di giocattoli e videogame hanno aderito a iniziative quali #ToyLikeMe, una vera e propria sfida per generare inclusione e indurre un cambio di prospettiva.

#ToyLikeMe nasce nel 2015 da un'idea della giornalista inglese Rebecca Atkinson, da sempre attenta alle tematiche sociali. Atkinson, nel corso del suo ventennale lavoro da reporter, aveva indagato spesso sul mondo delle industrie di giocattoli, notando come queste non rappresentassero affatto la disabilità. Da qui è partita l'idea di sensibilizzare le case di produzione attraverso un tam tam mediatico. La giornalista, grazie all'aiuto di molti genitori, dapprima ha promosso la campagna #ToyLikeMe su Facebook e Twitter, con l'intento di scuotere l'industria del giocattolo globale in nome dei 150 milioni di bambini disabili presenti in tutto il mondo. In seguito, l'iniziativa - che ha riscosso un successo tale da essere definita virale - è proseguita anche fuori dalla rete. "Abbiamo contattato un'azienda inglese che produce bambole su misura stampate in 3D, le "makies Dolls", chiedendo loro di realizzare un apparecchio acustico e un bastone per non vedenti a misura di giocattolo. I produttori hanno subito accolto la nostra richiesta", raccontano i promotori di #ToyLikeMe in un articolo apparso sul sito www.crowdfunder.co.uk.

Ma non è tutto. La campagna, infatti, è approdata anche su change.org, una piattaforma dalla quale è possibile lanciare petizioni online. Grazie a questo canale circa 50mila persone hanno sottoscritto una richiesta indirizzata alla nota casa di giocattoli Playmobil per la realizzazione e la commercializzazione dei nuovi #ToyLikeMe. Playmobil ha aderito subito all'iniziativa, promettendo l'immissione sul mercato dei nuovi modelli entro il 2017. Poco dopo, anche Lego ha sposato la campagna, lanciando, in occasione della Fiera Internazionale del Giocattolo di Norimberga, la più grande del settore, il primo ragazzino in carrozzina, accompagnato da un cane-guida per disabili e collocato nel set «60134 Fun in the Park», appartenente alla serie City. Il giocattolo sarà in commercio a partire da questo mese.

Un importante segno di cambiamento arriva anche dal mondo dei videogame. Solo pochi giorni fa, Mike Ybarra del team Microsoft ha annunciato con un tweet che su Xbox live saranno ben presto disponibili dei nuovi avatar raffiguranti delle persone con disabilità e, nello specifico, in carrozzina. Così Microsoft risponde alla richiesta inoltrata qualche tempo fa da numerosi utenti, fissando il lancio dei nuovi "alter ego" per agosto.

La creazione di giocattoli e avatar rappresentanti la disabilità, tuttavia, ha suscitato non poche critiche, alle quali #ToyLikeMe ha prontamente risposto sottolineando come "per un bambino disabile crescere in una classe o in una scuola nella quale nessuno usa un apparecchio acustico o una sedia a rotelle possa portare a un senso di isolamento. Allo stesso modo, la mancata rappresentazione della propria realtà in tv, nei cartoni animati e nel mondo dei giocattoli può contribuire a minare l'autostima. Potersi identificare in un gioco, invece, va al di là del momento ludico. Significa essere inclusi e celebrati, proprio come i bambini normodotati."

di Milly Barba

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Repubblica.it del 15-07-2016

Emons e il fenomeno Audible: come nasce il successo di un "libro parlato"

Flavia Gentili, direttrice di produzione della società che ha collaborato al varo della piattaforma Amazon per audiolibri. Un prodotto "sdoganato" anche in Italia, e sul quale vale la pena investire.

di Silvana Mazzocchi

Editoria, che passione, perfino in tempo di crisi. Accendiamo i riflettori sul prodotto audiolibro e sul backstage di una realtà positiva che in dieci anni ha saputo coniugare professionalità e audacia passando dal cartaceo ma continuando a puntare sul "libro parlato" per celebrarne il rilancio. Come si costruisce una sinergia di qualità e successo, quali le fasi di realizzazione, quali le opportunità per i giovani in questo settore? Risponde Flavia Gentili, direttrice di produzione della Emons, il marchio che già da qualche tempo ha affiancato alla sua produzione "storica" una collana di carta con guide turistiche di città e luoghi particolari del mondo e un'altra dedicata al giallo tedesco e che ora guarda al futuro della "parola recitata". Emons, fin dalla fase di progettazione, ha collaborato al varo di "Audible", la piattaforma di Amazon partita ufficialmente nel maggio scorso con circa duemila titoli in italiano e diecimila testi nelle altre lingue, un portale a cui fanno riferimento vari editori (fra cui appunto Emons), che ha contribuito con titoli di lancio come la tetralogia firmata da Elena Ferrante, con la voce di Anna Bonaiuto. "Audible è la più grande piattaforma di audiolibri al mondo e la sua nascita è sicuramente un segnale positivo" sottolinea Gentili "Per noi, editori di audiolibri, vuol dire che, anche nel nostro paese, il prodotto è stato sdoganato e che vale la pena investire in questa direzione".

Ricco il catalogo di Emons: tra le iniziative recenti, la collana dedicata a Simenon e a Maigret con 16 titoli (dei 12 realizzati, gli ultimi due sono in uscita in questi giorni) letta da Giuseppe Battiston. E promettente è il programma per l'autunno: in ottobre uscirà il Kamasutra di Paolo Poli, l'ultimo lavoro del maestro con una copertina scelta da lui. E, in novembre, arriverà in libreria Tutte le storie di Alice nel paese delle meraviglie letto da Micaela Ramazzotti, alla sua prima esperienza con Emons. Altri titoli in ingresso e altri attori? Pastorale americana di Roth con la voce di Sergio Rubini, Le correzioni di Franzen letto da Vinicio Marchioni, Jane Eyre con Alba Rohrwacher, Mary Poppins con Paola Cortellesi...

Flavia Gentili, lei è la responsabile del prodotto audio di Emons, una casa editrice poliedrica e in espansione. Qual è il backstage di questo successo?

Nel 2017, Emons Audiolibri compirà i suoi primi dieci anni di vita. E, per noi, sarà un'occasione per lanciare eventi e nuove iniziative editoriali; insomma per festeggiarci e festeggiare chi ha contribuito alla nostra crescita. In primis, chi ha creduto e finanziato questa impresa, folle all'apparenza dal momento che la storia dell'editoria italiana è costellata da ottimi tentativi di fare conoscere l'audiolibro al grande pubblico - da ex libraia ricordo tra gli altri, gli Aristoniani di Mondadori negli anni '70 - tentativi che però non sono mai veramente riusciti nell'intento. Eccoli: Hejo Emons di Colonia, Viktoria von Schirach di Monaco e Axel Huck di Berlino (gli ultimi due residenti da anni nel nostro Paese), forti del successo editoriale e commerciale degli audiolibri in Germania e forti della conoscenza e della passione per l'Italia. Furono loro nel 2007 a investire, anche a livello di competenze professionali, in questo nuovo progetto. Molto si deve poi ai lettori, agli scrittori e agli attori che vanno in sala di registrazione e leggono i testi che Emons pubblica. E' stata vincente la decisione di affidare le lettura a volti e nomi visibili o agli stessi autori dei testi. Un ringraziamento va anche ai tecnici, che sono cresciuti insieme a noi, ai fonici, una meravigliosa categoria. E agli operatori del settore editoria, vedi promozione e distribuzione, ai librai. Agli editori, italiani e stranieri, che ci hanno dato i diritti per riprodurre le versioni audio delle loro opere. E infine e soprattutto al pubblico degli audio ascoltatori, un "piccolo popolo" in espansione, appassionato, critico e propositivo, curioso, coraggioso, affamato. In conclusione, se dovessimo girare il backstage del nostro successo, questi, accanto a noi, sarebbero i protagonisti. All'inizio dell'avventura Emons, a darci la carica sono stati l'entusiasmo e una bella dose di incoscienza, sostenuti da una giusta e forte intuizione editoriale. Abbiamo avuto dalla nostra però anche fortuna e tempismo. Ma è essenziale ricordare che, quando abbiamo iniziato, siamo stati molto aiutati anche da altri piccoli editori di audiolibri, come Il Narratore e Full Color Sound, che da anni stavano e stanno facendo un gran bel lavoro di produzione e diffusione.

Come si produce un audiolibro di qualità: come vengono scelte le voci, quali sono i tempi di realizzazione? E quali sono i titoli più riusciti del catalogo?

A leggere i nostri audiolibri sono autori e attori di successo. Questo ci è parso all'inizio una condizione necessaria per aiutare un prodotto editoriale che aveva delle oggettive e storiche difficoltà a imporsi . Da sempre, per noi, scegliere il testo e il suo lettore è un momento topico nella vita della redazione. Sono decisioni che prendiamo in modo collegiale, ognuno di noi può dire la sua, proporre un libro, un autore, un attore. E questo garantisce uno spettro di gusti piuttosto ampio. La scelta è delicata e a volte combattuta: testo e lettore ci devono piacere e ci piace anche l'idea di spaziare dal classico al saggio, dal romanzo contemporaneo alla letteratura per l'infanzia, ma abbiamo fatto anche scelte più commerciali o particolarmente raffinate e all'apparenza difficili, come il Pasticciaccio di Gadda. La compenetrazione tra lettore e testo è fondamentale ed è questo quello che noi cerchiamo: sposare un lettore al testo che legge, nel rispetto però delle singole autonomie, sia del libro che dell'attore. Perché vogliamo entrambi le "voci", in corso di lettura, quella dell'autore e la voce di chi lo legge. Ovvio che, quando in sala di registrazione entra l'autore stesso, il processo è inevitabile, immediato. I tempi variano, ma non è un percorso breve. Dobbiamo ovviamente accertarci di avere i diritti di riproduzione, che l'attore scelto voglia e possa e quindi - dal momento che realizziamo opere integrali - essere disponibile per la registrazione per tutto il tempo che occorre, che può essere una manciata di ore o settimane. Questa fase è un momento magico: è come essere nella caverna di Aladino, un luogo di meraviglie e sempre di stupore, di scoperte inattese. Per un attore, penso sia la prova estrema e una delle più belle: l'attore è nudo di fronte al microfono, può e deve contare solo sulla sua voce. E poi succede che, accompagnando un testo dalla prima all'ultima parola, si diventi un tutt'uno, lo si scopra nei suoi angoli più nascosti e inattesi. In questo piccolo microcosmo, tra lettore regia e fonico si crea una sorta di dimensione sospesa, molto intensa. Poi c'è la fase importantissima e delicata della post produzione, dove il nostro capo fonico, come il montatore nel cinema, taglia e cuce la lettura, preparando il master finale che andrà in produzione. Infine, il lavoro della redazione, della produzione, della distribuzione e...della comunicazione!

Se un giovane volesse provare a lavorare nell'editoria, che cosa gli sarebbe indispensabile?

Sono numerosi i giovani che ci propongono di collaborare; per l'attuale generazione, l'editoria è un sogno. Devo dire subito però che è un sogno difficile da realizzare. A volte i giovani vengano sfruttati e si trovano a passare da stage a stage senza riuscire a diventare parte integrante di una casa editrice. Perché (ed è vero) l'editoria è in crisi, chiudono le librerie, le redazioni si prosciugano, tutto si sta trasformando velocemente a livello di fruizione e quindi anche di mercato. Penso anche però che in questo paese non si sia stata fatto, a livello di istituzioni, una seria, convinta, profonda politica di promozione della lettura, per lo meno non abbastanza e, anche di questo, stiamo facendo le spese. Quindi, per un giovane che volesse intraprendere la meravigliosa, ma faticosa carriera dell'editoria, è indispensabile avere costanza, passione, pazienza, flessibilità; il tutto condito dalla conoscenza ovvero dalla cultura. Poi si impara sul campo, ma si deve essere messi nelle condizioni di farlo.

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Superando.it del 16-07-2016

Un Parco Braille in Friuli Venezia Giulia

Anche il Comune di Forni di Sopra (Udine) ha raccolto l'appello promosso a suo tempo dall'UICI (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti) e rilanciato dall'ANCI (Associazione Nazionale Comune Italiani), di intitolare una via, una piazza o un parco a Louis Braille, per ricordare colui che inventando l'omonimo sistema di lettura e scrittura per persone non vedenti, indicò loro anche le vie della cultura. Il 17 luglio, infatti, nella città friulana verrà inaugurato proprio il Parco Louis Braille.

FORNI DI SOPRA. Nel mese di febbraio scorso - come avevamo raccontato a suo tempo - era stato il Comune di Cagliari a raccogliere l'appello promosso in occasione della Giornata Nazionale del Braille 2016 dall'UICI (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti) e rilanciato dall'ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani), di intitolare una via, una piazza o un parco a Louis Braille, per ricordare colui che inventando l'omonimo sistema di lettura e scrittura per persone non vedenti, indicò loro anche le vie della cultura.

Ora anche il Comune friulano di Forni di Sopra, in provincia di Udine, procederà a questo passo, inaugurando appunto domenica 7 luglio (ore 11.30) un parco cittadino ed esattamente un'area di circa un chilometro quadrato con pineta e parco giochi per bambini.

«Il sistema Braille - sottolinea Mario Barbuto, presidente nazionale dell'UICI - ha rappresentato, e ancora oggi rappresenta, per tutti i ciechi nel mondo, la vera opportunità per accedere, al pari degli altri cittadini, all'istruzione, alla cultura, all'informazione. La modernità e l'efficacia del sistema, se mai ve ne fosse ancora bisogno, sono ulteriormente dimostrate dal suo impiego sempre più ampio nell'ambito delle tecnologie informatiche e digitali, dove oggi viene addirittura integrato sotto forma di tastiera virtuale, come mezzo di scrittura touchscreen».

«Vogliamo ringraziare il Comune di Forni di Sopra - dichiara Vincenzo Zoccano, componente della Direzione Nazionale dell'UICI e presidente della Consulta delle Associazioni di Persone con Disabilità e delle loro Famiglie del Friuli Venezia Giulia - per la sensibilità dimostrata nell'accogliere la nostra richiesta. All'ingresso del parco verrà anche posizionata una scultura lignea del busto di Braille, realizzata dall'artista Corrado Clerici, un'opera accessibile, che potrà essere toccata anche da chi non vede».

«Il Comune di Forni di Sopra - aggiunge Hubert Perfler, presidente regionale dell'UICI - ha per noi ciechi e ipovedenti un'importanza fondamentale, perché è proprio in questo posto che è nato lo sci per le persone con disabilità visiva, rappresentando un altro traguardo raggiunto per l'emancipazione sportiva delle persone con disabilità visiva».

All'inaugurazione del 17 luglio saranno presenti, insieme ai citati Zoccano e Perfler, i componenti della Giunta Comunale e il sindaco di Forni di Sopra Lino Anziutti, oltre a Nicola Stilla, presidente del Club Italiano del Braille. (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: Chiara Giorgi (chiagiorgi@gmail.com).

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Antenna Radio Esse del 12-07-2016

Informazioni in tempo reale alla fermata, il viaggio in bus diventa più accessibile

SIENA. "Il 3 passa tra cinque minuti...". Anche a Siena arrivano le paline elettroniche che forniscono informazioni in tempo reale sugli orari programmati degli autobus e quelli di effettiva attesa alla fermata.

Così, grazie anche all'annuncio vocale a bordo; la visualizzazione del percorso che il bus sta effettuando (compresi eventuali punti di interesse turistici) e le informazioni per l'utenza videolesa o ipovedente, il viaggio a bordo della flotta urbana di Tiemme diventa sempre più tecnologico ed accessibile.

Sono questi i primi risultati dell'implementazione del sistema AVM (Automatic Vehicle Monitoring), installato sulla quasi totalità del parco autobus di Tiemme, ovvero 616 bus, di cui 232 in servizio nella sede di Siena (123 extraurbani e 109 urbani). Grazie alla tecnologia AVM è possibile di monitorare in tempo reale il percorso che i bus effettuano e quindi 'dialogare' con le 158 nuove paline elettroniche che sono state installate sul territorio di competenza di Tiemme, di cui 154 nell'area di Siena.

La presentazione si è svolta oggi, lunedì 11 luglio in piazza Gramsci a Siena in presenza del Presidente di Tiemme Spa, Massimo Roncucci, del Direttore, Piero Sassoli, e dell'assessore ai Trasporti del Comune di Siena, Stefano Maggi.

"Il nostro sforzo è rivolto a mettere a disposizione dell'utenza sempre maggiori tecnologie per migliorare i nostri servizi di trasporto pubblico e renderli più fruibili - spiega Massimo Roncucci, Presidente di Tiemme Spa -. Le nuove paline elettroniche, infatti, si aggiungono alla costante implementazione della nuova App Tiemme Mobile che consente l'accesso da smartphone a numerosi servizi utili nonché allo sviluppo della tessera Mobint, dedicata alla mobilità integrata e ora disponibile anche nei comuni di Poggibonsi e Colle di Val d'Elsa. Siamo inoltre consapevoli della necessità di continuare ad investire a favore del rinnovo del parco mezzi e per questo avvieremo le procedure di acquisto in autofinanziamento di 12 nuovi autobus per un investimento complessivo di circa 3 milioni di euro più iva. Si tratterà di due nuovi bus urbani elettrici e di dieci mezzi che saranno prossimamente inseriti sulle linee regionali per Firenze e per Grosseto".

Le nuove paline.

Le nuove paline sono di due diverse tipologie. Ventidue sono dotate di due schermi a led di grandi dimensioni e sono state introdotte nelle principali fermate della rete urbana di Siena, ovvero in piazza Gramsci, Fontebecci, piazza del Sale, viale Bracci, Porta Pispini, viale Mazzini, via Peruzzi, Antiporto di Camollia, Vico Alto, Coroncina, Uncinello, San Miniato, Petriccio e viale Toselli.

Sugli schermi delle paline si ottengono informazioni sul servizio urbano. Entro i 20 minuti, il display indica l'attesa dall'arrivo della successiva corsa della linea di interesse; dal 21esimo al 40esimo minuto la palina riporta l'orario effettivo di attesa e, dal 40esimo minuto in poi, indica l'orario programmato.

Inoltre, le paline sono dotate di altoparlanti che consentono di vocalizzare le informazioni riportate sugli schermi anche a favore di utenti videolesi e/o ipovedenti.

44 paline di ultima generazione (con display da 8 pollici a colori e anche queste dotate di sistema di vocalizzazione per videolesi) sono state inoltre posizionate nei punti principali della città in sostituzione di quelle standard, mantenendo l'alimentazione con pannello solare.

Sempre grazie alla tecnologia AVM, inoltre, 126 mezzi urbani ed extraurbani di ultima generazione della flotta di Tiemme (di cui 61 in servizio nell'area di Siena) sono adesso dotati di annuncio e visualizzazione della nuova fermata. Non solo: su 114 monitor informativi installati a bordo sarà visualizzato il percorso che il bus sta effettuando, assieme ad palinsesto informativo dedicato che fornisce le ultime news, il meteo ed altri contenuti di intrattenimento e servizio. L'ulteriore sviluppo dell'AVM consentirà prossimamente di rendere disponibili le informazioni in tempo reale sul servizio e i minuti di attesa del bus anche tramite altri canali informativi, tra cui sms e la App gratuita Tiemme Mobile.

Sempre sul fronte della tecnologia, l'incremento dei servizi di biglietteria elettronica di Tiemme ha portato all'attivazione della smartcard contactless Mobint anche a Poggibonsi e Colle Val d'Elsa, dove gli utenti possono già acquistare il pratico borsellino elettronico per utilizzare i servizi bus urbani.

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Gazzetta di Modena del 28-07-2016

Cecilia Camellini, terzo sogno olimpico "Sempre la solita, grande emozione"

MODENA. Poco più di un mese e la terza avventura di Cecilia Camellini ai Giochi Paralimpici sarà realtà. La campionessa 24enne formiginese ha voluto presentarla ieri in una cornice a lei familiare come quella delle piscine Dogali, dove da anni si allena, in attesa di tuffarsi in acqua nella vasca dell'Olympic Aquatics Stadium di Rio de Janeiro dal 9 settembre. Assieme a lei Matteo Poli, il tecnico che la segue quotidianamente e che la accompagnerà nella spedizione in Brasile, il presidente della società che l'ha accudita e cresciuta in acqua, Ettore Pacini della Asd Tricolore Reggio Emilia, e i rappresentanti delle istituzioni che accompagnano il suo percorso: dall'assesore allo sport Giulio Guerzoni e Paola Francia al presidente di Uisp e Dogali srl Giorgio Baroni, che sostengono Cecilia consentendole di avere sempre una corsia a disposizione nella più grande piscina comunale modenese, fino ad Andrea Dondi, fiero di poter parlare come delegato del Coni della regina del nuoto paralimpico non solo di casa nostra, ma dell'Italia e del mondo. Dietro le quinte ma sempre presenti anche mamma Antonella e papa Gian Paolo, l'altra carta vincente di Cecilia Camellini, non solo per il supporto garantitole sin da quando ha iniziato a nuotare ma soprattutto per averla cresciuta come una campionessa a tutto tondo, una ragazza vera, semplice ed intelligente, capace di non fermarsi solo ai successi sportivi ma di riuscire con profitto anche lontano dalla sua amata acqua. Non a caso, parallelamente all'impegno agonistico, la nostra campionessa in questi anni ha coltivato con successo gli studi, tanto da essere prossima alla laurea magistrale in Psicologia Clinica all'Università di Bologna, presso la sede di Cesena. Esami finiti, ora manca soltanto la tesi, ma prima di scriverla c'è una Paralimpiade da vivere al massimo, la sua terza in carriera. E chissà che possa non essere l'ultima, come si è detto scherzando ieri. «Io credo che la convinceremo - ha dichiarato con il sorriso Pacini - perché Cecilia, il nostro fiore all'occhiello, è una perfezionista, una campionessa che ama questo sport e che quando sente il profumo della gara si trasforma. Intanto, però, è giusto concentrarsi su Rio, pensando a tutto il percorso fatto insieme sin dal 2003 e alle battaglie vinte affinché lo sport paralimpico venisse concepito nella giusta maniera, promuovendolo e valorizzandolo».

Alla Paralimpiade brasiliana Cecilia Camellini si presenterà da campionessa in carica nei 50 e 100 metri stile libero, grazie alle due medaglie d'oro conquistate quattro anni fa a Londra, unica atleta tra tutti gli olimpionici italiani a riuscire a fare risuonare l'Inno Mameli all'interno dell'Aquatics Centre. A quei due successi, impreziositi da altrettanti record mondiali che oggi le sono stati strappati, la nuotatrice formiginese aggiunse due bronzi nei 100 dorso e nei 400 stile, oltre ad un sesto posto nei 200 misti. Sarà proprio quest'ultima specialità quella alla quale Cecilia rinuncerà a Rio, concentrandosi invece sulle altre quattro: il debutto è previsto il 9 settembre nei 100 dorso, il giorno successivo sarà la volta dei 400 stile, poi 50 e 100 stile rispettivamente il 12 e 15 settembre.

«Sarà la mia terza esperienza ad una Paralimpiade - ha raccontato - dopo l'esordio assoluto a Pechino nel 2008 (nel quale ottenne due argenti nei 50 e 100 stile, ndr) e i trionfi di Londra, ma le emozioni sono identiche a quelle della prima volta. Il percorso di avvicinamento è stato un po' particolare, iniziato la scorsa estate dopo un anno nel quale avevo rinunciato alle gare internazionali per concentrarmi sul mio percorso di studio. Da luglio 2015 ho ripreso ad intensificare gli allenamenti mettendo Rio de Janeiro nel mirino, con tanta voglia di vivere questa nuova avventura senza proclami, ma con legittime aspettative ed altri sogni nel cassetto. Oltre al lavoro quotidiano in vasca, supportata dalle persone che qui mi circondano e grazie al contributo fondamentale degli sponsor Tecno Diamant, Tecnosint e ATS, ad aprile c'è stata la possibilità di misurarsi nuovamente in una gara di livello come i Campionati Europei nell'isola portoghese di Madeira, testando la condizione e verificando i progressi. Sono arrivate quattro medaglie, con la ciliegina finale di quella d'oro dopo due bronzi ed un argento. La spinta giusta per proseguire nella preparazione e sperare che dopo tanto duro lavoro, due allenamenti al giorno da quando si è concluso l'Europeo, alla Paralimpiade possano esserci altre soddisfazioni».

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Il Gazzettino del 21-07-2016

Simone, ipovedente e super atleta tra bike, sci, corsa e arrampicata

SCHIO. Nuovo successo sportivo per lo scledense Simone Salvagnin, 31 anni, atleta ipovedente, che l'altra settimana a Imst (Austria) ha vinto con i colori della nazionale azzurra l'International cup Imst 2016 di arrampicata sportiva. Un risultato che fa seguito al terzo posto alla Coppa del Mondo 2016 a Campitello. L'atleta sta affinando al meglio la preparazione in vista del Mondiale 2016 di Parigi, dal 14 al 18 settembre. «Rivolgo un grandissimo grazie alla mia guida Alessandro Biggi che oltre a guidarmi - confessa Simone Salvagnin - mi sostiene in tutte le trasferte e uno speciale grazie a Patxi Usobiaga, al suo Puctraining e alla mia nuova mascotte Cora che di professione è cane guida. Adesso non manca più niente al mio team».

È un superatleta Simone Salvagnin, nato il 1. settembre 1984, vive e abita a Schio: ha studiato fisioterapia, massaggio, musica, musico-terapia e ha dedicato la sua vita allo sport. È affetto da una malattia degenerativa della retina (retinite pigmentosa) che nell'ultima dozzina di anni l'ha portato alla quasi totale cecità. Nonostante questo non si è fermato e oggi è atleta della nazionale italiana di arrampicata sportiva, medaglia d'oro di paracliming e da gennaio 2013 è il rappresentante degli atleti nella commissione internazionale paraclimb IFSC. Agonisticamente pratica arrampicata, sci alpino e tandem mountain bike; inoltre non disdegna nuoto, corsa e alpinismo. È un vincente Simone, che spiega così il suo operare. «La fatica ti costringe a liberare la mente, e per me è fondamentale avere una continua attività fisica per non lasciare assopire gli altri sensi. Sotto sforzo i miei pensieri mi appaiono più limpidi e riesco a concentrarmi molto meglio: è una sorta di meditazione che mi aiuta a prendere più coscienza di me stesso nello spazio, fino a riuscire a dimenticare completamente il mio limite».

di Vittorino Bernardi

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Avvenire del 29-07-2016

La gioia della non vedente Lucia e il suo essere qui grazie agli amici

Lucia procede appoggiando la mano sulla spalla dell'altra Lucia che sta davanti a lei, a sua volta guidata dal volontario Alessio. A 23 anni è alla sua prima Gmg che vedrà «attraverso il racconto degli amici» perché è cieca ma non per questo «rinuncio al gusto di girare il mondo», dice. «Sono stata in Spagna da sola e avevo 17 anni - ricorda - , basta organizzarsi e non ascoltare chi vorrebbe scoraggiarti». Anche gli studi per diventare interprete esprimono l'insofferenza per le barriere inutili. Figurarsi se mancava a un evento che parla al suo cuore. «Anche se si è non vedente - riprende - ma si ha la volontà, si può fare tutto.

Quello che non sopporto è il pietismo. Come dice il protagonista del film "Quasi amici" ho bisogno di qualcuno che non abbia pietà e questo è diventato il mio motto». Grintose come lei, anche l'"altra" Lucia, ventinovenne alla sua terza Giornata; Arianna, 27, alla seconda dopo Madrid; Irene che ne ha collezionate tutte, da Parigi in poi, nei suoi 39 anni. Il gruppo di 17 tra ragazzi e accompagnatori («amici è meglio», corregge Mattia) ha trovato una splendida accoglienza in famiglie dove, raccontano, per far posto a loro, genitori e figli sono andati a dormire in soggiorno. Perché qua a Cracovia le chiacchiere non contano. Contano i fatti concreti.

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La Nazione del 31-07-2016

Il regalo di Maurizio alla regina Uno scrigno con le sue iniziali

L'uomo, non vedente, l'ha realizzato usando solo il tatto.

È un regalo nobile e prezioso quello che ha realizzato Maurizio Martini, come si addice alla persona a cui è destinato. Un portagioie con carillon, da regalare alla regina Elisabetta II d'Inghilterra, che ha festeggiato da poco il suo 90esimo compleanno. È prezioso perché è interamente fatto a mano in materiale pregiato, non solo noce e mogano, ma addirittura legno di rosa. Ma c'è un grande valore aggiunto, in questo piccolo scrigno da cui escono alcune note dello Schiaccianoci di Tchaikovsky: l'artigiano che lo ha creato, levigandolo e intagliandolo, ha potuto fare uso solo del proprio tatto, perché Maurizio è non vedente da quando era bambino. «Spero che la regina Elisabetta lo gradisca - racconta - perché è esclusivamente per lei e di lato ho applicato la E del suo nome e la Q di queen in filo d'argento». Maurizio può usare pochissimi attrezzi: solo un piccolo seghetto a mano, un trapano elettrico, chiodini d'argento fatti da lui stesso. «HO GIÀ realizzato altri oggetti in passato, più semplici come portapenne, crocifissi o portachiavi da muro. I primi tempi mi ferivo un po' le dita, poi ho imparato a stare più attento - racconta lui sorridendo -, su tutto quello che faccio metto il mio marchio, la M in filo d'argento. Mi piacerebbe, quando sarò in pensione, fare questo lavoro in modo più assiduo». Maurizio ha 45 anni, lavora come centralinista al Comune di Quarrata, ha famiglia e per il momento può dedicare a questo suo hobby solo i ritagli di tempo. Per procurarsi il legno di rosa ha dovuto faticare non poco, ma ha intenzione di usarlo ancora per altre creazioni. «Mandare un regalo alla regina non è semplice, ci sono dei protocolli da rispettare - ha spiegato -: prima una lettera di presentazione, e di questo se n'è occupata Chiara, la mia compagna. Adesso aspettiamo che ci risponda, pare che legga di persona tutte le lettere indirizzate a lei. Ho sentito dire che rrisponde sempre».

di Daniela Gori

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Superando.it del 07-07-2016

Gli Itinerari Culturali d'Europa e l'accessibilità

STRASBURGO. Si è tenuto recentemente a Strasburgo un importante incontro organizzato dall'Istituto Europeo degli Itinerari Culturali (European Institute of Cultural Routes), in collaborazione con il CAST (Centro di Studi Avanzati sul Turismo dell'Università di Bologna) e con il contributo degli studenti del Corso di Laurea ITALI (International Tourism and Leisure Industries) dell'Università di Bologna (Campus di Rimini), operanti nell'àmbito dei progetti continentali Erasmus e Hector.

Durante le giornate di lavoro, cui hanno partecipato oltre cento persone, erano presenti i manager dei venticinque Itinerari Culturali già riconosciuti dal Consiglio d'Europa e i rappresentanti dei nove Cammini candidati anch'essi a questo importante riconoscimento.

Attraverso metodologie interattive e lavori di gruppo, si sono affrontati temi relativi alla comunicazione (nuovi media, comunicazione istituzionale, come arrivare ai diversi tipi di pubblico ecc.) e si è tenuto tra l'altro anche il workshop intitolato Cultural Routes of the Council of Europe and Accessibility ("Itinerari Culturali del Consiglio d'Europa e accessibilità").

Per affrontare dunque in quest'ultimo incontro il tema dell'accessibilità nell'àmbito dei Cammini d'Europa, sono state invitate alcune organizzazioni provenienti da alcuni Stati europei, come la francese Association Braille & Culture, la tedesca Via Regia, la britannica In the Footsteps of Robert Louis Stevenson e, per il nostro Paese, la Cooperativa Sociale valdostana C'era l'Acca e l'Associazione lombarda Free Wheels, selezionate per le loro esperienze svolte in questi ultimi anni relativamente alla Via Francigena e al Cammino di Santiago di Compostela, come riferito a suo tempo anche su queste stesse pagine.

La Via Francigena, lo ricordiamo, è l'antica strada dei pellegrini che, avviandosi da Canterbury in Inghilterra - da dove ne partì nel X Secolo l'Arcivescovo Sigerico - attraversa la Francia, la Svizzera e l'Italia, per arrivare fino a Roma e poi proseguire fino alla Terra Santa.

Nella fattispecie, il progetto sperimentale cui si fa riferimento si chiama Via Francigena per tutti e riguarda la realizzazione di interventi su un tratto della Valle d'Aosta di circa 2 chilometri, dal Monastero Mater Misericordiae al Castello di Quart, nei pressi del capoluogo della Regione.

Proposta dai Lions Club locali, l'iniziativa ha un duplice obiettivo e ricaduta, ovvero da una parte coinvolgere nei lavori di adeguamento persone in difficoltà economica, dall'altra realizzare interventi finalizzati al miglioramento della fruibilità, in particolare per persone con disabilità sensoriale, lieve disabilità motoria e persone con disabilità intellettiva.

Dal canto suo, la Cooperativa C'era l'Acca ha collaborato all'analisi e all'individuazione dei diversi adeguamenti (elementi guida, staccionate, corrimano e un'audioguida a supporto della visita di persone con disabilità visiva o con lievi disabilità motorie), che si stanno realizzando proprio in questo periodo lungo il percorso. Inoltre, sempre C'era l'Acca, in collaborazione con l'Associazione Girotondo, anch'essa di Aosta, sta terminando la prima guida elaborata nella Regione ad alta comprensibilità, indirizzata soprattutto a persone con disabilità intellettiva.

Per l'esperienza, invece, dell'Associazione Free Wheels di Somma Lombardo (Varese), fondata da Pietro Scidurlo e particolarmente impegnata in questi ultimi anni proprio sui Cammini, bisogna fare riferimento a quello, celeberrimo, di Santiago di Compostela, vale a dire il lungo percorso che i pellegrini intraprendono fin dal Medioevo, attraverso la Francia e la Spagna, per giungere al Santuario della città iberica presso cui vi sarebbe la tomba dell'apostolo Giacomo il Maggiore.

Su di esso, lo stesso Scidurlo, insieme a Luciano Callegari, ha realizzato la Guida al Cammino di Santiago per tutti, edita da Terre di Mezzo, e ora intende farlo anche per la Via Francigena.

Partendo dunque dalle esperienze delle organizzazioni presenti a Strasburgo, è stato chiesto loro di condividere quelle già realizzate o in fase di realizzazione con i manager dei diversi Itinerari, per arrivare a definire una serie di standard comuni sull'accessibilità, ma soprattutto per individuare buone prassi da diffondere e promuovere. Si è trattato quindi di un primo positivo confronto su questi temi, basato sull'interesse comune di qualificare maggiormente il patrimonio esistente attraverso la chiave dell'accessibilità.

Gli Itinerari Culturali, del resto, anche se molto diversi fra loro, sono legati da uno stesso obiettivo, che è quello di valorizzare la memoria, la storia e il patrimonio europeo, mettendo in evidenza le diversità culturali di ogni Paese. Tutto ciò è parte integrante del nostro patrimonio europeo ed è quindi quanto mai importante che il tema della fruizione e dell'accessibilità riguardi anche i Cammini e gli aspetti culturali ad essi collegati, operando così nella direzione dell'effettiva partecipazione e pari opportunità per tutti i cittadini ed evidenziando - ciò che non è da meno - l'opportunità di sviluppo economico connessa al turismo accessibile, che permette di accrescere, qualificare e diversificare l'offerta complessiva. (Maria Cosentino e Stefano Borgato)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: ceralaccaturismo@gmail.com.

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La Stampa del 07-07-2016

Escursioni in quota Dieci chilometri a misura di disabile

VAL D'AOSTA. Sono una decina i chilometri che ad oggi in Valle d'Aosta sono stati resi accessibili e attrezzati per escursionisti disabili. «Si tratta di percorsi realizzati grazie all'impegno di Regione, Comuni e fondazioni e ai finanziamenti europei. Lo spirito non è solo quello di renderli accessibili a chi è disabile in senso stretto, ma di ampliare l'offerta di accoglienza e turistica di un territorio a chiunque abbia fragilità o esigenze specifiche: anziani, famiglie con bimbi piccoli, convalescenti» dice Maria Cosentino della cooperativa sociale «C'era l'acca», che si occupa di turismo per tutti costruendo progetti sul tema e monitorando il territorio. «Dati sull'effettivo utilizzo di questi sentieri da parte di utenti disabili e loro accompagnatori non ce ne sono, «ma - spiega Cosentino - sappiamo dalle persone che ci chiamano che c'è interesse anche se il problema è la manutenzione. Non sempre sono in buone condizioni e non c'è comunicazione in merito. A questo proposito per i turisti e i valdostani che volessero andarci consigliamo di fare prima una telefonata alla stazione forestale della zona».

Le località valdostane attrezzate hanno sentieri per disabilità diverse. «Due anni fa sono stati realizzati, grazie ai fondi europei nell'ambito del progetto "Bien être dans les Alpes" due itinerari adatti ai disabili fisici: uno a Champdepraz e uno a Verrayes. Tra l'altro a quest'ultimo è stato anche abbinato un intervento nell'area giochi dove hanno inserito un'altalena e un girello per bimbi in carrozzina. Poi c'è un percorso ad Antey con 9 tappe e uno, vecchio di 20 anni, ma che "resiste" bene: è quello del Bois de tour di Saint-Nicolas allestito per ciechi e ipovedenti con speciali corrimano, postazioni tattili attraverso le quali scoprire vari tipi di pigne e alberi, e un plastico all'ingresso».

La cooperativa sta anche seguendo i lavori, in dirittura d'arrivo per fine mese, a Rhêmes-Notre-Dame dove il Comune e il Parco Nazionale Gran Paradiso hanno creato un percorso per disabilità sensoriale e motoria: parte dal centro visitatori «Bentornato gipeto» e finisce al capoluogo e comprende anche un'audioguida in mp3 sull'accessibilità per dormire e mangiare nell'intero Comune. Attrarre i turisti interessati alle facilitazioni e all'accessibilità è un fenomeno in crescita a livello internazionale. Una delegazione di C'era l'acca è appena tornata da Strasburgo per un incontro sugli itinerari culturali accessibili. Unica rappresentanza valdostana, la cooperativa è stata invitata al «Training Academy sugli itinerari culturali». L'invito è arrivato grazie al progetto «Via Francigena per tutti», due chilometri a Quart che saranno adattati a disabili visivi o con lievi disabilità motorie, promosso dai club Lions della Valle, dalla Caritas diocesana di Aosta e dalla Fondazione comunitaria VdA.

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La Stampa del 15-07-2016

Camere d'albergo a misura di disabili Nasce una piattaforma per trovarle

È on line da ieri, e sarà fruibile dal 30 luglio, il portale BookingAble.com, una piattaforma sullo stile del grande Booking.com dedicata alle prenotazioni di camere e servizi per persone con disabilità: per essere turisti con le possibilità di scelta di tutti i turisti. Non è un caso se testimonial dell'iniziativa è il blogger in carrozzina Fabrizio Marta, «Rotex», che racconta dal mondo le sue esperienze di viaggio.

Il nuovo sito è finanziato dalla Fondazione CRT e realizzato da IsITT (Istituto italiano per il Turismo per Tutti), in collaborazione con il Settore Turismo per Tutti della Consulta per le Persone in Difficoltà onlus e il tour operator Stile Divino Italy. «Per ora il sito è in italiano e offre informazioni sulle destinazioni turistiche in Piemonte, da agosto ci sarà la versione inglese e nei prossimi mesi saranno inclusi tutti i territori turistici più importanti del nostro Paese», ha spiegato Daniela Virgilio di Stile Divino, coordinatrice del progetto. BookingAble.com offre ai viaggiatori la possibilità di creare un pacchetto turistico in autonomia, prenotando camere adeguate alle esigenze delle varie disabilità (motoria, visiva ecc.), ristoranti, servizi come il noleggio di scooter. Completa il portale un call center, già funzionante, che offre informazioni anche sull'accessibilità di musei e monumenti.

«Un turismo capace di rispondere alle esigenze di chi è in difficoltà è un turismo attento ai diritti di tutti, nel pieno rispetto delle pari opportunità - ha sottolineato Massimo Lapucci, segretario generale della Fondazione CRT -. Parole da non dimenticare, in questo caso, sono "normalità", quella che ancora non si applica a tante categorie di persone nel nostro Paese. E "autostima": gli effetti di questo progetto devono contribuire a livello individuale e collettivo». Per Giuseppe Antonucci, presidente di IsITT - il portale «si presenta per noi, viaggiatori con disabilità come una nuova grande opportunità di autonomia». E Gianni Ferrero, Cpd: «Gli alberghi a questo punto sono obbligati a descrivere le stanze. Non si tratta solo di click, dunque, ma di sensibilizzare e formare».

Le schede di rilevazione dell'accessibilità sono studiate da tecnici del settore, mentre la qualità dell'accoglienza è verificata tramite «mistery client» con disabilità. Nel corso della presentazione è stato evidenziato, poi, come le persone con disabilità rappresentino la «terza nazione» al mondo e un significativo potenziale mercato. In Europa sono quasi 50 milioni i «viaggiatori con disabilità». Con anziani, famiglie con bambini, persone con disabilità temporanea, la domanda potenziale è di circa 290 milioni di persone, per un indotto stimato in 185 miliardi di euro.

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La Nazione del 19-07-2016

Il museo Marino Marini ha aperto le porte alla disabilità

Lo ha fatto con un'iniziativa originale: vivere l'arte del grande maestro pistoiese a occhi chiusi. Occhi non vedenti e occhi vedenti, ma bendati. Per il numeroso gruppo di visitatori che ha partecipato all'esperienza sensoriale (foto) lungo le tappe del nuovo percorso tattile, inaugurato negli spazi del Palazzo del Tau dalla Fondazione Museo Marino Marini in collaborazione con l'Unione Ciechi di Pistoia, è stata una visita coinvolgente e intensa. Ha liberato fiducia reciproca, ha ribaltato i ruoli, ha stimolato i sensi e generato forti emozioni. I non vedenti hanno guidato e rassicurato molti dei loro accompagnatori e visitatori normodotati che per la prima volta si trovavano a muoversi bendati tra le sale di un museo, sforzandosi di guardare con altri occhi. Il risultato è stato straordinario. «Abbiamo scoperto insieme ai vedenti cosa può nascondersi dentro alle opere d'arte di Marino Marini - commenta Tiziana Lupi, presidente dell'Unione Ciechi di Pistoia - e li abbiamo guidati attraverso il nostro mondo e lo strumento della lettura tattile». Il nuovo percorso di visita tattile è costituito da un ciclo di pannelli e opere di Marino. «Abbiamo scelto di inaugurare il percorso tattile - spiega Ambra Tuci, responsabile eventi della Fondazione Museo Marino Marini - con una modalità di visita diversa, offrendo al gruppo l'opportunità di conoscere Marino con le mani e gli occhi dell'immaginazione. La storia delle origini del mondo, dalla superficie liscia della terra alle forme tonde e avvolgenti delle fertili Pomone, è stata narrata e trasmessa da Anna Maria Iacuzzi dell'associazione Artemisia». IL NUOVO percorso è stato presentato e vissuto a occhi chiusi anche dall'assessore alla Cultura del Comune di Pistoia Elena Becheri. «E' stata un'esperienza emotivamente intensa - ha detto - , in cui ho sperimentato direttamente il senso dell'affidarsi agli altri e ho condiviso un diverso approccio e una modalità di conoscenza dei linguaggi di Marino che ne fa riscoprire il senso più intimo e più profondo». All'inaugurazione hanno partecipato anche Giovanni Boldrini che ha realizzato i pannelli tattili e lo psicologo Antonio Frintino. «In vista di Pistoia, capitale della Cultura 2017 - conclude Tuci - organizzeremo i attività, visite e laboratori in modo da coinvolgere gli ipovedenti in un percorso incentrato sulla manualità attraverso l'uso di argille e l'ascolto di suoni e musica».

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La Stampa del 29-07-2016

Il menu con il "bollino" si legge grazie a un'app

NOVARA. Una foto al «bollino» con il Qrcode e il telefonino legge il menù: la prima a sperimentare il nuovo servizio a Novara è la pizzeria «Centro» di corso Cavallotti che da tempo collabora con l'Unione ciechi. Un'amicizia nata per caso tra i clienti e un gestore attento alle esigenze di chi è in difficoltà. Così sono cominciate le «Cene al buio» con ciechi e ipovedenti come camerieri e adesso il menù letto dallo smartphone.

Alle pagine con gli elenchi dei piatti verrà applicato un bollino che i clienti potranno «sentire» con le dita: una volta trovato basta scattare la foto e un'applicazione legge il menù con la sintesi vocale. «Senza la vista non vengono meno le attività della vita quotidiana e l'Unione ciechi - dice il suo presidente Pasquale Gallo - si sta battendo per favorire l'autonomia dei disabili visivi. Magari il non vedente arriva da solo al ristorante ma poi ha bisogno di aiuto per ordinare la cena: vogliamo superare questo ostacolo e speriamo che anche altri locali aderiscano all'iniziativa».

Per adesso sono disponibili menù con fotocopie del Qrcode, i «bollini» in rilievo sono in fase di stampa e tutto sarà pronto per settembre: «Li applicheremo alle pagine dei primi piatti, dei secondi, dei dolci e delle bibite - dice Mario Ferrara, contitolare del "Centro" -. Per le pizze non servono: basta la fantasia di ognuno». [b.c.]

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