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Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ONLUS
Consiglio Regionale della Lombardia


IL BLOCNOTES

NOTIZIARIO INFORMATIVO DEL CONSIGLIO REGIONALE LOMBARDO DELL'UNIONE ITALIANA DEI CIECHI E DEGLI IPOVEDENTI

A cura di Massimiliano Penna

Aprile 2016

SOMMARIO

Il diritto allo studio non è una voce di bilancio: ora lo afferma anche il TAR della Lombardia

Comunicato stampa della sezione uici di milano

Il Tar della Regione Lombardia ha accolto il nostro ricorso per tutelare il diritto allo studio dei ragazzi con disabilità visiva

Il Tribunale amministrativo regionale lombardo ha accolto con sentenza del 23/03/2016 il ricorso dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti contro la Città Metropolitana di Milano per l'assoluta insufficienza dei fondi erogati per gli imprescindibili servizi tiflo-didattici e tiflo-informatici dedicati agli alunni con disabilità visiva residenti nella provincia di Milano.

Si tratta di una sentenza importante che certamente farà giurisprudenza, fissando alcuni punti fermi nell'attuale incertezza normativa scaturita dalla riforma delle Provincie e dalla costituzione delle Città Metropolitane.

Punto primo: «l'integrazione scolastica dei minorati della vista costituisce una funzione obbligatoria dell'ente Provincia».

Punto secondo: gli interventi tiflodidattici e tifloinformatici costituiscono «un elemento necessario per l'integrazione scolastica dei minorati della vista» e inoltre vanno considerati come «servizi essenziali per l'esercizio del diritto allo studio». La sentenza sottolinea inoltre come tale diritto rientri fra i diritti perfetti, ossia «esigibili per il solo riconoscimento che hanno in Costituzione, a prescindere dall'esistenza di una legislazione ordinaria che ne definisca il contenuto».

Stabiliti questi principi, i magistrati arrivano a concludere che «le semplici difficoltà economiche non possono condurre l'ente ad eliminare le prestazioni di assistenza e di diritto allo studio che soddisfano diritti costituzionalmente garantiti», precisando che «qualunque siano le scelte che il legislatore statale e regionale intendano fare in materia, nessuna modifica delle competenze può avvenire, in materia di diritti fondamentali costituzionalmente garantiti, senza che sussista un altro ente che si sia preso in carico tali funzioni». Vale a dire che la Città Metropolitana di Milano non poteva e non può in alcun modo alienarsi questa funzione.

«È una grande vittoria per i ragazzi con disabilità visiva e per le loro famiglie che, insieme all'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, si sono mobilitati in questi mesi per far valere il proprio, fondamentale, diritto di poter studiare come tutti gli altri» ha dichiarato Rodolfo Masto presidente della sezione provinciale milanese dell'UICI.

L'Unione farà del proprio meglio affinché la sentenza venga rispettata in tutte le sue parti, ponendo rimedio ai gravi problemi creati ai ragazzi in questi ultimi anni.

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Tribunale amministrativo regionale della Lombardia

sentenza 23 marzo 2016, n. 560 - testo integrale

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia (Sezione Terza) ha pronunciato la presente SENTENZA sul ricorso numero di registro generale 954 del 2015, proposto da:

Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti - Sezione Provinciale di Milano, rappresentata e difesa dagli avv. Anna Bandiera, Maurizio Saladino;

contro

Citta' Metropolitana di Milano, rappresentato e difeso dagli avv. Nadia Marina Gabigliani, Patrizia Trapani, Maria Luisa Ferrari, Alessandra Zimmitti;

per l'annullamento con tutti gli atti e provvedimenti preordinati, conseguenziali o comunque connessi, della nota della Città metropolitana di Milano prot. 25653/2015/2.12/2015/3 in data 3 Febbraio 2015, a firma del dott. Luciano Schiavone, in qualità di Direttore del Settore welfare, terzo settore e sostegno disabilità e fragilità, avente ad oggetto "Mancata attivazione degli interventi tiflodidattico e tifloinformatico a.a. 2014/15", recante diniego all'erogazione, per l'anno scolastico 2014/2015, del contributo economico volto al finanziamento dei servizi tiflologici, tiflodidattici e tifloinformatici a favore degli studenti con disabilità sensoriali residenti nella Provincia di Milano;

nonché per l'accertamento del diritto degli studenti con disabilità sensoriali, residenti nella Provincia di Milano, rappresentati da Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti Sezione provinciale di Milano, in forza dell'art. l del DLCPS 1047/1947, ad usufruire, nell'ambito degli interventi sensoriali a sostegno delle persone con disabilità finalizzati alla integrazione scolastica in base alla Legge Regionale Lombardia n. 3/2008, del servizio tiflologico, tiflodidattico e tifloinformatico e del correlato obbligo della Città metropolitana di Milano, subentrata alla Provincia di Milano, ad assicurare il diritto all'istruzione degli studenti disabili sensoriali ai sensi dell'art. 12 della Legge Regionale Lombardia n. 3/2008.

Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visto l'atto di costituzione in giudizio di Città Metropolitana di Milano;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell'udienza pubblica del giorno 12 gennaio 2016 il dott. Alberto Di Mario e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

FATTO e DIRITTO

1. L'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti Sezione provinciale di Milano ha impugnato il nota della Città Metropolitana del 3 Febbraio 2015, con la quale è stato negato il contributo per l'intervento tiflologico e tifloinformatico a favore degli studenti con disabilità sensoriale non in quanto non previsto "da alcuna fonte normativa statale né regionale, come intervento obbligatorio a carico dell'Amministrazione Provinciale" ed alla luce degli attuali "tempi di crisi finanziaria acuta" comportanti un asserito ridimensionamento delle risorse a disposizione.

L'Unione ha impugnato il diniego per i seguenti motivi.

A. Violazione e falsa applicazione dell'art. 24 della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, degli artt. 9, 10 e 19 del Trattato sul Funzionamento dell'Unione Europea, degli artt. 14, 20, 21 e 26 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea e degli artt. 2, 3, 32, 34 e 38 della Costituzione. Disparità di trattamento ed ingiustizia manifesta. Violazione art. 12 LR Lombardia 3/2008.

B. Violazione art. 3 della Legge 241/1990. Motivazione insufficiente ed incongrua. Violazione e falsa applicazione dell'art. l comma 16 e 89 della Legge 56/2014. Violazione e falsa applicazione dell'art. 97 della Costituzione. Eccesso di potere per sviamento. Irragionevolezza.

La difesa della Città metropolitana ha chiesto la reiezione del ricorso.

All'udienza del 12 gennaio 2016 la causa è stata trattenuta dal Collegio per la decisione.

2. Il ricorso è fondato.

2.1 L'inserimento scolastico dei minorati della vista rientra tra le competenze della Provincia in base a diverse norme.

L'art. 19 del D. Lgs. 267/2000 stabilisce, alla lettera i) che spettano alla Provincia i compiti connessi alla istruzione secondaria di secondo grado ed artistica ed alla formazione professionale, compresa l'edilizia scolastica, attribuiti dalla legislazione statale e regionale.

La legge n. 104 del 1992 prevede l'obbligo per gli enti locali di fornire agli alunni con handicap fisici o sensoriali l'assistente per l'autonomia e la comunicazione.

In particolare l'art. 13 stabilisce, alla lettera b), che l'integrazione scolastica della persona handicappata si realizza anche attraverso <<la dotazione alle scuole e alle università di attrezzature tecniche e di sussidi didattici nonché di ogni forma di ausilio tecnico, ferma restando la dotazione individuale di ausili e presidi funzionali all'effettivo esercizio del diritto allo studio, anche mediante convenzioni con centri specializzati, aventi funzione di consulenza pedagogica, di produzione e adattamento di specifico materiale didattico>>.

Il D.lgs. 31/03/98 n. 112 attribuisce gli enti locali la competenza in merito ai "servizi di supporto organizzativo del servizio di istruzione per alunni con handicap o in situazioni di svantaggio" e la giurisprudenza (Consiglio di Stato, sentenza n. 1930 del 09/04/2013) ha stabilito che l'Ente competente ad assicurare il supporto organizzativo riferito all'assistenza educativa alla persona nel caso di frequenza negli istituti scolastici superiori è la Provincia.

La Legge regionale della Lombardia n.34 del 14.12.2004 recante "Politiche regionali per i minori" che all'art. 4 comma 5 attribuisce alle province le seguenti funzioni: e) continuano ad esercitare le funzioni loro attribuite dalla legislazione vigente in materia di disabili sensoriali".

La Legge regionale della Lombardia n. 3 del 2008 sul "Governo della rete degli interventi e dei servizi alla persona in ambio sociale" il cui art. 12 prevede, quali funzioni a carico delle province, alla lettera e) la realizzazione di "interventi a sostegno delle persone con disabilità sensoriali finalizzati all'integrazione scolastica e sostengono programmi di formazione professionale e di inserimento al lavoro delle fasce a rischio di esclusione sociale".

Dal complesso di queste norme si desume chiaramente che l'integrazione scolastica dei minorati della vista costituisce una funzione obbligatoria dell'ente Provincia.

2.2 Occorre ora domandarsi se gli interventi tiflodidattici e tifloinformatici facciano parte dell'integrazione scolastica o costituiscano un servizio a domanda individuale, facoltativamente istituibile dall'ente locale con spese a carico dei richiedenti.

Si deve ritenere che essi costituiscano un elemento necessario per l'integrazione scolastica dei minorati della vista.

Il problema è stato già affrontato in giurisprudenza, con riferimento al personale docente, dalle sentenze del TAR Calabria, Catanzaro, 6 giugno 2014, n. 880 e 02/02/2016 n. 208, il quale ha chiarito che il minore affetto da cecità assoluta ha diritto: a) all'assegnazione di un insegnante di sostegno specializzato in lingua Braille; b) all'adattamento dei libri di testo e di tutti gli strumenti idonei all'assolvimento dell'obbligo scolastico in linguaggio Braille; c) per comprendere ed utilizzare la "segnografia Braille", occorre "una guida in possesso di approfondite conoscenze della segnografia Braille e delle strategie di insegnamento dell'uso di strumenti tiflodidattici e tiflotecnici".

Più in generale occorre rilevare che per svolgere le normali attività della vita quotidiana, i minorati della vista devono servirsi di una vasta gamma di strumenti a loro destinati, c.d. ausili tiflotecnici e tifloinformatici, rispetto ai quali la tiflodidattica e tiflotecnica sono elementi essenziali.

Si tratta quindi di ausilii e servizi essenziali per l'esercizio del diritto allo studio, che ha per oggetto primario quello di permettere ad una persona con handicap di rendersi autonomo nello svolgimento delle sue attività quotidiane.

In merito occorre rammentare che i diritti sociali sono diritti perfetti, esigibili per il solo riconoscimento che hanno in Costituzione, a prescindere dalla esistenza di una legislazione ordinaria che ne definisca il contenuto.

Infatti la Corte Costituzionale ha chiarito che la garanzia costituzionale dei diritti fondamentali ha per oggetto il <<contenuto essenziale>> degli stessi (v. con riferimento al diritto alla salute le sentenze 267/98, 252/01 e 309/1999), escludendo quindi che le norme costituzionali in materia di diritti sociali siano norme esclusivamente programmatiche e che, di conseguenza, il contenuto dei diritti sociali fondamentali sia rimesso esclusivamente alla definizione della legge ordinaria.

2.3 L'essenzialità alla nozione di integrazione scolastica dei servizi in questione si desume a contrario, anche dal fatto che tali servizi non rientrano nell'elenco di quelli a domanda individuale previsti dal Decreto del Ministero dell'Interno 31.12.1983, integrato successivamente da alcune norme specifiche per singoli servizi.

A ciò si aggiunge che anche i servizi a domanda individuale finalizzati all'inserimento sociale dei portatori di handicaps sono comunque a carico degli enti competenti.

Infatti lo stesso D.M. citato, il quale indica le categorie dei servizi pubblici locali a domanda individuale per i quali gli enti locali sono tenuti a chiedere la contribuzione degli utenti, anche a carattere non generalizzato, specifica che, ai sensi del combinato disposto dell'ultimo comma del medesimo art. 6 e dell'art. 3 del decreto-legge 22 dicembre 1981, n. 786, convertito in legge 26 febbraio 1982, n. 51, sono esclusi dalla disciplina ivi prevista i servizi gratuiti per legge statale o regionale e quelli finalizzati all'inserimento sociale dei portatori di handicaps.

Infatti l'art. 3 del D.L. n. 786/1981 ha previsto che << Per i servizi pubblici a domanda individuale, le province, i comuni, i loro consorzi e le comunità montane sono tenuti a richiedere la contribuzione degli utenti, anche a carattere non generalizzato>>.

La stessa norma, all'ultimo comma prevede che << Fanno eccezione i servizi gratuiti per legge, i servizi finalizzati all'inserimento sociale dei portatori di handicaps, quelli per i quali le vigenti norme prevedono la corresponsione di tasse, di diritti o di prezzi amministrati ed i servizi di trasporto pubblico>>.

A sua volta l'art. 6 del D.L. 28/2/1983, n. 55, convertito nella Legge 26/4/1983, n. 131, dopo aver stabilito, in via generale, che <<occorre definire la misura percentuale di copertura dei costi complessivi dei servizi pubblici a domanda individuale, che viene finanziata da tariffe, contribuzioni ed entrate specificatamente destinate>>, all'ultimo comma prevede che <<Restano ferme le eccezioni stabilite con l'articolo 3 del decreto-legge 22 dicembre 1981, n. 786, convertito, con modificazioni, nella legge 26 febbraio 1982, n. 51>>.

Tali norme non sono state abrogate dal D. Lgs. 267/2000, per cui continuano a disciplinare la materia del contributo pubblico e privato nella gestione dei servizi.

E' chiaro quindi che, quand'anche i servizi oggetto del giudizio fossero qualificabili quali servizi a domanda individuale, sarebbero a carico degli enti locali competenti in quanto finalizzati all'inserimento sociale dei portatori di handicap.

2.4 Tali servizi non rientrano neppure tra le prestazioni sociali soggette a contributo ISEE. Infatti l'art. 1 c.1 lett. e) del D.P.C.M. 5 dicembre 2013, n. 159 (v. anche art. 1 D. Lgs. 31 marzo 1998, n. 109) stabilisce che sono «Prestazioni sociali agevolate»: prestazioni sociali non destinate alla generalità dei soggetti, ma limitate a coloro in possesso di particolari requisiti di natura economica, ovvero prestazioni sociali non limitate dal possesso di tali requisiti, ma comunque collegate nella misura o nel costo a determinate situazioni economiche, fermo restando il diritto ad usufruire delle prestazioni e dei servizi assicurati a tutti dalla Costituzione e dalle altre disposizioni vigenti.

Nel caso in questione i servizi oggetto del ricorso servono alla generalità delle persone prive della vista per poter usufruire dei diritti costituzionalmente tutelati, con la conseguenza che sono sottratte alla contribuzione prevista dalla legge per prestazioni sociali a carattere individuale, ma rientrano nelle prestazioni e servizi assicurati a tutti dalla Costituzione e, come tali, sottratte alla contribuzione privata.

2.5 Resta da stabilire allora quale parte di tale servizio grava sulla Provincia, ed il rilievo della condizione economica dell'ente.

In merito agli ausili tiflotecnici e tifloinformatici, i ciechi totali, parziali e gli ipovedenti gravi possono ottenere, con modalità agevolate o del tutto gratuitamente, gli strumenti inclusi nel nomenclatore previsto dal Decreto del Ministero della Sanità n. 332 del 27 agosto 1999, eventualmente integrato da altre norme statali e regionali, rivolgendosi all'Azienda Sanitaria competente.

Per quanto riguarda l'assegnazione di un insegnante di sostegno specializzato in lingua Braille, si tratta di atto che rientra nelle competenze dell'autorità scolastica e, quindi, del Ministero della Pubblica Istruzione.

Per il resto i servizi tiflologico, tiflodidattico e tifloinformatico gravano sulla Provincia in quanto, come afferma l'art. 13 della L. 109/94 l'integrazione scolastica della persona handicappata si realizza anche attraverso <<la dotazione alle scuole e alle università di attrezzature tecniche e di sussidi didattici nonché di ogni forma di ausilio tecnico, ferma restando la dotazione individuale di ausili e presidi funzionali all'effettivo esercizio del diritto allo studio, anche mediante convenzioni con centri specializzati, aventi funzione di consulenza pedagogica, di produzione e adattamento di specifico materiale didattico>>.

Ne consegue non solo la competenza della Provincia ma anche la necessità che tale servizio venga fornito attraverso forme di convenzionamento con enti quali l'Unione Italiana dei ciechi e degli ipovedenti, che svolge la funzione di centro specializzato, avente funzione di consulenza pedagogica, di produzione e adattamento di specifico materiale didattico.

2.6 Venendo ora al profilo attinente alle difficoltà economiche dell'ente, che costituiscono parte della motivazione dell'atto impugnato, occorre specificare che il quadro normativo nel quale si inserisce l'erogazione della spesa da parte degli enti pubblici ed in particolare di quelli locali è sicuramente mutato a seguito dell'entrata in vigore della legge cost. 1/2012, che ha previsto il vincolo del pareggio tendenziale di bilancio.

Tale vincolo ha reso più stringente il problema del rapporto tra esigibilità dei diritti sociali e provvista finanziaria, che però trova già risposta nell'ordinamento.

In primo luogo la Corte Costituzionale ha chiarito che la garanzia costituzionale dei diritti fondamentali ha per oggetto il <<contenuto essenziale>> degli stessi (v. con riferimento al diritto alla salute le sentenze 267/98, 252/01 e 309/1999), il quale dev'essere sempre garantito gratuitamente, anche in presenza di difficoltà economiche dell'ente, alle persone indigenti o in gravi condizioni economiche.

A sua volta l'ordinamento degli enti locali prevede, in caso di enti in dissesto, limitazioni alla discrezionalità degli amministratori di allocare le risorse economiche tra le attività che ritengono di far svolgere all'ente, con la previsione che debbano essere soddisfatti solo i servizi indispensabili e debbano essere attivate le entrate proprie (v. art. 248 del D. Lgs. 267/2000), oltre che controlli di enti superiori per il caso di deficitarietà strutturale.

Risulta chiaro quindi che la possibilità di limitare le spese destinate alla soddisfazione dei servizi indispensabili e dei diritti fondamentali può avvenire solo nel caso in cui gli amministratori abbiamo effettuato tutti quei passaggi formali per certificare le condizioni economiche dell'ente, che sono il presupposto per la limitazione dell'esercizio dei suoi compiti.

Ne consegue che le semplici difficoltà economiche non possono condurre l'ente ad eliminare le prestazioni di assistenza e di diritto allo studio che soddisfano diritti costituzionalmente garantiti.

Il rilievo costituzionale di questi diritti, infatti, costituisce limite al potere discrezionale di allocazione delle risorse finanziarie che spetta agli organi dell'ente.

2.7 Venendo ora all'esame dei dubbi sollevati dalla Città metropolitana in merito al mantenimento dei compiti suddetti dopo la riforma delle Province, operata dalla legge 56/2014, occorre rilevare che tale legge attribuisce alla Provincia e, di conseguenza, alla Città Metropolitana la programmazione provinciale della rete scolastica, mentre nulla si dice in merito all'assistenza educativa agli studenti con disabilità sensoriale.

In merito si deve ritenere che qualunque siano le scelte che il legislatore statale e regionale intendano fare in materia, nessuna modifica delle competenze può avvenire, in materia di diritti fondamentali costituzionalmente garantiti, senza che sussista un altro ente che si sia preso in carico tali funzioni, stante il carattere indisponibile, indefettibile e necessariamente continuativo del loro esercizio.

2.8 In definitiva quindi il ricorso va accolto, con conseguente annullamento degli atti impugnati.

2.9 L'incertezza normativa in materia di trasferimento delle funzioni giustifica la compensazione delle spese di giudizio tra le parti.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia (Sezione Terza) definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie e per l'effetto annulla gli atti impugnati.

Spese compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.

Così deciso in Milano nella camera di consiglio del giorno 12 gennaio 2016 con l'intervento dei magistrati:

Alberto Di Mario, Presidente, Estensore

Antonio De Vita, Consigliere

Diego Spampinato, Primo Referendario

IL PRESIDENTE, ESTENSORE

DEPOSITATA IN SEGRETERIA

Il 23/03/2016

IL SEGRETARIO

(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)

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Niente indennità di accompagnamento nel calcolo ISEE

COMUNICATO DELLA PRESIDENZA NAZIONALE UICI N. 36/2016

Care amiche e cari amici,

con vero piacere, desidero segnalare una importantissima sentenza del Consiglio di Stato, depositata in cancelleria il 29 febbraio scorso, che certamente avrà effetti molto importanti nel campo delle prestazioni socio-assistenziali destinate alle persone con disabilità.

Con tale sentenza, respingendo il ricorso in appello presentato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, dal Ministero del lavoro e dal Ministero di Economia e Finanze, il Consiglio stabilisce definitivamente che le indennità di accompagnamento percepite da quanti soffrono delle forme pià gravi di disabilità, non possono essere calcolate ai fini dell'ISEE.

Tutte le principali associazioni di persone con disabilità, compresa la nostra Unione, da anni e in vario modo, hanno sempre contestato la legittimità morale e legale di tale norma, costituita, nella fattispecie, dall'art. 4, comma 2, del DPCM 159/2013 (che considera ai fini del calcolo reddituale per l'ISEE anche i trattamenti assistenziali e indennitari percepiti dalle persone con disabilità).

Di enorme valore sono le motivazioni con le quali il Consiglio di Stato è giunto alla formulazione della sentenza, lungamente auspicata da molte famiglie e da tutte le Associazioni delle persone con disabilità.

Il Consiglio, infatti, non solo ritiene il DPCM citato un atto di per sè immediatamente lesivo dei diritti dei soggetti interessati per l'effetto "distorsivo" che comporta l'inclusione di tutti i trattamenti indennitari tra i redditi rilevanti ai fini ISEE, ma si spinge ben oltre nelle proprie argomentazioni.

Le indennità, si legge nella sentenza, non sono nè un reddito, nè, tanto meno, un reddito "disponibile" ai sensi delle norme citate e, addirittura, le Amministrazioni appellanti "non riescono a fornire ... la ragione per cui le indennità siano non solo o non tanto reddito esente, quanto reddito rilevante ai fini ISEE".

Esse sono, infatti, prestazioni "presidiate da valori costituzionali aventi pari dignità dell'obbligo contributivo" e , perciò, se di indennità o di risarcimento veri e propri si tratta (com'è, p. es., l'indennità di accompagnamento), nè l'una, nè l'altro rientrano in una qualunque definizione di reddito assunta dal diritto vigente.

Il Consiglio coglie inoltre l'occasione di svolgere alcune precisazioni che per la loro valenza meritano di essere citate per esteso: "l'indennità di accompagnamento e tutte le forme risarcitorie servono non a remunerare alcunchè, nè certo all'accumulo del patrimonio personale, bensì a compensare un'oggettiva ed ontologica (cioè indipendente da ogni eventuale o ulteriore prestazione assistenziale attiva) situazione d'inabilità che provoca in sè e per sè disagi e diminuzione di capacità reddituale. Tali indennità o il risarcimento sono accordati a chi si trova già così com'è in uno svantaggio, al fine di pervenire in una posizione uguale rispetto a chi non soffre di quest'ultimo ed a ristabilire una parità morale e competitiva. Essi non determinano infatti una "migliore" situazione economica del disabile rispetto al non disabile, al più mirando a colmare tal situazione di svantaggio subita da chi richiede la prestazione assistenziale, prima o anche in assenza di essa. Pertanto, la «capacità selettiva» dell'ISEE, se deve scriminare correttamente le posizioni diverse e trattare egualmente quelle uguali, allora non può compiere l'artificio di definire reddito un'indennità o un risarcimento, ma deve considerali per ciò che essi sono, perchè posti a fronte di una condizione di disabilità grave e in sè non altrimenti rimediabile".

Le parole del Consiglio di Stato non credo abbiano bisogno di ulteriori commenti, rendendo chiaro ancora una volta e per sempre, che l'indennità di accompagnamento non può e non deve in nessun caso essere considerata un reddito per chi la percepisce e ciò non solo ai fini fiscali, ma anche e soprattutto ai fini della concessione di prestazioni sociali di ogni genere.

Come abbiamo sempre sostenuto, infatti, il tentativo di "ricomprendere tra i redditi i trattamenti indennitari percepiti dai disabili, significherebbe voler considerare la disabilità alla stregua di una fonte di reddito -come se fosse un lavoro o un patrimonio - e i trattamenti erogati dalle pubbliche amministrazioni, non un sostegno al disabile, ma una "remunerazione" del suo stato di invalidità ... (dato) ... oltremodo irragionevole ... (oltre che) ... in contrasto con l'art. 3 del dettato Costituzionale.".

Alla luce di tale pronuncia, l'Unione nelle sue varie articolazioni nazionali e territoriali, dovrà attivarsi in tutte le sedi opportune affinchè, come espressamente indicato dallo stesso Consiglio di Stato, venga corretto in tempi brevissimi il disposto dell'art. 4 del DPCM 159/2013 per tornare a una definizione più realistica e umanamente più accettabile e nel contempo più precisa del concetto di «reddito disponibile» e per consentire a soggetti che ne hanno pieno diritto l'accesso a tutte le specifiche prestazioni assistenziali di cui necessitano, in condizioni di parità sostanziale con gli altri cittadini.

Vive cordialità

Mario Barbuto

Presidente Nazionale

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Dalla sezione di varese

visite guidate nella Provincia di Varese ispirate alla rubrica i "4 sensi"

L'U.I.C.I. (Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti Onlus) - Sezione Provinciale di Varese, in collaborazione con il gruppo guide turistiche e ambientali-escursionistiche Italian Lakes Guides è lieta di annunciare l'avvio di un ciclo di visite guidate ispirate alla rubrica i "4 sensi". La finalità è quella di farsi condurre dalla voce della guida per godere appieno di visite culturali ed escursionistiche inusuali, di tipo "sensoriale", puntando l'accento solo su 4 sensi, i più sviluppati da non vedenti e ipo-vedenti.

Le prime 4 uscite (a cui si aggiunge la tappa obbligata a Villa Baragiola a Varese, sede del Museo Tattile) mirano anche a cogliere le caratteristiche "macro" della provincia di Varese:

- l'operosità di un territorio che da sempre ha ospitato "onesti borghesi", nati come modesti "bottegai" e creatori di prodotti dolciari e bevande passate alla storia;

- il verde e la natura che fa del nostro capoluogo di provincia la città-giardino, circondata da numerosi parchi e aree naturalistiche e boschive;

- la vocazione turistica, ormai quasi dimenticata e portata avanti dai pochi che ci credono ancora, simboleggiata da strutture di hotellerie, fiore all'occhiello dello stile liberty;

- l'industrializzazione che l'ha caratterizzata tra XIX e XX secolo, oggi rappresentata da numerosi esempi di archeologia industriale.

Di seguito il programma. Oltre la prima visita, prevista per il 10 aprile, le altre previste sono:

Domenica 8 Maggio: 10-12.30

IL MUSEO TATTILE DI VILLA BARAGIOLA

L'esperienza tattile in museo e al parco

Domenica 22 maggio: 9.30-12.00

IL PARCO CAMPO DEI FIORI

Profumi e aromi della natura

olfatto

Domenica 5 Giugno: 15.00-17.30

IL PALACE HOTEL

Il Liberty a Varese

tatto

Settembre (data da stabilire)

IL MAGLIO DI GHIRLA

Archeologia industriale da "ascoltare"

Udito

Per tutte le informazioni relative ai costi e all'iter da seguire per aderire, rivolgersi alla Sezione UICI di Varese.

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comunicazioni varie

dalLa Sezione di Bergamo

MOSTRA "TOCCARE" - CALUSCO D'ADDA (BG) 2/24 APRILE

Si informa che dal 2 al 24 aprile 2016 a Calusco d'Adda (BG) Sala Civica (ex Chiesa di San Fedele) Viale dei Tigli, si terrà la mostra "Toccare - Conoscenza del mondo attraverso l'esercizio della sensorialità".

Orari: sabato dalle 15.00 alle 18.30 - domenica dalle 10.00 alle 12.00 - dalle 15.00 alle 18.30. Giorni infrasettimanali: di giorno solo su appuntamento per visite scolastiche e alla sera dalle 20.00 alle 22.00.

Per appuntamenti infrasettimanali ed informazioni: bibliotecabraille@comune.bg.it.

La particolarità di questa mostra consiste nel fatto che il gesto del "toccare" è da compiersi con la pianta dei piedi nudi, con i quali si dovrà esplorare i vari materiali posti sul pavimento del percorso.

Questa mostra è stata già sperimentata con successo in occasione dell'evento (Bergamo Scienza) svoltosi nell'autunno scorso ad Albino (BG).

Per ogni ulteriore informazione, si prega di contattare la Sezione UICI di Bergamo.

4° edizione Corri Dog Bergamasca e 11° Giornata Nazionale del Cane guida"

L'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti (ONLUS) sezione di Bergamo organizza, in collaborazione con Proloco Bergamo, Team Italia, altre Associazioni canine provinciali, aziende del settore zoologico e con il patrocinio del Comune di Bergamo, l'undicesima Giornata del Cane Guida che si svolgerà a Bergamo, in Piazza Dante, domenica 10 aprile 2016.

La giornata, all'insegna dell'allegria in compagnia dei nostri amici a quattro zampe, prevede in mattinata una passeggiata lungo le Mura di Città Alta (poco più di 2 km, senza scalinate), mentre nel pomeriggio sarà possibile assistere a dimostrazioni pratiche da parte degli addestratori delle Scuole Cani Guida.

Le iscrizioni alla Corridog devono essere effettuate presso la sede dell'Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti in via A. Diaz, 14 tel. 035 249208, o presso il punto di punzonatura in piazza Dante, prima della partenza.

Dalla sezione di como

Visita guidata agli scavi archeologici in data sabato16 aprile 2016

Prosegue la scoperta del territorio lariano e in particolare della città capoluogo. E di scoperta si tratta davvero, perché il luogo che visiteremo, le terme romane ritrovate in viale Lecco, ci faranno sentire tutti un po' archeologi proiettati nell'avventurosa ricerca di tracce del passato. In questo caso si tratta di tracce cospicue, fondamenta murarie che lasciano intuire una struttura ampia e molto articolata, sicuramente ben frequentata dai comaschi di quasi 2000 anni fa. Obiettivo sarà allora individuare come furono costruite, perché proprio lì, a cosa servivano, quando e perché furono abbandonate, come sono arrivate sino a noi. Interrogativi ardui, cui sarà stimolante trovare una risposta, proprio toccando con mano ciò che è rimasto. Ci accompagna nell'affascinante viaggio di secoli e secoli fa Franca Aiani, ormai amica consolidata di percorsi storici e naturalistici. In questa occasione è coadiuvata dagli Amici del Touring Club Italiano di Como, che curano con "Aperti per voi" un apprezzabile progetto di fruizione allargata di questo monumento comasco. Sabato 16 aprile alle ore 14.30 ci troviamo davanti al Municipio di Como sul lato di via Nazario Sauro.

DISPONIBILITà DI CD IN FORMATO MP3 CON LETTURA DEL MANUALE DI INFORMATICA PER L'USO DI WINDOWS 10

Si avvisano i soci che è disponibile in Segreteria la lettura del manuale di informatica pubblicato dalla editrice Apogeo dell'autore Marco Ferrero, reso disponibile dal CILP di Feltre con lettura a cura di Marzio Bossi, che illustra le parti generali per l'approccio al nuovo sistema operativo Windows 10 di Microsoft ormai installato sui computers attualmente in commercio.

dalla sezione di milano

Educazione al Maquillage

sabato 16 aprile dalle ore 9.30 alle 17.00 presso la sede di Via Mozart 16, si svolgerà il corso di trucco offerto da Shiseido, rivolto a signore non vedenti e ipovedenti con il seguente programma:

Ore 09:30 - Accoglienza delle partecipanti

Ore 10:00 - La ricerca scientifica e tecnologica Shiseido - dott. Carlo Introini, e d.ssa Margherita Borgonovo - Shiseido

Ore 11:00 - Introduzione al maquillage e peculiarità - sig.ra Claudia Stellino - Shiseido

Ore 12:00 - Divisioni in due gruppi ed inizio del training applicativo

Ore 13:00 - Colazione di lavoro

Ore 14:00 - Continuo nel training applicativo

Ore 17:00 - Chiusura e omaggio di Shiseido.

Prenotazioni allo 02/783000 (selezionare 7, Tania).

Dal movimento apostolico ciechi

ITALIA DA SCOPRIRE - "Tra Borghi medievali, castelli e laghi"

Il MAC propone un tour dal 19 al 22 maggio per visitare Ivrea, il castello di Masino, Oropa, il Ricetto di Candelo, il castello di Buronzo, il lago di Viverone.

Per programma dettagliato contattare Rino Nazzari via e-mail all'indirizzo rino.nazzari@tin.it.

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Il Corriere della Sera del 25-03-2016

"Violato il diritto allo studio" Il Tar dà ragione all'Unione Ciechi

MILANO. La Città metropolitana ha tagliato i fondi per finanziare i servizi di tiflodidattica ritenendoli non essenziali. I giudici amministrativi: violato il diritto allo studio.

I servizi tolti ai bambini e ai ragazzi ciechi sono un diritto che non può essere cancellato in nome delle difficoltà economiche dell'ente pubblico. Il Tar, con sentenza del 23 marzo, dà ragione all'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti nel ricorso contro la Città Metropolitana, colpevole di aver tagliato per ragioni di bilancio gli interventi tiflodidattico e tifloinformatico nell'anno scolastico 2014-2015. Per capirci, i servizi in questione sono di natura essenziale per chi è portatore di disabilità visiva. Un ragazzo cieco può studiare il greco antico, può prepararsi all'esame di geometria analitica e fare tante altre cose solo se è opportunamente guidato da chi conosce le sue necessità. Un bambino della scuola d'infanzia o primaria ha bisogno dell'aiuto di un maestro specializzato per integrarsi completamente con i compagni. La tiflologia è appunto la pedagogia dei ciechi (dal greco typhlos, cieco) ed è essenziale come l'aria per garantire l'uguaglianza dei disabili visivi, la loro integrazione scolastica, il diritto allo studio.

Fino a qualche anno fa i servizi di tiflodidattica erano finanziati dalla Provincia e garantiti nelle scuole del territorio dalle competenze specifiche dell'Istituto dei Ciechi di Milano. Ma la voce è stata tagliata dal bilancio della Città metropolitana e una competenza considerata fino a quel momento un'eccellenza è andata via via spegnendosi. Ora il Tar si è espresso a favore dei non vedenti, riconoscendo la violazione delle leggi, tra cui la 104 del 1992 che prevede l'obbligo per gli enti locali di fornire agli alunni con handicap fisici o sensoriali l'assistente per l'autonomia e la comunicazione. I servizi in questione sono stati ritenuti dai giudici amministrativi «un elemento necessario per l'integrazione scolastica dei minorati della vista». «Si tratta quindi - si legge nella sentenza - di ausili e servizi essenziali per l'esercizio del diritto allo studio, che ha per oggetto primario quello di permettere ad una persona con handicap di rendersi autonomo nello svolgimento delle sue attività quotidiane». Il Tar riconosce la competenza della Provincia per il finanziamento di questi servizi e sentenzia che «le semplici difficoltà economiche non possono condurre l'ente ad eliminare le prestazioni di assistenza e di diritto allo studio che soddisfano diritti costituzionalmente garantiti».

Circa 150 le famiglie indirettamente colpite dai tagli della Provincia. «Esprimo grandissima soddisfazione per una sentenza che fa giurisprudenza - commenta il presidente dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, Rodolfo Masto - Una visione superficiale ha considerato questo servizio non obbligatorio, tagliando le risorse necessarie a sostenerlo. Ma la tiflologia, al contrario, rientra nel diritto allo studio. Avremmo voluto essere ascoltati, purtroppo da parte della Città metropolitana c'è stata una quasi totale chiusura. Ora siamo preoccupati per la qualità del servizio che deve essere erogato».

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Redattore Sociale del 24-03-2016

Disabilità, crescono le richieste d'aiuto contro le discriminazioni

MILANO. Tempo di bilanci per il Centro antidiscriminazione "Franco Bomprezzi" di Ledha-Lega per i diritti delle persone con disabilità. Durante i primi sei mesi di attività del centro (presentato ufficialmente il 25 giugno 2015) sono state 609 le persone che hanno contattato l'associazione - via mail o telefono - per chiedere informazioni. Di queste, 353 pratiche sono state passate al servizio legale, mentre a tutte le altre è stato possibile dare una risposta direttamente dall'operatore, attraverso un'attività di prima informazione e orientamento. In questi sei mesi di attività, però, sono pervenute anche delle richieste che, pur non riguardando concrete situazioni di discriminazione giuridicamente vietate, sono state ugualmente prese in carico dai legali. Nel dettaglio sono state 111 le pratiche relative a casi senza discriminazione e 137 (pari al 38% del totale) le pratiche relative a casi di discriminazione. A queste vanno poi aggiunti altri 105 casi "dubbi".

Per quanto riguarda le pratiche chiaramente discriminatorie, la tematica su cui il servizio legale del Centro antidiscriminazione è stato chiamato più spesso a intervenire è stata la scuola (133 pratiche avviate, quasi il 38% dei casi). Seguono il tema dell'accesso alle prestazioni sociali e socio-sanitarie (11,4% dei casi), la compartecipazione al costo dei servizi socio-sanitari (8,5%) e il lavoro (8%). Seguono la tutela giuridica (6,1%) e le barriere architettoniche (quasi il 5%). ?"Il numero di richieste e segnalazioni è alto, ben oltre le previsioni - commenta il presidente di Ledha, Alberto Fontana -. La nostra associazione si conferma un punto di riferimento importante per tutte le persone con disabilità e i loro familiari, operatori e volontari, che ritengono di subire una situazione di ingiustizia e discriminazione".

Non per tutti questi casi, però, si è arrivati davanti al giudice. In 142 casi, i legali del centro hanno fornito semplici suggerimenti e consigli orientativi di natura legale di carattere generale. Un livello più "approfondito" di intervento ha riguardato 254 casi che hanno richiesto vere e proprie consulenze legali, sia attraverso consulti orali, sia con la redazione di pareri legali scritti. Nei casi in cui questo livello di intervento non sia stato sufficiente a contrastare la situazione di discriminazione, i legali sono intervenuti in sede stragiudiziale attraverso un incontro con la controparte o redazione di diffide scritte (50 casi). Solo quando non è possibile raggiungere un accomodamento, si arriva al ricorso in Tribunale (15 casi).

Il Centro antidiscriminazione "Franco Bomprezzi" si inserisce nel solco dell'attività del Servizio legale di Ledha, attivo già da diversi anni. E si pone due principali obiettivi operativi. In primo luogo far crescere la consapevolezza delle persone con disabilità nel riconoscere e individuare le situazioni di discriminazione vietate dalla legge. Spesso, infatti, la vita quotidiana delle persone con disabilità è caratterizzata da situazioni che vengono considerate "normali" (e quindi accettabili) che non vengono riconosciute come discriminatorie. È "normale" che alcuni luoghi non siano accessibili o che non ci sia assistenza scolastica. Da questa situazione "deriva" il secondo (ma non secondario) obiettivo dell'attività del Cento: contrastare concretamente le situazioni di discriminazione diffuse nella nostra società.

C'è di più. "L'attività del Centro antidiscriminazione non sarebbe stata possibile senza l'impegno di quelle associazioni che hanno deciso di sostenere il progetto fin dall'inizio - tiene a dire il presidente Fontana -. Questi primi sei mesi sono stati caratterizzati da un'intensa attività. L'anno che abbiamo di fronte sarà un anno di consolidamento del lavoro svolto, ma soprattutto di ulteriore sviluppo".

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La Provincia di Varese del 02-03-2016

Ciechi e ipovedenti: i conti non tornano "Facciamoci vedere"

VARESE. Gli associati all'Unione sono 350: troppo pochi «Di certo abbiamo un problema di comunicazione Perché non sfruttare una persona come Cassioli?» Ciechi e ipovedenti della provincia di Varese si contano e i conti non tornano. Presidente della sezione varesina dell'Unione è Gaetano Marchetto pioniere di ogni attività sportiva per i non vedenti con il gruppo dei Ciechi Sportivi, oggi successore di Angela Mazzetti tutt'ora colonna di un direttivo determinato ad allargare numeri, iniziative e attività.

Specchio d'Italia.

«Lo specchio della provincia di Varese riflette ciò che accade nel resto d'Italia - attacca Gaetano Marchetto - Da Luino a Saronno i ciechi e gli ipovedenti sono più o meno 900 dei quali solo 350 sono nostri associati. I motivi sono diversi. Mancanza di informazione, la convinzione di potercela fare da soli grazie a conoscenze o canali privilegiati. All'Unione Ciechi Ipovedenti si pensa solo come ultima soluzione ad ogni problema. Vero è che gran parte dei nostri servizi sono concentrati nel capoluogo ma lo sforzo di decentrare qualcosa è già realtà, Nei casi più urgenti e specifici i nostri operatori intervengono sui luoghi di lavoro o addirittura a domicilio».

Un cambio di passo.

L'aver unito in un'unica associazione ciechi e ipovedenti ha cresciuto i numeri dei potenziali associati ma non quello degli associati. «Purtroppo è così - conferma Marchetto - uno dei motivi è l'intervento diretto degli assistenti sociali dei rispettivi distretti e quindi, una volta riconosciuta la propria condizione e la relativa provvidenza è pensiero comune che il più sia fatto. Salvo poi ritrovarsi da soli a dover affrontare tutto ciò che dovrebbe essere semplice e normale in un Paese civile che invece semplice e normale non è. Dalla burocrazia ai servizi, dai diritti alle agevolazioni fino ad ogni altra informazione di carattere tecnico, solo allora si arriva a capire l'importanza e l'utilità dell'Unione. Ad esempio, ancora oggi molti nuovi associati scoprono da noi l'esistenza del video ingranditore e quindi la possibilità di una quotidianità migliore». Idee per un cambio di passo? «La prima e più importante è lavorare sulla nostra carta dei servizi rendendola più coincisa ed efficace - interviene Samuele Frasson del direttivo dell'Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti di Varese - E perché no, un video dei servizi. Un qualcosa che possa far arrivare in ogni casa un messaggio chiaro: l'Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti è questa! Poi, naturalmente campagne e iniziative mirate al reclutamento di volontari e guide da distribuire equamente sull'intero territorio provinciale. Tutto questo per non farci trovare impreparati ad accogliere i nuovi soci. La domanda che dobbiamo farci è perché un ragazzo dovrebbe associarsi? La risposta deve essere: perché abbiamo servizi e attività utili fruibili per chiunque».

Conoscere per crescere.

Questo per quanto riguarda ciechi e ipovedenti. E in merito all'informazione più aperta? «Naturalmente nelle scuole - riprende Marchetto - Io non sono nato cieco. Lo sono diventato progressivamente. Oltre ad informarli in merito ad una patologia o ad una condizione i giovani possono essere più preparati nell'eventualità che ci si ritrovino come molti di noi nel giro di pochi mesi». Dall'informazione alle iniziative, dalle attività allo sport. «Io sono stato presidente dei fantastici Ciechi Sportivi Varesini - risponde Marchetto - ma ho sempre considerato l'Unione e il Gruppo Sportivo nel suo insieme. Molti dei nuovi soci dell'Unione si sono avvicinati al baseball, piuttosto che al nuoto, allo sci, al ciclismo. Altri hanno conosciuto i servizi dell'Unione avvicinandosi ad una o più discipline sportive. Ecco, la nostra missione dev'essere quella di offrire opportunità per conoscere e crescere». Mi sorge spontanea una domanda: ma una persona, non dico uno sportivo ma una persona come Daniele Cassioli non potrebbe servire alla causa?

Opportunità da cogliere

«Se ho capito bene la domanda è proprio quello che serve - riprende Frasson - Prima del suo essere campione di sci nautico una persona come Daniele è un esempio di normalità che può illuminare chiunque. Il suo lavoro di fisioterapista, i suoi interessi, le sue passioni. Tocca a noi coinvolgerlo per unirci nel lavoro di promozione e informazione che parallelamente svolgiamo lui più di noi nelle scuole e in ogni altra occasione e opportunità che ci viene offerta».

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Valtellina News del 02-03-2016

L'assessore Parolini: "Tema centrale è la legge sul turismo"

La qualità dell'offerta turistica si misura anche dall'accessibilità delle strutture.

Mauro Parolini, assessore allo Sviluppo Economico di Regione Lombardia, a margine della seduta del Consiglio regionale che ha approvato una mozione, chiede alla Giunta un impegno sulla questione dell'accessibilità delle strutture per la navigazione di linea.

Infatti l'Assessore ha raccolto l'appello delle associazioni a tutela di non vedenti e ipovedenti, inviando una lettera ai sindaci lombardi dei Comuni rivieraschi e ai presidenti dei Consorzi di navigazione per chiedere loro «collaborazione nell'adeguamento dei pontili al fine di prevenire gli incidenti che possono verificarsi per l'assenza delle segnaletiche per l'orientamento e la sicurezza dei disabili visivi», rilancia oggi il tema accogliendo l'impegno contenuto nella mozione.

L'accessibilità è una questione prioritaria ed è centrale anche nella fase di regolamentazione delle strutture ricettive, alberghiere ed extra alberghiere e della predisposizione delle norme attuative della legge regionale e nel lavoro di concertazione e coordinamento con il Mibact (Ministero dei beni culturali e delle attività culturali e del turismo) per l'individuazione degli standard minimi da adottare a livello nazionale.

Nel caso specifico prioritaria l'accessibilità ai pontili basculanti o le banchine dei porti è auspicabile attendersi che associazioni ed enti locali mettano in campo già una serie di primi interventi semplici e poco onerosi, come per esempio l'incollaggio sulla pavimentazione esistente di segnali e percorsi tattilo-vocali in PVC o l'apposizione di mappe a rilievo, come previsto dalle norme esistenti e dai disciplinari tecnici, approvati dalle associazioni di categoria.

Proprio a causa della disapplicazione della normativa vigente in tema di superamento delle barriere architettoniche di tipo senso-percettivo si sono verificati incidenti gravi in alcuni porti italiani a carico di persone non vedenti o ipovedenti. Questa situazione di diffusa non applicazione della legge, nella maggior parte dei casi, e' dovuta non tanto a cattiva volontà, quanto alla mancata conoscenza della normativa specifica e del concetto stesso di barriere senso-percettive.

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Settegiorni del 18-03-2016

Sogno una città più attenta L'appello di una donna ipovedente

RHO. «E' un quadro a tinte fosche ma veritiero quello tracciato da Maria Cozzi un paio di settimane fa su queste pagine. Per esperienza diretta, purtroppo, posso sottoscrivere la sua denuncia: Rho non è una città per ciechi, e nemmeno per ipovedenti». A parlare è la professoressa Giovanna Scaglioni, ora in pensione dopo aver insegnato inglese per anni alla scuola media Manzoni di via Pomè.

«Ho letto l'intervista che avete fatto alla coordinatrice della Collettività Luce nuova (che dal 1998 tratta «problematiche visive, riabilitazione e adattamento dell'ambiente e dei servizi in tutela della dignità della persona», ndr) e voglio aggregarmi anch'io, come ipovedente, alle segnalazioni avanzate dalla signora Cozzi, che conosco per averla incontrata qualche volta in giro per la città.

A Rho sono tante le situazioni che mettono a repentaglio l'incolumità delle persone non vedenti o di chi come me ci vede poco e male. Sono affetta da una grave malattia agli occhi sin dalla nascita, fortunatamente sono riuscita a studiare e poi addirittura a insegnare, ma con l'età sono molto peggiorata, e la mia condizione è aggravata dal fatto che oltre a essere ipovedente sono anche diplopica, cioè di uno stesso oggetto ho una visione doppia. Per leggere uso il solo occhio destro e devo comunque servirmi di una lente d'ingrandimento illuminata.

Con tutto questo ho imparato a convivere, i problemi iniziano quando esco dalla porta di casa».

Scagioni punta il dito contro la cattiva progettazione dell'arredo urbano e la scarsa manutenzione del manto stradale: «Una combinazione che trasforma ogni tragitto, anche breve, in un autentico percorso a ostacoli».

Se si aggiunge la noncuranza di molti cittadini, quando non addirittura la loro palese maleducazione, ecco che i pericoli per ciechi e ipovedenti si moltiplicano.

«Parlando di asfalto sconnesso - prosegue la rhodense -, cito un caso su tutti: percorrendo via Bettinetti verso l'incrocio con via De Amicis, all'altezza della scuola materna San Michele si incappa in un tratto di strada particolarmente dissestato. Poi c'è il capitolo dell'illuminazione serale e notturna: via Meda per esempio è molto buia. Io ormai la conosco molto bene, ma si rivela pericolosa anche per le persone anziane che soffrono di "normali" cali della vista. C'è poi il capitolo di quanti parcheggiano sui marciapiedi o girano in bicicletta senza accendere le luci: mi è capitato più di una volta di accorgermi della loro presenza solo all'ultimo momento e oltre a rischiare una caduta, o peggio, ho dovuto anche incassare i loro rimproveri non sempre bonari. Paradossalmente, gli ipovedenti vanno incontro a rischi maggiori rispetto ai non vedenti: questi ultimi infatti hanno il bastone bianco che serve loro sia per individuare eventuali ostacoli che per segnalare la propria presenza e in caso di bisogno capita per fortuna che persone di buona volontà si offrano di prestare loro aiuto. Noi non abbiamo modo di avvertire gli altri delle nostre difficoltà.

Al di là di questa differenza, comunque, tutti coloro che hanno disabilità visive sognano di poter vivere in una città più attenta e sensibile alle persone più deboli». (asr)

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Il Corriere della Sera del 29-03-2016

Degustazioni al buio, fenomeno da tutto esaurito

MILANO. Tutto esaurito. Una, due, tre volte. Le degustazioni «alla cieca» cioè immersi in un buio totale organizzate per il decennale di «Dialogo nel Buio», la mostra permanente dell'Istituto dei ciechi di Milano, sono un fenomeno da sold out. Posti terminati con settimane di anticipo per l'incontro di gennaio su luppoli e birra, per quello di febbraio su rum e cioccolato, e anche per «Wine in the dark», l'evento dedicato al vino di giovedì 31 marzo. Per quest'ultimo, su Facebook, ci sono 1.600 «mi interessa». Per venticinque posti. Ai milanesi il connubio cibo e «nero» piace. Lo dimostrano le ormai classiche cene al buio, sempre in via Vivaio, che si prenotano con mesi di anticipo: oggi si può riservare un tavolo per settembre. Soprattutto, lo confermano questi «assaggi» speciali che il percorso sensoriale dell'Istituto ha deciso di regalarsi per i festeggiare i dieci anni (compreso il semestre a Expo, con l'installazione dedicata ai mercati da visitare, sempre al buio, a Palazzo Italia) e il milione di visitatori. Sono itinerari da affrontare con i cinque sensi: cioccolato da ascoltare quando si spezza, rum da annusare, luppoli da toccare. Carta vincente dell'operazione è anche il prezzo, che si aggira sui 20-30 euro. La prossima data è fissata per venerdì 15 aprile. Il tema è «Beef and beef», ricette a base di carne della Macelleria Pellegrini; si potrà anche gustare la tipica bresaola, l'unica prodotta nel comune di Milano. La prima buona notizia è che c'è ancora qualche posto (35 euro). La seconda è che si andrà avanti fino a dicembre. L'appuntamento di maggio potrebbe essere una replica dell'incontro su luppoli e birra, visto il successo. Chi ha già provato, vi dirà che l'esperienza vale l'attesa. Perché se di per sé il cibo è un rito, al buio si trasforma in rituale con regole del tutto nuove per chi può vedere. Per esempio, si impara ad allungare la mano senza alcun riferimento finché non si trova il bicchiere. A sfiorare il cibo nel piatto come fanno i bambini. A spalancare il naso per «sentire» meglio. E, soprattutto, ad accettare un ribaltamento dei ruoli: nel mondo del buio, sono i non vedenti gli unici a muoversi con una sicurezza sorprendente. Al punto che qualcuno chiede è successo davvero se per caso abbiano addosso occhiali a infrarossi per vedere. «Il nostro messaggio non è: chi non vede è un supereroe», spiega Marinella Monachella, che con la sua voce calma guida gli ospiti. «Ma non è nemmeno una persona limitata che non può fare nulla. Gli incontri servono piuttosto ad abbattere barriere, scoprire il valore della diversità. In un contesto del genere cadono i preconcetti: in primis si ha a che fare con la persona, poi con il cieco». Non è un caso che attorno al tavolo, tra perfetti sconosciuti che non si guardano in faccia per tutto il tempo, il commento più frequente, alla fine, sia: «Mi sembra di conoscervi da sempre».

di Federica Maccotta

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Il Giornale di Brescia del 21-03-2016

Valentino, l'attore ipovedente che "vede oltre la mafia"

Può un ragazzo ipovedente vedere oltre la mafia? Sì, se guarda con gli occhi del cuore. E sì se è l'attore protagonista del musical andato in scena stamattina nell'auditorium Testori di Palazzo Lombardia, per l'occasione tutto esaurito. Un teatro che risuonava di applausi nella "Giornata regionale dell'impegno contro le mafie e in ricordo delle vittime". La standing ovation però è stata tutta per Valentino, il giovane bresciano dell'associazione "Bambini in braille" protagonista del musical "Nasci, cresci, vivi" messo in scena dai ragazzi dell'Associazione "Quelli della rosa gialla" del quartiere Brancaccio di Palermo e dell'Associazione del Centro non vedenti di Brescia.

Lo spettacolo, che ha già riscosso un notevole successo di pubblico in tutta Italia, unisce la Sicilia alla Lombardia in una storia toccante, suggestiva, a tratti dura. Protagonista è un ragazzo ipovedente che viaggia intorno al mondo alla ricerca di verità e giustizia, guardando la realtà con "gli occhi del cuore". Le difficoltà sono tante eppure il giovane trova ogni volta la forza per rialzarsi, scoprendo che è "dalla paura che nasce il coraggio".

"Quest'anno - ha spiegato il presidente della Commissione speciale Antimafia, bresciano, Gian Antonio Girelli - si é voluto invitare i ragazzi a presentare un loro spettacolo, "Nasci, vivi, cresci". Due i significati della scelta. Combattere la mafia e la corruzione, riaffermare il valore della legalità, sono imprese che riguardano tutto il Paese. La risposta deve essere coesa e coordinata, dalla Sicilia alla Lombardia".

Nel pubblico di giovanissimi, 400 gli studenti, sono presenti anche quattro istituti scolastici bresciani: Itc "Abba Ballini", Itis "Benedetto Castelli" di Brescia; Iis "Antonietti" di Iseo; Iis "Cerebotani" di Lonato.

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Il Cittadino del 22-03-2016

Il ritorno di Caravaggio a Monza: l'opera anche in tecnologia 3D per il pubblico non vedente

MONZA. È un Caravaggio davvero per tutti quello in mostra alla Villa reale di Monza fino al 17 aprile. Un evento eccezionale che propone "La flagellazione di Cristo" anche in tecnologia 3D perché sia fruibile a un pubblico non vedente e ipovedente. La mostra, gratuita, è stata realizzata per il secondo anno consecutivo da il Cittadino e dal Consorzio e nel primo weekend di apertura ha già richiamato migliaia di visitatori.

E per la prima volta un dipinto viene reso interamente in tre dimensioni grazie allo studio Monzamakers: l'opera di Caravaggio prende corpo grazie a una tavoletta in gesso resinato, realizzata con stampante 3D, che con esattezza di proporzioni fa emergere dal dipinto elementi e figure. La riproduzione del quadro stampata in 3D viene fornita in uso gratuito alla Reggia di Monza da parte della società che l'ha realizzata.

«Una forma di espressione tanto nobile non può e non deve essere prodotto per pochi. Deve includere, non escludere. E se con il passare dei secoli l'arte si è affinata e musei, mostre e gallerie si sono (fortunatamente) moltiplicati, spesso diamo per scontato che tutti possano accedervi e godersi i dettagli, le sfumature, il significato di ciò che è nato dalla mano dell'artista. Eppure, limitatamente alla pittura e al disegno, a una categoria di persone viene costantemente negato l'accesso all'arte: le persone non vedenti. Alla sfortuna di soffrire di un deficit fisico non può pertanto essere sommata un'emarginazione artificiale. Per questo abbiamo colto l'immensa opportunità tutta monzese di mirare e rimirare un capolavoro del Caravaggio per mettere a punto il nostro prodotto: un quadro in 3D», hanno spiegato Jacopo Sala, Donato Rosato e Simone Zanotti di Monzamakers, contattati da Paolo Piffer.

La versione in 3D è stata realizzata a partire da un'immagine del quadro ad altissima risoluzione a cui è seguito un lavoro di studio - pratico e teorico - per renderlo tridimensionale e soprattutto per non stravolgerlo.

Inaugurata il 16 marzo, la mostra resterà aperta per un mese. L'accesso all'opera è gratuito con biglietto omaggio da ritirare in biglietteria (chiude 1 ora prima della mostra), aperto all'intera cittadinanza e in particolare alle scolaresche per le quali è consigliata la prenotazione. La mostra è aperta da martedì a domenica ore 10-19; venerdì ore 10- 22; lunedì chiuso (aperto lunedì 28 marzo ore 10-19).

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NOTIZIE DALLA SEDE CENTRALE e dal web

Questo spazio vuole essere una sorta di "miniguida" per orientarsi all'interno delle molteplici attività svolte dalla Sede Centrale della nostra Associazione.

A tal fine, vi proponiamo quei comunicati diramati dalla Sede Centrale e quei contenuti apparsi sul giornale elettronico di quest'ultima nel mese appena trascorso, che contengono notizie e iniziative che pensiamo possano suscitare un concreto interesse nei nostri soci.

Di sicuro qualcosa sfuggirà, ma ci si augura che questa selezione possa essere un valido punto di riferimento.

Si augura buona lettura.

Comunicato n. 32, diramato in data 01-03-2016

Concorso europeo di temi sul Braille 2016 (scadenza 10 maggio 2016)

L'Unione Europea dei Ciechi organizza anche quest'anno il Concorso europeo di temi sul Braille, sponsorizzato dalla ditta Onkyo e dalla rivista "Braille Mainichi" giapponesi.

Quest'anno il concorso propone una pluralità di temi tra i quali scegliere:

- "Il ruolo del Braille nella promozione della partecipazione delle persone con disabilità visiva alla vita politica, economica, culturale, sociale e familiare". Esempi di come questo tema generale possa essere trattato sono:

- "Vivere con il Braille

- "Storie divertenti sul Braille"

- "Il futuro del Braille"

- "Vantaggi e svantaggi del Braille a confronto con la stampa comune a inchiostro"

- "Braille e touchscreen: le nuove frontiere del sistema".

L'elenco non ha carattere restrittivo e i partecipanti al concorso possono decidere di trattare un tema di loro scelta relativo all'uso del Braille.

Gli elaborati non devono superare le 1000 parole (con un 10% in più o in meno di tolleranza).

I concorrenti saranno comunque liberi di trattare il tema scelto interpretandolo secondo la propria immaginazione e sono altresì incoraggiati alla creatività personale, al di là della semplice narrazione della storia della propria vita, magari con un testo sotto forma di lettera, poesia o intervista.

L'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti collaborerà allo svolgimento del concorso, provvedendo alla diffusione delle informazioni a livello nazionale e svolgendo funzioni di segreteria durante la fase iniziale di selezione delle composizioni dei concorrenti italiani.

Le composizioni, in Braille o in formato elettronico accessibile, dovranno pervenire entro il 10 maggio 2016 al nostro Ufficio Relazioni Internazionali, via Borgognona 38, 00187 Roma, tel. 06 69988388/375, e-mail: inter@uiciechi.it.

In allegato il regolamento del concorso.

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CONCORSO DI TEMI SUL BRAILLE EBU ONKYO 2016 - EUROPA

REGOLAMENTO

1. Scopo e tema

1.1 Il concorso europeo di temi sul Braille organizzato dall'Unione Europea dei Ciechi (EBU) per conto della ditta Onkyo e della rivista Braille Mainichi ha lo scopo di promuovere l'utilizzo del Braille come chiave di accesso per i non vedenti all'informazione e all'inclusione sociale.

1.2 Quest'anno il concorso propone i seguenti temi, pur no:

- "Il ruolo del Braille nella promozione della partecipazione delle persone con disabilità visiva alla vita politica, economica, culturale, sociale e familiare". Esempi di come questo tema generale possa essere trattato sono: • il Braille nell'era della tecnologia, l'uso del Braille a tutte le età, il Braille e il voto.

- "Vivere con il Braille - incoraggiamo insegnanti, trascrittori e tutti coloro che fanno in qualche maniera uso del Braille o vorrebbero farne uso a riflettere sul ruolo del Braille". L'elaborato può essere una relazione o un esercizio di scrittura creativa sul tema scelto e viene incoraggiata la descrizione di soluzioni, idee e prodotti innovativi per promuovere il Braille in tutta Europa.

- "Storie divertenti sul Braille"

- "Riflessioni sul futuro del Braille"

- "Riflessioni su vantaggi e svantaggi del Braille a confronto con la stampa in nero"

- "Braille e touchscreen: le nuove frontiere del sistema".

Tale elenco non ha però carattere esclusivo e i partecipanti al concorso possono decidere di trattare un tema di loro scelta relativo all'uso del Braille.

I concorrenti saranno comunque liberi di trattare il tema scelto interpretandolo secondo la propria immaginazione e sono altresì incoraggiati a essere creativi non limitandosi alla classica narrazione della storia della propria vita, ma elaborando il testo sotto forma, ad esempio, di lettera, poesia o intervista.

2. Condizioni generali

2.1 Concorrenti

Chiunque utilizzi il Braille, vedenti compresi, e risieda in Italia puo' partecipare al concorso senza alcun limite d'età.

E' consentita la partecipazione per piu' anni consecutivi.

Non possono prendere parte al concorso gli scrittori professionisti, ovvero coloro che sono retribuiti per la regolare pubblicazione delle loro opere sul libero mercato dei media.

2.2 Elaborati

* Gli elaborati devono essere presentati in formato digitale.

* I concorrenti non possono presentare più di un elaborato.

* Le composizioni devono essere in inglese o in italiano.

* Gli elaborati non devono superare le 1000 parole (con un 10% in più o in meno di tolleranza)

* Gli elaborati già presentati in edizioni precedenti del concorso non possono essere presentati di nuovo.

* Gli elaborati devono includere le seguenti informazioni: nome, cognome, sesso ed età del concorrente, paese, numero delle parole dell'elaborato, indirizzo postale, numero di telefono ed eventualmente indirizzo e-mail.

IMPORTANTE! Le succitate informazioni devono essere poste all'inizio dell'elaborato, prima del titolo

2.3 Diritti d'autore

Con la loro partecipazione a questo concorso

* Gli autori cedono automaticamente e in maniera esclusiva a livello mondiale tutti i diritti, inclusi quelli d'autore, all'EBU, che potrà consentire l'esercizio di tali diritti in licenza o cederli.

* Gli autori permettono all'EBU l'utilizzo del loro nome e dei loro elaborati per attività di promozione con qualunque modalità l'EBU ritenga opportuna.

* In quanto detentore di diritto d'autore, l'EBU può dare il permesso agli autori e ai suoi Membri Nazionali di fare uso degli elaborati nella maniera che essi ritengano adeguata.

* I vincitori del concorso forniranno all'EBU alcune loro foto e riconosceranno il diritto dell'EBU a riprodurre, adattare, editare e pubblicare le loro foto su qualunque mezzo di comunicazione, incluso il web e la stampa.

3. Procedura

* I concorrenti devono far pervenire i loro elaborati all'Ufficio Relazioni Internazionali dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, via Borgognona 38, 00187 Roma, tel: 06 69988388/375, e-mail: inter@uiciechi.it entro martedì 10 maggio 2016.

* L'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti effettuerà una preselezione in modo da presentare non piu' di cinque elaborati alla Giuria di selezione europea.

* Le decisioni della Giuria sono irrevocabili e contro di esse non e' ammesso alcun appello o ricorso.

4. Premi

* Premio Otsuki (1° premio): USD 2000,00

* Premi di eccellenza

- categoria giovani, per persone di età non superiore a 25 anni : USD 1000,00

- categoria adulti/anziani per persone di età superiore a 25 anni: USD 1000,00

* Premi per opere di merito

- categoria giovani: due premi da USD 500,00 ciascuno

- categoria adulti/anziani: due premi da USD 500,00 ciascuno

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Comunicato n. 40, diramato in data 10-03-2016

Aggiornamento link Slashradio

Si comunica che a seguito del guasto di un server presso Azoto Solution, fornitrice del servizio di streaming per la web radio, si è provveduto alla migrazione sul nuovo server.

Pertanto il link per l'ascolto della trasmissione, presente sul sito dell'Unione, è variato come segue:

http://94.23.67.20:8004/listen.m3u

Si raccomanda a tutti coloro che avessero memorizzato nei preferiti o in altra modalita' il vecchio indirizzo, di aggiornarlo con il nuovo.

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Comunicato n. 42, diramato in data 14-03-2016

Summer School - Per bambini ciechi e ipovedenti gravi - Castello Tesino (TN) 28 agosto / 4 settembre 2016

Riceviamo e diffondiamo

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Summer School

Per bambini ciechi e ipovedenti gravi

Castello Tesino (TN) 28 agosto / 4 settembre 2016

Per chi ha voglia di giochi all'aperto, inglese, musica; per chi ha voglia di ripassare o imparare il braille insieme all'informatica; per chi vuole che il proprio figlio cresca capace di muoversi sicuro nell'ambiente; per chi vuole che chi è cieco o ipovedente possa competere alla pari nel percorso educativo; per chi vuole che la scuola sia davvero la preparazione a vivere la vita...

La Fondazione Lucia Guderzo apre le porte della Summer School!

Tutti i bambini ciechi o ipovedenti gravi della scuola primaria e secondaria di primo grado sono invitati a partecipare a questa iniziativa: una settimana di attività didattiche, educazione alla mobilità, giochi, esperienze del quotidiano, organizzazione degli spazi. Sarà basata sull'insegnamento del braille e daremo spazio all'inglese, all'informatica e all'orientamento...

Questo il programma della giornata tipo, da lunedì 29 agosto a sabato 3 settembre. Domenica 28 agosto e domenica 4 settembre saranno invece dedicate alla conoscenza reciproca, al divertimento, alla libertà.

7.00-7.45: sveglia, preparazione personale e riassetto della camera

7.45-8.15: colazione

8.30-12.30: attività scolastiche mattutine

12.30-14.30: preparazione della tavola, pranzo insieme e relax

14.30-18.00: attività pomeridiane

19.00-20.30: imbandire la tavola, cena e relax

20.30-21.30: attività ricreative e giochi di gruppo

Ogni mattina, all'interno di orari flessibili, l'insegnamento del braille sarà il punto di partenza per l'apprendimento di contenuti diversi: inglese capofila, ma anche letture ricreative, matematica, informatica. Durante queste ore gli studenti verranno in contatto con alcuni materiali didattici tipici del metodo Montessori, caratterizzato per la sua attenzione alla manipolazione e alla multisensorialità. Poi i bambini saranno seguiti nel preparare la tavola e nel pranzo, con un po' di tempo libero per riposarsi nella natura e ricaricarsi in attesa delle attività pomeridiane: personale preparato li introdurrà all'orientamento e alla mobilità, per poi passare a laboratori creativi di arte, musica, giochi all'aperto e passeggiate alla scoperta della natura. Quindi i bambini saranno accompagnati nell'igiene personale per poi prepararsi alla cena, oltre che nell'approntare la tavola; dopo il pasto ci si troverà insieme per giocare, leggere, ascoltare...

Questa iniziativa, pur nascendo in un contesto prima ludico e poi didattico, intende preparare i giovani con deficit visivo alle sfide della vita quotidiana. Saranno sviluppate conoscenze e abilità volte ad un più alto grado di autonomia e una più serena vita di relazione. Il tutto in un contesto di assoluta sicurezza, grazie alle strutture in cui si tiene la Summer School e alla presenza costante ma non invasiva di educatori e accompagnatori pazienti, preparati, disponibili.

Note operative: alloggio all'Albergo Bellavista, lezioni presso un'aula della scuola di Castello Tesino, attività fisiche e sportive negli impianti di Castello Tesino; escursione alle malghe del territorio. Arrivo all'hotel nel pomeriggio di domenica 28 agosto; partenza domenica mattina 5 settembre. Per i genitori che desiderano accompagnare i propri figli è possibile prenotare fuori quota già per venerdì 26 o sabato 27.

Quota di partecipazione (per ragazzo): € 300,00. L'iscrizione deve avvenire entro e non oltre il 15 giugno 2016 con il versamento dell'acconto di euro € 200,00 sul conto della Fondazione (Monte dei Paschi di Siena) IBAN: IT 70 I 01030 62730 000 000 633 681 con causale "acconto Summer School". Il saldo di € 100,00 andrà versato all'arrivo in Albergo.

N.B. La quota è così contenuta in ragione del fatto che la Fondazione si fa carico del costo dei formatori e del materiale didattico.

Per informazioni: www.fondazioneluciaguderzo.it; per iscriversi: segreteria@fondazioneluciaguderzo.it oppure chiamate il 334.7790873.

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Comunicato n. 44, diramato in data 17-03-2016

Biblioteca Italiana per Ciechi - Servizi di trascrizione

Riceviamo e volentieri diffondiamo le seguenti informazioni pervenute dalla Biblioteca Italiana per Ciechi «Regina Margherita» - Onlus.

Il Consiglio di Amministrazione della Biblioteca ha stabilito di confermare anche per l'anno scolastico 2016/2017 i servizi di trascrizione in favore degli studenti minorati della vista frequentanti le scuole di ogni ordine e grado, che si articoleranno come segue.

1 - Libro in formato digitale

Gli studenti possono ottenere in formato digitale i testi adottati nella classe frequentata con i seguenti limiti:

- testi in formato PDF: illimitati,

- testi in formato DOC: tutti quelli presenti nel catalogo e 2.000 pagine di testo originale per nuovi testi.

Per ottenere il servizio gli studenti dovranno:

- compilare la modulistica presente sul sito www.bibciechi.it - catalogo dei libri scolastici - catalogo dei libri su supporto informatico,

- effettuare un versamento di 50,00 (cinquanta/00) Euro per ogni anno solare.

I tempi di fornitura sono:

- 5 giorni lavorativi dalla richiesta per i testi presenti nel catalogo,

- entro il mese di settembre per i testi di nuova produzione richiesti entro il 10 giugno (salvo indisponibilità dell'Editore),

- entro 30 giorni lavorativi dall'invio del file da parte dell'Editore per i testi richiesti dopo il 10 giugno.

2 - Libri su supporto cartaceo

Gli studenti possono ottenere su supporto cartaceo (braille e caratteri ingranditi) i testi adottati nella classe frequentata (o comunque scelti dalla Scuola) con i seguenti limiti e alle seguenti condizioni:

- contributo a carico dell'Ente Locale competente pari al 50% della spesa sostenuta dalla Biblioteca.

Per ottenere il servizio gli studenti dovranno:

- compilare la modulistica presente sul sito www.bibciechi.it - catalogo dei libri scolastici - catalogo dei libri scolastici in braille o a caratteri ingranditi,

- inviare la richiesta dei testi da trascrivere unitamente ad una copia dei testi originali.

I compiti della Biblioteca, svolti attraverso i Centri di Consulenza Tiflopedagogica competenti per territorio, sono:

- formulare un preventivo di spesa,

- inviare il preventivo di spesa all'Ente Locale territorialmente competente,

- informare della richiesta e dell'invio del preventivo la Sezione Territoriale dell'U.I.C.I. competente per territorio.

I tempi di fornitura sono:

- entro il mese di settembre per i testi richiesti per cui perverrà l'autorizzazione alla fornitura da parte dell'Ente Locale competente entro il 15 giugno,

- entro 45 giorni lavorativi dalla ricezione dell'autorizzazione alla fornitura da parte dell'Ente Locale competente,

- entro 45 giorni lavorativi dall'acquisizione dei testi originali nel caso non siano forniti dalla Scuola e o dallo studente (da ricordare che i testi sono disponibili nelle cartolerie solo dal mese di settembre).

Per ogni informazione si può fare riferimento a :

Biblioteca Italiana per i Ciechi

«Regina Margherita» - Onlus

Via G. Ferrari, 5/a

20900 Monza (MB)

Tel: 039-28327201-205

Fax: 039-833264

E-mail: bic@bibciechi.it

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SEDE CENTRALE: COMUNICATI DIRAMATI NEL MESE DI MARZO

Di seguito viene riportato l'elenco completo dei comunicati diramati dalla Sede Centrale U.I.C.I. nel mese appena trascorso, con la specificazione del relativo numero e dell'oggetto.

Vi ricordiamo che tutti i comunicati possono essere consultati all'indirizzo internet http://www.uiciechi.it/documentazione/circolari/main_circ.asp

dove è possibile effettuare ricerche mirate tramite un comodissimo motore di ricerca.

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Notizie dagli enti collegati

Comunicato I.RI.FO.R. Centrale n. 3, diramato in data 15-03-2016

Borse di studio "Francesco Gatto" - bando 2016

Anche quest'anno l'IRIFOR, in memoria di Francesco Gatto docente di pedagogia speciale e prezioso collaboratore dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, assegna tre borse di studio rispettivamente di €. 3.000,00, 2.000,00 e 1.000,00 a tre giovani laureati con una tesi di laurea magistrale in pedagogia speciale, come da bando allegato.

I giovani laureati interessati devono inviare le domande di partecipazione per l'assegnazione delle borse di studio, redatte secondo le indicazioni del bando e complete degli allegati richiesti alla Presidenza Nazionale di questo Istituto in Via Borgognona 38 00187 ROMA.

Le domande, pena l'esclusione, devono pervenire entro le ore 12,00 del 29 luglio 2016.

Il CDA dell'Istituto, verificatala graduatoria di merito stilata dalla commissione esaminatrice dei lavori, entro il mese di novembre proclamerà i vincitori delle tre borse di studio 2016.

BANDO DI CONCORSO PER L'ASSEGNAZIONE di BORSE DI STUDIO in memoria del prof. Francesco Gatto

Art. 1 Natura del concorso

Nella memoria del professor Francesco Gatto, docente di pedagogia speciale e prezioso collaboratore dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, l'I.Ri.Fo.R., nell'intento di favorire l'approfondimento sui temi della pedagogia inclusiva, assegna ogni anno delle borse di studio agli studenti laureati con una Tesi di laurea magistrale in Pedagogia speciale con riferimento anche all'inclusione scolastica dei disabili visivi.

Art. 2. Requisiti di ammissione

Possono partecipare, alla corrente edizione del concorso, i giovani laureatisi a partire dall'anno 2013, che non abbiano superato il trentesimo anno di età alla data di presentazione della domanda, in possesso di laurea magistrale, che abbiano discusso una tesi in pedagogia speciale.

Art. 3. Borse di studio

Sono costituite tre borse di studio del valore di 3.000,00 euro, 2.000,00 euro, e 1.000 euro, rispettivamente per il primo, il secondo ed il terzo classificato al concorso secondo la graduatoria proposta dalla commissione di valutazione sulla base di quanto indicato al successivo art. 6.

Art. 4. Presentazione delle domande di partecipazione

Le domande di partecipazione, con allegata una copia cartacea ed una in formato digitale accessibile della tesi di laurea, dovranno essere redatte, in carta libera e sottoscritte, e pervenire, mediante raccomandata postale o agenzia di recapito autorizzata o tramite consegna a mano, entro e non oltre, le ore 12,00 del 29 luglio 2016 all'indirizzo:

Istituto per la Ricerca, la Formazione e la Riabilitazione-

Presidenza Nazionale Via Borgognona, 38 00187 Roma.

Nella domanda di partecipazione, i concorrenti devono dichiarare, sotto la propria personale responsabilità (D.P.R. 28.12.2000, n. 445, art. 46):

I concorrenti devono, altresì, indicare un recapito telefonico e e-mail e l'indirizzo al quale desiderano vengano inviate le comunicazioni relative al presente concorso.

La firma in calce alla domanda, da apporre in forma autografa, non è soggetta ad autenticazione, ma alla domanda dovrà essere allegata fotocopia della C.I. del richiedente.

L'I.Ri.Fo.R. si riserva la facoltà di pubblicare sul proprio sito i lavori pervenuti senza ulteriore autorizzazione degli autori.

Le domande pervenute oltre il termine o incomplete si intendono escluse dal concorso.

Art. 5. Commissione esaminatrice

La Commissione esaminatrice è costituita dal Presidente Nazionale dell'I.Ri.Fo.R. o da un suo delegato, e da 4 componenti, nominati dal CDA dell'I.Ri.Fo.R. centrale, scelti uno tra i docenti ordinari di pedagogia speciale in un ateneo italiano e gli altri tra gli esperti di scienze tiflologiche.

Art. 6 Criteri di valutazione

La commissione di cui all'articolo precedente:

a) definisce i criteri ed i punteggi di valutazione dei lavori pervenuti sulla base dei seguenti principi:

b) esamina le tesi e stila una graduatoria di merito, secondo i criteri definiti, riconoscendo, a parità di valutazione, il diritto di precedenza ai candidati disabili e, tra questi, a quelli con disabilità visiva;

c) invia al CDA centrale dell'Istituto la graduatoria ed il relativo processo verbale per la proclamazione dei vincitori.

Art. 7. Proclamazione dei vincitori

Con propria deliberazione, il CDA dell'I.Ri.Fo.R. centrale approva la graduatoria di merito e proclama vincitori delle borse di studio, messe a concorso con il presente bando, il primo, il secondo ed il terzo classificato, della graduatoria nella misura indicata all'art. 3.

In caso di parità, le borse sono assegnate per intero a ciascun vincitore.

Gli esiti del concorso sono comunicati ai concorrenti, a mezzo posta. Gli stessi esiti sono, inoltre, resi pubblici, mediante la stampa periodica e i siti web dell'I.Ri.FO.R. e dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti e la pubblicazione sulla pagina 790 del Televideo Rai.

I vincitori delle borse di studio sono tenuti a comprovare la regolarità delle dichiarazioni rese nelle domande di partecipazione.

A tale scopo, essi devono far pervenire, mediante raccomandata postale o mediante agenzia di recapito autorizzata o mediante consegna a mano a: Istituto per la Ricerca, la Formazione e la Riabilitazione, Presidenza Nazionale Via Borgognona, 38 00187 Roma, entro 30 giorni dalla comunicazione dei risultati concorsuali, certificazione, in carta semplice, originale o in copia autenticata del:

Il vincitore, che non produca la certificazione richiesta o le cui dichiarazioni risultino, in tutto o in parte, non veritiere, decade dal beneficio. In tal caso, il CDA dell'I.Ri.Fo.R. centrale procede alla proclamazione di altro vincitore, secondo l'ordine della graduatoria di merito.

Art. 8. Responsabilità

La partecipazione al concorso implica l'accettazione senza riserve, da parte dei concorrenti, del presente bando. Spetta esclusivamente al CDA dell'I.Ri.Fo.R. centrale il giudizio finale sui casi controversi e su quanto non espressamente previsto.

Art. 9. Trattamento dei dati personali

Tutte le informazioni raccolte nell'ambito del presente concorso saranno tutelate ai sensi del d.lgs. 30 giugno 2003, n. 196, "Codice in materia di protezione dei dati personali".

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Superando.it del 05-03-2016

L'ISEE dopo quelle Sentenze del Consiglio di Stato

Nei giorni scorsi il Consiglio di Stato ha confermato quanto stabilito poco più di un anno fa dal TAR del Lazio, che aveva sottolineato alcuni princìpi rilevanti rispetto alla Legge sul nuovo ISEE, l'Indicatore della Situazione Economica Equivalente richiesto per l'accesso a varie prestazioni sociali agevolate. Un ampio approfondimento elaborato dal Servizio HandyLex.org, di cui suggeriamo caldamente la consultazione, analizza la situazione attuale, dopo quei provvedimenti, e anche alcuni elementi che il Consiglio di Stato non ha toccato.

Come avevamo ampiamente riferito poco più di un anno fa, tre Sentenze del Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) del Lazio (n. 2454/15, n. 2458/15 e n. 2459/15), si erano pronunciate su altrettanti ricorsi presentati contro il Decreto del Presidente del Consiglio (DPCM) 159/13 e cioè il Regolamento concernente la revisione delle modalità di determinazione e i campi di applicazione dell'Indicatore della Situazione Economica Equivalente (ISEE). Quest'ultimo, com'è ben noto, riguarda milioni di cittadini italiani, in quanto l'ISEE viene richiesto ad esempio per l'accesso alle prestazioni sociali agevolate, ovvero a tutti i servizi o gli aiuti economici rivolti a situazioni di bisogno o necessità (prestazioni ai non autosufficienti; servizi per la prima infanzia; agevolazioni economiche sulle tasse universitarie; agevolazioni per le rette di ricovero in strutture assistenziali; eventuali agevolazioni su tributi locali).

Quelle Sentenze, lo ricordiamo, avevano respinto una serie di elementi sollevati dai ricorrenti, ma avevano invece accolto due contestazioni centrali nell'impianto di calcolo dell'Indicatore della Situazione Reddituale, ovvero una delle due componenti dell'ISEE (l'altra è quella Patrimoniale).

In sostanza - come riassume un ampio approfondimento pubblicato dal Servizio HandyLex.org - i tre provvedimenti, letti in modo combinato, stabilivano «di escludere dal computo dell'Indicatore della Situazione Reddituale i "trattamenti assistenziali, previdenziali e indennitari, incluse carte di debito, a qualunque titolo percepiti da amministrazioni pubbliche" (art. 4, comma 2 lettera f)», ovvero «tutte le pensioni, assegni, indennità per minorazioni civili, assegni sociali, indennità per invalidità sul lavoro, assegni di cura, contributi vita indipendente ecc.»; di annullare, inoltre, il DPCM 159/13 «nella parte in cui prevede un incremento delle franchigie per i soli minorenni (art. 4, lettera d, n. 1, 2, 3)».

Successivamente, la Presidenza del Consiglio, il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e quello dell'Economia e delle Finanze avevano proposto ricorso contro quelle tre Sentenze presso il Consiglio di Stato e la Sezione IV di quest'ultimo, il 29 febbraio scorso, ha respinto i ricorsi (Sentenze n. 838/16, n. 841/16 e n. 842/16), confermando le tesi del TAR del Lazio.

Nel suggerire caldamente ai Lettori la consultazione del citato approfondimento di HandyLex.org, che analizza in modo ampio tutti i risvolti dei provvedimenti assunti dal Consiglio di Stato, ne riportiamo qui alcuni rilievi, a partire da quando viene sottolineato che quelle Sentenze, al momento, «generano una situazione di ampia incertezza applicativa e operativa».

Sempre secondo HandyLex.org, poi, la portata delle Sentenze stesse «è nulla su molti altri delicati aspetti dai risvolti forse ancora più gravi che non il censurato computo delle provvidenze assistenziali», tra cui «la mancata possibilità di detrazione delle spese sanitarie nel caso degli incapienti (cioè redditi bassi); il trattamento di severo minor favore nel caso di ricovero in RSA [Residenza Sanitaria Assistenziale, N.d.R.], che colpisce in particolare i nuclei in cui siano presenti persone anziane non autosufficienti; l'impossibilità per i minori di ottenere l'ISEE ridotto (motivo per il quale erano state previste franchigie più elevate ora cassate dal Consiglio di Stato); la mancata considerazione, nelle scale di equivalenza, della presenza di un caregiver [assistente di cura, N.d.R.] nel nucleo familiare; la mancata considerazione che alcuni patrimoni mobiliari e immobiliari sono destinati al "dopo di noi"».

«In questo scenario - è la conclusione - vi è un welfare territoriale sempre più fragile e dipendente dalla fiscalità locale o da riparti di fondi progressivamente più esigui e che pertanto esercita la leva della maggiore compartecipazione alla spesa o, di converso, nella riduzione dei sostegni e dei servizi». (S.B.)

Ricordiamo ancora l'ampio approfondimento elaborato dal Servizio HandyLex.org, sulle Sentenze prodotte il 29 febbraio scorso dal Consiglio di Stato, testo di cui suggeriamo la consultazione ai Lettori.

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Superando.it del 18-03-2016

Per colmare il divario tra la Convenzione ONU e la realtà

«Siamo convinti che solo con la partecipazione delle persone con disabilità e delle loro organizzazioni rappresentative nelle sedi decisionali e di confronto, si potrà effettivamente conseguire la realizzazione dei princìpi della Convenzione»: lo ha scritto il Presidente del FID (Forum Italiano sulla Disabilità), presentando al Ministero degli Esteri il "Primo Rapporto Alternativo al Comitato delle Nazioni Unite sulla Convenzione sui Diritti delle Persone con Disabilità", che verrà discusso nei prossimi giorni a Ginevra.

New York, 30 marzo 2007, Paolo Ferrero e Giampiero Griffo - firma dell'Italia della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità

30 marzo 2007, Palazzo delle Nazioni Unite di New York: l'allora ministro della Solidarietà Sociale Paolo Ferrero, affiancato da Giampiero Griffo, sottoscrive per l'Italia la Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, il Trattato che ha per la prima volta posto in evidenza come le persone con disabilità siano quotidianamente costrette ad affrontare la violazione dei loro diritti umani

«Pur avendo la ratifica da parte dell'Italia della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità [Legge 18/09, N.d.R.] avviato l'auspicato processo di inclusione della disabilità nel sistema dei diritti umani, la prassi e le esperienze sinora raccolte testimoniano che esiste tuttora un divario tra quanto stabilito dalla legge e la sua concreta ed efficace applicazione e che il nuovo approccio non è ancora del tutto consolidato e omogeneo nel nostro Paese. La disabilità continua ad essere un tema sostanzialmente trascurato dalle agende politiche; inoltre continua a predominare un approccio medico a cui sfuggono i princìpi di accessibilità, fruibilità e progettazione universale».

A scriverlo è Rodolfo Cattani, presidente del FID (Forum Italiano sulla Disabilità), nel messaggio inviato al Comitato Interministeriale per i Diritti Umani del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, che accompagna il Primo Rapporto Alternativo al Comitato delle Nazioni Unite sulla Convenzione sui Diritti delle Persone con Disabilità, elaborato - come avevamo anticipato nei giorni scorsi - da un gruppo di lavoro dello stesso FID (composto, oltreché da Cattani, da Luisella Bosisio Fazzi, Simonetta Capobianco, Giampiero Griffo e Donata Vivanti), organismo che rappresenta a livello europeo le istanze delle persone con disabilità in Italia, membro dell'EDF (European Disability Forum) e nato nel 2008 a seguito dell'unificazione del CND (Consiglio Nazionale sulla Disabilità) e del CID.UE (Consiglio Italiano dei Disabili per i rapporti con l'Unione Europea), per rappresentare le decine di organizzazioni aderenti alla FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap) e alla FAND (Federazione tra le Associazioni Nazionali di Persone con Disabilità).

Si tratta in sostanza del rapporto sull'applicazione della Convenzione in Italia, alternativo a quello ufficiale del Governo, documento elaborato all'insegna della piena partecipazione attiva delle persone con disabilità e delle loro organizzazioni, che nei prossimi giorni "volerà" a Ginevra, per essere discusso il 22 marzo durante una pre-sessione del Comitato ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, in attesa dell'esame ufficiale da parte del Comitato stesso, nell'estate prossima, prima di lasciare spazio, nel mese di settembre, alle Raccomandazioni conclusive all'Italia, sull'implementazione della Convenzione.

«Consapevoli che la piena attuazione del nuovo modello di disabilità richiederà tempi piuttosto lunghi, siamo tuttavia convinti - ha scritto ancora Cattani, nel suo messaggio al Ministero degli Esteri - che solo con la partecipazione delle persone con disabilità e delle loro organizzazioni rappresentative nelle sedi decisionali e di confronto, si possa effettivamente conseguire la realizzazione dei princìpi della Convenzione». (S.B.)

***

È disponibile (in formato .pdf) il rapporto del Forum Italiano sulla Disabilità (FID) di cui si parla nella presente nota (ma è anche disponibile - su specifica richesta alla nostra redazione, scrivendo all'indirizzo info@superando.it - in altro formato, accessibile alle persone con disabilità visiva).

Tutti gli Stati che hanno ratificato la Convenzione ONU

Sono questi i 162 Paesi (compresa l'Unione Europea), che ad oggi, 18 marzo 2016, appaiono nell'elenco ufficiale prodotto dall'ONU, come ratificatori della Convenzione. L'ordine è cronologico ed è quello che risulta dalla data pubblicata nel portale dell'ONU:

Giamaica (30 marzo 2007) - Ungheria (20 luglio 2007) - Panama (7 agosto 2007) - Croazia (15 agosto 2007) - Cuba (6 settembre 2007) - Gabon (1° ottobre 2007) - India (1° ottobre 2007) - Bangladesh (30 novembre 2007) - Sudafrica (30 novembre 2007) - Spagna (3 dicembre 2007) - Namibia (4 dicembre 2007) - Nicaragua (7 dicembre 2007) - El Salvador (14 dicembre 2007) - Messico (17 dicembre 2007) - Perù (30 gennaio 2008) - Guinea (8 febbraio 2008) - San Marino (22 febbraio 2008) - Giordania (31 marzo 2008) - Tunisia (2 aprile 2008) - Ecuador (3 aprile 2008) - Mali (7 aprile 2008) - Egitto (14 aprile 2008) - Honduras (14 aprile 2008) - Filippine (15 aprile 2008) - Slovenia (24 aprile 2008) - Qatar (13 maggio 2008) - Kenya (19 maggio 2008) - Arabia Saudita (24 giugno 2008) - Niger (24 giugno 2008) - Australia (17 luglio 2008) - Thailandia (29 luglio 2008) - Cile (29 luglio 2008) - Brasile (1° agosto 2008) - Cina (1° agosto 2008) - Argentina (2 settembre 2008) - Paraguay (3 settembre 2008) - Turkmenistan (4 settembre 2008) - Nuova Zelanda (25 settembre 2008) - Uganda (25 settembre 2008) - Austria (26 settembre 2008) - Costarica (1° ottobre 2008) - Vanuatu (23 ottobre 2008) - Lesotho (2 dicembre 2008) - Corea del Sud (11 dicembre 2008) - Ruanda (15 dicembre 2008) - Svezia (15 dicembre 2008) - Oman (6 gennaio 2009) - Azerbaijan (28 gennaio 2009) - Uruguay (11 febbraio 2009) - Germania (24 febbraio 2009) - Yemen (26 marzo 2009) - Guatemala (7 aprile 2009) - Marocco (8 aprile 2009) - Sudan (24 aprile 2009) - Isole Cook (8 maggio 2009) - Mongolia (13 maggio 2009) - Italia (15 maggio 2009) - Gran Bretagna (8 giugno 2009) - Belgio (2 luglio 2009) - Siria (10 luglio 2009) - Haiti (23 luglio 2009) - Burkina Faso (23 luglio 2009) - Danimarca (24 luglio 2009) - Serbia (31 luglio 2009) - Repubblica Dominicana (18 agosto 2009) - Malawi (27 agosto 2009) - Portogallo (23 settembre 2009) - Laos (25 settembre 2009) - Repubblica Ceca (28 settembre 2009) - Turchia (28 settembre 2009) - Seychelles (2 ottobre 2009) - Iran (23 ottobre 2009) - Montenegro (2 novembre 2009) - Tanzania (10 novembre 2009) - Bolivia (16 novembre 2009) - Algeria (4 dicembre 2009) - Mauritius (8 gennaio 2010) - Zambia (1° febbraio 2010) - Ucraina (4 febbraio 2010) - Francia (18 febbraio 2010) - Lettonia (1° marzo 2010) - Canada (11 marzo 2010) - Bosnia-Erzegovina (12 marzo 2010) - Emirati Arabi Uniti (19 marzo 2010) - Maldive (5 aprile 2010) - Nepal (7 maggio 2010) - Slovacchia (26 maggio 2010) - Etiopia (7 luglio 2010) - Malaysia (19 luglio 2010) - Lituania (18 agosto 2010) - Senegal (7 settembre 2010) - Moldavia (21 settembre 2010) - Armenia (22 settembre 2010) - Nigeria (24 settembre 2010) - Sierra Leone (4 ottobre 2010) - Saint Vincent e Grenadine (29 ottobre 2010) - Unione Europea (23 dicembre 2010) - Romania (31 gennaio 2011) - Togo (1° marzo 2011) - Colombia (10 maggio 2011) - Belize (2 giugno 2011) - Cipro (27 giugno 2011) - Pakistan (5 luglio 2011) - Bahrein (22 settembre 2011) - Lussemburgo (26 settembre 2011) - Capo Verde (10 ottobre 2011) - Indonesia (30 novembre 2011) - Myanmar (7 dicembre 2011) - Macedonia (29 dicembre 2011) - Bulgaria (22 marzo 2012) - Mozambico (30 gennaio 2012) - Mauritania (3 aprile 2012) - Estonia (30 maggio 2012) - Grecia (31 maggio 2012) - Gibuti (18 giugno 2012) - Nauru (27 giugno 2012) - Benin (5 luglio 2012) - Liberia (26 luglio 2012) - Ghana (31 luglio 2012) - Afghanistan (18 settembre 2012) - Swaziland (24 settembre 2012) - Polonia (25 settembre 2012) - Russia (25 settembre 2012) - Israele (28 settembre 2012) - Dominica (1° ottobre 2012) - Malta (10 ottobre 2012) - Cambogia (20 dicembre 2012) - Albania (11 febbraio 2013) - Barbados (27 febbraio 2013) - Iraq (20 marzo 2013) - Norvegia (3 giugno 2013) - Palau (11 giugno 2013) - Singapore (18 luglio 2013) - Kuwait (22 agosto 2013) - Zimbabwe (23 settembre 2013) - Venezuela (24 settembre 2013) - Papua Nuova Guinea (26 settembre 2013) - Kiribati (27 settembre 2013) - Tuvalu (18 dicembre 2013) - Costa d'Avorio (10 gennaio 2014) - Giappone (20 gennaio 2014) - Andorra (11 marzo 2014) - Georgia (13 marzo 2014) - Stato di Palestina (2 aprile 2014) - Svizzera (15 aprile 2014) - Angola (19 maggio 2014) - Burundi (22 maggio 2014) - Grenada (27 agosto 2014) - Repubblica Democratica del Congo (2 settembre 2014) - Guyana (10 settembre 2014) - Guinea Bissau (24 settembre 2014) - Vietnam (5 febbraio 2015) - Isole Marshall (17 marzo 2015) - Kazakistan (21 aprile 2015) - Madagascar (12 giugno 2015) - Trinidad e Tobago (25 giugno 2015) - Gambia (6 luglio 2015) -Bahamas (28 settembre 2015) - São Tomé e Príncipe (5 novembre 2015) - Antigua e Barbuda (7 gennaio 2016) - Sri Lanka (8 febbraio 2016).

Per quanto riguarda invece il Protocollo Opzionale alla Convenzione (testo che consente al Comitato sui Diritti Umani delle Persone con Disabilità di ricevere anche ricorsi individuali - di singoli o di gruppi di individui - e di avviare eventuali procedure d'inchiesta), a ratificarlo sono stati finora i seguenti 88 Paesi:

Ungheria (20 luglio 2007) - Panama (7 agosto 2007) - Croazia (15 agosto 2007) - Sudafrica (30 novembre 2007) - Spagna (3 dicembre 2007) - Namibia (4 dicembre 2007) - El Salvador (14 dicembre 2007) - Messico (17 dicembre 2007) - Perù (30 gennaio 2008) - Guinea (8 febbraio 2008) - San Marino (22 febbraio 2008) - Tunisia (2 aprile 2008) - Ecuador (3 aprile 2008) - Mali (7 aprile 2008) - Slovenia (24 aprile 2008) - Bangladesh (12 maggio 2008) - Arabia Saudita (24 giugno 2008) - Niger (24 giugno 2008) - Cile (29 luglio 2008) - Brasile (1° agosto 2008) - Argentina (2 settembre 2008) - Paraguay (3 settembre 2008) - Uganda (25 settembre 2008) - Austria (26 settembre 2008) - Costarica (1° ottobre 2008) - Ruanda (15 dicembre 2008) - Svezia (15 dicembre 2008) - Azerbaijan (28 gennaio 2009) - Germania (24 febbraio 2009) - Yemen (26 marzo 2009) - Guatemala (7 aprile 2009) - Marocco (8 aprile 2009) - Sudan (24 aprile 2009) - Isole Cook (8 maggio 2009) - Mongolia (13 maggio 2009) - Italia (15 maggio 2009) - Belgio (2 luglio 2009) - Siria (10 luglio 2009) - Haiti (23 luglio 2009) - Burkina Faso (23 luglio 2009) - Serbia (31 luglio 2009) - Gran Bretagna (7 agosto 2009) - Repubblica Dominicana (18 agosto 2009) - Australia (21 agosto 2009) - Portogallo (23 settembre 2009) - Turchia (28 settembre 2009) - Montenegro (2 novembre 2009) - Tanzania (10 novembre 2009) - Bolivia (16 novembre 2009) - Nicaragua (2 febbraio 2010) - Ucraina (4 febbraio 2010) - Francia (18 febbraio 2010) - Bosnia-Erzegovina (12 marzo 2010) - Nepal (7 maggio 2010) - Slovacchia (26 maggio 2010) - Honduras (16 agosto 2010) - Lituania (18 agosto 2010) - Lettonia (31 agosto 2010) - Nigeria (24 settembre 2010) - Saint Vincent e Grenadine (29 ottobre 2010) - Turkmenistan (10 novembre 2010) - Togo (1° marzo 2011) - Cipro (27 giugno 2011) - Lussemburgo (26 settembre 2011) - Uruguay (28 ottobre 2011) - Macedonia (29 dicembre 2011) - Mozambico (30 gennaio 2012) - Mauritania (3 aprile 2012) - Estonia (30 maggio 2012) - Grecia (31 maggio 2012) - Gibuti (18 giugno 2012) - Benin (5 luglio 2012) - Ghana (31 luglio 2012) - Afghanistan (18 settembre 2012) - Swaziland (24 settembre 2012) - Dominica (1° ottobre 2012) - Malta (10 ottobre 2012) - Palau (11 giugno 2013) - Zimbabwe (23 settembre 2013) - Andorra (11 marzo 2014) - Angola (19 maggio 2014) - Burundi (22 maggio 2014) - Gabon (26 giugno 2014) - Repubblica Democratica del Congo (2 settembre 2014) - Danimarca (23 settembre 2014) - Turchia (26 marzo 2015) - Gambia (6 luglio 2015).

Per ulteriori approfondimenti: https://www.un.org/development/desa/disabilities.

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Redattore Sociale del 07-03-2016

8 marzo, Unione ciechi: donne disabili più esposte alla violenza

Luisa Bartolucci, responsabile della Commissione pari opportunità dell'Uici: "Nel nostro Paese dobbiamo lavorare ancora molto a sostegno del diritto delle donne e delle bambine non vedenti a vivere libere dalla violenza".

ROMA. Ogni anno, alla vigilia della Giornata Internazionale della Donna, si riflette sull'importanza della parità di genere, si celebrano i successi delle donne e si ricorda quanto ancora sia necessario fare per garantire pari diritti in ogni ambito della vita. "Nel nostro Paese - riflette la responsabile della Commissione Pari opportunità dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, Luisa Bartolucci - dobbiamo lavorare ancora molto a sostegno del diritto delle donne e delle bambine non vedenti a vivere libere dalla violenza. La violenza contro le donne con disabilità è ancora difficile da monitorare e da affrontare. Questo è in parte dovuto al fatto che le donne con disabilità non appaiono nei campioni delle ricerche generali sulla relazione tra violenza e genere. Tuttavia, i dati resi disponibili da una ricerca condotta anche in Italia qualche tempo fa dimostrano che le donne con disabilità sono soggette a diverse forme di abuso caratterizzate da valori particolarmente elevati: più spesso, più a lungo, in più modi e da parte di più persone. Questo vale anche per le donne non vedenti e ipovedenti. E il progetto Daphne, condotto in alcuni paesi europei tra cui l'Italia, lo ha dimostrato".

"Oltre alle diverse forme di violenza di genere di cui possono cadere vittime le donne vedenti, le donne cieche e ipovedenti si confrontano anche con la violenza legata alla disabilità. Questi e altri fattori fanno sì che le donne cieche e ipovedenti siano esposte a un rischio altissimo di subire abusi. Essere cieche o ipovedenti significa, in taluni casi, anche dover dipendere da altri per ricevere supporto o assistenza in determinate attività, o circostanze; avere una disabilità visiva può comportare anche avere molte più difficoltà e meno possibilità di fuggire, di reagire contro un'aggressione o di trovare aiuto. Alle donne cieche e ipovedenti sono offerte meno garanzie per la loro sicurezza e non tutte si sentono tranquille a sufficienza per denunciare gli abusi, temendo per la loro incolumità".

"Dobbiamo anche lottare per ottenere forme di realizzazione della donna un po' più complete - continua Luisa Bartolucci. Esiste un'immagine femminile, veicolata principalmente dalla televisione ma anche dagli altri media, iper legata a stereotipi - di bellezza, di autonomia, di competitività, realizzazione personale - che non corrisponde alla realtà e quotidianità di nessuna donna o quasi e ciò contribuisce a penalizzare le donne disabili, che erroneamente e pregiudizialmente vengono considerate quasi di serie b, ignorando le enormi potenzialità e l'elevatissimo grado di professionalità che invece sono in grado di raggiungere e mettere a disposizione della società. Le donne cieche ed ipovedenti, sono, al pari di tutte le altre donne, anche affermate professioniste nei più svariati campi, così come sanno e possono essere ottime madri, mogli o compagne di vita. Straordinarie ed assolutamente affidabili".

"Sono moltissime le attività organizzate dalle sezioni locali e regionali dell'Unione in occasione di questa giornata, in collaborazione con le Consulte regionali o con le Commissioni pari opportunità per riflettere su questo tema. Il raggiungimento delle pari opportunità è un percorso lungo e pieno di ostacoli, che deve essere affrontato giorno dopo giorno, e non solo in occasione dell'8 marzo".

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Agenzia Noodls del 09-03-2016

Disponibile online la guida alle agevolazioni fiscali per le persone con disabilità

L'Agenzia delle Entrate ha recentemente aggiornato, per il 2016, la guida che raccoglie le principali agevolazioni fiscali a favore delle persone con disabilità e i loro familiari.

In particolare, sono spiegate le regole e le modalità da seguire per richiedere le agevolazioni tra cui quelle relative all'acquisto di veicoli, la detrazione delle spese sostenute per gli addetti all'assistenza o per l'eliminazione delle barriere architettoniche, le agevolazioni per i non vedenti e per i sordi, quelle sugli acquisti degli ausili tecnici e informatici.

Segnaliamo che nel periodo di presentazione delle dichiarazioni dei redditi l'Agenzia delle Entrate attiva un servizio di assistenza per i contribuenti con disabilità.

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L'Arena del 15-03-2016

Pali ai passaggi pedonali, marciapiedi senza punti di riferimento, biciclette e motorini parcheggiati

VERONA. Pali ai passaggi pedonali, marciapiedi senza punti di riferimento, biciclette e motorini parcheggiati sulle strisce. Verona è una giungla di ostacoli per chi non vede. Eppure le soluzioni ci sono «senza pretendere di cambiare il mondo», secondo Giovanni Vangi, vicepresidente dell'Unione italiana ciechi e ipovedenti di Verona: «Pedane tattili per segnalare gli attraversamenti pedonali e sintesi vocale alle fermate degli autobus e sopra i mezzi. Così si risolvono tutti i problemi di mobilità».L'Uici Verona conta 500 soci. «Ma nella nostra provincia ci sono circa duemila persone cieche o ipovedenti. E noi portiamo avanti le istanze di tutti. Verona, inoltre, è visitata da migliaia di turisti. Non può non tenerne conto». Perché la realtà è amara. Bastone in una mano, guinzaglio con Terry, cucciolona di due anni nera come la pece, nell'altra, Vangi, 54 anni, centralinista all'Inail da sei e cieco a causa di una retinite pigmentosa degenerativa che l'ha pian piano privato di immagini, luci e ombre, conosce corso Cavour passo per passo: dagli attraversamenti pedonali dove le auto non si fermano alla cassetta postale inutilizzata che ha imparato a evitare a suon di scontri con la spalla, fino ai pali in prossimità delle strisce. «Li memorizzi man mano che ci sbatti contro», spiega. Sulla sua strada, lastricata di marmo e porfido, non ci sono segni riconoscibili per terra. «Basterebbero delle pedane tattili che indichino solo alcuni punti: gli angoli e gli attraversamenti pedonali».E poi ci sono troppi pali: «Cinque o sei in poco spazio, ciascuno con un cartello. Perché non ricompattarli su uno solo o attaccarli agli spigoli degli edifici? Il palo che indica agli altri (che vedono) l'attraversamento pedonale è troppo vicino alle strisce. È quindi nella mia traiettoria». Poi si arriva all'autobus. «Sopra non c'è una sintesi vocale che indichi a quale fermata siamo. Ma basta poco per introdurla. Lo stesso vale a terra. Il pannello luminoso che indica gli autobus in arrivo alle fermate può essere dotato anche di sintetizzatore per annunciare il numero del bus». Altrimenti? «Ora funziona così: chi non vede non sa il punto esatto in cui è giunto alla fermata. Se sente arrivare l'autobus è fortunato e può chiedere a qualcuno il numero. Ma se non c'è nessuno e non sente arrivare il mezzo, resta lì sulla strada. Non sempre si riesce a chiedere all'autista: è difficile trovare le porte del bus e alcuni, se non fai il cenno, non si fermano». Altro capitolo: gli uffici pubblici. «Sfido un non vedente a raggiungere l'anagrafe. E poi ci sono gli sportelli per i quali occorre prendere un numero: chi è cieco non sa che numero ha in mano e non sa dove andare. Può solo affidarsi alla bontà delle persone, se ci sono. Eppure oggi tutto può essere vocalizzato». E Vangi tira fuori un vecchio telefono cellulare con sintetizzatore per messaggi e memorizzazione dei nomi. E poi ha un I-Phone normalissimo, con applicazioni per leggere sms, chiamare e scattare foto con una voce che indica cosa sta inquadrando. «Dal punto di vista tecnologico sono state superate molte barriere, ora serve la volontà. Purché rispecchi la nostra: non ci serve, ad esempio, un parco per ciechi. Chi ci arriva? E poi nessuno ci va da solo. Le nostre esigenze sono molto più semplici». Ai disservizi e agli ostacoli per strada, infine, si aggiunge l'inciviltà delle persone: auto, biciclette e motorini parcheggiati sulle strisce pedonali sono un pericolo per chi non vede e ci va a sbattere, pensando di avere libero il passaggio. «Automobilisti e ciclisti», conclude Vangi, «sono il nostro grande pericolo. Le auto escono dai sensi unici senza fermarsi alle strisce. E noi ci finiamo contro. I ciclisti non suonano più il campanello e le bici sempre più sofisticate sono silenziose, non si sentono arrivare e il rischio è di infilare il bastone nelle loro ruote». Ma c'è chi dà una mano? «Gli extracomunitari. Un italiano è difficile che mi chieda che autobus devo prendere, uno straniero sì. Credo sia la solidarietà di chi è in difficoltà».

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Redattore Sociale del 04-03-2016

Disabilità, questura di Roma e Blindsight onlus contro la discriminazione

ROMA. "Noi siamo qui per collaborare con le forze dell'ordine, non siamo qui per andare contro. Siamo a sostegno, per dare quelle informazioni che possono non aver avuto". Laura Raffaeli, non vedente, è la presidente dell'associazione Blindsight Project, una onlus per persone disabili sensoriali. Oggi, con Simona Zanella, anche lei non vedente, e responsabile dei cani guida per la onlus, presso la Questura di Roma ha preso parte ad un seminario sulle "Misure per la tutela giudiziaria delle persone con disabilità vittime di discriminazione". L'evento, che si è tenuto presso la Questura di Roma, fa seguito al caso successo nella Capitale ad ottobre della ragazza non vedente che non è potuta entrare per denunciare lo smarrimento dei documenti perchè era con un cane guida.

Quello di oggi è l'inizio di "un percorso di collaborazione", spiegano dalla onlus, ed è un incontro che "rappresenterà un primo momento di studio e confronto, finalizzato a rafforzare la consapevolezza degli operatori della Polizia di Stato di fronte a un tema che è uno degli indicatori principali di un welfare moderno". Durante il seminario riservato alle Forze dell'Ordine le due responsabili dell'associazione hanno cercato di dare più informazioni possibili alle Forze dell'Ordine: "Non tutti possono conoscere tutte le normative. Noi siamo qui per questo, perchè per noi il problema inizia quando usciamo di casa- ha detto Laura, presidente della Onlus- Mi auguro che ci saranno altri momento incontri". Per Simona Zanella "bisogna fare informazione, se un poliziotto viene chiamato deve sapere. A tutela del disabile", ma pure del poliziotto "che alla fine verrebbe attaccato. Siamo al lavoro anche per altri appuntamenti così".

Durante il seminario ai presenti sono stati distribuiti dei questionari con domande su come bisognerebbe comportarsi in caso di emergenze con le forze dell'ordine: dal bastone bianco o con bande rosse all'eventuale allontanamento del cane guida dal padrone. (DIRE)

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Il Sole 24 Ore del 22-03-2016

Alunni disabili, il giudice non può aumentare le ore assegnate nel piano educativo

Accade di frequente che all'alunno affetto da grave disabilità, ai sensi della Legge 104/1992, venga assegnato un numero di ore di sostegno inferiore rispetto a quelle indicate nel Piano educativo individuale (Pei). I genitori di questi studenti che impugnano i provvedimenti dell'Amministrazione scolastica ottengono l'adeguamento delle ore di sostegno assegnate a quelle indicate nel Pei e, talvolta, anche il risarcimento del danno per la mancata tempestiva assegnazione. Questa volta, invece, oggetto dell'impugnazione è lo stesso Pei, indicante secondo i genitori dell'alunno disabile un numero di ore non adeguato rispetto alla patologia sofferta dal minore. Il risultato non è però lo stesso: non può censurarsi, infatti, il provvedimento del preside che assegna al disabile esattamente il numero di ore indicato nel Pei, in quanto questo documento è sorretto da un'ampia discrezionalità e può essere sindacato solo nei limiti della palese illogicità e incongruità. Ad affermarlo è il Tar di Napoli con la sentenza 252/2016.

IL CASO. Nella specie, al minore, riconosciuto portatore di handicap con connotazione di gravità ai sensi della Legge 1041992, era stato assegnato un insegnante di sostegno per 18 ore settimanali, così come previsto nel Pei. Tale monte ore non era ritenuto però dai genitori del ragazzo congruo e sufficiente in relazione alla malattia del figlio. Pertanto, impugnando il provvedimento del preside veniva chiesto ai giudici l'assegnazione di un insegnante di sostegno per un numero di ore adeguato.

LA DECISIONE. Dopo aver affermato la propria giurisdizione - trattandosi di gestione del servizio pubblico scolastico di sostegno agli alunni disabili - il Tar respinge nel merito il ricorso spiegando che «sia pure in linea astratta una disabilità grave sia indizio della necessità di maggiore sostegno scolastico, non può porsi alcun automatismo tra la valutazione di gravità della Asl e la quantificazione delle ore di sostegno scolastico». E ciò in quanto, la determinazione del monte ore di sostegno scolastico da assegnare allo studente disabile è «affidata alle concorrenti valutazioni e competenze delle distinte figure professionali facenti parte dell'equipe multidisciplinare», prevista dall'articolo 12 comma 5 della stessa legge 104/1992. La quantificazione concreta delle ore di sostegno attribuibili al disabile è, dunque, assistita da un'ampia discrezionalità e può essere sindacata solo se l'attribuzione delle ore risulti da motivazione ed istruttoria affetti da illogicità ed incongruità, vizi che per i giudici non sono ravvisabili nella specie.

di Andrea Alberto Moramarco

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Redattore Sociale del 06-03-2016

Scuola: in Italia circa 235 mila alunni con disabilità, il 2,7% del totale degli studenti

Nonostante, nel nostro Paese, gli alunni con disabilità iscritti nell'anno scolastico 2014/2015 siano stati quasi 235 mila (in crescita del 3% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno) gli istituti italiani presentano numerose barriere che non li rendono inclusivi. La foto scattata da Exposanità.

ROMA. Nonostante, nel nostro Paese, gli alunni con disabilità iscritti nell'anno scolastico 2014/2015 siano stati quasi 235 mila- 2,7% del totale, in crescita del 3% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno- gli istituti italiani presentano numerose barriere che non li rendono inclusivi. Tra queste, l'assenza di segnali visivi, acustici e tattili per favorire la mobilità all'interno della scuola di alunni con disabilità sensoriali; la mancanza di percorsi interni ed esterni accessibili; la scarsa presenza di tecnologie informatiche per l'apprendimento. Un grande limite se si considera che il 65,3% degli alunni con disabilità ha un deficit di tipo intellettivo, il 3,5% motorio, il 2,7% uditivo e l'1,6% visivo. Questa la fotografia scattata, su base dati Istat e Miur- Ufficio di statistica, da Exposanità (Bologna 18-21 maggio 2016)- l'unica manifestazione italiana dedicata ai temi della sanità e dell'assistenza, che propone momenti di approfondimento e iniziative speciali dedicate al tema dell'inclusività, dalla vita quotidiana, all'istruzione, dall'educazione, al tempo libero. A tal proposito, verrà allestito un campo prove per testare le funzionalità delle sedie a rotelle più innovative, mentre all'interno di Horus Sport sarà possibile praticare dal vivo le discipline paralimpiche più diffuse. Sarà attivata una ludoteca attrezzata con giochi accessibili a tutti e verrà realizzata un'area riservata al turismo accessibile. Exposanità, ospiterà inoltre il Meeting Internazionale Iso, che dopo Gran Bretagna, Cina e Giappone, farà tappa a Bologna per parlare di standard Iso per carrozzine.

Così in un comunicato Exposanità.

Tornando ai dati si evince che, per quanto riguarda il grado di scuola in cui sono inseriti, il 10% degli alunni disabili frequenta la scuola dell'infanzia, il 37% la scuola primaria, il 28% la scuola secondaria di I grado e il 25% la scuola secondaria di II grado. L'incidenza più elevata di alunni con disabilità si segnala in Abruzzo (3,3% sul totale degli alunni della regione), Lazio (3,2%) e Liguria (3%) mentre la Basilicata (2%), la Calabria (2,1%) e il Friuli-Venezia Giulia (2,1%) sono le regioni con il tasso più basso. Il sostegno gioca un ruolo chiave nell'integrazione. Nel nostro Paese il rapporto tra numero di alunni con disabilità e posti per il sostegno, dopo aver raggiunto quota 2,09 nell'anno scolastico 2009-2010, è ritornato a 1,85 nell'anno 2014-2015. Il rapporto è più basso nelle regioni del Sud Italia: in Molise viene affidato un incarico per il sostegno ogni 1,38 alunni con disabilità, in Calabria, uno ogni 1,49. Viceversa, il rapporto aumenta al Nord, dove spiccano Veneto (2,10) e Liguria (2,09).

Le barriere tecnologiche: circa un quarto delle scuole non ha postazioni informatiche destinate alle persone con disabilità.

All'interno del percorso di inclusione dello studente disabile nel progetto educativo della classe, la tecnologia ha il ruolo fondamentale di 'facilitatore'. Con riferimento alla scuola primaria e secondaria di I grado, circa un quarto delle scuole non possiede strumenti informatici destinati alle persone con disabilità. L'ideale sarebbe avere all'interno dell'aula stessa una postazione informatica con periferiche hardware speciali e programmi specifici per l'insegnamento, ma solo 4 scuole primarie su 10 (39,3%) e poco più di un terzo delle secondarie di primo grado (36,6%) hanno aule dotate di queste attrezzature.

La maggior parte utilizza i laboratori già presenti: sono quasi 6 su 10 le primarie italiane (58,7%) e secondarie di primo grado (56,6%). Per quanto riguarda gli strumenti didattici compensativi se il 35% non ne fa uso, è ben il 25% degli alunni ad avvalersi di software per l'apprendimento. Più in generale, a disposizione degli studenti affetti da disabilità, pc, tablet, registratori, lettori cd/dvd, fotocamere che permettono la personalizzazione della didattica (per il 47% degli alunni con sostegno), continua Exposanità.

Le barriere architettoniche: Oltre al sostegno didattico, gli alunni con disabilità necessitano di servizi per il superamento delle barriere architettoniche, come scale a norma, ascensori, servizi igienici specifici, segnali visivi, tattili e acustici, percorsi interni ed esterni che facilitino gli spostamenti. Se in Italia si registra una percentuale abbastanza alta di scuole che hanno scale a norma (82,4% di scuole primarie e 89,5% di secondarie di I grado) e servizi igienici a norma (80,6% di scuole primarie e 84,3% di secondarie di I grado), rimangono appannaggio di pochi istituti le mappe a rilievo e i segnali visivi, acustici e tattili che sono presenti in solo tre scuole su dieci, sia a livello primario (29,3%) sia secondario di I grado (30,1%). Situazione leggermente migliore, seppur insufficiente, per quanto riguarda percorsi interni ed esterni facilmente accessibili: solo il 42,9% delle scuole primarie e il 44,1% di secondarie di I grado ne è dotata. "La scuola deve essere il luogo dell'inclusione per eccellenza in fatto di strutture e strumenti tecnologici che mette a disposizione ma soprattutto per il ruolo che svolge per l'affermarsi di una cultura dell'apertura e dell'accettazione per l'altro che non può trovare terreno più fertile che a scuola, appunto. Exposanità offrirà una serie di appuntamenti pensati per coloro che seguono gli alunni con necessià speciali- famiglie, insegnanti di sostegno, logopedisti, fisioterapisti e terapisti occupazionali- in un ciclo di iniziative che spazieranno dalla comunicazione aumentativa, ai disturbi dell'elaborazione sensoriale, ai prodotti informatici in fatto di tecnologie assistive", afferma Marilena Pavarelli, Project Manager di Exposanità. (DIRE)

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Superando.it del 17-03-2016

Se non include, non può nemmeno promuovere eccellenze

Come può il Ministero dell'Istruzione ritenere "esempio di promozione delle eccellenze" un evento in si considera come uno "strano incidente di percorso" la presenza di bambini con esigenze speciali a scuola, pur essendo bravi in matematica e desiderosi di cimentarsi? Accade proprio oggi, 17 marzo, nel concorso nazionale di matematica "Kangourou", dove un bimbo non vedente, cui è stata negata la versione in braille della prova, sarà sostanzialmente costretto a sostenerla in modo fasullo.

Proprio oggi, 17 marzo, è in programma la prova a squadre della XVII edizione italiana di Kangourou, concorso nazionale di matematica inserito dal Ministero dell'Istruzione, Università e Ricerca nel programma annuale di promozione delle eccellenze.

Tra i partecipanti vi è anche una classe con un bambino non vedente e per questo era stata chiesta una versione in braille della prova o, in alternativa, il testo in anticipo, per poterla preparare in loco. «Impossibile!», è stata la risposta, «si rischierebbe la fuga di notizie».

A raccontare l'episodio al gruppo Facebook Normativa Inclusione è stata la mamma del bimbo, che ha direttamente telefonato all'organizzazione del concorso per chiedere spiegazioni, ricevendo semplicemente la risposta che «sarebbe stato il primo caso in Italia».

Il bambino, dunque, sosterrà oggi la prova usando i testi dell'anno scorso trascritti in braille dalla scuola, cosicché si tratterà in sostanza di una prova fasulla, non valida per il concorso, come del resto fasulla appare l'inclusione scolastica, se un evento del genere - in cui viene considerata come uno "strano incidente di percorso" la presenza di bambini con esigenze speciali a scuola, ma pur bravi in matematica e desiderosi di cimentarsi - viene giudicato dal Ministero come un esempio di promozione delle eccellenze.

«Mi hanno anche proposto - ricorda la madre del bimbo - di non far gareggiare più neanche la scuola, per protesta, ma mi sarebbe dispiaciuto per gli altri bambini.

di Flavio Fogarolo

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Giornale UICI del 25-03-2016

Il rilancio della Tiflologia: un obiettivo possibile

di Gianluca Rapisarda

In Italia la condizione dei ciechi nel passato non era differente da quella del resto d'Europa. Nel 1818, sulle orme che Valentin Haüy tracciò in Francia, nasceva a Napoli l'ospizio per ciechi per opera di Giuseppe e Lucia Santi, nel quale venne accolto a scopo educativo un primo nucleo di ragazzi e ragazze privi della vista.

L'enorme successo raggiunto dall'opera di Valentin Haüy in Francia e in Europa stimolava in senso positivo l'immaginazione ed il sentimento dei filantropi illuminati, così anche in Italia si cominciò a prospettare l'assistenza ai ciechi come fenomeno di protezione sociale.

Nel 1838 sorgeva a Padova il Configliachi, il secondo istituto per ciechi in Italia e nel 1840 l'iniziativa di un gruppo di filantropi guidati da mons. Luigi Vitali dava origine a Milano a un grande istituto che accoglieva fanciulli ciechi della Lombardia e del Veneto e che divenne ben presto il più cospicuo grazie alla larga munificenza cittadina. Da allora in poi, un po' ovunque in Italia si diffusero istituzioni pro ciechi, il cui carattere e le cui finalità rimanevano vincolati a un impegno prettamente assistenziale; la minorazione visiva veniva considerata come un impedimento insuperabile verso l'acquisizione di concrete forme di cultura e di conoscenze adeguate della realtà circostante. Il privo della vista veniva rappresentato, non solo dall'immaginazione popolare, ma anche e soprattutto dalle autorevoli voci di qualificate correnti psicologiche e fisiologiche, come un essere ai margini della normalità, confinato in un mondo privo di forme e di dimensioni.

L'educazione che vigeva nei primi istituti era improntata più ad un senso di pietosa assistenza che alla consapevolezza di preparare uomini da inserire tra gli altri uomini.

La didattica non poteva che essere impostata su un insegnamento nozionistico di poche e frammentarie informazioni selezionate tra quelle che avrebbero potuto facilmente essere affidate alla memoria, senza dover ricorrere alla faticosa sperimentazione, alla ricerca, all'osservazione.

Quando Louis Braille perfezionò la scrittura tattile e, conseguentemente, la lettura fondata sullo stesso metodo, le scuole andavano gradualmente verso l'adozione di quel metodo di scrittura e di lettura; nonostante ciò non si riuscì ad oltrepassare il puro e semplice insegnamento nozionistico forse anche perché i tempi non erano maturi per una profonda rivoluzione pedagogica. La scuola in generale era ferma su quei principi e i fermenti proposti dal pensiero e dall'opera di grandi pedagogisti, come la Montessori, le sorelle Agazzi, Decroly e Piaget restavano soltanto motivi di discussione teorica o di realizzazioni singole in centri particolarmente fortunati.

A ciò si aggiunga che il Codice Civile dello Stato Italiano del 1865 aveva sancito l'inabilità dei ciechi a provvedere alle proprie cose, fatta eccezione per chi fosse dichiarato abile in tal senso da una testimonianza in giudizio da parte dei propri familiari.

Una svolta a questa situazione si ebbe quando la capacità organizzativa dei ciechi portò il 26 Ottobre del 1920 alla fondazione dell'Unione Italiana Ciechi a Genova ad opera di Aurelio Nicolodi.

Il Novecento può dunque essere ritenuto il periodo del passaggio dall'assistenza dei ciechi alla loro istruzione. Nel 1923, con la riforma Gentile, furono emanati provvedimenti e norme per l'istruzione elementare obbligatoria: il RD 2841/1923 decretava il passaggio da ospizi per ciechi a istituti scolastici, da soggetti di assistenza a soggetti di educazione; con il RD 3126/23 l'istruzione per i fanciulli ciechi diveniva obbligatoria. Il passaggio dal concetto di istituto come ricovero assistenziale a quello di ente di istruzione era avviato.

Molto significativo era l'art. 1 dell'O.M. del 27 giugno del 1924, dove si leggeva: "L'obbligo si assolve nelle scuole private o paterne, negli istituti dei ciechi all'uopo designati e presso le pubbliche scuole elementari dove gli alunni ciechi debbono essere ammessi dalla quarta elementare". Qui si ritrova il primo e fondamentale incunabolo dell'integrazione scolastica dei ragazzi ciechi nella scuola di tutti.

Nel 1925, con il RD 2483, a Roma veniva fondato l'Istituto "Romagnoli". Esso costituiva la prima "scuola di metodo" per gli educatori dei ciechi del nostro paese. Tale "lungimirante" ed innovativa istituzione avrà come suo primo Direttore ovviamente Augusto Romagnoli e ricoprirà per diversi decenni in Italia un ruolo centrale nella consulenza tiflodidattica e nell'orientamento professionale degli educatori dei privi della vista.

Il contributo di Romagnoli al progresso dell'istruzione dei ciechi appare indubbiamente fondamentale e ancora oggi tale da farlo considerare il fondatore della tiflologia in Italia e tale da promuovere su di lui nuovi studi e ricerche. Si tratta di un contributo concreto, concentrato a focalizzare l'attenzione sociale sull'educabilità dei privi della vista e ad invitare i non vedenti stessi a partire dalle proprie responsabilità. Romagnoli, inoltre, pensava che "l'ideale sarebbe che i ragazzi ciechi venissero educati coi loro compagni vedenti".

Tuttavia, tali embrionali esperienze d'integrazione sarebbero ben presto tramontate. Infatti, con il varo della legge 1463 del 26 ottobre 1952, che ai sensi dell'art. 1 prevede, per i fanciulli ciechi, l'obbligo di frequentare la scuola speciale, nacquero appunto le cosiddette "scuole speciali".

Tale norma, benché si ispiri ad una verità pedagogica che anche la Corte Costituzionale ha riconosciuto come ineccepibile, applicata alla lettera, ha invece favorito, di là dalle intenzioni del legislatore, il dilatarsi dei mali interni agli Istituti, provocandone l'appiattimento e l'involuzione.

Augusto Romagnoli, in "Ragazzi ciechi", aveva auspicato, fin dal 1924, che maturassero i tempi per l'integrazione dei fanciulli ciechi nella scuola ordinaria. Gli istituti, invece, si mossero fuori da questo spirito e dopo l'istituzione della scuola media dell'obbligo con la legge 1859 del 31 dicembre 1962, pur rimanendo importanti "baluardi" per l'accesso alla cultura e l'inserimento professionale dei non vedenti (grazie allo svolgimento di attività manuali, all'insegnamento del Braille, della musica, di tecniche di mobilità ed orientamento e di educazione motoria), dilatarono ulteriormente l'internato. Accadde così che nel 1968 qualcuno poté accusarli di essere "ghetti" o "gabbie dorate",.

La tempesta sessantottina s'abbatté sulle scuole speciali, accusandole di rappresentare un sistema chiuso, un libro uguale per tutti. I docenti spesso erano ciechi, i direttori erano ciechi: un mondo autosufficiente che dava una risposta ai bisogni solo dei ciechi.

Naturale e scontata conseguenza di questa "ventata" rivoluzionaria fu la chiusura delle scuole speciali per ciechi, disposta con la Legge 360 dell'11 Maggio del 1976, cui seguì l'anno dopo la legge 517 che introdusse in Italia il principio dell'integrazione scolastica degli alunni portatori d'handicap nella scuola "normale". La 517 del '77 inoltre prevedeva per gli studenti disabili l'assoluta e "storica" novità della presenza dell'insegnante di sostegno nella scuola di tutti che ancora oggi, seppure con enormi difficoltà, continua a rappresentare una conquista di civiltà ed una svolta storica della moderna pedagogia italiana.

Ma, come sopra accennato, a quasi quarant'anni dalla 517, il sistema del sostegno degli alunni minorati della vista presenta ancora delle forti criticità ed è ben lungi dall'assicurare e garantire ai nostri ragazzi una piena ed effettiva inclusione scolastica.

Ciò dipende dalle ambiguità e precarietà che caratterizzano il ruolo, la funzione e la formazione degli insegnanti di sostegno, dall'inadeguata e scadente preparazione degli assistenti all'educazione e comunicazione (di cui all'art 13 della legge 104 del 1992), ma soprattutto dalla grande confusione che riguarda la figura del Tiflologo.

A proposito della non idonea e modesta preparazione dei docenti di sostegno sulla disabilità visiva, grazie alla pressoché maggioritaria presenza nella scuola normale di disabili con ritardi di apprendimento, negli ultimi decenni, si è andata affermando una formazione , centrata senz'altro sulle tematiche relative alla disabilità, ma con una impostazione sempre più "generalista" e sempre meno attenta ai bisogni specifici derivanti dalle diverse tipologie di disabilità. Troppo spesso, ormai, capita di imbattersi desolatamente in insegnanti di sostegno di alunni ciechi che poco o nulla sanno di tiflopedagogia e tiflodidattica e che, cosa ancora più disdicevole, non conoscono neppure il Braille e la tifloinformatica. Di recente, per ovviare e scongiurare tali deficienze del "sistema", la Fand e la Fish hanno presentato una proposta di legge mirante all'istituzione di un ruolo "ordinario" del sostegno, con una formazione universitaria "specifica" sulle singole disabilità.

Il considerare i tiflologi dei veri e propri "Carneadi" e la "dispersione" delle loro competenze tiflopedagogiche e tiflodidattiche sono invece da ricercarsi nel fatto che l'Istituto Romagnoli di Roma , Senza più il suo fondatore, il grande Augusto Romagnoli prematuramente scomparso nel 1948, è diventato sempre meno autorevole , incapace di continuare ad essere il punto di riferimento ed il "presidio" dell'indagine scientifica, della sperimentazione didattica e metodologica e della ricerca tiflologica a favore dei non vedenti ed ipovedenti, non esercitando più nessun "appeal" sull'"intelligentia" e sul mondo universitario ed iniziando una crisi lenta ma inesorabile, fino alla sua chiusura definitiva negli anni novanta.

Porsi il problema relativo alle funzioni del "tiflologo" nella spinosa tematica concernente l'istruzione dei ragazzi minorati della vista, oggi, a molti potrebbe sembrare, se non un "problema inventato", certamente una questione oziosa, quasi un gioco di pedagogisti sfaccendati o, comunque, collocati fuori della realtà storica. Io ritengo invece che la tiflologia non costituisca una scienza di pochi eletti, di un circoscritto numero di iniziati, ma si prospetta come un capitolo della più vasta pedagogia. I problemi relativi all'inclusione degli allievi disabili visivi, quindi, sono oggi questioni che non appartengono più, come in un triste passato non troppo remoto, esclusivamente a chi non vede ed alla sua famiglia ma richiedono interventi oculati ed accorti di tutta la collettività.

Per tutti questi motivi, abbiamo assoluto bisogno di una ripresa e di un rilancio della Tiflologia. A mio modesto avviso, sotto il profilo pedagogico, la sua possibilità di esistere ancora e le prospettive di un suo rinverdimento e di un suo rinvigorimento, sussistono per almeno due ordini di riflessioni: in primo luogo, perché dalla didattica differenziata, da quella speciale, e nella fattispecie della cecità, dalla Tiflopedagogia e dalla Tiflodidattica non si può prescindere neppure quando l'educazione dei ragazzi ciechi si svolge nella scuola ordinaria. Un imperdonabile errore che si commette nel nostro tempo consiste nel contrapporre l'inclusione all'educazione specializzata che, invece, si integrano, non si elidono l'una con l'altra. In secondo luogo perché le istituzioni pro ciechi, rinnovandosi, possono costituirsi come "centri di risorse", deputati all'erogazione di quei servizi tiflopedagogici che gli enti locali, le Regioni, ma spesso anche lo Stato, non sono in grado di fornire per mancanza di preparazione specifica.

Di fronte a tali carenze del sistema nazionale d'istruzione, la nostra Unione ed i suoi Enti collegati non sono stati a guardare e si sono invece adoperati con tutte le loro energie e le risorse economiche disponibili per dar vita a "centri di servizio"a supporto della scuola "comune".

Trattasi dei cosiddetti "centri di consulenza tiflodidattica" (c.c.t.), istituiti dalla Federazione Nazionale Delle Istituzioni Pro Ciechi e dalla Biblioteca italiana per i ciechi "Regina Margherita" ai sensi della legge 284 del 1997. I nostri c.c.t. sono 17, sono distribuiti su tutto il territorio nazionale e si prefiggono il compito di fornire consulenza tiflodidattica e di far conoscere gli strumenti ed i materiali tiflodidattici agli insegnanti di sostegno, agli operatori scolastici, ai genitori ed agli alunni della scuola di ogni ordine e grado.

Dunque, il vero problema del sostegno degli allievi disabili visivi in Italia non sta nella mancanza di "centri di supporto" alla scuola, che ci sono e sono anche parecchi, quanto piuttosto nella totale assenza di una loro "visione d'insieme", di un loro fattivo e sinergico collegamento, elementi che sarebbero al contrario indispensabili per un proficuo processo di inclusione dei nostri ragazzi nella scuola "normale".

Al riguardo, su proposta del Presidente Nazionale dell'UICI Mario Barbuto, come da me già scritto qualche giorno fa, la Federazione ha approvato la costituzione di una vera e propria "authority dell'inclusione" con il "nobile" compito di coordinare ed integrare tutti gli Enti collegati all'Unione e magari, perché no, sciogliere definitivamente il rebus sull'inquadramento professionale del tiflologo.

Infatti, in seguito al declino dell'Istituto Romagnoli di Roma ed a causa della mancata attuazione della legge 69 del 2000 che ne avrebbe finanziato la rinascita e riapertura, c'è una certa urgenza di ridefinire il percorso formativo ed il profilo professionale del tiflologo. Paghiamo cioè lo scotto della mancanza di una vera e propria generazione di esperti di Tiflologia, a cui bisogna necessariamente porre rimedio, pensando all'istituzionalizzazione di una nuova "figura" professionale più al passo con i tempi e più idonea e preparata a favorire l'inclusione scolastica dei ragazzi privi della vista del terzo millennio.

Tale "mission", d'altra parte, si presenta certamente come non facile poiché quello del tiflologo è un profilo professionale obiettivamente difficile da definire, trattandosi di un esperto con competenze psicologiche, ma anche pedagogiche, educative e sociologiche. Per non parlare dei "famosi" aec (assistenti all'educazione ed alla comunicazione), istituiti dalla legge 104, che non si sono ancora radicati come "figure" del sostegno su tutto il territorio nazionale e comunque, laddove operano già, hanno una formazione lacunosa ed improvvisata.

Al fine di superare queste difficoltà e nell'intento di creare tale nuovo profilo professionale, Il nostro Presidente Mario Barbuto, il componente la Direzione Nazionale dell'UICI Marco Condidorio ed il Direttore centrale dell'I.Ri.Fo.R. Luciano Paschetta hanno voluto fortemente organizzare insieme l'innovativo e "lungimirante master universitario in Typhlology Skilled Educator (esperto in scienze tiflologiche), avente il patrocinio dell'I.Ri.Fo.R. e che, da esperienza "pilota" nel Molise, va generalizzato ed esteso in tutta Italia.

Il nostro ambizioso obiettivo è di stipulare una Convenzione con il MIUR entro la fine dell'estate, perché il nuovo organismo dell'"authority dell'inclusione" venga accreditato e riconosciuto ufficialmente dal Ministero e godere dunque di una sua "autorevolezza" anche nel mondo scientifico ed universitario e nel sistema educativo e formativo.

Pertanto, l'"authority" dovrà essere lo strumento ed il "grimaldello" a nostra disposizione per "imporre" alle Regioni, cui compete l'assistenza scolastica e/o postscolastica - domiciliare l'assunzione dei sopramenzionati "esperti in scienze tiflologiche" come operatori privilegiati del sostegno degli allievi disabili visivi, perché dotati di una formazione finalmente adeguata e di una "specializzazione" sulla minorazione visiva. Infatti, il Typhlology Skilled Educator potrebbe trovare impiego nei nostri "centri di consulenza tiflodidattica", nei CTS come responsabile degli "sportelli tiflologici" (la cui apertura l'"authority" dovrà pretendere) e nelle scuole come "figura" di supporto al consiglio di classe per promuovere un autentico processo inclusivo degli studenti non vedenti ed ipovedenti.

Solo così potremo fugare pericolosi tentativi di ritorni anacronistici alle scuole speciali, garantendo veramente accoglienza ed inclusione a tutti gli alunni con disabilità visiva e, soprattutto, facendo risplendere la "luce" della Tiflologia in Italia!

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TV fanpage del 13-03-2016

Annalisa Minetti: "Non sono bugiarda, dalla cecità posso guarire"

La cantante è stata accusata di utilizzare la sua notorietà e la sua malattia per attirare l'attenzione su un team di ricercatori che stanno studiando una cura sulla retinite pigmentosa. La Minetti non demorde: "Non sono una bugiarda, dalla cecità posso guarire".

Annalisa Minetti protagonista a "Domenica Live" per rispondere di accuse pesanti, quelle da parte di chi le dice di sfruttare la malattia della cecità per interessi personali. I toni sono da subito simili ad un'arringa, un lungo monologo che Barbara D'Urso non si azzarda ad interrompere:

Sono qui perché non sono una bugiarda, credo che c'è una mancata educazione al sociale in questo paese dove persone che possono vedere, non lo fanno, persone che possono far sentire, non lo fanno. Accendere i riflettori solo quando ci sono le elezioni su i non vedenti e sui disabili, è sbagliato. Stiamo insegnando ai nostri ragazzi che il diritto di vivere non è uguale per tutti.

Annalisa Minetti soffre di retinite pigmentosa, una patologia che non l'ha bloccata dal partecipare a Miss Italia, dal vincere un Festival di Sanremo e delle medaglie alla Paralimpiadi.

Ho dimostrato che la bellezza va sostenuta e che i sogni sono alla portata di tutti, ho dimostrato di poter essere a Sanremo anche se cieca, ho dimostrato di poter essere anche medagliata seppur cieca. Io non sono una di quelle che parla soltanto, io prima faccio e poi parlo. Tra le accuse c'erano anche quelle che io faccio ricerca e non ho competenza. E non è vero. Vivo insieme a un ricercatore, mi informo con i ricercatori. Si può bypassare il discorso delle staminali con un chip, con un'operazione.

Secondo Annalisa Minetti dalla sua retinite pigmentosa si può guarire, ma il parere della maggior parte dei medici è contrario. Lei non demorde:

Intanto chi soffre di retinite pigmentosa bisogna combattere, dalla depressione certo, ma la depressione viene da chi toglie le speranze, come il Presidente dell'Ordine.

La luce dentro di Annalisa Minetti

Annalisa Minetti e quella luce dentro, che vedono tanti dei molti suoi sostenitori. A questo punto la sua malattia sembra solo un dettaglio quando la forza che hai dentro ti rende capace di essere tutto quello che vuoi. La sua è una storia bellissima ed un esempio da seguire per un finale che potrebbe essere sorprendente: nel giro di tre anni, la retinite pigmentosa potrebbe diventare operabile. Questo solo se i ricercatori che hanno offerto di darle una mano riusciranno a godere della credibilità che hanno bisogno per poter continuare a lavorare.

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Giornale UICI del 21-03-2015

Chi sceglie il bastone bianco o il cane guida sceglie di vivere

di Katia Caravello

Per le persone con disabilità il tema dell'autonomia è sempre un punto dolente, qualsiasi sia il tipo di disabilità o l'età della persona.

Per i ciechi e gli ipovedenti, esso si manifesta in particolar modo nella mobilità: il rischio di dipendere sempre dagli altri per i propri spostamenti è molto alto e ciò ha una ricaduta assai negativa sul proprio livello di benessere psicofisico e sulla propria autostima.

E' per questi motivi che in moltissime sezioni dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti si promuovono (oltre a soggiorni riabilitativi e a corsi di autonomia personale e domestica) corsi di Orientamento e Mobilità, il cui scopo precipuo è proprio quello di insegnare alle persone con nulla o ridotta capacità visiva a muoversi nello spazio, utilizzando i sensi residui, ascoltando il rumore del traffico e... utilizzando il bastone bianco!

Il bastone bianco rappresenta uno dei principali segni distintivi dei ciechi e proprio per questo motivo, nonostante sia, insieme al cane guida, lo strumento principe per acquisire o riacquisire la propria autonomia e libertà di movimento, è drammaticamente difficile avvicinarsi ad esso ed accettare di utilizzarlo, soprattutto per gli ipovedenti che lo evitano sino all'ultimo.

Io ho perso la vista a 20 anni nel giro di un paio di mesi e per molto tempo ho vissuto nell'attesa che la vista ritornasse (perché i medici mi avevano paventato tale possibilità) e così trascorreva un giorno dopo l'altro senza che facessi nulla... in pratica sopravvivevo e non vivevo!

Poi, dopo circa un anno e mezzo, ho capito che la vista un giorno avrebbe potuto anche tornare, ma io nel frattempo non potevo stare ferma in attesa, dovevo reagire, dovevo riprendere in mano la mia vita!

Ho deciso quindi di iscrivermi all'università ed ho conosciuto altri ragazzi che come me non vedevano; insieme a loro, nell'estate del 2001, abbiamo organizzato una vacanza autonomia: 10 giorni in un appartamento in una località marina, insieme a due istruttori di orientamento e mobilità e autonomia personale che ci insegnavano a cucinare, fare le pulizie, fare la spesa ed orientarci in un luogo sconosciuto.

Per me quella vacanza è stata un punto di svolta, in 10 giorni sono cambiata in maniera del tutto inaspettata: quelli sono stati i giorni in cui ho preso in mano per la prima volta in vita mia un bastone bianco!

Io, che fino a quel momento godevo per il fatto di passare inosservata quando camminavo a braccetto con qualcuno (mi muovo con naturalezza e nessuno guardandomi in faccia si accorge che non vedo), presi in mano quel simbolo di cecità: con il bastone bianco in mano tutti si accorgevano che non vedevo... avevo finalmente - con il prezioso aiuto dell'istruttore - rotto il ghiaccio.

Non immediatamente, ma dopo circa un altro annetto ho iniziato a fare un corso di Orientamento e Mobilità... ormai ne ero convinta, non ero più preoccupata che gli altri si accorgessero della mia cecità!

E' stata una scelta di vita importante e, con il senno di poi, avrei dovuto farla prima e con maggiore convinzione.

A ridosso del mio matrimonio decisi che volevo passare al cane guida per superare alcune difficoltà che, purtroppo, io ho nell'utilizzo del bastone: nel 2006 è quindi arrivata in famiglia Sidney, un bellissimo e coccolosissimo labrador nero e pian piano ho iniziato ad essere ancora più indipendente... una soddisfazione indescrivibile!

Scegliendo di utilizzare il bastone bianco, prima, e di farmi accompagnare da un cane guida, poi, non mi sento di essere scesa a compromessi con la mia disabilità, ma sento di aver scelto di vivere liberamente e con dignità la mia vita di persona cieca!

Sono quindi rimasta sconcertata quando nella puntata del 13 marzo di Domenica live ho sentito dire ad Annalisa Minetti che chi sceglie di muoversi con l'ausilio del bastone bianco o del cane guida scende a compromessi con la propria disabilità. Mi preoccupa che una persona famosa dica una cosa del genere in un programma televisivo così popolare, mi preoccupo per tutte quelle persone che a fatica stanno approcciandosi al bastone bianco, lottando aspramente con le proprie resistenze, che stanno cercando di percorrere quella faticosissima strada che porta all'accettazione della propria disabilità visiva. Penso anche a quei genitori che, sentendo quelle parole, potrebbero avere la tentazione di non far frequentare un corso di Orientamento e Mobilità al proprio figlio, ritenendo più utile e dignitoso per lui accompagnarlo ovunque, impedendogli di fatto di vivere pienamente la propria vita.

Decidere di utilizzare il bastone bianco o di essere accompagnato dal cane guida significa scegliere di vivere e di non farsi imprigionare dal proprio disturbo visivo.

Io rispetto la scelta della Minetti di non utilizzare questi ausili, ma le chiedo di non giudicare coloro che lo fanno e, soprattutto, di non affermare che la disabilità non è un limite: volenti o nolenti dobbiamo accettare che è così, poi, certo, è possibile attraverso tanti strumenti ridurre al minimo il proprio livello di disabilità... ma non si può negare che ci sono dei limiti con i quali fare i conti e che, in qualche caso, non è possibile superare, ma solo accettare. Tra le altre cose, la Minetti ha raccontato di essere stata additata come falsa cieca, quindi sa benissimo cosa si prova ad essere accusati ingiustamente e sono certa che non intende far sperimentare ad altri questa dolorosa esperienza (per altro sono perfettamente d'accordo con lei quando afferma con decisione la necessità di superare gli stereotipi ed i pregiudizi, perché i ciechi e gli ipovedenti sono in grado di fare molte più cose di quanto la gente pensi e che siamo persone... e non soggetti prodotti in serie, che hanno le stesse caratteristiche e che sanno o non sanno fare le medesime cose: ogni cieco ed ogni ipovedente è una persona a sé, che, come chiunque altro, ha talune abilità e capacità e non altre).

Ha destato in me molta preoccupazione anche quanto la Minetti ha detto relativamente alla possibilità di guarigione dalla retinite pigmentosa: lungi da me togliere le speranze a chi soffre di questa patologia (non è il mio caso), ma bisogna stare molto attenti quando si fanno in pubblico certe affermazioni. Davanti alla televisione ci possono essere persone alle quali è stata appena diagnosticata la malattia o che stanno progressivamente perdendo il proprio residuo visivo, ci possono essere genitori con figli che stanno vivendo questo dramma, tutti soggetti estremamente vulnerabili, che, pur di non cadere nel baratro della disperazione, si aggrappano con le unghie e con i denti a qualsiasi flebile speranza: il problema è che ciò gli impedisce di vivere l'oggi, non gli consente di impegnarsi per vivere il proprio presente in maniera soddisfacente, facendoli invece vivere nell'attesa di una cosa che non si sa se e quando accadrà! Senza contare il rischio di iniziare - o di far iniziare al proprio figlio - innumerevoli viaggi della speranza che, ancora una volta, impediscono di proseguire con la propria vita.

Ripeto, non si tratta di togliere tutte le speranze a portatori di questa o di altre malattie, ma solo di impedire loro di vivere un'attesa perenne, facendosi scivolare via la vita dalle mani.

Ogni persona è unica ed ha un proprio modo di affrontare la vita e le sue vicissitudini e, soprattutto, ha il sacrosanto diritto di essere rispettata per questo... anche quando fa scelte che non sono condivise o comprese. Nessuno si merita di essere giudicato perché fa delle scelte piuttosto che altre, perché decide di vivere in un modo piuttosto che un altro: dico queste cose pensando a tutti coloro che si sono sentiti feriti e giudicati dalle parole di Annalisa Minetti, che si sentono in colpa perché non hanno la forza di reagire o perché si sentono accusati di scendere a compromessi con la vita.

Io ho fatto il mio percorso, sono riuscita a fatica ad accettare la mia cecità, ma non tutti ci riescono e, sicuramente, non tutti i telespettatori in condizioni di fragilità sono nelle condizioni in questo preciso momento storico di affrontare i propri traumi... ognuno ha i propri tempi e quando si parla sapendo che milioni di persone stanno ascoltando, sapendo che le proprie parole saranno riprese dai giornali e dai social network ed il video della trasmissione sarà sempre disponibile sul web, tutto questo è da tenere in considerazione!

Io non ho l'abitudine di raccontare in pubblico aspetti così intimi della mia vita, ma dopo aver visto il video di Domenica live mi sono sentita, come cieca e come dirigente nazionale dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti Onlus (associazione che opera a favore della tutela e dell'emancipazione dei ciechi dal 1920 e che ancor oggi ha per legge la tutela e la rappresentanza di tutti i ciechi e degli ipovedenti italiani), in dovere di intervenire per tentare di arginare gli effetti potenzialmente devastanti delle parole della Minetti e, per quanto so che non sarò ascoltata, prego gli autori ed i conduttori di trasmissioni televisive di prestare maggiore attenzione quando trattano argomenti così delicati, pensando alle persone che ci sono dall'altra parte dello schermo piuttosto che all'audience.

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La Provincia di Varese del 31-03-2016

"Chi sarebbe il rassegnato?"

Incontri e racconti del campione non vedente di sci nautico Daniele Cassioli.

«Chi sarebbe il rassegnato?». L'ho pensato e scritto quando Marchisio diede del «non vedente» ad un telecronista, lo penso e lo scrivo di Annalisa Minetti per l'intervista che ha rilasciato nel corso di una trasmissione televisiva. Senza demonizzare ma solo perché, per la visibilità che ha, un personaggio pubblico deve sapere cosa dice e come. Prima di ogni altra considerazione Annalisa ha tutta la mia stima per quanto ha saputo conquistarsi e per come sa parlare in pubblico, lanciando messaggi positivi e trasmettendo la sua voglia di vivere. Lei, come me e tanti altri, è una persona felice, padrona della propria vita, consapevole di quanto un limite possa diventare un'opportunità. Cosa che vale per chiunque: ciechi, sordi, paraplegici e normodotati. Quello che invece mi ha sconcertato della sua intervista è ricondurre il tutto solo all'aspetto medico. Lo dico da laureato in 110 e lode in fisioterapia che tutti giorni lavora con i medici, tratta pazienti e parla di medicinali. In questo caso mi sento di escludere l'aspetto medico. Io parlerei solo di come si deve affrontare un dato di fatto come la cecità. Di come si può vivere ugualmente la vita, di come superare un gradino, praticare uno sport, imparare uno schema motorio senza vederlo fare e senza poterlo rivedere in un video per correggersi. In questa occasione, il messaggio di Annalisa che mi è arrivato è stato solo un continuo richiamo alla chirurgia e alla medicina, giudicando «rassegnato» o «fallito» chi non si informa sulle cure o non percorre la via chirurgica sperando in un decimo di vista in più. Su questo aspetto non sono assolutamente d'accordo. Io e i miei genitori, come ogni altro non vedente, abbiamo girato tanto incontrando medici e luminari ma se devo fissare il momento in cui ho iniziato una vita normale è stato quando all'interminabile giro in cerca di speranze ci siamo detti: basta! Le risposte che cercavo le ho trovate entrando in una scuola, in una palestra, in una piscina, imparando a sciare prima sulla neve e poi sull'acqua. Mi sono fidanzato e mi sono lasciato. Mi sono fatto amici e nemici. Tutto questo da cieco. Senza mai sentirmi un fallito o passivo rispetto alla mia condizione solo perché non vado a caccia di speranze e soluzioni su riviste specialistiche o piattaforme telematiche. Ammesso che esistano soluzioni, ma se domani, prendendo una pastiglia potessi vedere, che uomo sarei? Cosa mi resterebbe di tutte le mie conquiste da cieco? ?Si perché quando penso e dico che il mio mondo è quello in cui vivo da quando sono nato non lo dico per rassegnazione ma perché vivo una vita felice. Annalisa rimbalza anche il bastone bianco e i cani guida. Io il bastone lo uso raramente ma grazie al bastone ho girato il mondo e rimorchiato ragazze. E come me molti altri che con il bastone o il cane guida vivono in autonomia e serenità. Con il bastone come con il cane guida, sotto braccio ad un amico come alla fidanzata. Il mio presentarmi come persona e non come non vedente comprende tutto questo. Mi è capitato e sempre più mi capita di incontrare genitori con figli non vedenti. A questi papà e mamma non parlo mai di cure, operazioni o medicine ma piuttosto di educazione, valori, sport, scuola, insomma, di ogni opportunità e certezze. Ancora oggi ci sono bambini ciechi che non vanno in gita con i compagni di scuola e ragazzi che non sanno di poter utilizzare un computer o uno smartphone. Io convoglierei ogni messaggio in questa direzione per scardinare la disinformazione e uno dopo l'altro i limiti e le paure, ricercando la forza in se stessi e non inseguendo ostinatamente un medico o un chirurgo.

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Superando.it del 17-03-2016

Le persone con disabilità di origine straniera

Da due progetti di ricerca promossi dalla FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap) emerge chiaramente la scarsa informazione e conoscenza sul fenomeno delle persone con disabilità migranti o di seconda generazione presenti in Italia, il cui stesso numero non è facilmente quantificabile. Esse vivono in una situazione di frammentazione dei punti di riferimento, che ne mette a rischio il rispetto e l'esercizio dei diritti civili e sociali.

Quello delle persone con disabilità di origine straniera, migranti o figli di migranti, presenti nel nostro Paese è un fenomeno di cui conosciamo ancora poco. Il quadro dei riferimenti scientifici sul tema risulta complessivamente piuttosto carente, perché calibrato sull'una o sull'altra dimensione: la disabilità o la migrazione. Le statistiche nazionali oggi esistenti non restituiscono dati e informazioni capaci di cogliere la doppia condizione di persona straniera e con disabilità, non permettono di afferrare dimensioni e caratteristiche del fenomeno nella sua completezza e soprattutto non consentono di conoscere le condizioni di vita delle persone che subiscono quotidianamente questo duplice rischio di discriminazione.

La consistenza del fenomeno migratorio e l'impatto sui sistemi educativi e sociosanitari dei Paesi di accoglienza pone, senza dubbio, nuove problematiche, di natura organizzativa, sociale e culturale. Problematiche che, verosimilmente, si acuiscono quando il migrante è anche una persona con disabilità, rendendo ancora più complesso il percorso di inclusione. Per affrontare i cambiamenti e predisporre politiche mirate e servizi inclusivi, è quindi necessario acquisire contezza della situazione concreta, individuare e colmare le lacune informative, acquisire nuovi elementi di conoscenza. Occorre cioè superare il piano emotivo con cui spesso si affrontano queste tematiche e adottare un approccio scientifico, basato sulla raccolta e l'analisi dei dati.

In questa direzione, nel corso degli ultimi anni, la FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap) ha promosso e avviato progetti di studio finalizzati a intrecciare queste due dimensioni: la disabilità e la migrazione.

Il primo di essi (Migranti con disabilità. Conoscere il fenomeno per tutelare i diritti), cofinanziato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, ha inteso indagare il fenomeno attraverso vari filoni di studio: l'analisi del quadro normativo e degli interventi da esso previsti; la sistematizzazione e l'analisi delle informazioni e dei dati disponibili; la raccolta di testimonianze dirette e indirette sulle reali condizioni di vita delle persone con disabilità di origine straniera.

Il secondo progetto, invece (Migranti con disabilità. Conoscere i dati per costruire le politiche), promosso dall'UNAR (l'Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali della Presidenza del Consiglio), si è proposto di mettere in luce dimensioni e caratteristiche del fenomeno, con un un'attenzione particolare a Campania, Puglia, Calabria e Sicilia, ovvero ai territori di prima accoglienza, maggiormente sottoposti alle pressioni migratorie, allo scopo di sostenere e facilitare il lavoro degli operatori dei servizi, degli educatori e dei referenti associativi. Inoltre, con questo progetto si è inteso evidenziare le lacune informative e costruire indicatori mirati, che potessero essere inseriti in maniera sistematica nelle rilevazioni statistiche periodiche di carattere nazionale.

Ebbene, dalle ricerche realizzate emerge come, allo stato attuale, non sia possibile rispondere in maniera compiuta alla domanda su quante siano le persone con disabilità di origine straniera, migranti o di seconda generazione, presenti in Italia e nei singoli contesti regionali. Esistono alcuni dati che vengono rilevati in maniera sistematica, ma per la loro tipologia, per le modalità di costruzione degli indicatori e per i criteri di rilevazione adottati, essi non consentono di disporre di un quadro complessivo del fenomeno e comunque non permettono di conoscere le condizioni di vita delle persone con disabilità di origine straniera.

Da un punto di vista strettamente quantitativo, possiamo attingere ad alcune fonti di natura ufficiale: l'INPS sui beneficiari delle pensioni assistenziali, l'ISTAT sugli ospiti dei presìdi residenziali socio-assistenziali e socio-sanitari, il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali sugli iscritti agli Elenchi Unici Provinciali del collocamento obbligatorio, lo SPRAR [Servizio Centrale del Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati, N.d.R.] sui beneficiari dei progetti d'accoglienza, il Ministero dell'Istruzione sugli alunni con disabilità di cittadinanza non italiana. Ai dati di tipo quantitativo sul mondo della scuola, si vanno poi ad aggiungere alcune ricerche mirate di carattere esplorativo, realizzate in alcuni contesti locali, volte ad indagare le problematiche connesse all'inclusione scolastica degli alunni con disabilità figli di migranti.

Senza dubbio, attualmente è la scuola l'àmbito di vita su cui si dispone di maggiori informazioni.

Complessivamente, nell'anno scolastico 2013-2014 gli alunni stranieri con disabilità delle scuole statali e non statali, di tutti gli ordini e gradi, sono stati 26.626, più del doppio di quelli registrati il primo anno della rilevazione (11.760 nell'anno scolastico 2007-2008).

Rispetto poi al numero complessivo degli alunni con disabilità (230.581, pari al 2,6% del totale), l'incidenza degli alunni stranieri con disabilità era dell'11,5% (il 6,2% nel 2007-2008).

Considerando invece l'incidenza percentuale sul totale degli alunni con cittadinanza non italiana (802.785, pari al 9% del totale), la presenza degli alunni stranieri con disabilità risultava essere del 3,3% (il 2% nel 2007-2008).

E tuttavia i numeri, pur significativamente cresciuti, poco ci dicono, come accennato inizialmente, rispetto alle condizioni di vita dei minori e delle loro famiglie. È per questo che, nei progetti di ricerca realizzati dalla FISH, un ampio approfondimento è stato effettuato incrociando i risultati delle indagini mirate, realizzate in alcuni contesti locali, per poter conoscere i fattori che ostacolano o facilitano il percorso di inclusione, mettendo in luce le discriminazioni esistenti e fornendo strumenti interpretativi e possibili "raccomandazioni" ai decisori politici e agli operatori del settore.

Al di fuori del mondo della scuola, le informazioni sulle persone con disabilità di origine straniera risultano, al contrario, decisamente più limitate. Ma, soprattutto, una forte criticità emersa dalla comparazione tra gli studi realizzati riguarda la definizione stessa di "migrante con disabilità". Infatti, l'universo cui si fa riferimento nelle diverse rilevazioni e indagini differisce significativamente dall'una all'altra. In alcuni casi si parla di persone con disabilità di cittadinanza non italiana, cosa che esclude coloro che hanno acquisito la cittadinanza secondo i termini di legge o i figli di coppie composte da almeno uno dei due genitori di cittadinanza italiana. In altri casi si fa riferimento ai figli di migranti, sia che abbiano vissuto l'esperienza migratoria, sia che siano nati in Italia da genitori migranti o da coppie miste. In altri casi ancora, si considerano i soli cittadini extracomunitari, e quindi si escludono dal computo i cittadini comunitari che, pur di origine straniera, non vengono distinti dai cittadini italiani. Il risultato è che le informazioni risultano settoriali, frammentate e non confrontabili tra loro.

Stranieri con disabilità in Italia", realizzato dall'AIPD (Associazione Italiana Persone Down)

In entrambi i progetti di studio della FISH, alla sistematizzazione e all'analisi dei dati disponibili, è stata affiancata anche una parte di ricerca sul campo. Nel primo progetto di indagine, ad esempio, si è scelto di incontrare alcune persone straniere con disabilità per ricostruirne il percorso biografico attraverso la conduzione di interviste narrative, nonché di raccogliere il punto di vista degli operatori attraverso lo strumento dei focus group. Nel secondo progetto, invece, è stata condotta una ricerca pilota, di carattere esplorativo, circoscritta a due territori regionali (Puglia e Sicilia) e volta ad indagare le situazioni di discriminazione ed esclusione sociale vissute dalle persone con disabilità di origine straniera, così come vengono intercettate dagli operatori, nonché di individuare gli elementi che ostacolano o favoriscono il percorso di inclusione nel contesto sociale, secondo il mondo associativo e dei servizi.

Una delle prime riflessioni emersa da entrambi gli studi è che le persone straniere con disabilità sembrano, in genere, circuitare al di fuori dei classici riferimenti sociali che caratterizzano sia le persone con disabilità sia quelle straniere, ossia le proprie comunità di riferimento. Contemporaneamente, cioè, i rispettivi mondi associativi sembrano essere impermeabili a questa doppia condizione: le associazioni del mondo della disabilità non si occupano di persone straniere (con disabilità), quelle del mondo delle migrazioni non si occupano di persone con disabilità (straniere). Inoltre, l'esistenza di una sorta di "separatezza" tra il tema della migrazione e quello della disabilità, che caratterizza la letteratura scientifica, sembra riprodursi anche nella costruzione delle politiche e dei servizi, che stentano a garantire una presa in carico complessiva della persona migrante con disabilità, con le molteplici istanze di cui è contemporaneamente portatrice.

Il risultato è che le persone con disabilità migranti o di seconda generazione si trovano in una situazione di frammentazione dei punti di riferimento, di scarsa informazione e conoscenza sul fenomeno: situazione, questa, che mette a rischio il rispetto e l'esercizio dei loro diritti civili e sociali. (Daniela Bucci)

Il presente approfondimento è già apparso nel portale «Condicio.it - Dati e cifre sulla condizione delle persone con disabilità», spazio di comunicazione che è il frutto di un progetto della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap). Viene qui ripreso - con alcuni minimi riadattamenti al diverso contenitore - per gentile concessione.

Per ulteriori approfondimenti, suggeriamo la consultazione, all'interno dello stesso portale «Condicio.it», della sezione dedicata al tema Stranieri con disabilità.

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Gonews.it del 05-03-2016

Careggi, Stanislao Rizzo ha effettuato il suo 25 mo impianto di retina artificiale

FIRENZE. Stanislao RizzoIl Primario del Dipartimento di Oculistica dell'Azienda Ospedaliera Universitaria Careggi di Firenze, Professor Stanislao Rizzo, di recente insignito dell'onorificenza di Commendatore della Repubblica, ha eseguito il suo 25esimo impianto di retina artificiale su una paziente di 47 anni di Frosinone, cui era stata diagnosticata la retinite pigmentosa, malattia rara e degenerativa, all'età di 7 anni. La paziente, in cura presso il Careggi, è risultata eligibile per il trattamento, eseguito grazie alla copertura del servizio sanitario nazionale.

Con il raggiungimento del traguardo di ben 25 pazienti che da tutta Italia si sono recati in Toscana per ricevere un impianto di retina artificiale Argus II, in poco più di 4 anni, il Prof. Rizzo rappresenta un caso di eccellenza tutto italiano. È stato infatti il primo a credere nei progressi tecnologici espressi con l'impianto di retina artificiale "Ad oggi questa tecnologia risulta essere l'unica risposta efficace volta a migliorare la qualità della vita dei pazienti divenuti ciechi a causa delle degenerazione dello strato più esterno della retina" dichiara il Prof. Rizzo.

In Italia si contano più di 20.000 persone che hanno perso la vista a causa di una malattia come la retinite pigmentosa. La protesi, impiantata nel corso di un intervento chirurgico, è un dispositivo di neurostimolazione in grado di bypassare le cellule fotorecettrici morte e stimolare le rimanenti cellule retiniche vitali. Grazie ad una piccola videocamera posta sugli occhiali in dotazione al paziente, Argus II cattura e converte le immagini in una serie di piccoli impulsi elettrici, che vengono trasmessi in modalità wireless ad una matrice di elettrodi impiantati sulla superficie della retina. Tali impulsi hanno lo scopo di stimolare le cellule rimanenti della retina, con conseguente creazione di motivi di luce che vengono trasmessi dal nervo ottico al cervello. Il paziente poi impara a interpretare questi stimoli visivi nel corso di un periodo di riabilitazione riguadagnando così delle capacità visive. Così facendo, sarà generalmente in grado di riacquistare un buon grado di autonomia in quanto potrà visualizzare eventuali ostacoli e muoversi senza timore sia negli ambienti chiusi che all'esterno.

L'intervento d'impianto di protesi retinica eseguito dal Prof. Rizzo e dalla sua equipe fa parte degli oltre 180 eseguiti nel mondo fino ad oggi. Grazie all'alta specializzazione del Dipartimento di Oculistica del Careggi e alla competenza del suo Primario, anche in Italia la tecnologia di ultima generazione applicata a malattie rare come la retinite pigmentosa, è una realtà.

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L'Arena del 21-03-2016

Occhio bionico veronese per curare la retinite

VERONA capofila nella ricerca italiana contro la retinite pigmentosa, la malattia genetica responsabile della progressiva perdita di vista in età adulta, di cui in Italia si stimano affette oltre 20mila persone. Un primato della città confermato dai nuovi, importanti, risultati della sperimentazione per la messa a punto di una retina artificiale, in cui l'unità oculistica dell'Ospedale Sacro Cuore-Don Calabria di Negrar diretta da Grazia Pertile (con ricercatori del Politecnico di Milano e dell'Istituto italiano di tecnologia di Genova) è impegnata dal 2010.DI QUESTI GIORNI, infatti, la scoperta che il dispositivo riprodotto in laboratorio un paio di anni fa, una sorta di occhio bionico, «è pienamente funzionante nel ratto con distrofia retinica, il quale già a un mese dall'impianto sottoretinico dimostra di raggiungere la stessa acuità visiva di un topo vedente», ha rivelato Maurizio Mete, specialista in malattie della retina dell'ospedale di Negrar, al convegno «Retina Italia Onlus chiama Telethon», tenutosi ieri in Gran Guardia, per iniziativa dell'associazione nazionale attiva nella lotta alle distrofie retiniche ereditarie. Un traguardo promettente, che prima di essere testato sull'uomo, dovrà tuttavia superare anche la sperimentazione sul maiale, recentemente avviata - questa l'altra novità - presso il dipartimento di fisiologia veterinaria dell'Università di Bologna. «Il passaggio alla ricerca clinica è prospettabile per il 2017, ma per dirlo è presto», ha ribadito Mete, che del progetto scaligero è l'ispiratore. «L'idea è nata in seguito all'individuazione di un polimero in grado di svolgere un'azione del tutto simile a quella dei fotorecettori posizionati sulla retina, che nel corso della malattia degenerativa muoiono». Sostituendoli con il polimero «si è scoperto che quest'ultimo era ugualmente in grado di trasformare la luce ricevuta in un segnale elettrico, a sua volta rimandato al cervello (che decodifica gli impulsi in immagini) dai neuroni». Così si è proceduto alla ricostruzione dell'innovativo dispositivo la cui funzionalità è stata dapprima testata in vitro, dunque su cavie animali. RISPETTO ALLE PROTESI retiniche già esistenti, il modello made in Verona ha il vantaggio di essere biocompatibile (non causa rigetto) e di funzionare anche senza alimentazione elettrica. Al progetto scaligero Telethon ha destinato circa 1 milione di euro, ma la nota fondazione ha particolare attenzione anche per tutte le altre malattie genetiche della vista, «per le quali a livello nazionale ha complessivamente finanziato 93 studi scientifici, di cui 14 in Veneto (6 in corso, 3 dei quali a Verona)», ha detto Alessia Daturi, referente del Filo diretto con i pazienti, disponibile su staff_filodiretto@telethon.it. «Per le malattie genetiche rare in generale» ha aggiunto, «a Verona Telethon ha supportato in tutto 57 progetti per un valore di circa 3,2 milioni di euro». Speranze arrivano anche dagli studi dell'Università di Modena per lo sviluppo di terapie neuro-protettive e dal Tigem di Napoli, impegnato nell'approccio con terapia genetica.

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La Repubblica del 23-03-2016

Una nuova frontiera per l'intervento di cataratta

PALERMO. Interventi per i quali si è adoperata, a seconda dell'indicazione chirurgica, la metodica più moderna ed adeguata di trapianto corneale: perforante o lamellare anteriore profondo (Dalk) o lamellare endoteliale (Dsaek).

Nel 2008 l'equipe di oculistica si ò arricchita della professionalità e dell'esperienza del dott. Leonardo Lupo, rinomato specialista della complessa chirurgia del segmento posteriore dell'occhio: il distacco di retina, la vitrectomia per le maculopatic e per la retinopatia diabetica, fino alle urgenze chirurgiche come i traumi oculari perforanti o le gravi infezioni postoperatorie (cndofìahnitc). Dal 2008 ad oggi, utilizzando le tecniche più moderne, come la vitrectomia mininvasiva 23 o 25 gauge, sono stati eseguiti dall'equipe di oculisti della clinica Candela oltre 1.200 interventi vitreoretinici.

Nel 2003 nasce il servizio di oculistica della casa di cura Candela, grazie all'intuito del presidente dottssa Barbara Cittadini, la quale propone di tornare a Palermo, al dott. Flavio Cucco, siciliano che si è specializzato ed ha lavorato per quindici anni nei migliori reparti oculistici del Veneto, maturando una grande esperienza, in particolare nella chirurgia del segmento anteriore e del trapianto di cornea.

I risultati sono stati fin da subito eccellenti, consentendo al reparto di diventare un punto di riferimento regionale per la chirurgia del trapianto di cornea. Dal 2009 ad oggi è infatti il centro che effettua il maggior numero di trapianti di cornea in Sicilia. Analizzando i dati del Centro regionale trapianti (CRT) si rileva che nel 2014 e nel 2015 il 50% dei trapianti di cornea effettuati in Sicilia sono stati fatti proprio nella clinica Candela.

La cataratta è una condizione oculare dovuta all'opacizzazione della lente che si trova all'interno dell'occhio (cristallino), collocata tra l'iride e il corpo vitreo. Esistono diversi tipi di cataratta, ma tutti sono dovuti a modificazioni nella composizione chimica del cristallino, che comportano una riduzione della sua trasparenza. Le cause di queste modificazioni possono essere molteplici: invecchiamento, traumi oculari, malattie oculari e sistemiche (come il diabete), difetti ereditari o congeniti.

La più comune è quella legata all'invecchiamento e in questo caso si parla di cataratta senile. Fra i sintomi che più comunemente vengono riferiti durante lo sviluppo della cataratta ci sono: visione offuscata o doppia, ipersensibilità alla luce (fotofobia) e abbagliamento, percezione dei colori meno vivida, necessità di cambi frequenti nella prescrizione degli occhiali. Inoltre, può accadere che i pazienti affetti da presbiopia siano in grado di vedere meglio da vicino rispetto al periodo precedente l'insorgenza della cataratta, a causa di una progressiva miopizzazione dell'occhio dovuta all'indurimento del nucleo del cristallino. La pupilla, che normalmente appare nera, può alla lunga apparire di un colore giallastro o addirittura bianca.

Quando la cataratta evolve a tal punto da interferire con il normale svolgimento delle attività quotidiane e lavorative è opportuno intervenire chirurgicamente. L'intervento di cataratta prevede la sostituzione del cristallino opacizzato con un cristallino artificiale perfettamente trasparente. Tale procedura è oggi eseguita mediante un intervento di tipo ambulatoriale minimamente invasivo, veloce e indolore. L'unico trattamento efficace nella cura della cataratta è rappresentato dall'estrazione chirurgica del cristallino opacizzato con l'invecchiamento e dalla sua sostituzione con una lente intraoculare di materiale sintetico. L'intervento classico di cataratta, che si basa sulla frammentazione del cristallino con ultrasuoni ed incisioni manuali, è l'intervento chirurgico numericamente più eseguito in Italia e nel mondo e fornisce ottimi risultati, oltre che un recupero visivo ottimale.

L'ultima evoluzione dell'intervento chirurgico della cataratta però, è il laser a femtosecondi o fcmtolaser.

Il laser a femtosecondi utilizza una luce infrarossa con impulsi della grandezza di pochi micron e di brevissima durata che può essere focalizzata a diverse profondità nell'occhio per tagliare i tessuti nel punto desiderato. Il fascio di luce laser, per la sua elevatissima velocità, produce bassa energia non arrecando danni all'interno dell'occhio. Questa nuova tecnica di chirurgia della cataratta può essere definita robotizzata perché è il laser guidato da un computer a realizzare le fasi più delicate dell'intervento, in modo automatizzato.

Il chirurgo gestisce e visualizza tutta la procedura in tempo reale su un monitor nel quale si proietta un'immagine della sezione dell'occhio da trattare. I vantaggi che derivano da questo tipo di intervento chirurgico sono notevoli: i tagli effettuati sulla cornea per poter poi rimuovere il cristallino, sono molto precisi e di piccole dimensioni e permettono di ridurre l'insorgenza di un astigmatismo corneale postoperatorio, garantendo anche rapidi tempi di recupero visivo e di qualità della visione. In Italia, tra i centri più accreditati per questo tipo di intervento, Trapianto di cornea Maculopatia trazionale Il laser a femtosecondi dal chirurgo, e come ultimo vantaggio si avrà una completa frammentazione del cristallino, che verrà ancora aspirato con il facoemulsificatore, ma con un utilizzo di una quantità di ultrasuoni notevolmente ridotta (quindi con minore danno per l'occhio). L'utilizzo del laser riduce buona parte delle manipolazioni durante l'intervento e, ridurre i passaggi chirurgici inevitabilmente riduce la possibilità di complicanze che ovviamente, anche se rare, sono possibili come in ogni procedura chirurgica. Una chirurgia della cataratta sempre più tecnologica merita l'utilizzo di un cristallino artificiale (Iol), come abbiamo già accennato, sempre più performante (lol premium).

Oggi i cristallini artificiali possono correggere non solo il difetto sferico di base, cioè miopia o ipennetria, ma l'associazione di questi con l'astigmatismo (Iol loriche) inoltre, potrebbe anche essere corretto in associazione con il difetto per vicino (presbiopia), con Iol multifocali eventualmente toriche.

Con l'utilizzo del laser a femtosecondi e di questi cristallini artificiali di ultima generazione - concludono - l'intervento di cataratta si sta sempre più spostando da una chirurgia riabilitativa ad una di tipo refrattiva (al fine di correggere per quanto possibile il difetto refrattivo del paziente). È chiaro che questa chirurgia così sofisticata non è per tutti i pazienti o per tutti gli occhi, e sarà solo l'esperienza del chimrgo oculista a consigliare al paziente la procedura più consona al suo caso. Infine l'oculistica della clinica Candela esegue interventi per la riduzione della miopia, ipermetropia ed astigmatismo. Mediante l'utilizzo dell'ormai conosciuto "Laser ad eccimeri", anche in questo caso, solo lo specialista mediante una visita approfondita, potrà proporre o sconsigliare questa metodica chirurgica».

La struttura siciliana inoltre, pone sempre molta attenzione alla chirurgia della cataratta che, essendo uno degli interventi, se non addirittura, l'intervento più eseguito nel mondo occidentale, ha una rilevanza sociale indiscutibile.

L'intervento di cataratta, come gli altri della branca oculistica, e forse più degli altri, necessita di una tecnologia molto sofisticata che va dai cristallini artificiali (monofocali-torici, multifocali e multifocali torici) ai facoemulsificatori per la rimozione della cataratta, ed oggi ai laser a femtosecondi.

La clinica Candela, sempre attenta a mantenere elevato ed aggiornato lo standard tecnologico, per quanto attiene la chirurgia della cataratta ha deciso di dotare il servizio di oculistica di un moderno laser a femtosecondi.

Il dott. Flavio Cucco ed il dott. Leonardo Lupo spiegano brevemente i vantaggi di un intervento di cataratta eseguito con un femtolaser. «Innanzitutto a differenza di quello che ancora oggi molti credono - spiegano - la cataratta non si è mai fatta con il laser ma con il facoemulsificatore, cioè un apparecchio che emettendo ultrasuoni, frammenta ed aspira il cristallino catarattoso. Il femtolaser è il primo laser utilizzato recentemente e con una sempre maggiore diffusione per la chirurgia della cataratta. Tale tecnica utilizza impulsi laser della durata al di sotto di un miliardesimo di secondo, che consentono di eseguire i tagli corneali chirurgici; di incidere la capsula che fa da involucro alla cataratta; di frammentare la parte centrale più dura del cristallino catarattoso. Tutto ciò con una precisione ed ima sicurezza operativa prima non immaginabile.

I tagli corneali - continuano Cucco e Lupo - saranno della estensione e profondità predefinita (quindi non più bisturi), l'apertura dell'involucro del cristallino (capsulorcssi) sarà perfettamente centrata, sferica e delle dimensioni desiderate spicca la casa di cura Candela di Palermo.

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Diario del Web del 24-03-2016

Cataratta: tutto quello che c'e' da sapere

La cataratta e tutto quello che si deve sapere in modo semplice e conciso. Cause, sintomi, cure e intervento, complicazioni, prevenzione, la cataratta secondaria e congenita.

Che cos'è la cataratta?

La cataratta è il processo di progressiva opacizzazione del cristallino, o perdita di trasparenza. Avviene una sorta di ossidazione.

Che cos'è il cristallino?

Il cristallino è una lente, o organo, che fa parte del bulbo oculare. È di forma biconvessa e si trova dietro l'iride. Quando in salute, è trasparente.

Perché si forma la cataratta, ovvero quali sono le cause?

La scienza medica attribuisce allo sviluppo della cataratta diversi fattori. Tra questi, un'influenza o predisposizione genetica. Tuttavia, recenti studi hanno dimostrato «come i fattori ambientali (tra cui la dieta) influenzino la cataratta più dei fattori genetici, i quali spiegano solo un terzo della variazione di opacità del cristallino». Altre influenze possono essere la familiarità, il vizio del fumo, l'alcol, i traumi oculari. E poi malattie come diabete, ipertiroidismo o ipotiroidismo, uveite, terapie farmacologiche... senza dimenticare l'età che vede le persone anziane più colpite e, come accennato, la dieta.

Quali sono i sintomi della cataratta?

La cataratta non esordisce d'improvviso, ma ha un andamento lento e progressivo. Spesso non ci si accorge di averla finché non si hanno serie difficoltà visive.

I sintomi più comuni sono

Vista offuscata

Vista doppia

Ipersensibilità alla luce o fotofobia

Aloni attorno a luci come quelle di lampadine, stelle ecc.

Difficoltà di lettura

Difficoltà nel distinguere i colori

Difficoltà di adattamento della vista al buio

Come si previene la cataratta?

Quando non sia dovuta a fattori inevitabili, la cataratta si può prevenire o comunque rallentarne il progresso. Anche una diagnosi tempestiva o precoce è fondamentale per intervenire per tempo e riuscire a evitare la degenerazione e l'intervento chirurgico.

Tra i vari modi per prevenire ci sono

Uno stile di vita corretto e sano

Evitare il vizio del fumo

Evitare il vizio dell'alcol

Tenere sotto controllo la glicemia nel sangue

Mangiare molta frutta e verdura ricche di vitamine antiossidanti come la C, la E.

Assumere adeguate quantità di luteina (un carotenoide che si trova nei cibi di colore arancione, giallo e verde) e glutatione (un tripeptide antiossidante che si trova in cibi come quelli di origine marina, nel latte, nelle frattaglie ma anche in frutta come arance, mango ecc.).

Come si cura la cataratta?

Al momento, la scienza medica non dispone di cure farmacologiche o simili per il trattamento della cataratta. Al massimo si può rallentare la progressione. Ma una volta che la cataratta sia arrivata a un certo stadio, l'unica soluzione è l'intervento chirurgico.

Che cos'è e come avviene l'intervento chirurgico per la cataratta?

Dai primi interventi chirurgici di cataratta sono stati fatti enormi progressi. Per questo motivo, oggi, il successo è quasi garantito - anche se il rischio zero non esiste. Attualmente si utilizzano gli ultrasuoni, per mezzo di una mini-sonda (del diametro di 0.8 mm) chiamata facoemulsificatore. Questo strumento, emettendo ultrasuoni ad altissima frequenza, polverizza le fibre del cristallino in modo che si possano aspirare del tutto, senza lasciare tracce. Attraverso una piccola apertura pari a 2,75 millimetri, si estrae la cataratta. Dopo di che, sempre attraverso questa apertura, verrà iniettata una lente artificiale morbida e piegata. Quando poi sia stata posizionata, la lente si apre a mo' di fiore per stabilizzarsi in loco in modo permanente. L'intervento non richiede punti di sutura e non rimangono cicatrici.

Cosa avviene dopo l'intervento di cataratta?

La benda che copre l'occhio che ha subìto l'intervento viene rimossa già dopo 24 ore. La persona può così vedere da subito.

Che cos'è la cataratta secondaria?

La cataratta secondaria è quella condizione che colpisce circa il 15 per cento di chi si è già sottoposto a intervento chirurgico per la cataratta primaria. In questo caso, tuttavia, non interessa il cristallino (che è già stato sostituito), ma la capsula su cui quest'ultimo è stato posizionato. Le cause di questo fenomeno non sono del tutto chiare, ma si pensa a una componente infiammatoria. Per curarla si utilizza il laser Yag, che taglia la capsula che si è opacizzata facendo ritirare la parte che impediva la visione.

Cos'è la cataratta congenita?

La cataratta congenita interessa meno dell'1 per cento della popolazione (da 1 a 6 casi su 10mila nascite). Come definisce il termine, colpisce i neonati, in particolare tra 0 e 12 mesi di vita. Allo stesso modo della cataratta primaria, si manifesta con un'opacizzazione del cristallino. In genere interessa soltanto un occhio, ma può anche colpire entrambi. Il medico può accorgersi di questa condizione osservando l'occhio del bambino, che risulta opaco. Oppure valutando la presenza di strabismo. Come per gli adulti, spesso l'unica soluzione è l'intervento chirurgico.

Luigi Mondo

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Il Post.it del 10-03-2016

Due grandi progressi nella cura degli occhi

Sono stati definiti "da fantascienza": uno per la cataratta e l'altro per i trapianti di cornea senza rigetto, grazie alle cellule staminali.

Due ricerche pubblicate sull'ultimo numero della rivista scientifica Nature, tra le più importanti al mondo, illustrano i progressi molto promettenti ottenuti nell'utilizzo di cellule staminali per risolvere problemi alla vista come la cataratta e per migliorare la tecnica dei trapianti di cornea. I risultati sono stati definiti da "fantascienza" da alcuni esperti per il modo in cui sono stati ottenuti, e dimostrano ancora una volta le enormi potenzialità offerte dalle staminali: cellule non ancora specializzate che possono assumere funzioni molto diverse durante la loro crescita. Entrambe le ricerche hanno utilizzato cellule staminali su cui si interviene geneticamente per indurre la loro conversione, pratica considerata la nuova frontiera della medicina rigenerativa (quella per ripristinare tessuti e organi danneggiati).

Occhio umano.

Qui è dove si danno ripetizioni di anatomia sull'occhio umano: se siete già preparati potete passare oltre. L'occhio è avvolto da una sfera incompleta e opaca che si chiama sclera: nella parte anteriore centrale si interrompe e lascia spazio a una seconda porzione sferica, molto più piccola, che si chiama cornea e che lavora come una lente insieme al cristallino - che si trova invece dietro la pupilla - per mettere a fuoco ciò che vediamo. Tra la cornea e la pupilla c'è l'umor acqueo, un liquido che dà volume a parte del bulbo oculare e che contribuisce alla corretta messa a fuoco delle immagini. La luce, quindi ciò che vediamo, attraversa la cornea, l'umor acqueo e infine il cristallino, proseguendo poi il suo viaggio nella parte posteriore dell'occhio fino a proiettarsi sulla retina, l'intricatissima membrana ricoperta di cellule recettoriali (coni e bastoncelli) che trasformano l'energia luminosa in segnali elettrici, che viaggeranno poi attraverso il nervo ottico fino al cervello dove saranno interpretati.

Cristallino e cornea sono dunque fondamentali per vedere le cose, riconoscerne bene i contorni e averle sempre a fuoco. Sfortunatamente, in alcuni casi queste due lenti naturali non funzionano correttamente, causando problemi alla vista. Una brutta ferita all'occhio per esempio può graffiare la cornea o ci possono essere malattie che ne causano un'infezione cronica, rendendo difficoltosa la visione. Il cristallino tende invece a opacizzarsi con la vecchiaia o per malattie di altro tipo anche quando si è giovani, causando la cataratta e seri problemi alla visione. Ci sono farmaci per ridurre il peggioramento della cataratta, ma in molti casi è necessario un piccolo intervento che consiste nella frantumazione del cristallino e nella sua sostituzione con una nuova lente artificiale che riporta alla corretta visione. Per la cornea le cose sono più complicate perché è necessario un trapianto da un donatore deceduto, e ci sono quindi possibilità di rigetto.

Cornea e staminali.

Lo studio sulle staminali e la cataratta è stato pubblicato da Kohji Nishida e il suo gruppo di lavoro presso la Scuola di Medicina dell'Università di Osaka (Giappone). I ricercatori hanno coltivato in laboratorio alcune cellule staminali pluripotenti indotte (iPS) umane per produrre diversi tessuti dell'occhio umano. In un secondo momento hanno isolato le cellule che formano la cornea, facendole ulteriormente moltiplicare in un nuovo recipiente per la coltura cellulare. In questo modo sono stati ottenuti degli strati di tessuto corneale, adatti per essere trapiantati su alcuni conigli con cornee danneggiate. Le cellule hanno attecchito e hanno ripristinato la funzionalità della cornea, dando quindi risultati molto promettenti, seppure preliminari e su animali.

In passato altri centri di ricerca avevano riprodotto tessuti della cornea utilizzando staminali, ma Kohji Nishida e colleghi sono riusciti a farlo per la prima volta gestendo la coltura di più tipi di cellule dell'occhio. Saranno necessari ancora anni prima che si possa utilizzare questa tecnica come trattamento negli esseri umani con problemi alla cornea, ma una soluzione di questo tipo consentirebbe di eliminare il problema del rigetto e al tempo stesso di ridurre i tempi di attesa per i trapianti, considerato che finora l'unica alternativa è attendere che muoia un donatore.

Curare la cataratta con le staminali.

La ricerca è stata realizzata da Khang Zhang dell'Università della California, San Diego (Stati Uniti), in collaborazione con Yizhi Liu dell'Università Sun Yat-sen del Canton (Cina). In questo caso l'intervento non prevede che siano coltivate cellule staminali in laboratorio o che siano effettuati trapianti, ma deriva dalle osservazioni su uno degli effetti collaterali tipici dell'intervento per sostituire il cristallino: accade talvolta che, nei mesi dopo l'intervento, intorno alla lente artificiale crescano nuove cellule che finiscono per renderla meno trasparente complicando di nuovo la visione. I due ricercatori si sono chiesti se allora non fosse possibile lasciare all'organismo il compito di ricostruire interamente il cristallino, senza inserirne uno artificiale.

Le prime prove e osservazioni sono state eseguite su conigli, macachi e altri animali e su alcuni loro tipi di cellule staminali; in seguito la tecnica è stata sperimentata su 12 neonati con problemi di cataratta dalla nascita. Di solito per pazienti così giovani si procede con una incisione di 6 millimetri nella capsula che contiene il cristallino, in modo da aprirsi la strada per frantumare la lente naturale difettosa e rimpiazzarla con una artificiale. Considerato che questo sistema causa la distruzione di quantità importanti di staminali nell'area, i ricercatori hanno provato a fare un'incisione molto più piccola di appena 1,5 millimetri, sufficiente per rimuovere il cristallino e al tempo stesso tale da permettere alle staminali di colmare il vuoto creando un nuovo cristallino. La nuova lente naturale si è formata senza parti opache e soprattutto senza portare a complicazioni tipiche degli interventi di cataratta sui neonati.

La prima operazione di questo tipo su un neonato fu svolta due anni fa e il bambino, ora cresciuto, continua a vederci bene e il suo cristallino dovrebbe continuare lentamente a crescere, insieme allo sviluppo del paziente. I ricercatori ammettono comunque di essere ancora all'inizio della sperimentazione, anche perché questo sistema per ora non si rivela sempre efficace nel caso di bambini con difetti congeniti, che quindi portano le loro staminali a ricreare un cristallino con gli stessi difetti di quello precedente. Il sistema potrebbe inoltre non funzionare tra gli anziani, la parte di popolazione più interessata dalla cataratta, perché i tempi di rigenerazione cellulare in una persona anziana sono molto più lunghi.

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Il Corriere della Sera del 06-03-2016

Il sito della settimana: Consigli e diritti per i difetti della vista

Un punto di riferimento online per la salute degli occhi è il sito dell'Agenzia internazionale per la prevenzione della cecità www.iapb.it. Cliccando su «Polo nazionale per la riabilitazione visiva» si accede all'area «Ipovisione e cecità», dove si trovano informazioni sulle diverse disabilità visive, l'iter da seguire per chiedere il riconoscimento dell'invalidità e i benefici di cui si può usufruire. La sezione «La vista» spiega i principali difetti e disturbi della vista, le malattie oculari - dalla congiuntivite al glaucoma, alla cataratta, fornisce consigli utili su quali esami diagnostici eseguire e informa sulle nuove frontiere terapeutiche, dalla laserterapia all'occhio bionico. Nella sezione «Centri di Cura e Riabilitazione» sono disponibili gli indirizzi delle strutture presenti nelle diverse Regioni italiane.

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Superando.it del 02-03-2016

Come usano le tecnologie le persone con disabilità visiva?

È noto che, a partire dagli Anni 2000, la tecnologia ha assunto un ruolo di primaria importanza per l'autonomia delle persone con disabilità in diversi àmbiti, quali lo studio, l'informazione, la mobilità, il lavoro e la comunicazione, sia tra di loro che con il resto della società. Se prima risultava un aspetto indubbiamente importante, ma non "obbligatorio", oggi giorno dispositivi di ogni genere invadono le nostre case e per non restare esclusi dalla società, siamo costretti a un continuo aggiornamento di dispositivi, nuovi sistemi operativi e applicazioni, cosa non sempre facile né realmente vantaggiosa.

Un gruppo come quello di NvApple, composto da esperti di tecnologie per persone con disabilità visiva, si occupa da sempre di presentare ed effettuare formazione sui prodotti Apple, ma non è certo possibile ignorare tutti gli altri dispositivi esistenti sul mercato.

Per questo lo stesso NvApple ha lanciato un sondaggio in Italia, denominato Vedo/Non vedo, riguardante le modalità di utilizzo di personal computer e telefoni cellulari o comunque dispositivi mobili da parte delle persone non vedenti e ipovedenti. Comprendere infatti il livello di diffusione sul territorio e stilare una statistica sulle abitudini e sugli strumenti utilizzati da chi non vede è molto importante, in quanto permette di avere un quadro generale, naturalmente non completo, di come non vedenti e ipovedenti si approccino alle nuove tecnologie.

Qui di seguito, dunque, riportiamo un'analisi dei risultati di tale sondaggio, con la premessa che si è dovuta scartare qualche risposta, in quanto un numero non proprio esiguo di utenti ha inserito voci piuttosto improbabili (ad esempio utilizzare come screen reader ["lettore di schermo", N.d.R.] primario Voiceover per Mac, con Windows come sistema operativo principale. Questo genere di risposte sono state considerate "nulle").

Al sondaggio hanno partecipato 329 persone, con una maggioranza di non vedenti (71% degli utenti che ha risposto al questionario). Si è riscontrata una notevole adesione da parte di utenti residenti nelle Regioni del Nord Italia (Lombardia, Piemonte e Veneto), più una piccola percentuale proveniente dal Canton Ticino (Svizzera).

Ma come sono venuti a conoscenza del sondaggio gli utenti? Il 32% è arrivato da Associazioni come l'UICI (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti) e l'ADV (Associazione Disabili Visivi), coinvolte nella diffusione tra i loro soci, seguite dalle liste di discussione e dallo stesso sito NvApple, rispettivamente al 23% e 19%.

Le domande relative all'ambiente desktop (computer fissi o da tavolo) hanno visto la vittoria schiacciante di Microsoft: sommando infatti tutte le versioni dei sistemi operativi Windows, si è arrivati addirittura al 73%, mentre il sistema Mac con OSX si è fermato al 20%.

Per quanto poi riguarda i prodotti Microsoft, domina Windows 7 al 40%, seguito da Windows Xp, attestatosi al 14% delle preferenze.

Più frammentata la situazione dei sistemi operativi secondari. Il 45% degli utenti, infatti, afferma di non usare un sistema operativo alternativo, il che conferma che quando un utente trova una piattaforma soddisfacente, non sente la necessità di cambiarla.

La diffusione dei MAC come sistemi secondari si ferma al 13%, Windows 7 ha ottenuto il 19% e XP il 16%. In questo caso 9 persone hanno compilato risultati impossibili e pertanto nulli.

Qual è risultata essere, invece, la diffusione maggiore tra gli screen reader? Jaws for Windows ha ottenuto il 46% delle preferenze, seguito da Voiceover per Mac al 19% e da NVDA al 16%. Prodotti come Cobra, Window-Eyes o altri software hanno ottenuto percentuali intorno all'1%.

Leggermente diverso il quadro relativo agli screen reader secondari, considerando che un buon 37% non ne fa uso, che il 28% utilizza NVDA, seguito da Jaws al 21% e da Voiceover per Mac al 12%.

C'è però una lista di altri dati poco omogenei, di cui il 2% scartato per valori incompatibili.

Due ulteriori importanti risultati riguardano lo scarso utilizzo del display Braille come output per lo screen reader: infatti, il 65% degli utenti ha affermato di non utilizzarlo, o alcuni di utilizzarlo solo in poche circostanze, preferendo l'output audio della sintesi vocale per la maggior parte delle funzionalità del PC.

Circa il 60 % delle persone che ha risposto ha dichiarato poi di usare il PC per svago, un po' meno per lavoro (21%) e ancor meno per studio (solo l'11%). Naturalmente qualcuno lo utilizza anche per tutte e tre le circostanze, ma va detto che l'età media di chi ha compilato il sondaggio supera i 40 anni, per cui questa risposta è comprensibile.

E passiamo all'utilizzo dei sistemi in ambiente mobile. Qui i vecchi Nokia si sono assestati al 12%, ccosì come gli Android (12%), con gli iPhone o comunque gli apparecchi targati Apple al 73%.

Si è rilevato che anche persone abbastanza avanti negli anni non hanno riserve ad utilizzare gli iPhone, segno che l'accessibilità di questi dispositivi riesce ad arrivare a diversi range di età.

Il 65% delle persone non usa un secondo telefono, il restante 35% si suddivide in Nokia (19%) dispositivi IOS (9%) e Android (8%).

Con smartphone e tablet, il display Braille è (direi quasi comprensibilmente) assente, in quanto usare una riga braille col telefono fa perdere il concetto di portabilità. Pertanto non sorprende leggere che l'88% non si avvale di tecnologia Braille.

In conclusione, dal quadro seppur parziale del modo in cui le persone prive di vista si avvalgono della tecnologia, emerge una spaccatura netta tra chi non vuole abbandonare le vecchie tecnologie, come Windows XP e dispositivi mobili con sistema operativo Symbian (di proprietà Nokia), e chi invece ha avvicinato il "nuovo mondo" touchscreen.

Del resto i tempi nell'evoluzione delle tecnologie per la disabilità sono piuttosto lenti e non sempre i nuovi prodotti rispettano l'accessibilità necessaria a chi utilizza tecnologie assistive. Ben si può comprendere, dunque, perché si faccia fatica a lasciare "il certo per l'incerto".

La speranza dello staff di NvApple - che ringrazia tutti gli utenti e le Associazioni per il sostegno fornito nella diffusione dell'iniziativa - è quello di aumentare nelle prossime edizioni la partecipazione al sondaggio, impegnandosi fin d'ora a migliorarlo, rendendolo più mirato e più semplice da compilare.

di Stefania Leone,

Consigliera nazionale dell'ADV (Associazione Disabili Visivi, aderente alla FISH-Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap), funzionario di AlmavivA, leader italiano nelle tecnologie dell'informazione. Il presente approfondimento è il riadattamento, realizzato per gentile concessione, di due testi già apparsi nella testata «Blind.tech».

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Avvenire del 06-03-2016

Non ci vedo e LEGGO l'e-Book

Anna Rita De Bonis, 34 anni, fa la centralinista a Fondi, in provincia di Latina, ed è una lettrice appassionata, famelica, fin da piccola: «Appena ho imparato a leggere in Braille, a sei anni, già divoravo qualsiasi libro. I miei genitori dovevano andare continuamente alla posta a ritirare e spedire i libri che mi venivano dati in prestito dalla biblioteca per i ciechi Regina Margherita di Monza». Che resta un'autentica istituzione per i non vedenti e gli ipovedenti: nata nel 1928, annovera un patrimonio librario di oltre 70mila opere in Braille, formati digitali o a stampa ingrandita, fornendo ogni anno 11mila testi scolastici agli studenti con disabilità visive, grazie alla collaborazione con gli editori. Oggi, ai romanzi stampati in Braille, Anna Rita preferisce gli e-book: «Posso avere un'intera biblioteca senza occupare spazio, portarla sempre con me e leggere ovunque mi trovi. Non solo, l'e-book posso leggerlo dallo smartphone o dal tablet, utilizzando un display Braille». In un mese ne divora anche cinque, oltre uno alla settimana, «ma dipende dai miei impegni. Appena posso, leggo». Grazie anche alle nuove tecnologie, che sicuramente hanno facilitato e incentivato la lettura, diversificando i libri accessibili a disposizione: infatti «in passato bisognava attenersi a ciò che aveva in catalogo la biblioteca di Monza. Ora, invece, si può acquistare qualsiasi testo in formato digitale e quindi leggerlo».

Gli editori si sono accorti che la platea dei lettori ciechi e ipovedenti è assetata di nuovi titoli. E hanno affinato la sensibilità nell'immettere sul mercato prodotti accessibili. Complice il lavoro a tappeto compiuto dalla Fondazione Lia (Libri italiani accessibili), costituita formalmente poco meno di due anni fa dall'Associazione italiana editori per promuovere l'accessibilità ai prodotti editoriali. I numeri parlano chiaro: al novembre scorso erano stati pubblicati nel nostro Paese oltre 12mila titoli di libri accessibili di 66 case editrici e marchi editoriali (che rappresentano circa l'80% del mercato di settore in Italia), mentre nel giugno 2013 i titoli erano solo 3mila e le case editrici 44. In neppure tre anni i titoli resi accessibili sono quadruplicati, mentre la platea degli editori coinvolti è aumentata del 50%. Con il plauso dell'Unione italiana ciechi e ipovedenti (Uici) - partner dell'iniziativa fin dal suo avvio - attraverso il presidente Mario Barbuto, che ritiene Lia «un modello interessante perché accompagna la filiera del mercato editoriale verso la cultura dell'accessibilità».

Iperborea, specializzata in narrativa nordeuropea, è stata la prima casa editrice che ha scelto di aderire a Lia per volontà dell'editore Pietro Biancardi, convinto «dell'importanza di produrre libri accessibili » e digitalizzare in quest'ottica quelli già usciti. «Abbiamo cominciato nell'ottobre 2012 e ora quasi il 60% del nostro catalogo è disponibile in formato e-book», riassume Anna Basile, responsabile del digital publishing di I- perborea, che precisa: «I primi titoli del 2016 sono usciti tutti con il bollino Lia, il logo che contraddistingue gli e-book accessibili. Fino al 2015 quasi il 70% delle novità ha ottenuto la certificazione Lia, ma il nostro obiettivo è garantire l'accessibilità a tutte le novità». Inoltre «il progetto avrà anche maggiore visibilità: sul catalogo 2016 tutte le novità accessibili saranno contrassegnate dal bollino Lia». Difficile censire quanti, fra tutti i lettori di e-book, siano ciechi o ipovedenti, specifica Anna: «Tuttavia le vendite di libri elettronici editi da Iperborea - circa il 10% del totale del fatturato - sono aumentate del 20% nel 2014 rispetto all'anno precedente e del 15% nel 2015. Inoltre con la Fondazione Lia abbiamo selezionato una decina di nostri romanzi e, grazie a un accordo siglato con Aie e Uici, abbiamo fornito la traduzione in Braille cartaceo alla biblioteca di Monza. Da giugno i volumi saranno disponibili in prestito », conclude. Chiude l'elenco dei 66 editori che hanno aderito alla Lia, per il momento, De Agostini Libri. «Pubblichiamo ogni anno circa 150 e-book, con un andamento crescente anno dopo anno», riassume Karen Nahum, digital director della casa editrice. «Sfruttando la potenzialità dei nostri marchi e il nostro ricco e diversificato catalogo editoriale, abbiamo iniziato a collaborare con la Fondazione Lia a fine 2015, per ampliare la disponibilità sul mercato digitale di titoli accessibili: tutte le novità in uscita verranno lavorate per garantire i requisiti di accessibilità», aggiunge Nahum. E ricorda che lo scorso 30 novembre, a Milano, De Agostini Li- bri ha collaborato con Lia «per organizzare un reading al buio e diffondere tra gli alunni i temi della disabilità visiva». Antonino Cotroneo, trentenne calabrese trapiantato a Milano, ha partecipato al reading come esperto di lettura accessibile. Ipovedente, è diplomato in pianoforte al Conservatorio, insegna musica nelle scuole, studia Ingegneria informatica al Politecnico. Ed è un lettore compulsivo: «Da un po' di anni ho il vizio di leggere due o tre saggi al mese, contemporaneamente. Alcune applicazioni su smartphone e tablet permettono di ingrandire i caratteri, cambiare il contrasto dello sfondo oppure di leggere con la sintesi vocale. Si può anche collegare la barra Braille con il bluetooth. Non c'è paragone con il passato, quando dipendevo da un ingombrante video-ingranditore». Resta ancora molto da fare «dal punto di vista pratico e operativo», osserva Cristina Mussinelli, segretario generale della Fondazione Lia. Intanto «puntiamo a garantire una tipologia di offerta analoga a quella disponibile per gli altri lettori, potendo consultare cataloghi convertiti in e-book. Possono consultare quello su libriitalianiaccessibili. it, che ogni mese si arricchisce con oltre 400 novità digitali in formato ePub». Ma non basta che un e-book sia accessibile: «Il lettore non vedente può essere in difficoltà? a causa del software di lettura o del dispositivo e-reader, o non riesce ad acquistare il libro perché non è accessibile la piattaforma di vendita o il sistema di pagamento online».

di Laura Badaracchi

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Tiscali news del 12-03-2016

Arriva Aipoly, App con intelligenza artificiale per non vedenti

ROMA. Una App che permette ai non vedenti di "vedere" grazie all'intelligenza artificiale. Si chiama Aipoly e consente di esplorare il mondo in maniera diversa, attraverso una tecnologia che, grazie alle telecamere degli smartphone, comunica ai non vedenti ciò che stanno inquadrando con una voce guida. A realizzarla sono stati l'imprenditore Alberto Rizzoli di 22 anni e co-fondatore di Aipoly, Marita Cheng (26 anni) e Simon Edwardsson (27 anni), tre giovanissimi fondatori che alla Singularity University, al parco di ricerca della Nasa in California, che hanno messo a punto questa rivoluzionaria app. "Il non vedente -spiegano- può prendere il cellulare in mano e con la telecamera inquadrare tutto quello che ha davanti: bottiglia verde di acqua, piuttosto che mela rossa. Il cellulare scandirà in vivavoce tutto quello che la telecamera inquadra permettendo di sapere perfettamente quello che si ha di fronte". I tre ragazzi hanno costruito un prototipo in pochi giorni, inserendo il programma in uno smartphone, ed una volta scattata una foto, dopo qualche secondo di attesa, hanno ricevuto una risposta dal programma: "bottiglia d'acqua", il primo oggetto identificato da Aipoly. "Ci siamo resi conto - spiega Alberto Rizzoli - che i recenti sviluppi della tecnologia dei computer potevano aiutare anche a creare, grazie ai progressi dell'intelligenza artificiale, un'applicazione che potesse aiutare i non vedenti a "leggere" gli oggetti". "Nonostante i tanti progressi terapeutici - aggiunge Mario Stirpe, presidente della Irccs-Fondazione 'G.B.' Bietti per lo Studio e la Ricerca in Oftalmologia Onlus- purtroppo non è stato vinto il rischio di cecità che colpisce un numero di persone che varia a seconda dei diversi paesi". Aipoly individua 1000 oggetti e 900 colori in tempo reale. Utilizzando una rete neurale istruita su un dataset di 10 milioni di immagini collezionate da Teradeep, Aipoly sviluppa "Aipoly Vision" un'applicazione per smartphone che permette di identificare circa 1000 oggetti diversi e 900 colori in tempo reale, come se la telecamera parlasse e avesse una mente propria. Aipoly è stata rilasciata a Natale 2015 e arrivata nell'App Store il 5 gennaio, proprio il giorno di inizio del Ces 2016, l'expo di tecnologia più grande al mondo, ed ora è stata presentata anche in Italia.

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Agenzia ANSA del 09-03-2016

Mobilità per tutti, dispositivo Toyota aiuta i non vedenti

ROMA. Non solo auto, il Gruppo Toyota è impegnato anche su altri fronti con la sua tecnologia, come quello di garantire a tutti la mobilità, anche alle persone non vedenti. Questo è il motto che il presidente Akio Toyoda ha scelto quando ha fondato il Toyota Research Institute e ora i suoi ingegneri hanno mostrato al mondo il Project Blaid, cioè un dispositivo indossabile che vuole assistere le persone non vedenti aiutandole a percepire la realtà che le circonda. "La mobilità del futuro andrà oltre le automobili - ha dichiarato Simon Nagata, Presidente Esecutivo di Toyota Motor North America - vogliamo dare a tutti la libertà di muoversi, indipendentemente dalla circostanza, dal luogo o dalle capacità". Si tratta a tutti gli effetti di un dispositivo 'wearable', fa parte del progetto 'The Toyota Effect' e, in quanto prototipo, tra poco inizierà una fase di test in cui gli sviluppatori daranno istruzioni al dispositivo per riconoscere la realtà circostante. Nella pratica si tratta di una specie di collana super tecnologica che è farcita di piccole telecamere che sorvegliano l'ambiente circostante e forniscono informazioni relative a scale, accessi o ascensori, segnalando anche luoghi specifici come le toilette. Gli avvisi vengono inviati con un sistema di vibrazioni e di piccoli altoparlanti.

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Superando.it del 25-03-2016

Enti Pubblici e accessibilità digitale: chi fa le cose per bene?

Sarà ora più facile saperlo, grazie all'introduzione di alcune recenti novità - e in particolare di un'applicazione che renderà più semplice pubblicare gli Obiettivi di accessibilità - frutto anche del lavoro di analisi e ricerca svolto da uno specifico sottogruppo dell'Osservatorio Nazionale sulla Condizione delle Persone con Disabilità, l'organismo che monitora e promuove i princìpi della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità.

Nei giorni scorsi l'AgID (Agenzia per l'Italia Digitale) ha reso disponibile sul proprio sito web una nuova applicazione che consentirà agli Enti della Pubblica Amministrazione di redigere e pubblicare più agevolmente gli Obiettivi di accessibilità, in scadenza il 31 marzo di ogni anno.

Tale applicazione, infatti, semplifica notevolmente la precedente modalità, guidando l'Ente coinvolto nella compilazione di un modulo già preimpostato con le possibili voci da selezionare, e successivamente con la produzione automatica di un file in formato .pdf accessibile, che l'Amministrazione compilatrice dovrà semplicemente pubblicare sul proprio sito web.

Ma quanti sono gli Enti Pubblici tenuti a tale pubblicazione? Il loro numero è noto grazie all'Indice IPA, il codice per la fatturazione elettronica: sono poco meno di 23.000, di cui circa 8.100 Istituti Scolastici e 9.100 Amministrazioni Comunali.

Ricordiamo inoltre che la pubblicazione dei citati Obiettivi di accessibilità è la novità principale della Circolare n.1/16 dell'AgID, che ha aggiornato e attualizzato la precedente Circolare 61/13.

Questa nuova modalità sostituisce il precedente Modello B (sono comunque fatti salvi gli Obiettivi di accessibilità 2016 già pubblicati nella precedente modalità), e sarà uno strumento ulteriore per il monitoraggio dello stato di accessibilità digitale della Pubblica Amministrazione. Il tutto, va inoltre sottolineato, è stato reso possibile anche grazie al lavoro di analisi e ricerca condotto nell'estate dello scorso anno dallo specifico sottogruppo dell'Osservatorio Nazionale sulla Condizione delle Persone con Disabilità (l'organismo previsto dalla Legge 18/09 di ratifica della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, della quale tutela, monitora e promuove i princìpi), cui partecipa anche chi scrive, sia come rappresentante dell'ADV, l'Associazione Disabili Visivi aderente alla FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap), sia di AlmavivA, leader italiano nelle tecnologie dell'informazione.

Sarà dunque finalmente possibile, in breve tempo, sapere chi fa le cose per bene!

di Stefania Leone,

Consigliera nazionale dell'ADV (Associazione Disabili Visivi), funzionario di AlmavivA, leader italiano nelle tecnologie dell'informazione.

Per ulteriori approfondimenti, suggeriamo di accedere al sito dell'AgID (Agenzia per l'Italia Digitale).

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Redattore Sociale del 10-03-2016

Bendati in giro per la città, accompagnati da non vedenti: il "gioco dei sensi"

Rinunciare al senso della vista e di godere degli altri sensi: il gioco delle associazioni nato con l'intento di sensibilizzare sulla disabilità visiva, questa mattina per le strade di Firenze.

FIRENZE. Venti persone hanno camminato bendate in giro per Firenze, accompagnate da assistenti non vedenti attraverso strade e marciapiedi. E' il 'Gioco dei sensi e degli affetti' organizzata da Faip I Codibugnoli Onlus insieme all'Unione Italiana Ciechi per sensibilizzare ai temi della disabilità visiva.

In una prima fase il "gioco" ha proposto di rinunciare per qualche minuto al senso della vista e di godere degli altri sensi facendo esperienza delle risorse personali, non sempre sfruttate appieno, che ci permettono comunque di "muoverci" nel mondo con buona efficacia. In una seconda fase è stata proposta un'esperienza di movimento in cui i partecipanti bendati sono stati guidati da un non vedente, lungo un breve percorso.

Le finalità di questo "gioco" sono state quella di prestare maggiore attenzione consapevole ad alcuni dei nostri sensi quali tatto, olfatto e udito e sperimentare emozioni positive attraverso la relazione di collaborazione e fiducia che si instaura tra i compagni di questo breve viaggio. Per informazioni su questa o altre attività promosse dall'associazione scrivere a faipicodibugnoli@gmail.com.

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Superando.it del 01-03-2016

Quella fiaba in braille, presentata a Reggio Emilia

REGGIO EMILIA. «Non un semplice libro, ma una storia inclusiva accessibile anche alle persone non vedenti e ipovedenti. Il racconto, infatti, presenta una doppia scrittura: sulle pagine a destra è stampato il classico testo, mentre sulle pagine a sinistra, sopra le illustrazioni di Maddalena Olivi, è riportato il testo a rilievo in braille, per permettere anche ai bambini con difficoltà visive di sognare con la fantasia»: così Alberto Sabatini dell'UICI di Reggio Emilia (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti), aveva parlato, su queste stesse pagine, della fiaba Ta taràba rabatà, terzo e ultimo racconto di una trilogia dedicata al Natale, pubblicata da Rossocardinalelibri.

E come avevamo anticipato, Ta taràba rabatà è stata presentata il 21 febbraio scorso, presso la Sezione Ragazzi della Biblioteca Panizzi di Reggio Emilia, in occasione della Giornata Nazionale del Braille, durante un incontro, promosso dall'UICI, che è stato anche l'occasione per ricordare l'importanza del sistema di lettura e scrittura Braille.

A presentare la fiaba è stata l'autrice Emanuela La Morgia Montagni, con la collaborazione di Chiara Tirelli, presidente dell'UICI di Reggio Emilia, di fronte a un uditorio fatto di persone con disabilità visiva oppure bendate. Ha partecipato anche Emanuela Caselli, presidente del Consiglio Comunale di Reggio Emilia. (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: uicre@uiciechi.it.

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La Repubblica del 06-03-2016

Indagine sui non vedenti. L'impegno oltre le barriere

Un fotografo cieco è un ossimoro vivente, è stato detto di Evugen Bavcar, celebre fotografo non vedente ; coinvolgere le persone non vedenti nel mondo dell'arte visiva è il filo conduttore del libro di Sonia Pennino, "Arte mai vista". La Pennino sceglie di narrare con le immagini le attività svolte da alcune persone non vedenti, alle quali l'autrice ha chiesto di raccontare la propria esperienza. Può apparire un controsenso fotografare chi non vede, ma è una maniera inequivocabile per scoprire realtà quotidiane di creatività e coraggio: Emanuele Brancati, insegnante di materie giuridiche, Giusto Carini che costruisce modellini di legno, Salvatore Gresti con le sue composizioni artistiche, Maria Mutolo col suo pianoforte, Gaetano Ribaudo con le sue sculture superano così le barriere fisiche.

"ARTE MAI VISTA"

di Sonia Pennino

edizioni Kalòs - 80 pagine (12 €)

di Paola Nicita

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Giornale UICI del 02-03-2016

Finalmente si accordano i suoni

di Antonio Quatraro

L'Univoc di Bologna, con il convegno "La tecnologia informatica al servizio dei non vedenti per la produzione di spartiti musicali"! (Pisa, 1 e 2 marzo), ha dato un impulso decisivo a quello che io stesso, nel corso del dibattito, ho definito "Il Rinascimento" degli studi musicali in Italia e nel mondo.

Il convegno, organizzato nella sede prestigiosa del Cnr, al quale ha portato il suo saluto anche Andrea Bocelli, rappresenta indubbiamente una svolta storica, non tanto per la novità e la varietà delle soluzioni illustrate, di per sé rilevanti; non tanto per la miriade di ricerche, prototipi, idee di progetto, e per la passione che ancora fiorisce rigogliosa presso le principali istituzioni specializzate d'Europa, come pure presso singoli programmatori sparsi per il mondo.

Il convegno di Pisa segna una svolta storica perché, dopo anni di incubazione, finalmente tutti i relatori, dal Prof. Gotoh (Università di Yokohama), ai rappresentanti della biblioteca musicale per ciechi di Zurigo, Lipsia, Amsterdam, della nostra Biblioteca di Monza), hanno preso chiara coscienza che nessuno può vincere da solo la scommessa: rilanciare gli studi musicali.

Si è capito che la soluzione si trova solo camminando fianco a fianco, anzi "di concerto", per restare in tema.

E camminare insieme significa guardare e riguardare, tener conto anche del passo degli altri compagni di strada; significa considerare il lavoro degli altri prima di tutto come una risorsa, da cui si può anche imparare.

Anche nell'era della globalità, della corsa continua, la musica ha vinto ancora una volta.

La musica, che per sua essenza, è coralità di voci e di strumenti.

Il convegno di Pisa ha posto le basi per una nuova armonia, fra persone e fra Istituzioni, guidata dalle esigenze degli utenti; e armonia appunto è il risultato di tante voci, tanti strumenti, ciascuno dei quali segue un proprio disegno, una propria linea, mentre è appunto il risultato finale che fa la differenza.

Nel mio indirizzo di saluto, in rappresentanza della Presidenza Nazionale, ho sottolineato l'importanza di lavorare insieme, e non ho potuto trattenermi dal promettere di reperire le risorse possibili per sostenere il lavoro comune; qui la posta in gioco è restituire la musica ai ciechi, utilizzando le risorse tecnologiche disponibili oggi e nel prossimo futuro.

Sono sicuro che troveremo dei buoni compagni di avventura, nel volontariato, e l'UNIVOC di Bologna, e il lavoro di Paolo Razzuoli, l'anima del convegno, ma anche, al di fuori della nostra organizzazione: presso le Istituzioni, gli istituti di credito, fra gli amici dell'Unione.

Non sarà un compito facile, ma le premesse sono lusinghiere.

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Redattore Sociale del 24-03-2016

Rio 2016: presentata ciclopedalata Roma-Olimpia-Atene

ROMA. "La bici nella mia vita è sempre presente e sempre bella, fino ad adesso non mi ha dato mai un dispiacere". Quasi una dichiarazione d'amore per le due ruote a pedali, quella di Cinzia Coluzzi, insegnante, atleta, non vedente che si unirà alla "ciclopedalata" Roma-Olimpia-Atene, al via il prossimo 16 aprile e presentata oggi alla stampa nella cornice dello Stadio Pietro Mennea. Tra i 32 cicloturisti che aderiscono all'iniziativa, età media 64 anni, ci sono 4 non vedenti, che pedaleranno in tandem. Il viaggio in bicicletta partirà da Roma e, percorrendo prevalentemente la Via Appia Antica, arriverà fino al porto di Bari, dove i 32 si imbarcheranno alla volta della Grecia. Il 21 aprile a Olimpia, i partecipanti alla pedalata si uniranno alla cerimonia di accensione della fiaccola olimpica per poi ritrovarsi, due giorni dopo, allo stadio Panatenaico nella capitale greca. Alle 8 tappe, che copriranno una distanza di circa 1200 km, si unirà anche Annunziato Pellegrini, "nostro capitano, ragazzo di 81 anni" come lo definisce Andrea Perugini, presidente di "Pedalando nella storia", associazione organizzatrice dell'evento, a cui ha collaborato anche ACSI (Associazione Nazionale Sport, Cultura e Tempo Libero). (DIRE)

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Il Messaggero del 13-03-2016

Incredibile Chicca, corre e insegue il sogno di Rio: "Il momento è adesso"

IL PERSONAGGIO. Chicca corre verso un sogno. Un sogno a cinque cerchi chiamato Paralimpiadi di Rio de Janeiro. "Il momento è adesso, ho 48 anni e non posso fermarmi. Finchè riesco, darò tutto per provarci". Nelle parole di Anna Maria Mencoboni c'è la perfetta sintesi di ciò che significa sport e tenacia. La podista pesarese, conosciuta ai più come "Chicca", è infatti diventata ipovedente all'età di 16 anni a causa di una retinite pigmentosa che ne ha menomato le abilità fisiche, ma che ne ha impennato le voglie di riscatto attraverso quei momenti di gloria agonistica e superamento dei propri limiti che una pista di atletica sa regalare. "E dire che corro soltanto da un anno" racconta Chicca che, proprio a marzo di un anno fa, disputò la sua prima gara a livello agonistico. Appena tre mesi dopo arrivò un impensabile doppio titolo di campionessa italiana nei 200 e negli 800 metri ai Campionati Italiani Assoluti di Grosseto. Titoli che gli sono anche valsi gli attestati di "gratitudine della città" tributatigli dal Comune e dall'assessore allo Sport Mila Della Dora. Tutta la fiducia coltivata nel 2015 diventa ora un tesoro d'esperienze per un 2016 di gare che entrano nel vivo ad Ancona, il 19 e 20, marzo con i Campionati Italiani Paraplegici Assoluti Indoor: "Mi sto preparando per quello. Anzi, ci stiamo preparando - precisa - Perché io senza Francesco non sono nulla. Chiamarlo la mia guida o il mio allenatore è riduttivo. Quando siamo in pista siamo un tutt'uno". Già, perché con la disabilità di Anna Maria si corre in due: con Francesco Bailetti che coordina ogni falcata dell'orientamento in pista della Mencoboni. "Cimentarmi con l'indoor sarà per me quasi una novità - racconta - Rispetto ai titoli vinti a giugno accantonerò gli 800 metri concentrandomi sui 200 e soprattutto sui 400 metri. So quel che devo fare: il tempo minimo per una qualificazione europea è 1.15. Nell'ultima gara ho fatto 1.17, ma ho avuto uno smarrimento nel finale. Francesco è fiducioso che posso fare molto meglio e proverò a ottenere i tempi utili al Grand Prix Internazionale di Grosseto ad aprile". Perché dopo un 2015 indimenticabile, il 2016 può diventare anche qualcosa di più. Perché a giugno ci sono gli Europei e, a settembre, le Paralimpiadi di Rio de Janeiro: "Non mi nascondo, è lì che voglio arrivare. Dove il tempo di ingresso è 1.11. Penso di potercela fare poi, certo, dipende anche da quel che decide la Federazione". Intanto la podista affiliata alla società Anthropos di Civitanova ha la sua ricetta: "Estate e inverno non mi sono mai fermata. Ho 48 anni e se mi fermo è la fine. Perché fatico molto a recuperare. E quando in pista te la devi vedere con chi ha 20 anni serve uno sforzo in più. In questo periodo mi alleno a Pesaro praticamente 6 giorni su 7 fra pista, palestra e salite sul San Bartolo. E quando fai così tanti sacrifici guardi avanti con fiducia". Quella che Anna Maria, da ragazzina, trovò per battere lo sconforto derivato da una patologia che, fra le altre cose, compromise pure una promettente carriera da pallavolista. "Ora corro con una convinzione - dice - Perché convivere con un handicap non è semplice e non lo sarà mai. Ma si può andare avanti e, se non ci si arrende, si possono fare cose straordinarie".

di Daniele Sacchi

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Il Tirreno del 17-03-2016

Gori, lo sport come riscatto dei 30 anni vissuti al buio

LUCCA. Quando la cecità non rappresenta un handicap, ma una continua ricerca nel migliorare le proprie possibilità usando lo sport come strumento di integrazione sociale. Questa è la storia di Stefano Gori, lucchese, dal 1980 affetto da retinite pigmentosa una malattia che l'ha portato a diventare cieco. Da ragazzo amava giocare a calcio con gli amici e la sua prima squadra, il Ponte a Moriano, lo fece sentire per la prima volta importante. Era un giovane con un carattere fermo e risoluto e si sentì ferito quando venne rimandato in due materie in seconda media. «Non accettai questa decisione - spiega Gori - presa dalla professoressa di lettere visto che furono promossi a giugno compagni di classe molto meno preparati di me. Non mi presentai agli esami di riparazione e mi ritirai sfiduciato. La licenza media la presi diversi anni dopo in una scuola privata a Gallicano». Calciatore mancato. All'età di 15 anni inizia a lavorare come operaio all'oleificio Rocchi per aiutare la famiglia. Vive a Ponte a Moriano con i genitori Giuseppe e Maria Dora Ferrari, nata a Londra ma residente in Italia da molti anni. I suoi fratelli Aldo e Margherita si sposarono in giovane età andando a vivere con le rispettive famiglie. Ma dopo il llavoro Gori continua a giocare a calcio e a 16 anni viene ceduto al Borgo a Mozzano esordendo in Seconda categoria. Un esterno sinistro promettente tanto che Perugia ed Arezzo gli avevano puntato gli occhi addosso arrivando ad offrire 50 milioni per il suo cartellino, una somma considerevole che sarebbe stata accettata dai presidenti Remo Garibaldi e Renato Amadei, ma una partita contro la Lunatese infranse quei sogni.In un contrasto una botta gli lesionò la caviglia procurandogli la rottura dei legamenti.I tempi di recupero in quegli anni erano lunghissimi. La passione calcistica la proseguì tifando Juventus e seguendola dal vivo con le gite organizzate dal club di paese dedicato a Roberto Bettega. Incontrò, durante gli allenamenti, i suoi idoli Gaetano Scirea, Antonio Cabrini, Claudio Gentile e Roberto Bettega che conobbe nel 1981 quando si trovava in convalescenza nella sua villa di Torino dopo la rottura dei legamenti al ginocchio a Bruxelles contro l'Anderlecht. La malattia. Fra il 79 e l'80 però si affacciarono per Stefano Gori i primi sintomi della malattia. «Guidando l'auto di notte iniziarono a darmi fastidio i fari delle macchine che incrociavo. Cominciai ad evitare di guidare la notte ed intensificai le mie visite oculistiche senza però avere nessuna diagnosi sulla causa di riduzione del campo visivo. Nel 1983 mio padre morì e l'anno successivo il dottor Giambastiani di Lucca rivelò a mia sorella Margherita la mia malattia. A darmi la mazzata finale il dottor Claudio Marconcini del S. Chiara di Pisa: ero affetto da retinite pigmentosa e in poco tempo avrei perso la vista. Mia madre era disperata, ma io non volevo crederci, non volevo arrendermi e cercai di farmi forza e attenuare la disperazione dei miei familiari. Però mi accorgevo che le mie condizioni di salute peggioravano giorno per giorno fino a che nel 1984 all'età di 24 anni riuscivo a vedere soltanto ombre e luci: la malattia mi stava divorando.Due anni dopo l'Asl riconobbe la cecità assoluta. Quelli furono gli anni peggiori della mia vita. Io preso da una malattia senza rimedio,la morte di mio padre,un matrimonio turbolento finito con il divorzio nel 1991». La svolta. Gori era condannato a vivere al buio. Ma la sua forza di volontà prevalse ancora una volta: «Sono troppo orgoglioso per arrendermi. Dovevo prendermi una rivincita con la malasorte. Non potendo più lavorare all'oleificio Rocchi mi fu data la possibilità dall'Unione Nazionale Ciechi di Lucca di fare un corso per centralinista a Firenze. Superai l'esame entrando a lavorare nel 1994 all'Ufficio del Registro delle Finanze di Lucca, poi trasformato in Agenzia delle Entrate.Nei ritagli di tempo ho sempre fatto sport e volontariato. Le mie doti principali? Riflessi pronti e buona memoria. Mi ritengo per questo fortunato. Ho memoria di tutto anche quando sono nel centro storico della mia amata Lucca riesco a muovermi da solo aiutato dal mio bastone bianco,ricordandomi la posizione di piazze e vie e perfino l'ubicazione storica delle cabine telefoniche che uso come punto di riferimento una volta sceso dal pullman in Piazzale Verdi». Un'altra svolta della sua vita è stata Pierangela Pierini. «Le devo tanto.Iniziai la convivenza nel 1996 in casa sua a Viareggio e ci sposammo nel 2009 in comune a Gallicano. Mia moglie mi ha consentito di vivere felice non impedendomi mai di fare sport nelle categorie paralimpiche inserite nel comitato paralimpico internazionale(IPC)vincendo 59 titoli italiani prevalentemente nelle gare veloci di atletica leggera con il Gs dilettantistico Uic di Pisa e 67 titoli italiani fra le squadre Libertas Lucca e il Csi Lucca.L'unico neo non essere riuscito ad ottenere i tempi per le qualificazioni alle Paraolimpiadi di Sydney 2000 ed Atene 2004». Fra i tanti premi ricevuti 13 Pegaso per lo Sport, l'ultimo il 7 marzo scorso. Gli sono anche state conferite le onorificenze di cavaliere e commendatore dell'Ordine al Merito della Repubblica italiana ed è cittadino onorario di diversi comuni.La sua rivincita con il destino si è compiuta: con orgoglio e tenacia è diventato pluricampione italiano.

di Valter Nieri

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La Stampa del 17-03-2016

Adrenalina e velocità: la sfida al buio del campione di sci nautico

GALLARATE. A nemmeno 30 anni ha già vinto 16 titoli mondiali nello sci nautico, mentre al volante di un'auto è entrato nel Guinness dei primati. Tutti i giorni fa il fisioterapista e l'osteopata in una clinica di Castellanza. E poi corre in palestra per curare i muscoli dei giocatori del Legnano, squadra di basket di serie A2. Una vita intensa, quella di Daniele Cassioli, nato a Roma nel 1986 ma cresciuto a Gallarate. Tutto questo senza mai aver visto il sole, il volto della mamma o di una fidanzata.

Daniele Cassioli, 29 anni, è cieco dalla nascita, ma questo non lo ha mai limitato: ha vinto 16 titoli mondiali nello sci nautico e ha il record di velocità in auto per un non vedente. Vive a Gallarate, si allena a Recetto e gareggia per lo Sci club Cusio. «L'adrenalina e la velocità sono la mia grande passione» racconta. Nelle figure le evoluzioni avvengono normalmente mentre nel salto l'atleta è scortato da una guida fino a pochi centimetri dal trampolino. «Sensazioni? Un po' di paura c'è sempre, ma se prendo il trampolino in maniera corretta, non mi resta che godermi gli istanti in volo prima di immergermi in acqua».

Daniele è cieco dalla nascita a causa di una retinite pigmentosa. La disabilità l'ha sempre affrontata come un'opportunità e, soprattutto, con il sorriso sulle labbra e una naturalezza disarmante. «Non di rado incontro genitori di bambini che hanno i miei stessi problemi - racconta -: a loro dico solo di rischiare con i figli, di arrivare al limite e anche un po' oltre». Un po' come è accaduto a lui, grazie all'intraprendenza di mamma Brunella e papà Luigi. «Mi hanno sempre spinto e dato fiducia, senza lasciarmi solo».

A tre anni in piscina, poco più grande a fare karate. Ma l'inizio della passione per lo sport ha data e luogo precisi: «Pila, 18 dicembre 1994». La prima uscita sulla neve con il Gruppo sciatori ciechi di Verbania. «Certe sensazioni una persona cieca le capisce solo quando le vive: per la prima volta ho compreso cosa volesse dire la parola pendenza». Quattro anni dopo, sul lago di Como, il contatto con lo sci nautico. In breve sono arrivati i risultati: nel 2003 il primo titolo mondiale in Florida, lo scorso anno a Sacramento l'ultimo. Anzi, gli ultimi. Cinque nella stessa edizione. L'atleta più vincente.

A nemmeno 30 anni ha già vinto 16 titoli mondiali nello sci nautico, mentre al volante di un'auto è entrato nel Guinness dei primati. Tutti i giorni fa il fisioterapista e l'osteopata in una clinica di Castellanza. Una vita intensa, quella di Daniele Cassioli, nato a Roma nel 1986 ma cresciuto a Gallarate. Tutto questo senza mai aver visto il sole, il volto della mamma o di una fidanzata. Sul lago di Como, il contatto con lo sci nautico. In breve sono arrivati i risultati: nel 2003 il primo titolo mondiale in Florida, lo scorso anno a Sacramento l'ultimo. Anzi, gli ultimi. Cinque nella stessa edizione. L'atleta più vincente.

«Con il vento in faccia e l'adrenalina della velocità - svela - la sensazione più forte è quella di libertà: di non avere limiti, quelli che ho nella vita di tutti i giorni con le barriere che trovo camminando». Anche perché al massimo il rischio è una caduta in acqua, dove si trova veramente a suo agio: «È la mia zona di comfort. Mi piace averla addosso, mi regala calma e serenità. Prima delle gare mi immergo a lungo». I sogni non mancano: «Mi piacerebbe per un giorno avere degli occhiali magici: penso che non sarei così distante dagli atleti vedenti». Nelle figure le evoluzioni avvengono normalmente mentre nel salto l'atleta è scortato da una guida fino a pochi centimetri dal trampolino. «Sensazioni? Un po' di paura c'è sempre, ma se prendo il trampolino in maniera corretta, non mi resta che godermi gli istanti in volo prima di immergermi in acqua».

Daniele fa parte dello Sci club Cusio, del lago d'Orta, e si allena a Recetto, a due passi da Novara, nel centro federale, la Coverciano dello sci nautico. Con una particolarità: gli atleti lavorano senza distinzioni abili/disabili. «Uno stimolo in più. Ci si confronta, si parla, si diventa amici». Ma la vita di Daniele non è solo sci nautico e lavoro. È prima di tutto passione. Dalla musica ai motori, che gli hanno permesso di entrare nel Guinness del primati: a maggio 2015 sulla pista di Castelletto di Branduzzo (Pavia) ha ottenuto il record di velocità (120 km/h) per un non vedente, guidando con accanto il navigatore Omar Frigerio. L'auto era come quelle delle scuole guida, con freno e frizione anche lato passeggero. «Ma era per sicurezza e li abbiamo usati in allenamento. Il record è stato fatto solo con i comandi vocali del mio navigatore, dopo mesi di prove». Lo sci nautico non è sport paralimpico, ma questo non pesa a Daniele: «Diciamo che è come una bella canzone che conoscono in pochi, se poi si diffonde troppo perde fascino». Per lui l'importante è trovare sempre nuove sfide: «Chissà che non mi metta a gareggiare sulla neve».

di davide boretti

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Il Giornale di Vicenza del 30-03-2016

Mercante, la pista apre le porte ai ciclisti non vedenti

BASSANO. Lo storico anello del velodromo Rino Mercante ha assistito, nei decenni, a manifestazioni di ciclismo su pista di grande spessore. Basti ricordare, fra tutte le innumerevoli prove agonistiche, il mondiale del 1985 che ha fatto conoscere Bassano e la sua pista a tutto l'universo ciclistico internazionale. Al nutrito palmares di vittorie e di imprese altisonanti, si sta aggiungendo una proposta originale, che merita attenzione ed un plauso per chi ha pensato a questa novità assoluta. Stiamo parlando dell'apertura della pista ai non vedenti, grazie alla disponibilità della sezione bassanese dell'associazione Veterani dello sport, guidata dal presidente, Rino Piccoli e dal vicepresidente Aldo Primon, ideatori dell'iniziativa. Per rendere possibile la presenza di non vedenti in pista serve la preparazione di guide professionalmente preparate.Proprio in questi giorni, i Veterani dello Sport di Bassano hanno aperto la pista del Velodromo Rino Mercante alla formazione di due nuove guide-tandem per i disabili della vista. Equipaggi provenienti da Treviso e da Vicenza, capitanati dalla pluricampionessa Silvana Valente, hanno fatto da degna cornice all'evento.Luciano Zamperin e Matteo Bizzotto sono stati i primi a proporsi per questo incarico e hanno avuto modo di seguire i consigli di guide esperte e molto preparate. La formazione dei due atleti bassanesi è stata curata nei dettagli e sarà seguita da un ulteriore stage, questa volta su strada aperta al traffico.Il presidente Rino Piccoli non ha mancato di sottolineare che mai a Bassano era stata proposta prima d'ora la formazione di guide-tandem.L'iniziativa è sostenuta anche dal Rotary cittadino, il cui presidente, Andrea Minchio, ha consegnato alla campionessa Silvana Valente un premio per la sua magnifica carriera sportiva.Si apre così una nuova pagina nella già ricca storia del velodromo Mercante.

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SienaNews del 23-03-2016

Ipovedenti e detenuti insieme per la lettura

SIENA. Uno dei ricordi più significativi dell'infanzia è quando ci leggevano le favole e così ci accompagnavano nel sonno. Un darci la mano, figurato e con la voce, che ci portava nel mondo dei sogni. Qui davamo vita alle nostre fantasie, in totale libertà. Un senso che pian piano, con il passare degli anni, ci scivola via. Ma c'è chi si aggrappa con forza a quel desiderio di non avere catene anche in età più matura. Un elemento che accomuna gli ipovedenti e i detenuti.

Per questo, per riunire chi sogna di abbattere alcune barriere, che l'Unione Italiana Ciechi e la Casa Circondariale di Siena hanno dato vita al progetto "Le voci di dentro". Si tratta di una collaborazione in cui i detenuti di Santo Spirito realizzeranno audiolibri, in particolar modo sulla storia e la cultura della nostra città, indirizzati a tutti i non vedenti del territorio.

L'iniziativa è stata presentata stamani nella sede dell'Unione Italiana Ciechi di Siena dal suo presidente Massimo Vita e dal direttore della Casa Circondariale Sergio La Montagna. Fra gli invitati alla conferenza c'erano gli assessori Massimo Vedovelli e Anna Ferretti, oltre al prefetto Renato Saccone.

«Questo è un progetto innovativo - ha detto Sergio La Montagna - perché consente ai detenuti di offrire un servizio. Il fine dell'iniziativa è poi la promozione della cultura». "Le voci di dentro" rientra nelle attività che possono aiutare i carcerati a non sentirsi completamente distaccati dalla comunità in cui vivono. La Montagna ha ribadito il concetto indicando la Casa Circondariale di Santo Spirito come un quartiere della città stessa.

L'assessore alle politiche sociali Ferretti ha commentato l'iniziativa: «Il fatto che il carcere si sia aperto per aiutare i non vedenti è un modo per condividere. Riaffiora, così, quel senso di solidarietà e condivisione che in certi momenti perdiamo».

Vedovelli, invece, ha sottolineato la portata culturale del progetto, utile a mantenere una pratica ormai in disuso come la lettura ad alta voce: «Nell'epoca dell'informazione l'Italia risulta essere

ultima tra i 27 paesi Ocse come capacità di lettura. Non parliamo poi di quella ad alta voce, anche le mamme non la fanno più. Eppure quando sentiamo una voce che legge ci stabiliamo un contatto cognitivo molto intenso».

«Tutti i giorni siamo costretti a combattere con delle barriere, lo sanno i detenuti, lo sanno gli ipovedenti. Questo progetto è un segnale importante, perché è un momento di condivisione utile per abbatterle». Il prefetto di Siena Saccone ha espresso così il suo plauso all'iniziativa.

Sulla stessa linea di "Le voci di dentro" Massimo Vita ha manifestato la volontà di organizzare dei pomeriggi di lettura ad alta voce al Santa Maria della Scala.

di Emilio Mariotti

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Avvenire del 01-03-2016

Così l'amore vince il muro del silenzio

Toccare, abbracciare, odorare, scalciare, urlare, schiaffeggiare... Così comunica e conosce il mondo chi è prigioniero del silenzio e schiavo del buio. Siamo agli albori del Novecento e Marie Huertin, quattordici anni, sordocieca dalla nascita, vive in un villaggio di campagna intorno a Poitiers, nel cuore della Francia. Selvaggia, sempre impaurita, rabbiosa e intrattabile, i genitori non sanno come accudirla e addomesticarla. Il medico del paese la ritiene una idiota che accetterebbero solo in un manicomio ma il padre non si rassegna e, tra la speranza di un cambiamento e il dolore per il distacco, decide di portarla all'Istituto Notre Dame de Larnay, nella vicina Biard, un collegio gestito dalle Figlie della Sapienza che accoglie solo ragazze sordomute. Qui, Marie, grazie all'aiuto e alla dedizione amorosa ed esclusiva di suor Marguerite, imparerà piano piano a conoscere la realtà attraverso una speciale lingua dei segni e a una più consapevole esperienza tattile. E imparerà anche ad apprezzare se stessa, ad amare le persone, a "dire" mamma e a non temere la morte. Le dita, le mani e l'olfatto diventeranno i suoi strumenti di conoscenza e di relazione con gli altri.

L'incredibile e struggente vicenda della giovane disabile sensoriale viene raccontata nel film Marie Huertin - Dal buio alla luce, di Jean-Pierre Améris, vincitore del Premio Variety della critica al Festival del Film di Locarno 2014 e del Religion Today Film Festival 2015. La pellicola - segnalata anche da Gianluca Bernardini e Arianna Prevedello nel volume Lo sguardo aperto: dieci film sulla misericordia, edito dal Centro Ambrosiano in collaborazione con A- cec - arriverà nelle sale italiane giovedì prossimo distribuita da Mediterranea Production. È una storia vera che strabocca di speranza, straordinariamente simile a quella di Helen Keller, l'americana non vedente e non udente vissuta quasi nello stesso periodo (1880-1968) in una cittadina dell'Alabama, una donna che, aiutata dalla sua governante, riuscì a laurearsi e a diventare insegnante e attivista per i diritti dei disabili. A lei si ispirò lo scrittore William Gibson per il romanzo The miracle worker da cui sono stati tratti uno spettacolo teatrale e il film

Anna dei miracoli - Aldilà del silenzio di Arthur Penn, del 1962, che valse l'Oscar alle protagoniste Anne Bancroft e Patty Duke. In Italia il testo, con lo stesso titolo, venne proposto dalla Rai in un adattamento in prosa andato in onda nel 1968 con la regia di Davide Montemuri e l'interpretazione di Anna Proclemer. Memorabile anche la pro- duzione teatrale dell'opera di Gibson diretta da Giancarlo Sepe nel 1988 con Mariangela Melato protagonista. Ed è proprio su Helen Keller che Améris avrebbe voluto fare un remake del film hollywoodiano andando oltre, però, il testo dello scrittore americano. E fu durante le sue ricerche sul tema della disabilità che il regista scoprì la figura, in Francia ormai dimenticata, di Marie Huertin, rimandendone profondamente colpito. All'Istituto Larnay trovò il diario lasciato dalla religiosa che la istruì e gli scritti della stessa ragazza sordocieca che dopo aver imparato il braille raccontò in un libro la sua vita che terminò a 36 anni il 22 luglio del 1922. Nacque così la sceneggiatura. Niente di quello che vediamo sullo schermo, dunque, è inventato. Per preparare il lungometraggio Améris ha trascorso quasi due anni nel centro di riabilitazione di Biard, che oggi accoglie bambini con gravi problemi di cecità e sordità provenienti da tutto il mondo: un'e- sperienza che gli è servita per capire i loro comportamenti e come questi vengono affrontati dagli educatori e dai terapisti.

La trama viene sviluppata con intensità e leggerezza. All'inizio il rapporto tra Marie (interpretata da Ariana Rivoire, un'attrice realmente sorda) e suor Marguerite (Isabelle Carré), giovane ma già ammalata di tisi, è turbolento e a volte violento ma basta una carezza sulla mano della bambina, rifugiatasi sui rami di un albero nel tentativo di ribellarsi alla maestra, per stabilire subito il primo proficuo contatto. D'ora in poi la religiosa si prenderà cura della ragazzina che dipenderà da lei per ogni cosa. Marie si esprime solo con mugugni e versi indistinti e reagisce spesso con pugni e calci agli stimoli che le arrivano dagli altri: il lavoro per sorella Marguerite, che cerca di immedesimarsi nella condizione della sua allieva, è lungo, faticoso e costellato di ostacoli. Una lotta quotidiana di cui non si conosce l'esito, le ripete più volte la madre superiora (Brigitte Catillon). Ma, nonostante i numerosi fallimenti, la suora riuscirà nell'intento, la ragazza comincerà ad apprezzare l'acqua, a vestirsi da sola, a mangiare usando forchetta e coltello, a camminare con le scarpe, a divertirsi sull'altelena. E anche a sorridere. Quella di Marie si rivelerà un'intelligenza in grado di liberarsi lentamente dalla sua prigione e di fiorire: la menomazione fisica non costituisce per lei un impedimento a una vita piena di significato. Nel film si percepisce con chiarezza che buio e silenzio aprono all'Infinito, sono l'anticamera del Mistero. E la stessa vocazione religiosa di suor Marguerite si realizzerà pienamente nel rapporto affettivo-educativo con Marie: diventeranno "luce" e gioia per l'anima l'una per l'altra. Perché tra loro agisce Dio. Quella Presenza che non si può toccare ma guida e sostiene il compito di ognuna, alimentando pazienza e fiducia, "facendo la realtà" fuori da ogni aspettativa,

spes contra spem. Fino all'ultimo. Il "Calvario" della suora, l'offerta di sé, è l'espressione propria dell'affezione a Cristo che gli si manifesta, anche sul letto di morte, nel sorriso e nei progressi di Marie.

Il film Marie Huertin - Dal buio alla luce sarà accessibile anche alle persone sorde e cieche, grazie alla disponibilità di copie speciali con i sottotitoli e l'app Movie Reading con audio descrizioni realizzate ad hoc.

Cinema.

Arriva in sala "Marie Huertin", pellicola francese che racconta la vera storia di una ragazza sordocieca salvata da una suora coraggiosa

Grazie alla passione e alla pazienza della religiosa la giovane supera la prigione in cui era stata rinchiusa più ancora che dalla disabilità, dalla società circostante

di Fulvio Fulvi

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La Stampa del 26-03-2016

L'amore infinito tra due non vedenti nel nuovo video firmato "Pagliaccio"

BIELLA. È firmato dall'illustratore Alessandro Baronciani, che ha realizzato cartoon e lavorato per campagne pubblicitarie di noti marchi, il nuovo video dei Pagliaccio. Visibile sul canale You Tube della band biellese, accompagna il brano «Amore cieco», estratto dall'album «La Maratona» e in cui il trio ha coinvolto anche gli Ex-Otago. Inizialmente il brano proponeva un video tutto nero, con l'intento di far concentrare gli ascoltatori solo su suono e parole. Poi Alessandro Chiorino, chitarra e voce del gruppo, ha contattato Baronciani, come racconta lui stesso: «Mi chiama e mi chiede se voglio fare un video per una canzone uscita nella "Giornata nazionale dei non vedenti". Vado ad ascoltarla e riconosco la voce di Maurizio degli Ex-Otago. Decido di provarci, realizzando un cartone animato e coinvolgendo Eva Celsi, un'amica animatrice».

LA STORIA. Il video racconta di un fantasma innamorato di una bellissima ragazza, che però non lo può vedere, mentre le parole descrivono, con sfumature dolci e ironiche, l'amore tra due non vedenti: «Il fantasma, maldestro, comico e anche un po' malinconico - spiega l'illustratore - ricorda un po' Macchia Nera (il cattivo di Topolino), ma in versione emo. Balla e cerca di farsi notare dalla ragazza». Nel suo primo giorno online il video è stato condiviso 805 volte: «Siamo quasi meravigliati - commentano i Pagliaccio - e stiamo ricevendo tantissimi feedback positivi. Siamo molto fieri, perché "Amore cieco" è frutto di un lavoro fatto con artisti che abbiamo sempre stimato come gli Ex-Otago e Baronciani. Abbiamo pensato a lui per il video perché conosciamo e apprezzavamo moltissimo il suo lavoro. È un punto di riferimento per la cultura underground. Ha creato esattamente ciò che volevamo: una storia sensibile, elegante, romantica e ironica».

TOUR. Intanto proseguono gli impegni live del trio che, oltre a Chiorino, schiera Marco Sgaggero al basso e Marco Massa alla batteria. Stasera saranno a Padova, il 7 aprile a Pistoia, l'8 vicino a Genova, il 15 nel Bresciano e il 16 a Milano. La prima data biellese sarà il 22 all'Australian Pub di Vigliano.

di Simona Romagnoli

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Superando.it del 23-03-2016

Tutti i ristoranti e i bar con il menu in braille

A proporlo per i locali della città di Torino - ma la proposta dovrebbe riguardare, a parer nostro, anche il resto del Paese - è l'UICI di Torino, che si fa carico delle relative spese di trascrizione e stampa. Auspicando una massiccia adesione da parte di ristoranti e bar, il presidente dell'Associazione Franco Lepore sottolinea trattarsi di «un piccolo, ma prezioso segno di attenzione, perché anche attraverso dettagli come questi si può misurare il grado di accessibilità di una città».

TORINO. «Con questa proposta intendiamo incentivare la vita di relazione delle persone con disabilità visiva, facendo sì che chi non vede o vede poco possa sentirsi a casa nei locali di Torino. È un piccolo, ma prezioso segno di attenzione, perché anche attraverso dettagli come questi si può misurare il grado di accessibilità di una città, specie se, come accade a Torino, si tratta di un capoluogo di Regione ormai inserito a pieno titolo nei circuiti turistici internazionali».

A dirlo è Franco Lepore, presidente dell'UICI di Torino (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti), che presenta così la proposta lanciata a tutti i ristoranti e bar del capoluogo piemontese di accogliere i clienti ciechi e ipovedenti con un menù scritto in braille, consentendo tra l'altro ai locali che aderiranno di non affrontare alcuna spesa, dato che i costi per le trascrizioni e la stampa sono tutti a carico della stessa UICI di Torino.

Il primo locale ad avere accolto la proposta è stato il ristorante Masaniello è turnàt (Via Ormea, 1/b), con il quale, per altro, l'UICI aveva già avviato una collaborazione e al quale il menu accessibile è stato consegnato nei giorni scorsi. «Ora - è l'augurio di Lepore - speriamo che molti altri ristoranti e bar ne seguano l'esempio». (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: Ufficio Stampa UICI di Torino (Lorenzo Montanaro), ufficio.stampa@uictorino.it.

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Superando.it del 10-03-2016

Per un'estetica della tattilità

Verrà presentato l'11 marzo ad Ancona il libro "Per un'estetica della tattilità. Ma esistono davvero arti visive?", pubblicato da Aldo Grassini, ideatore e presidente del Museo Tattile Statale Omero di Ancona, opera che merita ampia diffusione, in quanto tocca tematiche vicine ad esperienze quotidiane, ma raramente illuminate da adeguati approfondimenti, quali i sensi, le percezioni, le loro peculiarità e i reciproci rapporti.

ANCONA. Si chiama "Per un'estetica della tattilità. Ma esistono davvero arti visive?" e pur uscendo all'interno della collana "Medico-Psicopedagogica" dell'Editore Armando, è un libro certamente destinato a un vasto pubblico, sia per l'attualità del tema che per la piacevole scrittura.

L'Autore è Aldo Grassini, ideatore e presidente del Museo Tattile Statale Omero di Ancona, che vi riprende alcuni suoi saggi e interventi, «partendo - come spiegano dallo stesso Museo Omero - da uno studio in un campo finora inesplorato, l'estetica della tattilità, approccio nuovo alla fruizione dell'arte, che mette in discussione canoni ormai consolidati della museologia. Non ci si rivolge per altro solo a educatori e operatori impegnati sui problemi dell'accessibilità, ma anche a quanti si interessano agli studi di estetica».

«Il saggio - si sottolinea ancora - non mancherà di sollecitare quei lettori che amano toccare tematiche vicine ad esperienze quotidiane, ma raramente illuminate da adeguati approfondimenti, quali i sensi, le percezioni, le loro peculiarità e i reciproci rapporti. L'approccio culturale dei ciechi all'arte traccia nuove linee e nuove possibilità per tutti, richiamando in campo i cinque sensi, e in particolare il tatto, spesso dimenticato nell'esperienza estetica».

La presentazione di Per un'estetica della tattilità - di cui è già disponibile la versione audio nel catalogo online del Centro Nazionale del Libro Parlato e che presto verrà tradotto in Braille - è in programma per venerdì 11 marzo presso la Sala Convegni del Museo Omero, alla Mole Vanvitelliana di Ancona (ore 17).

Interverranno per l'occasione Lucilla Niccolini, Antonio Luccarini e Maria Grazia Camilletti. (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: redazione@museoomero.it (Monica Bernacchia).

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Giornale UICI del 07-03-2016

Esperimento riuscitissimo al Museion di Bolzano

di Andrea Bianco

Ieri ho partecipato all'Educational day che si teneva presso il Museion, il museo di arte contemporanea di Bolzano

Ero stato invitato a spiegare alle persone come toccare le statue.

Come non vedente ho narrato un pochino della mia esperienza di scultore e poi sono arrivato al momento clow. Raccontando dei musei che ho visitato dove erano messe a disposizione alcune opere per essere toccate dai non vedenti siamo arrivati al concetto dell'accessibilità.

Le persone erano particolarmente attente e entusiaste ad apprendere idee per loro ancora non troppo familiari.

Abbiamo analizzato il modo pratico con cui si esplorano col tatto le opere e poi siamo passati finalmente a considerare la statua realizzata da Francesco Vezzoli in cui reinterpreta un lavoro di Boccioni.

Qui la situazione era piuttosto complessa, perché l'opera non è figurativa, ma è abbastanza astratta per rappresentare lo slancio verso il futuro, verso l'innovazione.

Tutti i presenti hanno avuto la possibilità di toccare con i guanti in lattice l'opera. E' stato interessantissimo cogliere lo stupore di coloro che non avevano mai fatto un'esperienza simile. Questo approccio tattile ha lasciato a bocca aperta più di una persona.

Un signore ha notato che le ali ai piedi rappresentate nella statua davano un'idea di leggerezza se guardate con gli occhi, mentre appesantivano la figura se analizzate con le mani. A questo punto si è aperto un interessante spazio di considerazioni a riguardo. Ci si è posti la domanda se allora l'effetto illusorio è solamente da considerarsi un effetto visivo oppure se lo si può rappresentare anche da un punto di vista tattile.

Al termine un neurologo ha spiegato quali sono i meccanismi nel cervello che accompagnano l'uso dei sensi. Quindi l'analisi è stata presa in considerazione sotto vari aspetti.

La cosa molto interessante dell'incontro di ieri è stato il fatto che l'opera in questione non è stata resa accessibile solamente ai non vedenti (che sarebbe già una cosa importante), ma a tutti. Assolutamente a tutti.

La riflessione più ampia che si apre è se non sia possibile che ciò accada in tanti musei. Ma non come esperimento, bensì come prassi.

Perché, prese le dovute precauzioni del caso (opere in sicurezza da un punto di vista di stabilità, di controllo...), non si lasciano visibili tattilmente diverse sculture a tutto il pubblico di visitatori?

Andrea Bianco (www.biancoandrea.it)

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Superando.it del 02-03-2016

Ho scolpito la crisi

Il lavoro che ho fatto al corso di scultura per artisti non vedenti, ideato da chi scrive e realizzato presso la Sacred Art School di Firenze si intitola La crisi [opera qui a fianco riprodotta, N.d.R.].

Si tratta di un portrait [ritratto, N.d.R.] in argilla, che rappresenta il volto di un anziano con la superficie tutta scomposta in piani.

Ho voluto trasmettere il senso di disorientamento e dubbio causato dalla crisi. Si parla tanto di crisi in questi anni e mi pareva giusto realizzare una scultura che in qualche modo la descrivesse.

Il fatto che il soggetto sia un anziano mostra la stanchezza e la vecchiaia mentale e culturale che è spesso alla base della nostra mentalità. Rappresenta, però, anche la sensazione di spossatezza che una persona sente, quando ogni giorno deve confrontarsi con le conseguenze di una crisi che lo attanaglia.

I vari piani della superficie rappresentano le diverse sfaccettature della crisi e i diversi punti di vista da cui viene analizzata. Le rughe rappresentano il fatto che spesso la crisi può essere interiore, e questa è più nascosta, ma più pesante. La bocca socchiusa esprime il dubbio e la sensazione di sfiducia.

Per realizzare questa scultura ho utilizzato come modello un portrait in gesso, che serviva per spiegare come suddividere le forme in piani. Tale modello, infatti, era diviso in due parti, una delle quali aveva la scomposizione di cui parlavo, mentre l'altra era liscia, in modo da sembrare che sul volto ci fosse la pelle.

Mi era piaciuta la parte che doveva solamente servire per la spiegazione. Mi sono detto: «Questa può diventare una scultura di carattere. Potrà piacere o meno, ma sicuramente non lascerà indifferenti!».

Andrea Bianco,

Scultore non vedente.

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Corriere del Veneto del 12-03-2016

Guggenheim, l'arte per i non vedenti

VENEZIA. Come un non vedente può riuscire a fruire l'arte contemporanea e astratta? A porsi il problema la Collezione Peggy Guggenheim, che tra ottobre e gennaio scorsi ha dato il via a «Doppio senso», percorso sperimentale tattile - condotto da Valeria Bottalico e dall'artista non vedente Felice Tagliaferri - rivolto a bambini e adulti non vedenti, ipovedenti, ma pure vedenti. Ieri a Ca' Dolfin sono stati presentati gli esiti dell'iniziativa: «Un progetto pilota - ha detto il direttore della Guggenheim - che ha riscosso grande successo. Grazie a tre fondazioni benefiche, abbiamo i finanziamenti per proseguire per altri tre anni». Da giugno, ogni mese un sabato per gli adulti e una domenica per i piccoli. (Ve. Tu.)

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Superando.it del 10-03-2016

Quanto lontano posso guardare?

VENEZIA. Come avevamo ampiamente riferito a suo tempo, tramite il progetto Doppio senso: percorsi tattili alla Collezione Peggy Guggenheim, il noto museo veneziano ha creato un percorso di accessibilità e avviato un processo di sensibilizzazione alla conoscenza attraverso il tatto, conducendo il pubblico con e senza disabilità visive alla scoperta di alcuni capolavori collezionati dalla mecenate americana, riprodotti in rilievo su tavolette in resina, e di altri della mostra temporanea dedicata all'artista indiano V.S. Gaitonde, riprodotti in Minolta.

«Doppio Senso - ricorda Maria Rita Cerilli, addetta stampa della Guggenheim - è stato un percorso sperimentale di avvio all'accessibilità museale rivolto a un pubblico di non vedenti, ipovedenti e vedenti, pensato e realizzato in chiave inclusiva, teso alla formazione di una comunità sempre più ampia e partecipe alla vita museale e finalizzato dunque alla diffusione dell'arte moderna e contemporanea, nonché alla promozione del ruolo sociale ed educativo del museo stesso. In occasione dei quattro appuntamenti per adulti e quattro per bambini, che hanno avuto luogo presso la nostra Collezione, tra il mese di ottobre dello scorso anno e il mese di gennaio di quest'anno, i partecipanti hanno preso parte a visite tattili guidate da Valeria Bottalico, ideatrice e curatrice del progetto, e ad attività laboratoriali condotte dallo scultore non vedente Felice Tagliaferri. I lavori analizzati durante gli appuntamenti sono stati tradotti in rilievo e accompagnati da schede tecniche descrittive redatte in Braille e in carattere grafico ad alta leggibilità. I testi delle schede, inoltre, sono stati resi accessibili anche come file audio scaricabili all'interno di una sezione del sito del museo, appositamente dedicata e consultabile dai non vedenti».

«Tale percorso sperimentale - aggiunge Cerilli -, nuovo quanto unico, ha fortemente valorizzato l'immenso patrimonio culturale della collezione di Peggy Guggenheim, rendendolo accessibile a tutti, in linea con la mission della Collezione stessa, ovvero di contribuire alla conoscenza e alla diffusione dell'arte moderna e contemporanea in Italia e nel mondo. L'iniziativa ha avviato altresì un processo di sensibilizzazione alla fruizione attraverso il tatto, intesa come esperienza conoscitiva altra, rispondendo così anche a quanto stabilito dall'articolo 30 della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, ove si legge che "gli Stati riconoscono il diritto delle persone con disabilità a prendere parte su base di uguaglianza con gli altri alla vita culturale"».

Venerdì 11 marzo, dunque, presso l'Aula Magna Silvio Trentin Ca' Dolfin, all'Università Ca' Foscari di Venezia (Dorsoduro 3825/e, ore 10.30), è in programma la giornata di studio intitolata Quanto lontano posso guardare?, durante la quale verranno analizzati i risultati di Doppio Senso, e promosso un dibattito inerente alle riflessioni emerse, legate all'arte e alle possibilità più innovative di fruizione nell'àmbito dell'accessibilità museale.

Per l'organizzazione dell'incontro, seguito nel pomeriggio da alcune visite tattili alla Collezione Guggenheim, quest'ultima si è avvalsa della collaborazione dell'Istituto dei Ciechi di Milano e dell'UICI (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti), oltreché del patrocinio dell'ICOM Italia (International Council of Museums) Italia.

Introdurrà i lavori Philip Rylands, direttore della Collezione Peggy Guggenheim e successivamente - moderati da Silvia Mascheroni della Commissione Tematica Educazione e Mediazione di ICOM Italia - interverranno i già citati Valeria Bottalico e Felice Tagliaferri, oltre ad Aurelio Sartorio dell'Istituto dei Ciechi di Milano.

Concluderà l'incontro una tavola rotonda, con la partecipazione di Dario Scarpati della Commissione tematica Accessibilità dei musei di ICOM Italia, Maria Chiara Ciaccheri e Paola Rampoldi di Musei senza Barriere e Lorenza Vettor della Commissione Nazionale dell'UICI, Sezione Beni Culturali. (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: doppiosenso@guggenheim-venice.it.

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focus

Giornale UICI del 08-03-2016

In viaggio con il nostro cane guida

di Valter Calò

Da circa due anni la Comunità Europea ha voluto mettere ordine sulla movimentazione degli animali da compagnia, regolamentando con la normativa che riporto sotto, tutte le movimentazioni non commerciali compresi anche i cani guida per i ciechi.

Uniche categorie di cani nominate sono i cani poliziotto e i cani da soccorso, che in ogni caso hanno alcune agevolazioni, ma che in sostanza devono ugualmente sottostare a questa normativa. Per movimentazioni non commerciale, come facilmente si deduce, si intende un fine di lucro ovvero di compravendita degli animali, che nel nostro caso non interessa, ma lascio questa terminologia affinché sia chiaro il fine della legge e a quali categorie è rivolta.

La regolamentazione è abbastanza complessa e dal 2013 ha avuto già parecchie modifiche attuative, specialmente tra gli stati non comunitari.

REGOLAMENTO (UE) N. 576-577/2013 movimentazione non commerciale tra i Paesi membri dell'Unione europea degli animali da compagnia, in particolare di cani, gatti e furetti, nonché l'introduzione e la reintroduzione, nei Paesi Comunitari, di tali animali, provenienti dai Paesi terzi.

Come descritto dal titolo, la movimentazione riguarda i cani che circolano nel territorio Comunitario, oppure che escano dallo stesso e attenzione, che rientrano nel territorio Comunitario, questo passaggio non è da sottovalutare, in quanto se un cane guida esce dal territorio comunitario, per rientrare viene sottoposto a controlli come se entrasse in zona Comunitaria per la prima volta.

In generale:

Gli animali da compagnia devono essere accompagnati dal proprietario o da persona autorizzata in maniera scritta., gli animali possono viaggiare anche soli ma il proprietario o la persona autorizzata devono dimostrare che accompagnano l'animale massimo 5 giorni prima o dopo la partenza dell'animale stesso.

Il numero massimo di animali ammesso per la movimentazione per ogni proprietario è 5.

Il numero di 5 animali può aumentare solo in caso di gare o esposizioni o stage di allenamento debitamente certificate.

Importante per la movimentazione gli animali devono:

.1 essere marcati con tatuaggio leggibile avvenuto prima del 3 luglio 2011, o impianto trasponditore.

.2 essere vaccinati contro la rabbia, solo dopo la marcatura, conformemente al regolamento.

.3 se adottate, misure sanitarie preventive per malattie o infezioni diverse dalla rabbia.

.4 avere un documento di identificazione, rilasciato dal veterinario ufficiale , passaporto. Oppure certificato o foglio di identificazione conforme a questo regolamento, se proveniente da paesi terzi rilasciato da autorità competenti.

E' vietato introdurre in Italia, sia dai Paesi membri dell'Unione Europea che dai Paesi terzi, animali non vaccinati contro la rabbia.

Animali che entrano in uno stato membro da un paese terzo.

Si dividono in due gruppi, uno Nazioni che si attengono scrupolosamente a questo regolamento e un secondo gruppo di Nazioni che non si attengono a questo regolamento.

Al secondo gruppo viene fatto un controllo ulteriore per la prevenzione della diffusione della rabbia, che è la titolazione dei suoi anticorpi (prelievo di sangue).

Gli animali con questo esame della titolazione degli anticorpi, devono entrare in uno stato membro solo attraverso il luogo di ingresso e controllo dei viaggiatori, all"entrata vengono registrati in apposito registro per data e identificazione.

Il prelievo del sangue per la titolazione degli anticorpi si può fare solo dopo 30 giorni dalla vaccinazione e l'esame può essere fatto solo da laboratori autorizzati.

Il certificato di titolazione non può essere più vecchio di tre mesi, se il cane guida è correttamente vaccinato contro la rabbia, la validità della titolazione degli anticorpi segue la copertura del vaccino antirabbico, quindi non scade dopo tre mesi.

Attenzione: se noi con il nostro cane guida andiamo in Russia per quattro mesi e il nostro cane guida non è correttamente vaccinato contro la rabbia, al rientro in territorio Comunitario, ci verrà richiesta la titolazione degli anticorpi, in quanto il certificato fatto in Italia, ha una validità di tre mesi, quindi prima di partire bisogna sapere dove fare la titolazione anticorpale e che soprattutto il laboratorio sia riconosciuto, altrimenti il nostro animale non rientrerà in territorio Comunitario.

Ripeto Nota importante: se il cane è sottoposto regolarmente alla vaccinazione antirabbica, la titolazione anticorpale non scade dopo tre mesi, ma ha validità uguale alla profilassi vaccinale correttamente eseguita.

Questo esempio, spero renda chiaro il fatto che la movimentazione del nostro animale potrebbe risultare al quanto complicata, quindi prima della partenza, informatevi bene, presso gli uffici del Servizio Veterinario ASL più vicini.

PASSAPORTO dei cani

Il documento di identificazione o passaporto è rilasciato solo da un veterinario ufficiale, cosi composto:

.luogo e data di posizionamento del tatuaggio o trasponditore

.codice alfanumerico del tatuaggio o trasponditore

.dati obiettivi di identificazione dell'animale, nome, età, razza, sesso, colore ecc..

.nome, recapito e firma del proprietario

.nome, recapito firma veterinario ufficiale che rilascia il documento

.data e dettagli vaccinazione antirabbica

.data prelievo sangue per titolazione anticorpi quando richiesta

.conformità sulla prevenzione di malattie diverse dalla rabbia quando richiesta

Il passaporto deve avere un codice numerico ISO dello stato di rilascio e un numero alfanumerico unico. Il veterinario ufficiale che rilascia il documento deve mantenere il registro dei dati almeno per 3 anni, deve certificare il numero di identificazione, tatuaggio o trasponditore, che i dati richiesti siano compilati correttamente e ci sia la firma del proprietario.

I documenti di identificazione in bianco vengono rilasciati solo ai veterinari ufficiali del servizio Veterinario dell'ASL.

CONTROLLI

il proprietario deve mettere a disposizione, dell'autorità competente, l'animale per i controlli e i relativi documenti che accompagnano l'animale.

Se gli animali entrano in uno stato membro da uno stato terzo non autorizzato, possono entrare solo dagli ingressi dei viaggiatori e devono presentarsi all'autorità competente.

Se un animale parte da Bolzano e con il suo proprietario va in un paese terzo come la Giorgia, per rientrare in un paese membro deve avere la titolazione degli anticorpi contro la rabbia e tutti i documenti in regola è quindi importante che prima della partenza il proprietario faccia eseguire la titolazione degli anticorpi da un

laboratorio autorizzato. La titolazione degli anticorpi ha una validità massima di tre mesi. Se lo stesso animale parte da Bolzano e va in uno stato membro, al proprietario è sempre consigliabile di rivolgersi al veterinario ufficiale dichiarando la movimentazione dell'animale, indicando il luogo, la durata del viaggio ed eventuali movimentazioni fuori dallo stato stesso.

Riassumendo:

prima della partenza con un cane verso un paese comunitario o extracomunitario è necessario mettersi in contatto con un med. Veterinario ASL, per tutto ciò che riguarda il profilo sanitario e le certificazioni necessarie, oltre che far controllare la validità dei documenti in nostro possesso.

La regolamentazione Europea sopracitata è in continuo mutevole aggiornamento, quindi deve rimanere chiaro al lettore che un viaggio con il proprio cane, sia in Paesi Comunitari Che Extracomunitari, deve essere preparato con congruo anticipo.

Rivolgersi sempre ai veterinari competenti dell'ASL, in quanto ci possono essere continui aggiornamenti attuativi della normativa e quanto sopracitato potrebbe avere una dovuta evoluzione.

Come consiglio personale, vi invito anche ad informarvi sulle regolamentazioni interne di eventuali vettori aerei, in quanto non esiste una normativa unica, ma in sostanza fanno quello che vogliono.

Ultimo consiglio che provo a darvi e di informarvi bene sulle normative vigenti nel paese che volete visitare, riguardanti i cani guida.

Potete informarvi autonomamente ricercando qualche associazione di non vedenti del paese che andrete a visitare, scrivendogli una normalissima e-mail, sono convinto che in breve tempo avrete delle risposte esaustive, altrimenti coinvolgete l'ambasciata Italiana o scrivete all'Ambasciata in Italia del Paese che volete visitare o rivolgersi anche all'Ufficio affari internazionali della nostra Unione.

Augurandovi buon viaggio, ricordatevi di portare con voi sempre una borraccia con acqua, un po' di mangime e le buste per la raccolta delle feci, anche se la raccolta di queste ultime non è obbligatoria, risulta essere se possibile, un forte segnale di civiltà.

Valter Calò

Questo articolo è stato scritto con la supervisione del Servizio Veterinario Aziendale della Provincia Autonoma di Bolzano

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L'agenda: appuntamenti del mese di aprile

- 2 UICI Lombardia - Riunione Consiglio Regionale

- 8 UICI Lombardia - Riunione Comitato Regionale Giovani in audio conferenza

- 9 Assemblea Ordinaria dei Soci della Sezione UICI di Lecco

- 10 Assemblea Ordinaria dei Soci della Sezione UICI di Como

- 13 UICI Lombardia - Riunione Commissione Regionale Anziani

- 14 Riunione Direzione Nazionale UICI

- 16 Assemblea Ordinaria dei Soci delle Sezioni UICI di Cremona, Mantova e Sondrio;

- 17 Assemblea Ordinaria dei Soci delle Sezioni UICI di Bergamo, Brescia, Monza, Pavia e Varese

- 23 Assemblea Ordinaria dei Soci della Sezione UICI di Lodi;

- 23-24 Riunione Consiglio Nazionale UICI

- 28 Assemblea Generale dei Soci IALCA

- 29 Assemblea Generale dei Soci Club Italiano del Braille

- 30 Assemblea Ordinaria dei Soci della Sezione UICI di Milano.

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Flashback: nel mese appena trascorso

Nel mese di marzo si sono riunite le seguenti Commissioni Regionali

- 12 Commissione Regionale Ipovisione

- 19 Commissione Regionale Pari Opportunità

- 21 Commissione Regionale Pluridisabilità

- 23 Commissione Regionale Autonomia

- 31 Commissione Regionale Turismo Sociale e Fruizione dei Beni Culturali

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COMUNICATO DELLA SEDE CENTRALE UICI N. 57/2016

Soggiorno marino "Primo Sole" presso la struttura "Le Torri" - Tirrenia dal 29 maggio 2016 al 12 giugno 2016 - 14 giorni

Anche quest'anno la nostra Unione, grazie alla Commissione Nazionale Terza Età, organizza due soggiorni marini nei mesi di giugno e settembre presso il Centro Le Torri - G. Fucà Olympic Beach di Tirrenia.

Siamo in grado di comunicare l'offerta relativa al soggiorno marino di giugno che abbiamo voluto chiamare "Primo Sole".

L'offerta del soggiorno, a persona, valida sia per i non vedenti sia per gli accompagnatori, si articola nei seguenti importi:

la quota individuale comprende:

alla quota va aggiunta la tassa di soggiorno di Euro 7,50, dovuta al comune di Pisa.

Servizi a richiesta o a pagamento:

a. Escursioni.

b. Parrucchiera.

c. Estetista.

d. Infermiera.

e. Alfabetizzazione informatica.

Il corso di Alfabetizzazione informatica sarà tenuto, con la consueta competenza, da Nunziante Esposito e dovrà essere richiesto all'atto della prenotazione del soggiorno.

Con la collaborazione dello staff dell'hotel saranno organizzati giochi di squadra, tornei amichevoli di show down, scopone scientifico e scacchi per il divertimento di tutti.

Non mancheranno infine, serate culturali ed eventi musicali.

Per chi volesse prolungare il soggiorno, quest'anno il Centro Le Torri - G. Fucà Olympic Beach propone la seguente offerta:

dal 29 maggio 2016 al 18 giugno 2016 19 giorni +1 giorno gratis

Prenotazioni, informazioni, chiarimenti circa i transfert da e per le stazioni ferroviarie di Pisa e Livorno: Olympic Beach Le Torri

tel. 050 32.270

fax. 050 37.485

email: info@centroletorri.it

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