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Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ONLUS
Consiglio Regionale della Lombardia


IL BLOCNOTES

NOTIZIARIO INFORMATIVO DEL CONSIGLIO REGIONALE LOMBARDO DELL'UNIONE ITALIANA DEI CIECHI E DEGLI IPOVEDENTI

A cura di Massimiliano Penna

Dicembre 2015

a tutti i lettori del blocnotes giungano tanti cari auguri di buone feste"

che il natale porti serenità e gioia, e serva da slancio per il nuovo anno!

buon natale e felice anno nuovo

SOMMARIO

INTEGRAZIONE SCOLASTICA: SI APRE QUALCHE PICCOLO SPIRAGLIO, MA LA NOSTRA MOBILITAZIONE RIMANE SEMPRE ALTA

DI NICOLA STILLA

Nell'impegnativo e serrato incontro pubblico che si è tenuto mercoledì 25 novembre presso il salone Barozzi dell'Istituto dei ciechi di Milano e che si è protratto dalle 14.30 alle 17.45, i nostri dirigenti regionali e sezionali (assieme alle famiglie dei nostri bambini e ragazzi ed agli operatori scolastici) hanno incontrato i rappresentanti di U.P.L. (Unione Province Lombarde) e i dirigenti e funzionari della Città Metropolitana di Milano e di quasi tutte le provincie della nostra regione, sollecitandoli a chiarire le loro posizioni e stimolandoli pressantemente ad assumersi precisi impegni. dall'andamento dell'incontro,sembra essersi aperto qualche piccolo spiraglio, almeno sulla gestione dell'attuale situazione di emergenza, al fine di poter garantire i servizi fino al termine del corrente anno scolastico.

L'arroganza riservataci dal presidente di U.P.L., Daniele Bosone, in occasione della manifestazione in piazza del 18 novembre, sembra aver lasciato spazi a più ragionevoli spiragli di un serio confronto.

E' chiaro che, per noi, la questione non si risolve nella sola e arida contabilità di numeri e gestione dei bilanci degli Enti coinvolti, ma vogliamo andare molto più a fondo: essere propositivi e poter incidere sull'organizzazione strutturale e concreta di questi servizi, al fine di garantirne qualità, omogeneità e fruibilità in egual misura e secondo le specifiche necessità per tutti i nostri studenti, indipendentemente dalla loro dislocazione sul nostro territorio, esercitando appieno quelle funzioni di patrocinio e tutela che le normative vigenti e il nostro statuto sociale ci assegnano e ci impegnano a fare.

Al di là di questa fase convulsa e acuta, va da sé che una soluzione definitiva, stabile ed efficace del problema, passa attraverso uno stringente rapporto ed una comunanza di intenti e di azioni di tutta la classe politica e di tutte le istituzioni del nostro paese: Governo, Parlamento, Regioni dovranno insieme impegnarsi e fare ciascuna la propria parte, con senso di responsabilità e di civiltà.

In questa prospettiva noi ci stiamo già impegnando: i nostri dirigenti sezionali, in questi giorni, stanno incontrando i Prefetti per rappresentare loro tutte le nostre preoccupazioni e proposte, affinché le facciano proprie e le trasmettano alle istituzioni competenti.

Allo stesso tempo, la Presidenza regionale UICI e la Commissione regionale istruzione stanno monitorando in tempo reale la situazione, affinché nulla ci possa sfuggire o possa essere inavvertitamente lasciato al caso.

Come detto, pur registrando qualche piccolo passo positivo in avanti, la nostra guardia ed il nostro livello di attenzione devono rimanere ancora assolutamente elevati: non ci lasceremo rubare il futuro dei nostri bambini e ragazzi.

Dovremo ancora confidare sul sostegno e sul senso di solidarietà, unità e fratellanza che deve accomunare tutti noi che facciamo parte di questa nostra grande famiglia associativa.

Il nostro compito, oggi, è di difendere il ruolo e i valori dell'Unione, i diritti di tutte le persone con disabilità visiva, senza esitazioni e senza divisioni, senza "se" e senza "ma".

Nicola Stilla

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I diritti non hanno bandiere

di Nicola Stilla

Il ruolo dell'Unione nel movimento globale per il riconoscimento dei diritti delle persone con disabilità

Le relazioni internazionali sono state sempre molto importanti per le associazioni delle persone cieche, in quanto hanno permesso loro di ampliare gli orizzonti di idee ed esperienze grazie alla conoscenza di realtà diverse e ai rapporti di amicizia tra i loro dirigenti e Soci. Queste relazioni hanno contribuito a creare le condizioni favorevoli per la fondazione di organizzazioni internazionali che sono servite soprattutto al confronto delle condizioni di vita delle persone cieche nei singoli Paesi e delle soluzioni dei problemi.

Oggi, tuttavia, le relazioni internazionali hanno acquistato un'importanza ancora maggiore, poiché consentono di partecipare attivamente al grande movimento europeo e mondiale per il riconoscimento dei diritti delle persone con disabilità.

Con la ratifica della Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti delle Persone con Disabilità da parte della maggioranza dei Paesi membri dell'O.N.U., tra cui l'Italia, possiamo dire che si è verificata una profonda rivoluzione culturale riguardo alla concezione e alla percezione della disabilità. Il modello sociale di disabilità che sta alla base della Convenzione ha modificato radicalmente il rapporto tra la situazione individuale della persona con disabilità e l'ambiente sociale e culturale in cui essa vive. Il concetto di disabilità si è evoluto in senso dinamico, ponendo in luce non tanto il limite imposto alla persona dalla sua condizione fisica, sensoriale, cognitiva o psicosociale, ma il limite posto alla persona dalle barriere che essa deve affrontare in relazione all'ambiente in cui vive. Questo approccio fortemente innovativo si connette strettamente con il principio informatore della Convenzione secondo cui le persone con disabilità sono portatrici di diritti intangibili e universali, i diritti umani, che nessuna norma o comportamento può ledere in quanto intrinseci alla persona. La disabilità non è quindi una caratteristica, ma il portato dell'interazione tra la persona e l'ambiente.

La Convenzione delle Nazioni Unite è stata il risultato dell'iniziativa di alcuni Paesi che hanno raccolto l'istanza delle organizzazioni delle persone con disabilità nei rispettivi Paesi e dell'intervento decisivo del movimento internazionale della disabilità costituito dalle organizzazioni mondiali, ma anche nazionali. L'adozione della Convenzione è il risultato della collaborazione internazionale delle organizzazioni di tutti i settori della disabilità, un risultato storico che un movimento diviso e disorganico non avrebbe mai potuto raggiungere.

Basterebbe questa prova per dimostrare l'importanza della realizzazione di una rete unitaria ed efficace a livello internazionale, basata sulla partecipazione attiva di tutte le organizzazioni nazionali, che a loro volta dovrebbero tendere alla costruzione di forti aggregazioni al loro livello. Ciò comporta evidentemente un impegno significativo di ciascuna organizzazione, un impegno che richiede risorse umane ed economiche.

In tutto il corso della sua storia l'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ha attribuito grande importanza alle relazioni con le omologhe organizzazioni e associazioni in Europa e in numerosi Paesi extraeuropei. I rappresentanti dell'Unione hanno svolto sempre un ruolo attivo a tutti i livelli, riscuotendo stima e amicizia, ma anche grande considerazione per l'impegno e la serietà con cui hanno affrontato le rispettive incombenze.

I nostri rappresentanti hanno ricoperto posizioni di rilievo nei rami europei del Consiglio Mondiale per il Benessere dei Ciechi e della Federazione Internazionale dei Ciechi, le organizzazioni mondiali parallele, che hanno mantenuto diviso il movimento internazionale delle persone cieche. L'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ha contribuito in modo determinante al processo di unificazione delle due organizzazioni mondiali, con la fondazione nel 1984 sia dell'Unione Europea dei Ciechi (E.B.U.), sia dell'Unione Mondiale dei Ciechi (W.B.U.), rispettivamente nelle Assemblee generali di Hurdal in Norvegia e di Riyad in Arabia Saudita.

L'attività dell'Unione in queste organizzazioni, in particolare in quella europea, è consistita nell'assunzione di incarichi negli organismi dirigenti e nella costante e proficua partecipazione a numerose commissioni di lavoro. Con l'avvento dei primi programmi di finanziamento dell'Unione Europea fu costituita una commissione per le relazioni con le istituzioni della Comunità Europea di cui l'Unione detiene la presidenza dal 1997 nella persona del Consigliere Nazionale Rodolfo Cattani.

In quello stesso anno le organizzazioni europee delle persone con disabilità decisero di fondare il Forum Europeo della Disabilità (E.D.F.) che ha progressivamente unificato tutte le organizzazioni "di categoria" a livello europeo e i consigli nazionali che si sono via via costituiti su impulso del Forum nella totalità degli Stati membri. Rodolfo Cattani ricopre la carica di Segretario Generale del Forum dal 2009.

Tramite l'Unione Europea dei Ciechi, una delle organizzazioni fondatrici dell'E.D.F., e poi tramite il Forum Italiano sulla Disabilità fondato per sua iniziativa (e di cui detiene la presidenza), l'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ha preso parte attivamente a tutte le principali iniziative volte a migliorare le condizioni di vita dei cittadini italiani ed europei.

L'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ha partecipato con proprie delegazioni a tutte le assemblee generali delle organizzazioni cui aderisce, ha organizzato un'assemblea generale dell'E.B.U. in Sicilia nel 1996 e ha collaborato all'organizzazione di un'assemblea generale dell'E.D.F. a Roma.

Avere relazioni con le organizzazioni di altri Paesi è fondamentale per l'interscambio di esperienze e informazioni e il confronto delle situazioni e delle linee operative in contesti diversi, pur sempre all'interno di logiche politiche in cui l'omologazione e la globalizzazione sono sempre più dominanti. Le condizioni macroeconomiche che determinano le politiche nel settore della promozione e della tutela dei diritti fondamentali delle persone con disabilità in Europa hanno prodotto un drammatico arretramento delle condizioni di vita di queste ultime, producendo un drastico calo dell'occupazione, una dequalificazione dell'istruzione e della formazione professionale e tagli devastanti delle misure e provvidenze in favore delle persone con disabilità in tutti i settori.

Le federazioni a livello nazionale sono lo zoccolo duro della battaglia contro lo smantellamento dello stato sociale e l'azzeramento del sostegno economico per le organizzazioni rappresentative, tuttavia il collegamento e il coordinamento strutturato saranno sempre più essenziali per non subire l'uno e l'altra.

L'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti è ben attrezzata per sviluppare la collaborazione coordinata all'interno dell'E.B.U. e dell'E.D.F., potendosi avvalere di un ufficio per le relazioni internazionali dotato di personale qualificato, linguisticamente competente, esperto, proattivamente impegnato ed efficiente.

Le gravi difficoltà economiche degli ultimi tempi hanno costretto l'Unione a ridurre all'essenziale il proprio impegno internazionale, intensificando l'individuazione di progetti cofinanziati dall'Unione Europea per coinvolgere il contesto associativo e recuperare parte dei costi del personale. In tal senso l'attività dovrà essere potenziata anche nel settore della cooperazione, in cui si sono già state fatte esperienze positive. Per proseguire e sviluppare l'attività internazionale dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti la Direzione Nazionale nomina una commissione ad hoc il cui coordinatore parteciperà ai lavori della Direzione Nazionale e del Consiglio Nazionale con voto consultivo.

Le decisioni riguardanti le candidature a cariche elettive nelle organizzazioni internazionali sono di competenza della Direzione Nazionale che dovrà essere regolarmente informata su tutte le attività e iniziative a livello nazionale e territoriale.

Particolare attenzione dovrà essere rivolta alla formazione di giovani interessati e capaci di impegnarsi nel settore delle relazioni internazionali anche per assicurare un graduale e programmato ricambio generazionale.

La storia mette in evidenza il ruolo promotore che l'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ha ricoperto nel corso degli anni sia a livello europeo che a livello nazionale e l'esperienza degli ultimi anni ci insegna che, eccetto rare eccezioni, la partecipazione qualificata diventa necessaria per rafforzare il ruolo dell'E.B.U. e dell'Unione Mondiale dei Ciechi. A tale scopo dovranno essere scritte linee guida per la partecipazione attiva ai seguenti organismi internazionali:

- Unione Europea dei Ciechi;

- Forum Europeo sulla Disabilità;

- Consiglio Consultivo delle O.N.G. presso il Consiglio d'Europa;

- Unione Mondiale dei Ciechi.

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Dalla Sede Centrale UICI

Comunicato stampa - Mario Barbuto confermato Presidente dell'Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti ONLUS

XXIII Congresso nazionale dell'Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti - Chianciano terme (si), 5-8 novembre 2015

E' stato concluso alle ore 3,30 di domenica mattina lo spoglio delle schede relative al rinnovo delle cariche elettive dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti.

Mario Barbuto è stato confermato nel suo ruolo di Presidente nazionale, con 224 preferenze su 287 voti validi.

Per quanto riguarda il Consiglio nazionale, i 20 consiglieri eletti dal Congresso sono: Giovanni Taverna, Eugenio Saltarel, Stefano Tortini, Katia Caravello, Pietro Piscitelli, Annita Ventura, Francesco Fratta, Ermelinda Salis, Elena Ferroni, Linda Legname, Luisa Bartolucci, Nunziante Esposito, Angelina Pimpinella, Maria Buoncristiano, Adriano Corradetti, Marco Condidorio, Mario Girardi, Annamaria Palummo, Francesco Busetti, Vincenzo Zoccano, ai quali si aggiungono i Presidenti dei Consigli regionali dell'Unione, componenti di diritto.

Il risultato è arrivato alla fine dei lavori del XXIII Congresso dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, svoltosi a Chianciano Terme dal 5 all'8 novembre.

"Cittadini innanzitutto! La parola ai diritti" era il titolo scelto per questo importante appuntamento associativo, che ha declinato, nei quattro giorni di lavori congressuali, i percorsi e le strategie possibili relativamente ai temi basilari che guideranno il lavoro dell'Associazione nei prossimi 5 anni.

«Ringrazio i congressisti che hanno confermato la fiducia nel mio operato - dichiara il Presidente nazionale, Mario Barbuto. Ci aspettano 5 anni di lavoro intensi e stimolanti. L'Unione esce rinnovata da questo XXIII Congresso, che ha visto l'elezione in Consiglio di molte donne e di risorse fresche e giovani, riconfermando tuttavia l'esperienza e le competenze di altri dirigenti. La nostra battaglia non potrà che ripartire da quelli che sono i diritti umani basilari, non negoziabili, quali il diritto all'istruzione, al lavoro, alla cultura, alla mobilità, alla dignità, alla cittadinanza. Il Congresso ha approvato due mozioni: una relativa alla costituzione, nel più breve tempo possibile, di un ufficio per la tutela dei diritti delle persone con disabilità, a fronte del crescente succedersi di episodi di diritti negati e alla diffusione, lenta ma montante, di una cultura che tende ad una emarginazione di fatto delle persone con disabilità; l'altra, preso atto della grave situazione nell'erogazione dei servizi di integrazione scolastica dei disabili visivi venutasi a creare con l'entrata in vigore del Decreto Legislativo 56/2014 (Decreto del Rio), che rischia seriamente di minare la qualità, se non addirittura l'erogazione stessa di questi servizi mettendo a rischio il diritto primario e costituzionale dell'istruzione e della formazione per gli alunni disabili visivi, chiede al Governo, al Parlamento e a tutte le istituzioni coinvolte risposte certe, e proclama la mobilitazione permanente della categoria al fine di tutelare e ripristinare i diritti in materia di istruzione e formazione degli studenti con disabilità visive. Ed è proprio su questi due fronti di azione che la nuova dirigenza dell'Unione inizierà a svolgere il proprio lavoro, come sempre a tutela dei ciechi e degli ipovedenti di tutta Italia».

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Lettera aperta al XXIII Congresso dell'Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti

di Mario Barbuto

Care congressiste, cari congressisti,

desidero ringraziarvi per aver saputo dare alla nostra Unione uno Statuto nuovo, dirigenti associativi rinnovati e indirizzi programmatici chiari, forti, efficaci, nel corso di un congresso memorabile.

La partecipazione di ognuno di voi al congresso nelle sessioni plenarie, nelle sezioni di lavoro, nel momento elettorale, è stata una risorsa e ha rappresentato una ricchezza dalla quale tutti abbiamo tratto vantaggio durante lo svolgimento dei lavori.

Credo sia ancora troppo viva l'emozione per poter mettere in fila i momenti più significativi e toccanti che abbiamo vissuto in questi tre giorni esaltanti.

La gioia di avere avuto con noi il nostro presidente onorario Tommaso Daniele.

L'emozione di salutare militanti che hanno speso la loro vita per l'Unione come Ebe Montini, Lucio Carassale, Mario Censabella e tanti altri.

Il tributo di gratitudine offerto ai dirigenti nazionali che hanno completato i loro tre mandati consiliari consecutivi: Rudy Cattani, Giovannino Loche, Salvatore Romano, Pippo Terranova.

L'affettuoso saluto speciale al nostro vice presidente Luigi Gelmini.

Il ricordo commosso e condiviso del nostro indimenticabile Enzo Tioli.

Il minuto di raccoglimento in memoria e a onore del caro Vitantonio Zito.

E poi la conduzione magnifica, energica ed equilibrata della presidente del congresso Daniela Floriduz. La serata del Premio Braille, la mostra delle nostre eccellenze associative "Facciamoci vedere!".

I tanti momenti di lavoro intenso, condotto con il rigore e la serietà che ci contraddistinguono, pur con i brillanti intermezzi di battute, parole di scherzo, sorrisi che hanno contribuito a rendere leggera e gradevole perfino la fatica dell'impegno d'aula e di commissione.

Abbiamo sperimentato con successo il voto elettronico, sia pure, qua e là, con qualche piccolo inconveniente.

Abbiamo espletato le operazioni di voto per le elezioni degli organi nazionali praticamente in un paio d'ore, senza file, senza ressa, senza le snervanti attese alle quali ci eravamo abituati nei congressi del passato.

Abbiamo dato alla nostra Unione un nuovo Statuto! Moderno, snello, portato a soli 29 articoli, formulati in modo chiaro e comprensibile.

Abbiamo approvato risoluzioni congressuali caratterizzate dalla sintesi dei testi e dal contenuto essenziale che saranno la nostra guida per i prossimi anni.

Abbiamo sancito definitivamente la nascita del nostro Ufficio per la Tutela dei Diritti delle Persone con Disabilità, dando esplicito mandato al Presidente, alla Direzione e al Consiglio Nazionale perché divenga presto una realtà operante e radicata su tutto il territorio.

Abbiamo proclamato lo stato di mobilitazione generale a difesa del diritto allo studio delle nostre ragazze e dei nostri ragazzi, raccogliendo una preoccupazione che diviene sempre più forte nelle nostre strutture territoriali e interpretando le ansie delle famiglie che hanno diritto a un percorso scolastico di pari opportunità per i propri figli non vedenti o ipovedenti.

Abbiamo eletto gli organi associativi nazionali:

il Presidente, con una investitura plebiscitaria che ancora mi commuove e che mi carica di nuove responsabilità.

Il Consiglio Nazionale, profondamente rinnovato nelle persone, finalmente connotato da una presenza femminile in sostanziale parità per numero e per qualità.

Ecco i nomi dei nuovi consiglieri, in rigoroso ordine alfabetico, lontani da qualsiasi tentazione di primato personale dovuto al numero di preferenze riportate da ciascuno:

Luisa Bartolucci, Maria Buoncristiano, Francesco Busetti, Katia Caravello, Adoriano Corradetti, Marco Condidorio, Nunziante Esposito, Elena Ferroni, Francesco Fratta, Mario Girardi, Linda Legname, Annamaria Palummo, Angela Pimpinella, Pietro Piscitelli, Linda Salis, Eugenio Saltarel, Giovanni Taverna, Stefano Tortini, Annita Ventura, Enzo Zoccano.

Questa è una squadra di singoli che lavoreranno insieme. Amalgamata da un progetto comune, coordinata da un Presidente nel quale tutti si riconoscono, al servizio dell'Unione per la causa dei ciechi e degli ipovedenti italiani.

Competenza, disponibilità e territorialità risultano ben rappresentate nella composizione d'insieme della squadra, sebbene io esprimo qui il mio rammarico più sincero e convinto per il numero troppo esiguo di consiglieri nazionali provenienti dalla Sicilia e per l'assenza di consiglieri pugliesi.

Due regioni grandi e importanti, la Sicilia e la Puglia! Vivamente presenti nella mia mente e molto care al mio cuore, per le quali sapremo presto individuare insieme le giuste opportunità che possano colmare in modo adeguato lo squilibrio strutturale delle risultanze di un voto comunque libero e democratico al quale occorre inchinarsi rispettosamente in ogni caso.

Un pensiero di gratitudine ai nostri collaboratori e al nostro personale che non si è risparmiato un momento nel corso dell'intero congresso, garantendone efficienza, regolarità, funzionalità.

Ora, dinanzi a noi tutti, l'onere di un lavoro intenso e l'onore di servire la nostra Unione in un impegno quotidiano di pazienza, di tenacia, di rispetto, di solidarietà.

A quanti ancora sono ai margini e si sono posti fuori dalla nostra Associazione, rivolgo un appello accorato perché tornino a iscriversi, a frequentare le sezioni, a offrire il proprio apporto personale con umiltà e spirito costruttivo.

Ai dirigenti delle altre Associazioni che raggruppano ciechi e ipovedenti, rivolgo invece un appello perché si ponga termine a ogni azione di competizione distruttiva, in un clima di rispetto reciproco nel quale si possa lavorare insieme per rappresentare gli interessi dei ciechi e degli ipovedenti italiani a tutti i livelli della società.

La nostra causa comune si esprime sotto un'unica bandiera!

Raccogliamoci dunque, tutti insieme, per collaborare nella difesa di comuni interessi e di comuni Diritti.

Mario Barbuto

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Le mie rimembranze congressuali

di Angelo Mombelli

I nuovi impegni dell'Unione a favore degli Ipovedenti

Da poche ore si è concluso il XXIII Congresso Nazionale della nostra Unione e mi giunge spontaneo ripensare ai quattro giorni trascorsi a Chianciano. Il mio pensiero vola indietro negli anni (tanti... fino a metà degli anni '70!) quando partecipai al mio primo congresso e stentavo a comprendere i vari risvolti delle strategie che i candidati mettevano in campo per essere vincenti nella contesa.

Tanti congressi sono trascorsi da allora e l'esperienza maturata mi ha fatto meglio comprendere tutti i "dietro le quinte". Tra l'altro, ho vissuto quest'ultima esperienza non da candidato, ma da invitato: ho potuto quindi seguire le strategie congressuali in veste di spettatore e questo, di certo, è stato divertente.

Ma veniamo ai problemi che riguardano la categoria degli ipovedenti: che cosa è emerso da quest'ultimo congresso? L'intenzione era di proporre una mozione congressuale coincisa e con pochi punti, pienamente attuabili nel prossimo quinquennio; le esigenze incombono per dare risposte ad una categoria, gli ipovedenti, che pur a pieno titolo socia dell'Unione è sovente dimenticata dalla nostra dirigenza, perché le problematiche da affrontare sono difficili e le competenze specifiche mancano, anche perché pochi sono gli ipovedenti medio-gravi e lievi iscritti. Se vogliamo chiamarci "Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti" è però gioco forza dedicare attenzione a tutti coloro possono essere, a pieno titolo, soci della nostra associazione, senza discriminazioni.

Mi auguro che le indicazioni fornite dalla mozione congressuale potranno essere di stimolo anche alle nostre strutture periferiche per svolgere iniziative a favore della categoria. E attenzione: le problematiche oggi individuate non vanno considerate totalmente esaustive circa le necessità degli ipovedenti: bisogna aspettarsi che nei cinque anni di questo mandato altre necessità possano emergere. La società è in continuo movimento e ci offre sfide ogni volta nuove da affrontare.

Scorrendo gli elenchi degli eletti, appuro che molti di essi sono alla loro prima esperienza a livello nazionale; mi auguro che il loro entusiasmo da neofiti possa contribuire a risolvere i problemi di natura legislativa che riguardano non solo gli ipovedenti, ma anche i soci storici della nostra Unione. Da queste righe invio a tutti e tutte loro le mie più sincere congratulazioni con l'augurio di essere vincenti nelle battaglie che li attendono nei prossimi anni.

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Giornale UICI del 03-11-2015

Stato dell'arte sui registri scolastici on-line, a fine anno 2015 dopo l'inizio dell'anno scolastico 2015/2016, e breve storia

di Nunziante Esposito

Sono ormai passati più di due mesi da quando è iniziato l'anno scolastico, ma questa volta non abbiamo avuto le solite email di protesta che negli ultimi due anni avevamo avuto dai tanti insegnanti disabili visivi che hanno dovuto iniziare ad usare obbligatoriamente i registri digitali on-line.

Personalmente ho avuto il primo contatto con un registro digitale on-line nel 2008, quando ebbi occasione di indicare ai programmatori di Infoschool quali erano i problemi di accessibilità di quel registro, uno di quelli usati nelle scuole italiane, quando l'insegnante Daniela Floriduz mi fece partecipe dei suoi problemi di accessibilità del lavoro che era chiamata a fare con un applicativo Web che doveva cominciare ad usare in via sperimentale.

I problemi generali e seri di questo tipo sono iniziati nella primavera del 2012, quando, quasi a fine anno scolastico, nelle scuole italiane è arrivata la prima circolare del Ministero della Pubblica Istruzione (MIUR) con la quale si informavano gli insegnanti del prossimo uso obbligatorio dei registri digitali on-line. Ovviamente, i primi a preoccuparsi sono stati gli insegnanti disabili visivi, perché, utilizzando tecnologia assistiva nell'utilizzo del computer e dei nuovi dispositivi touch-screen che da poco stavamo cominciando ad usare anche noi, avevano intuito immediatamente quale potesse essere il problema immediato da affrontare: l'inaccessibilità di questi software.

Siamo stati interpellati ed investiti come commissione OSI di questo problema e ce ne siamo occupati io come non vedente e Massimiliano Martines come ipovedente, facendo da filtro tra gli insegnanti ed i responsabili delle società di questi software. In sostanza, sono stati da noi analizzati i software più comunemente usati e per i quali avevamo avuto le prime email di segnalazione.

I software analizzati e che abbiamo seguìto da vicino per tre anni e fino alla loro totale accessibilità, sono:

- Nuvola di Madisoft.

- ScuolaNext di Argo software.

- Infoschool di Biblioteca Spaggiari.

- RE su piattaforma AXIOS.

Per il primo registro sopra indicato, non abbiamo dovuto fornire nessuna indicazione in quanto questo registro, essendo stato programmato in USA, dove se non si rispetta l'accessibilità non è facile avere i permessi per vendere un prodotto, è risultato completamente accessibile. Unico neo, se lo si può chiamare così, è una schermata nella quale per poter scaricare i file delle circolari che emette la scuola, c'è bisogno di usare il cursore simulato del mouse. Insomma, una sciocchezza. Comunque, anche questo piccolo problema è stato segnalato ed è stato risolto in brevissimo tempo.

Per il registro Scuola Next di ARGO Software, ad oggi non ci sono più problemi ed il software proposto è completamente accessibile. Inoltre, c'è da dire che noi della Commissione OSI non abbiamo partecipato direttamente ai test, perché fin dall'inizio i contatti diretti con i tecnici di questa software house non li abbiamo mai avuti. Inoltre, quando li ho cercati, molto probabilmente per qualche frainteso mai chiarito, non è stato possibile dialogare direttamente con loro. Addirittura, mi sono preso anche dell'arrogante dal responsabile della programmazione, ma non importa, alla fine quello che è importante è solo il risultato raggiunto: totale accessibilità.

Comunque, per due anni, il lavoro di test è stato eseguito dalla Commissione OSI ugualmente, anche se in modo indiretto e seguendo via Skype una insegnante che usava i registri .

Il primo approccio con ARGO Software lo abbiamo avuto tramite un insegnante di Bergamo, Alessandro Ricotta, e la Commissione OSI ha potuto recapitare loro il test che attestava l'inaccessibilità totale del loro prodotto Scuola Next.

Successivamente, come suddetto, i test è stato possibile farli tramite l'insegnante Maria Rosaria Falco che si era rivolta a me per avere un aiuto a capire se era possibile aggirare, tramite comandi particolari di Jaws i problemi che aveva il software.

Ad un certo punto ci si è messo anche qualcuno a peggiorare i rapporti con i tecnici di ARGO, dando per accessibile anche quello che oggettivamente non era accessibile.

Faccio una parentesi molto importante per chi è demandato a fare il lavoro che facciamo noi della Commissione OSI, un lavoro di puro volontariato.

Anche se a queste cose ci sono abituato da 15 anni di attività di test che ho sempre fatto con cura, con passione e soprattutto con la competenza che l'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti mi ha fatto acquisire con dei corsi appositi, mi sono anche dovuto subire delle offese da parte di chi ha combinato questo pasticcio. Che dire: più si è ignoranti in materia e più si cerca di ostentare la preparazione che non si possiede.

Meglio lasciar perdere, tanto non è la prima volta e non sarà l'ultima che un disabile visivo ha un comportamento simile. Purtroppo, non se ne rendono conto, altrimenti non sarebbe mai avvenuta una cosa del genere.

La lungimiranza del presidente nazionale Tommaso Daniele, nel lontano 2001 impose di costituire un gruppo di esperti capaci di tenere i contatti con i programmatori Web e mirava ad evitare proprio questo tipo di problema che si ripresenta ogni tanto, insomma, una sorta di filtro tra chi rileva i problemi ed i programmatori. Purtroppo, ed è difficile da far capire, quando uno di noi da per accessibile quello che accessibile non è, chi si trova dall'altra parte a risolvere i problemi che gli vengono sottoposti, gli viene fornito la certificazione di un disabile visivo e non si rende conto che il problema non lo ha ancora risolto.

Quando avviene un qui pro quo del genere, quando si interviene come Commissione OSI, organo costituito per questi rapporti dall'Unione, è molto difficile poi far capire il contrario di quello che gli hanno già certificato con imperizia e incompetenza.

Poi, la conseguenza logica è quella di avere una discussione, e certe volte anche accesa, quando non ti ignorano e se ne fregano di apportare le modifiche che vengono chieste.

Terminata la parentesi, ora è facile dire che fortunatamente per gli insegnanti, questa ultima cosa non è avvenuta e alla fine ARGO ha prodotto un software innovativo, completamente accessibile ed usabile, per cui, vanno fatti i complimenti ai programmatori che sono riusciti a produrre l'accessibilità per il loro prodotto.

Con il computer, tale software si usa con Google Chrome, assistiti da uno screen-reader costituito da un plug-in apposito che funziona solo con questo browser. Inoltre, si può usare anche agevolmente con Mozilla Firefox assistito da Jaws. come risultato finale un ottimo lavoro.

Va dato merito inoltre che, anche se hanno creato un applicativo apposito, usabile con Google Chrome nel quale deve essere installato un plug-in particolare, una sorta di screen-reader apposito per questo browser, hanno risolto il problema in modo molto brillante.

Per quanto riguarda invece i device touch-screen, con questi dispositivi si viene assistiti in modo molto adeguato nell'uso del software con uno screen-reader apposito e preinstallato sui dispositivi stessi.

Il lavoro è stato fatto così bene, ne ho avuto notizia in questi giorni dalla professoressa Maria Rosaria Falco, che un disabile visivo riesce ad usare questo registro digitale on-line in modo molto semplice, tanto che il disabile visivo può tranquillamente aiutare anche qualche vedente non molto preparato nell'uso di questi tipi di software Web.

Per i registri Infoschool della Biblioteca Spaggiari, problemi seri non ne sono stati riscontrati sin dall'inizio dei test e sono stati riscontrate inaccessibili solo le tabelle dei registri, risultate inaccessibili con lo screen-reader Jaws.

Messe a posto le tabelle, in questo inizio anno scolastico ho avuto notizia che anche i piccoli problemi di usabilità ed un solo problema di accessibilità sono stati completamente risolti. Anche con questa società abbiamo concluso con un risultato pieno e soddisfacente con una accessibilità totale.

Infine, ultimo, ma non ultimo, soprattutto per la disponibilità totale dei responsabili della AXIOS e del programmatore, RE di AXIOS è completamente accessibile. Infatti, ad inizio anno è stato risolto l'ultimo problema segnalato dagli insegnanti per cui anche a questa società gli va dato merito di aver messo a disposizione un prodotto completamente accessibile.

E' vero che abbiamo impiegato quasi due anni, assieme agli insegnanti, per poter avere i 4 registri digitali on-line completamente accessibili, ma questo non dipende certamente da noi, perché, fino a quando in Italia la legge sull'accessibilità non impone sanzioni o divieti di vendita quando i prodotti non rispettano la legge, nemmeno le software house si preoccuperanno e non avranno nessun interesse a mettere in commercio prodotti accessibili.

Non lo so se per qualcuna delle tre società ARGO, Biblioteca Spaggiari o per AXIOS sarà capitato, ma tante volte capita anche di non essere a conoscenza dei problemi che si creano ai disabili visivi quando si mette in commercio un software non accessibile.

Intanto, per questo motivo l'Unione ha messo in campo la Commissione OSI, un gruppo di esperti che riesce quasi sempre a dare quel supporto tecnico necessario ai programmatori che se ne avvalgono, per far comprendere i problemi dei disabili visivi e mettere i programmatori in condizione di risolvere i problemi rilevati con i test che vengono eseguiti con le tecnologie assistive più utilizzate.

Come è avvenuto per la firma digitale di Poste Italiane, anche per questi registri e per più di tre anni, ho fatto io i test per i non vedenti, mentre per gli ipovedenti ha fatto i test Massimiliano Martines, lavoro eseguito come componenti della Commissione OSI.

Nelle ultime settimane, come è avvenuto per tanto tempo per i problemi, ho avuto contatti via telefono o via email con gli insegnanti che abbiamo seguito durante i test di accessibilità ed usabilità dei registri sopra indicati ed ho avuto la conferma che al momento abbiamo la piena accessibilità sul campo di questi 4 registri scolastici on-line.

Mi auguro che da parte delle software house si ponga in futuro attenzione a mantenere i registri con l'accessibilità attuale, perché, da parte degli organi associativi avverrà la solita divulgazione di questo risultato ottenuto, rendendo edotti anche i dirigenti scolastici di questo risultato raggiunto, in modo che faranno attenzione a non acquistare software inaccessibile, soprattutto se nella scuola insegnano docenti disabili visivi.

Però, l'esperienza mi fa dire che sicuramente è meglio se si fa un passa parola tra i docenti, in modo che tutti conoscono lo stato dell'arte e intervengono qualora il dirigente scolastico decidesse di acquistare software sconosciuti ed inaccessibili.

Da parte nostra, l'attenzione della Commissione OSI sarà massima come sempre e, restando vigili, raccoglieremo eventuali informazioni da parte dei docenti che vivono i problemi di accessibilità sul campo.

Nunziante Esposito

nunziante.esposito@uiciechi.it

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giovedì 17 dicembre ore 21, istituto dei ciechi di milano: natale a tutto gospel!

Giovedì 17 dicembre, alle ore 21.00, nella splendida Sala Barozzi dell'Istituto dei Ciechi di Milano (via Vivaio 7), il Coro GAP - Gospel Always Positive dell'Opera Don Guanella diretto dal Maestro Carlo Rinaldi darà vita ad un grande concerto "alla luce", in vista del Natale ormai prossimo.

Con questo concerto, che si terrà alla luce e nel magnifico Salone Barozzi, si va dunque consolidando ancora di più la bella amicizia tra il Coro e l'Istituto dei Ciechi, dopo i due speciali concerti "al buio" tenuti lo scorso febbraio e lo scorso aprile a "Dialogo nel Buio".

Il Coro è nato nell'aprile del 2006 a Como dall'incontro del maestro Carlo Rinaldi con il Centro Guanelliano di Pastorale Giovanile e il Centro Missionario Guanelliano intorno allo slogan "Metti al servizio la tua voce", che unisce la dimensione artistica e culturale con quella sociale e di solidarietà. In questi anni di attività il Coro GAP (che oggi conta circa sessanta voci, divise nelle quattro sezioni classiche - soprani, contralti, tenori e bassi - ed è affiancato da una band di cinque elementi) è diventato un punto di riferimento sul territorio comasco e non solo, portando il suo canto e il suo messaggio anche in altre regioni d'Italia. Il suo repertorio comprende oltre sessanta brani fra spiritual tradizionali, canti africani in lingua swahili, zulu e mahori, i grandi classici di Sister Act, colonne sonore e altri pezzi ispirati a grandi artisti come Mariah Carey, Louis Armstrong, Queen e Beatles. Spiega il maestro Rinaldi: «Siamo veramente felici di cantare all'Istituto dei Ciechi di Milano, perché per noi è ormai come trovarci tra amici! Chi partecipa ad un Concerto Gospel si trova avvolto da una musica d'impatto emotivo, viva, gioiosa, travolgente, spirituale e profonda: una musica che parla dritta al cuore. Lo spettatore non assiste passivamente al concerto, lo vive, partecipa con semplici gesti, come il battito delle mani, sceglie i brani, dialoga con il maestro, si diverte, canta e... improvvisa, nell'intento di raccogliere e vivere l'energia del canto gospel. Le voci diventano un'unica voce, per cantare i sogni, comunicare le emozioni, gli ascoltatori diventano protagonisti, per vivere un'esperienza nuova e travolgente e i canti diventano un viaggio per scoprire culture e tradizioni di tutto il mondo!».

Particolarissima è la cornice dell'evento. Il Salone Barozzi si trova al piano terreno del palazzo di via Vivaio, costruito alla fine dell'Ottocento dall'architetto Giuseppe Pirovano sul modello dell'Istituto dei Ciechi di Parigi. È in assoluto la sala più prestigiosa del complesso, intitolata al fondatore dell'Istituto, Michele Barozzi, progettata proprio per ospitare i concerti degli allievi dell'Istituto, aperti anche al pubblico esterno e ai suoi benefattori. La sala presenta una notevole decorazione ad affresco realizzata nel 1892 dai pittori Celso Stocchetti e Ferdinando Brambilla, docenti all'Accademia di Belle Arti di Brera, e recentemente oggetto di un accurato restauro che l'ha restituita all'ammirazione del pubblico dopo quasi mezzo secolo di oblio.

Sulla parete di fondo della sala, sopra la cantoria, si segnala il monumentale organo, uno dei più importanti della città di Milano contenuto in una sala da concerti, realizzato tra il 1899 e il 1902 alla ditta del Cavalier Carlo Vegezzi Bossi di Torino e ulteriormente perfezionato alcuni decenni più tardi dalla Ditta Natale Balbiani.

Il concerto avrà inizio alle ore 21.00; l'ingresso è libero.

Per informazioni: Tel. 331-7885444

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Dalla sezione di brescia

Corso di massaggio orientale

Informiamo che l'amico Angelo Mortini propone un corso di massaggio orientale, pratica che attinge da numerose forme di massaggio utilizzate nel continente asiatico, che hanno come scopo la corretta circolazione energetica nel corpo umano, premessa indispensabile per un buon equilibrio psicofisico.

Il corso si basa principalmente sul massaggio tradizionale thailandese al quale verranno affiancate manovre derivanti dal massaggio cinese, indiano e giapponese ed esercizi di thai yoga e makko, tecnica giapponese di stiramento dei meridiani

Si articola su più livelli, per cui gli interessati potranno proseguire per più anni e può essere frequentato solo da persone in buone condizioni di salute ed efficienza perché richiede un notevole impegno fisico.

E' costituito da 6 incontri di tre ore ciascuno, che si terranno presso la sede sezionale di via Divisione Tridentina n. 54 a Brescia, il sabato mattina per due sabati al mese a partire dal 16 Gennaio prossimo (le altre date saranno concordate con gli allievi). Il corso si pone in continuità con i precedenti quindi può essere frequentato dai vecchi allievi, come pure dai nuovi in quanto ogni modulo è indipendente. Verrà attivato per un numero minimo di 4 allievi ed il costo previsto è di 170 euro di cui 70 da versare all'atto dell'iscrizione ed i restanti 100 a fine Febbraio.

Il lavoro proposto viene fatto a terra e non sul lettino.

Per ulteriori informazioni si prega di contattare il Sig. Angelo Mortini al al recapito da richiedere in Sezione.

Per iscrizioni contattare la segreteria sezionale al n. 030 2209416 entro il 31 Dicembre.

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Comunicazioni varie

57° giornata nazionale del cieco

Il 13 dicembre, festa di S. Lucia, verrà celebrata la 57° Giornata Nazionale del Cieco. Fra il 12 e il 13 dicembre anche le Sezioni dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti della Lombardia proporranno vari eventi per celebrare la suddetta ricorrenza.

Per informazioni dettagliate in merito alle iniziative proposte, si prega di contattare la Sezione U.I.C.I. di appartenenza.

Dalla sezione di mantova

MERCATINO DI NATALE

Da sabato 28 novembre a lunedì 14 dicembre, presso la Sezione U.I.C.I di Mantova, in Via della Conciliazione n. 37, è allestito il consueto "mercatino" in versione natalizia, a cura della nostra socia Tiziana Belforti.

Orari di apertura: tutti i giorni, sabati e domeniche comprese, dalle ore 9 alle 12 e dalle ore 15 alle 18.30.

Si potranno trovare oggetti di vario genere con tantissime idee regalo. Il ricavato verrà destinato alle numerose attività sezionali.

Dalla sezione di milano

Mercatino Di Santa Lucia

Dal 10 al 23 dicembre, dalle ore 10 alle ore 18, la sezione rinnova la simpatica esperienza del mercatino di Santa Lucia dove potrete trovare: borse, porta computer, ombrelli, sciarpe, cappelli, scarpe, bigiotteria, oggetti vari e gadget natalizi per un simpatico regalo, il nostro ottimo cioccolato e i libri di Camilleri.

Il 13 dicembre, giorno della nostra festa, il mercatino sarà aperto dalle ore 16 alle ore 19.

DAL MOVIMENTO APOSTOLICO CIECHI

Proposta soggiorni invernali presso la casa vacanze Teresa Fusetti di Corbiolo (Verona)

Il Movimento Apostolico Ciechi come ogni anno propone soggiorni invernali presso la Casa vacanze Teresa Fusetti di Corbiolo (Verona).

Per l'apertura di fine anno la Casa propone un soggiorno da domenica 27 dicembre 2015 a domenica 10 gennaio 2016, caratterizzato da momenti di animazione e partecipazione.

Ulteriori informazioni su tariffe, modalità e prenotazioni possono richiedersi contattando il numero 045.7050512 il martedì dalle ore 9 alle 12 e il venerdì dalle 14.30 alle 17.30 o consultando il sito web www.casafusetti.it

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Il Corriere della Sera del 26-11-2015

Fondi tagliati, assistenza e aiuti negati ai bambini non vedenti

Le richieste sono aumentate del 30%. L'Unione ciechi: risorse insufficienti, famiglie obbligate alle rinunce. Un padre: «Dovremo decidere a che cosa rinunciare».

MILANO. A rischio assistenza e aiuti per alunni e studenti ciechi o ipovedenti: a rilanciare l'allarme è l'Unione Ciechi, dall'istituto di via Vivaio dove mercoledì mattina hanno organizzato un presidio famiglie, insegnanti ed educatori. «Troppi tagli sulle risorse per specialisti e materiali. Così si nega il diritto allo studio e all'integrazione», hanno spiegato. La protesta era iniziata a maggio, dopo lo scioglimento della Provincia dovevano essere definite le competenze e i fondi erano bloccati. «Un passo avanti è stato fatto- dice il presidente dell'Unione Ciechi di Milano, Rodolfo Masto -. Una delibera regionale ha attribuito le competenze a Province e Città Metropolitana».

Resta il nodo delle risorse. «Insufficienti - protestano i genitori -. È garantita la presenza degli assistenti lettori ma c'è bisogno di altri aiuti, e dei materiali, dai libri in Braille alle cartine in rilievo». «Mille euro è la cifra assegnata ad ogni alunno non vedente. Dovremo decidere a che cosa rinunciare», la protesta di un papà. «La preoccupazione delle famiglie è legittima - dice Rosaria Iardino, consigliera della Città Metropolitana - Nessun ragazzo è a casa da scuola ma il servizio è stato ridotto. Siamo in difficoltà anche perché quest'anno abbiamo censito seicento alunni, dagli asili alle superiori, con disabilità sensoriale, le richieste sono aumentate del 30 per cento».

di Federica Cavadini

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La Provincia di Como del 24-11-2015

C'è chi non vede e chi non sente. Ma la scuola li ha dimenticati

Sostegno. Sono alunni definiti disabili sensoriali, in provincia sono decine Mancano i libri in Braille e prof che conoscano il linguaggio dei segni.

COMO. Per un alunno non vendente studiare su un libro senza la scrittura braille è impossibile, ed è improbabile che un insegnante che non conosce la lingua dei segni possa aiutare uno studente sordo muto. Eppure, dal primo di gennaio, questa potrebbe essere la paradossale situazione delle nostre scuole. Il perché è semplice: non ci sono i soldi. Farsi carico degli alunni con disabilità sensoriali - che sono circa cento a Como e 4500 in Lombardia - spetta alla Provincia, un ente che non ha più il becco di un quattrino. «L'assistenza per gli alunni con queste gravi disabilità è a rischio - spiega Nicola Stilla, presidente regionale dell'Unione italiana ciechi e ipovedenti -. Servono testi in braille, a caratteri ingranditi per gli ipovedenti, libri garantiti dal sistema pubblico e che dal prossimo anno potrebbero non esserci più. Peraltro già questo settembre sono arrivati con un fastidioso ritardo. Ma le province garantiscono anche gli educatori che conoscono il linguaggio dei segni, dei consulenti psicologi, tutte misure che costruiscono la vera inclusione scolastica».

Vertice d'emergenza

Domani alle 15 all'istituto dei ciechi di Milano è previsto un incontro tra le associazioni che difendono gli alunni con disabilità sensoriali e i rappresentanti di tutte le province lombarde. Il 18 novembre c'è stata una prima manifestazione sempre a Milano. E già lo scorso anno gli educatori per i disabili pagati dalla Provincia rischiavano il posto di lavoro, hanno dovuto sopperire i Comuni. Basti pensare che fino allo scorso luglio villa Saporiti non aveva le coperture per offrire i servizi essenziali a questi alunni.

All'appello manca un milione

Mancavano 453mila euro per l'assistenza ai disabili sensoriali, più altri 572mila per aiutare altri alunni con altra tipologia di disabilità, già questa estate invece con fatica la Provincia era riuscita a risparmiare 210mila euro per far partire il trasporto scolastico speciale per 51 alunni disabili. «La Provincia non ha un bilancio - spiega Guido Frigerio, il consigliere provinciale di Como che si sta occupando di questo tema - perciò ogni anno dovremo faticare per trovare le risorse. È un esercizio provvisorio costante, questa è la realtà. La disabilità a scuola resta però un argomento prioritario, troppo importante, è un nodo da risolvere assolutamente. Io mi sento di dire che a breve, speriamo entro il mese, metteremo a posto il fabbisogno finanziario per il 2016». Come se non bastasse mancano docenti specializzati nel sostegno, personale del ministero dell'Istruzione esperto nell'insegnare a ragazzini con disabilità e difficoltà anche gravi. (S. Bac.)

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Il Giorno del 20-11-2015

Due milioni di euro garantiti dal Senato alla Biblioteca ciechi

MONZA. Un pò di ossigeno per la Biblioteca Ciechi. L'iniziativa arriva dal Senato, dove in commissione è stato approvato l'emendamento alla legge di Stabilità presentato dalla senatrice leghista Silvana Comaroli per il ripristino del contributo annuo di 2 milioni di euro da parte dello Stato alla Biblioteca Italiana per i Ciechi Regina Margherita. La biblioteca monzese, nata nel 1928 e ospitata per anni in Villa Reale, è da sempre il punto di riferimento principale al servizio dei non vedenti, con un patrimonio librario di oltre 70mila opere in braille, formati digitali o a stampa ingrandita per gli ipovedenti. Si tratta di libri che da Monza vengono spediti in tutta Italia, coprendo settori disciplinari diversi e differenti fasce di lettori. Soddisfatto per questo passaggio il deputato monzese della Lega Paolo Grimoldi, in questi anni intervenuto più volte alla Camera in difesa della Biblioteca. «La Biblioteca Regina Margherita potrà così proseguire la sua importantissima attività di fornitura e di realizzazione dei testi in braille o vari formati che consentono alle persone con disabilità alla vista di poter leggere, studiare e documentarsi. Così inoltre salviamo i 44 posti di lavoro di questo luogo che rappresenta un patrimonio culturale e sociale non solo per Monza». Tra le iniziative della Biblioteca, anche l'attività didattica e di consulenza per gli istituti scolastici per persone con disabilità alla vista. La biblioteca ogni anno fornisce 11mila testi scolastici per i ragazzi non vedenti o ipovedenti. (M.Guz.)

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La Provincia di Como del 20-11-2015

Le auto in sosta sul posto dei disabili Quattromila foto

Un anno fa partiva l'iniziativa "Fotografa l'impostore" promossa da Ada Orsatti, non vedente di Albiolo, da sempre in lotta contro ogni forma di abuso e presidente Aila (associazione italiana lotta abusi). A oggi il gruppo su facebook "Fotografa l'Impostore" dove si segnalano con foto le auto che parcheggiano nel posto disabili senza contrassegno, ma anche macchine parcheggiate sui marciapiedi, biciclette, scivoli bloccati. Insomma tutto quello che impedisce ai portatori di handicap e non solo di muoversi liberamente. A oggi il gruppo su facebook conta 3.609 membri e sono state pubblicate 3.815 foto da ogni parte d'Italia. «È stato un anno - commenta il presidente Ada Orsatti - denso di attività e tutto è iniziato con un mio amico Massimo Vettoretti, ho risposto al suo tuo post che era stanco di non trovare un parcheggio libero perché occupato dall'ennesima automobile senza contrassegno per disabili e da lì è partita la mia iniziativa "Fotografa l'Impostore". Abbiamo raccolto tutte le foto in un Cd e mandate all'Anci - presidente Piero Fassino e anche al Ministero delle politiche sociali con la richiesta di aumentare le sanzioni per far muovere le istituzioni - continua - e ribadisco sempre, nel caso si notino auto parcheggiate abusivamente nel posto dei disabili, di avvertire subito le forze dell'ordine - fa notare ci arrivano ancora molte segnalazioni per parcheggio dei centri commerciali di Solbiate e Olgiate Comasco. E dopo migliaia di post che conservo, ho lo stesso entusiasmo del primo giorno e spero in un futuro migliore e continuando a credere che i bimbi di domani non trovino più queste gravi difficoltà». «Inoltre - conclude - un particolare ringraziamento a mia figlia Serena che ha realizzato la grafica di "Fotografa l'Impostore" e agli amministratori del gruppo: Bianca Nava, Simona Zanella, Massimiliano Bellini, Chiara Lando, Giuseppe Righetti, Carlo Giacobini, Silvia Distefano». E la signora Orsatti non si ferma un attimo e grazie alla petizione on line per far entrare i disabili in tutte le zone Ztl anche di un comune diverso da quello della propria residenza ha raccolto in poco tempo 2309 firme e sta aspettando la convocazione a Roma per un tavolo di lavoro al fine che questa diventi Legge. Infine un'altra battaglia vinta è stata il ripristino al Sant'Anna dello sportello Cup (Centro unico prenotazione) riservato agli invalidi e adesso il suo prossimo step è dare questa opportunità anche a disabili e anziani che hanno grossi disagi per rimanere in attesa in lunghe code. (L. Tar.)

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Bresciaoggi del 25-11-2015

Navigatori ciechi o ipovedenti: con il Mite per gare mozzafiato

ANCHE CHI SOFFRE DI DISABILITà VISIVA PUò SVOLGERE I COMPITI DI UN NAVIGATORE PROVETTO. IL PROGETTO MITE DIMOSTRA COME LA DISABILITÁ SIA SOLO UNA QUESTIONE DI OPPORTUNITà MANCATE.

BRESCIA. L'anno 2015 si è rivelato ricco di soddisfazioni per la scuderia Progetto «Mite», l'associazione sportiva bresciana composta da piloti e da navigatori non vedenti e ipovedenti (persone che vedono poco e male) che, forniti di roadbook in braille o ingrandito, affrontano le gare automobilistiche di regolarità classica, sport e rally.Il risultato principale conquistato dal Progetto Mite nel corso del 2015 è stato il terzo posto assoluto di scuderia nel Trofeo Tre Regioni. Questa manifestazione comprende otto gare di regolarità sport (il Rally del Pane - Adria; Lessinia Sport - Verona; il Rally Campagnolo - Vicenza; Revival Dolomiti - Belluno; il Rally Due Valli - Verona; il Rally della Lana - Biella; San Martino di Castrozza - Trento e Valsugana Historic - Trento). La scuderia bresciana è stata presente ad ogni competizione con tre ben equipaggi ottenendo, con continuità, ottimi piazzamenti e vincendo il Rally della Lana.Un equipaggio del Progetto Mite, munito di roadbook in braille, si è cimentato nel Campionato Triveneto di regolarità turistica per auto moderne, tutt'ora in corso, e attualmente difende il secondo posto assoluto in classifica generale.Il Progetto Mite non è solo regolarità, ma anche velocità e concentrazione.Il portacolori sardo della scuderia, Francesco Cozzula, navigatore ipovedente, grazie alla vittoria al Talent Aci Sport, si è meritato la partecipazione al Rally Due Valli CIR (Campionato Italiano Rally) ottenendo un fantastico piazzamento. Una grande soddisfazione per tutto il gruppo. La sua stagione però non è ancora conclusa: nei prossimi giorni lo sportivo sarà presente al Rally Balcone delle Marche e al Prealpi Master Show del campionato Race Day.Ma non è finita: la sperimentazione in nuovi settori del Progetto Mite prosegue. Nel 2015 la scuderia ha proposto ad un gruppo di ciechi e ipovedenti di guidare, in assoluta sicurezza e con i dovuti accorgimenti, un kart elettrico in piena autonomia e di coronare la bella esperienza con una manifestazione non competitiva svoltasi al Palak di Cinisello Balsamo, in provincia di Milano.L'entusiasmo generale e lo straordinario risultato ottenuto fungono da stimolo per continuare a osare sempre più e proseguire in questa direzione.Il Progetto Mite crede da sempre nell'importanza della comunicazione per far conoscere e sensibilizzare (a volte con ironia) il maggior numero di persone rispetto al tema della disabilità visiva; per far questo si avvale del sito www.progettomite.com e di un appuntamento settimanale con la trasmissione televisiva «Hasta la vista - motoring» per informare e dare voce a personaggi in ambito automobilistico, non solo bresciano.Il 2015 è stato anche un anno offuscato da ombre e ha riservato, purtroppo, una grande perdita nel mondo imprenditoriale, sociale e automobilistico togliendo all'affetto dei suoi cari il cavalier Attilio Camozzi da sempre vicino all'associazione. «La sua lungimiranza ha permesso al Progetto Mite di affermarsi nel mondo dell'automobilismo diventando una realtà concreta e non solo una chimera. A lui e a tutto il Gruppo va il nostro grazie: un profondo riconoscimento per tutto quello che ha fatto per la categoria, con grande lungimiranza» dichiarano dall'ente.

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Redattore Sociale del 24-11-2015

"Blindly dancing" con le stelle. Il sogno e il metodo di Elena, che danza "al buio"

Elena Travaini ha 28 anni e un tumore alla retina che le crea gravi problemi di vista. Balla da quando è bambina e non ha smesso mai di farlo: ora insegna a danzare al buio anche a chi vede, perché "la blindly dancing è un modo di pensare". Ma in Italia non è facile.

ROMA. Hanno ballato "al buio" a Parigi, quando il buio, quello vero, non era ancora sceso sulla città. Ora balleranno "con le stelle", per provare a coronare un altro sogno: Anthony ed Elena sono due ballerini che sanno ballare anche senza vedere e insegnano a farlo a chi, come loro, crede che la danza possa andare oltre ogni limite e ogni barriera. Lo sa bene lei, Elena Travaini, che non vede quasi nulla, a causa di un tumore alla retina: ma questo non le impedisce di ballare e di portare avanti un progetto di scuola di "danza al buio" anche per chi vede. Elena ha 28 anni e vive a Luino, in provincia di Varese. Nei prossimi giorni parteciperà alle selezioni di Ballando con le stelle, insieme al suo compagno, Anthony, che "vede benissimo, ma per fortuna ha occhi solo per me!", ride mentre ci racconta la sua esperienza, la sua passione, i suoi progetti. Di lei si era occupata la trasmissione Rai "I 10 comandamenti" e ha parlato anche lastampa.it.

Studia danza da quando è piccola, Daniela, tanto che ora è in grado di insegnare. E ha inventato una danza "speciale", rivolta a chi voglia ballare come lei, concentrandosi sul corpo, sentendo ciò che è intorno, pur non potendolo vedere. E' nata da questa idea l'associazione Blindly dancing, di cui è presidente: qui Elena e Anthony insegnano danza a chi non vede, ma anche a chi vede e voglia provare l'emozione della "danza al buio": una benda sugli occhi, "le istruzione date senza poter mostrare nulla, concentrandosi sul corpo e spendendo tutte le parole che servono, senza fretta e prendendosi il tempo necessario". E' questo il "metodo" della "blindly dancing", che nel luglio scorso Elena ed Anthony hanno portato anche a Parigi, insieme a venti ballerini ciechi e bendati:per girare il video di presentazione dell'associazione: video che oggi suscita emozioni ancora più forti, alla luce di quanto accaduto dieci giorni fa nella capitale francese, come osserva Noria Nalli nel suo blog su la Stampa.

"Blindly Dancing è un modo di vivere e un modo di pensare - spiega Elena - Un metodo d'insegnamento della danza accessibile a tutti in cui persone disabili e non condividono momenti di svago e apprendimento in un clima di uguaglianza. I ballerini con disabilità visiva infatti imparano a ballare e chi non ha disabilità, danzando bendato, impara a ballare calandosi nel buio. In questo modo vengono scoperte emozioni ,che attraverso il senso della vista spesso si tende a trascurare o a dimenticare. L'esperienza di danzare al buio - riferisce Elena - è passata attraverso migliaia di persone che ne sono rimaste estremamente entusiaste, emozionate, sorprese e profondamente toccate". Elena e il suo compagno sono riusciti a "seminare" le proprie idee e il proprio metodo: hanno corsi di danza attivi di danza, svolgono stage in Europa e ora sognano di proporre tour di danza al buio nelle più belle piazze e location delle principali città europee e mondiali. "In ogni tappa - spiega Elena - si incontreranno gruppi di ballerini professionisti e amatoriali, che per alcuni minuti danzeranno "al buio" su diversi ritmi musicali, in questo modo si potrà sensibilizzare chi guarda ma senza invadere il suo spazio o rubare il suo tempo. La danza al buio viene utilizzata infatti come un mezzo per insegnare alle persone il valore del rispetto per se stessi e per gli altri, ricreare il rapporto di fiducia e di dialogo tra le persone, sensibilizzare il prossimo nei confronti di ciò che non conosce".

Peccato che questo progetto incontri, proprio in Italia, grandi difficoltà. "Al momento Blindly dancing è un po' ferma, perché in Italia non si riesce a lavorare perché le scuole non sono disposte ad accoglier e agazzi con disabilità e questo tipo di insegnamento che richieste molto più tempo. Procediamo con le nostre cose, ci facciamo da soli le nostre coreografie e ora tenteremo il casting di Ballando con le stelle, ma abbiamo una possibilità su un milione. Intanto stiamo preparando anche percorsi didattici sui cinque sensi, che presenteremo nelle scuole". Sogno nel cassetto? "Ballare al Teatro Centrale di Roma, che so essere diventato un ristorante. Mi piacerebbe portare uno spettacolo nella capitale, ma in un evento di gala, più che in un locale caraibico: ci piace pensare di poter portare ciò che facciamo in contesti di un gradino più elevato, per la portata del messaggio, che speriamo arrivi a tutti, vedenti e no. Ballerini e no". (cl)

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Tratto dalla rubrica "i 4 sensi" edita dalla sezione di Varese

Villa Baragiola a Varese ospita il Museo Tattile

La storia della zona in cui sorgono la struttura e il parco di Villa Baragiola per tutto il Medioevo e il Rinascimento è legata alle vicende della famiglia Castiglioni, che possedeva il Castello di Masnago e tutte le terre della Castellana di Masnago. Nel Settecento i Castiglioni trasformano la zona in luogo di villeggiatura estiva. Nel 1804 alcune proprietà vengono acquisite da Andrea Baragiola de Bustelli e, per asse ereditaria, nel 1823 pervengono al figlio Pietro. Questi l'anno successivo riunisce in un'unica proprietà le varie parti che costituiranno la Villa e il Parco Baragiola. Successivamente alcuni lavori trasformano la villa in un edificio dallo stile eclettico con saloni disposti intorno al vano centrale della scala, illuminata da una grande vetrata Liberty. Nel 1927 l'intero complesso è acquistato da Giacomo Tedeschi che dà l'incarico all'ing. Alfredo Speroni di ristrutturare la villa secondo gli schemi compositivi da lui già adottati per Villa Toepliz di Varese. Nel 1941 Villa Baragiola viene destinata a Seminario arcivescovile e viene costruito un sopralzo su progetto dell'ing. Giovanni Maggi. Gli interventi edilizi alla villa e le nuove costruzioni realizzate sono concepite per migliorare la funzionalità del complesso quale luogo di cultura e studio giovanile. Le modifiche incidono profondamente sulla struttura originale del parco che viene usufruito anche per attività sportive e nel 1948 viene autorizzata la costruzione del fabbricato denominato Stecca. Il 25 gennaio 1951 il Seminario arcivescovile di Milano acquisisce per donazione l'intera proprietà. Nel 2001 la villa e il parco vengono acquistati dal Comune di Varese.

Oggi l'edificio è sede degli uffici del personale e dell'urbanistica. La villa possiede un'area museale adatta ad ospitare eventi culturali ed esposizioni.

Al piano terreno una vasta area porticata è affidata all'Associazione Controluce ONLUS che vi ha realizzato il Museo Tattile.

In questo museo è ospitata una collezione di modelli tattili in legno che - quasi si trattasse di un'enciclopedia tridimensionale da sfogliare con le mani - riproducono aspetti del paesaggio, dell'architettura, dell'arte, del design.

Con la visita al Museo Tattile Varese si ha modo di verificare come i modelli tattili abbiano una duplice funzione: didattica ed emozionale: conoscendo attraverso il tatto si scopre un mondo nuovo. Lo confermano gli oltre 13.000 visitatori...

In tutti i musei del mondo è vietato toccare, in questo museo no. Perché? Perché conoscere attraverso il tatto è anche una straordinaria opportunità di comprensione del mondo, dell'arte, del design per tutti coloro che ci vedono, che possono effettuare la visita bendati, ed è un modo per permettere alle persone che non ci vedono di conoscere attraverso le mani quello che tutti gli altri conoscono con gli occhi.

Oltre ai modelli, il museo ospita percorsi e installazioni multisensoriali, capaci di conciliare il divertimento con l'interesse per la sperimentazione. Si tratta di percorsi nei quali il visitatore ha modo di verificare, divertendosi, come i sensi parlino un linguaggio speciale capace di farci conoscere meglio e più approfonditamente tutti gli aspetti della realtà.

Il mondo diventa un caleidoscopio di possibilità, che qui chiede di essere "ascoltato" con tutti i sensi: aspetti divertenti e nuove forme di conoscenza della realtà, monumenti e giochi tattili, emozioni sensoriali e arte, didattica e sperimentazione.

Per informazioni: MUSEO TATTILE VARESE

Villa Baragiola

Via F. Caracciolo, 46

21100 Varese

Contatti telefonici:

+39 0332 255637 (negli orari di apertura del museo)

Contatti di posta elettronica:

informazioni@museotattilevarese.it

d.conti@museotattilevarese.it

l.cornaggia@museotattilevarese.it

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NOTIZIE DALLA SEDE CENTRALE e dal web

Questo spazio vuole essere una sorta di "miniguida" per orientarsi all'interno delle molteplici attività svolte dalla Sede Centrale della nostra Associazione.

A tal fine, vi proponiamo quei comunicati diramati dalla Sede Centrale e quei contenuti apparsi sul giornale elettronico di quest'ultima nel mese appena trascorso, che contengono notizie e iniziative che pensiamo possano suscitare un concreto interesse nei nostri soci.

Di sicuro qualcosa sfuggirà, ma ci si augura che questa selezione possa essere un valido punto di riferimento.

Si augura buona lettura.

Giornale UICI del 04-11-2015

L'UICI rinnova il suo impegno in seno all'Unione Europea dei Ciechi

Dal 25 al 28 ottobre 2015 si è tenuta a Londra (Regno Unito) l'Assemblea Generale dell'Unione Europea dei Ciechi (EBU). Moltissimi gli argomenti discussi durante due giorni e mezzo di lavoro intenso che hanno portato alla definizione del quadro strategico di attività per il prossimo periodo di lavoro dal 2016 al 2019. Tra le sfide che il nuovo Direttivo si troverà ad affrontare vi sono le ancora gravi disparità tra i paesi europei in tema di riabilitazione, sostegno al lavoro, educazione e la mancanza di passi avanti nella realizzazione di un quadro legislativo europeo che garantisca realmente le pari opportunità in termini di accesso alla cultura, all'informazione, ai beni e ai servizi.

Siamo lieti di annunciare che l'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti occupa nuovamente un posto di rilievo in seno al Direttivo dell'EBU, con la presenza del Presidente Nazionale Mario Barbuto tra i suoi componenti. Questo è un segnale importante della continuità del nostro impegno a livello internazionale e della volontà di avere un ruolo di primo piano nella realizzazione degli interventi da attuare a livello europeo, sempre più importanti per le profonde implicazioni nazionali delle politiche decise in sede UE.

A questo si aggiunge, sempre su candidatura dell'UICI, la conferma di Rodolfo Cattani quale Presidente della Commissione per le Relazioni con le Istituzioni UE e la sua nomina in seno ai Comitati Statuto e Candidature.

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SEDE CENTRALE: COMUNICATI DIRAMATI NEL MESE DI NOVEMBRE

Di seguito viene riportato l'elenco completo dei comunicati diramati dalla Sede Centrale U.I.C.I. nel mese appena trascorso, con la specificazione del relativo numero e dell'oggetto.

Vi ricordiamo che tutti i comunicati possono essere consultati all'indirizzo internet http://www.uiciechi.it/documentazione/circolari/main_circ.asp

dove è possibile effettuare ricerche mirate tramite un comodissimo motore di ricerca.

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Avvenire del 18-11-2015

I controlli Inps ai disabili? Tante spese, pochi risparmi

Perché la caccia ai falsi invalidi ha sbagliato obiettivo.

ROMA. Nel 2011 l'allora presidente del-l- 'Inps, Antonio Mastrapasqua, annuncia che dalle verifiche straordinarie sugli invalidi è emerso il 23% di irregolarità. «Un invalido su quattro è falso», titolano così molti giornali. In realtà tra il 2010 e il 2013 le provvidenze (pensioni e indennità) revocate sono state solo il 7,9% di quelle controllate, e buona parte ha presentato ricorso che nel 40% dei casi ha vinto. Un ben magro risultato ottenuto con costi altissimi per l'Inps. Così alla fine, dopo tanti sforzi, il risparmio annuo sulle spese di invalidità è stato di appena lo 0,2%. E questo a fronte di problemi, fatiche, complicazioni, sofferenze per decine di migliaia di invalidi e delle loro famiglie, così come dimostrò Avvenire in un'inchiesta di cinque anni fa quando partì l'operazione verifiche. Inutili o quasi, come ora dimostra l'importante ricerca di Carlo Giacobini, curatore del sito Handy-Lex e consulente della Fish, la Federazione italiana superamento handicap. Un lavoro pubblicato sulla rivista specializzata Welfare oggi in occasione della VII edizione del Forum della non autosufficienza (e dell'autonomia possibile) che si sta tenendo da ieri a Bologna.

Vediamo allora i numeri che si basano sui dati ufficiali dello stesso Inps. Tra il 2010 e il 2013 le verifiche straordinarie previste da varie leggi arrivano alla cifra di 854.192. In conseguenza di questi controlli vengono revocate, per mancata conferma dei requisiti sanitari o assenza alla visita medico legale, 67.225 provvidenze che, come detto, corrisponde al 7,9% delle verifiche. Non dunque del totale, né tanto meno «un invalido ogni quattro». Ma i dubbi crescono leggendo quanto l'Inps dice di aver ricavato «da questa gigantesca operazione di controllo », come la definisce la ricerca. Ebbene si tratta di 352,7 milioni di euro per l'intero periodo, cioè 4 anni. Un risparmio teorico, e 'lordo' perché «questa cifra si riferisce anche alla cosiddette 'ricostruzioni' cioè a persone a cui è stata riconosciuta una percentuale più bassa di invalidità e quindi ha ottenuto una prestazione di importo inferiore». Insomma la cifra è come minimo imprecisa.

Ma si tratta di veri ricavi? E quanto è costata l'intera operazione? Già, perché essendo così gigantesca non sono bastate la forze interne dell'Inps e si è dovuto ricorrere anche a medici esterni, con una spesa in quattro anni di 101,3 milioni, che si aggiungono ai 100 milioni di costi amministrativi interni. Basti pensare soltanto alla spedizione di più di 850mila comunicazioni. Inoltre il 'risparmio' va inteso al lordo del contenzioso. Cioè il ricorso di chi si vede revocata pensione o indennità. «Nel 40% dei casi - spiega il ricerca - l'Inps soccombe in giudizio ed è obbligato a restituire, con gli interessi, il 'maltolto' pagandoci pure le spese legali». Oltretutto utilizzando legali esterni, come denunciato dalla Corte dei Conti. Alla fine i milioni di risparmio netto diventano 151,4 in quattro anni, una media di 37,8 milioni all'anno. Tanti? Pochissimi. La spesa annua per pensioni e indennità arriva infatti a 16,7 miliardi, e quei 37,8 milioni sono appena lo 0,2%. Ne valeva la pena? Una domanda che attende risposte chiare. Anche perché Gdf e Carabinieri continuano a trovare falsi invalidi. Ma non erano stati controllati quelli più sospetti? La legge di stabilità per il 2013 prevedeva un nuovo piano di 450mila verifiche straordinarie in tre anni, il cui ricavato doveva confluire nel Fondo per la non autosufficienza per la cifra di 40 milioni. Ci saranno?

di Antonio Maria Mira

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Giornale UICI del 13-11-2015

Fish - Stabilità, povertà e disabilità: timori infondati?

Il disegno di legge di stabilità prevede interventi mirati alla lotta alla povertà e all'esclusione sociale con la futura costituzione di uno specifico Fondo e l'elaborazione di un Piano che progressivamente garantisca livelli essenziali di assistenza (al momento non definiti).

"Chi come FISH si occupa di disabilità non può che essere sensibile ad interventi in questa direzione, ben sapendo che la stessa disabilità è uno dei primi determinanti della povertà, dell'impoverimento e dell'esclusione sociale. - dichiara Vincenzo Falabella, Presidente della Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap - Poniamo, quindi, la massima attenzione a queste misure anche se i contorni non sono ancora ben definiti."

Lo stesso disegno di legge, infatti, impone successivi provvedimenti legislativi "di riordino della normativa in materia di trattamenti, indennità, integrazioni di reddito e assegni di natura assistenziale o comunque sottoposti alla prova dei mezzi, anche rivolti a beneficiari residenti all'estero, nonché in materia di accesso alle prestazioni sociali, finalizzati all'introduzione di un'unica misura nazionale di contrasto alla povertà e alla razionalizzazione degli strumenti e dei trattamenti esistenti."

"Anche se in legge di stabilità gli intenti sono molto generici e non vi è una espressa delega al Governo a legiferare - prosegue Falabella - ci è noto che lo stesso Governo, su tali temi, presenterà un collegato recante specifiche deleghe per regolamentare ciò che la legge di stabilità delinea: una riforma complessiva delle provvidenze assistenziali."

Di qui i timori di FISH: "Le nostre aspettative sono rivolte a ulteriori sostegni all'inclusione sociale delle persone con disabilità e al contrasto al loro impoverimento. Al contrario temiamo che questa istanza sia agli antipodi rispetto a quanto potrebbe accadere e cioè che si colga l'occasione per trasferire parte delle provvidenze attualmente erogate per l'invalidità alle misure per la povertà. Oppure che nulla si preveda per chi si trova in stato di indigenza che già percepisca indennità di accompagnamento o una pensione di invalidità civile. Si perderebbe così l'occasione di ripensare in modo equo l'attuale sistema di welfare e di protezione sociale."

Prima che si diffondano informazioni distorte o, peggio, che si concretizzino i timori palesati, FISH chiede una netta precisazione al Governo e il coinvolgimento già in questa fase di elaborazione di norme di estremo rilievo per milioni di italiani.

FISH - Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap

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Corriere delle Alpi del 04-11-2015

Archiviata l'inchiesta sulle scale mobili

Lambioi resta vietata ai cani guida dei non vedenti. Pavone: «Il Comune ha seguito le regole» di Gigi Sosso.

BELLUNO. Vietate ai cani guida. Le scale mobili del parcheggio di Lambioi rimangono inagibili per i migliori amici di ciechi e ipovedenti. L'inchiesta della procura della Repubblica innescata dall'esposto di agosto, firmato da Massimo Vettoretti, Simona Zanella e Fernando Giacomin, è stata archiviata dal procuratore Pavone. Una conclusione inevitabile, dopo che si è assistito a un rimpallo di responsabilità tra Ufficio speciale trasporti a impianti fissi e ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, con il Comune di Belluno che invece ha fatto tutto quello che doveva fare, non ultimo il discorso che questi cittadini possono parcheggiare dappertutto in centro storico. Anche fuori dagli stalli, a condizione che non venga intralciata la circolazione.

Il divieto della scala mobile per i preziosi quadrupedi c'era e rimane tale, in attesa che si costituisca un gruppo di lavoro tra lo stesso ministero delle Infrastrutture e quello della Salute. Pavone ha finito un lavoro, che era cominciato con l'acquisizione del regolamento fatto proprio dalla Bellunum, sulla struttura che porta dal parcheggio a piazza Duomo. Il punto di partenza di questo documento del 1998 è l'articolo 27, che affida al responsabile dell'impianto il compito di applicare le relative norme, anche in futuro. Quello che bisognava capire è se questo fosse legittimo, rispetto alla legge 60 del 2006, che afferma il diritto per i cani guida per ciechi di usare qualsiasi mezzo di trasporto, comprese le scale mobili, ma anche rispetto la normativa europea del 2008, che invece prescrive che gli animali debbano essere portati in braccio. È facile capire come non sia facile con un pastore tedesco o un labrador.

Nel 2013, il Comune di Belluno ha chiesto un consiglio all'Ustif e, a distanza di un anno, l'ufficio veneziano ha risposto che la competenza era del ministero delle Infrastrutture. A marzo di quest'anno, il senatore Antonio De Poli dell'Udc Area popolare presenta un'interrogazione parlamentare ai ministri Lorenzin della Salute e Delrio di Infrastrutture e trasporti. Ma quello che continua a emergere è che le scale mobili non sono un mezzo di trasporto e tutto quello che si riesce a ottenere

è l'istituzione di questo gruppo di lavoro, che dovrà partorire una soluzione.

Il motivo dell'esposto era il perché del divieto, tenendo conto anche del fatto che non c'è un ascensore, come in altri contesti, ma l'inchiesta non ha portato a una spiegazione, quindi è stata archiviata.

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La Stampa del 30-11-2015

Fisioterapia, un lavoro "vietato" ai non vedenti

I test di ingresso negli atenei sono diventati insuperabili. Era la professione più scelta da chi ha problemi alla vista

Un test d'ingresso universitario accessibile a chi ha deficit della vista. È l'appello che l'Unione Italiana Ciechi fa al Miur (Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca) e a tutte le università d'Italia per «non precludere opportunità di lavoro ai giovani non vedenti e ipovedenti».

L'istanza parte dalla delegazione di Torino, la cui trattativa con la Scuola di Medicina si è arenata: «Una delle professioni che più si addice ai non vedenti è quella di fisioterapista. Richiede un contatto diretto con il paziente e una grande sensibilità tattile: è da sempre uno dei mestieri più scelti, ma da quando è stato introdotto il test d'ingresso all'università si è trasformato in un sogno impossibile, pur continuando a esserci offerta di lavoro», racconta Gianni Laiolo, consigliere dell'Uic e fisioterapista in pensione. «L'unica opportunità di studio è all'Università di Firenze, che riserva ogni anno cinque posti per studenti ipovedenti e non vedenti. Ma al di là dei "banchi protetti", a noi basterebbero test d'ingresso accessibili, in modo che anche chi ha deficit di vista possa svolgerli e mettersi a confronto con tutti gli altri candidati alla triennale».

Ripensare la selezione

Fisioterapia è a numero chiuso dal 1999.

Il test per le professioni sanitarie si svolge in contemporanea in tutta Italia ma la prova d'ammissione viene predisposta da ciascun ateneo ed è identica per accedere a fisioterapia così come a ostetricia, radiologia e dietistica. Per svolgere l'esame la maggior parte delle università italiane mette a disposizione dei non vedenti un tutor, che legge e scrive al posto del candidato, e maggior tempo. Ma questo non basta: «La prova di ammissione prevede la soluzione di sessanta quesiti a risposta multipla di logica, biologia, chimica, fisica e matematica, che spesso includono disegni, simboli, tabelle, schemi e indicazioni spaziali inadatte a chi ha deficit della vista, anche se hai qualcuno che legge per te - spiega Laiolo -. In fondo per risolvere questo problema basterebbe maggiore sensibilità da parte di chi realizza i test. Abbiamo avuto numerosi incontri con la Scuola di Medicina di Torino, ma anche quest'anno non è cambiato niente».

Didattica da rinnovare.

Il test d'ingresso rimane, però, il primo ostacolo. A rallentare le università potrebbe essere infatti «l'aggiornamento della didattica e dei supporti di cui ogni ateneo dovrebbe avvalersi. Stiamo parlando di computer provvisti di programmi di sintesi vocale ma anche di modellini tridimensionali e riproduzioni tattili che possono permettere a un non vedente di apprendere con le mani quello che gli altri fanno con gli occhi», sostiene Laiolo.

Una rivoluzione che dovrebbe «far cambiare l'approccio didattico e che potrebbe creare malcontento fra i professori abituati a proiettare solo diapositive. Per il resto potremo intervenire noi come associazione, l'Unione italiana ciechi, sia nelle professionalità che con mezzi per svolgere l'attività didattica».

L'esempio.

E le nuove tecnologie non mancano, tant'è che in alcune realtà sono utilizzate con ottimi risultati: l'Università di Bari, ad esempio, ha messo a punto l'applicazione «Strillone» per dare la possibilità ai non vedenti di accedere al portale l'ateneo; la Federico II di Napoli ha lanciato invece «BlindMath», un sistema che consente ai non vedenti di relazionarsi con qualsiasi formula matematica. C'è poi, conclude Laiolo, «l'esperienza collaudata di Firenze, dove ogni anno si laureano in fisioterapia cinque non vedenti: una concreta testimonianza che cambiare è possibile, basterebbe la volontà».

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Redattore Sociale del 20-11-2015

Stabilità, l'Uic grida allo scippo. "Soldi ad una fantomatica scuola per cani guida"

L'attacco dell'Unione ciechi dopo l'approvazione di una modifica al testo della legge di stabilità: 400 mila euro per finanziare una scuola cani guida che non ha mai dato un cane ad un cieco e un laboratorio artigiano di modellini giocattolo".

ROMA. Soldi a favore di una scuola di addestramento di cani guida che finora "non ha mai consegnato un cane a un cieco" e altri soldi a favore di uno "stravagante" polo tattile multimediale che in realtà è un modesto opificio dove si fabbricano solamente "modellini giocattolo" di qualche edificio famoso. Il presidente dell'Unione ciechi e ipovedenti, Mario Barbuto, non usa mezze misure e attacca apertamente la decisione della Commissione Bilancio che ha approvato un emendamento alla legge di stabilità 2016 che riduce le risorse agli enti collegati all'Unione Ciechi per dirottarli ad altre strutture. Cosa che definisce un vero e proprio "scippo". La modifica, approvata in Commissione Bilancio, è contenuta nel maxi-emendamento sul quale il governo ha chiesto il via libera dell'Aula del Senato dopo aver posto la questione di fiducia, e pertanto ogni ipotesi di ulteriore modifica del testo è legata al passaggio alla Camera dei deputati.

L'oggetto del contendere è la modifica alla legge 23 settembre 1993, n. 379 che stabilisce un contributo all'Unione italiana ciechi con vincolo di destinazione all'Istituto per la ricerca, la formazione e la riabilitazione (IRIFOR) ed all'Istituto europeo ricerca, formazione orientamento professionale (IERFOP). Un importo pari inizialmente a 2 miliardi e mezzo di vecchie lire (1,29 milioni di euro), poi in più circostanze aumentati (2,3 milioni di euro dal 2006, poi 3,6 milioni nel 2012). Undici mesi fa, la legge di stabilità per il 2015 ha poi autorizzato uno stanziamento stabile di 6,5 milioni di euro annui da assegnare all'Uici per gli usi previsti da tre distinte normative (la citata legge 379/93, ma anche la 24/96 e la 282/98).

Ora, con l'approvazione dell'emendamento 25.74 (secondo testo) a firma Angioni, Maturani, Santini (tutti senatori del Pd), viene previsto che il contributo della legge 379/93 sia destinato non solo all'IRIFOR e al IERFOP, ma anche "all'Associazione Nazionale Privi della Vista ed Ipovedenti Onlus (ANPVI ONLUS), in particolare per il Centro Autonomia e Mobilità con annessa Scuola Cani Guida per ciechi".

Apriti cielo, l'Uici non ci sta e in una nota parla di un "atto iniquo di ingiustizia distributiva" perché si tolgono fondi alla formazione "per finanziare una scuola cani guida non ancora nata e un laboratorio artigiano di modellini giocattolo". Attacca Barbuto: "All'IRIFOR, il nostro istituto di formazione e di riabilitazione, sono state sottratte risorse preziose che si è voluto dirottare invece per finanziare una scuola cani guida della quale l'intera nostra categoria ignora addirittura l'esistenza, nonché uno stravagante "polo tattile multimediale" con sede in Catania, dove ci si balocca con modellini plastici di palazzi famosi, per altro già finanziato dalla Regione Sicilia".

"Di quattro gloriose e operose scuole di addestramento cani guida esistenti in Italia - continua Barbuto - si è scelto di finanziare la quinta. Una struttura fantomatica che non ha mai consegnato un cane a un cieco. Con due musei tattili dall'indiscusso prestigio internazionale operanti in Italia, il museo Omero ad Ancona e il museo Anteros a Bologna, si è preferito supportare finanziariamente un modesto opificio artigianale, privo di qualsiasi attestazione scientifica, dove si fabbricano soltanto modellini giocattolo di qualche edificio famoso".

La cifra che secondo l'Uici mancherebbe all'appello è di 400 mila euro. E - dice - "se 400 mila euro vi sembrano pochi, basti pensare cosa si può fare con quell''inezia. Con l'inezia da 400 mila euro "l'IRIFOR - afferma Barbuto - offre ogni anno a oltre 500 bambini e ragazzi ciechi, la metà dei quali con minorazioni aggiuntive plurime, un campo scuola di due settimane dove imparano a vivere una vita il più possibile normale. Con quell'inezia viene organizzato e finanziato un corso post laurea di alta formazione per ragazzi ciechi in cerca di prima occupazione. Con quell'inezia viene offerto, sia pure parzialmente, a centinaia di alunni ciechi in tutta Italia il supporto scolastico specializzato che Governo, Regioni ed enti locali dovrebbero garantire, mentre troppo spesso non lo fanno. Con quell'inezia migliaia di ciechi e ipovedenti vengono istruiti all'uso degli strumenti informatici, alla conoscenza del sistema Braille, alle tecniche per la mobilità indipendente. Quei 400 mila euro per noi ciechi e ipovedenti d'Italia rappresentano tanto, tantissimo, nella penuria delle risorse attuali".

Da qui l'appello finale di Barbuto, che invita la "politica a ristabilire quanto prima un criterio di equità violata, mediante un atto di giustizia riparatrice, con un gesto di lucida saggezza amministrativa", che dovrà essere fatto nel passaggio della legge alla Camera. (ska)

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Redattore Sociale del 23-11-2015

Stabilità, l'Anpvi risponde all'Uic: "La nostra scuola per cani guida esiste e funziona"

Dura risposta del presidente dell'Anpvi onlus all'Unione ciechi, che aveva protestato per la decisione, in legge di stabilità, di girare una parte dei fondi pubblici per ciechi e ipovedenti alla scuola per cani dell'Anpvi e al Polo tattile di Catania. Kervin: "Affermazioni offensive e diffamatorie".

ROMA. Affermazioni "offensive e diffamatorie". Non è vero che il "Centro Autonomia e Mobilità" dell'Anpvi Onlus (l'Associazione nazionale privi della vista ed ipovedenti), con l'annessa scuola cani guida per ciechi, sia una struttura fantomatica, inesistente e sconosciuta ai ciechi: si tratta invece di una realtà, inaugurata due giorni fa, sabato 21 novembre, costruita con grandi sacrifici e che darà presto i suoi frutti. E' durissima la reazione di Roberto Kervin, presidente nazionale dell'Anpvi, alla presa di posizione dell'Unione italiana ciechi e ipovedenti che con il presidente Mario Barbuto aveva criticato fortemente la decisione presa in legge di stabilità di spostare ad altre destinazioni una parte dei fondi (400 mila euro) finora destinati all'Irifor e all'Ierfop (strutture legate alla stessa Uici) per il sostegno alle persone cieche e ipovedenti. Barbuto se la prendeva in particolare con la decisione di "finanziare una scuola cani guida della quale l'intera nostra categoria ignora addirittura l'esistenza, nonché uno stravagante "polo tattile multimediale" con sede in Catania, dove ci si balocca con modellini plastici di palazzi famosi, peraltro già finanziato dalla Regione Sicilia".

Con riferimento alla prima di queste due nuove destinazioni (cioè il Centro Autonomia e Mobilità con annessa scuola cani guida per ciechi), è veemente la reazione dell'Anpvi. Kervin afferma che l'emendamento approvato alla legge di stabilità prevede che all'Anpvi Onlus sia assegnato un contributo pari al 7.5% di quanto previsto dalla legge 23 settembre 1993 n. 379 che assegna un contributo all'UICI con destinazione d'uso all'IRIFOR e IERFOP. Questo 7.5% rappresenta una somma pari a circa 200 mila euro, detratti dal contributo di 2.700.000 euro assegnati all'Uici, e senza tener conto dei complessivi contributi erogati dallo Stato all' Unione Italiana dei ciechi superiori a 7 milioni di euro".

Per Kervin le affermazioni di Barbuto, per il quale la struttura è "fantomatica, addirittura inesistente e sconosciuta alla realtà dei ciechi" sono "suscettibili di una valutazione da parte dell'ufficio legale dell' Anpvi Onlus per eventuali iniziative giudiziarie". Il presidente Anpvi fornisce al riguardo alcuni altri elementi, affermando che sabato scorso, 21 novembre 2015, "la struttura è stata inaugurata per consentire l'avvio dell'attività di addestramento dei cani guida per ciechi grazie al contributo assegnatoci dallo Stato. All'inaugurazione alla quale hanno parteciperanno varie autorità, con il saluto e l'augurio del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, del Presidente del Senato Pietro Grasso, della Presidente della Camera Laura Boldrini, del Presidente del Consiglio dei Ministri Matteo Renzi e di altre molteplici personalità, si era impegnato a partecipare - scrive Kervin - anche il presidente dell'UICI Mario Barbuto". "Quello che stupisce - rincara la dose - sono le affermazioni del dott. Mario Barbuto che dimostra di ignorare una simile realtà quando da molto tempo ormai stiamo trattando tra Anpvi Onlus e UICI Onlus la possibile gestione unitaria del centro autonomia e mobilità con annessa scuola cani guida per ciechi".

"Il Centro Autonomia e Mobilità e l'annessa scuola cani guida per ciechi è stato costruito - prosegue ancora il presidente Anpvi - su un terreno concesso dal comune di Campagnano di Roma con grandi sacrifici dell' Anpvi Onlus; infatti, anche grazie a contributi pubblici e privati per questa struttura è stato speso più di 1 milione di euro. Il Centro comprende una casa per il custode, uffici, aule, la foresteria (in via di completamento) per ricevere i non vedenti cui viene assegnato un cane nonché un canile costruito con i criteri di una casa di abitazione, dove verranno ospitati i cani da addestrare". Quelle di Barbuto dunque sono per Kervin niente altro che "menzogne". (ska)

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Superando.it del 24-11-2015

Donne con disabilità di fronte alla violenza

Intervista a Nadia Muscialini e Armando Cecatiello di Simona Lancioni

Cosa può fare una donna con disabilità che subisce violenza? E quali sono le specifiche tutele per le donne con disabilità vittime di abuso o violenza previste dalla normativa italiana?

Alla vigilia del 25 novembre, che è la Giornata Internazionale per l'Eliminazione della Violenza contro le Donne, lo abbiamo chiesto a Nadia Muscialini, dirigente psicologa del Servizio Sanitario Nazionale, psicoanalista che si occupa da più di vent'anni della salute e del benessere femminile, presidente dell'Associazione Soccorso Rosa di Milano e ad Armando Cecatiello, avvocato che vive e lavora a Milano e si occupa di diritto di famiglia e dei minori.

Sono loro gli autori di Adesso basta! Istruzioni contro l'abuso (Boston Group, Seconda edizione, 2015), un libro che tratta il tema della violenza sulle donne in modo chiaro e analitico, fornendo preziose indicazioni operative a chiunque si trovi ad avere a che fare con essa. Un testo che, prendendo in esame alcune storie vere, infonde fiducia e mostra che uscire dalla violenza è possibile.

A chi si può rivolgere una donna con disabilità che subisce violenza?

«Una donna con disabilità deve sicuramente rivolgersi a chi ha competenze professionali in merito alla violenza, ma che sappia anche affrontare questa complessità unita alla complessità legata alla disabilità.

Un altro requisito fondamentale è che un operatore possa lavorare in équipe e che il team sia "accessibile" alla vittima. In tal senso, l'accessibilità dev'essere intesa in diverse maniere e non solo in senso fisico. Innanzitutto i professionisti coinvolti devono avere un elevato grado di flessibilità mentale, in modo che possano trovare soluzioni nuove e personalizzate e superare barriere che possono apparire insormontabili, qualora si pretenda di aderire in maniera rigida a protocolli predefiniti; in secondo luogo, devono prevedere alcune strategie da attivare nel caso si rilevi la presenza di qualche tipo di disabilità.

Laddove vi siano competenza professionale, disponibilità umana e flessibilità, allora è possibile aiutare concretamente persone con disabilità vittime di violenza».

In base alla vostra esperienza, ritenete che questi servizi siano facilmente attivabili/raggiungibili anche da persone con diverse disabilità (motoria, sensoriale, intellettiva)?

«I Centri Antiviolenza in genere non si occupano di donne con disabilità, e nei rari casi in cui lo fanno lamentano moltissime difficoltà, causate dal fatto che non sono stati pensati per accogliere persone con disabilità; quindi, di fatto, la maggior parte dei Centri Antiviolenza non sono accessibili né lo sono per quanto riguarda le competenze necessarie ad effettuare valutazioni specifiche, adottando strumenti ad hoc che siano in grado anche di inserire il problema della violenza nella storia di una persona con disabilità.

In molti casi sono le strutture stesse a dichiarare di non essere in grado di prendere in carico e di adattare i propri percorsi alle esigenze poste da una donna con qualche tipo di disabilità.

In realtà è anche vero che la riflessione circa la presa in carico di donne disabili vittime di violenza è recente e solo pochi Centri Antiviolenza se ne stanno occupando, ritenendo di avere già scarse risorse per seguire adeguatamente vittime che non hanno situazioni sanitarie complesse.

Anche il personale dei servizi per persone con disabilità lamenta di non essere adeguatamente preparato a gestire una situazione in cui vi siano situazioni di maltrattamenti domestici.

Personalmente e come professionisti riteniamo però che sia possibile rendere accessibili e fruibili diversi tipi di servizi a persone che hanno una situazione di complessità che si somma a un'altra complessità».

Quali sono i compiti dei diversi soggetti coinvolti nel percorso di soccorso alle donne vittime di violenza? Tra questi soggetti, ve ne sono di specificamente preposti/formati per occuparsi dei casi di violenza ai danni delle donne con disabilità?

«I compiti degli esperti di violenza sono quelli di identificare, certificare, proteggere e assistere una vittima rispetto alla sua incolumità e benessere. Inoltre, devono essere in grado di mettere in comunicazione coloro che aiutano la donna rispetto alla sua problematica di disabilità, istituzioni e servizi prima di tutto.

Noi possiamo parlare solo della nostra esperienza, ma ci sembra che siano pochissimi i professionisti e i servizi in grado di occuparsi di questo tipo di utenza».

Quali sono, in sintesi, e in base alla Legge, le misure che possono essere attivate a tutela delle vittime di abuso o violenza?

«Nel nostro paese esistono leggi efficaci a tutela delle donne vittime di violenza. Abbiamo gli ordini di protezione che possono essere emessi sia dall'autorità civile che da quella penale. Si tratta di provvedimenti posti a tutela della donna, che creano come una "bolla di protezione" nei confronti dell'abusante. Abbiamo l'allontanamento dalla casa familiare, il divieto di avvicinamento alla casa, al posto di lavoro o ai cosiddetti centri di interesse, quali le scuole dei figli. Abbiamo ottenuto persino divieti ad avvicinarsi al supermercato dove la donna usa fare la spesa.

Con gli stessi ordini si può ottenere, da subito, anche un assegno a carico dell'abusante per il mantenimento della donna e dei figli. Dobbiamo ricordare che spesso alla violenza fisica e psicologica si aggiunge quella economica. Sì, molto spesso, gli uomini smettono di provvedere o non provvedono adeguatamente ai bisogni della donna e dei figli anche come forma di ritorsione alla denuncia. Avere un provvedimento, in via d'urgenza, che tuteli anche dal punto di vista patrimoniale la vittima è una risorsa enorme per gli avvocati».

Quali sono, invece, le disposizioni specificamente previste dal nostro ordinamento giuridico a tutela delle donne con disabilità vittime di abuso o violenza?

«In molti invocano la necessità che il Legislatore stabilisca una serie di aggravanti per gli autori dei reati a danno di persone con disabilità, come nel caso della violenza sessuale, dove l'articolo 609 bis del Codice Penale già prevede espressamente un'aggravante specifica.

Al momento l'esistenza di una disabilità in capo alla vittima può essere considerata un'aggravante generica ai sensi dell'articolo 61 del Codice Penale [segnaliamo inoltre che un'aggravante penale specifica è prevista anche dall'articolo 612 bis del Codice Penale per gli autori di atti persecutori ai danni di una persona con disabilità, individuata ai sensi all'articolo 3 della Legge 104/92, N.d.R.]».

Alla donna che subisce violenza è richiesto di esibire al giudice le prove della violenza subita. Potete fare qualche esempio di prova valida ai fini di un procedimento penale?

«Nel caso di soggetti con fragilità, sia la parte inerente la denuncia o segnalazione all'autorità giudiziaria, sia l'esibizione di prove può essere fatta da terzi, soprattutto quando rivestono un incarico come pubblico ufficiale. Medici, psicologi del Servizio Sanitario Nazionale, insegnanti, assistenti sociali che vengono a sapere delle violenze sono tenuti a darne notizie all'autorità giudiziaria.

Bisogna considerare che le donne - comprese quelle con qualche forma di disabilità - se adeguatamente edotte e informate, possono raccogliere e documentare loro stesse le violenze subite. Ricordiamo che l'immediato accesso al Pronto Soccorso di un ospedale è la migliore strategia per la donna vittima di violenza. In ospedale i sanitari sono istruiti su come raccogliere le prove e come documentare gli esiti di un evento traumatico anche di tipo psicologico».

Se pensate all'intero percorso di soccorso alle donne (anche con disabilità) vittime di violenza, ritenete che esso sia sempre adeguato alle diverse situazioni che si possono verificare, o avete riscontrato qualche malfunzionamento o lacuna? Eventualmente, quali?

«Le lacune maggiori sono quelle di comunicazione tra diversi servizi che hanno in carico la donna. Ad esempio servizi sociali, strutture sanitarie, avvocati, tribunali. In realtà sono tutti problemi superabili grazie a un atteggiamento mentale aperto e flessibile e alla buona volontà nel cercare le strade comunicative più funzionali possibili».

Tutte le domande precedenti ipotizzano che la vittima di violenza sia una donna poiché, da un punto di vista statistico, sono proprio le donne i soggetti maggiormente esposti alla violenza, e le donne con disabilità ancor più delle altre. Ma cambia qualcosa nel percorso di soccorso se la vittima di violenza è un uomo (anche con disabilità)?

«Esistono casi in cui anche gli uomini sono vittime di violenza. Spesso le vittime vengono ad essere proprio soggetti con una qualche disabilità, considerati dagli aggressori più deboli e vulnerabili. La legge non fa distinzioni di sorta e le vittime vengono ugualmente tutelate. Spesso il problema riguarda la vergogna, troppo spesso insuperabile, degli uomini a denunciare gli abusi e soprattutto quelli di carattere sessuale».

La presente intervista è già apparsa nel sito del Gruppo Donne UILDM (Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare), con il titolo "Disabilità e violenza domestica", e viene qui ripresa, con alcuni riadattamenti al diverso contesto, per gentile concessione.

"Non porgere l'altra guancia".

Ben volentieri segnaliamo ai Lettori la pregevole iniziativa promossa per il 28 e 29 novembre a Perugia (Sala Brugnoli di Palazzo Cesaroni, sede dell'Assemblea Legislativa della Regione Umbria, Piazza Italia, 2) dalla Rete delle donne AntiViolenza ONLUS che ha sede nel capoluogo umbro, vale a dire il 2° Workshop Nazionale Violenza di genere e donne con disabilità: "non porgere l'altra guancia".

È disponibile il programma completo dell'evento (a partecipazione gratuita), durante il quale il Coordinamento del Gruppo Donne UILDM (Associazione quest'ultima che, lo ricordiamo, aderisce alla FISH-Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap) sarà rappresentato da Francesca Arcadu.

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CN24TV.it del 09-11-2015

Scuola: 13enne non vedente, ma i docenti di sostegno ignorano il Braille

VIBO VALENTIA. Va a scuola da otto anni e nessuno dei suoi insegnanti di sostegno conosceva o conosce l'unico sistema di lettura e scrittura che può usare, il Braille. A causa della sua cecità, L.C., tredicenne che frequenta una scuola media di Vibo Valentia, deve fare il doppio del lavoro per rimanere al passo con i suoi compagni. E ora questo potrebbe non bastare più. A nulla infatti sono servite le due sentenze del Tar che obbligano il ministero dell'Istruzione ad assegnare alla giovane un insegnante di sostegno esperto in Braille. Sul caso è stata aperta anche un'interrogazione parlamentare. A denunciare l'accaduto all'AGI è il papà della giovane calabrese non vedente.

"Mia figlia ama la matematica, le lingue e la letteratura", ha raccontato il papà di L. C. "Nonostante le difficoltà che deve affrontare ogni giorno per sopperire alla cecità - ha continuato - il suo rendimento scolastico è eccellente, anche se non le sono mai stati fatti sconti. Ma questa situazione non può più andare avanti". Non basta infatti la buona volontà della giovane e nè tantomeno quella dei suoi insegnanti e del preside, disponibili ad aiutare la ragazza.

"Mia figlia ha bisogno dell'aiuto di un insegnante di sostegno che conosca il Braille. Ne ha pieno diritto e a sancirlo è la legge", ha detto il papà. "Dopo una prima sentenza del Tar nel 2014, che ha stabilito tra le altre cose l'assegnazione di un insegnate di sostegno esperto in Braille, a mia figlia - ha raccontato - è invece stato assegnato un insegnate di sostegno polivalente che non ha alcuna competenza con questo sistema di scrittura e lettura. Del resto gli insegnanti di sostegno polivalente non sono tenuti a conoscere il Braille. Ma senza questa competenza non possono dare a mia figlia quello di cui ha bisogno per imparare, per fare i compiti in classe e così via".

La battaglia è iniziata già dalla prima media. "Già all'inizio, comune, provincia e regione - ha raccontato il papà - si rimbalzavano le responsabilità per la traduzione in Braille dei libri di testo. Prima che il Tar obbligasse la regione a trascrivere i libri, mia figlia è stata costretta a studiare il primo anno delle scuole medie senza il materiale didattico necessario". Rimane invece ancora inapplicata quella parte della sentenza, ribadita in un'altra successiva sentenza del Tar, che obbliga il ministero dell'Istruzione ad assegnare un insegnante di sostegno esperto in Braille. "L'anno scolastico è già iniziato - ha detto il papa di L.C. - e ancora mia figlia e i suoi insegnanti sono costretti a fare i salti mortali per rispettare il programma scolastico. Il ministero infatti non ha ancora provveduto a fornire a mia figlia un insegnante di sostegno esperto in Braille". (AGI)

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Giornale UICI del 12-11-2015

Sostegno o docente di sostegno

di Luciano Paschetta

Alcuni giorni fa ho letto questa sconcertante notizia: "VIBO VALENTIA. Va a scuola da otto anni e nessuno dei suoi insegnanti di sostegno conosceva o conosce l'unico sistema di lettura e scrittura che può usare, il Braille.", e mi sono venute spontanee alcune considerazioni.

Ormai sono pochi coloro che ricordano come si è venuto evolvendo il processo di istruzione dei disabili visivi : ripercorriamone brevemente i momenti principali.

Il processo di scolarizzazione dei disabili visivi è diventato "istituzionale", ossia i programmi di insegnamento sono stati definiti a livello nazionale, a partire dalla riforma Gentile del 1923 che come noto a interessato l'intero sistema scolastico e che , con specifica normativa del 1925, si è anche occupata dell'istruzione degli alunni con disabilità visiva e, come vedremo, non in modo emarginante, bensì attraverso un modello formativo "integrato "ante litteram" nelle scuole comuni dei ragazzi non vedenti.

La normativa del 1925 prevedeva che i bambini con disabilità visiva frequentassero nelle scuole elementari speciali, operanti negli istituti per ciechi, solo il primo ciclo della scuola elementare (fino alla terza), mentre dalla quarta elementare i ragazzi proseguivano gli studi prima nelle scuole elementari prossime all'istituto, poi nelle scuole medie della città e così fino al termine della scuola superiore.

In tal modo negli anni trenta e quaranta centinaia di giovani disabili visivi hanno frequentato con successo le scuole di tutti, senza la presenza di nessun insegnante di sostegno. I ragazzi con disabilità visiva, verranno poi "costretti alla frequenza fino in quinta elementare delle scuole speciali, a partire dal 1953 dalla legge che aveva statalizzato le scuole elementari per ciechi e nel 1963, con l'avvento della scuola media unica , grazie ad una interpretazione surrettizia della legge, si trovarono "obbligati" a frequentare la nuova scuola media unica speciale, nata dalla trasformazione delle preesistenti scuole speciali di avviamento professionale annesse agli istituti per ciechi.

Fu questo il "momento buio" del processo di scolarizzazione dei ragazzi con disabilità visiva, un momento che, senza alcuna motivazione pedagogica, vide protrarsi la loro "chiusura" nelle scuole speciali, dagli iniziali tre anni, per tutti gli otto anni dell'obbligo scolastico e fino alla soglia della scuola superiore. Da questa situazione è partito nel '68 il movimento dei genitori per il recupero del diritto all'inclusione scolastica dei disabili visivi, un diritto che era stato "scippato" ai loro figli da provvedimenti che erano stati ispirati più dalla necessità di salvaguardare le istituzioni scolastiche, che dalla riflessione tiflopedagogica. Fu così che, un anno prima della legge 517 , nel '76 con la legge 360, i disabili visivi vinsero la battaglia e "recuperarono" il diritto all'inclusione scolastica nella scuola di tutti.

Un altro momento da analizzare per comprendere l'evoluzione del processo di scolarizzazione dei nostri ragazzi è ciò che avviene in seguito all'emanazione nel 1977 della legge 517. Questa introduce come "strumento" primario per l'integrazione dei ragazzi con disabilità la figura di "sostegno": un docente che doveva supportare il consiglio di classe nella programmazione didattica inclusiva , figura che, ovviamente, venne richiesta anche là dove vi erano alunni con disabilità visiva , ma a condizionare l'evoluzione del modello di inclusione di qui in poi sarà il "focus" della legge, mirato all'integrazione degli alunni con disabilità intellettiva e ritardi di apprendimento. A questo fine viene organizzata la formazione dei docenti di sostegno , dapprima in modo confuso e disomogeneo, ma, grazie alla presenza nella stragrande maggioranza dei casi di disabili con ritardi di apprendimento, via, via , negli anni '80 , si veniva affermando una formazione , si sulle tematiche relative alla disabilità, ma con una impostazione sempre più "generalista" e sempre meno attenta ai bisogni specifici derivanti dalle diverse tipologie di disabilità . E' così che a fianco dei nostri ragazzi troviamo, sempre più spesso , insegnanti che poco o nulla sanno di tiflopedagogia e tiflodidattica e la cui opera , ispirata ad un "buonismo" protettivo, a volte favorirà addirittura l'isolamento dell'alunno dal contesto della classe.

Nella Scuola superiore , "chiusa" agli alunni con deficit di apprendimento, i nostri ragazzi in quegli anni continuavano a frequentare con successo le lezioni nelle classi comuni integrandosi sia sul piano scolastico , sia su quello della socializzazione, secondo il "vecchio" modello senza alcun docente di sostegno. Dopo la sentenza della Corte Costituzionale del 1988 , che sanciva il diritto di inclusione scolastica di tutti i disabili in ogni ordine di scuola, anche qui si affermava il modello di inclusione "centrato" sul docente di sostegno e, conseguentemente, a partire dagli anni '90 anche i disabili visivi iscritti nelle scuole superiori, cosa mai successa fino ad allora, si vedranno affiancare un docente di sostegno ed assisteremo ad una vera e propria "involuzione" del processo di inclusione.

Un'altra causa di involuzione è da ricercarsi anche nella "dispersione" delle competenze tiflopedagogiche e tiflodidattiche: l'istituto Romagnoli di Roma , Senza più il suo fondatore, il grande Augusto Romagnoli prematuramente scomparso nel 1948, è diventato sempre meno autorevole , incapace di continuare ad essere il punto di riferimento per sensibilizzare i "circoli culturali", l'università e gli intellettuali sulle tematiche dell'educazione e dell'integrazione sociale dei disabili visivi , e dagli anni '70 , incapace di "leggere il cambiamento" , inizia il suo declino con la progressiva perdita di prestigio, quale centro di ricerca tiflopedagogica, fino a giungere, negli anni '90 alla sua chiusura di fatto.

Negli anni '70 e '80 ,mentre l'Unione italiana dei ciechi manteneva una posizione di "attesa" e contradditoria verso l'inclusione , la Federazione delle istituzioni pro ciechi, refrattaria al processo di integrazione, si era chiusa sempre più in se stessa diventando sempre più autoreferenziale, rimanendo anch'essa ai margini del movimento di rinnovamento culturale e scientifico della psicopedagogia che in quel periodo caratterizzava le università italiane.

Questa "assenza" della tiflologia nel dibattito psicopedagogico in corso e il numero proporzionalmente "insignificante" di disabili visivi in rapporto alla totalità dei disabili, inseriti nei vari ordini di scuola (circa il 2%), fa crescere l'idea della formazione polivalente e della necessità di superare le specializzazioni dei docenti di sostegno e sarà in questo clima culturale che verranno definiti i principi fondanti della legge quadro 104 del 1992, dove l'attenzione alle specificità per ciechi e sordi viene demandata all'"assistenza alla comunicazione" , senza però che venissero definiti né il profilo professionale , né il percorso formativo degli assistenti alla comunicazione con l'inevitabile conseguenza che anche questi ruoli furono affidati ad educatori privi di competenze specifiche.

Sarà solo nel Convegno di Taormina del 1992 che l'unione Italiana dei ciechi, superati i precedenti tentennamenti, indicherà nel modello di inclusione la modalità di scolarizzazione dei disabili visivi e inviterà gli istituti a diventare centri erogatori di servizi a sostegno dell'integrazione scolastica. Fu questa una svolta importante anche se giunta in ritardo e se sarà realizzata in modo disomogeneo dalle varie realtà, perché significava prendere consapevolezza dell'importanza di recuperare l'esperienza tiflopedagogica delle nostre istituzioni per metterla a servizio del processo di inclusione.

Oggi , constatato il livello assolutamente insoddisfacente dell'inclusione scolastica dei ragazzi con disabilità visiva, partendo proprio da queste riflessioni sulla "nostra storia", dobbiamo trovare il coraggio di andare oltre, il coraggio di dire che ai nostri ragazzi questo modello che è passato a fornire da meno di 13 ore medie settimanali dei primi anni '90 , le attuali 25 ore medie settimanali di sostegno, e che, come tale ha degli elevatissimi costi, non è servito a garantire ai nostri ragazzi una positiva frequenza delle scuole, né a favorire una loro reale inclusione sociale . Dobbiamo trovare il coraggio di dire ai genitori che il rapporto uno a uno non serve a migliorare la qualità dell'inclusione dei propri figli e che è dimostrato che non è l'aumento delle ore di sostegno ad elevare il livello dell'inclusione. Dobbiamo trovare il coraggio di dire che dopo i primi anni della scuola primaria non serve un modello di inclusione imperniato sull'affiancamento di un insegnante di sostegno ma serve un modello incentrato su "servizi" di sostegno in grado di mettere i ragazzi nelle condizioni di seguire autonomamente le lezioni dei docenti titolari. Dobbiamo trovare il coraggio di proporre un modello che tenga presente che per garantire il successo scolastico di un alunno con disabilità visiva , non serve il docente di sostegno, ma serve un sostegno che non sottragga l'allievo all'insegnamento dei docenti titolari, ma fornisca loro le condizioni perché essi riescano ad interagire positivamente con lui. Dobbiamo trovare il coraggio di dire che per l'inclusione scolastica di un disabile visivo Serve un sostegno alla scuola che fornisca i libri di testo in braille , ingranditi o accessibili; serve un sostegno per insegnare l'uso del pc con le periferiche assistive al momento giusto; serve un sostegno per una educazione all'autonomia personale , di lavoro e di movimento per rendere capaci gli alunni con disabilità visiva ad essere sempre più autonomi negli spostamenti e nel lavoro didattico; serve un sostegno per illustrare ai docenti titolari l'uso degli strumenti e dei sussidi didattici specifici; serve un sostegno con specifiche competenze per rendere efficaci gli insegnamenti di discipline particolari quali l'educazione musicale ed artistica .

E' questo tipo di sostegno che ha permesso ai nostri ragazzi in passato di frequentare autonomamente e con successo la scuola di tutti senza docenti di sostegno, ed è questi servizi che l'Unione e gli "enti collegati" , facendo squadra e lavorando ad un comune progetto, dovrebbero fornire per i nostri ragazzi.

Per raggiungere questo obiettivo è necessario pensare ad una loro federazione che possa diventare un' autority delle scienze tiflopedagogiche capace di essere: il luogo della ricerca , del rilancio , della diffusione e della formazione tiflopedagogica e tiflodidattica e di essere un riferimento autorevole per scuole ed università sulle metodologie e gli strumenti per l'inclusone scolastica dei disabili visivi.

Un sogno? Forse, ma ,..."Se a sognare sei solo, il sogno resta un sogno, ma se a sognare siamo in tanti, il sogno può diventare realtà.".

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Redattore Sociale del 12-11-2015

Disabilità, Ianes: la "carriera" dell'insegnante di sostegno piace ai genitori, ma non ai docenti

Domani e sabato il X Convegno Erickson "La qualità dell'integrazione scolastica e sociale": esauriti i 4.750 posti. Il presidente Ianes: "Insegnanti sono più fiduciosi". "Il 70% di insegnanti contrari a ruolo e formazione separati. Ma i genitori sono favorevoli".

ROMA. E' "tutto esaurito" già da due settimane il convegno Erickson su "La qualità dell'integrazione scolastica e sociale", in programma per domani e sabato a Rimini. Prenotati i 4.750 posti del Palacongressi che lo ospiterà. "In parte perché è la decima edizione e ha un valore simbolico - ci spiega stamattina Dario Ianes, presidente delle edizioni Erickson - ma in parte anche perché c'è una rinnovata fiducia da parte degli insegnanti, passata la fase di contestazione forte della Buona Scuola: fiducia alimentata forse dalle assunzioni dei precari, dal bonus o dalla percezione generale che qualcosa si stia movendo".

Il "nuovo" insegnante di sostegno, genitori favorevoli Tanti i temi sul tavolo, "tutti quelli a noi più cari dall'inizio della nostra storia - riferisce Ianes - ma uno in particolare mi interessa: l'evoluzione dell'insegnante di sostegno". A questo proposito, ricorda, "nella Buona scuola è prevista la delega al governo: a quanto pare, si sta cercando di utilizzare il disegno di legge di Fish e Fand, di cui riconosco molti aspetti positivi, ma contesto, insieme a quasi tutti i docenti di Pedagogia speciale, l'idea di creare un percorso universitario e un ruolo separato". E' questa infatti una delle più importanti e più discusse proposte di Fish e Fand, "che pare stia entrando nella delega che Faraone vuole portare come decreto", riferisce Ianes.

70% di insegnanti contrari a "carriere separate". A questo tema sarà dedicata la tavola rotonda di sabato pomeriggio, in occasione della quale Ianes illustrerà anche i risultati di un sondaggio che ha lanciato on line nei giorni scorsi: "ho posto due domande - ci riferisce - la prima sul percorso universitario distinto per l'insegnante di sostegno e la seconda sul ruolo separato. Hanno risposto 2.020 persone - ci dice - e sono emerse posizioni differenti: in generale, il 70% circa è contrario all'una e all'altra ipotesi". Interessante però che "se disaggreghiamo i dati di insegnanti e genitori, questi ultimi rovesciano del tutto il risultato, dichiarandosi per lo più a favore tanto della separazione del ruolo quando della differenziazione del percorso formativo. C'è insomma una vera e propria frattura tra chi opera professionalmente nel mondo della scuola e chi invece ne usufruisce come utente. Una frattura che va ricomposta".

Serve competenza, ma per tutti. Perché i genitori siano tanto favorevoli a questa idea della separazione, Inaes lo spiega così: "per i familiari, come pure per i promotori del disegno di legge, avere un insegnante specifico che compia la scelta del sostegno fin dall'inizio della sua carriere è garanzia di motivazione, qualità, continuità e quindi integrazione. Per noi, invece, si verificherebbe una spaccatura strutturale tra insegnante 'normale' e 'speciale', accentuando quei meccanismi di microespulsione e di 'dentro-fuori' che già troppo spesso si verificano nelle nostre scuole. Se il disegno di legge dovesse essere accolto - spiega ancora Ianes - ai nostri studenti di scienze della formazione primaria e secondaria dovremmo dire di scegliere, dopo i primi tre anni comuni, tra il biennio di specializzazione per insegnanti curriculari e quello destinato invece al sostegno. Noi crediamo invece che, anche in linea con gli altri paesi europei, il superamento dell'istruzione 'speciale' debba portare anche il superamento di questa separazione tra docenti: prima si diventa insegnanti a tutti gli effetti, poi ci si specializza".

Come prima, più di prima. Certo, di casi infelici nelle ultime settimane se ne sono verificati tanti: scuole che non hanno saputo accogliere ragazzi con problemi di salute o relazionali e hanno scelto di "esclude", anziché includere. Di qui, probabilmente, la forte esigenza, da parte delle famiglie, di una maggiore qualità del sostegno. "Comprendo e condivido - commenta Ianes - e sono convinto che un altro modo di fare sostegno sia possibile e necessario. Penso però che il problema, in particolare quello che riguarda più spesso gli studenti con autismo, si risolva aumentando il livello di competenza per tutti gli insegnanti, non solo per qualcuno. Chi manda il ragazzo disabile fuori dalla classe è infatti l'insegnante curriculare, che con lui non sa come comportarsi. Dobbiamo fare come prima, ma più di prima". (cl)

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Superando.it del 17-11-2015

Il sostegno e una tavola rotonda "dimezzata"

di Luciano Paschetta

«Le proposte sull'inclusione scolastica sostenute dalle nostre Federazioni di Associazioni non nascono da "elucubrazioni", ma sono il frutto di una conoscenza dello "stato dell'inclusione" che ci deriva dall'essere quotidianamente a contatto con chi la disabilità la "vive"»: lo scrive Luciano Paschetta dell'UICI (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti), che lamenta anche il mancato invito della Federazione FAND alla recente tavola rotonda di Rimini, dedicata al futuro del sostegno.

In un suo recente articolo pubblicato dall'agenzia «Redattore Sociale» ["Ianes: la "carriera" dell'insegnante di sostegno piace ai genitori, non ai docenti", N.d.R.], il professor Dario Ianes scrive tra l'altro: «...si sta cercando di utilizzare il disegno di legge di FISH e FAND [rispettivamente Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap e Federazione tra le Associazioni Nazionali di Persone con Disabilità. Il riferimento è alla Proposta di Legge AC 2444, N.d.R.], di cui riconosco molti aspetti positivi, ma contesto, insieme a quasi tutti i docenti di Pedagogia speciale, l'idea di creare un percorso universitario e un ruolo separato».

Detto questo, nello stesso articolo Ianes presenta anche i risultati di un suo sondaggio rivolto a docenti e genitori, composto da due domande, una sul percorso universitario distinto per l'insegnante di sostegno e la seconda sul ruolo separato.

Si scopre così quello che noi sosteniamo da tempo [il riferimento è a quanto sostenuto dalle Federazioni FISH e FAND, N.d.R.]: dal sondaggio emerge che il 70% degli insegnanti è contrario a carriere separate, mentre le percentuali si invertono nelle risposte delle famiglie. Questo a dimostrazione che le proposte da noi sostenute non nascono da "elucubrazioni", ma sono il frutto di una conoscenza dello "stato dell'inclusione" che ci deriva dall'essere quotidianamente a contatto con chi la disabilità la "vive".

Da quarant'anni siamo a fianco delle famiglie nel seguire l'evoluzione dell'inclusione scolastica e da loro ci arrivano queste forti richieste: maggiore specializzazione, no alla delega al docente di sostegno e maggiore continuità del sostegno stesso. È dal cercare di comprendere le cause di questi punti di debolezza del processo e di dar loro una risposta che arrivano le nostre proposte.

Maggiore specializzazione: in questi anni la specializzazione è diventata da "polivalente", intesa cioè come preparazione alle metodologie necessarie a rispondere ai bisogni educativi di tutti e per ciascuno degli alunni con disabilità diverse, a una preparazione generalista, che ha perso di vista il "ciascuno", risultando del tutto incapace di rispondere ai bisogni educativi particolari.

Oltre a ciò, visto che i docenti hanno l'obbligo di restare sul sostegno solo per cinque anni, ogni anno assistiamo a una vera e propria "emigrazione" di migliaia di insegnanti verso i ruoli ordinari delle discipline, con il risultato che, sovente, le graduatorie degli specializzati risultano esaurite ed entrano a fare sostegno docenti senza alcuna preparazione specifica; d'altra parte, cercare di specializzare tutti i docenti - vigente questo sistema - è, come ho già avuto modo di scrivere, pretendere di riempire un secchio bucato.

L'attuale status dell'insegnante di sostegno - che anche quando è di ruolo, non ha sede definitiva nella scuola in cui opera, non entra a far parte dell'organico di diritto di essa, ma resta nell'organico provinciale - lo rende "precario" e "diverso" all'interno del corpo docente. A questa ambiguità dello status giuridico, si affianca poi quella della sua funzione: docente esperto della didattica disciplinare o docente di supporto al docente della disciplina per l'attuazione di una didattica inclusiva?

È da queste precarietà e ambiguità che nascono, a mio parere, la delega dell'insegnamento all'alunno con disabilità, la scarsa considerazione e l'isolamento del docente di sostegno. Egli possiede infatti un'abilitazione per una determinata classe di concorso, mentre dev'essere "contitolare" per il sostegno con docenti di tutte le discipline (ad esempio un insegnante abilitato in educazione fisica dovrà fornire il necessario sostegno per l'inclusione dell'alunno con disabilità al docente di matematica o di lettere, piuttosto che a quello di lingue straniere ecc.). Come potrà dunque dimostrare la sua capacità professionale di docente contitolare per il sostegno nei confronti del collega? Non certo in rapporto alle conoscenze disciplinari, ma unicamente in riferimento alle sue competenze pedagogico-didattiche, metodologiche e relazionali, rispetto alla disabilità dell'alunno, competenze che siano capaci di rendere efficaci anche per lui gli insegnamenti del collega, competenze che quasi mai egli possiede in modo esaustivo.

Questa "inadeguatezza professionale" è sempre più evidente, via via che si passa dalla scuola primaria alla secondaria di primo e a quella di secondo grado, quando cioè gli apprendimenti disciplinari diventano sempre più specifici. E questo stato di cose, evidenziando la sua difficoltà a supportare il docente della disciplina nello sviluppare un percorso inclusivo, favorisce la delega dei titolari dell'alunno con disabilità allo stesso docente di sostegno e il suo progressivo isolamento dal contesto della classe, fino ad arrivare, sempre più spesso, allo svolgimento delle attività didattiche nella cosiddetta "aula di sostegno", in corrispondenza con la totale rinuncia, da parte dei docenti titolari, all'insegnamento e alla valutazione di quegli alunni.

Per poter dunque esercitare una reale contitolarità - unico modo per garantire un'effettiva inclusione - è necessario che vi siano funzioni ben definite: al docente titolare spetti il diritto-dovere di insegnare la disciplina e di verificare gli apprendimenti di tutti gli alunni della classe, compresi quelli con disabilità, funzione questa che non potrà più delegare a nessuno; al docente di sostegno non competano né l'insegnamento disciplinare, né la verifica degli apprendimenti dell'alunno con disabilità, ma il dovere di supportare il collega titolare, il Consiglio di Classe e l'intero contesto, suggerendo metodologie e indicazioni didattiche appropriate, oltreché fornendo gli strumenti volti a rendere efficaci gli insegnamenti, sia pur nei limiti consentiti dalla disabilità dell'alunno.

Per arrivare a questo obiettivo occorrono, a parere di chi scrive, una preparazione di base sulle tematiche della disabilità di tutti i docenti titolari e una maggiore specializzazione per quelli di sostegno, che dia accesso a uno specifico ruolo. Specializzazione, questa, che non può essere solo, come avviene ora, "general-generica", ma deve comprendere anche conoscenze didattiche, competenze tecnico-metodologiche, modalità di comunicazione e di relazione efficaci in riferimento alle specifiche disabilità.

Il "nuovo" insegnante per il sostegno, dunque, dovrà essere un docente esperto di didattica e docimologia [ramo della pedagogia che si può collocare specificamente tra le tecniche sperimentali che si occupano dello studio dei sistemi di valutazione delle prove di verifica, N.d.R.], con specifiche competenze di pedagogia speciale, progettista e attuatore di percorsi formativi, sviluppati e realizzati in team con i colleghi titolari delle discipline, ma potrà anche essere la "figura obiettivo" e il mediatore didattico per l'inclusione, capace di contribuire all'elaborazione di un Piano dell'Offerta Formativa (POF) inclusivo e di rendere "accogliente" l'intero contesto. Solo così, una volta definite le funzioni e i reciproci ruoli, la "contitolarità" tra docente di classe e docente di sostegno potrà essere reale e sviluppare una progettazione didattica efficace ed inclusiva.

Proporre un percorso formativo specifico per accedere al ruolo di sostegno pone fine all'ultima ambiguità, quella della provvisorietà della scelta. È infatti una scelta, quella del sostegno, quasi mai definitiva. Per molti, infatti, è stata spesso una scelta "occasionale", "di ripiego", quando non "opportunistica", tutte "motivazioni" che ben poco hanno a che fare con l'"interesse" con il quale, di norma, ci si prepara e si sceglie un lavoro.

Nell'articolo citato inizialmente, il professor Ianes scrive ancora: «C'è insomma una vera e propria frattura tra chi opera professionalmente nel mondo della scuola e chi invece ne usufruisce come utente. Una frattura che va ricomposta».

Ebbene, a questo tema è stata dedicata la tavola rotonda del 14 novembre al 10° Convegno Internazionale sulla Qualità dell'inclusione scolastica e sociale, organizzato dal Centro Studi Erickson [se ne legga anche nel nostro giornale l'ampia presentazione, N.d.R.], organizzazione di cui Ianes è uno dei referenti scientifici. Mi dispiace quindi, dopo averne letto le parole («verificata la contrapposizione tra docenti e famiglie, questa è una frattura che va ricomposta»), aver dovuto constatatare come a quella tavola rotonda, la rappresentanza delle persone con disabilità fosse dimezzata: la FAND, infatti, una delle due Federazioni di Associazioni di persone con disabilità (della quale fa parte, tra le altre, l'UICI-Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti), che con la FISH ha elaborato le diverse proposte, non era stata invitata a parteciparvi!

Responsabile operativo della Commissione Istruzione dell'UICI (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti).

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Blasting News del 23-11-2015

Addio all'insegnante di sostegno, arriva il tutor dell'inclusione

La "Buona Scuola" che rivoluziona il ruolo tradizionale dell'insegnante di sostegno.

E' da tempo che si aspettano notizie più precise su cosa prevede la riforma dell'insegnante di sostegno nella scuola Italiana. Nella Buona Scuola del Governo Renzi diverse sono le novità previste ma restano diversi interrogativi sul futuro degli insegnanti di sostegno: vediamo di comprendere meglio la riforma e i suoi punti più importanti.

Nuova formazione e nuovo reclutamento

Il sottosegretario all'Istruzione ha sempre affermato che la preparazione dell'insegnante di sostegno è stato molto generalista e per niente di tipo specialistico sulle diverse disabilità e quindi nei nuovi percorsi di formazione che la Buona Scuola prevede di attuare si cercherà di formare un insegnante di sostegno specializzato nelle singole disabilità. Sempre secondo Faraone bisogna modificare il pensiero e il modo di intendere il sostegno e l'inclusione degli alunni con disabilità. Nella riforma si parte da una formazione iniziale di tutti gli insegnanti fino a giungere al nuovo reclutamento che sarà avviato tramite ,aurea e concorso, escludendo così il TFA speciale.

Cosa prevede in modo specifico La Buona Scuola?

Il progetto attuale nasce dalla considerazione di una precedente proposta di legge risalente al 2006, ripresa successivamente nel 2012 con il il Dpr del 4 ottobre con il quale veniva approvato dal Governo il piano d'azione per attuare la Convenzione Onu sulla disabilità del 2006. Attualmente con un ddl presentato dagli onorevoli Fossati, Argentin, Binetti, Carnevali, Coccia, Coscia, Faraone, Malpezzi, Molea, il progetto prevede 17 articoli che riguardano in modo specifico il sostegno, ecco sinteticamente le novità previste:

la laurea magistrale quinquennale a ciclo unico e successivo corso di specializzazione per il sostegno per la scuola primaria e dell'infanzia;

la laurea triennale conseguita in materie che consentano l'abilitazione all'insegnamento e successiva laurea magistrale, nonché un anno di corso di specializzazione per il sostegno per la scuola secondaria di primo e di secondo grado;

Vincolo quinquennale nel ruolo di ins. di sostegno (mobilità);

L'inclusione dovrà essere preso in carico da tutti i docenti curriculari e non solo da quelli di sostegno "attraverso una partecipazione attiva in tutte le fasi che coinvolgono gli alunni disabili;

Obbligo di formazione iniziale ed in servizio per i dirigenti e per i docenti sugli aspetti pedagogico-didattici ed organizzativi, dell'inclusione scolastica;

Per i docenti di sostegno a tempo determinato che prendono servizio in classi non terminali è previsto un contratto biennale nella stessa sede (contratto legato però alla disponibilità della sede stessa, mentre i docenti a tempo indeterminato seguiranno gli alunni disabili per l'intero ciclo - articolo 6 della proposta di legge);

Semplificazione degli atti burocratici sulla documentazione degli alunni con disabilità.

Insegnante di sostegno o tutor dell'Inclusione?

Si evince che il ruolo del docente di sostegno si prefigura sempre più come tutor, una sorta di "esperto dell'inclusione", con una formazione specifica, separata da quella curriculare. Quindi sarà possibilmente un esperto al fianco degli alunni disabili o che faccia da tutor per l'intera scuola, così tutto il personale dovrà avere la competenza per assistere l'alunno disabile senza creare discriminazioni favorendo una vera inclusione.

Si creerà nuova classe di concorso attraverso il vincolo quinquennale ed un nuovo percorso di formazione specifico. I sindacati denunciano che l'inclusività fino ad oggi è stata un fiore all'occhiello della scuola italiana: scorporando il sostegno dalla didattica, arriveremmo al docente che fa la diagnosi o la formazione ad altri docenti ma completamente "distante dal percorso della classe e degli alunni".

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Giornale UICI del 11-11-2015

L'Unione Europea dei Ciechi si rinnova per affrontare le sfide di un mondo in tumulto

di Rodolfo Cattani

Dal 25 al 28 ottobre 2015 si è tenuta a Londra (Regno Unito) l'Assemblea Generale dell'Unione Europea dei Ciechi (EBU). Nella prima giornata, i lavori sono iniziati con la presentazione delle attività svolte negli ultimi quattro anni dalle commissioni, dalle reti e dagli organi di questa grande organizzazione europea, che raggruppa associazioni di e per persone con disabilità visiva di ben 44 stati europei, e sono proseguiti con l'annuncio delle priorità di azione per il prossimo periodo di lavoro, che sono sinteticamente: disponibilità di servizi e materiali per un accesso all'educazione di alta qualità, definizione a livello europeo di standard per la riabilitazione dell'ipovisione e di livelli minimi di compensazione delle spese dovute alla disabilità, promozione di misure adeguate per il sostegno all'occupazione, promozione della ratifica del Trattato di Marrakech per lo scambio internazionale di libri in formato adattato, approvazione di una direttiva europea che obblighi i paesi UE a rendere accessibili le informazioni digitali, approvazione dell'Atto Europeo sull'Accessibilità di beni e servizi, accessibilità dei trasporti e degli ambienti urbani, allerta acustica sulle auto a motore silenzioso, formazione e capacity building per le associazioni aderenti. A completamento e approfondimento delle discussioni sulle linee di azione del prossimo piano strategico sopra evidenziate, una parte del programma è stata dedicata a tematiche specifiche di grande attualità quali le osservazioni conclusive delle Nazioni Unite sul primo rapporto UE sull'attuazione della Convenzione sui Diritti delle Persone con Disabilità, l'utilizzo degli strumenti digitali per sostenere le proprie campagne di sensibilizzazione, l'importanza di organizzare a livello partecipativo le campagne e le attività di pressione politica, i cambiamenti del mercato dell'occupazione dei non vedenti in Europa occidentale e orientale, le statistiche e l'accoglienza dei rifugiati siriani con disabilità in Turchia, le strategie di intervento su realtà patologiche complesse come l'autismo associate alla disabilità visiva, i nuovi studi sulla prevenzione della cecità e la cura del disturbo del ritmo sonno-veglia. Risultato di queste intense giornate di lavoro è stato il Piano strategico dell'EBU per il periodo 2016 - 2019 e le Risoluzioni dell'Assemblea Generale. Tutti i documenti sono disponibili sul sito dell'EBU al link (in lingua inglese): http://www.euroblind.org/projects-and-activities/events/upcoming-events/nr/2517. Ad affrontare tutte le problematiche contenute nel piano strategico, che rispecchiano la complessità del mondo d'oggi e le nuove sfide che i ciechi e gli ipovedenti devono affrontare si troverà il nuovo Direttivo dell'EBU eletto dall'Assemblea, che vede l'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti di nuovo occupare un posto di rilievo, con la presenza del Presidente Nazionale Mario Barbuto tra i componenti del Direttivo. Rodolfo Cattani è stato inoltre confermato nella sua carica di Presidente della Commissione per le Relazioni con le Istituzioni UE e eletto in seno ai Comitati Statuto e Candidature. Questo è un segnale importante della continuità dell'impegno dell'UICI a livello internazionale e della volontà di avere un ruolo di primo piano nella realizzazione degli interventi da attuare a livello europeo, sempre più importanti per le profonde implicazioni nazionali delle politiche decise in sede UE.

In parallelo con l'Assemblea Generale, si è tenuta il 27 ottobre la cerimonia di consegna del Premio "Una visione per uguaglianza" dell'EBU che quest'anno ha visto nuovamente come vincitori degli italiani; il premio è stato consegnato alla Cooperativa Sociale I.Ri.Fo.R. del Trentino ONLUS, in apprezzamento del fatto che la Cooperativa "è un'iniziativa di e per le persone cieche e ipovedenti e offre servizi che vanno dal sostegno educativo alla riabilitazione visiva e alla sensibilizzazione della popolazione relativamente alla disabilità visiva, costituendo un eccellente esempio di buona prassi".

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Superando.it del 24-11-2015

Disabilità e cooperazione allo sviluppo: l'alleanza indispensabile

La necessità di rafforzare l'alleanza tra le Organizzazioni delle Persone con Disabilità, le Organizzazioni Non Governative e le Istituzioni, per promuovere l'inclusione della disabilità nei programmi di cooperazione: è stato questo l'ininterrotto filo conduttore del confronto internazionale sulle politiche e le esperienze relative alla disabilità, tenutosi nei giorni scorsi a Roma, presso il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.

ROMA. È stato un confronto ad alto livello sulle politiche e le esperienze relative alla disabilità, quello svoltosi durante la Conferenza Internazionale Includere la disabilità nella cooperazione allo sviluppo: esperienze di collaborazione tra governi, organizzazioni non governative e organizzazioni di persone con disabilità, tenutasi il 18 novembre a Roma alla Farnesina, presso la sede del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI) (se ne legga anche, su queste pagine, la nostra ampia presentazione).

In particolare, al termine della discussione è emersa la necessità di rafforzare l'alleanza tra le Organizzazioni delle Persone con Disabilità, le Organizzazioni Non Governative e le Istituzioni, per promuovere l'inclusione della disabilità nei programmi di cooperazione. Basti pensare che è stimato in circa un miliardo, ovvero il 15% della popolazione mondiale, il numero delle persone che a diverso titolo e in momenti diversi della propria vita sono coinvolte in una forma di disabilità. Politiche, risorse, approcci, anche culturali, risultano ancora insufficienti per affrontare una tale realtà.

Introdotta da Giampaolo Cantini, direttore generale per la Cooperazione allo Sviluppo presso il Ministero degli Esteri, già a suo tempo protagonista di un'intervista del nostro giornale, dedicata a questi temi, la Conferenza ha messo in parallelo gli orientamenti di Italia, Germania, Spagna, Finlandia e Unione Europea e le relative esperienze. Ne è emerso un ruolo d'avanguardia della Cooperazione Italiana, nel predisporre indirizzi di politica di cooperazione, con il varo dapprima delle Linee Guida, seguite dal Piano d'Azione del 2013 per l'inclusione delle persone con disabilità nelle politiche e nei progetti di cooperazione.

Nel corso dei lavori, inoltre, è stata presentata una sintesi della mappatura - di prossima pubblicazione - delle cinquantotto iniziative della Cooperazione Italiana nel periodo 2009-2014 dedicate al tema della disabilità, documento che è frutto della collaborazione tra il Ministero e la RIDS (Rete Italiana Disabilità e Sviluppo).

Dalle diverse esperienze attuate in campo internazionale, è apparsa evidente la necessità di un coinvolgimento sempre più stretto delle Organizzazioni delle Persone con Disabilità, le quali hanno rivendicato il proprio ruolo e protagonismo. Un approccio, questo, sintetizzato dallo slogan ormai adottato a livello internazionale, Nulla su di Noi, senza di Noi.

Attraverso le varie relazioni e il successivo dibattito, sono intervenute anche tutte le organizzazioni costitutive della RIDS, vale a dire l'EducAid, l'AIFO (Associazione Italiana Amici di Raoul Follereau), DPI Italia (Disabled Peoples' International) e la FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap).

Quale portavoce della RIDS, Giampiero Griffo di DPI ha affiancato Giampaolo Cantini nei saluti iniziali; successivamente, ad aprire i lavori è stato Ivo Pazzagli di EducAid, che ha spiegato cosa intenda la RIDS per sviluppo inclusivo; dal canto suo, Francesca Ortali dell'AIFO ha illustrato l'inclusione della disabilità e l'importanza della comunità nei progetti di cooperazione, oltre a soffermarsi sull'evoluzione dell'approccio di intervento, da puramente sanitario a capace di considerare le persone con disabilità come titolari di esperienza e di pienezza dei diritti umani; infine, Vincenzo Falabella, presidente della FISH, ha ribadito l'importanza del lavoro collaborativo tra Istituzioni, Organizzazioni Non Governative e Organizzazioni di Persone con Disabilità.

"Filo rosso" dell'incontro è stata naturalmente la Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, rispetto alla quale gli intervenuti hanno dovuto far registrare la distanza ancora presente tra i diritti affermati in quel fondamentale Trattato del 2006 e la realtà. Particolarmente forte, poi, risulta il ritardo in caso di emergenze, come le catastrofi naturali o le guerre. «Le persone con disabilità - ha sottolineato Griffo - appaiono come le più vulnerabili, semplicemente perché per le statistiche "non esistono».

Si guarda ora all'"orizzonte 2030", quando si dovranno raggiungere i nuovi Obiettivi di Sviluppo Sostenibile fissati dalle Nazioni Unite che, al contrario degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio 2000-2015, includono la dimensione della disabilità. Durante tale percorso si potranno valutare i progressi, anche se la Conferenza ha messo in luce proprio la mancanza di criteri condivisi per la loro misurazione.

Nel concludere i lavori, il direttore generale Cantini ha ricordato che tale evento si è inserito all'interno di un'iniziativa di informazione e sensibilizzazione sui temi della disabilità, la cui realizzazione - con il sostegno del Ministero - è stata affidata alla RIDS. Sulla base dell'intenso lavoro di preparazione e sui risultati raggiunti, ha proposto di continuare lo scambio avviato attraverso una rete virtuale.

Da dire infine che l'incontro ha naturalmente garantito piena accessibilità e protagonismo alle persone con disabilità, affidando loro numerosi interventi e il coordinamento delle diverse sessioni. Particolarmente significativo, e gradito, è stato anche l'impeccabile servizio di catering durante la lunga giornata dei lavori, affidato alla Locanda dei Girasoli, esperienza romana consolidata ormai da anni, ma conosciuta e apprezzata in tutta Italia quale esempio di imprenditoria sociale, che consente ad alcuni giovani con sindrome di Down o autismo di misurarsi in un percorso di inserimento lavorativo. (V.P. e S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: cooperarexincludere@gmail.com (Valentina Pescetti).

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Blog Invisibili - Corriere della Sera del 29-11-2015

Il nuovo simbolo Onu per la disabilità

di Simone Fanti

Abbandonata la vecchia sedia a rotelle la disabilità ha una nuova veste grafica. Le Nazioni Unite hanno dato incarico alla Design Unit del Dipartimento di Informazione Pubblica dell'Onu di studiarne una nuova ad hoc per il proprio sito. Ne nasce un logo che rappresenta una sorta di uomo vitruviano stilizzato (e sui computer in movimento), una figura simmetrica racchiusa in un cerchio "a rappresentare l'armonia tra gli esseri umani nella società - scrive il sito dell'Onu -. Questa figura umana universale a braccia aperte simboleggia inclusione per le persone di tutte le abilità, in tutto il mondo».

«Il logo è stato creato per rappresentare l'accessibilità per le persone con disabilità - prosegue il sito -. Ciò include accessibilità delle informazioni, servizi, tecnologie di comunicazione, così come l'accesso fisico. Il logo simboleggia inoltre la speranza e la parità di accesso per tutti». Un logo neutrale e imparziale cancella anche lo stigma grafico di categorizzare le disabilità entro confini stretti, inadatti a rappresentare gli universali valori dell'inclusione. E voi che ne pensate?

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Giornale UICI del 26-11-2015

Al via il corso di alta formazione in "responsabile di strutture del terzo settore" nell'area della disabilità

E' stato presentato ieri mattina presso la Scuola di Scienze Politiche dell'Università di Bologna, il corso di alta formazione in "Responsabile di strutture del terzo settore". Il corso è organizzato dal Dipartimento di Sociologia e Diritto dell'Economia, Scuola di Scienze Politiche dell'Alma Mater Studiorum dell'Università di Bologna e dall'IRIFOR (Istituto per la Ricerca la Formazione e la Riabilitazione), in collaborazione con l'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti.

L'obiettivo del corso è quello di formare figure professionali di profilo dirigenziale, "responsabili", atte alla gestione di strutture di terzo settore, con particolare riferimento alle organizzazioni operanti nell'area della disabilità, che acquisiranno competenze manageriali, organizzative e comunicative, tarate sullo specifico delle caratteristiche delle organizzazioni di terzo settore in generale, e delle strutture afferenti all'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, in particolare.

Al corso sono stati ammessi 21 studenti non vedenti, ipovedenti e vedenti ai quali l'IRIFOR ha assegnato una borsa di studio che copre per intero i costi relativi all'organizzazione dello stesso da parte dell'Università.

"Siamo orgogliosi di aver collaborato all'ideazione e all'organizzazione di questo corso - afferma Mario Barbuto, Presidente nazionale dell'Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti - che potrà formare i nostri ragazzi ai più elevati standard qualitativi atti alla gestione di strutture di terzo settore, in particolare a quelle afferenti il campo della disabilità. Una preparazione adeguata darà più forza ai nostri soci per riuscire ad entrare nel mercato del lavoro ai più alti livelli dirigenziali. Auguriamo buono studio e i più grandi successi professionali ai partecipanti al Corso".

"Crediamo che questa iniziativa abbia un grande valore perché può aprire nuovi sbocchi lavorativi, dichiara il Direttore dell'IRIFOR Luciano Paschetta. Siamo molto soddisfatti che questa iniziativa si sia realizzata a Bologna che da sempre rappresenta un punto di riferimento per i non vedenti per la presenza in città dell'Istituto dei Ciechi Francesco Cavazza che anche in questa occasione darà un supporto logistico e non solo alla buona riuscita del corso."

"L'Università di Bologna è orgogliosa di poter ospitare questa iniziativa formativa nello spirito di una crescente collaborazione con la società civile ed istituzioni così attive sul territorio", dichiara Roberta Paltrinieri (Direttore del Corso).

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Il Resto del Carlino del 22-11-2015

"La tecnologia ha cambiato la vita di noi ciechi e ipovedenti"

«L'essenziale è invisibile agli occhi», sussurra la Volpe al Piccolo Principe. «È una grande verità», afferma Mario Barbuto, 61 anni, che con l'invisibile fa i conti tutti i giorni. Direttore dell'Istituto Cavazza, è il nuovo presidente nazionale dell'Unione italiana ciechi e ipovedenti, una Onlus che conta circa 50mila iscritti, con sedi in tutte le province d'Italia. Diciamo ciechi, o è meglio non vedenti? (ride) «Capisco l'abitudine al politically correct. E che spesso dietro la forma c'è la sostanza. Ma il cieco è cieco. Come diceva un mio professore, ho caduto o sono caduto, sempre a terra ho andato». Cosa si intende per ipovedente? «È ipovedente legalmente riconosciuto chi ha fino a un decimo di vista. Ma la soglia dovrebbe essere alzata a due decimi». Chi si iscrive all'Uic? «Chi cerca un punto di riferimento, sostegno psicologico, consigli e anche aiuti concreti. Non è certo solo un fatto sindacale, di rivendicazione». Sono servizi riservati agli iscritti? «Aiutiamo e consigliamo anche chi non è iscritto. Se poi si avvicinano all'Uic, meglio». A proposito di aiuti concreti, quanto è utile la tecnologia? «È di grandissimo aiuto. Oggi ci sono ausili impensabili solo vent'anni fa». Qualche esempio? «La sintesi vocale, che permette di utilizzare, quasi appieno, tutte le funzionalità del computer». Come leggete i giornali? «Come Uic, grazie all'accordo con molti quotidiani, fra i quali il Carlino, offriamo la lettura dei giornali». Come funziona? «Riceviamo la versione digitale sul nostro server. Chi è abbonato, grazie alla sintesi vocale può ascoltare la lettura del giornale sul pc o lo smartphone». Libri? «Il formato e-book è leggibile dal computer. Ma l'ideale è il terminale Braille che si collega al pc. Perché un conto è ascoltare, un altro è leggere direttamente». Sono strumenti offerti dal Servizio sanitario nazionale? «L'elenco degli strumenti del Ssn è obsoleto, del '99. Ci sono ausili che non esistono neanche più. Rezi ha promesso di riformarlo entro Natale. Ma non ha specificato di quale anno». Bologna è una città 'facile' per un cieco? «In generale sì. Qui c'è una grande tradizione, soprattutto grazie al "Cavazza". Già negli anni 30, a Bologna i ciechi frequentavano le scuole pubbliche, cosa allora impensabile altrove». C'è rispetto per la vostra disabilità? «Sì. Bologna è una città confortevole per viverci. Molti di noi, venuti qui per studiare, ci sono rimasti». Com'è cambiata, negli anni, la vita di un cieco? «Radicalmente. Ed è cambiata anche la mentalità. Di fatto, anche grazie alla tecnologia, non ci è precluso nulla. Bisogna solo avere il coraggio di provarci». Un consiglio ai genitori con figli ipovedenti o ciechi? «Insegnategli, senza paura, a essere indipendenti».

di Luca Orsi

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La Repubblica del 17-11-2015

Architetti e ingegneri "bendati", prova di disabili

La simulazione in via Venti: "Così capisco meglio come eliminare le barriere architettoniche".

GENOVA. Via Venti settembre Capire la disabilità con una vera e propria simulazione per imparare a costruire edifici e strade senza barriere architettoniche.

È' questo il motivo per il quale architetti e ingegneri hanno percorso le strade del centro cittadino alcuni bendati, con il bastone bianco, mentre altri testavamo la praticità delle aree di Palazzo Ducale su sedie a rotelle. Un corso pratico, quindi, promosso dal Comune di Genova con la consulta handicap, per far capire con una "prova su strada" le difficoltà che incontrano ogni giorno le persone diversamente abili e cercare, insieme, di superarle.

"È un modo per aprire la mente dei progettisti, sono tutti ingegneri e architetti, e far capire come si possono superare le barriere architettoniche - spiega l'architetto Andrea Malaspina, uno dei responsabili della Consulta Handicap Comunale - in questo caso abbiamo una prova per le disabilità sensoriali ma abbiamo anche sperimentazioni sulle disabilità motorie".

di Fabrizio Cerignale

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La Repubblica del 04-11-2015

Accesso universale alle cure: gli obiettivi dell'iniziativa

Il tema scelto dall'Agenzia internazionale per la prevenzione della cecità per l'edizione 2015 della Giornata mondiale della vista è la cura degli occhi. Troppo spesso infatti, per l'elevatezza dei suoi costi, l'accesso a prestazioni di diagnostica e prevenzione delle malattie legate alla vista è legato a fattori economici e geografici, tagliando di fatto fuori quasi il 90 per cento delle persone affette da ipovisione, collocate invece in paesi con bassi redditi pro capite. Glaucoma, degenerazione maculare legata all'età, cataratta, retinopatia diabetica sono alcune delle patologie più diffuse nel campo della vista. Ognuna di queste, se diagnosticata per tempo, può essere curata prima che raggiunga uno stato degenerativo; l'età, e spesso la genetica, nella maggior parte dei casi è la causa principale di queste malattie, ma anche il fumo, il diabete, lo stress, un trauma o l'assunzione protratta di alcuni farmaci (cortisone) giocano un ruolo decisivo. Le terapie non mancano. Dai colliri all'assunzione di vitamine, dall'iniezione di molecole all'interno del bulbo oculare all'uso del laser fno all'intervento chirurgico (vitrectomia). E i costi, nella maggior parte dei casi, non sono tra i più economici. Molte malattie oculari inoltre non hanno alcun sintomo, e di altre ce ne si accorge quando ormai si sono già manifestate. Potremo pertanto dire di aver compiuto un sensibile passo in avanti nella cura della nostra vista solo quando saremo riusciti a garantire per tutti prestazioni e percorsi informativi preventivi, periodici e regolari, grazie ai quali tenere d'occhio uno dei sensi più preziosi che abbiamo. La Giornata mondiale della vista ha l'obiettivo di portare avanti con decisione questo obiettivo.

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ilGiornale.it del 02-11-2015

Allarme miopia in Europa

«É una epidemia inarrestabile», la grave diffusione della miopia in Europa. L'allarme è stato lanciato proprio in questi giorni dall'Organizzazione Mondiale della Sanità che sta preparando nuove linee guida per arginare il fenomeno l'epidemia che sta trasformandosi in una pandemia: si prevede che nel prossimo decennio il numero delle persone miopi salirà a circa 2,5 miliardi nel mondo. La miopia elevata aumenta il rischio di problemi oculari come il distacco di retina, il glaucoma e la degenerazione maculare.Questo tema è stato affrontato a Milano dal 37° congresso internazionale di chirurgia della cataratta e refrattiva, presieduto dal dottor Lucio Buratto. Tra i presenti: Vittorio Picardo del Centro Regina Pacis di Roma, il sudafricano Johann Kruger, il canadese Marc Mullie. Collegamenti con centri chirurgici di Bucarest, Cairo, Istanbul, e Zagabria per presentare il meglio delle nuove tecnologie oftalmologiche.Il laser a femtosecondi si è confermato l'asse portante delle chirurgia refrattiva, fondamentale per il bemessere non solo visivo della popolazione. Ogni anno solo in Italia sono oltre 500mila i pazienti che vengono operati di cataratta e 150mila quelli che si sottopongono a tecniche laser per la correzione di difetti visivi come miopia, astigmatismo ed ipermetropia. Dodici milioni sono i miopi, 5 gli ipermetropi 3 gli astigmatici.Negli ultimi decenni in tutti i paesi del mondo la miopia è senza dubbio il difetto refrattivo che ha subito il più cospicuo incremento del numero di casi all'anno rispetto agli altri difetti visivi (ipermetropia ed astigmatismo). Si stima una prevalenza del 35% tra tutti i giovani adulti degli Stati Uniti con un incremento del 70% negli ultimi 30 anni. Nella popolazione asiatica la percentuale di miopi è ancora più elevata e arriva al 40% dei bambini cinesi di 9 anni di Singapore, fino al 60% degli adolescenti di età compresa tra gli 11 ed i 17 anni nei paesi della Cina rurale. Su uno studio svolto su 4.700 ragazzi di Pechino, l'80% è risultato affetto da miopia. Cifre simili si hanno a Singapore e Taiwan. A Seoul, uno studio su 24mila ragazzi fatto nel 2012 ha rilevato che tutti erano miopi. Ricercatori della Sun Yat-sen University nella città cinese di Guangzou, hanno condotto alcuni studi su animali ed hanno formulato una teoria affascinante: la luce negli occhi colpisce un neurotrasmettitore chiamato dopamina che rilascia sostanze che prevengono l'allungamento dell'occhio, allungamento che causa appunto la miopia. Per prevenirla occorre stare più tempo all'aria aperta, sotto la luce del sole. A questo scopo, in una scuola di Yangjiang, è stata realizzata una classe particolare, i cui muri sono realizzati in plastica semitrasparente, per far entrare la luce. I Paesi europei e tra essi anche l'Italia sembravano essere solo parzialmente toccati da questo fenomeno; ma oggi un grande studio effettuato dall' European Eye Epidemiology (E3) Consortium mostra che anche da noi la prevalenza di miopia raggiunge e supera ormai il 30%. Una metanalisi effettuata su trentatré studi su circa 124 mila persone, tra il 1990 ed il 2013, rivela una elevata prevalenza nei giovani adulti (48% nei soggetti di età 25-29 anni). L'incremento è in parte legato alla durata del ciclo di studi (quindi allo sforzo della lettura): infatti tra le persone che avevano completato solo il ciclo primario la prevalenza standardizzata per età era del 25%, tra coloro che avevano aggiunto studi superiori, come i corsi di laurea, era pari al 37%. «L'ambiente e le abitudini di vita contribuiscono direttamente a far accrescere la diffusione della miopia», ha precisato Lucio Buratto.

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Superando.it del 06-11-2015

I difetti visivi vanno prevenuti e identificati a scuola

Ben lo dimostra un utile progetto come quello promosso nella Provincia di Reggio Emilia dall'UICI locale (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti), che coinvolgendo in un programma di screening della vista 100 classi di 53 scuole primarie, per un totale di circa 2.000 bambini, punta a individuare le principali problematiche visive legate alla fascia di età dei 5-6 anni, oltre a informare e formare sulla prevenzione delle malattie oculari e sull'utilizzo dei cani guida.

REGGIO EMILIA. Con il patrocinio della Provincia di Reggio Emilia e di oltre venti Comuni del territorio, il contributo della Fondazione Pietro Manodori e la collaborazione del Lions Club Ferrante Gonzaga di Guastalla (Reggio Emilia), l'UICI locale (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti) ha attivato per l'anno scolastico in corso un percorso di prevenzione per l'identificazione dei difetti visivi, rivolto alle 53 scuole primarie (44 statali e 9 paritarie) di tutta la Provincia di Reggio Emilia.

Scopo dell'iniziativa è quello di potenziare l'attività di sensibilizzazione sulle malattie oculari, tramite un programma di screening della vista, volto a individuare le principali problematiche visive legate alla fascia di età dei 5-6 anni, nonché proporre una specifica attività di informazione/formazione sulla prevenzione delle malattie oculari e sull'utilizzo dei cani guida per persone non vedenti. Infatti, lo screening della vista, effettuato da un'équipe multidisciplinare composta da oculisti, ortottisti ed optometristi, è uno strumento efficace che permette di riscontrare eventuali anomalie o difetti visivi nei bambini e suggerisce alle famiglie, se necessario, ulteriori approfondimenti specialistici.

Partito già da qualche settimana, il progetto ha già interessato gli Istituti Comprensivi di Fabbrico-Rolo, Guastalla (compreso il Sant'Orsola), Gualtieri-Boretto, Luzzara, Campagnola-Rio Saliceto, Novellara, San Polo, Toano e approderà molto presto anche nei Distretti di Scandiano e Reggio Emilia. In totale sono coinvolte nel percorso quasi 100 classi, per un totale di oltre 2.000 bambini.

«La prevenzione è una delle attività primarie della nostra Associazione - spiega Chiara Tirelli, presidente dell'UICI di Reggio Emilia - e questo progetto nasce dall'esigenza di monitorare lo stato di salute degli occhi dei bambini, dopo lo screening che normalmente viene fatto dall'AUSL all'età di 3 anni. Infatti, a questa età, e fino agli 8 anni, il senso della vista si consolida ed è fondamentale intercettare possibili disturbi visivi, al fine di correggerli o, se non altro, di evitare che possano peggiorare. L'impegno a livello di risorse umane ed economiche che il progetto richiede è rilevante, dal momento che la nostra équipe è formata anche da un istruttore di orientamento/mobilità e da un addestratore di cani guida, ma l'adesione di tante scuole e la collaborazione di dirigenti e insegnanti del territorio ci motiva a proseguire».

«La nostra Amministrazione Comunale - dichiara dal canto suo Camilla Verona, sindaco di Guastalla - è parte del progetto e ha condiviso questa esperienza molto favorevolmente. È indispensabile promuovere un'attività di prevenzione in età infantile, perché è proprio in questo delicato periodo di vita che i bambini si approcciano alla lettura e alla scrittura ed è importante che la loro vista venga preservata. Spesso le famiglie - anche quelle straniere, per un discorso di differente storia e sensibilità culturale - non hanno tutti gli strumenti necessari per poter riconoscere e risolvere problemi di tale natura. Progetti di sensibilizzazione come quello dell'UICI di Reggio Emilia offrono dunque un'opportunità in più per monitorare lo stato di salute dei bambini e per tenere sotto controllo eventuali malattie che insorgono in età scolare».

«Abbiamo aderito a questo progetto - afferma poi Rosella De Lorenzi, presidente del Lions Club Ferrante Gonzaga di Guastalla - perché risponde in primo luogo al nostro obiettivo associativo di essere "cavalieri della vista". Riteniamo fondamentale fare prevenzione, soprattutto quando parliamo di malattie che possono essere scoperte e curate fin dall'infanzia».

«Lo screening scolastico offerto dall'UICI Provinciale - secondo Bruno Scacchetti, dirigente dell'Istituto Comprensivo di Guastalla - è un progetto prezioso, perché attraverso visite specialistiche e una dimensione di gioco, è stato possibile comunicare ai bambini l'importanza della cura di malattie spesso sottovalutate».

«Questa iniziativa - conclude Laura Spinabelli, dirigente scolastico dell'Istituto Comprensivo di Luzzara - è stata un'occasione importantissima di controllo e di prevenzione, qualificante per tutti gli istituti che hanno a cuore il benessere dei propri alunni». (A.S.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: uicre@uiciechi.it (Alberto Sabatini).

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Dica33 del 25-11-2015

Glaucoma, diagnosi precoce contro il rischio cecità

Una visita oculistica a 50 anni, e poi controlli ogni due anni: la diagnosi è la vera arma segreta per arrestare il glaucoma, malattia progressiva e invalidante. Oltre ai cinquantenni, un altro gruppo di soggetti a cui è caldamente consigliato la visita dallo specialista è costituito dai parenti - soprattutto se di primo grado - di un caso di glaucoma già diagnosticato: questi infatti hanno un rischio d'insorgenza della malattia 10 volte superiore a quello della popolazione generale.

«La malattia può essere bloccata e gestita in modo appropriato se individuata nei soggetti affetti prima che i danni raggiungano una fase avanzata» questo il messaggio positivo lanciato da Carlo Enrico Traverso,Presidente società europea glaucoma, durante la conferenza stampa della Società oftalmologica italiana, Soi, tenutosi a Milano lo scorso 19 novembre.

«Senza dimenticare che una visita nei soggetti anziani, permette di diagnosticare non solo il rischio di glaucoma, ma anche di altre malattie degenerative che colpiscono l'occhio: degenerazione maculare, retinopatia diabetica e cataratta» ha aggiunto Matteo Piovella, presidente della Società oftalmologica italiana.

Glaucoma, il ladro silente della vista

Cosa si intende esattamente per glaucoma? «Il glaucoma è una malattia progressiva del nervo ottico che colpisce circa il 2 per cento della popolazione generale, con un aumento di prevalenza nei pazienti anziani, e nei paesi sviluppati rappresenta una delle tre principali cause di perdita irreversibile della vista», spiega Traverso. «Sebbene il trattamento farmacologico, laser e chirurgico abbiano compiuto significativi progressi, il principale fattore che permette di difendersi dalla cecità per glaucoma è giungere a una diagnosi non eccessivamente tardiva».

Glaucoma "ad angolo aperto" e "ad angolo chiuso"

Il danno al nervo ottico provocato dal glaucoma è quasi sempre collegato a una pressione oculare superiore a quella che l'occhio del soggetto colpito possa sopportare. Ne consegue che la terapia è quasi esclusivamente diretta a normalizzare la pressione oculare.

Si distinguono una forma di glaucoma detta "ad angolo aperto", che è anche la più comune, e una forma "ad angolo chiuso". Nella prima, l'elevata pressione oculare logora a lungo andare il nervo ottico, portando a una compromissione graduale del campo visivo. Uno dei problemi è proprio che la malattia resta asintomatica e mostra i suoi segni quando il danno al nervo ottico è già in una fase piuttosto avanzata: la perdita del campo visivo inizia difatti dalla periferia e non riguarda la visione centrale se non negli stadi molto tardivi; per questo il paziente solitamente non se ne accorge finché il danno non è grave.

Nella seconda forma, la chiusura dell'angolo della camera anteriore dell'occhio può determinare un improvviso incremento della pressione intraoculare, che raggiunge talvolta rapidamente valori elevatissimi, i sintomi sono spesso piuttosto evidenti, per esempio l'arrossamento dell'occhio colpito o l'appannamento improvviso della vista.

Terapie: nuovi farmaci e nuove terapie

«Le terapie per bloccare la cecità sono essenzialmente tre: innanzitutto l'uso di colliri per mantenere sotto controllo il livello della pressione, il laser e gli interventi chirurgici» prosegue Traverso.

Certamente la ricerca scientifica ha portato all'introduzione di nuovi farmaci e nuove terapie, sia laser che chirurgiche. Un passo avanti molto significativo riguarda la possibilità attuale di operare di cataratta pazienti glaucomatosi anche molto complessi, con risultati ottimi e con un notevole margine di sicurezza. Inoltre in casi ben selezionati di glaucoma ad angolo chiuso l'intervento di cataratta è un atto terapeutico: la sostituzione del cristallino naturale con quello artificiale, molto più sottile, riesce a migliorare l'idrodinamica oculare e a far diminuire la pressione oculare. Anche nel trattamento medico i progressi sono stati significativi, grazie allo sviluppo di farmaci in collirio sempre più efficaci nel controllo della pressione oculare e pressoché privi di effetti sistemici avversi.

«Il progresso tecnologico è stato e rimarrà un fattore determinante per migliorare l'efficacia delle terapie, come del resto è evidente anche in altri campi della chirurgica oculare. Negli ultimi 6-7 anni sono stati proposti interventi meno invasivi molto interessanti e promettenti. Ma nel dare un giudizio complessivo bisogna essere a mio avviso molto prudenti, perché non sono ancora disponibili per tutte queste tecnologie dati esaurienti sulla loro efficacia e sicurezza a lungo termine» conclude Traverso.

di Ilaria Pedretti

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Diario del Web del 06-11-2015

Cataratta, basta chirurgia arrivano le gocce

Ricercatori scoprono una sostanza chimica che sarebbe in grado di invertire il processo della cataratta. Con questa sostanza sarà possibile sviluppare un collirio che possa evitare l'operazione chirurgica.

STATI UNITI. Un team di ricercatori dell'Università della California a San Francisco (UCSF), dell'Università del Michigan (UM) e della Washington University hanno individuato una sostanza chimica che potrebbe invertire il processo della cataratta. Da qui, il possibile sviluppo di un collirio che eviti il ricorso alla chirurgia e ridoni la vista.

Una condizione comune.

La cataratta è una condizione comune a molte persone, specie con l'avanzare dell'età. È l'opacizzazione del cristallino dell'occhio, che con il tempo rende sempre più difficile vedere, portando anche alla cecità. «I cristallini sono la componente principale delle cellule della fibra oculare, che formano le lenti degli occhi - ha spiegato il dott. Jason Gestwicki, coautore dello studio - E le proprietà uniche di queste cellule li rendono particolarmente sensibili ai danni».

Gocce riparatrici.

Lo studio, condotto per ora su modello animale, ha testato l'effetto del «composto 29» - questo il nome che gli è stato dato - su un gruppo di ratti portatori di mutazioni genetiche che li rendevano predisposti alla cataratta. L'applicazione del collirio nei soggetti con cataratta ha mostrato una parziale ristrutturazione delle lenti oculari, così come misurato con il test della lampada a fessura, già utilizzato dagli oculisti per diagnosticare la cataratta negli esseri umani.

Anche nel cristallino umano.

Gli effetti positivi del composto 29 sono stati osservati non solo nei ratti predisposti, ma anche in quelli anziani che hanno sviluppato naturalmente la cataratta. Altresì, sono stati osservati nel tessuto del cristallino umano affetto da cataratta, rimosso durante un intervento chirurgico. I risultati finali, pubblicati sulla rivista Science, mostrano dunque le potenzialità del composto 29, che potrebbe pertanto essere impiegato nello sviluppo di un collirio per la cura della cataratta. Ora non resta che attendere le sperimentazioni cliniche.

di Luigi Mondo

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Il Sole 24 Ore del 01-11-2015

Vista, degenerazione maculare secca regredisce con gli omega-3

Gli acidi grassi favoriscono l'ampliamento del campo visivo

Gli omega-3 determinano la regressione della degenerazione maculare secca, la principale causa di perdita della vista nella popolazione ultracinquantenne. A dimostrarlo sono stati i ricercatori dell'Ophthalmos Research and Educational Institute di Egkomi (Cipro) e dell'Inflammation Research Foundation di Marblehead (Usa), durante uno studio pubblicato sulla rivista Pharma Nutrition. Secondo gli scienziati, gli acidi grassi Epa (acido eicosapentaenoico) e Dha (acido docosaesaenoico) risultano più efficaci dei farmaci nel contrastare il disturbo visivo.

La degenerazione maculare senile è una patologia oculare legata all'invecchiamento, che sorge dopo i 50 anni. Colpisce il centro della retina, detta macula, determinando la graduale perdita della visione centrale. La forma più comune è quella "secca", caratterizzata dalla comparsa di lesioni caratteristiche, chiamate drusen, costituite da accumuli di scorie cellulari che possono riassorbirsi o calcificare. Nella forma "umida", invece, si verifica la formazione anomala di piccoli vasi sanguigni sotto la retina.

Lo studio è stato condotto su 25 pazienti, di età compresa tra 50 e 85 anni, affetti da degenerazione maculare secca. Prima d'iniziare l'esperimento, gli autori ne hanno misurato l'acuità visiva centrale attraverso un metodo, chiamato early treatment diabetic retinopathy study (Etdrs), che si avvale di un tabellone costituito da diverse file di numeri e lettere. Successivamente, ai partecipanti è stato chiesto di assumere, per un periodo di 6 mesi, 5 grammi di omega-3 al giorno (3,4 g di Epa e 1,6 g di Dha).

Al termine della sperimentazione, gli studiosi hanno osservato che tutti i partecipanti mostravano un miglioramento significativo della vista. In particolare, nel corso dell'esame Etdrs, i soggetti riuscivano a vedere, in media, 2 linee o 10 lettere in più rispetto a prima. Ciò significa che gli omega-3 avevano determinato la regressione della patologia, ampliando il campo visivo dei pazienti.

Gli acidi grassi, inoltre, aiutano a prevenire la "sindrome dell'occhio secco", che consiste nell'alterazione qualitativa o quantitativa del film lacrimale. La patologia, che sorge soprattutto dopo i 40 anni, comporta la disidratazione della cornea, lo strato più esterno dell'occhio. Se non viene trattata, può compromettere la capacità visiva. Gli omega-3, grazie alle loro proprietà antinfiammatorie, favoriscono il corretto funzionamento delle ghiandole lacrimali.

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Superando.it del 05-11-2015

Per esplorare la risposta cerebrale agli stimoli visivi

di Massimiliano Salfi

Ciò che fino a pochi anni fa era ipotizzabile solo dalla fantascienza, trova oggi applicazione sperimentale nelle tecnologie assistive, quale supporto funzionale per persone con disabilità. Parliamo ad esempio di "BCI", tecnologia che permette una comunicazione diretta tra il cervello e un computer, tramite la quale un gruppo di lavoro dell'Università di Catania, sostenuto dalla sede toscana dell'Associazione Retina Italia, studia i modi per riuscire a esplorare la risposta elettrica di onde cerebrali, dovuta a stimoli visivi

Utilizzatrice di BCI ("Brain Computer Interface").

Con il termine BCI (Brain Computer Interface, ovvero "Interfaccia cervello computer"), si intende una tecnologia che permette una comunicazione diretta tra il cervello e un dispositivo esterno quale un computer. Tale comunicazione è basata sulla lettura e la successiva decodifica del segnale elettrico cerebrale, rilevato attraverso un casco con sensori simili a quelli usati per l'elettroencefalogramma. Attraverso una BCI, dunque, è possibile fornire al cervello un nuovo canale di controllo dell'ambiente circostante che non prevede l'uso dell'apparato muscolare. Tale interfaccia, infatti, si pone l'obiettivo di rilevare le attività cerebrali prodotte attraverso lo scambio di segnali elettrici tra un numero elevatissimo di neuroni, utilizzando queste informazioni per inviare comandi ad un computer. E se tutto ciò, appena pochi anni fa, era ipotizzabile solo in film o in racconti di fantascienza, oggi le BCI trovano applicazione sperimentale nelle tecnologie assistive, quale supporto funzionale per persone con disabilità.

Ad esempio, si è riusciti, con successo a far sì che una persona con disabilità motoria comandi il movimento di una sedia a rotelle su percorsi predefiniti, o che una persona sorda non verbale attivi la riproduzione - tramite la sintesi vocale - di frasi predefinite, sempre attraverso l'acquisizione e l'interpretazione di segnali elettrici encefalici.

All'interno di vEyes (virtual Eyes) - ONLUS nata lo scorso anno dall'omonimo progetto - un team di lavoro coordinato da chi scrive [Massimiliano Salfi, N.d.R.] e formato dai laureandi in Medicina Cecilia Chiarenza e Chiara Battaglia, dal laureando in Informatica Andrea Caruso e da un gruppo di studenti di Ingegneria Elettronica e Informatica, tutti interni all'Università di Catania, si pone l'obiettivo - con il Progetto visual BCI - di registrare e studiare, in una prima fase, l'attività elettrica cerebrale associata alla sollecitazione di stimoli visivi, provando a determinarne un modello di decodifica, attraverso l'uso di interfacce monodirezionali.

Le attrezzature necessarie all'avvio di questa prima fase, oltre ai fondi per il rimborso spese al team di lavoro, sono state donate dall'ATRI (Associazione Toscana Retinopatici ed Ipovedenti), nel frattempo divenuta anche sede territoriale toscana di Retina Italia, organizzazione aderente alla FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap).

Uno degli obiettivi principali, però, per tali studi e ricerche propedeutiche è quello di dedicarsi, in una seconda fase, e con l'utilizzo di apparecchiature e sensori di altra natura, allo studio e alla progettazione di BCI bi-direzionali, le quali uniscano a quanto detto anche un canale di comunicazione con una linea di ritorno, che dovrebbe permettere lo scambio di informazioni tra il dispositivo esterno e il cervello. Il tutto al fine di riuscire a ipotizzare tecniche di trasmissione di segnali diretti, al cervello, attraverso i quali provare a indurre la percezione di stimoli visivi.

di Massimiliano Salfi,

Università di Catania. Presidente e responsabile scientifico dell'Associazione vEyes (virtual Eyes).

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Blog IoDonna - Corriere della Sera del 03-11-2015

Videogiochi per disabili? No, videogiochi per tutti (e per tutti i sensi)

Si comandano con la voce o addirittura con il pensiero. Sono i video game inclusivi di ultima generazione, progettati per chi ha problemi di vista o di movimento ma coinvolgenti anche per amici e fratelli. Tra gare di sci "telepatiche" e fughe al cardiopalma dalle segrete dell'Intuizione, nel buio più totale.

di Rossana Caviglioli

Il giocatore è immobile, le mani lungo i fianchi gli occhi fissi sullo schermo. Il suo personaggio invece si muove eccome, scendendo con qualche difficoltà lungo una pista di slalom gigante. A guidare il movimento è un rilevatore di onde alfa appoggiato sulla testa della "cavia": basta concentrarsi (non è facile come sembra) per aumentare la velocità di discesa. Il videogioco, presentato durane la Games Week di Milano, si chiama Neuro Ski, ed è stato messo a punto da una piccola casa di produzione milanese, la Accessible Pixel.

«Volevamo creare un titolo che consentisse anche a chi ha perso l'uso delle braccia di sfidare un amico normodotato. Con pari divertimento e pari possibilità di vittoria», spiega Luca Contato, sviluppatore sia per la Accessible Pixel che per la casa "gemella" Rising Pixel. È il mondo piccolo ma in espansione dei videogiochi inclusivi, creati su misura per chi è cieco o ha problemi di movimento ma capaci di attrarre anche il grande pubblico. Inquisitor's Heartbeat, della Rising Pixel, racconta ad esempio la storia di un uomo accusato di eresia , sbattuto in prigione dall'Inquisizione. Inutile fare affidamento sulla vista: sullo schermo scorrono solo delle luci fioche. Bisogna basarsi sui suoni, che nelle cuffie provengono da varie direzioni, sulle vibrazioni del controller e sul proprio senso dell'orientamento. «Odiamo l'approccio: "poverino, è disabile". I nostri giochi sono tosti, se si sbaglia si muore. E alcuni sono anche decisamente inquietanti». Quando l'inquisitore si avvicina, si inizia a sentire, nel buio, il battito del suo cuore.

Non è il primo gioco di questo genere ad essere lanciato sul mercato. A Blind Legend, della francese DOWiNO, si basa sullo stesso principio. Qui si è nei panni di un cavaliere che ha perso la vista durante un combattimento e deve trovare il modo di liberare la moglie, rapita dai banditi. Nel terrificante Papa Sangre II, della britannica Somethin' Else, si è morti ancora prima di cominciare, e lo scopo è uscire dall'inferno - luogo dalla pessima illuminazione - assieme alla propria amata. Ci sono poi i giochi, particolarmente adatti a chi ha difficoltà di movimento, che possono essere controllati con la voce. In Mayday! Deepspace, innovativo titolo per iPad, si deve guidare verso la salvezza un astronauta inseguito dagli alieni. Nel gioco di strategia There Came an Echo, consigliato a un pubblico adulto, si è al comando di gruppo di soldati impegnati in una difficile missione. Gli ordini si impartiscono urlando nel microfono, stile sergente dei Marines.

«Non c'è nessuna ragione perché i giochi per disabili debbano essere in qualche modo "di nicchia"», spiega Christan Costanzo, game designer di Accessible Pixel. «Anzi, i limiti nella progettazione spingono spesso verso soluzioni innovative». Per fortuna, spiega, la situazione sta lentamente migliorando e sono sempre di più i titoli pensati per una sfida "in famiglia", che tengono conto anche delle necessità degli amici. «Uno dei nostri tester è un ragazzo che ha perso la vista da adolescente», conclude Contato. «La nostra sfida è creare titoli che possa giocare insieme alla sua ragazza, senza che nessuno dei due sia troppo avvantaggiato o perda interesse». Difficile, con il respiro del nemico nelle cuffie.

Tweets di @iodonnalive

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ivg.it del 07-11-2015

Un tablet "tattile" per aiutare i bimbi non vedenti

Un tablet per aiutare i bimbi non vedenti a "capire la geometria con le mappe tattili".

GENOVA. Dal braccialetto sonoro al "blindpad", un tablet dedicato ai più piccoli, fino alla retina artificiale biocompatibile. Sono queste le nuove frontiere della ricerca per trovare soluzioni innovative per la riabilitazione visiva.

Il tema è stato al centro della ventesima edizione dell'appuntamento scientifico annuale "Occhio della Mente Eye-Tech: ricerca e tecnologia al servizio della riabilitazione visiva". Progetti di ricerca scientifica e tecnologica condotti in partnership da Istituto David Chiossone e IIT - Istituto Italiano di Tecnologia, che possono migliorare qualità della vita e autonomia dei disabili impensabili fino a qualche anno fa.

Tra questi il Blindpad, un nuovo dispositivo per la percezione di contenuti grafici attraverso il tatto. A spiegare questa nuova tecnologia Luca Brayda, team leader del dipartimento di Robotic And Cognitive Sciences, dell'Iit.

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Giornale UICI del 17-11-2015

Editoria accessibile - Fondazione LIA è un modello

Editoria accessibile - Klein, Presidente del Board DAISY Consortium: "Fondazione LIA è un modello"

Motta, Presidente AIE: "LIA è riconosciuta ormai a livello internazionale come riferimento. Continueremo su questa strada"

Barbuto, Presidente UICI: "Per noi LIA è un modello interessante perché accompagna la filiera del mercato editoriale verso la cultura dell'accessibilità"

"Fondazione LIA è un modello e una fonte d'ispirazione che indica la via da seguire per rendere l'editoria tradizionale inclusiva per le persone con disabilità visiva". Questo è il messaggio lanciato da Jesper Klein, presidente del DAISY Consortium, network che raggruppa le principali organizzazioni internazionali specializzate nel rendere accessibili i materiali di lettura alle persone con disabilità di lettura, nel corso del seminario "Inclusive publishing ecosystem. A roadmap for born accessible content", organizzato con la collaborazione anche dell'Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti (UICI), a conclusione delle due giornate del Board Meeting.

Fondazione LIA, costituita dall'Associazione Italiana Editori (AIE) nel maggio 2014 per promuovere l'accessibilità ai prodotti editoriali, sta cambiano prodotti e, come ulteriore sfida, i processi. Lo dimostrano i numeri: nel novembre 2015 sono stati pubblicati in Italia oltre 11 mila titoli di libri accessibili di 66 case editrici, mentre nel giugno 2013 i titoli erano solo 3 mila e le case editrici 44. In soli tre anni i titoli resi accessibili si sono quasi quadruplicati, e la platea degli editori coinvolti è aumentata del 50%.

"Fondazione LIA - ha commentato il presidente di AIE Federico Motta - è riconosciuta ormai a livello internazionale come modello di riferimento di una possibile collaborazione tra editori e persone con disabilità visive per l'accesso dei contenuti editoriali. Continueremo su questa strada".

"Per noi LIA - ha sottolineato Mario Barbuto, Presidente UICI - è un modello interessante perché accompagna la filiera del mercato editoriale verso la cultura dell'accessibilità".

A conclusione del seminario a cui hanno partecipato editori, rappresentanti della UICI, sviluppatori di applicazioni di lettura, rappresentanti di istituzioni internazionali come WIPO (World Intellectual Property Organization), IDPF (International Digital Publishing Forum) e EDRLab, il laboratorio dedicato alla lettura digitale di recente creato con il contributo dei principali editori francesi e dei Ministeri francesi della Cultura e delle Finanze, il segretario generale della Fondazione LIA, Cristina Mussinelli, ha confermato l'impegno della Fondazione perché "questo processo per la creazione di un ecosistema di lettura sempre più accessibile prosegua ancora, grazie alla reciproca fiducia e al contributo di tutti".

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La Stampa del 02-11-2015

Donna non vedente ritrova il cane che le ha salvato la vita

USA. Figo non ci aveva pensato due volte a rischiare la vita per salvare quella di Audrey Stone, la sua proprietaria non vedente che stava per finire sotto un bus. Nel giugno scorso un bus scolastico stava per investire la donna, ma il Golden Retriever si tuffò in avanti per proteggerla, prendendo su se stesso la parte più dura dell'impatto.

La donna era finita in ospedale con una serie di fratture e il cane ha riportato l'amputazione di una parte della zampa. Per entrambi è servita una lunga degenza, fatta di operazioni e riabilitazione, ma ora i due si sono potuti reincontrare. Momenti emozionanti di chi sa di avere un rapporto speciale che li lega: la signora ha 62 anni e gli ultimi sei li ha trascorsi sempre guidata e protetta dal buon Figo.

Dopo l'incidente Figo, sebbene ferito gravemente a una zampa, non ha mai voluto lasciare la sua amica umana. Paul Scharwtz, il gestore di una pompa di benzina lì vicino che ha assistito all'incidente, ricorda così quei momenti: «Il cane non ha mai voluto lasciarla sola. E lei non voleva che si allontanasse. Quando è stata portata via in ambulanza continuava a gridare il nome di Figo e noi gli abbiamo detto che stava bene».

Ora però i due sono di nuovo insieme, nella loro casa di Brewster, nello stato di New York. A Figo è stato assegnato anche un premio come "cane dell'anno" dalla dall'American Society for the Prevention of Cruelty to Animals. Un vero eroe.

di Fulvio Cerutti

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La Gazzetta dello Sport del 01-11-2015

Ai Mondiali per Legnante impresa d'oro

Nel peso l'azzurra non vedente (dolorante alla schiena) vince con 14.02. Ora obiettivo Europei.

DOHA. Quando lo getta lei, quel peso diventa d'oro. Anche se da sette mesi la schiena non la fa dormire e da giugno è lontana dalla pedana. Assunta Legnante porta il secondo sorriso all'Italia nel giorno di chiusura dei Mondiali paralimpici di atletica a Doha vincendo l'oro nel peso F11/12 (ciechi e ipovedenti) con 14.02 metri. Una misura non così lontana da quella della seconda (la russa Sofia Oksem, 13.60), molto però dal suo record del mondo (17.32m). Ma è un oro di straordinario significato, che fa capire ancor più perché Legnante, campionessa indoor nel 2007 prima che un glaucoma le portasse via anche gli ultimi bagliori visivi nel 2011, sia la più grande di sempre fra i paralimpici in questa specialità: un'ernia discale, che la affligge da mesi e la porterà a un'operazione, l'ha costretta a effettuare da ferma i primi lanci, con una leggerissima traslocazione solo nel sesto. «Negli ultimi tre mesi ho fatto solo tre lanci qui a Doha. È stata una bella gara, tirata. La prima volta che succede in 4 anni. L'oro mi fa finire bene una stagione nera. Ora devo operarmi per essere pronta agli Europei e Rio. La Federazione mi ha seguito e la squadra mi è stata vicina».

ELOGI. Parole al miele per lei da Luca Pancalli, presidente Cip: «Benvenuta di nuovo in cima al mondo! Festeggiamo una certezza dell'atletica paralimpica, stella di prima grandezza, atleta di razza: Assunta non delude mai!». L'applauso va anche ad Alvise De Vidi: un 4 posto nei 400m T51 (tetraplegici) a 49 anni, utile anche per aggiungere posti azzurri a Rio 2016. L'Italia lascia Doha con 4 medaglie (oro: Legnante e Caironi, 100m T42/43; argento: Caironi, lungo T42; bronzo: Corso, 200 T35), un record del mondo migliorato due volte (Caironi, 100m), tre quarti posti (De Vidi, 400 T51, Corso, 100 T35, e Maspero, 400 T43/44). Una Nazionale con sei esordiente, che Sandrino Porru, presidente Fispes, elogia: «Bravi, bravi, bravi! Davanti a imprevisti e infortuni lo spirito di squadra ha prevalso». Prossimo appuntamento gli Europei di Grosseto a giugno.

di Claudio Arrigoni @claudioarrigoni

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La Nazione del 02-11-2015

"Esperienza con persone stupende". Un successo il corso di vela "speciale"

LA SPEZIA. Dopo quattro fine settimana consecutivi, sì è concluso il secondo corso base di vela autonoma per non vedenti e ipovedenti Metodo Homerus, organizzato dall'associazione "Due colori nel vento" onlus, seconda base didattica Homerus in Italia, con base nautica presso l'Assonautica provinciale di La Spezia, al porticciolo De Benedetti. «Questo corso - spiegano gli organizzatori - è stato la piena espressione della mission di questa scuola: offrire a tutti i ciechi e ipovedenti la possibilità di venire a imparare la vela e praticare questa attività». QUEST'ANNO il corso ha visto la partecipazione di persone provenienti da fuori Spezia. Coordinato dall'istruttore Andrea Porchera, uno dei primi abilitati Homerus, ha svolto il ruolo didattico con grande impegno e successo un giovane istruttore, formato presso la scuola madre. La onlus ringrazia la Sezione Velica della Marina Militare della Spezia «per la sensibilità dimostrataci mettendo a nostra disposizione un'aula in cui svolgere le lezioni di teoria. Siamo davvero molto orgogliosi per l'ottima riuscita del corso. La certezza di aver ottenuto un grande risultato non nasce solo dalla nostra opinione, ma sì può chiaramente evincere con immensa soddisfazione nostra anche da quanto è stato scritto da uno dei corsisti». SCRIVE, infatti, una delle persone che hanno potuto usufruire del corso di vela: «Sono ritornato al centralino. Ieri è finito il corso ed è stata l'uscita più bella in assoluto. Ho armato e disarmato da solo. Messo in sicurezza la barca, cazzato ogni cosa perché il vento non desse fastidio. Il vento era poco, per cui non abbiamo provato emozioni intense, in fase di rientro è aumentato e abbiamo fatto un bel lasco fino alla banchina. Quando abbiamo ormeggiato mi sono dato da fare, ho disarmato il fiocco, la randa, sono sceso, insieme a Daniele ho piegato le vele in cinque minuti, sono rimontato a bordo, ho messo in sicurezza la barca. Quando sono sceso di nuovo a terra mi ha afferrato una malinconia infinita. Ero lì, davanti alla barca priva di vele ed ho pianto. Ho pianto perché il corso è finito, Daniele è stato un insegnante meraviglioso, ho pianto perché ho trovato un circolo di persone stupende con le quali condividere una passione, e ancora oggi la malinconia che mi ha afferrato ieri non si è diradata».

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Giornale UICI del 02-11-2015

Oasiadi 2015: Sport è vita! Quando la disabilità incontra lo sport

di Beatrice Ferrazzano e Marta D'Agostino

Quando la Responsabile del Centro di Consulenza Tiflodidattica di Foggia (Federazione Nazionale Istituzioni pro Ciechi) ha ricevuto l'invito dall'associazione "A un passo da te" di partecipare alla manifestazione delle Oasiadi, lì per lì ha quasi cestinato la mail, pensando non avesse abbastanza tempo per occuparsi della cosa. Poi proprio in quel momento è accaduto che dinnanzi ai sui occhi si materializzassero i volti di tutti quei genitori che nel corso degli anni avevano condiviso con lei la tristezza di vedere rifiutati i propri figli da ogni palestra perché non "adeguatamente attrezzate", e al tempo stesso riecheggiassero nelle sue orecchie le voci dei ragazzi ciechi che tante volte le avevano raccontato di essere rimasti in classe con l'insegnante di sostegno, mentre i compagni partecipavano ai giochi della gioventù ed era evidente che non immaginavano neppure cosa fossero questi giochi della gioventù. E allora si è detta perché no? Questo è un treno che non bisognava lasciar passare, a quell'invito bisognava rispondere, e si è messa al lavoro con la sezione UICI di Foggia, sapendo di trovare fiducia e sostegno, costruiti in 15 anni di collaborazione, per organizzare ogni cosa. Ed è così che è nata questa coinvolgente esperienza.

Sabato 17 ottobre 2015 presso il campo Coni di Foggia si è svolta la seconda edizione di Oasiadi, evento sportivo patrocinato da Coni, Unicef, CIP (Comitato Italiano Paralimpico), FISDIR (Federazione Italiana Sport Disabilità Intellettiva Relazionale), FIS (Federazione Italiana Scherma), Caritas, CUS e tanti tantissimi altri sponsor ed organizzato dall'Associazione "A un passo da te Onlus" con la partecipazione della Cooperativa Sociale "Cammina con noi".

Le mini olimpiadi foggiane, intendono diffondere e promuovere la cultura della disabilità e dell'integrazione attraverso il mondo dell'atletica, e sabato mattina hanno visto la partecipazione di moltissimi ragazzi disabili di Foggia e provincia insieme alle loro associazioni.

Tra le finalità perseguite vi sono state:

diffondere e promuovere la cultura della disabilità e dell'integrazione e riconoscerne i diritti

promuovere e favorire esperienze finalizzate alla socializzazione e alla gratificazione attraverso lo sport

migliorare la qualità della vita dei disabili attraverso lo sport e prevenire le condizioni di isolamento ed emarginazione sociale

incentivare a svolgere attività sportiva come forma di crescita, psicomotoria e sociale

creare e far conoscere le reti sociali e le risorse associative del territorio.

Tra i partecipanti anche 8 ragazzi dell'Unione italiana ciechi ed ipovedenti di Foggia accompagnati da alcune educatrici della cooperativa sociale "Louis Braille".

I ragazzi hanno potuto cimentarsi in più discipline sportive come corsa, salto in lungo, lancio del vortex sperimentando come lo sport è vita. Infatti nello sport ciò che conta è esprimersi, superare i propri limiti e le proprie paure riuscendo a conoscere se stessi, il proprio corpo e le proprie capacità. I sorrisi e l'entusiasmo dei ragazzi quella mattina ne sono stati la conferma.

I ragazzi guidati e accolti da istruttori federati sono stati guidati e accompagnati nelle varie discipline sportive con competenza e preparazione, suscitando l'entusiasmo dei ragazzi che è proseguito per tutto il resto della manifestazione.

L'evento è stata inoltre occasione per socializzare, confrontarsi, crescere e quindi fare squadra anche con gli stessi genitori e parenti dei ragazzi poiché dal confronto nasce la forza e la volontà per credere che tutto è possibile.

Tra le testimonianze e le emozioni raccolte dell'evento ci piace riportare quella di Teresa che sulla sua pagina facebook scrive:

"Oasiadi 2015 al coni di Foggia è stata un'esperienza incredibile!!! Non credevo che avrei fatto attività sportive come la gara di velocità, o il lancio del vortex o il salto in lungo!!!! Non ve ne dovete fregare di un fico secco se dite che i sogni non si realizzano, non lasciateli andare, non importa niente se sono grandi o piccoli!!!!! Un ringraziamento particolare va al mio papi che mi ha permesso di partecipare a questa manifestazione importante!!!!! Bisogna essere liberi di fare quello che ci realizza, perché lo sport è vita!!!! W lo sport!!!!!"

Quindi care Istituzioni, Associazioni, Genitori, Parenti e Ragazzi forza in squadra. E prendendo in prestito uno dei più bei aforismi di Gandhi facciamo in modo di "DIVENTARE IL CAMBIAMENTO CHE VOGLIAMO VEDERE!!!!!"

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Superando.it del 04-11-2015

Due esploratori" con disabilità visiva a New York

di Rosa Mauro

Il soggiorno nella "Grande Mela" di Ada e Matteo, "ambasciatori" del baseball per ciechi "Italian Style" e delle persone con disabilità visiva del nostro Paese, alla scoperta della cultura degli States, per sfatare o confermare certi stereotipi, con tanta musica sullo sfondo e anche per capire se New York sia più o meno accessibile delle nostre Milano e Roma.

Ada è una mia cara amica, una grintosa donna che ha fatto del mondo la sua vera casa, e vive sempre con la valigia pronta, ora per un luogo, ora per un altro, sempre con un sogno davanti e un altro in arrivo, in un affascinante gioco al rialzo.

Matteo è un amico più recente, ma non meno caro, sportivo e anche lui sempre in cerca di nuove avventure e di nuovi stimoli nella sua vita.

Si sono incontrati in un luogo molto particolare, il diamante, ovvero il campo da baseball, sport che entrambi praticano, e con successo, in due squadre che rappresentano due città storicamente "rivali": Roma e Milano. Più precisamente, Ada gioca negli All Blinds Roma e Matteo nei Lampi di Milano, entrambe squadre formate da non vedenti e ipovedenti, come Ada e Matteo, appunto.

Immagino che l'idea di coniugare la loro passione di globetrotter con il baseball sia nata tra un intervallo e un altro, tra un recupero e l'altro delle forze. Man mano che passava il tempo, Ada e Matteo vi hanno pensato a lungo, separatamente e insieme, e si sono creati i presupposti per realizzare il loro sogno: hanno ottenuto le investiture ufficiali dell'UICI (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti) e dell'AIBXC (Associazione Italiana Baseball Giocato da Ciechi), hanno organizzato, telefonato, inviato mail, con qualche difficoltà, il perché lo racconterò in seguito.

E poi? E poi sono partiti. Hanno preso il volo con i bagagli pieni di vestiti collezione primavera estate autunno, materiale e regolamento del baseball Italian Style, sconosciuto ai ciechi americani e hanno intrapreso la loro avventura.

Insieme alle valigie, hanno portato oltreoceano la loro personalità, la loro formazione individuale di cui la condizione di cecità è solo una parte, e alcuni interrogativi circa la cultura statunitense cui volevano darsi una risposta e certi stereotipi da sfatare o confermare. Cosa avranno scoperto?

Guardiamoli partire per il loro viaggio, dopo avere organizzato quanto era organizzabile: aver preparato il terreno per gli incontri associativi, aver trovato un appartamento, aver rinfrescato il loro discreto background linguistico*.

Le streets and avenues di New York sono diverse da quelle di Roma e Milano, ma sono sempre strade, e anche nelle case si incontrano i soliti problemi, fra manutenzione ridotta al lumicino e beghe condominiali: sulla carta c'è sempre molto, ma molto meno da fare che nella realtà.

Così Ada e Matteo hanno subito preso in mano la situazione: d'altra parte entrambi vivono da soli in Italia, e la loro esperienza in mobilità è più che buona. Ma a dire il vero, a New York è anche bello mangiare fuori, viversi la strada e il proprio quartiere, nelle piccole come nelle grandi esperienze. Perché è qui che Ada e Matteo hanno incontrato la prima differenza tra le loro città e New York: "Lontano dagli occhi, lontano dal cuore" è un motto davvero calzante negli States. Per i newyorkesi, infatti, agganciare qualcuno al pub e fare amicizia pare estremamente semplice. «È vero», ci ha raccontato Ada. «Basta andare in un posto un paio di volte perché ti riconoscano e ti includano nel loro giro di conoscenze», ha confermato Matteo. Il rovescio della medaglia, però, è già scritto in quel motto: per loro, cioè, è altrettanto facile dimenticarti. La comunicazione mediata, in Europa tanto diffusa, non è altrettanto amata negli States: telefonate, mail e quant'altro non vengono percepiti come mezzi per rinfocolare un rapporto e anche per prendere decisioni viene preferita la modalità de visu. A volte semplicemente non rispondono e svaniscono senza un perché.

E allora? Allora ci si rende visibili, si vive la città per le strade, nei jazz club, nei caffè, e naturalmente si prende parte ai workshop, agli eventi associativi e mondani, e ai convegni su temi d'interesse, come la mobilità autonoma e le tecnologie assistive.

A New York Ada e Matteo hanno goduto del loro piccolo studio apartment per dormire, mangiare, quando erano stufi di hamburger e cucina etnica, e in poche altre occasioni. Altrimenti sono stati in giro a passeggiare, sorseggiare caffè americano e soprattutto ad ascoltare e fare musica.

Eh sì, la musica ha avuto un ruolo importante, per Matteo, nel viaggio newyorkese, ma soprattutto per Ada. «Avevo già preso alcune lezioni di canto jazz and soul a Roma - dice - ma è qui a New York che ho avuto maggiori possibilità di mettermi alla prova. Qui fare musica è più immediato, meno complesso rispetto all'Italia: vi sono moltissimi locali downtown [in centrocittà, N.d.R.] con open mic ["microfono aperto", N.d.R.], dove chi studia può salire sul palco e provare ad esibirsi accompagnato da una band di altissimo livello. E inoltre workshop aperti a tutti, dove imparare seriamente e divertirsi esplorando questo splendida forma d'arte che è la musica».

Tutto questo mentre portavano avanti il loro ruolo di ambasciatori del baseball e dell'UICI. La loro missione ha comportato qualche trasferta, ma New York è rimasta la base, la loro casa.

Ma non abbiamo dimenticato la natura "insolita" dei nostri esploratori? Certo che no, e allora New York è più o meno accessibile delle nostre Milano e Roma? «Sì e no - raccontano -, i mezzi di trasporto sotterranei sono più caotici e possiedono meno segnalazioni vocali e tattili rispetto a Roma e a Milano, città in cui le Associazioni di categoria rappresentano senza sosta i nostri bisogni presso le Istituzioni locali. I non vedenti newyorkesi si avvalgono spesso dei servizi di trasporto a chiamata offerti dal Comune, che funzionano bene, e quindi tendono a non domandare di più, a voler adoperare molto meno i servizi pubblici. Da qui discende l'esiguità di percorsi tattili, semafori sonori, annunci di linea e di prossima fermata, insomma di tutti gli escamotage che invece, almeno in parte, sono presenti nelle nostre città». «Ma noi - continuano - siamo venuti qui anche per questo, no? Italian Style, come per il baseball...».

«Nei primi tre mesi - sottolineano ancora - la nostra stessa presenza ha causato una maggiore attenzione attorno ai limiti di questa città, oltre che ai suoi pregi, e noi abbiamo fatto del nostro meglio per favorire questo scambio di buone prassi, vivendo e amando questa città». «A questo proposito - concludono - sottolineiamo la gentilezza e la cortesia degli americani, che sono comunque sempre disponibili all'aiuto, dal personale dei mezzi di superficie, fra l'altro tutti dotati regolarmente di pedana per le persone con disabilità motoria, al personale di musei e locali pubblici».

Ed ora, offrendovi un caffè al bar preferito di Ada e Matteo, The Chipped Cup, che ne direste di darci un appuntamento per una nuova immersione nell'avventura newyorkese di Ada e Matteo? Noi vi aspettiamo!

*Del viaggio di Ada Nardin e Matteo Briglia a New York, "per insegnare il baseball agli americani", abbiamo già scritto a suo tempo nel nostro giornale.

Con la fattiva collaborazione di Ada Nardin e Matteo Briglia.

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ilGiornale.it del 17-11-2015

Bocelli: "Il buio non esiste, è solo una sensazione visiva"

Intervista al tenore toscano, in occasione di "Cinema", il nuovo album uscito in 75 paesi e in cui reinterpreta brani tratti da colonne sonore.

FORTE DEI MARMI (LU). Non ci si abitua mai alla grandezza di persone come lui. È la terza volta che lo incontro, la prima è stata due anni fa alla Celebrity Fight Night organizzata nella sua splendida villa toscana alla presenza di Sophia Loren, John Legend e Lionel Richie. Andrea Bocelli è un eroe contemporaneo, un orgoglio italiano con una carriera straordinaria. Straordinaria almeno tanto quanto lui. Si è esibito davanti a tre pontefici e quattro presidenti americani, ha venduto 80 milioni di dischi nel mondo, ha conquistato una stella sulla Walk of Fame. Ma oltre ad essere una leggenda musicale internazionale, il tenore toscano continua a contraddistinguersi nel mondo per umiltà, solidi valori, immenso amore per il prossimo. Oggi lo incontro in occasione di "Cinema", il nuovo album uscito in 75 paesi e in cui reinterpreta brani tratti da colonne sonore.

Andrea, tu ti sei laureato in giurisprudenza, poi però hai fatto uno straordinario percorso artistico che più volte hai definito da fiaba. Era questo il sogno dell'Andrea ragazzo che si esibiva nei pianobar in Versilia?

"Diciamo che la realtà è andata ben oltre i sogni, non ho mai osato sognare una carriera come quella che poi ho avuto.

Se dico "è bellissimo, assomiglia ad Omar Sharif" cosa ti viene in mente?

L'incontro con la signora Caterina Caselli (ride). Mi vide per la prima volta ad un concerto di Zucchero dove facevo una piccola partecipazione, e tornando in Sugar disse "ho visto un ragazzo bellissimo che sembra Omar Sharif". All'epoca ero ancora un ragazzo (ride).

Conosciamo tutti la tua storia, che è fatta anche di una pallonata che a dodici anni segna il tuo percorso...

Sai, io penso che la vita sia fatta di episodi mai legati al caso. Il caso non esiste neanche nella pallina della roulette, è un'illusione di uomini superbi e senza legge. Noi chiamiamo caso tutto quello che non si riesce a capire.

Cosa più di tutto non riusciamo a capire?

La grandezza di Dio e dello straordinario progetto creato per noi. Una grande fede, la tua. Ma tornando a quella pallonata, ti sei mai chiesto perché? No, figurati se mi metto a pensare al perché. Io sono contento della mia vita, sono una persona superfortunata. Che poi, sostanzialmente la fortuna consiste nella felicità.

E qual è la tua felicità?

Essere cresciuto in una famiglia unita, che mi ha voluto bene. Io sono sempre stato amato, dagli amici, dalle partners, dai figli.

Mi ha colpito tanto sentirti dire con una tenerezza disarmante "io non ho mai smesso di sentirmi in debito col mondo".

È vero, è cosi. Infatti qualche anno fa ho creato una fondazione per condividere con le tante persone meno fortunate la mia esperienza di vita molto fortunata.

L'Andrea Bocelli Foundation, una fondazione a cui hai voluto dare il tuo nome. Perché quest'assunzione pubblica di responsabilità?

Perché non possiamo restare con le mani in mano, la povertà è un problema che non è più solo sulle pagine dei giornali o in tv. Bussa alle porte di tutti, e dobbiamo prenderne coscienza e agire.

E tu non sei rimasto affatto con le mani in mano. Oltre 18 milioni di dollari raccolti nel corso delle due edizioni italiane della Celebrity Night.

Con la fondazione ho iniziato intervenendo fra il popolo di Haiti, uno dei più flagellati al mondo, e abbiamo costruito scuole e creto nuovi reparti nell'ospedale di Port-au- Prince. Su un altro fronte invece stiamo collaborando col Mit di Boston per creare uno strumento che possa risolvere alla radice il problema dei non vedenti che vivono nelle metropoli.

Qual è il disagio maggiore per un non vedente oggi?

Un non vedente può leggere, scrivere, studiare, fare musica. Il problema più grande è potersi spostare in completa autonomia. Il nostro obiettivo è ovviare a questo.

Parlando di Caruso e del silenzio che per 48 ore che si imponeva come esercizio interiore hai detto "quando si è costretti a stare in silenzio si scoprono cose importanti". Cosa ti ha insegnato stare al buio?

Ma il buio non esiste, è solo una sensazione visiva. Se un non vedente vedesse buio, allora vedrebbe. Il silenzio invece insegna molto, ti regala una dimensione in cui ti dedichi completamente all'ascolto di quello che ti suggerisce la natura, il mondo che ti circonda, gli altri.

È uscito da poco il nuovo album "Cinema". Sedici colonne sonore cantate in lingue diverse...

Sì, oggi non si può più pensare in termini di confini nazionali, la musica deve essere internazionale. Già l'Opera fu da subito un fatto non solo italiano, basti pensare agli eccelsi compositori francesi, tedeschi, russi. "Cinema" è un disco che pensavo da tanto tempo, e che mi riporta a quando da bambino ascoltavo i brani di Frank Sinatra e di Mario Lanza.

Possiamo considerarlo un omaggio alla settima arte?

In realtà all'epoca non sapevo che quei brani fossero tratti da film. E poi non ho mai avuto una passione particolare per il cinema. Anche oggi preferisco guardare i film a casa coi miei figli, seduto in poltrona, dove posso parlare, commentare, intervenire. Perché chiudermi in una sala cinematografica la domenica pomeriggio quando posso stare fuori con gli amici?

Perché allora cantare su temi cinematografici?

Perché la musica da film è a sé stante, fuori dagli schemi, più ispirata. Non ha lo schema classico fatto da strofa e inciso. Fa da cornice ad un quadro, e si presenta ai compositori come una grande prateria dove poter spaziare in libertà.

Se ne frega del dover essere commerciale a tutti i costi

Esatto, bravo, è proprio così.

Come hai scelto i brani?

Ciascun pezzo è legato alla mia memoria di bambino, da "Moon River" a "Ol' Man River". "Be my love" di Mario Lanza è stata la primissima interpretazione tenorile che abbia sentito.

Fra questi 16 brani duetti in "Cheek to Cheek" con tua moglie Veronica. Posto che è una donna bellissima, cos'è la bellezza per te?

Il motore del mondo, come l'amore. Io ho questo teorema: quel che è buono è bello, e quel che è bello è buono. Una cosa buona abbellisce il mondo.

Cosa ti ha fatto innamorare di Veronica?

Una certa corrispondenza tra la bellezza esteriore e quella interiore. Aldilà della poesia, l'amore è questione di chimica. Mi sono innamorato di lei al primo contatto. Stringerle la mano e sentirle dire "è un onore conoscerla Maestro" è stato sufficiente a creare quella scintilla che chiamiamo amore.

Nel video "Nelle tue mani", tema tratto dal film "Il Gladiatore", sfrecci a cavallo come un pazzo nel deserto di El Mirage in California. Come fai? Piena fiducia nel cavallo o in te stesso?

Bisogna fidarsi l'un l'altro, come in ogni cosa della vita che implichi una relazione. In tutte le lingue c'è l'espressione "volere è potere", gli inglesi dicono "where there is a will there is a way". Io vado a cavallo da quando sono bambino, è sempre stato il mio mezzo di locomozione, l'amico per eccellenza.

La paura degli aerei però non l'hai ancora abbandonata

Quella mai, salto tutti gli ostacoli che vuoi ma attraversare l'oceano in aereo mi crea non pochi problemi (ride).

C'è qualcuno a cui senti di dover dire grazie?

A mia madre, per quello che ha fatto per me. E a Veronica. Il suo ingresso nella mia vita è stato importante al punto che mamma le disse "grazie per aver riportato il sole nel cuore di mio figlio". Una volta il babbo di Veronica ci ha definito un incontro d'anime, è proprio così.

E a chi chiederesti scusa?

A qualcuno a cui ho fatto male involontariamente. È stato un reato colposo, l'intenzione non era di ferire.

Immagino stiamo parlando d'amore

Sì, in campo sentimentale, mai fra gli amici. L'amicizia è uno dei valori più grandi della mia vita.

di Gabriele Lazzaro

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Il Messaggero del 26-11-2015

QUANDO IL GIOCO SI FA DURO

PESARO. Una partita di pallamano tra non vedenti, il suono della palla, il panico che si diffonde tra gli spettatori L'ultima "provocazione" di Sciarroni, lo spettacolo che capitali europee e New York hanno voluto in cartellone.

È insopportabile vedere quei ragazzi disorientati dai decibel altissimi di un brano musicale che diventa frastuono, mentre in sala cala, inesorabile, il buio. E nell'arco di pochi istanti tu, che te ne stai seduto dall'altra parte della scena, provi una paura autentica (per i ragazzi), una rabbia nera (per il regista), un'ammirazione luminosa (sempre per il regista), una comprensione profonda (per persone che vivono una condizione diversa dalla tua). Non è facile, anzi è rarissimo a teatro toccare un apice di emozioni rivelatrici di tale intensità (catarsi, anche detta), raggiunte grazie alla sensibilità e all'intelligenza di un drammaturg-regista, decisamente fuori dagli schemi, che sa lucidamente portare in scena quello che scenico non è, svelando la natura intrinseca dell'arte della rappresentazione: ripetitività, raggiungimento della catastrofe, partecipazione, finzione. Il regista è Alessandro Sciarroni, nato a San Benedetto del Tronto poco meno di quarant'anni fa, prodotto da Marche Teatro e dai festival internazionali più in vista del momento. "Aurora" è il titolo dello spettacolo che abbiamo visto in anteprima sul palcoscenico della Fenice di Senigallia, per debuttare poi a Torinodanza e girare tra New York e le capitali d'Europa. I protagonisti sono otto giovani giocatori di goalball (una specie di pallamano) non vedenti e ipovedenti, che Sciarroni ha cercato per anni nelle squadre europee del gioco paraolimpico, più due arbitri. In scena si gioca una vera partita tra le due squadre avversarie guidate dai sonagli che risuonano dentro il pallone lanciato da una parte all'altra del campo per segnare il maggior numero di gol. Quando lo spettatore, seduto ai bordi del campo ricostruito sul palcoscenico, comincia a percepire le regole della competizione e soprattutto l'importanza del flebile suono che guida i ragazzi impegnati a parare i tiri degli avversari, si alza improvvisamente il volume di una musica di cui non ti eri accorto prima. Hai la pessima sensazione che un cinico regista stia facendo il suo esperimento su giovani ciechi e, mentre le luci si abbassano, vivi una perfetta e fulminea immedesimazione nella condizione dei non vedenti. È quasi panico, quello che ti attraversa. Intravedi i giocatori disorientati e sei smarrito con loro e per loro. Poi ti accorgi che i giovani atleti hanno piena coscienza del ruolo che interpretano, che il gioco con il regista e il pubblico è leale e sano. La tensione si scioglie, la stima per Alessandro Sciarroni sale e torna ad essere chiara la ragione per cui all'estero i suoi allestimenti sono in cartellone nelle stagioni di teatro e di danza.

di Maria Manganaro

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Agenzia Noodls del 17-11-2015

"Art for the Blind", Innovazioni integrate a favore della persona ipovedente e non vedente

Innovazioni integrate a favore della persona ipovedente e non vedente, presenta "Art for the Blind", un progetto sostenuto dalla SIFI per rendere pienamente fruibile l'Ara Pacis- Nella ricorrenza degli 80 anni di attività aziendale, SIFI sostiene innovazioni tecnologiche ad alta valenza sociale in grado di migliorare la qualità della vita delle persone con disabilità visive.

ROMA. SIFI è lieta di annunciare il suo sostegno all'iniziativa Art for the Blind, nella ricorrenza degli 80 anni dalla sua fondazione. Quest'iniziativa si pone l'obiettivo specifico di rendere accessibile in modo permanente ai non vedenti e agli ipovedenti un'opera monumentale storica di valore inestimabile della Roma Imperiale, fruibile in versione poli-sensoriale, per un progetto in cui trovano espressione non solo valori culturali, educativi e didattici ma anche di alta valenza sociale.

Il progetto verrà presentato a Roma il 18 novembre, in vista dell'inaugurazione nel 2016, durante la Conferenza Stampa SIFI 'Innovazioni integrate a favore della persona ipovedente e non vedente' dal prestigioso Auditorium dello stesso Museo dell'Ara Pacis, sede dell'iniziativa. I visitatori del Museo affetti da cecità, o da patologie riduttive della vista, potranno finalmente - grazie al progetto in fase di allestimento - avere maggiore consapevolezza dell'ambito architetturale che li circonda, e percepire l'immenso valore dell'Arte dell'Ara Pacis attraverso la esplorazione poli-sensoriale del Monumento e delle opere presenti al suo interno. L'innovazione artistico-tecnologica ottenuta con il progetto Art for the Blind, consente di fruire, attraverso lo sfioramento tattile dell'opera, l'ascolto simultaneo in cuffia delle spiegazioni audio, stilate da team composti da storici dell'arte, esperti del linguaggio per non vedenti, e da creativi specializzati nel campo dell'accessibilità per visitatori con disabilità. Il progetto innovativo Art for the Blind, sponsorizzato da SIFI è patrocinato da Associazioni nazionali particolarmente dedicate ai disabili visivi: SOI (Società Oftalmologica Italiana); ICM, Istituto dei Ciechi di Milano; IAPB (International Agency for the Prevention of Blindness Italia Onlus).

Le due aziende realizzatrici del progetto nel Museo sono rappresentate dalla brillante start-up veneziana, Tooteko, fondatrice e sperimentatrice dell'Esperienza Tattile Aumentata, attualmente inserita nel progetto TIM #Wcap accelerator di Bologna, e dalla società Antenna International, responsabile dell'impianto e della gestione globale dei servizi di video-guide e audio-guide del Museo. Società di livello internazionale, è presente con i propri impianti tecnologici operativi su oltre 400 siti di prestigio - museali, culturali, archeologici - sparsi in tutto il mondo.

'Ricorre un anniversario importante per la SIFI' - ha dichiarato Fabrizio Chines, Presidente Esecutivo - 'che conferma e rinnova, anche con la sponsorizzazione del progetto Art for the Blind, i valori di un percorso intenso e laborioso, costituito da rigorosa ricerca scientifica, realizzazione di mezzi e metodi avanzati di produzione farmacologica, creazione di innovative terapie oftalmologiche, orientamento dei criteri sanitari clinici e sociali dedicati alla prevenzione accurata, alla tutela e alla cura degli occhi per una piena conservazione del bene prezioso della vista.

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Giornale UICI del 17-11-2015

Musei da toccare

Visite tattili e comunicazione sensoriale al MACRO, al Museo di Roma, alla Galleria d'Arte Moderna e al Museo Napoleonico 17 e 18 novembre primo ciclo di formazione

Una bella novità nell'offerta didattica della Sovrintendenza Capitolina, all'insegna di accessibilità e inclusione

Dal prossimo 25 novembre in quattro Musei d'Arte Moderna e Contemporanea della Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali - MACRO, Museo di Roma a Palazzo Braschi, Galleria d'Arte Moderna e Museo Napoleonico - sarà attivo un servizio di visite guidate gratuite su prenotazione in cui è proposta l'esplorazione tattile di sei opere selezionate dalle collezioni permanenti di ciascun Museo. Per ogni opera sono state elaborate schede storico-descrittive che potranno essere consultate e scaricate online.

Tra le opere che si potranno esplorare, si spazierà dalla portantina Braschi in legno, seta damascata e cuoio impresso a piccoli ferri, conservata al Museo di Roma alla scultura in bronzo che rappresenta una Bambina sulla sedia di Giacomo Manzù, alla Galleria d'Arte Moderna di via Francesco Crispi. Anche l'olio su tela di Joseph Chabord Napoleone durante la battaglia di Wagram sarà una delle opere selezionate e il bronzo di Joseph-Charles Marin in cui è rappresentato Luciano Bonaparte, entrambi al Museo Napoleonico. Al MACRO, infine, tra le altre opere si potrà esplorare il mosaico di Nicola De Maria Universo senza bombe, regno dei fiori, sette angeli rossi del 2002.

Anche il mondo della scuola è coinvolto in questo processo di sensibilizzazione verso le disabilità con la programmazione di laboratori integrati e inclusivi per le classi di ogni ordine e grado e progetti condivisi con Istituti specializzati, come l'Istituto Statale per Sordi.

I prossimi 17 e 18 novembre si parte con un ciclo di formazione gratuita a cura di due eccellenze scientifiche nell'ambito della disabilità visiva: Il Museo Tattile Statale Omero di Ancona e il Museo Tattile di Pittura Antica e Moderna Anteros di Bologna.

La formazione è indirizzata a tutti gli operatori didattici che intendano esperire nuovi canali di comunicazione nella divulgazione del patrimonio culturale, non soltanto in rapporto a un pubblico con disabilità ma anche in termini di sviluppo di potenzialità insite nella percezione sensoriale e non strettamente visiva.

Per gli incontri di formazione è obbligatoria la prenotazione allo 060608

PROGRAMMA

Gli incontri di formazione:

MARTEDI 17 novembre al MACRO, Via Nizza, 138, Sala Cinema dalle ore 15,00 alle 19,00

Fabrizio Vescovo, direttore del master "Progettare per tutti", "Sapienza" Università di Roma:

L'accessibilità nei Musei di Roma: proposte operative.

Aldo Grassini, presidente del Museo Statale Tattile Omero di Ancona:

L'arte e i non vedenti.

Andrea Socrati, responsabile dei Progetti Speciale del Museo Statale Tattile Omero di Ancona:

I Musei e i non vedenti: metodi e strumenti per l'accessibilità.

Daniela Bottegoni, membro del Comitato di Direzione del Museo Statale Tattile Omero di Ancona:

La fruizione tattile dell'opera d'arte.

L'ingresso è gratuito con prenotazione obbligatoria la prenotazione allo 060608 fino a esaurimento posti

MERCOLEDI 18 novembre alla Galleria d'Arte Moderna, Via Francesco Crispi, 24 , Sala Georges Paul Leroux dalle ore 15,00 alle 18,30

Loretta Secchi, curatore responsabile del Museo Tattile di Pittura Antica e Moderna Anteros presso l'Istituto dei Ciechi Francesco Cavazza:

Toccare le forme dell'arte e creare le strutture del pensiero.

Felice Tagliaferri, direttore della scuola di arti plastiche la "Chiesa dell'Arte" a Sala Bolognese:

Sulla scultura: materia ed emozione.

L'ingresso gratuito con prenotazione obbligatoria allo 060608 fino a esaurimento posti.

Le visite guidate:

Novembre 2015

mercoledì 25 alla Galleria d'Arte Moderna, via Francesco Crispi, 24

Dicembre 2015

mercoledì 9 al Museo di Roma, Piazza di S. Pantaleo, 10

mercoledì 16 al Museo Napoleonico, Piazza di Ponte Umberto I, 1

Gennaio 2016

mercoledì 20 alla Galleria d'Arte Moderna, via Francesco Crispi, 24

mercoledì 27 al Museo di Roma, Piazza di S. Pantaleo, 10

Febbraio 2016

mercoledì 3 al MACRO, Via Nizza, 138

mercoledì 10 alla Galleria d'Arte Moderna, via Francesco Crispi, 24

mercoledì 17 al Museo Napoleonico, Piazza di Ponte Umberto I, 1

mercoledì 24 al Museo di Roma, Piazza di S. Pantaleo, 10

Le visite tattili si svolgeranno sempre di mercoledì, dalle ore 11.00 alle 13.00.

Da marzo a dicembre 2016 in ognuno dei Musei saranno attivate visite tattili a cadenza settimanale.

Questa programmazione sarà in vigore fino alla fine dell'anno 2016.

Per le visite tattili è obbligatoria la prenotazione allo 060608

www.zetema.it; www.museiincomuneroma.it

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Agenzia Dire del 18-11-2015

All'Ara Pacis arriva l'arte per non vedenti

ROMA - All'Ara Pacis arriva l'arte per non vedenti. Si chiama 'Art for the blind' l'innovativo progetto promosso dalla Sifi (Società industria farmaceutica italiana) per rendere accessibile a chi è affetto da cecità o da patologie riduttive della vista una delle più grandi opere monumentali della Roma Imperiale. Il progetto, in particolare, consentirà "l'esplorazione tattile dell'opera d'arte, o della sua replica in forma scultorea maneggevole, con innesco simultaneo di ascolto descrittivo delle zone in quel momento sensibilizzate".

L'iniziativa è stata presentata oggi a Roma nel corso della conferenza 'Innovazioni integrate a favore della persona ipovedente e non vedente', che si è svolta presso l'Auditorium dell'Ara Pacis. Hanno partecipato: Fabrizio Chines, presidente esecutivo Sifi; Alessandro Benetton, presidente di 21 Investimenti (partner di Sifi); Gilda Lombardi, fondatrice di Tooteko Talking Tactile; Deborah Tramentozzi, rappresentante dei non vedenti. "Il progetto 'Art for the blind'- ha detto Chines- si pone l'obiettivo specifico di rendere accessibile in modo permanente ai non vedenti e agli ipovedenti un monumento di inestimabile valore storico e artistico come l'Ara Pacis, che presto sarà fruibile da turisti di tutto il mondo, in versione poli-sensoriale, grazie ad un'iniziativa in cui trovano espressione non solo valori culturali, educativi e didattici, ma anche di alta valenza sociale". Ma come funziona, esattamente, questo dispositivo audio-tattile? "Toccando un punto specifico della riproduzione tridimensionale dell'opera d'arte- ha spiegato la fondatrice di Tooteko- chi è affetto da cecità o da patologie riduttive della vista potrà fruire delle spiegazioni via audio guida sull'area specifica che sta esplorando".

In assenza di vista, tatto e udito, quindi, il dispositivo consentirà "attraverso lo sfioramento tattile dell'opera- hanno aggiunto gli sviluppatori- l'ascolto simultaneo in cuffia delle spiegazioni audio, stilate da team composti da storici dell'arte, esperti del linguaggio per non vedenti e da creativi specializzati nel campo dell'accessibilità per visitatori con disabilità". L'opera d'arte, in questo modo, prenderà vita e potrà essere apprezzata in modo diretto: "Questa iniziativa segna un miglioramento della qualità di vita per i disabili della vista- hanno sottolineato nel corso della conferenza- che per la prima volta diventano protagonisti delle emozioni che donano le opere d'arte. In questo modo, inoltre, potranno avere anche una maggiore consapevolezza dell'ambito architetturale che li circonda. E questo accadrà in un luogo suggestivo come il Museo dell'Ara Pacis, simbolo della pace che Augusto volle consegnare alla Storia".

Secondo Alessandro Benetton, l'impresa oggi "deve essere sociale: secondo me- ha spiegato alla Dire- è un po' anacronistico il limitare un obiettivo imprenditoriale, nelle proprie attività, che sia confinato puramente al fattore economico. È abbastanza evidente, infatti, che un'impresa oggi deve pensare a 360 gradi per poter stabilire una credibilità forte nel mercato. Dal mio punto di vista- ha aggiunto- questo va oltre quella che si chiama la 'corporate social responsibility', cioè quegli ingredienti di minima che permettono alle aziende di essere considerate moderne, ma piuttosto dobbiamo considerare un'azienda come una sorta di laboratorio sociale dove le persone convivono". Dove c'è lavoro, infatti, "c'è famiglia, dove c'è famiglia ci sono i rapporti sociali e dove ci sono i rapporti sociali- ha concluso Benetton- c'è la potenzialità di crescere e di vivere in una società migliore".

Il progetto, in fase di allestimento, nasce da una tesi di laurea discussa presso l'Università 'Iuav' di Venezia, come tecnologia per consentire ai non vedenti di ricevere informazioni ad hoc quando si trovano in un museo. Due, invece, sono le aziende che lo hanno realizzato: la startup veneziana Tooteko, fondatrice e sperimentatrice dell'Esperienza tattile aumentata (attualmente inserita nel progetto TIM #Wcap accelerator di Bologna) e la società Antenna International, responsabile dell'impianto e della gestione globale dei servizi di video-guide e audio-guide del Museo. Il progetto 'Art for the Blind', promosso da Sifi, è patrocinato da: Soi (Società Oftalmologica Italiana), Icm (Istituto dei Ciechi di Milano) e Iapb (International Agency for the Prevention of Blindness Italia Onlus).

di Carlotta Di Santo

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Puglia 24 News del 05-11-2015

In arrivo la guida turistica della Basilicata per non vedenti e ipovedenti

La guida, scritta in braille, farà conoscere il patrimonio naturale e monumentale lucano.

Sarà presentata a Chianciano Terme (Siena) "Basilicata. Una terra da scoprire" la guida turistica "per non vedenti ed ipovedenti", frutto di un accordo fra l'Agenzia di promozione turistica della Basilicata e la sezione lucana dell'Unione italiana ciechi ed ipovedenti.

La guida, scritta in linguaggio braille, con caratteri grandi e audioguide, permetterà di conoscere dettagliatamente il patrimonio naturale e monumentale lucano. Presenti itinerari di "avvicinamento", che includono una breve esposizione storica del sito, la descrizione del paesaggio e degli elementi presenti (manufatti, architetture, musei, ecc.), guidano l'esplorazione e integrano l'informazione rendendola accessibile. La prima sezione della guida comprende estratti di pubblicazioni, la seconda racchiude esperienze di viaggio raccontate da chi non vede o vede poco.

"L'iniziativa - ha spiegato il direttore generale dell'Apt Basilicata, Gianpiero Perri - è rivolta alle categorie di utenti/turisti con disabilità visiva, che in Basilicata, secondo i dati 2014 diffusi dal Ministero della Salute, sono circa 1.800, ossia lo 0,31% della popolazione, e costituiscono la domanda di turismo accessibile come destinatarie di azioni dai costi contenuti ma di alto valore sociale".

di Valeria Cucinieri

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Gonews.it del 26-11-2015

L'arte accessibile a tutti i sensi nelle opere di Felice Tagliaferri

SIENA. L'arte come processo produttivo e percettivo condiviso e accessibile a tutti. È questa in sintesi l'idea ispiratrice delle opere di Felice Tagliaferri, scultore non vedente, che saranno in mostra al Santa Maria della Scala di Siena dal 26 novembre al 10 gennaio 2016. "Toccare per vedere" è il messaggio che porta con sè "Felice Tagliaferri. La Chiesa dell'Arte" una piccola ma interessante esposizione che si presenta come un vero e proprio percorso non soltanto visivo ma anche tattile attorno alle opere dell'artista, dove il senso del tatto diventa preponderante per far percepire realmente come l'opera sia "vista" dall'artista, attraverso le mani.

L'esposizione senese è stata proposta dall'Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti - sezione di Siena ed è prodotta dal Comune di Siena nell'ambito delle attività di Siena Capitale Italiana della Cultura 2015. A Siena saranno esposte dodici opere realizzate in gran parte in marmo di Carrara e bronzo per permettere davvero a tutti una fruizione diretta e "tattile" con l'opera. Questi i lavori esposti: Madre con bambino Alberto, Madre con bambino (famiglia), Maternità, Fiamme, Onde, Donna allo specchio, Il vento, L'uomo che si scolpisce, Cristo bendato, Cavallo, Nonna del sud e La vita. In mostra sono presenti anche le opere in legno dell'artista senese Roberto Girolami.

Felice Tagliaferri, artista non vedente, allievo del maestro Nicola Zamboni. Dal 2001 partecipa a numerose esposizioni, concorsi internazionali, simposi. Le sue opere, destinate al pubblico vedente e non vedente, sono state esposte in numerosi musei, luoghi d'arte, spazi urbani. Lo scultore ha seguito numerosi progetti e attività destinati ai non vedenti ed ha partecipato nel 2014 al film documentario "Per altri occhi" di Silvio Soldini e Giorgio Garini.

Il progetto artistico di Tagliaferri consente a tutti coloro che lo desiderino di approcciarsi all'opera d'arte anche in maniera tattile, dimostrando che un blocco di pietra può comunicare attraverso lo sfioramento effettuato da dita esperte, come prova il fatto che un non vedente è in grado di leggere l'ora semplicemente toccando il delicatissimo meccanismo di un orologio senza alterarne minimamente il funzionamento.

L'esposizione "Felice Tagliaferri. La Chiesa dell'Arte" è realizzata in collaborazione con l'Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti - sezione di Siena ed è prodotta dal Comune di Siena nell'ambito delle attività di Siena Capitale Italiana della Cultura 2015.

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Avvenire del 15-11-2015

Galleria Lercaro Un tocco d'arte

BOLOGNA. Sabato 31 ottobre la Raccolta Lercaro ha partecipato alla XII edizione della Giornata nazionale del Trekking Urbano, una due giorni dedicata alla scoperta delle bellezze artistiche e naturalistiche d'Italia attraverso percorsi a piedi, camminando, per un turismo sostenibile. Cinquanta le città italiane che quest'anno hanno aderito e, tra queste, anche Bologna.

La proposta culturale che ha coinvolto il museo è nata da una sinergia tra il Comune di Bologna- Settore Marketing Urbano e Turismo (che ha curato l'organizzazione, il coordinamento e la promozione dell'evento su tutto il territorio bolognese) e l'Istituto dei Ciechi «Francesco Cavazza» e ha avuto come tema «Toccare l'arte in Città».

Attraverso un percorso che ha unito due importanti luoghi d'arte - la Raccolta Lercaro e il Museo Tattile Anteros (facente capo all'Istituto Cavazza e sapientemente diretto dalla dott.ssa Loretta Secchi) - il pubblico, composto da vedenti e da non vedenti di tutte le età, ha potuto toccare alcune opere d'arte e fare un'esperienza estetica particolare sperimentando le potenzialità della percezione attraverso il tatto.

La Raccolta Lercaro non è nuova a questo tipo di iniziativa: già lo scorso anno, infatti, nella stessa occasione era stato sperimentato con il pubblico un approccio all'arte attraverso la lettura aptica, cioè condotta attraverso il «tatto attivo».

Quest'anno la proposta si è articolata sull'analisi di sei opere d'arte appartenenti alla collezione del cardinale Giacomo Lercaro: tre rappresentazioni del corpo femminile e tre maternità, tutte diverse per autore, forma e stile.

Ma come si svolge una visita tattile?

Il visitatore, posto davanti all'opera, è invitato innanzitutto ad «assaggiarne» con le mani lo sviluppo perimetrale: in questo modo si interiorizzano le dimensioni e gli spessori dell'oggetto fisico e si entra progressivamente nella modalità percettiva fornita dal tatto.

Successivamente ci si concentra sui dettagli: le dita delle mani, guidate da quelle dell'operatore, scorrono lentamente sulla superficie dell'opera compiendo movimenti diversi (avvolgenti, circolari, prensili, a pressione o a sfioramento) a seconda di ciò che si vuole percepire. La spiegazione simultanea del contesto storico- critico relativo a quell'opera d'arte accompagna e completa l'esperienza.

Diverse da persona a persona le difficoltà incontrate e le riflessioni suscitate da questo tipo di approccio alla realtà: per il non vedente è paradossalmente più facile, mentre per il vedente, che normalmente utilizza il tatto esclusivamente in associazione alla vista, si tratta di confrontarsi con una modalità percettiva che inizialmente crea straniamento, ma che, in un tempo lungo, conduce comunque alla conoscenza di ciò che è davanti a sé. Il tatto in fondo, è il senso che più di altri presenta affinità con la vista: infatti, pur con dinamiche e tempistiche diverse, permette alla nostra mente di costruire un'immagine della realtà fisica con la quale le mani entrano in contatto.

Toccare significa vedere con la mente.

Vivere un'esperienza di percezione tattile dell'opera d'arte può essere faticoso, ma sicuramente rappresenta un'opportunità per tutti perché allarga gli orizzonti percettivi e cognitivi.

Provare per credere. La speranza è che questa possibilità si renda presto concreta attraverso l'attivazione di un piccolo percorso all'interno del museo.

La proposta si è articolata sull'analisi di sei opere: tre rappresentazioni del corpo femminile e tre maternità.

di Francesca Passerini

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Avvenire del 29-11-2015

Museo Lavinium, aprirà giovedì il percorso tattile per non vedenti

POMEZIA. Sarà presentato giovedì 3 dicembre, in occasione della Giornata internazionale delle persone con disabilità, un percorso tattile dedicato ai disabili visivi, allestito presso il museo civico archeologico Lavinium di Pomezia. Il progetto mira a garantire la conoscenza e la comunicazione del patrimonio culturale del territorio a un pubblico più ampio possibile, fornendo gli strumenti adeguati per una fruizione museale che sia davvero per tutti. «Nel museo - spiega la direttrice Gloria Galante - dove per motivi di conservazione e sicurezza non è possibile toccare reperti e opere, è stato ideato e realizzato un apposito percorso di visita per non vedenti e ipovedenti, così da cogliere gli aspetti significativi delle opere esposte e ricostruire la storia dell'antica città di Lavinium attraverso una serie di strumenti, dai plastici alla riproduzione in scala delle statue fino alla tavola termoformata e alla guida in braille e per ipovedenti. Importante è stata l'apporto degli assistenti alla comunicazione tiflodidattica, Rosanna D'Apolito e Giuseppe Staffa». Il percorso tattile sarà visitabile gratuitamente, previa prenotazione, tutti i mercoledì mattina e sarà accompagnato da visite didattiche e arricchito da laboratori rivolti in particolare alle scuole e alle famiglie. «Il percorso tattile che ci apprestiamo a presentare - dice il sindaco di Pomezia Fabio Fucci - è una soluzione innovativa presente in pochissimi musei italiani, che offre uno strumento di divulgazione destinato a diversi livelli di pubblico avvalendosi del connubio vincente tra informazione scientifica e tecnologia». L'appuntamento è per giovedì 3 dicembre alle 11, presso la sala conferenze del museo Lavinium in via Pratica di mare, e dopo la presentazione sarà possibile visitare le esposizioni con l'integrazione del percorso tattile: «Si tratta - afferma il vice sindaco Elisabetta Serra - di un progetto di grande valore culturale e sociale che dimostra ancora una volta l'attenzione che il museo pone nei confronti della divulgazione del nostro patrimonio archeologico e della formazione culturale di ogni individuo con le sue specificità».

di Valentina Lucidi

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Il Resto del Carlino del 27-11-2015

I musei pesaresi ora sono senza barriere

PESARO. Migliorare i musei nella fruizione percettiva e intellettiva delle collezioni, a favore delle disabilità sensoriali e cognitive. E' questo l'obiettivo del progetto "Il museo di tutti e per tutti" che ha coinvolto Musei Civici di Palazzo Mosca e Casa Rossini a cura della Cooperativa Sistema Museo e del Comune di Pesaro. Il progetto rientra in un piano di sviluppo del sistema museale marchigiano realizzato dall'assessorato alla cultura della Regione con la collaborazione del Museo Tattile statale Omero di Ancona. Un finanziamento di 15mila euro è andato al progetto "Pesaro Musei Senza Confini" per interventi di "accessibilità fruitiva". «Si tratta - ha detto Daniele Vimini, vicesindaco e assessore alla Bellezza del Comune di Pesaro - di un processo di democratizzazione al massimo livello di qualità, il punto d'arrivo di un percorso importante. Con la Regione si dovrà anche sviluppare il tema del rapporto fra cultura e turismo: creare una rete culturale che fa star bene i cittadini per aprirsi anche a livello nazionale e internazionale». «IL MUSEO - ha sottolineato Laura Capozucca dell'Assessorato alla cultura regione Marche - deve essere un luogo piacevole dove fare esperienze che arricchiscono, anche per chi ha problemi di disabilità. C'è stato un impegno sinergico che ha interessato 31 musei di diverse tipologie con il proposito di coinvolgere in futuro anche coloro che hanno difficoltà psichiche e i malati di Alzheimer». «Esprimo grande soddisfazione - ha detto Aldo Grassini, presidente del Museo Omero - per la realizzazione di questo progetto che è un esempio a livello nazionale. E' la prima volta che si rendono accessibili musei, in modo organico, a tutte le tipologie di disabilità». Francesca Banini, dei Musei Civici, ha illustrato gli interventi realizzati con la consulenza del Museo Omero ai Musei Civici e a Casa Rossini. «Sono stati introdotti supporti come video guide in Lis (lingua dei segni italiana) per i non udenti, audio guide per i non vedenti, entrambe fruibili tramite NFC, didascalie in braille, tavole a rilievo. A Casa Rossini i disabili sensoriali hanno a disposizione ausili alla visita per fruire percettivamente ed intellettualmente delle opere analoghi a quelli dei musei oltre alla possibilità della esplorazione tattile e interagire col pianoforte di Rossini con i guanti».

di Maria Rita Tonti

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Il Mascalzone.it del 04-11-2015

Regione Marche. Il Museo di tutti e per tutti

Incontro oggi in Regione per fare il punto sul progetto

Trentuno musei marchigiani per un unico obiettivo: rendere fruibile l'Arte a chi altrimenti non potrebbe.

ANCONA. Pensiamo solo per un attimo a chi non può godersi la bellezza di un quadro di Guido Reni o di Tiziano perché ha un deficit visivo. Da poco tempo nelle Marche è diventato possibile,o meglio è possibile "sentire" il quadro, toccandolo, perché è stato riprodotto in bassorilievo grazie al progetto "Il Museo di Tutti e per tutti "a cui anche la Pinacoteca di Ascoli Piceno - dove appunto sono conservati "San Francesco riceve le stigmate" di Tiziano e "l'Annunciazione" di Guido Reni- ha partecipato insieme ad altri 30 musei e raccolte marchigiane. La gamma dell'offerta museale è ampissima e capillare sui 5 territori provinciali: va dalle pinacoteche ai musei demoantropologici,a quelli scientifici o archeologici. A Fermo ad esempio è già stato inaugurato l'intervento che ha riguardato l'accessibilità della Sala del Mappamondo, oltre a due video guide con commento in LIS e il plastico del Palazzo dei Priori.

Il progetto, nato dalla volontà di fare del museo un luogo di aggregazione e di esperienza intellettuale veramente per tutti, senza preclusioni di barriere sensoriali o fisiche e migliorarne quindi la fruibilità, è sostenuto dalla Regione Marche con una dotazione finanziaria complessiva di 140 mila euro ed ha coinvolto i comuni di Ascoli Piceno, Macerata, Fermo e Pesaro. Coordinato dai due Sistemi Museali della Provincia di Ancona ( che ha interessato musei della provincia di Pesaro-Urbino) e della Provincia di Macerata ( anche per Fermo e Ascoli Piceno) in stretto raccordo con le diverse reti museali diffuse sul territorio regionale, "Il Museo di tutti e per tutti" si è avvalso inoltre della collaborazione tecnico-scientifica del Museo Tattile Statale Omero di Ancona che ha fatto scuola a livello internazionale per la fruizione dei capolavori artistici. Si tratta di un inedito in Italia perché è un progetto elaborato in maniera unitaria, prevedendo dalla formazione degli operatori alla realizzazione di percorsi e strumenti innovativi dedicati ai disabili sensoriali e psicomotori. Si va dai sussidi in alfabeto braille, alla redazione di libri antichi in rilievo o modelli lignei (Fermo); plastici in scala di edifici e aree archeologiche o di monumenti o di quadri (Ascoli Piceno e Macerata), pannelli in rilievo e manufatti in ceramica ( Pesaro). E ancora guide in alfabeto braille, percorsi tematici tattili, audioguide e videoguide anche nella Lingua dei Segni (LIS) scaricabili attraverso uno smartphon.

"Un grandissimo passo verso la cultura dell'accessibilità - ha detto l'assessore al Turismo-Cultura, Moreno Pieroni nel corso dell'incontro di oggi in Regione per fare il punto dei risultati con i tanti soggetti coinvolti - che vogliamo estendere il più possibile per costruire un più ampio circuito virtuoso. I presupposti per chiamare questo progetto una buona pratica sono tangibili e quando un'amministrazione pubblica come la Regione riesce a concretizzare l'entusiasmo, la forza di volontà e l'impegno di chi vi ha lavorato e a fare squadra con altre istituzioni e soggetti privati l'orgoglio diventa doppio. Un esempio, quindi, unico in Italia di come un servizio culturale e sociale si possa fondere con l'idea di servizio anche per il turismo che dovrà essere sempre più accessibile. Oggi dunque segnamo una tappa importante di un progresso sociale dei nostri territori attraverso il proprio patrimonio culturale. "

" Ci fa molto piacere che il grande lavoro svolto abbia permesso di raggiungere questi risultati - ha affermato Aldo Grassini, direttore del Museo Tattile Omero - perché è stato molto impegnativo per tutti, ma la soddisfazione che ripaga è altrettanto grande. Ormai si sta affermando il concetto che i musei devono essere disponibili per qualsiasi tipo di pubblico, compresi i disabili. Per molti disabilità si riferisce esclusivamente all'handicap motorio, ma esistono anche disabilità psichiche e sensoriali. In questo senso le Marche sono avanti e costituiranno un modello da seguire. Pochi giorni fa proprio l'Emilia Romagna ci ha chiesto informazioni e metodi per costruire qualcosa di simile."

Il dato da sottolineare riconosciuto da tutti e l' essere riusciti a fare sistema, a lavorare in rete con tutte le realtà museali del territorio. Gli interventi restituiscono una ricchezza di contenuti che vanno a favore di tutte le diverse categorie di utenza. Ognuno ha sviluppato linee di intervento coerenti con il patrimonio posseduto e con le esperienze e le sinergie già attivate sui rispettivi territori di pertinenza.

Ecco i 31 Musei dove sono stati realizzati interventi nell'ambito del progetto "Il Museo di tutti e per tutti" che si può consultare anche sui siti www.musei.marche.it; www.museoomero.it/main?p=progetti-museo-di-tutti-per-tutti ; www.musan.it

www.sistemamuseale-mc.it Facebook-Logo https://www.facebook.com/marchemusei Twitter-Logo https://twitter.com/MarcheMusei

PROVINCIA DI ANCONA

- Castelfidardo, Museo Internazionale della Fisarmonica

- Fabriano, Museo della Carta e della Filigrana

- Falconara Marittima, Museo della Resistenza

- Morro d'Alba, Museo della Cultura Mezzadrile "Utensilia"

- Serra de' Conti, Museo delle Arti Monastiche "Le stanze del tempo sospeso"

PROVINCIA DI ASCOLI PICENO

- Montefiore dell'Aso, Polo museale di San Francesco

- Offida, Polo museale di Palazzo De Castellotti

- Ripatransone, Museo Civico di Palazzo Bonomi Gera

- San Benedetto del Tronto, Polo museo del mare: Museo delle anfore e Museo ittico "A. Capriotti"

PROVINCIA DI FERMO

- Monte Rinaldo, Museo Civico archeologico

- Montefalcone Appennino, Polo museale Palazzo Felici - Museo dei fossili e dei minerali

- Montefortino, Polo museale di Palazzo Leopardi - Pinacoteca civica "F. Duranti"

- Monterubbiano, Polo culturale San Francesco - Museo Civico archeologico

- Smerillo, Museo dei fossili e dei minerali

PROVINCIA DI MACERATA

- Camerino, Polo museale di San Domenico - Pinacoteca e Museo civico archeologico

- Civitanova Marche, Pinacoteca civica e Galleria d'arte moderna "M. Moretti"

- San Severino Marche, Pinacoteca civica "Tacchi Venturi" e Museo archeologico "G. Moretti"

- Tolentino, Museo Internazionale dell'umorismo nell'arte e Museo civico archeologico

PROVINCIA DI PESARO URBINO

- Apecchio, Museo dei Fossili e dei Minerali del Monte Nerone

- Mercatello sul Metauro, Museo di San Francesco

- Piandimeleto, Musei del Castello dei Conti Oliva - Museo del lavoro contadino

- Sant'Angelo in Vado, Museo Civico Antiquarium

- Sassocorvaro, Museo della Rocca Ubaldinesca

Inoltre:

Comune di Ascoli Piceno - Pinacoteca Civica

Comune di Fermo - Polo Museale del Palazzo dei Priori

Comune di Macerata - Rete Macerata Musei - Musei Civici di Palazzo Buonaccorsi

Comune di Pesaro - Musei Civici e Casa Rossini

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La Discussione del 10-11-2015

Calendario Antoniano 2016, pronta la versione braille

365 giorni in braille e nero braille, dieci anni di calendari antoniani per non vedenti e ipovedenti. Sono tanti i giorni "toccabili" stampati dal 2006 a oggi dal Messaggero di sant'Antonio.

PADOVA. Dieci anni fa la casa editrice francescana di Padova fu una tra le prime non specializzata, e per molto tempo l'unica, a pubblicare un calendario in braille per non vedenti e in nero braille per ipovedenti. Anche per il prossimo anno le persone con questo tipo di deficit sensoriale potranno leggere "tra le mani" giorni, fasi lunari, santi del giorno, feste religiose, cattoliche e non.

L'edizione 2016 del tradizionale calendario antoniano, fresca di stampa, è dedicata ai "Simboli di sant'Antonio". In tutto uguale nei contenuti al calendario per persone normodotate, a eccezione delle immagini sostituite dalle didascalie in braille, la versione in braille o in nero braille a caratteri ingranditi presenta ogni mese un simbolo antoniano, ne spiega il significato e riporta un pensiero tratto dai Sermoni di sant'Antonio.

A realizzarla è una dipendente non vedente del Messaggero, Sabrina Baldin, che così spiega il calendario 2016: "Le pagine del calendario ci accompagneranno in un anno speciale. Un anno in cui papa Francesco ha voluto che tutto il mondo imparasse a usare, conoscere, sperimentare in maniera più profonda e concreta la parola misericordia. Un termine che per il Papa racconta la verità con cui il cristiano abita nel mondo e testimonia la sua fede. Per noi del Messaggero, misericordia è anche dare la possibilità a chi non vede di leggere, giorno dopo giorno, il trascorrere del tempo e della vita".

La versione per non vedenti e ipovedenti del Calendario antoniano 2016 viene spedita su richiesta gratuitamente accompagnata da un pendente murrino a forma di croce. Chi lo desidera può fare un'offerta a favore della Caritas Antoniana, che ogni anno sostiene progetti di solidarietà nei cinque continenti (145 solo nel 2014, per un totale di 2 milioni e 900mila euro). Il calendario può essere ordinato telefonando al numero 800019591, o scrivendo, anche in braille, a: Messaggero di sant'Antonio, via Orto botanico 11, 35123 Padova.

Il calendario non è il solo progetto di accessibilità per non vedenti fornito dai frati della basilica del Santo. Ogni mese è disponibile, grazie alla collaborazione della redazione del «Messaggero di sant'Antonio», l'edizione italiana della rivista mensile in versione word, spedita via email, o in MP3 su cd-rom, spedita per posta. Unica realtà italiana a offrire questo tipo di servizio alle persone non vedenti, l'editrice pubblica per i non vedenti non solo il giornale ma anche, in formato audiolibro o in braille e nero braille a caratteri ingranditi, alcuni titoli delle Edizioni Messaggero Padova.

È anche possibile corrispondere con i frati sia in braille sia in nero braille a caratteri ingranditi.

Infine, su richiesta, vengono organizzate visite guidate gratuite per non vedenti nella Basilica di sant'Antonio, ai Musei e alle Mostre Antoniane. A facilitare la visita, all'ingresso del chiostro della Magnolia, è stato collocato da alcuni anni anche un plastico tattile del complesso santuariale antoniano.

di Antonio Bifano

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focus

Giornale UICI del 13-11-2015

Centro di Documentazione Giuridica - Legge 104: chi assiste una persona con handicap può passare con priorità dal full time al lavoro part-time lo prevede il Jobs Act per chi assiste un convivente portatore di grave handicap

di Paolo Colombo

Il decreto attuativo 15 giugno 2015, n. 81 (entrato in vigore il 25 giugno 2015) ha reso possibile, per i soggetti indicati dalla suddetta legge, poter ottenere con priorità la trasformazione del contratto di lavoro da tempo pieno a tempo parziale.

L'art. 8 del decreto attuativo concede il passaggio da full time a part time (su accordo delle parti risultante da atto scritto) a categorie determinate di lavoratori, come ad esempio quelli del settore pubblico e privato affetti da patologie oncologiche nonché da gravi patologie cronico-degenerative ingravescenti, per i quali residui una ridotta capacità lavorativa accertata da una commissione medica dell'ASL territorialmente competente.

Anche il lavoratore che non sia direttamente affetto da tali malattie, ha comunque diritto ad ottenere con priorità questa trasformazione se le patologie oncologiche o gravi (cronico-degenerative ingravescenti) riguardano il coniuge, i figli o i suoi genitori; lo stesso avviene in caso il lavoratore assista una persona convivente con totale e permanente inabilità lavorativa con connotazione di gravità (ex art. 3, comma 3. legge 104/92) che necessita di assistenza continua poiché non in grado di compiere gli atti quotidiani della vita.

La priorità del passaggio del contratto di lavoro da tempo pieno a tempo parziale, è riconosciuta anche nel caso la richiesta venga avanzata da un lavoratore o da una lavoratrice con figlio convivente di età non superiore a tredici anni o con figlio convivente portatore di handicap ai sensi dell'art. 3 della legge n. 104/92.

I soggetti di cui all'art 3 della legge ivi citata, sono coloro che hanno subito una minorazione, singola o plurima, che abbia ridotto l'autonomia personale, correlata all'età, rendendo necessario un intervento assistenziale permanente, continuativo e globale nella sfera individuale o in quella di relazione.

A tali situazioni è riconosciuta la connotazione di "gravità" che determina la priorità nei programmi e negli interventi dei servizi pubblici.

Paolo Colombo

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Giornale UICI del 20-11-2015

Centro di Documentazione Giuridica - Le norme sulla conciliazione dei tempi di vita e lavoro possono costituire un rischio per il lavoro delle persone disabili

di Paolo Colombo

Il decreto 80/15 sulle misure per la conciliazione delle esigenze di cura, di vita e di lavoro contiene una norma (articolo 23) rilevante per le aziende che facciano ricorso al telelavoro.

In particolare, qualora il ricorso al telelavoro sia motivato da esigenze di "conciliazione dei tempi di vita e di lavoro in forza di accordi collettivi stipulati da associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale", la legge prevede la possibilità di escludere i telelavoratori dalla base di calcolo per determinare i limiti numerici previsti di volta in volta dalla legge e dal Ccnl per l'applicazione di determinate norme e istituti.

Il sistema di collocamento obbligatorio (Legge 68/99) prevede l'obbligo per i datori di lavoro di avere quote di lavoratori disabili, in relazione al numero complessivo di occupati.

Escludendo i telelavoratori dal numero totale di occupati, anche le quote obbligatorie diminuiscono.

In passato la legge sul collocamento obbligatorio si era già premurata di specificare la possibilità di assumere telelavoratori ai fini della copertura della quota di riserva.

Tuttavia, nulla era previsto sulla computabilità di tali lavoratori ai fini del calcolo della quota.

Sul punto, l'opinione prevalente propendeva per il computo dei telelavoratori poiché, si sosteneva, il telelavoro rappresenta soltanto una modalità di svolgimento della prestazione.

La loro computabilità ai fini del calcolo della quota di riserva era, inoltre, confermata dalla prassi degli uffici provinciali.

Anche l'Accordo interconfederale del 9 giugno 2004 per il recepimento dell'Accordo-quadro europeo sul Telelavoro del 16 luglio 2002 prevede la regola della computabilità dei telelavoratori subordinati nell'organico aziendale.

Ora la scelta di escludere i telelavoratori da ogni base di calcolo è stata fatta dal legislatore.

Ci sono settori in cui mancano gli accordi collettivi sul telelavoro, a cui fa riferimento il decreto 80/15, ma ci sono altri settori in cui tali accordi già esistono e non sembra che vi siano ragioni contro l'immediata esclusione dei telelavoratori dalla base di calcolo per determinare la quota di riserva.

A titolo esemplificativo, nel Ccnl del terziario (firmato da Confcommercio) viene richiamato l'Accordo interconfederale del 9 giugno 2004, che a sua volta dà atto che le parti sociali stipulanti vedono nel telelavoro un mezzo che consente ai lavoratori di conciliare l'attività lavorativa con la vita sociale.

Nel Ccnl e in relazione all'Accordo interconfederale del 9 giugno 2004, le parti confermano la validità del precedente Accordo interconfederale del 20 giugno 1997 sul telelavoro subordinato, che attribuisce al telelavoro gli effetti di miglioramento della qualità della vita e di miglior gestione dei tempi di lavoro.

Nel settore del credito si disciplina il telelavoro riconoscendone la rispondenza a esigenze sociali quali il miglioramento della qualità delle condizioni di vita e la miglior gestione dei tempi di lavoro.

Inoltre, con Accordo (Abi) del 19 aprile 2013, le parti sociali hanno espressamente "invitato" le aziende all'utilizzo del telelavoro al fine di sviluppare politiche di conciliazione dei tempi di vita e di lavoro.

Per comprendere le conseguenze che l'articolo 23 del Dlgs 80/15 potrebbe avere si pensi, ad esempio, che una azienda con un organico di 100 lavoratori, di cui 50 in modalità di telelavoro, in passato avrebbe dovuto avere una quota di sette lavoratori disabili, mentre ora ne "basterebbero" due.

Il collocamento obbligatorio dei lavoratori con disabilità è materia molto sensibile, in primis per l'incidenza su tale fascia di lavoratori, ma anche per gli sforzi richiesti alle aziende e i pesanti riflessi sanzionatori, anche indiretti, a carico dei datori inadempienti.

È auspicabile un intervento del Ministero del Lavoro, che scongiuri questa subdola elusione delle norme sul collocamento obbligatorio.

Paolo Colombo

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L'agenda: appuntamenti del mese di dicembre

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FLASHBACK: NEL MESE APPENA TRASCORSO

Nel mese di novembre si sono svolte le seguenti riunioni:

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