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Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ONLUS
Consiglio Regionale della Lombardia


IL BLOCNOTES

NOTIZIARIO INFORMATIVO DEL CONSIGLIO REGIONALE LOMBARDO DELL'UNIONE ITALIANA DEI CIECHI E DEGLI IPOVEDENTI

A cura di Massimiliano Penna

Ottobre 2015

SOMMARIO

Dal consiglio regionale lombardo dell'unione italiana dei ciechi e degli ipovedenti

Servizi di supporto all'integrazione scolastica: richiesta incontro urgente

Milano, 30 settembre 2015

Al Presidente della Regione Lombardia, On. Roberto Maroni

Al Sottosegretario alle Riforme istituzionali, Enti locali, Sedi territoriali e Programmazione negoziata della Regione Lombardia, Daniele Nava

Al Presidente dell'Unione Province Lombarde, Daniele Bosone

e, per conoscenza, ai componenti la Giunta di Regione Lombardia:

- Mario Mantovani

- Massimo Garavaglia

- Gianni Fava

- Claudia Maria Terzi

- Mario Melazzini

- Fabrizio Sala

- Alessandro Sorte

- Mauro Parolini

- Cristina Cappellini

- Valentina Aprea

- Simona Bordonali

- Antonio Rossi

- Viviana Beccalossi

Oggetto: richiesta incontro urgente.

Il Consiglio Regionale dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti (ONLUS), riunitosi in data 26 settembre u.s., in seduta ordinaria, con la partecipazione dei delegati lombardi al XXIII° Congresso Nazionale U.I.C.I. e dei coordinatori delle Commissioni Istruzione e Pluriminorati, ha preso atto con profonda preoccupazione delle segnalazioni provenienti dalle famiglie e dalle strutture territoriali associative sullo stato dei servizi di integrazione scolastica degli allievi disabili visivi, dalle quali emerge la grave disomogeneità qualitativa e quantitativa (se non addirittura il rischio di una non erogazione), dei servizi offerti dall'area metropolitana, dagli enti di secondo livello di area vasta e dalle residue province, che pregiudica la fruizione di pari diritti e la possibilità di intraprendere un'efficace ed efficiente percorso scolastico dei nostri studenti ciechi ed ipovedenti.

La frammentazione del servizio sugli enti locali territoriali di livello medio, il rischio di un uso improprio ed incontrollato delle figure professionali che costituiscono l'insieme indivisibile di questo servizio, la non garanzia di una adeguata fornitura di materiali e testi accessibili, la "vaucerizzazione" spesso improvvisata che non garantisce qualità e interezza al servizio nonché, in taluni casi, un incivile ed incostituzionale assoggettamento del medesimo all'ISEE, sono divenuti per noi elementi ormai non più tollerabili.

Rilevata altresì una interpretazione arbitraria da parte del presidente UPL e di taluni amministratori locali della normativa vigente e della Delibera Regionale n° X/3431 del 17/04/2015, recante "PRESA D'ATTO DELLA COMUNICAZIONE DEL PRESIDENTE MARONI DI CONCERTO CON L'ASSESSORE GARAVAGLIA E I SOTTOSEGRETARI GALLERA E NAVA AVENTE OGGETTO: "INTESA TRA REGIONE LOMBARDIA E UNIONE PROVINCE LOMBARDE (UPL) SUL FINANZIAMENTO DELLE FUNZIONI PROVINCIALI E CONSEGUENTI AGGIORNAMENTI SUL PERCORSO DI ATTUAZIONE DELLA LEGGE N. 56/2014", al fine di giungere ad una soluzione corretta del problema, che sia rispettosa delle normative vigenti e dei diritti costituzionali inalienabili dovuti ai cittadini in materia di istruzione e formazione, chiede con urgenza, non oltre la metà di ottobre, un incontro congiunto con il Presidente UPL, Daniele Bosone e il Sottosegretario alle Riforme istituzionali, Enti locali, Sedi territoriali e Programmazione negoziata della Regione Lombardia, Daniele Nava e la nostra Associazione.

Nel contempo, il Consiglio Regionale UICI unitamente alla FAND (Federazione tra le Associazioni Nazionale delle persone Disabili) e alle famiglie dei nostri studenti dichiara lo stato di mobilitazione permanente e, qualora l'incontro non dovesse essere accordato nei tempi richiesti e/o non dovesse produrre i risultati sperati, si riserva di porre in atto tutte le azioni di lotta che riterrà necessarie ivi comprese le eventuali azioni legali ai fini di garantire il diritto allo studio delle persone con disabilità visiva.

In attesa di un cortese riscontro, è gradita l'occasione per porgere distinti saluti.

Il Presidente

Nicola Stilla

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Presidenzialismo o democrazia rappresentativa? Riflessioni per una scelta responsabile

di Nicola Stilla

Avvicinandoci alla celebrazione del 23° Congresso nazionale dell'Unione, crediamo non sia più rinviabile da parte nostra, cercare di ragionare e riflettere pacatamente ed una volta per tutte, su come si debba inquadrare correttamente il delicato tema afferente la promozione delle candidature alle diverse cariche associative. Il fulcro del problema ruota attorno alle modalità di ricercare in modo trasparente il consenso da parte dei candidati alla presidenza e al consiglio nazionale.

Una riflessione sollecitata anche dai numerosi ed accorati appelli del Presidente nazionale orientati nel merito da un'aperta e aspra polemica afferente alla prassi di formare alleanze tra diverse aree regionali.

Nell'intento di porre la questione in termini chiari e rispettosi della buona fede di tutti, si possono evidenziare alcuni punti fondamentali:

ogni candidato si presenta per essere eletto con il maggior consenso possibile;

il candidato per essere eletto deve ottenere il maggior numero possibile di voti;

in sede congressuale è normale che i candidati si contendano il voto dei delegati ricercando consenso e alleanze.

Ricercare i voti è prassi assolutamente fondamentale e legittima per chi si candida a una carica, mediante campagne elettorali (non campagne acquisti) secondo un percorso democratico che si può così sintetizzare:

a) è perfettamente legittimo che un organo associativo del territorio proponga e sostenga la candidatura di una personalità di fiducia;

b) lungi da qualsiasi intento spartitorio, è perfettamente legittimo da parte di un gruppo di delegati presentare apertamente e formalmente la richiesta ad altre delegazioni di far convergere il proprio sostegno su un candidato, sul suo programma e sulla sua strategia associativa;

c) è del tutto ovvio e indiscutibile che, di là da ogni linea concordata, il voto di ogni delegato deve essere assolutamente e insindacabilmente libero;

d) ricercare alla luce del sole il consenso condiviso dei congressisti è un diritto inalienabile dei candidati che vogliono costituirsi una solida base democratica.

Ciò premesso, sembra ragionevole sostenere che per realizzare un'attiva partecipazione all'agone democratico, un simile percorso possa essere legittimamente scelto da chi ne abbia titolo, essendo stato chiamato democraticamente a rappresentare gli iscritti (democrazia rappresentativa).

Allo stesso modo, è ragionevole che siano valutati con uguale attenzione progetti e proposte di autocandidatura, le quali, peraltro, per ottenere consenso non potranno sottrarsi alle logiche di ogni congresso, la ricerca dei voti, magari non attraverso le interlocuzioni con le delegazioni, ma grazie al sostegno di personalità variamente influenti nelle diverse aree regionali.

Allargando l'orizzonte sul tema della democrazia rappresentativa, assistiamo da tempo a un quadro sociale e politico caratterizzato da una crisi diffusa dei corpi intermedi della rappresentanza sociale e dalla crescente sfiducia nella classe politica, che ha ridato vigore al pervicace ricerca del leader carismatico capace di realizzare ciò che alla prassi democratica è precluso. A nostro parere un uomo solo o una ristretta squadra al comando non sono garanzia di buona politica, come dovrebbe essere chiaro a tutti dopo anni di cattiva politica e mala amministrazione.

Presidenzialismo e leaderismo si fanno sentire ormai anche nella nostra associazione, in particolare nella proposta di statuto predisposta dall'apposita commissione e sottoposta al giudizio del corpo associativo.

Al contrario, il buon senso e la ragione dovrebbero indurci a salvaguardare nella nostra Unione il tradizionale e prezioso confronto democratico e il valore della rappresentanza associativa costruita con l'esperienza di una lunga prassi democratica e statutariamente incardinata soprattutto nei consigli sezionali e regionali.

Nicola Stilla

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Una sfida per la solidarietà, un impegno per il futuro. E la collegialità per cambiare

Di Nicola Stilla

Il XXIII Congresso dell'Unione si avvicina e, com'è noto più o meno a tutti, il mio nome sarà tra quelli dei candidati alla Presidenza nazionale.

Confesso che ho iniziato a riflettere sui temi associativi di respiro nazionale molto tempo fa (prima delle dimissioni di Tommaso Daniele), semplicemente perché ritenevo ineludibili alcune scelte di cambiamento necessarie per garantire un futuro alla nostra associazione.

Quando se ne è presentata l'occasione, ho deciso di condividere un percorso costruttivo con Mario Barbuto in quanto vi erano idee ed orientamenti comuni ad entrambi; questa condivisione è stata possibile fino al momento in cui sono emerse sostanziali divergenze relativamente ad alcune scelte su come giungere insieme al XXIII Congresso.

La conclusione di quel progetto è stata per me un momento difficile ed in qualche modo doloroso, considerando che, solo sei mesi prima, in vista dell'elezione del Presidente da parte del Consiglio nazionale, per determinare le condizioni che avrebbero consentito di far vincere il "cambiamento" sulla "continuità", avevo deciso di promuovere e sostenere la candidatura di Barbuto alla Presidenza Nazionale del nostro sodalizio, con l'impegno comune di individuare insieme un metodo per scegliere, successivamente, un candidato unitario alla Presidenza nazionale al XXIII Congresso.

Questo, in estrema sintesi, è stato il percorso che mi ha portato, nel gennaio dell'anno scorso, a confermare la mia candidatura alla carica di Presidente Nazionale dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti: una scelta che si fonda su alcune motivazioni che cercherò di illustrare brevemente di seguito.

Nel corso degli anni, ritengo di aver acquisito una sufficiente esperienza e conoscenza del contesto associativo come Presidente Provinciale prima e come Presidente Regionale poi: in quelle vesti ho dato prova di disporre di maturità organizzativa, metodologica ed amministrativa nella gestione dell'ente; ho organizzato convegni, attività formative, riabilitative, ricreative soprattutto per bambini con disabilità plurime e per le loro famiglie, realizzando progetti sia a livello provinciale che regionale, incluse iniziative per l'autofinanziamento e per la riabilitazione.

Potrei citare, ovviamente, i risultati conseguiti in Regione Lombardia per quanto riguarda il contributo di funzionamento, il progetto "SpazioDisabilità - Informazioni Accessibili", le iniziative sulla scuola, l'istituzione del Centro Regionale Tiflotecnico... in questi anni ho vissuto inoltre un'esperienza particolarmente formativa, quella di Presidente Regionale della F.A.N.D., che mi ha dato l'opportunità di ampliare le mie conoscenze circa le problematiche politiche e sociali legate alla disabilità e di confrontarmi con realtà differenti. Riassumo dicendo che in tutti questi anni di impegno associativo ho imparato quanto sia importante il dialogo proficuo con tutti: all'esterno ed all'interno, nel rispetto delle idee, delle posizioni e degli interessi, delle diverse realtà.

Mi considero una persona corretta, impegnata, coerente e trasparente che non ha mai tratto vantaggi dall'attività associativa sottraendo, anzi, tempo ed energie alla vita personale e familiare.

Sono pronto a dedicarmi a tempo pieno allo svolgimento delle attività connesse con la carica di Presidente Nazionale garantendo la mia regolare presenza presso la Sede Centrale e la piena reperibilità per tutti i dirigenti del territorio. Non ricopro alcun incarico né continuativo o temporaneo, né collaborazioni retribuite con alcun ente nazionale o territoriale.

La definizione del mio programma sarà avviata partendo da uno slogan: una sfida per la solidarietà, un impegno per il futuro.

Sfida, solidarietà, impegno, futuro: queste quattro parole sottendono ad altrettanti concetti che riguardano, da vicino, la nostra storia, il nostro ruolo in una società che cambia a ritmi vertiginosi, la nostra determinazione, la consapevolezza di dover cambiare per affrontare un domani che, senza accorgercene, già stiamo vivendo, e che non vorremmo subire.

Quattro concetti che, facilmente, potremmo calare nei mille problemi ai quali la quotidianità ci pone innanzi, in quei settori consueti delle rivendicazioni associative che non possiamo eludere, ma necessariamente affrontare con una determinazione nuova, con un piglio differente, con una prospettiva che ci accomuni tutti e tutte.

Una "sfida" che sappia valorizzare quei sentimenti associativi di appartenenza che dobbiamo imparare a riscoprire, facendo riemergere dai livelli bassi a quelli più elevati delle nostre coscienze la consapevolezza che solo uniti si vince e che le sfide che ci devono impegnare non possono e non debbono essere solo quelle interne, ma anche quelle che rivolgiamo verso una società sempre più qualunquista, a volte ipocrita ed indifferente alla sfera dei diritti e disponibile verso la diversità solo a parole.

A "futuro" e "prospettive" fa eco la parola "speranza"... Ecco ciò che, con determinazione, dobbiamo far crescere, traendo linfa vitale da un ottimismo che investa idee e azioni. Un futuro è tale se sa dare risposte alle necessità: alle speranze dei giovani che auspicano le pari opportunità negli studi, nel lavoro, nella mobilità, nella cultura, ecc.; alle ansie degli anziani che sperano di poter vivere una vita serena; alle famiglie dei nostri ragazzi con pluridisabilità; a tutti coloro ai quali il progresso scientifico lascia intravedere opportunità entusiasmanti, che poi però restano relegate alla sfera dei sogni.

Viviamo in un tempo nel quale la crisi economica ha reso incerti i diritti di molti cittadini. E' necessario, quindi, ribadire con determinazione che l'Unione, insieme alle altre associazioni delle persone con disabilità ed alle organizzazioni impegnate nel sociale (incluse le organizzazioni sindacali ed i movimenti dei consumatori), ha il dovere di rivendicare, senza timidezza, i diritti legati all'educazione, al lavoro, all'autonomia, alla cultura delle persone cieche ed ipovedenti, e chiedere il rispetto delle leggi, senza se e senza ma.

Con la medesima determinazione profusa per la legge di stabilità 2015, dobbiamo impegnare l'associazione sui temi dell'inclusione scolastica dei nostri ragazzi, sulla riforma della legge 113/85, sull'istituzione della figura dell'operatore del benessere disabile visivo, senza dimenticare tutta la questione dell'I.S.E.E..

E poi: ipovisione, terza età e pluridisabilità. Tre priorità da affrontare con urgenza, competenza ed incisività, perché dobbiamo ricostruire un rapporto di fiducia con le famiglie ed avvicinare le persone ipovedenti alla nostra associazione.

Dal punto di vista organizzativo, c'è urgente bisogno di alleggerire le nostre strutture territoriali dal lavoro e dalla troppa burocrazia (soprattutto nel caso delle Sezioni medio/piccole) per metterle in condizione di offrire ai soci servizi migliori e sempre più qualificati; per fare questo, occorre finanziare, tramite il fondo di solidarietà, progetti ad hoc miranti all'accentramento a livello regionale di alcuni servizi (mi riferisco ad esempio alla contabilità), stando allo stesso tempo attenti ad evitare pressapochismi e l'inosservanza delle regole.

Altra cosa importante e vitale è l'istituzione in Sede Centrale di un autentico e competente ufficio giuridico che, oltre a fare "le pulci" al legislatore, sappia essere, anche per le strutture territoriali e per i Soci, un punto di riferimento per ogni tipo di consulenza in ordine alla legislazione ed alle normative comprese quelle regionali.

Tutti gli obbiettivi saranno da perseguire decidendo insieme, lavorando con vera collegialità, anteponendo il "noi" all'"io".

L'accelerazione delle dinamiche sociali, l'oscillazione continua del senso e della direzione di tali dinamiche nonché il progressivo frammentarsi del quadro istituzionale, determinano, da alcuni anni, una crisi sempre più profonda delle nostre certezze; il presente ci pone di fronte ad un orizzonte di sostanziale indeterminatezza, entro il quale non è facile orientarsi.

Ogni previsione appare sempre più ardua ed aleatoria.

Siamo quindi ad un bivio: riuscire ad affermare l'agenda dei diritti o, al contrario, assistere al venir meno persino del welfare risarcitorio a vantaggio di quello emarginante.

Dice Dante a proposito dell'amore: "intender non lo può chi non lo prova". La disabilità è in qualche misura la stessa cosa: solo chi ne fa esperienza può davvero comprenderne e riconoscerne la complessità e la drammaticità. Noi sappiamo di essere gli interpreti di questa consapevolezza.

Se non saremo in grado di allargare i confini della nostra base associativa acquisendo consensi nei settori più refrattari ad accogliere il nostro messaggio, ad aderire ai nostri programmi, a condividere i nostri obiettivi, allora falliremo; mi riferisco con particolare riguardo ai giovani e alle famiglie, ove si forma la coscienza civile, culturale e sociale di ciascuno, agli ipovedenti, che stentano a riconoscersi in una associazione che evoca il fantasma della cecità, e agli anziani, cui poco o nulla abbiamo da offrire per soddisfare il loro bisogno di sicurezza e di protezione. Se non saremo in grado di andare incontro a queste esigenze, sintonizzandoci con i fatti e con le parole sulla lunghezza d'onda di aspirazioni insoddisfatte e, talvolta, inespresse, non ci sarà allargamento della partecipazione e non ci sarà neppure rinnovamento.

Al XXIII Congresso chiederò dunque il voto ed il sostegno a tutte le delegate ed a tutti i delegati, convinto che saprò onorare fino in fondo la responsabilità di guidare l'Unione con la passione e la ragione che sono necessarie, lavorando con vera collegialità e suscitando vera partecipazione.

Nicola Stilla

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3 ottobre L'unione che vorrei. Vera partecipazione per un vero cambiamento
Presentata ufficialmente la candidatura di Nicola Stilla alla Presidenza Nazionale U.I.C.I.

di massimiliano penna

L'UNIONE CHE VORREI. VERA PARTECIPAZIONE PER UN VERO CAMBIAMENTO

Era questo il titolo dell'evento di presentazione ufficiale della candidatura di Nicola Stilla, Presidente del Consiglio Regionale Lombardo dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, alla Presidenza nazionale dell'Associazione svoltosi sabato 3 ottobre presso la sala Barozzi dell'Istituto dei Ciechi di Milano, e già il titolo stesso contiene tutti gli elementi che hanno caratterizzato il clima delll'intera giornata.

"Soffia il vento del Congresso, ma questo vento non deve spazzare l'elemento principale: i temi", ha affermato il Commissario dell'Istituto dei Ciechi di Milano Rodolfo Masto nel suo intervento di apertura in veste di moderatore. E si può certamente dire che, almeno qui, l'auspicio del Cav. Masto ha avuto esito felice. Al di là delle singole tematiche trattate, l'intero dibattito ha avuto come filo conduttore il confronto. Un confronto attivo, scevro di polemiche sterili e prive di ogni utilità per l'Associazione; un momento dai toni pacati nel quale si è perseguito un solo ed unico intento: dare il proprio contributo, ognuno con le proprie conoscenze e con le proprie esperienze, per costruire tassello dopo tassello quel mosaico di idee che dovrà essere il riferimento per l'azione della nuova dirigenza associativa che scaturirà dal 23° Congresso che si svolgerà a novembre.

Afferma Stilla: "In termini di "certezza, tutela ed esigibilità dei diritti delle persone con disabilità visiva la fase che stiamo attraversando non è delle più felici. Sempre più spesso, infatti, i diritti acquisiti vengono messi in discussione subordinandoli a revisioni di spesa ed esigenze di bilancio, che inesorabilmente si traducono in tagli selvaggi ai servizi ad esse rivolti. Se a ciò si aggiunge la campagna condotta contro i falsi invalidi, che spesso ha finito per diffondere una concezione distorta secondo la quale tutte le persone con disabilità (veri invalidi compresi) sarebbero dei privilegiati per via dei benefici concessi, ci si rende perfettamente conto dell'assoluta urgenza di un confronto approfondito sul ruolo che l'Unione sarà chiamata a svolgere nell'immediato futuro".

Da dove prendere le mosse? Guardando il futuro non si potrà che iniziare investendo sul presente, ovvero sulle nuove generazioni, e pertanto un'azione forte e decisa andrà posta in essere nel sensibilizzare le istituzioni affinchè pongano fine alle innumerevoli incertezze presenti nell'erogazione dei servizi di supporto all'integrazione scolastica.

Come ben evidenziato dal Direttore Scientifico dell'Istituto dei Ciechi di Milano, Prof. Giancarlo Abba, attualmente vi è una forte tendenza a segmentare le esigenze dell'alunno non vedente o ipovedente. Al contrario, a tutti i livelli andrà rivendicata con forza e con la massima convinzione la "specificità" di quest'ultimo dal punto di vista didattico e pedagogico, ma considerandolo come una persona che in ambito scolastico sta sviluppando la propria individualità, coltivando i propri interessi e ampliando le proprie conoscenze. Non un "soggetto da assistere, ma una PERSONA A TUTTI GLI EFFETTI".

L'alunno, infatti, necessita non solo di un insegnante di sostegno adeguatamente formato (il che, stante la situazione attuale, è già una grande conquista), ma anche di un apparato di strumenti che gli permettono un corretto apprendimento delle conoscenze (personal computer dotato di sintesi vocale e/o display Braille, videoingranditore, testi in Braille o a caratteri ingranditi, tavole tattili per l'apprendimento della geometria, ecc.). Tutti strumenti di estrema importanza, ma che vanno presentati agli stessi insegnanti in maniera adeguata in modo che questi ultimi possano insegnarne il corretto utilizzo ai loro alunni. E' proprio in questa fase che appare in tutta la sua evidenza la fondamentale importanza dei servizi svolti dai tiflologi, figure indispensabili poiché in possesso di quel bagaglio di conoscenze che permette loro di svolgere quella funzione importantissima di "raccordo" fra alunno, famiglia e corpo docente.

Il passo successivo verso una piena inclusione sociale è l'ingresso nel mondo lavorativo dove, come nella scuola, risulta fondamentale un'adeguata formazione inerente non solo le problematiche delle persone non vedenti ed ipovedenti, ma che sia mirata a far conoscere a fondo ai responsabili per l'inserimento lavorativo degli enti preposti, nonché alle aziende, le potenzialità di queste ultime e le enormi opportunità offerte dalle nuove tecnologie.

Notevole interesse ha suscitato anche l'intervento del Responsabile del Polo Informatico dell'Istituto dei Ciechi di Milano Franco Lisi, che con estrema lucidità e precisione ha trattato l'estrema rilevanza dei principali problemi connessi all'accessibilità. Spesso si tende a pensare che il concetto di accessibilità indichi un aspetto a se stante, magari riferito solamente all'ambito tecnologico. Al contrario, l'accessibilità può senza ombra di dubbio essere considerato un elemento trasversale che interessa svariati aspetti della nostra quotidianità: dagli spazi al tempo libero, dalla scuola al lavoro, alla cultura e così via. Insieme al concetto di accessibilità, non va nel modo più assoluto trascurata l'usabilità di tutto quanto la quotidianità ci presenta. Un esempio emblematico, come opportunamente evidenziato dal dott. Lisi, riguarda i percorsi predisposti per favorire la mobilità delle persone con disabilità visiva in parchi, musei, ecc..

"Sovente, afferma Lisi, si tende a dare per dato acquisito che un determinato spazio sia accessibile solo perché è stata effettuata preventivamente la mappatura di quest'ultimo. Al contrario l'accessibilità, e con essa la piena fruibilità di uno spazio, presuppone uno studio approfondito da parte di esperti qualificati, che assicurino il rispetto di determinati standard. Solo facendo questo si può garantire una vera accessibilità, che con sè garantisce altresì una vera usabilità del suddetto spazio". L'esempio proposto è emblematico, e può essere esteso ad altri ambiti come i servizi (bancomat, telecomunicazioni, ecc.) per i quali molto spesso viene garantita un'accessibilità solo teorica.

tutto questo deve spronare l'Associazione affinchè si faccia portatrice delle esigenze delle persone con disabilità visiva, le quali reclamano a gran voce un'accessibilità che non sia solo sporadica e di facciata, ma che si concretizzi nella moltitudine di ambiti della vita quotidiana e tramite la quale ognuno possa compiere, passo dopo passo, il percorso che dovrebbe portare ad una buona autonomia e alla concreta inclusione sociale.

Le tematiche proposte sono di indubbia importanza, e hanno suscitato notevole interesse dando vita ad un dibattito pacato e partecipato sia grazie agli interventi dei presenti in sala, sia grazie a quelli di coloro che ascoltavano la diretta streaming dell'evento e tramite e-mail hanno potuto porre quesiti direttamente al candidato Stilla, che al termine dell'evento, rispondendo ad alcune domande, ha espresso viva soddisfazione per l'ottima riuscita dell'iniziativa. Dichiara infatti Stilla:

"Constato con vivo piacere l'interesse suscitato dall'evento di oggi e l'ampia partecipazione avutasi. Credo che quanto abbiamo vissuto noi in sala, e gli ascoltatori da casa, abbia una sola chiave di lettura: confronto nel rispetto reciproco. In questo senso faccio mie senza alcuna esitazione le parole di Rodolfo Cattani, che con estrema puntualità e con la massima lucidità hanno riassunto lo spirito della giornata. Penso che il messaggio lanciato oggi sia chiaro: un incondizionato, forte, e deciso NO alle polemiche, agli attacchi personali e ai colpi bassi che non hanno altro effetto se non creare divisioni interne all'Associazione. Totale disponibilità, invece, ad un confronto aperto, serio, e senza preconcetti verso le idee altrui. Nel totale rispetto di tutti, qualunque risultato scaturisca dal 23° Congresso, sono fermamente convinto che sia giunto il momento di avviare un dialogo per giungere a scelte comuni, assumendo nella massima collegialità decisioni che richiederanno coraggio e onestà intellettuale da parte di tutti, tutti nessuno escluso".

Fra i temi affrontati, nel suo programma quale ritiene richieda la priorità assoluta?

"La giornata ha offerto ampi spunti di riflessione. Sia gli interventi che le successive 3 ore di dibattito ancora una volta, ma ne sono sempre stato convinto, mi hanno fatto capire che le persone non vedenti ed ipovedenti non chiedono semplicemente considerazione. Non chiedono cortese attenzione, non chiedono buone azioni di circostanza, ma chiedono azioni concrete. Chiedono, e noi dobbiamo farci interpreti di queste richieste, che sia loro offerto un percorso che li porti alla piena inclusione sociale. I temi emersi, a mio modo di vedere, non vanno considerati singolarmente, ma come componenti di questo percorso! E allora da dove partire? Dalle famiglie dei nostri ragazzi. Il futuro sono proprio loro, ed è nostro preciso dovere far sentire ai nostri ragazzi, proprio tramite le loro famiglie, la presenza dell'Associazione garantendo loro il massimo sostegno soprattutto in questo momento di enorme incertezza per quanto concerne i servizi di supporto all'inclusione scolastica. Le prime risposte concrete ritengo debbano riguardare proprio la scuola, poiché dalla scuola inizia la vera formazione della persona che, se adeguatamente supportata, acquisisce tutto quell'insieme di conoscenze che le permetteranno non solo di avere una buona cultura, ma di formare il proprio carattere e la propria personalità. Proprio per questo ringrazio di cuore le famiglie che oggi coi loro bimbi sono state presenti a Milano; tramite loro ho sentito la vicinanza di tutte le famiglie, e a queste dico una cosa semplice: avete, e avrete sempre, il massimo sostegno da parte della nostra e vostra Unione".

Al di là delle linee programmatiche, al di là delle considerazioni inerenti i singoli settori, la giornata di sabato ha avuto un filo conduttore unico, solido e infrangibile: il confronto. Non una serie di enunciazioni altisonanti, non la proposta della panacea di tutti i mali dell'Associazione, e nemmeno l'annuncio di un treno dei desideri con destinazione sicura sul quale affannarsi a salire. Al contrario, un momento di vero confronto, nel quale ognuno ha potuto dare il proprio contributo senza timore, nella massima serenità e con la consapevolezza di non essere giudicato in alcun modo. Se questa esperienza sarà estesa, se diverrà un modello da adottare per tutte le future scelte associative, allora l'Associazione potrà proporsi alla base associativa con maggior credibilità, gettando così le basi del VERO CAMBIAMENTO.

Le linee programmatiche predisposte da Nicola Stilla sono consultabili sul suo blog all'indirizzo www.lunionechevorrei.blogspot.it, dove è possibile anche scaricare i files audio relativi all'evento di sabato 3 ottobre.

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Giornale UICI del 28-09-2015

Cittadini innanzitutto! - La parola ai diritti. Dall'Assistenza alla Cittadinanza consapevole

di Mario Barbuto

Questo il titolo scelto per il XXIII Congresso dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti che si terrà a Chianciano Terme dal 5 all'8 novembre.

Questo il tema che caratterizzerà l'appuntamento congressuale e coinvolgerà positivamente l'intero corpo associativo nei prossimi cinque anni.

Un tema forte, significativo, unificante. Preliminare a ogni ulteriore azione rivendicativa di tutela della categoria e portatore di progresso civile.

Un tema che può essere proposto, accolto e condiviso all'interno di quel fronte ampio e variegato che abbiamo voluto chiamare della «solidarietà sociale», al fine di compiere significativi passi verso l'auspicata azione comune e coordinata in grado di dare peso ed efficacia sempre maggiori alla nostra funzione di rappresentanza dell'intero mondo della disabilità.

Un tema di fondo e di principio, dal quale partire per declinare in modo coerente la gamma dei diritti umani basilari non negoziabili quali il diritto all'istruzione, al lavoro, alla cultura, alla mobilità, alla dignità, alla cittadinanza.

Un messaggio forte e chiaro da affidare in eredità ai dirigenti associativi che il congresso vorrà eleggere, in totale libertà e nella sua sovranità.

Una cornice caratterizzata da quasi cento anni di Storia associativa unitaria, entro la quale ricollocare tutte le nostre iniziative finalizzate alla tutela e alla rappresentanza dei ciechi e degli ipovedenti italiani.

Un messaggio di chiarezza, di unità e di speranza che vogliamo condividere con tutti i partecipanti al congresso e che desideriamo porre alla base di ogni nostra futura attività associativa, fedeli alla tradizione e promotori del rinnovamento, nel solco tracciato dal «padre fondatore» e dai nostri predecessori i quali hanno voluto una Unione tanto più solida e coesa in quanto strutturata intorno a una piattaforma di princìpi e di valori, quale base di ogni quotidiana rivendicazione.

Animati dalla forza dell'azione rinnovatrice e sorretti dalle nostre tradizioni di unità, guardiamo dunque con fiducia all'imminente appuntamento di Chianciano, con l'orgoglio dell'appartenenza alla più antica organizzazione di difesa delle persone con disabilità, con la consapevolezza della responsabilità sociale e del dovere personale che siamo obbligati a interpretare, con la certezza di muovere un altro passo nella giusta direzione verso il nostro futuro, come sempre, protagonisti attivi del nostro destino.

Mario Barbuto

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Giornale UICI del 29-09-2015

Firma Digitale accessibile di Poste e breve storia

di Nunziante Esposito

Con sviluppi molto repentini, anche noi disabili visivi possiamo usufruire, in modo sempre più appropriato, delle nuove tecnologie. E questo, ci aiuta tantissimo a vivere molto meglio la nostra disabilità.

A tal proposito, vedi tutti gli apparecchi mobili di nuova generazione quali tablet e smartphone, che ci consentono di portare in tasca uno strumento che, praticamente ci consente di fare tutto quello che fanno tutti: email, navigazione internet, chattare, usare applicativi di ogni genere per farsi aiutare nel quotidiano, quali previsioni, letture di documenti cartacei, eccetera, oltre ovviamente alla possibilità di telefonare ed usufruire degli SMS ormai quasi in disuso.

Di contro, uno strumento giuridico molto importante e che sarebbe dovuto essere già di per se accessibile, proprio per i disabili visivi ed il guadagno di autonomia che consente, ha avuto vicissitudini molto controverse: il dispositivo di Firma Digitale.

Questo strumento già obbligatorio per tutti i professionisti dal 2007, quali Notai, Avvocati, Ragionieri, Fiscalisti, eccetera, a breve dovrebbe essere reso obbligatorio anche per tutti i cittadini, nell'ottica dell'informatizzazione prevista dall'agenda digitale del nostro attuale Governo.

Al di là della obbligatorietà o meno di questo importante strumento giuridico, per noi disabili della vista, questo è uno strumento che ci fa fare un salto di qualità nella privacy mai avuto prima. Infatti, con questo strumento abbiamo la possibilità di firmare qualsiasi atto giuridico senza avere bisogno di testimoni. Insomma, abbiamo la possibilità di leggere personalmente un documento, e solo quando si è certi di quello che stiamo per firmare, possiamo apporre la firma indelebile al documento, come se apponessimo una firma autografa.

E' chiaro che per poter usare questo strumento giuridico è necessario dotarsi del dispositivo e saper usare un computer.

Personalmente, nell'ambito delle attività della Commissione OSI, mi occupo dell'accessibilità del dispositivo di Firma digitale Accessibile dal 2003, quando la nostra Unione, tramite l'IRIFOR, decise di mettere in campo un gruppo di esperti per tutelare i disabili visivi dai problemi di accessibilità.

L'intento, ovviamente, era quello di far comprendere ai Gestori di questo strumento informatico quali erano i problemi di accessibilità che dovevano far risolvere dai loro programmatori.

Inutile dire che, nonostante la "Legge 4/2004", detta anche "Legge Stanca", imponesse già dal 2004 l'accessibilità per software, dispositivi e navigazione Internet, tutti i dispositivi di firma digitali risultarono inaccessibili. Fin dai primi mesi di lavoro, il GDL IRIFOR per la firma digitale, sotto la guida attenta e professionale del compianto amico, avvocato Giorgio Rognetta, analizzò con test accurati i dispositivi di Firma digitale di Poste Italiane e di Infocert, i maggiori gestori di questo strumento giuridico, fornendo ai rispettivi responsabili di settore le indicazioni per le modifiche da apportare ai loro prodotti.

Mentre da Poste Italiane riuscimmo ad avere solo vaghe promesse di intervento, avemmo dopo qualche tempo rispondenza da Infocert che, dopo molta insistenza da parte nostra, fece programmare un software parallelo a quello che usavano tutti. Questo software, nonostante le nostre perplessità, era accessibile e ci consentiva di gestire il dispositivo di Firma Digitale su pendrive.

I timori iniziali, si rivelarono fondati solo dopo appena due anni. Infatti, la probabilità che il software parallelo fosse abbandonato e non più aggiornato si presentò puntuale così come avevamo temuto all'inizio. Nel 2009, si verificò proprio quello che avevamo temuto e che avevamo anche fatto presente ad Infocert: il software accessibile, anche se consente tutt'ora di firmare un documento in modo accessibile, non consente di apporre una firma valida.

Capirete certamente quale fu lo sconforto da parte nostra quando ci rendemmo conto che tre anni di lavoro, fatti assieme ai programmatori per far comprendere quali erano i nostri problemi, erano stati buttati al vento. Inoltre, non ci è stato più possibile avere contatti con qualche responsabile del dispositivo di firma digitale di Infocert, sia perché nel frattempo erano cambiati i dirigenti, sia perché tutte le Camere di Commercio avevano abbandonato la distribuzione di questo dispositivo.

Quando si crede in qualche cosa, e qui stiamo parlando di una di quelle cose molto importanti per la nostra autonomia, non ci si rassegna facilmente, quindi, ho cominciato a pensare di testare i dispositivi di Firma digitale remota che nel 2009cominciavano ad apparire sui siti dei gestori.

Approfittando di una promozione che faceva Poste italiane per i possessori di Postepay e di Bancoposta, ho aderito per poter testare il dispositivo di Firma digitale remota che veniva concesso in modalità gratuita per un periodo di tempo.

Avendo la Postepay ho sottoscritto per un anno in modalità gratuita questo dispositivo di Firma Digitale e ne ho potuto accertare l'accessibilità praticamente totale. Ne ho dato immediatamente informazione tramite i canali associativi ed ho avuto anche la possibilità, tramite il Presidente di Catanzaro, Luciana Loprete, di tenere un corso a 15 persone per insegnare loro l'utilizzo di questo dispositivo. Personalmente l'ho usato dal 2010 allo scorso Agosto 2015.

Alcuni mesi dopo aver tenuto quel corso, mi sono reso conto che Poste Italiane non consentiva più di sottoscrivere il dispositivo, anche se tutti quelli che lo avevano sottoscritto potevano continuare ad usarlo.

Nel frattempo, avendo il timore di perdere di nuovo l'accessibilità di questo strumento che uso ormai dal 2004, mi sono attivato per cercare di contattare qualche responsabile di Poste Italiane cui poter chiedere spiegazioni e, magari, anche cercare di vedere se era possibile continuare a commercializzare il dispositivo di firma remota unico completamente accessibile che stavo in quel momento usando con molta soddisfazione.

Per avere questo contatto, mi sono rivolto alla dr.ssa Giuseppina Russo dei Servizi Integrati di Poste italiane a Napoli, ufficio con il quale sono in contatto dal 2006, quando abbiamo eseguito i test per il terminale ATM intelligente ed accessibile di Poste, ed ho potuto parlare con il dott. Gabriele Pasquarelli, account Manager Vendite Centro-Sud di PosteCom.

La mia prima richiesta che feci al mio interlocutore, una persona squisita e molto attenta ai problemi dei disabili, è stata quella di poter continuare a commercializzare il dispositivo di firma digitale remota che, inconsapevolmente, avevano programmato accessibile in modo completo.

La risposta che mi fu data è stata precisa e perentoria: Il dispositivo di firma digitale remota sarebbe stato dismesso, perché il software "Firma OK" che stavano commercializzando su pendrive era completamente accessibile.

Avendo provato questo software mesi prima ed avendo già constatato che tale software era completamente trasparente allo screen-reader, come d'altronde avevamo già verificato anni prima con il nostro primo approccio con Poste italiane e il loro dispositivo di firma digitale, mi fu molto facile controbattere, dicendo che il software era totalmente inaccessibile.

Il dott. Pasquarelli ha preteso una email che attestasse questa inaccessibilità che andavo affermando. Avuta tale email ufficiale come componente della Commissione OSI, mi ha fatto chiamare dalla ditta Bit4ID, realizzatrice del software.

Dopo il contatto con uno dei responsabili di questa ditta, avendo constatato la massima disponibilità ad accogliere le indicazioni per cercare di rendere accessibile il software che era privo di qualsiasi indicazione per uno screen-reader, mi sono reso conto che questa volta ero stato fortunato ad incontrare queste persone: un dirigente di Poste Italiane molto disponibile ad ascoltarmi e risolvere i nostri problemi ed una ditta con persone molto competenti e capaci di risolvere realmente i problemi presenti in questo software.

Mi sono subito prodigato a dare alla ditta tutte le informazioni che sono solito dare quando qualcuno ci contatta per capire cos'è l'accessibilità per i disabili visivi ed ho collaborato con questa ditta per circa otto mesi, coinvolgendo anche uno degli ipovedenti della Commissione OSI che aveva anch'egli fatto parte del GDL IRIFOR: Massimiliano Martines.

Dopo pochi mesi, in totale ne sono passati nove, abbiamo avuto le modifiche sostanziali al software tali da poterlo usare quasi completamente con gli screen-reader NVDA e Jaws. Forniti gli ulteriori suggerimenti per eliminare i problemi residui, il software è stato reso completamente accessibile con gli screen-reader NVDA e Jaws a fine Luglio 2015.

L'utilizzo del software è di una semplicità unica. In pratica si tratta di una pendrive che contiene al suo interno una sim simile a quelle telefoniche ed una memoria nella quale è contenuto il software portatile per il dispositivo di Firma Digitale. Inoltre, sempre nella memoria della pendrive, sono contenuti i software portatili Mozilla Firefox e Mozilla Thunderbird, nonché i documenti di manualistica per l'utilizzo del dispositivo.

Per chi sa utilizzare in modo sufficiente un computer, con un minimo di apprendimento, può usare questo dispositivo di firma digitale accessibile senza problemi. Inoltre, con i software contenuti nella pendrive, se si aggiunge una versione portatile di NVDA, il possessore del dispositivo può firmare un documento su qualsiasi computer e senza installare nessun software.

Se poi si considera che può avere a sua disposizione su qualsiasi macchina anche i software necessari per poter navigare su Internet e per gestire la propria posta elettronica con i software di casa Mozilla appositamente configurati per le sue esigenze, si capisce immediatamente quali vantaggi si hanno.

Anche se abbiamo dovuto lavorare un poco per far capire alla software-house i problemi di accessibilità che erano presenti nel software, dobbiamo ritenerci soddisfatti, perché ora abbiamo di nuovo un Dispositivo di firma digitale accessibile con il quale salvaguardare la nostra privacy.

Per il raggiungimento di questo obbiettivo, dobbiamo ringraziare la sensibilità e la disponibilità del dott. Gabriele Pasquarelli e la competenza dei programmatori della ditta Bit4ID: il primo per aver imposto alla ditta di rendere accessibile il software, i programmatori per aver realizzato l'accessibilità del software. Sono anni che chiedevo ai programmatori di poter avere un software di questo tipo accessibile e tutti mi hanno sempre preso in giro dicendo che un software Java non consente l'accessibilità.

Come vi renderete conto da soli quando userete questo dispositivo, anche con questi tipi di software l'accessibilità si può fare e la si può fare anche in modo completo, per far usare il dispositivo anche ad un cieco assoluto che riesce ad usare un computer in modo sufficiente.

Per il futuro prossimo, spero che l'IRIFOR farà un programma di divulgazione di questo importante strumento giuridico per tutta l'Unione, partendo proprio dai dirigenti associativi, in modo da evitare di continuare ad usare il dispositivo di Infocert o di Aruba, entrambi inaccessibili.

Purtroppo, tutti quelli che hanno sottoscritto prima di Agosto 2015 un dispositivo di firma digitale su pendrive, si sono trovati tra le mani uno strumento usabile solo con la vista, quindi, sono stati costretti ad usare il dispositivo di firma digitale con l'aiuto di un vedente, quindi, in pratica si fanno firmare i documenti da una persona di fiducia vedente. Questa pratica abbastanza diffusa, mette in seria discussione la privacy di chi accetta di farsi sostituire, e chi si comporta in questo modo molto probabilmente non si rende conto di quello che fa.

In pratica avviene quello che è avvenuto quando ci siamo ritrovati con il dispositivo di firma digitale di Infocert aggiornato e con il software che non potevamo più usare in autonomia come prima. Lo stesso dicasi per il dispositivo di firma digitale di Aruba su pendrive: praticamente il software è trasparente allo screen-reader e lo si può usare solo con la vista.

Ora che l'accessibilità di questo strumento giuridico è reale ed è a portata di mano, la si può chiedere in tutti gli uffici postali, direi che un altro passo avanti importante lo abbiamo fatto e cercheremo di salvaguardarlo con cura per il futuro.

Nunziante esposito

nunziante.esposito@uiciechi.it

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I Crocevia

di Mario Censabella

In un recente passato si era creata fra le sezioni dell'Unione Italiana Ciechi una sorta di gara intesa a ottenere nell'ambito di ciascuna circoscrizione il maggior numero di vie dedicate a «noi» cioè a personaggi che avevano avuto un ruolo nel miglioramento delle condizioni di vita dei non vedenti in Italia e nel mondo.

Ora mi rifaccio alla memoria, agli atti e configuro un quadro che si attiene alla sezione Unione Italiana Ciechi di Milano e quindi alla nostra Città.

In verità nel corso degli anni in relazione alle celebrazioni del nostro movimento erano intervenute sollecitazioni della Presidenza nazionale intese a ottenere vie intitolate ai personaggi che hanno reso grande la nostra Unione. Per quanto mi concerne la più sospirata e sofferta, vi erano state pressioni dalla Presidenza nazionale perché l'evento avvenisse entro una data prevista, è stata la via dedicata a Paolo Bentivoglio, uno dei fondatori della nostra Unione e secondo presidente nazionale dell'Associazione. Quel giorno, ne è ancora vivo in me il ricordo, l'evento è avvenuto contestualmente alla data di una assemblea sezionale: Paolo Bentivoglio - educatore - è in zona Forze Armate.

Un pullman ha trasferito un gruppo di ciechi: discorsi di circostanza del sindaco, di assessori, corona di fiori, applausi e un poco di commozione per me che ho effettuato un breve discorso di circostanza.

Le altre dedicazioni che ora elenco per storia e cronaca sono avvenute quasi per forza di inerzia quando cioè alle autorità competenti erano venute a noia le sollecitazioni dell'Unione di Milano. Avevamo richiesto nella circostanza del 150o dalla morte di Louis Braille che gli fosse intitolata Via Mozart nella quale ha sede l'Unione Ciechi di Milano e un'entrata del plesso del nostro Istituto dei Ciechi, la risposta ... intitolate l'Istituto dei Ciechi a Braille.

Non sarebbe stato male, ma...

Ad un certo punto quando eravamo per tornare a rinnovare la richiesta ecco a renderci conto che un'intitolazione era già stata dedicata a Luigi Braille (zona Chiesa Rossa) gli è toccato, guarda la fantasia degli amministratori un... vicolo cieco.

Proseguendo nella mia ricerca vengo a imparare che pure Aurelio Nicolodi, primo Presidente e fondatore dell'Unione Italiana Ciechi ha la sua brava via (zona fra Affori e Bovisa) in verità un poco periferica ma si sa le vie assolutamente centrali toccano solo ai Cardinali.

Una recentissima intitolazione non ancora neppure inserita negli annuari è stata fatta per ricordare un cieco di guerra di recente scomparsa: medaglia d'oro Vincenzo Capelli (Piazza Gae Aulenti) una zona di recente realizzazione di gran struscio.

Conoscevo molto bene Vincenzo Capelli aveva in gran stima l'Unione; aveva perso la vista sul fronte greco era in possesso di un diploma di massofisioterapista conseguito all'Istituto dei Ciechi di Firenze. Vincenzo Capelli aveva ricoperto diversi incarichi nell'Associazione Mutilati e Invalidi di Guerra; aveva vissuto intensamente gli anni bui della nostra città, conosceva particolari inediti che non mi ha mai potuto svelare relativi alla tragica morte del cieco di guerra Medaglia d'Oro della Repubblica Sociale Italiana Carlo Borsani freddato su un marciapiede della nostra città con il proprio cane guida.

A Limbiate la via nella quale ha sede la scuola Cani Guida dei Lions è intitolata a Maurizio Galimberti (aviatore) divenuto cieco per un incidente aviatorio e per diversi anni Presidente dell'Unione Italiana Ciechi di Milano, gli sono stato fedele vicepresidente.

Non sempre eravamo d'accordo sulle decisioni da prendere, io per portarlo a condividere le mie tesi gli dicevo: «ascolta la tua coscienza», e lui che coscienza sporca che ho. E io di rimando ognuno ha la coscienza che si merita.

Era ingegnere uomo estremamente colto da lui ho imparato tante cose compresi l'atteggiamento e la postura da assumere quando in qualche circostanza mi era stato dato l'incarico di portare la bandiera italiana con insegne della nostra Associazione.

Galileo Galilei, cieco di Arcetri una via ormai datata nella toponomastica della nostra città (zona stazione centrale).

E' morto nel 1642, ha perso la vista per aver scrutato a lungo l'Universo.

Anche Galileo come gli altri si è sacrificato per il miglioramento delle nostre condizioni di vita di tutti.

Mario Censabella

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Da regione lombardia

Dote Sport 2015

Con DGR n. X/3731 del 19 giugno 2015, sono stati approvati i criteri e le modalità per l'attuazione, in via sperimentale, della "Dote Sport", iniziativa prevista dalla legge regionale n. 26/2014 sullo sport.

CHE COS'È? A COSA SERVE?- La "Dote Sport" è un contributo economico sulle spese sostenute per la frequenza da parte dei figli minori, nel periodo settembre 2015 - giugno 2016, a corsi o attività sportive che: le attività sportive devono avere le seguenti caratteristiche:

CHI PUÒ AVERLA? - I soggetti destinatari della Dote Sport sono bambini/ragazzi di età compresa fra 6 e 13 anni (Dote Junior) e tra i 14 e i 17 anni (Dote Teen) compiuti alla data di scadenza del termine per la presentazione della domanda. Il 10 per cento delle risorse finanziarie sarà riservato alle persone con disabilità.

Le famiglie di questi bambini/ragazzi devono avere:

A QUANTO AMMONTA IL CONTRIBUTO ECONOMICO? - Di norma verrà assegnata una sola dote, del valore massimo di 200 euro, per famiglia con la possibilità di ulteriori doti per altri figli, in caso di risorse disponibili.

COME SI RICHIEDE? - Con decreto D.d.u.o. n. 5959 del 15 luglio 2015, pubblicato sul BURL n. 29 del 17 luglio 2015,si è aperta la prima fase operativa che prevede un AVVISO pubblico rivolto a raccogliere le manifestazioni di interesse dei Comuni per il supporto nella gestione di alcune fasi dell'iniziativa. I Comuni che intenderanno aderire, in forma singola o associata, supporteranno le famiglie nella successiva fase di presentazione della domanda e per la gestione operativa della misura. Le famiglie, pertanto, potranno presentare la domanda (a partire dalla metà di settembre 2015) solo dopo che il Comune di residenza avrà aderito all'iniziativa. L'adesione dei Comuni potrà essere presentata, dalle ore 10 del 23 luglio 2015 alle ore 16 del 1 ottobre 2015, attraverso l'applicativo informatico SiAge, all'indirizzo www.agevolazioni.regione.lombardia.it, dove è già possibile registrarsi. Informazioni e chiarimenti sull'AVVISO rivolto ai Comuni sono disponibili sul sito di Regione Lombardia . Eventuali ulteriori precisazioni potranno essere richieste al seguente indirizzo e mail: dotesport@regione.lombardia.it o telefonicamente ai seguenti numeri: 02/6765 int. 2048 - 6702 - 2089 - 4435 - 6535 - 4757, dal lunedì al giovedì dalle 9.30 alle 12.30 e dalle 14.15 alle 16.30. Il venerdì dalle 9.30 alle 12.30. Informazioni e assistenza relative all'applicativo informatico SiAge da utilizzare per la registrazione, la profilazione e l'invio delle domande di adesione, potranno essere richieste tramite l'indirizzo di posta elettronica assistenzaweb@regione.lombardia.it, oppure al numero verde 800.131.151, attivo dal lunedì al venerdì, esclusi i festivi, dalle ore 8:30 alle ore 17:00.

NOTA IMPORTANTE PER LE FAMIGLIE - Per ottenere il contributo, il vostro comune di residenza deve aderire all'iniziativa, è molto importante andare presso gli uffici comunali entro il 15 settembre per sollecitare la loro adesione!

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Dalla fondazione villa mirabello onlus

Borse di Studio Edoardo Gilardi: errata corrige

A seguito di alcune inesattezze riscontrate dalla Fondazione Villa Mirabello nel testo diffuso in precedenza e pubblicato nel numero di settembre de "Il Blocnotes", si ripropone il bando in oggetto nella versione corretta.

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Art. 1) - Finalità

La Fondazione Villa Mirabello ONLUS con sede a Milano, via Villa Mirabello n. 6, c.a.p. 20125, tel. 02/6080295, e-mail info@fondazionevillamirabello.it,

per onorare la memoria di Monsignor Edoardo Gilardi, geniale direttore della "Casa di Lavoro e Patronato per i Ciechi di Guerra di Lombardia" dal 1920 al 1962, fondatore della "Casa del Cieco" di Civate (Como), presidente della Fondazione "Pro Juventute" dal 1956 al 1962 (carica cui fu chiamato personalmente da Don Carlo Gnocchi), Cappellano del XII reggimento Bersaglieri nella Grande Guerra, pluridecorato al Valor Militare, Cavaliere della Corona d'Italia, Cappellano d'Onore del "Sovrano Militare Ordine di Malta", Cavaliere dell'"Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro", Croce d'Oro di Benemerenza "Pro Ecclesia et Pontifice"; Cameriere segreto di Sua Santità, Grande Ufficiale al Merito della Repubblica,

Assegna 10 borse di studio del valore di € 1.000 cadauna, a giovani non vedenti o ipovedenti.

Art. 2) - Requisiti

Possono partecipare al concorso i giovani non vedenti o ipovedenti residenti in Lombardia, che alla data del 31/12/2015 non abbiano superato l'età di anni 30, che non abbiano beneficiato di altre borse di studio sovrapponibili per forma e contenuto a quelle previste dal presente bando e che fra l'1 gennaio 2012 e il 31 dicembre 2015, abbiano conseguito uno dei seguenti titoli accademici:

A) Laurea triennale di primo livello (Sono ammessi tutti gli indirizzi);

B) Laurea magistrale (Sono ammessi tutti gli indirizzi);

C) Diploma accademico di primo livello conseguito presso un conservatorio musicale;

D) Diploma accademico di specializzazione conseguito presso un conservatorio musicale.

Art. 3) - Presentazione delle domande

Le domande di partecipazione devono essere redatte in carta semplice, firmate e fatte pervenire, mediante raccomandata postale, agenzia di recapito autorizzata o brevimano, entro e non oltre le ore 12.00 del 31 dicembre 2015 al seguente indirizzo:

Fondazione Villa Mirabello

Via Villa Mirabello n.6

20125 Milano.

Nella domanda di partecipazione i concorrenti devono dichiarare, sotto la propria personale responsabilità (D.P.R. 28.12.2000, n. 445, art. 46):

I concorrenti devono, altresì, indicare un recapito telefonico o informatico e l'indirizzo al quale desiderano siano inviate le comunicazioni relative al presente concorso.

La firma in calce alla domanda, da apporre in forma autografa, non è soggetta ad autenticazione, ma alla domanda dovrà essere allegata fotocopia della Carta d'Identità del concorrente.

Le domande pervenute oltre il termine o incomplete si intendono escluse dal concorso.

Art. 4) - Commissione esaminatrice e criteri di valutazione

La commissione esaminatrice è formata dal Presidente della Fondazione Villa Mirabello, o da un suo delegato e da 2 componenti nominati dal C.D.A., scelti fra gli esperti di settore.

La commissione:

A) definisce i criteri di valutazione dei titoli,

B) attribuisce un punteggio al voto di laurea o di diploma,

C) predispone 4 distinte graduatorie di merito, con riferimento agli ambiti di concorso,

D) presenta al C.D.A. della Fondazione le graduatorie e il processo verbale.

Art. 5) - Proclamazione dei vincitori

Il C.D.A. approva le 4 graduatorie di merito e decreta l'assegnazione delle borse di studio ai primi 3 classificati delle graduatorie A) e B) e ai primi 2 classificati delle graduatorie C) e D).

Gli esiti del concorso saranno comunicati ai candidati a mezzo posta e resi pubblici, mediante comunicati stampa ai media, alla stampa associativa e ai siti web dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, entro il 31/03/2016 e l'assegnazione delle borse di studio avverrà presso la sede della Fondazione Villa Mirabello, nell'ambito di una cerimonia commemorativa di Monsignor Edoardo Gilardi.

I vincitori delle borse di studio sono tenuti a comprovare la regolarità delle dichiarazioni rese nelle domande di partecipazione.

A tale scopo, essi devono far pervenire all'Ente organizzatore, entro 30 giorni dalla comunicazione dei risultati concorsuali, certificazione, in carta semplice, originale o in copia autenticata del:

I vincitori, che non producano la certificazione richiesta o le cui dichiarazioni risultino, in tutto o in parte, non veritiere, decadono dal beneficio.

In tal caso, il C.D.A. della Fondazione, procede alla proclamazione di altri vincitori, secondo l'ordine della graduatoria di merito e d'appartenenza.

Art. 6) - Responsabilità

La partecipazione al concorso implica l'accettazione senza riserve, da parte dei concorrenti, del presente bando.

Il giudizio finale sui casi controversi e l'adozione di norme non espressamente previste dal bando, sono di pertinenza insindacabile della commissione esaminatrice nominata dal C.D.A. della Fondazione con delibera del 14/07/2015.

Art. 7) - Trattamento dei dati personali

Tutte le informazioni raccolte nell'ambito del presente concorso saranno tutelate ai sensi del d.lgs. 30 giugno 2003, n. 196, "Codice in materia di protezione dei dati personali".

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Dalla sezione di brescia

Diamoci una mano: dal benessere del corpo al benessere della mente

La Sezione di Brescia dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti organizza un weekend dedicato al benessere, dove operatori non vedenti, ipovedenti e amici vedenti offrono, dietro contributo libero, trattamenti di vario genere: shiatsu, riflessologia plantare e facciale, cranio-sacrale, massaggi rilassanti, tonificanti, linfodrenaggio, moxa, reiki, jin shin do.

Questo evento si svolgerà sabato 10 e domenica 11 ottobre nella sede dell'U.I.C.I. in via Divisione Tridentina n. 54 a Brescia, dalle ore 9.00 alle ore 12.30 e dalle ore 14.30 alle ore 17.30.

I proventi raccolti andranno a favore del Centro del Libro Parlato F.lli Milani di Brescia. Per prenotare i trattamenti, chiamare Monica dopo le ore 15.00 (recapito da richiedere alla Sezione) oppure scrivere un'email a monicataffi@gmail.com.

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Dalla sezione di como

SABATO 17 OTTOBRE CAMMINATA LUNGO LA SPINA VERDE - adesioni entro il 15 ottobre

Nel centenario dello scoppio della Prima Guerra Mondiale, anche la nostra Associazione non poteva mancare nel predisporre uniniziativa che ne rievochi alcuni aspetti generali e le ripercussioni locali. Per sabato 17 ottobre è prevista un'uscita lungo il percorso della cosiddetta "difesa nord", la linea di confine tra l'Italia e la Svizzera, lungo la quale durante la Guerra del 1915-1918 furono costruite fortificazioni e trincee in previsione di un attacco nemico da nord. Il percorso si svolge lungo il sentiero 12 predisposto dal parco della Spina Verde, che ci accompagnerà con Guardie Ecologiche Volontarie che ci illustreranno le caratteristiche botaniche della zona; la parte storica sarà invece presentata dalla nostra grande amica prof.ssa Franca Aiani. L'uscita prevede il ritrovo alle ore 14.00 a Cavallasca, dove lasceremo le auto nell'ampio parcheggio di Villa Imbonati, sede del Municipio e del Parco. Da lì saremo accompagnati in auto a Monte Olimpino, punto di inizio del sentiero che ci riporterà a Cavallasca. Il percorso è agevole e non faticoso, salvo l'attacco iniziale con una scalinata, ed è decisamente caratteristico di una situazione ben precisa e da conoscere. Si snoda per 3 chilometri circa attraverso folti castagneti e presenta alcuni punti di notevole interesse storico e naturalistico ed un interessante ponte tibetano, costruito per agevolare il cammino. Sono consigliate scarpe da trekking o scarponcini. La storica camminata si svolgerà solo se vi sarà bel tempo e se anche il giorno prima non sarà piovuto, proprio per evitare scivolate pericolose in caso di terreno bagnato . Le iscrizioni obbligatorie, onde procedere alla miglior organizzazione delle macchine che trasporteranno i partecipanti da Cavallasca a Monte Olimpino, devono essere comunicate al nostro ufficio (031 570565) entro e non oltre giovedì 15 ottobre.

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Dalla sezione di como

INCONTRO CON LORIS BENZI SUL TEMA "VELA - TRIMARANO" GIOVEDì 15 OTTOBRE ORE 16 IN SEZIONE

L'incontro è promosso per presentare in modo dettagliato le motivazioni dell'iniziativa, e cioè: quali sono le motivazioni che proponiamo per chiedere l'adesione? Ed anche cosa vogliamo ottenere oltre al fatto reale che ogni partecipante potrà riuscire a imparare a portare una barca a vela e da solo? Primo è realizzare il sogno di poter navigare che noi italiani abbiamo nel nostro DNA. Secondo è quello di dare ulteriori spazi a ragazzi non vedenti nello sport della vela, per arrivare dove sarà possibile, poter partecipare a regate e manifestazioni varie e non da meno, se ci sarà qualche ragazzo con volontà, anche alla preparazione nel settore sport vela paralimpico per potersi cimentare con dei campioni italiani e perchè no arrivare anche alle olimpiadi. Poi passeremo al lato pratico e daremo informazioni precise su come e cosa fare per andare in vela in sicurezza, cioè: l'abbigliamento consigliato, cosa mangiare o non mangiare prima della prova.

Infine, in base alle presenze, fisseremo il giorno o le giornate dedicate alla prima uscita in vela.

La prova durerà circa 2 ore, tempo permettendo ed in caso si rinvierà la prova stessa di una settimana. Si partirà da Como e dopo un paio d'ore, veleggiando di qua e di là si ritornerà a Como. Il tutto sarà fatto in assoluta sicurezza.

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Roma: progetto soggiorni assistiti

Per opportuna conoscenza, si segnala l'iniziativa in oggetto.

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Sono una ex volontaria dell' UICI di Roma, gestisco una casa vacanza e offro un servizio di accompagnamento per chi vuole soggiornare nella capitale per brevi o lunghi periodi per motivi di lavoro, studio, visite mediche, svago, e quant'altro.

La struttura consiste in un appartamento munito di ogni confort dove i visitatori potranno trascorrerre un piacevole soggiorno con varie comodità: spostamenti facili e immediati verso il centro di Roma e la stazione ferroviaria tramite la linea della Metro A (fermata Giulio Agricola a 250 metri dalla casa), collegamenti rapidi con gli aeroporti e i vicini Castelli Romani, enti pubblici a portata di mano, necessità e divertimenti quotidiani.

All'arrivo sarà offerto un buffet di benvenuto e i proprietari della casa saranno a disposizione per l'assistenza.

Inoltre per chi volesse si possono organizzare passeggiate culturali. Ecco qualche esempio:

Itinerario del Barocco: fa tappa nelle piazze Navona, Trevi, Spagna, del Popolo comprendendo anche il Pantheon. Le antiche vestigia, infatti, rientrano a pieno titolo nella scenografia barocca di Roma.

Itinerario archeologico: Colosseo, valle del Foro, Fori imperiali e la piazza del Campidoglio dove Michelangelo si misura con la Storia di Roma.

Itinerario ostiense: l'affascinante Basilica di San Paolo fuori le mura e gli scavi di Ostia che consentono un'esperienza immersiva unica, sedendosi sulla platea del teatro oppure entrando nelle botteghe, nelle ricche domus, nei caseggiati o, ancora, salendo i gradini del tempio dove si può toccare la statua della divinità.

E ancora in occasione dell'estate, da giugno fino a settembre è a disposizione l'accompagnamento per il mare di Torvaianica e Ostia.

Invece per le manifestazioni sportive, concerti, mostre, convegni, viaggi nazionali e internazionali potete contattarmi e usufruire delle mie proposte, oppure indicare voi stessi un evento o una meta da visitare. La ricerca, la sistemazione alberghiera e l'intera organizzazione verrà effettuata dietro vostra richiesta a seconda delle vostre esigenze e preferenze.

Il costo dell'accompagnamento a piedi per l'intera giornata è di 50 euro, per mezza giornata 30 euro, a ore 8 euro. Da metà ottobre sarà attivo il servizio di accompagnamento in macchina anche nelle ore serali. Costo della benzina: 0,25 centesimi ogni chilometro a partire dall'abitazione dell'accompagnatore. Costo dell'accompagnamento a partire dall'orario dell'appuntamento concordato: 7 euro l'ora dalle 8.00 alle 20.00, 8 euro l'ora dalle 20.00 alle 24.00. Qualora le ore fossero numerose si concorderà un fortait.

Ulteriori informazioni sulla Casa Vacanza possono essere visionate sul sito riportato più in basso.

In attesa di un vostro gradito riscontro, invio cordiali saluti.

Potete visitare il sito www.aiporticiapartmentrome.it e il link delle iniziative culturali: https://www.facebook.com/passeggiateculturaliroma

Chiara Fiorenza

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comunicazioni varie

dall'istituto dei ciechi di milano

appartamenti in affitto

Richiesta di case in affitto

Si informa che l'Istituto dei Ciechi di Milano ha da tempo assunto una delibera che assegna, seguendo un'apposita graduatoria, appartamenti dell'Ente a non vedenti che ne facciano richiesta.

Gli interessati possono indirizzare la domanda, corredata con tutti i riferimenti personali, all'Istituto dei Ciechi di Milano Via Vivaio 7 - 20122 Milano.

Dalla sezione di como

ORGANIZZAZIONE CORSI di ALFABETIZZAZIONE INFORMATICA

La sezione di Como intende avviare prossimamente corsi dedicati all'alfabetizzazione informatica con l'uso del sistema Osx in particolar modo con attenzione alla nuova versione "El Capitan" prossimamente in uscita. Contestualmente, si ritiene utile avviare anche un corso d'addestramento all'utilizzo dei sistemi touch per quanto riguarda l'ambito della telefonia mobile. Vi sono attualmente due ambienti che pur condividendo aspetti comuni differiscono, poi, in relazione allo screen reader utilizzato.

Si chiede pertanto agli interessati, di fornire l'adesione o per l'ambiente Android, o per l'ambiente iOS (iPhone e iPad).

Dalla sezione di milano

Attività DeL CIRCOLO PAOLO BENTIVOGLIO

a) Corsi di scrittura e lettura braille

Si comunica che i corsi per l'apprendimento della lettura e scrittura Braille, intesi a perseguire anche i valori dell'integrazione e della socializzazione riprenderanno mercoledì 14 ottobre dalle ore 14:00 alle ore 16:30 presso il Circolo Paolo Bentivoglio, Via Bellezza 16 a Milano. Per le iscrizioni rivolgersi alla Sezione UICI di Milano, segreteria di Presidenza, Tania, digitare l'interno 7.

b) corsi di inglese:

1. Corso di lingua inglese per principianti - Il corso si propone l'acquisizione di un vocabolario essenziale ad uso turistico e avrà cadenza settimanale. Date e orario da concordare con l'insegnante.

2. Corso di lingua inglese avanzato - Il corso si terrà al sabato dalle ore 10 alle 11.30. E' necessaria la conoscenza base della lingua. Minimo 10 persone.

Entrambi i corsi saranno tenuti da insegnanti madrelingua, per 20 ore di lezioni. Quota euro 100,00 pro capite. Iscrizioni entro il 15 ottobre, presso la segreteria del Circolo al numero 02/58302743.

Si informa altresì che sono riprese le attività ordinarie del Circolo con i seguenti orari di segreteria: dal martedì al sabato dalle ore 14:00 alle 18:00.

Festa del cinema di roma: proiezioni italiane accessibili

La Festa del Cinema di Roma 2015, che si svolgerà a Roma dal 16 al 24 ottobre, offrirà l'accessibilità per le proiezioni italiane in concorso: anche quest'anno le persone con disabilità visiva e uditiva potranno quindi avere la possibilità di godersi lo spettacolo, come tutti gli altri. Questo grazie alle audiodescrizioni e ai sottotitoli che Fondazione Cinema per Roma, organizzatrice del festival, ha assicurato anche quest'anno a Blindsight Project, partner per il Sociale, dal 2009, della Festa del Cinema di Roma.

Per il programma delle proiezioni accessibili, ed ogni altra informazione, consultare il seguente url: http://blindsight.eu/news/film-italiani-accessibili-festa-cinema-roma-2015/.

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Il Fatto Quotidiano del 16-09-2015

Scuola, associazioni disabili: "30mila prof di sostegno mancanti? Arriveranno, ma non saranno specializzati"

di Alex Corlazzoli

Lo spiega a IlFattoQuotidiano.it Salvatore Nocera, della Federazione italiana per il superamento dell'handicap. Giovanni Merlo, direttore della Ledha, la Lega per i diritti delle persone con disabilità: "La situazione espone bambini e ragazzi a una discriminazione che può essere sanzionata in base alla legge 67/2000". Intanto con l'abolizione delle Province e la nascita delle città metropolitane, sono venuti a mancare i fondi per il servizio di trasporto degli studenti portatori di handicap

"Il problema non sono i 30mila posti di sostegno non coperti. Come ogni anno ultimate le fasi di assunzione, questi docenti arriveranno ma non saranno insegnanti specializzati. Questa è la reale emergenza". A fare chiarezza dopo l'allarme lanciato dai sindacati sul Corriere della Sera è Salvatore Nocera, della Federazione italiana per il superamento dell'handicap. Con il suono della prima campanella, le associazioni che si occupano di disabilità, stanno facendo i conti con il fatto che in classe a supporto dei ragazzi diversamente abili (ad oggi 206mila certificati), arriveranno maestri e professori che non sempre sono motivati a fare i docenti di sostegno oltre a non essere preparati.

Una fotografia che conosce bene anche il ministero che sulla questione fornisce numeri diversi dal sindacato e dalle associazioni: "Quest'anno avremo più di 90 mila posti in organico di diritto sul sostegno, l'11% in più rispetto lo scorso anno (81.137). A questi vanno aggiunti i docenti nominati con il potenziamento: altri 6.400 posti. Nel frattempo abbiamo autorizzato altri 25 mila posti in deroga per andare incontro alla situazione".

Resta il fatto che al suono della prima campanella mancano gli insegnanti: al Miur sanno che materialmente i primi giorni si rischia di avere una quantità di posti che non sono coperti a causa di trasferimenti, gravidanze e altro ancora ma l'impegno a viale Trastevere è di coprire il tutto nei prossimi giorni. Resta aperta la questione degli specializzati. Il Miur ammette che il problema esiste: "C'è una forte stabilizzazione sul sostegno - spiegano dai vertici di viale Trastevere - ma esiste una verità storica sugli specializzati. Quelli senza titolo non sono 30 mila, ma circa 15 mila. Con il nuovo concorso previsto sarà trovata una soluzione".

Intanto con l'abolizione delle competenze delle Province e la nascita delle città metropolitane, sono venuti a mancare i fondi per il servizio di trasporto dei ragazzi con handicap oltre che i finanziamenti per gli assistenti alla comunicazione e ad personam. Un flop istituzionale che ha messo al palo centinaia di famiglie che quest'anno rischiano di non avere questi servizi.

Lo sa bene Giovanni Merlo, direttore della Ledha, la Lega per i diritti delle persone con disabilità. Il caso più eclatante è quello lombardo, dove se da una parte la città metropolitana è riuscita a mettere una pezza per l'assistenza ai disabili sensoriali, dall'altra parte per il trasporto e l'assistenza educativa ha ribaltato la questione sui comuni e il servizio sta partendo a macchia di leopardo. Una questione complicata: ad oggi ogni famiglia appartenente alla città metropolitana con un disabile sensoriale riceve cinque mila euro con i quali individuare una persona cui affidare l'incarico.

La situazione resta più delicata nel resto della Regione: "La maglia nera - spiega Merlo - va alla provincia di Cremona dove ad oggi il servizio di trasporto per i disabili non è partito. A Como e Lecco non ci risulta vi siano atti che garantiscono i diritti esigibili alle famiglie, ma ci sono dichiarazioni pubbliche che ci fanno ben sperare. Per quanto riguarda Monza/Brianza avevano avviato i procedimenti, ma hanno fatto retromarcia perché sembra che l'ente sia sull'orlo del fallimento. A Pavia hanno spiegato che copriranno solo la metà del fabbisogno".

Per quanto riguarda gli insegnanti di sostegno, la Ledha punta il dito contro la mancanza di specializzazione: "Mancano i corsi universitari necessari a sanare la situazione. In più ad oggi molti docenti entrano come insegnanti di sostegno per poi passare sul posto comune". Parole confermate da Nocera: "Gli uffici scolastici e il ministero dell'Istruzione non hanno mai fatto una programmazione seria sui bisogni e le risorse effettivamente disponibili. Siamo riusciti almeno a far varare il decreto 326, con il quale si consente a chi ha preso la specializzazione, anche a settembre, di fare domanda di messa a disposizione. Gli uffici scolastici hanno l'obbligo di nominarli prima degli insegnanti non specializzati".

La Ledha ora è pronta a dare battaglia: "La situazione - continua Merlo - espone bambini e ragazzi con disabilità a una discriminazione che può essere sanzionata in base alla legge 67/2000 che vieta ogni forma di discriminazione basata sulla disabilità. E' da febbraio che abbiamo lanciato l'allarme. L'anno scolastico è partito male su questo fronte: noi siamo dalla parte delle famiglie che chiedono giustizia per i loro ragazzi. Abbiamo già incontrato una settantina di mamme e papà pronti a fare ricorso in tribunale".

Intanto a Calolziocorte (Lecco), Elio Canino, papà di una ragazza diversamente abile che al primo giorno di scuola non ha avuto il docente di sostegno, si è incatenato al cancello dell'istituto "Mondo Giusto" per protestare contro il Governo Renzi e la riforma della "Buona Scuola" che ha previsto la possibilità per gli insegnanti assunti di ruolo di avvalersi, per quest'anno, della nomina su supplenza annuale. Un caso che ha toccato da vicino la famiglia Canino che aspettava fin da lunedì una maestra che, con ogni probabilità, è rimasta al Sud grazie al contratto a tempo determinato.

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Superando.it del 25-09-2015

Scuole lombarde: ancora ritardi e confusione

A più di dieci giorni dall'inizio dell'anno scolastico in Lombardia - denuncia la Federazione LEDHA (Lega per i Diritti delle Persone con Disabilità) - sono ancora molti i bambini e ragazzi con disabilità che non riescono a frequentare regolarmente le lezioni, né è dato sapere quali siano esattamente le risorse economiche a disposizione, con il rischio che per i casi più gravi esse siano insufficienti a garantire la copertura delle ore di assistenza previste dal Piano Educativo Individualizzato.

MILANO. A più di dieci giorni dall'inizio dell'anno scolastico in Lombardia, sono ancora molti i bambini e ragazzi con disabilità che non riescono a frequentare regolarmente le lezioni. Infatti, pur essendosi attivate le diverse Province e la Città Metropolitana di Milano - anche se in alcuni casi con grave ritardo - la situazione sul territorio della regione resta "a macchia di leopardo".

In particolare, sulla base di quanto emerso dai rilevamenti effettuati dalla LEDHA, la Lega per i Diritti delle Persone con Disabilità che costituisce la componente lombarda della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap), ci sono significativi ritardi nell'erogazione dei servizi di assistenza alla comunicazione, di assistenza ad personam e di trasporto.

La Città Metropolitana di Milano, ad esempio, ha delegato ai Comuni l'erogazione dei servizi, ma alcuni di essi non hanno ancora dato alle famiglie l'autorizzazione alle assunzioni per gli assistenti alla comunicazione, mentre altri hanno già dato il via libera ai genitori.

Più tranquilla, invece, sembra la situazione in Province come Bergamo, Como e Lodi, sebbene in alcuni casi il servizio sia stato garantito solo fino al prossimo mese di dicembre 2015.

«Appare chiaro - dichiara Alberto Fontana, presidente della LEDHA - che la situazione non è adeguata a rispondere ai diritti dei bambini e dei ragazzi con disabilità che frequentano le scuole di ogni ordine e grado in Lombardia. Continueremo dunque a svolgere il nostro lavoro di monitoraggio e supporteremo quelle famiglie che dovessero decidere di presentare un ricorso per tutelare il diritto all'istruzione e alla non discriminazione per i propri figli».

Altre perplessità riguardano poi le risorse economiche a disposizione. Nell'àmbito infatti dell'intesa con l'Unione delle Province Lombarde, la Regione Lombardia si era impegnata a rendere disponibili 10 milioni di euro per l'anno 2015. Di questi, 3 milioni sono stati stanziati nei giorni scorsi dalla Direzione Generale Famiglia, mentre altri 7 milioni - secondo quanto illustrato dalla Regione - erano già stati messi a disposizione dalla Direzione Generale Istruzione. Rispetto dunque a quest'ultimo stanziamento, non è dato sapere quanti soldi siano già stati spesi e quanti, invece, siano ancora a disposizione per l'anno scolastico in corso.

Dal canto suo, la Città Metropolitana di Milano ha annunciato lo stanziamento di contributi forfettari per l'erogazione dei servizi, nella seguente misura: 3.500 euro per ogni studente del secondo ciclo con disabilità non sensoriale, 5.000 euro per alunni e studenti con disabilità sensoriale "pura", 3.000 euro per alunni e studenti con disabilità associate. E tuttavia, il rischio è che per i casi più gravi queste risorse non bastino a garantire la copertura di ore previste dal PEI (Piano Educativo Individualizzato) che, è bene ricordarlo, rappresenta l'unico documento cui ci si deve attenere - per legge - per erogare le ore di assistenza. «Devono essere erogate tutte le ore di assistenza di cui ogni bambino e alunno con disabilità abbia bisogno - ricorda a tal proposito Armando De Salvatore, componente del Consiglio Direttivo della LEDHA - ed è importante che gli interventi siano qualificati».

Come la Federazione lombarda ha più volte sottolineato, l'inclusione scolastica per i bambini e i ragazzi con disabilità rappresenta un diritto fondamentale, sancito dalla legge. «Non possono esserci attenuanti legate a motivi economici e organizzativi per la mancata erogazione dei servizi di assistenza e trasporto - sottolinea infatti Laura Abet, avvocato del Centro Antidiscriminazione "Franco Bomprezzi" - e qualsiasi mancanza o ritardo nell'erogazione di questi servizi rappresenta una discriminazione, che come tale può essere sanzionata da un tribunale». (I.S.)

Per ulteriori informazioni o approfondimenti: ufficiostampa@ledha.it (Ilaria Sesana).

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La Gazzetta di Mantova del 16-09-2015

Mantova, la Provincia trova i fondi per l'assistenza agli studenti disabili

Un milione per gli educatori ad personam, il trasporto e il sostegno alla comunicazione I servizi sono garantiti fino a giugno, poi sarà ancora caos: mancano soldi e regole.

MANTOVA. Il sospiro di sollievo si allunga fino a giugno, ma il respiro resta corto. È quasi un singhiozzo. Il diritto allo studio ha il fiatone, soprattutto se declinato insieme alla disabilità: a dispetto della Costituzione, gli ostacoli al pieno sviluppo della persona si moltiplicano. La buona notizia è che la Provincia ha trovato i soldi per garantire fino a giugno i servizi per gli alunni con disabilità sensoriali di ogni ordine e grado (assistenza alla comunicazione), e per gli studenti delle superiori con ogni tipo di disabilità (assistenza ad personam, ovvero individuale, e trasporto). Il sollievo delle famiglie si dilata così di sei mesi, spostando il confine dell'incertezza dal 31 dicembre fino a giugno. Poi chissà. Eccolo il rovescio della medaglia, la pessima notizia che continua a inquinare la serenità delle famiglie. Ogni anno scolastico è una scommessa, un terno sulla ruota del destino zoppo.

Materia aggrovigliata, quella dei servizi agli studenti disabili, che si somma e sovrappone alla coperta corta degli insegnanti di sostegno (di nomina ministeriale), anche se i due pasticci hanno nomi e contorni diversi. Passo indietro: già al centro di un aspro tira e molla tra Province e Comuni, risolto da una sentenza del Consiglio di Stato, la materia è inciampata nella riforma Delrio. Che ha "dimenticato" di inserire tra le funzioni fondamentali in capo agli enti di area vasta (leggi Province e città metropolitane) i servizi di supporto all'istruzione dei ragazzi disabili. Sparigliando nuovamente le carte: a chi tocca finanziarli? Compresse tra il patto di stabilità e il prelievo forzoso dello Stato (ingentilito in "contributo alla finanza pubblica"), le Province hanno mani e piedi legate. La loro ruota è quella della sopravvivenza.

di Igor Cipollina

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Mantova, nelle scuole a rischio il sostegno ai disabili.

La Cgil lancia l'allarme: «Servono 200 docenti e molti posti resteranno vacanti» Il pericolo: alunni affidati a insegnanti non specializzati.

Riferisce l'assessore provinciale Elena Magri che i servizi saranno garantiti con soldi del bilancio di Palazzo di Bagno, in attesa che la Regione spartisca tra le provincie della Lombardia i 10 milioni di euro già stanziati. E poi ci sarebbero i 30 milioni promessi dal Governo che, divisi tra tutte le regioni, si polverizzeranno in briciole. Ma tant'è.

A mettere in fila le cifre per la provincia di Mantova è ancora l'assessore Magri: garantire un anno (scolastico) di assistenza ad personam ai circa 150 studenti disabili delle superiori costa tra gli 850mila e i 900mila euro; il trasporto da casa a scuola (e viceversa) 80mila euro; il sostegno alla comunicazione per i disabili sensoriali tra i 75mila e gli 80mila euro. La somma supera il milione di euro.

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Mantova. Specializzate nel sostegno, ma non verranno assunte.

Due docenti qualificate per l'assistenza agli alunni disabili preparano il ricorso: «Siamo al paradosso: ci sono 200 posti liberi ma chi ha i titoli farà il supplente».

La voce più robusta è quella per gli assistenti ad personam, il cui ruolo è spesso sfilacciato nella quotidianità di classe. Normative alla mano, di base l'assistente all'autonomia (questa la dicitura esatta) dovrebbe facilitare la comunicazione dello studente disabile con le persone che interagiscono con lui, compreso l'insegnante di sostegno, mediando anche la relazione con gli altri compagni. Più facile a dirsi che a farsi. Nella malascuola capita anche che l'assistente ad personam sia chiamato a tappare il buco lasciato vuoto dagli insegnanti di sostegno (vedi articolo nella pagina a fianco). Pasticcio al cubo.

«Siamo stati bravi - si conforta Elena Magri - ce l'abbiamo messa tutta finché non siamo riusciti a garantire il servizio per l'intero anno scolastico 2015-2016. Ci sono Province che hanno accumulato debiti su debiti, e sono state condannate a risarcimenti monumentali per il trasporto dei ragazzi, altre hanno cominciato l'anno senza offrire alcun servizio. Per noi resta un tema prioritario». Spostando l'incertezza più in là.

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Il Cittadino del 03-09-2015

Scusi, dov'è il bagno? Proprio sui binari

MONZA. Incredibile in stazione: i cartelli in Braille per i ciechi sono stati montati male nella toilette delle donne Quelli per i servizi, all'interno, dicono di andare sulle banchine. E quelli per i treni mandano ai servizi Servizi igienici sulle rotaie. Così, seguendo il cartello esposto da diversi mesi in stazione e che con la dicitura scritta anche in braille per non vedenti indirizza le persone non ai bagni, bensì ai binari. Un cartello peraltro inutile perché posizionato all'interno dei bagni delle donne. A segnalarci il problema un lettore: noi non conoscendo il braille ci siano affidati a un non vedente dell'Unione italiana ciechi di Monza. Che ha tastato con mano l'inutilità e l'errore del cartello che da mesi svetta in stazione. Un cartello inutile e posizionato per altro sul muro sbagliato. Infatti chi è alla ricerca del bagno prima di trovarlo deve comunque entrare nell'atrio dei servizi igienici e a quel punto, essendo proprio vicino ai binari, sente da che parte passa il treno. «Questo cartello non solo è sbagliato ma non ha neanche senso - spiega il non vedente - Per fortuna che siamo ciechi e non sordi. Infatti sentiamo bene da che parte arrivano i convogli. Se dovessimo seguire quanto indicato dal cartello invece di entrare in bagno finiremmo sulle rotaie. Ma soprattutto mi domando che senso ha mettere un cartello che indica la direzione dei bagni, già all'interno dei servizi igienici». Cartello inutile e che, se seguito alla lettera, porterebbe il non vedente a far pipì sui binari. Per fortuna in questi mesi i ciechi e gli ipovedenti alla ricerca dei servizi igienici hanno seguito il loro udito e non quanto indicato dalla cartellonistica scritta in braille. Molti i non vedenti che in totale autonomia utilizzano il treno, sia per lavoro, sia per svago. Capita però che magari in anticipo si decida di andare in bagno per rinfrescarsi, ma se il non vedente non conoscendo la stazione si affidasse solo alle indicazioni dei cartelloni il rischio sarebbe grosso. Vuoi forse per la confusione, vuoi perché soprappensiero potrebbe capitare che, invece di seguire l'intuito e l'udito, segua le indicazioni finendo in bagno pensando invece di salire sul treno, o sui binari pensando invece di dirigersi ai servizi. «Ho immediatamente segnalato l'anomalia anche un dipendente delle ferrovie - aggiunge - Mi ha risposto che non sono il primo ad avere scoperto il cartello sbagliato e di aver già segnalato il problema in direzione». Ma alle ferrovie il messaggio non deve essere ancora arrivato e il cartello ingannatore continua a svettare, anche se il buon senso e l'udito fino dei non vedenti li allontana dalle rotaie indirizzandoli, per quei bisogni impellenti, ai giusti servizi igienici. «Non è la prima volta che in stazione le indicazioni per i non vedenti sono sbagliate - spiega - Alcuni anni fa avevamo segnalato che il percorso centrale realizzato apposta per coloro che utilizzano il bastone bianco invece di condurre all'uscita portava dalla polizia ferroviaria».Interpellate le Ferrovie in merito al cartello sbagliato, non abbiamo per il momento ricevuto risposta.

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L'Eco di Bergamo del 04-09-2015

L'accesso sarà libero anche alle guide di chi è ipovedente

TREVIGLIO. «È sempre consentito l'accesso nelle strutture dell'Azienda ai cani che accompagnano le persone non vedenti che si rechino in visita ai pazienti o per proprie visite». È un'altra novità che l'Azienda ospedaliera di Treviglio ha introdotto, permettendo e regolamentando l'accesso degli animali domestici ai presidi di Treviglio, Romano, Calcinate e San Giovanni Bianco, più otto poliambulatori. Fino a mercoledì, giorno in cui il regolamento per l'accesso è diventato effettivo, gli animali domestici non potevano entrare. Compresi i cani guida per i non vedenti. Formalmente, infatti, non era in vigore nessuna regola che vietava ai cani guida di entrare, applicata a tutti gli altri animali domestici. L'Azienda ospedaliera, quindi, permettendo l'accesso alle sue strutture di cani, gatti e conigli, nel relativo regolamento è andata a colmare un vuoto normativo introducendo anche un articolo (il numero 8) che consente sempre l'accesso ai cani guida per le persone non vedenti. Accesso di molto facilitato. Il regolamento prevede che, per gli animali domestici, prima si essere portati a far visita al loro padrone ricoverato, deve essere presentato al coordinatore infermieristico un certificato di buona salute redatto da un veterinario. Dopodiché chi accompagnerà l'animale dovrà raccogliere eventuali deiezioni e, per un cane, avere con sé guinzaglio (non più lungo di un metro), museruola e certificato di iscrizione all'anagrafe canina. Per gatti e conigli, invece, trasportino e libretto sanitario. Tutti obblighi che le persone non vedenti non avranno per il loro cane. Nel caso volessero recarsi in una delle strutture dell'Azienda ospedaliera di Treviglio, l'unico obbligo sarà dare del loro accesso «comunicazione anche solo verbale al coordinatore infermieristico del reparto/poliambulatorio almeno 24 ore prima, in modo tale da consentire, comunque, una valutazione di opportunità». Nel frattempo sono moltissime le persone che, in particolare sui social network, stanno commentato positivamente la decisione dell'Azienda ospedaliera trevigliese di consentire l'accesso degli animali domestici alle sue strutture: «Mi complimento - recitano alcuni commenti -. Questa è una bellissima notizia. Gli animali sono parte di noi, donandoci un amore incondizionato»; «Grande passo avanti»; «Bellissima notizia. Finalmente qualcuno che pensa anche allo spirito e non solo al corpo». (Pa. Po.)

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L'Eco di Bergamo del 27-09-2015

L'occhio bionico per recuperare la vista perduta

BERGAMO. Occhiali da sole sul naso e un telecomando in tasca, per riprendere a vedere il mondo con occhi nuovi, anzi con l'«Occhio bionico». Così si chiama l'innovativa tecnica che permette di uscire dal buio a chi è affetto da retinite pigmentosa, una patologia che dall'iniziale perdita della visione notturna porta alla cecità. La procedura, messa a punto da Eberhart Zrenner, del Centre for Ophthalmology dell'Università tedesca di Tubingen, prevede l'impianto di un microchip sotto la retina consentendo di tornare a vedere. Questa tecnica all'avanguardia, che unisce medicina e tecnologia, è stata illustrata anche a Bergamo grazie ad una iniziativa del Centro di ipovisione e riabilitazione visiva dell'Ospedale Papa Giovanni XXIII, dal Dipartimento di Ingegneria dell'Università di Bergamo e dal Centro Human Factors and Technology in Healthcare dell'Università di Bergamo. «Nella nostra struttura - spiega Zrenner - abbiamo in cura varie persone colpite da retinite pigmentosa, si tratta di una patologia che porta alla cecità attorno ai 40 o 50 anni. Quello che siamo riusciti a fare è soppiantare i fotorecettori dell'occhio con fotorecettori artificiali». Cioè i microchip: «Hanno una dimensione di tre millimetri per tre, uno spessore di 0,2 millimetri, 1.500 pixel - continua il medico tedesco - e vengono collocati sotto la retina, in altre parole dove arrivano le immagini. Qui giunge la luce che va a stimolare elettricamente le cellule residue e, in un processo fisiologico, il segnale viene incanalato verso il nervo ottico per raggiungere infine il cervello». La tecnica prevede anche l'impianto sottocutaneo dietro l'orecchio di un'antenna collocata a un cavo molto sottile: «Il paziente ha una scatolina da tenere in tasca grande come un cellulare, una sorta di telecomando con due manopoline con cui il paziente, che indosserà dagli occhiali scuri, può regolare la luminosità e il contrasto per vedere un'immagine grande quanto un tablet». Un miracolo tecnologico per molti degli assistiti nel centro tedesco diretto da Zrenner: «Metà dei pazienti ha una vista utile, vedono per esempio gli utensili come posate e piatti, notano la presenza di case e hanno il senso della lateralità, riescono a vedere le maniglie. Non sono aspetti di poco conto, se si considera che prima dovevano procedere in maniera tattile». Il momento in cui tornano a vedere è davvero emozionante: «Inizialmente c'è un silenzio molto toccante - racconta Zrenner -. Non dimenticherò mai lo stupore di quell'uomo che guardò per la prima volta il sorriso della fidanzata». Tanto è stato fatto per l'«Occhio bionico», ma il lavoro non è finito: «Abbiamo migliorato l'incapsulamento del chip - conclude - ora l'obiettivo a lungo termine è il miglioramento dal punto di vista tecnologico e della risoluzione dell'immagine». Zrenner aveva anche visitato il Centro di ipovisione e riabilitazione visiva dell'Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, esprimendo i suoi complimenti: «La nostra grande sfida - commenta Flavia Fabiani, responsabile del centro - è la creazione di un parco tecnologico, che vede l'università, l'azienda ospedaliera e il territorio impegnati insieme affinché la tecnologia venga sempre più sfruttata, non dimenticando cioè il dialogo tra macchina e uomo».

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Il Giorno del 12-09-2015

Non vedente prepara i mondiali di sci nautico negli Usa

GALLARATE. È un mantra e non deve diventare un'ossessione: «Devo continuare a lavorare e non posso permettermi di rilassarmi». Daniele Cassioli (foto Andrea Gilardi), 29enne non vedente di Gallarate, ha un punto di arrivo ben chiaro in testa: i Mondiali di Elk Grove, negli Stati Uniti, a partire dal prossimo 20 settembre: «Sono l'appuntamento clou della stagione e non voglio fallire». Per Daniele le prove generali saranno i campionati italiani, discipline classiche, in programma in questi giorni a Recetto, nel novarese: «La preparazione va bene e gli allenamenti vanno avanti. Ho avuto, solo, un intoppo a fine mese perché mi sono fatto male alla spalla. Ho recuperato perché ho ripreso molto bene e sto sciando senza preoccupazioni. In allenamento sto mettendo a punto le ultime cose prima di questi impegni decisivi». Il non vedente di Gallarate sarà in gara nel salto, slalom e figure, e punta a confermare i suoi titoli precedenti, oltre ai vari record già inanellati nel corso di una carriera piena di soddisfazioni agonistiche e umane. «Non mi nascondo perché ambisco a tutte e tre le discipline, oltre alla combinata (sommatoria di salto, slalom e figure ndr). Vincere, infatti, fa sempre piacere, oltre ad essere un'ottima iniezione di fiducia nelle proprie capacità». I MONDIALI negli Stati Uniti saranno l'esame più importante dell'anno e Daniele aspetta solo il momento per gareggiare di nuovo e mettersi in gioco ancora una volta come ha già fatto sin qui: «Arrivo dal poker di ori ai Mondiali del 2013, e quelli Europei del 2014, ed è normale che ci siano un po' di aspettative su di me. Io non sento la pressione di dover dimostrare, ma finché non gareggi, niente può essere dato per scontato». I padroni di casa sono i favori della vigilia: «Ospitando il Mondiale, avranno i favori del pronostico, ma la cosa non mi spaventa. Gli Stati Uniti, comunque, sono una nazione molto forte perché hanno un bacino molto grosso da dove pescano i loro campioni». IL FUORICLASSE varesino, vincente nello sport e nella vita (dove è fisioterapista), è un modello per le persone nelle sue condizioni: «Questa è la cosa più emozionante. Dopo il video promozionale che ho fatto a marzo, ci saranno due ragazzini di 4 anni che verranno a sciare con me. Queste sono le vittorie più belle, anche delle medaglie che sono riuscito a conquistare in carriera».

di Lorenzo Pardini

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La Provincia di Varese del 29-09-2015

Immenso Daniele Cassioli, ancora campione del mondo

GALLARATE. Immenso Daniele Cassioli, ce l'ha fatta ancora una volta. È l'ennesimo trionfo iridato per Cassioli, che ormai sarà costretto ad allargare la bacheca per ospitare tutte le medaglie d'oro conquistate in questi anni. E non è ancora finita, perché nelle prossime ore Daniele proverà ad aggiungere al suo sterminato palmarès altri successi nelle specialità "salto" e figure".

Sono finiti gli aggettivi.

Ormai non ci sono davvero più aggettivi per definire questo fuoriclasse della vita e dello sport. Non vedente dalla nascita a causa di una retinite pigmentosa, Cassioli - nato a Roma, ma gallaratese d'adozione - ha affrontato la vita con lo stesso spirito con cui si affronta una gara sportiva. Con forza, determinazione, capacità di non mollare mai, voglia di vincere. E alla fine ha sempre avuto ragione lui: negli studi (si è laureato con lode in Fisioterapia), nel lavoro (Cassioli è un apprezzato massofisioterapista) e nello sport. Anzi, negli sport, dovremmo dire più correttamente, visto che Daniele - oltre allo sci nautico - ha a lungo praticato nuoto, karate e sci alpino. È nello sci nautico però che Cassioli ha saputo affermarsi come un fuoriclasse assoluto, mietendo successi in Italia e in campo internazionale.

Rammarico olimpico.

Purtroppo - e questo è davvero un grande rammarico - lo sci nautico non rientra nel novero delle discipline ammesse alle Paralimpiadi: la speranza è che qualcosa possa mutare presto, e che anche i disabili che praticano questo sport estremamente spettacolare abbiano la possibilità di cimentarsi nella manifestazione a cinque cerchi. Una cosa è certa: la presenza un supercampione come Cassioli sarebbe una bella garanzia per il medagliere azzurro... Daniele è molto attivo anche sui social network: e proprio sulla sua pagina Facebook ha annunciato di aver conquistato il titolo mondiale di slalom allo Shortline Lake. Subito sono fioccati i "like" dei suoi amici e fans, che per la verità non nutrivano molti dubbi sulla conquista della medaglia d'oro. «Grandissimo», «Superstar», «Fenomeno»: sono solo alcuni degli appellativi che si leggono nei commenti. Nelle prossime ore sapremo se Cassioli tornerà dalla California con qualche altra medaglia al collo. Ma con l'oro di ieri ha già scritto l'ennesima, formidabile pagina della sua "vita alla luce del sole". (F. Ing.)

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La Provincia di Como del 25-09-2015

Successo per il regista Catania "Il colore dell'erba" su RaiTre

Ha colpito ancora Simone Catania, il produttore e regista indipendente di Cucciago. Dopo aver portato il documentario sulla guerra del tabacco "SmoKings" in tutta Europa - nelle sale cinematografiche e nelle televisioni - con la Indyca, la casa di produzione da lui fondata, ha ottenuto la vetrina nazionale dalla Rai. Su Rai.tv, in queste ore, è stato possibile vedere il documentario che RaiTre ha voluto trasmettere su Doc3, "Il colore dell'erba", la storia di Giorgia e Giona, due adolescenti non vedenti alla ricerca dell'indipendenza. «Il film - spiega Catania - racconta lo speciale rapporto tra due giovanissime amiche cieche mentre compiono i primi passi alla scoperta del mondo. Doc3 ogni anno seleziona quindici tra i migliori documentari a livello internazionale della stagione. E un'intera seconda serata è stata dedicata proprio a "Il colore dell'erba", trasmesso per la prima volta in Italia». Il documentario, scritto e diretto da Juliane Biasi, è prodotto da Indyca e Kuraj film. Ed è sostenuto dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, da Trentino Film Commission in collaborazione con Film Commission Torino Piemonte, con il patrocinio di Unione Italiana Ciechi ed Ipovedenti. «Ancora oggi in Italia i ciechi vivono sulla loro pelle pregiudizi e ostilità - continua Catania - affrontare il mondo di fuori significa soprattutto essere autonome e indipendenti. Il documentario mostra come sia possibile andare oltre la paura del "buio"» Come si sottolinea da Indyca, il film ha l'ambizione di essere anche un'esperienza sensoriale. Per calare i vedenti nel mondo dei non vedenti: un luogo pieno di profumi, carezze, rumori. A partire del ticchettio dei bastoni bianchi di Giorgia e Giona. Il documentario è stato ideato per essere percepito anche da un pubblico di non vedenti, grazie alla collaborazione del sound designer Mirco Mencacci, famoso a livello internazionale per i suoi particolari paesaggi sonori. Un'esperienza che si potrà godere a partire dal prossimo autunno con una distribuzione nei cinema. (C.Gal.)

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NOTIZIE DALLA SEDE CENTRALE e dal web

Questo spazio vuole essere una sorta di "miniguida" per orientarsi all'interno delle molteplici attività svolte dalla Sede Centrale della nostra Associazione.

A tal fine, vi proponiamo quei comunicati diramati dalla Sede Centrale e quei contenuti apparsi sul giornale elettronico di quest'ultima nel mese appena trascorso, che contengono notizie e iniziative che pensiamo possano suscitare un concreto interesse nei nostri soci.

Di sicuro qualcosa sfuggirà, ma ci si augura che questa selezione possa essere un valido punto di riferimento.

Si augura buona lettura.

Comunicato n. 158, diramato in data 07-09-2015

Corso di Alta Formazione in "Responsabile di strutture del terzo settore" nel settore della disabilità - 2015/2016 (iscrizioni entro il 23-10-2015)

Il Dipartimento di Sociologia e diritto dell'economia, Scuola di Scienze Politiche, dell'Alma Mater Studiorum dell'Università di Bologna, e l'I.Ri.Fo.R (Istituto per la Ricerca la Formazione e la Riabilitazione), in collaborazione con l'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, organizzano il Corso di alta formazione in "Responsabile per strutture del terzo settore" con particolare riferimento alle organizzazioni operanti nell'area della disabilità.

Il corso formerà figure professionali di profilo dirigenziale, "responsabili", atte alla gestione di strutture di terzo settore, con particolare riferimento alle organizzazioni operanti nell'area della disabilità, che acquisiranno competenze manageriali, organizzative e comunicative, tarate sullo specifico delle caratteristiche delle organizzazioni di terzo settore in generale, e delle strutture afferenti all'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, in particolare.

I.RI.FO.R. provvederà alla erogazione di venti borse di studio del valore di 2.000 Euro l'una, che saranno assegnate ai richiedenti che verranno ammessi al corso e serviranno alla copertura degli oneri di iscrizione e di frequenza.

Saranno ammessi al corso fino a un massimo di venti richiedenti di età non superiore a 35 anni, dei quali almeno tredici con disabilità visiva certificata, tutti in possesso di laurea triennale, magistrale e/o quadriennale.

I richiedenti devono essere soci U.I.C.I. "effettivi" se disabili della vista, "sostenitori" se normovedenti.

In proposito, raccomandiamo la massima diffusione di questo comunicato tra tutte le persone potenzialmente interessate, normovedenti, ipovedenti e non vedenti.

I richiedenti, inoltre, devono essere in possesso dei seguenti prerequisiti che verranno accertati in sede di prove di ammissione:

Il corso si terrà a Bologna, avrà inizio il 20 novembre 2015 e comprenderà 210 ore di lezione raggruppate in sei settimane residenziali, di trenta ore ciascuna, tra novembre e marzo 2016, più una settima, conclusiva, a inizio novembre 2016.

Tra aprile e ottobre 2016, inoltre, saranno svolte 240 ore di attività di tirocinio, preferibilmente presso strutture dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti o collegate, comunque sempre vicine alla provincia di residenza dei partecipanti.

Le lezioni si terranno presso la sede del Dipartimento di Sociologia e Diritto dell'Economia dell'Università di Bologna e in aule messe a disposizione dall'Istituto "Francesco Cavazza" presso la propria sede.

La frequenza al corso è obbligatoria e darà diritto al riconoscimento di 21 CFU.

Per gli oneri di residenzialità, l'I.RI.FO.R. e l'Istituto "Cavazza" porranno in essere particolari condizioni di favore per agevolare la frequenza dei partecipanti.

Gli obiettivi formativi riguarderanno competenze specifiche in campi e macroaree seguenti:

- Legislazione: sarà indagata la normativa relativa al terzo settore e il suo ruolo nel sistema di Welfare;

- Modelli di Welfare: saranno indagati i diversi modelli di Welfare e le possibili connessioni pubblico-privato

- Gestione delle risorse umane; con un focus particolare al ruolo dei volontari all'interno dell'organizzazione;

- Fund-raising: saranno approfondite le tecniche di raccolta fondi e le modalità di applicazione ai bandi europei (euro progettazione);

- Comunicazione e marketing sociale; al cui interno saranno trattati i temi della comunicazione e del marketing digitale, del marketing per il no profit e il ruolo della comunicazione sociale;

- Contabilità/amministrazione: come si legge e come si predispone un bilancio delle strutture di terzo settore, come si redigono i registri contabili, come si redige un verbale, ecc...

Gli interessati potranno presentare domanda di partecipazione alla selezione, compilando direttamente on line l'apposito modulo sul sito dell'I.RI.FO.R. all'indirizzo:

www.irifor.euformazionemanagerterzosettore ,

allegando, inoltre, il proprio CV in formato europeo, le eventuali certificazioni delle competenze linguistiche possedute e ogni altro documento ritenuto utile ai fini dell'ammissione al corso.

La domanda di partecipazione alla selezione potrà essere presa in esame solo se compilata e completata entro le ore ventidue del giorno 23 ottobre 2015.

La selezione si svolgerà entro il 28 ottobre p.v. presso l'Istituto "Cavazza" di Bologna, dove i candidati saranno convocati singolarmente via e-mail.

Alla selezione, provvederà una apposita commissione esaminatrice designata dall'I.RI.FO.R., della quale faranno parte il Direttore del corso, Prof.ssa Roberta Paltrinieri, Alma Mater Studiorum Università di Bologna e altri esperti delle discipline oggetto delle prove.

Il giudizio della commissione esaminatrice è inappellabile.

Le prove di ammissione mireranno a verificare gli aspetti motivazionali individuali, nonchè il possesso dei requisiti richiesti e, unitamente alla valutazione del curriculum, costituiranno gli elementi di selezione per l'ammissione al corso.

L'ammissione al corso sarà comunicata singolarmente via e-mail agli interessati , entro il giorno 10 novembre e l'elenco completo degli ammessi sarà pubblicato, entro la stessa data, sul sito dell'IRIFOR, all'indirizzo:

www.irifor.eu/news.

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Comunicato n. 164, diramato in data 17-09-2015

Accessibilità dei Servizi nella Pubblica Amministrazione - riferimenti normativi

Riteniamo utile riepilogare qui le principali norme di riferimento sugli obiettivi di accessibilità che le Amministrazioni Pubbliche devono perseguire e rispettare per facilitare l'attività lavorativa dei propri dipendenti con disabilità, al fine di offrire una maggior tutela ai nostri lavoratori non vedenti e ipovedenti.

La redazione di questo documento si è resa possibile grazie al lavoro svolto dai nostri rappresentanti che partecipano con assiduità ai tavoli tecnici presso il Ministero del Lavoro e presso l'AGID (Agenzia per l'Italia Digitale).

Le sottostanti indicazioni normative desiderano richiamare i principali elementi di riferimento ai quali devono attenersi i datori di lavoro pubblici e privati, al fine di mettere a disposizione dei lavoratori con disabilità la strumentazione hardware e software e la tecnologia assistiva adeguata alla specifica disabilità, anche nei casi di telelavoro, in relazione alle mansioni effettivamente svolte, nel rispetto della normativa vigente.

L'articolo 1 della legge n. 4 del 9 gennaio 2004, "Disposizioni per favorire l'accesso dei soggetti disabili agli strumenti informatici", si basa sul principio costituzionale di uguaglianza e afferma che "la Repubblica riconosce e tutela il diritto di ogni persona ad accedere a tutte le fonti di informazione e ai relativi servizi, ivi compresi quelli che si articolano attraverso gli strumenti informatici e telematici.

E' tutelato e garantito, in particolare, il diritto di accesso ai servizi informatici e telematici della pubblica amministrazione e ai servizi di pubblica utilità da parte delle persone disabili, in ottemperanza al principio di uguaglianza ai sensi dell'articolo 3 della Costituzione".

La legge 4/2004, art. 2, comma a, definisce "l'accessibilità, come la capacità dei sistemi informatici, nelle forme e nei limiti consentiti dalle conoscenze tecnologiche, di erogare servizi e fornire informazioni fruibili, senza discriminazioni, anche da parte di coloro che, a causa di disabilità, utilizzano tecnologie assistive o configurazioni particolari".

Inoltre la legge 4/2004, art. 2, comma b, definisce le tecnologie assistive come "gli strumenti e le soluzioni tecniche, hardware e software, che permettono alla persona disabile, superando o riducendo le condizioni di svantaggio, di accedere alle informazioni e ai servizi erogati dai sistemi informatici".

Il decreto legge n. 179 del 18 ottobre 2012, "Ulteriori misure urgenti per la crescita del Paese", convertito con modificazioni dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221, introduce, nella sezione II "Amministrazione digitale e dati di tipo aperto", all'art. 9 "Documenti informatici, dati di tipo aperto e inclusione digitale", comma 4, alcune modificazioni della legge 4/2004, in relazione ai seguenti articoli della stessa:

- all'articolo 3, comma 1, si estende l'obbligo di garantire l'accesso delle persone con disabilità agli strumenti informatici, già previsto per le Pubbliche Amministrazioni, a tutti i soggetti che usufruiscono di contributi pubblici o agevolazioni per l'erogazione dei propri servizi tramite sistemi informativi o internet;

- all'articolo 4, comma 4, si demanda all'Agenzia per l'Italia Digitale il compito di stabilire le specifiche tecniche delle postazioni, nel rispetto della normativa internazionale, con riguardo all'obbligo dei datori di lavoro pubblici e privati di porre a disposizione del dipendente con disabilità la strumentazione hardware e software e la tecnologia assistiva adeguata alla specifica disabilità, anche in caso di telelavoro, in relazione alle mansioni effettivamente svolte;

- l'articolo 4, comma 5, è sostituito con

"I datori di lavoro pubblici provvedono all'attuazione del comma 4 nell'ambito delle specifiche dotazioni di bilancio destinate alla realizzazione e allo sviluppo del sistema informatico".

Il citato decreto n. 179 apporta anche, all'art. 9, comma 6, alcune modificazioni al decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, "Codice dell'amministrazione digitale" con riferimento all'articolo 23-ter riguardante i documenti amministrativi informatici e dispone che i documenti di cui al presente articolo devono essere fruibili, indipendentemente dalle condizioni di disabilità personale, applicando i criteri di accessibilità definiti nei requisiti tecnici di cui all'art. 11 della legge 4/2004.

Inoltre, lo stesso decreto n. 179, all'art. 9, comma 7, introduce a carico delle Pubbliche Amministrazioni l'obbligo di pubblicare sul proprio sito Web, entro il 31 marzo di ogni anno, gli obiettivi di accessibilità per l'anno corrente che l'amministrazione stessa si prefigge di raggiungere e lo stato di attuazione del piano per l'utilizzo del telelavoro.

Infine il decreto n. 179, all'art. 9, comma 8, prevede che gli interessati che rilevino inadempienze in ordine all'accessibilità dei servizi erogati, ne facciano segnalazione all'Agenzia per l'Italia digitale. Qualora l'Agenzia ritenga la segnalazione fondata sulla base dell'osservanza dei 12 requisiti previsti dal decreto ministeriale del 20 marzo 2013, "Requisiti tecnici e i diversi livelli per l'accessibilità degli strumenti informatici", richiederà all'amministrazione l'adeguamento dei servizi, concedendo un termine temporale non superiore a novanta giorni.

Con riferimento a tali obblighi l'Agenzia per l'Italia Digitale ha predisposto una circolare, la n. 61/2013, nella quale si riassumono le modifiche normative apportate dal decreto legge n. 179, fornendo due allegati, A e B, rispettivamente progettati uno per aiutare le amministrazioni a censire lo stato di accessibilità attuale dei sistemi informatici (siti Web, documentazione, postazioni di lavoro, intranet, postazioni pubbliche); l'altro per predisporre uno schema di obiettivi da raggiungere per la soluzione dei problemi individuati.

Con tali premesse si possono meglio evidenziare gli elementi utili per un'analisi compiuta, relativa all'adeguamento e adattamento delle postazione di lavoro del dipendente con disabilità, nell'intento di agevolare l'identificazione della strumentazione e delle tecnologie assistive più idonee in funzione dello svolgimento delle mansioni assegnate.

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Comunicato n. 171, diramato in data 29-09-2015

Tradizionale calendario antoniano

Riceviamo e pubblichiamo

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Anche per il 2016, è disponibile il tradizionale calendario antoniano, nelle versioni braille e nero braille a caratteri ingranditi, per le persone non vedenti ed ipovedenti. Il titolo del calendario antoniano 2016 è "i simboli di sant'Antonio". Ogni mese, viene riportata la didascalia dell'immagine, il significato del simbolo rappresentato e un pensiero tratto dai Sermoni di sant'Antonio. Il calendario ci accompagnerà, giorno dopo giorno, in un anno speciale. Un anno in cui papa Francesco ha voluto che tutto il mondo imparasse a usare, a conoscere, a sperimentare in maniera più profonda e concreta la parola «misericordia». Un termine che per il Papa racconta la verità con cui il cristiano abita nel mondo e testimonia la sua fede. Il calendario antoniano 2016 versione per non vedenti ed ipovedenti, viene spedito accompagnato da un pendente croce murrina, centimetri 3 per 2, con 5 tondi blu e un tondo centrale con l'immagine di una margherita bianca con pistillo giallo. Il cordoncino è in caucciu. La croce è frutto del lavoro sapiente di maestri vetrai italiani della scuola Muranese, Ogni singolo monile è abilmente lavorato manualmente.

Un omaggio che il messaggero di sant'antonio, ha voluto far creare, in edizione limitata, appositamente per i suoi abbonati.

Il calendario viene spedito gratuitamente a chi lo richiede, e chi lo desidera può fare un'offerta a favore della Caritas Antoniana.

è possibile altresì ricevere la rivista mensile del Messaggero di sant'Antonio in formato word via e-mail o su cd-rom formato MP3 via posta; il costo dell'abbonamento annuale per sé o per una persona amica è di euro 10.00 e in entrambi i casi verrà inviato come omaggio il braccialetto in cordoncino regolabile, con Tau in legno di ulivo e 2 tondi in materiale Zama, raffiguranti da una parte la Basilica di sant'Antonio e dall'altra il nostro amato santo.

E' anche possibile corrispondere con i frati e richiedere preghiere anche in braille e ricevere la risposta sia in braille sia in nero-braille a caratteri ingranditi. Sono disponibili alcuni audiolibri e alcune opere in braille e braille-nero a caratteri ingranditi delle Edizioni Messaggero Padova.

Su richiesta, vengono organizzate visite guidate gratuite nella Basilica di sant'Antonio, ai Musei e alle Mostre Antoniane; è anche disponibile un plastico tattile del complesso santuariale Antoniano <collocato all'ingresso del chiostro della Magnolia.

Inoltre nel sito internet www.santantonio.org al link iniziative per non vedenti sono disponibili tutte le informazioni e le novità dedicate a voi!

Per richiedere una copia omaggio del Messaggero di sant'Antonio versione per non vedenti o il calendario e ricevere informazioni telefona al numero verde 800019591, invia una e-mail all'indirizzo abbonamenti@santantonio.org, o scrivere, anche in braille, a Messaggero di Sant'antonio, via Orto botanico 11, 35123 Padova.

Ringraziando per la collaborazione, saluto cordialmente

Sabrina dott. Baldin

Progetto non vedenti ed ipovedenti

Messaggero di sant'Antonio

Padova

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SEDE CENTRALE: COMUNICATI DIRAMATI NEL MESE DI SETTEMBRE

Di seguito viene riportato l'elenco completo dei comunicati diramati dalla Sede Centrale U.I.C.I. nel mese appena trascorso, con la specificazione del relativo numero e dell'oggetto.

Vi ricordiamo che tutti i comunicati possono essere consultati all'indirizzo internet http://www.uiciechi.it/documentazione/circolari/main_circ.asp

dove è possibile effettuare ricerche mirate tramite un comodissimo motore di ricerca.

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L'Agenzia di Redattore Sociale del 16-09-2015

Alunni disabili, più docenti di sostegno nelle classi ma i problemi rimangono

I docenti di ruolo sono 90 mila, e altri 25 mila posti in deroga sono stati finora assegnati dal Ministero dell'Istruzione. Crescono però anche gli alunni con certificazione di disabilità: finora sono 217 mila, ma il numero è destinato a salire. L'Anief: "La Buona scuola non ha inciso, serve fare di più".

ROMA. Gli insegnanti di sostegno che ricoprono un posto di ruolo per l'anno scolastico 2015/2016 superano quota 90 mila, l'11% in più rispetto allo scorso anno. Non bastano però a coprire il numero di alunni disabili, che cresce ogni anno e che in questo momento sono arrivati a quota 217 mila. I numeri ufficiali sono del Ministero dell'Istruzione, che rende nota la situazione rassicurando sul fatto che sarà data immediata risposta assegnando tempestivamente i posti in deroga che risultassero necessari per soddisfare le esigenze degli alunni con disabilità: una necessità che finora ha portato all'assegnazione, in questo anno scolastico, di 25 mila posti in deroga. Rassicurazioni che però non convincono completamente l'Anief, che pur registrando l'aumento del numero dei docenti, sottolinea come in ogni caso al momento risulta coperto l'80% del fabbisogno, il che significa che come ogni anno arriveranno le proteste delle famiglie degli alunni alle quali il diritto al sostegno non è stato garantito: un problema che deriva anche da una normativa che, afferma l'organizzazione, andrebbe cambiata una volta per tutte.

Nel dettaglio, il Miur afferma che "i posti sul sostegno per l'anno scolastico 2015/2016 sono 90.034, cioè l'11% in più dell'anno scorso, quando erano 81.137". "L'organico potenziato istituito dalla legge Buona Scuola - precisa il ministero - prevede ulteriori 6.446 posti per il potenziamento delle attività di sostegno". "Gli alunni certificati ad oggi sono già 217.000, dice il Miur, e le assunzioni effettuate fra agosto e settembre hanno colmato 14.000 posti finora rimasti vuoti di anno in anno consentendo la copertura del 100% del fabbisogno (deroghe a parte) in quasi tutte le regioni". "Sono poi - continua il Ministero - già 25.000, ad oggi, i posti in deroga assegnati dal Miur per rispondere ulteriormente alle esigenze degli alunni diversamente abili e delle loro famiglie. Numero destinato ad aumentare per le nuove certificazioni di disabilità o aggravamento che abitualmente arrivano subito dopo l'inizio delle lezioni. A tali necessità il Miur darà tempestiva risposta con l'istituzione dei posti occorrenti".

Di fronte ai dati ministeriale, l'analisi dell'Anief è immediata: di fatto ogni anno ci sono 5 mila nuovi alunni disabili, e anche dopo la legge sulla Buona Scuola e le relative assunzioni, l'organico complessivo impegnato sul sostegno rimane fermo all'80% del necessario. "La riforma della Buona Scuola - dice il presidente Marcello Pacifico - non ha sanato il problema della mancanza di insegnanti di sostegno nelle scuole italiane: perché a fronte dei 120 mila docenti necessari a mantenere il rapporto di un docente ogni due alunni 'certificati', continuiamo a stare fermi a circa 90 mila insegnanti stabilizzati. Anche quest'anno gli altri posti saranno così coperti da supplenti, pur in presenza di oltre 12mila docenti specializzati con i corsi Tfa e di scienze della formazione primaria, lasciati a stagnare nelle graduatorie d'Istituto. Dando così il là alle denunce delle famiglie e delle scuole per mancanza di docenti, che tardano ad essere nominati pur in presenza di precise richieste di sostegno avanzate dalle commissioni mediche".

"Si tratta - continua il presidente Anief - di una mancanza davvero grave, perché ricordiamo che stiamo parlando, andando oltre ai freddi numeri, di docenti che debbono supportare lo studio di alunni in prevalenza con ritardo mentale, disturbi del linguaggio e dello sviluppo. Malgrado la necessità di adeguare il numero di insegnanti, ribadita dalla sentenza della Consulta n. 80/2010, la quale ha messo in evidenza una volta per tutte come l'organico dei docenti di sostegno vada tarato con l'obiettivo primo di garantire il rapporto uno a due tra docenti specializzati e alunni disabili, rimaniamo fermi ad un organico dell'80% rispetto alle effettive necessità. E questo limite ha prodotto l'ennesimo anno scolastico in sofferenza: perché a fronte di 40mila posti liberi, quelli effettivamente coperti da assunzioni saranno circa 10mila. Con 30mila posti destinati ancora ai precari".

"Si tratta di una seria lacuna - continua Pacifico - perché anche lo scorso anno alla fine, contando i posti in deroga, servirono circa 120 mila docenti, tra assunti e supplenti. Considerando che l'incremento annuo di alunni disabili si attesta attorno ai 4-5mila unità, viene da chiedersi perché non si è fatto fronte a questo problema superando, anche con la riforma, i limiti imposti dalla Legge 128/2013 approvata durante la gestione dell'ex ministro Maria Chiara Carrozza. Quella norma, infatti ha previsto un massimo di assunzioni pari a 90 mila docenti, ma si rifà ad un contingente di iscritti disabili risalente al 2006. Nel frattempo, però, gli alunni che necessitano del docente a supporto sono passati da 180mila a 240mila: è chiaro che occorre adeguare la norma".

Quanto agli "ulteriori 6.446 posti per il potenziamento delle attività di sostegno" indicati dal Miur come conseguenza della legge di riforma (Buona Scuola), Pacifico ricorda che "andranno a far parte dell'organico del prossimo anno, perché nel 2015/16 per legge i docenti assunti con il 'potenziamento' otterranno solo una nomina giuridica (e sempre che le nomine in ruolo vadano tutte a buon fine, visto che fase B del piano assunzioni sono andate perse già oltre 3.600 assunzioni per mancanza di candidati nelle Graduatorie ad esaurimento, pur in presenza di 12mila abilitati nelle graduatorie d'Istituto). Il risultato di questa situazione - spiega Anief - è che anche l'anno prossimo, dopo la Buona Scuola, ci ritroveremo ancora oltre 25mila posti vacanti, che in prospettiva rimarranno tali. A meno che se non si superino gli attuali vincoli normativi sull'organico del sostegno. E si dia anche finalmente seguito alla direttiva europea 70/1999, oltre che alla sentenza della Corte di Giustizia europea, che prevede l'assunzione su posto vacante di tutto il personale che ha svolto oltre 36 mesi di servizio".

"È una situazione - continua - davvero paradossale, perché quegli alunni a cui verrà assegnato il docente di sostegno con il solito inevitabile ritardo, con tanto di cambio di docente in corso d'anno, hanno gli stessi diritti degli altri: i posti in deroga, in realtà stabili a tutti gli effetti, sono un tecnicismo che - conclude Pacifico - è giunta l'ora di superare con i fatti". Nei prossimi giorni il sindacato rilancerà la campagna "Sostegno, non un'ora di meno!".

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L'Agenzia di Redattore Sociale del 16-09-2015

Oltre 1,5 milioni di "falsi validi", Fish: urgente riformare l'accertamento

Sono persone gravemente disabili ma senza indennità di accompagnamento. La proposta di Fish per un nuovo iter: quello attuale coinvolge circa 25 figure professionali per una domanda. "Inefficace, obsoleto e costoso". L'Italia spende per disabilità 1,7% del Pil.

ROMA. Un nuovo iter del procedimento per l'accertamento di disabilità e invalidità: è tornata a chiederlo con urgenza Fish (Federazione italiana superamento handicap), dati e proposte alla mano, che oggi ha convocato una giornata di studio e confronto su "Il nuovo paradigma della Convenzione Onu per l'accesso ai diritti e il contrasto delle discriminazioni delle persone con disabilità". All'incontro, ospitato presso la presidenza del Consiglio dei ministri, hanno preso parte rappresentanti delle associazioni e delle istituzioni, dal ministero del Lavoro a quello dell'Istruzione. L'urgenza di una riforma, contenuta anche nel Programma biennale di azione approvato ormai due anni fa, è stata posta al centro della discussione, aperta dalla sottosegretario Franca Biondelli: "ci stiamo muovendo nella direzione della semplificazione delle procedure - ha detto - e del miglioramento del processo: temi certi e ridotti ed eliminazione di tutte le duplicazioni di documenti e visite. Il tutto - ha concluso - con l'obiettivo di rilevare le potenzialità e le autonomie, supportati da una progettazione personalizzata".

Una passaggio decisivo "dalla sanitarizzazione alla progettazione per l'inclusione" è stato invocato dal presidente della Fish Vincenzo Falabella, che ha ricordato l'imminente presentazione della "nuova legge di stabilità, rispetto alla quale non giocheremo in difesa, ma in una posizione propositiva. A partire dai numeri e dalle ipotesi che oggi presentiamo". Numeri che, tanto per cominciare, smentiscono quella che Falabella ha definito la "bufala dei falsi invalidi".

Oltre 3 milioni di invalidi, meno di 2 milioni di indennità. Dato fondamentale, intorno a cui ruotano il ragionamento e la proposta di Fish, è quello relativo alla forbice trai dati Istat sul numero di persone con gravi disabilità e quello di Inps sul numero di indennità di accompagnamento: rispettivamente, 3.086.000 e 1.933.999. "Ciò significa - ha spiegato Falabella - che in Italia ci sono circa 1,5 milioni di persone gravemente disabili senza indennità di accompagnamento. Tanti falsi validi, insomma, piuttosto che falsi invalidi. E l'89% di queste sono ultrasessantacinquenni". E non esiste, stando all'elaborazione dei dati Istat e Inps, alcuna disomogeneità territoriale nel rapporto tra numero di persone gravemente disabili e numero di di indennità corrisposte da Inps. In assoluto, invece, sia il numero di persone con gravi limitazioni funzionali sia, di conseguenza, il numero di titolari di indennità sono decisamente superiori nelle regioni meridionali rispetto a quelle centrali e settentrionali. "Evidentemente - ha spiegato Carlo Giacobini, direttore di HandyLex.org - le diverse incidenze sono in realtà un indicatore del funzionamento e dell'efficacia di sistemi, politiche e servizi in ambito di salute, sostegno sociale, previdenza e assistenza. Il che - ha aggiunto - rbadisce la necessità di una valutazione della disabilità che non si limiti alle funzioni corporee, ma entri nel merito dei fattori ambientali".

Spesa per disabilità tra le più basse in Europa: 1,7% del Pil. Secondo i dati Eurostat, nel 2012 la spesa destinata alla disabilità è stata pari all'1,7% del Pil, contro una media europea del 2,1%. Si tratta di circa 430 euro pro capite, a fronte dei 595 della Francia e i 742 della Germania. "In un simile contesto - ha detto Falabella - parlare di tagli è davvero insensato. Serve invece con urgenza un processo di riforma dei criteri e dei percorsi dell'accertamento, che sono obsoleti, farraginosi e inefficaci. Così come del tutto inefficace, oltre che costosissimo, è stato il piano straordinario di controlli (oltre 1,2 milioni di accertamenti), che ha prodotto pochissimo in termini di ricavi (40 milioni annui circa, pari allo 0,2% della spesa annuale per la disabilità) e tanto in termini di stigma ed emarginazione".

La proposta di Fish. E' in questo contesto e a partire da questi dati che si colloca la proposta presentata oggi da Fish: un "documento di lavoro in progress" per la revisione del sistema di accesso e riconoscimento della condizione di disabilità, in un'ottica di sostenibilità ed efficacia, a partire dall'inclusione. "Proprio l'inclusione - ha detto Speziale, vicepresidente di Fish e presidente nazionale di Anffas - garantisce infatti la sostenibilità, superando l'approccio assistenziale alla disabilità e trasformando le persone con disabilità in cittadini a pieno titolo, attivi e produttivi". Dopo aver analizzato le diverse criticità dell'attuale sistema di accertamento (frammentazione dei percorsi, modalità di valutazione superate, inefficacia, costi di gestione, tempi di attesa, dispersione delle responsabilità) il documento sintetizza in sette "assi" la proposta di riforma: unificare i momenti e i criteri valutativi, disgiungere la valutazione di base da quella multidimensionale, unificare la responsabilità, separare i percorsi valutativi per età, rivedere i criteri di valutazione, monitorare i percorsi e contenere i contenziosi. Dall'iter attuale, che Fish ha individuato in ben 10 fasi, nelle quali sono coinvolte, complessivamente, circa 25 figure professionali, si intende arrivare a un percorso semplificato, che inizia con il certificato del medico, continua con la visita di valutazione effettuata da un solo medico con funzioni monocratiche, che redige il verbale e lo sottopone alla validazione del medico dirigente Inps. A questo punto, in caso siano previste provvidenze, inizia la procedura amministrativa, con eventuale nuova visita. Contro il verbale, il cittadino potrà quindi presentare ricorso amministrativo entro 60 giorni ed eventualmente successivo ricorso giurisdizionale. (cl)

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La Tribuna di Treviso del 12-09-2015

Usano il pass invalidi e offendono un cieco

TREVISO. «Siamo stanchi delle persone handicappate». Insulti e offese choc al presidente dell'Unione Italiana Ciechi Treviso, Massimo Vettoretti. Un automobilista si sarebbe accanito contro di lui per una segnalazione fatta sabato ai vigili dallo stesso Vettoretti a causa di un permesso, probabilmente non in regola, per il parcheggio degli invalidi. Dagli insulti ricevuti, però, il presidente di Uic è pronto a passare alla querela: «Con il mio avvocato stiamo valutando di presentare una denuncia contro queste persone», spiega Vettoretti, «non posso accettare di essere stato insultato solo perché ho segnalato qualcosa che secondo me non è in regola». Intanto l'automobilista dovrà pagare una multa perché al momento del controllo dei vigili non era presente la titolare del permesso. L'oggetto in questione è un pass. Il classico tagliando arancione che viene esposto sul cruscotto per posteggiare nei posti riservati alle persone diversamente abili. Il titolare del pass è unico e solo lui o lei, come in questo caso, può utilizzarlo per occupare con il proprio mezzo il posteggio riservato. Lo scenario è quello di piazza Pio X dove il 36enne con la mamma sabato pomeriggio stavano facendo una passeggiata. Arrivati all'altezza dell'autovettura in questione, è stata la mamma di Vettoretti a segnalare quella che potrebbe essere una irregolarità, ovvero un permesso falso. «Abbiamo chiamato i vigili», spiega il presidente, «in quel momento è arrivato il proprietario dell'auto che era in compagnia di un altro uomo». All'arrivo dei vigili i due si sono scatenati con una serie di insulti, pesantissimi, contro Vettoretti. «Mi hanno detto che sono incapace di intendere e di volere», racconta, «poi che sono un handicappato ed oltre al mio problema dovuto alla cecità avrei pure "seri problemi di testa" e che sono "stanchi di subire queste cose dalla persone handicappate"». Offeso davanti ai vigili, che hanno assistito alla scena e che più volte hanno invitato i due automobilisti a moderare i termini, il 35enne ha preferito non rispondere alle provocazioni. «Devo ringraziare gli uomini della municipale che oltre ad essersi precipitati sul posto», dice, «hanno avuto un comportamento di grande rispetto». La faccenda per i due, pizzicati a utilizzare un tagliando per diversamente abili senza la legittima proprietaria, si è però complicata con una multa. «Quello che è successo è brutto davvero», sottolinea Vettoretti, che nei prossimi giorni presenterà una querela per ingiurie, «Purtroppo ne accadono tanti di fatti di questo tipo e forse si dovrebbe imparare a vivere dai disabili, dalla passione che mettiamo in tutto quello che facciamo ogni giorno». (v.m.)

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Blog Invisibili - Corriere della Sera del 26-09-2015

Fotografa l'Impostore: ogni tanto anche le forze dell'ordine

Compirà un anno fra poche settimane, i primi di novembre, ma è già ora dei primi bilanci per il gruppo Facebook Fotografa l'impostore che raccoglie foto di automobilisti che parcheggiano nei posti riservati ai disabili. Un'idea, sociale, portata avanti da un gruppetto di amministratori iperattivi. Tra questi 11 ci sono i fondatori Massimo Vettoretti e Simona Zanella, due persone disabili non vedenti, «a Novembre 2014 - raccontano - constatammo che il malcostume di parcheggiare abusivamente era sempre più diffuso». Nacque così il gruppo che oggi conta quasi 3.400 persone. Risultati?

«Inizia ad esserci una maggiore presa di coscienza dei cittadini - raccontano -. Si è poi instaurato un buon rapporto di collaborazione con diverse amministrazioni comunali, anzi alcune delle idee che abbiamo proposto sono state accolte dai comuni e dalla polizia municipale, come per esempio, far stipulare delle convenzioni ed emettere ordinanze per poter far intervenire le forze dell'ordine all'interno di luoghi privati (supermercati, parcheggi interni agli ospedali) per sanzionare coloro che non rispettano i parcheggi dedicati ai disabili. Inoltre sono stati messi a norma dei parcheggi che non lo erano per esempio quello all'Ospedale San Martino e al Terminal Traghetti di Genova».

Accanto all'azione di denuncia - una sorta di gogna pubblica di automobilisti - e agli accordi locali dal gruppo è nata anche un'iniziativa parlamentare: «Abbiamo anche proposto un emendamento da inserire nella Legge 1638 in Ottava commissione trasporti per aumentare il peso sanzionatorio a carico di chi non rispetta i parcheggi gialli ed è fermo in Senato da gennaio 2015. Abbiamo spedito due raccomandate al Sindaco di Torino, Piero Fassino, che è anche presidente dell'Associazione nazionale comuni d'Italia con una serie di proposte di cui molte a costo zero al fine di migliorare la vita dei disabili per ciò che riguarda gli spostamenti in auto, parcheggi ed accessi alle zone a traffico limitato. Non abbiamo mai ricevuto una risposta».

Ma capita che siano le stesse forze dell'ordine a trasgredire. «A volte sì, piazzano i loro mezzi anche se non sono in situazioni di emergenza sui park gialli. Se gli si chiedono spiegazioni talvolta rispondono in maniera arrogante, in alcuni casi ribadiscono che si tratta solo di qualche minuto. Il caso che più ci ha colpito, ma per fortuna è un episodio isolato, è accaduto nell'inverno scorso quando le forze dell'ordine si sono inventate una storia assurda di una rapina. Ci hanno inviato una email ufficiale. Abbiamo verificato sul posto. La rapina non c'è mai stata».

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Superando.it del 01-09-2015

Un esposto sulla scala mobile vietata ai cani guida

Un esposto presentato ai Carabinieri da parte di alcune persone con disabilità visiva, con la richiesta all'autorità di pubblica sicurezza di mediare il loro dissidio con l'Amministrazione Comunale e con la Società che gestisce l'impianto, è l'ultimo atto della vicenda riguardante la scala mobile che porta al centro storico di Belluno, divenuta una sorta di "simbolo" della battaglia per il libero accesso insieme al proprio cane guida, ovunque ci si trovi.

BELLUNO. Da una parte, come riferisce il quotidiano «Corriere delle Alpi» del 4 agosto scorso, il sindaco di Belluno Jacopo Massaro dichiara di essere in attesa «che la commissione ministeriale appositamente convocata trovi una soluzione al problema, ad esempio introducendo una deroga per i cani appositamente addestrati», dall'altra parte alcune persone con disabilità visiva ribadiscono che «tutti i cani guida sono preparati per salire le scale mobili» e che «non serve nessuna integrazione: basta applicare la legge». Donde l'esposto presentato da quelle stesse persone ai Carabinieri di Feltre (Belluno), con la richiesta all'autorità di pubblica sicurezza di mediare il loro dissidio con l'Amministrazione Comunale bellunese e con la Società Bellunum.

È ferma a questo punto la questione riguardante la scala mobile di Lambioi, che porta al centro storico di Belluno - da noi seguita più volte in questi mesi - divenuta una sorta di "simbolo" della battaglia, da parte delle persone con disabilità visiva, per il libero accesso insieme al proprio cane guida, ovunque ci si trovi.

Il momento più "caldo", lo ricordiamo, si era avuto a fine maggio, quando un gruppo di persone con disabilità visiva, provenienti da varie città d'Italia, si erano recate insieme ai loro cani guida ai piedi di quella scala mobile, chiedendo di salire, nel rispetto delle Leggi, e con il pacifico intento dimostrativo «di far vedere che gli animali sono perfettamente in grado di prendere le scale mobili in tutta sicurezza, oltre che per rivendicare la libertà di movimento e il rispetto della dignità».

Ciò aveva portato al blocco dell'impianto, da parte della Società Bellunum che lo gestisce, e anche all'arrivo della Polizia, lasciando comunque la situazione al punto di prima, tra polemiche varie e preannunciate azioni legali.

Nel successivo mese di luglio, poi, il Sindaco di Belluno aveva annunciato la costituzione di «una commissione tecnica mista (ministero dei trasporti / ministero della salute) per studiare come certificare l'addestramento di quei cani in grado di salire sulla scala mobile di Lambioi in totale sicurezza per sé e per gli altri». Gli aveva risposto Massimo Vettoretti, presidente dell'UICI di Treviso (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti), sottolineando ancora una volta che «non servono Commissioni per applicare leggi esistenti».

Come sempre, quindi, non mancheremo di aggiornare i Lettori sugli sviluppi della vicenda, senza però dimenticare, nemmeno in questo caso, di citare innanzitutto l'ottima guida realizzata dall'Associazione Blindsight Project, intitolata Tutto sul cane guida (e i suoi amici umani), che esordisce così: «La prima cosa da non dimenticare mai è che il cane guida che accompagna la persona disabile della vista (cieco o ipovedente) non può essere separato dallo stesso in quanto considerato "ausilio per persona disabile"; è quindi tutelato dalla legge (n. 37 del 1974, integrata dalla Legge n. 60 dell'8 febbraio 2006 pubblicata nella G.U. n. 52 del 3 marzo 2006), che garantisce OVUNQUE SENZA LIMITAZIONE l'ingresso GRATUITO al cane guida che accompagna disabile visivo anche dove i cani normalmente non sono ammessi [...]».

E ricordiamo infine ai Lettori anche l'ampio approfondimento elaborato per il nostro giornale da Fabrizio Marini dell'UICI di Roma, che con solidi argomenti aveva spiegato come per «i ciechi e gli ipovedenti usufruire di scale mobili, rampe mobili e tapis roulants senza l'uso della vista non sia mai stato un problema, né mai lo sarà». (S.B.)

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Il Corriere delle Alpi del 25-09-2015

Scale mobili negate ai cani guida: la Procura apre un'indagine

Per il momento si tratta di un accertamento preliminare senza indagati nè ipotesi di reato. Pavone vuole capire se il divieto è compatibile con le norme e chi è il responsabile dell'impianto di Irene Aliprandi.

BELLUNO. Il divieto ai cani guida per ciechi, lungo le scale mobili di Lambioi, è legittimo? È questa la prima domanda che si pone l'indagine avviata dal procuratore della Repubblica Francesco Saverio Pavone, in seguito all'esposto presentato da tre non vedenti ad agosto. Al momento si tratta di un accertamento preliminare (Modello 45) che non ha ancora nè un indagato nè un'ipotesi di reato. La vicenda ha una storia abbastanza travagliata. In ragione del fatto che le scale mobili di Lambioi sono particolarmente pendenti e con scalini stretti che potrebbero risultare pericolosi per chiunque, a partire dagli stessi cani, il regolamento prevede l'esclusione all'utilizzo delle scale mobili dei cani guida. Il divieto trova una soluzione con il permesso, dato ai non vedenti, di parcheggiare ovunque in centro storico, anche fuori dagli stalli a patto che non venga intralciata la circolazione.

Ma ai non vedenti non basta, perché ne fanno una questione di legalità e principio. In tre (Massimo Vettoretti, Simona Zanella e Fernando Giacomin) organizzano quindi una manifestazione dimostrativa, tenuta il 9 maggio, ma gli addetti alle scale mobili li bloccano per evitare la salita dei cani. Ne nasce una polemica, anche perché l'Unione ciechi si dissocia, mentre il sindaco Massaro tenta di spiegare le ragioni del divieto. L'accordo non si trova e ad agosto viene presentato l'esposto.

Ora la procura di Belluno vuole verificare se il regolamento di Lambioi sia legittimo, alla luce delle leggi che normano il settore: la n. 37 del 14 febbraio 1974, modificata dalla n. 376 del 25 agosto 1988 con sanzioni definite dalla n. 60 dell'8 ottobre 2006. Le tre leggi, in sostanza, affermano che i cani guida per ciechi possono usare qualsiasi mezzo di trasporto, comprese le scale mobili.

In caso di violazione delle norme, il responsabile dell'impianto rischia delle sanzioni amministrative. Ma uno dei primi aspetti dell'inchiesta riguarda proprio questo: chi è il responsabile delle scale mobili? Chi ha emesso il regolamento con il divieto? L'articolo 27 del regolamento stesso, ad esempio, affida al responsabile dell'impianto il dovere di applicare le norme relative, anche future. C'è discrepanza tra questo articolo e il mantenimento del divieto?

«In questa fase», spiega il procuratore Pavone, «cercherò di capire chi è il responsabile dell'impianto e se il divieto è legittimo. Naturalmente

è presto per dire se l'indagine andrà avanti o meno». Pavone chiarisce che: da parte dei non vedenti non c'è stata interruzione di pubblico servizio il 9 maggio, mentre potrebbe sussistere la violenza privata per non averli lasciati passare. La procura ha già acquisito alcuni documenti.

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Green Style.it del 21-09-2015

Cani guida: i 5 esemplari più eroici

A settembre si celebra il National Guide Dog, ovvero il mese dedicato ai cani guida che si distinguono per il loro servizio e operato. Un ruolo davvero importante e da onorare, un compito presente sin dal primo secolo DC e portato avanti fino ai nostri giorni. Pare che solo negli USA siano 10.000 i cani guida all'opera, sempre efficienti e responsabili. Ma sono 5 quelli che si sono distinti per aver superato il ruolo base, trasformandosi in supereroi. Salty e Roselle hanno letteralmente salvato la vita ai proprietari Omar Rivera e Michael Hingson presenti quel fatidico 11 settembre all'interno delle torri gemelle, ma in due zone differenti. Dopo la collisione del primo aereo, i cani guida hanno saputo allertare i loro compagni umani e, nonostante il trambusto e il momento di terrore, non li hanno mai abbandonato conducendoli in salvo per tutte le rampe delle scale della torre.

Yolanda, una bellissima cagnolina di razza Golden Retriever, ha dimostrato alla sua compagna umana Maria Colon di possedere capacità sorprendenti. La donna non vedente era stata svegliata nel sonno per la presenza di fumo all'interno della sua abitazione a Philadelphia, l'odore acre e prossimo all'incendio le aveva fatto esclamare la parola "Danger". Il termine è probabilmente un segnale per la cagnolina che, senza perdersi d'animo, ha digitato con la zampa il numero del pronto intervento abbaiando la sua richiesta d'aiuto. I pompieri giunti velocemente hanno spento le fiamme salvando le due. Il fatto era già accaduto anche in passato, la piccola aveva chiamato i soccorsi perché la donna era svenuta perdendo i sensi.

Audrey Stone deve la sua vita al suo cane guida Figo che l'ha salvata dall'impatto con un autobus. I due, mentre attraversavano sulle strisce pedonali a Brewster, nello stato di New York, non sono stati visti da un mini-bus che li ha travolti. Se Figo non avesse fatto scudo con il suo corpo ora la donna sarebbe morta, ma entrambi hanno riportato ferite multiple ma sono vivi. Un anonimo benefattore si è occupato dei costi della guarigione del cane e presto recupereranno entrambi le forze. E per concludere la lista dei cinque cani più eroici impossibile non nominare Orlando, un esemplare di Labrador di 10 anni, divenuto famoso per aver soccorso il proprietario Cecil Williams caduto sui binari della metropolitana. Nonostante gli avvertimenti dell'animale, l'uomo è scivolato ma il cane lo ha raggiunto accucciandosi accanto e leccandogli il viso. I due sono stati fortunati, benché il passaggio di diversi convogli sono sopravvissuti e tratti in salvo. L'uomo ha quindi potuto contare sul supporto di diverse donazioni sia per le cure che per il sostentamento del suo Orlando, ormai anziano che vivrà con lui, quindi l'arrivo di una nuova guida a quattro zampe.

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Giornale UICI del 08-09-2015

Centro di Documentazione Giuridica - Il contrassegno europeo sarà disponibile dal 15 settembre 2015

di Paolo Colombo

A partire dal prossimo 15 settembre sarà a disposizione, anche in Italia, il nuovo "tagliando europeo". Esso sarà di colore azzurro e sostituirà quello vecchio di colore arancione.

Il contrassegno europeo è stato introdotto dalla raccomandazione del Consiglio dell'Unione Europea n° 98/376/CE del 4 giugno 1998, alla quale anche il nostro paese si è adeguato con il Decreto del Presidente della Repubblica n.151 del 30 luglio 2012. che ha modificato anche gli articoli di riferimento del nostro C.d.S.

Il nuovo pass consentirà a un disabile italiano, che ha diritto a particolari agevolazioni nel paese in cui risiede, di godere dei benefici offerti ai disabili anche negli altri paesi dell'Ue in cui si sposta. Esso sarà plastificato e presenterà il simbolo internazionale di accessibilità bianco su fondo blu; inoltre per la prima volta, saranno inserite, sul suo retro per tutelarne la privacy, anche le foto e le firme degli aventi diritto.

La sua validità sarà quinquennale, a meno che non sia a tempo determinato per invalidità temporanea del richiedente e dovrà essere esposto, in originale, nella parte anteriore del veicolo, in modo che sia chiaramente visibile per eventuali controlli.

Il nuovo contrassegno europeo di parcheggio per disabili, azzurro, così come quello italiano (arancione) prima rilasciato, è strettamente personale e non cedibile, non è vincolato ad uno specifico veicolo e consente varie agevolazioni, sia per quanto riguarda la sosta sia per la circolazione

Esso faciliterà notevolmente la libera circolazione e l'autonomia dei disabili nell'Unione Europea e consentirà alle persone con deambulazione sensibilmente ridotta e ai non vedenti di poter parcheggiare la propria automobile in appositi spazi dedicati ai disabili e di accedere a zone della città europee generalmente vietate al traffico.

Paolo Colombo

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AgenParl del 11-09-2015

Roma, Unione Ciechi: Ad ABI e Poste Italiane i Premi Braille 2015

ROMA. Il Premio Louis Braille 2015 si terrà il 5 novembre a Chianciano (SI), nell'ambito della serata di gala inaugurale del XXIII Congresso Nazionale dell'Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti, con l'esibizione di alcuni musicisti ciechi, nonché la partecipazione di artisti provenienti dal mondo della musica.

Nel corso della Conferenza stampa di presentazione del Premio, svoltasi questa mattina presso la sede dell'Unione, il Presidente Nazionale Mario Barbuto ha annunciato i vincitori del Premio Braille 2015: Poste Italiane per aver reso pienamente accessibile ai ciechi e agli ipovedenti la firma digitale FirmaOK! e l'ABI, Associazione Bancaria Italiana per il lavoro destinato a favorire la massima accessibilità dei non vedenti alle strutture, ai prodotti e ai servizi bancari.

"L'Unione da sempre attribuisce il premio a quelle persone e a quelle istituzioni che si sono distinte nel contribuire al miglioramento delle condizioni di vita, lavoro e studio dei ciechi e degli ipovedenti italiani - dichiara Barbuto. Quest'anno abbiamo deciso di rendere omaggio a due importanti istituzioni economiche del nostro paese: l'accessibilità è un aspetto fondamentale da tenere sempre presente, soprattutto in fase di progettazione. Vogliamo quindi ringraziare l'impegno di Poste Italiane e dell'ABI, che ci hanno aiutato a conquistare un altro pezzettino di autonomia e libertà".

Il premio a Poste Italiane è andato per il nuovo dispositivo per la firma digitale FirmaOK realizzato da Postecom. Il software è stato sottoposto al vaglio dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti che ne ha proposto dei miglioramenti che lo hanno reso accessibile e utilizzabile sia dagli ipovedenti sia da chi è cieco assoluto.

Poste Italiane riceve con grande piacere ed orgoglio questo riconoscimento che conferma l'impegno del Gruppo nel coniugare il valore della responsabilità sociale d'impresa con lo slancio innovativo. Obiettivo di Poste Italiane, indicato anche nel nuovo piano industriale, è promuovere l'inclusione sociale e lo sviluppo digitale del Paese contribuendo ad abbattere ogni tipo di barriera e rendendo più semplice la vita di tutti i cittadini. "Grazie ancora per questo riconoscimento", ha dichiarato Stefano Nalesso, Responsabile della Pianificazione operativa servizi e progetti di Postecom. "Sarà di stimolo per continuare a lavorare insieme per garantire a tutti la piena accessibilità".

"Ringraziamo l'Unione per il Premio che ci ha voluto riconoscere - dichiara Gianfranco Torriero, Vice Direttore Generale dell'ABI. Vogliamo continuare ad ascoltare e a confrontarci con l'Unione su questi temi. E' un dovere assicurare l'autonomia e la libertà di tutte le persone che utilizzano i nostri servizi."

00187 Roma - Via Borgognona, 38 - Tel. 06/699881 r.a. - Fax 06/6786815 - Sito internet: www.uiciechi.it - E-mail: archivio@uiciechi.it - archivio@pec.uiciechi.eu Ente morale riconosciuto con R.D. n. 1789 del 29/7/1923 e D.P.R. 23/12/1978 (G.U. 3/3/1979 n. 62) posto sotto la vigilanza del Governo (D.P.R. 17/2/1990 in G.U. 11/6/1990 n. 134).

Organizzazione non lucrativa di utilità sociale (D.L.vo 4/12/1997 n. 460), iscritta al n. 32/99 del Registro delle Persone Giuridiche presso il Tribunale di Roma. Associazione di Promozione Sociale iscritta al Registro Nazionale (L. 7/12/2000 n. 383) con il n. 17 - Cassiere: Banca Popolare di Vicenza - Agenzia n. 8 Via Torino 156 Roma - Coordinate bancarie: IBAN IT14 A

05728 03208 678570220571 - c/c postale n. 279018 Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ONLUS Roma - Cod. Fisc. 01365520582 - Part. I.V.A. 00989551007.

Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ONLUS

Presidenza Nazionale Radio Ufficiale

Sulla base del Protocollo d'Intesa tra l'ABI e l'UICI sottoscritto nel 2013, destinato a favorire la massima accessibilità dei non vedenti alle strutture, ai prodotti e ai servizi bancari, si è iniziato progettare e a realizzare, in via sperimentale, iniziative formative a favore dei lavoratori non vedenti del settore, visite nelle filiali per verificare l'effettiva fruibilità da parte degli utenti, ciechi e ipovedenti, delle strutture dedicate (percorsi attrezzati, parcheggi riservati, ecc.), delle strumentazioni innovative (token, bancomat, totem, dispositivi di prenotazione, ecc.) e dei prodotti creati per specifiche esigenze.

"Quella di quest'anno sarà la XX edizione del Premio Braille - continua Barbuto - e siamo molto contenti di potere associare questo evento per noi così importante alla prima Lotteria Nazionale Premio Louis Braille, da cui ha preso il nome, e che ha visto moltissimi cittadini rispondere al nostro appello di "prendere per mano la fortuna" e di comprare un biglietto della Lotteria. Sono circa 1 milione i biglietti venduti. L'obiettivo che ci eravamo fissati è stato raggiunto. Il gesto compiuto da tante persone potrà offrire un sostegno concreto ai ciechi e agli ipovedenti di tutta Italia, perché è a loro che sono destinati i servizi finanziati dalla vendita dei biglietti, grazie al lavoro che quotidianamente viene svolto dalle nostre sezioni nelle province e nelle regioni italiane. Vogliamo ringraziare l'Agenzia delle dogane e dei Monopoli e Lottomatica per prezioso supporto che ha garantito la buona riuscita della Lotteria".

"Il risultato va oltre le previsioni iniziali e i timori che avevamo quando abbiamo accettato questa sfida - conclude Barbuto - siamo già pronti per chiedere che venga ripetuta questa esperienza anche per il prossimo anno, magari con una tempistica più lunga per le vendite e con un abbinamento a un biglietto gratta e vinci, come avviene per la Lotteria Italia, che darebbe possibilità di diffusione maggiore".

Ieri mattina ha avuto luogo l'estrazione dei biglietti vincenti.

E' finito a Bellizzi, in provincia di Salerno, il primo premio da 500 mila euro della Lotteria Braille: il tagliando vincente è serie L numero 36004. Gli altri due premi di prima categoria sono andati a Messina (serie L 78350) che si è aggiudicata il secondo tagliando vincente da 200 mila euro, e a Rodì Milici (ME) (serie A 02491), con 100 mila euro.

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Superando.it del 08-09-2015

Empowerment: tutta l'attualità di una parola

a cura del RIDS

Sono un miliardo le persone con disabilità che vivono sul nostro pianeta, il 15% della popolazione mondiale. Nei Paesi con scarsità di risorse, solo il 2% della popolazione con disabilità ha accesso ad interventi e servizi; la frequenza in una scuola è negata al 95% dei bambini con disabilità; l'accesso al lavoro è appannaggio di meno del 10% della popolazione potenziale.

Se guardiamo poi i dati europei, scopriamo che all'accesso negato ai diritti (alla mobilità, al lavoro ecc.), si sommano le discriminazioni: più del 60% dei bambini con disabilità frequenta classi o scuole speciali; le differenze di trattamento e l'ineguaglianza di opportunità nel campo dei trasporti, dell'accesso al lavoro, nel godimento di beni e servizi sono ancora la norma; l'istituzionalizzazione è ancora una politica importante degli Stati europei, visto che 500.000 persone con disabilità risultano vivere ancora in 2.500 mega istituti; la stessa cittadinanza europea è messa in discussione dall'impossibilità di muoversi liberamente nei 28 paesi dell'Unione.

La Convenzione sui Diritti delle Persone con Disabilità delle Nazioni Unite del 2006 ha posto in evidenza che le persone con disabilità sono quotidianamente costrette ad affrontare la violazione dei loro diritti umani. La segregazione e l'approccio medicalizzante - che riduce una persona alla sua malattia - causano l'invisibilità di chi ha una disabilità, privandolo dei diritti di cittadinanza e impoverendolo, sia socialmente che individualmente. Ancora oggi, inoltre, le persone con disabilità sono discriminate e non godono di pari opportunità: il concetto di povertà, per loro, si estende a un trattamento diseguale che impoverisce la persona. Risulta così chiaro che la disabilità è causa ed effetto di povertà: causa perché se si possiede una caratteristica socialmente dimenticata si è esclusi dalla società, ed effetto perché se si è poveri spesso si conseguono disabilità (di salute, di cultura, di genere ecc.).

Il circolo vizioso povertà-disabilità è tanto più vero nei Paesi in cerca di sviluppo, dove le persone con disabilità non accedono ai servizi essenziali (per la salute, l'educazione, il lavoro) e vengono sostanzialmente escluse dai benefìci dello sviluppo. Le barriere, gli ostacoli e le discriminazioni che incontrano tutti i giorni le impoveriscono nell'accesso a beni, servizi e diritti.

Risulta così evidente che le persone con disabilità necessitano di interventi che trasformino la percezione che hanno di se stesse e del mondo che le circonda e rafforzino i loro strumenti di autodifesa. Per questo è importante centrare le azioni di tutela dei loro diritti umani sull'empowerment.

Empowerment [pronuncia italiana: empauernet, N.d.R.] è un termine con due significati: il primo legato al rafforzamento delle capacità e delle competenze della persona, il secondo, invece, di tipo sociale, legato cioè all'acquisizione di potere attraverso la partecipazione alla vita della comunità. Le persone con disabilità hanno bisogno di ambedue i sostegni. Questi, insieme, producono una dinamica virtuosa: il rafforzamento delle capacità individuali, infatti, permette l'acquisizione di maggior potere per farsi includere nella società, promuovendo i propri diritti in prima persona e attraverso le organizzazioni di persone con disabilità e dei loro familiari.

Le continue violazioni dei diritti umani perpetrate nei confronti delle persone con disabilità spesso sono all'origine di un senso di inadeguatezza provato da queste stesse persone, come se dipendesse da loro l'incapacità di adattarsi alla società, a causa della propria condizione. Trasformare questa percezione è il primo obiettivo dell'empowerment, perché è solo a partire dalla consapevolezza della discriminazione e dell'oppressione causate dall'inadeguata organizzazione della società, che le persone con disabilità possono iniziare un percorso (individuale o sociale) di emancipazione.

Questo percorso di consapevolezza può essere sostenuto quasi esclusivamente da altre persone con disabilità a loro volta più consapevoli e tale intuizione è diventata uno strumento di azione e un vero e proprio lavoro politico e tecnico: la consulenza alla pari. Centrali nelle attività di empowerment sono infatti propri i consulenti alla pari, rispetto ai quali i riferimenti teorici si ritrovano già nella psicologia umanistica e in particolare nella cosiddetta "terapia fondata sul cliente" di Carl Rogers e Robert Carkhuff.

Secondo Rogers e Carkhuff, l'auto-aiuto tra pari è un efficacissimo strumento di lavoro, intendendo per "pari" qualcuno che è nella stessa situazione, che ha la stessa età, cultura o che ha avuto una stessa esperienza di vita. Nel caso delle persone con disabilità, un "pari" è appunto qualcuno che ha una disabilità.

I campi di utilizzo del consulente alla pari, nell'àmbito della disabilità, sono vasti: da quello del lavoro (nei centri per l'impiego) a quelli per la vita indipendente e la gestione dell'assistente personale (nei servizi sociali dei Comuni), da quelli dell'abilitazione (in centri riabilitativi) a quelli dell'acquisizione di competenze (per le licenze di guida, nautiche ecc.) e di crescita dell'autotutela (nelle associazioni).

L'inclusione sociale è un obiettivo che può essere conseguito solo attraverso il coinvolgimento diretto e consapevole delle stesse persone con disabilità e il consulente alla pari è una dimostrazione delle competenze delle persone con disabilità come "esperti della loro vita". L'approccio di empowerment, infatti, si basa sul presupposto che chi ha una disabilità ha anche una grande esperienza - reale o potenziale - su come superare le barriere poste alla disabilità stessa.

Nella medesima direzione sono cresciute le esperienze di formazione all'autonomia e di sostegno alla libertà di espressione di bisogni e desideri di chi può autorappresentarsi solamente in alcuni campi della vita relazionale e sociale.

La RIDS [Rete Italiana Disabilità e Sviluppo, N.d.R.] ha identificato l'empowerment di coloro che sono stati esclusi, discriminati e cancellati dalla società quale migliore strategia per tutelare i diritti umani e generare un cambiamento: lo sviluppo delle società umane e il cambiamento sociale avviene non solo attraverso l'azione consapevole delle associazioni, ma anche tramite l'azione consapevole di ogni singola persona con disabilità, quando diviene capace di trasformare, nell'ambiente in cui vive, la visione culturale e sociale della disabilità. In altre parole, la società, come sosteneva Antonio Gramsci, «si cambia molecolarmente», e ognuno apporta il proprio contributo al superamento di pregiudizi e miti discriminatori.

Secondo questo concetto di empowerment, dunque, è compito dello Stato (e delle organizzazioni che si occupano di cooperazione allo sviluppo) includere tutti nei processi di decisione e di sviluppo e, nello stesso tempo, offrire a ognuno l'opportunità di accrescere le proprie capacità e la propria consapevolezza. Sviluppo inclusivo e partecipazione diretta alle decisioni, da parte delle persone beneficiarie, sono elementi essenziali per le società che tutelano i diritti umani.

Si possono pertanto distinguere l'empowerment individuale, l'empowerment sociale e l'empowerment politico.

L'empowerment individuale delle persone con disabilità riguarda vari aspetti:

° emotivi: riformulazione delle emozioni sul costruire e trasformare piuttosto che sul limitare e distruggere;

° percettivi: ridefinizione delle esperienze di vita sulla base del modello sociale della disabilità;

° intellettivi: comprensione degli strumenti culturali di cui dotarsi, apprendendone i linguaggi;

° comportamentali: trasformazione delle relazioni umane e sociali sulla base della nuova consapevolezza;

° abilitativi: apprendere a fare delle cose anche in modo diverso;

° informativi: conoscere e saper usare le leggi e le risorse del proprio territorio.

L'empowerment sociale riguarda invece la società nel suo complesso e le associazioni di persone con disabilità e delle loro famiglie, e nasce dalla constatazione che una delle cause dell'assenza o dell'inadeguatezza delle politiche sulla disabilità è dovuta proprio alla non valorizzazione e al mancato riconoscimento del ruolo di promozione e di tutela dei diritti svolto dalle associazioni delle persone con disabilità. Rafforzare queste associazioni, affinché possano confrontarsi con la società nel suo complesso, significa dare un contributo essenziale e imprescindibile all'inclusione sociale.

In àmbito poi di cooperazione internazionale, formare le Associazioni di persone con disabilità di un determinato Paese significa garantire la sostenibilità della Convenzione ONU attraverso la voce diretta di chi le rappresenta.

Empowerment individuale ed empowerment sociale sono due processi che si intersecano, e che non sono separabili.

L'empowerment politico, infine, riguarda il rafforzamento del ruolo delle organizzazioni di persone con disabilità nei processi decisionali che le riguardano, sviluppando le capacità di quelle stesse organizzazioni di avere un ruolo di advocacy ["tutela legale", N.d.R.] nei riguardi delle istituzioni pubbliche e dei vari decisori politici e sociali.

I percorsi di empowerment e di crescita della consapevolezza dimostrano che è strategico trasformare il lavoro di chi fa cooperazione internazionale e investire sulle potenzialità delle persone e sul ruolo delle associazioni. Al contrario, riproporre vecchi modelli culturali, in cui il ruolo svolto dall'operatore dei servizi è solo di assistenza e cura, può ostacolare il processo di empowerment delle persone con disabilità.

In conclusione si può dire che l'empowerment è uno strumento universalmente valido per qualsiasi battaglia di emancipazione e rispetto dei diritti umani, perché è centrato sulla crescita di consapevolezza e di competenze delle persone e delle associazioni che le rappresentano.

Questo è il contributo che le persone con disabilità possono offrire alla crescita della democrazia e alla realizzazione di società realmente aperte e rispettose dei diritti umani, in tutti i Paesi del mondo.

RIDS sta per Rete Italiana Disabilità e Sviluppo, iniziativa voluta nel 2011 dall'AIFO (Associazione Italiana Amici di Raoul Follereau), da DPI Italia (Disabled Peoples' International), da EducAid e dalla FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap).

Bibliografia

° La Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti delle Persone con Disabilità, New York, 2006.

° Rita Barbuto, Vincenza Ferrarese, Giampiero Griffo, Emilia Napolitano, Gianna Spinuso, Consulenza alla pari. Da vittime della storia a protagonisti della vita, Lamezia Terme (Catanzaro), Comunità Edizioni, 2005.

° AIFO (Associazione Italiana Amici di Raoul Follereau), DPI (Disabled Peoples' International), FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap), Make Development Inclusive. Disabilità e Cooperazione nel Mediterraneo: un mare di pari opportunità, Atti del Convegno di Bari del 15-16 settembre 2007, Bologna, AIFO, 2007.

° Giampiero Griffo, The Role of Organizations of Persons with Disabilities in Development Cooperation, pp.4-10, in «Behinderung und Dritte Welt. Journal for Disability and International Development», A. 18 (2007), n. 3, pp. 4-10.

° Giampiero Griffo, Francesca Ortali (a cura di), Training Manual on the Human Rights of Persons with Disabilities, Bologna, AIFO, 2007.

° Rita Barbuto, Mario Biggeri, Giampiero Griffo, Life Project, Peer Counselling and Self-Help Groups as Tools to Expand Capabilities, Agency and Human Rights, in «Alter. European Journal of Disability», Vol. 5, n. 3 (luglio-settembre 2011), pp. 192-205.

° Sunil Deepak (a cura di), Promuovere l'empowerment: Ricerca emancipativa nei programmi di riabilitazione su base comunitaria: Una guida per i responsabili di programmi di CBR, Bologna, AIFO, 2012.

° Michela Lafratta, Maria Marano, Serena Saquella (a cura di), Cooperazione allo sviluppo e diritti umani. Atti del ciclo di seminari sui diritti dei minori e delle persone con disabilità nell'ambito delle attività e delle politiche della cooperazione internazionale, Cooperazione Italiana allo Sviluppo-Ministeri Affari Esteri e Università di Roma La Sapienza-Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale, Roma, Nuova Cultura, 2012.

° Comitato di Bioetica di San Marino, L'approccio bioetico alle persone con disabilità, approvato il 25 febbraio 2013, Repubblica di San Marino

° Mina Lomuscio, Giampiero Griffo, Il Piano di azione sulla disabilità della Cooperazione italiana, in «Integrazione Scolastica e Sociale, Rivista pedagogico-giuridica per scuole, servizi, associazioni e famiglie», A. XIII, Vol. 2 (maggio 2014), pp. 118-127, Trento, Erickson.

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L'Agenzia di Redattore Sociale del 08-09-2015

Disabilità, l'Onu all'Europa: "Più vita indipendente e fondi per l'inclusione"

Il comitato della Convenzione per i diritti delle persone con disabilità risponde al primo rapporto presentato dall'Ue e raccomanda: "Favorire la de-istituzionalizzazione e la partecipazione delle associazioni di disabili alla vita pubblica con finanziamenti dedicati".

ROMA. Soddisfazione per la novità dell'adesione da parte di un'organizzazione regionale alla convenzione, ma anche richiesta di maggiore armonizzazione della legislazione e delle politiche europee ai principi in essa contenuti: è quanto emerge dalle raccomandazioni del comitato istituito dal Trattato delle Nazioni Unite per i diritti delle persone con disabilità pubblicato il 4 settembre a commento del primo rapporto presentato dall'Unione Europea sulla sua attuazione. Il comitato Onu ha presentato raccomandazioni che dovranno essere attuate dalle istituzioni comunitarie e riportate nei prossimi rapporti (secondo e terzo) da presentare entro il 23 gennaio 2019.

La legislazione venga adeguata d'accordo con le associazioni. "La Ue deve rivedere la sua legislazione per armonizzarla con la convenzione e attuarla, prevedendo un budget, tempistiche e un sistema di monitoraggio", raccomanda il comitato. In particolare auspica che sia realizzato quanto primail monitoraggio di medio termine della Strategia europea per la disabilità 2010-2020 previsto per il 2015 e che linee guida specifiche siano stabilite in consultazione con persone con disabilità e loro associazioni. Particolare attenzione viene data alla partecipazione dell'Ue e a "un dialogo strutturato" con le associazioni, che deve prevedere "un budget indipendente e finanziamenti adeguati".

Il comitato sottolinea la "mancanza di provvedimenti che proibiscono la discriminazione delle persone con disabilità" nelle direttive Ue2000/43 (Parità di trattamento indipendentemente dalla razza e dall'origine etnica), 2004/113 (Principio della parità di trattamento tra uomini e donne all'esterno del mercato del lavoro), 2006/54 (Parità fra gli uomini e le donne nel mercato del lavoro ) e auspica l'adozione della Direttiva su "Equal Treatment" che estenda la protezione dalla discriminazione alle persone disabili.

Diritti di donne, bambini e adolescenti con disabilità. Secondo il comitato, non solo le donne e ragazze con disabilità devono essere incluse nella futura strategia "Gender Equality", ma anche i programmi e le politiche sulla disabilità devono essere adattati a una prospettiva di genere, monitorandone i risultati con apposite raccolte di dati. Anche la nuova agenda per i diritti dei minori dovrà includere una strategia per ragazzi e ragazze con disabilità e favorire la loro partecipazione nelle decisioni che li riguardano.

Togliere i fondi alle strutture residenziali per finanziare le comunità. Il comitato raccomanda che i fondi strutturali e di investimento vengano usati per sviluppare servizi per ragazzi e ragazze con disabilità e le loro famiglie e per favorire la de-istituzionalizzazione. Prioritario è "favorire la vita indipendente in particolare di persone con disabilità intellettuali o psicosociali che ancora vivono in strutture invece che in comunità". Forte è la critica all'utilizzo dei fondi europei, da parte di alcuni stati, per finanziare strutture residenziali piuttosto che comunità: "L'Ue sospenda, ritiri e recuperi i finanziamenti che violano l'obbligo di rispettare i diritti umani".

Mobilità, lavoro, comunicazione e rifugiati disabili. Tra i suggerimenti del comitato quello di una "European Mobility card" per favorire i diritti dei passeggeri con disabilità. Si raccomandano inoltre campagne di comunicazione e sensibilizzazione sui diritti dei disabili e contro i pregiudizi con particolare attenzione alle disabilità intellettive. Importante inoltre "favorire l'attenzione a migranti e rifugiati con disabilità, fornendo adeguate sistemazioni e impedendo la detenzione". I membri del comitato esprimono "preoccupazione per l'alto tasso di disoccupazione" delle persone con disabilità e raccomandano una specifica "formazione negli stati membri per favorire l'accessibilità nei luoghi di lavoro", oltre che la "partecipazione alla vita pubblica e culturale". (lj)

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Superando.it del 25-09-2015

Agenda ONU per lo Sviluppo Sostenibile: finalmente la disabilità!

All'interno di "Trasformare il nostro mondo", documento contenente i diciassette Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, da raggiungere entro il 2030, che l'Assemblea Generale dell'ONU sta per adottare, ci sono tanti riferimenti espliciti ai diritti delle persone con disabilità, che vi vengono inserite a tutti i livelli qualvolta si menzionano le «persone in condizioni di vulnerabilità». «Un fondamentale punto di partenza - secondo il Forum Europeo della Disabilità - che non dovrà però restare solo sulla carta».

«Una roadmap per mettere fine alla povertà globale, costruire una dignità di vita per tutti e non lasciare nessuno indietro, nonché un appello a lavorare insieme e intensificare gli sforzi, per assicurare la pace e guarire il nostro pianeta a beneficio delle future generazioni».

Così Ban Ki-moon, segretario generale delle Nazioni Unite, ha definito Transforming our World: the 2030 Agenda for Sustainable Development ("Trasformare il nostro mondo: l'Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile"), documento contenente i nuovi diciassette Obiettivi di Sviluppo Sostenibile che l'Assemblea Generale dell'ONU si appresta ad adottare in questi giorni, in sostituzione dei precedenti otto Obiettivi fissati nel 2000 e in scadenza in questo 2015.

Si tratta di un passaggio decisamente importante anche per il mondo della disabilità. Come sottolinea Yannis Vardakastanis, presidente dell'EDF (European Disability Forum): «Finalmente le donne, gli uomini, i bambini e ragazzi con disabilità sono pienamente inclusi in questa nuova Agenda». Il documento, infatti, mette al centro i diritti umani, che si propone di garantire, realizzare e tutelare, e tra essi vi sono appunto i diritti delle persone con disabilità, con numerosi riferimenti espliciti, ad esempio in àmbito di educazione, lavoro, riduzione delle disparità, città inclusive o dati statistici. Più in generale si può dire che le persone con disabilità vengano realmente messe al centro della lotta alla povertà e inserite a tutti i livelli nel ogniqualvolta si parla di «persone in condizioni di vulnerabilità».

«Questo risultato - dichiara Vardakastanis - è anche il frutto del nostro lungo lavoro a fianco dell'IDA (International Disability Alliance) e dell'IDDC (International Disability and Development Consortium), bene assecondato dalla Rappresentanza Permanente dell'Unione Europea alle Nazioni Unite. Per altro, siamo di fronte a un punto di partenza e non di arrivo. Infatti, queste novità, che portano il marchio dell'inclusione, non dovranno restare solo sulla carta di questo prezioso testo, ma dovranno condurre a una reale e concreta inclusione del miliardo di persone con disabilità che vivono nel mondo, e che ovunque sono a rischio di povertà e di esclusione, interessando anche i finanziamenti, i programmi e le varie politiche, consentendo così la piena applicazione della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità».

Al risultato sancito in questi giorni dalle Nazioni Unite ha contribuito per altro - sempre a fianco dell'IDA e dell'IDDC - anche il lavoro dell'organizzazione CBM, attiva da sempre, con le sue undici sezioni nazionali, nella lotta alle forme evitabili di cecità e disabilità nei Paesi in Via di Sviluppo. Essa celebrerà nei prossimi giorni l'adozione dell'Agenda 2030 attraverso la pubblicazione intitolata Dialogo sullo sviluppo sostenibile: una prospettiva inclusiva della disabilità, documento in cui emerge come l'inclusione delle persone con disabilità sia rilevante rispetto a tutti i settori dello sviluppo, dall'uguaglianza di genere, alla salute, alla riduzione dei rischi ambientali.

«Gli obiettivi e i target dell'Agenda 2030 - commenta Dave McComiskey, presidente di CBM - potranno essere raggiunti solo se tutti, comprese le persone con disabilità, saranno inclusi nella realizzazione e nella promozione di uno sviluppo sostenibile». (S.B.)

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La Stampa del 28-09-2015

"Senza Oftalmico a rischio i servizi per i disabili visivi"

TORINO. Non solo l'attività medica: le preoccupazioni per la chiusura dell'ospedale Oftalmico di Torino, e il suo smembramento tra Molinette e San Giovanni Bosco, chiamano in causa anche il destino di un'altra realtà: il settore della riabilitazione, direttamente connesso con l'attività medica, che da tempo rappresenta un punto di riferimento fondamentale in città e non solo.

L'allarme arriva dall'Uici, Unione italiana Ciechi e Ipovedenti di Torino: su mandato dell'Asl Torino 1, e in collaborazione con altre associazioni, gestisce il Centro di Riabilitazione Visiva domiciliato proprio all'Oftalmico. «Parliamo di una struttura all'avanguardia - spiega Franco Lepore, presidente provinciale Uici -: solo nel 2014 si è fatta carico di oltre 8 mila prestazioni». L'obiettivo del centro è, per l'appunto, la riabilitazione: ovvero una serie di interventi per permettere ai disabili visivi di rapportarsi con il mondo che li circonda. «Grazie alla professionalità di educatori, psicologi, tecnici ed esperti, ogni giorno proponiamo corsi di autonomia e orientamento - aggiunge Lepore -: dall'uso del bastone bianco alla mobilità domestica, dai corsi di alfabetizzazione Braill a corsi di informatica collettivi e individuali. Ma anche attività di supporto psicologico e molto altro. Il Crv è la dimostrazione di quanto sia importante affiancare agli interventi sanitari la riabilitazione di tipo sociale. Entrambi questi aspetti fanno parte dell'attenzione alla persona e sono centrali in quel processo che dovrebbe accompagnare il paziente verso il recupero di una vita soddisfacente».

Da qui i timori legati al nuovo corso: «Se l'ospedale di via Juvarra verrà smembrato sarà quasi impossibile trovare un luogo adatto al Centro». Perchè? «Le soluzioni finora prospettate sono insoddisfacenti: basta una rapida ricognizione per capire che i locali sono piccoli e inadeguati. Il rischio è che le competenze e le professionalità maturate in questi anni vadano perdute, con grave danno per i disabili visivi». [ALE.MON.]

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Specchio Economico del 21-09-2015

Fondazione Bietti: è stata una bella favola. Ora quali le prospettive?

Il prof. mario stirpe: incerte le prospettive delle ricerche sull'oftalmologia. Dalla svolta del Gruppo di Miami la sorprendente storia di un «miracolo» anche italiano .

«Il primo Congresso della Fondazione G.B. Bietti si svolse in Italia molti anni fa e importò in Europa una tecnologia che ancora era poco adottata; in sostanza io avevo fatto parte del Gruppo di Miami diretto da Robert Machemer che aveva creato una nuova chirurgia della retina, con l'introduzione di un metodo che aveva permesso di aggredire malattie fino a quel momento assolutamente incurabili come traumi, retinopatia diabetica, complicanze del distacco della retina, patologie della regione maculare d'interesse chirurgico».

Al tono entusiasta e nostalgico usato dal prof. Mario Stirpe per fare il punto sulla professione, sulla materia e sui malati cui ha restituito o migliorato la vista, si contrappone nella sua voce una nota di rammarico, di rimpianto, nel descrivere le prospettive odierne che penalizzano fortemente la ricerca scientifica nel Paese.

Lasciamo che sia lo stesso scienziato prof. Mario Stirpe, uno dei primi giovani italiani a frequentare università ed ospedali nei Paesi sanitariamente più avanzati, e rivelatosi all'epoca quasi un «mago dell'occhio», a raccontare l'inizio della bella favola.

«Le nostre indagini sulla chirurgia dell'occhio cominciarono nei primi anni '70 e si prolungarono fino alla fine degli anni '80, quindi questo studio è durato quasi 20 anni. La chirurgia era nata inizialmente per combattere quelle complicazioni del distacco di retina che rendevano l'occhio non ulteriormente operabile. Poi è stata estesa con successo alla cura chirurgica di altre patologie. Nel 1978 cominciammo a preparare il primo Congresso in Roma che doveva riunire tutti i chirurghi che operavano in campo internazionale. Gli studi su questo nuovo metodo furono presentati nel 1980 ed ottennero un'eco enorme in tutta Europa. Molti Istituti, anche europei, in quel momento adottarono questa chirurgia rendendosi conto che la tecnologia era vincente per alcune malattie. Quel Congresso allora fu organizzato per la prima volta con filmati; non erano come i video attuali: si metteva la macchina da presa sul microscopio e si filmava l'operazione chirurgica; si poteva così giudicare la tecnica ed i risultati finali.

Il successo di quel Congresso fu coronato dalla pubblicazione di un libro e, internazionalmente, fu stimolato dalla ripetizione ogni 4 anni, anche perché, spiega il prof. Stirpe, le novità che si registrano ogni anno devono essere giudicate dopo un certo lasso di tempo. Quindi il Congresso fu programmato ogni 4 anni, con la pubblicazione di un libro sugli argomenti dell'oftalmologia in quel momento controversi. Poiché quanti erano scelti per la partecipazione al Congresso erano i più attivi negli studi sull'argomento ne fu chiesto l'impegno a produrre un libro. Grazie agli sforzi della Fondazione Bietti, il libro ha continuato ad essere prodotto dall'Ophthalmology Communications Society di New York.

Quando il Congresso nacque, si stabilì che tradizionalmente venisse ripetuto ogni 4 anni. Inizialmente fu concentrato solo sulla chirurgia della retina, anche perché in quel momento era la materia maggiormente in evoluzione nell'oftalmologia».

Domanda. Quando la tecnica fu messa a punto e diventò di uso comune, di che vi occupaste?

Risposta. L'oftalmologia pur essendo una branca specialistica si é frazionata in diversi settori. Questo si é reso necessario soprattutto nel campo della ricerca. Dopo le innovazioni introdotte nel campo della retina chirurgica l'attenzione è stata attratta dalla chirurgia della cataratta. La produzione di una strumentazione sofisticata e la ricerca sui materiali per la costituzione di particolari lenticoli hanno progressivamente reso possibile una riabilitazione ideale per il soggetto sottoposto ad intervento. Siamo negli anni '90 e l'allungamento della vita si associa alla diffusione di una patologia precedentemente assai più rara: la degenerazione maculare legata all'età. Questa si manifesta in due forme: una prettamente degenerativa ed a più lento sviluppo, l'altra più aggressiva caratterizzata da una neoformazione di vasi nella profondità dell'area centrale della retina; quella cioé deputata alla visione dei dettagli e quindi alla lettura. La frustrazione dell'oculista di fronte a questa forma si é trasformata in entusiasmo quando si é dimostrato che alcuni farmaci potevano migliorarne l'evoluzione in alcuni casi con risultati sorprendenti, Potrei dire che dalla fine degli anni '90 è alla cura delle maculopatie che è dedicata la maggiore attenzione dei nostri meeting.

D. Questa patologia, che prima era soprattutto d'interesse chirurgico, oggi come è considerata?

R. Si era pensato inizialmente ad una terapia chirurgica molto impegnativa ed assai poco risolutiva. La scoperta di farmaci capaci di provocare la chiusura dei vasi di neoformazione ed il riassorbimento dell'edema, causa della caduta della visione centrale, ha spostato gli interessi verso la farmacologia. Il farmaco viene introdotto nella cavità interna dell'occhio mediante l'uso di aghi sottilissimi. Le iniezioni intraoculari vengono oggi applicate con successo anche in altre patologie come l'edema maculare diabetico o le complicazioni edematose delle occlusioni venose retiniche.

D. Su che cosa punta ora la ricerca?

R. La ricerca è attiva in ogni settore dell'oftalmologia perché i risultati ottenuti possono essere migliorati. Un settore sul quale l'approccio appare arduo è quello che riguarda le malattie eredodegenerative. Vengono esplorate le possibilità di modificazione del gene ma la problematica è molto complessa.

D. Nel vostro congresso figura anche un fuori programma dedicato alle assicurazioni.

R. Il problema assicurativo è diventato importante in tutti i settori della medicina. Mi meravigliavo in passato quando negli Stati Uniti come corollario di molti congressi venivano introdotti argomenti che sembravano slegati dal congresso stesso. Erano soprattutto di medicina legale. Il problema assicurativo ha due facce: la prima riguarda più direttamente il medico, la seconda essenzialmente l'ammalato. Il problema riguardante il medico è legato soprattutto alla proliferazione di citazioni giudiziarie, la maggior parte delle quali assolutamente ingiustificate ma dalle quali il medico si deve comunque difendere. Nel nostro campo il problema è certamente minore di quello di altri settori della medicina. L'introduzione di ausili diagnostici molto sofisticati ha cambiato i criteri di preparazione sanitaria in passato basati soprattutto sull'anamnesi e la semeiotica. Indubbiamente il nuovo sistema ha condotto ad una dilatazione della spesa medica. Ogni esame ha un costo, ed è possibile che molti siano stati usati per un criterio di autodifesa. Del tutto recentemente sono stati introdotti criteri restrittivi verso l'uso ritenuto in alcuni casi eccessivo degli strumenti in uso per la diagnostica. Ma chi può giudicare quando un esame è realmente necessario? Troppo spesso il non aver praticato un esame ha condotto a conseguenze letali. E poi non è pensabile che si possa tornare ad una preparazione basata solo su una solida conoscenza clinica perché l'impostazione ormai da tempo seguita è stata diversa. La seconda faccia riguarda l'ammalato in rapporto alle presenti difficoltà di accesso alle strutture sanitarie. Molti spesso, anche se indigenti, si rivolgono a strutture private. Su questo stato di cose una assicurazione, anche integrativa, per chi ha maggiori possibilità economiche potrebbe riequilibrare una organizzazione divenuta sempre più carente.

D. Ma quando operate voi siete assicurati?

R. È questo il punto, non c'è assicurazione di Stato. Questo meeting satellite sarà una occasione per uno scambio di idee anche con i Paesi che viceversa fondano sulle assicurazioni il loro sistema sanitario. Purtroppo non ci sono vie di mezzo. Negli Stati Uniti, per esempio, una buona medicina può averla solo chi ha un buon reddito. Le categorie veramente povere devono essere protette dallo Stato. Chi ha un reddito maggiore dovrebbe potersi permettere una assicurazione eventualmente in parte detraibile dal reddito. Le cose, dai tempi di mio padre, sono cambiate ed anche se erano più efficienti è difficile tornare indietro. Pensate solo alla Regione Lazio: una volta esistevano gli Ospedali Riuniti di Roma condotti da una unica amministrazione, quella del Santo Spirito. Pensate, oggi con il frazionamento degli Ospedali e la moltiplicazione delle amministrazioni di quanto è aumentata la spesa. Esisteva poi un Ente assicurativo parastatale, l'Inam, del quale solo a posteriori si é compresa l'efficienza.

D. Ho notato che al meeting delle assicurazioni partecipa esclusivamente la Consap; perché?

R. Perché la Consap é una assicurazione di Stato e quindi dovrebbe offrire una maggiore disponibilità per lo studio di un programma improntato sui criteri di giustizia. Le sembra giusto che una assicurazione che ha riscosso premi elevati da un iscritto lo privi della tutela se una malattia lo colpisce ripetutamente e sospende la tutela trascorsi i 70 anni, quando cioé il soggetto è più bisognoso di assistenza. In un sistema diverso il cittadino dovrebbe essere tutelato da regole imposte dallo Stato.

D. Cosa vorrebbe dire prima di parlarne al Congresso?

R. Il fine del Congresso è vagliare le esperienze internazionali sulle terapie che si stanno dimostrando efficaci, cercando di capire dall'esperienza di tutti fino a che punto potranno essere tali, e dove vale la pena di spendersi maggiormente per avere risultati e farmaci. I trials clinici internazionali sono organizzati a questo fine. Il Congresso pone attenzione alle condizioni più critiche esistenti e a quelle ancora non completamente consolidate nell'uso terapeutico. Quindi attenzione critica verso quanto di nuovo viene esposto. Questo è importantissimo in un Congresso perché si aprono possibilità e prospettive di nuove terapie che possono essere proposte e sostenute. Il sostegno della ricerca oggi in qualche Paese è dato dallo Stato, ma da noi non è più così, questo proviene soprattutto dalle industrie che sostengono la ricerca. È chiaro che le finalità industriali siano anche economiche.

D. Quanto la tecnologia aiuta la ricerca?

R. Nel nostro campo l'aiuto é stato considerevole. L'IRCCS Fondazione G.B. Bietti è un Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico; la ricerca che si svolge è di tipo translazionale, vale a dire non deve essere mai concepita fine a se stessa ma finalizzata alla cura dell'ammalato. Nel corso del Congresso si discuterà molto dell'impatto sociale delle nuove tecnologie nella diagnosi e cura delle patologie oculari. L'uso clinico di nuovi biomarcatori basati sulla tecnologia ad ottica adattiva per la diagnosi ultra-precoce delle patologie retiniche rappresenterà nei prossimi anni uno dei mezzi più efficaci per prevenire la perdita della vista causata dalle patologie più frequentemente causa di disabilità visiva, tra le quali la retinopatia diabetica. L'uso delle nuove terapie basate sulle cellule staminali e sulla terapia genica stà dimostrando i primi successi terapeutici per il trattamento di gravi patologie oculari, come il deficit di cellule staminali limbari e le distrofie retiniche

D. Quali i rapporti con altre patologie di ordine generale?

R. L'organo della vista è costituito da un sistema complesso. Il sistema diottrico oculare consente la messa a fuoco delle immagini su una rete sensoriale. Queste attraverso il nervo ottico vengono connesse con la centrale di elaborazione che ha sede nella corteccia cerebrale occipitale. Da qui si può comprendere quanto a volte sia complessa una diagnosi e conseguentemente la cura di malattie che interessano le strutture che si estendono posteriormente all'occhio. Per queste l'interesse clinico è a cavallo tra l'oftalmologia e la neurologia; questa patologia si riunisce in una materia denominata neuroftalmologia e anche questa materia avrà un ampio spazio nel Congresso di ottobre. Molte patologie di ordine generale, prima fra tutte il diabete ma anche forme ematologiche o arteriosclerotiche interessano direttamente l'occhio, l'esame del quale offre spesso un contributo prezioso per la diagnosi. La terapia volta alle complicazioni oculari è spesso impegnativa. Il contributo fornito dalla farmacologia per una terapia parachirurgica di queste complicazioni riveste un'importante capitolo ancora oggetto di studi.

La Fondazione G.B. Bietti per lo studio e la ricerca in oftalmologia Onlus, presieduta dal prof. Mario Stirpe, è un ente costituito nel 1984 senza fini di lucro e legalmente riconosciuto dalla Presidenza della Repubblica. La Fondazione G.B Bietti, con decreto ministeriale del 15 febbraio 2005 (Gazzetta Ufficiale n° 50 del 2 marzo 2005), è stata riconosciuta Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico per l'oftalmologia ed è sostenuta per l'attività di ricerca e formazione dalla Fondazione Roma presieduta da Emmanuele Emanuele. Il primo Congresso Internazionale della Fondazione Bietti si tenne nel 1980, preceduto da circa 2 anni di preparazione. Il suo scopo era diffondere in campo internazionale una nuova tecnica chirurgica elaborata nel corso di numerose esperienze. Nacque già dal primo Congresso il primo libro a diffusione internazionale che riempiva una lacuna sentita dalla comunità oftalmologica. Da quel momento la Fondazione Bietti ha assunto l'impegno di ripetere ogni 4 anni un Congresso internazionale su argomenti controversi dell'oftalmologia.

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Daily Wired del 29-09-2015

Primo trial per il trapianto di staminali nella retina

Lo studio, realizzato al Moorfields Eye Hospital di Londra, valuterà l'efficacia del trattamento per la cura della degenerazione maculare senile, e potrebbe aprire le porte all'approvazione e alla commercializzazione della terapia.

La ricerca sulle cellule staminali embrionali continua a fare passi da gigante, e sembra presto destinata a rivoluzionare la cura dei disturbi della vista. Dopo i primi trapianti nella retina annunciati su Lancet lo scorso anno, e il successo tutto italiano di Holoclar, prima terapia di medicina rigenerativa approvata dalla Commissione europea, un nuovo traguardo arriva oggi dal Moorfields Eye Hospital di Londra, dove sarebbe in corso un trial clinico che mira a confermare efficacia e sicurezza del trapianto di staminali embrionali per la cura della degenerazione maculare senile, prima causa di cecità nei paesi industrializzati.

Dall'ospedale londinese fanno sapere che il primo trapianto è già stato effettuato su una paziente inglese di 60 anni, a cui presto dovrebbero seguire altri 9 pazienti. L'intervento chirurgico sulla donna per ora sembra essersi svolto senza problemi, e i primi risultati dovrebbero essere disponibili entro dicembre.

La tecnica sperimentata dai ricercatori inglesi utilizza cellule staminali prevenienti da un embrione, che vengono fatte differenziare in cellule dell'epitelio pigmentato retinico, lo strato di tessuto più esterno di quelli che formano la retina. Uno strato di cellule così ottenute viene quindi impiantato nell'occhio dei pazienti, con la speranza che sostituisca quelle danneggiate dalla degenerazione maculare senile, ripristinando (almeno in parte) le normali funzioni dell'occhio.

Questa metodologia è la stessa analizzata dallo studio pubblicato lo scorso anno sul Lancet, ma come spiegano i ricercatori del Moorfield Hospital, le ricerche fino ad oggi si erano limitate a valutarne la sicurezza. Il nuovo trial clinico mira invece a dimostrare per la prima volta la reale efficacia del trattamento in termini di recupero della vista per i pazienti, ed è quindi una tappa decisiva per l'approvazione definitiva della terapia.

I 10 pazienti arruolati nella prima fase del trial sono tutti affetti da degenerazione maculare essudativa, forma più rara della patologia, ma se i risultati saranno positivi la sperimentazione dovrebbe presto essere allargata anche ai pazienti con la forma "secca", più comune.

di Simone Valesini

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Fanpage.it del 23-09-2015

La proteina di un'alga contro la cecità

I ricercatori si preparano a testare sugli esseri umani la proteina Channelrhodopsin-2, derivante da un'alga unicellulare, che potrebbe permettere ai non vedenti di percepire la luce.

Grazie al consenso ottenuto dalla Food and Drug Amministration, l'ente governativo americano che regola i prodotti farmaceutici e alimentari allo scopo di proteggere la salute dei consumatori, la RetroSense, un'azienda specializzata nel settore delle biotecnologie, potrà presto testare un nuovo prodotto il cui obiettivo è aiutare le persone non vedenti a riacquistare la vista. Se gli esperimenti dovessero portare ai risultati sperati, ci troveremmo di fronte ad una scoperta decisamente rivoluzionaria.

Responsabile di questa svolta è la Chlamydomonas reinhardtii, un'alga eucariote unicellulare microscopica che vive in acqua dolce dalla quale è possibile estrarre una proteina fotosensibile, la Channelrhodopsin-2, che reagisce agli stimoli luminosi e riesce a formare un legame con il nostro cervello. Questa proteina permette all'alga di captare la luce del sole in modo da raggiungerla e convertirla in energia attraverso la fotosintesi e fa parte della famiglia della rodopsina, una proteina che si trova nella retina dell'uomo che ci permette di vedere il bianco e il nero, oltre che di percepire la luce.

La Channelrhodopsin-2 non è nuova alla comunità scientifica, in passato i neuroscienziati erano infatti riusciti ad utilizzarla per rendere i neuroni reattivi alla luce, cosa che normalmente non avviene. Questo è stato però possibile grazie all'optogenetica, una scienza che mette insieme l'ottica e la genetica innescando un potenziale d'azione nei neuroni stessi.

La RetroSense, ottenuto il consenso della FDA, si prepara ora ad unire tutti questi tasselli scientifici per testare, attraverso l'optogenetica, la Channelrhodopsin-2 su 15 pazienti non vedenti a causa di una malattia genetica dell'occhio, la retinite pigmentosa che, nelle prime fasi, porta a cecità notturna.

L'idea di base consiste nell'iniettare copie della Channelrhodopsin-2 nei neuroni della retina che normalmente non sono sensibili alla luce, per far sì che invece lo diventino. Quanto verrà sperimentato non porterà i pazienti a vedere nel vero senso della parola, ma, almeno in una fase iniziale, a percepire la luce.

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Il Corriere della Sera del 13-09-2015

L'italiano di 22 anni inventore della "app" che legge le immagini

Alberto Rizzoli e l'«occhio artificiale» sul telefonino. «Già testato da 88 non vedenti, sono entusiasti».

NEW YORK. « Stai guardando un cheeseburger su un piatto», dice la voce dal telefonino. La donna resta senza parole, attonita, prima che l'emozione la faccia esplodere in un incontenibile «Oh, mio Dio». Ha appena provato un'applicazione in grado, se non proprio di ridarle la vista, almeno di far lavorare la sua sconfinata e allenatissima immaginazione fornendogli un'idea piuttosto precisa di ciò che ha di fronte. «Aipoly», l'ultima evoluzione di quella che viene definita la «visione artificiale», a novembre sarà disponibile in Applestore. Da ottobre sarà possibile usare la versione beta, quella di prova, iscrivendosi già da ora al sito aipoly.com. Come funziona? Si fa una foto e al massimo in una ventina di secondi il cellulare descrive l'immagine. Semplice? Solo in apparenza. Dopo il clic il programma trasmette via Internet la fotografia a un server, che confronta con altri milioni di immagini di tutti i tipi relative a oltre 300 mila oggetti diversi e, quando trova quella che le corrisponde, manda la risposta.

I due ideatori.

L'idea è venuta a due giovanissimi startupper, l'australiana 26enne Marita Cheng, premiata come giovane dell'anno 2012 nel suo Paese, e il 22enne italiano Alberto Rizzoli. Figlio dell'ex editore del Corriere della Sera Angelo, morto nel 2013, e di Melania De Nichilo Rizzoli, ex deputato di Forza Italia, ora responsabile sanità del partito, Alberto si è laureato in gestione aziendale a Londra prima di approdare a Mountain View (California) grazie a un finanziamento da 30 mila euro dato da Google per sviluppare Aipoly nella Singularity University. È un istituto sponsorizzato dal gigante di Internet che seleziona giovani imprenditori da tutto il mondo con l'obiettivo ambizioso di assisterli in progetti che potrebbero migliorare la vita di un miliardo di persone entro dieci anni. Singularity è stata fondata nel 2008 da Raymond Kurzweil, 67 anni, pioniere nel riconoscimento ottico dei caratteri e nelle tecnologie per ipovedenti.

Dal problema alla soluzione.

Come è nato Aipoly? «Eravamo a Google e un ingegnere ci parlava dei problemi legati alla capacità di vedere di auto e robot e dei problemi che hanno nel riconoscere il mondo fisico», racconta Rizzoli. Uno dei limiti di queste macchine, infatti, è che di fronte a un bambino e a un cono stradale che non possono evitare, non sanno ancora distinguere quale dei due è meglio investire. «Poi abbiamo assistito alla dimostrazione di un sistema in grado di fare una narrazione semantica, cioè di contestualizzare autonomamente frasi e parole. Abbiamo pensato a come applicare le due cose», aggiunge. Aipoly analizza, riconosce e descrive le figure e la loro posizione, colori, ruolo e azioni, ad esempio se una persona sta correndo o sorridendo. In pochi secondi, chi non vede può, ad esempio, sapere quello che stanno indossando i suoi figli, riconoscere cartelli stradali, oggetti fuori portata, il prezzo di un vestito. Tutto senza l'assistenza di altre persone».

Le applicazioni per i non vedenti.

Steve Mahan, che presiede il centro per non vedenti di Santa Clara (California), il primo a testare le auto di Google che si guidano da sole, di Aipoly apprezza «l'aiuto che dà a costruire un'immagine mentale, perché solo alcuni ciechi sono capaci di formulare tali immagini». Per migliorare le prestazioni dell'applicazione è necessario aggiungere sempre più immagini al database, cosa demandata a un gruppo di programmatori. «Abbiamo fatto provare l'applicazione a 88 non vedenti e ne sono stati entusiasti. Ci sono 285 milioni di persone nel mondo come loro ed entro il 2020 uno su tre utilizzerà uno smartphone», considera Rizzoli, l'imprenditore .

di Giuseppe Guastella

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Bergamo Post del 15-09-2015

L'occhio che legge la realtà ai ciechi. Genesi di un'app utile e geniale

AIPOLY (Artificial Intelligence for the Blind) è una ragione in più per ringraziare la tecnologia "intelligente". Si tratta di un'applicazione per smartphone pensata per ipovedenti e ciechi: basta scattare una fotografia e l'app è in grado di descrivere perfettamente la scena. In questo modo anche chi non può vedere sa cosa ha di fronte; anzi, riesce a raffigurarselo fin nei minimi particolari. Aipoly sarà disponibile in versione beta, cioè in versione di prova, a partire da ottobre. Per utilizzarla, basterà iscriversi al sito aipoly.com e farne richiesta. L'app vera e propria sarà invece acquistabile da novembre, in tutti gli Applestore.

Chi è lui. Ad avere ideato Aipoly sono due giovani startupper. Lui si chiama Alberto Rizzoli, ha 22 anni, ed è il figlio di Angelo Rizzoli, l'ex editore del Corriere della Sera morto nel 2013, e di Melania De Nichilo Rizzoli, ex deputato di Forza Italia e ora responsabile sanità del partito. Alberto ha studiato gestione aziendale a Londra e si è poi trasferito a Mountain View (California), dove è stato arruolato dalla Singularity University, un campus di ricerca fondato nel 2008 da Raymond Kurzweil, un pioniere nelle tecnologie per ipovedenti. Singularity è sponsorizzata da Google e finanzia giovani che lavorano a progetti potenzialmente in grado di migliorare le condizioni di vita della popolazione mondiale entro il prossimo decennio. L'anno "accademico" che si è appena concluso ha visto al lavoro ottanta persone provenienti da 43 Paesi diversi, impegnate a sviluppare tecnologie in grado di avere un impatto sociale positivo. Alberto Rizzoli è stato sostenuto, per l'intera durata del progetto, da un finanziamento di Google di 30mila dollari.

Chi è lei. La cofondatrice di Aipoly e collega di Alberto Rizzoli è un'australiana di 26 anni, Marita Cheng. È cresciuta nel Queensland del nord e ha un grande talento per la scienza e la matematica. Ha studiato informatica e meccatronica (una branca dell'ingegneria dell'automazione che integra elettronica, informatica e meccanica) presso l'Università di Melbourne e nell'2008 ha fondato Robogals, un'associazione no-profit il cui scopo è quello di incrementare la presenza femminile nel mondo delle scienze. L'intraprendente Cheng ha poi fondato, nel 2013, la 2Mar Robotics, le cui due "creature" più note solo il Jeva, un robot che aiuta coloro che hanno una mobilità limitata agli arti superiori, e il Teleroo, una sorta di videotelefono su ruote, che permette a badanti e a assistenti domestici di monitorare la situazione delle persone per cui lavorano, ad esempio anziani o malati. Cheng ha già ricevuto importanti riconoscimenti, come il Global Engineering Deands Council Diversity nel 2014, ed è stata nominata giovane dell'anno dell'Australia nel 2012.

Come funziona Aipoly e come è nato. Benché sia molto semplice da usare, Aipoly lavora su una tecnologia sofisticata. Divide l'immagine in sezioni, per poterla analizzare, e la invia a un server. A questo punto, il software cerca tra più di 300mila categorie di immagini e associa la fotografia a una parola e a un aggettivo che possa rappresentarla. A questo punto, l'audio dello smartphone si attiva ed è in grado di descrivere l'immagine dicendo, ad esempio: «macchina rossa», oppure «piatto di ceramica con sopra un hamburger». La reazione delle prime persone che hanno testato Aipoly è davvero emozionante, come si può notare guardando il filmato di lancio del prodotto. Alberto Rizzoli ha ricostruito per il Corriere della Sera gli eventi che hanno portato alla nascita di Aipoly: «Eravamo a Google e un ingegnere ci parlava dei problemi legati alla capacità di vedere di auto e robot e dei problemi che hanno nel riconoscere il mondo fisico». Le macchine, infatti, non riescono a decidere se è meglio evitare di investire un cono di plastica o un bambino. «Poi abbiamo assistito alla dimostrazione di un sistema in grado di fare una narrazione semantica, cioè di contestualizzare autonomamente frasi e parole. Abbiamo pensato a come applicare le due cose». È stata creata così un'applicazione che non solo sa "vedere", ma sa anche descrivere nel linguaggio umano ciò che vede. In questo modo, non dovrà più essere la macchina a decidere cosa fare; è la persona che ne fa uso a scegliere come muoversi e come interagire con ciò che ha davanti. Ciò rende gli ipovendenti più indipendenti e autonomi: «Abbiamo fatto provare l'applicazione a 88 non vedenti e ne sono stati entusiasti», afferma Alberto Rizzoli.

Prospettive sul futuro. Rizzoli e Cheng stanno già pensando a come migliorare le prestazioni dell'applicazione. Per rendere Aipoly un sistema funzionale a 360 gradi bisognerà infatti aggiungere sempre più immagini al database. A quanto pare, questo compito è già stato assegnato a un gruppo di programmatori. In futuro, Rizzoli spera che l'app potrà essere usata per creare una sorta di Google Street View adatto ai ciechi: «Possiamo creare un modello virtuale del mondo, in modo tale che gli utenti non debbano sempre scannerizzare con foto l'ambiente circostante. Il progetto c'è già e presto Aipoly sarà in grado di restituire feedback in tempo reale».

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Wise Society.com del 12-09-2015

vEyes, gli occhi virtuali di papà Max per la figlia ipovedente

Un docente di informatica catanese ha messo a punto una piattaforma indossabile per aiutare i disabili visivi a interagire con la realtà. La start up è in concorso per uno dei tre premi "Think for social" di Vodafone.

CATANIA. Retinite pigmentosa. È stata questa la diagnosi con la quale tre anni fa Massimiliano Salfi, docente di materie informatiche al dipartimento di Matematica dell'Università di Catania, ha dovuto fare i conti. A essere affetta dalla distrofia retinica degenerativa su base genetica è la figlia maggiore, oggi undicenne, di colui che da novembre 2014 è il presidente e responsabile delle attività scientifiche della onlus vEyes, che sta per "Virtual eyes". Dal momento della diagnosi, infatti, Salfi ha cominciato a sviluppare un progetto per aiutare la figlia (e probabilmente anche la sorella più piccola), destinata come tutti coloro che sono affetti dalla patologia alla cecità, negli anni a venire: lo sviluppo di una piattaforma hardware indossabile che consenta non vedenti e ipovedenti di interagire con la realtà circostante. Progetto che, lo scorso luglio, è stato uno dei dieci selezionati tra i 400 candidatisi al bando "Think for social" di Fondazione Vodafone presieduta da Alex Zanardi. «Al termine dell'Innovation week alla quale abbiamo partecipato abbiamo ottenuto 30mila euro e l'accesso a un programma di accelerazione di quattro mesi all'interno di PoliHub», racconta Salfi che, adesso, spera che il suo progetto possa essere tra i migliori tre che a novembre otterranno un ulteriore growth grant pari a oltre 200mila euro.

«Dal momento in cui è stata fatta la diagnosi ho cominciato ad assegnare, agli studenti che me ne facevano richiesta, tesi di laurea che avessero come obiettivo la realizzazione di ausili basati su dispositivi mobili come smartphone e tablet per supportare nel quotidiano un disabile visivo», racconta Salfi che sta lavorando al perfezionamento della piattaforma composta occhiali e cintura utile a non vedenti e ipovedenti di interagire con la realtà circostante attraverso un sistema che riconosce immagini, ostacoli, oggetti, colori e trasmette informazioni attraverso audio e vibrazioni. «Più semplicemente - spiega Salfi - possiamo far sì che chi ne ha bisogno possa sapere di essere in presenza di un ostacolo grazie alla vibrazione delle stanghette».

E non è tutto qua. La piattaforma «è pensata come una costruzione a mattoncini - continua Salfi -, e può essere implementata con app di utilità diversa compatibili con le esigenze specifiche di chi deve utilizzarla. In questo momento, oltre alla funzionalità base dell'individuazione degli ostacoli, ce n'è una che permette di riconoscere il colore di un oggetto e quella per ottenere la versione vocale di un testo scritto». Il programma di accelerazione, e i 30.000 euro del seed grant, inoltre sono stati destinati alla realizzazione di una applicazione per il riconoscimento delle banconote e la lettura delle etichette, in particolare quelle dei farmaci. «Ma nelle nostre intenzioni - aggiunge - c'è lo sviluppo di una app per la misurazione del glucosio nel sangue, una per la pressione sanguigna, e un'altra per riconoscimento facciale che, per esempio, sarebbe più che utile per gli insegnanti che potrebbero sapere con quale studente interagiscono senza l'aiuto dell'assistente».

Dietro la onlus vEyes non c'è alcun scopo di lucro. Tutte le app già sviluppate sono disponibili per il download gratuito nel sito dell'associazione. «La mia piattaforma sarà sempre open source e le applicazioni sono messe a disposizione dopo il completamente dei test - sottolinea Salfi -. Diverse multinazionali mi hanno proposto l'acquisizione della piattaforma base, ma non sono interessato. Chiunque deve poter aggiungere il proprio mattoncino, o applicazione che dir si voglia, al dispositivo base che può essere realizzato in economia». Per questo Salfi, con la sua vEyes, vorrebbe conquistare uno dei tre growth grant che Fondazione Vodafone mette in palio a novembre. «Se riuscissimo a ottenerne uno mi piacerebbe acquistare dei banchi di lavoro per realizzare dispositivi su misura a prezzo di costo a chi me li chiedesse perché è assurdo lucrare sui dispositivi che migliorano la vita dei disabili - conclude -. Un esempio? Un bastone bianco elettronico costa 800 euro, quando il suo costo di fabbrica non va oltre i 50».

di Mariella Caruso

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L'Agenzia di Redattore Sociale del 22-09-2015

Tutti dentro la black box: lezioni al buio per gli alunni delle scuole romane

Iniziativa dell'Istituto per ciechi Sant'Alessio: da novembre i bambini di elementari e medie saranno guidati da persone non vedenti per imparare che "la vista può essere tiranna" e come "recuperare gli altri 4 sensi". Progetto finanziato dall'Asilo Savoia.

ROMA. "Il buio che insegna", a piccoli e grandi, che "la vista è tiranna e rischiamo che gli altri sensi si atrofizzino". Così Amedeo Piva, presidente del Centro Regionale S. Alessio - Margherita di Savoia per i Ciechi, illustra il senso e lo scopo del progetto che presto coinvolgerà un gran numero di scuole elementari e medie di Roma e provincia.

Un'esperienza al buio, appunto, che i bambini e i ragazzi vivranno all'interno della "black box" allestita all'interno della sede del centro: "un'esperienza sopratutto di gioco - precisa Piva, raccontandoci il progetto - perché il buio non deve spaventarli, deve diventare gradualmente familiare". Il progetto, finanziato dall'Opera pia Asilo Savoia di Roma, prenderà il via i primi di novembre, a partire dalle scuole in cui ci siano, seduti ai banchi, bambini ciechi. "Poi pensiamo di estenderlo anche alle scuole superiori - continua Piva - e soprattutto vorremmo coinvolgere, oltre agli studenti, anche il personale docente e amministrativo, che pure è importante che comprenda la realtà della cecità e approfitti di questo progetto per sviluppare un'attenzione che non faccia atrofizzare gli altri quattro sensi".

- Un rischio, questo, sempre più diffuso nella nostra società, dove "ormai apprezziamo la musica solo se c'è una bella scenografia, pubblicizziamo un profumo con una bella donna, comunichiamo senza quasi più parlare, ma ricorrendo per lo più a messaggi scritti e gustiamo le pietanze se sono ben presentate": contro questa "tirannia della vista", proprio "le persone cieche possono aiutarci a recuperare e valorizzare gli altri sensi", spiega Piva. Ed è questa la ragione dell'iniziativa, che è stata sperimentata, con una diversa platea, nel giugno scorso: "Per una settimana - racconta Piva - abbiamo proposto quest'attività a tre categorie di soggetti: i manager, i dipendenti del Sant'Alessio e i familiari delle persone cieche". Ai manager è stato offerto "un percorso brevettato in Germania e già utilizzato da Bill Gates con i suoi quadri e dirigenti - spiega Piva -: un percorso che apre uno sguardo al buio, per far acquisire ed esercitare nuove attenzioni nel momento in cui si prendono decisioni".

Le reazioni "più emozionanti sono state però quelle dei familiari e sopratutto delle mamme: ci hanno riferito che, grazie a questa esperienza, per la prima volta erano riuscite a comprendere la situazione dei propri figli. In tante ci hanno chiesto di ripetere l'iniziativa, per portare amici e familiari. E sicuramente lo faremo - conclude Piva - Ora che abbiamo messo in moto la struttura, le attività da svolgere al buio si moltiplicheranno e si diversificheranno".

A sostenere l'iniziativa destinata alle scuole, ci ha pensato l'Opera Pia Asilo Savoia di Roma, "fondata quasi 150 anni fa dal governo Crispi per dare asilo all'infanzia abbandonata - ricorda il presidente, Massimiliano Monnanni - L'Asilo non gestisce strutture, ma solo un patrimonio immobiliare ed economico e finora aveva svolto solo attività indiretta (elargizioni, ndr). Ora invece si è dato una programmazione per i prossimi cinque anni, basata sulla sua missione originaria di sostenere e collaborare con istituzioni pubbliche che perseguono i suoi fini. Due delle prossime iniziative - aggiunge Monnanni - saranno annunciate il 15 ottobre a Roma: in parte riguardano nuovi servizi per l'infanzia, in collaborazione con l'Istituto Innocenti di Firenze; in parte un servizio per anziani, altro tema che negli anni è diventato costitutivo dell'Opera Pia. Oggi sosteniamo tra l'altro una casa famiglia per adolescenti stranieri e annunceremo prima di Natale iniziative di contrasto della povertà in famiglie con minori". (cl)

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Genova Today del 25-09-2015

Inaugurazione del museo Lucia Guderzo delle Tecnologie per i Disabili Visivi

GENOVA. La Fondazione Lucia Guderzo corona un lungo lavoro di ricerca con l'inaugurazione del primo museo italiano delle tecnologie per disabili visivi, che sarà ospitato a bordo della chiatta di Dialogo nel Buio di Genova - lo straordinario percorso multisensoriale, in totale assenza di luce, attraverso ambienti e situazioni reali di vita quotidiana, accompagnati da guide non vedenti.

Nata per onorare il ricordo di Lucia, che ha dedicato tutta la propria vita a rendere possibile un più alto livello di autonomia per le persone con handicap (motorio, sensoriale o cognitivo), la Fondazione è una Onlus che ha sede a Loreggia (Padova). Con la preziosa collaborazione dell'Istituto David Chiossone per ciechi e ipovedenti Onlus di Genova è riuscita a portare a compimento la prima sala del Museo che raccoglie quegli strumenti che hanno permesso ai ciechi e agli ipovedenti di conoscere il mondo in modo diverso.

La chiatta di Dialogo nel Buio ospita, così, un'esposizione di apparecchi quali le macchine da scrivere braille, i primi dispositivi informatici di interfaccia con il computer, i videoingranditori di un tempo e tanto materiale degli anni '70 e '80 che proviene dall'Italia, dall'America e da diversi paesi europei come Germania e Svezia, storicamente all'avanguardia nella ricerca e nello sviluppo di ausili a compensazione dell'handicap.

Un posto d'onore è riservato all'Optacon, il primo strumento che con una sorta di telecamera ed una matrice di 144 aghi permetteva ai ciechi di leggere con il dito indice i caratteri a stampa e anche quelli manoscritti; l'istituto Chiossone era un punto di riferimento nazionale per chi voleva apprenderne l'utilizzo.

C'è poi il primo videoingranditore interamente italiano: nato dalla collaborazione tra la Tiflosystem di Padova e la Sèleco di Pordenone, univa la funzione di ingrandimento (con telecamera e leggio) ad un normale televisore, per ridurre l'ingombro di due apparecchiature a quello di una sola.

Merita una menzione anche il primo "computer per ciechi" progettato e assemblato in Italia: basato su una macchina Apple II, permetteva al cieco di leggere e scrivere, usare e creare software e prevedeva persino la connessione ad un monitor per avvicinare il mondo della vista a quello della cecità. Fu il primo dispositivo a rendere accessibile il Televideo a chi è privo della vista.

Sabato 26 settembre 2015, alle ore 11, la Fondazione Lucia Guderzo e l'Istituto David Chiossone

invitano tutti a Dialogo nel Buio, nella Darsena di Genova (di fronte al Galata Museo del Mare) per montare a bordo della chiatta e festeggiare l'inaugurazione ufficiale del Museo. Il presidente ed il vicepresidente della Fondazione, Davide Cervellin e Lorenzo Martini, assieme a Claudio Cassinelli, presidente dell'Istituto Chiossone, guideranno gli ospiti nella scoperta di queste tecnologie d'epoca.

A tutti i partecipanti, l'Istituto Chiossone offrirà la possibilità di visitare la mostra-percorso Dialogo nel Buio.

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Superando.it del 21-09-2015

L'accessibilità alla cultura per i disabili visivi

Aiutare il lettore a entrare nella prospettiva di chi non vede o ha gravi problemi di vista e proporre alcune idee, strumenti e soluzioni utili a favorire il superamento della distanza che rischia di compromettere l'accesso delle persone con disabilità alle opportunità che la cultura di oggi offre alla generalità dei cittadini: sono questi gli obiettivi del libro di Fabio Levi intitolato appunto "L'accessibilità alla cultura per i disabili visivi", che verrà presentato il 22 settembre a Torino.

TORINO. Verrà presentato martedì 22 settembre a Torino (Sala 3 del Cinema Massimo, Via Verdi, 18, ore 16, ingresso libero), nel corso di un incontro organizzato dall'Associazione Tactile Vision, in collaborazione con l'Associazione Museo Nazionale del Cinema, il libro di Fabio Levi L'accessibilità alla cultura per i disabili visivi. Storia e orientamenti, dato alle stampe per i tipi dell'editore torinese Silvio Zamorani.

«In questa pubblicazione - spiega Vittorio Sclaverani, presidente dell'Associazione Museo Nazionale del Cinema - sono raccolti diversi testi, frutto di una riflessione e di una sperimentazione più che ventennali, su come sia possibile offrire alle persone con disabilità visive un migliore accesso alla cultura. Oggi si ragiona oramai diffusamente di accessibilità for all ["per tutti, n.D.r.], e un approccio più limitato e specifico può forse sembrare a prima vista riduttivo rispetto al dibattito in corso. In realtà non bisogna dimenticare che, se si è arrivati a proporre una visione più ampia del design "per tutti", è solo dopo che si sono compiuti lunghi percorsi di studio e di sperimentazione su terreni particolari. Il libro aiuta dunque ad approfondire uno di quei percorsi, attraverso l'analisi dei problemi concreti con cui si sono misurati in passato e devono misurarsi tuttora ciechi e ipovedenti, ma soprattutto proponendo e discutendo soluzioni fortemente innovative adottate nel corso degli anni in Italia e in altri Paesi, per consentire una fruizione più ampia e più ricca del patrimonio culturale, da intendersi come la necessaria premessa di una maggiore libertà di scelta e di iniziativa per ogni singolo individuo, malgrado e oltre le sue difficoltà visive».

«Con questo libro - aggiunge lo stesso Fabio Levi - mi propongo due obiettivi principali: in primo luogo aiutare il lettore a entrare nella prospettiva di chi non vede o ha gravi problemi di vista; su queste basi, poi, proporre una serie di idee, strumenti e soluzioni utili a favorire il superamento della distanza che rischia di compromettere l'accesso delle persone con disabilità alle opportunità che la cultura di oggi, ad esempio in un Museo come quello del Cinema, offre alla generalità dei cittadini».

Il volume, va segnalato anche, si conclude con un saggio curarto da Davide Lasagno, che ripercorre la storia delle riflessioni su linguaggio e cecità, dagli sforzi di integrazione scolastica dei non vedenti attorno alla metà del Novecento al dibattito sul verbalismo degli ultimi decenni.

La presentazione del 22 settembre, condotta da Peppino Ortoleva dell'Università di Torino, potrà contare sulla partecipazione - oltreché di Fabio Levi - di Laura Anfuso, pedagogista, Hoelle Corvest della Città della Scienza di Parigi, Francesco Fratta dell'UICI (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti), Anna La Ferla del Museo di Palazzo Madama a Torino, Rocco Rolli di Tactile Vision ONLUS e Paola Traversi del Museo Nazionale del Cinema. (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: info@tactilevision.it; info@amnc.it.

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L'Agenzia di Redattore Sociale del 08-09-2015

La libreria itinerante che porta i libri ai bambini che vedono poco

Non vede bene e leggere per lui è una grande fatica, che richiede tempo e tanta pazienza: eppure, il suo sogno è portare i libri ai bambini, facendoli entrare, attraverso un solo gradino, in un posto completamente magico: una roulotte piena di storie pensate per tutti, anche per chi, come lui, ha problemi di vista o di lettura. E' un libraio viaggiatore, ma soprattutto sognatore, che attraverso i suoi occhiali spessi ha visto bene quel che voleva fare: e alla fine l'ha fatto. Dopo aver lavorato per tanti anni tra gli scaffali di grandi librerie, Giovanni Lauritano, 47 anni, siciliano, ha dato forma al suo sogno: "Un sogno iniziato in un campeggio al mare - ci racconta - dove c'era una zona con tutte roulotte dismesse. Allora ho pensato a come sarebbe stato bello averne una e darle vita. E così ho fatto. A luglio 2014, quando è scaduto l'ultimo contratto con Feltrinelli - continua - ho iniziato a cercare una roulotte che potessi trasformare in libreria. E' stata una ricerca lunga - ci spiega - perché mi serviva una roulotte che non avesse bisogno di grandi modifiche. Per ristrutturare una roulotte servono infatti procedure burocratiche e autorizzazioni varie, proprio come per ristrutturare una casa. Finalmente, in un concessionario di Palermo, ho trovato quel che faceva al caso mio".

Sono bastati pochi ritocchi, "il falegname che ha realizzato delle scaffalature, l'elettricista che messo a punto il sistema elettrico e posizionato il pannello solare. E poi via le ante dagli armadi, per trasformarli in librerie, la cucina è diventata la cassa, il bagno è rimasto al suo posto e le cassepanche, con un paio di cuscini, sono diventate comode sedute. Così, in poco tempo, nella roulotte sono spuntati due confortevoli salottini per la lettura. Fatto il collaudo e poi la messa a norma, la roulotte ha cambiato destinazione d'uso: da modulo abitativo e commerciale: e la prima parte del sogno era già realtà: era nata "Libertina libreria itinerante". A quel punto, "ho iniziato a contattare le case editrici che già conoscevo e girare per le fiere nelle diverse città. Ho selezionato i libri uno per uno - racconta - scegliendo quelle piccole grandi case editrici per l'infanzia, che hanno un'attenzione particolare alla visione del bambino. Naturalmente, non ho potuto non pensare ai bambini che hanno problemi di lettura, per disabilità visive o disturbi dislessici: e quindi mi sono procurato quelle collane, come "I pesci parlanti" di Uovonero, che prestano particolare cura nella scelta della carta, delle illustrazioni, delle dimensioni dei caratteri e realizzano quindi libri adatti a bambini con difficoltà visive o cognitive".

Una volta riempiti gli scaffali, "la roulotte è diventata davvero il posto incantato che avevo sempre immaginato: basta salire quel gradino e si entra in un luogo pieno di magia. Io faccio fatica a leggere e confesso che, per essere un librario, non leggo molto, anche perché mi serve tanto tempo e, nella maggior parte dei casi, strumenti che mi aiutino. Quando i caratteri sono molto grandi, riesco a leggerli, piano piano. Qualche volta mi faccio aiutare da un amico o dalla mia compagna, oppure utilizzo ingranditori, software o audiolibri. Ma portare i libri tra i bambini e offrire a tutti, proprio a tutti, questo piacere, è quello che ho sempre sognato. Ed è quello che faccio da dicembre scorso, quando ho iniziato a spostarmi, con la mia roulotte, in varie piazze della Sicilia. Mi piacerebbe tanto guidare l'auto che porta questo prezioso carico, ma chiaramente non mi è possibile: per fortuna ci pensa la mia compagna. Ma la bellezza di stare in una piazza, magari fino a notte, aprendo la porta della roulotte ai bambini, o apparecchiando per loro, all'aperto, tavoli pieni di libri, è davvero unica. Ed è meraviglioso vedere come questa idea riscuota interesse: in tanti si avvicinano, moltissimi si complimentano. Siamo ancora all'inizio, ma questa estate mi ha riempito di fiducia: a volte ho fatto così tardi, la sera, che mi sono addormentato in roulotte e ho trascorso la notte nella mia libreria viaggiante: un'esperienza non comodissima, ma certamente preziosa. Ora ci sono tanti progetti in cantiere, tante idee e varie collaborazioni che dovrebbero nascere. Farò di tutto perché questo bel sogno continui a camminare. E vada sempre più lontano". (cl)

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L'Agenzia di Redattore Sociale del 01-09-2015

Olimpiadi e Paralimpiadi unite? Nessuna speranza per almeno altri 7 anni

Ciclicamente riprende vita il dibattito sull'opportunità di fondere i Giochi olimpici e paralimpici in un unico e contemporaneo evento. Fra articoli e sondaggi, si immagina un futuro che per il momento non ci sarà: edizioni separate almeno fino al 2022.

ROMA. In molti le vorrebbero unite, ma almeno per i prossimi sette anni Olimpiadi e Paralimpiadi continueranno ad essere due eventi distinti e separati, sebbene molto vicini. Le edizioni estive di Rio de Janeiro 2016 e Tokio 2020, oltre a quelle invernali di Pyeongchang 2018 (Corea del Sud) e Pechino 2022, vedranno tutte dapprima lo svolgimento dei Giochi Olimpici e poi, negli stessi luoghi e impianti, ma un paio di settimane più tardi, quello dei Giochi Paralimpici. Una decisione che i due comitati internazionali, quello olimpico (Cio) e quello paralimpico (Ipc), hanno preso da tempo e che lascia nel breve periodo poche speranze a quanti vorrebbero invece l'integrazione completa dei due avvenimenti in un unico grande evento.

Recentemente, l'idea di fondere insieme Olimpiadi e Paralimpiadi - questione che è aperta da tempo - ha travalicato l'ambito sportivo ed è atterrata sulle pagine di un'autorevole rivista scientifica inglese, "Sport, Ethics and Phylosophy" (Taylor and Francis ed.) con un articolo del neonatologo e bioeticista italiano Carlo Bellieni. Il testo affronta il tema della scarsa visibilità pubblica dello sport praticato dalle persone con disabilità, affermando che la separazione dei due eventi "sembra indicare una separazione morale tra persone con e senza disabilità". Bellieni fa notare che come la separazione fra sport praticati da uomini e donne è ormai superata e obsoleta, così non dovrebbe esistere quella fra persone con disabilità e senza disabilità. Lasciare le Paralimpiadi come un evento "a parte", una sorta di appendice rispetto alle Olimpiadi, le relega "a latere" rispetto all'evento principale.

Bellieni sostiene che le Paralimpiadi aiutano a vincere tre "errori morali": la discriminazione (intesa come esclusione sociale); il "superumanismo" (inteso come il concetto che solo le persone sopradotate, incluse quelle con disabilità, possono essere veri atleti); la miopia morale secondo cui le persone con disabilità devono accontentarsi delle soddisfazioni che si possono procacciare da sé, esentando gli Stati dalla loro responsabilità sociali. Un messaggio positivo che - dice Bellieni - può trovare amplificazione se le Paralimpiadi si unissero per osmosi (e ovviamente con lo sforzo organizzativo necessario) alle Olimpiadi, dando il messaggio finale di unità degli sportivi, indipendentemente dall'essere o non essere normodotati e non più di una - per quanto nobile - collateralità.

L'articolo di Bellieni ha ravvivato anche in Italia e anche fra le associazioni delle persone con disabilità un dibattito che sempre più spesso viene proposto e affrontato (la cooperativa sociale Spes contra Spem ne ha fatto anche un sondaggio online). In realtà, il dibattito è aperto anche al più alto livello internazionale, che per il momento ha optato per mantenere una formula che assicura una continuità dell'esperienza organizzativa (stessa città, stessi impianti) pur con un lieve sfasamento temporale (in genere di due settimane). Il marchio Paralimpiadi (che è sempre più anche un prodotto commercialmente appetibile) vive di vita propria: le singole gare non rischiano di essere oscurate da quelle dei campioni olimpici e l'organizzazione è completamente concentrate sulle esigenze particolari che gli atleti paralimpici hanno.

Il destino dei prossimi anni è ormai già segnato. A Rio de Janeiro, le Olimpiadi andranno in scena dal 5 al 21 agosto 2016, le Paralimpiadi dal 7 al 18 settembre 2016. Tutto deciso anche per le successive tre edizioni, che si disputeranno tutte in Asia. A Pyeongchang (Corea del Sud), i Giochi olimpici invernali si disputano dal 9 al 25 febbraio e quelli paralimpici dal 9 al 18 marzo; le Olimpiadi estive di Tokio 2020 saranno dal 24 luglio al 9 agosto, le Paralimpiadi dal 25 agosto al 6 settembre; infine le Olimpiadi 2022 appena assegnate a Pechino si disputeranno dal 4 al 20 febbraio, lasciando spazio alle Paralimpiadi dal 4 al 13 marzo. Questo, almeno, è lo stato dell'arte al momento. Non è affatto escluso però che qualcosa col tempo possa cambiare e che un giorno si possa arrivare ad un unico grande appuntamento con lo sport.

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Il Resto del Carlino del 01-09-2015

Karim, campione senza barriere

Poggio: a dieci anni, non vedente, vince due ori ai nazionali.

Passione per la canoa e due medaglia d'oro al collo conquistate nel fine settimana. Cos'ha di speciale questo atleta? Karim Gouda è un campioncino, di soli dieci anni, non vedente dalla nascita. Passione, entusiasmo e determinazione lo hanno fatto arrivare ai Campionati italiani di canoa e paracanoa velocità 500 metri e 200 metri che si sono tenuti lo scorso fine settimana all'Idroscalo di Milano. Per lui, che ha gareggiato con la casacca del Canoa Club Ferrara, due ori nella paracanoa categoria K1 B1 Giovani su entrambe le distanze. In acqua è scesa con Karim la sua istruttrice Anna De Lucchi, il cui compito nella competizione è fornirgli le indicazioni circa la direzione da seguire. Questo, infatti, è l'elemento di maggiore difficoltà da affrontare: nel pagaiare deve essere attento a non perdere la corretta traiettoria da seguire, non potendola controllare con i propri occhi. «Karim ha affrontato questo impegno con qualche preoccupazione in più rispetto al solito - ha confermato mamma Lorenza Beltrami, che con papà Habib Gouda sono i suoi primi tifosi -. Infatti, doveva essere particolarmente concentrato per non uscire con la punta della canoa dalla corsia definita dalle boe. Riuscire a fare questo è di per sé una grande vittoria». Sono pochissimi, due soltanto in regione con lo stesso Karim (che è anche il più giovane) i canoisti agonisti non vedenti. Per capire la complessità del loro gesto atletico si provi a sedere su una canoa ad occhi chiusi, come ci aveva suggerito la prima istruttrice dell'atleta poggese, Giorgia Minzoni. «Karim dice di essere intenzionato ad arrivare alle Paralimpiadi - riferisce mamma Lorenza -. Gli piace molto frequentare l'ambiente delle gare, dove abbiamo trovato un'atmosfera di grande energia positiva. E, ciò che più conta, è che si sente felice: in canoa, quando pagaia in un elemento sconfinato come l'acqua, prova una sensazione di libertà». Non resta, dunque, che continuare a fare il tifo per questo piccolo campioncino che, in futuro, potrebbe portare il nome italiano in giro per l'Europa e per il mondo.

di Cristina Romagnoli

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La Nazione del 09-09-2015

E' Ludovica la più brava Suo il titolo italiano di scacchi

UN VERO asso degli scacchi. Un talento naturale dal futuro ancora tutto da scrivere. Si chiama Ludovica Amato, ha 12 anni - compiuti proprio nei giorni del torneo - e tra poco siederà sui banchi della media Fibonacci. Seconda media. Nel frattempo ha alzato la coppa al cielo al termine del 43esimo campionato italiano di scacchi per ciechi e ipovedenti organizzato dall'Associazione scacchisti ciechi italiani dilettantistica e con il patrocinio della Fispic, Fsi, Fide e Ibca. Una grande emozione, per Ludovica e per tutta la famiglia. IL TORNEO si è svolto dallo scorso 29 agosto al 4 settembre al Waldorf Palace Hotel di Cattolica, in provincia di Rimini. Ludovica Amato - che gioca a scacchi solamente da tre anni ed era assistita (come prevede il regolamento) dal fratello diciassettenne Francesco - ha ricevuto la coppa direttamente dalle mani del presidente della Federazione Scacchistica Italiana Gianpietro Pagnoncelli. Durante il campionato scacchisti di tutte le età (dai 12 ai 65 anni) provenienti da ogni parte d'Italia si sono affrontati in lunghe e complesse sfide. Il torneo si è svolto sotto la direzione dall'arbitro federale Italo Vittorio Ginevrini, con accoppiamenti effettuati con il Sistema Svizzero, in sette turni. LA GIOVANISSIMA rappresentante della regione Toscana, ha trionfato alla presenza di numerose autorità, tra le quali il sindaco di Cattolica Piero Cecchini, il presidente nazionale dell'Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti Mario Barbuto e il Presidente della Sezione di Rimini dell'Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti Claudio Barbieri. Alla piccola Ludovica, con grande orgoglio dei genitori e di tutti i parenti presenti, è stata anche consegnata una targa come partecipante più giovane dell'intera competizione.

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Il Resto del Carlino del 10-09-2015

Ai Salesiani la danza è per tutti Ecco l'Erasmus degli ipovedenti

FAENZA. La danza come espressione a misura di tutti, anche di chi non vede. Termina oggi nei locali di Faventia Sales quattro giornate organizzate da Fnasd Federazione nazionale associazione scuole di danza dedicate ai ragazzi ipovedenti. Si tratta di un progetto europeo per l'accoglienza di ragazzi Erasmus dalla Polonia e dalla Turchia tra i 18 e i 30 anni, tutti con problemi più o meno gravi alla vista: la sfida è farli 'ballare', o almeno invitarli ad esprimersi attraverso il movimento del corpo. I ragazzi sono arrivati lunedì e seguono i corsi assieme ai loro accompagnatori e ai ragazzi mandati a Faenza per l'occasione da scuole di danza dell'Emilia Romagna, della Lombardia e della Campania: ai ballerini verrà consegnato un attestato e rimarrà l'esperienza dell'aiuto nei confronti di ragazzi disabili. A tenere le lezioni è l'insegnante Lucia Perego, arrivata a Faenza da Parma, che guida gli ipovedenti a muoversi seguendo la musica in coppia, conducendo a loro volta i vedenti e dando loro modo di esprimersi. Inoltre per incentivare la formazione dei ballerini sono intervenuti anche un'ortottista e una psicologa, suggeriti dal centro di ipovisione dell'ospedale Bufalini di Cesena, che ne ha approfittato per portare a Faenza la mostra 'Io ti vedo così' con foto scattate imitando il modo con cui gli ipovedenti vedono. Le lezioni sono cominciate lunedì e si concludono oggi. Domani invece sarà una giornata di svago per i ragazzi ipovedenti, che avranno modo di visitare Faenza e concluderanno la loro esperienza in Italia con una cena in un agriturismo. «QUESTO è un tipo di lavoro che non fa quasi nessuno - spiega Rosanna Pasi, presidente di Fnasd e organizzatrice -. Volevamo un progetto per formare gli insegnanti di danza a trattare con la disabilità, e abbiamo individuato questo Erasmus. Abbiamo raccolto molto consenso per quello che stiamo facendo, le reazioni degli esperti che sono intervenuti sono state entusiaste. Nell'immaginario collettivo la danza è connessa a modelli 'proibitivi' come Roberto Bolle: lui ovviamente è bravissimo, ma è uno su un milione. In realtà la danza, come sinonimo di espressione, è per tutti. Questi ragazzi non diventeranno dei professionisti, ma si stanno divertendo, guadagnano dimestichezza con proprio corpo e imparano ad amarsi: è un modo per guadagnare sicurezza in se stessi».

di Sara Servadei

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Giornale UICI del 25-09-2015

Museo Omero - Al via i servizi educativi 2015 - 2016 per le scuole

Tatto, corpo, plurisensorialità, materia, forma, emozione sono le parole chiave dei nostri laboratori.

Le attività, rivolte alle scuole di ogni ordine e grado, sono accessibili a tutti gli alunni, condotte come momenti di integrazione e condivisione.

Visite e laboratori per le scuole di ogni ordine e grado

Nido e infanzia

- Gilla, l'argilla

Una FAVOLA per raccontare il Museo e una per presentare Gilla, la signora ARGILLA. Scopriamo insieme quanti scultori la usano e come puoi usarla anche tu. In laboratorio modelleremo divertenti "quadri".

Primaria

- Curiosare con le mani e con gli occhi

Occorrente: 2 orecchie, 2 occhi, 2 mani. Sarà una VISITA emozionante ad occhi chiusi, in ascolto, a MANI tese! Sei pronto a fidarti e lasciarti guidare, scoprendo l'ARTE in modo nuovo?

- LIBRI TATTILI

Ti sfidiamo a costruire un LIBRO senza matita, senza penne e senza colori! Pensi di farcela? Al Museo potrai incontrare libri rari e ORIGINALI. In laboratorio ti insegneremo a realizzare un Libro Tattile da vedere e da toccare!

- il Museo delle meraviglie

Un giro al Museo per incontrare SCULTURE MERAVIGLIOSE, bizzarre, assurde, romantiche, strane, brutte, spaventose, fantastiche...poi in laboratorio con le tue mani e un po' d'ARGILLA costruirai la tua scultura...la tua stranezza, la tua meraviglia.

Secondaria di primo e secondo grado

- Viaggio ad occhi chiusi

Hai mai osservato un oggetto avanti, dietro, da vicino e da lontano con le mani e ad occhi chiusi? Al Museo potrai "SENTIRE" una scultura in tanti modi diversi, usando occhi e mani in tutte le loro potenzialità.

- I segreti dello scultore

Vuoi sapere di che cosa sono fatte le sculture del Museo? Chi le ha fatte? E come le ha fatte? Se sei un tipo curioso vieni a mettere le mani in pasta! Ti faremo incontrare da vicino IL GESSO, un materiale non troppo conosciuto, le sue trasformazioni e i suoi usi in Scultura!

Laboratori di sempre

- Musica: orchestriamo le emozioni

(dall'ultimo anno di scuola dell'infanzia al quinto anno della primaria) Al Museo tanti personaggi ci raccontano le loro storie attraverso la musica. Emozioni risuonano nelle sale: gioia, tristezza, allegria, paura e stanchezza. Muniamoci di strumenti e ... musica Maestro!

- Braille: il ragazzo che leggeva con le dita (dal 4° anno della primaria all'ultimo anno della secondaria di secondo grado) C'era una volta Louis, un ragazzo cieco con una straordinaria intelligenza, tale da inventare un codice che tradurrà tutto l'alfabeto e permetterà ai non vedenti di leggere. Curiosi di conoscere la fine della storia? Una visita bendata alla collezione, una tavoletta, un punteruolo vi sveleranno il mistero del Braille.

- LIS - Lingua dei Segni Italiana

(dal 4° anno della primaria all'ultimo anno della secondaria di secondo grado) Un viaggio alla scoperta della sordità e della comunicazione visiva in tutte le sue forme. Si assaggerà la LIS (Lingua dei Segni Italiana) e si esploreranno le diverse potenzialità degli approcci visivi. Regola base è "Ascoltare con gli occhi". Si arriverà ad animare quasi per magia le statue del Museo Omero, costruendo vere e proprie storie in cui confluiranno tutte le diverse tecniche di comunicazione visiva apprese.

Concorso E-Viva Carlo!

Gli alunni dai 6 ai 13 anni sono invitati a partecipare al Concorso E-Viva Carlo! per raccontare attraverso un video la vita emozionante di Carlo urbani, il medico marchigiano che è riuscito in un'impresa straordinaria.

Servizio di educazione artistica ed estetica per non vedenti Il servizio, gratuito, è rivolto agli alunni che frequentano la scuola, dall'infanzia alla secondaria di secondo grado, l'obiettivo è assicurare pari opportunità di crescita culturale e di integrazione sociale.

Numerosi anche i laboratori rivolti alle famiglie e alle associazioni disabili!

Il Museo Omero si trova all'interno della Mole Vanvitelliana, magnifica architettura settecentesca circondata dal mare.

L'ingresso al museo è libero. Tutte le attività sono a pagamento e con prenotazione obbligatoria. Costo: euro 3,70 a partecipante. Gratuito: docenti, disabili e loro accompagnatori. Durata media visita: 1 ora. Durata media laboratorio: 1,30 / 2 ore.

Info: Tel. 0712811935 , email didattica@museoomero.it sito www.museoomero.it Museo Tattile Statale Omero Mole Vanvitelliana, Banchina Giovanni da Chio 28

60121 Ancona

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La Città di Salerno del 05-10-2015

"Il ritratto non vedente" Forza e dignità dei ciechi

a'PAESTUM. Oltre lo sguardo, per contemplare non ciò che si vede ma la possibilità della visione interiore, lì dove non è l'occhio che restituisce la vera immagine ma la mente che la pensa. "Il ritratto non vedente" è il singolare progetto fotografico di Armando Cerzosimo che ha realizzato dodici ritratti per altrettanti ciechi. Il percorso espositivo, commissionato al fotografo salernitano dall'Unione italiana ciechi ed ipovedenti, inaugurata negli spazi del museo archeologico nazionale di Paestum, in concomitanza con l'apertura gratuita dei Musei. Lontano da stereotipi e falsi pietismi, l'autore ha voluto dare grande risalto alla forza e alla dignità del cieco. Tutte le immagini hanno una doppia lettura sul nero e sui bianchi, con questi ultimi che appaiono sempre più attenuati e lontani, mentre i neri sommergono le figure definendole con ancor maggiore vigore. L'esercizio è stato voluto con due piani precisi, il primo piano e il piano americano, per dare pieno impatto visivo alla figura fotografata ed eliminare campi ed elementi di contorno. «Tutti i soggetti - precisa Cerzosimo - hanno accettato di essere fotografati senza occhiali proprio per mostrarsi nella loro interezza e forza espressiva. La finalità è quella di diffondere la cultura dell'handicap visivo attraverso la sensibilizzazione di chi fruisce di esperienze visive di grande impatto emotivo e culturale». Cerzosimo, che non è nuovo a progetti di fotografia sociale ed ha già collaborato con la Caritas alla realizzazione di un calendario che ritrae i senza fissa dimora ai margini delle città, spiega che il suo lavoro fotografico è nato sotto l'impulso delle necessità, come per rispondere ad un input emotivo ed estetico al tempo stesso: «Lo dovevo. Volevo poter fare in modo che al mio continuo angolare, lo sguardo si fermasse negli occhi di chi non può esprimere giudizio se non dalle sensazioni o vibrazioni che partono dalla mia coscienza, attraversano la mia voce e passano attraverso la mia macchina (oscura) fotografica. Tutto si compone, i miei dubbi, il mio stupore, il mio mettere i piedi ogni giorno sul fragilissimo cristallo che copre il mio nome ed ecco... il ritratto non vedente». Rimane per l'artista il dubbio d'esser riuscito a trasmettere tutto, nell'assenza dell'immagine specchiata: «Forse sarò riuscito io , uomo che fa fotografie e spedisce in mille stanze piene di luce e di vento ad essere stato visto da chi mi è stato di fronte? Spero di sì, sarebbe un grande onore essere ricordato da ognuno di loro». La mostra - che gode del patrocinio morale dei Comuni di Capaccio e Bellizzi - si propone anche di rompere il muro di quella che a volte è anche una non piena comunicazione. Il gesto d'affetto di una mamma per la propria figlia, la tenerezza tra un padre e un figlio, i giovani, gli anziani, i ciechi sono colti nella naturalezza di chi realizza pienamente la propria umanità nella vita di tutti i giorni. «Dodici ritratti, una galleria-installazione in bianco e nero che rovescia luoghi comuni e pregiudizi - scrive Erminia Pellecchia nella brochure che accompagna la mostra - L'autore entra in cortocircuito psicotico con colui che sembra docilmente farsi catturare dall'obiettivo, ma è a sua volta catturato dal soggetto-attore, che lo sollecita, invece ad una lettura dall'altra parte dello specchio. Il loro rapporto si stringe in una relazione simbolica fotografo-fotografato-fotografia dove la "camera oscura" allude alle tenebre come metafora di quello che non possiamo vedere e di quello che non potrà mai essere visto, ma, nello stesso tempo, quasi inconscio ottico, elabora la pulsione alla luce, la vertigine dell'ineffabile, rompe le barriere dell'invisibilità, ricerca una dimensione accessibile». Pellecchia sottolinea anche la simbiosi nata da un progetto che si è sviluppato attraverso un lungo lavoro: «Cerzosimo, "da un altro punto di vista", fa della diversità quotidianità. Per mesi è stato a contatto di quelli che poco alla volta sono diventati i suoi amici non vedenti. Ne ha ascoltato le storie, è entrato con pudore nelle loro vite di tutti i giorni ed ha scritto, alla fine di un percorso condiviso, un diario biografico-autobiografico attraverso scatti che esprimono sogni, desideri, gioia, ironia, grinta, determinazione, che raccontano lo spirito e la personalità, straordinari, di chi dell'ombra ha fatto finestra sul sole. Nella sequenza di chiaroscuri, il nero che avvolge i volti, che evidenzia occhi smarriti e vuoti ma pregni di spiritualità, vira di quadro in quadro verso la luminosità».

di Paolo Romano

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Articolo21.com del 24-09-2015

Le Catacombe di San Gennaro e il percorso per non vedenti

NAPOLI. Rione Sanità. Assurto alla cronaca per problematiche di emarginazione sociale e sotto-occupazione o conosciuto quale location dei film Ieri, oggi, domani o L'oro di Napoli, il Rione Sanità - il cuore pulsante della città di Napoli - fin dall'antichità fu adibito a luogo di sepoltura: la composizione tufacea della roccia e l'estraneità al territorio cittadino fanno di questo quartiere il "rione sotterraneo", ricco di ipogei ellenistici, catacombe e cimiteri celati. E visto che dove ci sono i morti ci sono i Santi e quindi i miracoli, ecco spiegata la salubrità della zona, menzionata nell'etimo del nome.

Le catacombe di San Gaudioso e di San Severo, il celebre ossario del cimitero delle Fontanelle e le catacombe di San Gennaro sono i più famosi siti cimiteriali presenti nel territorio, ma Napoli, e il Rione Sanità in particolare, è ricca di sepolcreti sotterranei, che per importanza archeologica e artistica sono secondi solo a quelli della capitale. Le Catacombe di San Gennaro, nello specifico, rappresentano una vera e propria città sotterranea che si estende per circa 5.800 mq. Si articolano su due livelli e sono mimetizzate tra le scale, i balconi e le ringhiere dei palazzi dei rione. Nate dalla fusione di alcuni ipogei gentilizi ricavati nel costone tufaceo tra la fine del II secolo d.C. e gli inizi del successivo, le catacombe, a partire del III secolo, divennero cimitero comunitario cristiano e luogo di culto per la presenza delle venerate spoglie dei vescovi Agrippino e poi l'amatissimo Gennaro: sepolto, rubato, traslato e poi di ritorno a Napoli. A rendere particolarmente avvincente il tour nelle catacombe, oltre alla competenza delle guide dalla cooperativa "La Paranza" e al giusto dosaggio delle luci - per creare l'effetto scenico fiaccole/ombre/luci - c'è il percorso tattile per i non vedenti e ipovedenti. Per una volta il "divieto di toccare" è sostituito dal principio di "esplorare col tatto" per scoprire con i sensi le varie tipologie di sepoltura e lucerne e gli affreschi. Questi ultimi sono infatti riprodotti su supporti tattili in rame e latta, che ricalcano particolari degli affreschi. Stupenda è l'immagine della piccola Nonnosa sepolta con la mamma Ilaritas e il papà Theotecnus in uno dei cubiculi laterali della Basilica Maior. L'immagine della bimba di due anni - centrale nell'affresco del primo arcosolio a sinistra - è stata riprodotta a rilievo dalla Cooperativa "Iron Angels" (anche questa: cooperativa del luogo, nata per il riscatto sociale ed economico del territorio) che ha realizzato - e donato - tutti i supporti tattili del progetto "Mani in Arte": iniziativa nata - con l'ausilio dell'università Suor Orsola Benincasa - al fine di promuovere la conoscenza del patrimonio storico-artistico cittadino attraverso itinerari fruibili da tutti.

Non solo le Catacombe di San Gennaro, ma anche il Duomo e la Cappella del Tesoro di San Gennaro, la Certosa di San Martino, il Palazzo Reale e il Museo Archeologico Nazionale saranno coinvolte nel progetto. A breve, Museo di Capodimonte e il Chiostro di Santa Chiara. Toccare e non guardare è una cosa da provare!, slogan dell'iniziativa che almeno una volta al mese prevede visite guidate ad hoc con guide dell'UNIVOC- Unione Nazionale Italiana Volontari Pro Ciechi. È comunque sempre fruibile il percorso tattile e multisensoriale, avallato dalle tavole tiflotecniche che riproducono affreschi e oggetti vari di corredo funerario. Bellissimo è il bassorilievo in metallo a sbalzo riproducente l'immagine del Cristo Pantocreatore all'estremità del vestibolo superiore, trai d'union tra il nucleo primitivo delle catacombe (il livello inferiore risalente al II secolo) e la basilica superiore (del IV-V secolo).

di Irma Marano

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Il Tirreno del 24-09-2015

Arte da toccare, percorso per non vedenti

GROSSETO. L'arte si può "vedere" con le mani al Museo archeologico e d'arte sacra della Maremma. I "Santi Girolamo e Antonio abate" di Sano di Pietro (XV secolo), la "Madonna delle ciliegie" del Sassetta (XVI secolo), una "Adorazione dei pastori" (XVIII secolo) e il "Giudizio universale", attribuito a Guido da Siena, sono visibili anche da non vedenti o ipovedenti. Le opere, infatti, fanno parte dell'itinerario storico-artistico all'interno del museo diocesano, in piazza Baccarini a Grosseto, che amplia ulteriormente il percorso tattile "L'arte dell'invisibile", con cui la Diocesi, in collaborazione con l'associazione di volontariato Madre Teresa rende accessibili anche a persone con disabilità sensoriale i luoghi di fede e di cultura della città di Grosseto. L'itinerario, curato come l'intero percorso tattile, da Olivia Bruschettini dell'ufficio diocesano beni culturali ecclesiastici e da Sabrina Morandi, dell'ufficio diocesano progettazione, è stato inaugurato ieri pomeriggio alla presenza del vescovo Rodolfo, del sindaco Emilio Bonifazi, dell'assessore alla cultura Giovanni Stellini, dei rappresentanti dell'Unione italiana ciechi, degli operatori degli uffici diocesani che hanno curato l'iniziativa, dell'associazione Madre Teresa e della direttrice del museo, Maria Grazia Celuzza. Le riproduzioni tattili sono state realizzate dagli artigiani grossetani Beppe e Marco Anselmi, che da anni collaborano con l'Unione italiana ciechi, e hanno creato anche sei tavole esposte in cattedrale riproducenti la piantina del duomo e alcuni tesori d'arte in esso custoditi.

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Il Resto del Carlino del 26-09-2015

Pinacoteca senza barriere Ecco il percorso per non vedenti

ASCOLI PICENO. Martedì, alle 17, in pinacoteca, verrà inaugurato il percorso per non vedenti nato con l'obiettivo di promuovere una conoscenza senza barriere del patrimonio, attraverso una proposta articolata in percorsi multisensoriali. L'abbattimento delle barriere architettoniche, per quanto possa essere un importante passo avanti, non è l'unico strumento per garantire una totale accessibilità. Il godimento delle bellezze artistiche è infatti un bisogno imprescindibile di tutti, anche di non vedenti e ipovedenti. È per questa ragione che grazie al contributo della Regione e del Museo tattile Omero di Ancona, la pinacoteca, così come la Galleria d'arte contemporanea Licini, si è dotata di schede per non vedenti e di cinque opere con rilievi in scala da potersi toccare. Nelle 16 sale della pinacoteca sono state predisposte anche delle schede in braille, in italiano e in inglese, che illustrano il contenuto delle sale con la descrizione delle opere esposte.

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focus

Giornale UICI del 25-09-2015

Centro di Documentazione Giuridica - I decreti attuativi del Jobs Act e le novità per il collocamento mirato

di Paolo Colombo

Luci ed ombre

Il decreto legislativo attuativo del Jobs Act (legge n. 218 del 10 dicembre 2014) del 4 settembre u.s. ha rivisto la procedura del collocamento mirato apportando sensibili modifiche al sistema per l'ingresso al lavoro delle persone con disabilità.

Le aziende potranno assumere tramite chiamata nominativa e godranno degli aumenti degli incentivi se assumono persone con disabilità.

Il decreto del 4 settembre 2015 dal titolo "Disposizioni di razionalizzazione e semplificazione delle procedure e degli adempimenti a carico di cittadini e imprese e altre disposizioni in materia di rapporto di lavoro e pari opportunità" ha previsto, infatti la razionalizzazione e la semplificazione dell'inserimento mirato delle persone con disabilità, al fine di superare i problemi di funzionamento che la disciplina vigente evidenziava.

Esso inoltre ha introdotto la possibilità per i datori di lavoro privati di assumere i lavoratori con disabilità attraverso la richiesta nominativa, anche se non possono effettuare l'assunzione diretta, in quanto comunque potranno essere assunti solo i disabili inseriti in apposite liste.

Interessante è anche la norma che ha introdotto la possibilità di computare nella quota di riserva i lavoratori disabili che abbiano una riduzione della capacità lavorativa di una certa entità sebbene non siano stati assunti tramite le procedure del collocamento mirato.

Saranno quindi conteggiati nella quota di riserva obbligatoria i lavoratori con una riduzione della capacità lavorativa superiore al 60%, se fisica, o al 45%, se psichica, anche se non sono stati assunti tramite il collocamento obbligatorio.

Vantaggiosa per i datori di lavoro è pure la modifica alla procedura per la concessione dell'incentivo per le assunzioni dei disabili, con la previsione di una corresponsione diretta e immediata dell'incentivo al datore di lavoro da parte dell'INPS mediante conguaglio nelle denunce contributive mensili.

Inoltre, sono stati rafforzati gli incentivi per l'assunzione dei disabili intellettivi e psichici, prevedendo una durata degli stessi più lunga (fino a 5 anni).

Per scoraggiare le aziende che non rispettano l'obbligo di assunzioni riservate, rimane il regime delle sanzioni pecuniarie (multa di € 62,77 al giorno per le aziende non in regola)

In un precedente articolo a commento dei dati diffusi nell'ultima relazione del Parlamento sulla legge 68 si segnalò di come il numero degli iscritti agli elenchi unici provinciali del collocamento obbligatorio nel 2013, fosse sensibilmente aumentato sebbene gli avviamenti al lavoro delle persone con disabilità pari a 18.295 unità, avesse segnato un nuovo minimo storico rispetto al precedente dato del 2009 che aveva segnalato un numero di avviamenti pari a 20.830.

Si spera che le nuove regole volte ad incentivare la chiamata nominativa rispetto alla chiamata numerica, che tuttavia resta, possa agevolare, facilitandolo, l'inserimento lavorativo dei disabili.

Fino a questo momento l'assunzione di lavoratori disabili avveniva tramite chiamata nominativa per le aziende da 15 a 35 dipendenti, (quindi con obbligo di assumere una sola persona disabile), e chiamata numerica (l'azienda fa riferimento alle liste di collocamento dei Centri per l'impiego) per le aziende con 36 dipendenti o più.

Nel caso di aziende da 36 a 50 dipendenti, il primo lavoratore disabile obbligatorio poteva essere selezionato con chiamata nominativa, mentre il secondo con chiamata numerica.

A partire dall'entrata in vigore del decreto, tutte le assunzioni potranno essere fatte con chiamata nominativa.

Inoltre il decreto legislativo di semplificazione, attuativo del Jobs Act, prevede che dal 1° gennaio 2017 i datori di lavoro che occupano da 15 a 35 dipendenti sono tenuti in ogni caso ad avere alle loro dipendenze un lavoratore con disabilità.

L'obbligo per le aziende di assumere un lavoratore disabile, scatta ancora solo per le aziende che hanno almeno 15 dipendenti. Ma la novità si sostanzia nel fatto che, mentre prima l'obbligo partiva solo in caso di nuove assunzioni, ora il semplice fatto di avere dai 15 ai 35 dipendenti impone al datore di lavoro di avere alle proprie dipendenze lavoratori disabili, secondo le quote di categorie protette stabilite.

Tale previsione normativa viene estesa anche ai partiti, ai sindacati e alle associazioni senza scopo di lucro.

Queste in sintesi le novità introdotte dal decreto attuativo del Jobs Act in materia di collocamento mirato.

Il decreto presenta comunque non solo luci ma anche ombre. Malgrado i dati positivi segnalati va detto che rimane, comunque, l'amarezza per la mancanza di unità nel mondo delle persone disabili e per la completa noncuranza da parte del governo nel recepire le osservazioni che il Parlamento e un po' tutte le associazioni disabili, chi più chi meno, avevano formulato per migliorare il testo.

Probabilmente il decreto produrrà qualche assunzione in più di lavoratori disabili, ma altamente probabile, malgrado il previsto rafforzamento degli incentivi per i datori di lavoro, sarà la discriminazione dei lavoratori disabili più gravi.

Paolo Colombo

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Giornale UICI del 11-09-2015

Centro di Documentazione Giuridica - Agevolazioni fiscali quando l'erede o il donatario è disabile

di Paolo Colombo

In questi ultimi anni le leggi emanate in materia tributaria si sono dimostrate sempre più sensibili ai problemi dei disabili, ampliando e razionalizzando le agevolazioni fiscali per loro previste.

Infatti anche se con la legge n. 286 del 2006 (di conversione del decreto legge n. 262 del 2006) e la legge n. 296 del 2006 (Finanziaria 2007), sono state reintrodotte l'imposta sulle successioni e sulle donazioni se il beneficiario è una persona portatrice di handicap.

È noto che le persone che ricevono in eredità o in donazione beni immobili e diritti reali immobiliari devono versare l'imposta di successione e donazione.

Per il calcolo dell'imposta sono previste aliquote differenti, a seconda del grado di parentela intercorrente tra la persona deceduta e l'erede (o il donante e il donatario).

La normativa tributaria riconosce però un trattamento agevolato quando a beneficiare del trasferimento è una persona portatrice di handicap grave, riconosciuto tale ai sensi della legge n. 104 del 1992, indipendentemente dal vincolo di parentela.

In questi casi, infatti, è previsto che l'imposta dovuta dall'erede, o dal beneficiario della donazione, si applichi solo sulla parte della quota ereditata (o donata) che supera l'importo di 1.500.000 euro.

Le donazioni a favore di disabili

Anche se la donazione è "gratuita" non è comunque priva di costi, che variano a seconda del grado di parentela tra donatario e donante; sono infatti previste delle franchigie (soglie che se non superate non prevedono alcun costo) e aliquote diverse che rendono tassabili le parti donate che superano il loro valore.

La tassa è a carico del donatario, cioè di colui che riceve la donazione, e segue la tabella sulle successioni: 1. Moglie, figli e discendenti in linea retta: Aliquota 4% e franchigia sino a 1.000.000 euro 2. Fratelli e sorelle: Aliquota 6% franchigia 100.000 3. Parenti fino al 4°: Aliquota 6% senza franchigia 4. Tutti gli altri: Aliquota 8% senza franchigia.

Il trattamento fiscale delle donazioni dipende quindi dal rapporto di parentela intercorrente tra il donante e il beneficiario e dal valore della donazione.

Solo se la donazione è verso soggetti portatori di handicap, riconosciuti in base alla L. 104 del 1992, anche senza vincolo di parentela, la franchigia sale a 1.500.000 un milione e mezzo di euro al disotto della quale, in caso di prima casa, non sarà dovuta alcuna imposta di donazione e le imposte di trascrizione e catastali resteranno fisse a 168 euro. Nel caso di immobili diversi dalla prima casa invece l'imposta diventa proporzionale con una aliquota del 4%.

Paolo Colombo

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Giornale UICI del 18-09-2015

Centro di Documentazione Giuridica - La scala condominiale può restringersi legittima l'installazione di un ascensore per disabile

di Paolo Colombo

Sentenza n. 16486/2015, la II sez. Civile della Corte di Cassazione

La Corte di Cassazione ribadisce il concetto di solidarietà condominiale che impone un contemperamento di interessi, tra cui anche quello dei disabili al superamento delle barriere architettoniche. Pertanto con la sentenza n. 16486/2015, la II sez. Civile della Corte di Cassazione, ha deciso in merito al ricorso presentato dal proprietario e dall'usufruttuario di unità immobiliari site in un condominio.

I ricorrenti avevano contestato il contenuto e la validità di una delibera dell'assemblea condominiale che aveva statuito "la costruzione di un ascensore nel vano scale, mediante taglio e riduzione della larghezza della scala condominiale" per agevolare un condomino disabile.

I ricorrenti, ritenevano che la costruzione dell'ascensore, considerata innovazione di cosa comune, doveva essere decisa con una maggioranza qualificata pari a 666,6 millesimi e dunque non poteva essere approvata con il voto favorevole di tanti condomini rappresentanti 608,33 millesimi e con il loro dissenso come in realtà avvenuto.

I ricorrenti avevano lamentato inoltre che, a seguito dell'intervento di costruzione dell'ascensore, la larghezza minima della scala sarebbe stata pari a 72 centimetri, rendendo di fatto l'opera inservibile non permettendo il passaggio di almeno due persone e mettendo a rischio, in caso di pericolo o evacuazione forzata dell'edificio, il deflusso delle persone e l'accesso dei soccorritori.

La Cassazione, nel respingere il ricorso, ha richiamato il corretto giudizio di merito espresso dalla Corte di Appello, evidenziando come in tema di condominio degli edifici, il concetto di inservibilità della cosa comune "non può consistere nel semplice disagio subito rispetto alla sua normale utilizzazione - coessenziale al concetto di innovazione - ma è costituito dalla concreta inutilizzabilità della res communis secondo la sua naturale fruibilità".

I giudici richiamano, inoltre, il principio di solidarietà condominiale, che deve trovare applicazione nel giudizio circa la possibilità che l'installazione di un ascensore possa recare pregiudizio all'uso o al godimento delle parti comuni da parte dei singoli condomini: la coesistenza di più unita immobiliari in un unico fabbricato rende necessario un contemperamento degli interessi per consentire una pacifica convivenza, tra i quali deve includersi anche "quello delle persone disabili all'eliminazione delle barriere architettoniche, oggetto, peraltro, di un diritto fondamentale che prescinde dall'effettiva utilizzazione, da parte di costoro, degli edifici interessati".

Proprio sulla base di questi principi, rileva la Corte, nel caso di specie il provvedimento assembleare del condominio, riguardante l'installazione dell'ascensore, aveva tenuto conto delle esigenze di diversi condomini con disturbi alla deambulazione impossibilitati ad usare le scale, così come verificato da c.t.u. esperita in corso di causa, la quale aveva altre sì dimostrato la possibilità che le scale potessero venire efficacemente utilizzate senza problemi dai soccorritori, sia trasportando una sedia a rotelle che una barella, senza danni per l'infermo.

Pertanto, la Corte ha rigettato il ricorso liquidando le spese.

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Corte di Cassazione, sez. II Civile, sentenza 12 maggio - 5 agosto 2015, n. 16486 Presidente Bucciante - Relatore Abete

Svolgimento del processo

S.G. , quale esercente la potestà genitoriale sulla figlia minore, S.E. , nonché P.G. , rispettivamente usufruttuario e proprietario di unità immobiliari ricomprese nel condominio sito in (omissis) , proponevano impugnazione innanzi al tribunale di Chiavari avverso la delibera assunta in data 23.10.1999 dall'assemblea condominiale. Esponevano che con il voto favorevole di tanti condomini rappresentanti 608,33 millesimi e con il loro dissenso l'assemblea aveva deciso "la costruzione di un ascensore nel vano scale, mediante taglio e riduzione della larghezza della scala condominiale" (così sentenza d'appello, pag. 2). Esponevano ulteriormente che "la costruzione dell'ascensore era un'innovazione delle parti comuni che avrebbe potuto essere decisa con la maggioranza qualificata di 666,6 millesimi, prevista dall'art. 1136 5 comma c.c., ed inoltre che la riduzione della scala la rendeva inservibile o comunque ledeva il decoro architettonico" (così sentenza d'appello, pag. 2). Chiedevano pertanto che il tribunale invalidasse la delibera impugnata. Costituitosi, il condominio instava per il rigetto dell'esperita impugnazione. Deduceva che "la normativa sull'eliminazione delle barriere architettoniche permetteva di deliberare l'installazione" (così sentenza d'appello, pag. 2). Disposta ed espletata c.t.u., con sentenza n. 485/2002 il tribunale adito rigettava l'impugnazione e condannava in solido gli attori a rimborsare a controparte le spese di lite e a farsi carico delle spese di c.t.u.. Interponevano appello gli originari attori. Resisteva il condominio. Disposto ed espletato supplemento di c.t.u., con sentenza n. 366 del 16/24.3.2010 la corte d'appello di Genova rigettava il gravame e condannava in solido gli appellanti a rimborsare a controparte le spese del grado e a farsi carico delle spese di c.t.u.. Esplicitava la corte distrettuale che "l'installazione dell'ascensore, rientrando tra le opere dirette ad eliminare le barriere architettoniche di cui all'art. 27 I comma della l. 118/1971 ed all'art. 1 primo comma del d.p.r. 384/1978, costituisce innovazione (...) ai sensi dell'art. 2 legge 13/89″ (così sentenza d'appello, pag. 4). Esplicitava altresì che "la delibera impugnata (...) risulta presa con la maggioranza (...) prescritta dall'art. 2 della l. 13/89 di cui ai commi II e III dell'art. 1136 c.c." (così sentenza d'appello, pag. 4); che "non può quindi configurarsi una violazione dell'art. 1120 c.c., poiché il detto art. 2 della l. 13/89 configura espressa deroga a tale norma, prevedendo le dette maggioranze anziché quella prevista dal quinto comma dell'art. 1136 c.c." (così sentenza d'appello, pag. 4). Esplicitava ulteriormente che "dall'espletata c.t.u. è risultato che la larghezza della scala che rimane a disposizione per il transito è pari a 0,72 m., e consente il passaggio di una persona, non rendendo inutilizzabili le scale" (così sentenza d'appello, pag. 4); che "neppure è risultato alcun pregiudizio per alterazione del decoro architettonico" (così sentenza d'appello, pag. 5); che "l'art. 1120 II comma c.c. non prevede che debba derivare alcun vantaggio compensativo per taluno dei condomini, cui non giovi immediatamente e direttamente l'innovazione" (così sentenza d'appello, pag. 5); che "la prescrizione di larghezza minima della rampa di scale di m. 1,20 è applicabile nel caso di immobili di nuova costruzione, oppure di ristrutturazione di immobili, e cioè in casi diversi dalla fattispecie in esame" (così sentenza d'appello, pag. 5); che all'esito del supplemento di c.t.u. all'uopo disposto si era verificata l'insussistenza di qualsivoglia ostacolo all'eventuale passaggio di mezzi di soccorso. Avverso tale sentenza hanno proposto ricorso P.G. , S.G. ed S.E. ; ne hanno chiesto sulla scorta di un unico motivo la cassazione con ogni conseguente provvedimento in tema di spese di lite. Il condominio di via (omissis) ha depositato controricorso; ha chiesto dichiararsi inammissibile ovvero rigettarsi l'avverso ricorso con il favore delle spese del grado di legittimità. I ricorrenti hanno depositato memoria ex art. 378 c.p.c.. Il condominio di via (omissis) , del pari ha depositato memoria ex art. 378 c.p.c..

Motivi della decisione

Con l'unico motivo i ricorrenti deducono "violazione dell'art. 1120 II comma c.c. ed omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione (art. 360 n 5 c.p.c.) circa un punto decisivo della controversia" (così ricorso, pag. 4). Adducono che "nel caso di specie la larghezza minima della scala sarebbe di 72 cm. (...), com'è pacifico" (così ricorso, pag. 5); che "è altrettanto pacifico (...) che una scala larga cm. 72 permetterebbe il passaggio di una sola persona, senza colli di dimensione anche minima" (così ricorso, pag. 5); che se è ragionevole supporre che "l'uso normale di una scala condominiale implica che sia possibile la discesa e la salita contemporanea di due persone, l'art. 1120 II comma c.c. non potrà che ritenersi violato" (così ricorso, pag. 6). Adducono, al contempo, che "la scala del condominio deve sempre e comunque permettere il contemporaneo deflusso delle persone e l'accesso dei soccorritori" (così ricorso, pag. 8); che "una scala di tal fatta è inservibile all'uso o al godimento perché non permette il normale accesso di condomini o visitatori che vogliano contemporaneamente entrare o uscire dalle abitazioni, ma anche per la sua pericolosità, visto il disagio che ne deriverebbe in caso di evacuazione forzata" (così ricorso, pag. 8). Il ricorso non merita seguito. Si rappresenta che con l'esperita impugnazione i ricorrenti sollecitano, sostanzialmente, questa Corte di legittimità a rivisitare il giudizio "di fatto" espresso nel caso di specie dalla corte di merito. Specificamente il giudizio formulato in relazione al limite - ex art. 1120, 2 co., c.c. - per cui l'innovazione non ha da rendere la parte comune dell'edificio inservibile all'uso ed al godimento anche di un sol condomino, limite che - tra gli altri - circoscrive la possibilità di deroga che l'art. 2 della legge n. 13/1989 prefigura in rapporto alle maggioranze per le innovazioni imposte dal combinato disposto degli artt. 1120, 1 co., e 1136, 5 co., c.c., nel senso cioè che l'innovazione ex art. 2 cit. può essere deliberata con le maggioranze meno gravose di cui ai co. 2 e 3 dell'art. 1136 c.c.. Propriamente il motivo involge gli aspetti del giudizio - interni al discrezionale ambito di valutazione degli elementi di prova e di apprezzamento dei fatti - afferenti al libero convincimento del giudice e non ai possibili vizi del percorso formativo di siffatto convincimento rilevanti nel segno dell'art. 360, 1 co., n. 5), c.p.c.. In tal guisa si risolve in una improponibile richiesta diretta all'ottenimento di una nuova pronuncia sul fatto, estranea alla natura ed alle finalità del giudizio di cassazione (cfr. Cass. 26.3.2010, n. 7394; altresì Cass. sez. lav. 7.6.2005, n. 11789), improponibile nei medesimi termini in cui questa Corte ebbe a reputare la richiesta sottesa alla propria pronuncia n. 12847/2007 che parte ricorrente cita a supporto della sua prospettazione ("la Corte di appello ha espresso un giudizio di merito incensurabile", si legge testualmente nel corpo della motivazione della statuizione n. 12847/2008 di questa Corte). In ogni caso si rappresenta che l'iter motivazionale che sorregge il dictum della corte distrettuale risulta in toto ineccepibile sul piano della correttezza giuridica ed assolutamente esaustivo e congruo sul piano logico - formale. In particolare si evidenzia che questa Corte di legittimità spiega quanto segue. Da un canto, che, in tema di condominio negli edifici, nell'identificazione del limite all'immutazione della cosa comune, disciplinato dall'art. 1120, 2 co., c.c., il concetto di inservibilità della stessa non può consistere nel semplice disagio subito rispetto alla sua normale utilizzazione - coessenziale al concetto di innovazione - ma è costituito dalla concreta inutilizzabilità della res communis secondo la sua naturale fruibilità (cfr. Cass. 12.7.2011, n. 15308). Dall'altro, che in sede di verifica, ex art. 1120, 2 co., c.c., circa l'attitudine dell'opera di installazione di un ascensore a recar pregiudizio all'uso o godimento delle parti comuni da parte dei singoli condomini, è necessario tenere conto del principio di solidarietà condominiale, secondo il quale la coesistenza di più unità immobiliari in un unico fabbricato implica di per sé il contemperamento, al fine dell'ordinato svolgersi di quella convivenza che è propria dei rapporti condominiali, di vari interessi, tra i quali deve includersi anche quello delle persone disabili all'eliminazione delle barriere architettoniche, oggetto, peraltro, di un diritto fondamentale che prescinde dall'effettiva utilizzazione, da parte di costoro, degli edifici interessati (cfr. Cass. 15.10.2012, n. 18334). In questo quadro devesi rimarcare che la corte genovese ha fatto luogo a talune debite e concludenti puntualizzazioni. Per un verso, ha dato atto che all'esito del supplemento di c.t.u. appositamente disposto si è acclarato che "una sedia a rotelle, con accompagnatore, potrebbe essere introdotta nell'ascensore; che una sedia a rotelle potrebbe anche essere trasportata lungo le scale; che una lettiga - barella potrebbe essere trasportata, senza danno per l'infermo, lungo le scale" (così sentenza d'appello, pagg. 5-6). Per altro verso, ha dato atto che "dalle informazioni assunte dal c.t.u. è risultato che nello stabile vivano: condomini con disturbi alla deambulazione; una signora avanti con gli anni che non può utilizzare il proprio appartamento all'ultimo piano, non potendo fare le scale; un condomino infartuato con protesi tutoria; una signora di anni 90 impossibilitata ad uscire per l'impossibilità di usare le scale" (così sentenza d'appello, pag. 4). Il rigetto del ricorso giustifica la solidale condanna dei ricorrenti al pagamento delle spese del giudizio di legittimità. La liquidazione segue come da dispositivo.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso; condanna in solido i ricorrenti a rimborsare al condominio controricorrente la somma di Euro 3.200,00, di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre rimborso forfetario delle spese generali, i.v.a. e cassa come per legge.

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Affari Italiani del 01-09-2015

Le spese per l'ascensore in condominio

Di recente la Cassazione è intervenuta a proposito del pagamento delle spese relative alla manutenzione degli ascensori.

Tra i capitoli forieri di maggiori polemiche in occasione delle assemblee di condominio c'è senza dubbio quello che riguarda le spese per i lavori e per la manutenzione degli spazi comuni del palazzo. Di recente la Cassazione è intervenuta a proposito del pagamento delle spese relative alla manutenzione degli ascensori. Banalmente: devono pagarli anche gli inquilini che vivono al piano terra e che, quindi, l'ascensore non lo usano? Il buon senso porterebbe a pensare di sì (altrimenti la manutenzione del giardino dovrebbe essere pagata solo da chi cammina sull'erba), ma la sentenza degli ermellini merita di essere presa attentamente in considerazione.

La vicenda.

I proprietari di un appartamento collocato al piano terra di un palazzo hanno deciso di non contribuire al pagamento delle spese per la manutenzione dell'ascensore. I proprietari degli altri appartamenti del condominio, naturalmente, si sono opposti, visto che l'ascensore è un bene comune, a disposizione di tutti. E in effetti la Cassazione ha dato torto agli inquilini del piano terra: la sentenza numero 14697 depositata lo scorso 14 luglio ha sottolineato che l'ascensore è e rimane un bene comune anche nel caso in cui non venga sfruttato da chi abita al piano terra, e per questo motivo tutti sono tenuti a pagare le spese di manutenzione.

La Cassazione ha sentenziato che...

Va detto che i giudici hanno anche affermato che è possibile derogare a tale regola: questa eventualità, tuttavia, è ammessa unicamente se nel regolamento di condominio è prevista una norma a questo proposito. In altre parole, se tutti i residenti del condominio decidono che alcuni inquilini possono essere esonerati dal pagamento delle spese di cura e manutenzione di un bene comune, allora tali inquilini non devono sborsare niente; ma se non ci sono norme specifiche, a valore è la regola generale. E ciò è valido non solo per l'ascensore, ma per tutti gli altri spazi e per tutti gli altri beni in comune.

E le barriere architettoniche?

E se ci fosse bisogno di lavori indispensabili per abbattere le barriere architettoniche? In tal caso, sempre secondo una sentenza della Cassazione, l'installazione di un ascensore può avere luogo unicamente se è d'accordo la totalità dell'assemblea. Insomma, le questioni relative ai condomini sono sempre interessanti e degne di attenzione: per la convivenza non sempre tutto fila liscio. E se gli inquilini del piano terra dovranno, pur contro il loro volere, tirare fuori soldi per pagare l'ascensore, ciò significa che gli interessi della comunità prevalgono su quelli del singolo.

In collaborazione con www.professionisti.it

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Flashback: nel mese appena trascorso

Nel mese di settembre si sono riuniti i seguenti organi regionali:

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