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Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ONLUS
Consiglio Regionale della Lombardia


IL BLOCNOTES

NOTIZIARIO INFORMATIVO DEL CONSIGLIO REGIONALE LOMBARDO DELL'UNIONE ITALIANA DEI CIECHI E DEGLI IPOVEDENTI

A cura di Massimiliano Penna

Agosto 2015

SOMMARIO

Comunicato stampa

GIù LE MANI DAI LAVORATORI DISABILI PIù DEBOLI

Il Presidente regionale dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti della Lombardia Nicola Stilla esprime grande sorpresa e sconcerto per le dichiarazioni del Presidente Nazionale della stessa Unione Mario Barbuto, in merito alla positività della chiamata nominativa generalizzata per i lavoratori disabili, prevista dall'art. 6 del decreto 176 sul Jobs Act.

"Tale dichiarazione non mi risulta essere in linea con la valutazione negativa che molti dirigenti dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti hanno espresso circa la previsione normativa in esame; a mio avviso, la fuga in avanti del Presidente nazionale rischia di compromettere il fronte unitario della FAND, le cui associazioni aderenti non hanno ritenuto di sottoscrivere la dichiarazione in questione, e presta il fianco a strumentalizzazioni nei già difficili rapporti con le organizzazioni sindacali, rischiando di pregiudicare l'unità anche su questo versante".

"Ancora una volta - continua il presidente Stilla - ci troviamo ad ascoltare chi parla in nome della disabilità senza tenere conto delle necessità reali dei diretti interessati. Come accaduto per l'ISEE, nella sciagurata ipotesi passasse la chiamata nominativa generalizzata, si dovrà dar vita ad un contenzioso per evitare la discriminazione dei lavoratori con disabilità più deboli, in particolare quelli non vedenti e ipovedenti coinvolti nelle attività atipiche non coperte dalle leggi speciali".

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uniti negli intenti, convinti nelle idee: insediato il nuovo consiglio regionale lombardo dell'Unione italiana dei ciechi e degli ipovedenti

di Massimiliano penna

Si è insediato domenica 24 maggio il nuovo Consiglio Regionale Lombardo dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti nella composizione risultante a seguito delle elezioni tenutesi a livello provinciale fra la fine di marzo e i primi giorni di maggio.

In un clima generale disteso e sereno i lavori si sono svolti in maniera regolare, e dagli esiti delle varie votazioni per l'elezione del nuovo Ufficio di Presidenza è emersa in tutta evidenza la fortissima coesione presente all'interno del Consiglio stesso. Alla Presidenza è stato riconfermato Nicola Stilla, che ha ottenuto 25 voti su 25, così come il Vice Presidente Giovanni Battista Flaccadori ed il Consigliere Delegato Rodolfo Masto (anch'essi riconfermati alle rispettive cariche). Quali ulteriori 2 Componenti l'Ufficio di Presidenza sono stati altresì eletti Mirella Gavioli e Claudio Romano, rispettivamente con 24 e 25 voti.

Di sicuro il larghissimo consenso ottenuto dal nuovo Ufficio di Presidenza costituisce un ottimo punto di partenza per le azioni da attuare in questo nuovo mandato, ma sarebbe decisamente riduttivo fermarsi al dato puramente numerico.

La fortissima coesione riscontrata, infatti, non può essere considerata solo come il "semplice" consenso verso le persone elette, ma rappresenta la forza stessa del Consiglio, ovvero la sua totale unità di intenti.

Nel presentare la propria candidatura alla Presidenza Regionale Nicola Stilla, in un intervento breve ma incisivo, ha evidenziato i vari temi sui quali ci si dovrà concentrare nell'immediato futuro.

"Nel segno di una generale continuità con quanto fatto finora - ha affermato Stilla - massima attenzione andrà rivolta alla delicatissima problematica inerente i servizi di supporto scolastico a livello regionale, la cui continuità è sempre più messa in discussione per via della nascita delle nuove Città Metropolitane in sostituzione delle ex Province e le conseguenti incertezze relative alle competenze in materia. Da non dimenticare, poi, la formazione professionale e l'accesso al lavoro, che insieme all'istruzione rappresentano i 3 pilastri sui quali si dovrebbe costruire una vera e concreta integrazione sociale delle persone non vedenti ed ipovedenti".

Viva soddisfazione traspare poi dalle parole dello stesso Stilla che, a margine dei lavori, ha inoltre affermato: "Le elezioni associative rappresentano un momento della massima importanza, poiché offrono la possibilità a tutti i Soci di confrontarsi in modo pacato, spontaneo e sereno su tutti i temi che più stanno a cuore alla categoria. Mi sento di poter affermare con certezza che in Lombardia questa possibilità è stata sfruttata appieno, e proprio per questo ringrazio l'intero Consiglio che mi ha accordato la propria fiducia per un altro mandato. Ci aspetta un duro lavoro, ma penso che la compattezza e l'unità che il Consiglio ha mostrato già in occasione del suo insediamento rappresentino un patrimonio da valorizzare quanto più possibile nei mesi a venire. Se tutti noi sapremo trasferire questo slancio e questo entusiasmo nelle azioni che ci prefiggiamo di porre in essere, allora l'Unione della Lombardia avrà tutte le potenzialità per raggiungere un obiettivo che ritengo fondamentale: far sentire la vicinanza a tutti i Soci nel modo ad essa più congeniale, rendendosi parte attiva in un dialogo costante con gli Enti regionali ponendosi come valido interlocutore nell'ambito di tutti quei processi decisionali che comportano scelte che andranno ad influire sulla vita quotidiana delle persone non vedenti ed ipovedenti".

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L'attività della Commissione Ipovedenti nei prossimi cinque anni: obiettivi, criticità e proposte

di Angelo Mombelli

Siamo ormai alle porte del prossimo Congresso della nostra Unione, in occasione del quale verranno rinnovate le cariche associative e le varie commissioni predisporranno un documento programmatico dell'attività da svolgersi nel mandato 2015-2020.

Rileggendo la relazione programmatica predisposta nel 2010 dalla Commissione Ipovedenti, mi sono reso conto che molte delle iniziative là prospettate, allo stato attuale, non hanno trovato realizzazione; la responsabilità è duplice: non possiamo attribuirla interamente agli interlocutori istituzionali, sebbene da sempre abbiano una conoscenza approssimativa del fenomeno dell'ipovisione e delle esigenze della categoria, ma dobbiamo riflettere anche sull'efficacia dei nostri programmi e sulle forze che riusciamo mettere in campo. In tal senso, e volendo anche tener conto dalla scarsa cultura sull'ipovisione esistente nella nostra società, ritengo che solo un programma chiaro, concreto, realistico e dal carattere strettamente "operativo" possa garantire risultati altrettanto tangibili.

E' a conoscenza di tutti e di tutte l'estrema difficoltà che l'economia occidentale, e in particolare la nostra, sta vivendo: le risorse che il governo può mettere a disposizione per il sociale saranno pure scarse, ma è nostro dovere progettare ed avanzare le richieste che riteniamo indispensabili per la categoria degli ipovedenti, frustrata da sempre dall'incomprensione di chi governa.

Alcuni esempi circa lo stato dell'arte: con la legge 284/97 erano stati stanziati 5.000 milioni delle vecchie lire per la creazione e il potenziamento dei centri di riabilitazione visiva, risorse che con la finanziaria di due anni orsono sono state taglieggiate, riducendo il contributo a circa quattrocentomila euro; ciò ha messo in seria discussione il funzionamento di tanti centri di riabilitazione visiva che con fatica e fantasia le nostre strutture avevano contribuito a realizzare. Secondo esempio, il nomenclatore tariffario delle protesi: è immodificato da oltre tre lustri ed include strumentazione vetusta, che non tiene conto delle attuali tecnologie e della legge 138/2001.

Potrei continuare, perché l'elenco delle criticità è ampio, ma preferisco focalizzarmi su una raccomandazione rivolta alla futura dirigenza della nostra Unione, ovvero quella di stare vigili circa le iniziative governative per far sì che non vengano sottratte altre risorse ai già scarsi servizi oggi esistenti a favore delle persone ipovedenti.

Quindi, primo, non regredire! Secondo, proporre interventi atti a migliorare l'esistente tenendo però conto della loro fattibilità imminente e concreata. Essere incisivi e pratici, insomma, qualità decisive in un mondo che gira sempre più in fretta e non lascia spazio alla vaghezza.

Se le sfide sono tante, la probabilità di vincerle dipende anche dal selezionarle commisurate alle proprie capacità, e dall'affrontarle con le giuste armi e la giusta preparazione: ciò significa soprattutto essere al passo coi tempi ed avere il polso dei cambiamenti, seguire con attenzione il progresso tecnologico ed essere addentro alla complessità sociale che si fa ogni giorno più intricata.

Detto questo, buon lavoro a chi parteciperà al XIII Congresso Nazionale!

Angelo Mombelli

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Giornale UICI del 15-07-2015

Centro di Documentazione Giuridica - Per gli alunni disabili si auspica l'intervento del governo per garantire l'assistenza

L'anno scolastico si è appena concluso e si pone nuovamente il problema delle competenze economiche per l'assistenza scolastica degli studenti disabili.

La legge n.56 del 2014 aveva assegnato alle regioni il compito di deliberare entro il 31 dicembre 2015 a chi dovessero essere attribuite le competenze, sottratte alle province in materia di assistenza scolastica dei disabili. Ad oggi pochissime regioni hanno deliberato in proposito e quante lo hanno fatto non hanno comunque individuato con chiarezza il destinatario di tali competenze tra regioni, città metropolitane, consorzi di comuni, singoli comuni.

Inoltre il budget economico a disposizione risulta inferiore rispetto a quello attribuito negli anni passati alle province.

L'assistenza scolastica dei disabili è un elemento fondante del processo inclusivo che le scuole statali devono garantire e la confusione in merito alla mancata assegnazione di competenze sul personale scolastico che si occupa degli alunni con disabilità, all'incertezza del servizio di trasporto gratuito a scuola e all'eliminazione delle barriere architettoniche ancora presenti in molte scuole induce a temere una vera e propria interruzione di pubblico servizio in quelle regioni dove le giunte regionali (entro il 30 giugno u.s.) non hanno provveduto a decidere e a stanziare i fondi necessari.

Anche quest'estate si avvertono dunque gli effetti della legge Delrio e le famiglie dei disabili andranno in vacanza senza sapere chi assisterà a scuola i loro figli.

Le associazioni di categoria preannunciano interventi incisivi, se entro fine agosto le giunte regionali non avranno preso decisioni a riguardo e stanziato i fondi necessari per garantire l'assistenza scolastica agli studenti disabili, nei loro riguardi sarà possibile non solo la denuncia per interruzione di pubblico servizio ma, sarà chiamato in causa anche il governo affinché si avvalga, ai sensi dell'art. 120 cost. dei poteri di intervento sostitutivo nei confronti delle regioni inadempienti dal momento che il diritto al trasporto scolastico, all'assistenza scolastica ed all'eliminazione delle barriere architettoniche la Corte Costituzionale ha considerato livelli essenziali relativi alle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali.

Paolo Colombo

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Dalla sezione di como

SABATO 10 E DOMENICA 11 OTTOBRE 2015 GITA AL MUSEO FERRARI - RAVENNA - FAENZA - REGGIO EMILIA

PROGRAMMA

1° GIORNO: LECCO - COMO - MARANELLO - RAVENNA - FAENZA

Ritrovo dei partecipanti alle ore 6.15 a Lecco Piazza della stazione, e alle ore 7.00 a Como San Giovanni, 7.10 Como - Rebbio. Partenza con Pullman Gt alla volta della Romagna, sosta lungo il percorso. Arrivo verso le 10.30 a Maranello per la visita guidata al Museo Ferrari. Il Museo di Maranello racconta infatti la Ferrari di oggi e di domani, affondando le radici nella straordinaria storia del Cavallino Rampante. Ad una esposizione permanente dedicata alla Formula 1 ed ai Campionati del Mondo dove, oltre alle monoposto, al "muretto box" si può capire cos'è la telemetria e come guida un pilota in corsa, si aggiungono cinque sale che propongono mostre tematiche di grande interesse. Al termine pranzo in ristorante con menù tipico modenese. Nel pomeriggio trasferimento a Ravenna, incontro con la guida e visita del centro storico, ingressi inclusi a: la Chiesa di San Vitale, il Mausoleo di Galla Placidia, la tomba di Dante, il Battistero Neoniano, il Museo Arcivescovile con la splendida Cattedra d'avorio del VI secolo e la Basilica di Santa Pollinare Nuovo. Trasferimento del gruppo in Hotel a Faenza presso l'Hotel Vittoria 4* situato nel centro storico della città. Sistemazione nelle camere riservate, cena e pernottamento.

2° GIORNO: FAENZA - REGGIO EMILIA - COMO - LECCO

Prima colazione in Hotel. In mattinata incontro con la guida e visita al centro storico di Faenza e in particolare: il Palazzo del Comune, il Palazzo del Podestà, nella Piazza della Libertà la Fontana monumentale, la Torre dell'Orologio e la Cattedrale. E per concludere il famosissimo Museo Internazionale delle Ceramiche, contenente collezioni di ceramiche provenienti da ogni parte del mondo, fino ad opere moderne (Picasso, Matisse, Chagall,..). Pranzo in ristorante. Nel pomeriggio partenza per il viaggio di rientro con sosta a Reggio Emilia. Breve visita con l'accompagnatore al centro storico ed in particolare alla Basilica di San Prospero dedicata al Santo Patrono della città, la Cattedrale dedicata a Santa Maria Assunta e alla Sala del Tricolore, dove è stato mostrato per la prima volta nella storia il tricolore italiano. Partenza per il viaggio di rientro con sosta lungo il percorso. Arrivo a Como e Lecco in prima serata.

QUOTA DI PARTECIPAZIONE: MIN. 40 PAGANTI € 200.00; MIN. 50 PAGANTI € 195.00

SUPPLEMENTO SINGOLA € 25.00

ASSICURAZIONE FACOLTATIVA CONTRO L'ANNULLAMENTO + 10 EURO PER PERSONA, SE LA SI DESIDERA COMUNICARE IN FASE DI PRENOTAZIONE.

LA QUOTA COMPRENDE:

LA QUOTA NON COMPRENDE:

DATA LA COMPLETEZZA E RICCHEZZA DEL PROGRAMMA NON CI SARà NESSUN ULTERIORE INGRESSO DA PAGARE IN LOCO.

PRENOTAZIONI E SALDO ENTRO IL 7 SETTEMBRE POSTI LIMITATI!!!

segnalare in fase di prenotazione eventuali allergie agli alimenti.

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Dalla sezione di lecco

15 novembre 2015: GITA AD ALBA

Comunichiamo che la sezione UICI di Lecco organizza per il giorno 15 novembre una gita di un giorno con il dolce sapore del torrone piemontese, del corposo vino delle Langhe e del prezioso tartufo di Alba, il tutto condito con un po' di cultura, quando per le giornate bigie e fredde una bella compagnia è sempre assai gradita. Per il 15 novembre, infatti, vi proponiamo una visita ad una fabbrica di torrone, anticipando così le delizie del Natale, al castello di Grinzane, antica proprietà della famiglia Benso di Cavour, ora sede anche della enoteca regionale piemontese, alla cittadina di Alba, che ospita l'85° fiera del tartufo, da annusare, toccare e magari anche comprare. Infine ci si sposta in una cantina con prodotti tipici delle Langhe. Naturalmente è compreso anche un gustoso pranzo per la gioia del nostro palato!

Gli interessati comunichino la loro adesione entro il 30 settembre p.v., in quanto l'escursione verrà effettuata solo al raggiungimento minimo di partecipanti, indicato nel programma. Fino a tale data è richiesta solo una conferma di prenotazione alla seguente mail: silvano.stefanoni@yahoo.it o contattando il numero telefonico da richiedere in Sezione.

In attesa di avere con piacere la vostra adesione, auguro a tutti Buona estate. Chi fosse interessato richieda il programma della gita in segreteria.

Silvano Stefanoni. Referente alla Commissione regionale al turismo

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Dalla sezione di brescia

Sabato 29 agosto: primo raduno della solidarietà

Informiamo che nella giornata di sabato 29 agosto l'Associazione CMI "Cristian Romanelli Onlus" organizza, con il patrocinio dell'Unione Italiana Ciechi ed Ipovedenti Onlus - Sezione di Brescia, il primo raduno della solidarietà presso il centro sportivo di Borgosatollo (BS) dalle ore 10.00 alle ore 24.00.

Il programma è il seguente:

dalle ore 10.00 fino a sera: bancarelle, esposizione auto custom americane e moto;

ore 13.00: spiedo (su prenotazione), pane e salamina, polenta e formaggio fuso, patatine

dalle ore 14.00 fino a sera: intrattenimento per i più piccoli tenuto dall'associazione Dutur Kaos

ore 15.00 - 17.00: corso-dimostrazione cinofilo tenuto da DOCTOR DOG

ore 17.30: giro in moto per bambini disabili in collaborazione con l'associazione Borgo Bikers e associazione ABE

ore 19.00: grigliata

ore 20.00: karaoke in collaborazione con Radio Bruno e Radio Vera

dalle ore 20.00 alle ore 24.00: sarà possibile eseguire dei piccoli tattoo il cui ricavato verrà devoluto a sostegno del progetto

ore 22.00: lancio delle lanterne

ore 24.00: chiusura

Per prenotare lo spiedo e per le iscrizioni hobbisty e studi tattoo telefonare a Daniela Pirisi tel (recapito da richiedere alla Sezione U.I.C.I. di Brescia).

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Comunicazioni varie

Dalla sezione di mantova

Corso sull'utilizzo del sistema operativo windows 7

La Sezione UICI di Mantova è intenzionata ad organizzare un corso base e avanzato di informatica sul sistema operativo Windows 7 per ciechi e ipovedenti.

Al fine di poterlo programmare adeguatamente, si invitano gli interessati a darne tempestiva segnalazione agli uffici sezionali.

Da trenord

Nuovo numero verde per richieste di assistenza riservata a viaggiatori con disabilità

Dal primo luglio è attivo il nuovo numero verde di Trenord riservato a viaggiatori con disabilità e ridotta capacità motoria: l'800.210.955, attivo sette giorni su sette dalle 8.15 alle 19.45.

I clienti possono rivolgersi per usufruire dei servizi di assistenza personalizzata, richiedere l'accompagnamento o richiedere informazioni utili per il viaggio.

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La Gazzetta di Mantova del 19-07-2015

Ragazzi disabili Allarme risorse per la scuola

In Lombardia 4.650 bambini e ragazzi con disabilità sono appesi a un filo. A oggi solo pochi di loro sono certi di poter frequentare la scuola. Le regole sono confuse e risorse non ce ne sono.

Buco nella riforma Delrio e prelievo da Roma: a rischio assistenza e trasporto. La Provincia conferma i servizi fino al 31 dicembre. Occhi puntati sul governo.

MANTOVA. La smagliatura è doppia, nella legge e nei conti. E due smagliature fanno un buco certo, a meno che non si provveda subito al rammendo con un filo robusto. Un filo che annodi competenze nette a finanziamenti sicuri. In ballo c'è il diritto allo studio degli studenti con disabilità, già al centro di un ruvido tira e molla tra Comuni e Province (vedi box), poi sciolto da una sentenza del Consiglio di Stato. In Lombardia a metterci una pezza - insieme ai soldi - è intervenuta la Regione, ma nel frattempo è cambiato il mondo. A inclinare l'orizzonte e scavare un solco tra il prima e il dopo è stata la riforma Delrio. Prima erano le Province a occuparsi dei servizi per gli alunni con disabilità sensoriali di ogni ordine e grado (assistenza alla comunicazione), e per gli studenti delle superiori con ogni tipo di disabilità (assistenza ad personam e trasporto). Il dopo? È sospeso nell'incertezza: vero, il diritto allo studio per tutti è garantito dalla Costituzione (e per i disabili anche dalla legge 104 del 1992), ma tra le funzioni fondamentali che la riforma Delrio ha mantenuto in capo ai nuovi enti di area vasta non figurano i servizi di supporto all'istruzione dei disabili. Non pervenuti. Poco male, in attesa che la matassa normativa venga sbrogliata (c'è un emendamento già depositato in Senato), le Province virtuose potrebbero attingere alla proprie casse. Peccato che la legge di stabilità le condanni al dissesto. A conti fatti, nel 2016 la Provincia di Mantova, ad esempio, dovrà versare a Roma 26,6 milioni di euro, pari al 92,28% delle sue entrate tributarie, che l'anno successivo lieviteranno a 37,8 milioni (il 131,55%). Seconda smagliatura. Morale, in Lombardia 4.650 bambini e ragazzi con disabilità sono appesi a un filo. «A oggi solo pochi di loro sono certi di poter frequentare regolarmente la scuola grazie all'impegno delle loro Province nel rispettare gli obblighi loro affidati dalla legge» denuncia la Federazione tra le associazioni nazionali delle persone con disabilità (Fand) della Lombardia. Una denuncia, quella della Fand, che ha il valore di una diffida indirizzata al presidente dell'Unione delle Province Lombarde, al sindaco di Milano, al presidente del consiglio regionale della Lombardia, agli assessori regionali competenti, al capo del governo. Mantova? È tra le Province virtuose, quelle che hanno confermato il servizio da settembre. Ma l'orizzonte non va oltre il 31 dicembre 2015. Da Roma filtra la buona notizia che il governo sarebbe pronto a rivedere e dilazionare i prelievi dalle casse degli enti locali, se così fosse Palazzo di Bagno avrebbe più libertà di manovra. «Stiamo aspettando che si decida in modo inequivocabile a chi tocchi garantire i servizi per gli studenti disabili - informa l'assessore provinciale Elena Magri - Sia chiaro che per noi questa una priorità assoluta e se, nelle more dell'attribuzione delle competenze, si sbloccassero dei fondi, saremmo pronti a investirli». Michele Lastilla del Movimento disabili Rinnovamento Democratico mette in fila quattro interrogativi: chi erogherà l'assistenza scolastica domiciliare agli alunni con disabilità? Chi si occuperà della formazione professionale? Chi del collocamento obbligatorio al lavoro e della formazione delle liste speciali e di altri servizi prima in capo alle Province? Chi svolgerà il servizio del trasporto scolastico? Mentre all'orizzonte si profila già un altro pasticcio: l'Isee. L'Indicatore della situazione economica equivalente.

di Igor Cipollina

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Superando.it del 07-07-2015

Lombardia: ultimo appello per il diritto allo studio

È anzi già una diffida, più che un appello, il messaggio lanciato ai rappresentanti istituzionali dai Presidenti della LEDHA - la Lega per i Diritti delle Persone con Disabilità, che è la componente lombarda della FISH - e della FAND Lombardia, ad attivare l'organizzazione dei servizi di assistenza e trasporto per gli alunni con disabilità. «In caso contrario - dichiarano - offriremo il supporto alle famiglie per rivolgersi alla Magistratura e non esiteremo nemmeno ad organizzare manifestazioni di protesta».

MILANO. «Il nostro non è solo un appello ma è già una diffida ad attivare immediatamente l'organizzazione del servizio, raccogliendo le richieste attraverso le scuole e decidendo come gestire i servizi per gli alunni con disabilità sensoriale di ogni ordine e grado (assistenza alla comunicazione, fornitura di testi scolastici adattati e supporto psicopedagogico) e per gli studenti con ogni tipo di disabilità delle scuole superiori (assistenza educativa e trasporto)».

Lo hanno scritto Alberto Fontana, presidente della LEDHA, la Lega per i Diritti delle Persone con Disabilità, che costituisce la componente lombarda della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap) e Nicola Stilla, presidente della FAND Lombardia (Federazione tra le Associazioni Nazionali di Persone con Disabilità), in una lettera indirizzata a tutti i Presidenti delle Province Lombarde, al Sindaco della Città Metropolitana di Milano e alla stessa Regione Lombardia, lettera che costituisce una sorta di "ultimo appello", per chiedere «che sia garantito il diritto allo studio dei 4.650 bambini e ragazzi con disabilità che, con l'inizio del nuovo anno scolastico, rischiano di non potersi sedere sui banchi di scuola assieme ai loro compagni».

Si tratta per altro di una questione che ormai da mesi vede impegnate le Associazioni della Lombardia - ma anche di molte altre zone d'Italia - dopo l'entrata in vigore della Legge 56/14 (Disposizioni sulle Città Metropolitane, sulle Province, sulle unioni e fusioni di Comuni), meglio nota come "Legge Delrio".

«Ad oggi - si legge nella nota diffusa da LEDHA e FAND Lombardia - solo poche Province si sono impegnate a rispettare gli obblighi che vengono loro affidati dalla normativa nazionale e regionale, mentre da tutte le altre, da un anno a questa parte, sono arrivate solo dichiarazioni generiche e rassicurazioni verbali, che per il momento non si sono tradotte in atti concreti».

Alla medesima questione, lo ricordiamo, la LEDHA aveva dato ampia visibilità anche in coincidenza con l'inaugurazione a Milano del Centro Antidiscriminazione "Franco Bomprezzi", tramite la specifica campagna denominata Vogliamo andare a scuola. In tale occasione, infatti, si era detto che «l'incertezza in cui si trovano migliaia di famiglie lombarde è intollerabile, tanto più che le spese per assicurare l'inclusione scolastica degli alunni con disabilità non rappresentano una spesa residuale. Si tratta invece di un diritto soggettivo non comprimibile , neppure per ragioni di bilancio e tocca alle Istituzioni (Stato, Regioni, Province) reperire le risorse necessarie per dare una risposta adeguata ai bisogni documentati».

«Se la situazione non si dovesse sbloccare - concludono ora Fontana e Stilla - continueremo la nostra azione di informazione alle famiglie, offrendo il supporto necessario per rivolgersi alla Magistratura, nel caso in cui le Istituzioni continuino a non trovare una soluzione al problema. E non esiteremo nemmeno ad organizzare manifestazioni di protesta, per ottenere il rispetto dei diritti esigibili». (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: ufficiostampa@ledha.it; fand.lombardia@gmail.com.

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Il Fatto Quotidiano del 25-07-2015

Scuola Lombardia, "4000 disabili non potranno iniziare a settembre"

Giovanni Merlo, direttore di Ledha: "Allo stato attuale, senza i fondi adeguati, gli studenti con disabilità delle scuole superiori non potranno contare sui servizi di assistenza necessari per poter andare in classe: dal trasporto all'assistenza educativa".

MILANO. A settembre la campanella della scuola suonerà per tutti o quasi. Al primo giorno di lezione potrebbero mancare all'appello circa 4000 studenti lombardi con disabilità che frequentano le scuole superiori. A denunciare questa situazione, attraverso la campagna Vogliamo andare a scuola è la Ledha, la Lega per i diritti delle persone con disabilità. Nessuno di questi ragazzi, allo stato attuale, potrà contare sui servizi di assistenza necessari per poter andare in classe: dal trasporto all'assistenza educativa indispensabile per quelle ore in cui il ragazzo disabile non ha l'insegnante di sostegno.

Sembra un paradosso ma nessun ente ha trovato il modo di garantire il diritto allo studio a questi giovani. Solo la provincia di Monza, ad oggi, ha risolto il problema.

"A Milano - spiega Giovanni Merlo, direttore della Ledha - il comune guidato da Giuliano Pisapia ha avvisato le famiglie con una lettera, nella quale spiega che non potrà più sostenere il servizio perché di competenza della Città Metropolitana. Le stesse famiglie hanno ricevuto una comunicazione da parte della Città Metropolitana, guidata sempre da Pisapia, che le informa che gli uffici non riceveranno neanche le domande di attivazione del servizio perché nessuno ha attribuito loro questa competenza. Regione, Province e Città Metropolitana sono invece concordi nell'attribuire la responsabilità ultima ai provvedimenti del Governo che non solo hanno drasticamente ridotto i trasferimenti ma hanno chiesto con la legge di Stabilità ulteriori massicci risparmi".

Ora la Ledha ha chiesto l'intervento del presidente del Consiglio Regionale, Raffaele Cattaneo, di Daniele Bosone, presidente dell'Unione Province Lombarde (Upl) e del sindaco della Città Metropolitana di Milano Giuliano Pisapia, perché predispongano i loro uffici ad accogliere le domande di attivazione dei servizi e impegnino tutte le risorse disponibili per garantirne l'avvio, almeno fino alla fine dell'anno solare. Eppure nel mese di aprile 2015, era stato sottoscritto un Protocollo di intesa tra Regione e Upl, che impegnava la Regione a provvedere, con trasferimenti di risorse per 205 milioni, alle funzioni che resterebbero in capo alle province. "Di questi fondi, 10 milioni di euro destinati, solo per l'anno 2015, per far fronte alle criticità legate all'inclusione scolastica, all'assistenza educativa e al trasporto delle persone disabili, in attesa del ripristino da parte dello Stato della necessaria copertura finanziaria. Espressione generica - spiegano alla Ledha - che sembra non comprendere nello stanziamento l'assistenza alla comunicazione per gli alunni con disabilità sensoriale di tutti gli ordini e gradi di scuola. Nel frattempo il tempo passa e i problemi rimangono sul tappeto".

L'associazione ora è pronta a passare all'azione: da qualche giorno, ha iniziato una campagna informativa a tutte le famiglie coinvolte per offrire un supporto legale che consenta loro di rivolgersi alla magistratura nel caso in cui le istituzioni continuassero a non trovare soluzioni. Nelle prossime settimane, la battaglia è destinata a spostarsi nei palazzi romani. "E' da un anno che facciamo audizioni, ci hanno sempre rassicurato ma non è accaduto nulla. Lunedì invieremo una diffida - annuncia Merlo - e se ai primi di settembre non cambierà nulla, chiameremo in causa gli enti facendo un ricorso per discriminazione al tribunale. Non escludiamo di scendere in piazza".

di Alex Corlazzoli

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L'Agenzia di Redattore Sociale del 30-07-2015

Assistenza scolastica disabili: il servizio è "salvo", ma solo per tre mesi

Approvato in Senato il maxiemendamento governativo al decreto legge sugli enti territoriali, che stanzia 30 milioni di euro, dopo la soppressione delle province. "Moderata soddisfazione" di Fish e Fand: "Ci aspettiamo ora che piena copertura finanziaria diventi strutturale".

ROMA. L'assistenza scolastica per gli alunni con disabilità è salva? Forse sì, ma non del tutto. Pare infatti ormai certo lo stanziamento di 30 milioni previsto dal maxiemendamento governativo al decreto legge sugli enti territoriali (Ddl 1977), approvato al Senato.e che ora passerà alla Camera, dove non sono previste modifiche. Il servizio, insomma, per il momento non morirà, come temevano e denunciavano a Redattore sociale, alcune settimane fa, famiglie e operatori: a settembre, o probabilmente a ottobre, con il solito ritardo che, ogni anno, crea forti disagi agli studenti disabili e alle loro famiglie. Ma non è il caso di cantare vittoria: lo stanziamento servirà infatti a coprire appena i primi tre mesi dell'anno scolastico: a fare il bilancio della situazione, tra cauto ottimismo e manifesta preoccupazione, sono la Fish e la Fand, che definiscono l'approvazione del maxiemendamento al Senato "un segnale moderatamente positivo sul fronte del diritto allo studio per le persone con disabilità".

E ricostruiscono, le due federazioni, la storia più recente di questi servizi di supporto scolastico, rimasti 'orfani' dopo che la legge 7 aprile 2014, n. 56 ha soppresso le competenze delle Province e ha assegnato alle Regioni il compito di redistribuirle alle Città metropolitane ed ad altri enti". Si tratta di un "supporto essenziale soprattutto nel caso di alunni sordi, non vedenti o ipovedenti o con altre disabilità. Il loro ruolo - spiegano Fish e Fand - è espressamente previsto dalla legge quadro 104/1992 (art. 13) e dalla legge 67/1993. Inoltre le stesse Province dovevano assicurare (gratuitamente) il trasporto scolastico alle persone con disabilità nelle scuole superiori".

Ora, con la soppressione delle province, il servizio dovrebbe passare alle Regioni o alle Città Metroplitane, "ma - riferiscono le federazioni - mancano anche i trasferimenti dei fondi necessari per garantire questi servizi". Alla preoccupazione di famiglie e operatori si è già da tempo unito l'allarme lanciato da Fand e Fish, che avvertivano: "Questa incertezza sta già generando non pochi problemi di garanzia di un diritto costituzionale e causando una forte preoccupazione e disagio nelle famiglie già pronte ad agire anche legalmente per la tutela di questo diritto". E si erano fatte sentire, a livello locale, le voci di Ledha (Lombardia), Federhand (Campania), come pure Anffas e Aipd.

In questi mesi, il presidente di Fish Vincenzo Falabella "ha mantenuto in questi mesi una stretta interlocuzione con Gianclaudio Bressa, sottosegretario di Stato agli Affari regionali, per promuovere un intervento normativo dirimente o almeno correttivo - riferisce Fish - Ora, il Senato ha approvato il maxiemendamento governativo che all'articolo 8 (comma 13 quater), che prevede lo stanziamento di 30 milioni di euro per i servizi di supporto scolastico (assistenti educativi e alla comunicazione e trasporto). La moderata soddisfazione per il risultato deriva dalla insufficienza dello stanziamento destinato a coprire i costi di tali servizi, pur considerando la disponibilità politica e dello stesso ministero dell'Istruzione che hanno compensato il sostanziale immobilismo delle Regioni. Ci aspettiamo ora che la piena copertura finanziaria di quei servizi diventi strutturale nella prossima legge di stabilità - sottolineano Fand e Fish - Sappiamo bene infatti che la cifra di 30 milioni copre solo in parte l'emergenza per i primi tre mesi dell'anno scolastico che inizia a settembre. Il diritto allo studio, al contrario, non può essere vincolato a disponibilità di bilancio."

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Leggo del 22-07-2015

Impossibile per i disabili salire sul tram: giudice condanna Comune e Atm

MILANO. Un tram inaccessibile è discriminatorio. Per questo motivo il Tribunale di Milano ha condannato Comune e Atm. Con una sentenza dello scorso 18 giugno, i giudici milanesi hanno accolto il ricorso presentato da Antonio (nome di fantasia, ndr) persona con disabilità motoria che da anni, per raggiungere il centro di Milano, deve utilizzare mezzi di trasporto privati dal momento che il tram 24 - che gli servirebbe per raggiungere il centro - non è accessibile. E così, invece di utilizzare due sole linee di trasporto pubblico come possono fare tutti gli utenti, Antonio per raggiungere il centro dovrebbe cambiare ben quattro mezzi (tre linee di superficie e linea tre della metropolitana) per compiere lo stesso itinerario. Per questo motivo Antonio ha presentato un ricorso contro Atm e contro il Comune di Milano. Il ricorso è stato accolto e il giudice ha ordinato che Atm e il Comune di Milano intervengano per sanare questa situazione di discriminazione e ntro il 31 dicembre 2015.

È quanto riferisce l'associazione Ledha, impegnata per i diritti dei disabili. All'azienda di trasporti, spiega Ledha, «il giudice impone di inserire nel parco mezzi della linea 24 »un numero di vetture (tali da assicurarne l'utilizzo da parte del disabile nelle diverse ore della giornata) accessibili al disabile motorio«. Mentre il Comune di Milano deve intervenire entro la fine dell'anno per adeguare banchine o marciapiedi in corrispondenza delle fermate della linea 24, in modo da renderle accessibili». «Non è mai positivo che, per vedere rispettato un proprio diritto, si debba ricorrere a un tribunale. Ma vogliamo intendere questa sentenza come un memento per il Comune e per ATM affinchè si attivino per consentire la libera circolazione delle persone con disabilità - afferma Marco Rasconi, presidente di Ledha Milano -. Auspichiamo che il Comune si attivi in tempi brevi. Mentre noi, come di consueto, offriamo la nostra disponibilità a collaborare sul tema dei trasporti e dell'accessibilità». «Una sentenza importante, che mette in evidenza come il diritto di muoversi autonomamente costituisca un elemento essenziale per il rispetto della dignità degli individui e deve essere garantito alle persone con disabilità al pari degli altri. Il diritto alla mobilità - sottolinea l'associazione - rappresenta uno degli aspetti centrali dell'attività di Ledha Milano, che nei mesi scorsi ha sollevato più volte il tema durante un tavolo tecnico con il Comune di Milano». «Purtroppo, dopo pochi incontri, il tavolo non è stato più convocato. Ripartirà a settembre, dopo diversi mesi di pausa - afferma Roberto Morali, direttore di Ledha Milano -. I problemi però restano. E le persone con disabilità faticano a muoversi in città senza avvalersi delle cooperative di trasporto: un servizio che deve essere pagato, che rappresenta un costo non indifferente per chi ne usufruisce e che viene coperto solo in parte dal Comune attraverso il riconoscimento dei contri buti legati alla soglia ISEE». Per Ledha Milano «è importante intervenire in tempi certi: occorrono soluzioni non solo economiche ma anche strutturali. Che garantiscano un maggior numero di opzioni per chi si vuole muovere in città. Gli effetti di questa sentenza del Tribunale di Milano non si esauriscono al perimetro cittadino. La decisione dei giudici rappresenta un monito a tutti i Comuni e a tutti i gestori di servizi di trasporto pubblico». «Dovranno avere sempre più la consapevolezza che non garantire un adeguato sistema di trasporti davvero inclusivo li potrà esporre in futuro ad altre simili azioni legali», commenta l'avvocato Gaetano De Luca del Centro Antidiscriminazione «Franco Bomprezzi».

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Il Giorno del 03-07-2015

Il cane guida non può entrare Cieco cacciato dal negozio

Disavventura per Di Pilato, stella dello sci nautico

SAN GIULIANO. L'episodio risale a pochi giorni fa, ma nella mente di Tommaso Di Pilato, a ripensare al fatto, la rabbia e l'incredulità sono le stesse di quel giorno. Il campione non vedente di sci nautico, infatti, era entrato in un magazzino di San Giuliano Milanese, gestito da cinesi, insieme alla sua compagna Teresa e al suo cane da guida Brando. Alla vista dell'animale, il titolare ha invitato il non vedente a uscire perché non poteva entrare nel magazzino accompagnato dall'animale: «Gli ho indicato che il cane aveva la croce rossa perché serve per noi ciechi - racconta Tommaso -, ma lui non ha voluto saperne nulla e ci ha costretto a uscire immediatamente. Ho provato a insistere, ma il commerciante è stato irremovibile e ha iniziato pure a inveirmi contro». Da lì a poco è nata un'inevitabile discussione di principio, che dalle parole è quasi degenerata alle mani. Solo il provvidenziale intervento di Teresa ha evitato a Tommaso una vera e propria scena da far west. INOLTRE la compagna di Di Pilato ha recuperato anche Brando, che spaventato dalla scena, è scappato via. «Ritengo sia legittimo pretendere, come disabile, che anche un magazziniere cinese si comporti in maniera civile nei miei confronti e non faccia il prepotente. La legge, infatti, parla chiaro e chi non accetta le persone con cani guida è passibile di una multa». Sanzione che oscilla tra i 500 e 2.500 euro, ma che il commerciante cinese non pagherà mai: «Quando ho denunciato l'episodio, mi è stato detto che non si può fare nulla. Non è giusto. Inoltre il mio cane Brando è rimasto traumatizzato da quest'episodio, è lui che sta pagando le conseguenze principali». Tommaso, precursore dello sci nautico per disabili, nella sua vita ha combattuto tante battaglie: «Io non ho mai preteso privilegi per le battaglie che ho sostenuto attraverso lo sport a favore della legittimazione dei disabili, ma esigo il rispetto delle regole da parte di tutti, e se qualsiasi persona non è in grado di rispettarle sollecito le autorità a intervenire - conclude Di Pilato -. Mi turba l'accaduto e la mancanza di sensibilità da parte delle istituzioni che vedo assenti».

di Lorenzo Pardini

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Il Giorno del 04-07-2015

Trenord, svolta nel sostegnoai pendolari disabili

SEREGNO. Per i viaggiatori a ridotta capacità motoria da oggi è attivo il numero verde Trenord 800.210.955. Nuovo anche l'indirizzo per le e-mail senzabarriere@trenord.it. Nel 2014 sono stati effettuati 10.500 interventi di assistenza a persone con disabilità: i clienti possono rivolgersi al nuovo Numero Verde 800.210.955, attivo sette giorni su sette dalle 8,15 alle 19,45, per usufruire dei servizi di assistenza personalizzata, richiedere l'accompagnamento o ricevere ogni altra informazione utile al viaggio.

NEL 2014 TRENORD ha eseguito 10.500 interventi di assistenza, di cui oltre la metà (58%) a persone diversamente abili deambulanti, il 33 per cento a persone in carrozzina fissa, pieghevole o elettrica, il 9% a persone non vedenti. IL NUMERO VERDE rientra nell'ampio piano di Trenord dedicato a una maggiore fruibilità del servizio ferroviario e, con il nuovo indirizzo e-mail senzabarriere@trenord.it, si aggiunge ai canali preesistenti dedicati alla mobilità accessibile. TRENORD DISPONE di una flotta di oltre 190 treni di ultima generazione, totalmente accessibili. Per l'assistenza alle persone con disabilità, Trenord opera in stretta collaborazione con i gestori delle infrastrutture, dai quali dipende l'accessibilità delle stazioni. LA SINERGIA DI TRENORD con Sala Blu di Rfi, con il Posto Centrale di Movimento di Ferrovienord e con la Sala Amica di Sea Aeroporti Milanesi affronta ogni richiesta in tempo reale per individuare la risposta più efficace alla domanda di ogni cliente. Il sito di Trenord dedica una sezione alle informazioni (tariffe ed elenco stazioni accessibili) per l'assistenza alle persone con disabilità. Vi si accede comodamente dalla home page.

di Laura Ballabio

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Il Giornale di Monza del 14-07-2015

Il genio della tastiera braille è il più bravo della scuola

MUGGIò. Muove le mani sulla tastiera con velocità. Dalle dita passa tutto il suo sapere. Perché Alfonso Fusco, 14 anni, di Muggiò, non ci vede da quando è nato. Ma questo non gli ha mai impedito di studiare. E non poco, dal momento che il ragazzo ha la media più alta di tutta la scuola. Anche quest'anno, dopo i brillanti risultati delle medie, non si è smentito: è stato ammesso alla seconda classe G del corso di «Relazioni internazionali» dell'Istituto superiore «Martin Luther King» di Muggiò con la media del 9.15, la più alta di tutta la scuola. Nella sua pagella spiccano quei 10 nelle discipline scientifiche: fisica, matematica, biologia, ma anche i 9 in informatica, geografia, storia e in francese, la sua grande passione. Ma quello che questi numeri non riescono a raccontare, è la grande fatica e tenacia che caratterizzano i momenti di studio di un ragazzo non vedente che necessita di un supporto umano continuo e di strumenti specifici. La tecnologia, in questo senso, aiuta e non poco. Dopo le ore di scuola, per Alfonso inizia il grande lavoro a casa con la mamma Emiliana Costa, 41 anni: «I libri in braille sono pochi e costosi e oltre a non coprire tutte le materie, ci vogliono mesi per averli», ci spiega. Ma questo non ferma una mamma attenta e inarrestabile come Emiliana. E così ogni giorno la donna legge più volte le lezioni finché Alfonso ha memorizzato. E' la sua vista: lo segue mentre svolge i compiti al computer, aiutandolo nei movimenti della barra braille. «Alfonso fa la maggior parte del lavoro, io mi occupo della parte visiva per velocizzarlo». La grande preoccupazione quando inizia l'anno scolastico per tutte le famiglie di ragazzi non vedenti è che non venga a mancare la figura dell'educatrice provinciale: «Su 30 ore scolastiche, 20 sono coperte dall'educatrice che lavora con i ragazzi nello studio, le restanti 10 dall'assistente di sostegno - ha precisato Emiliana - E se mancano i fondi della Provincia a saltare sono proprio le educatrici». Anche il corpo docente ha fatto la sua parte nel sostenere Alfonso: «Ci hanno semplificato le cose preparandoci del materiale didattico ad hoc». Ma adesso il piccolo genio della tastiera braille si gode le vacanze: ha partecipato alla festa di chiusura dell'oratorio estivo San Luigi. «E' un ragazzo solare, di spirito, saluta sempre tutti ed è molto praticante», spiega papà Luigi Raffaele Fusco, 52 anni. Con orgoglio il giovane custodisce le foto del suo incontro con papa Francesco. Tra le sue mete preferite ci sono i santuari dove si ferma a pregare, ma anche la Francia dove può praticare la lingua che ha imparato bene. (czi)

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Il Giorno del 31-07-2015

Axa regala un percorso fatto di suoni e voci per i non vedenti a Expo

MILANO. Un percorso sonoro dedicato ai ciechi, per attraversare Expo oltre le immagini. E' il dono che è stato consegnato ieri nella Sala Stoppani dell'Istituto dei Ciechi di Milano in Via Vivaio 7, dall'ingegner Julien Guénot, amministratore delegato di Axa Corporate Solutions Italia. Un omaggio all'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, rappresentata nell'occasione da Nicola Stilla, e all'Istituto dei Ciechi di Milano, rappresentato ieri da Rodolfo Masto. Il reportage audio, destinato alle persone disabili visive, ma utilizzabile da chiunque, è stato realizzato da Michele Novaga, giornalista freelance esperto di sociale e di tematiche legate alla disabilità, e registrato all'interno del sito espositivo con la voce dei dipendenti volontario di Axa Corporate Sol. Disponibile in sei lingue (italiano, francese, inglese, tedesco, spagnolo e portoghese), il reportage racconta alcune delle attrazioni maggiori di Expo, avvalendosi anche dell'inserimento di rumori, suoni, musiche e voci presi in diretta dal sito espositivo che consentono di immergersi nell'atmosfera viva dell'esposizione. L'audio-reportage può essere scaricato dal sito www.istciechimilano.it.

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Blog Invisibili - Corriere della Sera del 19-07-2015

Cinque progetti per l'ascensore del Duomo di Milano

MILANO. Un'idea e cinque progetti. L'ascensore per salire sulla terrazza del tetto del duomo prende forma... sulla carta. Avevamo iniziato a parlare di I_AM_Duomo - Improving_Accessibility of Milano_Duomo qualche settimana fa con il post Sul tetto del Duomo: il diritto all'emozione.

Oggi ritorniamo a presentarvi, sommariamente, i disegni e le idee dei cinque team di studenti internazionali del Corso di Laurea a ciclo unico in Ingegneria Edile-Architettura dell'Università di Pavia, della THM Technische Hochschule Mittelhessen University of Applied Sciences di Giessen (Germania) e della Facultad de Arquitectura della Universidad Central de Chile di Santiago (Cile). A guidarci Alessandro Greco, professore dell'università di Pavia e coordinatore del comitato scientifico composto anche da Jaime Migone Rettig (Universidad Central de Chile di Santiago), Nikolaus Zieske e Dietmar Brilmayer (THM di Giessen), e alcuni docenti di altre università che da anni si occupano dei temi dell'accessibilità e della valorizzazione del patrimonio culturale, tra cui Fabrizio Astrua (Politecnico di Torino), Michèle Pezzagno (Università di Brescia) e Francesco Leoni (Università Politecnica delle Marche).

Tra i cinque progetti, il Comitato Scientifico ha individuato come più completa e adeguata rispetto agli obiettivi del workshop la proposta del gruppo formato dal tutor Matteo Locatelli e da Enrica Belloni, Michela Sichel, Christian Thomas Zeckler, Evelyn Luz Bersano Santibáñez.

Sezione schematica dello spazio espositivo nell'ingresso comune per museo e terrazze del Duomo.

Nei loro disegni si propone un ingresso comune tra Duomo, Museo e Terrazze, individuabile grazie a un elemento architettonico dalla geometria singolare che consente di accedere a nuovi locali interrati. Il nuovo volume contiene spazi di servizio e di esposizione, e l'ascensore dal quale si possono raggiungere le terrazze, passando da un ambito sotterraneo, adiacente al lato sud del Duomo. La scelta dei materiali e la geometria dell'ascensore lo rendono immediatamente riconoscibile, e ne dichiarano l'origine diversa rispetto al periodo di costruzione del Duomo, esprimendo una sincerità progettuale che si allontana dal mimetismo che a volte caratterizza le soluzioni per il superamento delle barriere architettoniche.

Passerella in piano e volumi sulle terrazze del Duomo.

Consensi ha ricevuto anche il progetto elaborato dal gruppo con tutor Valentina Giacometti formato da Daniele Cervello, Giulia Leone, Michael Thomas Eisenmann, María Paz Prado Flores. Viene proposto un ascensore panoramico che collega la piazza direttamente al livello più alto delle terrazze, dove viene progettata una passerella in piano lungo cui si organizzano uno spazio flessibile per eventi, due punti di sosta al riparo dal sole e il raccordo in sicurezza al percorso di salita esistente. La scelta dei materiali e delle tecniche costruttive rispondono ai requisiti di riconoscibilità e reversibilità dell'intervento. Con il medesimo linguaggio vengono proposti al livello della piazza uno spazio principale (in cui si trova l'ascensore di collegamento alla metro, i servizi igienici, la biglietteria e il bookshop) e cinque volumi più piccoli perimetrali, pensati come punti di sosta interattivi. L'attenzione viene anche rivolta al Museo del Duomo, per il quale si propongono s oluzioni per il miglioramento della fruibilità, quali corrimani, panchine, mappe tattili, segnaletica e didascalie.

Ingresso ipogeo per museo e terrazze del Duomo.

Il gruppo coordinato da Filippo Condorelli e formato da Carolina Bottazzi, Federica Crivelli, Benedikt Möller e José Joaquín Torreblanca Salazar,invece, propone la salita alle terrazze del Duomo come una "passeggiata temporale" nella storia di Milano, che ha inizio da uno spazio ipogeo in cui vengono organizzati servizi, info point e gli ingressi al Museo e al Duomo, fino ad arrivare a guardare al futuro affacciandosi in direzione del nuovo Palazzo della Regione e dei grattacieli che hanno ridisegnato lo skyline di Milano.

Volume vetrato di collegamento tra il livello della metro e quello della piazza.

Di carattere completamente diverso il progetto del gruppo formato da Neira Huric, Matteo Martini, Nadine Seidensticker e Ariane Mardones Marchant, che osa inserire un ascensore all'interno del Duomo. Anche in questo caso parte del progetto è sviluppata sotto il livello della piazza, per non alterare l'immagine del fronte della Cattedrale. Dal nuovo piano interrato parte l'ascensore che conduce sulle terrazze, dove nuove pavimentazioni in piano consentono di godere della vista della città. L'idea di un ascensore interno al Duomo, difficilmente autorizzabile nell'attuale contesto normativo, aprirebbe la via a un nuovo modo di vivere la spazialità interna della Chiesa, offrendo punti di vista e prospettive fino a ora impensabili, ma sicuramente di grande fascino.

Percorsi accessibili a quote differenti sulle terrazze del Duomo.

Infine il progetto del gruppo formato dagli studenti Roberto Ricotta, Nadine Yasemin Theiss, Catalina Renee Narváez Martin che propone un nuovo padiglione in sostituzione dell'attuale shop del Duomo in adiacenza al lato nord del Duomo. Anche in questo caso la soluzione proposta lavora su più livelli (con un piano ipogeo di servizi a supporto dei visitatori) e prospetta un ascensore che raggiunga le terrazze sulle quali vengono realizzati percorsi accessibili su quote differenti per offrire una vera e propria promenade sospesa da cui ammirare Milano.

Testo di Alessandro Greco

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La Provincia di Sondrio del 06-07-2015

Giardino sensoriale A Gerola un percorso adatto a tutte le età

GEROLA. Si chiama "Tuttidappertutto", è rivolto ad anziani, disabili e bambini per consentire loro di vivere la montagna ed è finanziato da Pro Valtellina e Parco delle orobie Valtellinesi. Il progetto coinvolge l'Ecomuseo della Valgerola ed è volto a recuperare e rendere accessibili gli spazi esterni alla Casa del Tempo (il centro visitatori del Parco che si trova a Gerola) creando un percorso geologico e un percorso botanico che permetteranno a persone con difficoltà motorie e in carrozzina di toccare con mano quello che nella Casa del Tempo è racchiuso nelle bacheche. Il percorso geologico ripercorrerà la storia della Valgerola attraverso l'esposizione di minerali e rocce locali, con l'ausilio di pannelli descrittivi e una mappa tattile che permetterà anche ai non vedenti di muoversi nei vari spazi. Il percorso botanico svelerà la flora delle Prealpi orobiche facendo conoscere a tutti le varie specie di arbusti e fiori tipici dell'alta montagna con pannelli descrittivi e il richiamo ai cinque sensi. L'accessibilità alla Casa del Tempo è stata completata con la realizzazione di un montacarichi all'ingresso laterale della chiesa. "Tuttidappertutto" avrà un percorso multisensoriale di 1 chilometro con piazzole dotate di installazioni varie per la stimolazione dei cinque sensi. Questo giardino sensoriale, lungo una strada in prossimità dell'abitato di Gerola, è stato progettato per essere pienamente accessibile e per stimolare e potenziare tutti i cinque sensi di chi lo frequenterà, siano essi bambini, adulti, anziani o persone con disabilità psichica e motoria. Il percorso si inserisce in un ambiente di particolare interesse dal punto di vista paesaggistico e naturale. Il progetto è stato promosso dall'Ecomuseo della Valgerola nell'ambito del bando progetti emblematici minori della fondazione Pro Valtellina ed ha ottenuto un finanziamento di 90mila euro. Il Parco delle Orobie ha confermato l'impegno a cofinanziare l'iniziativa con una somma di 15mila euro e ha ora definito di valutare insieme al Comune di Gerola il reperimento di eventuali ulteriori finanziamenti al fine di realizzare il progetto secondo le previsioni iniziali, che prevedevano un investimento di 287mila euro. (A. Acq.)

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NOTIZIE DALLA SEDE CENTRALE E DAL WEB

Questo spazio vuole essere una sorta di "miniguida" per orientarsi all'interno delle molteplici attività svolte dalla Sede Centrale della nostra Associazione.

A tal fine, vi proponiamo quei comunicati diramati dalla Sede Centrale e quei contenuti apparsi sul giornale elettronico di quest'ultima nel mese appena trascorso, che contengono notizie e iniziative che pensiamo possano suscitare un concreto interesse nei nostri soci.

Di sicuro qualcosa ci sfuggirà, ma ci si augura che questa selezione possa essere un valido punto di riferimento.

Vi auguriamo buona lettura.

Comunicato n. 133, diramato in data 08-07-2015

L'Agenzia delle Entrate comunica: detrazioni, deduzioni e aliquota IVA agevolata

Numerose sono le agevolazioni fiscali previste per le persone con disabilità e per i loro familiari.

Tra le altre, detrazioni per l'acquisto di veicoli, per gli addetti all'assistenza personale, per l'eliminazione delle barriere architettoniche, per l'acquisto di strumentazione tecnica e informativa, ecc..

Per i ciechi, inoltre, in specifico, vanno ricordate le detrazioni per l'acquisto e il mantenimento del Cane Guida e l'applicazione dell'IVA agevolata al 4 per cento sui prodotti editoriali.

L'Agenzia delle Entrate ha realizzato un'utile guida alle agevolazioni fiscali per le persone con disabilità, aggiornata ora all'aprile 2015.

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Il file .zip contenente il presente comunicato e la relativa guida in formato .pdf è scaricabile tramite l'url di seguito riportato:

http://www.uiciechi.it/archivio/circolari/2015/07/133.2015.zip

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Comunicato n. 136, diramato in data 13-07-2015

Iscrizione dei fisioterapisti all'Albo professionale nazionale dei terapisti della riabilitazione non vedenti. Circolare direttoriale 24 giugno 2015, n. 21

Con soddisfazione e sollievo, comunichiamo che il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha finalmente accolto le nostre richieste ed ha chiarito, in modo definitivo (cfr. ns. circolare 12 dicembre 2012, n. 317), che è ammessa l'iscrizione dei fisioterapisti non vedenti all'Albo professionale nazionale dei terapisti della riabilitazione non vedenti.

L'argomento merita un breve approfondimento.

L'art. 4 della legge 11 gennaio 1994, n. 29, fa obbligo:

- ai datori di lavoro pubblici, di assumere, per ciascun presidio ospedaliero e ambulatorio nel quale si svolgano attività riabilitative, almeno un terapista della riabilitazione non vedente iscritto allo speciale Albo professionale;

- e agli istituti, alle case di cura ed ai centri privati nei quali si svolgano attività riabilitative, che abbiano alle loro dipendenze più di trentacinque lavoratori, di assumere almeno un terapista della riabilitazione non vedente iscritto al predetto Albo.

E' chiaro, dunque, che le opportunità di inserimento lavorativo, che vengono dall'essere iscritti all'Albo professionale nazionale dei terapisti della riabilitazione non vedenti, sono maggiori di quelle che derivano dall'iscrizione agli elenchi, a graduatoria unica, di cui all'art. 8 della legge 12 marzo 1999, n. 68, aperti, com'è noto, alle persone con minorazioni fisiche, psichiche, sensoriali o intellettive che comportino una riduzione della capacità lavorativa superiore al 45 per cento, alle persone invalide del lavoro con un grado di invalidità superiore al 33 per cento, nonchè alle persone invalide di guerra, invalide civili di guerra e invalide per servizio.

La categoria dei terapisti della riabilitazione è, però, al pari di quella dei massofisioterapisti, una categoria ad esaurimento. A seguito, infatti, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, di riordino delle norme in materia di tutela del diritto alla salute e di organizzazione del Servizio sanitario nazionale, le due figure professionali sono entrambe confluite, ai sensi della legge 26 febbraio 1999, n. 42, e del decreto ministeriale 27 luglio 2000, in quella, individuata con decreto ministeriale 14 settembre 1994, n. 741, del fisioterapista.

A lungo e con insistenza, abbiamo chiesto agli Organi parlamentari, alle Autorità di governo e agli Uffici centrali del Ministero di riconoscere che le tutele disposte in favore dei terapisti della riabilitazione non vedenti operano anche nei confronti dei fisioterapisti non vedenti.

Finalmente, il Direttore Generale per l'inclusione e le politiche sociali, Raffaele Tangorra, ha rilasciato il richiesto chiarimento.

Con circolare direttoriale 24 giugno 2015, n. 21, che alleghiamo in originale non editabile e in doc, è formalmente stabilito che:

«essendo confluita la figura professionale del terapista della riabilitazione in quella del fisioterapista, potranno essere iscritti nell'Albo professionale nazionale di cui alla legge 11 gennaio 1994, n. 29 i fisioterapisti non vedenti che ne facciano richiesta e precisamente sia i fisioterapisti non vedenti che hanno conseguito il diploma di laurea sia i terapisti della riabilitazione non vedenti, purchè abbiano conseguito il relativo titolo prima dell'entrata in vigore della legge 26 febbraio 1999, n. 42».

Il provvedimento renderà più semplice ai nostri fisioterapisti la ricerca di lavoro, che oggi, purtroppo, è particolarmente ardua.

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Il file .zip contenente il presente comunicato unitamente ai relativi allegati è scaricabile utilizzando il seguente url:

http://www.uiciechi.it/archivio/circolari/2015/07/136.2015.zip

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Comunicato n. 138, diramato in data 14-07-2015

Decreti attuativi "Jobs Act" - Norme di interesse

Tra gli schemi di Decreto Legislativo attuativi della Legge 10 dicembre 2014, n. 183 (c.d. Jobs Act) che il Governo ha approvato vi sono norme che riguardano direttamente l'attività associativa dell'Unione.

In particolare, l'Atto n. 176 (intitolato: "Disposizioni di razionalizzazione e semplificazione delle procedure e degli adempimenti a carico di cittadini e imprese e altre disposizioni in materia di rapporto di lavoro e pari opportunità"), attualmente all'esame delle competenti Commissioni di Camera e Senato per il parere di rito, contiene disposizioni concernenti la disciplina del collocamento obbligatorio in generale e dei lavoratori non vedenti in particolare.

In primo luogo, viene prevista l'emanazione di nuove linee guida in materia di collocamento mirato delle persone con disabilità con decreto del Ministero del lavoro e delle politiche sociali.

Il Decreto prevede, poi, specifiche modifiche alla legge 12 marzo 1999, n. 68, che si possono riassumere come segue.

L'articolo 3, comma 2, è soppresso con effetto dal 1° gennaio 2017. Pertanto, anche per le aziende da 15 a 35 dipendenti, l'obbligo di assunzione si applicherà anche se non vi siano nuove assunzioni.

All'articolo 4 è inserito un comma 3-bis che prevede che i lavoratori, già in condizione di disabilità prima della costituzione del rapporto di lavoro, anche se non assunti tramite il collocamento obbligatorio, sono computati nella quota di riserva nel caso in cui abbiano una riduzione della capacità lavorativa superiore al 60 percento o minorazioni ascritte dalla prima alla sesta categoria di cui alle tabelle annesse al testo unico delle norme in materia di pensioni di guerra, o con disabilità intellettiva e psichica, con riduzione della capacità lavorativa superiore al 45 percento.

All'art. 5 vengono riviste le procedure di esonero e autocertificazione per i datori di lavoro privati e gli enti pubblici economici che occupano addetti impegnati in lavorazioni che comportano il pagamento di un tasso di premio ai fini INAIL pari o superiore al 60 per mille. Gli stessi datori di lavoro, per quanto concerne i medesimi addetti, saranno tenuti a versare al Fondo per il diritto al lavoro delle persone con disabilità un contributo esonerativo pari a 30,64 euro per ogni giorno lavorativo per ciascun lavoratore con disabilità non occupato.

Viene, poi, inserito un nuovo comma 8-ter che consente ai datori di lavoro pubblici di assumere in una unità produttiva un numero di lavoratori aventi diritto al collocamento obbligatorio superiore a quello prescritto, portando le eccedenze a compenso del minor numero di lavoratori assunti in altre unità produttive della medesima regione. I datori di lavoro pubblici che si avvalgono di tale facoltà dovranno trasmettere in via telematica a ciascuno degli uffici competenti il prospetto telematico previsto dalla legge.

All'articolo 7 (sulle modalità di assunzione) sono apportate alcune modificazioni, che prevedono:

a) che i datori di lavoro privati e gli enti pubblici economici possono assumere i lavoratori mediante richiesta nominativa di avviamento agli uffici competenti o mediante la stipula delle convenzioni. La richiesta nominativa può essere preceduta dalla richiesta agli uffici competenti di effettuare la preselezione delle persone con disabilità che aderiscono alla specifica occasione di lavoro, sulla base delle qualifiche e secondo le modalità concordate dagli uffici con il datore di lavoro;

b) che i datori di lavoro privati e gli enti pubblici economici possono altresì procedere all'assunzione diretta dei lavoratori con disabilità più gravi entro sessanta giorni dalla data in cui insorge l'obbligo., avendo diritto agli incentivi già previsti; nel caso di mancata assunzione, gli uffici competenti avviano i lavoratori secondo l'ordine di graduatoria per la qualifica richiesta o altra specificamente concordata con il datore di lavoro sulla base delle qualifiche disponibili. Gli uffici possono procedere anche previa chiamata con avviso pubblico e con graduatoria limitata a coloro che aderiscono alla specifica occasione di lavoro.

All'articolo 8 (elenchi e graduatorie) gli "uffici competenti" sono sostituiti dai "servizi per il collocamento mirato nel cui ambito territoriale si trova la residenza dell'interessato" ed è anche previsto che la persona con disabilità può, comunque, iscriversi nell'elenco di altro servizio sul territorio nazionale, previa cancellazione dall'elenco in cui era precedentemente iscritto.

Al fine di razionalizzare la raccolta sistematica dei dati disponibili sul collocamento mirato, all'art. 9 è inserito un comma 6-bis che prevede che nella Banca dati delle politiche attive e passive presente presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali sia istituita una specifica sezione denominata "Banca dati del collocamento mirato" deputata a raccogliere le informazioni concernenti i datori di lavoro pubblici e privati obbligati e i lavoratori interessati. I datori di lavoro dovranno trasmettere alla Banca dati i prospetti informativi previsti dalle norme vigenti e le informazioni circa gli accomodamenti ragionevoli adottati. Gli uffici competenti comunicheranno le informazioni relative alle sospensioni, agli esoneri autorizzati e alle convenzioni attuate, nonchè le informazioni sui soggetti iscritti negli elenchi del collocamento obbligatorio, le schede personali con le capacità lavorative e gli avviamenti effettuati.

Anche l'INPS e l'INAIL dovranno alimentare la Banca dati con le informazioni in loro possesso relative agli incentivi di cui beneficia il datore di lavoro e agli interventi in materia di reinserimento e di integrazione lavorativa delle persone con disabilità da lavoro. Le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano alimenteranno la Banca dati con le informazioni relative agli incentivi e alle agevolazioni in materia di collocamento delle persone con disabilità erogate sulla base di disposizioni regionali. Reciprocamente, le informazioni della Banca dati del collocamento mirato saranno rese disponibili a tutti gli enti pubblici responsabili del collocamento mirato con riferimento al proprio ambito territoriale di competenza, nonchè all'INAIL ai fini della realizzazione dei progetti personalizzati in materia di reinserimento e di integrazione lavorativa delle persone con disabilità da lavoro.

Le modalità attuative saranno definite con successivo decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, sentito, fra l'altro, il Garante per la protezione dei dati personali.

All'articolo 13, sugli incentivi alle assunzioni, il comma 1 è sostituito da tre commi che prevedono, nel rispetto dell'articolo 33 del Regolamento CE (65112014), che ai datori di lavoro sia concesso a domanda un incentivo per un periodo di 36 mesi:

a) nella misura del 70 percento della retribuzione mensile lorda imponibile ai fini previdenziali, per ogni lavoratore con disabilità, assunto con rapporto di lavoro a tempo indeterminato, che abbia una riduzione della capacità lavorativa superiore al 79 percento o minorazioni ascritte dalla prima alla terza categoria di cui alle tabelle annesse al testo unico delle norme in materia di pensioni di guerra;

b) nella misura del 35 percento della retribuzione mensile lorda imponibile ai fini previdenziali, per ogni lavoratore disabile, assunto con rapporto di lavoro a tempo indeterminato, che abbia una riduzione della capacità lavorativa compresa tra il 67 percento e il 79 percento o minorazioni ascritte dalla quarta alla sesta categoria di cui alle tabelle citate.

L'incentivo in parola è altresì concesso, nella misura del 70 percento della retribuzione mensile lorda imponibile ai fini previdenziali, per ogni lavoratore con disabilità intellettiva o psichica che comporti una riduzione della capacità lavorativa superiore al 45 percento, per un periodo di 60 mesi, in caso di assunzione a tempo indeterminato o di assunzione a tempo determinato di durata non inferiore a dodici mesi e per tutta la durata del contratto.

Lo stesso articolo descrive nel dettaglio la nuova procedura di concessione affidata all'INPS in via esclusivamente telematica.

Nel testo del medesimo articolo viene confermato che le agevolazioni predette sono destinate anche ai datori di lavoro che, pur non essendo obbligati, procedono all'assunzione di lavoratori con disabilità e ne fanno domanda con le modalità descritte.

Viene anche prevista la possibilità di finanziare sperimentazioni di inclusione lavorativa delle persone con disabilità da parte del Ministero del lavoro e delle politiche sociali. Le risorse sono attribuite per il tramite delle Regioni e delle Province autonome di Trento e di Bolzano sulla base di linee guida adottate dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali.

Si prevede, inoltre, con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, la definizione dell'ammontare delle risorse del Fondo che vengono trasferite all'INPS a decorrere dal 2016 e rese disponibili per la corresponsione dell'incentivo al datore di lavoro di cui ai commi precedenti.

Con il medesimo decreto sarà stabilito l'ammontare delle risorse attribuite al Ministero del lavoro e delle politiche sociali per le finalità di sperimentazione.

Il decreto verrà aggiornato annualmente al fine di attribuire le risorse che affluiscono al Fondo per il versamento dei contributi previsti dalla legge.

Gli incentivi descritti si applicano alle assunzioni effettuate a decorrere dal 1° gennaio dell'anno successivo all'entrata in vigore del decreto legislativo.

All'articolo 9, in materia di richieste di avviamento, si prevede che, in caso di impossibilità di avviare lavoratori con la qualifica richiesta, o con altra concordata con il datore di lavoro, gli uffici competenti avvieranno lavoratori di qualifiche simili, secondo l'ordine di graduatoria e previo addestramento o tirocinio. Inoltre, i medesimi uffici competenti potranno determinare procedure e modalità di avviamento mediante chiamata con avviso pubblico e con graduatoria limitata a coloro che aderiscono alla specifica occasione di lavoro.

La chiamata per avviso pubblico potrà essere definita anche per singoli ambiti territoriali e per specifici settori.

Nell'ambito dell'art. 14, sul Fondo regionale per l'occupazione delle persone con disabilità, viene stabilito che le risorse saranno destinate anche all'erogazione di contributi per il rimborso forfetario parziale delle spese necessarie all'adozione di accomodamenti ragionevoli in favore dei lavoratori con riduzione della capacità lavorativa superiore al 50 percento, incluso l'apprestamento di tecnologie di telelavoro o la rimozione delle barriere architettoniche che limitano in qualsiasi modo l'integrazione lavorativa della persona con disabilità, nonchè per istituire il responsabile dell'inserimento lavorativo nei luoghi di lavoro.

Il medesimo Decreto Legislativo prevede, poi, anche rilevanti modifiche alla normativa sui centralinisti telefonici.

Infatti, viene modificato l'art. 6, comma 7, della legge 29 marzo 1985, n. 113, prevedendo che i privi della vista abilitati in stato di disoccupazione si iscrivano nell'apposito elenco tenuto dal servizio competente nel cui ambito territoriale si trova la residenza dell'interessato.

Il servizio avrà il compito di verificare il possesso dell'abilitazione e la condizione di privo della vista e rilascerà apposita certificazione.

L'interessato avrà comunque facoltà di iscriversi anche in un secondo elenco sul territorio nazionale.

Le persone oggi iscritte in più di un elenco oltre a quello del territorio di residenza, entro trentasei mesi dall'entrata in vigore della presente disposizione, dovranno scegliere l'elenco presso il quale mantenere l'iscrizione.

Rimaniamo comunque in attesa di ulteriori specificazioni e articolazioni sull'intera materia, ancora soggetta all'emanazione di provvedimenti e disposizioni.

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Comunicato n. 148, diramato in data 28-07-2015

Borsa di studio per studenti con disabilità - Scadenza 1 settembre 2015

Su iniziativa del Forum Europeo della Disabilità (European Disability Forum - EDF), la famosa società di software Oracle, con sede in California, per l'anno accademico 2015-2016, finanzierà una borsa di studio in favore di studenti con disabilità nei settori di informatica, ingegneria informatica, user experience e simili.

La borsa, del valore di 8000 euro, sarà assegnata a un progetto o ricerca che tengano conto delle diverse esigenze delle persone con disabilità, in base a criteri ed elementi di giudizio quali:

- originalità

- qualità scientifica

- evoluzione sullo "stato dell'arte" esistente

- valore dell'innovazione

- miglioramento dell'accessibilità delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione.

Possono presentare domanda, entro il 1 settembre 2015, gli studenti con disabilità cittadini dell'Unione Europea iscritti nell'anno 2014-2015 presso una università di un Paese dell'Unione, purché in possesso dei requisiti specificati sul sito dell'EDF al seguente indirizzo:

http://bit.ly/1LwgHML

Alla pagina indicata sono disponibili anche le modalità di presentazione della domanda che deve essere redatta in lingua inglese, nonché tutte le altre informazioni utili.

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SEDE CENTRALE: COMUNICATI DIRAMATI NEL MESE DI LUGLIO

Di seguito viene riportato l'elenco completo dei comunicati diramati dalla Sede Centrale U.I.C.I. nel mese appena trascorso, con la specificazione del relativo numero e dell'oggetto.

Vi ricordiamo che tutti i comunicati possono essere consultati all'indirizzo internet http://www.uiciechi.it/documentazione/circolari/main_circ.asp

dove è possibile effettuare ricerche mirate tramite un comodissimo motore di ricerca.

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Notizie dall'istituto per la ricerca, la formazione e la riabilitazione

Comunicato I.RI.FO.R. Centrale n. 21/2015

Braille Music Editor 2 - modalità di distribuzione

L'I.Ri.Fo.R. ha stipulato una convenzione con la ditta che ha prodotto il programma BME" per permettere a tutti coloro che vogliano utilizzare questo sistema per scrivere musica, di farlo a un costo molto basso. Sul sito dell'Istituto www.irifor.eu trovate le modalità per acquisto o per l'aggiornamento del software già in vostro possesso.

Chi ha già acquistato il prodotto lo potrà aggiornare gratuitamente mentre l'acquisto ex novo costerà solo trenta euro più IVA al 4% (quattro per cento).

Il BME2, Braille Music Editor 2 è un nuovo e straordinario strumento che permette al non vedente musicista (dilettante o professionista) di scrivere in autonomia spartiti musicali, controllarli, correggerli, e stamparli in nero o in Braille. La scrittura della musica avviene secondo le regole del Nuovo Manuale Internazionale di Notazione Musicale Braille. Lo spartito musicale può essere controllato in vari modi, attraverso la voce dello screen reader, che verbalizza gli elementi musicali, attraverso il suono MIDI oppure sulla riga Braille. Una volta terminato lo spartito può essere esportato in MusicXML e quindi visualizzato con Finale, Sibelius o molti altri programmi che sono in grado di gestire questo formato. Può essere anche esportato in formato testo pronto per la stampa o stampato direttamente. BME2 nasce come evoluzione del programma BME grazie ai suggerimenti di utenti esperti e di semplici appassionati alla musica.

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Comunicato I.RI.FO.R. Centrale n. 23/2015

I Colori del Buio, la nuova offerta formativa di I.Ri.Fo.R.

I.Ri.Fo.R. vi offre l'area didattica I Colori del Buio: Una nuova opportunità di autoformazione per conoscere il mondo della disabilità visiva!

I Colori del Buio è un'iniziativa promossa e realizzata dall'IRIFOR, in collaborazione con la Biblioteca per Ciechi Regina Margherita e alla Federazione Nazionale delle Istituzioni pro Ciechi, per offrire a chiunque lo desideri la possibilità di formarsi attraverso brevi video lezioni, su tutte le tematiche che interessano il mondo della disabilità visiva, disponibili in ogni momento. I Colori del buio è un'area didattica "in progress", periodicamente potenziata e aggiornata con nuove videolezioni.

In sintesi

L'accesso all'area didattica i Colori del Buio resterà gratuito fino al 31 dicembre 2015, dopodiché, gli utenti potranno iscriversi pagando una quota di 50,00 € all'anno.

Per iscriverti gratis o richiedere maggiori informazioni visita www.irifor.eu/formazione/icoloridelbuio , oppure entra in I.Ri.Fo.R. e-Learning e clicca il link I Colori del Buio, presente alla home page.

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Giornale UICI del 21-07-2015

Fish - Disabilità nel mirino della spending review

È un autunno caldo quello che si profila per la disabilità, almeno ad ascoltare le ennesime dichiarazioni di Yoram Gutgeld, consulente del Governo per la spending review.

In queste ore le dichiarazioni e le anticipazioni su quelle che saranno le misure economiche contenute nella prossima Legge di Stabilità ribadiscono ancora l'intenzione, nel quadro di un intervento sempre più ambizioso, di colpire le prestazioni assistenziali e quelle riservate alle persone con disabilità.

Ma non basta: pesanti dovranno essere i tagli a quella sanità che aspetta ancora la revisione dei LEA (i Livelli Essenziali di Assistenza), le cui sorti sono sempre più incerte.

E a ben vedere Gutgeld non è nuovo a dichiarazioni "bellicose" verso la spesa per invalidità, quella stessa che Tremonti definiva come improduttiva. Il retropensiero rimane quello, nonostante la spesa sociale e la spesa per invalidità italiane siano fra le più basse d'Europa.

Quali siano gli intenti operativi per ridurre ancora quella spesa rimane un mistero: altri controlli sulle invalidità (oltre un milione negli ultimi 5 anni)? Riduzione dei beneficiari? Introduzione di nuovi criteri? In realtà si ha l'impressione che Gutgeld e il Ministero non abbiano ben chiara la dimensione e i meccanismi del fenomeno e nemmeno gli effetti e le ricadute sulle persone con disabilità e sulle famiglie italiane di azioni approssimative ed avventate.

"La nostra attenzione è massima - dichiara Vincenzo Falabella, presidente della Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap - ed è quasi pari alla nostra notevole perplessità. Da un lato si esprime l'intento di rilanciare il Paese, di diminuire la pressione fiscale, di favorire l'equità, ma dall'altro si pensa a misure che colpiscono la disabilità (e quindi l'inclusione) e la stessa salute di milioni di italiani."

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Il Gazzettino del 16-07-2015

La protesta dei ciechi. Il ministero delle Infrastrutture conferma la decisione del Comune

BELLUNO. Cani guida sì, cani guida no. Comune assolto sulla questione scala mobile e accesso ai cani accompagnatori dei non vedenti. A mettere il punto sul polverone sollevato da parte della comunità di ciechi della provincia e non solo arriva, infatti, una lettera a firma del dirigente del ministero delle Infrastrutture Virginio Di Giambattista: no, i cani guida non possono accedere a Lambioi. Dunque, il Comune ha agito nel rispetto della legge affiggendo il cartello di divieto e controllando che venisse rispettato, e viene così assolto dall'accusa mossa da parte dei non vedenti bellunesi di discriminazione. Tuttavia per risolvere un divieto che sembra assumere la forma della discriminazione, perché escludendo l'animale si vieta di conseguenza l'ingresso alla persona, qualcosa si farà. Palazzo Rosso ha insomma messo la pulce all'orecchio del Governo che ora, sollecitato da una lettera inviata mesi fa dal sindaco Jacopo Massaro e dal presidente provinciale dell'Unione italiana ciechi e ipovedenti Stefano Pellini, intende approfondire la questione e ammorbidire la norma. «Noi avevamo chiesto di prendere in mano la situazione e risolverla - spiega il primo cittadino, soddisfatto per la piega definitiva assunta dalla polemica - e pare verrà fatta una proposta. Quale con certezza non lo si sa ancora, ma potrebbe consistere nell'accreditare qualche scuola di addestramento di cani guida affinché rilasci, dopo attenta verifica, un attestato di idoneità dell'animale ad accedere alla struttura. Il problema non è risolto, ma si stanno facendo passi in avanti importanti». E per arrivare presto alla quadra del cerchio a Roma verrà istituita una commissione tecnica che riunirà il Ministero dei trasporti e quello della salute con lo scopo di studiare insieme la proposta ad hoc buona per Belluno, dove la scala mobile ha una pendenza tale da essere considerata impianto a fune, ma anche per il resto d'Italia. «Sono soddisfatto - conclude Massaro - che da noi sia partito un processo utile a tutti i ciechi italiani. Ora è tempo di lavorare insieme per puntare all'obiettivo comune».

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Superando.it del 17-07-2015

Scale mobili e cani guida: tra il diritto e il paradosso

Non è ancora risolta la questione della scala mobile che porta al centro storico di Belluno, divenuta una sorta di "simbolo" della battaglia, da parte delle persone con disabilità visiva, per il libero accesso insieme al proprio cane guida, ovunque ci si trovi. Raccontiamo i più recenti sviluppi di una vicenda alla quale, a detta di molti, non sarebbe poi così difficile trovare una soluzione: «Esiste una legge. Semplicemente la si applichi», sottolinea infatti il Presidente dell'UICI di Treviso.

Almeno due premesse sono necessarie per capire di cosa stiamo parlando. Per la prima di esse citiamo l'ottima guida realizzata dall'Associazione Blindsight Project, Tutto sul cane guida (e i suoi amici umani), che incomincia semplicemente così: «La prima cosa da non dimenticare mai è che il cane guida che accompagna la persona disabile della vista (cieco o ipovedente) non può essere separato dallo stesso in quanto considerato "ausilio per persona disabile"; è quindi tutelato dalla legge (n. 37 del 1974, integrata dalla Legge n. 60 dell'8 febbraio 2006 pubblicata nella G.U. n. 52 del 3 marzo 2006), che garantisce OVUNQUE SENZA LIMITAZIONE l'ingresso GRATUITO al cane guida che accompagna disabile visivo anche dove i cani normalmente non sono ammessi [...]. La trasgressione di tale legge comporta una sanzione da € 500 a € 2.500, e non va esclusa l'eventuale denuncia da parte della persona disabile per discriminazione (legge 67/2006) pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 54 del 6 marzo 2006) [grassetto nostro nella citazione, N.d.R.]».

La seconda premessa è più generale e riguarda ciò che può essere rintracciata in un qualunque manuale di diritto, alla voce Gerarchia delle fonti. Si parla cioè dell'ordinamento giuridico italiano e della pluralità di fonti che lo compongono. Ebbene, scriverle in un certo ordine (Costituzione - Leggi Ordinarie - Leggi Regionali - Regolamenti - Usi e Consuetudini) non è casuale, ma implica una gerarchia ben precisa di esse e la fonte di grado inferiore - ovvero quella che viene dopo - non può per nessun motivo contrastare con quella di grado superiore.

A margine di questa seconda premessa, è necessario infine precisare che cosa sia l'USTIF: si tratta dell'Ufficio Speciale Trasporti a Impianti Fissi, organo periferico del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.

Alla luce pertanto di queste premesse, a mo' di un classico problema matematico, il quesito è: lascia più perplessi un Dirigente Ministeriale che propone di istituire un gruppo di lavoro per applicare una Legge Nazionale, oppure un Sindaco che anziché doverosamente applicare quella stessa Legge Nazionale, ritiene tale parere ministeriale un proprio successo e lo presenta pubblicamente come tale?

A questo punto, per non rischiare di confondere i Lettori con troppe premesse e quesiti, è il caso di entrare nel problema specifico, che già il nostro giornale sta seguendo da molti mesi. Ricapitoliamo rapidamente la vicenda.

In sostanza, come avevamo ampiamente raccontato sin dall'inizio, il Comune di Belluno aveva vietato alle persone con disabilità visiva di salire con il proprio cane guida sulle scale mobili che portano al centro storico della città, motivando tale decisione con «ragioni di sicurezza» e appellandosi anche al parere dell'USTIF, secondo il cui regolamento quella stessa decisione sarebbe stata del tutto corretta. Il tutto in palese violazione delle Leggi nazionali vigenti (la citata Legge 37/74, aggiornata dalla Legge 60/06), che obbligano appunto - come sottolineato nella prima premessa - ad accogliere gli stessi cani guida in ogni luogo pubblico o aperto al pubblico. E una Legge - come abbiamo ricordato con la seconda premessa - sopravanza senza alcun dubbio un Regolamento, pur se emanato da un Ministero.

Alla fine di maggio, come avevamo poi riferito, un cospicuo gruppo di persone con disabilità visiva, proveniente da varie città d'Italia, insieme ai loro cani guida, si era recato ai piedi della discussa scala mobile di Belluno, chiedendo di salire, nel rispetto delle Leggi, e con il pacifico intento dimostrativo «di far vedere che gli animali sono perfettamente in grado di prendere le scale mobili in tutta sicurezza, oltre che per rivendicare la libertà di movimento e il rispetto della dignità».

Ciò aveva portato al blocco dell'impianto, da parte della Società che gestisce l'impianto, e addirittura all'arrivo della Polizia, lasciando comunque la situazione al punto di prima, tra polemiche varie e preannunciate azioni legali.

Quali sono dunque le novità di questi ultimi giorni? Leggiamo dalla pagina Facebook del sindaco di Belluno Jacopo Massaro: «Finalmente qualcosa si muove: verrà costituita una commissione tecnica mista (ministero dei trasporti / ministero della salute) per studiare come certificare l'addestramento di quei cani in grado di salire sulla scala mobile di Lambioi in totale sicurezza per sé e per gli altri. [...] Siamo solo agli inizi, ovviamente, ed il percorso sarà ancora lungo, ma qualcosa finalmente si muove». Allegata viene riportata l'immagine di un brano ricevuto da Virginio Di Giambattista, direttore generale del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, che scrive: «[...] l'U.S.T.I.F. di Venezia ha confermato di aver già comunicato al Comune di Belluno, fra l'altro, che l'art. 6 del DM 18/09/1975 al comma 1 prevede espressamente il "divieto di posare ... cani..." sui gradini di scale mobili [ancora la citazione di un Decreto Ministeriale, gerarchicamente inferiore, come detto, a una Legge Ordinaria, N.d.R.]. Questa Direzione Generale ritiene, comunque, che per i cani guida possa prevedersi una particolare normativa in considerazione delle loro peculiari attitudini di guida a persona non vedente. Pertanto questa Direzione Generale propone di istituire un apposito gruppo di lavoro con la partecipazione del Ministero della Salute con la finalità di predisporre congiuntamente una norma in materia. Ovviamente, per le finalità di cui sopra, è necessario che siano individuate apposite strutture in grado di rilasciare specifici certificati d'idoneità all'accesso di scale mobili per cani guida a seguito di un congruo periodo di addestramento».

«Un apposito gruppo di lavoro»? «Apposite strutture in grado di rilasciare specifici certificati d'idoneità»? Parole che non fanno altro che riportarci al quesito iniziale: lascia più perplessi un Dirigente Ministeriale che propone di istituire un gruppo di lavoro per applicare una Legge Nazionale, oppure un Sindaco che presenta tale parere come un proprio successo?

A questo punto crediamo che la puntata finale della vicenda sia ancora ben lontana dall'essere scritta, e potrebbe certamente prevedere ulteriori sviluppi legali. Da parte nostra, oltre a continuare a informare nel modo più ampio possibile - come avevamo fatto ad esempio grazie a Fabrizio Marini dell'UICI di Roma, che su queste stesse pagine, con solidi argomenti, aveva spiegato come per «i ciechi e gli ipovedenti usufruire di scale mobili, rampe mobili e tapis roulants senza l'uso della vista non sia mai stato un problema, né mai lo sarà» - preferiamo dare la parola a Massimo Vettoretti, presidente dell'UICI di Treviso, che con caustica plasticità, ai limiti del paradosso, commenta così i più recenti sviluppi: «Quella scala mobile o impianto a fune è già illegale di per sé. Dal 1986, infatti, è assolutamente illegale costruire qualunque opera pubblica che non rispetti i canoni di accessibilità. Dal 1992, poi, esiste l'obbligo di dichiarare inagibili e inabitabili le strutture pubbliche che non siano state realizzate tenendo conto di requisiti di accessibilità. Se volessimo fare applicare alla lettera tutte le norme relative, quell'impianto andrebbe chiuso. Ma noi non chiediamo niente di tutto questo. Noi chiediamo semplicemente di accedervi. Esiste una legge che ci permette di farlo e che obbliga le Amministrazioni a permettercelo. Adesso vien fuori che bisogna creare una commissione... Una commissione? Per decidere se una legge dev'essere applicata oppure no? Dobbiamo fare certificare i cani guida per salire sulla scala mobile di Lambioi? Poi magari qualche dirigente scolastico ci chiederà un "certificato di natura docile" per accedere alle scuole. Magari il direttore di un ospedale ci chiederà un "certificato sanitario" per andare agli ambulatori specialistici, qualche comandante di nave vorrà un certificato che attesti che il nostro cane, in caso di emergenza, "sa nuotare" o il comandante di un aereo pretenderà un certificato che dimostri che il nostro cane è "addestrato a non soffrire di vertigini"... Esiste una legge. Semplicemente, la si applichi». Cos'altro aggiungere? (Stefano Borgato)

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Superando.it del 16-07-2015

Perchè chiudere l'Ospedale Oftalmico di Torino?

TORINO. Nonostante le 35.783 firme raccolte, oltre alle rimostranze di medici, pazienti e associazioni di categoria, quasi sicuramente l'Ospedale Oftalmico di Torino chiuderà. Le attività - promettono gli Enti Locali - saranno trasferite in altre strutture, anche se al momento non è dato sapere quali. E sul futuro gravano pesanti incognite.

Tra le realtà in prima linea nel farsi portavoce di questo disagio c'è anche l'UICI di Torino (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti), che ha appunto espresso forti perplessità sulla chiusura della struttura, viste anche le ingenti risorse recentemente stanziate per ristrutturarla.

Tale scetticismo, poi, deriva dalla stessa esperienza diretta maturata dall'UICI in tanti anni di lavoro presso l'Oftalmico. Insieme ad altre realtà, infatti, l'Associazione, su mandato dell'ASL Torino 1, gestisce le attività del CRV (Centro di Riabilitazione Visiva), ove grazie alla professionalità di educatori, psicologi, tecnici ed esperti, ogni giorno vengono proposti corsi di autonomia e orientamento (dall'uso del bastone bianco alla mobilità domestica), di alfabetizzazione Braille, di informatica (collettivi e individuali, con particolare riferimento ai programmi per persone con disabilità visiva), oltreché attività di supporto psicologico e molto altro.

Per fornire un dato, solo nello scorso anno il Centro si è fatto carico di 8.052 prestazioni, dimostrando l'importanza di affiancare agli interventi sanitari la riabilitazione di tipo sociale. Ora, però, sul CRV, così come sul resto dell'Ospedale Oftalmico di Torino, si addensano le nubi dell'incertezza.

«Non è affatto banale - dichiara Franco Lepore, presidente dell'UICI di Torino - trovare una collocazione adatta per il Centro. Infatti, proprio perché frequentato da persone con disabilità, esso dev'essere facilmente raggiungibile e rispondere a precisi criteri di accessibilità. Più in generale, poi, la scelta di smantellare l'Ospedale Oftalmico ci sembra davvero incomprensibile. Parliamo di una struttura efficiente, che garantisce un presidio di Pronto Soccorso aperto tutti i giorni 24 ore su 24, nella quale sono attive cinque sale operatorie, dotate delle attrezzature più sofisticate. Da notare anche che negli ultimi tempi il bilancio dell'Ospedale era in attivo, e tuttavia, al di là di questo, la logica non può essere sempre e solo quella del risparmio a ogni costo. In gioco c'è il diritto alla salute, tutelato dalla nostra Costituzione. Ci batteremo quindi perché questo diritto non sia calpestato e perché i pazienti non debbano subire le conseguenze di scelte amministrative discutibili». (L.M. e S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: Ufficio Stampa UICI di Torino (Lorenzo Montanaro), ufficio.stampa@uictorino.it.

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Linkiesta.it del 19-07-2015

Per i disabili volare è un'odissea

Pochi posti e vicino al finestrino per chi ha mobilità ridotta, facoltà di rifiutarli a bordo, ironie fuori luogo: forse è ora di cambiare rotta.

Volo low cost Brindisi-Milano. A salire per ultima è una signora in carrozzina, immobilizzata dalla vita in giù, e in evidente sovrappeso. L'assistente aeroportuale la accompagna fin dentro la cabina. E lì la signora scopre che il suo posto è quello accanto al finestrino. Inutile dire alla hostess che lei lì in fondo, con gli spazi ridotti ai minimi sindacali delle compagnie low cost, ha difficoltà ad arrivare, nonostante l'assistenza. Deve scavalcare ben tre sedili. La hostess risponde che non può farci niente, che è il «regolamento» che assegna alle persone con disabilità i posti accanto al finestrino «per ragioni di sicurezza». Quindi o arriva (a fatica) fino all'ultimo posto della fila, o scende dall'aereo.

Spulciando i regolamenti e le disposizioni nazionali e comunitarie, si scopre, purtroppo, che è tutto vero: i disabili che vogliano viaggiare in aereo hanno un certo numero di posti a disposizione per velivolo, e preferibilmente quelli dal lato finestrino, in modo che in caso di emergenza non ostacolino la fuga o le manovre di salvataggio. Per le stesse ragioni altre compagnie riservano invece i posti in coda, in fondo all'aereo. Darwinismo applicato ai cieli.

Le regole a cui le compagnie aeree devono attenersi per la disposizione dei posti sugli aeromobili, spiegano dall'Enac (Ente nazionale aviazione civile), fanno riferimento alle normative comunitarie. In particolare, l'articolo 4 del regolamento comunitario numero 1107 del 2006, relativo ai passeggeri con mobilità ridotta, consente a un operatore aereo di rifiutare una prenotazione o di imbarcare un passeggero con disabilità «unicamente per comprovate ragioni di sicurezza» stabilite, anche queste, da varie norme internazionali, leggi comunitarie o nazionale, o dall'autorità di aviazione civile che ha certificato l'operatore aereo. Di solito per ogni velivolo è stabilita una percentuale massima di passeggeri con mobilità ridotta (Prm, nel gergo dei cieli), oltre alla quale non si può andare.

In relazione alla sistemazione a bordo dei passeggeri a mobilità ridotta, continuano dall'Enac, «gli operatori di trasporto commerciale stabiliscono quali siano le procedure secondo il requisito UE OPS 1 1.280 "Passenger seating" e devono assicurare che i posti destinati ai passeggeri Prm (in base al Manuale delle operazioni approvato dall'Autorità che rilascia la certificazione) soddisfino precisi requisiti di sicurezza del volo, requisiti che devono anche essere connessi anche alla sicurezza a bordo di tutti i passeggeri, in particolare nelle fasi di decollo e atterraggio e ulteriormente durante la fase di crociera, nel caso di possibili condizioni meteo avverse e per far fronte ad eventuali procedure di evacuazione d'emergenza».

Quindi: meglio ai bordi estremi dell'aereo. Di modo che, in caso di fuga, il passeggero con mobilità ridotta non sia di intralcio. La dura legge di sopravvivenza si legge nero su bianco nei regolamenti delle singole compagnie.

Prendiamo Ryanair: "Per motivi di sicurezza i clienti che richiedono uno dei tipi di sotto di assistenza speciale aeroportuale (con cane guida o a mobilità ridotta, ndr) devono essere seduti accanto ad un posto finestrino a meno che il sedile della finestra sia occupato da un compagno di viaggio o ci siano posti vuoti tra il cliente disabile ed il finestrino". La stessa cosa dice esplicitamente Wizzair: Verrà accompagnato al gate, oltre il controllo di sicurezza e poi a bordo, dove nella maggior parte dei casi Le verrà assegnato un posto vicino al finestrino. Easyjet e Alitalia dicono soltanto che ai disabili non verranno assegnati i posti vicini alle uscite di emergenza. Vueling, addirittura, ci scherza su: "Al viaggiatore che richieda assistenza sarà assegnato sempre un posto vicino al finestrino: sarà un'occasione per fare qualche foto aerea o godere di un bel panorama dall'alto durante il volo". La domanda è: in caso di emergenza, non c'è nessuno che salva i passeggeri disabili? Li lasciamo lì al finestrino ad ammirare il "panorama" che si fa sempre più vicino?

di Lidia Baratta

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Giornale UICI del 17-07-2015

Centro di Documentazione Giuridica - Il minore disabile a cui non sono garantite le ore di sostegno non ha diritto al risarcimento del danno se non ne fornisce la prova

di Paolo Colombo

Il Consiglio di Stato ritorna ad occuparsi delle ore di sostegno per gli allievi disabili e con sentenza della VI Sezione n. 3400 dell' 8 luglio 2015 annulla la condanna al risarcimento del danno a carico di una scuola media in favore di un allievo disabile che non aveva avuto nel corso dell'anno scolastico le ore di sostegno previste.

Il motivo della decisione si fonda sul presupposto che il danno dubito dall'allievo disabile non è stato provato con le opportune allegazioni probatorie.

Il consiglio di Sato rifacendosi a consolidati principi della Cassazione civile in ordine al riparto dell'onere probatorio (art. 2697 c.c.), ha quindi sostenuto che il danno va comunque provato da colui che ne chiede il risarcimento.

Diciamo che fin qui nulla di strano, sebbene il Tar in primo grado avesse , pur in difetto di specifica allegazione da parte dei genitori ricorrenti, ritenuto il danno in re ipsa e condannato l'Amministrazione al pagamento di € 5000,00 a favore della famiglia del ragazzo disabile.

Occorre invece segnalare che l'aspetto interessante della sentenza è dato dalla motivazione laddove la Corte arriva a sostenere che " il diritto particolare all'assistenza scolastica non è un diritto incondizionato (dovendo coniugarsi e essere posto in giusta e ragionevole proporzione con le esigenze generali rivenienti dalla limitatezza delle risorse finanziarie degli istituti scolastici".

Definire il diritto all'assistenza scolastica degli allievi disabili come un diritto non incondizionato è cosa gravissima. È a dire poco sconcertante porre in conflitto il principio di parità del bilancio elevandolo a principio di rango costituzionale e porlo in contrasto con altri principi contenuti nella Carta delle Leggi, quali il diritto allo studio e alla salute.

In buona sostanza ancora una volta le ragioni economiche prevalgono sui diritti costituzionali e in particolare dei più deboli.

Paolo Colombo

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Superando.it del 21-07-2015

La riforma della scuola analizzata "a caldo"

Facilitare l'utilizzo della nuova Legge di riforma della scuola, da parte non solo degli operatori del settore, ma anche delle famiglie, delle organizzazioni del Terzo Settore e degli esperti di diritto, con un occhio particolare ai possibili contenuti del Decreto Delegato che la Legge prevede debba essere emanato sulla revisione della normativa inclusiva: è questo lo scopo dell'instant book sulla cosiddetta Legge della "Buona Scuola", pubblicato da Salvatore Nocera e Nicola Tagliani

«Trattandosi di una legge appena pubblicata, la cui interpretazione non è ancora sorretta dal supporto di interpretazioni giurisprudenziali, abbiamo tentato di effettuarne una lettura "a caldo", basandoci sull'esperienza quotidiana di consulenza a famiglie, dirigenti scolastici e docenti e operatori di associazioni, enti ed istituzioni territoriali, realizzata presso la Sezione Legale e Psicopedagogica dell'Osservatorio Scolastico dell'AIPD (Associazione Italiana Persone Down)».

Così Salvatore Nocera - "prima firma" del nostro giornale sui temi riguardanti la scuola, responsabile del Settore Legale dell'Osservatorio Scolastico dell'AIPD (Associazione Italiana Persone Down), oltreché già a lungo vicepresidente nazionale della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap), nella quale è oggi presidente del Comitato dei Garanti - e Nicola Tagliani - che nell'Osservatorio Scolastico dell'AIPD è responsabile della Sezione Psicopedagogica - presentano il loro instant book centrato appunto sulla Legge 107/15, meglio nota come Legge della "Buona Scuola", intitolato La normativa inclusa nella nuova legge di riforma sulla "buona scuola", pubblicato da Key Editore (sia in formato cartaceo che in e-book) e disponibile da questa settimana.

Diviso in tre capitoli, che precedono le Conclusioni, il primo di essi (Opportunità di una mappa della Legge), tenta di fornire appunto una mappa di lettura dell'ampia materia ammassata informalmente nei 212 commi dell'unico articolo di cui si compone la Legge 107/15.

Il secondo capitolo, invece (Le novità della Legge), entra nel "cuore" dei contenuti, evidenziando le principali novità normative introdotte e accennando anche al clima culturale e politico in cui tali novità sono state definite.

Il terzo capitolo, infine (Il Decreto Delegato sull'inclusione scolastica), si concentra sull'analisi dei possibili contenuti del Decreto Delegato che la Legge prevede debba essere emanato sulla revisione della normativa inclusiva.

«Il nostro lavoro espositivo e interpretativo - sottolineano ancora Nocera e Tagliani - mira a facilitare l'utilizzo della nuova Legge di riforma da parte non solo degli operatori della scuola, ma anche delle famiglie e degli operatori delle organizzazioni del Terzo Settore, cui la Legge stessa fa continuo riferimento, per ottenerne la collaborazione per le attività, durante l'apertura pomeridiana delle scuole, durante le vacanze e per l'alternanza scuola-lavoro, fortemente volute dal Legislatore. Anche gli operatori del diritto, inoltre, potranno trovare spunti utili per l'applicazione delle norme contenute nella riforma e nei numerosi Decreti Applicativi, e saremo grati a quanti vorranno fornirci interpretazioni diverse dalle nostre». «Se così fosse - concludono - saremo lieti di aver positivamente contribuito, con le nostre piccole forze, al dibattito sulla riforma della "buona scuola"». (S.B.)

Salvatore Nocera, Nicola Tagliani, La normativa inclusiva nella nuova legge di riforma sulla "buona scuola", Vicalvi (Frosinone), Key Editore, 2015, 66 pagine, 5.99 euro (e-book), 12 euro (cartaceo + e-book).

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Superando.it del 08-07-2015

Sostegno e inclusione: nuova edizione per il libro di Ianes

Si tratta del libro "L'evoluzione dell'insegnante di sostegno. Verso una didattica inclusiva", pubblicato nel 2014 da Dario Ianes, di cui è ora uscita una nuova edizione, ampliata anche con alcuni testi apparsi sulle pagine di «Superando.it», alla luce di alcune importanti novità, vale a dire, segnatamente, del Disegno di Legge governativo sulla "Buona Scuola" e anche della Proposta di Legge sull'inclusione scolastica degli alunni con disabilità, sostenuta dalle Federazioni FISH e FAND.

È con particolare piacere che segnaliamo la nuova edizione ampliata di L'evoluzione dell'insegnante di sostegno. Verso una didattica inclusiva, libro di Dario Ianes, docente dell'Università di Bolzano, del quale, alla sua prima uscita, all'inizio del 2014, avevamo proposto un'ampia e approfondita analisi, curata da Salvatore Nocera.

«Perché una nuova edizione? - scrive Ianes nella presentazione - Perché in questo anno sono successe alcune cose che rendono tale ampliamento attuale e - spero - interessante per il lettore che desidera stare nel centro del dibattito sugli insegnanti di sostegno». Si tratta, segnatamente, del noto Disegno di Legge governativo La Buona Scuola e, in àmbito di inclusione scolastica, dell'ormai altrettanto nota Proposta di Legge 2444, sostenuta da FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap) e FAND (Federazione tra le Associazioni Nazionali di Persone con Disabilità), di cui tanto si è discusso anche su queste pagine.

E a tal proposito, nella nuova edizione del libro, proprio dalle nostre pagine vengono ripresi tre testi, firmati rispettivamente dallo stesso Ianes (Buoni gli obiettivi, ma sbagliati i mezzi, 13 aprile 2015), dal citato Nocera (I docenti per il sostegno mediatori didattici dell'inclusione, 17 aprile 2015) e da Luciano Paschetta (Non sono affatto sbagliati, i mezzi che proponiamo"!, 21 aprile 2015), che ne diventano il sesto, settimo e ottavo capitolo (conservandone il titolo), insieme ad altre voci sul medesimo tema, sia a favore che contrarie alla proposta di Legge 2444.

Tra le ulteriori novità, inoltre, presenti in questa edizione, anche un'Appendice in cui si presentano i primi risultati del Percorso sperimentale trentino di accompagnamento degli insegnanti nell'inclusione di studenti con Bisogni Educativi Speciali. (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: ufficiostampa@erickson.it (Anna Fogarolo).

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Giornale UICI del 17-07-2015

La separatezza è all'origine

di Luciano Paschetta

Ancora una volta ho letto con estremo interesse e piacere un ampio ed erudito articolo del GRIDS dal titolo: "La differenza fra il paradigma inclusivo e quello integrativo", pubblicato sul numero di mercoledì 15 di "SUPERANDO".

Anche questa volta, ne ho condiviso i principi: quelli di una pedagogia inclusiva che faccia della scuola un reale luogo di inclusione. A dimostrazione di questa mia condivisione non "di facciata , ma anche della proposta e della necessità di tempi lunghi per una sua implementazione al sistema scolastico, mi permetto di richiamare alcune mie considerazioni degli anni '70 , lo faccio, non certo con il linguaggio forbito del ricercatore universitario, ma con quello del "pragmatico ruspante" ,quale mi ritengo nei confronti delle scienze pedagogiche.

In quegli anni, anche sulla base dell'inserimento nelle scuole comuni dei primi bambini con disabilità visiva da me seguiti, sostenevo che la Pedagogia

e la didattica che vanno bene per l'alunno disabile, vanno meglio per il compagno "normodotato" e che la presenza del disabile in una classe è paragonabile alla funzione della cartina di tornasole in chimica: rileva la validità o meno dell'azione pedagogica del gruppo dei docenti. Allo stesso modo, quale convinto

sostenitore dell'eliminazione delle scuole speciali in quanto fondavano le ragioni del loro esistere su una idea pedagogica che muoveva , anziché dall'attenzione alla "persona" nel suo complesso, da quella verso la disabilità, ero Convinto che la pedagogia , in quanto scienza dell'educazione, dovesse essere "for all" , Tuttavia, in seguito , nel pieno sviluppo del processo di integrazione scolastica, anziché l'affermarsi l'insegnamento della pedagogia fondata su un "paradigma inclusivo" , nelle nostre università sorgevano le cattedre di "pedagogia speciale" che facevano riferimento ad un "paradigma integrativo". A me, sostenitore dell'"uguaglianza nella diversità" , ciò mi sembrò un ritorno al passato, ma gli amici docenti universitari me ne spiegarono le motivazioni, ed io , esperto della scuola "in atto " come docente prima e come dirigente scolastico poi, nel rispetto dei reciproci ruoli , anche se non del tutto convinto, ho accettato le conclusioni della ricerca pedagogica. Ecco perché condivido quanto scritto nell'articolo dal GRIDS sulla necessità di una pedagogia inclusiva, però , a questo punto, mi sembra corretto sottolineare che l'idea di separatezza ed il riferimento a paradigmi integrativi , nascono e si sviluppano nell aule universitarie: non è facile per l'"uomo comune" (e forse neanche per il docente comune) comprendere che gli alunni sono tutti uguali nella diversità, ma per l'educazione dei bambini si studia la pedagogia , mentre per educare i bambini con disabilità c'è la pedagogia speciale.

Ciò detto, sempre dal punto divista di chi la scuola e il processo di inclusione l'ha vissuto e lo vive , con ruoli diversi, ma sempre sul campo e lo interpreta da "pragmatico ruspante", credo altresì che perché le idee sostenute dal GRIDS possano diventare patrimonio comune a livello universitario prima, e concretizzarsi in "sistema" educativo poi, sia necessario un tempo che l'attuale situazione dell'inclusione scolastica non può più aspettare. Di qui la proposta del "possibile" qui ed ora, al quale mira la proposta di legge FAND/FISH che pur avendo quale obiettivo la scuola inclusiva come quella descritta dal GRIDS, non può prescindere da una realtà dove da anni i docenti sono stati formati secondo paradigmi integrativi, senza prevederne l'"accompagnamento" verso il modello inclusivo.

Vanno in questa direzione: la richiesta di certificazione secondo il sistema ICF, la formazione continua obbligatoria in servizio dei docenti , il potenziamento della "rete" di supporto attraverso la valorizzazione dei CTS, ma anche, al di là dell'apparenza, come cercherò di chiarire più avanti, una maggior specializzazione dei docenti per il sostegno e l'istituzione dello specifico ruolo .

In merito a questa ultima "vexata quaestio" ribadisco , ancora una volta, che creare il ruolo di sostegno chiarendo che il docente specializzato è a supporto del contesto(docente, consiglio di classe, di dipartimento, collegio docenti, ecc.) e non dell'alunno con disabilità , lasciando , in tal modo, la totale responsabilità del suo apprendimento ai docenti titolari, mettendo questi ultimi al centro dell'azione educativa di tutta la classe, a nostro avviso, vuol dire lavorare nell'ottica di una pedagogia inclusiva.

Una pedagogia inclusiva che va insegnata nelle aule universitarie, ma , nel contempo per trasmetterla sin da subito e per accelerarne il processo di consapevolizzazione, va anche disseminata e supportata nelle scuole.

Parlare di uguaglianza nella diversità , significa altresì conoscere le "diversità" e farle conoscere è il ruolo del docente specializzato il quale affianca l'istituzione nel suo commplesso per attenzionarla al rispetto delle differenze ,suggerendo metodologie , strumenti operativi e organizzazione del "tempo scuola" che rendano reali pari opportunità di apprendimento all'alunno con disabilità; è questo il compito di "funzione strumentale " (figura contrattualmente prevista) al quale il docente di ruolo specializzato potrà assolvere. Questo ruolo verrà a perdere di importanza via via che la diffusione dei principi della pedagogia inclusiva, la maggior specializzazione dei docenti e dei dirigenti scolastici , farà assumere al sistema formativo dei docenti ed alla scuola sempre maggior consapevolezza nella pedagogia for all, ponendo fine, allora sì, agli aspetti "duali" e di separatezza dell'attuale modello di inclusione.

Luciano Paschetta

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L'Agenzia di Redattore Sociale del 21-07-2015

"Una luce nel buio dei giorni": la vita del fondatore dell'Unione italiana ciechi

La biografia di Nicolodi, scritta da Alberto Folgheraiter e Giorgio Lunelli, sarà consegnata il 24 luglio al presidente della Repubblica Mattarella. Barbuto (Uici): "I ciechi, grazie a Nicolodi, hanno trovato unità e coraggio per conquistare i diritti".

ROMA. "Una luce nel buio dei giorni": è il titolo della biografia di Aurelio Nicolodi, fondatore dell'Uici nel 1920 e primo presidente dell'associazione: una vita intensa, in buona parte spesa per i suoi "fratelli d'ombra", e che oggi viene raccontata nel libro a lui dedicato. Venerdì 24, il volume sarà consegnato dall'Uici nelle mani del presidente della Repubblica Mattarella, che riceverà una delegazione dell'associazione, insieme agli autori del libro, Alberto Folgheraiter e Giorgio Lunelli.

Il libro racconta la figura e l'opera di "un eroe civile che seppe volgere la propria disabilità a vantaggio di tutti i suoi 'fratelli d'ombra' ai quali volle mostrare, con l'azione e con l'esempio, la via maestra dell'Unità e dell'Organizzazione, per conquistare il pieno diritto di cittadinanza basato sul rispetto delle persone, sull'uguaglianza sociale, sulla dignità umana", spiega l'Uici. Nato a Trento nel 1894, il 25 luglio 1915, combattendo come volontario la seconda battaglia dell'Isonzo, Nicolodi rimase gravemente ferito al volto e perse la vista. Pochi anni dopo, nel 1920, con un gruppo di reduci fondò a Genova l'Unione Italiana Ciechi e ne divenne il primo presidente.

- "L'insegnamento di Nicolodi - afferma il Presidente Nazionale dell'Unione, Mario Barbuto - è ancora quanto mai attuale. Il suo impegno, volto all'integrazione dei disabili visivi nella società di tutti, guida ancora oggi l'attività della nostra grande organizzazione. I ciechi, fino a quel momento reietti della società e nella storia, grazie a Nicolodi, hanno trovato unità e coraggio per conquistare i diritti di inclusione sociale e professionale".

"Oltre alla copia a stampa - dichiara Ferdinando Ceccato, Presidente della Cooperativa Irifor del Trentino - consegneremo al presidente Mattarella il libro anche nei diversi formati: in Braille per i ciechi, a caratteri ingranditi per gli ipovedenti e come audiolibro. La cultura è un bene prezioso, e come tale deve essere accessibile a tutti".

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Giornale UICI del 29-07-2015

Attualità di Aurelio Nicolodi

di Mario Barbuto

Cento anni fa, in un'azione di guerra, Aurelio Nicolodi, giovane ufficiale di Trento, combattente volontario nell'esercito italiano, perdeva la luce degli occhi.

Cento anni fa, grazie a quell'ufficiale al quale la guerra aveva tolto per sempre il bene della vista, per tutti i ciechi d'Italia iniziava un cammino di luce e di speranza che ancora oggi prosegue positivamente...

Quale lezione ci consegna Nicolodi come ciechi, come cittadini, come esseri umani?

Quale insegnamento siamo sollecitati a trarre dalla sua vita, dalla sua opera, dal suo esempio?

Quali tratti peculiari rendono oggi quest'uomo dall'animo nobile così attuale, così prossimo, così esemplare?

Aurelio Nicolodi insegna a tutti noi innanzitutto l'orgoglio. Di esseri umani liberi e uguali; portatori di dignità. Individui consapevoli, custodi gelosi della propria personalità, protagonisti attivi della propria esistenza.

E poi ci mostra come saper trasformare in energia positiva le vicissitudini più avverse della vita; perfino una sciagura tanto terribile, tale da cambiare del tutto il segno della sua quotidiana esistenza.

Appena un anno dopo aver perduto l'uso degli occhi, lo troviamo a Firenze, responsabile della casa di accoglienza e di riabilitazione dei ciechi di guerra.

E ancora, capo della legione trentina degli irredentisti, pochi giorni dopo l'armistizio e la vittoria, a Trento, incaricato di consegnare al Re d'Italia il tricolore della legione.

E intanto lo sguardo della sua vivida mente, già andava oltre il tema dei reduci e abbracciava l'intera comunità dei ciechi italiani. Di tutte quelle persone che affrontavano e vivevano la propria disabilità visiva come una croce da sopportare nel calvario di una vita inerte e passiva, quasi in attesa di una morte liberatrice.

Per tutti quei ciechi, oppressi dal buio e attanagliati alla miseria, egli cominciò a immaginare un futuro diverso, a sognare un mondo possibile di uguaglianza e di cittadinanza.

Insieme ad altri ufficiali segnati dal suo stesso handicap, Nicolodi diede vita a un'azione febbrile e instancabile che portò alla fondazione dell'Unione Italiana Ciechi a Genova, in un congresso celebrato nel 1920.

La natura, l'essenza stessa dell'Unione ne marcarono da subito i tratti peculiari e salienti che traevano origine dal proprio fondatore e dal gruppo che ne sosteneva l'opera.

Una specie di "mai più su di noi, senza di noi", di meravigliosa attualità caratterizzò fin dall'esordio la presenza e l'azione dell'Unione Italiana Ciechi, associazione costituita dagli stessi protagonisti della loro disabilità i quali prendevano in mano, finalmente, direttamente, le sorti del proprio destino.

Una presenza associativa basata sui princìpi di democrazia e di rappresentanza ai quali l'Unione non rinunciò mai, nemmeno negli anni in cui la convivenza e la collaborazione con lo Stato autoritario ne resero certamente più complicata la custodia e la tutela.

Per la prima volta nella Storia, così, grazie a quel gruppo di ufficiali guidati da Aurelio Nicolodi, il popolo dei ciechi ebbe una propria voce e una propria rappresentanza, evidenziate con il congresso di Genova di fondazione dell'Unione e con il nuovo periodico informativo che Nicolodi volle, costituì e diffuse in tutta Italia, il Corriere dei Ciechi, quale portavoce di questa nuova categoria sociale che si affacciava sul palcoscenico della Storia nazionale.

Il livello di cultura non di rado elevato e le condizioni materiali spesso agiate degli uomini che diedero corpo all'Unione, la loro volontà di tornare a una vita civile attiva e produttiva, quella che avevano in genere conosciuto e vissuto prima di patire le conseguenze atroci della guerra, conferirono all'associazione, fin dal suo esordio, una consistenza strutturale e una forza valoriale tali da consentire ai suoi dirigenti di saper guardare al futuro in una prospettiva di lungo respiro, senza limitarsi soltanto a una mera, per quanto necessaria, rivendicazione di miglioramento delle condizioni presenti e delle contingenze personali dei principali protagonisti.

Una idea di futuro e un senso di comunità, di famiglia, furono fin dall'inizio le linee di forza dell'Unione, quella forza che ha consentito di mantenere unita, viva e forte questa grande organizzazione di categoria per quasi cento anni e che ancora oggi ne caratterizza la fisionomia, la struttura, l'azione politica e associativa.

L'Unione di Nicolodi fu subito in grado di elaborare un progetto sociale di lungo respiro, capace di riscattare negli anni migliaia e migliaia di ciechi in Italia, offrendo loro una prospettiva di vita fondata sull'istruzione, sulla formazione, sul lavoro, assai lontana dalla concezione dominante dell'epoca, basata invece sulla rassegnazione, sulla pietà e sull'elemosina.

Un welfare fondato sullo sviluppo e sulla partecipazione personale al proprio riscatto, cominciava dunque a sostituirsi al welfare caritatevole e assistenzialistico che aveva dominato la scena sociale fin dai primordi della Storia umana e soprattutto negli ultimi secoli in Europa e nel mondo.

Accanto alle rivendicazioni di assistenza, di supporto finanziario, di prestazioni di cura che riguardavano i ciechi e le istituzioni a essi dedicate, cominciavano a prendere forma concreta le nuove esigenze, i nuovi obiettivi di istruzione, lavoro, integrazione sociale dei quali l'Unione si rese interprete e che seppe perseguire con la tenacia dei forti, con la pazienza dei saggi, con la perseveranza dei giusti.

Nell'arco di un decennio, grazie all'opera dell'Unione Italiana Ciechi guidata da Aurelio Nicolodi, si rafforzò il ruolo della Federazione Nazionale delle istituzioni pro ciechi e sorsero nuove organizzazioni con scopi e finalità di supporto alla istruzione e alla formazione quali la biblioteca italiana per ciechi, la stamperia nazionale Braille, l'ente di lavoro.

Grazie a tali enti, vero braccio operativo dell'Unione, e al magistrale ruolo di raccordo che essa vi giocò, si spostava progressivamente l'asse dell'azione di rappresentanza e di tutela che riguardava i ciechi italiani, ora apertamente consapevoli di poter disporre di uno strumento e di una guida per aspirare al sogno semplice e ambizioso di conquistare per sé e per i propri compagni d'ombra" una vita normale, caratterizzata dalla frequenza scolastica, da una attività lavorativa, da una presenza personale di ciascuno nel tessuto umano e civile circostante, improntata a uguaglianza, cittadinanza, dignità.

Al centro e quale obiettivo fondamentale della propria azione, Nicolodi pone sempre, al di sopra di tutto, il tema del lavoro, individuando nell'acquisizione di un impiego per i ciechi la via maestra del riscatto personale e sociale, l'unica che poteva garantire una vera indipendenza economica e di conseguenza la conquista di un reale senso di appartenenza alla comunità.

Grazie al Lavoro, infatti, ogni individuo, ben oltre la propria disabilità, acquisiva condizioni materiali di maggior sicurezza, un profilo sociale nuovo e diverso, una propria capacità di creare e mantenere una famiglia, una presenza attiva nel proprio contesto civile.

In virtù di un proprio posto di lavoro, le persone colpite dalla cecità, conquistavano finalmente uno strumento decisivo e insostituibile per conseguire quella dignità di uomini, di donne, di cittadini, riconosciuta soltanto grazie al ruolo attivo esercitato nel proprio ambiente sociale.

Una persona, infatti, soggiace passiva finché è costretta a vivere di elemosina, di carità, di assistenza, pubblica o privata che sia.

Una persona, invece, diviene protagonista del proprio destino e interprete di se stessa, quando ottiene la propria indipendenza e la propria autonomia, veri e autentici passaporti di libertà ai quali nessuno dovrebbe rinunciare.

In un tempo e in un contesto economico e industriale molto difficili, dinanzi al rifiuto irremovibile della classe imprenditoriale dell'epoca ad accogliere dipendenti ciechi tra le maestranze dei propri stabilimenti, Nicolodi ebbe l'ingegno, la forza, l'intraprendenza per rovesciare i termini della questione, creando egli stesso le fabbriche, gli opifici, i laboratori nei quali accogliere lavoratori privi della vista, affiancati da tanti altri lavoratori vedenti, ciascuno adibito a mansioni in grado di espletare senza rischio e senza disagio eventualmente causato dalla disabilità.

In tal modo poté offrire non solo un lavoro stabile e un impiego sicuro a centinaia e centinaia di ciechi, ma creare opportunità occupazionali per un numero altrettanto elevato di persone vedenti che entrarono a far parte delle maestranze delle fabbriche presso le quali erano impiegati i ciechi stessi.

Non chiese e non pretese mai condizioni di favore, ottenendo le commesse statali a parità di prezzo di offerta, mentre si adoperava per assicurare ai lavoratori ciechi condizioni adeguate di svolgimento delle proprie mansioni, mai, tuttavia, tentato dall'idea di instaurare o favorire nelle fabbriche condizioni di maggior privilegio giustificate dalla disabilità.

Il lavoro come strumento di riscatto delle condizioni di supposta inferiorità dell'intera categoria dei ciechi, fu dunque per Nicolodi, sempre, la ragione principale della sua azione, la priorità più alta della sua agenda quotidiana.

Quel lavoro che ancora oggi rappresenta, come allora, lo strumento per un riscatto vero del cieco, oltre ogni forma di pietismo, di assistenzialismo, di compassionevole sopportazione da parte della società.

Quel lavoro che ha consentito a generazioni e generazioni di ciechi, da Nicolodi in avanti, di percorrere una propria personale strada di dignità, segnata talvolta anche dal raggiungimento delle vette più alte in campo culturale e sociale, ma comunque sempre caratterizzata da persone in cammino, gravate certo dalla propria disabilità, consapevoli tuttavia dei propri diritti, fiduciose nella forza della propria degnità e nella possibilità di guadagnare la considerazione, l'apprezzamento, il rispetto civile.

Ecco la vera, autentica attualità di Aurelio Nicolodi!

Aver consentito con la propria opera la crescita e il radicamento sociale di generazioni di ciechi e di ipovedenti che oggi sono in grado di proseguire su quella strada da lui tracciata verso una completa emancipazione personale, verso la conquista della dignità di donne, di uomini, di cittadini.

Nicolodi, dunque, ci insegna innanzitutto la dignità.

L'orgoglio di non elemosinare.

La forza di essere liberi.

La volontà di essere uguali.

L'ambizione di essere cittadini.

Un piccolo presidente come me, di passaggio dentro un passaggio difficile, alla sola idea di occupare, indegnamente, quel posto che fu del più grande, che fu del fondatore della nostra Unione, sente davvero tremare le vene e i polsi, pur vivendo l'intensità di una emozione che non ha misura, che non ha paragone.

Occupare quel posto che fu dei forti, degli intrepidi, dei saggi, mi richiama ogni momento al peso e al senso della responsabilità di dover guidare questa Unione con la mano ferma, con lo spirito saldo e con l'orgoglio sicuro che furono di Aurelio Nicolodi.

Occupare quel posto, dunque, mi conferisce la forza che deriva dall'opera e dall'insegnamento del nostro padre fondatore, che io ho il dovere di custodire e rilanciare in ogni occasione.

Occupare quel posto mi regala l'orgoglio dell'appartenenza. Ad un consesso di donne e di uomini che hanno reso grande l'Unione e che sapranno conservare lo spirito combattivo e la tenacia irremovibile del suo fondatore.

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Redattore Sociale del 03-07-2015

"Prendi per mano la fortuna", la lotteria che sostiene l'Unione ciechi

Biglietti al costo di 3 euro presso i consueti canali di distribuzione e le sezioni provinciali dell'Unione per la lotteria nazionale "Premio Louis Braille 2015". Il primo premio è di 500mila euro. Estrazione il 10 settembre. Spot realizzati dall'associazione culturale Rapsodica con la collaborazione di Alessandro Haber.

ROMA. "Prendi per mano la fortuna" è lo slogan scelto per la campagna dell'Unione italiana dei ciechi e degli ipovedenti realizzata per la promozione della lotteria nazionale "Premio Louis Braille 2015". I biglietti della lotteria, autorizzata dal ministero dell'Economia e delle finanze con il decreto dello scorso 4 maggio, sono già in vendita presso i consueti canali di distribuzione nonché presso le sezioni provinciali dell'Unione italiana dei ciechi e degli ipovedenti. Il primo premio, stabilito dall'Agenzia delle dogane e dei monopoli, è di 500.000 €. Il prezzo dei biglietti è di 3 € cadauno e l'estrazione avverrà il 10 settembre.

Gli spot sono stati ideati e realizzati dall'associazione culturale Rapsodica. Lo spot video utilizza la tecnica del disegno animato che permette una fruizione diretta e "leggera" del messaggio. La trama: una simpatica vecchina cieca in un parco cittadino si accorge, grazie al suo bastone bianco, di una pozzanghera ed evita ad una ragazza sovrappensiero di finirci dentro. A quel punto la vecchina offre una benda alla ragazza che accetta di buon grado il "gioco", si fa prendere per mano e viene accompagnata in prossimità di un'edicola dove acquisterà un biglietto della lotteria nazionale "Premio Louis Braille 2015". A quel punto la ragazza si trasforma nella Dea Fortuna e, a sua volta, prende per mano la vecchina e si allontanano insieme.

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Blog Invisibili - Corriere della Sera del 15-07-2015

Disabilità, sicurezza ed emergenze

Avete mai riflettuto su cosa potrebbe succedere in caso di vera emergenza in un teatro, al cinema o a un evento se tra il pubblico ci fossero anche persone con disabilità? Se si fanno prove d'esodo negli uffici in cui si valuta la presenza di persone con disabilità, poche sono quelle fatte nelle strutture pubbliche o di accoglienza. Con risultati potenzialmente disastrosi. Una delle poche indagini a disposizione è quella del governo degli Stati Uniti sulle vittime dell'uragano Katrina, abbattutosi nel 2005, che evidenziò come circa il 40% fossero persone disabili. Ora pensate alle parole di Mara Paola Domini, presidente dell'ente nazionale sordi di Milano: «All'Expo, in molti padiglioni non ci sono degli strumenti accessibili (ad esempio avvisi visivi) che segnalino l'emergenze alle persone sorde» (vedi articolo e video).

Qualche dato in più si può ricavare dal testo Fondamenti di prevenzione sugli incidenti domestici, pubblicato dalla regione Toscana che, a pag. 101, propone un grafico che dimostra che anziani, bambini e disabili sono coinvolte nel 40% dei decessi che si verificano nelle abitazioni a seguito d'incendio (dati 2006). O il dato proposto dall'indagine Aism sul terremoto emiliano del 2012, da cui si evince il numero delle persone soccorse: 400 anziani nelle strutture protette, mille persone non autosufficienti, 3 mila assistiti a domicilio. Abbiamo chiesto a Stefano Zanut, architetto, vice dirigente del Corpo Nazionale Vigili del Fuoco presso il Comando provinciale di Pordenone cosa prevede la legge: «La parola chiave è "piano di emergenza", uno strumento predisposto proprio per fronteggiare eventi di questo tipo, con l'obiettivo di ridurne le conseguenze».

E' solo con il decreto legislativo 626/94, (poi evolutosi nel decreto legislativo 81/08), che il piano di emergenza diventa un elemento strategico nel contesto della sicurezza degli ambienti di vita e di lavoro. Nel decreto ministeriale 10/3/1998 per la prima volta viene posto in modo esplicito la necessità di considerare "l'assistenza alle persone disabili in caso di incendio" Qualora siano presenti lavoratori disabili, il piano di emergenza deve essere predisposto tenendo conto delle loro invalidità. Al riguardo occorre anche tenere presente le persone anziane, le donne in stato di gravidanza, le persone con arti fratturati ed i bambini".

«Troppo spesso però anche le persone non sono preparate - prosegue Zanut (guarda la dispensa dei vigili del fuoco) -. A volte può bastare chiedere alla persona con disabilità interessata come si fa, anche perché sarà poi lei a essere coinvolta nell'azione della persona incaricata di aiutarla». Si parla quindi di cultura della sicurezza: «Nel soccorso s'impone una dialettica tra la persona da aiutare e soccorritore: il risultato si ottiene se entrambi sanno cosa fare. Allora sorge il tema di come le persone, tutte le persone e non solo i disabili - commenta Zanut - possono essere protagoniste della propria sicurezza».

Si apre quindi un fronte che dovrebbe veder coinvolte le persone, le loro famiglie e le loro associazioni. «Questo è un aspetto importante ancora sottovalutato - prosegue Zanut -. Certamente ci sono disabilità che concedono poca autonomia e per questo hanno bisogno di un particolare livello di assistenza, ma altre che invece possono dare il proprio contributo attivo in emergenza. Anche cinema, scuole, supermercati o altri ambienti devono prevedere un piano di emergenza che consideri le persone presenti e le loro necessità.

Quando poi la circostanza non risulta facilmente gestibile con le risorse a disposizione è necessario chiamare 115 e 118, quindi Vigili del Fuoco e Soccorso Sanitario. «Il soccorso tecnico lo svolgono i vigili del fuoco che sono anche formati sulle tecniche più idonee sia nell'assistenza alle persone con specifiche necessità, sia nell'utilizzo degli eventuali presidi ambientali presenti». Ecco le nuove frontiere di sicurezza e soccorso che a Pordenone vedono coinvolti i vigili del fuoco: a settembre gli incontri con le persone con sindrome di Down della "Casa al sole", per garantire loro autonomia con maggior sicurezza, mentre continua la collaborazione con la "Fondazione bambini e autismo" sui temi della relazione con le persone con autismo nei casi di emergenza iniziata con l'iniziativa "Ti aiuto a soccorrermi".

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La Provincia di Biella del 01-07-2015

Trenta ragazzi provano a essere ciechi

Due percorsi di 16 e 30 ore, con nozioni di base sulla disabilità, in particolare quella visiva, e con indicazioni sulle modalità d'approccio ai problemi del disabile e sul delicato aspetto dell'integrazione. Fondamentale la fase pratica, durante la quale i corsisti si sono calati nei panni dei non vedenti simulando le attività di tutti giorni. Il corso si è svolto presso la sede di UICI su impulso del presidente regionale Adriano Gilberti , già presidente provinciale dell'ente, e ha visto in campo anche la consigliera nazionale Gemma Tiboldo e la consigliera provinciale Michela Aruni Biolcati , in qualità di docente. L'iniziativa, che trattava inoltre il tema dell'autismo, ha visto la collaborazione dei ragazzi della Polisportiva Handicap Biellese, con la presidente Fioretta Clerico Bruttero , impegnata in prima linea nelle vesti di allieva. Importante il contributo del Centro d'Integrazione Sportiva biellese, aderente ad Anpa Onlus (Associazione Nazionale Persone Autistiche). «Un percorso di grande valore professionale, personale e soprattutto umano - dice uno dei corsisti - all'inizio, fresco di laurea, ho passato molto tempo a cercare di capire quale potesse essere il mio ruolo nell'ambito della disabilità... l'università mi aveva formato ma la mentalità era ancora molto chiusa, oggi mi sento più consapevole e preparato, più orientato alle esigenze del prossimo». «L'esperienza più toccante è stata la creazione dei libri tattili - racconta una giovane corsista - creavamo dei disegni in rilievo e i bambini dovevano capire cosa avevamo rappresentato; il mio ruolo era quello dell'allievo non vedente e ho potuto sperimentare sulla mia pelle la frustrazione, quante cose diamo per scontate, mentre invece dall'altra parte c'è bisogno di tempo per percepire quello che noi stiamo cercando di trasmettere».«La parte teorica del corso è stata fondamentale ma l'esperienza pratica mi ha permesso di comprendere aspetti che nella teoria è difficile immaginare - dice un'altra partecipante, un'assistente sociale - durante l'esperienza da non vedente, bendata e guidata dai soci UICI, mi sono resa conto delle varie difficoltà quotidiane, calandomi nei panni del cieco, mi sono dovuta fidare di una persona che non conoscevo e a mia volta le ho infuso fiducia».All'iniziativa hanno preso parte una trentina di corsisti, importante la collaborazione di Claai Biella come ente formatore-certificatore, in particolare dell'ingegner Massimiliano Garzone e di Oliver Vitali.«Rispetto ad altre iniziative, questo corso ha messo in rilievo l'aspetto pratico coinvolgendo direttamente i partecipanti e rendendoli protagonisti a 360 gradi - commenta il presidente regionale di UICI Adriano Gilberti - la disabilità non è solo teoria, i problemi si affrontano sul campo tutti i giorni e noi abbiamo messo i corsisti nelle condizioni di toccare con mano i nostri problemi e di dare un contributo attivo alla nostra causa al di là dei facili nozionismi». (ces)

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Superando.it del 02-07-2015

Così spieghiamo la disabilità visiva ai futuri infermieri

Solo un paio di settimane fa abbiamo dato notizia della giornata informativa sulla disabilità visiva, promossa dall'UICI di Torino (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti) e rivolta agli studenti del secondo anno del Corso di Laurea in Scienze Infermieristiche dell'Università del capoluogo piemontese.

Torniamo ora a occuparci di un'iniziativa dalle caratteristiche analoghe, ovvero quella che viene condotta da un paio di anni da due soci veneti dell'UICI, Simona Zanella, non vedente e appartenente anche a Movimento Handicap Belluno, e Fernando Giacomin, ipovedente, entrambi già protagonisti di tre incontri con gli studenti del Corso di Laurea in Infermieristica dell'Università di Padova, presso la sede di Feltre (Belluno), durante il più recente dei quali erano collegati in teleconferenza anche gli allievi del distaccamento di Belluno.

«Durante tali incontri - spiega Zanella - abbiamo raccontato le nostre esperienze personali in àmbito ospedaliero, perché abbiamo notato che riportare esempi che ci avevano direttamente coinvolto attirava maggiormente l'attenzione degli studenti». «Innanzitutto - prosegue - abbiamo cercato di far comprendere la differenza tra un cieco assoluto e un ipovedente, sforzandoci poi di far capire quali siano le principali difficoltà che una persona con disabilità visiva può incontrare, trovandosi in un ambiente estraneo e oltretutto in una situazione di salute precaria. Abbiamo quindi bendato alcuni studenti e insegnato loro come accompagnare nel modo migliore le persone con disabilità visiva, spiegando come far conoscere loro il nuovo ambiente, per far sì che esse possano restare il più autonome possibile, anche in una stanza di ospedale».

Per quanto poi riguarda l'approccio con il paziente non vedente o ipovedente, «abbiamo ad esempio spiegato agli studenti - sottolinea Zanella - di rivolgersi sempre alla persona in questione e non a un eventuale accompagnatore, e di spiegare attentamente cosa si sta per fare, prima di mettere le mani sul paziente con disabilità visiva, perché egli non può rendersi conto del tutto di cosa stia accadendo intorno».

Non è mancato, infine, lo spazio dedicato al cane guida, con le necessarie precisazioni su come comportarsi e prendersi cura dell'animale, quando il suo conduttore non può farlo perché incosciente.

«Numerose - conclude Zanella - sono state le domande degli studenti, i quali si sono augurati di poter ripetere l'esperienza altre volte, in quanto, per loro stessa ammissione, queste tematiche non vengono affrontate nei loro corsi».

Sia nel caso di Torino che in questo di Feltre, si tratta di iniziative del tutto meritorie e degne certamente di essere diffuse in ogni altra parte del nostro Paese. (S.B.)

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Giornale UICI del 07-07-2015

L'idrostimolazione polisensoriale psicomotoria (I.Po.P.) va all'università

di Luciano Paschetta

Venerdì scorso, presso l'Ospedale Universitario Sant'Andrea, in un'aula della seconda Facoltà di medicina dell'Università La Sapienza di Roma, l'IRIFOR (l'istituto di ricerca formazione e riabilitazione dell'Unione italiana dei ciechi e degli ipovedenti) ha presentato la seconda edizione del Corso Nazionale di Specializzazione per Riabilitatori Esperti nel Metodo I.Po.P., un metodo innovativo per il trattamento di soggetti con disabilità visiva accompagnata da patologie psicomotorie gravi e gravissime, che sta dando risultati concreti assolutamente apprezzabili.

Il metodo è nato in "casa L'I.Ri.Fo.R." e l'istituto ormai da anni affianca il dott Luca Labianca ed il terapista Mirco Fava nello sviluppo di questo protocollo. Il metodo dai primordi ad oggi si è evoluto e strutturato.

Esso è partito dall'intuizione di Mirco Fava di considerare l'acqua non solo "l'ambiente" in cui trattare la rieducazione motoria, ma anche e soprattutto "lo strumento" del quale servirsi per il trattamento: l'acqua, in tal modo, passa da oggetto a soggetto dell'azione idroterapeutica.

Un apporto significativo allo sviluppo del metodo è altresì venuto con l'acquisizione dell'importanza del coinvolgimento e collaborazione con l'ambiente familiare del soggetto in terapia.

Terzo elemento che caratterizza, arricchisce e completa il metodo sono gli strumenti di valutazione e classificazione introdotti dal dott. Labianca per rendere possibile una verifica ed una oggettivizzazione del percorso terapeutico con linguaggio condiviso e riconosciuto dalla comunità scientifica internazionale , il che ha permesso di introdurre la metodica ai più alti livelli di discussione accademica.

Il metodo, infatti ad oggi, ha già avuto l'attenzione della comunità scientifica internazionale, essendo stato selezionato tra i lavori presentati lo scorso anno nel convegno mondiale dell'American Academy of Orthopaedic Surgeons (la più importante kermesse internazionale di ortopedia) tenutosi a New Orleans (U.S.A.) ed in rapida successione al congresso mondiale della International Society Of Physical And Rehabilitation Medicine (ISPRM, Società Internazionale di Medicina Fisica e Riabilitativa) svoltosi a Cancun (Messico), In entrambi i casi, ,il lavoro svolto è stato presentato dal responsabile scientifico, il dott. Luca Labianca e dall'ideatore del concetto di Idrostimolazione Mirco Fava.

Nei tre anni trascorsi la collaborazione tra l'IRIFOR e La Sapienza, si è già concretizzata nell'attivazione di un laboratorio di presentazione del metodo I.Po.P. nel terzo anno del corso di laurea in fisioterapia che l'Università tiene presso l'Ospedale Sant'Andrea.

Venerdì, nel corso della presentazione, una nuova attestazione della bontà del lavoro svolto finora è giunta dall'Università La Sapienza dando un nuovo impulso alla collaborazione con l'I.Ri.Fo.R..

Il direttore del corso di fisioterapia, nonché Associato della Cattedra di Neurologia e responsabile della U.O.S. di Malattie Neuromuscolari prof. Giovanni Antonini, che assisteva alla presentazione del II Corso Nazionale di Specializzazione per Riabilitatori Esperti nel Metodo I.Po.P., si è dichiarato entusiasta del lavoro svolto e della strutturazione del corso tanto da esprimere la sua volontà di attivare, nell'anno accademico 2016/17 , un Master per la specializzazione nel metodo I.Po.P. da realizzare in collaborazione con l'IRIFOR.

Alla giornata di presentazione assisteva anche il prof Montanaro, che presso l'Ospedale Sant'Andrea stesso si occupa di ortopedia pediatrica e malattie neuromuscolari, docente della Scuola di Specializzazione di Ortopedia e Traumatologia diretta dal Prof. Andrea Ferretti di cui ha annunciato l'invio di una proposta all'IRIFOR per una collaborazione con l'U.O.C. di Ortopedia e Traumatologia ad una ricerca da realizzare già nel prossimo anno accademico, sul metodo.

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L'Agenzia di Redattore Sociale del 16-07-2015

Prato, i non vedenti imparano la rianimazione di primo soccorso

FIRENZE. Corsi di formazione sul primo soccorso rivolti a non vedenti e ipovedenti". E' il progetto del Centro di formazione della Misericordia di Prato. Il progetto è nato per rispondere ad una richiesta dei soci dell'Unione Italiana Ciechi del territorio pratese. Nel corso di formazione le manovre di soccorso sono rappresentate da immagini a rilievo, cioè tattili, oltre al supporto audio, per la teoria.

Abilitare persone non vedenti alla pratica delle manovre del Basic Life Support (BLS), spiegano dalla Misercordia, ha duplice valenza: etica e sociale, di emancipazione umana e di riscatto per persone svantaggiate ed offre loro nuove occasioni di socializzazione e integrazione fra aderenti a varie associazioni: Unione Italiana Ciechi, UNIVOC e grande famiglia delle Misericordie. L'esperienza della Misericordia di Prato, aggiungono gli organizzatori del corso, ha dimostrato che anche una persona non vedente può salvare la vita, una madre o un padre non vedente o ipovedente possono difendere la vita del proprio figlio praticando le manovre di disostruzione, tutto è stato possibile grazie alla loro straordinaria capacità manuale e alla fortissima motivazione nell'apprendimento. Dopo l'esperienza del meeting, i corsi veri e propri cominceranno nuovamente a ottobre.

Il corso partirà, dopo le esperienze degli scorsi anni, il prossimo ottobre, ma già sabato prossimo ci sarà un'anticipazione al meeting delle Misericordie toscane a Lido di Camaiore. Alle Misericordie presenti al meeting sarà presentato il percorso formativo di specializzazione per formatori regionali che verranno abilitati ad insegnare a persone non vedenti e ipovedenti le manovre di rianimazione cardiopolmonare e disostruzione delle vie aeree. L'intervento formativo, della durata di otto ore, sarà articolato in quattro ore di lezioni teoriche, tenute da docenti specializzati sull'handicap visivo e sulla comunicazione, mentre quattro ore saranno dedicate a: dimostrazioni tecniche, esercitazioni pratiche e prove simulate con l'intervento di volontari non vedenti dell'Univoc.

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Giornale UICI del 15-07-2015

Prospettive della terapia genica

All'incontro del 28 Giugno u.s. presso la Sala Cutore dell'Istituto per ciechi "Ardizzone Gioeni di Catania, avente per oggetto la "diagnosi clinica e terapia genica delle malattie retiniche", era presente pure Assia Andrao, Presidente dell'Associazione Retina Italia Onlus, organizzatrice dell'evento, insieme alla referente siciliana Simona Caruso.

La Presidente Andrao ha preso la parola per raccontare la storia e le finalità dell'Associazione , ma soprattutto per informare sugli ultimi traguardi della ricerca scientifica nel campo delle distrofie retiniche.

Di seguito un abstract della sua relazione che, speriamo sia utile fonte d'informazione per i nostri tanti lettori affetti da malattie della Retina:

Prospettive della terapia genica.

Retina Italia si costituisce come associazione di primo livello dall'unificazione di alcune associazioni regionali che hanno voluto aderire, dopo una lunga esperienza come federazione di tali associazioni. I soci sono i pazienti stessi. Gli obiettivi di Retina Italia sono:

-trovare in tutto il territorio i presidi di riferimento per le distrofie retiniche in cui le persone possano avere un'accoglienza completa, dalla diagnosi clinica all'aspetto psicologico che è essenziale per l'accettazione della patologia.

E' fondamentale spiegare ai pazienti e alle proprie famiglie le caratteristiche della patologia. Essendo malattie senza terapia non c'è molto interesse da parte delle case farmaceutiche, ma nell'ultimo periodo c'è molto movimento a livello internazionale per individuare una o più terapie.

-L'attività dell'associazione consiste nella nascita di sedi territoriali operative in sinergia tra loro.

L'associazione non ha come obiettivo quello di dare servizi, data l'esistenza di altre organizzazioni per minorati della vista (come l'UICI ad es.) che già lo fanno. Il fine ultimo dell'associazione infatti è quello della ricerca scientifica.

Ma anche dare informazione è una delle finalità di Retina Italia. L'informazione dev'essere certificata su basi reali e scientifiche evitando illusioni.

Per quanto riguarda la diagnosi clinica delle distrofie retiniche, risulta di grande interesse la Relazione finale dell'ARVO, il congresso internazionale per le patologie dell'occhio con attenzione sulle terapie TRIAL NGF (fattore di crescita scoperto dalla Montalcini)

Questo TRIAL viene effettuato in 4 centri: San Paolo di Milano, a Roma, Napoli e Firenze e avrà termine tra ottobre-novembre. Il collirio viene somministrato su 50 pazienti: 30 utilizzano il farmaco e 20 il placebo.

Il collirio non modifica la mutazione genetica ma rallenta moltissimo la patologia.

Se si riscontrerà un minimo di positività da questo TRIAL, l'anno prossimo inizierà un ulteriore TRIAL con più di 50 pazienti con COLLIRIO ALLA MIRIOCINA, sostanza che va a bloccare l'apoptosi ovvero la morte delle cellule.

Invece, per quanto concerne la terapia genica applicata negli ultimi otto anni soprattutto nella cura dell'Amaurosi congenita di Leber, essa ha purtroppo subito di recente un piccolo rallentamento

E' stata ultimamente completata la prima terapia genica per i pazienti con amaurosi congenita di Leber presso l'università di Londra. i risultati hanno confermato ciò che era stato pubblicato precedentemente, indicando che il trattamento migliorava la visione in condizioni di scarsa illuminazione. Il miglioramento è rimasto evidente in 6 partecipanti per almeno 3 anni con un picco di efficacia dopo 6-12 mesi, mentre successivamente si è assistito ad un declino.

L'ERG non ha dimostrato tuttavia nessuna variazione della funzione retinica: in alcuni pazienti si è avuta un'informazione oculare e in alcuni pazienti la riduzione dello spessore retinico è stata di poco variabile.

Dunque per i TRIAL bisogna aspettare l'efficacia nel tempo.

Anche la terapia genica effettuata utilizzando il vettore RP65 ha portato ad un miglioramento della sensibilità retinica ma modesto e temporaneo; dai risultati ottenuti nei cani si dimostra che vi è una differenza tra le specie nella dose dell'RP65 necessaria a ristabilire il ciclo visibile. Si sta dunque lavorando per trovare nuovi vettori più potenti che diano risultati più efficaci nel tempo.

Nell'ultimo periodo si sta sperimentando sugli animali la cosiddetta "terapia optogenetica". Si tratta di una tecnica terapeutica che trasforma le cellule nervose dell'occhio che non reagirebbero alla luce perché non sono fotorecettori in cellule sensibili alla luce di lunghezza d'onda definita. Queste cellule bypassano la parte dei fotorecettori e stimolano cioè altre cellule a funzionare come fotorecettori, con stimoli luminosi, in modo tale che tali cellule nervose fotosensibilizzate trasformano lo stimolo luminoso in un segnale elettrico che va al cervello.

E' una nuova tecnologia che dovrebbe risolvere il problema dei fotorecettori.

Infine, si stanno altresì diffondendo esperimenti sui topi ciechi. Il progetto è stato reso possibile grazie al finanziamento della Foundation Fighting Blindness.

Gianluca Rapisarda

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Giornale UICI del 09-07-2015

Le distrofie corioretiniche ereditarie

di Gianluca Rapisarda

Riportiamo un abstract dell'intervento della Dott.ssa Teresa Mattina, Direttrice del Centro Malattie rare del Policlinico di Catania, tenuto lo scorso 28 Giugno all'Istituto per ciechi "Ardizzone Gioeni", in occasione del Convegno "Diagnosi clinica e terapia genica delle malattie retiniche, organizzato dalla sede territoriale Sicilia dell'Associazione Retina Italia Onlus.

Ci auguriamo che le notizie in esso contenute siano utili ed interessanti per i nostri tanti lettori retinopatici.

Buona lettura!

Le distrofie corioretiniche ereditarie.

Le distrofie corioretiniche ereditarie sono patologie genetiche che determinano una progressiva perdita della vista fino alla cecità.

Esistono forme in cui la patologia oculare costituisce una manifestazione clinica isolata in un individuo per altro sano, e forme sindromiche, nelle quali altri organi o apparati sono coinvolti.

Dal punto di vista delle modalità di trasmissione ereditaria esistono patologie autosomiche dominanti, in cui la patologia si trasmette da un genitore affetto ai figli con un rischio del 50%, autosomiche recessive (più frequenti), in cui i genitori sono clinicamente sani, ma entrambi portatori del gene mutato, X-linked (legate al sesso) in cui la mamma portatrice sana può trasmettere la mutazione alle figlie, che saranno portatrici sane, e ai figli maschi che invece manifesteranno la malattia. Esistono anche forme mitocondriali, trasmesse esclusivamente dalla madre.

I geni responsabili di queste patologie sono numerosi ed il quadro clinico non è sempre così distinto da rendere facile sospettare il gene responsabile. È, quindi, molto importante definire nella maniera più chiara e dettagliata possibile il quadro clinico, non solo oculare prima di affrontare la diagnosi genetica.

Prima dell'esecuzione di qualsiasi test genetico è necessaria l'esecuzione di una consulenza genetica.

Dal punto di vista pratico il paziente che giunge alla consulenza genetica con una diagnosi clinica precisa, può essere indirizzato all'esecuzione del test genetico idoneo, se questo è disponibile. Il paziente con una diagnosi incerta o incompleta, viene invece indirizzato all'esecuzione di ulteriori accertamenti atti a definire dettagliatamente il quadro oculare, a chiarire se si tratti di un quadro isolato o sindromico ad esempio con l'esecuzione di accertamenti che riguardano altri organi: esami audiologici, vestibolari, visita cardiologica ed ogni altra visita specialistica sia utile per completare la definizione completa del quadro clinico. Un analogo studio in altri componenti della famiglia, può essere necessario per consentire al genetista di definire le modalità di trasmissione ereditaria. Va tenuto presente che nel caso di un paziente la cui famiglia non ha mai presentato in precedenza altri casi con la stessa patologia, (casi sporadici) qualsiasi modalità di trasmissione ereditaria è possibile.

L'esecuzione del test genetico può richiedere molto tempo. Molte patologie, anche se caratterizzate da un quadro clinico ben definito, possono essere il risultato di mutazioni riguardanti uno più geni diversi (sono geneticamente eterogenee), pertanto il laboratorio è costretto ad eseguire l'analisi di un gene adottando tecniche diverse e, talvolta, a procedere con analisi di una serie di geni che vengono studiati in successione uno dopo l'altro.

Da pochi anni è diventato possibile studiare simultaneamente un grande numero di geni, anche l'intero genoma, in tempi brevi e con costi relativamente bassi.

L'adozione di queste tecniche (next generation sequencing o NGS) però ha portato ad evidenziare che in ogni individuo sono presenti mediamente circa 20.000 mutazioni, molte di queste sono prive di significato clinico, altre conferiscono all'individuo le sue caratteristiche personali e la sua unicità, altre sono responsabili di segni clinici ed è necessaria una specifica competenza del genetista biologo per definire il gene responsabile di una specifica patologia. Per il gran numero di variazioni da prendere in considerazione prima di porre una diagnosi è necessario che i pazienti da indirizzare a questa tipologia di test siano selezionati da clinici esperti e che i test vengano eseguiti presso laboratori di sicura qualità.

Dopo l'esecuzione di qualsiasi test genetico il risultato viene consegnato accompagnato da una consulenza genetica che chiarisce il significato e i limiti del test e del suo esito sia che questo sia positivo (patologico), che negativo (normale).

Qualsiasi risultato deve essere riconsiderato dopo qualche tempo in quanto potrebbero esservi al riguardo nuove importanti conoscenze, e un test negativo potrebbe essere ripetuto con altre modalità tecniche.

Il fatto che i progressi nel campo della clinica, delle tecniche diagnostiche, nelle modalità di analisi genetica siano andati di pari passo con l'avanzare della capacità di comunicazione e di scambio scientifico, rende spesso non necessario compiere i cosiddetti viaggi della speranza per poter affrontare il corretto iter diagnostico con tecniche di avanguardia.

A che serve eseguire i test genetici? A completare la diagnosi, a verificare i rischi di ricorrenza, ad attuare la prevenzione della ricorrenza, ma soprattutto serve a comprendere i meccanismi attraverso i quali il quadro clinico si è determinato. Capire i meccanismi patogenetici è di grande aiuto per la ricerca scientifica clinica tesa a sperimentare nuovi farmaci.

È fondamentale comprendere che i tempi per le analisi e per la sperimentazione delle terapie possono essere lunghi, che non tutto quello che è possibile reperire su internet è scientificamente affidabile, che fidarsi di persone con competenze certificate dalla pubblicazione di risultati scientifici su riviste accreditate è importante, che aderire alla ricerca scientifica seria è ESSENZIALE per il progredire della ricerca clinica.

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La Stampa del 06-07-2015

Retinite pigmentosa: ecco il ruolo delle cellule immunitarie

Studio americano mostra che le microglia fagocitano anche i fotorecettori accelerando così la progressione della malattia.

Nel nostro cervello, nel midollo e negli occhi, vi sono delle cellule che cercano instancabilmente nemici da rimuovere, cellule morte o malate da fagocitare, per difendere il sistema nervoso centrale. La funzione protettiva di questa popolazione immunitaria chiamata microglia è vitale. I ricercatori del National Eye Institute americano hanno scoperto che essa può però avere un ruolo determinante nell'accelerare la progressione delle malattie retiniche degenerative, come la retinite pigmentosa.

La retinite pigmentosa può portare alla cecità.

La retinite pigmentosa è una distrofia retinica ereditaria che causa la progressiva perdita dei fotorecettori periferici, nei casi più gravi fino alla perdita della vista. La morte dei fotorecettori riguarda inizialmente i bastoncelli, che ci permettono di vedere in condizioni di scarsa luce, causando la cecità notturna. Col progredire della malattia, possono morire anche i 6 milioni di coni, necessari per una visione nitida e dei colori, fino alla completa cecità.

In Italia, la retinite pigmentosa colpisce 17 mila persone e non è considerata una malattia curabile. Le ricerche si stanno concentrando soprattutto sulla terapia genica con l'obiettivo di intervenire nel DNA, inserendovi una copia del gene mutato, per arrestare la progressione del danno retinico.

Oggi sappiamo, infatti, che alla base di alcune malattie retiniche vi sarebbero delle mutazioni di geni espressi nei fotorecettori, le cellule della retina che convertono la luce in segnali elettrici che vengono inviati al cervello attraverso il nervo ottico. Nel caso della retinite pigmentosa, i geni individuati fin qui sono oltre cinquanta.

Rimozione non solo dei rifiuti, ma anche dei fotorecettori.

Lo studio americano ha visto che, nei topi geneticamente modificati con un gene che nell'uomo può causare la patologia, le microglia si infiltrano in uno strato di retina in prossimità dei fotorecettori (lo strato nucleare esterno), dove di solito non si avventurano e fagocitano i singoli bastoncelli ancora vivi, pur danneggiati dalla malattia (nella foto, i bastoncelli in blu vengono inglobati dalle cellule della microglia, in verde). Tale funzione di "pulizia" non viene invece esercitata sui coni, ancora non intaccati dalla retinite pigmentosa nella sua fase iniziale. Secondo i ricercatori, le cellule della microglia vengono richiamate nella retina da un segnale fisiologico di stress emesso dai fotorecettori malati.

Un nuovo target terapeutico per le malattie retiniche?

I ricercatori hanno quindi provato ad annullare il contributo della microglia alla degenerazione retinica. Introducendo delle mutazioni nel topo che inibiscono lo sviluppo della microglia, si è effettivamente vista una più lenta progressione della retinite pigmentosa. «Questi risultati indicano come le strategie terapeutiche che inibiscono l'attivazione della microglia possano aiutare a rallentare il tasso di degenerazione dei fotorecettori e a garantire la visione», ha dichiarato Wai T. Wong, alla guida dell'Unità "Neuron-Glia Interactions in Retinal Disease" al NEI e responsabile dello studio.

«Le cellule della microglia possano costituire un bersaglio per strategie terapeutiche interamente nuove - ha affermato il direttore del NEI Paul Sieving - con l'obiettivo di arrestare la progressione delle malattie dell'occhio che possono portare alla cecità» e così preservare così la vista il più a lungo possibile.

di Nicla Panciera

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MeteoWeb.eu del 22-07-2015

Funziona il primo occhio bionico su paziente con degenerazione maculare

MANCHESTER. L'occhio bionico permette di restituire la vista anche ai pazienti con degenerazione maculare secca legata all'età. E' quanto emerge dai risultati ottenuti dalla prima persona al mondo con questa patologia cui è stata impiantata la protesi retinica Argus II: Ray Flynn, un 80enne che da tempo aveva perso la visione centrale a causa della malattia. Ebbene, il trattamento con l'occhio bionico ha permesso all'uomo di vedere di nuovo, dopo molto tempo, le sagome delle persone e degli oggetti. L'intervento - durato 4 ore - è stato eseguito al Manchester Royal Eye Hospital nel giugno scorso, e i primi test sono stati giudicati dai sanitari "un vero successo". Secondo Paulo Stanga, consulente oftalmologo e chirurgo vetroretinico al Manchester Royal Eye Hospital, gli esami su Flynn hanno dimostrato come l'uomo abbia ritrovato la percezione della visione centrale per la prima volta da molti anni. Accendendo il sistema Argus II, Flynn è ora in grado di distinguere la sagoma delle persone e degli oggetti persino se i suoi occhi restano chiusi, e questo prova che non sta usando ciò che rimane della sua visione naturale per identificare le forme e i contorni.

Ma come funziona l'occhio bionico? Argus II converte le immagini video catturate da una camera miniaturizzata, alloggiata negli occhiali dei pazienti, in una serie di impulsi elettrici che sono trasmessi wireless agli elettrodi sulla superficie della retina. Questi impulsi stimolano le cellule rimanenti della retina inducendo la percezione di forme di luce nel cervello. Il paziente successivamente impara ad interpretare questi segnali. L'impianto di Flynn è avvenuto il 16 giugno, mentre il sistema di Ray è stato acceso per la prima volta il primo luglio. I test effettuati lo stesso giorno consistevano nel guardare lo schermo di un computer e identificare elementi bianchi e neri, con diversi orientamenti. La capacità del paziente di identificare correttamente la direzione delle linee e la differenza tra linee diagonali e orizzontali, dimostra, secondo Stanga, che il dispositivo Argus II permette una funzione di visione centrale che non esiste nel paziente prima dell'impianto. Inoltre i sanitari sono convinti che, con la pratica e la riabilitazione, la visione di Flynn continui a migliorare. "I progressi del signor Flynn sono davvero notevoli - commenta Stanga - Riesce realmente a vedere le sagome delle persone e degli oggetti. Ray Flynn è il primo paziente" con questa patologia "ad essere impiantato con Argus II ed è parte di un test che stiamo conducendo per stabilire se i pazienti ciechi con una perdita totale della visione centrale dovuta alla degenerazione maculare secca legata all'età possano trarre beneficio da una retina artificiale. Attualmente le indicazioni d'uso di protesi retiniche disponibili a livello commerciale sono limitate a pazienti affetti da retinite pigmentosa". "Per quanto mi riguarda, i primi risultati del test sono un pieno successo e attendo con impazienza di trattare con Argus II molti altri pazienti affetti da Amd per continuare l'esperimento. Al momento stiamo reclutando altri 4 pazienti a Manchester per il test. Noi del Manchester Royal Eye Hospital - ha aggiunto - ci sentiamo privilegiati nel condurre il primo studio al mondo sugli impianti retinici per pazienti affetti da degenerazione maculare secca legata all'età. Questa tecnologia è rivoluzionaria e cambia la vita dei pazienti ripristinando alcune funzioni visive e aiutandoli a vivere in modo più indipendente". La forma secca di questa patologia è "comune ma non curabile. Nel mondo occidentale è la causa principale della perdita della vista. Sfortunatamente - ricorda l'esperto - con l'invecchiamento della popolazione, sta diventando ancora più comune. Stiamo inizialmente limitando il nostro studio alla forma secca di degenerazione maculare senile e, se avrà successo, forse successivamente lavoreremo per reclutare pazienti affetti dalla forma avanzata ed essudativa". L'azienda produttrice ha ricevuto il marchio di approvazione europeo per il sistema Argus II nel 2011, e l'occhio bionico Argus II è stato impiantato finora in più di 130 pazienti, molti dei quali stanno usando il sistema da più di 7 anni. (F.F.)

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Repubblica.it del 20-07-2015

App per smartphone aiuta non vedenti a scattare foto e selfie

Sviluppata - su piattaforma Android - da un gruppo di dottorandi del Sant'Anna di Pisa per il Tpad Phone. Ora va perfezionata.

PISA. Offrire la possibilità ai non vedenti di scattare fotografie e selfie. Questo l'obiettivo di un'applicazione - sviluppata da un gruppo di allievi phd che svolgono il dottorato al laboratorio di robotica percettiva (percro) dell'Istituto Tecip (tecnologie della comunicazione, dell'informazione, della percezione) del Sant'Anna di Pisa - per il Tpad Phone, smartphone con schermo aptico, ovvero in grado di fornire sensazioni tattili all'utente nel momento della sua interazione.

Il Tpad Phone - spiega il Sant'Anna in un comunicato - è stato il protagonista della "Student Innovation Challenge", competizione tenutasi a Chicago (Usa) nei giorni scorsi nel contesto della conferenza internazionale "Ieee Worldhaptics 2015", per presentare nuove applicazioni che consentano ai "telefoni intelligenti" di migliorare il loro uso con l'aggiunta del senso del tatto. Utilizzando la tecnologia di partenza, ovvero lo smartphone con lo schermo aptico, il gruppo di dottorandi italiani in "digital emerging technology" ha sviluppato la app "Tactile Blind Photography" che guida l'utente, con deficit visivi, nell'azione dello scatto.

Centrare l'immagine è ovviamente un passaggio problematico per le persone non vedenti. La app utilizza sia l'audio sia un feedback tattile fornito sullo schermo, per rilevare in maniera automatica i volti sulla scena e aiuta gli utenti nell'individuare la posa migliore. Inoltre, "tactile blind photography" facilita l'operazione evidenziando grazie alla tecnologia aptica i volti dei soggetti e i bordi dell'immagine, migliorando l'esperienza della persona con disfunzioni visive.

"L'obiettivo della competizione era creare una nuova applicazione Android che utilizzasse lo schermo aptico per risolvere un problema reale - spiega Domenico Buongiorno, a nome del gruppo dei dottorandi Domenico Chiaradia, Massimiliano Gabardi e Michele Barsotti, coordinati dal prof. Antonio Frisoli - e su questa linea ci siamo mossi. Nella fase di sviluppo della app abbiamo coinvolto una ragazza non vedente che ci ha aiutato a capire quali fossero le sue difficoltà nell'interagire con uno smartphone per scattare fotografie e, soprattutto, per farsi i selfie, operazione davvero difficoltosa. Abbiamo compreso le sue necessità e abbiamo sviluppato la tecnologia da utilizzare su schermo aptico, per unire efficacia e piacevolezza dell'esperienza di uso con la facilità nell'azione. A Chicago - conclude - la nostra app ha suscitato un fortissimo interesse. L'obiettivo, adesso, è continuare a svilupparla, per sfruttare al massimo le potenzialità dello schermo aptico, dimostrando come le nuove tecnologie possano risultare davvero utili per superare le disabilità".

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Il Denaro del 09-07-2015

Guanto per sordo-ciechi, Israele premia startup del Sud

Due trentenni pugliesi hanno vinto a Expo il premio "Start Tel Aviv", concorso per startupper organizzato dal Ministero degli Esteri israeliano, Google Israel, la città di Tel Aviv e Campus Tel Aviv. Nicholas Caporusso e Gianluca Lattanzi, fondatori della Intact, hanno inventato il DbGlove, un guanto che permette a persone con disabilità , in particolare sordo-ciechi, di poter interagire col mondo esterno, grazie a un guanto in grado di comunicare, tramite smartphone. "Intact si occupa di trovare soluzioni hardware e software per migliorare condizioni di vita di diversamente abili, anziani e persone malate - ha spiegato Caporusso - è un settore meno profittevole, ma che ha un forte impatto sulla vita delle persone. Nel mondo ci sono 1 milione e mezzo di sordociechi, e 150 milioni di persone che hanno deficit. I linguaggi come il braille possono essere difficili da imparare. DbGlove permette di avere una comunicazione bidirezionale anche con chi non conosce linguaggi alternativi". Il dispositivo è due volte più facile e veloce da imparare rispetto al braille, ed è 12 volte più economico rispetto ad altre tecnologie su mercato. Si tratta del risultato di un lavoro durato 10 anni, iniziato quando Nicholas, oggi 34enne, stava ancora studiando. "Fino al 2013 però non avevamo le risorse per realizzarlo - ha raccontato -. Grazie al bando "Valore assoluto" della Camera di Commercio di Bari, abbiamo raccolto 110 mila euro, che ci hanno permesso di sviluppare DbGlove a livello prototipale". Da allora i premi si sono susseguiti uno dopo l'altro: nell'ultimo anno "abbiamo raccolto un premio dell'Application Developers Alliance di Berlino, un premio del governo inglese, e 50 mila euro grazie al bando GoBeyond di Sisal Pay. Ora possiamo realizzare il prodotto". Intact èstato premiato dall'ambasciatore israeliano in Italia, Naor Gilon, e dal vicedirettore di La Stampa ed ex direttore di Wired, Massimo Russo. Il premio consiste in un viaggio a Tel Aviv dal 6 al 10 Settembre 2015, dove Intact rappresenterà l'Italia, insieme alle startup di altri 22 Paesi. Israele e Tel Aviv sono leader nell'innovazione. La città è stata definita il 'tech hub' leader d'Europa dal Wall Street Journal, ed è stata classificata da Startup Genome al secondo posto nel ranking tra le città più favorevoli per l'apertura di startup.

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Lettera 43 del 02-07-2015

Sui Vosgi francesi la tecnologia Gps per hiker non vedenti

STRASBURGO. L'occhio del satellite in aiuto ai non vedenti. Cinque hiker ciechi o ipovedenti hanno compiuto un'escursione nei monti dei Vosgi francesi grazie ai loro bastoni da passeggio e all'aiuto della tecnologia Gps.Programmare una passeggiata tra i monti di un parco nazionale non sarà più paragonabile a un percorso di guerra in un campo minato per i non vedenti. Grazie a una nuova tecnologia sperimentale studiata dall'università di Strasburgo, come spiega Laurence Rasseneur, ricercatrice impegnata sul progetto. 'L'obiettivo è di permettergli di decifrare l'ambiente circostante grazie al bastone e di seguire il sentiero dell'escursione come fanno solitamente in ambiente urbano. L'applicazione li guida nella giusta direzione'. Il messaggio è cifrato, ma comprensibile per chi ne conosce il codice. 'Punto 151, ore dodici, 45 metri'.

La tecnologia del Global Positioning System, il sistema di posizionamento globale, grazie alla rete satellitare in orbita, permette di procedere con sicurezza. Il punto 151 è il landmark, la stazione designata dal programma, raggiunta lungo il sentiero, ore dodici significa che sono sulla direzione giusta e 45 metri è la distanza che separa dal prossimo e più vicino landmark.L'app dello smartphone si aggiorna ogni 10 secondi, garantendo la massima sicurezza in caso di allontanamento dal sentiero. E i risultati sono straordinariamente incoraggianti. 'Non aveva mai fatto una cosa del genere, dichiara sorridendo uno dei primi non vedenti a provare con l'aiuto di una guida questa esperienza. È una sensazione davvero straordinaria'. L'app verrà presto messa in distribuzione per offrire a molti una finestra di opportunità inimmaginabile sino a pochi decenni fa.(Immagini Afp)

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L'Agenzia di Redattore Sociale del 29-07-2015

Le materie scientifiche svelate a ciechi e ipovedenti: progetto dell'università di Torino

Si chiama Dapari (Disabilità in azienda, professionalità avanzata, ricerca e integrazione) ed è promosso dall'ateneo torinese. Obiettivo? Realizzare un centro universitario per consentire a ciechi e ipovedenti di leggere grafici e formule matematiche.

TORINO. Formule matematiche, dati e grafici accessibili anche ai ciechi grazie al primo centro universitario in Italia dove poter studiare materie scientifiche. Se fino a qualche tempo fa per un cieco, che volesse iscriversi all'università, le opzioni erano le sole facoltà umanistiche, oggi grazie a nuovi software di lettura le materie scientifiche non sono più off limits. A sperimentare la possibilità di formare studenti disabili in grado di analizzare dati, leggere tabelle e comprendere diagrammi e proiezioni ci ha pensato l'università di Torino con il progetto Dapari (Disabilità in azienda, professionalità avanzata, ricerca e integrazione). Lo scopo è di realizzare un centro all'interno dell'ateneo dove gli studenti ciechi e ipovedenti possano accedere a informazioni e saperi grazie all'utilizzo di software all'avanguardia. E formare così persone in grado di svolgere un lavoro all'interno delle aziende. "In questo modo permettiamo ai ragazzi di avere accesso a facoltà scientifiche come economia, matematica, fisica e chimica - spiega Anna Capietto docente dell'università di Torino e referente del dipartimento di matematica per i disabili nonché del progetto Dapari - e una volta conclusi gli studi di avere maggiori possibilità di trovare un impiego. Il nostro intento è permettere a un disabile di essere assunto per le sue competenze e non perché lo stabilisce una norma". Infatti la legge 68 del 1999 impone a datori pubblici e privati di impiegare tra i loro dipendenti persone disabili.

I ricercatori che si occupano del progetto Dapari hanno lavorato su un programma open source già esistente, "R braille", al quale hanno aggiunto dei comandi integrativi realizzati da un ricercatore dell'università della nuova Zelanda. "Questo software funziona come una specie di Excel ma più raffinato - continua Capietto -. S'inseriscono i dati e il programma lavoro in modo da consentire o di leggerli tramite il linguaggio braille sullo schermo oppure tramite la sintesi vocale. La cosa interessante però è la possibilità di poter visualizzare i grafici in modo che anche un cieco possa leggerli. Un passaggio che prima non avveniva". L'obiettivo di questo progetto è rendere le università dei luoghi sempre più accessibili e mettere quest'ultime in connessione più stretta con il mondo del lavoro. L'idea di realizzare Dapari, una costola del più ampio programma "Per una matematica accessibile e inclusiva" che ha lo scopo di sperimentare l'accessibilità di strumentazioni informatiche, è nata da una collaborazione tra l'università di Torino e la società Reale mutua assicurazione.

A dare l'input a tutto questo è stata Ester Tornavacca, una ex studentessa laureatasi in matematica all'università di Torino, che da 10 anni è impiegata nella compagnia d'assicurazione. Ester, ipovedente, ha sperimentato per lungo tempo le difficoltà che una persona con disabilità visiva è costretta ad affrontare sul luogo di lavoro. "Lavorando con i dati - continua Capietto - Ester ha compreso che per farlo al meglio non basta solo conoscere gli strumenti ma era necessario anche saperli utilizzare". E così dal 2014 collabora come ricercatrice per l'ateneo torinese al fine di sviluppare al meglio il progetto. "Per molto tempo ci ha dato una mano come volontaria - conclude Capietto - ma dal 2014 la società per cui lavora ha deciso di investire il suo tempo presso il nostro dipartimento. Il tutto nell'ottica di incentivare l'inserimento di persone disabili sempre più qualificate all'interno di aziende e nel mondo del lavoro". (Dino Collazzo)

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Superando.it del 09-07-2015

Le mille bolle blu

di Maria Luisa Gargiulo

«Mille immersioni - scrive Maria Luisa Gargiulo - sono già moltissime per un turista subacqueo normodotato. Sono invece certamente poche per gli istruttori e per gli altri professionisti, ma sono un'enormità per un subacqueo con disabilità». E alla sua millesima immersione, avvenuta nelle acque delle Filippine, Maria Luisa ha potuto anche vivere una splendida festa a sorpresa subacquea!

Un tiepido sole tenta di asciugare questa umida e caldissima mattina tropicale. Il vento si sente appena, il mare è piatto, lontano echeggia il rumore delle onde che si frangono sulla barriera corallina.

Il motore della barca si ferma, l'istruttore annuncia ai subacquei presenti che possono iniziare a prepararsi. Lo fa in un inglese appena comprensibile. D'altra parte la sua lingua madre è il visayano, una delle due lingue che si parla qui a Panglao, nella parte sudoccidentale dell'Arcipelago delle Visayas, nelle Filippine.

Il mio compagno di immersione mi porge il braccio, mi aiuta a superare borse, ciabatte e attrezzature degli altri turisti, sparse sul fondo della barca, mi accompagna verso la fiancata di fronte e sulla panca trovo la muta, i calzari e il resto dell'attrezzatura che dovrò indossare, fino ai guanti con le dita tagliate, per poter toccare...

Quante volte ho compiuto queste procedure, oggi sono... quante sono?... esattamente mille! La memoria delle azioni si impossessa di me e mi guida i gesti ormai quasi automatici. Sono azioni familiari, ma nonostante questo c'è sempre un po' di tensione: il mare fa sul serio e bisogna portargli rispetto! Infatti, nonostante io mi diverta sempre moltissimo, lì sotto non si scherza.

Vestita di tutto punto, cappuccio compreso, sfidando l'afa di quasi mezzogiorno, camminiamo lungo lo stretto corridoio della fiancata destra della barca, fino a raggiungere la zona della piattaforma dalla quale si scende. Dobbiamo aspettare il nostro turno; ci sono quattro subacquei australiani che si stanno per tuffare. Seduta con GAV [giubbotto ad assetto variabile, N.d.R.] e bombola addosso, la mente si perde in mille ricordi e associazioni libere, occupando lo spazio e il tempo che mi separa dalla mia discesa.

Penso alla prima volta in cui sul bordo di una piscina di Roma, con il cuore accelerato dalla paura, stavo per fare la mia prima lezione del primo corso di subacquea. Sono passati tanti anni, quasi venti...

Da allora tante immersioni tutte diverse, tante persone, ambienti, situazioni, aneddoti e avventure. Spesso le immersioni dalle grandi barche iniziano con un'entrata in acqua come questa, in verticale da una piattaforma. Altre volte ho iniziato con la semicapovolta, lasciandomi scivolare all'indietro, seduta sul bordo di un gommone, altre volte semplicemente arrancando da riva con le pinne in una mano e l'attrezzatura pesante trascinata con l'altra.

Una volta a Dahab, nel Sinai, l'entrata in acqua fu così lunga e faticosa per i grandi massi da superare, che durò senz'altro più dell'immersione stessa, un'entrata faticosa anche a causa di quella risacca fastidiosa che ci fece perdere spesso l'equilibrio.

Ricordo che Barbara, la mia guida sub di quel viaggio, nonostante la sua corporatura esile, riuscì ad aiutarmi, evitando più di una volta che io cadessi con tutta la mia pesante attrezzatura, su quei massi, con quelle onde.

Per un subacqueo con disabilità la guida è importante, fa parte dell'immersione in modo preponderante, perché contribuisce a determinarne senz'altro la qualità, la gradevolezza e anche la sicurezza

Credo di avere avuto più di quaranta guide nella mia carriera subacquea, di tutte le nazionalità e culture. Ho imparato molto da loro, negli incontri di poche ore, come nelle amicizie profonde.

Sento lo scroscio d'acqua del terzo subacqueo australiano che si sta tuffando, poi mi lascio andare nuovamente ai ricordi. Rido da sola, perché mi è venuta in mente l'entrata in acqua del primo giorno di immersioni a Santo Domingo, la più grottesca che mi sia capitata.

Eravamo tre subacquei, di cui una guida, in una barchetta di resina che non poteva essere più lunga di 3 metri, zeppa sino all'inverosimile. Fortunatamente eravamo già con l'attrezzatura completamente indossata. La guida ci avvertì che il punto di immersione era un po' lontano, il mare mosso e che dovevamo ancora navigare, con quella specie di motore scoppiettante.

A un certo momento sentii il fondo della barca riempirsi pian piano d'acqua, prima i piedi, poi le gambe, poi fino al sedere. Con lo spirito che solo un uomo dei Caraibi può avere, la guida sentenziò: «Cambio de sitio! Vamos a bacho pronto!», che si potrebbe liberamente tradurre con "Si cambia punto d'immersione! Scendiamo adesso, visto che ci troviamo!".

Ripensandoci, non potevamo far altro che quello. Sentii la barca distaccarsi dal mio sedere, iniziare lentamente a scendere sotto di me. Forse adesso è diventata un relitto moderno per turisti...

La mia immersione iniziò proprio così, passando direttamente dal sedile della barca al mare!

Il mio compagno mi riporta alla realtà, avvisandomi che tra poco tocca a noi. Uno dei ragazzi dell'equipaggio si avvicina prontamente e mi aiuta ad indossare le pinne, con le quali dovrò camminare, attrezzatura pesante addosso, per i pochi metri che mi separano dalla piattaforma.

È tutto molto spontaneo e naturale. Non c'è bisogno che io chieda aiuto. Di solito gli asiatici hanno una predisposizione innata all'accoglienza delle persone, considerando quasi sacro il turista, forse approssimandolo a un ospite. Quindi, secondo me, la relazione tra loro e le persone con disabilità è facilitata da una cultura che riserva molta attenzione al prendersi cura, alla gentilezza e al desiderio profondo di conoscenza e reciproco scambio.

Apprezzo molto la serenità con cui le persone del Sud-Est asiatico si relazionano a me, che quasi sempre sono l'unica persona non vedente che abbiano conosciuto. Eppure, sia nelle popolazioni di mare che in quelle delle città, ho notato una straordinaria capacità di accogliere e accettare la diversità, la limitazione fisica, anche quando comporta necessità speciali. Niente ansia, né iperprotezione da imbarazzo.

Penso che queste persone siano talmente abituate a considerare il corpo come imperfetto, la salute come temporanea, che per loro incontrare una persona con disabilità non sia nulla di diverso rispetto al contatto quotidiano con la precarietà delle loro vite, gli esiti delle malattie dei loro familiari, gli incidenti da lavoro così frequenti in questi luoghi dove la sicurezza è un'approssimazione.

Ricordo ancora una donna papuasa, all'aeroporto di Port Moresby, accostare il mio zaino alla mia gamba, mentre ero seduta in attesa del volo. Aveva notato che l'addetto all'assistenza dei passeggeri con disabilità si era allontanato da me per pagare la tassa d'imbarco, e che io, essendo rimasta in quel momento sola, stavo toccando lì attorno, per cercare la mia borsa.

Nessuna lingua avevamo in comune, tanto meno quella dei gesti e degli sguardi. Però l'empatia e la capacità di intuire le mie esigenze la guidò, facendole compiere un gesto pulito, essenziale, efficace. Le sorrisi per ringraziarla, mi sentii accarezzare lievemente una spalla come risposta.

Per questa naturale affinità, per la natura e per la cultura, vengo spesso nell'Indopacifico, conosco abbastanza l'Indonesia, la Malesia, le Filippine, le Isole Maldive, la Micronesia, la Nuova Guinea.

Come persona con disabilità, una sensazione del tutto diversa l'ho avuta battendo dolorosamente la faccia contro la cosiddetta "doppia discriminazione", ad esempio avendo a che fare con dei funzionari e addetti all'assistenza all'aeroporto egiziano del Cairo: donna, e persino disabile!

Le procedure di assistenza bloccate a singhiozzo da distrazioni, inframmezzate da risolini e disattenzioni forse non del tutto casuali. Magari mi sbaglio, ma nella mia immaginazione quelle persone pensavano: «Una donna che viaggia da sola, vale talmente poco, visto che non ha neanche un uomo qui a proteggerla e custodirla! Una persona con disabilità che non sta nascosta a casa. Parla pure inglese, e protesta come se avesse pure dei diritti!»...

Nonostante certi inconvenienti, apprezzo molto la cultura araba, le immersioni nel Mar Rosso, le tende dei beduini, i tiepidi tramonti sorbendo il carcadè, gli abiti locali che, svolazzando al vento, accarezzano il corpo così sensualmente.

Quanto dev'essere dura la vita per le donne con disabilità in certe culture! Penso che sono fortunata ad essere nata in quest'epoca, in questa parte del mondo.

Ritorno alla realtà. Il mio compagno - in questo caso anche la mia guida subacquea - si prepara a scendere in acqua prima di me. È così che funziona.

Esistono specifici segni tattili per comunicare sott'acqua, attrezzature per la comunicazione vocale, computer parlanti, gesti e procedure di sicurezza specifiche e dettagliate. Se la subacquea è una cosa seria per tutti, lo è maggiormente per le persone con disabilità. Non siamo "pacchi da trasportare", ma subacquei con le nostre responsabilità, nei riguardi dell'ambiente, degli scopi specifici dell'immersione, delle altre persone che scendono giù con noi.

Il filippino dell'equipaggio mi aiuta a raggiungere il bordo della piattaforma, metto la mano sulla maschera, l'altra sulla cintura, faccio un passo avanti nel vuoto, mi lascio cadere in acqua.

Ora siamo in mare. Il mio compagno si avvicina a me, mi fa il gesto per chiedermi se va tutto bene, gli rispondo di sì allo stesso modo. Ci apprestiamo a scendere.

Uno strano silenzio aveva accompagnato sin dall'inizio quella mattinata. Il responsabile delle immersioni del diving (il capogruppo) mi aveva rivolto solo poche parole. Così anche gli altri dive master (guide subacquee per turisti) e il mio compagno. Che succede? Scendiamo giù. Ecco che succede: inizia una fantastica festa a sorpresa subacquea!

Avevano preparato anche dei cartelloni di plastica, per fare le fotografie insieme. Molti turisti presenti nel gruppo hanno voluto festeggiare con me. Abbracci, un piccolo carosello, strette di mano e tante foto assieme.

Tutto attorno la barriera corallina è splendida come al solito. Un degno scenario per questa festa semplice, allegra e da me molto apprezzata.

Mille immersioni sono già moltissime per un turista subacqueo normodotato. Sono invece certamente poche per gli istruttori e per gli altri professionisti, ma sono un'enormità per un subacqueo con disabilità. Sicuramente in Italia sono la persona non vedente attualmente in attività con il maggior numero di immersioni certificate.

Non ho voluto fare di questa passione una specie di lavoro. Qualche volta mi è stato chiesto di svolgere dei corsi di formazione per insegnare agli istruttori e alle guide la subacquea per i non vedenti e per i disabili psichici. L'ho fatto volentieri, ma senza esagerare.

Ormai tantissimi anni fa, insieme a Giulio Nardone [presidente dell'ADV-Associazione Disabili Visivi, N.d.R.], abbiamo scritto un libro che, sebbene oramai molto datato, rimane pur sempre un manuale importante, tanto che è stato tradotto e pubblicato anche in altre lingue [Giulio Nardone, Maria Luisa Gargiulo, "Sott'acqua con un cieco", Roma, CSSI-Cooperativa Sociale Servizi Integrati, 1999, N.d.R.].

Come psicologa, poi, mi sono voluta togliere lo sfizio di approfondire gli "aspetti psicologici e psicodinamici dell'immersione subacquea", scrivendo un altro libro con altri tre colleghi (Gaetano Venza, Salvatore Capodieci e Girolamo Lo Verso) ["Psicologia e psicodinamica dell'immersione subacquea", Milano, Franco Angeli, 2006, N.d.R.].

A un certo punto tutto questo stava per prendere una pericolosa deriva professionale. Ma nonostante le varie piacevoli eccezioni, ho sempre voluto riservare alla subacquea la parte ludica ed esperienziale della mia vita. Sarebbe stato tanto facile cedere ai tentativi di spettacolarizzare il tutto, specie negli anni in cui queste cose erano davvero una novità. Confesso, ad esempio, di avere rifiutato anche qualche intervista televisiva , malgrado si trattasse di trasmissioni importanti su reti nazionali, quando mi sono accorta che lo stile dell'intervistatore sarebbe stato improntato al sensazionalismo.

Non mi pento di queste scelte, perché conservo ancora il piacere genuino di fare questa attività semplicemente come una cosa bella per me.

Al giorno d'oggi, nell'epoca della "caccia alle streghe dei falsi ciechi", mi sono risparmiata lo stigma della "falsa invalida", del sospetto, perché faccio fotografie subacquee. Qualcuna è andata pure in giro per mostre e gare, dato che non era malaccio, ma ovviamente nel più completo incognito sullo stato di salute del fotografo. Sarebbe stato un gustosissimo boccone per stupire il mondo con effetti speciali, oppure per tirarsi addosso uno sciame di diffidenza o, peggio ancora, di pruriginose curiosità. Ho protetto la mia passione da tutto questo e ne sono felice.

Dunque questa è una giornata speciale, di una subacquea normale, molto contenta di ciò che il mare e le persone attorno ad esso le hanno regalato. Grazie vita!

Psicologa, psicoterapeuta, donna non vedente. Vanta mille immersioni subacquee certificate.

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Il Tirreno del 29-07-2015

Matteo, il ragazzo non vedente campione di tiro con l'arco

LIVORNO. Matteo Panariello è campione italiano assoluto di tiro con l'arco ai campionati "Para Archery 2015", che si sono svolti nei giorni scorsi a Padova. La notizia è strabiliante in quanto Matteo Panariello è un ragazzo non vedente livornese (classe 1988) e gareggia relativamente da poco - dall'anno scorso - a livello agonistico, in questa disciplina. "Sono entrato nei Para-Arcieri toscani da pochissimo", racconta Matteo ancora carico di entusiasmo per il recente trionfo nazionale, "ho deciso di provare a tirare dopo aver partecipato alla presentazione di un progetto dell'Inail legato agli sport per disabili. Tra l'altro pensavo, lo dico sinceramente, che il tiro con l'arco nello specifico sarebbe stato uno sport 'troppo guidato' e che non mi sarei divertito affatto: niente di più sbagliato". Ed ecco che Matteo arriva al campo di tiro per una prova ed entra in contatto con la Compagnia Arcieri Livornesi "Dino Sani" di via Aiaccia, a Stagno. Lì, l'incontro folgorante con lo staff, il presidente Fabio Palandri, il presidente degli arcieri toscani Tiziano Faraoni, il co-allenatore Pietro Tommasini, ma soprattutto col maestro Fabio Del Nista, l'allenatore di Matteo, che lo prende sotto la sua ala protettiva e lo porta, nel giro di poco, a gareggiare a livello nazionale. "Paolo è stato fantastico. E' un Mister incredibile. Sempre pronto a farmi i complimenti, ma anche severo quando è necessario: non mi ha mai fatto sentire l'atleta disabile che va trattato per forza coi guanti, ma un atleta vero, a tutto campo". E Matteo inizia a gareggiare. Vince i regionali, si piazza secondo al Trofeo Braille a Massa nel 2014 e al primo posto quest'anno, tuttavia c'è sempre un fattore che gli crea qualche problema in gara: l'emozione. E' lui stesso ad ammetterlo: "Alle gare ero sempre teso. Questa volta è andata diversamente. Sono andato ai campionati italiani per divertirmi, ho fatto tutta la gara col sorriso. E' stata una tattica vincente". E sbaraglia gli avversari. Non solo: la vittoria di Matteo, fa arrivare alla squadra la Stella d'argento, che gli arcieri toscani inseguivano da sei anni senza riuscirci (come nel calcio dopo dieci scudetti: dieci vittorie nazionali fanno conferire la 'stella' alla squadra). Matteo, del resto, non è mai stato un tipo che è rimasto con le mani in mano: ha un passato da cantante, da ballerino e da speaker radiofonico. "Si, a ventisette anni devi decidere cosa vorrai fare da grande e questo è stato l'anno del cambiamento radicale. Ho dato un taglio drastico a tutto e mi son buttato sullo sport. Forse il mio futuro è lì". Conclude Matteo: "In tutto questo gran bel sogno non posso fare a meno di ringraziare la mia famiglia, babbo Luca e mamma Antonella, grazie al loro amore e al loro impegno sono arrivato dove sono arrivato e sono diventato l'uomo che sono".

di Claudio Marmuigi

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La Stampa del 17-07-2015

Mappe per non vedenti al Castello degli Acaja

FOSSANO. Il Castello degli Acaja di Fossano sempre più accessibile: nei giorni scorsi sono state installate mappe tattili per ciechi e ipovedenti all'accesso principale del maniero, nella sala polivalente Barbero e all'ingresso dell'ascensore che porta alla Biblioteca civica e alla Biblioteca ragazzi.

Ogni cartina è posta su un leggio o sulla parete: un'indicazione a terra in gomma permette di «intercettarla» e riporta una mappa corredata da una legenda in caratteri maiuscoli in rilievo e in braille. Indica sia la composizione architettonica dei locali aperti al pubblico sia le loro destinazioni d'uso, compresi l'arredo interno, la presenza di rampe, scale e di altre mappe tattili. Questo intervento, voluto dall'Osservatorio Barriere Architettoniche e finanziato dalla Fondazione Cassa di risparmio di Fossano, si aggiunge alla rampa di accesso alla sala Barbero, che spesso ospita convegni e riunioni: all'interno gli scalini per salire sul palco sono stati sostituiti da una rampa accessibile da chi è in sedia a rotelle. [la. se.]

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Quotidiano di Sicilia del 08-07-2015

Il turismo accessibile parte da Siracusa: l'arte a portata di mano dei disabili

SIRACUSA. Parte da Siracusa un esperimento di turismo accessibile. E precisamente dalle sale della Galleria regionale di Palazzo Bellomo, in via Capodieci, dove per la prima volta sarà possibile "vedere" il capolavoro dipinto da Caravaggio per SIracusa anche da parte di coloro che hanno problemi alla vista. Un esperimento, appunto, che mira ad abbattere le barriere dell'arte e renderla accessibile anche ai disabili. Ma non solo. Il progetto mira a promuovere una maniera innovativa di leggere le opere d'arte attraverso prospettive nuove. Sarà dunque il "Seppellimento di Santa Lucia": il quadro che Caravaggio dipinse nel 1608 per la città aretusea, protagonista di un progetto che coinvolgerà presto altre città d'arte d'Italia. In campo un gruppo di giovani che hanno deciso di rendere vivo il quadro attraverso le voci dei personaggi che popolano il dipinto in maniera da poterlo fare conoscere anche da chi non può vederlo.

"Un viaggio multisensoriale nel Seppellimento di Santa Lucia" è il titolo della mostra che sarà allestita fino al 30 agosto e che è sarà un'esperienza unica anche per chi conosce bene l'opera caravaggesca perché verrà mostrata una rivisitazione inedita del dipinto, un'esperienza di viaggio virtuale nella storia della martire consentendo al visitatore di immergersi nelle atmosfere del Caravaggio attraverso stimoli sonori, visivi, tattili e olfattivi. La tecnica di spazialità teatrale del dipinto materializza le suggestioni ispirate dal quadro e le trasforma in racconto originale. La voce dei personaggi, che emergono dallo sfondo del dipinto per prendere parola e raccontarsi al pubblico, ne svela i retroscena e ne ricostruisce la storia. Un anno di lavoro per l'evento voluto dall'assessorato regionale ai Beni culturali.

di Isabella Di Bartolo

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La Nuova Ferrara del 17-07-2015

Il Totem che fa vedere il museo

FERRARA. Ieri alle 17 nel Museo di Casa Romei di Ferrara (in via Savonarola, 30) è stato inaugurato il primo "Totem sensoriale", una postazione multisensoriale in grado di fornire informazioni sul museo a persone con disabilità visiva (non vedenti e ipovedenti). Il progetto è stato presentato da Enrico Piceni, Responsabile di Casa Romei ed Elisa Begliomini, storica dell'arte, ideatrice e realizzatrice del progetto. Quest'ultima nei mesi scorsi ha svolto un tirocinio all'interno di Casa Romei in quanto è risultata tra i vincitori del Bando "150 giovani per la cultura". «Il mio compito - ha spiegato la Begliomini - era di valorizzare questo luogo, e io ho cercato di farlo affrontando il tema dell'accessibilità museale». Una sfida importante per superare almeno in parte il ritardo di tanti edifici pubblici ferraresi, e non solo. «Un piccolo servizio - ha proseguito - ma una grande realtà», per l'utilità sociale e i costi per realizzarlo, pari a zero visto l'uso di materiali di recupero. All'evento era presente anche Rita Cassani, che ha ideato il primo totem della città per la Pinacoteca Nazionale, ispirandosi al progetto del Museo Tattile Statale Omero di Ancona. Dopo la presentazione, la Begliomini ha accompagnato i rappresentanti dell'Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti presenti presso il totem per la spiegazione. Dell'Uici sono intervenuti, tra i vari presenti, Alessandra Mambelli, membro del consiglio provinciale dell'Unione e Marco Trombini, ex presidente provinciale e attuale vice presidente regionale. Il libro del totem è formato da alcuni testi in braille sulla storia del Museo, i due prospetti architettonici dell'edificio, le mappe dei due piani, di Ferrara, la figura e il particolare del volto della Sibilla Persica nella Sala delle Sibille.

di Andrea Musacci

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Estense.com del 19-07-2015

Casa Romei si ammira con le dita

FERRARA. Una grande novità da oggi rende ancor più attrattivo il Museo di Casa Romei. È stata presentata la postazione tattile posizionata nella Stanza delle Sibille che permetterà anche ai non vedenti e agli ipovedenti di gustare appieno la bellezza dello storico edificio quattrocentesco e del Museo in esso contenuto.

L'idea di creare un percorso di visita per gli ipovedenti e i non vedenti è stata della dottoressa Elisa Begliomini, tirocinante presso il Museo Romei dallo scorso febbraio nell'ambito del progetto del Mibact '500 giovani per la Cultura'. La postazione tattile è costituita da un grande libro dove nel linguaggio di Braille è raccontata la storia dell'edificio dalla metà del Quattrocento ai giorni nostri. Ma non finisce qui. Infatti nelle pagine seguenti il non vedente potrà capire in che punto della città si trova lo storico palazzo, come si presenta la facciata dell'edificio su via Savonarola, come è disposto il giardino interno, e, scendendo nel particolare, potrà vedere con i polpastrelli delle dita gli splendidi affreschi della Sala delle Sibille riprodotti in rilievo su carta nei minimi particolari. Accanto al linguaggio di Braille le didascalie saranno disponibili anche in scrittura di grandi dimensioni per gli ipovedenti. Il non vedente, quindi, potrà visitare il museo in completa autonomia una volta accompagnato alla postazione tattile.

Se tutto ciò non fosse già sufficiente per capire la genialità dell'idea, basterà aggiungere che la postazione tattile è stata realizzata a costo zero. Il manufatto, infatti, è stato realizzato dalla stessa dottoressa Elisa Begliomini con l'aiuto di Rita Cassani, che nei mesi scorsi già aveva realizzato la postazione tattile all'interno della Pinacoteca Nazionale, con materiale cartaceo di riuso. Pezzi di cartone e fogli di carta degli uffici del Museo che, se non fossero serviti a questo nobile scopo, avrebbero inevitabilmente preso la strada del cestino. "La valorizzazione del Museo Romei- spiega Elisa Begliomini- è stato l'obiettivo per il quale sono stata mandata qui e, quindi, ho cercato di creare un qualcosa che potesse arricchire la visita di questo bellissimo posto. L'idea mi è venuta visitando l'unico museo tattile statale, ovvero il Museo Omero di Ancona che in questi anni ha davvero aperto una strada nuova nelle tecnologie di fruizione dei musei anche per i non vedenti. Spero di avere creato davvero un qualcosa che rimanga a questo Museo anche dopo la fine del mio tirocinio il prossimo agosto".

Soddisfazione per l'iniziativa anche dal direttore del Museo Romei, il dott. Enrico Piceni. "Spero che con questa piccola grande novità Casa Romei possa diventare ancora più attrattiva per il turista che arriva in città. Voglio ringraziare l'Unione Ciechi e Ipovedenti di Ferrara che ci ha aiutato moltissimo nella stesura dei testi nella scrittura di Braille". Tanta la gioia da parte dell'Unione Ciechi e Ipovedenti espressa dall'intervento del vice presidente regionale dell'associazione Marco Trombini. "La cosa più bella è che ci abbiano consultato per la realizzazione di questo stupendo progetto, cosa per niente scontata. Oggi infatti- spiega Trombini- ci sono moltissimi tuttologi che mettono su grandi progetti per ciechi ed ipovedenti senza neanche consultare i diretti interessati buttando via dei soldi per opere inutili. Per questo motivo il merito dello staff del Museo di Casa Romei è ancora più grande".

di Marcello Celeghini

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Il Resto del Carlino del 04-07-2015

La Pinacoteca e la sala del Mappamondo abbattono qualunque tipo di barriera

FERMO. Una visita che si fa a tutti i livelli, con tutti i sensi, anche quando si hanno delle difficoltà. Da oggi la Pinacoteca e la sala del Mappamondo non hanno più ostacoli, per chi non riesce a camminare, per chi non vede e per chi non sente, per chi chiede di godere comunque della bellezza del mondo. Tutto è cominciato qualche anno fa da un messaggio arrivato all'indirizzo mail di Francesco Trasatti che all'epoca era assessore alla cultura. Era di una ragazza che lamentava di non aver potuto vedere il mappamondo a Fermo, custodito nell'antica sala di Palazzo dei Priori per colta di tre scalini che per lei, disabile, erano un ostacolo insormontabile. Parole arrabbiate e commoventi che hanno toccato il cuore di tutti, anche dell'allora sindaco Brambatti, è cominciata così la discussione attorno alla piccola rivoluzione che si inaugura questa sera e che fa della Pinacoteca di Fermo e dalla sala del Mappamondo un'assoluta eccellenza. I funzionari della biblioteca, coordinati dalla direttrice Maria Chiara Leonori, hanno intercettato un finanziamento regionale che consente oggi di riaprire con un aspetto diverso, più accessibile. Il sindaco Paolo Calcinaro parla di un risultato che rende orgogliosi, Trasatti che oggi è di nuovo alla guida del settore cultura è quasi commosso: «Dalle piccole cose si vedono le differenze. Non ho avuto il piacere di seguire la realizzazione concreta del progetto, mi resta la gioia di vedere il cerchio che si chiude». Con la collaborazione del liceo artistico si è potuto realizzare un plastico di palazzo dei Priori, la facciata con la statua del papa che si può toccare e vedere con le mani. C'è anche la riproduzione dello storico mappamondo con i paesi in rilievo ma anche dei libri antichi che possono essere toccati su uno scaffale virtuale. E c'è un manoscritto che riproduce immagini simbolo di Fermo. E ancora video esplicativi con il linguaggio dei segni e musica attorno registrata dal Conservatorio Pergolesi, per rendere l'atmosfera magica. La preside del liceo artistico Preziotti Stefania Scatasta ha parlato del lavoro dell'intera scuola e dei docenti di tutti gli istituti, per realizzare un'opera unica come unici sono i manufatti che arricchiscono la biblioteca, realizzati anche con la consulenza del museo Omero di Ancona. La direttrice Leonori ha sottolineato: «Grazie alla sinergia tra tanti soggetti abbiamo potuto sistemare la pedana per superare quei famosi tre gradini ma anche una pedana elevatrice per i 9 più alti della pinacoteca. Abbiamo potenziato la postazione per dislessia e lettura facilitata e arricchito la sezione libraria alla biblioteca ragazzi su diversità e disabilità, perché qui da noi l'inclusione sociale è un progetto reale».

di Angelica Malvatani

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Lettera 43 del 17-07-2015

Il progetto dell'associazione ciechi spagnola al Prado e non solo

MADRID. Scoprire i dipinti dei grandi pittori toccandoli con le mani. Al museo del Prado di Madrid, una mostra rivoluziona l'approccio all'arte e la rende accessibile ai non vedenti. Le opere che di solito è vietato toccare sono state riprodotte in rilievo permettendo anche ai ciechi di vederle con i loro occhi: le mani. 'Le figure più in rilievo sono quelle vicine a chi guarda il quadro, quelle meno in rilievo sono sullo sfondo, così si può capire la prospettiva' spiega José Pedro Gonzalez, un visitatore della mostra.L'esposizione temporanea è stata progettata in collaborazione con l'Once, l'organizzazione dei ciechi spagnola, che sta portando avanti diversi progetti per rendere i musei accessibili. 'Il tema dell'accessibilità universale rende le cose più facili per tutti - spiega Luis Angel Gomez Blazquez dell'Once - Chiunque può soffrire durante la vita anche di una disabilità temporanea'. L'associazione ha creato anche un museo dove si possono toccare i modelli di famosi monumenti spagnoli e non solo: c'è il Palazzo reale di Madrid, la Tour Eiffel, la Statua della Libertà e la Basilica di Santa Sofia a Istanbul. Altri musei spagnoli si stanno attrezzando: al Reina Sofia si possono toccare alcune sculture, mentre al museo del Costume è stato creato uno spazio dedicato ai non vedenti in cui è possibile non solo toccare i vestiti, ma anche provarli.

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Avvenire del 04-07-2015

Musei vaticani, una Madonna di Bruges per non vedenti

Una "speciale" copia della Madonna di Bruges di Michelangelo arriva ai Musei Vaticani. Si tratta di un'opera in bronzo ricavata da un calco dell'originale appositamente creata per non vedenti, in grado cioè di favorire le cosiddette visite tattile attraverso il contatto diretto dei non vedenti con l'oggetto d'arte.

La scultura è stata realizzata dalla fonderia di Barberino Val d'Elsa grazie a un calco appartennente alla collezione di un'altra Fonderia fiorentina, la Ferdinando Marinelli, che ha fatto dono dell'opera ai Musei Vaticani in collaborazione con il mecenate americano Ronald Welborn.

CITTA^ DEL VATICANO. La Madonna per non vedenti andrà ad arricchire una speciale esposizione dei Musei dedicata alle visite per disabili, in particolar modo per ai non vedenti. Ieri l'inaugurazione in Vaticano alla presenza del cardinale Giovanni Lajolo, presidente emerito del Governatorato della Città del Vaticano, e padre Mark Haydu, responsabile dell'Ufficio Rapporti di Patrons of the Arts un'associazione di benefattori per la conservazione delle risorse artistiche dei Musei Vaticani.

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L'Agenzia di Redattore Sociale del 26-07-2015

La scuola di Arte sacra di Firenze diploma 13 artisti non vedenti

Si è concluso il primo corso di scultura dedicato a chi non vede: sabato la consegna dei diplomi. Le opere saranno in mostra all'Expo di Milano dal 15 al 30 settembre. Gli allievi sono stati seguiti da 4 scultori professionisti e 13 tutor volontari.

FIRENZE. Tredici artisti "sacri" non vedenti sono stati diplomati ieri a Firenze e metteranno in mostra le loro opere all'Expo di Milano, dal 15 al 30 settembre. Si è concluso ieri, infatti, con la consegna dei diplomi, il primo corso di scultura per non vedenti promosso dalla scuola di Arte sacra di Firenze: due settimane di lezioni teoriche e pratiche, durante le quali sono state realizzate le opere destinate alla grande manifestazione espositiva, con il supporto della regione Toscana.

I 13 artisti sono stati seguiti da 4 scultori professionisti: il maestro Marco Augusto Duenas, scultore spagnolo e direttore del corso; lo scultore Fernando Cidoncha (ex allievo della Sacred Art School e oggi docente di scultura); Marino Ceccarelli; Nicola Hornaecker, con esperienza di docenza per non vedenti. Andrea Bianco , scultore non vedente di Bolzano ideatore del corso, ha facilitato il rapporto dei docenti con gli allievi.

Al loro fianco hanno lavorato 13 tutor volontari, studenti della Scuola di Arte Sacra e altri 17 volontari per i servizi necessari agli allievi del corso. In tutto sono state svolte 70 ore di insegnamento che per i 13 artisti selezionati sono state gratuite, con vitto, alloggio, spostamenti, materiale didattico grazie al sostegno di partner pubblici e privati. Hanno contribuito il Comune di Firenze, l'Ente Cassa di Risparmio, la ditta Berni, il Rotary club Firenze. L'associazione Art@ltro e la ditta Pemart di Carrara hanno collaborato allo sviluppo del corso. L'Unione italiana Ciechi e l'Unitalsi hanno facilitato gli spostamenti degli artisti mettendo a disposizione i loro pulmini con autisti volontari. La ditta Gilberto Saldini ha fornito l'attrezzatura artistica per la lavorazione dell'argilla.

Gli allievi di questo speciale corso hanno anche seguito un laboratorio dal titolo "Luce dal sepolcro, la Sacra Sindone" con Emanuela Marinelli, sindonologa, e Monica Michelotti dell'Accademia di Belle Arti di Carrara. Hanno visitato il Museo del Bargello e la Galleria degli Uffizi con la possibilità di "osservare con il tatto" alcune delle opere d'arte presenti.

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La Stampa del 10-07-2015

Il parco di Stupinigi si apre agli atleti disabili

STUPINIGI. Pannelli informativi con inserti tattili per ciechi ed ipovedenti, cartine e volantini ad alta leggibilità per dislessici, una pista di allenamento per gli atleti paralimpici di hand bike. Il parco di Stupinigi vuole essere accessibile a tutti e ha investito quasi 90 mila euro per accogliere al meglio tutti i visitatori. Da oggi, accanto alle nuove griglie e ai tavoli da picnic, ci sono cinque bacheche sperimentali, progettate dalla Onlus Tactile Vision e destinate ad ampliare l'offerta per i portatori di disabilità visive.

«Si tratta di un progetto che abbiamo portato avanti grazie alla collaborazione e ai suggerimenti dell'Unione Italiana Ciechi e dei Comuni di Nichelino, Orbassano e Candiolo - precisa il commissario Roberto Rosso - Noi vogliamo che il patrimonio naturalistico sia a disposizione di tutti».

I pannelli dispongono anche di un Qr Code che, tramite uno smartphone, permette l'attivazione di file audio informativi: «Per il momento i primi cinque pannelli sono di carattere generale, ma entro la fine dell'anno ne installeremo altri 15 su tutto il territorio del parco per illustrare le bellezze dei luoghi e spiegare percorsi ed itinerari». Entusiasta Adriano Gilberti, presidente regionale dell'Uic: «Anche questo fa in modo che un non vedente sia più integrato nella società».

«È un'occasione importante per aumentare la fruibilità del parco grazie alle nuove tecnologie», osserva Diego Sarno, assessore alla Cultura di Nichelino. [m. mas.]

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ReggioOnline del 23-07-2015

Sentiero attrezzato per non vedenti e disabili a Civago

Venerdì 24 luglio alle 16.30 l'inaugurazione del sentiero didattico inclusivo "A ciascuno il suo passo".

CIVAGO (RE). "Semplicemente stupendo e intelligentemente inclusivo". È così che Luigi Fiocchi, sindaco di Villa Minozzo, descrive il percorso studiato anche per non vedenti, ipovedenti e disabili motori "A ciascuno il suo passo", che verrà inaugurato direttamente con una prima camminata venerdì 24 luglio alle ore 16.30 a Civago (Villa Minozzo), dal Consorzio di Bonifica dell'Emilia Centrale. Con esso cartine e lavagne in braille, audioguide, cordoli speciali e molto altro per una percorrenza in tutta sicurezza.

"Crediamo che la montagna debba essere vissuta anche a 1000 metri di altitudine - spiega Marino Zani, presidente Consorzio di Bonifica dell'Emilia Centrale - e per questo abbiamo studiato un sentiero didattico inclusivo nell'area protetta dal sistema Rete Natura 2000, Sic - Zps Abetina Reale, Alta Val Dolo, interamente in comune di Villa Minozzo".

"Il percorso - aggiunge Domenico Turazza, direttore Consorzio di Bonifica dell'Emilia Centrale -, che costituisce l'adattamento di uno esistente di 900 metri, è un sentiero inclusivo che guiderà gli utenti in un'esperienza sorprendente alla scoperta di un ambiente ricco di fascino, dove l'uomo vive da secoli a stretto contatto con la natura".

Il finanziamento per l'esecuzione del lavoro è avvenuto grazie al Psr Asse 4 Misura 412 Azione 6 'Ripristino e valorizzazione di biotipi' in 2 lotti con un investimento complessivo di 97.600 euro di cui 64.000 finanziati con fondi Psr ottenuti attraverso il Gal Antico Frignano e Appennino Reggiano e 33.600 finanziati dal Consorzio.

"Una risposta efficace della sinergia che si può creare in Appennino tra ambiente rurale e turismo - rileva Luciano Correggi, presidente del Gal -: nel Parco Nazionale questo può portare a collaborazioni eccezionali dove un patrimonio ambientale eccezionale è messo a disposizione anche dei non vedenti, creando così nuove opportunità per loro, ma anche per lo stesso territorio".

"L'esplorazione - afferma Angela Tincani, Consorzio di Bonifica dell'Emilia Centrale - inizia dal Mulino di Civago, lungo le sponde del torrente Dolo e prosegue fino al castagneto secolare de 'I Canini'. Il sentiero è dotato di un cordolo-guida per i non vedenti, oltre a sei aree di sosta con panchine o tavoli da picnic e pannelli didattici di interesse naturalistico e storico culturale. È inoltre possibile seguire il percorso botanico per scoprire specie vegetali legate agli usi e alla cultura popolare".

"Il sentiero inclusivo naturalistico - dichiara Ginetta Gallusi, consigliera Uici (Unione italiana dei ciechi e degli ipovedenti) - rappresenta per i disabili visivi una bella opportunità per fare una passeggiata nella natura, potendo fruire del cordolo-guida e dei pannelli in rilievo, sullo stesso piano degli altri cittadini normodotati. Esempi come questo dimostrano che quando enti e istituzioni si mettono a fianco delle persone più in difficoltà, pur facendo piccoli passi, si ottengono grandi risultati sulla strada dell'integrazione. Siamo grati al Consorzio per essere stati coinvolti in questa esperienza positiva e stimolante e in particolare per la sensibilità e la dedizione".

Il Criba (Centro regionale di informazione sul benessere ambientale) è intervenuto in fase di pre-progettazione "Sia per un parere sulla accessibilità tecnica del sentiero - spiega Alessia Planeta, Criba -, ma anche all'accessibilità tout court, cercando di dare indicazioni per un intervento che tenesse conto di tutte le disabilità e che si ponesse in una prospettiva di inclusione complessiva, nel pieno rispetto di un ecosistema tutelato ma non per questo meno ospitale. Una situazione difficile poiché dovevamo intervenire su un precedente percorso naturalistico: questo è stato possibile grazie anche alla grande collaborazione che il Consorzio ha attivato con l'Uici: si è raggiunto il massimo grado di inclusione possibile, tenendo conto anche degli aspetti legati alla segnaletica e alla grafica. Ora è fondamentale la manutenzione, determinante affinché si possa mantenere il massimo livello di inclusività possibile".

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La Stampa del 26-07-2015

In Val Germanasca la miniera dell'Ecomuseo

PRALI. L'ecomuseo di Prali immerso nella val Germanesca, offre numerosissime attività culturali che uniscono storia e natura. Le proposte sono rivolte un pubblico quanto mai eterogeneo e alla base di tutte c'è la filosofia di sviluppo sociale ed economico dell'ecomuseo che ha lo scopo di trasmettere principi di sostenibilità, di responsabilità e di partecipazione congiunta di soggetti pubblici, privati e dei cittadini nel perseguire questi obiettivi. Fiore all'occhiello dell'ecomuseo sono senz'altro le visite guidate dei sotterranei delle miniere del talco più bianco del mondo. Due le visite possibili «ScopriAlpi» e «ScopriMiniera», la prima fra i meandri della miniera Gianna, la seconda fra quelli della miniera Paola.

Entrambi consentono di esplorare, senza correre alcun rischio, diversi chilometri di gallerie e di visitare dei luoghi che hanno segnato profondamente secoli di storia e di cultura di questo territorio. L'attività estrattiva è sempre stata, infatti, il principale motore economico della valle circostante, fino alla chiusura delle miniere. Oltre alle visite sotterranee è possibile anche un visita museale esterna nell'area e negli ex edifici industriali adiacenti all'imbocco della miniera Paola. Qui è allestita una presentazione della comunità locale, dell'attività mineraria e della vita del minatore. L'esposizione esterna è stata recentemente completata grazie alla creazione di un percorso tattile-sensoriale corredato dall'introduzione di didascalie in braille, ed al supporto di audioguide in quattro lingue. In generale la struttura è attrezzata per accogliere tutti, e anche il percorso sotterraneo «ScopriMiniera» è stato reso accessibile ai disabili, nel primo tratto, nonostante l'ambiente sia piuttosto angusto e di difficile accesso. Le varie attività sono pensate per soddisfare la curiosità adulti e bambini, di famiglie come di scolaresche, di sportivi e non. I corsi indicati per i più piccoli sono suddivisi per fasce di età, in base alla classe frequentata; i gruppi organizzati e le scolaresche hanno delle agevolazioni e possono organizzare dei pacchetti di visita e i più sportivi, ad esempio possono visitare la miniera Paola in mountain bike. Ce ne è veramente per tutti i gusti. Tutte le proposte dell'ecomuseo sono indicate e descritte sul sito, sul quale ci si deve prenotare che è l'unico modo per poter visitare questo singolare museo. Visto il caldo di questi giorni rifugiarsi in una fresca miniera potrebbe essere un modo interessante e alternativo di passare un po' di tempo con famiglia o amici.

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Blog Invisibili - Corriere della Sera del 31-07-2015

Partiti i cammini "Dalla Sicilia all'Expo" e "CamminaFrancigena"

di Simone Fanti

Così diversi, così uguali. I due "cammini" lungo lo stivale, uno lungo la via Francigena dalla Val d'Aosta a Roma e l'altro da Siracusa fino alla Milano dell'Expo, tra mille difficoltà, proseguono. Da un lato c'è Samuel Marchese, quindicenne siciliano che sfidando il caldo ha già percorso la costa che da Siracusa porta a Messina. Giunti alla città dello stretto, assieme ai compagni di viaggio, Martino Florio e Luigi Palì in handbike e Gianni Canzolle, persona non vedente, in tandem con la moglie Patrizia Magliocco, è stato accolto a Palazzo Zanca. «Dopo la lunga pedalata sotto il sole cocente - racconta Samuel - ci siamo concessi una piccola pausa all'ombra e una granita, subito dopo siamo stati ricevuti dal Sindaco di Messina che ci ha accolti nella Sala delle Bandiere. Pensate in quella Sala fu fatta la conferenza per la nascita della Comunità Europea. E, dulcis in fundo, abbiamo avuto l'onore di assistere all'esposizione di uno striscione in onore del grande Giudice Borsellino. Adesso il nostro viaggio continua verso Reggio Calabria».

Samuel infatti, dovrebbe incontrare Papa Francesco il 5 agosto in udienza in Vaticano. Per proseguire, poi, verso Milano dove Cascina Triulza si è mobilitata per accogliere l'adolescente e l'intero team e far loro percorre l'intero decumano (sicurezza permettendo) dell'Expo 2015.

Perde il suo protagonista invece il progetto di verifica dell'accessibilità della Via Francigena per tutti. Pietro Scidurlo ha dato forfait per motivi di salute. È uno stop breve, ma necessario. La sua determinazione e voglia di vivere lo riporteranno molto preso sul sellino dell'handbike. Tornerà più forte e consapevole di prima. Consapevole soprattutto di aver dato il via, con le sue imprese, a un movimento e a una idea che ha una vita propria. «CamminaFrancigena è un viaggio-evento che sta percorrendo a piedi i 1000 km della Via Francigena per raccontare un Paese che cambia - racconta Alberto Conte di SloWays che ha affiancato Freewheel onlus, l'associazione di Scidurlo, nell'organizzazione del progetto.

«Le prime due tappe, dal Colle del Gran San Bernardo ad Aosta - prosegue Conte -, avevano come tema l'accessibilità e l'inclusione sociale. Le numerose associazioni locali attive sul tema, coordinate dalla Cooperativa C'Era l'Acca di Aosta, ci hanno accolto con grande calore: alla partenza dall'ospizio del Gran San Bernardo ci aspettavano una cinquantina di persone, di cui una ventina disabili, che ci hanno accompagnato per i primi chilometri di cammino, ognuno con il mezzo più adatto alle proprie esigenze: handbike, K-Bike (un'evoluzione della Joelette), tandem per i non vedenti...». C'è spazio per un bagno di folla, avvenuto domenica sera durante l'incontro pubblico ad Aosta, accompagnato dalle canzoni di Luca Casella, musicista non vedente.

Il gruppo, tra cui c'è un videomaker che sta girando un documentario sul viaggio, in questi giorni sta attraversando il Piemonte, e arriverà a Roma il primo settembre. È possibile seguire il loro percorso su Facebook e sul sito Via Francigena

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Giornale UICI del 27-07-2015

Centro di Documentazione Giuridica - La riforma della scuola e la disabilità

di Paolo Colombo

Dopo la firma del Presidente della Repubblica è arrivato in Gazzetta Ufficiale il testo di riforma della scuola.

La legge n.107 del 13 luglio 2015 è stata pubblicata infatti il 15 luglio u.s. e la "Buona Scuola" è diventata ufficialmente legge.

Partirà, il piano di assunzioni, il potenziamento dell'autonomia, l'aumento di responsabilità per i dirigenti scolastici, mentre con i decreti attuativi da emanare si attuerà il nuovo sistema di formazione e di reclutamento dei docenti nonché nuove regole saranno definite per il diritto allo studio e la qualità dell'inclusione scolastica degli studenti con disabilità.

Fondamentali sono i comma 180 e 181 della legge, con i quali il Parlamento delega l'esecutivo a legiferare individuandone i contenuti e le materie.

Anche per quanto attiene alla disabilità, entro 180 giorni dall'entrata in vigore della legge (Riforma del sistema nazionale di istruzione e formazione e delega per il riordino delle disposizioni legislative vigenti) il Governo dovrà definire i punti previsti dal comma 181 e attuare la «promozione dell'inclusione scolastica degli studenti con disabilità e riconoscimento delle differenti modalità di comunicazione».

Importante sarà la ridefinizione del ruolo del personale docente di sostegno "al fine di favorire l'inclusione scolastica degli studenti con disabilità, anche attraverso l'istituzione di appositi percorsi di formazione universitaria". L'insegnante di sostegno avrà una maggiore e più specifica qualificazione e il riconoscimento del suo ruolo sarà tutt'altro che marginale.

Infatti a decorrere dal prossimo concorso pubblico per ciascuna classe di concorso o tipologia di posto possano accedere alle procedure concorsuali per titoli ed esami, esclusivamente i candidati in possesso del relativo titolo di abilitazione all'insegnamento; inoltre per i posti di sostegno per la scuola dell'infanzia, per la scuola primaria e per la scuola secondaria di primo e di secondo grado, sarà bandito apposito concorso riservato solo i candidati in possesso del relativo titolo di specializzazione per le attività di sostegno didattico agli alunni con disabilità.

Il Governo dovrà inoltre intervenire anche per garantire la continuità del diritto allo studio consentendo allo studente disabile di fruire dello stesso insegnante di sostegno per l'intero ordine o grado di istruzione. Ciò sarà possibile introducendo un vincolo che impedisca il passaggio ad altre classi di insegnamento dopo essere entrati in ruolo come insegnanti di sostegno.

Altro punto di rilievo per gli allievi disabili è quello con cui si prevede un intervento normativo del governo affinché sia effettivamente garantita l'istruzione domiciliare per gli alunni "che si trovano nelle condizioni di cui all'articolo 12, comma 9, della legge 5 febbraio 1992, n. 104.". Vale a dire per quei minori con disabilità "temporaneamente impediti per motivi di salute a frequentare la scuola, sono comunque garantite l'educazione e l'istruzione scolastica."

Interessante è anche la previsione contenuta al comma 24 con cui si è sottolineato come "l'insegnamento delle materie scolastiche agli studenti con disabilità è assicurato anche attraverso il riconoscimento delle differenti modalità di comunicazione" (senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica).

Inoltre la legge autorizza il dirigente scolastico, nell'ambito dell'organico dell'autonomia assegnato e delle risorse, anche logistiche disponibili, a ridurre il numero di alunni per classe rispetto a quanto previsto dalla normativa vigente (DPR 20 marzo 2009, n. 81) per migliorare la qualità didattica anche in rapporto alle esigenze formative degli alunni con disabilità.

Si spera che tale previsione venga concretamente attuata al fine di evitare il dilagante fenomeno delle cd. classi pollaio.

Tutte le disposizioni approvate relative alla disabilità si pongono sullo stesso solco della proposta di legge (giacente alla Camera con numero A.C. 2444) promossa dalle Federazioni delle associazioni delle persone con disabilità e dei loro familiari.

Si auspica pertanto che tale atto possa ottenere per effetto dell'emanata riforma nuovo impulso per l'approvazione definitiva o quanto meno confluire nei correlati decreti legislativi di attuazione.

Le disposizioni della Proposta come le commentate norme della "Buona Scuola" tendono a favorire la continuità didattica, oggi frenata dal diffuso precariato, creando degli appositi ruoli per i docenti per il sostegno, prevedono anche l'obbligo di riduzione del numero di alunni per classe e del numero di alunni con disabilità nella stessa classe, nonché l'obbligo di formazione iniziale e in servizio dei docenti sulle didattiche inclusive, cioè quelle che consentono davvero di migliorare l'efficacia didattica nei confronti delle persone con disabilità o con Bisogni Educativi Speciali (BES).

In merito poi ai docenti disabili coinvolti nel piano assunzione previsto dalla riforma, in attesa che venga formulato il parere già richiesto al Miur relativamente all'applicazione a livello nazionale delle riserve dei posti (es. legge 68 del 1999 e legge 407 del 1998) si ritiene che comunque valga e prevalga la normativa speciale sulla legge 107 del 2015.

Pertanto conservano valore gli art.21 e 33 della legge 104 (scelta della sede e rifiuto del trasferimento), nonché l'art.61 comma 3 della legge 270 del 1982 che prevede "nei concorsi a cattedra il 2% dei posti messi a concorso, e comunque non meno di due posti, è riservato ai concorrenti non vedenti, salvo diverse disposizioni di maggior favore previste da leggi speciali".

Paolo Colombo

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Giornale UICI del 03-07-2015

Centro di Documentazione Giuridica - La disciplina della firma del non vedente tra presente e futuro

di Paolo Colombo

La Legge 3 febbraio 1975, n.18, stabilisce che la firma apposta su qualsiasi atto, senza alcuna assistenza, dalla persona affetta da cecità, è vincolante ai fini delle obbligazioni e delle responsabilità connesse.

Tuttavia, il non vedente ha la facoltà di farsi assistere durante la sottoscrizione da altra persona cui egli accordi la necessaria fiducia, oppure di fare redigere a questa l'atto medesimo.

La persona che presta assistenza nel compimento di un atto deve apporre su di esso, dopo la firma del cieco, la propria, premettendo a essa le parole ''il testimone''; la persona che partecipa, invece, alla redazione dell'atto deve apporre su di esso, dopo la firma del cieco, la propria, premettendo le parole

''partecipante alla redazione dell'atto''.

Quando la persona affetta da cecità non è in grado di apporre la firma, effettua la sottoscrizione con un segno di croce; se non può sottoscrivere neppure con il segno di croce, ne è fatta menzione sul documento con la formula ''impossibilitato a sottoscrivere''.

In entrambi i casi, il documento è perfezionato con l'intervento e la sottoscrizione di due persone designate dal non vedente e di sua fiducia.

Alla luce della vigente normativa il non vedente in quanto persona pienamente capace di agire può sottoscrivere atti privati in autonomia, l'unica eccezione è riconosciuta per quanti sono in possesso di una carta di identità con la dicitura "impossibilitato" alla voce firma del titolare. Per loro anche quegli atti libera espressione dell'autonomia negoziale si perfezionano necessariamente con l'intervento e la sottoscrizione di due persone in qualità di testimoni.

In questo caso la firma dell'atto si sostanzierà nel cd. crocesegno. Dunque il cieco o l'ipovedente che non sappia apporre la propria sottoscrizione se non con il crocesegno, può validamente apporlo su qualsiasi atto, in quanto egli è perfettamente capace di agire, ma dovrà crocesegnare in presenza di due testimoni.

Le disposizioni della legge 18 del 1975 si applicano esclusivamente alle scritture private, restando esclusi gli atti pubblici, che per la loro natura devono essere redatti dal pubblico ufficiale.

In tali casi i disabili visivi devono necessariamente essere assistiti da due testimoni, tale circostanza è resa obbligatoria dall'art. 48 della legge notarile del 1933, la cui abrogazione non è intervenuta malgrado il successivo intervento del legislatore operato dalla legge n. 18 del 1975.

In particolare, qualora un cieco sia parte nella formazione di un atto notarile è necessaria la presenza dei due testimoni come disposto dall'art. 48 della legge n. 89 del 1913 (Legge notarile) e non anche quella degli assistenti.

Tanto è vero ciò che il notaio, al fine di evitare qualsiasi ipotetico profilo di responsabilità, dà espressamente menzione nell'atto del fatto che il cieco rinuncia ad avvalersi degli assistenti previsti dalla legge n.18/1975.

D'altra parte, quando si verte in tema di atto pubblico, la natura dello stesso, rende l'intervento e la firma degli ausiliari privi di qualsiasi funzione, pratica o giuridica.

Quanto sopra trova costante conferma nella Giurisprudenza sia di merito che di legittimità.

Il convincimento espresso si fonda, non solo sull'interpretazione letterale dell'art. 48 della legge n. 89 del 1913 (Legge notarile) così come riformato dal comma 1 dell'art. 12 della legge 28 novembre 2005 n. 246 ("oltre che in altri casi previsti per legge, è necessaria la presenza di due testimoni per gli atti di donazione, per le convenzioni matrimoniali e le loro modificazioni e per le dichiarazioni di scelta del regime di separazione dei beni nonché qualora anche una sola delle parti non sappia o non possa leggere e scrivere ovvero una parte o il notaio ne richieda la presenza. Il notaio deve fare espressa menzione della presenza dei testimoni in principio dell'atto.") e s.m.e i., ma soprattutto sull'interpretazione logica del combinato della normativa in parola che rende incompatibile con la natura e la struttura dell'atto pubblico la disposizione di cui all'art. 4 della legge n. 18 del 1975 (cfr. Cass. Civ. n. 15326 del 2001: "è incompatibile con la natura e con la struttura dell'atto pubblico la disposizione di cui all'art. 4 della legge n. 18 del 1975 in tema di assistenza a persona non vedente nella partecipazione ad atti documentali, potendo riguardare l'intervento e la firma dei due ausiliari del cieco (previsti dal secondo comma della norma in parola) la sola scrittura privata; pertanto, la validità dell'atto pubblico va valutata con riferimento all'art. 51, n. 10, della legge notarile n. 89 del 1913 il quale stabilisce che il requisito formale (previsto a pena di nullità) della sottoscrizione della parte può venir meno solo nel caso di impossibilità (e non, come nella specie, di difficoltà) a sottoscrivere"; Trib. Napoli sent. 22.06.2000: "è esclusa l'applicabilità agli atti pubblici della l. 3 novembre 1975 n. 18 (provvedimenti a favore dei ciechi). Infatti, l'intervento e la firma dei due ausiliari ivi previsto non riveste, in atto proveniente da notaio, alcuna funzione, pratica o giuridica. Compito proprio degli stessi, difatti, è di agevolare il cieco nella redazione del documento, mentre in materia di atti pubblici è solo ed esclusivamente il notaio a poter indagare sulla volontà negoziale delle parti (ed il cieco è parte), darne conto e riprodurla in atto, nonché far menzione, corredandola dei motivi, dell'impossibilità per il cieco di sottoscrivere".

Inoltre va detto che oggi le nuove tecnologie consentono ai disabili visivi di creare un testo e di sottoscriverlo senza la mediazione di terzi, tuttavia la sottoscrizione dei contratti, delle istanze rivolte alla pubblica amministrazione, dei documenti in generale, nonché il controllo della sottoscrizione autografa di terzi, costituiscono ancora insuperabili ostacoli che limitano concretamente la loro autonomia che potrà rafforzarsi solo grazie a ulteriori e normativi innovativi.

Attualmente è all'esame della Camera dei deputati la proposta di legge n. n. 2941 "Disposizioni per il riconoscimento della firma mediante apposizione dell'impronta digitale per le persone affette da disabilità motoria che, a causa di infermità gravemente invalidanti, non possono avvalersi dell'uso delle mani".

In merito a tale proposta di legge l'UICI si sta prodigando con un intervento volto ad aggiungere nel titolo della proposta Disposizioni per il riconoscimento della firma mediante apposizione.......mani l'inciso: o mediante firma digitale per i ciechi ed ipovedenti;

nonché all'art. 1 l'introduzione di un secondo comma, con la seguente previsione: "altresì le persone cieche ed ipovedenti possono apporre la propria firma digitale ai contratto e agli atti notarili. Pertanto viene abrogato l'art.48 della legge notarile.

Ove la proposta venisse approvata con la possibile estensione delle norme in essa contenute anche ai non vedenti si potrebbe finalmente realizzare quella piena autonomia contrattuale per i non vedenti che attualmente è soffocata dall'obbligo per la stipula di atti pubblici di due testimoni.

L'uso della firma digitale, infatti, esclude possibili contraffazioni della firma e darebbe la possibilità anche a quei non vedenti che presentano l'annotazione sulla propria carta di identità "impossibilitato alla firma" una partecipazione diretta alla stesura dell'atto.

Si attendono inoltre anche i positivi esiti di un intervento di modifica al Decreto legislativo 2 luglio 2010, n. 110 in materia di ammodernamento dell'Ordinamento del Notariato, volto a prevedere l'obbligatorietà per i notai di redigere e di rogare atti pubblici o di autenticare scritture private con modalità e in formato elettronico, ove tra le parti vi sia un non vedente.

Attualmente, infatti, per effetto del decreto n.110/2010 i comparenti hanno facoltà di scegliere e di richiedere al notaio di stipulare l'atto negoziale di proprio interesse con le forme dell'atto notarile in formato elettronico al posto di quello cartaceo solo su richiesta e conseguente consenso di tutte le parti interessate (comparenti e notaio).

Paolo Colombo

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