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Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ONLUS
Consiglio Regionale della Lombardia


IL BLOCNOTES

NOTIZIARIO INFORMATIVO DEL CONSIGLIO REGIONALE LOMBARDO DELL'UNIONE ITALIANA DEI CIECHI E DEGLI IPOVEDENTI

A cura di Massimiliano Penna

Luglio 2015

SOMMARIO

SINTESI DEI LAVORI DEL CONSIGLIO REGIONALE LOMBARDO DELL'UNIONE ITALIANA DEI CIECHI E DEGLI IPOVEDENTI: SEDUTA DEL 24 MAGGIO 2015

DI MASSIMILIANO PENNA

Domenica 24 maggio, presso la propria Sede a Milano in via Mozart 16, si è insediato il nuovo Consiglio Regionale Lombardo dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti nella sua composizione risultante a seguito delle elezioni svoltesi in occasione delle Assemblee ordinarie dei Soci svoltesi presso le Sezioni lombarde dell'Unione fra la fine di marzo e gli inizi di maggio.

La seduta si è aperta alle ore 9.30 col saluto ai presenti del Presidente uscente Nicola Stilla, il quale ha poi ceduto la parola ad Angela Mazzetti che, in qualità di Consigliere più anziano d'iscrizione all'Unione, ha presieduto la prima parte della seduta in attesa della costituzione del nuovo Ufficio di Presidenza.

Espletata la verifica dei poteri, il Consiglio si è insediato ufficialmente.

Premesso che del suddetto Consiglio fanno parte i Presidenti sezionali e i Consiglieri eletti dalle rispettive Assemblee dei Soci quali consiglieri effettivi, e i Vice Presidenti sezionali quali Consiglieri supplenti solo in caso di assenza dei Presidenti, esso risulta così composto:

Bergamo - Presidente Mapelli Claudio; Vice Presidente e Consigliere Regionale Flaccadori Giovanni Battista;

Brescia - Presidente Inverardi Sandra; Consiglieri Regionali Fiordalisi Daniela e Romano Claudio; Vice Presidente Ambrosi Paolo;

Como - Presidente La Corte Claudio; Consigliere Regionale Mazzoleni Mario;

Vice Presidente Roscio Maria Pia;

Cremona - Presidente Tozzi Flavia Carla; Consigliere Regionale Iuzzolino Genuino; Vice Presidente Gennari Luciano;

Lecco - Presidente Sala Andrea; Consigliere Regionale Bonacina Walter; Vice Presidente Vassena Paola;

Lodi - Presidente Ladini Ennio; Consigliere Regionale Pitrelli Chiara; Vice Presidente Boni Arturo;

Mantova - Presidente Gavioli Mirella; Consigliere Regionale Signorini Claudio; Vice Presidente Pradella Norberto;

Milano - Presidente Masto Rodolfo; Consigliere Regionale Benzoni Osvaldo; Vice Presidente e Consigliere Regionale Lisi Franco;

Monza - Presidente Aronica Luca; Consigliere Regionale Borella Diego;

Vice Presidente Vanoni Maria Rosaria;

Pavia - Presidente Carantini Egidio; Consigliere Regionale Stilla Nicola; Vice Presidente Guarisco Fabrizio;

Sondrio - Presidente Livraghi Pierangelo; Vice Presidente e Consigliere Regionale Bondio Lidia;

Varese - Presidente Marchetto Gaetano; Consigliere Regionale mazzetti Angela;

Vice Presidente Orazi Davide.

All'appello risultava assente il Consigliere Bonacina.

Oltre ai Consiglieri presenti, partecipavano ai lavori il Componente la Direzione Nazionale Rodolfo Cattani e la Coordinatrice Regionale del Gruppo Genitori Silvia Marzoli; assistevano inoltre il Segretario Regionale uscente dott. Roberto Aroldi e la dipendente del Consiglio Regionale Eleonora Guzzi.

Dopo l'insediamento ufficiale, hanno avuto inizio le votazioni per l'elezione del nuovo Ufficio di Presidenza.

Nel proporre la propria candidatura alla carica di Presidente, il Consigliere Stilla, in un intervento breve ma incisivo, ha delineato quelli che dovranno essere i temi caratterizzanti l'azione del Consiglio nel prossimo mandato. Grande attenzione dovrà essere dedicata all'integrazione scolastica e alla formazione professionale, nonché all'inserimento lavorativo, affinché tutte le persone non vedenti ed ipovedenti possano aspirare ad una vera e concreta integrazione sociale. Dovranno essere altresì profusi i massimi sforzi, ha affermato altresì Stilla, per non "lasciare sole" le famiglie nelle quali siano presenti componenti con pluridisabilità, che costituiscono la fascia forse più debole all'interno della compagine associativa. Sarà indispensabile altresì attuare una forte azione di sensibilizzazione verso gli enti regionali, rendendo l'Unione parte attiva in tutti quei processi decisionali aventi ad oggetto scelte che si riflettono su aspetti importanti della vita quotidiana delle persone affette da deficit visivo, come la piena fruibilità ed accessibilità degli spazi pubblici.

A seguito delle votazioni svoltesi, il nuovo Ufficio di Presidenza risulta così composto:

Presidente: Nicola Stilla (UICI Pavia);

Vice Presidente: Giovanni Battista Flaccadori (UICI Bergamo);

Consigliere Delegato: Rodolfo Masto (UICI Milano);

Componenti: Mirella Gavioli (UICI Mantova) e Claudio Romano (UICI Brescia).

Giunto all'esame del punto 3 dell'ordine del giorno il Consiglio ha riconfermato il Dott. Roberto Aroldi quale Segretario Regionale.

Quali Componenti l'Organo di Vigilanza, sono stati nominati Angelo Mombelli, Giuseppe Pogliani e Italo Mangini.

Il Consiglio ha poi confermato UBI Banca Commercio e Industria - filiale di Milano Borgogna quale istituto cassiere, dopodiché ha eletto il Collegio Regionale dei Sindaci, designando quali Componenti effettivi Antonio Falzone e Giuseppe Pogliani, e come Componenti Supplenti Giacinto Gargioni e Marco Villa. Il terzo Componente effettivo sarà individuato in un momento successivo.

Terminate le votazioni, il Consiglio ha approvato a maggioranza con l'astensione del Consigliere La Corte il verbale relativo alla seduta consiliare del 21 marzo u.s., ed ha altresì ratificato la delibera d'urgenza adottata dalla Presidenza in merito all'assunzione del personale da inserire presso il punto informativo presente all'interno di Expo e alla sostituzione della dipendente Simona Pioggia durante il periodo di maternità.

Giunti al punto 9 dell'ordine del giorno, la Presidenza ha riferito quanto segue:

A. il 17 aprile u.s., a Roma, si è riunito il Consiglio Nazionale dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti. Oltre ad approvare i documenti consuntivi relativi all'anno 2014, il Consiglio ha eletto Rodolfo Cattani, Adoriano Corradetti e Francesco Fratta quali nuovi Componenti la Direzione Nazionale in sostituzione dei dimissionari Giuseppe Bilotti, Ferdinando Ceccato e Claudio Romano.

Il Consiglio ha altresì convocato il 23° Congresso Nazionale per i giorni 5, 6, 7 e 8 novembre 2015 a Chianciano Terme;

B. Regione Lombardia ha sottoscritto un protocollo d'intesa con l'Unione delle Province Lombarde, con il quale è stata confermata in capo alle ex Province (oggi Città Metropolitane) la competenza in materia di assistenza scolastica alle persone con disabilità. All'interno del suddetto protocollo, Regione Lombardia ha previsto lo stanziamento di un budget pari a 10 milioni di euro. Tale stanziamento rappresenta indubbiamente un notevole passo avanti verso la soluzione di una questione così delicata, ma ancora non è stata emanata l'apposita determina per rendere la suddetta cifra materialmente disponibile. Da parte dell'Unione vi sarà la massima vigilanza affinchè, durante tutti i relativi processi decisionali, non vengano trascurate le esigenze peculiari degli alunni non vedenti e ipovedenti, e venga garantito un servizio che abbia degli standard uniformi su tutto il territorio regionale;

C. il 2 maggio u.s. è stato attivato il servizio Infodisabilità presso Cascina Trivulza all'interno di Expo;

D. fra il mese di marzo e il mese di aprile, salvo Varese dov'era presente il Presidente Nazionale Mario Barbuto e il Consiglio Regionale era rappresentato dal Vice Presidente Flaccadori, la Presidenza Regionale ha partecipato a tutte le Assemblee dei Soci svoltesi presso le Sezioni della Lombardia. La Presidenza constata con piacere che i lavori si sono svolti in totale tranquillità, e le votazioni per il rinnovo degli organi sezionali si sono svolte con la massima attenzione al rispetto delle regole da parte di tutti i partecipanti. L'affluenza purtroppo non è stata molto elevata (la media raggiunta fra tutte le Sezioni U.I.C.I. della Lombardia è stata del 15%), ma il dato rispecchia la media registratasi a livello nazionale;

E. martedì 5 maggio si è riunito in seduta ordinaria il Comitato Regionale della FAND (Federazione tra Associazioni Nazionali delle Persone con Disabilità) della Lombardia. Nella suddetta riunione, il Comitato ha affidato un incarico di consulenza all'architetto Michela Vassena in qualità di esperto in materia di abbattimento delle barriere architettoniche, ed ha inoltre deciso di individuare un esperto in materie giuridiche e sociali che garantisca un adeguato supporto tecnico nei rapporti con Regione Lombardia;

F. il 9 maggio u.s., a Belluno, la Presidenza ha partecipato ad una iniziativa sostenuta da alcuni Soci volta a sensibilizzare l'opinione pubblica e le istituzioni sul delicatissimo problema relativo all'accesso del cane guida agli spazi pubblici. A Belluno, a seguito di un divieto alquanto discutibile, l'accesso ai cani guida alla scala mobile che porta in centro città, per via di un'asserita "pericolosità" della stessa, è precluso. La Presidenza Regionale ha esortato tutti i Dirigenti provinciali a seguire con la massima attenzione l'evolversi della vicenda, poiché quanto accaduto a Belluno potrebbe costituire un grave e pericoloso precedente, che potrebbe dare il via ad altre iniziative simili da parte delle amministrazioni locali, compromettendo notevolmente il diritto alla mobilità autonoma dei non vedenti;

G. l'11 maggio u.s., presso Regione Lombardia, ha avuto luogo un incontro nel quale sono stati approfonditi i vari aspetti relativi alla nuova procedura per la prescrizione delle protesi e degli ausili;

H. l'11 maggio u.s., unitamente al Consigliere Borella e al Presidente Regionale dell'U.N.M.S. (Unione Nazionale Mutilati e Invalidi per Servizio) Santo Meduri, la Presidenza ha partecipato ad un incontro con l'On. Guido Guidesi al fine di approfondire alcuni aspetti afferenti l'erogazione di cure climatiche e la fornitura di protesi a favore delle persone mutilate o invalide per causa di servizio;

I. il 12 maggio u.s. il Vice Presidente Flaccadori, unitamente al Segretario Regionale Aroldi, ha preso parte all'incontro promosso da Regione Lombardia per presentare il piano d'azione regionale per le persone con disabilità (P.A.R.), dove erano presenti il Presidente di Regione Lombardia Roberto Maroni e l'Assessore Regionale al Bilancio Massimo Garavaglia. Nell'occasione si è discusso anche in merito all'utilizzo dei relativi fondi europei nell'immediato futuro;

L. il 14 maggio u.s., unitamente al Segretario Regionale, la Presidenza Regionale ha partecipato ad un evento formativo rivolto ai dirigenti museali del Comune di Milano in vista dell'attivazione della piattaforma di formazione a distanza "MILANO ACCOGLIENTE" predisposta dall'apposita associazione temporanea di scopo della quale fa parte anche l'Unione della Lombardia. La suddetta piattaforma, attivata in occasione di Expo, rappresenta un patrimonio di alto valore che potrà essere sfruttato anche in futuro, consentendo a coloro che per un motivo o per l'altro interagiscono con persone con disabilità di entrare in possesso di una serie di nozioni che permetta loro di interagire al meglio con queste ultime.

Il Segretario Regionale ha poi partecipato, il 14 e 19 maggio uu.ss., ad un corso rivolto ai dipendenti del Comune di Milano;

M. il 14 maggio u.s. il Presidente della Sezione di Como Claudio La Corte, il Presidente della Sezione di Varese Gaetano Marchetto e l'architetto Michela Vassena hanno preso parte ad un incontro con Ferrovie Nord per discutere in merito alle varie problematiche afferenti l'utilizzo delle linee di Ferrovie Nord da parte dei viaggiatori affetti da deficit visivo. A seguito dell'azione posta in essere dall'Unione della Lombardia, Ferrovie Nord si è detta disponibile ad organizzare degli appositi momenti formativi rivolti ai propri operatori, coinvolgendo l'Unione stessa. Il 9 giugno si terrà un ulteriore incontro per mettere a punto le linee guida e le modalità di svolgimento dei predetti momenti formativi;

N. il Presidente ed il Vice Presidente Regionale nel mese di maggio hanno seguito da vicino, in contatto con Regione Lombardia, la delicata questione relativa all'applicazione dell'ISEE (indicatore della situazione economica equivalente) da parte dei Comuni della nostra Regione. Regione Lombardia ha sottoscritto un protocollo d'intesa con l'ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani), con il quale quest'ultima si è impegnata ad agire affinché vi sia un'applicazione uniforme del suddetto ISEE, pur nei limiti determinati dall'autonomia riconosciuta ai singoli Comuni. Presso Regione Lombardia, al fine di vigilare in tal senso, è stato istituito un apposito osservatorio, presso il quale la F.A.N.D. della Lombardia è rappresentata dal Vice Presidente dell'Unione Flaccadori.

Terminate le comunicazioni della Presidenza, ha preso la parola il Componente la Direzione Nazionale Rodolfo Cattani. Quest'ultimo ha riferito che nella riunione della Direzione tenutasi di recente in audio conferenza, oltre alla proposta di commissariamento provvisorio del Consiglio Regionale U.I.C.I. della Sicilia per via di un esposto presentato a seguito di presunte irregolarità riscontrate in occasione del rinnovo degli organi sezionali (proposta respinta dalla Direzione), si è discusso in merito alla Lotteria nazionale Louis Braille. A tal proposito, Cattani ha riferito che il termine ultimo per la vendita dei relativi biglietti è il 20 settembre p.v., auspicando il massimo sforzo da parte di tutte le Sezioni provinciali della Lombardia al fine di valorizzare quanto più possibile la suddetta Lotteria, che potenzialmente rappresenta un valido strumento di autofinanziamento per l'Unione. Sarà necessario attuare il massimo sforzo poiché, nel caso non venissero venduti biglietti per un ammontare almeno pari a 3 milioni di euro, il gestore ha facoltà di non rinnovare la relativa concessione per gli anni a venire.

Da Cattani è poi giunto un forte richiamo sull'importanza dello Statuto Sociale, auspicando che questo rappresenti l'unico e imprescindibile punto di riferimento nel dirimere tutti gli eventuali conflitti che dovessero presentarsi nella vita associativa, a maggior ragione in questi mesi che precedono il 23° Congresso Nazionale.

Dopo la pausa pranzo, la sessione pomeridiana dei lavori si è aperta con la trattazione del punto 10 dell'ordine del giorno, e sono stati nominati i seguenti Referenti per le varie Commissioni presso il Consiglio Regionale:

Anziani: Angela Mazzetti; Autonomia e Accessibilità: Franco Lisi; Cani guida: Flavia Carla Tozzi; Centralinisti Telefonici: Osvaldo Benzoni; Genitori Soci Tutori: Nicola Stilla; Giovani: Daniela Fiordalisi;

Insegnanti: Osvaldo Benzoni; Ipovedenti: Osvaldo Benzoni; Istruzione: Giovanni Battista Flaccadori; Massofisioterapisti e Fisioterapisti: Osvaldo Benzoni; Pari Opportunità: Mirella Gavioli;

Pluriminorati: Angela Mazzetti; Turismo Sociale: Mario Mazzoleni; Universitari: Giovanni Battista Flaccadori; Rapporti con INPS (Istituto Nazionale della Previdenza Sociale), UPI (Unione Province Italiane) e ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani): Nicola Stilla e Claudio Romano; Sito Web: Claudio Signorini.

Inoltre, su proposta del Presidente, il Consiglio Regionale ha deliberato di istituire l'Osservatorio regionale sui servizi interni ed esterni, nominando quale Referente-Responsabile il Presidente Regionale stessp. Il suddetto Osservatorio, del quale dovrà far parte un Rappresentante per ciascuna Sezione provinciale, avrà il difficile compito di vigilare sulla qualità dei servizi erogati sia dall'Unione che dagli altri Enti erogatori di specifici servizi e dovrà proporre al Consiglio Regionale l'adozione di eventuali linee guida o provvedimenti in relazione ad eventuali criticità che dovessero emergere. I nominativi dei rappresentanti provinciali dovranno pervenire entro il 27 luglio.

Sono stati poi istituiti i seguenti Gruppi di Lavoro, e nominati i seguenti Coordinatori:

Lavoro: Osvaldo Benzoni; Nuove Professioni: Franco Lisi; Nomenclatore Tariffario e Ausili: Franco Lisi; Genitori, Istruzione, Pluriminorati e Universitari: Nicola Stilla, Giovanni Battista Flaccadori e Angela Mazzetti; Anziani e Pari Opportunità: Angela Mazzetti e Mirella Gavioli, con l'aggiunta dei 2 Coordinatori delle relative Commissioni; Servizio Civile Volontario: Giovanni Battista Flaccadori.

Sono stati altresì individuati i rappresentanti presso organismi ed istituzioni operanti a livello regionale:

Rappresentante presso il Comitato di Gestione del Fondo Regionale per l'Occupazione dei Disabili ex L.R. 13/2003) di Regione Lombardia: Franco Lisi;

Rappresentante presso il Tavolo Permanente del Terzo Settore di Regione Lombardia: Giovanni Battista Flaccadori;

Rappresentante presso la Casa del Cieco di Civate: Lorenzo Giacchetto (riconfermato fino alla conclusione del proprio mandato);

Rappresentante presso il Forum della Solidarietà: Nicola Stilla;

Rappresentante presso il Club Italiano del Braille: Angela Mazzetti.

Il Consiglio ha poi riconfermato: Giovanni Battista Flaccadori, Franco Lisi e Nicola Stilla quali Rappresentanti in seno al Comitato Regionale della F.A.N.D. (Federazione tra le Associazioni Nazionali delle Persone con Disabilità) della Lombardia.

Giunti al punto 14 dell'ordine del giorno, è stato poi costituito il Consiglio di Amministrazione dell'I.RI.FO.R. (Istituto per la Ricerca, la Formazione e la Riabilitazione) della Lombardia. Di quest'ultimo fanno parte tutti i Presidenti (o loro delegati) dei Comitati provinciali I.RI.FO.R. delle Sezioni in cui essi sono presenti. Il Consiglio risulta pertanto così composto:

I.Ri.Fo.R. Bergamo: Claudio Mapelli; I.RI.FO.R. Brescia: Sandra Inverardi; I.RI.FO.R. Como: Mario Mazzoleni; I.RI.FO.R. Cremona: Flavia Carla Tozzi; I.RI.FO.R. Mantova: Mirella Gavioli; I.RI.FO.R. Milano: Rodolfo Masto; I.RI.FO.R. Monza: Luca Aronica; I.RI.FO.R. Pavia: Egidio Carantini; I.RI.FO.R. Varese: Gaetano Marchetto.

Quali rappresentanti dell'Unione presso il Comitato Regionale dell'Agenzia Internazionale per la Prevenzione della Cecità (IAPB) sono stati nominati Osvaldo Benzoni, Angelo Mombelli e la prof.ssa Elena Piozzi.

Venendo all'esame del punto 16 dell'ordine del giorno, dopo un pacato dibattito, il Consiglio ha deliberato la convocazione dell'Assemblea Regionale dei Quadri Dirigenti per sabato 6 giugno, al fine di trattare i seguenti temi:

- servizi di supporto all'inclusione scolastica;

- proposte di modifica allo Statuto Sociale;

- designazione di candidati al Consiglio Nazionale;

- presentazione dei risultati della ricerca sulla partecipazione dei giovani alla vita associativa condotta dalla prof.ssa Lara Orlando dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.

Al riguardo, dal momento che i lavori verranno suddivisi in 2 sessioni, è prevista l'organizzazione del relativo pranzo a carico del Consiglio stesso.

E' stata poi adottata la seguente delibera di carattere organizzativo:

A. al fine di approfondire in maniera adeguata le varie modalità operative inerenti la promozione della Lotteria nazionale Louis Braille, verrà convocata una conferenza on line dei Presidenti Provinciali non appena la Presidenza Nazionale diramerà la circolare applicativa.

Il Consiglio ha infine adottato la seguente delibera di carattere amministrativo:

A. viene stanziata la somma pari ad euro 200 al fine di sostenere il progetto promosso dalla Sezione di Lecco in collaborazione col M.A.C. (Movimento Apostolico Ciechi) in memoria di Carlo Bonacina, volto a raccogliere ausili da inviare in Africa.

Dopo una breve trattazione di argomenti vari, alle ore 16.20 il Presidente Stilla ha dichiarato chiusa la seduta.

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Dal consiglio regionale lombardo u.i.c.i.

Arriva milano accogliente: la piattaforma di formazione a distanza per favorire un corretto approccio alle persone con disabilità

Nell'ambito nel nostro impegno progettuale per Expo 2015, in collaborazione con Comune di Milano, FAND, LEDHA e Forum della Solidarietà, abbiamo messo a punto la piattaforma di formazione a distanza denominata "MilanoAccogliente".

La formazione è stata pensata in particolare per le categorie professionali addette al turismo, all'accoglienza e ai punti informativi, ma si presta ad una più ampia diffusione.

Va da sé che, in un'ottica di promozione e sviluppo di un corretto approccio alle persone con disabilità, tali contenuti possono essere tranquillamente fruiti da tutti coloro (compresi i nostri volontari e collaboratori) che hanno a che fare con persone con disabilità (fisico-motoria, sensoriale, intellettiva/psichica).

In concomitanza con l'apertura di Expo 2015 il Comune di Milano inaugura MILANO ACCOGLIENTE, una piattaforma E-Learning nata dalla collaborazione delle associazioni più rappresentative della disabilità che

tramite brevi "percorsi", consigli e accorgimenti facilita, sostiene e qualifica i comportamenti del cittadino e dell'operatore turistico affinché Milano possa presentarsi al mondo come una città ospitale ed accogliente nei confronti delle persone con disabilità.

Milano in occasione di Expo 2015 promuove servizi accoglienti e di qualità per i cittadini, i turisti e i visitatori. Il successo di Expo passa anche attraverso la percezione della qualità delle relazioni che instauriamo e dei servizi che offriamo ai tanti visitatori attesi, specie se con disabilità.

È oggi on line la piattaforma E-Learning MILANOACCOGLIENTE. Uno strumento gratuito, non impegnativo, simpatico e facile da frequentare, dedicato a migliorare l'approccio alla disabilità dei cittadini e la capacità di accoglienza degli operatori della filiera turistica. L'intento è far acquisire una maggiore consapevolezza su come relazionarsi correttamente verso questo target di persone.

Ci auguriamo quindi che siano molti i cittadini (uomini, donne, studenti, anziani, volontari, ecc) e gli operatori della filiera turistica (hotel, bar, ristoranti, agenzie viaggio, accompagnatori, guide, operatori museali, sportelli informativi turistici, taxisti, ecc) che interessati all'ospitalità ed accoglienza di persone con disabilità decideranno di partecipare ai "corsi" di MilanoAccogliente.

NOI sosteniamo tale iniziativa e invitiamo tutti a frequentare MilanoAccogliente per creare ed alimentare una grande "rete informale" volta a rendere la città di Milano ospitale ed accogliente verso i cittadini, i visitatori e i turisti con disabilità sia durante che dopo Expo 2015.

Partecipare è facile e assolutamente gratuito:

andate all'indirizzo www.milanoaccogliente.it, registratevi e scegliete il vostro corso.

Ora tocca a tutti voi fare la differenza!

COME PARTECIPARE A MILANOACCOGLIENTE?

Se non avete alcuna esperienza sulla disabilità o siete interessati a questo tema per via della vostra personale sensibilità e cultura o professione, vi consigliamo di partire con la frequentazione di uno, più o tutti i corsi base:

- Quando la persona è una persona con disabilità motoria. Che fare?

- Quando la persona non vede. Che fare?

- Quando la persona non sente. Che fare?

- Quando la persona è sordo cieca. Che fare?

- Quando la persona ha una disabilità intellettiva o psichica. Che fare?

Se invece siete un operatore della filiera turistica interessato nella realizzazione di un servizio accogliente e ospitale verso le persone con disabilità vi consigliamo di partecipare, in quanto propedeutico per una ottimale comprensione dei corsi avanzati rivolti a specifiche categorie professionali, al corso intermedio:

- Consigli per una buona accoglienza del turista con disabilità.

Infine, se vi riconoscete in una delle seguenti categorie, potete partecipare e concludere il vostro percorso formativo scegliendo fra uno dei seguenti corsi avanzati:

- Buone prassi per Sportelli Informativi

- Buone prassi per guide, accompagnatori e agenti di viaggio

- Buone prassi per operatori museali

- Buone prassi per strutture ricettive

- Buone prassi per ristoratori e baristi

- Buone prassi per taxisti.

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Un assaggio di Expo

di Francesco Cusati

L'idea di poter fare un giro del mondo in un unico posto, incontrando persone che parlano una miriade di lingue diverse, assaggiando cibi nuovi e scoprendo posti affascinanti è un'esperienza senz'altro da consigliare. Non pensiate però che sia sufficiente una giornata per farlo. Nel milione e passa di metri quadrati del sito espositivo si concentrano infatti talmente tante cose da scoprire e da assaggiare che non vi basterebbe una settimana per vederle tutte.

Più tempo ancora vi sarà necessario se intendete lasciarvi guidare non solo dalla vista ma anche dagli altri sensi (come l'olfatto, l'udito, il tatto e il gusto) per tuffarvi nelle culture del pianeta nel modo più emozionante. Un approccio questo che rende l'esperienza più ricca ma che è anche l'unico concesso a chi, come me, non vede e si affida agli altri quattro sensi per scoprire il mondo.

La buona notizia è che molti espositori fanno leva proprio sulle esperienze sensoriali per coinvolgervi anima e corpo su quello che è il tema centrale dell'evento: l'alimentazione nelle culture di tutto il pianeta.

In Expo Milano 2015 i sensi a disposizione del disabile visivo sono letteralmente messi alla prova. Ci sono gli assaggi delle varie cucine nazionali certo, ma anche esperienze olfattive e uditive di notevole bellezza.

Ascoltare suoni con qualità audio eccellente rende tutto più verosimile e strepitoso!

Provate ad esempio a visitare il Padiglione zero, ideato da Davide Rampello, dove si trova un percorso multimediale che racconta la storia e l'evoluzione dell'alimentazione e della relazione uomo-cibo.

I suoni sono avvolgenti e di una verosimiglianza incredibile. Nell'ultimo salone espositivo sono presenti, a simboleggiare l'allevamento, alcuni animali a grandezza naturale. Mi è bastato fare una semplice richiesta al personale per poter toccare ed esplorare con le mani queste curiose creature.

Dal Padiglione Zero in pochi passi si entra nel Decumano, il vialone lungo un chilometro e mezzo che taglia il sito da ovest a est, sul quale si affacciano quasi tutti i padiglioni e i cluster. Qui una miriade di suoni, musiche e odori ti avvolgono durante il cammino. A metà strada è presente Piazza Italia, tagliata da nord a sud dal Cardo, dove si affaccia Palazzo Italia. Che naturalmente non ci possiamo perdere.

Nello spazio italiano segnalo il Mercato al buio, dove i visitatori sono accompagnati dalle guide non vedenti di Dialogo nel Buio in un ambiente che evoca la Vucciria di Palermo. E poi un'altra esperienza "forte" poco prima del mercato: una sala espositiva dove si simulano gli effetti di un terremoto.

Fantastico il padiglione del Brasile, dove si trova una piccola foresta tropicale con piante originali e con riproduzioni audio dei versi e dei rumori di animali. Si può vivere l'esperienza passeggiando all'interno oppure camminando su una rete sospesa ad alcuni metri di altezza. Io le ho provate entrambe e consiglio, anche a chi non vede, di avventurarsi sulla rete sospesa. Emozionante.

L'Austria ha riprodotto un vero e proprio bosco che offre le sensazioni di una passeggiata alpina. Appena si inizia il percorso, la temperatura si abbassa notevolmente e si respira un'aria decisamente green! Nessuna climatizzazione artificiale, perché l'ambiente è raffreddato naturalmente dalle piante.

Ed eccoci in Africa. Notevole il padiglione del Marocco, dove vengono riprodotte le diverse aree geografiche del paese. Appena entrati si viene accolti dai suoni del mare, quindi si passeggia nell'ambiente del nord, fresco e ventilato arrivando a un bell'albero di mandarino (finto!).

Si passa poi al centro del Paese con la rappresentazione di un clima montano e poi si entra in un calore quasi desertico con un profumo di rose che impregna ogni angolo. Sono gli ambienti desertici del sud. Interessante è il negozio con i prodotti tipici come i fichi secchi (buoni!) l'olio di argan, lo zafferano, i datteri, il cuscus e altre leccornie.

Ritorniamo in America Latina e visitiamo l'Ecuador, dove ci accolgono gentilissimi ragazzi del posto che ci introducono alla morfologia e alle caratteristiche geografiche del paese. L'olfatto, anche questa volta, viene sollecitato: qui si trovano piccoli espositori che emanano il profumo dei prodotti tipici ecuadoregni come banane, pesce, cacao e caffè.

Vicino all'Ecuador troviamo il Cile costruito con il legno locale. All'ingresso è presente un tapirulan che ti introduce in un ambiente ristretto in cui si sentono dei suoni molto suggestivi che simulano quelli del grande deserto di sale cileno. Si odono i rumori delle crepe sulla crosta di sale che si aprono al tramonto per l'effetto dell'escursione termica. Interessantissime sono le campane sonore sotto le quali ascoltano i rumori, in altissima fedeltà, della natura cilena, mentre vengono proiettate le immagini su alcuni schermi.

Infine si entra in un ambiente dove si viene avvolti da suoni e video in 3D 4K che rappresentano la biodiversità naturale del paese.

Suggerisco di concludere il tour in Asia per visitare il padiglione degli Emirati Arabi. Nel 2020 l'Expo universale si terrà proprio a Dubai ed è naturale aspettarsi che questo padiglione sia particolarmente curato e accattivante. E è così. Il sito offre ai visitatori uno spazio all'aperto che riproduce le dune del deserto, il terreno è ondulato e dà la sensazione di camminare tra le dune!

Si accede poi a un cinema dove si può assistere a un filmato che racconta la storia intergenerazionale di una famiglia degli Emirati Arabi con interessanti spunti di riflessione sul tema della sostenibilità alimentare. Al termine Sara, la bambina protagonista, dialoga virtualmente con il pubblico chiudendo con un divertente "rap" il cui ritornello recita: "Lo sai se vuoi possiamo fare di più, per noi, per voi la Terra sei anche tu".

Il mio consiglio è di tornare più volte per scoprire i piccoli segreti culinari e sensoriali dell'esposizione e di affidarvi al personale, sempre gentile e professionale, per le vostre richieste particolari.

Ricordo alle persone con disabilità che esiste il portale www.expofacile.it che offre informazioni su come raggiungere il sito e muoversi in autonomia.

Francesco Cusati

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Milano - L'integrazione sale sul palcoscenico

di Erica Monteneri

Sabato 30 maggio 2015 ha esordito, presso lo storico Circolo Paolo Bentivoglio, una compagnia di dilettanti, la Compagnia Bellezza, portando in scena la nota commedia musicale di Garinei e Giovannini " Aggiungi un posto a tavola", sotto la regia della bravissima Gioia Aloisi e dell'equipe di Edu Art.

La storia è nota a tutti, ma quello che non tutti conoscono è la particolare atmosfera che gli attori hanno saputo creare.

Bisogna dire che gli attori si sono formati in un corso di recitazione iniziato solo a gennaio, hanno imparato l'arte dell'espressività, la capacità di interiorizzare la parte come quella di aiutarsi reciprocamente: sì perché gli attori della nuova compagnia sono non vedenti, ipovedenti e vedenti, giovani ed anziani, con età variabile dai 20 agli 86 anni.

Nei mesi della loro formazione hanno imparato a leggersi dentro, a tenere sotto controllo le proprie emozioni, ad immedesimarsi nella parte, ad aiutarsi con piccoli gesti, piccoli cenni, fondamentali per orientarsi sul palcoscenico.

Clementina(Silvia Zaru) ha affascinato con la sua voce armoniosa, ma è stata anche un'attrice seducente e maliziosa.

Flavio Fera ha interpretato con estrema naturalezza la parte di Don Silvestro, un buon parroco di campagna, con tutte le sue emozioni, dalla paura allo stupore per l'intervento di Dio, al fastidio ed imbarazzo per le avances di Clementina, con quel pizzico di desiderio di trasgressione proprio dell'uomo, e non del sacerdote.

Accanto ai protagonisti, un bravissimo Toto, il ragazzo che subisce una metamorfosi da scemo del villaggio a giovane consapevole di sé grazie all'amore della bella Consolazione, una prostituta che giunge improvvisamente in questo paesino immaginario con l'idea di far soldi, e finisce per diventare una brava moglie.

Antony Bersani è stato il sindaco affarista ed egoista Crispino, un personaggio estremamente attuale.

Bravi anche i personaggi minori: Ortensia, moglie del sindaco, al secolo Elena Cortese; Teresa, la fedele perpetua, Natalina Milone; Umbertina, Elisabetta Vianello, ha rivelato doti di provetta caratterista, strappando più volte gli applausi del pubblico.

Bravissimo anche Andrea, un Dio ironico e malizioso; azzeccato anche il personaggio di Rosina, la sorella adolescente di Clementina.

Gaetana, Arianna, Cristiane e Nevina con i loro interventi hanno sintetizzato gli eventi e segnato i cambi di scena.

Anche Mustafà, Giuseppe Fabiano, ha interpretato con maestria la sua parte.

Alberta Viganò è stata una realistica Miranda, figura di madre iperprotettiva nei confronti di suo figlio, Toto, che proprio per questo è bloccato nell'infanzia fino alla scoperta dell'amore.

Mi piace ricordare il romantico ballo finale di Toto e Consolazione, che ha fatto immediatamente capire al pubblico che o si trovava di fronte a due attori da Oscar o a due veri innamorati. Per la cronaca, Toto ( Fabio Dragotto) e Consolazione ( Barbara Alfarano) si sono sposati il 6 di giugno.

I prolungati applausi del pubblico hanno sottolineato il successo della neonata Compagnia Bellezza, che nel suo nome ha voluto esprimere la bellezza della vita, la bellezza della diversità, la bellezza di un'arte integrata tra vedenti e non vedenti.

Erica Monteneri

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Dalla sezione di mantova

Dal 27 giugno al 26 luglio: Nautilus, viaggio nel mare fossile della collezione d'Arco a Mantova

E' stata inaugurata sabato 27 giugno presso il museo San Sebastiano in Largo XXIV maggio a Mantova la mostra che si colloca nell'ambito del progetto "Mantova tra illuminismo e positivismo". La mostra, su iniziativa del Comune di Mantova e Fondazione d'Arco, presenta un percorso inedito tra arti, scienze, luoghi e collezioni.

L'obiettivo è rendere accessibile e fruibile questo patrimonio di reperti, collezioni ed opere grazie all'attivazione di un "percorso culturale" che punti alla valorizzazione delle collezioni attraverso la connessione virtuale tra luoghi e reperti, la multimedialità e le nuove tecnologie.

Sarà possibile accedere a contenuti ed approfondimenti grazie all'utilizzo di audio scaricabili tramite QRcode, che accompagnano il visitatore nella scoperta evolutiva del pianeta e nell'affascinante viaggio nella storia della paleontologia.

Le soluzioni pensate per rendere la visita una vera e propria esperienza proseguono all'interno delle sale dove, oltre ai fossili custoditi nelle teche, sarà possibile ammirare dal vero anche alcuni reperti.

Inoltre, grazie alla collaborazione con il FabLab di San Martino dell'Argine e della Sezione di Mantova dell'Unione Ciechi ed ipovedenti, i visitatori potranno percepire l'effetto della fossilizzazione toccando con mano alcune riproduzioni su plexiglas incise al laser. Per favorire i visitatori ipovedenti e non vedenti, le riproduzioni saranno accompagnate da didascalie in braille.

La mostra, ad ingresso gratuito, resterà aperta da sabato 27 giugno a domenica 26 luglio 2015 negli orari di apertura del Museo di San Sebastiano.

Per ulteriori informazioni, contattare la Sezione di Mantova dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti.

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La Biennale arte insieme del Museo Omero di Ancona sbarca al Museo del tessile e della tradizione di busto arsizio

Nell'ambito della Biennale Arteinsieme organizzata dal Museo Tattile Statale Omero di Ancona, alcuni musei del nostro territorio hanno organizzato percorsi multisensoriali ed eventi rivolti maggiormente ad un pubblico disabile, con particolare attenzione ai disabili sensoriali visivi. La Biennale Arteinsieme è un evento che ha come obiettivo quello di rendere accessibili ad un pubblico disabile i luoghi culturali, promuovendo la fruibilità dell'arte e della cultura a 360 gradi e favorendo l'integrazione sociale di tutti gli individui.

Quest'anno i testimonial della biennale sono Giuliano Vangi per le arti figurative e Carmela Remigio per la sezione musica. Nella regione Lombardia ha aderito anche il Museo del tessile e della tradizione industriale di Busto Arsizio che propone visite tattili della sua collezione. Di seguito i riferimenti specifici: MUSEO DEL TESSILE E DELLA TRADIZIONE INDUSTRIALE Via Volta 6/8 BUSTO ARSIZIO (VARESE) Tel. 0331627983 0331390242-349 Referente Guendalina Cucuzza, Valentina Zaro, e-mail didattica@bustoarstizio.va.it - didattica.culturale@comune.bustoarsizio.va.it - sito web www.comune.bustoarsizio.va.it.

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Gita in Valmasino sabato 18 luglio

La Sezione UICI di Como e il G.S.C.L., in collaborazione con la Sezione UICI di Varese e con l'ERSAF di Morbegno, organizzano per sabato 18 luglio una giornata in Valmasino (So).

Programma di massima.

Viaggio in pullman con partenza da Varese alle ore 7; i partecipanti di Como saliranno a bordo in via Pasquale Paoli al distributore Shell alle ore 7.45 circa; il pullman transiterà da Lecco (ore 8,30 circa) per raccogliere altri amici del G.S.C.L. o dell'UICI lecchese; Arrivo a S. Martino in Valmasino intorno alle ore 10.

Ore 10,15 inizio della camminata non impegnativa in val di Mello: camminata breve fino al rifugio Mello 1 ora; camminata lunga per i più allenati fino al rifugio Rasega 2 ore circa. Il percorso è quasi tutto pianeggiante su largo e comodo sentiero.

Ore 13 circa, pranzo per tutti al rifugio Mello. menù: antipasto, primo o secondo, dolce e bevande.

Ore 14,15 circa camminata di ritorno (un'ora circa) per arrivare al pullman per poi raggiungere i Bagni di Masino.

Ore 15,45 circa, camminata di 1.200 metri sul "Sentiero Sensoriale" realizzato dagli amici dell'ERSAF lungo il torrente Masino, in collaborazione con Mario Mazzoleni e Gaetano Marchetto su incarico del Consiglio Regionale Lombardo della nostra Associazione.

Lungo il sentiero sono disposte varie postazioni con scritte in Braille che presentano la flora, la fauna, le rocce tipiche della Valmasino: al Centro Servizi si potrà addirittura esplorare con il tatto uno splendido plastico rappresentante la valle, il torrente e il percorso sensoriale.

Ore 17 circa, partenza per il rientro

Costi complessivi della gita in Valmasino, pranzo e pullman compresi, Euro 30.

Consigli: buone scarpe da ginnastica o comodi scarponcini da trekking, eventuale bastone da cammino, maglioncino abbastanza pesante, proprio perchè i percorsi delle camminate si sviluppano intorno ai 1.200 metri.

La giornata turistico-culturale-sociale sarà sospesa in caso di cattivo tempo.

Per ulteriori indicazioni organizzative e e per iscrizioni, occorre contattare tassativamente entro sabato 11 luglio la Sezione di Como: Telefono 031/570565 - e-mail uicco@uiciechi.it, o entro il 10 luglio la Sezione di Varese: telefono 0332/260348 - e-mail uicva@uiciechi.it.

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Dalla sezione di brescia

26 luglio: visita alla cantina barone pizzini di provaglio d'iseo

La referente del gruppo ipovedenti Silvia Peroni, in collaborazione con la responsabile del turismo sociale Piera Loda, organizzano per domenica 26 luglio la visita alla cantina Barone Pizzini di Provaglio d'Iseo.

Il programma è il seguente:

- ritrovo ore 9.40 davanti al bar nell'atrio della stazione ferroviaria di Brescia

- ore 9.58: partenza in treno

- ore 10.25: arrivo a Provaglio d'Iseo e passeggiata di circa 20 minuti per raggiungere la cantina

- ore 11.00: visita della cantina con degustazione di due vini

- ritorno in stazione, sempre a piedi

- ore 13.21: treno per Iseo, pranzo e pomeriggio liberi a Iseo

- ore 15.31 o 17.31: treno per il rientro in città.

Costo della visita e degustazione 9 euro a persona, da versarsi direttamente alla cantina.

Sono per chi avesse reali difficoltà a camminare, sono disponibili 6 posti sull'auto sezionale, dietro pagamento del rimborso chilometrico, suddiviso tra i richiedenti il servizio.

Per la prenotazione della visita e per il trasporto in auto telefonare in segreteria sezionale allo 030-2209416, entro e non oltre giovedì 16 luglio.

Per informazioni telefonare a Silvia, ore serali (recapito da richiedere alla Sezione).

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Per divertirsi e per sognare, ecco l'audiolibro "Se vuoi voli" di Ivan Borserini

Ivan Borserini, Delegato provinciale CIP di Milano, amico di tanti di noi e del nostro GSD, conosce bene il concetto di limite, e conosce bene il concetto di andare oltre il limite. Sa cosa vuol dire sognare, far fatica, gioire e entusiasmarsi.

Conosce storie, le sue, e quelle di tanti di noi, che si sono incrociate o corrono parallele, ma sempre sugli stessi binari di vite avventurose forse per forza, ma vissute in tutte le loro mille sfaccettature senza arrendersi e senza fermarsi.

Per chi viaggia su questi binari, e per chi vuole incrociarli e magari viaggiare insieme, ecco un libro da non perdere, scaricabile dal servizio online del Centro Nazionale del Libro Parlato dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti - Onlus al link: http://lponline.uicbs.it/

L'audiolibro è scaricabile, previa registrazione sul sito della nastroteca, dalle persone con disabilità visiva.

Buon ascolto a tutti!

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Comunicazioni varie

Dalla sezione di milano

INIZIATIVA DI PROMOZIONE ALL'USO DEGLI SMARTPHONE

Allo scopo di soddisfare le richieste di molti soci che chiedono di approfondire l'esperienza sui dispositivi smarthphone e tablet, si organizza nelle mattinate di mercoledì 1, 8, 15, 22 e 29 luglio 2015 presso le aule del Centro Informatico dell'Istituto dei Ciechi, in Via Vivaio 7, al 2° piano, una serie di incontri individuali sulle potenzialità offerte dalla nuova tecnologia.

I soci interessati all'iniziativa dovranno necessariamente far pervenire la loro prenotazione della lezione individuale a Ivana Cavallini o a Francesco Cusati allo 02/77226335, comunicando l'argomento che si desidera approfondire.

Il calendario degli incontri verrà organizzato a seconda delle richieste che perverranno.

Festival Marta "POESIA E MUSICA, D'AMORE CON GIOIA": disponibili cd audio

Chi ha partecipato alla giornata del Festival Marta, ricorda ancora l'onda di emozioni che si è riversata sui partecipanti quel martedì 10 marzo 2015. Tutti coloro che vorranno riascoltare le varie performance, possono prenotare i due CD comprensivi di gadget, contattando l'indirizzo e-mail carpediem.legnano@gmail.com oppure tramite telefono al numero: 0331-543631. Offerta libera.

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Agenzia Redattore Sociale del 08-06-2015

Scuola in vacanza, ma per migliaia di alunni disabili a settembre farà fatica a "riaprire"

Sono bambini e ragazzi delle elementari e delle medie lombarde con disabilità sensoriale e giovani con ogni tipo di disabilità delle superiori. Né la regione, né le province né i comuni sono in grado di garantire per settembre la presenza in classe degli assistenti e il trasporto. Ledha minaccia un esposto.

MILANO. Primi giorni di vacanze dalla scuola, ma per 4.650 studenti c'è il rischio che a settembre non ricominci. Sono bambini e ragazzi delle elementari e delle medie con disabilità sensoriale e giovani con ogni tipo di disabilità delle superiori. Vittime di un vuoto politico, giuridico e burocratico: né la Regione, né le Province né la Città metropolitana né i Comuni sono in grado di garantire per settembre la presenza in classe degli assistenti (che li aiutano a leggere, scrivere, a muoversi nei locali della scuola, ad andare in bagno ecc) né il trasporto casa scuola. Tanto non accettano neanche più le richieste di questi servizi da parte delle famiglie. La vicenda potrebbe finire nelle aule giudiziarie, come promette la Lega per i diritti delle persone con disabilità (Ledha): "Abbiamo predisposto le lettere/diffida da inviare alle Province e a Città Metropolitana di Milano con cui le famiglie potranno chiedere l'attivazione di questi servizi - spiega Donatella Morra, referente Ledhascuola -. Qualora il servizio non venisse attivato sarà possibile procedere con un ricorso in tribunale".

La Ledha chiede anche un appuntamento urgente ai vertici delle istituzioni coinvolte: Raffaele Cattaneo, presidente del Consiglio Regionale della Lombardia, Daniele Bosone presidente dell'Unione Province Lombarde e Giuliano Pisapia Sindaco della Città Metropolitana di Milano. Parallelamente, Ledha ha chiesto alla Fish (Federazione Italiana Superamento Handicap) di continuare ad attivarsi presso il Presidente del Consiglio e il Ministro dell'Istruzione per risolvere la questione.

"A oggi nessun ente pubblico (Comuni, Province o Città Metropolitana di Milano) accetta ufficialmente le domande di attivazione di questi servizi per il prossimo anno scolastico - spiega in un comunicato stampa la Ledha-, non avendo approvato nessun atto amministrativo che ne preveda l'organizzazione. Inoltre non c'è nessun capitolo di bilancio che stanzi le risorse necessarie. Risultato: se qualcosa non cambierà nei prossimi giorni, quei bambini e quei ragazzi saranno costretti a rimanere a casa o a frequentare con un orario ridotto".

"Si tratta di servizi che la legge 104 del 1992 prevede come diritti esigibili e gratuiti, che devono essere garantiti, indipendentemente dai problemi gestionali o economici degli enti pubblici - spiega Donatella Morra -. Per questo motivo Ledha, tramite le sue associazioni, ha iniziato una campagna di informazione a tutte le famiglie coinvolte, offrendo il supporto necessario per rivolgersi alla magistratura nel caso le Istituzioni continuino a non trovare una soluzione a questo problema".

Paradossale, quasi kafkiana, la situazione a Milano. Il Comune di Milano (sindaco Giuliano Pisapia) ha avvisato con una lettera, le famiglie che non potrà più sostenere il servizio di trasporto e assistenza educativa nelle scuole superiori perché di competenza della Città Metropolitana. Le stesse famiglie, però, hanno ricevuto un'altra comunicazione da parte della Città Metropolitana (sindaco Giuliano Pisapia) che le informa che gli uffici non riceveranno neanche le domande di attivazione del servizio perché nessuno ha attribuito loro questa competenza. (dp)

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Avvenire del 13-06-2015

Giallo sui servizi per gli studenti disabili, ora si muove il Pirellone

Dopo la denuncia di Ledha sul mancato sostegno, in consiglio regionale passa la mozione M5s: se ne occupi la Regione.

MILANO. Ancora preoccupazione per le coperture economiche per i servizi ai disabili che dovrebbero essere erogati da Città metropolitana e nuove Province in continuità con quanto facevano i vecchi enti pre riforma Delrio. Così martedì in Consiglio Regionale è stata approvato all'unanimità una mozione a firma M5s con cui si impegna la giunta Maroni a intervenire per tutelare il diritto all'istruzione per i 4.650 alunni e studenti con disabilità residenti in Lombardia.

La denuncia della situazione era arrivata dal- la Ledha (Lega per i diritti delle persone con disabilità), che segnalava come nessun ente pubblico (Comune, Provincia o Città Metropolitana) accettasse le domande di attivazione dei servizi di assistenza alla comunicazione, assistenza educativa e il trasporto per il prossimo anno scolastico, non avendo approvato nessun atto amministrativo che ne preveda l'organizzazione e nessun capitolo di bilancio che stanzi le risorse necessarie. Insomma, si chiedevano alla Ledha, quei bambini e quei ragazzi saranno costretti a rimanere a casa o a frequentare con un orario ridotto? Ma «dal Pirellone è arrivata una buona notizia - ha spiegato Alberto Fontana, presidente di Ledha -. Ma restiamo in attesa di un riscontro anche da parte delle altre istituzioni coinvolte. Per questo continueremo a vigilare e a fare pressione fino a quando non saremo certi che, a settembre, tutti i bambini e i ragazzi con disabilità siederanno in classe assieme ai loro compagni».

La mozione, presentata dal Movimento cinque stelle, chiede alla giunta regionale di «mettere in atto le strategie più opportune per salvaguardare la continuazione dei servizi fino ad ora erogati dalle Province, assicurando il diritto allo studio di tutti i bambini e ragazzi con disabilità per l'anno scolastico 2015-2016». E nel caso in cui i tempi di approvazione della norma regionale dovessero prolungarsi, si chiede di varare un provvedimento che garantisca l'attivazione del servizio almeno dall'inizio dell'anno scolastico sino alla fine del 2015. (D.Re)

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MBNews.it del 22-06-2015

Servizi scolastici ai disabili, la Provincia di Monza blocca i tagli

MONZA. Una lettera per rassicurare le famiglie con disabili sul livello dei servizi scolastici del prossimo anno. Il presidente della Provincia di Monza, Gigi Ponti, ha inviato una missiva che contiene l'impegno della Provincia a salvaguardare la continuazione dei servizi fino ad oggi erogati per assicurare il diritto allo studio agli alunni con disabilità, nonostante i pesanti tagli che gravano sul bilancio dell'Ente. In particolare, il servizio di trasporto scolastico.

"Nonostante la situazione di estrema difficoltà e di incertezza che riguarda le Province, riteniamo che l'integrazione scolastica degli studenti con disabilità costituisca un punto di forza del nostro sistema educativo e come tale deve essere difesa - hanno ribadito il presidente Gigi Ponti, il consigliere delegato al Welfare, Concettina Monguzzi e Il presidente della Conferenza dei Sindaci, Maria Antonia Molteni -. In attesa che vengano chiaramente definite funzioni e risorse, da parte nostra confermiamo il massimo impegno affinché la fascia più debole dei nostri studenti possa affrontare con serenità il nuovo anno scolastico".

In gioco ci sono 430 famiglie. La volontà unanime della Provincia è di non interrompere l'assistenza e il presidente Ponti, durante un incontro, ha ribadito a chiare lettere il concetto. Nelle prossime settimane la Provincia adotterà le "Linee guida per l'attivazione dei servizi in favore di alunni con disabilità per l'a.s. 2015/2016", dando vita ad un documento unico e coerente quale rappresentazione unitaria degli indirizzi del territorio. Il documento sarà disponibile online su www.provincia.mb.it.

di Riccardo Rosa

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Il Giorno del 27-06-2015

"Io, pianista non vedente preso a pugni e derubato alla stazione di Lambrate"

Pietro, 28 anni: setto nasale, mascella e zigomo rotti. Uno sconosciuto si avvicina e offre aiuto, ma è una scusa per derubarlo del portafoglio.

MILANO. Il 2 luglio Pietro Boldini sarà di nuovo in ospedale per un controllo: «Se tutto va bene, presto mi toglieranno le medicazioni». Deve contare fino a 30, questo ragazzo non vedente di 28 anni. Tanti sono i giorni di prognosi rimediati alla stazione ferroviaria di Lambrate per aver avuto l'ardire di opporsi a chi gli si era avvicinato offrendosi di aiutarlo e invece voleva rubargli il portafoglio. L'ardire di reagire alla meschinità di chi aveva indovinato in quel bastone da non vedente la debolezza giusta per colpire. «Non è possibile che in una stazione di Milano non ci sia un solo agente a proteggere i passeggeri - scandisce Pietro -. Bisogna consentire alla Polfer di presidiarle».

Pietro, ricominciamo.

«Una volta alla settimana vado all'Istituto dei Ciechi di via Vivaio per suonare al pianoforte durante le "Cene al buio", cene nelle quali i commensali sono avvolti nell'oscurità in modo possano calarsi nella condizione dei non vedenti e capire l'importanza degli altri sensi. Un lavoro che amo, sono diplomato al Conservatorio. Sono andato a suonare anche sabato 6 giugno...».

Il giorno dell'aggressione?

«Esatto. Esco da via Vivaio, prendo l'autobus 54 e arrivo alla stazione di Lambrate intorno a mezzanotte e 10 minuti per prendere il treno che mi portasse a casa, a Pavia, via Voghera. Entro in stazione e vado al binario 11. Ho subito percepito che la banchina era deserta...».

Invece non era proprio così.

«No, c'era una sola persona, quella che mi si è subito avvicinata».

Con quale pretesto?

«Si è offeerto di aiutarmi a salire sul treno, appena fosse arrivato».

Lei non ha un cane guida?

«No, ho il mio bastone. Ma non mi sono insospettito perché le assicuro che non è inusuale che le persone si offrano di aiutarmi».

Viaggia spesso in treno?

«Sì, la mia prima occupazione è quella di centralinista nella filiale di una banca a Milano. In questo caso prendo la linea che mi porta a Rogoredo, invece quando vado a suonare all'Istituto dei Ciechi passo da Lambrate. E qui non mi sono mai sentito sicuro».

Presagi, purtroppo. Questa persona, quindi, le si avvicina e si offre di aiutarla.

«Già. Per rompere il ghiaccio e per dimostrarmi a mia volta gentile, inzio a parlare, a fargli le domande che ci si fa tra sconosciuti. Lì mi accorgo che il suo italiano è sgrammaticato e che sta sul vago, non è che raccontasse tanto di sé. Finalmente l'altoparlante della stazione annuncia l'arrivo del treno delle 00.33 diretto a Voghera. A quel punto inizio a percepire strani movimenti. Questa persona per un attimo si allontana. Credo, ora, per accertarsi che sulla banchina fossimo soli. Poi mi gira intorno. Il treno non era ancora arrivato, avrebbe occupato i binari da lì a poco. Ma lui mi aveva già messo la mano nella tasca nella quale tenevo il portafoglio».

Lei ha reagito?

«Gli ho afferrato il braccio con tutta la forza che avevo, lui ha cercato di liberarsi dalla presa e subito dopo, questione di istanti, ho sentito un colpo tremendo in pieno volto. Un pugno sferrato con violenza inaudita. Mi ha fratturato setto nasale, zigomo e mascella. Lui è fuggito, io sono rimasto sotto shock, sentivo il sangue riempirmi il volto. In banchina non c'era nessuno, ho sceso le scale del binario, percorso il tunnel e sono sbucato nel piazzale antistante alla stazione. Lì i passanti hanno chiamato l'ambulanza. Sono stato operato e ricoverato 8 giorni. Trenta di prognosi. Se ci fosse stata la Polfer, sarebbe successo?».

di Gianbattista Anastazio,

giambattista.anastasio@ilgiorno.net

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L'Agenzia di Redattore Sociale del 26-06-2015

Milano, inaugurato il Centro antidiscriminazione "Franco Bomprezzi"

Il centro offre ascolto, informazioni e consulenza alle persone con disabilità. È promosso da Ledha con il contributo di Fondazione Cariplo, Telethon, Aisla e Linklaters. Sempre oggi Ledha rilancia anche la campagna "Vogliamo pagare il giusto" legata al nuovo Isee.

MILANO. Ogni giorno, le persone con disabilità vivono situazioni di ordinaria e straordinaria discriminazione. Le nostre città e i nostri paesi, i servizi pubblici e quelli privati, la nostra stessa vita sociale sono contraddistinti dalla presenza di "barriere comportamentali e ambientali" che limitano la libertà delle persone con menomazioni. Le barriere possono essere molto evidenti, come quelle architettoniche, o molto nascoste, come i pregiudizi. Ma sono comunque loro a impedire una piena realizzazione della vita sociale delle persone con disabilità.

Garantire il rispetto dei diritti delle persone con disabilità è, da sempre, uno dei caratteri costitutivi di Ledha. "Franco Bomprezzi, prima come dirigente e poi come presidente di Ledha, ha voluto che l'attività di tutela legale fosse sempre più orientata a contrastare le discriminazioni che le persone con disabilità vivono ogni giorno - spiega Alberto Fontana, presidente di Ledha -. Per questo abbiamo deciso di intitolare a lui il Centro Antidiscriminazione che inauguriamo oggi".

Il centro offre ascolto, informazione e consulenza alle persone con disabilità vittima di discriminazione, presa in carico stragiudiziale per contrastare le situazioni di discriminazione fondata sulla disabilità, sostegno a ricorsi anti-discriminatori che potranno coinvolgere direttamente anche Ledha.

Per contattare il Centro Antidiscriminazione "Franco Bomprezzi" è possibile prenotare un appuntamento telefonando allo 02- 6570425 oppure mandando una mail a antidiscriminazione@Ledha.it dal lunedì al venerdì dalle 9.00 alle 13.00.

Il Centro Antidiscriminazione "Franco Bomprezzi" è promosso da Ledha con il contributo di Fondazione Cariplo, Telethon, Aisla e Linklaters. Con il patrocinio del Comune di Milano, di Regione Lombardia, dell'Università degli Studi di Milano e del Forum del Terzo Settore Lombardia.

"Uno dei capisaldi dell'attività di Fondazione Cariplo è garantire il benessere e la dignità della persona - commenta Arnoldo Mosca Mondadori, consigliere di Fondazione Cariplo -. È importante per noi essere presenti a questo appuntamento dal momento che il Centro Antidiscriminazione rispecchia pienamente questa mission. Dando alle persone con disabilità gli strumenti necessari per veder riconosciuti i propri diritti".

"Franco è stato e sarà sempre una parte importante della nostra famiglia - commenta il presidente di Telethon, Luca di Montezemolo -. Ricordo in particolare la sua instancabile tenacia nello spronare tutti noi a dare il massimo per realizzare la costruzione di un mondo nel quale tutti, senza distinzione, abbiano la concreta possibilità di accedere a una vita dignitosa e piena. Per questo sono convinto che il Centro Antidiscriminazione non potrebbe nascere sotto auspici migliori".

"Siamo felici di aver contribuito alla realizzazione di questo progetto e siamo orgogliosi di collaborare da tanti anni con Ledha - aggiunge Massimo Mauro, presidente dell'Associazione Italiana Sclerosi Laterale Amiotrofica -. La nostra esperienza di volontari, che ci vede impegnati in tutta Italia nel sostegno di circa duemila persone con SLA, ci ha fatto capire che iniziative come questa sono fondamentali per dare voce a tanti malati e alle loro famiglie che oggi faticano a vedere riconosciuti i loro diritti".

?Tra gli sponsor c'è anche lo studio legale internazionale Linklaters: "Questo Centro si inserisce all'interno di un percorso che ci ha visti impegnati a supportare Ledha nella lotta alla discriminazione nei confronti delle persone con disabilità e nella divulgazione degli strumenti di tutela giuridica esistenti per contrastare queste discriminazioni. Siamo lieti che questo percorso sia oggi giunto alla fondazione del Centro che siamo sicuri diventerà un punto di riferimento e di supporto per le persone con disabilità".

La giornata di inaugurazione del Centro Antidiscriminazione "Franco Bomprezzi", è stata occasione per Ledha per presentare i primi risultati della campagna "Voglio andare a scuola". "Abbiamo ricevuto un centinaio di segnalazioni da parte di famiglie che hanno presentato alle Province e alla Città metropolitana di Milano la nostra lettera/diffida per chiedere l'attivazione del servizio - spiega Giovanni Merlo, direttore di Ledha -. Purtroppo però non ci sono state risposte dalle istituzioni, fatta eccezione per il recente intervento del Consiglio regionale".

Sempre nella giornata di oggi, Ledha rilancia anche la campagna "Vogliamo pagare il giusto". In queste settimane, le amministrazioni comunali sono impegnate a stendere i regolamenti che, sulla base del nuovo Isee, determineranno le quote di compartecipazione alla spesa per l'accesso ai servizi sociali e socio-sanitari. Ledha chiede ai Comuni lombardi che le richieste di compartecipazione alla spesa siano ispierate a criteri di equità e ragionevolezza.

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Il Corriere della Sera del 16-06-2015

Viaggio (al buio) nella Vuccirìa. Seguendo solo una voce

Il percorso organizzato dall'Istituto dei Ciechi a Palazzo Italia. Con l'aiuto di sei non vedenti.

MILANO. Marinella ti porta oltre la tenda. «Tieni le mani appena davanti a te dice ma non troppo alte. Tipo ombelico va bene. Distanziate quanto le anche. Ci sei? Ecco, adesso segui la mia voce». Il buio è di un nero totale, ma la sua bella voce in effetti è un faro. Non che sia facile starle sempre dietro. Lei parla a quel volume basso che usano i tranquilli di cuore, e a volte la perdi, sommersa ora dall'urlo «zucchineee» e ora da quello di una donna che chiama qualcuno. Ma poi la ritrovi sempre, Marinella. Che in quel buio ti guida. Lei che adesso ha poco più di 40 anni e da quando ne aveva 28 è cieca. È una delle esperienze più intense che si possono fare nel gran teatro dell'Expo: attraversare la Vuccirìa di Palermo, quel mercato di pesce frutta e verdura affollato come un suk e trasformato in capolavoro da Guttuso, ma come appunto l'attraverserebbe un cieco. Succede al secondo piano di Palazzo Italia. Dove l'Istituto dei Ciechi, dopo la gaffe con cui l'incarico era stato loro dapprima affidato addirittura mesi fa e poi revocato per asserita mancanza di fondi, ha infine realizzato questo che in realtà è il seguito naturale del Dialogo nel Buio , il percorso analogo attivo ormai da anni in via Vivaio. Come in quel Dialogo molto più lungo di questo le regole sono poche ma veramente capaci di segnarti: buio totale, un dedalo di bancarelle in cui muoverti, ostacoli di ogni genere a complicarti la strada, ma anche un labirinto di odori e cose da toccare, rumori da riconoscere, e insomma sensi da (ri)attivare. Con l'aiuto, per fortuna, di sei non vedenti come Marinella a guidarti. Più altri volontari a spiegarti le istruzioni. Nelle lingue che vuoi. «Il percorso qui è sdoppiato per poterlo fare con due piccoli gruppi contemporaneamente. Perché se un cieco può condurre senza problemi anche più di un visitatore in questo caso sono i visitatori sorride Marinella ad aver bisogno di una guida tutta per loro». A questo ritmo ne entrano fino a 500 al giorno. Quando escono si trovano davanti a «La Vuccirìa» vera, nel senso del quadro. Una bella botta di luce, se volete provarla. «E speriamo dice Rodolfo Masto, dell'Istituto dei Ciechi infaticabile presidente che il successo di questa esperienza contribuisca a sbloccare l'impasse sul Servizio scolastico fornito per anni agli studenti non vedenti, di Milano e non solo, ma che per una serie di scaricabarile tra istituzioni locali è incredibilmente finito tra i servizi pubblici tagliati. Un errore che sarà corretto in fretta, mi auguro, da chiunque abbia il potere di farlo».

di Paolo Foschini

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La Repubblica - Motori del 19-06-2015

Al rally d'epoca con il navigatore non vedente

Il pluricampione mantovano Mozzi ha aderito al progetto MITE e parteciperà alla competizione con Oscar Savoldelli.

Il gentleman driver mantovano Giordano Mozzi ha aderito con entusiasmo al progetto MITE e correrà il prossimo Rally Lana Storico (categoria Regolarità Sport) il prossimo weekend, con Oscar Savoldelli, navigatore milanese ipovedente

L'equipaggio avrà a disposizione sia un roadbook che le note delle prove speciali nel linguaggio Braille, accuratamente preparati dallo staff del progetto MITE, l'associazione bresciana che ha come finalità proprio quella di portare a correre nelle competizioni automobilistiche, navigatori "ipovedenti" o "non vedenti" (progettomite.com).

Oscar Savoldelli corre dal 2004 ed ha esperienza in molte gare in differenti discipline, mentre Mozzi gareggia dal 2006 e negli ultimi 5 anni ha collezionato un elevato numero di successi a livello internazionale, inoltre vanta molte vittorie sia nella gare classiche con i pressostati, sia nelle gare a "media" come le Regolarità Sport.

"Sia mia moglie Stefania che io siamo onorati di entrare a far parte di questo progetto sociale - ha dichiarato Mozzi - siamo da sempre vicini a queste associazioni e da tempo conosciamo questa specifica realtà bresciana del Progetto MITE, belle persone che in questi ultimi anni abbiamo più volte incontrato alle gare. Quando Gilberto Pozza, fondatore e responsabile del Progetto MITE ed Oscar Savoldelli stesso, ci hanno chiesto se eravamo disponibili a correre un evento con loro, non ci abbiamo pensato un attimo ed abbiamo immediatamente accettato,

con entusiasmo e gioia. Con Oscar ci siamo parlati più volte durante le gare e il feeling con lui è stato da subito molto buono. E' navigatore preparato, attento ed è molto competitivo; in altre parole la persona giusta per navigarmi, proprio come lo è Stefania".

"Sono molto felice ed emozionato di correre con un pilota famoso e vincente come Giordano - ha aggiunto Savoldelli - gli ho chiesto di correre assieme e quando mi ha detto "si", è stato come un sogno che si realizza. Per un non vedente fare i rally è già qualcosa di speciale, farli poi con piloti affermati è straordinario. Gli ho anche già detto che mi piacerebbe fare una Mille Miglia, ma ora pensiamo intanto a fare bene il Rally Lana Storico".

L'equipaggio Mozzi-Savoldelli parteciperà alla celebre e storica gara biellese a bordo di una Opel Kadett GT/E del 1979. La competizione, articolata in due giornate di gare, è lunga ben 470 km e presenta 11 prove speciali. (m.r.)

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La Gazzetta di Mantova del 27-06-2015

Mozzi vince il Rally Lana storico con un navigatore non vedente

MANTOVA. Partecipare è tanto ma vincere è tutto. Per di più se lo si fa, come accaduto a Giordano Mozzi nel Rally Lana Storico, con un navigatore non vedente come il bravo Oscar Savoldelli, punta di diamante del Progetto Mite. Sulla Opel Kadett Gt/E del 1979 i due si sono affermati nella prova di regolarità: dopo una cauta partenza, Mozzi e Savoldelli prendono il comando alla terza speciale per conservarlo sino all'arrivo di Biella. «Una grande soddisfazione affermarsi con Savoldelli - afferma Mozzi -. Dedico la vittoria alle persone che con grande passione animano il Progetto Mite. La gara è stata lunga e difficile ma ci tenevamo a far bene e abbiamo dato il massimo dall'inizio alla fine. Con Oscar l'affiatamento è cresciuto a ogni chilometro. Mi ha sorpreso tenendo un ritmo perfetto su un roadbook scritto nel sistema braille e nonostante l'altissima frequenza di curve su strade così tortuose affrontate a velocità elevata. E' stato bravissimo e chissà che il connubio non si possa rinnovare».

di Gian Paolo Grossi

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La Provincia di Como del 28-06-2015

La Ressmeyer Cup al Resto del Mondo

In campo a Montorfano i non vedenti di America e dell'Europa: una gara dal profondo significato.

MONTORFANO. Vince il resto del mondo, vincono i non vedenti. Il Circolo Golf Villa d'Este nei giorni scorsi è stato parco di un torneo internazionale che si è rivelato un torneo eccezionale per la statura dei concorrenti. La Isps Handa Ressmeyer Cup è una competizione che mette di fronte due squadre di golfisti non vedenti, la Nord Americana, composta appunto da statunitensi e canadesi, e l'altra prettamente europea, ma più correttamente definita "Il resto del mondo", poiché annovera, oltre a italiani, inglesi e scozzesi anche un sudafricano e un israeliano. La sfida si rinnova ogni due anni e grazie alla mediazione di Andrea Calcaterra, socio onorario del Golf Villa d'Este, lui stesso non vedente e fondatore dell'associazione Blind Golf Italy, i campi di Montorfano sono stati eletti terreno ideale e neutrale per l'edizione 2015. Una gara in cui l'unico handicap in realtà è stato quello che le regole del golf assegnano ad ogni giocatore, il livello che permette di giocare alla pari, principianti o esperti, vedenti o non vedenti. Dopo tre giorni di sfide in coppia o in solitaria tra i 24 giocatori in gara, si è riconfermata campionessa la squadra "europea" con il punteggio di 14,5 contro il 9,5 degli americani. Al di là del risultato, maturato anche grazie ai tre italiani in gioco, Mirko Ghiggeri, Chiara Giacosa e lo stesso Andrea Calcaterra (negli anni 80, prima della malattia che lo ha reso cieco, punta della squadra del Villa d'Este), quello che ha colpito gli ospiti, con il presidente del Circolo Walter Ragazzi in testa, è stata l'energia, l'entusiasmo e l'autoironia dei giocatori. Guidati da un accompagnatore, scortati con le auto elettriche, indirizzati da strumenti vocali verso la buca, in contatto con la pallina grazie a un semplice tocco della mazza, i concorrenti non vedenti o ipovedenti hanno dimostrato di poter superare qualsiasi difficoltà e di meritare gli stessi verdeggianti palcoscenici dei normodotati. Presente alla premiazione anche il presidente della Federazione Italiana Golf, Antonio Bozzi, a dimostrazione dell'importanza dell'evento che tra due anni si rigiocherà in California.

di Francesca Caminada

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Il Giorno del 14-06-2015

Museo del tessile, visita speciale "al buio"

CULTURA ADESIONE ALLA BIENNALE SENZA BARRIERE ARTEINSIEME 2015.

BUSTO ARSIZIO. Il museo del tessile di Busto Arsizio propone una giornata all'insegna dell'accessibilità nell'ambito della sesta edizione della Biennale arteinsieme 2015 - cultura e culture senza barriere. Domenica 21 i visitatori dell'esposizione permanente, eccezionalmente aperta anche alla mattina, saranno accolti con guide in braille realizzate ad hoc. Le operatrici del museo, in seguito, li indirizzeranno lungo il percorso di visita riservato ai non vedenti. Nel pomeriggio, poi, si effettueranno invece due visite guidate con partenza alle ore 15.30 e 17.15, che valorizzeranno il linguaggio tattile e sonoro nella scoperta della collezione. Il Museo del Tessile di Busto Arsizio è tra i 49 musei italiani e stranieri aderenti all'iniziativa e per l'occasione valorizzerà il percorso per non vedenti, presente al museo sin dal 2002, segnalato da banda «loges» che interessa due piani del museo, in origine cotonificio Ottolini. IL VISITATORE, seguendo l'itinerario dedicato, può scoprire le linee essenziali della collezione a partire dalla familiarizzazione con la pianta del cotone, la sua lavorazione con appositi macchinari, fino ad arrivare al prodotto finito. La visita è corredata da cartellini in braille, modellini per l'esplorazione tattile dei macchinari e una sala interamente dedicata alle esperienze tattili dei diversi stati del cotone. Il visitatore potrà anche usufruire di una guida cartacea in braille del museo. Per tutto il periodo della Biennale arteinsieme, oltre al percorso di visita autonoma ad accesso libero e gratuito, sempre fruibile presso il Museo durante gli orari di apertura, sarà possibile prenotare visite guidate gratuite per gruppi di persone ipovedenti e non vedenti, con un'operatrice museale che introdurrà unitamente al linguaggio tattile alcuni stimoli sonori. L'iniziativa è promossa da Tactus, il centro per le arti contemporanee, la multisensorialità e l'interculturalità del Museo tattile statale Omero. (R.V.)

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NOTIZIE DALLA SEDE CENTRALE e dal web

Questo spazio vuole essere una sorta di "miniguida" per orientarsi all'interno delle molteplici attività svolte dalla Sede Centrale della nostra Associazione.

A tal fine, vi proponiamo quei comunicati diramati dalla Sede Centrale e quei contenuti apparsi sul giornale elettronico di quest'ultima nel mese appena trascorso, che contengono notizie e iniziative che pensiamo possano suscitare un concreto interesse nei nostri soci.

Di sicuro qualcosa ci sfuggirà, ma ci si augura che questa selezione possa essere un valido punto di riferimento.

Vi auguriamo buona lettura.

Comunicato n. 107, diramato in data 09-06-2015

Diciannovesima edizione del concorso alle borse di studio "Beretta-Pistoresi"

E' indetto il concorso per l'assegnazione delle borse di studio "Beretta-Pistoresi", giunto, quest'anno, alla diciannovesima edizione.

Il concorso è riservato, per il corrente anno, ai Soci della nostra Unione, che si sono diplomati o laureati durante l'anno solare 2014 e che al 31 dicembre 2014 non hanno compiuto i quaranta anni di età.

Il termine ultimo per la presentazione delle domande di partecipazione è fissato al 31 luglio 2015.

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BANDO DI CONCORSO PER L'ASSEGNAZIONE DELLE BORSE DI STUDIO "BERETTA PISTORESI"

Art. 1. Natura del concorso

Nel rispetto della volontà delle donatrici, Lidia Teresa Beretta ed Elena Pistoresi, l'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti mette a concorso delle borse di studio annuali per i Soci, di età inferiore ai quaranta anni, che abbiano concluso con merito gli studi secondari superiori, gli studi musicali o gli studi universitari, nell'anno solare precedente quello di indizione della gara.

Art. 2. Requisiti di ammissione

Alla corrente edizione del concorso per l'assegnazione delle borse di studio "Beretta-Pistoresi", possono partecipare i Soci dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti che alla data del 31 dicembre 2014 non hanno compiuto i quaranta anni di età e che, nell'anno solare 2014, hanno conseguito uno dei titoli di seguito elencati:

a) laurea specialistica, laurea magistrale o diploma di laurea conseguito ai sensi della normativa previgente al d.m. 3 novembre 1999, n. 509;

b) laurea;

c) diploma di conservatorio musicale;

d) diploma di istruzione secondaria superiore.

Art. 3. Borse di studio

Le borse di studio sono costituite in denaro, hanno differente importo, in relazione al titolo conseguito, ed ammontano a:

- 2.100,00 euro, per il vincitore del concorso riservato ai candidati in possesso di laurea specialistica, laurea magistrale o diploma di laurea conseguito ai sensi della normativa previgente al d.m. 3 novembre 1999, n. 509.

- 1.300,00 euro, per il vincitore del concorso riservato ai candidati in possesso di laurea.

- 1.300,00 euro, per il vincitore del concorso riservato ai candidati in possesso di diploma di conservatorio musicale.

- 1.300,00 euro, per il vincitore del concorso riservato ai candidati in possesso di diploma di istruzione secondaria superiore.

Art. 4. Presentazione delle domande di partecipazione

Le domande di partecipazione devono essere inoltrate, mediante raccomandata postale o mediante posta elettronica certificata, o consegnate a mano, entro il 31 luglio 2015, all'indirizzo:

Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti

Presidenza Nazionale

Via Borgognona, 38

00187 Roma

archivio@uiciechi.it o archivio@pec.uiciechi.eu.

Nella domanda di partecipazione, i concorrenti devono indicare la categoria di concorso alla quale intendono partecipare e dichiarare, sotto la propria responsabilità, ai sensi dell'art. 46 del d.p.r. 28 dicembre 2000, n. 445:

- cognome e nome

- luogo e data di nascita

- residenza

- iscrizione all'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, con indicazione della Sezione Provinciale di appartenenza

- titolo di studio, con indicazione dell'anno di conseguimento, del voto di laurea o di diploma e dell'istituzione rilasciante

- votazioni agli esami previsti dal piano di studi universitario, se in possesso di laurea specialistica, laurea magistrale, diploma di laurea o laurea

- votazioni agli esami intermedi, se in possesso di diploma di conservatorio

- votazioni al primo quadrimestre dell'ultimo anno di corso, se in possesso di diploma di istruzione secondaria superiore.

I concorrenti devono, altresì, indicare un recapito telefonico e l'indirizzo di posta ordinaria o di posta digitale al quale desiderano vengano inviate le comunicazioni relative al concorso.

La firma in calce alla domanda non è soggetta ad autenticazione.

Le domande pervenute oltre il termine o incomplete si intendono escluse dal concorso.

Art. 5. Commissione esaminatrice

La Commissione esaminatrice è costituita dal Presidente Nazionale dell'Unione, o da un suo delegato, e da due componenti, nominati dalla Direzione Nazionale della stessa Unione.

Sulla base dei voti riportati dai candidati alle prove di esame intermedie e finali, la Commissione forma quattro graduatorie di merito, una per ciascuna categoria di concorso, graduatorie che trasmette alla Direzione Nazionale dell'Unione.

Art. 6. Proclamazione dei vincitori

Con propria deliberazione, la Direzione Nazionale dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti approva le graduatorie di merito e proclama vincitori delle borse di studio, messe a concorso con il presente bando, il primo classificato in ciascuna graduatoria.

Gli esiti del concorso sono comunicati ai concorrenti, all'indirizzo di posta ordinaria o di posta digitale da essi indicato.

Gli stessi esiti sono, inoltre, resi pubblici, mediante la stampa periodica e il sito web dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti e la pagina 790 di Televideo Rai.

I vincitori delle borse di studio sono tenuti a comprovare la regolarità delle dichiarazioni rese nelle domande di partecipazione.

A tale scopo, essi devono far pervenire, mediante raccomandata postale o mediante posta elettronica certificata o con consegna a mano, all'indirizzo:

Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti

Presidenza Nazionale

Via Borgognona, 38

00187 Roma

archivio@uiciechi.it o archivio@pec.uiciechi.eu,

entro 30 giorni dalla comunicazione dei risultati concorsuali, certificazione, originale o in copia autenticata, attestante:

- il titolo di studio

- il voto di laurea o di diploma

- le votazioni riportate alle prove di esame intermedie, se vincitori delle borse di studio riservate ai laureati di primo e secondo livello e ai diplomati presso i conservatori di musica; oppure, le votazioni riportate al primo quadrimestre dell'ultimo anno di corso, se vincitori della borsa di studio riservata ai diplomati presso istituti di istruzione secondaria superiore.

Il vincitore, che non produca la certificazione richiesta o le cui dichiarazioni risultino, in tutto o in parte, non veritiere, decade dal beneficio.

In tal caso, la Direzione Nazionale dell'Unione procede alla proclamazione di altro vincitore, secondo l'ordine della graduatoria di merito.

Art. 7. Responsabilità

La partecipazione al concorso implica l'accettazione senza riserve, da parte dei concorrenti, del presente bando.

Spetta esclusivamente alla Direzione Nazionale dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti il giudizio finale sui casi controversi e su quanto non espressamente previsto.

Art. 8. Trattamento dei dati personali

Tutte le informazioni raccolte nell'ambito del presente concorso saranno tutelate ai sensi del d.lgs. 30 giugno 2003, n. 196, "Codice in materia di protezione dei dati personali".

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Comunicato n. 114, diramato in data 15-06-2015

Etichettatura Alimentare Accessibile. Progetto di ricerca della Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa

Riceviamo e diffondiamo.

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La Scuola Superiore Sant'Anna di Studi Universitari e di Perfezionamento di Pisa, tra i progetti finanziati dai fondi del 5 per mille, sostiene una ricerca dell'Istituto di Diritto, Politica e Sviluppo (DIRPOLIS), che mira a definire un sistema di etichettatura, accessibile ai consumatori ipovedenti e non vedenti, da apporre sulle confezioni dei prodotti agroalimentari.

Grazie alla stretta collaborazione con l'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, il gruppo di ricerca ha elaborato un questionario al fine di comprendere le esigenze, le abitudini e le opinioni dei consumatori ipovedenti e non vedenti. La Sua compilazione aiuterà ad individuare le pratiche e le modalità più efficaci per agevolare l'accesso alle informazioni sui prodotti alimentari. La raccolta di un numero significativo di risposte al questionario risulterà essenziale per riuscire ad ottenere un risultato concreto.

Il questionario, allegato al presente comunicato, potrà essere compilato e inviato per email a etichettatura@sssup.it

Per ricevere maggiori informazioni o inviare dei commenti, è possibile contattare la coordinatrice della ricerca, la dott.ssa Mariagrazia Alabrese, all'indirizzo email: m.alabrese@sssup.it, o all'indirizzo postale: Istituto di Diritto, Politica e Sviluppo, Scuola Superiore Sant'Anna, Piazza Martiri della Libertà, 33 - 56127 Pisa.

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Il file .zip contenente il presente comunicato ed il questionario allegato è scaricabile utilizzando il seguente url:

http://www.uiciechi.it/archivio/circolari/2015/06/114.2015.zip

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Comunicato n. 117, diramato in data 17-06-2015

Bando del XXIV° concorso nazionale di poesia riservato ai disabili visivi. - Unione Italiana dei Ciechi e Ipovedenti Reggio Emilia

Riceviamo e diffondiamo:

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"Il XXIV° concorso nazionale di poesia è a tema libero.

Il concorso è aperto a tutti i ciechi civili ed ipovedenti gravi con un residuo visivo non superiore ad 1/10 in entrambi gli occhi, soci o non soci dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti e senza limiti di età.

Ogni partecipante deve versare un contributo fisso di iscrizione di € 15,00 su c/c/p 14981427, intestato a Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti - corso Garibaldi 26 - 42121 Reggio Emilia, di cui allegherà copia nella busta contenente i dati personali.

Ogni concorrente può inviare un massimo di due opere, che non devono aver partecipato ad altri concorsi letterari o a precedenti edizioni di questo concorso e possono essere redatte in scrittura braille o in nero.

Gli elaborati devono pervenire all'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti sezione di Reggio Emilia, Corso Garibaldi n. 26, inderogabilmente entro le ore 12.00 di venerdì 30 ottobre 2015 ed indicare sul plico il nome del concorso.

Il plico deve contenere le opere, contrassegnate da un motto (o da una sigla) scelto dall'autore e una busta chiusa, recante esternamente lo stesso motto, ma senza indicazione del mittente; all'interno di questa seconda busta devono essere contenuti nuovamente il motto e le generalità complete dell'autore: nome, cognome, età, indirizzo, n° telefonico, e-mail e la dichiarazione di appartenere alla categoria dei disabili visivi con un visus non superiore ad 1/10; questa sezione UICI si riserva in qualsiasi momento di verificare la veridicità di quanto dichiarato mediante richiesta del verbale attestante la minorazione.

Le buste con le generalità dei partecipanti saranno aperte solo dopo che la giuria avrà stilato la graduatoria delle opere; ai concorrenti verrà data comunicazione dell'esito del concorso, del luogo e del giorno delle premiazioni, che si terranno presumibilmente sabato 5 o sabato 12 dicembre 2015.

La sezione si riserva il diritto di raccogliere le opere ammesse al concorso in una pubblicazione e di richiedere a tal fine ai partecipanti la versione digitale delle stesse solo a premiazioni avvenute.

Nel concorso saranno premiate le prime 3 opere classificate a giudizio insindacabile della Giuria, nominata dal Consiglio Provinciale dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti di Reggio Emilia, con l'assegnazione dei seguenti premi: I° classificato: € 600,00 e riconoscimento al merito; II° classificato: € 400,00 e riconoscimento al merito; III° classificato: € 200 e riconoscimento al merito; la Giuria si riserva inoltre la possibilità di consegnare un riconoscimento speciale ai concorrenti meritevoli.

Per ulteriori informazioni o chiarimenti rivolgersi alla segreteria della Sezione UICI di Reggio Emilia telefono 0522-435656 e-mail uicre@uiciechi.it."

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Sede centrale: comunicati diramati nel mese di giugno

Di seguito viene riportato l'elenco completo dei comunicati diramati dalla Sede Centrale U.I.C.I. nel mese appena trascorso, con la specificazione del relativo numero e dell'oggetto.

Vi ricordiamo che tutti i comunicati possono essere consultati all'indirizzo internet http://www.uiciechi.it/documentazione/circolari/main_circ.asp

dove è possibile effettuare ricerche mirate tramite un comodissimo motore di ricerca.

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Agenzia Redattore Sociale del 08-06-2015

Nuovo Isee, tutti i dati del ministero: "Per i disabili è più vantaggioso"

Il testo integrale del documento pubblicato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali sulle dichiarazioni Isee elaborate nei primi tre mesi del 2015: in tre casi su quattro il nuovo Isee è più basso o uguale rispetto a quello che sarebbe stato calcolato con le vecchie regole.

ROMA. La "gran parte" delle persone con disabilità e delle loro famiglie che hanno richiesto la dichiarazione Isee in questo 2015 ha trovato "le nuove regole più vantaggiose" rispetto a quelle che era in vigore dodici mesi fa: il nuovo Isee insomma conviene, e conviene soprattutto alle persone con disabilità. E' questo il principale concetto che emerge dal documento pubblicato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali e relativo ad un campione di 22 mila dichiarazioni Isee (il 2% del totale) richieste nei primi mesi dell'anno. Il quaderno "Tre mesi di nuovo Isee. Prime evidenze" fa il punto della situazione generale e poi si sofferma sulla situazione delle famiglie in cui è presente almeno una persone disabile, mettendo in evidenza - pur con alcuni distinguo - che il nuovo Isee è favorevole e neutro rispetto a quello precedente in tre casi su quattro. Per le famiglie con maggiori disponibilità economiche (oltre 30 mila euro di Isee) invece la presenza di disabili cresce.

Nel documento viene specificato, peraltro, che per particolarità tecniche legate allo strumento il vecchio Isee è anche sovrastimato rispetto a quello effettivo e che dunque i vantaggi reali dovrebbero essere perfino maggiori di quelli evidenziati nell'analisi. Un'analisi che arriva nel pieno di una polemica rovente sul tema fra il governo e alcune associazioni di persone disabili, anche in seguito alle sentenze del Tar del Lazio che - tuttora inapplicate - hanno bocciato l'Isee proprio relativamente alle nuove norme nei casi di disabilità. Ecco il testo integrale del quaderno del Ministero relativamente alla parte dedicata alle famiglie con persone disabili:

"Gli effetti della riforma sui nuclei di persone con disabilità o non autosufficienti sono molto diversi che sulla popolazione complessiva o sui nuclei con minori. Nel caso dei disabili, la distribuzione è visibilmente modificata per effetto dell'introduzione delle nuove regole, con l'azzeramento e la sostanziale riduzione dell'ISEE per una consistente quota della popolazione. Gli ISEE nulli passano infatti da un decimo a un quarto della popolazione, con un incremento di due volte e mezzo; sotto i 3.000 euro si concentra con le nuove regole circa il 44% dei nuclei con persona con disabilità a fronte del 29% che si sarebbe avuto con le vecchie regole. Viceversa per la parte più «ricca» della popolazione avviene il contrario: oltre i 30.000 euro di ISEE (dove oggi si concentra il 6,7% della popolazione) la quota di nuclei con persone con disabilità o non autosufficienti è circa il doppio con le nuove regole rispetto alle vecchie (con le quali sarebbe stata del 3,3%). Va comunque sottolineato che l'ISEE pre-riforma è qui sottostimato perché, per tutti coloro che hanno optato per un nucleo ristretto (operazione non possibile con le vecchie regole), il vecchio ISEE è calcolato su un nucleo familiare incompleto (si tratta del 16% dei nuclei con disabili nel I trimestre). Quindi i vantaggi (non solo nella parte bassa della distribuzione) legati all'introduzione delle nuove regole sono significativamente maggiori di quelli evidenziati nei dati. L'effetto sulla parte bassa della distribuzione dei redditi è chiaramente dovuto alle nuove modalità di calcolo in presenza di una persona con disabilità: non più una maggiorazione della scala di equivalenza, come accadeva prima, ma un sistema di franchigie e detrazioni di spese, operazione chiaramente più favorevole per i redditi bassi e che più che compensa l'inclusione dei trattamenti esenti prevista dal legislatore (tanto da azzerare l'ISEE a un quarto dei nuclei). L'effetto sulla parte alta della distribuzione è invece solo parzialmente dovuto al venir meno della maggiorazione della scala di equivalenza, dovendosi anche tener conto della diversa rilevanza del patrimonio, d'impatto significativo soprattutto per la popolazione anziana non autosufficiente.

L'effetto delle nuove regole è evidente anche sui movimenti nell'ordinamento. A trarre vantaggio dal nuovo ISEE è infatti quasi il doppio dei nuclei familiari che invece sarebbero favoriti dalle vecchie regole (58% vs. 31%). Rispetto alla popolazione complessiva, invece si riduce sensibilmente l'area di chi rimane stabile (uno su dieci). Quanto alle statistiche di sintesi, gli effetti distributivi prima commentati si manifestano chiaramente sulla mediana, che si riduce di quasi il 30%. La media invece cresce, poco meno che nella popolazione complessiva (+7,4%), ma sostanzialmente per effetto dei valori ISEE più elevati: infatti, considerando la media per i soli valori ISEE inferiori a 30.000 euro, l'incremento è dimezzato (+3,6%). Come già osservato, comunque, questi dati sottostimano significativamente l'ISEE calcolato con le vecchie regole, quando il nucleo ridotto non era possibile. Dato il significativo numero di queste dichiarazioni (il 16%) è presumibile che calcolando correttamente il vecchio ISEE osserveremmo con il passaggio al nuovo regime una riduzione nei valori medi oltre che mediani. Ma vi è pure un effetto patrimonio, anch'esso già commentato, che è di natura trasversale e indipendente dal mutamento delle regole relative alla disabilità, mutamento che qui possiamo evidenziare

Nell'analisi della nuova disciplina, gli effetti del diverso trattamento delle persone con disabilità possono essere isolati da quelli delle modifiche operate con riferimento alla componente patrimoniale - modifiche di natura generale e trasversale a tutti i gruppi di popolazione. Per far ciò è necessario confrontare il nuovo ISEE con un ISEE "ibrido" in cui la parte patrimoniale si calcola con le nuove regole (cioè si prende l'ISP vigente), mentre si calcola con le vecchie regole solo la parte reddituale (ISR pre-riforma) e la scala di equivalenza. Infatti, come già evidenziato, le modifiche nel nuovo ISEE con riferimento alle persone con disabilità non agiscono sui patrimoni, ma solo sui redditi (con l'introduzione dei trattamenti esenti, da un lato, e di franchigie e detrazioni di spesa, dall'altro) e sulla scala di equivalenza (con l'eliminazione della maggiorazione della scala di equivalenza, pari nella vecchia disciplina a 0,5). Resta comunque, in caso di nucleo ristretto, la sottostima anche dell'ISEE ibrido. Operando tale confronto, il favore della nuova disciplina è ora evidente in tutti gli indicatori. Non solo la mediana è sensibilmente inferiore (del 35%), ma anche il 3° quartile (il valore che separa il quarto di popolazione più ricco) si riduce di oltre il 5%. Si riduce anche la media (di quasi il 5%), in misura più accentuata se considerata per gli ISEE inferiori a 30.000 euro (-7,8%). Infine, il nuovo ISEE è più favorevole per due terzi dei nuclei di persone con disabilità ed è meno favorevole per meno di un quarto, un rapporto che è quasi di 3 a 1. Resta stabile circa il 12% dei nuclei".

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Agenzia Redattore Sociale del 08-06-2015

Isee, le famiglie con disabilità replicano al ministero: "Per noi solo svantaggi"

Per Guerra, "il 65% delle famiglie disabili favorita da nuovo Isee è favorevole". Ribatte Bonanno: "Tanti disabili non hanno ancora fatto Isee". Una mamma: "Mio Isee passa da 16 mila a 22 mila euro solo per indennità. Dovrò pagare io i servizi che salvano mia figlia da morte sociale".

ROMA. "La ricerca è stata condotta su un campione così esiguo, appena il 2% della popolazione Isee, da render perfino assurde le percentuali rilevate": per Chiara Bonanno, una delle promotrici del comitato "Stop al nuovo Isee", occorre quindi "un'analisi molto più guardinga di quella entusiasta che, invece, la Guerra fa sul suo profilo". Anche perché, continua Bonanno, "tante famiglie con disabilità non rientrano nel campione, perché devono ancora compilare l'Isee, in attesa che le sentenze del Tar siano applicate".

Non occorre quindi dar credito, secondo Bonanno, all'ottimismo e l'esultanza di Maria Cecilia Guerra, una delle ispiratrici del nuovo misuratore economico, che così ha annunciato, nei giorni scorsi, le prime rilevazioni, definendo il nuovo Isee "una riforma davvero più equa. Il monitoraggio effettuato dal ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali sui dati relativi al milione e passa di dichiarazioni Isee presentate nel primo trimestre di quest'anno - continua Guerra - conferma la bontà della riforma avviata da gennaio". E riporta due dati in particolare: il primo riguarda le famiglie con disabilità: "per circa quattro quinti di questi nuclei - riferisce Guerra - le nuove modalità di definizione dell'Isee sono più favorevoli (65,4%) o indifferenti (11,7%) rispetto alle vecchie. Gli Isee pari a zero passano da un decimo a un quarto della popolazione, con un incremento di due volte e mezzo; sotto i 3.000 euro si concentra con le nuove regole circa il 44% dei nuclei con persone con disabilità, a fronte del 29% che si sarebbe avuto con le vecchie regole". L'altro dato positivo riguarda l'emersione delle false dichiarazioni: "nei primi tre mesi di quest'anno - riferisce Guerra - le dichiarazioni dei richiedenti Isee con patrimonio mobiliare nullo sono crollate di quasi due terzi, passando dal 72,7% del primo trimestre del 2014 al 24,1 per cento. E il valore medio dichiarato è molto cresciuto. Se un anno fa meno di un cittadino su tre dichiarava di avere un conto corrente al momento della richiesta di Isee, ora oltre tre quarti lo fanno senza indugio".

Ribatte Bonanno: "la senatrice non rileva però che l'emersione dei conti correnti dichiarati è dovuta alla legge Monti, che ha vietato la percezione in contanti degli importi di pensioni e di ogni importo in denaro, costringendo così migliaia di pensionati ad aprire un conto corrente". Non solo: "la maggior parte delle persone non autosufficienti, soprattutto quelle che a causa delle maggiori somme percepite per far fronte ad una disabilità molto più grave, e che quindi sarebbero state con il nuovo Isee calcolate come più ricche, non hanno ancora fatto l'Isee, in attesa dell'applicazione delle sentenze per la quale il Governo è stato recentemente diffidato".

E Sabina, una mamma caregiver, riporta la propria situazione come emblematica della ricaduta effettiva che la riforma dell'Isee sta avendo sulle famiglie con disabilità: una riforma tutt'altro che equa, secondo Sabina Beretta, visto che "è stata penalizzante per la maggioranza delle famiglie con disabilità e degli stessi disabili, cui ha tolto anche il diritto di usufruire dei servizi essenziali, utenti che fino allo scorso anno ne avevano beneficiato". Ed ecco i numeri, relativi al caso personale di Sabina e di tanti come lei: "Io, a fronte di un Isee di 16 mila euro del 2014, quest'anno mi ritrovo con un Isee di 22mila. Questo grazie al governo, che mi ha obbligata a inserire nel computo l'assegno di accompagnamento di mia figlia e la sua pensione d'invalidità". Non solo: "Sono stata obbligata ad aggiungere nel computo anche una somma accantonata in un libretto postale che è di proprietà di mio papà, ma nel quale risulto cointestataria perché papà ha 94 anni e non è nelle condizioni di poter gestire quei pochi risparmi che ha messo da parte. Per il resto - continua - sono una dipendente comunale, con una misera reversibilità in quanto vedova precoce, per cui il reddito familiare, rispetto allo scorso anno, è rimasto invariato". Quali saranno le conseguenze pratiche di questo aumento dell'Isee, Sabina può solo prevederlo: "Probabilmente a settembre mia figlia perderà tutti quei servizi che il Comune le erogava per via di un Isee contenuto: parlo del trasporto e della compartecipazione del centro diurno. Ed io mi ritroverò ancora una volta a dovermi svenare per mantenergli quel minimo indispensabile che la protegga da una morte sociale". (cl)

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Agenzia Redattore Sociale del 11-06-2015

Il 75% dei ciechi è senza lavoro. A Napoli gli stati generali per parlare di un'emergenza assoluta

Diritto al lavoro e alla formazione, applicazione e aggiornamento delle leggi vigenti in materia di collocamento mirato delle persone disabili. Sono alcuni temi toccati dall'Unione Ciechi per l'incontro nazionale "Il lavoro fa per me!". Tangorra: "Nel giro di due anni le linee guida nazionali".

NAPOLI. Diritto al lavoro e alla formazione, corretta applicazione e aggiornamento delle leggi vigenti in materia di collocamento mirato delle persone con disabilità. Sono questi alcuni temi toccati oggi negli "stati generali" dell'Unione Ciechi a Napoli per l'incontro nazionale "Il lavoro fa per me!", fino a domani nella sede dell'università "Parthenope" al Centro Direzionale. Due giorni di confronto tra referenti istituzionali e delle organizzazioni sociali, a tratti anche acceso, perché quella del lavoro per i non vedenti e gli ipovedenti in Italia è un'emergenza dalla priorità assoluta, come ha ricordato in apertura dei lavori il presidente Nazionale dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti Mario Barbuto.

"I nostri dati, confermati da quelli del Ministero del Lavoro, ci parlano di una situazione lavorativa estremamente grave - ha detto Barbuto - con oltre il 75% di persone con disabilità visiva disoccupate o in cerca di occupazione. E questa percentuale aumenta ancora se si parla di giovani. Nel 2012 sono state avviate al lavoro solo 18 mila persone. Bisogna avere il coraggio di considerare le persone con disabilità non più come un fastidio di cui liberarsi: sono invece una risorsa, portatori di una ricchezza in grado di contribuire all'economia del nostro Paese su basi nuove".

Barbuto ha chiesto sostegno ai sindacati per l'adeguamento dei luoghi di lavoro e l'accoglienza senza pregiudizi, e uno sforzo collettivo a tutte le organizzazioni sociali affinché si solleciti anche «la responsabilità politica a ogni livello. "Le nostre istituzioni aprano le porte ai ciechi e alle persone con disabilità". Il presidente nazionale ha anche invitato gli amici della Fish a fare "del tema del diritto a lavoro la base di un processo unitario. Voglio coltivare il sogno - ha concluso Barbuto - di una sola grande federazione che possa riunire tutte le persone con disabilità sotto un' unica bandiera: quella della solidarietà sociale".

Da settembre l'Unione Ciechi, insieme all'Irifor con cui ha organizzato il convegno, lancerà anche un master di alta formazione con la finalità di formare persone responsabili di strutture del terzo settore, aperto a persone disabili e non. Dal convegno è partita la richiesta al Governo di aggiornare la normativa sui centralinisti e di attuare quella sugli operatori della comunicazione, e del riconoscimento di una figura professionale di secondo livello, quale quella del massaggiatore, affinché sia accompagnata da normative che prevedano il collocamento obbligatorio. Altre importanti questioni, come una legislazione di sostegno in favore delle libere professioni e delle attività di impresa svolte dai non vedenti, sono state ricordate da Paolo Colombo, componente della Direzione nazionale e responsabile del settore lavoro dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti: "Come Unione - ha affermato - chiediamo che si possano salvaguardare e valorizzare le professionalità dei docenti non vedenti anche nel contesto dell'attuale riforma scolastica, nonché riscoprire le attività tradizionali e permettere lo svolgimento di nuove in modo che anche la persona non vedente, messa nelle giuste condizioni, possa scegliere e svolgere al meglio il suo lavoro e avere un proprio progetto di vita. Così come l'osservanza dei requisiti di accessibilità che le nuove tecnologie consentono e una diversa organizzazione dei servizi del collocamento, sostenendo strumenti di politica attiva che favoriscono l'incontro di domanda e offerta di lavoro. Non dimentichiamo che il lavoro, per i non vedenti, rappresenta la strada maestra per il rispetto della dignità come persone".

Raffaele Tangorra, direttore generale DG Inclusione del Ministero del Lavoro e Politiche sociali, ha ricordato come il ministero in questi anni abbia "prodotto un risultato storico, il primo programma d'azione per la promozione dei diritti delle persone con disabilità: un documento che detta l'agenda della politica e lo fa a partire dalla proposta delle persone con disabilità". "Nel giro di un paio d'anni vogliamo arrivare a delle linee guida nazionali per i progetti di vita indipendente e a un orientamento alla spesa che permetta che i diritti sociali siano garantiti uniformemente sul territorio nazionale". (ip)

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Giornale UICI del 16-06-2015

Il lavoro fa per me! Napoli - 11-12 giugno 2015

di Mario Barbuto

L'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti riunisce gli "stati generali" e rilancia il tema del lavoro

Finalmente il tema del lavoro di nuovo al centro dell'attenzione!

Il lavoro che è "luce che ritorna".

Il lavoro che cambia il senso dell'esistenza dei ciechi e di tutte le persone con disabilità.

Il lavoro che, prima ancora di essere fonte di reddito, è sempre stato ed è per noi strumento di riscatto personale.

Quel lavoro e quel Diritto al lavoro, unica, vera risorsa in grado di restituire alle persone con disabilità la propria indipendenza personale, la propria dignità di donne, di uomini, di cittadini, desiderosi di essere uguali tra gli uguali, pari tra i pari.

Noi ciechi non siamo qui a chiedere elemosine e privilegi.

Il tempo delle elemosine e della carità è tramontato da un pezzo.

Oggi è il tempo del lavoro da conquistare come Diritto umano basilare e come strumento di emancipazione civile.

Al Parlamento, al Governo, allo Stato, chiediamo interventi incentivanti a sostegno delle persone con disabilità, per favorirne in ogni modo il collocamento al lavoro.

Al mondo imprenditoriale pubblico e privato, chiediamo azioni significative, improntate al coraggio e alla responsabilità.

Il coraggio di considerare le persone con disabilità non più come un peso, come un fastidio del quale liberarsi al più presto, ma finalmente come una risorsa, come portatori di una forza morale e di una ricchezza interiore che, unite a una competenza professionale indiscussa, sono in grado di contribuire al rilancio dell'economia del nostro Paese, su basi nuove e in forme finalmente degne di una società davvero civile.

Alle organizzazioni sindacali chiediamo attenzione e sostegno perché i luoghi di lavoro siano adeguati e le condizioni lavorative confacenti. Perché innanzitutto i colleghi sappiano accogliere i lavoratori con disabilità senza pregiudizi e senza prevaricazioni.

Ai nostri fratelli delle federazioni rappresentative delle persone con disabilità chiediamo uno sforzo collettivo unitario, basato su vincoli e princìpi di reciproca solidarietà e di mutua considerazione.

Non sarà, infatti, togliendo ai pochi che si affermerà il diritto sacrosanto dei tanti.

Solo la saldatura di un grande fronte della solidarietà sociale al quale tutte le associazioni aderiscano con convinzione e in seno al quale tutti possano ritrovare dignità e rappresentatività, ci consentirà di essere interlocutori credibili e affidabili dello Stato, del Governo, del Parlamento, delle forze economiche, della società civile.

Il lavoro oggi è un'emergenza, tanto maggiore quando si parla di persone con disabilità, rispetto alle quali esso rappresenta una vera e propria questione sociale. Una questione sulla quale va tenuta viva l'attenzione generale, va sollecitata la responsabilità politica a ogni livello, per creare quei nuovi sbocchi occupazionali, per restituire la dignità e il senso del vivere a centinaia e centinaia di migliaia di persone con disabilità.

Ai presidenti nazionali di FAND e FISH lancio dunque una proposta e un appello:

troviamo e coltiviamo forme unitarie di azione comune, che sappiano vedere oltre le inutili gelosie corporative, i particolari interessi della piccola bottega, le penose prevaricazioni personalistiche.

Facciamo del tema del Diritto al Lavoro la base di un processo unitario che potrà portare solo frutti positivi.

Da quando sono presidente dell'Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti, quasi tutti i giorni mi domando per quale ragione esistono e agiscono due grandi federazioni rappresentative delle persone con disabilità.

Personalmente non sono ancora riuscito a trovare una sola ragione convincente di questa separazione.

Personalmente desidero coltivare il sogno di una sola, grande Federazione che, un giorno non lontano, possa riunire tutte le persone con disabilità e tutte le loro associazioni sotto l'unica bandiera della solidarietà sociale.

Accanto alla parola chiave

"mai più su di noi, senza di noi!",

proviamo ad aggiungerne un'altra, tutta nostra:

"mai più tra di noi senza unità!".

Mario Barbuto

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Giornale UICI del 16-06-2015

L'alternanza scuola-lavoro: una porta aperta verso il "lavoro che fa per me"

di Luciano Paschetta

Le profonde trasformazioni dei processi lavorativi derivanti dall'applicazione delle nuove tecnologie hanno reso obsoleto il centralino, ma hanno creato nuove e diverse "situazioni di lavoro" idonee all'inserimento lavorativo dei disabili visivi al di là delle professioni "tipiche" . Preferisco parlare di "inserimento in situazioni di lavoro" e non di nuove professioni, perché è proprio qui che sta la profonda differenza nell'approccio tra il nyuovo ed il vecchio "mercato del lavoro": tranne rarissime eccezioni, non si tratta più di individuare dei nuovi profili professionali verso i quali avviare numerosi disabili visivi e di organizzarne gli specifici corsi di formazione, ma piuttosto della ricerca, da realizzarsi in collaborazione con le organizzazioni dei datori di lavoro ed i sindacati, di quelle "situazioni" nelle quali, il disabile visivo, al quale siano state fornite le dovute competenze e formazione di base e sia stata resa accessibile la postazione di lavoro, potrà esprimere al meglio le proprie capacità.

Va ricordato che le ICT, che sono sempre più presenti nella gestione dei processi lavorativi, ampliano a dismisura la possibilità di "accesso" ai documenti ai disabili visivi e consentono loro una operatività "alla pari", in diverse situazioni di lavoro. Queste potrebbero diventare altrettante nuove opportunità di impiego ,( in particolare per gli ipovedenti per i quali oggi non abbiamo proposte concrete da fare in materia di occupazione), al di là delle professioni "tipiche".

E' questa la nuova prospettiva dalla quale affrontare le difficoltà occupazionali dei nostri giovani: cercare il "posto giusto" per "la persona giusta",. Una modalità questa che, se pur prevista dalla legge 68/99, è stata sottovalutata in questi anni dai ciechi italiani.

Vi è altresì un'altra causa dietro le odierne difficoltà di occupazione dei nostri ragazzi: l'inadeguatezza della scuola secondaria di secondo grado.

L'inclusione scolastica che, come noto, dopo la sentenza della Corte Costituzionale 215/87, ha accolto tutti i disabili, non ha però mai elaborato un modello inclusivo idoneo a favorirne l'inserimento socio-lavorativo.

Questo nonostante l'art. 8 della legge 104/92, che individua gli interventi necessari a realizzare l'inserimento e l'integrazione sociale delle persone con disabilità, preveda l'attuazione di "misure idonee a favorire la piena integrazione nel mondo del lavoro e, all'art. 14, la stessa legge individui modalità di integrazione come le attività di orientamento, con inizio almeno alla prima classe della media inferiore e la flessibilità dell'organizzazione didattica , quali momenti particolarmente qualificanti per il processo di inclusione. all'art.17 relativo alla formazione professionale, la legge 104 ribadisce altresì il diritto delle persone con disabilità di avvalersi dei metodi e delle strutture di apprendimento ordinari. La formazione superiore dei disabili negli anni precedenti la sentenza 215, si era concretizzata o con il loro inserimento in classi comuni senza particolare progettazione inclusiva , né con docenti di sostegno, o negli specifici corsi professionali per operatori telefonici e per massoterapisti e, per le persone con grave ritardo di apprendimento, in corsi, così detti, pre-lavorativi.

La scuola secondaria superiore che, tra l'altro, ha trai suoi obiettivi primari la formazione verso l'inclusione sociale dei giovani, nonostante l'autonomia didattica gliene abbia fornito i supporti normativi, non ha saputo sviluppare una progettazione didattica riferita ad una propria "cultura" relativa all'inclusione dei disabili, capace di guardare al di là degli angusti confini dell'aula, ma si è limitata ad assimilare modalità, atteggiamenti e comportamenti educativi caratteristici, per così dire, della scuola dell'obbligo.

Quasi mai si è cercato di organizzare il lavoro didattico in modo da creare un legame coerente e strutturato tra il curriculum del orso di studi a cui l'alunno con disabilità era iscritto , le ipotesi formative individualizzate che erano state previste per lui e, soprattutto, gli obiettivi individuali, troppo spesso, non fanno riferimento ad un concreto "progetto di vita" che ponga la finalità dell'intervento educativo oltre i confini angusti della frequenza scolastica. Il percorso formativo si svolte nell'"hortus conclusus" della scuola frequentata, al di fuori di legami con il territorio, le sue risorse culturali ed il suo sistema socio economico e produttivo. Questo "aureo isolamento" del sistema scolastico limita le necessarie esperienze che un alunno, disabile o no, dovrebbe fare per orientarsi nella scelta professionale e per prepararsi al suo futuro inserimento sociale e lavorativo. Questa carenza è particolarmente sentita dagli istituti tecnici e professionali che , alcuni progetti di riforma avevano voluto liceizzare.

A questo limite pone rimedio l'alternanza scuola-lavoro. Essaconsiste nella realizzazione di percorsi progettati, attuati, verificati e valutati, sotto la responsabilità dell'istituzione scolastica o formativa, sulla base di apposite convenzioni con le imprese, o con le rispettive associazioni di rappresentanza, o con le camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura, o con gli enti pubblici e privati, ivi inclusi quelli del terzo settore, disponibili ad accogliere gli studenti per periodi di apprendimento in situazione lavorativa, che non costituiscono rapporto individuale di lavoro art.4 D.Lgs. 15 aprile 2005, n. 77

L'alternanza scuola - lavoro è un percorso formativo che rientra a pieno titolonell'attività didattica di un corso di studi, progettato dalla scuola con il partner (museo, biblioteca, redazione giornalistica, azienda commerciale, agenzia turistica, ecc.) che accoglierà l'alunno in stage . Per tutti gli studenti essa: contribuisce a qualificare l'offerta formativa, definendone meglio gli obiettivi; esalta la flessibilità del curriculum, rispondendo ai bisogni diversi degli alunni; ha una forte valenza orientativa e rimotivante e, come tale, agisce anche come mezzo di contrasto alla dispersione scolastica.

Per i nostri ragazzi in particolare: avrebbe una forte valenza per l'acquisizione di una miglior autonomia di movimento e personale, permetterebbe loro di "mettersi in gioco" in un ambiente diverso e meno protetto della scuola ed a "verificarsi e scoprirsi capaci" di svolgere, se messi in condizione di operare in pari opportunità, le mansioni dei colleghi vedenti . Inoltre, questo inserimento in situazione di lavoro , contribuirebbe a sviluppare la cultura dell'accessibilità digitale ed ad incrementare la conoscenza e la fiducia del mondo produttivo nelle potenzialità operative dei disabili visivi.

Anche se forse molti hanno sentito parlare per la prima volta di alternanza scuola-lavoro come una delle innovazioni contenute nel DDL sulla "Buona scuola" attualmente in discussione in Parlamento, essa è stata normata dal DLGS n. 77 del 2005 ed è già presente , in via sperimentale, in diverse realtà scolastiche: dal 2014 , e fino al 2016, è attivo un programma sperimentale per lo svolgimento di periodi di formazione in azienda per gli studenti degli ultimi due anni delle scuole secondarie di II grado. Di questa sperimentazione, presso il MIUR, si occupa la Direzione Generale per l'istruzione e formazione tecnica superiore e per i rapporti con i sistemi formativi delle regioni, la stessa Direzione Generale stipula le convenzioni nazionali con gli Enti pubblici e le aziende private (comprese quelle del terzo settore), per la realizzazione degli stage.

Riteniamo che l'alternanza scuola-lavoro rappresenti una ottima opportunità per i nostri ragazzi ciechi, ipovedenti o con disabilità aggiuntive per: sperimentare il "mondo dell'impresa" , misurarsi con le situazioni di lavoro possibili verificandosi "capaci", e per scoprire nuove e gratificanti possibilità per un loro futuro impiego. Così che ciascuno possa dire: "Ho trovato il lavoro che fa per me".

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Superando.it del 11-06-2015

Più forti tutti insieme

«Credo - dichiara Mario Barbuto, presidente dell'UICI, aderente alla Federazione FAND - che sia giunto il momento di avviare un processo di unificazione tra le due principali Federazioni che si occupano della rappresentanza e della tutela delle persone con disabilità». «Accolgo l'invito ad avviare il confronto - risponde Vincenzo Falabella, presidente della Federazione FISH - perché in un momento in cui il welfare è sempre più vittima di tagli, è fondamentale iniziare un percorso di condivisione che ci veda uniti».

«Credo che sia giunto il momento di avviare un processo di unificazione tra le due principali Federazioni che si occupano della rappresentanza e della tutela delle persone con disabilità. L'unione fa la forza, e mai come in questo momento abbiamo bisogno di una voce corale, che possa essere garante per tutte le persone con disabilità. Non è più tempo di battaglie tra di noi, dobbiamo parlare con una sola voce e impegnare tutte le nostre energie per il raggiungimento dei nostri diritti: chiediamo inclusione e pari opportunità. Insieme siamo più forti. Iniziamo a confrontarci per raggiungere questo obiettivo».

È stata questa la proposta lanciata alle Associazioni delle persone con disabilità e ai rappresentanti di esse da Mario Barbuto, presidente nazionale dell'UICI, l'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, aderente alla FAND, la Federazione tra le Associazioni Nazionali delle Persone con Disabilità, durante il convegno nazionale intitolato Il lavoro fa per me!, in corso di svolgimento a Napoli e del quale abbiamo riferito ampiamente nei giorni scorsi.

Rapidamente è arrivata la risposta di Vincenzo Falabella, presidente nazionale della FISH, la Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap, presente anch'egli a Napoli: «Accolgo l'invito del presidente Barbuto ad avviare un confronto per riunire le Federazioni di Associazioni delle Persone con Disabilità», ha dichiarato Falabella, aggiungendo che «in un momento storico che vede un welfare sempre più tagliato, e interventi sempre più mirati a tagliare la spesa, è inevitabile assistere a un impoverimento sociale generalizzato ed è pertanto fondamentale iniziare un percorso di condivisione che ci veda uniti». (C.G. e S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: Chiara Giorgi (c.giorgi@i-mage.com).

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NovaraToday del 09-06-2015

Giovani non vedenti nei call center, Novara anticipa la legge

Tre le borse lavoro attivate dalla sezione novarese di Uici in collaborazione con la Provincia. Gallo: "Si tratta di un progetto pilota in Italia",

NOVARA. Tre giovani non vedenti collocati in un call center in via sperimentale. Succede a Novara mentre a livello nazionale si attende da tempo un adeguamento normativo in materia.

Ad oggi, i centralinisti ciechi sono impegnati prevalentemente negli uffici pubblici, nelle banche e nelle grandi aziende ma con l'avvento delle nuove tecnologie la professione rischia di scomparire, rimpiazzata da risponditori automatici e da impianti all'avanguardia.

E così la sezione novarese di Uici (Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti), in collaborazione con l'amministrazione provinciale e i centri per l'impiego, ha deciso di mettere le mani avanti e di aprire la strada a nuove collaborazioni. Prima fra tutte quella con le società Callnetwork e Impetum, che coinvolge tre giovani associati della provincia di Novara: Jacopo Tinti, 26enne di Granozzo; Michela Massara, 22enne di Trecate; e Flavio Gallo, 22enne di Borgoticino. I tre sono stati assunti con un tirocinio che tra qualche mese potrebbe diventare un contratto a tempo indeterminato.

"Si tratta di un progetto pilota in Italia - ha spiegato Pasquale Gallo, presidente provinciale dell'Unione Italiana Ciechi - Oggi la crisi del mercato occupazionale investe anche chi è affetto da gravi deficit visivi e così abbiamo deciso di dare una mano alla politica, anticipando una legge all'esame del Parlamento".

Grande disponibilità ed entusiasmo anche da parte degli amministratori delle due società, Andrea Scrimieri e Diego Dominici: "I neoassunti - spiegano - verificano gli ordini contattando i clienti, per farlo utilizzano un dispositivo di sintesi vocale che 'legge' le informazioni del computer, sono ciechi ma non se ne accorge nessuno, svolgono il loro lavoro con attenzione e serietà".

Michela, Jacopo e Flavio contattano centinaia di utenti in tutta Italia e tra qualche mese, terminati i tirocini, potrebbero entrare definitivamente nella squadra del call center.

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Giornale UICI del 12-06-2015

L'Unione Europea dei Ciechi ai Ministri UE: "Il nostro diritto di accedere al web non è negoziabile"

Mentre i 28 Ministri europei si apprestano a partecipare oggi 12 giugno a Bruxelles alla riunione del Consiglio Telecomunicazioni, nel corso della quale si discuterà la Relazione intermedia della Presidenza Lettone in merito alla Direttiva sull'accessibilità dei siti web degli enti pubblici l'Unione Europea dei Ciechi (EBU) chiede ai Ministri di respingere le proposte della Presidenza volte a ridurre drasticamente il campo di applicazione della suddetta proposta di Direttiva.

La relazione della Presidenza, paradossalmente, propone che solo un numero molto limitato di siti web pubblici sia accessibile ai disabili. Si suggerisce inoltre che le applicazioni (app), che sono oggi di gran lunga la modalità più comune con cui le persone accedono ai servizi e ai contenuti on-line, siano escluse dalla direttiva. Il Presidente dell'EBU, Wolfgang Angermann, dichiara: "Siamo 30 milioni di persone non vedenti e ipovedenti in Europa. Siamo anche cittadini e consumatori. Usiamo smartphone e applicazioni per accedere ai contenuti. Queste proposte sono inadeguate al raggiungimento degli obiettivi della direttiva".

Con la ratifica della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità (UNCRPD) gli Stati membri si sono impegnati a garantire alle persone con disabilità la parità di accesso alle informazioni. L'Unione europea e la maggior parte degli Stati membri hanno ratificato la Convenzione, ma le proposte che verranno discusse venerdì sono totalmente in contrasto con le disposizioni di legge vincolanti stabilite dalla Convenzione stessa, agli articoli 4, 9, 21, 29, 30 e 33.

Il Parlamento europeo, a stragrande maggioranza, ha adottato nel febbraio 2014 una serie di emendamenti migliorativi della proposta originaria. Da allora, non vi è stato alcun progresso significativo della direttiva in seno al Consiglio. "I Ministri, palesemente, non hanno dato a questo dossier la priorità che merita", sottolinea Angermann "impedendoci così di accedere alle informazioni e ai servizi online che tutti gli altri danno per scontati. Questo è inaccettabile. "

L'EBU fa appello ai Ministri affinché respingano qualsiasi proposta che limiti l'accesso delle persone non vedenti ai contenuti online. Le persone non vedenti e ipovedenti devono essere in grado di fare acquisti on-line e accedere alla stessa gamma di servizi pubblici e privati on-line ??di cui usufruiscono gli altri cittadini. L'EBU ha pubblicato una serie di raccomandazioni per il Consiglio nel maggio 2014 e sollecita i ministri a tenerne conto.

"I Ministri devono riconoscere che oggi la maggior parte delle persone accedono regolarmente ai contenuti tramite dispositivi mobili e che le app sono, anche per noi, il modo più semplice per accedere a servizi e informazioni", ribadisce Angermann, "Il nostro diritto di accedere al web non è negoziabile - i Ministri devono passare all'azione."

L'EBU sollecita tutti i 28 Ministri a opporsi alle limitazioni, a dare priorità al lavoro sulla direttiva durante la prossima Presidenza e a sostenere il diritto delle persone non vedenti alla parità di accesso alle informazioni e ai servizi online.

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Agenzia Redattore Sociale del 03-06-2015

"La disabilità non è solo questione di lavoro": EDF contro la Commissione Europea

Le politiche sulla disabilità spostate dalla Direzione generale Giustizia a quella Occupazione. Protesta l'organizzazione: "Un passo indietro". E propone la creazione di una commissione unica sotto il segretariato generale: "Dobbiamo applicare la Convenzione Onu".

ROMA. La Commissione Europea, in carica da poco più di sei mesi, ha compiuto "un passo indietro" rispetto a quella che l'aveva preceduta per quanto riguarda la considerazione delle politiche a favore delle persone con disabilità: ad affermarlo è l'European Disability Forum (Edf) che critica la scelta della Commissione Junker di spostare la responsabilità delle politiche sulla disabilità dalla Direzione generale Giustizia alla Direzione generale Occupazione. "Questo fatto - argomenta l'organizzazione che rappresenta le associazioni delle persone con disabilità - separa le unità della Commissione responsabili delle varie forme di discriminazione e trasmette il segnale che l'Unione europea considera i diritti delle persone con disabilità esclusivamente come una questione di lavoro". Nel corso dell'assemblea generale dell'Edf tenutasi nei giorni scorsi a Varsavia è stata pertanto approvata una risoluzione che chiede di modificare l'organigramma, creando una Direzione unica che si occupi di disabilità e che faccia capo al segretariato generale della Commissione. Tale organo, al quale dovrebbe essere assegnato il compito di dare piena e completa attuazione alla Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità all'interno dell'Unione Europea, dovrebbe muoversi in sintonia con gli uffici che in ogni Direzione Generale si occupino di disabilità.

L'assemblea generale annuale di Varsavia ha riunito i rappresentanti del movimento dei disabili da tutta Europa insieme ai rappresentanti delle istituzioni europee. Il presidente Yannis Vardakastanis ha proposto di organizzare e condurre delle campagne nazionali di comunicazione all'interno dell'Ue, per accompagnare anche il lavoro di implementazione e applicazione la convenzione delle Nazioni Unite. Il riferimento temporale è il 2017, anno del ventennale dalla nascita di Edf e del decennale della firma della Convenzione delle Nazioni Unite. "Dobbiamo cambiare il nostro modo di pensare e di agire per fare in modo che la Convenzione Onu sia applicata", ha sottolineato.

Attualmente, peraltro, è aperta la procedura di esame del rapporto che l'Unione europea ha inviato al Comitato delle Nazioni Unite incaricato di valutare i passi avanti compiuti rispetto all'attuazione della Convenzione Onu: quest'ultimo ha infatti evidenziato all'Ue un "elenco di problemi" rispetto ai quali si aspetta ora la controreplica dell'Ue.

Nel corso dell'assemblea generale di Edf è stata anche adottata all'unanimità un'altra risoluzione che invita la Commissione europea, il Consiglio dell'Unione europea, e tutti i governi di tutta l'Unione europea a ratificare senza ulteriori indugi il Trattato di Marrakech per migliorare l'accesso alle informazioni per le persone non vedenti o ipovedenti.

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Agenzia Redattore Sociale del 10-06-2015

Convenzione Onu sulla disabilità, "l'UE si impegna per la piena attuazione"

Dichiarazione della rappresentante della Commissione Ue alla VIII Conferenza degli stati parte: Finlandia, Irlanda e Olanda "procedano al più presto alla ratifica". Partirà nel 2016 un progetto pilota per l'attuazione della Convenzione nei paesi a basso e medio reddito.

ROMA. "Integrare i diritti delle persone con disabilità nel programma per lo sviluppo post 2015": è questo il tema a cui è dedicata l'VIII sessione della Conferenza degli Stati parte della Convenzione sui diritti delle persone con disabilità, che si è aperta ieri mattina a New York e si concluderà domani sera. Denso il programma degli incontri, tra focus tematici e tavole rotonde. Ad oggi, sono 154 gli Stati parte, che hanno cioè ratificato la Convenzione, 29 i firmatari e 15 quelli che ancora non hanno aderito: tra questi ultimi, molti Stati africani, come Eritrea, Repubblica democratica del Congo, Sud Sudan, ma anche il Liechtenstein. Ultima ratifica, in ordine di tempo, quella della Turchia, nel marzo scorso.

I lavori sono in pieno svolgimento e si attende la pubblicazione di documenti e dichiarazioni conclusive: intanto, alcuni stati partecipanti hanno portato e presentato la propria "Dichiarazione". Tra questi, a nome dell'Unione Europea, Inmaculada Placencia Porrero, responsabile dell'Unità per i diritti delle persone con disabilità alla Commissione europea. "Questo è un anno chiave per l'attuazione della Convenzione nell'Unione europea - ha detto - In linea con l'articolo 36 della Convenzione, il Comitato sui diritti delle persone con disabilità esaminerà il rapporto Ue nel mese di agosto e i preparativi per questo confronto sono ben avviati, attraverso la risposta scritta alla lista dei problemi individuati". Il rapporto è stato inviato alle Nazioni Unite nei giorni scorsi e contiene " esempi di importanti iniziative che contribuiscono all'attuazione della Convenzione nell'Unione europea - ha riferito Porrero - come il carattere obbligatorio di accessibilità nella legislazione sugli appalti pubblici.

Ma si riferisce anche a sfide ancora aperte, come quelle relative alla raccolta dei dati o la legislazione sulla capacità giuridica". E di queste sfide si è recentemente e positivamente discusso in occasione del Forum di lavoro annuale sull'attuazione della Convenzione in Europa. "Sia l'Unione europea che i suoi Stati membri stanno lavorando per l'attuazione della Convenzione. E i tre Stati membri che devono ancora ratificare la Convenzione (Finlandia, Netherland e Irlanda, ndr) sono tenuti a mettere a punto i loro processi di ratifica al più presto".

Per quanto riguarda il 2015, "anno europeo per lo sviluppo", l'Unione "continua ad aumentare l'attenzione per le persone con disabilità nelle sue politiche e nei programmi di cooperazione allo sviluppo, e continuerà a farlo nel quadro di sviluppo post-2015 - ha detto ancora Porrero - Accogliamo con favore i progressi realizzati facendo esplicito riferimento alla disabilità nei principali obiettivi e riconoscendo la necessità di raccogliere dati disaggregati sulla disabilità. In relazione a ciò, un progetto pilota è in preparazione nell'ambito della cooperazione allo sviluppo dell'Ue, per sostenere gli sforzi di un certo numero di paesi a basso e medio reddito nell'attuazione della Convenzione, attraverso lo sviluppo delle capacità delle istituzioni di governo e delle organizzazioni dei disabili. Inoltre - ha detto ancora Porrero - si sta discutendo della possibilità che questo progetto contribuisca a monitorare l'attuazione della Convenzione Onu della realizzazione degli obiettivi di sviluppo sostenibile. Questo progetto - ha concluso - è un esempio dell'impegno dell'Ue nell'attuazione della Convenzione e della volontà di adempiere agli obblighi comunitari condividendo le proprie conoscenze e risorse a tal fine".

Copyright Redattore Sociale

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Superando.it del 10-06-2015

Migranti e disabilità, tra "bufale" e pregiudizi

di Carlo Giacobini

«È una vera e propria corbelleria - scrive Carlo Giacobini - sostenere che i migranti (clandestini) arrivino in Italia a bordo di un barcone, si spaccino per invalidi, ottengano la pensione di invalidità e l'indennità di accompagnamento e se ne tornino bel belli in Patria, sottraendo migliaia di milioni ai "poveri invalidi italiani" e all'erario. E invece in Italia le provvidenze economiche per invalidità civile non sono riconosciute a chi è in attesa di permesso di soggiorno, neanche se per motivi umanitari».

La superficialità e il pregiudizio attecchiscono e si diffondono oltre le estrazioni sociali, oltre le provenienze regionali, oltre le storie personali. Si annidano nei gangli di troppi cervelli poco o per nulla critici. E ad ammorbare lo scenario giocano il loro ruolo arrogante e incontrollato i social network nei quali ognuno può contribuire a diffondere le "bufale" anche più dannose. E non se sono immuni, purtroppo, nemmeno coloro che dovrebbero ben conoscere i devastanti effetti del pregiudizio palese o subdolo.

Quando si tratta di migranti, poi, si vellicano i sentimenti peggiori, paure ataviche, convinzioni incancrenite, pulsioni malrepresse. E allora si contribuisce a propalare affermazioni infondate, passandole per fatti reali e comprovati. Senza appello né verifica.

Una di queste corbellerie è che i migranti (clandestini) arrivino in Italia a bordo di un barcone, si spaccino per invalidi, ottengano la pensione di invalidità e l'indennità di accompagnamento e se ne tornino bel belli in Patria, sottraendo migliaia di milioni ai "poveri invalidi italiani" e all'erario. E invece in Italia le provvidenze economiche per invalidità civile non sono riconosciute a chi è in attesa di permesso di soggiorno, neanche se per motivi umanitari. Quindi: tranquilli, non scendono a Lampedusa e subitaneamente arraffano la pensione!

Per ottenere infatti la pensione e l'indennità di accompagnamento, è necessario essere accertati come invalidi civili (tanto quanto gli italiani) ed essere già titolari di permesso di soggiorno.

Ci sono volute numerose Sentenze della Corte Costituzionale per cancellare (ancora non del tutto) quella che era stata una vera e propria "porcata" prevista dalla Legge Bossi-Fini [Legge 189/02, N.d.R.] e cioè l'obbligo della titolarità del permesso di lunga durata CE per ottenere il necessario supporto assistenziale, status che moltissimi migranti non arrivano mai ad ottenere (per i "feticisti dei numeri": Sentenze 306/08, 11/09, 187/10, 329/11, 40/13 e 22/15).

Gli stranieri titolari di permesso di soggiorno sono sottoposti a controlli incrociati circa la loro effettiva presenza in Italia. L'obbligo di firmare e depositare l'impronta annualmente vale anche per loro. Se non si presentano, l'INPS li depenna dai beneficiari. State sereni!

Ma poi di che cifre stiamo parlando? I dati (pubblici) si trovano nel III e nel IV Rapporto Annuale Gli immigrati nel mercato del lavoro in Italia del Ministero del Lavoro.

All'inizio del 2013 le provvidenze assistenziali riconosciute agli stranieri (extracomunitari) erano 38.021, il che significa solo l'1,05% del totale delle pensioni assistenziali (pensione sociale, pensione di invalidità civile, indennità di accompagnamento).

Anche la distribuzione territoriale è inversa rispetto a quella degli invalidi italiani: il picco più basso è al Sud, quello più elevato in Emilia, in Trentino Alto Adige e in Valle d'Aosta. Ultime per numero di provvidenze agli invalidi stranieri la Campania e la Sardegna.

Il dato eclatante riguarda poi le indennità di accompagnamento. In Italia, all'inizio del 2013, esse venivano concesse a 1.923.896 persone, con una spesa di poco superiore ai 13 miliardi di euro. L'INPS ci informa che di questi gli stranieri extracomunitari erano 6.764, per una spesa (ridicola!) di 40 milioni di euro. Rasserenatevi: fra i titolari di indennità di accompagnamento solo lo 0,3% sono stranieri extracomunitari.

Per completezza, le pensioni per invalidità sono invece 12.493 (su un totale di 857.725) per un ammontare di - addirittura! - 45 milioni di euro (su circa 3 miliardi di spesa).

Questa è la cruda realtà. Spiace per chi - anche fra le persone con disabilità e i loro familiari - gonfia le vene di sdegno contro i bersagli sbagliati.

Carlo Giacobini,

Direttore editoriale di «Superando.it».

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Il Tirreno del 17-06-2015

Nessuna truffa allo Stato assolta centralinista cieca

Stessa sentenza per l'oculista che aveva redatto il certificato medico. Per il giudice la donna non ha aggravato la sua patologia per avere l'indennità-

«Giustizia è stata fatta ma niente e nessuno potrà restituire a me e alla mia famiglia il male che ci è stato procurato». È il commento di Lorella Barbuti alla lettura della sentenza di assoluzione. «In tribunale sono stata accusata di aver combattuto la mia disabilità cercando di condurre una vita normale e felice. Ringrazio l'Uic. Ma più di tutti ringrazio la mia famiglia, che in questi anni ha subito la cattiveria ed stata abbandonata da molte persone che credevamo amiche. Mio figlio maggiore, che faceva politica, ha dovuto rivedere il percorso di tutta una vita e ricostruirsi da zero un futuro senza l'aiuto di nessuno. Voglio smascherare le persone che hanno innescato questo processo e vorrei realizzare un sogno: contribuire alla nascita di una scuola di danza per i non vedenti».

PISA. Assoluzione piena per la centralinista della Valdarno Srl accusata di truffa aggravata ai danni dello Stato e per l'oculista che le aveva firmato un certificato di cecità assoluta. Nel primo pomeriggio di ieri il giudice Raffaella Poggi ha assolto Lorella Barbuti, 56 anni, di San Giuliano Terme, e l'oculista Angelo Parpinelli, 65 anni, lucchese ma con studio professionale a Viareggio. Assistito dagli avvocati Roberto Sacchi e Massimo Giannoni, il professionista doveva rispondere di falsità ideologica. Anche il pm, Giovanni Porpora ne aveva chiesto l'assoluzione. Per l'altra imputata, invece, la requisitoria si era conclusa con una richiesta di condanna a 3 anni. Probabile il ricorso in appello una volta lette le motivazioni della sentenza. Handicap visivo. Loretta Barbuti, assistita dall'avvocato Marco Guercio, non era una falsa cieca. Le accuse a suo carico erano quelle di aver aggravato una patologia visiva acclarata per poter usufruire dell'indennità di accompagnamento. La centralinista, affetta da retinite pigmentosa degenerativa, fin da bambina ha seri problemi di vista. Ma, nell'ipotesi della Procura avrebbe prodotto un falso certificato per attestare un aggravamento del suo già precario stato di salute visivo. Il conto delle presunte indebite percezioni venne calcolato dalla Guardia di finanza dal 2003 fino al maggio 2013: 66.000 euro circa. Ogni accusa è caduta con il verdetto pronunciato ieri pomeriggio. Nessuna truffa ha stabilito il Tribunale. Quell'indennità era legittima e magari andrà ripristinata, con il pagamento degli arretrati. Il video. Nel corso delle indagini, oltre a una perizia medica, il sostituto procuratore si era avvalso anche di riprese video girate dai finanzieri. Le immagini ritraevano la donna mentre leggeva un giornale, andava da sola al bar camminando su tacchi alti, saliva le scale, ballava su un palco e si muoveva nel negozio di abbigliamento del marito nella scelta dei capi. La difesa. La centralinista ha sempre sostenuto che quelle immagini erano fuorvianti e potevano trarre in inganno uno spettatore poco accorto. Su quel video Lorella Barbuti nel corso di una conferenza stampa spiegò come riusciva a muoversi con apparente disinvoltura. Per la lettura del giornale, disse, si aiutava con un ausilio per ingrandire le lettere. L'iPad veniva usato con la sintesi vocale. «Riesco ad andare al bar da sola perché ormai conto i passi e gli scalini - chiarì la centralinista -. Negli ambienti che conosco bene non ho bisogno di aiuti particolari. Il ballo poi mi è sempre piaciuto e ho avuto un'insegnante bravissima». Barbuti ricordò che la commissione medica Asl nel 2003, quella del ministero del Tesoro e nel 2011 anche l'Inps in fase di revisione delle pensioni di invalidità «avevano certificato la cecità assoluta».

di Pietro Barghigiani

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Il Corriere della Sera del 04-06-2015

"Il no del parco a mia figlia che non vede"

FOSDINOVO (MS). La madre accusa: «Mia figlia è stata discriminata perché non vedente». Il Parco Avventura ribatte: «Non è vero, abbiamo rispettato le norme di sicurezza». A Frida, dieci anni, non vedente, nella mattina del 2 giugno è stato impedito di entrare nel Parco Avventura di Fosdinovo (Ms) in Lunigiana dove si era con la madre, la cantante Petra Magoni voce del duo Musica Nuda e il fratello più grande Leone (il padre è il noto pianista Stefano Bollani). Arrivati al cancello la bambina si è vista negare l'ingresso perché «il regolamento non lo permette spiega Maria Cristina Bernazzani, uno dei due proprietari per accedere occorre essere in grado di compiere il percorso, tra funi, ponti tibetani e passaggi in imbracatura, in autonomia». Ed essendo cieca dalla nascita, la piccola non rientrava, secondo la direzione del parco, in quest'ambito. A far esplodere il caso ci ha pensato Petra Magoni dalla sua pagina Facebook, ricevendo molta solidarietà attraverso i social network e sollevando un polverone anche se, spiega la cantante, non intende «proseguire oltre nella protesta». Si tratta di un «caso tipico» spiega il presidente regionale dell'Unione Italiana Ciechi Antonio Quatraro «che capita di media una volta al mese». «Abbiamo ciechi che fanno paracadutismo, sci e canoa, che scolpiscono, uno ha anche dipinto la cupola del Brunelleschi in base a una descrizione. Ma ancora scherza non ne abbiamo trovato uno capace di aprire gli occhi a chi non vuol vedere». Quatraro è cauto nel definire questo un caso di «discriminazione» e preferisce usare il termine «incapacità di rapportarsi con chi è diverso, da tempo denunciamo il fatto che chi lavora con il pubblico dovrebbe essere adeguatamente formato per queste eventualità». La Magoni ha fatto presente al direttore del parco che la bambina aveva già provato esperienze simili in un'altra struttura della stessa natura in Garfagnana, che Frida aveva «fatto corsi di arrampicata del Cai, quelli di sci per non vedenti e che quindi sarebbe stata in grado di eseguire il percorso a 50 centimetri di altezza da terra». Ma loro sono stati irremovibili: «Anche se la madre si assume la responsabilità, in caso di incidente saremmo considerati responsabili noi. In dieci anni non si è mai fatto male nessuno proprio perché rispettiamo scrupolosamente le regole». Non accettano l'etichetta di «insensibili»: «Ci è già successo quando abbiamo stabilito il divieto d'accesso per i cani, ci siamo trovati contro tutti gli animalisti. Ci dispiace diventare impopolari ma dobbiamo seguire le norme europee che anche se non fanno specifico riferimento ai portatori di handicap sono chiare».

di Edoardo Semmola

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La Stampa del 14-06-2015

"Io non vedente lasciato ad aspettare quel bus mai arrivato"

ASTI. Chissà se quel pullman è poi arrivato. Di certo Adriano Capitolo lo ha atteso inutilmente per quasi un'ora. Disavventura che il consigliere regionale Uici - l'Unione italiana ciechi e ipovedenti - con delega alla mobilità autonoma, ha voluto rendere pubblica. Capitolo, che risiede nel Villanovese, dopo una riunione all'Uici ha raggiunto la stazione ferroviaria per prendere il treno delle 19,05. «A bordo, ho sentito che si annunciava la corsa sostitutiva» spiega. Raggiungere il Movicentro di piazza Medaglie d'Oro per un non vedente non è una passeggiata : solo poche centinaia di metri ma sprovviste di «percorso tattile». Capitolo ha quindi chiesto aiuto ad una persona: ma al momento di salire sul bus, un addetto di Rfi ha annunciato che i posti a sedere erano esauriti. «La persona che mi ha gentilmente accompagnato era un macchinista che doveva prendere servizio ed è riuscito invece a salire - afferma Capitolo - io sono stato invece abbandonato in strada, anche se con altri passeggeri, con la promessa che in una decina di minuti sarebbe arrivato un secondo pullman». Trascorsi invece tre quarti d'ora di inutile attesa, gli altri pendolari hanno deciso di tornare sui binari per prendere il treno delle 20,05. Capitolo ha così dovuto nuovamente chiedere aiuto per tornare in stazione «Che cosa sarebbe accaduto se tutto si fosse verificata alle 20,05 con l'ultimo treno utile? Avrei dovuto dormire in stazione?». Morale: quello che può sembrare un normale disservizio, per un non vedente si trasforma in un problema enorme. «Non chiedo provvedimenti disciplinari. L'addetto non ha agito per "cattiveria". Tuttavia, purtroppo se non si vivono quotidianamente certe situazione è difficile agire correttamente. Per questo invito quella persona ad una delle nostre "cene al buio": le cose vanno sempre assaggiate». [R. GON.]

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La Repubblica del 30-06-2015

Rischio chiusura per il Martuscelli centro didattico per non vedenti

NAPOLI. Funziona dal 1873, dipende dal ministero della Pubblica Istruzione e ospita ragazzi non vedenti e ipovedenti di tutta Italia. È l'istituto Domenico Martuscelli, che porta il nome del suo fondatore e che oggi sta vivendo l'ennesima crisi. Una crisi che gli fa rischiare la chiusura e, quindi, il fondamentale sostegno a un'ampia fascia di disabili che comprende deficit come sordità, competenze motorie e relazionali.

Domenico Vitucci, consigliere Unione italiana ciechi, rivela che al momento tra convitto e semiconvitto sono 17 gli studenti di scuole elementari, medie, superiori e universitari che frequentano l'istituto. Pochi? «Ce n'erano centinaia, poi con l'integrazione scolastica che prevedeva l'inserimento dei non vedenti nelle classi comuni, sono fortunatamente diminuiti. Ma la riduzione di studenti andrebbe bene se negli altri istituti ci fosse, come prevede la legge, un numero adeguato di insegnanti polivalenti di sostegno. Purtroppo mancano, e la loro presenza, nel caso dei non vedenti, è indispensabile sia per l'avvio alla lettura braille, sia per l'adeguamento degli strumenti informatici alla sintesi vocale ». Da una parte l'integrazione che funziona solo sulla carta, dall'altra la crisi, incombe così la minaccia di bambini ipo o non vedenti che rimarrebbero esclusi dall'inserimento nella vita scolastica e sociale. E ancora più oscuro diventerebbe il futuro dei bambini pluriminorati. Ed eccoci all'oggi, con la recente ispezione del Miur che, dopo avere analizzato documenti e situazione contabile, ha azzerato il Consiglio di amministrazione e nominato Emanuele Sanfilippo a commissario straordinario per risanare il bilancio. «Tutto è nelle mani del commissario- osserva l'avvocato Gianluca Fava - la sezione di Napoli dell'Unione è pronta ad affiancarlo insieme al Miur e alla direzione scolastica regionale per individuare le strategie che rilancino le attività e i servizi che la struttura può offrire ai disabili visivi». L'integrazione nelle scuole comuni per i non vedenti e gli ipovedenti, afferma il presidente di sezione Mario Mirabile, non cancella l'estrema utilità di strutture educative come il Martuscelli che, adeguatamente riconvertito, può diventare un'eccellenza per il supporto alle scuole frequentate anche da disabili visivi, un centro diurno di riabilitazione per i portatori anche di altre minorazioni. Di certo, nella gestione dell'Istituto sono stati commessi errori, ma - continua Mirabile - adesso è il momento risolvere i problemi. A partire dal pagamento degli arretrati ai dipendenti che, senza stipendio, hanno assicurato indispensabili servizi agli utenti, e fino a un piano che onori i debiti». LuigiGallo, deputato del Movimento 5 stelle: «Aspettiamo che per una volta il governo. oltre ad averci esaudito con la nomina del commissario, soddisfi anche la volontà die cittadini, potenziando le attività dell'Istituto».

di Giuseppe Del Bello

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Giornale UICI del 22-06-2015

Bologna - Docenti di sostegno di ruolo e più preparati per il futuro dell'inclusione

di Luciano Paschetta

Tenutosi a Bologna giovedì 18, al Dipartimento di Scienze dell'educazione il convegno "Disabilità e formazione degli insegnanti specializzati: lo stato dell'arte e gli scenari possibili", si è concluso nel pomeriggio, con una tavola rotonda sulla PDL presentata da FAND e FISH che propone, alla luce dell'esperienza di questi anni, alcune innovazioni nel processo di inclusione ed il cui contenuto dovrebbe essere ripreso in uno dei decreti delegati previsti dalla legge sulla Buona scuola. "Dopo 40 anni dall'inizio di questo processo di inclusione è il momento di tracciare una riga e chiederci cosa vogliamo per il futuro, senza farci intrappolare dal presente - ha detto il nostro presidente Mario Barbuto, presente alla tavola rotonda, in rappresentanza di Fish e Fand. Le disabilità non vanno livellate ma trattate caso per caso, per questo servono percorsi più attenti alla specificità delle persone". Sostenendo la linea delle due federazioni secondo le quali alla figura di sostegno va assegnata una specifica classe di concorso e richieste maggiori competenze specifiche. "Se il mio insegnante di sostegno non conosce il braille, mi renderà analfabeta" ha puntualizzato Barbuto.

Il convegno, nel suo insieme, è stato ricco di riflessioni interessanti, anche se le tensioni attualmente presenti tra i docenti hanno più volte spostato il focus degli interventi della sala sulla contestazione alla DDL sulla Buona scuola.

Personalmente avrei voluto sapere dai docenti se oltre a dire di no a qualsiasi riforma e ha chiedere, come sempre, l'aumento delle ore di sostegno avessero e quali fossero le loro proposte utili a migliorare il loro servizio a sostegno degli alunni disabili.

La sensazione complessiva che ho ricavato dal dibattito è che, tutti siamo d'accordo che il modello di inclusione, valido come principio, così come si è venuto realizzando, al di là di "isole felici" mediamente ha però dato modesti risultati sul piano della reale inclusione scolastica e sociale dei disabili. I vari interventi hanno inoltre confermato che:

l'impegno economico richiesto dall'attuale organizzazione per il sostegno è difficilmente sostenibile nel tempo; l'aumento delle ore di sostegno non è direttamente proporzionale al miglioramento del processo di inclusione; l'efficacia del modello aumenta con l'aumentare delle competenze generali e specifiche dei docenti curriculari e di sostegno; il contesto spesso non è inclusivo (a mio parere lo è meno di 40 anni fa quando abbiamo avviato i primi inserimenti).

Occorre partire dall'esame della "verità effettuale" dei risultati di quarant'anni del processo di inclusione, non vastano le eccezioni come quella, estremamente positiva, presentata nel suo intervento dal prof. Bagni presidente del CIDI, (quanti sono i docenti di scuola superiore che agiscono come lui?). Fossimo stati all'avvio della sperimentazione dell'inclusione scolastica il suo avrebbe potuto essere un esempio importante di buona prassi, oggi, dopo oltre 40 anni dai primi inserimenti, è stata solo la conferma della bontà del principio di inclusione e la dimostrazione della possibilità della sua concreta realizzazione ma nel contempo esso rappresenta la conferma del fallimento di un sistema che ha inserito i ragazzi con disabilità nella scuola di tutti, ma poi non è stato capace a elaborare un modello (pur possibile) perché essi potessero essere "inclusi".

La proposta di legge FAND-FISH, prefigura la costituzione del ruolo di sostegno specializzato, facendo uscire questa figura dall'"ambiguità" e dalla "precarietà" del ruolo (i docenti di sostegno non fanno parte dell'organico della scuola in cui operano, ma di un organico provinciale) e della funzione (docenti esperti della didattica disciplinare o docenti di supporto al docente della disciplina per l'attuazione di una didattica inclusiva?).

Da questa precarietà ed ambiguità, nascono: la considerazione dei docenti di sostegno come insegnanti di serie B e la scelta del sostegno quasi mai come scelta definitiva, ma come scelta di ripiego in attesa di un ruolo ed una funzione meglio definiti. Forse la nostra proposta non risolverà tutti i problemi: il futuro ce lo dirà, ma una cosa è certa l'attuale situazione non li ha risolti in quarant'anni ed allora "errare humanum est, perseverare...".

Per questo, riteniamo utile l'avvio di un tavolo tecnico paritetico per un sereno confronto tra i pedagogisti che agiscono "a monte" del processo di inclusione, i DS che hanno la responsabilità della sua attuazione e ne sono i garanti dei risultati, i docenti che agiscono nel processo e le nostre federazioni che del processo sono "a valle" e ne "verificano" quotidianamente i risultati, sulle persone con disabilità.

In ogni caso, ringrazio gli organizzatori del convegno per l'occasione di confronto fornita, solo con il confronto diretto si possono comprendere le ragioni dell'altro.

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Agenzia Redattore Sociale del 04-06-2015

Disabilità a scuola: insegnante di sostegno non "blindato", ma "mediatore didattico"

Salvatore Nocera (Fish) replica a Dario Ianes (edizione Erickson): "Miglior antidoto contro la delega è il rafforzamento delle competenze per l'inclusione di tutti i docenti. Ma la specializzazione, dopo tre anni, è necessaria". No all'idea di "cattedre miste " e "gruppi di consulenti itineranti": i tempi non sono maturi.

ROMA. Ianes critica, Nocera difende: è botta e risposta sulla riforma del sostegno scolastico. E il dibattito non accenna a spegnersi. Ieri, Redattore sociale ha raccolto le perplessità del responsabile delle edizioni Erickson in merito alla nuova figura dell'insegnante di sostegno "super specializzato e blindato nel suo ruolo" prospettato dalla Buona Scuola, su indicazione di Fish e Fand. Oggi, Salvatore Nocera, uno dei promotori di quella proposta di riforma firmata Fish che ha ispirato il governo, torna a difenderne l'impianto, rispondendo all'attacco, "non nuovo, ma molto efficace", del professor Ianes. Il quale, "dopo aver riassunto le norme della proposta di legge Fish-Fand concernenti il curricolo formativo dei futuri docenti specializzati, sostiene che tale separazione facilita la delega dei docenti curricolari a quelli per il sostegno - spiega Nocera - E qui non ci siamo. Infatti - continua - la proposta prevede una serie di misure che tendono a rafforzare sia le competenze degli insegnanti curricolari che di quelli specializzati per il sostegno. Non bisogna dimenticare che nell'articolato della proposta di legge - cosa che sembra già essere stata recepita nel disegno di legge sulla Buona scuola - sono previsti corsi di formazione obbligatoria in servizio, ad inizio d'anno, di almeno 25 ore, sulle disabilità o altri bisogni educativi specifici per tutti gli insegnanti. È questo, a nostro avviso, il miglior antidoto contro il processo di delega". Le competenze sulla disabilità, insomma, non riguarderebbero solo gli insegnanti di sostegno, ma tutti i docenti curricolari.

E' vero però che "una volta rafforzate le competenze dei docenti curricolari, si propone un percorso specifico potenziato rivolto ai futuri docenti specializzati per il sostegno didattico. Nello specifico, si prevede un percorso unico o parallelo, di durata triennale, nei corsi di laurea in scienze della formazione primaria. Al terzo anno, gli studenti potranno scegliere se specializzarsi nel sostegno o proseguire nel percorso ordinario". E' a questo punto, insomma, cioè in una fase ormai avanzata del percorso formativo, che i "piani di studio" dei docenti di sostegno si differenzieranno dagli altri, approfondendo "una serie di aspetti che non è possibile affrontare in un corso di base generalista. Riscontriamo infatti l'inadeguatezza dell'attuale preparazione quando i docenti per il sostegno si trovano a fronteggiare alcune disabilità gravi e/o specifiche": e il riferimento è soprattutto alle disabilità sensoriali e all'autismo, "per cui occorrono preparazioni adeguate che non possono essere approfondite in un solo anno di corso insieme a tante altre". In pratica, ai primi tre anni comuni di studi universitari di pedagogia, didattica, lingue e singole discipline, seguiranno due anni di specializzazione per "saper rispondere ai bisogni educativi speciali derivanti da diverse situazioni di disabilità". Concluderà il percorso "l'anno di tirocinio formativo attivo da svolgere in contesti inclusivi". In questo modo, alla fine di questo percorso, gli insegnanti di sostegno assumeranno non un ruolo "blindato", ma piuttosto una funzione di "mediatori didattici per l'inclusione", in dialogo con tutto il corpo insegnante.

Per quanto riguarda la proposta di Ianes di formare "gruppi di consulenza itineranti" pare a Nocera "poco realistica, stante l'attuale assoluta impreparazione dei docenti curricolari sulle didattiche inclusive, dal momento che tali gruppi potrebbero incontrare le singole classi solo per un paio d'ore alla settimana, con costi discreti di spostamento e con possibili resistenze psicologiche da parte dei colleghi curricolari". E non piace neanche l'idea della "cattedra mista, mezza curriculare e mezza per il sostegno", che sarebbe in contrasto con il principio della continuità didattica, "resa difficoltosa o impossibile se gli alunni con disabilità avranno ciascuno più di un docente per il sostegno e per talune discipline curricolari. A questo punto - conclude Nocera - vorrei sperare che anche il professor Ianes - preso atto di quanto ho cercato di chiarire - ci aiuti a fugare leggende metropolitane come quella secondo la quale la nostra proposta di legge creerebbe un futuro docente specializzato più in aree sanitarie o assistenziali che in quelle della didattica". (cl)

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Superando.it del 19-06-2015

Futuri infermieri a contatto con la disabilità visiva

È stata certamente una proposta interessante, la giornata informativa rivolta agli studenti di Scienze Infermieristiche dall'UICI di Torino (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti), nata dal desiderio di far conoscere alcune esigenze specifiche che le persone cieche e ipovedenti possono avere quando si trovano in un ospedale. Più in generale, poi, l'obiettivo era quello di "aprire una finestra" su un mondo che spesso, anche in àmbito sanitario, non è adeguatamente conosciuto.

TORINO. Si è rivolta a quarantadue studenti iscritti al secondo anno del Corso di Laurea in Scienze Infermieristiche dell'Università di Torino, la giornata informativa promossa dall'UICI del capoluogo piemontese (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti), in particolare attraverso l'IRIFOR (Istituto per la Ricerca, la Formazione e la Riabilitazione) e grazie alla disponibilità dell'Università di Torino.

Si è trattato di una proposta certamente inedita, nata dal desiderio di far conoscere alcune esigenze specifiche che le persone cieche e ipovedenti possono avere quando si trovano in un ospedale. Più in generale, però, l'obiettivo era quello di "aprire una finestra" su un mondo che spesso, anche in àmbito sanitario, non è adeguatamente conosciuto.

L'iniziativa ha previsto sia spiegazioni frontali che esercitazioni pratiche, a partire dalla testimonianza diretta di tre persone cieche, che hanno illustrato alcune caratteristiche della disabilità visiva, raccontando sostanzialmente la loro vita quotidiana e le loro esperienze lavorative.

Una notevole attenzione è stata dedicata agli aspetti psicologici e riabilitativi, nonché alle tante possibilità offerte dalla tecnologia e in particolare dagli strumenti di ultima generazione come gli smartphone e i tablet.

Successivamente agli studenti è stato chiesto di cimentarsi con alcune simulazioni e di mettersi, di volta in volta, tanto nei panni dell'infermiere quanto in quelli della persona con disabilità visivo. E ci si è soffermati anche sulle tecniche di accompagnamento, poiché accade naturalmente che la persona con disabilità debba spostarsi all'interno dei reparti.

«L'idea - spiega Silvia Lova, coordinatrice educativa dell'IRIFOR di Torino - non è stata tanto quella di fornire un vademecum di regole, quanto piuttosto di stimolare la riflessione su una realtà molto articolata. Tante sono infatti le sfaccettature della disabilità visiva: il caso di una patologia congenita, ad esempio, è ben diverso da quello di un trauma successivo a un incidente o a un intervento chirurgico». Alcuni consigli però sono sempre validi, come sottolinea ancora Lova: «Rivolgersi direttamente all'interessato (piuttosto che a chi lo accompagna); annunciare la propria presenza e spiegare quali procedure o manovre si stanno per intraprendere; preferire il linguaggio verbale a quello gestuale (ad esempio quando si chiede al paziente di assumere una determinata postura); fornire sempre con chiarezza le indicazioni relative a cure o farmaci da assumere; se necessario, aiutare la persona con disabilità negli spostamenti; stimolare, insieme ai medici, la partecipazione a percorsi di riabilitazione sul territorio, qualora le condizioni di autonomia lo richiedano».

I responsabili dell'UICI di Torino, del resto, sono sempre disponibili a condividere un'esperienza maturata nei decenni grazie anche alla gestione dei CRV (Centri di Riabilitazione Visiva), sia nel capoluogo che a Ivrea. Queste strutture, infatti, non si occupano direttamente di interventi sanitari, ma sono validi punti di riferimento, a tutti i livelli, per la riabilitazione e l'integrazione delle persone con disabilità visiva.

Va in ogni caso segnalato con soddisfazione che l'iniziativa è stata accolta con interesse dagli studenti e che essa verrà riproposta nei prossimi anni, così come stabilito dal progetto dell'UICI denominato Conoscere il buio - Tecnologia, tatto e sensazioni. (L.M. e S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: Ufficio Stampa UICI di Torino (Lorenzo Montanaro), ufficio.stampa@uictorino.it.

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La Repubblica del 19-06-2015

Ben 800mila italiani non sanno di essere affetti da glaucoma

VERONA. Si tiene a Verona fino al 20 giugno il primo Congresso congiunto nazionale sul glaucoma. Per la prima volta le due società scientifiche, l'Aisg (Associazione italiana studio del glaucoma), il cui presidente è Federico Grignolo, e la Sigla (Società italiana glaucoma), il cui presidente è Lucio Zeppa, si ritroveranno per fare il punto sulla conoscenza e il trattamento di questa malattia.

Il glaucoma è una delle tre principali cause di cecità nel mondo occidentale. È provocata generalmente da un aumento della pressione intraoculare, che porta gradatamente negli anni alla perdita della vista in modo irreparabile, danneggiando il nervo ottico e riducendo progressivamente il campo visivo.

Il 3% della popolazione generale al disopra dei 40 anni di età è affetta da glaucoma. La forma più diffusa di glaucoma, il cosiddetto glaucoma primario ad angolo aperto, colpisce il 1.5-2% della popolazione e non dà alcun sintomo, e per questo viene suggestivamente definita come «il ladro silenzioso della vista».

«Uno studio epidemiologico condotto in Italia alla fine degli anni Novanta - spiega Giorgio Marchini, direttore della Clinica oculistica dell'Università di Verona e organizzatore di questo congresso - rivela che il 73% delle persone risultate colpite da questa malattia non sapeva di esserne affetta. Il glaucoma rappresenta quindi una malattia con una rilevante importanza sociale, in cui la prevenzione gioca un ruolo fondamentale. L'educazione della gente alla necessità di sottoporsi dopo i 40 anni ad una visita oculistica periodica (ogni anno o al massimo ogni due anni), che comprenda la misurazione della pressione intraoculare e un esame del nervo ottico, consentirebbe di individuare la grande maggioranza delle persone affette, renderebbe la cura di questa malattia più efficace e avrebbe risvolti sulle risorse della sanità pubblica non indifferenti».

«Le organizzazioni sanitarie - osserva Federico Grignolo - sono oggi chiamate ad affrontare la sfida delle patologie cronico degenerative, e tra queste le malattie oftalmologiche che portano a ipovisione e cecità. La malattia glaucomatosa rappresenta infatti la seconda causa di cecità in Europa (20,5%), preceduta dalla degenerazione maculare legata all'età (26%) e seguita dalla retinopatia diabetica (8,9%); a livello globale la prima causa di cecità è invece rappresentata dalla cataratta. In Italia la prevalenza del glaucoma nelle sue varie forme è stata stimata in tempi relativamente recenti, e corrisponde a circa l'1,5-2% della popolazione. Poiché il quadro clinico più comune, cioè il glaucoma primario ad angolo aperto, ha una frequenza proporzionale all'età, se consideriamo gli ultrasettantenni, parliamo di una prevalenza del 6-7%».

«Sin dai tempi di Ippocrate - dichiara Lucio Zeppa - pur non conoscendone la causa, con la parola glaucoma si indicava il colore ceruleo degli occhi delle persone affette da cecità per questa malattia. È una malattia caratterizzata dall'aumento della pressione dell'occhio che provoca gravi danni a carico del nervo ottico: il nervo deputato alla trasmissione delle immagini dall'occhio al cervello. Secondo l'Organizzazione mondiale della sanità 55 milioni di persone nel mondo ne sono affette e di queste circa 25 milioni hanno perso totalmente o in parte la vista. In Italia è stato stimato che approssimativamente 1.600.000 persone soffrono di glaucoma. Questa malattia è stata definita il "ladro silenzioso della vista" perché non dà segni di sé fin quando i gravi e irreversibili danni visivi non si manifestano. In Italia, infatti, circa 800.000 persone non sanno di esserne affette».

«Il provvedimento principale da attuare per curare il glaucoma - spiega Marchini - è abbassare la pressione intraoculare fino a quel livello che è in grado di rallentare e arrestare la sofferenza e la perdita di fibre del nervo ottico. Questo è possibile utilizzando dei farmaci in collirio, anche più farmaci combinati fra loro, oppure specifici trattamenti laser e interventi chirurgici, tutti finalizzati sempre a ridurre la pressione intraoculare. Da non molti anni si stanno poi studiando anche altre terapie, mirate a proteggere il nervo ottico e ottenere quella che viene definita come "neuroprotezione". In questo nuovo settore terapeutico abbiamo finora farmaci non molto efficaci, ma

la ricerca è promettente. Se si riesce poi ad abbassare la pressione intraoculare in modo molto efficiente, è anche possibile un modesto recupero della funzione. Questa cosa è sempre stata considerata non possibile, ma i dati recenti sembrano poterla confermare, anche se in misura ridotta».

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La Stampa del 19-06-2015

Estate, a rischio la vista dei bambini

Il 60% dei piccoli fra 2 e 6 anni non porta occhiali da sole, benché gli occhi degli under 15 siano i più delicati.

Sguardi indifesi sotto il sole. Solo il 15% degli italiani tende a indossare sempre gli occhiali scuri, mentre il 30% li porta raramente. Appena il 17% ne possiede più di un paio, come invece raccomandano gli esperti per proteggere la vista nel modo più adatto in ogni occasione (in città, al mare, sui monti, alla guida, durante lo sport), e in troppi cedono alle offerte low cost 'da bancarella´. Ma a preoccupare gli specialisti sono soprattutto i bambini (e gli anziani): sono loro a rischiare più degli altri, e invece soltanto l'11% dei giovanissimi e il 10% degli over 55 utilizza lenti protettive con regolarità. Addirittura il 60% dei piccoli fra 2 e 6 anni non ha mai inforcato un occhiale da sole, benché gli occhi degli under 15 siano i più delicati e bisognosi di uno schermo ad hoc e di qualità. Con l'arrivo dell'estate la Commissione difesa vista (Cdv) rilancia l'allarme: «L'esposizione prolungata o impropria degli occhi ai raggi ultravioletti e alla luce blu provoca danni acuti e cronici», avverte Francesco Loperfido, consulente Cdv, responsabile del Servizio di oftalmologia generale dell'ospedale San Raffaele di Milano e professore a contratto dell'università Vita-Salute San Raffaele.

«Se ci si espone al sole a occhio nudo o con un occhiale non idoneo si può provocare disidratazione e infiammazione della superficie corneale: cheratiti attiniche associate a dolore grave e fotofobia, che sfociano in chearatocongiuntiviti quando viene coinvolta anche la congiuntiva. La continua esposizione alla luce solare senza occhiali da sole causa poi patologie croniche come la cataratta e le maculopatie. Per questo è necessario imparare a proteggersi fin da piccoli». «Gli occhi sono strutture delicate che necessitano di protezione durante tutto l'anno», precisa Loperfido. Ma «è fondamentale utilizzare gli occhiali da sole soprattutto quando l'irradiazione è più intensa e si trascorre più tempo all'aria aperta, con una maggiore esposizione a luce, raggi Uv, vento, sabbia, acqua salata o ricca di cloro, pollini e polveri sottili. Proteggere gli occhi deve diventare una salutare abitudine da insegnare anche ai nostri bambini», insiste l'esperto.

Un monito particolare riguarda la qualità delle lenti: «Gli occhiali da sole acquistati nei centri ottici sono l'unico strumento che può proteggere i nostri occhi, ovunque ci troviamo e in qualsiasi condizione atmosferica - assicura il consulente Cdv - Purtroppo, sono sempre più numerosi i venditori ambulanti in città e in spiaggia che attraggono il consumatore con articoli a bassi costi, firme contraffatte e messaggi ingannevoli. Dietro si nasconde l'insidia dell'occhiale non certificato che espone da un lato al rischio di danni agli occhi a causa di lenti non a norma, e dall'altro può provocare importanti reazioni allergiche alla pelle per la non conformità dei materiali utilizzati nelle montature». Gli occhiali da sole, inoltre, andrebbero scelti a seconda delle proprie esigenze e della situazione di utilizzo. Qualche esempio: durante lo sport servono lenti resistenti agli urti e in grado di abbattere i raggi Uv anche in condizioni di performance estreme; sulla neve, con il riverbero, è necessaria una protezione maggiore per l'ultravioletto e la luce blu che nel tempo possono aumentare il rischio di degenerazione maculare. E ancora: «Alla guida occorre una lente non molto scura che sappia abbattere il passaggio dalla luce al buio delle gallerie», mentre non sono adatte le lenti fotocromatiche. «La lente polarizzata ideale per uno sport come la vela non va bene invece per praticare lo sci. Non stiamo parlando quindi solo di un vezzo modaiolo - puntualizza Loperfido - ma di uno strumento che deve rispondere a criteri ben precisi».

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Notiziario Italiano del 08-06-2015

"Peak", l'app che può trasformare un qualsiasi smartphone in oculista

Messa a punto dalla London School of Hygiene and Tropical Medicine, l'applicazione consente di fare diagnosi e di monitorare l'insorgere della cataratta

"Peak", l'app che trasforma lo smartphone in oculista.

ROMA. L'oculista sempre in tasca. Grazie a una app messa a punto dalla London School of Hygiene and Tropical Medicine, e destinata ai milioni di persone nel mondo che non hanno accesso alle cure primarie, lo smartphone può trasformarsi in oculista, permettendo diagnosi della stessa accuratezza di quelle fatte in uno studio medico. Lo dimostra uno studio fatto in Kenya su 233 persone i cui risultati sono pubblicati dalla rivista Jama Ophtalmology. La app, che si chiama 'Peek' ed è stata finanziata anche attraverso il crowfunding in rete, è in grado di effettuare l'esame della vista attraverso lettere che diventano sempre più piccole. Un dispositivo da 420 euro in abbinamento alla app sfrutta il flash dello smartphone e la videocamera per esaminare l'occhio a caccia dei segni della cataratta, per i quali servirebbe invece un ingombrante macchina da 140mila euro. "Nel mondo 285 milioni di persone hanno problemi alla vista, e l'80% ha malattie che potrebbero essere curate o prevenute - sottolineano gli autori dello studio, che ha verificato l'accuratezza della misura del difetto visivo -. Tuttavia la maggior parte di queste persone vive in paesi a basso reddito, e rimane nel buio perché non ha accesso a uno specialista. Con questo sistema si possono effettuare gli esami direttamente nella comunità".

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Agenzia ANSA del 23-06-2015

I ciechi potranno "vedere con la lingua"

Dispositivo invia impulsi per identificare oggetti.

ROMA. I ciechi potranno vedere ciò che hanno di fronte usando la lingua. A renderlo possibile, un apparecchio hi-tech che combina un paio di occhiali con videocamera e un piccolo dispositivo intraorale dotato di 400 elettrodi. In abbinamento al bastone bianco o al cane guida, spiega la Food and Drug Administration (Fda) che ha dato il via libera all'uso della tecnologia, aiuterà i non vedenti a orientarsi elaborando immagini visive a partire dagli stimoli ricevuti sulla lingua.

Il BrainPort V100, questo il nome dell'apparecchio prodotto dalla Wicab e già approvato anche dall'Europa, funziona grazie a un software che converte le immagini catturate dalla videocamera in segnali elettrici, percepiti dall'utente come vibrazioni o formicolii sulla lingua. La sensazione, riferiscono i produttori, può essere paragonata a quella dell'acqua leggermente frizzante. Attraverso l'esercizio, i non vedenti arrivano a interpretare i diversi segnali ricevuti per determinare posizione, dimensione, forma ed eventuale movimento degli oggetti.

Prima del nulla osta la Fda, ente Usa che regolamenta i prodotti alimentari e farmaceutici, ha compiuto una serie di valutazioni sia sull'efficacia, sia sui potenziali rischi associati all'uso del dispositivo intraorale. Stando agli studi condotti, i due terzi (69%) delle 74 persone che hanno preso parte alla sperimentazione, della durata di un anno, si sono dimostrati in grado di riconoscere gli oggetti. (ANSA).

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Agenzia AGI del 30-06-2015

Salute: Novartis, app per non vedenti e ipovedenti su AppleWatch

BASILEA. Novartis Farma apre la strada alle app per non vedenti e ipovedenti applicabili anche per AppleWatch e altri smartphone. Sono le ViaOpta già disponibili per smartphone iPhone e Android e ora con nuove funzionalità in ben 11 lingue: italiano, inglese, tedesco, francese, spagnolo, portoghese, olandese, ungherese, greco, arabo e giapponese. L'annuncio arriva da Basilea, in occasione della due giorni al Campus Novartis dedicata a 'Innovating for Patients 2015', con gli aggiornamenti sulla ricerca e sulle applicazioni nella cura di patologie oftalmiche da parte della divisione Alcon oltre che sui farmaci generici e biosimilari con la divisione Sandoz. Quello delle app è un ulteriore passo dell'impegno del colosso dell'industria farmaceutica e della ricerca Novartis AG attraverso le sue divisioni guardando all'eccellenza digitale. Grazie a una navigazione guidata, queste app consentono a persone che utilizzano smartwatch e che hanno disabilità visive di poter affrontare pià agevolmente le difficoltà quotidiane proprie della loro condizione. "Con l'aiuto delle app ViaOpta le persone con disabilità visive possono svolgere con facilità attività quotidiane. Queste app contribuiscono ad aumentare l'autonomia e la fiducia in se stessi e sono al tempo stesso discrete da usare", sottolinea Ian Banks, presidente dell'European Forum Against Blindness (EFAB). Ad esempio, ViaOpta Nav, la prima app di navigazione per dispositivi indossabili, dispone di una guida vocale e di una funzione vibrazione, che avvertono l'utente dell'avvicinarsi ad incroci e ad altri punti di riferimento.

Gli utenti possono richiedere la loro posizione esatta, aggiungere indicazioni d un percorso calcolato, trovare le destinazioni piu' utilizzate e salvarle come preferite nel loro archivio personale. Gli utenti e i loro accompagnatori possono anche condividere e identificare la posizione in cui si trova la persona non vedente o ipovedente. "Novartis è impegnata a fornire soluzioni innovative che vanno oltre la medicina, come queste applicazioni per non vedenti e ipovedenti, che migliorano la qualità della loro vita quotidiana - dichiara a sua volta David Epstein, Head of Pharma Division, Novartis Farma - Siamo orgogliosi di contribuire a rendere disponibili in tutto il mondo questi semplici e utili strumenti, come le app ViaOpta e ViaOpta Nav". Nel mondo sono oltre 285 milioni le persone costrette a fare i conti con la loro condizione di disabile visivo e con la cecità. E proprio al fine di raggiungere il maggior numero possibile di queste persone, ecco spiegato perchè le app ViaOpta sono da subito disponibili in diverse lingue, e altre sono in fase di sviluppo. Tra le caratteristiche principali delle funzionalità delle applicazioni c'è ViaOpta Navigation con la funzione 'Punti di interesse', ovvero l'utente è ora in grado di identificare quelli ? suddivisi per categorie ? nelle vicinanze, accedere alle relative informazioni e impostare la navigazione verso un punto specifico. Questo include anche le informazioni su specifici servizi relativi all'accessibilità verso quei 'Punti di interesse', come marciapiedi, incroci tattili e semafori sonori (a condizione ovviamente che queste informazioni siano disponibili su OpenStreetMaps per l'area in oggetto). La copertura territoriale delle app è stata estesa a tutto il mondo, sebbene sia meno dettagliata nelle zone rurali. Poi c'è ViaOpta Daily, con la funzione 'Riconoscimento Oggetti', vale a dire riconosce oggetti e colori all'interno del campo visivo dell'utente puntando la fotocamera verso l'oggetto stesso. Con l'aggiunta della funzione 'Riconoscimento Scena' l'utente sarà in grado di puntare la fotocamera del dispositivo in una direzione o verso un punto desiderato e la voce del navigatore gli descriverà gli eventuali ostacoli presenti per aiutarlo a muoversi in ambienti sconosciuti. Nel primo anno di lancio le versioni per smartphone di queste app hanno vinto il prestigioso European Excellence Award 2014.

Scaricate oltre 6700 volte nei primi due mesi, queste app consentono agli utenti di mantenere - e in alcuni casi riconquistare - la loro autonomia e sono state premiate sia per l'innovazione sia per il loro impatto reale sulla vita quotidiana delle persone non vedenti e ipovedenti. Nel corso del meeting di Basilea riservato alla stampa internazionale una particolare attenzione è stata dedicata alle problematiche dell'occhio. Contributi sono venuti da Peter Richardson, Chief Medical Officer di Alcon, divisione che conta 25mila associati che seguono 260 milioni di pazienti in 180 Paesi e leader in farmaci, in fatto di strumentazione per la cura della vista.

Per Richardson il 90% dei problemi di vista possono essere prevenuti, trattati e curati. E Joe Rappon, Global Program Head e Google Glucose Sensing Project, si è soffermato sulle tecnologie per migliorare la vista, parlando diffusamente di lenti a contatto, che già oggi vedono 140 milioni di persone utilizzarle, mentre avanza l'emergenza presbiopia: al momento 1,7 miliardi di persone nel mondo ne sono affette. Ahmet Tezel, Head of IOL Franchise e R&D, ha puntato sulla problematica cataratta, sottolineando che colpisce tutti indistintamente e ogni anno sono 22 milioni gli interventi di cataratta, e secondo l'Oms nel 2020 saranno oltre 30 milioni. "Non si ha la cataratta se si muore prima dell'età anziana", la inevitabile constatazione, che induce quindi ad incrementare la ricerca e l'investimento nell'innovazione dei materiali. Hany Michail, Head of Pharmaceuticals Franchise, R&D, ha parlato del glaucoma, definendolo "silente ladro della vista" che porta alla cecità totale a causa di un danno progressivo del nervo ottico, la cui funzione è assicurare il collegamento tra occhio e cervello. E oggi circa 5 milioni di persone sono cieche a causa del glaucoma. La pressione intraoculare è un fattore chiave, e la Alcon sta sviluppando una lente che sia capace di misurare quella pressione. Della retina e di come far fronte alle esigenze dei pazienti ha parlato Peter Sallstig, Head of Clinical Development, Pharmaceuticals. Piu' in generale, a proposito di Novartis, Michael Willi, Group Head of Communications, ha fornito alcuni macrodati sul Gruppo riferiti al 2014: 9,9 miliardi di dollari in ricerca e sviluppo, attività per un fatturato di 58 miliardi di dollari, 200 progetti di ricerca con impegnati 6mila tra scienziati e ricercatori e altre 8-9mila persone che si occupano di sviluppo, a cominciare da nuove molecole che siano la base per il futuro. Un portfolio di 270 alleanze con società biotech e scientifiche e 300 alleanze con il mondo accademico; 120.000 collaboratori delle società del Gruppo impegnati a tempo pieno; prodotti disponibili in oltre 180 Paesi del mondo. (AGI)

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WebNews del 05-06-2015

Uno smart glove aiuterà i non vedenti a fare la spesa

Un team di ricercatori della Penn State University ha messo a punto un guanto smart che permetterà ai non vedenti di fare la spesa senza troppe difficoltà.

Attualmente il mercato pullula di dispositivi smart: dai telefoni ai tablet, fino agli orologi. In futuro potrebbe fare il suo ingresso un nuovo prodotto indossabile basato su una tecnologia avanzata, che però a differenza di quelli odierni non avrà come obiettivo principale l'intrattenimento, la comunicazione o le interazioni sociali. Si tratta dello smart glove "Third Eye" ("Terzo Occhio") progettato da un team di ricercatori della Penn State University.

L'obiettivo è quello di fornire alle persone non vedenti uno strumento che le aiuti a fare spesa, un'attività quasi quotidiana per molti, ma che in presenza di una disabilità come quella visiva può diventare problematica. Il funzionamento è presto spiegato: sul guanto è presente una videocamera che inquadra i prodotti sugli scaffali, riconoscendoli grazie ad un apposito software che impiega algoritmi avanzati. Un sistema che trasmette vibrazioni di entità variabile alla mano guida dunque verso la posizione in cui è possibile trovare gli articoli desiderati, permettendo di orientarsi all'interno dei negozi. In altre parole, una soluzione hi-tech che ha come scopo quello di migliorare concretamente la vita degli ipovedenti.

Non è la prima volta che qualcuno pensa alla realizzazione di guanti smart: lo ha fatto anche Google, nell'ormai lontano 2012, depositando un brevetto relativo ad una tecnologia legata alla realtà aumentata, forse da affiancare agli occhiali Glass. Da allora del lavoro portato avanti nei laboratori di Mountain View non si è più saputo nulla. Quello della Penn State University è invece in piena fase di test. Servirà diverso tempo affinché la tecnologia possa essere ottimizzata, perfezionata e infine integrata all'interno di un prodotto destinato alla commercializzazione. L'idea è comunque certamente da apprezzare e merita supporto. Queste le parole di Michelle McManus, consulente del progetto e membro della National Federation of the Blind, che spiegano l'utilità di Third Eye.

"Dobbiamo sempre trovare qualcuno che ci aiuti nei negozi, poi è necessario spiegare a quella persona esattamente cosa si sta cercando. Apprezziamo il progetto Third Eye soprattutto perché è partito fin da subito con l'aiuto di persone cieche r ipovedenti, mentre altri ci vengono proposti solo in seguito, per scoprire che non funzionano correttamente.

di Cristiano Ghidotti

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IM - Impresa Mia del 12-06-2015

STARTUP - #DigitalHybrid: vince Intact con DbGlove, guanto high-tech per sordociechi

Un contest ideato e promosso da SisalPay per trasformare idee imprenditoriali in realtà di successo. Un premio iniziale di 50mila euro e il supporto di realtà d'eccellenza come Google, Rtl 102.5 e il Gruppo Condè Nast che per sei mesi accompagneranno il percorso di crescita della start-up. E' GoBeyond, il contest che ha premiato startup creative e innovative.

A vincere è il DbGlove di Nicholas Caporusso e Gianluca Lattanzi della startup pugliese Intact, selezionato tra 219 idee presentate dagli aspiranti imprenditori e premiati durante l'annuale workshop SisalPay che si è svolto a Roma, intitolato #DigitalHybrid. Si tratta di un innovativo guanto high-tech che consente a persone cieche e sordo-cieche di utilizzare smartphone e tablet rendendo digitali gli alfabeti Malossi e Braille basati sul tatto.

Infatti, il guanto è una tastiera e un display tattile, viene indossato sulla mano sinistra e, attraverso dei sensori che supportano sia l'alfabeto Malossi sia il Braill posizionati in corrispondenza delle falangi, diventa un'interfaccia capace di mandare e ricevere messaggi. DbGlove si connette via bluetooth a smartphone, tablet e pc e gli utenti digitando sui sensori possono scrivere testi che vengono visualizzati su display per interagire con persone vedenti. La 'lettura' avviene invece ricevendo piccoli impulsi localizzati nelle aree della mano corrispondenti all'alfabeto.

Come spiegano gli ideatori:

"Sviluppiamo soluzioni hardware e software per migliorare le condizioni di vita delle persone in particolari situazioni di svantaggio. Le persone cieche e sordo-cieche comunicano quasi esclusivamente mediante il tatto. Il nostro dispositivo permette loro di essere indipendenti nella comunicazione nell'interazione con il mondo grazie a un guanto che riproduce un linguaggio già utilizzato dalle persone sordo-cieche", spiega Nicholas Caporusso. "Il premio di GoBeyond ci permetterà di ultimare il nostro prototipo e di iniziare tutta quella attività di industrializzazione e di accesso al mercato", dice da parte sua Gianluca Lattanzi.

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Giornale UICI del 24-06-2015

Fabio Ulivastri, atleta di equitazione paralimpica

Fabio Ulivastri, 46 anni, atleta di equitazione paralimpica, in pochi mesi ha collezionato due primati. È stato il primo atleta non vedente a entrare in una classifica regionale di una gara della FISE-federazione italiana sport equestri. È stato il primo a testare l'innovativa chatter box, un ausilio considerato rivoluzionario nel campo della equitazione per persone con disabilità. Anche il primo traguardo è stato reso possibile grazie a un'innovazione tecnologica a dimostrazione del fatto che quando l'high tech si coniuga con la tradizione si raggiungono nuove conquiste in fatto di pari opportunità e di autonomia. In questa intervista Fabio Ulivastri racconta l'esperienza che sta facendo grazie al Centro equestre fiorentino, al suo cavallo Indagato di Gallura e alla sua allenatrice Francesca Gentile.

Fabio Ulivastri si vuole presentare?

Ho 46 anni, sono di Firenze. Lavoro come operatore telefonico nel settore pubblico. Sono cieco a seguito di un glaucoma. Sino all'età di 18 anni ero vedente.

Di quale primato ci vuole parlare, per primo?

Quello relativo alla gara di san Rossore che si è tenuta lo scorso ottobre. Si trattava di un percorso endurance di 30 km, vale a dire una competizione di resistenza e non di velocità. Si può fare il paragone con l'atletica leggera: l'endurance è una gara di fondo, come una maratona. La gara rappresenta una tappa importante per tutto lo sport equestre paralimpico perché per la prima volta un cavaliere non vedente è entrato in classifica. Ho sempre partecipato a competizioni della Federazione ma fuori gara, questa volta invece ero in concorso come gli altri cavalieri, che erano tutti normodotati. Un esordio reso possibile grazie all'allenamento che grazie a uno speciale cappello è diventato di alta qualità.

Il cappello è uno dei suoi ausili high tech. Ce ne vuole parlare?

È un classico caschetto da equitazione a cui è stata aggiunta una radio ricevente. La parte trasmittente è indossata dall'istruttore. Questo ha innovato il modo di insegnare equitazione alle persone non vedenti.

Senza il radio-cappello come avviene l'insegnamento?

L'istruttore, nelle prime fasi, sta sempre al tuo fianco e poi comincia a precederti e ti indica il percorso passo dopo passo.

Con il radio-cappello, invece cosa accade?

Che l'istruttore può stare anche a distanza e non importa dove e ti dà le indicazioni. Non c'è il problema di sentire la sua voce.

Dove ha trovato questo cappello?

Lo ha realizzato una ditta italiana. A volte cerchiamo in tutto il mondo e poi si scopre che anche a casa nostra, dietro l'angolo come si dice, ci sono eccellenze. Ci sono imprenditori, come Lelia Polini di Kep Italia, sono capaci di accettare nuove sfide.

Il secondo primato, invece in cosa consiste?

Il centro ippico fiorentino è l'unico al mondo ad essersi dotato della chatter box e io lo sto sperimentando da alcuni mesi. Letteralmente chatter box significa scatola chiacchierante perché una voce emette delle parole, delle lettere dell'alfabeto a cui corrisponde un tratto di un percorso. Serve per orientarsi nel campo di allenamento. Ad esempio se la box emette la lettera A significa che la scatola ha rilevato che davanti a cavallo e cavaliere c'è il lato corto del campo di allenamento.

Questo è possibile per un sistema di sensori capaci di rilevare un riferimento a una distanza massima di 5-6 metri e di segnalarne presenza e distanza con opportuni messaggi vocali, che consente agli atleti ciechi di cavalcare in autonomia. In questo momento la chatter box funziona all'interno di un'area di 20×40 metri che è il campo regolare in cui ci si allena. Questo perché in questa area sono posizionati i riferimenti che i sensori possono cogliere. Fra qualche tempo, questo dispositivo potrà essere utilizzato su aree più vaste.

La chatter box emette suoni. Il cavallo come reagisce?

All'inizio è stato curioso. Sicuramente si sarà chiesto: ma chi sta parlando? Poi ha dovuto capire che a un certo suono corrispondeva un mio comando. Dopo qualche ora si adattato benissimo.

Chi ha inventato la chatter box?

Anche in questo caso è made in Italy. È stata ideata e assemblata da Emanuele Ricciardi del Centro ipovisione di Firenze. Lo spunto per arrivare alla chatter box è stato il sistema di sensori che facilitano le manovre di parcheggio dell'automobile. Tuttavia i componenti esistenti non erano adatti e quindi ne sono stati ideati di nuovi. Sono stati realizzati sensori e una scheda audio speciali. La chatter box ha richiesto molto tempo e molta competenza tecnica. Alla fine è uscito un prototipo di buona qualità.

Quanto costa?

Attorno ai 3mila euro. Per questo la chatter box che sto usando è stata donata dai taxisti di Firenze. Mi conoscono, sono un loro storico cliente e hanno fatto una colletta. Non finirò mai di ringraziarli.

Sempre a proposito di tecnologia. In occasione della gara di San Rossore hanno utilizzato la telemetria. A quale scopo?

Per la prima volta è stata introdotta la telemetria per la misurazione di alcuni parametri del cavallo che poi saranno studiati e analizzati dall'allenatore e dagli allevatori.

La telemetria, sappiamo, è un sistema usato nello sport, ad esempio per monitorare la frequenza cardiaca di una persona durante l'allenamento grazie alla fascia cardiaca indossata che trasmette i dati a un ricevitore grande come un orologio. Si tratta di una modalità wireless e quindi non limita il movimento. Il sistema offre dati in tempo reale fornendo una valutazione immediata della performance.

Ci parli del suo cavallo.

Si chiama Indagato di Gallura. Facciamo coppia da due anni. È un cavallo arabo che ha fatto molte gare di galoppo, ha partecipato anche a un palio di Siena. È vispo, veloce, obbediente. Come cavallo di razza araba ha delle caratteristiche adatte per l'endurance. Proprio perché nativo di zone molto calde, geneticamente, possiede una capacità di raffreddare i polmoni molto alta. Se non fosse così, nel deserto finirebbe per bruciarsi i polmoni. Un'altra sua peculiarità riguarda il filtro per la sabbia che, naturalmente, ha nel naso. E poi Indagato di Gallura, sa che sono cieco. Non so come abbia fatto a capirlo. Ma lo sa.

Ci spieghi...

Con me è protettivo. È come se sapesse che non ci vedo. Quando c'è un ostacolo rallenta e lo evita senza darmi segnali di nervosismo. Non è una mia sensazione, chi può vedere conferma questi suoi comportamenti.

La sua specialità è l'endurance, ci vuole spiegare in cosa consiste?

Le competizioni, come si diceva, consistono in corse di resistenza su percorsi di varia natura e un chilometraggio che varia dai 30 ai 160 km. Una delle peculiarità della disciplina è l'attenzione alla salute del cavallo. Ogni tot km, infatti, l'animale viene sottoposto al controllo del battito cardiaco e di altri parametri che permettono di valutare se le condizioni del cavallo sono idonee per il prosieguo della competizione. Qualora uno di questi fosse fuori norma il cavallo verrebbe eliminato dalla corsa. L'endurance è uno sport equestre diffuso. In Italia si svolgono gare molto importanti che riscuotono l'interesse di personaggi di spicco del mondo arabo. Sappiamo che i mass media parlano solo di calcio...

Quante persone non vedenti fanno endurance in Italia?

Fra ipovedenti e non vedenti saremo cinque o sei.

Come mai così poche?

L'equitazione è uno sport impegnativo.

Costoso?

Questo è un po' un mito da sfatare. I centri ippici fanno abbonamenti. Insomma non è uno sport per ricchi, come si sente dire. È impegnativo soprattutto per gli spostamenti. Nel mio caso, ci si sposta sempre in quattro: io e l'atleta guida e i rispettivi cavalli. Il mezzo che stiamo usando sembra un piccolo autobus. Parlare di questo sport, spero aiuti a rendere sensibili anche le aziende che potrebbero diventare sponsor, che potrebbero aiutare qualche persona disabile a intraprendere o continuare questo sport. Chi volesse provare può contattare il Centro equestre fiorentino o la Fise e saprà dove trovare istruttori all'altezza. Io sono stato molto fortunato a incontrare Francesca Gentile, Istruttore Federale, specializzata in Riabilitazione Equestre.

Quando ha cominciato a fare equitazione?

Ho iniziato a interessarmene cinque anni fa. Stavo cercando qualche attività che potessi svolgere come sport e all'aria aperta. Allo stesso tempo mi piacciono molto gli animali. Così sono stato al Centro equestre fiorentino per curiosità.

Qual è stata la prima impressione a salire a cavallo?

Prima di arrivare a quello ce ne è voluto. Intanto il cavallo è grande e grosso. Nel mio caso c'è stato un percorso di avvicinamento. In ogni caso, il Centro conta istruttori molto preparati anche per chi ha una disabilità e vuole fare equitazione. Questo mi ha permesso di sentirmi a mio agio. Di non sentirmi esposto a rischi. Avvertivo, infatti, che tutto veniva svolto in sicurezza. E in allegria. Il clima era sempre giocoso e festoso.

Mai fatto sport prima?

Si. Mi piaceva sciare. Sino a che ho potuto vedere ho sempre sciato. Mai fatto equitazione.

Quante volte si allena?

Due o tre volte a settimana. Ogni sessione dura almeno due ore e mezza. Inoltre c'è la preparazione del cavallo prima e alla fine dell'allenamento.

Come ci arriva al centro equestre?

In due modi. Il primo è con i mezzi pubblici. C'è una tramvia. Il secondo grazie agli accompagnatori messi a disposizione dai servizi sociali del comune per persone non vedenti.

Vive a Firenze. Come trova la città in fatto di accessibilità?

Meglio Roma di Firenze. Meglio Bologna di Firenze. Firenze, ad esempio, possiede marciapiedi troppo stretti. È vero è una città storica, ma perché non ci sono i percorsi pedonali tattili? Volevo rivolgere la domanda a Matteo Renzi quando era il mio sindaco, ma non mi ha mai ricevuto. Con Dario Nardella, invece, si è istaurato un dialogo. Vedremo che accadrà.

Prossimi appuntamenti agonistici?

Il 24 agosto, sempre a san Rossore. Un percorso di 30 km, fra dune di sabbia e boschi. E poi mi piacerebbe poter fare gare all'estero.

Le Paralimpiadi ad esempio?

No. No. O meglio, magari. L'endurance non è disciplina paralimpica, lo è invece il dressage. Sta cominciando a farsi strada un movimento che vuole portare anche l'endurance ai Giochi. Lo scorso giugno, l'esperienza che il centro equestre fiorentino sta facendo con me è stata portata a un importante convegno mondiale sugli sport equestri. È stato realizzato un video durante alcuni allenamenti ed è stato mostrato ai vertici delle federazioni partecipanti. Lo sport, come si diceva, è diffuso e alla portata di tutti. Scommetto che fra qualche anno sarà disciplina paralimpica. Sarebbe fantastico poter prendere parte alla prima edizione dell'endurance nei Giochi. Sarebbe un altro primato.

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Superando.it del 26-06-2015

Un evento che fa "vedere" senza vedere

di Gianna Mancinelli

ROMA. Il 5 e il 19 giugno a Roma, nel magnifico scenario del Museo dei Fori Imperiali nei Mercati di Traiano, immerso in duemila anni di storia, l'Associazione Museum - impegnata in attività di volontariato per la fruizione dei beni museali da parte delle persone con disabilità visiva, psichica e uditiva - ha dato vita a un evento interessante quanto singolare.

Un gruppo di sette "attori" non professionisti ciechi e ipovedenti ha messo in scena La morte di Cesare, rappresentazione liberamente tratta da un testo di Corrado Augias e la singolarità è consistita nel fatto che gli spettatori - venti in ciascuna rappresentazione -, se vedenti, venivano costretti a non utilizzare la vista. Prima dell'ingresso in sala, infatti, senza che potesse coglierne il minimo particolare, ogni spettatore veniva bendato e quindi accompagnato al proprio posto da un attore, che gli sussurrava indicazioni circa il tempo e il luogo in cui si svolgeva la vicenda narrata.

A quel punto aveva inizio la vera e propria rappresentazione, con due voci "itineranti" che, mantenendosi in opposizione l'una all'altra rispetto alla sala, si muovevano intorno agli spettatori - anch'essi parte della scena - effettuando alternativamente la narrazione.

Lo spettacolo è poi proseguito, arricchendo i fatti rappresentati con azioni svolte dagli attori sugli spettatori, attraverso l'utilizzo di canali alternativi alla vista. L'udito l'ha fatta da padrone, ma anche gli altri sensi hanno avuto un ruolo fondamentale nel vicariare la vista, quella vista dell'uso della quale i presenti erano temporaneamente stati impediti, a differenza degli attori che ne erano privi abitualmente.

Toccanti i monologhi di Calpurnia (Stefania Caccamo), imponente la figura di Cesare (Luciano Domenicali), incisivi gli interventi di Decimo Bruto, dell'indovino Spurinna e di Lucio Cimbro (Daniele Ponziani, uno e trino!), fondamentale il ruolo delle voci narranti (Enza Castelbuono, Lucilla D'Antilio, Maria Sassone, Rosella Frittelli).

Tutti gli attori, coralmente, nel corso della rappresentazione si sono mossi tra gli spettatori, sussurrando agli stessi parti del testo e compiendo azioni che li coinvolgevano.

Una tale orchestrazione si è resa possibile grazie alla regia di Mimmo Valente, ma nulla si sarebbe realizzato, senza l'intuizione, l'organizzazione, la disponibilità, la dedizione e l'impegno profusi dall'Associazione Museum (Pina Simili e Maria Poscolieri) e senza il prezioso supporto di Diana Pellegrini.

In coda a ciascuna delle sei rappresentazioni (tre per ciascuno dei due giorni) si sono svolti brevi, ma intensi confronti con gli spettatori che - tolte ormai le mascherine - sono tornati al loro stato "normale", attraverso un confronto immediato con la condizione di "cecità" appena vissuta.

Da siffatti scambi - volendo riassumere in un'unica collezione le impressioni espresse - sono emersi sentimenti di angoscia e di paura nell'affrontare al buio ambienti sconosciuti e situazioni imprevedibili; il senso di riacquistata sicurezza, dopo il contatto con l'attore che li accompagnava al loro posto in sala; il gusto della nuova percezione dello spazio e dell'azione; la coscienza - normalmente pressoché sconosciuta - delle percezioni attraverso canali diversi da quello visivo; l'impressione di immedesimarsi nella situazione di chi la vista non la può mai utilizzare; la fruizione, in poche parole, di uno spettacolo attraverso l'immaginazione che, stimolata esclusivamente da informazioni non visive, faceva "vedere" i personaggi, le ambientazioni e il susseguirsi degli eventi, come se scorressero davanti ai propri occhi.

Un'esperienza sicuramente da ripetere e che infatti si ripeterà, come affermano da Museum, grazie alla già confermata disponibilità del Museo dei Fori Imperiali.

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Il Resto del Carlino del 12-06-2015

Ecco il parco gustato da tutti i sensi. Il Talon si apre anche ai non vedenti

CASALECCHIO. A occhi chiusi nel parco. Domani e dopodomani, al parco Talon di Casalecchio prende il via un'esperienza unica nel suo genere, ovvero la possibilità offerta ai ciechi e agli ipovedenti, di godere delle bellezze offerte dai cento ettari di parco giardino campagna legato alla villa Sampieri Talon e alla chiusa sul Reno. Sono stati infatti installati mappe tattili e dispositivi che consentono ai disabili visivi una percezione ricca, e non solo testuale, del luogo che visitano. Appuntamento alle 20 per un evento ambientale e turistico intitolato Il Parco in tutti i sensi organizzato dall'associazione bolognese La Girobussola (nata nel 2013 con l'obiettivo di promuovere l'accessibilità turistica di persone affette da cecità), in collaborazione con l'associazione E.ventopaesaggio, che invece si occupa di cultura del paesaggio in ogni sua declinazione, il tutto all'interno della settima edizione del Festival del Turismo Responsabile Itacà. Durante l'iniziativa persone non vedenti e persone vedenti (ma bendate) potranno prendere parte a una camminata notturna non convenzionale, caratterizzata da soste in cui verrà esaltata l'esperienza sensoriale: olfattiva, uditiva, tattile, per scoprire la ricchezza della natura. «Con la guida di esperti si metteranno a confronto le cortecce, la forma delle foglie e l'odore dei diversi alberi, si potranno assaggiare i frutti spontanei del sottobosco e sperimentare un orientamento non visivo per dare a tutti la possibilità di provare in prima persona l'importanza della multisensorialità spiegano gli organizzatori I partecipanti verranno invitati a cimentarsi con la lettura di mappe tattili in rilievo stampate tramite tecnologia Minolta, e per chi vorrà si potrà accedere a informazioni testuali e multimediali attraverso dispositivi Nfc installati lungo le varie tappe». Grazie al nuovo allestimento tecnologico (con mappe tattili raggiungibili con lo smartphone e la lettura di Qr-Code) tutti i non vedenti potranno ripetere l'esperienza in modo autonomo.

di Gabriele Mignardi

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Il Tirreno del 13-06-2015

Alla Rosa dei Venti un parco speciale

LIVORNO. La pioggia non ha fermato l'inaugurazione del percorso sensoriale "Per occhi e mani che leggono" che si è svolta, ieri mattina, all'interno del parco didattico "La Rosa dei venti", che si trova in via Villari, nel quartiere La Rosa. È stato il circolo didattico La Rosa, che ha in concessione il parco di proprietà del Comune, a credere nella realizzazione del parco che, nato nel 1997, si apre come percorso inclusivo a persone con disabilità. «Il parco - ha spiegato Morena Campani, insegnante del circolo La Rosa alla presentazione con la preside Cristina Grieco e il vicesindaco Stella Sorgente - nasce nel 1997, in seguito ad un concorso indetto dalla Coop Toscana Lazio. Da quel momento in poi abbiamo continuato a progettare spazi e ambienti nuovi per renderlo più fruibile ai bambini». Il parco, grande 3500 metri quadri, realizzato grazie al lavoro di bambini e dei loro genitori, dei "nonni" di Spi Cgil, delle insegnanti, di Slow Food Livorno, racchiude al suo interno un mulino a vento che alimenta lo stagno e la fontana, pannelli solari e un orto sinergico. Ma anche un gazebo, una serra, il teatro, una vigna, gli olivi e appunto il percorso sensoriale che al suo interno ospita diversi passaggi come, ad esempio, il viale delle piante dimenticate. Il percorso costato 30mila euro e finanziato dalla Fondazione Livorno e dalla fondazione Maurizio Caponi, con il contributo della ditta Bottoni, si costituisce - come spiegato dall'architetto Valentina Pieri - di un'area didattica, con dei bancali rialzati che permetteranno a persone con disabilità di lavorare la terra. E ancora: attraverso il percorso ci sono piastrelle collocate in corrispondenza delle deviazioni per facilitare il passaggio ai non vedenti, mappature in braille che segnalano il nome di piante e fiori, tavoli in acciaio con mappe tattili. (R.H.)

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Trentino del 05-06-2015

Val di Daone, ecco il "Sentiero per tutti"

VALLE DI DAONE. L'opera è stata realizzata in tempi più che ragionevoli dal Parco Adamello Brenta, finanziata attraverso il Fondo Europeo per lo Sviluppo Regionale con una compartecipazione significativa da parte dell'ente Bim del Chiese. Si sviluppa lungo un tratto di 850 metri e l'inaugurazione è avvenuta mercoledì scorso, in un contesto di festa e di legittima soddisfazione. Stiamo parlando del «Sentiero per tutti» la cui traccia - attraverso la zona di Nudole, in Valle di Daone, - risulta pienamente e autonomamente accessibile anche a persone con disabilità motorie, portatori di handicap e persone con difficoltà motorie anche solo semplicemente legate al'età. Scartabellando la relazione tecnica, il primo punto che balza agli occhi e che non ci sono pendenze: la funzione che si pone il sentiero è di tipo naturalistico e ambientale. Il percorso inizialmente si addentra per circa 400 metri su un sottofondo sterrato mentre la parte rimanente - che è poi il grosso del sentiero - resta di fatto una stradina agevolmente percorribile e, soprattutto, priva di pericoli e asperità che ne possano rendere difficoltosa la percorrenza. Lungo l'itinerario cartelli, anche in braille, utili a fornire suggerimenti e indicazioni pure a non vedenti. Adesso si parla di un eventuale utilizzo di apparecchi digitali o cellulari e Gps. Per quanto riguarda gli aspetti sensoriali e tattili l'utente avrà modo di rilevare le differenze tra cortecce - e abbracciando il fusto - la possibilità di ricavarne anche l'età dell'albero. «Da parte nostra - dicono amministratori e dirigenti del Parco - già da tempo abbiamo lavoravamo a un percorso alla portata di tutti. Adesso è con una certo orgoglio che lo consegnamo alla gente». (a.p.)

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Il Resto del Carlino del 19-06-2015

La magia dell'opera a occhi chiusi Sferisterio, weekend per non vedenti

MACERATA. Le vibrazioni della musica trasmettono emozioni a tutti. E lo Sferisterio, grazie al servizio di audio descrizione in lingua italiana e inglese, riesce ad offrire la magia dell'opera anche ad occhi chiusi. Il Macerata Opera Festival, in collaborazione con l'Università, ha organizzato un fine settimana per i non vedenti, per permettere di godere del fascino delle opere in scena allo Sferisterio. Le recite con il servizio di audio descrizione sono: Rigoletto del 31 luglio, La Bohème del 1° agosto e Cavalleria Rusticana e Pagliacci del 2 agosto. Il servizio è gratuito, mentre per gli accompagnatori verrà riservato un biglietto di cortesia a 12,50 euro. L'audio descrizione si suddivide in due sezioni principali: la prima precede l'inizio dello spettacolo, mentre la seconda accompagna l'ascoltatore durante le pause. Per usufruire al meglio del servizio si raccomanda di prendere posto almeno 20 minuti prima dell'inizio dello spettacolo. Oltre al servizio di audio descrizione, il Macerata Opera Festival ha organizzato un magico viaggio dietro le quinte dello spazio scenico. In collaborazione con l'Università e il Museo tattile statale Omero sono stati progettati tre percorsi sensoriali che condurranno i visitatori attraverso la scoperta delle opere in cartellone. Piccoli e grandi avranno la possibilità di curiosare tra parrucche, costumi, attrezzi di scena, tessuti, strumenti musicali, vivendo a pieno l'esperienza dell'opera e dei suoi tanti protagonisti. I percorsi, che iniziano alle 18.45, sono gratuiti e aperti a gruppi di massimo 30-35 persone. La durata di ciascun percorso è di circa 45 minuti e le date previste sono il 31 luglio, giorno della recita di Rigoletto, con «Alla scoperta della scena»; il 1° agosto, con La Bohème, «Alla scoperta degli strumenti» e il 2 agosto, con «Alla scoperta dei costumi» riservato a bambini con disabilità visiva e non (dai 5 ai 13 anni), nella data di Cavalleria Rusticana e Pagliacci. Prenotazioni su arte.accessibile@unimc.it.

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ItaliaMagazine del 25-06-2015

Intervista a Felice Tagliaferri: "L'arte mi ha cambiato la vita"

Sembra impossibile poter fare a meno della vista in questa era iper moderna in cui gli occhi ci sono indispensabili per l'utilizzo dei dispositivi elettronici dallo smartphone ai computer, dai video giochi alla semplice vita quotidiana. Questa è un'intervista ad un artista straordinario, Felice Tagliaferri: scultore e primo docente al mondo, non vedente di arti plastiche. Felice Tagliaferri, rimasto cieco a soli 14 anni, ha incontrato l'arte e l'ha resa la parte fondamentale della sua esistenza perché come egli stesso dice: "Nella vita uno deve sopratutto provare piacere". Emana gioia di vivere ed una propensione speciale verso il prossimo: il suo mondo è fatto di contatto con le persone, dritto al cuore con chiunque si trovi davanti dai capi di stato al Papa. Con la scultura ha scoperto di poter dare forma ai suoi sogni e non può più smettere. Le sue opere, come il Cristo ri Velato creato per "dispetto" per non aver potuto toccare l'opera originale di Sammartino a Napoli, parlano del suo immenso talento, della sua fervida immaginazione, della sua capacità di creare con il marmo, ma non solo, linee classiche e perfette, parlano del suo impegno perchè l'arte sia accessibile a tutti.

Ci racconta la sua storia?

"Io sono foggiano d'origine e bolognese d'adozione. Ho perso la vista a 14 anni e per due anni non sono voluto uscire di casa, poi però gli amici mi hanno riportato a vivere. Qualche anno dopo ho risposto ad un annuncio dove un docente d'arte, Nicola Zamboni, cercava ragazzi non vedenti per appurare se la vista fosse necessaria al fine della creazione artistica. Quando ebbe la sua risposta, io chiesi di poter proseguire quel percorso artistico perché avevo scoperto di amare la scultura. In seguito sono stato uno dei protagonisti del libro di Candido Cannavò: "E li chiamano disabili" pubblicato nel 2005, rendendomi popolare. Sono stato contattato dal Museo Tattile Statale Omero di Ancona, dove sono esposte permanentemente alcune mie opere, e con cui collaboro assiduamente essendo docente di arti plastiche a Sala Bolognese nella Chiesa dell'Arte. Insegno l'arte perché per me è importante dare ad altri la stessa opportunità che ho ricevuto io. In questi anni ho partecipato a molti convegni ed ho tenuto tantissimi laboratori con ragazzi non vedenti e con disabilità. Sono andato nelle scuole ed ho riscontrato quanto sia liberatorio creare. Io ritengo che ciò che è importante sia motivare le persone ad ascoltarti, a provare. Siamo semplici e uguali in tutto il mondo si tratta di creare una comunicazione cardiaca: da cuore a cuore, anche scambiandosi le coccole sul pavimento, a prescindere da tutto. Ho riscontrato che spesso le persone che hanno dei problemi quando ricevono la possibilità di esprimersi sono i più bravi".

La vicenda della nascita della sua opera Cristo RiVelato evidenzia la sua posizione di protesta verso i musei italiani. Alcuni stanno correndo ai ripari creando percorsi tattili, cosa ne pensa?

"Si successe nel 2008 quando, nella basilica di San Severo a Napoli mi fu vietato di poter toccare il Cristo Velato di Giuseppe Sanmartino, realizzato nel 1753. Quella circostanza ha provocato la volontà di creare un mio Cristo velato. Volevo che la mia scultura si potesse toccare così da ovviare l'impossibilità di toccare l'originale, perché precludere il tocco per i non vedenti preclude la conoscenza. La mia opera ha assunto così un doppio significato: velato per la seconda volta e svelato per i non vedenti, ed ha dimostrato, in questi anni in cui è stato toccato in numerose esposizioni, che un blocco di pietra non può rovinarsi a causa dello sfioramento.

Ritengo che i percorsi tattili rappresentino un piccolo passo verso una società di diritto per tutti resta però un veto alla cultura per le persone con disabilità visive: di fatto i non vedenti possono conoscere solo ciò che i curatori vogliono che conoscano. Si tratta di un filtro, una discriminazione che non è accettabile. Io anche se non vedente dovrei poter toccare tutto per avere le stesse opportunità degli altri. Sto lottando, con il Museo Tattile Omero, perché questo possa avvenire".

Nel 2014 è stato protagonista del film di Silvio Soldini e Giorgio Guarini: "Un albero indiano", un esperienza nuova, che impressioni le ha lasciato?

"Si sono andato in India, mi è piaciuta l'umanità, l'umiltà e gentilezza di questa terra, viverci però è complicato. Il film è un progetto di CBM Italia Onlus, organizzazione non governativa internazionale impegnata nella lotta alle forme evitabili di cecità e disabilità nei Paesi del sud del mondo. Con questo film CBM ha voluto raccontare l'altra faccia della disabilità affidando il messaggio alla mia voce in quanto sono loro ambasciatore da diversi anni. Lì ho avviato un laboratorio di lavorazione della creta, nella Bethany School, scuola inclusiva sostenuta da CBM dove bambini con disabilità studiano con in classi miste con normodotati. Ora il laboratorio è divenuto permanente per tutti gli studenti. Per me è stata un'esperienza bellissima, lì potevo comunicare con tutti semplicemente attraverso l'arte, senza conoscere la loro lingua e si è creato un rapporto bellissimo che si avverte subito nel film".

Le chiediamo quali sono i suoi prossimi impegni?

"Si è conclusa il 22 giugno a Genova l'esposizione del Cristo RiVelato: l'evento è stato realizzato in collaborazione con Il David di Chiossone onlus e l'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti Onlus, le cui visite guidate sono state curate da Lidia Schichter che collabora con me per raggiungere una cultura più inclusiva. Dal 22 di giugno le mie opere sono esposte a nel Golf Club di Rapallo. Sono stato presente anche nell'esposizione collaterale ad EXPO Milano a Palazzo Calderara di Vanzago. A fine mese incontrerò Papa Francesco a Roma. Da settembre sarò docente della Scuola Art -In Counselling di Cinzia Lissi a Bertinoro (FC) e, ad ottobre curerò un laboratorio presso i Musei Vaticani".

È incessante l'attività di Felice Tagliaferri accompagnato dal suo inseparabile cane Tobia ed una famiglia che lo adora. Un artista che dosa ingredienti segreti di una pozione: il suo talento, la sua passione per l'arte figurativa, la sua capacità di plasmare, con le sue mani, i materiali più duri, la sua simpatia contagiosa, i discorsi diretti senza fronzoli. Un artista che sa trasportare nella sua dimensione fatta di luce, di vibrazioni, di colori sulla pelle e di sentimenti profondi. Parlando con lui si giunge al punto di dimenticare le disabilità, al punto da dimenticare di essere "normodotati", se questo può avere ancora un significato. Felice Tagliaferri insegna che che ciò che occorre, talvolta, è una diversa prospettiva e tutto assume un significato diverso, magari serve solo una comunicazione cardiaca.

di Marzia Santella

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Zenit.org del 26-06-2015

Un uomo che non sogna è una persona morta

Secondo Andrea Bianco, scultore non vedente, la disabilità non è necessariamente un ostacolo all'espressione dei propri talenti.

La vera chiave per vivere serenamente la propria disabilità è guardare ai propri talenti e non ai propri limiti oggettivi. Non esiste persona che non abbia delle doti intellettive o umane. Ne è convinto Andrea Bianco, 44 anni, di Bolzano, uno degli artefici del primo corso di scultura per non vedenti, a cura della Sacred Heart School di Firenze, in programma dal 13 al 25 luglio. A colloquio con ZENIT, Bianco ha raccontato la sua esperienza personale da ipovedente, da lui vissuta come una sfida ad esprimere il meglio di se stessi.

Ci può raccontare in che circostanze ha perso la vista? Che sensazioni si provano?

Ho perso la vista in un incidente automobilistico avvenuto sulle strade di montagna dell'Alto Adige il 28 marzo 1991. Mi è venuto addosso un camion e la mia utilitaria è stata scaraventata contro un platano che si trovava sul bordo della strada. Subito la situazione è apparsa gravissima. Sono stato portato all'ospedale di Bolzano e subito inviato a quello di Verona. Le possibilità che potessi sopravvivere erano veramente minime.

Sono stato 20 giorni in coma, ho subito una dozzina di operazioni e sono rimasto ricoverato due mesi all'ospedale di Verona e due a quello di Bolzano. Ho fatto tantissima fisioterapia e ho recuperato abbastanza bene la condizione fisica. Solamente la vista era irrimediabilmente compromessa. Sono stato anche a Boston a fare una visita, dove si trovava la struttura più all'avanguardia in questo campo, ma anche qui la risposta è stata negativa.

Ovviamente mi trovavo un po' a disagio in questa nuova condizione ma è stato sorprendente, guardando la vicenda a posteriori, che non sia mai stato preso da disperazione. Non so dirne la ragione. Sicuramente l'affetto dei familiari, della mia fidanzata Lara (che poi è diventata mia moglie e madre dei nostri 4 figli) e il mio carattere forte hanno contribuito.

Lei era già credente prima della sua menomazione? Quanto aiuta la fede in queste circostanze?

Prima dell'incidente non ero credente. Ero cristiano (almeno pro forma); avevo fatto la prima Comunione, ma la pratica dei Sacramenti l'avevo abbandonata da anni. Sinceramente non mi ponevo la questione di Dio. Se esisteva bene, altrimenti la cosa non mi riguardava. Ritenevo di avere già tutto ciò di cui avevo bisogno e quindi non ne sentivo la necessità. Ritengo che l'incidente sia stato un atto di misericordia del Signore. Chissà quante volte aveva bussato al mio cuore ma non avevo voluto sentire. Ad un certo momento, per il bene della mia anima, il Signore ha permesso che ci sbattessi il naso. A questo ragionamento sono arrivato dopo aver compiuto un cammino spirituale. Quindi, rispondendo alla domanda, la fede aiuta a leggere la propria vita, gli avvenimenti passati e le circostanze attuali in un'ottica nuova. Alla luce della fede si ha la capacità di vedere le sofferenze, sia quelle piccole che quelle veramente pesanti, non come una rogna o un peso che ti schiacciano ma come una croce che, unita a quella di Cristo e offerta al Padre, ci aiuta a procedere sul cammino di santità.

Come ha sviluppato la sua abilità scultorea? È una dote innata o l'ha scoperta proprio con la cecità?

Sin da ragazzino avevo l'indole artistica. Purtroppo ho dovuto per anni metterla nel cassetto, perché all'epoca non esisteva il liceo artistico nella mia città. Quando, all'età di 40 anni, ho scoperto che anche le persone non vedenti possono lavorare la creta, ho capito che quella poteva essere la strada per esprimere la mia propensione. Dopo aver frequentato alcuni corsi base sono andato a Pietrasanta, in Toscana, allo studio Ceramiche Francesconi e ho imparato varie tecniche. Ancora oggi ci vado più volte all'anno per continuare ad apprendere. Credo, infatti, che non si finisca mai di imparare. Dopo di ciò ho fatto un passo ulteriore e ho iniziato l'avventura con il marmo. Ho partecipato a due simposi a Carrara presso la ditta Pemart e ho fatto due esperienze formative alla scuola professionale di Lasa, in Alto Adige, dove si estrae un marmo bianchissimo ma durissimo. L'ultimo passo, per il momento, è stato quello di riprendere in mano il mio vecchio amore: la scultura del legno. Dico così, perché l'ho sempre cullata nel cuore, ma non ho mai avuto occasione di impararla.

Dopo un lungo percorso di ricerca, perché nessuno si fidava ad insegnare a scolpire ad un non vedente, ho trovato un giovane studente della facoltà di Design che si è messo in gioco. Si chiama Nicola Hornaecker ed è di Monaco di Baviera. Mi ha detto: "La tecnica e lo stile si apprendono col tempo. Quello che voglio insegnarti per primo è a scolpire in sicurezza". In effetti ci vuole una buona dose di prudenza per lavorare tranquilli con sgorbie affilate, scalpelli, seghe e raspe. Ora la nostra formazione sta andando avanti da oltre due anni e ci troviamo due o tre volte in settimana. Non mi sono mai messo limiti sui soggetti da rappresentare e sulle tecniche da utilizzare, per non precludermi in partenza nuove vie di apprendimento. Ovviamente non prendo in considerazione ciò che è immorale o non mi aiuta a crescere.

Com'è nata, poi, l'idea di un corso per scultori non vedenti?

L'idea è nata da una necessità. Fino ad ora un non vedente che desiderava intraprendere la strada della scultura doveva essere autodidatta o frequentare corsi normali rimanendo sempre un passo indietro. Sì, perché solitamente si insegna basandosi sulla vista, mentre i non vedenti utilizzano solamente tatto e udito. Prima di andare avanti con gli sviluppi dell'idea del corso desidero sottolineare che il tatto non è alternativo alla vista ma è integrativo. Anche le persone vedenti dovrebbero imparare ad usarlo. Siccome l'85% degli stimoli arriva al cervello attraverso gli occhi, ci si accontenta. Ma è diverso: col tatto, si possono rilevare difetti che la vista non coglie, per non parlare delle sensazioni che si provano nel toccare un lavoro scultoreo. Bene... c'era bisogno di una formazione ad hoc per non vedenti che considerasse le loro difficoltà e desse la risposta adeguata.

Proprio grazie a ZENIT, tre anni fa ho scoperto che era nata la Sacred Art School a Firenze. Ho subito scritto al direttore sottoponendogli la questione e aggiungendo i miei recapiti. Sinceramente mi aspettavo la solita risposta pro forma. Invece no. Il dottor Giorgio Fozzati mi ha sorpreso telefonandomi ed esprimendo il suo interesse. Mi ha solo pregato di avere pazienza, perché avevano appena iniziato e dovevano ancora organizzarsi. Dopo due anni l'ho richiamato e ci siamo incontrati. Era entusiasta all'idea e mi ha chiesto di comporre una lista di accorgimenti per trasformare un corso normale in un corso per non vedenti. Assieme ad altre 3 persone, ho scritto 28 punti che riguardavano la sicurezza, l'accessibilità, l'attrezzatura, gli alloggi, gli spostamenti...

A febbraio di quest'anno, grazie all'intenso lavoro del team della scuola, il primo corso internazionale per scultori non vedenti era pronto. La risposta è stata veramente veloce e sorprendente. Nell'arco di un mese, c'erano già tutti i partecipanti. Particolare è il fatto che, oltre alla questione scultorea, in questo corso viene considerata la persona in tutti i suoi aspetti. Ci sono le visite tattili a due musei; un incontro con una studiosa della Sindone; la possibilità di curare le pratiche religiose; la possibilità di assistere ad un concerto di archi; infine la possibilità di gustare le pietanze locali nelle varie trattorie. A settembre, come ciliegina sulla torta, le opere realizzate verranno portate all'Expo di Milano.

Che incoraggiamento darebbe a chi è non vedente o ipovedente ma non ha avuto la grazia di un talento artistico come il suo?

A tutti suggerisco di utilizzare nella vita le due carte vincenti: volontà ed entusiasmo. Quando faccio le conferenze nelle scuole e nei vari istituti spiego che queste due armi servono per raggiungere anche risultati insperati. Qualsiasi cosa tu faccia, falla con entusiasmo e volontà. Sia che tu lavori, che tu stia facendo sport, che stia giocando, che stia studiando... Riallacciandomi ad un libro dello scrittore Alessandro D'Avenia, dove viene detto che un popolo senza sogni è un popolo morto, dico che un uomo senza sogni è una persona morta. Non vive ma vivacchia. Per questo invito sia i giovani che gli adulti, sia le persone invalide che quelle sane ad impegnarsi per realizzarli. Se io non avessi fatto così non sarei qui a scrivere queste righe.

In ogni caso penso fermamente che non esista persona che non abbia un talento da esprimere. Qualcuno mi dice: "Io non so né dipingere, né disegnare, né scolpire...". Impegnati. Provaci. Non posso assolutamente credere che qualcuno non sappia trovare la via per esprimere i propri sentimenti. Secondo me, l'arte è proprio un mezzo straordinario per trasmettere sensazioni, sentimenti, sogni, idee e la propria preghiera. Si deve, in qualche modo, cercare di instaurare un dialogo tra l'artista e il visitatore attraverso l'opera stessa. Ci sarà chi è più o meno portato, ma a nessuno è preclusa questa via fantastica.

È un'epoca in cui si parla molto di disuguaglianza e discriminazioni: ritiene che chi patisce una disabilità come la sua, sia sufficientemente tutelato dalla società?

Premetto che se esprimersi sulle persone è delicato farlo su chi è nella sofferenza lo è ancora di più, perché la sensibilità è ancora più acuta e quindi ci si deve muovere in punta di piedi. Ci sono leggi che tutelano le persone invalide ma credo che, purtroppo, ancora oggi, si guardi spesso a loro come a persone di serie b. Ancora peggio: spesso sono le stesse persone invalide che si ritengono più invalide di ciò che realmente sono. Credo che per aspettarsi un passo ulteriore o un cambiamento di mentalità da parte della società bisogna anche che le persone invalide vivano in pienezza la loro vita, con gioia e dando il massimo delle proprie capacità. Mi è capitato di imbattermi in due estremi: o ci si piange continuamente addosso o si vuole fare i supereroi per un senso di rivalsa nei confronti del mondo. L'atteggiamento che ritengo sia corretto è quello di guardare a ciò che abbiamo e non a ciò che ci manca e di impegnarci per superare i propri limiti, senza negarli, cercando di cogliere tutti gli aspetti belli della vita.

Per approfondimenti sulle opere dell'artista: www.biancoandrea.it

di Luca Marcolivio

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Il Mascalzone.it del 18-06-2015

Museo Omero: 3 anni di attività per i servizi sociali di Ancona

ANCONA. Sono stati presentati oggi in conferenza stampa i risultati della pluriennale e consolidata collaborazione fra il Comune di Ancona - Direzione Politiche Sociali ed il Museo Tattile Statale Omero che ha garantito, una felice partecipazione alle attività accessibili negli spazi museali delle persone in situazione di disabilità, ospiti dei Centri socio educativi comunali sia diurni che residenziali del Comune: Il Sole, Villa Almagià, Il Samaritano, Papa Giovanni XXIII, Il Cigno, Laboratori e Mestieri.

L'assessore Emma Capogrossi, ringraziando tutto lo staff del Museo Omero, ha sottolineato l'importanza di qualificate sinergie tra gli enti pubblici al fine di garantire progetti differenziati e durevoli, nonché l'impatto educativo vissuto con pieno entusiasmo dai ragazzi dei centri. Il Prof. Aldo Grassini, Presidente del Museo Omero, ha illustrato insieme ad Andrea Socrati, Responsabile dei progetti speciali, le attività sperimentali attuate al Museo, gratuitamente, nel corso dei tre anni. Tutti i laboratori, completamente accessibili, hanno guidato gli utenti circa (40 persone ogni anno) a conoscersi e relazionarsi: momenti di vita quotidiana raccontati con parole e immagini tattili nei libri del progetto "Pagine sensibili" (2012/13), drammatizzazioni mediante una marionetta speciale costruita da loro stessi nel progetto la "Compagnia del Teatro" (2013/14), viaggio nella memoria emotiva guidato dalla musica con la sperimentazione dell'ascolto vibrotattile e traduzioni in quadri d'argilla in "E tu che ritmo sei?" (2014/15). Le creazioni di quest'ultimo progetto, presentato da Giulia Cester, Responsabile dei Servizi Musicali del Museo Omero, saranno in esposizione negli spazi museali dal 19 giugno al 10 luglio 2015 e come tutti gli anni l'inaugurazione sarà una grande festa da condividere con i ragazzi, i familiari e gli operatori dei centri diurni, lo staff del Museo e del Comune di Ancona. L'andamento dei progetti è stato costantemente monitorato grazie alla fattiva collaborazione fra la gli operatori dell'U.O. Disabili del Comune di Ancona , i Responsabili delle strutture coinvolte ed il personale del Museo Omero che ha gestito il progetto al quale va un particolare ringraziamento.

In specifico i progetti nei 3 anni:

PROGETTO E tu che ritmo sei? (2014/15)

Dal racconto di una possibile esegesi 'sentimentale' di un brano musicale, attraverso un ascolto partecipato si è intrapreso un viaggio nella personale memoria emotiva. Scandagliato il proprio passato si è scelto un ricordo guidato da quattro tonalità emotive: l'amore, la paura, la tristezza e la gioia. E sempre guidati dalla musica, mediante la sperimentazione dell'ascolto vibrotattile in un'ottica completamente accessibile, si è impresso il proprio ricordo in quadri tattili d'argilla.

L'invito è quello di avvicinarsi alla musica provando a riscoprire un personale ricordo emotivo.

Progetto educativo curato da:

Giulia Cester, Responsabile dei Servizi Musicali del Museo Tattile Statale Omero

Manuela Alessandrini, Andrea Socrati, Responsabili Servizi Educativi e Progetti speciali del Museo Tattile Statale Omero. Hanno partecipato alla realizzazione del progetto: Roberta Bellonci (tirocinante), Lucìa Diaz (servizio volontario europeo).

Mostra 19 giugno - 10 luglio 2015. Con orari di apertura del Museo Omero.

PROGETTO La compagnia del teatro (2013/14)

"Le marionette o i burattini costituiscono un vero e proprio linguaggio altro che consente anche a persone con difficoltà di comunicazione e relazionali, di esprimersi e di raccontarsi liberamente, superando barriere e timori, agevolati da quel transfert che il burattino stesso sollecita. La Compagnia del teatro è dunque un percorso educativo e terapeutico che coinvolge l'intera persona, dalla dimensione cognitiva impiegata nella costruzione e narrazione delle storie o del proprio vissuto alle dimensioni della creatività e della manualità, messe in campo nella ideazione e realizzazione delle marionette, per finire con la dimensione della comunicazione, sia essa corporea, nel dare movimento e vita al burattino assecondando l'emozione o il senso del parlato, sia essa verbale attraverso l'intonazione e le inflessioni vocali."

Così scrive Andrea Sòcrati, Responsabile dei progetti speciali del Museo Omero, che ha curato il progetto con Manuela Alessandrini Responsabile dei Servizi Educativi del Museo Omero. Ha partecipato alla realizzazione del progetto: Valentina Vindusca (Servizio Civile Nazionale).

Mostra 19 - 30 giugno 2014.

PROGETTO Pagine Sensibili (2012/23)

Il progetto è stato strutturato su cinque temi (le stagioni, il mare, il gusto, la musica e il ricordo più bello), scelti tra quelli più vicini al vissuto dei partecipanti. Questi ultimi, hanno potuto rielaborare serenamente il tema proposto secondo la loro personale esperienza, ora attingendo allo scrigno dei ricordi, ora abbandonandosi all'immaginazione, ai desideri, alle aspirazioni. Tale attività introspettiva e allo stesso tempo catartica, ha trovato concretezza nella realizzazione di personalissimi libri multisensoriali, le cui pagine, una per ogni tema trattato, sono costituite da materiali, oggetti e parole, scelti sulla base delle sensazioni e dei sentimenti del momento. Pagine che racchiudono ed esprimono i sogni, le memorie, l'intimità dei propri autori, pagine che raccontano sprazzi di vita, pagine che emozionano, pagine...sensibili.

Progetto educativo curato da:

Manuela Alessandrini, Responsabile dei Servizi Educativi del Museo Tattile Statale Omero

Blanca de La Quintana Monge, volontaria del Servizio Volontario Europeo presso il Museo Tattile Statale Omero

Andrea Socrati, Responsabile dei progetti Speciali del Museo Tattile Statale Omero

Mostra 11 - 30 giugno 2013

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Giornale UICI del 26-06-2015

Ancona - IL RINASCIMENTO OLTRE L'IMMAGINE

Ancona, Museo Tattile Statale Omero, Mole Vanvitelliana 4 luglio - 4 ottobre 2015 Inaugurazione sabato 4 luglio ore 19 ANCONA - Donatello, Verrocchio, Della Robbia, Veronese, Giambologna: "IL RINASCIMENTO OLTRE L'IMMAGINE" è una mostra unica per il valore delle opere e l'eccezionale esperienza fruitiva. Da sabato 4 luglio, con inaugurazione alle ore 19, alla Mole Vanvitelliana di Ancona, promossa e organizzata dal Museo Tattile Statale Omero di Ancona e dal Museo Privato Bellini di Firenze, questa esposizione propone opere originali di grandi maestri del Rinascimento, appartenenti alla famiglia Bellini, dinastia di collezionisti fiorentini da più di sei secoli. Dall'incontro tra Aldo Grassini, presidente del Museo Omero, e Luigi Bellini ha preso avvio il progetto di creare uno spazio dove rivivere quel periodo di ineguagliato splendore. Una mostra con preziosi lavori rinascimentali e con valore aggiunto: la possibilità di percepirli oltre l'immagine, utilizzando tutti i sensi in un allestimento, a cura di Massimiliano Trubbiani, che prevede profumi e musiche del tempo, e lascia alla mano la possibilità di toccare quei marmi, quei bronzi, quei legni, quelle terrecotte, aggiungendo emozioni ad emozioni. Da non perdere, per la prima volta ad Ancona, gli inediti giovanili di Donatello, "Madonna con Bambino", terracotta policroma caratterizzata da una forte espressività dei volti, tipica dell'artista agli esordi, e di Verrocchio, "Testa di Cristo", terracotta dal grande pathos nell'espressione dolente del Cristo, molto in voga nell'iconografia europea a partire dalla seconda metà del XIV secolo. Da ammirare anche le candide ceramiche della famiglia Della Robbia, l'iconico "San Giovannino Benedicente" e la leggiadra "Dovizia"; la "Coppia di Putti" di Baccio Bandinelli. Senza tralasciare la tela di Paolo Veronese "Trasfigurazione di Cristo". In esposizione anche opere più antiche, come un rarissimo Cristo benedicente del XII secolo in legno policromo. Il catalogo, in vendita in mostra e nelle librerie Feltrinelli, ha immagini e dettagliate schede tecniche di tutte le opere con interventi di Aldo Grassini e Luigi Bellini, di cui riportiamo alcune note. "Ventuno sculture e quattro tele possono darci uno spaccato della luminosa civiltà che, muovendo dall'Italia, conquistò i popoli d'Europa e fissò i canoni estetici di un'età che ha esaltato la bellezza. Ciò è stato possibile grazie all'incontro con un personaggio d'altri tempi: quel Luigi Bellini che possiede una tale collezione di capolavori, raccolti dalla sua famiglia nell'arco di sei secoli, da farci ricordare nel suo palazzo quattrocentesco di Firenze i fasti di un'epoca lontana, quando l'opulenza si sposava alla bellezza e il potere amava esprimersi nel fulgore delle arti belle" - commenta Grassini. Luigi Bellini sottolinea l'importanza dell'avvio di un progetto totalmente innovativo: "Dopo essermi confrontato con Aldo Grassini, abbiamo insieme sentito la necessità impellente di ridurre le distanze che separano l'arte e gli uomini, avvicinando le persone alle Opere d'Arte, innescando tra essi la possibilità di un dialogo con tutti e cinque i sensi. Sentire l'Opera: questo è diventato il fil rouge che ci ha spinti a collaborare ad un comune progetto. Tutti devono avere la possibilità di sentire le Opere d'Arte e venire scossi dalle vibrazioni che lo scalpello per lo scultore o il pennello per il pittore vi hanno lasciato impresse. Tutti, soprattutto chi vive un disagio che gli impedisce di goderne la visione fattiva ma può figurarsi quella intellettiva e emozionale." La mostra è promossa dal Museo Tattile Statale Omero e dal Museo Privato Bellini, sotto l'alto patronato UNIPAX, in collaborazione con l'Associazione Per il Museo Omero Tattile Statale Omero ONLUS, il Comune di Ancona, Servizio Civile Regionale, Garanzia Giovani. INFO MOSTRA MUSEO TATTILE STATALE OMERO Mole Vanvitelliana Banchina Giovanni da Chio 28 - 60121 Ancona tel. 071 2811935 - sito vocale 800 20 22 20 www.museoomero.it - info@museoomero.it Orario apertura 4 luglio - 15 settembre 2015 dal martedì al venerdì 18 - 22, sabato e domenica 10 - 13 / 18 - 22 16 settembre - 4 ottobre 2015 dal martedì al venerdì 16 - 19, domenica 10 - 13 / 16 - 19 apertura straordinaria su prenotazione per gruppi chiuso: lunedì e 15 agosto. Ingresso intero: 6 € ridotto: 5 € over 65 anni e gruppi di minimo 10 persone ridottissimo: 3 € dai 6 ai 19 anni, studenti universitari gratuito: dai 0 ai 6 anni, un accompagnatore per ogni gruppo, disabili e rispettivi accompagnatori Servizi educativi Visite guidate per gruppi e scuole a cura dei Servizi Educativi del Museo Tattile Statale Omero. Prenotazione obbligatoria. Costo di 3 euro a persona, escluse scuole, disabili e rispettivi accompagnatori. Didascalia immagini Giovanni Della Robbia, San Giovannino benedicente (1469 - 1530) Giovanni Della Robbia, Dovizia (1469 - 1529) Donna con colomba, Giuseppe Maria Crespi (1665 - 1747)

Ufficio Stampa Museo Tattile Statale Omero Monica Bernacchia - Gabriella Papini tel. 071 2811935 - monica.bernacchia@museoomero.it tel. 071200648 - info@gabriellapapini.com.

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Il Mascalzone.it del 15-06-2015

Frammenti d'umanità. Giuliano Vangi e i giovani artisti

Ancona, Museo Tattile Statale Omero, Mole Vanvitelliana

Biennale Arteinsieme - cultura e culture senza barriere. 6 giugno - 23 agosto.

ANCONA. Prosegue con orario apertura estivo al Museo Tattile Statale Omero - Mole Vanvitelliana la mostra "Frammenti d'umanità. Giuliano Vangi e i giovani artisti" iniziativa clou della sesta edizione della Biennale Arteinsieme - cultura e culture senza barriere. Il maestro Giuliano Vangi, testimonial della manifestazione, presente all'inaugurazione, ha condiviso con una folla di studenti la sua passione per il lavoro di scultore invitando i giovani all'umiltà e alla tenacia e ha premiato i vincitori ex aequo del Concorso Arti Figurative: Simone Campanelli del Liceo Artistico Edgardo Mannucci di Jesi con l'opera "Ma'- Malavoglia" e la Classe III F del Liceo Artistico di Treviso con "Senza titolo".

Le opere vincitrici, e altri otto lavori multisensoriali ispirati alla poetica di Vangi e fruibili tattilmente, selezionati tra quelli realizzati dagli studenti dei Licei Artistici e delle Accademie delle Belle Arti di tutta Italia che hanno partecipato al concorso, si accompagnano alle del maestro.

Si tratta di 4 opere recentissime "Donna in piedi" e "Lui e Lei", appena realizzate; la prima in granito e la seconda in bronzo. Ed ancora "Figura seduta" in terracotta" e "Lucia" in ebano e bosso. Vulnerabilità e fragilità femminili, si manifestano in gesti e sussurri difensivi, sguardi prepotentemente chiusi in una sorta di timida pausa. "Lucia" nuda e indifesa stenta ad uscire dalla rigidità del volume che la contiene, mentre "Lui e Lei" si stringono in un abbraccio pieno di passione ma anche di forza protettiva. Sempre capace di intuire e di rappresentare l'attualità e far emergere tutto lo splendore e l'intensità della vita. Frammenti appunto di umanità. Vangi lavora con ineguagliabile creatività dal legno, al marmo, dall'avorio all'acciaio.

Completano l'esposizione composizioni, installazioni sonore e performances ispirate al La Bohème, tema del concorso Arteinsieme Musica, che ha come testimonial il soprano Carmela Remigio, creazioni realizzate dagli studenti dei Licei Musicali e Coreutici, dei Conservatori Statali di Musica e degli Istituti Superiori di Musica italiani.

La mostra è promossa da TACTUS - Centro per le Arti contemporanee, la Multisensorialità e l'Interculturalità del Museo Tattile Statale Omero, in collaborazione con il Ministero per i Beni e le Attività Culturali e del Turismo, Liceo Artistico Edgardo Mannucci, ARISM (Associazione Regionale Insegnanti Specializzati delle Marche), lo Sferisterio - Macerata Opera Festival, l'Ufficio Scolastico Regionale per le Marche, Comune di Ancona, Servizio Civile Nazionale, Associazione Per il Museo Tattile Statale Omero ONLUS, con il patrocinio della Regione Marche.

Info mostra:

Museo Tattile Statale Omero - Mole Vanvitelliana

Banchina Giovanni da Chio, 28 - 60121 Ancona

Sito: www.museoomero.it

Email: info@museoomero.it

Telefono 071.28 11 935

Sito vocale 800.202220

Ingresso: libero

Periodo: 6 giugno - 23 agosto 2015

Orario di apertura: 6 - 14 giugno: dal martedì al sabato 16 - 19; domenica 10 - 13 e 16 - 19.

16 giugno - 23 agosto: dal martedì al venerdì 18 - 22; sabato e domenica 10 - 13; 18 - 22.

I mercoledì di Sensi d'estate apertura fino alle 24 (15, 22, 29 luglio e 5, 12, 19 agosto).

Apertura straordinaria al mattino per gruppi.

Chiuso: lunedì, 15 agosto.

Visite guidate e laboratori didattici a cura dei Servizi educativi del Museo Omero.

Prenotazione obbligatoria. Costo: euro 3,70 per gruppi e scuole (esclusi docenti); euro 4,00 per singoli e famiglie. Gratuito disabili e accompagnatori, bambini 0 - 4 anni. Tel.071.28 11 935 (dalle 9.00 alle 14.00), e-mail: didattica@museoomero.it.

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Repubblica.it del 18-06-2015

Appuntamento al buio, incontro con l'arte per ipo e non vedenti

NAPOLI. Un appuntamento al buio, per scoprire l'arte a occhi chiusi. Visite guidate per ipovedenti e non vedenti, grazie a un libro tattile. A partire dal 18 giugno, alle Gallerie di Palazzo Zevallos Stigliano - polo museale di Intesa Sanpaolo a Napoli - sarà possibile prenotare visite guidate gratuite dedicate a persone con deficit visivo, realizzate in collaborazione con l'Unione Italiana Ciechi, con l'Università degli Studi di Napoli Federico II e con il centro Sinapsi dell'Università Federico II.

Per rendere fruibili le collezioni del museo e consentire agli utenti ipo o non vedenti di muoversi in maniera autonoma all'interno degli spazi espositivi, le Gallerie di Palazzo Zevallos Stigliano ricorreranno a un libro tattile - disponibile per i visitatori dal 19 giugno - composto da una mappa degli spazi museali e le riproduzioni di alcune opere della collezione con la tecnica del fornetto Minolta, correlate da tavole didattiche Braille. Il volume è stato predisposto in collaborazione con il centro Sinapsi dell'Università di Napoli Federico II.

Per promuovere il progetto sono state organizzate due visite guidate nelle giornate di venerdì 3 e venerdì 17 luglio alle ore 17. Successivamente il libro tattile sarà a disposizione, gratuitamente, su richiesta dei singoli visitatori con minoranza visiva o per visite guidate di gruppo, fino a un massimo di 10 persone, presso il bookshop delle Gallerie.

La visita guidata, della durata di un'ora, inizia introducendo il visitatore allo spazio museale anche con il supporto di una pianta in rilievo. Con l'ausilio di un mediatore culturale i partecipanti hanno modo di muoversi nel museo supportati da tavole a rilievo, consultabili tattilmente, che riproducono le opere selezionate (tra cui l'ultimo Caravaggio) da esplorare nel percorso, sviluppato in collaborazione con Civita, la società culturale che gestisce i servizi museali delle Gallerie d'Italia.

Nelle tavole utilizzate, il rilievo del segno grafico non intende in alcun modo richiamare direttamente il volume degli oggetti rappresentati, ma serve unicamente a rendere accessibili al tatto i punti, le linee e le superfici di cui si compone il disegno, consentendo di rappresentare anche oggetti complessi e tridimensionali attraverso figure piane e a due sole dimensioni.

Partecipano all'iniziativa anche alcuni dipendenti ipo e non vedenti di Intesa Sanpaolo.

"La fruizione delle opere d'arte da parte di persone non vedenti è un diritto della persona inalienabile", afferma il professore Alessandro Pepino, Dipartimento di Ingegneria Elettrica e Tecnologie della Informazione Università degli Studi di Napoli Federico II. "Le nuove tecnologie offrono numerose possibilità per garantire questo diritto e gli scenari che si aprono consentono anche il miglioramento delle modalità di fruizione da parte di tutti. La presentazione dell'iniziativa realizzata da Intesa Sanpaolo intende da un lato sensibilizzare la pubblica opinione sulla importanza di rendere accessibile l'arte a tutti, dall'altro mostrare anche alcune soluzioni sostenibili".

"Le visite guidate dedicate alle persone ipo e non vedenti rientrano nelle attività che Intesa Sanpaolo sviluppa per rendere le proprie collezioni d'arte e i propri edifici storici accessibili a pubblici estesi, che comprendono, fra gli altri, i disabili e i malati di Alzheimer." - dichiara Michele Coppola, dal prossimo luglio responsabile dei Beni Culturali di Intesa Sanpaolo - "In questo modo la Banca vuole contribuire concretamente alla creazione di opportunità sociali, alla crescita civile e culturale del Paese e a una reale inclusione delle persone con difficoltà di varia natura."

In Italia sono 320.000 le persone non vedenti e oltre un milione quelle con deficit visivo grave. Ci si domanda se la persona ipo o non vedente possa costruirsi una rappresentazione mentale dell'opera d'arte attraverso il tatto o la descrizione verbale. Numerosi esperti sostengono come non sia tanto importanteche l'opera d'arte trasmetta la medesima emozione al vedente e al non vedente, quanto piuttosto che susciti un'emozione. L'approccio quindi si sposta dall'analisi storico-critica degli studiosi dell'arte alla sfera delle sensazioni che il non vedente coglierà dall'opera attraverso altri canali sensoriali non legati a quelli tradizionali quali, per citare alcuni esempi, l'intensità del colore, la forza della luce o i cromatismi.

di Cristina Zagaria

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BlogSicilia del 26-06-2015

Musei, al Mandralisca di Cefalù un percorso di tesori da "toccare"

CEFALù. Una parte dei tesori del museo Mandralisca di Cefalù potrà essere non solo ammirata ma anche toccata con mano. Sarà inaugurato lunedì 29 giugno alle 18, nella sezione archeologica, il progetto "Vietato non toccare", un percorso tattile permanente rivolto a non vedenti, ipovedenti e ai bambini dai 3 ai 13 anni.

Il progetto - messo a punto dal museo e promosso dalla Regione siciliana e dalla Soprintendenza ai Beni culturali e ambientali di Palermo - prevede la realizzazione e l'esposizione di copie in scala di tredici tra i più significativi reperti della collezione archeologica. Le riproduzioni potranno essere esplorate attraverso il tatto, mentre una traccia audiovisiva completerà la percezione e la conoscenza delle opere.

"Vietato non toccare" offre quindi anche spunti per un primo accesso alle opere d'arte da parte dei più piccoli, attraverso percorsi mirati e attività di laboratorio. Si tratta di una fruizione diretta, attraverso cui viene ribaltato il concetto di "vietato toccare", così diffuso nei siti museali, con il suo opposto: lo scopo è quello di favorire un processo di conoscenza sulla creazione di manufatti artistici, che si completerà con un breve documentario sulle fasi di realizzazione delle opere.

«Questo progetto si inserisce nella nuova politica culturale intrapresa dal Mandralisca - dice il presidente del museo, Franco Nicastro - che punta a un'apertura della struttura al territorio, ampliando al di là di ogni barriera e di ogni età la fruizione delle opere d'arte».

Il progetto è stato messo a punto da Stefania Randazzo con la collaborazione di Flora Rizzo e la consulenza scientifica dell'archeologo Amedeo Tullio.

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Il Lametino.it del 22-06-2015

De Fazio, dal Rotaract donati fondi per allestimento museo Medma

ROSARNO. Si è tenuto nella sala del Comune di Rosarno, alla presenza del Governatore Giancarlo Spezie, del DGE Luciano Lucania e ai rappresentanti dell'Università Mediterranea di Reggio Calabria - Laboratorio DIMORA della Soprintendenza Beni Archeologici e dell'Unione Italiana Ciechi ed Ipovedenti, la conferenza stampa del progetto Medma "Touch, Feel, Think", proposto dal Rotaract Reggio Calabria, rappresentato da Rosario Barresi e con la collaborazione del RAC Nicotera "Medma", rappresentato da Andrea Saccomanno.

Tra i finanziatori del progetto, anche il Distretto Rotaract 2100, rappresentato da Danilo De Fazio. Dopo la visita, guidata dalla prof.ssa Iannelli, al museo MEDMA, il prof. Franco Prampolini, docente del Dipartimento Architettura e Territorio dell'Università Mediterranea di Reggio Calabria, ha illustrato gli aspetti tecnici del progetto, che "si articola nel rilievo integrale dei reperti esposti nel museo di Medma con tecniche di fotomodellazione analitica e restituzione dei modelli tridimensionali fotorealistici degli stessi; la formazione di un catalogo di oggetti integrabile in applicazioni multimediali che consentano la visita virtuale del museo; la riproduzione analogica con materiali diversi (gesso, PVC, Legno) di alcuni modelli particolarmente significativi (per qualità, tipologia, ecc.) al fine di integrare l'allestimento museale con un approccio "tattile" utile per la fruizione da parte dei non vedenti. Le barriere da abbattere, infatti, non sono solo quelle architettoniche, ma anche quelle percettive e sensoriali. E gli strumenti da utilizzare sono la creazione di allestimenti specifici per le persone non vedenti attraverso descrizioni audio, guide specializzate, mappe tattili, plastici e calchi di opere d'arte da poter toccare; l'integrazione dell'allestimento museale con un totem multimediale dotato di tastiera braille ecompletamento dei percorsi tattili a pavimento. Non solo un museo tattile, quindi, come il museo Omero di Ancona, ma la possibilità di accedere al museo sempre perché l'arte deve essere per tutti".

Il rappresentante del Distretto 2100 De Fazio ha affermato: "tale progetto si inquadra, nell'ambito del Service Nazionale "Uniti nelle Eccellenze" e in collaborazione con la Commissione "Nuove Generazioni" del Rotary Club Reggio Calabria, in un filone di intervento sul territorio già aperto con il progetto distrettuale interclub localizzato nell'area di Gioia Tauro - Rosarno, verso la consapevolezza della crescita della Città Metropolitana intesa come sistema multipolare in grado di intervenire sulla "riqualificazione" delle periferie. È focalizzato nella direzione della valorizzazione dei Beni Culturali, nella consapevolezza del grande peso che la rivalutazione del patrimonio può avere in sé, ma anche nella direzione dell'integrazione delle economie sostenibili: turismo, ambiente, energia alternativa, ecc. Il museo di Medma presenta caratteristiche ottimali per il progetto in quanto ha un'estensione limitata, ma contiene reperti di grande valore nella definizione identitaria dei luoghi. Può essere quindi oggetto di un intervento di catalogazione scientifica innovativa che può essere portato a compimento e presentarsi come un unicum tecnico/scientifico completo, integrato nel processo più complessivo di catalogazione/fruizione dei beni culturali secondo i più aggiornati standard. I

l Distretto Rotaract 2100 ha concretamente sostenuto tale progetto finanziando sei borse di studio, del valore di 500,00 euro ciascuna, per giovani sotto i 35 anni. Noi giovani intendiamo contribuire alla valorizzazione dei Beni Culturali, nella consapevolezza del grande peso che la rivalutazione del patrimonio può avere in sé, ma anche nella direzione dell'integrazione delle economie sostenibili: turismo, ambiente, energia alternativa, ecc. Sono ipotizzabili, inoltre, interessanti ricadute sia in termini di diffusione e trasferimento dell'innovazione e delle tecnologie utilizzate, che in termini di formazione giovanile on job e diffusione della conoscenza, anche in termini di eventuale creazione di nuove realtà imprenditoriali".

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Superando.it del 20-06-2015

Alla scoperta di Siracusa per tutti

di Simonetta Morelli

Trenta turisti inglesi non vedenti, emozionati per l'esperienza tattile-sensoriale vissuta al Museo del Papiro di Siracusa e trentadue ospiti sordi provenienti da Messina, che hanno seguito un altro percorso accessibile nella città dell'"Orecchio di Dionisio". Un turismo veramente per tutti, grazie all'attenta cura dell'Associazione denominata non a caso Sicilia, Turismo per Tutti.

SIRACUSA. "Vietato non toccare" non è uno slogan nuovo: basti pensare all'esperienza dello scultore non vedente Felice Tagliaferri, raccontata anche su queste pagine da Simona Atzori. E dopo il percorso tattile della Galleria degli Uffizi a Firenze e i musei tattili di Ancona (Omero) e Varese, quello slogan può ben rappresentare anche un'altra attività molto particolare, pensata per tutti e molto adatta alle persone che vedono poco o nulla.

Questa volta siamo a Siracusa, al Museo del Papiro, che porta il nome del suo fondatore, Corrado Basile, 76 anni: «un uomo - come lo ha descritto Alessandro Cannavò nel blog InVisibili del "Corriere della Sera.it" - dalla parlata con colorite inflessioni siciliane e occhi luccicanti per una passione che sin dagli anni Sessanta l'ha portato a cercare non solo in Egitto ma anche nel Ciad, in Etiopia e nel Sudan oggetti che oggi testimoniano il molteplice utilizzo del papiro nei costumi delle popolazioni autoctone; e a studiare antichissimi documenti, egizi e romani».

La visita al Museo del Papiro ha costituito una delle tappe più gradite per trenta turisti inglesi non vedenti, giunti appositamente per conoscere la Sicilia Sudorientale, grazie alla rete creata da Bernadette Lo Bianco, presidente dell'associazione Sicilia Turismo per Tutti, con il tour operator italo-inglese Seable.

Anche l'esperienza tattile-sensoriale del Museo del Papiro - inaugurata proprio dai trenta viaggiatori inglesi - è nata dalla collaborazione tra Bernadette Lo Bianco e Corrado Basile: il percorso «all'essenza di gelsomino e al tocco di papiro» consente ai visitatori di imparare a conoscere questa pianta affascinante, che in Europa cresce spontaneamente solo qui, le sue parti e i suoi derivati, lavorandola personalmente, mentre si viene avvolti dalla fragranza di gelsomino; un'esperienza di forte impatto emotivo che ha molto colpito gli ospiti inglesi.

Poi, nella Chiesa di Santa Lucia alla Badia, grazie a un modellino in scala, hanno potuto apprezzare le forme della statua d'argento di Santa Lucia appena trasferita lì, dalla Cattedrale, per la Festa di Santa Lucia delle Quaglie (cosi detta per via dello stormo di quaglie che preannunciò l'arrivo di quelle navi cariche di grano che salvarono il popolo dalla carestia), una celebrazione molto sentita dai siracusani.

Nella stessa chiesa - da poco resa accessibile alle persone con disabilità motoria, grazie a una rampa che è una conquista personale di Lo Bianco - gli ospiti hanno potuto apprezzare il Seppellimento di Santa Lucia, opera del Caravaggio. Infine, hanno visitato e toccato le colonne doriche del Tempio di Atena, che nel VII secolo fu inglobato nella cattedrale cristiana dalla facciata barocca. E poi ancora Fonte Aretusa, per completare il percorso del papiro, e il Parco Archeologico.

Piroghe di papiro esposte al Museo del Papiro di Siracusa

Nei giorni a seguire, quindi, visita a Noto e Ragusa, Catania, le falde dell'Etna e Taormina, tutto grazie all'accuratezza con cui Sicilia Turismo per Tutti ha studiato percorsi e incrociato eventi e personaggi che hanno reso a persone non vedenti, oltretutto straniere, una narrazione della Sicilia indimenticabile.

Sono stati giorni di grande emozione anche per Bernadette Lo Bianco, che ha visto "toccare", con rispetto e curiosità, la sua Sicilia da persone appassionate, più simili ai viaggiatori dell'Ottocento piuttosto che ai turisti spesso acritici di oggi.

La domenica successiva, poi, trentadue ospiti sordi di Messina hanno seguito un altro percorso: il Teatro Greco - dove si era aperto il 51° Ciclo di Rappresentazioni Classiche organizzato dall'Istituto Nazionale del Dramma Antico - il Parco Archeologico e l'Orecchio di Dionisio, che ha particolarmente colpito gli ospiti. E ancora, le Catacombe di San Giovanni, l'Isola di Ortigia e il centro storico. Il tutto con traduzione in LIS (Lingua Italiana dei Segni). Infine la Messa, anch'essa con traduzione in LIS (a Siracusa viene celebrata ogni mese), che ha costituito un momento particolarmente intenso.

«Il tour - spiega Lo Bianco - è stato organizzato con la collaborazione dell'ENS (Ente Nazionale dei Sordi) di Messina e Siracusa. L'avere individuato un percorso goduto e condiviso da e con persone con difficoltà di udito, ha permesso il superamento della barriera della lontananza e l'aggregazione tra persone sorde residenti in città diverse, che si sono attese e accompagnate, favorendo anche lo scambio personale. Un momento importante per i messinesi che non avevano mai visitato Siracusa. Anche questo significa fare turismo per tutti».

A Bernadette Lo Bianco si deve riconoscere il ruolo di motore e sostegno del turismo accessibile in Sicilia. «Per tutti - ci corregge - turismo per tutti. Perché chi ha un'esigenza speciale, che sia di tipo alimentare o che derivi da una particolare condizione dell'esistenza, ha il diritto di ricevere cure adeguate alle sue esigenze. Il nostro dovere professionale e culturale è quello di rendere il loro soggiorno interessante e piacevole. E la prima cosa da fare è rimuovere tutti quegli ostacoli che possono rendere difficoltoso l'adattamento a luoghi non consueti».

Testo già apparso - con il titolo "Siracusa da toccare e... da sognare" - in "InVisibili", blog del «Corriere della Sera.it». Viene qui ripreso, con alcuni riadattamenti al diverso contesto, per gentile concessione.

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Agrigento web del 23-06-2015

Valle dei Templi, arrivano le "Mappe tattili"

AGRIGENTO. Si inaugura il 23 giugno alle ore 18,00, all'interno del Parco Archeologico e Paesaggistico della Valle dei Templi di Agrigento, l'itinerario "Orione" per le persone con disabilità visiva.

L'itinerario è il frutto di un progetto pilota, realizzato dalla cooperativa sociale CAPP per l'Ente Parco, con il supporto tecnico della Stamperia Regionale Braille di Catania e dell'Unione Italiana Ciechi di Agrigento.

Il percorso, che si snoda lungo i sentieri che raggiungono i templi principali della Valle, si struttura attraverso la collocazione di mappe tattili che forniscono le informazioni necessarie per potersi orientare e per conoscere e percepire i monumenti presenti.

Ogni mappa, infatti, progettata secondo i principi del Design for All, riporta il testo descrittivo sia in braille che in caratteri grandi, una foto del prospetto e la planimetria del tempio, tutte in rilievo. Ci sono, inoltre, delle mappe generali dislocate lungo il percorso che forniscono tutte le informazioni relative alle distanze, ai servizi e al posizionamento dei monumenti lungo l'itinerario. Le mappe sono fruibili sia da persone non vedenti e ipo vedenti che da persone senza disabilità visiva.

Per la natura del sito interessato e per la sua estensione, la visita deve essere effettuata con accompagnatore, meglio se una guida turistica opportunamente formata, che potrà guidare in sicurezza il visitatore proponendogli anche delle piacevoli deviazioni per potere esplorare e conoscere piante e manufatti presenti all'interno del Parco.

Il progetto è stato integrato con un corso formativo per guide turistiche dove sono stati forniti alcuni elementi di tecniche di guida per le persone non vedenti.

Contestualmente al percorso verrà inaugurata la mostra di alcuni plastici realizzati dalla Stamperia Braille raffiguranti la Valle dei Templi, com'era e com'è e il Tempio della Concordia, che saranno visitabili da tutti nei pressi di Porta V.

La manifestazione inizia con raduno presso l'info point di Porta V alle ore 18,00 ed è ad ingresso libero.

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focus

Giornale UICI del 05-06-2015

Centro di Documentazione Giuridica - Collocamento al lavoro dei centralinisti non vedenti

di Paolo Colombo

La Suprema Corte di Cassazione Sezione Lavoro, con sentenza n. 9215 del 7 maggio 2015 è intervenuta in materia di collocamento al lavoro dei centralinisti non vedenti.

Con tale sentenza, la Suprema Corte ha ribadito lo scopo della legge 29 marzo 1985 n. 113, articoli 3 e seguenti sul collocamento dei centralinisti non vedenti, che è quello di garantire, in funzione di solidarietà sociale, l'assunzione di centralinisti non vedenti presso le strutture (private o pubbliche) che siano dotate di impianti telefonici per il quali le norme tecniche prevedano l'impiego di uno o più posti di operatore o che comunque siano dotati di uno o più posti di operatore; ha nuovamente sottolineato l'importanza della comunicazione da parte della Telecom all'ufficio provinciale del lavoro che lo richieda, l'elenco dei datori di lavoro presso i quali sono installati centralini che comportino l'obbligo di assunzione e ha quindi confermato la condanna del datore di lavoro al risarcimento del danno al lavoratore non vedente che aveva l'obbligo di assumere in qualità di centralinista non vedente.

Segue il testo integrale della sentenza.

______________________________________________________________________________________

Cass. civ. Sez. lavoro, Sent., 07-05-2015, n. 9215

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. STILE Paolo - Presidente -

Dott. VENUTI Pietro - rel. Consigliere -

Dott. BANDINI Gianfranco - Consigliere -

Dott. NAPOLETANO Giuseppe - Consigliere -

Dott. MAISANO Giulio - Consigliere -

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 1602-2009 proposto da:

MINISTERO DELL'ISTRUZIONE DELL'UNIVERSITà E RICERCA C.F. (OMISSIS), LICEO CLASSICO STATALE G. MELI DI PALERMO, in persona del Ministro e del legale rappresentante pro tempore, rappresentati e difesi dall'AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO presso i cui Uffici domiciliano ope legis in ROMA, alla VIA DEI PORTOGHESI, 12;

- ricorrenti -

contro

S.G. C.F. (OMISSIS);

- intimato -

Nonché da:

S.G. C.F. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in ROMA, LUNGOTEVERE FLAMINIO 60, presso lo studio dell'avvocato LONGO RUGGERO, rappresentato e difeso dall'avvocato PATANELLA SILVANA, giusta delega in atti;

- controricorrente e ricorrente incidentale -

contro

MINISTERO DELL'ISTRUZIONE DELL'UNIVERSITà E RICERCA C.F. (OMISSIS), LICEO CLASSICO STATALE G. MELI DI PALERMO;

- intimati -

avverso la sentenza n. 1574/2007 della CORTE D'APPELLO di PALERMO, depositata il 07/01/2008 R.G.N. 2120/2006;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 28/01/2015 dal Consigliere Dott. PIETRO VENUTI;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. FRESA Mario che ha concluso per il rigetto di entrambi i ricorsi.

Svolgimento del processo

Il Tribunale di Palermo, con sentenza n. 5489/05, in accoglimento della domanda proposta da S.G. nei confronti del Ministero dell'istruzione e del Liceo Classico statale "G. Meli" di Palermo, dichiarava il diritto del ricorrente, in qualità di centralinista non vedente, all'assunzione a decorrere dall'8 aprile 2003 presso il liceo classico anzidetto, e condannava quest'ultimo a corrispondere al S., a titolo di risarcimento del danno, una somma pari all'intero trattamento economico spettantegli a decorrere dalla data dianzi indicata e sino alla data della sentenza.

Su impugnazione principale del Ministero e del Liceo classico, ed incidentale del S., la Corte d'appello di Palermo, con la sentenza indicata in epigrafe, confermava la decisione di primo grado nella parte in cui era stato riconosciuto il diritto del lavoratore all'assunzione con decorrenza dall'8 aprile 2003, ma condannava, in luogo del Liceo classico, il Ministero al pagamento delle retribuzioni a decorrere da tale data e sino alla data della sentenza della stessa Corte, anzichè sino alla sentenza di primo grado.

Ha osservato la Corte di merito che il S. aveva diritto all'assunzione ai sensi della L. n. 113 del 1985, che pone a carico dei datori di lavoro pubblici o privati l'obbligo di assumere i centralinisti telefonici non vedenti utilmente collocati in graduatoria, qualora dispongano di centralini telefonici per i quali le norme tecniche prevedano l'impiego di uno o più posti di operatore, prescindendo dalla previsione in organico di tale qualifica professionale; che non avendo il liceo "G. Meli" proceduto all'assunzione, l'Ufficio provinciale del lavoro e della massima occupazione aveva avviato d'ufficio il S., posto che presso quel liceo vi era un siffatto centralino telefonico, come era stato confermato da Telecom Italia S.p.A. - tenuto per legge ad informare detto Ufficio -, a nulla rilevando se tale centralino telefonico potesse funzionare manualmente o potesse gestire il traffico telefonico attraverso sistemi di collegamento automatici o se il funzionamento dello stesso fosse estremamente semplice; che tali circostanze peraltro avrebbero dovuto essere dimostrate dall'amministrazione, la quale, al riguardo, non aveva fornito alcuna prova.

Per la cassazione di questa sentenza propone ricorso il Ministero. Il lavoratore resiste con controricorso, proponendo ricorso incidentale e depositando successivamente memoria ex art. 378 cod. proc, civ.

Motivi della decisione

1. Il ricorso principale è articolato in quattro motivi, quello incidentale in un solo motivo. A tutti fanno seguito i relativi quesiti di diritto ex art. 366 bis cod. proc. civ., non più in vigore ma applicabile ratione temporis.

2. Con il primo motivo del ricorso principale il Ministero, denunciando violazione e falsa applicazione dell'art. 2696 cod. civ., della L. 29 marzo 1985, n. 113, artt. 3 e 6 deduce che presupposto per l'applicazione di tale legge è che sussista un centralino per il quale le norme tecniche prevedano l'impiego di uno o più posti di operatore o che comunque siano dotati di uno o più posti di operatore. Tale dato, aggiunge, era stato contestato dall'Amministrazione fin dal primo grado del giudizio, negandosi una postazione di tal fatta presso l'istituto scolastico, ma la Corte d'appello ha disatteso questo assunto, rilevando che la circostanza era rimasta del tutto indimostrata, senza considerare che al riguardo la prova doveva essere fornita dal lavoratore, trattandosi di un fatto costitutivo del diritto, mentre spettava all'Amministrazione dimostrare eventuali fatti impeditivi. Tale prova avrebbe dovuto riguardare anche l'esistenza presso la scuola di un impianto telefonico per il cui funzionamento occorreva necessariamente l'attività di un operatore specializzato.

3. Con il secondo motivo del ricorso principale, il ricorrente, denunciando violazione e/o falsa applicazione dell'art. 437 c.p.c., comma 2, lamenta che il giudice d'appello avrebbe dovuto provvedere d'ufficio agli atti istruttori ritenuti necessari a superare l'incertezza sui fatti costitutivi o impeditivi, e quindi indispensabili ai fini della decisione. Al riguardo avrebbe dovuto considerare "la relazione di consulenza tecnica sugli impianti telefonici in dotazione a svariate istituzioni scolastiche, espletata dalla s.p.a. Eunics con relativo verbale di sopralluogo", ancorchè tale documento fosse stato formato successivamente al giudizio di primo grado.

4. Con il terzo motivo del ricorso principale è denunciata insufficiente e contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio.

Ribadisce il ricorrente che l'onere della prova che il centralino avesse le caratteristiche richieste dalla legge per l'assunzione di un non vedente era a carico del lavoratore e che, nonostante ciò, l'Amministrazione aveva chiesto di dimostrare il contrario attraverso la relazione di consulenza redatta dalla ditta Eunics, sopra citata.

La Corte di merito, aggiunge, ha omesso di dare ingresso nel giudizio a tale documento, non facendone menzione nella sentenza.

5. Con il quarto motivo del ricorso principale il ricorrente, denunciando violazione e/o falsa applicazione degli artt. 1223, 1226, 1227 e 2043 cod. civ., deduce che erroneamente la sentenza impugnata ha riconosciuto al lavoratore, a titolo risarcitorio, le retribuzioni a decorrere dalla data in cui il lavoratore avrebbe dovuto essere assunto, nonostante il medesimo in tale periodo non avesse svolto attività lavorativa e non avesse dato la prova dei danni subiti.

6. Con l'unico motivo del ricorso incidentale il lavoratore, denunciando violazione di plurime violazioni di legge, lamenta che la Corte di merito abbia limitato la condanna al pagamento delle retribuzioni sino alla data della pronuncia della sentenza. Una volta infatti riconosciuto il diritto all'assunzione, con effetti costitutivi del rapporto, l'obbligo del pagamento del trattamento economico avrebbe dovuto essere posto a carico dell'Amministrazione sino a quando la medesima si fosse resa inadempiente, non ottemperando alla assunzione.

7. I primi tre motivi del ricorso principale, i cui motivi vanno trattati congiuntamente in ragione della loro connessione, non sono fondati.

La L. 29 marzo 1985, n. 113, art. 3 e segg. (Aggiornamento della disciplina del collocamento al lavoro e del rapporto di lavoro dei centralinisti non vedenti, ha lo scopo di garantire, in funzione di solidarietà sociale, l'assunzione di centralinisti non vedenti presso le strutture (private o pubbliche) i che siano dotate di impianti telefonici per i quali le norme tecniche prevedano l'impiego di uno o più posti di operatore o che comunque siano dotati di uno o più posti di operatore.

A tal fine i datori di lavoro che procedono alla installazione o trasformazione di centralini telefonici che comportino l'obbligo di assunzione previsto da detta legge, sono tenuti a darne comunicazione entro sessanta giorni agli uffici provinciali del lavoro, indicando il numero delle linee urbane e dei posti di lavoro di cui sono dotati.

L'art. 5 della legge sopra citata prevede, in particolare, che la società italiana per l'esercizio telefonico, entro sessanta giorni dall'installazione o trasformazione di centralini telefonici che comportino l'obbligo di assunzione, deve comunicare agli uffici provinciali del lavoro competenti per territorio l'operazione avvenuta e le caratteristiche dell'apparecchiatura telefonica ed inoltre che la società anzidetta è tenuta a comunicare, all'ufficio provinciale del lavoro che lo richieda, l'elenco dei datori di lavoro presso i quali sono installati centralini che comportino l'obbligo di assunzione.

E' altresì previsto (art. 6) che i datori di lavoro pubblici assumano per concorso riservato ai soli non vedenti o con richiesta numerica presentata all'ufficio provinciale del lavoro e che i centralinisti non vedenti hanno diritto all'assunzione se posseggono i requisiti richiesti per le assunzioni dagli ordinamenti delle amministrazioni o enti interessati, salvo il limite di età ed il titolo di studio. Ove i datori di lavoro pubblici non abbiano provveduto all'assunzione entro sei mesi dalla data in cui sorge l'obbligo, l'ufficio provinciale del lavoro li invita a provvedere.

Trascorso un mese l'ufficio provinciale procede all'avviamento d'ufficio.

Come risulta dalla sentenza impugnata Telecom Italia S.p.A. con nota del 7 gennaio 2000 segnalava all'Ufficio provinciale del lavoro l'esistenza presso taluni istituti scolastici di Palermo, tra cui il liceo classico "G. Meli", di un centralino che aveva le caratteristiche richieste dalla L. n. 113 del 1985, con posto per operatore non vedente. Sulla base di tale segnalazione, l'Ufficio anzidetto invitava l'istituto scolastico a presentare richiesta di avviamento di un centralinista telefonico non vedente, ai sensi dell'art. 6 di detta legge e, a fronte del persistente rifiuto dell'Istituto di procedere a tale richiesta, con lettera in data 8 aprile 2003 avviava d'ufficio al lavoro il S., utilmente iscritto nella graduatoria regionale dei centralisti telefonici non vedenti.

Tali essendo gli elementi acquisiti dalla Corte di merito, del tutto inconsistenti si palesano le censure del ricorrente con riguardo all'onere della prova circa le caratteristiche del centralino telefonico installato presso l'ufficio scolastico in questione.

La prova di tali caratteristiche risultava dalla segnalazione in data 7 gennaio 2000 dalla Telecom, società questa che era tenuta per legge a comunicare all'ufficio provinciale del lavoro l'esistenza di centralini telefonici per i quali sussisteva l'obbligo di assunzione dei centralinisti non vedenti.

La sentenza impugnata, con valutazione di merito non sindacabile in questa sede, ha ritenuto sufficiente detta segnalazione, senza che occorressero ulteriori elementi comprovanti le caratteristiche del centralino in questione.

Da qui la mancata acquisizione in giudizio della "relazione di consulenza tecnica" della S.p.A. Eunics, avente ad oggetto gli impianti telefonici in dotazione a taluni istituti scolastici, documento questo che è stato formato, come dedotto dallo stesso ricorrente, successivamente al giudizio di primo grado e la cui produzione, evidentemente, non è stata ritenuta ammissibile e che comunque non è stato ritenuto indispensabile dal giudice d'appello ai fini della decisione della causa ex art. 437 cod. proc. civ..

Al riguardo non è superfluo ricordare che la valutazione delle prove e, con essa, il controllo sulla loro attendibilità e concludenza, e la scelta, tra le varie risultanze istruttorie, di quelle ritenute idonee ad acclarare i fatti oggetto della controversia, sono rimesse al giudice del merito e sono sindacabili in cassazione solo sotto il profilo della adeguata e congrua motivazione che sostiene la scelta nell'attribuire valore probatorio ad un elemento emergente dall'istruttoria, piuttosto che ad un altro (Cass. 28 giugno 2006 n. 14972).

Ed ancora, "Nel sistema vigente opera il principio cosiddetto dell'acquisizione della prova, in forza del quale ogni emergenza istruttoria, una volta raccolta, è legittimamente utilizzabile indipendentemente dalla sua provenienza ed il risultato della prova deve essere valutato indipendentemente dalla posizione della parte che l'abbia dedotta" (Cass. 10 agosto 2004 n. 15408).

Quanto poi all'assunto del ricorrente, secondo cui l'obbligo di assunzione non sussiste nell'ipotesi in cui il centralino possa funzionare in automatico e comunque non richieda necessariamente l'esistenza di un operatore, trattasi di circostanza che non risulta dagli atti e che trova smentita nella segnalazione della TELECOM sopra indicata, in base alla quale l'istituto scolastico "G. Meli" rientrava fra quelli muniti di centralino telefonico con posto per operatore non vedente.

Correttamente dunque la Corte territoriale ha ritenuto che ricorressero i requisiti oggettivi e soggettivi previsti per l'assunzione del S..

8. Il quarto motivo del ricorso principale e il ricorso incidentale del lavoratore vanno esaminati congiuntamente perché connessi.

La sentenza impugnata, nel riconoscere al S. il diritto all'assunzione a decorrere dalla data dell'8 aprile 2003, ha condannato il Ministero dell'Istruzione a corrispondere al medesimo, a titolo risarcitorio, le retribuzioni perdute a decorrere dalla data anzidetta e sino a quella di emissione della sentenza.

La prima di tali due ultime statuizioni va confermata, mentre non ritiene questo Collegio, in accoglimento del ricorso incidentale, di condividere la seconda.

Ed infatti il datore di lavoro che rifiuti ingiustificatamente di assumere il lavoratore avviato è tenuto, a titolo di responsabilità contrattuale, a risarcire l'intero pregiudizio patrimoniale che il medesimo ha subito durante tutto il periodo in cui si è protratta l'inadempienza del datore di lavoro.

Tale principio può ritenersi consolidato alla stregua delle numerose pronunce di questa Corte intervenute in materia (cfr. Cass. n. 4953/98; Cass. n. 12516/03; Cass. n. 2402/04; Cass. 15913/04).

Il pregiudizio economico subito dal lavoratore può essere in concreto determinato, senza bisogno di una specifica prova del lavoratore, sulla base del complessivo trattamento retributivo che il lavoratore avrebbe potuto conseguire, ove tempestivamente assunto, mentre spetta al datore di lavoro provare l'aliunde perceptum, oppure la negligenza del lavoratore nel cercare altra proficua occupazione (cfr. Cass. n. 2402/04 cit.).

Non può pertanto limitarsi il diritto del lavoratore alle retribuzioni sino alla data della decisione della sentenza impugnata, evidente essendo che questa spiega effetti, anche dal punto di vista del ristoro delle utilità perdute, sino a quando si protrae l'inadempimento.

Una diversa soluzione porterebbe il lavoratore a dovere esperire ulteriori azioni in caso di prolungato inadempimento del datore di lavoro all'obbligo di assunzione, ai fini del recupero parziale del credito retributivo man mano maturatosi, evenienza questa che non ricorre nell'ipotesi di condanna del datore di lavoro inadempiente al pagamento delle retribuzioni sino alla effettiva assunzione, statuizione che non trova alcun ostacolo nel sistema e si pone in linea con il principio di economia processuale, che trova fondamento anche nel principio di ragionevole durata del processo sancito dall'art. 111 Cost..

9. In conclusione va respinto il ricorso principale, mentre va accolto quello incidentale.

Non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto, la causa, in relazione al ricorso accolto, va decisa nel merito, con la condanna del Ministero dell'Istruzione a corrispondere al S. a titolo risarcitorio, le retribuzioni perdute sino al momento dell'assunzione, con gli accessori di legge, ferme restando le altre statuizioni contenute nella sentenza impugnata, comprese quelle relative alle spese dei giudizi di merito.

Il Ministero ricorrente va condannato al pagamento delle spese del presente giudizio, liquidate come in dispositivo.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso principale, accoglie quello incidentale, cassa la sentenza impugnata in relazione al ricorso accolto e, decidendo nel merito, condanna il Ministero dell'Istruzione, in persona del Ministro pro-tempore, a corrispondere a S. G., a titolo risarcitorio, una somma pari alle retribuzioni perdute sino al momento dell'assunzione, con gli accessori di legge, ferme restando le altre statuizioni comprese quelle relative alle spese dei giudizi di merito.

Condanna il Ministero al pagamento, a favore del S., delle spese del presente giudizio, che liquida in Euro 100,00 per esborsi ed Euro 3.500,00 per compensi professionali, oltre accessori di legge.

Così deciso in Roma, il 28 gennaio 2015.

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Giornale UICI del 19-06-2015

Centro di Documentazione Giuridica - La pensione di invalidità civile non spetta ai non vedenti che lavorano

di Paolo Colombo

La pensione di invalidità civile per non vedenti spetta solo a chi si trovi in stato di bisogno economico. Pertanto il non vedente, assunto come centralinista, non ha diritto alla pensione di invalidità, così ha deciso la Corte di Cassazione, sez. Lavoro, il 9/4/2015, con sentenza n. 7151.

La Corte interviene nuovamente sulla spinosa questione della sospensione del trattamento pensionistico di invalidità per superamento dei limiti di reddito da lavoro previsti dalla legge.

Negli ultimi tempi la Corte di cassazione ha cercato di fissare con sempre maggior incisività alcuni punti fermi nell'interpretazione di quelle regole che - nella giungla normativa della previdenza pubblica - definiscono (o cercano di definire) i requisiti necessari all'ottenimento di prestazioni assistenziali o previdenziali da parte dello Stato.

La recente sentenza dichiara legittima la sospensione disposta dall'Inps della pensione di invalidità ad un non vedente assunto come centralinista.

Secondo la Corte di cassazione ( conformemente a quanto statuito con precedente sentenza Cass. civ., 12.02.2015, n. 2812) la pensione non reversibile per i ciechi civili (assoluti o parziali) di cui agli artt. 7 e 8 della L. 66/1962, è erogata a condizione della permanenza in capo al beneficiario dello stato di bisogno economico, trattandosi di prestazione assistenziale rientrante nell'ambito di cui all'art. 38, co. 1, Cost., con conseguente cessazione dell'erogazione al superamento del limite di reddito previsto.

Per la Corte, dunque, il diritto dei ciechi civili alla pensione non reversibile è tuttora subordinato - diversamente da quanto previsto per l'indennità di accompagnamento a favore dei ciechi assoluti - alla sussistenza di uno«stato di bisogno», individuato nella titolarità di redditi assoggettabili all'imposta sul reddito per le persone fisiche di ammontare inferiore ad una determinata soglia.

La pensione non reversibile del cieco civile rientra, quindi, tra le prestazioni assistenziali di cui al comma 1 dell'art 38 Cost. e non sono applicabili le norme dettate per la pensione di invalidità erogata dall'INPS che consentono, invece, attesa la sua natura previdenziale, l'erogazione della pensione INPS in favore dei ciechi che abbiano recuperato la capacità lavorativa, trattandosi di norme di stretta interpretazione il cui fondamento deve rinvenirsi nel secondo comma dell'art. 38 Cost. e tese a favorire il reinserimento del pensionato non vedente nel mondo del lavoro.

Segue il testo della sentenza.

______________________________________________________________________________________

Corte di Cassazione, sez. Lavoro, 9/4/2015, n. 7151

(Omissis)

Svolgimento del processo

Con sentenza del 16 febbraio 2009, la Corte d'Appello di Salerno, confermava la decisione con cui il Tribunale di Vallo Della Lucania, in accoglimento della domanda proposta da L.M. nei confronti dell'INPS, volta ad ottenere, in quanto non vedente, il riconoscimento del diritto al ripristino del trattamento pensionistico di invalidità sospeso dall'Istituto, a seguito della sua assunzione come centralinista, a motivo del superamento dei limiti di reddito da lavoro previsti dalla legge, dichiarava sussistere il diritto a pensione senza integrazione al minimo e condannava l'Istituto al pagamento dei ratei maturati a decorrere dal 28.9.1994, oltre interessi.

La decisione della Corte territoriale discende dalla ritenuta applicabilità alla fattispecie dell'art. 8, comma 1 bis, l. n. 638/1983 e della norma di cui all'art. 68, 1. n. 153/1969, ivi richiamata, che, con riferimento ai soggetti affetti da cecità totale, stabilisce che il riacquisto di una capacità di guadagno, nonché di un reddito da lavoro anche alto, non comporta la perdita della pensione, operando il requisito reddituale di cui all'art. 6 1. n. 638/1983 con esclusivo riferimento al diritto all'integrazione al minimo della pensione medesima.

Per la cassazione di tale decisione ricorre l'INPS,

affidando l'impugnazione a due motivi, cui resiste, con controricorso il M.

Entrambe le parti hanno presentato memoria ex art. 378 c.p.c.

Motivi della decisione

I due motivi cui l'INPS affida l'impugnazione proposta sono entrambi intesi a censurare l'unica statuizione resa dalla Corte territoriale sulla base di un percorso argomentativo articolato su due proposizioni, la prima, secondo cui la deroga, introdotta per i non vedenti dal combinato disposto degli artt. 6 e 8 1. n. 638/1983 e dell'art. 68 1. n. 153/1969, alla regola generale della non cumulabilità della pensione di invalidità con il reddito da lavoro riguarda esclusivamente la pensione di invalidità a carico dell'assicurazione generale obbligatoria (ovvero quella spettante ai non vedenti che, nonostante la grave menomazione invalidante hanno svolto attività lavorativa e versato i relativi contributi previdenziali) e non una prestazione di natura assistenziale quale la pensione in favore dei ciechi civili prevista dalla legge 10 febbraio 1962, n. 66; la seconda, per la quale se, ai sensi dell'art. 6 d.l. n. 30/1974 convertito dalla legge 114/1974 e successivamente dell'art. 14 septies d.l. n. 663/1979 convertito dalla legge n. 33/1980, il diritto dei ciechi civili alla pensione reversibile è rimasto subordinato alla sussistenza di uno stato di bisogno quale individuato dall'art. 5 1. n. 382/1970 non è possibile estendere la deroga di cui sopra essendo questa finalizzata a consentire al pensionato di invalidità a carico dell'a.g.o. di conservare, la pensione già ottenuta in virtù del versamento dei contributi assicurativi nell'ipotesi di svolgimento di un'attività lavorativa, proposizioni cui corrispondono i formulati motivi appunto intesi a denunciare, il primo, la violazione e falsa applicazione degli artt. 6 e 8 1. n. 638/1983 e dell'art. 68 1. n. 153/1969 in relazione all'art 12 delle preleggi, il secondo, la violazione e falsa applicazione dell'art. 1 della legge 10 febbraio 1962, n. 66 in relazione all'art. 5 1. n. 382/1970 e all'art. 14 septies d.l. n. 663/1979 convertito dalla legge n. 33/1980, come interpretato dalla legge n. 600/1984. Entrambi i motivi, che, per quanto detto, è qui opportuno trattare congiuntamente, devono ritenersi fondati.

Questa Corte ha in materia più volte osservato che il diritto dei ciechi civili alla cosiddetta pensione non reversibile (avente una funzione assistenziale), introdotto dalla legge 10 febbraio 1962 n. 66, è rimasto subordinato, diversamente da quello all'indennità di accompagnamento a favore dei ciechi assoluti, alla sussistenza di uno stato di bisogno, individuato dall'art. 5 della legge n. 382 del 1970 nella non iscrizione nei ruoli per l'imposta complementare sui redditi e successivamente nel possesso di redditi assoggettabili all'imposta sul reddito delle persone fisiche di un ammontare inferiore a un certo limite (art. 6 D.L. n. 30 del 1974, convertito dalla legge n. 114 del 1974, e poi art. 14 septies del D.L. n. 663 del 1979, convertito con modificazioni dalla legge n. 33 del 1980), Cass. n.10335?0, Cass. n. 14811O1, Cass. n. 2419213.

In tale ultima pronuncia è stato evidenziato che la pensione non reversibile (avente natura assistenziale) per i ciechi civili assoluti di cui all'art. 7 legge 10 febbraio 1962, n. 66, è erogata a condizione della permanenza in capo al beneficiario dello stato di bisogno economico, trattandosi di prestazione assistenziale rientrante nell'ambito di cui all'art. 38, primo comma, Cost., con conseguente cessazione dell'erogazione al superamento del limite di reddito previsto per la pensione di inabilità di cui all'art. 12 della legge 30 marzo 1971, n. 118 di conversione del d.l. del 30 gennaio 1971, n. 5, dovendosi ritenere inapplicabili a detta prestazione sia l'art. 68 della legge 30 aprile 1969, n 153, dettato per la pensione di invalidità erogata dall'INPS, sia l'art. 8, comma 1 bis, del d.l. 12 settembre 1983, n. 463, convertito con modificazioni in legge 11 novembre 1983, n. 638, che consentono l'erogazione della pensione INPS in favore dei ciechi (avente natura previdenziale) che abbiano recuperato la capacità lavorativa, trattandosi di norme di stretta interpretazione,

[...]il cui fondamento si rinviene nella diversa disposizione di cui all'art. 38, secondo comma, Cost., intese a favorire il reinserimento del pensionato cieco nel mondo del lavoro senza che subisca la perdita della pensione e, dunque, insuscettibili di applicazione analogica. Nello stesso Cass. n. 875214, Cass. ord. nn. 24003-2401 114, nn. 24022-2402614, sicché il principio può dirsi consolidato.

In tali ultime pronunce la Corte ha ribadito, valorizzando la natura di prestazione assistenziale della pensione non reversibile per i ciechi assoluti, che ad essa non possono applicarsi le disposizioni, quali la L. n. 153 del 1969, art. 68 (come, del resto, quella di cui al R.D.L. 14 aprile 1939, n. 636, art. 10, comma 2) e il D.L. n. 463 del 1983, art. 8, comma 1 bis, dettate nella materia delle prestazioni previdenziali erogate dall'I.N.P.S. ed a carico dell'assicurazione generale obbligatoria, in quanto presuppongono un rapporto contributivo (in particolare il R.D.L. n. 636 del 1939, art. 9, fa riferimento alla pensione riconosciuta all'invalido a qualsiasi età quando siano maturati determinati requisiti contributivi) ed hanno quale presupposto non uno stato di invalidità generica bensì di invalidità lavorativa. 4.-Il ricorso deve pertanto accogliersi, la sentenza impugnata cassarsi e, non essendo necessari ulteriori accertamenti, la causa viene decisa nel merito direttamente da questa Corte, con il rigetto della domanda proposta dal M..

Le alterne fasi del giudizio ed il solo recente stabilizzarsi dell'orientamento di legittimità, consigliano la compensazione delle spese dell'intero processo.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso. Cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, rigetta la domanda proposta dal M. in primo grado. Compensa le spese dell'intero processo.

(Omissis)

Paolo Colombo

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Giornale UICI del 12-06-2015

Centro di Documentazione Giuridica - Indennità di accompagnamento spetta anche nei periodi di ricovero

di Paolo Colombo

La prestazione assistenziale dell'indennità di accompagnamento viene riconosciuta ed erogata in presenza di una condizione di inabilità e sempre che il soggetto versi nell'impossibilità di deambulare o di attendere agli atti quotidiani della vita senza continua assistenza.

L' INPS con il messaggio n. 18291 del 26 settembre 2011 ha precisato che tale indennità non va riconosciuta agli invalidi civili gravi ricoverati gratuitamente in istituto e in caso di ricovero di lunga degenza o per fini riabilitativi.

Dunque il ricovero assume rilievo ai fini dell'incompatibilità con l'erogazione dell'indennità solo se ha natura contingente, cioè legato alla cura delle patologie rilevanti ai fini dell'assegnazione dell'indennità e deve assicurare tutte le forme di assistenza di cui il paziente necessita.

Invece, nel caso in cui l'assistenza al disabile è garantita da altri soggetti (familiari, badanti etc.) il ricovero non si pone come elemento ostativo all'erogazione dell'indennità.

In tal caso però occorre che la necessità di assistenza da parte di un soggetto terzo sia dichiarata dall'Istituto che ospita l'invalido.

Frequenti, comunque, sono i casi in cui l'INPS, richiede la restituzione delle somme corrisposte a titolo di indennità di accompagnamento ritenendole indebitamente percepite dal disabile ricoverato.

La modalità di restituzione adottata dall'Inps è quella propria dell' indebito oggettivo (art.2033 c.c.), secondo la cui disciplina chi ha eseguito un pagamento non dovuto ha diritto di ripetere (avere indietro) ciò che ha pagato.

A riguardo è doveroso porre in evidenza che la Suprema Corte di Cassazione è di diverso orientamento.

La Suprema Corte di Cassazione, con la sentenza n. 2270 del 2007, è intervenuta sul tema dell' indennità di accompagnamento affermando che il ricovero presso un Ospedale pubblico non costituisce di per sé l'equivalente del ricovero in istituto, al quale fa riferimento l'art.1 Legge n. 18/80, che esclude dall'indennità di accompagnamento gli invalidi civili ricoverati gratuitamente in istituto.

Il beneficio, perciò può essere concesso alla persona invalida anche durante il ricovero in ospedale, dove si dimostri che le prestazioni assicurate dall'Ospedale medesimo non esauriscono tutte le forme di assistenza di cui il paziente necessita per la vita quotidiana.

Alla sentenza del 2007 ne sono seguite altre tutte conformi (cfr Cass. civ. Sez. VI - Lavoro, Ord., 04-04-2013, n. 8227, e Cass. civ. Sez. lavoro, Ord., 03-12-2010, n. 24677 ) nelle quali si è ribadito che il ricovero presso un ospedale pubblico non costituisce di per sé l'equivalente del ricovero in istituto, al quale fa riferimento l´ art. 1 della legge n. 18 del 1980 che esclude dall'indennità di accompagnamento gli "invalidi civili ricoverati gratuitamente in istituto" e che il beneficio, invece, è concesso alla persona invalida anche durante il ricovero in ospedale, dove si dimostri che le prestazioni assicurate dall'ospedale medesimo non esauriscono tutte le forme di assistenza di cui il paziente necessita per la vita quotidiana.

Di seguito il testo integrale delle sentenze citate.

Corte di Cassazione - Sezione lavoro Sentenza del 2 febbraio 2007 n. 2270

Invalido grave ricoverato presso un ospedale pubblico - diritto all'indennità di accompagnamento

SENTENZA

Svolgimento del processo

1. P.M., nata il (OMISSIS), versa dal 1986 in stato di coma profondo da decerebrazione ed è stata continuativamente e gratuitamente ricoverata in ospedale. Il padre e tutore ha chiesto l'indennità di accompagnamento[1], che è stata riconosciuta in via amministrativa con decorrenza 1.4.1989. Successivamente, essendo emerso che la P. era ricoverata in permanenza presso il Policlinico, il Prefetto revocava la concessione dell'indennità in parola con provvedimento in data 12.6.2000 ed invitava il P. a restituire quanto riscosso a far tempo dal 1.2.1995. Con ricorso depositato in data 6.11.2000, P.C. chiedeva che venisse riconosciuto il diritto alla prestazione "de qua".

2. Previa costituzione ed opposizione dell'INPS, il Tribunale di Verona accoglieva la domanda attrice, ritenendo che nella specie il ricovero in un ospedale non escludeva la necessità di ulteriore assistenza, specie di tipo affettivo e psicologico. Proponeva appello l'INPS e la Corte di Appello di Venezia, in riforma della sentenza di primo grado, rigettava la domanda proposta dall'attore P. e lo condannava alla restituzione dei ratei indebitamente percepiti. La Corte di Appello così motivava: la legge n. 18 del 1980, art. 1[1], prevede la corresponsione dell'indennità di accompagnamento in favore degli invalidi civili che, non essendo in grado di compiere gli atti quotidiani della vita, necessitano di assistenza continua; tale ipotesi ricorre indubbiamente nella fattispecie; il comma 3 della norma citata prevede peraltro l'esclusione dell'erogazione nel caso di invalidi civili gravi, ricoverati gratuitamente in istituto; l'appellata si trova da oltre un quindicennio continuativamente e gratuitamente ricoverata presso un reparto ospedaliero; è pertanto fondato l'appello dell'INPS, dato che la norma non lascia adito a dubbi circa la non erogabilità della prestazione in ipotesi di lungo-degenze in strutture pubbliche ospedaliere; non rileva la volontà o la necessità dei familiari di essere vicini alla figlia, per sopperire ad eventuali carenze del personale o per cercare di stimolare emotivamente la paziente; la previsione dell'indennità di accompagnamento risponde ad esigenze diverse da quelle ritenute dal giudice, per le quali soccorrono altri istituti (pensione di inabilità); deve porsi in diritto la questione se il ricovero gratuito in struttura pubblica costituisca requisito essenziale del diritto all'indennità, ovvero elemento esterno che impedisce l'erogazione della stessa per il tempo in cui l'inabile sia ricoverato a carico dell'erario; nella fattispecie detta questione è irrilevante, posto che non è possibile formulare sicura prognosi circa l'uscita dallo stato di coma.

3. Ha proposto ricorso per Cassazione P.C., nella spiegata qualità, deducendo un motivo. L'INPS si è costituito con procura e non ha svolto attività difensiva.

Motivi della decisione

4. Con l'unico motivo del ricorso, il ricorrente deduce violazione e falsa applicazione, a sensi dell'art. 360 c.p.c., n. 3 [2] della leggen. 18 del 1980, art. 1, comma 3 [1], nonché omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa punti decisivi della controversia, ex art.360 c.p.c., n. 5 [2]: la Corte di Appello ha fondato la propria decisione su di una interpretazione meramente letterale della norma, la quale intende invece incoraggiare i familiari all'assistenza, ma non osta al riconoscimento dell'indennità di accompagnamento quando l'invalido, pur ricoverato in ospedale e curato, non è totalmente assistito dalla struttura e quindi necessita della continua assistenza anche dei familiari per sopravvivere. Detti familiari, in ospedale come a domicilio, dovranno pur sempre pagare infermieri ed assistenti, abbandonare il lavoro, effettuare un sostegno economico aggiuntivo.

5. Il ricorso è fondato nei sensi di cui "infra". La legge n. 18 del1980, art. 1, comma 3 [1], sopra citata dispone che sono esclusi dall'indennità di accompagnamento gli "invalidi civili gravi ricoverati gratuitamente in istituto". Il problema che si pone nella presente fattispecie è se un ricovero presso un ospedale pubblico possa costituire l'equivalente del ricovero gratuito in istituto, essendo lecito il dubbio se il legislatore, nel sancire la ricordata esclusione dall'indennità, abbia inteso significare che l'indennità di accompagnamento non è erogata in caso di "ricovero presso qualsiasi struttura" di cura ovvero se la citata erogazione venga meno solo in caso di ricovero presso un "istituto", vale a dire una struttura in cui, oltre alle cure mediche, venga garantita al paziente totalmente invalido e non autosufficiente (come nella specie è pacifico) una assistenza completa, anche di carattere personale, continuativa ed efficiente in ordine a tutti gli "atti quotidiani della vita" cui l'indennità in parola è destinata a fare fronte, tale da rendere superflua la presenza dei familiari o di terze persone.

6. L'esame della giurisprudenza di questa Corte di Cassazione induce a ritenere preferibile questa seconda tesi. "Il ricovero di un inabile totale, sprovvisto dei mezzi necessari per vivere, in una struttura pubblica non in grado di prestargli tutte le cure necessarie per un'adeguata assistenza infermieristica può giustificare, in via eccezionale rispetto a quanto testualmente dispone la legge n. 18 del 1980, art. 1, il riconoscimento del diritto all'indennità di accompagnamento anche per il periodo di ricovero soltanto nell'ipotesi in cui, proprio a causa di tale necessaria integrazione, l'assistito abbia subito un danno ingiusto perché costretto a retribuire il cosiddetto infermiere privato": Cass. 2.11.1998 n. 10946 [3]. Il principio è ripreso da Cass. 8.4.2002 n. 5017 [3], la quale ha riconosciuto l'indennità di accompagnamento in favore di un invalido psichico, necessitante di continuo controllo anche con eventuale ricovero presso appositi istituti. Più in generale, Cass. 20.7.1995 n. 7917 [3], prevede che la condizione del non-ricovero in istituto si pone come elemento esterno alla fattispecie e non osta al riconoscimento dell'indennità di accompagnamento per il tempo in cui il disabile sia ricoverato in istituto e non abbisogni dell'accompagnatore.

7. Sulla scorta di tali principi, va dunque affermato che il ricovero presso un ospedale pubblico non costituisce "sic et simpliciter" l'equivalente del "ricovero in istituto" ai sensi della legge n. 18 del 1980, art. 1, comma3 [1] e che pertanto l'indennità di accompagnamento può spettare all'invalido civile grave anche durante il ricovero in ospedale, ove si dimostri che le prestazioni assicurate dall'ospedale medesimo non esauriscono tutte le forme di assistenza di cui il paziente necessita per la vita quotidiana.

8. Tale indagine è mancata nel processo di appello. La sentenza impugnata deve essere pertanto cassata ed il processo va rinviato alla Corte di Appello di Bologna, la quale dovrà uniformarsi al principio di cui al paragrafo che precede e provvederà altresì alle statuizioni circa le spese.

P. Q. M.

La Corte Suprema di Cassazione accoglie il ricorso; cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per le spese, alla Corte di Appello di Bologna.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 20 dicembre 2006. Depositato in Cancelleria il 2 febbraio 2007.

Cass. civ. Sez. VI - Lavoro, Ord., 04-04-2013, n. 8227

PENSIONI

Assegni di accompagnamento

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LA TERZA Maura - Presidente -

Dott. MAMMONE Giovanni - Consigliere -

Dott. CURZIO Pietro - Consigliere -

Dott. MANCINO Rossana - rel. Consigliere -

Dott. PAGETTA Antonella - Consigliere -

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso 8142/2011 proposto da:

INPS - ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE (OMISSIS), in persona del Presidente e legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DELLA FREZZA 17, presso l'AVVOCATURA CENTRALE DELL'ISTITUTO, rappresentato e difeso dagli avvocati RICCI MAURO, ANTONELLA PATTERI, CLEMENTINA PULLI, giusta procura speciale in calce al ricorso;

- ricorrente -

contro

T.A. nella qualità di legale rappresentante nonchè madre e tutore della figlia P.M., elettivamente domiciliata in ROMA, VIALE DI VILLA PAMPHILI 59, presso lo studio dell'avv. SALAFIA ANTONIO, che la rappresenta e difende unitamente all'avv. DEL GIUDICE UMBERTO, giusta mandato speciale in calce al controricorso;

- controricorrente -

avverso la sentenza n. 826/2010 della CORTE D'APPELLO di BOLOGNA del 21.9.2010, depositata il 27/10/2010;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del 31/01/2013 dal Consigliere Relatore Dott. ROSSANA MANCINO;

udito per il ricorrente l'Avvocato Emanuela Capannolo (per delega avv. Mauro Ricci) che si riporta agli scritti;

E' presente il Procuratore Generale in persona del Dott. MAURIZIO VELARDI che nulla osserva rispetto alla relazione scritta.

Svolgimento del processo - Motivi della decisione

1. La causa è stata chiamata all'adunanza in camera di consiglio del 31 gennaio 2013, ai sensi dell'art. 375 c.p.c. sulla base della seguente relazione redatta a norma dell'art. 380 bis c.p.c.:

2. "La Corte d'appello di Bologna, con sentenza del 27.10.2010, decidendo in sede di rinvio, ha confermato la sentenza di prime cure che, in accoglimento della domanda svolta dal tutore di P. M., ha dichiarato l'illegittimità della revoca dell'indennità di accompagnamento erogata dall'INPS in favore della predetta P., lungodegente in struttura pubblica in stato di coma profondo da decerebrazione;

3. ricorre l'INPS con due motivi dolendosi che, in violazione dell'art. 384 c.p.c. (in relazione all'art. 360 c.p.c., n. 4), la Corte di merito non si sia uniformata alla statuizione della Corte di cassazione non avendo esperito, a tanto sollecitata dalla S.C., alcuna attività istruttoria atta a dimostrare che le prestazioni assicurate dall'ospedale alla paziente non esaurissero tutte le forme di assistenza necessitate per la vita quotidiana; ed inoltre che, in violazione dell'art. 2697 c.c. e L. n. 18 del 1980, art. 1 e con insufficiente motivazione, fosse rimasto sfornito di prova che l'ospedale pubblico non fornisse tutte le forme di assistenza di cui necessitava la paziente e che quest'ultima avesse dovuto sostenere personalmente oneri economici per usufruire di assistenza privata integrativa di quella resa dalla struttura pubblica;

4. l'intimata, nella predetta qualità, ha resistito con controricorso;

5. il ricorso è manifestamente fondato per non essersi la Corte di merito uniformata alla sentenza rescindente omettendo la verifica giudiziale dell'applicabilità, alla fattispecie, del principio enunciato e dipanando la motivazione sul mero rilievo che il genitore esercente la tutela sulla figlia in stato di coma profondo da decerebrazione avesse dichiarato di aver cessato ogni attività lavorativa per assistere continuativamente la congiunta;

6. invero, la Corte di legittimità, con sentenza n. 2270 del 2007, decidendo sul gravame avverso la decisione di primo grado, ha affermato che: "il ricovero presso un ospedale pubblico non costituisce sic et simpliciter l'equivalente del ricovero in istituto" ai sensi della L. n. 18 del 1980, art. 1, comma 3 e che pertanto l'indennità di accompagnamento può spettare all'invalido civile grave anche durante il ricovero in ospedale, ove si dimostri che le prestazioni assicurate dall'ospedale medesimo non esauriscono tutte le forme di assistenza di cui il paziente necessita per la vita quotidiana. Tale indagine è mancata nel processo di appello". Di qui, pertanto, la cassazione con rinvio della decisione sul gravame ad altra Corte d'appello che ha statuito nei termini già richiamati;

7. come affermato in più occasioni da questa Corte, la sentenza rescindente, indicando i punti specifici di carenza della motivazione, conserva al giudice di rinvio le facoltà che gli competevano originariamente quale giudice di merito, relative ai poteri di indagine e di valutazione della prova, nell'ambito dello specifico capo della sentenza di annullamento, anche se, nel rinnovare il giudizio, egli è tenuto a giustificare il proprio convincimento secondo lo schema esplicitamente o implicitamente enunciato nella sentenza di annullamento, in sede di esame della coerenza del discorso giustificativo, evitando di fondare la decisione sugli stessi elementi del provvedimento annullato, ritenuti illogici, e con necessità, a seconda dei casi, di eliminare le contraddizioni e sopperire ai difetti argomentativi riscontrati (cfr., ex plurimis, Cass. 13719/2006); nè il giudice del rinvio, al quale la S.C. abbia demandato, come nella specie, il compito di procedere ad ulteriori accertamenti di fatto, può sottrarvisi (v., Cass. 3186/2012)".

8. Sono seguite le rituali comunicazione e notifica della suddetta relazione, unitamente al decreto di fissazione della presente udienza in Camera di consiglio.

9. Dalla riferita relazione il Collegio dissente sulla base dei rilievi di seguito esposti.

10. L'accertamento richiesto dalla sentenza rescindente di questa Corte di legittimità (Cass. n. 2270 del 2007 cit.) è stato, invero, svolto dalla Corte territoriale che, alla stregua delle emergenze istruttorie, ha apprezzato le dichiarazioni rese dal genitore esercente la tutela, il quale aveva espresso di essere stato costretto a cessare ogni attività lavorativa per stare accanto alla figlia la quale, sebbene degente in struttura gratuita, necessitava, proprio in considerazione dello stato d'irreversibilità patologico, di assistenza continua finalizzata ad essenziali esigenze primarie, fra le quali le manovre di spostamento sul letto di degenza al fine di evitare piaghe da decubito e ogni ulteriore incombenza connessa allo stato di totale immobilismo e all'incapacità di gestire funzioni biologiche essenziali.

11. Ebbene, posto che l'accertamento del Giudice di merito, che attiene alla valutazione dei mezzi di prova, è incensurabile nel giudizio di legittimità se compiutamente e coerentemente motivato, nel caso di specie l'accertamento della Corte territoriale, nei termini appena esposti, non è adeguatamente censurato dall'Istituto pubblico di previdenza che non rimette in discussione le congrue e ragionevoli argomentazioni della Corte territoriale a sostegno dell'accertamento, ma solo si duole che il Giudice del gravame non abbia svolto, in ottemperanza al dictum della sentenza rescindente, alcun accertamento, formulando rilievi critici che non si collocano sul piano argomentativo della sentenza impugnata per svelarne insufficienza o illogicità motivazionale.

12. L'INPS, pertanto, non ha specificamente criticato l'apprezzamento della Corte territoriale che, all'esito dell'accertata assistenza continuativa del genitore nella forma della presenza costante accanto alla figlia in stato vegetativo, ha ritenuto tali modalità di accudimento travalicare quanto la struttura pubblica potesse assicurare.

13. Il pur sintetico iter argomentativo che ha condotto i Giudici del gravame, muovendo da tale accertamento, verso l'apprezzamento della necessità, per il genitore, di assicurare quel quid pluris non garantito dall'ospedale pubblico alla congiunta lungodegente in stato di coma profondo da decerebrazione, non risulta efficacemente censurato.

14. In particolare, nella vicenda all'esame del Collegio è rimasto non specificamente censurato proprio l'apprezzamento della Corte territoriale dell'emergenza istruttoria inerente alle necessità di assistenza e accudimento costanti a cagione delle quali il genitore si era risoluto ad abbandonare l'attività lavorativa per essere totalmente dedito alla cura della figlia nel predetto stato vegetativo.

15. Risulta, pertanto, assorbito il mezzo d'impugnazione imperniato sull'inottemperanza dell'onere, a carico del tutore dell'assistita, di provare la necessità di aver dovuto sostenere, ai fini dell'assistenza costante e continuativa, spese personali aggiuntive rispetto all'assistenza apprestata dalla struttura pubblica.

16. In definitiva il ricorso, per essere manifestamente infondato, va rigettato. Le spese seguono la soccombenza e sono liquidate come in dispositivo.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e condanna l'INPS al pagamento delle spese, liquidate in Euro 50,00 per esborsi, oltre Euro 1.500,00 per compensi professionali, oltre accessori di legge.

Così deciso in Roma, il 31 gennaio 2013.

Depositato in Cancelleria il 4 aprile 2013

Cass. civ. Sez. lavoro, Ord., 03-12-2010, n. 24677

Fatto - Diritto P.Q.M.

PENSIONI

Assegni di accompagnamento

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BATTIMIELLO Bruno - Presidente

Dott. D'AGOSTINO Giancarlo - rel. Consigliere

Dott. LA TERZA Maura - Consigliere

Dott. CURCURUTO Filippo - Consigliere

Dott. MAMMONE Giovanni - Consigliere

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso 19666/2009 proposto da:

S.D. (OMISSIS), n.q. di tutore del minore S.A., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA CARLO POMA 2, presso lo studio dell'avvocato ASSENNATO Giuseppe Sante, che lo rappresenta e difende, giusta procura speciale a margine del ricorso;

- ricorrente -

contro

MINISTERO DELL'ECONOMIA E DELLE FINANZE;

- intimato -

e contro

INPS - ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE, in persona del Presidente e legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DELLA FREZZA 17, presso l'AVVOCATURA CENTRALE DELL'ISTITUTO, rappresentato e difeso dagli avvocati VALENTE NICOLA, RICCIO ALESSANDRO, PULLI CLEMENTINA, giusta procura speciale in calce al ricorso notificato;

- resistente -

avverso la sentenza n. 1029/2008 della CORTE D'APPELLO di MILANO del 10/06/08, depositata il 18/09/2008;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del 30/09/2010 dal Consigliere Relatore Dott. GIANCARLO D'AGOSTINO;

udito l'Avvocato Assennato Giuseppe Sante, difensore del ricorrente che ha concluso per l'accoglimento del ricorso perché manifestamente fondato;

è presente il P.G. in persona del Dott. ENNIO ATTILIO SEPE che ha concluso per la remissione alla p.u. ed in subordine si riporta alla relazione scritta.

Svolgimento del processo - Motivi della decisione

La Corte di Appello di Milano, con sentenza depositata il 18 settembre 2008, ha confermato la sentenza del Tribunale di Sondrio ed ha respinto la domanda presentata il 29.6.2005 da S.D., nella qualità di tutore del minore S.A. (nato il (OMISSIS)), intesa ad ottenere la condanna dell'Inps e del Ministero dell'Economia al pagamento dell'indennità di accompagnamento (ottenuta a decorrere dal 1 luglio 2003) anche per il periodo dal 1 aprile 2002 al 30 giungo 2003, durante il quale il minore era stato ricoverato prima presso il reparto di rianimazione degli OO.RR. di (OMISSIS) e successivamente presso il reparto di anestesia e rianimazione dell'Ospedale di (OMISSIS) a seguito di gravi lesioni (lesioni alla colonna vertebrale, tetraplegia e lesioni cerebrali) riportate in un incidente stradale nel quale aveva perduto entrambi i genitori.

A sostegno della decisione la Corte territoriale ha rilevato che il ricorrente non aveva addotto elementi sufficienti a dimostrare che il minore durante il ricovero in rianimazione avesse avuto necessità di una assistenza familiare continua aggiuntiva a quella prestata dalla struttura ospedaliera.

Avverso detta sentenza il S. ha proposto ricorso con un motivo con il quale, lamentando difetto di motivazione, si duole che il giudice del gravame abbia respinto la domanda senza espletare una CTU diretta ad accertare se il minore avesse avuto o meno necessità di una assistenza familiare continua durante il ricovero.

L'INPS ha depositato procura ed il Ministero dell'Economia non si è costituito. Il ricorrente ha depositato memoria.

Ritiene la Corte che il ricorso non sia meritevole di accoglimento.

La L. 11 febbraio 1980, n. 18, art. 1, riconosce il diritto all'indennità di accompagnamento agli invalidi civili totalmente inabili "che si trovano nell'impossibilità di deambulare senza l'aiuto permanente di un accompagnatore o che, non essendo in grado di compiere gli atti quotidiani della vita, abbisognano di una assistenza continua". Il legislatore ha inteso così sopperire, a prescindere da ogni limite reddituale, alle necessità materiali dei totalmente invalidi che non sono in grado di muoversi autonomamente senza grave pregiudizio per la loro persona e per gli altri e che non sono in grado di compiere da soli gli atti quotidiani della vita, quali mangiare, bere, lavarsi, vestirsi, espletare i bisogni fisiologici. La norma, ispirata al principio solidaristico, ha comunque carattere eccezionale, prescindendo da qualsivoglia contribuzione e gravando sulla fiscalità generale, e non può essere interpretata in modo estensivo. In particolare essa non può essere estesa fino a coprire anche il mero supporto psicologico e affettivo di cui i predetti invalidi hanno pure bisogno.

Escluso quindi che la necessità di un supporto morale e affettivo possa dare diritto alla indennità in questione, resta da vedere se ed entro quali limiti l'indennità medesima spetti agli invalidi durante il periodo in cui sono ricoverati in una struttura ospedaliera, anche perchè l'ultimo comma della norma richiamata esclude espressamente dall'indennità gli invalidi civili gravi ricoverati gratuitamente in "istituto".

Anche a prescindere dalla questione, pure affrontata da questa Corte (Cass. n. 2270/2007), se gli Ospedali pubblici del SSN, con prestazioni prevalentemente gratuite, rientrino o meno fra "gli istituti" che non danno diritto all'indennità, va comunque rimarcato che questa Corte ha già avuto modo di precisare che l'indennità di accompagnamento di cui alla L. n. 18 del 1980, può spettare anche all'invalido grave durante il ricovero in ospedale pubblico, ove si dimostri che le prestazioni assicurate dall'ospedale medesimo non esauriscono tutte le forme di assistenza materiale di cui il paziente necessita per la vita quotidiana (Cass. n. 25569/2008, Cass. n. 2270/2007) - vale a dire, oltre all'assistenza medica, anche una assistenza di carattere personale, continuativa ed efficiente, idonea a sopperire alle necessità quotidiane di vita del paziente sopra specificate - e richiedono per far fronte alle necessità del ricoverato l'intervento di un familiare o di un terzo incaricato dalla famiglia (Cass. n. 5017/2002).

Nella specie il ricorrente non ha né allegato né provato circostanze di fatto dalle quali potersi ricavare la necessità per l'inabile di una assistenza (materiale e non meramente affettiva) ulteriore rispetto a quella fornita dagli Ospedali pubblici durante il suo ricovero in un reparto di rianimazione (reparto notoriamente accessibile solo al personale ospedaliere). Né rientra concettualmente nelle necessità cui la legge intende sopperire con l'indennità in questione anche "l'apprendimento (da parte del familiare o di un terzo) delle metodiche assistenziali più corrette in previsione della domiciliazione".

Il ricorrente non ha ragione di lamentarsi per il mancato espletamento di una consulenza tecnica d'ufficio da parte del giudice di appello, visto che l'appellante non ha neppure indicato quali fossero i supporti materiali necessari all'invalido che gli Ospedali non erano in grado di assicurare, esclusa per quanto sopra detto la rilevanza dei supporti meramente affettivi e psicologici. Al riguardo è appena il caso di ricordare che per costante giurisprudenza la consulenza tecnica non può essere disposta al fine di esonerare la parte dal fornire la prova di quanto assume ed è quindi legittimamente negata da giudice quando la parte tenda con essa a supplire alla deficienza delle proprie allegazioni, ovvero a compiere una indagine esplorativa alla ricerca di elementi o fatti non provati (Cass. n. 3191/2006, n. 26083/2005, n. 16256/2004 ed altre conformi).

Per tutte le considerazioni sopra svolte il ricorso, dunque, deve essere respinto. Nulla per le spese del giudizio di cassazione, poiché gli intimati non hanno svolto attività difensiva.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso. Nulla per le spese.

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Giornale UICI del 30-06-2015

La competenza giurisdizionale in tema di sostegno al minore disabile è del giudice ordinario

di Paolo Colombo

In tema di riparto di giurisdizione, il dibattito intorno al riconoscimento o meno di un diritto soggettivo (con conseguente pronuncia a favore della giurisdizione del giudice ordinario) oppure di un interesse legittimo del minore disabile in tema di sostegno scolastico (con giurisdizione affidata al giudice amministrativo) è sempre ancora attuale.

In merito segnaliamo la sentenza della Corte di Cassazione a Sezioni Unite, n. 25011/2014 del 25 novembre 2014 che, non è solo pregevole per la forma espositiva e la tecnica motivazionale, ma è molto importante e condivisibile nel merito, in quanto ha stabilito che spetta al giudice ordinario la giurisdizione sull'assistenza del minore disabile a scuola, perché il diritto all'istruzione è parte integrante del riconoscimento e della garanzia dei diritti dei disabili, per il conseguimento di quella pari dignità sociale che consente il pieno sviluppo e l'inclusione della persona umana con disabilità.

La sentenza arriva dopo che un genitore ha presentato ricorso contro le amministrazioni statali e comunali, che avevano assegnato al figlio minore, affetto da handicap grave certificato dalle competenti commissioni mediche ai sensi dell'articolo 3, comma 3, della Legge 104/1992, 15 ore di Aec, non garantendo il rapporto di 1 a 1, un numero di ore non equivalenti all'intero orario di frequenza.

La Corte regolatrice della giurisdizione, dopo un excursus sulla normativa vigente nazionale e internazionale in materia, argomenta partendo dalla legge 1° marzo 2006, n. 67 (Misure per la tutela giudiziaria delle persone con disabilità vittime di discriminazioni), che nel promuovere la piena attuazione del principio di parità di trattamento e delle pari opportunità nei confronti delle persone con disabilità al fine di garantire alle stesse il pieno godimento dei loro diritti civili, politici, economici e sociali, traccia all'articolo 2 una rilevante distinzione tra due possibili forme di violazione di tale parità (la discriminazione diretta e la discriminazione indiretta), e, all'articolo 3, affida al giudice ordinario la competenza giurisdizionale avverso gli atti e i comportamenti discriminatori, richiamando le nuove norme sulla tutela antidiscriminatoria previste dall'articolo 28 del Dlgs n. 150/2011.

La stessa Corte ha altresì richiamato quanto già disposto dalla Corte Costituzionale nella sentenza n. 215 del 1987, in cui è chiarito che la frequenza scolastica è, «insieme alle pratiche di cura e riabilitazione ed al proficuo inserimento nella famiglia», «un essenziale fattore di recupero del portatore di handicap e di superamento della sua emarginazione, in un complesso intreccio in cui ciascuno di tali elementi interagisce sull'altro e, se ha evoluzione positiva, può operare in funzione sinergica ai fini del complessivo sviluppo della personalità».

Pertanto, una volta che l'istituto scolastico abbia adottato un piano educativo individualizzato o uno strumento equipollente, non c'è alcuna discrezionalità da parte dell'amministrazione nell'assegnare le ore di sostegno, che debbono essere comunque assicurate in misura pari al piano educativo già deliberato.

La Corte di Cassazione (Sentenza n. 25011/2014 del 25 novembre 2014, delle Sezioni Riunite) ha chiarito che questa materia non attiene alla mera erogazione di un servizio pubblico (riservata al giudice amministrativo) ma è parte integrante del riconoscimento dei diritti della persona, e della garanzia che ai disabili sia garantita l'inclusione sociale.

L'Amministrazione dunque non ha margini di discrezionalità nel modificare l'attribuzione delle ore di Sostegno scolastico quale è stabilita, dal "Gruppo di lavoro per l'integrazione degli handicappati", con il Piano Educativo Individualizzato. Dunque in tale materia, non esiste la giurisdizione esclusiva (in materia di servizi pubblici) del giudice amministrativo.

Il piano educativo individualizzato per il sostegno scolastico dell'alunno in situazione di handicap, una volta elaborato con il concorso degli insegnanti e degli operatori della sanità pubblica, comporta l'obbligo dell'amministrazione scolastica - priva di potere discrezione a rimodulare la misura del supporto integrativo in ragione della scarsità di risorse disponibili per il servizio - di apprestare gli interventi corrispondenti alle esigenze rilevate.

Le problematiche economiche, quindi, non possono legittimare l'omissione o l'insufficienza della misura del supporto integrativo che è lesiva del diritto dell'alunno disabile ad avere pari opportunità nella fruizione del servizio scolastico, determinando - in assenza di una corrispondente contrazione dell'offerta formativa per gli altri allievi - una discriminazione indiretta, per la cui repressione è comunque competente il giudice ordinario.

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Dal consiglio regionale lombardo u.i.c.i.

Lotteria di primavera: estratti i biglietti vincenti

Il giorno 26 giugno 2015, alle ore 15,00, a Milano presso la sede del Consiglio Regionale Lombardo dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti Onlus in Via Mozart 16, si è proceduto all'estrazione della "Lotteria di Primavera 2015", organizzata dal Consiglio Regionale Lombardo dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, che ha dato i seguenti risultati:

PREMI BIGLIETTO VINCENTE

1 Autovettura Peugeot 108 19526

2 Sony PlayStation 4 10566

3 Apple I - pad 16 giga 20504

4 Fotocamera Reflex digitale Canon 4105

5 Smartphone LG 5685

6 Notebook Asus 15425

7 Tablet Samsung Tab 3 6532

8 Smart watch 808

9 Robot domestico "Rolando" 9021

10 Sony Xperia 20651

11 Macchina da caffè con cialde 9329

12 Robot da cucina Kenwood 22137

13 E-book 5065

14 E-book 16206

15 E-book 23258

16 Fotocamera compatta digitale Nikon 25032

17 Micro Hi-Fi 576

18 Apple I-pod 11902

19 PHILIPS Disney Micro Princess - Lampada d'atmosfera a LED 8662

20 Orologio cardiofrequenzimetro da polso Beurer 4600

21 Diffusore di essenze 18552

22 Macchina per pop-corn 266

23 Massaggiatore Shiatsu per i piedi 21860

24 Gioco in scatola "The Money Drop" 516

25 Massaggiatore per il corpo 17136

26 Lampada da tavolo Philips 6506

27 Lampada da tavolo Philips 15849

28 Macchina per cialde 725

29 Bialetti - Set pasticceria Squisita 4773

30 Bialetti - Set pasticceria Delizia 19863

31 Gioco in scatola "Monopoly City" 21128

32 Dispenser macina sale/pepe design 14535

33 Dispenser macina sale/pepe design 1259

34 Storie classiche - libro per bambini Amici Animali 12847

35 Stazione barometrica/orologio/sveglia 9685

36 Stazione barometrica/orologio/sveglia 6565

37 Plaid da divano 9771

38 Plaid da divano 7057

39 Plaid da divano 11746

40 Set tazzine Bicchierini Coffee Colorati Bialetti 8103

41 Set tazzine Bicchierini Coffee Colorati Bialetti 17251

42 Set tazzine Bicchierini Coffee Colorati Bialetti 3057

43 Set tazzine Marocchino Coffee Bialetti 9850

44 Set tazzine Marocchino Coffee Bialetti 25338

45 Articoli da forno - Bialetti stampo torta in silicone a forma di cuore 7646

46 Articoli da forno - Bialetti stampo torta per plumcake 16222

47 Cd - Gianna Nannini "Gianna Best" 13706

48 Cd - Pino Daniele "Napule è" 7664

49 Cd - Norah Johnes "Feels like home" 20272

50 Cd - Renato Zero "Zero Settanta" 15811

51 Confezione Vini 23209

52 Confezione Vini 22371

53 Confezione Vini 5775

54 Confezione Vini 2626

55 Confezione Vini 19581

56 Confezione Vini 12346

57 Confezione Vini 8379

58 Confezione Vini 25463

59 Confezione Vini 11858

60 Confezione Vini 19916

61 Confezione Vini 17650

62 Confezione Vini 2678

63 Confezione Vini 24066

64 Confezione Vini 3621

65 Confezione Vini 13227

66 Confezione Vini 15366

67 Confezione Vini 7125

68 Confezione Vini 5068

69 Confezione Vini 6115

70 Confezione Vini 13826

Si fa presente che i vincitori potranno ritirare i premi, previa consegna del biglietto estratto, a partire da lunedì 29 giugno ed entro e non oltre venerdì 31 luglio 2015, presso la sede del Consiglio Regionale Lombardo dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, in via Mozart, 16 a Milano, nei seguenti giorni ed orari:

LUNEDì- MARTEDì - MERCOLEDì - GIOVEDì -VENERDì

dalle ore 9:30 alle ore 12:30 - dalle ore 14:30 alle ore 17:00

Il Presidente del Consiglio Regionale Lombardo dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti Nicola Stilla, a nome dell'intero Consiglio Direttivo, ringrazia tutti coloro che hanno contribuito alla buona riuscita dell'iniziativa attraverso la vendita e l'acquisto dei biglietti.



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