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Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ONLUS
Consiglio Regionale della Lombardia


IL BLOCNOTES

NOTIZIARIO INFORMATIVO DEL CONSIGLIO REGIONALE LOMBARDO DELL'UNIONE ITALIANA DEI CIECHI E DEGLI IPOVEDENTI

A cura di Massimiliano Penna

Giugno 2015

SOMMARIO

Unione italiana dei ciechi e degli ipovedenti della lombardia: rinnovati i consigli sezionali e insediato il nuovo consiglio regionale

Fra la fine di marzo e la fine di aprile, presso tutte le Sezioni Provinciali dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti della Lombardia si sono svolte le Assemblee ordinarie dei Soci, che hanno provveduto al rinnovo dei rispettivi Consigli, nonché all'elezione dei Delegati al XXIII Congresso Nazionale che si terrà in autunno.

Purtroppo non si è avuta un'ampia partecipazione alle suddette Assemblee, ma il dato medio su base regionale (15%), rispecchia la tendenza registratasi a livello nazionale.

Il Presidente Regionale ha partecipato personalmente a 10 Assemblee Provinciali, tranne Brescia dove era presente il Consigliere Nazionale Claudio Romano e Varese dove, oltre al Presidente Nazionale Mario Barbuto, era presente il Vice Presidente Regionale prof. Giovanni Battista Flaccadori.

- Bergamo. L'Assemblea dei Soci, riunitasi in data 18 aprile 2015, ha eletto i seguenti Consiglieri:

Benzoni Gian Luigi; Bonalumi Irma; Caccia Stefano; Flaccadori Giovanni Battista; Mapelli Claudio; Mazzola Marianna; Pagani Francesco; Parimbelli Paolo; Ronzoni Piero.

Sono stati altresì eletti: Flaccadori Giovanni Battista quale Consigliere Regionale; Busetti Francesco e Flaccadori Giovanni Battista quali Delegati al XXIII Congresso Nazionale.

Il consiglio, insediatosi successivamente, ha eletto al suo interno i seguenti organi:

Presidente Mapelli Claudio; Vice Presidente Flaccadori Giovanni Battista; Consigliere Delegato Benzoni Gian Luigi.

- Brescia. L'Assemblea, riunitasi in data 12 aprile 2015, ha eletto i seguenti Consiglieri:

Ambrosi Paolo; Fiordalisi Daniela; Inverardi Sandra; Lecchi Letizia; Loda Piera; Mazzella Annunziata; Nember Giordano; Peroni Silvia; Pozza Gilberto; Romano Claudio.

Sono stati altresì eletti: Fiordalisi Daniela e Romano Claudio quali Consiglieri Regionali; Loda Piera, Peroni Silvia e Pozza Gilberto quali Delegati al XXIII Congresso Nazionale.

Il Consiglio, insediatosi successivamente, ha eletto al suo interno i seguenti organi:

Presidente Inverardi Sandra; Vice Presidente Ambrosi Paolo; Consigliere Delegato Pozza Gilberto.

- Como. L'Assemblea dei soci, riunitasi in data 11 aprile 2015, ha eletto i seguenti Consiglieri:

Alpino Sonia; Barrasso Michela;Casalino Gianluca; Cataldo Domenico; Firmo Fabio; La Corte Claudio; Roscio Maria Pia.

Sono stati altresì eletti: Mazzoleni Mario quale Consigliere Regionale e Rigoldi Daniele quale Delegato al XXIII Congresso Nazionale.

Il Consiglio, insediatosi successivamente, ha eletto al suo interno i seguenti organi:

Presidente La Corte Claudio; Vice Presidente Roscio Maria Pia; Consigliere Delegato Firmo Fabio.

- Cremona. L'Assemblea dei Soci, riunitasi in data 12 aprile 2015, ha eletto i seguenti Consiglieri:

Cantoni Davide; Danzi Claudio Maria; Gennari Luciano; Parmigiani Mara; Signore Daniele; Squeo Antonio; Tozzi Flavia Carla.

Sono stati altresì eletti: Iuzzolino Genuino quale Consigliere Regionale, e Gennari Luciano quale Delegato al XXIII Congresso Nazionale.

Il Consiglio, insediatosi successivamente, ha eletto al suo interno i seguenti organi:

Presidente Tozzi Flavia Carla; Vice Presidente Gennari Luciano; Consigliere Delegato Danzi Claudio Maria.

- Lecco. L'Assemblea dei Soci, riunitasi in data 11 aprile 2015, ha eletto i seguenti Consiglieri:

Combi Rosella; Falaguerra Donatella; Germinara Francesco; Marasco Armando; Sala Andrea; Seva Maria Grazia; Vassena Paola.

Sono stati altresì eletti: Bonacina Walter quale Consigliere Regionale, e Giacchetto Lorenzo quale Delegato al XXIII Congresso Nazionale.

Il Consiglio, insediatosi successivamente, ha eletto al suo interno i seguenti organi:

Presidente Sala Andrea; Vice Presidente Vassena Paola; Consigliere Delegato Falaguerra Donatella.

- Lodi. L'Assemblea dei Soci, riunitasi in data 25 aprile 2015, ha eletto i seguenti Consiglieri:

Benedetti Roberto; Boni Artuto, Codeghini Lorena; Consani Gianmarco; Fiorani Fulvio; Ladini Ennio; Pitrelli Chiara.

E' stata inoltre eletta Pitrelli Chiara quale Consigliere Regionale, nonché Delegato al XXIII Congresso Nazionale.

Il Consiglio, insediatosi successivamente, ha eletto al suo interno i seguenti organi:

Presidente Ladini Ennio; Vice Presidente Boni Arturo, Consigliere Delegato Benedetti Roberto.

- Mantova. L'Assemblea dei Soci, riunitasi in data 28 marzo 2015, ha eletto i seguenti Consiglieri:

Bedenghi Luca; Cerchi Fausto; Forapani Mauro; Gavioli Mirella; Pradella Norberto; Trazzi Silva; Zampriolo Teresa.

Sono stati inoltre eletti: Signorini Claudio quale Consigliere Regionale, e Vallani Caterina quale Delegato al XXIII Congresso Nazionale.

Il Consiglio, insediatosi successivamente, ha eletto al suo interno i seguenti organi:

Presidente Gavioli Mirella; Vice Presidente Pradella Norberto; Consigliere Delegato Trazzi Silva.

- Milano. L'Assemblea dei Soci, riunitasi in data 29 marzo 2015, ha eletto i seguenti Consiglieri:

Cusati Francesco; Girotti Rosaria; Lisi Franco; Martinelli Alessandra; Masto Rodolfo; Monteneri Erica; Pacchiani Eliana; Piovani Alberto; Ruggeri Giangiacomo.

Sono stati altresì eletti: Benzoni Osvaldo e Lisi Franco quali Consiglieri Regionali; Benzoni Osvaldo, Lisi Franco e Monteneri Erica quali Delegati al XXIII Congresso Nazionale.

Il Consiglio, insediatosi successivamente, ha eletto al suo interno i seguenti organi:

Presidente Masto Rodolfo; Vice Presidente Lisi Franco; Consigliere Delegato Ruggeri Giangiacomo.

- Monza. L'Assemblea dei Soci, riunitasi in data 19 aprile 2015, ha eletto i seguenti Consiglieri:

Aronica Luca; Borella Diego; Cattani Massimiliano; Contiero Romina; Sansoni Marco; Spadari Stefano; Vanoni Maria Rosaria.

E' stato altresì eletto Borella Diego quale Consigliere Regionale, nonché Delegato al XXIII Congresso Nazionale.

Il Consiglio, insediatosi successivamente, ha eletto al suo interno i seguenti organi:

Presidente Aronica Luca; Vice Presidente Vanoni Maria Rosaria; Consigliere Delegato Spadari Stefano.

- Pavia. L'Assemblea dei Soci, riunitasi in data 26 aprile 2015, ha eletto i seguenti Consiglieri:

Carantini Egidio; Chiesa Elisa; Confalonieri Fabio; Guarisco Fabrizio; Mastantuono Chiara; Ruffini Agustin; Tamburrino Massimo.

Sono stati altresì eletti: Stilla Nicola quale Consigliere Regionale, e Confalonieri Fabio quale Delegato al XXIII Congresso Nazionale.

Il Consiglio, insediatosi successivamente, ha eletto al suo interno i seguenti organi:

Presidente Carantini Egidio; Vice Presidente Guarisco Fabrizio; Consigliere Delegato Confalonieri Fabio.

- Sondrio. L'Assemblea dei Soci, riunitasi in data 18 aprile 2015, ha eletto i seguenti Consiglieri:

Bondio Lidia; Carnazzola Stefania; Livraghi Pierangelo; Magro Valeria; Moroni Moreno; Tessandori Roberto; Togninalli Mario.

E' stata inoltre eletta Bondio Lidia quale Consigliere Regionale, nonché Delegato al XXIII Congresso Nazionale.

Il Consiglio, insediatosi successivamente, ha eletto al suo interno i seguenti organi:

Presidente Livraghi Pierangelo; Vice Presidente Bondio Lidia; Consigliere Delegato Magro Valeria.

- Varese. L'Assemblea dei Soci, riunitasi in data 26 aprile 2015, ha eletto i seguenti Consiglieri:

Caravello Katia; Cremona Pier Carlo; Frasson Samuele; Marchetto Gaetano; Mazzetti Angela; Orazi Davide; Sapori enrico.

Sono stati altresì eletti: Mazzetti Angela quale Consigliere Regionale, e Caravello Katia quale Delegato al XXIII Congresso Nazionale

Il Consiglio, insediatosi successivamente, ha eletto al suo interno i seguenti organi:

Presidente Marchetto Gaetano; vice Presidente Orazi Davide; Consigliere Delegato Sapori enrico.

A seguito degli esiti sopra riportati, il Consiglio Regionale Lombardo dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, che si insedierà il prossimo 24 maggio, risulta così composto:

Aronica Luca; Benzoni Osvaldo; Bonacina Walter; Bondio Lidia; Borella Diego; Carantini Egidio; Flaccadori Giovanni Battista; Fiordalisi Daniela; Gavioli Mirella; Inverardi Sandra; Iuzzolino Genuino; La Corte Claudio; Ladini Ennio; Lisi Franco; Livraghi Pierangelo; Mapelli Claudio; Marchetto Gaetano; Masto Rodolfo; Mazzetti Angela; Mazzoleni Mario; Pitrelli Chiara; Romano Claudio; Sala Andrea; Signorini Claudio; Stilla Nicola; Tozzi Flavia Carla.

A tutti i Consiglieri eletti vanno le congratulazioni per il risultato conseguito ed i migliori auguri di buon lavoro per un mandato che, considerata l'attuale situazione di difficoltà che sta attraversando il Paese, si prospetta difficile e alquanto impegnativo.

Il Consiglio Regionale, nella sua riunione di insediamento, ha altresì costituito gli organi seguenti:

UFFICIO DI PRESIDENZA

Presidente - Stilla Nicola

Vice Presidente - Flaccadori Giovanni Battista

Consigliere Delegato - Masto Rodolfo

Componenti - Romano Claudio e Gavioli Mirella

ORGANO DI VIGILANZA

Sono stati nominati dal Consiglio quali Componenti - Mombelli Angelo, Pogliani Giuseppe e Mangini Italo

COLLEGIO REGIONALE DEI SINDACI

Sono stati eletti quali Componenti effettivi - Falzone Antonio e Pogliani Giuseppe (sarà successivamente eletto il 3° Componente effettivo); sono stati eletti quali Componenti supplenti - Gargioni Giacinto e Villa Marco.

SEGRETARIO REGIONALE

Il Consiglio ha confermato quale Segretario Regionale il Dott. Aroldi Roberto.

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La prevenzione è sempre di attualità

di Angelo Mombelli

L'arrivo dei migranti sulle nostre coste implica specifiche iniziative di prevenzione delle malattie della vista

E' cronaca di tutti i giorni l'arrivo sulle coste italiane di migranti che fuggono dai propri paesi natali funestati da guerre e povertà, costretti a cercare in Europa quella speranza di una vita migliore, spesse volte delusa, ma che appare comunque l'unica alternativa possibile.

Non voglio entrare nel merito delle diverse contrapposizioni che animano la nostra politica sull'argomento, ma voglio stigmatizzare alcune ricadute che questo esodo comporta. Nei paesi di origine dei migranti, la sanità è un fatto molto diverso da come lo intendiamo noi: mancano medici specializzati, strumentazione, medicinali e spesso anche una vera e propria cultura a riguardo. Anche se i migranti partono in piena salute, il lungo viaggio che compiono risulta terribilmente debilitante e porta a contrarre malattie di vario genere.

Ed ecco arrivare sulle nostre coste persone portatrici di patologie che nel mondo occidentale spesso sono un lontano ricordo; parlo di patologie di tipo infiammatorio e infettivo, quale ad esempio la tubercolosi, ma sicuramente anche di patologie che riguardano l'apparato visivo. In questo occorre essere pragmatici: se i migranti permangono nel nostro paese o in paesi dell'Europa, la loro salute è un fatto che ci riguarda da vicino: essi hanno diritto a quell'assistenza che l'ONU e le leggi internazionali prevedono.

Il problema è che se non curiamo per tempo le loro patologie, ci troveremo a dover provvedere ad essi non più come soggetti idonei ad esercitare una qualunque attività lavorativa, e quindi a contribuire all'economia italiana, ma come invalidi: tutti noi siamo ben coscienti quanto costi un soggetto cieco alle finanze pubbliche.

Ritengo quindi che sia un dovere non solo civico, ma anche pratico provvedere a far sì che le patologie di cui gli immigrati sono portatori siano prontamente curate grazie all'indiscussa bontà del nostro sistema sanitario. Se così faremo, il risultato sarà che avremo delle persone in grado di portare indiscutibilmente un contributo all'economia, lavorando ed integrandosi nel tessuto sociale.

La dichiarazione di indipendenza di una nazione fondata sull'immigrazione, nel 1776, recitava: "Noi riteniamo che sono per se stesse evidenti queste verità: che tutti gli uomini sono creati eguali; che essi sono dal Creatore dotati di certi inalienabili diritti, che tra questi diritti sono la Vita, la Libertà, e il perseguimento della Felicità". Proprio nel, seppur faticoso e non sempre lineare, rispetto di questi principi, offrendo cioè le stesse opportunità a tutti, gli Stati Uniti d'America sono diventati una potenza mondiale, per ricchezza e progresso. La diversità evidentemente è una ricchezza, ma occorre anche essere lungimiranti perché di questa ricchezza si possano cogliere i frutti.

Angelo Mombelli

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Mantova - Prevenzione ... Uici chiama ... cittadinanza risponde!!!

di Mirella Gavioli

Sono stati circa 190 i cittadini che, nelle due giornate dedicate alla sensibilizzazione sulla prevenzione della cecità promosse dall'Unione italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti Onlus Sezione di Mantova a bordo camper oftalmologico messo a disposizione dall'Agenzia Internazionale per la prevenzione della cecità IAPB Italia Onlus, hanno potuto usufruire della misurazione del tono oculare utile per la prevenzione del glaucoma.

"Noi", dichiara la presidente Mirella Gavioli, " ci schieriamo" al fianco dei già esistenti servizi di prevenzione attivati sul territorio dall'ASL, rivolti in particolare ai bambini di 4 anni, oltre che ai servizi di diagnosi e cura garantiti dall'Azienda Ospedaliera C. Poma esistenti nei vari presidi, considerando che questa possa essere una preziosa occasione da cogliere per migliorare la qualità della cura della propria vista".

Grazie alla presenza di volontari della locale Sezione U.I.C.I., è stato possibile prendere contatto diretto ed informativo relativamente ad alcune malattie della vista e delle numerose attività e servizi svolti dall'Unione a sostegno dei disabili visivi presenti sul nostro territorio.

"La prevenzione dei disturbi e delle malattie oculari, oltre a tutto ciò che garantiamo in termini di supporto oggettivo, umano e di servizi a favore di chi purtroppo è affetto da gravi patologie della vista, precisa la presidente, di fatto costituisce uno dei principali obiettivi statutari che la nostra associazione deve perseguire".

"Si pensi che, nei camper attrezzati vengono visitate circa 20.000 persone l'anno su tutto il territorio nazionale e, non di rado, vengono riscontrate problematiche che necessitano approfondimenti".

Mantova si può di certo considerare particolarmente attenta e attiva riguardo l'assistenza sanitaria ma, "dal nostro punto di vista", l'attività di prevenzione che ha consentito a molte persone di intervenire in tempo utile a ridurre al minimo i possibili danni, non è mai abbastanza! Curare la vista significa migliorare la qualità della propria vita e, conseguentemente, ottimizzare anche il risparmio a lungo termine sui costi sanitari.

"Rivolgo un particolare ringraziamento al dott. Sciuto e ai dott. Volpi, Cazzoli, Angora, Moretti e Bonfatti Paini della divisione di oculistica dell'Azienda Ospedaliera C. Poma ,e a tutti i volontari che hanno collaborato a perseguire questo obiettivo".

A "Presto Rivederci"!

Mirella Gavioli

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Le ricerche nel campo dell'ottica

di Angelo Mombelli

Presentato un prototipo di lenti ingrandenti che potrebbero cambiare la nostra quotidianità.

Oggigiorno a disposizione degli ipovedenti esistono svariati strumenti che consentono di aumentare l'acuità visiva utilizzando sistemi ingrandenti di vario tipo, garantendo una maggiore autonomia nella deambulazione e nella quotidianità.

Le leggi fisiche inerenti l'ottica, sulle quali questi sistemi si basano, sono ormai conosciute da tempo e fanno parte della storia... o della leggenda. La leggenda narra infatti che Nerone, per meglio vedere quanto avvenisse nell'arena guardasse attraverso un rubino per ingrandire le immagini. Al campo della storia appartiene invece l'invenzione del laser: teorizzato nel 1917 da Albert Einstein, questo fascio di luce monocromatico, coerente ad alta brillanza è utilizzato oggi in un'infinità di settori, compresa l'oftalmologia.

Molta è la strada percorsa da Nerone ad Einstein, ma le leggi dell'ottica non sono cambiate; ancorché siano straconosciute, le applicazioni di esse in ambito tecnologico riescono ancora oggi a sorprendere: il 13 febbraio 2015, a San José, in California, in occasione dell'American Academy of the Advancement of Science, sono state presentate lenti a contatto dotate di un sistema hi-tech che consente di ingrandire le immagini di quasi tre volte. Il prototipo può lavorare in abbinamento con un paio d'occhiali intelligenti che rispondono a comandi palpebrali: se l'occhio destro viene strizzato l'immagine viene ingrandita, mentre se lo si fa col sinistro l'immagine torna alla propria grandezza naturale. Il prototipo è stato pensato per i portatori di degenerazione maculare legata all'età, ma, a mio avviso, è estendibile a tante altre patologie che minano la visione dei soggetti che ne sono portatori. Allo stato attuale, comunque, gli aspetti da migliorare sono tanti, in primis la qualità dell'immagine, ancora troppo bassa, e la tollerabilità da parte dell'occhio, ma la strada sembra quella giusta: il sistema, un domani, potrà sostituire l'impianto del minitelescopio galileiano nell'occhio, ben più invasivo rispetto alle lenti in questione.

Nel leggere la comunicazione in proposito, mi è venuto da sorridere, perché ho immaginato di girare per strada strizzando gli occhi in continuazione. Effettivamente le nuove tecnologie spesso cambiano i nostri piccoli gesti quotidiani, dando vita a nuove abitudini, che col tempo entrano a far parte degli usi e costumi di un'epoca: ad esempio, nei primi tempi nei quali era diffuso l'utilizzo dei cellulari con l'auricolare, vedere persone girare per strada e parlare da sole generava un effetto semi-comico, oggi è la cosa più normale del mondo: nessuno di noi lo trova stravagante. Allo stesso modo, un domani potremmo trovare del tutto usuale incrociare individui che strizzano gli occhi per ingrandire le immagini. Un consiglio però ai futuri utilizzatori delle lenti: fate attenzione a chi guardate mentre strizzate l'occhio!

Angelo Mombelli

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Monza, 13 giugno 2015: mountain bike insieme

L'Associazione Sportiva Dilettantistica Ciechi Brianza invita tutti gli interessati a partecipare alla seconda giornata di "MOUNTAIN BIKE INSIEME" che si svolgerà nell'ambito del Festival dello Sport che ogni anno il Comune di Monza organizza presso l'autodromo cittadino.

Infatti proprio presso l'autodromo di Monza il giorno sabato 13 giugno dalle ore 10 alle ore 17 dirigenti, sportivi e amici dell'A.S.D. Pavan Free Bike aspetteranno gli atleti non vedenti interessati a conoscere il tandem di Mountain Bike e a effettuare insieme brevi circuiti di prova.

La partecipazione è libera e ci auguriamo che questo invito venga accolto da molti amici sportivi della nostra Regione.

Il Presidente A.S.D. Ciechi Brianza

Maurizio Viganò

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Comunicazioni varie

Milano - expo 2015: informazioni utili

Si informa che nella stazione ferroviaria Rho Fiera Expo Milano 2015 è operativa, fin dal primo giorno di apertura dell'esposizione universale, la "Sala blu" di Rete Ferroviaria Italiana, per l'assistenza ai visitatori con ridotta mobilità.

La "Sala blu" è aperta tutti i giorni (festivi inclusi) dalle 8 alle 23, ed è collegata direttamente al sito di Expo.

La "Sala blu" ha due desk di accoglienza per fornire informazioni e gestire le prenotazioni dei servizi offerti: accompagnamento dal punto di incontro concordato con il viaggiatore fino al binario di partenza, accesso al treno fino al posto assegnato (in partenza) e accompagnamento (in arrivo) dal posto occupato sul treno fino all'uscita dalla stazione o a un altro treno scelto per proseguire il viaggio.

I servizi delle "Sale blu" di Milano Centrale e Rho Fiera Expo Milano 2015 sono prenotabili recandosi di persona alla "Sala blu"; telefonando al numero verde gratuito (800.90.60.60, almeno 12 ore prima della partenza) oppure scrivendo una email all'indirizzo SalaBlu.MILANO@rfi.it (almeno 24 ore prima della partenza).

Dalla sezione di como

Disponibile REGISTRAZIONE DELL'INCONTRO CON NVAPPLE DI SABATO 9 MAGGIO IN SEZIONE

E' disponibile in Segreteria il CD in formato MP3 con la registrazione di oltre 2 ore e mezza dell'incontro mattutino di sabato 9 maggio con il team NVApple dedicato alle tecnologie e ai prodotti Apple accessibili a favore di disabili visivi.

Dall'istituto rittmeyer di trieste

Campo scuola estivo a Trieste

L'Istituto Rittmeyer di Trieste comunica che per l'estate 2015 sta progettando due campi estivi residenziali denominati "Con le nostre mani" nelle seguenti date: dal 6 al 10 luglio (prenotazione entro il 30 giugno 2015); dal 24 al 28 agosto 2015 (prenotazione entro il 18 agosto.

Per iscrizioni e informazioni rivolgersi all'I.Ri.Fo.R di Trieste: e-mail uicts@uiciechi.it, tel. 040.419.89.11 oppure all'Istituto Rittmeyer: e-mail rittmeyer@istitutorittmeyer.it.

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Giornale UICI del 04-05-2015

Verso Chianciano, prima di Chianciano (prima puntata)

di Mario Barbuto

(Articolo in due puntate: prima puntata)

Le assemblee sezionali si sono pressoché concluse e si vanno via via costituendo i nuovi organi dirigenti del territorio ai quali toccherà l'onere di guidare l'Associazione per i prossimi cinque anni.

Vi sono ancora un paio di contenziosi che, per quanto numericamente circoscritti, costituiscono per il Presidente Nazionale motivo di forte preoccupazione e di profonda angoscia.

A furia di decriptare e interpretare statuti e regolamenti, infatti, corriamo il rischio di smarrire la ragione vera che deve sostenere l'impegno associativo di ciascuno di noi. Quella ragione che non può trovare radici soltanto nell'ambizione personale, nell'orgoglio ferito, nel desiderio di rivalsa, nello spirito di conservazione.

Abbiamo comunque chiuso questa fase associativa e possiamo incamminarci verso il congresso di Chianciano, preparandoci a dare corpo alle imminenti assemblee precongressuali interregionali che avranno inizio il 16 maggio a Bologna, per concludersi il 27 giugno in Sardegna.

Ai tanti amici ansiosi di giungere all'appuntamento congressuale, e soprattutto a quei pochi particolarmente frettolosi, ho cercato di spiegare nei mesi passati almeno due cose:

1) la vita sociale di tutti i giorni non è scandita o regolata dai nostri congressi;

2) l'impegno quotidiano dell'Unione deve mirare al conseguimento degli obiettivi di interesse dei ciechi e degli ipovedenti italiani, senza rinchiudersi in attese messianiche degli appuntamenti congressuali.

"Ogni cosa a suo tempo", è stato il motivo ispiratore della azione della Presidenza Nazionale in questi mesi, nonché il ritornello che ho ripetuto in ogni occasione fino alla noia, mia e di tutti, proprio per evitare dannose fughe in avanti.

Senza voler attribuire loro alcun ordine di importanza, al solo scopo di tenere viva la nostra memoria, voglio elencare alcuni di questi obiettivi che abbiamo il dovere di perseguire, congressi o no:

- La riaffermazione del diritto al Lavoro, che rilanceremo con grande forza nella prossima conferenza nazionale a Napoli, dove daremo inizio a un percorso di inclusione e di riforma che influenzerà la vita di tante persone negli anni avvenire.

- La ridefinizione delle competenze amministrative e istituzionali relative al supporto scolastico, smarrite con la cosiddetta abolizione delle province, con il conseguente disorientamento di migliaia di famiglie italiane che attendono invece certezze di continuità del diritto all'istruzione per i loro figli.

- Il superamento della normativa che oggi include pensioni e indennità nel calcolo dell'ISEE, alla luce delle sentenze di giustizia amministrativa e soprattutto della constatata iniquità e inefficacia del provvedimento.

- La tutela delle persone con disabilità aggiuntive, alle quali abbiamo dedicato nei mesi scorsi tre momenti seminariali di livello interregionale che vanno ora portati a sintesi con una iniziativa forte di carattere nazionale, volta a trovare nuove soluzioni, nuove opportunità e nuovi partner in un settore dove l'unità delle risorse è molto più importante delle bandiere di appartenenza sventolate dalle singole organizzazioni.

- La riforma del nomenclatore tariffario, cristallizzato da oltre quindici anni nella vetustà dei suoi anacronistici elenchi, in attesa di una rivisitazione globale, già annunciata e promessa mesi fa dal Presidente del Consiglio, ma ancora in attesa di compiere i primi passi.

- Gli altri temi che riguardano mobilità, accessibilità, giovani, donne, anziani, autonomia, sport, turismo, tutela dei diritti inviolabili della persona in ogni circostanza e dinanzi a chiunque.

Anche in ambito associativo, inoltre, ci attendono appuntamenti che vanno organizzati e curati, ben prima di giungere al congresso di Chianciano:

- La lotteria Nazionale Louis Braille abbinata al Premio Braille, per la quale abbiamo atteso una autorizzazione da troppi anni e alla quale siamo riusciti a dare l'ultima "spinta" il 30 aprile scorso, con l'approvazione in commissione Finanza e Tesoro del Senato.

- La gestione del Fondo di Solidarietà e degli altri interventi di sostegno delle nostre strutture sul territorio, tanto più impegnativa nell'anno in corso, considerato l'incremento delle risorse disponibili, sia pure dinanzi a richieste sempre più pressanti che abbiamo tuttavia il dovere di elaborare e soddisfare in modo adeguato.

- La formazione di un nostro gruppo nazionale interno, specializzato in fund raising e progettazione europea, alla quale daremo avvio il prossimo 12 maggio e che si protrarrà per dodici-diciotto mesi, nell'intento di aggiungere nuove fonti di risorse per la nostra Unione.

- Il corso di alta formazione per "responsabili di strutture del terzo settore" che coinvolgerà per un anno venti ragazze e ragazzi, da impegnare anche nelle nostre strutture sul territorio, con interessanti prospettive di sviluppo professionale personale e di crescita associativa per noi tutti.

- Lo svolgimento dei campi estivi formativi che coinvolgeranno oltre cinquecento bambini e ragazzi su tutto il territorio nazionale, la metà dei quali con disabilità aggiuntive, per un impegno finanziario globale di circa un milione di Euro.

- Il percorso di riorganizzazione e di rilancio dell'I.RI.FOR., già in atto, ma che richiede chiarezza di obiettivi, rigore metodologico e adeguati tempi di attuazione.

- Il potenziamento della nostra web radio, quale nuovo strumento al servizio dei settori Informazione e Libro Parlato, anche tramite iniziative di promozione della lettura e dell'ascolto, con un evento di alto profilo culturale al quale daremo vita nel prossimo autunno.

- L'avvio del processo di ristrutturazione funzionale, gestionale, organizzativa e contabile a livello nazionale e territoriale, per conferire alla nostra Unione nei prossimi anni un apparato dinamico, efficace ed efficiente.

Con questo mio contributo intendevo parlare soprattutto di Congresso, ma come ho sempre detto, i doveri e i problemi di tutti i giorni hanno la precedenza.

Mi riprometto, pertanto, di scrivere prossimamente la seconda puntata di questo articolo, nella quale proverò a esporre le idee che ho maturato in questo anno di Presidenza Nazionale relativamente al Congresso, al profilo dei dirigenti, alla costituzione della "squadra" che guiderà l'Unione dal prossimo novembre.

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Giornale UICI del 26-05-2015

Verso Chianciano, prima di Chianciano (seconda puntata)

di Mario Barbuto

(Articolo in due puntate: seconda puntata)

Sebbene con un po' di ritardo sono a scrivere la seconda puntata del mio articolo per parlare soprattutto di congresso, di formazione e di scelta del gruppo dirigente, di criteri e di metodi per arrivare alla elezione dei componenti del nuovo Consiglio Nazionale e del Presidente.

Il Consiglio Nazionale, che secondo me e secondo lo Statuto sociale è l'organo supremo e fondamentale di definizione, di indirizzo, di verifica di tutta la nostra attività associativa, è costituito in maggioranza da membri di diritto, i 21 presidenti regionali, più venti consiglieri eletti dal congresso a scrutinio segreto con votazione esclusivamente di preferenza, fino a un massimo di tredici nominativi per ogni elettore.

Si aggiunge il Presidente Nazionale che del Consiglio è un membro a tutti gli effetti.

I ventuno presidenti regionali rappresentano ed esprimono il territorio e le sue istanze, nel rispetto di un criterio in grado di imprimere una forte impronta di parità geografica sulle scelte complessive del Consiglio.

I venti componenti di natura elettiva, dunque, più che costituire una sorta di rappresentanza regionale aggiuntiva, dovrebbero rappresentare quel nucleo nazionale unitario di elaborazione e di gestione delle attività associative, con una visione complessiva e globale dell'azione, del ruolo e delle funzioni dell'Unione.

Dovrebbero essere, insomma, i venti consiglieri eletti, il gruppo dirigente nazionale primario posto intorno e accanto al Presidente per supportarne le scelte fondamentali, per vagliarne e criticarne l'operato, per sostenerne l'azione e orientarne le strategie.

Ne deriva dunque la necessità di formulare criteri di selezione che, pur tenendo conto della provenienza territoriale dei candidati, prendano in considerazione anche elementi di qualità e di opportunità.

Bene, abbiamo già selezionato tre criteri chiave che possono guidare le scelte dei congressisti elettori:

qualità, opportunità, territorialità.

La qualità si può e si deve valutare sulla base dell'attività già svolta dal candidato o dalla candidata al servizio dell'Unione sul proprio territorio, negli enti e nelle istituzioni che operano in favore dei ciechi, in tutte quelle altre istanze che aiutano ad avere un profilo associativo sufficientemente chiaro e completo della persona alla quale stiamo accordando la nostra preferenza.

L'opportunità si potrà misurare sulla base della disponibilità di tempo e della facilità a presenziare, anche con elevata frequenza; della libertà da altri gravosi incarichi associativi che potrebbero condizionare perfino negativamente scelte e spazi di impegno; dell'esperienza associativa, amministrativa e manageriale maturata.

La territorialità va apprezzata non solo in base alla stretta provenienza geografica, ma soprattutto in considerazione del gradimento manifestato dai nostri dirigenti sezionali e regionali che hanno avuto modo di misurare impegno, competenza, capacità e dedizione dell'aspirante consigliere nazionale.

Su questa base, tanti più saranno i candidati, tanto maggiore risulterà la libertà di scelta dei congressisti, tanto migliore sarà il gruppo dirigente che verrà eletto dal congresso.

Sento pertanto il dovere di incoraggiare quanti lo desiderino a mettersi in gioco e a confrontarsi in modo pubblico, aperto, franco e trasparente, senza aspettare carrozze dorate sulle quali salire per giungere alla elezione in forza di accordi e voti di scambio che avrebbero il solo effetto di mortificare la qualità dei singoli e di imbarbarire il clima congressuale.

Circa le candidature alla presidenza nazionale, nel salutare positivamente quelle già annunciate, che rappresentano comunque una ricchezza per l'Associazione, da Presidente, sento tuttavia il dovere di sollecitare una maggiore concretezza di obiettivi, una più chiara definizione di strategie e una migliore puntualizzazione di strumenti che ogni concorrente intenderebbe adottare, poiché al momento, purtroppo, abbiamo potuto apprezzare ben poco quanto a programmi innovativi, originali, alternativi e soprattutto realistici.

Non basta e non giova l'effluvio di parole accattivanti, né la mera elencazione dei temi che riguardano e coinvolgono la nostra Associazione.

Gli annunci tipo campagna elettorale, troppo somiglianti a quanto siamo costretti ad ascoltare tutti i santi giorni dai politici nostrani, non servono e non aiutano a scegliere; anzi, a volte provocano perfino la pelle d'oca.

Da un candidato presidente in questo nostro prossimo congresso, mi aspetterei di capire innanzitutto per quali ragioni significative di politica associativa ritiene già giunto il momento e il tempo di sostituire la guida attuale, in carica soltanto da pochi mesi.

Mi attenderei di conoscere, da un candidato presidente, quali risultati così terribilmente negativi sarebbero stati conseguiti negli ultimi mesi, tanto da rendere necessario il repentino cambio di vertice.

Vorrei poter comprendere quali ricette tanto straordinariamente diverse e alternative si intenderebbe attuare, tali da spiegare e giustificare l'urgenza di un ribaltamento della guida associativa attuale a così breve distanza di tempo dalla sua elezione.

Vorrei, infine, ascoltare dai candidati presidenti parole chiare e inequivocabili sulla necessità di pulizia e trasparenza assoluta nei meccanismi di affiliazione dei soci, che dovrebbero essere, ora e sempre, il fine unico e più alto del nostro impegno associativo e non già il mezzo per accrescere il peso numerico e decisionale di qualcuno in seno al congresso.

Ecco, su tutto questo, rifletto da Presidente che porta su di sé il peso e la responsabilità della guida e del possibile passaggio di testimone.

Su tutto questo, rifletto da congressista che si accinge a contribuire con il proprio voto, a designare il futuro presidente dell'Unione che avrà l'onere e l'onore di guidarci per i prossimi cinque anni.

Su tutto questo, da Presidente che incarna la massima rappresentatività associativa, chiedo a ciascuno di noi di riflettere insieme a me:

per non sbagliare;

per scegliere bene;

secondo libera coscienza e con piena cognizione di causa.

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Il Corriere della Sera del 25-05-2015

Azzerati i fondi agli alunni ciechi "Indegno rimpallo tra istituzioni"

MILANO. «È una porta sbattuta in faccia, un indegno rimpallo di responsabilità tra istituzioni che non prendono in carico il problema. Il prossimo anno scolastico dei nostri ragazzi diventa deprimente e precario ancora prima d'iniziare». È arrabbiato, molto, Rodolfo Masto, presidente dell'Unione Ciechi e Ipovedenti. Si fa portavoce di 150 famiglie milanesi con bambini e ragazzi che non possono distinguere la luce dal buio. «Ciechi con enormi potenzialità, che per imparare hanno bisogno di apposite figure di sostegno. Eliminandole si viola il diritto allo studio, all'uguaglianza, all'integrazione». In gioco è il loro futuro. Ma anche l'eccellenza di Milano, che per quarant'anni ha garantito servizi «tra i primi in Europa» e ora «rischia di finire in fondo alla lista». Dal 1978 l'istruzione degli studenti ciechi era finanziata con fondi provinciali, fino a 800.000 euro l'anno. Inseriti tra le poste obbligatorie in bilancio, inizialmente. Poi la Provincia li aveva fatti finire negli impieghi straordinari, e infine tra conti in rosso e legge Delrio sono spariti del tutto. Per l'anno che sta per finire, l'Istituto dei Ciechi di via Vivaio era comunque riuscito a raccogliere e distribuire «con enormi difficoltà e grazie alle donazioni» 300.000 euro. Meno della metà del necessario. Senza un euro di contributo pubblico è stato offerto un servizio «drasticamente ridotto e carente», è l'allarme. Allievi e maestri stringevano però i denti, perché confidavano nell'anno successivo. Questo che arriva. Il 2015/2016. Ma la speranza, ora è chiaro, è vana. L'appello per la disperata ricerca di fondi è caduto nel vuoto: e da settembre, la formazione dei ragazzi ciechi è ufficialmente a rischio. Nessuna risposta dal Tar, per il ricorso che l'Unione Ciechi aveva presentato («Dev'essere ancora fissata la data per l'udienza, campa cavallo», è il commento). Zero assoluto dalla Regione. E il due di picche è arrivato anche dalla Città Metropolitana, per lettera, proprio in questi giorni. «I costi si legge nella comunicazione dovranno essere riallocati su enti ancora da individuare». Poi, la frase che suona come un colpo di grazia: «Le attività scolastiche risultano prive di copertura finanziaria». Le prospettive dei ragazzi annegano davanti a queste parole si deprime Rodolfo Masto . Anche perché l'Istituto dei Ciechi non può più anticipare fondi. «Non li ha». Il fatto è che non li hanno neanche gli altri. Niente sostegno, niente ricerca, niente corsi professionali. Le 150 famiglie coinvolte sono sul piede di guerra. «Possiamo accontentarci dello scarica barile tra una istituzione e l'altra? No. Non possiamo». Eppure, di fronte a vincoli di portafoglio e competenze non chiare, sembra ci sia poco da fare. «Che non si rendano conto della gravità del problema? si domanda il presidente Masto Io glielo spiego di nuovo...». Ai non vedenti, per imparare, serve il sostegno specializzato del tiflologo, l'unico che può aiutarli a integrarsi dentro la classe, con gli altri compagni. E materiali didattici ad hoc: i libri trascritti in Braille o con i caratteri ingranditi, i pc con le periferiche. Come faranno, senza tutto questo? Saranno bocciati? Resteranno indietro? Perderanno anche quello che avevano già appreso? Il problema c'è, ed è urgentissimo. «La tiflopedagogia non può essere soppressa o ridotta a semplice assistenza scolastica». Oggi a Milano contiamo tanti laureati, professionisti eccellenti che sono ciechi. Rischiamo di non averne più». Anzi: «Un cieco senza formazione, inutile girarci intorno, diventa un peso. Un costo più grande, per la città».

di Elisabetta Andreis

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Superando.it del 22-05-2015

Lombardia: grave non convocare quel Gruppo di Lavoro

Di fronte all'ennesimo rinvio della convocazione del GLIR (Gruppo di Lavoro Interistituzionale Regionale), organismo fondamentale per affrontare i problemi dell'inclusione scolastica e permettere la programmazione dei necessari interventi, le Federazioni delle Associazioni di persone con disabilità della Lombardia chiedono che tale convocazione arrivi quanto prima, configurando anche una «grave omissione di atti» da parte dell'Ufficio Scolastico Regionale.

MILANO. Per l'ennesima volta l'Ufficio Scolastico Regionale della Lombardia ha rinviato «a data da destinarsi» la convocazione del GLIR (Gruppo di Lavoro Interistituzionale Regionale), per motivazioni connesse a problemi organizzativi interni all'Ufficio Scolastico stesso.

A seguito dunque di tale, ennesimo rinvio, la LEDHA (Lega per i Diritti delle Persone con Disabilità), componente lombarda della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap), e la FAND (Federazione tra le Associazioni Nazionali delle Persone con Disabilità) hanno inviato una lettera al Ministero dell'Istruzione, all'Ufficio Scolastico Regionale e a tutti i membri del GLIR, per sottolineare la gravità della situazione.

«È da più di due anni - vi si legge tra l'altro - che il GLIR Lombardia non è più messo nelle condizioni di lavorare. Le convocazioni sono sporadiche e i referenti che dovrebbero coordinarne i lavori cambiano in continuazione. Il Gruppo non è stato messo in condizione di impostare e realizzare un programma di lavoro neanche su base annuale».

Si tratta, secondo LEDHA e FAND, di «una situazione tanto più grave, se si pensa che molte famiglie stanno già toccando con mano i problemi connessi all'avvio del prossimo anno scolastico» e proprio per questo motivo le Federazioni chiedono nella lettera che, «indipendentemente dai processi organizzativi in atto, l'Ufficio Scolastico Regionale della Lombardia convochi al più presto il GLIR, per affrontare i problemi oggi sul tappeto e per permettere la programmazione dei lavori a medio-lungo termine».

Il GLIR - come avevamo a suo tempo riferito - è un organismo previsto dalle Linee Guida Ministeriali prodotte nell'estate del 2009, avviato in Lombardia nel 2011 (prima tra le Regioni italiane), che ha come scopo quello di affrontare le questioni legate all'inclusione scolastica e di individuare soluzioni condivise e integrate, attivando tutti gli attori coinvolti in questo àmbito, per assicurare alle persone con disabilità pari opportunità di realizzazione personale e garantire elevati standard di qualità della vita. Vi partecipano i rappresentanti dell'Ufficio Scolastico Regionale e delle Istituzioni scolastiche lombarde, degli Assessorati Regionali all'Istruzione, alla Formazione, al Lavoro, alla Famiglia e alla Sanità, di Aziende Sanitarie Locali e UONPIA (Unità Operative di Neuropsichiatria dell'Infanzia e dell'Adolescenza), di UPL (Unione province Lombarde) e ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani) e delle Associazioni di persone con disabilità (LEDHA e FAND).

LEDHA e FAND sottolineano dunque come «questa situazione di stallo abbia impedito alle organizzazioni e alle istituzioni coinvolte di lavorare insieme in un momento molto delicato per il processo di inclusione scolastica degli alunni con disabilità, in cui i temi aperti sono molti e complessi, tra i quali, ad esempio, la questione del destino dei servizi di sostegno all'inclusione scolastica, oggi tuttora in capo alle Province».

«Ma il GLIR - proseguono le Federazioni - avrebbe potuto essere un osservatorio interessante anche per comprendere gli effetti della riforma della scuola oggi in discussione sull'inclusione scolastica degli studenti con disabilità, o per discutere di tematiche relative alla necessaria integrazione fra le azioni delle istituzioni educative, sociali e sanitarie, a garanzia del successo formativo di tutti i bambini e ragazzi con disabilità che frequentano le scuole nella nostra Regione».

«Tutto questo - conclude la lettera - non è stato possibile, per responsabilità da imputarsi esclusivamente a problemi organizzativi dell'Ufficio Scolastico Regionale della Lombardia» e a tal proposito viene opportunamente ricordato che «il GLIR non è interno all'Ufficio Scolastico Regionale, ma è appunto un Gruppo di Lavoro interistituzionale che l'Ufficio stesso ha la responsabilità, il dovere, di promuovere e coordinare, una responsabilità che è venuta meno ormai da tempo, configurando a nostro avviso una grave omissione degli atti in capo alla vostra Amministrazione». (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: ufficiostampa@ledha.it.

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Agenzia Noodls del 16-05-2015

I Botteghini della Fortuna si rifanno il look e diventano info point della città

D'Alfonso: "Un provvedimento utile per garantire comfort e sicurezza a chi lavora in queste strutture, mettendole al passo con il nuovo volto di Milano per Expo sempre più attenta alle esigenze dei turisti e city user".

MILANO. Gli storici "Botteghini della Fortuna" cambiano look e diventano punti d'informazione turistica della città. Sono state approvare ieri dalla Giunta le linee d'indirizzo per la sostituzione delle nove strutture attualmente presenti lungo l'asse di corso Vittorio Emanuele. Nove moderne strutture che, oltre a migliorare il comfort e le condizioni degli operatori che ci lavorano, si pongono in sintonia con il decoro del principale asse commerciale della città.

"Un provvedimento utile perché oltre a rendere più confortevoli e sicure queste strutture - che potenzialmente potranno garantire un ritorno economico più interessante - ha l'obiettivo di valorizzare la posizione strategica dei botteghini, trasformandoli in veri e propri infopoint a disposizione di cittadini e turisti" cosi l'assessore al Commercio, Attività produttive, Marketing Territoriale Franco D'Alfonso che prosegue:"Le strutture così riammodernate, oltre ad avere un aspetto più consono al contesto architettonico nel quale sono inserite, consentiranno di eliminare il disordine espositivo della merce in vendita, non sempre in sintonia con il nuovo volto assunto dalla Milano che è diventata ancora più bella per Expo".

"Una riqualificazione - commenta il Presidente dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti di Milano, Rodolfo Masto - che interessa aspetti architettonici ma soprattutto sociali; infatti, questa nuova convenzione ci permette, in un momento di gravi crisi occupazionale, di conservare e sviluppare nuovi posti di lavoro. Attraverso appositi corsi professionali formeremo i nuovi addetti per metterli nelle condizioni di rispondere al meglio alle aspettative del Comune di Milano".

I "Botteghini della Fortuna" potranno infatti affiancare alla tradizionale vendita dei biglietti della lotteria anche la vendita di biglietti o abbonamenti per musei, teatri e mezzi di trasporto, nonché schede telefoniche e prodotti di telefonia mobile, oltre a proporre i tanti i prodotti del merchandising Brand Milano.

Le nuove strutture potranno inoltre ospitare anche impianti pubblicitari come rotor, ledwall o schermi televisivi atti a veicolare promo commerciali, ma anche messaggi istituzionali dell'Amministrazione e informazioni di tipo turistico sulla città. In quest'ottica agli operatori (ciechi o ipovedenti) attivi nelle nove strutture il Comune di Milano provvederà, attraverso particolari corsi ad hoc, a fornire un'adeguata formazione in ambito turistico, nell'obiettivo di garantire un servizio in sintonia con le esigenze dei cittadini, dei city user e dei molti turisti.

I costi di realizzazione delle nuove strutture saranno totalmente a carico di concessionari o di eventuali sponsor.

Per evitare la presenza di persone non autorizzate all'interno dei chioschi, sarà la stessa Unione Italiana Ciechi e degli Ipovedenti di Milano a individuare gli assegnatari degli spazi e tutti i concessionari saranno muniti di apposito tesserino di riconoscimento. Il posteggio assegnato sarà strettamente personale e non cedibile o divisibile con altri. Ogni variazione dovrà essere preventivamente comunicata e concordata con il Comune.

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Il Giorno del 11-05-2015

I disabili insoddisfatti da Expo "Pochi servizi, è tutto in ritardo"

MILANO. All'Expo non si possono ancora affittare sedie a rotelle o carrozzine a motore. Se ne parla tra qualche giorno. Segnaletica luminosa e traduzione in lingua dei segni (lis) per le persone sorde: non pervenute. Ed è stata posata solo in parte la pista tattile, ossia il percorso che accompagna i visitatori ciechi, mentre le mappe in braille sono ancora imballate, in attesa di essere montate. Dopo aver doppiato la boa dei primi dieci giorni di attività, sulle scrivanie degli organizzatori dell'Esposizione universale di Milano sono piovute le lamentele, più o meno piccate, dei visitatori disabili, perché al momento la lista dei servizi di cui avrebbero dovuto godere e che invece mancano ancora all'appello è più lunga di quanto già funziona. E, preannunciano gli organizzatori, non saranno al cento per cento prima della fine di maggio. «Siamo in una fase di rodaggio, stiamo raccogliendo le segnalazioni dei visitatori e lavorando con le associazioni spiega Fosca Nomis, responsabile dei servizi ai disabili per Expo 2015 . Verso fine mese faremo un bilancio di questo test e una comunicazione completa». Nei prossimi giorni gli organizzatori si siederanno intorno a un tavolo con Fand e Fish, le due associazioni che rappresentano in Italia le persone con disabilità, per fare il punto sull'offerta di Expo. È già aperto a Cascina Triulza il punto informazioni «Expofacile», gestito da Regione Lombardia. Solo entro metà mese entrerà in funzione il centro mobilità, con carrozzine a disposizione non solo per i disabili, ma anche per gli anziani, visto che da un capo all'altro il parco è lungo 1,5 chilometri. Le mappe tattili sono pronte per l'allestimento. I punti informazioni potranno attivare in diretta una videochat con un interprete della lingua dei segni, per dialogare con i turisti sordi, ma rispetto al «quando» ancora non ci sono dettagli. I DISSERVIZI non solo responsabilità della società guidata dal commissario Giuseppe Sala. Dei problemi nei padiglioni, ad esempio, rispondono i Paesi partecipanti. «Abbiamo indicato loro le leggi italiane», puntualizza Nomis. E se quelle sull'accessibilità motoria sono state grosso modo rispettate, al contrario le norme su quella sensoriale sono state applicate a macchia di leopardo. Nelle conferenze è stata caldeggiata la presenza di interpreti lis, ma non si sa quanti Paesi vi faranno ricorso. Tra le associazioni serpeggia il malumore, tanto che alcune starebbero consigliando ai propri associati di posticipare la visita di qualche settimana. «A chi ci interpella stiamo spiegando come stanno le cose spiega Nicola Stilla, presidente di Fand Lombardia. Un po' di amarezza c'è. D'altronde, se alcuni padiglioni non sono finiti, posso capire che non ci sia la mappa tattile». «Siamo stati trascurati incalza Luigi Mattiato, portavoce della sezione milanese dell'Ente nazionale sordi (Ens) . Faccio un esempio: mentre Regione Lombardia ha chiesto di tradurre i filmati del suo spazio nella lingua dei segni, Expo il 23 marzo ha fatto un bando per individuare il traduttore di 20 filmati per le regioni italiane in otto lingue, senza lis. Noi abbiamo scritto e protestato. Non ci hanno mai risposto». Non solo Expo: oggi negli uffici del Comune di Milano ci sarà un vertice con Ens e Ledha per discutere anche dei nodi dell'accoglienza dei turisti disabili in città.

di Luca Zorloni (luca.zorloni@ilgiorno.net)

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Bresciaoggi del 03-05-2015

La disabilità nell'elenco delle detrazioni

La normativa riconosce particolari benefici per le persone che hanno bisogno di assistenza.

La normativa fiscale riconosce, per le persone disabili e per i loro familiari, particolari benefici fiscali. Vi sono benefici fiscali relativi all´acquisto di veicoli, le detrazioni fiscali per le spese sostenute per gli addetti all´assistenza o per l´eliminazione delle barriere architettoniche.

LE AGEVOLAZIONI PER L´ACQUISTO DEI VEICOLI.

Le spese sostenute per l´acquisto dei veicoli dei disabili danno diritto a una detrazione dall´Irpef, in sede di dichiarazione dei redditi, pari al 19% del loro ammontare.

Le seguenti categorie di disabili hanno diritto all´agevolazione: persone non vedenti e sorde; persone disabili con handicap psichico o mentale titolari dell´indennità di accompagnamento; persone disabili con grave limitazione della capacità di deambulazione o affetti da pluriamputazioni; persone disabili con ridotte o impedite capacità motorie. La detrazione compete una sola volta, cioè per un solo veicolo, nel corso di un quadriennio, che decorre dalla data di acquisto, e deve essere calcolata su una spese massima di 18.075,99 euro, a condizione che lo stesso veicolo venga utilizzato in via esclusiva o prevalente a beneficio del portatore di handicap.

Oltre alla detrazione Irpef del 19%, è possibile fruire: dell´Iva con aliquota agevolata al 4%, anziché aliquota al 22%, sull´acquisto di autovetture; dell´esenzione del bollo auto.

LA DETRAZIONE PER GLI ADDETTI ALL´ASSISTENZA.

Le spese sostenute per le persone addette all´assistenza personale, nei casi di non autosufficienza nel compimento degli atti di vita quotidiana, sono detraibili nella percentuale del 19% in sede di dichiarazione dei redditi. La detrazione fiscale si calcola su un ammontare di spesa non superiore a 2.100 euro, a condizione che il reddito complessivo del contribuente non sia superiore a 40.000 euro. Sono considerate "non autosufficienti" le persone che non sono in grado, ad esempio, di assumere alimenti, di espletare le funzioni fisiologiche e provvedere all´igiene personale, di deambulare, di indossare gli indumenti, e le Persone che necessitano di sorveglianza continuativa.

Le spese devono risultare da idonea documentazione, che può anche consistere in una ricevuta rilasciata dal soggetto che presta l´assistenza. La documentazione deve contenere il codice fiscale e i dati anagrafici di chi effettua il pagamento e di chi presta l´assistenza. Se la spesa è sostenuta in favore di un familiare, nella ricevuta devono essere indicati anche gli estremi anagrafici e il codice fiscale di quest´ultimo.

L´importo di 2.100 euro deve essere considerato con riferimento al singolo contribuente, a prescindere dal numero dei soggetti cui si riferisce l´assistenza. La non autosufficienza deve risultare da certificazione medica. La detrazione d´imposta per gli addetti all´assistenza non pregiudica la possibilità di dedurre, sempre in sede di dichiarazione dei redditi, i contributi obbligatori versati per gli addetti ai servizi domestici che sono deducibili nel limite di 1.549,37 euro.

ELIMINAZIONE DELLE BARRIERE ARCHITETTONICHE.

È possibile fruire della detrazione fiscale del 50%, in sede di dichiarazione dei redditi, sulle spese di ristrutturazione edilizia. Rientrano nell´agevolazione fiscale le spese sostenute per l´eliminazione delle barriere architettoniche. La detrazione fiscale non è fruibile contemporaneamente alla detrazione del 19% a titolo di spese sanitarie riguardanti i mezzi necessari al sollevamento del disabile. La detrazione del 19% su queste spese spetta, quindi, solo sulla eventuale parte in più rispetto alla quota di spesa già assoggettata alla detrazione del 50%.

di Desio Ricci

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Il Cittadino del 07-05-2015

Luca Aronica Presidente Unione ciechi di Monza e Brianza "Lo sport, toccasana per i non vedenti"

MONZA E BRIANZA. È entrato in associazione qualche anno fa, sollecitato dalla madre ma scettico su quanto veramente quel gruppo avrebbe potuto cambiargli in meglio la vita. Una vita sulla quale si era abbattuta la cecità che, a causa di una malattia, gli aveva portato via la luce impedendogli di realizzare i suoi sogni di allora. E oggi di quell'associazione ne è diventato il presidente, uno dei più giovani d'Italia, con l'entusiasmo e la volontà di poter trasformare e migliorare la vita di tanti altri ragazzi, ma non solo, non vedenti. Proprio come è successo a lui che oltre a realizzarsi pienamente nel mondo del lavoro, ha scoperto e coltivato la passione per la barca a vela e lo sci, partecipando a gare nazionali. È il monzese Luca Aronica, 32 anni, imprenditore nel campo dei servizi alla persona, il nuovo presidente dell'Unione italiana ciechi e ipovedenti di Monza e Brianza, eletto nei giorni scorsi all'unanimità e che nei prossimi cinque anni guiderà il sodalizio formato da 310 soci.

Come affronti questa nuova avventura?

L'accolgo con entusiasmo e con grande carica. Mi metto subito in campo con umiltà contando sulla disponibilità e la collaborazione di tutti. Il mio obiettivo è far crescere l'Unione restituendo agli altri quanto l'associazione ha dato a me, mettendo a disposizione la mia esperienza e la mia energia.

In quale settore intendi soprattutto investire?

Voglio incentivare l'ambito sportivo, nella certezza che lo sport è un mezzo che veicola serenità e incrementa la consapevolezza verso se stessi e il proprio corpo. è un ottimo strumento per stimolare l'autonomia e l'emancipazione.

Dalla tua esperienza personale hai dimostrato che un non vedente anche in campo sportivo non ha limiti: che sport proporrai ai soci?

In primis la barca a vela. Circa un anno fa ne ho acquistata una e la metto a disposizione dei non vedenti che, con l'aiuto di esperti e professionisti, vivranno l'ebbrezza del vento e del lavoro in team a bordo. Ma non solo. Intendo portare ragazzi, e non, a cimentarsi nello sci, nella ginnastica, nel nuoto e nella danza, nella certezza che ogni giorno sperimento su me stesso, che il movimento è vita.

Il futuro dell'Unione saranno perciò i ragazzi?

Credo molto nei ragazzi e li voglio rendere parte attiva del gruppo, coinvolgerli, sostenerli, spronarli soprattutto nei percorsi di raggiungimento dell'autonomia che da anni l'Unione, con il sostegno degli enti, sta portando avanti.

Chi ti sosterrà in questa avventura?

Naturalmente tutti i soci e il consiglio del quale fa parte anche la ballerina vedente Romina Contiero che ci ha fatto avvicinare al mondo della danza. Ma un sostegno e una energia particolare mi arrivano dalla mia fidanzata Antonella, ipovedente e campionessa di atletica, che come me crede molto e investe nelle potenzialità dei giovani soci.

L'Unione ti ha cambiato la vita?

Si, in meglio. E ringrazio l'ex presidente Mariella Vanoni, oggi mia vice, che in questi anni mi ha accompagnato nel processo di crescita e mi ha dato l'opportunità di vivere questa nuova sfida. Ma amplio i ringraziamenti a tutto il consiglio che ha creduto in me.

Il prossimo appuntamento?

Sarà a tavola, il 19 giugno a Lissone con un nuovo incontro della rassegna "Cene al buio", un momento conviviale e di socializzazione anche con l'obiettivo di raccogliere fondi per l'associazione.

Barbara Apicella

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Wall Street Italia del 13-05-2015

Ricerca: passato a sinistra e futuro a destra, così pensa chi non vede

Studio Bicocca Milano, ma tra vedenti e non vedenti cambia la rappresentazione mentale dei numeri.

MILANO. Passato a sinistra, futuro a destra. Anche il cervello dei non vedenti rappresenta così il tempo su un'immaginaria linea spaziale, secondo quanto rivela uno studio dell'università degli Studi di Milano-Bicocca, condotto in collaborazione con l'Unione italiana ciechi e l'Istituto dei ciechi di Milano, e pubblicato su 'Cognition'. Il lavoro, firmato dagli scienziati del Dipartimento di psicologia della Bicocca, ha coinvolto 66 persone, di cui 17 non vedenti dalla nascita e 33 che hanno perso la vista nel corso della vita. I ricercatori hanno studiato le differenze tra la mente dei ciechi e quella dei vedenti - congeniti e non - in particolare per quanto riguarda la rappresentazione dei numeri e dei concetti temporali. La studio dimostra che l'esperienza visiva dello spazio non è necessaria per rappresentare lo scorrere del tempo lungo la linea mentale temporale (Mtl). Il passato è a sinistra e il futuro è a destra anche nella mente dei non vedenti, proprio come nel cervello di chi vede. La differenza riguarda invece i numeri: chi vede li rappresenta su una linea mentale immaginata su uno spazio esterno, ad esempio su un tavolo, mentre i non vedenti li rappresentano su una linea spaziale interna, per esempio sulle proprie dita. Alle persone reclutate per l'esperimento, tutte bendate, è stato chiesto di schiacciare uno dei due pulsanti posizionati sul tavolo che avevano davanti, uno a sinistra uno a destra, nel momento in cui venivano lette delle parole riferite a concetti temporali (ieri, futuro, passato). E' stato così osservato che i partecipanti erano più veloci nel rispondere quando il pulsante del passato era a sinistra e quello del futuro a destra, indipendentemente dalla loro esperienza visiva (vedenti o non vedenti, sia acquisiti sia congeniti). Secondo i ricercatori, il nostro cervello rappresenta il tempo nello spazio e i circuiti neuro-cognitivi che usiamo per pensare alle relazioni spaziali (destra, sinistra, avanti, dietro, vicino, lontano) vengono mutuati quando pensiamo al tempo. Il risultato di questo studio potrebbe servire a migliorare l'efficacia dei sistemi di ausilio alle persone non vedenti, come i riconoscitori di ostacoli o le tastiere speciali. "Sul piano scientifico - spiegano gli autori, Roberto Bottini e Davide Crepaldi - lo studio dimostra che la vista non è necessaria per costruire una rappresentazione spaziale implicita del tempo, e che non vedenti congeniti hanno la stessa rappresentazione spaziale del tempo dei vedenti. Il pensiero numerico e temporale - precisano gli esperti - sono di fondamentale importanza nella nostra vita quotidiana, e le patologie che coinvolgono la cognizione numerica e temporale sono tra le più invalidanti. Capire come questi pensieri emergono nello sviluppo è di primaria importanza per le scienze cognitive e col nostro studio abbiamo fatto un altro piccolo passo verso la risposta a una domanda che l'uomo si pone da oltre 2 mila anni: come facciamo a pensare cose che i nostri sensi non percepiscono direttamente?".

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NOTIZIE DALLA SEDE CENTRALE e dal web

Questo spazio vuole essere una sorta di "miniguida" per orientarsi all'interno delle molteplici attività svolte dalla Sede Centrale della nostra Associazione.

A tal fine, vi proponiamo quei comunicati diramati dalla Sede Centrale e quei contenuti apparsi sul giornale elettronico di quest'ultima nel mese appena trascorso, che contengono notizie e iniziative che pensiamo possano suscitare un concreto interesse nei nostri soci.

Di sicuro qualcosa ci sfuggirà, ma ci si augura che questa selezione possa essere un valido punto di riferimento.

Vi auguriamo buona lettura.

Comunicato n. 80, diramato in data 07-05-2015

Campagna fiscale 2015 - L'Unione al via con cinquanta Centri di Raccolta

La stagione fiscale 2015 è in pieno svolgimento!

Il 7 aprile scorso, infatti, ha avuto inizio la consueta attività di raccolta e di compilazione dei modelli fiscali relativi ai redditi 2014.

Nell'anno del 730 on-line e della confusione generata dall'incompletezza del precompilato, da parte nostra si confermano voglia e impegno per offrire servizi puntuali ed efficaci.

Sono salite a cinquanta le nostre Sezioni sul territorio pronte a operare come Centri autorizzati di Raccolta del Caf ANMIL S.r.l.

D'intesa con il Caf ANMIL, è stato stabilito di proporre tariffe ridotte per i nostri soci in regola con il pagamento della quota associativa e per i loro familiari.

Rinnoviamo dunque agli interessati, l'invito a prendere contatto con la sede U.I.C.I. del proprio territorio per fissare un appuntamento relativo all'assistenza fiscale, nella certezza che potranno apprezzarne anche quest'anno competenza e serietà.

Per ulteriori informazioni sui Centri di Raccolta U.I.C.I. del territorio, si può consultare la nostra pagina web http://www.uiciechi.it/Patronato/Patronato.asp

Nel presentarsi all'appuntamento sarebbe preferibile, per semplificare le operazioni di raccolta, avere con sé copia di tutti i documenti necessari alla compilazione del 730:

- documento di identità

- modello 740/2014

- codice fiscale

- fatture e scontrini fiscali relativi a medicinali, spese per l'acquisto o affitto di attrezzature sanitarie, spese per l'acquisto di sussidi tecnici, informatici e per l'acquisto dell'automobile, spese veterinarie, ricevute di pagamento delle rate del mutuo, contratto di affitto, etc).

La scadenza per la consegna del modello 730 è fissata al prossimo 7 luglio.

Per evitare l'eccessivo congestionamento delle nostre Sezioni, è consigliabile muoversi per tempo.

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Comunicato n. 82, diramato in data 08-05-2015

Adozione dei libri di testo. Anno scolastico 2015-2016

Con nota n. 3690 del 29 aprile 2015, la Direzione Generale per gli Ordinamenti Scolastici del Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca ha comunicato che l'adozione dei libri di testo nelle scuole di ogni ordine e grado, per l'anno scolastico 2015-2016, resta disciplinata dalle istruzioni impartite lo scorso anno, con la nota n. 2581 del 9 aprile 2014.

Di tale ultima nota, consultabile on line alla pagina:

http://www.istruzione.it/allegati/2014/NOTA_ADOZIONI_LIBRI_TESTO.pdf,

abbiamo riferito ampiamente nel nostro comunicato n. 57 del 4 aprile 2014.

Ribadiamo, senza ripetere, ciò che, all'epoca, abbiamo osservato a proposito di due innovazioni normative, davvero importanti dal punto di vista didattico. A decorrere, infatti, dall'anno scolastico 2014-2015, i collegi dei docenti sono tenuti ad adottare esclusivamente libri di testo in versione digitale o mista e gli istituti scolastici possono utilizzare, a scopo didattico, materiali digitali di propria elaborazione (art. 15, commi 2 e 2 bis, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, come modificato ed integrato dall'art. 1 della legge di conversione 6 agosto 2008, n. 133, dall'art. 11, comma 1, lettera a) della legge 17 dicembre 2012, n. 221, e dall'art. 6, comma 1, lettera b) della legge 8 novembre 2013, n. 128).

Ricordiamo, in quanto di specifico interesse, che la nota n. 2581/2014, al paragrafo "Termini per le adozioni", stabilisce che:

«Le adozioni dei libri di testo vengono deliberate dai collegi dei docenti nella seconda decade di maggio. I dirigenti scolastici avranno cura di richiedere, fin da ora, ai centri di produzione specializzati che normalmente curano la trascrizione e la stampa in braille, i testi scolastici necessari confermati, al fine di consentirne la disponibilità per l'inizio delle lezioni agli alunni non vedenti o ipovedenti frequentanti la propria scuola».

Torniamo, brevemente, alla nota n. 3690/2015 che, confermate le istruzioni dello scorso anno, prosegue, precisando le condizioni alle quali si procede alla riduzione dei tetti di spesa previsti per le dotazioni librarie della scuola secondaria e le modalità con le quali vengono deliberate e comunicate le adozioni.

Si tratta di precisazioni di non poco interesse per i docenti. Per questa ragione, in calce alla presente, trascriviamo il testo della nota ministeriale, pubblicata alla pagina:

http://www.istruzione.it/allegati/2015/PROT.%203690_29-04-2015[1].pdf,

in formato digitale non editabile.

Segnaliamo, infine, che, con nota n. 1305 del 28 maggio 2013 della Direzione Generale per gli Studi, la Statistica e i Sistemi Informativi, è stato disposto che, per venire incontro alle esigenze delle famiglie, le scuole pubblichino l'elenco dei libri di testo adottati, distintamente per classe, sezione e indirizzo di studio, nel sito web "Scuola in chiaro":

http://cercalatuascuola.istruzione.it/cercalatuascuola.

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MIUR. AOODGOSV. REGISTRO UFFICIALE (U). 0003690. 29-04-2015

Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca

Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e formazione

Direzione Generale per gli ordinamenti scolastici e la valutazione del sistema nazionale di istruzione

Oggetto: Adozione dei libri di testo. Anno scolastico 2015/2016

L'adozione dei libri di testo nelle scuole di ogni ordine e grado per l'anno scolastico 2015/2016 resta disciplinata dalle istruzioni impartite con la nota prot. 2581 del 9 aprile 2014.

Tale nota ha riassunto l'intero quadro normativo a cui le istituzioni scolastiche hanno dovuto attenersi per l'adozione dei libri di testo a partire dall'anno scolastico 2014/2015, a seguito del mutato quadro normativo sulla materia.

Pertanto, nel confermare quanto indicato nella citata nota 2581/2014, si forniscono le seguenti precisazioni.

1. Riduzione tetti di spesa scuola secondaria (DM n. 781/2013)

L'articolo 3 del decreto ministeriale n. 781/2013 ha previsto che la riduzione dei tetti di spesa per l'intera dotazione libraria di scuola secondaria di primo e secondo grado si applichi, a partire dall'anno scolastico 2014/2015, alle classi iniziali e, progressivamente, a tutte le classi, nel caso di adozione di libri in versione mista o digitale.

Pertanto, il tetto di spesa relativo alla dotazione libraria per le classi prime e seconde di scuola secondaria di primo grado e per le classi prime, seconde, terze e quarte di scuola secondaria di secondo grado, che sarà definito con decreto ministeriale eventualmente rivalutando, per l'effetto inflattivo, i tetti di spesa individuati per le adozioni dell'anno scolastico 2012-2013 (di cui al DM n. 43/2012), viene ridotto del 10 per cento solo se tutti i testi sono stati adottati per la prima volta a partire dall'anno scolastico 2014/2015 e realizzati nella versione cartacea e digitale accompagnata da contenuti digitali integrativi {modalità mista di tipo b - punto 2 dell'allegato al decreto ministeriale n. 781/2013).

Il tetto di spesa relativo alla dotazione libraria per le classi prime e seconde di scuola secondaria di primo grado e per le classi prime, seconde, terze e quarte di scuola secondaria di secondo grado, che sarà definito con decreto ministeriale eventualmente rivalutando, per l'effetto inflattivo, i tetti di spesa individuati per le adozioni dell'anno scolastico 2012-2013 (di cui al DM n. 43/2012), viene ridotto del 30 per cento solo se tutti i testi sono stati adottati per la prima volta per l'anno scolastico 2014/2015 e realizzati nella versione digitale accompagnata da contenuti digitali integrativi (modalità digitale di tipo c - punto 2 dell'allegato al decreto ministeriale n. 781/2013).

2. Termini per le adozioni

Le adozioni dei testi scolastici, da effettuare nel rispetto dei tetti di spesa stabiliti per le scuole secondarie di primo e di secondo grado, sono deliberate dal collegio dei docenti nella seconda decade di maggio per tutti gli ordini e gradi di scuola.

Si ricorda ai dirigenti scolastici di esercitare la necessaria vigilanza affinchè le adozioni dei libri di testo di tutte la discipline siano deliberate nel rispetto dei vincoli di legge, assicurando in ogni caso che le scelte siano espressione della libertà di insegnamento e dell'autonomia professionale dei docenti.

Con specifico riguardo alla scuola primaria, si segnala l'opportunità di individuare un locale dove i docenti possano consultare le proposte editoriali; i dirigenti scolastici avranno cura di consentire il ritiro, da parte dei promotori editoriali, delle copie dei testi non adottati entro il prossimo mese di settembre.

3. Comunicazione dati adozionali

In data 24 giugno 2014 è stato siglato un protocollo di intesa tra il MIUR e AIE - Associazione Italiana Editori - finalizzato, tra l'altro alla rilevazione dei dati connessi con le adozioni dei libri di testo da parte delle istituzioni scolastiche.

Per la comunicazione di tali dati dovranno essere utilizzati i canali cui si è fatto ricorso negli anni passati: on-line tramite l'utilizzo del sito www.adozioniaie.it o in locale (off-line) con applicativo Argo o equivalente.

La trasmissione dei dati dovrà essere effettuata entro il 15 giugno 2015.

Poichè i libri di testo sono strumenti per la riflessione, l'approfondimento dei contenuti conoscitivi proposti e lo studio individuale da parte degli studenti fin dai primi giorni di lezione, si rappresenta la necessità di rispettare i termini sopra indicati sia nella fase deliberativa che nella fase di comunicazione dei dati adozionali. A tal fine, e considerato che molti studenti acquistano i libri di testo prima dell'avvio delle lezioni, si ricorda che non è consentito modificare, ad anno scolastico iniziato, le scelte adozionali deliberate nel mese di maggio.

Il Direttore Generale

Carmela Palumbo

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Comunicato n. 84, diramato in data 08-05-2015

Progetto sulla violenza contro le donne cieche

Si comunica che la giornalista Luisa Carretti ha proposto all'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti di prendere parte ad un progetto sulla violenza contro le donne, e in particolare contro le donne cieche.

Insieme alla fotografa Peggy Ickenroth, Luisa Carretti sta lavorando ad un progetto che possa far emergere, attraverso il racconto (fotografico, video e scritto), alcune storie di violenza, per portare l'attenzione sulla doppia violenza che subiscono le donne non vedenti, in quanto donne e in quanto cieche.

Alleghiamo un breve testo che racconta il loro progetto:

Progetto sulla violenza contro le donne cieche

Il permesso di toccarmi (TITOLO PROVVISORIO)

Il progetto vuole raccontare storie di violenza e/o discriminazione subite da donne cieche, portando l'attenzione sul doppio sopruso che queste vivono, in quanto donne e cieche. Quello che ci interessa non è raccontare tanto l'episodio in sé, ma piuttosto tutto quello che sta intorno: il contesto culturale e sociale in cui hanno vissuto, i pregiudizi, le difficoltà di comunicazione che possono aver portare a trasformarle in vittime. E' interessante per noi capire come queste donne vivono il loro corpo e come questo viene vissuto dagli altri. Si tratta di un corpo ancor più accessibile e da maltrattare soltanto perché queste sono cieche? La distanza e lo spazio personale da non invadere si accorciano? Se è così, perché succede?

Ci interessa anche capire che tipo di supporto (psicologico, sanitario, ma anche da parte della famiglia e dei conoscenti) c'è stato o non c'è stato a seguito della violenza, come è cambiata la loro vita, come sono riuscite a superare il trauma, se questo è avvenuto, come percepiscono se stesse da quel momento in poi e cosa si aspettano per il loro futuro.

Quello che ci piacerebbe far emergere è la dignità di queste donne, al di là della disabilità sensoriale, suscitando rispetto e non commiserazione nei loro confronti. Attraverso di loro, inoltre, potremo anche approfondire quanto nel nostro paese si riesca a tutelare l'integrità e promuovere il rispetto di individui che appartengono a categorie deboli, garantendo servizi, ma anche promuovendo a più livelli la conoscenza e l'inclusione.

Le donne che decideranno di raccontarci le loro storie, saranno libere di scegliere se rivelare la loro identità o meno. Anche dal punto di vista fotografico, chi vorrà restare nell'anonimato sarà raccontato in modo da rispettare la sua scelta.

Chiunque fosse interessato a partecipare, può prendere direttamente contatto con:

Luisa Carretti info@luisacarretti.com

www.luisacarretti.com

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Giornale UICI del 18-05-2015

Sport - 5 luglio 2015 - Un'estate fantastica, cominciamola con lo Snorkeling per tutti"

Ragazzi disabili e non incontrano gli abitanti dei fondali marini dell'Isola Gallinara

ASSOCIAZIONE INGAUNIA, Hsa Italia e Salto nel blu col patrocinio di ANS (associazione Nazionale Subvedenti) organizzano, per sabato 5 luglio 2015, nell'ambito della festa Il mare per tutti, un momento dedicato allo snorkeling.

Il mare vuol dire abbraccio, vuol dire pesciolini che sfiorano i piedi, vuol dire scogli incrostati di organismi sconosciuti e magnifici, vuol dire muoversi in un ambiente magico che ha tantissimo da mostrare, da insegnare, e insomma tutto un mondo in cui sentirsi a casa propria. Basta poterlo conoscere!

E lo snorkeling è indossare una maschera, respirare liberamente attraverso un tubo a fior d'acqua, galleggiare e diventare un'onda insieme alle altre onde, pesciolino insieme agli altri pesciolini!

E questa giornata ad Albenga, e nelle acque dell'isola Gallinara, sarà un'occasione imperdibile per avvicinarsi, con tanti nuovi amici e personale qualificato e attento, a questo mondo e a questa attività, esplorando, giocando, respirando bollicine come i pesci e galleggiando liberi!Fin dal mattino gli istruttori e gli accompagnatori guideranno i ragazzi in un percorso di conoscienza e di avvicinamento agli organismi chepopolano i fondali, alle attrezzature che verranno utilizzate, dimostreranno la possibilità di svolgere un'attività sportiva interessante e tutto sommato semplice, gratificante e utilissima a livello motorio, trascorrendo ore affascinanti in cui ciascuno porterà il suo contributo di entusiasmo e gioia e di curiosità e abilità.

E alla fine della giornata, consegna ai ragazzi del diploma di mini biologo snorkelista!!!

Pronti per l'estate? Il mare comincia con lo snorkeling!

Per info e adesioni rivolgersi al più presto a Sergio Favetti: sergio.favetti@eng.it

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Sede centrale: comunicati diramati nel mese di maggio

Di seguito viene riportato l'elenco completo dei comunicati diramati dalla Sede Centrale U.I.C.I. nel mese appena trascorso, con la specificazione del relativo numero e dell'oggetto.

Vi ricordiamo che tutti i comunicati possono essere consultati all'indirizzo internet http://www.uiciechi.it/documentazione/circolari/main_circ.asp

dove è possibile effettuare ricerche mirate tramite un comodissimo motore di ricerca.

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Superando.it del 12-05-2015

Così si nega la lettura alle persone con disabilità visiva

«Sono passati quasi due anni dalla firma a Marrakech di un Trattato che segna un fondamentale passo in avanti per la realizzazione del pieno accesso ai libri da parte delle persone cieche e ipovedenti e tuttavia il Governo tedesco e quello italiano si stanno adoperando affinché gli Stati Membri dell'Unione Europea blocchino la ratifica da parte dell'Unione stessa di quel Trattato. Questa riluttanza non è dovuta tanto a tecnicismi legali, quanto alla carente volontà politica di garantire a tutte le persone non vedenti, ipovedenti e con altre disabilità di lettura il pieno accesso al patrimonio librario dell'umanità, indipendentemente dai vincoli del diritto d'autore».

Lo si legge in una nota dell'UICI (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti), riferita al citato Trattato di Marrakech che, come avevamo riferito a suo tempo, era sacaturito nel giugno del 2013 dalla Conferenza Mondiale dell'Organizzazione Internazionale per la Proprietà Intellettuale (WIPO - World Intellectual Property Organization), per favorire appunto la circolazione e la diffusione del libro accessibile.

«L'incoraggiante e atteso documento - aveva scritto in tale occasione Alfio Desogus, presidente della FISH Sardegna (Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap) - al quale sono pervenuti tutti gli Stati partecipanti, dopo diversi anni di confronto e discussione, rappresenta un importante passo verso la diffusione universale della cultura. Un Trattato da più parti definito "storico" perché la Conferenza di Marrakech è sostanzialmente approdata a un equilibrio tra diritto alla cultura accessibile e diritto della proprietà intellettuale».

«Il punto centrale di questo Trattato - aggiungono oggi dall'UICI - è un articolo che autorizza le organizzazioni e le biblioteche dei ciechi a condividere le proprie raccolte di titoli accessibili con altre comunità parlanti la stessa lingua in tutto il mondo. Ad esempio la Spagna e l'Argentina saranno in grado di condividere il proprio patrimonio librario accessibile di oltre 150.000 titoli con tutti i Paesi dell'America Latina, non appena il Governo di ciascun Paese beneficiario avrà ratificato e adottato le misure per far entrare in vigore il Trattato. In sintesi, esso stabilisce il quadro giuridico fondamentale per l'adozione di deroghe nazionali in materia di diritto d'autore in quei Paesi che ne sono privi e stabilisce un regime per lo scambio transnazionale di libri in formato accessibile».

Particolarmente dura è la presa di posizione di Wolfgang Angermann, presidente dell'EBU (European Blind Union), l'Unione Europea dei Ciechi. « Come cittadino tedesco con disabilità visiva - ha dichiarato infatti Angermann - e anche come cittadino europeo, sono profondamente deluso dalla riluttanza della Germania ad accettare la ratifica da parte dell'Unione Europea di questo Trattato. Sollecito dunque il Governo tedesco a rivedere le proprie posizioni e a offrire il proprio sostegno a un accordo per la rapida ratifica da parte dell'Unione Europea, che verrà discusso proprio in questa settimana, durante la riunione del Consiglio dell'Unione».

«Come pretesto per opporsi alla ratifica da parte dell'Unione Europea - sottolineano dall'UICI - il Governo tedesco fa riferimento ad alcune affermazioni false e inconsistenti, secondo le quali questo settore non è di esclusiva competenza dell'Unione, nonostante sia i servizi giuridici della Commissione sia quelli del Consiglio abbiano insistito sull'evidenza della competenza esclusiva dell'Unione stessa, fatto supportato da molteplici giudizi della Corte di Giustizia Europea».

Per quanto poi riguarda il Governo italiano, ad esprimere tutto il proprio disappunto è Mario Barbuto, presidente dell'UICI, che precisa innanzitutto come, «ostacolando la ratifica del Trattato di Marrakech, non si rispettano gli obblighi del nostro Paese nei confronti delle persone con disabilità, ai sensi dell'articolo 30 della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità».

«Il nostro Governo - aggiunge Barbuto - non trae alcun vantaggio da questa posizione e perde, invece, una grande occasione per porre fine alla "carestia dei libri", assicurando a milioni di persone cieche e ipovedenti in tutto il mondo l'accesso all'educazione, alla cultura e allo svago attraverso la lettura».

«Non riusciamo a comprendere le ragioni - prosegue la nota dell'UICI - per cui l'Italia, che ha una legislazione particolarmente avanzata riguardo alle eccezioni al diritto d'autore in favore delle persone con disabilità, abbia assunto in seno al Consiglio dell'Unione Europea una posizione chiaramente contrastante con le esigenze delle persone non vedenti in Europa e nel resto del mondo. Una decina di giorni fa, tra l'altro, la Commissione Europea aveva proposto un compromesso per la ratifica, nel rispetto della sovranità dei singoli Stati Membri dell'Unione, affermando però il principio della competenza giuridica dell'Unione stessa. Respingendo tuttavia questo compromesso, i Governi dell'Italia e della Germania hanno dimostrato scarsa flessibilità, al punto da compromettere un possibile accordo».

«Se dovesse dunque concretizzarsi il blocco della ratifica del Trattato di Marrakech da parte dell'Unione Europea - concludono dall'UICI - le barriere del diritto d'autore all'accesso alla cultura da parte delle persone con disabilità visiva continueranno ad esistere ancora per molti anni e i cittadini non vedenti e ipovedenti dovranno attendere che la Corte di Giustizia Europea esprima il proprio parere, indubbiamente favorevole alla competenza esclusiva dell'Unione riguardo alla ratifica, e che l'Unione stessa adotti una nuova normativa-quadro comunitaria sul diritto d'autore. Ma questo ritardo, probabilmente di molti anni, non appare né ragionevole né giustificabile. Pertanto, invitiamo caldamente il Governo italiano a mostrare maggiore sensibilità nei confronti delle esigenze di milioni di persone cieche e ipovedenti e a dare sostegno a una rapida ratifica del Trattato di Marrakech in tutto il mondo». (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: Chiara Giorgi (c.giorgi@i-mage.com).

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Agenzia Redattore Sociale del 21-05-2015

Disabilità, il Parlamento Ue si fa "accessibile" e invita gli stati membri al rispetto dei diritti

BRUXELLES. Piena partecipazione e inclusione nella società. Rispetto per la differenza e l'accettazione delle persone con disabilità, non discriminazione, parità di opportunità, accessibilità, rispetto dello sviluppo delle capacità dei minori disabili. Sono alcuni dei principi contenuti all'interno della 'Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità' che l'Europarlamento mira ad applicare pienamente con l'approvazione di una risoluzione adottata durante la sessione plenaria a Strasburgo.

La Convenzione delle Nazioni Unite è entrata in vigore a gennaio 2011, ma la sua applicazione è ancora lontana dall'essere soddisfacente, in particolare per quanto riguarda la parità di diritti nella partecipazione alle elezioni, sia come votanti che come candidati, la piena accessibilità ai siti web e la libertà di movimento all'interno dell'Ue.

"Serve un approccio coordinato tra gli Stati membri", hanno invocato gli eurodeputati. Si deve considerare che "secondo le stime - hanno segnalato gli europarlamentari - 80 milioni di persone nell'Unione europea hanno una forma di disabilità e le informazioni fornite dall'Agenzia dell'Ue per i diritti fondamentali dimostrano sistematicamente che queste persone si trovano ad affrontare discriminazioni e ostacoli all'esercizio dei propri diritti in condizioni di parità con gli altri". Inoltre, il Parlamento europeo ha richiesto un atto europeo sull'accessibilità, lo EU Accessibility Act promesso dalla Commissione europea nel 2011, ma tuttora inesistente.

Trattato di Marrakesh.L'Eurocamera è intervenuta con questa risoluzione dopo le recenti indiscrezioni secondo cui Italia, Germania e Regno Unito, insieme ad altri Paesi, starebbero bloccando il Trattato di Marrakesh, accordo internazionale già firmato dall'Ue nell'aprile del 2014, che in sintesi stabilisce un regime per lo scambio transnazionale di libri in formato accessibile. Strasburgo "si impegna a collaborare attivamente con gli attori interessati per trovare una soluzione pragmatica ai fini dell'adesione al trattato di Marrakech".

Libera circolazione. L'Europarlamento ha invitato la Commissione europea a fornire spiegazioni per assicurare legalmente che alle persone con disabilità sia garantita la fruizione di pari opportunità, diritti fondamentali, parità di accesso ai servizi e al mercato del lavoro, e anche degli stessi diritti e doveri in materia di accesso alla previdenza sociale. "Tutte le persone con disabilità devono godere del diritto di libera circolazione che è proprio di tutti i cittadini dell'Ue". È stata infatti sottolineata la necessità di migliorare l'attuazione della legislazione dell'Ue per assicurare che possano viaggiare autonomamente utilizzando tutti i mezzi di trasporto, compresi quelli pubblici.

Europarlamento accessibile. Il numero di deputati al Parlamento europeo portatori di disabilità è aumentato considerevolmente a seguito delle elezioni del 2014. È stato istituito un gruppo di lavoro composto da membri di ciascuna delle commissioni parlamentari interessate, il quale ha organizzato eventi di sensibilizzazione aperti al personale e ai deputati al Parlamento europeo, fra cui l'organizzazione di corsi di lingua dei segni come parte della formazione professionale. (GdP)

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Superando.it del 14-05-2015

Anche per una scala mobile può passare la civiltà

Nessuna soluzione alternativa, infatti, può sostituire un diritto di accesso che oltre ad essere sancito dalle Leggi dello Stato, è una prerogativa inviolabile di tutti i cittadini: sta in questo principio la sostanza del problema tuttora irrisolto a Belluno, dove il Comune, parlando di «ragioni di sicurezza» e basandosi su un regolamento ministeriale, continua a vietare alle persone con disabilità visiva di salire con il proprio cane guida sulle scale mobili che portano al centro storico della città

Avevamo vivamente sperato che la vicenda delle scale mobili di Belluno vietate ai cani guida delle persone con disabilità visiva si risolvesse rispettando le leggi e all'insegna del buon senso, e invece... Invece la situazione si è ulteriormente cristallizzata, tra accese polemiche, minacce di denunce, accuse di strumentalizzazione politica e altro ancora. Proviamo quindi a fare un po' di ordine e ad aggiornare i Lettori sugli sviluppi più recenti.

Come avevamo raccontato un paio di mesi fa, il Comune di Belluno aveva vietato alle persone con disabilità visiva di salire con il proprio cane guida sulle scale mobili che portano al centro storico della città, motivando tale decisione con «ragioni di sicurezza» e appellandosi anche al parere dell'USTIF, l'Ufficio Speciale Trasporti e Impianti Fissi del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, secondo il cui regolamento quella stessa decisione sarebbe stata del tutto corretta. Il tutto in palese violazione delle Leggi nazionali vigenti (Legge 37/74, aggiornata dalla Legge 60/06), che obbligano, come abbiamo spesso ricordato su queste pagine, ad accogliere gli stessi cani guida in ogni luogo pubblico o aperto al pubblico. E una Legge, come avevamo pure precisato, ha certamente maggiore cogenza di un Regolamento, pur se emanato da un Ministero.

In tempi più recenti, poi, ai piedi di quelle scale mobili era arrivato anche un cartello, con tanto di immagine di un non vedente con il suo cane guida, corredato dalla scritta «Inclusi i cani guida».

Non possiamo a questo punto fare a meno di riprendere quanto aveva scritto Mario Barbuto, presidente nazionale dell'UICI, al sindaco di Belluno Jacopo Massaro: «Noi apprezziamo la buona volontà e gli sforzi compiuti dall'Amministrazione per sormontare il problema e offrire alternative credibili e praticabili. Tali alternative, quando l'Amministrazione vorrà e potrà porle in essere, saranno per noi ben venute e ben accette. Esse, tuttavia, non potranno in alcun modo essere considerate definitivamente sostitutive di un diritto di accesso che, al di là di qualsiasi considerazione pratica, rimane una prerogativa inviolabile del cittadino, tanto in via di principio, quanto in via di fatto. Onde dunque evitare una sovraesposizione mediatica che ferisce prima di tutto noi ciechi e la nostra dignità di persone, la prego di voler rimuovere con effetto immediato quei divieti e quelle limitazioni che sono offensive dell'intelligenza di chi le pone e lesive del diritto umano di tutte le persone, riconosciuto e conclamato dalla nostra Costituzione, dalla Carta dei Diritti Fondamentali dell'Unione Europea e dalla Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità. E voglia credermi, nell'accesso a una scala mobile, per quanto in condizioni di ripidità maggiore del previsto, non sussiste alcun particolare pericolo per i cani di quanto non vi sia un generale rischio di incolumità per tutte le persone che la praticano».

Come aveva risposto il sindaco Massaro? «Pur concordando con il fatto che le scale mobili di Belluno non possano essere considerate pericolose - aveva scritto -, il Ministero dei Trasporti-USTIF Ufficio di Venezia (Veneto, Emilia Romagna e Friuli Venezia Giulia), e non Bellunum [la società che gestisce l'impianto, N.d.R.] o il Comune ha espressamente interdetto il passaggio di cani guida». «Questa Amministrazione - aveva aggiunto - ha proposto di affrontare la questione su un piano più ampio, sollevando il problema a livello parlamentare, ma la UICI di Belluno non ha concordato su tale scelta. In ogni caso questa Amministrazione, proprio al fine di agevolare tutti i portatori di handicap, da tempo consente la sosta non solo sui numerosi stalli riservati ed appositamente contrassegnati, ma anche su tutti gli stalli liberi e (gratuitamente) su tutte le aree di sosta a pagamento con parcometro (aree blu) e addirittura in qualsiasi altra sede stradale pubblica, ancorché non destinata alla sosta, purché il mezzo non sia d'intralcio alla circolazione».

Come vedremo in seguito, capiterà ancora di "parlare d'altro", aggirando il problema reale, ma per il momento fermiamoci a quando il Sindaco aveva dichiarato di volere restare a disposizione, «per percorrere insieme tutte le strade che possono condurre a una soluzione ottimale del problema, coniugando la piena funzionalità delle scale mobili e la loro più ampia accessibilità nel rispetto delle leggi vigenti». Appunto, «nel rispetto delle leggi vigenti», proprio ciò che aveva chiesto il Presidente dell'UICI...

Controreplica senza mezzi termini di Mario Barbuto: «Uno strumento come l'interpellanza o l'interrogazione parlamentare è del tutto inefficace. Occorre semplicemente dare libero accesso al cane guida sulla scala mobile o impianto a fune che chiamar si voglia».

Particolarmente illuminante il successivo concetto espresso: «Si rende conto, Signor Sindaco, di cosa accadrebbe se si cominciasse a dire che le altissime scalette di certi treni regionali sono pericolose per i cani guida? E si immagina quante altre situazioni potrebbero crearsi sulla base di una supposta pericolosità definita al di là della legge per il cane guida e non per le persone? Significa che noi ciechi ci vedremmo precluse molte condizioni di accesso e in definitiva la nostra libertà di movimento che è uno dei diritti dell'uomo sanciti da qualsiasi carta costituzionale o dei diritti universali. Confido nel buon senso, nella pazienza, nella riflessione, nella sensibilità».

E veniamo dunque all'attualità. Qualche giorno fa un buon gruppo di persone con disabilità visiva, insieme ai loro cani guida, si reca ai piedi delle discusse scale mobili, chiedendo di salire, nel rispetto delle Leggi e con il pacifico intento dimostrativo «di far vedere che gli animali sono perfettamente in grado di prendere le scale mobili in tutta sicurezza, oltre che per rivendicare la libertà di movimento e il rispetto della dignità».

Non portano bandiere associative e tanto meno di qualche gruppo politico, ma tra di loro vi sono varie persone note dell'UICI, e non solo di quella locale. Sono arrivate anche da Roma, Milano, Piacenza, Pavia, Trento, Bolzano e Treviso. Tra gli altri, Nicola Stilla, presidente dell'UICI Lombardia, Massimo Vettoretti, presidente dell'UICI di Treviso. E c'è anche Laura Raffaeli, presidente dell'Associazione Blindsight Project, impegnata da anni, a vari livelli, per l'inclusione delle persone con disabilità e in particolare con disabilità visiva.

Il presidente nazionale Barbuto, trattenuto a casa da un problema di salute, invia un messaggio in cui scrive: «Volevo essere lì con voi oggi per testimoniare la vicinanza dell'Unione e del suo presidente nazionale ogni qualvolta si tratti di difendere diritti negati e di tutelare gli interessi morali e materiali dei ciechi e degli ipovedenti. L'affermazione e la difesa dei nostri diritti negati rappresentano lo scopo primo e superiore che motiva l'esistenza stessa della nostra Unione. Non ci lasceremo intimidire da un cartello o da un divieto, soprattutto quando palesemente infrangono le leggi dello Stato e insultano l'intelligenza di tutti».

Ebbene, che succede a quel punto? Che i responsabili della Società Bellunum bloccano per oltre un'ora l'impianto e poco dopo arriva anche la Polizia, nel tentativo di placare la confusa situazione e le proteste.

«Presenteremo un esposto alla Procura e faremo una segnalazione alla Magistratura», dichiarano alcuni dei manifestanti, mentre il sindaco Massaro, "convitato di pietra", ovvero contestato e più volte invocato, ma assente in quella mattinata, affida alla stampa le sue spiegazioni. Le riprendiamo così come le riporta il «Corriere delle Alpi»: «Non sono stato invitato - dichiara -. Se mi avessero segnalato la manifestazione con un po' di preavviso, o anche soltanto contattato in mattinata, mi sarei organizzato per essere presente». «Quel divieto - ribadisce poi - deriva dal Ministero dei Trasporti e non dal Comune di Belluno o dalla Bellunum e il famoso cartello è stato apposto su richiesta dell'Unione Italiana Ciechi. Noi non l'avevamo mai appeso perché non ci sembrava così importante, visto che non avevamo mai avuto alcun problema: finora era bastato spiegare ai pochissimi capitati a Lambioi [sede del parcheggio ai piedi delle scale mobili, N.d.R.] che potevano parcheggiare in centro. Oltretutto a Belluno il numero di posti riservati ai disabili è superiore allo standard previsto per legge in centro». «Il 28 aprile - precisa ulteriormente - io e il presidente dell'UICI bellunese abbiamo mandato una lettera al Ministero dei Trasporti per chiedere di impugnare nuovamente la questione, perché un po' assurda. Il 5 maggio, poi, abbiamo deciso, sempre di comune accordo, di installare i cartelli sul ponte Sarajevo, indicando che chi vuole andare in centro deve dirigersi a Lambioi, mentre le persone con disabilità possono recarsi in centro, potendo parcheggiare ovunque. Abbiamo anche iniziato a discutere un programma per il superamento delle barriere architettoniche nel piazzale della stazione. Tra l'altro il Comune ha vinto un progetto europeo che permetterà di avere a palazzo Bembo percorsi di accesso interni ed esteri per le persone non vedenti. Le vere persone che dovrebbero protestare sono le donne con il passeggino, perché non possono usare le scale e non hanno nessuna agevolazione. Per risolvere questo problema, tra qualche settimana presenteremo come amministrazione un progetto per i parcheggi rosa». «La protesta - conclude il Sindaco -, fuori dall'egida della Unione, sembra un'iniziativa a carattere elettorale, dati i trascorsi ma soprattutto l'attualità di chi l'ha capeggiata e la strana modalità con cui si è svolta, senza nessun preavviso o invito. Il Comune continua a sostenere l'assurdità del divieto. Continueremo la nostra battaglia insieme all'UICI per far modificare la posizione del ministero. Sono amareggiato per come sia stato strumentalizzato un problema reale».

Sorvoliamo, Signor Sindaco, sulle ultime sue allusioni, anche perché non ci risulta che alcuna delle persone promotrici di quell'iniziativa sia candidata alle prossime elezioni amministrative. E in ogni caso chi è stato chiamato in causa saprà certamente rispondere al meglio.

Qui vogliamo solo sottolineare un paio di sue affermazioni, la prima delle quali certamente al limite del paradosso. «Fuori dall'egida dell'Unione», lei dice, riferendosi al fatto che il Presidente dell'UICI locale si era espresso sfavorevolmente nei confronti della protesta. Ma non bastano le parole di un Presidente Nazionale, di un Presidente di Comitato Regionale o dei Presidenti di altre Sezioni Provinciali?

I "parcheggi rosa", poi... Non le sembra che sia proprio questo il modo per strumentalizzare un problema reale, ovvero "parlare d'altro", come già aveva fatto qualche mese fa, quando aveva dichiarato che Belluno ha "un sacco" di parcheggi per disabili e in questo caso addirittura facendo capire che a protestare dovrebbero essere ben altri cittadini? E tra parentesi, non ha mai sentito parlare di Universal Design ("Progettazione Universale"), ovvero dell'allestimento di strutture e servizi fruibili da tutti i cittadini, senza distinzioni tra persone con disabilità, donne con il passeggino, anziani eccetera?

Ma per evitare anche noi di "parlare d'altro", torniamo semplicemente a riproporle la lucida domanda che le aveva rivolto il Presidente Nazionale dell'UICI: «Si rende conto di quante altre situazioni potrebbero crearsi sulla base di una supposta pericolosità definita al di là della legge per il cane guida e non per le persone? Significherebbe che noi ciechi ci vedremmo preclusa la nostra libertà di movimento».

Ecco, la questione sta tutta lì, continua ad essere quella, al di là dei dissidi, delle polemiche, delle accuse di strumentalizzazione e di tutto il resto. E nonostante tutto, confidando sulle sue stesse parole («Continueremo la nostra battaglia insieme all'UICI per far modificare la posizione del ministero»), vogliamo sperare ancora una volta che alla fine prevarranno il buon senso e che tutto ciò serva se non altro a far diffondere un po' di corretta informazione in più, come noi stessi avevamo cercato di fare, con l'ampio approfondimento di Fabrizio Marini dell'UICI di Roma, il quale su queste stesse pagine, con solidi argomenti, aveva spiegato come per «i ciechi e gli ipovedenti usufruire di scale mobili, rampe mobili e tapis roulants senza l'uso della vista non sia mai stato un problema, né mai lo sarà». (Stefano Borgato)

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La Stampa del 22-05-2015

Il call center apre le porte anche ai giovani non vedenti

NOVARA. Michela, Jacopo e Flavio: laurea o diploma alle spalle, grande dimestichezza con l'informatica, straordinari a comunicare. Lavorano al call center di via dell'Artigianato, con le società Callnetwork e Impetum, e nessuno degli utenti dall'altra parte del filo si accorge del loro handicap: sono ciechi.

Ragazzi under 30.

Jacopo Tinti, 26 anni, di Granozzo, Michela Massara, 22 anni, Trecate, e Flavio Gallo, 22 anni, Borgoticino, tre ragazzi che hanno messo ko la loro disabilità grazie al contributo della Provincia e alla società che li ha assunti con un tirocinio che tra qualche mese potrebbe diventare un contratto a tempo indeterminato. Quello di Novara è un progetto pilota in Italia, che anticipa la legge in esame in Parlamento sugli interventi per garantire un percorso di formazione e l'inserimento professionale a chi è affetto da gravi deficit visivi.

Anticipata la legge.

«Questa società - dicono Pasquale Gallo, presidente provinciale dell'Unione Italiana Ciechi, e Adriano Capitolo, presidente regionale dell'associazione - ha creduto in questo progetto ed è riuscita ad anticipare la legge». Gli amministratori delle due società, Andrea Scrimieri e Diego Dominici, rimarcano la «grande disponibilità ed entusiasmo di questi tre ragazzi, che si sono integrati perfettamente nell'ambiente. Il loro ruolo, grazie ad un dispositivo di sintesi vocale che "traduce" in suono le informazioni del computer, è quello di verificare gli ordini contattando i clienti».

L'informatica in aiuto.

Jacopo è laureato in giurisprudenza, e ha già all'attivo sei mesi di lavoro in uno studio professionale: «Il sogno è quello di fare l'avvocato, ma questo impiego mi piace e mi sono ambientato subito coi colleghi. Non vedo nulla dal 2005, effetto di una retinite pigmentosa che mi ha colpito dalla nascita, ma con questi dispositivi informatici l'aiuto è enorme». Flavio è perito informatico, diplomato al Fauser, tra lui e il computer il feeling è nato fin da bambino «e questo è certamente un vantaggio, anche se per muoverci fuori da un ambiente protetto e conosciuto il mezzo migliore resta sempre il bastone».

«Qui siamo come gli altri».

Flavio vede come dal buco della serratura, ma solo ombre, quando va bene, sennò è buio pesto. Michela, laurea in relazioni pubbliche e comunicazione, è cieca dalla nascita, ma è entusiasta di questo lavoro e della vita che conduce: «Mi trucco, vado a ballare con gli amici, svolgo una vita normale, e l'informatica ci ha dato una mano importante, sia per il lavoro che per la mobilità. Quello che vorremmo è che anche "fuori", la gente si accorgesse di noi, che non ci trattasse con timidezza, per cui quando ti incontrano non usano mai il verbo "vedere", ma ci considerassero come tutti, come capita qui. E poi sarebbe importante che nelle città e nei paesi si abbattessero le barriere architettoniche, quelle sì che ci bloccano». Michela, Jacopo e Flavio riprendono a contattare gli utenti in tutta Italia: tra qualche mese potranno entrare definitivamente nella squadra del call center.

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La Repubblica del 21-05-2015

Quei professori di sostegno considerati di Serie B

di Adriano Sofri

Nell'espressione " Insegnante di sostegno", c'è un'involontaria minorità, come di qualcuno che stia di rincalzo, aspettando di esser chiamato all'occorrenza al fianco di ragazzi a loro volta certificati da una minorità.

AL contrario -- sorpresa -- l'insegnante di sostegno è un insegnante che ha una specializzazione in più, grazie alla quale può scegliere se insegnare la propria materia o fare l'insegnante di sostegno. L'altra sorpresa è che la normativa italiana sull'integrazione scolastica dei ragazzi con disabilità è ammirata e studiata da esperti di tutto il mondo. Le sorprese finiscono qui. Ora, la "Buona Scuola" prevede per il sostegno una delega (art.21) per una riforma che si vuole epocale affidata a decreti governativi entro i prossimi 18 mesi. Nel questionario preliminare alla BS della riforma del sostegno non si faceva parola. C'è però una proposta di legge firmata con altri dal sottosegretario Faraone e sostenuta da alcune associazioni. Essa vuole offrire agli insegnanti delle materie, oberati da classi sovraffollate e burocrazia, più formazione sulle disabilità, com'è giusto, perché non deleghino troppo al sostegno. Tuttavia la loro riforma preoccupa molti genitori, insegnanti e pedagogisti, perché mira a separare gli insegnanti di sostegno da quelli delle materie. Faraone ritiene che il sostegno venga spesso usato come una scorciatoia per entrare in ruolo e poi passare alla propria materia: dunque andrebbero forzati fin dall'inizio a una scelta irreversibile. Viene da obiettare che un insegnante che abbia lavorato sul sostegno e passi alla sua materia, si rivelerà comunque un insegnante migliore. E se l'insegnante di sostegno scopre di non farcela, di mancare di idee e stimoli, è meglio che possa cambiare, passando alla sua materia, piuttosto che restare nel sostegno per obbligo normativo. In realtà già oggi il passaggio si può fare solo dopo 5 anni di ruolo nel sostegno. Piuttosto, le ragioni per cui i ragazzi cambiano spesso l'insegnante di sostegno sono i ritardi burocratici, la precarietà e i tagli: l'organico di sostegno è inadeguato, e quando, a stagione avanzata, arrivano dei precari (che non vuol dire affatto meno capaci) estratti dal fondo della graduatoria, l'anno dopo non riusciranno a tornare.

Ancora, secondo Faraone, il futuro personale di sostegno dovrà essere formato specificamente sulle singole patologie. Ma come agirà questa "specializzazione"? Lo specializzato dovrà poi viaggiare da una scuola all'altra in cerca di una ragazza o un ragazzo con la patologia pertinente? E come si concilieranno eventuali metodi didattici specifici per la sua patologia con il fatto che il ragazzo deve essere incluso nella classe? E non può risultarne una medicalizzazione, e che di fatto gli esperti itineranti appartengano più all'ambito sanitario che a quello educativo? C'è infatti un criterio irrinunciabile: che nessun essere umano è riducibile a una propria patologia. E la patologia dei ragazzi disabili non è la loro caratteristica più importante, e tanto meno l'unica. Genitori e insegnanti sanno per esperienza -- il sottosegretario Faraone è fra loro -- che la diagnosi dice solo una piccolissima parte di ciò che c'è da sapere. Due studenti con la stessa diagnosi possono essere enormemente diversi. Lo stesso ragazzo può cambiare moltissimo secondo il contesto, e anche semplicemente con il tempo e con la crescita. Certo, molto dipende dalla patologia. Probabilmente ci sono patologie per le quali disporre anche di un esperto sarebbe molto positivo. Per alcune condizioni, per esempio la sordità, esistono già figure come gli assistenti per la comunicazione.

Ma molti ragazzi, se affiancati da un insegnante di sostegno, sono in grado di seguire una programmazione equivamolti lente a quella della classe, conquistando un diploma con pieno valore legale. È dubbio che sarebbe per loro positiva una riforma che separi così nettamente gli insegnanti di sostegno da quelli delle materie. Daniela Boscolo, già insegnante di sostegno e oggi docente dei futuri insegnanti di sostegno a Padova, ha ricevuto una fama improvvisa (e provvisoria, dice) dopo che la Fondazione Varkey l'ha inserita fra i "50 migliori insegnanti del mondo". In una lettera aperta al governo ha scritto: «La disabilità non è la persona, un ragazzo con sindrome di down o autistica non è la sindrome stessa. Ho avuto ragazzi con sindrome down o autistici e tutti completamente diversi... Noi siamo docenti, la scuola non è un ospedale né un centro diurno come qualcuno vorrebbe diventasse, con l'insegnante specializzato trasformato in una specie di balia con l'unico compito di contenere la persona con disabilità».

Nel 2010 fu votata una legge (170) che riduceva il sostegno ai ragazzi con "Disturbi Specifici dell'Apprendimento", come la frequente dislessia, in base al principio che debbano occuparsene gli insegnanti delle classi. Molti genitori non furono contrari perché ritennero che non avere più il sostegno liberasse i figli da una specie di stigma. (Avere il sostegno non dovrebbe essere uno stigma mai, e succede anche che persone singolarmente intelligenti abbiano il sostegno per i motivi più vari). Gli insegnanti devono stilare e seguire per ogni alunno un piano e materiali didattici personalizzati: succede che non ce la facciano. Così per la Direttiva del 2012 per i ragazzi con "Bisogni Educativi Speciali" (linguistici, economici, sanitari, famigliari ecc.) come il "Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività", gli iperattivi, che a volte faticano a star fermi e zitti e concentrati in classe. Boscolo: «Nel formare le classi, è prassi comune mettere il ragazzino con Dsa o altro Bes in classe con un compagno certificato in modo che ci sia il docente specializzato, l'unico formato, che li possa seguire ». (Tutte queste sigle e acronimi, H, Dsa, Bes, Adhd, sono frutto di benvenute eufemizzazioni e di esigenze scientifiche, ma anche di una impellente burocratizzazione, che sostituisce la compilazione di moduli al buon senso e alla responsabilità degli insegnanti, oltre che alla cura per l'insegnamento delle materie).

È noto che le leggi hanno bisogno di uniformare le condizioni cui si applicano. Una legge che si proponga di fare degli insegnanti buoni rischia di rendere la vita difficile agli insegnanti migliori. (Senza dire delle leggi che mirano soprattutto a tagliare i costi). C'è, fra le tante persone cui la sorte o la vocazione ha messo addosso questi problemi, una discussione appassionatissima, com'è facile immaginare. Ma non arriva ad affiorare fino al livello della generale opinione pubblica. Peccato.

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Redattore Sociale del 22-05-2015

Scuola e disabili, partita aperta sull'insegnante di sostegno "a vita"

Il ddl sulla Buona scuola delega il governo tra l'altro a "riformare" il sostegno. E recepisce le richieste della Fish tra cui la separazione delle carriere. Critico Adriano Sofri: "saranno professori di serie B". Ma la Fish ribatte: "Basta marginalità, servono competenze"

22 maggio 2015.

ROMA. La "Buona scuola" cambia e trasforma l'insegnante di sostegno. O almeno, promette di farlo, attraverso la delega al governo prevista nell'articolo 23 del ddl appena approvato. In pratica, entro 18 mesi dall'entrata in vigore della legge uno o più decreti legislativi provvederanno al "riordino, la semplificazione e la codificazione delle disposizioni legislative in materia di istruzione". E tra i "criteri direttivi" cui il governo dovrà attenersi, c'è la "promozione dell'inclusione scolastica degli studenti con disabilità".

L'annunciata "riforma del sostegno" già accende il dibattito tra chi saluta con fiducia il promesso cambiamento, considerandolo necessario. E chi teme che, invece, il domani possa essere peggiore dell'oggi. Tra questi ultimi, c'è Adriano Sofri, che ieri ha espresso i suoi dubbi su Repubblica, mettendo a fuoco una delle misure "non scritte", ma forse pensate, dal governo: la "condanna" dell'insegnante di sostegno a restare tale per tutta la vita. E' questa, infatti, una delle richieste contenute nella proposta di legge di Fish e Fand, che il governo ha in parte ripreso nel ddl sulla scuola.

La cosiddetta "separazione delle carriere" è espressamente invocata dalla Fish nel suo testo, mentre - va precisato - nessun riferimento esplicito è contenuto nel ddl approvato, che affida la materia, appunto, al governo. Esiste quindi, per ora, solo la possibilità che un decreto legislativo accolga effettivamente questa proposta. Proposta che, intanto, divide. Da un parte la Fish, che tramite il presidente Vincenzo Falabella, aveva così illustrato a Redattore sociale uno dei cardini della sua "Proposta di legge per migliorare la qualità dell'inclusione scolastica": "innanzitutto, l'istituzione di ruoli per il sostegno e quindi di una laurea dedicata: in questo modo, fa sostegno chi ha la vocazione a farlo, mentre attualmente questa posizione è spesso usata come tramite per diventare insegnanti curriculari". Posizione confermata dall'avvocato Salvatore Nocera, proprio nei giorni in cui montava la protesta contro il ddl ancora in discussione: "abbiamo trovato nel ddl importanti riferimenti ai principi fondamentali della nostra proposta: maggiore formazione per i docenti di sostegno e per i futuri docenti curriculari separazione delle carriere: questo ci garantirebbe una maggiore continuità e autonomia delle scuole".

Critico, invece, Sofri su Repubblica, proprio su quest'idea dell'insegnante di sostegno "a vita" che, come titola il suo articolo, rischia di diventare "professore di serie B". Sofri non cita la Fish, ma fa riferimento alla "proposta di legge firmata con altri dal sottosegretario Faraone e sostenuta da alcune associazioni". Una proposta che, tra l'altro, "mira a separare gli insegnanti di sostegno da quelli delle materie. Faraone ritiene che il sostegno venga spesso usato come una scorciatoia per entrare in ruolo e poi passare alla propria materia: dunque andrebbero forzati fin dall'inizio a una scelta irreversibile". Ma Sofri avanza qualche dubbio, facendosi portavoce di quella preoccupazione che, riferisce, è diffusa tra genitori, insegnanti e pedagogisti: "E se l'insegnante di sostegno scopre di non farcela - obietta Sofri -, di mancare di idee e stimoli, è meglio che possa cambiare, passando alla sua materia, piuttosto che restare nel sostegno per obbligo normativo. In realtà già oggi il passaggio si può fare solo dopo 5 anni di ruolo nel sostegno. Piuttosto, le ragioni per cui i ragazzi cambiano spesso l'insegnante di sostegno sono i ritardi burocratici, la precarietà e i tagli: l'organico di sostegno è inadeguato, e quando, a stagione avanzata, arrivano dei precari (che non vuol dire affatto meno capaci) estratti dal fondo della graduatoria, l'anno dopo non riusciranno a tornare". Perché, quindi, condannare "a vita" gli insegnanti di sostegno, impedendo loro di passare ad altri ruoli, nel momento in cui ne sentissero la necessità e la motivazione?

Obiezioni respinte però puntualmente proprio da Fish, che oggi ribatte la propria posizione in una nota, confermando, di fatto, la necessità e l'urgenza di una "riforma del sostegno", così come tratteggiata nella sua proposta di legge. "L'esigenza di una riforma del ruolo e delle competenze dell'insegnante di sostegno parte proprio 'dal basso' - ricorda Fish - dai primi portatori di interessi, dall'intenzione di garantire innanzitutto il miglior diritto allo studio delle persone con disabilità". La riforma, però, va letta alla luce del ruolo dell'insegnante di sostegno, su cui permane un forte malinteso: e Fish coglie l'occasione per ricordare che "non deve avere un ruolo di assistente alla persona, ma di facilitatore. E questo ruolo - chiarisce Fish, rispondendo a Sofri - impone alcuni presupposti", tra cui una "specifica formazione in pedagogia speciale. Il sostegno adeguato lo si garantisce non con le inclinazioni personali o con una innata sensibilità, ma con specifiche competenze".

Di qui, il ragionamento continua: se si riconosce che l'insegnante di sostegno debba avere ruolo, mansione e competenze precise, allora "non si comprende quindi perché qualunque disciplina non sia intercambiabile, il sostegno sì - osserva Fish - Ecco la discriminazione: la marginalità. Tutte le discipline sono intoccabili, ma tutti, al contempo, possono - nel regime attuale - gestire il sostegno. Nella realtà dei fatti la situazione assume connotazioni assai gravi di rinnovata marginalizzazione e confinamento". Confinamento che spesso si traduce in "classi di sostegno - riferisce Fish -:5 a 7 alunni con disabilità con 1 - 2 insegnanti di sostegno. Un ghetto illegale!".

Ben venga poi, secondo Fish, una riforma che impedisca a "insegnanti senza alcuna formazione" di votarsi al sostegno solo "per maturare punteggio nella propria classe di concorso (cosa consentita solo in questo caso), col risultato di dare scarse risposte all'alunno con disabilità e di praticare concorrenza sleale ad altri precari che non scelgono questa scorciatoia. Avere il coraggio di denunciare questo fenomeno - lo sapevamo - infastidisce interessi consolidati e visioni corporative che hanno poco a che vedere con il diritto allo studio e la qualità dell'educazione. Per questi motivi - conclude Fish - riteniamo benvenuti i tentativi di sanare queste distorsioni, di garantire ai nostri figli una prospettiva diversa da quella del parcheggio in corridoio assieme al bidello". Se il governo saprà davvero "sanare" e "garantire" tutto questo, potranno dirlo solo i decreti legislativi che verranno nei prossimi 18 mesi. (cl)

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Giornale UICI del 25-05-2015

PROFESSORI SPECIALIZZATI DI SERIE "A"

di Luciano Paschetta

Leggiamo su Repubblica del 21 u.s. l'articolo di Adriano Sofri dal titolo Quei professori di sostegno considerati di Serie B e, dall'esperienza che deriva dall'essere stato un "uomo di scuola" e dall'aver vissuto in questi 40 anni in "prima linea" il processo di integrazione a fianco delle famiglie dei ragazzi con disabilità, ed in stretto contatto con dirigenti e docenti, vogliamo esprimere il nostro motivato dissenso alle critiche che l'autore dell'articolo rivolge alla proposta del sottosegretario Davide Faraone e contenuta nella PDL presentata dalla FAND (Federazione nazionale associazioni disabili) e dalla FISH (Federazione italiana per il superamento dell'handicap) di istituire una specifica classe di concorso per il sostegno.

Oggi la realtà è che il docente di sostegno deve avere l'abilitazione per una qualsiasi classe di concorso, mentre deve essere "contitolare" per il sostegno con docenti di discipline diverse dalle sue (ad es. un insegnante abilitato in educazione fisica, dovrà fornire il necessario sostegno per l'inclusione dell'alunno con disabilità al docente di matematica o di lettere, piuttosto che a quello di lingue straniere, ecc.). In che cosa si potrà concretizzare la sua "contitolarità"? Come eserciterà il suo ruolo di sostegno nei confronti del collega? Non certo in rapporto alle conoscenze disciplinari, ma unicamente in riferimento alle sue competenze didattiche e relazionali rispetto alla disabilità dell'alunno. Via via passando dalla scuola primaria, alla secondaria di primo e a quella di secondo grado, dove gli apprendimenti disciplinari diventano sempre più specifici, le difficoltà nello svolgimento di questo suo ruolo di contitolare per il sostegno aumentano e proprio questa difficoltà nel supportare il docente della disciplina nello sviluppare un percorso inclusivo, favorisce la delega dell'alunno disabile da parte degli insegnanti titolari al docente di sostegno ed al suo progressivo isolamento dal contesto della classe e, sempre più spesso, li porta a svolgere le attività didattiche nell'"aula di sostegno", magari in compagnia degli altri alunni con disabilità dell'istituto.

Questo è ciò che avviene ora e, contrariamente a quello che sostiene Sofri nel suo articolo, non sarà l'istituzione dello specifico ruolo per il sostegno a favorire il meccanismo della delega e la "separazione" dell'"insegnante normale" dall'insegnante speciale", ma viceversa, come cercherò di spiegare esso contribuirà ad eliminarlo.

Credo che tutti siano d'accordo nel ritenere che per una scuola realmente inclusiva occorra una maggior specializzazione dei docenti, ma credo lo siano altrettanto, nel pensare che non sia possibile una specializzazione di tutti i docenti con la conseguente eliminazione del docente di sostegno.

Da queste osservazioni nascono le proposte contenute nella PDL FAND-FISH che prevede ,per i docenti titolari delle discipline, una formazione di base e continua che li prepari ad un corretto approccio educativo-relazionale con l'alunno con disabilità tale da renderli "capaci" di farsi responsabili dell'insegnamento disciplinare, sia pur con il supporto sul piano metodologico del docente di sostegno, prevedendo però per questi ultimi una specifica specializzazione.

Specializzazione questa che non può essere solo, come avviene ora, "general-generica", ma deve comprendere anche conoscenze didattiche e competenze tecnico-metodologiche efficaci in riferimento alle specifiche disabilità, solo così la "contitolarità" tra docente di classe e di sostegno potrà essere reale e si potrà sviluppare una progettazione didattica efficace ed inclusiva.

Il ruolo del docente specializzato per il sostegno , esperto in "metamodelli inclusivi" non è quello dell'educatore, né quello del riabilitatore, meno che mai la sua preparazione deve essere di tipo medico-sanitario, come sostiene Sofri nel suo articolo, ma quello di un docente esperto di didattica e docimologia, con specifiche competenze di pedagogia speciale, progettista ed attuatore di percorsi formativi, sviluppati e realizzati in team con i colleghi titolari delle discipline, ma potrà anche essere quello di "figura obiettivo" e di mediatore didattico per l'inclusione capace di contribuire all'elaborazione di un POF inclusivo e di rendere "accogliente" l'intero contesto.

L'azione didattica per essere efficace necessita di due competenze: quella disciplinare e quella metodologico didattica. Di fronte a "complessità educative" come quelle che possono derivare dalla presenza in classe di un alunno con disabilità, può essere necessaria la contitolarità di più docenti ma perché tale contitolarità sia reale, è necessario che ciascun insegnante sia portatore di specifiche competenze complementari con quelle del collega.

Questa considerazione porta a prevedere la necessità di una classe di concorso che prescinda dal disciplinare, ma si fondi su competenze pedagogiche, metodologiche e didattiche capaci di rendere efficaci ed inclusivi gli insegnamenti disciplinari in presenza di alunni con disabilità.

Solo così potrà venir meno la possibilità della delega: chiarito che gli insegnamenti disciplinari sono di esclusiva competenza del docente di classe, egli non può più delegare la sua funzione di insegnante di fronte all'alunno disabile, ma restano sue la responsabilità dell'apprendimento e della valutazione anche di questo alunno, così come per tutti gli altri.

Sostenere poi, che la figura di uno specializzato in pedagogia speciale, esperto in metamodelli di apprendimento, didattica, metodologie e tecniche per l'insegnamento inclusivo sia "altro" rispetto ad un vero docente, è difficile da sostenere: significherebbe dichiarare non insegnante proprio chi supporta la classe e l'intera scuola, nelle capacità di fornire insegnamenti inclusivi.

La formazione obbligatoria in servizio di tutti i docenti sulle tematiche generali per l'inclusione, la specializzazione dei docenti per il sostegno (che personalmente tornerei a chiamare specializzati) e la creazione della specifica classe di concorso, definiscono con chiarezza i compiti e le competenze dei diversi ruoli dando una nuova dignità al ruolo di sostegno mettendolo al servizio della classe e della scuola per lo sviluppo di un sistema scolastico veramente inclusivo e non al "servizio" del ragazzo con disabilità sostituendosi ai docenti di classe.

Infine ci è difficile comprendere l'affermazione di Sofri circa il fatto che la scelta del sostegno non possa essere una scelta definitiva, ma debba continuare ad essere una scelta "temporanea", affermazione che potrebbe trovare giustificazione solo nella frustrazione che attualmente può derivare ai docenti di sostegno, spesso impreparati ad assolvere al compito, quando si vedono emarginati dal contesto dei colleghi, che li considerano più "badanti" che insegnanti e li isolano con il "loro" allievo, cose queste, alle quali il ruolo di sostegno, definendo compiti e competenze, contrariamente a quanto affermato da Sofri, porrà rimedio.

Altra giustificazione della affermazione che l'incarico di sostegno dovrebbe essere non definitivo potrebbe derivare dalla constatazione che, per molti, il fare il docente di sostegno spesso è stata una scelta "occasionale" quando non "opportunistica", o un "ripiego" tutte "motivazioni" che poco hanno a che fare con l'"interesse" con il quale, di norma, ci si prepara e si sceglie un lavoro.

Non penso che siano queste le cose che possano far venir meno la convinzione nella validità della nostra proposta di istituire uno specifico ruolo di sostegno.

Una scelta fatta da chi, da sempre, ha creduto e crede nell'inclusione scolastica e sociale dei ragazzi con disabilità, che in questi anni ha operato per difendere la "via italiana" per l'inclusione, e che oggi propone una revisione del modello di inclusione che, fuori da preconcetti ideologici, muovendo unicamente dall'analisi e dalla riflessione critica sui suoi punti di forza e di debolezza, ne migliori l'efficacia e l'efficienza per poter garantire reale pari opportunità nel diritto allo studio ai giovani con disabilità e con professori specializzati di Serie A.

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Superando.it del 26-05-2015

Valorizzare e riconvertire strutture come il Colosimo di Napoli

«Una struttura come l'Istituto Professionale Paolo Colosimo di Napoli - scrive Mario Mirabile -, in cui per decenni si sono formate centinaia e centinaia di persone non vedenti e ipovedenti, provenienti da tutta l'Italia Meridionale, dovrebbe rientrare a pieno titolo nei circuiti culturali e turistici della città, e forse gli antichi laboratori di esso sono stati chiusi troppo frettolosamente, dal momento che ancora oggi potrebbero essere molto utili ai giovani con disabilità visiva».

NAPOLI. In occasione della rassegna Maggio dei monumenti, tradizionale appuntamento culturale che si svolge a Napoli, anche i ciechi diventano visibili! Infatti, in queste settimane è stato possibile per molti gruppi poter visitare il prestigioso Istituto Professionale Paolo Colosimo, in cui per decenni si sono formate centinaia e centinaia di persone non vedenti e ipovedenti, provenienti da tutta l'Italia Meridionale.

In queste occasioni, dopo avere appreso le notizie circa la fondazione dell'Istituto stesso, voluto dalla Famiglia Colosimo, i visitatori sono stati accompagnati da allievi ed ex allievi - per una volta guide turistiche - alla scoperta delle bellezze presenti nell'ex convento. Partendo quindi dalla sala vendite, sono stati accompagnati dapprima nella cappella, in cui sono presenti antichi dipinti, e successivamente nei laboratori dell'Istituto.

Qui la bella, quanto amara sorpresa. Infatti, come nel laboratorio di tessitura è stato possibile ammirare telai antichissimi adattati alle esigenze delle persone prive della vista, così nell'antica falegnameria sono stati mostrati gli attrezzi con cui gli allievi, adeguatamente formati, lavoravano il vimini e producevano manufatti in legno utilizzati anche all'interno dell'Istituto. Infatti, a realizzare ausili per la scrittura Braille e per lo studio della matematica erano proprio le persone prive della vista.

Ma perché parlo di "sorpresa amara"? Ebbene, partendo dal presupposto che è doveroso fare un plauso a coloro che tanto si sono impegnati a riaprire i laboratori, quella organizzata, però, non dovrebbe essere un'iniziativa estemporanea ed eccezionale, bensì il Colosimo si dovrebbe poter visitare per tutto l'anno, rientrando a pieno titolo nei circuiti culturali e turistici della città.

Inoltre, e questa è la considerazione a mio parere più importante, i laboratori dell'Istituto potrebbero essere utilizzati ancora oggi, sia per favorire lo sviluppo della manualità degli alunni non vedenti e ipovedenti, sia per appassionarli a un'attività che potrebbe anche diventare fonte di reddito.

Probabilmente, senza alcuna lungimiranza, i laboratori sono stati chiusi troppo frettolosamente, senza tener conto che essi, alla luce dell'attuale crisi occupazionale di massa e della contemporanea valorizzazione dei lavori artigianali, avrebbero forse potuto consentire a qualche ragazzo con minorazione visiva di intraprendere una diversa professione.

E più in generale, oltre allo stesso Colosimo, è giunto probabilmente il momento di mettersi a pensare tutti insieme alla valorizzazione ed eventualmente alla riconversione degli Istituti esistenti, i quali devono ritornare ad essere luoghi in cui i nostri allievi vengano formati e avviati in maniera concreta all'ingresso nel mondo del lavoro.

di Mario Mirabile,

Presidente dell'UICI di Napoli (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti).

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Superando.it del 08-05-2015

Finalmente inclusi negli interventi di emergenza!

di Giampiero Griffo

Assume ulteriore attualità e importanza - dopo il devastante terremoto che ha colpito il 25 aprile il Nepal - quanto deciso in Giappone, nel corso della Terza Conferenza Mondiale delle Nazioni Unite sulla riduzione del rischio di catastrofi, al termine della quale è stato prodotto un documento assai incisivo e stringente, che fa registrare come su questi problemi, per la prima volta a livello mondiale, si sia posta specifica attenzione al miliardo di persone con disabilità che vive nel mondo.

Lo si può dire finalmente a voce alta: siamo stati inclusi negli interventi di emergenza! I risultati infatti della Terza Conferenza Mondiale delle Nazioni Unite sulla riduzione del rischio di catastrofi, svoltasi nel marzo scorso a Sendai, in Giappone, hanno - per la prima volta a livello mondiale - posto l'attenzione al target delle persone con disabilità (circa 1 miliardo di persone, di cui l'80% nei Paesi in Cerca di Sviluppo).

Questo risultato parte segnatamente dalla Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, approvata nel 2006, che nel giro di dieci anni ha portato le Nazioni Unite a occuparsi dei diritti delle persone con disabilità in contesti prima impensabili: inclusione negli interventi legati alla cooperazione allo sviluppo (articolo 32 della Convenzione); sradicamento delle condizioni di povertà (articolo 28); educazione inclusiva (articolo 24); tutela dei diritti dei minori (articolo 7); uguale riconoscimento dinanzi alla legge (articolo 12). Sono tutti settori in cui le persone con disabilità sono state incluse sulla base del rispetto dei diritti umani in varie iniziative internazionali. E la stessa Unione Europea, che ha ratificato la Convenzione all'inizio del 2011, ha rafforzato la tutela sia in àmbito legale che all'interno delle proprie politiche. Il tutto a sottolineare che la Convenzione ONU non è una generica carta, ma una legge internazionale che va rispettata dagli Stati che l'hanno ratificata (finora 154, pari al 78% degli Stati Membri dell'ONU [si veda il box in calce, N.d.R.]).

In questa direzione l'azione del caucus ("assemblea") sulla disabilità, riunitosi a Sendai [se ne legga già su queste stesse pagine, N.d.R.], ha ottenuto un completo successo.

Nel documento finale, infatti (Sendai Framework for Disaster Risk Reduction 2015-2030), si dichiara che «le pratiche di riduzione dei rischi in conseguenza di disastri devono essere basate sulla multisettorialità ed essere capaci di affrontare differenti tipologie di rischi. Devono inoltre essere accessibili e inclusive, proprio per essere efficaci ed efficienti. Per vedere riconosciuto il ruolo di guide, regolatori e coordinatori, i vari Governi dovrebbero impegnarsi con importanti stakeholder ["portatori d'interesse", N.d.R.], includendo le donne, i minori e i giovani, le persone con disabilità, le popolazioni povere, i migranti, i popoli indigeni, i volontari, le comunità professionali e le persone anziane, nella progettazione e nell'implementazione di politiche, piani e standard».

Le azioni per ridurre i rischi in caso di disastri dovranno poi raccogliere e scambiarsi in maniera aperta e diffusa «dati disaggregati per sesso, età e disabilità, in modo da essere accessibili in maniera facile, comprensibili e basati su evidenze scientifiche, con informazioni non emotive sui rischi, come complemento alle informazioni tradizionali».

Per quanto poi riguarda il punto 4 del documento, relativo alle priorità in caso di disastri per una risposta efficace e per il miglior intervento nel campo del recupero, del risanamento e della ricostruzione, viene indicato l'obiettivo di «rafforzare donne e persone con disabilità a guidare pubblicamente e a promuovere una risposta basata sull'uguaglianza di genere e sull'accessibilità universale, avendo come chiavi di approccio il recupero, il risanamento e la ricostruzione. I disastri hanno dimostrato che le fasi di recupero, risanamento e ricostruzione, che bisogna preparare prima dei disastri stessi, sono opportunità essenziali per ricostruire meglio, includendo la riduzione dei rischi in conseguenza di catastrofi nelle misure di sviluppo e rendendo le nazioni e le comunità resilienti alle catastrofi».

Infine, viene riconosciuto che «le persone con disabilità e le loro organizzazioni sono essenziali nella valutazione dei rischi in caso di disastri e nella definizione e implementazione dei piani disegnati su specifiche esigenze, tenendo in considerazione, tra gli altri, i princìpi dell'Universal Design ["progettazione universale", N.d.R.]».

Ora il compito delle Associazioni sarà quello di promuovere sia a livello dell'Unione Europea (la Commissione Europea ha recentemente elaborato sotto la Presidenza della Lettonia un documento ugualmente inclusivo dei diritti e dei bisogni delle persone con disabilità in caso di disastri), sia a livello nazionale, l'applicazione dei principi emersi a Sendai.

Ecco dunque che, restando all'Italia, si presenta una nuova sfida che coinvolgerà sia il Ministero degli Affari Esteri, competente per gli aiuti umanitari e dotato di uno specifico Piano d'Azione, comprendente le tematiche dell'emergenza inclusiva, sia la Protezione Civile, che si era impegnata a realizzare un documento specifico sul tema, ormai fermo, però, da più di un anno.

Membro del Consiglio Mondiale di DPI (Disabled Peoples' International) e del Consiglio Direttivo dell'EDF (European Disability Forum).

Sono questi i 154 Paesi (compresa l'Unione Europea), che ad oggi, 8 maggio 2015, appaiono nell'elenco ufficiale prodotto dall'ONU, come ratificatori della Convenzione. L'ordine è cronologico ed è quello che risulta dalla data pubblicata nel portale dell'ONU:

- Giamaica (30 marzo 2007) - Ungheria (20 luglio 2007) - Panama (7 agosto 2007) - Croazia (15 agosto 2007) - Cuba (6 settembre 2007) - Gabon (1° ottobre 2007) - India (1° ottobre 2007) - Bangladesh (30 novembre 2007) - Sudafrica (30 novembre 2007) - Spagna (3 dicembre 2007) - Namibia (4 dicembre 2007) - Nicaragua (7 dicembre 2007) - El Salvador (14 dicembre 2007) - Messico (17 dicembre 2007) - Perù (30 gennaio 2008) - Guinea (8 febbraio 2008) - San Marino (22 febbraio 2008) - Giordania (31 marzo 2008) - Tunisia (2 aprile 2008) - Ecuador (3 aprile 2008) - Mali (7 aprile 2008) - Egitto (14 aprile 2008) - Honduras (14 aprile 2008) - Filippine (15 aprile 2008) - Slovenia (24 aprile 2008) - Qatar (13 maggio 2008) - Kenya (19 maggio 2008) - Arabia Saudita (24 giugno 2008) - Niger (24 giugno 2008) - Australia (17 luglio 2008) - Thailandia (29 luglio 2008) - Cile (29 luglio 2008) - Brasile (1° agosto 2008) - Cina (1° agosto 2008) - Argentina (2 settembre 2008) - Paraguay (3 settembre 2008) - Turkmenistan (4 settembre 2008) - Nuova Zelanda (25 settembre 2008) - Uganda (25 settembre 2008) - Austria (26 settembre 2008) - Costarica (1° ottobre 2008) - Vanuatu (23 ottobre 2008) - Lesotho (2 dicembre 2008) - Corea del Sud (11 dicembre 2008) - Ruanda (15 dicembre 2008) - Svezia (15 dicembre 2008) - Oman (6 gennaio 2009) - Azerbaijan (28 gennaio 2009) - Uruguay (11 febbraio 2009) - Germania (24 febbraio 2009) - Yemen (26 marzo 2009) - Guatemala (7 aprile 2009) - Marocco (8 aprile 2009) - Sudan (24 aprile 2009) - Isole Cook (8 maggio 2009) - Mongolia (13 maggio 2009) - Italia (15 maggio 2009) - Gran Bretagna (8 giugno 2009) - Belgio (2 luglio 2009) - Siria (10 luglio 2009) - Haiti (23 luglio 2009) - Burkina Faso (23 luglio 2009) - Danimarca (24 luglio 2009) - Serbia (31 luglio 2009) - Repubblica Dominicana (18 agosto 2009) - Malawi (27 agosto 2009) - Portogallo (23 settembre 2009) - Laos (25 settembre 2009) - Repubblica Ceca (28 settembre 2009) - Turchia (28 settembre 2009) - Seychelles (2 ottobre 2009) - Iran (23 ottobre 2009) - Montenegro (2 novembre 2009) - Tanzania (10 novembre 2009) - Bolivia (16 novembre 2009) - Algeria (4 dicembre 2009) - Mauritius (8 gennaio 2010) - Zambia (1° febbraio 2010) - Ucraina (4 febbraio 2010) - Francia (18 febbraio 2010) - Lettonia (1° marzo 2010) - Canada (11 marzo 2010) - Bosnia-Erzegovina (12 marzo 2010) - Emirati Arabi Uniti (19 marzo 2010) - Maldive (5 aprile 2010) - Nepal (7 maggio 2010) - Slovacchia (26 maggio 2010) - Etiopia (7 luglio 2010) - Malaysia (19 luglio 2010) - Lituania (18 agosto 2010) - Senegal (7 settembre 2010) - Moldavia (21 settembre 2010) - Armenia (22 settembre 2010) - Nigeria (24 settembre 2010) - Sierra Leone (4 ottobre 2010) - Saint Vincent e Grenadine (29 ottobre 2010) - Unione Europea (23 dicembre 2010) - Romania (31 gennaio 2011) - Togo (1° marzo 2011) - Colombia (10 maggio 2011) - Belize (2 giugno 2011) - Cipro (27 giugno 2011) - Pakistan (5 luglio 2011) - Bahrein (22 settembre 2011) - Lussemburgo (26 settembre 2011) - Capo Verde (10 ottobre 2011) - Indonesia (30 novembre 2011) - Myanmar (7 dicembre 2011) - Macedonia (29 dicembre 2011) - Bulgaria (22 marzo 2012) - Mozambico (30 gennaio 2012) - Mauritania (3 aprile 2012) - Estonia (30 maggio 2012) - Grecia (31 maggio 2012) - Gibuti (18 giugno 2012) - Nauru (27 giugno 2012) - Benin (5 luglio 2012) - Liberia (26 luglio 2012) - Ghana (31 luglio 2012) - Afghanistan (18 settembre 2012) - Swaziland (24 settembre 2012) - Polonia (25 settembre 2012) - Russia (25 settembre 2012) - Israele (28 settembre 2012) - Dominica (1° ottobre 2012) - Malta (10 ottobre 2012) - Cambogia (20 dicembre 2012) - Albania (11 febbraio 2013) - Barbados (27 febbraio 2013) - Iraq (20 marzo 2013) - Norvegia (3 giugno 2013) - Palau (11 giugno 2013) - Singapore (18 luglio 2013) - Kuwait (22 agosto 2013) - Zimbabwe (23 settembre 2013) - Venezuela (24 settembre 2013) - Papua Nuova Guinea (26 settembre 2013) - Kiribati (27 settembre 2013) - Tuvalu (18 dicembre 2013) - Costa d'Avorio (10 gennaio 2014) - Giappone (20 gennaio 2014) - Andorra (11 marzo 2014) - Georgia (13 marzo 2014) - Stato di Palestina (2 aprile 2014) - Svizzera (15 aprile 2014) - Angola (19 maggio 2014) - Burundi (22 maggio 2014) - Grenada (27 agosto 2014) - Repubblica Democratica del Congo (2 settembre 2014) - Guyana (10 settembre 2014) - Guinea Bissau (24 settembre 2014) - Vietnam (5 febbraio 2015) - Isole Marshall (17 marzo 2015) - Kazakistan (21 aprile 2015).

Per quanto riguarda invece il Protocollo Opzionale alla Convenzione (testo che consente al Comitato sui Diritti Umani delle Persone con Disabilità di ricevere anche ricorsi individuali - di singoli o di gruppi di individui - e di avviare eventuali procedure d'inchiesta), a ratificarlo sono stati finora i seguenti 86 Paesi:

- Ungheria (20 luglio 2007) - Panama (7 agosto 2007) - Croazia (15 agosto 2007) - Sudafrica (30 novembre 2007) - Spagna (3 dicembre 2007) - Namibia (4 dicembre 2007) - El Salvador (14 dicembre 2007) - Messico (17 dicembre 2007) - Perù (30 gennaio 2008) - Guinea (8 febbraio 2008) - San Marino (22 febbraio 2008) - Tunisia (2 aprile 2008) - Ecuador (3 aprile 2008) - Mali (7 aprile 2008) - Slovenia (24 aprile 2008) - Bangladesh (12 maggio 2008) - Arabia Saudita (24 giugno 2008) - Niger (24 giugno 2008) - Cile (29 luglio 2008) - Brasile (1° agosto 2008) - Argentina (2 settembre 2008) - Paraguay (3 settembre 2008) - Uganda (25 settembre 2008) - Austria (26 settembre 2008) - Costarica (1° ottobre 2008) - Ruanda (15 dicembre 2008) - Svezia (15 dicembre 2008) - Azerbaijan (28 gennaio 2009) - Germania (24 febbraio 2009) - Yemen (26 marzo 2009) - Guatemala (7 aprile 2009) - Marocco (8 aprile 2009) - Sudan (24 aprile 2009) - Isole Cook (8 maggio 2009) - Mongolia (13 maggio 2009) - Italia (15 maggio 2009) - Belgio (2 luglio 2009) - Siria (10 luglio 2009) - Haiti (23 luglio 2009) - Burkina Faso (23 luglio 2009) - Serbia (31 luglio 2009) - Gran Bretagna (7 agosto 2009) - Repubblica Dominicana (18 agosto 2009) - Australia (21 agosto 2009) - Portogallo (23 settembre 2009) - Turchia (28 settembre 2009) - Montenegro (2 novembre 2009) - Tanzania (10 novembre 2009) - Bolivia (16 novembre 2009) - Nicaragua (2 febbraio 2010) - Ucraina (4 febbraio 2010) - Francia (18 febbraio 2010) - Bosnia-Erzegovina (12 marzo 2010) - Nepal (7 maggio 2010) - Slovacchia (26 maggio 2010) - Honduras (16 agosto 2010) - Lituania (18 agosto 2010) - Lettonia (31 agosto 2010) - Nigeria (24 settembre 2010) - Saint Vincent e Grenadine (29 ottobre 2010) - Turkmenistan (10 novembre 2010) - Togo (1° marzo 2011) - Cipro (27 giugno 2011) - Lussemburgo (26 settembre 2011) - Uruguay (28 ottobre 2011) - Macedonia (29 dicembre 2011) - Mozambico (30 gennaio 2012) - Mauritania (3 aprile 2012) - Estonia (30 maggio 2012) - Grecia (31 maggio 2012) - Gibuti (18 giugno 2012) - Benin (5 luglio 2012) - Ghana (31 luglio 2012) - Afghanistan (18 settembre 2012) - Swaziland (24 settembre 2012) - Dominica (1° ottobre 2012) - Malta (10 ottobre 2012) - Palau (11 giugno 2013) - Zimbabwe (23 settembre 2013) - Andorra (11 marzo 2014) - Angola (19 maggio 2014) - Burundi (22 maggio 2014) - Gabon (26 giugno 2014) - Repubblica Democratica del Congo (2 settembre 2014) - Danimarca (23 settembre 2014) - Turchia (26 marzo 2015).

Suggeriamo anche la consultazione di: www.un.org/disabilities.

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Superando.it del 14-05-2015

L'ipovisione (e non solo), questa sconosciuta

di Angela Gianola

Se nessuno tra gli spettatori sente il bisogno di chiedere qualcosa, dopo la proiezione di un film come "Per altri occhi" di Silvio Soldini, che in modo vivace e sorprendente riesce a raccontare assai bene la realtà della disabilità visiva, ciò vuol dire, secondo Angela Gianola, che «la strada da percorrere per far conoscere meglio la disabilità visiva, e in particolare quella dell'ipovisione, è ancora molto lunga e tortuosa».

Purtroppo, forse per un bisogno di semplificazione, le persone hanno la tendenza a dividere tutto in due parti ben distinte e contrapposte, come se esistessero solo il bianco e il nero. In realtà, quando la televisione a colori non era stata ancora inventata, il bianco e il nero non erano sufficienti per creare delle immagini sullo schermo, occorrevano anche tutte le sfumature del grigio, senza dimenticare che, al di fuori di questo elettrodomestico, esistevano ancora anche tutti gli altri colori.

Allo stesso modo, quando si parla della vista, per la maggior parte delle persone esistono solo quelli che vedono e, dalla parte opposta, i non vedenti. La categoria intermedia, quella degli ipovedenti, con tutte le sue varie sfumature, è completamente ignorata dai più, anzi la maggior parte delle persone non conosce neppure il significato della parola "ipovedente", nonostante gli stessi, in Italia, siano più di un milione.

Del resto, la stessa suddivisione in tre categorie (vedenti, ipovedenti e ciechi) è insufficiente, perché esistono, all'interno di ogni gruppo, un'infinità di sfumature. Infatti, pure tra le persone vedenti, non tutti hanno la fortuna di avere dieci decimi in entrambi gli occhi, anche se si riesce, nella maggioranza dei casi, a superare i vari problemi, con l'aiuto di lenti, interventi e, nei casi più difficili, con il trapianto. Quando poi non esistono più soluzioni che possano aiutare a vederci meglio, quando i numeri che misurano la propria vista in decimi diventano sempre più piccoli e accanto compare la scritta «non migliorabili», quando il campo visivo si riduce fino ad apparire come il buco di una serratura o, al contrario, quando è colpita la parte centrale della rètina, cioè la macula, deputata alla visione fine e alla lettura, si entra, purtroppo, a far parte del mondo degli ipovedenti.

L'ipovisione, soprattutto nella fase iniziale e in alcune patologie particolari, non è visibile e questo permette - a quegli ipovedenti che faticano ad accettare la loro situazione - di camuffarsi meglio tra le persone normodotate, negando a se stessi e agli altri l'esistenza del problema.

Comunque, anche gli ipovedenti che riescono ad accettare bene la loro nuova situazione, incontrano tantissime difficoltà nel comunicare questa realtà alle altre persone. Se, per esempio, un ipovedente incontra un amico e non lo saluta perché non lo riconosce, quest'ultimo, molto probabilmente, penserà di avere a che fare con una persona lunatica, dimenticandosi che, magari solo il giorno prima, l'altro gli aveva comunicato di essere diventato ipovedente e di non riuscire più a distinguere il volto di quelli che incontra. Le stesse persone, però, influenzate da tanta cattiva informazione di questi ultimi anni, dimostrano spesso di avere una buona memoria, in altre occasioni. Se vedono infatti un cieco o un ipovedente che se ne va in giro da solo e sale sui mezzi pubblici, senza essere accompagnato, se un ipovedente si ferma davanti a una locandina o a un manifesto per cercare di leggere cosa c'è scritto, o sfoglia un giornale riuscendo a malapena a leggere i titoli, se utilizza il cellulare o lo smartphone, queste persone sono prontissime a inserirlo nella categoria dei "falsi ciechi".

La scarsa conoscenza del fenomeno dell'ipovisione e la cattiva informazione di questi ultimi anni hanno contribuito a creare una situazione che è ormai divenuta insostenibile per tutte le persone con disabilità visiva e le varie Associazioni che le riuniscono continuano a cercare nuovi strumenti che aiutino a porre fine a questa situazione, ma non è facile, soprattutto per gli ipovedenti, riuscire a spiegare il loro problema, perché ognuno costituisce un caso a sé.

Se ciascuno degli ipovedenti italiani, provasse a spiegare cosa è l'ipovisione, probabilmente si creerebbero solo una grande confusione e nuovi sospetti.

Le "cene al buio" e le varie iniziative similari sono utilissime per far provare, per qualche ora, alle persone "normodotate", com'è la vita dei non vedenti e quali sono le difficoltà che incontrano, ma non possono spiegare cosa è l'ipovisione.

Molto utili sono anche quelle iniziative che, su richiesta degli insegnanti, permettono agli ipovedenti e ai ciechi - accompagnati alle volte dai cani guida - di andare nelle scuole a parlare con i ragazzi di disabilità visiva, sottoponendosi anche alle loro domande spesso ingenue e curiose. I bambini e i ragazzi di oggi saranno gli adulti di domani e, una buona informazione sul tema della disabilità visiva, potrà contribuire alla creazione di una società migliore. Inoltre, tornando a casa, essi potrebbero parlare dell'argomento con i loro familiari, contribuendo a migliorarne l'informazione sulla disabilità visiva.

Molto validi sono poi gli articoli sull'argomento che compaiono sui vari giornali, ma purtroppo gli italiani leggono sempre meno e scartano spesso ciò che non riscuote il loro interesse. Per la maggior parte delle persone, infatti, la disabilità visiva non è un argomento molto interessante, tranne quando la televisione trasmette gli scoop sui "falsi ciechi", il tutto non per amore di verità, ma solo per una questione di ascolti.

Come gli imperatori romani che, con il pollice rivolto verso il basso, accontentavano la folla e mandavano a morte migliaia di persone innocenti, allo stesso modo la televisione, per accontentare i suoi telespettatori, manda alla gogna come "falsi ciechi" tanti disabili visivi, dimenticandosi poi di dare la smentita, quando la verità viene a galla.

Per contrastare questo fenomeno, alcune Associazioni hanno girato dei filmati che mostrano come, con l'aiuto degli ausili, anche i disabili visivi siano in grado di utilizzare computer, cellulari, smartphone e di crearsi una vita personale, lavorativa e familiare in modo autonomo e indipendente.

Recentemente ho assistito, all'interno di una rassegna di cineforum, alla proiezione di Per altri occhi, diretto da Silvio Soldini, film che mi è sembrato molto interessante. Sono rimasta però allibita e sconcertata dalla mancanza di reazione degli spettatori, vista la presenza in sala di molti ipovedenti e non vedenti con i loro cani guida, e il discorso fatto dal Vicepresidente della locale Sezione UICI (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti).

Purtroppo non c'è stata nessuna domanda da parte degli spettatori, tranne qualche intervento su argomenti che non riguardavano la proiezione. Un signore, ad esempio, ha esordito dicendo che i disabili visivi del film, in fondo, se la cavavano abbastanza bene e ha continuato chiedendo alle autorità presenti quali fossero le loro intenzioni per aiutare le nuove disabilità, come la ludopatia...

Sono consapevole che la ludopatia stia diventando un grosso problema per molte famiglie, ma si tratta di una dipendenza e non di una disabilità e comunque, l'argomento del film era un altro.

Sono sincera, mi aspettavo che quella proiezione potesse dare lo spunto per una buona discussione e che aiutasse a capire meglio la disabilità visiva, ma questa mancanza di reazione è stata una grossa delusione.

Purtroppo la strada da percorrere per far conoscere meglio la disabilità visiva, è ancora molto lunga e tortuosa.

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Agenzia ANSA del 06-05-2015

Australiani sviluppano "occhio bionico", presto test su uomo

MELBOURNE. Ricercatori australiani impegnati nell'ambizioso progetto di produrre un occhio bionico, sono pronti ad avviare sperimentazioni umane il prossimo anno. Il congegno, sviluppato da una squadra multidisciplinare della Monash University di Melbourne, è stato già creato in forma di prototipo e funziona in laboratorio, ha detto ieri il responsabile del progetto, Jeffrey Rosenfeld, in una relazione alla riunione scientifica annuale dall'American Association for Neurology Surgeons a Washington.

L'occhio bionico usa una cinecamera digitale montata su occhiali per catturare le immagini prima di trasferirle a un congegno di elaborazione della visione, della grandezza di un telefono cellulare. Una volta elaborata, l'immagine è trasferita a un'antenna montata dietro la montatura degli occhiali.

L'immagine viene poi trasmessa senza fili al cervello, dove è ricevuta da piccoli tasselli di ceramica impiantati chirurgicamente. I minuscoli tasselli, ciascuno contenente 43 microelettrodi, misurano 9 per 9 mm.

Le sperimentazioni umane coinvolgeranno cinque pazienti che hanno perso la vista, sui quali saranno impiantati i tasselli nella corteccia visiva del cervello. "E' possibile impiantare diversi tasselli, in modo da contare su diverse centinaia di elettrodi. Più saranno gli elettrodi, più dettagliata sarà l'immagine", ha spiegato Rosenfeld, dell'Istituto di Ingegneria Medica della Monash University.

Dovendo operare con un numero limitato di elettrodi per veicolare informazioni, il congegno deve essere programmato per selezionare quali informazioni raccoglie e trasmette. Per fare ciò, i ricercatori hanno ricreato quello che la persona potrebbe vedere dopo l'impianto degli elettrodi nel cervello. Hanno quindi sviluppato un programma di computer che riprende un'immagine da una videocamera e seleziona le informazioni importanti prima di tradurle nel 'formato di punti' che il cervello riceverebbe se eccitato dagli elettrodi. Il 'formato di punti' viene poi sperimentato su persone vedenti usando occhialini di realtà virtuale. "L'idea è di tagliar fuori la parte confusa o non necessaria nell'immagine e presentare solo l'informazione importante", ha spiegato lo studioso.

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Linguaggio Macchina del 02-05-2015

Raccontare il mondo delle disabilità visive

"Ti racconto il mio mondo" è un progetto della onlus Retina Italia che nasce dall'esigenza di far conoscere il mondo di un disabile della vista attraverso i racconti di chi vive questa patologia in prima persona e delle persone che la circondano.

La onlus Retina Italia è attiva nel sostegno alla ricerca scientifica per l'individuazione delle cause, della cura e della prevenzione delle distrofie retiniche ereditarie, della Retinite Pigmentosa, delle degenerazioni maculari, delle distrofie retiniche ereditarie e di altre patologie che determinano ipovisione e cecità.

Ti racconto il mio mondo si rivolge a persone con disabilità visiva, parenti, amici e operatori del settore.

Racconti, poesie, aneddoti, disegni e fotografie, in modalità testuale, visiva e audio, devono essere inviati e-mail entro il 30 Giugno 2015 all'indirizzo: setsicilia15@retinaitalia.org

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Il Messaggero Veneto del 21-05-2015

I podisti solidali sono arrivati dal Papa

ROMA. Sono arrivati a destinazione, ieri da Papa Francesco a Città del Vaticano, i podisti di "Correre insieme per guardare lontano", l'iniziativa lanciata dall'ultramaratoneta non vedente Tullio Frau e dai suoi compagni d'avventura per raccogliere i fondi necessari all'acquisto di materiale didattico da destinare alla scuola per bambini non vedenti dell'isola di Zanzibar e per la scuola "Bethany school" a Meghalaya (India). L'istituto ospita, oltre a bambini non vedenti, anche piccoli studenti pluriminorati e normodotati. Il progetto di Tullio Frau ha preso il via il 9 maggio con un prologo dal parco di San Valentino a Pordenone e si è snodato sulla via Francigena, per una media di circa 70 chilometri al giorno percorsi, per coprire i 429 chilometri che separano La Spezia (dove l'impresa vera e propria è partita mercoledì 13 maggio) da Città del Vaticano, dove ieri gli atleti e gli accompagnatori sono stati ricevuti da Papa Bergoglio, al quale hanno portato in dono una croce intarsiata proveniente dalla città etiope di Gambella e una maglietta dell'iniziativa. Durante il tragitto sono stati coinvolti i gruppi sportivi delle diverse città attraversate. Persone a cui è stato chiesto di correre qualche chilometro con la comitiva e di devolvere un'offerta all'iniziativa. Al fianco di Tullio Frau, in questa impresa, hanno corso Raffaele Brattoli, Giampaolo Tonini e Alessio Bonanini. Ad accompagnarli, a bordo di un camper e pronti a dare il sostegno nei momenti in cui la marcia si è fatta più dura, sono stati la cuoca e addetta stampa Ivana Calderan, Gianluigi Facca e Bruno Brun. Ad appoggiare il progetto "Correre insieme per guardare lontano" sono stati, già dal prologo del parco di San Valentino, il vescovo emerito Ovidio Poletto, l'assessore comunale Martina Toffolo, tantissimi amici (fra gli altri il vicecampione italiano della categoria T1 Denis Tosoni, ieri a città del Vaticano col gruppo) come Michele Roveredo, Paola Mariotti, i podisti degli Azzano Runners del presidente Silvano Feltrin), e associazioni come l'Avis di Villanova, l'Unione italiana ciechi, il Circolo sardi Pordenone, agli studenti dell'Isis Zanussi, e all'istituto bancario sponsor, la Bcc Pordenonese, con il vicedirettore Walter Lorenzon e il direttore di filiale Paolo Rossi. Ulteriori informazioni sul progetto sulla pagina Facebook di "Correre insieme per guardare lontano" perchè il progetto continua anche dopo l'approdo dal Papa.

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Superando.it del 05-05-2015

Persone e basta, senza aggettivi

di Silvia Lisena

«Possiamo vedere - scrive Silvia Lisena, riflettendo sullo spettacolo teatrale "Amalia e basta" - che oltre alla protesi, oltre alla sedia a rotelle, oltre al cane-guida, oltre agli altri ausili, ci siamo noi. Noi come Persone. Noi e basta. Noi che siamo, inevitabilmente, diversi dagli altri, così come gli altri sono diversi tra loro. Comprendendo che, alla fine, la vera diversità è legata al nostro essere, e che essa rappresenta noi e la nostra unicità. Non un limite, bensì un punto di forza».

MILANOO. Dopo avere letto più volte, anche su queste pagine, dello spettacolo di Silvia Zoffoli Amalia e basta, mi è scattata la curiosità di vederlo, ed è ciò che ho fatto recentemente, al Teatro Fontana di Milano, invitando due amiche ad accompagnarmi.

Prima di tutto, per altro, vorrei spendere due parole per elogiare la cortesia e la disponibilità del responsabile della biglietteria, Umberto Biscaglia, che ci ha accolto e portato ai nostri posti, e l'accessibilità del Teatro Fontana, provvisto di ascensore per scendere al piano della biglietteria e di rampa per accedere alla platea.

Pochi minuti dopo esserci sedute, mentre gli altri spettatori stavano ancora arrivando, Silvia Zoffoli era già sul palco nei panni della protagonista.

Comincia lo spettacolo e la storia di Amalia, hostess in un museo e appassionata di arte, pian piano diventa anche la nostra, quando, a un certo punto, viene svelata la sua disabilità, la sordità, che entra in scena così, d'improvviso, impetuosa, di fronte alla difficoltà di comunicare con gli altri.

Cambia la voce, e qui si vede tutta la bravura della Zoffoli, che riesce perfettamente ad alternare la parlata sciolta, diretta e libera dei pensieri di Amalia, che fluiscono e si rivolgono allo spettatore in una sorta di monologo interiore, e la parlata lenta che Amalia è costretta ad utilizzare a causa della sordità, quando interagisce con gli altri personaggi (interpretati tutti in scena dalla stessa Zoffoli).

La protagonista rievoca la sua vita, i suoi momenti felici nell'amicizia con Chiara, ma anche i problemi che sorgono con l'adolescenza, quando si vergogna della protesi che porta e che cerca ostinatamente di nascondere tenendo i capelli sciolti - anche qui ho notato la bravura della protagonista a far conciliare l'alternanza tra passato e presente attraverso l'uso dei capelli -: evita di andare nei luoghi rumorosi, sfugge agli appuntamenti, tutto per non rivelare la sua debolezza che la rende diversa dai suoi coetanei. La questione di fondo, infatti, consiste nel riuscire a trovare qualcuno che la accetti per come è. E com'è Amalia? Chi è Amalia?

Personalmente ritengo che Amalia possa benissimo incarnare molte persone con disabilità - indipendentemente da quale essa sia - che incontrano, prima o poi nella loro vita, questa crisi. Che le spinge ad assumere un atteggiamento, per certi versi, paradossale: cercano l'omologazione, pur essendo arrivate alla consapevolezza della loro diversità. E la cercano, ancor più paradossalmente, tra gli altri "diversi", a partire da chi condivide lo stesso handicap, fino ad arrivare a chi condivide una situazione di disagio non relativa a un handicap.

Come se la diversità fosse, appunto, uno di quei "segni particolari" che compaiono sulla carta d'identità. "Segni particolari: non udente/non deambulante/non vedente", con quella particella di negazione che rappresenta già a priori un limite. E la soluzione, quindi, potrebbe essere quella di unirsi ad altre persone che sono anch'esse marcate dal "non": perché la matematica insegna che meno per meno fa più, e il "più" è la normalità, l'uguaglianza.

Mi è poi venuto in mente che in fondo come soffre una persona con disabilità, soffrono anche le persone che si sentono diverse per altre ragioni, ad esempio i figli di genitori divorziati o tutti coloro che per qualche ragione si sentono "diversi". Ma la disabilità, che è correlata alla diversità, è e può mai essere considerata solo un limite o una condizione di sofferenza? Deve per forza inserirsi, in modo ostinato, affannato, quasi disperato, in qualcosa d'altro?

La crisi d'identità di Amalia diventa sempre più angosciante, fino a quando la ragazza arriva a un'importante consapevolezza, smettendo di cercare un aggettivo che la descriva perché c'è e ci può essere soltanto un sostantivo: Amalia. Lei è Amalia. Amalia e basta.

Il messaggio dello spettacolo non riguarda affatto solo la disabilità: questo dare valore alla persona al di là degli aggettivi, questo arrivare ad "accettarsi per quello che si è", vale per tutti, è universale. E tuttavia, a me personalmente ha acceso una nuova consapevolezza: la disabilità è una condizione di vita. C'è, esiste, ed è inutile nasconderla o, in alcuni casi, minimizzarla. La disabilità può provocare, talvolta, una situazione di sofferenza per svariati motivi, così come può costituire, spesso, un limite più o meno grande.

La disabilità, inevitabilmente, sottolinea una condizione di diversità, che non cambia. Ciò che può e che dovrebbe cambiare è il modo in cui noi la vediamo. Ogni giorno possiamo decidere di vederla come qualcosa che crea sofferenza, timore, diffidenza, vergogna, senza mai accettarla veramente, agognando un'apparente uguaglianza. Oppure possiamo vedere che oltre alla protesi, oltre alla sedia a rotelle, oltre al cane-guida, oltre agli altri ausili, ci siamo noi. Noi come Persone. Noi e basta. Proprio come Amalia. Noi che siamo, inevitabilmente, diversi dagli altri, così come gli altri sono diversi tra loro. Comprendendo che, alla fine, la vera diversità è legata al nostro essere. È quasi normalità. E non è affatto una cosa negativa: anzi, rappresenta noi e la nostra unicità. Non è un limite, bensì un punto di forza.

La presente riflessione di Silvia Lisena è già apparsa nel sito del Gruppo Donne UILDM (Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare), con il titolo "'Amalia e basta': il trionfo della diversità come unicità" e viene qui ripresa, con alcuni riadattamenti al diverso contesto, per gentile concessione.

Amalia e basta.

«Un soggetto intrigante e poco frequentato (l'ipoacusia), sviluppato con toni di verità e una partecipazione emotiva che rivela una sorprendente, simpatetica contiguità col tema trattato, attraverso un'apprezzabile modulazione dei diversi registri verbali»: sono parole dei componenti di una delle giurie che hanno finora premiato lo spettacolo teatrale Amalia e basta, scritto, diretto e interpretato da Silvia Zoffoli e prodotto dall'Associazione Culturale Falesia Attiva, classificatosi secondo, ad esempio, al premio per la drammaturgia Teatro e Disabilità del 2011, vincitore, nel 2012, sia nella categoria dei monologhi a Sipario-Autori Italiani, sia tra i testi teatrali a InediTO Colline di Torino e più recentemente trionfatore anche nell'àmbito di OFFerta Creativa 2014, progetto della Regione Emilia-Romagna a cura di Teatrinrete (Teatro delle Temperie, Teatro dell'Argine e Compagnia Gli Incauti).

Amalia, protagonista della storia, lavora come hostess di museo e una giornata in cui le sembra che il tempo non passi mai diventa l'occasione per ripercorrere le tappe fondamentali della sua vita, quelle cioè di una giovane come tante, che però è sorda dalla nascita. Ed è con la sua disabilità "invisibile" - diversità con cui confrontarsi sia rispetto agli udenti, sia rispetto agli altri sordi - che Amalia si misura, facendo emergere vari risvolti, talora tragicomici, e riuscendo infine ad accettarsi appunto come "Amalia e basta".

«Rispetto alla sordità - ha dichiarato Silvia Zoffoli, della quale il nostro giornale ha recentemente pubblicato un'ampia intervista - oggi c'è ancora molta ignoranza: nell'uso comune, ad esempio, resiste non di rado l'utilizzo del termine "sordomuto" per indicare chi, invece, è semplicemente sordo. In realtà la disabilità uditiva è complessa, declinata in differenti forme, modi ed esistenze. Questo testo nasce da un intenso percorso di ricerca, in cui il mio unico criterio guida è stato mettermi in ascolto empatico di molte storie e persone, le più diverse fra loro. Probabilmente in Amalia c'è un po' di ognuna di esse. Io non posso definirmi un'esperta di sordità né faccio teatro "per sordi": ho semplicemente sentito la necessità di raccontare, attraverso il teatro, un personaggio che stimoli il pubblico a conoscere una realtà più vicina di quanto si possa immaginare e quello che ho voluto sottolineare è il valore dell'unicità della persona, che non è riducibile a un solo "aggettivo"». (S.B.)

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Il Fatto Quotidiano del 11-05-2015

Turismo, nasce la app che seleziona le strutture per disabili, bambini e anziani

Un software raccoglie informazioni su qualsiasi struttura, le elabora e le mette a disposizione del turista attraverso la applicazione Village for all (V4a), con tanto di piantina dell'albergo, numero e altezza dei gradini da salire, pendenza delle rampe, larghezza delle porte, altezza del banco, dimensioni delle camere. Una fetta di mercato che vale 140 milioni di persone in Europa e 12 milioni in Italia.

Il database del turismo accessibile cresce. E non pensate solo agli alberghi attrezzati per i disabili, perché Village for all (V4a) prende in considerazione anche situazioni in cui sono presenti bambini piccoli, anziani, allergie o altro.

Per tutta questa fetta dei mercato, che vale 140 milioni di persone in Europa e 12 milioni in Italia, la piccola società di Ferrara guidata da Roberto Vitali propone una selezione delle strutture fra alberghi, campeggi, b&b, stabilimenti balneari, agriturismo e altro. Paraplegico dal 1976 quando aveva 16 anni, Vitali non ha rinunciato ai viaggi in tenda e sacco a pelo e si è specializzato nel turismo accessibile. Per questo ha creato V4a, il marchio della qualità accessibile, che non vuole essere una certificazione unica valida per tutte le strutture, ma una soluzione che indichi la destinazione adatta secondo il tipo di problema.

"Diamo informazioni - spiega Vitali - grazie a un software brevettato e autofinanziato che permette di raccogliere informazioni su qualsiasi struttura, elaborarle e poi metterle a disposizione del turista". Con tanto di piantina dell'albergo, numero dei gradini da salire e loro altezza e pendenza delle rampe. Si tratta di oltre un migliaio di informazioni raccolte dagli ispettori di V4a che mostrano l'offerta dell'albergo. "Il sistema non prevede l'analisi del rispetto delle norme. Sono parametri standard, mentre le esigenze sono diverse. Per esempio, verifichiamo la presenza di percorsi tattili per i non vedenti, larghezza delle porte, altezza del banco, dimensioni delle camere o attrezzature per gli ipovedenti", aggiunge.

Superato l'esame scatta la concessione del marchio che oggi copre 50 strutture italiane, 50 di San Marino che sta certificando la sua offerta alberghiera e due in Croazia dove i lavori sono iniziati da poco. "In database però abbiamo circa un migliaio di strutture, perché abbiamo partecipato alla realizzazione di Expo Facile, il sito che offre una banca dati delle strutture milanesi, e EasyVeneto, un portale che partirà a breve realizzato dalla Regione Veneto che considera il turismo accessibile un settore strategico".

I clienti possono anche esprimere un loro parere sull'ospitalità, ma per evitare equivoci modello Trip Advisor le valutazioni vengono valutate dal team di Vitali che ogni 12-18 mesi ricontatta le strutture che si fregiano del marchio per sapere se ci sono stati cambiamenti. In caso positivo c'è una nuova visita, mentre gli altri nel giro di 24 mesi circa saranno di nuovo esaminati.

Con il marchio si riceve anche un pacchetto di servizi che comprende la formazione del personale per evitare che il disabile venga trattato in maniera non opportuna. C'è il disabile che paga e il resto viene dato alla moglie, oppure il cameriere che raccoglie le ordinazioni e per il disabile chiede sempre a un'altra persona. Storie di vita vissuta che non hanno fermato la voglia di viaggiare di Vitali che oltre ad avere realizzato una app per i valutatori di alberghi e campeggi entro fine anno presenterà anche la app per i clienti.

Il mobile avanza e il turismo accessibile, che porta dal 10% al 30% in più alle strutture con il suo marchio, ha dal punto di vista tecnologico le stesse esigenze di quello classico.

di Luigi Ferro

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Eco di Biella.it del 23-05-2015

Il nordic walking a misura di ipovedente

CROSA. Provare la corroborante e intensa esperienza di una camminata in nordic walking immersi nel verde, tra castagni e querce, con saliscendi da affrontare e tecniche da mettere a punto, non sarà più un problema per chi ha disturbi visivi. Neppure in caso di cecità totale. Nasce infatti a Crosa in questi giorni il primo parco sentieristico attrezzato appositamente per consentire la pratica di questa disciplina anche a chi è ipovedente o non vedente: merito dell'intervento realizzato nelle ultime settimane dall'impresa Sogno di Greggio grazie ai finanziamenti erogati dal Gal Montagne Biellesi, nell'ambito del bando finalizzato proprio a sostenere la realizzazione e la sistemazione della sentieristica locale.

«I lavori sono ultimati: a questo punto non resta che pensare all'inaugurazione». A spiegarlo è la progettista Paola Vercellotti, la quale spiega così l'idea di dar vita a questo intervento: «Pensare di creare un percorso adeguato per i non vedenti richiedeva un poso altrettanto adeguato. L'area del campo sportivo, ormai inutilizzata, si prestava benissimo come luogo per la propedeutica, essendo in piano. Lì vicino, poi, la zona della strada verso le Buscà poteva adattarsi perfettamente ad ospitare il percorso vero e proprio, sul quale gli ipovedenti, ma anche i normodotati, possano provare e testare la loro tecnica di nordic walking». Il tutto ha dato vita a un vero e proprio anello di un paio di chilometri, con tre punti di accesso e altrettanti parcheggi, attrezzati ciascuno «con pannelli informativi ed esplicativi sia per normovedenti sia per non vedenti, ovvero in caratteri Braille», spiega Paola Vercellotti. Ma non solo. «Il percorso comprende anche due vere e proprie "aule", attrezzate ciascuna con pannelli specifici: una al campo sportivo, nella quale si spiegano le informazioni base che introducono al nordic walking, l'altra lungo il percorso, con indicazioni più avanzate sulla tecnica e dettagli sulle piante che popolano i boschi circostanti, ovvero querce, castagni e abeti».

E ancora, non è tutto qui. Perché oltre a presentare un indiscutibile valore aggiunto nella possibilità che offre ai non vedenti di esercitarsi in un luogo protetto, il percorso nasce anche con l'intento di creare un piccolo indotto per l'economia del paese. «Il vicino circolo ricreativo - spiega ancora la progettista - non solo potrà offrire uno spuntino ai frequentatori, ma diventerà anche il punto dedicato al noleggio dei bastoncini da nordic walking». E che l'idea sia interessante anche da un punto di vista sportivo e sociale lo dimostrano altri due fatti, già concreti: la stipula della convenzione già siglata con un istruttore locale di nordic walking, Arturo Ramella Bagneri, che si è così impegnato a sfruttare questa nuova opportunità. Un'intesa sottoscritta anche dall'Unione Italiana Ciechi, a ulteriore dimostrazione dell'utilità di un progetto di questo genere per chi ogni giorno deve convivere con i problemi di vista.

di Veronica Balocco

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Superando.it del 20-05-2015

L'arte da un punto di vista differente

Leggere il mondo attraverso l'ispirazione creativa di qualcuno "altro", condividendo una sensibilità artistica ai più sconosciuta e mettere in connessione due Paesi molto diversi dell'Unione Europea (Italia ed Estonia), diffondendo il messaggio di una cultura senza confini: sono gli obiettivi della bella iniziativa che ha portato in Estonia due nuove edizioni della mostra di artisti non vedenti e ipovedenti "Sensi dell'Arte | Art Senses", già apprezzata in varie città del nostro Paese.

«Una grande opportunità per mostrare l'arte da un punto di vista differente, per leggere il mondo attraverso l'ispirazione creativa di qualcuno "altro" e per condividere una sensibilità artistica ai più sconosciuta. E anche una collaborazione tra due Paesi molto diversi dell'Unione Europea, come l'Italia e l'Estonia, uno del Sud, sul Mediterraneo, e uno del Nord, sul Mar Baltico, per diffondere il messaggio di una cultura senza confini, che può connettere tutte le persone di un continente "vecchio" di nome, ma dalle potenzialità ancora "giovani"».

Così Costanza Soprana, responsabile dell'Associazione Culturale toscana Art@ltro, racconta la bella iniziativa che sta portando in questi mesi in Estonia due nuove edizioni della mostra di artisti non vedenti e ipovedenti denominata Sensi dell'Arte | Art Senses, grazie alla collaborazione tra la stessa Associazione Art@ltro e l'Associazione estone Kakora, che opera nella capitale Tallinn.

Nata nel 2010 a Massa Marittima (Grosseto) - sede di Art@ltro - la mostra biennale Sensi dell'arte | Art Senses è stata allestita negli anni successivi in varie città italiane, come Grosseto, Ancona e Firenze, con il supporto dell'UICI (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti), del Museo Tattile Statale Omero di Ancona e di vari altri Partner.

Ben trentadue sono stati lo scorso anno gli artisti non vedenti e ipovedenti che hanno preso parte alla mostra, tredici italiani, insieme ad altri diciannove provenienti da Estonia, Finlandia, Gran Bretagna, Israele e Slovenia. Proprio allora è nata la collaborazione avviata in questi mesi, dal momento che, come spiega Soprana, «Art@ltro e Kakora perseguono la medesimavisione di creare l'accessibilità della cultura e lavorano per offrire alle persone non vedenti e ipovedenti la possibilità di diventare esse stesse creatrici d'arte a pieno titolo».

La prima delle due mostre, dunque, è in corso fino al 28 maggio a al Museo di Arte Nuova di Pärnu, quarta città dell'Estonia, situata a circa 130 chilometri a sud di Tallinn, nota oggi per la sua ricettività turistica, tra spiagge sabbiose e splendidi parchi. Il primo Museo di Arte Contemporanea dell'Estonia, tra l'altro, è stato fondato nel 1992 proprio a Pärnu.

In agosto, poi, esattamente dal 5 al 26 di quel mese, le opere arriveranno alla Biblioteca Nazionale di Tallinn, città il cui centro storico è Patrimonio Mondiale dell'Unesco.

Istituita nel 1918 come "Biblioteca di Stato", la Biblioteca Nazionale si trova oggi accanto alla Città Vecchia, in un edificio costruito tra il 1985 e il 1993.

L'organizzazione è curata da Kadi Sarapuu dell'Associazione Kakora e ha il supporto degli Enti Culturali Estoni e ogni artista non vedente o ipovedente che prende parte alle due esposizioni presenta, a propria scelta, opere d'arte in qualsiasi linguaggio o stile (scultura, opera tessile, pittura, fotografia, multimedia ecc.).

Questi sono esattamente i nomi dei sedici partecipanti a Sensi dell'Arte | Art Senses Estonia: gli estoni Priit Kasepalu, Erika Tammpere e Vassilissa; i finlandesi Teppo Kilkko, Ismo Tilanto ed Erja Tulasalo; gli italiani Sergio Cechet, Marco Citro, Salvatore De Stefano, Adriano Ragazzi e Alessandro Scaramucci; gli sloveni Rezka Arnuš, Valentin Cundric, Sonia Jez, Natalija Žitnik Metaj e Janka Kus.

Un'opportuna segnalazione, per concludere. La nuova edizione di Sensi dell'Arte | Art Senses troverà una nuova prestigiosa collocazione nel prossimo mese di settembre, vale a dire l'Expo di Milano (dalla quale sarà anche patrocinata), nelle sale espositive dell'Istituto dei Ciechi di Milano. (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: info@artaltro.it.

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Il Secolo XIX del 19-05-2015

Tagliaferri, l'arte che si tocca con mano

GENOVA. Fino al 22 giugno, nell'atrio di Palazzo Tursi, si può ammirare il "Cristo riVelato", una "scultura tattile" dell'artista non vedente Felice Tagliaferri che nasce da una sfida: «Nel 2008 avrei voluto vedere, a modo mio, cioè con le mani, il "CristoVelato" di Giuseppe Sanmartino, nella Cappella Sansevero di Napoli ma non mi è stato permesso di toccarla» racconta l'artista, cieco da quando aveva 14 anni a causa di una malattia. «Ero deluso, arrabbiato, ferito nell'orgoglio» prosegue «e qualche mese dopo ho deciso che avrei realizzato la mia interpretazione di quell'opera famosa e avrei permesso ai non vedenti di toccarla.

Me la sono fatto descrivere sin nel minimo dettaglio per giorni interi, poi ho acquistato un blocco di marmo di Carrara da quattro tonnellate e ci ho lavorato per due anni».

Il frutto di quel lavoro, e di quella rabbia, ha girato l'Italia, è stato benedetto da papa Benedetto XVI e ora è a Genova. «Ed è la dimostrazione che il marmo, se toccato da mani esperte, non si rovina. I ciechi hanno mani delicate, toccano gli orologi per sapere l'ora e non spostano le lancette» continua Tagliaferri, che ha iniziato a interessarsi all'arte a 25 anni, quando è stato chiamato per un esperimento da Nicola Zamboni, docente a Brera.

«Voleva dimostrare che anche chi non vede può ricostruire forme conosciute, e ho capito che con la scultura potevo dare forma alle mie immagini interiori» conclude l'artista che ha fondato una scuola d'arte plastica, La chiesa dell'arte, a Sala Bolognese (Bologna), aperta alle persone con handicap. Oltre al "Cristo riVelato", Tagliaferri espone fino al 22 giugno a ingresso libero altre tre opere tattili: due "Madre con bambino" e un cavallo, che si trovano a Dialogo nel Buio di fronte al Galata Museo del Mare.

LUCIA COMPAGNINO

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Giornale UICI del 13-05-2015

Al Museo Omero gli splendori del Rinascimento

di Aldo Grassini

Suoni e profumi del Rinascimento; l'incontro impossibile con alcuni dei grandi maestri che hanno fatto la storia dell'arte! Un'occasione che non si può perdere.

Avete mai provato l'emozione di toccare una scultura di Donatello o del Verrocchio? Il Museo Omero vi offre questa possibilità dal 4 luglio al 4 ottobre.

"Il Rinascimento oltre l'immagine - Donatello, Verrocchio, i Della Robbia, il Giambologna, Paolo Veronese e molti altri - I tesori della Collezione Bellini come non si sono mai visti".

Il titolo è un po' lungo, ma l'occasione è ghiotta! 25 opere tutte originali in marmo, bronzo, Terracotta, legno policromo per la delizia delle nostre dita che potranno toccarle o, meglio, accarezzarle con cura ed amore nella consapevolezza che abbiamo tra le mani un pezzo della grande storia dell'arte italiana.

Una Madonna in Trono con Bambino è opera giovanile di Donatello, datata intorno al 1410, quando l'Artista aveva 24 anni, ma era già in grado di rivelare tutta la sua perfezione stilistica.

E il maestro dei maestri, il Verrocchio, con una Testa del Cristo ci conduce in un ambiente che formò perfino Michelangelo.

Tre terracotte invetriate ci propongono altrettanti esponenti di una straordinaria famiglia di artisti con luca Della Robbia, il più importante di tutti, Giovanni e Marco.

Se poi amiamo le ricercatezze espressive d'un forte dinamismo, ecco qua due opere di un campione del Manierismo cinquecentesco quale fu il Giambologna.

E a far corona a tanto splendore la mostra può offrire due putti marmorei di Baccio Bandinelli: sì, lo stesso che ha scolpito l'Ercole e Caco che adorna Piazza della Signoria, Ma anche due opere del Valdambrino, allievo di Jacopo della Quercia operante a cavallo tra il Trecento e il Quattrocento. Se poi vogliamo deliziarci con qualche oggettino di "design" cinquecentesco, abbiamo a disposizione tre sculturine (una lucerna e due calamai) di Andrea Briosco detto il Riccio.

La lista è lunga e non posso qui citarli tutti. Diciamo: non solo Rinascimento e aggiungiamo un Cristo Benedicente in legno policromo del XII Secolo. Sì, avete capito bene! Sto parlando di arte gotica che riesce a farci fare un salto indietro di circa 900 anni!

Ci sono perfino quattro tele di pittori del Cinquecento, Seicento e Settecento tra cui una Trasfigurazione di Paolo Veronese che cercheremo di tradurre in bassorilievo per la gioia dei non vedenti più appassionati.

Si tratterà di una mostra multisensoriale: il piacere dell'esplorazione tattile, la suggestione dei profumi rinascimentali, lo sfondo delle musiche di quel tempo e lo scenario dell'architettura del Vanvitelli.

Ma come è possibile questo miracolo? Beh, le vie del Museo Omero sono infinite e nel suo peregrinare esso è arrivato a Firenze nel palazzo quattrocentesco di Lungarno Soderini dove risiede il Museo Bellini.

Luigi Bellini è l'ultimo epigono d'un'antica dinastia di antiquari, uno dei più importanti in campo europeo. E che cosa c'è in quel museo e in quella casa!... Il sottoscritto che ha avuto la ventura di visitarli un paio di volte, ha rischiato fortemente la sindrome di Stendhal!

E il prof. Luigi Bellini è un personaggio unico: generoso, colto, aperto. Un personaggio abituato a vivere in mezzo a tanti capolavori che per lui sonooggetti della vita quotidiana, uno che può tenere sul tavolinetto del salottino un Cardinale di Mazù e il bozzetto in alabastro del Battistero di Giotto, e sulla scrivania un cavallino di Marino Marini e nella camera da letto un tondo di Luca Della Robbia!

Ma quello che più conta è il fatto che Luigi Bellini è un fan del Museo Omero che lui considera - bontà sua" - una delle cose più intelligenti che si sono fatte in Italia.

Capite che in fondo ci è voluto poco per convincerlo a prestarci una "manciata" dei suoi tesori per mettere in piedi nella cornice della Mole Vanviteliana di Ancona, di cui egli è innamorato, una bella mostra tattile.

E a questo punto non vi resta che fare un viaggetto fino in Ancona, approfittando della lunga estate calda, per aggiungere, magari, un tuffo nel Mare Adriatico ed una bella mangiata di pesce!

Dunque, amici, pronti e via: il verde mare di Ancona, il saporoso pesce dell'Adriatico e gli splendori del Rinascimento vi attendono numerosi!

Aldo Grassini

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Il Messaggero del 14-05-2015

Una Venere da toccare, la democrazia dei sensi

ANCONA. L'idea prende forma dopo un viaggio in Germania dove, come altrove, è vietato toccare l'arte. Aldo Grassini e Daniela Bottegoni, entrambi ciechi e instancabili viaggiatori, ne hanno abbastanza: perché non dar vita a un museo dove il tatto assurga a senso di percezione estetica alla pari della vista (non a caso si dicono arti visive) e l'udito (per la musica e la parola)? L'aneddoto rivela una stratificazione infinita di inappagamenti socialmente irragionevoli (oltre che ingiusti) per tutti i non vedenti e gli ipovedenti, esclusi dalla fruizione diretta dell'opera, ma anche per coloro che pur vedendo non possono neanche sfiorare il corpo della scultura per seguirne curve e armonie (o disarmonie) con le mani.

Primi al mondo, grazie al Comune di Ancona, i coniugi Grassini aprono un Museo tattile a cui danno nome Omero in virtù di studi classici che dicono della sacralità attribuita dagli antichi ai ciechi (al contrario dei moderni che leggono nel buio e nella cecità l'eccesso di violenza o la negazione della luminosa verità) e, sei anni dopo, nel 1999 (con Roberto Ferroni direttore), ottengono il riconoscimento da parte del Ministero.

L'INIZIO.

Fra le prime diciannove opere da esporre, Aldo Grassini non può fare a meno di ordinare la riproduzione della Venere di Milo. «L'opera della perfezione classica che nel passato ha persino portato qualcuno alla pazzia ma di cui io, come tutti i ciechi, non avevo mai potuto percepire le forme», dice l'artefice di un luogo di cultura che non colma solo un vuoto di giustizia sociale ma rilancia sul piano internazionale il tema della fruizione dell'arte attraverso la multisensorialità.

LO SVILUPPO.

E qui arriva il bello. Lo scorso 25 aprile, Shanon, un'americana non vedente, in visita da sola in Italia per un mese, tra Venezia e Roma ha inserito a forza una deviazione verso l'Omero dove è arrivata in taxi senza prenotare neanche una camera d'albergo. «Negli Stati Uniti non c'è nulla di lontanamente simile a questo esempio di accessibilità e inclusione» scrive in una mail (pubblicata su Facebook) dove si dice impressionata e meravigliata dalla possibilità di toccare da sola materiali e forme, di vedere (i ciechi usano spesso questo verbo) la cosa che l'artista ha fatto, grazie alla guida di persone del tutto qualificate. Sharon è solo un recente (e felice) pretesto per rivelare a chi già non sappia quanto il Museo tattile statale del capoluogo dorico influenzi le scelte e le strategie dei direttori dei musei di tutto il mondo che decidono di dedicare a vedenti e non vedenti un percorso di visita all'interno dei rispettivi spazi espositivi dove l'arte si possa toccare con mano: non per nulla i corsi formativi annuali dell'Omero sono sempre ben frequentati; e i contatti e le collaborazioni con i musei abbracciano il pianeta dalla Francia al Messico passando per il Giappone.

di Maria Manganaro

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Giornale UICI del 26-05-2015

I Giardini vaticani "a portata di mano" dei minorati della vista

di Gianluca Rapisarda

Il nuovo percorso multisensoriale nei Giardini vaticani , aperto dal Giugno 2015, si rivolge a persone ipovedenti, non vedenti, sordi ciechi, persone sorde, disabili psichici, e visitatori vedenti , interessati.

Le persone con disabilità motoria potranno accedere all'Aiuola di Hildegarda.

Spiega il Dott. Mario Barbuto, Presidente Nazionale dell'UICI: "L'idea di un percorso di visita plurisensoriale nei giardini Vaticani nasce dalla necessità di dare una risposta al desiderio più volte manifestato dai minorati della vista di poter fruire di un luogo così unico e tanto ricco di spiritualità".

Aggiunge il Cav. Rodolfo Masto, Presidente della Federazione Nazionale delle Istituzioni Pro Ciechi: Con tale ambizioso e lungimirante progetto, ci proponiamo di perseguire i seguenti obiettivi:

Consentire alle persone diversamente abili di conoscere e apprezzare gli edifici, i monumenti e le fontane più rappresentativi dei Giardini Vaticani attraverso la diretta esplorazione tattile e qualora non fosse possibile mediante sussidi didattici appositamente realizzati dalla Federazione.

-analizzare ed individuare da un punto di vista non solo botanico o storico ma anche simbolico-religioso, le piante sia arboree che arbustive più interessanti e le essenze più caratteristiche dei giardini.

Il Centro di produzione del materiale tiflodidattico della Federazione Nazionale delle Istituzioni Pro Ciechi ONLUS di Roma, in collaborazione con la dott.ssa Isabella Salandri dell'Ufficio guide didattiche dei Musei Vaticani ha realizzato il seguente materiale didattico:

Pianta tattile Generale dei Giardini Vaticani apposta all'inizio del percorso. Si tratta di una pianta tattile tridimensionale, in materiale plastico, con supporto colorato e con relativa legenda nero-braille;

Pianta del Giardino all'italiana;

Copertura a conchiglia del museo;

Statua della Zitella;

Pianta della Pinacoteca;

Casina di Pio IV di Pirro Ligorio;

Fontana dell'aquilone;

Grotta di Lourdes;

Tavole tattili di alcune piante ed essenze;

Pianta dell'Aiuola di S. Hildegarda di Bingen.

All'interno del giardino sono state programmate n. 5 tappe con la lettura tattile delle emergenze architettoniche e scultoree, che sarà possibile grazie a lastre termoformate in pvc trasparente (spessore 300 micron, dimensioni delle tavole formato A2, mm 297 x 420) da rilegare a libretto.

Tale libretto, in nero Braille ed a colori a forte contrasto, permetterà una facile lettura e possibilità di portarlo con sé lungo la visita.

Le tavole in formato A2, invece, sono state realizzate con materiale resistente agli agenti atmosferici e poste su appositi leggii all'inizio del percorso.

Precisa l'Arch. Innocenzo Fenici, Segretario Generale della Federazione: " Al progetto hanno lavorato alacremente e con grande competenza due nostri tecnici per il disegno in tre dimensioni e l'uso della relativa macchina a controllo numerico per la formazione dei prototipi.

A loro va tutta la nostra gratitudine per l'ottimo risultato raggiunto, come d'altronde, un sentito e vivo ringraziamento ci sentiamo di rivolgere anche agli operatori dei Giardini, che ci hanno fornito tempestivamente i disegni dei vari monumenti, consentendoci di realizzare e di consegnare in tempi rapidi i prototipi in rilievo con le relative didascalie nero Braille."

La visita durerà circa due ore e si potrà effettuare il sabato mattina alle 10,00 o altri giorni a richiesta per gruppi di max 5 persone non vedenti con rispettivi accompagnatori.

Le visite potranno essere effettuate anche in lingua inglese, francese, e tedesca.

Per la persona disabile e per il relativo accompagnatore il biglietto sarà gratuito come il servizio guida.

Su richiesta, a pagamento, anche il pubblico normodotato e i bambini potranno fruire dello stesso itinerario plurisensoriale.

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Firenze Today del 06-05-2015

Palazzo Pitti: nuovo percorso tattile alla Galleria d'arte moderna

Si amplia l'offerta di percorso tattile, per non vedenti e ipovedenti, nei musei dell'ex Polo museale fiorentino. Alla Galleria d'arte moderna dieci sculture da "toccare" e "ascoltare". Inaugurazione sabato 9 maggio.

FIRENZE. Si inaugura sabato 9 maggio 2015 nella Galleria d'arte moderna di Palazzo Pitti "Forma e materia attraverso il tatto", percorso multisensoriale permanente che rende accessibile i suoi capolavori a chi ha difficoltà visive, permettendo la "lettura tattile" di alcune opere di grandi artisti. I visitatori non vedenti e ipovedenti potranno toccare con mano dieci opere, scelte tra le più significative, realizzate in bronzo, marmo, legno, pietre dure, gesso, terracotta, maiolica, che testimoniano alcuni momenti del passaggio della scultura dall'Ottocento al Novecento.

Si amplia così nei musei dell'ex-Polo Fiorentino l'offerta di opere destinate alla lettura tattile, e per la prima volta ne entrano a far parte opere custodite in uno dei musei di Palazzo Pitti. Tra le opere rese accessibili alla lettura tattile il Busto in marmo di Napoleone di Antonio Canova, il Ritorno dalla Posta di Augusto Rivalta e la grande scultura in gesso de La minestra di Domenico Trentacoste.

Il percorso è illustrato da audioguide, gruatuite per visitatori ciechi e ipovedenti, che favoriscono la comprensione delle opere attraverso testi appositamente elaborati, e da brevi schede descrittive, anche in versione braille. L'ingresso per gli accompagnatori, come per i non vedenti e gli ipovedenti, è gratuito.

Il progetto del percorso tattile è nato da un'idea di Nicoletta Pini e Carmela Panarello, docenti del Liceo Gramsci di Firenze, col contributo dell'Ufficio Scolastico Regionale e il patrocinio del comune di Firenze. Il 9 maggio, giorno dell'inaugurazione, gli alunni della quinta A del Liceo Scientifico Antonio Gramsci di Firenze saranno le guide del percorso per i visitatori non vedenti e ipovedenti.

"È davvero un privilegio - ha dichiarato Simonella Condemi, direttore della Galleria d'arte moderna - che il museo possa sperimentare questo nuovo percorso di visita per non vedenti ed ipovedenti". Le opere che fanno parte del percorso tattile sono: Testa colossale di Napoleone (Antonio Canova), Abele morente (Giovanni Dupré), Tavolo (anonimo italiano 1800-1830 circa), La sortita del padrone (Adriano Cecioni), Ritorno dalla posta (Augusto Rivalta), Busto di Giuseppe Verdi (Vincenzo Gemito), La minestra (Domenico Trentacoste), Carezza (Sirio Tofanari), La via perduta (Alimondo Ciampi), Profilo continuo: Dux (Renato Bertelli).

Oltre alla Galleria d'arte moderna, anche in altri musei dell'ex-Polo Fiorentino sono possibili visite con lettura tattile delle opere d'arte: agli Uffizi, al museo di San Marco, nella Villa Corsini di Castello, a Palazzo Davanzati, al Museo Nazionale del Bargello, Orsanmichele, al Cenacolo di Andrea del Sarto.

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La Nuova Sardegna del 07-05-2015

Un percorso per disabili nell'area archeologica di Tamuli

MACOMER. Mercoledì 19 maggio sarà inaugurato il percorso per disabili visivi realizzato nel complesso archeologico di Tamuli dalla Fondazione Promotea alla quale il comune di Macomer ha affidato la gestione dei siti archeologici e museali. Il percorso è stato realizzato nell'ambito del progetto "Tamuli in ogni senso", un progetto sostenuto dall'assessorato regionale alla Cultura e dalla Soprintendenza ai beni archeologici, finanziato dalla Fondazione Banco di Sardegna e cofinanziato dall'Unione dei Comuni del Marghine.

La realizzazione del progetto fa del complesso di Tamuli l'unico sito archeologico della Sardegna accessibile ai disabili visivi, ciechi e ipovedenti. «Il nostro - spiega Sergio Muroni, presidente della Fondazione Promotea, - è un intervento pilota con il quale auspichiamo di stimolare e indirizzare tutta la progettazione territoriale verso il tema dell'accessibilità poichè la riteniamo un elemento distintivo e di civiltà molto importante che potrà permettere al nostro territorio di distinguersi dal resto dell'isola attraverso l'offerta di servizi poco diffusi, o addirittura assenti nel resto della Sardegna».

Nel sito archeologico di Tamuli un cieco potrà muoversi in libertà e capire il monumento senza l'aiuto di altre persone e senza accompagnatori. Chi non vede potrà accedere al più importante sito archeologico della Sardegna centrale dove la conformazione del terreno e le barriere naturali rendono difficile la fruizione alle persone con disabilità. In Sardegna non ce ne sono altri che dispongano di tutto ciò che serve per consentire ai ciechi di spostarsi all'interno dell'area monumentale e di capire come è fatta e che cosa c'è.

Questo è possibile a Tamuli grazie ai pannelli multilingue tradotti anche nel codice Braille, all'uso di audioguide e radioguide, alla ricostruzione in rilievo dei monumenti e attraverso altri manufatti percepibili tramite il tatto. Perché chi non vede possa muoversi in modo autonomo è prevista anche la creazione di percorsi con paletti individuabili con l'uso di un bastone.

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Estense.com del 20-05-2015

Una Pinacoteca sempre più accessibile con Arteinsieme 2015

Domenica l'inaugurazione del percorso rivolto a persone con disabilità visive.

FERRARA. Arteinsieme è una manifestazione a cadenza biennale, promossa da Tactus - Centro per le Arti contemporanee, da "la Multisensorialità e l'Interculturalità" del Museo Tattile Statale Omero, in collaborazione con il Ministero per i Beni e le Attività Culturali e del Turismo, lo Sferisterio - Macerata Opera Festival, l'Ufficio Scolastico Regionale per le Marche, che giunge quest'anno alla sua sesta edizione, e vede la partecipazione della Pinacoteca Nazionale di Ferrara. Sensibile ai problemi della accessibilità, il museo ferrarese ha raccolto l'invito a partecipare alla manifestazione, rivolto ai musei italiani dall'ormai noto Museo Statale Tattile Omero di Ancona, che da anni si impegna per estendere la conoscenza dell'arte e l'accessibilità dei musei a persone con ogni tipo di disabilità, a cominciare dalle disabilità visive.

Domenica 24 maggio, alle ore 10:30, verrà inaugurato il percorso nel quale sono collocati libri tattili, con testi in braille e riproduzioni tridimensionali di alcune tra le principali opere della Pinacoteca. I libri tattili sono realizzati da Rita Cassani con materiale povero o di riuso, con la collaborazione della sezione ferrarese dell'Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti. Criterio principe resta sempre l'utilizzo di materiale semplice, quando possibile di riutilizzo, a ribadire che è possibile portare a termine i progetti anche senza grandi capitali. Non quindi una sezione separata, bensì un percorso che si sviluppa parallelamente a quello accessibile ai vedenti, per la piena inclusione di tutti i visitatori della pinacoteca. Un percorso destinato ad essere ampliato, sia nel numero di opere, sia nei mezzi per illustrarle.

Domenica 24 maggio saranno illustrati il progetto, i suoi possibili sviluppi. Il materiale esposto sarà illustrato nel corso di una visita guidata nel corso della quale anche i vedenti, grazie a una mascherina opaca, potranno provare a "vedere con le mani".

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Il Corriere della Sera del 21-05-2015

"Rivelare la storia" con tablet e mappe tattili

BARI. «Rivelare la storia» è il proposito che si pone l'omonimo convegno dedicato all'inaugurazione del Parco archeologico di Egnazia, previsto domani e dopodomani presso il Museo Nazionale Archeologico di Egnazia «Giuseppe Andreassi». Un incontro di riflessione e di studio doveroso per documentare una complessa storia di tutela, valorizzazione e promozione della più estesa e stratificata area archeologica della Puglia. Il progetto di revisione museografica di Egnazia, concretizzatosi in un rinnovato sistema di comunicazione e fruizione dei reperti e nella realizzazione di un apparato multimediale, è finanziato da Arcus S.p.A., la società per lo sviluppo dell'arte, della cultura e dello spettacolo partecipata dal ministero dell'Economia in collaborazione con il ministero dei Beni e delle attività culturali e del turismo, con la Soprintendenza archeologica della Puglia, il Comune di Fasano e l'Università di Bari. Oltre ad Egnazia, modello di valorizzazione all'avanguardia nel panorama italiano, saranno affrontate altre esperienze affini, i casi di Cagliari e Salerno (Jacopo Bonetto) e di Stella in Friuli (Massimo Capulli) e saranno indagate questioni direttamente connesse: i rapporti tra le aree archeologiche e la tutela del paesaggio (Francesco Canestrini) e la manutenzione dei siti (Paolo Gasparoli). Numerosi i contributi, istituzionali di Eugenia Vantaggiato, segretario regionale del Mibact (ministero dei Beni e delle attività culturali e del Turismo), e di Fabrizio Vona, direttore del Polo museale pugliese, e di quanti hanno attivamente contribuito alla riconversione «smart» di Egnazia, ovvero Luigi La Rocca, soprintendente archeologico della Puglia, Raffaella Cassano, direttrice del progetto di ricerca dell'Università di Bari, Angela Cinquepalmi, direttore del museo, Francesco Longobardi, direttore dei lavori, e gli archeologi Gianluca Mastrocinque e Paolo Mauriello. In sintesi il progetto ha dotato Egnazia di un nuovo percorso di visita, comprensivo delle zone scavate di recente (la necropoli, l'area urbana, la fortificazione messapica e l'acropoli), con la sua amena collocazione tra la terra e il mare e con la sua storia, ininterrottamente documentata, dall'abitato dell'Età del bronzo fino al villaggio medievale del XIII secolo. Ogni visitatore, fornito di un tablet all'inizio della visita, potrà personalizzare l'itinerario, contando su dispositivi che integrano i pannelli informativi con immagini e restituzioni virtuali. Novità anche per i disabili visivi supportati da mappe tattili, opportunamente distribuite in tutta l'area.

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Giornale UICI del 29-05-2015

Centro di Documentazione Giuridica - L'inps conferma il pagamento delle pensioni al primo del mese

di Paolo Colombo

Dal 1° giugno tutti i pensionati vedranno spostarsi al primo giorno di ciascun mese la data di liquidazione delle prestazioni previdenziali. Lo comunica ufficialmente l'Inps con il messaggio 3519/2015 con il quale l'istituto coordina le novità introdotte di recente dal decreto legge 65/2015.

L'articolo 6 del decreto legge 21 maggio 2015, n. 65 ha stabilito, infatti, che "a decorrere dal 1º giugno 2015, al fine di razionalizzare e uniformare le procedure e i tempi di pagamento delle prestazioni previdenziali corrisposte dall'INPS, i trattamenti pensionistici, gli assegni, le pensioni e le indennità di accompagnamento erogate agli invalidi civili, nonché le rendite vitalizie dell'INAIL sono posti in pagamento il primo giorno di ciascun mese o il giorno successivo se festivo o non bancabile, con un unico mandato di pagamento ove non esistano cause ostative, eccezion fatta per il mese di gennaio 2016 in cui il pagamento avviene il secondo giorno bancabile. A decorrere dall'anno 2017, detti pagamenti sono effettuati il secondo giorno bancabile di ciascun mese".

Tale articolo modifica dunque la previsione contenuta nel comma 302 dell'art.1 della legge 190 del 23 dicembre 2014 (Legge di stabilità) che aveva invece previsto che il pagamento delle pensioni slittasse al 10 del mese per i pensionati che percepivano doppia pensione INPS INPDAP).

L'istituto precisa, pertanto, che a decorrere dalla mensilità di giugno 2015, viene unificata al primo giorno del mese la data di pagamento per tutte le gestioni dell'Istituto, anticipando i pagamenti anche dei trattamenti pensionistici delle gestioni spettacolo e sportivi professionisti che erano effettuati il 10 del mese, e delle gestioni pubbliche che erano effettuati il 16 del mese. La novità, quindi, interesserà anche i titolari delle prestazioni pagate in via "inframensile" che vedranno, nei fatti, allineata la data di pagamento del rateo a quella vigente nelle gestioni Inps dei lavoratori dipendenti. L'effetto armonizzazione è di non poco conto.

A partire dal 1° luglio, poi, i titolari di più trattamenti pensionistici facenti carico a gestioni private, gestioni pubbliche e gestioni spettacolo e sport riceveranno un pagamento unico, sempre al primo di ogni mese, comprendente tutti i trattamenti corrisposti dall'Inps. Ad esempio, quindi, una pensione diretta a carico della gestione Inps sarà pagata assieme ad eventuali ulteriori trattamenti erogati dall'Inps ad altro titolo nei confronti dello stesso beneficiario da altre gestioni (es. pensione di reversibilità).

Nel caso in cui il giorno 1 cada in giorno festivo o non bancabile, il pagamento viene posticipato al primo giorno bancabile successivo. Il pagamento al giorno 1° sarà effettuato sia per le pensioni in pagamento in Italia che per le pensioni in pagamento all'estero, ferma restando la cadenza bimestrale con pagamento posticipato per le pensioni delle gestioni spettacolo e sportivi professionisti corrisposte a beneficiari residenti all'estero. Per le pensioni in pagamento all'estero è stata parificata la sola data di pagamento, in attesa di completare a breve l'unificazione del processo di pagamento delle pensioni estere delle gestioni pubbliche, dello spettacolo e degli sportivi.

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Giornale UICI del 15-05-2015

Centro di Documentazione Giuridica - La competenza giurisdizionale in tema di sostegno al minore disabile è del giudice ordinario

di Paolo Colombo

In tema di riparto di giurisdizione, il dibattito intorno al riconoscimento o meno di un diritto soggettivo (con conseguente pronuncia a favore della giurisdizione del giudice ordinario) oppure di un interesse legittimo del minore disabile in tema di sostegno scolastico (con giurisdizione affidata al giudice amministrativo) è sempre a ancora attuale.

In merito segnaliamo la sentenza della Corte di Cassazione a Sezioni Unite, n. 25011/2014 del 25 novembre 2014 che, non è solo pregevole per la forma espositiva e la tecnica motivazionale, ma è molto importante e condivisibile nel merito, in quanto ha stabilito che spetta al giudice ordinario la giurisdizione sull'assistenza del minore disabile a scuola, perché il diritto all'istruzione è parte integrante del riconoscimento e della garanzia dei diritti dei disabili, per il conseguimento di quella pari dignità sociale che consente il pieno sviluppo e l'inclusione della persona umana con disabilità.

La sentenza arriva dopo che un genitore ha presentato ricorso contro le amministrazioni statali e comunali, che avevano assegnato al figlio minore, affetto da handicap grave certificato dalle competenti commissioni mediche ai sensi dell'articolo 3, comma 3, della Legge 104/1992, 15 ore di Aec, non garantendo il rapporto di 1 a 1, un numero di ore non equivalenti all'intero orario di frequenza.

La Corte regolatrice della giurisdizione, dopo un excursus sulla normativa vigente nazionale e internazionale in materia, argomenta partendo dalla legge 1° marzo 2006, n. 67 (Misure per la tutela giudiziaria delle persone con disabilità vittime di discriminazioni), che nel promuovere la piena attuazione del principio di parità di trattamento e delle pari opportunità nei confronti delle persone con disabilità al fine di garantire alle stesse il pieno godimento dei loro diritti civili, politici, economici e sociali, traccia all'articolo 2 una rilevante distinzione tra due possibili forme di violazione di tale parità (la discriminazione diretta e la discriminazione indiretta), e, all'articolo 3, affida al giudice ordinario la competenza giurisdizionale avverso gli atti e i comportamenti discriminatori, richiamando le nuove norme sulla tutela antidiscriminatoria previste dall'articolo 28 del Dlgs n. 150/2011.

La stessa Corte ha altresì richiamato quanto già disposto dalla Corte Costituzionale nella sentenza n. 215 del 1987, in cui è chiarito che la frequenza scolastica è, «insieme alle pratiche di cura e riabilitazione ed al proficuo inserimento nella famiglia», «un essenziale fattore di recupero del portatore di handicap e di superamento della sua emarginazione, in un complesso intreccio in cui ciascuno di tali elementi interagisce sull'altro e, se ha evoluzione positiva, può operare in funzione sinergica ai fini del complessivo sviluppo della personalità».

Pertanto, una volta che l'istituto scolastico abbia adottato un piano educativo individualizzato o uno strumento equipollente, non c'è alcuna discrezionalità da parte dell'amministrazione nell'assegnare le ore di sostegno, che debbono essere comunque assicurate in misura pari al piano educativo già deliberato.

La Corte di Cassazione (Sentenza n. 25011/2014 del 25 novembre 2014, delle Sezioni Riunite) ha chiarito che questa materia non attiene alla mera erogazione di un servizio pubblico (riservata al giudice amministrativo) ma è parte integrante del riconoscimento dei diritti della persona, e della garanzia che ai disabili sia garantita l'inclusione sociale.

L'Amministrazione dunque non ha margini di discrezionalità nel modificare l'attribuzione delle ore di Sostegno scolastico quale è stabilita, dal "Gruppo di lavoro per l'integrazione degli handicappati", con il Piano Educativo Individualizzato. Dunque in tale materia, non esiste la giurisdizione esclusiva (in materia di servizi pubblici) del giudice amministrativo.

Il piano educativo individualizzato per il sostegno scolastico dell'alunno in situazione di handicap, una volta elaborato con il concorso degli insegnanti e degli operatori della sanità pubblica, comporta l'obbligo dell'amministrazione scolastica - priva di potere discrezione a rimodulare la misura del supporto integrativo in ragione della scarsità di risorse disponibili per il servizio - di apprestare gli interventi corrispondenti alle esigenze rilevate.

Le problematiche economiche, quindi, non possono legittimare l'omissione o l'insufficienza della misura del supporto integrativo che è lesiva del diritto dell'alunno disabile ad avere pari opportunità nella fruizione del servizio scolastico, determinando - in assenza di una corrispondente contrazione dell'offerta formativa per gli altri allievi - una discriminazione indiretta, per la cui repressione è comunque competente il giudice ordinario.

Paolo Colombo

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Giornale UICI del 06-05-2015

Corte Costituzionale sentenza n. 22/2015: riconoscimento delle provvidenze economiche agli stranieri «ciechi civili parziali» e «ciechi ventesimisti»

di Paolo Colombo

La Corte Costituzionale, il 27 gennaio u.s., ha emesso una sentenza che conferma l'orientamento favorevole alla concessione delle previdenze economiche ai non vedenti stranieri.

Nella sentenza 22/2015, precisa nuovamente la Suprema Corte che le provvidenze per indennità non sono condizionate al possedimento del permesso di soggiorno di lunga durata per le persone provenienti da Paesi non appartenenti all'Unione Europea. Essa in particolare, si esprime sulla pensione per i «ciechi civili parziali» e sull'indennità speciale per i «ciechi ventesimisti» stranieri riconoscendo l'illegittimità costituzionale delle norme che prevedono il possesso del permesso di soggiorno di lunga durata per il riconoscimento della citate previdenze.

Nella sentenza di cui si riporta il testo integrale in allegato, la Corte Costituzionale, riprendendo i precedenti pronunciamenti in materia, chiarisce nuovamente che è illegittimo conferire tali provvidenze solo a chi è in possesso del permesso di soggiorno di lunga durata; infatti, anche alle persone che provengono da Paesi extra-europei soggiornanti in Italia e che hanno limitazioni alle funzioni visive (persone cieche parziali e cieche ventesimiste) spetta la «pensione ai ciechi parziali» e «l'indennità speciale ciechi ventesimisti», anche se non sono in possesso della carta di soggiorno.

Tale Sentenza segue l'indirizzo già adottato dalla Corte Costituzionale con i precedenti pronunciamenti sull'indennità mensile di frequenza, sull'indennità di accompagnamento per gli invalidi civili, sulla pensione per le persone con invalidità civile totale e sull'assegno mensile di assistenza per le persone con invalidità civile parziale.

Sentenza della Corte Costituzionale 27 gennaio 2015, n. 22

"Giudizio di legittimità costituzionale su Art. 80, c. 19° , della legge 23/12/2000, n. 388, in combinato disposto con l'art. 9, c. 1°, del decreto legislativo 25/07/1998, n. 286, come modificato dall'art. 9, c. 1°, della legge 30/07/2002, n. 189, poi sostituito dall'art. 1, c. 1°, lett. a), del decreto legislativo 08/01/2007, n.3. art. 80, c. 19° legge del 23/12/2000 n. 388"

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE COSTITUZIONALE

composta dai signori: Presidente: Alessandro CRISCUOLO; Giudici : Paolo Maria NAPOLITANO, Giuseppe FRIGO, Paolo GROSSI, Giorgio LATTANZI, Aldo CAROSI, Marta CARTABIA, Sergio MATTARELLA, Mario Rosario MORELLI, Giancarlo CORAGGIO, Giuliano AMATO, Silvana SCIARRA, Daria de PRETIS, Nicolò ZANON,

ha pronunciato la seguente

SENTENZA

nel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 80, comma 19, della legge 23 dicembre 2000, n. 388 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato ? legge finanziaria 2001), in combinato disposto con l'art. 9, comma 1, del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 (Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero), come modificato dall'art. 9, comma 1, della legge 30 luglio 2002, n. 189 (Modifica alla normativa in materia di immigrazione e di asilo), poi sostituito dall'art. 1, comma 1, lettera a), del decreto legislativo 8 gennaio 2007, n. 3 (Attuazione della direttiva 2003/109/CE relativa allo status di cittadini di Paesi terzi soggiornanti di lungo periodo), promosso dalla Corte d'appello di Bologna con ordinanza del 20 settembre 2012 e nel giudizio di legittimità costituzionale del predetto art. 80, comma 19, della legge 23 dicembre 2000, n. 388 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato ? legge finanziaria 2001), promosso dalla Corte di cassazione con ordinanza del 20 maggio 2014, iscritte rispettivamente al n. 4 del registro ordinanze 2013 e al n. 148 del registro ordinanze 2014 e pubblicate nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 5, prima serie speciale, dell'anno 2013 e n. 39, prima serie speciale, dell'anno 2014.

Visti gli atti di costituzione dell'Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS);

udito nell'udienza pubblica del 27 gennaio 2015 il Giudice relatore Paolo Grossi;

udito l'avvocato Clementina Pulli per l'INPS.

Ritenuto in fatto

1.? Con ordinanza del 20 settembre 2012, la Corte d'appello di Bologna ha sollevato, in riferimento agli artt. 2, 3, 10, primo comma, 32, 38 e 117, primo comma, della Costituzione, in relazione all'art. 14 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (CEDU) e all'art. 1 del relativo Primo Protocollo addizionale, questione di legittimità costituzionale del «combinato disposto» dell'art. 80, comma 19, della legge 23 dicembre 2000, n. 388 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato ? legge finanziaria 2001) e dell'art. 9, comma 1, del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 (Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero), come modificato dall'art. 9, comma 1, della legge 30 luglio 2002, n. 189 (Modifica alla normativa in materia di immigrazione e di asilo), poi sostituito dall'art. 1, comma 1, lettera a), del decreto legislativo 8 gennaio 2007, n. 3 (Attuazione della direttiva 2003/109/CE relativa allo status di cittadini di Paesi terzi soggiornanti di lungo periodo), «in correlazione» con l'art. 8 della legge 10 febbraio 1962, n. 66 (Nuove disposizioni relative all'Opera nazionale per i ciechi civili) e con l'art. 3, comma 1, della legge 21 novembre 1988, n. 508 (Norme integrative in materia di assistenza economica agli invalidi civili, ai ciechi civili ed ai sordomuti).

Alla luce dei princìpi affermati nella giurisprudenza costituzionale, il giudice rimettente reputa manifestamente irragionevole subordinare «l'attribuzione di una prestazione assistenziale quale la indennità di accompagnamento riconosciuta al c.d. cieco civile ventesimista», al possesso di un titolo alla permanenza nel territorio dello Stato che richiede, tra l'altro, la titolarità di un reddito; con «incidenza negativa», anche, sul diritto alla salute (art. 32 Cost.), sui diritti riconosciuti dagli altri parametri evocati (artt. 2, 3 e 38 Cost.) nonché sui diritti inviolabili della persona tutelati dalle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute (art. 10, primo comma, Cost.), che vietano la discriminazione nei confronti degli stranieri legalmente soggiornanti; con violazione anche dell'art. 117, primo comma, Cost., in relazione all'art. 14 della CEDU e all'art. 1 del relativo Primo Protocollo addizionale.

Tutti questi rilievi varrebbero «a maggiore ragione» anche per il diritto alla pensione; con la conseguenza che la subordinazione della attribuzione di tale prestazione al possesso di un titolo di soggiorno, a sua volta subordinato alla titolarità di un reddito, «rende ancora più evidente la intrinseca irragionevolezza del complesso normativo in esame».

In punto di rilevanza, la questione appare pregiudiziale, posto che l'appellato possiederebbe tutti i requisiti per il riconoscimento delle prestazioni domandate, ad eccezione di quello richiesto dalla disposizione censurata.

2.? Nel giudizio si è costituito l'Istituto nazionale della previdenza sociale, (d'ora in avanti «INPS»), chiedendo che la questione sia dichiarata non fondata.

L'INPS osserva come, alla luce della stessa giurisprudenza costituzionale, debba considerarsi legittima l'introduzione di limitazioni all'attribuzione di prestazioni assistenziali e pensionistiche in relazione a taluni requisiti, come il reddito e la stabile permanenza nel territorio dello Stato.

Quanto, poi, alla CEDU, nel suo ambito «(peraltro, di evidente contenuto politico-programmatico)», non sarebbero «individuabili norme di rango costituzionale che impongano al legislatore di equiparare gli stranieri ai cittadini dell'Unione ai fini della concessione di provvidenze economiche di mera assistenza sociale», mentre la condizione giuridica dello straniero, regolata dalla legge, rispetterebbe il parametro di cui all'art. 10, primo comma, Cost., «in quanto le diverse prestazioni di assistenza sociale, riconosciute ai possessori di carta di soggiorno rispetto ai possessori di permesso di soggiorno, appaiono ispirate al principio di ragionevolezza e di rispetto della condizione dello straniero».

La norma censurata, d'altra parte, «inserita nella legge finanziaria», mirerebbe evidentemente anche a contemperare la concessione dei benefìci alle esigenze connesse alla limitatezza delle «risorse finanziarie disponibili»: da un lato, basandosi «sul presupposto della equiparazione del disabile straniero al disabile cittadino italiano ai fini dell'ottenimento delle provvidenze economiche di natura assistenziale» come quelle in discorso e, dall'altro, correlandosi al principio della non "esportabilità" delle provvidenze medesime in sede comunitaria, ai fini, anche, della prevenzione del fenomeno del cosiddetto "turismo assistenziale".

3.? Con ordinanza depositata il 20 maggio 2014, la Corte di cassazione ha sollevato #questione di legittimità costituzionale dell'art. 80, comma 19, della richiamata legge n. 388 del 2000, «nella parte in cui subordina al requisito della titolarità della carta di soggiorno la concessione agli stranieri legalmente soggiornanti nel territorio dello Stato della pensione e della indennità di accompagnamento per ciechi assoluti e dell'assegno sociale maggiorato».

Passati in rassegna i motivi di ricorso ed enunciata la rilevanza della questione, il giudice rimettente ne illustra anche le ragioni di non manifesta infondatezza, richiamando la giurisprudenza costituzionale più volte soffermatasi sulla disciplina di cui alla disposizione censurata, dichiarata costituzionalmente illegittima in riferimento ai diversi istituti assistenziali di volta in volta presi in considerazione.

Viene, in particolare, rammentata la sentenza n. 40 del 2013, i cui princìpi - enunciati in riferimento alla condizione di soggetti «portatori di handicap fortemente invalidanti» - si ritiene non possano «non valere anche con riferimento alle prestazioni assistenziali, richieste nel giudizio principale»: si tratterebbe, infatti, di prestazioni destinate a «fornire alla persona un minimo "sostentamento" idoneo ad assicurare la sopravvivenza», in relazione a «una condizione fisica gravemente menomata», e predisposte per «consentire il concreto soddisfacimento dei "bisogni primari" inerenti alla stessa sfera di tutela della persona umana, che è compito della Repubblica promuovere e salvaguardare».

Si sottolinea, in particolare, la peculiarità propria dell'indennità di accompagnamento per ciechi rispetto all'omonima provvidenza prevista per altri invalidi e si osserva, quanto all'assegno sociale maggiorato, che nel giudizio principale risulta «inapplicabile "ratione temporis"» la disciplina di cui all'art. 20, comma 10, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112 (Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria), convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 6 agosto 2008, n. 133.

Si esclude, infine, sia la possibilità di «una interpretazione costituzionalmente orientata» sia una disapplicazione della disposizione censurata per contrasto con l'art. 14 della CEDU, «"norma di principio"» priva, come tutte «le previsioni della Convenzione», di «efficacia diretta nel nostro ordinamento».

4.? Nel giudizio si è costituito l'INPS, che ha chiesto dichiararsi infondata la proposta questione.

Evidenziate le caratteristiche dell'assegno sociale, l'INPS osserva come, a seguito delle modifiche introdotte dall'art. 20, comma 10, del d.l. n. 112 del 2008, come convertito, questa provvidenza è corrisposta a condizione che gli aventi diritto abbiano soggiornato legalmente in via continuativa nel territorio nazionale per almeno dieci anni, così che il trattamento riservato allo straniero dalla norma denunciata risulta «sicuramente più favorevole rispetto a quello previsto per il cittadino italiano».

Effettivamente, peraltro, si sarebbero rimodulati «in senso restrittivo i requisiti costitutivi che consentono l'accesso alle provvidenze in questione», senza, tuttavia, che la risultante disciplina possa ritenersi illogica o irrazionale.

Quanto al profilo relativo alle norme CEDU come parametro interposto ed a quello concernente le esigenze di finanza pubblica alle quali riconnettere la norma censurata, l'INPS ripropone, in sostanza, gli argomenti già esposti.

5.? In una ulteriore memoria, depositata in prossimità dell'udienza, l'INPS ha insistito nella richiesta formulata, sottolineando, in particolare, «la differenza tra l'assegno sociale e le altre prestazioni assistenziali», anche in ragione della «disciplina differenziata prevista dal Legislatore per l'accesso» alle medesime.

Considerato in diritto

1.? La Corte è chiamata a giudicare della legittimità costituzionale dell'art. 80, comma 19, della legge 23 dicembre 2000, n. 388 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato ? legge finanziaria 2001), denunciato dalla Corte d'appello di Bologna, con ordinanza del 20 settembre 2012, in riferimento agli artt. 2, 3, 10, primo comma, 32, 38 e 117, primo comma, della Costituzione, in relazione all'art. 14 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (CEDU) e all'art. 1 del relativo Primo Protocollo addizionale - in «combinato disposto» con l'art. 9, comma 1, del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 (Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero), come modificato dall'art. 9, comma 1, della legge 30 luglio 2002, n. 189 (Modifica alla normativa in materia di immigrazione e di asilo), poi sostituito dall'art. 1, comma 1, lettera a), del decreto legislativo 8 gennaio 2007, n. 3 (Attuazione della direttiva 2003/109/CE relativa allo status di cittadini di Paesi terzi soggiornanti di lungo periodo), e «in correlazione» con l'art. 8 della legge 10 febbraio 1962, n. 66 (Nuove disposizioni relative all'Opera nazionale per i ciechi civili) e con l'art. 3, comma 1, della legge 21 novembre 1988, n. 508 (Norme integrative in materia di assistenza economica agli invalidi civili, ai ciechi civili ed ai sordomuti) -; nonché dalla Corte di cassazione, con ordinanza depositata il 20 maggio 2014, «nella parte in cui subordina al requisito della titolarità della carta di soggiorno la concessione agli stranieri legalmente soggiornanti nel territorio dello Stato della pensione e della indennità di accompagnamento per ciechi assoluti e dell'assegno sociale maggiorato».

2.? Avendo ad oggetto una medesima disposizione, i giudizi vanno riuniti per essere definiti con un'unica pronuncia.

La questione prospettata dalla Corte d'appello di Bologna relativamente all'art. 9, comma 1, del decreto legislativo n. 286 del 1998, come modificato, «in combinato disposto» con il predetto art. 80, comma 19, della legge n. 388 del 2000, appare priva di autonomia agli effetti del petitum perseguito, essendo quest'ultimo evidentemente diretto a rimuovere la preclusione prevista in linea generale per i cittadini extracomunitari e riferibile anche alle provvidenze in discorso.

3.? Va preliminarmente rilevato che l'ordinanza rimessa dalla Corte di cassazione presenta insuperabili carenze nella motivazione, tanto in ordine all'esatta e specifica individuazione dei parametri costituzionali che si assumono violati, quanto in merito alle ragioni della non manifesta infondatezza, ponendo, dunque, una questione che va dichiarata manifestamente inammissibile. Il giudice rimettente si limita, infatti, ad operare un semplice rinvio, per relationem, all'eccezione sollevata dalla parte ricorrente e ad una rievocazione, peraltro generica, dei princìpi posti a base di numerose pronunce di questa Corte relativamente alla stessa materia. Viene, in particolare, richiamata la sentenza n. 40 del 2013, con la quale fu dichiarata l'illegittimità costituzionale della disposizione qui all'esame, nella parte in cui subordinava al requisito della titolarità della carta di soggiorno la concessione agli stranieri legalmente soggiornanti nel territorio dello Stato dell'indennità di accompagnamento, di cui all'art. 1 della legge 11 febbraio 1980, n. 18 (Indennità di accompagnamento agli invalidi civili totalmente inabili), e della pensione di inabilità, di cui all'art. 12 della legge 30 marzo 1971, n. 118 (Conversione in legge del D.L. 30 gennaio 1971, n. 5 e nuove norme in favore dei mutilati ed invalidi civili).

Occorre ribadire, al riguardo, secondo la costante giurisprudenza di questa Corte, che, ai fini del necessario scrutinio della rilevanza della questione sottoposta nonché dei profili della sua non manifesta infondatezza, il giudice rimettente non può esimersi dal fornire, nell'atto di promovimento, un'esauriente ed autonoma motivazione (ordinanza n. 33 del 2014): dovendosi, invece, escludere che il mero recepimento o la semplice prospettazione di argomenti sviluppati dalle parti o rinvenuti nella giurisprudenza, anche costituzionale, equivalgano a chiarire, per sé stessi, le ragioni per le quali "quel" giudice reputi che la norma applicabile in "quel" processo risulti in contrasto con il dettato costituzionale (nello stesso senso, sentenza n. 7 del 2014).

L'enunciata carenza, d'altra parte, non appare, nella specie, emendabile neppure attraverso una sorta di "interpretazione contenutistica" del provvedimento: se si esclude, infatti, un fugace accenno alla violazione del principio di solidarietà, non risultano additati, con autonomo apprezzamento, specifici "vizi" della normativa censurata, né risulta operata alcuna autonoma selezione di profili di illegittimità, in riferimento a specifici parametri, rispetto a quelli complessivamente rintracciati nelle "fonti" richiamate.

Nel dubitare della legittimità della norma denunciata, la Corte rimettente non sembra abbia, d'altra parte, considerato significativo, sotto alcun profilo, un eventuale problema di compatibilità - astrattamente riguardante i cittadini extracomunitari così come gli italiani - tra le varie misure assistenziali in discussione (e, in particolare, tra l'assegno sociale e la pensione di inabilità): le quali appaiono immotivatamente accomunate sul versante delle garanzie di "non discriminazione", peraltro solo implicitamente evocate, nonostante le differenze nella ratio, nella disciplina positiva e nelle finalità - in ipotesi, appunto, perfino alternative - che le caratterizzano.

4.? È fondata, invece, la questione sollevata dalla Corte d'appello di Bologna e riferita alla previsione che subordina alla titolarità della carta di soggiorno la concessione, in favore dei ciechi extracomunitari, della pensione di cui all'art. 8 della legge n. 66 del 1962, a norma del quale «Tutti coloro che siano colpiti da cecità assoluta o abbiano un residuo visivo non superiore ad un ventesimo in entrambi gli occhi con eventuale correzione, hanno diritto alla corresponsione della pensione a decorrere dal compimento del 18° anno di età» nonché della speciale indennità di cui all'art. 3, comma 1, della legge n. 508 del 1988, secondo cui «A decorrere dal 1° gennaio 1988, ai cittadini riconosciuti ciechi, con residuo visivo non superiore ad un ventesimo in entrambi gli occhi con eventuale correzione, è concessa una speciale indennità non reversibile al solo titolo della minorazione di L. 50.000 mensili per dodici mensilità».

Al riguardo, appare utile, anzitutto, muovere dal precedente specifico costituito dalla già richiamata sentenza n. 40 del 2013.

In questa decisione, prendendo in esame l'identica condizione ostativa della necessaria titolarità della carta di soggiorno (ora permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo, a norma del decreto legislativo 8 gennaio 2007, n. 3, recante «Attuazione della direttiva 2003/109/CE relativa allo status di cittadini di Paesi terzi soggiornanti di lungo periodo»), ai fini del riconoscimento agli stranieri extracomunitari dell'indennità di accompagnamento (di cui all'art. 1 della legge n. 18 del 1980) e della pensione di inabilità (di cui all'art. 12 della legge n. 118 del 1971) (provvidenze del tutto simili a quelle in esame), la Corte rilevò in particolare, sulla scia di proprie analoghe precedenti pronunce, come, nell'ipotesi in cui vengano in rilievo provvidenze destinate al sostentamento della persona nonché alla salvaguardia di condizioni di vita accettabili per il contesto familiare in cui il disabile si trova inserito, «qualsiasi discrimine fra cittadini e stranieri legalmente soggiornanti nel territorio dello Stato, fondato su requisiti diversi da quelli previsti per la generalità dei soggetti, finisce per risultare in contrasto con il principio di non discriminazione di cui all'art. 14 della CEDU», per come interpretato dalla Corte europea dei diritti dell'uomo.

Questi princìpi dovevano trovare applicazione - si osservò - anche in riferimento alle misure assistenziali prese in considerazione nel frangente, in riferimento a benefìci rivolti a soggetti in gravi condizioni di salute, portatori di impedimenti fortemente invalidanti, la cui tutela implicava il coinvolgimento di una serie di valori di essenziale risalto e tutti di rilievo costituzionale, a cominciare da quello della solidarietà, enunciato all'art. 2 Cost. Del resto - si disse - anche le diverse convenzioni internazionali, che parimenti presidiano i corrispondenti valori, rendevano «priva di giustificazione la previsione di un regime restrittivo (ratione temporis, così come ratione census) nei confronti di cittadini extracomunitari, legalmente soggiornanti nel territorio dello Stato da tempo apprezzabile ed in modo non episodico».

I rilievi appena richiamati debbono, a fortiori, essere riaffermati in riferimento allo stato delle persone non vedenti. La specificità, infatti, dei connotati invalidanti - resa evidente dalla particolare attenzione e dal favor che caratterizzano, da epoca ormai risalente, la normativa di settore, con la previsione di diverse provvidenze per le persone che risultino averne titolo - renderebbe ancora più arduo giustificare, nella dimensione costituzionale della convivenza solidale, una condizione ostativa - inevitabilmente discriminatoria - che subordini al possesso della carta di soggiorno la fruizione di benefìci intrinsecamente raccordati alla necessità di assicurare a ciascuna persona, nella più ampia e compatibile misura, condizioni minime di vita e di salute.

Ove così non fosse, d'altra parte, specifiche provvidenze di carattere assistenziale - inerenti alla sfera di protezione di situazioni di inabilità gravi e insuscettibili di efficace salvaguardia al di fuori degli interventi che la Repubblica prevede in adempimento degli inderogabili doveri di solidarietà (art. 2 Cost.) - verrebbero fatte dipendere, nel caso degli stranieri extracomunitari, da requisiti di carattere meramente "temporale", del tutto incompatibili con l'indifferibilità e la pregnanza dei relativi bisogni: i quali requisiti ineluttabilmente finirebbero per innestare nel tessuto normativo condizioni incoerenti e incompatibili con la natura stessa delle provvidenze, generando effetti irragionevolmente pregiudizievoli rispetto al valore fondamentale di ciascuna persona.

La disposizione denunciata, pertanto, risultando in contrasto con gli evocati parametri costituzionali e con i relativi princìpi - oltre che con quelli più volte affermati dalla giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo -, deve essere dichiarata costituzionalmente illegittima.

per questi motivi

La Corte costituzionale

riuniti i giudizi,

1) dichiara l'illegittimità costituzionale dell'art. 80, comma 19, della legge 23 dicembre 2000, n. 388 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato ? legge finanziaria 2001), nella parte in cui subordina al requisito della titolarità della carta di soggiorno la concessione agli stranieri legalmente soggiornanti nel territorio dello Stato della pensione di cui all'art. 8 della legge 10 febbraio 1962, n. 66 (Nuove disposizioni relative all'Opera nazionale per i ciechi civili) e dell'indennità di cui all'art. 3, comma 1, della legge 21 novembre 1988, n. 508 (Norme integrative in materia di assistenza economica agli invalidi civili, ai ciechi civili ed ai sordomuti);

2) dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale sollevata dalla Corte di cassazione con l'ordinanza in epigrafe.

Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 27 gennaio 2015.

F.to:

Alessandro CRISCUOLO, Presidente

Paolo GROSSI, Redattore

Gabriella Paola MELATTI, Cancelliere

Depositata in Cancelleria il 27 febbraio 2015.

Il Direttore della Cancelleria

F.to: Gabriella Paola MELATTI

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Giornale UICI del 22-05-2015

Centro di Documentazione Giuridica - La Cassazione Civile sez. lavoro nuovamente dichiara l'annullabilità del recesso esercitato nei riguardi del lavoratore disabile Cass. civ. Sez. lavoro, Sent. 26-02-2015 n. 3931

di Paolo Colombo

La Corte di Cassazione Civile Sez. lavoro con sentenza n.3931 è nuovamente intervenuta sul tema del licenziamento del lavoratore disabile.

In tale sentenza ha precisato che l'art. 10, comma 4, della legge 12 marzo 1999, n. 68 - prevedendo l'annullabilità del recesso esercitato nei confronti del lavoratore disabile (o di categoria equiparata) occupato obbligatoriamente "qualora, nel momento della cessazione del rapporto, il numero dei rimanenti lavoratori occupati obbligatoriamente sia inferiore alla quota di riserva" prevista dal precedente art. 3 della legge - riguarda soltanto il "recesso di cui all'articolo 4, comma 9, della legge 23 luglio 1991, n. 223, ovvero il licenziamento per riduzione di personale o per giustificato motivo oggettivo" e non anche gli altri tipi di recesso datoriale.

Tale decisione è conforme alla precedente sentenza (cfr. Cass. civ. Sez. lavoro, 26/06/2009, n. 15080 ) che relativamente allo stesso tema e alla stessa normativa sopra richiamata aveva previsto che il recesso, ovvero il licenziamento per riduzione di personale o per giustificato motivo oggettivo "esercitato nei confronti del lavoratore occupato obbligatoriamente, sono annullabili qualora, nel momento della cessazione del rapporto, il numero dei rimanenti lavoratori occupati obbligatoriamente sia inferiore alla quota di riserva" - si applica espressamente e in maniera esclusiva ai lavoratori assunti in forza della disciplina dettata in materia di assunzione obbligatoria, senza che, ove la quota di riserva aziendale risulti scoperta, sia computabile nella stessa il personale invalido non assunto obbligatoriamente.

Ne consegue dunque che la norma non si applica al licenziamento disciplinare, nelle sue diverse configurazioni, in conformità con l'idea ispiratrice di tutta la legge n. 68 del 1999 di coniugare la valorizzazione delle capacità professionali dei disabili (o equiparati) con la funzionalità economica delle imprese che li assumono.

Considerata l'importanza del tema trattato, segue il testo integrale della sentenza commentata.

______________________________________________________________________________________

Cass. civ. Sez. lavoro, Sent., 26-02-2015, n. 3931

Fatto Diritto P.Q.M.

LAVORO (RAPPORTO DI)

Assunzione (diritto alla)

Licenziamento per giustificato motivo

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MACIOCE Luigi - Presidente -

Dott. D'ANTONIO Enrica - rel. Consigliere -

Dott. PATTI Adriano Piergiovanni - Consigliere -

Dott. GHINOY Paola - Consigliere -

Dott. AMENDOLA Fabrizio - Consigliere -

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 29641-2011 proposto da:

G.M. C.F. (OMISSIS), domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR, presso la CANCELLERIA DELLA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE, rappresentato e difeso dall'avvocato OLDRINI ALESSIO, giusta delega in atti;

- ricorrente -

contro

SOCIETà AGRICOLA CORTE GRANDE S.A.S. DI ANDREA PEDRINI & C, (già AZIENDA AGRICOLA CORTE GRANDE S.A.S. DI ALBERTO PEDRINI E C.) C.F. (OMISSIS), in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DI RIPETTA 22, presso lo studio dell'avvocato VESCI GERARDO, che la rappresenta e difende unitamente all'avvocato CAGGESE MARGHERITA, giusta delega in atti;

- controricorrente -

avverso la sentenza n. 534/2010 della CORTE D'APPELLO di BRESCIA, depositata il 23/11/2010 r.g.n. 244/2010;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 18/12/2014 dal Consigliere Dott. ENRICA D'ANTONIO;

udito l'Avvocato VESCI GERARDO;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. FINOCCHI GHERSI Renato, che ha concluso per il rigetto del ricorso.

Svolgimento del processo

Con sentenza del 23 novembre 2010 la Corte d'appello di Brescia ha confermato la sentenza del Tribunale di Cremona con la quale era stata rigettata la domanda di G.M., collocato obbligatoriamente presso l'Azienda Agricola Corte Grande s.a s. di Andrea Grande & C, volta ad accertare l'illegittimità del licenziamento comminatogli il 4/1/2006 per superamento del periodo di comporto.

La Corte d'appello ha rilevato che il lavoratore lamentava la violazione della L. n. 68 del 1999, art. 10, comma 4, secondo cui era annullabile il licenziamento di lavoratore occupato obbligatoriamente per riduzione di personale o per giustificato motivo oggettivo quando al momento della cessazione del rapporto, il numero dei rimanenti lavoratori occupati obbligatoriamente fosse inferiore alla quota di riserva. Secondo la Corte il licenziamento per superamento del periodo di comporto costituiva un'ipotesi speciale di licenziamento che trovava una sua specifica disciplina prevalente sia sulla disciplina della risoluzione per impossibilità parziale sopravvenuta, sia su quella limitativa dei licenziamenti di cui alle L. n. 604 del 1966 e L. n. 300 del 1970 con la conseguenza che il superamento del termine determinato dalla disciplina collettiva o dagli usi o in difetto dal giudice, costituiva condizione sufficiente di legittimità del recesso.

La Corte ha poi sottolineato che il licenziamento per superamento del comporto era distinto dal licenziamento per giustificato motivo oggettivo; che l'art. 10, comma 4, citato era di stretta interpretazione e che, pertanto, non era applicabile alla fattispecie in esame. Infine la Corte ha escluso che la malattia del ricorrente fosse riconducibile all'attività svolta non avendo mai esercitato mansioni incompatibili.

Avverso la sentenza ricorre il G. formulando 4 motivi.

Resiste l'Azienda Agricola che deposita controricorso e memoria ex art. 378 c.p.c..

Motivi della decisione

Con il primo motivo denuncia violazione della L. n. 68 del 1999, art. 10, comma 4, e con il secondo vizio di motivazione.

Deduce che il licenziamento per superamento del comporto è licenziamento per giustificato motivo oggettivo seppure speciale e che la Corte non si era pronunciata sulla natura del recesso citando soltanto sentenze che sottolineavano la specialità del recesso. Il motivo è infondato.

Deve, in primo luogo, rilevarsi che le previsioni dell'art. 10 citato sono tassative e non possono estendersi al licenziamento per superamento del comporto o al licenziamento disciplinare. Questa Corte ha affermato che (v Cass. 15873/2012) "In tema di licenziamento del lavoratore disabile, la L. n. 68 del 1999, art. 10, comma 4, - che prevede l'annullabilità del recesso esercitato nei confronti del lavoratore disabile (o di categoria equiparata) occupato obbligatoriamente qualora, nel momento della cessazione del rapporto, il numero dei rimanenti lavoratori occupati obbligatoriamente sia inferiore alla quota di riserva prevista dal precedente art. 3 della legge - riguarda soltanto il recesso di cui alla L. 23 luglio 1991, n. 223, art. 4, comma 9, ovvero il licenziamento per riduzione di personale o per giustificato motivo oggettivo e non anche gli altri tipi di recesso datoriale".

La Corte d'appello, facendo corretta applicazione di tali principi, ha escluso che al licenziamento per superamento del comporto fosse applicabile l'art. 10 citato.

Contrariamente a quanto affermato dal ricorrente, nel rilevare la specialità della figura di detto licenziamento richiamando anche la giurisprudenza di questa Corte sul punto (cfr Cass. n 5413/2003, 7730/2004 sulla riconducibilità alle regole dettate dall'art. 2110 cod. civ., che prevalgono, per la loro specialità, sia sulla disciplina generale della risoluzione del contratto per sopravvenuta impossibilità parziale della prestazione lavorativa, sia sulla disciplina limitativa dei licenziamenti), la Corte di merito ha inteso proprio sottolineare che il licenziamento per superamento del comporto non è riconducibile alle altre ipotesi previste dall'art. 10 citato atteso che il licenziamento per giustificato motivo oggettivo, al quale si riferisce tale disposizione, non può che essere quello per soppressione del posto (ossia il c.d. licenziamento economico) in simmetria con il licenziamento collettivo per riduzione di personale.

Con il secondo motivo il ricorrente denuncia violazione dell'art. 2110 c.c., dell'art. 115 c.p.c. nonchè vizio di motivazione.

Lamenta che nè il tribunale nè la Corte d'appello hanno accolto l'istanza di consulenza tecnica al fine di provare l'affidamento al lavoratore di mansioni incompatibili che avevano determinato molte delle sue assenza dal lavoro.

La censura è infondata. Il dipendente che sostenga la dipendenza dell'infermità da una causa di servizio ha l'onere di dedurre e provare i fatti costitutivi del diritto, dimostrando la riconducibilità dell'affezione denunciata alle modalità concrete di svolgimento delle mansioni inerenti la qualifica rivestita. Il nesso causale tra attività lavorativa ed evento, non può essere oggetto di presunzioni di carattere astratto ed ipotetico, ma esige una dimostrazione, quanto meno in termini di probabilità, ancorata a concrete e specifiche situazioni di fatto, con riferimento alle mansioni svolte, alle condizioni di lavoro e alla durata e intensità dell'esposizione a rischio (v Cass 21825/2014, n 15269/2012).

Nè può avere valore esclusivo e determinante la consulenza tecnica - considerato che essa non costituisce un mezzo sostitutivo dell'onere della prova, ma solo uno strumento istruttorio finalizzato ad integrare l'attività del giudice per mezzo di cognizioni tecniche con riguardo a fatti già acquisiti (Cass. n. 16778 del 17/07/2009).

Nella specie i giudici di merito hanno ritenuto che le risultanze della prova testimoniale svolta con l'accertamento delle mansioni assegnate al ricorrente consentisse di escludere già da tali elementi la loro incompatibilità con le assenze per malattia, nè risultano dedotte specifiche circostanze idonee a pervenire a diverse conclusioni. Per le considerazioni che precedono il ricorso deve essere rigettato. Le spese processuali seguono la soccombenza.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente a pagare alla contro ricorrente le spese processuali liquidate in Euro 100,00 per esborsi ed Euro 3000,00 per compensi professionali, oltre accessori di legge e 15% per spese generali.

Così deciso in Roma, il 18 dicembre 2014.

Depositato in Cancelleria il 26 febbraio 2015

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Giornale UICI del 08-05-2015

Centro di Documentazione Giuridica - Licenziamento legittimo del figlio del disabile che in permesso ex legge 104 va in discoteca

di Paolo Colombo

In tema di licenziamento disciplinare, la Corte di Cassazione ha statuito la piena legittimità del provvedimento espulsivo nei confronti del dipendente che usufruisce del permesso "104" non per assistere il genitore ma per andare a ballare, a nulla rilevando il tipo di assistenza da fornire al disabile.

Nello specifico la Suprema Corte, con la Sentenza n. 8784 del 30 aprile 2015, ha chiarito che tale comportamento implica un disvalore sociale.

La condotta del lavoratore implica un disvalore sociale giacché il lavoratore usufruisce di permessi per l'assistenza a portatori di handicap per soddisfare proprie esigenze personali scaricando il costo di tali esigenze sull'intera collettività, stante che i permessi sono retribuiti in via anticipata dal datore di lavoro, il quale poi viene sollevato dall'ente previdenziale del relativo onere anche ai fini contributivi.

Inoltre il comportamento lavoratore compromette anche il vincolo fiduciario con il datore di lavoro che è costretto ad organizzare diversamente il lavoro in azienda e con i propri compagni di lavoro che lo devono sostituire, sostenendo una maggiore penosità della prestazione lavorativa.

Questa sentenza è solo l'ultima, in quanto già in passato il Centro di Documentazione aveva posto l'attenzione sul severo orientamento dei Giudici di Cassazione nel dichiarare legittimo il licenziamento di un lavoratore che godendo impropriamente dei permessi per assistere un disabile era andato in vacanza (Cass. civ. Sez. lavoro, Sent., 04-03-2014, n. 4984), giustificando anche il controllo diretto del datore di lavoro al di fuori dell'azienda del lavoratore "furbetto".

È quindi opportuno ricordare nuovamente che il doveroso rigore della Suprema Corte di Cassazione in tema di permessi retribuiti ex art.33 legge 104 deve indurre anche i lavoratori disabili che beneficiano per se stessi di tali permessi di prestare maggiore attenzione e non utilizzandoli impropriamente per compiere attività estranee a quelle di riposo e di cura che ne hanno giustificato la fruizione.

In allegato la Sentenza n. 8784 del 30 aprile 2015.

Avv. Paolo Colombo

______________________________________________________________________________________

SENTENZA sul ricorso 168-2014 proposto da:

ALBERICO EMILIO, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA (***), presso lo studio dell'avvocato BEATRICE DI BENEDETTO, rappresentato e difeso dall'avvocato GIOVANNI OSVALDO PICCIRILLI, giusta delega in atti;

- ricorrente -

contro

SEVEL - Società Europea Veicoli Leggeri S.P.A., in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, presso lo studio dell'avvocato RAFFAELE DE LUCA TAMAJO, che la rappresenta e difende unitamente all'avvocato GIACINTO FAVALLI, giusta delega in atti;

- controricorrente -

avverso la sentenza n. 1189/2013 della CORTE D'APPELLO di L'AQUILA, depositata il 03/10/2013 R.G.N. 962/2013;

Sent. Sez. I Num. 8784 Anno 2015

Presidente: VIDIRI GUIDO

Relatore: NAPOLETANO GIUSEPPE

Data pubblicazione: 30/04/2015

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 17/12/2014 dal Consigliere Dott. GIUSEPPE NAPOLETANO;

udito l'Avvocato PICCIRILLI GIOVANNI OSVALDO;

udito l'Avvocato CAMMARATA MARIO per delega verbale FAVALLI GIACINTO;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. CARMELO CELENTANO che ha concluso per il rigetto del ricorso.

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

La Corte di Appello dell'Aquila, riformando la sentenza del Tribunale di Lanciano, rigettava la domanda di Alberico Emilio, proposta nei confronti della SEVEL S.p.A., avente ad oggetto l'impugnativa del licenziamento intimatogli da detta società per aver durante la fruizione del permesso per assistere la madre disabile grave partecipato ad una serata danzante.

A base del decisum la Corte del merito poneva la considerazione fondante secondo la quale, nella specie, non rilevava il tipo di assistenza che l'Aberico doveva fornire alla propria madre handicappata, quanto piuttosto la circostanza che il lavoratore aveva chiesto un giorno di permesso retribuito - ex art. 33, terzo comma, della legge n.104 del 1992, come modificata dalle leggi n.53 del 2000 e n.183 del 2010 - per "dedicarsi a qualcosa che nulla aveva a che vedere con l'assistenza".

Ciò che veniva in evidenza, precisava la Corte territoriale, è che "l'Alberico aveva usufruito di una parte di questo permesso per finalità diverse da quelle a cui il permesso mirava, giacché, essendo il permesso richiesto finalizzato all'assistenza di persona portatrice di handicap, egli non poteva chiedere il predetto permesso per altra finalità del tutto estranea all'assistenza".

Questo comportamento, secondo la predetta Corte, implicava "un disvalore sociale giacché il lavoratore aveva usufruito di permessi per l'assistenza a portatori di handicap per soddisfare proprie esigenze personali scaricando il costo di tali esigenze sulla intera collettività, stante che i permessi sono retribuiti in via anticipata dal datore di lavoro, il quale poi viene sollevato dall'ente previdenziale del relativo onere anche

ai fini contributivi e costringe il datore di lavoro ad organizzare ad ogni permesso diversamente il lavoro in azienda ed i propri compagni di lavoro, che lo devono sostituire, ad una maggiore penosità della prestazione

lavorativa".

Ne conseguiva, asseriva la Corte di Appello, che "proprio per gli interessi in gioco, l'abuso del diritto, nel caso di specie, era particolarmente odioso e grave ripercuotendosi senz'altro sull'elemento fiduciario

trattandosi di condotta idonea a porre in dubbio la futura correttezza dell'adempimento in quanto sintomatica di un certo atteggiarsi del lavoratore rispetto agli obblighi assunti".

Avverso questa sentenza Alberico Emilio ricorre in cassazione sulla base di sette motivi, specificati da memoria.

la società intimata resiste con controricorso, illustrato da memoria.

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con la prima censura parte ricorrente, deducendo violazione dell'art. 33 della legge (n.104 del 1992), sostiene che la Corte del merito non ha fatto corretta applicazione della richiamata norma poiché non ha tenuto conto che la relativa disciplina, come modificata dalle successive leggi, non richiede il requisito della continuità ed esclusività dell'assistenza cui bisogna aver riguardo ai fini del legittimo esercizio dei permessi.

Con il secondo motivo l'Alberico, denunciando violazione dell'art. 112 cpc in relazione all'art. 360 n. 3 cpc, prospetta che la Corte del merito, nell'affermare che non vi è prova che il lavoratore dopo la festa danzante abbia utilizzato le ore di permesso per assistere la madre, si è posta fuori dal tema decidendum non essendo oggetto di contestazione disciplinare la circostanza concernente l'utilizzazione delle residue ore

di permesso.

Con la terza critica il ricorrente, allegando violazione degli artt. 2697 cc e 5 della legge n. 604 del 1966, assume che la Corte del merito ha erroneamente posto a suo carico la prova dell'avvenuta assistenza alla

madre per il periodo successivo al suo ritorno a casa.

Con la quarta censura l'Alberico, deducendo violazione degli artt. 112 e 132 cpc nonché 111 Cost. in relazione all'art. 360 n. 4 cpc, prospetta che la Corte del merito, non tenendo conto che era stata richiesta una specifica prova da esso ricorrente sull'avvenuta assistenza alla madre per il periodo successivo al suo ritorno a casa, non fornisce una motivazione congrua e logica ai sensi dell'art. 132 cpc.

Con il quinto motivo il ricorrente, denunciando violazione degli artt. 132 e 112 cpc in relazione all'art. 360 n. 4 cpc e violazione ed omessa applicazione del CCNL specifico di primo livello del 3 dicembre 2011, prospetta che la Corte del merito erroneamente non ha esaminato la deduzione secondo la quale il fatto contestato era assimilabile all'assenza ingiustificata per la quale il richiamato CCNL prevede solo una sanzione conservativa.

Con la sesta censura l'Alberico, asserendo violazione degli artt. 132 e 112 cpc in relazione all'art. 360 n. 4 cpc e violazione dell'art. 7 della legge n. 300 del 1970, prospetta che la Corte del merito erroneamente non ha esaminato l'eccezione della mancata affissione in azienda del codice disciplinare.

Con il settimo motivo il ricorrente, denunciando violazione dell'art. 2119 cc in relazione all'art. 360 n. 3 cpc e omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio, sostiene che la Corte del merito non ha tenuto conto ai fini della valutazione della proporzionalità tra fatto addebitato e sanzione delle circostanze concernenti rispettivamente: l'assimilabilità del comportamento addebitato ad una ipotesi per la quale il ccnl prevede una sanzione conservativa; la convinzione del lavoratore di aver agito legittimamente a mente dell'art. 33 della legge 104 del 1992 e delle circolari INPS; la mancanza di precedenti disciplinari.

Le censure che, in quanto strettamente connesse dal punto di vista logico giuridico vanno tratte unitariamente, sono infondate.

E' opportuno premettere che la riformulazione, applicabile nel caso di specie ratione temporis, dell'art. 360, primo comma, n. 5, cpc, disposta dall'art. 54 del d.l. 22 giugno 2012 n. 83, conv. in legge 7 agosto 2012 n. 134, deve essere interpretata, come affermato dalle Sezioni Unite di questa Corte, alla luce dei canoni ermeneutici dettati dall'art. 12 delle preleggi, come riduzione al "minimo costituzionale" del sindacato di legittimità sulla motivazione e conseguentemente, è denunciabile in cassazione solo l'anomalia motivazionale che si tramuta in violazione di legge costituzionalmente rilevante, in quanto attinente all'esistenza della motivazione in sé, purché il vizio risulti dal testo della sentenza impugnata, a prescindere dal confronto con le risultanze processuali. Tale anomalia si esaurisce nella "mancanza assoluta di motivi sotto l'aspetto materiale e grafico", nella "motivazione apparente", nel "contrasto irriducibile tra affermazioni inconciliabili" e nella "motivazione perplessa ed obiettivamente incomprensibile", esclusa qualunque rilevanza del semplice difetto di "sufficienza" della motivazione (Cass. S.U. 7 aprile 2014 n. 8053 e Cass. S.U. 22 settembre 2014 n. 19881).

Tanto precisato va, altresì, rimarcato che il decisum della sentenza impugnata si fonda, non sul tipo di assistenza ex art. 33, comma 3°, legge n.104 del 1992, così come modificato dalle successive leggi, che l'Alberico doveva fornire alla madre handicappata, quanto piuttosto sul rilievo della utilizzazione del permesso retribuito per finalità diverse da quelle per il quale il legislatore ha previsto il diritto al permesso retribuito.

Sono, pertanto, del tutto estranee al tema decidendum tutte le critiche che vengono mosse all'impugnata sentenza sotto il profilo appunto della interpretazione della normativa di cui al richiamato art. 33, coma 3°,

della legge n.104 del 1992 e successive modifiche.

Analogamente non costituisce ratio decidendi autonoma e fondante il rilievo della Corte del merito secondo il quale non emerge la prova che le residue ore di permesso sarebbero state utilizzate per l'assistenza alla madre.

Tale asserzione, infatti, va letta in uno alla osservazione secondo la quale "il comportamento del lavoratore, infatti, non sarebbe meno grave per il fatto che per una parte si è divertito e per l'altra parte ha assistito

alla madre, ciò che rileva è che se anche così fossero andate le cose comunque l'Alberico ha usufruito di una parte di questo permesso per finalità diverse da quelle a cui il permesso mira".

E', quindi, evidente che nell'economia motivazionale della sentenza impugnata la ragione fondante del decisum non è la mancata prova della avvenuta assistenza alla madre per le ore residue, ma, come, detto, la utilizzazione, in conformità alla contestazione disciplinare (così come riprodotta dal ricorrente nel ricorso), di una parte oraria del permesso in esame per finalità diverse da quelle per il quale il permesso è stato riconosciuto.

Conseguentemente non hanno valenza decisiva le censure che riguardano la mancata dimostrazione della utilizzazione delle ore residue del permesso e, quindi, in particolare la deduzione della violazione dell'onere della prova e della mancata ammissione della prova per testi sul punto in esame. L'accertato disvalore sociale del comportamento del lavoratore ed il ritenuto abuso del diritto danno conto delle ragioni per le quali la Corte del merito, sia pure implicitamente, ha ritenuto irrilevante la questione della mancata affissione del codice disciplinare.

Costituisce, invero, principio consolidato nella giurisprudenza di questa Corte di legittimità l'affermazione secondo la quale in materia di licenziamento disciplinare, il principio di necessaria pubblicità del codice disciplinare mediante affissione in luogo accessibile a tutti non si applica nei casi in cui il licenziamento sia irrogato per sanzionare condotte del lavoratore che concretizzano violazione di norme penali o che contrastano con il cosiddetto "minimo etico" (Cass. 3 ottobre 2013 n. 22626, V. anche Cass. 18 settembre 2009 n. 20270 secondo cui in tema di sanzioni disciplinari, la garanzia di pubblicità del codice disciplinare mediante affissione in luogo accessibile a tutti non si applica laddove il licenziamento faccia riferimento a situazioni concretanti violazione dei doveri fondamentali connessi al rapporto di lavoro).

Tanto comporta, altresì, l'irrilevanza della deduzione concernente l'assimilabilità del fatto contestato all'ipotesi di assenza ingiustificata prevista dal CCNL, atteso che la Corte del merito assegna al comportamento dell'Alberico una portata ben più ampia di quella dell'assenza ingiustificata che esclude di per sé la prospettata assimilabilità.

Per analoghe ragioni è da escludersi la decisività delle circostanze concernenti la convinzione del lavoratore di aver agito legittimamente a mente dell'art. 33 della legge 104 del 1992 e delle circolari INPS e della mancanza di precedenti disciplinari.

Invero a tali fini non può non venire in considerazione il rilievo della Corte del merito secondo il quale il comportamento tenuto dall'Alberico implica "un disvalore sociale giacché il lavoratore aveva usufruito di permessi per l'assistenza a portatori di handicap per soddisfare proprie esigenze personali scaricando il costo di tali esigenze sulla intera collettività, stante che i permessi sono retribuiti in via anticipata dal datore di lavoro, il quale poi viene sollevato dall'ente previdenziale del relativo onere anche ai fini contributivi e costringe il datore di lavoro ad organizzare ad ogni permesso diversamente il lavoro in azienda ed i propri compagni di lavoro che lo devono sostituire, ad una maggiore penosità della prestazione lavorativa".

Ed è proprio questo accertato e ritenuto disvalore sociale che, in quanto proprio del comune sentire, rende irrilevante le deduzioni in esame.

Del resto la Corte territoriale non manca di rimarcare che "proprio per gli interessi in gioco, l'abuso del diritto, nel caso di specie, è particolarmente odioso e grave ripercuotendosi senz'altro sull'elemento fiduciario trattandosi di condotta "idonea a porre in dubbio" la futura correttezza dell'adempimento in quanto sintomatica di certo atteggiarsi del lavoratore rispetto agli obblighi assunti.

Sulla base delle esposte considerazioni, nelle quali rimangono assorbite tutte le ulteriori critiche, il ricorso va rigettato.

Le spese del giudizio di legittimità seguono la soccombenza.

Si dà atto della sussistenza dei presupposti di cui all'art. 13, comma 1 quater, del DPR n. 115 del 2002 introdotto dall'art. 1, comma 17, della L. n.228 del 2012 per il versamento da parte del ricorrente di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di legittimità liquidate in E. 100,00 per esborsi ed E.3500,00 per compensi oltre accessori di legge.

Ai sensi dell'art. 13, comma 1 quater, del DPR n. 115 del 2002 introdotto dall'art.1, comma 17, della L. n.228 del 2012 si dichiara la sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del 17 dicembre 2014

Il Presidente

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