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Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ONLUS
Consiglio Regionale della Lombardia


IL BLOCNOTES

NOTIZIARIO INFORMATIVO DEL CONSIGLIO REGIONALE LOMBARDO DELL'UNIONE ITALIANA DEI CIECHI E DEGLI IPOVEDENTI

A cura di Massimiliano Penna

Aprile 2015

SOMMARIO

SINTESI DEI LAVORI DEL CONSIGLIO REGIONALE LOMBARDO DELL'UNIONE ITALIANA DEI CIECHI E DEGLI IPOVEDENTI: SEDUTA DEL 21 marzo 2015

DI MASSIMILIANO PENNA

Si è svolta sabato 21 marzo, presso la propria Sede a Milano in via Mozart 16, l'ultima seduta ordinaria del mandato 2010-2015 del Consiglio Regionale Lombardo dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti.

All'appello risultavano assenti i Consiglieri Signorini, Masto, Magro, Sutti e Malnati. Oltre ai Consiglieri presenti, assisteva ai lavori il Consigliere Nazionale Claudio Romano di recente dimessosi dalla carica di Componente la Direzione Nazionale e il dott. Roberto Aroldi in qualità di Segretario verbalizzante. Assistevano inoltre ai lavori la Coordinatrice Regionale del Gruppo Genitori Silvia Marzoli e la Coordinatrice del Gruppo Regionale Fisioterapisti Mirella Gavioli; erano altresì presenti in qualità di uditori Pompeo Baroni della Sezione di Mantova, Marco Sansoni della Sezione di Monza, e Armando Marasco e Vanessa Alborghetti entrambi della Sezione di Lecco.

La seduta si è aperta alle ore 9.40 col saluto ai presenti del Presidente Stilla, il quale ha tracciato un breve bilancio del mandato che sta per concludersi. Sono stati 5 anni di intenso lavoro, durante i quali è emersa con tutto il suo inestimabile valore la forte coesione presente all'interno del Consiglio, il che ha permesso all'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti della Lombardia, in tutte le occasioni di confronto con le istituzioni e con le altre associazioni a tutela delle persone con disabilità, di sostenere le proprie idee in maniera forte e motivata, sapendo di poter contare su quel preziosissimo patrimonio costituito dagli innumerevoli sforzi profusi dai Consiglieri e dal lavoro svolto dalle Commissioni. Certamente rimangono delle criticità che richiedono un'adeguata riflessione, ma non v'è dubbio che perseverando con costanza nel lavoro svolto finora i risultati non mancheranno nemmeno in futuro.

Prima di procedere all'esame dell'ordine del giorno, su invito della Presidenza, il Consiglio ha osservato un minuto di silenzio in memoria di 3 storici personaggi dell'Associazione recentemente scomparsi: il Presidente Onorario della Sezione di Mantova Lino Cavicchini, il Consigliere ed ex Presidente della Sezione di Lecco Carlo Bonacina e Carla Colombo Gilli, la quale ha ricoperto importanti cariche all'interno dell'Unione.

Dopo l'approvazione all'unanimità del verbale relativo alla seduta consiliare del 29 novembre u.s., il Consiglio ha altresì approvato le delibere adottate dall'Ufficio di Presidenza in occasione delle riunioni svoltesi il 6 febbraio e il 10 marzo uu.ss..

La Presidenza ha poi riferito quanto segue:

1. il Presidente Regionale ha partecipato ad una trasmissione televisiva dedicata alle problematiche afferenti le barriere architettoniche andata in onda sull'emittente Tele Unica di Lecco. La suddetta trasmissione ha rappresentato un'ottima occasione per meglio inquadrare vari aspetti, al fine di non lanciare messaggi fuorvianti che darebbero alla collettività una visione riduttiva delle problematiche connesse;

2. nelle scorse settimane si è svolto un incontro con i rappresentanti degli uffici stage dell'Università Cattolica del Sacro Cuore, dell'Università Statale e dell'università IULM, al fine di discutere in merito al personale da inserire all'interno dello sportello che dovrebbe essere attivato all'interno di Expo nell'ambito delle attività del servizio "SpazioDisabilità - InFormAzioni Accessibili";

3. il 26 gennaio u.s., su invito della Consigliera Regionale Daniela Maroni, la Presidenza Regionale ha partecipato ad un convegno inerente il turismo sociale e lo sport per disabili. Oltre la dott.ssa Michela Vassena della Commissione Autonomia la quale ha illustrato un'ampia relazione sul documento "ProgettAbile", hanno portato la loro testimonianza le sportive Silvia Parente e Graziana Saccocci;

4. il 12 febbraio u.s. la Presidenza ha partecipato alla presentazione del progetto "Horus", che si pone come obiettivo quello di realizzare un ausilio che dovrebbe migliorare l'autonomia delle persone affette da deficit visivo;

5. presso Regione Lombardia si sono svolti vari incontri per discutere in merito alle linee guida elaborate dalla stessa Regione e dall'ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani) riguardanti l'applicazione dell'ISEE (indicatore della situazione economica equivalente) da parte dei comuni nell'ambito dell'erogazione dei servizi agli utenti. Si attende una nuova convocazione per conoscere il nuovo orientamento di Regione Lombardia e ANCI a seguito delle recenti decisioni del Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio;

6. presso Regione Lombardia la Presidenza Regionale dell'Unione ha partecipato a vari incontri per definire i diversi aspetti operativi relativi al servizio "SpazioDisabilità InFormAzioni Accessibili", e al punto informativo che nell'ambito del suddetto servizio dovrebbe essere attivato all'interno di Expo. Nonostante numerose difficoltà via via insorte, la questione sembrerebbe essere giunta in via di definizione;

7. nell'ambito di un'attività di sensibilizzazione intensa e mirata posta in essere dall'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti della Lombardia al fine di risolvere il problema relativo all'individuazione del budget per finanziare l'attività dei centri di riabilitazione dell'ipovisione presenti in Lombardia, la Presidenza Regionale ha incontrato il Presidente della Commissione Sanità di Regione Lombardia Fabio Rizzi e il Consigliere Regionale Fabio Rolfi. L'Unione ha ottenuto un'audizione dinanzi alla Commissione Regionale Sanità di Regione Lombardia, che dovrebbe svolgersi presumibilmente nel mese di aprile;

8. il Presidente Regionale ha partecipato ad un incontro col Presidente della Commissione Bilancio di Regione Lombardia Alessandro Colucci, al fine di approfondire i vari aspetti inerenti le varie problematiche legate alla Legge Regionale 1/2008. Si verifica infatti che a fronte di emendamenti presentati in Consiglio Regionale volti ad incrementare i relativi stanziamenti, questi ultimi vengono poi decurtati dalla Giunta Regionale nella parte riguardante la "quota straordinaria" di questi ultimi, ovvero quella legata alle strutture presenti sul territorio. La Presidenza constata con soddisfazione la disponibilità del dott. Colucci ad approfondire la questione;

9. il Presidente Stilla, in qualità di rappresentante della F.A.N.D. (Federazione fra le Associazioni Nazionali delle Persone Disabili) Nazionale ha partecipato nelle scorse settimane ad un incontro con i rappresentanti di Società Expo. In occasione del suddetto incontro si è discusso relativamente alla fruibilità dell'evento da parte delle persone con disabilità. Nonostante gli evidenti ritardi, da parte di Società Expo si registra l'intenzione e la totale disponibilità a predisporre un evento al quale sia garantita la più ampia accessibilità. La Presidenza ha poi invitato le Sezioni a tenersi costantemente informate tramite il sito web dedicato in merito alla distribuzione dei biglietti e alle tariffe dedicate alle persone con disabilità;

10. si è svolto sabato 14 marzo, presso l'Istituto dei Ciechi di Milano, il convegno dal titolo "Lotta alla retinite pigmentosa - 20/20 verso una migliore condizione visiva". Il suddetto convegno ha visto una forte partecipazione, e questo deve servire da stimolo per un ulteriore potenziamento delle iniziative informative di carattere scientifico, in quanto vi è una forte richiesta da parte della base associativa e verso queste ultime si riscontra un notevole apprezzamento;

11. la Presidenza Regionale ha partecipato alle ultime sedute dei Consigli Sezionali di Bergamo, Milano, Pavia e Varese;

12. il 21 febbraio u.s., presso l'Istituto Rittmeyer di Trieste, si è celebrata la 8° Giornata Nazionale del Braille. L'evento ha visto una folta partecipazione di pubblico composto non solo da persone non vedenti. In rappresentanza del Consiglio Regionale Lombardo dell'Unione era presente la Consigliera Tozzi;

13. è stata sottoscritta una convenzione con l'Istituto Medea di Bosisio Parini, al fine di dotare di un servizio di consulenza fisiatrica il servizio di "Intervento Precoce" rivolto a famiglie con bambini fino a 6 anni. Si constata con piacere il forte apprezzamento dimostrato dalle famiglie per l'ulteriore servizio offerto.

Terminate le comunicazioni della Presidenza Regionale, ha preso la parola il Consigliere Nazionale Claudio Romano. Quest'ultimo, di recente dimessosi dalla carica di Componente la Direzione Nazionale, attenendosi alle disposizioni della Presidenza Nazionale dell'Unione, non ha riferito in merito alle recenti attività della Direzione stessa in quanto non più Componente. Al riguardo, un deciso dissenso è stato espresso dalla Presidenza Regionale; se da un lato è del tutto vero che Claudio Romano non fa più parte della Direzione Nazionale, è altrettanto vero che quest'ultimo avrebbe potuto riferire sulle riunioni svoltesi nei mesi di dicembre e gennaio, periodo nel quale questi ne faceva ancora parte.

Romano ha riferito che nella riunione del 28 gennaio u.s. è stato designato quale componente del Gruppo di Lavoro che si occuperà del Fondo di Solidarietà per l'anno 2015.

Giunto all'esame del punto 4 dell'ordine del giorno, il Consiglio ha approvato la Relazione Morale per l'anno 2014.. Nel sottolineare l'importanza del momento che l'Associazione si appresta ad affrontare col rinnovo degli organi dirigenti, la Presidenza Regionale ha fatto ampio richiamo alle conclusioni del suddetto documento.

Questa è l'ultima Relazione Morale approvata dall'attuale gruppo dirigente che verrà coinvolto in un processo di rinnovamento a partire dalle Assemblee Annuali Ordinarie dei Soci che avranno il compito, tra l'altro, di nominare i nuovi Consiglieri Regionali per il quinquennio 2015-2020 per giungere alla riunione di insediamento del Consiglio Regionale del mese di maggio che provvederà a nominare il nuovo Ufficio di Presidenza.

Con lo svolgimento del Congresso Nazionale in programma nell'autunno del 2015 si completerà, quindi, il rinnovo delle cariche associative con l'elezione del Presidente Nazionale e del Consiglio Nazionale che dovranno guidare la nostra Associazione fino al 2020.

In occasione del Congresso Nazionale, tenuto conto che la nostra regione esprimerà un proprio candidato alla carica di Presidente Nazionale, la delegazione lombarda dovrà presentarsi forte e compatta.

In ogni caso, a prescindere dall'esito dell'elezione per la Presidenza Nazionale, servirà garantire la presenza di nostri rappresentanti sia nel Consiglio che nella Direzione nazionali i quali sappiano operare nell'interesse generale della categoria, salvaguardando gli interessi specifici del nostro territorio.

A conclusione di questo mandato, ci presentiamo con una struttura molto diversa da quella di quando - nel 2010 - abbiamo iniziato il nostro lavoro. In questi anni, l'organizzazione è cresciuta, sia quantitativamente a livello di risorse umane sia qualitativamente essendo aumentati gli ambiti di intervento ed il livello di impegno richiesto: è stato potenziato il numero dei dipendenti e dei collaboratori, è stato attivato il Centro Regionale Tiflotecnico, deteniamo la leadership all'interno della FAND Lombardia, ricopriamo il ruolo di capofila dell'Associazione Temporanea di Scopo per la gestione del progetto SpazioDisabilità-InFormazioniAccessibili di Regione Lombardia, abbiamo potenziato il ruolo, le attività e le risorse dell'I.Ri.Fo.R. (Istituto per la Ricerca, la Formazione e la Riabilitazione) regionale, oltre alla FAND forniamo supporto organizzativo ad altre 2 associazioni (IALCA e CIB), abbiamo consolidato e incrementato la raccolta fondi a livello regionale con un forte ritorno soprattutto per le strutture provinciali e le attività riabilitative, abbiamo potenziato la comunicazione interna.

l'organizzazione, così com'è, sarà in grado di sopportare il peso rappresentato dall'attuale mole di lavoro, anche tenendo conto che in futuro il lavoro è destinato ad aumentare?

Non v'è dubbio che si dovranno individuare ulteriori risorse per potenziare le risorse umane; e per far questo occorre superare, tra le altre cose, la criticità rappresentata dall'attuale situazione del contributo annuale ordinario erogato da Regione Lombardia alle Associazioni come previsto dal capo VII della Legge Regionale 1/2008.

Altro aspetto che il nuovo gruppo dirigente non dovrà trascurare è quello rappresentato dalla comunicazione esterna e dal coordinamento con le istituzioni che sul territorio regionale si occupano di servizi, fra i quali - in particolare - i servizi di supporto all'integrazione scolastica, alla formazione professionale ed i servizi al lavoro.

In particolare andrà rivolta la massima attenzione ai servizi di supporto all'integrazione scolastica, in quanto è dalla scuola che inizia il percorso verso una vera integrazione sociale. Spesso le famiglie vengono lasciate sole in un momento così delicato per i loro bambini, e la nostra Associazione non deve e non può rimanere indifferente alle richieste che da più parti provengono. Se è vero che è indispensabile valorizzare il più possibile le valide competenze sulle quali l'Unione della Lombardia può contare al suo interno, è altrettanto vero che accompagnando le famiglie e i loro ragazzi lungo il percorso d'istruzione si gettano delle solide basi per il futuro dell'Associazione stessa.

Dopo l'approvazione, Previa lettura della relazione approntata dal Collegio dei Sindaci, del Conto Consuntivo relativo all'esercizio anno 2014, il Consiglio ha altresì approvato il rendiconto relativo alla 3° Giornata Regionale per la Prevenzione della Cecità e la Riabilitazione Visiva. In particolare, 2 dati sono stati sottolineati con viva soddisfazione dalla Presidenza: in occasione della 3° edizione dell'iniziativa sono stati distribuiti 19986 astucci di cioccolato, consentendo un ricavo pari ad euro 72508.80 da distribuire fra le Sezioni Provinciali della Lombardia per attuare iniziative nell'ambito della prevenzione e della riabilitazione. Il Consiglio si è altresì espresso a favore dell'organizzazione della 4° edizione dell'iniziativa in oggetto, raccomandando la Presidenza affinchè valuti l'ipotesi di una rivisitazione grafica dell'astuccio da distribuire.

I lavori sono proseguiti con l'esame del punto 8 dell'ordine del giorno, con oggetto i riferimenti dei Referenti le Commissioni in merito ai rispettivi progetti. Hanno riferito:

- Franco Lisi per la Commissione Autonomia: resta alta l'attenzione che la Commissione dedica ai temi della mobilità, e viene rivolto un invito ai Dirigenti provinciali affinchè valorizzino il più possibile il documento relativo alla fruibilità dei trasporti elaborato dalla Commissione Regionale Autonomia nel 2011. Nell'ultima riunione poi, in accordo con la Presidenza Regionale, la Commissione ha approvato un documento da inviare alla Presidenza Nazionale auspicando che sia di supporto ad una revisione dell'accordo fra l'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti e l'Associazione Disabili Visivi che disciplina le attività dell'INMACI (Istituto Nazionale per la Mobilità Autonoma di Ciechi e Ipovedenti)

Il bilancio del mandato che sta per concludersi è sostanzialmente positivo, e ci si augura che iniziative come i sopralluoghi svolti presso la Stazione Centrale di Milano vengano riproposte anche in futuro, in quanto valido strumento di forte sensibilizzazione della collettività verso le problematiche afferenti l'autonomia dei non vedenti e degli ipovedenti;

- Ambra Bertoni per la Commissione Regionale Pari Opportunità: nell'ultima riunione della Commissione svoltasi il 14 febbraio u.s. è stato tracciato un bilancio del mandato giunto quasi al termine. Si auspica vengano valorizzati anche in futuro progetti dimostratisi validi come l'opuscolo "Quando il malato non vede, che fare?", lo Sportello Autonomia e gli incontri seminariali sul tema della genitorialità rivolti ai giovani. Si auspica altresì che vengano affrontati nuovi temi non meno importanti come il problema della violenza sulle donne, e i problemi dei giovani in età adolescenziale;

- Angela Mazzetti per la Commissione Regionale Pluridisabili: duole rilevare le notevoli difficoltà della Commissione nello svolgere la propria funzione per via delle difficoltà causate dalla scarsa partecipazione alle riunioni. Si raccomanda con forza alle Sezioni di incoraggiare la presenza dei genitori dei bambini affetti da pluridisabilità, offrendo loro una valida guida lungo percorsi quanto più mirati ad una concreta integrazione sociale. Si constata con viva soddisfazione l'efficacia dei progetti realizzati in Lombardia come il servizio di "Intervento Precoce", che hanno permesso all'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti della Lombardia di distinguersi in senso estremamente positivo a livello nazionale.

In seguito, approvato il Documento Programmatico per la Sicurezza per l'anno 2015, il Consiglio ha udito i riferimenti della Presidenza in merito alla convenzione stipulata con la ditta Recuperi Lombarda per autofinanziare le attività dell'Unione della Lombardia. Allo stato attuale poche sono le risposte pervenute dai Comuni ai quali è stata richiesta l'apposita autorizzazione al fine di apporre gli appositi raccoglitori di abiti usati, e sono in parte di segno positivo e in parte di segno negativo. Si constata tuttavia che vi è un gran numero di richieste alle quali i Comuni non hanno fatto seguito; la Presidenza invita pertanto le singole Sezioni ad individuare un referente al quale sia assegnato il compito di condurre un'azione mirata verso i Comuni non limitandosi all'invio della richiesta, ma instaurando un dialogo costruttivo con questi ultimi. A tal proposito si apprende che vi è la disponibilità a fornire un concreto supporto in tal senso da parte di un funzionario della stessa Recuperi Lombarda.

Sono state poi adottate le seguenti delibere di carattere amministrativo:

A. viene dato mandato all'Ufficio di Presidenza affinchè individui lo strumento d'investimento più remunerativo per i fondi accantonati relativi al trattamento di fine rapporto del personale dipendente.

Il Consiglio ha poi preso atto dei seguenti riferimenti di carattere organizzativo da parte della Presidenza:

A. la Segreteria Regionale provvederà ad inviare alle Strutture Provinciali un'apposita comunicazione contenente alcune linee guida per l'elaborazione del rendiconto da far pervenire al Consiglio Regionale, per adempiere alle richieste del Ministero degli Interni, che a partire dal 2014 ha invitato la Presidenza Nazionale dell'Unione a predisporre un unico rendiconto nazionale con i dati di tutte le Strutture;

B. in vista del rinnovo degli organi associativi, che rappresenta il momento più istituzionale più "alto" per la nostra Associazione, la Presidenza ha invitato vivamente i Dirigenti ad attenersi a quanto ribadito dalla Presidenza Nazionale col comunicato n. 46/2015 al fine di assicurare un sereno e ordinato svolgimento delle operazioni;

C. viene stabilito che, una volta recepite eventuali osservazioni presentate dai Dirigenti Provinciali, sarà definitivamente licenziato il documento contenente le linee guida relative agli standard minimi degli ausili forniti tramite il nomenclatore tariffario dalle Aziende Sanitarie Locali. Il suddetto documento è stato elaborato da un apposito Gruppo di Lavoro a seguito della richiesta pervenuta all'Unione della Lombardia da parte di alcune Aziende Sanitarie Locali. Come sottolineato dalla Presidenza e dal Consigliere Lisi, il Gruppo di Lavoro ha svolto un'attività mirata non tanto a stilare semplicemente un elenco di ausili, ma finalizzata ad individuare requisiti ben precisi di quegli strumenti che effettivamente rispondano alle esigenze di autonomia e indipendenza delle persone affette da deficit visivo. L'attenzione è stata rivolta principalmente verso 4 tipologie di ausili: i lettori di schermo, i display braille, i software per il riconoscimento testi e i video ingranditori fissi e portatili. Per i suddetti strumenti sono state individuate delle caratteristiche che essi devono rispettare, affinchè venga garantito all'utente finale un supporto che sia almeno di livello medio. In un breve e incisivo intervento, poi, il Consigliere Cattani ha opportunamente evidenziato l'importanza che assumerà, una volta diffuso il documento, la formazione e il contatto costante con i medici prescrittori. Quanto affermato dal Consigliere Cattani è stato pienamente condiviso dalla Presidenza, la quale ha invitato i Dirigenti Provinciali a non limitarsi semplicemente ad un invio alle Aziende Sanitarie Locali del documento, ma ad organizzare appositi incontri con i vari Dirigenti di riferimento.

I lavori sono poi proseguiti con la trattazione di argomenti vari, e hanno preso la parola i Consiglieri Mazzetti e Rigoldi, i quali hanno rivolto un sincero ringraziamento e un caro saluto all'intero Consiglio, poiché giunti al termine della loro esperienza di Presidenti Provinciali.

Alle ore 12.30 il Presidente Stilla ha dichiarato chiusa la seduta.

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Dal consiglio regionale

Legge 56/2014: Nuove città metropolitane. Scuola, lavoro e formazione professionale. A chi le competenze? Stato dell'arte in Lombardia

Si riporta di seguito quanto comunicato dalla Presidenza Regionale in risposta ai comunicati n. 21 e 57/2015 della Presidenza Nazionale dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti.

Si invita ad un'attenta lettura in quanto il quadro tracciato, nella sua sinteticità, permette di avere una panoramica dello stato dell'arte riguardante 3 temi di vitale importanza per l'integrazione sociale delle persone affette da deficit visivo quali scuola, lavoro e formazione professionale.

A seguito della soppressione delle Province in favore delle nuove "Città Metropolitane", è indispensabile vigilare sulla determinazione delle competenze che in precedenza erano riservate alle Province, ed è proprio nell'ottica di approntare un'azione coordinata che la Presidenza Regionale ha comunicato quanto segue all'apposito Gruppo di Lavoro istituito dalla Direzione Nazionale.

a) Per quanto concerne l'assistenza scolastica - eccetto la provincia di Milano, nei confronti della cui Amministrazione provinciale la Sezione di Milano ha intrapreso un ricorso - le restanti 11 Amministrazioni Provinciali hanno assicurato i servizi in precedenza erogati anche per l'anno scolastico 2014-2015, fino al 30 giugno 2015. Regione Lombardia ha istituito un tavolo a cui partecipano, oltre alla stessa Regione, UPL (Unione Province Lombarde) e ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani), per la definizione di un accordo atto all'individuazione delle competenze di cui alla legge 56/2014, per il quale siamo in costante contatto con l'Assessorato competente.

b) Per quanto concerne il lavoro, allo stato attuale non sono stati segnalati particolari criticità anche per il fatto che la collaborazione tra Ente Regione e Amministrazioni provinciali comunque è rimasta invariata in quanto le nuove Province continuano a gestire i fondi che la Regione mette a disposizione nell'ambito del collocamento mirato (azioni di sistema, doti lavoro, doti disabili e riqualificazione professionale).

c) Formazione professionale. Proprio in questi giorni abbiamo chiesto un'audizione in seno alla Commissione Lavoro di Regione Lombardia per sollecitare azioni atte a risolvere definitivamente la questione delle figure equipollenti e per ottenere risposte chiare anche sulla formazione professionale in quanto, allo stato attuale, ciò che si riesce a fare è legato ai pochi bandi regionali finanziati dal fondo sociale europeo.

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Il punteruolo

di Mario Censabella

Un'apposita legge consente che in Italia ogni anno si celebri la giornata dedicata a Louis Braille e alla sua invenzione. Quest'anno la manifestazione è l'ottava, ha avuto luogo a Trieste presso l'Auditorium Museo Rivoltella. L'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ne è l'ispiratrice. L'organizzazione è stata affidata all'Istituto dei Ciechi Rittmeyer di Trieste e al Club del Braille, il cui Presidente Nicola Stilla ha avuto il compito di gestirla. Debbo subito scrivere che è stato un gran Croupier e che su quel tappeto verde di tutto rispetto ha saputo far... rastrellare a ogni ...giocatore il significato e lo spessore della propria posta.

Presenti e rappresentate autorità comunali, provinciali e regionali, oltre alle istituzioni che si muovono intorno ai non vedenti: Federazione delle Istituzioni pro ciechi, Biblioteca Italiana Regina Margherita e altre istituzioni specifiche che con l'intervento dei propri dirigenti hanno sottolineato l'importanza e il significato della manifestazione.

Nicola Stilla con un competente e appassionato intervento ha raccontato il ruolo e l'importanza del Club del Braille che oltre a un ruolo propedeutico e di diffusione si impegna a finanziare il Museo di Louis Braille a Coupvray, Francia ove è nato.

Il Presidente Nazionale UICI Mario Barbuto è intervenuto in due momenti, il primo istituzionale, il secondo dialogando simpaticamente con Clara, una studentessa impegnata a divenire interprete con la quale, un poco ... gigionando con le parole ha parlato di Braille, della sua importanza e di tutte le implicazioni informatiche, Clara ha dimostrato, giocando anche sulle parole di saperla lunga, con lei neppure le lingue morte sarebbero cadute inanimate.

Importante l'intervento del Prof. Guido Dell'Acqua che per il Ministero della Pubblica Istruzione ha promesso molta disponibilità intesa a risolvere le problematiche relative ai non vedenti.

Molto apprezzato pure l'intervento di Daniela Floriduz insegnante non vedente: si è espressa con competenza,e proprietà di linguaggio e intensità di sentimenti.

Attesa era la lezione di Pedro Zurita per molti anni segretario generale dell'Organizzazione mondiale dei ciechi, ha offerto uno spaccato di vita associativa internazionale, competenza e passione nei confronti di un alfabeto che egli ha seguito in tutto il mondo.

Il 21 febbraio 2015 a Trieste l'alfabeto Braille ha ottenuto ulteriori riconoscimenti: senza quella invenzione i ciechi di tutto il mondo non avrebbero avuto i ruoli e i riconoscimenti di oggi.

Non sono mancati, prima che la manifestazione si concludesse gli apporti di insegnanti, di alcuni genitori e di allievi.

Man mano che la sala auditorium andava sfollandosi rumorosamente mi sono tornati alla mente due episodi dei quali in un certo senso sono stato protagonista e che potrebbero far pensare che il braille in un certo tempo non lontanissimo suscitasse qualche pudore.

Sono stato trascinato a occuparmi dell'Unione Italiana dei Ciechi soprattutto da Dario Formigoni un antico dirigente dell'Associazione: mi portava sempre con sé per farmi respirare e assimilare l'aria associativa. Eravamo in treno, ci si recava a Roma ove io avrei dovuto essere catechizzato da due importanti dirigenti nazionali di allora: Giuseppe Fucà e Mario Merendino; il viaggio era lungo, i treni non erano veloci né colorati, per passare il tempo ho preso un Corriere braille e mi sono messo a leggerlo. Quando il mio amico se n'è accorto, lo scompartimento era affollato, mi ha detto, dandomi una piccola sberla sulle mani che erano impegnate a leggere: "metti via quella roba lì...".

In un'altra circostanza mi trovavo su un treno che viaggiava verso Milano; ero salito a Brescia per incontrarmi con il mitico Prof. Tioli, che, salito a Padova veniva a Milano.

Enzo Tioli, preside, è stato uno storico vice Presidente nazionale della nostra Associazione, erano tempi nei quali era costretto a condividere la vice presidenza nazionale al di fuori di norme statutarie, ma questo è un altro discorso, mi rendo conto di essere abbastanza fuori luogo ma certe soperchierie non possono e non debbono essere sempre sottaciute. Molti ricorderanno ancora Enzo Tioli, anche per il fatto che è stato responsabile di alcuni settori dell'EBU.

Percorrevo su quel treno i lunghi corridoi, gli scompartimenti allora erano ermeticamente chiusi da porte scorrevoli, non sapevo come avrei potuto trovare Enzo... a un certo punto ho udito un ritmico picchiettio tipico del punteruolo braille, mi è sembrato di udire un picchio che ... mordesse la corteccia. Sono entrato, era lui, l'ho salutato ... il paragone con l'uccello non gli è stato gradito.

Ha aperto e chiuso la manifestazione Hubert Perfler Presidente dell'Istituto Rittmeyer di Trieste oltre che della locale Unione Italiana dei Ciechi; egli ha avuto un notevole ruolo in tutta l'organizzazione, ancora una volta la sua personalità ha avuto ... gran peso.

La manifestazione di Trieste si è conclusa, ora la sala è silenziosa, mi pare di udire rallentato dal tempo l'antico picchiettare del punteruolo che si interrompe brevemente quando si deve spostare il regolo verso il basso del riquadro della tavoletta braille che compone ancora la storia non del tutto antica del nostro passato. La vita di Louis Braille e di tutti i ciechi del mondo sono dipesi da un ... punteruolo, da uno strumento che per conseguenza di un gioco improvvido ha procurato la cecità a Louis Braille, erano i primi decenni del 1800, ha dato poi la possibilità che l'alfabeto che Braille ha ideato fosse trasferito in rilievo proprio tramite un punteruolo che su carta apposita rende percepibile ai polpastrelli dei ciechi un tramite meraviglioso con la vita e la cultura di tutti.

... E l'antica gironda del cieco continua a ... montare la guardia diffondendo nel mondo gli antichi sentimenti e i saperi affinché non vadano smarriti e perché tutti sempre sappiano e abbiano la consapevolezza che i ciechi possono e debbono essere come tutti.

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Concorso europeo di temi sul braille - scadenza 30 aprile 2015

di massimiliano penna

Anche quest'anno l'Unione Europea dei Ciechi (EBU) propone il "Concorso europeo di temi sul Braille".

Il concorso, sponsorizzato dai giapponesi della ditta Onkyo e della rivista "Braille Mainichi", costituisce un'ottima occasione per conoscere, attraverso i temi elaborati dai partecipanti, come l'alfabeto Braille viene percepito in molteplici ambiti della vita quotidiana.

A quasi 2 secoli dalla geniale invenzione del francese Louis Braille, ancora oggi l'omonimo sistema di lettura e scrittura per non vedenti mantiene intatte tutte le enormi potenzialità di cui è dotato.

6 puntini incisi sulla carta combinati fra loro: è questa la chiave di volta che dai primi decenni dell'Ottocento permette a tutti i non vedenti del mondo di leggere e scrivere senza passare per l'ascolto né per la dettatura, potendo così acquisire in maniera diretta una moltitudine di nozioni che, tramite i testi di ogni genere, conserveranno non solo come patrimonio culturale indelebile, ma anche come elemento che inevitabilmente, soprattutto nel caso di persone non vedenti fin da piccole, contribuirà alla formazione della personalità di ciascuno.

Dai primi strumenti di scrittura (la tavoletta e il punteruolo), passando per le macchine per la scrittura Braille (le dattilo braille), si è giunti fino agli ultimi decenni, durante i quali si è assistito alla diffusione dei moderni display Braille, che collegati ai personal computer offrono la possibilità di accedere a quella sconfinata miniera di informazioni presenti nella rete internet.

A dispetto di una visione al quanto discutibile secondo la quale l'alfabeto Braille sarebbe ormai soppiantato dalle nuove tecnologie (computer e smartphone dotati di sintesi vocale), al contrario l'alfabeto Braille si integra alla perfezione con queste ultime. Non 2 sistemi che si escludono a vicenda, bensì 2 strumenti (Braille e sintesi vocale) che, se sfruttati appieno permettono alla persona affetta da deficit visivo, mediante un'adeguata formazione, di padroneggiare con sicurezza le nozioni acquisite tramite la lettura, nonché i concetti espressi tramite la scrittura.

Il concorso in oggetto vuole essere sì un'occasione di promozione del sistema Braille, ma non una promozione puramente "celebrativa", bensì una promozione attuata proprio dagli stessi partecipanti, i quali potranno dar spazio alla loro creatività, potendo scegliere per i propri componimenti fra un ampio ventaglio di temi inerenti il Braille, e precisamente:

- "Il ruolo del Braille nella promozione della partecipazione delle persone con disabilitaà visiva alla vita politica, economica, culturale, sociale e familiare". Esempi di come questo tema generale possa essere trattato sono: il Braille nell'era della tecnologia, l'uso del Braille a tutte le età, il Braille e il voto.

- "Vivere con il Braille - si invitano insegnanti, trascrittori e tutti coloro che fanno in qualche maniera uso del Braille o vorrebbero farne uso a riflettere sul ruolo del Braille". Viene incoraggiata la descrizione oggettiva di soluzioni, idee e prodotti innovativi per promuovere il Braille in tutta Europa.

- "Storie divertenti sul Braille"

- "Riflessioni sul futuro del Braille"

- "Riflessioni su vantaggi e svantaggi del Braille a confronto con la stampa in nero"

- "Braille e touchscreen: le nuove frontiere del sistema".

Gli elaborati non devono superare le 1000 parole (con un 10% in più o in meno di tolleranza).

I concorrenti sono liberi di trattare il tema scelto interpretandolo secondo la propria immaginazione e sono altresì incoraggiati a essere creativi non limitandosi alla classica narrazione della storia della propria vita, ma elaborando il testo sotto forma, ad esempio, di lettera, poesia o intervista.

L'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti è parte attiva dell'iniziativa, in quanto si occuperà della fase di selezione degli elaborati presentati dai concorrenti italiani.

Gli elaborati, in Braille o in formato elettronico accessibile, dovranno pervenire all'Ufficio Affari Internazionali dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, via Borgognona 38, 00187 Roma, tel. 06.69988388/375,

e-mail inter@uiciechi.it entro il 30 aprile 2015.

Il regolamento del concorso è reperibile presso tutte le Sezioni dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, e può essere altresì scaricato tramite il seguente url:

http://www.uiciechi.it/archivio/circolari/2015/02/37.doc.

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Giornale UICI del 30-03-2015

3° Concorso nazionale di editoria tattile illustrata "Tocca a te!"

di Gianluca Rapisarda

La Federazione Nazionale delle Istituzioni pro Ciechi Onlus, la Fondazione Robert Hollman e l'Istituto Regionale "G. Garibaldi" per i Ciechi di Reggio Emilia, in collaborazione con la Direzione Generale per la Valorizzazione del Patrimonio Culturale, Centro per i Servizi educativi del Museo e del Territorio sono lieti di presentare la terza edizione del concorso italiano di editoria tattile illustrata TOCCA A TE! (edizione 2015).

Il concorso è nato nel 2011 per sostenere e promuovere l'editoria tattile e per stimolare la creazione, la produzione e la diffusione di libri tattili illustrati a livello nazionale.

Luogo d'incontro di tutti gli autori di bozzetti tattili, TOCCA A TE! premierà anche quest'anno gli album più belli tra quelli in concorso e selezionerà i 5 partecipanti italiani alla XII Edizione del Concorso Internazionale Typhlo & Tactus, che si svolgerà a Cannero Riviera (Italia) dal 12 al 14 Novembre 2015.

Anche in questa edizione infatti, il Gruppo Typhlo & Tactus, estenderà la competizione a tutti i paesi del mondo, accogliendo al concorso 5 libri per ogni nazione partecipante.

TOCCA A TE! rappresenta quindi anche la preselezione italiana al Typhlo & Tactus 2015.

La Federazione Nazionale delle Istituzioni pro Ciechi Onlus raccoglierà sul territorio nazionale i libri partecipanti, farà parte della giuria giudicatrice dei migliori libri in concorso, e si impegnerà, qualora ne esistano le condizioni di riproducibilità, ad editare i libri vincitori, i quali entreranno a far parte della propria collana per l'infanzia "Sotto a chi tocca!".

"Questo impegno - affermano il Presidente Nazionale della nostra Unione (nonché Consigliere Nazionale della Federazione), dott. Mario Barbuto ed il Presidente della Pro Ciechi, Cav. Rodolfo Masto- deriva dalla consapevolezza dell'importanza che il libro riveste nello sviluppo del bambino (anche cieco), quale fonte imprescindibile di conoscenza, sperimentazione, gioco, integrazione scolastica e sociale.

La Federazione Nazionale delle Istituzioni pro Ciechi Onlus, la Fondazione Robert Hollman e l'Istituto Regionale "G. Garibaldi" per i Ciechi organizzeranno la giuria di esperti incaricata di nominare i vincitori e di selezionare i 5 libri che parteciperanno alla XII Edizione del Concorso Internazionale Typhlo & Tactus.

La Giuria sarà composta da esperti nazionali di disabilità visiva e di letteratura per l'infanzia.

Sarà una Giuria mista di persone cieche, ipovedenti e vedenti. I Componenti la Giuria Senior saranno:

Presidente, Prof. G. Rapisarda, Consigliere Nazionale della Federazione Nazionale delle Istituzioni pro Ciechi,

Vicepresidente, Dott.ssa J. Lanners, Vice Direttrice della Fondazione Robert Hollman Cannero Riviera (VB),

Prof. G. Abba, Direttore Scientifico dell'Istituto dei Ciechi di Milano,

Dott.ssa B. Ferrazzano, Responsabile del Centro di Consulenza Tiflologica di Foggia,

Dott.ssa S. Danieli, Operatrice tiflologica della Fondazione Robert Hollman,

Dott.ssa L. Anfuso, Studiosa ed Esperta di Editoria tattile per l'infanzia,

Dott.ssa S. M. Possentini, Illustratrice ed Autrice di libri per ragazzi,

Dott. S. Alfano, Operatore tiflologico della Federazione delle Istituzioni pro Ciechi, Dott. S. Tortini, Presidente UICI dell'Emilia Romagna,

Dott. P. Nobile, Direttore Generale della Stamperia Braille di Catania,

Dott.ssa C. Rivi, Responsabile della Sezione Ragazzi della Biblioteca Panizzi di Reggio Emilia,

Sig.ra D. Ghizzoni, Mamma di un bambino minorato della vista,

Sig. L. Riverberi, Fisioterapista ed Esperto di Editoria tattile per l'infanzia.

Alla Giuria Senior si affiancherà una Giuria Giovani composta da sei ragazzi al di sotto dei 18 anni, coordinati dalla Dott.ssa P. Terranova, Bibliotecaria dell'Istituto per i Ciechi "G. Garibaldi" di Reggio Emilia. Tale "seconda" Giuria avrà il compito di scegliere il "Miglior Libro Giovani" tra quelli presenti in concorso.

I Premi

Il vincitore di TOCCA A TE! ­ 2015, categoria miglior libro italiano, riceverà un trofeo, una targa ricordo e un premio in denaro di 1.500 euro.

Il vincitore della categoria miglior libro d'artista dedicato alla memoria di Mauro L. Evangelista riceverà un trofeo, una targa ricordo e un premio in denaro di 500 euro.

Al vincitore della categoria giovani andranno un trofeo, una targa ricordo e una collezione di libri tattili editi dalla Federazione Nazionale delle Istituzioni pro Ciechi Onlus.

Due menzioni speciali: Miglior Libro Didattico e Miglior Libro per la primissima infanzia (3­6 anni).

I tre libri vincitori dei premi e i due libri menzioni speciali parteciperanno di diritto al Concorso internazionale Typhlo & Tactus 2015, esteso a tutti i Paesi del mondo.

Il Concorso avrà luogo nelle giornate del 19, 20 e 21 Giugno 2015 presso la sede della Biblioteca Comunale Panizzi DI Reggio Emilia e si Concluderà con la proclamazione dei vincitori e con l'esposizione al pubblico di tutti i libri partecipanti.

Le opere dovranno essere inviate entro e non oltre il 31 Maggio 2015 a:

Federazione Nazionale Delle Istituzioni Pro Ciechi Onlus

Centro di Produzione Del Materiale Didattico

Tocca a te! 3° Concorso Nazionale di editoria tattile illustrata Via Giuseppe Mirri, 2-4-6

00159 Roma.

Per informazioni

Tel. 06.5122747 • Fax 06.5123893

www.libritattili.prociechi.it libritattili@prociechi.it

Il Concorso è dedicato alla memoria di Mauro L. Evangelista

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Giornale UICI del 17-03-2015

Convegno "Lotta alla Retinite Pigmentosa 20/20: verso una migliore condizione visiva"

di Angelo Mombelli

Nel mondo occidentale, le patologie di origine infiammatoria o infettiva che un tempo erano causa di grave minorazione visiva sono state pressoché debellate; oggi, l'attenzione del mondo scientifico si rivolge quindi alle patologie di origine genetica o degenerativa: una di queste è la retinite pigmentosa, una patologia considerata rara, sebbene sia una delle principali cause di disabilità visiva: in Italia, oltre diciassettemila persone ne sono portatrici.

Il 14 marzo u.s. si è svolto a Milano il convegno, "Lotta alla Retinite Pigmentosa - 20/20 verso una migliore condizione visiva", promosso dalla clinica oculistica dell'Ospedale San Paolo di Milano (centro di riferimento della regione Lombardia per la ricerca in questo settore), dal Consiglio Regionale Lombardo dell'UICI, dalla IAPB, dall'l'Istituto dei Ciechi di Milano e dall'associazione Retinitis; il convegno aveva lo scopo di fare il punto della situazione circa gli studi in corso tendenti a debellare o almeno ridurre l'impatto della patologia.

L'evento si è svolto nella splendida cornice della Sala Barozzi dell'Istituto dei Ciechi di Milano ed ha visto la partecipazione, direi sorprendente, di circa duecentottanta persone, nonostante l'evento fosse trasmesso anche in diretta streaming sul sito dell'istituto. Ciò dimostra quale interesse ci sia per le ricerche che si stanno svolgendo in questo campo.

Le sei relazioni presentate hanno restituito un quadro esauriente delle ricerche e delle sperimentazioni legate a questa patologia. La prima relazione, a cura del Prof. Luca Rossetti, Direttore della Clinica Oculistica dell'Ospedale San Paolo di Milano, ha quantificato l'incidenza della patologia sulla popolazione e descritto le varie tipologie della stessa. Sono rimasto particolarmente colpito dal dato relativo all'incidenza della patologia in Giappone, ove oltre il 25% dei minorati della vista lo è a causa della retinite pigmentosa.

La ricerca è stata oggetto della relazione del Prof. Riccardo Ghidoni, responsabile del Centro per lo studio delle degenerazioni retiniche ereditarie della clinica oculistica dell'Ospedale San Paolo, intitolata "A caccia dei killer dei fotorecettori"; il Prof, Ghidoni ha spiegato che è stata individuata una molecola che, lavorando più del dovuto, causa la morte dei fotorecettori e che le ricerche in tal senso, in corso dal 2008, sono a buon punto malgrado la mancanza di fondi che le hanno rallentate. L'introduzione di nuove tecniche di analisi del DNA per la ricerca delle mutazioni responsabili della patologia, ha elevato la percentuale di positività dei test ad oltre l'80%.

La relazione che descrive le varie forme della retinite pigmentosa è stata svolta dal Dott. Leonardo Colombo (Responsabile del Centro per lo Studio delle Degenerazioni Retiniche Ereditarie della Clinica oculistica dell'ospedale San Paolo). Il Dott. Colombo ha altresì relazionato circa la sperimentazione in corso, che terminerà a dicembre del corrente anno, per bloccare l'evoluzione della patologia attraverso la somministrazione di un collirio. Della sperimentazione, che si sta svolgendo in cinque cliniche oculistiche italiane, ho già riferito a suo tempo.

Circa l'impianto della retina artificiale, di cui abbiamo ampiamente parlato in altre circostanze, anche durante specifiche trasmissioni sulla radio della nostra Unione, ha riferito il Dott. Fabio Patelli (medico chirurgo specialista in chirurgia vitro-retinica della clinica oculistica dell'ospedale san paolo di Milano); la proiezione degli esiti dell'impianto e della relativa riabilitazione è stata particolarmente coinvolgente. La partecipazione all'incontro di due non vedenti e la loro testimonianza, ha tra l'altro commosso il pubblico. Il progetto pendente presso la Regione Lombardia, finalizzato alla realizzazione degli impianti, merita tutta la nostra attenzione e il nostro supporto, perché vada a buon fine.

Nuove tecniche sono state messe in campo per consentire un miglioramento della visione in presenza di retinite pigmentosa: la neuromodulazione elettrica già utilizzata da alcuni anni negli Stati Uniti e in Germania si sta sperimentando anche presso la clinica dell'Ospedale San Paolo: la relazione del Dott. Colombo ha indicato che la neurostimolazione, oltre che per la pigmentosa, si è dimostrata utile anche per altre patologie che coinvolgono la retina.

E per finire, la relazione del prof. Paolo Ferri (Responsabile del Centro ipovisione e riabilitazione visiva della Clinica Oculistica dell'Ospedale San Paolo di Milano) ha descritto le tecniche utilizzate presso il centro di riabilitazione visiva del San Paolo, un servizio che, nel 2014, ha visto oltre 1.400 accessi.

La fredda cronaca dell'evento non può naturalmente descrivere nel dettaglio tutti i passaggi tecnici e raccontare il dibattitto seguito all'evento; tuttavia, per coloro che vogliano ripercorrere interamente il convegno, esiste la possibilità di scaricarne la registrazione audio integrale dal sito dell'associazione Retinitis: www.retinitis.org.

Mi si consenta di concludere con qualcosa di più leggero: durante il convegno è emerso, fra l'altro, che lo zafferano è ricchissimo di sostanze antiossidanti, utili anche a contenere gli effetti della retinite pigmentosa e di altre patologie; nell'800, i ricchi milanesi, per distinguersi, avevano stoviglie laminate in oro. Per scimmiottare i ricchi, il popolo decise di colorare il risotto utilizzando lo zafferano. Nacque così il risotto alla milanese: il piatto non era d'oro, ma il risotto sì. A quel tempo non lo sapevano, ma faceva pure bene!

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Dalla sezione di como

INCONTRO INFORMATIVO DI GIOVEDÌ 12 MARZO DEDICATO AL GLAUCOMA

Nel pomeriggio di giovedì 12 marzo 2015, dalle ore 15:00 alle ore 17:00 si è tenuto presso il salone sezionale Braille - Nicolodi un incontro informativo dedicato al glaucoma in occasione della settimana mondiale dedicata a questa malattia (8-14 marzo 2015) promossa da IAPB Italia Onlus.

Dopo una introduzione a cura del Presidente sezionale, si sono alternati i relatori medici oculisti Dott. Dario Aureggi di Como (referente provinciale IAPB) e Dott. Roberto Magni di Erba alla presenza di 25 persone tra soci U.I.C.I., familiari, volontari e conoscenti esterni. I relatori hanno illustrato in modo dettagliato la malattia del glaucoma, dalla diagnosi alla cura, dagli interventi laser e chirurgici alle novità tecnologiche, rispondendo anche a numerosi quesiti e dubbi espressi dagli attenti presenti.

Al termine sono stati distribuiti pieghevoli illustrativi di IAPB Italia Onlus dedicati al glaucoma. In particolare, il Dott. roberto Magni ha presentato il meritevole progetto denominato "ELISA" con visita medica a favore di bambini dai 10 ai 22 mesi per individuare l'ambliopia. Si esprime un riconoscente ringraziamento ai medici intervenuti per l'occasione e si auspica di organizzare futuri eventi informativi estesi alla cittadinanza.

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Comunicazioni varie

Dalla sezione di como

Proposta del m.a.c. di lecco: Soggiorno marino presso VILLA FRESCHI a Ronchi di Massa

Il MOVIMENTO APOSTOLICO CIECHI di Lecco organizza un soggiorno marino a Massa Carrara - Via Verdi n. 1 - tel: 0585-869322.

Periodo: da Sabato 6 Giugno a sabato 20 Giugno 2015

Costo del soggiorno, viaggio, bevande al tavolo: 775 Euro per persona in camera doppia con servizio, 965 Euro per persona in camera singola con servizio.

Per ogni ulteriore informazione, richiedere il recapito di riferimento alla Sezione U.I.C.I. di Como.

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Superando.it del 20-03-2015

ISEE E DISABILITÀ IN LOMBARDIA: I COMUNI ASCOLTINO LE ASSOCIAZIONI

Mentre si attende ancora di capire l'esatta situazione del nuovo ISEE - strumento che definisce l'accesso a molte prestazioni agevolate delle persone con disabilità -, dopo che il TAR del Lazio ne ha parzialmente rivisto il meccanismo, in Lombardia vengono approvate le relative Linee Guida, provvedimento di cui la Federazione LEDHA evidenzia i lati positivi e le criticità, auspicando che nel definire i nuovi regolamenti, i Comuni coinvolgano le Associazioni di persone con disabilità.

MILANO. Come abbiamo segnalato qualche settimana fa, l'11 febbraio scorso il Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) del Lazio si è pronunciato contro il Decreto del Presidente del Consiglio (DPCM) 159/13, vale a dire il Regolamento concernente la revisione delle modalità di determinazione e i campi di applicazione dell'Indicatore della Situazione Economica Equivalente (ISEE), ciò che riguarda milioni di cittadini italiani, in quanto l'ISEE stesso viene richiesto per l'accesso alle prestazioni sociali agevolate, ovvero a tutti i servizi o gli aiuti economici rivolti a situazioni di bisogno o necessità (ad esempio le prestazioni ai non autosufficienti, i servizi per la prima infanzia, le agevolazioni economiche sulle tasse universitarie, quelle per le rette di ricovero in strutture assistenziali, le eventuali agevolazioni su tributi locali).

In sostanza, il TAR Lazio ha escluso dal computo dell'Indicatore della Situazione Reddituale (ISR) - una delle due componenti dell'ISEE - «i trattamenti assistenziali, previdenziali e indennitari, incluse carte di debito, a qualunque titolo percepiti da amministrazioni pubbliche», ovvero tutte le pensioni, gli assegni, le indennità per minorazioni civili, gli assegni sociali, le indennità per invalidità sul lavoro, gli assegni di cura, i contributi vita indipendente e così via.

«Non sono ancora chiare tutte le conseguenze di quelle Sentenze - si legge in una nota della LEDHA, la Lega per i Diritti delle persone con Disabilità, che costituisce la componente lombarda della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap) -, ma quello che è chiaro è che l'ISEE di oggi è diverso da quello di ieri. Per quanto poi riguarda la Lombardia, va rilevato che il 6 marzo scorso la Giunta Regionale ha approvato la Delibera X/3230 (Prime determinazioni per l'uniforme applicazione del DPCM 159/2013), insieme alla redazione degli atti regolamentari, il tutto concordato con l'ANCI Lombardia (Associazione Nazionale Comuni Italiani), un provvedimento atteso e richiesto dal mondo associativo lombardo, che sarà coinvolto nella fase di monitoraggio dell'applicazione».

«Avremmo preferito che anche l'approvazione di questo provvedimento fosse rinviata - dichiara Maria Villa Allegri, presidente della LEDHA - in attesa di comprendere quale sarà l'ISEE a cui dovremo fare riferimento, ma queste Linee guida sono comunque un provvedimento importante, perché ad esso le Associazioni delle persone e delle famiglie con disabilità affidano il compito di sanare quella situazione di trattamenti disomogenei e spesso iniqui di cui spesso sono vittime, in tema di partecipazione alla spesa dei servizi. Invitiamo comunque tutti i Comuni lombardi, prima di definire e approvare i nuovi regolamenti, a coinvolgere le Associazioni locali delle persone con disabilità circa la strada migliore da prendere».

A tal proposito, in un ampio documento presentato alla Regione dalla LEDHA e dall'ANFFAS Lombardia (Associazione Nazionale Famiglie di Persone con Disabilità Intellettiva e/o Relazionale) emergono sia i lati positivi che i dubbi sul merito di quanto scritto nel testo approvato dalla Giunta.

Rispetto ai lati positivi, vengono segnalati da una parte «l'attesa di una progressiva riduzione delle differenze dei regolamenti tra Comune e Comune, anche grazie all'indicazione di definire i regolamenti del "Nuovo ISEE", almeno a livello di Ambito Sociale», dall'altra «la scelta di attivare un gruppo di lavoro composto da Regione Lombardia, Comuni, Sindacati e Associazioni, per monitorare l'applicazione del nuovo ISEE in Lombardia».

I dubbi e le preoccupazioni maggiori, invece, riguardano il cosiddetto "campo di applicazione del nuovo ISEE" e il mantenimento in capo ai Comuni della responsabilità della presa in carico. In particolare, come si legge sempre nel documento di LEDHA e ANFFAS Lombardia, «si ritiene, alla luce di un'attenta lettura del DPCM 159/13, come di precedenti pronunciamenti della Magistratura, che tutti i servizi oggi dedicati alle persone con disabilità, dall'assistenza domiciliare, ai servizi semiresidenziali e residenziali, debbano essere considerati "prestazioni agevolate di natura sociosanitaria" e non solo i CDD, le CSS e le RSD [rispettivamente Centri Diurni per Disabili, Comunità Socio Sanitarie per Persone con Disabilità e Residenze Sanitarie Assistenziali per Persone con Disabilità, N.d.R.], come le linee guida regionali possono far pensare. Per quanto poi concerne la responsabilità riguardo a specifiche funzioni amministrative di presa in carico proprie dei Comuni, si segnala come alcuni passaggi del documento potrebbero offrire il fianco a scelte e atteggiamenti di alcuni Enti Locali chiaramente improntati a venir meno a queste funzioni e a queste responsabilità».

Infine, altri punti di attenzione segnalati dal documento vertono «sull'esclusione da ogni richiesta di partecipazione alla spesa ai fruitori di servizi di carattere sanitario. Rispetto a tale elemento si accoglie positivamente la dichiarazione dell'assessore Maria Cristina Cantù [assessore alla Famiglia e alla Solidarietà Sociale della Regione Lombardia, N.d.R.], che ha preannunciato la soppressione del passaggio in questione, in occasione dell'adozione del provvedimento sulla semplificazione»; e ancora, «sulla necessità che le richieste di partecipazione alla spesa si mantengano dentro limiti ragionevoli e che non siano strumento di pareggio di bilancio degli Enti Locali»; infine, sul fatto che vi sia «un finanziamento adeguato da parte della Regione Lombardia dei servizi rientranti nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA)». (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: ufficiostampa@ledha.it.

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Superando.it del 04-03-2015

Arriva "Expofacile.it", patrimonio di accessibilità oltre l'Expo

MILANO. È online «Expofacile.it», portale promosso dalla Regione Lombardia e dal Comune di Milano, con il sostegno di UniCredit Foundation, realizzato dalle principali Federazioni lombarde delle persone con disabilità, riunite in due raggruppamenti di organizzazioni, che fanno capo rispettivamente alla LEDHA, la Lega per i Diritti delle Persone con Disabilità, che costituisce la componente lombarda della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap) e all'UICI (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti).

Il portale offre informazioni, suggerimenti e consigli ai turisti con disabilità e in generale con bisogni specifici, che visiteranno Milano in occasione dell'Expo 2015 (1° maggio-31 ottobre).

L'importante iniziativa è stata presentata durante il convegno intitolato I diritti delle persone con disabilità. A che punto siamo. Interventi, scelte, politiche, svoltosi presso il Comune di Milano, nell'ambito del del 4° Forum delle Politiche Sociali, in corso di svolgimento nel capoluogo lombardo (si legga anche nel nostro giornale la presentazione del convegno).

In sostanza «Expofacile.it» vuole offrire ai visitatori con disabilità le informazioni necessarie per muoversi in sicurezza e autonomia. Come molte metropoli, Milano non è una città totalmente accessibile, ma nemmeno "impossibile" e con le giuste informazioni sarà certamente possibile visitare l'Expo 2015, la città e le principali attrattive turistiche della Lombardia.

Al momento il portale contiene le schede informative sull'accessibilità di un'ottantina di ristoranti e strutture alberghiere, ma il database verrà progressivamente implementato fino al 1° maggio, per arrivare a contenere trecento schede, comprendenti anche musei, chiese, cinema e teatri.

Le informazioni sull'accessibilità sono state raccolte da operatori qualificati, che hanno utilizzato V4Inside, metodologia di rilevazione certificata Village for all (V4A®), la nota rete che conferisce il marchio di qualità internazionale dell'ospitalità accessibile.

«Milano - ha dichiarato in fase di presentazione Pierfrancesco Majorino, assessore comunale alle Politiche Sociali - sconta un ritardo ventennale nelle politiche e negli interventi in tema di disabilità. È innanzitutto una "rivoluzione culturale" che stiamo cercando di portare avanti nella nostra città insieme alle associazioni, alle persone con disabilità e alle loro famiglie. Un'Expo accessibile è una delle nostre sfide e i mesi dell'Esposizione Universale serviranno a costruire l'eredità di una città accessibile e pienamente inclusiva».

«Abbiamo deciso di lavorare assieme al Comune di Milano e alle associazioni delle persone con disabilità - ha aggiunto dal canto suo Giovanni Daverio, direttore generale del Settore Famiglia e Solidarietà Sociale della Regione Lombardia - per costruire percorsi informativi e di accessibilità che restino anche dopo l'Expo. Ora l'invito è alle persone con disabilità: navigate il sito e dateci suggerimenti».

«Noi - ha sottolineato infine Maurizio Carrara di UniCredit Foundation - ci occupiamo prevalentemente di impresa sociale e supportiamo start-up. Ma "Expofacile" è un progetto che abbiamo finanziato con grandissima convinzione perché lascerà ricadute positive sulla città anche dopo Expo».

«Punto di forza di "Expofacile.it" - spiega il coordinatore Gabriele Favagrossa - è la possibilità offerta agli utenti di avvalersi di un servizio di back office. In altre parole, chi non trova sul sito le informazioni di cui ha bisogno può scriverci per avere una risposta personalizzata».

«Particolare attenzione - aggiunge Favagrossa - è stata dedicata alla mobilità, attraverso la mappatura dell'accessibilità dei mezzi di trasporto e l'identificazione di nove itinerari turistico-culturali che daranno ai turisti con disabilità la possibilità di apprezzare la città di Milano. Le descrizioni relative agli itinerari verranno ulteriormente perfezionate con informazioni e suggerimenti sull'accessibilità dei percorsi pedonali e con la possibilità di cliccare sul nome di diversi punti d'interesse (teatri, chiese e musei), per consultare schede di dettaglio sulle caratteristiche di accessibilità di ogni struttura». «Questo portale - conclude - vuole essere un "laboratorio" a disposizione della città, da arricchire sempre più con nuove informazioni e segnalazioni. Un patrimonio di accessibilità che, a conclusione dell'Expo, resterà a disposizione di tutti i cittadini». (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: info@expofacile.it

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Blog Invisibili - Corriere della Sera del 28-02-2015

La lettera degli operatori del progetto Expofacile...

Oggi InVisibili pubblica la lettera degli operatori del progetto Expofacile* che rivendicano il lavoro svolto per rendere Milano vivibile e fruibile dalle persone con disabilità.

Testo della lettera.

MILANO. Si avvicina l'apertura di Expo e sono sempre più numerose le persone che si chiedono quanto Milano sia in grado di accogliere i visitatori con disabilità. Non mancano le osservazioni critiche (in genere puntuali e circoscritte) alle indubbie difficoltà che la nostra città pone alle persone con disabilità, né le stroncature feroci, con una fotografia di una città decisamente offlimits per le persone con disabilità. A noi, che da anni lavoriamo nelle associazioni per favorire la migliore accessibilità di Milano e della Lombardia, a noi che da alcuni mesi siamo impegnati anche a fianco delle Istituzioni per rendere il più accessibile e fruibile il nostro territorio in vista di Expo, manca tantissimo in questo momento la penna (o meglio la tastiera) di Franco Bomprezzi.

Abbiamo passato diversi anni a bussare, inascoltati, alla porta di tutte le Istituzioni coinvolte per lanciare "l'allarme accessibilità" in vista di Expo. E' stato Franco ad aprire quelle porte, a indicare la strada da percorrere. Non per rendere Milano una città perfetta, ma per fare in modo che fosse comunque attenta e accogliente con tutti. Una città di tutti e per tutti, capace di rendere una visita da parte delle persone con disabilità una esperienza piacevole, emozionante e al tempo stesso sicura e confortevole.

Abbiamo percorso insieme a Franco alcune di queste opportunità, abbiamo seguito le sue indicazioni, nascosti nelle "sale macchine" di diverse iniziative e progetti ancora in corso di elaborazione e ancora poco conosciuti. Abbiamo lavorato e stiamo lavorando con un obiettivo preciso: individuare e suggerire gli interventi di miglioramento ancora realizzabili nel poco tempo a disposizione. Per raccogliere e organizzare tutte le informazioni disponibili sull'accessibilità dei mezzi di trasporto, effettuare rilevazioni affidabili sull'accessibilità di alberghi, ristoranti, musei e monumenti. Ultimo, ma non meno importante, stiamo lavorando per sensibilizzare e formare operatori turistici, realizzare materiali di diffusione e comunicazione. Partecipiamo a incontri e riunioni per connettere questi nostri lavori con tutte le persone e gli enti che sono impegnati oggi per Expo. Lavoriamo per verificare i dati e ipotizzare i problemi che si potranno presentare, per organizzare un portale internet che possa raccogliere e presentare tutto ciò, per mettere a disposizione le nostre competenze per servizi di informazione, sia come front che come back office.

Tutto questo lavoro, immaginato e voluto prima di tutto da Franco, ha un nome: Expofacile. Fra poco, non sappiamo ancora con precisione quando, le Istituzioni (Comune di Milano e Regione Lombardia, con il contributo di UniCredit Foundation) che hanno raccolto e sostenuto la sfida di Franco lo presenteranno pubblicamente.

A noi che a questo progetto stiamo dedicando ogni nostra energia, il nostro tempo ma anche le suole delle nostre scarpe e la gomma dei nostri copertoni, oggi interessa dire in maniera chiara una cosa alle persone con disabilità: venite a Milano per EXPO. Certo, la nostra città non è accessibile al cento per cento, ma non è nemmeno una città impossibile. Milano non è, tanto per essere chiari, né Stoccolma né Monaco, ma non ha molto da invidiare ad metropoli come Londra o Parigi. Venire a Milano è possibile e può essere bello, divertente, interessante.

Bisogna organizzarsi un po' per evitare brutte sorprese, che possono essere sempre in agguato. Come molte persone con disabilità sanno di dover fare prima di ogni viaggio o trasferta. Non è giusto che sia così: nel mondo ideale che vogliamo costruire insieme, una persona con disabilità deve poter pensare di doversi organizzare in maniera identica a quella di ogni altro turista prima di partire per una vacanza. Ma oggi non è ancora così. Stiamo facendo di tutto per metterci al servizio di chi a Milano per Expo vuole venirci, con la sua persona e con la sua disabilità. Per accogliere tutti nel migliore dei modi abbiamo bisogno dell'aiuto di tutti, ma prima di tutto delle persone con disabilità che a Milano ci vivono, che la conoscono nei suoi lati positivi così come in quelli più difficili

Cavolo, Franco quanto ci manchi. Tu saresti stato più convincente: pungente quanto basta, accogliente e benevolo oltre misura.

La nostra responsabilità è continuare e portare a termine il lavoro che abbiamo iniziato insieme. Grazie a chi vorrà farlo con noi.

Gli operatori del progetto Expofacile;

Alessandro Acquaviva, Sara Besia, Alberto Fontana, Gabriele Favagrossa, Laura Galbiati, Giovanni Merlo, Marco Rasconi, Ilaria Sesana, Marina Sambiagio, Andrea Serpi, Maurizio Trezzi, Maria Villa Allegri, Francesco Villabruna.

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Il Giornale.it del 16-03-2015

"La mia Milano raccontata a chi non la vede"

MILANO. Raccontare la città a chi non l'ha vista. Il proposito può apparire ingenuamente scontato a chi intenda questa frase nell'unico modo possibile per chi può contare sull'uso degli occhi. Eppure uno dei doni più grandi non è stato concesso a tutti. Raccontare la città a chi non l'ha vista può dunque significare prendere per mano chi vive nel buio e condurlo - passo passo - attraverso il tempo. E i cambiamenti. È quello che fa da settembre 2013 Gianfelice Facchetti, regista e attore teatrale e cinematografico tra i più apprezzati della leva degli anni Settanta.Che cosa è diventato «Com'è bella la città» in questi lunghi mesi di crescita?«È uno spettacolo maturo. Piace, riesce a sedurre e farsi desiderare. La platea ha sempre dimostrato di gradirlo e lo testimonia la sua longevità. Dalle prime del Piccolo, oggi siamo... al buio».In che senso.«Dopo due anni in chiaro, siamo approdati all'Istituto dei ciechi e lo recitiamo davanti a una platea mista nella rassegna "Dialogo nel buio"».Un'emozione per un attore...«È straordinario. La voce diventa tutto. Assume intenti ed effetti sterofonici. E le immagini, che di solito proiettiamo, vengono abolite. Non contano le espressioni del volto, ma il calore degli spettatori è identico. Un'esperienza straordinaria».Come si presta questo spettacolo...«È un monologo, quindi bene. Con l'aiuto di un chitarrista che mi accompagna, Stefano Covri, e i testi suggestivi di Alessandra Scotti, racconto la storia di un uomo nato negli anni Sessanta che ha "vissuto" Milano e le sue trasformazioni».Il titolo fa riferimento a Gaber. Quali legami portano a lui?«Com'è bella la città nasce in collaborazione con la Fondazione Gaber e ci è sembrato un bellissimo modo di ricordarlo, soprattutto visto che il monologo è imperniato su una persona che racconta la sua città e lo fa con il cuore. Con la nostalgia. Con una punta di sana rabbia. Ma con tanto amore».Milano è il fulcro cui tutto ruota attorno.«Anche le musiche. C'è un riferimento a Gaber, ovviamente. Ma anche a Lucio Dalla e al brano che ha dedicato alla nostra città».Oltre al presente di una rappresentazione all'Istituto di via Vivaio giovedì alle 21, quale futuro ha questo spettacolo.«Abbiamo un accordo di collaborazione con il teatro Puccini che è interessato a riproporre il monologo. Due repliche sono già in cantiere il 15 e il 19 aprile».

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Il Giorno del 12-03-2015

Daniele, il campione non vedente cerca il Guinness al volante: "La mia vita ad alta velocità"

Daniele Cassioli, 28 anni, di Gallarate è cieco dalla nascita ma è diventato otto volte campione del mondo di sci nautico, disciplina in cui ha stabilito numerosi record. Ora tenterà di guidare una macchina in tempi record su di circuito di Branduzzo (Pavia).

GALLARATE. Percorrere un circuito di 1.900 metri in meno di 2 minuti. Impresa alla portata di un bravo conducente, ma impossibile senza l'uso della vista. Eppure è la sfida che Daniele Cassioli, atleta di sci nautico cieco dalla nascita, tenterà al volante di una Yaris con doppi comandi, nell'autodromo di Branduzzo (Pavia), per entrare nel Guinness 2015. Gallaratese, 28 anni, Cassioli è stato scelto dal Gruppo Patentando di Como, specializzato in sicurezza stradale e dall'autoscuola La Motta di Varese, impegnata nella formazione di disabili, per «dimostrare ai portatori di handicap che nulla è vietato a priori». Per Cassioli lo sport è una chiave di volta. Fisioterapista (110 e lode all'Università), lavora nel centro Medical Group di Castellanza e nel team Legnano Knights (basket A2). Otto volte campione del mondo, 15 titoli europei, recordman di figure e salto (21,1 metri), cinque volte nominato atleta disabile mondiale, dall'età di 9 anni scivola sull'acqua fino a 80 km/h. E ora la sfida da Guinness in auto.

Le piace la velocità?

«La mia vita è tutta ad alta velocità, essa è qualcosa di proibito ma anche uno stimolo. Così è la mia volontà di andare sempre oltre lo scetticismo culturale: dallo sport agli studi, dal lavoro al volante».

Si sente più veloce di altri disabili?

«La mia vita non è migliore di altre, ma vorrei che tutti avessero le occasioni che ho avuto io. Al giorno d'oggi serve invece un'impresa da Guinness per dire a chi non può che condurre una vita normale è possibile».

Quali le sue occasioni?

«Genitori che mi hanno lanciato nello sport e l'aver conosciuto a 8 anni il Gruppo Verbanese sciatori ciechi. Poi i miei allenatori: Mino Cazzaniga, che mi ha buttato in acqua a 9 anni, Tino Mazzola e Daniele d'Alberto».

Un segreto per centrare l'impresa da Guinness?

«Conosco a memoria il circuito, tempi e intensità di curve e controcurve. Dal tono di voce di Omar Frigerio, capisco cosa fare. Il mio istruttore mi incoraggia ed è freddo e morigerato. Mi spiega attriti e comportamento fisico dell'auto». (nella foto, da sinistra: Fulvio Figliomeni - titolare La Motta Varese, Adriano Monti (titolare autodromo Castelletto), Daniele Cassioli, Omar Frigerio - istruttore di guida Patentando, Mauro Businaro - istruttore di guida Patentando)

È vicino all'obiettivo?

«Faccio un giro in 2.15. Da settembre con 30 allenamenti ho ridotto i tempi di un minuto».

Un non vedente potrebbe guidare fuori da un autodromo?

«No. Ma consiglio l'esperienza su circuito. È come vedere per un attimo».

Allenare un disabile alla normalità: quanto tempo costa a chi lo segue?

«Chi aiuta un disabile spende tempo con un amico. Non servono troppi volontari. È come seguire un figlio calciatore nel vivaio di una grande squadra».

Senza questo handicap avrebbe lo stesso carattere?

«Chissà. Di sicuro da bimbo ho subito molti ceffoni morali e questo mi ha reso competitivo e pronto al sacrificio».

Cosa prova al volante?

«Senso di adrenalina e spirito di libertà. Una soddisfazione, se ripenso che a 18 anni i miei amici prendevano la patente e io no».

Qualche rammarico?

«Da 20 anni vinco titoli sportivi ma l'Unione ciechi non mi ha mai chiesto di raccontare la mia storia ad altri come me. Eppure con la mia attività potrei essere un apripista: parlo nelle scuole e insegno sci ad altri».

Progetti?

«A settembre ho i mondiali a Sacramento. In futuro vorrei aprire una scuola di fisioterapia. Sarò il 16 marzo, alle 20.45 allo spazio Lavit di via Uberti 42 Varese. Racconterò la mia esperienza in una serata benefica per una scuola in Congo organizzata da Sestero onlus».

di Daniele Monaco,

(daniele.monaco@ilgiorno.net)

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Il Cittadino del 14-03-2015

Marchesi, inventore ritrovato: sua una "Olivetti" per i ciechi

LODI. Conoscevano il suo nome perfino a Londra, in anni in cui la fama non superava la velocità del treno: Giovanni Battista Marchesi, meccanico in Lodi, autore del congegno premiato con una medaglia d'onore in bronzo all'Esposizione universale del 1851. Oggi, a molte "Expo" di distanza, il nome di Marchesi è ricordato da pochissimi, e a Lodi suona familiare solo a chi abita nella via a lui intitolata, nel quartiere San Bernardo. E anche alla famiglia di Emiliano Tagliabue, pronipote di Marchesi per via materna e promotore di un'interessante pubblicazione uscita in questi giorni, che raccoglie lettere, articoli e altri documenti relativi all'illustre antenato. Una delle sue invenzioni più geniali è una macchina da scrivere utilizzabile anche da persone non vedenti, in grado di imprimere caratteri tanto in inchiostro quanto in rilievo, la stessa che ricevette il prestigioso premio all'Esposizione di Londra e che oggi si trova esposta all'Istituto dei ciechi di Milano, nel museo dedicato alla storia della tiflologia, un termine che indica l'applicazione delle discipline scientifiche all'educazione dei non vedenti. Nel corso delle sue ricerche Tagliabue è stato anche qui, nella sede dello storico istituto milanese, per vedere da vicino la creazione del suo trisavolo e cercare in archivio qualche documento che lo riguardasse. Altre testimonianze scritte sono emerse dai faldoni dell'Archivio storico comunale di Lodi, che ha supportato fin da subito la ricerca di Tagliabue, aiutandolo a recuperare ogni notizia utile a ricostruire il profilo di un «uomo di poliedrico talento e riconosciute doti nel campo della meccanica, del teatro e delle arti», autore di ritratti «cotanto rassomiglievoli da restare sorpresi», ma anche di eccellenti strumenti musicali, sculture in legno (tra queste una statua di San Lorenzo conservata a Dovera) e delle eleganti decorazioni per i palchetti del Teatro Sociale di Lodi, che Marchesi frequentava sia in veste di attore, sia come compositore di testi dialettali, nonché come macchinista e inventore di effetti scenici. Ma la sua invenzione più celebre rimane la macchina da scrivere per ciechi, sulla quale si concentra la maggior parte dei documenti riuniti nella pubblicazione, preceduti da un «profilo storico» a firma di Italo Colombo e da un'introduzione di Silvia Canevara, che ha curato l'editing dei testi. In sommario anche un articolo di Eleonora Maddalena sulla storia della tiflologia e alcuni necrologi apparsi sui giornali locali alla morte dell'allora 64enne Giovanni Marchesi, nel 1870. In quello pubblicato su «la Plebe», Tiziano Zalli gli riconosce «molti fatti da imitare, virtù da essere amate ed anche dolori da rispettare», primo fra tutti - forse - quello di non essere riuscito a sfruttare sino in fondo l'eco sollevata dalla sua invenzione. Dopo i fasti londinesi, infatti, Marchesi non conobbe altri successi universalmente riconosciuti, e anche la trebbiatrice meccanica in miniatura che mise in mostra al Teatro Sociale di Lodi non trovò acquirenti.

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L'Eco di Bergamo del 02-03-2015

"Toccami!". A Lovere sculture a portata di mano

LOVERE. All'Accademia Tadini di Lovere la scultura come arte da toccare, con l'obiettivo di una reale accessibilità del patrimonio culturale. La Tadini è il primo museo nel nostro territorio a rendere fruibile un percorso tattile dedicato a ipovedenti e non vedenti, costruito intorno alla Stele Tadini, celebre scultura in marmo di Antonio Canova. Il progetto «Per la visibilità/vivibilità del museo» è pensato da Marco Albertario e Selene Carboni, che è anche responsabile del laboratorio tattile «Il mondo tra le mani» cui partecipano bambini non vedenti e ipovedenti all'Ospedale Giovanni XXIII. Pieni, vuoti, linee, morbidezze, ruvidezze: esplorando con le mani la copia in gesso tridimensionale della Stele realizzata dagli esperti del Museo Tattile Anteros di Bologna e le lastre in marmo di Carrara che riproducono i livelli di finitura dell'opera canoviana scolpite da Luciano Zambetti, i non vedenti da oggi potranno conoscere e ricostruire mentalmente il contenuto e le raffinatezze di tecnica esecutiva dell'opera di Canova. Un percorso che, in realtà, può essere un'utile e suggestiva esperienza percettiva anche per i normovedenti, per sperimentare l'arte attraverso l'uso integrato dei sensi, dato che la scultura si offre per sua natura a una lettura tattile. Alla Tadini sono anche in programma due incontri - sabato 7 e sabato 21 marzo, dalle 15 alle 17 - in cui Selene Carboni illustrerà i presupposti teorici del percorso e guiderà alla visita tattile (ingresso libero). (Ba. Ma.)

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NOTIZIE DALLA SEDE CENTRALE e dal web

Questo spazio vuole essere una sorta di "miniguida" per orientarsi all'interno delle molteplici attività svolte dalla Sede Centrale della nostra Associazione.

A tal fine, vi proponiamo quei comunicati diramati dalla Sede Centrale e quelle notizie apparse sul giornale elettronico di quest'ultima nel mese appena trascorso, che contengono notizie e iniziative, che pensiamo possano suscitare un concreto interesse nei nostri soci.

Di sicuro qualcosa ci sfuggirà, ma ci si augura che questa selezione possa essere un valido punto di riferimento.

Vi auguriamo buona lettura.

A. Comunicato n. 39, diramato in data 03-03-2015

Tour Veneto in tandem per atleti non vedenti

Riceviamo e pubblichiamo:

"Dal 27 al 31 maggio 2015, in occasione del Centenario della Grande Guerra, stiamo organizzando una manifestazione ciclistica, esclusivamente per tandem con atleti non vedenti e la propria guida, denominata ''TOUR VENETO IN TANDEM PER NON VEDENTI , attraverso le province di Vicenza, Belluno e Treviso. Per ragioni tecnico organizzative abbiamo pensato di limitare il numero dei partecipanti a 15 tandem.

Saranno 5 tappe impegnative per un totale di circa 450 km, con altimetrie discrete e pendenze accettabili. Come ultima tappa saremo ospiti della 2^ Gran Fondo del Centenario di Montebelluna in calendario per il 31 maggio 2015. Eventuali richieste di partecipazione dovranno essere indirizzate a Carlo Durante o alla sua guida Dario Dalceggio ai recapiti indicati.

Per ragioni logistiche saranno accettate le adesioni ai primi quindici partecipanti ad un costo approssimativo procapite di € 300/350. La tariffa comprende pernottamento in mezza pensione per 5 notti e assistenza tecnico/logistica.

Gli atleti dovranno risultare in regola con l'idoneità sportiva e essere tesserati con una società riconosciuta.

Chi ha detto che una persona con handicap visivo non può condurre una vita assolutamente normale? Ho avuto la fortuna di conoscere Carlo Durante, atleta non vedente che nell'ambito dell'atletica e della maratona in particolare si è distinto per aver vinto svariate manifestazioni di interesse mondiale, ha dato lustro alla città di Montebelluna alla provincia di Treviso all'Italia intera e non solo. Un paio di anni fa, per caso, ho saputo che stava cercando una guida per poter praticare ciclismo in tandem. Non ho esitato nemmeno un minuto. E' bastato contattarlo e, via.

La scorsa estate Carlo ha lanciato l'idea di organizzare una manifestazione ciclistica in occasione del CENTENARIO DELLA GRANDE GUERRA, per ricordare le migliaia di soldati che hanno perso la vita sulle nostre montagne. Ci siamo riuniti un gruppo di appassionati, e siamo giunti a presentare il TOUR VENETO IN TANDEM PER ATLETI NON VEDENTI sui luoghi del ricordo della Grande Guerra.

La manifestazione prevede la presenza di circa 15 equipaggi composti da un atleta non vedente e naturalmente dalla sua guida che in 5 tappe toccheranno le località teatro del 1° conflitto mondiale attraverso le province di Vicenza, Belluno e Treviso. Le soste, nelle località più importanti del percorso, ci permetteranno di avere un breve contatto con la cittadinanza e i loro amministratori per far conoscere il motivo della manifestazione.

PRESENTAZIONE

1^ tappa: 27 maggio Marostica, Asiago, Bassano del Grappa (100 km)

Prevista una sosta ristoratrice, breve giro panoramico della città, visita all'Ossario per poi proseguire in direzione di Bassano del Grappa dove avrà termine la prima tappa.

2^ tappa: 28 maggio Bassano del Grappa, Feltre, Belluno (100 km)

3^ tappa: 29 maggio Belluno, Vittorio Veneto, Conegliano (85 Km)

4^ tappa: 30 maggio Conegliano, Treviso, Montebelluna (80 Km)

5^ tappa 31 maggio 2^ GRAN FONDO DEL CENTENARIO (110 Km)

Vito e S. Stefano attraversando la cittadina di Valdobbiadene, e alla discesa di Follo, Colbertaldo, Vidor per proseguire verso Crocetta del M.llo, Strada panoramica del Montello e dopo una decina di chilometri di lieve saliscendi si prenderà la salita della presa nr. 2 del Montello, e attraverso la Dorsale del Montello, si raggiungerà il GPM posto a Santa Maria

della Vittoria. Altra discesa veloce per raggiungere la periferia di Montebelluna e, ultima asperità della

giornata, il GPM di Mercato Vecchio, 2 km di leggera salita e successiva discesa insidiosa che ci porterà agli ultimi 1200 metri quasi pianeggianti che ci separeranno dall'ambito traguardo.

Il percorso lungo, lo sconsiglio a causa delle due salite molto impegnative in particolare la salita al Monte Tomba praticamente impraticabile per i tandem.

CONCLUSIONE

Il percorso del Tour è stato pensato cercando di evitare le salite più aspre che, con i tandem, potrebbero risultare troppo impegnative e pericolose. Unico rammarico, non poter visitare il Monte Grappa, meta ambita di migliaia di ciclisti e appassionati di montagna, che con il suo monumento ai caduti è simbolo ufficiale della Grande Guerra.

Montebelluna, lì 16 maggio 2015

f.to

Dario Dalceggio

Guida di Carlo Durante"

atleta non vedente

Carlo Durante

e.mail: carlodurante@alice.it

guida

Dario DALCEGGIO

e.mail: dalceggio.dario@teletu.it

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B. Comunicato n. 54, diramato in data 23-03-2015

Tour Veneto in tandem per atleti non vedenti 27/31 maggio 2015.

Riceviamo e diffondiamo

Come già anticipato, dal 27 al 31 maggio 2015, si disputerà la prima edizione del ''TOUR VENETO IN TANDEM PER ATLETI NON VEDENTÌ' fortemente voluto e organizzato da Carlo DURANTE, atleta paralimpico non vedente, e dalla sua guida in tandem Dario DALCEGGIO, in occasione del centenario della Grande Guerra. Si disputerà sulle strade delle provincie di Vicenza, Belluno e Treviso. Toccherà luoghi significativi che hanno visto combattere e morire migliaia di soldati.

Lungo l'itinerario sarà prevista qualche tappa nelle località più importanti, ove, verranno invitate le autorità locali , gli Alpini, le scolaresche per promuovere la nostra attività.

Si tratta di cinque tappe, ognuna da 100km circa, su percorsi abbastanza impegnativi, che prevedono una buona preparazione fisica. Ognuno dei partecipanti dovrà essere autonomo sia per quanto riguarda il tandem che la propria guida (abbiamo avuto richieste di partecipazione da parte di atleti delle varie specialità privi del mezzo e della guida quindi verosimilmente privi di allenamento specifico). Si ribadisce che per essere ammessi, TUTTI DOVRANNO ESSERE TESSERATI F.C.I. (Federazione Ciclistica Italiana) O A ENTI DI PROMOZIONE SPORTIVA RICONOSCIUTA DAL CONI E ADERENTI ALLA CONSULTA NAZIONALE PER LA PRATICA DI ATTIVITÀ AMATORIALI. EVENTUALI NON TESSERATI POSSONO PARTECIPARE RICHIEDENDO LA TESSERA GIORNALIERA F.C.I. PRESENTANDO IL CERTIFICATO MEDICO PER L'ATTIVITÀ AGONISTICA. Quanto sopraè parte del regolamento, assolutamente da visionare, della GRAN FONDO DEL CENTENARIO ( www.gfdelcentenario.it ) in programma a Montebelluna (tv) il 31 maggio 2015 alla quale siamo invitati a partecipare.

Chi intende partecipare dovrà compilare la scheda di iscrizione allegata (1 scheda per coppia) e spedirla a ''dalceggio.dario@teletu.it'' il quale la presenterà al G.S. OLANG che provvederà all'iscrizione (attenzione nessuno deve iscriversi alla G.F. in proprio).

I partecipanti dovranno, versare la quota di partecipazione, calcolata in 300€ procapite che comprende:

5 notti in mezza pensione nelle varie località sede di tappa, check-in 26 maggio 2015 chek-out pomeriggio 31 maggio 2015; partecipazione alla G.F. del Centenario; altre spese di organizzazione, trasporto e varie.

L'iscrizione verrà tenuta valida per le prime 15 coppie di tandemisti che, entro e non oltre il 15 aprile 2015, procederanno al versamento della somma di € 300 sul conto corrente bancario

IBAN IT 50 W 02008 61827 000103643261 intestato a Carlo DURANTE e Dario DALCEGGIO acceso, solo per questa occasione, presso la banca UNICREDIT di Montebelluna. Prima di effettuare il versamento si prega di telefonare agli organizzatori.

______________________________________________________________________________________

Il file .zip contenente il presente comunicato e la relativa scheda d'iscrizione può essere scaricato utilizzando l'url di seguito riportato:

http://www.uiciechi.it/archivio/circolari/2015/03/54.2015.zip

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Comunicato n. 43, diramato in data 05-03-2015

Soggiorno-studio in Spagna per il perfezionamento della lingua inglese (scadenza mercoledì 27 maggio 2015)

La O.N.C.E. (Organizzazione Nazionale Spagnola dei Ciechi) ha programmato anche per quest'anno un soggiorno-studio per il perfezionamento della lingua inglese che si svolgerà presso il suo Centro di Risorse Educative di Pontevedra (Spagna) dal 27 luglio al 7 agosto 2015. Il giorno di arrivo sarà il 26 luglio nel pomeriggio e il giorno di partenza sarà il 7 agosto nel pomeriggio. Potranno candidarsi per la partecipazione al soggiorno giovani ciechi o ipovedenti di età compresa tra i 15 e 17 anni (che abbiano già compiuto 15 anni alla data del 26 luglio 2015 e non abbiano ancora compiuto 18 anni alla data del 7 agosto 2015). Durante il soggiorno i partecipanti seguiranno un corso intensivo di inglese di livello intermedio-alto (60 ore), oltre a partecipare a varie attività ludico-sportive e culturali.

A carico dei partecipanti sono previste le spese di viaggio dal luogo di residenza fino all'aeroporto di Vigo, che è l'aeroporto più vicino a Pontevedra, e ritorno. Le spese di soggiorno, di studio e il transfer dall'aeroporto di Vigo a Pontevedra e viceversa sono a carico della O.N.C.E.

Come requisito imprescindibile, il possesso delle abilità linguistiche per accedere al corso dovrà essere attestato dall'insegnante di lingua inglese della scuola di provenienza di ciascun candidato sulla base dello schema grammaticale allegato alla presente. Per garantire la partecipazione di candidati adeguatamente qualificati, si invita caldamente a inviare unicamente le candidature di quei ragazzi che possiedano effettivamente il livello di competenza linguistica indicato. In fase di selezione, sarà comunque somministrato ai candidati un test scritto a distanza e gli idonei verranno contattati telefonicamente da un esaminatore per una verifica ulteriore del livello di conoscenza della lingua inglese.

Altra condizione importante per la partecipazione al soggiorno-studio è essere in possesso di una ragionevole autonomia nelle attività della vita quotidiana e nella mobilità (ossia la capacità di muoversi in un ambiente dopo averlo conosciuto).

I candidati dovranno far pervenire all'Ufficio Affari Internazionali di questa Unione tramite le Sezioni Provinciali dell'Unione (http://www.uiciechi.it/organizzazione/regioni/indiceregioni.asp), la seguente documentazione entro mercoledì 27 maggio p.v.:

- dichiarazione di assenso da parte dell'esercente la potestà parentale alla candidatura del/la ragazzo/a al soggiorno-studio di cui al presente comunicato, completata dai dati anagrafici e della disabilità visiva del candidato (diagnosi come da verbale di accertamento sanitario dell'invalidità civile), da un numero di telefono e un indirizzo e-mail di contatto. E' importante notare che il corso è destinato a giovani ciechi o ipovedenti come definiti negli articoli 2, 3, 4, 5 e 6 della legge 3.4.2001, n. 138)

- attestato dell'insegnante di lingua inglese della scuola di provenienza del candidato relativo al buon grado di possesso da parte di quest'ultimo delle competenze linguistiche indicate nell'allegato schema. L'attestato, che deve essere sottoscritto dall'insegnante e che può essere rilasciato su carta libera, deve indicare in maniera leggibile: nome e cognome dell'insegnante, nome e tipo di scuola frequentata dal candidato, anni di studio della lingua inglese del candidato presso quell'istituto.

- copia di eventuali certificati o diplomi che attestino lo studio della lingua inglese da parte del candidato anche presso altri istituti (scuole di lingue, etc.) con l'indicazione del livello del corso frequentato.

IMPORTANTE: la procedura di far pervenire le candidature attraverso le Sezioni Provinciali è finalizzata a coinvolgerle maggiormente nelle iniziative della Sede Centrale e offrire loro l'opportunità di far conoscere i propri servizi; si riportano di seguito alcune indicazioni pratiche, ma il personale dell'Ufficio Affari Internazionali (tel: 0669988388/375, fax: 0669988328, email: inter@uiciechi.it) resta comunque a disposizione per chiarimenti e sostegno:

- entro la data di mercoledì 27 maggio 2015, le Sezioni trasmetteranno ai recapiti indicati più sopra dell'Ufficio Affari Internazionali le candidature ricevute sia da parte di soci UICI sia di non soci. E' importante che la Sezione riceva conferma di ricezione della trasmissione dei documenti

- le Sezioni non sono tenute alla verifica di conformità dei documenti di candidatura, poichè tale verifica verrà comunque effettuata dall'Ufficio Affari Internazionali; è opportuno però che le candidature vengano trasmesse all'Ufficio Affari Internazionali appena possibile in modo da permettere la possibile correzione o integrazione dei documenti.

______________________________________________________________________________________

Il file .zip contenente il presente comunicato ed il relativo allegato è scaricabile tramite il seguente url:

http://www.uiciechi.it/archivio/circolari/2015/03/43.2015.zip

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Comunicato n. 45, diramato in data 09-03-2015

Scuola di sci nautico - Vacanze attive "Water Emotions" La Maddalena

E' pervenuta a questa Presidenza Nazionale la comunicazione della Associazione Sportiva Sci Club Saint Tropez, regolarmente iscritta al CONI ed al CIP (Comitato Italiano Paralimpico), con la richiesta di far conoscere ai minorati della vista che si volessero misurare con la disciplina dello sci nautico, anche a livello dilettantistico, la possibilità di fare vacanze attive e partecipare al progetto "Water Emotions".

La scuola ha la propria sede operativa presso l'isola della Maddalena, in Sardegna, ed ha già fra i propri iscritti atleti non vedenti.

Per chi fosse interessato riportiamo di seguito i dati per eventuali contatti:

A.S. Club Saint Tropez - Via Benvenuto Cellini 19 - 07024 La Maddalena - tel 0789/727768. E-mail jeffonorato@tiscali.it.

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Comunicato n. 48, diramato in data 13-03-2015

Inaccessibilità dei servizi informatici e digitali del MIUR. Intervento dell'AgID

Riteniamo utile diffondere la comunicazione che ci è pervenuta da parte dell'AgID, l'Agenzia per l'Italia digitale, in risposta ad una nostra segnalazione dello scorso 12 febbraio. La nota, che trascriviamo in calce, è stata protocollata in uscita dall'Amministrazione dell'AgID il 9 marzo 2015, con numero 2427.

Cordiali saluti

Mario Barbuto

Presidente Nazionale

______________________________________________________________________________________

"Agenzia per l'Italia Digitale - Presidenza del Consiglio dei Ministri - Area Pubblica Amministrazione

Gent.mo dott. Barbuto,

a seguito della sua segnalazione, la informiamo di aver effettuato le verifiche sulle pagine da lei indicate e di aver richiesto al Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca di intervenire, entro i 90 giorni previsti dall'art. 9 comma 8 del D.L. 179/2012, al fine di risolvere le problematiche e di provvedere all'adeguamento alle disposizioni di legge in tema di accessibilità.

Questa Agenzia, nell'ambito delle attività di monitoraggio che è chiamata ad espletare sullo stato di accessibilità dei siti e servizi della pubblica amministrazione, è comunque impegnata nella sensibilizzazione sui temi dell' inclusione digitale e rimane a disposizione per qualunque ulteriore richiesta o chiarimento.

Cordiali saluti

Il Dirigente Area"

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Comunicato n. 53, diramato in data 20-03-2015

Soggiorno marino "Primo Sole" presso la struttura "Le Torri" - Tirrenia dal 31 maggio 2015 al 14 giugno 2015 - 14 giorni

Anche quest'anno la nostra Unione, grazie alla Commissione Nazionale Anziani, organizza due soggiorni marini nei mesi di giugno e settembre presso il Centro Le Torri - G. Fucà Olympic Beach di Tirrenia, dedicati alla terza età.

Siamo già in grado di comunicare l'offerta relativa al soggiorno marino di giugno che abbiamo voluto chiamare "Primo Sole".

L'offerta del soggiorno, a persona, valida sia per i non vedenti sia per gli accompagnatori, si articola nei seguenti importi:

* camera singola (torre piccola) euro 770,00

* camera doppia (torre piccola) euro 670,00

* camera doppia (torre grande) euro 870,00

* camera tripla (torre grande) euro 770,00

la quota individuale comprende:

* Servizio di Pensione Completa con acqua e vino ai pasti

* Cocktail di benvenuto

* Cena Tipica con degustazione dei piatti Toscani e Trentini

* sala riunioni a disposizione per iniziative e serate ludiche

* animazione e intrattenimento

* una serata con piano bar e cantante

* servizio spiaggia (ombrellone e sdraio)

alla quota va aggiunta la tassa di soggiorno di Euro 7,50, dovuta al comune di Pisa.

Servizi a richiesta o a pagamento:

a. Escursioni.

b. Parrucchiera.

c. Estetista.

d. Infermiera.

e. Eventuali Corsi di nuoto, legati alla fruibilità della piscina, a oggi ancora non definita.

f. Alfabetizzazione informatica.

Il corso di Alfabetizzazione informatica sarà tenuto, con la consueta competenza, da Nunziante Esposito e dovrà essere richiesto all'atto della prenotazione del soggiorno.

Con la collaborazione dello staff dell'hotel saranno organizzati giochi di squadra, tornei amichevoli di show down, scopone scientifico e scacchi per il divertimento di tutti.

Non mancheranno infine, serate culturali ed eventi musicali.

Prenotazioni, informazioni, chiarimenti circa i transfert da e per le stazioni ferroviarie di Pisa e Livorno:

Olympic Beach Le Torri

tel. 050 32.270

fax. 050 37 485

email: info@centroletorri.it

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Comunicato n. 56, diramato in data 30-03-2015

Banca d'Italia - Emissione nuova banconota da 20 euro - serie Europa

Su comunicazione della Banca d'Italia informiamo che la Banca Centrale Europea ha presentato la nuova banconota da 20 Euro, in circolazione dal 25 novembre prossimo, indicando gli accorgimenti adottati per una migliore fruibilità da parte delle persone non vedenti e ipovedenti.

Il valore della banconota è riportato in caratteri ingranditi e marcati, impresso a rilievo e dunque di facile percezione al tatto.

Ulteriori informazioni, alle pagine:

www.bancaditalia.it

www.wcb.europa.eu

www.nuove-banconote-euro.eu.

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Comunicato n. 58, diramato in data 31-03-2015

Opportunità di partecipazione a campi di volontariato all'estero

Come già annunciato l'anno scorso, l'Unione ha avviato un partenariato di collaborazione con l'associazione Lunaria (http://www.lunaria.org/) un'importante associazione di promozione sociale che, tra le altre attività, promuove iniziative di volontariato internazionale. Questo partenariato, che ha già dato origine a un'importante esperienza di formazione per alcuni giovani della nostra Unione, nasce nell'ottica di promuovere le esperienze internazionali delle persone con disabilità visiva e promuovere la partecipazione a iniziative di lavoro solidale.

Lunaria è desiderosa di includere il più possibile le persone con disabilità nelle attività di cooperazione internazionale e a tal fine collabora con l'Unione per l'individuazione di persone interessate a svolgere questo tipo di attività, per le quali verrà quindi avviata una ricerca di opportunità di campi di volontariato all'estero per la prossima estate adeguata alle loro esigenze. Il campo di lavoro internazionale è una forma di volontariato a breve termine che si svolge in un altro paese, rivolto a tutte le persone, anche senza qualifiche particolari, che abbiano dai 18 anni in su (vi sono però anche alcuni campi in cui è ammessa la partecipazione di minorenni). I campi internazionali hanno alla base un'idea di solidarietà e di cooperazione internazionale: attraverso un'attività concreta (per es. la pulizia e la ristrutturazione di un edificio di pubblica utilità, il lavoro in fattoria, etc.) e l'incontro con persone di tutto il mondo, i campi permettono di vivere, nella quotidianità di una esperienza concreta e nella realizzazione di un progetto comune, i valori del dialogo, della convivenza, della pace. In generale la lingua di comunicazione nei campi è l'inglese.

I volontari dovranno coprire il costo del viaggio di andata e ritorno e pagare EUR 135 di quota di iscrizione a Lunaria. Alcuni progetti prevedono anche una quota extra. Il vitto e l'alloggio sono invece offerti dall'organizzazione che ospita i volontari.

Coloro che siano interessati a fare questa esperienza di volontariato dovranno compilare l'apposita scheda in inglese e inviarla agli indirizzi email specificati alla fine della scheda. Essendo questa una delle prime esperienze sia per Lunaria che per l'Unione di invio di volontari non vedenti, si consiglia fortemente di individuare anche una persona vedente interessata a partecipare allo stesso campo e che possa assistere adeguatamente la persona non vedente.

Dato che nei campi i posti per ciascun gruppo nazionale sono molto limitati, è opportuno che le persone interessate inviino la loro scheda e, se già individuato, quella dell'aspirante partecipante vedente al più presto possibile, in modo da permettere di avviare al più presto la ricerca delle opportunità di campi internazionali.

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Il file .zip contenente il presente comunicato unitamente all'apposita scheda da compilare è scaricabile tramite il seguente url:

http://www.uiciechi.it/archivio/circolari/2015/03/58.2015.zip

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Giornale UICI del 03-03-2015

Siena: alla scoperta di Siena e dintorni

UN PROGRAMMA PER NON VEDENTI ED IPOVEDENTI VALIDO TUTTO IL 2015

Questo programma è stato pensato e realizzato grazie alla preziosa collaborazione della Sezione Provinciale di Siena dell'Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti Onlus di Siena e permette a persone con problemi alla vista di venire a scoprire la città del Palio e i suoi dintorni.

Il programma prevede una durata di 3 giorni, due pernottamenti con colazione in hotel 3 o 4 stelle a Siena,

due cene e attività varie dal giorno di arrivo alla partenza che potranno essere scelte in base alle preferenze

ed esigenze di ogni singola persona.

Il primo giorno Vi proponiamo di scoprire Siena utilizzando le guide sonore scaricabili dal sito del Comune e

che vi porteranno a visitare i luoghi più importanti di questa città medievale. L'attività è possibile solo se

presente un accompagnatore. Questo il link da cui scaricare le guide sonore in MP3

http://www.comune.siena.it/Il-Turista/Diversamente-Abili/Turismo-dei-suoni/Itinerari-Sonori

La Sezione di Siena dell'U.I.C.I. è in grado, su richiesta, di organizzare la presenza di un accompagnatore.

Visiterete la Piazza del Campo dove si svolge il Palio e, grazie alle 11 guide sonore disponibili, sarete immersi

nell'atmosfera del Palio.

Per gruppi consigliamo la visita con una guida.

Potrete inoltre visitare il Santa Maria della Scala, ex spedale della città, dove esistono delle mappe tattili della città e in cui è possibile toccare alcune riproduzioni del periodo etrusco e del periodo medievale. Possibilità difare degli ateliers. La durata della visita varia a seconda della singola persona.

Le tavole tattili del centro storico di Siena sono state realizzate dall'U.I.C.I. provinciale grazie al contributo

del Rothary di Siena.

Concluderete questa prima giornata con una cena in un ristorante nella bellissima Piazza del Campo.

Il secondo giorno Vi proponiamo la visita del Parco delle Sculture del Chianti, a circa 10 km a nord di

Siena.

Nel cuore del Chianti senese, conosciuto per il suo paesaggio incantatore e i borghi antichi, si trova un'

attrazione particolare: una mostra permanente di installazioni e sculture contemporanee.

Nato da un'iniziativa privata dei coniugi Giadrossi, il parco fu inaugurato nel maggio 2004, dopo cinque anni

di lavoro. Sono stati dedicati al Parco 13 ettari di un incontaminato bosco di querce, lecci e castagni,

recintato in quanto ospitava fino all'inizio degli anni 90 un allevamento di cinghiali.

Lì, lungo un percorso di 1 km, 27 artisti di pregio internazionale, provenienti dai cinque continenti, hanno

messo alla prova la propria creatività ed il proprio stile, realizzando imponenti opere d'arte contemporanea.

Ogni singola scultura è site-specific, nel senso che è stata proposta dall'artista dopo aver visitato il bosco ed

aver scelto il „suo" posto. Questo fa in modo che il connubio fra le opere e gli alberi, i suoni, i colori, la luce

e ogni altro elemento del bosco sia totale. Infatti qui l'opera dell'uomo non tende a prevaricare la natura, ma

ad integrarla ed esaltarla. Le sculture si possono toccare quasi tutte ma è necessario avere un accompagnatore. Per la visita verrà dato gratuitamente un Ipod con la descrizione di ogni scultura.

I materiali utilizzati sono i più disparati, vanno dal bronzo al ferro, dal granito al marmo, dal vetro al neon

ecc.

A pochi metri dal Parco, la vecchia Fornace di Pievasciata ospita una galleria d'arte che raccoglie un notevole numero di opere d'arte nazionali e internazionali. L'edificio è uno splendido esempio di archeologia

industriale ristrutturato sotto il controllo della Sovrintendenza alle Belle Arti di Siena.

Su richiesta è disponibile un trasporto elettrico per persone con difficoltà motoria.

E' presente inoltre uno spazio pic nic attrezzato con tavoli e panche di legno dove è possibile fare pranzo

dopo la visita.

Nel pomeriggio si torna a Siena per fare un'altra esperienza gastronomica : proponiamo un corso di cucina

seguito da una cena al Gallo Nero, ristorante tipico medievale nel centro storico di Siena.

Il corso di cucina prevede la realizzazione di tre tipi di pasta fatta a mano (Pici, Tagliatelle e Ravioli) e dura

un'ora circa. La cena sarà composta da un assaggio delle tre paste fatte a mano, un secondo di carne con

contorno, un dolce , vino Chianti e acqua. Un aperitivo sarà servito prima della cena a base di Vernaccia di

San Gimignano. L'attività è valida per 2 persone o per piccoli gruppetti. Nel caso di singole persone o di

gruppi più numerosi va verificata la fattibilità con il ristorante.

Il terzo giorno avete la possibilità di scegliere una tra le attività seguenti :

una lezione di equitazione con istruttore qualificato organizzata da un'Associazione sportiva nei dintorni di

Siena. Il maneggio è sia al coperto che all'aperto, è presente anche un sollevatore nel maneggio al coperto.

L'associazione opera da anni con persone disabili locali ed organizza varie attività durante tutto l'anno ed è

una realtà consolidata sul territorio;

la visita dell'Orto botanico a Siena (parzialmente accessibile per presenza di gradini quindi adatto solo a

non vedenti con accompagnatore) e visita di un Orto Medievale, Orto de Pecci, nel cuore di Siena dove potrete far pranzo a base di prodotti locali. (luogo accessibile a disabili motori con presenza di bagni

accessibili). L'Orto de Pecci è gestito dalla cooperativa sociale La Proposta;

In alternativa potete optare per qualche ora di benessere presso le Terme di Chianciano ( 45 minuti a sud di

Siena). Prenotando tramite l'U.I.C.I di Siena avrete uno sconto del 15% sulle tariffe ufficiali.

www.termechianciano.it

Partenza e rientro nel pomeriggio

Il costo del soggiorno varia in base al periodo e alle attività richieste.

Prezzo a persona: a partire da 175 € in camera doppia.

Il prezzo include i seguenti servizi di base:

2 pernottamenti in hotel 3 stelle con colazione

2 cene

1 corso di cucina (pasta fatta a mano)

Visita del Parco delle Sculture del Chianti

Le Guide sonore sono scaricabili dal sito del Comune di Siena

Ingresso al Santa Maria della Scala

Nel programma non sono compresi i trasporti da / per Siena e per le escursioni, la lezione di equitazione e i

pranzi tutto quanto non specificato sopra.

Su richiesta è possibile organizzare servizi di trasporto con mezzi attrezzati per carrozzine.

Per chi viaggia in treno, potrete contattare la società di Taxi di Siena COTAS (vedi contatti sotto) .

Contatti:

Per informazioni dettagliate sul programma contattare:

Paola De Donato - mail: dedonatop@hotmail.com (recapito telefonico da richiedere alla Sezione U.I.C.I. di Siena).

Per prenotare il servizio di accompagnamento contattare la Sezione di Siena dell'U.I.C.I. - Tel 0577 46181

Segue la lista dei fornitori e servizi da prenotare direttamente.

Si prega di mettere in copia per conoscenza la persona che ne ha curato la programmazione inviando una mail a dedonatop@hotmail.com.

Il consulente invierà a fine soggiorno una scheda di valutazione a tutte le persone che sono state a Siena per verificare la qualità dei vari servizi e per migliorare l'accoglienza.

Questo programma di turismo accessibile è solo l'inizio di una serie di proposte turistiche adatte a tutti.

Hotel San Marco ***

www.sanmarcosiena.it

Tel. 0577 271556 - Mail info@sanmarcosiena.it

L'Hotel dispone di 2 camere per disabili e non presenta nessuna barriera architettonica. Parcheggio

disponibile. In pochi minuti di macchina si raggiunge il centro storico.

Riferimento da comunicare al momento della prenotazione: "Siena/Programma per non vedenti"

Hotel Athena ****

www.hotelathena.com

Tel. 0577 286313 - Mail: info@hotelathena.com

L'hotel si trova all'interno delle mure e dispone di parcheggio privato. L'hotel non dispone di camere e bagni

attrezzati con maniglioni di sostegno ma offre camere molto spaziose e prive di mensole. Nel caso di disabili

motori l'accesso avviene dal parcheggio. L'ascensore è dotato di tasti in braille. L'Hotel dispone di un

ristorante e di una terrazza ristorante - bar aperta nella bella stagione.

La Cattedrale e la Piazza del Campo si raggiungono in 10 minuti a piedi.

Parco delle Sculture del Chianti

www.chiantisculpturepark.it

Tel. 0577 357151 - Mail info@chiantisculpturepark.it

Per le persone con mobilità ridotta è possibile usufruire del trasporto elettrico. Su richiesta e prenotazione. E'

necessaria la presenza di un accompagnatore.

Per gruppetti è possibile avere una guida che spiegherà le sculture e i materiali utilizzati.

Ristorante Gallo Nero

www.gallonero.it

Tel. 0577 284356 - Mail info@gallonero.it (chiedere di Mauro)

Presenza di un gradino di 2 cm all'entrata del ristorante, presenza di bagno accessibile.

Ristorante Il Bandierino

Piazza Il Campo,66 - Siena

Tel 0577 282217

Tavoli esterni ed interni. Bagno non accessibile per disabili motori.

Ristorante Orto de Pecci

Cooperativa Sociale Onlus La Proposta

Via di Porta Giustizia 39 - Siena

Tel. 0577222201 - Mail: info@ortodepecci.it

www.ortodepecci.it

Bagno accessibile per disabili motori. Due sale interne e uno spazio all'esterno aperto nella bella stagione.

Attività ippica e trasporti:

Associazione Sportiva Le Bollicine Onlus

Via Franciosa, 57 - 53100 Siena

Tel 0577 286335 - Mail: infolebollicine@gmail.com

L'associazione ha un maneggio al coperto ed è attrezzata con sollevatore per permettere ai disabili motori di

salire a cavallo. L'associazione dispone di un pulmino attrezzato per il trasporto di carrozzine, possibile il

noleggio su richiesta.

Trasporto attrezzato per carrozzine manuali (fino a 4 persone)

Taxi Siena -COTAS Tel 057749222 Mail: segreteria@taxisiena.it

Terme di Chianciano

Tel. 848 800 243

www.termechianciano.it

Mail: prenotazione@termechianciano.it

Programma realizzato da Paola De Donato, consulente promozione turismo accessibile

dedonatop@hotmail.com (recapito telefonico da richiedere alla Sezione U.I.C.I. di Siena).

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Sede centrale: comunicati diramati nel mese di marzo

Di seguito viene riportato l'elenco completo dei comunicati diramati dalla Sede Centrale U.I.C.I. nel mese appena trascorso, con la specificazione del relativo numero e dell'oggetto.

Vi ricordiamo che tutti i comunicati possono essere consultati all'indirizzo internet http://www.uiciechi.it/documentazione/circolari/main_circ.asp

dove è possibile effettuare ricerche mirate tramite un comodissimo motore di ricerca.

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Notizie dall'istituto per la ricerca, la formazione e la riabilitazione

Comunicato I.RI.FO.R. Centrale n. 11/2015

Borse di studio "Francesco Gatto"

Questo I.Ri.Fo.R. in memoria di Francesco Gatto docente di pedagogia speciale e prezioso collaboratore dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, assegna tre borse di studio rispettivamente di €. 3.000,00, 2.000,00 e 1.000,00 a tre giovani laureatisi con una tesi di laurea magistrale in pedagogia speciale, come da bando allegato.

Le domande di partecipazione per l'assegnazione delle borse di studio, redatte secondo le indicazioni del bando e complete degli allegati richiesti, dovranno pervenire alla Presidenza Nazionale di questo Istituto in Via Borgognona 38 00187 ROMA entro le ore 12,00 del 30 giugno 2015.

Il CDA dell'Istituto, vista la graduatoria di merito stilata dalla commissione esaminatrice dei lavori, proclamerà i vincitori nel mese di settembre 2015.

______________________________________________________________________________________

BANDO DI CONCORSO PER L'ASSEGNAZIONE di BORSE DI STUDIO in memoria del. Prof. Francesco Gatto

Art. 1 Natura del concorso

Nella memoria del professor Francesco Gatto, docente di pedagogia speciale e prezioso collaboratore dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, l'I.Ri.Fo.R., nell'intento di favorire l'approfondimento sui temi della pedagogia inclusiva, assegna ogni anno delle borse di studio agli studenti laureati con una tesi di laurea magistrale in Pedagogia speciale con riferimento anche all'inclusione scolastica dei disabili visivi.

Art. 2. Requisiti di ammissione

Possono partecipare, alla corrente edizione del concorso, i giovani laureatisi a partire dall'anno 2012, che non abbiano superato il trentesimo anno di età alla data di presentazione della domanda, in possesso di laurea magistrale o diploma di laurea conseguito secondo la normativa in vigore anteriormente alla riforma di cui al D.M. 509/1999, che abbiano discusso una tesi in pedagogia speciale.

Art. 3. Borse di studio

Sono costituite tre borse di studio del valore di 3.000,00 euro, 2.000,00 euro, e 1.000 euro, rispettivamente per il primo, il secondo ed il terzo classificato al concorso secondo la graduatoria proposta dalla commissione di valutazione sulla base di quanto indicato al successivo art. 6.

Art. 4. Presentazione delle domande di partecipazione

Le domande di partecipazione, alle quali dovrà essere allegata una copia cartacea ed una in formato digitale accessibile della tesi di laurea, dovranno essere redatte, in carta libera e sottoscritte, e pervenire, mediante raccomandata postale o mediante agenzia di recapito autorizzata o mediante consegna a mano, entro e non oltre, le ore 12,00 del 30 giugno 2015, all'indirizzo:

Istituto per la Ricerca, la Formazione e la Riabilitazione - onlus

Presidenza Nazionale Via Borgognona, 38 00187 Roma.

Nella domanda di partecipazione, i concorrenti devono dichiarare, sotto la propria personale responsabilità (D.P.R. 28.12.2000, n. 445, art. 46):

- cognome e nome

- luogo e data di nascita

- residenza

- Titolo della tesi di laurea magistrale con indicazione del voto di laurea, nome dell'Ateneo e facoltà presso la quale è stata conseguita

- eventuale invalidità

I concorrenti devono, altresì, indicare un recapito telefonico ed e-mail e l'indirizzo al quale desiderano vengano inviate le comunicazioni relative al presente concorso.

La firma in calce alla domanda, da apporre in forma autografa, non è soggetta ad autenticazione, ma alla domanda dovrà essere allegata fotocopia della C.I. del richiedente.

Le domande pervenute oltre il termine o incomplete si intendono escluse dal concorso.

Art. 5. Commissione esaminatrice

La Commissione esaminatrice è costituita dal Presidente Nazionale dell'I.Ri.Fo.R. o da un suo delegato, e da due componenti, nominati dal CDA dell'I.Ri.Fo.R. Centrale, scelti uno tra i docenti ordinari di pedagogia speciale in un ateneo italiano ed uno tra gli esperti di scienze tiflologiche.

Art. 6 Criteri di valutazione

La commissione di cui all'articolo precedente:

a) definisce i criteri ed i punteggi di valutazione dei lavori pervenuti sulla base dei seguenti principi:

- voto di laurea;

- livello di congruità dell'elaborato con le finalità del concorso;

- livello di innovatività dei contenuti;

b) esamina le tesi e stila una graduatoria di merito, secondo i criteri definiti, riconoscendo, a parità di valutazione, il diritto di precedenza ai candidati disabili e, tra questi a quelli con disabilità visiva;

c) invia al CDA Centrale dell'Istituto la graduatoria ed il relativo processo verbale per la proclamazione dei vincitori.

Art. 7. Proclamazione dei vincitori

Con propria deliberazione, il CDA dell'I.Ri.Fo.R. Centrale approva la graduatoria di merito e proclama vincitori delle borse di studio, messe a concorso con il presente bando, il primo, il secondo ed il terzo classificato, della graduatoria nella misura indicata all'art. 3.

In caso di parità, le borse sono assegnate per intero a ciascun vincitore.

Gli esiti del concorso sono comunicati ai concorrenti, a mezzo posta. Gli stessi esiti sono, inoltre, resi pubblici, mediante la stampa periodica e i siti web dell'I.Ri.FO.R. e dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti e la pubblicazione sulla pagina 790 del Televideo Rai.

I vincitori delle borse di studio sono tenuti a comprovare la regolarità delle dichiarazioni rese nelle domande di partecipazione.

A tale scopo, essi devono far pervenire, mediante raccomandata postale o mediante agenzia di recapito autorizzata o mediante consegna a mano, a: Istituto per la Ricerca, la Formazione e la Riabilitazione, Presidenza Nazionale Via Borgognona, 38 00187 Roma, entro 30 giorni dalla comunicazione dei risultati concorsuali, certificazione, in carta semplice, originale o in copia autenticata del:

- diploma o certificato di laurea completo di voto di laurea

- eventuale certificazione di invalidità

Il vincitore, che non produca la certificazione richiesta o le cui dichiarazioni risultino, in tutto o in parte, non veritiere, decade dal beneficio.

In tal caso, il CDA dell'I.Ri.Fo.R. Centrale procede alla proclamazione di altro vincitore, secondo l'ordine della graduatoria di merito.

Art. 8. Responsabilità

La partecipazione al concorso implica l'accettazione senza riserve, da parte dei concorrenti, del presente bando.

Spetta esclusivamente al CDA dell'I.Ri.Fo.R. Centrale il giudizio finale sui casi controversi e su quanto non espressamente previsto.

Art. 9. Trattamento dei dati personali

Tutte le informazioni raccolte nell'ambito del presente concorso saranno tutelate ai sensi del d.lgs. 30 giugno 2003, n. 196, "Codice in materia di protezione dei dati personali".

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Comunicato I.RI.FO.R. Centrale n. 12/2015

Attività formative anno 2015 - Corso di formazione in aula: "Il controllo dell'ansia e l'espressione delle emozioni in presenza di una persona con disabilità visiva."

Si comunica che l'I.Ri.Fo.R Centrale, Ente accreditato dal Ministero dell'Istruzione ai sensi del D.M. 177/2000, e riconosciuto nel 2014, dallo stesso Ministero, quale ente di riferimento per la formazione del personale della scuola sulle tematiche tiflopedagogiche e tiflodidattiche, realizzerà a Roma presso la nostra sede di via del Tritone 197, il corso di aggiornamento di 8 ore " Il controllo dell'ansia e l'espressione delle emozioni in presenza di una persona con disabilità visiva."

L'iniziativa, rivolta ad un massimo di 30 partecipanti (minimo 7), sarà svolta in due mattinate di 4 ore ciascuna e sarà condotta dalla psicologa/psicoterapeuta dell'Istituto, dott.ssa Maura Paladino.

Il corso è anche riconosciuto tra le attività di aggiornamento previste per gli iscritti agli albi del nostro Istituto.

L'iscrizione prevede una quota di € 40,00. Si precisa che gli iscritti agli albi del nostro Istituto usufruiranno dello sconto del 20%, pertanto dovranno versare la somma di soli € 32,00.

Ai partecipanti che avranno frequentato almeno l'80% del monte orario previsto e avranno svolto la verifica finale, sarà rilasciato attestato di frequenza da utilizzarsi ai sensi della normativa vigente.

Struttura del Corso

Le attività didattiche si svolgeranno nelle giornate del 18 e 19 Maggio 2015 con orario 9.00 - 13.00 nella sede formativa dell'Istituto sita in Roma - Via del Tritone 197.

Procedura di iscrizione

1. Collegarsi al sito www.irifor.eu/elearning.

2. Registrarsi alla piattaforma cliccando il pulsante "Crea account", inserendo i dati richiesti dal sistema.

3. Una volta effettuata la registrazione, entrare nella piattaforma utilizzando le credenziali scelte in fase di registrazione.

4. Dalla sezione denominata "Corsi disponibili", situata nell'area centrale della pagina, selezionare il corso in oggetto (Colore verde mare, codice PS001), quindi procedere al pagamento della quota richiesta.

Il pagamento può essere effettuato con qualsiasi carta di credito, anche Postepay o ricaricabile.

Per supporto o richieste di chiarimento

Per qualsiasi richiesta in merito alla procedura di iscrizione scrivere a elearning@irifor.eu; risponderà Mirko Montecchiani, sviluppatore della piattaforma IRIFOR e-Learning.

Per ogni altra informazione è possibile contattare l'ufficio di segreteria dell'Istituto al numero telefonico 06/69988606 o allo 06/69988607 oppure via email all'indirizzo: segreteria@irifor.eu.

Per contatti con la docente dott.ssa Maura Paladino è possibile telefonare la mattina al numero 0669988600, oppure inviare una e-mail all'indirizzo psicologapsicoterapeuta@irifor.eu.

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Superando.it del 07-03-2015

Ora basta con le false informazioni su ciechi e ipovedenti!

di Josè Tralli

«Ormai da tempo - scrive Josè Tralli - le persone con disabilità visiva usano telefoni touch screen, ciò che invece anche in questi giorni gli organi d'informazione hanno attribuito a dei "falsi ciechi" ». «E per la cronaca - aggiunge - usiamo anche i tablet e, da più di vent'anni, i computer. Basta dunque, una volta per tutte, con l'ignoranza, con la falsa informazione che fa sensazionalismo, basta con quegli atteggiamenti da medioevo che, alla fine, discriminano sempre noi ciechi e ipovedenti».

Due falsi ciechi scoperti da Gdf. Nel crotonese guidavano e usavano telefono touch screen: si intitolava così l'articolo uscito nei giorni scorsi sull'ANSA, che ha suscitato tutta la mia indignazione e nel quale appunto si parlava della scoperta, da parte della Guardia di Finanza, di due "falsi ciechi" nel Crotonese (se ne può vedere anche un video).

Ebbene, a quel punto ho deciso che era ora di dire basta! Basta con l'ignoranza, basta con la falsa informazione che fa sensazionalismo, basta con quegli atteggiamenti da medioevo che, alla fine, discriminano sempre noi ciechi e ipovedenti.

Quello che mi ha fatto imbufalire non è la scoperta di quei "falsi ciechi" che guidano l'auto (per questo spero vivamente che siano puniti e che con loro siano torchiati anche i medici che ne hanno riconosciuto l'invalidità), ma il fatto che alla fine dell'articolo, e del video, si dica che «...utilizzavano un telefono touch screen», cosicché accadrà che vedendoci adoperare i nostri iPhone o i nostri dispositivi Android, ci additeranno come falsi ciechi... e questo proprio non va bene, oltre a non essere nemmeno corretto.

Lorsignori devono infatti sapere che ormai da almeno cinque anni noi possiamo utilizzare telefoni come quelli sopra menzionati, vale a dire l'iPhone, prodotto da Apple, che integra al proprio interno uno screen reader, il quale legge ciò che compare sullo schermo e ci permette, toccando il display, di sapere cosa c'è scritto sotto al nostro dito.

Anche i telefoni Android integrano TalkBack, uno screen reader che fa la stessa cosa, permettendoci così di poter utilizzare uno di questi telefoni, anche se privi della vista o se vediamo poco.

«Ah sì, dai, i comandi vocali al tuo telefono...», mi sono sentito spesso dire da vedenti con cui mi sono rapportato... Eh no, cari miei, uno screen reader è un sistema ben più complesso. Screen reader, infatti, significa letteralmente "lettore di schermo", e non fa altro che tradurre a voce, dirci con una voce elettronica ciò che compare sullo schermo. Oltre a questo, riconosce delle particolari gesture [per "gesture" si intende una combinazione di movimenti e click del dispositivo di puntamento, normalmente il mouse, che vengono riconosciuti da un software come comandi specifici, N.d.R.], dei comandi attraverso i quali noi possiamo impartire ordini al dispositivo. Questi comandi, ad esempio, ci consentono di aprire applicazioni, scorrere liste, farci leggere un messaggio o un documento o una pagina internet dall'inizio alla fine... e mi fermo qui per non farla troppo complicata per chi le cose è abituato a vederle. Per noi, infatti, le informazioni vengono esposte in maniera sequenziale. Non ci accorgiamo, cioè, se un elemento stia a sinistra sulla pagina internet, oppure a destra; per noi fa lo stesso. Quell'elemento viene prima, oppure dopo qualcos'altro e quindi, su siti che non conosciamo, siamo costretti a farci una sorta di mappa mentale di che cosa vien prima e di che cosa c'è dopo, per permetterci poi di andare, ad esempio, ad aprire il link giusto.

Ma perché sto parlando di dispositivi? Perché non ci sono solo i telefoni. Infatti, allo stesso modo possiamo utilizzare i tablet (sempre di casa Apple vi è l'iPad), e nel mondo Android vi sono svariati modelli di questi dispositivi, non per ultimi i computer, che non governiamo toccando lo schermo, ma lavorando con lo screen reader, attraverso comandi speciali da tastiera.

I computer, tanto per la cronaca, li utilizziamo da svariati anni. Per quanto mi riguarda, ho cominciato nel 1994 al corso di programmatore elettronico non vedente tenuto dall'Istituto dei Ciechi Francesco Cavazza di Bologna. Ma se io ho cominciato nel '94, altri ciechi lo facevano già da qualche anno e questo lo dico perché, con due calcoli, sono più di vent'anni che siamo in grado di utilizzare un computer, con tutto quel che ne consegue: dal redigere documenti a navigare in internet, dall'inviare email all'accedere ai social network, che in questi ultimi anni vanno molto di moda.

Con il perfezionamento delle tecnologie, e con l'avvento degli iPhone - che per la cronaca non sono i primi telefoni che abbiamo iniziato a usare, sempre con l'aiuto dello screen reader - abbiamo incominciato a utilizzare anche programmi che, ad esempio, ci aiutano nella vita quotidiana, e a interagire con amici vedenti (e non), tramite Facebook, Twitter e programmi di messaggistica come WhatsApp.

Ci sono numerosissimi programmi che ci aiutano nel quotidiano. A cominciare dagli OCR (Optical Character Recognition) ovvero, riconoscimento ottico dei caratteri. Infatti, con l'aiuto della videocamera a bordo di questi telefoni, e con l'applicazione giusta, inquadrando un foglio di carta possiamo farci leggere in molti casi, ma non in tutti, ciò che vi è scritto sopra. Restano fuori da questo piccolo "miracolo" le scritte a mano, per esempio, o di bassa qualità, o fatte con caratteri non facilmente riconoscibili, ma si tratta pur sempre di un grande aiuto.

E ancora, sempre sfruttando la videocamera, vi sono applicazioni che consentono di rilevare la luce, per verificare, ad esempio, che qualche visitatore accorso in casa mia non mi abbia lasciato qualche luce accesa. Proseguendo poi con altri programmi di navigazione satellitare che, guidandoci a voce, sono una vera manna dal cielo per percorrere strade in luoghi per lo più a noi sconosciuti o, molto più banalmente, per sapere a quale stazione del treno mi sono fermato... A tal proposito, Luca Ciaffoni, un italiano, è stato invitato da Apple qualche anno fa a presentare ufficialmente il suo ottimo lavoro. Un programma in grado di darci informazioni rispetto a un luogo di nostro interesse, dove si trova rispetto a noi ed a quale distanza.

Oltre alle cose più "banali", come le email, la navigazione in internet, possiamo utilizzare questi gioielli tecnologici anche per leggere libri. Con l'avvento degli ebook, infatti, possiamo acquistare un libro di nostro interesse e farcelo leggere dalla suddetta vocina elettronica.

Ma come si fa a inquadrare un foglio di carta per farne la foto? Beh, per questo ci sono dei "trucchetti". Se sei ipovedente puoi aiutarti col residuo visivo. Non vedi quel che c'è scritto sul foglio, ma il foglio in sé sì. Basta quindi allontanare il telefono di una ventina di centimetri e scattare la foto. Se invece sei non vedente, beh, la foto la fai alla cieca, seguendo pressappoco lo stesso principio, cercando di mantenere il telefono centrato rispetto al foglio e allontanandolo di una spanna da esso. Poi si fa la foto e il programma di riconoscimento farà il resto.

Vi sono al vaglio altre applicazioni che consentiranno l'individuazione, ad esempio di strisce pedonali che - lo speriamo tutti - dovrebbero renderci meno angosciosi gli attraversamenti di strade trafficate.

Come è giusto, dunque, che si sappia di chi froda lo Stato, come i cosiddetti "falsi ciechi", così è giusto che si sappia che un cieco non è "un animale chiuso nella gabbia di casa sua" e basta. Un cieco è una persona, ed essendo una persona, come chiunque ha una sua vita privata, relazioni, interessi, ambizioni. E se gliene si dà la possibilità, si scopre che è anche in grado di lavorare. Certo, con i dovuti accorgimenti. Non si può infatti pretendere di mettere un cieco all'archivio fotografico di un giornale, come è successo a mia moglie qualche anno fa...

Le limitazioni ci sono, ma non rendiamole insuperabili, impossibili, diffondendo la falsa concezione che un cieco che usa un telefono touch screen stia frodando lo Stato!

Noi cerchiamo - con le possibilità che abbiamo, e con tanta caparbietà - di affrontare tutte le situazioni, e chi ha la fortuna di avere due occhi che funzionano bene si deve rendere conto della fatica che facciamo, ma è una fatica che noi superiamo. È infatti la voglia di vivere a darci lo stimolo per affrontare tutto quanto, non perché siamo dei "superman", ma semplicemente perché le tecnologie del giorno d'oggi ci consentono di fare qualcosa in più per la nostra autonomia, rispetto al passato.

Questa dovrebbe essere un'informazione corretta da divulgare, cosicché, magari, passando di fianco a qualcuno ci si possa sentire gratificare dalle parole «ma che bravo!», anziché dalle parole «ma quello ci vede...».

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Superando.it del 03-03-2015

La "guerra di trincea" del Nomenclatore

«Quella del Nomenclatore Tariffario - scrive Antonio Giuseppe Malafarina - è una "guerra di trincea" che si protrae per sfinimento, con l'obiettivo di ampliare la gamma dei prodotti classificati, per consentire a tutti di accedere alla miglior disponibilità di presìdi e ausili che il mercato propone, eliminando quelli superati dal tempo. Recentemente, il ministro della Salute Lorenzin ha illustrato l'imminente varo del nuovo Nomenclatore, con molte novità: ma sarà davvero la volta buona?».

È ormai un vero "classico" la questione del Nomenclatore Tariffario delle Protesi e degli Ausili, ma un "classico" per niente amato e che induce a una nostalgia indesiderata.

Varato con l'ormai "preistorico" Decreto Ministeriale 332/99, con l'intento di essere aggiornato ogni tre anni al massimo, contiene la classificazione di quello che il sistema sanitario concede in termini di ausili e affini. E già qui c'è una prima curiosità "all'italiana": mentre infatti il Nomenclatore attendeva il suo legittimo aggiornamento, accompagnato da proclami, battaglie e tentativi disattesi, la definizione stessa di ausilio si è modificata, adeguandosi ai nuovi criteri proposti dall'ICF, la Classificazione Internazionale del Funzionamento, della Disabilità e della Salute, fissata nel 2001 dall'Organizzazione Mondiale della Sanità. Il mondo è andato avanti, l'approccio alla disabilità è variato e i prodotti messi a disposizione delle persone con disabilità dallo sviluppo tecnologico sono aumentati, rimanendo chiusi fuori da una catalogazione obsoleta ancora in uso.

Recentemente, in un'audizione al Senato, il ministro della Salute Beatrice Lorenzin ha illustrato l'imminente varo del nuovo Nomenclatore. Ci sono molte novità, alcune polemiche e il dubbio ricorrente: sarà la volta buona?

Quella del Nomenclatore è una storia che vede gli esperti, le associazioni e tutti quelli che seguono le sorti del legiferare sui diritti della persona con disabilità nel nostro Paese impegnati in una campagna che si protrae per sfinimento. Una "guerra di trincea" con l'obiettivo di ampliare la gamma dei prodotti classificati, per consentire a tutti di accedere alla miglior disponibilità di presìdi che il mercato propone, eliminando quelli superati dal tempo, ovvero razionalizzando l'offerta. Ma il verbo aggiornare da noi va a braccetto col verbo rifare. E il verbo rifare con quello attendere. Che sinora ha finito per coincidere con l'avverbio invano. E così nulla è cambiato da quel '99.

Il Nomenclatore è ripartito in tre elenchi, uno «delle prestazioni sanitarie protesiche», un altro «degli ausili tecnici di serie» e un terzo «degli apparecchi acquistati direttamente dalle aziende USL e da assegnarsi in uso agli invalidi».

Il primo concerne i dispositivi costruiti su misura e quelli di serie la cui applicazione richiede modifiche eseguite da un tecnico abilitato; il secondo riguarda i dispositivi di serie la cui applicazione o consegna non richiede l'intervento del tecnico; il terzo contiene gli apparecchi acquistati direttamente dalle Aziende Sanitarie Locali. Tutto ciò che non rientra in questa classificazione è concesso in via eccezionale solo per persone con gravissima disabilità oppure solo se si tratta di un dispositivo che può essere ricondotto al più affine contenuto nel Nomenclatore, ma erogando una copertura delle spese non superiore al citato affine.

Nel 1999 non c'erano piedi a restituzione di energia, sofisticati sollevatori mobili e fissi, protesi acustiche digitali, comunicatori a sintesi vocale e mille altre diavolerie utilissime a ridurre la condizione di disabilità che oggi ci sono. Tutti ausili che il ministro della Salute Lorenzin assicura che saranno contemplati nella nuova catalogazione.

Nell'ottica della razionalizzazione, spariranno le carrozzine ad autospinta sulle ruote anteriori, le motocarrozzine a tre ruote, le calzature di rivestimento per protesi... Un bel balzo verso la "democrazia dell'ausilio", che diventa un presidio più largamente accessibile.

Le novità sono state illustrate dalla Lorenzin nella citata audizione in Senato del 4 febbraio scorso, durante la quale è stato assicurato anche un aggiornamento «continuo e sistematico» del Nomenclatore. E tuttavia le agognate novità non hanno ottenuto consensi da plebiscito.

Il nuovo Nomenclatore prevede infatti che gli ausili di serie forniti dalle ASL siano acquistati mediante bandi per cui il Ministero si impegna a fornire alle Regioni «strumenti affinché le gare d'appalto siano fatte in maniera ragionata, cioè non siano la gara al minimo prezzo, ma favoriscano il massimo della personalizzazione». Questo, però, non rassicura chi in tale metodo vede il rischio di non arrivare ad avere l'ausilio più appropriato.

Ed è così che Marco Gentili, copresidente dell'Associazione Luca Coscioni ha preparato una petizione rivolta al Presidente del Consiglio e al Ministro della Salute, dove auspica l'applicazione di un modello europeo costituito da un repertorio «di tutti i modelli fornibili con costi a carico del Servizio Sanitario Nazionale, in modo tale che la scelta possa essere chiara e condivisa tra prescrittore e assistito».

Per saperne di più, interpello Renzo Andrich, che reputo uno dei maggiori esperti di ausili e anch'egli auspica un repertorio degli stessi, rimandando alla Position Paper europea pubblicata nel 2012 dall'AAATE, l'Association for the Advancement of Assistive Technology in Europe, ovvero la Società Scientifica Europea sulle Tecnologie Assistive, che consiglia un modello medico solo per i presìdi che presentano un rischio clinico e un modello sociale per gli ausili che non lo presentano.

Tuttavia lo stesso Andrich sostiene che «la priorità assoluta in questo momento è che il nuovo Nomenclatore venga varato al più presto. Ogni pur ben intenzionata iniziativa di miglioramento, infatti, se dovesse portare a uno slittamento di tempi, sarebbe assolutamente deleteria in questo momento. Potremmo dire a ragione che "il meglio è nemico del bene" e anche che la storia rischia di ripetersi: nel 2008, infatti, un nuovo Nomenclatore stava per vedere la luce, ma all'ultimo momento fu frenato da funzionari regionali con la buona intenzione di tarare alcune imperfezioni. Arrivò così in extremis sul tavolo del Ministro e fu firmato nel momento in cui cadeva il Governo, cosicché il testo non entrò mai in vigore, perché ritirato dal Governo successivo per ulteriori chiarimenti».

La "guerra di posizione" continua. Una buona legge sembra un obiettivo inconquistabile. E nelle fila della "truppa" serpeggia un pensiero: piuttosto di niente che sia meglio piuttosto?

Il presente testo è già apparso in "InVisibili", blog del «Corriere della Sera.it» (con il titolo "Nuovo Nomenclatore, se il meglio è nemico del bene"). Viene qui ripreso, con alcuni riadattamenti al diverso contenitore, per gentile concessione.

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Superando.it del 27-03-2015

Disabilità e Pubblica Amministrazione: lavoro più garantito

È infatti decisamente importante l'emendamento al Disegno di Legge che riorganizza la Pubblica Amministrazione, approvato in Commissione Affari Costituzionali del Senato, che renderà sempre più effettiva l'applicazione della Legge 68/99 ("Norme per il diritto al lavoro dei disabili"), imponendo tra l'altro, negli Enti con oltre duecento dipendenti, un responsabile dei processi di inserimento delle persone con disabilità. Soddisfazione viene espressa anche dalla Federazione FISH.

ROMA. È decisamente significativo l'emendamento al Disegno di Legge n. 1577 di Riorganizzazione delle Amministrazioni Pubbliche, approvato in Commissione Affari Costituzionali del Senato (prima firmataria Maria Cecilia Guerra), che si propone di rendere sempre più effettiva l'applicazione della Legge 68/99 (Norme per il diritto al lavoro dei disabili) nella Pubblica Amministrazione. Esso, infatti, inserisce un'importante nuova indicazione in funzione delle Delega Legislativa attribuita al Governo in tema di pubblico impiego, che dovrà poi essere prevista dal successivo Decreto Legislativo.

Come spiega la stessa senatrice Guerra, tale emendamento «prevede che le Pubbliche Amministrazioni ove vi siano più di duecento dipendenti si dotino, servendosi delle risorse umane che hanno a disposizione, di un responsabile dei processi di inserimento. Prevede inoltre che le Pubbliche Amministrazioni stesse siano obbligate a trasmettere annualmente, ai Ministeri della Semplificazione e della Pubblica Amministrazione e del Lavoro e delle Politiche Sociali, oltre che ai Centri per l'Impiego territorialmente competenti, la comunicazione relativa alle scoperture di posti riservati ai lavoratori con disabilità, e soprattutto l'obbligo di una successiva dichiarazione sui tempi e le modalità di copertura della quota di riserva prevista dalla normativa vigente. In tal senso, il mancato invio della suddetta dichiarazione, dovrà essere sanzionato anche in termini di avviamento numerico di lavoratori con disabilità, da parte del Centro per l'Impiego territorialmente competente e quest'ultimo, in caso di mancata individuazione di una procedura certa per l'assolvimento delle quote d'obbligo, potrà pertanto procedere a inviare esso stesso le persone con disabilità da assumere, facendo scorrere gli elenchi e rispettando le priorità acquisite per legge».

L'emendamento approvato in Commissione al Senato prosegue per altro un iter già avviato con il Decreto Legge 101/13, convertito nella Legge 125/13, che, come avevamo ampiamente spiegato a suo tempo, aveva sbloccato le assunzioni nella Pubblica Amministrazione delle cosiddette "categorie protette", cui fa riferimento la Legge 68/99, prevedendo che le quote di riserva venissero rispettate anche con assunzioni in soprannumero, altrimenti vietate. «Il Parlamento - aggiunge Guerra - ha precisato in seguito che le suddette assunzioni debbono essere effettuate a tempo indeterminato, e che le persone con disabilità assunte a tempo determinato per coprire le quote d'obbligo, abbiano diritto di precedenza nelle assunzioni a tempo indeterminato, effettuate dal medesimo datore di lavoro e per le stesse mansioni, entro un anno dalla cessazione del rapporto di lavoro».

«Le difficoltà di accesso al lavoro - commenta soddisfatto Vincenzo Falabella, presidente nazionale della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap) - gli alti tassi di scopertura da parte delle Pubbliche Amministrazioni che finiscono per non rispettare le indicazioni della Legge 68/99, sono ben noti a tutti e da noi denunciati ormai da anni, ma fino ad oggi mancavano misure tanto stringenti da rendere effettiva l'inclusione lavorativa delle persone con disabilità presso il principale datore di lavoro italiano, che è lo Stato. Siamo di fronte quindi a un passo importante e la strada verso l'approvazione definitiva è in discesa. Un passo importante che dovrebbe rendere effettivo ed efficace un principio sancito già nel 1999 dalla Legge 68 e un passo che potrebbe aprire le porte del mondo del lavoro a migliaia di persone con disabilità». (S.B.)

Il testo dell'emendamento al Disegno di Legge n. 1577 (Riorganizzazione delle Pubbliche Amministrazioni) approvato in Commissione al Senato:

Emendamento Guerra, Maturani, Lo Moro, Fornaro, Gatti, Granaiola, Manassero, Mattesini, Crimi, Morra, De Petris.

Al comma 1, dopo la lettera g), aggiungere la seguente:

«g-bis) al fine di garantire un'efficace integrazione in ambiente di lavoro di persone con disabilità di cui alla legge 12 marzo 1999, n. 68, previsione della nomina, da parte delle pubbliche amministrazioni con più di 200 dipendenti, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica e con le risorse umane disponibili a legislazione vigente, di un responsabile dei processi di inserimento, definendone i compiti con particolare riferimento alla garanzia dell'accomodamento ragionevole di cui all'articolo 3, comma 3-bis, del decreto legislativo 9 luglio 2003, n. 216, introdotto dall'articolo 9 della legge 9 agosto 2013, n. 99; previsione di un obbligo di trasmissione annuale da parte delle pubbliche amministrazioni ai Ministri per la semplificazione e la pubblica amministrazione e del lavoro e delle politiche sociali oltre che al Centro per l'impiego territorialmente competente, non solo della comunicazione relativa alle scoperture di posti riservati ai lavoratori disabili, ma anche di una successiva dichiarazione relativa a tempi e modalità di copertura della quota di riserva prevista dalla normativa vigente, nel rispetto dei vincoli normativi assunzionali delle pubbliche amministrazioni, nonché previsione di adeguate sanzioni per il mancato invio della suddetta dichiarazione, anche in termini di avviamento numerico di lavoratori con disabilità, da parte del Centro per l'impiego territorialmente competente».

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Superando.it del 03-03-2015

Perche' sosteniamo quella Proposta di Legge

di Salvatore Nocera

«Perché - scrive Salvatore Nocera, soffermandosi ancora su quella Proposta di Legge per l'inclusione, sostenuta dalle Federazioni FISH e FAND - è bene che l'insegnamento delle discipline curricolari torni definitivamente ai docenti curricolari anche per gli alunni con disabilità e che quelli specializzati per il sostegno continuino ad approfondire, tramite l'aggiornamento permanente obbligatorio in servizio, i bisogni e le strategie sempre più specifiche per ciascun alunno con disabilità».

Ho letto con piacere nel testo di Michela Giangualano (a nome del Movimento Sostegno Doc), pubblicato il 26 febbraio scorso da «Superando.it» ["Le luci e le ombre di quella Proposta di Legge", N.d.R.], che finalmente i giudizi inizialmente del tutto negativi sulla Proposta di Legge C-2444 (Norme per migliorare la qualità dell'inclusione scolastica degli alunni con disabilità e con altri bisogni educativi speciali), sostenuta dalla FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap) e dalla FAND (Federazione tra le Associazioni Nazionali di Persone con Disabilità), cominciano a farsi positivi, con apprezzamenti per la logica strutturale del testo normativo.

Rimane però il dissenso del Movimento Sostegno Doc sugli appositi ruoli di sostegno, perché essi separerebbero pericolosamente tali carriere da quelle degli insegnanti curricolari e si continua a insistere in tal senso, affinché rimanga la possibilità del doppio insegnamento curricolare e per il sostegno.

Se tuttavia si rilegge con attenzione la relazione illustrativa della Proposta di Legge, si comprende perché per noi i ruoli appositi di sostegno sono un aspetto caratterizzante l'impostazione del testo.

In sostanza vorremmo che i docenti per il sostegno - pur avendo una preparazione universitaria legata all'insegnamento - si caratterizzassero per l'acquisizione di competenze nelle didattiche inclusive e nelle strategie per realizzarle con i diversi alunni con diverse disabilità.

Si obietta che in tal modo i docenti per il sostegno sarebbero maggiormente emarginati dai colleghi curricolari. Noi invece pensiamo di no; infatti, non avendo competenze nell'insegnamento delle singole discipline curricolari, il loro ruolo diverrebbe indispensabile per i colleghi curricolari che non potrebbero più delegar loro l'insegnamento delle singole discipline; anzi, avrebbero bisogno della loro consulenza, per sapere come trasmettere i contenuti delle stesse discipline ai diversi alunni, poiché solo i docenti per il sostegno hanno competenze specifiche nelle didattiche speciali.

Ovviamente anche i docenti curricolari dovrebbero avere una formazione iniziale e obbligatoria in servizio circa le didattiche inclusive, quel tanto che bastasse a poter dialogare con i colleghi specializzati. Infatti, riemerge nella nostra Proposta di Legge il fatto originario dell'inclusione e cioè che i docenti curricolari sono docenti anche e in primo luogo degli alunni con disabilità, la cui presenza fa ridurre il numero massimo degli alunni in classe, proprio essendo gli stessi i docenti delle singole discipline, mediati dalla consulenza strategica dei colleghi specializzati.

Anche fino a quando (fino cioè alla Legge 128/13) i docenti per il sostegno venivano assegnati nelle scuole superiori per aree disciplinari, c'era la falsa illusione che essi potessero meglio insegnare le discipline curricolari agli alunni con disabilità. Se però si guardava all'insieme delle discipline contenute nelle singole aree, il loro numero e diversità erano tali che raramente accadeva che un alunno con disabilità, ad esempio in un Istituto Tecnico Commerciale, avesse un docente specializzato scelto nell'area tecnologica, di diritto ed economia; in quell'area, infatti, c'erano oltre cento tipologie di discipline (informatica, tecnologie multimediali ecc.), che rendevano assai scarse le probabilità che all'alunno capitasse il docente richiesto in quella disciplina. E per le altre?

Lasciamo dunque che l'insegnamento delle discipline curricolari torni definitivamente ai docenti curricolari anche per gli alunni con disabilità e che quelli specializzati per il sostegno continuino ad approfondire, attraverso l'aggiornamento permanente obbligatorio in servizio, i bisogni e le strategie sempre più specifiche per ciascun alunno con disabilità.

Quanto alla possibile "emarginazione in classe", i docenti per il sostegno dovrebbero ricordare a tutti che essi sono contitolari della classe e che giudicano tutti gli alunni (Legge 104/92, articolo 13, comma 6 e Ordinanza Ministeriale 90/01, articolo 11, comma 10 e articolo 15). Solo che l'oggetto della loro valutazione è assai diverso da quella dei colleghi curricolari. Mentre infatti questi ultimi valutano il profitto nelle rispettive discipline (DPR 122/09, articolo 9), i colleghi specializzati valutano il livello inclusivo raggiunto da ciascun alunno (DPR 122/09, articoli 2, 4 e 6).

Scommettiamo che da quando partirà il nuovo sistema, nel giro di pochi anni i "profeti di sventura" dovranno ricredersi? Con i ruoli appositi di sostegno, inoltre, si garantirà una maggiore continuità didattica almeno per il sostegno e non mi pare sia cosa da poco.

Presidente nazionale del Comitato dei Garanti della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap), della quale è stato vicepresidente nazionale.

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Giornale UICI del 06-03-2015

Una proposta di legge da far avanzare

di Luciano Paschetta

Il 3 marzo, su sollecitazione del prof. Dario Ianez, si è svolta, nell'aula magna dell'Università Roma 3, una tavola rotonda "aperta" , coordinata dal prof. Fabio Bocci, di confronto sulla proposta di legge FAND e FISH Norme per migliorare la qualità dell'inclusione scolastica degli alunni con disabilità

e con altri bisogni educativi speciali (atti Camera n. 2444) . Il confronto è stato ampio ed ha fatto emergere con chiarezza la posizione delle due federazioni i cui rappresentanti nei loro diversi interventi hanno rimarcato l'organicità della proposta che, come ha sottolineato la vicepresidente della FISH Donata Vivanti, partendo dal sottolineare come nella PDL si parta dalla richiesta di definizione di standard di qualità garantiti sull'intero territorio nazionale" cerca , con una proposta organica ed articolata di porre rimedio ai principali "punti di debolezza" così come si sono venuti evolvendo in questi anni. Punti di debolezza che nel mio intervento , tra gli altri, ho individuato nella delega al sostegno da parte dei docenti curriculari e nella mancanza di competenze specifiche dell'insegnante specializzato (io preferisco questa dicitura) . La definizione del "ruolo di sostegno", che individua un insegnante specializzato nelle didattiche, metodologie, modalità di comunicazione con persone aventi disabilità diverse , gli "impone" il possesso delle specifiche competenze e pone anche fine all'ambiguità che da un lato vede l'insegnante di sostegno abilitato ad un insegnamento disciplinare e dall'altro nominato per il sostegno, è questa ambiguità che favorisce nei colleghi la totale delega a lui per l'insegnamento all'alunno con disabilità. La definizione del ruolo di sostegno deve prevedere anche specifiche competenze in rapporto alle diverse disabilità, non è ammissibile infatti che il docente che deve fornire un "sostegno" sulcome operare con unalunno autistico piuttosto che cieco o sordo , conosca poco o nulla delle modalità di approccio, di comunicazione e di lavoro con persone con queste disabilità, questo porta al fenomeno sottolineato dal dr. Ciambrone nel suo intervento: avere un modello "costoso" che, tuttavia spesso, non è in grado di rispondere ai reali bisogni di formazione degli alunni con disabilità. L'istituzione di una specifica classe di concorso per il sostegno è stata vivacemente contestata dalla prof.sa -Giani rappresentante degli "insegnanti per la disabilità", che ritiene il ruolo specifico come la "gabbia" entro la quale il docente di sostegno sarà costretto a rimanere imprigionato tutta la vita e il motivo per cui egli non verrà più considerato un "vero" insegnante . La mia posizione condivisa dagli amici della FISH e ribadita nel suo intervento apertamente da Tillo Nocera , resta quella che il "ruolo di sostegno" facendo del docente specializzato " l'"esperto" non degli insegnamenti disciplinari che, in tal modo risulta evidente , devono rimanere di assoluta competenza del docente titolare, ma delle metodologie di lavoro con il disabile fa chiarezza nei ruoli di entrambi le figure: essi dovranno lavorare per l'inclusione del disabile con momenti di conpresenza condividendo le reciproche competenze. Di qui la previsione per la formazione iniziale di un percorso di laurea specificamente rivolto a preparare un docente specializzato capace di gestire la funzione di sostegno nella classe e di una formazione per tutti i laureandi nelle diverse discipline che comprenda almeno 30 CFU sulla pedagogia e didattica speciale. L'apparente inconciliabilità delle due posizioni quella sostenuta dalle due Federazioni di disabili e quella difesa dai docenti di sostegno, può trovare una sintesi in un altro caposaldo della proposta di legge: quella dell'attivazione dell'organico funzionale. E' nella gestione "funzionale" dell'organico che il docente di sostegno può trovare ulteriori spazi operativi quali quelli del "tutor" o del "facilitatore" del processo di inclusione che agisce per migliorare la capacità di accoglienza ed inclusione dell'intero istituto nel quale si trova ad operare, allo stesso modo nell'utilizzo del personale dell'organico funzionale direte potrebbe trovare risposta , dopo averne meglio definiti i "contorni", la proposta, avanzata dal prof. Ianez, di utilizzare un 20/25% dell'attuale organico di sostegno per creare delle figure di sistema itineranti che supportino il processo di inclusione . Radicale invece la posizione espressa dal prof. Bocci che vorrebbe , teoricamente giustamente, eliminare il docente di sostegno formando tutti gli insegnanti nelle didattiche inclusive e quindi in grado di svolgere autonomamente il compito, infatti , egli ha sostenuto che Non stiamo cercando soluzioni per un modello di inclusione, che se pur condiviso nei principi, è oggi in crisi nel suo modo di essere concretizzato, ma che ad essere in crisi non è il l'"inclusione dei disabili, ma il modello della scuola Italiana ed allora troviamo il coraggio di "osare" a puntare in alto. Nel suo intervento conclusivo il prof. Cottini ha voluto individuare proprio nella necessità di un cambiamento il punto unificante dei vari interventi, interventi che se non hanno mai messo in discussione la positività dell'inclusione dei disabili nella nostra scuola, facendo emergere luci e ombre del processo di inclusione, hanno evidenziato il bisogno di un intervento legislativo di riordino che elimini gli effetti "distorsivi" emersi. Noi riteniamo che la nostra proposta di legge, se pur aperta a contributi migliorativi, rappresenti un valido strumento in tal senso e noi lavoreremo perché essa proceda nel suo cammino parlamentare.

Luciano Paschetta

Referente istruzione FAND nazionale

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Superando.it del 23-03-2015

Il tempo delle carte lasci il posto alla didattica

di Filippo Barbera

«Bisogna rimettere in asse i tre grandi pilastri sui quali si regge la "vera" Buona Scuola, ossia la didattica, l'inclusione e la formazione»: sono parole del maestro elementare Filippo Barbera, la cui riflessione parte dalle tante criticità gravitanti oggi attorno all'insegnamento di sostegno, passando per la Proposta di Legge sostenuta dalle Associazioni di persone con disabilità, e arrivando infine alla necessità di «finirla con il tempo delle carte, per lasciare posto alle azioni!»

Non intendo indugiare sul passato e non sogno nemmeno il futuro; preferisco concentrarmi sul presente, perché è lavorando sul presente che gli insegnanti hanno la possibilità di "formare il futuro". Per questo, oggi più di ieri, c'è bisogno di docenti appassionati per il loro lavoro, che non siano protèsi solamente al 27 del mese! Bisogna rimettere in asse i tre grandi pilastri sui quali si regge la vera Buona Scuola, ossia la didattica, l'inclusione e la formazione.

L'inclusione è la più recente, la più fragile e la prima che - per l'insidia della pigrizia - rischia di essere eliminata. Molte sono le criticità che gravitano attorno al sostegno. Tra le più note: la discontinuità didattica; un eccessivo numero di alunni nelle classi frequentate da bambini con disabilità; la preparazione carente dei docenti di sostegno; la mancata formazione obbligatoria iniziale e in servizio degli insegnanti curricolari sulle didattiche inclusive; la crescente delega del progetto di inclusione ai soli docenti di sostegno; e, infine, il fatto che troppo spesso la carriera del sostegno venga sfruttata come "scorciatoia" per entrare di ruolo.

Non siamo di fronte a luoghi comuni o a semplificazioni, si tratta di questioni reali che quotidianamente vanno a incidere sul futuro di moltissimi alunni. Bambini e ragazzi condannati senza possibilità di appello a una vita al di sotto delle loro possibilità, solo perché qualcuno ha deciso che gli interessi di categoria sono più importanti!

La recente Proposta di Legge C-2444 ["Norme per migliorare la qualità dell'inclusione scolastica degli alunni con disabilità e con altri bisogni educativi speciali", N.d.R.], sostenuta dalla FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap) e dalla FAND (Federazione tra le Associazioni Nazionali di Persone con Disabilità), potrebbe offrire la possibilità di superare molti di questi ostacoli e di rafforzare questo pilastro. Ma è necessario promuovere un dibattito serio, che metta realmente al centro il bambino e i suoi interessi.

Non servono parole come "inclusione", "diversamente abile", "ICF" [l'ICF è la Classificazione Internazionale del Funzionamento, della Disabilità e del Sostegno, elaborata dall'Organizzazione Mondiale della Sanità, N.d.R.], "Progetto di vita", se rimangono concetti vuoti, buoni per riempire i libri dei "professoroni" e la bocca di insegnanti e politici. È necessario mettere in moto il pensiero e comprendere che il lavoro dell'insegnante, a maggior ragione di quello di sostegno, non è un lavoro come tutti gli altri: al contrario, richiede passione e dedizione, non può diventare un ripiego. Servono, quindi, strumenti eccezionali per allontanare dalla scuola gli insegnanti pigri, demotivati e che una volta entrati in ruolo, smettono di svolgere il proprio lavoro.

La "scorciatoia" non dovrebbe essere chiusa - così come prevede la citata Proposta di Legge - con percorsi di formazione diversi per insegnanti di sostegno e insegnanti curricolari, poiché aumenta notevolmente il rischio di buttare via assieme all'acqua sporca anche il bambino.

Mi chiedo e chiedo: se partiamo già fin dall'inizio separando le due carriere, come possono poi le due figure rincontrarsi? Siamo veramente sicuri che sia sufficiente qualche ora in più destinata all'insegnamento della pedagogia speciale o a "chiacchiere" sull'inclusione? Non è forse più logico aspettarsi che la separazione porti con sé un aumento della delega del bambino con disabilità all'insegnante di sostegno? Addirittura, a quel punto, sarebbe ancora più preparato e potrebbe occuparsene meglio...

E mi chiedo anche: non sarebbe più utile che tutti gli insegnanti, curricolari e di sostegno, facessero lo stesso percorso, magari più lungo, in modo che si ponessero salde basi per vivere realmente l'inclusione e la corresponsabilità? Senza contare poi che il fatto di dover operare subito una scelta definitiva potrebbe comportare il rischio di avere sempre meno insegnanti disposti a intraprendere questa professione. Perché ad essere scoraggiati non sarebbero soltanto i "furbetti" alla ricerca di una "scorciatoia", ma anche tutti quelli che, lavorando, potrebbero apprezzare la raffinatezza e la delicatezza del sostegno.

Il vero problema, a mio avviso, non è la carriera, ma la sicurezza del ruolo, il fatto che un insegnante, una volta superato l'anno di prova, possa adagiarsi e ridursi a fare il minimo indispensabile. Nessuno lo controlla e anche se dovesse essere controllato, non cambierebbe nulla!

L'altro aspetto critico, causa di tanti allontanamenti da questa professione, è che nel corso degli anni la figura dell'insegnante di sostegno è stata svuotata di significati e ridotta a quella di un "docente di serie D": chiunque può insegnare ai ragazzini con disabilità, cosa vuoi che serva! Lo stesso scarso rispetto verso il maestro e l'allievo si è riversato poi nell'utilizzo di questa risorsa per fare supplenza, magari portandosi dietro il bambino!

E questo, indirettamente, ci riporta a un altro pilastro: la formazione, alla quale la Proposta di Legge sostenuta dalle Associazioni di persone con disabilità e delle loro famiglie dedica particolare attenzione, rendendola obbligatoria per tutto il personale della scuola, compresi Dirigenti Scolastici e il Personale ATA [Amministrativo, Tecnico e Ausiliario, N.d.R.].

Quello che però manca, nella scuola, è un programma nazionale di attività formative, come l'ECM per la Sanità [ECM sta per Educazione Continua in Medicina, N.d.R.], che consenta il mantenimento di un elevato livello di conoscenze relative alla teoria e alla pratica in campo educativo. Troppo spesso, infatti, gli insegnanti si dimenticano che la formazione non è solo un diritto, ma anche un dovere! Formarsi - chi può negarlo? - richiede tempo, impegno, fatica: ma è la professione che lo richiede, e la ragione è ovvia: si sta lavorando con la vita dei bambini. Voi affidereste la vostra vita a un medico che non si aggiorna?

La scarsa formazione, il poco buon senso, la pigrizia sono le cause che spingono gli insegnanti a delegare il bambino alla Sanità, col facile pretesto che «senza un certificato non possiamo fare nulla!». Ma poi, quando il certificato arriva, non si fa nulla ugualmente; nella migliore delle ipotesi si compensa e si dispensa... come se questi strumenti fossero dei medicinali.

Le diagnosi non sono la soluzione. Le diagnosi non sono il punto di arrivo, ma quello di partenza. Spesso si parla di "ritorno alla medicalizzazione", ma in realtà si riesuma uno spettro che non esiste. Perché non sono i clinici ad entrare nella scuola, ma sono gli insegnanti a mandare gli alunni dai clinici. L'importanza del loro contributo non sta nelle etichette, ma nel fatto che forniscono un nuovo punto di vista e indicano delle aree su cui intervenire.

La Scuola non deve e non può delegare ad esterni scelte che potrebbe compiere da sola. Pensiamo al computer o alla calcolatrice... Nessuna legge ne vieta l'utilizzazione a scuola e tali strumenti si potrebbero utilizzare ogni qualvolta li si ritenesse utili: e allora, perché aspettare il certificato? Perché non fare usare computer a tutta la classe?

Nella loro "diversità", gli alunni certificati con disabilità, con DSA o BES [rispettivamente Disturbi Specifici dell'Apprendimento e Bisogni Educativi Speciali, N.d.R.] sono, per la Scuola, una grossa opportunità per migliorare la didattica e l'inclusione. Se poi la Scuola riuscirà a fare un passo in avanti, non avrà più bisogno di queste etichette, poiché riuscirà a promuovere le potenzialità degli alunni a prescindere dal loro funzionamento.

Ma per raggiungere questo traguardo è necessario, oltre a un cambio di mentalità e alla formazione, comprendere che il Piano Educativo Individualizzato (PEI), il Profilo Dinamico Funzionale (PDF), il Piano Annuale dell'Inclusione (PAI), il Piano Didattico Personalizzato (PDP) non sono solo adempimenti burocratici, ma un momento di riflessione per creare il percorso più adeguato per l'alunno. Purtroppo ad oggi questi documenti, nella maggior parte dei casi, sono completamente inutili... Perché allora non ripensare agli stessi e (magari) ridurne il numero, in virtù del saggio detto «pochi ma buoni!»? Il tempo delle carte deve finire, per lasciare posto alle azioni. Alla didattica!

Filippo Barbera,

Maestro elementare.

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Il Gazzettino del 02-03-2015

Tutte le carenze del sostegno agli studenti disabili

LETTERA AL MINISTRO GIANNINI

Gentilissima Ministro Giannini,

da quando sono stata inserita, dalla Varkey Foundation, nella lista dei 50 "migliori" insegnanti al mondo molte sono state le lettere e telefonate di genitori che, vista la mia temporanea "celebrità", mi chiedono di rappresentarli e di far arrivare a Voi e all'opinione pubblica il loro disagio e il loro dolore. Me lo chiedono come un mio dovere morale.

Sono un'insegnante di sostegno ed è chiaro quindi che sto parlando di genitori di ragazzi con disabilità. Sono ben consapevole che la parola "inclusione" in molte scuole è un involucro vuoto e, da quando mi occupo, presso l'università di Padova, di formazione dei futuri docenti curricolari e di sostegno, posso toccar con mano le anomalie di una scuola che dell'inclusione ne ha fatto, solo a parole, una bandiera di qualità.

Al di là delle poche risorse, quello che fa più male è l'indifferenza, di troppi docenti che considerano lo studente con disabilità "un corpo estraneo" rispetto alla classe, un "soggetto" la cui istruzione spetta al docente di sostegno e all'eventuale operatore sanitario, certamente non a loro. Poi c'è la sufficienza con cui vengono trattati i ragazzi con disabilità ai quali, in alcune realtà, sembra venga fatto un grosso favore "accoglierli" e così i genitori entrano a scuola in punta di piedi, chiedendo il permesso. Si accontentano, di un orario ridotto. Se poi manca il docente di sostegno o l'operatore sono subito pronti a portare via i loro figli o a tenerli a casa perché non vogliono essere di peso a nessuno e che i loro figli facciano da tappezzeria in una scuola che non è in grado, per diverse ragioni, di "accoglierli" dignitosamente. Questo sistema schizofrenico all'italiana trova la sua massima espressione nella figura dell'insegnante di "sostegno". In origine, con la L.517/77, l'integrazione a favore degli alunni "portatori di handicaps" (art.2) doveva essere attuata attraverso la prestazione di "insegnanti specializzati". Tale delicato compito, infatti, doveva essere affidato a personale di ruolo con preparazione specifica e formazione quindi superiore rispetto ai colleghi curricolari. Attualmente i bandi Universitari prevedono un anno accademico di studio con un costo per lo studente di circa 3000 euro. Chi può frequentare i corsi, previa dura selezione su base regionale, sono docenti già abilitati nella propria disciplina. Nel corso degli anni, però, si è abbandonata la definizione di "docente specializzato" a favore dell'insignificante "docente di sostegno", puro caso?

C'è una bella differenza nella pratica e sostanza tra le definizioni "docente specializzato" e "docente di sostegno". Quest'ultima, in effetti, svuota di significati importanti la professione stessa promuovendo atteggiamenti e pensieri che la sviliscono. Ecco allora l'insegnante di sostegno diventare tale anche per l'organizzazione scolastica nel momento in cui viene tolto dalla classe e dal ragazzo di cui si occupa per fare supplenza altrove. Tolta la parola "specializzato" il gioco è diventato semplice: chiunque poteva insegnare ai ragazzini con disabilità (tanto....), docenti alle prime armi, quelli perdenti posto senza alcuna preparazione. Non occorre rivoluzionare il sistema. Soprattutto bisogna partire dai ragazzi, dai loro bisogni e diritti. Allora chiudete gli occhi immaginate di vederli e per un istante pensate che siano i vostri figli o nipoti, vedrete che la soluzione giusta arriverà.

Daniela Boscolo,

professoressa Specializzata

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Giornale UICI del 31-03-2015

Ci sono anch'io

di Lucia Manna

"Vorrei essere nato al contrario per poter capire questo mondo storto".

Jim Morrison

Certo che Morrison non aveva tutti i torti: il mondo spesso va al contrario di come dovrebbe essere e per cercare di capire dovremmo andare anche noi storti.

Fra le cose che tendono sempre a ragionare al contrario, ci sono la giustizia e le istituzioni che spesso non guardano aldilà del loro mondo e difficilmente si pongono realmente un problema che riguarda i cittadini, soprattutto del cittadino più debole che non ha armi per difendersi, o comunque le armi che possiede, chi sa perché non feriscono nessuno.

Della legge Delrio entrata in vigore nell'otto aprile duemila quattordici, tutti ne abbiamo sentito parlare, ma chi sa se sono anche così noti i problemi che sta causando ai ragazzi disabili che hanno come tutti, il diritto di andare a scuola e di costruirsi un futuro.

Esattamente la legge delrio legge n. 56 del 7 aprile 2014 "Disposizioni sulle città metropolitane, sulle province, sulle unioni e fusioni di comuni" ridisegna confini e competenze dell'amministrazione locale.

Il decreto legislativo 112/1998 (art. 139, comma 1 c) invece, conferiva alle Province l'incarico di garantire assistenti educativi e della comunicazione (AEC).

Il supporto di queste figure risulta essenziale in caso di alunni sordi, non vedenti, ipovedenti o con pluriminorazioni, e il loro ruolo è espressamente previsto dalla legge quadro 104/1992.

Inoltre, le province stesse dovevano assicurare in maniera del tutto gratuito il trasporto scolastico ai ragazzi con disabilità nelle scuole superiori.

Ora con l'abolizione delle provincie, sta accadendo che le amministrazioni fanno tutto un tiro e molla del decreto e del trasporto scolastico, senza decidere a chi spetti la responsabilità di garantire queste competenze e servizi.

Così, è bastata una firma per rischiare di cancellare anni di sacrifici di volontari che seguono i disabili, i sacrifici di chi ha lottato per far valere i loro diritti e per l'integrazione, degli insegnanti di sostegno che già dovrebbero essere maggiori, ma soprattutto si rischia di cancellare i sacrifici delle famiglie e dei ragazzi stessi che vogliono gridare al mondo: "Ci sono anch'io"!

"Ci sono anch'io" nel lavoro, "ci sono anch'io" nel mondo della cultura, "ci sono anch'io con i miei sogni e "ci sono anch'io nella Società".

Un Coro di "ci sono anch'io" troppe volte ignorato, poiché è più facile tapparsi le orecchie che ascoltare: soprattutto quando ascoltare, richiede impegno e non solo tempo.

Eppure basterebbero poche ore per mettersi a tavolino e trovare una soluzione, basterebbe qualcuno con un po' di buon senso che si prenda l'incarico di gestire questi servizi che non sono capricci, e soprattutto non sono facoltativi, ma sono obbligatori: ma forse non tutti sanno cosa significhi la parola "obbligatori".

Mi domando: quand'è che i cosiddetti normali, scenderanno dal loro piedistallo e cominceranno a guardare il più debole, non con gli occhi della pietà, perché nessuno chiede la pietà, ma solo con gli occhi di chi si cala nelle difficoltà degli altri e tenda la mano senza nessun tornaconto?

Se sapessi che potrebbe servire parlerei di una bambina che conosco e che con i suoi occhi spenti e il suo sorriso, illumina chi le sta accanto.

Parlerei della sua voglia di scoprire cose nuove, della sua voglia di giocare, della voglia d'imparare e di quanta gioia di vivere a dentro di se;

lei che differenze non le fa, che considera tutti quanti uguali, lei che sta imparando a guardare il mondo con le sue piccole mani, non conosce le brutture di cui si rende artefice l'uomo, non sa che ragazzi ora più grandi, hanno dovuto chiudere i libri e sogni nel cassetto, sperando che alla fine qualcuno si accorga di loro.

Lei non sa che esiste la sala dei poteri dove vivono alcuni uomini, non sa che lì, non si respira aria, ma solo fama di gloria e di menefreghismo.

Ma chi sa, forse quando inizierà a diventare donna e abbandonerà i suoi giocattoli in qualche grosso baule, anche la società dei ricchi avrà abbandonato il suo egoismo e avrà smesso di dire e pensare: "tanto che importa a me"!

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Superando.it del 30-03-2015

Il diritto alla partecipazione scolastica

È stato pubblicato nei giorni scorsi da Key Editore (in formato cartaceo e in e-book) Il diritto alla partecipazione scolastica. Normativa e giurisprudenza per la piena partecipazione scolastica degli alunni con disabilità, agile e utile volumetto curato da Salvatore Nocera, "prima firma" del nostro giornale sui temi riguardanti la scuola, già a lungo vicepresidente nazionale della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap), nella quale è oggi presidente del Comitato dei Garanti, oltreché responsabile del Settore Legale dell'Osservatorio Scolastico dell'AIPD (Associazione Italiana Persone Down).

La pubblicazione cerca in sostanza di offrire agli operatori del diritto e alle famiglie gli strumenti conoscitivi di carattere normativo e giurisprudenziale che aiutino a rimuovere - con la personalizzazione degli interventi - gli ostacoli alla realizzazione dei bisogni educativi e delle aspirazioni esistenziali degli alunni con disabilità.

Nel primo capitolo (Natura e contenuto del diritto), ci si sofferma per lo più sulla normativa costituzionale la quale ha delineato - dopo una serie di incertezze della giurisprudenza ordinaria, anche dal punto di vista della legittimità - il profilo e la natura del diritto allo studio degli alunni con disabilità, quale diritto soggettivo costituzionalmente rafforzato.

Nel secondo capitolo, invece (La programmazione del processo inclusivo), si passa in rassegna la normativa relativa alla programmazione del processo di partecipazione scolastica, sin dal momento dell'iscrizione, passando per i vari fondamentali atti personalizzati, normativi e pedagogici, e dedicando alcuni cenni anche alla programmazione territoriale.

E ancora, il terzo capitolo (Gli strumenti della programmazione) «si diffonde - come spiega lo stesso Autore - sugli strumenti della programmazione per la realizzazione dei singoli diritti che riempiono il contenuto di quello allo studio, soffermandosi non solo sul ben noto e abusato diritto alle ore di sostegno didattico, ma anche a quelli più importanti a carico dell'Amministrazione Scolastica, come la composizione delle classi, o a carico degli Enti Locali, come il trasporto gratuito e la nomina di assistenti per l'autonomia e la comunicazione». «Qui tra l'altro - aggiunge Nocera - si colloca la questione che temo resterà aperta ancora per qualche anno, riguardante le competenze, che se fino al 2014 erano state in capo alle Province, ora, dopo la Legge 56/14 (Disposizioni sulle Città Metropolitane, sulle Province, sulle unioni e fusioni di Comuni), non si sa bene a chi siano esattamente passate».

Il quarto capitolo, infine (La gestione e la valutazione del processo inclusivo) descrive il percorso di gestione del progetto partecipativo e la fase conclusiva della valutazione individuale dei singoli alunni e collettiva sulla qualità dell'inclusione. (S.B.)

Salvatore Nocera, Il diritto alla partecipazione scolastica. Il diritto alla partecipazione scolastica. Normativa e giurisprudenza per la piena partecipazione scolastica degli alunni con disabilità, Vicalvi (Frosinone), Key Editore, 2015, 78 pagine, 13 euro (prezzo di copertina).

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Superando.it del 19-03-2015

Scale mobili e cani guida: prevalgano le leggi e il buon senso

«Si rende conto - scrive il Presidente dell'UICI al Sindaco di Belluno, Comune che ha proibito ai cani guida l'accesso alle scale mobili che portano al centro storico - di quante altre situazioni potrebbero crearsi sulla base di una supposta pericolosità definita al di là della legge per il cane guida e non per le persone? Significherebbe che noi ciechi ci vedremmo preclusa la nostra libertà di movimento». Una vicenda tutta da raccontare, sperando che alla fine prevalgano le leggi e il buon senso.

BELLUNO. Tutto incomincia nel dicembre del 2013, quando a una persona non vedente viene negato di salire sulle scale mobili che accedono al centro storico di Belluno, perché accompagnato dal cane guida, in palese violazione delle Leggi vigenti (Legge 37/74, aggiornata dalla Legge 60/06), che obbligano, come abbiamo spesso dovuto ricordare su queste pagine, ad accogliere gli stessi cani guida in ogni luogo pubblico o aperto al pubblico.

A nulla valgono in seguito gli incontri con il Comune da parte dell'UICI locale (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti), né i documenti prodotti da varie scuole di addestramento, che spiegano come i cani guida siano addestrati anche a salire e scendere dalle scale mobili.

Irremovibile nel vietare l'accesso di ogni tipo di animale alle scale mobili - ciò che nella fattispecie dei cani guida di persone con disabilità visiva viene motivato con «ragioni di sicurezza» - la Giunta Municipale della città veneta si appella anche al parere dell'USTIF, l'Ufficio Speciale Trasporti e Impianti Fissi del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, secondo il cui regolamento - che però, secondo logica, dovrebbe avere minor cogenza di una legge - quanto stabilito dal Comune bellunese sarebbe del tutto corretto.

I mesi passano, le polemiche crescono, sui giornali e nel web, e arriva anche, ai piedi di quelle scale mobili, un cartello - che qui a fianco riprendiamo - con tanto di immagine di un non vedente con il suo cane guida, cui è interdetto il passaggio. A corredo la scritta «Inclusi i cani guida». Un cartello, per altro, reso a quel punto necessario, se non altro per informare della situazione le persone con disabilità visiva provenienti da altre città.

Si arriva quindi a poco più di un mese fa, quando il presidente nazionale dell'UICI Mario Barbuto si rivolge con una lettera aperta direttamente al sindaco di Belluno Jacopo Massaro.

«Polemiche continue e campagne di stampa e di diffusione tramite social media - esordisce Barbuto - hanno reso il problema del diritto di accesso alla scala mobile di valenza nazionale, esigendo una soluzione alla quale si potrà pervenire se ciascuno di noi riuscirà ad adoperare buon senso, equilibrio e rispetto delle leggi. Ecco, proprio delle leggi voglio parlare, sottolineando come nessun luogo o mezzo pubblico o aperto al pubblico può essere interdetto all'uso da parte di persone non vedenti accompagnate dal cane guida. Non possono sussistere regolamenti di qualsivoglia natura o ragione che abbiano una potestà superiore rispetto alla legge, tanto da renderla inapplicata e inefficace e tali regolamenti sono da considerare comunque subordinati dinanzi alla legge, anche quando derivassero da una questione di sicurezza o di protezione dell'incolumità fisica».

Proprio nella questione della sicurezza, secondo il Presidente dell'UICI, sta «il vero nocciolo della questione». «Qualora le scale mobili fossero ritenute insicure o suscettibili di causare eventuali danni - scrive infatti -, esse lo sono e lo sarebbero per chiunque le adoperasse e le frequentasse, sia i cani, sia le persone. Di conseguenza, continuare ad attuare una disposizione che deriva dal semplice, per quanto rispettabile parere di un ufficio tecnico, in violazione aperta di una norma di legge, rende per noi inaccettabile il divieto che causa una lesione di diritti soggettivi del cittadino. Ove infatti le scale mobili siano davvero giudicate pericolose, esse vanno considerate fuori dalle normative di sicurezza e dunque immediatamente chiuse alla frequentazione per tutti, tanto i cani, quanto le persone. In caso contrario invece, qualora l'impianto sia ritenuto, come di fatto è, idoneo a svolgere la propria funzione di pubblico trasporto, esso non può essere inibito a utilizzatori accompagnati da cane guida, i quali hanno analoghi diritti di accesso e d'uso di tutti gli altri cittadini».

«Noi apprezziamo - conclude Barbuto - la buona volontà e gli sforzi compiuti dall'Amministrazione per sormontare il problema e offrire alternative credibili e praticabili. Tali alternative, quando l'Amministrazione vorrà e potrà porle in essere, saranno per noi ben venute e ben accette. Esse, tuttavia, non potranno in alcun modo essere considerate definitivamente sostitutive di un diritto di accesso che, al di là di qualsiasi considerazione pratica, rimane una prerogativa inviolabile del cittadino, tanto in via di principio, quanto in via di fatto. Onde dunque evitare una sovraesposizione mediatica che ferisce prima di tutto noi ciechi e la nostra dignità di persone, la prego di voler rimuovere con effetto immediato quei divieti e quelle limitazioni che sono offensive dell'intelligenza di chi le pone e lesive del diritto umano di tutte le persone, riconosciuto e conclamato dalla nostra Costituzione, dalla Carta dei Diritti Fondamentali dell'Unione Europea e dalla Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità. E voglia credermi, nell'accesso a una scala mobile, per quanto in condizioni di ripidità maggiore del previsto, non sussiste alcun particolare pericolo per i cani di quanto non vi sia un generale rischio di incolumità per tutte le persone che la praticano».

Dopo una decina di giorni arriva la risposta del Sindaco di Belluno, che incomincia così: «In riscontro alla Sua lettera aperta, con la quale chiedeva, "onde evitare una sovraesposizione mediatica", di "rimuovere con effetto immediato" il cartello di divieto di accesso alla scala mobile ai ciechi accompagnati da cane guida, Le comunico che il cartello del quale chiede la rimozione è stato richiesto dal vice presidente UICI di Belluno».

Prima annotazione: nel testo del Presidente dell'UICI si chiedeva esattamente di «rimuovere con effetto immediato quei divieti e quelle limitazioni», rifacendosi cioè a un concetto assai più ampio che non la "semplice" rimozione di un cartello. Ma tant'è.

La sostanza della risposta del sindaco Massaro sta invece in quanto segue: «Pur concordando con il fatto che le scale mobili di Belluno non possano essere considerate pericolose, il Ministero dei Trasporti - USTIF Ufficio di Venezia (Veneto, Emilia Romagna e Friuli Venezia Giulia), e non Bellunum [la società che gestisce l'impianto, N.d.R.] o il Comune ha espressamente interdetto il passaggio di cani guida». «Questa Amministrazione - aggiunge il Sindaco - ha proposto di affrontare la questione su un piano più ampio, sollevando il problema a livello parlamentare, ma la UICI di Belluno non ha concordato su tale scelta. In ogni caso questa Amministrazione, proprio al fine di agevolare tutti i portatori di handicap, da tempo consente la sosta non solo sui numerosi stalli riservati ed appositamente contrassegnati, ma anche su tutti gli stalli liberi e (gratuitamente) su tutte le aree di sosta a pagamento con parcometro (aree blu) e addirittura in qualsiasi altra sede stradale pubblica, ancorché non destinata alla sosta, purché il mezzo non sia d'intralcio alla circolazione».

Altra questione, quella dei parcheggi, rispetto alla quale in diversa sede si potrà verificare se tutto sia stato predisposto al meglio, per agevolare realmente le persone con disabilità. Qui invece ci preme di più la conclusione, in cui si dice di volere rimanere «a disposizione per percorrere insieme tutte le strade che possono condurre a una soluzione ottimale del problema, coniugando la piena funzionalità delle scale mobili e la loro più ampia accessibilità nel rispetto delle leggi vigenti». Le leggi vigenti, appunto, non i regolamenti! Ed è sin troppo chiaro chi in questo momento, a Belluno, quelle leggi non stia rispettando.

Siamo dunque ai giorni nostri, con l'ulteriore replica di Mario Barbuto, il quale intende innanzitutto sottolineare che in un caso del genere uno strumento come l'interpellanza o l'interrogazione parlamentare è del tutto «inefficace». «Occorre semplicemente - scrive il Presidente dell'UICI -, senza riflettori e condizionamenti mediatici, dare libero accesso al cane guida sulla scala mobile o impianto a fune che chiamar si voglia. Si rende conto di cosa accadrebbe se si cominciasse a dire che le altissime scalette di certi treni regionali sono pericolose per i cani guida? E si immagina quante altre situazioni potrebbero crearsi sulla base di una supposta pericolosità definita al di là della legge per il cane guida e non per le persone? Significa che noi ciechi ci vedremmo precluse molte condizioni di accesso e in definitiva la nostra libertà di movimento che è uno dei diritti dell'uomo sanciti da qualsiasi carta costituzionale o dei diritti universali. Confido nel buon senso, nella pazienza, nella riflessione, nella sensibilità».

Certo, dispiace doverli accendere, quei «riflettori», che Mario Barbuto invocava rimanessero spenti, in nome del buon senso. Ma a questo punto riteniamo non si potesse fare altro, anche per capire se in altre città d'Italia si siano verificate situazioni analoghe, che saremo pronti a segnalare puntualmente ai Lettori. (Stefano Borgato)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: Massimiliano Bellini (zanmaxx@libero.it).

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Superando.it del 31-03-2015

Scale mobili e disabilità visiva: la battaglia continua

di Fabrizio Marini

«La battaglia per il libero accesso alle scale mobili da parte delle persone con disabilità visiva - scrive Fabrizio Marini - è lunga e difficile. Per ora la stiamo perdendo, ma le nostre ragioni sono troppo evidenti per mollare, e i nostri ottusi interlocutori possono star certi che non ci arrenderemo». Un'ampia ricognizione ove si raccontano le tante iniziative di questi anni nella Capitale, per far sì che le persone con disabilità visiva possano utilizzare le scale mobili in autonomia

Chi scrive si occupa dal lontano 1996 di mobilità autonoma per conto della Sezione di Roma dell'UICI (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti) e prendendo spunto da un recente articolo pubblicato da questa stessa testata, riguardante il divieto di accesso alle scale mobili per i cani guida imposto dal Sindaco di Belluno, vorrei parlare delle battaglie che abbiamo condotto in questi anni nella Capitale, a proposito di utilizzo in autonomia di questi mezzi di spostamento, insieme all'ADV (Associazione Disabili Visivi) e alle altre organizzazioni che seguono da vicino i problemi legati alla nostra mobilità autonoma.

I ciechi e gli ipovedenti lo sanno perfettamente: usufruire di scale mobili, rampe mobili e tapis roulants senza l'uso della vista non è mai stato un problema, né mai lo sarà. Le informazioni provenienti dall'ambiente e l'applicazione di tecniche apprese nei corsi di orientamento e mobilità -quando non già note ai pedoni disabili della vista - fanno sì che sia possibile salire, scendere e perfino camminare su questi dispositivi in piena autonomia e sicurezza. E tuttavia ciò sembra sfuggire ai dirigenti delle principali Aziende di Trasporto italiane, i quali stanno facendo di tutto per costringere noi disabili visivi a servirci esclusivamente di scale fisse e ascensori per i nostri spostamenti verticali; finora costoro sembrano essere riusciti nel loro intento, almeno dal punto di vista normativo.

È appunto questa la storia che vorrei raccontare ai Lettori di «Superando.it», una storia fatta di continui appelli al buon senso operati dalle nostre Associazioni, che si sono trasformati in violente testate contro il muro dell'indifferenza e dell'ottusità, eretto dai nostri interlocutori. Ma andiamo per ordine.

Innanzitutto, come può un ipovedente grave, o peggio un cieco assoluto, utilizzare una scala mobile da solo e senza farsi male? Ecco i più comuni "trucchi del mestiere", adottati anche in presenza di dispositivi simili, come le rampe mobili e i tapis roulants:

1) Il movimento delle scale mobili produce una vibrazione, percepibile distintamente attraverso i piedi e il bastone bianco, quando sono a contatto con la pedana metallica di accesso, ma già avvertibile sul pavimento che la precede. Vi è poi un rumore inconfondibile emesso da questi dispositivi, grazie al quale, anche in condizioni di sovraffollamento, la loro presenza è percepibile distintamente a una distanza di almeno cinque metri. Tale livello di preavviso è ampiamente sufficiente a noi disabili della vista per predisporci ad affrontare ciò che, agli occhi poco attenti di molti, è per noi un ostacolo insormontabile.

2) Il mancorrente delle scale mobili si muove parallelamente ad esse e inizia oltre un metro prima dei gradini. Ciò consente a chi non vede di comprendere in quale verso si stia muovendo la scala, già prima di poggiare i piedi sulla pedana di accesso.

3) Non appena si accede alla parte mobile del dispositivo, è possibile che i piedi dell'utilizzatore occupino, per qualche secondo, la superficie di due gradini ancora allineati. Il successivo disallineamento di questi, tuttavia, non può causare cadute, in quanto ogni non vedente non perde mai il contatto con il mancorrente della scala mobile, in particolare all'inizio e alla fine della corsa.

4) L'approssimarsi del termine della scala è chiaramente percepibile, a causa della variazione dell'altezza del mancorrente su cui è poggiata la nostra mano, e dell'appiattimento progressivo dei gradini, prima che scompaiano al di sotto della placca finale. In questo modo sappiamo perfettamente quando possiamo sollevare i piedi, per tornare a camminare in un ambiente statico.

Purtroppo queste considerazioni - banali per chiunque sia dotato di un minimo di raziocinio - non sono ancora patrimonio di tecnici e dirigenti delle Aziende di Trasporto, evidentemente preoccupati di essere ritenuti responsabili in caso di incidenti. Lo dimostra l'esperienza mia e di altri rappresentanti delle nostre Associazioni, che cercherò qui di riassumere.

Il mio primo ricordo risale all'estate del lontano 1999, quando vennero installati sistemi di percorsi e mappe tattili in cinque stazioni della Metropolitana di Roma, grazie ai quali era possibile fruire esclusivamente degli ascensori per spostarsi da un piano all'altro. Il direttore dei lavori, da me contattato, cercò di convincermi della bontà di questa scelta progettuale, sostenendo che la sua anziana mamma, che aveva problemi di vista, mai avrebbe avuto il coraggio di utilizzare una scala mobile, anche se accompagnata. Lo avete riconosciuto? Sì, è proprio lui, il classico pregiudizio secondo il quale tutti i ciechi si comportano e agiscono nello stesso modo, che immagino si riscontri anche in altri tipi di disabilità.

Il problema si è ripresentato poi alla metà degli Anni 2000. Infatti, mentre a Roma si installavano percorsi e mappe tattili in tutte le stazioni della Linea B della Metropolitana, indirizzando i percorsi alle sole scale fisse oltre che agli ascensori, a livello nazionale era in discussione la Norma UNI [Ente Italiano di Normazione, N.d.R.] dedicata alla segnaletica per disabili visivi all'interno dei sistemi di trasporto rapido di massa (metropolitane).

In tale sede, i rappresentanti delle nostre Associazioni cercarono in tutti i modi di far capire alle Aziende di Trasporto che le scale mobili costituiscono un mezzo di spostamento sicuro per le persone con problemi di vista, ancor più delle tanto apprezzate scale fisse. Il braccio di ferro tra le due parti, nel quale i rappresentanti di ATAC e ATM [rispettivamente Azienda per i Trasporti Autoferrotranviari del Comune di Roma e Azienda Trasporti Milanesi, N.d.R.] si ersero a "grandi protagonisti", dimostrando tutta la loro ristrettezza di vedute, si concluse con un risultato che non potevamo ritenere soddisfacente, ma che avrebbe potuto essere molto peggiore, in considerazione del clima di lavoro poco favorevole che si era creato. In particolare, la Norma UNI 11168, risultante dal tavolo di lavoro e attualmente in vigore, prevede, tra l'altro, che, in presenza di scale fisse e mobili affiancate per il superamento di un dislivello verticale, il percorso tattile debba condurre alla scala fissa, in prossimità del mancorrente più vicino alla scala mobile. In questo modo si può lasciare all'utilizzatore la scelta del tipo di scala di cui servirsi.

È importante a questo punto sottolineare che le Norme UNI - essendo emanate da un'Associazione privata - sono di applicazione volontaria: ciascun Ente, cioè, è libero di scegliere di volta in volta se applicarle oppure no. Per rendere meglio l'idea, aggiungo che la sola consultazione delle norme è libera, mentre la loro acquisizione è a pagamento.

Il carattere non vincolante di queste disposizioni ha dunque fatto sperare noi attivisti delle Associazioni di riuscire a far recedere i nostri interlocutori dalle loro posizioni retrograde, nell'àmbito di un dibattito a livello locale sui singoli progetti. In ciò eravamo confortati dal fatto che la Stazione Manzoni della Metropolitana di Roma, oggetto di restyling nel 2007, era stata dotata di percorsi tattili che servivano gli ascensori e le scale mobili per il collegamento tra il piano atrio e il piano banchina, non essendovi alcuna scala fissa in questo tratto.

È così giunto il momento, per noi tanto atteso, di fornire il nostro parere sui sistemi di abbattimento delle barriere sensoriali nelle stazioni delle Linee C e B1 della Metropolitana di Roma. Con soddisfazione abbiamo intrapreso un percorso partecipato con la Società Roma Metropolitane, incaricata della progettazione delle stazioni, durante il quale tutti i nostri suggerimenti sono stati accolti, compresi quelli riguardanti l'indirizzamento dei percorsi tattili verso le scale mobili. Era però un risultato troppo bello per essere vero... e infatti non era vero: l'ATAC, l'Azienda di Trasporto incaricata della gestione degli impianti al termine dei lavori, ha rifiutato di prendere in consegna le stazioni, se non fossero stati modificati i progetti dei percorsi tattili, indirizzandoli alle sole scale fisse e agli ascensori.

A nulla sono valsi i nostri appelli all'Assessorato alla Mobilità del Comune di Roma e al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, supportati dal parere di un primario studio legale, secondo il quale le Aziende di Trasporto non potevano essere ritenute responsabili in caso di incidente occorso a un pedone disabile della vista nell'utilizzo delle scale mobili. Nessuno è stato in grado di contrastare (o meglio nessuno ha voluto contrastare) la testardaggine e l'arretratezza di queste persone, ostinate nel voler applicare una norma i cui princìpi offendono il nostro diritto alla libertà e all'indipendenza.

Addirittura singolare è apparsa la risposta del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (Dipartimento per i Trasporti, la Navigazione e i Sistemi Informativi e Statistici) del 21 marzo 2012, nella quale si afferma che, nonostante le Norme UNI siano di applicazione volontaria, la Norma 11168 verrà assunta come riferimento per la valutazione dei progetti ai fini della sicurezza. In questo modo il Ministero ha posto, per il momento, la parola fine su questa vicenda, rendendo di fatto cogente una norma che per definizione non lo è.

Abbiamo raggiunto poi l'apice dell'assurdo quando, al termine di un pesante intervento strutturale, sono stati installati percorsi tattili nel nodo metropolitano di Termini, impedendo di fatto alle persone con disabilità visiva di utilizzare uno dei due percorsi che collegano le banchine della Metro A con quelle della Metro B. Il motivo? Semplice: il collegamento è effettuato solo attraverso scale mobili, e per noi ciechi, com'è noto, le scale mobili sono off limits...

La nostra rabbia, per altro, non è dettata da sole ragioni di principio. Preferire le scale fisse alle mobili, infatti, aumenta i rischi per chi si muove da solo senza vedere. A tal proposito, ecco le due criticità più importanti che si riscontrano, così come le segnalammo nel 2012 all'allora assessore alla Mobilità del Comune di Roma Antonello Aurigemma.

1) Così come tutti i pedoni, anche le persone non vedenti e ipovedenti preferiscono di gran lunga servirsi delle scale mobili per accedere ai vari livelli delle stazioni. Accade così, nelle stazioni i cui percorsi tattili servono le sole scale fisse, che essi seguano il percorso fino all'inizio della scala fissa, per poi tornare indietro di qualche metro e prendere la scala mobile senza l'aiuto del percorso tattile. Naturalmente ciò crea problemi di sicurezza per gli eventuali passeggeri che seguano la persona cieca a breve distanza, contro i quali la persona stessa o il suo bastone bianco potrebbero impattare. Non va poi dimenticato che frequentemente, tra le scale fisse e quelle mobili adiacenti, sono posizionati cartelli segnaletici montati su pali difficilmente percepibili con il bastone bianco.

2) In numerosi casi, il collegamento tra il piano atrio e il piano strada delle stazioni è realizzato con sistemi di scale fisse e mobili. Mentre le prime sono percorse da passeggeri in entrambi i sensi di marcia, le seconde, gioco forza, non lo sono. Un pedone cieco che percorra le scale fisse, dunque, può scontrarsi con chi cammina in senso contrario. È per altro tristemente noto a tutti noi come i viaggiatori siano spesso distratti e percorrano le scale troppo velocemente per accorgersi della presenza di un cieco con bastone bianco o cane guida. Ancora più pericolosa la situazione si presenta per un ipovedente, meno riconoscibile rispetto a un cieco.

Merita una risposta, infine, anche l'obiezione rivoltaci a più riprese da alcune Aziende di Trasporto, secondo le quali invitare un cieco a prendere una scala mobile lo esporrebbe a rischi in caso di inversione del senso di marcia di quella scala. Poiché simili provvedimenti vengono adottati solo in casi eccezionali e disorientano anche i passeggeri vedenti, appare logico attendersi che, in quelle situazioni, sia presente personale specializzato in grado di indirizzare l'utenza (con o senza problemi di vista) nella corretta direzione. È inoltre possibile posizionare sul percorso tattile dissuasori con cartelli in braille e large print [a caratteri ingranditi, N.d.R.], che informino l'utenza dei cambiamenti in essere.

Come dicevo all'inizio, la battaglia per il libero accesso alle scale mobili è lunga e difficile. Per ora la stiamo perdendo, ma le nostre ragioni sono troppo evidenti per mollare, e i nostri ottusi interlocutori possono star certi che non ci arrenderemo.

Fabrizio Marini,

UICI di Roma (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti).

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Superando.it del 17-03-2015

Disastri naturali e disabilità: c'è tanto da imparare!

di Giampiero Griffo

Molto si è parlato anche di disabilità a Sendai, in Giappone, durante la Terza Conferenza Mondiale delle Nazioni Unite sulla riduzione del rischio di catastrofi, dove circa sessanta rappresentanti di Associazioni di persone con disabilità si sono riuniti in assemblea, per definire gli obiettivi da perseguire, allo scopo di includere le persone con disabilità tra i target dell'emergenza. Uno di loro, Giampiero Griffo, era anche il nostro "inviato speciale".

Abbiamo presentato nei giorni scorsi la Terza Conferenza Mondiale delle Nazioni Unite sulla riduzione del rischio di catastrofi, che sta per concludersi a Sendai in Giappone, ricordando che in tale occasione molto si è parlato anche di disabilità.

All'evento partecipa anche Giampiero Griffo, componente dell'Esecutivo Mondiale di DPI (Disabled Peoples' International), che ci ha inviato alcuni resoconti per i nostri Lettori. Quello che oggi pubblichiamo è il primo.

Sono circa 8.000 le persone arrivate qui a Sendai, per questa Terza Conferenza Mondiale delle Nazioni Unite sulla riduzione del rischio di catastrofi (WCDRR, ovvero World Conference on Disaster Risk Reduction), provenienti da 130 Paesi del mondo, un numero superiore a qualsiasi previsione. E del resto, il tema dei disastri e delle catastrofi naturali tocca tutti quanti, se è vero che negli ultimi dieci anni questi eventi sono cresciuti, tanto da superare il numero dei disastri degli ultimi cent'anni.

Le misure di sicurezza sono molto rigide: non si entra negli spazi della conferenza senza un badge personalizzato. Però le persone addette alla sicurezza sono gentili e cortesi e non si avverte un clima "da assedio". Anche questa è una qualità molto giapponese.

Tra i partecipanti vi sono anche una sessantina di rappresentanti di Associazioni di persone con disabilità, che hanno costituito un caucus ("assemblea"), riunitosi già il 13 marzo, alla vigilia dell'inaugurazione della Conferenza, per definire gli obiettivi da perseguire, allo scopo di includere le persone con disabilità tra i target dell'emergenza.

La rappresentanza era decisamente variopinta: dal Cile al Kenya, dall'Iraq agli Stati Uniti, dalle Barbados all'India; tutte persone con grande competenza nel settore, a causa dei disastri naturali e umani che hanno colpito quei Paesi e che hanno visto spesso proprio le Associazioni di persone con disabilità protagoniste dell'assistenza a queste ultime, spesso nell'assenza totale di attenzione verso le stesse.

La discussione, animata e competente, ha fatto emergere molti elementi: le carenze dei sistemi di prevenzione e primo intervento; l'assenza di strategie di prima allerta nelle situazioni di emergenza, che permettano a tutti di essere informati; la totale sottovalutazione delle problematiche delle persone con disabilità nel programmare le operazioni di evacuazione; l'inaccessibilità dei posti di prima accoglienza; la mancanza di formazione specifica del personale che si occupa di emergenza; la carenza totale di attenzione nei piani di intervento in emergenza verso le persone con disabilità.

Da questa prima discussione, sono emerse alcune indicazioni operative, come "compiti per casa", a partire dal lavoro sull'articolo 11* (Situazioni di rischio ed emergenze umanitarie) della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, che è un obbligo per i Paesi che l'hanno ratificata ad impegnare i Governi e le Agenzie competenti su iniziative concrete nei confronti delle persone con disabilità.

Si è stabilito poi di costituire una rete tra le realtà che si occupano di emergenza e persone con disabilità, per scambiarsi informazioni e buone pratiche e da ultimo, ma non certo ultimo, si è sottolineata la necessità che nei documenti finali della Conferenza di Sendai vi siano riferimenti precisi ai diritti delle persone con disabilità, in modo da usare quei testi per influenzare sia i Governi che le Agenzie competenti.

L'impressione generale è stata in ogni caso di grande entusiasmo e di voglia di costruire qualcosa di nuovo.

Una riflessione negativa è emersa invece proprio rispetto all'impegno delle Nazioni Unite nel garantire la piena accessibilità alla Conferenza di Sendai: purtroppo la sede scelta non ha tutte le dotazioni necessarie per essere completamente fruibile, i sistemi di trasporto urbano sono poco accessibili (solo alcuni autobus sono forniti di elevatori), anche se l'arredo urbano e l'accessibilità alla città per chi si muove a piedi, in sedia a rotelle o con un bastone bianco è decisamente buona.

Un po' carente è anche il servizio informativo, ma per fortuna il tam tam tra i partecipanti con disabilità funziona, permettendo di sapere quali siano le linee accessibili, a quali costi e con quali orari.

Su tutto ciò verrà preparato un dossier da inviare alle Nazioni Unite, evidenziando ancora una volta che quando le persone con disabilità non vengono coinvolte nelle progettazioni, questi sono i risultati!

Da segnalare infine che nel settore attiguo al caucus è stato allestito uno spazio espositivo, con la possibilità di lasciare un video, una pubblicazione, un dépliant, che subito si è riempito di contenuti: un terremoto visto da una famiglia con un figlio con disabilità intellettiva; una serie di pratiche appropriate legate all'inclusione di persone con disabilità in vari interventi di emergenza; le esperienze giapponesi di tsunami e terremoti... C'è davvero tanto da imparare e da trasferire in altri contesti!

Anche l'Italia, dal canto suo, ha potuto presentare le proprie iniziative e segnatamente il Piano d'Azione sulla Disabilità della Cooperazione Italiana, redatto dai tecnici del Ministero degli Esteri, in collaborazione con la RIDS - la Rete Italiana Disabilità e Sviluppo, voluta nel 2011 dall'AIFO (Associazione Italiana Amici di Raoul Follereau), da DPI Italia (Disabled Peoples' International), da EducAid e dalla FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap) -, oltreché con rappresentanti di Istituzioni, Enti Locali, organizzazioni non governative, imprese, mondo accademico e centri di ricerca.

Tale importante documento, infatti, prevede uno specifico capitolo dedicato proprio all'emergenza e agli aiuti umanitari.

*Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, Articolo 11, Situazioni di rischio ed emergenze umanitarie: «Gli Stati Parti adottano, in conformità agli obblighi derivanti dal diritto internazionale, compreso il diritto internazionale umanitario e le norme internazionali sui diritti umani, tutte le misure necessarie per garantire la protezione e la sicurezza delle persone con disabilità in situazioni di rischio, incluse le situazioni di conflitto armato, le emergenze umanitarie e le catastrofi naturali».

di Giampiero Griffo,

Componente dell'Esecutivo Mondiale di DPI (Disabled Peoples' International).

Segnaliamo anche la possibilità di accedere a un video, con un'intervista a Giampiero Griffo, realizzata a Sendai, in Giappone.

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Superando.it del 26-03-2015

Mass-media e disabilità (visiva e non solo)

di Stefania Leone

L'analisi condotta recentemente dalla Fondazione Giacomo Matteotti di Roma, sul rapporto tra media e disabilità [Rapporto 2012 "Disabilità e media. La rappresentazione delle persone con disabilità nel sistema italiano dell'informazione", N.d.R.], ha scelto come esempi alcuni articoli che riportano storie pubblicate sui quotidiani più diffusi e specializzati, anche quelli on line, in cui sono trattati approfonditamente alcuni tra i temi più significativi ed emblematici raccontati direttamente dalle persone con disabilità, in maniera corretta e senza pietismi o sensazionalismi.

Resta poco approfondita, tuttavia, l'analisi di come e quanto la disabilità e le storie personali vengano trattate a livello radiotelevisivo e sui siti web istituzionali pubblici, oltreché sui social network più diffusi. La televisione e la radio, infatti risultano tuttora i canali di informazione più seguiti e diffusi capillarmente sul territorio nazionale, ciò che accade sia per ragioni propriamente tecniche, sia per il cosiddetto Digital Divide, ovvero, fondamentalmente, il profondo gap che sussiste tra le persone "tecnologicamente scolarizzate" e gli altri, tra cui molti disabili e anche gli anziani, che sono oggi una parte rilevante della popolazione, grazie al miglioramento della qualità della vita e della prevenzione sanitaria.

Il tema della disabilità, purtroppo, non viene ancora trattato del tutto con competenza. Spesso, infatti, le storie proposte sono relative a "supereroi dello sport" o, al contrario, a casi di disagio sociale che suscitano pietà e compassione negli ascoltatori; inoltre, sin troppo frequentemente la modalità di conduzione delle trasmissioni televisive su argomenti delicati riguardanti il tema della disabilità, non è propriamente corretta e all'altezza delle problematiche che si vogliono presentare, cosicché accade che in genere, a causa soprattutto di superficialità, passino messaggi non condivisibili.

La normalità della condizione di disabilità, con le sue sfaccettature sia positive che negative, la quotidianità che viene affrontata con forza, ma anche con spirito di ottimismo e naturalezza, sono ancora aspetti che "non fanno audience" e quindi essi vengono raramente affrontati in radio, in televisione e nello stesso web.

Partendo da un esempio pratico, cerchiamo ad esempio di riflettere sulla responsabilità che hanno i media nella comprensione delle reali capacità di una persona con disabilità. Se una persona non vedente viaggia da sola in treno o in autobus, magari con un iPad su cui legge, scrive e interagisce, chi osserva può non comprendere che le cuffie non servono a sentire la musica, ma ad ascoltare ciò che legge e scrive e che dunque non ci si trova di fronte a un "falso cieco".

Ma quanti conoscono, ad esempio, la differenza tra cecità e ipovisione? L'ipovisione è anche detta "cecità parziale" o "con residuo", ed è tale quando si abbia un decimo di vista al massimo, compresa l'eventuale correzione con lenti; un cieco parziale può essere in grado di fare molte cose anche impensabili, ma la comunicazione ufficiale mostra poco o nulla quali siano queste semplici capacità, o piuttosto le demonizza.

Oltre ai contenuti, è necessario poi approfondire anche la modalità di fruizione degli stessi da parte delle persone con disabilità, essendo l'accesso all'informazione e alla comunicazione un diritto sancito sia dalla Legge 67/06 contro le discriminazioni, sia dall'articolo 30 (Partecipazione alla vita culturale e ricreativa, agli svaghi ed allo sport) della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, secondo cui «gli Stati riconoscono il diritto delle persone con disabilità a prendere parte su base di uguaglianza con gli altri alla vita culturale e adottano tutte le misure adeguate a garantire alle persone con disabilità l'accesso a programmi televisivi, film, spettacoli teatrali e altre attività culturali, in formati accessibili».

Ebbene, i suddetti «formati accessibili» sono relativi sia all'aspetto tecnico dei dispositivi per la fruizione - quindi televisione, radio, dispositivi mobili come smarthphone, tablet e tecnologie web - sia ai contenuti e ai servizi erogati (contenuti web, contenuti televisivi e radiofonici, cinematografici ecc).

Nel caso specifico della disabilità visiva, è sottinteso che la mancanza della vista è compensata da tatto e udito, e quest'ultimo è fondamentale per l'utilizzo di strumenti visivi come la TV e i dispositivi elettronici e digitali.

In sostanza, per fruire dei contenuti televisivi, è importante che ci sia un riscontro sonoro esaustivo, cosa che si risolve con le audiodescrizioni, purché siano di facile accesso. Il cosiddetto switch off, ovvero il passaggio del segnale televisivo da analogico a digitale, se da un lato ha offerto la possibilità di istituire il secondo canale audio dedicato alle audiodescrizioni, ha però aperto nuove barriere, legate alla completa ingestibilità del decoder, e in particolare dei menù a video e dei telecomandi che sono pieni di pulsanti incomprensibili da parte di chi non vede, ma anche da parte delle persone anziane e "poco tecnologiche".

Peccato, poi, che proprio nel menù per la selezione Lingua del digitale terrestre e satellitare, sia "nascosto" il secondo canale audio dedicato alle audiodescrizioni per non vedenti, difficile da scovare, dipendendo da marca e modello di televisore e telecomando.

In tal senso, più volte abbiamo chiesto ai principali operatori televisivi del settore privato e pubblico, invitati in audizioni tenute presso il tavolo del CNU (Consiglio Nazionale Utenti), se tra le iniziative adottate a favore di persone cieche e ipovedenti vi fossero trasmissioni audiodescritte. A nessun operatore privato risulta che la propria emittente eroghi un tale servizio, unica prerogativa della RAI, che in quanto rete pubblica è vincolata dal Contratto di Servizio a un numero non ben definito di trasmissioni audiodescritte, che attualmente non supera le dieci a settimana (di cui sette per una sola fiction), nell'intera programmazione tra film, telefilm e fiction. Audiodescrizioni, tra l'altro, che talvolta sono anche di qualità tecnica discutibile.

Per quanto poi riguarda i sottotitoli, la cosa sembra essere più sentita, sebbene risultino sicuramente pochi e scarsi per i diretti interessati, ovvero le persone sorde.

Vale la pena a questo punto ricordare che - sempre da Contratto di Servizio - la RAI avrebbe dovuto garantire l'accessibilità dei decoder, fin dal momento della progettazione, ciò che invece non è mai stato fatto. A tal proposito, comunichiamo con soddisfazione che siamo stati ricevuti nel gennaio scorso dai direttori responsabili per le tecnologie della RAI e del Centro di Ricerche RAI, ai quali abbiamo sottoposto il problema, richiedendo una soluzione tecnica, ovvero un decoder supportato da un sistema di TtS (Text to Speech), che risolverebbe il silenzio tra la digitazione dei tasti del telecomando e ciò che appare a video.

Il protocollo del TtS fu proposto nel 2009 dal Forum Europeo della Disabilità (EDF) e ci risulta che sia il Regno Unito che la Spagna si siano attivati per la progettazione e realizzazione di decoder parlanti. Non si tratta, del resto, di una soluzione fantascientifica: sia i computer che i dispositivi mobili come smartphone e tablet (o per lo meno alcune marche) sono forniti infatti di tecnologie assistive vocalizzanti, che permettono alle persone non vedenti e ipovedenti di utilizzarli. Ma l'accessibilità e l'usabilità di questi strumenti non è sempre garantita, pur essendo operative sia le sopracitate Leggi che la Legge 4/04, meglio nota come "Legge Stanca", che definisce regole tecniche per la corretta interazione di tali strumenti con le tecnologie assistive e i contenuti del web.

Il percorso è lungo e c'è, purtroppo, ancora tanto da fare. È tanto importante diffondere informazioni corrette e sensibilizzare tutti i cittadini, e io non finisco di stupirmi di quanti vedenti non sappiano nemmeno che noi, persone con disabilità visiva, siamo in grado di usare un PC, uno smartphone,un tablet ecc.

La corretta comunicazione di tali argomenti a livello istituzionale è certamente fondamentale, ma molto efficace è la pubblicazione ampia delle problematiche sui media più diffusi. Ho avuto prova diretta che quando si porta un documento a un tavolo tecnico, esso viene letto dai membri del gruppo di lavoro e da pochi altri, e le cose restano ferme per molto tempo. Mentre invece quando una notizia viene data in televisione, in radio o esce su un quotidiano molto diffuso, allora può accadere che qualcuno si senta punto nel vivo delle proprie competenze e il problema venga affrontato a livello generale una volta per tutte.

Un'ultima riflessione riguarda la responsabilità dei media rispetto alle informazioni concernenti le persone con disabilità, e più esattamente quale sia il messaggio che passa nelle case degli italiani. Mi riferisco in particolare al modo in cui vengono trattate le notizie riguardanti i cosiddetti "falsi invalidi", tramite vere e proprie "campagne" che, se condotte malamente, rischiano di danneggiare proprio gli invalidi veri, accusati spesso di essere "falsi", semplicemente perché hanno raggiunto un livello di autonomia tale da riuscire ad attraversare la strada, inserire la chiave nella serratura, mandare e-mail, avere un account Facebook, vivere da soli, prepararsi da mangiare o riuscire a innaffiare il piccolo giardino di casa. Spesso si tratta di persone cieche con residuo visivo, anche minimo o laterale, che comunque permette loro di svolgere delle piccole attività con tanta fatica e coraggio, e che si trovano costrette ad andare in tribunale a dimostrare la loro innocenza. La notizia dell'eventuale loro assoluzione "perché il fatto non sussiste" non viene però mai resa pubblica nei TG e neppure sui giornali né tanto meno con gli stessi titoli ad effetto con cui erano stati sbattuti in prima pagina.

E concludo con un'ultima provocazione: i "veri falsi invalidi" hanno ottenuto certificati fasulli e benefìci economici grazie all'appoggio di Commissioni Medico-Legali corrotte presso le ASL e l'INPS: perché allora non vengono mai menzionati i nomi dei medici e dei funzionari che hanno firmato e sono stati complici di malefatte?

Consigliera dell'ADV (Associazione Disabili Visivi), con delega per le Problematiche ITC (Information and Communication Technology) per la stessa ADV e per la FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap), presso i tavoli del Consiglio Nazionale Utenti, AgCom, Sede Permanente del Segretariato Sociale RAI e Commissione Parlamentare di Vigilanza RAI. Il presente testo costituisce il riadattamento della relazione intitolata "I media: strumento di inclusione e di esclusione sociale per le persone con disabilità visiva" e presentata il 10 marzo 2015 a Roma (se ne legga anche su queste pagine), durante l'incontro dedicato al Rapporto 2012 "Disabilità e media. La rappresentazione delle persone con disabilità nel sistema italiano dell'informazione", curato dalla Fondazione Giacomo Matteotti di Roma, con il contributo della Fondazione Terzo Pilastro - Italia e Mediterraneo.

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Superando.it del 12-03-2015

Rapporto su disabilità e media: criticità e suggerimenti

di Daniela Bucci

L'uso dell'espressione "diversamente abile", locuzione in contrasto con il linguaggio adottato dalla Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, e alcune parti inaccessibili alle persone non vedenti e ipovedenti, sono i "punti deboli" individuati da Daniela Bucci nel Rapporto 2012 "Disabilità e media. La rappresentazione delle persone con disabilità nel sistema italiano dell'informazione", presentato in questi giorni dalla Fondazione Giacomo Matteotti.

È stato presentato in questi giorni a Roma il Rapporto 2012 Disabilità e media. La rappresentazione delle persone con disabilità nel sistema italiano dell'informazione, curato dalla Fondazione Giacomo Matteotti, con il contributo della Fondazione Terzo Pilastro - Italia e Mediterraneo [se ne legga già anche nel nostro giornale, N.d.R.].

Dopo quelli del 2005, 2008 e 2009, questo documento prosegue il viaggio di quel medesimo team di ricercatori nell'analisi della rappresentazione della disabilità all'interno del sistema italiano dell'informazione, un viaggio che ha fatto emergere, negli anni, una rappresentazione mediatica della disabilità «inadeguata, modesta, inefficace, parziale, omissiva e, soprattutto, eroica o pietistica». Infatti, la persona con disabilità che trova spazio nei media italiani è, di volta in volta, «un eroe - che suscita sussiegosa ammirazione - ovvero un infelice - meritevole della nostra compassione. Superomismo e pietismo sono i punti estremi tra i quali oscilla, da sempre, il pendolo della disabilità a mezzo stampa».

In virtù dei risultati raggiunti dai precedenti Rapporti - realizzati, come detto, fra il 2005 e il 2009 -, che hanno testimoniato la sostanziale invarianza dell'approccio dei media nazionali al mondo della disabilità, con il Rapporto 2012 è stato adottato un nuovo metodo di indagine che, pur permettendo il confronto con quanto prodotto in passato, si concentra ora sulla raccolta di storie. Storie di disabilità, per come i media italiani le evidenziano e le raccontano.

La direzione del cambiamento intrapreso dal Rapporto 2012 viene riassunta, dagli estensori, con l'espressione «dal quanto al come», un tentativo, cioè, di andare al di là della dimensione quantitativa, per soffermarsi sull'emersione del dato qualitativo delle storie di disabilità.

Nello specifico, sono stati selezionati e analizzati venti articoli, espressione di altrettante storie, tratti dalle principali e più seguite testate nazionali e dai siti web specializzati e blog di settore. Tutti relativi all'ultimo trimestre del 2012, ossia lo stesso trimestre di riferimento coperto dal monitoraggio per tutti i Rapporti realizzati.

Per altro, come si legge nel testo, il Rapporto Disabilità e media 2012, nella versione presentata e resa disponibile sul web, rappresenta una sorta di "bozza", aperta ai contributi e alle testimonianze degli operatori specializzati e della stampa. Apporti che andranno a confluire nella redazione definitiva del Rapporto 2012.

Anche in quest'ottica di apertura, dunque, ci permettiamo di evidenziare delle criticità e di proporre dei suggerimenti.

Il primo riguarda innanzitutto la modalità espressiva, che oltretutto riveste una valenza particolare in un Rapporto incentrato sull'analisi quantitativa e qualitativa della rappresentazione della disabilità nel sistema dei media italiani. Ci riferiamo all'adozione da parte degli autori dell'espressione "diversamente abile", locuzione che è in contrasto con il linguaggio adottato dalla Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità: quest'ultima, infatti, usa i termini condivisi a livello internazionale di "persone con disabilità" e fornisce la definizione di disabilità quale risultato dell'interazione tra persone con menomazioni permanenti e barriere ambientali, culturali, comportamentali che ne impediscono una piena partecipazione alla vita sociale in condizione di parità con tutti gli altri cittadini.

Il secondo elemento di criticità, strettamente connesso al primo, riguarda invece la parziale inaccessibilità del Rapporto 2012; scannerizzazioni e tabelle, infatti, sono rese con modalità grafiche inaccessibili alle persone non vedenti e ipovedenti e in tal senso la mancata considerazione di tale standard (internazionale e recepito in Italia), ancora più marcata nelle precedenti edizioni, restringe di fatto l'accesso all'informazione da parte delle stesse persone con disabilità.

Direttore responsabile di «Condicio.it», testata in cui la presente analisi - qui ripresa per gentile concessione, con alcuni riadattamenti al diverso contenitore - è già apparsa.

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Giornale UICI del 10-03-2015

L'EDF fa appello per la parità e la piena inclusione delle donne con disabilità

a cura dell'EDF

-Comunicato stampa EDF-

In occasione della Giornata internazionale della donna, che si celebra l'8 marzo, il Forum Europeo della Disabilità (EDF) chiede la parità e la piena inclusione delle donne e delle giovani con disabilità in tutte le azioni e le politiche dell'Unione europea e degli Stati membri.

Questo è un anno speciale. Il 2015, infatti, non è solo l'anno in cui il mondo approverà un nuovo "quadro internazionale per lo sviluppo" che farà seguito agli Obiettivi di sviluppo del Millennio, ma anche l'anno in cui si celebra il XX anniversario della Piattaforma d'azione di Pechino, che mira a portare alla luce le disuguaglianze strutturali e le violazioni dei diritti umani cui devono far fronte tutte le donne e le giovani e a preparare il terreno per azioni concrete volte a realizzare la parità di genere.

Oggi, quando guardiamo a questa piattaforma d'azione, ci uniamo alle organizzazioni delle donne in tutto il mondo nel chiedere un maggiore impegno per i diritti delle donne e la parità di genere. Vorremmo inoltre sottolineare quanto sia essenziale rendere inclusiva la Piattaforma e difendere i diritti delle donne e delle giovani di tutte le età, con particolare attenzione alle donne che subiscono discriminazioni multiple, come le donne e le giovani con disabilità e quelle che sono assistenti informali delle persone con disabilità.

Ancora persistono leggi discriminatorie e pratiche tradizionali dannose, così come i consueti stereotipi negativi di genere. Molte donne incontrano ostacoli al godimento dei loro diritti umani e alla piena uguaglianza, a causa di fattori quali la disabilità e possono essere svantaggiate ed emarginate per ignoranza, per il mancato riconoscimento dei loro diritti umani e per gli ostacoli che incontrano nell'accesso alle informazioni e ai meccanismi di ricorso in caso di violazione dei loro diritti.

Molte donne, comprese le donne con disabilità, sono particolarmente colpite da disastri ambientali, da gravi malattie infettive e da varie forme di violenza.

I diritti riproduttivi delle donne e delle giovani non vengono riconosciuti correttamente secondo la loro definizione al punto 95 della Piattaforma d'azione di Pechino e ci sono barriere al loro pieno godimento. Alcune donne e giovani continuano a incontrare ostacoli nel tentativo di avere giustizia e nell'esercizio dei loro diritti umani, a causa di fattori quali la disabilità.

"Quando si tratta di diritti delle donne, dobbiamo fare in modo che le donne e le ragazze con disabilità siano incluse in ogni discussione e in ogni misura adottata per affrontare la disuguaglianza. Perché? Le donne con disabilità sono studentesse, lavoratrici, madri, badanti, attiviste politiche ed esperte dei propri problemi. Sappiamo che le donne e le giovani con disabilità sono a maggior rischio di povertà, hanno maggiori probabilità di vedersi negare l'accesso a un'istruzione di qualità, sono più esposte alla violenza, alla discriminazione e alla privazione della capacità giuridica. Se vogliamo che Pechino + 20 affronti alla radice le cause della disuguaglianza, le donne e le giovani con disabilità devono essere pienamente incluse, conformemente alla Convenzione sui diritti delle persone con disabilità (CRPD), ed è necessario affrontare tutte le forme di discriminazione multipla che esse subiscono" ha dichiarato Ana Peláez, componente del Comitato esecutivo e presidente della Commissione Donne del Forum Europeo della Disabilità, che rappresenterà quest'anno l'EDF al summit Pechino +20.

L'EDF vuole celebrare questa giornata chiedendo la piena inclusione delle donne e delle giovani con disabilità in tutte le azioni per affrontare la disuguaglianza di genere e sollecita l'Unione europea e gli Stati membri a intraprendere un attento esame dei progressi e delle difficoltà incontrate in questo senso.

L'impegno dell'EDF a promuovere i diritti delle donne e delle giovani è affermato nel II Manifesto sui diritti delle donne e delle ragazze con disabilità nell'Unione Europea

http://cms.horus.be/files/99909/MediaArchive/Members%20Room/women%20committee/2ndmanifestoEN.doc

...

On the occasion of the International Women's Day on 8 March, EDF calls for equality & full inclusion of women with disabilities! Read more:

http://bit.ly/1MbMfUh

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Giornale UICI del 06-03-2015

Persone, associazioni ed istituzioni pubbliche: un mondo da ridisegnare

di Vincenzo Zoccano

Negli ultimi anni il rapporto fra le numerose associazioni di persone o famiglie con disabilità è stato difficile, a tratti burrascoso, frammentato, in alcune circostanze, addirittura quasi sparito.

Ciò si è tradotto fondamentalmente, in un grande indebolimento della capacità di fare quadrato, di trarre energia dallo sforzo comune, da parte delle associazioni.

Chiaramente questo indebolimento ha causato una forte disaffezione da parte dei loro iscritti.

Come se non bastasse, le istituzioni hanno pressoché abbandonato la cura e l'attenzione per il rapporto con le associazioni, costrette quotidianamente a un vero e proprio "braccio di ferro" costante e logorante fra loro e le istituzioni stesse, per ottenere questo o quel beneficio, per il sostentamento o per l'applicazione di diritti addirittura già sanciti o la promozione di altre norme a favore delle persone con disabilità e delle loro famiglie. A complicare poi il quadro della questione, si aggiunge l'istituzionale vizio di usare i diritti come merce di scambio con i fondi per il sostentamento delle associazioni stesse.

Quest'ultimo aspetto è piuttosto evidente agli "addetti ai lavori", scarsamente o del tutto invisibile alle basi associative che, non comprendendo i meccanismi nazionali di regole non scritte, e a volte doverosamente dolorose e pesanti, si sentono smarrite e non adeguatamente comprese e tutelate dalle loro stesse associazioni; da qui l'esigenza di non rinnovare le loro iscrizioni e le adesioni, per ritrovarsi in balia di un pericoloso meccanismo di "fai da te" o di servizi sociali che però possono mal interpretare i bisogni delle persone con disabilità. Ciò accade non certo a causa dell'incompetenza degli operatori, ma soltanto per la

loro "non esperienza" rispetto a singole esigenze derivanti dalla specificità della loro disabilità o dalla particolare patologia di cui la persona è portatrice.

A questo punto sarà facile comprendere che lo scollamento, il crearsi di una sempre più profonda distanza, fra persone, associazioni e istituzioni è un risultato inevitabile ed è già da tempo, un'amara realtà che si riflette negativamente sulla vita associativa o, peggio ancora, sull'integrazione sociale di ogni persona con disabilità.

Che fare allora?

E' presto detto analizzando quelle che sono le esigenze delle associazioni in rapporto al loro confronto con le istituzioni, da cui emerge il seguente quadro: per promuovere provvedimenti utili alle persone con disabilità e le loro associazioni, le istituzioni pubbliche necessitano di un'interlocuzione unica, di un unico soggetto con cui interagire, un vero e proprio collettore di istanze, necessità e problemi segnalati, che porti al tavolo istituzionale le richieste delle associazioni, già concertate fra queste e con le dovute mediazioni. Si tratterebbe quindi di portare un parere unitario, sottoposto alle associazioni che ne fanno un'unica questione cui dare risposta, un unico documento con cui l'istanza di uno, diventi l'istanza di tutti.

Ovviamente, resta ferma e chiaramente delineata, l'autonomia delle singole associazioni a formulare precise domande, ma con un proporzionato peso specifico. Questo modello organizzativo è già piuttosto ben rodato in Friuli Venezia Giulia, Regione a statuto speciale che ha riconosciuto la Consulta Regionale delle Associazioni di Persone Disabili e delle loro Famiglie, con propria legge; un organismo di coordinamento che

esprime parere obbligatorio sugli atti normativi e amministrativi (leggi, regolamenti e delibere o determine), che impattino sull'azione della Regione in tema di disabilità.

Tale modello può essere senza dubbio replicato in tutte le altre regioni italiane e, con le adeguate varianti, anche a livello di Governo nazionale.

Portare a compimento un simile progetto, sarebbe un enorme passo in avanti che il mondo della disabilità compirebbe assieme alle istituzioni, per aprire una nuova era di riforme che favorirebbero una reale inclusione delle persone con disabilità, una viva e vera solidarietà fra le associazioni accanto ad un serio sostegno alle famiglie, unico e fondamentale perno, soprattutto per quelle persone con disabilità più grave, che hanno una scarsa o addirittura nulla, capacità di autodeterminarsi.

Credo fermamente che, dove vive bene una persona con disabilità, viviamo meglio tutti. L'abilità residua fondamentale di ogni persona è la dignità che dev'essere garantita a tutti.

Vincenzo Zoccano

Presidente della CONSULTA REGIONALE ASSOCIAZIONI DELLE PERSONE DISABILI E DELLE LORO FAMIGLIE DEL FRIULI VENEZIA GIULIA ONLUS

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Corriere del Veneto del 03-03-2015

Ciechi, tornano a vedere dopo anni debutta in Veneto l'occhio bionico

CAMPOSAMPIERO (PD). Dopo sette anni al buio hanno rivisto la luce. A «riacquistare la vita insieme alla vista», come dicono loro («ma i più commossi ed emozionati sono i parenti», rivelano i medici), sono un 65enne di Bassano e una 53enne di Mestre. Non sono stati miracolati da qualcuno lassù ma da uno specialista quaggiù. Si tratta del dottor Marzio Chizzolini, primario di Oculistica dell'ospedale di Camposampiero, che ha installato nei due pazienti la protesi «Argus II», più famosa come «occhio bionico». Dopo il debutto nel 2011 a Pisa con il professor Stanislao Rizzo, pioniere nel mondo di tale tecnica che nel dicembre scorso ha portato anche al «Careggi» di Firenze, la retina artificiale approda dunque in Veneto, grazie a un progetto finanziato dalla Regione. Il protocollo prevede l'arruolamento di sette pazienti non ciechi dalla nascita ma diventati non vedenti (del tutto) nel tempo a causa di malattie degenerative, perciò ha individuato come centrale operativa della sperimentazione l'Oculistica di Camposampiero, riferimento triveneto per il trattamento della retinite pigmentosa (500 soggetti in cura). Patologia diagnosticata alla signora di Mestre, mentre il pensionato vicentino soffre di coroideremia, ovvero l'atrofia della coroide, lo strato vascolare su cui si appoggia la retina. E in tal senso Camposampiero vanta un primato, perché finora l'occhio bionico non era mai stato utilizzato in soggetti colpiti da tale disturbo.

Entrambi sono stati operati un mese fa e ora stanno affrontando la riabilitazione, con sedute settimanali in ospedale. Vedono contorni, sagome, ombre e luci e col tempo andrà sempre meglio, assicurano i medici. Funziona così: vengono «agganciati » attorno all'occhio un trasmettitore e un'antenna, mentre un cavetto si stende sulla superficie della retina. Dopo l'intervento il paziente indossa occhiali speciali dotati di telecamera, che invia «messaggi» a un microcomputer sistemato sulla cintura del paziente, il quale li rielabora in impulsi wireless e li gira al trasmettitore attorno all'occhio. Il processo consente al paziente di vedere flash luminosi che, inizialmente i medici e poi lui stesso quando ha acquisito dimestichezza con Argus II, organizzano in modo uniforme sempre attraverso pc. E così dal buio più assoluto appaiono contorni (del computer, della stanza, della porta, della finestra), ma anche righe su uno schermo bianco, qualche colore e sagoma. Il campo visivo è ridotto alla superficie del chip installato sulla retina, quindi il paziente deve imparare a muovere la testa in un certo modo, a destra e a sinistra, per puntare una direzione e «scansionare l'immagine », dato che arrivano «lampi » più o meno intensi. Poiché la protesi è in continua evoluzione, la sua performance migliora sempre: il prototipo aveva 16 punti di stimolazione, ora lievitati a 60.

Per non alimentare false illusioni va chiarito che l'occhio bionico può essere installato su persone nate vedenti e poi accecate da patologie degenerative ma non su ciechi dalla nascita, perché è necessario che ci siano ancora fibre nervose attive, anche se i fotorecettori non funzionano più. Sulla retina ci sono dieci strati di cellule, il più profondo è quello relativo ai fotorecettori, che decodificano la luce, cioè trasformano l'impulso luminoso in elettrico e lo inviano al cervello. Tutto questo finché la malattia inibisce la funzione dei fotorecettori, che muoiono progressivamente. Il compito dell'occhio bionico è di stimolare elettricamente le cellule posizionate sulla superficie della retina, visto che le fibre nervose ci sono ancora. Ecco spiegato «il miracolo», che a breve verrà ripetuto su altri due pazienti già arruolati dal dottor Chizzolini. Nel frattempo l'Oculistica di Camposampiero (oltre 600 interventi alla retina all'anno di vario genere) è in collegamento con altri 12 centri europei (quelli di Pisa, Parigi, Barcellona, più altri dislocati in Inghilterra e Germania), per un continuo scambio di informazioni.

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La Nuova Venezia del 04-03-2015

Paola, di Mestre, 51 anni, torna a vedere con l'"occhio bionico"

Straordinario intervento riuscito all'ospedale di Camposampiero: grazie alla retina artificiale ridonata una vista parziale a due ciechi.

VENEZIA. Una donna di 51 anni di Mestre e un uomo di 65 di Bassano del Grappa sono stati i primi pazienti a ricevere all'ospedale di Camposampiero l'impianto di retina artificiale, l'«occhio bionico» (Argus II) che consentirà loro di recuperare, anche se solo in parte, la vista completamente perduta. L'evento, il primo in Italia in un ospedale non universitario, è stato presentato oggi: il presidente della Regione Luca Zaia, i vertici dell'Uls e i sindaci dell'area oltre ai sanitari di oculistica guidati dal Primario Marzio Chizzolini hanno tenuto «a battesimo» i primi due pazienti che, grazie ad uno studio sperimentale su persone affette da retinite pigmentosa divenute completamente cieche, finanziato dalla Regione con 631 mila euro, hanno ricevuto l'«occhio bionico» realizzato dall'americana Second Light Sight Medical Products.

Si tratta di pazienti che, avendo visto nel corso della loro vita, sono in grado di interpretare i segnali luminosi che l'impianto produce stimolando elettricamente la retina, grazie ad un sistema computerizzato e una matrice di 60 elettrodi sulla retina stessa in modo da fornire a pazienti completamente «al buio» la possibilità di recepire una visione, seppur rudimentale, fornendo una stimolazione elettrica che i loro fotoricettori non sono più in grado di fornire.

«Raramente - ha detto Zaia - mi è capitato di essere così contento di aver stanziato dei soldi con una delibera. Qui siamo davvero nel terzo millennio, e non siamo a Houston, New York o Londra, siamo a Camposampiero, provincia di Padova, Veneto. In un Veneto dove, nonostante i tagli governativi alla sanità contro i quali abbiamo ricorso alla Consulta, si continua ad investire in nuove tecnologie, nella professionalità dei medici, in un futuro con sempre meno ricoveri e con cure sempre più efficaci e moderne».

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La Stampa del 06-03-2015

Occhio bionico, primo sguardo grazie a tecnologia wireless

Il sistema è progettato per escludere completamente dal circuito i fotorecettori della retina danneggiati. Una volta ricevuto l'input il cervello è in grado di interpretare il segnale elettrico. Gli ultimi interventi in America ma anche in Italia, a Padova.

Tra tutti i sensi è forse quello che più utilizziamo per rapportarci con la realtà. Perdere la vista significa dover diventare spesso dipendenti dagli altri. Cure miracolose non esistono ma negli ultimi 20 anni un sempre maggior numero di persone è tornata a vedere parzialmente grazie ai progressi della scienza. Ecco una breve panoramica sulle conquiste ottenute e sulle prospettive future:

CELLULE STAMINALI PER RIGENERARE LA CORNEA.

Uno dei motivi che portano alla lenta e progressiva cecità è dato dall'opacizzazione della congiuntiva. Ciò avviene quando ustioni termiche o chimiche della superficie oculare danneggiano irreversibilmente la riserva di cellule staminali presenti a livello dell'occhio. In questi casi la cornea, che normalmente è in continuo ricambio, smette di rigenerarsi e la congiuntiva diventa opaca rendendo impossibile la visione. Una sorta di schermo bianco che non consente alla luce di filtrare. Partendo dall'evidenza che la cornea è in grado di rigenerarsi gli scienziati hanno pensato di riparare il danno partendo proprio da queste cellule. Per fare ciò basta solamente un millimetro di tessuto oculare integro per poter ricostruire in laboratorio l'intera superficie dell'epitelio che ricopre la cornea. Successivamente, una volta ottenuto il tessuto, esso viene trapiantato e la persona, in oltre il 90% dei casi, torna a vedere. Una pratica ormai consolidata che da poche settimane è diventata una terapia farmacologica a base di staminali (Holoclar) a tutti gli effetti.

OCCHIO BIONICO.

I primi studi sull'occhio bionico risalgono all'inizio del 2000. Oggi, grazie a sempre più sofisticate tecnologie e meno ingombranti apparati, l'occhio bionico è realtà. Il principio di funzionamento è semplice quanto geniale: l'occhio bionico utilizza una tecnologia wireless e consiste in un sensore impiantato nell'occhio che raccoglie i segnali elettrici inviati da una telecamera installata su occhiali speciali. Il sistema è progettato per escludere completamente dal circuito i fotorecettori della retina danneggiati. Una volta ricevuto l'input il cervello è in grado di interpretare il segnale elettrico. L'occhio bionico, occorre precisarlo, non restituisce una visione perfettamente normale. Non solo, l'apparato può essere installato solo su persone nate vedenti perché è necessario che ci siano ancora fibre nervose attive. La tecnica, sperimentata già con successo su diversi pazienti affetti da retinite pigmentosa o atrofia della coroide, è tornata alla ribalta grazie ai primi casi trattati in Italia. Ultimo in ordine di tempo quello dei due ciechi trattati nei giorni scorsi presso l'ospedale di Camposampiero (Padova).

RETINA ARTIFICIALE BIOCOMPATIBILE.

Si tratta dell'evoluzione dell'occhio bionico. Al momento sono in corso sperimentazioni a livello animale. La retina artificiale biocompatibile è made in Italy frutto dell'intenso lavoro dell'Istituto Italiano di Tecnologia di Genova. Il principio di funzionamento è simile a quello descritto precedentemente. Ciò che manca è la telecamera che invia il segnale al ricevitore posizionato nell'occhio. Il dispositivo in questione, realizzato in materiale biocompatibile, funziona come una microcella solare. Sensibile alla luce invia direttamente il segnale ai neuroni. Secondo quanto dichiarato dagli scienziati al momento della realizzazione (2013) il dispositivo potrà esseresperimentato nell'uomo nel giro di 3-5 anni.

di Daniele Banfi milano

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AgenParl del 11-03-2015

Cataratta, Policlinico Gemelli: il laser abbinato alla facoemulsificazione...

Cataratta, Policlinico Gemelli: il laser abbinato alla facoemulsificazione offre risultati ancora più efficaci e personalizzati.

ROMA. L'utilizzo del femtolaser insieme alla facoemulsificazione. È la nuova frontiera della chirurgia della cataratta che promette migliori risultati intermini di tollerabilità dell'intervento e di recupero dell'acuità visiva compromessa dal processo di opacizzazione del cristallino in massima sicurezza per il paziente. I risultati di questa nuova tecnica saranno al centro dell'intervento che il professor Aldo Caporossi, Direttore dell'Istituto di Clinica Oculistica dell'Università Cattolica - Policlinico universitario A. Gemelli terrà a Firenze in occasione del Congresso Nazionale di Chirurgia della Cataratta promosso dall'Associazione Italiana di Chirurgia della Cataratta e Rifrattiva dal 12 al 14 marzo (Palazzo dei Congressi).

La Clinica Oculistica del Gemelli è una delle prime strutture del Servizio sanitario nazionale che dal mese di ottobre sta sperimentando con soddisfacenti risultati la nuova tecnica su casi selezionati per la cura della cataratta.

"Siamo convinti - spiega Caporossi - che questa sia una importante opportunità da offrire alle tante persone che sono affette da questa patologia; infatti siamo certi che il prossimo anno presenteremo nuove evoluzioni del trattamento nel Congresso che sarà organizzato al Gemelli con sedute di live surgery dove questi femtolaser mostreranno tutta la loro potenzialità anche nella chirurgia della cataratta, rendendo stabile la presenza di queste tecnologie nel bagaglio delle migliori Cliniche oculistiche".

La cataratta (processo di progressiva perdita di trasparenza del cristallino e quindi di peggioramento dell'acuità visiva soprattutto correlato all'invecchiamento) secondo l'Oms è la più frequente causa di disabilità visiva al mondo, ed è per questo che l'intervento di cataratta è la procedura chirurgica più eseguita in oculistica e tra le più frequenti in senso assoluto anche all'interno del Policlinico Gemelli di Roma. La prevalenza di cataratta aumenta con l'età. Circa il 40% dei soggetti di età compresa tra i 55 e i 64 anni sviluppa una cataratta; questa percentuale raggiunge il 90% in quelli di età superiore ai 75 anni. Le donne sono maggiormente affette da cataratta.

Per queste ragioni e per la continua ricerca di risultati sempre più soddisfacenti per il chirurgo e il paziente, negli anni si è assistito a un continuo e progressivo miglioramento della tecnica di facoemulsificazione (metodica straordinaria impiegata per frantumare e aspirare la cataratta all'interno dell'occhio e poi introdurre una nuova lente sostitutiva attraverso una piccola incisione di 2 mm). La facoemulsificazione è al momento la tecnica più diffusa e grazie alle nuove apparecchiature ha raggiunto una sicurezza difficilmente trovabile in altre tecniche chirurgiche.

"A oggi le nostre sale operatorie sono dotate dei più evoluti facoemulsificatori prodotti - prosegue Caporossi - e l'intervento di cataratta con tecniche micro-incisionali consente un immediato recupero anatomico e funzionale per l'occhio, con un ottimo confort e un elevato grado di soddisfazione per il paziente; la tecnica ha portato a risultati refrattivi che consentono la modulazione della necessità di occhiali nel post operatorio".

Negli ultimissimi anni grazie alla comparsa del laser a femtosecondi per la chirurgia corneale, che l'Istituto di Clinica Oculistica dell'Università Cattolica - Policlinico A. Gemelli di Roma da tempo già utilizza negli interventi di trapianto di cornea lamellare e perforante, si è presentata la possibilità di utilizzare questa tecnologia anche nell'intervento di cataratta.

"È grazie a microesplosioni con formazioni di microscopiche bolle d'aria all'interno dei tessuti corneali e del cristallino, che vengono eseguiti tagli senza la necessità di utilizzare lame chirurgiche - spiega Caporossi - , il tutto sotto la gestione di sofisticate tecnologie computerizzate".

Eseguire in maniera standardizzata e con estrema precisione incisioni all'interno di questi tessuti, consente di ridurre le variabilità del risultato e di personalizzare la procedura in base alle caratteristiche del singolo occhio.

In questo modo oltre a correggere i vizi refrattivi, come viene fatto con la tecnica e le lenti intraoculari per intervento di cataratta a oggi regolarmente in uso, si migliorano i risultati ottenuti con l'utilizzo delle così dette lenti intraoculari Premium, indicate per la correzione di tutti i vizi refrattivi compresa la presbiopia.

Il Policlinico Gemelli è una delle primissime strutture del Servizio Sanitario Nazionale che da circa sei mesi sta fruendo in via sperimentale e per il momento transitoria di uno tra i migliori femtolaser per la cataratta oggi disponibile.

"Questo laser - continua Caporossi - consente di eseguire ancora prima di entrare in sala operatoria le incisioni corneali, la capsuloressi e una prima frammentazione della lente cristallina, in preparazione alla successiva chirurgia che viene completata all'interno della sala operatoria con i sistemi di facoemulsificazione ultrasonica, così che quest'ultima risulti più sicura, più veloce e meno traumatizzante della tecnica classica".

"Anche se il centro della chirurgia della cataratta resta la facoemulsificazione, dalla quale nessun intervento di cataratta può prescindere - conclude Caporossi - , noi crediamo che un servizio, già estremamente evoluto, possa in casi selezionati essere ulteriormente migliorato e che questa debba essere una possibilità aperta a tutti coloro che possano averne indicazioni specifiche indicate da staff esperti".

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La Stampa del 18-03-2015

Glaucoma... "Ma sono fondamentali i controlli regolari"

TORINO. Provoca la riduzione progressiva del campo visivo, con un danno cronico del nervo ottico che può portare alla perdita completa della visione periferica, se non alla cecità. È il glaucoma, una patologia diffusa specie tra chi ha più di 40 anni. Ma oggi le tecniche per evitare che il danno peggiori sono sempre meno invasive. «La terapia parachirurgica, mediante laser, è poco impattante. L'intervento dura 10 minuti e in 24 ore l'occhio non avverte più fastidi», spiega Federico Grignolo, direttore della Clinica oculistica dell'Università di Torino e presidente dell'Aisg, l'Associazione italiana per lo studio del glaucoma che, il 14 marzo, nella settimana mondiale dedicata a questa malattia, ha ospitato un convegno per fare il punto sui trattamenti. Il primo e il più diffuso è quello medico, a base di gocce da instillare più volte al giorno. Semplice? No. «I farmaci vanno somministrati con rigore in vari momenti della giornata: è il limite di questa terapia che incide sulla qualità della vita di chi è affetto dalla patologi», sottolinea lo specialista. E non basta. L'uso prolungato di colliri rende l'occhio secco. In questi casi è meglio utilizzare farmaci privi di conservanti e lacrime artificiali. L'alternativa, per ridurre la pressione nell'occhio che provoca la riduzione del campo visivo, è l'operazione tradizionale o il laser. «Questi due interventi possono essere altamente efficaci. Purtroppo, però, nessuno è risolutivo. Non esiste terapia che permetta di guarire dal glaucoma. Si può solo stabilizzare la malattia». Ecco allora che l'arma vera è la prevenzione. «Anche perché i glaucomi primari non danno sintomi ma hanno un andamento lento e inesorabile». Primo passo è sottoporsi a una visita oculistica di controllo con la misura della pressione dell'occhio, almeno a cadenza biennale per chi ha più di 40. Tra i fattori di rischio c'è la miopia e la familiarità con persone affette.

Glaucoma, i successi dell'arma «smart» del laser «Ma sono fondamentali i controlli regolari»

Provoca la riduzione progressiva del campo visivo, con un danno cronico del nervo ottico che può portare alla perdita completa della visione periferica, se non alla cecità. È il glaucoma, una patologia diffusa specie tra chi ha più di 40 anni. Ma oggi le tecniche per evitare che il danno peggiori sono sempre meno invasive. «La terapia parachirurgica, mediante laser, è poco impattante. L'intervento dura 10 minuti e in 24 ore l'occhio non avverte più fastidi», spiega Federico Grignolo, direttore della Clinica oculistica dell'Università di Torino e presidente dell'Aisg, l'Associazione italiana per lo studio del glaucoma che, il 14 marzo, nella settimana mondiale dedicata a questa malattia, ha ospitato un convegno per fare il punto sui trattamenti.

Il primo e il più diffuso è quello medico, a base di gocce da instillare più volte al giorno. Semplice? No. «I farmaci vanno somministrati con rigore in vari momenti della giornata: è il limite di questa terapia che incide sulla qualità della vita di chi è affetto dalla patologi», sottolinea lo specialista. E non basta. L'uso prolungato di colliri rende l'occhio secco. In questi casi è meglio utilizzare farmaci privi di conservanti e lacrime artificiali. L'alternativa, per ridurre la pressione nell'occhio che provoca la riduzione del campo visivo, è l'operazione tradizionale o il laser. «Questi due interventi possono essere altamente efficaci. Purtroppo, però, nessuno è risolutivo. Non esiste terapia che permetta di guarire dal glaucoma. Si può solo stabilizzare la malattia».

Ecco allora che l'arma vera è la prevenzione. «Anche perché i glaucomi primari non danno sintomi ma hanno un andamento lento e inesorabile». Primo passo è sottoporsi a una visita oculistica di controllo con la misura della pressione dell'occhio, almeno a cadenza biennale per chi ha più di 40. Tra i fattori di rischio c'è la miopia e la familiarità con persone affette.

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Giornale UICI del 20-03-2015

Donare l'infinito: Il delicato problema del rapporto costi/benefici in ambito medico

di Angelo Mombelli

Nel corso del convegno che si è svolto a Milano il 14 marzo u.s. e del quale ho parlato in un precedente articolo, mi ha particolarmente colpito la testimonianza di due non vedenti sottoposti all'impianto della retina artificiale. I loro resoconti e la proiezione di documentari nei quali si dimostrava quanto gli impianti fossero utili a consentire agli interessati una seppur ridotta autonomia personale, hanno stupito tutti i presenti. Uno degli intervistati ha raccontato che, potendo finalmente riconoscere la sagoma di una persona che gli è cara, istintivamente l'ha abbracciata: un comune gesto di affetto, a cui prima però non era avvezzo, proprio a causa della sua condizione visiva.

In quel contesto, il mio pensiero è andato ad un conversazione che ebbi qualche giorno prima con mio figlio, al quale spiegavo i notevoli limiti degli esiti forniti dall'impianto della retina artificiale, dovuti alla scarsezza della risoluzione dell'immagine; in quella sede, gli esprimevo la mia perplessità circa il rapporto tra costi/benefici dell'impianto: il dollaro oggi è molto forte, quindi l'acquisto del microchip necessario all'impianto supera attualmente i 120-130 mila euro. La clinica oculistica dell'Ospedale San Paolo, che vorrebbe avviare la sperimentazione della retina artificiale, è da tempo alla ricerca di fondi, che però al momento sono inesistenti: ciò rende costantemente attuale la riflessione sul rapporto costi/benefici di questo filone di ricerca.

Sull'argomento, mio figlio Massimo, alquanto polemico di natura nei miei confronti, mi ha bacchettato, ma questa volta, lo devo ammettere (e ne sono felice) aveva ragione: "Papà - mi ha spiegato, lui che è ingegnere e con la matematica ha una certa confidenza - se ad una persona che ha due decimi di vista tu migliori la qualità della visione, ottenendo tre decimi, vuol dire che hai un beneficio del 50%. Ma quando parti da zero e ottieni una visione seppur minima, non puoi calcolare una percentuale di beneficio, perché allo zero nessuna percentuale è applicabile: otterrai sempre zero. Dando qualcosa partendo da zero, otterrai un N per cento, qualcosa di non quantificabile, ovvero... un infinito".

La sua considerazione di origine matematica mi ha lasciato a bocca aperta e mi sono reso conto che una valutazione sulla validità degli impianti di retina artificiale deve prescindere dal rapporto costi/benefici: perché il risultato, qualunque esso sia, significa "donare l'infinito" a chi ha perso per sempre quel dono inestimabile che è la vista. In quel momento, ho compreso quanto il Prof. Rossetti, Direttore della Clinica Oculistica dell'Ospedale San Paolo di Milano, aveva confidato nella riunione che con lui avevo avuto per l'organizzazione del convegno di cui ho parlato all'inizio, e cioè di essersi commosso incontrando un non vedente al quale era stata impiantata la retina artificiale; in quel momento mi ero meravigliato, poiché solitamente, per la loro attività sempre a contatto con i pazienti, i medici sono di rado coinvolti emotivamente con le vicissitudini di questi ultimi. La sua commozione mi parve un evento straordinario, ma ora ne comprendo il profondo significato.

Viviamo in un mondo nel quale le questioni finanziarie permeano ogni aspetto della quotidianità, e rischiamo di dimenticare sempre più spesso quella carica umana che dovrebbe essere alla base del rapporto tra le persone: si impegnano tante risorse in progetti inutili e di scarso valore sociale, e gli abusi che determinano sperpero e distrazione di denaro sono all'ordine del giorno. La mia sarà retorica, ma il pensiero di poter "donare l'infinito" mi pare un concetto affascinante e mi ha fatto cambiare idea sulla validità di questi nuovi interventi che non sono mera ricerca come qualcuno afferma. Grazie quindi al Professor Rossetti, e grazie anche a te, Massimo!

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Giornale UICI del 17-03-2015

Ipovisione: accessibilità del web e delle applicazioni. Problemi in uno scenario in continuo mutamento

di Massimiliano Martines

Premessa

Ipovisione ed Internet

L'ipovisione è una forte riduzione dell'acuità visiva causata da patologie sia infettive, sia genetiche o procurata da altre malattie che non coinvolgono direttamente l'apparato visivo.

Più specificatamente l'individuo che si trova ad affrontare tale situazione è sottoposto ad una continua ricerca per trovare la condizione ottimale, in modo tale da sfruttare a pieno il residuo visivo. Questo concetto si applica sia alla visione ambientale, sia a quella ravvicinata.

Non bisogna dimenticare che il processo sopra descritto, si realizza in maniera direttamente proporzionale, in relazione alle condizioni ambientali esterne che la persona si trova ad affrontare in quel determinato momento.

Rendere fruibile il web anche ai soggetti ipovedenti significa dover tenere presente moltissime variabili, quali:

* L'acuità visiva;

* Il campo visivo;

* La percezione dei colori

* Altre patologie collaterali che influiscono negativamente sulla sensibilità visiva.

Inoltre, bisogna tenere conto di come gli ipovedenti configurano i propri pc. Infatti, non tutti utilizzano gli strumenti assistivi, magnifier (ingranditori software). Molti tendono a personalizzare in maniera estrema il proprio desktop, ingrandendo le icone, le lettere ed i menù, altri ancora tendono a modificare la risoluzione dello schermo, cercando di adattarlo alle proprie esigenze.

Infine, ci sono coloro i quali utilizzano l'opzione di ingrandimento caratteri dei browser, e magari usano browser diversi che interpretano la pagina web in maniera differente, privilegiando il dimensionamento dei caratteri.

Il web in questi ultimi anni.

In questi anni il web ha subito una trasformazione frenetica, sia in termini tecnologici che di servizi e contenuti, si è passati dai semplici siti in cui erano immagazzinate informazioni in formato quasi esclusivamente testuali o al limite con l'aggiunta di qualche foto a layout molto complessi, infine gli scopi ed i contenuti almeno per il grande pubblico si limitava quasi esclusivamente alla consultazione.

Con il passare degli anni la situazione è cambiata drasticamente, la tecnologia ha via via permesso di implementare nuovi servizi e contenuti, di conseguenza sono cambiati gli scopi di utilizzo ed è comparsa la così detta interattività, in altre parole il cittadino ha ora la possibilità di agire direttamente usufruendo di una serie di servizi una volta gestiti da un intermediario. Inoltre il web è diventato una grande piattaforma per la fruizione di contenuti multimediali come i filmati e la TV.

Questa trasformazione ha complicato notevolmente la situazione, i siti e le applicazioni web sono ormai diventate complesse ed hanno assunto una caratteristica comune, in cui il layout è più attraente e la gestione degli oggetti non è di immediato apprendimento. La cause di questo risultato possono essere ricondotte alla scarsa sensibilità dei programmatori ad attenersi a certi protocolli di programmazione, la possibilità di implementare i siti grazie a soluzioni software confezionate ormai messe a disposizione di tutti ed allo scarso interesse da parte delle varie aziende a porre la questione accessibilità come contrale, in fase di progettazione di una web application o di un sito web.

Tecnologia assistiva.

Fortunatamente la tecnologia ci aiuta un pochino superare questi problemi, infatti i software di ingrandimento testi e o sintesi vocale riescono a minimizzare i problemi che un ipovedente si trova ad affrontare.

Zoomtext di Ai Squared http://www.aisquared.com/zoomtext/

Magic di Freedom Scientific. http://www.freedomscientific.com/Products/LowVision/MAGic

Principi su cui si basa l'attuale legge.

a) «accessibilità»: la capacità dei sistemi informatici, nelle forme e nei limiti consentiti dalle conoscenze tecnologiche, di erogare servizi e fornire informazioni fruibili, senza discriminazioni, anche da parte di coloro che a causa di disabilità necessitano di tecnologie assistive o configurazioni particolari;

b) «tecnologie assistive»: gli strumenti e le soluzioni tecniche, hardware e software, che permettono alla persona disabile, superando o riducendo le condizioni di svantaggio, di accedere alle informazioni e ai servizi erogati dai sistemi informatici.

Poiché la legge prescrive (art. 12, comma 2) che il relativo decreto (DM 8 luglio 2005) venga periodicamente aggiornato per il tempestivo recepimento delle modifiche delle normative internazionali e per l'acquisizione delle innovazioni tecnologiche intervenute in materia di accessibilità, e i requisiti facevano inizialmente riferimento alle WCAG 1.0, a seguito dell'emanazione delle WCAG 2.0 da parte dello stesso W3C e dell'invito esteso ai 27 paesi membri da parte della Commissione europea di adottare tali raccomandazioni, si è reso necessario costituire un gruppo di lavoro presso l'Osservatorio dell'accessibilità Web (Formez e DDIT) che ha predisposto la revisione dell'allegato A del citato decreto portando i requisiti da 22 a 12, revisione che è stata pubblicata come bozza ad aprile 2010 sul sito del Ministero. La proposta di adeguamento è stata notificata alla Commissione europea, ai sensi della Direttiva 98/34/CE[9] ed è stata emanata sotto forma di decreto dal Ministro Profumo il 20 marzo 2013 e quindi trasmessa alla Corte dei Conti. Il decreto è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 16 settembre 2013.

Nella Gazzetta Ufficiale n. 90 del 17 aprile 2013[12] è stato pubblicato il comunicato della circolare n. 61/2013 riguardante i recenti obblighi delle pubbliche amministrazioni in materia di accessibilità e le modalità di redazione degli "Obiettivi di Accessibilità" (ex art. 9, comma 7, del decreto legge 179/2012).

Infine l'aggiornamento normativo pone delle regole più stringenti sia al pubblico in certo senso anche al privato, legando l'obbligo di adeguare le strutture informatiche alla presenza delle persone disabili presenti nei luoghi di lavoro in relazione alla mansione svolta.

Riferimenti.

Gazzetta ufficiale.

http://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2013/09/16/13A07492/sg%20della%20legge%2004&2004

Protocolli internazionali delle WCRAG 2.0

http://www.w3.org/Translations/WCAG20-it/

Overvew complessivo sull'attuale norma.

http://www.webaccessibile.org/legge-stanca/obblighi-di-accessibilita/

Difficoltà riscontrate dagli ipovedenti.

Purtroppo vi è una sostanziale sottovalutazione culturale, ancora oggi l'accessibilità è vista come qualche cosa di costoso e soprattutto che riguarda una numerosità sostanzialmente esigua della popolazione cosa per altro non vera. Oggi l'ipovedente deve districarsi con immagini e banner in movimento, inserti pubblicitari, contrasti di colore, logiche di navigazione molto discutibili e non da ultimo font-size incoerenti all'interno della stessa pagina.

Per poter acquistare un biglietto di un treno, di un aereo o usufruire di un servizio della pubblica amministrazione devono essere superati molti ostacoli spesso e volentieri ci si impiega moltissimo tempo per giungere alla meta e molte volte non vi si riesce. Stesso discorso per la fruizione delle piattaforme di e-learning divenute sempre più utilizzate non da ultime le piattaforme e applicazioni web che servono a svolgere attività lavorative.

Fortunatamente vi sono degli esempi positivi, ne cito alcuni per brevità: BMC Remedy, Supermercati Esselunga on line; questi due sono stati oggetto di test da parte della Commissione OSI risultando accessibili, con Esselunga stiamo continuando la collaborazione affinché anche le applicazioni mobili possano essere accessibili. BMC Remedy è una piattaforma utilizzata dalle più grosse aziende pubbliche e private e serve a gestire dei flussi dati e monitoraggio delle anomalie in un sistema informatico, credo che con l'opportuno addestramento, gli ipovedenti potranno essere in grado di usare questa piattaforma web riuscendo così diversificare gli sbocchi professionali. Quindi Amazon.it il sito di E-commerce più famoso ed importante in questo momento a cui va dato merito di aver costruito questa piattaforma ponendo al centro i protocolli di accessibilità.

Conclusioni.

Credo che per il futuro dobbiamo concentrarci su tre obbiettivi.

1. Cambiamento dell'approccio culturale circa la costruzione dei siti e delle applicazioni web da parte di tutti i soggetti coinvolti (aziende, settore ICT università ed associazioni).

2. Maggiore consapevolezza da parte degli ipovedenti che sperimentano questa condizione in età adulta o avanzata, circa la necessità di dover affrontare nuove sfide e quindi il dover mettersi in gioco per essere pronti ad usare le nuove tecnologie.

3. La certezza che il futuro ormai presente è lo spostamento di tutti i servizi offerti sul web verso il mondo del mobile, quindi sarà necessario non ripetere gli errori di sottovalutazione che si sono compiuti in passato con il web.

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Tecnocino.it del 03-03-2015

Horus, assistente indossabile per i non vedenti

Un gadget da indossare costantemente che possa monitorare il mondo reale, analizzarlo e fornire indicazioni ai non vedenti. Ci hanno pensato e ci stanno lavorando gli italiani di Horus Technology, startup che ha avviato una campagna di finanziamenti per Horus. Questo gadget può essere usato da chiunque e fornisce istruzioni vocali tramite conduzioni ossea in modo da ridare ai disabili visivi un'indipendenza che hanno ormai perso.

L'italiana Horus cerca fondi per il suo assistente indossabile per i non vedenti. La startup è stata fondata da Saverio Murgia (CEO), Luca Nardelli (CTO) e Benedetta Magri (business developer) e si è prodigata nella creazione di un apparecchio che potesse essere di aiuto alle persone con disabilità visive. Nello specifico, Horus è un gadget indossabile che si tiene all'orecchio e che analizza l'ambiente circostante per offrire poi all'utente informazioni vocali, che vengono trasmesse tramite la conduzione ossea, così da non mettere in pericolo l'udito con un auricolare. Horus Technology ha avviato una campagna di finanziamento che, nel momento in cui scriviamo, ha raccolto più d 26.500 euro, oltre i 20.000 euro prestabiliti come obiettivo.

Cos'è Horus e come funziona, lo spiegano direttamente i responsabile sulla propria pagina: "Montato su un qualsiasi paio di occhiali, Horus osserva la realtà, la comprende e la descrive alla persona, fornendo informazioni utili (attraversamenti pedonali, lettura di testi, riconoscimento di volti e di oggetti) in maniera discreta e al momento opportuno. Sfruttando la conduzione ossea, l'udito della persona non ne risulta penalizzato (cosa che avverrebbe con l'uso di un auricolare) ed è possibile sentire il dispositivo anche in contesti rumorosi". Niente più cani per ciechi: l'obiettivo di Horus è quello di dare indipendenza alle persone con disabilità visive. Come spiegato, non sarò necessario connettere Horus a uno smartphone o a un altro dispositivo né sarà necessario connettersi alla rete cellulare.

L'assistente indossabile Horus è diviso in due parti: la prima, quella che viene appoggiata all'orecchio, contiene i sensori visivi necessari per la raccolta dei dati; la seconda, separata e che si può tenere in tasca, contiene la batteria e l'unità centrale di elaborazione dei dati. Le prime unità finanziate saranno consegnate all'Unione Italiana Ciechi ed Ipovedenti, per poter essere testata e di aiuto a una manciata di persone.

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Giornale UICI del 13-03-2015

Macerata: TellMeWhat presentato alla CSUN 2015 della California State University: non è un traguardo, ma solo l'inizio!

di Mirko Montecchiani

IRIFOR Macerata, ente creato dall'Unione Italiana Ciechi per la ricerca e la formazione sulle tematiche della disabilità visiva, ha preso parte alla CSUN 2015 per presentare TellMeWhat: la piattaforma online che consente di audio descrivere e sottotitolare qualsiasi tipologia di video (film, cortometraggi, cartoni animati, materiale multimediale, sequenze di immagini, videobook ecc.), attraverso l'utilizzo di tecnologie innovative e di sintesi vocali di alta qualità.

Il software, in pratica, consente di adattare un video affinché possa essere fruito da persone sorde (attraverso il sottotitolaggio) e da persone con disabilità visiva (attraverso la descrizione di ciò che accade, nei momenti di silenzio). Sia i sottotitoli che l'audio descrizione, possono essere realizati semplicemente scrivendo il testo in un editor appositamente creato che segue la linea del tempo dela traccia video originale, senza pertanto bisogno di doppiatori e studi di registrazione i cui costi sono spesso la causa che impedisce la diffusione dell'audio descrizione in un determinato contesto.

La presentazione ha avuto luogo presso il Manchster Hotel di San Diego, mercoledì 4 marzo 2015, alle ore 9.00. Tra gli auditori, non solo utenti con disabilità sensoriale, ma anche docenti provenienti da varie università statunitensi, distributori di software e professionisti del mondo dell'audio descrizione. I relatori (Mirko Montecchiani - Direttore IRIFOR Macerata e Christoph Damm - Collaboratore allo sviluppo del software) hanno presentato il prodotto attraverso dimostrazioni pratiche, audio descrivendo e sottotitolando il noto video Space Balloon che mostra il lancio nella stratosfera di un pallone gonfiato ad elio che porta con se una vdeocamera allo scopo di riprendere l'oscurità dello spazio e la curvatura della terra.

I feedback ricevuti dagli auditori sono stati tutti positivi!

Tra le caratteristiche principali del software:

- Possibilità di lavorare su qualsiasi codifica audio-video esistente.

- Funziona con tutti i sistemi operativi: Windows, OSx, iOS, Linux e Android.

- Riceve automaticamente gli aggiornamenti.

- Consente la collaborazione on-line tra più persone.

- Supporta le seguenti lingue: inglese, italiano, francese, tedesco e Ceco.

- Disponibili 2 voci per ogni lingua: maschile e femminile.

- Consente di regolare il volume, il tono e la velocità della voce.

- Consente di scaricare l'audio descrizione e i sottotitoli in diversi formati standard.

- Design semplice e interfaccia amichevole.

Cosa succederà adesso?

Al mio ritorno dagli Stati Uniti, molti colleghi e amici mi pongono le rituali domande: com'è andata? Cosa succederà adesso? A tutti loro rispondo: nulla. La presentazione di TellMeWhat alla CSUN 2015 pe l'IRIFOR di Macerata è solo l'inizio di un cammino e non un traguardo raggiunto. Durante questi giorni di permanenza a San Diego abbiamo conosciuto professionisti del settore interessati ad approfondire la conoscenza del nostro software... professionisti non solo provenienti dagli Stati Uniti, ma anche dal Giappone.

TellMeWhat è un esempio di come la Ricerca Italiana può funzionare se svolta in modo metodico e senza interessi personali, ma per il bene della collettività. In particolare, TellMeWhat è un risultato raggiunto dal nostro territorio e dalla nostra società maceratese, finanziato totalmente con fondi propri dell'IRIFOR, senza alcuno sponsor, né fondi pubblici.

Il lancio ufficiale di TellMeWhat avverrà intorno alla metà del prossimo mese di maggio. Il prezzo previsto per il suo utilizzo è pari a circa 29$ all'anno: una cifra accessibile a tutti, persino alle esigue tasche delle nostre scuole italiane.

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Superando.it del 06-03-2015

Otto Weidt, persona non vedente, "Giusto tra le Nazioni"

Piccolo imprenditore tedesco, quasi del tutto cieco, Otto Weidt garantì la sopravvivenza degli operai ebrei della sua fabbrica di spazzole e scope. La sua storia esemplare è ora un bel documentario, che verrà proiettato a Padova il 6 marzo, Giornata Europea dei Giusti, presso il Museo dell'Internamento della città veneta, alla presenza anche di alcune classi di scuola media superiore.

Il 6 marzo è la Giornata Europea dei Giusti, ricorrenza proclamata nel 2012 dal Parlamento Europeo, su proposta dell'organizzazione "Gariwo, la foresta dei Giusti", per commemorare tutti coloro che si sono opposti con responsabilità individuale ai crimini contro l'umanità e ai totalitarismi.

Nel 1971 è stato dichiarato "Giusto tra le Nazioni" Otto Weindt (1883-1947), ricordato anche come "lo Schindler cieco", che nel 1941, quando iniziarono le deportazioni decise dal regime nazista, era un piccolo imprenditore nato in Germania, quasi completamente cieco, che a quel punto attuò una serie di strategie per garantire la sopravvivenza degli operai della sua fabbrica di spazzole e scope, fino ad arrivare a corrompere la Gestapo e ad organizzare rifugi in cui nascondere alcuni giovani ebrei, per lo più ciechi e sordi.

Weidt, inoltre, aiutò i lavoratori scambiando al mercato nero i suoi prodotti di fabbrica con generi alimentari e tabacco, in modo da distribuire il cibo che a loro, in quanto ebrei, veniva sempre più razionato.

La figura e la vicenda di Weidt sono ancora poco conosciute nella stessa Germania e solo negli ultimi anni, anche per merito di un crescente interesse storico rivolto ai cosiddetti "eroi silenziosi" della resistenza tedesca, ne è stato messo in evidenza il valore, anche sotto il profilo educativo.

Un ottimo contributo di visibilità, poi, è arrivato anche dal nostro Paese, con la recente realizzazione del documentario di circa 25 minuti, intitolato Otto Weidt - Uno tra i Giusti, diretto da Nathalie Signorini su soggetto di Silvia Cutrera, presidente dell'AVI di Roma (Agenzia per la Vita Indipendente) e con musiche di Filippo Visentin dell'UICI di Padova (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti). Quest'ultimo, tra l'altro - storico e musicista non vedente - si è letteralmente "messo sulle tracce" di quel "piccolo Schindler", compiendo ad esempio una visita alla sua fabbrica di Rosenthaler Strasse, 39 a Berlino.

In occasione delle celebrazioni previste a Padova per la Giornata dei Giusti, è in programma appunto per venerdì 6 marzo (Museo dell'Internamento, Viale dell'Internato Ignoto, 24, ore 9.30), la proiezione del citato documentario Otto Weidt - Uno tra i Giusti, seguita da visite guidate al Museo ospitante e all'antistante Giardino dei Giusti del Mondo.

All'iniziativa - aperta a tutta la cittadinanza e a cui parteciperanno alcune classi di scuola media superiore - saranno presenti Piero Ruzzante, consigliere della Regione Veneto, Vittorio Pierbon, direttore del Museo dell'Internamento, Cadigia Hassan, giornalista e Filippo Visentin. (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: Cadigia Hassan (cadigiahassan@hotmail.com).

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Il Resto del Carlino del 10-03-2015

I ciechi guidano i piloti grazie al navigatore in braille

Chiara Tirelli domenica sarà alle 100 miglia delle Terre gonzaghesche.

REGGIO EMILIA. È una donna non vedente, ma è lei la guida: dà infatti le indicazioni al pilota, il marito, nelle gare di regolarità per auto storiche. Ciò che non possono i suoi occhi, lo fanno le sue mani, che scorrono abili su un navigatore predisposto con il linguaggio braille. Insieme macinano strade e rotatorie e sfidano altri conducenti sul filo del minuto, vincendo, ogni volta, soprattutto una scommessa: abbattere le barriere e i luoghi comuni. È da tre anni che Chiara Tirelli, 35 anni, impiegata del Comune di Gualtieri e presidente provinciale dell'Unione ciechi e ipovedenti, siede accanto al marito Emanuele Ferraresi, di 36, originario di Guastalla, per fargli da navigatore. «LUI aveva questa passione e io mi sono chiesta cosa potessi fare per aiutarlo: non mi andava di essere soltanto scarrozzata. Così sono entrata in contatto con il progetto Mite di Brescia - racconta Tirelli - e ho imparato a usare il navigatore in braille. Finora a Emanuele non ho mai fatto sbagliare strada. È un modo per ribaltare la quotidianità: siamo noi, non vedenti, a guidare e non a essere guidati». CHIARA gareggerà anche domenica a Guastalla, nell'ambito della 100 miglia delle Terre gonzaghesche', primo appuntamento del campionato Torri & motori 2015', organizzata con la Scuderia San Martino'. Potranno partecipare le auto costruite entro il 31 dicembre 1994, che si sfideranno in 50 prove lungo un tracciato di 140 chilometri che partirà e farà ritorno a Guastalla passando per Gualtieri, Boretto, Brescello, Luzzara, Pegognaga, Gonzaga e Reggiolo. Parteciperanno anche tre equipaggi del progetto Mite': non faranno una gara a sè, ma confluiranno in classifica insieme agli altri. «Fino a 27 anni guidavo, poi sono diventato ipovedente - racconta Gilberto Pozza, 64 anni, bresciano, fondatore di Mite -. La nostra iniziativa, costruire un road book in braille, nacque nel 2001 e decollò nel 2003: è mia figlia Barbara a trascrivere le indicazioni di guida per i ciechi. Finora abbiamo fatto 27 vittorie assolute». Il roadbook che sarà usato domenica è stato predisposto da Umberto Ferrari. DOMENICA ci saranno il sindaco di Guastalla Camilla Verona, il sindaco di Correggio e vicepresidente della Provincia Ilenia Malavasi, il presidente regionale della Uici Stefano Tortini, il presidente della commissione regionale diritti delle persone Roberta Mori, il vicepresidente dell'assemblea legislativa Ottavia Soncini e il parlamentare Maino Marchi. Info: www.sportstoricheguastalla.com. (al.cod.)

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Redattore Sociale del 11-03-2015

Correre in automobile in braille si può: l'Uic alle "100 Miglia Terre Gonzaghesche"

Domenica a Guastalla gareggia anche l'Unione italiana ciechi con il progetto Mite. Gilberto Pozza: "Normalmente un non vedente viene accompagnato in tutte le sue attività. Qui accade il contrario, si stravolge l'idea di accompagnamento: questa la novità della nostra iniziativa".

REGGIO EMILIA. Anche l'Unione Italiana Ciechi parteciperà alle "100 Miglia delle Terre Gonzaghesche", la manifestazione che nel 2014 ha visto partecipare ben 100 equipaggi, con un'altissima concentrazione di "regolaristi", e che sarà il primo appuntamento del "Campionato Torri & Motori 2015". Si parte domenica 15 marzo da Guastalla per attraversare Gualtieri, Boretto, Brescello, Luzzara, Suzzara, Pegognaga, Gonzaga, Reggiolo, e infine l'arrivo nuovamente a Guastalla. Confermata la formula che vedrà premiati i primi tre classificati dei cinque livelli conducenti.

Come per tutto il "Campionato Torri & Motori", è confermata la partecipazione degli equipaggi della Scuderia Progetto M.i.t.e (acronimo di "Miteinander, Insieme, Together, Ensemble) il progetto unico al mondo ideato da Gilberto Pozza per dare la possibilità a persone ipovedenti e non vedenti di partecipare, come navigatori, a gare di rally e regolarità nazionali ed internazionali, grazie ad un apposito road book realizzato in braille.

L'importanza del Progetto M.i.t.e., infatti, consiste nel fatto che i non vedenti sono realmente inseriti nel mondo dell'automobilismo e gareggiano al pari degli altri equipaggi comparendo nella classifica generale e non necessitano di una graduatoria a sé stante. Leggendo il road book in braille o ingrandito i non vedenti o ipovedenti svolgono concretamente il ruolo di navigatori condividendo gioie e dolori, vittorie e sconfitte e la responsabilità di ogni azione compiuta.

Quest'anno la manifestazione è organizzata in collaborazione con la "Scuderia San Martino-Reggio Emilia". Ammesse le auto costruite entro il 31 dicembre 1994 che si sfideranno in circa 50 prove cronometrate concatenate lungo un tracciato di circa 140 chilometri, attraverso le terre gonzaghesche, tra vecchi casali e antichi borghi.

"Normalmente un non vedente, nella vita di tutti i giorni, viene accompagnato in tutte le sue attività - afferma Gilberto Pozza -. Grazie al Progetto M.i.t.e accade il contrario, si stravolge completamente l'idea di accompagnamento, qui sta la novità della nostra iniziativa. Il navigatore non vedente guida il pilota e indica la strada, come in qualsiasi gara automobilistica. Fino a pochi anni fa - continua Pozza - per i non vedenti il mondo dell'automobilismo, anche sportivo, era off limits. Ora, anche grazie a progetti come il M.i.t.e. che negli anni ha raggiunto 27 vittorie assolute in campionati tra Italia, Germania e Argentina, possiamo finalmente parlare di inclusione sociale a 360 gradi".

Presenti alla manifestazione Maino Marchi, Deputato Pd, Roberta Mori, Presidente Commissione "Parità e Diritti delle persone" Regione Emilia-Romagna, Ottavia Soncini, Vicepresidente Assemblea Legislativa Regione Emilia-Romagna, Ilenia Malavasi, Sindaco del Comune di Correggio e Vicepresidente della Provincia di Reggio Emilia, Camilla Verona, Sindaco del Comune di Guastalla e Stefano Tortini, Presidente Regionale dell'Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti (Uici) e Presidente Regionale della Fand(Federazione Associazioni Nazionali Persone con Disabilità).

Chiara Tirelli, presidente dell'Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti per la sezione provinciale di Reggio Emilia, parteciperà come ogni anno alla manifestazione in qualità di navigatrice: "Sono alcuni anni che gareggio con mio marito in diverse gare di regolarità per auto storiche e grazie alla lettura del road book in braille sono in grado di svolgere il ruolo di navigatore durante le competizioni. Il progetto M.i.t.e. ha una forte valenza sociale, perché oltre al divertimento sportivo ci dimostra concretamente quanto sia importante oggigiorno per un non vedente poter veicolare con semplicità le proprie passioni in contesti culturali non sempre accessibili a tutti".

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Giornale UICI del 24-03-2015

Il baseball ciechi pronto a sbarcare negli USA

di Matteo Briglia

Due atleti non vedenti volano a NY per un progetto che mira a esportare il modello italiano AIBXC, con la benedizione della MLB. Obiettivo: portare circa 60 tra giocatori, arbitri e tecnici sui diamanti di triplo A. Con un occhio all'All Star Game

Se amate i sogni paradossali a stelle e strisce, conditi cioè da quella spruzzata di entusiasmo in salsa d'acero e tipica della filmografia e letteratura americana, allora la storia che stiamo per raccontarvi non potrà certo lasciarvi indifferenti. Protagonisti di questa favola due giocatori di baseball non vedenti, ottimisti e positivi, spesso animati da uno spirito d'avventura e da una capacità di mettersi in gioco fuori dal comune.

Solleticati dal fascino della "Città che non dorme mai" durante una vacanza nell'agosto 2014, i nostri atleti vengono pervasi dalla brillante idea di valutare seriamente l'ipotesi di prendersi uno stacco di sei mesi dall'Italia e dedicarsi anima e corpo alla promozione del baseball giocato da ciechi negli USA.

Intuizione se vogliamo paradossale: riuscite ad immaginarvi infatti i ciechi statunitensi catechizzati da giocatori italiani sui fondamentali di una disciplina sportiva inventata negli States intorno al 1840 e che da oltre 170 anni rappresenta il passatempo di un'intera nazione?

La proposta, ideata dalla coppia di atleti sotto l'Empire, è stata successivamente presentata ai dirigenti dell'Associazione Italiana Baseball per Ciechi (20 anni di attività, 18 campionati, svariate Coppe e Tornei nazionali ed internazionali alle spalle) trasformandosi presto in priorità strategica all'interno dell'agenda del Commissioner Malaguti: un progetto cioè di ampio respiro, a cui dedicare spazio, sostegno economico e sforzi umani notevoli.

Già dallo scorso autunno, il Presidente AIBXC Alberto Mazzanti, Malaguti e Lorenzo De Regny, responsabile per lo sviluppo e la promozione del baseball per ciechi all'estero, si sono schierati concretamente a fianco di Ada Nardin e del sottoscritto, esterni rispettivamente di Roma ALL BLINDS e Lampi Milano, uniti da un diamante anche nella vita, protagonisti di quella testa di ponte amica che il nostro movimento confida di poter stabilire sul suolo statunitense.

Ada e Matteo hanno deciso infatti di trascorrere 6-7 mesi negli States (dal mese prossimo a novembre) con base logistica a New York, periodo in cui metteranno a disposizione di AIBXC le proprie conoscenze linguistiche, tecniche e la competenza in materia con l'obiettivo ambizioso di offrire ai colleghi non vedenti statunitensi l'opportunità di misurarsi con il baseball "Italian Style", nato a Bologna nel 1994 da un'intuizione geniale del compianto Alfredo Meli, perfettamente adattato alle esigenze di atleti ciechi, che tuttavia racchiude l'intero spettro agonistico, formativo, psicologico ed emotivo della forma corrispondente praticata dai colleghi normodotati.

Ripercorrendo velocemente la cronologia degli scambi interculturali intercorsi tra AIBXC e l'universo del baseball disabile negli States, il nostro movimento aveva già abbozzato un primo tentativo di approccio nell'estate del 2012, invitato alle World Series della NBBA (National BeepBALL aSSOCIATION), una forma di baseball molto diffusa e praticata in Nord America (campionato a 23 squadre, postseason e World Series finali), decisamente più statica, meno spettacolare e più assistita rispetto a quella giocata in Italia, successivamente esportata in Francia e Germania.

Il beep ball è stato perciò già escluso a priori, dichiarato cioè "non conforme" dai vertici paralimpici internazionali tra le possibili forme di battiecorri rivolto a persone con disabilità: una non-conformità dettata proprio dalla forte presenza di persone vedenti in diamante.

La Mission in Iowa nel 2012, guidata tra gli altri dallo stesso Mazzanti, sostenuto dal manager della Fiorentina BXC, Valerio Ranieri e patrocinata persino dal carisma di Alberto "Toro" Rinaldi, bandiera storica del baseball felsineo, falliva perciò dopo i primi contatti, pregiudicata dall'atteggiamento piuttosto freddo palesato dai colleghi americani verso il nostro sport.

Ci si riprova quest'anno, più determinati e concreti, sulla base di un'organizzazione capillare che porterà De Regny e i più esperti tra i nostri tecnici ad operare gradualmente "sul posto", a fianco di Briglia e Nardin, ufficialmente insigniti da AIBXC dell'investitura prestigiosa di "Ambassadors" negli States, portavoci e promotori cioè del fascino irradiato dalla splendida creatura generata da Alfredo Meli.

Animati dalla concreta possibilità di rientro del baseball tra le discipline olimpiche, recentemente ribadita a più riprese anche dal presidente Fraccari come dai massimi dirigenti del CIO, Matteo e Ada hanno già notificato le principali organizzazioni che ruotano intorno all'universo della disabilità circa intenzioni e piani d'azione nell'area di New York: un programma dettagliato e strutturato che parte già a metà aprile e si articola in una fitta agenda di incontri con le principali istituzioni ufficiali di categoria (National Federation of the Blind, American Blind Foundation, American Council of the Blind, Lighthouse Foundation, NBBA, associazioni genitori ecc.), seguita da momenti formativi e didattici da condividere insieme a non vedenti ed ipovedenti che praticano sport, con particolare attenzione a chi già milita nel mondo del beepball.

Lo scenario intermedio vedrà l'AIBXC impegnata nell'allestimento di brevi dimostrazioni sui diamanti dei College più prestigiosi della regione, in cui coinvolgere direttamente atleti tecnici e dirigenti delle principali franchigie Beepball, possibile trampolino di lancio verso un obiettivo decisamente più ambizioso: organizzare in autunno una trasferta dall'Italia di circa 60 elementi tra giocatori, arbitri, tecnici ed assistant coach sulla a East Cost (New York, Washington, Baltimore, Philadelphia), coinvolti in una serie di esibizioni su diamanti di Triplo A, se non addirittura di contorno ad eventi MLB, chimera decisamente suggestiva, in relazione anche ad un impatto mediatico che prevediamo a tinte forti.

Particolarmente incoraggianti e di ottimo auspicio in questo senso i contatti avviati lo scorso gennaio con la FIBS e con la stessa Major League, a fianco degli Ambassadors AIBXC grazie anche al forte interesse suscitato dal progetto e alla sensibilizzazione di Dan Bonanno, responsabile MLB per lo sviluppo del baseball in Italia ed Europa. Il progetto, illustrato a margine della Coach Convention di Bologna, ha ricevuto unanime plauso dalle due organizzazioni. Dalla FIBS sono stati indicati i passi percorribili sotto il profilo marketing che partono dal coinvolgimento delle squadre di Triple A o Little League dell'area newyorkese sino all'interessamento di un uomo chiave come Mike Piazza, fondamentale per la sensibilizzazione delle franchigie newyorkesi alla vicenda. Anche lato MLB, è stato sottolineato lo spirito imprenditoriale e l'entusiasmo contagioso di Ada e del sottoscritto, come pure punti di forza agonistici, mediatici, formativi e prettamente tecnici che di fatto rappresentano gli ingredienti di qualità per una ricetta già allettante e vincente in sede di allestimento. Bonanno si è proclamato ufficialmente portavoce di AIBXC e dei suoi Ambassadors presso il Quartier Generale MLB a New York, ribadendo l'impegno concreto a promuovere il programma presso il Commissioner MLB, Rob Manfred, insediatosi negli uffici di Manhattan lo scorso 25 gennaio, al fine di cercare di inserire una dimostrazione del nostro baseball all'interno delle attività di contorno all'ALL-STAR Game 2015, in programma a metà luglio a Cincinnati. Nel caso ciò non fosse possibile, si preparerà adeguatamente il terreno, puntando dritto all'ALL-STAR Game 2016 di San Diego.

Non sarà affatto semplice il lavoro di reclutamento, persuasione e coinvolgimento che da aprile attenderà Briglia e Nardin: conosciamo sin troppo bene le dinamiche legate all'indole protezionistica che spesso induce gli americani a difendere il "Made in USA" e diffidare di prodotti o brand che dovessero arrivare dall'Europa, privi di elmetto protettivo o adeguata sponsorizzazione. D'altra parte, abbiamo imparato anche ad apprezzare l'entusiasmo e l'effetto domino scatenato da folgorazioni casuali, proposte fresche ed innovative piovute sul suolo americano da altri continenti: intuizioni geniali e vincenti che solo nella "terra dei liberi" e delle grandi opportunità hanno la possibilità di assurgere a "mode" e tracciare un nuovo cammino.

In bocca al lupo, è proprio il caso di dirlo, agli "Ambassador". Baseball.it seguirà chiaramente l'avventura americana, anche perché, diciamolo pure con una leggera punta d'orgoglio: il nostro sito ha già più di un piede e mezzo immerso nella composta di mele e sciroppo d'acero con cui ci auguriamo di poter deliziare le vostre prossime "colazioni da Tiffany".

Matteo Briglia

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Superando.it del 18-03-2015

In viaggio con Dario, dove tutto è stupore

di Donato Di Pierro

Proprio in questi giorni è in marcia nel cuore dell'Himalaya, ma negli anni scorsi ha viaggiato per almeno quattro continenti. «Per esplorare il mondo - dice - non servono troppi denari. Hai bisogno di tempo, tempo per organizzare gli spostamenti e tempo per spostarti. Il resto è stupore per quello che scopri». Dario Sorgato ha 36 anni e ha perso il 95% del suo campo visivo, a causa di una malattia genetica. A raccontarne la storia è un altro noto viaggiatore con disabilità visiva.

Dario vive da quattro anni a Berlino. Ci è capitato un po' per caso. Al rientro da un viaggio, anzi, dal viaggio, si ritrovava spaesato nell'Italia che aveva ritrovato al suo ritorno. Era il 2010. Piena crisi, un vero "bagno di sangue". Non aveva la minima intenzione di tornare a fare il suo vecchio lavoro, il designer a Milano. Infatti, pur essendo stato un lavoro stimolante per anni, ora sapeva di immobile, di fermo, e non poteva dare nuovi brividi alla sua vita professionale. E allora, dopo essersi guardato intorno e aver fatto qualche altro "giretto", come il Cammino di Santiago di Compostela, fatto così, giusto per chiarirsi le idee, decise di andare da un amico, che viveva a Berlino.

Il 2010 sta finendo, e la Germania lo rimette in moto, con una bella infusione di entusiasmo. Torna in Italia, recupera le sue cose e dopo tre mesi, eccolo nella capitale tedesca a cercare un impiego.

Salta anche fuori un lavoro in ufficio. Un po' di ritmi regolari, di sana stabilità e di prevedibile routine, ora Dario quasi li desiderava, dopo anni spesi ad esplorare e a vivere l'immenso che circonda il nostro periferico stivale. Un po' di vita a ritmi scanditi che lo aiutasse a riposizionare il proprio baricentro, permettendogli di avere quella quiete necessaria a rielaborare ciò che aveva vissuto intensamente e a far maturare i frutti delle tante esperienze fatte proprie, scoprendo e vivendo il mondo.

Perché Dario, questo è certo, il mondo non lo ha solo assaporato: lo ha preso davvero a morsi!

Dal 2004, infatti, è stata tutta una scoperta e una sfida tra se stesso, il mondo e una scomoda "compagna di viaggio". Partito per l'Australia, ha lavorato lì qualche mese, in modo da potersi ambientare. Con un amico, poi, in un pomeriggio di caldo e sudore, ha deciso di partire per 16.000 chilometri di esplorazione del continente rosso, durante i quali gli incontri non sono mancati.

Ha fatto woofing, sempre in Australia e in Nuova Zelanda [il "woofing" è un modo alternativo di viaggiare, che consente anche di riscoprire un contatto originale con la natura, di apprendere nuove cose e di finanziare in qualche modo il viaggio stesso, N.d.R.], dove ha potuto stringere amicizie preziose, uniche, di quelle che durano nonostante ci si veda ogni dieci anni e si viva a ventisette ore di volo di distanza.

Quindi è stata la volta del Sudafrica. Tre mesi in cantiere navale. Si doveva sventrare e ricostruire un imponente vascello il Research Vessel Heraclitus, con tre maestosi alberi e altrettante vele.

Questa insolita barca solca le acque di tutto il mondo dal 1975: solo il Mare Artico non ha ancora visto il suo scafo, abitato da studiosi, ricercatori e appassionati al lavoro per salvaguardare la nostra biosfera e per studiare i mille caratteri nascosti della gente di mare. Periodicamente, vascelli di questo materiale vanno letteralmente smantellati e riportati a nuova vita. E Dario era li, con mazzetta e sudore, a ridare corpo a quella "fenice oceanica".

Ma la politica, quella dei burocrati, sempre si mette di traverso, come una nuvola solitaria che vela il sole nella prima giornata di tepore all'uscita da un rigido inverno. Della serie: calma, non ti lanciare, che in un attimo ti faccio tornare al freddo! E così, scaduto il visto di novanta giorni, Dario decide di levare le tende, per esplorare il continente africano, direzione Mozambico, dove un amico missionario gli può dare ospitalità in cambio di aiuto.

Dario vuole andare a dare una mano e a insegnare l'italiano in quel villaggio. Parte e attraversa il Malawi, terra non proprio semplice. Deve fare attenzione e pianificare ogni viaggio e spostamento in modo accurato. «Per esplorare il mondo - dice - non servono troppi denari. Hai bisogno di tempo, tempo per organizzare gli spostamenti e tempo per spostarti. Il resto è stupore per quello che scopri».

Ogni tappa deve concludersi con l'arrivo alla meta, prima che il sole abbia mosso oltre l'orizzonte. Serve luce, per orientarsi e trovare un riparo per la notte.

Arriva al confine tra Malawi e Mozambico. Scende dal bus di fortuna che, insieme ad altre venticinque persone, stipate come sarde in scatola, li ha portati sino alla dogana. È un brulicare di gente che per vivere trasporta turisti con le bici oltre i limiti dello Stato. Nemmeno se ne accorge, che si ritrova lo zaino imbragato su un portapacchi e le chiappe di traverso su una bici che lo sta scarrozzando su polverose strade arrossate, in direzione Mozambico.

Arriva oltre confine che è notte, però, e questo vuole solo dire una cosa: Dario ora è disorientato, smarrito, e il suo disagio viene colto da un poliziotto, che gli chiede se necessita di aiuto. I due si parlano e in men che non si dica si ritrova di nuovo ad essere scarrozzato per vie sterrate. Questa volta, però, è su un furgoncino, l'uomo in divisa lo sta portando diretto verso una guest house, che provvederà direttamente a pagare per Dario, il quale si ritrova in Mozambico con in tasca denaro malawese, ancor meno prezioso della polvere che gli sta colorando gli scarponcini da camminatore.

«Una volta ero in Marocco - mi racconta - e girando per Marrakech davo evidentemente l'idea di essere piuttosto spaesato, perché un omone grande e grosso, con la pretesa di farmi da guida, aveva preso a starmi addosso. Poi abbiamo parlato e gli ho spiegato come funzionano le cose, e lui mi ha preso per mano e non mi ha lasciato più. In Marocco, come in molti altri Paesi africani, anche gli uomini possono andare in giro tenendosi per mano, senza temere un "linciaggio omofobo"».

Dalla capitale del Mozambico, Maputo, si muove per tornare in Sudafrica, giusto in tempo per salpare: la nave che aveva contribuito a riportare a nuova vita stava per prendere prendeva il largo. Direzione Brasile.

Due mesi per l'Atlantico, lavorando alla pari con un equipaggio multiculturale, la cui missione era quella di documentare la vita in mare, alla ricerca di sfumature del mondo che potrebbero sfuggire ai più, ma che, per loro, non sono un segreto.

Un'esperienza che non si racconta. Tutto quel tempo in mare ti cambia. Il rollio ti entra dentro, il sole che sorge e tramonta ogni giorno sull'acqua, acqua che insieme alle nuvole e al blu del cielo sono gli unici arredi del tuo intorno quotidiano. «Da quell'esperienza - dice Dario -, ogni volta che vedo il mare la commozione affiora repentina».

Dal Brasile è poi la volta dell'Argentina. Un amico dell'equipaggio della barca lo attende per dargli qualche buona dritta. Si vive con poco in Argentina, 3-4 euro al giorno e stai bene.

Dopo tre mesi si muove verso Trinidad e Tobago, dove si gode finalmente i Caraibi. Portorico lo attende, e qui ritrova l'equipaggio della nave con cui ha percorso la rotta epica.

Giamaica e Cuba sono le ultime tappe, prima di esaurire i risparmi e il tempo che aveva stanziato per l'impresa. Si rientra in patria...

Dario ha fatto tesoro di come ha visto il mondo, e di quello che ha visto. Quando si viaggia, ogni luogo che conosci, ogni persona, ogni scoperta finisce per cambiarti nel profondo, aprendo nuovi possibili scenari per il futuro.

E così, insieme a Olga Gerstenberger, e con il supporto dell'Associazione Pro Retina tedesca e del Gruppo NoisyVision, Dario mette in atto a Berlino un grande progetto, The Visionary Europe, un laboratorio per giovani ipovedenti di tutta Europa, mediante cui condividere esperienze ed emozioni e durante il quale esplorare la città e la sua accessibilità. Un progetto finanziato dalla Comunità Europea, che ha già avuto un seguito ad Helsinki lo scorso anno.

Ma come detto all'inizio, Dario è un viaggiatore, ed eccolo in marcia per la sua nuova avventura che lo vede, proprio in questi giorni, procedere verso il campo base dell'Everest, nel cuore dell'Himalaya, per un trekking - patrocinato da Retina Italia ONLUS - che lo sta portando a sgambettare fino a quota 5.500 metri. Tre settimane col naso all'insù, in cerca del tetto del mondo.

Sì, perché Dario non può "dargliela su", come si dice in gergo. Nessuno dovrebbe mai "dargliela su", perché non ci si guadagna nulla nel rinunciare a vivere.

Troppo spesso siamo vittime della normalità. Non si può non vivere, semplicemente perché ci si sente in colpa, ci si sente in condizione di svantaggio. Cosa è normale, chi è normale, e cosa non lo è, al punto da non meritare una vita con la V maiuscola?

La condizione di non normalità ha senso solo se la si rapporta a un'ipotetica situazione di normalità che, di fatto, non esiste. È solo un concetto relativo, l'essere normale. Niente è normale in questo universo. Tutto è unico, con i suoi pregi e difetti.

Giusto, quasi me ne dimenticavo... Dario Sorgato ha 36 anni e la sindrome di Usher. Ad oggi ha perso il 95% del suo campo visivo. Dario, per la Germania, è un cieco civile. Ma Dario è contento e io, personalmente, conosco tante persone che si definirebbero normali e che contente non lo sono proprio.

Persona con disabilità visiva, autore del libro "Scarpinare per la ricerca - In viaggio con la Stargardt", ove racconta il suo viaggio di circa 300 chilometri, a piedi e in bicicletta, dalla costa tirrenica laziale a quella adriatica, percorrendo antiche vie storiche, itinerari naturalistici e sentieri appenninici, allo scopo di raccogliere fondi per la ricerca sulle distrofie retiniche ereditarie.

Nella pagina Facebook di NoisyVision si può seguire l'attuale viaggio di Dario Sorgato nell'Himalaya. Si può anche consultare il blog NoisyVision. Cliccando qui, si può anche contribuire con donazioni a Yellowtheworld, campagna di sensibilizzazione sulla sindrome di Usher e sulla retinite pigmentosa e ai progetti di NoisyVision.

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Redattore Sociale del 11-03-2015

Contro il pregiudizio, nasce in Thailandia un'orchestra solo di ragazzi ciechi

Si chiama "Thai blind orchestra" e i partecipanti sono circa 30 ragazzi ciechi tra gli 8 e i 15 anni, guidati dal maestro Alongkot Chukaew. L'iniziativa è una delle poche pensate per le persone disabili in Thailandia, dove la credenza buddista nel karma riconduce l'handicap ai peccati compiuti nella vita precedente.

ROMA. Alongkot Chukaew, professore di musica classica thailandese ha deciso di mettere in piedi un'orchestra di ragazzi ciechi, un modo per sfidare il pregiudizio legato al karma negativo che caratterizzerebbe chi nasce con una disabilità.

L'idea è nata quando Chukaew, che di giorno si occupa di badare agli elefanti del parco nazionale di Khao Yay, ha incontrato alcuni studenti ciechi che partecipavano alle sue lezioni sulla preservazione dell'ambiente naturale. Per insegnare ai ragazzi ciechi si avvaleva di alcuni ausili sonori, tra cui la sua chitarra e notando l'interesse che la musica destava in loro, ha deciso di creare la "Thai blind orchestra".

- Un'impresa non facile, innanzitutto come far scegliere ai futuri praticanti il loro strumento? Per risolvere la questione Chukaew ha chiesto ad alcuni maestri di musica di suonare diversi strumenti, incoraggiando i ragazzi a scegliere quello di cui preferivano il suono. Dopo aver testato l'affinità dei ragazzi con il proprio strumento musicale, Alongkot Chukaew è passato ad insegnare loro come leggere la musica classica, utilizzando un sistema braille. Il passo successivo è stato mostrare ad uno ad uno come posizionare le dita sugli strumenti, per permettergli di memorizzare le posizioni ed i suoni corretti, un lavoro lento e complesso ma non privo di soddisfazioni. "All'inizio era difficile per me... volevo smettere" racconta Joe, un quattordicenne violoncellista in erba - come riporta The Expresse tribune - "ma quando mi sono reso conto che gli altri ci riuscivano, ho voluto darmi un'altra possibilità". E ad oggi l'orchestra è formata da circa 30 ragazzi tra gli 8 e i 15 anni, che suonano strumenti donati da benefattori.

La "Thai blind orchestra" è una realtà pressoché unica nel panorama thailandese, Paese che sebbene conti più di un milione e 800 mila persone disabili, tra cui 180 mila cieche su una popolazione di 64 milioni, non ha delle vere e proprie politiche di sostegno o inclusione. Situazione in parte legata, a quanto sostengono gli attivisti per i diritti delle persone disabili, anche alla credenza buddista nel karma che riconduce la disabilità ai peccati compiuti nella vita precedente. (hélène d'angelo)

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Superando.it del 10-03-2015

Dalla porta di casa al posto in aereo

Merita senz'altro di essere sempre più conosciuto "Care to fly", servizio avviato da pochi mesi, a cura della Società ADR Assistance, che consente il trasferimento "porta a porta" di passeggeri con ridotta mobilità, in partenza e in arrivo dagli scali romani di Fiumicino e Ciampino, con la sicurezza di poter essere affidati a personale competente e di raggiungere la propria destinazione in maggiore autonomia.

Sembra avere dato positivi frutti, almeno dal punto di vista della visibilità, il nostro sintetico "vademecum" sui viaggi aerei da parte delle persone con disabilità, curato da Stefania Leone e da noi pubblicato poco più di un mese fa. Poco dopo, infatti, la stessa Leone - che è consigliera dell'ADV (Associazione Disabili Visivi) e consulente della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap) - è stata contattata dal responsabile di ADR Assistance, società del Gruppo Aeroporti di Roma, che si occupa appunto dei servizi di accoglienza e assistenza a terra per i passeggeri con disabilità.

Tema del colloquio un servizio avviato da pochi mesi, e degno senz'altro di essere maggiormente conosciuto dai diretti interessati, vale a dire Care to fly (letteralmente "assistenza per volare"), che consente il trasferimento "porta a porta" di passeggeri con ridotta mobilità, in partenza e in arrivo dagli scali romani di Fiumicino e Ciampino.

«La partnership con un qualificato operatore della mobilità locale, come ADR Assistance - spiega Stefania Leone - consente un servizio continuo che permette di viaggiare serenamente e di ricevere tutta l'assistenza necessaria. In sostanza, dalla porta di casa al posto in aereo si ha la sicurezza di poter essere affidati a personale competente, un vantaggio importante, che offre la possibilità di raggiungere la propria destinazione con maggiore autonomia, senza doversi preoccupare di individuare i totem, ovvero i punti preposti per contattare il servizio di assistenza».

Ma come funziona esattamente Care to fly, servizio rivolto esclusivamente ai passeggeri con ridotta mobilità che abbiano richiesto l'assistenza a terra alla compagnia aerea con cui volano? In partenza, un autista va a prendere il passeggero con disabilità e gli eventuali compagni di viaggio nel luogo e nell'orario prescelto, lo accompagna all'aeroporto, dove ad attenderlo ci sono gli operatori di ADR Assistance, che sono al suo fianco per aiutarlo durante il check-in, i controlli di sicurezza e l'arrivo al gate, fino a condurlo al posto in cabina. Anche per il ritorno, una volta atterrato l'aereo, il passeggero con disabilità può essere riportato a casa o in qualsiasi altra destinazione.

Care to fly, va ricordato, è attivo ventiquattr'ore al giorno, e dalle 24 alle 6 è previsto un supplemento notturno alle tariffe ordinarie. «Queste ultime - sottolinea Leone - sono convenienti, rispetto a quelle standard dei taxi, e sono divise in tre aree che raggruppano i diversi Municipi di Roma». (S.B.)

Per informarsi su tutte le modalità riguardanti il Servizio Care to fly, accedere alla pagina web specificamente predisposta, nel sito di ADR Assistance (numero di call center 06.65 07 90 90, per altre informazioni o anche in caso di specifiche esigenze di trasporto).

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Il Giornale di Vicenza del 14-03-2015

Il design per tutti made in New York rilancia il turismo

Firmato l´accordo tra la Regione e la Grande Mela. Indicate le linee guida per un viaggio accessibile. Finozzi: «Verrà realizzato un manuale tecnico».

VICENZA. Regione Veneto alleata con New York in nome della progettazione universale. E anche le piste da sci diventeranno più accessibili a tutti. Si è aperto ieri Move! il salone del turismo e dell´ospitalità universale che fino a domani nel padiglione 1 della fiera proporrà tutte le ultime soluzioni per un turismo che possa essere fruito a 360 gradi.

A inaugurare l´appuntamento è stato l´incontro durante il quale la Regione ha sottoscritto due dichiarazioni d´intenti: una con la città di New York, l´altra con il Collegio regionale dei maestri di sci e l´associazione "Spirito di Stella" e l´associazione degli impianti a fune. La prima in particolare, si inserisce in un percorso iniziato ormai diversi anni fa, proprio a Gitando.All, la fiera di cui Move! raccoglie il testimone. «Nel 2010 - racconta Marino Finozzi, assessore al turismo - conobbi Roberto Vitali, di Village4All, che mi raccontò quanto fosse importante investire in questo segmento, che ci ha permesso di continuare a crescere nel settore in cui il Veneto è primo in Europa. La Fiera ci ha creduto dall´inizio e questa manifestazione è cresciuta arrivando a questa edizione focalizzata sul design universale». «Gitando era già una buona manifestazione - sottolinea Matteo Marzotto, presidente di Fiera di Vicenza - ma andava focalizzata di più e abbiamo creduto che potesse dare una lettura diversa e universale del diritto di tutti al viaggio. Siamo quasi unici a livello europeo; l´evento assumerà respiro mondiale».

Il Design for all è il filo conduttore del salone 2015 e anche il tema sul quale la Regione collabora da tempo con l´ufficio del sindaco di New York dedicato alla tutela delle persone con disabilità, che ha consegnato a Finozzi le "Linee guida del design inclusivo". Un tema al centro del Mita, il Meeting internazionale del turismo accessibile svoltosi ieri, al quale hanno preso parte Victor Calise, commissario del sindaco della Grande Mela e l´eurodeputata Rosa Estaras Ferragut. «Per noi - afferma - è una priorità lavorare nella linea che state seguendo, per tracciare le linee guida universali, perché un turismo non può essere di qualità se non è accessibile». E Calise, che ha sottoscritto la lettera d´intenti con Finozzi, ha sottolineato la felicità nel vedere «che le nostre linee guida si stanno diffondendo nel mondo». «La città di New York - sottolinea l´assessore - è un partner d´eccezione e vorrei che dal manuale tecnico sull´accessibilità si formassero i nostri tecnici». Il secondo accordo riguarda la montagna veneta ed è stato sottoscritto oltre che da Finozzi, da Andrea Stella, presidente dell´associazione Spirito di Stella, Roberto Pierobon, presidente del Collegio regionale veneto dei maestri di sci e Renzo Minella, presidente dell´Associazione esercenti funiviari del Veneto. Madrina la campionessa Sofia Righetti. «Quando metteremo tutti nelle condizioni di esprimere le potenzialità, la disabilità non sarà più uno svantaggio, ma una caratteristica».

di Maria Elena Bonacini

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Superando.it del 12-03-2015

Intorno ad una stanza, la storia di Bologna e del Cavazza

Con la sua visione analitica, analoga a quella tattile, si rivolge sia a persone vedenti che non vedenti il Museo Tolomeo - attivo presso l'Istituto dei Ciechi Francesco Cavazza di Bologna - ove si propone un vero e proprio viaggio alla scoperta del capoluogo emiliano intorno ad una stanza, con un'installazione che raccoglie diversi oggetti, tecnologici e non, che hanno attraversato la storia del Cavazza, intrecciandosi con la vita della città di Bologna.

BOLOGNA. È attivo già dal mese di gennaio, presso l'Istituto dei Ciechi Francesco Cavazza di Bologna il Museo Tolomeo, che si avvale della direzione artistica di Fabio Fornasari, della cura di Lucilla Boschi e del contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Bologna.

La nuova creazione propone un vero e proprio viaggio alla scoperta del capoluogo emiliano intorno ad una stanza, con un'installazione che raccoglie diversi oggetti, tecnologici e non, che hanno attraversato la storia del Cavazza, intrecciandosi con la vita della città di Bologna.

Sia per le persone vedenti che per quelle non vedenti, i suoni entrano nello spazio senza che vi sia la possibilità di capire da dove arrivano, contribuendo così alla costruzione di una visione analitica, analoga a quella tattile. (S.G.)

Ringraziamo ItaliAccessibile per la segnalazione.

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: istituto@cavazza.it.

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Redattore Sociale del 03-03-2015

Turismo accessibile, arriva "ToTo4All", mappa interattiva del centro di Torino

TORINO. Una semplice app per cellulare che promette di rivoluzionare il turismo accessibile nella città di Torino. Si chiama "ToTo4All", sigla che sta per "Torino tour for all", ed è una mappa interattiva compatibile con dispositivi apple e android e scaricabile gratuitamente da Itunes e Google play. A realizzarla, per conto della fondazione Crt, è stato un team di sviluppatori che ha individuato 30 punti di interesse nel centro storico di Torino, disegnando così un itinerario percorribile in circa tre ore e mezzo. Lungo il quale, "oltre a monumenti e siti archeologici, - spiega la responsabile Anna Follo - è possibile visitare luoghi come botteghe o caffè storici, che sono tipici di questa città e possono essere fruiti anche attraverso l'udito o l'olfatto, offrendo dunque un'esperienza sensoriale a tutto tondo".

Il funzionamento dell'applicazione è quanto di più intuitivo: dalla schermata principale è possibile scegliere tra quattro sotto-menù, dedicati a non vedenti, ipovedenti, non udenti e disabili motori. Fatto questo, si potrà a selezionare uno dei tre itinerari disponibili, che si sviluppano nelle zone di piazza San Carlo, via Po' o del Quadrilatero romano. In base al tipo di disabilità selezionata, l'applicazione offrirà indicazioni su misura per ognuno dei percorsi, con una dettagliata descrizione di chiese, strade piazze, edifici ed esercizi commerciali storici.

A fare la differenza rispetto ad altre applicazioni già in circolazione è, secondo Follo, "la completa integrazione tra varie forme di disabilità". "Oltre a essere totalmente privo di barriere architettoniche - continua - ognuno dei punti d'interesse mappati è dettagliatamente descritto attraverso un sintetizzatore vocale e un sistema di sottotitolazione Lis, entrambe presenti nell'applicazione accanto alla descrizione testuale". L'itinerario, inoltre, è suddiviso in tre micro percorsi da circa un'ora ciascuno, "in modo da permettere anche alle persone più anziane di visitarlo senza affaticarsi eccessivamente".

Realizzata con la collaborazione dell'Istituto italiano per il Turismo per tutti, la Consulta per le persone in difficoltà e l'Ufficio per il turismo di Torino e provincia, "ToTo4all" è parte della Lega delle città storiche accessibili, un progetto internazionale che ha l'obiettivo di promuovere l'accessibilità nei centri storici delle città europee. Al progetto, oltre a Crt, aderiscono dieci fondazione che hanno realizzato progetti a Torino, Avila (Spagna), Mulhouse (Francia), Viborg (Danimarca), Sozopol (Bulgaria) e Lucca. (ams)

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Marketpress.Info del 03-03-2015

Ancona: "Il Museo di tutti per tutti", il corso di formazione per operatori museali

ANCONA. I musei della regione come spazi aperti, accessibili, luoghi di incontro, formazione e divertimento: questo il fine del corso di formazione per operatori museali e per chi si occupa di beni culturali e didattica museale che si è svolto, ad Ancona, nell'Aula Magna del Liceo Rinaldini. E' il primo modulo di un più ampio progetto destinato a promuovere la realizzazione di interventi per il potenziamento della fruizione degli istituti culturali del territorio regionale. "Con questo progetto - afferma l'assessore alla Cultura, Pietro Marcolini - si è inteso coinvolgere nella sua totalità il sistema dei musei del territorio, nel tentativo di raccordare fra loro quelli delle piccole e delle grandi aree urbane, le reti e i sistemi museali, in una logica di cooperazione che trovasse il proprio punto di forza proprio negli interventi di 'accessibilità fruitiva'. Tutto questo grazie anche alla fattiva collaborazione dei Sistemi Museali Provinciali di Ancona e Macerata, dei Comuni di Ascoli Piceno, Fermo, Macerata e Pesaro e del Museo Tattile Statale Omero, un'eccellenza riconosciuta a livello internazionale". "Ad oggi - continua Marcolini - i risultati sono soddisfacenti: sia a livello urbano con il rafforzamento delle sinergie fra vari istituti e luoghi della cultura, che a livello territoriale sostenendo, in una logica di rete, lo sviluppo di un sistema complessivo delle strutture museali in favore dell'accessibilità con interventi specifici da attuare in ben 31 musei. L'incontro di oggi è anche coerente con le finalità del progetto Culturasmart! che prevede, tra l'altro, la fornitura di servizi multimediali agli istituti culturali (che ne sono privi o che sono ubicati nelle aree più decentrate), tra cui il mediaccess, ovvero servizi speciali per migliorare l'accesso ai prodotti culturali per tutti, al fine di rendere i luoghi della cultura centri di aggregazione culturale e di formazione. Le attività di queste giornate verranno infatti riprese e poi pubblicate per renderle fruibili ad un vasto pubblico" "Questo corso di formazione - precisa Aldo Grassini, Presidente del Museo Tattile Statale Omero - è rivolto agli operatori museali e a tutti coloro che si occupano di beni culturali e didattica museale, intende fornire alcune conoscenze di base al fine di favorire l'accessibilità ai beni ed ai luoghi della cultura ad un pubblico sempre più ampio di utenti e nel pieno rispetto delle loro diverse esigenze". Nel corso dell'appuntamento, sono stati illustrati gli ausili, le modalità e le tecnologie, per consentire di allargare le funzioni educative del museo a tutti, proponendo soluzioni valide anche grazie al contributo di quanti hanno messo in atto buone prassi e sperimentazioni innovative in materia di disabilità motoria, sensoriale e di fruizione museale. Il corso di formazione, gratuito, della durata di 16 ore, è stato organizzato dalla Regione Marche assessorato alla Cultura, in collaborazione con il personale qualificato del Museo Tattile Statale Omero di Ancona, che si avvale dell'esperienza e delle competenze della Lega del Filo d'Oro e dell'Ente Nazionale Sordi. Dopo il primo modulo rivolto agli oltre 180 partecipanti, il secondo, considerato l'alto numero di adesioni, si terrà in tre diverse sessioni (lunedì 2, 9 e 16 marzo) nella sede del Museo Omero, nei locali della Mole Vanvitelliana. Ad aprile si terrà il terzo incontro dedicato ai trentuno musei coinvolti nel progetto per approfondire la conoscenza degli strumenti e tecnologie che avranno a disposizione. Info: www.Musei.marche.it

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Superando.it del 25-03-2015

Tanti dipinti accessibili alle persone con disabilità sensoriale

Tramite l'iniziativa denominata "Abili per l'arte", avviata qualche settimana fa a Torino, il prestigioso Museo Civico d'Arte Antica di Palazzo Madama ha reso accessibili anche alle persone con disabilità sensoriale i suoi tanti capolavori della pittura, grazie a una vera e propria esperienza multisensoriale, aperta, per altro, anche a tutti gli altri visitatori.

TORINO. Da qualche settimana - ovvero dal 22 febbraio, subito dopo la Giornata Internazionale del Braille - il Museo Civico d'Arte Antica di Palazzo Madama, in Piazza Castello a Torino, ha reso accessibili anche alle persone con disabilità sensoriale i suoi tanti capolavori della pittura, grazie a una vera e propria esperienza multisensoriale, fatta di immagini in rilievo, fruizione sonora e lingua visiva in LIS (Lingua Italiana dei Segni) con sottotitolazione.

«Per altro - spiegano dalla Fondazione Torino Musei - come per precedenti progetti promossi da Palazzo Madama (audioguide, percorsi guidati, Torre Panoramica e Giardino Medievale), anche questa iniziativa, che abbiamo chiamato Abili per l'arte, è stata sì ideata per facilitare l'accesso e la visita in autonomia a determinate categorie di persone, ma è in realtà aperta a tutti i visitatori interessati a poter godere di una visione ravvicinata con l'opera o una descrizione audio dei contenuti».

In sostanza, all'inizio della Sala Acaia di Palazzo Madama - che, lo ricordiamo, è una struttura dichiarata Patrimonio Mondiale dell'Umanità dall'Unesco, come parte del sito seriale "Residenze Sabaude" - il visitatore ha a propria disposizione un contenitore con un kit composto da cinque schede - leggère e di grande formato - che possono essere prese in prestito durante la visita al piano terra; la serie è completata da una mappa della sala, utile per orientarsi nello spazio e trovare la collocazione delle singole opere.

Ogni scheda riproduce il dipinto a colori e in rilievo trasparente, tecnica di stampa messa a punto dall'Associazione Tactile Vision (impegnata da tempo sul fronte della disabilità visiva e della ricerca tecnologica, fornendo materiali per i principali musei europei), che permette di delineare tramite uno speciale inchiostro trasparente alcuni elementi salienti dell'immagine, caratterizzati da diversi gradi di rilievo e da differenti motivi grafici. La trasparenza dei dettagli in resina non interferisce con la leggibilità del dipinto da parte di tutto il pubblico e favorisce anzi la fruizione congiunta.

Sul retro di ciascuna scheda è presente poi una descrizione dell'opera sia in carattere grafico ad alta leggibilità, sia a rilievo nel sistema Braille e quest'ultimo testo è realizzato sempre in resina trasparente, coesistendo, quindi, con la descrizione a inchiostro.

Nella parte inferiore della scheda, infine, sono presenti un Codice QR (Quick Response ovvero "Risposta rapida") e un Codice NFC (Near Field Communication ovvero "Comunicazione in prossimità"), che permettono al visitatore in possesso di uno smartphone abilitato e con connessione internet di usufruire del testo descrittivo nella versione di lettura audio e traduzione in lingua visiva in LIS (quest'ultima attuazione a cura dell'Associazione Interpreti LIS di Torino).

Abili per tutti, va segnalato infine, è stato reso possibile grazie al sostegno del Rotary Club Torino Nord e si avvalso anche della consulenza culturale di Francesco Fratta dell'UICI di Torino (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti).

Fondato nel 1860, il Museo Civico d'Arte Antica di Palazzo Madama è oggi ospitato in uno dei più antichi e affascinanti edifici del capoluogo piemontese, con testimonianze architettoniche e di storia dall'età romana al Barocco di Filippo Juvarra. Le raccolte contano oltre 60.000 opere di pittura, scultura e arti decorative dal periodo bizantino all'Ottocento. (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: ufficio.stampa@fondazionetorinomusei.it (Daniela Matteu; Tanja Gentilini); rrolli@gmail.com (Rocco Rolli, Tactile Vision ONLUS).

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La Repubblica del 09-03-2015

Dagli Uffizi al Prado opere d'arte da toccare

FIRENZE. Sentire fra le dita l'immensità artistica di un Michelangelo o di un Caravaggio. Accarezzare una superficie e trovare la meraviglia delle forme di un Botticelli o le asprezze di un El Greco o le profondità dei paesaggi del Giorgione. È la sfida lanciata da alcuni musei per venire incontro ai non vedenti, ma è anche una frontiera di tecniche scientifiche applicate all'arte. Ad aprile agli Uffizi di Firenze sarà esposto il modello

tridimensionale raffigurante la Pala di Santa Lucia de' Magnoli di Domenico Veneziano, capolavoro custodito nella galleria fiorentina. «Si tratta di una riproduzione in resina -- spiega Monica Carfagni, docente di Disegno e metodi di ingegneria industriale dell'università -- che abbiamo realizzato grazie al finanziamento del Rotary Club Firenze impiegando un software sviluppato con il sostegno della Regione Toscana: il programma trasforma il dipinto in un bassorilievo tridimensionale ». Costo dell'opera circa 12mila

euro. «Da tempo -- spiega il direttore degli Uffizi, Antonio Natali -- prestiamo attenzione a come permettere ai non vedenti la fruizione di percorsi artistici ».

Sulla scultura è più semplice, a Firenze come in altri musei del mondo dal Louvre al Metropolitan, ci sono itinerari che consentono, «indossando dei guanti » di toccare certe statue. Per la pittura invece bisogna ricorrere ai modelli computerizzati e da soli non bastano a trasmettere le emozioni di un quadro a chi non può guardarlo. Fra i primi

a muoversi in questa direzione, a Bologna, il museo tattile Anteros che conta opere tridimensionali in bassorilievo prospettico di celebri dipinti, fra questi la Gioconda di Leonardo a una Crocefissione di Masaccio. Un'altra Gioconda in 3D fa parte di una mostra che ha conquistato l'attenzione del New York Times : è in corso al Prado di Madrid. Si intitola "Hoy toca el Prado" e permette ai non vedenti di toccare le riproduzione di sei capolavori della storia dell'arte, fra questi, "Apollo nella fucina di Vulcano"

di Velasquez, "il parasole" di Francisco Goya, "Noli me tangere" del Correggio.

L'obiettivo è dare, a chi non può vederli direttamente, l'opportunità di "sentire" i dipinti intercettando con le mani forme e texture che comunicano i lineamenti di un volto, i cambi di colore, le pieghe di un mantello. I quadri riprodotti al Prado hanno rilievi e curve di uno spessore massimo di sei millimetri e sono disposti su piani reclinati in modo da poter essere letti accarezzandoli, indugiando coi polpastrelli sulla superficie. «Un tempo non potevamo toccare nemmeno le sculture, era una mortificazione -- racconta Aldo Grassini, direttore del museo tattile Omero di Ancona -- quando io e mia moglie abbiamo realizzato questo museo (statale dal 2002 ndr) con le riproduzioni dei capolavori della scultura o con originali di arte contemporanea, da Marini a Messina, da Martini a De Chirico, eravamo una voce che gridava nel deserto». Era il 1993. «Negli ultimi tempi sulla scultura sono stati fatti passi avanti, al museo Egizio di Torino o all'Opera del Duomo di Firenze i ciechi possono toccare le opere. Sulla pittura -- prosegue Grassini -- siamo ai primi passi anche perché lì c'è la complessità dei colori, le sfumature: una persona che è cieca dalla nascita non ha il concetto del colore, si deve procedere con analogie».

I musei ci provano, spesso sollecitati dalle associazioni culturali sul territorio. Il museo Anteros ha realizzato nel 2010 il modello in 3D dell'Ultima cena di Leonardo al Cenacolo di Milano; dal 2012 al Maxxi di Roma c'è un modello di Wall drawing di Sol Lewitt. Sempre a Roma, la onlus Museum ha cominciato a lavorare dal 1998 sulla fruizione della pittura per non vedenti: «Siamo partiti con la mostra su Matisse -- spiega Maria Poscolieri -- avevamo carte plastificate trasparenti in cui la pittura veniva riprodotta con microfori da punteruolo, poi sono venuti i disegni al computer su carta gommata, ora ci sono termo- forme e studi sofisticati». La sfida è sempre quella: trasmettere attraverso il tatto, le sensazioni che proviamo guardando una tavola di un artista.

di Laura Montanari

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La Repubblica del 31-03-2015

Vietato non toccare le scultura nel buio oltre ogni barriera

GENOVA. Sculture nel buio. Oggi, fino al 30 aprile, Dialogo nel Buio - il percorso multisensoriale in totale assenza di luce attraverso ambienti e situazioni reali di vita quotidiana nella chiatta ormeggiata in Darsena davanti al Galata Museo del Mare - ospita una selezione delle opere dello scultore Felice Tagliaferri, per la mostra "Oltre le barriere: vietato non toccare", esposte nell'area in luce di Dialogo.

Felice Tagliaferri, scultore non vedente noto a livello internazionale, ha intrapreso da oltre vent'anni un percorso artistico da lui stesso riassunto nello slogan "Dare forma ai sogni": le sue creazioni sono infatti sculture che prima nascono nella sua mente e poi prendono forma attraverso l'uso delle mani, utilizzando creta, marmo, legno o pietra. Opere non solo da guardare, ma anche da toccare. Da scoprire prima o dopo il percorso nel buio accompagnati dalle guide.

Dialogo nel Buio, Calata De Mari

Fino al 30 aprile

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Superando.it del 19-03-2015

Il tatto è molto più di un'alternativa alla vista

FIRENZE. La visione tattile che le persone non vedenti sviluppano apre nuove prospettive anche agli scultori vedenti: è da questa idea, e dall'incontro con Andrea Bianco, apprezzato scultore non vedente di Bolzano, che la Sacred Art School di Firenze - nata con l'obiettivo di promuovere la creatività nell'arte e nell'artigianato artistico, con un'apertura senza confini sul mondo del sacro- ha deciso di promuovere appunto il corso di scultura per non vedenti denominato Sacred Art 4 Senses, in programma dal 13 al 25 luglio, che non vuol dunque certo essere, come sottolineano dall'Ente toscano, «un'operazione di pietismo, ma si propone di garantire agli allievi una valida formazione artistica, in modo che ognuno possa esprimere con la scultura i propri sentimenti e le aspirazioni più profonde. Per noi stessi, del resto, impostare un corso di scultura per i non vedenti è un banco di prova di prima grandezza, che ci aiuterà a scoprire un modo nuovo di apprendere e di insegnare, di scolpire e di vedere».

«Il tatto - conferma Andrea Bianco - non è un'alternativa alla vista, ma è qualcosa di diverso, un canale percettivo in più, che tutti, anche i vedenti, dovrebbero imparare a usare e sfruttare al meglio».

Presentata nei giorni scorsi a Firenze, la meritoria iniziativa sarà diretta da Anthony Visco, già docente di scultura alla New York Academy of Art e all'Università della Pennsylvania, e da quest'anno docente alla Sacred Art School. Insieme a lui, alcuni suoi allievi che seguiranno i ragazzi in qualità di tutor.

Un testimonial d'eccezione sarà poi il celebre disegnatore Sergio Staino, che proprio sulle pagine del nostro giornale raccontò qualche anno fa la disabilità visiva con cui si è dovuto scontrare a un certo punto della sua carriera.

Da segnalare infine che le opere create durante tale esperienza verranno poi esposte in settembre a Milano, nell'àmbito dell'Expo.

Come spiegano gli organizzatori, «questa prima edizione del corso è rivolta a persone che abbiano già una base di conoscenza della scultura e una certa manualità. L'idea è quella di comporre una classe di dieci scultori non vedenti più omogenea possibile. L'iscrizione, inoltre, è possibile anche da parte di persone provenienti da altri Paesi europei ed extraeuropei».

Infine, particolare non certo trascurabile, grazie all'intervento di alcuni sponsor e al coinvolgimento di partner istituzionali come il Comune di Firenze, l'UICI (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti), il Ministero dell'Istruzione, Università e Ricerca e quello dei Beni Ambientali e Culturali, i partecipanti saranno spesati per vitto, alloggio e visite ai musei, versando solamente una quota d'iscrizione di entità simbolica.

«L'arte è accessibile a tutti - ha dichirato in un'intervista Andrea Bianco - perché è espressione dei propri sentimenti. A tutti, giovani e vecchi, tengo a dire che con entusiasmo e volontà si possono raggiungere grandi risultati. Senza piangersi addosso, senza farsi rubare i sogni». Il corso di Firenze ne sarà un'ulteriore dimostrazione. (S.B.)

Segnaliamo nel sito di Andrea Bianco un video in cui lo scultore non vedente di Bolzano spiega come è nata l'idea del corso Sacred Art 4 Senses e suggeriamo ai Lettori anche la lettura di una sua intervista alla testata «Franzmagazine».

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: info@sacredartschool.com.

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focus

Giornale UICI del 06-03-2015

Centro di Documentazione Giuridica: Visite di revisione della disabilità. L'INPS definisce le nuove regole e di fatto diviene referente unico

a cura di Paolo Colombo

L'l'INPS con la Circolare n.10 del 23 gennaio 2015 ha fissato i criteri operativi delle nuove procedure per l'accertamento e la revisione delle minorazioni civili, stabilite lo scorso anno dalla Legge 114/14.

La Legge 114/14 (Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 24 giugno 2014, n. 90, recante misure urgenti per la semplificazione e la trasparenza amministrativa e per l'efficienza degli uffici giudiziari) si era posta l'obiettivo di semplificare le procedure di accertamento e di revisione delle minorazioni civili.

La novità particolarmente rilevante prevista dalla legge riguardava proprio le visite di revisione. Nella normativa previgente, infatti, lo status relativo alla minorazione civile e all'handicap (Legge 104/1992) decadeva in occasione della scadenza dei relativi verbali di accertamento, anche se l'interessato era in attesa di visita di revisione.

A causa dei ritardi "tecnici" di verifica della permanenza dei requisiti sanitari, all'indomani della scadenza eventualmente indicata nel verbale venivano pertanto sospese le provvidenze economiche (pensioni, assegni, indennità), si perdeva il diritto alle agevolazioni lavorative (permessi e congedi) e non si poteva accedere ad altre agevolazioni quali, ad esempio, quelle fiscali finché non fosse stato definito un nuovo verbale di accertamento. Con la Legge 114/14, invece, nel caso in cui sia prevista la rivedibilità, si conservano tutti i diritti acquisiti in materia di benefìci, prestazioni e agevolazioni di qualsiasi natura».

L'INPS ha ora fissato con la propria Circolare (n. 10 del 23 gennaio 2015) i criteri operativi previsti dalla legge.

Le ASL, a cui finora erano affidate le visite di revisione, sono state di fatto estromesse al fine di accorciare i tempi (viene infatti meno il cd. passaggio di verbali dall' ASL all' INPS), ma per il cittadino sottoposto a visita significa anche perdere come referente la propria ASL e dover affrontare spostamenti maggiori per raggiungere fisicamente la sede INPS territorialmente competente.

Certamente la modifica comporterà un abbattimento dei costi per le Regioni che non dovranno più sopportare le spese relative agli accertamenti presso le proprie ASL, ma altrettanto certo è che con tale modifica ci si avvia verso una delega pressoché totale della valutazione della disabilità all'Istituto di Previdenza.

In allegato il testo integrale della circolare 10 del 23 gennaio 2015.

a cura di Paolo Colombo (coordinatore del Centro di Documentazione Giuridica)

______________________________________________________________________________________

Direzione Centrale Assistenza e Invalidità Civile

Direzione Centrale Organizzazione

Direzione Centrale Sistemi Informativi e Tecnologici

Coordinamento Generale Medico Legale

Roma, 23/01/2015

Circolare n. 10

Ai Dirigenti centrali e periferici

Ai Responsabili delle Agenzie

Ai Coordinatori generali, centrali e periferici dei Rami professionali

Al Coordinatore generale Medico legale e

Dirigenti Medici

e, per conoscenza,

Al Commissario Straordinario

Al Presidente e ai Componenti del Consiglio di Indirizzo e Vigilanza

Al Presidente e ai Componenti del Collegio dei Sindaci

Al Magistrato della Corte dei Conti delegato all'esercizio del controllo

Ai Presidenti dei Comitati amministratori di fondi, gestioni e casse

Al Presidente della Commissione centrale per l'accertamento e la riscossione dei contributi agricoli unificati

Ai Presidenti dei Comitati regionali

Ai Presidenti dei Comitati provinciali

OGGETTO:

D.L. 24 giugno 2014, n. 90, convertito, con modificazioni, dalla Legge 11 agosto 2014, n. 114. Semplificazioni per i soggetti con invalidità.

SOMMARIO:

Semplificazioni in materia di accertamento sanitario di revisione (art. 25, comma 6-bis); accertamento delle condizioni sanitarie per le prestazioni erogabili agli invalidi maggiorenni già minori titolari d'indennità di frequenza (art. 25, comma 5); semplificazioni per le prestazioni economiche erogabili agli invalidi maggiorenni già minori titolari di indennità di accompagnamento o di comunicazione (art. 25, comma 6).

1.

Semplificazioni in materia di accertamento sanitario di revisione.

La Legge n. 114/2014, in sede di conversione del D.L. 90/2014, con il comma 6 bis dell'art. 25 ha introdotto importanti modifiche in materia di accertamento sanitario di revisione, stabilendo che "nelle more dell'effettuazione delle eventuali visite di revisione e del relativo iter di verifica, i minorati civili e le persone con handicap in possesso di verbali in cui sia prevista rivedibilità conservano tutti i diritti acquisti in materia di benefici, prestazioni e agevolazioni di qualsiasi natura" e che "la convocazione a visita, nei casi di verbali per i quali sia prevista la rivedibilità, è di competenza dell'Istituto Nazionale della Previdenza Sociale".

La norma, novellando il previgente sistema, ha quindi come obiettivo primario la semplificazione degli adempimenti sanitari e amministrativi relativi alla concessione dei benefici spettanti ai cittadini in possesso di verbali con rivedibilità e consente di superare, anche alla luce della prevista conservazione di tutti i diritti acquisiti in materia di benefici, prestazioni e agevolazioni di qualsiasi natura (almeno fino alle risultanze della visita di revisione), l'attuale sistema dell'eventuale doppia visita.

La novella legislativa, infatti, rende finalmente possibile una gestione unitaria delle visite di revisione e del relativo iter di verifica, permettendo all'Istituto, già preposto all'accertamento definitivo della sussistenza dei requisiti sanitari per il diritto ai benefici a titolo di invalidità civile, cecità civile, sordità, handicap e disabilità (art. 20, comma 1, legge 3 agosto 2009, n. 102), di effettuare anche l'accertamento sanitario per le eventuali visite di revisione previste all'atto del giudizio sanitario definitivo emesso dall'Istituto stesso.

Ciò, peraltro, in piena coerenza con quanto stabilito dal comma 2 del citato art. 20 della legge 102/2009, laddove si prevede che "l'Inps accerta altresì la permanenza dei requisiti sanitari nei confronti dei titolari di invalidità civile, cecità civile, sordità civile, handicap e disabilità".

Oltre alla semplificazione dell'iter sanitario-amministrativo, tale gestione unitaria delle revisioni consentirà anche sinergie e controlli più rapidi ed efficienti, in grado di rendere tempestivamente disponibili i dati e le informazioni necessarie alle funzioni amministrative, sanitarie e legali dell'Istituto, garantendo altresì una maggiore omogeneità del giudizio medico legale su tutto il territorio nazionale e la tracciabilità del complessivo processo sanitario-amministrativo, in linea con le esigenze di modernizzazione telematica e di semplificazione nell'erogazione del servizio da sempre perseguite dall'Istituto.

Considerato che le nuove disposizioni non intervengono a modificare le modalità dell'accertamento, le Commissioni mediche dell'Istituto, in sede di espletamento di tali revisioni, non sono vincolate al disposto dell'art. 2, comma 3, del Decreto Ministro Tesoro del 20.09.1989, n. 293 che, limitatamente alle verifiche straordinarie, non permette di riconoscere una percentuale d'invalidità superiore a quella in precedenza determinata.

Saranno pertanto chiamate ad esprimersi non soltanto sulla permanenza o meno del grado d'invalidità precedentemente accertato, ma anche sul suo eventuale sopravvenuto aggravamento.

Lo svolgimento da parte dell'Istituto di tutte le attività sanitarie di revisione, una volta completati la fase di ricognizione di tutte le posizioni (invalidità civile, cecità, sordità, handicap, disabilità) ed il necessario processo di allineamento delle procedure, prefigura anche un riassorbimento del piano di verifiche straordinarie programmato per l'anno 2015 nell'ambito di tale attività, ferma restando la funzione di verifica straordinaria legata alle strategie di contrasto degli illeciti.

Si fa riserva di fornire con successivo messaggio le istruzioni operative per la gestione delle diverse attività amministrative e sanitarie nonché quelle relative alle implementazioni del sistema informatico dell'invalidità civile.

2.

Accertamento delle condizioni sanitarie per le prestazioni erogabili agli invalidi maggiorenni già minori titolari d'indennità di frequenza.

Con il messaggio Hermes n. 6512 dell'8 agosto 2014 sono state fornite -limitatamente ai minori già titolari d'indennità di frequenza- le prime istruzioni sulle procedure di accertamento del diritto alle prestazioni pensionistiche connesse alla maggiore età, così come novellate dal Decreto legge 24 giugno 2014, n. 90, art. 25, comma 5, convertito, con modificazioni, dalla citata Legge 114/2014.

Il menzionato comma 5 dispone che tali prestazioni vengano riconosciute in via provvisoria ai cittadini già titolari d'indennità di frequenza qualora abbiano provveduto a presentare la relativa domanda amministrativa entro i sei mesi antecedenti il compimento del diciottesimo anno di età. Rimane fermo, al raggiungimento della maggiore età, l'accertamento delle condizioni sanitarie e degli altri requisiti previsti dalla normativa.

Occorre evidenziare, tuttavia, la sostanziale difformità dei parametri di definizione tra i requisiti sanitari per il diritto all'indennità di frequenza in favore dei minorenni e quelli previsti per le prestazioni economiche per gli invalidi maggiorenni.

Al fine di evitare quindi l'ingiustificato protrarsi dell'erogazione del benefico economico provvisorio nei confronti di cittadini la cui capacità di lavoro non sia ridotta nei limiti di legge, l'Istituto procederà alla tempestiva calendarizzazione delle visite di revisione nei territori delle Direzioni metropolitane o provinciali Inps in cui ha assunto, in via sperimentale, le funzioni relative all'accertamento dei requisiti sanitari, a seguito della stipula di una Convenzione ex art. 18, comma 22, della Legge 15 luglio 2011, n. 111 con la rispettiva Regione.

Per tutte le altre realtà in cui resta in capo alle Commissioni ASL la competenza dell'accertamento sanitario nei confronti dei titolari d'indennità di frequenza diventati maggiorenni (che abbiano presentato la relativa domanda nei termini previsti), l'Istituto provvederà a sensibilizzare gli Assessorati Regionali, nell'ambito dell'ormai consolidato rapporto di collaborazione, non solo in merito alla necessità di procedere ad una tempestiva calendarizzazione delle visite in oggetto, ma anche in relazione all'importanza di effettuare la trasmissione all'INPS dei verbali in modalità telematica, sempre al fine di evitare l'eventuale protrarsi dell'erogazione di prestazioni non dovute.

I verbali di tali visite saranno resi opportunamente selezionabili nella procedura "Verifiche Ordinarie InvCiv", affinché il medico responsabile della competente UOC/UOS, o il suo delegato, possa provvedere, in via prioritaria, alla validazione agli atti o alla sospensione per visita diretta. Altrettanto prioritaria sarà la calendarizzazione delle eventuali visite dirette disposte.

Infine, l'Istituto provvederà, con apposita comunicazione, a richiedere la tempestiva compilazione ed il conseguente invio del modello AP70 per l'accertamento degli altri requisiti previsti.

3.

Attribuzione delle prestazioni economiche erogabili agli invalidi maggiorenni già minori titolari di indennità di accompagnamento o di comunicazione.

Con il messaggio Hermes n. 7382 dell' 1 ottobre 2014, l'Istituto ha fornito le istruzioni per l'attuazione di quanto previsto dalla legge n. 114 dell'11 agosto 2014 (di conversione del decreto legge n. 90/2014) a beneficio dei minori -già titolari di indennità di accompagnamento o comunicazione nonché quelli rientranti nelle previsioni di cui al DM 2 agosto 2007, inclusi i soggetti affetti da sindrome da talidomide o da sindrome di Down (comma 6 dell'art. 25)- in occasione del raggiungimento della maggiore età, prevedendo la sola necessità dell'accertamento dei requisiti socio-reddituali (modello AP70) per attribuire il diritto alle prestazioni economiche erogabili agli invalidi maggiorenni.

Gli approfondimenti effettuati nelle ultime settimane sulle banche dati dell'Istituto hanno però permesso di rilevare che in molti casi è presente una data di revisione al compimento del diciottesimo anno d'età per le indennità di accompagnamento riconosciute in favore di minorenni.

Sulla base degli atti disponibili ed eventualmente forniti dal cittadino stesso, le UO Medico-legali dell'Istituto provvederanno quindi ad individuare i casi di patologia stabilizzata o ingravescente a norma del D.M. 2 agosto 2007, al fine di evitare che si dia luogo a visita di revisione nei confronti di quei soggetti per i quali, al compimento del diciottesimo anno d'età, non sussistano ipotesi di miglioramento delle condizioni sanitarie.

Il Direttore Generale

Nori

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Giornale UICI del 13-03-2015

Centro di Documentazione Giuridica - Breve Vademecum sui permessi retribuiti di cui all'art. 33 della legge 104/1992

a cura di Paolo Colombo

La principale fonte normativa in tema di permessi lavorativi retribuiti è costituita dalla Legge-quadro per l'assistenza, l'integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate (L. 104/92 così come modificata dalla L. 53/2000, L. 183/2010 e dal d.lgs. 119/2011), la quale, all'art. 33, disciplina le agevolazioni riconosciute ai lavoratori affetti da disabilità grave e ai familiari che assistono una persona con handicap in situazione di gravità.

Considerata l'importanza e l'attualità dell'istituto formuliamo un breve vademecum

Gli aventi diritto

I permessi retribuiti possono essere richiesti al proprio datore di lavoro, pubblico o privato, da:

- disabili con contratto individuale di lavoro dipendente: sono inclusi anche i lavoratori in modalità part-time, sono invece esclusi i lavoratori autonomi e quelli parasubordinati, i lavoratori agricoli a tempo determinato occupati in giornata, i lavoratori a domicilio e quelli addetti ai lavoro domestici e familiari;

- genitori lavoratori dipendenti: madre e/o padre biologici, adottivi o affidatari di figli disabili in situazione di gravità anche non conviventi;

- coniuge lavoratore dipendente: resta attualmente escluso il convivente more uxorio anche se in proposito sono stati sollevati dubbi di legittimità costituzionale, da ultimo con ordinanza del 15/09/2014 del Tribunale di Livorno;

- parenti o affini entro il II grado lavoratori dipendenti: figli, nonni, nipoti, fratelli, suoceri, generi, nuore, cognati del soggetto disabile con lui conviventi;

ESTENSIONE DEL DIRITTO AI PARENTI E AGLI AFFINI DI TERZO GRADO DELLA PERSONA CON DISABILITÀ GRAVE

In tutti i casi sopra esposti, il diritto può essere esteso ai parenti e agli affini di terzo grado della persona con disabilità in situazione di gravità soltanto qualora i genitori o il coniuge della persona in situazione di disabilità grave abbiano compiuto i sessantacinque anni di età oppure siano anche essi affetti da patologie invalidanti o siano deceduti o mancanti (L. 183/2010 - circ. 155/2010).

L'espressione "mancanti" deve essere intesa non solo come situazione di assenza naturale e giuridica (celibato o stato di figlio naturale non riconosciuto), ma deve ricomprendere anche ogni altra condizione ad essa giuridicamente assimilabile, continuativa e debitamente certificata dall'autorità giudiziaria o da altra pubblica autorità, quale: divorzio, separazione legale o abbandono. Si segnala comunque che in caso di separazione legale la giurisprudenza di merito ha, sovente, esteso anche al coniuge non convivente separato il diritto di fruire dei permessi di cui all'art. 33 in quanto in presenza delle condizioni, permane tra i coniugi pur se attenuato l'obbligo di reciproca assistenza morale e materiale di cui all'art.143 c.c. La possibilità di passare dal secondo al terzo grado di assistenza si verifica anche nel caso in cui uno solo dei soggetti menzionati (coniuge, genitore) si trovi nelle descritte situazioni (assenza, decesso, patologie invalidanti).

Frazionabilità ad ore dei 3 permessi giornalieri (msg 15995/07 - msg 16866/2007)

Qualora i permessi giornalieri vengano utilizzati, anche solo parzialmente, frazionandoli in ore opera un limite orario mensile. Tale limite massimo mensile fruibile è uguale all'orario normale di lavoro settimanale diviso il numero dei giorni lavorativi settimanali per 3 (msg 16866/2007).

Cosa spetta

I permessi retribuiti ai sensi della legge 104 si traducono, per il lavoratore disabile, in tre giorni di riposo al mese o, in alternativa, in riposi giornalieri di una o due ore. Per i genitori e i familiari lavoratori, è necessario distinguere in base all'età dell'assistito:

- genitori con figlio disabile di età inferiore ai tre anni: diritto al prolungamento del congedo parentale previsto fino al compimento dell'ottavo anno di vita del figlio, per un periodo massimo di ulteriori tre anni, a condizione che il bambino non sia ricoverato a tempo pieno presso istituti specializzati, ovvero che, in caso di ricovero, sia richiesta dai sanitari la presenza del genitore; tre giorni di permesso mensile fruibili anche alternativamente; riposi orari di una o due ore per giorno a seconda dell'orario di lavoro.

La fruizione dei benefici non è cumulativa;

- genitori con figlio disabile di età compresa tra i tre e gli otto anni: diritto al prolungamento del congedo parentale previsto fino al compimento dell'ottavo anno di vita del figlio, per un periodo massimo di ulteriori tre anni, a condizione che il bambino non sia ricoverato a tempo pieno presso istituti specializzati, ovvero che, in caso di ricovero, sia richiesta dai sanitari la presenza del genitore; tre giorni di permesso mensile fruibili anche alternativamente ma non anche riposi orari;

- genitori, coniuge e parenti di disabile maggiorenne: tre giorni di permesso mensile.

Anche in assenza di una specifica norma sul preavviso, qualora i permessi siano richiesti tempestivamente al datore di lavoro, questi non può legittimamente rifiutarli; il concetto di tempestività dev'essere concretamente determinato avendo riguardo sia per le necessità del lavoratore sia per le necessità tecnico-amministrative del datore di lavoro. Circa la frazionabilità in ore dei permessi giornalieri da parte dei familiari, tuttavia, nel silenzio del legislatore, si deve ritenere che non possa essere accordata nel caso in cui determini problemi di natura organizzativa per l'impresa o l'amministrazione.

Come fare domanda

Per poter beneficiare delle agevolazioni previste dalla legge 104, è necessario presentare specifica domanda sotto forma di autocertificazione da cui risultino le condizioni personali ovvero di quelle del familiare assistito (dati personali; relazione di parentela, affinità o coniugio; stato di handicap). Nel settore pubblico le domande sono esaminate dai dirigenti dell'amministrazione di riferimento. Nel settore privato, invece, è necessario che la disabilità risulti dall'apposito verbale compilato a cura dell'INPS su domanda dell'interessato e previa visita medica di verifica, la richiesta di permesso, inoltre, deve essere trasmessa per mezzo di specifici moduli predisposti. La domanda di permesso retribuito, che deve contenere l'indicazione dello specifico permesso di cui si intende usufruire, ha validità a partire dalla data di presentazione e non scade al termine dell'anno solare, eventuali variazioni delle notizie o delle situazioni autocertificate nel modello di richiesta devono essere comunicate entro trenta giorni.

RETRIBUZIONE E FRUIZIONE DEI PERMESSI - QUANTO SPETTA

* I permessi fruiti a giorni saranno indennizzati sulla base della retribuzione effettivamente corrisposta (Circ. 80/95 par. 4);

* i permessi fruiti a ore (assimilati ai permessi per allattamento Circ. 162/93 punto 1, 8° capoverso) saranno indennizzati sulla base della retribuzione effettivamente corrisposta;

* quelli concessi a titolo di prolungamento del congedo parentale fino all'8° anno di vita del bambino saranno indennizzati al 30% della retribuzione effettivamente corrisposta o convenzionale se appartenenti a categorie di lavoratori che hanno diritto all'indennità per congedo parentale sulla base di retribuzioni convenzionali.

Permessi retribuiti e ANF

Durante la fruizione dei permessi retribuiti si ha diritto anche all'assegno per il nucleo familiare(circ. 199/1997)

INDENNITÀ DI MANSIONE

Assenza per permessi 104/1992, art. 33, comma 6: Si premette che i permessi presi dai lavoratori disabili gravi per se stessi sono equiparati alla presenza in servizio in termini di percezione di ogni indennità o emolumento nonché di ogni altro accessorio collegato alla presenza effettiva in attività (differentemente da quanto avviene per coloro che richiedono i permessi per l'assistenza ad un familiare disabile grave). In caso di assenza dal servizio per la fruizione di permessi retribuiti, ad esempio i permessi di cui all'art. 33 della legge n. 104/1992, la Funzione Pubblica, con nota del 27 maggio 1999, Prot. 2207/10.2/15181, ha espresso <.... parere favorevole alla fattispecie concreta>», in ragione della equiparazione della assenza alla presenza in servizio. Il già Ministero per i Beni e le Attività Culturali è dello stesso orientamento, nel senso che <... le assenze tutelate dalla legge n. 104/92, non comportano decurtazione dell'indennità di mansione ex art. 9 l. n. 113/85>. Sulla base di un'interpretazione analogica delle norme, si può pertanto ribadire che, ai fini del pagamento dell'indennità di mansione, <... possono essere calcolati, tra i giorni da valutare come presenze di servizio, oltre ai casi previsti dalla l. n. 113/85, anche quelli dell'art. 33 l. n. 104/92, in quanto rispondenti alla medesima ratio che giustifica i casi di assenza "retribuita" già espressamente contemplati dall'art. 9 l. 113 del 1985>. Sull'argomento è intervenuto anche il Tribunale del Lavoro di Reggio Calabria che, con sentenza 21 marzo 2006, n. 782/2005 R.G.A., ha considerato detta misura indennitaria come <... parte integrante della retribuzione fissa di coloro che versino nelle condizioni di non vedenti e siano centralinisti> e, quindi, <... va da sé che nella retribuzione dovuta in caso di assenze retribuite vada sempre compresa la cd <indennità di mansione>. Ad ogni buon conto, riepiloghiamo le diverse modalità previste per l'erogazione dell'indennità di mansione che spetta per tutti i giorni di effettivo servizio prestato e non si corrisponde durante i giorni di assenza, fatte salve alcune eccezioni (cfr. circolare n. 84 del Ministero del Tesoro del 4.11.1992):

* assenza per ferie

* assenza per malattia dipendente da causa di servizio

* cure necessarie per infermità contratte in guerra

* assenza per infortunio sul lavoro

* frequenza corsi professionali previsti a livello datoriale

* donatori di sangue

* motivi sindacali

* beneficiari della legge n. 104/1992, art. 33, comma 6

* congedo di maternità, compresa l'interdizione anticipata dal lavoro, e congedo di paternità (astensioni obbligatorie)

* assenze per permessi lutto

* assenze dovute alla fruizione di permessi per citazione a testimoniare e per espletamento delle funzioni di giudice popolare

* assenze previste dall'art. 4, comma 1, della legge n. 53/2000

FERIE E TREDICESIMA MENSILITÀ

La quota della 13° mensilità (msg 13032/2005), o altre mensilità aggiuntive, è inclusa nella retribuzione giornaliera da prendere a riferimento per il calcolo dell'indennità e pertanto già corrisposta a carico dell'Istituto. Da parte del datore di lavoro quindi non è dovuta la corresponsione della quota relativa alla gratifica natalizia in quanto già compresa nell'indennità erogata dall'Inps.

a cura di Paolo Colombo (coordinatore del Centro di Documentazione Giuridica)

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Giornale UICI del 20-03-2015

Centro di Documentazione Giuridica: Il reddito della casa di abitazione non incide su quello utile per la concessione degli assegni di invalidità

a cura di Paolo Colombo

I Giudici della Corte di Cassazione con sentenza della prima sezione civile n.4674 del 17.12.2014, depositata il 9.3.2015, hanno stabilito che non conta il reddito della casa di abitazione ai fini del riconoscimento dell'assegno mensile di invalidità (L. 118/71, art. 13).

Le condizioni economiche richieste per la concessione di provvidenze ai mutilati e agli invalidi civili (in particolare per la pensione di cui all'articolo 12 della legge 118/1971 e l'assegno di cui al successivo articolo 13) sono quelle previste dall'articolo 3 della stessa legge, nella parte in cui tale disposizione ha riscritto, tra l'altro, i primi tre commi dell'art. 26 della legge 30 aprile 1969, n. 153 in materia di computo dei redditi ai fini dell'erogazione della pensione sociale, indicando espressamente l'esclusione del reddito della casa di abitazione.

E' questo il principio espresso dalla in materia di concessione di prestazioni di invalidità civile originate da vicende nelle quali non era in contestazione il requisito sanitario, quanto, appunto, il requisito reddituale necessario per l'ammissione al trattamento.

Le prestazioni erogate agli invalidi civili, ai ciechi civili e ai sordomuti, rapportate al loro grado di invalidità, devono infatti tener conto di determinati limiti reddituali (per l'erogazione occorre, che l'interessato non superi i 4.805,19 euro annui), eccetto che nel caso di indennità di accompagnamento per ciechi e invalidi civili, di indennità di comunicazione per i sordomuti e di indennità per i ciechi ventesimisti, per le quali tali limiti non sono contemplati.

Nel caso de quo la Corte, dando torto all'lnps, ha ritenuto che il reddito della casa di abitazione non rappresentasse un onere deducibile o una ritenuta fiscale e che, di conseguenza, il reddito Irpef al lordo non comprendesse il reddito della casa di abitazione. Bisogna dunque fare una distinzione tra il reddito della persona ed il reddito imponibile, che esclude i redditi non tassabili.

Segue il testo integrale della sentenza commentata.

a cura di Paolo Colombo (coordinatore del Centro di Documentazione Giuridica)

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CORTE DI CASSAZIONE, SEZIONE L CIVILE

SENTENZA 9 MARZO 2015, N. 4674

INTEGRALE

PREVIDENZA ED ASSISTENZA - INVALIDITà

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sig.ri Magistrati:

Dott. COLETTI DE CESARE Gabriella - Presidente

Dott. VENUTI Pietro - rel. Consigliere

Dott. BRONZINI Giuseppe - Consigliere

Dott. MANNA Antonio - Consigliere

Dott. TRIA Lucia - Consigliere

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 18669/2009 proposto da:

INPS - ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE C.F. (OMISSIS) in persona del suo Presidente e

legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA Cesare Beccaria n. 29, presso

l'Avvocatura Centrale dell'Istituto, rappresentato e difeso dagli avvocati (OMISSIS), (OMISSIS), (OMISSIS),

giusta delega in, atti;

- ricorrente -

contro

(OMISSIS);

- intimata -

avverso la sentenza n. 99/2008 della CORTE D'APPELLO di VENEZIA, depositata il 30/07/2008, N.R.G.

744/05;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 17/12/2014 dal Consigliere Dott. PIETRO

VENUTI;

udito l'Avvocato (OMISSIS);

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. MASTROBERARDINO Paola, che ha concluso per il rigetto del ricorso.

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

La Corte d'appello di Venezia, con la sentenza indicata in epigrafe, ha confermato la decisione di primo

grado che aveva condannato l'INPS a corrispondere l'assegno mensile d'invalidità (Legge n. 118 del 1971, articolo 13) a favore di (OMISSIS) a decorrere dal 13 agosto 2004.

Premesso che non era in contestazione il requisito sanitario ma solo quello reddituale, la Corte di merito ha

rilevato che il reddito della casa di abitazione non costituisce un onere deducibile o una ritenuta fiscale e,

conseguentemente, il reddito IRPEF al lordo non comprende il reddito della casa di abitazione, occorrendo

distinguere tra reddito complessivo, che comprende ogni reddito della persona, e reddito imponibile, che

esclude i redditi non assoggettati a tassazione, come appunto il reddito derivante dalla casa di abitazione.

Contro questa sentenza ricorre per cassazione l'INPS sulla base di due motivi. L'assistita non ha svolto

attività difensiva.

MOTIVI DELLA DECISIONE

1. Con il primo motivo il ricorrente denuncia violazione e falsa applicazione della Legge n. 350 del 2003,

articolo 2, comma 28, in relazione all'articolo 15 preleggi.

Il motivo è sintetizzato nel seguente quesito di diritto: "dica la Corte che, ai fini della individuazione del

reddito rilevante nell'anno 2003 per l'attribuzione dell'assegno mensile di assistenza, di cui alla Legge 30

marzo 1971, n. 118, articolo 13, non può farsi applicazione della Legge 24 dicembre 2003, n. 350, articolo 2,

comma 28, e non può escludersi di conseguenza, dalla determinazione del reddito il reddito relativo alla

casa destinata ad abitazione principale sia perché' non applicabile ratione temporis alla fattispecie

esaminata dalla Corte di appello, sia perché' rilevante soltanto ai fini della determinazione dell'imposta in

ambito fiscale".

2. Con il secondo motivo il ricorrente, nel denunziare plurime violazioni di legge, formula il seguente

quesito di diritto: "dica la Corte che il limite di reddito per conseguire il diritto all'assegno mensile di

assistenza di cui alla Legge 30 marzo 1971, n. 118, articolo 13, deve essere calcolato computando nei redditi di qualsiasi natura assoggettabili all'IRPBF o esenti da detta imposta anche il reddito della casa adibita ad abitazione principale, in applicazione del combinato disposto del Decreto Legge 30 dicembre 1979, n. 663, articolo 14 septies, convertito in Legge 29 febbraio 1980, n. 33, e del Decreto Ministeriale 31 ottobre 1992, n. 553, articolo 2, in quanto, quale onere deducibile, facente parte del reddito assoggettabile all'Irpef".

3. Il ricorso non e' fondato.

La questione oggetto della presente controversia è stata oggetto di esame di questa Corte che si e'

pronunziata in senso sfavorevole all'INPS.

E' stato infatti affermato che "In tema di pensione di inabilità, ai fini del requisito reddituale non va

calcolato il reddito della casa di abitazione, in quanto la Legge n. 118 del 1971, articolo 12, rinvia per le

condizioni economiche alla Legge n. 153 del 1969, articolo 26, che, per la pensione sociale, esclude dal

computo il reddito della casa di abitazione. Nè rileva, in senso contrario, la previsione di cui al Decreto Ministeriale n. 553 del 1992, articolo 2, che impone, ai fini assistenziali, la denuncia dei redditi al lordo degli

oneri deducibili, in quanto la casa di abitazione non costituisce, a tale scopo, un onere deducibile, ma una

voce di reddito" (cfr. Cass. 5 aprile 2012 n. 5479; Cass. 13 agosto 2012 n. 14456; Cass. 5 settembre 2013 n. 20387).

Lo stesso principio vale per l'assegno mensile d'invalidità, atteso che esso è concesso con le stesse condizioni e modalità previste per l'assegnazione della pensione di inabilità (cfr. Legge n. 118 del 1971, articolo 13, comma 1).

In adesione al suddetto indirizzo, il ricorso deve pertanto essere rigettato.

Non v'è luogo a provvedere sulle spese del presente giudizio, essendo l'assistita rimasta intimata.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso. Nulla per le spese.

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Giornale UICI del 27-03-2015

Centro di Documentazione Giuridica: Assunzione disabili, gli enti pubblici non autocertificano il proprio esonero

a cura di Paolo Colombo

Gli enti pubblici non possono autocertificare il proprio esonero dal collocamento obbligatorio di disabili.

A precisarlo è il Ministero del Lavoro nell'interpello n. 4/2015, che ha risposto ad un quesito dell'Anci (associazione nazionale comuni italiani) in merito al campo di applicazione dell'art. 5, comma 2, della legge n. 68/1999 (diritto al lavoro dei disabili). La richiamata norma (art. 5), si ricorda, disciplina i casi di esonero del personale dal computo della c.d. quota di riserva (cioè le assunzioni riservate a soggetti disabili); l'ultimo capoverso prevede che "fermo restando l'obbligo del versamento del contributo di cui al comma 3 al Fondo regionale per l'occupazione dei disabili, per le aziende che occupano addetti impegnati in lavorazioni che comportano il pagamento di un tasso di premio ai fini Inail pari o superiore al 60 per mille, la procedura di esonero prevista dal presente articolo è sostituita da un'autocertificazione del datore di lavoro che attesta l'esclusione dei lavoratori interessati dalla base di computo".

L'Anci ha chiesto di sapere se quest'ultimo capoverso della norma possa applicarsi anche agli enti pubblici. La risposta del Ministero è stata negativa.

Il Ministero muove dalla lettura dell'art. 5, il quale stabilisce: nella prima parte che i datori di lavoro, sia pubblici che privati, ove operino in determinati settori (trasporto aereo, marittimo o terrestre, edile e degli impianti a fune, autotrasporto e minerario) sono sottratti dall'osservanza degli obblighi di assunzione (di cui all'art. 3), con esclusivo riferimento al personale identificato dalla stessa disposizione; nell'ultimo periodo (prima riportato) che "(...) le aziende che occupano addetti impegnati in lavorazioni che comportano il pagamento di un tasso di premio ai fini Inail (...)", la procedura di esonero prevista dal presente articolo è sostituita da un'autocertificazione.

Per il Ministero l'ultima previsione non può intendersi riferita agli enti pubblici, perché il dato testuale fa esplicito riferimento alle "aziende" contrariamente a quanto avviene in altre parti dello stesso art. 5 dove il legislatore ha preso espressamente in considerazione i "datori di lavoro privati e gli enti pubblici".

Segue testo integrale dell'interpello.

a cura di Paolo Colombo (coordinatore del Centro di Documentazione Giuridica)

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INTERPELLO N. 4/2015

istituzionale-3

Roma, 6 marzo 2015 ANCI Associazione Nazionale Comuni Italiani

Direzione generale per l'Attività Ispettiva prot. 37/0003927

Oggetto: art. 9, D. Lgs. n. 124/2004 - art. 5, comma 2, L. n. 68/1999 - personale con tasso di rischio INAIL pari o superiore al 60 per mille.

L'Associazione Nazionale Comuni Italiani - ANCI - ha avanzato istanza di interpello al fine di conoscere il parere di questa Direzione generale in ordine al campo di applicazione dell'art. 5, comma 2, L. n.68/1999.

In particolare, l'istante chiede se l'ultimo capoverso della predetta disposizione - secondo il quale "fermo restando l'obbligo del versamento del contributo di cui al comma 3 al Fondo regionale per l'occupazione dei disabili, per le aziende che occupano addetti impegnati in lavorazioni che comportano il pagamento di un tasso di premio ai fini INAIL pari o superiore al 60 per [mille], la procedura di esonero prevista dal presente articolo è sostituita da un'autocertificazione del datore di lavoro che attesta l'esclusione dei lavoratori interessati dalla base di computo" - debba intendersi riferito anche agli enti pubblici.

Al riguardo, acquisito il parere della Direzione generale per l'Inclusione e per le Politiche Sociali e dell'Ufficio legislativo, si rappresenta quanto segue.

Ai fini della soluzione del quesito, occorre muovere dalla lettura dell'art. 5 della L. n. 68/1999 il quale stabilisce:

- nella prima parte, che i datori di lavoro sia pubblici che privati, laddove operino in determinati settori - quali quello del trasporto aereo, marittimo o terrestre, edile e degli impianti a fune, autotrasporto e minerario - sono sottratti dall'osservanza degli obblighi di assunzione di cui all'art. 3 sopra citato, con esclusivo riferimento al personale identificato dalla medesima disposizione;

- nell'ultimo periodo, come già riportato, che "(...) le aziende che occupano addetti impegnati in lavorazioni che comportano il pagamento di un tasso di premio ai fini INAIL pari o superiore al 60 per [mille], la procedura di esonero prevista dal presente articolo è sostituita da un'autocertificazione (...)".

Ciò premesso, si ritiene che tale ultima previsione non possa intendersi riferita agli enti pubblici; ciò in quanto il dato testuale fa esplicito riferimento alle "aziende", contrariamente a quanto avviene anche in altre parti dello stesso art. 5, in cui il Legislatore ha preso espressamente in considerazione i "datori di lavoro privati e gli enti pubblici" (v. anche comma 3).

IL DIRETTORE GENERALE

(f.to Danilo Papa)

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Giornale UICI dell'11-03-2015

Una bussola per orientarsi - Nello zainetto dell'alunno disabile visivo mettiamoci anche l'autostima, non soloausili!

di Stefania Fortini

Rubrica per genitori

In questo numero continueremo a parlare del mondo della scuola: di seguito riportiamo l'intervento della dott.ssa Stefania Fortini-Psicologa del Polo Nazionale per la Riabilitazione Visiva di IAPB Italia-al seminario nazionale "L'inclusione scolastica dei disabili visivi: dalle problematicità del presente, uno sguardo fiducioso al futuro", tenutosi lo scorso ottobre a Manfredonia (FG), nel quale illustra il ruolo significativo dell'autostima nella vita, anche scolastica, dei bambini/ragazzi con problemi di vista.

Se siamo qui a parlare di autostima nell'alunno con disabilità visiva è per sottolineare il ruolo chiave che gli insegnanti hanno nel contribuire al processo di costruzione dell'autostima.

L'autostima infatti, si costruisce molto presto e la famiglia, insieme alla scuola, rappresentano gli ambiti di vita del bambino nei quali l'individuo si forma.. Compito della "scuola" è quello di contribuire a valorizzare il bambino ipovedente per quello che è, anche con quei limiti che la disabilità visiva necessariamente comporta.

Riuscire in questo compito significa preparare il bambino ad affrontare le sfide del mondo esterno e le difficoltà che, comunque, si presenteranno in ogni fase della vita ( coetanei, sentimenti, fallimenti e frustrazioni) e non limitarsi o concentrarsi solo sul rendimento scolastico. ...addestramento non sempre vuol dire apprendimento....

Ma cos'è l'autostima

Cosa è l'AUTOSTIMA

La discrepanza tra il sé percepito (visione oggettiva di quelle abilità, caratteristiche e qualità che sono presenti o assenti) e il sé ideale (immagine della persona che ci piacerebbe essere) genera problemi di autostima

Un divario ampio determina una bassa autostima, un divario piccolo comporta un'alta autostima

Come si costruisce l'AUTOSTIMA

Attaccamento sicuro e autostima

A volte il bambino cerca di camuffare la bassa autostima

AMBITI dell'autostima: Sociale, familiare, scolastico, corporeo= autostima globale

Ambito SCOLASTICO

COME?

Metodologie efficaci per l'integrazione dei bambini minorati della vista

Gli studenti ottengono migliori risultati (rispetto all'insegnamento tradizionale) su:

Piano cognitivo

Piano relazionale

Piano psicologico: migliorano l'immagine di sé e il senso di autoefficacia e sviluppano una maggiore capacità di affrontare stress e difficoltà

Come aiutare a sviluppare/potenziare l'autostima

In ambito scolastico...

Il ruolo dell'insegnante diviene fondamentale per mantenere, modificare o sviluppare un'adeguata percezione di Sé favorendo così lo sviluppo di una buona autostima

Se...

Ambito FAMILIARE

Ambito SOCIALE o interpersonale

Percezione corporea

Autostima globale

Conclusione

Lo sviluppo delle abilità sociali deve rappresentare una priorità per i bambini con disabilità visiva, anche per coloro che presentano normali trend di sviluppo

dott.ssa Stefania Fortini

Psicologa del Polo Nazionale per la Riabilitazione Visiva della sezione italiana dell'Agenzia Internazionale per la Prevenzione della Cecità (IAPB Italia).

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Flashback: nel mese appena trascorso

Nel mese di marzo si sono riuniti i seguenti organi regionali:

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