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Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ONLUS
Consiglio Regionale della Lombardia


IL BLOCNOTES

NOTIZIARIO INFORMATIVO DEL CONSIGLIO REGIONALE LOMBARDO DELL'UNIONE ITALIANA DEI CIECHI E DEGLI IPOVEDENTI

A cura di Massimiliano Penna

Gennaio 2015

SOMMARIO

Giornale UICI dell'11-12-2014

XXIII Congresso Nazionale dell'Unione: un po' di chiarezza e rilancio DI UN PROGETTO

Di Nicola Stilla

Lo scorso 23 settembre, io e Mario Barbuto, abbiamo diffuso un comunicato congiunto con il quale prendevamo atto che "nonostante gli sforzi compiuti da entrambi per trovare un accordo" non sussistevano più le condizioni per il raggiungimento di quell'"auspicata intesa" che ci avrebbe consentito di individuare un candidato comune alla carica di Presidente Nazionale al XXIII Congresso della nostra Unione.

La conclusione di quel progetto è stata per me un momento difficile ed in qualche modo doloroso, considerando che, solo sei mesi prima, in vista dell'elezione del Presidente nazionale da parte del Consiglio nazionale convocato in via straordinaria per il 15 marzo,

per determinare le condizioni che avrebbero consentito di far vincere il "cambiamento" sulla "continuità", avevo deciso di condividere un percorso con Mario promuovendo e sostenendo la sua candidatura alla Presidenza Nazionale del nostro sodalizio con l'impegno comune di individuare insieme un metodo per scegliere successivamente il candidato unitario alla presidenza nazionale per il 23° Congresso entro la fine del corrente anno.

Non intendo e non mi interessa con questo articolo suscitare polemiche, né replicare punto per punto alle diverse posizioni espresse sulla stampa associativa e su alcune liste; voglio solo ricordare alcuni passaggi del percorso iniziato l'11 gennaio 2014 a Milano e proseguito il 2 marzo a Bologna, per riprendere infine i contenuti dell'articolo "L'Unione che vorrei - 2015 l'anno del cambiamento" con il quale nel mese di gennaio 2014, annunciavo la mia candidatura alla carica di Presidente Nazionale dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti in vista del prossimo Congresso Nazionale.

Nel documento intitolato Le Ragioni di una Scelta, il 2 marzo scorso, a Bologna, presenti una ventina di amici dirigenti, io e Mario Barbuto lanciavamo la candidatura di Mario alla Presidenza Nazionale con le seguenti parole

"Le dimissioni forzate e inattese del Presidente Tommaso Daniele hanno causato una accelerazione di quel processo di ricambio e di rinnovamento da intraprendere a partire dall'appuntamento congressuale del prossimo anno.

Mario Barbuto e Nicola Stilla, entrambi disponibili a candidarsi in Congresso, da alcuni mesi hanno intrapreso un percorso comune e condiviso di elaborazione di un programma e di individuazione di un metodo per giungere alla designazione di una candidatura unitaria alla carica di Presidente Nazionale.

Questo percorso continuerà con le modalità e con i tempi necessari già ipotizzati, intendendo promuovere e favorire numerosi momenti di confronto, con una vasta partecipazione di tutta la dirigenza e della parte più attiva della base associativa".

Nel mio intervento di presentazione della candidatura di Mario Barbuto al Consiglio Nazionale del 15 marzo scorso, mettevo in evidenza gli stessi concetti del documento del 2 marzo e ribadivo alcuni principi per una gestione collegiale e condivisa della nostra organizzazione, con alcuni obiettivi da perseguire nei 18 mesi che ci separavano allora dal XXIII Congresso. Se una valutazione degli obiettivi potrà essere fatta solo a conclusione del mandato, il fatto che il "Gruppo 2 marzo" non sia più stato convocato né consultato credo dia, invece, esauriente riscontro circa l'auspicata, ma mancata, gestione collegiale; per quanto concerne le motivazioni per cui l'accordo non potrà proseguire, ognuno, se vorrà, leggendo i documenti pubblicati sul mio blog (www.lunionechevorrei.blogspot.it), potrà conoscere i fatti per come sono maturati e per come realmente sono.

Dunque, si riparte e voglio ribadirlo: non sono e non sarò interessato alla polemica; sono e sarò interessato soltanto al confronto sulle questioni reali ed al futuro della nostra associazione!!

Per ciò che mi riguarda, avvierò la campagna elettorale nei prossimi mesi, ben consapevole dello svantaggio che avrò rispetto al Presidente Nazionale in carica. Non credo di sorprendere se dico che il Presidente dispone di mezzi, possibilità ed opportunità per girare legittimamente l'Italia "isole comprese" ; Comunque sia, voglio provarci ugualmente perché credo che l'Unione meriti una politica diversa e una gestione che affronti concretamente i problemi con vera collegialità e non solo a parole; voglio provarci perché sono sicuro che la nostra organizzazione è matura per scegliere democraticamente il suo Presidente Nazionale senza che venga meno l'unità associativa che per me rimane un bene da difendere, perseguire e conseguire.

Voglio provarci, infine, perché sono convinto che la nostra organizzazione abbia bisogno di aria nuova, di modelli organizzativi diversi dal passato, di interpretare e se possibile anticipare i mutamenti sociali ed istituzionali che incombono e non mi pare davvero che si stia cambiando verso.

Chiarito, spero una volta per tutte, quello che c'era da chiarire, d'ora in poi mi limiterò a scrivere periodicamente alcune riflessioni finalizzate ad aprire un confronto con tutti coloro che lo vorranno e acquisire eventuali contributi per la definizione di una bozza di programma da sottoporre a tutti i dirigenti in carica, a quelli che lo diventeranno dopo il rinnovo degli organi provinciali e regionali ed ai Delegati Congressuali.

Cercherò inoltre di presenziare quando mi sarà consentito, a tutti gli eventi associativi sia di carattere nazionale che locale, in modo da essere presente laddove si dibatteranno le tematiche che stanno a cuore dei Soci e dei Dirigenti della nostra organizzazione per avviare un serio e fattivo confronto con tutte le persone che lo vorranno.

Per costruire la bozza del mio programma, affinché tutti possano dare concretamente il proprio contributo di idee, ho pensato ad una serie di strumenti; momenti e occasioni di confronto e di dibattito che dovranno essere il fulcro di un impegno capace di ridare slancio all'azione associativa dove i news media potranno giocare un ruolo ancorché non determinante e dove le idee e l'innovazione di ciascuno contribuiscano a far crescere la consapevolezza di tutti.

Quello slancio ideale e sostanziale che la - collaborazione condivisa - aveva lasciato intravvedere, ma che gli opportunismi pare abbiano definitivamente affossato.

E' mia intenzione infatti voler costituire gruppi di studio che elaborino il programma da sottoporre all'attenzione ed al contributo di tutti i Soci.

Al di là di come saranno strutturati i gruppi di studio, ritengo che, a monte, si debba definire una -strategia che sappia interpretare con obiettivi chiari e definiti, con percorsi innovativi ed aderenti ai nuovi processi sociali ed istituzionali, una realtà dinamica che metta in discussione i consueti punti di riferimento.

Dobbiamo saper declinare Istruzione, lavoro, scuola, ipovisione, tecnologia e quant'altro in ipotesi di lavoro, identificabili con quel futuro che già stiamo vivendo senza quelle ovvietà che fanno sempre più parte di un passato, sicuramente glorioso, ma evidentemente da contestualizzare ed aggiornare alla luce della - nuova Unione - che vorremmo costruire.

I referenti dei gruppi saranno individuati tra coloro che offriranno la loro disponibilità per la definizione della bozza di programma di lavoro per il prossimo quinquennio; i gruppi dovranno completare il proprio lavoro entro la fine di gennaio 2015 in modo che, entro febbraio, sia possibile elaborare un documento complessivo da sottoporre all'attenzione e alla discussione della base associativa.

Concluso questo primo percorso, si dovrà aprire una discussione più ampia ed approfondita su due questioni prioritarie la riorganizzazione della nostra Unione e la gestione del patrimonio legata anche alla questione dell'autofinanziamento.

Per quanto concerne la riorganizzazione, fermo restando il principio dell'unità associativa e la garanzia della partecipazione delle minoranze alla vita associativa a tutti i livelli, dovranno essere individuate nuove strategie per il coinvolgimento delle persone non vedenti e ipovedenti, delle loro famiglie, dei sostenitori, ecc. ecc. in modo da ampliare la base associativa. Occorrerà inoltre individuare strategie adeguate per la riorganizzazione delle strutture a tutti i livelli, prevedendo un potenziamento dei Consigli Regionali, la riorganizzazione delle strutture provinciali ed una riqualificazione della Sede Centrale, passando per la valorizzazione del personale di quest'ultima e la gestione di nuovi servizi a sostegno delle strutture periferiche, all'insegna di una gestione davvero collegiale che sia capace di coinvolgere, soprattutto nelle scelte fondamentali e strategiche a livello nazionale, tutte le strutture territoriali.

Relativamente al patrimonio e all'autofinanziamento, è opportuno evidenziare come la carenza di risorse ordinarie in rapporto alle effettive esigenze gestionali dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, determini problemi strutturali del bilancio della Sede Centrale. In

particolare, prendendo ad esempio i consuntivi degli ultimi anni si evidenzia che le entrate relative a contributi statali (ordinari e straordinari) rappresentano circa il 60% del totale delle risorse. E' significativo il tasso di incidenza dei contributi statali straordinari (pari al 42%), che segna il problema dell'incertezza futura sugli equilibri economici generali:

l'Unione genera autonomamente circa il 40% delle risorse occorrenti

Il delicato ed imprescindibile tema delle risorse impone piena consapevolezza e priorità assoluta; occorre lavorare parallelamente, su due binari: da una parte le iniziative di autofinanziamento, dall'altra gli interventi sulla spesa. Per quanto riguarda le prime occorre pensare ad iniziative nuove e moderne, anche in collaborazione con gli enti di emanazione dell'Unione.

A ciò andrà aggiunta una nuova politica di gestione del patrimonio, affinché esso possa generare un maggior profitto dell'attuale. L'aggiornamento e la riqualificazione del nostro personale sarà poi fondamentale in questo processo perché permetterà di essere più efficienti nel conseguire gli obiettivi prefissati.

Oggi, in un periodo di penuria di risorse e di crisi generalizzata, dobbiamo lavorare affinché la solidarietà, diventi un valore prioritario tale da costituire un buon esempio di buona prassi anche al di fuori della nostra associazione.

La cornice che tutti insieme con serietà dobbiamo contribuire a costruire, evitando i pressappochismi e le facilonerie, dovrà contenere un "quadro" capace di farci immaginare un domani migliore; una visione d'insieme che vorrei, fortemente vorrei costruire insieme a voi, alle migliori intelligenze presenti nell'Unione e nella società, con l'umiltà della consapevolezza di dover superare grandi difficoltà, ma con la determinazione di contribuire con molti di voi a costruire davvero - l'Unione che vorrei -.

I pochi spunti sopra esposti rappresentano la base sulla quale muovere i primi passi per la definizione di un progetto complessivo che preveda anche la rimodulazione dello Statuto Sociale della nostra Unione e dei necessari aggiustamenti in attesa di una riscrittura complessiva che dovrà necessariamente dettare il prossimo Congresso.

Una sfida questa perché differentemente dal passato, non dovrà trattarsi di una semplicistica rivisitazione della nostra carta statutaria ma davvero, dovremmo saper interpretare, condividere e identificare un - modello - che, finalmente, ci consenta di superare i segni del tempo che tutti ravvisiamo nel nostro statuto.

Questo complesso lavoro, però, non dovrà distrarci dalle questioni oggi sul tappeto a partire dalla scuola, per non dimenticare il lavoro e non sottovalutare il rischio di perdere quasi totalmente i finanziamenti che lo Stato ha assicurato fino ad oggi per la gestione dei nostri servizi e per consentirci di assolvere il nostro ruolo di rappresentanza e tutela degli interessi dei ciechi e degli ipovedenti italiani.

Insomma, voglio lavorare per garantire una casa comune e diversa anche per coloro che verranno dopo di noi.

Proprio per questo motivo ho assicurato al Presidente Nazionale la piena lealtà ed il rispetto degli accordi sottoscritti il 2 marzo per lo meno su quei punti allora concordati e solo se saranno condivisi. Diversamente ognuno si assumerà le proprie responsabilità e ne risponderà a tutta l'associazione nelle sedi istituzionali.

Concludo ribadendo che solo una vera gestione collegiale potrà evitare che la nostra associazione sia messa nell'angolo dalle scelte della politica del Governo e del Parlamento.

Per contatti:

- E-mail: presidente@uicilombardia.org

- Facebook: https://www.facebook.com/profile.php?id=100008498836298

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Dalla sezione di brescia

Orzinuovi: l'arte si fa più accessibile

ArteconNoi ha idealizzato un percorso sensoriale-didattico all'interno della Pinacoteca Comunale di Orzinuovi seguendo nuove metodologie d'approccio all'opera d'arte. Obiettivo principale del progetto è quello di creare un luogo accessibile a tutti in cui trovino espressione non solo valori culturali, educativi e didattici ma anche di vantaggio sociale.

La pinacoteca racchiude una raccolta di opere di vario genere: arte contemporanea, figurativa, scultura e pittura.

Le attività ideate vogliono coinvolgere in primis il pubblico di non vedenti e ipovedenti e in secondo luogo si caratterizzano per soddisfare nelle persone vedenti, il desiderio di conoscenza e approfondimento delle forme artistiche attraverso tecniche sensoriali. Tali attività hanno la capacità di stimolare e rievocare emozioni oscurate spesso dalla grande potenza del visus in soggetti normodotati.

Le visite si articoleranno seguendo le seguenti modalità:

- una breve descrizione della struttura museale accompagnata dall'esame tattile del modellino ligneo della Rocca di S. Giorgio (luogo storico in cui hanno sede i locali della Pinacoteca);

- spiegazione delle sale espositive e del loro contenuto. Le opere verranno presentate attraverso un'introduzione storica e descritte dal punto di vista iconografico e iconologico ricostruendo il contesto socio-culturale della loro produzione e della poetica dell'autore.

La spiegazione uditiva verrà supportata dall'esplorazione tattile delle opere selezionate o dei loro modellini; il materiale tattile utilizzato è costituito dalle opere stesse nel caso in cui questo sia possibile come alcune sculture bronzee, da disegni a rilievo elaborati con il supporto del museo Omero di Ancona e tavole tattili realizzate a cura di ArteconNoi.

La visita si chiude con laboratori artistico-creativi incentrati sulla sensorialità.

Sono in programma tre pomeriggi:

- domenica 21 dicembre 2014 alle ore 15.30

- domenica 18 gennaio 2015 alle ore 15.30

- domenica 22 febbraio 2015 alle ore 15.30.

Per ragioni organizzative ed un miglior coordinamento si prega di segnalare la propria adesione in segreteria al numero: 030 2209416.

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CALENDARIO BRAILLE 2015 E OPUSCOLO BRAILLE "PERCHE' SI DICE - PERCHè SI FA SECONDA EDIZIONE"

La Biblioteca del libro parlato "Marcello Mecchia" dell'U.I.C.I. Onlus di Pordenone ha predisposto anche per il 2015 il calendario braille. Composto da una quarantina di pagine, comprende, oltre alle tradizionali informazioni sui mesi, i Santi e le festività, lo zodiaco, le fasi lunari, le indicazioni per l'imbottigliamento dei vini, l'orario del sorgere e del tramonto del sole, brevi note sui principali personaggi illustri della nostra provincia ed alcuni aforismi.

Costo 10,00 Euro.

Oltre al calendario, la Biblioteca ha preparato la seconda edizione dell'opuscolo «Perché si dice, perché si fa», curiosità sui principali modi di dire e sulle origini di alcune tradizioni popolari. La pubblicazione offre nuovi spunti per continuare a rispondere a quanti infatti, almeno una volta nella vita, si saranno chiesti il perché o l'origine di alcuni modi di dire o di fare, come "tagliare la testa al toro», "fare fiasco", «ambaradan», unitamente all'origine dell'albero di Natale, della colorazione del pepe o della storia del gelato, della pizza, del simbolo della Ferrari e molte altre, trovando risposta in brevi schede, racchiuse in circa 70 pagine. Costo 10,00 Euro.

Il pagamento potrà essere eseguito tramite bollettino postale.

Per prenotazioni: U.I.C.I. Pordenone - tel. 0434-21941. e-mail: uicpn@uiciechi.it

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Redattore Sociale del 04-12-2014

Disabilità, dieci itinerari accessibili a Milano in vista di Expo

La task force creata per rendere la città e il sito dell'esposizione fruibile a tutti, presenta i primi risultati. Previsto anche un portale (Expo Facile), due punti informativi specifici e taxi speciali.

MILANO. Dieci itinerari, un portale, due punti informazioni specifici, taxi speciali: il lavoro della task force sull'accessibilità di Expo alle persone con disabilità sta dando i primi frutti. La task force, nata il 31 marzo 2014, è composta da rappresentanti di Comune, Regione, associazioni (tra cui Ledha e Fand), Asl, aziende ospedaliere e altri enti. In questi mesi ha lavorato per elaborare un piano di interventi che rendano fruibili da chiunque Milano e il sito dell'esposizione. E oggi, alla Casa dei diritti, sono state presentate le principali novità. Il portale, chiamato Expo Facile, non è ancora attivo, ma sarà composto da diverse sezioni, tra cui quella delle news (con notizie su eventi e appuntamenti), come arrivare al sito Expo, come muoversi in città, un database delle strutture turistiche (dagli alberghi ai ristoranti, dai musei ai teatri ai monumenti) accessibili. In particolare, la strutture turistiche sono scelte secondo un protocollo preciso, che mira ad individuare le caratteristiche tecniche di ogni luogo (dalla larghezza delle porte alla grandezza degli ascensori) e il tipo di accessibilità (non tutte le sedie a rotelle sono uguali, ci sono luoghi con percorsi tattili adatti ai ciechi ecc). I punti d'informazione, specifici sul tema della disabilità, saranno uno all'interno dell'area di Expo e uno in centro città, all'Urban center (Galleria Vittorio Emanuele). Per quanto riguarda i taxi, ce ne sono già in circolazione 12 ecologici e facilmente accessibili alle persone sulla sedia a rotelle. L'apertura del bando per i contributi ai tassisti, disponibili a modificare l'auto o comprarne una nuova adatta, è stato prolungato al 21 dicembre e ci sono già 13 domande.

I dieci itinerari individuati dalla task force attraversano in lungo e in largo la città. Sono stati testati da persone con problemi di deambulazione e ora sono in corso i lavori per adeguarli. Ecco l'elenco degli itinerari:

1) p.le Loreto/p.zza Oberdan (vie dello shopping);

2) p.zza Oberdan/Duomo (musei e gallerie);

3) Stazione Centrale e i Bastioni (percorso con tram);

4) Cadorna/S. Ambrogio/S. Maria alle Grazie;

5) Stazione Garibaldi/ via Sarpi;

6) Stazione Garibaldi/p.zza 25 Aprile/via Statuto;

7) Duomo/Castello Sforzesco/Arena;

8) Stazione Centrale/Turati/Montenapoleone/Scala;

9) Duomo/ S. Lorenzo alle Colonne/Darsena;

10) Centro/S. Siro.

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Il Giornale di Brescia del 09-12-2014

Prevenire la cecità con dolcezza

Ieri allo stand dell'Unione ciechi in cambio di una donazione si riceveva del cioccolato

La presidente bresciana Inverardi: «Le visite di controllo fondamentali sin dall'infanzia»

La presidente della sezione bresciana dell'Unione italiana ciechi e ipovedenti, Sandra Inverardi è accompagnata dal suo cane guida, Ned, un bellissimo Golden retriever.

E' lei che ci racconta il significato e gli obiettivi della terza Giornata regionale sulla prevenzione della cecità e la riabilitazione visiva, che l'Unione promuove in collaborazione con la sezione italiana dell'Agenzia internazionale per la prevenzione della cecità onlus e con il supporto di Novartis.

Sandra è davanti allo stand allestito in corso Zanardelli, uno dei circa ottanta gazebo approntati in tutta la Lombardia.

I volontari (gli stand nel Bresciano erano, ad esempio, anche a Roncadelle e Borgosatollo) forniscono informazioni e distribuiscono materiale informativo sulle malattie degli occhi.

Nel titolo della giornata sono contenute le due parole chiave dell'attività dell'Unione, prevenzione e riabilitazione.

«La prevenzione, e quindi sottoporsi a visite fin dall'infanzia e a controlli è importantissimo per contribuire a prevenire o a prendere in tempo le patologie oculari - sottolinea la Inverardi -. Tra le nostre attività, ci sono le visite gratuite per i cittadini che noi svolgiamo con unità mobili appositamente attrezzate».

«A Brescia - prosegue la Inverardi - l'iniziativa si è svolta in collaborazione con i medici oculisti del

Civile. Inoltre andiamo nelle scuole, per incontri di sensibilizzazione».

Con un piccolo contributo ieri si riceveva una confezione regalo di cioccolato. La raccolta fondi che ha come slogan «Un dono per la vista», serve per sostenere le attività dell'Unione nel campo della prevenzione delle patologie oculari e della riabilitazione. «Negli ultimi anni, grazie anche ai progressi delle medicina, per cui persone che un tempo sarebbero state tra i ciechi assoluti riescono a conservare un residuo di vista, sono in aumento gli ipovedenti rispetto ai ciechi assoluti.

Anche per questo la riabilitazione è importante».

«L'Unione - conclude Sandra - collabora con i centri di riabilitazione dislocati su tutto il territorio, organizzando corsi di orientamento, mobilità e autonomia per le persone non vedenti o ipovedenti, per potenziare e favorire la loro autonomia sia nell'ambiente domestico che in quello urbano».

Paola Gregorio

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La Gazzetta di Mantova del 14-12-2014

LA SANTA LUCIA DELLA SEZIONE DI MANTOVA

Unione ciechi in festa: "Nonostante i continui problemi"

Un giorno che nonostante le continue preoccupazioni continuiamo a festeggiare. Così si esprime il vicepresidente regionale dell'Unione Italiana Ciechi, Giovanni Battista Flaccadori, intervendo alla 56esima edizione della festa del cieco e quest'anno anche di Santa Lucia, organizzata dell'Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti di Mantova. «Crediamo che festeggiare sia la condivisione di valori come l'amicizia, la voglia di stare insieme e nuove sfide da affrontare oltre a diritti già acquisiti». La giornata, che si è aperta con la messa nella chiesa della casa di riposo "Sereno Soggiorno De Blasi" di via Dugoni, ha visto la consegna nella sala adiacente, alla presenza della presidente Unione Ciechi di Mantova Caterina Vallani, del vicesindaco Espedito Rose, dell'assessore provinciale alla pari opportunità Elena Magri, dell'onorevole Giovanna Martelli e di Vincenzo Basile dell'Asl, di una targa allo stesso Rose e a Luca Bedenghi del gruppo "Motociclisti per caso". Successivamente, dopo il pranzo sociale, nella sala riunioni della casa di riposo vi è stata la rappresentazione teatrale della compagnia "Giovani della Ribalta" di Pegognaga e lotteria con torte casalinghe in palio e consegna dei pacchi dono ai soci intervenuti. Nel frattempo continuerà anche nella giornata di domani il mercatino di Natale allestito nella sede di via Conciliazione. Ecco gli orari: dalle 9 alle 12 e dalle 15 alle 18.30. Al mercatino sarà possibile trovare tanti oggetti regalo. Il ricavato andrà a favore delle varie attività organizzate dalla sezione di Mantova.

Luca Scattolini

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La Provincia Pavese del 07-12-2014

Maculopatie, ambulatorio taglia code

PAVIA. Un graduale calo della vista, immagini distorte e ondulate, aree annebbiate che diventano macchie scure nel campo visivo: sono i primi segnali della degenerazione maculare legata all'età, che colpisce oltre 500 pavesi over 55 all'anno. Il San Matteo ora ha un percorso di diagnosi e cura dedicato alla diagnosi precoce delle maculopatie. «È il progetto Mito - spiega il direttore della struttura complessa di oculistica Paolo Emilio Bianchi - Il nostro reparto ha ricevuto in dono un Oct (un tomografo) di nuova generazione che permette di effettuare un esame approfondito della retina, non invasivo e di grande importanza per individuare le patologie retiniche e consentire un follow-up tempestivo dei pazienti. Se c'è un sospetto di maculopatia si può prenotare la tomografia per la diagnostica e poi andare direttamente alla terapia, con tempi d'attesa passati da diversi mesi a poche settimane». In due anni la diagnosi e la terapia delle maculopatie sono triplicate, passando da 450 a circa 1500. In Lombardia si registrano ogni anno 6.000 nuovi casi di degenerazione maculare neovascolare, la forma più insidiosa e di rapida progressione, oltre 500 nel solo Pavese. La degenerazione maculare legata all'età provoca un deterioramento progressivo della macula, la porzione centrale della retina responsabile della visione distinta, tanto che le persone colpite da questa patologia hanno difficoltà nel compiere anche le più semplici attività quotidiane, svolgere lavori domestici, guidare, usare il telefono, maneggiare il denaro, vedere il volto dei propri cari. «La degenerazione maculare non va sottovalutata né trascurata - aggiunge Giulio Vandelli, responsabile della struttura semplice di patologie vitreo-retiniche - . Fondamentale diagnosticarla tempestivamente e stabilizzare la visione prima che si verifichi un deficit visivo. Oggi ci sono trattamenti "salva vista" che possono evitare la cecità e risparmiare sofferenze al paziente, con una conseguente riduzione dei relativi costi sociali». Oltre 500 pazienti dal nord Italia sono attualmente in follow-up per il trattamento della degenerazione maculare alla struttura di patologie vitreo-retiniche che nel 2014 ha effettuato oltre 3000 visite di retina medica e chirurgica, oltre 4000 angiografie e esami Oct, oltre 1000 fotocoagulazioni laser, trattamenti con terapia fotodinamica (Pdt) e oltre 1000 iniezioni intravitreali per le quali il San Matteo è l'unico centro nella zona.

di Anna Ghezzi

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Avvenire del 21-12-2014

Gli ultrasuoni per curare la cataratta

MILANO. Nella Casa di cura «San Camillo» l'innovativa tecnologia che assicura un rapido recupero della vista L a cataratta è una patologia che provoca una progressiva opacizzazione del cristallino, ossia della lente naturale presente all'interno dell'occhio umano ed affligge sempre più persone in tutto il mondo. Il trattamento chirurgico di questa patologia risulta uno degli interventi più effettuati, con numeri che crescono di anno in anno. Oggi le continue innovazioni tecnologiche svolgono un ruolo fondamentale nel determinare un recupero sempre più soddisfacente e rapido per il paziente, limitando al massimo la durata dell'operazione e le sofferenze post operatorie. La Fondazione «Opera San Camillo» con le proprie Case di cura da sempre si è posta come principale obiettivo il continuo miglioramento delle performance chirurgiche, seguendo costantemente lo sviluppo delle innovazioni tecnologiche e usufruendo di partnership con fornitori aziendali leader mondiali. Oggi le Case di cura «San Camillo» e «San Pio X» di Milano rappresentano un centro di eccellenza nazionale per la diagnosi e la cura della cataratta. Ciò è reso possibile grazie alla sinergia creata con l'équipe del dottor Claudio Savaresi, referente dei servizi di Oculistica delle Strutture e uno dei massimi esperti di chirurgia oculare, e all'adozione di tecnologie innovative che permettono di offrire al paziente risultati eccellenti e maggiore sicurezza. Il dottor Savaresi è uno dei primi chirurghi ad aver sperimentato le ultime innovazioni tecnologiche disponibili nelle sale operatorie delle Casa di cura milanesi e spiega come è cambiata la chirurgia alla luce di queste innovazioni. «Nell'ultimo anno sono state introdotte numerose novità tecnologiche che hanno notevolmente migliorato il trattamento di questa patologia - spiega Savaresi -.

L'intervento chirurgico è ora più sicuro e preciso per il paziente, che può quindi beneficiare di risultati visivi sempre migliori, riducendo al tempo stesso le complicanze intra-operatorie e assicurando un recupero visivo molto rapido». Una delle più importanti tecnologie recentemente introdotte è costituita dal facoemulsificatore ad ultrasuoni di ultima generazione per l'estrazione del cristallino opacizzato.

Questa tecnica permette di ridurre i traumi e lo stress sull'occhio del paziente, garantendo dei livelli di sicurezza eccellenti, infatti con i facoemulsificatori tradizionali la pressione all'interno dell'occhio può raggiungere valori fino a 5-6 volte superiori rispetto a quelli in condizione fisiologica e presenta numerose fluttuazioni, potenzialmente pericolose, durante le varie fasi della procedura chirurgica. Con questa tecnologia innovativa la pressione viene monitorata costantemente al fine di generare una pressione più fisiologica e sicura per il paziente. «È inoltre disponibile presso la Casa di cura "San Camillo" un sistema automatizzato per l'inserimento della lente intraoculare all'interno dell'occhio del paziente in sostituzione del cristallino opacizzato aumentando notevolmente la sicurezza e la precisione durante una delle fasi più delicate dell'intervento», conclude il dottor Savaresi.

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La Provincia di Varese del 06-12-2014

Le emozioni nel buio Con il museo tattile il corpo scopre l'arte

VARESE. Le emozioni sono quelle del cuore, ma sono anche quelle del cervello, delle mani e della pelle. Le emozioni sono quelle piacevoli e quelle spiacevoli, sono quelle che ci fanno battere il cuore e che ci fanno scoppiare a ridere. Sono quelle che vedi e senti, che leggi sul viso delle persone, che riconosci nel tono della voce. Questa volta al Museo Tattile di Varese si raccontano le emozioni in un modo davvero speciale. «Con un'installazione completamente al buio nella quale dovrete riconoscere le emozioni toccando dei volti - spiega Dede Conti - Con un percorso a pavimento nel quale, a piedi scalzi e bendati, si inizia a sperimentare». Difficile spiegare quello che neanche gli occhi possono vedere: questa volta il percorso è tutto da vivere. L'iniziativa rientra nelle attività che il Museo organizza per promuovere una conoscenza senza barriere. La via percettiva attraverso il tatto infatti, è preclusa in quasi tutti i musei del mondo anche se l'osservazione tattile rappresenta il principale canale di conoscenza per i non vedenti e costituisce anche un allargamento delle modalità di fruizione e di conoscenza dell'arte e della realtà, per tutti coloro che dispongono del senso della vista. Grazie anche al supporto di progetti di alto livello didattico e sociale, il Museo di Villa Baragiola è così diventato un punto di riferimento per vedenti e non vedenti attraverso la proposta di una articolata serie di percorsi di apprendimento multisensoriale. Il principio sul quale il Museo Tattile Varese si basa è che toccare dei volumi e avere modo di scoprire delle nuove modalità di conoscenza attraverso le proprie mani, costituisce un'esperienza non solo sensoriale di straordinario interesse (tanto per vedenti che per non vedenti), ma rappresenta senza dubbio una nuova e più approfondita modalità per accedere ad una più vera e completa conoscenza del mondo. Il nuovo percorso, "Tracce ed Emozioni", è visitabile dal martedì al venerdì dalle 15.30 alle 17.30 e il sabato e la domenica dalle 10.30 alle 12.30 e dalle 15.30 alle 18.30. (V. Fum.)

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La Gazzetta di Sondrio del 30-12-2014

Passeggio nel bosco, realta' per i non vedenti

BAGNI DI MASINO. "Noi ciechi vogliamo avere il diritto di passeggiare da soli negli ambienti naturali. E' chiedere troppo?" . Nicola Stilla è il presidente dell'Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti Lombardia ONLUS. Lo scorso venerdì 31 ottobre è salito ai Bagni di Masino a fare una passeggiata nel bosco. Da solo. "Mi avevano raccontato che si trattava di una bella esperienza, ma non immaginavo fosse possibile tale autonomia - racconta - ora che l'ho provata sono davvero contento". Stilla ha inaugurato il "sentiero sensoriale dei Bagni di Masino", un percorso che si sviluppa per 1.100 m su un dislivello di 80 m in uno splendido bosco e che ciechi e ipovedenti possono percorrere in totale autonomia, grazie alle innovative tecnologie adottate. L'iniziativa è uno dei fiori all'occhiello del "progetto emblematico Val Masino" finanziato dalla Cariplo (600.000 il contributo della Fondazione) e realizzato da ERSAF (che ha messo a sua volta 374.000 euro, mentre il Comune ha contribuito con 253.000 euro. "Da sempre - continua Stilla - UICI lotta per consentire a vedenti e ipovedenti la maggior autonomia possibile negli ambienti urbani. Ma l'orizzonte si deve allargare al territorio naturale, che non può essere precluso alla fruizione autonoma. Non serve molto, bastano piccole soluzioni, che già esistono. Con questo percorso si riconquista il diritto all'autonomia in ambiente naturale, il diritto a respirare profumi, sentire rumori e canti di uccelli, sentirsi circondati dall'ambiente senza la necessità di nessuno che ti spieghi. I nostri tecnici hanno collaborato alla realizzazione, ora noi lo promuoveremo in tutta Italia".

Entusiasta Elisabetta Parravicini, presidente ERSAF: "è un'iniziativa bellissima, di cui sono molto fiera. Devo dire che è quasi da vergognarsi inaugurare un sentiero come questo come se fosse una straordinaria novità: iniziative del genere non devono essere un esempio, non devono più fare notizia. Deve diventare la normalità. La mobilità in natura è un diritto di tutti, che vogliamo tutelare. Ripeteremo questa esperienza nelle altre foreste che gestiamo per conto di Regione Lombardia".

Il sentiero - costato 49.000 euro - è basato su tecnologie ormai assodate in ambito europeo, ma ancora poco diffuse in Italia, che permettono la conoscenza e la scoperta di vari aspetti del modo naturale anche alle persone ipovedenti o non vedenti e ad altre categorie di varia abilità. Oltre alla possibilità di seguire autonomamente il percorso, il luogo si presta, con l'ausilio di accompagnatori e guide specializzate, anche alla sperimentazione in sicurezza di altre esperienze sensoriali praticabili localmente, come ad esempio l'arrampicata sui massi. (suoi "blocchi" della Val di Mello esistono già due percorsi di arrampicata per ipovedenti, con targhe in braille per poterli studiare).

Le caratteristiche dell'anello - che potrebbe in futuro allungarsi - sono state definite in collaborazione con l'Unione Ciechi di Lombardia che si sono prestati in prima persona a provare il futuro percorso per evidenziare tutti i problemi e discuterne per trovare le soluzioni migliori:

Le targhe esplicative poste lungo il percorso sono state realizzate dalla grafica Nadia Patroni con una nuova tecnologia : "ho dovuto creare un piccolo software per ritradurre l'italiano in braille e inserire il vettoriale al fine di ottenere la stampa su materiali molto durevoli nel tempo e un prezzo molto basso, da renderli facilmente replicabili". La stessa tecnologia è stata utilizzata per la piccola mappa portatile che serve ai non vedenti a capire dove si trovano: un piccolo promemoria per la passeggiata da ritirare e consegnare al punto di partenza.

Nella prospettiva di un turismo accessibile a tutti, in Val Masino è stata portata una delle speciali carrozzelle fuoristrada, le Joelette, già impiegate da ERSAF nella Foresta dei Corni di Canzo, per consentire la fruibilità dei percorsi in montagna a persone disabili e non deambulanti.

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Il Cittadino del 01-01-2015

Una danza antibarriere tra le strade della città

MONZA. Lui le insegna a camminare al buio, lei lo guida alla scoperta delle emozioni della danza. Lui, armato di bastone bianco, la prende sotto braccio facendola sentire al sicuro mentre passeggia per le vie del centro scansando buche e ostacoli, lei si fa sollevare a passi di danza seguendo il ritmo della musica. Su questo scambio e reciproca fiducia si basa il video presentato in occasione della festa di Santa Lucia celebrata dall'Unione italiana ciechi di Monza e Brianza settimana scorsa in sala Maddalena. Protagonisti delle riprese Luca Aronica, vicepresidente del sodalizio, e Romina Contiero, ballerina e coreografa brianzola che nei mesi scorsi ha portato in scena uno spettacolo sui cinque sensi che verrà riproposto a marzo al Binario 7 in collaborazione con l'amministrazione comunale. «Questo video e lo spettacolo sono un modo per scardinare i pregiudizi su chi è diversamente abile - ha commentato Aronica - Oltre a un mezzo per promuovere e far conoscere la collaborazione che è nata tra l'associazione e il gruppo di danza di Romina». Così che se Luca senza timore si è buttato a capofitto nell'esperienza del ballo, dopo che negli ultimi anni ha sperimentato anche a livello agonistico l'ebbrezza della vela e dello sci, Romina si è fatta trascinare nella passeggiata al buio rendendosi conto di persona delle difficoltà alle quale ogni giorno va incontro Luca, ma al tempo stesso delle risorse che possono essere stimolate in mancanza della vista. «Più che parlare di ostacoli in questo caso si parla di potenzialità - precisa Aronica - Magari nascoste, che entrambi tiriamo fuori nel momento in cui ci rapportiamo con i reciproci mondi». E il giovane vicepresidente è stato talmente folgorato dalla bellezza della danza da decidere, in collaborazione con Romina, di dare il via a Monza alla prima esperienza a livello nazionale di danza riservata ai non vedenti che la giovane coreografa sta mettendo a punto in queste settimane. «Sono certo del grande valore umano ed educativo di questo progetto, unico nel suo genere in tutta Italia - aggiunge Aronica - La danza non pone barriere a chi non vede, ma emana felicità ed è un collante tra le persone». Così che nel 2015 i ciechi e gli ipovedenti di Monza e Brianza potranno anche sperimentare la gioia del ballo sotto la guida di Romina Contiero e del suo team. Nella certezza che la danza, oltre a trasmettere emozioni e sensazioni intense, sarà per i non vedenti brianzoli anche un mezzo per raggiungere l'autonomia. «I fondi che verranno raccolti in occasione dello spettacolo - concluede Aronica - saranno infatti destinati a progetti di autonomia per coloro che, magari in difficoltà economica, non possono permettersi queste lezioni fondamentali per potersi muovere da soli e anche per incrementare la fiducia e la stima in se stessi».

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Blog Invisibili - Corriere della Sera del 30-11-2014

Un americano cieco a Milano tra caos e affetto

di Simone Fanti

MILANO. "Il primo impatto è stato un certo spaesamento - racconta Brandon Keith Biggs, studente americano di 22 anni, cieco dalla nascita, che ha preso parte al programma International Student Exchange Programs Study Abroad all'Università Cattolica di Milano -, ero così abituato a vivere una vita divisa in block, isolati a se stanti privi di piazza con strade ampie e mi ritrovo in una realtà caotica dove esiste un centro - negli Usa trovare il centro di una città è un'impresa -, le vie non sono perpendicolari una all'altra... ma sto realizzando il mio sogno". Brandon studia, infatti, musica lirica alla California State University East Bay, ad Hayward e tra i suoi obiettivi c'è quello di seguire le orme dei grandi della musica lirica come Pavarotti, e magari un giorno esibirsi anche al Teatro della Scala di Milano: "La mia passione per il canto lirico, con il tempo, è diventata una vera e propria professione, che mi porta a cantare da 1 a 8 ore al giorno. La maggior parte delle opere liriche sono scritte in italiano e desidero perfezionarmi nella vostra lingua, ma nella mia università non ci sono corsi. Quest'anno voglio quindi dedicarlo proprio allo studio della lingua italiana."

L'Università Cattolica, anche grazie al Servizio integrazione studenti con disabilità e studenti con Disturbi specifici dell'apprendimento, offre agli studenti ipovedenti o non vedenti alcuni sussidi necessari per affrontare le lezioni e lo studio nella maniera più completa possibile. Tra questi vi sono postazioni informatiche dotate di sintesi vocale e barra braille o l'accompagnamento degli studenti ai corsi e l'organizzazione della logistica necessaria per sostenere gli esami come ingranditori o supporti video e audio. Così dal primo di settembre Brandon è a Milano: "Qui il personale dell'università, si assicura sempre che gli studenti siano a loro agio, siano contenti e possano fare una bella esperienza. Ogni volta che vado nel loro ufficio sembra che mi stiano aspettando. Qui le relazioni con lo staff sono molto più umane, mentre nelle università americane è diverso: lì devi aspettare il tuo turno con il tuo numero, senza oltrepassare la linea; lì pago solo per un servizio, e l'unica cosa che mi chiedono quando ho bisogno di qualcosa è il mio numero di matricola. Qui, invece, riscontro un'attenzione a tutti gli aspetti della mia persona".

Un'accoglienza calda che fa superare le barriere culturali e qualche deficit tipicamente italiano: "Il transfert che mi è venuto a prendere all'aeroporto non conosceva l'inglese - racconta con un sorriso Brandon - e continuava a dirmi 'Hai bogalio?... What's bogalio?' rispondevo cercando a tastoni la mie valigie. Qualcuno pensa che la cecità sia un limite. E perché mai? È una cosa con la quale mi sono trovato a vivere, e a me piace vivere: non sopporto le cose noiose e adoro vivere". Noi americani pensiamo di conoscere l'Italia solo perché abbiamo mangiato nel ristorante italiano sotto casa. Tra le persone non vedenti, ne conosco molto poche che hanno provato a venire in Italia per vivere un'esperienza di studio, e non mi so spiegare il perché. Chiunque sia cieco può fare quello che io faccio: studiare all'estero, frequentare qualsiasi programma di studio, anche qui in Italia". E a dimostrazione che lo studente si trova bene a Milano c'è il fatto che ha deciso di prolungare la sua permanenza anche per il secondo semestre... prenotando già i biglietti per il Teatro alla Scala e l'Arena di Verona.

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NOTIZIE DALLA SEDE CENTRALE

Questo spazio vuole essere una sorta di "miniguida" per orientarsi all'interno delle molteplici attività svolte dalla Sede Centrale della nostra Associazione.

A tal fine, vi proponiamo quei comunicati diramati dalla Sede Centrale nel mese appena trascorso, i quali contengono notizie e iniziative, che pensiamo possano suscitare un concreto interesse nei nostri soci.

Di sicuro qualcosa ci sfuggirà, ma ci si augura che questa selezione possa essere un valido punto di riferimento.

Vi auguriamo buona lettura.

Comunicato n. 209, diramato in data 01-12-2014

Concorso nazionale per l'assegnazione della borsa di studio 'Giselda Caramella', riservata a studenti universitari disabili - A.A. 2014/2015

Riceviamo dall'Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi Civili di Pesaro e Urbino e diffondiamo il bando della sesta edizione del concorso nazionale 'Giselda Caramella'.

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Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi Civili

sede Provinciale di Pesaro e Urbino

BANDO DI CONCORSO NAZIONALE

in memoria di

Giselda Caramella

ASSEGNAZIONE DI UNA BORSA DI STUDIO

di € 3.000,00 (tremila)

Anno Accademico 2014-2015

VI edizione 2014

L'assegnazione della borsa di studio intitolata a Giselda Caramella, impiegata e socia onoraria ANMIC, della quale l'Associazione intende onorare la memoria, è soggetta al seguente regolamento:

Art. 1 La dissertazione deve avere come oggetto la DISABILITÀ.

Si considerano come accettabili per la valutazione anche dissertazioni che non siano tesi di laurea, purché presentate nell'ambito del percorso di studi universitari.

Art. 2 Requisiti per la partecipazione al concorso:

Art. 3 Documentazione richiesta:

La domanda, in carta semplice, dovrà essere consegnata direttamente con rilascio di ricevuta, o inviata a mezzo raccomandata con ricevuta di ritorno, all'Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi Civili via Massimo D'Azeglio n. 3, 61121 Pesaro

SCADENZA:

Data ultima per l'invio delle domande: 30 maggio 2015 (farà fede timbro postale)

Il Consiglio direttivo ANMIC nominerà un'apposita Giuria che, a suo insindacabile giudizio, elaborerà una scheda di valutazione elencando i criteri che utilizzerà per evidenziare la specificità e coerenza dell'elaborato sul tema della disabilità, procedendo poi all'assegnazione del premio e alla comunicazione del vincitore.

Per ogni criterio stabilito sarà espresso un breve giudizio che porterà ad una valutazione finale con un solo voto complessivo per ogni scheda. In caso di ex aequo verrà premiato l'elaborato che, a giudizio della Giuria, prevarrà con voto a maggioranza dei componenti.

La borsa di studio verrà assegnata nel corso di una pubblica cerimonia (alla quale il vincitore si impegna a partecipare) avente come obiettivo anche quello di far conoscere finalità istituzionali e attività dell'ANMIC.

* La documentazione presentata dai candidati non prescelti potrà essere ritirata entro due mesi a partire dalla comunicazione dell'avvenuta assegnazione del premio di studio. Il mancato ritiro autorizza l'ANMIC a procedere al macero della stessa.

Per informazioni:

Sede ANMIC - Via Massimo D'Azeglio, 3 61121 (PU)

Tel. e Fax: 0721 67902

E-mail: anmic.pu@libero.it

Facebook: ANMIC Pesaro

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Comunicato n. 218, diramato in data 10-12-2014

Settimana di avviamento agli sport invernali dedicata ai ragazzi con disabilità. Fanano, 1° - 8 marzo 2015

Riceviamo e volentieri diffondiamo la lettera con la quale l'A.S.D. Sci Club Paralimpic Fanano comunica le modalità di svolgimento e di partecipazione alla settimana di avviamento agli sport invernali dedicata ai ragazzi con disabilità. L'iniziativa è organizzata con il nostro patrocinio.

Cordiali saluti

Mario Barbuto

Presidente Nazionale

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A.S.D.

SCI CLUB PARALIMPIC FANANO

Via Pegli n. 25 - 41125 MODENA (Italy)

Tel. e Fax 059-393684

Modena, lì 30 Novembre 2014

A TUTTE LE SCUOLE INTERESSATE

A TUTTE LE ASSOCIAZIONI INTERESSATE

A TUTTI I RAGAZZI DISABILI e le loro FAMIGLIE

Oggetto: SETTIMANA DI AVVIAMENTO AGLI SPORT INVERNALI PER RAGAZZI DISABILI.

La settimana di avviamento agli sport invernali è aperta a tutti i ragazzi disabili dai 6 anni in poi provenienti da tutta Italia.

Discipline praticate: Sci Alpino e Nordico, Snowboard, pattinaggio sul ghiaccio, escursioni nel bosco con ciaspole.

Località: Piste del Cimoncino o Passo del Lupo per lo sci; Palaghiaccio di Fanano (MO) per il pattinaggio.

Maestri: comprensorio del Cimone specializzati per l'insegnamento ai Disabili.

Guide: ogni ragazzo cieco o ipovedente grave che praticherà sci Alpino avrà a disposizione una Guida; i ragazzi con disabilità fisica, un Atleta Guida ogni 3 mentre, per i ragazzi che praticheranno sci Nordico avranno una Guida ogni 3.o 4 secondo la capacità.

Alloggio: PARK HOTEL di Fanano In camere doppie, triple o quadruple. Per le poche camere singole disponibili

richiesto un supplemento del 10%.

Periodo: dal 01 al 08 Marzo 2015

Quota di partecipazione (Viaggio Escluso):

- singolo disabile praticante attività (sci alpino, sci nordico e snowboard), compresa tessera ed assicurazione: €. 500,00;

- per gli accompagnatori (familiari o altri) praticanti attività (sci alpino o sci nordico ), compresa tessera ed assicurazione: ECLUSO skipass €. 530,00;

- per coloro che non praticano nessuna attività (accompagnatori od età superiore ai 11 anni): € 400,00

- bambini inferiori ai 3 anni: trattamento gratuito;

- bambini dai 3 fino ai 6 anni che non praticano attività: € 220,00;

- bambini dai 6 fino ai 12 anni che praticano attività (sci alpino, sci nordico), compresa tessera , assicurazione: e skipass €. 380,00;

I bambini che usufruiranno dei prezzi scontati dovranno alloggiare in camera con i genitori.

Attrezzatura, lezioni di sci e Skipass: per tutti i ragazzi DISABILI e ATLETI GUIDA sono gratis. Per tutti i normodotati è compreso: noleggio, lezioni di sci con Maestro, rapporto 1 a 10, escluso SKIPASS.

Tutti i partecipanti che vorranno fare attività sciistica dovranno portare certificato di idoneità sportiva o di sana e robusta costituzione senza il quale non potranno praticare nessuna attività.

Le quote comprendono: vitto e alloggio con pensione completa (bevande escluse), trasferimento dall'albergo alle piste e ritorno; noleggi sci e scarponi; skipass per tutti i DISABILI e atleti guida, noleggio pattini, caschi e costo del biglietto d'ingresso al pallaghiaccio,slittini e monosci, animazione serale.

OFFERTA SPECIALE - se un partecipante iscrive 6 nuovi disabili autosufficienti, versando per costoro l'intera quota sopra descritta, avrà diritto alla settimana gratuita.

La settimana ha inizio dal pranzo della domenica 01 Marzo alla colazione del 08 Marzo 2015

Obiettivi: Imparare a conoscere le potenzialità del proprio corpo attraverso l'attività fisica. Acquisire capacità relazionali attraverso la convivenza e la comunicazione con altre persone che vivono la stessa situazione di handicap. Continuare la reciproca collaborazione tra ragazzi normodotati e ragazzi con problemi. Imparare a combattere l'obesità attraverso la motricità in genere, meglio, attraverso lo sport. Perfezionamento per tutti i ragazzi che sanno già sciare.

Accompagnatore: in caso di non autosufficienza e per i ragazzi inferiori ai 18 anni è necessario che il partecipante provveda a trovarsi un proprio accompagnatore,. Per chi lo vuole, c'è la disponibilità di un numero limitato di persone che, provvedendo al pagamento della loro quota, si sono resi disponibili a fare da assistente.

Per i partecipanti i dai 16 ai 18 anni lo Sci Club Paralimpic Fanano, declina ogni responsabilità di tutto ciò che può accadere al di fuori delle ore di lezioni delle attività già menzionate. In calce.

ATTIVITÀ SERALI

Oltre alle iniziative già sperimentate negli anni precedenti, sono previste le seguenti novità:

- Venerdi 06/03/2015: serata di gala durante la quale verrà consegnato un ricordo di partecipazione offerto dal COMUNE DI FANANO e dalla DITTA RO.DA.G

- Sabato 07/03/2015: 09,00 - 11,30 lezioni di sci

13,00 - pranzo presso gli Alpini di Fanano

- Sabato 07/03/2015: 21,00 CONCERTO DI STEFANO BOLLANI al Teatro Storchi di Modena.

Per chi è interessato, organizziamo un pulman da Fanano a Modena per assistere al concerto. Con lo stesso pulman, per chi non è di Modena, rientro a Fanano per poi partire definitivamente alla Domenica Mattina 08 Marzo 2015

Iscrizioni: il termine ultimo per le iscrizioni è il 20 Gennaio 2015. Si riterranno regolarmente iscritti coloro che avranno, RESTITUITO IL QUESTIONARIO ALLEGATO DEBITAMENTE COMPILATO, PRODOTTO CERTIFICATO MEDICO DI IDONEITA' COME PRECEDENTEMENTE INDICATO E FATTO UN VERSAMENTO, COME CAPARRA DI 100€ PER OGNI SINGOLO PARTECIPANTE, a mezzo bonifico bancario sul c/c n° 1991476 IBAN - IT71T0538712919000001991476 presso B.Popolare E.Romagna - Ag di città n.11 Via Vaciglio 365 Modena

Per coloro che non sono ancora iscritti allo Sci Club Paralimpic Fanano o alla FISP, che abbiano una disabilità, sono obbligati a mandare una copia del VERBALE DELL'USL al momento dell'iscrizione alla settimana.

Saldo quota partecipativa: il saldo dovrà essere effettuato IL GIORNO DELL'ARRIVO IN ALBERGO.

La settimana si svolge con il patrocinio di:

- F.I.S.I.P. (Federazione Italiana Sport Invernali Paralimpici);

- C.I.P. (Comitato Italiano Paralimpico );

- U.I.C. (Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti);

- U.I.S.P. Emilia Romagna;

- Comune di FANANO;

- LIONS CLUB di Modena e Provincia.

Per informazioni contattare tel. 059/393684 - cell: 333/9826992: Sig.ra Teresa PADOVAN, presidente.

Prima dell'iscrizione si invitano i Signori partecipanti a prendere visione del regolamento, sotto riportato,

Sicuri che quest'iniziativa sarà accolta con entusiasmo da parte dei diretti interessati, dei genitori e degli insegnanti, in attesa delle vostre iscrizioni porgiamo un caloroso saluto e Auguri di Buon Natale e Felice 2015.

IL COMITATO ORGANIZZATORE

REGOLAMENTO

1) Si considerano regolarmente iscritti alla settimana di avviamento agli sport invernali, solo coloro che entro il giorno 20Gennaio 2015 avranno effettuato l'iscrizione. secondo le regole descritte.

2) E' obbligatorio partecipare alle riunioni informative indette dal Comitato Organizzatore compresa la prima che si terrà nel pomeriggio del giorno 01 Marzo 2015 alle ore 18,30; quest'ultimo declina ogni responsabilità per eventuali disguidi, che dovessero presentarsi, derivanti dalla mancata partecipazione alle riunioni.

3) Gli orari di partenza da e per le piste si considerano tassativi. Al momento della partenza, le persone che non saranno presenti, dovranno provvedere al loro trasporto a loro spese.

4) I mezzi messi a disposizione dal Comitato Organizzatore per gli spostamenti non possono essere considerati personali e verranno gestiti da questo in modo impersonale a seconda delle esigenze.

5) La somministrazione dei pasti avverrà agli orari di volta in volta comunicati. Eventuali motivati ritardi, se non preventivamente comunicati ed accettati da parte del Comitato Organizzatore, non daranno diritto al recupero delle portate già servite. Il menù comunicato ogni sera per il giorno dopo, potrà essere variato solo dando informazione ai responsabili dell'albergo appena ultimata la cena.

6) Gli asciugamani verranno cambiati ogni due giorni.

7) La manifestazione è coperta da assicurazione durante lo svolgimento delle attività programmate se i partecipanti sono muniti di certificazione di idoneità sportiva o di sana e robusta costituzione rilasciati dalla Medicina Sportiva o dal Medico di Famiglia per tutti gli altri partecipanti, il Comitato organizzatore declina ogni responsabilità per eventuali danni a cose o a persone prima, durante e dopo la manifestazione.

8) E' consigliabile arrivare il giorno Domenica 01 Marzo per l'ora di pranzo previsto per le ore 13, per chi non può, per la sera entro e non oltre le ore 18,30 quando ci sarà la riunione Tecnica-informativa.

9) Il materiale ritirato a noleggio dovrà essere utilizzato con cura e riconsegnato nello stesso stato. Eventuali danni verranno addebitati all'utilizzatore. A chi verrà consegnato il pettorale e lo Skipass, verrà richiesta la somma di € 10,00 come deposito. Detta somma verrà restituita solo alla consegna del materiale assegnato.

10) Il giorno della chiusura corso verrà verificato dai responsabili della Società che tutto sia stato restituito come è stato consegnato DOVRA' RISARCIRE I DANNI.

11) Coloro che fossero interessati, il 01 Marzo vengono organizzati trasporti dall'aeroporto e dalla stazione ferroviaria di Bologna e dalla stazione ferroviaria di Modena, entro e non oltre le ore 10,00 del mattino. Altrettanto verrà fatto per il rientro il giorno 08 Marzo con orari da concordare in base alle partenze e comunque non più tardi delle ore 10. Altri trasporti dovranno essere organizzati in modo autonomo dai partecipanti e saranno a loro completo carico.

12) Eventuali arrivi in ritardo o partenze anticipate non daranno diritto a sconti sul costo totale.

13) La partecipazione a soli alcuni giorni della settimana dovrà essere concordata anticipatamente con l'organizzazione.

14) Per ulteriori informazioni si fa riferimento al nostro sito www.sciclubparalimpicfanano.it

Riteniamo che il presente regolamento sia solamente un promemoria delle regole basilari per il rispetto e la correttezza nei confronti di tutti i partecipanti al fine di consentire una piacevole permanenza.

INFORMAZIONE IMPORTANTE

La nostra Associazione è in grado di rilasciare le certificazioni ai sensi delle vigenti norme per ottenere la detrazione del 19% sino al limite massimo di euro 210 in favore dei genitori dei ragazzi minorenni che hanno partecipato alle nostre iniziative. Ci impegniamo fin da ora a inviare via e-mail la certificazione o chi lo richiederà.

PER PARTECIPARE ALLA SETTIMANA DI AVVIAMENTO AGLI SPORT INVERNALI SCI ALPINO. NORDICO, SNOWBOARD E PATTINAGGIO SUL GHIACCIO ORGANNIZZATA DALLO SCI CLUB PARALIMPIC FANANO DAL 01 al 08 MARZO 2015 SERVE:

TUTA DA SCI, SCIARPA, GUANTI E BERETTO DA NEVE, DOPOSCI.

GIACCA A VENTO, CREMA SOLARE E OCCHIALI DA SOLE

UN CAMBIO INTIMO, UN MAGLIONCINO E CALZE PER OGNI GIORNO.

VESTIARIO PER IL TEMPO LIBERO E PER ATTIVITA' SERALI RICREATIVE E IL NECESSARIO PER LA TOILETTE.

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Il file .doc contenente il presente comunicato e comprendente altresì l'apposito modulo da compilare per effettuare l'iscrizione, è scaricabile tramite il seguente url:

http://www.uiciechi.it/archivio/circolari/2014/12/218.doc

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Sede centrale: comunicati diramati nel mese di dicembre

Di seguito viene riportato l'elenco completo dei comunicati diramati dalla Sede Centrale U.I.C.I. nel mese appena trascorso, con la specificazione del relativo numero e dell'oggetto.

Vi ricordiamo che tutti i comunicati possono essere consultati all'indirizzo internet http://www.uiciechi.it/documentazione/circolari/main_circ.asp

dove è possibile effettuare ricerche mirate tramite un comodissimo motore di ricerca.

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Agenzia AdnKronos del 11-12-2014

Franco Bettoni eletto alla guida della Fand

Franco Bettoni, presidente nazionale Anmil (Onlus che rappresenta i mutilati e gli invalidi del lavoro da oltre 70 anni e che conta più di 400mila associati), è stato eletto oggi all'unanimità quale presidente della Fand - la Federazione tra le associazioni di disabili che raccoglie Anmil, Anmic, Ens, Uic, Unms, Anglat e Arpa - che rappresenta circa 5 milioni di persone con disabilità iscritte alle varie associazioni oltre ai loro familiari.

"Sono onorato di rappresentare questa Federazione che è nata 10 anni fa dalla volontà comune di condividere battaglie per la salvaguardia dei diritti delle fasce sociali più deboli e che, come Anmil, abbiamo fortemente voluto - dichiara il neoeletto presidente Bettoni - sia per rafforzare la voce delle nostre associazioni che per rappresentare al meglio le peculiari esigenze di ciascuna categoria di disabili, in un'ottica di risoluzione dei problemi che tenga conto di aspetti che possono rispondere alle diverse problematiche contemporaneamente, evitando sprechi e puntando sulle sinergie di tutti. Mai come in questi anni abbiamo compreso l'importanza di essere protagonisti, non solo nel portare avanti le nostre battaglie, ma anche e soprattutto nel pretendere che le politiche pubbliche che ci riguardano ci vedano coinvolti e partecipi - spiega Bettoni - e questa è la filosofia alla base delle finalità della Fand".

"Dobbiamo sviluppare strategie precise - sottolinea - sulle tematiche rivendicative comuni, che sono molte: dal diritto al lavoro, alla tutela sanitaria, dall'inclusione sociale al sostegno economico. Dobbiamo aprirci all'Europa e potenziare l'efficacia della nostra azione in questa sede, la cui importanza è spesso sottovalutata. Dobbiamo rendere più semplice e immediato il funzionamento della nostra struttura, eliminando sovrapposizioni e rendendo più snella la comunicazione, sia interna che esterna. Quello che proponiamo è un nuovo modello organizzativo della Federazione per adeguarla ai tempi - specifica il presidente Fand - e, in primo luogo, abbiamo puntato sulla piattaforma rivendicativa che si è scelto di rendere più coerente e unitaria rispetto al passato: non più le richieste delle singole associazioni considerate separatamente, ma obiettivi condivisi".

In particolare, le principali rivendicazioni della Fand sono: piena attuazione della Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità (approvata dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite il 13 dicembre 2006) e del Programma di azione biennale per la promozione dei diritti e l'integrazione delle persone con disabilità; rafforzamento dei Fondi per le politiche sociali e la non autosufficienza; semplificazione del sistema di accertamento della disabilità, superamento della concezione puramente medico legale ai fini di una valutazione multidimensionale della disabilità.

E ancora: piena operatività della legge 68/1999 in materia di diritto al lavoro dei disabili. "Il collocamento mirato ha rappresentato un grande passo avanti, ma ad oggi purtroppo - avverte - non ha portato i benefici sperati. Sono ancora troppi i disabili che non riescono a trovare un'occupazione tramite i meccanismi del collocamento mirato, che è quanto mai urgente rivedere. Parallelamente, occorre garantire il rispetto della normativa con controlli più attenti ed efficaci, monitorare l'accesso all'istituto degli esoneri, rendere più severe le conseguenze degli inadempimenti, rifinanziare il Fondo Nazionale per la legge 68".

Tra le rivendicazioni, poi, la garanzia di un adeguato sostegno economico della persona nelle forme previste dalla legge per ogni tipo di disabilità; l'esclusione dal reddito rilevante ai fini Isee delle prestazioni economiche previdenziali, assistenziali, delle rendite erogate agli invalidi per servizio, agli invalidi del lavoro e tecnopatici, dell'indennità di accompagnamento; l'aggiornamento del nomenclatore tariffario, ormai ritenuto inadeguato a fornire ai disabili prestazioni adeguate al progresso tecnico e scientifico.

Si chiede, inoltre, l'abbattimento delle barriere architettoniche, fisiche e culturali che impediscono alla persona disabile una piena partecipazione alla vita sociale; la piena accessibilità ad ogni bene o servizio, alla comunicazione e all'informazione; la promozione e tutela della mobilità e dell'autonomia della persona con disabilità; la tutela del diritto allo studio e piena integrazione scolastica.

"Per meglio intraprendere iniziative e azioni condivise a livello nazionale sarà dato maggiore impulso ai Comitati regionali e provinciali Fand, che operano autonomamente sul territorio - assicura il presidente Bettoni - e rappresenteranno organismi di assoluta rilevanza per l'attuazione delle politiche della Federazione nei contesti locali, affinché vengano evidenziate le criticità che ne inficiano la funzionalità e si possa capire quali siano le iniziative più opportune da intraprendere".

"Quanto ai rapporti con le istituzioni - aggiunge - la Federazione avrà come primario obiettivo quello di essere parte attiva dei processi decisionali pubblici nelle materie di sua specifica competenza, allo scopo di tutelare i diritti acquisiti dalle persone con disabilità, sollecitare il loro continuo miglioramento, verificare la corretta applicazione delle leggi. E a questo fine verranno promossi incontri, partecipazione a tavoli di lavoro, monitoraggio attento della legislazione e delle iniziative di riforma instaurando un dialogo costante con il Parlamento, con il governo, con gli operatori del sociale, in un'ottica collaborativa per la definizione delle politiche in materia di disabilità", conclude.

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Redattore Sociale del 01-12-2014

In Italia 3,2 milioni di disabili. Pochi lavorano, molti a rischio poverta'

ROMA. Il 3 dicembre si celebra la Giornata internazionale delle persone con disabilità. Tante le iniziative in Italia per celebrare l'evento. Nell'occasione, il Governo organizza a Roma una manifestazione celebrativa (ore 9.30, Sala verde di Palazzo Chigi"). Il titolo: "La sfida per l'inclusione: il futuro delle persone con disabilità". E in attesa di capire il "futuro", ecco uno spaccato sul mondo della disabilità in Italia.

I dati generali. Secondo i dati Istat (Indagine sulle condizioni di salute, elaborazione dati 2013 Redattore sociale/Superabile), sono circa 3,2 milioni le persone con disabilità, sopra i 6 anni di età, in Italia: dallo scorso anno, la parola "disabilità" è stata sostituita, nei documenti Istat, da "limitazione funzionale".

Le "limitazioni" di tipo motorio riguardano 1,5 milioni di persone, quelle della comunicazione (difficoltà nel vedere, sentire o parlare) circa 900 mila. Ci sono poi 1,4 milioni di persone che hanno una "maggiore riduzione dell'autonomia", cioè vivono a letto o si spostano su una sedia a ruote. Va poi notato che 1,8 milioni di persone cumulano più tipi di limitazioni funzionali.

Chi sono. Si tratta soprattutto di donne anziane, nelle isole e al Sud. Nel 2013, dei 3,2 milioni di persone con limitazioni funzionali, due milioni e 500 mila sono anziani. Più alta la quota tra le donne, 7,1% contro il 3,8% tra gli uomini. Grande disomogeneità a livello territoriale: la disabilità è più diffusa nell'Italia insulare (5,7%) e al sud (5,2%).

Disabili in istituto. Secondo dati Istat che risalgono però al 2010, sono circa 190 mila le persone con disabilità che vivono in istituto. Si tratta in gran parte (83%) di anziani non autosufficienti, mentre il 6% sono adulti con una disabilità psichica e un altro 6% adulti con una disabilità plurima. Le donne anziane non autosufficienti sono il 64% delle persone che vivono in istituto.

Disabili e scuola. Nell'anno scolastico 2013/2014 gli alunni con disabilità certificata iscritti nelle scuole di ogni ordine e grado erano complessivamente 222 mila. Circa la metà (110 mila) gli insegnanti di sostegno. Dal confronto con i dati relativi agli anni immediatamente precedenti, si rileva un significativo aumento degli alunni con disabilità: erano 215.590 nell'anno scolastico 2011-2012, ovvero oltre il 3% in meno rispetto allo scorso anno.

Disabilità e lavoro. Secondo i dati del 2012 e 2013, sono quasi 680 mila gli iscritti al collocamento, 18 mila gli avviamenti nell'ultimo anno; fra pubblico e privato ci sono 41 mila posti riservati ancora scoperti. Fra le persone con disabilità sono tanti gli iscritti alle liste di collocamento, pochi gli avviamenti al lavoro legati alla legge 68/99, e quelli che ci sono si basano sempre più su forme contrattuali poco stabili. Nel 2013, ogni quattro nuovi disabili che si iscrivono alla lista del collocamento obbligatorio (e che vanno ad aggiungersi ai tanti che già ci sono da tempo), ce n'è solo uno che trova effettivamente un lavoro (in percentuale viene avviato in un anno il 26,9% dei nuovi iscritti).

Disabili e povertà. Oltre il 21% delle "famiglie con disabilità" in Italia è a rischio povertà, contro il 18% circa delle famiglie senza componenti disabili: lo dicono i dati, elaborati per Redattore sociale dall'Istat, rilevati nella "Indagine sulle condizioni di vita" (Eusilc) relativi al periodo 2004-2011. Dati che evidenziano come la disabilità in famiglia pesi particolarmente al Nord, dove la "forbice" tra famiglie con disabilità e famiglie senza disabilità è particolarmente larga: il rischio povertà riguarda infatti il 14% delle prime, contro meno del 10% delle seconde.

Su Rs, l'Agenzia di Redattore sociale, leggi anche:

- Giornata della disabilità, la tecnologia in soccorso dei diritti. Gli appuntamenti in Italia

- Disabilità: 3,2 milioni le persone con "limitazione funzionale", soprattutto donne anziane

- Disabilità in Italia: in 222 mila nelle aule, 680 mila iscritti al collocamento

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Redattore Sociale del 10-12-2014

Cooperazione allo sviluppo, l'Italia spinge per i diritti delle persone disabili

ROMA. La spinta dell'Italia, durante il semestre di presidenza dell'Unione europea, per promuovere i diritti delle persone con disabilità nei progetti della cooperazione allo sviluppo: un impegno che riguarda soprattutto l'aiuto umanitario (con la gestione delle emergenze) e la scuola. Fa passi avanti l'attuazione del Piano di azione sulla Disabilità della Direzione generale Cooperazione allo sviluppo del Ministero degli Esteri, il documento - elaborato in collaborazione con la Rete italiana disabilità e sviluppo (Rids) - incluso all'interno del Programma di azione biennale sulla disabilità del governo italiano: i progressi sono stati esposti nel corso di un seminario che oggi alla Farnesina (in occasione della Giornata mondiale dei diritti umani) ha affrontato il tema e ha presentato alcune esperienze realizzate al riguardo in giro per il mondo. Con due sottolineature: da un lato l'azione di sensibilizzazione in ambito europeo svolta dal nostro governo perché la questione del rispetto dei diritti delle persone disabili sia tenuta in massima considerazione; dall'altro in ambito Ocse l'azione che l'Italia sta promuovendo per giungere alla definizione di indicatori specifici sulla disabilità, che si affianca all'impegno in sede ONU, volto a garantire un'adeguata attenzione ai diritti delle persone con disabilità nella definizione dei nuovi Obiettivi di sviluppo post 2015.

Nel mondo ci sono un miliardo di persone con disabilità, 8 su 10 vivono nei paesi in via di sviluppo: è dimostrato il forte legame esistente tra povertà e disabilità e si stima che circa il 20% delle invalidità derivi dalla malnutrizione. Dei 93 milioni i bambini con disabilità nel mondo, il 30% non frequenta le scuole. In caso di catastrofi naturali o conflitti, poi, le persone con disabilità corrono i rischi maggiori, e secondo le statistiche presentano un tasso di mortalità da due a quattro volte superiore rispetto alle altre persone. Hanno grande difficoltà ad accedere agli aiuti, cibo, acqua, servizi, cure mediche, strutture di ricovero, piani di evacuazione. Inoltre possono perdere i propri ausili per la mobilità, subire la separazione dalle loro famiglie e da chi li assiste. Situazione particolarmente grave si registra per le popolazioni rifugiate e sfollate, tra cui si stimano circa 3,5 milioni di persone con disabilità. L'OMS prevede che entro il 2020 i conflitti armati saranno l'ottava causa di disabilità nel mondo.

IN EMERGENZA. Il tema della protezione in situazione di emergenza, a partire da luglio (grazie all'iniziativaitaliana nell'ambito del Semestre di presidenza dell'Ue) è stato posto per la prima volta all'attenzione del Gruppo di lavoro del Consiglio sugli aiuti umanitari (COHAFA), con l'intento di avviare un percorso volto all'adozione di un documento comune su obiettivi e misure concrete per assicurare la tutela dei diritti delle persone con disabilità negli interventi umanitari. A tal fine, la Presidenza italiana - fanno sapere dalla Farnesina - ha favorito lo scambio di informazioni e buone pratiche fra gli stati membri e la Commissione e ha predisposto un concept paper, che rileva la necessità di un intervento a livello europeo in materia.La rilevanza del problema - è stato spiegato - è dettata da diverse ragioni: il drammatico impatto dì tali eventi per le persone con disabilità che le rende estremamente vulnerabili, il crescente numero di situazioni di emergenza derivanti da conflitti e catastrofi naturali e, non ultimo, il fatto che l'Unione europea è il primo donatore al mondo per l'intervento umanitario, fornendo oltre la metà degli aiuti di emergenza. Nel corso del seminario sono state presentate alcune esperienze concrete, tra le quali quella di Aifo in Indonesia (in collaborazione con la Federazione Indonesiana delle persone con disabilità e cofinanziata dalla Cooperazione italiana) e in Liberia riguardante l'emergenza Ebola. Il relativo gruppo di lavoro della DGCS è impegnato nella redazione di un Vademecum su aiuto umanitario e disabilità, che oltre ad offrire un quadro generale sui principi umanitari volti alla protezione delle persone con disabilità, intende fornire elementi pratici per la formulazione e la gestione di programmi di emergenza in un'ottica inclusiva.

A SCUOLA. L'altro tema sul quale l'azione italiana si è concentrato è quello dell'educazione inclusiva, lo strumento per garantire a tutti i bambini, compresi quelli con disabilità, un'educazione di qualità, contribuendo ad assicurare piene opportunità di sviluppo, per promuovere l'equità e combattere la povertà. Una scuola inclusiva dialoga con il proprio territorio e favorisce sviluppo locale e coesione sociale. A tal proposito il tavolo di lavoro sta elaborando una guida di riferimento che specifichi come l'approccio italiano sulla educazione inclusiva possa essere interpretato negli interventi di cooperazione allo sviluppo. Progetti significativi per lo sviluppo della scuola inclusiva sono realizzati dalla Cooperazione italiana in Kosovo per l'attuazione del Kosovo Disability Action Plan, un programma riconosciuto quale "buona pratica" a livello internazionale; in El Salvador, in partenariato con le Autorità locali, di cui una iniziativa in collaborazione con l'Università di Bologna; in Tunisia attraverso il sostegno ai microprogetti delle associazioni nell'ambito della inclusione scolastica. Ma c'è anche l'esperienza realizzata da Save the Children nei Balcani (tra cui i progetti in Kosovo e Albania che si avvalgono di un finanziamento della Cooperazione italiana) e quella dell'Università di Bologna e delle sinergie realizzate tra università, Cooperazione italiana e società civile. Nel corso del seminario è stato inoltre presentato il documentario di Silvio Soldini "Un albero indiano", che sarà proiettato a Roma stasera presso il Cinema Aquila. Il filmato trae spunto da un'iniziativa di scuola inclusiva che si sta realizzando in India con il sostegno di CBM Italia.

ALTRI TEMI. Oltre ai temi dell'educazione inclusiva e la protezione nelle situazioni di emergenza gli altri Gruppi di lavoro avviati per l'attuazione del Piano di azione riguardano: accessibilità e fruibilità degli ambienti, dei servizi e dei beni; mappatura e analisi dei dati delle iniziative della Cooperazione italiana finanziate a favore delle persone con disabilità nell'ultimo quinquennio; elaborazione di un documento sulla revisione delle categorie OCSE DAC per includere maggiormente la disabilità. Sono queste le diverse aree in cui si realizza l'impegno a tutto campo della Cooperazione italiana per promuovere i diritti delle persone con disabilità e che si contraddistingue per il carattere multidisciplinare e per l'approccio partecipativo, con un ampio coinvolgimento della società civile e del mondo accademico, delle istituzioni, delle imprese, degli enti locali e in particolar modo delle persone con disabilità.

PROGETTI ONG FINANZIATI DA CGCS. Nel corso del seminario sono stati segnalati numerosi progetti di inclusione sociale e riabilitazione promossi da ONG che sono stati finanziati dalla Direzione generale Cooperazione allo sviluppo (DGCS) negli ultimi due anni, oltre ad un'iniziativa di educazione allo sviluppo in Italia per il sostegno al Piano di Azione. Mentre programmi della Cooperazione Italiana per la promozione dei diritti delle persone con disabilità sono stati realizzati in Albania, Sierra Leone, Tunisia e Kosovo. Di recente approvazione una nuova iniziativa in Tunisia, per un importo di 1,2 milioni di euro che mira a sostenere il Ministero degli Affari Sociali nell'attuazione dei principi della Convenzione ONU, attraverso l'elaborazione del Piano d'Azione Nazionale sulla disabilità. Il progetto si concentrerà soprattutto su alcune zone disagiate del Paese. Prevede inoltre attività per lo sviluppo dei servizi sociali territoriali e azioni a sostegno delle associazioni che si occupano di assistenza domiciliare. (ska)

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Vita.it del 11-12-2014

Papa Francesco incontra l'Unione italiana ciechi e ipovedenti

Sabato in occasione della festa di Santa Lucia e della Giornata nazionale del Cieco, Papa Francesco incontra l'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti. Una delegazione dell'Unione, guidata del presidente nazionale Mario Barbuto, sarà ricevuta in Vaticano, alle ore 12,30, per un'udienza privata con il Santo Padre.

ROMA. «Siamo profondamente commossi per l'incontro che Papa Francesco ha voluto concederci - dichiara Barbuto. Questo gesto è un altro, importantissimo, segnale dell'attenzione che il Papa rivolge ogni giorno alle persone, ancor di più deboli. Come ciechi e ipovedenti non possiamo che ringraziare il Santo Padre, nella convinzione che il Suo gesto potrà dare, da un lato, sollievo e speranza alle tante persone cieche, spesso anziane, che vivono -a volte con sofferenza- la loro disabilità. Dall'altro, questo incontro darà una nuova forza alla nostra Unione, per continuare a lavorare per la tutela dei ciechi e degli ipovedenti italiani».

«Pur in queste settimane difficili, che al livello nazionale ci vedono impegnati in incontri istituzionali in vista dell'approvazione della Legge di Stabilità - conclude Barbuto - le sezioni provinciali e regionali dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, insieme ai moltissimi volontari, stanno continuando ad offrire servizi di sostegno ai nostri soci (per la formazione professionale, l'integrazione scolastica, il libro parlato, il servizio di consulenza e di assistenza delle persone anziane, le attività ricreative, sportive, di integrazione e aggiornamento lavorativo, ecc.). Questo incontro lo vogliamo dedicare a tutti loro».

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Avvenire del 14-12-2014

Il Papa: "Viviamo con coraggio i nostri limiti. Non siamo soli"

La presenza delle persone disabili «provoca tutti a fare comunità, anzi, ad essere comunità, ad accoglierci a vicenda con i nostri limiti. Perché tutti abbiamo capacità, ma tutti abbiamo anche limiti!». È un invito a riscoprire i valori trasmessi dalla testimonianza di santa Lucia, giovane martire del terzo secolo, quello lanciato ieri da papa Francesco nel corso dell'incontro con l'Unione italiana ciechi e ipovedenti, guidata dal presidente nazionale, Mario Barbuto, che ha rivolto un saluto al Pontefice. L'udienza si è tenuta in occasione della festa di santa Lucia, protettrice della vista, e della Giornata nazionale del cieco. Nel suo discorso il Pontefice ha voluto «accennare ad alcuni valori umani che la figura di santa Lucia ci suggerisce». «Sottolineo: valori umani - ha spiegato il Papa -. Lucia li ha vissuti in modo esemplare grazie alla sua fede in Cristo, ma sono condivisibili da tutti».

Primo di tutti il coraggio: Lucia «era una giovane donna, inerme, ma ha affrontato le torture e la morte violenta con grande coraggio, un coraggio che le veniva da Cristo risorto, col quale era unita, e dallo Spirito Santo, che abitava in lei - ha notato il Pontefice -. Tutti abbiamo bisogno di coraggio per affrontare le prove della vita. In particolare le persone cieche e ipovedenti ne hanno bisogno per non chiudersi, per non assumere un atteggiamento vittimistico, ma al contrario aprirsi alla realtà, agli altri, alla società; per imparare a conoscere e valorizzare le capacità che il Signore ha posto in ciascuno, veramente in ciascuno, nessuno escluso!».

Un altro valore «ci viene suggerito da santa Lucia - ha proseguito Bergoglio -, cioè il fatto che lei non era sola, ma faceva parte di una comunità ». «Voi siete un'associazione - ha detto il Papa rivolgendosi ai presenti -, e questo è un valore! Un'associazione non è una somma di individui, è molto di più. Oggi c'è molto bisogno di vivere con gioia e impegno la dimensione associativa, perché in questo momento storico è 'in ribasso', non è fortemente sentita. Fare gruppo, essere solidali, incontrarsi, condividere le esperienze, mettere in comune le risorse... tutto questo fa parte del patrimonio civile di un popolo. E spesso le persone che convivono con degli svantaggi o delle disabilità possono dire a tutti, con la loro esperienza, che non siamo 'monadi', non siamo fatti per essere isolati, ma per relazionarci, per completarci, aiutarci, accompagnarci, sostenerci a vicenda». Anche perché, ha notato il Papa, tutti «abbiamo dei limiti» e necessitiamo, quindi, di essere accolti per quello che siamo. Infine la dimensione del dono: Lucia, ha spiegato il Papa, «ha vissuto questo nella forma e- strema del martirio, ma il valore del dono di sé è universale: è il segreto della vera felicità. L'uomo non si realizza pienamente nell'avere e neppure nel fare; si realizza nell'amare, cioè nel donarsi. E questo può essere inteso anche come il segreto del nome 'Lucia': una persona è 'luminosa' nella misura in cui è un dono per gli altri. E ogni persona, in realtà, lo è, è un dono prezioso!». Coraggio, comunità e dono: vivere «questi valori può comportare anche oggi delle incomprensioni - ha notato il Papa -, la fatica di andare a volte controcorrente; ma questo non stupisce: la testimonianza richiede sempre di pagare di persona. Le odierne società che puntano molto sui diritti 'individualisti' rischiano di dimenticare la dimensioni della comunità e quella del dono gratuito di sé per gli altri. Perciò - ha concluso Francesco - c'è ancora bisogno di lottare, con l'esempio e l'intercessione di santa Lucia!».

di Matteo Liut

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Superando.it del 13-12-2014

L'indispensabile revisione del sistema di accertamento

di Carlo Giacobini

Se si valuta nel senso dell'efficacia e dell'efficienza - prima ancora che della scientificità o dei diritti umani - l'attuale sistema di accesso, riconoscimento e certificazione della condizione di disabilità, le conclusioni sono davvero desolanti. Vediamo dunque perché, dati alla mano, ridisegnare tale sistema, ponendo al centro i diritti sociali e umani, può rappresentare l'occasione di un'intelligente spending review, oltreché un lungimirante investimento sulle persone e sulla loro reale inclusione

La Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, ratificata dall'Italia con una specifica norma [Legge 18/09, N.d.R.], impone una profonda revisione della normativa e una riorganizzazione dei servizi e delle politiche a partire dalla stessa definizione di "persona con disabilità". È un'istanza recepita dal Programma d'Azione Biennale per la Disabilità, emanato tramite il DPR del 4 ottobre 2013.

E tuttavia, non è certo sufficiente modificare il linguaggio (disabilità con handicap), ma è piuttosto indispensabile ricondurre la valutazione della disabilità (persona, interazione, ambiente) alle finalità della Convenzione: l'individuazione della disabilità, infatti, è funzionale alla promozione dei diritti umani, all'inclusione, alla modificazione dell'ambiente, al contrasto alla discriminazione, all'impoverimento, alla segregazione.

E qui si potrebbe anche chiudere questo approfondimento sui sistemi di accesso, riconoscimento e certificazione della condizione di disabilità, dal momento che le persone con disabilità - molto più degli "addetti ai lavori" - hanno una crescente consapevolezza di che cosa significhi essere "accertati".

Ma è altrettanto chiaro agli "addetti ai lavori" quale sia il costo economico, l'impatto organizzativo, le ricadute effettive di quello che possiamo - un po' pomposamente - chiamare "sistema di accertamento"?

Disabile, invalido, handicappato, handicappato grave e/o gravissimo, non autosufficiente, gravemente non autosufficiente, persona con ridotte o impedite capacità motorie, persona con grave limitazione alla capacità di deambulazione, oligofrenico, irregolare psichico, persona a responsività limitata... e si potrebbe proseguire ancora, con il florilegio di definizioni tutte presenti, vigenti e cogenti in una normativa che baldanzosamente consideriamo la più avanzata del mondo, ma che ben poco risponde ai crismi di una buona regolazione.

Dietro la terminologia e il linguaggio, assai poco coerenti nel tempo e nei contesti, c'è sempre un beneficio, una provvidenza, un'agevolazione, l'accesso a un servizio, che per essere ottenuti richiedono uno "status", uno specifico iter, un accertamento e un "soggetto preposto", che solitamente è un medico o una commissione prevalentemente sanitaria.

Inoltre, per l'accesso al sistema di servizi e prestazioni, in Italia non è quasi mai sufficiente la verbalizzazione di uno "stato invalidante", ma sono richiesti anche altri requisiti, ora di età, ora di limiti reddituali, ora di altro tipo soggettivo o materiale. All'accertamento sanitario si aggiunge, quindi, anche quello più schiettamente amministrativo.

Esiste pertanto nel nostro Paese una proliferazione di momenti accertativi derivante proprio da questa frastagliata regolazione, che ben poco ha a che vedere con i diritti umani e sociali. Ma quanto ci costa tutto ciò? E ha ancora senso?

Una persona con una minorazione - fisica, sensoriale o intellettiva che sia - che intenda ottenere lo status di invalido o di persona con handicap (Legge 104/92) viene sottoposta a visita presso una Commissione. Questa Commissione dell'ASL è composta da 5 medici (uno INPS) e viene integrata con un operatore sociale e uno specialista nel caso si debba valutare l'handicap. Totale: 7 operatori.

Nella quasi totalità delle Regioni, i medici - prevalentemente del Servizio Sanitario Nazionale - percepiscono un gettone. In pochissime altre realtà l'attività fa parte della normale attività di servizio.

Una volta conclusa la visita, il verbale di invalidità o di handicap viene trasmesso all'INPS dove un'altra Commissione (altri 6 operatori) effettua la verifica degli atti e, se del caso, convoca nuovamente la persona, iter, questo, che comporta ovviamente il coinvolgimento dei servizi amministrativi di ASL e di INPS. Una stima molto prudenziale del costo di ciascuna visita è di 250 euro. Sembra poco ma vediamo le consistenze globali.

In Italia, ad esempio, è stimata la presenza di 250.000 persone con la malattia di Parkinson. A causa delle specificità di tale patologia, queste persone, nell'arco della loro vita, vengono "accertate" mediamente quattro volte (per altro con modalità valutative assai disomogenee). Totale: un milione di visite, ovvero 250 milioni di euro per le sole persone con malattia di Parkinson.

Passiamo ora ai dati reali e testimoniati. L'ultimo Bilancio Sociale dell'INPS ha registrato nel 2013 circa 1.350.000 domande di accertamento (ciascuna domanda spesso contiene richieste per diversi benefìci), che significano altrettante visite. Costo stimato per il sistema: 337,5 milioni di euro annui variamente distribuiti fra Stato, INPS e Regioni. Sono esclusi dal conteggio i costi a carico del cittadino e gli oneri amministrativi che subisce.

Dal 2011 l'intero sistema è informatizzato e telematizzato grazie al supporto tecnico dell'INPS. In realtà ciò - per espressa affermazione della Corte dei Conti (Determinazione n. 101/2013) non ha prodotto grandi benefìci per il cittadino. Se infatti nel 2011 fra la presentazione della domanda di accertamento e l'erogazione delle provvidenze economiche trascorrevano in media 278 giorni per l'invalidità civile, 325 per la cecità civile e 344 per la sordità (Corte dei Conti, Determinazione n. 91/2012, pagina 66), nel 2012 (ultimo dato utile) i tempi si sono ulteriormente dilazionati: 299 giorni per l'invalidità, 338 per la cecità e 399 per la sordità (Corte dei Conti, Determinazione n. 101/2013, pagina 59).

Siccome poi le prestazioni ricorrono dal primo giorno del mese successivo alla presentazione della domanda, dopo 120 giorni iniziano a "correre" pure gli interessi passivi, cosicché nel 2012 l'INPS ne ha pagati per un totale di 64,3 milioni di euro e il 66,3% di questa cifra riguarda le provvidenze agli invalidi civili pagate in ritardo: 42,6 milioni annui (Corte dei Conti, Determinazione n. 101/2013, pagina 54).

Ma non è tutto. Infatti, il sistema tabellare adottato per soppesare l'invalidità e l'incertezza valutativa attorno ai concetti di «atti quotidiani della vita» e di «handicap con connotazione di gravità», producono un contenzioso di mole enorme.

Ancora due dati prodotti dalla Corte dei Conti: nel 2012 c'erano 283.823 cause civili giacenti. Nel corso dello stesso anno sono state avviate 110.583 azioni civili (Corte dei Conti, Determinazione n. 101/2013, pagina 82). Cause che l'INPS perde quasi nella metà dei casi.

Dunque: in ogni causa o in ogni accertamento tecnico preventivo sono coinvolti il legale del cittadino, quello dell'INPS, i due periti di parte, il consulente tecnico di ufficio del Tribunale. Una stima prudenziale media dei costi di ciascuna azione - senza considerare l'impegno del Giudice e del Tribunale - è di 1.500 euro, cosicché riferendosi alle sole nuove azioni presentate nel 2012, la stima di questo "giro di affari" è di 165,9 milioni di euro annui.

Tutte queste riflessioni riguardano ovviamente il regime normale del sistema, cioè gli accertamenti ordinari e non quelli di verifica straordinaria affidati all'INPS, con la gigantesca campagna di controllo sui cosiddetti "falsi invalidi", azione che ha prodotto più stigma e spesa che risultati concreti. Oggi lo sappiamo anche grazie a specifiche Interrogazioni Parlamentari.

In questo àmbito, dal 2009 al 2013 sono state effettuate dall'INPS 854.192 verifiche straordinarie, con la revoca di 67.225 provvidenze, per mancata conferma dei requisiti sanitari o assenza a visita medico legale, il che corrisponde al 7,9% delle verifiche, al lordo di quanto sarebbe comunque avvenuto per via ordinaria (l'INPS ha incluso nelle verifiche persone per le quali comunque era prevista una revisione).

E quanto stima di avere ricavato l'INPS da questa gigantesca operazione di controllo? Lo dice la risposta all'interrogazione: 352,7 milioni di euro. Lordi, molto lordi. Infatti, per affrontare quella straordinaria mole di lavoro, l'Istituto è dovuto ricorrere anche a medici esterni, con una spesa dichiarata, dal 2009 al 2012, di 101,2 milioni di euro.

Il risparmio è quindi di 251,4 milioni, ancora lordi, ma che rappresentano l'1,51% della spesa annua per le provvidenze agli invalidi civili (16,6 miliardi secondo il Bilancio Sociale dell'INPS, un miliardo e mezzo in meno secondo l'ISTAT).

Da questo "bottino", vanno poi detratte le spese per il personale interno (che l'INPS non dichiara): altri medici, dirigenti, softwaristi, impiegati amministrativi, spese di struttura, spese di spedizione di 850.000 comunicazioni. Stima prudenziale: altri 70 milioni. Il risparmio scende dunque a 181,4 milioni.

Ma non è finita. Come correttamente ricorda la risposta a un'Interrogazione in Commissione Affari Sociali della Camera, il risparmio va inteso al lordo del contenzioso. Tradotto: chi si vede revocare la pensione o l'indennità fa ricorso e nel 45% dei casi l'INPS soccombe in giudizio, con l'obbligo di restituire il "maltolto", con gli interessi, pagandoci pure le spese legali. Molto prudenzialmente si può ritenere che l'Istituto - il quale, oltretutto, si serve in larga misura di legali esterni, come "lagnato" dalla Corte dei Conti - perda in questa operazione almeno altri 70 milioni.

Il risparmio reale scende pertanto a 111,4 milioni (non annui, ma complessivi dell'intera campagna), una cifra ridicola, che rappresenta lo 0,67% della spesa annuale per pensioni e indennità. Né si può dimenticare lo stigma diffuso di un paio di anni fa: «un invalido su quattro è falso»...

Come si vede, l'intero sistema - sia quello ordinario che quello straordinario - è estremamente costoso per lo Stato, per l'INPS e per le Regioni. Lo è anche per il cittadino, ovviamente. È un sistema in cui a buona ragione si può dire che qualcosa proprio non funzioni, sia in termini di efficacia che di efficienza.

Dagli ultimi dati ISTAT disponibili sull'invalidità civile, risulta che almeno il 58% degli invalidi civili ha più di 65 anni e che almeno il 41% ne ha più di 80. Ragioniamo su quest'ultima cifra. Ci stiamo riferendo - con tutta probabilità - a persone con affezioni tipiche della terza età, con esigenze e peculiarità specifiche, ma abbastanza agevolmente definibili. Ha senso che la loro valutazione rientri nel circuito ordinario? Sette medici in Commissione ASL, sei in Commissione INPS che giungono alla conclusione che esistono o meno i presupposti per la concessione dell'indennità di accompagnamento? Non avrebbe senso ipotizzare un percorso più rapido, meno costoso e legato ai servizi territoriali?

Ricordiamo anche che l'accertamento dell'invalidità poco conta per l'accesso ai servizi, ad esempio, residenziali. Nella quasi totalità delle Regioni, infatti, la valutazione della non autosufficienza viene poi affidata alle Unità di Valutazione Multidisciplinare e quindi, ancora una volta, con un raddoppio dei costi. E stiamo parlando almeno del 40% delle visite di invalidità...

Il problema delle moltiplicazioni dei momenti valutativi si riscontra poi in modo ancora più evidente nell'àmbito del diritto allo studio. Infatti, per la definizione di Diagnosi Funzionali e Profili Dinamico Funzionali, il precedente accertamento di invalidità è del tutto inutilizzabile.

In conclusione, se valutiamo il sistema nel senso dell'efficacia e dell'efficienza - prima ancora che della scientificità o dei diritti umani - ne traiamo delle conclusioni davvero desolanti. Qual è infatti il "prodotto" alla fine del percorso attuale di accertamento?

1. Una percentualizzazione basata sull'invalidità generica rispetto a una mansione lavorativa generica.

2. La constatazione di un'impossibilità a deambulare in modo autonomo o senza l'aiuto di un accompagnatore.

3. La constatazione (generica) di un'impossibilità a svolgere autonomamente non ben definiti atti quotidiani della vita.

4. La necessità di assistenza permanente continuativa e globale.

5. Di recente anche la presenza di requisiti per l'accesso a benefìci fiscali o per la mobilità.

Tutto ciò, in sostanza, nulla descrive in funzione della costruzione di servizi personalizzati, di piani educativi, di progetti individuali, cioè in funzione delle reali esigenze, aspettative e potenzialità dei singoli e della descrizione del contesto.

Ridisegnare il sistema ponendo al centro i diritti sociali e umani può rappresentare l'occasione di un'intelligente spending review ["taglio delle spese", N.d.R.], oltreché un lungimirante investimento sulle persone e sulla loro reale inclusione.

È possibile già oggi, un pezzo per volta, ma con decisione. Agendo anche in piccolo, ma pensando in grande.

Carlo Giacobini,

Direttore editoriale di «Superando.it». Responsabile del Servizio HandyLex.org. Il presente testo costituisce il riadattamento della relazione intitolata Revisione del sistema di accesso, riconoscimento e certificazione della condizione di disabilità, presentata il 3 dicembre scorso a Palazzo Chigi, durante l'incontro dal titolo La sfida per l'inclusione. Il futuro delle persone con disabilità, svoltosi in occasione della Giornata Internazionale delle persone con Disabilità.

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Giornale UICI del 22-12-2014

Istruzione: Qualità dell'inclusione per una scuola di qualità

di Luciano Paschetta

Il 3 dicembre a Palazzo Chigi, come noto, si è tenuta la celebrazione della giornata internazionale del disabile ed ,in quella occasione , sono stato chiamato quale referente FAND per l'istruzione ,ad un breve intervento: ne riporto di seguito i contenuti salienti.

La qualità dell'inclusione non può che realizzarsi in una scuola di qualità, per questo riteniamo importante che il governo abbia voluto celebrare la giornata del 3 dicembre in questa sede che ospita la Presidenza del Consiglio dei ministri, alla presenza del Ministro dell'istruzione, Università e Ricerca Stefania Giannini , del Ministro della Salute Beatrice Lorenzin, il Sottosegretario di Stato al Lavoro e alle Politiche sociali, Luigi Bobba e il Sottosegretario di Stato all'Istruzione, Università e Ricerca, Davide Faraone a dimostrazione che l'impegno per una "Buona scuola" è la premessa per una "buona inclusione" e l'autorevole intervento che il Presidente del Consiglio ha voluto fare qui oggi , ha rafforzato questo impegno.

Oggi l'inclusione scolastica non è più in discussione , è un dato acquisito , ciò di cui occorre parlare è la validità del modello così come si è venuto realizzando. L'inclusione scolastica per realizzarsi ha bisogno di un "contesto inclusivo" che metta al centro del processo educativo l'allievo, ciascun allievo . Per questo, abbiamo sempre sostenuto che il fallimento di una inclusione è la "cartina di tornasole" che indica che il lavoro didattico applicato in quella classe non è di qualità, non è attento ai bisogni del singolo, non è una didattica efficace per sviluppare le capacità e le potenzialità degli allievi che la frequentano. E' per questo che come federazioni delle associazioni di disabili, noi FAND e FISH abbiamo sostenuto la validità della, tanto vituperata, direttiva sui BES, essa infatti ponendo al centro dell'attenzione del lavoro didattico i bisogni educativi individuali, richiama i docenti ad una didattica di qualità attenta ai bisogni di tutti. Per questo abbiamo visto con favore l'impegno del Ministro Giannini di inserire la nostra proposta di legge, mirata, a rivedere ed aggiornare alcuni aspetti del processo di inclusione sanciti dalla legge 104 , nel futuro disegno di legge per la "Buona scuola" e oggi chiediamo all'INVALSI di non dimenticare di inserire nella valutazione del "sistema scuola" indicatori di qualità dell'inclusione, che non potranno non essere coerenti con gli altri indicatori mirati a valutare la qualità dell'istruzione. Non è certo una scuola di qualità quella che non consente agli allievi con disabilità di accedere autonomamente alle aule ed agli altri locali della scuola, né è una scuola di qualità quella che non fornisce ai suoi allievi con disabilità visiva libri di testo informatici ed e-book non accessibili agli screen reader e che fornisce ai docenti non vedenti registri elettronici altrettanto inaccessibili. Ogni istituto scolastico deve diventare "accogliente": dobbiamo liberarci dalla "deriva giudiziaria" che attraverso l'imposizione di rapporti di sostegno 1/1 od addirittura 2/1, crede ed illude le famiglie che in questo modo si risolva ogni problema e si garantisca così il successo dell'inclusione . A nulla serve aumentare le ore di sostegno se poi l'alunno con disabilità viene portato "nell'aula di sostegno", locale, che se pur illegale, è presente in molte scuole, così come a nulla servirà aumentare le ore di sostegno ad un alunno con disabilità visiva , se poi il docente di sostegno non conosce il braille o l'uso delle tecnologie assistive, né è in grado di educare il ragazzo al lavoro autonomo. In riferimento agli allievi con disabilità visiva inseriti nelle varie classi, siamo passati in vent'anni da una media di 12,9 ore di sostegno settimanali (a scuola +domicilio) nell'a.s. 1991/92 a 25,1 ore medie settimanali nell'a.s. 2011/12, senza che ciò abbia prodotto alcun miglioramento sul processo di apprendimento ed , addirittura, con effetti negativi nello sviluppo di capacità relazionali e di socializzazione, nell'autonomia personale , di movimento e di lavoro.

La qualità dell'inclusione si migliora solo uscendo dalla logica del sostegno quale garante del processo di apprendimento del disabile, ma riaffermando che responsabili dell'apprendimento sono i docenti titolari i quali, se pur con l'ausilio del sostegno devono attuare una didattica di qualità attenta alle "diversità". Non può definirsi di qualità un sistema scolastico che "disperde" ancora oggi il 17% degli allievi nel corso della scuola dell'obbligo ed il 26/27% al termine della secondaria.

In questi anni abbiamo assistito ad un lento declino della scuola italiana, che le statistiche collocano in posti sempre più arretrati nelle varie valutazioni degli apprendimenti e questo non già, come sostiene qualcuno, a causa della presenza dei disabili inseriti nelle classi comuni, ma se mai questo declino è coinciso con la diminuzione dell'attenzione del "sistema" ai bisogni dei disabili. Per questo abbiamo apprezzato l'impegno del governo che nel mettere al centro dell'azione governativa la scuola, ha voluto inserire in quel contesto le nostre proposte per il miglioramento del processo di inclusione: una inclusione di qualità si realizza solo in una scuola di qualità ed è in questa scuola che i "diversi" lungi dall'essere un problema diventano una risorsa per la realizzazione della "buona scuola".

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Superando.it del 04-12-2014

Inclusione scolastica: le sfide piu' urgenti

a cura del Centro Studi Erickson

Ogni giorno circa 3 milioni e 200.000 persone con disabilità devono affrontare, in Italia, non solo barriere fisiche, ma anche culturali, sociali ed economiche. E di queste, oltre 220.000 sono in età scolare (in particolare quasi il 40% frequenta la scuola primaria) [si veda anche, nel nostro giornale, la scheda di dati aggiornati sulla disabilità in Italia, pubblicata in questi giorni in calce a un articolo, curata dalla FISH-Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap, N.d.R.].

Di loro spesso ce se ne dimentica, anche se il nostro Paese può vantare una normativa sulla disabilità tra le più avanzate sotto diversi punti di vista, dall'accessibilità all'inclusione scolastica e lavorativa.

In occasione della Giornata Internazionale ed Europea delle Persone con Disabilità del 3 dicembre, dedicata quest'anno alla tecnologia come strumento per favorire l'inclusione delle persone con disabilità, come Centro Studi Erickson, abbiamo ricostruito - in un poster liberamente disponibile a tutti - alcune tappe fondamentali dell'integrazione degli alunni con disabilità, cercando di contestualizzare l'evoluzione normativa all'interno del dibattito sociale, culturale e pedagogico.

Dal cinema, ai libri fino ai principali "attori" che hanno animato e caratterizzato il percorso dell'integrazione scolastica, emerge chiaramente che i risultati finora raggiunti sono frutto di un processo collettivo, dove i protagonisti non sono stati solo i legislatori, ma anche i pedagogisti, gli insegnanti, i psichiatri, gli educatori, i genitori e gli studenti.

E del resto, la piena inclusione nella società delle persone con disabilità in tutte le sfere delle vita quotidiana, dalla scuola al lavoro fino ai servizi, è una sfida che può essere vinta solo grazie al contributo di tutti e alla partecipazione responsabile al percorso di integrazione.

La disabilità non è un peso, ma una risorsa di civiltà e di apprendimento per tutti. Il progetto di vita di una persona con disabilità, infatti, coinvolge non solo la persona stessa, ma anche la famiglia, i servizi, la scuola, la comunità locale e la società in generale. È un'azione collettiva che, grazie al protagonismo diffuso, mira a dare potere alla persona con disabilità, la quale diventa protagonista attiva del proprio percorso di vita, consapevole delle proprie risorse e di quelle dell'ambiente circostante.

Guardando a un futuro non troppo lontano - sembra infatti che nel 2020 le persone con disabilità in Italia saranno 4 milioni e 800.000 - abbiamo chiesto ad Andrea Canevaro, Carlo Scataglini e Dario Ianes, ovvero a tre fra i massimi esperti di pedagogia speciale, didattica inclusiva e facilitata in Italia, quale sia la sfida più urgente da affrontare per l'integrazione scolastica degli alunni con disabilità.

Incisivo Andrea Canevaro, docente di Pedagogia Speciale all'Università di Bologna, per il quale «la sfida è estendere il sostegno rendendolo evolutivo, e non fissato una volta per tutte in una forma individuale. Perché se la scuola e i servizi accolgono "gli ultimi", incrementano le competenze di e per tutti».

Sottolinea invece l'importanza strategica della formazione, l'insegnante Carlo Scataglini, secondo il quale è necessario sviluppare e realizzare «un'opera di formazione efficace e generalizzata, rivolta ai dirigenti scolastici e ai docenti curricolari e di sostegno, di tutte le nostre scuole di ogni ordine e grado. Una formazione che, data l'enorme varietà di situazioni di disabilità o di difficoltà scolastica in genere, sia rivolta in particolare agli aspetti operativi e didattici». Inoltre, continua Scataglini, «le strategie operative di inclusione devono essere diffuse nella comune didattica in modo da non lasciare indietro nessuno e non escludere alcun alunno dalle attività comuni».

Infine, secondo Dario Ianes della Libera Università di Bolzano, co-fondatore delle Edizioni Centro Studi Erickson, è fondamentale «non accettare come inevitabile un degrado strisciante della qualità dei processi di integrazione, un progressivo, lento, diffondersi di pratiche di delega al solo insegnante di sostegno, di nuove forme di esclusione». E aggiunge che «per questo occorre avere il coraggio di rigenerare radicalmente alcune strutture fondamentali dell'integrazione scolastica, perché nella pratica di oggi non tradisca gli ideali e i valori di quarant'anni fa e perché costruisca le basi virtuose di una scuola davvero inclusiva per il 100% degli alunni con l'infinita varietà delle loro differenze».

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: ufficiostampa@erickson.it.

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Il Corriere della Sera del 09-12-2014

Ottomila libri accessibili anche ai ciechi. Grazie LIA

Per gli italiani non vedenti (365 mila, secondo le ultime stime) o ipovedenti (un milione e mezzo) la neonata fondazione milanese LIA (Libri italiani accessibili) ha approntato in un anno oltre 8.000 e-book adatti ai loro occhi spenti. Il catalogo completo di questi libri di narrativa, saggistica, premi letterari e libri per bambini è stato presentato alla Fiera nazionale della piccola e media editoria "Più libri più liberi", al Palazzo dei Congressi dell'Eur a Roma dal 4 all'8 dicembre, dalla segretaria generale della Fondazione, Cristina Mussinelli, esperta di editoria digitale. E' stata una delle novità più apprezzate della manifestazione giunta alla tredicesima edizione.

Come nasce LIA e qual è la sua mission? Sentiamo ancora la Mussinelli.

"La Fondazione è stata costituita nel maggio 2014 per volontà degli editori dell'Associazione Italiana Editori (AIE) per raccogliere l'eredità del progetto Libri Italiani Accessibili, realizzato da AIE e mEDRA srl grazie al sostegno del ministero dei Beni culturali con il supporto dell'Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti (UICI). La Fondazione si occupa di realizzare contenuti editoriali digitali, accessibili per ipovedenti e non vedenti. Accanto a questo, LIA opera attraverso attività di educazione, informazione, ricerca e sviluppo, per ampliare l'accesso ai prodotti editoriali delle categorie deboli, tra cui i disabili visivi e gli anziani, e le persone che, per condizioni sociali e culturali, hanno un difficile rapporto con la lettura. Perché leggere è un diritto di tutti, un diritto piacevole perché migliora l'umore, la salute e la vita".

Tra le azioni future della Fondazione ci saranno iniziative di alto valore sociale come Segnalibro, in collaborazione con il Centro Studi Enrico Maria Salerno, presentato venerdì 5 dicembre nel Teatro del carcere di Rebibbia all'interno del Festival dell'Arte reclusa: mira a formare 20 cittadini detenuti - laureati e laureandi - nel campo dell'editoria digitale e, in particolare, nella realizzazione di e-book accessibili.

I segnalibri della Fondazione Lia realizzati dalla start up Streamcolors

In programma ci sono molti altri ambiziosi progetti per promuovere la lettura accessibile anche di pubblicazioni di amministrazioni pubbliche, di grandi imprese come la banca Intesa San Paolo e del mondo educativo.

La presentazione di Roma segue di una settimana quella di Milano, a Bookcity, dove la LIA ha organizzato Reading al buio e Reading al buio for kids, due happening emozionanti in cui gli autori Chiara Gamberale e Giuseppe Festa, sorpresi ed emozionati come tutti i duecento presenti, hanno raccontato alcuni passi dei loro libri accessibili insieme a lettori non vedenti dell'Istituto dei ciechi di Milano.

Le puntate di Milano e Roma sono state anche un'occasione social: al via l'account twitter @FondazioneLIA e la campagna social che comunicherà le future attività della fondazione, il lancio del nuovo sito internet e la campagna di raccolta fondi "Acce(n)di un libro".

"Partecipazione, coinvolgimento e consenso sono indispensabili per crescere in quello che facciamo", spiega il segretario generale. "E così abbiamo deciso di realizzare dei segnalibro, ispirati al colore e alle geometrie astratte dell'arte contemporanea. Chi vorrà seguirci e aiutarci potrà andare sul nostro sito alla pagina 'Cosa puoi fare tu' e acce(n)dere un libro segnalandoci quale vorrebbe vedere realizzato come e-book accessibile per un lettore disabile visivo. Se vorrà potrà raccontarci anche la sua storia con quel libro e noi saremmo felici di pubblicarla. Inoltre, chi vorrà potrà dare un ulteriore contributo facendo una donazione. Un piccolo gesto di grande valore".

Fondazione LIA ha realizzato la campagna grazie alla collaborazione con Streamcolors, giovane start-up milanese che del colore fa la sua missione, realizzando molti progetti grafici per il mondo della moda e dell'arte e Handy Systems, cooperativa specializzata in trascrizioni Braille, che si è occupata della stampa.

Chiusura ideale dell'evento, le parole raccolte nelle due occasioni.

A Roma, il sottosegretario al Ministero dei Beni e delle Attività Culturali Ilaria Borletti Buitoni, ha detto: "LIA sta portando avanti una missione civile per il paese promuovendo il diritto di leggere, senza distinzioni per tutti. Per il MiBACT questo progetto è un fiore all'occhiello perché parlando di accessibilità alla cultura si fa promozione della cultura".

A Milano hanno parlato i due testimonial, che si sono impegnati a seguire e sostenere il lavoro della Fondazione nel 2015.

Chiara Gamberale: "A che cosa servono i libri se non a regalarci nuovi orizzonti, a permetterci nuovi sguardi? Ma a volte persino noi che li scriviamo ce lo dimentichiamo. Partecipare a un Reading al buio te lo ricorda. Come uno schiaffo che però è una carezza".

Altrettanto appassionato è stato Giuseppe Festa che ha condotto il Reading al buio for kids.

"Ascoltare la piccola Sofia di nove anni leggere fluidamente e con trasporto alcuni passi del mio libro mi ha lasciato a bocca aperta. Cosa dire? Viva il braille, viva la Fondazione LIA e tutti quelli che si battono per avere sempre più libri accessibili".

di Salvatore Giannella (@SGiannella)

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La Nazione del 16-12-2014

L'occhio bionico le ridara' la vista A 64 anni, cieca da quando ne aveva 15

Sabato a Careggi il primo impianto del luminare Rizzo. Stanislao Rizzo, 58 anni, nuovo primario dell'Oculistica di Careggi.

FIRENZE. Non è stato semplice, ma alla fine ce l'hanno fatta. C'è stato qualche problema all'Estav per reperire il chip retinico ad alta tecnologia che sabato sarà impiantato per la prima volta a Careggi nel nuovissimo reparto costruito su misura per il luminare dell'oculistica Stanislao Rizzo, arrivato a Firenze da Pisa il primo novembre. E' sua l'invenzione dell'occhio bionico, l'impianto della retina artificiale che ridà la vista a pazienti non vedenti affetti da retinite pigmentosa, una malattia genetica dell'occhio che porta a una perdita della vista graduale e progressiva. L'occhio bionico è un impianto ad altissima specializzazione che Rizzo ha realizzato, primo al mondo, insieme alla sua équipe a Pisa, dopo una fase di sperimentazione durata un decennio e portata avanti anche in altri ospedali. FINO A OGGI sono stati 13 i chip' retinici impiantati da Rizzo il record mondiale , ma il primario dell'Oculistica di Careggi ha già in programma dieci interventi per il prossimo anno. «Il primo lo farò entro la fine del 2014», aveva promesso al suo arrivo un mese e mezzo fa. E' stato di parola. Perché sabato, incrociando le dita, restituirà la vista a una donna di 64 anni che arriva da un paese del Nord Italia. Cieca da entrambi gli occhi dall'età di 15 anni, la donna sarà sottoposta all'impianto retinico all'occhio destro che dovrebbe restituirle la vista. Pur essendo morti i suoi fotorecettori, grazie al chip possono essere inviati segnali visivi al nervo ottico. Si tratta di una soluzione sperimentale che i ridà una vista in bianco e nero e per flash successivi, per ora piuttosto rudimentale. Ma eccezionale e straordinaria. Anche perché la scienza fa passi da giganti e in pochi anni la visione potrebbe essere migliorata moltissimo. I pazienti che si sottopongono all'impianto hanno bisogno di una specifica riabilitazione subito dopo l'intervento per abituarsi a vedere in modo elettronico. Dopo cinquant'anni di buio totale tornare a vedere gli oggetti grandi anche se non in modo perfetto è il più grande regalo che si possa desiderare. E arriverà sotto l'albero di Natale.

di Ilaria Ulivelli

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Il Corriere della Sera del 21-12-2014

Occhio bionico, in diretta mondiale

Medici collegati via internet con Careggi. Una donna che non vede da 50 anni ora torna a sperare.

FIRENZE. Aveva 15 anni la signora B. quando una gravissima forma di retinite pigmentosa l'ha resa non vedente. Il buio totale è durato quasi cinquant'anni, ora all'età di 62 anni un microchip impiantato sulla retina dell'occhio destro e collegato ad una piccola telecamera su occhiali speciali potrà consentirle di vedere le sagome dei propri cari, le forme rudimentali degli oggetti, muoversi finalmente riconoscendo e soprattutto evitando gli ostacoli anche se tutto in bianco e nero. «Per noi può sembrare poco, ma per chi da anni non ha che il buio davanti a sé non è solo restituirgli parte della vista, ma è come restituirgli la vita», spiega il dottor Stanislao Rizzo, il primario di Oculistica di Careggi che ieri mattina in diretta streaming per consentire agli specialisti di tutto il mondo di assistere alle fasi di impianto del microchip ha effettuato l'intervento durato poco più di un'ora, 85 minuti. «Careggi è l'unico ospedale in Italia a poter disporre di tale tecnologia ed uno dei cinque in Europa spiegano dal policlinico ed è per questo motivo che è stato scelto di diffondere in diretta l'intervento, in considerazione del grande interesse della comunità scientifica internazionale». Rizzo ha già operato tredici persone, il primo intervento (al mondo) risale ad ottobre del 2011 al Cisanello di Pisa, da dove la direttrice di Careggi Monica Calamai ha strappato il noto chirurgo alcuni mesi fa: «I pazienti stanno bene, il sistema gli ha permesso di recuperare parzialmente la vista spiega Rizzo Non potranno certo leggere il giornale, o vedere il colore degli occhi dei propri figli, ma il fatto che a tutte queste persone l'intervento abbia cambiato la vita è qualcosa che ancora mi mette i brividi, considerando poi che con gli anni potranno avere delle immagini sempre più nitide». Forse molto presto arriveranno i colori, triplicheranno i pixel, ma soprattutto nessuno può oggi immaginare cos'altro ancora scienza e ricerca potranno dare a questo sistema che una volta impiantato può soltanto migliorarsi. L'occhio bionico è una retina artificiale che sostituisce quella naturale distrutta dalla retinite pigmentosa, una malattia che danneggia le cellule della retina (i fotorecettori) che trasmettono le immagini con impulsi elettrici al cervello. I sessanta pixel del microchip non fanno altro che sostituire i fotorecettori e dunque ricevono lo stimolo luminoso dalla telecamera sugli occhiali e lo trasmettono, come impulso elettrico, al cervello. Sono milioni i fotorecettori sulla retina, e questo spiega perché con l'aumento dei pixel attraverso nuovi software in arrivo si potrà sempre di più migliorare la vista ai pazienti con l'occhio bionico: «Oggi tramite il computerino che portano sulla cintura possono anche aumentare o diminuire la luminosità, utilizzare lo zoom, proprio come se stessero gestendo una telecamera spiega Rizzo Sono fiducioso che con i software in arrivo presto potranno vedere anche i colori e magari leggere sul computer parole naturalmente con lettere grandi». Ieri con Rizzo in sala operatoria c'erano i chirurghi Caporossi e Cinelli, gli infermieri guidati dalla coordinatrice Turrisi e gli anestetisti capitanati dalla dottoressa Adembri. Un centinaio le operazioni svolte in tutti i Paesi che hanno riguardato solo persone non vedenti a causa della retinite pigmentosa: «Sarebbe inutile intervenire su pazienti con un residuo campo visivo aggiunge Rizzo Ma stiamo studiando il modo per avviare interventi sulle altre patologie che rendono le persone non vedenti». L'unica cosa impossibile ad oggi sembra soltanto quella di dare la speranza di vedere a chi è cieco dalla nascita: «Il punto è che l'area della visione nel cervello si forma da 0 a 6 anni, riceve informazioni utili per svilupparsi: senza di queste è come voler registrare qualcosa senza un registratore conclude Rizzo Ma la scienza ci insegna che non bisogna mai dire mai ».

di Gaetano Cervone

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Avvenire del 21-12-2014

Cosi' la maculopatia mette in pericolo la vista

La degenerazione maculare legata all'età (Dms) è una delle più comuni cause di grave perdita della visione centrale nelle persone di età superiore ai 50 anni rilevata nei paesi industrializzati.

È stato possibile notare che mediamente il calo della vista legato all'evoluzione della patologia si ha intorno ai 75 anni, ma che i primi sintomi e le prime evidenza anatomiche della progressione si manifestano già intorno ai 50, con un incidenza in aumento man mano che l'età aumenta fino a essere presente in un terzo della popolazione nella nona decade di vita.

La comparsa della patologia è sub-acuta ovvero specialmente agli esordi della patologia la sintomatologia è scarsa o del tutto inesistente (eccetto per i casi di Dms di tipo neovascolare nei quali si verifica un brusco calo del visus). I sintomi maggiormente lamentati dai pazienti riguardano la visione sfuocata la visione distorta, la riduzione della capacità di lettura e una maggiore difficoltà nell'adattamento al buio.

La forma atrofica o non-neovascolare è dovuta ad una atrofia della parte più importante della retina «la Macula» che si manifesta con una o più aree ben delineate di atrofia dell'area circostante questa zona. Nelle fasi iniziali della patologia queste aree di atrofia sono molto piccole e posizionate attorno alla parte centrale della macula, negli stadi avanzati queste zone di atrofia possono confluire esitando in un'unica lesione centrale più estesa. La maculopatia atrofica ad oggi risulta ancora difficilmente trattabile ma esistono soluzioni chirurgiche innovative finalizzate al miglioramento del residuo visivo nei pazienti affetti.

Difatti durante l'ultimo congresso internazionale svoltosi negli Stati Uniti è stata presentata una soluzione molto avanzata di un sistema ingrandente miniaturizzato in grado di aumentare la grandezza dell'immagine migliorando così la capacità visiva del paziente. L'intervento chirurgico è così molto simile all'intervento chirurgico di cataratta.

Inoltre oggi è possibile utilizzare delle nuovissime tecniche riabilitative sempre in pazienti affetti da degenerazione maculare senile di tipo atrofico utilizzando uno strumento basato sulla elettrostimolazione che ha come obiettivo primario quello di ripristinare il funzionamento delle cellule retiniche rese inattive dalla patologia.

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Avvenire del 21-12-2014

Per combattere il glaucoma arriva la "micro valvola"

Il glaucoma è generalmente caratterizzato da una pressione intraoculare elevata, che colpisce le fibre nervose retiniche che fuoriescono dalla testa del nervo ottico e che provoca difetti del campo visivo e una riduzione della sensibilità retinica. Esistono diversi approcci per la terapia del glaucoma, sia farmacologico che chirurgico. Un nuovo trattamento per la riduzione della pressione intraoculare è rappresentato da una microvalvola che viene introdotta all'interno dell'occhio, in quei pazienti affetti da glaucoma primario ad angolo aperto, pigmentario o da sindrome della pseudoexfoliatio associato a cataratta. Il trattamento consiste un microbypass che collega direttamente la camera anteriore dell'occhio affetto da glaucoma con i canali di deflusso dell'umor acqueo baypassando il trabecolato che spesso risulta ostruito. L'inserimento non richiede, a differenza dei classici interventi per glaucoma, grosse incisioni in quanto sfrutta la microincisione (1,5 mm) già eseguita per l'estrazione del cristallino. È un intervento che viene svolto in anestesia locale e non provoca dolore o l'applicazione di punti di sutura dopo l'intervento. L'abbassamento della pressione dopo l'inserimento della micro-valvola è immediata e limita l'instillazione di colliri ipotonicizzanti. A differenza delle tecniche già esistenti risulta un trattamento per il glaucoma innovativo che non danneggia le strutture anatomiche oculari e può essere facilmente eseguito durante l'intervento di cataratta limitando così l'utilizzo di terapie farmacologiche per il mantenimento della pressione oculare.

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SmartWeek del 11-12-2014

Horus: la Robotica dÀ Speranza alla Cecita'

L'innovazione e la ricerca sono le uniche armi che abbiamo per combattere la disabilità. Se fino a qualche decennio fa l'impossibilità di camminare e la cecità rappresentavano condizioni permanenti che precludevano la possibilità di poter riottenere uno stile di vita normale, oggi grazie alla robotica, la speranza di una futura integrazione all'interno della normale routine quotidiana sembra essere sempre più vicina.

Lo sanno bene Saverio Murgia, Luca Nardelli e Benedetta Magri che entro il 2016 contano di immettere sul mercato Horus Technology: il futuro assistente personale per persone non vedenti e ipovedenti.

Il dispositivo viene appoggiato sul lato delle stanghette degli occhiali e, tramite un sistema di visione, fa un'analisi della realtà circostante estraendone i caratteri rilevanti. Tramite la lettura di un testo, il riconoscimento di oggetti o di volti, trasforma le informazioni raccolte in parola e le trasmette alla persona non vedente che così può muoversi autonomamente nello spazio.

Dpo l'intervista di qualche mese fa, abbiamo rincontrato Benedetta Magri, business developer, per approfondire insieme a lei il loro progetto e conoscerne i prossimi sviluppi.

Benedetta, come è nata l'idea?

L'idea è nata a Genova nel marzo 2014 da Saverio Murgia e Luca Nardelli, due ingegneri biomedici. Un'idea nata per caso come tante altre, osservando la realtà e capendo come poterla cambiare per renderla migliore. Quel giorno erano in strada e una persona non vedente chiese loro un aiuto per attraversare le strisce pedonali e raggiungere la fermata dell'autobus.

Entrambi fino ad allora avevano condotto i loro studi prevalentemente nell'ambito della computer vision. Dunque ebbero l'intuizione, da cui già a luglio dello stesso anno nacque Horus, chiedendosi se fosse possibile comunicare ad una persona le stesse informazioni che vengono normalmente trasmesse in ambito robotico. La risposta che si diedero fu ovviamente affermativa e da quel giorno iniziarono dunque a lavorare al progetto.

Da chi è composto il team?

Il team è composto da Saverio Murgia, CEO, ingegnere biomedico, studente al Master europeo di advanced robotics; Luca Nardelli, CTO, ingegnere biomedico, attualmente sta concludendo la magistrale in neuro ingegneria; e poi ci sono io, Benedetta Magri, laureanda in economia aziendale.

Qual è la vostra road map per i prossimi mesi?

Il nostro obiettivo è quello di arrivare sul mercato nel 2016. Nel 2015 vorremmo distribuire dei prototipi a persone non vedenti e ipovedenti che possano utilizzarli durante l'arco della loro giornata e darci dei feedback sull'usabilità. Horus verrà venduto in un'unica soluzione, con un prezzo di mercato intorno ai 1000/1500 euro e successivamente si valuterà la possibilità di aggiungere applicazioni on the top.

Il 25 novembre è stata lanciata la nuova piattaforma di crowdfunding di Tim #WCAP e voi siete una delle startup per cui è già possibile fare una donazione...

Si, abbiamo lanciato la campagna di crowdfunding per finanziare la costruzione dei dispositivi che utilizzeremo durante la fase prototipale quando eseguiremo tutti i test necessari. I fondi raccolti con questa campagna saranno utilizzati per fornire prototipi all'Unione Italiana Ciechi ed Ipovedenti e all'associazione RP Liguria, che ci aiuteranno ad individuare le persone più adatte per effettuare i test. Ci siamo prefissati un obiettivo di 20000 euro con una campagna all or nothing. Ciascuno può donare a partire da 2 € e ricevere un reward a seconda del tipo di donazione effettuata. È possibile così ricevere degli occhiali stampati 3d o vivere un'esperienza che faccia comprendere la disabilità, come ad esempio un concerto o uno stage di danza al buio. Ci rivolgiamo anche alle medie e grandi aziende. Abbiamo predisposto corsi tenuti da persone non vedenti con lo scopo di sensibilizzare e spiegare come loro possano aumentare l'accessibilità del loro business.

È possibile donare direttamente sulla piattaforma di TIM #WCAP

di Sara Notargiacomo

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Wired.it del 23-12-2014

IBM, l'accessibilita' al servizio delle disabilita'

La tecnologia può fare molto per le persone disabili. Come? Lo spiega Frances West, Chief Accessibility Officer di IBM.

Ci sono oltre 1 miliardo di persone con diverse forme e gradi di disabilità nel mondo. Persone che ogni giorno si confrontano con ostacoli più o meno grandi, barriere architettoniche, ma anche culturali, che vanno abbattute. Barriere che la tecnologia può aiutare a smussare, appianare e livellare in molteplici modi.

Discorsi e problemi di questo tipo girano attorno a un concetto: accessibilità. "Parliamo della migliore articolazione di una tecnologia costruita col solo proposito di fare del bene, di avvicinare le differenze individuali, unire il talento sui luoghi di lavoro e migliorare la vita di tutti i membri di una società", spiega Frances West, Chief Accessibility Officer di IBM.

Dopo aver passato oltre 10 anni alla direzione dello Human Ability and Accessibility Center, West e IBM sono costantemente alla ricerca di innovazioni capaci di democratizzare sempre di più la tecnologia, dai processi che la animano alle esperienze che rende possibili, e di punti di contatto tra organizzazioni pubbliche e private. "Unendo le forze possiamo aiutare ogni persona a realizzarsi, senza distinzioni ti età, abilità fisiche o capacità cognitive. Il risultato sarà un mondo più intelligente, connesso, inclusivo e accessibile. Per tutti".

Come definirebbe la parola "accessibilità"?

"Il termine riguarda la progettazione di soluzioni in grado di adattarsi senza soluzione di continuità alle capacità di qualsiasi persona e tramite qualunque device, allo scopo di rendere abitudini, interazioni e decisioni più facili e intuitive. Con più di un miliardo di persone con disabilità a livello globale, inclusa una fetta crescente di popolazione anziana, il bisogno di accessibilità cresce, e pone per le aziende la necessità di sviluppare diverse forme di customer experience, comunicazioni ottimizzate e interazioni personalizzate".

Si tratta di concetti più legati alla costruzione fisica di un prodotto o all'interfaccia di utilizzo?

"Il design di un prodotto o la user interface (UI) possono essere più o meno pratici, ma possono non essere accessibili. Per questa ragione l'accessibilità deve essere integrata sin dal principio. Prodotti o applicazioni mal concepiti costituiscono una barriera per i disabili, mentre viceversa quelli ben congegnati sono più adatti anche per il mercato di massa. Per questo in IBM consideriamo l'accessibilità un funzione integrata alla costruzione dei prodotti: per aiutare i designer a sviluppare una conoscenza più profonda di come le disabilità fisiche, psichiche e cognitive influenzano le dinamiche di utilizzo".

Può fare qualche esempio di prodotti o servizi accessibili?

"L'accessibilità è un elemento fondante di soluzioni tecnologiche quali funzioni di riconoscimento vocale, text-to-voice (sistemi di lettura), sottotitoli o ingrandimento delle immagini, che permettono a uomini e macchine di interagire in modo efficiente e intuitivo. Abbiamo sviluppato, tra le altre cose, un sistema chiamato Easy Web Browsing, pensato per la navigazione semplificata e per consentire agli utenti di ingrandire testi e caratteri, cambiare i colori dello sfondo e ascoltare il computer leggere per loro ad alta voce".

Ci sono tecnologie o piattaforme più funzionali di altre?

"Monitoriamo costantemente tutte le piattaforme, esistenti ed emergenti, dal cloud al social, dal mobile al computing cognitivo. Le app e i dispositivi mobili in particolare sono oggi più importanti che mai, anche in virtù della diffusione sempre più capillare e dell'uso sempre più pervasivo che se ne fa. IBM si rende per questo disponibile anche nei confronti di altre organizzazioni come guida in tema di accessibilità, fornendo liste di requisiti e specifiche per applicazioni web e mobile (sia iOS sia Android) in modo che gli sviluppatori possano contare su tutti gli strumenti necessari".

Quali sono i compiti di un Chief Accessibility Office?

"Lavorare in questo campo significa non solo operare per una maggiore inclusione sui luoghi di lavoro ma anche nella direzione di una differenziazione strategica per quanto riguarda la user experience. Il mio team si impegna per ottenere nuovi e più alti standard di accessibilità, sensibilizzare e indirizzare in questo senso le politiche pubbliche, sviluppare tecnologie e soluzioni sempre più umano-centriche, aiutare il mercato a coltivare le capacità necessarie per affrontare le sfide che l'accessibilità pone".

Quali Paesi e società sono più all'avanguardia in materia?

"Sono quelli i cui leader la considerano come una priorità. Apple è un ottimo esempio di compagnia che ha abbracciato appieno l'accessibilità, motivo per cui siamo felici della partnership che abbiamo in tema di sviluppo di soluzioni mobile per le imprese. Per quanto riguarda le nazioni invece, gli Stati Uniti possono contare sull'Americans with Disabilities Act (ADA), che compie 25 nel 2015 e che continua a mantenere alti standard e attenzione sul tema. Percorsi simili si ritrovano in Canada (con l'AODA), e nel Regno Unito (Equality Act 2010). La convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, che sancisce pieni diritti e libertà, incluso l'accesso alla tecnologia, allarga infine il discorso a livello globale e può aiutare molti Paesi a sviluppare ulteriori e più decise iniziative".

Come fate a testare l'effettiva accessibilità dei prodotti?

"Abbiamo linee guida aziendali per ogni prodotto, servizio o app (mobile e interna). Siamo una compagnia globale, conforme a tutti gli standard riconosciuti, incluse le Linee guida per l'accessibilità dei contenuti Web (WCAG), con checklist e prove da parte degli utenti per testare i prodotti".

Su quali soluzioni state lavorando al momento?

"Siamo concentrati sull'assistere i clienti nella gestione dei temi legati agli standard di accessibilità, sullo sviluppo di apprendimento e training a livello digitale, sulla semplificazione della user experience su più dispositivi e sulla creazione di un ambiente di lavoro orientato all'inclusione. Abbiamo inoltre appena rilasciato la Mobile Accessibility Checker, una lista per aiutare a capire se un'app ha delle falle in termini di accessibilità e per trovare le relative soluzioni. Infine, nuovi sistemi di sottotitolazione automatica sono inclusi nel pacchetto Media Captioner and Editor, come parte delle nostre soluzioni per la formazione".

Qual è il prossimo passo? Come immagina il futuro dell'accessibilità?

"L'accessibilità diventerà sempre più diffusa e mainstream in futuro, con la creazione di sistemi context-driven, capaci dunque di intuire il contesto per comprendere gli schemi di fruizione delle notizie, le preferenze, le abitudini e le interazioni sociali, in modo da poter costruire esperienze personalizzate a seconda delle abilità di ognuno. L'accessibilità metterà al servizio delle persone un assistente personale, per supportarle durante le attività quotidiane, dallo shopping all'incontro coi medici, passando per l'orientamento e il movimento in una nuova città".

di Marco Cosenza

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L'Adige del 11-12-2014

"Ascolta o leggi": collana di libri per ipovedenti e dislessici

Prendere in mano un libro e sfogliarlo è un passatempo piacevole, addirittura rilassante, ma ci sono molte persone che, a causa di problemi di vista o disturbi nell'apprendimento, fanno fatica a leggere. Basti pensare agli anziani o ai dislessici: per loro l'approccio alla parola scritta è una sfida impari. È proprio pensando a questi individui che la cooperativa Senza Barriere di Scurelle ha avviato il progetto editoriale «Ascolta o leggi». Con l'aiuto dell'Istituto Pavoniano Artigianelli per le arti grafiche è stata ideata una collana di libri con caratteristiche che agevolano la lettura, ognuno dotato del rispettivo audiolibro.

L'iniziativa, per la sua unicità in Italia, è stata finanziata anche dal ministero per i beni e le attività culturali. Gli studenti delle superiori nel 2009 hanno cominciato un percorso di ricerca per identificare gli ostacoli che impediscono a ipovedenti e dislessici di seguire con gli occhi il flusso della parola scritta. Gli escamotages che rendono i libri della collana estremamente facili da leggere partono già dalla copertina: pochi colori, fondo bianco, carattere bold e, per i ciechi, il titolo e l'autore serigrafati in Braille.

«Abbiamo applicato una tecnica innovativa che utilizza inchiostri di alto spessore: in questo modo i puntini sono leggibili ma non fastidiosi per i normodotati», spiega il vice direttore dell'istituto Marco Franceschini. La collana, però, non è stata pensata per chi è completamente sprovvisto della vista, anche se l'audiolibro è uno strumento utile per questa fascia di lettori. Il target principale è potenzialmente ancora più numeroso. «Dopo i 45 anni più della metà delle persone deve indossare gli occhiali per leggere; il 5% degli studenti è dislessico.

È a loro che questi libri possono servire», precisa Eraldo Musarello, responsabile della cooperativa. Saviano, Fabio Volo, Erri De Luca, Federico Moccia, Giorgio Faletti, Walter Veltroni e Susanna Tamaro sono alcuni degli autori che hanno ceduto gratuitamente i diritti delle loro opere perché venissero stampati «senza barriere».

All'interno le pagine dei volumi sono stampate in carattere «Verdana» 16 punti, contro il corpo 10 utilizzato mediamente dalla maggior parte delle case editrici; le lettere hanno aste marcate, la punteggiatura è staccata per essere più visibile e l'interlinea è ampia. Anche la carta è stata scelta per agevolare la lettura, avoriata e opaca, contro il riflesso. Inoltre si è voluto utilizzare solo le pagine di destra, per evitare sovrapposizioni nei casi di dislessia.

Ad oggi sono stati stampati 16mila libri «Ascolta o leggi», 800 copie per ogni titolo, ma in coda ci sono altri autori di livello disponibili a donare i loro testi per il nobile scopo. Il futuro dell'iniziativa dipende molto dalla risposta delle biblioteche. «Questa è un'occasione per ampliare la platea dei lettori, rimuovendo degli ostacoli oggettivi». Per il momento i volumi della collana si possono acquistare alla libreria «Àncora», nella casetta solidali di via Garibaldi e nel banchetto di via Dordi durante il mercato di Santa Lucia.

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Redattore Sociale del 03-12-2014

Una webradio fatta da disabili visivi, per parlare di tecnologia a tutti

Si chiama Non Virtual Radio e si occupa di tecnologia, accessibilità, disabilità e non solo. È il progetto di 6 ragazzi ciechi che vivono in varie città d'Italia. "L'idea è nata per scherzo, poi ci siamo appassionati e ora non riusciamo più a smettere". Il debutto a Handimatica.

BOLOGNA. Una radio fatta da persone cieche per spiegare come usare la tecnologia per migliorare la vita di un disabile. Detta così però sarebbe riduttivo, perché i 6 ragazzi che hanno dato vita a questa webradio, tutti con un proprio lavoro e ognuno in una diversa città italiana, hanno intenzione di parlare a tutti e occuparsi di tutto. "L'idea è nata per scherzo - racconta Vainer Broccoli, uno dei creatori - Quest'estate ci siamo ritrovati e parlando tra noi è venuta fuori una passione comune per la radio. Così abbiamo deciso di dar vita a questo progetto". Non Virtual Radio, questo è il nome scelto, si inserisce in un percorso più ampio intrapreso più di un anno fa da questo gruppo, con la creazione del blog NvApple.it. Un sito dove viene spiegato l'uso della tecnologia assistiva onboard dei prodotti per le persone disabili dell'azienda di Cupertino. "La radio è inserita nel nostro sito ma vive di una sua vita separata - dice Vainer - Certo essendo noi persone con disabilità visiva, inevitabilmente trasmetteremo contenuti sul tema tecnologia, accessibilità e disabilità della vista, ma questo non sarà l'unico argomento. Abbiamo intenzione di creare un palinsesto dove avremo musica, programmi d'intrattenimento, un notiziario e delle rubriche sui temi più disparati. Perché noi vogliamo parlare a tutti ed essere ascoltati da tutti".

A testare la tenuta del gruppo e della radio il primo banco di prova è stata la decima edizione di Handimatica, tenutasi a Bologna a fine novembre. "Vivendo in città diverse, lavoriamo principalmente via Internet e prima di Bologna non ci eravamo mai incontrati dal vivo - continua Vainer - Handimatica è stato il nostro primo lavoro sul campo. Ci siamo divertiti molto". Uno smartphone, un pc e una connessione è quanto serve per andare in onda e raccontare non solo il mondo ma ogni pensiero e opinione che valga la pena di raccontare. "Per ora siamo ancora in una fase di rodaggio e stiamo cercando di organizzarci con i tempi - conclude Vainer - ma presto avremo un scaletta e dei programmi". (Dino Collazzo)

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ToscanaMediaNews del 11-12-2014

Cuccioli di cane guida in affido, storie d'amore

Che effetto fa prendere un cane sapendo che sarà solo per un anno? Ce lo spiega Lara Arbo, volontaria per la scuola di cani guida per ciechi.

FIRENZE. Una storia unica nel suo genere fatta di tanto amore e volontariato. E' la storia della Scuola nazionale cani guida per ciechi di Scandicci, in provincia di Firenze, e dei volontari che decidono di prendere in affido uno dei tanti cuccioli della scuola.

I cuccioli, golden retreiver o labrador, da quando hanno 2 mesi di età lasciano la scuola (e la loro mamma) e vanno a vivere in una famiglia affidataria per 10 mesi.

Compito delle famiglie è abituare il cucciolo alle situazioni quotidiane più disparate per contribuire a prepararlo all'importante compito sociale che lo attenderà al compimento del primo anno di età: diventare un cane guida per ciechi.

Durante questo periodo alle famiglie viene fornito, gratuitamente, tutto il necessario per accudire il cagnolino: cibo, vaccinazioni, visite periodiche, accessori, oltre all'assicurazione per danni contro terzi, aiuto e consigli di ogni tipo.

La famiglia inoltre frequenta con il cucciolo delle classi di "socializzazione" realizzate all'interno della scuola. Sono molti i fiorentini, ma non solo, che decidono di diventare affidatari e vivere questa fantastica avventura, così come sta facendo da sei anni Lara Arbo che in questi giorni ha in famiglia il sesto cane che proviene dalla scuola di Scandicci.

"Ce li consegnano a due mesi - racconta Lara - sono stupendi, delle piccole pallette di pelo".

Durante l'affidamento la scuola resta un punto di riferimento?

"Certo, sono sempre tutti molto presenti, ci seguono in tutto il percorso e sono pronti ad intervenire per qualsiasi necessità".

Per dieci mesi il cane diventa parte integrante della famiglia?

"Sì, con noi imparano a socializzare con gli umani e con gli altri cani. E' importante, per il compito che andranno a svolgere, che socializzino il più possibile con le persone e non ne abbiano paura. Imparano a vivere bene il contesto domestico e la casa. Noi ci occupiamo di seguirli in questa prima fase che precede poi il vero addestramento che ad un anno di età vanno a fare alla scuola".

Arriva l'anno di età e il cane deve lasciare la famiglia. E' un momento difficile per voi?

"Sarebbe una bugia dire che non lo è. Si sente moltissimo il distacco perchè per mesi il cane ha visuto con noi, ha condiviso esperienze, lo abbiamo visto crescere ed imparare. Però, quando vedi il lavoro che vanno a svolgere, quando vengono affidati ad una persona non vedente e vedi quanto il cane riesce ad aiutare questa persona in tutte le fasi della sua vita, che il cane riesce a dare una vita migliore al non vedente, capisci che hai fatto del bene e sei felice di aver contribuito nell'aiutare una persona in difficoltà".

Potete rivedere il cane?

"Certo. Si può andare a trovarlo a scuola mentre è in corso la fase di addestramento. Inoltre, la scuola da l'opportunità a chi lo decide, di conoscere il non vedente a cui viene affidato il cane. Spesso si crea una profonda amicizia con il non vedente che ci aggiorna sul cane e possiamo anche andare a trovarli".

Questo è il sesto cane che prendi in affido. Come è maturata in te la decisione di prendere i cuccioli della scuola?

"Volevo fortemente far comprendere alle mie figlie, che all'arrivo del primo cucciolo erano bambine, l'importanza del concetto di solidarietà. Per quanto si possa provare ad insegnare con le parole non sempre è semplice spiegare il vero significato di solidarietà. Così, ho pensato che adottando un cucciolo, rendendole responsabili, affrontando con loro tutto il percorso, lasciare il cane ma mostrare loro il lavoro importante che il cucciolo che hanno cresciuto va a svolgere, conoscendo insieme il non vedente e quanto il cane gli abbia cambiato la vita in meglio, potesse arrivare loro il messaggio in maniera più chiara e diretta. Così è stato. Posso dire che attraverso i cani ho centrato l'obiettivo e sono riuscita a trasmettere l'importanza della solidarietà alle mie figlie. Per me è importantissimo anche perché, se al giorno d'oggi nella società non esistesse la solidarietà, avremmo perso davvero tutto".

di Elena Casi

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Il Tirreno del 09-12-2014

Fise enducance, non vedente percorre 29 chilometri a cavallo

L'impresa è riuscita grazie al casco Kep Italia che all'interno ha una radio collegata con l'istruttore.

PISA. E' il primo atleta non vedente in Italia ad aver conquistato la classifica in una gara regionale Fise di endurance. Lui, il protagonista, si chiama Fabio Ulivastri e nella gara disputatasi a San Rossore, Pisa, si e' classificato nella categoria debuttanti. Complice dell'impresa, lungo un percorso di 29 chilometri, il cavallo anglo arabo Indagato di Gallura con cui Fabio ha gia' affrontato altre sfide.

Ulivastri, 46 anni, è un atleta del Centro equestre fiorentino Asd che da cinque anni si è avvicinato al mondo delle gare di equitazione. Grazie al dispositivo del casco Kep Italia che ha all'interno una radio collegata con l'istruttore, che precede a cavallo, Fabio è riuscito a completare il percorso.

A disposizione degli atleti del Centro equestre fiorentino anche il dispositivo acustico chatter box (scatola chiacchierante), un sofisticato sistema di sensori capaci di rilevare un ostacolo in movimento a una distanza massima di 5-6 metri e di segnalarne presenza e distanza con opportuni messaggi vocali, che consente agli atleti ciechi di gareggiare in totale autonomia.

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Alto Adige del 02-12-2014

Gli studenti bendati a lezione di scultura

BOLZANO. L'arte passa attraverso il tatto al liceo artistico Walther di Bolzano. Sei incontri tutti dedicati alla scultura con un maestro d'eccezione, Andrea Bianco. Con Andrea l'eccezione sta proprio nel fatto che, cieco dall'età di vent'anni in seguito ad un terribile incidente d'auto, ha insegnato ai ragazzi che a volte bastano le proprie mani, e non necessariamente anche gli occhi, per fare arte. «Tutti abbiamo una memoria tattile ed i ragazzi, grazie a questi incontri, hanno imparato ad usarla», dice la professoressa Janette Lampacher che ha iniziato un percorso dei sensi assieme alla collega Petra Lemayr. «Il nostro intento è quello di sviluppare negli alunni un approccio nuovo alle arti, non viziato dalla vista», dice la professoressa di arti plastiche Lampacher. I ragazzi infatti sono stati bendati e nella loro cecità indotta hanno creato da un pezzo di creta grezza, la forma di una testa. «Solo le mani possono guidare l'artista in una realizzazione del genere - dice Bianco -. Io ad esempio ho suggerito agli alunni di iniziare dal naso per creare il resto dei tratti somatici, un piccolo trucco se non ci si può basare sulla vista». Soddisfatti i giovani allievi che nonostante le difficoltà iniziali nel lavorare al buio hanno portato a termine le loro sculture con entusiasmo. «È stato davvero interessante - dice Sofia Gasser, studentessa di 18 anni - capire come i non vedenti percepiscono le cose. Per lavorare la creta ci vuole molta più concentrazione e soprattutto bisogna stare attenti a qualsiasi movimento, un tocco troppo violento potrebbe rovinare tutta l'opera. Vorrei dire agli altri studenti di provare a chiudere gli occhi e percepire cosa sta loro intorno». Anche Kilian Heindl è d'accordo con la sua compagna: «Questa esperienza mi ha aiutato ad avvicinarmi al mondo dei non vedenti, è difficile spiegare con le parole cosa si prova ad essere privati della vista. Mi è piaciuto molto l'esempio che ci ha portato Andrea, di come si possa andare avanti nonostante le difficoltà». Andreas Zagler 18 anni, ha confidato di aver provato anche a casa a dipingere con gli occhi bendati: «E' davvero difficile fare arte senza poter vedere, ma quando una persona chiude gli occhi diventa molto più aperta alle emozioni, percepisce il mondo circostante in maniera differente».(i.c)

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Estense.com del 04-12-2014

Il "Totem" che unisce arte e disabilita'

FERRARA. Sabato 6 dicembre alle ore 10.30 la Pinacoteca nazionale di Ferrara inaugura il suo primo Totem sensoriale ovvero una postazione multisensoriale, da collocarsi all'interno di un museo o di un monumento, in grado di fornire informazioni a persone che altrimenti non potrebbero godere di quel bene.

Il progetto 'Totem sensoriale' è un progetto del Museo Tattile Statale Omero di Ancona attivo dal 2008 in occasione della collaborazione con l'Istituto Comprensivo "Lorenzo Lotto" di Loreto; si sviluppa poi e si diffonde negli anni successivi. Queste postazioni contengono libri tattili, tavole a rilievo, didascalie in braille e "nero ingrandito", collage polimaterici che riproducono, descrivono e commentano monumenti e siti e, all'interno di essi, particolari opere d'arte che non possono essere toccate. Le riproduzioni sono realizzate con materiali semplici: carta, cartone, stoffa, lana, bottoni... Materiali essenziali, economici e facili da reperire. L'assemblaggio segue poi criteri ben precisi, per soddisfare il più possibile le esigenze dei destinatari.

Scopo della Pinacoteca per i prossimi anni è, partendo da questa prima postazione, sviluppare un percorso tattile, con una selezione di opere che sarà resa fruibile attraverso Totem sensoriali collocati quando possibile accanto agli originali. Fondamentale, allo scopo, sarà il contributo dei fruitori stessi attraverso i loro commenti, critiche, suggerimenti. Il progetto, realizzato con la collaborazione dell'Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti, sezione di Ferrara, verrà presentato al pubblico a cura di Rita Cassani, sabato nell'ambito di una visita guidata alle Muse di Belfiore (sulle quali verterà il primo libro tattile).

Già dal 3 dicembre, però, in occasione della "Giornata internazionale dei diritti delle persone con disabilità", il Totem sensoriale sarà a disposizione del pubblico, a cura del Servizio Educativo della Pinacoteca Nazionale di Ferrara.

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Marketpress.Info del 04-12-2014

La citta' svedese di BORÀ¥S vince ul Premio 2015 per le citta' a misura di disabili

BRUXELLES. In occasione della Giornata europea per le persone con disabilità, la Commissione europea è lieta di annunciare che la città svedese di Borås è la vincitrice del Premio 2015 per le città a misura di disabili. Il premio è stato assegnato a Borås in riconoscimento di un approccio globale e strategico alla creazione di una città accessibile a tutti: un buon esempio di azione locale per contribuire a eliminare i numerosi ostacoli che le persone con disabilità si trovano tuttora ad affrontare nella loro vita quotidiana. In occasione di tale evento, Marianne Thyssen, Commissaria per l´Occupazione, gli affari sociali, le competenze e la mobilità dei lavoratori ha dichiarato: "Le persone con disabilità devono poter partecipare pienamente alla vita sociale. La creazione di posti di lavoro e l'accessibilità sono priorità assolute per la Commissione europea e io mi sono personalmente impegnata a intervenire in questi campi. Desidero congratularmi con la città di Borås che offre un esempio concreto di come rendere l´accessibilità una realtà nella vita quotidiana di tutti. " Il premio è stato consegnato nel corso della conferenza organizzata ogni anno dalla Commissione europea, in cooperazione con l´European Disability Forum, per celebrare questa giornata. L´evento riunisce persone con disabilità e le loro organizzazioni rappresentative, responsabili politici dell'Ue, prestatori di servizi, gruppi di riflessione, sindacati e datori di lavoro che insieme affrontano i temi centrali dell´occupazione, dell'accessibilità e delle sfide per il futuro. Il Premio per le città a misura di disabili è una delle azioni previste nella Eu disability strategy (strategia Ue per la disabilità) che mira a rendere l´Europa senza barriere. Il premio, organizzato dalla Commissione e dall´European Disability Forum, vuole incoraggiare le città con almeno 50 000 abitanti a condividere le loro esperienze e a migliorare l'accessibilità a vantaggio di tutti. Dal 2010, 189 città dell'Ue hanno partecipato alle cinque edizioni del Premio per le città a misura di disabili. Quest'anno il secondo premio è stato assegnato alla città di Helsinki (Finlandia) e il terzo premio a Lubiana (Slovenia). La Commissione europea assegna menzioni speciali alle città che dimostrano di essere all´avanguardia nel rendere accessibili l´ambiente urbano, i trasporti, le tecnologie dell'informazione e della comunicazione, le infrastrutture pubbliche e i servizi. Quest´anno le città che hanno ricevuto una menzione speciale sono: Logroño, Spagna, per l´ambiente urbano e gli spazi pubblici; Budapest, Ungheria, per il lavoro compiuto nel campo del trasporto; Arona, Spagna, e Lussemburgo, per le strutture e i servizi pubblici. Contesto Il Premio per le città a misura di disabili Il premio è stato istituito nel 2010 per sensibilizzare i cittadini ai problemi della disabilità e per promuovere le iniziative per migliorare l´accessibilità nelle città europee con più di 50 000 abitanti. Il riconoscimento intende premiare l´impegno nel garantire ai disabili pari opportunità di accesso alla vita della città e mira a incoraggiare le città ad ispirarsi l´un l´altra e a scambiarsi buone pratiche. Il premio si inserisce nel più ampio impegno dell´Ue inteso a creare un'Europa senza barriere: una migliore accessibilità offre alle città benefici economici e sociali durevoli, soprattutto in una situazione di invecchiamento demografico. Il premio viene assegnato alla città che abbia migliorato in maniera tangibile e sostenibile l´accessibilità per quanto riguarda gli aspetti fondamentali della vita urbana e che abbia progetti concreti di ulteriori miglioramenti. La politica dell'Ue nell´ambito dell´accessibilità Nell'unione europea, una persona su sei - circa 80 milioni di cittadini - è affetta da disabilità di vario grado, da leggero a grave, mentre più di un terzo dei cittadini oltre i 75 anni è portatore di disabilità in qualche misura limitanti. Queste cifre sono destinate ad aumentare con il progressivo invecchiamento della popolazione dell´Ue. In molti casi la maggior parte di queste persone non riesce a partecipare pienamente alla vita sociale ed economica a causa sia di barriere fisiche o di altro tipo sia di discriminazioni. L'unione europea è parte della convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità. La convenzione rappresenta il primo strumento internazionale giuridicamente vincolante che definisce norme minime per una serie di diritti civili, politici, sociali, economici e culturali delle persone con disabilità nel mondo. È anche la prima convenzione generale sui diritti umani ratificata dall'Unione europea (Ip/11/4). In giugno la Commissione europea ha pubblicato la prima relazione sull´attuazione della convenzione delle Nazioni Unite da parte dell´Ue; tale relazione dimostra che la ratifica ha effetti tangibili concreti di cui fornisce esempi (Memo/14/396). La strategia europea per la disabilità 2010-2020, adottata dalla Commissione a novembre 2010 (Ip/10/1505), fissa un programma concreto di azioni per attuare la convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità. La strategia prevede iniziative nell´ambito dell´accessibilità, della partecipazione, dell´uguaglianza, dell´occupazione, dell´istruzione e della formazione, della protezione sociale, della sanità e dell´azione esterna. I servizi della Commissione europea stanno attualmente elaborando un atto europeo per l'accessibilità, volto a migliorare il funzionamento del mercato interno dei prodotti e dei servizi accessibili a vantaggio delle persone con disabilità. Per ulteriori informazioni Commissione europea - Persone con disabilità: http://ec.Europa.eu/justice/discrimination/disabilities/index_en.htm Relazione sull'attuazione della convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità da parte dell'Unione europea Informazioni sulla convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità Per saperne di più sul Premio per le città a misura di disabili: http://ec.Europa.eu/justice/discrimination/disabilities/

award/index_en.htm http://ec.Europa.eu/justice/events/access-city-award-2015/index_en.htm Sito web della Dg Occupazione, affari sociali e inclusione http://ec.Europa.eu/social/home.jsp?langid=it

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focus

Giornale UICI del 12-12-2014

Centro di Documentazione Giuridica: Per la Cassazione il diritto all'assunzione del disabile non viene meno se ha già una occupazione precaria

a cura di Paolo Colombo

La Suprema Corte di Cassazione ha, con la recente sentenza n. 24723 del 20 novembre u.s., stabilito al disabile che, dopo aver espletato regolare prova concorsuale con numero di posti riservati alla categoria, raggiunge una posizione utile in graduatoria, spetta un vero e proprio diritto all'assunzione.

Con la sentenza sopra citata la Cassazione, accoglie il ricorso di un'insegnante precaria la quale, proprio perché avrebbe svolto periodi sporadici di insegnamento (nella specie, alcune supplenze) nonostante si fosse qualificata per l'assunzione a tempo indeterminato, avrebbe difettato del requisito della non occupazione e dunque le sarebbe stata negata la nomina in ruolo.

Si pone preliminarmente in evidenza che trattandosi di un atto susseguente l'espletamento di prova concorsuale - ricadendo tutti i precedenti nella giurisdizione del giudice amministrativo - e vertendo sulla tutela di un vero e proprio diritto soggettivo, la giurisdizione è del giudice ordinario.

La Cassazione ha esaminato le origini storiche dell'istituto della quota di riserva, nei concorsi pubblici, a favore degli invalidi, estrapolandone la ratio: da istituto di solidarietà sociale (legge 482/1968) a vero e proprio mezzo di "valorizzazione delle capacità professionali del disabile con la funzionalità economica delle imprese stesse". La possibilità di assumere i disabili vincitori di pubblici concorsi prescinde quindi dallo stato di disoccupazione di questi, essendo la ratio della norma, oggi vigente, differente (legge 68/1998). Sono inoltre richiamate le posizioni, sul punto, sia dell'Unione europea che di determinate convenzioni internazionali.

Il principio esposto in sentenza è dunque il seguente: "nell'impiego pubblico privatizzato ogni tipo di graduatoria vincola in modo assoluto il datore di lavoro a individuare gli aventi diritto all'assegnazione dei posti riservati, essendosi in presenza di un principio generale che non può essere in alcun modo violato e che l'inserimento nelle graduatorie del personale disabile che abbia conseguito l'idoneità nei concorsi pubblici (...) ai fini dell'adempimento degli obblighi (...) dà diritto all'assunzione anche a prescindere dallo stato di una precaria occupazione dell'invalido, considerata la pregnanza dell'obbligo solidaristico cui deve essere informato l'agire della pubblica amministrazione (al pari del datore di lavoro privato)".

Considerata l'importanza dell'argomento si riporta in calce il testo integrale della sentenza.

Caserta lì, 12 dicembre 2014.

a cura di Paolo Colombo (coordinatore del Centro di Documentazione Giuridica)

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Suprema Corte di Cassazione

sezione lavoro

sentenza 20 novembre 2014, n. 24723

Svolgimento del processo

Con ricorso depositato in data 17 marzo 2006 C.F.L. , riconosciuta disabile dalla competente commissione di prima istanza nella misura del 46% in data 4/10/04, ed inclusa nella graduatoria permanente del personale docente della Provincia Autonoma di Trento - elenco riservisti - per gli anni scolastici 2004-2005 e 2005-2006, esponeva di aver svolto nell'anno scolastico 2004-2005 supplenze temporanee, e di essere stata inserita nella graduatoria permanente del personale docente della Provincia Autonoma di Trento per il quadriennio 2005-2009 al gruppo 2 (relativo ai disabili di cui all'art. 1 l. 68/99) in prima posizione per numerose classi di concorso.

Lamentava che, pur essendo stata convocata nell'agosto 2005 per la stipula di un contratto a tempo indeterminato, le era stata negata l'immissione in ruolo in ragione dello svolgimento, alla scadenza del termine di presentazione delle domande, delle supplenze temporanee richiamate.

Nel rilevare che ai sensi dell'art. 16 comma 2 l. 68/99, con il conseguimento dell'idoneità nei concorsi pubblici i disabili dovevano essere assunti ai fini dell'adempimento dell'obbligo di cui all'art.3 (assunzioni obbligatorie e quote di riserva), anche qualora non versassero in stato di disoccupazione ed oltre i limiti dei posti ad essi riservati nel concorso, e che, comunque, lo svolgimento di un incarico a tempo determinato sia annuale che infraannuale non era idoneo a far venir meno lo stato di disoccupazione, chiedeva riconoscersi nei confronti della Provincia Autonoma di Trento, nonché di P.R. ed altri quattro litisconsorti, (ultimi docenti non riservatari immessi in ruolo per l'anno scolastico 2005-2006), il suo diritto alla stipula del contratto di lavoro a tempo indeterminato (nomina in ruolo) con decorrenza dall'anno scolastico 2005-2006, quale beneficiario di riserva di posti ai sensi della L. n. 68 del 1999, art. 16, comma 2.

Le argomentazioni dell'attrice, resistite dall'ente convenuto, venivano recepite dal giudice adito con sentenza in data 18/7/06, confermata dalla Corte d'Appello di Trento.

La Corte territoriale, per quel che qui interessa, con la sentenza impugnata, rimarcava come la ratio della legge n.68/99 fosse ispirata all'esigenza di favorire l'inserimento stabile del soggetto disabile nel mondo del lavoro, mediante l'attribuzione di una quota di riserva in riferimento alle assunzioni a tempo indeterminato sicché, in tale prospettiva, non poteva ritenersi logicamente ostativo allo scopo, il conseguimento di uno stato transitorio di occupazione quale la stipula di un contratto di lavoro a tempo determinato, nella specie, peraltro, già esaurito al momento della possibile fruizione del beneficio.

Avverso tale decisione la Provincia Autonoma di Trento propone ricorso per cassazione articolato in due motivi trasfusi in quesiti di diritto. Resiste con controricorso la C. che spiega altresì ricorso incidentale cui replica a propria volta la Provincia con controricorso.

P.R. e gli altri litisconsorti sono, infine, rimasti intimati.

Motivi della decisione

Vanno preliminarmente riuniti i ricorsi ex art. 335 c.p.c..

Con il primo motivo del ricorso principale si deduce violazione dell'art. 4 d.lgsl. n.181/00 nonché degli artt. 7 comma 2 ed 8 comma 2 L. n.68 del 1999.

Osserva l'ente territoriale che le statuizioni della sentenza impugnata contrastavano con i dettami di cui all'art.4 d.lgsl. n. 181/00 alla cui stregua lo stato di disoccupazione cessa nel caso di rapporti a termine di durata superiore ad otto mesi, dovendo pertanto ritenersi che, in materia di diritto alla riserva concorsuale per docenti disabili, l'espletamento di attività di supplenza di durata annuale sia elemento idoneo a far venir meno il necessario requisito della disoccupazione.

Con il secondo mezzo di impugnazione si denunzia insufficiente o contraddittoria motivazione su di un fatto decisivo della controversia, per non avere la Corte territoriale addotto specifiche argomentazioni a sostegno della tesi accreditata in ordine alla equivalenza concettuale dello stato di disoccupazione rispetto allo svolgimento di attività di lavoro, in virtù di un contratto a tempo determinato.

Le censure, da esaminarsi congiuntamente per comportare l'esame di questioni fra loro strettamente connesse, sono infondate.

Occorre premettere, per un ordinato iter motivazionale, che questa Corte, nell'esaminare la questione relativa all'ambito di operatività della quota di riserva in favore dei disabili e del relativo diritto di priorità nell'assunzione in riferimento al reclutamento del personale docente della scuola, ha ben delineato la ratio informatrice del compendio legislativo di cui alla L.12 marzo 1998, n. 68 disciplinante la materia, (vedi: Cass. S.U. 11 settembre 2007, n. 19030; Cass. 9 settembre 2008, n. 23112; Cass. 12 marzo 2009, n. 6026, Cass. 6 aprile 2011 n. 7889).

Come è stato osservato in dottrina, la L.12 marzo 1998, n. 68/determina nella tutela degli invalidi, un salto di qualità rispetto alla L. 2 aprile 1968, n. 482 - in ragione del passaggio da un sistema - che, in qualche misura, risentiva della concezione volta a configurare l'inserimento degli invalidi nelle imprese come un peso da sopportare in chiave solidaristica - ad altro sistema volto, di contro, a coniugare la valorizzazione delle capacità professionali del disabile con la funzionalità economica delle imprese stesse.

In tale ottica è stato anche rimarcato come dall'art.3 della citata legge n. 68 del 1999, art.3 può evincersi con certezza che nell'impiego pubblico privatizzato ogni tipo di graduatoria vincola in modo assoluto il datore di lavoro ad individuare gli aventi diritto all'assegnazione dei posti "riservati", essendosi in presenza di un principio generale che non può essere in alcun modo violato. E che si tratti di un diritto da osservarsi, stante la sua inderogabilità, dalla pubblica amministrazione - tenuta in materia, come i privati datori di lavoro, al rispetto del principio fissato dall'art.38 Cost., insuscettibile di essere disatteso - emerge con certezza anche dal contenuto dalla L. n.68 del 1999, art.16, avente ad oggetto i "concorsi presso le pubbliche amministrazioni" (vedi Cass. S.U. 22 febbraio 2007 n.4110, Cass. 6 aprile 2011 n.7889).

Detta disposizione, infatti, da un lato, pone limitazioni, solo per casi tassativi, alla partecipazione ai concorsi dei disabili per l'occupazione di posti comportanti l'esercizio di specifiche e predeterminate mansioni (cfr. art. 16, comma 1, ed il riferimento all'art. 3, comma 4, ed art. 5, comma 1) ; dall'altro, ad ulteriore dimostrazione dell'assoluta vincolatività dell'assegnazione dei posti riservati inderogabilmente ai disabili, riconosce (anche al fine di contribuire a rendere nella realtà fattuale l'art. 38 Cost. una norma precettiva) la possibilità di assumere i disabili (che abbiano conseguito la idoneità dei pubblici concorsi) - anche se non versino in stato di disoccupazione - (quest'ultimo inciso soppresso dall'art.25 comma 9 bis del d.l. 24 giugno 2014 n.90 convertito in legge con modificazioni, dalla legge 11 agosto 2014 n.114) e oltre il limite dei posti ad essi riservati nel concorso.

Va inoltre considerato, come ulteriore argomento, che anche nell'Unione Europea e nell'ordinamento internazionale la tutela del disabile ha assunto un ruolo sempre più pregnante. Basti pensare che la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea - proclamata a Nizza nel 2000 e successivamente adattata a Strasburgo il 13 dicembre 2007 - all'art.26 (intitolato "Inserimento dei disabili") stabilisce che: "L'Unione riconosce e rispetta il diritto dei disabili di beneficiare di misure intese a garantirne l'autonomia, l'inserimento sociale e professionale e la partecipazione alla vita della comunità". A questa Carta l'art.6 del Trattato di Lisbona ha attributo il valore giuridico dei trattati, ma anche in precedenza ad essa è stato riconosciuto "carattere espressivo di principi comuni agli ordinamenti Europei" (Corte costituzionale, sentenze n.135 del 2002, n.393 e n.394 del 2006) avente, quindi, come tale valore di ausilio interpretativo (Corte Cost. sentenze n. 349 del 2007 e n.251 del 2008).

Inoltre, per quanto attiene alla normativa internazionale, la recente Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, adottata dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite il 13 dicembre 2006, entrata in vigore sul piano internazionale il 3 maggio 2008 e ratificata e resa esecutiva dall'Italia con L.3 marzo 2009, n.18, all'art.27 statuisce che "gli Stati Parti riconoscono il diritto al lavoro delle persone con disabilità, su base di uguaglianza con gli altri; segnatamente il diritto di potersi mantenere attraverso un lavoro liberamente scelto o accettato in un mercato del lavoro e in un ambiente lavorativo aperto, che favorisca l'inclusione e l'accessibilità alle persone con disabilità". Diritto specifica la Convenzione in parola - che deve essere garantito, anche attraverso l'adozione di "appropriate iniziative" volte, fra l'altro, a favorire l'assunzione delle persone con disabilità nel settore pubblico ovvero il loro impiego nel settore privato. Né va dimenticato che a tale ultima Convenzione la Corte costituzionale, nella sentenza n.80 del 2010, ha attribuito valore cogente nel nostro ordinamento (vedi in motivazione,Cass. cit. n.7889/11).

Nell'ottica descritta, la pronuncia impugnata, per essere coerente con i principi sinora enunciati, non risulta scalfita dalle censure che le sono state mosse.

Al riguardo appare opportuno puntualizzare che la normativa di riferimento deve ritenersi il disposto di cui all'art.16 comma 2 1.68/99, diversamente da quanto argomentato da parte ricorrente la quale invoca in questa sede l'applicabilità dell'art.4 d.lgsl. n.181/00, disposizione che appare eccentrica rispetto alla disciplina del collocamento obbligatorio degli insegnanti invalidi, da riguardarsi in un'ottica di specialità rispetto alla disciplina generale di avviamento e costituzione del rapporto di lavoro (vedi ex plurimis, in motivazione, Cass. 6 aprile 2011 n.7889, Cass. 31 maggio 2010, n.13285).

La norma, come già rimarcato negli arresti giurisprudenziali ai quali si è fatto richiamo, garantisce la possibilità di assumere i disabili che abbiano conseguito la idoneità nei pubblici concorsi (così come verificatosi nella specie), anche se non versino in stato di disoccupazione.

E che la valenza precettiva del dettato normativo di cui all'art.16 comma 2 l. 68/99, sia quella innanzi descritta e delineata dal fermo orientamento espresso da questa Corte, si argomenta anche attraverso il richiamo all'art.4 l.68/99 che, nel disciplinare in generale i criteri di computo della quota di riserva del personale disabile da assumere, non prevede la computabilità tra i dipendenti, ai fini della copertura della quota di riserva, dei lavoratori assunti a tempo determinato, così come dedotto dalla Corte territoriale nella pronuncia impugnata.

Si tratta di un dato normativo di non trascurabile rilievo ai fini della esegesi del disposto di cui al citato art. 16 che conforta l'assunto posto a fondamento del diritto azionato, secondo cui l'esercizio del diritto del disabile allo stabile inserimento nel mondo del lavoro, garantito con l'attribuzione della quota di riserva in riferimento alle assunzioni a tempo indeterminato, non può essere denegato per effetto di una circostanza del tutto transitoria quale la pendenza di un rapporto di lavoro a tempo determinato che, pur se tradotto in una supplenza di durata annuale, conserva, per la precarietà della condizione lavorativa in cui si traduce, la sua ontologica difformità rispetto ad una nozione di stabilità del rapporto.

E che la situazione sottesa alla stipula di un contrattò a tempo determinato non possa essere sussunta nella descritta nozione di stabilità di impiego, come puntualizzato dalla Corte distrettuale, trova riscontro specifico, nella circostanza che all'atto della possibile fruizione del beneficio,il contratto di lavoro a tempo determinato stipulato dalla parte ricorrente, si era già concluso.

La controricorrente, pertanto, inserita come riservista nella graduatoria permanente del personale docente della Provincia, in adempimento dell'obbligo sancito dall'art.3 l. 68/99, doveva essere immessa in ruolo, in virtù dell'orientamento tracciato da questa Corte, cui innanzi si è fatto richiamo, secondo cui ogni tipo di graduatoria vincola in modo assoluto il datore di lavoro ad individuare gli aventi diritto all'assegnazione dei posti "riservati",essendosi in presenza di un principio generale che non può essere in alcun modo violato, ed in relazione al quale non appaiono pregnanti i riferimenti operati dalla ricorrente a pronunce dei Giudici delle leggi concernenti la fattispecie della progressione in carriera dei disabili nella dirigenza scolastica.

In definitiva, può dunque ribadirsi il principio che nell'impiego pubblico privatizzato ogni tipo di graduatoria vincola in modo assoluto il datore di lavoro ad individuare gli aventi diritto all'assegnazione dei posti "riservati", essendosi in presenza di un principio generale che non può essere in alcun modo violato e che l'inserimento nelle graduatorie del personale disabile che abbia conseguito l'idoneità nei concorsi pubblici (così come nel caso di specie), ai fini dell'adempimento degli obblighi di cui all'art. 3 1.68/99, da diritto all'assunzione anche a prescindere dallo stato di una precaria occupazione dell'invalido, considerata la pregnanza dell'obbligo solidaristico cui deve essere informato l'agire della Pubblica Amministrazione (al pari del datore di lavoro privato).

In tal senso, e considerato anche che nella fattispecie in esame il docente inabile risultava comunque inserito, all'epoca di presentazione della domanda di accesso alla graduatoria permanente per gli anni che qui interessano, anche nell'elenco dei disoccupati disciplinato dall'art. 8 l. 68/99, (vedi pag. 7 della sentenza impugnata), va qui ribadito che una diversa opzione interpretativa che conferisse rilievo all'eventuale stato di occupazione dell'inabile in epoca anteriore al momento della assunzione, anche in relazione alla stipula di contratti di lavoro a tempo determinato, tradirebbe la ratio che sorregge il compendio normativo di cui alla 1.68/99, dando adito ad una situazione di precarietà di vita gravemente incidente sul piano psicofisico dell'inabile, certamente non coerente con il dettato costituzionale di cui all'art. 38 e con la tutela con esso apprestata in favore dei disabili in virtù dei principi solidaristici più volte enunciati.

In definitiva, il ricorso principale, in quanto infondato, deve essere respinto.

Dalle argomentazioni sinora svolte discende, infine, che il ricorso incidentale sollevato dalla C. con riferimento alle censure proposte in sede di appello incidentale e non esaminate dalla Corte di merito (concernenti la assenza di necessità del requisito della disoccupazione alla data della domanda di inserimento in graduatoria) deve considerarsi inammissibile.

Si intende infatti dare continuità all'indirizzo consolidato nella giurisprudenza di questa Corte alla cui stregua, posto che anche se qualificato come condizionato, il ricorso incidentale deve essere giustificato dalla soccombenza - non ricorrendo altrimenti l'interesse processuale a proporre ricorso per Cassazione - è inammissibile il ricorso incidentale con il quale la parte, che sia rimasta completamente vittoriosa nel giudizio di appello, risollevi questioni non decise dal giudice di merito, perché non esaminate o ritenute assorbite (vedi, fra le altre, Cass. 20 dicembre 2012 n. 23548).

Il governo delle spese inerenti al presente giudizio, segue, infine, il regime della compensazione, tenuto conto della novità delle questioni trattate e della situazione di reciproca soccombenza delle parti.

P.Q.M.

La Corte riunisce i ricorsi.

Rigetta il ricorso principale e dichiara inammissibile il ricorso incidentale.

Compensa le spese del presente giudizio.

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Giornale UICI del 19-12-2014

Centro di Documentazione Giuridica: La condizione di handicap palese non autorizza a diffondere i dati sensibili dell'interessato e ove ciò accada è violazione della privacy

a cura di Paolo Colombo

La terza Sezione della Corte di Cassazione, con la sentenza n. 24986, depositata il 25 novembre 2014, ha definitivamente condannato il direttore di un giornale per essere contravvenuto agli obblighi della privacy avendo pubblicato la notizia della delibera comunale di assistenza a una minore portatrice di handicap. Pubblicazione a cui era seguito un interessamento della popolazione locale su chi fosse il soggetto disabile.

Nel caso esaminato dalla Corte i genitori di una minore disabile avevano presentato ricorso avverso il responsabile di una rivista periodica la quale, in violazione delle disposizioni di cui al d. lgs. 196/2003 (c.d. Codice privacy) pubblicando i dati sensibili inerenti la minore stessa - in particolare, la notizia di adozione di delibera comunale di assistenza alla minore - ottenendo sia in primo che in secondo grado di giudizio l'accoglimento della propria domanda di risarcimento danni. Il giornale proponeva dunque ricorso in Cassazione lamentando violazione di legge.

Anche per la Suprema Corte non conta dunque che la delibera comunale che dispone l'assistenza a un minore diversamente abile sia stata pubblicata, con nome e cognome dell'interessato, sull'organo di informazione dell'amministrazione e il direttore del giornale che ha divulgato a mezzo stampa i dati sensibili va comunque condannato per i danni subiti sia dal minore sia dai suoi genitori e non assume rilievo che l'interessato si sia mostrato in pubblico.

La decisione ha come punto essenziale l'interpretazione di un passo dell'articolo 137 del Codice della privacy. La regola fondamentale in tema di trattamento dei dati in materia giornalistica è, in sintesi, che si possono diffondere tutti i dati veri ed essenziali per comprendere una notizia di interesse pubblico. Ma possono comunque essere divulgati quelli "resi noti direttamente dagli interessati attraverso loro comportamenti in pubblico". Ed è proprio' sul significato di "comportamenti in pubblico" che la sentenza è interessante.

Il ricorrente sosteneva che l'handicap del minore fosse del tutto evidente e, quindi, che il fatto di mostrarsi in contesti sociali fosse riconducibile al comportamento attraverso cui si rendono noti i propri dati personali, determinandone la libera publicabilità.

La Corte respinge invece la tesi sottolineando che la mera percepibilità non è sufficiente, in quanto il mostrarsi non è una condotta con cui il soggetto ha inteso rendere palese la sua condizione.

Dunque si possono pubblicare dati anche non di stretto interesse pubblico - e il nome del minore non lo sono - solo se vi è il consenso dell'interessato, che può essere, stando alla lettera della legge, esplicito o implicito. Pertanto il consenso si può trarre anche da comportamenti in pubblico, purché questi ultimi non siano solo l'occasione in cui si è disvelato il dato, bensì la modalità scelta dall'interessato per renderlo pubblicamente palese.

Non basta, quindi, che il fatto avvenga in pubblico: occorre che il protagonista abbia scelto di renderlo noto o almeno, potendo evitarlo, accettato la possibilità concreta che ciò accada.

"La percepibilità icto oculi, da parte di terzi, della condizione di handicap di una persona non può, infatti, considerarsi circostanza o fatto reso noto direttamente dall'interessato o attraverso un comportamento di questi in pubblico e, conseguentemente, non è applicabile in siffatta ipotesi la richiamata norma.

E ciò vale a maggior ragione nel caso in esame, in cui risulta violata la riservatezza di una minore della quale sono stati divulgati gli elementi di identificazione e i dati sensibili attinenti alla sua salute, senza che essi, così come pubblicati - e in particolare con l'indicazione del nome e del cognome della minore - fossero peraltro di interesse pubblico ed essenziali all'informazione".

Dunque l'interpretazione condivisibile della Cassazione si basa sul principio che il semplice fatto di vivere, mostrandosi in pubblico per come si è, non può essere confuso con un consenso alla diffusione indiscriminata dei propri dati.

a cura di Paolo Colombo (coordinatore del Centro di Documentazione Giuridica)

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Giornale UICI del 05-12-2014

Centro di Documentazione Giuridica: Sostegno: il bambino disabile deve partecipare al processo educativo come i suoi compagni anche nella scuola dell'infanzia

a cura di Paolo Colombo

I tagli di spesa, che riducono il monte ore degli insegnanti di sostegno, sono inammissibili quando si ha a che fare con alunni disabili gravi iscritti alla scuola dell'infanzia. Va sempre garantito il sostegno all'alunno disabile. In caso contrario, si è di fronte a una condotta discriminatoria da parte delle istituzioni scolastiche. E' la Cassazione, a stabilirlo con la recente sentenza 25011, condannando il Miur e una scuola friulana per condotta discriminatoria verso una bimba disabile.

Secondo i giudici supremi, "una volta che il Piano educativo individualizzato, elaborato con il concorso determinante di insegnanti (e dagli operatori sanitari individuati dalla Asl, ndr) e della scuola di accoglienza e di operatori della sanità pubblica, abbia prospettato il numero di ore necessarie per il sostegno scolastico dell'alunno che versa in situazione di handicap particolarmente grave, l'amministrazione scolastica è priva di un potere discrezionale, espressione di autonomia organizzativa e didattica, capace di rimodulare o di sacrificare in via autoritativa, in ragione della scarsità delle risorse disponibili per il servizio, la misura di quel supporto integrativo così come individuato dal piano".

L'amministrazione scolastica, dunque, deve garantire il monte ore nella sua interezza, senza alcuna discrezionalità, e nella misura programmata attraverso il piano educativo individualizzato.

"In presenza di un handicap grave - affermano le Sezioni Unite civili della Cassazione - l'amministrazione ha gli strumenti per dare piena attuazione alle misure corrispondenti alle esigenze del bambino, per come prefigurate in concreto a seguito della redazione conclusiva del piano educativo individualizzato (Pei), il quale, accertando la misura in cui il servizio di sostegno è necessario per quel disabile, individua un nucleo indefettibile insuscettibile di riduzione o compressione in sede di determinazioni esecutive".

Questa la ratio per cui, i supremi giudici, hanno confermato che a una bimba friulana con handicap del 100% deve essere garantito tutto il monte ore settimanale di sostegno, pari a 25 ore stabilite dal Pei, che le consentirebbe di frequentare l'asilo a tempo pieno mentre l'amministrazione scolastica dove era iscritta, le aveva dato il tutor solo per 12 ore e mezzo.

Invano il Miur e la scuola si sono difesi dall'accusa di comportamento discriminatorio facendo presente che "l'alunna, nel corso dell'anno scolastico 2011-2012, ha usufruito di 12,5 ore di sostegno e di 9 ore di educatore socio-educativo, per un totale di 21,5 ore settimanali, interamente coperte dalle predette figure professionali, oltre che dai docenti ordinari, e che il personale scolastico si è attenuto ad una 'logica e pratica inclusiva', senza affidamento esclusivo ad un docente differenziato rispetto ai compagni".

A nulla sono servite le argomentazioni formulate per il Miur dall'Avvocatura dello Stato relativamente alla sussistenza di "un potere discrezionale della pubblica amministrazione nell'erogazione del servizio pubblico", e al fatto che "la scuola dell'infanzia, non è scuola dell'obbligo, sicché non entrerebbe in gioco alcun diritto all'istruzione" tanto è vero che c'è il "contingentamento delle sezioni e le liste di attesa", e dunque non è un diritto "assoluto e incomprimibile".

In quanto la Suprema Corte nel formulare il suo verdetto ha invece precisato che sebbene "l'iscrizione alla scuola dell'infanzia è facoltativa, ....., per espressa previsione legislativa (art.12 legge n.104 del 1992), il diritto all'educazione e all'istruzione della persona handicappata è garantito anche nella scuola d'infanzia". "Quanto poi al limite delle risorse disponibili, occorre rilevare che il quadro costituzionale e legislativo - rileva l'alta Corte - è nel senso della necessità per l'amministrazione scolastica di erogare il servizio didattico predisponendo le misure di sostegno necessarie per evitare che il bambino disabile altrimenti fruisca solo nominalmente del percorso di educazione e di istruzione". E anche i bambini 'normali' ne avranno vantaggio perché - conclude la Cassazione - avere in classe vi sia un bambino 'diverso', "può indurre a rispettare ed accettare la diversità come parte della diversità dell'umanità stessa".

Il diritto all'istruzione è dunque parte integrante del riconoscimento dei diritti dei disabili per il conseguimento della loro pari dignità sociale e va riconosciuto come tale anche agli alunni della scuola dell'infanzia.

Importante è anche la decisione della Cassazione di condanna al risarcimento per danni morali, quantificati in € 5.000,00 del Miur e della scuola da indennizzare ai genitori della bimba che hanno agito in sua rappresentanza e difesa.

a cura di Paolo Colombo (coordinatore del Centro di Documentazione Giuridica)

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Giornale UICI del 01-12-2014

Una bussola per orientarsi - La creatività: un aiuto contro la disabilità

di Katia Caravello

Rubrica per genitori

In questo numero, parleremo di "creatività" e di come essa può essere un valido aiuto contro la disabilità e, conseguentemente, come possa contribuire ad elevare l'autostima ed il livello di benessere psico-fisico dei bambini e dei ragazzi ciechi e ipovedenti.

Lo scopo di queste pagine è quello di stimolare una riflessione sulla creatività e su come essa possa aiutare le persone con disabilità-specie quelle più giovani-a superare i limiti che ancor oggi ostacolano la piena espressione delle proprie potenzialità nella costruzione dei personali progetti di vita e lo farò partendo dalla definizione del termine "creatività".

La "creatività" è la "virtù creativa, capacità di creare con l'intelletto, con la fantasia. In psicologia, il termine è stato assunto a indicare un processo di dinamica intellettuale che ha come fattori caratterizzanti: particolare sensibilità ai problemi, capacità di produrre idee, originalità nell'ideare, capacità di sintesi e di analisi, capacità di definire e strutturare in modo nuovo le proprie esperienze e conoscenze". Da questa definizione, tratta dal vocabolario on line Treccani, si desume la prima informazione importante: la creatività è una "capacità", quindi un'attitudine che può essere appresa, non dipendente esclusivamente dalla genetica (i geni, infatti, non sono capaci di gestire i cambiamenti fisici e mentali che si manifestano nell'arco di una vita).

Nel pensiero comune, la creatività è una qualità ad appannaggio di pochi (artisti, inventori, designer) e vengono definiti "creativi" idee ed atteggiamenti semplicemente diversi, strani, bizzarri o trasgressivi, sovrastimandone la componente di novità e sottostimando, se non addirittura ignorando, caratteristiche rilevanti come l'efficacia e l'adeguatezza, in assenza delle quali non è possibile definire pensieri e comportamenti come davvero creativi. recentemente, si è arrivati persino ad utilizzare l'aggettivo "creativo" in un'accezione negativa, per etichettare soluzioni tanto spettacolari quanto discutibili (ad es. finanza creativa).

Non trattandosi semplicemente di una dote innata, bensì di una capacità, la creatività è un qualcosa che va coltivato, sviluppato e fatto crescere sfruttando tutte le opportunità e le casualità offerte da un ambiente adeguato: in termini di sviluppo della creatività, dotazione genetica ed ambiente interagiscono costantemente, compensando o accentuando le reciproche influenze, sia in senso positivo che negativo.

La creatività, quindi, è la capacità di sfruttare la plasticità del cervello per rispondere alla complessità degli eventi, mettendo in funzione le molteplici ed articolate funzioni intellettive di cui ciascuno è geneticamente dotato. Come un blocco di marmo prende la forma pensata dalla creatività dello scultore, così il cervello umano può essere potenziato da noi stessi, migliorando coscientemente le funzioni intellettive, ed acquisendo in tal modo un benessere derivante dalla fiducia nelle proprie naturali capacità creative.

Essere creativi non significa solo inventare qualcosa di nuovo o essere originali per forza, ma essenzialmente significa trovare soddisfazione nell'utilizzare al meglio le potenzialità di sviluppo del proprio cervello.

La creatività è uno stile di pensiero che si esprime in processi mentali caratteristici. Procede essenzialmente per associazioni tra idee, concetti, fatti, e dà origine a idee e concetti nuovi, invenzioni, scoperte: quindi a risultati tanto originali quanto efficaci.

L'intuizione che la creatività sia uno stile di pensiero, che deriva da un altrettanto specifico atteggiamento mentale e comportamentale, nasce agli inizi del Novecento (i primi studi importanti sul fenomeno risalgono agli anni '20).

Quando ci si trova di fronte ad un problema, ad una difficoltà o, più in generale, ad una situazione che esige una soluzione e, per qualsiasi motivo, ci si trova nell'impossibilità di agire in conformità con il comportamento adottato dalla maggioranza delle persone, ci si blocca e si esclude l'esistenza di risposte alternative (o si ha paura di metterle in atto perché diverse da quelle normalmente adottate. Il pensiero ed il comportamento umano, infatti, nella maggior parte dei casi, è guidato da quello che J.P. Guilford (1950) definì "pensiero convergente".

Il pensiero convergente consiste essenzialmente nel riconoscere e riprodurre una sola possibilità di soluzione giusta. Il "pensiero divergente", al contrario, si muove in più direzioni e porta a molte soluzioni individuali tra cui quella universalmente definita come "la risposta corretta" non rappresenta che una delle strade possibili. Adottare un pensiero divergente corrisponde quindi alla possibilità di generare idee nuove, indipendenti, originali e per nulla scontate. Alcuni studiosi hanno approfondito il legame sottile che unisce il pensiero divergente alla creatività umana.

L'uso del pensiero divergente-definito anche "pensiero laterale" o "processo analogico"-può aiutare l'individuo, e in particolar modo il bambino, ad ampliare e a promuovere la propria creatività. Le "persone creative" sono quelle che manifestano ingegno, che riconoscono nessi generalmente trascurati ed ignorati, che propongono soluzioni insolite ai soliti problemi.

Secondo il medico psicologo Edward De Bono, è consigliabile adottare un atteggiamento volto a utilizzare in modo sinergico e complementare il pensiero laterale al fine di riconoscere e modificare i criteri e le idee dominanti: esse, infatti, polarizzano la percezione di un problema, impedendo di cercare nuovi punti di vista per valutarlo; in questo modo non è possibile rendere più flessibile il controllo rigido del pensiero logico-lineare e, di conseguenza, si frena lo sviluppo della creatività.

Pensare in maniera "creativa" vuol dire farsi domande e affrontare problemi o quesiti a partire da solide conoscenze , ma adottando nuove prospettive, con l'obiettivo di trovare soluzioni innovative ed efficaci qualsiasi sia l'ambito di applicazione. Questo stile di pensiero si esprime in un processo che ha andamenti non sempre lineari, e consiste nel raccogliere, selezionare e riconfigurare le informazioni necessarie tra tutte quelle disponibili, individuando connessioni utili a generare conclusioni nuove.

La creatività è quindi un'abilità trasversale, non limitata a un singolo settore privilegiato dell'attività umana, ma che, al contrario, può essere applicata a campi diversi (arti, scienze, tecnologia, impresa): in quest'ottica, si può definire la creatività come La qualità alla base dell'attitudine umana di adattarsi alle circostanze e di adattare le circostanze a sé...ed è qui che il tema della creatività si intreccia con quello della disabilità.

Al fine di riflettere sul legame tra creatività e disabilità, dopo aver già definito la prima, ritengo utile dare una definizione della seconda.

L'Organizzazione Mondiale della Sanità (O.M.S.) definisce la disabilità come "qualsiasi limitazione o perdita della capacità di compiere un'attività nel modo o nell'ampiezza considerati normali per un essere umano". Da tale definizione si desume che la disabilità non è un indicatore oggettivo, ma che, al contrario, varia da soggetto a soggetto: ad una stessa menomazione-quindi ad uno stesso danno organico-possono corrispondere livelli differenti di disabilità.

Una persona portatrice di una menomazione fisica o sensoriale ha sicuramente dei limiti oggettivi, il suo livello di disabilità dipenderà dalla sua capacità di superare ed aggirare tali limiti.

Per illustrare meglio questo concetto utilizzerò un esempio: una persona cieca assoluta che desidera leggere un libro. Per una persona vedente questa è un'operazione semplice-è sufficiente che lo vada a comprare o lo prenda in prestito, lo apra ed inizi a sfogliarlo-, ma per le persone non vedenti la faccenda si complica, la versione cartacea è inaccessibile (limite oggettivo) e, per soddisfare il proprio desiderio, dovranno necessariamente trovare un modo per superare tale inaccessibilità. Mettiamo a confronto tre ipotetiche persone, tutte ugualmente cieche, e constatiamo come, in presenza del medesimo deficit sensoriale, il loro livello di disabilità sia differente: l'individuo A è in possesso di un lettore MP3, sa utilizzare il computer con sintesi vocale, ma non ha uno scanner, non sa navigare in internet e non conosce il braille; l'individuo B conosce il braille, sa utilizzare il computer, ha uno scanner...e ha anche uno smart phone; l'individuo C non ha né le competenze né gli strumenti che hanno A e B. Valutando il livello di disabilità di questi tre soggetti sulla base di quanto sono limitati nell'attività della lettura, si può osservare che: il soggetto A sarà meno disabile di C, ma più di B, in quanto ha più possibilità di leggere un libro di quanto non abbia C (potrà ascoltarlo mediante il lettore MP3 oppure leggerlo grazie al computer sia in formato audio che testo), ma ha meno possibilità di quelle che ha B, il quale, in aggiunta, può anche procurarsi un volume in braille, scaricare autonomamente gli audiolibri da internet, digitalizzare autonomamente il libro cartaceo e può anche acquistare l'ultimo best seller con lo smart phone); il soggetto C, infine, come unica possibilità, ha quella di chiedere ad un'altra persona di leggere per lui, ma ciò limita fortemente la sua libertà di leggere, in quanto deve, innanzitutto, trovare chi è disposto a farlo, stare ai suoi tempi ed orari, senza dimenticare che un essere umano si affatica e ad un certo punto deve fare una pausa (che magari, potendo leggere autonomamente, C non farebbe).

Può sembrare strano parlare di creatività riferendosi alla lettura di un libro, ma quando tale attività, a causa di un deficit visivo, diventa un problema, la creatività è quella abilità che consente ad una persona cieca o ipovedente di non fermarsi di fronte all'impossibilità di leggere un libro semplicemente sfogliandolo e che le permette, invece, di soddisfare il proprio desiderio di leggere, al pari delle persone vedenti intorno a lei (anche se con qualche difficoltà in più).

La lettura di un libro è una difficoltà relativamente semplice da superare, per la quale non è necessaria una grande creatività, ma ci sono tante tante altre attività della vita quotidiana che per un individuo con un deficit fisico e/o sensoriale rappresentano dei problemi, che vanno ad inficiare la qualità della sua vita, abbassando il livello di autostima e di benessere psico-fisico.

E' per tali situazioni che il pensiero creativo può costituire un valido aiuto ed è per questo che è importante promuovere la creatività nelle persone con disabilità, soprattutto nei bambini e nei ragazzi.

Favorire lo sviluppo della creatività di queste persone significa dare loro uno strumento per superare i propri limiti o, quanto meno, per aggirarli e ciò, come già detto, si ripercuote positivamente sul livello di autostima e sul benessere.

La creatività è uno stato mentale che, se esercitato nella ricerca di soluzioni per problemi di piccola entità, potrà diventare l'atteggiamento abituale con cui affrontare tutte le difficoltà della vita.

Essere in grado di non fermarsi davanti alle difficoltà, individuando soluzioni efficaci per superare gli ostacoli nei quali ci si imbatte quotidianamente (ed una persona cieca o ipovedente si scontra spesso con mille di queste difficoltà), oltre a consentire di portare a termine ciò che si deve o che si desidera fare, fa sì che ci si senta meno lontani dalle persone che si hanno intorno e ciò permette di vivere meglio la propria diversità.

Più si è creativi, più numerose saranno le occasioni in cui si riesce a risolvere efficacemente un problema, dando origine ad un circolo virtuoso che contribuirà a far aumentare la fiducia in se stessi e migliorerà il proprio stato di benessere generale.

A questo punto, dopo aver visto come la creatività possa aiutare a ridurre la disabilità e, conseguentemente, quanto sia importante promuoverne lo sviluppo in coloro che hanno una disabilità fisica e/o sensoriale, vediamo ora cosa si può fare in concreto.

Innanzitutto, è essenziale comunicare sicurezza e fiducia a coloro che manifestano un particolare grado di pensiero divergente, perché solo così si creeranno i presupposti sociali per lo sviluppo del pensiero creativo.

Il bambino che saprà di potersi rivolgere ad un adulto disponibile ad accoglierlo quando è minacciato dalla pressione sociale del gruppo, sarà un bambino che accetterà la propria creatività come costruttiva e positiva, e non come qualcosa di sbagliato che lo isola dagli altri.

Un educatore che sceglierà di esercitarsi nell'utilizzo di quello che è stato definito pensiero divergente, sarà un educatore in grado di fornire risposte comunque corrette, ma più adeguate ai livelli evolutivi dei bambini, poco scontate e più originali, più insolite e... meno noiose. Utilizzare il pensiero divergente significa accogliere in maniera non giudicante le idee e le soluzioni del bambino, per quanto esse possano essere bizzarre e stravaganti, senza riportarlo per forza su di un piano di realtà. Questo modo di agire permette al bambino di sentirsi libero di esprimersi, senza avere paura della disapprovazione dell'adulto e ciò lo aiuterà ad aumentare la fiducia in sé stesso.

In questi ultimi passaggi, ho parlato sempre di "bambino", ma lo stesso vale anche per i ragazzi un po' più grandi (preadolescenti ed adolescenti), che sentono maggiormente la pressione del gruppo (che acquisisce un'importanza crescente nella loro vita), iniziano a prendere consapevolezza della propria condizione e che, essendo in fase di costruzione della propria identità, hanno un estremo bisogno di sperimentarsi e di acquistare fiducia in se stessi.

Dott.ssa Katia Caravello

Psicologa-Psicoterapeuta. Opera in Lombardia nell'area della disabilità visiva, lavorando con ragazzi ciechi e ipovedenti e con i genitori. Componente del Gruppo di Lavoro per il Sostegno Psicologico ai Genitori dei ragazzi ciechi e ipovedenti.

e-mail: caravello.katia@gmail.com

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