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Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ONLUS
Consiglio Regionale della Lombardia


IL BLOCNOTES

NOTIZIARIO INFORMATIVO DEL CONSIGLIO REGIONALE LOMBARDO DELL'UNIONE ITALIANA DEI CIECHI E DEGLI IPOVEDENTI

A cura di Massimiliano Penna

Novembre 2014

SOMMARIO

Legge di stabilità: ancora una volta per l'Unione è stato d'allerta

Come ogni anno, in questo periodo, in Parlamento viene discussa la legge di stabilità, con la quale il Governo introduce le previsioni normative in materia di entrata e di spesa per l'anno successivo.

Purtroppo ancora una volta l'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, almeno nella versione attuale della suddetta Legge, si vedrebbe privata di tutte quelle risorse che giorno dopo giorno le permettono di offrire tutto quell'insieme di servizi volti a favorire l'integrazione sociale dei ciechi e degli ipovedenti.

Si riporta di seguito quanto appreso dal comunicato della Presidenza Nazionale dell'Unione n. 191/2014, diramato il 30 ottobre.

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Care amiche e cari amici,

la legge di stabilità 2015, presentata ieri alla Camera, sia pure ancora suscettibile di aggiustamenti, ci riserva già amare sorprese e provoca forti preoccupazioni.

In essa, infatti, non si riscontrano conferme circa i finanziamenti ordinari previsti originariamente, né si ritrovano norme relative al Fondo Speciale dal quale si è attinto per l'erogazione delle risorse del 2014.

Abbiamo dato corso immediato a un'azione di sensibilizzazione rivolta a tutti i parlamentari e ai membri del Governo, affinché si possa pervenire alle necessarie modificazioni della legge nel corso del suo iter parlamentare, tali da assicurare le risorse per continuare a svolgere adeguatamente le nostre attività associative.

La nostra azione, tuttavia, potrebbe rivelarsi insufficiente ove non supportata adeguatamente da un sostegno forte del territorio, ora chiamato a svolgere un ruolo decisivo di rappresentanza e di pressione su tutte le autorità di Governo e parlamentari, ivi compresi i prefetti, i mezzi di informazione e i social forum.

In assenza di adeguate rassicurazioni, infatti, saremo costretti a indire una mobilitazione generale con varie iniziative a livello nazionale e territoriale, volte a conseguire un risultato per noi di vitale importanza.

Non ci lasceremo rubare il futuro.

Giù le mani dall'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti.

Nei prossimi giorni, di concerto con la Direzione Nazionale, metteremo a punto adeguati piani di azione e iniziative mirate di livello crescente, per conseguire i nostri obiettivi di modifica della legge di stabilità.

Confido sul sostegno e sul senso di solidarietà, unità e fratellanza che deve accomunare tutti noi in questa nostra grande famiglia associativa.

Il nostro compito, oggi, è di difendere il ruolo e i valori dell'Unione, senza esitazioni e senza divisioni. Insomma, senza "se" e senza "ma".

Un abbraccio fraterno a tutte e a tutti.

Mario Barbuto

Presidente Nazionale

*-*

Mass media e accessibilità: un ostacolo o un'opportunità?

Di Massimiliano Penna

Negli ultimi 2 decenni la nostra società ha vissuto un progresso tecnologico senza precedenti. Da una comunicazione basata sul formato cartaceo e sull'informazione diffusa solo tramite radio, tv e giornali, si è giunti ad un sistema imperniato sempre più sull'informazione diffusa tramite mezzi digitali, in particolare tramite la rete internet.

Se grazie a questo mutamento attualmente gli utenti possono usufruire di un accesso più pratico e immediato alle informazioni stesse, si rileva purtroppo il rischio che da questo progresso e dai conseguenti vantaggi rimangano escluse le categorie più deboli come le persone disabili.

E' pertanto fondamentale garantire l'effettiva accessibilità dei media, in quanto solo tramite un'informazione totalmente accessibile si realizza la vera integrazione sociale anche dei soggetti più deboli.

Di questi temi si è discusso in occasione del convegno dal titolo "Accessibilità ai media un'opportunità per tutti" svoltosi a Milano presso Palazzo Pirelli il 3 ottobre 2014. L'evento, rivolto a giornalisti, operatori dell'informazione e webmaster, è stato promosso dal CO.RE.COM (Comitato Regionale per le Comunicazioni) della Lombardia, e rappresenta il frutto di un intenso confronto che ha visto il coinvolgimento di varie associazioni operanti nel 3° settore, fra le quali l'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti della Lombardia e l'Ente Nazionale Sordi. Tra gli altri, erano presenti Nicola Stilla, Presidente dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti della Lombardia, e Franco Lisi, responsabile del Polo Informatico dell'Istituto dei Ciechi di Milano.

Dai vari interventi è emersa in tutta evidenza l'estrema complessità, nonché la delicatezza del tema.

Parlando di "accesso alle informazioni", infatti, non ci si riferisce più solo alle notizie diffuse tramite giornali, tv e radio, ma ad una serie sconfinata di servizi offerti tanto da privati, quanto dalla Pubblica Amministrazione (si pensi alle banche dati alle quali il cittadino può accedere per ottenere la documentazione di cui necessita senza dover passare per i classici "sportelli" degli enti).

A livello sovrannazionale il diritto all'accessibilità è stato ampiamente riconosciuto in maniera inequivocabile. Come evidenziato nel proprio intervento dal Presidente del Forum Italiano sulla disabilità e Segretario dell'EDF (European Disability Forum) Rodolfo cattani, "La Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti delle Persone con Disabilità riconosce l'importanza dell'accessibilità, tra l'altro, dell'informazione e della comunicazione al fine di consentire alle persone disabili il pieno godimento di tutti i diritti umani e delle libertà fondamentali.

Sia l'Unione Europea, sia gli Stati Membri devono quindi assicurare alle persone disabili la piena accessibilità a tutti gli strumenti della comunicazione scritta, sonora, semplificata e mediata, inclusi quelli specificamente destinati alle persone disabili".

"Il Forum Europeo della Disabilità, sottolinea Cattani, riconosce che sono stati conseguiti risultati significativi, ma osserva che sussistono numerose criticità riguardo al recepimento e all'attuazione della Convenzione per quanto concerne l'accessibilità dei mezzi dell'informazione, un settore vastissimo in continua evoluzione ed espansione".

Nello specifico, all'articolo 9, comma 1, la Convenzione invita gli Stati Parti a prendere misure appropriate per assicurare alle persone con disabilità l'accesso "(b) Ai servizi di informazione, comunicazione e altri, compresi i servizi elettronici e quelli di emergenza", e al comma 2 per "(g) Promuovere l'accesso per le persone con disabilità alle nuove tecnologie ed ai sistemi di informazione e comunicazione, compreso Internet". L'articolo 21, inoltre, richiama la necessità di "(a) Mettere a disposizione delle persone con disabilità in forme accessibili e mediante le tecnologie appropriate ai differenti tipi di disabilità, tempestivamente e senza costi aggiuntivi, le informazioni destinate al grande pubblico" e a "(d) Incoraggiare i mass media, inclusi gli erogatori di informazione tramite Internet, a rendere i loro servizi accessibili alle persone con disabilità".

Fra coloro che più spesso si devono scontrare con il continuo progredire della tecnologia vi sono sicuramente le persone non vedenti ed ipovedenti. In ambito nazionale la legge 4/2004 certamente rappresenta un importante traguardo nell'affermazione del principio dell'accessibilità ai sistemi informativi, in quanto impone obblighi specifici alle Amministrazioni pubbliche e a tutti coloro che offrono servizi di pubblica utilità, affinché garantiscano un livello minimo di accessibilità dei propri servizi per tutti gli utenti.

Afferma Nicola Stilla: "Se da una parte l'applicazione degli standard tecnici segna un livello necessario sotto il quale non è consentito scendere nel rispetto dei principi di parità di accesso, i cittadini utenti e le stesse Amministrazioni, tuttavia, avvertono che la garanzia all'accesso non si esaurisce nel rispetto dei meri aspetti tecnici, poiché il diretto e pieno coinvolgimento delle persone per mettere a punto la vera fruibilità è un passo importante per poter garantire la qualità e l'usabilità dei prodotti".

La piena accessibilità non è un obiettivo fra i più facili da raggiungere, ed è pertanto fondamentale "fare rete", mettendo a frutto tutte le conoscenze e le esperienze a disposizione. In tal senso l'Istituto dei Ciechi di Milano, con il proprio Polo Informatico, si pone come valido punto di riferimento scientifico grazie alla costante ricerca di soluzioni che assicurino ai non vedenti e agli ipovedenti un concreto accesso ai mezzi d'informazione. Fra i vari progetti dello stesso Istituto, si segnala un corso rivolto ai giornalisti e ai webmaster che, grazie al supporto di esperti altamente qualificati, potranno acquisire un'adeguata formazione per quanto riguarda le linee guida che, correttamente applicate, consentiranno loro di realizzare siti web che garantiscano un'effettiva accessibilità non solo nel rispetto degli standard minimi imposti dalla legge, ma nel rispetto tanto dei loro utenti, quanto della loro stessa missione: fornire informazioni e servizi.

Riferendosi specificamente ai mass media, prosegue Stilla: "Forse il settore più "coperto" dalla Legge e dai Decreti è quello della stampa. Le informazioni e gli articoli sono oggi sempre più diffusi tramite i siti web, nonché tramite le applicazioni mobili. In merito ai siti web, la Legge 4/2004, anche tramite il Decreto attuativo il cui allegato A è stato aggiornato nel settembre 2013, e il più recente Decreto Legislativo n. 179 del 2012, forniscono dirette indicazioni su come i contenuti debbano essere realizzati. Tuttavia, nonostante tali indicazioni, si deve purtroppo riscontrare una scarsa applicazione dei principi di accessibilità, dovendosi così avvalere di specifici accordi con i mass media di riferimento per poter garantire l'accessibilità per categorie specifiche di utenti. L'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, infatti, anche a seguito di uno specifico accordo, ha realizzato un servizio di consultazione dei quotidiani tramite il progetto Evalues. Ciò ha consentito anche di realizzare un'applicazione mobile che sia accessibile e fruibile tramite le tecnologie assistive utilizzate dalle persone non vedenti. Tutto questo però dovrebbe poter essere attuabile accedendo direttamente alle risorse disponibili per tutti, al fine di garantire pari opportunità a prescindere da specifici accordi e collaborazioni. Rispetto ai siti web, meno attenzione è rivolta alla progettazione e allo sviluppo di interfacce mobili oggi sempre più diffuse per rendere disponibili news tramite gli smartphone e i tablet, ovvero le APP dedicate a specifici contenuti. Né la Legge, né i decreti citano con chiarezza "anche tramite applicazioni mobili", con la conseguente libertà da parte dei committenti di richiedere o meno che l'applicazione fatta realizzare sia effettivamente fruibile da parte di tutti, anche tramite le tecnologie assistive. Per gli articoli, spesso forniti in formato PDF, fortunatamente i Decreti attuativi, nonché il Decreto Legislativo n. 179 del 2012, danno chiare indicazioni; ora andrà rivolto ogni sforzo al fine di sensibilizzare gli operatori affinché le stesse siano rispettate.

Per quanto concerne i servizi televisivi e radiofonici invece, sebbene i principi della Legge siano riferibili senza difficoltà, il concetto di accesso universale è pressoché assente, se non in pochi e troppi limitati servizi. I servizi di sottotitolazione e di audiodescrizione, sono sempre pochi e poco garantiti. La legge su questo è in qualche modo "ammorbidita" limitando i produttori a garantire i suddetti servizi in maniera limitata, commisurando l'obbligo al contenuto specifico.

Se da un lato il Legislatore ha il chiaro obiettivo di evitare un eccessivo carico di lavoro nella predisposizione dei contenuti, dall'altro si deve registrare il rischio di esclusione dalla fruizione di molti servizi di utenti di svariate categorie".

Come si può capire l'accessibilità ai media è un tema alquanto complesso; la tecnologia progredisce a passi da gigante, e ad ogni passo compiuto da quest'ultima corrisponde un mutamento dei criteri per definire l'accessibilità stessa. Il convegno in oggetto ha rappresentato indubbiamente un'ottima occasione di confronto fra i vari esperti presenti, ed è proprio questa la via da seguire: confronto e scambio di esperienze. Tanto più si metteranno a frutto le migliori esperienze, quanto più l'accessibilità ai mezzi d'informazione non rappresenterà più il mero rispetto di obblighi imposti dalla legge, ma sarà davvero un'opportunità da sfruttare da parte di tutti: dagli operatori che potranno competere a tutto campo nell'offrire servizi completi e di alta qualità, e dagli utenti che tramite il libero accesso saranno in possesso di un elemento in più per integrarsi appieno nella società.

Il convegno del 3 ottobre, come già detto, è il risultato di un lungo e intenso lavoro che, si auspica, non si esaurisca in questo singolo evento, ma prosegua con un costante e intenso confronto fra i vari operatori. Per la buona riuscita un ringraziamento particolare va a Federica Zanella, Presidente del CO.RE.COM della Lombardia, nonché a tutti i Membri del Comitato, in modo particolare al Dott. Diego Borella che hanno creduto fortemente nell'iniziativa e che, con il loro impegno, vogliono proseguire sulla strada del pieno accesso alle informazioni, così come testimoniato dal sito web del CO.RE.COM. Lombardia che oggi, anche grazie alla consulenza offerta dall'Istituto dei Ciechi di Milano, è totalmente accessibile a tutte le persone e, quindi, anche alle persone non vedenti ed ipovedenti.

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Giornale UICI del 02-10-2014

La prima assemblea dei quadri senza Tommaso

di Claudio Romano

Il 27 e 28 settembre scorsi si è tenuta a Tirrenia l'assemblea nazionale dei quadri dirigenti.

Da sempre, per me, questo appuntamento costituisce la migliore occasione per "tastare" il "polso" della nostra organizzazione ed in tal senso, anche questa assemblea non ha fatto eccezione.

L'ordine del giorno dei lavori prevedeva: 1) Procedure e proposte relative alla riformulazione dello Statuto Sociale e dei Regolamenti, 2) Proposte per una gestione patrimoniale più efficace ed efficiente e 3) Proposte e modalità di organizzazione del XXIII Congresso nazionale.

Un ordine del giorno "tosto" di contenuti che se da un verso ci ha proiettato nell'Unione di domani, nel contempo, ci ha messo a confronto con un oggi denso di questioni che inducono a compiere scelte inderogabili e strategiche quali sono quelle implicite al secondo punto dell'odg: Proposte per una gestione patrimoniale più efficace ed efficiente.

Premesso tutto ciò, ecco di seguito , alcune mie semplici note a margine della riunione:

1 - in primis, le oltre sette ore di dibattito, hanno fatto intendere che nonostante le serie difficoltà di carattere finanziario derivanti dalla grave crisi che non risparmia quasi nessuno e nonostante l'obbligo da parte delle nostre strutture territoriali ad ottemperare a troppi adempimenti burocratici che frenano iniziative a favore dei soci, insiste sul territorio un'associazione radicata e strutturata e dirigenti consapevoli del proprio ruolo e determinati a battersi con tenacia per garantire la rappresentanza e la tutela degli interessi della categoria e non solo questo;

2 - il dibattito (una settantina di interventi), ha registrato oltre ad un numero fisiologico di dirigenti che non sempre si sono attenuti agli argomenti dell'odg, un valido contributo alla discussione su temi che come annotavo poco sopra, hanno "buttato" lo sguardo all'orizzonte (23° congresso nazionale) e non soltanto per quanto concerne gli aspetti logistici ed organizzativi, ma indicando anche priorità programmatiche;

3 - abbiamo ascoltato voci nuove, voci di amici dirigenti che come chi scrive hanno maturato anni di esperienza, voci "storiche", siamo stati informati circa un'iniziativa degli amici di UICI Rinnovamento (il segno dei tempi), insomma pluralità e molta "carne al fuoco";

4 - Mario Barbuto, per la prima volta da Presidente nazionale, ha saputo far bene la sintesi della discussione; lo ha fatto con il suo stile; lo ha fatto con competenza e tutto sommato.... con santa pazienza;

Queste le mie impressioni a "caldo"; impressioni che hanno confermato e rafforzato in me l'idea che la nostra non è stata e non è un'organizzazione leaderistica ma un'associazione di donne e uomini che sanno bene cosa fare e lo fanno con il proprio cuore sapendo vivere la loro militanza con ragione e con passione.

Questa è l'Unione che ci ha lasciato Tommaso Daniele; questa è l'associazione che si appresta a lavorare e a lottare da qui in avanti fino al 23° congresso nazionale per poi lavorare e lottare per continuare a scrivere la storia dei ciechi e degli ipovedenti italiani.

(segue p.s.)

Claudio Romano

p.s. mentre entravo in sala per la riunione, non ho potuto fare a meno di rivolgere un affettuoso e grato pensiero a Tommaso Daniele fisicamente lontano per la prima volta da quando nel 2001, partecipai all'assemblea dei quadri dirigenti da presidente della sezione di Brescia.

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Il confronto arricchisce

di Mario Barbuto

Sabato e Domenica 27-28 settembre, con l'assemblea nazionale dei quadri dirigenti, abbiamo vissuto due giornate di lavoro intenso e costruttivo.

Abbiamo avuto oltre cento interventi, svolti con spirito di collaborazione e desiderio di partecipazione, in un clima di libertà e familiarità.

Da tali interventi ci sono giunte tante idee nuove e preziose che arricchiscono il nostro panorama associativo, regalandoci molte osservazioni efficaci e puntualizzazioni utili, venute da ogni parte d'Italia, da ogni sezione e regione.

L'assemblea appena conclusa, semmai ce ne fosse stato bisogno, ci ricorda ancora una volta che Il confronto arricchisce e ci rende tutti più liberi e più forti, mentre Il pettegolezzo e la maldicenza impoveriscono e rendono miserabile chi lo pratica.

Abbiamo creato tre gruppi di lavoro di base che mi aiuteranno nel prossimo anno a organizzare e gestire al meglio alcune tra le grandi scadenze che ci attendono:

- la riforma del nostro Statuto Sociale

- la definizione di nuove modalità di gestione delle nostre risorse

- l'organizzazione del nostro ventitreesimo congresso nazionale del novembre 2015.

I gruppi di lavoro sono scaturiti proprio dal dibattito e dalla discussione assembleare, senza soluzioni preconfezionate e senza accordi precostituiti, nell'unico intento di valorizzare la qualità e le idee, piuttosto che la semplice territorialità o la mera adesione alle proposte del Presidente.

E tuttavia il territorio è risultato valorizzato al massimo, con la presenza nei gruppi di presidenti provinciali provenienti da sud e da nord, espressione di sezioni grandi e piccole, integrati con l'apporto di numerosi presidenti regionali che potranno aggiungere quel "di più" di visione generale, utile a svolgere un lavoro omogeneo e coerente, nell'interesse dell'intero nostro corpo associativo.

Sul profilo Face Book della presidenza nazionale ho scritto che mi sono sentito orgoglioso di essere il Presidente di questi quadri dirigenti, perché mi hanno aiutato a capire, a riflettere, a scegliere, grazie ai loro interventi, ai loro suggerimenti, ai loro consigli e al calore umano che hanno creato intorno a me con tanta generosità.

Non deludere questi meravigliosi dirigenti e non disattendere le lor aspettative è la mia unica responsabilità.

Guidare l'Unione dentro il futuro, al meglio delle mie capacità, sia pure in queste acque difficili, è il mio dovere.

Grazie di cuore e buon lavoro a tutti.

Mario Barbuto

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Giornale UICI del 16-10-2014

La giornata mondiale della vista

di Angelo Mombelli

Il 9 di ottobre, in tutto il mondo, la popolazione viene sensibilizzata sul valore inestimabile della vista.

Come ormai è tradizione, la Sezione Italiana dell'Agenzia Internazionale per la Prevenzione della Cecità ha messo a punto un prestigioso evento in occasione della Giornata Mondiale della Vista 2014, in analogia ad identiche manifestazioni svoltesi in tutto il mondo.

Per tale occasione, la IAPB ha organizzato un incontro nella splendida sala Aldo Moro di Montecitorio per sensibilizzare le autorità presenti sul tema della prevenzione delle malattie della vista. Il tema al quale la IAPB ha voluto dare risalto nell'ambito di questa giornata è quello della sicurezza al volante.

Alcuni dei dati emersi dalle relazioni presentate mi hanno lasciato impressionato: complessivamente nel mondo ogni anno a causa di incidenti stradali muoiono in media un milione e duecentoquarantamila persone; come se una città grande come Milano scomparisse dalla faccia della terra ogni anno. Gli invalidi permanenti in conseguenza di incidenti stradali si aggirano tra 30 e i 50 milioni: come se il settanta per cento della popolazione italiana nell'arco di un anno diventasse improvvisamente invalida.

Per quanto riguarda il nostro paese, benché il trend sia positivo, nel senso che dal 2001 ad oggi gli incidenti siano in forte diminuzione, si registra un tasso di mortalità da incidenti stradali più elevato della media dell'Unione europea a ventotto paesi: 57 persone per milione di abitanti contro una media di 52 persone per milione dell'Unione europea. Da sottolineare che l'incidente stradale è la causa di mortalità maggiore tra i giovani dai 15 ai 29 anni.

Solitamente si considerano quali cause degli incidenti stradali, come sottolineano spesso le cronache, lo stato di ubriachezza, l'assunzione di droghe o semplicemente l'eccessiva velocità; il dato di una indagine neozelandese però ci ricorda che un automobilista su quattordici ha un problema visivo che può compromettere la sua sicurezza alla guida; di tutti questi solo uno su dieci è cosciente di avere problemi alla vista. Non si deve quindi sottovalutare questo fattore, che solitamente passa sotto silenzio. Ad esempio, una cataratta non curata aumenta di 8 volte il rischio di incidenti stradali, mentre una riduzione del campo visivo laterale del 40% dovuta, ad esempio al glaucoma, lo aumenta di sette volte.

Si deve altresì prendere in considerazione che con l'aumento dell'età media delle persone anche l'età media degli automobilisti è naturalmente aumentata, con tutto ciò che ne consegue se si pensa ai problemi visivi tipici dell'età avanzata. Per esempio tutte le forme di maculopatia, che sono in forte aumento. Molti guidatori in questa fascia di età poi, pur coscienti di quanto stia loro avvenendo a livello visivo, non rinunciano a guidare un automezzo, perché lo considerano indispensabile per il lavoro o per la vita sociale.

In generale è difficile convincere le persone che in taluni casi è meglio rinunciare alla guida; però se ciascuno è padrone della propria vita, non lo è certo di quella degli altri.

Il tema che aleggiava durante le varie relazioni presentate era indubbiamente quello della prevenzione; è inutile ribadirlo: è opportuno, ed anzi doveroso, che superati i cinquant'anni ci si sottoponga ad una visita oculistica annuale, per se stessi e per la collettività. Tuttavia, il valore della prevenzione deve essere compreso anche dai giovani che trascurano sovente quei piccoli sintomi che sottendono patologie oculari difficili da curare se non diagnosticate tempestivamente.

Con premeditazione non ho citato i numerosi e qualificati interventi che si sono svolti nel corso dell'incontro presso Montecitorio, per non dimenticarne qualcuno. A conclusione, un fatto piacevole: sono state conferite due medaglie di benemerenza per la sensibilità da loro dimostrata nei confronti della prevenzione della cecità: la prima alla Ministra della Salute Beatrice Lorenzin, la seconda a Claudio Zucchelli, Presidente del Collegio Nazionale dei Sindaci Revisori IAPB Italia onlus.

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Dalla sezione di brescia

Visite guidate con la Società "Arte con noi"

ArteconNoi è stata fondata a Brescia nel maggio 2012. E' costituita da 4 ragazze, tutte laureate in Storia dell'Arte, Guide e Accompagnatrici Turistiche abilitate. La società si occupa di visite guidate per adulti e scuole, laboratori didattico - creativi per bambini, eventi e viaggi culturali per grandi o piccoli gruppi, conferenze e corsi per adulti.

Brescia e il suo vasto territorio sono protagonisti delle loro escursioni tradizionali, o non convenzionali, il loro intento è di farne scoprire le bellezze ai bresciani stessi e ai turisti provenienti da fuori provincia.

Sono rivolti ai più piccoli laboratori in cui la fantasia e la creatività permettono di conoscere l'arte divertendosi, attraverso l'esplorazione di tecniche e materiali diversi.

Non ultima, la loro formazione, atta alla divulgazione dell'arte ai non vedenti: le 4 guide hanno, infatti, seguito corsi specifici presso i musei Anteros di Bologna e Omero di Ancona.

Gli interessati delle sezioni lombarde e non, possono chiedere informazioni e prenotare visite guidate ai seguenti recapiti.

ArteconNoi S.r.l.

via Cassala, 30

25126 Brescia (BS)

cell: 333.65.07.551

www.arteconnoi.it

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Tratto dal notiziario della sezione uici di como del 09-10-2014

CAMMINACITTA' - TURISMO E CULTURA A PORTATA DI UN CLIC

a cura di Massimo Corti

L'associazione di volontariato artistico-culturale Iubilantes Onlus di Como, in collaborazione con Blumade e con la sezione provinciale di Como dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, propone un nuovo sito di promozione Turistico Culturale dei luoghi che caratterizzano il comasco con i suoi magnifici monumenti di importanza storica che valorizzano la città, in stile romanico, e i molti luoghi di culto, che caratterizzano le zone della cristianità. Il portale, raggiungibile all'indirizzo www.camminacitta.it, propone un elevato numero di percorsi turistici, arricchendo ogni percorso di riferimenti in distanze, tipologia di terreno, segnalazione di barriere architettoniche per turisti disabili o con ridotte capacità di mobilità, evidenziando di ogni percorso, ogni riferimento a specifici punti di interesse, ad opere artistiche, o patrimoni culturali presenti. I percorsi Turistici proposti sono molteplici, che spaziano dal centro cittadino, con l'accurata descrizione del Duomo di Como, principale luogo di culto della città, affiancato dallo storico Broletto, edificio che nell'antichità rivestì l'importanza di governo del territorio, alla circostante basilica di S. Giacomo, dalla convalle alle zone collinari e montuose della città, alla periferia e a luoghi limitrofi. In ciascun percorso sono presenti delle audioguide e relative schede descrittive in formato pdf mediante le quali è possibile prendere visione dell'itinerario. Le audioguide in formato mp3, in particolar modo, rappresentano un importante valore aggiunto a favore di ciascun turista che viene in visita nella nostra città, oltre che per gli stessi disabili visivi. Infatti sono immediatamente scaricabili e fruibili da lettori multimediali di ultima generazione.

"Grazie a questo portale le due "C" di Cammino e Cultura accompagnano anche i disabili visivi alla scoperta del nostro Patrimonio artistico e naturale", scrive Daniele Rigoldi, presidente dell'Unione italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti provinciale di Como, ente che ha sempre seguito il lavoro del progetto Cammina Città, ha valutato i percorsi, ha testato l'accessibilità delle pagine web del sito stesso. Un portale, insomma, in cui si cerca di riscoprire e valorizzare il patrimonio culturale delle nostre città coniugando, caso davvero unico, mobilità dolce, turismo sostenibile e accessibilità. L'obiettivo finale è quello di favorire il principio del "bello per tutti" e del "turismo per tutti", nella convinzione che il viaggiare, soprattutto nella forma della mobilità lenta e sostenibile, sia una risorsa della vita che deve essere accessibile a tutti, senza alcuna discriminazione. Un portale che di fatto è pienamente aperto in quanto può accogliere tutti i percorsi di qualsiasi città italiana o straniera. In fondo al contenuto principale del sito possiamo individuare, per i meno esperti ma anche per gli utenti affetti da disabilità motoria, il link "Guida accessibilità" nel quale potremo scorrere l'elenco delle scorciatoie da tastiera mediante le quali è possibile muoversi agevolmente nelle aree principali del sito. Un sito di promozione artistico culturale che intende sostenere la filosofia del turismo e dell'arte fruibile da tutti a 360°.

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Periodici Braille editi dalla Sezione U.I.C.I. di Milano: abbonamenti anno 2015

Lirismo, animismo, storie di ieri e di oggi, avventure anche piccanti, gossip, sono le componenti ai nostri "Ora Serena" e "Voce Amica".

Se vorrete contribuire a che questi periodici continuino a riempire i vostri momenti di distrazione, con informazione e cultura, ricordatevi di rinnovare il loro abbonamento anche per il 2015.

La lettura Braille continuerà, così, a scorrere sotto le nostre consapevoli dita.

Il Presidente, tutti i nostri collaboratori, compresi Maurizio Ilardo stampatore e Maria Brambilla correttore, con me formulano i migliori auguri anche per il nuovo anno.

Info abbonamenti:

"Ora Serena", pagg. 52, 11 numeri, contributo euro 25,00

"Voce Amica", pagg. 64, 11 numeri, contributo euro 26,00

c.c.p. 57073207, intestato a Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti - Sezione provinciale di Milano, via Mozart 16 Milano (cap 20122), causale "[nome della rivista] anno 2015".

Il Direttore

Mario Censabella

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comunicazioni varie

Dalla sezione di como

Disponibilità cd mp3: LETTURA DEL LIBRETTO A CORREDO DEL DVD "PER ALTRI OCCHI"

E' disponibile presso la Segreteria il CD in formato MP3 contenente la lettura del libretto a corredo del DVD del film "Per altri occhi", Avventure quotidiane di un manipolo di ciechi. Tra i testi letti per noi da una donatrice di voce sezionale che ringraziamo, anche l'intervista a Silvio Soldini e Giorgio Garini, ad Annalisa Minetti e ad Alex Zanardi. Si tratta di oltre un'ora e mezza di piacevole ed arricchente ascolto.

Disponibilità cd mp3: INCONTRO CON IL CENTRO REGIONALE TIFLOTECNICO E TIFLOSYSTEM DEL 18 OTTOBRE - RESOCONTO, REGISTRAZIONE E DOCUMENTI ILLUSTRATIVI

Comunichiamo ai nostri soci che è disponibile in sezione il CD in formato Mp3 con la registrazione di oltre un'ora di ascolto dell'incontro avvenuto presso il salone sezionale di sabato 18 ottobre dedicato alla presentazione di strumenti ed ausili tiflotecnici a cura del Centro Regionale Tiflotecnico della Lombardia e della società Tiflosystem. Inoltre sono disponibili documenti digitali di alcuni tra i più importanti prodotti presentati durante la dimostrazione. Si è trattato di un momento arricchente di conoscenza delle ultime novità tecnologiche che offre il mercato e di prova pratica con utilizzo degli stessi ausili, con la presenza di una quarantina di persone tra soci, familiari e volontari.

Un ringraziamento a Raul e alessandro per il Centro regionale tiflotecnico e a Ilaria e Raffaele per la società Tiflosystem.

Disponibilità cd mp3: RESOCONTO DELLA VISITA GUIDATA A VILLA OLMO DEL 21 OTTOBRE

Ringraziamo, per l'intermediazione del referente sezionale per la fruizione dei beni culturali Mario Mazzoleni, l'Assessore alla Cultura del Comune di Como Luigi Cavadini che ci ha offerto un'ora abbondante del suo tempo per guidare il gruppo di 25 persone tra soci, famigliari e volontari, alla visita della mostra "Ritratti di città" presso Villa Olmo del pomeriggio di martedì 21 ottobre. Illustrazioni chiare, curiose ed attente dell'Assessore hanno consentito al nostro gruppo di visitatori di gustare le opere pittoriche, fotografiche ed anche scultoree, queste ultime anche tattilmente percepibili. Una esperienza culturale ricca e varia che è stata registrata su Cd in formato MP3 per oltre 50 minuti di ascolto.

Contattate la Segreteria per ricevere la registrazione.

dalla sezione di milano

CORSI DI ORIENTAMENTO E MOBILITà

Si informa che sono aperte le iscrizioni per i corsi I.Ri.Fo.R. di orientamento, mobilità e autonomia personale. Per informazioni e iscrizioni 02 78 30 00 int. 8 - Maria Rosaria de Filippis.

SPORTELLO FAMIGLIA

Dal mese di novembre sarà attivo presso la Sezione, lo "Sportello Famiglia" per il sostegno psicopedagogico rivolto ai familiari dei ragazzi non vedenti e ipovedenti.

Il servizio vuole essere un punto di riferimento per i genitori allo scopo di informarli sulle strutture riabilitative, sul mondo della scuola e sull'educazione dei figli.

La consulenza sarà offerta dallo psicologo Eugenio Tommasoni e dalla pedagogista Rosaria Girotti.

Per avvalersi del servizio, contattare la Signora Maria Rosaria de Filippis, tel. 02 78 30 00, int. 8.

Dal circolo paolo bentivoglio

a) corso teatrale

Per il cinquantesimo di Fondazione del nostro Circolo, il Comitato Direttivo propone un corso di teatro, sotto la direzione di Gioia Aloisi e Monica Gorini, volto all'acquisizione delle tecniche espressive verbali mimiche e gestuali. Il corso strutturato in 25 ore circa, prevede uno spettacolo finale con la partecipazione di attori vedenti e non vedenti.

I testi teatrali saranno tratti dal repertorio di Lella Costa, Stefano Benni e da altri autori brillanti contemporanei.

Costo pro capite 200,00 euro. Iscrizioni entro il 30 novembre 2014 presso la sede del Circolo, telefonando al numero 02 58 30 27 43.

b) Festival dei dilettanti

Domenica 16 novembre alle ore 15.30 si terrà l'ormai tradizionale "Festival dei dilettanti" - Intrattenimento di arte varia. Un incontro divertente e coinvolgente aperto a tutti i nostri artisti che vogliono esibirsi nel canto, nella musica, nel cabaret, nella recitazione e altro ancora.

Iscrizioni entro l'8 novembre presso Piero Pizzarelli o Erica Monteneri (richiedere i recapiti contattando la Sezione U.I.C.I. di Milano).

c) Corso sull'uso dell'i phone

Il consigliere del Circolo Fabio Dragotto nell'ambito delle attività di promozione del Circolo, offre la propria disponibilità ad insegnare ai soci l'uso dell'I Phone. Gli incontri, previa prenotazione, si svolgeranno ogni secondo martedì del mese dalle 16.30 alle 18 presso il Circolo.

Le domande dovranno essere inviate per e-mail all'indirizzo fabio.dragotto@gmail.com.

Progetto sulla diagnosi precoce del tumore alla mammella

La Regione Lombardia, per il tramite dell'Azienda ospedaliera di Desio e Vimercate, promuove un progetto di studio già attivo in Germania che coinvolge donne non vedenti nella diagnosi precoce del tumore alla mammella.

L'Iniziativa mira a formare donne non vedenti nel ruolo di "Medical Tactile Examiners" in considerazione della loro maggiore sensibilità tattile in grado di riconoscere noduli di piccole dimensioni.

Si precisa che questo progetto è in fase di avanzato studio anche in Francia, Danimarca, Regno Unito e Austria.

La Presidenza sezionale intende promuovere un incontro preliminare fra tutte le socie interessate e l'oncologo di riferimento, Dottoressa Marinella Mastore.

Si invitano le socie interessate a comunicare la propria disponibilità alla segreteria di Presidenza, Tania al numero 02 78 30 00 interno 7.

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Unione Milano del 27-10-2014

Portale e app dedicati alle persone con disabilita' che arriveranno a Expo 2015

Prevista una task force composta da tecnici di Comune, Regione Lombardia, Asl Milano, società partecipate e rappresentanti delle Associazioni del Privato sociale e delle persone con disabilità.

Un portale e una app dedicati a orientare e guidare per la città le persone con disabilità durante Expo 2015. Le due importanti novità, che saranno messe in campo per accogliere a Milano i cittadini disabili che arriveranno per l'Esposizione Universale, sono frutto del lavoro che da mesi portano avanti diversi settori dell'Amministrazione (Mobilità, Infrastrutture, Cultura, Turismo e Commercio, Sport e Benessere) con le associazioni di persone con disabilità per definire una mappatura dei percorsi e dei luoghi accessibili (teatri, musei, ristoranti, servizi, luoghi di culto, alberghi, etc.).

Il Comune sarà partner del progetto ExpoFacile, il Portale informativo dedicato alle persone con disabilità e, inoltre, sta sviluppando ulteriori servizi tra cui, innanzitutto, una app dedicata per smartphone.

Il portale e la app, che saranno tradotti anche in lingua straniera, saranno affiancati da altre iniziative, tra cui: l'istituzione di un punto informativo fisso presso l'Urban Center, in Galleria Vittorio Emanuele, percorsi di formazione per gli operatori turistici e alberghieri per renderli consapevoli circa le esigenze delle persone con disabilità.

A coordinare queste iniziative e molte altre ci sarà una task force dedicata, composta da tecnici di Comune, Regione Lombardia, Asl Milano, società partecipate e rappresentanti delle Associazioni del Privato sociale e delle persone con disabilità.

L'obiettivo, insieme al proseguimento dei lavori strutturali, consiste nel creare una mappa della città già accessibile ora, con l'indicazione dei luoghi dove poter andare liberamente, alberghi, musei, ristoranti, teatri, luoghi di culto, servizi.

La Giunta ha approvato nell'ultima seduta la costituzione del gruppo di lavoro e le linee guida delle sue attività. In particolare saranno coinvolti gli ambiti della mobilità, del turismo, della sicurezza e dell'emergenza, dei servizi su internet e dei servizi di accoglienza.

Expo 2015 vedrà la partecipazione e il coinvolgimento di milioni di visitatori tra cui si stimano almeno 200.000 persone con disabilità, o comunque con ridotta mobilità, che oltre a visitare il sito espositivo dovranno avere accesso ai servizi del territorio messi a disposizione dalle imprese, dagli enti pubblici e da altri soggetti pubblici e privati.

La task force sarà presieduta dall'assessore Majorino. Parteciperà agli incontri il rappresentante designato dal Terzo e dal Quarto Settore e presidente dell'Associazione Ledha, Franco Bomprezzi, che nel giugno scorso è stato incaricato dall'Amministrazione Comunale di mantenere i rapporti proprio con il mondo dell'associazionismo sulla disabilità, attività che svolge a titolo gratuito.

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Corriere della Sera - Invisibili del 27-10-2014

Il noir di una certa sanita' e l'equivalenza persona-pollo

di Antonio Giuseppe Malafarina

Ci siamo trovati il 3 ottobre in Humanitas, a Rozzano, a discutere ancora una volta, e lo faremo sinché avremo vita o le cose non si metteranno a posto, dell'accoglienza delle persone con disabilità in ospedale. Il titolo dell'incontro era L'ospedale discrimina? e gli organizzatori erano fondazione Ariel e Spes contra spem, con la collaborazione della fondazione Umana mente del Gruppo Allianz s.p.a.. Oltre a riprendere la carta dei diritti delle persone con disabilità in ospedale abbiamo illustrato i dati di un'indagine conoscitiva presso tutte le direzioni sanitarie delle strutture ospedaliere pubbliche. Risultato agghiacciante. Acuito da una sensazione di diffuso disinteresse.

L'indagine, condotta fra gennaio e settembre 2014 e promossa anche col partenariato dall'Osservatorio nazionale sulla salute nelle regioni italiane e dell'università Cattolica del sacro cuore di Roma, aveva tre obiettivi:

1) diffondere presso tutte le strutture contattate la carta dei diritti;

2) sensibilizzare le strutture circa le problematiche connesse al ricovero ospedaliero delle persone con disabilità;

3) descrivere la situazione attuale delle strutture sanitarie rispetto ai criteri, previsti dalla carta, di accessibilità, personalizzazione e coordinamento dei percorsi sanitari.

Le direzioni sanitarie hanno ricevuto via posta le credenziali con le quali accedere al questionario on-line. I solleciti sono avvenuti sia via mail sia telefonicamente. In tutto le strutture contattate sono state 814.

Ha risposto un esiguo 20%. Di male in peggio. La maggioranza ha risposto d'esser priva di mappe a rilievo e/o percorsi tattili nei nosocomi. Solo il 36% delle strutture ha un flusso prioritario per pazienti con disabilità presso i servizi ambulatoriali/day hospital con erogatori di numeri dedicati. Un misero 19% ha un punto unico di accoglienza. La presenza in pronto soccorso di locali e/o percorsi specifici per pazienti con disabilità cognitiva/intellettiva è fantascienza.

L'indagine, secondo gli organizzatori, ha valore esplorativo, considerato che era partecipata a base volontaria, ma abbozza un quadro tetro dove innanzitutto mi chiedo perché un 80% di strutture pubbliche non voglia, non riesca o si dimentichi di cooperare a un indagine su un pubblico sevizio. Scheletri negli armadi, apatia, omissioni e la storia si fa noir.

Persona, dignità, diritti, paiono concetti misteriosi. Noi quel 3 ottobre abbiamo provato ad indagarli. Serafino Corsi, docente a Brescia di psicologia della disabilità e direttore del dipartimento disabili presso la fondazione Sospiro, cita: «le persone con disabilità intellettive possono acquisire le conoscenze e le abilità per diventare più autodeterminate se opportunamente formate/sostenute» (Wehmeyer e Palmer 1996; Algozzine Browder 2001). Luisella Bosisisio Fazzi, presidente della fondazione Orizzonti sereni, consigliere Ledha a Lecco, riporta: «ai professionisti sanitari (spetta) di fornire alle persone con disabilità cure della medesima qualità rispetto a quelle fornite ad altri» (articolo 5 della convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità).

La dottoressa Maria Luisa Di Pietro, dell'Istituto di sanità pubblica e dell'università Cattolica del sacro cuore di Roma, approfondisce il criterio di persona. Per il sostanzialismo è persona chi possiede natura umana, mentre per il funzionalismo è persona chi possiede/svolge determinate caratteristiche/funzioni. Il principio di dignità ha tre sfumature: quella attribuita, cioè assegnata dagli altri a qualunque titolo, quella che coincide col benessere, cioè allo star bene con se stessi, e quella, cioè quella che l'individuo possiede in quanto essere umano.

Scontato concludere che certe nozioni non siano ancora state assimilate da troppe persone. E che il funzionalismo, con l'equivalenza persona-pollo, ha solide basi per esistere. Fuor di ironia.

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Il Giorno del 11-10-2014

"Hai il cane guida? Allora qui non entri" L'Unione ciechi lancia un grido d'allarme

LODI. Negato l'ingresso in studi medici, in centri estetici, in cinema, mostre, centri termali, esercizi pubblici e privati a non vedenti che si muovono con il cane guida a Lodi e nel circondario. E la sezione lodigiana dell'Unione italiana ciechi ed ipovedenti lancia un appello al sindaco Simone Uggetti, al capo della Polizia locale Angelo Di Legge e al direttore generale dell'Asl, Fabio Russo affinchè venga fatta rispettare la legge in base alla quale «il cane guida può entrare ovunque». Il presidente del gruppo lodigiano, Ennio Ladini, ha inviato una lettera alle istituzioni. «Chiediamo al Comune, alla polizia locale e all'Asl fa sapere Ladini il sostegno nel promuovere la legge in quanto alcuni soci possessori di cani guida hanno lamentano la superficialità della gente e hanno subìto un forte disagio. Crediamo, come ente di categoria, di avere il dovere di informare e fare conoscere, di sensibilizzare le persone a non calpestare i diritti acquisiti. Il buon senso civico deve essere sempre in primo piano per abbattere le cosiddette barriere architettoniche e culturali».

«UNA ragazza in particolare non è stata fatta entrare in centri estetici e centri medici di Lodi aggiunge . Oppure voleva andare a un centro termale nel Pavese e a una mostra a Genova e le sono stati fatti problemi». In base alla legge 37 del 14 febbraio 1974, ricorda l'Unione ciechi di Lodi, «il privo di vista ha diritto di farsi accompagnare dal proprio cane guida nei suoi viaggi su ogni mezzo di trasporto pubblico senza dover pagare per l'animale alcun biglietto o sovrattassa. Al privo di vista è riconosciuto altresì il diritto di accedere agli esercizi aperti al pubblico con il proprio cane guida». L'associazione sottolinea altresì che, in base alla legge 60 del 6 febbraio 2006, «i responsabili della gestione dei trasporti e i titolari degli esercizi di cui al secondo comma che impediscano od ostacolino, direttamente o indirettamente, l'accesso ai privi di vista accompagnati dal proprio cane guida sono soggetti ad una sanzione amministrativa pecuniaria consistente nel pagamento di una somma da euro 500 a euro 2.500. Il privo di vista ha diritto di farsi accompagnare dal proprio cane guida anche non munito di museruola, salvo in particolari casi. Sui mezzi di trasporto pubblico, ove richiesto dal conducente o dai passeggeri, il privo di vista è tenuto a munire di museruola il proprio cane».

di TIZIANO TROIANELLO tiziano.troianello@ilgiorno.net

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Varese News del 15-10-2014

Lettere al direttore

Storia di Belle, da cane guida a nurse per i vitellini

Giovedì 16 ottobre la Giornata nazionale del cane guida. La sezione varesina dell'Uici regala una storia eccezionale per ricordare l'importanza di questi animali, spesso non abbastanza considerati

Giovedì prossimo, il 16 ottobre verrà celebrata in tutt'Italia la Giornata nazionale del cane guida: il momento culminante sarà la "Dog parade" passeggiata e dimostrazioni da Via Borgognona a Piazza San Silvestro a Roma alle ore 14,00.

Molto più modestamente a Varese abbiamo pensato di far conoscere l'evento richiamando l'attenzione sulla vita di questi preziosi amici, presentando sia alcune loro fotografie sia una loro "testimonianza personale" attraverso l'autobiografia che certamente Belle, uno splendido cane di razza collie, avrebbe scritto se avesse saputo tenere con una zampa una penna.

Il Presidente Sezionale Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti Onlus -

Prof.ssa Angela Mazzetti

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Sono nata a Carnago in una grande fattoria, da Tea, una splendida Collie che tanto assomigliava alla famosissima Lessie, insieme a ben 7 fratelli.

Abbiamo vissuto per due mesi tutti insieme con la nostra mamma; poi, uno dopo l'altro mi hanno lasciata sola. Arrivava infatti qualcuno che ci guardava, ci accarezzava e poi sceglieva chi portarsi via. Ero una bellissima cucciola, sapevo di essere intelligente, ma venivo regolarmente scartata. Rimasi così con mamma Tea e con gli altri cani della fattoria a vivere la mia vita, educata dai proprietari, ma soprattutto dalla mia mamma che non mi perdeva mai di vista e mi insegnava tante cose.

Ero vivace, curiosa, mi piaceva correre all'impazzata nel bosco, giocare a palla con i bambini, spingendola non con il muso, ma, come facevano loro, con i piedi, che per me erano le zampe.

Mi piaceva però più di tutto uscire dal grande cortile dalla parte della strada, una strada molto pericolosa, perché le macchine andavano a grande velocità; una volta che lo feci, rischiai di essere travolta e venni punita molto severamente, ma imparai ad obbedire. Vissi così per un anno. Venne una signora che mi coccolò per un poco, mi mise il guinzaglio e, insieme ai padroni mi fece fare un giro fino al bosco. Tornò altre volte e io mi chiedevo perché non mi portasse con sé. A farlo invece fu un signore che mi fece camminare al guinzaglio, disse che sarei diventato un "cane guida", mi caricò su un pulmino e mi fece fare un viaggio che a me parve interminabile. Da quel momento in poi la mia vita fu davvero dura. Per tantissime ore della giornata rimanevo chiusa in un box; non più giochi spensierati ma esercizi prima a "corpo libero" poi imprigionata dentro una "cosa" che il mio addestratore chiamava guida. Mi facevano camminare attraverso strani labirinti, su e giù per scale e sopra un ponte ondeggiante. Finiti gli esercizi mi lasciavano passeggiare un poco nel parco e mi rimettevano dentro nella mia prigione. In seguito vennero esperienze ben più difficili: imbrigliata nella guida, fui portata sulle strade intorno alla scuola e nella città vicina.

Conobbi treni, la metropolitana e dovetti imparare a badare al movimento delle macchine prima di tentare un attraversamento, guidando il mio addestratore che simulava di essere non vedente. Di tanto in tanto ricompariva la signora che avevo conosciuto in fattoria. Mi coccolava, mi parlava, io le rispondevo leccandole le mani e facendole pipì sui piedi in segno di gioia. Divenni brava e sempre più sicura di me, anche se continuavo a non capire bene a che cosa servisse tutto quel lavoro. Lo compresi invece quando la solita signora venne, mi fece salire sulla sua macchina e mi portò a casa sua. Conobbi l'ascensore, non trovai il giardino però lei stava sempre con me, uscivamo insieme e dopo i primi giorni che servirono a farmi capire che dovevo obbedirle e non scappare (ma non ne sentivo più il desiderio), mi portò a correre nei prati e mi insegnò a girare per tutto il paese entrando nei negozi, frequentando la biblioteca e salendo sugli autobus e sui treni.

Furono anni proprio belli: la gente mi festeggiava, mi voleva bene ma soprattutto tra me e la mia padrona si era creato un rapporto di reciproca fiducia e affetto inscindibile. Non avevamo bisogno di parole, per capirci bastava un gesto ed entrambe capivamo come comportarci. Io mi sentivo responsabile, importante, ma sapevo di poterlo essere proprio perché era da lei che ricevevo indicazioni e sostegno. La sua fiducia era la mia sicurezza.

Insieme realizzammo progetti belli ed utili a tante altre persone. Passarono gli anni ed incominciai ad invecchiare: prima nei prati correvo e saltavo con la leggerezza e la grazia di un puledro, ma poi iniziarono le difficoltà. Mi accorsi di vederci poco e di perdere la memoria. Avevo 14 anni e quando ero libera facevo fatica a ritornare accanto alla mia padrona perché perdevo l'orientamento. Venni riportata alla fattoria della mia infanzia. Fu un grande dolore, ma per fortuna trovai un altro modo per essere utile, diventando la nurse dei vitellini a cui facevo compagnia e pulivo il muso dopo la poppata.

La morte mi ha colto nel sonno ed ecco il mio testamento: bisogna che ci siano tanti cani guida, perché danno autonomia alle persone che non vedono e gioia a noi. Dobbiamo però essere rispettati nel nostro lavoro e non, come troppo spesso accade, mandati fuori col nostro padrone dal ristorante, dal supermercato o dall'autobus. Non siamo degli intrusi e nemmeno dei giocattoli da incuriosire e coccolare. Siamo creature che hanno un lavoro e un dovere da compiere che non deve mai essere ostacolato.

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Il Tempo del 11-10-2014

"Occhi virtuali", cosi' i non vedenti potranno ammirare l'arte

Quando hanno portato il primo prototipo all'Istituto dei Ciechi di Milano, qualcuno ha detto: "Questo ci apre un nuovo mondo". Basterebbe che ad aprirsi fossero solo le porte dei musei, perché questo progetto possa tramutare l'accesso all'arte per i non vedenti in una realtà concreta. È davvero possibile che anche i disabili visivipossano "vedere" una scultura o un'opera architettonica? Fabio D'Agnano e Serena Ruffato sono convinti di sì. Il primo, docente allo Iuav di Venezia, la seconda, sua studentessa al master in Architettura digitale, hanno dato vita a un progetto per rendere possibile la fruizione delle emozioni trasmesse dalle opere d'arte anche a chi non può usare gli occhi. Sfruttando gli altri sensi. "L'arte fa parte del nostro immaginario, come il cibo che mangiamo e la lingua che parliamo. Ma i disabili visivi hanno un accesso limitato a questo patrimonio dell'umanità. - spiegano -. Ciò però non esclude che i non vedenti possano percepire l'arte con il tatto e con l'udito". Da qui l'intuizione di utilizzare repliche mute di opere d'arte e trasformarle in modelli parlanti, grazie all'esperienza tattile associata alla fruizione di contenuti audio. L'idea, tutto sommato semplice, non era mai stata messa a punto da nessuno in precedenza. Quello che D'Agnano e Serena Ruffato fanno è produrre modelli tridimensionali in gesso di sculture e edifici, sui quali installano dei sensori in specifici punti.Si tratta di semplici sensori Nfc, come quelli che fanno funzionare le schede elettroniche utilizzate come chiavi per le camere d'albergo. Il non vedente può toccare il modello, leggendo la forma dell'opera con le dita, e uno speciale lettore, indossato come un anello, quando si trova vicino ai sensori fa scattare il collegamento con un'audioguida, o anche con un semplice cellulare o un tablet. Grazie a un'appositaApp, a quel punto parte la descrizione vocale di quello che si sta toccando. "I modelli non sono semplici riproduzioni, ma vengono realizzati grazie a scansioni 3D, e quindi riportano tutte le caratteristiche reali delle opere d'arte, in scala ridotta. La loro realizzazione è basata poi sulla particolare sensibilità tattile dei non vedenti, per permettere una lettura conforme dei dettagli", spiega Serena Ruffato. L'idea è nata con la sua tesi di master: "Oggi esistono dei modelli delle opere fatti con fogli di plastica stampati in rilievo al termophon. Contengono brevi descrizioni in linguaggio braille. Io volevo dare ai non vedenti la possibilità di andare oltre".

I primi modelli sono stati realizzati in collaborazione con l'Istituto dei Ciechi di Milano, dove sono stati testati e via via migliorati secondo le indicazioni fornite dai diretti fruitori. Il progetto è cresciuto fino a diventare una startup, "Tooteko", che vuole intercettare una nuova fetta di mercato. "Nel mondo ci sono quasi 300 milioni di disabili visivi. Molti di loro hanno ritenuto finora quello dell'arte come un mondo a loro non accessibile. Ma non è necessariamente così", spiega D'Agnano. La start-up ha siglato un accordo con "Antenna International", società leader mondiale nella produzione di audioguide (è la stessa che rifornisce il Louvre di Parigi), per la realizzazione dei contenuti audio: perché anche le descrizioni delle opere devono essere specificatamente realizzate sulla base delle esigenze di un non vedente. "Il disabile visivo vuole essere autonomo, e con i nostri modelli audio-tattili può esserlo davvero". E le possibilità sono tantissime. Un cieco può toccare la facciata di una chiesa, ma il suo campo d'azione si ferma secondo i suoi naturali limiti fisici, non può ottenere una completezza tattile dell'opera. Le statue potrebbero essere toccate, ma ovvie ragioni di tutela spesso lo impediscono. C'è poi tutto il mondo della pittura resa "toccabile" grazie alla creazione di modelli in bassorilievo dei dipinti. La sfida, per "Tooteko", è partire da questo approccio per trovare un varco nella strada di accesso ai musei. Esiste già una lettera d'intenti col Museo Archeologico di Venezia. Le prime realizzazioni andranno anche al Mart di Rovereto. Obiettivo a medio-lungo termine del progetto - che è stato presentato alla Maker Faire a Roma - e' proprio quello di costituire una rete di musei che ospitino le repliche audio-tattili delle proprie opere piu' significative. Questo per far si' che i disabili visivi possano accedere alle opere d'arte nel loro contesto originario, e non in un "museo delle repliche" riservato ai non vedenti. I musei che aderiranno al progetto entreranno a far parte della rete dei musei accessibili ai disabili visivi, alle loro famiglie, alle scuole, alle associazioni, e in generale al turismo 2.0 che sta nascendo intorno al mondo della disabilita'. Senza dimenticare che il brevetto messo a punto potrebbe avere numerose implicazioni in campi diversi da quelli dell'arte. I sensori, ad esempio, potrebbero essere applicati sulle scatole di prodotti alimentari o sulle medicine, al posto delle semplici scritte in braille, per fornire indicazioni su tutte le caratteristiche del prodotto: basterebbe passare il sensore sulla confezione e dal cellulare una voce potrebbe spiegare al non vedente tutto quello che c'è da sapere. Il progetto ha già vinto numerosi premi tra cui, non a caso, quello come "miglior startup ad alto impatto sociale" alla fiera delle startup di Milano.

di Giordano Locchi

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NOTIZIE DALLA SEDE CENTRALE

Questo spazio vuole essere una sorta di "miniguida" per orientarsi all'interno delle molteplici attività svolte dalla Sede Centrale della nostra Associazione.

A tal fine, vi proponiamo quei comunicati diramati dalla Sede Centrale nel mese appena trascorso, i quali contengono notizie e iniziative, che pensiamo possano suscitare un concreto interesse nei nostri soci.

Di sicuro qualcosa ci sfuggirà, ma ci si augura che questa selezione possa essere un valido punto di riferimento.

Vi auguriamo buona lettura.

La mobilità autonoma è un diritto inalienabile

Durante i lavori dell'Assemblea Nazionale dei Quadri Dirigenti, svoltasi il 27 e 28 settembre u.s., è emersa la necessità di inviare alle autorità competenti e agli organi di stampa una lettera aperta sul diritto alla mobilità delle persone non vedenti e ipovedenti.

Si trascrive di seguito il testo.

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Al Ministro dei Trasporti e Infrastrutture

Maurizio LUPI

Alla Direzione Nazionale di Trenitalia

Alla Direzione Nazionale di Grandi Stazioni

Alla Direzione Nazionale di RFI

Agli organi di informazione

OGGETTO: La mobilità autonoma è un diritto inalienabile.

Preso atto delle difficoltà d'uso del trasporto ferroviario, segnalate di frequente da molte parti d'Italia relativamente alla mobilità autonoma delle persone non vedenti e ipovedenti,

sottolineato che occorre una ulteriore e più vigorosa azione delle istituzioni e delle autorità preposte, volta ad assicurare per tutti e per sempre il pieno diritto alla mobilità autonoma di ciechi e ipovedenti nell'uso del trasporto ferroviario, anche nelle condizioni meno agevoli quali le piccole stazioni,

rilevato che parecchi episodi di disservizio segnalati negli ultimi mesi hanno leso gravemente il diritto alla mobilità delle persone, mettendo a rischio, in alcuni casi, perfino la sicurezza e l'incolumità personale degli interessati,

considerato che a tali disservizi, per quanto a nostra conoscenza, non ha corrisposto da parte delle istituzioni responsabili un'adeguata risposta organizzativa e addirittura è mancata spesso perfino una qualsiasi spiegazione o giustificazione,

l'Assemblea Nazionale dei Quadri Dirigenti dell'Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti, riunita a Tirrenia (Pisa) nei giorni 27 e 28 Settembre u.s.,

intende richiamare energicamente l'attenzione sul diritto alla mobilità delle persone non vedenti e ipovedenti in tutte le sedi adeguate, invitando le autorità competenti in materia di trasporto ferroviario a voler intervenire con la massima tempestività mediante l'adozione di misure concrete, efficaci e stabili, atte a garantire l'effettivo esercizio di tale diritto per tutti sull'intero territorio nazionale, con particolare riguardo per quelle situazioni periferiche considerate marginali che necessitano invece di un presidio affidabile del servizio di accompagnamento e di assistenza.

Troppe volte, in questi mesi, si sono verificati disservizi e si è registrata addirittura un'assenza totale di servizio, con grave lesione di un diritto fondamentale delle persone, con un danno serio per il viaggiatore che, in alcuni casi, ha dovuto patire un concreto pericolo per la propria sicurezza e incolumità.

L'Unione Italiana dei ciechi e degli Ipovedenti esige certezza e sicurezza in questo specifico settore, attendendosi pronte ed efficaci misure che assicurino un definitivo superamento dell'attuale situazione di disagio e che diano a tutti la certezza dell'esercizio del proprio diritto alla mobilità personale.

p. Assemblea Nazionale dei Quadri Dirigenti

IL PRESIDENTE

Mario Barbuto

Decreto semplificazioni - Misure per i minori invalidi

Si informa che il decreto semplificazioni (Decreto Legge N. 90 del 24/06/2014, convertito dalla Legge N. 114/2014) contiene varie misure nella direzione di uno snellimento del processo amministrativo, alcune delle quali interessano i soggetti minori gia' disabili, che al compimento del diciottesimo anno di eta' acquisiscano il diritto alla corresponsione di prestazioni economiche connesse alla maggiore eta' (art. 25, commi 5 e 6).

Al riguardo, si fa presente quanto segue:

Indicazioni operative con messaggio INPS N. 6512 dell'8 agosto 2014 (allegato 1)

Come e' noto, per i minori titolari di indennita' di frequenza l'erogazione della prestazione cessa al raggiungimento della maggiore eta'.

Il Decreto Legge 90/2014 stabilisce che i minori, gia' titolari di tale prestazione, che ritengano di possedere i requisiti per il diritto alle prestazioni economiche previste al compimento della maggiore eta' (la pensione non riversibile a favore dei cittadini maggiorenni ciechi assoluti, le indennita' per ciechi civili, l'assegno mensile di invalidita', la indennita' di comunicazione) possono presentare la relativa domanda entro sei mesi antecedenti al compimento della maggiore eta'.

In tali casi, le relative prestazioni verranno erogate al raggiungimento del diciottesimo anno di eta', in via provvisoria fino a che non saranno conclusi l'accertamento delle condizioni sanitarie e la presentazione del modello AP70 attestante il possesso dei requisiti socio-economici previsti dalla normativa vigente.

Riepilogando: Per i minori titolari di indennita' di frequenza resta fermo l'accertamento dei requisiti sanitari al compimento della maggiore eta', per la percezione delle provvidenze a favore dei cittadini maggiorenni disabili.

Indicazioni operative con messaggio INPS N. 7382 del 1° ottobre 2014 (allegato 2).

Fino a prima dell'entrata in vigore del decreto semplificazioni, accadeva spesso che un minore titolare di indennita' di accompagnamento per una grave disabilita', anche se stabilizzata e ingravescente (ex DM 2 agosto 2007), era comunque costretto al compimento della maggiore eta' ad una nuova valutazione sanitaria dell'invalidita' (o cecita' o sordita'), altrimenti all'interessato veniva revocata l'indennita' e non concessa la pensione che spetterebbe come maggiorenne.

A far data dal 24 giugno 2014, il Decreto Legge N. 90/2014 prevede che i minori invalidi civili (o ciechi assoluti o sordi) gia' titolari di indennita' di accompagnamento, al raggiungimento della maggiore eta', avranno soluzione di continuita' nel pagamento dell'indennita' e contestualmente acquisiranno automaticamente il diritto alla pensione (ad es. la pensione non riversibile a favore dei cittadini maggiorenni ciechi assoluti), senza dover nuovamente essere sottoposti a ulteriori accertamenti per la permanenza dello stato invalidante; sara' necessario, pero', che gli interessati neomaggiorenni presentino, al raggiungimento del 18° anno di eta', il modello AP70 per la verifica dei requisiti socio-reddituali.

Riepilogando: Ai neomaggiorenni ciechi assoluti viene concesso l'esonero dall'accertamento dei requisiti sanitari, pur essendo tenuti in ogni caso a presentare tempestivamente, al raggiungimento del 18° anno di eta', il modello AP70.

Nulla viene detto nei confronti dei minori ciechi parziali titolari di pensione ed indennita' speciale, per i quali restano invariate le vigenti procedure sanitarie e amministrative per la permanenza dello stato invalidante.

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E' possibile scaricare il file .zip contenente il presente comunicato ed i relativi allegati al seguente url:

http://www.uiciechi.it/archivio/circolari/2014/10/172.2014.zip

Indizione Corso Nazionale per il Reclutamento di n. 20 Arbitri Allievi di Torball

Riceviamo e pubblichiamo il bando indetto dalla FISPIC - Federazione Italiana Sport Paralimpici per Ipovedenti e Ciechi.

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Roma, 01/10/2014

Alle Società Sportive

Ai Consiglieri Federali

Ai Delegati Regionali

Oggetto: Indizione Corso Nazionale per il Reclutamento di n. 20 Arbitri Allievi di Torball.

Con la presente si porta alla vostra conoscenza, che la FISPIC - Federazione Italiana Sport Paralimpici per Ipovedenti e Ciechi, indice ed organizza il Corso Nazionale per il reclutamento di n° 20 Allievi Arbitri di Torball.

DATA E LUOGO EFFETTUAZIONE CORSO

Il Corso inizierà alle ore 15,00 di venerdì 21 novembre 2014 e terminerà alle ore 13,00 di domenica 23 novembre 2014.

Il Corso si terrà presso l'Hotel Villa Medici**** sito in Contrada Santa Calcagna 73, Rocca San Giovanni (CH), telefono 0872 717645.

COME RAGGIUNGERE LA SEDE DEL CORSO

I corsisti dovranno raggiungere autonomamente la sede del corso. A tal fine, si forniscono le seguenti notizie logistiche:

PROGRAMMA DEL CORSO

Il corso avrà il seguente programma di massima:

Parte Teorica:

- Cenni storici sulla nascita e l'evoluzione del movimento sportivo per disabili a livello nazionale ed internazionale;

- L'organizzazione del CIP e della FISPIC;

- La figura dell'Arbitro: Etica, Professionalità e Personalità;

- Regolamento di gioco del Torball (lettura e spiegazione);

- Regolamento Arbitri di Torball (lettura e spiegazione)

- Compilazione dei Referti Arbitrali;

- Interpellanze ed interrogazioni;

- Esame Scritto.

Parte Pratica:

- Dimostrazione pratica con mini gare di Torball;

- Esame Pratico con direzione di una partita e copertura di tutti i ruoli arbitrali;

Dal programma del Corso si può evincere che è stata privilegiata la parte pratica con l'organizzazione di mini partite della disciplina oggetto di Corso, nelle quali i Corsisti prima potranno vedere arbitrare alcune partite e poi dirigere un vero e proprio incontro, allo scopo di poter correggere, direttamente sul campo, eventuali errori e favorire così la convocazione degli idonei già dalle prime date utili successive alla conclusione del Corso.

Per l'effettuazione della prova pratica, è obbligatorio che ogni Corsista abbia al seguito:

- idoneo abbigliamento sportivo

- fischietto personale che abbia un suono chiaro

Entro la fine del corso, tutti i Corsisti, dovranno aver sostenuto:

- Esame scritto concernente domande, a risposta multipla o con risposta aperta a cura del Candidato, riferite alla disciplina del Torball;

- Esame pratico consistente nella direzione, e copertura di tutti i ruoli previsti, di uno o più incontri di Torball, all'uopo organizzati;

- Colloquio di valutazione finale.

La mancata partecipazione anche ad una sola delle situazioni di cui sopra verrà considerata rinuncia da parte del Corsista al proseguo del Corso e ne determinerà l'automatica esclusione con la conseguente interruzione dei servizi a carico della Federazione che diventeranno, da quel momento, a carico del singolo partecipante.

SOGGIORNO E VIAGGIO

I costi relativi al viaggio e soggiorno dei Corsisti saranno a carico dei singoli partecipanti.

Per quanto concerne il vitto e la sistemazione alberghiera, la Federazione ha in essere con l'Hotel Villa Medici una Convenzione, che nell'occasione verrà estesa anche agli iscritti al Corso, con l'applicazione delle seguenti tariffe:

a) Pernotto e colazione (B/B)

- € 45,00 camera singola

- € 30,00 camera doppia/matrimoniale e tripla

b) Mezza Pensione (H/B)

- € 55,00 camera singola

- € 45,00 camera doppia/matrimoniale e tripla

c) Pensione completa (F/B)

- € 60,00 camera singola

- € 55,00 camera doppia/matrimoniale e tripla

Il costo per un pasto presso l'Hotel è pari a € 15,00 (menù comprende 1 primo piatto 1 secondo piatto 1 contorno, frutta o dessert bevande incluse, caffè escluso).

NOTA: Le prenotazioni di cui sopra sono da richiedere direttamente alla Direzione dell'Hotel Villa Medici specificando, all'atto della prenotazione "Applicazione Convenzione FISPIC", entro il 15 novembre 2014.

NUMERO ARBITRI ALLIEVI AMMESSI AL CORSO

Per questioni organizzative, il Corso è aperto a n. 20 Arbitri Allievi. Qualora il numero di domande presentate sia maggiore di 20, per selezionare i 20 candidati che potranno frequentare il Corso,

sarà applicato il criterio "cronologico" ovvero saranno accettate le prime 20 iscrizioni pervenute. A tal fine faranno fede:

- per le domande ricevute "brevi manu" o tramite lettera, la data del protocollo federale;

- per le domande inviate a mezzo email, la data e orario cronologico di arrivo.

Si precisa che il Corso non sarà organizzato se non si raggiungerà il numero minimo di 5 adesioni valide.

DESTINATARI E REQUISITI CORSISTI

Il Corso è aperto a persone di ambo i sessi.

I Candidati, alla data di scadenza del presente bando, dovranno essere in possesso dei seguenti requisiti:

- essere maggiorenni;

- non aver superato il 40° anno di età;

- idoneità medica da attestarsi tramite certificato di Idoneità agonistico sportivo.

MODALITA' INOLTRO DOMANDE DI PARTECIPAZIONE

Le domande di partecipazione al Corso dovranno essere inviate alla FISPIC entro e non oltre mercoledì 12 novembre 2014 utilizzando il modulo allegato.

L'invio della domanda di partecipazione potrà essere effettuato o per posta ordinaria all'indirizzo della FISPIC - Via Flaminia Nuova 830, 00191 Roma - o per posta elettronica all'indirizzo cesolini@fispic.it.

TASSA ISCRIZIONE AL CORSO

La tassa d'iscrizione stabilita in € 50,00 comprende:

- l'iscrizione al Corso;

- il tesseramento alla FISPIC quale corsista;

- manuali e stampati;

ESITO DELLA SELEZIONE DEI CANDIDATI E PAGAMENTO DELLA QUOTA DI ISCRIZIONE AL CORSO

Il giorno successivo al termine fissato per il ricevimento delle domande di iscrizione, la FISPIC pubblicherà sul sito istituzionale www.fispic.it la graduatoria della selezione con la specifica dei Candidati aventi diritto a partecipare.

I Candidati selezionati dovranno versare la quota di partecipazione entro 3 giorni dalla data di pubblicazione sul sito federale della graduatoria di selezione, pena la perdita del diritto di partecipazione.

Il mancato pagamento della quota di partecipazione al corso dell'interessato darà diritto di partecipare al primo candidato escluso.

INSERIMENTO NELLA LISTA ARBITRI DI TORBALL

All'esito delle prove d'esame, i corsisti che risulteranno idonei, dovranno procedere al tesseramento alla FISPIC, pena il mancato inserimento nella Lista Allievi Arbitri di Torball.

Precisando che per ulteriori chiarimenti in merito potrete contattare la Segreteria Federale, nella persona del Signor Andrea Cesolini (indirizzo mail cesolini@fispic.it - telefono 06-87973107) ed auspicando una nutrita adesione, colgo l'occasione per inviare cordiali saluti.

F.to Il Segretario Federale

Fabrizio Lattanzi

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Il file .doc contenente il presente bando e l'allegato modulo può essere prelevato al seguente url:

http://www.uiciechi.it/archivio/circolari/2014/10/179.doc

II festival canoro internazionale per non vedenti organizzato dai Lions

I Lions Club di Cracovia (Polonia) annunciano la seconda edizione del "Lions World Song Festival for the Blind - Sounds from the Heart", un festival canoro internazionale per non vedenti organizzato dai Lions, che si terra' a Cracovia dal 12 al 14 novembre 2015.

Possono partecipare alla selezione cantanti non professionisti con un buon livello artistico ciechi o ciechi parziali con un residuo visivo non superiore a 1/25. Per partecipare alla selezione e' necessario presentare una canzone inedita di qualunque genere musicale che sia stata composta appositamente per il concorso. La durata della canzone non dovra' superare i cinque minuti.

Fondamentale requisito alla partecipazione e' il sostegno di un club Lions, che dovra' sottoscrivere il formulario di iscrizione insieme al candidato. Le spese del viaggio e di partecipazione (compreso vitto e alloggio) dei partecipanti selezionati sono a carico dei cantanti stessi e dei Club Lions che li sostengono (si veda il link http://lionsfestival.org/en/festival-fees per le spese di partecipazione). Insieme alla scheda di iscrizione, sara' necessario inviare la canzone registrata su CD/DVD, il testo della canzone in originale (con l'indicazione degli autori del testo e della musica), la sua traduzione in inglese, una foto dell'aspirante partecipante e una sua breve scheda biografica. La scadenza per l'invio delle iscrizioni e' il 31 maggio 2015.

Per il regolamento completo, la scheda di iscrizione e per visionare i filmati della prima edizione del festival nel 2013 e' possibile consultare il sito web: www.lionsfestival.org. Per chiedere ulteriori informazioni si prega di scrivere all'email festival2015@lionsfestival.org, e' possibile porre i quesiti anche in italiano.

Circolare prot. N. 15513 del 10 luglio 2014 - L'Unione chiede chiarimenti al Ministero Infrastrutture e Trasporti

Giungono numerose richieste di chiarimento in merito agli obblighi di comunicazione, finalizzati all'aggiornamento dell'Archivio Nazionale dei Veicoli e dei documenti di circolazione, resi noti con circolare del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti prot. N. 15513 dello scorso 10 luglio e in vigore dal prossimo 3 novembre.

In effetti, il dettato della circolare è di dubbia interpretazione, non essendo precisato come debba comportarsi, per quanto di nostro interesse, un non vedente intestatario di veicolo quando il mezzo venga utilizzato <in via esclusiva o prevalente> da parte di altre persone che prestano assistenza, che non siano necessariamente familiari conviventi; ovvero nella fattispecie della nostra Associazione, come debbano comportarsi le strutture periferiche aventi a disposizione un parco veicoli al servizio dei propri associati nella gestione dei loro impegni quotidiani.

I punti certi sono i seguenti:

Di conseguenza, il prossimo 3 novembre, non scatterà nessun obbligo per i figli e per le mogli che guideranno rispettivamente le auto dei padri e dei mariti, a prescindere dallo stato di disabilità dell'intestatario del veicolo.

In attesa che la Direzione Generale per la Motorizzazione risponda ai nostri quesiti per liberare il campo da ogni confusione, a nostro avviso si consiglia, come soluzione temporanea in sede di controlli su strada da parte dei competenti organi di polizia:

- di avere sempre in auto copia del verbale di riconoscimento della cecità, attestante la grave disabilità fisica del proprietario, che va a concedere il mezzo a parente o amico che gli presta assistenza in una sorta di "locazione gratuita", rendendone di conseguenza impossibile l'accertamento di un eventuale scadenza del termine di 30 giorni.

Ricevuti i chiarimenti necessari, si assicura tempestiva notizia attraverso i canali informativi dell'Unione.

I.Ri.Fo.R. Centrale - Sportello di consulenza psicologica telefonica per il sostegno alla disabilità visiva

Si comunica che è tuttora attivo lo "Sportello di Consulenza telefonica per il sostegno alla disabilità visiva", un servizio a disposizione di tutti i disabili visivi, istituito dall'I.Ri.Fo.R e funzionante dal 2009, tenuto dalla dott.ssa Paladino Maura, psicoterapeuta dell'Istituto.

Il servizio è gratuito e ha la finalità di offrire agli interessati (disabili visivi o chi con loro a relazioni: familiari, insegnanti, educatori, operatori, amici) l'opportunità di confrontarsi con una figura professionale esperta sulle diverse tematiche relative alla disabilità visiva, di esprimere le proprie difficoltà nelle relazioni familiari e interpersonali, di chiedere pareri su come affrontare eventuali disturbi d'ansia legati ad eventi di vita o a insicurezza e disistima di sé.

Il servizio di consulenza telefonica è attivo il lunedì e il mercoledì dalle 9,15 alle 12,15 e il venerdì dalle 9 alle 12, festività escluse.

Per avvalersi della consulenza gli interessati devono prenotare per il colloquio inviando una e-mail a psicologapsicoterapeuta@irifor.eu oppure telefonando al numero 06/69988600.

L'utente sarà poi contattato dalla dottoressa Paladino per il colloquio che, trattandosi di consulenza telefonica individuale, non potrà avere una durata maggiore di 30 minuti.

E' garantito il massimo rispetto della privacy sia per ciò che riguarda i dati personali degli utenti sia in riferimento ai contenuti della consulenza.

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Sede Centrale: comunicati diramati nel mese di ottobre

Di seguito viene riportato l'elenco completo dei comunicati diramati dalla Sede Centrale U.I.C.I. nel mese appena trascorso, con la specificazione del relativo numero e dell'oggetto.

Vi ricordiamo che tutti i comunicati possono essere consultati all'indirizzo internet http://www.uiciechi.it/documentazione/circolari/main_circ.asp

dove è possibile effettuare ricerche mirate tramite un comodissimo motore di ricerca.

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Redattore Sociale del 30-10-2014

Il lavoro e' sempre piu' un miraggio: crolla il collocamento obbligatorio per i disabili

I dati del 2012 e 2013 nella relazione al Parlamento sull'attuazione della legge 68/99. Quasi 680 mila gli iscritti al collocamento, appena 18 mila avviamenti nell'ultimo anno. Poche le sanzioni, eppure fra pubblico e privato ci sono 41 mila posti riservati ancora scoperti.

ROMA. Per le persone con disabilità il lavoro sta diventando sempre più un miraggio: restano tanti gli iscritti alle liste di collocamento, ma pochi sono gli avviamenti al lavoro e quelli che ci sono si basano sempre più su forme contrattuali poco stabili. La crisi economica e occupazionale che investe l'intero paese non fa eccezioni per i lavoratori disabili: i dati sono tutti negativi ma del resto "se un datore di lavoro non assume proprio, tanto meno assume lavoratori disabili". A parlare così è Franco Deriu, che per l'Isfol ha curato, insieme al ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, la settima relazione al Parlamento sull'attuazione della legge per il diritto al lavoro dei disabili (68/99): il documento, firmato dal ministro Poletti e riguardante gli anni 2012-2013, è stato trasmesso alla Camera e al Senato in piena estate, lo scorso 4 agosto, ma di fatto non era stato finora divulgato. Nel testo si legge che a causa della crisi aumentano le aziende che chiedono l'esonero o la sospensione temporanea dall'obbligo di assunzione, ma si capisce anche che in generale i controlli sul rispetto della normativa sono pochissimi, a tal punto che il 22% dei posti riservati ai disabili risultano scoperti. Posti di lavoro che, nonostante la crisi, ci sono ma per i quali si continua a non assumere nessuno.

La relazione racconta una realtà molto difficile: gli iscritti agli elenchi unici provinciali del collocamento obbligatorio sono stabili intorno a quota 700 mila, anche se alla fine del 2013 il dato scende fino a 676 mila iscritti. Fra questi, in 68 mila si sono iscritti nel corso dell'ultimo anno oggetto di indagine, appunto il 2013. Di fronte a questa potenziale platea di lavoratori, gli avviamenti al lavoro sono stati davvero pochi: poco più di 19 mila nel 2012 e ancora meno, 18.295, nel corso del 2013. Ed è il minimo storico, il dato più basso che sia mai stato censito da una relazione al Parlamento sull'attuazione della legge 68/99: erano stati infatti 22.360 nel 2010 e 22.023 nel 2012.

In pratica nel 2013 ogni quattro nuovi disabili che si iscrivono alla lista del collocamento obbligatorio (e che vanno ad aggiungersi ai tanti che già ci sono da tempo), ce n'è solamente uno che trova effettivamente un lavoro (in percentuale viene avviato in un anno il 26,9% dei nuovi iscritti). Ma se il termine di paragone sono gli iscritti, il calcolo è ancor più impietoso: un avviamento al lavoro ogni 36 iscritti al collocamento.

"Dal 2007 al 2013 - argomenta Deriu - c'è stato un sostanziale dimezzamento degli avviamenti: il dato va però contemperato con la situazione generale, cioè la riduzione del numero dei datori di lavoro obbligati all'assunzione, l'incremento della cassa integrazione, della mobilità e dei dispositivi che consentono di accedere all'istituto della sospensione temporanea dagli obblighi di assunzione". I numeri insomma "sono negativi, ma nel complesso di un mercato del lavoro che sta sviluppando solo dati negativi". Detto che nel caso degli avviamenti l'istituto della convenzione (48,7%) e quello della chiamata nominativa (44,8%) sono le modalità più diffuse (la chiamata numerica si ferma al 6,6%), "c'è - dice Deriu - una chiara inversione di tendenza nelle tipologie contrattuali utilizzate, che ora sono a maggioranza a tempo determinato". Nel 2006 le posizioni a tempo indeterminato erano il 51,6% mentre oggi (dato 2013) sono al 35,1%; quelle a tempo determinato invece sono passate dal 30,6% del 2008 al 57,7% di fine 2013.

In tempo di crisi, crescono gli esoneri e le richieste di sospensione temporanea dagli obblighi di assunzione dei disabili: ci sono state nel 2013 oltre 4.600 autorizzazioni in tal senso (il 95% di quelle richieste) per un numero complessivo di posti di lavoro interessati di oltre diecimila. Davvero esiguo al confronto il numero delle sanzioni amministrative comminate a chi non rispetta la legge: nel 2013 ci sono state in tutta Italia appena 23 sanzioni per ritardato invio di prospetto informativo e 159 per mancato adempimento degli obblighi di legge (numeri simili nel 2012: rispettivamente 23 e 150).

In questo quadro di grande difficoltà, si conferma rispetto al passato un dato inequivocabile: quello del grande numero di posti scoperti sia nel privato che nel pubblico. Posti che per legge dovrebbero essere riservati alle persone con disabilità ma che non si trasformano in effettive assunzioni. In totale, in Italia, fra pubblico e privato, al 31 dicembre del 2013 risultavano 186.219 posti di lavoro riservati a soggetti con disabilità, 41.238 dei quali scoperti. E' il 22%, quasi uno su quattro. Oltre 26 mila di questi sono nel settore privato (su 117 mila complessivi), poco meno di 13 mila sono nel pubblico (su 76 mila posti riservati). La relazione 2012-13 fornisce anche informazioni sulla componente femminile e contiene alcuni focus specifici: uno sui ciechi, uno sui cittadini extracomunitari uno sugli esoneri. (ska)

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Redattore Sociale del 31-10-2014

Azzerati i contributi alle aziende che assumono lavoratori disabili

Il ministero del Lavoro e delle Politiche sociali non intende rifinanziare il fondo previsto dalla legge 68/99, che ha erogato nel 2014 21 milioni di euro a chi aveva assunto a tempo indeterminato circa 1.500 disabili. Intanto il collocamento obbligatorio arriva al minimo storico.

ROMA. Il fondo per il diritto al lavoro dei disabili, previsto dalla legge 68/99 sul collocamento obbligatorio, non sarà rifinanziato per l'anno 2015: dopo due anni consecutivi di incremento delle risorse, dunque, non ci saranno più soldi né per dare contributi ai datori di lavoro che assumono lavoratori disabili a tempo indeterminato attraverso le convenzioni né per concedere i rimborsi parziali delle spese sostenute dalle aziende per l'adattamento del posto di lavoro. E' questo l'intendimento del ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, presso il quale la legge 68/99 aveva istituito il fondo e che ha il compito ogni anno di procedere al riparto delle somme fra le regioni.

- Il Fondo, partito con oltre 51 milioni di euro nel 1999-2000, aveva potuto contare fra il 2001 e il 2006 su una cifra annua di poco inferiore ai 31 milioni di euro, diventati poi 37 milioni nel 2007 e 42 milioni annui fra il 2008 e il 2010. Del 2011 la scelta di ridimensionarlo fin quasi all'azzeramento, con un taglio netto superiore al 90%: la dotazione per quell'anno fu di appena 2 milioni 725 mila euro, ulteriormente scesi nel 2012 a 2 milioni 430 mila euro. Primo segnale di ripresa nel 2013, con una dotazione di 12 milioni 590 mila euro, diventati poi 21 milioni 845 mila euro per il 2014. Era stato il governo Letta a volere quest'ultimo incremento, anche in considerazione della decisione della Corte di Giustizia europea che nel luglio 2013 richiamò ufficialmente l'Italia per l'inadempienza del nostro paese nel garantire ai lavoratori disabili parità di trattamento. La Corte, con sede a Lussemburgo, affermava in quella circostanza che "l'Italia non ha ancora messo in atto misure efficaci ed appropriate per un effettivo inserimento professionale delle persone con disabilità" e chiedeva di porre rimedio quanto prima a questa inadempienza.

Nei primi mesi del 2014, il ministero del Lavoro e delle Politiche sociali aveva provveduto al riparto delle annualità 2013 e 2014 del Fondo, che ancora risultavano giacenti: le risorse stanziate per l'esercizio finanziario 2013 sono state ripartite con il decreto 530 del 21 febbraio 2014 (per un totale appunto di 12.590.387 euro), e quelle relative all'esercizio 2014 con il decreto 155 del 12 maggio 2014 (per 21.845.924 euro). Soldi che, come da normativa, sono andati a soddisfare le richieste relative alle assunzioni a tempo indeterminato stipulate nei 12 mesi precedenti alla data di emanazione dei rispettivi decreti di riparto. In particolare, gli oltre 21 milioni di euro del Fondo 2014 - l'ultimo disponibile - sono andati a coprire 1.464 assunzioni avvenute nel periodo compreso fra l'11 maggio 2013 e l'11 maggio 2014.

Se l'intenzione di non rifinanziare il Fondo per il 2015 sarà confermata, rimarranno senza contributo non solo quei datori di lavoro che assumeranno d'ora in poi, ma anche quelli che hanno già assunto dal 12 maggio 2014 scorso in avanti. Per chi ha stipulato convenzioni in tal senso, è una gran brutta notizia: basti pensare che gli oltre 21 milioni dell'ultimo riparto hanno coperto una parte consistente del costo salariale annuo (pari a 28 milioni 679 mila euro) sostenuto per le 1.464 assunzioni di cui sopra (la quota maggiore, 13 milioni di euro su 21 complessivi, era andata a Lombardia, Veneto e Piemonte, le cui aziende avevano assunto da sole circa 850 disabili sui 1.464 totali).

La decisione che si profila per il 2015 arriva in un momento particolarmente critico per il lavoro delle persone disabili: la Relazione al Parlamento sull'attuazione della legge 68/99, predisposta proprio dal ministero del Welfare, ha fotografato nel biennio 2012-13 una riduzione dei nuovi avviamenti (calati nel 2013 al minimo storico, poco più di 18 mila) a fronte di un numero di iscritti alle liste del collocamento obbligatorio che rimane molto alto (oltre 676 mila disabili) e ad un numero di posti scoperti rispetto alle quote di riserva che arriva fra pubblico e privato a superare quota 41 mila.

Istituito presso il ministero del Lavoro e Politiche sociali dall'art. 13, comma 4, della legge 68/99, il Fondo per il diritto al lavoro dei disabili è stata una delle principali innovazioni introdotte da quella normativa e ha rappresentato finora un valido strumento di incentivazione a favore dei datori di lavoro che assumono lavoratori disabili nell'ambito di convenzioni stipulate dalla stessa normativa. Fino al 2007, in verità, aveva finanziato le misure di fiscalizzazione dei contributi previdenziali e assistenziali a carico del datore di lavoro e gli oneri derivanti dall'assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro per i disabili tirocinanti, oltre al rimborso forfettario parziale delle spese sostenute per l'adattamento del posto di lavoro. In seguito alla modifica attuata con la legge 247/07 è stato poi introdotto in favore dei datori di lavoro un contributo per ogni lavoratore disabile assunto a tempo indeterminato attraverso le convenzioni previste dalla legge 68/99; confermando l'agevolazione di tipo economico relativa al rimborso parziale delle spese sostenute per l'adattamento del posto di lavoro. Il contributo per i nuovi assunti può partire dal 25% del costo salariale del soggetto e arrivare per i lavoratori con disabilità più grave fino al 60% del costo salariale. Il tutto a condizione che l'assunzione sia avvenuta con contratto di lavoro a tempo indeterminato e che il rapporto di lavoro sia ancora in essere. Le risorse del fondo nazionale vengono ripartite fra le regioni secondo i criteri individuati nel DM 27 ottobre 2011.

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Redattore Sociale del 02-10-2014

Invalidita', verso le nuove tabelle: una riforma "cruciale", con alcune criticita'

Le osservazioni dell'Anmic sul nuovo sistema tabellare previsto dal decreto legge 70/2009. "Accertamento della menomazione sia solo parte di percorso valutativo. Serve revisione della definizione di disabilità, in base a Convenzione Onu". Fondamentale la capacità lavorativa.

ROMA. Riformare il sistema di riconoscimento e classificazione della disabilità e del relativo diritto a prestazioni assistenziali economiche e non: è questa una delle priorità individuate dall'Anmic (associazione nazionale mutilati e invalidi civili), che tiene alta la sua attenzione e oggi rilancia l'urgenza di procedere a questa revisione, in un articolo pubblicato su SuperAbile, il portale dell'Inail sulla disabilità.

Nodo cruciale in questo processo di riforma è l'aggiornamento delle tabelle di invalidità civile utilizzate dalle commissioni nella misurazione della disabilità, risalenti al 1992. Aggiornamento previsto dal decreto legge 70/2009, che affida questo compito a una commissione dedicata. Il lavoro svolto finora dalla commissione è stato esaminato, in sede di audizione, anche da alcuni delegati e medici dell'Anmic, che ne hanno evidenziato le criticità principali. Innanzitutto, "l'accertamento delle menomazioni deve costituire solo parte del percorso di un sistema valutativo orientato alla definizione di una progettazione personalizzata e all'erogazione di interventi assistenziali finalizzati all'inclusione sociale, scolastica e lavorativa", ribadisce Domenico Sabia dell'Ufficio legislativo Anmic. In particolare, "la valutazione della capacità lavorativa della persona è essenziale per l'accesso ai benefici economici e sostitutivi o integrativi del reddito". Di conseguenza, in linea di principio, "il sistema tabellare conserva la sua piena e assoluta validità a condizione che sia rivisto, integrato con nuove ipotesi patologiche e sia effettivamente idoneo ad individuare la totale o parziale capacità lavorativa l'idoneità o meno a determinate mansioni".

Il sistema tabellare, secondo l'Anmic, deve quindi essere affiancato dal sistema cosiddetto Icf, che è l'indicatore elaborato nel 2001 dall'Oms (Organizzazione mondiale della sanità): esso adotta un approccio "sociale" alla disabilità, permettendo così d'individuare quelle condizioni di svantaggio vissute dalla persona a causa del suo stato di salute e di determinare di conseguenza l'intervento efficace per migliorare la sua inclusione sociale.

Nel dettaglio, queste le principali criticità rilevate da una commissione tecnica Anmic ed evidenziate dal coordinatore Roberto Trovò, ematologo e Presidente provinciale Anmic di Udine:

Commissione "trascrittrice". "La Commissione - fa notare Trovò - può essere esonerata dalla capacità di valutazione clinica e diventare, così, mera trascrittrice di documentazione. La valutazione anamnestica e l'esame obiettivo non vengono citati. L'orientamento è quello di contrastare le frodi: ma si è dimenticato il vero principio e l'interpretazione della legge sull'invalidità civile, nonché della Costituzione italiana (articoli 2 e 3).

Incongruità con la Convenzione Onu. Essa prevede infatti una revisione della definizione di disabilità, che non sia basata sulla mera percentualizzazione della patologia. "Prima della messa in vigore della nuova normativa - osserva Trovò - si chiede che venga attuata una modifica legislativa riguardante la disabilità nel suo complesso". A tal proposito, "è opportuno che nelle premesse del nuovo orientamento si evidenzi la 'non tassatività' e quindi il carattere 'orientativo e indicativo' delle tabelle".

Percentuali, esami, documenti. "Sfogliando le eventuali nuove tabelle di invalidità civile - osserva Trovò - ciò che appare subito evidente è innanzitutto la drastica riduzione delle percentuali di invalidità, rispetto alle attuali, per tutte le patologie elencate. Ma si rileva anche la complessità di valutazione delle singole menomazioni: ogni singola patologia richiede un attento esame di svariati parametri clinico strumentali e prevede molteplici voci tabellate a seconda della gravità. Purtroppo però, nella valutazione spesso non si dispone degli elementi previsti dalle nuove tabelle". Il documento prodotto da Anmic contiene, a questo riguardo, un elenco degli esami e dei dati richiesti per le diverse patologie dalle nuove tabelle e, al tempo stesso, la proposta di Anmic in merito agli strumenti idonei e necessari per valutare ciascun paziente.

Malattie rare. Un problema particolare è quello rappresentato dalle "patologie emergenti e di nuovo riscontro, che - precisa Trovò - dovranno essere valutate con attenzione in base ai nuovi studi. Essendo poco trattate, anche se il numero conosciuto e diagnosticato oscilla tra 7.000 e 8.000, il criterio analogico viene ad essere l'unico da poter utilizzare, rischiando di avere un'ampia difformità di valutazione sul territorio nazionale".

In sintesi, "le nuove tabelle sono meramente quantificative e richiamano alla memoria le tabelle usate negli indennizzi assicurativi, dove anche un punto può significare un rimborso molto più alto. Nell'invalidità civile la percentuale variata di un punto in più o in meno non sempre produce un beneficio economico più alto. Le tabelle dovranno tener conto anche dei percorsi facilitatori (presidi economici e/o assistenziali), se si vuole puntare all'integrazione sociale della persona disabile. I parametri socio-assistenziali devono essere alla base della valutazione che porterà alla redazione di questa tabellazione".

Per quanto riguarda la questione documentazione, "il problema si evidenzierà nel momento in cui il cittadino non potrà sopperire all'esborso economico per preparare tutta la mole di documenti sanitari richiesti". Al tempo stesso, "le certificazioni in possesso del cittadino risulteranno di scarsa utilità poiché rispondenti a finalità clinico-assistenziali e non medico legali". Infine, "queste tabelle portano, a nostro parere, ad una modifica dell'assetto organizzativo delle commissioni. I medici nelle varie commissioni dovranno specializzarsi nella lettura e nella comprensione delle varie certificazioni specialistiche". Anmic auspica quindi "che si voglia riprendere la discussione riguardante la stesura delle nuove tabelle, tenendo in debita considerazione tutti i punti critici sollevati da coloro che hanno partecipato alla discussione". (cl)

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Giornale UICI del 29-10-2014

Direzione Nazionale uici: Fondo nazionale per le politiche sociali e Fondo per le non autosufficienze: le risorse per il 2015 sono inadeguate

di Marinica Mecca

Giovedì, 23 ottobre 2014, nel corso di un apposito incontro, i Sottosegretari di Stato al Lavoro e alle politiche sociali, Franca Biondelli, e all'Economia e alle finanze, Enrico Zanetti, hanno presentato, alla FAND, alla FISH e ad altre Associazioni di categoria, le misure che il Governo intende adottare nel 2015 a favore delle persone e delle famiglie a rischio di esclusione sociale.

Presente all'incontro, in rappresentanza della nostra Unione, Paolo Colombo, componente della Direzione nazionale.

Nel corso della riunione, i Sottosegretari hanno comunicato che il disegno di legge di stabilità, approvato dal Consiglio dei Ministri lo scorso 15 ottobre, fissa, a decorrere dal 2015, lo stanziamento del Fondo nazionale per le politiche sociali in 300 milioni di euro e lo stanziamento per il Fondo per le non autosufficienze in 250 milioni di euro.

Stanziamenti chiaramente inadeguati, se si considera che il primo Fondo è destinato a finanziare la rete integrata dei servizi territoriali rivolti all'inclusione dei soggetti in difficoltà e il secondo a garantire, su tutto il territorio nazionale, il livello essenziale delle prestazioni assistenziali alle persone non autosufficienti.

Stanziamenti ancora più inadeguati, se si considera che, nonostante, nell'anno in corso, la decrescita economica del Paese abbia aumentato il disagio delle fasce vulnerabili della popolazione, il disegno di legge mantiene invariata, rispetto al 2014, la dotazione del Fondo per le politiche sociali e riduce di 100 milioni di euro, sempre rispetto al 2014, la dotazione del Fondo per le non autosufficienze.

L'incongruità è talmente evidente, che, a detta dei Sottosegretari, il Governo si riserva di verificare, durante la discussione in Aula del provvedimento, la possibilità di incrementare entrambi i Fondi a 350 milioni di euro.

L'impegno è, tuttavia, troppo vago.

Per questa ragione, insieme alla FAND, alla FISH e a tutte le Associazioni convocate, abbiamo chiesto, nel corso dell'incontro, e continueremo a chiedere, nei prossimi giorni, anche con azioni collettive di protesta, la liberazione delle risorse minime indispensabili a mantenere, nel 2015, il livello delle prestazioni del 2014 e l'adozione, per il prossimo triennio, di un piano nazionale di intervento in favore delle persone in difficoltà e delle persone non autosufficienti, sostenuto con finanziamenti annui dell'ordine di un miliardo di euro.

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Superando.it del 18-10-2014

Legge di Stabilita': svolta reale o gioco delle tre carte?

ROMA. «Dalla Legge di Stabilità approvata dal Consiglio del Ministri - dichiara Pietro Barbieri , portavoce del Forum Nazionale del Terzo Settore - arrivano messaggi positivi ma anche segnali preoccupanti».

I messaggi positivi, secondo Barbieri, vanno visti in «una manovra che, con coraggio, prova ad investire sulla crescita del Paese, anche a costo di deviare dagli obiettivi europei e che prova a prevedere, sin dall'inizio del percorso, un rifinanziamento dei fondi per le politiche sociali, stanziando, tra gli altri, 300 milioni di euro per il Fondo delle Politiche Sociali propriamente detto, 250 per il Fondo non autosufficienza e un'analoga somma per la Social Card».

«Sull'infanzia - annota ancora il Portavoce del Forum - notiamo 100 milioni per un piano di sviluppo dei servizi educativi e un'altra novità sono i 50 milioni per il contrasto alla cosiddetta "ludopatia" [gioco d'azzardo patologico, N.d.R.] e i 100 milioni per gli indennizzi agli emotrasfusi. Questi sono tutti segnali di attenzione importanti e non scontati, per quanto ci si aspetti di raggiungere almeno i livelli di finanziamento del 2014, la strutturalità degli interventi e finalmente l'introduzione del Reddito di Inclusione Sociale. Ed evidenziamo infine che il 5 per mille riceve - ma solo per il 2015 - uno stanziamento di 500 milioni di euro e che nel testo compaiono anche 500 milioni per interventi a favore di un Fondo per la Famiglia».

Per quanto riguarda però i segnali preoccupanti, anch'essi vengono sottolineati con chiarezza da Barbieri. «Siamo fortemente preoccupati - afferma infatti - che i tagli al welfare e agli Enti Locali possano avere ricadute sui servizi alle persone, dalla scuola, alla sanità, all'assistenza, agli asili, al trasporto pubblico e che a pagare il conto possano essere ancora una volta i cittadini più poveri».

«Le risorse che questa manovra sembra mettere in campo - prosegue il Portavoce - sono tante, ma bisogna stare attenti a non cadere nel rischio che si aumentino le disuguaglianze sociali. E ci preoccupa allo stesso modo l'annunciato aggravio delle imposte, per 450 milioni di euro, per le Fondazioni di Origine Bancaria, le cui finalità sono in grandissima parte rivolte al finanziamento di attività di Terzo Settore. Lo scenario che si prospetta appare pertanto paradossale: vediamo finanziati i Fondi per gli interventi sociali con risorse tolte a chi interviene sul territorio sulle stesse finalità. Se così fosse, invece di un progresso, dovremmo constatare un gravissimo arretramento».

«Confidiamo dunque - conclude Barbieri - che il Governo e il Parlamento possano fugare questi dubbi e smorzare gli allarmi di queste ore, con l'auspicio che questa Legge di Stabilità possa davvero segnare una svolta per il Paese». (A.M.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: stampa@forumterzosettore.it (Anna Monterubbianesi).

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Superando.it del 21-10-2014

Pronti a mobilitarci contro i tagli delle risorse

Parte citando una serie di dati oggettivi, la FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap), nel commentare in una nota la Legge di Stabilità licenziata nei giorni scorsi dal Consiglio dei Ministri. «L'ISTAT - si legge infatti nel comunicato della Federazione - certifica che in Italia la spesa sociale per la disabilità è inferiore di mezzo punto di PIL [Prodotto Interno Lordo, N.d.R.] rispetto alla media dell'Unione Europea e che nel nostro Paese la spesa pro capite è di 423 euro all'anno (media dell'Unione Europea 536), con la Germania che ne spende 277 in più e la Croazia 100. In termini assoluti il divario rispetto all'Unione è di circa 8 miliardi di euro. Se osserviamo gli effetti pratici, ciò significa esclusione sociale, marginalità, impoverimento progressivo delle persone con disabilità e dei loro familiari che spesso sono gli unici caregiver [assistenti di cura, N.d.R.], in un'assenza di politiche certe e strutturate».

Ebbene, prosegue la nota, «nonostante questo evidente divario, la Legge di Stabilità presentata dal Governo all'Unione Europea e al Parlamento diminuisce ancora le risorse destinate alle persone con disabilità, incentivandone ulteriormente l'esclusione, la segregazione, l'impoverimento. Per il 2015, infatti, il già inadeguato Fondo per le Non Autosufficienze subirà un taglio di 100 milioni, passando a 250 milioni ed esangue rimane anche il Fondo Nazionale delle Politiche Sociali, con i suoi 300 milioni. Aggiungendo poi a tale scenario i tagli agli Enti Locali, la prospettiva in termini di servizi risulta davvero tetra per milioni di italiani».

«Si tratta - sottolinea Vincenzo Falabella , presidente della FISH - di un segnale molto grave che va al di là degli stessi numeri. Il Governo Renzi, infatti, sostiene l'utilità di "rompere" o allentare il patto europeo sull'austerità, ma non intende ridurre lo spread sulle spese sociali per la disabilità, una delle principali cause di impoverimento. Al contrario, restituire diritto di cittadinanza attraverso l'inclusione sociale alle persone con disabilità significa liberare energie sia dei diretti interessati che dei loro familiari. Non siamo certo gli unici a sostenere che le minoranze liberate dalla condizione di discriminazione producono sviluppo economico. Quello sulla disabilità è un investimento e non una spesa».

«Questo taglio - si legge ancora nella nota della FISH - è doppiamente grave perché dimostra una logica che non è né di uguaglianza né di sviluppo. Mantiene e respinge le persone nell'esclusione e nella segregazione anziché liberare energie e liberare energie significa ad esempio restituire opportunità ai 200.000 studenti con disabilità nella scuola e nell'università, significa far uscire dai Centri Diurni, da quelli riabilitativi, dalle RSA [Residenze Sanitarie Assistenziali, N.d.R.], dagli istituti le centinaia di migliaia di persone con disabilità che vi sono confinate. Significa offrire loro strumenti anche per l'autodeterminazione, verso l'inclusione, lontano dalla segregazione. Significa consentire alle persone di poter scegliere dove e come vivere, senza che siano costretti in luoghi e soluzioni "speciali».

«Il percorso di vita indipendente - sottolinea Falabella - necessita del sostegno e dei servizi tipici del welfare che facilitino il percorso di autonomia e libera scelta. Il welfare di domani dev'essere la liberazione di energie, oltre che buona occupazione per chi ci lavora. Su questi temi sfidiamo il Governo: contro l'ingiustizia e per lo sviluppo. Dalla carità all'investimento».

Il prossimo 23 ottobre, per altro, la FISH, insieme alla FAND (Federazione tra le Associazioni Nazionali di Persone con Disabilità) e al Comitato 16 Novembre (Associazione Malati SLA e Malattie Altamente Invalidanti), è stata invitata a un tavolo presso il quale saranno presenti i Sottosegretari alle Politiche Sociali, alla Salute e all'Economia e Finanze, per parlare proprio di Fondo per le Non Autosufficienze.

«Verosimilmente - è l'amara dichiarazione di Falabella - ci verrà notificato il taglio del Fondo, già ben noto a chiunque abbia letto la bozza della legge di stabilità. A quegli interlocutori non potremo che esprimere la nostra decisa contrarietà e l'intento di attivare una decisa mobilitazione. Riteniamo infatti che il Fondo per le Non Autosufficienze debba essere portato, nel giro di tre anni, a un miliardo di euro e che analoga sorte debba essere prevista anche per il Fondo delle Politiche sociali».

Né le richieste della FISH si limitano al tema delle risorse, guardando infatti anche alla necessità di una più profonda azione politica per l'inclusione delle persone con disabilità. «Con tutto il rispetto per il ruolo dei tre Sottosegretari - afferma infatti il Presidente della Federazione - crediamo che vista l'estrema urgenza e la rilevanza dei temi e delle prospettive in gioco, debba intervenire direttamente il Presidente del Consiglio Matteo Renzi, del quale chiediamo pubblicamente la presenza al tavolo del 23 prossimo».

Dal canto suo, anche il Comitato 16 Novembre - che come accennato, è stato invitato insieme a FISH e FAND al tavolo governativo del 23 ottobre prossimo - prende duramente posizione contro la Legge di Stabilità, preannunciando sin d'ora un presidio permanente per il 4 novembre prossimo, davanti al Ministero dell'Economia.

«Non ci stiamo - dichiara tra l'altro in una nota Salvatore Usala, segretario del Comitato - contestiamo tutto». «Avete proclamato 18 miliardi di minori tasse - afferma poi, rivolgendosi direttamente ai rappresentanti del Governo - e tagliate quella miseria di pane ai disabili gravi!».

«Noi vogliamo almeno un miliardo - conclude Usala - e il 4 novembre davanti al Ministero dell'Economia vi presenteremo un programma dettagliato». (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: ufficiostampa@fishonlus.it; comitato16novembre@gmail.com.

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Superando.it del 24-10-2014

Non resta che la mobilitazione, per una svolta secca e decisa

A partire dalla riduzione del Fondo per le Non Autosufficienze, ritenuta come «irricevibile», tutte le organizzazioni di persone con disabilità e delle loro famiglie, che hanno incontrato oggi due Sottosegretari del Governo, convengono sul fatto che in assenza di chiari e opposti segnali, non resta che la via della mobilitazione e della piazza, contro quanto stabilito dal Disegno di Legge di Stabilità, per attirare la giusta attenzione e chiedere una svolta secca e decisa

Dopo la diffusione della versione ufficiosa del Disegno di Legge di Stabilità - non ancora giunta all'esame delle Camere - era stata dura e unanime la reazione dell'ampio movimento delle persone con disabilità, di fronte al prospettato taglio di 100 milioni del Fondo per le Non Autosufficienze e del congelamento del Fondo delle Politiche Sociali, provvedimenti ritenuti - giustamente - come uno "schiaffo" a molte istanze, attese e promesse.

Ne esce dunque male il Governo: è infatti dallo scorso anno che viene enfatizzata l'approvazione (con Decreto del Presidente della Repubblica) del Programma d'Azione Biennale per la Promozione dei Diritti e l'Integrazione delle Persone con Disabilità, impegno ampio sottoscritto dal Governo cui ora si fanno mancare le risorse. Risorse per l'inclusione sociale, per i diritti, per una vita improntata alla dignità e non alla dipendenza assistenziale. Un brutto segnale che non promette nulla di buono e non favorisce l'avvio di politiche radicalmente innovative per le persone con disabilità.

Oggi, dunque, 23 ottobre, come segnalato nei giorni scorsi, le varie organizzazioni di persone con disabilità - FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap), FAND (Federazione tra le Associazioni Nazionali di Persone con Disabilità) e Comitato 16 Novembre (Associazione Malati SLA e Malattie Altamente Invalidanti) - sono state convocate al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, proprio sul tema del Fondo per le Non Autosufficienze, occasione propizia per sottolineare, alla presenza dei Sottosegretari al Lavoro, alla Salute e all'Economia e Finanze, l'enorme distanza fra gli impegni espressi in recentissimo passato e la drammatica concretezza del presente.

Dal canto suo, la FISH aveva anche espresso al presidente del Consiglio Renzi la necessità di una sua presenza non simbolica all'incontro, giacché erano sul tavolo scelte strategiche di enorme importanza per il Paese, decisioni che possono condizionare lo sviluppo, svincolandosi da quella stessa austerità che più volte il Presidente del Consiglio ha voluto stigmatizzare. «Renzi - sottolineano gli esponenti della Federazione - ci ha risposto di confrontarci con i Sottosegretari. Lo abbiamo fatto per rispetto istituzionale e per senso civico. Ma, non avendo ottenuto alcuna svolta decisa, non ci resta che la via della mobilitazione e della piazza, per attirare la giusta attenzione e un cambio di rotta».

Al tavolo erano presenti esattamente due Sottosegretari, vale a dire Franca Biondelli (Lavoro e Politiche Sociali) ed Enrico Zanetti (Economia e Finanze). Biondelli ha riferito che il Ministero aveva richiesto di inserire una previsione di spesa 350 milioni sia sul Fondo delle Politiche Sociali che su quello per le Non Autosufficienze. Vista però la bozza che non ha raccolto tali richieste, il Ministero le ha nuovamente rafforzate presso la Presidenza del Consiglio. Successivamente Zanetti ha auspicato che nel prosieguo dei lavori di discussione della Legge di Stabilità si possano adeguare entrambi i Fondi.

La delegazione della FISH - composta dal presidente Vincenzo Falabella e da Vincenzo Soverino (vicepresidente dell'AISLA) - ha sùbito premesso che la riduzione del Fondo per le Non Autosufficienze è irricevibile. Già in precedenza, infatti, l'ammontare di esso era risultato assolutamente inadeguato alla potenziale platea dei beneficiari e degli interventi.

L'attuale taglio, dunque, va nella direzione opposta da quanto indicato nel citato Programma di Azione ("Linea d'Intervento 3"), che esplicita appunto l'intento di intervenire a favore dell'inclusione con progetti personalizzati e di vita indipendente, anche tramite l'assistenza indiretta. «Qui invece - è stato puntualizzato - si impedisce di elaborare in modo concreto politiche inclusive e di passare da una logica di spesa assistenzialistica a una di investimento per lo sviluppo».

Pertanto, secondo la FISH, il Fondo dev'essere non solo reintegrato e aumentato, ma diventare pluriennale e strutturale e arrivare a un miliardo di dotazione entro il 2017. «Ricordiamo anche il gap di mezzo punto sul Prodotto Interno Lordo (PIL) - hanno dichiarato in tal senso Falabella e Soverino - fra la spesa italiana per disabilità e la spesa media europea: 1,6 dell'Italia contro il 2,1 della media nell'Unione Europea. E questa delle risorse è chiaramente la base per cambiare: le politiche, cioè, devono seguire quanto fissato dal Programma d'Azione, tramite politiche inclusive e di sviluppo, ovvero una svolta secca e decisa rispetto a quanto è stato fatto finora. E sarà proprio questo lo slogan della mobilitazione che la FISH intende attivare nel Paese, in assenza di decisi segnali di opposta tendenza».

Successivamente, la FAND - dichiaratasi anch'essa pronta alla mobilitazione, se non giungeranno segnali di opposta tendenza - ha sottolineato l'importanza di un'inversione di marcia, con i Fondi che devono garantire diritti ed essere strutturali nel tempo.

Né meno deciso è stato l'intervento del Comitato 16 Novembre, i cui rappresentanti hanno denunciato «il taglio progressivo di tutti gli stanziamenti per il sociale e non solo del Fondo per le Non Autosufficienze, cui si aggiungono i tagli agli Enti Locali, che stanno causando riduzioni dei servizi e la compressione di qualsiasi tentativo di avviare politiche adeguate. Una logica, questa, che continua a ritenere il welfare una spesa improduttiva e non un investimento».

Nello specifico del Fondo per le Non Autosufficienze, secondo il Comitato le finalità devono essere "restrittive": l'intero ammontare di esso, cioè, deve andare interamente alle persone interessate e alle loro famiglie in forma di servizi diretti, progetti personalizzati e assistenza indiretta e senza più prevedere, nei Decreti di Riparto, "finalità" che consentano alle Regioni di spendere parte delle risorse per voci di natura amministrativa, di struttura (quali le Unità di Valutazione Multidisciplinare e i Punti Unici di Accesso) o per le RSA (Residenze Sanitarie Assistenziali), ciò che sarebbe utile prevedere già nella norma approvata dal Parlamento.

Ancora, sempre secondo il Comitato 16 Novembre, «devono essere individuati e differenziati con precisione - in attesa di una più compiuta riforma dei criteri di valutazione della disabilità, che faccia riferimento sia alla Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, sia al Programma d'Azione - i destinatari degli interventi, ovvero da una parte le persone con necessità di assistenza vitale 24 ore su 24 (stati vegetativi, ospedalizzati a domicilio ecc.), a prescindere dalle patologie, dall'altra le persone con disabilità ad alta e media intensità assistenziale (o basso e medio funzionamento). Vi dev'essere insomma una risposta per tutti, garantendo ai primi un'assistenza indiretta significativa, mentre per le altre disabilità, a libera scelta, vi dev'essere la possibilità di attivare in modo omogeneo su tutto il territorio nazionale progetti personalizzati (articolo 14 della Legge 328/00), progetti per la vita indipendente (Legge 162/98) e assistenza anche in forma indiretta.

Infine, una richiesta di trasparenza. A prescindere infatti da qualsiasi esito del contrasto in corso, il Comitato ha chiesto di poter disporre dei dati relativi alla spesa del Fondo per le Non Autosufficienze 2013 e 2014, divisi per Regione e per finalità, dati che dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, durante un recente incontro, si era detto essere disponibili. E oltre a ciò, la richiesta di verbalizzare e rendere pubblico ogni incontro, evidenziando le decisioni assunte.

Anche il Comitato 16 novembre, ovviamente, contesta duramente il taglio del Fondo e ne chiede l'aumento in modo adeguato, con una cifra superiore a quella dello scorso anno, oltre a una seria pianificazione, lanciando in caso contrario l'iniziativa di un presidio a Roma, di fronte al Ministero dell'Economia, per il 4 novembre prossimo. (Carlo Giacobini e Stefano Borgato)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: ufficiostampa@fishonlus.it.

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Redattore Sociale del 27-10-2014

Non autosufficienza, Renzi riempie il Fondo. Disabili comunque in piazza

ROMA. Il fondo per la non autosufficienza avrà a disposizione per il 2015 la stessa cifra che ha avuto nel corso di quest'anno: 350 milioni di euro. Dopo l'impegno assunto dal premier Matteo Renzi dal palco della Leopolda, non dovrebbero esserci dubbi sulla correzione in corsa al testo della legge di stabilità che nella versione firmata dal capo dello Stato e arrivata in Parlamento prevede una somma di 100 milioni inferiore, nel suo complesso, a quella messa a disposizione nel corso del 2014. Il dietrofront non basta però a tranquillizzare gli animi, o almeno tutti gli animi, e la manifestazione di protesta programmata per il prossimo 4 novembre dalle associazioni delle persone con disabilità si farà ugualmente.

Il "taglio" al Fondo per l'assistenza ai disabili gravi e gravissimi si stava trasformando in un boomerang personale per il presidente del Consiglio: fin troppo facile ritornare con la memoria ad appena qualche settimana fa, quando un Renzi in maglietta e pantaloncini partecipava al grande tormentone mondiale dell'ice bucket challenge in favore delle persone malate di Sla gettandosi in testa un bel secchio di acqua gelata. "Doccia gelata per i malati di Sla, il governo taglia il fondo di 100 milioni", uno dei titoli più in voga negli ultimi giorni. Al di là dell'effettiva necessità di aumentare il Fondo, era evidente che da un semplice punto di vista comunicativo la faccenda non potesse durare a lungo senza che una correzione in corsa venisse almeno annunciata.

Il problema è che, anche con un Fondo a quota 350 milioni, si tratta sempre di una cifra giudicata non sufficiente a venire incontro a tutte le esigenze alle quali dovrebbe far fronte. Nel 2014 dei 350 milioni stanziati, 75 erano stati immediatamente indirizzati all'assistenza delle persone con disabilità gravi (inclusi i malati di sclerosi laterale amiotrofica) e dei rimanenti 275 milioni ben il 40% è stato ugualmente destinato, in sede di riparto alle regioni, ai disabili gravi. Sia il Comitato 16 novembre, la battagliera sigla che ha portato negli ultimi anni in piazza i malati di Sla, sia la Fish (federazione italiana superamento handicap) avevano chiesto nei giorni scorsi un incontro con Renzi fa, invito che il premier non aveva accolto, e avevano deciso di scendere in piazza dopo aver ricevuto dai sottosegretari a Welfare, Economia e Salute solo generiche rassicurazioni.

Dopo le garanzie di Renzi, la Fish vuole vedere tutto nero su bianco: "Aspettiamo intanto che ci sia un riscontro tangibile", dice il presidente Vincenzo Falabella prima si sottolineare che "quand'anche il Fondo tornasse a quota 350 milioni certo non sarebbe una soddisfazione". E non lo sarebbe perché "noi abbiamo chiesto una programmazione del Fondo che arrivi ad un miliardo" nel giro di pochi anni: una proposta che il ministero del Welfare aveva fatto propria chiedendo 400 milioni per il 2015, 600 milioni per il 2016 e 1 miliardo per il 2017. "Abbiamo anche indicato quali potevano essere a nostro avviso i capitoli su cui intervenire per poter rifinanziare il Fondo e siamo ancora disponibili a dare tutto il nostro supporto", dice Falabella. L'obiettivo che si cercava con la manifestazione del 4 novembre e che rimane in piedi è quello di trovare "un segnale forte da parte del governo" con la disponibilità ora, durante l'iter parlamentare, di trovare le cifre che possano far crescere il Fondo in un'ottica di programmazione di lungo periodo.

Ancor più plateale la presa di posizione del Comitato 16 novembre: "Renzi - dice senza mezzi termini la portavoce Mariangela Lamanna - non ha capito niente e con queste dichiarazioni ufficiali dimostra che non ci ascolta: non c'è bisogno di 350 milioni ma di una cifra di un miliardo da raggiungere in poco tempo. Noi vogliamo un Piano per la non autosufficienza finalizzato all'assistenza domiciliare indiretta, e per fare questo benedetto piano serve un miliardo. Noi di 350 milioni non ce ne facciamo niente. Se Renzi conferma quota 350 milioni non cambia nulla". "Se il governo - rincara - ha aspettato le proteste e l'indignazione delle grosse associazioni per correre ai ripari significa che a monte non c'è l'attenzione dovuta a disabilità: è la prova provata che la disabilità non interessa". Confermata dunque la manifestazione del 4 novembre: "Siccome Renzi va da tutti e ascolta tutti, noi il 4 siamo lì per parlare con lui, trovi il tempo per venire anche da noi. Noi affrontiamo un viaggio in condizioni critiche, e se possiamo muoverci noi, si può muovere anche lui".

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L'Agenzia di Redattore Sociale del 01-10-2014

Nuovo Isee, associazioni di disabili sul piede di guerra: "Bloccheremo Roma"

ROMA. Associazioni di disabili sul piede di guerra contro il governo sul nuovo Isee, accolto o respinto che sia il ricorso al Tar del Lazio che verrà discusso il 19 novembre, si pensa a manifestazioni di piazza per sensibilizzare l'opinione pubblica e il mondo politico. È quanto è emerso oggi durante la conferenza stampa del "Coordinamento disabili Isee No Grazie" tenutasi presso il comune di Roma. Presenti tutti i promotori e sostenitori dell'iniziativa: un cartello di oltre 25 associazioni determinate a portare avanti la questione ben oltre la data fissata dal Tar del Lazio e la sua successiva sentenza. "E' un'occasione per rimettersi in cammino - spiega Mario Dany De Luca, referente del coordinamento disabili Isee No Grazie -. Questa è un'occasione per ripartire, ridare voce e forza a quella miriade di associazioni sul territorio che tutti i giorni intercettano i bisogni a cui non solo non viene data una risposta positiva, ma subisce anche un arretramento culturale".

Le richieste delle associazioni. Tre le questioni fondamentali su cui ruota il ricorso al Tar del Lazio, il tribunale competente ad esprimersi su di un decreto della Presidenza del Consiglio dei ministri, cioè quello che ha introdotto il Nuovo Isee. "Il ricorso chiede che sia annullato il conteggio come reddito di qualunque contributo in senso lato ricevuto dagli enti pubblici per gli invalidi per la loro condizione di invalidità - ha spiegato Liliana Farronato, l'avvocato che ha curato il ricorso -. Poi chiede che non ci sia un tetto per le spese sanitarie detraibili dall'Isee, perché se spendo 7 mila euro l'anno ho diritto che tutta questa spesa venga detratta ai fini Isee e non solo 5 mila euro. Infine, l'invalido deve essere considerato autonomamente senza unire il suo reddito a quello della famiglia di cui fa parte".

I tempi del ricorso. Nonostante manchi poco più di un mese e mezzo dalla data fissata dal Tribunale amministrativo del Lazio, i tempi di una possibile vittoria delle associazioni potrebbero essere più lunghi. "Il 19 novembre il Tar deciderà se accogliere o respingere tutti i motivi di ricorso - ha aggiunto Farronato -. La sentenza, proprio perché è l'udienza definitiva, non verrà pubblicata immediatamente. Passerà circa un mese e mezzo. Per la fine dell'anno sapremo se i nostri motivi di ricorso sono stati accolti o respinti". Nel caso in cui il ricorso venisse accolto, ha aggiunto Farronato, gli atti in questione dovranno essere necessariamente rinnovati. "La sentenza può annullare il Dpcm nelle parti che abbiamo impugnato - ha aggiunto -, poi dovrà essere rinnovato e sanato dal Presidente del Consiglio dai vizi che il giudice riterrà esistenti". Tuttavia, il governo potrà, in caso di accoglimento del ricorso, appellarsi nuovamente. "Le sentenze di primo grado sono tutte impugnabili al Consiglio di Stato e il governo potrebbe farlo - ha spiegato Farronato -. Tuttavia le sentenze sono immediatamente esecutive, quindi intanto verrebbe annullato e quindi occorrerà rinnovare l'atto. Il governo, in questo caso, dovrà chiedere la sospensiva della sentenza e poi bisognerà attendere la sentenza del Consiglio di Stato".

"Bloccheremo Roma". Le associazioni, intanto, sono già pronte a manifestazioni di piazza, anche se al momento non c'è ancora nulla di organizzato. "Se il Tar dovesse respingere il ricorso a quel punto saremo più forti e più determinati - ha aggiunto De Luca -. A me sembra quasi inevitabile che ci siano iniziative pubbliche, anche nel caso in cui il ricorso venisse accolto, perché ci sarà da riscrivere l'Isee. Le forme delle iniziative le discuteremo". Tra le associazioni intervenute, però, c'è già chi ha le idee chiare sulle possibili manifestazioni. "Dobbiamo bloccare Roma - ha affermato senza giri di parole Carlo Rossetti, dell'associazione Aisa Lazio Onlus -. È l'unico modo per farci sentire. Noi non siamo nelle stanze del potere. Siamo nella sala d'attesa e possiamo starci anche tante ore fino a quando ci dicono che hanno un impegno più urgente. Questa volta dobbiamo bloccare la piazza del Parlamento e Palazzo Chigi. Dobbiamo fare qualcosa di grande". Tra le associazioni intervenute durante l'incontro, infatti, serpeggia un'amarezza di fondo che ha spinto nel oltre 25 realtà a costituire un coordinamento unico. "Comincio a pensare che tutte le battaglie per i disabili non sono servite a niente - ha raccontato Enrico Troiani, della Fand di Roma che sostiene il ricorso -. Si nega la dignità, l'uguaglianza, l'autonomia delle persone, la partecipazione, l'inclusione sociale. Stiamo ripiombando indietro di moltissimi anni".

Le associazioni coinvolte. A promuovere il ricorso sono le Associazione Ylenia e gli amici speciali, Coordinamento Sociosanitario per le persone con disabilità nella ASL RM E, Associazione Italiana Ricerca Psicosi e Autismo - Arpa, Associazione Tutti nessuno escluso, Associazione Il vento sulla vela Onlus, Ente Morale Istituto Leonarda Vaccari, Coordinamento Familiari Assistenti - CO.FA.AS., Associazione Il melograno Rosso Onlus, Associazione La Lampada dei desideri, Associazione Il Ponte Onlus, Associazione Habitat per l'Autismo, Coordinamento Disabili Isee No Grazie. A queste si aggiungono altre sigle che hanno sostenuto il ricorso: Associazione nazionale guida legislazioni andicappati trasporti - Anglat, Unione italiana ciechi e ipovedenti di Roma - Uici, la sezione romana della Federazione tra le associazioni nazionale dei disabili (Fand) - Fand, Forum Ex articolo 26, Associazione Ufha - Unione Famiglie Handicappati, Associazione Perlha, Il Raggio Società Cooperativa Sociale Onlus, Perla Società Cooperativa Sociale Onlus, Associazione Oltre lo Sguardo Onlus - Percorsi protetti davanti a noi, Associazione Genitori Ex Anni Verdi, Coordinamento Salviamo L'Ospedale Santa Lucia, Associazione Aisa Lazio Onlus, Associazione Altovoltaggio, Associazione Donne per la Sicurezza Onlus.

(ga)

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Redattore Sociale del 06-10-2014

"Spendiamo tutto per andare al lavoro": disabili in piazza contro il comune

TORINO. Un muro contro muro andato avanti per oltre due anni, tra manifestazioni, aspre polemiche e tentativi di mediazione con l'amministrazione comunale. E scandito da due sentenze del Tar, l'ultima delle quali ha condannato il comune di Torino a presentare entro sei mesi un piano di rimozione delle barriere architettoniche dalla rete del trasporto pubblico, la cui accessibilità è stata giudicata insufficiente.

Ma nel capoluogo sabaudo la querelle sulla mobilità accessibile non sembra affatto conclusa. A rilanciarla è l'Unione italiana ciechi (Uici), che questo pomeriggio porterà i disabili torinesi a protestare nuovamente di fronte alla sede del Comune, a poco più di un anno dall'occupazione dei cortili dell'edificio che andò avanti per un intero pomeriggio del maggio 2013. Oggetto del contendere, ora come allora, la delibera che un anno prima aveva sancito la riorganizzazione del servizio cittadino di trasporto per i portatori di disabilità; e soprattutto il nuovo sistema di erogazione dei buoni taxi, che oggi vengono rilasciati dietro pagamento di una quota variabile in base alle fasce contributive.

"In altre parole - spiega Giuseppe Salatino, presidente della sezione torinese dell'Uici - ciò comporta che in questa città i ciechi arrivino a spendere fino al cento per cento dello stipendio, soltanto per poter andare a lavoro. Al momento, ognuno di noi è costretto a sborsare tre i 500 e i 700 euro in buoni taxi; e i redditi più bassi arrivano alla fine del mese senza più il becco di un quattrino". Sul punto, l'Uici, non vuole saperne di alzare bandiera bianca, nonostante un anno fa il Tar del Piemonte abbia già respinto un ricorso con cui si lamentava, tra l'altro, una sostanziale disparità di trattamento tra ciechi e disabili motori. "Una disparità - continua Salatino - che ribadiamo tuttora. Mi spiego: per un disabile motorio, a fronte di grandi difficoltà, esistono comunque delle alternative ai buoni taxi, come i pulmini attrezzati. Se il Comune manterrà l'impegno preso, inoltre, rimuovendo le barriere da tram e bus, potranno utilizzare anche la rete di trasporto pubblico. Per noi tutto questo non farà alcuna differenza. I ciechi, e con 'ciechi' intendo i ciechi assoluti, possono utilizzare soltanto il taxi: perché se anche l'amministrazione facesse installare dispositivi audio a ogni fermata, avrebbero comunque bisogno di qualcuno che ce li accompagnasse. Sia chiaro che noi non pretendiamo l'auto blu: da oltre un anno chiediamo al Comune che venga creato un servizio di trasporto collettivo, che ci permetta quantomeno di ammortizzare i costi. Peccato che nessuno, finora, ci abbia ascoltato".

Per questo, insieme all'annuncio della manifestazione, l'Uici Torino ha appena lanciato una campagna video che servirà a sensibilizzare la cittadinanza sulle difficoltà che i non vedenti devono quotidianamente affrontare. Il primo spot si apre con le immagini di un incrocio molto trafficato nel centro della città; immagini che d'improvviso si oscurano, lasciando lo spettatore di fronte a uno schermo nero e ai rumori del traffico, mentre una voce fuori campo ammonisce "quello era ciò che vedete voi; noi percepiamo soltanto questo". Nel secondo, invece, Nunziata Panzarea, responsabile del comitato Uici per le pari opportunità, parla a fondo di cosa significhi vivere nel capoluogo sabaudo, una città "che per un cieco può trasformarsi in una giungla". Passando poi a sfatare una serie di luoghi comuni, secondo i quali, ad esempio, un cieco può spostarsi sempre agevolmente e in autonomia.

E alla demolizione dei luoghi comuni sarà dedicata tutta la campagna informativa lanciata dall'ente: non si parlerà solo di mobilità, ma anche dell'isteria collettiva riguardo ai falsi ciechi, di lavoro, di supporti tecnologi utilizzati per semplificarsi la vita. E, naturalmente, della quotidianità di chi è costretto a vivere al buio. Cinque interviste video e uno spot, prodotte dalla torinese Tekla Tv, che affronteranno sinteticamente i nodi topici nella vita dei non vedenti. Chi volesse seguirle, può iscriversi al nuovo canale dell'Uici Torino. I primi due video sono già online, mentre i prossimi verranno pubblicati a cadenza regolare. (ams)

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Redattore Sociale del 22-10-2014

Barriere architettoniche, per la Corte dei conti l'Italia spende poco e male

Nella relazione sulla gestione degli interventi, in primo piano la riduzione dei finanziamenti: dai 14 milioni del 2008 all'azzeramento dal 2012 in poi. "Scarso controllo centrale su Provveditorati interregionali". Interventi soprattutto su caserme e sedi militari. Positivo impegno del Mibact: oltre 2 milioni spesi, progetti per disabili nel 34% dei siti.

ROMA. L'Italia spende poco e male per l'abbattimento delle barriere architettoniche. E gli interventi riguardano in gran parte le caserme e le strutture militari, oltre a progetti per l'accessibilità dei siti archeologici e culturali. E' questo, in estrema sintesi, il quadro che emerge dalla relazione della Corte dei Conti su "La gestione degli interventi di ristrutturazione e di adeguamento delle strutture pubbliche per l'eliminazione delle barriere architettoniche", consegnata alcuni giorni fa. Oggetto dell'indagine è, in particolare, l'entità e l'utilizzo dei finanziamenti pubblici predisposti sul capitolo 7344 dello stato di previsione della spesa del ministero delle Infrastrutture e dei trasporti (Mit).

- Legislazione all'avanguardia. Come in molti settori, anche nel caso dell'abbattimento delle barriere architettoniche "la legislazione, i regolamenti e le circolari italiane sono tra le più complete e significative nell'ambito dell'Ue e a livello mondiale, nel senso che la tutela delle disabilità, a favore della migliore accessibilità ed usufruibilità di uffici e sedi di strutture pubbliche, è garantita da molteplici prescrizioni".

Riduzione e azzeramento. Il primo dato che emerge dalla relazione è però l'insufficienza delle risorse destinate a questo scopo e la progressiva riduzione di queste, fino all'azzeramento negli anni 2010-2011. Nel dettaglio, "gli stanziamenti di bilancio sono stati nel 2008 di 14.100.000 euro, nel 2009 di 11.272.191, nel 2010 sono scesi a circa 4 milioni, nel 2011 a poco più di 1 milione, fino al completo azzeramento dal 2012 in poi.

Gestione decentrata, ma senza indirizzo. La gestione dei fondi e dei relativi interventi spetta ai Provveditorati interregionali delle opere pubbliche (che erano 9 fino al 2014, ora ridotti a 7), cioè gli organi che, sui singoli territori, programmano e realizzano gli interventi per conto del ministero. Quello che emerge dalla relazione della Corte dei conti è però una mancanza di indirizzo, controllo e verifica da parte del ministero stesso: "I programmi dei Provveditorati - si legge nella relazione - che agiscono nelle rispettive realtà locali e ne hanno perciò più diretta conoscenza, non sono assoggettati, salvo eccezioni che non possono certo escludersi, a puntuali vagli di merito da parte degli organi ministeriali centrali". Lo dimostra anche il fatot che il ministero non è stato in grado di riferire sull'operato di tutti i provveditorati, perché solo da alcuni ha ricevuto relazioni puntuali e adeguate sugli interventi realizzati. "L'incompletezza delle informazioni e documentazioni ricevute dal Mit sulle attività dei Provveditorati in questo settore - si legge nella relazione della Corte dei Conti - malgrado le reiterate richieste istruttorie di precisazione di questa Corte, in buona parte restate senza esito, avvalora l'ipotesi che le strutture centrali dell'Amministrazione non solo non gestiscono direttamente le iniziative, ma non esprimono neanche, se non eccezionalmente, direttive ai Provveditorati circa le opere da realizzare e che, in realtà, tali strutture non esercitano effettivi controlli sul merito delle decisioni di spesa dei Provveditorati e sull'affidamento degli appalti".

Interventi realizzati: caserme e strutture militari. Ciò che emerge dalla relazione è che gli interventi di abbattimento delle barriere architettoniche realizzati sui singoli territori hanno interessato prevalentemente caserme e strutture militari. "Malgrado il quadro informativo molto incompleto - si legge nella nota - si può ipotizzare che le iniziative di abbattimento delle barriere siano state avviate e concluse soprattutto in base all'importanza dell'ente interessato". Per questo, "è costante in tutte le regioni l'intervento nelle sedi militari o di forze dell'ordine e di sicurezza, come Carabinieri, Guardia di Finanza, Polizia".

Il Mibact, esempio virtuoso. In questo quadro piuttosto critico, la corte dei Conti indica per un'esperienza positiva: quella dell'abbattimento delle barriere in siti archeologici e culturali, ad opera del relativo dicastero, scelto a campione dalla Corte dei conti come ulteriore amministrazione da esaminare nella relazione. "L'attività del ministero su questi temi - si legge nella relazione - è risultata positivamente articolata in molteplici direzioni". Questo, nonostante i limiti strutturali imposti dalle caratteristiche di molti siti culturali e soprattutto storici, che rendono particolarmente complesso e vincolato l'intervento di abbattimento delle barriere. Il ministero tuttavia ha realizzato importanti progetti, dettagliati nella relativa "memoria". L'importo complessivo destinato a questo scopo è stato, dal 2007 a oggi, di oltre 2 milioni di euro. Grazie a questa attività del ministero, "sono presenti servizi per disabili in 184 istituti e luoghi di cultura statali e in 1.409 non statali, e quindi complessivamente nel 34,72% dei casi". (cl)

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Redattore Sociale del 21-10-2014

Accessibilita': la chiave del cambiamento e' la formazione di architetti, ingegneri e geometri

NAPOLI. L'accessibilità inizia dal portone di scuola: pensare le città senza barriere è possibile. È quanto emerso dal convegno promosso oggi a Napoli, nel complesso universitario di Monte S. Angelo, dall'associazione di volontariato Peepul e rivolto, in particolare, ai "tecnici": architetti, ingegneri, geometri, che progettano le nostre città, e agli studenti che lo diventeranno. "Siete mai andati a spasso con un disabile? - ha chiesto stamattina Liana De Filippis, dell'associazione Insieme - È un'esperienza che dovrebbero fare tutti per capire sul campo con quali problemi ci si scontra, anche in quei luoghi dichiarati accessibili. Garantire l'accessibilità non è solo un dovere morale ma anche un obbligo normativo. Le leggi vengono disattese, i controlli sono inesistenti. Risultato? Sono tanti i luoghi pubblici appena inaugurati che non sono a norma. Decenni di battaglie per la parità dei diritti costantemente calpestati dalla disattenzione, a voler essere buoni, di funzionari e progettisti".

La parola chiave è formazione, secondo gli organizzatori del convegno, finanziato dal fondo dell'Osservatorio nazionale per il volontariato del ministero delle Politiche sociali e patrocinato dall'associazione Fiaba di Roma. "La cultura dell'accessibilità - ha detto Ileana Esposito, presidente della Peepul - deve essere maturata specialmente da quei professionisti, principali responsabili della progettazione urbana, perciò è necessario sensibilizzare, formare e coinvolgere operativamente fin dai banchi scolastici i giovani. Sappiamo bene che molti professionisti adulti conoscono in maniera superficiale le leggi in materia di 'universal design' e ancor meno sono consapevoli di quanto il loro intervento possa essere dannoso alle persone con disabilità, agli anziani e a tutte le persone con bisogni speciali anche solo temporanei". "La scuola - ribadisce la responsabile dell'organizzazione napoletana impegnata da anni nella difficile battaglia contro le barriere architettoniche - gioca un ruolo determinante in questo senso, essendo il primo luogo dove si formano le coscienze".

"Nelle nostre scuole e perfino nelle nostre università, ad architettura o ad ingegneria, il tema della disabilità è quasi un'appendice - ha sottolineato ancora De Filippis - Basti pensare che ci sono talvolta dei corsi ad hoc sulle barriere architettoniche, che invece dovrebbe diventare una sfida interna alla progettazione: non è semplicemente spianando un gradino o inventandosi un ingresso secondario che si costruisce l'accessibilità per tutti". Ecco allora la prima proposta operativa uscita dal convegno: instituire a livello ministeriale percorsi educativi curriculari dedicati alle tematiche della 'diversità' e della fruibilità dell'ambiente da parte di tutti. Definire uno strumento unico e condiviso per la codifica, il censimento e la qualificazione degli ambienti in termini di accessibilità architettonica è, ad esempio, lo scopo del gruppo di lavoro promosso dal centro Sinapsi dell'università di Napoli Federico II. "Una possibilità è offerta dalla geolocalizzazione, uno strumento che consente di sapere tramite un telefono o un palmare dove ci si trova e quale percorso occorre fare per raggiungere una destinazione - ha spiegato Alessandro Pepino - Ma non siamo in presenza di soluzioni tecniche consolidate e affidabili. Le procedure per il censimento e la qualificazione devono essere strutturate in modo più flessibile". (m. n.)

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RivistaGeomedia.it del 07-10-2014

i-SCOPE presentato al Festival Internazionale di Ferrara

Architectural Barriers Survey App

GEOforALL Sinergis, insieme alla Fondazione Graphitec, ha presentato una prima applicazione di mobile mapping sulle barriere architettoniche sviluppata nell'ambito del progetto i-SCOPE, al workshop "Città smart, accessibili e partecipate", che si è tenuto il 3 ottobre 2014 a Ferrara nell'ambito del festival Internazionale, il festival di giornalismo organizzato dal settimanale Internazionale.

Insieme a Fondazione Graphitec, Sinergis presenterà una prima applicazione mobile di mapping di barriere architettoniche relativo ad i-SCOPE (www.iscopeproject.net), progetto di ricerca iniziato nel 2012 e co-finanziato dalla Commissione Europea creato per sviluppare e fornire servizi informativi smart, attraverso una piattaforma aperta e basata su dati geografici.

Sinergis ha mostrato come la mappatura delle barriere architettoniche e sensoriali presenti in una città, rappresenta un concreto aiuto per la governance delle Amministrazioni che, grazie ad una geo-referenziazione aperta e condivisa e all'approccio partecipativo di cittadini e associazioni, sono sempre più consapevoli delle esigenze dei propri cittadini.

Il progetto i-SCOPE nasce con l'obiettivo di fornire, attraverso una piattaforma aperta basata su un modello 3D del territorio urbano, servizi intelligenti in tre diversi ambiti applicativi: efficienza energetica degli edifici; mobilità e inclusione sociale degli utenti ipovedenti e diversamente abili; inquinamento acustico. L'ambito applicativo di i-SCOPE relativo alle barriere architettoniche ha l'obiettivo finale di migliorare la mobilità delle persone disabili anche attraverso l'uso di mappe e informazioni geografiche riguardanti percorsi alternativi ottimali, che tengano conto della localizzazione e 'profilazione' della persona e degli ostacoli presenti lungo il percorso, grazie ad informazioni integrate da sonoro e braille.

In questo senso, l'app sviluppata Architectural Barriers Survey (disponibile gratuitamente su iTunes) consente di rilevare velocemente le barriere architettoniche sul territorio e, attraverso il crowdsourcing, permette ai cittadini di collaborare con l'Amministrazione Pubblica alla creazione di un database delle barriere architettoniche presenti nelle città.

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Superando.it del 11-10-2014

Ora le barriere percettive sono meno sconosciute

di Lorenza Vettor

Si è concluso a Udine il primo percorso formativo realizzato in Italia, dopo che l'UICI (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti) e l'ADV (Associazione Disabili Visivi) hanno raggiunto un accordo per la realizzazione e la diffusione del sistema di alta tecnologia per la segnaletica tattilo-plantare e vocale. E il risultato è stato un ottimo documento, vera e propria summa dello stato dell'arte nel settore del superamento delle barriere percettive per le persone cieche e ipovedenti.

In prima fila sono stati l'ANFAMIV (Associazione Nazionale delle Famiglie dei Minorati Visivi) e tutti coloro che hanno contribuito a un percorso formativo destinato non soltanto ai tecnici, ma anche ai cittadini e ai volontari e che ha visto, nel suo sviluppo di quasi un anno, lezioni frontali alternate a momenti di confronto, con approfondimenti di laboratorio architettonico e sopralluoghi ambientali.

Il risultato è stato in un documento completo e aggiornatissimo, che costituisce una vera e propria summa dello stato dell'arte nel settore del superamento delle barriere percettive per le persone cieche e ipovedenti.

Parliamo del Progetto abbattimento barriere percettive, realizzato dalla citata ANFAMIV di Udine e dall'Associazione Progetto Tempo della città friulana, grazie al finanziamento del Servizio Solidarietà e Associazionismo della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, e in collaborazione con l'ADV (Associazione Disabili Visivi) e l'INMACI (Istituto Nazionale per la Mobilità Autonoma di Ciechi e Ipovedenti), oltreché con la Sezione di Pordenone dell'UICI (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti). L'evento di sintesi dell'iniziativa si è avuto il 20 settembre scorso a Udine, presso la sede dell'ANFAMIV.

Il progetto - patrocinato dalla Consulta Regionale delle Associazioni delle Persone Disabili e delle loro Famiglie del Friuli Venezia Giulia e dalla Provincia di Gorizia - ha avuto inizio nel mese di ottobre del 2013 e ha costituito di fatto il primo percorso formativo realizzato in Italia, dopo che l'UICI e l'ADV hanno raggiunto un accordo per la realizzazione e la diffusione del sistema di alta tecnologia per la segnaletica tattilo-plantare e vocale, denominato Loges-Vet-Evolution (LVE®), collaborazione formalizzata co-fondando il citato Istituto Nazionale per la Mobilità Autonoma di Ciechi e Ipovedenti (l'INMACI, appunto) e affratellando così le due principali Associazioni di e per le persone con disabilità visiva, impegnate a fondo per l'eliminazione delle barriere senso-percettive. Un impegno, questo, decisamente indispensabile, dato che quasi sempre, quando si parla di barriere architettoniche, si pensa soltanto ai gradini e alle porte strette, mentre la legge prevede espressamente come barriere «la mancanza di accorgimenti e segnalazioni che permettono l'orientamento e la riconoscibilità dei luoghi e delle fonti di pericolo per chiunque e in particolare per i non vedenti, per gli ipovedenti e per i sordi».

Si tratta in concreto dell'obbligo di installare sulle pavimentazioni i segnali tattilo-vocali e di apporre le mappe a rilievo negli edifici e spazi pubblici, come anche in quelli privati aperti al pubblico, dotando gli incroci dei semafori acustici.

Dopo un primo incontro sulle tecniche di accompagnamento delle persone con disabilità visiva, tenuto da Corrado Bortolin, tecnico di Orientamento, Mobilità e Autonomia Personale, nella sua prima fase il corso ha proposto alcune lezioni teoriche, a partire dalla conoscenza della disabilità visiva, attraverso un'infarinatura di anatomia, fisiologia e patologia della visione (Giampaolo Bulligan, tiflologo), per poi affrontare la legislazione (a cura di chi scrive) e infine la cultura della progettazione accessibile (Giulio Nardone, presidente dell'ADV).

La seconda fase è stata poi caratterizzata dalle attività laboratoriali sul campo, effettuate sotto la supervisione esperta degli architetti Stefano Carlutti e Saveria Prai, che hanno guidato all'analisi di alcune delle criticità dovute alle barriere percettive, scelte tra le tante riscontrate nelle città di Udine, Pordenone e Gorizia.

Il progetto - come detto - si è concluso con la pubblicazione di un volume ben illustrato di circa duecento pagine in formato A4, intitolato Abbattimento barriere percettive - Progetto di formazione, sensibilizzazione e aggiornamento, edito dall'ADV e disponibile anche in CD, che vuole essere una guida pratica a disposizione dei tecnici delle Pubbliche Amministrazioni, così come dei professionisti che affrontino il progetto di un'opera ex novo o della ristrutturazione di una già realizzata, mettendo a disposizione una notevole casistica esemplificativa, ottenuta sviscerando alcune situazioni esistenti sui territori urbani di Udine, Pordenone e Gorizia, ed elaborando altrettante proposte per correggere o attrezzare lo status quo.

Infatti, come sottolinea Giampaolo Bulligan nelle conclusioni del volume, "questo vuole [...] essere un contributo per ampliare innanzitutto le conoscenze e le competenze su tale argomento, anche con la finalità di aiutare i progettisti a considerare correttamente e in tutta la sua complessità il mondo della disabilità, ben più articolato di quanto appare a prima vista e com'era interpretato fino a pochi anni fa». «Ora l'obiettivo da raggiungere - sottolinea ancora - è quello di ottenere la vera e totale accessibilità dei luoghi pubblici e privati a cui, con LVE®, di fatto ci si può ben avvicinare anche per i disabili visivi».

Per avere il volume Abbattimento barriere percettive - Progetto di formazione, sensibilizzazione e aggiornamento (a stampa o su file PDF): Segreteria ADV (tel. 06 8550260; segreteria@disabilivisivi.it).

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Redattore Sociale del 20-10-2014

Rapporto sui diritti fondamentali: per i disabili esistono, ma solo sulla carta

ROMA. Nonostante l'esistenza di un "Programma di azione biennale per la promozione dei diritti e l'integrazione del-le persone con disabilità", basato sulla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità (ratificata con la legge 18 del 3 marzo 2009), "i diversi impegni assunti dallo Stato italiano nei confronti dei disabili hanno un carattere meramente programmatico giacché 'risultano finanziabili nei limiti degli stanziamenti previsti', come puntualizzato nella relazione illustrativa dello stesso al Consiglio dei ministri". Lo afferma il dossier "L'Articolo 3", primo rapporto sullo stato di attuazione dei diritti fondamentali in Italia realizzato da "A Buon Diritto", nel capitolo "Disabilità e persona" di Domenico Massano e Angela De Giorgio. Gli autori sottolineano che esiste il rischio "che il Programma d'azione si riduca all'ennesima dichiarazione d'intenti" e che "sortisca l'effetto paradossale di riconoscere alle persone con disabilità diritti e dignità solo a patto che siano finanziariamente sostenibili".

In particolare sono due le leggi a tutela delle persone con disabilità che in Italia risultano inapplicate: la 41/1986 per l'eliminazione delle barriere architettoniche e la 328/2000 che prevede i "progetti individuali" di assistenza domiciliare, lavoro e istruzione concordati tra comune, Asl e beneficiari, al fine di favorire interventi tra le mura domestiche del disabile, evitandone la segregazione in strutture ad hoc. Non solo la mancanza di fondi, ma anche scelte politiche vengono indicate dagli autori come responsabili della mancata attuazione della legge 328/2000 sul sostegno alla domiciliarità e ai percorsi di vita indipendente. Massano e De Giorgio ricordano come il 23 ottobre 2013 sia morto Raffaele Pennacchio, 55 anni, medico, malato di Sla e membro del direttivo del Comitato 16 novembre Onlus, dopo la partecipazione, a un presidio sotto il Ministero dell'Economia, "in cui si chiedeva una riduzione del finanziamento destinato agli inserimenti in strutture sanitarie/assistenziali, a favore dell'incremento dei fondi per l'assistenza domiciliare destinata ai disabili gravi e gravissimi", "garantendo loro il diritto a restare a casa con dignità e cure amorevoli e, parallelamente, con un risparmio sui costi d'inserimento in struttura del 50%". Gli autori evidenziano che i costi per le residenze "vanno a finanziare realtà e contesti che si rivelano essere teatri di violenze ingiustificabili", "come quelle avvenute nella residenza «I Cedri» in Liguria che hanno determinato l'arresto di 7 operatori nel dicembre 2012", "o come quelle avvenute a Meta di Sorrento, dove nel luglio 2013 sono stati denunciati episodi di segregazione ai danni di 37 persone con disabilità".

Massano e De Giorgio rilevano come i dati dell'Istat relativi al periodo 2004-2011 mostrino che oltre il 21% delle "famiglie con disabilità" in Italia è a rischio povertà, contro il 18% circa delle famiglie senza componenti con disabilità. Il rapporto tra povertà e disabilità risulta ulteriormente aggravato dalle maggiori difficoltà riguardanti l'inserimento lavorativo: Secondo i dati Istat del 2011, solo il 16% delle persone con disabilità tra quindici e settantaquattro anni ha un'occupazione a fronte del 49% del totale della popolazione. La discriminazione che su questo fronte vivono le persone con disabilità è stata denunciata dalla Corte di Giustizia CE-UE che, con la sentenza 4 luglio 2013, n. C-312/11, ha statuito che la Repubblica italiana non ha attivato tutti gli interventi per garantire un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro.

Per quanto riguarda le scuole il testo sottolinea che le ore di sostegno in diversi casi sono state riconosciute solo "dopo le sentenze del TAR che condannavano scuole e Ministero dell'Istruzione a erogare o ripristinare le ore necessarie". (lj)

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Superando.it del 21-10-2014

Nomenclatore Tariffario: uno Stato fuorilegge

ROMA. «Le persone con disabilità hanno il diritto di conoscere con chiarezza e senza ambiguità quali siano i dispositivi cui hanno effettivamente diritto, senza sottoporsi a umilianti mercanteggiamenti per sapere se un determinato prodotto può essere ottenuto gratuitamente oppure no, oppure tra quali modelli di ausilio sia possibile effettuare la scelta».

Lo ha dichiarato Filomena Gallo, segretario dell'Associazione Luca Coscioni, a margine dei lavori del convegno tenutosi nei giorni scorsi al Senato, intitolato Disabilità e Diritti. Aggiornare subito il Nomenclatore, incontro promosso dalla Commissione Diritti Umani di Palazzo Madama, presieduta dal senatore Luigi Manconi, insieme al CSR (Commissione di Studio e Ricerca Ausili Tecnici per Persone Disabili) (se ne legga anche la nostra ampia presentazione).

Nei mesi scorsi, Filomena Gallo aveva incontrato insieme a Gilberto Corbellini, consigliere generale dell'Associazione Coscioni, il ministro della Salute Beatrice Lorenzin, inviando successivamente a quest'ultima una nota tecnica a firma di Gustavo Fraticelli, già co-presidente dell'Associazione Coscioni, Maria Teresa Agati, presidente del CSR, Marcello Crivellini, docente di Analisi e Organizzazione di Sistemi Sanitari al Policlinico di Milano e della stessa Gallo, con una serie di proposte per la revisione del regolamento dell'assistenza protesica, vale a dire per l'aggiornamento dei LEA (Livelli Essenziali di Assistenza) e del Nomenclario Tariffario delle Protesi e degli Ausili, risalente, quest'ultimo, all'ormai superatissimo Decreto Ministeriale 332/99. Il tutto per consentire innanzitutto - e "a costo zero" - l'eliminazione di quasi tutte quelle «forniture difformi, "discrezionali" e incontrollabili in quanto ad appropriatezza e congruità» che, secondo l'Associazione Coscioni, «costituiscono il vulnus più appariscente e grave dell'attuale sistema».

«Anche durante il recente convegno al Senato - conclude Gallo - il nostro co-presidente Marco Gentili ha rivolto un appello al presidente del Consiglio Renzi perché si arrivi rapidamente a un nuovo Nomenclatore. Basta infatti leggere lo stesso Decreto Ministeriale 332/99, all'articolo 11, in cui si scrive che quel documento "è aggiornato periodicamente [...], e, comunque, con cadenza massima triennale, con la contestuale revisione della nomenclatura dei dispositivi erogabili", per capire che in questo àmbito lo Stato Italiano è fuorilegge e a pagarne le conseguenze sono le persone con disabilità. In tal senso, il Presidente del Consiglio ha recentemente procrastinato la questione al prossimo mese di dicembre. Ma sarà davvero la volta buona o si trattera dell'ennesima presa in giro, come già è accaduto con tutti i Governi precedenti?». (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: Ufficio Stampa Associazione Luca Coscioni (Valentina Stella), valentina.stella@associazionelucacoscioni.it.

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La Stampa del 10-10-2014

Appello dell'Unione ciechi: accogliete i cani

ROMA. Accogliere i cani guida, indispensabili per l'autonomia quotidiana di tante persone ipovedenti. È l'appello dell'Unione italiana ciechi che per il 16 ottobre, giornata Nazionale del cane guida, ha organizzato a Roma una «Dog parade».

«Tanti ciechi e ipovedenti - è detto in una nota - si avvalgono dell'aiuto di un cane guida per la loro indipendenza personale e per la loro autonomia quotidiana. I cani sono appositamente addestrati per questo scopo grazie ad un lungo lavoro di preparazione che dura circa due anni. In Italia operano alcune scuole di addestramento quali: La scuola del Centro Helen Keller di Messina, la Scuola della Regione Toscana a Firenze, la Scuola dei Lions Club di Milano e la Scuola Triveneta di Padova».

L'Unione spiega che il «numero dei cani addestrati ogni anno risulta purtroppo insufficiente rispetto alla richiesta dei non vedenti i quali sono costretti spesso ad attendere molti mesi prima di ricevere il proprio cane. I cani addestrati sono di indole mite, socievole e gioiosa; sono stati abituati a un comportamento educato e civile in ogni contesto e risultano solitamente graditi e gradevoli anche per le persone con le quali entrano in contatto».

«Il nostro accorato appello alla cittadinanza perché accolga questi animali con disponibilità e simpatia soprattutto nei luoghi pubblici quali: autobus, taxi, ristoranti, alberghi, esercizi commerciali, senza timore e senza pregiudizio. L'ingresso rifiutato a un cane guida è come una porta sbattuta in faccia alla persona non vedente. La legge obbliga ad accogliere i cani guida in ogni luogo pubblico o aperto al pubblico, ma più che la forza della legge noi vogliamo richiamare la sensibilità, la disponibilità e l'educazione civica di tutti i cittadini», conclude la nota.

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L'Adige del 16-10-2014

Cani guida, gli insostituibili occhi dei ciechi

TRENTO. «I cani guida devono essere accolti con disponibilità, soprattutto nei luoghi pubblici»: questo il messaggio che la Cooperativa sociale Irifor del Trentino onlus ha deciso di lanciare oggi, in occasione dell'ottava Giornata nazionale del Cane Guida. Una giornata che si vuole cogliere come occasione per sensibilizzare la popolazione sulla disabilità visiva e sul prezioso servizio che questi animali svolgono per i loro padroni ciechi e ipovedenti. Il cane guida, quindi, non solo come strumento per il disabile visivo ma che diventa anche compagno di vita che permette di guadagnare l'autonomia.

«In Trentino - ha spiegato Ferdinando Ceccato dell'Unione Cechi - la situazione per chi è disabile visivo negli ultimi anni è di molto migliorata. Per quanto riguarda l'utilizzo del cane guida da diverso tempo non ci sono eventi spiacevoli, ma serve comunque proseguire la sensibilizzazione». Attualmente in Trentino sono una decina le persone che fanno uso del cane guida.

La Giornata Nazionale del Cane Guida è però anche l'occasione per lanciare la terza edizione di «SensAzioni Positive», il progetto che vedrà protagonisti gli studenti di 15 scuole in tutto il Trentino e che fa parte di una campagna di sensibilizzazione e informazione sulle difficoltà dei disabili visivi. Mascotte del progetto quest'anno saranno dei cuccioli di Labrador che saranno stampati su magliette, righelli, quaderni e adesivi e distribuiti nelle scuole. Per raggiungere i più piccoli la cooperativa Irifor ha scritto e illustrato anche una fiaba proprio sui cani guida. Agli studenti delle 15 scuole che parteciperanno al progetto verrà fatto fare un percorso di formazione ed informazione che si concluderà con l'esperienza del bar al buio, a bordo di «Dark on the Road», durante la quale gli studenti potrannno confrontarsi con i camerieri ciechi e ipovedenti, raccogliere le loro testimonianze e condividere il loro vissuto.

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Superando.it del 29-10-2014

Cani guida, gli "occhi di chi vive nel buio"

Lo hanno ribadito anche a Laura Boldrini, presidente della Camera, le persone con disabilità visiva che in occasione della recente Giornata Nazionale del Cane Guida per Ciechi, hanno partecipato alla "Dog Parade", promossa dall'UICI (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti), allegra e colorata passeggiata, che ha visto sfilare per le vie del centro di Roma oltre cinquanta cani guida in compagnia dei loro proprietari e amici.

ROMA. È stata una passeggiata allegra e colorata, quella che ha visto il 16 ottobre sfilare per le vie del centro di Roma oltre cinquanta cani guida in compagnia dei loro proprietari e amici.

La Dog Parade [se ne legga già ampiamente nel nostro giornale, N.d.R.], organizzata dall'UICI (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti), si è inserita nel contesto della Giornata Nazionale del Cane Guida per Ciechi, istituita per la prima volta nel 2006, con l'obiettivo di sensibilizzare l'opinione pubblica e le istituzioni sui diritti dei cittadini non vedenti e ipovedenti, e per far capire, tra l'altro, quanto i cani guida siano gli "occhi di chi vive nel buio".

«Il cane guida - ha dichiarato per l'occasione Mario Barbuto, presidente nazionale dell'UICI - è un vero compagno di libertà, sempre disponibile e pronto ad assecondare le necessità di autonomia e mobilità. Con la Giornata Nazionale abbiamo voluto far conoscere a chi vede il valore di questi animali nella quotidianità dei ciechi e, al tempo stesso, l'impegnativo e lungo lavoro di addestramento che la loro formazione richiede. E in tal senso vogliamo rivolgere un appello alla cittadinanza perché accolga questi animali con disponibilità e simpatia, soprattutto nei luoghi pubblici, quali autobus, taxi, ristoranti, alberghi, esercizi commerciali ecc., senza timore e senza pregiudizio, così come previsto dalla legge italiana». Si tratta esattamente della Legge 37/74, aggiornata dalla Legge 60/06, che ammette appunto l'accesso del cane guida sui mezzi di trasporto pubblico.

«L'ingresso rifiutato a un cane guida - ha sottolineato ancora Barbuto - è come una porta sbattuta in faccia alla persona non vedente. La legge obbliga invece ad accogliere i cani guida in ogni luogo pubblico o aperto al pubblico, ma più che la forza della legge noi vogliamo richiamare la sensibilità, la disponibilità e l'educazione civica di tutti».

Tante persone cieche e ipovedenti si avvalgono dell'aiuto di un cane guida per la loro indipendenza personale e per la loro autonomia quotidiana. I cani vengono appositamente addestrati per questo scopo grazie a un lungo lavoro di preparazione che dura circa due anni.

In Italia operano alcune scuole di addestramento, come ad esempio quella del Centro Helen Keller di Messina, quella della Regione Toscana a Firenze, quella dei Lions Club a Milano e la Scuola Triveneta di Padova.

Attualmente i cani guida in Italia sono circa settecento e, come appare evidente, il loro numero risulta purtroppo insufficiente rispetto alla richiesta delle persone con disabilità visiva che sono dunque costrette spesso ad attendere molti mesi prima di riceverne uno.

La Dog Parade del 16 ottobre a Roma, partita dalla sede della Presidenza Nazionale UICI, è arrivata fino a Piazza Montecitorio, dove la presidente della Camera Laura Boldrini ha ricevuto Mario Barbuto, insieme a una delegazione di persone non vedenti accompagnate dai loro cani guida.

Boldrini ha assicurato il proprio interessamento per favorire sempre più l'inserimento delle persone non vedenti che utilizzano il cane guida, nel rispetto delle leggi e con fiducia nel senso civico della cittadinanza.

Al termine dell'incontro, in Piazza San Silvestro, le scuole di addestramento hanno tenuto alcuni momenti dimostrativi delle abilità e del lavoro dei cani guida. (C.G.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: Chiara Giorgi (c.giorgi@i-mage.com).

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Superando.it del 21-10-2014

Il pregiudizio fa sempre male, alle persone e ai cani

«Non è una notizia da quattro colonne, ma il 16 ottobre, è stata la Giornata Nazionale del Cane Guida per i non vedenti e chiediamo solo che l'opinione pubblica sia informata dell'infondatezza di alcuni pregiudizi e dell'importanza dell'aiuto che questi meravigliosi animali offrono al cieco».

A tale evento, lo ricordiamo, e anche alla passeggiata dimostrativa promossa a Roma, abbiamo dedicato nei giorni scorsi un ampio approfondimento, ma ben volentieri accogliamo ora anche quanto sottolineato da Giulio Nardone, presidente dell'ADV (Associazione Disabili Visivi), che in una nota intende ricordare alcuni punti fondamentali.

«La Legge 60/06 - dichiara infatti - stabilisce che al cane guida non possa essere impedito l'accesso in nessun luogo in cui si reca con il suo padrone, sotto pena di ammende fino a 2.500 euro. I cani guida sono molto curati nella loro igiene personale e addestrati a non sporcare e a non dare mai fastidio ad altre persone, anche quando sono obbligati a stare a stretto contatto con esse, come ad esempio può accadere su un autobus. Non è vero, inoltre, che essi siano privati della loro libertà, perché al di fuori delle poche ore giornaliere in cui svolgono il loro lavoro, indossando il contrassegno e l'impugnatura rigida, si comportano normalmente, anche se con più educazione e civismo rispetto a dei cani di compagnia che non siano bene educati».

Altro punto importante, «anche se la dedizione e la cura con cui il cane guida protegge il suo amico bipede attira la tenerezza e la voglia di accarezzarlo - puntualizza Nardone - bisogna assolutamente evitarlo, per non distrarlo dal compito fondamentale di garantire la sicurezza del cieco».

A proposito poi di chi sostiene che i cani potrebbero essere sostituiti da strumenti elettronici, nel negarlo Nardone ricorda che «le decisioni e le scelte effettuate dal loro cervello canino sono molto più elaborate e complesse di quanto possa fare anche il più recente e tecnologicamente perfetto dei bastoni-radar».

Per quanto riguarda infine i nuovi sistemi di segnali tattilo-vocali (LVE) che si stanno diffondendo sui marciapiedi e all'interno degli edifici, «essi - conclude il Presidente dell'ADV - attraverso le informazioni sull'ambiente circostante che il cieco riceve in auricolare, formano un binomio perfetto con la prestazione del cane guida e man mano che si estenderanno, risolveranno gran parte dei problemi di mobilità autonoma di chi non vede». (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: segreteria@disabilivisivi.it.

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Redattore Sociale del 21-10-2014

Niente copyright per i libri accessibili ai ciechi: dall'Ue proposta di ratifica

Proposta da parte della Commissione Ue. Solo due le ratifiche (India e El Salvador): con 20 il Trattato di Marrakech entrerà in vigore. Prevede esenzioni alla proprietà intellettuale per le organizzazioni dei non vedenti.

BRUXELLES. Un altro passo avanti verso l'accesso di ciechi e ipovedenti a un maggior numero di libri è stato fatto oggi, con la proposta di ratifica, da parte della Commissione Ue, del Trattato di Marrakech che contiene esenzioni alla proprietà intellettuale per le organizzazioni dei non vedenti. Già lo scorso 30 aprile, il trattato era stato firmato dall'Unione Europea sotto la presidenza greca, e ora, sotto la presidenza italiana, arriva questa proposta di ratifica che, se approvata da Consiglio e Parlamento, renderà vincolante il trattato per tutti e ventotto gli Stati Membri Ue.

Il documento prevede che i libri stampati in Braille o a caratteri ingranditi o prodotti in formato elettronico accessibile per ciechi, ipovedenti e impossibilitati alla lettura, possano essere esenti da copyright e possano venir distribuiti gratuitamente non solo fra paesi europei ma anche nei paesi in via di sviluppo. Il tutto con organizzazioni come biblioteche per non vedenti e altri enti autorizzati a fare da tramite, per fare in modo che dietro a questa esenzione non si nascondano violazioni alla proprietà intellettuale e al diritto d'autore.

Attualmente, il Trattato di Marrakech è stato firmato da 79 Stati in tutto il mondo oltre che dall'Ue, ma sono state solo due le ratifiche (India e El Salvador). Raggiunte le venti ratifiche, il trattato entrerà effettivamente in vigore. Questo significa che, se Consiglio e Parlamento daranno presto il loro via libera, sarà proprio grazie all'Ue che il libero accesso di non vedenti e ipovedenti ai libri diventerà realtà. Attualmente, l'Oms (Organizzazione mondiale per la Sanità) stima in 285 milioni al mondo le persone con gravi problemi visivi, di cui 39 milioni non vedenti e 246 milioni ipovedenti. Secondo la World Blind Union, l'organizzazione che rappresenta i ciechi nel mondo, appena il 5% dei libri in formato accessibile è disponibile per non vedenti e ipovedenti in Europa, mentre meno di un libro su cento è prodotto in formato accessibile nei paesi in via di sviluppo. (Maurizio Molinari)

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Redattore Sociale del 07-10-2014

Disabilita' e formazione insegnanti, respinte le proposte di Fish e Fand

Emanato il decreto attuativo della legge 128/13. Fish. "Nessuna traccia delle proposte condivise in osservatorio. Al posto dei nostri 120 formatori gratuiti, gara d'appalto per società accreditate. E 450 milioni da dividere tra le regioni. Ministro riveda decreto".

ROMA. Formazione degli insegnanti: decreto c'è, ma gli impegni sono disattesi. Parliamo del decreto n. 161 emanato il 2 ottobre scorso, applicativo della legge 128/13, relativo alla formazione obbligatoria in servizio per i docenti curriculari sulle didattiche inclusive. Nello specifico, la proposta presentata dalla Fish e dalla Fand, in sede di Osservatorio ministeriale, riguardavano la predisposizione di un piano di interventi gratuiti da parte di esperti di entrambe le federazioni, affinché tutti i docenti delle classi con alunni disabili potessero essere dotati degli strumenti utili per far fronte alle relative problematiche. "Tale proposta - spiega oggi la Fish, in una nota inviata dal presidente Vincenzo Falabella alla ministra Giannini e ad alcuni funzionari del ministero - era stata condivisa durante le riunioni dell'Osservatorio, affinché l'amministrazione si avvalesse di esperti volontari e gratuiti e qualificati. Con rammarico - osserva la Fish - veniamo a conoscenza che il decreto, che avrebbe dovuto recepire i contenuti della scheda tecnica, è stato emanato, ma le nostre proposte non sono state prese in considerazione".

Di fatto, la strada indicata dalle federazioni viene sostituita dalla previsione di una gara d'appalto regionale tra le società accreditate per la formazione. Una soluzione decisamente più complessa e impegnativa, sia dal punto di vista economico che da quello organizzativo. "E' da tener presente - spiega infatti la Fish - che i circa 450 mila euro assegnati all'attività di cui all'oggetto, ripartiti tra gli Uffici scolastici regionali, darebbero loro la disponibilità di circa 22 milioni a regione. Le scarse risorse finanziarie sarebbero state quindi sufficienti alla copertura dei costi vivi di trasferta degli esperti di entrambe le federazioni, senza richiedere la necessità di indire gare d'appalto".

La proposta delle federazione era decisamente "a buon mercato": un elenco di 120 esperti pedagogisti si erano già resi disponibili a realizzare, inizialmente a distanza o con modalità in videoconferenza, un intervento per ciascuna provincia, distinto per le diverse principali tipologie di disabilità. "Successivamente l'attività formativa si sarebbe svolta nei singoli consigli di classe - spiega la Fish - sotto il tutoraggio del docente per il sostegno che, insieme con i colleghi curricolari, avrebbe effettuato la lettura collettiva della diagnosi funzionale e la formulazione del Pei. A tali attività avrebbero partecipato, come previsto per legge, i genitori, gli operatori socio-sanitari e, ove possibile, i nostri esperti, ai quali sarebbe stato sufficiente rimborsare le sole spese di viaggio e soggiorno quando necessarie, evitando di norma i pernottamenti. Tali attività formative si sarebbero inoltre avvalse anche materiali audiovisivi di docenti universitari e di buone prassi".

L'attività di formazione, così come prefigurata dalla proposta delle federazioni, sarebbe in realtà dovuta partire già il primo di settembre, con un primo ciclo di incontri entro il 15, ovvero prima dell'inizio dell'anno scolastico. "Dati i ritardi, proponiamo ora che le 25 o 30 ore massimo di attività formativa obbligatoria in servizio si possa svolgere nell'ambito delle 80 ore non di lezione. Uno svolgimento di tale attività di consulenza ad anno scolastico avanzato perderebbe infatti molto del suo valore strategico tendente a far prendere in carico a tutto il Consiglio di Classe il progetto inclusivo attualmente sempre più delegato dai docenti curricolari a quelli per il sostegno. Tale delega, come Lei sa, fa sì che nelle ore in cui manca il docente per il sostegno, gli alunni con disabilità vengano sempre più frequentemente abbandonati in fondo alla classe o, peggio, fuori della stessa. E ciò spinge sempre più i genitori a promuovere ricorsi al Tar per ottenere più ore di sostegno con grande aggravio finanziario dell'amministrazione soccombente". Fish chiede quindi al ministro "di voler rivedere o integrare il decreto", accogliendo finalmente le proposte delle federazioni.

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Superando.it del 16-10-2014

"Buona Scuola" si', ma che sia inclusiva

Apprezzamenti, ma anche criticità su cui intervenire - e in particolare sulla formazione dei docenti - sono state espresse dalle Federazioni di persone con disabilità FISH e FAND, durante la più recente riunione dell'Osservatorio Ministeriale sull'inclusione scolastica, presieduta dallo stesso ministro Giannini, impegnatasi a integrare la riforma complessiva del sistema scolastico ("La Buona Scuola"), con la Proposta di Legge predisposta dalle stesse FISH e FAND.

ROMA. Durante la più recente riunione dell'Osservatorio Ministeriale sull'inclusione scolastica degli alunni con disabilità - presieduta dallo stesso ministro Stefania Giannini - i rappresentanti della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap) e della FAND (Federazione tra le Associazioni Nazionali di Persone con Disabilità) - che partecipano stabilmente a tale organismo - hanno avuto modo di esprimere la loro opinione sulla riforma complessiva del sistema scolastico italiano, denominata "La Buona Scuola", per la quale, com'è noto, è stata anche offerta una forma di consultazione pubblica attraverso uno specifico sito internet.

«FISH e FAND - si legge in una nota congiunta dei due rispettivi presidenti Vincenzo Falabella e Giovanni Pagano - hanno apprezzato la prima stesura del documento governativo nella parte che prevede l'immissione in ruolo di molti docenti. Questo intervento, infatti, garantirà una maggiore continuità didattica». Al contempo, tuttavia, le Federazioni hanno posto l'accento sulla necessità che i circa tremila docenti che diverranno insegnanti per il sostegno seguano una formazione seria e adeguata.

Positiva è stata anche la valutazione del complessivo sistema di istruzione che si intende adottare. «Esso però - è stato rilevato - dovrà prevedere alcuni indicatori per valutare l'effettivo livello inclusivo delle singole classi e scuole».

«Dove invece il documento governativo dev'essere integrato - si legge ancora nella nota delle Federazioni - è sul tema della formazione iniziale e obbligatoria in servizio dei docenti curricolari sulle didattiche inclusive». A tal proposito, è stato emanato un Decreto tramite il quale si prevedono brevi corsi di aggiornamento a partire dal prossimo mese di novembre, con la collaborazione anche di esperti (a costo zero) delle stesse Federazioni.

Dal canto suo e allo scopo di migliorare ulteriormente il documento governativo, Giannini si è impegnata a integrare nel testo normativo la specifica Proposta di Legge per migliorare la qualità dell'inclusione scolastica, predisposta dalle stesse FISH e FAND in seno all'Osservatorio Ministeriale.

I lavori si sono conclusi con la comunicazione che la Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità del 3 dicembre prossimo verrà celebrata - oltreché in tutte le scuole - anche presso il Ministero dell'Istruzione, alla presenza di vari Ministri e con un incontro con il Capo dello Stato. (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: ufficiostampa@fishonlus.it.

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Redattore Sociale del 08-10-2014

Tagli, rinunce, cambi. Ecco i "perche'" dei ritardi del sostegno secondo il Miur

Ritardi delle commissioni Asl preposte alla diagnosi e alla certificazione, aumento degli alunni disabili, rinuncia al sostegno da parte di docenti specializzati: ecco alcune delle ragioni secondo il Miur. Tra le soluzioni, nuove assunzioni e formazione per tutti i docenti.

ROMA. E' passato quasi un mese dall'inizio dell'anno scolastico e tanti sono ancora i "buchi" da riempire, le questioni da risolvere, le richieste da soddisfare. Se alcune carenze sono ormai strutturali, se a tante di queste ormai le famiglie sono pronte a provvedere di tasca propria (tinteggiatura delle aule, contributo volontario, acquisto di materiale per l'igiene quotidiana), alcune esigenze sono però irrinunciabili e necessitano di una risposta istituzionale, perché la scuola possa svolgere il suo ruolo efficacemente con tutti. Esemplare è, in questo senso, la questione del sostegno scolastico: tra tagli e ritardi, tra riorganizzazione e avvicendamenti vari, moltissime sono le famiglie di studenti con disabilità che hanno vissuto l'avvio di questo anno scolastico (come, ma forse anche più dei precedenti) come un vero e proprio incubo: alcune di queste storie le abbiamo raccontate su Redattore sociale, nel corso delle prime settimane di scuola. C'è Maria, la mamma che chiede solo un bagno adatto a suo figlio e personale capace di aiutarlo; c'è Alina, che non esita a chiamare i carabinieri e a denunciare il comune, perché non può tollerare che suo figlio sia abbandonato con la testa sul banco, senza nessuno che si curi di lui; c'è Patrizia, che i primi giorni di scuola li passa dietro il banco, insieme a suo figlio, visto che "gli insegnanti di sostegno e gli assistenti ancora non arrivano". Ci sono, ancora, i genitori di Lorenzo, indignati che al loro ragazzo "siano lasciate solo le briciole del sostegno, da spartirsi con gli altri compagni disabili".

Ma perché tanti disagi, tante difficoltà e tanti ritardi? Cos'è che non ha funzionato, all'inizio dell'anno? E perché è tanto difficile far trovare ai ragazzi, soprattutto ai più fragili, una scuola pronta ad accoglierli nel migliore dei modi? Lo abbiamo chiesto ad alcuni dirigenti del ministero dell'Istruzione, che dalla direzione generale per lo Studente e l'integrazione lavorano ogni giorno per costruire quella scuola inclusiva che tutti vorremmo.

All'apertura della scuola, mancavano all'appello tanti insegnanti di sostegno: una situazione che ha comportato gravi disagi per molte famiglie. E'una novità di quest'anno? E perché accade?

I dirigenti scolastici, per poter richiedere il posto di sostegno, devono attendere la certificazione rilasciata dalla Asl. di competenza, corredata dal profilo dinamico-funzionale. Quest'anno, le novità riguardano solo le nuove certificazioni. È infatti previsto che le Commissioni mediche, nei casi di valutazione della diagnosi per l'assegnazione del docente di sostegno, siano integrate obbligatoriamente dal rappresentante dell'Inps, che partecipa a titolo gratuito. Di anno in anno aumenta, purtroppo, il numero di queste certificazioni ed è così più complesso dare una riposta, poiché bisogna tenere conto dell'organico di fatto e aggiustare il tiro con quello di diritto. La scuola italiana fa un grande sforzo per dare una risposta a chi ha questo tipo di esigenze. E cerca di farlo sempre più...

Alcune famiglie si sono sentite dire che gli insegnanti di sostegno della provincia sono "finiti" e che quindi il figlio disabile sarà affiancato da un'insegnante non specializzata. E' vero? Come è accaduto?

Nell'attribuzione dei posti di sostegno quando si esauriscono gli elenchi dedicati, le supplenze sono conferite dalle graduatorie di istituto. Solo in extrema ratio vengono utilizzati, per ulteriori necessità, docenti privi del titolo di specializzazione. In questi elenchi, si trovano docenti provenienti dalle graduatorie di posto comune, in possesso del titolo di specializzazione. Spesso i docenti specializzati, però, optano per la graduatoria di posto comune, rinunciando al sostegno. Quindi sì, in effetti può crearsi una carenza di specializzati

C'è poi il problema delle ore di sostegno insufficienti: qualcuno riferisce che il ricorso sia ormai l'unico modo per ottenere la copertura che spetta di diritto. E' così? Ci sono bambini gravi (art.3 comma 3) che hanno copertura solo parziale. Vi risulta? Come pensate di provvedere?

"Qui la risposta è il piano di assunzioni previsto dalla legge 128 del 2013, la cosiddetta legge Carrozza, che incrementa l'organico di diritto per gli anni scolastici 2013/2014, per quello in corso e per il prossimo ancora. A questi posti, vanno aggiunti gli ulteriori posti in deroga che vengono autorizzati da parte del direttore generale dell'Ufficio scolastico regionale ogni anno secondo le effettive esigenze. Questi posti vanno assegnati dopo aver accertato due elementi: primo, l'effettiva presenza degli alunni nelle classi, secondo la regolarità della documentazione richiesta (diagnosi funzionale, il Pei, ecc..). Per chiarezza e completezza di informazione, va detto che ad oggi il rapporto medio nazionale docenti-alunni con disabilità è pari a 1,9, quindi secondo normativa. Troppo spesso, quando si parla di alunni con disabilità, poi, si fa riferimento ai soli insegnanti di sostegno. L'integrazione scolastica, ed ancor più l'inclusione, devono invece veder coinvolta tutta la comunità educante: insegnanti specializzati per il sostegno, ma anche insegnanti curricolari, dirigenti, personale Ata e famiglie. Per favorire la piena inclusione e la presa in carico da parte di tutti i docenti, è stato appena emanato il decreto attuativo dell'art. 16 della legge 128/2013, che prevede attività di formazione in servizio rivolte a tutti i docenti, al fine di accrescere le competenze nel campo dell'inclusione di alunni con bisogni educativi speciali. È questa per noi la via che migliora la qualità dell'inclusione, pur non venendo meno lo sforzo per l'impiego di ulteriori risorse professionali: negli ultimi quattro anni l'organico di sostegno è aumentato di 21.000 unità, 9.000 solo lo scorso anno. (cl)

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Superando.it del 18-10-2014

Riflessioni sulla continuita' didattica e molto altro

Un'ampia riflessione riguardante la continuità didattica, le motivazioni degli insegnanti, i docenti di sostegno e molto altro ancora, partendo dalla "Buona Scuola", riforma complessiva del sistema scolastico, recentemente proposta dal Governo Renzi. E con un capitolo finale tutto dedicato a ciò che si dovrebbe fare, secondo Giulia Giani, per migliorare realmente l'inclusione degli alunni con disabilità.

Uno dei princìpi ispiratori della "Buona Scuola" - la riforma complessiva del sistema scolastico proposta dal Governo Renzi - esplicitato nell'intenzione di assumere a tempo indeterminato quasi 150.000 docenti attualmente precari, è quello di garantire finalmente "stabilità" al personale della scuola, e quindi quella "continuità didattica" che da lungo tempo pare negata alla scuola italiana.

Espresso in questi termini, il principio parrebbe condivisibile; eppure ritengo che dietro l'apparente tutela della continuità, si celino meccanismi distorti che potrebbero portare un "buon" principio a una deriva incontrollata e incontrollabile per lungo tempo.

Parto per la mia riflessione da un assunto diverso rispetto a quello di partenza della "Buona Scuola": ritengo cioè che la continuità didattica non sia un valore "assoluto", cioè valido in sé e per sé e sempre desiderabile, ma un valore certamente condivisibile, se relativo a un contesto che funziona.

Credo che ciascuno di noi - docenti, genitori e studenti - abbia sperimentato almeno una volta nel corso della propria vita scolastica che, di fronte a una situazione "difficile", un cambiamento si sia rivelato la soluzione migliore e spesso auspicata da tutti. Le difficoltà che possono portare a un desiderio di discontinuità sono spesso molteplici, ma credo che nella maggior parte dei casi dipendano dal fatto che la scuola si basa su relazioni umane, ancor prima che sulla trasmissione di qualsiasi contenuto didattico, e una professione che basa così tanto della propria attività sulla dimensione relazionale è più soggetta a incontrare nel proprio percorso il "diverso da sé" che tanto mette in discussione... In altre parole, esistono incomprensioni, conflitti, simpatie e antipatie, collaborazioni riuscite o fallite, a seconda degli attori coinvolti, che non sono sempre preventivabili né dipendenti dalle singole volontà.

Il secondo spunto della mia riflessione è relativo al modo in cui si è cercato finora - o si sta cercando per il futuro - di tutelare la continuità: l'unica strategia che mi sembra si sia messa in atto - con risultati evidentemente fallimentari - si è basata essenzialmente su obblighi di servizio. In tal senso ricordo, solo a titolo di esempio, l'obbligo triennale di permanenza nella Provincia di immissione in ruolo, prima di potersi trasferire, o ancora l'obbligo quinquennale sul posto di sostegno: entrambe queste disposizioni, dietro la falsa tutela del principio di continuità, hanno avuto come effetto quello di generare vincoli nel personale assunto, con l'esplicito intento di sfavorire i trasferimenti interprovinciali o la mobilità professionale per ordine di scuola o tra tipologie di posto di insegnamento.

Spesso, il risultato di tali scelte è stata una formale tutela della continuità, a discapito della motivazione professionale di chi poi doveva metterla in pratica. Per rimanere agli esempi precedenti: quanti docenti che hanno lasciato gli affetti a migliaia di chilometri di distanza saranno "motivati", non avendo per anni la possibilità di avvicinarsi alla famiglia e ai figli? E quanti docenti di sostegno vivono faticosamente i vincoli imposti, per poi essere accusati di volere insegnare la propria disciplina? Quanti docenti passati in ruolo in un ordine di scuola diverso dalle loro aspettative non attendono altro che poterle realizzare, e magari aspettano per anni, chiedendo una mobilità professionale che non ottengono?

Credo dunque che sia assolutamente necessario un cambio radicale di prospettiva, per ottenere risultati soddisfacenti e il primo principio che deve ispirare il Legislatore è quello che la continuità vada favorita, incentivata, stimolata, non certo imposta. Il secondo principio, poi, è che in presenza di ostacoli al raggiungimento dell'obiettivo desiderato, non si agisca "sul problema", ma "sul contesto", perché a una modifica di contesto consegua spontaneamente una soluzione del problema.

Provo a spiegarmi meglio. Nella mia esperienza personale di docente con ormai quindici anni di servizio in vari ordini di scuola e tipologie di posto differenti, ho avuto modo di osservare con attenzione come il sistema scolastico si "autoregoli" efficacemente in presenza di buone condizioni di partenza.

Sono certa che la grandissima parte dei docenti in servizio nella scuola, una volta trovata la collocazione professionale che ritiene adeguata e motivante per sé, non abbia alcun interesse a cercare la mobilità, perché il nostro lavoro è basato sulla costruzione di una rete di relazioni tra docenti e con gli studenti e nessun essere umano è portato a stravolgere ogni anno il proprio mondo, ma è portato, per sua stessa natura, a coltivare e ad arricchire le proprie relazioni personali e professionali, a sentirsi parte di un gruppo e di un progetto.

Cambiare scuola, colleghi, studenti, classi è molto faticoso e quindi ho osservato che quando un docente raggiunge una posizione di lavoro confacente alle proprie aspirazioni, egli è portato "naturalmente" alla continuità.

Se oggi vi sono invece molti docenti che cercano la mobilità professionale, lo fanno perché considerano le condizioni di lavoro cui sono sottoposti non abbastanza motivanti o adeguate alle loro aspirazioni; quindi si tratta di colleghi che corrono il rischio e la "fatica" emotiva di affrontare un cambiamento, perché alla ricerca di una prospettiva diversa, perché vivono il lavoro che svolgono - o il contesto in cui si trovano - come "peggiore" del rischio di cambiamento cui vanno incontro.

Di fronte a queste condizioni di contesto evidentemente sfavorevole, che senso ha imporre un obbligo di permanenza? È evidente che si aggiunge un ulteriore problema a una situazione di per sé già fragile e non capisco come questo aspetto possa sfuggire al Legislatore, se è vero che lo scopo dev'essere quello di avere docenti motivati a svolgere il proprio mestiere, ad aggiornarsi, a costruire un percorso pluriennale di lavoro con colleghi e studenti.

Sempre nella mia esperienza personale, ho potuto facilmente constatare che i docenti mediamente più "anziani" - anagraficamente o per servizio di ruolo - sono tendenzialmente stabili, mentre la grande ricerca di mobilità professionale riguarda prevalentemente gli assunti degli ultimi anni, sicuramente quei docenti assunti a partire dai drastici tagli del Ministero Gelmini, cui hanno fatto seguito le disposizioni dei ministri Profumo e Carrozza.

Faccio solo qualche esempio: il blocco delle assunzioni su posti curricolari del ministro Gelmini ha generato uno squilibrio nelle immissioni, sia di tipo territoriale (con minori posti concessi al Sud rispetto al Nord), sia su posti di sostegno più numerosi - sostenuti, per altro, dalle disposizioni del ministro Carrozza per l'ultimo triennio -; attraverso il concorso a cattedra del 2012, inoltre, molti colleghi sono stati assunti in ruolo in classi di concorso per cui c'erano più ampie disponibilità di posti, ma spesso differenti da quelle ove i candidati vincitori di concorso avevano prestato servizio negli anni di precariato. Sono persone, colleghi, amici, potrei fare molti nomi e cognomi.

È evidente, a questo punto, che un docente assunto in una Regione diversa da quella in cui vive la propria famiglia cercherà di riavvicinarsi quanto prima; che un docente assunto su posto di sostegno perché "bloccato" su posto comune avrà la legittima aspirazione a tornare a insegnare la disciplina che insegnava prima, così come un docente passato in ruolo in un ordine di scuola o in una classe di concorso diversa da quella in cui ha lavorato per anni cercherà di poter tornare a svolgere il proprio mestiere...

Questi sono solo esempi di "demotivazione professionale", dovuti non certo ai singoli docenti, ma a situazioni sfavorevoli di contesto, a norme di assunzione discutibili, a regole in continuo e vorticoso cambiamento, che generano molta instabilità per tanti giovani docenti assunti negli ultimi anni.

Non so se il piano di assunzioni della "Buona Scuola" si sia posto questi problemi, quando ha sponsorizzato lo svuotamento di tutte le graduatorie per garantire la benedetta continuità didattica... Anche in questo caso si è semplificata di molto la questione di fondo: certo, il diritto alla stabilizzazione del lavoro è un valore, ma come bisogna agire quando questo valore viene difeso a scapito dei diritti altrui?

Certamente i docenti inseriti in graduatoria hanno, negli anni, acquisito dei diritti, ma anche i docenti attualmente in servizio nella scuola e assunti alle condizioni precedenti dovrebbero averne. Pare invece che, per difendere i diritti degli uni, si sottovaluti l'impatto che un'assunzione di massa come quella prospettata avrebbe sulla vita della scuola.

Considerato poi che non sono neppure chiare le prospettive di assunzione di questi docenti (ai quali sembra che si chiederà molta flessibilità, sia per la mobilità territoriale che per quella di classe di concorso), si rischia di aggiungere ulteriori demotivazioni e frustrazioni in cambio di una stabilizzazione.

Un docente che ha sempre insegnato "da precario" matematica alle superiori a Milano, sarebbe soddisfatto di essere assunto a insegnare matematica alle medie a Sondrio? Magari con un obbligo di servizio triennale? O quinquennale? E se ha moglie e figli nella sua città? E se rinuncia all'assunzione a queste condizioni, non potrà più essere assunto e dovrà partecipare a un concorso? Magari dopo dieci anni di "precariato stabile"?

Sono solo esempi, certo, e forse molti docenti precari saranno pur disposti a farlo, in nome di un'assunzione in ruolo, ma se il mio assunto di partenza è vero, è ovvio che le situazioni di contesto giocheranno un ruolo essenziale nella motivazione di questi colleghi.

Segue, poi, un altro e ben significativo problema: è consapevole "La Buona Scuola" che la saturazione dell'organico di diritto - e, in prospettiva, anche di quello di fatto - tramite l'assunzione su tutti i posti vacanti, avrà un considerevole impatto sulla mobilità territoriale e professionale dei docenti attualmente di ruolo, sia di quelli assunti alle condizioni precedentemente descritte (che attendono pazientemente da anni di raggiungere quelle buone condizioni di contesto necessarie per poter garantire continuità e motivazione), sia di quelle dei colleghi precari inseriti nelle graduatorie ad esaurimento, che sono pazientemente in coda da tanti anni per poter essere assunti nel settore e nella disciplina che hanno scelto e per la quale hanno accumulato esperienza?

In qualsiasi contesto di lavoro solitamente si cerca prima di "ottimizzare" le risorse già in campo, per poi procedere a nuove assunzioni: nel mondo della scuola, ciò dovrebbe significare, a mio parere, garantire lo sviluppo della professionalità dei docenti già in servizio, consentendo loro di raggiungere tale sviluppo senza vincoli, per avere quel circolo virtuoso di soddisfazioni che incentivi la stabilità e l'efficienza del servizio.

Le nuove assunzioni, legittime e auspicabili, devono essere fatte considerando l'equilibrio complessivo del sistema. Il rischio che la scuola esploda di fronte a una saturazione organica di assunzioni fatte senza il rispetto della storia professionale e della dignità personale dei docenti, sia precari che di ruolo, è a mio parere altissimo.

Ritengo necessario, a questo punto della mia riflessione, aprire un capitolo legato al tema della tutela della continuità didattica nel mondo del sostegno scolastico, valore da sempre riconosciuto, ma in poche occasioni effettivamente realizzato, considerato talmente imprescindibile, che la Proposta di Legge elaborata dalle Federazioni FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap) e FAND (Federazione tra le Associazioni Nazionali delle Persone con Disabilità) e sostenuta da alcuni deputati in Parlamento, la considera come una questione nodale.

Anche in questo caso, però, la mia opinione è che si voglia agire in modo sbagliato, cercando di intervenire "sul problema" e non "sul contesto", come già prima dicevo. Da qui la proposta di una classe di concorso, o ancora quella di un vincolo decennale di permanenza, senza però rendersi conto che una tale iniziativa avrà come effetto solo l'aumento della frustrazione e demotivazione, sebbene si dichiari di ricercare l'esatto contrario.

Senza essere docenti di sostegno, basta provare a riflettere ciascuno sulla propria esperienza di vita: se all'atto di assunzione in un qualsiasi posto di lavoro vi dicessero che le vostre possibilità di carriera sono legate sempre e solo a quel mondo, che siete obbligati a svolgerlo per almeno dieci anni e che le prospettive successive non sono affatto certe, sareste incentivati ad accettare? O forse non sareste preoccupati? La domanda legittima che ciascuno si porrebbe sarebbe: «E se poi cambio idea?».

Anche le persone più motivate, di fronte a tale impresa si sentirebbero vacillare, tanto più dovendosi occupare di un mondo delicato come quello della disabilità, dove l'equilibrio personale e la stabilità emotiva sono fondamentali.

Quella Proposta di Legge, a mio parere, non garantisce affatto "La Buona Scuola", perché non tiene conto che la motivazione delle persone è per sua stessa natura in evoluzione nel corso della vita e può - e deve - rivolgersi ad esperienze diverse, perché ci sia vera crescita personale e professionale.

Altra questione della medesima Proposta di Legge riguarda la ricerca di un buon contesto, che però si vuole realizzare attraverso vincoli espliciti a una sola persona (il docente di sostegno).

È stato in più occasioni dimostrato che si ha buona inclusione quando il team di curricolari è stabile, motivato e formato, perché la buona scuola la fanno i docenti-che-insegnano-la-disciplina; il docente di sostegno è una figura di supporto cui si delega tanto più quanto più il corpo docenti è impreparato a gestire la difficoltà...

Si vuole in sostanza evitare la delega al docente di sostegno attraverso la formazione di tutti i curricolari. Poi, però, si vuole obbligare il docente di sostegno a permanere nel tipo di posto per almeno dieci anni e a garantire la continuità con lo stesso alunno per tutto il ciclo: ebbene, credo che in questa posizione ci siano molte contraddizioni.

Paradossalmente, se tutto il corpo docenti fosse formato, si avrebbe meno delega al docente di sostegno, come gli stessi proponenti di quella Legge riconoscono; e allora perché non si punta in quella direzione? E poi anche per il docente di sostegno valgono le stesse riflessioni iniziali di questo mio articolo per tutti gli studenti e i docenti: se si verificasse il caso di "incompatibilità" tra docente e studente, che senso avrebbe imporre la continuità? Ho personalmente assistito a motivatissime scelte di cambiamento di docente di sostegno, attuate dal mio Dirigente Scolastico, per garantire un servizio migliore di quello che si avrebbe avuto con quello stesso docente.

Un genitore di un alunno con disabilità sarebbe soddisfatto nel sapere che il proprio figlio riceve un'assistenza imposta per legge da parte di un docente che potrebbe non averlo scelto? Capisco bene che di fronte a una situazione di disabilità si cerchino tutele e si pensi che la stabilità sia necessaria; data la mia esperienza, però, ritengo sia auspicabile che essa venga inserita all'interno di un contesto di motivazione di team e mai una legge potrà raggiungere questo risultato imponendolo.

Qual è, allora, la risposta migliore? Chi scrive crede che anche nel mondo del sostegno la ricerca debba essere orientata a un'efficienza del servizio basata sulla flessibilità, sulla ricerca della motivazione, della sostenibilità, della collaborazione tra docenti, tutti risultati che si possono ottenere ad esempio pensando alla "cattedra mista" (o dei cosiddetti "insegnanti bis-abili", rispetto ai quali ho avuto già modo di soffermarmi ampiamente a suo tempo su queste stesse pagine) e implementando in più situazioni e in diversi ordini di scuola la sperimentazione del professor Dario Ianes nel Trentino [una sperimentazione basata sull'affiancamento ai docenti curricolari dell'80% degli attuali docenti per il sostegno, prevedendo che il restante 20% formi dei gruppi superspecializzati, itineranti per le diverse scuole, N.d.R.].

Speriamo che "La Buona Scuola" legga e rifletta su queste considerazioni.

Giulia Giani,

Docente di sostegno.

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SuperAbile.it del 13-10-2014

L'evoluzione dell'insegnante di sostegno, Dario Ianes: "Più normalità e più competenza tecnica"

ROMA. E' entrata nel secondo anno, in Trentino, la sperimentazione di un nuovo modo di fare sostegno scolastico. Sostenuta dall'Iprase, l'Istituto provinciale per la ricerca e la sperimentazione educativa della Provincia autonoma di Trento, l'ipotesi da cui la sperimentazione prende le mosse è quella di un'evoluzione dell'insegnante di sostegno, che non prevede tagli di organici e che punta tutto su una didattica inclusiva. Ne parliamo con il professor Dario Ianes, docente di Pedagogia e didattica speciale all'università di Bolzano e fondatore delle Edizioni Centro Studi Erickson di Trento per le quali ha di recente pubblicato "L'evoluzione dell'insegnante di sostegno. Verso una didattica inclusiva". Nel volume Ianes propone - e la proposta sta suscitando un vivace dibattito - di superare la figura professionale "speciale" dell'insegnante di sostegno così come la conosciamo oggi.

"La nostra ipotesi prevede circa 25mila specialisti che girano per le scuole italiane a far da supporto e, lavorando insieme agli insegnanti curriculari e a quelli di sostegno già assegnati, al contempo formano". Perché "la formazione si fa facendo cose insieme". Escluso ogni approccio cattedratico: questi esperti sono "peer tutor". Ognuno tiene sotto controllo dalle 10 alle 15 classi e, aspetto non di poco conto, lo fa con continuità: "Non stiamo parlando di presenze spot: lo specialista entra appieno dentro alle dinamiche della classe - a partire dal cambiare la disposizione dei banchi e semplificare il materiale - e resta, con la sua equipe, punto di riferimento costante". Uno dei problemi riportati dagli insegnanti curriculari è, infatti, come riferisce Ianes, che sono soli e che, se sorgono dei dubbi, non sanno a chi rivolgersi.

Cosa sta succedendo a Trento da oltre un anno? "Una commissione ad hoc ha selezionato due esperti tutor: distaccati dal loro incarico, svolgono formazione a un'ottantina di insegnanti - auto selezionati - di 17 classi di scuola primaria e media ognuna con almeno un caso di disabilità al proprio interno". Il tutto dopo una "summer school" e con la supervisione dello stesso Dario Ianes insieme alla collega dell'università di Trento Paola Venuti. E' appena cominciato il secondo anno di sperimentazione, alla fine del quale si farà una "misurazione comparativa" rispetto ad altre 17 "classi di controllo" di altre scuole. Cosa si andrà a misurare? "I risultati di apprendimento di tutti gli alunni, il clima sociale in classe, le abilità di studio, le competenze meta-cognitive, e poi si sonderà anche la percezione delle famiglie attraverso questionari". Se i risultati saranno positivi, "si aprono delle prospettive - dice Ianes - e si comprenderà meglio che può esserci forse un modo nuovo di usare il sostegno, con più normalità e più competenza tecnica".

Di "sostegno evoluto" si parla dal 2011, quando il professor Ianes sollevò la questione nell'ambito della pubblicazione di uno studio della Fondazione Agnelli. Nel recente libro edito da Erickson, Ianes riporta "due conti" e "sì, si spenderebbe di più, ma è un investimento. Non è a costo zero perché il patrimonio di ore di sostegno di cui c'è bisogno in ogni classe resto lo stesso": insomma i tutor-specialisti non vanno a sostituire i docenti di sostegno, ma costruiscono insieme a loro e insieme ai docenti curriculari un modo di fare il sostegno da cui è bandita la pratica della "delega", che troppo spesso "entra e inquina il sistema".

Attualmente con quale bagaglio formativo entra in classe l'insegnante di sostegno?

Fino a qualche tempo fa doveva seguire 400 ore di formazione, di cui 100 di tirocinio, all'interno della facoltà di Scienze della formazione, prima ancora c'erano corsi biennali più impegnativi. Ora il ministero ha indetto la seconda edizione di un percorso di 1500 ore, pari a un anno accademico, di cui io e alcuni colleghi abbiamo scritto le linee: i primi insegnanti così formati usciranno a marzo-aprile 2015. Avrebbero molto senso anche dei master su competenze specifiche.

Fand e Fish avevano messo a disposizione 120 esperti che, solo chiedendo il rimborso delle spese di viaggio, avrebbero fatto formazione sui territori . Iniziativa che il governo ha rigettato per scegliere invece l'indizione di gare d'appalto regionali tra le società accreditate per la formazione (con 450 mila euro ripartiti tra gli Uffici scolastici regionali, circa 22 mila euro a regione.). Come giudica l'una e l'altra scelta?

Apprezzo lo sforzo, da anni Fish e Fand dicono che vanno formati i docenti curriculari per evitare la delega ed è proprio questo il nodo cruciale, quindi è un'ottima cosa perché quella formazione va fatta. Come? La formazione vera deve cambiare le prassi. E' difficile, con quelle scarse risorse del governo, riuscire a farlo davvero. Più che il singolo insegnante, è il consiglio di classe a doversi far carico dell'integrazione. Credo anche che la formazione dei curriculari debba essere inserita in un discorso di carriera: devi premiarmi fortemente se io mi formo.

Di fronte alla carenza di sostegno, o all'inadeguatezza di alcuni plessi ad accogliere i figli con disabilità, alcuni genitori scelgono l'insegnamento parentale, richiedendo il sostegno a casa. Cosa ne pensa? Una sconfitta per tutti?

Occorre valutare caso per caso e distinguere le disabilità più gravi, per alcune delle quali per esempio occorre la scuola in ospedale. In generale, la tendenza a rinchiudersi delle famiglie impoverisce le famiglie e la scuola: sì, è una sconfitta, si apre una grossa crepa. E' chiaro che è una scelta non facile, un ripiegamento doloroso. C'è un altro aspetto problematico di questo insegnamento parentale, e cioè che i genitori fanno scuola: è discutibile dal punto di vista della socialità, dei meccanismi di formazione della persona alla vita istituzionale e democratica, a scuola lotto, negozio con l'insegnante e con i compagni. E non dimentichiamo che la scuola ha anche la funzione di aprire spazi di vita per il genitore.

(ep)

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Giornale UICI del 01-10-2014

Tiflopedia: La prima "enciclopedia" multimediale delle scienze tiflologiche

di Gianluca Rapisarda

Venerdì 26 Settembre 2014, in occasione del primo incontro congiunto tra il nuovo c.d.a della Federazione Nazionale delle Istituzioni pro Ciechi e la Direzione Nazionale della nostra U.I.C.I, presso la Sala meeting del Centro Studi Le Torri "Giuseppe Fucà di Tirrenia, è stata presentata la prima "enciclopedia" multimediale delle scienze tiflologiche, curata dalla Federazione e denominata simbolicamente "Tiflopedia.

Si tratta di un progetto ambizioso e lungimirante, voluto fortemente dal Dott. Mario Barbuto, Presidente Nazionale dell'U.I.C.I e dal Cav. Rodolfo Masto, Presidente della Federazione Nazionale delle Istituzioni pro ciechi.

Tiflopedia - ha spiegato durante la riunione il Prof. Gianluca Rapisarda, Consigliere Nazionale della Federazione e responsabile del progetto, è il "futuro" della tiflologia, ma più in generale di tutto ciò che gravita nell'universo della minorazione visiva, come confermato dalla stessa scelta non casuale del suo nome, derivante dall'abbinamento dell'aggettivo Tiflo (dal greco Tiflos = cieco) e dal suffisso pedia (dal greco paideia = formazione, ricerca). Il Prof. Rapisarda ha continuato, ricordando ai presenti che oggi oltre il 30% delle informazioni vengono acquisite e reperite sul web. Infatti, poiché tale inarrestabile trand sta riguardando ormai anche la Tiflologia, per evitare confusione e mettere un po' d'ordine in quella galassia sconfinata di notizie che è diventata Internet, la Federazione Nazionale delle Istituzioni pro Ciechi, su intuizione geniale del Presidente Nazionale U.I.C.I, Dott. Barbuto, (che è pure Consigliere Nazionale della Federazione) e del Presidente Cav. Masto, s'è appunto inventata, sul modello di Wikipedia, Tiflopedia!

Abbiamo la convinzione - ha proseguito Rapisarda - che Tiflopedia, dopo una giusta e doverosa fase di rodaggio e con le opportune risorse finanziarie che stiamo già cercando a livello europeo grazie al contributo fattivo del nostro Vice Presidente Hubert Perfler, potrà senz'altro rappresentare la più adeguata e moderna risposta multimediale a tale consolidato stato di cose.

Grazie all'impegno costante ed all'inesauribile abnegazione del tiflologo della Federazione, Prof. Giancarlo Abba e del suo tifloinformatico, Dott. Lucio Zito, oggi Tiflopedia è un sito certificato, pienamente accessibile a tutte le tecnologie assistive e già raggiungibile agli indirizzi web tiflopedia.org, tiflopedia.it, tiflopedia.eu. Ma soprattutto essa costituisce un vero e proprio deposito on line in continua espansione di informazioni, immagini, notizie e filmati sulle più disparate tematiche tiflologiche.

Questa "enciclopedia" multimediale, che è unica nel suo genere in Italia e forse in Europa, che a breve potrà essere scaricabile come app pure su smartphone e tablet, ha lo scopo di mantenere vivo ed approfondire il dibattito sulla Tiflodidattica, sulla Tiflopedagogia, sulla Tifloinformatica, con una particolare attenzione anche sul tema della pluridisabilità.

Nel solco della sua tradizionale e quasi secolare attività al servizio del processo educativo e d'integrazione scolastica dei minorati della vista, la Federazione Nazionale delle Istituzioni pro ciechi, tramite Tiflopedia, vuole garantire un valido e prezioso aiuto e supporto sul web per i genitori, gli educatori e tutti gli operatori socio sanitari che a vario titolo intervengono nel percorso di vita dei disabili visivi, senza tuttavia voler trascurare gli interventi di laboratorio e di consulenza che vanno invece necessariamente condotti direttamente nel contesto di vita, di studio e delle relazioni familiari e sociali di chi non vede.

Attualmente Tiflopedia si presenta come una piattaforma informatica costituita da quattro "macroaree", dedicate rispettivamente :

- Alle Istituzioni della Federazione Nazionale pro Ciechi, alla loro storia ed ai loro servizi.

- Ai materiali per l'operatività (materiale tiflodidattico, materiale tiflotecnico e tifloinformatico per la mobilità e l'orientamento e per l'autonomia).

- Ai principali articoli di Tiflodidattica.

- Ad un archivio multimediale, chiamato "Tiflovision", comprensivo di video, fotografie e filmati "tiflologici e non, richiesti alle Istituzioni federate, ma aperto ovviamente anche al contributo di tutte le Sedi Regionali e delle Sezioni Provinciali dell'U.I.C.I.

A tal proposito, tutte le nostre Istituzioni e Sezioni interessate a "far parte" di Tiflopedia, sono pregate di voler contattare cortesemente il Presidente Nazionale dell'U.I.C.I, Dott. Mario Barbuto, od il Presidente della Federazione, Cav. Rodolfo Masto od in subordine lo scrivente.

A questo punto, non mi resta che augurarvi buona consultazione di Tiflopedia!

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Giornale UICI del 03-10-2014

Dall'U.I.C.I. Piemonte - Alessandria: "Una città per tutti?", un documentario per riflettere sulla mobilità autonoma

Informiamo che sul nostro canale YouTube http://www.youtube.com/uicpiemonte abbiamo condiviso il reportage "Una città per tutti?", trasmesso dall'emittente televisiva piemontese GRP, realizzato allo scopo di sensibilizzare e far riflettere sulle difficoltà che quotidianamente rendono complicata la mobilità autonoma di una persona con disabilità visiva. Il documentario è ambientato nella città di Alessandria, con la collaborazione della locale sezione dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti e, in particolare, del Presidente Paolo Bolzani.

Collegamento alla news sul nostro sito web:

http://www.uicpiemonte.it/news/reportage-una-citta-per-tutti

Link diretto al video:

http://goo.gl/ZLjmAh

Post sulla nostra pagina Facebook

http://goo.gl/OFw6G3

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Giornale UICI del 20-10-2014

Un modello che "porta la formazione" là dove c'è il bisogno: tiflowebhelp

di Luciano Paschetta

Era marzo quando ho letto in lista uno scambio di idee, tra Antonio e Silvana, nel quale questi nostri due amici esperti tiflologi, si chiedevano se non fosse giunto il tempo di valutare la possibilità di utilizzare le potenzialità della comunicazione a distanza, per far arrivare, là dove c'era il bisogno, le informazioni necessarie per una corretta impostazione del lavoro didattico nell'educazione /istruzione di un ragazzo con disabilità visiva. "Intrigato" dalla cosa, ho contattato Silvana e Antonio e li ho invitati ad un confronto in audio conferenza ed in quella occasione abbiamo convenuto che la formazione a distanza, possibile tramite telefono, audio conferenza o skype poteva essere un importante strumento per fornire supporto psicopedagogico e didattico specifico ai docenti di quelle scuole che, lontane dai grossi centri , denunciavano notevoli difficoltà nella formazione dei loro docenti per una corretta impostazione del lavoro didattico per l'inclusione scolastica dei loro alunni con disabilità visiva.

Dalla rielaborazione in termini progettuali delle proposte emerse in quell'incontro, tenendo conto delle modeste attrezzature telematiche delle scuole, è nato "TIFLOWEBHELP": un modello per la consulenza tiflopedagogica e tiflodidattica a distanza in "tempo reale": al dirigente scolastico ed al singolo docente via telefono, ai consigli di classe e ai dipartimenti disciplinari o altri gruppi di docenti utilizzando una "sala virtuale" accessibile con il telefono, fino ad arrivare ad intervento audio/video a distanza per una consulenza "in" diretta durante una lezione presenti l'allievo, il docente per il sostegno e/o l'insegnante titolare della classe, utilizzando skype.

Presentato al MIUR, per una sua sperimentazione su 30 scuole di tutti gli ordini di tre regioni diverse ubicate in zone lontane dai capoluoghi di provincia, è stato finanziato e sarà avviato i primi di dicembre: ai dirigenti scolastici , ai docenti ed al personale ATA delle 30 scuole scelte tra i paesi di montagna del cuneese, dei monti della Barbagia e della Basilicata che hanno tra i loro alunni ragazzi con disabilità visiva, verranno offerti , tra dicembre e giugno, un corso in FADi sulle principali tematiche tiflopedagogiche e tiflodidattiche e, per ogni loro alunno con disabilità visiva, 15 ore di consulenza di esperti tiflologi.

In questo modo l'I.Ri.Fo.R., istituto di ricerca e formazione riconosciuto dal MIUR, quale ente di riferimento per la formazione del personale della scuola sulle tematiche relative all'inclusione dei disabili visivi, vuole sperimentare questo modello, finalizzato, non certo a sostituire le abituali iniziative di formazione e consulenza, bensì a dare un contributo per facilitare la preparazione di quei docenti che per problemi logistici hanno difficoltà a raggiungere i "luoghi" della formazione e, a loro volta, sono raggiungibili con difficoltà da consulenti esperti. Così, riprendendo il detto "se Maometto non va alla montagna, la montagna va da Maometto", se il docente non può "andare alla formazione", "..con TIFLOWEBHELP la formazione va dal docente.

Ulteriore vantaggio di questo modello è dato dal fatto che la formazione e la consulenza possono essere fruite nel momento in cui se ne presenta la necessità ed, inoltre, l'I.Ri.Fo.R. avendo avuto la disponibilità a collaborare al progetto dei migliori tiflologi, presenti sull'intero territorio nazionale, garantisce interventi di qualità.

Il previsto monitoraggio in itinere e la valutazione finale verificheranno poi, sia l'efficacia che l'efficienza del modello nel suo insieme, e consentiranno all'istituto di via del Tritone "di tarare" la quantità e la congruità dei tempi degli interventi.

Luciano Paschetta

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Giornale UICI del 20-10-2014

Anziani: Gli anziani con disabilità visiva e l'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti

di Cesare Barca

Premessa

L'aspettativa di vita italiana è particolarmente alta. L'Italia è un popolo longevo ed è il terzo paese dopo la Svizzera e Singapore con 82/83 anni di aspettativa di vita per gli uomini e 85 per le donne.

Sulla Terra complessivamente si vive oggi circa 6 anni in più rispetto al 1990.

I nonni italiani sono circa 11 milioni: 7 milioni hanno più di 65 anni e il 50% degli anziani è composto da persone attive che trasferiscono alle loro famiglie circa 82 milioni di euro coprendo in tal modo quasi il 20% del fabbisogno familiare. Questa situazione di notevole longevità, certamente utile da un punto di vista complessivo conduce, purtroppo, all'aumento generalizzato delle persone anziane affette da disabilità e, in particolare da disabilità visiva.

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Da molto tempo l'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti sta operando con efficacia a favore dei disabili visivi anziani, considerando con vivo interesse la differenza sostanziale esistente fra gli anziani divenuti ciechi o ipovedenti in età avanzata e coloro che hanno acquisito la disabilità in tenera età.

Già nel 1970 l'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti costituì un piano d'azione verso la formazione di Commissioni Nazionali, l'attivazione del volontariato attraverso l'Unione Nazionale del Volontariato pro ciechi (UNIVOC), la "Carta dei Servizi" in cui venne indicata l'attività utile e necessaria per valorizzare l'esperienza della persona anziana sia all'interno delle situazioni della vita comunitaria,che nella quotidianità. Nel 1991 venne formulata la prima scheda operativa sulle problematiche degli anziani approvata dalla Commissione Nazionale Anziani in un apposito Seminario. Tale scheda intendeva offrire ed offre tuttora l'apertura di nuovi orizzonti per il futuro degli anziani con contributi di carattere funzionale. La problematica dei ciechi anziani si arricchisce ogni giorno di nuove riflessioni e nuove osservazioni in un'ottica di costante autocritica perché, comunque sia, rimane sempre un problema emergente e deve essere affrontato con leale spirito di servizio rispettando prioritariamente la dignità della persona.

Il documento è di grande interesse in quanto offre un preciso orientamento per la formazione degli operatori sociali in genere e di quelli che, in particolare, si dedicano alle problematiche degli anziani all'interno della nostra associazione. Tale scheda, infatti, precisa le modalità necessarie per lo svolgimento del compito di assistenza e di tutela nelle differenti realtà socio sanitarie riferite alle persone anziane con disabilità visiva.

Va inoltre menzionata l'attività svolta dal servizio civile volontario per promuovere un'azione quotidiana di supporto agli anziani che vivono in solitudine favorendone l'integrazione e l'emancipazione all'interno della comunità.

Di notevole utilità ancora è stato ed è tuttora il "Libro Parlato", il "Centro di Ricerca Scientifica ed Informatica" e l'Irifor, nonché la promozione di seminari provinciali , regionali e nazionali sulle tematiche prioritarie delle persone anziane con disabilità visiva. Il primo seminario ebbe luogo nel 2001 ed altri ne seguirono a livello regionale e provinciale focalizzando le priorità derivanti dalla disabilità visiva, nonché facendo emergere tematiche connesse con la situazione di vita della popolazione anziana assistita dalla nostra Associazione, quali: la sessualità, l'autonomia, le modalità legislative e pratiche per l'acquisizione di un inserimento personale sempre più avanzato e qualificante.

Il nostro intento è stato ed è tuttora rivolto a favorire agli anziani ciechi e ipovedenti una longevità attiva e soprattutto inserita all'interno dell'attuale contesto sociale. Per questo il nostro impegno è rivolto alla promozione di soggiorni intergenerazionali nel nostro Centro Studi e Vacanze "Giuseppe Fucà" da molti anni attivo a Tirrenia, in Toscana, sul mar ligure. Tali soggiorni consentono il reciproco confronto tra generazioni diverse che pertanto condividono in modo differente le medesime difficoltà. Un particolare impegno viene svolto ancora per l'insegnamento informatico e l'utilizzo delle nuove tecnologie, attraverso l'apprendimento di base per l'uso del computer, per il disbrigo della posta elettronica, la composizione di testi e la conseguente possibilità di partecipazione a liste di discussione, all'uso di Skype, ecc.

Inoltre di notevole utilità si sta rivelando l'utilizzo di sale virtuali telefoniche che consentono e favoriscono la discussione su numerose tematiche e combattono efficacemente l'isolamento e la solitudine, le piaghe peggiori per la persona anziana con disabilità visiva.

Va menzionato infine l'impegno che stiamo ponendo nel diffondere la conoscenza reale della situazione concreta del disabile visivo in genere e dell'anziano in particolare all'interno delle strutture ospedaliere e nell'ambito della vita urbana per facilitare l'utilizzo dei servizi statali e comunali già in essere.

Siamo certamente ancora lontani dalla realizzazione di una autosufficienza generalizzata e soddisfacente per tutti i nostri anziani ciechi e ipovedenti che rappresentano, in questo momento, il 70% degli iscritti alla nostra associazione. La strada che abbiamo intrapreso è ancora irta di particolari difficoltà anche se la normativa statale che siamo riusciti a promuovere, qualora fosse integralmente applicata, sarebbe più che adeguata. Sappiamo bensì che la battaglia per l'affrancamento socio culturale che richiede la disabilità visiva ci costringe a seguire un percorso in salita, un percorso che non ci stancheremo di continuare conformemente a quanto già previsto e ampliamente discusso in seno all'European Blind Union ed ora chiarito e sostenuto dalla recente conferenza Visal di Bratislava.

La realizzazione di incontri intergenerazionali vuole seguire tra l'altro le indicazioni della promozione internazionale che intende favorire il confronto tra giovani e anziani e già nel passato ha partecipato attivamente ad un seminario dal titolo "Vedere il futuro" sottolineando l'utilità di una costruttiva partecipazione alle attività politiche sociali. In tal senso abbiamo svolto numerosi incontri in trasmissioni web-radio ponendo attenzione allo sviluppo e al confronto delle attività intergenerazionali: incontri online su servizi per gli anziani o "gli anziani e le loro esigenze" in trasmissioni "Parla con l'Unione".

Perciò la scheda operativa sulle problematiche degli anziani già citata intende aprire orizzonti per il futuro utilizzando contributi e confronti intergenerazionali organici e costruttivi.

Un'altra attività integrativa è rappresentata dai tornei intergenerazionali di showdown che si stanno sviluppando sempre più allo scopo di favorire ed incentivare la pratica sportiva dei non vedenti e degli ipovedenti, e per migliorarne il benessere psico-fisico, continuando la lotta per l'abbattimento delle barriere culturali, creando nuove occasioni di aggregazione e socializzazione.

L'attività complessiva che viene svolta dall'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti in Italia trova spesso eco nel nostro Giornale online e sugli organi di stampa, sviluppando in tal modo il concetto irrinunciabile di una proficua inclusione sociale.

Il cammino è ancora lungo, ma non ci stancheremo mai di promuovere il nostro affrancamento sociale e diffondere una conoscenza reale dei nostri limiti, ma anche delle nostre possibilità. Tutto questo lavoro continua pertanto in Italia con l'impegno della Commissiona Nazionale Anziani e delle numerose commissioni provinciali e regionali dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedentiper consentirci di essere a pieno titolo "comunità in cammino".

Crediamo nel progresso culturale complessivo e confidiamo in un futuro migliore.

Cesare barca

Commissione nazionale Anziani responsabile per il triveneto.

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Quotidiano Sanità.it del 29-10-2014

Maculopatie. Campagna itinerante "Non perdiamoci la vista"

L'iniziativa promossa da IAPB Italia onlus toccherà le piazze di diverse città italiane. Si potranno effettuare controlli oculistici gratuiti e ricevere materiali informativi sulle patologie a carico dell'occhio come la Degenerazione Maculare Legata all'Età, malattia che compromette la vista e colpisce prevalentemente dopo i 55 anni.

Informazione, azioni di screenig per una diagnosi precoce e un rapido accesso alle terapie, e riabilitazione visiva. Sono queste le armi per evitare la cecità. Una lotta nella quale la prevenzione, in particolare per alcune patologie, gioca un ruolo fondamentale. Si stima che ogni anno siano 25mila i pazienti con sintomi di Degenerazione Maculare legata all'età, malattia invalidante che impatta pesantemente sulla vita della persone: infatti, colpendo il centro della retina determina una grave compromissione della visione centrale, indispensabile per tutte quelle attività quotidiane come leggere, guidare, controllare l'ora, riconoscere un volto. Il riconoscimento precoce dei campanelli d'allarme è quindi determinante arrestare la progressione della malattia nelle forme più gravi.

Per questo partirà il 3 novembre la Campagna "Non perdiamoci la vista" promossa dalla IAPB Italia onlus, Agenzia Internazionale per la prevenzione della cecità, in collaborazione con Novartis. A bordo delle Unità mobili oftalmiche (Umo) i cittadini potranno ricevere informazioni sulle maculopatie e, in particolare, sulla Degenerazione Maculare Legata all'Età, malattia che compromette la vista e colpisce prevalentemente dopo i 55 anni. Non solo, potranno effettuare un controllo oculistico gratuito per accertare il rischio di insorgenza della patologia.

"Per IAPB Italia onlus sono tre le priorità oggi nella lotta alla cecità evitabile - ha detto Giuseppe Castronovo, Presidente della Sezione italiana dell'Agenzia Internazionale per la Prevenzione della Cecità - prevenzione primaria, ovvero informazione e sensibilizzazione, prevenzione secondaria, cioè screening, diagnosi precoce e rapido accesso alle terapie, e prevenzione terziaria, ovvero riabilitazione visiva. La Campagna "Non perdiamoci la vista" si inserisce nell'ambito di questo nostro impegno e nasce proprio con l'obiettivo di aumentare la conoscenza della popolazione rispetto alle maculopatie, sensibilizzare sull'importanza di riconoscerle precocemente attraverso dei periodici controlli e trattarle tempestivamente, nonché fornire informazioni sulla riabilitazione visiva, che oggi è in grado di offrire alle persone ipovedenti un significativo recupero della qualità di vita".

"La degenerazione maculare colpisce la zona centrale della retina, la macula, responsabile della visione distinta - ha spiegato Teresio Avitabile, Direttore Clinica Oculistica, AoU Policlinico Vittorio Emanuele di Catania - insorge soprattutto dopo i 55 anni, con un'incidenza che cresce con l'avanzare dell'età e che, per il progressivo invecchiamento della popolazione, è destinata ad aumentare. Intervenire oggi è quindi fondamentale per poter salvare dall'ipovisione molte persone nel prossimo futuro".

Intercettare il disturbo nelle sue fasi iniziali è la chiave per poter contrastare efficacemente il progredire della malattia. "La forma neovascolare o umida, la più aggressiva, ha un'insorgenza molto rapida e in poche settimane può portare a una grave compromissione della capacità visiva - ha aggiunto Giovanni Staurenghi, Direttore della Clinica oculistica dell'Università Milano Ospedale Luigi Sacco e Presidente della Società Italiana della Retina - solo un intervento terapeutico tempestivo può arrestare la perdita della vista e per questo è fondamentale che cittadini e medici di medicina generale agiscano subito ai primi campanelli d'allarme: immagini o parti di immagini distorte o ondulate e aree sfocate al centro del campo visivo, che con l'avanzare della patologia diventano vere e proprie macchie scure. Anche in assenza di sintomi, l'appello è comunque quello di sottoporsi a visite oculistiche mirate, da effettuare con regolarità dopo i 55 anni".

I primi sintomi. Le primissime avvisaglie della degenerazione maculare possono manifestarsi con piccole lesioni, dette "drusen". Una prima diagnosi per accertarne la presenza può essere eseguita attraverso un semplice esame del fondo oculare, ma per definire con maggiore precisione il tipo di maculopatia di cui il soggetto soffre sono necessari esami diagnostici più mirati, come la Tomografia Ottica a Radiazione Coerente (OCT).

"Nell'ambito della Campagna 'Non perdiamoci la vista', le persone over 55 potranno richiedere, previa disponibilità, di essere sottoposte ad un controllo oftalmologico gratuito a bordo dell'Umo, che verrà eseguito attraverso l'impiego di un OCT e di un retinografo - ha precisato Edoardo Midena, Direttore clinica oculistica, AOU di Padova - al termine del controllo, il paziente riceverà un riscontro che riporterà la presenza o assenza di degenerazione maculare e un'indicazione del livello di progressione del disturbo".

Ma le nuove frontiere della ricerca in ambito oftalmico stanno configurando nuove prospettive terapeutiche per le patologie della vista che oggi risultano ancora senza una cura: "Se fino a qualche anno fa non esisteva alcuna terapia per arrestare la degenerazione maculare - ha concluso Monica Varano, Direttore scientifico dell'Irccs Fondazione Bietti -, oggi l'oftalmologo ha invece a disposizione dei trattamenti farmacologici innovativi che possono rallentare efficacemente il progredire della malattia e garantire una migliore qualità di vita ai pazienti".

La Campagna "Non perdiamoci la vista" sarà presente nelle piazze e nei quartieri delle principali città italiane. Le prime Regioni interessate, a partire dal 3 novembre 2014, saranno Lombardia, Lazio e Sicilia. L'iniziativa proseguirà quindi nel corso del 2015, toccando altre città in tutta la penisola.

Tutte le informazioni sulle tappe e sulla Campagna saranno disponibili sui siti www.iapb.it e www.nonperdiamocilavista.it e tramite il numero verde 800 04 80 80.

L'iniziativa ha ottenuto il patrocinio di Euretina (European Society of Retina Specialists), della Sir, Sou, Soi, Simg, Fimmg e FederAnziani ed è realizzata in collaborazione con Novartis.

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Giornale UICI del 13-10-2014

Mario Barbuto: «Investire di più sulla prevenzione delle patologie oculari»

di Pierfrancesco Greco

Il nuovo Presidente Nazionale dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti fa il punto in ordine a una tematica complessa e rilevantissima, richiamando, al riguardo, le istituzioni ad un maggiore impegno e focalizzando l'attenzione su giovani e guida sicura, a cui è dedicato, quest'anno, in Italia, la Giornata Mondiale della vista, che si celebra oggi.

Mario Barbuto: «Investire di più sulla prevenzione delle patologie oculari»

da Roma

Una luce nel buio: questo rappresenta per milioni di persone l'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, l'associazione fondata da Aurelio Nicolodi, con lo scopo di promuovere l'integrazione dei non vedenti nella società, perseguendo l'unità della categoria e la prevenzione della cecità. «Più che uno scopo, una missione - afferma in proposito la dottoressa Annamaria Palummo, Presidente per la Calabria e Consigliere Nazionale dell'UICI, - che l'associazione persegue quotidianamente, attraverso le sedi regionali e provinciali, nonostante le difficoltà determinate da scelte politiche che, tagliando i finanziamenti al sociale, stanno complicando non poco la nostra attività di sostegno e vicinanza alle nostre sorelle e ai nostri fratelli ciechi». Una missione difficile, dunque, portata avanti con tenacia da quest'Associazione e dal suo nuovo Presidente Nazionale, il dottor Mario Barbuto, il quale, in occasione della Giornata Mondiale della vista, che si celebra oggi, fa il punto in ordine a una tematica complessa e rilevantissima, quale la prevenzione delle patologie oculari, focalizzando l'attenzione su giovani e guida sicura, a cui è dedicato, quest'anno, in Italia, questo 9 ottobre. «L'Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti - spiega, in proposito, il presidente Barbuto - ha fatto della prevenzione visiva una delle sue priorità, lavorando in sintonia con la IAPB, l'Agenzia Internazionale per la Prevenzione della Cecità, il cui Consiglio conta una nutrita rappresentanza dell'Unione, la quale si sente, perciò, impegnata a favorirne le attività e le azioni di prevenzione: basti pensare ai gabinetti oculistici mobili, che presidiano le nostre province con personale costituito da elementi delle nostre sezioni e medici oculisti dell'Agenzia, o all'impegno profuso dall'Unione per il varo della legge 284/97, che demanda alle Regioni programmi di prevenzione tramite finanziamento ministeriale». Un impegno continuo, al cospetto di una situazione nazionale che, in termini di dati relativi all'incidenza della cecità, «non è di semplice ricostruzione», afferma Barbuto, «con oltre 137 mila unità registrate e riconosciute, senza contare le migliaia di persone non iscritte». In tale contesto, ai fini di una concreta opera di prevenzione primaria e secondaria, «è fondamentale un'efficace informazione - asserisce il Presidente Nazionale -, unitamente a campagne di prevenzione organizzate per grandi aree geografiche, socioeconomiche o anagrafiche. Azioni, queste, da promuovere sul territorio, con un'adeguata pubblicizzazione, in modo da sensibilizzare le persone ad avvicinarsi al tema e a sottoporsi a regolari controlli. Al riguardo, un'indagine svolta a Bologna qualche anno fa sui ragazzi della scuola elementare, ha rivelato che oltre il 17% mostrava problemi visivi, a volte, anche gravi. Tali problemi, colti sul nascere, possono essere corretti, con soddisfazione per le persone interessate e risparmio per il servizio sanitario nazionale. Noi siamo attivi in questo senso, ma occorre fare di più». Già, fare di più, questa la strada che indica Barbuto, dalle cui parole emerge la volontà d'affrontare realmente le problematiche concernenti la dimensione della cura e prevenzione della disabilità visiva. Una volontà che si palesa anche inerentemente a una questione cruciale, quale la guida sicura: «occorre incoraggiare il senso di responsabilità del cittadino e dell'automobilista attraverso corrette campagne informative, ma anche tramite la diffusione di strumenti di autotest». Infine, una riflessione sui giovani, sulla loro sicurezza, sul loro futuro, insomma su quelle tematiche che dovrebbero essere elementi catalizzanti l'impegno dei vari attori sociali e in merito alle quali, invece, sospira Barbuto, «temo s'investa pochissimo. Progettare il futuro e tutelare il benessere delle giovani generazioni sono obiettivi che non fanno parte integrante del nostro quotidiano e, soprattutto, delle agende politiche. Nel caso di giovani non vedenti o ipovedenti, poi, l'attenzione pubblica è del tutto insufficiente: poco e male s'investe su istruzione, autonomia personale e mobilità delle ragazze e dei ragazzi, che sono spesso oggetto di attenzioni perfino eccessive, non fondate su programmi scientifici di recupero e di riabilitazione. E' una lunga storia - conclude Barbuto -, che riguarda e coinvolge innanzitutto il sistema scolastico ed educativo, rispetto al quale, prima o poi, una qualche riflessione andrà pur sviluppata, con spirito critico e onestà intellettuale».

Pierfrancesco Greco

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Superando.it del 16-10-2014

Ipovisione: quando si puo', si deve ottenere di piu'

Anche alcune Associazioni di persone con disabilità visiva sono state tra le protagoniste a Milano del XV Congresso Nazionale dell'LVA (Low Vision Academy), autorevole organo scientifico istituzionale, impegnato nel campo della ricerca sulle basse visioni. Sono state infatti le stesse Associazioni a gestire in tale occasione una specifica sessione, in cui si è parlato approfonditamente di ipovisione e riabilitazione visiva, tra ricerca scientifica e aspetti medico legali

MILANO. «L'ipovisione - spiegano i responsabili dell'LVA (Low Vision Academy), autorevole organo scientifico istituzionale, impegnato nel campo della ricerca sulle basse visioni - è la branca dell'oftalmologia che si occupa dello studio diagnostico e riabilitativo dei pazienti con patologie oculari irreversibili, caratterizzate da visus insufficienti allo svolgimento delle normali attività quotidiane. Oggi, tuttavia, si hanno le idee più chiare su come affrontare queste problematiche. Infatti, non soltanto si possono utilizzare ausili che ingrandiscano le immagini, ma si può anche intervenire sulla plasticità cerebrale e retinica attraverso tecniche di fotostimolazione neurale, migliorando l'uso dell'occhio danneggiato. Inoltre, comincia a concretizzarsi la possibilità di potenziare le cellule residue e il loro funzionamento attraverso l'uso non solo di terapie antiossidanti e neurotrofiche, ma anche di terapie cellulo-mediate che possano rimpiazzare o riparare le cellule retiniche danneggiate».

Di tutto ciò si è parlato nei giorni scorsi a Milano, durante il XV Congresso Nazionale dell'LVA, intitolato Atrofie retiniche, nistagmo, cataratta congenita e ipovisione: quando si può, si deve ottenere di più, due giornate di alta rilevanza scientifica, durante le quali vi è stata anche un'interessante sessione gestita da organizzazioni di persone con disabilità visiva, quali l'ARIS (Associazione Retinopatici ed Ipovedenti Siciliani), l'APRI (Associazione Piemontese Retinopatici e Ipovedenti), RP Sardegna (Associazione Ciechi, Ipovedenti, Retinopatici Sardi), RP Liguria (Associazione per la Retinite Pigmentosa) e RP Emilia Romagna (Associazione Retinite Pigmentosa e Malattie Rare in Oftalmologia), che hanno trattato il tema dell'ipovisione e della riabilitazione visiva, approfondendo le ultime novità sulla ricerca scientifica, oltre a una serie di aspetti medico legali.

Tra le varie attività proposte a Milano, da segnalare le tavole rotonde su degenerazione maculare (Dry Amd) e facoemulsificazione, su cataratta congenita e nistagmo, oltre ai dodici corsi monotematici e alla presentazione della rivista on line «Low Vision Journal».

E ancora, la costituzione del Low Vision Guides Lines Study Group per la stesura del primo documento circa le Linee Guida da adottare in corso di riabilitazione visiva, la sottoscrizione della Low Vision Chart, per la definizione dei campi di studio e le premiazioni delle migliori ricerche sull'argomento.

Infine, la presentazione del sito ufficiale dell'LVA e del primo Registro Italiano degli Operatori della Riabilitazione Visiva, grazie al quale pazienti e operatori potranno facilitare finalmente il loro incontro.

Il convegno si è chiuso con un incontro scientifico tra il presidente dell'LVA Sergio Zaccaria Scalinci, il segretario scientifico della stessa Paolo Giuseppe Limoli e Rocco Di Lorenzo, presidente dell'ARIS e per l'occasione rappresentante delle varie Associazioni di pazienti presenti a Milano. Ciò è valso all'LVA - in occasione della Giornata Mondiale della Vista del 9 ottobre - una partnership ufficiale con l'APB (International Agency for Prevention of Blindness), quale unica Associazione Scientifica.

Il prossimo appuntamento è già stato fissato per il 2 e 3 ottobre 2015, quando il congresso nazionale sarà centrato sui danni visivi da retinopatia diabetica e sulle modalità riabilitative atte a superarli. Fin d'ora sono stati invitati oculisti, ortottisti e assistenti di oftalmologia, ottici, ingegneri della visione, architetti della luce, aziende e naturalmente tutte le Associazioni delle persone con disabilità visiva. (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: segreteriaarispalermo@gmail.com.

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Il Corriere della Sera del 01-10-2014

Arriva l'occhio bionico: «Un clic e ho ricominciato a vedere»

Nel mondo ci sono 285 milioni di persone con handicap visivi, i ciechi sono 39 milioni. Fran Fulton era una di loro. La retinite pigmentosa aveva spento pian piano il suo sguardo, fino a lasciarla al buio dieci anni fa. Da qualche settimana però questa sessantaseienne americana ha ricominciato a vedere grazie a un occhio bionico. Lo stesso miracolo si è avverato per un'altra ottantina di persone, operate negli ultimi 3 anni fra Europa e Stati Uniti. La novità è che questi pazienti hanno iniziato a raccontare le loro emozioni, mentre i ricercatori esplorano nuove strade per curare la cecità.

Come funziona Argus II:

«Quando mi hanno acceso, per così dire, sono rimasta senza fiato. Ho dovuto mettermi una mano sul petto, pensavo scoppiasse», ha raccontato Fran alla Bbc. L'operazione per impiantare il sistema, che si chiama Argus II ed è realizzato dalla società californiana Second Sight, è semplice. Qualche ora in sala operatoria per inserire gli elettrodi in corrispondenza della retina compromessa, poi a casa in giornata. Dopo una settimana l'occhio bionico viene attivato e il paziente impara a usarlo. Deve indossare un paio di occhiali, su cui è montata una videocamera simile a quella dei nostri smartphone. L'immagine viene trasmessa a un computer tascabile, che può essere tarato dal paziente per luminosità e contrasto. I segnali vengono inviati wireless al ricevitore e quindi a un chip che stimola la parte ancora sana della retina. Il risultato è un'immagine in bianco e nero a bassa risoluzione, l'equivalente di 60 pixel, e il cervello deve abituarsi a interpretarla con la riabilitazione visiva. Non ci vuole molto, comunque, per cominciare a intravedere la forma delle cose e distinguere il chiaro dallo scuro. Fran, che lavora per difendere i diritti dei disabili, è riuscita a prendere l'ascensore dell'ufficio senza usare il bastone. Sfruttando il bagliore della maglia di un amico che la precedeva è stata in grado di uscire da sola da un ristorante. Se scorge una macchia per strada non sa dire di cosa si tratti, ma riesce a evitare l'ostacolo. Non potrà mai leggere né vedere i lineamenti delle persone, ma si immagina già a giocare con i nipoti. Loro che si nascondono nella stanza e le dicono «trovami!». Lei che li riconosce dall'altezza e indovina «sei qui!».

I racconti:

Le fa eco Roger Pontz, che la stessa malattia ha reso cieco a 40 anni di età. «So quando mio nipote corre per casa. So quando una persona mi viene di fronte. So quando mia moglie ha una maglia chiara e dei pantaloni scuri o viceversa. Sono piccole cose, ogni giorno diverse», ha raccontato l'uomo, operato nel gennaio 2014 dopo un blackout di 15 anni. Lisa Kulik usa l'occhio bionico dal 2013, dopo 30 anni di penombra. All'inizio con la protesi retinica poteva vedere solo i forti contrasti, come il bordo del marciapiede. Ora distingue la bistecca nel piatto, ma non i chicchi di riso. Nel frattempo i ricercatori hanno fatto progressi con il software dell'occhio bionico e vorrebbero impiantare il dispositivo in pazienti affetti da un'altra patologia, la degenerazione maculare legata all'invecchiamento. Non otterranno mai la visione perfetta, e il rimedio potrebbe non funzionare per sempre, ma ogni pixel in più si tradurrà in un beneficio per i pazienti, sul piano dell'indipendenza e della vita relazionale.

Le altre patologie:

Ulteriori speranze arrivano per altre tipologie di non vedenti da altri settori della ricerca, come ha riferito Nature . In passato la terapia genica ha dimostrato di poter curare le persone affette dall'amaurosi congenita di Leber come Tami Morehouse (44 anni) e Corey Haas (8 anni), rispettivamente la più vecchia e il più giovane della sperimentazione condotta nel 2009 usando anche fondi Telethon. Tami ora può vedere gli occhi di sua figlia e i colori del tramonto, mentre Corey va in bici e gioca a softball. Anche le cellule staminali embrionali potrebbero essere utili per alcune forme di perdita della vista, ricorda Nature . La prima sperimentazione dell'americana Advanced Cell Technology è partita nel 2011 e i risultati sono attesi per i prossimi mesi.

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Osservatorio Malattie Rare.it del 21-10-2014

Retinite pigmentosa: la storia di un paziente che ora riesce a tirare con l'arco

Sono 15 mila gli italiani che soffrono di retinite pigmentosa, una malattia rara, ereditaria e degenerativa che porta alla cecità. La malattia ha un decorso diverso a secondo dei casi, manifestandosi ad età diverse ma comportando effetti sempre più invalidanti sulla vita quotidiana del paziente. Oggi una speranza, più che concreta, arriva dall'occhio bionico (protesi retinica 'Argus II') prodotto dall'azienda Second Sight. Jeroen Perk, ormai cieco a causa della retinite pigmentosa, si è sottoposto nel 2013 all'intervento per l'impianto dell'occhio bionico. Oggi, come dimostra anche un video, Perk è in grado di tirare con l'arco e centrare il bersaglio e di compiere azioni che prima erano considerate impossibili e impensabili.

L'occhio bionico, o meglio la protesi retinica, è un impianto biomedicale che ha lo scopo di ripristinare parzialmente una visione utile in persone che hanno perso la vista a causa di una patologia retinica degenerativa come la retinite pigmentosa che danneggia gravemente i fotorecettori dell'occhio. Il sistema di protesi retinica fornisce una stimolazione elettrica della retina per indurre la percezione visiva in soggetti non vedenti. Il sistema si compone di una parte impiantata e di attrezzatura esterna.

E' in grado di bypassare completamente i fotorecettori danneggiati, mentre una mini-videocamera alloggiata negli occhiali del paziente cattura l'immagine. Il video viene inviato a un piccolo computer indossato dal paziente (l'unità di elaborazione video, Vpu), dove viene elaborato e trasformato in istruzioni reinviate agli occhiali attraverso un cavo. Queste istruzioni poi sono trasmesse senza fili ad un'antenna all'interno dell'impianto. I segnali vengono quindi inviati alla matrice di elettrodi, che emette piccoli impulsi elettrici. Questi impulsi stimolano le cellule rimanenti della retina, che trasmettono le informazioni visive lungo il nervo ottico fino al cervello, creando la percezione di motivi luminosi. I pazienti imparano poi a interpretarli.

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International Business Times del 13-10-2014

Torna a vedere dopo 33 anni grazie all'"occhio bionico"

Quando oltre 30 anni fa Larry Hester fu colpito dalla retinite pigmentosa si conosceva ancora poco di questa malattia genetica dell'occhio, e per questo l'uomo dovette affrontare la perdita della vista. Ma negli anni la scienza ha fatto i proverbiali "passi da gigante", ed oggi gli occhi di Larry, che adesso ha 66 anni, sono tornati a vedere la luce, grazie ad un occhio bionico.

Il dispositivo in questione si chiama Argus II Retinal Prosthesis Device: utilizzando la tecnologia wireless, un sensore impiantato nell'occhio riceve i segnali inviati da una fotocamera montata su un paio di occhiali speciali, che ricordano molto i Google Glass. Il sensore per il nuovo occhio bionico di Larry è stato inserito il 10 settembre da Paul Hahn, chirurgo oculare del Duke Eye Center della Duke University, ed è stato attivato pochi giorni fa.

Il Duke Eye Center ha contribuito in modo significativo allo sviluppo dell'Argus II, che è poi stato ulteriormente potenziato da Second Sight Medical Products, l'azienda che ne gestisce le applicazioni commerciali.

"Mi chiedo semplicemente come ho fatto ad essere così fortunato: perché proprio io? Ma se potrò usare ciò che ho imparato da questo per aiutare altre persone con la retinite pigmentosa, non sarà stato soltanto per il mio beneficio", ha spiegato il "miracolato" Larry.

Ad ogni modo, come spiegato dal dottor Hahn il dispositivo non è ancora in grado di restituire completamente una capacità visiva "normale", ma fornirà comunque un aiuto che aiuterà il paziente a distinguere una porta da un muro, o a vedere le striscie pedonali per attraversare una strada.

Nel corso di una visita di controllo effettuata nei giorni scorsi, Larry Hester ha affermato di essere riuscito a distinguere forme che credeva di aver dimenticato, come una papera che nuota in uno stagno o la Luna piena. Il paziente è entusiasta dei risultati ottenuti, e si è detto desideroso di fornire ai ricercatori tutte le informazioni possibili sulla sua esperienza per permettere un ulteriore miglioramento di questa tecnologia.

"Credo che questo rappresenti una nuova generazione della medicina nella quale, anziché limitarci al trattamento o all'osservare i pazienti che perdono la vista, o a provare a stabilizzarla, per la prima volta possiamo artificialmente ridare la vista, e credo che questo apra la porta ad una medicina che è quasi come la fantascienza", è stato il commento del dottor Hahn.

per vedere il video:

http://it.ibtimes.com/articles/71312/20141013/occhio-bionico-ridare-vista-cieco-argus-forme-luce-video.htm

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Il Corriere della Sera del 29-10-2014

L'oculista che sconfigge la degenerazione della retina

MILANO. «Dottore lei ha fatto il miracolo. Adesso ci vedo e mi hanno rinnovato anche la patente». Ugo ha 78 anni. Un occhio l'aveva perso da bambino durante la seconda guerra mondiale. Quello buono ha cominciato a fare i capricci a causa di una degenerazione maculare senile atrofica. Disperato è partito da Arco di Trento, dove abita, e ha girato mezza Italia in cerca di qualcuno che potesse aiutarlo. Ugo è uno dei 500 mila ipovedenti italiani. Per chi non lo sapesse un ipovedente è una persona che non riesce a distinguere l'amico con il quale va a pranzo: non riconosce il volto, non capisce se porta gli occhiali o ha i baffi. Se non è cieco, poco ci manca. Nel migliore dei casi non riesce più a leggere. Su segnalazione di un amico Ugo è giunto nello studio del dottor Paolo Limoli. Non un oculista dei tanti, ma un medico che ha avuto il privilegio di curare due premi Nobel (Rita Levi Montalcini e Dario Fo) e operare Mike Bongiorno. Un medico (è nato a Cuggiono e oggi ha 55 anni) che da subito, dopo la laurea, si è messo a studiare e ha messo a punto un metodo per combattere le degenerazioni atrofie dell'occhio (che sono l'85 per cento delle degenerazioni retiniche). I risultati sono a dir poco stupefacenti: 200 persone già operate (l'intervento dura mezz'ora) e in tutti i casi si sono avuti miglioramenti funzionali, alcuni dei quali letteralmente stupefacenti. Ugo per esempio, a 6 mesi dall'intervento, è passato da 3 a 9/10. Elisa, 27 anni, che a causa di un incidente stradale aveva un'atrofia ottica dovuta al trauma cranico, si è rivolta al dottor Limoli dopo che in tutti gli ospedali le avevano detto che non c'era niente da fare. Prima cure con sostanze pro retina, neurotrofiche e stimolazioni che l'hanno portata da 1/10 a 7/10. Infine l'intervento chirurgico: oggi Elisa vede 10/10 e il campo visivo si è normalizzato. Ha raccontato la sua esperienza al congresso della Low vision academy (di cui il dottor Limoli è segretario) che si è tenuto il 3 e 4 ottobre a Milano. «Io non ho inventato niente dice molto modestamente l'oculista ma ho messo assieme tutte le conoscenze e il messaggio che voglio lanciare è un messaggio di speranza: riparare la retina prima che muoia si può». In cosa consiste la Retina regeneration tecnique del dottor Limoli? Il punto di partenza è stato la tecnica usata più di 30 anni fa dal professor Pealez di Cuba prima e dal professor Meduri di Bologna poi, che iniettavano grasso ai malati di retinite pigmentosa (che rende ciechi): l'occhio, miracolosamente, non peggiorava. Acquisita quella tecnica, il dottor Limoli l'ha modificata nel 2002. Nel 2005 la svolta: Anna Maria Bernocchi, una signora di Milano, ha gravi problemi di vista. Il dottore propone l'intervento. Sei mesi dopo c'è la normalizzazione funzionale pressoché totale. Un altro tassello alla tecnica Limoli lo dà un chirurgo plastico che, nel 2011, ha spiegato che anche loro usano grasso e cellule staminali del paziente per interventi con finalità rigenerative. Il dottor Limoli ci aggiunge del suo: un gel piastrinico (ricavato dal sangue del paziente) che produce un gran numero di fattori di crescita (analoghi a quello scoperto guarda che caso negli anni 50 dal premio Nobel Rita Levi Montalcini). Il dottor Limoli ha messo poi a punto la tecnica per inserire chirurgicamente questo cocktail sotto la retina. Oggi esiste anche la prevenzione. Per esempio test genetici mirati «oppure spiega ancora il medico un'analisi strumentale della retina (foto pseudo 3D o OCT ad alta velocità) da fare dai 60 anni in su».

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Il Corriere della Sera del 07-10-2014

"Quel laser rivoluzionario ci apre nuovi orizzonti"

Navigando in Internet ci si imbatte in uno Zoltan Nagy fotografo e fotoreporter ungherese, nato a Budapest nel 1943, che vive in Italia, fra Roma e Torino. Ma non è il nostro. Poi c'è un secondo Zoltan Nagy, baritono di una certa notorietà, che però è rumeno. E c'è anche un calciatore, che porta lo stesso nome, nelle file della squadra di Debrecen (Ungheria). Il quarto, Zoltan Tsolt Nagy, di nazionalità ungherese, fa un altro mestiere ed è quello che ci interessa: è un oculista di fama mondiale. Lui, che attualmente è capo del Dipartimento di Oftalmologia alla Semmelweis University di Budapest, è stato il primo a utilizzare il laser a femtosecondi nella chirurgia della cataratta. Dottor Zoltan, quali sono le più importanti innovazioni in oftalmologia negli ultimi 30 anni? «Direi le lenti a contatto, inventate dagli ungheresi fin dagli anni 40, per correggere la miopia. Poi il perfezionamento delle tecniche chirurgiche per la cataratta: prima si estraeva il cristallino in toto (la cataratta è una malattia che colpisce il cristallino, una lente che sta all'interno del bulbo oculare, lo rende opaco e impedisce la visione, ndr ) con un grande trauma per l'occhio. Poi l'oftalmologo americano Charles Kelman ha inventato la facoemulsificazione. Con questa tecnica, basata su ultrasuoni capaci di frantumare il cristallino, si è cominciato a ridurre la dimensione dell'incisione. Parallelamente sono state messe a punto lenti intraoculari, da inserire nell'occhio per ripristinare le funzioni del cristallino, grazie alle osservazioni di sir Harold Ridley. Questo ricercatore inglese aveva scoperto che i piloti della Seconda guerra mondiale, colpiti da schegge di vetro nell'occhio, non presentavano alcuna reazione negativa». Quali sono stati i progressi della chirurgia refrattiva (è una chirurgia che interviene sulla cornea e sul cristallino e corregge i vizi dovuti a un difetto di focalizzazione delle immagini sulla retina, ndr)? «Dagli anni Novanta questa chirurgia (che ha potuto contare su un particolare tipo di laser chiamato a eccimeri: il laser è un fascio di luce che funziona come un bisturi) ha guadagnato sempre più terreno e, grazie a questa tecnologia, la capacità visiva di milioni di persone è completamente cambiata. Oggi molte condizioni legate a disordini della rifrazione, come la miopia, l'ipermetropia e l'astigmatismo possono essere corretti». E il laser a femtosecondi che lei per primo ha usato nella chirurgia della cataratta? Quali sono i suoi sviluppi futuri (Il laser si chiama così perché la durata dell'impulso del raggio è infinitesimamente piccolo: uguale a 10-15 femtosecondi che equivalgono a un milionesimo di miliardesimo di secondo, ndr)? «Questo tipo di laser permette di eseguire l'intervento di cataratta con una estrema precisione (venti volte superiore a quella della mano dell'uomo) con traumi ridottissimi per i tessuti oculari. La tecnica è interessante, può essere usata anche per interventi sulla cornea e, in futuro, per la chirurgia del glaucoma. Ed è promettente anche nei bambini. Non può, comunque, prescindere da un bravo chirurgo! C'è, però, un problema: i costi. Ma si spera che potranno essere ridotti nel prossimo futuro in modo che sempre più pazienti possano accedere a questi trattamenti». Secondo lei le nuove abitudini di vita legate alle tecnologie possono modificare le capacità visive? «L'uso di computer, smartphone e tablet richiedono un'acuità visiva da vicino. Mi aspetto un aumento della miopia perché i ragazzi che cominciano a usare il computer in giovanissima età si abituano, appunto, a guardare a brevi distanze. E l'uso di questi dispositivi può provocare un'altra condizione: la sindrome dell'occhio secco. Che può portare a un abuso di colliri. Occorre allora insegnare alle persone come convivere con le nuove tecnologie».

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Il Tirreno del 13-10-2014

Il laser a "femtosecondi" che elimina cataratta e occhiali

MILANO. Lo chiamano il "bisturi della luce": è il laser a femtosecondi, tecnica sempre più accreditata per interventi di cataratta (la sostituzione del cristallino, la lente naturale dell'occhio, che va incontro a progressivo opacamento con il trascorrere dell'età). Se ne è parlato, a Milano, al 36° congresso internazionale sull'argomento presieduto da Lucio Buratto. E' una strumentazione sofisticata che, operando con impulsi laser della durata del miliardesimo di secondo, esegue automaticamente prima la piccola incisione (inferiore al millimetro) e poi frammenta la cataratta.

I vantaggi: sostituisce lame e strumenti chirurgici taglienti. Dispone di accuratezza e precisione migliore della microchirurgia manuale. E' controllato da una speciale TAC che programma la migliore profondità e l'estensione del lavoro: riduce, cioè, il rischio di complicazioni. Risulta maggiormente indicata per le cataratte dure, rispetto alla tecnica chirurgica standard di facoemulsione ad ultrasuoni, che comunque continua a fornire ottimi risultati.

Svantaggi: costi e manutenzione maggiori. L'inserimento poi del cristallino artificiale fornisce una buona visione, ma non risolve pero' tutti problemi visivi. Attualmente la scelta è se usare occhiali correttivi per la visione da lontano oppure da vicino, senza poter abbandonare del tutto le lenti. Oggi, invece, sono disponibili i cristallini multifocali, lenti disegnate in modo da produrre più d'un potere ottico per sfruttare al meglio la visione da vicino e da lontano. La nuova generazione di protesi - si è concluso al convegno di Milano - fornisce ottimi risultati in entrambe le scelte ed è in grado di dare una buona qualità di vista, di giorno e di notte. In Toscana, si effettuano complessivamente circa cento interventi al giorno di cataratta. Secondo la rivista Ocular Surgery News, entro i prossimi 20-30 anni, l'incidenza della cataratta subirà un aumento del 30-40%.

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Il Corriere della Sera del 07-10-2014

L'occhio e l'anima

da Seneca a Leonardo da Vinci la storia dell'oculistica si sposa a quella del pensiero.

Il miope Nerone che guarda attraverso uno smeraldo i gladiatori che combattono nel circo. Gliel'aveva consigliato Seneca, che potrebbe essere chiamato il «padre» delle lenti da vista, anche se poi sarebbero passati molti secoli prima di arrivare agli occhiali. E Leonardo, il supergenio. Nel 1508, negli stessi anni in cui studiava il volo degli uccelli e progettava le «macchine volanti», eccolo con il viso immerso ad occhi aperti in una semisfera di vetro piena d'acqua. Con quattro secoli di anticipo aveva compreso il principio della lente a contatto: modificare la rifrazione della cornea, sostituendola con un'altra superficie ed eliminando così le imperfezioni nella visione. La storia dell'oculistica è affascinante, divertente, ricca di sorprese più di ogni altra branca della medicina. E intercetta il pensiero umano sui grandi misteri, come l'origine della luce e quindi della visione. Incrocia le religioni dei tempi arcaici (la luce è principio della vita e quindi è Dio, il buio è assenza di vita e quindi è il nulla), ma è anche medicina primordiale. I Maya, gli Aztechi e gli Egizi ci hanno lasciato statuette che documentano ferite agli occhi e malattie come lo strabismo e l'esoftalmo, cioè l'occhio sporgente. Poi arrivò la filosofia dei Greci, che la coniugavano con la scienza: perché vediamo, come vediamo, attraverso quale meccanismo vediamo? Se ne occuparono vip della scienza come Pitagora, Euclide, Epicuro e il padre della medicina, Ippocrate, e quello arabo, Avicenna. Ma, pur essendo note agli antichi alcune parti dell'organo della vista (la congiuntiva, l'iride, il cristallino) si pensava che a permettere la visione fossero particelle che provenivano dall'esterno, e arrivavano agli occhi a una velocità incredibile. Come in una premonizione della fisica moderna, verrebbe da dire. Dopo la grande svolta dell'invenzione degli occhiali (che risale alla fine del XIII secolo), bisogna aspettare molti secoli per un vero giro di boa nella storia dell'oculistica. Il grande appuntamento è quello con la chirurgia, ed è quello che ci interessa di più, perché implica un cambiamento radicale nell'approccio alle patologie oculari. Prendiamo la cataratta. Se torniamo indietro nella storia, vediamo che l'intervento veniva effettuato anche nell'antichità, ma si basava su presupposti errati, e il più delle volte falliva l'obiettivo di ripristinare la visione. Si credeva, infatti, e si è creduto fino all'età moderna, che sull'occhio scendesse una specie di velo, come l'acqua che precipita dal dislivello di un fiume. Ancora adesso si dice, popolarmente, «Mi è scesa la cataratta». Non è così. La cataratta è un'affezione tipica dell'invecchiamento (colpisce in genere due persone su tre dopo i 70 anni) ed è una malattia del cristallino, che perde la sua naturale trasparenza e diventa progressivamente opaco. Un'inchiesta realizzata dalla più diffusa rivista scientifica di oculistica, Ocular Surgery News, riporta la previsione dei 50 specialisti più rappresentativi nel mondo. Si va verso una pandemia di cataratta nei prossimi 20-30 anni. Solo in Italia ogni anno 500 mila persone devono «farsi togliere» la cataratta. Fortunatamente, la chirurgia della cataratta ha fatto passi da gigante. Per misurare i progressi realizzati basta pensare che fino a trent'anni fa le tecniche per asportare il cristallino opacizzato si basavano su una strumentazione fatta di coltellini, bisturi affilati ma sempre lame, aghi, siringhe aspiratrici, gli stessi che usavano gli oculisti di un tempo e che erano ambulanti che prestavano la loro opera per strada. Fino al 1970-80, l'intervento di cataratta consisteva semplicemente nell'estrarre il cristallino, prescrivere lenti molto spesse che compensavano il difetto dovuto alla asportazione di una lente biologica quale è il cristallino. Una prima svolta arrivò grazie all'inserimento di un cristallino artificiale, cioè la lente intraoculare (Iol) che rende al paziente non solo la vista che stava perdendo, ma a cui vengono anche tolti difetti come la miopia. Il primo intervento di questo tipo, nel 1949 in Inghilterra, ma la tecnica è stata impiegata saltuariamente. Ed è stato solo tre anni fa che fu presentato il laser a femtosecondi. È una tecnica innovativa (siamo nel campo nelle nanotecnologie, e la strumentazione opera con impulsi laser della durata del miliardesimo di secondo), che con precisione assoluta esegue prima la piccola incisione per accedere alla cataratta, e poi la frammenta. È in pratica un bisturi di luce, che in Europa occidentale è stato introdotto per primo dal Centro ambrosiano oftalmico diretto dal dottor Lucio Buratto. Non è un punto d'arrivo: si migliorerà ancora per dare la luce, connessione indispensabile tra l'io psichico e l'ambiente esterno.

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Il Giornale.it del 12-10-2014

Disturbi visivi in crescita

MILANO. Si è svolto venerdì e sabato a Milano un convegno internazionale di chirurgia oculare: «Videocatarattarefrattiva 2014», una iniziativa giunta alla 36esima edizione. Occasione di confronto tra la scuola oculistica italiana e quella di tutti gli altri Paesi. Un incontro per valutare le nuove frontiere della microchirurgia della cataratta.

I maggiori esperti hanno partecipato a questa iniziativa scientifica coordinata dal presidente del convegno, il dottor Lucio Buratto, un pioniere della chirurgia oftalmica. Tra i relatori, i cechi Rozsival Pavel della Charles university e Stodulka Pavel della Gemini Eye Clinic, i tedeschi Scharioth Gabor e Legher Michiel, i russi Takhtaev Yury e Zolotarev Andrei, lo svizzero Seiler Theo. Sei i collegamenti satellitari da centri di eccellenza (dal Centro Ambrosiano oftalmico e da Roma, Colonia, Barcellona, Praga e Zagabria) hanno trasmesso nelle sale del congresso le più avanzate tecnologie e tecniche operatorie.

In Italia si operano ogni anno oltre 500 mila pazienti di cataratta e circa 150 mila sono quelli che si sottopongono a tecniche laser per la correzione di miopia, astigmatismo ed ipermetropia. Oltre 20 milioni di italiani hanno un problema visivo, 12 milioni sono miopi, 5 ipermetropi, 3 astigmatici; inoltre, circa 25 milioni sono presbiti, cioè devono usare occhiali per vedere da vicino e leggere. Nei paesi industrializzati le cause più comuni di cecità o di importante calo della capacità visiva sono rappresentate dalla degenerazione maculare senile e dalla maculopatia legata al diabete. Il numero di casi sta aumentando anno dopo anno e rappresentano già una emergenza sanitaria avendo un notevole impatto sulla qualità di vita e sull'autonomia delle persone. Negli Usa, secondo uno studio del National Eye Institute sulla prevalenza della maculopatia legata all'età, nel 2010 i soggetti affetti erano circa 2 milioni con una proiezione di crescita a oltre 3 milioni nel 2030.Dati simili, per l'Europa, arrivano da uno studio pubblicato su Lancet nel 2014. Secondo questo lavoro la forma umida della maculopatia legata all'età colpisce nel 2014 circa 2 milioni e 500 mila europei con una proiezione di crescita a 2 milioni ed 800 mila nel 2020.

La nuova frontiera per l'intervento di cataratta si chiama laser a femtosecondi che esegue prima la piccola incisione di accesso e poi frammenta la cataratta. A tre anni dalla sua presentazione, il laser a femtosecondi si sta diffondendo in misura esponenziale nei migliori centri oculistici pubblici e privati: erano una cinquantina al suo esordio, oggi al terzo anno, i laser installati nel mondo superano i 1.000. É una tecnica innovativa (siamo nel campo delle nanotecnologie e con misure del miliardesimo di secondo) consente una precisione d'intervento, una sicurezza operativa e un decorso operatorio e postoperatorio più semplice con una guarigione più veloce ed un migliore recupero funzionale dell'occhio operato. Il laser a femtosecondi, in pratica un bisturi di luce, è stato introdotto per primo in Europa occidentale dal Centro Ambrosiano Oftalmico (CAMO), diretto dal dottor Lucio Buratto, ideatore anche di una «app» per dare risposte scientifiche alle domande dei pazienti. Ogni mese all'app si aggiunge una nuova opera che approfondisce temi diversi: «Miopia» e «Cataratta» che spiegano i due disturbi più comuni nella popolazione mondiale e «Occhio e Guida», «Occhio e lenti a contatto», «Occhio e trucco», «Occhio e vacanze» ed infine «Astigmatismo», approfondiscono il mondo della visione.L'app è scaricabile tramite il sito www.camospa.it/app oppure tramite Facebook cercando «Occhio e Vista».

di Luigi Cucchi

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Galileo del 16-10-2014

Cellule staminali contro la degenerazione maculare

Un nuovo studio pubblicato su Lancet potrebbe rappresentare un passo in avanti fondamentale nell'utilizzo terapeutico delle cellule staminali. La ricerca, realizzata da diverse università americane, analizza infatti per la prima volta efficacia e sicurezza a medio-lungo termine del trapianto di cellule staminali embrionali in pazienti affetti da degenerazione maculare, dimostrando che il trattamento risulterebbe privo di effetti collaterali fino a tre anni dall'intervento. Secondo gli autori dello studio, il risultato potrebbe ora aprire le porte all'utilizzo delle staminali embrionali per il trattamento di molte altre patologie degenerative.

Il trapianto di staminali è considerato da tempo una strategia terapeutica estremamente promettente, il cui utilizzo però è stato frenato dal rischio di gravi effetti collaterali. "Le cellule staminali embrionali hanno il potenziale di trasformarsi in qualunque tipo di cellula del corpo, ma i trapianti sono spesso stati complicati da problemi come il rischio di teratogenesi e rigetto immunitario", spiega Robert Lanza, direttore scientifico dell'Advanced Cell Technology, uno dei centri che hanno partecipato allo studio. "È per questo che una delle prime parti del corpo in cui sono state sperimentate sono gli occhi, organi che producono una scarsa risposta immunitaria".

Nello studio le cellule staminali embrionali sono state fatte differenziare in cellule dell'epitelio pigmentato retinico, lo strato di tessuto più esterno di quelli che formano la retina, e sono quindi state trapiantate in nove pazienti con Malattia di Stargardt(una forma di distrofia maculare che è la prima causa di cecità in età giovanile) e nove pazienti affetti da degenerazione macularelegata all'età (la più comune causa di cecità in età avanzata).

Monitorando i pazienti fino a 37 mesi dal trapianto, i ricercatori hanno dimostrato che il trattamento ha provocato un sostanziale recupero della vista in 10 dei 18 pazienti, senza provocare effetti collaterali rilevanti in nessuno dei partecipanti allo studio. Risultati importanti, che secondo i ricercatori potrebbero aprire le porte all'utilizzo dei trapianti di staminali anche in aree più delicate dell'organismo.

"I nostri risultati suggeriscono che le staminali embrionali rappresentino un trattamento sicuro e promettente per arrestare la perdita della vista in pazienti con malattie degenerative - rivendica il coautore dello studio, Steven Schwartz, del Jules Stein Eye Institute di Los Angeles - e segnano un entusiasmante passo in avanti verso l'utilizzo delle staminali embrionali come fonte di cellule per il trattamento di diverse patologie che richiedono la riparazione o la sostutuzione dei tessuti dell'organismo".

di Simone Valesini

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Avvenire del 04-10-2014

Disabili. Ospedali, 8 su 10 non attrezzati ad accoglierli

MILANO. La gran parte degli ospedali italiani non è attrezzata per accogliere i pazienti con disabilità. Appena il 19% ha infatti uno sportello dedicato all'accoglienza delle persone con disabilità e solo il 36% delle strutture ha un percorso prioritario per pazienti con disabilità presso ambulatori e day hospital, con erogatori di numeri dedicati, mentre locali e percorsi specifici, stanze dedicate per l'attesa o personale apposito per pazienti con disabilità cognitiva sono ancora un miraggio. Sono alcuni dei dati preliminari dell'indagine conoscitiva condotta tra gennaio e settembre presso tutte le direzioni sanitarie delle strutture ospedaliere pubbliche italiane e promossa dall'Osservatorio nazionale sulla salute nelle regioni italiane, dall'Università cattolica del Sacro Cuore di Roma, dalla onlus Spes contra spem e Fondazione Ariel, col contributo di Fondazione U- manaMente. Dalla rilevazione è emerso che le cure delle persone con disabilità, che necessitano di trattamento in ospedale per patologie non direttamente correlate alla disabilità stessa presentano numerosi punti critici, come la presenza di barriere materiali, organizzative, gestionali e culturali. Inoltre la maggioranza degli ospedali non ha ancora installato mappe a rilievo o percorsi tattili.

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Redattore Sociale del 11-10-2014

Acquistare on line e leggere i bugiardini: il web, una "rivoluzione" per chi non vede

Internet per i non vedenti è uno strumento che può essere di grande aiuto: per informarsi, comunicare, fare la spesa, muoversi nella metro e leggere i bugiardini dei medicinali. Alcuni siti restano però ancora di difficile accesso. La storia di Hélène.

ROMA. Hélène, una donna francese di 39 anni, cieca, racconta a Rue89 la sua esperienza con internet e di come alcuni siti e app le abbiano permesso di migliorare la sua autonomia. Una testimonianza che svela un po' il rapporto dei non vedenti e internet.

"Ho sempre avuto bisogno di un computer, fosse anche solo per scrivere. Ma i primi passi su internet risalgono al 2003. E' stato da subito affascinante e di grande utilità. All'inizio le connessioni erano lente e lo utilizzavo quasi esclusivamente per controllare la mail. Poi all'epoca ero professoressa di francese e latino ed ho iniziato ad utilizzarlo per fare delle ricerche per il lavoro".

La scoperta di internet ha però comportato anche un periodo di prova, in cui sperimentare come muoversi con questa nuova risorsa. "Mi sono chiesta come avrei fatto ad utilizzarlo. Ho capito subito che ci avrei passato molto tempo (e che dovevo darmi dei limiti!) e che avrei avuto bisogno di apprendere di nuovo: sono andata parecchio a tentoni, facevo dei test, bisognava superare i siti non accessibili, le cose troppo grafiche. Da subito la possibilità di fare spesa on-line è diventata una vera rivoluzione per me. E' una conquista d'autonomia. Non posso andare a fare spesa in un supermercato senza aiuto, mentre su internet trovo tutto quello che voglio con rapidità e posso leggere le date di scadenza senza problemi. Praticamente è stata la prima cosa che ho fatto su internet. E l'ho trovata fantastica".

Suo marito, cieco anche lui e nerd informatico, ha riempito la casa di computer ma lo strumento più semplice da utilizzare a detta di Hélène è il suo iPhone. "E' veramente la cosa più pratica da usare. Per trovare il meteo ci metto un instante, non lo controllerei se dovessi perderci tempo cercandolo sul pc. Qui ce l'ho sotto mano". "E' molto semplice. Devo solo collegare il mio visore braille. Questo ha solo qualche carattere, ma ne esistono di ben più grandi. A grandi linee la utilizzo come una tastiera, ma soprattutto come uno schermo. Diciamo che leggo internet così. Nella metro lo collego via bluetooth, metto l'iPhone in borsa, e non ho che il visore braille tra le mani, in maniera molto discreta! Le variazioni in braille mi indicano su quale applicazione mi trovo. Orologio, contatti, note, google maps... Posso leggerle sulla mia tastiera e anche ascoltarle attraverso il sintetizzatore vocale integrato dell'iPhone".

Certo, non tutti i passaggi sono immediati, soprattutto quando si visita una pagina nuova. "Quando vado su un sito, soprattutto se è la prima volta, ho bisogno di un po' di tempo per esplorarlo e per comprenderne il funzionamento. Diciamo che mi affido al modo in cui una pagina viene codificata. Cerco la sua struttura e i differenti oggetti che vi si trovano: devo fare un'esplorazione della pagina con il mio sintetizzatore vocale. E può prendere anche parecchio tempo! Soprattutto quando incappi continuamente nelle pubblicità".

Ma come si distingue un sito ben fatto, che permette anche alle persone cieche di accedervi senza troppe difficoltà? "Dipende da molte cose - continua Hélène - gli sviluppatori dei siti non hanno sempre come priorità l'accessibilità. E non tutti i siti sono utilizzabili. I siti in flash sono inaccessibili per me! Una pagina ben fatta per me deve avere una struttura chiara e dei refresh non troppo veloci, che sono terribili perché ti obbligano a ricominciare tutto da capo. Anche i siti troppo carichi sono un inferno".

Tra i suoi preferiti ci sono i vari siti di ricette, "Sono sempre lì a cercare di capire le cose che posso mettere in pratica. Probabilmente è quello che faccio di più su internet, oltre a preparare i viaggi insieme a mio marito, reperendo alcune cose essenziali come i trasposti o i ristoranti".

"Ah e per i non vedenti, internet permette di fare una cosa fantastica: trovare I bugiardini dei medicinali, ed è una rivoluzione!" così come anche la possibilità di utilizzare la "Metro-Connexion", una app che descrive i corridoi della metro così come le corrispondenze, ed i vari siti di libri audio. Ma leggere i giornali on-line è ancora complicato e prende parecchio tempo, per cui "Mi accontento spesso della radio". (hélène d'angelo)

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Trentino del 13-10-2014

La cintura vibrante che guida i ciechi vince negli States

TRENTO. Sono partiti per partecipare al VT Business Challenge contro altre squadre di studenti e start- upper provenienti da tutto il mondo e sono tornati a casa vincitori con un premio di 25.000 dollari grazie al loro progetto "Feel Space". Si tratta del prototipo di un cintura vibrante collegata ad uno smartphone in grado di guidare persone non vedenti senza impegnare le mani e l'udito. Gli studenti dell'Università di Trento che hanno partecipato al concorso negli Stati Uniti sono arrivati preparati all'appuntamento cruciale, dopo un percorso lungo un anno nei laboratori di Business dell'Università: lezioni, incontri con investitori, presentazioni pubbliche, una lunga e proficua collaborazione con l'Università di Osnabrück e Trento Rise, e la partecipazione al concorso Mim Business Challenge organizzato dal Dipartimento di Economia e Management. Tutti questi sforzi hanno portato a Trento il prestigioso trofeo del Virginia Tech (VT, Politecnico della Virginia). «É una vittoria molto prestigiosa - spiega Carla Locatelli, pro-rettore per gli accordi internazionali dell'Università di Trento - che ci consente di portare in giro per il mondo l'eccellenza della formazione universitaria trentina. Per il quinto anno consecutivo l'Università di Trento partecipa al concorso, grazie anche agli stretti rapporti consolidati negli anni con il Virginia Tech». Gli studenti vincitori sono Leonardo Stenico e Alberto Parrella del dipartimento di Economia e management e i dottorandi Julia Wache, Roman Chirikov e Galena Kostoska del dipartimento di Ingegneria e scienza dell'informazione. «L'idea della cintura vibrante è nata nel 2004 all'università di Osnabrück - racconta Julia Wache - e quando si è presentata la possibilità di presentarla all'unione ciechi e ipovedenti ho colto l'occasione al volo e da qui è partita la stretta collaborazione tra l'università di Trento e quella tedesca». E prosegue: «L'università di Osnabrück ha messo a disposizione la conoscenza accumulata in 10 anni di ricerche sulla cintura vibrante e l'università di Trento ha sviluppato un possibile scenario per l'applicazione del prototipo alla vita quotidiana degli ipovedenti». E stando ai risultati ottenuti negli Stati Uniti di successo si tratta, anche dal punto di vista della crescita umana e dell'esperienza internazionale. Di ritorno dagli USA Roberto Napoli, International Program Manager al dipartimento di Economia e management e mentor della squadra trentina, conferma l'entusiasmo per un'esperienza che, dice, «i nostri studenti non dimenticheranno. Una full immersion con investitori, imprenditori, studenti e startupper da tutto il mondo pronti a scambiare idee, consigli e best practice». «E anche un ottimo modo», continua Napoli, «per misurare sul campo la competitività del Trentino in ambito imprenditoriale». Sì, perché quella dei laboratori di Business può essere un'ottima opportunità per il territorio.

di Martina Bridi

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Blasting News del 27-10-2014

Primo titolo per non vedenti e approdo su Knowledge Graph: la crescita dei videogiochi

Il mondo videoludico, in costante crescita, ci presenta ancora una volta delle novità davvero molto importanti.

È ormai innegabile che l'universo dei videogiochi è in continua crescita ed espansione. Se fino a un po' di tempo fa si dava poca importanza al mondo videoludico, oggi stiamo assistendo sempre più ad un cambio di rotta. Si tratta infatti di un settore che ha fatto passi da giganti e che ha prospettive di miglioramento davvero molto significative, sia a livello tecnologico che soprattutto a livello economico. È per questo motivo che l'attenzione che viene rivolta all'azienda dei videogiochi sta crescendo sempre di più, favorita principalmente dai gioielli tecnologici delle principali case, la SONY con la sua PlayStation 4 e la Microsoft con la sua Xbox One, ma anche grazie alla miriade di titoli che le case di produzione di tutto il mondo stanno lanciando sul mercato. Nell'ultimo periodo infatti possiamo registrare l'uscita di numerosissimi videogiochi di alto livello, in continua lotta tra loro per accaparrarsi il maggior numero di fan possibili.

ESORDIO SUL KNOWLEDGE GRAPH DI GOOGLE.

Per tutti coloro che non lo sanno, il Knowledge Graph di Google rappresenta quel riquadro che vi appare sulla destra della pagina di ricerca, contenente le foto e le informazioni principali dell'oggetto stesso della vostra ricerca, ogniqualvolta cercate informazioni su di un personaggio famoso,film o libro in particolare. Ad esempio, se cercate Barack Obama su Google, oltre alla serie di risultati che il motore vi presenta, sulla parte destra della pagina troverete una foto di Obama con alcune delle informazioni principali inerenti alla sua vita (data e luogo di nascita, anno di elezione ecc. ). Fino a poco tempo fa ciò non accadeva con i videogiochi ma ora lo staff di Google, a causa delle moltissime ricerche effettuate inerenti al mondo videoludico, ha deciso di inserire anche i videogiochi nel suo Knowledge Graph, cosicché, d'ora in avanti, vi basterà digitare solo il nome del gioco che intendete cercare e Google vi mostrerà, nel riquadro sulla destra della pagina, alcune foto del gioco e delle utili informazioni su di esso ( data di uscita, piattaforme supportate, casa di produzione ecc. ).

"A Blind Legend", IL PRIMO VIDEOGIOCO PER NON VEDENTI.

Il mondo dei videogiochi, si sa, è aperto a tutti, ma finora non era proprio così. Nonostante ci fossero già giochi per persone con problemi mentali, con l'intento di facilitare e di rendere più piacevole l'apprendimento per questi tipi di individui, non c'era traccia, tuttavia, di un videogioco per non vedenti. Per questo motivo la casa di produzione francese DOWiNO, specializzata nella realizzazione di "Serious Game", ovvero di giochi pedagogici e formativi, ha deciso di realizzare un gioco interamente per non vedenti. Stiamo parlando di "A Blind Legend", che sarà disponibile gratuitamente a partire da inizio 2015 per dispositivi iOS ed Android. Si tratta di un progetto dalla realizzazione molto ardua e rischiosa ma che, moralmente parlando, non può che portare in alto il mondo dei videogiochi, troppo spesso accusato di essere portatore solo ed esclusivamente di violenza ed aggressività.

di Clemente Ferrara

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Redattore Sociale del 17-10-2014

Arrivano i nuovi giocattoli disegnati per tutti i bambini, disabili e non

L'idea di due giovani imprenditrici friulane è già stata premiata come migliore start up. "Ci siamo accorte che non esistevano sul mercato giocattoli che favorissero l'integrazione dei bambini disabili". Accordo con lo "Stella Maris" di Pisa

"Look at Me!" (LaM!) è l'azienda di due giovani imprenditrici sociali di Gorizia che, su scala industriale, vogliono realizzare giocattoli per bambini disabili che favoriscano la loro integrazione. "Il giocattolo, oggetto con cui ci si diverte spesso insieme - sostengono, «deve progredire fino a diventare un reale veicolo di integrazione a vantaggio del mondo della disabilità infantile. I giocattoli che noi produrremo avranno un design adatto per tutti i bambini, ma con soluzioni nuove e particolarmente pensate per far divertire quelli con disabilità, alla stregua degli altri». Non ci saranno, pertanto, due giocattoli diversi, uno per il bambino normale e un altro per quello disabile: verrà realizzato un unico prodotto, con cui però il bambino disabile - grazie a specifici accorgimenti di design e di materiali - giocherà come fa un bambino normodotato.

Per questa loro idea, Anna De Vecchi e Giovanna Culot, hanno vinto anche il premio FVG Labor 2014, ricevendo 12 mila euro per la loro start up aziendale dall'assessorato provinciale goriziano alle Politiche giovanili. Una cifra poco più che simbolica per chi vuole fare impresa, ma il riconoscimento ha dato loro ancora più carica al punto che le due giovani imprenditrici (Devecchi ha 32 anni, Culot ne ha 31) hanno già costituito una cordata scientifica a livello nazionale, il cui capofila è lo Smile-Infant Lab for Early Intervention dell'Irccs "Stella Maris" di Pisa.

"Mi sono laureata in Design industriale all'Università di Vienna. Poi, dopo essere diventata mamma, mi sono specializzata in Toy design al Politecnico di Milano - racconta Devecchi -. Insieme alla mia collega Giovanna, mamma anch'essa, specializzatasi alla Bocconi e negli States come consulente manageriale, ci eravamo accorte che - nonostante fossero molteplici i tipi di ausili disponibili - non esistevano sul mercato europeo giocattoli volti a favorire l'integrazione dei bambini disabili e che non c'erano linee di giocattoli studiate ad hoc nemmeno negli Usa. Il primo passo da fare è stato quello di acquisire conoscenza, quel know-how indispensabile per far partire un progetto del genere. Dapprima ci siamo confrontate con i familiari di bambini disabili e le associazioni che si occupano di loro. Ricordo ancora quando una nonna ci raccontò dei suoi tentativi di adattare le carte per giocare ad Uno! usando il Braille, allo scopo di far divertire sua nipote affetta da gravi problemi alla vista".

"Poi - continua l'imprenditrice - ci siamo rivolte allo "Stella Maris", per capirne di più e per iniziare a ragionare sui criteri di progettazione di giocattoli anche per bambini con altri tipi di disabilità. I ricercatori dello 'Stella Maris' hanno subito confermato la nostra intuizione, la carenza di mercato c'era: nel mondo non esistevano giochi e giocattoli, prodotti su scala industriale, volti a sviluppare l'integrazione dei bambini disabili. Di conseguenza abbiamo iniziato a collaborare con lo 'Stella Maris' nella ideazione di nuovi giocattoli per bambini con vari tipi di disabilità, a partire da quelle visive e uditive. A Pisa contano anche sul fatto che questi giocattoli possano essere utili non solo per i bambini disabili, ma anche per quelli nati prematuramente e per gli iperattivi.Noi, forti del loro sostegno scientifico - afferma Devecchi -, ci stiamo adesso muovendo per far produrre tali giocattoli su scala industriale".

Proprio in questi giorni, Devecchi e Culot si stanno impegnando nell'acquisizione di partner importanti, anche privati, da anni attivi nell'industria del giocattolo per l'infanzia, che possano investire nella ricerca e nello sviluppo di prodotti così innovativi. "Daremo in licenza la realizzazione dei giocattoli ad aziende che abbiano già reti di distribuzione presenti in Europa - aggiunge Devecchi -. Per ora ci stiamo occupando solo di giocattoli idonei alla fascia d'età da 0 a 3 anni, poi passeremo a sviluppare App e altri giochi interattivi che possano coinvolgere i bambini disabili più grandi". (Paolo Giovannelli)

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Redattore Sociale del 05-10-2014

"Believe To Be Alive", in via della Conciliazione i colori dello sport paralimpico

Papa Francesco all'Angelus per l'abbattimento delle barriere architettoniche: "Auspico che le istituzioni e i singoli cittadini siano sempre più attenti a questo importante obiettivo sociale".

ROMA. Mentre nella basilica di San Pietro si svolgeva la celebrazione solenne d'inizio del Sinodo per la famiglia, in via della Conciliazione e in piazza Pio XII la famiglia paralimpica si è radunata per dimostrare che fare sport - anche agonistico - è possibile per tutti, pure se si ha un qualsiasi tipo di disabilità. Una festa di colori e di partecipazione, l'evento "Believe to be alive", che stamattina prevedeva vari saggi di sport paralimpico. Promosso dal Cip con il supporto dell'Inail, l'evento ha preso il via con una cerimonia di apertura: protagonista la fanfara della Legione Allievi dei Carabinieri, seguita da una Schierante dei Lancieri di Montebello dell'Esercito. Dopo il saluto di Luca Pancalli, presidente del Comitato italiano paralimpico, ecco le esibizioni delle discipline sportive paralimpiche presso i due campi polivalenti posizionati in piazza Pio XII e presso le aree sportive allestite su via della Conciliazione. Ping pong, corsa, danza sportiva per chi ha una disabilità motoria e per non vedenti, arrampicata. E, ancora, calcio a 5 non vedenti e disabili intellettivi, wheelchair rugby e wheelchair hockey, wheelchair basket e wheelchair tennis, judo e karate. Dalle 12,30 alle 16 le aree saranno disponibili per far provare le pratiche sportive al pubblico.

Verso le 11 l'esibizione di pattinaggio di Matteo Fanchini, poi una breve sosta prima di mezzogiorno per salutare il sindaco di Roma capitale Ignazio Marino e per ascoltare l'Angelus di Papa Francesco, che ha ricordato la Giornata internazionale odierna per l'abbattimento delle barriere architettoniche. Incoraggiando "quanti si adoperano per garantire" città accessibili. "Auspico che le istituzioni e i singoli cittadini siano sempre più attenti a questo importante obiettivo sociale", ha aggiunto il pontefice. (lab)

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Nuova Gazzetta di Modena del 06-10-2014

Cecilia Camellini, weekend da regina

ROMA. È stato un fine settimana davvero speciale quello vissuto da Cecilia Camellini. La campionessa formiginese, infatti, venerdì è stata incoronata come regina dell'anno dello sport paralimpico italiano, aggiudicandosi la prima edizione degli Italian Paralimpic Awards assieme ad Alex Zanardi, trionfatore in campo maschile. Merito dei tre ori conquistati a Berlino nei Campionati Europei di nuoto e non solo, perché è indescrivibile tutto quello che Cecilia ha saputo dare al movimento paralimpico anche fuori dalla vasca. Il premio più bello, però, la nostra atleta l'ha ricevuto il giorno dopo, quando ha potuto ricevere dal vivo i complimenti e l'abbraccio di Papa Francesco, accolta in Vaticano assieme ad altre 3.500 persone in rappresentanza del mondo paralimpico. Ha speso parole di viva partecipazione e simpatia per loro, il Santo Padre, prima di dare la propria benedizione a "Believe to be Alive", la due giorni di promozione dello sport per disabili organizzata fino a ieri a Roma. «Vi ringrazio di essere così numerosi e festosi - ha detto Papa Francesco salutando con il consueto calore la platea ospite in Sala Nervi - Portate con voi l'esperienza di sportivi, uomini e donne, portate con voi le conquiste, i traguardi raggiunti con fatica, siete testimoni di quanto sia importante poter condividere il percorso insieme agli altri, dandosi una mano, perché ognuno dia il meglio di sé. Portate un messaggio di speranza e di incoraggiamento, la disabilità che sperimentate in qualche aspetto fisico mediante il sano agonismo si trasforma in un messaggio di incoraggiamento per quanti vivono in situazioni analoghe. Lo sport è un invito a favorire la cultura dell'inclusione, e respingere la cultura dello scarto, a superare le barriere che ci sono fuori e soprattutto dentro di noi. Lo sport ci aiuta a vivere le differenze, a fare di esse un'occasione preziosa di reciproco arricchimento, a scoprire delle potenzialità che non immaginavamo. Nel vostro sforzo, per un mondo senza barriere e senza esclusi, non siete soli». (m.c.)

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Corriere della Sera - Invisibili del 07-10-2014

Margherita, Papa Francesco e Giovanni XXIII. E' lo sport, si'

di Claudio Arrigoni

Era il 25 settembre 1960, ultimo giorno di quella che è considerata la prima, vera Paralimpiade della storia, Roma 1960. Gli atleti erano 400, le nazioni 23, gli sport 8. Un evento che ha segnato la storia dello sport paralimpico. Fu quella l'occasione in cui un Papa incontrava atleti che solo pochi anni prima in molti luoghi del mondo erano ritenute persone non in grado di vivere con dignità. Giovanni XXIII volli riceverli. Un'emozione che si è ripetuta pochi giorni fa. In Sala Nervi Papa Francesco ha rinnovato quella giornata in un incontro straordinario e intenso: Believe to be alive, credere sentirsi vivi, voluto da Luca Pancalli, presidente del Comitato Paralimpico. Questo Papa ci ha abituato ai gesti semplici: cosa c'è di più semplice, bello, divertente dello sport per sentirsi vivi?

Cerano migliaia di atleti paralimpici, dall'Italia e dal mondo. C'era Oscar De Pellegrin, oro a Londra nell'arco: "Nello sport nessuno regala niente, come nella vita. Bello gioire per la vittoria, ma anche conoscere la sconfitta". Cantava Annalisa Minetti, cieca, cantante e campionessa mondiale di atletica: "Vincente è colui che ci prova". Parlava Assunta Legnante, la più grande di sempre e per sempre nel getto del peso senza vedere: "Alla fine mi sono convinta a tornare allo sport. Mi sono detta: stare dentro casa è quello che vuoi? Vuoi veramente essere disabile?" Testimoniava il tenente colonnello Roberto Punzo, in carrozzina dopo una bomba in Afghanistan e medaglia agli Invictus Games a Londra: "Qui non riesco a vedere nessuno che non possa essere forza motrice della società". Con Luca Pancalli che si rivolgeva a Francesco: "Attraverso lo sport non smettiamo di sognare". Lo sport paralimpico ha una marcia in più, senza nulla togliere a quello olimpico. Lo ha rimarcato il Papa: "La disabilità attraverso lo sport si trasforma in un messaggio di incoraggiamento. La vostra testimonianza è un grande segno di speranza. Uno sport senza barriere e senza esclusione".

Torniamo a quel giorno di quasi 45 anni fa a Roma. L'atmosfera era di grande commozione. E' stata la prima volta che gli atleti paralimpici (e ancora nessuno li chiamava così), gli accompagnatori e tutti i partecipanti incontravano e ascoltavano le parole di un Papa. Giovanni XXIII, nel cortile di San Damaso usò espressioni di conforto e di incitamento, particolarmente significative perché non così lontane da quelle usate da Papa Francesco in Sala Nervi. Disse: "Diletti figli, voi avete dato un grande esempio che noi amiamo rilevare perché può essere utile a tutti. Avete mostrato quello che può realizzare un'anima energica, malgrado gli ostacoli in apparenza insormontabili che il corpo gli oppone. Lungi dal lasciarvi abbattere dalla prova voi la dominate e con sereno ottimismo affrontate cimenti apparentemente riservati ai soli uomini validi". Li salutò poi a uno a uno, fermandosi in particolare con la figlia del capo delegazione statunitense: "Vorrei essere come Gesù, poterti dire: alzati e cammina".

In verità quello con Giovanni XXIII non era il primo incontro di un Papa con lo sport paralimpico, ma era sicuramente quello che più è rimasto nella mente, per la potenza comunicativa che ha avuto. I primi ricordi si hanno su sport dedicati a persone con disabilità sensoriali. Nel 1908 ebbe luogo in Vaticano, alla presenza di Pio X, un concorso ginnico internazionale della gioventù cattolica proveniente dalle principali città italiane e da Francia, Belgio, Austria, Irlanda e Canada. In quell'occasione ci fu la prova dei ginnasti della società Mutus Loquens di Torino, sordi. Ricordano le cronache di allora: "Il direttore li guida con cenni e mosse convenzionali. I sordomuti (così erano chiamati, ndr) compirono splendidi esercizî. Come la folla, il Pontefice applaudì. Pare che tutti applaudano con più forza, quasi per far giungere ai bravi giovani l'omaggio. Ma i giovani non udivano". Pio X infatti aprì allo sport praticato da persone disabili. Negli anni '20 Pio X ebbe anche un incontro con una squadra di ginnastica per ciechi, quella di San Alessio, che eseguivano esercizi con il cerchio.

Quell'incontro con Papa Francesco continua un cammino. Che Margherita, otto anni e una mano sola, giovanissima atleta dell'art4sport di Bebe Vio, sa mostrare nel suo lato più bello, come raccontano sul sito de La Provincia di Varese: ...ha portato a Roma la sua gioia di vivere e la genuinità dei suoi compagni di classe. Già, perché la piccola Marghe ha consegnato al Papa una lettera scritta insieme a tutti i suoi amici: 'Francesco, ti aspettiamo qui da noi. Se non puoi venire ti lasciamo i nostri numeri di telefono (seguono i numeri di tutti i bambini). Ma se riesci a venirci a trovare, per noi sarebbe meglio il mercoledì'.

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L'Arena.it del 01-10-2014

Trento mondiale, Lizziero tra gli eroi

C'è anche un po' di Verona nella squadra scudettata di Trento che a Innsbruck ha alzato al cielo la Coppa del Mondo per club di torball. Un sogno che si è realizzato sia per il club trentino - in passato solo la Roma era riuscita nell'impresa di vincere la manifestazione iridata, che per il veronese Paolo Lizziero che da tre anni indossa la casacca della compagine di Trento. Una squadra fortissima e un grande gruppo, soprattutto di amici che in questi ultimi anni sono riusciti a mettere in bacheca: tre scudetti, una Supercoppa, una Coppa Italia e, appunto, la Coppa del mondo per club.

«È stata davvero un'impresa», spiega Lizziero, «un traguardo ambizioso che siamo riusciti a raggiungere grazie ai tanti sacrifici che questo sport impone. Vorrei ringraziare il gruppo sportivo di Trento, dal presidente Walter Faes, agli allenatori, Daniele Stenico e Fabio Frigo, ai miei compagni di squadra, soprattutto il campitano Gianluigi Toigo, Marco Altomare, Giovanni Cirpi e Barisa Baskin, per avermi dato l'opportunità di giocare ad altissimi livelli e conquistare il trofeo più ambito del calcio per non vedenti battendo in finale 5-3 i tedeschi del Lanzhudt al termine di una gara tiratissima con il pubblico delle grandi occasioni».

È stata una grande festa non solo per il club trentino ma per tutto il mondo del torball (palla rotolante), il calcio dei non vedenti nato in Germania intorno agli anni Settanta che fa parte della Fisd (Federazione italiana sport per disabili).

Da ricordare che anche a Verona il torball, soprattutto femminile, quello dei primi anni Duemila con in campo le atlete di casa nostra, Torneri, Coraggia e Rinaldi con alla guida tecnica Lucio Prebebon, ha vissuto un lungo periodo di gloria con la conquista di sette scudetti consecutivi, una Supercoppa e nel 2007 ha vinto la medaglia d'argento ai Campionati europei che si sono giocati a Innsbruck.

Il torball è uno sport faticoso, molto impegnativo e tra i più praticati tra i non vedenti.

Una disciplina sportiva che si gioca in palestra con una palla di tipo pallavolo realizzata in kodo che produce rumore mentre rotola o sbatte sulla superficie del campo. Uno sport che crea aggregazione, molto praticato in Alto Adige e a Verona, con le squadre composte da tre giocatori in campo e altrettanti in panchina ognuno dei quali gioca sia da attaccante che da portiere ruotando la posizione con i compagni di squadra. Un mondo tutto da scoprire, con un campionato italiano maschile e femminile, con tanto di squadre sparse in tutta Italia. Ma soprattutto è un modo simpatico e divertente di tare assieme e divertirsi tra amici. Complimenti quindi allo squadrone del trentino e a Paolo Lizziero che tenuto alto il nome di Verona conquistando un alloro che fa onore alla nostra città e a tutto lo sport italiano.

Luciano Purgato

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Vanity Fair.it del 11-10-2014

Tutti mi chiamano Barbie Climber

Ha perso la vista da neonata, eppure la sua vita è un susseguirsi di vittorie. Alessia Refolo è salita sul gradino più alto del mondo con la determinazione della campionessa, ma in amore avanza solo "in sicurezza".

La chiamano Barbie Climber e lei questo nickname lo porta con orgoglio: «Lo trovo estremamente femminile», dice. Alessia Refolo ha lunghi capelli biondi e un fisico mozzafiato, ma è la determinazione la sua arma vincente: quando ha in mente un obiettivo fa di tutto per raggiungerlo. Così ha fatto a Gijon, in Spagna, ai campionati del mondo di arrampicata sportiva, dove lo scorso 14 settembre ha conquistato la medaglia d'oro della categoria B2 di Paraclimb.

La sua specialità è il Lead, dove vince chi arriva più in alto. «È stata una super gara - racconta la ventiquattrenne di Ivrea -, mi sono confrontata con altre ragazze non vedenti, ma soprattutto sono riuscita a fare meglio della slovena Tanja Glusic che nelle altre due tappe di coppa del mondo mi aveva battuta. Ho avuto la mia rivincita!».

Alessia aveva solo un anno e mezzo quando è stata colpita da un tumore alla zona addominale (Neuroblastoma Pediatrico, in gergo medico), una malattia molto rara per cui non esistono ancora oggi cure mirate. Al tempo, le furono prescritti dei medicinali molto forti che le danneggiarono in maniera irreversibile retina e nervo ottico. «Mi ritengo fortunatissima perché a questa malattia sopravvive solo una bambino su 5 - continua Alessia -. Ho perso la vista, questo è vero, ma devo ammettere che se oggi vedessi, la mia vita sarebbe un'altra: sono due mesi che vivo da sola, è stata una scelta coraggiosa che magari in una situazione "normale" non avrei preso. Oggi, però mi rende estremamente orgogliosa.».

Solare e ottimista, lavora in banca ma non ha mai rinunciato alla sua grande passione, ovvero lo sport. Dopo aver praticato per cinque anni equitazione ed essersi cimentata nel ballo da sala, un anno fa, quasi per caso, incontra l'arrampicata. Si trovava al Mello Blocco, il raduno internazionale di climber che viene organizzato ogni anno in Val di Mello, a maggio. «Mi ci ha portato Silvia Parente, campionessa mondiale non vedente di sci che ho avuto modo di conoscere sulle piste innevate. Quando ho indossato le scarpette e fatto la mia prima salita, tutti si sono stupiti di quanto fossi portata per questo sport. Silvia mi ha detto "Alessia io scelgo te". Che emozione!».

Eppure Alessia si prende del tempo per pensare se cominciare seriamente questa attività. «Ho sempre avuto le unghie curate e tenuto molto al mio aspetto fisico tanto da posare per alcuni fotografi. Le prime volte in palestra sono state traumatiche: avevo le mani che sanguinavano, i piedi rovinati e le gambe piene di lividi. Insomma, non è stata una scelta facile!». Poi a settembre è arrivato il "sì" e la sua è stata una rapida ascesa nel mondo del Paraclimb, in poco tempo ha trovato una palestra e una squadra, il Cus Torino, che per lei è diventata una seconda famiglia. «Ci sono diversi tipi di disabili, oltre ai non vedenti: mi alleno con ragazzi amputati e altri in carrozzina. Ovviamente abbiamo tutti problemi diversi, ma siamo legati da una passione comune. Quando vengo aiutata da un ragazzo a cui manca una mano o io posso dare consigli a chi sta in carrozzina, mi accorgo che non esistono barriere.».

Nella categoria Blind, gli atleti sono guidati da istruttori esperti che diventano i loro occhi. Questo in tutte le tre categorie: dal B1, ovvero atleti completamente non vedenti, passando per il B2, che rappresenta i climber in grado di riconoscere delle forme, ma non abbastanza per poter affrontare una parete in solitaria fino alla B3, che comprende persone con cecità parziali. Per ognuno di questi gruppi, le indicazioni devono essere precise, soprattutto su pareti difficili dove le prese non sono poi così intuitive e la fiducia, quella soprattutto, deve essere totale. «Gareggio per la categoria B2, ma sono proprio al limite - dice Alessia -, quel poco che vedo non mi aiuta per niente in parete e ho bisogno che l'istruttore mi indichi tutti i movimenti da fare».

Tanti gli amici che le sono vicini, così come i volontari che la aiutano a spostarsi per raggiungere la palestra o il supermercato, eppure per ora nessuno è ancora riuscito a conquistare il suo cuore. «È un periodo che sono concentrata su di me, l'arrampicata e la nuova casa. Ci sono molto "io" e se devo stare con qualcuno è perché merita.». Nella gallery, oltre a foto di Alessia, alcune immagini scattate a Gijon durante i campionati mondiali di Paraclimb.

di Sara Canali

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La Nuova Provincia.it del 26-10-2014

Renata, arciere non vedente La sua sfida in un libro

ASTI. 113 pagine di vita vissuta, una testimonianza che vuol essere un messaggio positivo e non autoreferenziale: è il libro di Renata Sorba, coordinatrice dell'A.P.R.I. di Asti. "Né diversa, né uguale, ma libera" è pubblicato da Edizioni Mille di Torino e il ricavato della vendita è interamente devoluto all'associazione A.P.R.I. La pubblicazione, nata quest'anno ad Aprile, è il risultato di 10 anni di vita: è stata presentata la scorsa settimana presso La Casa del Teatro di Asti, in presenza dell'autrice, di Susanna Argenta vicepresidente A.P.R.I. e moderatrice dell'incontro, del presidente nazionale dell'associazione Marco Bongi, di Antonio ed Elisa Labanca di Edizioni Mille e dell'attore Alessio Bertoli.

Un piccolo capitolo del libro è dedicato allo sport che meglio rappresenta la metafora di vita di Renata Sorba: il tiro con l'arco, ebbene sì. Lo commenta con soddisfazione anche la Sorba, spiegando quanto questo sport sia soprattutto basato sulla concentrazione, la volontà e la postura e non solo sulla vista. Renata ha continuato, dopo essersi distinta in diverse competizioni, anche dopo aver perso la vista, essendo un arciere nel cuore, nella filosofia che sta dietro a questo sport: "Nel tiro con l'arco devi mirare l'obiettivo, colpirlo e ripartire, azzerando tutto, come ho fatto io."

Un percorso di 10 anni di episodi, piccole grandi sfide quotidiane, vinte con fatica e commozione, con grinta e fiducia nel futuro, aiutandosi con la musica, l'amicizia del proprio cane guida, con il ritmo delle note, immaginando i colori, un mondo nel mondo: "In questo libro- prosegue la Sorba- ho tirato fuori quello che avevo dentro. Vorrei parlare della disabilità, soprattutto nelle scuole."

Un reportage scritto interamente dall'autrice, con poesie, racconti di esperienze, abbinate a fotografie, interviste e lettere, un messaggio di rivincita nonostante il dolore di non poter più vedere con i propri occhi, un esempio di coraggio da condividere con i lettori: il libro è disponibile nella città di Asti e attraverso il sito della Casa Editrice, da dicembre anche nella versione audiolibro. La prossima presentazione, tra parole e musica, sarà questa sera, alle 21, alla Casa del Teatro (via Goltieri 3), con Alessio Bertoli, Simona Scarrone e la Rancheros Country Band, ingresso libero.

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Agenzia ANSA del 23-10-2014

Trofeo Trial, ciechi guidano fuoristrada

RAGUSA. Non vedenti e ipovedenti alla guida di grossi fuoristrada si cimenteranno domenica prossima nel trofeo "Trial" promosso dalla sezione provinciale di Ragusa dell'Unione italiana ciechi e degli ipovedenti e il "Sahara Club - 4x4" Ragusa. La manifestazione, giunta all' ottava edizione, è diventata ormai una occasione per i non vedenti provenienti da ogni parte della Sicilia (ma è previsto pure l'arrivo di equipaggi provenienti da altre regioni) che intendono cimentarsi in prove di abilità in cui conta sì la caratteristica tecnica dell'auto ma soprattutto la capacità di chi è alla guida. Teatro dell'iniziativa la cornice di Randello, sulla provinciale che da Santa Croce Camerina conduce a Scoglitti, grazie al patrocinio e al sostegno della Banca Agricola Popolare di Ragusa. I portatori di handicap visivo condurranno i fuoristrada accompagnati alla guida da un copilota del Sahara Club, normodotato dal punto di vista visivo. Una esperienza entusiasmante per chi non può provare l'emozione della guida e che, invece, in questa occasione, sotto la garanzia e la tutela della massima sicurezza per se stessi e per gli altri, avrà l'opportunità di realizzare un piccolo sogno, diventando il protagonista di una singolare performance sportiva. Il raduno è in programma alle 8,30. Mentre le prove si terranno a partire dalle 10. I concorrenti si daranno battaglia lungo un circuito a forma di otto della lunghezza di quattro chilometri e mezzo. Ci sarà anche una prova speciale in cui chi è alla guida dovrà sperimentare la propria abilità evitando birilli e altri ostacoli, sempre seguendo le indicazioni del copilota. "Si tratta di una iniziativa - afferma il presidente dell'Uic di Ragusa, Giovanni Arestia - vissuta con il massimo dell'entusiasmo da parte di tutti i partecipanti. E non è un caso che siamo arrivati a tenere l'ottava edizione. Segno che la manifestazione è riuscita, nel corso del tempo, a conquistare un numero sempre maggiore di affezionati che non vogliono affatto rinunciarvi. Nel 2007, quando ci fu proposto di avviare la sperimentazione per la prima volta, l'Uic valutò con immensa curiosità la possibilità di potersi misurare con una esperienza del genere. I risultati, già allora, furono così interessanti che abbiamo voluto ripetere, grazie alla collaborazione del Sahara Club, un percorso che dà modo a tutti i partecipanti di attivare un confronto costruttivo con ciò che li circonda''.(ANSA).

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MeteoWeb.eu del 11-10-2014

Astronomia: melodia cosmica per non vedenti grazie a un progetto Uic-Nasa

Osservare la bellezza del sistema solare con altri 'occhi'. Un telescopio puntato sul Signore degli anelli e la melodia cosmica emessa da Saturno si diffonde, riempie la cupola dell'Osservatorio polifunzionale del Chianti, incanta e trasporta gli appassionati non vedenti. Percezioni sonore, tattili e olfattive diventano nuovi strumenti di "osservazione". Un obiettivo e una prospettiva che presto si tradurra' in una reale opportunita' grazie al doppio progetto elaborato dall'Osservatorio polifunzionale del Chianti, l'associazione Ludica e l'Unione Italiana Ciechi, in collaborazione con la Nasa per realizzare percorsi scientifici rivolti a non vedenti. L'iniziativa ha gia' ottenuto i finanziamenti di Regione Toscana, nell'ambito di Pianeta Galileo, e Cesvot. Realizzato dall'Unione comunale del Chianti fiorentino, per un investimento complessivo pari a 350 mila euro, l'Osservatorio si lega a doppio filo ai temi della diversita' mettendo al servizio degli utenti diversamente abili un progetto che rendera' l'astronomia a portata di non vedente. Prende il via il progetto "Stelle oltre il buio" curato da Emanuele Pace, responsabile scientifico dell'Osservatorio, Gianni Paoli e Brigida Cirillo, finalizzato a rendere la scienza fruibile a chi non puo' vederla ma percepirla con gli altri quattro sensi. "L'iniziativa - spiega Pace - permettera' di realizzare strutture tattili, pianeti 3d e rendera' possibile l'ascolto dei suoni originari emessi dai pianeti attraverso l'accesso diretto ai dati della Nasa". Saranno inoltre formati una quindicina di giovani per l'accompagnamento qualificato dei visitatori non vedenti e dei diversamente abili ai percorsi scientifici promossi dall'Osservatorio che possono gia' usufruire della piattaforma donata dai Lions Barberino Montelibertas. "Il progetto - prosegue - mira anche a coinvolgere insegnanti e studenti, attraverso spazi laboratoriali guidati, a realizzare percorsi descrittivi che portino la scienza a chi finora ha dovuto affrontare barriere multimediali. L'obiettivo e l'auspicio e' che dalla condivisione nasca la comprensione, non solo della scienza, ma anche della disabilita' e di come superarla insieme". A realizzare le strumentazioni scientifiche un laboratorio fiorentino, la ditta Paleos, costituito da giovani paleontologi, ingegneri, naturalisti. Emanuele Pace e' un ricercatore del Dipartimento di Fisica e Astronomia dell'Universita' di Firenze che ha realizzato un importante esperimento per lo Shuttle.

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Avvenire del 24-10-2014

Silvio Soldini fa il bis: "Continuo a raccontare i talenti al buio"

Con il suo documentario Per altri occhi Silvio Soldini aveva intrapreso un affascinante viaggio nel mondo dei non vedenti smontando luoghi comuni sulla disabilità, scoprendo e mostrandoci le straordinarie esperienze umane e professionali vissute dal suo manipolo di ciechi dediti a quotidiane avventure e a missioni solo apparentemente impossibili come sciare, suonare, scolpire, fotografare, andare in barca a vela.

Di nuovo in coppia con il documentarista Giorgio Garini, il regista milanese torna ad esplorare con la stessa meraviglia il medesimo universo, questa volta grazie alla Cbm Italia, Organizzazione non governativa diretta in Italia da Massimo Maggio, che si propone di sconfiggere le forme evitabili di cecità e di disabilità fisica e mentale nei paesi in via di sviluppo, senza distinzioni di razza, sesso e religione. E che in questi giorni sta promuovendo la campagna di sensibilizzazione e raccolta fondi Apriamo gli occhi. Così Soldini, realizzando uno spin-off dal suo precedente lavoro, ha seguito in India uno dei personaggi che ci aveva mostrato in

Per altri occhi, lo scultore non vedente, Felice Tagliaferri, ambasciatore di Cbm da diversi anni, facendolo diventare protagonista di un nuovo documentario, Un albero indiano, che con sguardo asciutto e affettuoso, puntuale e poetico, racconta il lavoro svolto dall'artista alla Bethany School di Shillong, nell'India nord-orientale, dove quindici bambini e altrettanti insegnanti lo attendevano per imparare l'arte della lavorazione della creta e realizzare in due settimane un'opera comune, un albero, nella quale ognuno aveva la possibilità di esprimere la propria creatività. Perché, come dice Tagliaferri, «non esistono gli abili e i disabili, tutti hanno disabilità e tutti possono trovare le proprie abilità e fare il passo più lungo nella gamba, senza paura, osando quello che sembra impossibile. Per questo la scultura che abbiamo realizzato insieme è un albero. Un albero morto che in cima sorregge però un nido dalle uova schiuse, un simbolo di speranza e rinascita per tutti i bambini in difficoltà». Tutto è cominciato quando, all'indomani di Per altri occhi, Felice ha allestito una mostra delle sue sculture a Milano. Il direttore di Cbm l'ha incontrato per proporgli un'altra avventura nel mondo del cinema, ancora una volta con Soldini e Garini. «È stata una grande esperienza umana - commenta Soldini - e Felice ci ha insegnato tante cose. Attraverso il cinema documentario è possibile entrare in mondi sconosciuti, inaccessibili alla maggior parte delle persone. E il bagaglio di esperienze accumulate è importante per poter ricostruire, quando invece ci si dedica alla finzione, il mondo adatto alla storia che si vuole raccontare. Per la prima volta ho girato in prima persona, sono diventato tutt'uno con il mezzo che avevo sulla spalla e ho scritto il film guardando ». «Filmare persone che non ti vedono - aggiunge Garini - è una vera sfida. Se da una parte puoi contare sulla tua invisibilità e quindi sulla totale naturalezza e spontaneità di chi fotografi, dall'altra però devi essere sempre pronto a seguirli. Per noi lavorare con Felice è stata una continua sorpresa». Ma il film, che domani verrà presentato al cinema Lumière di Bologna e poi proseguirà il suo percorso nei cinema italiani, mostra non solo il lavoro di Tagliaferri con i bambini non vedenti, ma anche la sua personale scoperta dell'India, un paese dalle barriere architettoniche, anche naturali, assai più insidiose. «È stato fantastico andare in giro con Felice - dice ancora Soldini - ti fa notare cose alle quali chi vede non presta più attenzione. Con lui abbiamo scoperto un paese fatto di suoni e profumi».

di Alessandra De Luca

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Avvenire del 19-10-2014

Per i disabili piu' possibilita' per poter fruire delle bellezze naturalistiche

Sono arrivati a quota 16 (più 5 tattili), in tutto il Lazio, i percorsi naturalistici attrezzati per la fruizione di persone con disabilità, grazie a un progetto del Gruppo regionale del Lazio del Cai (Club alpino italiano) e finanziato dalla Regione con 250mila euro. I sentieri LH (Lazio Handicap escursione) e LHT (Lazio Handicap escursione Tattile) sono dislocati nelle cinque province (4 in quella di Roma, 5 a Latina, 3 a Rieti e Frosinone e uno a Viterbo), progettati per favorire la percorribilità rispettando le esigenze fisiche e morali dei fruitori diversamente abili che avranno a disposizione carrozzine da montagna e accompagnatori del Cai appositamente formati, e potranno contare su tabelle braille e corrimano in legno. «L'ultimazione del progetto - spiega il vice presidente del Cai Lazio, Amedeo Parente - prevede ancora la realizzazione di libricini guida con tutti i percorsi e un calendario delle uscite. Stiamo organizzando altri corsi di formazione e protocolli d'intesa con parchi della regione per aumentare gli accompagnatori, visto che per ogni ragazzo non deambulante ne occorrono minimo quattro».

Per informazioni: www.cailaziolh.it

di Giovanni Salsano

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Redattore Sociale del 16-10-2014

La Sala Dai di Palazzo Reale a Napoli: un'eccellenza accessibile a tutti

NAPOLI. Un servizio attivo dal 2007, ma di cui pochi conoscono l'esistenza: si tratta della Sala Dai del Palazzo Reale di Napoli, una stanza pensata per le persone con disabilità fisiche e mentali. La stanza, posta al primo piano, ha un solo diktat: vietato non toccare. La maggior parte dell'esperienza museale, infatti, si basa sull'esplorazione tattile: un modellino di Palazzo Reale realizzato dalla Federazione nazionale pro-ciechi consente al pubblico di non vedenti di conoscere il luogo. Sono inoltre attrezzate postazioni pc con sintesi vocale e stampate delle guide in braille da ritirare all'uscita. Ai non udenti è riservato un video in lis (linguaggio italiano dei segni) che restituisce nel dettaglio la storia del museo e la sua collezione, mentre per il pubblico con sviluppo cognitivo limitato è stato realizzato un breve cartoon che racconta in versione semplificata le vicende dei Re di Napoli. (napolicittasociale.it)

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Maremmanews del 29-10-2014

Tavole tattili per i non vedenti alla cattedrale di San Lorenzo

GROSSETO. Si arricchisce di ulteriori tavole, il percorso tattile "l'arte dell'invisibile" della Cattedrale di San Lorenzo, a Grosseto, per non vedenti ed ipovedenti. Nei giorni scorsi, infatti, sono stati installati tre nuovi supporti, che riproducono, in scala, la facciata principale del Duomo, il Crocifisso del Vecchietta, collocato sopra l'altare della navata di destra e le vetrate con santi, sempre della navata di destra, di Benvenuto di Giovanni.

Si completa, così, il percorso inaugurato a marzo e che, tra i primi casi in Italia, rende il principale luogo di fede e di cultura della Diocesi accessibile e conoscibile davvero a tutti. A marzo erano state inaugurate le tavole - collocate sulla navata sinistra - che riproducono la pianta del Duomo, il Fonte battesimale e l'immagine della Madonna delle Grazie; adesso il percorso si completa anche con le due opere artistiche di maggior pregio della navata destra, mentre la tavola che riproduce la facciata del duomo è stata collocata subito dopo l'ingresso di sinistra, accanto alla piantina della Cattedrale, così da dare modo ai visitatori non vedenti o ipovedenti di prendere immediatamente confidenza con l'ambiente interno e con l'impatto esterno dell'edificio, ricco di particolari che spesse volte sfuggono anche allo sguardo distratto di chi non è affetto da alcun tipo di difficoltà visiva.

Anche in questo caso le tre tavole sono state realizzate dagli artigiani grossetani Beppe e Marco Anselmi, che da anni collaborano con la sezione grossetana dell'e italiana ciechi, partner prezioso della Diocesi per la realizzazione di questo progetto di accessibilità alla Cattedrale, con l'obiettivo di stimolare i non vedenti e gli ipovedenti a frequentare gli spazi della città e a conoscere il suo patrimonio storico-artistico andando oltre le barriere che sembrerebbero imposte dalla menomazione fisica.

I supporti riproducono le opere che vengono proposte al tatto dei non vedenti ed ipovedenti, con in più una novità interessate: la tavola che riproduce la vetrata è dotata anche di un impianto di illuminazione a led; basta premere un pulsante e la struttura si illumina, così da permettere ai visitatori ipovedenti di godere di alcuni particolari, che possono esser colti anche da chi ha una capacità visiva molto indebolita. Il progetto è stato curato dall'associazione di volontariato Madre Teresa in collaborazione con l'ufficio diocesano Beni culturali ecclesiastici diretto da don Franco Cencioni, e l'ufficio diocesano progettazione.

"Siamo davvero felici - dicono Olivia Bruschettini, responsabile dell'ufficio beni culturali ecclesiastici e Sabrina Morandi, dell'ufficio progettazione - di veder completato, a distanza di pochi mesi, questo percorso tattile che arricchisce la Cattedrale di Grosseto di strumenti preziosi per veicolare i contenuti di fede, di arte e di bellezza espressi da questo edificio sacro, caro a tutti i grossetani, sicuramente tra i più visitati dai turisti. Già in questi mesi abbiamo potuto avere un riscontro estremamente positivo del percorso tattile, con richieste di visite che sono arrivate da vari gruppi, che hanno potuto toccare, oltre ai supporti tattili, anche vari elementi della Cattedrale, come la facciata, i portali, il fonte battesimale, le colonne, a dimostrazione che quando si dà vita ad un'iniziativa che abbatte barriere e costruisce occasioni di socializzazione, di incontro e di crescita la sua diffusione è immediata".

"Siamo incredibilmente entusiasti di questo percorso tattile -commenta Luciana Pericci, presidente della sezione grossetana dell'e italiana ciechi - Sapevamo, da grossetani, che c'era il Duomo ma non avevamo avuto ancora la possibilità di apprezzarlo in tutta la sua ricchezza, storia, bellezza, nel valore e nella bellezza delle sue opere. E' stata per tutti noi una bellissima scoperta, che ci arricchisce e ci fa sentire sempre più coinvolti nella nostra città. Credo che questo progetto debba inorgoglire tutti i grossetani, perché è un passo in avanti significativo verso la crescita di una sensibilità civica che ci fa progredire tutti. Il nostro compito sarà quello di far conoscere questa opportunità a livello nazionale, perché in tanti possano raggiungere Grosseto sapendo di poter sfruttare questo percorso. Siamo grati alla Diocesi, all'associazione Madre Teresa - conclude Luciana Pericci - e agli artigiani che hanno realizzato i supporti: collaborano da anni con noi e ogni volta ci sorprendono per la ricerca continua che svolgono e per i risultati che raggiungono".

Il percorso si inserisce nel più complesso progetto di accessibilità alla Cattedrale, che ha avuto avvio con la realizzazione della rampa di accesso all'ingresso principale per persone diversamente abili, costrette su una sedia a rotelle o con difficoltà di deambulazione e che si è arricchito anche delle audioguide e dei qr-code, codici a barre bidimensionali nella cui memoria sono conservate una serie di informazioni sulla Cattedrale scaricabili col telefonino o lo smartphone.

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Redattore Sociale del 31-10-2014

C'è luce in cucina". Lucia, non vedente napoletana, e la sua passione per le ricette

Storia di una giovane di Portici: figlia di genitori non vedenti, la 33enne è diventata cieca all'età di 20 anni. Con l'aiuto del marito ha aperto un suo canale su youtube e ha cominciato a raccontare le sue ricette. Fino all'approdo a Radio Siani.

NAPOLI. "C'è luce in cucina". Parola di Lucia Esposito, la ragazza napoletana non vedente che mostra a tutti come sia bello stare ai fornelli attraverso il suo canale youtube. Una passione nata grazie al papà che lavorava nella ristorazione: "Sin da piccolissima amavo stare in cucina, mio padre preparava la tradizionale pastiera, dolce tipico napoletano, a Pasqua e i classici roccocò a Natale. Mi insegnava tutti i trucchi ed io, che allora vedevo, osservavo e assimilavo ricette e modi di fare. Con la perdita della vista, ho imparato a fare a meno dei colori ma mi è rimasta la tecnica". Una storia particolare quella di questa giovane di Portici, comune napoletano alle pendici del Vesuvio: figlia di genitori non vedenti, Lucia, oggi 33enne, diventa cieca all'età di 20 anni a causa di una forte miopia che la porta, nel giro di pochi mesi, a perdere la vista di entrambi gli occhi. "Non avrei mai immaginato che la situazione potesse peggiorare fino a questo punto - ora racconta - l'evento fu per me destabilizzante. A 18 anni avevo la patente, guidavo, nel giro di due anni è cambiata la mia vita, quando ancora non sapevo nemmeno che tipo di persona volessi diventare nella vita".

Agenzia giornalisticaSu Diregiovani.it "C'è luce in cucina": video ricette della cuoca non vedente

www.agenzia.redattoresociale.it "Fu allora che cominciai a soffrire di una forte depressione che solo poco a poco riuscii a superare, tirando fuori quella grinta che solo chi vive una condizione di disabilità venendo dalla normalità, riesce a fare. La forza ti viene fuori quando ti viene tolto qualcosa di normale secondo me, capisci di avere tante potenzialità che non sospettavi assolutamente". In questo percorso la passione della cucina ha giocato un ruolo fondamentale. Dieci anni fa Lucia si sposa e poco dopo diventa mamma di un bambino, ma ancora qualcosa le manca: "Avevo bisogno di uno spazio mio, di avere fiducia in me stessa, così cominciai a 'vedere', sì dico vedere, perché se io sento vedo, questi video su youtube di gente che si cimentava in cucina, in alcuni casi, senza averne nemmeno tanto la competenza. Mi dissi un giorno 'perché no?' così, grazie al supporto di mio marito, aprii un mio canale e comincia a raccontare al mondo le mie ricette. In poco tempo, 'ceLuceincucina', questo è il nome simbolico del canale, ha fatto molte visualizzazioni e raccolto molte iscrizioni".

Poi dallo scorso anno l'incontro con Radio Siani, la web radio della legalità nata in un bene confiscato alla camorra nel comune partenopeo di Ercolano. "Un'amicizia nata per caso perché avevo chiesto loro una mano a promuovere le cene al buio a cui collaboro a titolo gratuito come volontaria dell'Unione Ciechi - spiega Lucia -. Da allora, i ragazzi di Radio Siani hanno sostenuto il mio progetto, occupandosi delle riprese e del montaggio delle mie video-ricette". L'ultima video-ricetta è quella della pizza napoletana fatta in casa, a dimostrazione della predilezione di Lucia per la cucina tradizionale: "Io provo a essere innovativa, ma la mia famiglia non è molto d'accordo, così mi tengo più che altro sul classico, cercando di condire solo con un poco di fantasia". Lucia Esposito attualmente non lavora, è in graduatoria per un posto da centralinista, insieme a tanti altri suoi coetanei, ma ha un desiderio: "Vorrei riuscire a formarmi perché prendo molto sul serio la cucina e mi piacerebbe avere una conoscenza più approfondita dei piatti e delle materie prime di cui sono composti, non mi dispiacerebbe neanche un corso di sommelier". Qualche anno fa non l'avrebbe detto, ma oggi si definisce una "cieca sana, autonoma quasi in tutto, tranne per l'accompagnamento esterno, felice di cucinare e soprattutto di poter mostrare agli altri come si preparano la pastiera, il casatiello, le zeppole di San Giuseppe e altre specialità della tradizione napoletana". Le video ricette di Lucia Esposito si trovano su youtube e nell'apposito spazio sul sito www.radiosiani.com. (Maria Nocerino)

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Redattore Sociale del 22-10-2014

"Ballare a occhi chiusi": corsi di tango per persone con disabilità visive

Li organizza a Bologna l'associazione Retinite Pigmentosa Emilia-Romagna per favorire l'integrazione delle persone ipovedenti. "Il tango è perfetto per essere ballato a occhi chiusi", spiega Andrea Vighi, campione italiano di tango argentino e maestro del corso.

BOLOGNA. "La verità è che una persona ipovedente è agevolata nel tango: è un ballo perfetto per essere ballato anche a occhi chiusi": parola di Andrea Vighi, campione mondiale di tango e maestro per 'Ballare a occhi chiusi', corso di tango argentino organizzato in città da Rp Emilia-Romagna onlus, associazione che riunisce in regione le persone affette da retinite pigmentosa e da altre patologie rare della retina. "È una danza interiore, dove conta moltissimo il contatto con il proprio partner. Gli ipovedenti - spiega Vighi - hanno molta più consapevolezza del proprio asse, e questo è fondamentale. Di solito suggeriamo ai nostri allievi di chiudere gli occhi, cercare l'asse e sentire il partner: con questa classe speciale è del tutto superfluo, perché lo fanno naturalmente". Al corso attualmente partecipano 5 coppie, persone - soprattutto donne - tra i 30 e i 55 anni: "Sono corsisti appassionati, ci tengono molto. È un piccolo gruppo, ma molto affiatato, che attraverso noi ha conosciuto anche una nuova socialità".

Vighi, maestro di 'Ballare a occhi chiusi' con Chiara Benati, ha cominciato questa esperienza grazie alla collaborazione con Antonella Gambini di Rp, che spiega: "Il tango è un ottimo esercizio per le persone ipovedenti, perché richiede una grande attenzione verso il movimento proprio e del partner. Essendo un ballo di figure, allena la memoria, la capacità di muoversi nello spazio e la percezione del proprio corpo, tutte abilità utili per chi ha una disabilità visiva". La conferma arriva direttamente da Vighi, che racconta di quando un suo allievo modenese gli disse che prima delle lezioni si sentiva molto rigido nella vita di tutti i giorni poi, applicando la tecnica, la camminata del tango alla vita quotidiana, si è molto sciolto, acquisendo anche sicurezza.

Andrea e Chiara - 20 anni e 17, giovanissimi - sono i campioni italiani, europei e mondiali (organizzati da Ido, International Dance Organization) in carica: "Certo, una medaglia d'oro è un'enorme soddisfazione. Ma i risultati che stiamo ottenendo con 'Ballare a occhi chiusi' sono un'emozione ancora più grande: perché per ottenere buoni risultati non possiamo contare solo su noi stessi, ma dobbiamo interagire con altre persone. 'Ballare a occhi chiusi', a livello personale, è anche meglio della Coppa del Mondo!".

Il corso si tiene tutte le domeniche: prossimo appuntamento domenica 26 alle 16 allo Sport Village in via san Donato 148. Per informazioni www.retinitepigmentosa.it. (ambra notari)

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focus

Giornale UICI del 31-10-2014

Centro di Documentazione Giuridica: La legge di stabilità 2015 e il pagamento delle pensioni INPS

a cura di Paolo Colombo

Ai sensi di quanto disposto dall'art. 26 comma tre della legge di stabilità, il pagamento delle pensioni slitta al 10 del mese solo per i pensionati che percepiscono doppia pensione INPS INPDAP).

La novità inizialmente introdotta per tutti i pensionati INPS ha provocato un immediato coro di polemiche da parte di sindacati e di associazioni dei consumatori è stata poi circoscritta solo ad una platea di circa 800.000 pensionati fruitori di doppio assegno.

Per rassicurare i pensionati, inoltre, è giunto un chiarimento dell' INPS nel quale si precisa che soltanto chi riceve doppia pensione INPS-INPDAP riceverà l'assegno a partire dal 10 del mese. Gli altri (15 milioni) riceveranno invece l'assegno INPS il primo del mese o l'assegno INPDAP il 16 del mese (come adesso).

La norma in questione, entrerà in vigore il primo gennaio dell'anno prossimo.

In concreto essa (articolo 26, comma 3) rinvia al 10 del mese (o al primo giorno successivo non bancabile, se il 10 è un festivo) il pagamento dei trattamenti previdenziali corrisposti dall'INPS, a partire dal primo gennaio 2015 (pensioni, indennità di accompagnamento per invalidi civili, rendite vitalizie dell'istituto nazionale per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro) per razionalizzare e uniformare procedure e tempi di pagamento delle prestazioni corrisposte dall'INPS, secondo la cui interpretazione, il campo di applicazione si restringe alle pensioni doppie INPS-INPDAP.

La previsione normativa, comunque, avrà non poche ripercussioni, lo slittamento dei pagamenti delle prestazioni previdenziali, sia pure circoscritto ad una platea non particolarmente ampia di pensionati rischia comunque di avere un impatto negativo sui pagamenti di utenze, mutui e affitti, che spesso avvengono i primi del mese.

In calce il testo integrale della disposizione normativa commentata.

Art. 26

Riduzioni delle spese ed interventi correttivi del Ministero del lavoro e delle politiche sociali

Comma III Riduzioni delle spese

A decorrere dal 1° gennaio 2015, al fine di razionalizzare ed uniformare le procedure ed i tempi di pagamento delle prestazioni previdenziali corrisposte dall'Istituto nazionale della previdenza sociale, i trattamenti pensionistici, gli assegni, le pensioni e le indennità di accompagnamento erogate agli invalidi civili, nonché le rendite vitalizie dell'Istituto nazionale per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro sono poste in pagamento il giorno 10 di ciascun mese o il giorno successivo se festivo o non bancabile, con un unico pagamento, ove non esistano cause ostative, nei confronti dei beneficiari di più trattamenti.

a cura di Paolo Colombo (coordinatore del Centro di Documentazione Giuridica)

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Giornale UICI del 23-10-2014

Centro di Documentazione Giuridica: L'inclusione scolastica degli alunni disabili visivi alla luce delle novità legislative e della più recente giurisprudenza

a cura di Paolo Colombo

L'anno scolastico è appena iniziato ma alcune recenti novità legislative e giurisprudenziali impongono alle associazioni a sostegno della piena inclusione scolastica degli alunni disabili visivi di tenere alto il livello di guardia.

La recente "Legge Delrio" (l. 56 del 07/04/2014), che ha previsto la riorganizzazione delle Province e la ridistribuzione delle loro competenze, rischia di fatto di penalizzare gli alunni disabili.

Nel periodo di transizione c'è il concreto pericolo che nessuno si assuma la responsabilità di organizzare l'assistenza nelle scuole per gli alunni disabili.

Altamente probabile dunque che, con l'apertura dell'anno scolastico 2014-2015, gli alunni disabili non abbiano i necessari supporti a garanzia della loro piena inclusione scolastica. Si teme infatti che gli allievi con gravi disabilità delle scuole superiori non abbiano il supporto dell'assistenza educativa, come pure gli studenti con disabilità sensoriali potrebbero non trovare in classe l'assistente alla comunicazione e insegnante di sostegno.

Fondamentale, quest'anno, dovrà essere il ruolo delle strutture territoriali dell'U.I.C.I. Onlus per garantire che le istituzioni coinvolte (Comuni, Province, Regioni, Uffici Scolastici Regionali) rispettino le tempistiche e le ordinarie modalità di erogazione dei servizi di assistenza educativa nelle classi di ogni ordine e grado.

Novità in materia di sostegno.

Con la Sentenza Breve n. 5913/14, depositata il 4 giugno scorso, il Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) del Lazio ha accolto il ricorso collettivo di numerose famiglie di alunni con disabilità, che avevano lamentato la mancata assegnazione del massimo delle ore di sostegno e di assistenza per l'autonomia e la comunicazione ai propri figli.

Il provvedimento ribadisce il prevalente orientamento giurisprudenziale, nel senso di assegnare il massimo delle ore di sostegno (una cattedra completa) e di quelle di assistenza per l'autonomia e la comunicazione (nella misura richiesta) agli alunni certificati con disabilità grave, come da articolo 3, comma 3 della Legge 104/92, la cui documentazione sanitaria e scolastica dimostri la necessità del rapporto di 1 a 1, sia per il sostegno che per l'assistenza.

La formazione degli insegnati di sostegno curriculari

E' stato emanato il decreto attuativo della legge 128/13 Misure urgenti in materia di istruzione, università e ricerca, relativo alla formazione obbligatoria in servizio per i docenti curriculari delle didattiche inclusive. Ma le proposte che erano state condivise con le associazioni dei disabili sono state disattese.

Nel decreto n. 161 emanato lo scorso 2 ottobre, infatti non sono state recepite le indicazioni della Fish e della Fand, presentate in sede di Osservatorio ministeriale che prevedevano interventi formativi gratuiti da parte di esperti 120 esperti di entrambe le federazioni, affinché tutti i docenti delle classi con alunni disabili potessero essere dotati degli strumenti utili per far fronte alle problematiche della disabilità.

Si è preferito invece attribuire le competenze formative a società accreditate mediante gare d'appalto, scegliendo una strada più dispendiosa e meno incisiva.

La soluzione varata dal governo prevede che i 450.000 euro assegnati all'attività di formazione siano ripartiti tra gli Uffici scolastici regionali, (disponibilità di circa 22 milioni a regione). Le scarse risorse finanziarie sarebbero state quindi sufficienti alla copertura dei costi vivi di trasferta degli esperti senza richiedere la necessità di indire gare d'appalto.

Ancora una volta un mancato traguardo al conseguimento di quella sinergia tra insegnanti, genitori, operatori socio sanitari e esperti per favorire l'ottimale inclusione scolastica degli alunni disabili.

Numeri di alunni per classi in cui vi è uno studente disabile.

Se c'è un alunno disabile grave, la classe va costituita con un numero massimo di venti alunni. Anche se si tratta di classi successive alla prima. Lo ha stabilito il Tar per la Sicilia con una sentenza depositata il 10 settembre scorso N. 2250/2014.

Il caso riguardava un accorpamento di due classi quarte, una di 13 alunni, dei quali 2 disabili e un'altra di 11 alunni, dei quali 2 disabili, che era stato disposto da un dirigente scolastico.

Va detto che la normativa non regola espressamente il caso del limite massimo di alunni, in presenza del disabile, nelle classi successive alla prima. Per questo i dirigenti scolastici, al fine di non incappare in azioni di rivalsa della Corte dei Conti, non applicano tale limite.

Tale prassi determina l'insorgere di controversie che potrebbero essere evitate adottando criteri interpretativi diversi come indicato dal Giudice amministrativo. Nella sopra citata sentenza si legge infatti che "Orbene, una lettura improntata a parametri di logicità" "impone di ritenere che il limite dei venti alunni previsto per le "classi iniziali" debba considerarsi valido per tutte le classi". A nulla rilevando che gli alunni disabili siano stati promossi, perché "è indubbio che l'allocazione in una classe con un numero di alunni di gran lunga inferiore avrebbe certamente garantito per tutti un servizio quantomeno migliore oltre che in linea con le previsioni normative".

Malgrado i favorevoli interventi del Giudice amministrativo per garantire la piena attuazione del diritto allo studio dei disabili va detto che la situazione reale delle scuole italiane rimane ben diversa e in varie parti d'Italia si segnala la presenza delle cosiddette classi pollaio pur in presenza di un alunno disabile..

Scuole private.

Una recente sentenza della Suprema Corte di Cassazione a Sezioni Unite la n.10821 del 2014, seguendo un ragionamento alquanto lineare, libera lo stato dal pagamento degli insegnanti di sostegno.

Prima di tale pronuncia, la giurisprudenza di merito partendo dal principio costituzionale per il quale, lo stato deve assicurare alle scuole paritarie e ai loro allievi un trattamento eguale a quello delle scuole statali e dei loro studenti ha sempre riconosciuto a carico dello stato l'obbligo di pagare gli stipendi dei docenti di sostegno delle scuole paritarie.

La decisione della Suprema Corte di Cassazione, in un periodo dove fondamentale è il rispetto del principio di spending rewie, muove il suo ragionamento sul principio secondo il quale i privati sono liberi di aprire scuole, purché lo facciano "senza oneri per lo stato". Le scuole paritarie dunque, quando chiedono ed accettano la parità scolastica assumono, come condizione pregiudiziale, l'obbligo di accogliere alunni con disabilità nella consapevolezza che tutte le spese per la loro inclusione debbano essere a loro carico, alla stregua dei costi di gestione.

Purtroppo la legge 62/2000 sulla parità scolastica prevede un apposito stanziamento di fondi per gli alunni con disabilità ma la sua modesta capienza non consente la copertura degli oneri economici relativi agli stipendi annuali dei docenti per il sostegno.

Certamente la sentenza in parola avrà non pochi effetti che inevitabilmente andranno a ripercuotersi nel difficile percorso della piena integrazione scolastica degli alunni disabili..

Fondamentale sarà per il prossimo futuro che le scuole paritarie invochino in maniera unanime la piena attuazione dell'art. 33 comma IV della costituzione "La legge, nel fissare i diritti e gli obblighi delle scuole non statali che chiedono la parità, deve assicurare ad esse piena libertà e ai loro alunni un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni di scuole statali."

Trasporto scolastico

Sul fronte degli oneri relativi al pagamento del trasporto scolastico per gli alunni disabili, spesso non sopportati per intero dai comuni e dalle province si segnala una recente sentenza del Tribunale di Padova .

La sentenza ha riconosciuto alla famiglia di un disabile studente di un istituto tecnico il diritto alla restituzione di quanto speso per assicurare al figlio il necessario trasporto speciale per frequentare la scuola.

Il Giudice ha quindi riconosciuto in modo inequivocabile agli studenti disabili un vero e pieno diritto allo studio, sollevando le famiglie da quelle spese che in realtà devono rimanere a carico dello Stato, allineandosi con i principi ribaditi dalla Corte Costituzionale secondo cui " l'esigenza di tutela dei soggetti deboli si concretizza non solo attraverso le cure e la riabilitazione, ma anche con il pieno ed effettivo inserimento nel mondo scolastico".

Il riconoscimento del diritto al rimborso ottenuto dalla famiglia dello studente veneto costituisce una pietra miliare e consentirà anche ad altre famiglie di ottenere con maggiore facilità questo tipo di servizi dagli enti pubblici che attualmente si mostrano latitanti alle esigenze dei disabili a causa della triste situazione di contingenza economica.

Visite d'istruzione e gite scolastiche.

Anche gli alunni con disabilità hanno il diritto pieno e incondizionato alla partecipazione a gite e visite d'istruzione.

Il principio di inclusione scolastica presente in tutto il nostro ordinamento e in particolare nel Regolamento sull'autonomia scolastica di cui al DPR n° 275/99, art. 4, comma 2, lett. c) deve essere attuato pienamente su tutto il territorio nazionale anche nel corso di questi importanti momenti di istruzione ricreativa.

E' lo stesso Ministero con una nota del 2012 a chiarire quali debbono essere le norme da applicarsi in materia di gite e visite di istruzione e nessuna istituzione scolastica autonoma può sentirsi autorizzata a rendere più onerose o difficoltose o ad impedire le gite e le visite d'istruzione agli alunni con disabilità. Per questo è importante fare chiarezza e ribadire il diritto degli alunni con disabilità di partecipare alle gite scolastiche, su base di uguaglianza con gli altri alunni.

Con nota n. 2209 del 11 aprile 2012, il Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca ha precisato che, ai sensi del D.P.R. 275/1999, gli istituti scolastici hanno completa autonomia nell'ambito della organizzazione e programmazione della vita e dell'attività della scuola, inclusa quindi la definizione delle modalità di progettazione di viaggi di istruzione e visite guidate.

La previgente normativa in materia (in particolare, fra le altre, la C.M. 291/1992, la C.M. 623/1996 e la Nota 645/2002) non ha quindi più carattere prescrittivo, ma deve in ogni caso essere tenuta in considerazione, per orientamenti e suggerimenti operativi. In particolare, sulla base del principio di uguaglianza sancito dall'art. 3 della Costituzione Italiana e del principio di integrazione scolastica, è fondamentale ribadire il diritto degli alunni con disabilità a partecipare a viaggi di istruzione e visite guidate.

Innanzitutto, la scuola deve comunicare all'agenzia di viaggi la presenza di alunni con disabilità, i relativi servizi necessari e l'eventuale presenza di assistenti educatori culturali, affinché siano garantiti servizi idonei ed adeguati. I competenti organi collegiali devono, inoltre, provvedere alla designazione di un accompagnatore qualificato e alla predisposizione di ogni altra misura di sostegno necessaria.

A questo riguardo, è importante sottolineare che l'accompagnatore può essere un qualunque membro della comunità scolastica (docenti, personale ausiliario, o familiari). Nel caso di scuola secondaria di secondo grado, è possibile che l'accompagnatore sia un compagno maggiorenne che abbia offerto la propria disponibilità. La scuola non può in alcun caso subordinare il diritto di partecipazione di un alunno con disabilità alla presenza di un suo familiare che lo accompagni. Una tale richiesta costituirebbe, infatti, una grave violazione del principio di uguaglianza e non discriminazione, sanzionabile ai sensi della Legge 67/2006.

Le spese di viaggio dell'accompagnatore non possono essere attribuite alla famiglia dell'alunno con disabilità, ma sono a carico della comunità scolastica. Anche l'imposizione alla famiglia dell'alunno con disabilità l'addebito di tali spese costituirebbe una grave forma di discriminazione diretta. Agli alunni con disabilità deve, pertanto, essere garantita la partecipazione, su base di uguaglianza con gli altri alunni, a tutte le attività previste dal sistema scolastico, inclusi quindi i viaggi di istruzione, come stabilito dall'art. 30 della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, ratificata dallo Stato Italiano con Legge 18/2009.

Questo significa che la scuola nel decidere quale tipo di gita organizzare, i luoghi da visitare, la struttura dove soggiornare, i mezzi di trasporto da utilizzare ed in generale, nel definire la complessiva organizzazione dell'intera gita, deve preventivamente ed in via preliminare domandarsi se possano essere compatibili con l'eventuale condizione di disabilità di alcuni suoi alunni.

Nel caso non lo fossero e la scuola ritiene ugualmente importante organizzare la gita in quel determinato luogo e con le modalità inizialmente ipotizzate deve predisporre tutti gli accorgimenti ed adeguamenti necessari a consentire la partecipazione anche dell'alunno con disabilità.

Se non lo fa, la mancata predisposizione di questi particolari accorgimenti (c.d. accomodamenti ragionevoli) configura una discriminazione vietata, come ben chiarisce la stessa Convenzione Onu nel suo art. 2. In altre parole la scuola è giuridicamente tenuta a tener conto dei bisogni dei suoi alunni con disabilità attraverso la previsione di trattamenti più favorevoli che hanno proprio lo scopo di evitare che la disabilità dell'alunno costituisca motivo di esclusione o limitazione alla sua partecipazione alla gita scolastica.

Barriere architettoniche

L'articolo 28 della legge 118/1971 pone l'obbligo di rendere accessibile l'edificio scolastico, in modo da poter così garantire la frequenza scolastica a tutti.

Tale principio è ribadito anche dall'articolo 18 del DPR 384/1978, che in maniera esplicita impone di rendere accessibili gli edifici delle istituzioni prescolastiche, scolastiche, compresi gli Atenei universitari e le altre istituzioni di interesse sociale nella scuola, adeguando le strutture interne ed esterne a degli standards indicati dal D.P.R. stesso.

Gli edifici pubblici e privati degli istituti scolastici d'ogni grado per essere accessibili devono prevedere almeno un percorso esterno che colleghi la viabilità pubblica all'accesso dell'edificio, dei posti auto riservati, la piena utilizzazione di ogni spazio anche da parte degli studenti con ridotte o impedite capacita motorie, ed almeno un servizio igienico accessibile.

Nello specifico, per quanto riguarda gli edifici pubblici, gli arredi e le attrezzature didattiche (banchi, sedie, macchine da scrivere, spogliatoi, materiale Braille ecc.) devono avere caratteristiche particolari per ogni caso di invalidità .

Nel caso l'edificio scolastico sia disposto su più piani, e non ci sia l'ascensore, è consigliabile collocare la classe frequentata dagli alunni con impedite capacità motorie al piano terra.

Da un recente studio condotto sulle scuole italiane e sulla piena fruibilità degli spazi agli alunni disabili è emerso invece che sono ancora molti gli istituti che non hanno provveduto alla rimozione delle barriere architettoniche, ben 50 su 213 del campione esaminato. Il 13% degli edifici si trova al piano terra, il 20% è dotato di ascensore non funzionante e nel 6% dei casi non ha la porta abbastanza larga per far entrare la carrozzina. Nelle aule, inoltre, non ci sono i banchi adatti e il 21% delle stesse, a causa delle dimensioni, non riesce ad accogliere gli studenti disabili. Infine, in una struttura su tre non ci sono i bagni per i disabili.

Novità legislative

Mentre si dibatte sulla riforma della scuola, la proposta di Legge n. 2444 "Norme per migliorare la qualità dell'inclusione scolastica degli alunni con disabilità e con altri bisogni educativi speciali presentata il 10 giugno 2014, in questi giorni ha compiuto un ulteriore e importante passo in avanti. Il 13 ottobre u.s. è stata assegnata alla Commissione Cultura in sede referente.

Le disposizioni della Proposta potrebbero favorire la continuità didattica, oggi frenata dal diffuso precariato, creando degli appositi ruoli per i docenti per il sostegno. In essa si ribadisce anche l'obbligo di riduzione del numero di alunni per classe e del numero di alunni con disabilità nella stessa classe. E ancora: l'obbligo di formazione iniziale e in servizio dei docenti sulle didattiche inclusive, cioè quelle che consentono davvero di migliorare l'efficacia didattica nei confronti delle persone con disabilità o con Bisogni Educativi Speciali (BES).

a cura di Paolo Colombo (coordinatore del Centro di Documentazione Giuridica)

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Giornale UICI del 13-10-2014

Centro di Documentazione Giuridica: La normativa sul Cane Guida

a cura di Paolo Colombo

In Italia, contrariamente a quanto accade altri paesi dell'Unione Europea, la consapevolezza dei cittadini riguardo al diritto di accesso e di movimentazione dei cani-guida per non vedenti, è molto limitata, malgrado la legislazione nazionale, regionale e comunitaria.

Questa diffusa ignoranza spesso degenera in atteggiamenti aggressivi basati su sciocchi preconcetti (relativi per esempio alla presunta "pericolosità comportamentale e sanitaria" di un cane-guida), o in atteggiamenti che mettono in seria difficoltà la persona non vedente che si ritrova spesso emarginata, o aggredita.

Infatti, è solo di pochi giorni fa il caso, riportato da importanti testate giornalistiche, di un non vedente accompagnato dal proprio cane guida che si è visto rifiutato dai tassisti della capitale, così come frequenti sono le richieste di consulenza al C.d.G. da parte di non vedenti che si vedono rifiutare dai loro datori l'accesso dell'animale sul luogo di lavoro.

Il 16 ottobre p.v. si celebrerà la giornata nazionale del cane guida, tale evento non solo darà modo di sensibilizzare l'opinione pubblica sull'accettazione di questo importante amico a quattro zampe che per i non vedenti è un imprescindibile strumento di autonomia e di mobilità, ma ci consentirà anche di ricordare i validi strumenti normativi di cui disponiamo per facilitarne un pieno e consapevole utilizzo.

Chiariamo quindi i concetti normativi che dovrebbero essere ritenuti indiscutibili per evitare discriminazioni e limitazioni alla piena autonomia dei non vedenti.

Il cane-guida, il non vedente e i loro diritti

Discriminare un non vedente per il fatto che sia accompagnato da un cane-guida è punibile dalla legge. La materia è stata trattata per la prima volta in Italia con l'emanazione della legge n.34 del 1974 modificata nel 2006 dalla legge n.60.

Non solo la normativa italiana prevede che i gestori dei mezzi di trasporti e i titolari di esercizi che "impediscano od ostacolino, direttamente o indirettamente, l'accesso ai privi di vista accompagnati dal proprio cane guida" siano sono soggetti a multe dai 500 ai 2.500 euro, ma sancisce anche che un cane-guida:

- può entrare in qualunque esercizio aperto al pubblico (L. n. 34/1974)

- è escluso dai divieti relativi al non permettere l'accesso degli animali in spiaggia, parimenti ai cani destinati "al salvamento": in poche parole, lui può accedere anche in spiaggia (L. n. 34/1974)

- è in genere esonerato dall'obbligo di portare la museruola a meno che non sia richiesto in una data situazione (L. n. 34/1974)

- è esonerato dall'obbligo di avere al seguito paletta e sacchetto per la raccolta delle deiezioni (come rintracciabile anche in molti regolamenti comunali)

- è esonerato dal pagamento del biglietto per i mezzi pubblici (L. n. 34/1974)

- può accompagnare il non vedente anche su traghetti e aerei, in Italia e all'estero (Reg. CE n. 1107/2006 e L. n. 34/1974)

- può viaggiare alloggiato sul sedile posteriore insieme al non vedente assoluto da esso accompagnato, in quanto "l'animale domestico di indole particolarmente tranquilla e come tale adeguata alle incombenze cui esso e' appositamente addestrato", senza che ciò costituisca in alcun modo violazione dell'art. 169 c. 6 del Codice (Lettera del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti n. 653/2004).

Il cane guida rappresenta gli "occhi" del non vedente e quindi non deve essere allontanato dal diversamente abile visivo che accompagna. Esso non solo è addestrato a "fare il cane-guida" (cioè caratterizzato da un'indole tranquilla, appositamente selezionata per essere ulteriormente di supporto al successivo addestramento), ma anche a non sporcare, è inoltre senza ombra di dubbio vaccinato (o non sarebbe abilitato a fare il cane-guida) e, infine, in qualità di cane da lavoro non deve essere disturbato/aggredito.

Si segnala inoltre che l'Ordinanza del Ministero della Salute del 6 agosto 2013 all'art. 5 espressamente ha escluso l'uso della museruola e del guinzaglio ai cani addestrati a sostegno delle persone diversamente abili.

AGEVOLAZIONI FISCALI RELATIVE AI CANI GUIDA PER I NON VEDENTI

La normativa fiscale fortunatamente nel nostro paese, ha previsto importanti agevolazioni fiscali sia per l'acquisto e sia per il mantenimento dei cani guida destinati all'assistenza dei non vedenti. Tali spese sono infatti considerate oneri agevolati.

La prima agevolazione consiste in una detrazione dall'Irpef pari al 19% del costo sostenuto per l'acquisto del cane. Ai fini del calcolo della detrazione, si considera l'intero ammontare del costo sostenuto fino ad un massimo di 1.875,99 Euro.

La detrazione è prevista una sola volta in un periodo di quattro anni, salvo i casi di perdita del cane e spetta per un solo animale.

La seconda agevolazione consiste nella detrazione forfettaria di 516,46 Euro delle spese sostenute per il mantenimento del cane guida. La detrazione viene riconosciuta senza che sia necessario documentare l'effettiva spesa.

Va precisato però che ai familiari del non vedente è preclusa l'opportunità di fruire della detrazione forfettaria anche nel caso in cui il non vedente sia da considerare a carico del familiare stesso.

Cane guida e posto di lavoro

Il datore di lavoro deve rispettare tutte quei provvedimenti normativi nazionali e comunitari che garantiscono al disabile un inserimento lavorativo rispettoso dei principi di uguaglianza e di pari opportunità.

Questi infatti, deve adempiere agli obblighi di sicurezza e salute, la cui violazione è sanzionata dal legislatore in via amministrativa, civile e penale e ove assuma un disabile deve innanzitutto adibirlo a mansioni compatibili con le proprie minorazioni nel pieno rispetto dell'art. 10 della legge 68/99 che dispone in suo favore tutele particolari, deve mettere a sua disposizione tutti gli ausili necessari e garantirgli la piena fruibilità dei permessi di cui all'articolo 3, comma 3 della Legge 104/1992 .

Si segnala inoltre che la Direttiva 27/11/2000 n.200/78/CE stabilisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e condizioni di lavoro. In particolare all'art. 5 "Soluzioni ragionevoli per i disabili" così dispone: "Per garantire il rispetto del principio della parità di trattamento dei disabili, sono previste soluzioni ragionevoli. Ciò significa che il datore di lavoro prende i provvedimenti appropriati, in funzione delle esigenze delle situazioni concrete, per consentire ai disabili di accedere ad un lavoro, di svolgerlo o di avere una promozione o perché possano ricevere una formazione, a meno che tali provvedimenti richiedano da parte del datore di lavoro un onere finanziario sproporzionato. Tale soluzione non è sproporzionata allorché l'onere è compensato in modo sufficiente da misure esistenti nel quadro della politica dello Stato membro a favore dei disabili.

Per quanto concerne poi il cane guida le leggi 14/02/74 n.37 e 25/08/88 n.376, disciplinano - rispettivamente - la facoltà di accesso dei ciechi muniti del proprio cane guida nei mezzi di trasporto pubblico e negli esercizi aperti al pubblico. Alla luce dei principi costituzionali della libertà di circolazione e delle pari opportunità, si può affermare che l'accesso del cane guida è da ritenersi consentito in tutti i luoghi pubblici (uffici, scuole ed ospedali) ed anche in luoghi privati - aziende, negozi ecc., in cui sia previsto l'ingresso di soggetti terzi, generalmente considerati "pubblico".

In via interpretativa, dunque, si può concludere che, ove non sia espressamente vietato da apposite e motivate normative, il cieco potrà liberamente farsi accompagnare dal proprio cane in ogni ambiente ed ufficio pubblico od aperto al pubblico. Le motivate eccezioni potranno quindi riguardare valori generali prevalenti quali la salute, l'incolumità e l'igiene di una pluralità di persone (ad esempio la frequentazione degli ospedali).

Naturalmente l'accesso dei cani guida in questi ambienti aperti al pubblico richiede il pieno controllo del cieco sull'animale, sia in ordine alla sua disciplina sia alla sua igiene.

Normativa europea

Ecco cosa stabilisce il Reg. CE n. 1107/2006 riguardo al viaggiare in aereo con un cane-guida:

Art. 7, comma 2: "Qualora sia richiesto l'utilizzo di un cane da assistenza riconosciuto, tale utilizzo sarà reso possibile purché ne sia fatta notifica al vettore aereo, al suo agente o all'operatore turistico, in conformità delle norme nazionali applicabili al trasporto di cani da assistenza a bordo degli aerei, ove tali norme sussistano.

Allegato I: "Assistenza a terra per cani da assistenza riconosciuti, ove opportuno. Comunicazione delle informazioni sui voli in formato accessibile."

Allegato II - "Trasporto in cabina dei cani da assistenza riconosciuti, nel rispetto della regolamentazione nazionale".

Importante è ancora dal punto di vista normativo ricordare :

L. n. 67 del 1 marzo 2006 "Misure per la Tutela Giudiziaria delle persone con disabilità vittime di discriminazioni";

La Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità, ratificata dallo Stato Italiano con Legge 18/2009.

L. n. 488 del 23 dicembre 1999 (Capo II )

Lettera del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti n. 653/2004 del 1 marzo 2004 sulla "Presenza del cane-guida in auto"

Ordinanza del Ministero della Salute "concernente la tutela dell'incolumità pubblica da aggressioni di cani"

Regolamento CE n. 1107 del 5 luglio 2006 del Parlamento Europeo e del Consiglio, relativo ai "diritti delle persone con disabilità e delle persone a mobilità ridotta nel trasporto aereo"

Avv. Paolo Colombo

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Tratto da "Una bussola per orientarsi": rubrica per genitori del giornale uici

La legge 104 del 1992 e il quadro dei diritti dei disabili e dei loro familiari

di Paolo Colombo

Una delle tante difficoltà che deve affrontare il genitore di una persona con disabilità è quella di conciliare lavoro e cura del figlio. Sappiamo bene quanto sia complicato muoversi nell'intricato mondo delle leggi e dei regolamenti e, di conseguenza, quanto sia difficile conoscere quali diritti si possono esercitare.

E' per questo motivo che abbiamo chiesto all'avv. Paolo Colombo, quale responsabile del Centro di Documentazione Giuridica dell'UICI, nonché componente della Direzione Nazionale, di aiutarci a comprendere la legge 104 del 5 febbraio 1992 (Legge-quadro per l'assistenza , l'integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate). Quella di oggi è solo la prima tappa del nostro viaggio alla scoperta di questa importante direttiva.

La legge 104 del 1992 e il quadro dei diritti dei disabili e dei loro familiari

La Legge 5 febbraio 1992, n. 104 "Legge-quadro per l'assistenza, l'integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate." prevede specifici diritti in favore delle famiglie con disabili.

I diritti previsti da tale legge così come modificati dalla successiva normativa, attualmente vigente, vengono schematicamente rappresentati nelle pagine che seguono, ponendo particolare risalto ai benefici che la normativa riconosce ai lavoratori, genitori di disabili.

- Prima parte

Per i genitori di figli disabili le più ampie previsioni di tutela della legge sui congedi parentali hanno assorbito alcune agevolazioni previste dalla legge numero 104 del 5 febbraio 1992.

Già la legge 104/92 (vedi poi anche la legge 53/00) aveva previsto per la lavoratrice madre, o in alternativa per il padre, anche adottivi, di minore con handicap accertato dai competenti organi (2) e non ricoverato in istituti specializzati a tempo pieno(3) (ivi compresi i ricoveri in strutture adibite all'accoglimento degli handicappati seppur come centro riabilitativo diurno), il diritto al prolungamento sino a tre anni del periodo di astensione facoltativa dal lavoro oppure, in alternativa, due ore di permesso giornaliero retribuito sempre sino al compimento del terzo anno di vita del bambino. Il permesso è raddoppiato in caso di due figli con handicap (Cassazione sezione lavoro - sentenza 4623/10).

L'articolo 33 del D.Lgs. 151/2001 stabiliva che nel caso di minore con handicap in situazione di gravità (accertata ai sensi dell'articolo 4 comma 1 della legge 104/1992) i genitori avesssero diritto al prolungamento sino a tre anni di vita del figlio del congedo parentale, indipendentemente dal diritto dell'altro genitore, a condizione che il bambino non fosse ricoverato a tempo pieno presso istituti specializzati. Con la modifica al comma 1 dell'articolo 33 del D.Lgs. 151/2001 la madre o in alternativa il padre hanno diritto al prolungamento del congedo parentale sino al compimento dell'ottavo anno di vita del bambino con handicap per un periodo complessivo non superiore ai tre anni (circolare n.32/2012 dell'INPS) ; inoltre viene esteso anche quando il bambino sia ricoverato a tempo pieno presso istituti specializzati purchè sia richiesta dai sanitari la presenza del genitore.Il prolungamento decorre dal termine del periodo corrispondente alla durata massima del congedo parentale spettante al richiedente (vedi messaggio INPS 22578/2007):

alla madre, trascorsi 6 mesi dalla fine del congedo di maternità

al padre, trascorsi 7 mesi dalla data di nascita del figlio

al genitore solo, trascorsi 10 mesi decorrenti:

a) in caso di madre "sola", dalla fine del congedo di maternità

b) in caso di padre "solo", dalla nascita del minore o dalla fruizione dell'eventuale congedo di paternità.

In base all'articolo 24 della legge 183/2010 i genitori alternativamente possono fruire anche in alternativa al congedo parentale o ai riposi retribuiti (art.42 comma 1 DLgs 151/2001) dei 3 giorni di permessi mensili.

Tale diritto va riconosciuto anche in favore dei genitori con figlio handicappato in situazione di gravità (circolare INPS numero 155/2010 punto2.2).

AGEVOLAZIONI previste dalla legge 104/1992 modificate dal D.Lgs.119/2011 I genitori, anche adottivi, con bambini fino a tre anni di età hanno la possibilità di fruire in alternativa, dei tre giorni di permesso mensile, ovvero delle ore di riposo giornaliere, ovvero del prolungamento del congedo parentale;

genitori, anche adottivi, con bambini oltre tre anni e fino agli otto anni di vita possono beneficiare, in alternativa, dei tre giorni di permesso mensile, ovvero del prolungamento del congedo parentale;

i genitori, anche adottivi, con figli oltre gli otto anni di età possono fruire dei tre giorni di permesso mensile

circolare INPS numero 32/2012 e circolare Funzione Pubblica numero 1/2012

PERMESSI ASSISTENZA DISABILI e ALTRI PERMESSI e FERIE

Nel caso il dipendente usufruisca di altri permessi (permesso sindacale, maternità, malattia o altro), i permessi per l'assistenza a disabili ex lege 104/1992 non vanno riparametrati in quanto si tratta di assenze giustificate, riconosciute per legge come diritti spettanti al lavoratore.

Anche la fruizione delle ferie non può incidere sul godimento dei permessi dei tre giorni mensili per l'assistenza al disabile in stato di gravità e ogni eventuale riparametrazione in base alle ferie usufruite nel mese è inammissibile.

Differente è invece il caso in cui il dipendente avanzi l'istanza ex lege 104/1992 per la prima volta nel corso del mese.

Ministero del Lavoro - Interpello numero 21 del 16 giugno 2011 e Interpello numero 24 del 1 agosto 2012

PERMESSI ORARI E GIORNALIERI

IN RELAZIONE AL TIPO DI RAPPORTO DI LAVORO TIPO DI RAPPORTO DI LAVORO PERMESSI ORARI DIPENDENTE DISABILE

(2 ore) PERMESSI GIORNALIERI e ORARI

3 giorni o 18 ore mensili

DIPENDENTE DISABILE

Oppure DIPENDENTE CHE DA ASSISTENZA A UN DISABILE PART TIME ORIZZONTALE Fino a 6 ore di prestazione lavorativa: ridotto a 1 ora

Oltre 6 ore di prestazione lavorativa: intero: 2 ore I tre gg di permesso mensile spettano per intero, mentre, in alternativa, i permessi orari di 18 ore sono ridotti sulla base della percentuale di prestazione lavorativa.

Esempio: nel caso di percentuale pari al 75% (5 ore e24 minuti al giorno) spettano: 3gg

- oppure

il 75% di 18 ore corrispondenti a 13 ore e 30 minuti

PART TIME VERTICALE con prestazione lavorativa concentrata in alcuni mesi con presenza dal lunedì al venerdì

Intero: 2 ore I tre gg di permesso mensile o, in alternativa, i permessi orari di 18 ore, spettano per intero.

Esempio: prestazione lavorativa prevista per sei mesi l'anno (consecutivi o non ): 3gg

- oppure

18 ore nel mese in cui viene resa la prestazione

PART TIME VERTICALE con prestazione concentrata su alcune settimane del mese o alcuni giorni della settimana

Intero: 2 ore I tre gg di permesso mensile o in alternativa, i permessi orari di 18 ore, sono ridotti sulla base della percentuale di prestazione lavorativa nel mese di riferimento.

Esempio 1:

prestazione lavorativa nel mese pari al 50% (come nel caso di settimane alterne): 1 giorno

- oppure 50% di 18 ore pari a 9 ore

Esempio 2:

prestazione lavorativa nel mese pari al 40% (come nel caso di presenza 2gg a settimana): 1 giorno

- oppure

il 40 % di 18 ore pari a 7 ore e 12 minuti PART TIME MISTO (combinazione di verticale ed orizzontale), con prestazione concentrata in alcuni giorni o settimane del mese, ad orario ridotto Fino a 6 ore di prestazione

lavorativa: ridotto a 1 ora

Oltre 6 ore di prestazione lavorativa: intero: 2 ore I tre gg. di permesso mensile si riducono sulla base della

percentuale della componente verticale, mentre, in alternativa, i permessi orari di 18 ore si riducono sulla base della percentuale della componente orizzontale.

Esempio:

prestazione su 4 gg a settimana (componente verticale 80%),

con orario ridotto a 5 ore al giorno (componente orizzontale = 69.49%), si ha diritto:

all'80% di 3gg = 2

- oppure

al 69.49%. di 18 ore = 12 ore e 30 minuti

*-*

La legge 104 del 1992 e il quadro dei diritti dei disabili e dei loro familiari

(seconda parte)

di Paolo Colombo

Eccoci al secondo appuntamento con l'avv. Paolo Colombo-responsabile del Centro di Documentazione Giuridica e componente della Direzione Nazionale dell'UICI-che ci aiuterà a conoscere e comprendere quanto è previsto dalla legge 104/1992 (Legge-quadro per l'assistenza , l'integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate) in tema di permessi lavorativi spettanti ai genitori di minori con disabilità.

Dopo il compimento del terzo anno e sino al compimento del diciottesimo anno di vita del bambino la madre lavoratrice o, in alternativa, il padre (che deve produrre al datore di lavoro entro 10 giorni una dichiarazione da cui risulta la rinuncia parziale o totale della madre a tale diritto), anche in caso di adozione, hanno diritto per l'assistenza di figlio disabile (ovvero anche parenti o affini entro il secondo grado, -in precedenza per norma introdotta dalla legge 183/210 entro il terzo grado- qualora i genitori siano anch'essi affetti da patologia invalidanti o siano deceduti o mancanti. D.lgs. 119/ l'art. 33 della legge 104/92 el'art. 33 del d.lgs. 151/2001), in situazione di gravità accertata dai competenti organi (2) e non ricoverati (nel ricovero sono compresi i ricoveri ospedalieri o in strutture adibite all'accoglimento degli handicappati seppur come centro riabilitativo diurno - vedi messaggi INPS 228 e 256 del 4 gennaio 2006), a tre giorni di permesso al mese (4), anche frazionati a mezza giornata o a ore sino al massimo delle 18 ore mensili (messaggio INPS 15995/2007), cumulativamente (l'alternatività non influenza il numero complessivo massimo dei giorni e di ore di permesso fruibili al mese). In successivo messaggio (INPS n.16866/2007) viene precisato che, fermo restando il diritto a tre giorni al mese di assenza 2011 che modifica indipendentemente dall'orario giornaliero o settimanale, il limite delle 18 ore opera per coloro che hanno un debito orario di 36 ore alla settimana in 6 giorni lavorativi. Pertanto in caso di differente distribuzione oraria del debito orario settimanale ovvero di orario normale di lavoro settimanale eccedente o inferiore alle 36 ore, la quantificazione del massimale orario mensile di permessi orari fruibili mensilmente verrà così determinato: orario normale di lavoro settimanale diviso il numero dei giorni lavorativi settimanali moltiplicato 3.

I tempi di utilizzo dei tre giorni di permesso mensile, anche frazionati a mezza giornata o a ore, che spettano di diritto in base alla legge 104/92, non rientrano nella discrezionalità del datore di lavoro, ma vengono scelti dall'avente diritto secondo le proprie necessità. L'indicazione dei giorni durante i quali si intende fruire dei permessi deve, di norma, essere comunicata in tempo utile per consentire di provvedere alla sostituzione e all'organizzazione del lavoro, a meno che il permesso non venga richiesto per improvvise ne sopravvenute necessità connesse alla disabilità. In tal caso la comunicazione va fatta prima dell'inizio del servizio.

Infatti, se da un lato la scelta dei giorni di fruizione dei permessi mensili deve contemperare la necessità di buon andamento dell'attività imprenditoriale e il diritto all'assistenza del disabile, dall'altro canto va tenuto presente che le esigenze di tutela del disabile prevalgono sempre sulle necessità dell'impresa in caso di improcrastinabili richieste di assistenza

Ministero del Lavoro - Interpello n. 31 del 6 luglio 2010

Se il ricovero viene interrotto per garantire delle visite specialistiche o delle terapie da effettuarsi all'esterno della casa di riposo ovvero presso strutture adeguate all'assistenza sanitaria o riabilitativa, tale ipotesi non può essere ricondotta alla previsione di cui all'art 33 e precisamente - non ricoverato in istituti specializzati a tempo pieno -. Infatti nella circostanza, in cui il disabile debba recarsi al di fuori della struttura che lo ospita per effettuare delle visite e/o delle terapie si interrompe il requisito del tempo pieno del ricovero e si determina il necessario affidamento del disabile all'assistenza del familiare il quale, ricorrendone gli altri presupposti di legge, avrà diritto alla fruizione dei permessi (interpello Ministero del Lavoro 20 febbraio 2009 numero 13 e messaggio INPS 28 maggio 2010 numero 14480), ovviamente con la documentazione rilasciata dalla struttura che attesti le visite e/o le terapie effettuate.

Ricordiamo che la circolare INPS numero 155 al punto 3 prevede in ottemperanza a quanto previsto all'articolo 24 delle legge 183/2010 altre eccezioni:

ricovero a tempo pieno di un disabile in situazione di gravità in stato vegetativo persistente e/o con prognosi infausta a breve termine;

ricovero a tempo pieno di un minore con disabilità in situazione di gravità per il quale risulti documentato dai sanitari della struttura ospedaliera il bisogno di assistenza da parte di un genitore o di un famigliare, ipotesi peraltro già prevista per i bambini fino a 3 anni di età (circolare INPS numero 90 del 23 maggio 2007 al punto 7).

Con l'interpretazione dell'art. 33, comma 3 della legge 104/1992 e dell'art. 20 legge 53/2000, nell'ipotesi in cui un solo lavoratore presti assistenza a più individui portatori di handicap, il limite dei tre giorni mensili di congedo parentale previsti dalla legge 104/92 riguarda ciascun singolo individuo portatore di handicap, e pertanto il lavoratore che assiste più disabili può cumulare i giorni di permesso riconosciuti per ogni singolo portatore di handicap in situazione di gravità e non ricoverato a tempo pieno con prestazioni disgiunte (si intende per prestazione -disgiunta- quando la prestazione di due o più soggetti portatori di handicap può essere assicurata solo con modalità e in tempi diversi). In particolare, in precedenza, prima della circolare INPS numero 90/2007, i permessi disgiunti erano possibili solo se le cure erano contemporaneamente esclusivee continue per ciascun soggetto (5).

L'articolo 24 commi 2 e 3 della legge 183/2010 avrebbe attenuato l'importanza dei requisiti di -esclusività- e di -continuità- quali presupposti essenziali ai fini della concessione dei benefici per l'assistenza al disabile in situazione di gravità. Infatti per l'abrogazione parziale dell'articolo 20 comma 1 della legge 53/2000 i requisiti della continuità e della esclusività verrebbero meno.

Ne conseguirebbe che i permessi ex lege 104/1992 spetterebbero anche a chi, come nel caso di residenza in una località diversa, non si possa dimostrare la continuità della assistenza in quanto residente in comune diverso da quello dell'assistito.

Tuttavia secondo la circolare Brunetta (Dipartimento Funzione Pubblica circolare 13 del 6 dicembre 2010) sarebbe meglio tipizzato il concetto di esclusività dell'assistenza con la regola che i permessi possono essere accordati, salvo la previsione espressa di alcune eccezioni, ad un unico lavoratore (referente unico).

In casi di speciale gravità dell'handicap, qualora il dirigente del Centro medico legale ravvisi la effettiva necessità del bambino a cure che non possono essere garantite durante le sole ore dell'allattamento, è possibile cumulare i permessi orari ex lege 104/92 e i riposi orari per allattamento come da DLgs 151/01 per lo stesso figlio portatore di handicap (messaggio INPS n. 11784).

Secondo la Direzione Generale per l'Attività Ispettiva del Ministero del Lavoro (Interpello numero 41 del 15 maggio 2009) i permessi lavorativi ex art. 33 della Legge n. 104/1992 non spetterebbero ai tutori o amministratori di sostegno di persone con handicap in situazione di gravità.

I permessi sono coperti in base all' articolo 19 lettera a) della legge 53/2000 da contribuzione figurativa (6).

In caso di contratto a part-time verticale, il numero dei giorni di permesso spettanti va proporzionalmente ridotto.

I permessi sono retribuiti e danno diritto alla maturazione dell'anzianità di servizio, ma non facevano maturare né le ferie e né la tredicesima (Informativa INPDAP numero 30/03). Con decorrenza 29 agosto 2003, data di entrata in vigore del decreto legislativo 216/2003 che introduce condizioni di maggior favore in base all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo numero 151/01 i permessi dal lavoro, mensili e orari, per l'assistenza a famigliari disabili non dovrebbero più decurtare né le ferie, né la tredicesima mensilità (Ministero del lavoro parere protocollo n. 15/0001920/04 poi sospeso e sottoposto al vaglio dell'Ufficio legislativo per l'impatto che ne potrebbe derivare).

La circolare numero 208 dell'8 marzo 2005 del Dipartimento della funzione pubblica-Ufficio per il personale della pubblica amministrazione, supportata dal parere favorevole dell'Avvocatura generale dello Stato (parere numero 142615 del 2 novembre 2004) precisa che la tredicesima mensilità dei dipendenti pubblici non subisce decurtazioni o riduzioni per il fatto di aver usufruito dei permessi previsti dalla legge per assistere i portatori di handicap all' articolo 33 commi 2 e 3 della legge 104/92 (7). La lettera circolare del Ministero del lavoro 2 febbraio 2006, facendo riferimento al parere n. 3389/2005 emesso dalla sezione seconda del Consiglio di Stato ribadisce che non soggette a decurtazione le ferie e la tredicesima mensilità quando i riposi e i permessi previsti dall'art. 42 del decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151 non sono cumulati con il congedo parentale.

Sono utili ai fini del trattamento di quiescenza, non sono invece valutabili né ai fini del trattamento di fine servizio (indennità premio di servizio ed indennità di buonuscita) né del TFR (Circolare n. 11 del 12 marzo 2001 della Direzione Centrale Prestazioni Previdenziali).

Casi particolari:

LAVORO NOTTURNO

Per l'art.17 della legge 5 febbraio 1999 numero 25 il lavoro notturno non deve essere obbligatoriamente prestato dalla lavoratrice o dal lavoratore che abbia a proprio carico un soggetto disabile.

TRASFORMAZIONE DEL CONTRATTO DI LAVORO

La legge di riforma del Welfare al comma 44 punto d) 3 prevede che il lavoratore o la lavoratrice convivente di età non superiore ai 13 anni o con figlio convivente con handicap come da articolo 3 della legge 104/1992 abbia la priorità nella richiesta di trasformazione del contratto di lavoro da tempo pieno a tempo parziale.

SCELTA DELLA SEDE DI LAVORO

Il genitore che assiste con continuità un figlio disabile ha diritto (art. 33 della legge 5 febbraio 1992 n. 104) a scegliere -ove possibile- la sede di lavoro più vicina al proprio domicilio e non può essere trasferito ad altra sede senza il suo consenso.

Inoltre da tenere presente che qualora un lavoratore pubblico con una situazione familiare già esistente che dà diritto ai permessi "ex lege" n. 104/1992, accetti un posto di lavoro fuori dalla propria sede e, di conseguenza, venga lì trasferito, non può poi rivendicare, in via prioritaria, il trasferimento nella vecchia sede per assistere il familiare handicappato (Cassazione sentenza numero 23526 del 2 novembre 2006).

Va inoltre tenuto presente (Tar Lazio sentenza 8639/2005) che la norma che prevede il diritto del parente di un disabile alla scelta della sede di lavoro, non contempla il diritto al trasferimento in corso di rapporto di lavoro ai fini dell'avvicinamento al famigliare bisognoso di assistenza. Il criterio ispiratore della decisione di accordare o meno il beneficio del trasferimento è quello di tutelare le situazioni di assistenza già esistenti, mentre esigenze successivamente insorte a causa della sopravvenienza di uno stato di disabilità non possono trovare soddisfazione in virtù dell'applicazione della previsione legislativa all'art. 33, comma 5, della legge n. 104/92. In particolare, la concessione del beneficio di cui all'art. 33, comma 5, della legge n. 104/92 non può in alcun caso prescindere dal riscontro di una già esistente situazione di assistenza continuativa ovvero dall'attualità dell'assistenza, sicché non può essere concesso ai dipendenti che, non assistendo con continuità un familiare, aspirino al trasferimento proprio al fine di poter instaurare detto rapporto di assistenza continuativa.

Il diritto del genitore o del familiare lavoratore che assiste con continuità un handicappato, di scegliere la sede lavorativa più vicino al proprio domicilio e di non essere trasferito ad altra sede senza il suo consenso, non si configura come un diritto assoluto o illimitato perché detto diritto non può essere fatto valere allorquando, alla stregua della regola di un equo bilanciamento tra i diritti, tutti con rilevanza costituzionale, il suo esercizio finisca per ledere in maniera consistente le esigenze economiche, produttive o organizzative del datore di lavoro e per tradursi, soprattutto nei casi in cui si sia in presenza di rapporti di lavoro pubblico, con l'interesse della collettività.

Cassazione Civile Sez.Unite numero 7845 del 27 marzo 2008

E'illegittimo il trasferimento del lavoratore che assiste un familiare portatore di handicap anche non grave, qualora l'azienda non abbia prodotto alcun motivo che, in un bilanciamento degli interessi, possa giustificare la perdita di cure da parte del soggetto debole.

In particolare, il diritto del lavoratore a non essere trasferito ad altra sede lavorativa senza il suo consenso (articolo 33 comma 5 della legge 104/92) non può subire limitazioni anche allorquando la disabilità del familiare non si configuri come grave risultando la sua inamovibilità - nei termini in cui si configuri come espressione del diritto all'assistenza del familiare comunque disabile - giustificata dalla cura e dall'assistenza da parte del lavoratore al familiare con lui convivente, sempre che non risultino provate da parte del datore di lavoro - a fronte della natura e del grado di infermità (psico-fisica) del familiare - specifiche esigenza datoriali che, in un equilibrato bilanciamento tra interessi, risultino effettive, urgenti e comunque insuscettibili di essere diversamente soddisfatte.

Corte di Cassazione sez. Lavoro - Sentenza numero 9201 del 7 giugno 2012

L'articolo 24 della legge 183/2010 prevede ora che il lavoratore ha diritto a scegliere, ove possibile, la sede di lavoro più vicina non più al domicilio del lavoratore che presta assistenza, ma al domicilio della persona da assistere.

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La legge 104 del 1992 e il quadro dei diritti dei disabili e dei loro familiari

(terza parte)

di Paolo Colombo

In questo terzo appuntamento, l'avv. Colombo -responsabile del Centro di Documentazione Giuridica e componente della Direzione Nazionale dell'UICI- concentrerà la sua attenzione sul diritto, sancito dalla legge 104/1992 (Legge-quadro per l'assistenza , l'integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate), dei genitori di bambini/ragazzi con disabilità di usufruire di un periodo di congedo straordinario biennale retribuito.

PERIODO DI CONGEDO STRAORDINARIO BIENNALE RETRIBUITO

L'articolo 4 comma 2 della legge 53/2000 prevede la possibilità ai genitori, alternativamente, per l'assistenza ad un figlio con grave handicap, certificato dalle strutture sanitarie pubbliche (8), la possibilità di usufruire anche di un periodo di congedo, continuativo o frazionato, non superiore ai due anni.

La Finanziaria 2004 (art. 3 comma 106) ha tolto il limite dei 5 anni dall'accertamento.

In base all'articolo 80 della Finanziaria 2001 questo congedo, prima senza diritto alla retribuzione e non computabile ai fini dell'anzianità di servizio e previdenziali, viene ora retribuito sulla base dell'ultima retribuzione percepita dal lavoratore ed è coperto, entro certi limiti, da contribuzione figurativa (sino ad un tetto, comprensivo di indennità e contributi figurativi, di 70milioni di lire indicizzato annualmente - vedi INPS circ. 85/2002 e 14/2007).

L'indennità per congedo straordinario ha natura sostitutiva della retribuzione che il lavoratore avrebbe percepito dall'attività lavorativa se non fosse stato impedito dalla necessità di assistere un portatore di handicap e, pertanto è compatibile con un eventuale assegno ordinario di invalidità (legge 222/1984 articolo 1 e messaggio INPS n.8773 del 4 aprile 2007).

La sentenza n. 233 del 16.06.2005 della Corte costituzionale ha stabilito che anche i fratelli e le sorelle delle persone con gravi handicap possono accedere al congedo straordinario retribuito quando i genitori, sia pure viventi, non sono in grado di accudire il figlio handicappato perché essi stessi totalmente inabili. Pertanto il congedo straordinario retribuito va riconosciuto ai fratelli o sorelle conviventi con soggetto gravemente disabile in caso di totale e permanente inabilità di entrambi i genitori o di un solo genitore, se l'altro è deceduto, di figli in condizioni di handicap grave. Lo stato di totale inabilità di ambedue i genitori o del genitore superstite, se l'altro è deceduto, deve essere comprovato da documentazione quali riconoscimento di invalidità civile, di rendite INAIL, di pensioni di invalidità INPS o analoghe provvidenze comunque denominate, da cui sia rilevabile lo stato di invalidità totale e permanente.

Per la sentenza n. 158 del 18 aprile 2007 della Corte costituzionale (recepita dall'INPS con la circolare 112/2007) viene previsto che possa essere riconosciuto il congedo biennale retribuito anche per l'assistenza del coniuge disabile in situazione di gravità.

La sentenza n.19 del 26 gennaio 2009 della Corte costituzionale ha esteso la previsione del diritto al congedo straordinario anche ai figli che assistono genitori conviventi in situazione di disabilità grave e in assenza di altri soggetti legittimati a prendersene cura (per -convivenza- va fatto riferimento alla -residenza-, luogo abituale ai sensi dell'art. 43 del codice civile, non potendo ritenersi conciliabile con la predetta necessità la condizione di -domicilio- né la mera elezione di -domicilio speciale- previsto per determinati atti o affari dall'art. 47 del codice civile - vedi circolare n. 1/2012 della Funzione Pubblica punto 3, a-4).

Note:

(1) Si intende persona handicappata colui che presenta una minorazione fisica, psichica o sensoriale, stabilizzata o progressiva, che è causa di difficoltà di apprendimento, di relazione o di integrazione lavorativa e tale da determinare un processo di svantaggio sociale o di emarginazione. Gli accertamenti relativi alla minorazione, alle difficoltà, alla necessità dell'intervento assistenziale permanente e alla capacità individuale residua sono effettuati da parte delle ASL mediante le commissioni mediche (ex lege numero 295 del 15 ottobre 1990, ex lege numero 423 del 27 ottobre 1993 e Circolare del Ministero del lavoro numero 43 del 1 aprile 1994) integrate da un operatore sociale e da un esperto nei casi da esaminare, in servizio presso le ASL.

(2) Il riconoscimento di una invalidità civile non è sufficiente per ottenere i permessi per l'assistenza al disabile, ma occorre il riconoscimento (da parte della Commissione medica o in situazione di urgenza e in via provvisoria dai medici di ospedali gestiti dalle AASSLL o dai medici delle strutture di ricovero pubbliche o private equiparate alla pubblica come modificato dall'articolo 20 comma 1 del D.L. 78/2009) della situazione di gravità della persona handicappata, la cui minorazione ne abbia ridotto l'autonomia personale in modo da rendere necessario un intervento assistenziale permanente. Per comprovare il diritto alla fruizione del permesso retribuito per documentata grave infermità ai sensi dell'art. 4, comma 1, L. n. 53/2000 si considera idoneo il certificato redatto dallo specialista dal quale sia possibile riscontrare sia la descrizione degli elementi costituenti la diagnosi clinica che la qualificazione medico legale in termini di grave infermità (Ministero Lavoro, Salute e Politiche Sociali - Nota 25 novembre 2008, n. 16754).

Però poiché detta certificazione (dei medici degli ospedali gestiti direttamente dalle AASSLL e ai medici delle strutture di ricovero pubbliche o private equiparate alla pubblica) ha natura -provvisoria- e pertanto revocabile, qualora la Commissione medica non riconosca la sussistenza della situazione di handicap grave, l'INPS è legittimato a richiedere al dipendente la restituzione di quanto fruito a titolo di permesso, sin dal primo giorno dalla presentazione della domanda (Ministero Lavoro-Attività Ispettiva - Interpello n 32 del 9 agosto 2011).

(3) Per ricovero a tempo pieno si intende quello in cui il disabile trascorre tutta la giornata o gran parte di essa presso una struttura adibita all'accoglimento degli handicappati; i Centri socio riabilitativi diurni per disabili rientrano nell'accezione di Istituti specializzati.

(4) Il genitore impegnato ad assistere il figlio con handicap degente in ospedale seppur finalizzato a un intervento chirurgico non ha diritto fruire dei permessi dal lavoro ex lege 104/1992, in quanto il ricovero in ospedale viene considerato ricovero a tempo pieno (messaggio INPS 4 gennaio 2006 numero 228, messaggio INPS 4 gennaio 2006 numero 256 e circolare INPS 23 maggio 2007 numero 90).

Tuttavia, nei messaggi INPS si ricorda che i benefici previsti dalla legge 104/92 possono eccezionalmente essere concessi nei casi in cui:

il richiedente assista un handicappato di tenera età (prima infanzia ovvero età inferiore a tre anni);

il soggetto handicappato sia ricoverato per finalità diagnostico-terapeutiche (nel qual caso le finalità assistenziali legate all'età travalicano quelle legate all'handicap);

la presenza della madre o del padre sia richiesta dall'ospedale per necessità effettive;

ricovero finalizzato a intervento chirurgico oppure a scopo riabilitativo.

(5) L'assistenza può intendersi disgiunta quando la prestazione può essere assicurata solo con modalità e tempi diversi e contemporaneamente è esclusiva e continua per ciascun assistito (Ministero del lavoro nota del 28 agosto 2006 numero 3003). Vanno presentate tante domande quanti sono i soggetti per i quali si chiedono i permessi, allegando idonea certificazione relativa alla particolare natura dell'handicap, accompagnata da dichiarazione di responsabilità circa la sussistenza delle circostante che giustificano la necessità di assistenza disgiunta. In particolare, da quest'ultima dichiarazione deve risultare 1) che in relazione all'handicap non è in grado di fornire assistenza fruendo dei 3 giorni di permesso in godimento per un altro disabile; 2) che nessun'altra personale può prestare assistenza all'altro soggetto handicappato (norma superata con la circolare INPS numero 90/2007); 3) che nessuna altro fruisce a sua volta di permessi per l'assistenza all'altro soggette; 4) che i soggetti per i quali si richiede il permesso non svolgono attività lavorativa e quindi non hanno diritto a usufruire a loro volta di permesso in qualità di lavoratori portatori di handicap.

(6) Trattandosi di singole giornate di riposo, la contribuzione figurativa è attribuita in quota integrativa e non incide, là ove previsto dalla normativa (INPS), sul numero dei contributi settimanali spettanti all'interessato. Praticamente, la settimana sarebbe già coperta dalla contribuzione obbligatoria, per cui la contribuzione figurativa inciderebbe solo relativamente all'integrazione della retribuzione "persa" (Circolare INPS 11 aprile 2001 numero 87).

(7) La fruizione delle due ore di permesso giornaliero (articolo 33 comma 2 della legge 104/92) o dei tre giorni di permesso mensile (articolo 33 comma 3 della legge 104/92) è alternativa (non è possibile fruire nello stesso mese dei permessi orari e di quelli giornalieri); per prevalente giurisprudenza, il titolare del diritto può scegliere tra permessi orari e giornalieri una volta al mese.

(8) In base alla circolare INPS numero 32 del 3 marzo 2006 ai medici degli ospedali gestiti direttamente dalle AASSLL e ai medici delle strutture di ricovero pubbliche o private equiparate alla pubblica è riconoscibile la potestà provvisoria (quindi revocabile dalla Commissione medica ex lege 15 ottobre 1990 numero 295 - ex lege numero 423 del 27 ottobre 1993 - Circolare Ministero del Lavoro numero 43 del 1 aprile 1994) per le agevolazioni previste dalla legge 104/1992 a favore dei genitori, parenti o affini di persone handicappate gravi e dei lavoratori portatori di handicap grave. Per comprovare il diritto alla fruizione del permesso retribuito per documentata grave infermità ai sensi dell'art. 4, comma 1, L. n. 53/2000 si considera idoneo il certificato redatto dallo specialista dal quale sia possibile riscontrare sia la descrizione degli elementi costituenti la diagnosi clinica che la qualificazione medico legale in termini di grave infermità (Ministero Lavoro, Salute e Politiche Sociali - Nota 25 novembre 2008, n. 16754).

Però poiché detta certificazione (dei medici degli ospedali gestiti direttamente dalle AASSLL e ai medici delle strutture di ricovero pubbliche o private equiparate alla pubblica) ha natura -provvisoria- e pertanto revocabile, qualora la Commissione medica non riconosca la sussistenza della situazione di handicap grave, l'INPS è legittimato a richiedere al dipendente la restituzione di quanto fruito a titolo di permesso, sin dal primo giorno dalla presentazione della domanda (Ministero Lavoro-Attività Ispettiva - Interpello n 32 del 9 agosto 2011).

Nella lettera circolare del 6 febbraio 2006 il Ministero del lavoro e nel messaggio del 6 marzo 2006 numero 7014 l'INPS, dopo il parere del Consiglio di Stato numero 3389 del 6 dicembre 2005, hanno precisato nuovamente che, mentre per l'assistenza ai disabili si maturano ferie e tredicesima mensilità, i genitori di minori con handicap che optano per il prolungamento del congedo parentale fino al terzo anno di vita del bambino nei periodi di assenza non maturano invece né ferie né tredicesima.

Infatti già in precedenza il Ministero del lavoro si era pronunciato col parere 5 maggio 2004 prot. 15/0001920.

I genitori di un bambino, portatore di handicap in situazione di gravità, non hanno diritto di usufruire entrambi del permesso di 3 giorni retribuiti in base all'art. 33, comma terzo della legge 104/92, ma solo cumulativamente. L'articolo 20 della legge 53/2000 prevede che il genitore lavoratore ne possa beneficiare anche qualora l'altro genitore non sia lavoratore dipendente.

In relazione alla previsione dell'art. 33 comma primo della legge 104/92 per i genitori di un bambino con handicap della possibilità di prolungare il periodo di astensione facoltativa dal lavoro di cui alla legge 1204/71 fino a tre anni di vita del bambino, si deve intendere che gli stessi possono godere di questa possibilità se pubblici dipendenti con la retribuzione al 100 per cento per il primo mese, con la retribuzione al 30 per cento per i successivi cinque mesi e per i restanti senza retribuzione, fino ad un massimo di 10 o 11 mesi, secondo quanto previsto dall'articolo 7 della legge 1204/71 così come sostituito dall'art.3 della legge 53/2000. La legge 53/2000 ha comunque portato la possibilità per tutti i genitori di usufruire dell'astensione facoltativa fino al compimento dell'ottavo anno di vita del bambino.

Per i figli minorenni non è più richiesta la convivenza (legge 53/00 art. 19). Inoltre in base alle nuove normative è ora possibile per il genitore lavoratore fruire del prolungamento dell'astensione facoltativa o dei riposi orari fino ai tre anni del bambino, nonché dei giorni di permesso dopo i 3 anni e sino ai 18, anche qualora l'altro genitore non abbia diritto a tali benefici ( perché, per esempio, è casalingo/a, non svolge attività lavorativa, è lavoratore autonomo, ecc.). Invece, nell'ipotesi in cui entrambi i genitori siano lavoratori dipendenti, i permessi continuano a spettare a entrambi, ma in maniera alternativa. Ciò significa che possono spettare indifferentemente alla madre o al padre, ma non con fruizione contemporanea.

I genitori con figlio convivente infratredicenne o con handicap hanno la priorità nelle richieste di trasformazione del contratto di lavoro da tempo pieno a tempo parziale.

Legge 247/07 di riforma del Welfare comma 44 punto d) 3

Nel Collegato al lavoro (art. 24 legge 4 novembre 2010 numero183 in supplemento ordinario n. 243 della Gazzetta Ufficiale n. 262) sono state introdotte nuove regole per l'assistenza ai disabili (vedi anche INPS Circolare n. 45 dell' 1 marzo 2011) poi in parte modificate dal D.Lgs.119/2011 :

1. il diritto ai tre giorni mensili di permesso dal lavoro spetta al lavoratore dipendente sia pubblico che privato, parente o affine, entro il secondo grado (in precedenza sino al terzo) del disabile che necessità di assistenza

2. il permesso non può più essere riconosciuto a più di un dipendente (l'INPS col messaggio n.1740/2011 da direttive per la scelta del famigliare) per l'assistenza alla stessa persona (referente unico), salvo che si tratti di un figlio con handicap in situazione di gravità nel qual caso spetta a entrambi i genitori (anche adottivi) alternativamente

3. il diritto ai tre giorni mensili di permesso dal lavoro spetta al dipendente, parente o affine entro il secondo grado (in precedenza terzo grado) qualora si tratti di genitori o del coniuge del disabile che abbiano compiuto il 65esimo anno di età o siano affetti da patologia invalidante o siano deceduti o mancanti

4. ai fini dei permessi non è più necessaria la condizione di convivenza

5. la scelta della sede del lavoro da parte del lavoratore che assiste un disabile è vincolata al domicilio della persona da assistere e non più a quello del lavoratore.

In particolare, la legge 183/2010 riscrivendo l'art. 33 comma secondo della legge 104/1990 aveva eliminato il riferimento ai tre anni di età ed esteso a parenti e affini entro il secondo grado la possibilità di utilizzare i tre giorni mensili di permesso retribuito per assistere minori, quando non lo possono fare i rispettivi genitori.

Per non creare disparità di trattamento tra i genitori che sono tenuti costituzionalmente a svolgere un ruolo primario nell'allevamento dei figli e il resto dei parenti e affini l'INPS (circolare 155/2010 punto 2.2) ritiene che anche ai genitori vada riconosciuta la possibilità di utilizzare, in alternativa agli altri benefici, il permesso retribuito dei tre giorni mensili.

*-*

La legge 104 del 1992 e il quadro dei diritti dei disabili e dei loro familiari

(quarta parte)

di Paolo Colombo

Siamo arrivati all'ultimo appuntamento con l'avv. Colombo-responsabile del Centro di Documentazione Giuridica e componente della Direzione Nazionale dell'UICI-alla scoperta della legge 104 del 5 febbraio 1992 (Legge-quadro per l'assistenza , l'integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate): in questo numero l'autore ci parla del diritto di usufruire di un periodo di congedo straordinario per cura di familiari disabili.

CONGEDO STRAORDINARIO per cura di famigliari disabili

Il comma 2 dell'articolo 80 della legge Finanziaria 2001 (legge 23 dicembre 2000 numero 388) prevede un nuovo congedo per motivi straordinari, ampliando quanto previsto dalla legge 53/00. Infatti all'interno della disciplina dei congedi per gravi motivi di famiglia ha introdotto un congedo straordinario con copertura economica e previdenziale per cura del famigliare disabile grave e gravissimo: i genitori lavoratori, anche adottivi (dopo la loro scomparsa o se totalmente inabili, uno dei fratelli o delle sorelle), conviventi da almeno cinque anni (requisito abrogato dalla Finanziaria 2004) con soggetti portatori di handicap in situazione di gravità hanno il diritto a godere entro 60 giorni dalla richiesta di un congedo retribuito per un massimo di due anni, alternativamente e in maniera continuativa o frazionata. Inoltre non può essere superata la durata, insieme ad altre aspettative, dei due anni, quale limite individuale complessivo fruibile per ogni lavoratore e quale soglia massima per ogni persona handicappata; pertanto durante il periodo di congedo entrambi i genitori (o eventualmente altra persona avente diritto) non possono fruire di altri tipi alternativi di assenza dal lavoro previsti per l'assistenza a handicappati (in particolare, se il congedo straordinario è utilizzato in una parte anche minima di un mese, in questo stesso mese non sarà possibile usufruire dei permessi di cui all'art. 33, comma 3, della citata legge n. 104 - Parere UPPA n. 1/07). Inoltre se si tratta di figlio minorenne è possibile fruire del beneficio anche se l'altro genitore non lavora, se invece il figlio convivente con entrambi i genitori è maggiorenne e l'altro genitore non lavora non è possibile ottenere il beneficio a meno che sia dimostrata l'impossibilità di prestare assistenza da parte del genitore che non lavora; se il richiedente non è convivente col figlio maggiorenne handicappato è necessario, ma per i -permessi-, che l'assistenza venga prestata in via continuativa ed esclusiva e nel nucleo familiare oltre al disabile non siano presenti altre persone che non lavorano e che siano in grado di prestare assistenza (presenza di un solo familiare affetto da grave malattia o più di tre minorenni o una persona di età superiore a 70 anni).

Con la lettera circolare lettera circolare del 18 febbraio 2010 prot. 3884 del Ministero del lavoro e delle politiche sociali con la circolare n.32/2012 dell'INPS e la circolare n.1/2012 della FunzionePubblica, si fa un punto interpretativo sul concetto di convivenza, come richiesta in caso di congedo straordinario: "al fine di addivenire ad una interpretazione del concetto di convivenza che faccia salvi i diritti del disabile e del soggetto che lo assiste, rispondendo, nel contempo, alla necessità di contenere possibili abusi e un uso distorto del beneficio, si ritiene giusto ricondurre tale concetto a tutte quelle situazioni in cui, sia il disabile che il soggetto che lo assistite abbiano la residenza nello stesso Comune, riferita allo stesso indirizzo: stesso numero civico anche se in interni diversi".

Ricordiamo che il diritto al congedo straordinario è subordinato per tutti i soggetti legittimati al requisito della -convivenza- tranne che per i genitori (circolare n.1 del 3 febbraio 2012 punto 3 lett. a) della Funzione Pubblica).

In caso di part-time verticale la durata del congedo straordinario va conteggiata in misura proporzionale alle giornate di lavoro prestate a part time durante l'anno (Dipartimento della Funzione Pubblica nota 36667 del 12 settembre 2012).

La retribuzione del congedo è pari a una indennità corrispondente all'ultima retribuzione, mentre il periodo di assenza da un punto di vista previdenziale è coperto da contribuzione figurativa. Tuttavia, nel complesso, retribuzione e contribuzione non possono eccedere i 70 milioni di lire annui (INPS circ. 85/2002 e circ. 14/2007); questo limite viene rivalutato annualmente a partire dal 2002, in base all'indice ISTAT). Il congedo sarà retribuito direttamente dal datore di lavoro, il quale provvederà al recupero dell'indennità mediante conguaglio sul pagamento dei contributi dovuti all'ente previdenziale competente (*). L'accredito previdenziale non è più subordinato alla domanda dell'interessato (INPS ).

(*) Il Ministero del lavoro, con la nota numero 95 del 1 giugno 2006, chiarisce che la richiesta di congedo straordinario deve essere presentata all'INPS antecedentemente alla fruizione del congedo o, al massimo, entro la data di inizio dello stesso. La copia della domanda, restituita dall'INPS per ricevuta, va presentata al datore di lavoro per avere diritto al congedo e all'indennità, che sarà legittimamente portata a conguaglio coi contributi dal datore di lavoro. Il modello di domanda predisposto dall'INPS precisa che il datore è autorizzato al pagamento solo in presenza del timbro datario firmato dall'addetto dell'Istituto. Il termine prescrizionale di un anno, entro il quale il lavoratore può richiedere l'indennità spettante, è pertanto riferito all'indennità dovuta a seguito della regolare presentazione della domanda e decorre dal giorno successivo alla scadenza del periodo di paga nel corso del quale è ripresa l'attività lavorativa.

CONGEDO STRAORDINARIO PER L'ASSISTENZA FAMIGLIARI CON HANDICAP

Legge 23 dicembre 2000 numero 388 (Finanziaria 2001) art. 80 comma 2 A CHI SPETTA Alternativamente, alla lavoratrice madre o al padre lavoratore (o al fratello o sorella se i genitori seppur viventi sono totalmente inabili, al figlio convivente di un disabile gravequando non ci siano altre persone che possono prendersene cura), anche se adottivi del soggetto affetto da grave handicap. In caso di scomparsa dei genitori, a uno dei fratelli o delle sorelle dei soggetti con grave handicap purché conviventi, indipendentemente se l'handicappato sia maggiorenne o minorenne. La sentenza n.203/2013 della Corte Costituzionale(vedi anche INPS circolare n.159/2013) estende poi la possibilità del congedo straordinario anche a parenti e affini di terzo grado purchè conviventi, in caso di mancanza, decesso o in presenza di patologie invalidanti degli altri soggetti individuati dalla disposizione impugnata, idonei a prendersi cura della persona in situazione di disabilità grave.

Se il figlio è convivente il congedo spetta al genitore che lavora anche se l'altro non lavora.

In precedenza era previsto anche in caso di non convivenza qualora l'assistenza fosse prestata in via esclusiva e continuativa (norma abrogata per il congedo straordinario e modificata per i -permessi- dall'articolo 24 della legge 183/2010) e se nel nucleo famigliare non fossero presenti altre persone non lavoratrici in grado di prestare assistenza con la eccezione quando nel nucleo familiare oltre al disabile fosse presente un solo famigliare affetto da grave malattia o più di tre minorenni o una persona di età superiore ai 70 anni (circolare INPS 133/2000 paragrafo 2.5 e Ministero del Lavoro interpello 4582/2006).

In particolare, coll'articolo 6 del D.Lgs.119/2011 viene precisato che al coniuge o al genitore della persona con handicap con oltre 65 anni può subentrare parente o affine entro il secondo grado. QUANDO SPETTA Per assistenza di soggetti con handicap in situazione di gravità, ossia affetti da minorazione, singola o plurima, che abbia ridotto l'autonomia personale, correlata all'età, in modo da rendere necessario un intervento assistenziale permanente, continuativo e globale nella sfera individuale o in quella di relazione, accertata dalle apposite commissioni istituite presso le ASL. LE CONDIZIONI Possesso del diritto alla fruizione delle agevolazioni per la assistenza del figlio previste dall'art. 33 della legge 104/92 esuccessive modifiche.

La norma che prevedeva la convivenza con il soggetto affetto da handicap da almeno cinque anni è stata abrogata dall'art. 3 comma 106 della Finanziaria 2004 (legge 350/03).

Se il figlio minorenne è convivente spetta al genitore (o all'avente titolo) che lavora anche se l'altro non lavora; se non è convivente spettano solo i permessi se l'assistenza è prestata in via esclusiva e continuativa (norma abrogata dall'articolo 24 della legge 183/2010). QUANTO DURA Due anni complessivamente (tra tutti i soggetti fruitori come specificato nella circolare INPS numero 28/2012 punto 1.3 lett a)

Vedi anche Finanziaria 2007 comma 1266 e commi 789 e 790 e art. 42 del D.Lgs.151/2001 comma 5-bis come modificato dall'art. 4 del D.Lgs. 119/2011. QUANDO SI FRUISCE Entro 60 giorni dalla richiesta (modulistica 1 e 2). TRATTAMENTOECONOMICO Il congedo è retribuito con una indennità (che ha natura sostitutiva della retribuzione che il lavoratore avrebbe percepito dall'attività lavorativa se non fosse stato impedito dalla necessità di assistere un portatore di handicap) corrispondente all'ultima retribuzione ed è coperta per la pensione con contribuzione figurativa. Il tetto limite omnicomprensivo (anno 2001) è di lire70 milioni (€ 36.151,98) annui indicizzati annualmente (per il 2002 € 37.128,09; per il 2003 € 38.019,16; per il 2004 € 38.969,04; per il 2005 € 39.749,03; per il 2006 € 40.424,77; per il 2007 € 41.233,28 (nota operativa INPDAP n.3/2007 e circolare INPS n.83/2007), per il 2008 € 41.934,22 (nota operativa INPDAP n.2/2008); per il 2009 € 43.276,11; per il 2010 € 43.579,06 (circolare INPS n.37/2010); per il 2011 € 44.273,28 (messaggio INPS n.13013/2011, messaggio INPS n.14568/2011 e circolare INPDAP n.22/2011), per il 2012 € 45.468,66 , per il 2013 l'importo complessivo annuo e di € 46.472,15 con un importo massimo di 34.941 euro (circolare INPS n.47/2013) poi rettificato con circolare INPS 59/2013: importo complessivo annuo € 46.835,93 con un importo massimo di 35.215 euro e per il 2014 la retribuzione annua massima per il congedo straordinario ex articolo 42 comma 5 del DLgs 151/2010 è di € 47.351,00 (circolare INPS n.20/2014 punto 19 e n.44/2014).

Per assenze di durata inferiore il massimo indennizzabile viene proporzionatamente ridotto.

Per il calcolo di scorporo per l'accredito figurativo va fatto riferimento al contributo previdenziale del 32,70% (INPS cir. 14/2007). ASPETTI NORMATIVI Solo i permessi per l'assistenza ai disabili non incidono sulle ferie e tredicesima (Circolare Dipartimento Funzione Pubblica 8 marzo 2005 numero 208, lettera circolare del Ministero del lavoro 2 febbraio 2006, messaggio INPS 6 marzo 2006 numero 7014 e Informativa INPDAP numero 30/03). Infatti l'indennità per il Congedo straordinario non essendo una retribuzione non ha effetto sulla tredicesima mensilità, sulle ferie e neppure sul trattamento di fine servizio o fine rapporto (D.Lgs. numero 119/2011 art. 4 comma 5 quinquies) e neppure sulla anzianità di servizio (fatta esclusione quella ai fini pensionistici) limitatamente al settore privato.

In caso di part-time verticale la durata del congedo straordinario va conteggiata in misura proporzionale alle giornate di lavoro prestate a part time durante l'anno (Dipartimento della Funzione Pubblica nota 36667 del 12 settembre 2012). INCOMPATIBILITA' Durante il periodo di congedo entrambi i genitori non possono usufruire dei benefici di cui all'art. 33 della legge n. 104/92 (art. 42, comma 5, TU).

Il congedo straordinario non può essere interrotto da altri eventi che di per sé potrebbero giustificare un'astensione dal lavoro. Solo in caso di malattia o maternità il lavoratore può scegliere se interrompere la fruizione del congedo straordinario; in tal caso la possibilità di godimento, in un momento successivo, del residuo periodo del congedo straordinario, è naturalmente subordinata alla presentazione di una nuova domanda.

Il diritto alla fruizione del congedo straordinario non può essere escluso, a priori, nei casi in cui il disabile svolga, per il medesimo periodo di congedo, attività lavorativa (Ministero del Lavoro - Interpello n. 30 del 6 luglio 2010). ASPETTI PENSIONISTICI

E PREVIDENZIALI Il periodo è coperto ai fini del trattamento di quiescenza da contribuzione figurativa nei limiti previsti dei 70 milioni di lire di indennità indicizzata annualmente (INPS circ. 14/2007).

Non sono valutabili ai fini del trattamento di fine servizio (indennità premio di servizio ed indennità di buonuscita) né del TFR (Circolare n. 11 del 12 marzo 2001 della Direzione Centrale Prestazioni Previdenziali, D.Lgs. n. 119/2011 art. 4 comma 5 quinquies).

Vedi anche Finanziaria 2007 commi 789 e 790, nota operativa 37/2007 e circolare 6 dell' 8 aprile 2008 dell'INPDAP. ANZIANITA' DI SERVIZIO Con circolare 2285/2013 il Dipartimento della Funzione Pubblicaprecisa che il Congedo Straordinario mentre per il settore privato è utile ai fini dell'anzianità per il diritto alla pensione e la sua misura (periodi con contribuzione figurativa) al contrario del settore pubblico ove la contribuzione è connessa alla retribuzione effettivamente versata dal datore di lavoro, non fa invece maturare l'anzianità di servizio e la connessa progressione economica in quanto va presupposta una attività lavorativa effettivamente svolta.

Secondo la Corte dei conti della Lombardia (parere numero 463 depositato il 18 luglio 2011) il diritto del lavoratore dipendente da pubblica amministrazione ad assistere un famigliare disabile, in presenza dei requisiti richiesti, non può essere limitato o legato da vincoli in materia di spese per il personale. Essendo il lavoratore titolare di un diritto potestativo alla concessione del congedo retribuito per l'assistenza a famigliare disabile, si deve prescindere dal fatto che gli oneri ricadano sulla pubblica amministrazione: i soggetti legittimati hanno diritto a fruire del congedo entro 60 giorni dalla richiesta, prescindendo dal piano contabilistico.

L'Amministrazione è tenuta solamente alla verifica del possesso dei requisiti richiesti per la concessione del congedo.

Va precisato che in passato, in base all'art. 42 della legge 151/2001, non era possibile, in relazione al figlio portatore di handicap, la fruizione contemporanea dell'astensione facoltativa da parte di un genitore e del congedo straordinario retribuito di 2 anni da parte dell'altro mentre, invece, era (ed è tutt'ora) prevista la possibilità che uno dei genitori fosse in congedo parentale (cfr. astensione facoltativa per maternità) e che l'altro godesse contemporaneamente dei permessi di cui alla legge 104/92 e precisamente dell'astensione facoltativa sino a tre anni, delle 2 ore di permesso giornaliero fino al compimento del terzo anno di vita del bambino e dei tre giorni di permesso mensile successivamente al terzo anno di vita del bimbo handicappato.

Ora col messaggio 22912/2007 l'INPS chiarisce che il congedo straordinario può essere concesso a un genitore nello stesso periodo in cui l'altro genitore fruisce del congedo di maternità o del congedo parentale per il medesimo figlio, essendo i benefici previsti in situazioni completamente diverse e non contemporaneamente tutelabili tramite l'utilizzazione di un solo istituto. Ovviamente permane l'impossibilità, da parte di entrambi i genitori, di fruire dei benefici di cui all' art. 33 della legge 104/92 durante il periodo di congedo straordinario, trattandosi in tal caso, di benefici diretti al medesimo fine. Con la circolare INPS n.53 del 29 aprile 2008 l'INPS chiarisce inoltre che il congedo straordinario previsto dall'articolo 42 comma 5 del D.Lgs. 151/2001 è cumulabile con i permessi previsti dall'articolo 33 della legge 104/92 purchè se, nello stesso mese, vengano fruiti in giornate diverse.

Al lavoratore dipendente, che si trova nella duplice qualità di soggetto esso stesso disabile e di familiare che assiste un disabile, è consentita la cumulabilità dei permessi retribuiti previsti dal comma 6 e 3, dell'art.33 della L. n.104/92, purchè il beneficiario sia nella condizione di soddisfare specifiche esigenze assistenziali al familiare portatore di handicap grave e non vi siano, nell'ambito dello stesso nucleo familiare, altri soggetti che usufruiscono dello stesso beneficio (Parere Uppa 185/2003). Di parere contrario al cumulo l'INPS (Circolare 37/1999)

La circolare INPS n.53 del 29 aprile 2008 abolisce l'obbligo di inoltro del programma di assistenza previsto per il richiedente i permessi previsti dalla legge 104/92 per chi risiede o risiede in luogo diverso da quello nel quale risiede il soggetto disabile, previsto dalla circolare 90/2007.

Ricordiamo che in base alla legge di riforma delle pensioni (legge numero 335 dell'8 agosto 1995) ai lavoratori titolari di futura pensione calcolata col metodo contributivo sono riconosciuti i seguenti periodi di accredito figurativo:

assenza dal lavoro per periodi di educazione e assistenza dei figli sino al sesto anno di età in ragione di 170 giorni per ciascun figlio

assenza dal lavoro per assistenza ai figli dal sesto anno di età, al coniuge, ai genitori (se conviventi) disabili (ex articolo 3 legge numero 104 del 5 febbraio 1992) per la durata di 25 giorni all'anno, nel limite massimo complessivo di 24 mesi

I riposi orari sino a un anno di età del bambino non sono quelli alternativi al prolungamento dell'astensione facoltativa, ma quelli così detti per l'allattamento. In particolare durante l'utilizzo di questi riposi orari da parte della madre, il padre può fruire del congedo parentale normale, al contrario l'utilizzo del congedo parentale normale della madre preclude la fruizione dei riposi orari da parte del padre. Tra il secondo e il terzo anno d'età del bambino, i riposi orari giornalieri diventano quelli alternativi al prolungamento del congedo parentale.

Il comma 1266 della Finanziaria 2007 ha aggiunto all'art. 42, comma 5, del D. L.vo n. 151/2001 concernente la tutela della maternità e della paternità un ultimo periodo (la disposizione riguarda i riposi ed i permessi relativi ai figli con handicap) di tale tenore: "i soggetti che usufruiscono dei permessi di cui al presente comma per un periodo continuativo non superiore a 6 mesi, hanno diritto ad usufruire di permessi non retribuiti in misura pari al numero dei giorni di congedo ordinario che avrebbero maturato nello stesso arco lavorativo, senza riconoscimento del diritto a contribuzione figurativa".

Pertanto, la lavoratrice madre o, in alternativa, il lavoratore padre o, dopo la loro scomparsa, uno dei fratelli o sorelle conviventi di soggetto con handicap in situazione di gravità accertata ai sensi di legge e che abbiano titolo a fruire dei benefici relativi hanno diritto a fruire del congedo parentale entro sessanta giorni dalla richiesta.

Durante il periodo di congedo, il richiedente ha diritto a percepire un'indennità corrispondente all'ultima retribuzione e il periodo medesimo è coperto da contribuzione figurativa. L'indennità è corrisposta dal datore di lavoro secondo le modalità previste per la corresponsione dei trattamenti economici di maternità. I datori di lavoro privati, nella denuncia contributiva, detraggono l'importo dell'indennità dall'ammontare dei contributi previdenziali dovuti all'ente previdenziale competente.

Il congedo fruito alternativamente da entrambi i genitori non può superare la durata complessiva di due anni e durante il periodo di congedo entrambi i genitori non possono fruire di altri benefici.

I soggetti che usufruiscono dei permessi per un periodo continuativo non superiore a sei mesi hanno diritto a usufruire di permessi non retribuiti in misura pari al numero dei giorni di congedo ordinario che avrebbero maturato nello stesso arco di tempo lavorativo, senza riconoscimento del diritto a contribuzione figurativa.

Avv. Paolo Colombo

Responsabile Centro di Documentazione Giuridica "G. Fucà"

cdg@uiciechi.it

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L'agenda: appuntamenti del mese di novembre

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