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Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ONLUS
Consiglio Regionale della Lombardia


IL BLOCNOTES

NOTIZIARIO INFORMATIVO DEL CONSIGLIO REGIONALE LOMBARDO DELL'UNIONE ITALIANA DEI CIECHI E DEGLI IPOVEDENTI

A cura di Massimiliano Penna

Agosto 2014

SOMMARIO

Dal consiglio regionale lombardo uici

Strutture uici e obbligatorietà del pagamento del canone rai: parere del centro di documentazione giuridica

Grazie all'interessamento della Sezione UICI di Mantova, riceviamo e trasmettiamo il parere espresso dal nostro Centro di Documentazione Giuridica circa l'obbligatorietà del pagamento del canone RAI da parte delle strutture UICI.

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Debbono ritenersi assoggettabili a canone tutte le apparecchiature munite di sintonizzatore per la ricezione del segnale (terrestre o satellitare) di radiodiffusione dall'antenna radiotelevisiva. Ne consegue ad esempio che di per sé i personal computer, anche collegati in rete (digital signage o simili), se consentono l'ascolto e/o la visione dei programmi radiotelevisivi via Internet e non attraverso la ricezione del segnale terrestre o satellitare, non sono assoggettabili a canone.

Comunque, sono ormai sempre più ricorrenti gli invii alle imprese, da parte della Rai, di inviti al pagamento del canone speciale alla televisione, un problema già sorto nel 2012 e chiarito da un intervento del Ministero dello Sviluppo Economico con nota del 22 febbraio 2012, a seguito di una dura presa di posizione delle associazioni degli imprenditori, Italia, che escludeva dall'obbligo del pagamento tutti gli strumenti (PC, apparecchi di videosorveglianza, monitor, smartphone, tablet, eccetera) privi di sintonizzatore per la ricezione di trasmissioni radiotelevisive.

Pertanto, rispetto al 2012 nulla è cambiato e dunque l'obbligo del pagamento del canone Rai rimane in vigore solo se si possiedono strumenti informatici che possono ricevere le trasmissioni radiotelevisive in quanto dotati di relativo sintonizzatore. Inoltre come si legge sul sito della Rai i presupposti per il pagamento del canone sono dati dalla detezione di uno o più apparecchi per la ricezione delle trasmissioni radio e televisive in esercizi pubblici, in locali aperti al pubblico o comunque fuori dell'ambito familiare, o dall'impiego di tali apparecchi a scopo di lucro diretto o indiretto. Dunque non dovrebbe pagare il canone chi usa un pc solo per esercitare la propria attività. Va detto poi che le lettere inviate in questi giorni alle imprese rappresentano solo comunicazioni informative relative all'obbligo fiscale e non necessariamente comportano quindi l'obbligo del versamento. In altre parole, con la ricezione delle lettere potrebbe non necessariamente essere dovuto il pagamento del canone speciale.

Peraltro, non esiste alcun obbligo di risposta alla lettera in questione: l'eventuale replica alla sede Rai di competenza sarà una scelta personale dell'Ente.

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Dall'U.I.C.I. Toscana

Ciclotour in tandem 2014: "Pedalando per Gino"

Il Consiglio Regionale U.I.C.I. della Toscana organizza e patrocina un ciclo-tour in tandem nella ricorrenza del centenario della nascita di Gino Bartali.

Il tour "Pedalando per Gino" prenderà il via da Firenze il giorno martedì 16 settembre, percorrerà parte delle strade che il campione percorreva in bicicletta nei giorni della seconda guerra mondiale per portare i documenti per gli ebrei nascosti ad Assisi e farà ritorno a Firenze il giorno sabato 20 settembre dopo una doverosa visita al "Museo del ciclismo Gino Bartali" che si trova a Ponte a Ema (FI).

La manifestazione, oltre a rievocare le imprese del Campione toscano, rappresenterà sicuramente un'occasione di importanza promozionale e di visibilità per la nostra Associazione e, tramite l'impegno agonistico dei partecipanti, avrà l'intento anche di passare un forte messaggio per sottolineare come l'attività fisico-sportiva sia un indispensabile mezzo di educazione e di integrazione.

Di seguito il percorso:

1° Tappa (90 km - 1400 dsl) Firenze - Pontassieve - Passo della Consuma - Poppi - Arezzo.

2° Tappa (95 km 900 dsl) Arezzo - Città di Castello - Umbertide - Gubbio.

3° Tappa (110 km - 1000 dsl) Gubbio - Foligno - Bastia Umbria - Assisi - Perugia.

4° Tappa (110 km - 1100 dsl) Perugia - Castiglion del Lago - Montepulciano - Pienza - San Quirico D'Orcia - Buonconvento.

5° Tappa (100 km - 1200 dsl) Buonconvento - Siena - Castellina in Chianti - Greve in Chianti - Ponte a Ema - Firenze.

Per ulteriori e più dettagliate notizie organizzative è possibile contattare Angelo Grazzini (indirizzo e-mail angelo.grazzini0@alice.it) oppure il personale della segreteria del Consiglio Regionale della Toscana al numero di telefono 055-580523 o all'indirizzo e-mail uictosc@uiciechi.it.

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Giornale UICI del 21-07-2014

Anziani: L'amicizia è vita

di Cesare Barca

Da molti anni l'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti favorisce e divulga la possibilità di godere di soggiorni marini presso il proprio Centro Le Torri di Tirrenia e presta particolare attenzione ai periodi dedicati alle persone anziane.

Muovendosi sulla scia di questa consuetudine la Commissione nazionale anziani ha da tempo proposto e organizzato due soggiorni estivi, nel mese di Giugno (denominato primo sole) e in settembre (ultimo sole o, meglio ancora, sole settembrino) . I due soggiorni sono sempre stati vissuti favorevolmente da tante persone più o meno anziane che ritrovavano presso il nostro Centro vacanze la gioia della loro autonomia e la possibilità di incontrare amici conosciuti spesso durante la loro gioventù.

Da molti anni l'Unione mi affida il compito di coordinare questi soggiorni, una attività che cerco di svolgere con particolare impegno perché vivo e quindi comprendo la bellezza, ma anche la difficoltà di trascorrere serenamente l'età avanzata.

In particolare mi impegno nell'organizzare incontri e giochi utili perché tutti possano conoscersi ed esprimere la loro esperienza, la loro voglia di partecipare attivamente a tornei di scopone scientifico, di shodown, di incontri canori e di "raccontarsi" ritrovando, in tal modo, la gioia della coesione, la stupefacente utilità dell'interscambio delle proprie conoscenze e la forza della inclusione sociale che vince lo sconforto della solitudine e incrementa la "voglia di vivere", di riproporsi comunitariamente.

Accade spesso, e quest'anno in particolare, che la presenza di persone più giovani trovino, nelle proposte di animazione, un evidente richiamo alla loro partecipazione e favoriscano così il processo intergenerazionale che scaturisce in modo diretto, del tutto informale, ma non per questo meno utile e concreto.

Anche nel soggiorno dedicato al "primo sole" abbiamo potuto organizzare un avvincente concerto corale che ha catturato tutti i presenti infondendo entusiasmo e palpitante soddisfazione. Ancora, grazie all'interessamento amichevole di Andrea Bocelli che desidero pubblicamente ringraziare, due giovani pianisti, il duo Dolly, hanno tenuto un concerto di grande interesse artistico eseguendo composizioni trascritte a quattro mani particolarmente celebri e talora impegnative sul piano tecnico ed espressivo. Anche questa serata è stata frequentata e seguita da tutti con estremo interesse.

Una gita all'Oasi di Massaciuccoli dove si è vissuto un pomeriggio immersi nella bellezza di un territorio destinato alla protezione e alla riproduzione degli uccelli in genere e in particolare di quelli più rari ha visto la partecipazione di oltre quaranta persone.

Sì, perché se è vero che il nostro Centro di Tirrenia comporta la stupenda possibilità di essere autonomi ho sempre provveduto ad organizzare uscite culturalmente utili e divertenti ottenendo l'aiuto di tanti accompagnatori in parte offerti dall'Olympic Beach hotel e in parte godendo dell'attenzione di amici del luogo: proprio così, perché la nostra presenza va sempre più coniugata con l'esterno diffondendo in tal modo un'attenzione e una conoscenza reale della nostra disabilità.

I soggiorni anziani di Tirrenia, perciò, posso assicurare che generano inclusione socialmente utile e diffondono una conoscenza svuotata di pregiudizi circa la nostra situazione personale e collettiva.

Anche il soggiorno di settembre avrà un programma che terrà conto, come nel precedente, di offrire a tutti i soggiornanti, più o meno anziani, nuove possibilità di godere di quindici giorni ricchi di mare, di sole e di libertà e consentirà, come in altre occasioni è accaduto, di costruire nuove amicizie, nuove emozioni e rinnoverà il desiderio di vivere comunitariamente.

Ancora non possiamo tacere della grande utilità che sta confermando la validità della nostra intuizione nel promuovere corsi di informatica svolti con la notoria competenza da Nunziante Esposito che offrono a molti l'opportunità di accrescere la loro autonomia, la loro personale autostima e contribuiscono notevolmente a combattere la solitudine e l'isolamento, i nemici peggiori per tutti e ancor più per le persone avanti negli anni.

É questo un progetto che sta coronando le nostre attese per cui continuerà la sua realizzazione fino al momento in cui vi sarà qualcuno che vorrà, anche attraverso l'utilizzo dei mezzi informatici, accrescere la propria libertà personale e comunitaria.

Ai benefici del mare, di un servizio alberghiero particolarmente attento e professionale, alla gioiosa possibilità di poter godere di una spiaggia tutta per noi, una spiaggia ben sorvegliata e dotata di servizi particolarmente moderni, è stato dunque conferito al soggiorno un valore aggiunto di notevole importanza, un servizio che sta già producendo i suoi frutti.

Tutto questo lo facciamo senza nasconderci, senza creare isolamento dal contesto sociale in cui veniamo a trovarci, anzi, nel limite del possibile comunichiamo l'attività dell'Unione anche attraverso la stampa locale rendendo pubbliche le nostre migliori iniziative culturali.

I nostri soggiorni, dunque, sono una pagina aperta che viene proposta alla comunità toscana perché possa comprendere che, aldilà della nostra disabilità visiva, noi siamo uomini e donne che credono fermamente nei valori supremi delle pari opportunità soggettive e comunitarie e sul sentiero tracciato da questa convinzione profondamente radicata intendono percorrere l'avventura di ogni loro giornata.

Cesare Barca

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Comunicazioni varie

Dalla sezione di como

Gita a Ferrara e parco del delta del Po, castello di Mesola e abbazia di Pomposa

Sabato 4 e domenica 5 ottobre 2014, la nostra sezione UICI in collaborazione con il referente sezionale Piero Alpino e l'agenzia Vecchie mura di Lecco, organizza una gita a Ferrara, parco del delta del Po, Castello di Mesola e Abbazia di Pomposa. Il programma dettagliato è disponibile presso la Segreteria sezionale.

QUOTA DI PARTECIPAZIONE: minimo 30 paganti euro 195, minimo 40 paganti euro 180, minimo 50 paganti euro 175. Supplemento singola euro 25.

Il pagamento della quota di partecipazione dovrà essere effettuato entro il 15 settembre.

Contattate la Segreteria per prenotare la vostra presenza alla gita.

Dalla sezione di mantova

Corsi per l'uso di i phone e tablet con sistema operativo apple

I Club Rotariani del mantovano, prevedono di organizzare per il prossimo mese di ottobre, uno o due week end da destinare allo svolgimento di corsi per I Phone e Tablet con sistema operativo Apple per persone con disabilità visiva. Per agevolare la partecipazione, verrà organizzato, sempre a cura dei Rotary, il relativo servizio di accompagnamento dei partecipanti.

Per adesioni ed ulteriori informazioni rivolgersi all'ufficio sezionale.

Dall'Istituto Cavazza di Bologna

Corso di centralinista-operatore dell'informazione nella comunicazione

Si comunica che l'Istituto Francesco Cavazza di Bologna ha indetto un bando di ammissione al corso di "Centralinista-Operatore dell'informazione nella comunicazione" che si svolgerà dal mese di febbraio al novembre 2015.

Il corso, a unico livello, offrirà a tutti i partecipanti l'opportunità di acquisire sia la qualifica di centralinista telefonico che di operatore dell'informazione nella comunicazione.

I destinatari dell'iter formativo sono i disoccupati disabili visivi affetti da cecità assoluta o con residuo visivo non superiore a 1/10 in entrambi gli occhi, anche con correzione di lenti.

La domanda di ammissione, redatta in carta libera e indirizzata al Presidente del Consiglio di Amministrazione dell'Istituto dei Ciechi Francesco Cavazza - via Castiglione n. 71 - 40124 Bologna dovrà pervenire entro il 31 ottobre 2014.

Per ulteriori e dettagliate informazioni contattare il numero 051332090 - fax 051332609 o e-mail istituto@cavazza.it - Web www.cavazza.it.

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Redattore Sociale del 14-07-2014

"Emergendo", a Milano la festa del lavoro e della disabilita'

MILANO. In tre anni, la Provincia di Milano ha speso 40 milioni di euro per Emergo (Esperienza Metodologia E Risorse Generano Opportunità) il piano per l'occupazione dei disabili. Il 17 luglio a piazza Città di Lombardia, a Milano, sarà presentato il piano per il triennio 2014-2016. L'occasione si chiama Emergendo, una giornata intera dedicata al lavoro e alla disabilità.

Gli investimenti lavorativi per le persone con disabilità sono stati 4.464 (di cui ben il 96,4% sono i cosiddetti avviamenti nominativi, in cui azienda e lavoratore si sono trovati "liberamente"), attraverso la dote inserimento di Emergo 1.235 persone hanno avuto un avviamento lavorativo formale, per 942 posti di lavoro oltre a 1.017 tirocini, la maggior parte dei quali si è trasformato o si trasformerà a breve in contratto di lavoro. Il 63% dei contratti di lavoro stipulati è a tempo indeterminato.?

Oltre alle nuove assunzioni, il piano Emergo ha garantito per 910 lavoratori con disabilità formazione e tutoraggi in azienda, per rafforzare la loro posizione. Sempre nel triennio, 250 imprese sono state incentivate per l'assunzione dei disabili, per un totale di 2.090.000 euro e di 544 contributi.?Il mondo delle aziende del milanese è virtuoso: meno di due aziende su dieci non ottempera alle disposizioni del piano Emergo su disabilità e lavoro. Di particolare importanza è, nel piano, l'utilizzo dell'articolo 14 della Legge 276/03, che si occupa di creare convenzioni per le categorie sociali più deboli: i disabili più gravi (quelli fisici con oltre il 74% di invalidità o quelli psichici/intellettivi con grado di invalidità superiore al 45%) hanno la possibilità di lavorare in una cooperativa sociale di tipo B e l'azienda che fornisce il lavoro alla cooperativa, a costi favorevoli anche rispetto al costo dell'esonero, ha il vantaggio di coprire la sua quota d'obbligo, purché garantisca le commesse di lavoro.

Sono 106 le convenzioni stipulate con oltre 254 disabili gravi inseriti. Il valore delle commesse è di oltre 6,5 milioni di euro, con un costo pro capite per commessa di 25.500 euro, 247 persone disabili inserite e 108 convenzioni attivate con aziende private. E se si considera che nel 2013 i disabili assunti in articolo 14 erano stati 60, risulta evidente il successo riscosso da questo tipo di intervento, e il ruolo strategico della cooperazione sociale di tipo B. Un successo incrementato, attraverso il piano Emergo, con il sostegno alla creazione di nuovi rami di impresa: da giugno 2010 a maggio 2014 sono state assunte 85 persone disabili e attivati 26 progetti, per un costo di 35 mila euro ciascuno e un costo per la persona assunta il primo anno di 10.750 euro.?In affiancamento alle azioni dirette ai disabili, si sono avviate e concluse oltre 190 azioni di sistema, ovvero quelle dirette ai differenti aspetti della disabilità (disabili psichici o sensoriali) o allo sviluppo e diffusione di tecnologie assistive.

Circa tremila le persone coinvolte e almeno un centinaio gli enti: l'obiettivo principale è stato intervenire in modo forte sull'accessibilità, in senso lato: accessibilità al lavoro (ad es. trasporto e adattamento del posto di lavoro) accessibilità nella città (rimozione delle barriere architettoniche) così come l'accessibilità alle informazioni e alla fruizione dei servizi.

Tra le novità annunciate del prossimo triennio è stata annunciata la creazione di "Dote Impresa", uno strumento che mette a disposizione servizi quali la consulenza e l'accompagnamento, incentivi per l'assunzione e percorsi di tirocinio. A questo si aggiungono le "Fasce di intensità di aiuto", una modalità oggettiva di differenziazione tra i diversi stati di bisogno e difficoltà individuali, che modula di conseguenza la portata degli aiuti. Per le altre novità, bisognerà attendere l'evento del 17. Per seguirlo su twitter l'hashtag è #disoccupymilano. (lb)

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Marketpress.Info del 21-07-2014

Disabilita': La sfida e' creare autonomia e indipendenza

MILANO. "L´incontro intende fare il punto su tutti gli investimenti di Regione Lombardia e della Provincia di Milano, in materia di politiche di integrazione dei disabili, di formazione e di lavoro ad essi dedicati". Lo ha detto l´assessore regionale all´Istruzione, Formazione e Lavoro Valentina Aprea, a margine del convegno dal titolo ´Emergendo: il punto su E.m.e.r.g.o. Costi e risultati del piano della Provincia di Milano per l´inserimento lavorativo dei disabili, all´Auditorium Testori di Palazzo Lombardia. La giornata, incentrata sul tema disabilità e lavoro, è stata anche l´occasione per tracciare un bilancio del piano ´E.m.e.r.g.o. (Esperienza Metodologia E Risorse Generano Opportunità)´ della Provincia di Milano, dedicato all´occupazione dei disabili, relativamente al triennio appena concluso (2010-2013), e per presentare il nuovo piano 2014-2016. Emergo, Risultati 2010-2013 - Per il piano appena concluso Regione Lombardia ha stanziato 40 milioni di euro, di cui solo il 5 per cento è stato destinato alla gestione del programma. Tutto il resto è stato indirizzato a sostenere gli inserimenti lavorativi, le imprese che assumono, la formazione, l´adeguamento dei posti di lavoro per renderli accessibili, lo sviluppo e la diffusione delle tecnologie assistive, le azioni di sistema e tutto quel complesso di iniziative che ha consentito di creare un´occupazione solida e duratura. Se gli inserimenti lavorativi di persone disabili sono stati 4.464 a livello provinciale, ben 1.235 hanno avuto un inserimento attraverso la dote inserimento di ´Emergo´ e il 63 per cento dei contratti di lavoro stipulati è a tempo indeterminato. Bilancio Positivo - "Dal punto di vista delle politiche messe in campo da Regione Lombardia in favore delle disabilità è un bilancio decisamente soddisfacente - ha dichiarato l´assessore -: stiamo parlando di uno stanziamento complessivo di 112 milioni di euro, che coprono tutto il welfare, spaziando dalle politiche più prettamente sociali, legate agli enti, all´assistenza, alle politiche attive volte all´apprendimento, al sostegno ai soggetti disabili nelle scuole, nei centri di istruzione e formazione professionale, fino poi a tutta la partita legata al lavoro, cioè l´inserimento lavorativo, l´accompagnamento, la Dote Lavoro disabilità, la Dote Impresa disabilità, la Dote Formazione disabilità, tutto un sistema dotale che è il fiore all´occhiello delle politiche attive di Regione Lombardia e che vede le disabilità al primo posto rispetto ad azioni positive di contrasto alla dispersione e all´esclusione". Il Piano D´azione Regionale Sulla Disabilità - La titolare regionale dell´Istruzione, è poi passata a parlare delle politiche messe in campo da Regione Lombardia in favore delle persone disabili, illustrando il piano d´azione regionale sulla disabilità, che prevede: accompagnamento alla persona lungo tutto l´arco della vita; permanenza costante della persona nel mondo del lavoro; valutazione del capitale umano e accompagnamento dei giovani nel mondo del lavoro, in sintonia con ´Garanzia Giovani´. L´investimento Finanziario - L´investimento finanziario nel triennio ammonta a 112,6 milioni di euro, di cui: 67,6 milioni di euro destinati ai servizi e alle azioni per l´inserimento e il mantenimento lavorativo; 45 milioni destinati all´istruzione, che comprende: misure di sostegno scolastico degli studenti disabili e trasporto degli studenti disabili. Nuove Linee Guida Per Il Triennio 2014-2016 - L´assessore Aprea ha quindi spiegato ´Le nuove linee guida per il triennio 2014-2016´ approvate dalla Giunta Regionale il 20 dicembre 2013, che si articolano in 6 punti fondamentali. Valorizzazione Del Territorio - Sul fronte della valorizzazione del territorio, al momento la legge individua nella Provincia quel livello intermedio fra Regione e Comune, quale ambito dove collocare i servizi competenti per l´inserimento delle persone con disabilità. Servizio Del Collocamento Mirato - Il secondo punto è costituito dal ruolo essenziale del servizio del collocamento mirato, in considerazione del target ´fragile´, la rete degli operatori accreditati è coordinata dal servizio pubblico del Collocamento Mirato. Dote Unica Disabilità - Si passa poi alla Dote unica disabilità per favorire una presa in carico commisurata al bisogno. Ciascuna persona avrà a disposizione un paniere di servizi per comporre, insieme all´operatore, il percorso personalizzato e mirato alle sue specifiche esigenze. Dote Per L´impresa - Sul fronte delle imprese, c´è la Dote per l´impresa che considera le aziende gli interlocutori principali per intercettare il fabbisogno della persona neo-assunta. Sviluppo Della Cooperazione - Ancora, si punta allo sviluppo della cooperazione, che in questi anni ha avuto un ruolo determinante nei risultati conseguiti e ha permesso di attivare 1.800 doti sostegno di disabili psichici in cooperativa. Dote Orientamento Scuola/lavoro - E infine, la Dote Orientamento scuola/lavoro: per realizzare una presa in carico continuativa, è necessaria una cura della persona fin dall´inizio del percorso scolastico. Vengono attivati servizi per favorire l´orientamento al lavoro e sviluppare la conoscenza delle potenzialità della persona disabile. "In Regione Lombardia - ha concluso l´assessore Aprea - c´è già una cultura dell´accoglienza e della valorizzazione del soggetto disabile; la sfida delle Istituzioni per i prossimi anni dev´essere l´autonomia e l´indipendenza, anche grazie all´ausilio delle nuove tecnologie".

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Corriere della Sera - Invisibili del 11-07-2014

Lavoro: "Eppure le aziende cercano disabili"

di Simone Fanti

Risposte e fatti non chiacchiere inutili. E' quello vuole chi cerca lavoro. Sia esso disabile, giovane in cerca di primo impiego od over 50. Lo ha chiesto a gran voce, con una chiarezza esemplare Giulia nella sua lettera a inVisibili. E' quello che chiedono i 700 mila iscritti alle liste di collocamento mirato presso i centri per l'impiego. Quelli che guardano sconsolati, e ormai, disillusi, le offerte per le categorie protette (guarda la sezione di Trovolavoro riservato alla categorie protette)... in attesa di qualcosa che possa essere una vera opportunità professionale. Qualcuno prova a dare le prime risposte. Timide, talvolta appena accennate, ma sembra che il meccanismo si stia faticosamente avviando.

Ne è riprova il convegno che si è tenuto qualche giorno fa all'Università Cattolica, organizzato dall'Associazione per gli studi aziendali e manageriali (Asam) dal titolo Disabilità, da obbligo a opportunità. "Non ci attendevamo una risposta così significativa, abbiamo riempito la sala - racconta il direttore di Asam, Riccardo Nava -. Erano presenti numerosi responsabili del personale di grandi e medie imprese nazionali, segno che la disabilità nel lavoro comincia a suscitare un certo interesse". Da un lato infatti, con la crisi, le sanzioni per le imprese che non assumono persone con disabilità diventano uno spreco di denaro che le aziende non si possono più permettere e dall'altro il mondo imprenditoriale sta scoprendo che assumere disabili, scegliendo con accuratezza, può portare a vantaggi concreti. "Il disabile può essere la persona giusta al posto giusto (una risorsa che produce e che permette all'azienda di assolvere pienamente agli obblighi normativi), ma non tutti conoscono le potenzialità della articolo 14 (del decreto legislativo 276/03) che consente alle aziende di fare vere e proprie selezioni tra i candidati - spiega Nava -".

Un'altra dimostrazione di come il clima stia cambiando è la nascita di società di "cacciatori di teste" specializzati nel mondo della disabilità. "Lavoriamo sugli skill, le abilità e le conoscenze - racconta Mariadomenica De Vita di Mconsulting- tra i nostri clienti ci sono aziende che hanno deciso di cambiare cultura attraverso attività di formazione, informazione e sensibilizzazione e hanno compreso che una risorsa preparata e formata lavora nel modo migliore, e diventa per l' azienda un valore aggiunto. Cerchiamo prima di tutto "professionisti", con o senza disabilità, che soddisfino le esigenze delle aziende. L'essere disabili diventa un requisito secondario per il nostro processo di selezione. La nostra difficoltà è però entrare in contatto con persone con disabilità che abbiano questi skill, chiediamo infatti alle Università e agli Enti preposti di collaborare per lo stesso obiettivo". De Vita non vuole nemmeno sentir parlare di barriere fisiche o culturali. "Le prime si abbattono e le seconde... beh - prosegue De Vita - Se l'accompagnamento all'interno dell'azienda è fatto a dovere, e coinvolge anche i futuri colleghi/responsabili, i problemi sono superati. Anzi capita spesso che siano gli stessi colleghi ad essere, dopo poco tempo, i primi fan delle persone con disabilità".

La sensazione che la disabilità sia un freno rimane. Anche se i "tecnici" dicono il contrario."Capita che i disabili abbiamo due curriculum distinti per rispondere alle offerte di lavoro, uno per quelle riservate alle categorie protette e uno per le altre situazioni -prosegue Nava-. Come se considerassero che l'appartenere alle categorie protette faccia da freno. Invece è un incentivo per un'azienda che, se trova il profilo giusto, non esita ad assumere. Oltre alla possibilità di selezionare la persona con disabilità, questa norma permette altre forme di sostegno. Le aziende possono chiedere alle cooperative di impiegare persone con disabilità al posto loro e in cambio forniscono lavoro da svolgere in sede".

Il centro per l'impiego di Lecco sta lanciando il programma Adozione lavorativa. Il lavoratore con disabilità, viene sostenuto economicamente da parte dell'impresa impossibilitata ad assumerlo, ma impiegato in un contesto lavorativo più adeguato alle sue condizioni. L'azienda dà un contributo annuo di 6.500 euro, mentre il centro per l'impiego provinciale s'impegna nel trovare un luogo alternativo in cui inserire il lavoratore "adottato". Fino ad Aprile 2014 sono state 396 le "adozioni" attivate. Circa un quarto sono diventate assunzioni regolari.

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Il Giornale di Brescia del 29-07-2014

L'on. Faraone (Pd): «La Regione s'impegni per il Centro per i non vedenti»

Il Centro per l'integrazione scolastica dei non vedenti di viale Piave è un'eccellenza che non solo «va mantenuta e rafforzata ma anche esportata in altre province». E' il messaggio che l'on. Davide Faraone, responsabile nazionale Welfare e Scuola del Pd, invia alla Regione.

Messaggio che riguarda le forti preoccupazioni, sollevate anche da chi al centro lavora, sul destino della struttura in relazione al futuro assetto della Provincia di Brescia. Faraone, che ha visitato il centro nella tappa bresciana del tour intrapreso in tutto il Paese per conoscere da vicino le realtà del sociale e del terzo settore, comprese quelle impegnate nell'assistenza e nei servizi per i disabili, era accompagnato da Michele Orlando, segretario provinciale del Pd; Michele Scalvenzi, responsabile del dipartimento Welfare e componente della segreteria; l'On. Elena Carnevali della commissione parlamentare Affari sociali e dall'On. Alfredo Bazoli. Nel passaggio di consegne tra Provincia e il nuovo ente di area vasta, ha riassunto Bazoli, «non si sa ancora quali deleghe, tra cui quelle del sociale, resteranno in capo a quest'ultimo e quali andranno ad altri livelli istituzionali, Comuni e Regioni. Dato che il centro di viale Piave è sostenuto finanziariamente da Comune e

Provincia, la preoccupazione riguarda proprio il destino delle risorse che arrivano da quest'ultima, essenziali per la struttura». Faraone - che ieri ha anche visitato il Centro Bios di Orzinuovi - ha ribadito che il Pirellone «deve impegnarsi affinché sia mantenuto, rafforzato e anche esportato in altre province». Il consigliere regionale bresciano di Patto Civico-Con Ambrosoli, Michele Busi, ha presentato nelle scorse settimane un'interrogazione alla Giunta proprio sul futuro del centro, cui scrive Busi sul suo sito, «mi è stata data una risposta in maniera ancora evasiva». p. greg.

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FIBS del 03-07-2014

I Lampi di Milano vincono di nuovo il campionato di baseball per ciechi

Dopo il successo della scorsa edizione, arriva la conferma sul tetto d'Italia per Dieng e compagni, che superano in finale i rivali dei Thunder's 5. "E' stato un campionato molto bello, ma la stagione non è ancora finita" racconta il Commissario dell'AIBXC Stefano Malaguti.

di Daniele Mattioli

La prima cosa che ho fatto quando ho visto giocare i Lampi e i Thunder's Five Milano nella finale del campionato italiano per ciechi sabato pomeriggio è stata quella di sedermi e osservare con quale intensità le due squadre si stessero affrontando in campo.

Da ambedue le parti si è potuta percepire la grande energia e determinazione con cui, giocata dopo giocata, i protagonisti sono scesi in campo con l'obiettivo di vincere lo scudetto. Doppi e tripli giochi difensivi, rimbalzanti precise battute per evitare che la difesa, che gioca nella parte di campo che va dalla seconda alla terza base, riuscisse a realizzare l'out sono solo alcuni dei momenti più spettacolari dell'evento.

Non a caso, per sottolineare l'importanza del momento, è stato chiamato l'attore Giorgio Comaschi a consegnare la prima palla, dando così il via al pomeriggio di partite.

Alla fine sono stati i Lampi a festeggiare la vittoria del titolo, al termine di una serie finale ben giocata da amebdue le squadre e decisa solamente con l'ausilio del tie-break dopo che le due formazioni si erano suddivise la posta in palio nelle prime due gare.

Nel primo incontro sono i Lampi a superare gli avversari per 11 a 10, grazie ad una partenza importante in attacco e ad una difesa veramente spettacolare, come testimoniato anche dal triplo gioco realizzato da Bara Mbacke Dieng. Il tentativo di rimonta dei Thunder's si è rilevato tardivo anche se si è concluso con il possibile punto del pareggio in base.

Nella seconda partita ecco arrivare la pronta risposta dei Tuoni che ottengono la vittoria per manifesta, superando gli avversari per 14 a 3, con Sarwar Ghulam grande protagonista in attacco in virtù delle 6 valide (anche un fuoricampo) colpite in 7 turni.

Alla fine il campionato si è così deciso al tie-break. I Lampi hanno iniziato nel migliore dei modi, realizzando subito 3 punti e mettendo pressione ai rivali. I Thunder's non sono stati infatti in grado di segnare nessun punto, facendo esultare i rivali, che si sono confermati campioni d'Italia per il secondo anno consecutivo.

"E' stato un campionato molto bello con tante partite appassionanti" commenta il Presidente dell'AIBXC Stefano Malaguti "e devo dire che sono molto contento per il fatto che, in un periodo di crisi come questo, tutte le squadre che hanno iniziato la manifestazione l'hanno poi portata a termine".

La stagione però non è ancora conclusa "mancano all'appello ancora la Coppa Italla, l'All Star Game e diversi impegni a cui teniamo molto. Tra questi c'è una partita di esibizione durante il ritiro di preparazione della nazionale seniores di softball al Mondiale, su richiesta della stessa manager della nazionale italiana Marina Centrone, in quanto è rimasta colpita dalla passione dei nostri ragazzi. Importante sarà anche la Moles Cup che avrà luogo a Roma il 13 e 14 settembre a cui prenderanno parte anche una squadra francese e una tedesca. Questa cosa ci permetterà di dare maggior risalto anche a livello internazionale alla nostra attività".

L'ultimo appuntamento del 2014 che avrà luogo il 12 ottobre è invece forse il più sentito "rappresenta la celebrazione per il 20° anniversario della prima partita per ciechi che abbiamo disputato. Poi sarà tempo di dedicarci alla prossima stagione che potrebbe regalare una nuova squadra al campionato come il CUS Brescia e, speriamo, anche tanti volontari, visto l'attuale numero ridotto".

Un invito che mi auspico possa essere colto dai tanti appassionati del nostro sport.

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NOTIZIE DALLA SEDE CENTRALE

Questo spazio vuole essere una sorta di "miniguida" per orientarsi all'interno delle molteplici attività svolte dalla Sede Centrale della nostra Associazione.

A tal fine, vi proponiamo quei comunicati diramati dalla Sede Centrale nel mese appena trascorso, i quali contengono notizie e iniziative, che pensiamo possano suscitare un concreto interesse nei nostri soci.

Di sicuro qualcosa ci sfuggirà, ma ci si augura che questa selezione possa essere un valido punto di riferimento.

Vi auguriamo buona lettura.

Premio "Vision for Equality" (Visione per l'Uguaglianza) 2015 dell'Unione Europea dei Ciechi

L'Unione Europea dei Ciechi (European Blind Union - EBU), l'Organizzazione Non Governativa che rappresenta le persone cieche e ipovedenti in Europa, invita a presentare candidature per la seconda edizione del Premio "Vision for Equality". Ai vincitori verranno consegnati un attestato e un'opera d'arte di un artista con disabilità visiva nel corso dell'Assemblea Generale dell'EBU, che si terrà nel Regno Unito nella seconda metà del 2015.

Il premio viene attribuito a organizzazioni, istituzioni, esponenti del mondo politico, imprese o singoli individui europei in riconoscimento del loro impegno e del loro continuo sforzo per la difesa e la promozione dei diritti e a favore del miglioramento della situazione delle persone cieche e ipovedenti.

Le candidature, redatte in lingua inglese, dovranno pervenire presso l'Ufficio Affari Internazionali dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, via Borgognona 38, 00187 Roma, tel: 06 69988388/375, fax: 0669988328, e-mail: inter@uiciechi.it entro il 30 novembre 2014. L'Unione provvederà poi a trasmettere le candidature all'Unione Europea dei Ciechi.

Nel documento allegato si trasmettono il bando e la scheda da utilizzare per la candidatura.

Cordiali saluti.

Mario Barbuto

Presidente Nazionale

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PREMIO "VISION FOR EQUALITY" 2015

UNIONE EUROPEA DEI CIECHI

BANDO DI CONCORSO

INTRODUZIONE

L'Unione europea dei ciechi (European Blind Union - EBU), in qualità di ONG europea che rappresenta i non vedenti e gli ipovedenti in Europa, invita a presentare candidature per la seconda edizione del premio "Vision for Equality ". Ai vincitori verranno consegnati un attestato e un'opera d'arte di un artista non vedente in occasione dell'Assemblea Generale dell'EBU.

Il premio viene attribuito a organizzazioni, istituzioni, esponenti del mondo politico, imprese o singoli individui europei in riconoscimento del loro impegno e del loro continuo sforzo per la difesa e la promozione dei diritti e a favore del miglioramento della situazione delle persone cieche e ipovedenti.

CHI PUÒ CONCORRERE

Sono ammesse alla selezione candidature di organizzazioni, istituzioni, esponenti del mondo politico, imprese o singoli individui europei che abbiano lavorato in modo attivo e propositivo per:

- il riconoscimento delle esigenze specifiche e delle aspirazioni delle persone cieche e ipovedenti e della loro piena inclusione sociale.

- la promozione della piena partecipazione delle persone cieche e ipovedenti in ogni aspetto della vita (ad esempio attraverso la parità di accesso all'istruzione, alla formazione professionale, al lavoro, ai beni e servizi, alle Tecnologie dell'Informazione e della Comunicazione, alle attività ricreative, ecc)

- la rimozione delle barriere di carattere culturale, sociale, economico, politico o delle barriere architettoniche che ostacolano le pari opportunità per le persone cieche e ipovedenti.

PROCEDURA E LINEE GUIDA

- Chiunque può sottoporre la candidatura di un individuo o di un'organizzazione compilando il relativo modulo.

- Le auto-candidature da parte di individui o organizzazioni non saranno accettate.

- Le persone e/o organizzazioni indicate nelle referenze dovranno aver dato il loro consenso in proposito.

- Le candidature per il Premio dovranno pervenire all'Unione Europea dei Ciechi entro il 31 dicembre 2014.

- La selezione del candidato vincente è fatta dalla Giuria del Premio "Vision for Equality", le cui decisioni sono inappellabili.

- Qualsiasi documentazione allegata al modulo di candidatura dovrà essere in fotocopia dal momento che non verrà restituita.

- Nel caso che il candidato raggiunga la fase finale del processo di selezione, l'EBU si riserva il diritto di chiedere ulteriori informazioni e documentazione riguardanti il candidato stesso.

Il modulo di candidatura per il Premio dell'EBU qui allegato deve essere compilato e inviato all'Ufficio EBU di Parigi entro il 31 dicembre 2014 al seguente indirizzo:

European Blind Union

6 rue Gager-Gabillot

75015 Paris(France)

e-mail: ebu@euroblind.org

Questo bando è reperibile anche sul sito dell'EBU: http://www.euroblind.org . Per qualsiasi chiarimento, non esitate a contattare il sig. Mokrane Boussaid, Direttore dell'Ufficio EBU di Parigi.

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Il file .doc contenente il testo del presente comunicato e il modulo d'iscrizione è scaricabile attraverso il seguente link:

http://www.uiciechi.it/archivio/circolari/2014/07/121.doc

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"IN TANDEM NEL VERONESE": LA PAROLA D'ORDINE E' DIVERTIMENTO FOR ALL!

Riceviamo e pubblichiamo il comunicato inerente l'iniziativa in oggetto.

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"IN TANDEM NEL VERONESE":

LA PAROLA D'ORDINE E' DIVERTIMENTO FOR ALL!

"In tandem nel veronese" e' una nuova idea di turismo accessibile sul territorio veronese che nasce dalla sinergia di diversi soggetti: l'impresa sociale CLV, CISL Verona, l'associazione culturale AMEntelibera, le associazioni di rappresentanza delle persone con disabilita' UICI, ENS e FAND con le loro sezioni di Verona e la Fondazione Cattolica Assicurazioni.

Il tandem, che racchiude in se' la duplicita' del viaggiare e del muoversi insieme verso una meta comune, vuole offrire un'opportunita' turistica nuova e accessibile nel territorio di Verona e provincia, nella quale le associazioni di rappresentanza delle persone con disabilita' sono protagoniste attive. L'idea e' di offrire, a persone con disabilita' sensoriali e a chiunque voglia muoversi in modo slow e divertente, la possibilita' di conoscere lo splendido territorio veronese in tandem, un'esperienza davvero particolare che ricorda anche tempi lontani quando si vedeva muoversi qualche tandem lungo le bianche strade di campagna.

Grazie al co-finanziamento di CLV impresa sociale e Fondazione Cattolica Assicurazione che hanno reso possibile l'avvio di questa iniziativa, le associazioni di rappresentanza delle persone con disabilita' si inseriscono nel panorama delle offerte turistiche della provincia veronese e, offrendo un servizio a turisti e residenti, possono godere di una nuova fonte di reddito, importante per il loro stesso sostentamento date le attuali ristrettezze imposte dalla crisi economica.

A partire dal mese di maggio 2014 quindi presso la sede UICI di Verona - su prenotazione - e' possibile noleggiare uno dei quattro tandem a disposizione: noleggiando un tandem escursionisti, residenti e turisti potranno godersi gli angoli piu' o meno conosciuti del veronese, dalla pianura alla collina. Inoltre e' in fase di realizzazione una guida multilingue (italiano, inglese e tedesco) che permettera' di scegliere all'interno della provincia di Verona i percorsi cicloturistici piu' piacevoli e accessibili. La guida sara' acquistabile sia in formato cartaceo che in formato scaricabile su computer o telefonino mediante il sito www.veronaintandem.it; inoltre per ciechi e ipovedenti sara' possibile sempre dal sito acquistare la guida in formato mp3.

"In tandem nel veronese" ha il patrocinio del Comune di Verona e dell'associazione Amici della Bicicletta - sezione di Verona.

Per informazioni

AMEntelibera

tel. 045 7600128 - info@viaggiamentelibera.it.

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Acquisto dei titoli di viaggio a bordo treno

In occasione dell'annuale aggiornamento della Carta dei Servizi di RFI - Rete Ferroviaria Italiana, la nostra Unione ha proposto che, con l'edizione 2014, venga consentito ai passeggeri con disabilita' visiva, anche accompagnati, di acquistare, senza aggravi di spesa, il titolo di viaggio a bordo treno, oltre che sulle tratte regionali, sulle quali la cosa e' possibile gia' da tempo, anche su quelle nazionali ed internazionali.

La risposta dell'Azienda e' stata la seguente:

In merito alla richiesta dell'UIC di inserire nella Carta dei Servizi RFI notizie circa la possibilita' per le persone non vedenti di acquistare il biglietto direttamente sul treno, si evidenzia che tutte le questioni relative alla vendita dei biglietti sono di diretta competenza delle Imprese ferroviarie che circolano sulla rete di RFI e offrono ai viaggiatori i propri servizi di trasporto.

Non possono pertanto essere trattate nel documento con cui ogni anno RFI, nella sua qualita' di Gestore dell'infrastruttura ferroviaria nazionale, dichiara i propri impegni ed obiettivi per l'innalzamento della qualita' dei propri servizi al pubblico, compresi quelli relativi all'assistenza a terra alle persone con disabilita' e a ridotta mobilita'.

Per queste ultime RFI comunque gia' prevede - nell'ambito del servizio di assistenza a terra prenotato dall'utente - l'accompagnamento alla biglietteria per l'acquisto del biglietto.

Per informazioni sui servizi per l'assistenza a bordo treno, e' necessario fare riferimento direttamente all'Impresa ferroviaria con cui si sceglie di viaggiare.

Nel trasmettere quanto sopra, l'Azienda ha ricordato che:

Le persone con disabilita' e le PRM attraverso le Sale Blu possono prenotare tutte le tipologie di biglietti attualmente in vigore sui treni Intercity, Frecciabianca ed AV Frecciarossa e Frecciargento, perfezionando successivamente - e comunque entro la partenza del treno - il pagamento ed il ritiro dei titoli di viaggio. Tutti i relativi dettagli sono riportati nel sito www.trenitalia.com

Per quanto riguarda, invece, i servizi del Trasporto Regionale, i viaggiatori in possesso dell'apposita tessera prevista dalle Concessioni Speciali III hanno sempre diritto all'acquisto ed alla convalida del biglietto a bordo treno, senza necessita' di avvisare il personale di accompagnamento e senza l'applicazione del sovrapprezzo/sanzione, anche in presenza di un accompagnatore.

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Offerta Olympic Beach - Sala Virtuale telefonica nazionale dell'Unione

La Commissione Nazionale Anziani dell'Unione da quasi due anni ha in essere la sala telefonica virtuale 989050 per consentire a tutti coloro che voglio vincere la solitudine e l'isolamento di avere incontri telefonici dalle ore 17 alle ore 19 dal lunedì al venerdì per scambiarsi esperienze di vita e trattare argomenti di varia natura nonchè di partecipare ad incontri programmasti per favorire la conoscenza e l'approfondimento dal punto di vista culturale, sociale e ricreativo.

La sala è coordinata da Cesare Barca con l'aiuto costante di dodici moderatori ed era generalmente avvertito ormai il bisogno di conoscersi fisicamente, di accrescere i sentimenti di amicizia e di conoscere molti altri amici che da tempo frequentavano il servizio messo a disposizione.

Per questo è nato il bisogno di richiedere all'Olympic Beach Hotel Centro le Torri dell'Unione una particolare offerta che consenta la massima partecipazione durante almeno tre giorni vissuti comunitariamente.

A questo incontro possono naturalmente partecipare non solo tutti quelli che già frequentano o hanno comunque conosciuta l'attività di trattenimento posta in essere, ma anche quanti desiderano saperne di più in relazione alle attività e al pieno utilizzo della sala telefonica.

L'invito a partecipare è pertanto rivolto a tutti e potrà essere utile non solo per conoscere quanti già da tempo si prodigano per il buon andamento dell'iniziativa, ma anche per apprenderne l'utilizzo e dare consigli utili per migliorarla e renderla sempre più interessante.

Le prenotazioni vanno effettuate direttamente presso il Centro le Torri al numero telefonico 050 32 270 e non è richiesta nessuna caparra confirmatoria.

Approfittiamo dunque di questa opportunità che, siamo certi, comporterà momenti di serena condivisione e di piacevole amicizia.

I pacchetti promozionali sono i seguenti:

1) Pacchetto promozionale tre giorni, da domenica 21 settembre a mercoledì 24 settembre euro 130,00 a persona con servizio di pensione completa.

2) Pacchetto promozionale 5 giorni, da domenica 21 settembre a venerdì 26 settembre euro 200,00 a persona con servizio di pensione completa.

L'Offerta comprende:

Nella quota sono altresì incluse: bevande ai pasti, tassa di soggiorno.

La quotazione è valida e uguale sia per camere singole che doppie; le doppie fino a esaurimento saranno quelle della torre A.

La presente offerta, ritengo sia bello poterla estendere anche a tutti quelli che vogliono prolungare il soggiorno Ultimo Sole.

Cordiali saluti

Mario Barbuto

Presidente Nazionale

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Ministero della Difesa - Personale civile centralinisti non vedenti - Indennita' di mansione Legge N. 113/1985, art. 9 - Diritto alla percezione durante i giorni di assenza per congedo ordinario e permessi 104/92

Con riferimento al comunicato N. 43 del 12/03/2014 in merito alla presa di posizione dell'Unione nel ritenere arbitrarie e prive di giustificazione normativa le decurtazioni delle somme per l'indennita' di mansione operate a carico del personale centralinista non vedente dipendente del Ministero della Difesa, che abbia fruito delle ferie e dei permessi Legge N. 104/92, ho il piacere di farVi sapere che il Ministero della Difesa, sempre piu' sotto pressione, alla fine ha recepito le nostre argomentazioni e ha dato mandato agli enti dove sono presenti i dipendenti destinatari di tale emolumento di quantificare le competenze gia' maturate - e non percepite - dagli stessi, dandone comunicazione agli uffici amministrativi centrali, per il successivo pagamento.

E' un successo per l'Unione, nonostante la resistenza del Ministero della Difesa come parte datoriale e soprattutto l'immobilismo delle organizzazioni sindacali; e' un risultato che abbiamo raggiunto da soli nel tempo (il nostro primo intervento risale al settembre 2013 rif. prot. N. 14156/2013 del 10/09/2013), portando dalla nostra parte prima il Ministero dell'Economia e delle Finanze (parere MEF-RGS- Prot. 27684 del 26 marzo 2014), poi il Servizio contrattazione collettiva del Dipartimento Funzione Pubblica (parere DFP 0025335 P-4.17.1.14.5 del 07/05/2014), convincendoli sulla legittimita' delle nostre richieste.

Alla fine, i nostri sforzi sono stati ripagati. Con lettera prot. N. M_D GCIV 0049501 del 22/07/2014 che alleghiamo, il Ministero della Difesa ha ripristinato lo stato di diritto confermando, per il proprio personale centralinista non vedente, il pagamento dell'indennita' di mansione con il recupero dei ratei maturati e non riscossi per la quota residuale anno 2012 e la quota anno 2013, nei seguenti casi di assenza dal servizio <in ragione di specifica tutela normativa... per lo piu' di carattere primario>:

- ferie;

- permessi di cui all'art. 33, co. 6, Legge N. 104/92;

- congedo per maternita' (c.d. astensione obbligatoria);

- permessi per donatori di sangue e donatori di midollo osseo;

- assenza dovuta a malattia riconosciuta dipendente da causa di servizio.

Questa azione si colloca nel quadro piu' ampio di mobilitazione dell'Unione contro gli abusi delle parti datoriali nel limitare i diritti e gli interessi dei lavoratori non vedenti, che ci vedra' sempre in prima fila, senza mai voltare le spalle a chi ci chiede un aiuto.

Cordiali saluti.

Mario Barbuto

Presidente Nazionale

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Il file .rar contenente la presente circolare unitamente al relativo allegato, è scaricabile utilizzando l'url di seguito riportato:

http://www.uiciechi.it/archivio/circolari/2014/07/2014.134.rar

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SEDE CENTRALE: COMUNICATI DIRAMATI NEL MESE DI LUGLIO

Di seguito viene riportato l'elenco completo dei comunicati diramati dalla Sede Centrale U.I.C.I. nel mese appena trascorso, con la specificazione del relativo numero e dell'oggetto.

Vi ricordiamo che tutti i comunicati possono essere consultati all'indirizzo internet http://www.uiciechi.it/documentazione/circolari/main_circ.asp

dove è possibile effettuare ricerche mirate tramite un comodissimo motore di ricerca.

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I.RI.FO.R. CENTRALE - ATTIVITÀ FORMATIVE ANNO 2014 - CORSO DI AGGIORNAMENTO A CARATTERE SEMINARIALE RIVOLTO A DOCENTI E DIRIGENTI SCOLASTICI DI I E II GRADO MINORATI DELLA VISTA E NON: "LA FORMAZIONE DOCENTI TRA NUOVE TECNOLOGIE E MUTAMENTI NORMATIVI IN UNA SCUOLA INCLUSIVA"

I.RI.FO.R. Centrale: comunicato n. 15/2014

Si comunica che l'I.Ri.Fo.R Centrale, Ente Convenzionato con il MIUR che lo ha riconosciuto quale soggetto di riferimento per la formazione del personale della scuola sulle tematiche tiflopedagogiche e tiflodidattiche ed Ente accreditato dallo stesso Ministero ai sensi del D.M. 177/2000, su proposta della Commissione per la tutela dei diritti degli insegnanti dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, realizzerà un Corso di aggiornamento a carattere seminariale rivolto a docenti e dirigenti scolastici di I e II grado minorati della vista e non, dal titolo "La formazione docenti tra nuove tecnologie e mutamenti normativi in una scuola inclusiva".

L'iniziativa è rivolta a un massimo di 30 partecipanti di cui 15 con disabilità visiva, ha una durata complessiva di 24 ore e sarà svolta presso il Centro "Giovanni Paolo II" di Roma, dal 14 al 16 novembre 2014 (con arrivo previsto entro la sera del 13/11 e partenza nel pomeriggio del 16/11/2014).

In caso di esubero di richieste sarà data la precedenza a quei docenti che partecipano per la prima volta all'iniziativa. Le spese di vitto e alloggio in camera doppia dei dirigenti/docenti con disabilità visiva, anche per gli eventuali accompagnatori a partire dal pranzo del 13/11 e fino al pranzo del 16/11, saranno interamente a carico dell'Istituto, mentre i costi aggiuntivi per la camera singola saranno a carico dei partecipanti.

Si precisa, inoltre, che per i dirigenti/docenti vedenti le spese di soggiorno saranno a proprio carico: questi ultimi potranno usufruire, eventualmente, dell'ospitalità presso la Casa per Ferie "Giovanni Paolo II" prenotando direttamente (tel.06/35404774 - casacc.donorione@tiscali.it) e fruendo delle seguenti tariffe di favore riservate all'Istituto:

Tipologia trattamento Costo

Sistemazione Mezza pensione € 53,00 giorno/persona

Sistemazione Pensione completa € 62,00 giorno/persona

Supplemento camera singola € 10,00 giorno/persona

Contributo di soggiorno pari a € 2,00 persona/notte

In ogni caso le spese di viaggio resteranno a carico dei partecipanti, vedenti e non vedenti.

Ai partecipanti che avranno frequentato almeno l'80% del monte orario previsto e avranno partecipato alle verifiche finali, sarà rilasciato attestato di frequenza da utilizzarsi ai sensi della normativa vigente.

Finalità generali

Il seminario si propone di orientare i partecipanti su aspetti della propria vita professionale che, dai più diversi punti di vista, sono soggetti ai condizionamenti derivanti dalla disabilità visiva e ricercare i modi per ovviarne almeno gli aspetti più penalizzanti.

Si tratta quindi di individuare un momento di riflessione sulla situazione complessiva della scuola italiana in relazione alle esigenze espresse dai docenti e dai docenti minorati della vista che vi operano.

Tale bisogno di riflessione si esprime sia in riferimento alle innovazioni organizzative e normative intervenute recentemente o già avvertite per il futuro prossimo, sia l'esser posti di fronte alle innovazioni tecnologiche che influenzano fortemente l'azione di tali figure professionali.

Obiettivi specifici

Aree tematiche del Corso

Ore 15.00 - 17.00

Aspetti legislativi:

a) Legislazione scolastica: diritti e doveri del docente.

b) contratto nazionale di lavoro e legislazione speciale in ambito scolastico

Docente: Avv. Paolo COLOMBO - I.Ri.Fo.R. Onlus

Ore 15.00 - 17.00

Aspetti legislativi:

c) La normativa sui B.E.S.

Docente: Dott. Raffaele CIAMBRONE - Dirigente M.I.U.R.

Ore 09.00 - 13.00

Informatica:

a) Dispositivi mobili

- Lo stato dell'arte

- Piattaforme accessibili (Windows Mobile, Symbian, Android)

- La piattaforma Apple.

- Esercitazioni pratiche e sperimentazione dei dispositivi

- I registri digitali: lo stato dell'arte

Docente: Ing. Giovanni CELLUCCI - Istituto "Cavazza" di Bologna

Ore 15.00 - 19.00

Informatica:

b) Il PDP e il software BES web

Docente: Ing. Gerolamo NOVARO - CTS Imperia

Ore 09.00 - 13.00 / Ore 15.00 - 19.00

Aspetti psico-pedagogici:

a) Le risorse personali del docente nella gestione della classe: la competenza comunicativa ed emotiva nella relazione insegnante-alunno.

b) La conduzione della classe, con particolare riferimento ad alunni in condizioni particolari: scambio di esperienze.

c) Il rapporto didattico/pedagogico tra disabilità visiva e minorazioni psicofisiche: come può interagire un docente non vedente, di sostegno o curricolare, con altri ordini di disabilità o in presenza di alunni pluriminorati? Confronto sulle diverse strategie impiegate.

d) Il rapporto con i colleghi e con il Dirigente Scolastico in contesto scolastico ed extrascolastico.

Docente: Prof.ssa LUISA BROLI - Università degli Studi di Pavia

Ore 09.00 - 13.00

Aspetti psico-pedagogici:

e) La valutazione ICF nel processo di inclusione

Docente: Dott. Guido FUSARO - Asl Biella

Coordinatore del Corso

- Prof. Luciano Paschetta, Direttore Centrale I.Ri.Fo.R.

Referente U.I.C.

- Avv. Paolo Colombo, membro del Consiglio di Amministrazione I.Ri.Fo.R., membro della Direzione dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, Responsabile Nazionale del Settore Lavoro e coordinatore della Commissione Nazionale UIC per la Tutela dei Diritti degli Insegnanti

Metodologia di lavoro

Il corso si articolerà in 3 giornate di lavoro, per un totale di 24 ore di attività, e sarà organizzato in forma seminariale, con relazioni plenarie ed esercitazioni pratiche per l'approfondimento dei temi trattati.

Il programma di attività prevede l'effettuazione di una verifica finale mediante l'utilizzazione di questionari: la partecipazione alla verifica e il positivo superamento della stessa costituiranno il presupposto per il rilascio dell'attestato di partecipazione con profitto.

Domande di partecipazione

Le candidature dovranno pervenire entro il 20 ottobre 2014, utilizzando l'apposito modulo di iscrizione e, solo per i disabili visivi, l'apposita scheda di prenotazione alberghiera. L'indirizzo per l'invio delle candidature è il seguente:

I.Ri.Fo.R. Onlus

via del Tritone n.197

00187 ROMA

fax: 0645440744

email: archivio@irifor.eu

Note organizzative

La data di arrivo delle richieste potrà essere considerato quale criterio di ammissione nel caso di un elevato numero di domande.

La Segreteria dell'Istituto avrà cura di avvertire tempestivamente (tramite email) tutti i candidati circa l'esito della richiesta di partecipazione.

Per ogni informazione e per richiedere gli appositi moduli è possibile contattare l'ufficio di segreteria dell'Istituto al numero telefonico 06/69988606 o allo 06/69988607 oppure è possibile inviare una e-mail all'indirizzo: archivio@irifor.eu.

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Corriere della Sera - Invisibili del 27-07-2014

Disabilita', l'Osservatorio che Paese osservera'?

di Franco Bomprezzi

La conferenza nazionale di Bologna, luglio 2013 Torna a riunirsi martedì prossimo, 29 luglio, l'Osservatorio Nazionale sulla condizione delle Persone con Disabilità. E' il massimo organismo previsto in Italia dalla Convenzione Onu, divenuta legge anche nel nostro Paese nel 2009. Potete leggere la composizione dell'osservatorio e i suoi compiti consultando l'ampia pagina sul sito del ministero del lavoro . E' la prima volta che i 40 membri effettivi e i nove invitati permanenti si ritrovano dopo la conferenza nazionale di Bologna del luglio 2013. Nel frattempo l'Italia è cambiata mille volte, e non in meglio. E la disabilità non è quasi mai stata nei primi posti dell'agenda politica e sociale del Paese, se non per singole situazioni, quasi sempre legate ad emergenze di salute e di sopravvivenza, oppure per il tormentone dei "falsi invalidi". Che Paese osserverà l'Osservatorio? In che modo riuscirà a portare in primo piano, a livello di coordinamento delle politiche dei singoli ministeri, i contenuti ambiziosi del Programma di Azione biennale, varato a Bologna (un anno fa, che sembra un secolo...)?

Conosco molte delle persone, competenti e in gamba, che fanno parte di questo organismo, sicuramente sconosciuto ai più. Sono certo che vivranno con una certa emozione e con forte senso di responsabilità questo ruolo. Molti vengono direttamente dalle principali associazioni delle persone con disabilità, altri hanno specifiche competenze tecniche, una parte è indicata dalle direzioni dei ministeri. Quasi sicuramente l'iniziativa più concreta che potrà essere messa in campo in tempi brevi è la rinnovata attivazione del Comitato tecnico-scientifico, che potrebbe essere il luogo ideale per un ripensamento complessivo di tutto quanto ruota attorno alla vita delle persone con disabilità e delle loro famiglie.

Siamo in un momento di grande stanchezza. Le associazioni giocano quasi esclusivamente in difesa, e non possono fare diversamente, costrette come sono a rintuzzare piccoli e grandi attacchi ai servizi di welfare, a documentare la straordinaria gravità della disoccupazione, anzi della "non occupazione" di centinaia di migliaia di persone con disabilità motoria, sensoriale, intellettiva. Il tema della vita indipendente è in un angolo, soffocato dalla scarsezza dei fondi per la non autosufficienza e del fondo per le politiche sociali. L'inclusione scolastica sopravvive, ma nelle scuole superiori dovrà fare i conti fra pochi mesi con l'incognita della soppressione delle Province. La mobilità personale è spesso aleatoria, tanto che fa notizia e presa l'iniziativa individuale di Iacopo Melio, con #iovorreiprendereiltreno; l'accessibilità urbana è a macchia di leopardo, e sono più le ombre che le luci.

Ma più in generale: non c'è un'immagine positiva della disabilità, se non grazie alle singole storie di persone che riescono, nonostante tutto, a farcela, e che spesso sono raccontate qui, nelle pagine degli "Invisibili". Il mondo dei media, l'opinione pubblica, la politica, i responsabili delle scelte tecniche e amministrative, vivono la disabilità come un problema, come un costo, come un peso, morale ed economico.

Se potessi dare un suggerimento agli amici dell'Osservatorio: provate a volare alto. Non accontentatevi del piccolo cabotaggio, della navigazione a vista. Provate a cambiare il paradigma della disabilità in Italia, a farlo diventare ad esempio uno dei punti di ripartenza per l'economia sociale, per le nuove imprese, per la cooperazione, per le opportunità di progettazione inclusiva, utile a tutti. Provate a chiedere di essere ascoltati non solo dagli addetti ai lavori, ma da chi davvero ha il potere di inserire la disabilità nelle grandi scelte di riforma e di cambiamento del Paese. Provate a far capire che siamo un mondo di persone in gamba, capaci, competenti, pronte alle sfide di una società in trasformazione rapida. Provate ad avere orgoglio. Anche per chi ormai sembra rassegnato.

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Redattore Sociale del 29-07-2014

Riunito l'Osservatorio sulla disabilita', "ora dare concretezza al Piano d'azione"

Oggi il primo incontro del rinnovato organismo. Per Anmic-Fand due obiettivi prioritari: lavoro e nuove procedure per l'accertamento dell'invalidità civile. Tra i nodi da sciogliere il rinnovo del nomenclatore tariffario.

ROMA. "Un franco scambio di opinioni, nella comune e condivisa approvazione del lavoro fatto finora": così Nazaro Pagano, segretario generale di Anmic-Fand, commenta la prima riunione del rinnovato Osservatorio nazionale sulla condizione delle persone con disabilità, che si è da poco conclusa. "Dopo l'introduzione del ministro Poletti e della sottosegretaria Biondelli - riferisce - abbiamo posto l'accento sulla necessità e l'urgenza di dare ora concretezza ai contenuti del programma d'azione. In particolare, come Anmic-Fand, abbiamo evidenziato due obiettivi prioritari: lavoro e nuove procedure per l'accertamento dell'invalidità civile. Abbiamo ribadito la necessità di adeguare le tabelle utilizzate per il riconoscimento dell'invalidità civile: quelle proposte dal ministero della Salute - ha detto ancora Pagano - hanno ricevuto parere sfavorevole sia delle commissioni parlamentari che delle associazioni. Speriamo che si possano presto analizzare e approvare, dopo le opportune modifiche". Un altro dei nodi da sciogliere è quello del "nomenclatore tariffario - continua Pagano - che è fermo da anni. Siamo in attesa di quello nuovo, che includa quegli ausili di ultima generazione, di cui oggi le persone disabili sono costrette spesso a farsi carico personalmente". Intanto "attendiamo la prossima convocazione, che dovrebbe avvenire a settembre: allora, credo, entrerà anche nel pieno delle sue funzioni il comitato scientifico". (cl)

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Redattore Sociale del 31-07-2014

Disabilita': per la Fish in agenda criteri di accertamento, lavoro e Isee

Umori positivi dopo la prima riunione del rinnovato Osservatorio nazionale. Per il presidente della federazione Falabella è necessario lavorare anche sul futuro del welfare italiano: "Fornire al ministro un documento contenente i reali bisogni delle persone disabili".

ROMA. "Incontro positivo, abbiamo registrato l'interesse del ministro delle Politiche sociali e del sottosegretario a intessere un dialogo con l'intero movimento delle associazioni". Esordisce così, commentando la riunione di ieri dell'Osservatorio nazionale disabilità - la prima del rinnovato organismo - il presidente nazionale della Fish Vincenzo Falabella. "Noi abbiamo posto l'attenzione sui criteri di accertamento della disabilità e sulla necessità di dare concretezza al Piano d'azione": Mentre proprio durante la riunione è arrivata la notizia, da parte di un delegato del ministero, che la Conferenza delle regioni ha di nuovo rigettato le tabelle per l'accertamento della disabilità. "Dopo l'estate valuteremo gli impegni imminenti. Vorremmo che l'Osservatorio fornisca un documento al ministro contenente i reali bisogni delle persone disabili e non ci si basi più soltanto sulle tabelle, sulla linea della lotta ai falsi invalidi. Lavoreremo anche al tema Isee, battendoci perché sia uno strumento appropriato ed equo".

Nell'incontro, in cui il ministero ha preso nota delle priorità segnalate dalle associazioni, la Fish ha sollevato anche la drammaticità della disoccupazione, su cui ha chiesto "un immediato intervento, a cominciare dalla pubblica amministrazione - dice Falabella -, primo elusore della legge 68/99 per l'inserimento lavorativo delle persone disabili". A questo proposito Falabella ha ricordato ai presenti l'esposto che la sezione Lazio della federazione ha depositato alla Procura della Repubblica.

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Giornale UICI del 04-07-2014

Centro di Documentazione Giuridica: Conversione in legge del decreto legge 66 del 24 aprile 2014

a cura di Paolo Colombo

Il decreto legge 66 del 24 aprile 2014 è stato convertito in Legge n. 89 del 23 giugno 2014 "Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 24 aprile 2014, n. 66, recante misure urgenti per la competitività e la giustizia sociale. Deleghe al Governo per il completamento della revisione della struttura del bilancio dello Stato, per il riordino della disciplina per la gestione del bilancio e il potenziamento della funzione del bilancio di cassa, nonché per l'adozione di un testo unico in materia di contabilità di Stato e di tesoreria (G.U. 23 giugno 2014, n. 143)".

Con tale strumento normativo le amministrazioni sono state autorizzate anche a ridurre del 5% gli importi dei contratti in essere per beni e servizi, al fine di raggiungere gli obiettivi di riduzione della spesa pubblica loro assegnati.

Purtroppo, il Governo per individuare i beni e i servizi oggetto dell'intervento si è basato sui codici del Siope (Sistema informativo sulle operazioni degli enti pubblici) sistema di rilevazione telematica degli incassi e dei pagamenti effettuati dai tesorieri delle p.a., gestito dalla Ragioneria generale dello stato, che rileva come i soldi pubblici sono materialmente spesi.

Utilizzando tale sistema sono finite tra le voci da tagliare anche i codici Siope riferiti a contratti di servizio per trasporto, contratti di servizio per smaltimento rifiuti, nonché cosa che riguarda da vicino le nostre istituzioni anche le rette di ricovero in strutture per anziani/minori/handicap ed altri servizi connessi, mense scolastiche, e servizi scolastici.

Includere le rette per disabili ricoverati tra le spese per «servizi intermedi», cioè relative a fabbisogni dell'ente e non della comunità amministrata è certamente una grave ingiustizia. Si tratta infatti di servizi e di beni che sono, con ogni evidenza, rivolti esclusivamente e direttamente a beneficio dei cittadini per giunta svantaggiati.

La manovra, di spending review, pur qualificata come revisione della «spesa improduttiva» ha finito quindi, ancora una volta, per ridurre le prestazioni che la pubblica amministrazione deve assicurare alla comunità amministrata.

I tagli indistinti, che si prevedono con l'applicazione del decreto 66, purtroppo mettono sullo stesso piano la carta per le fotocopie e i servizi ai disabili o minori.

Va segnalato, comunque, tenuto conto del tenore letterale dell'art. 8 ("sono autorizzate" ) che il decreto attribuisce, ex lege, alla P.A. il potere - facoltà di ridurre del 5%, unilateralmente, l'importo originariamente pattuito come corrispettivo per l'acquisto di forniture e servizi, prevedendo di contro che il committente possa recedere senza penali entro trenta giorni dalla comunicazione.

Si auspica, quindi che la sensibilità delle P.A. prevalga nei casi in cui i destinatari finali del servizio siano i disabili.

Fondamentale sarà, ancora una volta, il ruolo delle nostre istituzioni locali nel relazionarsi con la P.A. per valorizzare la specificità qualitativa dei servizi offerti alla categoria dei disabili visivi.

a cura di Paolo Colombo (coordinatore del Centro di Documentazione Giuridica)

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Superando.it del 03-07-2014

La Cassazione riapre il dibattito tra paritarie e statali

Sarà proprio l'inclusione degli alunni con disabilità a far riaprire l'annoso dibattito tra scuola statale e scuola privata, con tutti i risvolti politici che esso comporta? È lecito chiederselo, dopo che la Corte di Cassazione, diversamente da altri Tribunali, ha respinto il ricorso di una scuola paritaria, decretando che essa non abbia il diritto soggettivo ad ottenere né il pagamento né il rimborso per le spese dei docenti di sostegno.

***

In due precedenti note, pubblicate su queste stesse pagine [rintracciabili qui e qui, N.d.R.] si era dato conto di alcune decisioni di Tribunali circa l'obbligo gravante sullo Stato di fornire il corrispettivo per i docenti per il sostegno alle scuole paritarie che accolgono alunni con disabilità.

Ora, con la Sentenza n. 10821 del 16 maggio scorso, espressa a Sezioni Unite, la Corte di Cassazione ha capovolto tale orientamento, rigettando il ricorso con il quale una scuola paritaria, vincitrice in primo grado, ma soccombente in appello, aveva chiesto l'annullamento della stessa Sentenza d'Appello e quindi il rimborso allo Stato per due anni di stipendio ad altrettanti insegnanti per il sostegno, assunti per un alunno con disabilità.

Con le precedenti decisioni, i Tribunali avevano stabilito in sostanza che lo Stato dovesse rimborsare le spese per i docenti per il sostegno, poiché in base all'articolo 33, comma 4 della Costituzione, lo Stato stesso deve assicurare alle scuole paritarie e ai loro allievi un trattamento eguale a quello riservato alle scuole statali e agli studenti di esse. Ne conseguiva che dal momento in cui lo Stato paga il sostegno agli alunni delle scuole statali, avrebbe dovuto pagarlo anche agli studenti delle scuole paritarie; anzi, ove ciò non avvenisse, vi sarebbe discriminazione tra i due tipi di studenti, censurabile ai sensi della Legge 67/06 ["Misure per la tutela giudiziaria delle persone con disabilità vittime di discriminazioni", N.d.R.] e dell'articolo 3, comma 2 della Costituzione, che vietano appunto la discriminazione tra alunni senza disabilità e alunni con disabilità delle scuole paritarie, i quali dovrebbero pagarsi il docente per il sostegno; vi sarebbe inoltra anche la discriminazione tra gli alunni con disabilità delle scuole statali, che hanno il sostegno pagato dallo Stato, e quelli delle paritarie.

La Cassazione propone un ragionamento più lineare, basato sempre sull'articolo 33 della Costituzione, ma fonda la propria decisione non sul comma 4, bensì sul precedente comma 3, secondo il quale gli enti privati sono liberi di aprire scuole, purché «senza oneri per lo Stato».

In tal senso la Suprema Corte argomenta che in base all'articolo 1, comma 4 della Legge 62/00 sulla parità scolastica, gli istituti paritari - quando chiedono e accettano la parità scolastica - assumono, come condizione pregiudiziale, l'obbligo di accogliere alunni con disabilità. Pertanto essi sono consapevoli che tutte le spese di inclusione di tali alunni debbono essere a loro carico e rientrare nei loro costi di gestione. Né sarebbe legittimo accollare tali spese allo Stato, stante il divieto posto dal citato articolo 33, comma 3 della Costituzione, che proibisce allo Stato stesso di sopportare oneri per il funzionamento delle scuole paritarie.

Queste ultime, afferma in conclusione la Corte di Cassazione, non hanno quindi il diritto soggettivo ad ottenere né il pagamento né il rimborso per le spese dei docenti per il sostegno.

Come detto, la decisione della Corte di Cassazione, presa a Sezioni Unite, si fonda sostanzialmente sull'articolo 33, comma 3 della Costituzione, che ha già fatto scorrere fiumi di inchiostro, sin dall'approvazione della Costituzione stessa.

Nella prassi politica, tradotta in atti legislativi, lo Stato - con il voto contrario minoritario dei partiti laici - ha sempre erogato ed eroga fondi alle scuole paritarie: direttamente a quelle primarie parificate in base alla convenzione con la quale esse ricevono la concessione di gestire corsi per conto dello Stato ricevendone il compenso (se ne legga anche in una nota pubblicata da chi scrive in un'altra testata), sia indirettamente, tramite bonus e voucher agli alunni.

Quanto poi agli alunni con disabilità, l'articolo 1, comma 14 della citata Legge 62/00 sulla parità scolastica stanzia un finanziamento apposito, che però, ovviamente, non copre il costo dello stipendio annuale di un docente per il sostegno.

A questo punto è probabile che le scuole paritarie invochino la violazione dell'articolo 33, comma 4 della Costituzione. E tuttavia, nel ricorso rigettato, questa eccezione di costituzionalità non è stata sollevata e quindi, per il caso specifico, la decisione della Cassazione è ormai passata in giudicato, anche se non è detto che essa non possa essere sollevata in altre eventuali cause, dal momento che - com'è ben noto - le decisioni della Suprema Corte valgono solo per la causa trattata e hanno esclusivamente valore di precedente giurisprudenziale per i casi futuri.

Le scuole private potrebbero forse sollevare questione di costituzionalità pure rispetto all'articolo 118, comma 4 della Costituzione (introdotto con le modifiche al Titolo V del 2001), secondo cui lo Stato e gli altri Enti territoriali «favoriscono l'autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà». La formula della norma costituzionale, invero, non sembra assicurare un diritto soggettivo, essendo stato usato il termine «favoriscono».

Lascia infine perplessi l'affermazione della Corte di Cassazione secondo la quale lo Stato effettua una «concessione amministrativa» ai privati per la gestione di scuole. Qualificare infatti come "concessione amministrativa" l'esercizio di un'attività didattica sembra contrastare con l'articolo 33, comma 3 della Costituzione, secondo cui i privati hanno avuto direttamente da quest'ultima il riconoscimento della libertà di aprire proprie scuole.

Forse il concetto di "concessione amministrativa" potrebbe applicarsi solo alle scuole primarie paritarie che fossero anche parificate in base a un'apposita convenzione, in forza della quale lo Stato pagasse ad esse tutti i docenti, e quindi anche quelli per il sostegno. Però, in questa ipotesi, il concetto di "concessione amministrativa" sembra effettivamente piuttosto antiquato.

In dottrina è stata avanzata invece l'ipotesi di un «contratto a favore di terzi», di cui agli articoli 1414 e seguenti del Codice Civile, tramite il quale lo Stato, che ha l'obbligo di garantire l'istruzione ai cittadini, si avvarrebbe di terzi (scuole primarie parificate) per adempiere a questo suo obbligo.

In ogni caso, comunque si qualifichi il rapporto tra Stato e scuole private, resta il fatto che l'articolo 1, comma 1 della Legge 62/00 fa rientrare nel sistema nazionale di istruzione le scuole private paritarie, le quali acquistano certamente una connotazione pubblicistica, se non altro al fine della realizzazione del servizio nazionale d'istruzione (articolo 41, comma 3 della Costituzione).

Qui, per altro, è appena il caso di ricordare che prima della Legge 62/00, la giurisprudenza era orientata nel senso di affermare l'obbligo per le scuole private di accettare alunni con disabilità nel solo caso in cui lo Stato pagasse gli insegnanti per il sostegno, come ad esempio per le scuole primarie parificate. Con l'articolo 1, comma 4 di quella norma, invece, l'obbligo è diventato generale, in considerazione del principio costituzionalmente affermatosi dell'inclusione scolastica. A chi affermasse poi, secondo la vecchia giurisprudenza, che lo Stato non può imporre obblighi senza fornire i mezzi per il loro adempimento, alla luce della presente Sentenza della Corte di Cassazione si potrebbe replicare che i privati assumono tali obblighi nell'àmbito del "rischio d'impresa" e provvedono a coprire i maggiori costi aumentando le rette.

La questione è comunque assai dibattuta, come dimostra il fatto che questo pronunciamento è stato espresso a Sezioni Unite, poiché si erano determinati orientamenti contrastanti in diverse Sezioni della Suprema Corte.

In conclusione, sarà interessante vedere come il problema verrà affrontato dalla dottrina e dalla giurisprudenza, specie dalla Corte Costituzionale, in caso di eventuale ricorso alla stessa, circa il conflitto apparente tra i commi 3 e 4 dell'articolo 33 della Carta, anche alla luce dei finanziamenti fin qui legalmente erogati dallo Stato alle scuole paritarie, pure per l'inclusione degli alunni con disabilità.

Potrebbe dunque riaprirsi l'annoso dibattito tra scuola statale e privata, proprio a causa dell'inclusione degli alunni con disabilità? E con quali risvolti politici?

Salvatore Nocera,

Già vicepresidente nazionale della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap). Responsabile del Settore Legale dell'Osservatorio Scolastico dell'AIPD (Associazione Italiana Persone Down). Il presente testo è l'ampio riadattamento di una scheda apparsa anche nel sito dell'AIPD.

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Superando.it del 03-07-2014

Disabilita' nella scuola, continuita' didattica e sostegno

di Flavio Fogarolo

«La mancanza di continuità degli insegnanti di sostegno - scrive Flavio Fogarolo - è vissuta come una grave criticità da parte dell'utenza, e spesso come il principale dei problemi, ma si tratta in realtà della conseguenza, non della causa, di una criticità più generale che riguarda in certi casi tutto il servizio, sia a livello di carenza di competenze che di condivisione o di mancanza di responsabilità».

ROMA. Oggi il nostro sistema scolastico non riesce purtroppo a garantire un servizio adeguato di istruzione ed educazione per gli alunni con disabilità, ossia a far sì che in qualsiasi situazione, in ogni scuola d'Italia, il livello delle prestazioni risponda a livelli minimi di erogazione. Ne risulta un quadro molto diversificato, anche nello stesso territorio, con scuole distanti tra loro solo pochi chilometri, che possono offrire servizi radicalmente diversi, dall'eccellenza educativa e inclusiva, a forme sistematiche di ghettizzazione dell'alunno disabile e del suo insegnante di sostegno.

Sono le situazioni di criticità che fanno la differenza e su queste si dovrebbe prima di tutto intervenire per eliminare quella sensazione di aleatorietà e insicurezza che spesso vivono le famiglie degli alunni con disabilità nei confronti della scuola. Sembra cioè che non vi sia alcuna certezza: se si è fortunati e si ha l'insegnante di sostegno giusto, tutto funziona a meraviglia, ma se cambiano i protagonisti, tutto può precipitare.

In questo quadro, quando tutto va bene, la continuità educativa rappresenta una sicurezza alla quale aggrapparsi con forza e appare sintomatico l'atteggiamento di molti genitori che rifiutano anche il normale passaggio di scuola alla fine di ogni ciclo scolastico e invocano il trattenimento, a volte a oltranza, nella scuola dell'infanzia, o primaria, o secondaria di primo grado. Il nuovo, infatti, fa troppa paura, quando non ci sono garanzie.

La mancanza di continuità degli insegnanti di sostegno è vissuta pertanto come una grave criticità dall'utenza, spesso come il principale dei problemi, ma si tratta in realtà della conseguenza, non della causa, di una criticità più generale che riguarda in certi casi tutto il servizio.

Un insegnante di sostegno che si trova a dover gestire un alunno con grave disabilità e molto problematico (autistico, ad esempio), senza avere delle minime competenze professionali, vive una situazione di grande disagio che genera spesso, come è naturale, meccanismi di fuga. Anche durante l'anno sono frequenti episodi di assenteismo, con assenze prolungate per malattia o altro, ma alla fine dell'anno stesso, od ogniqualvolta viene offerta la possibilità di cambiare sede, in questi casi è quasi impossibile resistere.

Non ha senso cercare di risolvere il problema con visite fiscali o bloccando le possibilità di trasferimento: il problema si supera solo creando le condizioni affinché chi svolge questo lavoro sia in grado di farlo in modo adeguato. E se, nonostante tutto, la difficoltà permane, è meglio per lui, e ovviamente anche per l'alunno, che si sposti da qualche altra parte: la continuità non può essere mai un valore assoluto.

Bisogna quindi intervenire su fattori strutturali che veramente possano garantire a tutti gli alunni con disabilità un'integrazione scolastica di qualità, ma la strategia vincente deve necessariamente partire dalle potenti risorse che abbiamo a disposizione, e in particolare dalle numerose realtà scolastiche dove l'inclusione di qualità è diventata sistematica e che vanno quindi valorizzate e potenziate, mettendo in rete le competenze e favorendo un reale processo di promozione che consolidi le eccellenze, mettendole a disposizione di chi è in difficoltà.

Esaminando le situazioni di criticità che possono presentarsi in alcune realtà scolastiche relativamente ai processi di inclusione degli alunni con disabilità, vediamo che i problemi più rilevanti sono di tre tipi:

- carenze di competenze: mancano soprattutto insegnanti con conoscenze adeguate in relazione a specifiche disabilità, come autismo, problemi di comportamento, cecità, sordità...

- carenze di condivisione: individualismi, delega pressoché totale all'insegnante di sostegno, allontanamento dalla classe, con conseguenti fenomeni di emarginazione e rischi di personalismi;

- mancanza di responsabilità: il sistema non dispone di nessun meccanismo di controllo dei risultati e tutto quello che si fa - ma soprattutto che non si fa - è ammesso e giustificato, nessuno risponde degli insuccessi o, ed è il caso più frequente, dell'insufficiente sviluppo delle potenzialità di crescita.

Ebbene, quando tutte e tre queste criticità sono presenti, il disservizio può essere pressoché totale: è il caso - poco frequente ma non certo rarissimo - di un insegnante di sostegno privo di competenze ed esperienze al quale la scuola delega in toto la gestione dell'alunno con disabilità, imponendo anche una separazione fisica in uno spazio distinto (aula di sostegno), con nessuna forma di controllo né da parte della scuola (il Dirigente Scolastico ha altro a cui pensare), né da parte dei servizi dell'ASL che spesso, per vari motivi, stentano a svolgere un ruolo di supporto.

Nella maggior parte dei casi, fortunatamente, non è così e la scuola riesce comunque a compensare alcune di queste criticità. Ad esempio, se un'insegnante di sostegno senza competenza opera in una scuola in cui il bambino è veramente preso in carico da tutti, la qualità del servizio non è mai catastrofica. D'altra parte un insegnante di sostegno esperto e professionalmente adeguato riesce di solito a gestire decentemente l'integrazione, anche se i colleghi curricolari sono poco collaborativi.

Vale dunque la pena proporre qualche idea per intervenire su questi fattori di criticità.

La carenza di competenze è molto spesso la causa diretta della mancanza di continuità. Il problema è grave, e urgente è la ricerca di una soluzione.

La formazione - iniziale e in servizio - è senza dubbio la strada maestra da seguire, ma non può risolvere tutte le situazioni, soprattutto quando vengono assunti insegnanti di sostegno senza alcuna preparazione specifica: bisogna intervenire subito, ma è assai improbabile che subito vengano attivati in zona dei corsi di formazione specifici.

Molto utili sono dei servizi di consulenza e supporto didattico gestiti da altri insegnanti, esperti e formati, che si recano a scuola e offrono indicazioni operative molto semplici e mirate. Un esempio di questi tipo è lo Sportello Autismo dell'Ufficio Scolastico Territoriale di Vicenza, che coinvolge come operatori una ventina di insegnanti e offre consulenza a circa ottanta Consigli di Classe, corrispondenti più o meno al 30% del totale degli alunni con autismo che frequentano le scuole del territorio.

Si tratta di un'iniziativa nata sette anni fa, che sta riscuotendo un notevole successo tra l'utenza, grazie al linguaggio diretto utilizzato e alla chiara percezione, da parte delle scuole, della funzione di puro aiuto - non di controllo o valutazione -, che viene offerta.

Lo Sportello ha costi modestissimi (qualche migliaia di euro all'anno), tutti coperti con fondi ordinari. Mancano statistiche ufficiali, ma, in base alle segnalazioni che arrivano, c'è la percezione di una notevole riduzione dei casi di assenteismo e di cambio continuo di scuola, causati dal senso di inadeguatezza degli insegnanti di sostegno.

Sarebbe poi possibile migliorare notevolmente la situazione della continuità, se si riuscisse a modificare le procedure di assunzione degli insegnanti di sostegno privi di specializzazione. È assurdo, infatti, che una scuola, per seguire un bambino autistico, debba assumere un insegnante privo di esperienza e competenza, e senza titolo, solo perché ha qualche punto in più per anzianità, figli, residenza... rispetto a uno esperto, formato, motivato...

Molti problemi, quindi, potrebbero essere risolti, senza nessuna spesa, dando al Dirigente Scolastico la possibilità di assumere i docenti di sostegno privi di specializzazione in base alla valutazione del curriculum, e quindi alle esperienze e competenze necessarie per le esigenze dello specifico alunno, come del resto già si fa quando le graduatorie di alcuni insegnamenti sono esaurite e non si trovano insegnanti con il titolo di studio richiesto. Questa innovazione potrebbe avere anche un rilevante effetto indiretto sulla qualità dell'integrazione perché spingerebbe i giovani interessati ad accedere a questo lavoro a formarsi in modo serio e specifico.

Quanto poi alla carenza di condivisione, la normativa vigente - chiara e vincolate - prevede collegialità e condivisione sia nella progettazione che nella gestione degli interventi, ma la prassi che vede di fatto la delega totale del problema all'insegnante di sostegno è purtroppo molto diffusa.

È difficile individuare efficaci correttivi dal punto di vista normativo, considerando che, come detto, la legge attuale è molto chiara, ma sarebbe opportuno riaffermare espressamente il divieto a svolgere in orario di lezione gli incontri di programmazione: è una pratica purtroppo assai diffusa che, impedendo la partecipazione degli altri insegnanti della classe, rafforza la prassi della delega assoluta all'insegnante di sostegno.

Anche poi ai fini della continuità, questo tipo di delega ha un effetto deleterio, perché se l'insegnante di sostegno è l'unica persona che tiene i rapporti con la famiglia e i servizi sociosanitari, se non esiste cioè l'abitudine a condividere le informazioni e documentare i processi, ogni turnazione costituisce una gravissima perdita di informazioni fondamentali, assolutamente inaccettabile.

Ma il punto chiave sul quale credo bisognerebbe intervenire con idonee strategie e correzioni è il terzo fattore di criticità dell'elenco precedente, ovvero la mancanza di responsabilità.

In troppe situazioni - percentualmente poche, ma numericamente sempre troppe - si interpreta la necessità di personalizzare i percorsi, e quindi l'assenza di standard generali di riferimento, come libertà di porre gli obiettivi che si vuole, in piena autoreferenzialità: un operatore si definisce i traguardi, verifica il loro raggiungimento ed esprime una valutazione finale complessiva su quanto fatto. Tutto da solo, senza riscontri seri con nessuno, in un quadro di appiattimento e banalizzazione delle prospettive di crescita a volte veramente sconfortante.

L'impianto normativo della nostra integrazione scolastica, a partire dalla Legge Quadro 104/92, assegna ai servizi sociosanitari il ruolo di controllo e di garante, assieme alla scuola, sulla congruità degli obiettivi della programmazione personalizzata definita per ciascun alunno con disabilità, nonché sulla loro verifica e valutazione.

In realtà, in molte situazioni le ASL non riescono più a garantire per tutti questo tipo di intervento: troppi sono gli alunni certificati da seguire, aumentati ovunque negli ultimi anni, senza contare la mole di lavoro derivante dalle diagnosi di DSA [Disturbi Specifici dell'Apprendimento, N.d.R.] e altro. Così troppo spesso le riunioni di programmazione non si fanno, o si fanno solo per i casi più gravi, o si fanno durante l'orario di lezione; ed è frequente che gli specialisti si trovino a parlare di alunni che non hanno più visto dopo il rilascio della certificazione, a volte parecchi anni prima.

Occorre dunque individuare una soluzione al problema: in nessun sistema scolastico al mondo, infatti, sia esso basato su "scuole speciali" o sull'inclusione, è concepibile che gli obiettivi di un percorso personalizzato vengano definiti e valutati dallo stesso operatore che ha il compito di perseguirli. Si può prevedere, ad esempio, che le ASL continuino a seguire solo gli alunni più gravi, quelli che presentano disabilità che coinvolgono fortemente anche il piano sanitario, mentre potrà essere affidato a personale della scuola - esperto e formato - un analogo compito nelle situazioni meno compromesse, o comunque in cui l'aspetto didattico sia nettamente prevalente rispetto a quello sanitario.

La soluzione non sarà semplice e immediata, ma va ricercata: fingere che il problema non esista, come si sta facendo da troppi anni, può condurre a disservizi sempre più gravi.

Flavio Fogarolo

Già referente per la Disabilità nell'Ufficio Scolastico Territoriale di Vicenza.

Il presente testo riprende - con minimi riadattamenti - quello elaborato in occasione di un'Audizione, a titolo personale, presso l'Ufficio di Presidenza della VII Commissione (Istruzione) del Senato.

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Giornale UICI del 01-07-2014

La Firma Digitale, i dispositivi per utilizzarla ed i disabili visivi

di Nunziante Esposito

Le esultanze, il buon umore per esserci riusciti, il poter dimostrare a tutti che anche noi eravamo capaci di poterla usare, ha creato in noi un ottimismo che mai avremmo pensato di perdere da li a poco e dopo tanto lavoro fatto.

Tra l'altro, con il nostro entusiasmo e soprattutto con i corsi fatti attraverso la web radio "Parla con l'Unione", abbiamo amplificato per tantissimi disabili visivi quell'aspettativa che già di per sé crea uno strumento così importante per la nostra autonomia.

Sembra ieri, ma sono circa 10 anni che ce ne occupiamo nell'ambito del GDL IRIFOR per la Firma Digitale. Infatti, è dal 2003 che la Direzione Nazionale ha ritenuto opportuno che dovesse essere un argomento da seguire molto da vicino per quello che, in termini di autonomia, significa per i disabili visivi.

Ci eravamo illusi troppo presto per aver avuto dalla società Infocert http://www.infocert.com un dispositivo di Firma Digitale accessibile con le tecnologie che usiamo abitualmente. Questa illusione è durata appena tre anni.

Essendo ancora oggi un argomento molto importante per noi e la nostra autonomia, ed avendo avuto di recente l'approccio con la firma digitale remota, potendolo fare, vi aggiorno sullo stato dell'arte, mentre continuiamo a combattere contro questa inaccessibilità che, per le attuali leggi vigenti, non dovremmo proprio avere.

Ecco lo stato dell'arte sulla Firma Digitale e sui dispositivi per il suo utilizzo, nell'ottica dell'accessibilità per i disabili visivi.

Premessa:

- ad oggi, 23 Giugno 2014, di dispositivi di firma digitale su pendrive USB o su Smart Card, non ne esistono di accessibili, perché, l'unica che era accessibile, quella di Infocert, non è stata più aggiornata e, attualmente, non è più accessibile.

- L'unica completamente usabile con le tecnologie abitualmente usate dai disabili visivi è il dispositivo per la firma digitale remota di Poste Italiane.

Per poter usufruire di questo servizio on-line di Poste Italiane, bisogna registrarsi prima al sito e poi, dall'area privata cui si accede con le proprie credenziali, farne richiesta, espletando poi tutte le formalità che vengono indicate.

Il servizio da richiedere è comprensivo di Posta certificata, Firma Digitale Remota e disco remoto da 4 Gigabyte. E' un unico kit che costa circa 15 Euro l'anno (costo IVA compresa). La richiesta si effettua dallo spazio privato, se si è già registrati al sito, oppure lo si acquista all'ufficio postale abilitato.

Per i possessori di una Postepay o del conto corrente BancoPosta, questo servizio è fornito gratuitamente per un periodo, al fine di poterne apprezzare l'utilizzo. Precisamente, viene fornito per un anno ai possessori di una Postepay e per tre anni ai possessori di un conto corrente Banco Posta. Attualmente sul sito di Poste non se ne fa più menzione, ma ho chiamato il numero verde 803160 e mi hanno confermato che questa gratuità esiste ancora.

Il servizio, prevede un abbinamento con un cellulare con il quale effettuare la conferma dell'operazione. Il numero di cellulare fornito, funziona da dispositivo di sicurezza. Infatti, ad ogni operazione eseguita, cosa che conoscono bene i possessori di Postepay e di BancoPosta, viene inviato sul cellulare un messaggio SMS con un numero che bisogna digitare all'interno della pagina internet con la quale si sta eseguendo l'operazione di Firma.

Al momento della installazione del software, viene verificata sul computer che si sta usando la presenza della tecnologia Java che, tra l'altro, deve essere aggiornata per poter utilizzare la Firma Digitale Remota.

Questa firma si utilizza senza nessun dispositivo hardware, quindi, si tratta solo di collegarsi al sito ed espletare le operazioni di firma di un documento.

Al momento di firmare il documento scelto, bisogna fornire le credenziali di accesso al sito di Poste per poter utilizzare questo servizio.

Nel tempo, quando ci sono aggiornamenti della Java Virtual Machine o del software stesso di firma, ne siamo informati ad ogni avvio e dobbiamo obbligatoriamente aggiornare, pena il non funzionamento del software.

L'utilizzo di questo dispositivo di Firma Digitale Remota di Poste Italiane, l'unico verificato ed usabile in ogni sua parte, necessita di una certa dimestichezza con il computer e con le tecnologie assistive usate. In particolare, l'utente che volesse utilizzare questo servizio di firma Digitale, deve avere una certa preparazione. In particolare:

- essere un buon utilizzatore del computer, con piena padronanza dei comandi della tecnologia assistiva usata. Non deve necessariamente essere uno smanettone, ma deve essere perfetto conoscitore della gestione risorse e della navigazione Internet.

- Conoscere molto bene l'utilizzo del proprio cellulare per poter velocemente leggere l'SMS che viene inviato dal sito ad ogni operazione di Firma. E' necessario poter individuare al più presto possibile il codice dispositivo da inserire nella pagina per poter confermare l'operazione. L'operazione consente un tempo massimo di un minuto, quindi, in tale tempo, bisogna aprire l'SMS, leggere il codice di 8 cifre e digitarlo nel campo editazione apposito della pagina Internet.

E' bene che si sappia che la Commissione OSI è già in contatto con Poste Italiane per cercare di far modificare tale tempo e consentire di non avere problemi nella conferma di una operazione di Firma. Siccome si tratta della sicurezza, sapete meglio di me che i programmatori sono sempre restii ad apportare modifiche che possono mettere in pericolo i nostri dati, quindi, per il momento dobbiamo sopperire con la nostra preparazione a leggere in modo veloce i messaggi SMS.

Per i possessori di una carta prepagata Postepay o di un conto corrente Bancoposta, penso sia molto conveniente approfittare di questa promozione gratuita per il periodo indicato sopra. Se non altro, si può provare ad usare questo dispositivo di Firma Digitale Remota e poterne apprezzare l'utilizzo.

Per indicazioni pratiche di utilizzo e di installazione, mi potete contattare via email e vi posso inviare il materiale già disponibile e pubblicato in precedenza sul giornale Uiciechi.it.

Nunziante Esposito

nunziante.esposito@uiciechi.it

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Giornale UICI del 29-07-2014

Tecnologia e Accessibilità: ATM di Poste Italiane: software che vocalizza tutte le operazioni di prelievo

di Nunziante Esposito

E' ormai più di un lustro che collaboro, nell'ambito delle attività svolte dalla Commissione OSI, con i dirigenti e gli ingegneri dei Servizi Integrati di Poste Italiane di Napoli.

Questa esperienza, iniziata quando siamo stati chiamati a verificare l'accessibilità di un ATM intelligente che stavano realizzando con la collaborazione della facoltà di ingegneria dell'Università di Benevento, alla fine, ha prodotto una enorme delusione, dopo tutte le aspettative che aveva creato.

Dopo sei anni, di quasi assoluto silenzio in merito agli ATM intelligenti, abbiamo avuto da Poste italiane la richiesta di effettuare i test per verificare l'accessibilità di un software che rende l'ATM a guida vocale per un utilizzo in piena autonomia per un disabile visivo.

Nonostante abbiamo problemi di usabilità con il sito in generale ed ultimamente anche di accessibilità per il servizio del telegramma on-line che non si può più fare in piena autonomia per chi utilizza uno screen-reader, fortunatamente, dobbiamo dire che Poste Italiane è l'unico gestore ad annoverare tra i suoi prodotti il dispositivo per la firma Digitale Remota accessibile. Inoltre, è stata già avviata una collaborazione per cercare di eliminare dal sito di Poste Italiane quei problemi di usabilità e di accessibilità attualmente presenti.

Aver avuto questa richiesta di test per il software che vocalizzerà tutti gli ATM, ci inorgoglisce da un certo punto di vista, ma ci preoccupa per le aspettative che può generare tra i disabili visivi e per le conseguenti delusioni nel caso questo progetto, per una qualsiasi ragione, non fosse realizzato.

Dopo il test eseguito al software come ci è stato richiesto, test che riporto di seguito per far anche capire con che cosa abbiamo a che fare, con i tecnici intervenuti abbiamo anche parlato di alcuni problemi che ci sono stati segnalati da altri disabili visivi:

- App per iPhone che non consente di concludere le transazioni a causa del pulsante di conferma che non viene intercettato da VoiceOver.

- La possibilità, di cui si parla sul sito stesso, di eliminare il lettore vocale per eseguire le operazioni dispositive per Bancoposta.

Fortunatamente, ho trovato nelle persone con le quali ho eseguito il test, gli interlocutori giusti che hanno preso in carico questi problemi, promettendo di verificare e di venirci incontro con la loro risoluzione.

Riprendendo il discorso per il test eseguito, se si adotterà questo software su tutti gli oltre 7000 ATM di Poste Italiane, sarà una cosa importantissima per tutti i disabili visivi.

Infatti, tutti questi ATM vocalizzati, in aggiunta a tutti quelli che le banche hanno già vocalizzato in precedenza, possiamo dire tranquillamente di aver risolto il problema del prelievo in piena autonomia. La ragione è presto detta: gli ATM di Poste sono distribuiti in modo capillare su tutto il territorio italiano.

Con la speranza che questa modifica strutturale a queste macchine sarà realizzata come programmato, ecco di seguito il test del software per vocalizzarlo che ho eseguito per conto della Commissione OSI, su un ATM di Poste.

Premessa:

- Come concordato con i tecnici di Poste, per tramite della dr.ssa Pina Russo, il test è stato eseguito presso l'Ufficio Postale Centrale di Castellammare di Stabia (NA), in data 17 Luglio 2014, alle ore 11,30. Praticamente sotto casa mia.

- Erano presenti tre tecnici di Poste italiane, la dr.ssa Pina Russo ed il sottoscritto.

- Il test è stato eseguito sul dispositivo ATM dell'ufficio postale esternamente all'ufficio dove era dislocato. In pratica il normale ATM dell'ufficio.

- Questo ATM è stato preparato con il software da testare che consiste nel rendere l'ATM accessibile con guida vocale.

Esecuzione del test.

Consegnatami una cuffia ed avuto le giuste indicazioni per trovare la presa Jack per inserire lo spinotto, ho predisposto il tutto per ascoltare i messaggi dell'ATM.

Per avviare la guida vocale, come già previsto su molti ATM di banche che hanno i loro bancomat a guida vocale, ho premuto il numero 5 che presenta il classico puntino in rilievo.

La voce guida, tra l'altro prodotta con la sintesi vocale Paola della Loquendo, mi avvisava che se avessi premuto di nuovo il 5, avrei avuto in voce le istruzioni per usare l'ATM a guida vocale.

Il volume era alquanto basso per un ambiente aperto dove stavo operando, per cui, su indicazioni del tecnico, ho cercato il pulsante per aumentare il volume, quindi, ho seguito il filo delle cuffie, ho individuato il jack e sopra di esso ho trovato il pulsante per aumentare il volume.

Ho premuto di nuovo il 5 ed ho ascoltato quanto mi veniva riferito. Nei messaggi mancavano delle indicazioni, cosa che ho fatto subito presente e i tecnici hanno preso nota per aggiungerle nella versione definitiva.

Il tastierino numerico è quello tradizionale, per capirci, come quello del telefonino. Proprio a fianco del tastierino numerico, sul lato destro, ci sono 4 tasti di grandezza quasi doppia rispetto ai tasti del tastierino. Dall'alto verso il basso, abbiamo:

- Un tasto contrassegnato con una X in rilievo. Serve ad annullare l'operazione.

- Un tasto con una lettera C in rilievo. Serve a cancellare l'ultimo carattere inserito.

- Un tasto con una lettera O in rilievo. Serve a confermare. Insomma, con questo tasto si dà il consenso quando chiesto. Equivale a rispondere sì ed accettare.

- Un tasto senza indicazioni. E' un tasto libero che al momento non serve.

Mi è stata consegnata una carta Bancoposta per eseguire un prelievo reale. Inizialmente non sapendo come inserire la carta, ho dovuto avere delle indicazioni dal tecnico che mi assisteva. Ho compreso presto che il cip che è presente sulla carta è ben individuabile per cui non ci sono difficoltà a capire che bisogna inserire la carta con il cip rivolto verso l'alto e con il lato più vicino ad esso in avanti.

Una volta avuta questa indicazione, è difficile che la si possa dimenticare. Inoltre, c'è da dire che la carta non può essere inserita in modo errato, per cui, al massimo si perde solo tempo.

Inserita la carta nell'apposita feritoia indicata anche nelle spiegazioni, la voce guida mi ha chiesto il pin di sicurezza. Il pin mi è stato dettato ed è stato semplice inserirlo. Ho poi dato la conferma pigiando il tasto con la lettera O.

La voce guida mi ha avvisato di attendere. Dopo qualche manciata di secondi, mi ha chiesto di inserire la cifra da prelevare e di confermare l'operazione.

Ho inserito il numero come mi è stato suggerito, ed ho confermato con il terzo tasto. Non c'è alcun bisogno di inserire i decimali, perché come già sappiamo, è possibile prelevare solo cifre intere.

La voce guida mi ha informato che stavo effettuando un prelievo della cifra digitata e che per continuare dovevo confermare. Ho premuto di nuovo il terzo tasto ed ho confermato.

Sullo schermo è comparsa la scritta non vocalizzata che mi chiedeva se desideravo la ricevuta, invitandomi a confermare. Anche questa anomalia, visto che la sintesi mi leggeva solo sì o no, è stata annotata dai tecnici e sarà messa a posto nella versione definitiva del software.

Avendo perso tempo, si è annullata l'operazione e la sintesi mi ha invitato a riprendermi la carta. Ho ripetuto l'operazione ed ho effettuato il prelievo per la persona che mi ha fornito la carta Bancoposta.

Avendo Poste Pay, ho fatto un prelievo in piena autonomia anche con la mia carta sul mio conto. E' stata una cosa bellissima, visto che è la prima volta in tre anni che ho potuto effettuare un prelievo in piena autonomia.

Siccome ho chiesto per l'ipovisione, mi hanno informato che al momento di pigiare il numero 5, lo schermo diventa di colore nero e le scritte diventano di colore giallo, con un bel contrasto ed un forte ingrandimento.

Consapevole che solo questa modalità di contrasto non è sufficiente, anzi è sicuramente insufficiente per tutte le tipologie di ipovisione, ho chiesto di far testare questo tipo di schermata anche da un ipovedente della Commissione OSI e mi hanno detto che sarà fatto un test in remoto quanto prima.

Per gli ipovedenti è importante avere la gestione del monitor in modalità accessibile, con tutti i contrasti e tutti i colori per tutte le patologie di ipovisione più importanti, ma mi hanno riferito che non sanno se sarà possibile poter implementare altro.

Comunque, in considerazione del fatto che si ha una guida vocale molto semplice e funzionale, ed essendo una operazione di brevissima durata, anche se non fossero implementati altri tipi di contrasti ed ingrandimenti per venire incontro a tutte le tipologie di ipovisione, non sarebbe un grosso danno. Infatti, sarebbe solo necessario portarsi una cuffietta per ascoltare la voce guida.

Al di la della richiesta di far effettuare un test da parte dell'ipovedente e della possibilità di implementare altri contrasti, mi sono consultato con il sig. Massimiliano Martines, ipovedente della Commissione OSI, per avere anche il suo parere in merito. Massimiliano concordava con me che non era necessario fare altro e che era già sufficiente utilizzare la voce guida, cosa che abbiamo già comunicato anche ai responsabili di Poste Italiane.

Infatti,diceva che sono troppe le variabili in gioco, tra cui: posizione dell'utente rispetto al monitor, contrasti di luce creati da fonti esterne, posizione del monitor rispetto alle fonti di luce stesse, utilizzo o meno di occhiali, eccetera, quindi, è inutile implementare altre tipologie di contrasti tra sfondo e testo. L'unica cosa necessaria, solo per coprire più tipologie di ipovisione, bisogna sostituire il contrasto attualmente scelto con quello più idoneo: sfondo nero e caratteri bianchi.

Ho chiesto anche le tempistiche di realizzazione di questo progetto su tutti gli ATM di Poste Italiane e mi hanno riferito che per il momento non si sa. Presumibilmente, è prevista la realizzazione del progetto dilazionato nel tempo a partire da Settembre-Ottobre prossimo. Il tutto è legato come sempre ai costi, sia del software, sia delle modifiche hardware da apportare agli ATM, anche se personalmente ho messo in forte evidenza la necessità di questa importante soluzione per l'autonomia di tutti noi.

Spero che questo progetto, molto importante per i disabili visivi, sarà approvato e realizzato quanto prima. Intanto, pur ringraziando Poste Italiane per questa attenzione nei nostri confronti, mi voglio augurare che non si riveli poi una chimera, come è avvenuto per gli ATM intelligenti che non sono stati più realizzati.

Nunziante Esposito

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Macitynet del 14-07-2014

Accessibilita' su iOS, il parere di un gruppo di disabili visivi italiani

Abbiamo parlato della questione accessibilità con i fondatori del gruppo NVApple.it, un progetto italiano che nasce da un connubio di esperienze, passioni e competenze legate all'uso dei prodotti di Cupertino che prevedono di serie tecnologie assistive onboard. Nel nostro paese resta molto da fare per affrontare le problematiche dei disabili visivi.

Si è molto parlato negli ultimi giorni di disabili visivi in seguito ad alcune polemiche (poi chiarite) nate da rimostranze di un'associazione statunitense di ciechi e ipovedenti la quale si sarebbe lamentata con Apple giacché questa non avrebbe sufficientemente spinto gli sviluppatori di terze parti a implementare nelle app per iOS funzioni per l'accessibilità. Abbiamo parlato della questione con i fondatori del gruppo NVApple.it, un progetto italiano che nasce da un connubio di esperienze, passioni e competenze legate all'uso dei prodotti di Cupertino che prevedono di serie tecnologie assistive onboard.

Da chi è formato il vostro gruppo e qual è lo scopo della vostra community?

Siamo sei persone non vedenti. Elena Brescacin, Vainer Broccoli, Simone Dal Maso, Gianluca Casalino, Alessio Lenzi e Vincenzo Rubano; siamo appassionati di informatica da molti anni e abbiamo deciso di creare questo portale per divulgare le nostre conoscenze in merito all'ambiente Apple, i cui prodotti desktop e mobili sono quelli che meglio supportano le esigenze dell'accessibilità. Siccome l'avvento del touch ha portato dei concetti nuovi rispetto all'informatica tradizionale, abbiamo ritenuto opportuno tentare di condividere le nostre risorse in modo tale che anche altri possano cercare di essere pienamente soddisfatti dei prodotti come lo siamo noi.

L'approccio di un disabile visivo verso dispositivi e sistemi operativi dovrebbe essere semplificato dagli strumenti di nuova generazione. Produttori hardware e sviluppatori software tengono conto delle vostre esigenze?

Dipende da cosa si prende in considerazione, a livello di hardware e software. Fino all'avvento di VoiceOver per Mac, i computer non avevano programmi apposta per i disabili visivi o, se c'erano, erano delle funzioni abbastanza ridotte per svolgere piccole operazioni di base; Windows ha sempre avuto per esempio bisogno di essere integrato con dei software screen reader a pagamento salatissimo. Negli ultimi anni sta iniziando a diffondersi il progetto open source NVDA, non visual desktop access, che migliora di versione in versione e si sta dimostrando un degno sostituto dei suoi concorrenti a pagamento; ma c'è sempre il problema che un computer, per ora, non è "pronto per noi" fin dall'unboxing. OS X ha risolto anche questa barriera.

Per quanto riguarda smartphone e tablet, i dispositivi iOS la fanno da padrone in merito all'accessibilità e Apple è il vero predecessore dell'accessibilità su touch; Android lo sta seguendo a ruota ma anche lui, pur migliorando di versione in versione, non si può definire ancora pronto, almeno non per tutti.

La nota dolente sta in apparecchi usati nella vita quotidiana: elettrodomestici con touch, bancomat, smart tv, decoder per il digitale terrestre, distributori di cibi e bevande, e, dulcis in fundo, qualcuno ha pensato pure di mettere il touch negli ascensori!

Ci auguriamo che con le nuove funzioni relative alla domotica Home kit, presentate da Apple alla WWDC 2014, possa sempre più esserci interazione tra elettrodomestici e smartphone in modo da poter contare su dispositivi già parlanti.

Per quanto riguarda il software, purtroppo non sempre risponde alle nostre esigenze; pur essendoci moltissima documentazione testuale e multimediale sullo sviluppo di soluzioni accessibili all'interno del sito Apple per sviluppatori, sembra che il concetto non entri facilmente nella mentalità dei più, concentrata tendenzialmente su "risultati in meno tempo e meno sforzo"; ma non sempre questa filosofia è qualcosa che paga.

VoiceOver su OS X fornisce descrizioni vocali e Braille degli elementi visualizzati sul computer e permette di controllare il computer tramite la tastiera.

Sia il Mac con OS X, sia i dispositivi iOS come iPad e iPhone, integrano funzioni specifiche per l'accessibilità utili per gli utenti con disabilità visive e non solo. In che cosa si differenziano i sistemi operativi di Apple rispetto alla concorrenza?

Apple è il predecessore dell'accessibilità universale chiavi in mano; come già detto, sia i prodotti desktop, sia mobili dell'azienda californiana, sono gestibili da chi non vede subito dopo la prima accensione; basta premere una scorciatoia - Command+f5 sui Mac e tre volte tasto home su iOS- e la macchina inizia a parlare, guidando l'utilizzatore nella prima configurazione, mentre i dispositivi della concorrenza -Windows in primis- non garantiscono questo tipo di feature, almeno non completamente, mentre Android sta facendo passi orientandosi verso la filosofia adottata da Apple.

Il problema dei sistemi come Windows con accessibilità non nativa, è questo: dovendo ricorrere a software esterni per usufruirne, anche lo sviluppo di software, per richiedere l'accessibilità, al contrario di Apple, ha bisogno di librerie esterne e conoscenze specifiche, non sempre garantite e presenti; a volte quindi, per rifare un programma per Windows rendendolo accessibile, occorre anche rimettere le mani su tutto il codice.

Mancano in OS X e iOS funzioni che a vostro avviso Apple dovrebbe sviluppare meglio? Le versioni italiane dei sistemi operativi in questione richiedono forse la soluzione a problematiche specifiche concernenti la nostra lingua non affrontate da Apple?

Fino a Snow Leopard c'era la sintesi vocale sui Mac, solo inglese, ma negli ultimi sistemi operativi, da Lion in poi, è stata introdotta anche la sintesi in altre lingue, italiano compreso, Apple ha fatto versione dopo versione passi da gigante nel miglioramento dell'accessibilità; staremo a vedere quel che accadrà con l'uscita di Yosemite; Pages, per esempio, fino al 2013 aveva molte mancanze lato accessibilità, e piano piano le sta colmando tutte nelle nuove versioni. Gravi mancanze ancora ci sono, per esempio, nella gestione di contenuti Flash (a partire dall'installazione del player) e nella fruizione di file PDF tramite Anteprima, la quale non riesce a gestire correttamente i file pertanto, per adesso, occorre ancora convertire un manuale PDF in formato HTML, con tutte le perdite di formattazione del caso, per poterlo gestire. Inoltre ci sono ancora mancanze nella gestione dei fogli elettronici con Numbers; per cui la soluzione temporanea, specie per i PDF, rimane quella di usare applicazioni apposite per iOS, anche strumenti meno interattivi, come Voice Dream che si limita a riprodurre in audio il testo del file, senza però avere l'interattività che ha un PDF; questa è la dimostrazione di come per i conflitti che intercorrono da sempre tra Apple e Adobe, a rimetterci è sempre l'utenza finale, come per tutte le guerre informatiche tra grandi aziende.

Per quanto riguarda iOS, la mancanza più grande fino adesso è stata l'inevitabile maggior lentezza che si ha usando la tastiera qwerty virtuale rispetto a quanto si può esser veloci a scrivere con una tastiera hardware; pertanto in molti si sono trovati ad avvalersi di applicazioni che, tramite il multitouch, simulano la tastiera basata sui punti braille, oppure tastiere predittive come Fleksy. Sicuramente, questo problema, però, non tarderà a risolversi con l'implementazione di tastiere di terze parti con iOS8.

Differenze tra la lingua italiana e le altre? Sì, su OSX italiano manca una funzione che potrebbe essere fondamentale: da preferenze di sistema, nella sezione accessibilità, esiste una voce chiamata "Comandi vocali". Adesso tale feature è disponibile solo in lingua inglese e ci si può fare di tutto, compresa la scrittura e l'invio di e-mail, come mostrato in un bellissimo podcast.

Infine, auspichiamo un miglioramento della gestione dei dispositivi Braille, specialmente in OS X, in quanto, anche se questa tecnologia viene usata da una minoranza di persone non vedenti, risulta fondamentale per chi studia, soprattutto materie linguistiche o scientifiche, e in quest'ambito gli screen reader per Windows sono ancora superiori.

Sul vostro sito sono catalogate alcune app accessibili da voi testate. È facile trovare app accessibili? E quali sono quelle non accessibili per le quali gradireste interventi specifici degli sviluppatori?

Sì, abbiamo parecchie recensioni, che scriviamo di nostro pugno quando proviamo delle app e giudichiamo che possono interessare a più persone; trovare app accessibili non è facilissimo, nei giochi poi la cosa è ancora più complessa rispetto ad altre app, dato che il gaming è un ambiente di per sé complesso; ci meravigliamo come mai con situazioni di vibrazioni, accelerometri, inclinometri, giroscopio, audio, gesti a singolo e multitouch... gli sviluppatori di game non lavorino un po' di fantasia per realizzare giochi per tutti, ma evidentemente lo considerano troppo impegnativo per cui preferiscono sviluppare giochi solo basati sull'audio. Le cose cambiano per i giochi a quiz, nei quali è più probabile trovarne di accessibili; QuizDuello è il migliore della serie.

Ma quello che ci preme sottolineare è che, se per i giochi il problema può anche essere messo in secondo piano, non lo è per applicazioni inerenti servizi di utilità per la vita quotidiana. Italo Treno è un caso emblematico: hanno un sito web assolutamente inaccessibile, almeno per quel che concerne la richiesta di orari e l'acquisto di biglietti; e l'app iOS è inaccessibile altrettanto; nonostante le numerose segnalazioni fatte da più parti, nessuno ci ha mai risposto in modo soddisfacente, se non con un "ci scusiamo per il disagio, usate il numero telefonico". Con tutto quel che fare una telefonata a un call center può causare di disagio, compreso il dover dare eventualmente il numero di carta di credito per pagare. Perché scomodare un operatore umano quando la tecnologia può risolvere da sola il problema? L'app ProntoTreno, di Trenitalia, pur essendo utilizzabile da Voiceover, non permette quello che permette il sito Trenitalia, in altre parole di usufruire degli sconti sui biglietti riservati ai disabili e non tutti i treni regionali sono acquistabili da iPhone; quindi, specie per chi è pendolare, alla fine acquistare da ProntoTreno può non esser possibile o costa comunque di più

Oppure c'è Tunein radio, versione free e versione pro, che ha un'ottima scelta di stazioni radio da ascoltare; al suo interno possiede anche una radio sveglia, con la possibilità di suonare a un orario prestabilito la nostra radio preferita o pianificare la registrazione di una trasmissione. Da settembre 2012, tale funzionalità è l'unica a non essere in alcun modo accessibile a Voiceover, gli sviluppatori ne sono a conoscenza ma non hanno mai risolto, pur avendo effettuato nelle ultime versioni 6.x, un completo restyling di interfaccia e funzioni. Oppure le applicazioni per iPad per guardare programmi on demand; Sky go, che su iPhone si usa discretamente, su iPad non è accessibile in ugual modo e Infinity proprio, non ci siamo... come tutte le app Mediaset.

Soprattutto in Italia, la cultura dell'accessibilità è poco presente, perché c'è la concezione, sbagliata, secondo cui l'assistenza umana è sempre preferibile alla tecnologia. Beh, dipende dai casi, ma almeno, lascialo decidere alla persona se preferire una o l'altra alternativa!

iOS integra varie funzioni per l'accessibilità. In Impostazioni > Generali > Accessibilità sono disponibili le impostazioni: VoiceOver, Zoom, Testo grande, Inverti colori, Pronuncia selezione. Chi ha problemi di udito è può attivare il LED Flash per avvisi e l'Audio mono.

Sviluppatori a parte, cosa potrebbe fare Apple per semplificare la vita di ciechi e ipovedenti? Creare sull'App Store una sezione specifica potrebbe essere un buon punto di partenza?

Creare una sezione apposta per ciechi e ipovedenti su app store potrebbe essere una soluzione ma allo stesso modo potrebbe diventare ghettizzante anche perché si rischierebbe di inserire là dentro solo app dedicate ai ciechi: audiogame, lettura audiobook, navigatori creati per ciechi... alla fine uno finisce per andare là, e non godersi più la soddisfazione di cercare autonomamente un'app, provarla, interagire con gli sviluppatori per migliorarla...

Forse, inserire "accessibility compliant", così come s'inserisce "offre acquisti in app", potrebbe essere una soluzione migliore; inoltre sarebbe auspicabile la possibilità di chiedere il rimborso proprio a causa dell'inaccessibilità, dato che non sempre lo sviluppatore mette una versione gratuita limitata o con pubblicità, delle proprie app, in modo che l'utente possa esercitare il diritto di recesso come qualsiasi altro acquisto e, soprattutto, l'eventualità di confrontarsi con lo sviluppatore per incentivarlo a migliorare.

Le recensioni su store sono un ottimo strumento per segnalare questi problemi a sviluppatori e utenti, ma purtroppo non vengono molto usate, e quando vengono usate non è detto che chi le mette, le aggiorni nell'eventualità che le cose cambino in meglio o in peggio.

Esistono ancora siti web istituzionali o di grandi aziende non accessibili o poco accessibili? Quali sono? Alcuni di voi si occupano anche di web developing: quanto (se lo è) è più complicato per uno sviluppatore creare siti e app accessibili?

Assolutamente sì: Trenitalia e Italo Treno sono l'emblema dell'inaccessibilità; inizialmente, su Trenitalia, erano stati fatti dei lavori per renderlo accessibile ma da quando per gli acquisti hanno iniziato a usare una piattaforma diversa, le cose si sono assolutamente complicate e la prima cosa a venir meno è l'accessibilità, mentre Italo treno non ha mai lavorato sull'argomento. Purtroppo anche molti siti della pubblica amministrazione pur essendoci la legge non sono accessibili. Per le app, Apple fornisce ampia documentazione per gli sviluppatori e tante volte non serve dover rifare tutto il progetto da zero, mentre per i siti, purtroppo, non è sempre possibile. Se per esempio si usa un editor visuale che non permette l'accessibilità, o un CMS con dei template non fatti ad hoc, per rifare il sito accessibile bisogna rifarlo da zero. Concludendo, specie in questo periodo di penuria economica, la gente cerca di sviluppare con meno tempo e meno soldi possibile; c'è la convinzione comune che per creare qualcosa di accessibile ci vogliano un sacco di soldi; ma, chiaramente, questo dipende da come è progettato il sito o l'app in questione. Sulle app se si seguono al meglio le documentazioni standard, problemi non ce ne sono perché l'accessibilità è nativa. Per i siti, la mia speranza è sempre che il concetto di accesso universale, design for all, si diffonda, in modo tale che lo stesso non ci siano costi aggiuntivi in quanto si parte già con un progetto avendo l'idea che dev'essere per tutti.

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Oggi Scienza del 03-07-2014

Un guanto per imparare il Braille

USA. Un paio di guanti creati grazie alle tecnologie più avanzate, che permettono di imparare a leggere e scrivere in braille. Persino mentre si sta facendo qualcos'altro. Si tratta dell'invenzione del team di Thad Starner del Georgia Institute of Technology, che già qualche anno fa si era distinto per un altro guanto delle meraviglie: indossandolo mentre si esercitava a un piano, un principiante poteva imparare a suonare le melodie di base in meno di un'ora. Al giorno d'oggi nel mondo ci sono oltre 40 milioni di persone non vedenti, ma solamente il 10% conosce il braille. Per di più, come spesso accade quando si parla di apprendimento, anche questo sistema di scrittura invecchiando diventa più difficile da imparare.

"Il processo si basa sul PHL, l'apprendimento passivo di tipo aptico", spiega Starner. "Abbiamo capito che le persone possono acquisire determinate funzioni motorie attraverso la vibrazione, senza doversi concentrare attivamente sulle proprie mani". A ognuno dei partecipanti allo studio (nessuno si era mai avvicinato al braille prima di allora) è stato consegnato un paio di guanti con dei piccoli motori incorporati all'interno delle nocche. Questi vibravano secondo una sequenza che corrisponde a una frase in braille. Al contempo, segnali acustici particolari informavano le persone di quali fossero le lettere in braille che venivano composte scrivendo quella sequenza. In seguito, privati di ogni tipo di indizio o vibrazione, tutti i partecipanti allo studio dovevano riscrivere la frase.

Per quanto riguarda l'aspetto più sorprendente, ovvero imparare il braille dedicandosi nel frattempo a tutt'altra attività, i partecipanti alla ricerca sono stati coinvolti in un gioco per trenta minuti, con l'indicazione di ignorare gli stimoli provenienti dai guanti: per metà delle persone si trattava sia di vibrazioni che di suoni, per l'altra metà solo di suoni. Terminato il gioco, dovevano togliere i guanti e scrivere la frase che avevano imparato. "Le persone del gruppo di controllo sono riuscite a ottenere lo stesso risultato del primo test anche al secondo tentativo", spiega Starner, "ma quelle che durante il gioco avevano percepito anche le vibrazioni si sono dimostrate di un terzo più accurate". Il vero stupore, dunque, anche per gli scienziati è arrivato dalle enormi potenzialità dell'apprendimento passivo. "Abbiamo scoperto che le persone possono trasferire le conoscenze imparate dallo scrivere in Braille alla lettura", spiega Caitlyn Seim, co-autrice della ricerca. "Dopo il test di scrittura, chi si era sottoposto all'apprendimento passivo era in grado di leggere e riconoscere oltre il 70% delle lettere all'interno della frase".

Seim ha già intrapreso una nuova ricerca, per determinare le potenzialità effettive del PHL: l'obiettivo è insegnare l'intero alfabeto braille in quattro sessioni, e il 75% dei partecipanti coinvolti finora (si tratta ancora di un piccolo gruppo di controllo) lo ha raggiunto, seppur commettendo qualche errore. I risultati della linea di ricerca del gruppo di Starner e Seim verranno presentati tutti a settembre al 18esimo International Symposium on Wearable Computers (ISWC).

Posted by Eleonora Degano

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LaPresse del 09-07-2014

Basta Braille, ora tutto si puo' leggere col dito Dal MIT arriva FingerReader

CAMBRIDGE (Massachusetts, Usa). Basta passare il dito sulla riga per sentirne il testo letto ad alta voce. Tutto grazie a FingerReader, un nuovo dispositivo sviluppato dal Massachusetts Institute of Technology (Mit), che promette una rivoluzione per ciechi e ipovedenti: non è più indispensabile il Braille, ora qualsiasi libro può essere letto col dito. Il prototipo è stato realizzato con una stampante 3D e si infila al dito come un anello. E' dotato di una microcamera che fa la scansione del testo. Una voce sintetica legge poi le parole ad alta voce. Naturalmente questo rende leggibili non soltanto i libri, ma anche i menu dei ristoranti, i giornali e in generale qualsiasi testo stampato.

Un software speciale traccia i movimenti del dito, identifica le parole e riconosce il testo inquadrato dalla telecamera. Il dispositivo vibra quando il dito si allontana dalla riga di testo, il che lo rende utilizzabile per i ciechi, che la riga non la vedono affatto. "Quando vado dal medico - racconta Jerry Berrier, 62 anni, cieco dalla nascita - vorrei poter leggere i moduli prima di firmarli". Ci sono altri dispositivi sul mercato in grado di offrire scansione e lettura dei testi, ma nessuno lo fa in tempo reale. Berrier è incaricato di valutare i nuovi strumenti per ciechi nell'ambito di un programma federale statunitense che ne decide l'affidamento ai disabili a basso reddito. "Dovunque compaiono informazioni sulle cose con le quali dobbiamo interagire e io voglio essere in grado di leggerle come tutti gli altri", spiega.

Questo dispositivo, sottolinea Pattie Maes, il professore del Mit che ha fondato il gruppo di ricerca "Interfacce fluide", quello che ha sviluppato il prototipo, "rende la lettura molto più flessibile e più immediata di tutti quelli attualmente esistenti". Ci sono voluti tre anni per scrivere il software e condurre la sperimentazione. E ancora del tempo sarà necessario prima che sia pronto per la commercializzazione. Ma l'idea è quella di renderlo disponibile anche per i cellulari. Solo negli Stati Uniti sono oltre 11 milioni le persone potenzialmente interessate. (LaPresse/AP)

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Il Corriere della Sera del 01-07-2014

Siena, il bracciale per non vedenti che ha reso Massimo libero

SIENA. «Massimo sa di non avere nessuno accanto. Eppure si fida lo stesso, perché sente il segnale del battito cardiaco sul braccio». Il cane-guida, forse, potrà restare a casa. Presto a guidare i non vedenti ci penseranno due braccialetti. Un paio di occhiali, una connessione a internet e, appunto, due bracciali: l'ultima speranza per gli ipovedenti arriva da Siena, e parla italiano. Il Siena Robotics and Systems Lab ha appena rilasciato un sistema per teleguidare da casa i non vedenti. E in attesa della concessione ufficiale del brevetto, il sistema Tactile Angels è stato già testato da Massimo Vita, presidente dell'Unione Italiana Ciechi di Siena.

«Come si può vedere nel video di prova, la telecamera sfrutta una sim mobile e trasmette le immagini in streaming, accedendo alla rete. Dall'altra parte c'è quello che chiamiamo l'angelo remoto, la stazione di volontariato che manda vibrazioni e impulsi per guidare il cieco. E se non c'è campo, il non vedente non sente più nulla, perciò si ferma senza correre rischi», continua Prattichizzo. Sviluppati nei laboratori dell'Università di Siena, i braccialetti sono formati da fasce elastiche composte da tessuti e circuiti. Le parti in plastica, invece, sono state prodotte con una stampante 3D, come ha raccontato il docente nella performance al TedxRoma di febbraio.

Il gruppo di lavoro senese è formato da diciannove ricercatori provenienti da tutto il mondo, assunti anche grazie a circa otto milioni di fondi europei ottenuti per la realizzazione del progetto Wearhap, per realizzare tecnologie tattili al servizio di scienza e medicina. Anche Andrea Bocelli è riuscito a mettere le mani su un'altro dispositivo sviluppato dal laboratorio senese. In occasione di un workshop organizzato a Pisa dalla Fondazione Andrea Bocelli, l'artista ha testato gli anelli dotati di microsensori che dialogano con altri ditali in grado di ricevere impulsi a distanza. Ma sono proprio i braccialetti intelligenti a lasciare intravedere orizzonti mai esplorati nel mondo dell'assistenza ai portatori di handicap, nella speranza di essere brevettati e prodotti su più vasta scala.

Come accade con Uber, l'app della discordia per i tassisti, se l'invenzione senese fosse commercializzata, si potrebbe pensare a un futuro prossimo in cui i non vedenti potrebbero prenotare all'istante una prestazione di volontariato, attraverso un'app appositamente creata. Il volontario potrebbe decidere di concedere la propria disponibilità anche solo per un'ora, trovarsi a ricevere la richiesta e le immagini dalle strade di Siena, fornendo assistenza da Cosenza, seduto davanti al pc di casa. Inoltre, le ore di volontariato prestate al servizio sarebbero effettive e depurate dagli spostamenti solitamente a carico del volontario, che diversamente dovrebbe recarsi in un centro apposito per accompagnare fisicamente il non vedente.

L'intenzione perciò è vendere l'idea a un produttore in grado di abbassare anche il costo per unità, che per ora si aggirerebbe sui 350 euro, seppur a livello prototìpico. «Di solito i ciechi vengono guidati dal bastone e dal cane-guida, evitano così gli ostacoli, ma in realtà non sanno dove andare. Molte ricerche hanno provato a implementare il Gps sui bastoni, ma finora con scarso successo. Tactile Angel invece può essere una guida a metà tra l'uomo e la macchina, un sistema che li faccia sentire di certo più sicuri, rispetto ad un classico sistema automatizzato», conclude Prattichizzo, docente di Robotica dell'ateneo senese. «D'altronde, mi sento libero anche senza una guida al braccio e sicuro perché comunque c'è qualcuno che mi sta guardando», ha confessato Massimo al termine della prova. Qualcuno, in realtà, c'era. E anche se non si vedeva, al momento giusto sapeva sempre come farsi sentire.

Testo, foto e video di Nicola Di Turi

Twitter @nicoladituri

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La Repubblica del 09-07-2014

Il "sesto senso" dei non vedenti non esiste

La ricerca condotta presso l'Istituto Italiano di Tecnologia (Iit) di Genova sfata il luogo comune: non esiste un "super udito" capace di aiutare nell'orientamento come una bussola.

I DATI, presentati in anteprima nel Forum europeo delle Neuroscienze (Fens Forum) a Milano, sfatano un mito popolare senza tempo. E dimostrano che bambini e adulti con disabilità visiva congenita hanno più problemi a localizzare nello spazio la provenienza di un suono all'interno di un contesto complesso. I non vedenti non hanno un "super udito", insomma. I ricercatori hanno sottoposto bambini non vedenti a stimoli uditivi complessi, chiedendo di stabilire da dove provenisse un determinato suono. "Tutte le misure fatte finora in altri esperimenti consideravano stimoli uditivi singoli, quindi più semplici di quelli che siamo abituati a sentire nell'ambiente che ci circonda", dice Monica Gori dell'Iit. "Noi, per la prima volta - aggiunge - abbiamo ricreato una situazione complessa e più simile a quella in cui un bambino non vedente è normalmente immerso ogni giorno". In questo contesto, decisamente più caotico, i bambini disabili hanno avuto problemi a localizzare la provenienza di un suono, isolandolo rispetto agli altri suoni percepiti.

Questi dati, con quelli pubblicati dallo stesso gruppo sulla rivista Brain e frutto di un esperimento analogo realizzato su adulti con cecità congenita, dimostrano che in assenza di visione è possibile sviluppare alcune capacità uditive spaziali semplici che permettono, per esempio, di intuire dove si trova una persona che parla, ma non capacità complesse, come capire come sono posizionate o quanto sono distanti tre persone che parlano tra loro.

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MF Personal del 25-07-2014

A me gli occhi (bionici)

Prima l'Europa e poi negli Stati Uniti, dove l'anno scorso la Food and drug administration ha approvato un dispositivo impiantabile per le persone vittime di retinite pigmentosa, un gruppo di rare malattie genetiche che conduce alla perdita progressiva della vista. Il device include una piccola videocamera, un trasmettitore montato su un paio di occhiali da vista e un'unità di elaborazione video (Vpu), nonché una retina artificiale che sostituisce la funzione delle cellule ormai degenerate della retina. La strada verso la liberazione dalla cecità è ormai aperta e diversi gruppi di ricerca sono impegnati in tutto il mondo, in attesa di una cura efficace, nella definizione di dispositivi capaci di stimolare elettricamente i circuiti retinici residui. Di recente sono stati sono stati selezionati i vincitori del bando Telethon 2014. Uno dei progetti finanziati si propone di proseguire una sperimentazione pre-umana di un nuovo modello di occhio bionico. Il coordinatore dello studio, Fabio Benfenati dell'Istituto Italiano di Tecnologia, dipartimento di neuroscienze e tecnologie del cervello e centro di nanoscienze e tecnologia, in collaborazione con Grazia Pertile, dell'ospedale S. Cuore Don Calabria, dipartimento di Oftalmologia, Negrar (Vr), ha creato una retina artificiale fotovoltaica che, dopo la promettente sperimentazione sui topi, passerà a quella sui maiali per poi giungere, si spera entro tre anni, a quella clinica sull'uomo. «La soluzione che abbiamo messo a punto si basa su polimeri organici fotovoltaici che generano un campo elettrico se colpiti dalla luce», ha spiegato Fabio Benfenati, «rispetto alle retine in silicio protagoniste di altri studi, queste si possono stratificare su ogni superficie e questo ci consente di adattarle, per esempio, a una membrana di proteine della seta, molto flessibile e sottile, che segue la curvatura dell'occhio». La protesi, inoltre, funziona di per sé, quindi non ha bisogno di cavi o telecamere, non genera calore ed è biocompatibile (anche se i prossimi studi hanno il fine di testare la tollerabilità tissutale). «L'obiettivo del nuovo finanziamento sarà quello di trasferire la ricerca ad animali con un occhio più simile a quello umano, ossia i maiali con degenerazione dei fotorecettori», ha precisato l'esperto, «e quindi servirà l'ingegnerizzazione di una protesi retinica più grande ma soprattutto, in prospettiva, cercheremo di capire se, oltre a manifestare una sensibilità alla luce, questi polimeri abbiano la capacità di ripristinare l'acuità visiva, e quindi rappresentino un miglioramento della qualità della vita per questi pazienti con una degenerazione dei fotorecettori perché colpiti da retinite pigmentosa, che rappresenta una delle principali cause di cecità completa bilaterale». I test fisiologici e di comportamento finora eseguiti sui topi sono stati molto incoraggianti e questo passo ulteriore rappresenterebbe un traguardo anche tenendo contro che finora, nonostante siano noti numerosi geni che, se mutati, possono essere coinvolti nell'insorgenza della malattia, gli approcci terapeutici (farmacologici o basati su terapia genica) non hanno dato buoni risultati.

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Il Corriere della Sera del 03-07-2014

App e webcam, occhi bionici. Ma il cane guida andra' in pensione?

Applicazioni sempre più sofisticate per aiutare i non vedenti nella vita quotidiana. Ma l'ipertecnologia non caccia gli amici a quattro zampe.

di Cesare Peccarisi

Nell'era wireless dei telefonini, delle app e delle webcam, anche il vecchio cane per ciechi potrebbe andare in pensione sostituito da un servizio di telemedicina WIFI messo a punto sia in Inghilterra che in America da due diverse aziende (rispettivamente la EyeBridge e la Visus Technology, Inc) che prestano gli occhi di un operatore ai non vedenti 24 h su 24 suggerendo passo per passo tutto quello che devono fare tramite un normale auricolare bluetooth.

Alfabeto braille.

Era solo il 1821 quando, sfruttando l'ipersensibilità tattile compensatoria che si sviluppa nei non vedenti, Louis Braille inventò il metodo di lettura per ciechi che ancora porta il suo nome: considerata fin dal suo esordio un'idea rivoluzionaria, ha consentito però di abbattere solo un'importante barriera fra le tante che devono superare ogni giorno queste persone che restano comunque degli emarginati. Anche negli evoluti Usa trova lavoro solo il 41,5% di chi è affetto da cecità parziale e se la cecità è completa la percentuale resta al 29,9%.

Invecchiamento della popolazione.

Ma è nella vita di tutti i giorni che sorgono i peggiori problemi che, considerando il costante invecchiamento della popolazione, aumenteranno per la crescente frequenza di patologie come glaucoma o degenerazione maculare e soprattutto di diabete che oggi già provoca cecità in 5 milioni di americani e in oltre 1 milione e mezzo di italiani. In Italia la retinopatia diabetica colpisce due diabetici su tre su un totale di 2.500.000 malati che sono il 4-4,5% della popolazione generale (dati IAPB).

Il cane guida.

Il miglior aiuto per questi pazienti è sempre venuto dal cosiddetto cane guida, sostegno morale e ausilio di mobilità già presente nei disegni di grotte dell'era paleolitica.La Storia moderna del cane guida inizia nel 1920 in Germania dove i reduci che avevano perso la vista nella Prima Guerra Mondiale furono muniti di cani che durante il conflitto erano stati addestrati per la guerra. Progressivamente furono aperte nove Scuole e i cani qui addestrati assegnati a cittadini delle più varie nazionalità. Nel '27, Dorothy Harrison Eustis, una svizzera benestante proprietaria di un allevamento di cani visitò una di queste scuole e, colpita dal loro nuovo impiego, scrisse un entusiastico articolo. Ne venne a conoscenza Morris Frank, un assicuratore americano che aveva perso la vista in un incidente e, per visitare i suoi clienti, si avvaleva di un ragazzo, che però spesso non manteneva l'impegno di accompagnarlo, facendogli fare figuracce coi clienti. Morris chiese allora a Dorothy di addestrare un cane che lo liberasse da ogni dipendenza dai suoi simili: nacque così Buddy, il primo cane guida le cui gesta sono state raccontate in un commovente libro e poi nel '51 nel film della Warner Bros "The Seeing Eye" - L'occhio che vede, che ottenne una nomination all'Academy Award come miglior cortometraggio documentario.

Il rapporto umano.

Per quanto il cane resti per molti aspetti ancora superiore alle moderne tecnologie wireless, c'è n'è uno in cui nè EyeBridge nè Velasense gli sono superiori: il rapporto umano con l'operatore. Con questi app una persona reale parla e guida il non vedente verso la giusta direzione, può aiutarlo a scegliere una busta arrivata nella casella della posta o un messaggio mail arrivato sul computer quando manca l'opzione sonora, ecc. ecc.

Costi e sicurezza.

Negli Stati Uniti i cani guida vengono forniti gratis, mentre i nuovi servizi APP costano fra 34 e 272 dollari al mese, una cifra non eccessiva e parzialmente coperta dalle assicurazioni sanitarie americane. Buddy comunque non va in pensione perché conserva una capacità che nessuna APP può garantire con sicurezza: se da qualche parte non c'è campo, resta solo lui ad aiutare il suo padrone che altrimenti resterebbe soltanto con il suo bastone e un ipertecnologico sistema web che non riesce più a collegarsi con nessun operatore.

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Superando.it del 23-07-2014

Nuove generazioni che conosceranno meglio la disabilita'

Si è felicemente concluso, nell'àmbito del progetto cuneese denominato "Eventi senza Frontiere", un percorso formativo che ha coinvolto numerosi studenti delle scuole superiori, per fornir loro una serie di indicazioni e approfondimenti tecnici, utili a progettare, comunicare e realizzare manifestazioni senza barriere. Tutti giovani nei quali si è certamente consolidato un nuovo approccio nei confronti della disabilità.

CUNEO. Cosa significa "evento accessibile"? Può una sagra essere fruibile da una persona non vedente? Può un convegno essere "seguito" da una persona sorda? E può una mostra essere comoda per un anziano o un bambino?

Era stato per rispondere a queste e a molte altre domande - come avevamo scritto lo scorso anno, in fase di presentazione -, che era partito, da un'idea dell'ATL del Cuneese (Azienda Turistica Locale), della CPD di Torino (Consulta per le Persone in Difficoltà) e dell'ISITT (Istituto Italiano per il Turismo per Tutti), finanziato dalla Regione Piemonte, il progetto denominato Eventi senza Frontiere, allo scopo appunto di migliorare le possibilità di accesso e fruizione ai vari eventi e manifestazioni cuneesi da parte di turisti con esigenze specifiche, diffondendo e consolidando tra i promotori e gli organizzatori di eventi una nuova cultura dell'accessibilità.

Ebbene, nell'àmbito di tale percorso, una delle attività principali è stata il corso rivolto agli studenti delle classi quarta e quinta dell'Istituto di Istruzione Superiore (a Indirizzo Turistico) Grandis di Cuneo che, durante un intenso percorso formativo, hanno accolto approcci, indicazioni e approfondimenti tecnici per progettare, comunicare e realizzare manifestazioni senza barriere.

Nel mese di giugno scorso si è avuta la cerimonia conclusiva presso la Provincia di Cuneo, con la consegna degli attestati di partecipazione, alla presenza di Gianni Vercellotti, presidente dell'ATL del Cuneese, Paolo Osiride Ferrero, presidente della CPD di Torino e Pier Luigi De Stefanis, dirigente del Settore Politiche del Lavoro e del Settore Cultura Politiche Giovanili per la Provincia di Cuneo, oltre al Dirigente Scolastico dell'Istituto Grandis, ai docenti delle due classi coinvolte, agli organizzatori e partner di Eventi senza frontiere e ai relatori che hanno tenuto le lezioni del corso.

Prima di ricevere gli attestati, alcuni allievi hanno presentato i loro progetti di eventi pubblici accessibili, dimostrando di avere sviluppato un'accresciuta sensibilità nei confronti delle problematiche legate all'accessibilità, e anche la capacità di individuare nel "turismo per tutti" un'opportunità vincente per il territorio.

«Si è concluso dunque il corso - ha sottolineato per l'occasione Paolo Osiride Ferrero -, ma nei ragazzi si è consolidato un nuovo approccio nei confronti della disabilità, non solo in occasione di eventi pubblici, ma anche nella quotidianità, del quale certamente faranno tesoro nel futuro, come arricchimento personale e professionale». (S.B.)

Per ulteriori informazioni e appropfondimenti: ufficiostampa@cuneoholiday.com, info@turismabile.it.

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Superando.it del 03-07-2014

Anche la sicurezza dev'essere un concetto inclusivo

di Stefano Zanut

«A tutti dev'essere garantito un intervento efficiente, a prescindere dagli scenari emergenziali e dalle condizioni delle persone, sulla linea di inclusione che ha sempre contraddistinto il nostro operato»: lo ha dichiarato il Direttore Centrale per la Prevenzione e la Sicurezza Tecnica del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, chiudendo il convegno internazionale di Venezia, intitolato "Il progetto inclusivo per l'accessibilità e la sicurezza".

VENEZIA. Si è tenuto recentemente a Venezia [se ne legga anche la presentazione in questo giornale, N.d.R.], nella splendida cornice dell'Auditorium Santa Margherita, il convegno internazionale intitolato Il progetto inclusivo per l'accessibilità e la sicurezza, organizzato dal Ministero dell'Interno - attraverso il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco -, e dedicato appunto al tema della sicurezza delle persone con disabilità, in un percorso contestualizzato nell'àmbito delle iniziative associate al Semestre di Presidenza Italiana dell'Unione Europea.

L'evento, cui hanno partecipato relatori sia italiani che provenienti da altri Paesi dell'Unione, è stato aperto dal prefetto Valerio Valenti, presidente dell'Unità di Missione del Ministero dell'Interno per la Presidenza Italiana del Semestre Europeo, che ha riportato i saluti del ministro Angiolino Alfano, seguito dal prefetto Carlo Boffi, vicecapo del Dipartimento dei Vigili del Fuoco, del Soccorso Pubblico e della Difesa Civile.

Nel suo saluto, il Ministro degli Interni ha voluto evidenziare come «l'organizzazione di questo incontro rappresenti, in termini giuridici, operativi e tecnici, un punto di partenza importante per lo sviluppo di nuove politiche e di contributi innovativi su questa delicata materia, allo scopo di affrontare con approccio multidisciplinare tutti i profili della sicurezza delle persone disabili, sia nelle diverse occasioni della vita di relazione, sia che si trovino in situazioni di emergenza, e ciò nell'ottica di una tutela dell'incolumità che sia anche un diritto inclusivo, in armonia con i princìpi della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità e dell'European Disability Strategy 2010-2020». Contestualmente, Alfano ha rimarcato un aspetto di particolare importanza, che da solo riesce a stigmatizzare quale sarà il percorso che seguiranno i Vigili del Fuoco nel prossimo semestre: «Se alcune persone hanno difficoltà a raggiungere, in caso di necessità, il luogo sicuro, allora deve essere il luogo sicuro ad avvicinarsi a loro».

Sono poi seguiti i saluti di Alberto Scuttari, direttore generale dell'Università Ca' Foscari di Venezia, di Amerigo Restucci, rettore dell'Università IUAV - che ha richiamato come l'esigenza della sicurezza fosse una necessità considerata già nell'architettura storica - e di Giuseppe Romano, direttore interregionale dei Vigili del Fuoco per il Veneto e il Trentino Alto Adige.

Le relazioni sono state quindi aperte da Fabio Dattilo, direttore centrale per la Prevenzione e la Sicurezza Tecnica, nel Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, che ha evidenziato come «da oggi in avanti il tema dell'inclusione sarà parte integrante di tutta la normativa di prevenzione incendi e il percorso aperto in questa occasione accompagnerà i Vigili del Fuoco per tutto il Semestre Europeo di Presidenza Italiana dell'Unione».

Dattilo ha ricordato inoltre che nel prossimo mese di dicembre vi sarà un ulteriore momento di discussione, per centrare l'attenzione sui temi del soccorso delle persone con disabilità, in un percorso in cui saranno coinvolti anche i portatori d'interessi e le loro Associazioni.

La sessione della mattinata, durante la quale si sono alternati otto relatori, coordinati da chi scrive, è stata dedicata allo stato dell'arte sull'argomento. La seconda sessione, invece, coordinata da Valeria Tatano, docente dell'Università IUAV di Venezia, ha riguardato le esperienze maturate su vari aspetti della disabilità.

Innanzitutto, Stefano Marsella, comandante dei Vigili del Fuoco di Perugia, ha descritto l'evoluzione normativa sull'argomento, trattando poi altri aspetti innovativi, seguito da Fabrizio Mezzalana, architetto della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap), che ha affrontato il tema del superamento dello standard nella progettazione.

Antonio Zuliani, psicologo dell'emergenza, è intervenuto quindi su come la percezione ambientale possa rappresentare una risorsa fondamentale in caso di necessità, mentre Nigel McConnell, psicologo e docente all'Università di Belfast (Irlanda del Nord), ha parlato delle esperienze condotte nel proprio Paese sull'esodo delle persone con difficoltà motorie. In tale circostanza ha descritto anche gli esiti di un'indagine sulla conoscenza e l'utilizzo dei cosiddetti "spazi calmi", da parte di persone con disabilità motoria.

Dal canto suo, Lucia Baracco, architetto e presidente dell'Associazione Lettura Agevolata, ha trattato i temi della comunicatività ambientale come risorsa per la sicurezza e l'evacuazione, dimostrando come alcuni presìdi ambientali possano essere percepiti visivamente in modo tale da comprometterne la funzione stessa. Le immagini da lei proposte nella sua presentazione sono state ad esempio in grado di evidenziare, tra lo stupore dei presenti, come una configurazione geometrica poco attenta possa rendere difficilmente percepibili i gradini di una scala, ma anche come, con piccoli accorgimenti, si possano compensare tali problematiche.

Janne Gress Sørensen dell'Università Tecnica della Danimarca ha poi illustrato le esperienze condotte nel suo Paese, per valutare la capacità delle persone cieche o ipovedenti durante un'evacuazione.

La prima sessione si è conclusa con due relazioni sui temi del movimento in emergenza delle persone con disabilità motoria, dove l'architetto Stefano Maurizio e Hubert Klüpfel, ricercatore di TraffGo HT GmbH a Duisburg in Germania, hanno affrontato il tema di come sia possibile valutare e modellare il moto delle persone utilizzando strumenti di rappresentazione innovativi. In particolare, la relazione di Klüpfel ha posto l'attenzione sull'impiego dei modelli di esodo nella fire engineering ["ingegneria antincendio", N.d.R.], in cui è necessario considerare con attenzione anche la presenza di persone con diverse velocità e che utilizzano ausili per il movimento.

La seconda sessione è stata dedicata a vari argomenti, tutti comunque indirizzati a fare acquisire alle persone presenti competenze in merito al tema della sicurezza delle persone con disabilità, a partire da esperienze maturate sull'argomento.

Ad aprire gli interventi è stata Silvia Assennato, avvocato, che ha trattato temi connessi agli aspetti giuridici del diritto alla sicurezza, a partire dalla Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, seguìta da Anna Cardinaletti dell'Università Ca' Foscari di Venezia, che ha considerato i vari problemi legati ai disturbi linguistici e dell'apprendimento, nelle modalità di comunicazione di una situazione critica.

E ancora, Consuelo Agnesi, architetto, ha trattato il tema dell'ambiente multisensoriale e le difficoltà riguardanti la comunicazione di un allarme, in presenza di persone sorde, mentre un altro percorso di lettura sui sistemi di allarme è stato proposto da Teresa Villani dell'Università La Sapienza di Roma, che lo ha contestualizzato agli ambienti dove siano presenti bambini con autismo. In questo caso, la stessa Villani ha evidenziato come, con semplici accorgimenti da definire fin dal progetto, tali criticità possano essere in parte risolte.

Infine, Gianni Chiari, segretario tecnico dell'ANCASVI (Attrazioni per Parchi di Divertimento), ha illustrato le proprio esperienze nella pianificazione della sicurezza nei parchi giochi, in caso di presenza di bambini con sindrome di Down, seguìto da Giovanni Finotto, direttore del Master in Sicurezza che si tiene all'Università veneziana di Ca' Foscari, che ha affrontato il tema dell'inserimento lavorativo delle persone con disagio psichico, considerando gli aspetti della sicurezza negli ambienti di lavoro in cui essi si muovono.

I lavori sono stati chiusi da Fabio Dattilo che ha in primo luogo richiamato i princìpi generali della sicurezza e dell'attenzione verso le persone, che da sempre caratterizzano l'attività dei Vigili del Fuoco nel soccorso, ma anche nell'attività di prevenzione degli incendi. «In tale contesto - ha sottolineato - dev'essere garantito per tutti un intervento efficiente, a prescindere dagli scenari emergenziali e dalle condizioni delle persone, sulla linea di inclusione che ha sempre contraddistinto l'operato dei Vigili del Fuoco».

di Stefano Zanut,

Architetto, componente dei Vigili del Fuoco di Pordenone.

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: sicurezzainclusiva@vigilfuoco.it (Stefano Zanut).

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SuperAbile.it del 09-07-2014

E' la prima laureata sordocieca nel nostro Paese: Angela e la sua sete di cultura

La signora Pimpinella ha tenacia da vendere e si batte non solo per se stessa: "Vorrei che avessimo mezzi e strumenti per emergere dal buio e dal silenzio. Perché le nostre abilità aspettano di essere valorizzate".

ROMA. Da circa un anno la sua vita è decisamente cambiata, grazie all'impianto cocleare che le ha consentito di ricominciare a sentire, anche se con qualche difficoltà residua. Ma quando studiava pedagogia all'Università Roma Tre, leggeva febbrilmente in Braille i libri per preparare gli esami. Fino a conseguire con orgoglio il traguardo accademico. Angela Pimpinella è la prima sordocieca in Italia - e l'unica, finora - a essersi laureata 14 anni fa, ma non le piace vantarsi o stare sotto i riflettori. Ma ha deciso di raccontarsi sul numero di giugno di SuperAbile Magazine, edito dall'Inail.

Con il suo piglio organizzativo e la sua voce piana, punta soprattutto a evidenziare l'invisibilità dei sordociechi: «La nostra condizione è poco conosciuta, rimaniamo sempre nell'ombra per le scarse informazioni su di noi, i pregiudizi che ancora esistono nei nostri confronti e poi la scarsità di risorse sia umane che economiche per emergere. Manca personale competente che possa affiancarci nello sviluppo dei nostri potenziali». Non ama parlare al singolare, né ripercorrere a ritroso la sua storia. Fino a 15 anni era una ragazza come tante altre, faceva la parrucchiera e amava ballare, tuffarsi nel mare del litorale romano e divertirsi con gli amici. Una malattia rara le provoca un'emorragia all'interno degli occhi: «Viene corrosa la retina. E il massiccio uso di cortisone, per curarmi, ha danneggiato l'udito. Nell'arco di due anni, progressivamente, ho perso la vista e sono diventata sorda». La famiglia le si stringe intorno molto concretamente: i genitori, la sorella e i due fratelli imparano sia il Braille che il Malossi per comunicare con Angela. «Per me è stato il supporto principale», confida sottovoce. Un altro punto di riferimento, in quel buio ancora sconosciuto, è Sabina Santilli, fondatrice della Lega del filo d'oro: «Sul concetto di incontro da lei elaborato ho focalizzato la mia tesi di laurea», racconta Angela, che si è rispecchiata nella storia della donna abruzzese scomparsa nel '99 a 82 anni (cfr. pag. 11), capace di trovare la forza di uscire dall'isolamento. Dopo aver concluso l'istituto magistrale, Angela decide di frequentare l'università. «In molti me lo hanno sconsigliato ed erano in disaccordo con questa mia scelta». Ma il suo carattere granitico e paziente vince anche stavolta. E le fa incontrare la filosofa Edda Ducci, esponente dell'esistenzialismo cristiano, sua professoressa: «Diceva che ero un mistero; aveva un modo di pensare in cui mi ritrovavo. Mi registrava le lezioni; poi gli operatori le ascoltavano, trascrivendole in Braille».

Di tempo libero Angela ne ha davvero poco. Da oltre un decennio collabora ogni giovedì mattina come volontaria con l'Unione italiana ciechi e ipovedenti (Uici), dove offre consulenze gratuite ad altre persone sordocieche. Segue anche un progetto per consentire l'uso dell'iPhone 4S a chi non vede e non sente, «grazie al collegamento con una barra in Braille, che consente di scrivere sms e non solo», spiega. Alle pluriminorazioni, insiste, «si può e si deve reagire. Purtroppo le famiglie sono spesso lasciate sole e si scoraggiano», osserva il vulcano-Angela, che ha voglia di vivere da vendere. Vive con sua madre a Fiumicino, alle porte della capitale, ma a Capodanno e d'estate parte per vacanze organizzate da lei stessa in collaborazione con l'Istituto per la ricerca, la formazione e la riabilitazione (Irifor). «In genere siamo una decina, con altrettanti volontari opportunamente formati. Balliamo, visitiamo musei, facciamo gite culturali, ci godiamo la spiaggia e il mare. A me il contatto con l'acqua è sempre piaciuto», racconta. La prossima tappa? Lido di Savio, sulla riviera romagnola, dal 2 al 9 settembre. Ma dal 25 al 31 agosto l'attendono a Visegrád, sulla riva destra del Danubio, 35 chilometri a nord di Budapest: «Da tempo partecipo anche alle vacanze aperte a tutti i Paesi europei, organizzate quest'anno dall'Ungheria», riferisce. La lingua ufficiale per comunicare? L 'inglese, che deve essere conosciuto da tutti gli interpreti Lis e Malossi, volontari compresi. «In Europa qualcosa si sta muovendo: lo scorso anno ho presieduto il primo Forum europeo delle donne sordocieche. In Italia la sordocecità è stata riconosciuta come disabilità unica solo nel 2010 con la legge 107, però non viene ancora applicata. A scuola un bambino sordocieco ha un assistente tiflodidattico e non per la sordità». E subito aggiunge: «Vorrei intensificare quello che faccio. Sto pensando, per esempio, che a noi e alle nostre famiglie manca l'assistenza psicologica e spirituale». Dal 2000 Angela è la coordinatrice del gruppo di sordociechi che si riunisce tre pomeriggi alla settimana presso il Sant'Alessio. Per "vedere" un film tradotto in Lis o in lingua Malossi ci vogliono tanti incontri, otto o forse più. «A noi non interessa quanto tempo ci vuole, ma accedere alla cultura, alla comunicazione, alle informazioni. Abbiamo sete di sapere», ribatte Angela. In uno scenario sociale che va eternamente di corsa, in cui la fretta è data per ovvia, la "lentezza" del gruppo di sordociechi coordinato dalla dottoressa Pimpinella fa riflettere. (Laura Badaracchi)

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Il Giornale.it del 20-07-2014

Diventa cieco a 14 anni Oggi con la scultura fa vedere l'arte al mondo

Carlantino è un paese di poco più di mille anime in provincia di Foggia di rilevante importanza archeologica grazie ai suoi reperti di età romana risalenti ai primi secoli avanti Cristo. È anche il luogo in cui, secondo le indicazioni letterarie, storiche e geografiche si svolse nel 216 A. C la battaglia di Canne tra Annibale e i romani. Un piccolo paese attraversato dal fiume Fortore che ha visto la nascita, nel 1969, di Felice Tagliaferri quarto figlio di un'umile famiglia.Il papà di Felice era un camionista e la mamma casalinga. Dopo pochi anni, Felice e la sua famiglia si trasferiscono a Bologna, nel quartiere Marco Polo, per seguire quel sogno di benessere che apparentemente il padre di Felice sembrava potesse realizzare. Invece si trovò di fronte a un quartiere popolare dove la vita da subito si manifestò dura, cruenta e faticosa; dove combattere, era la parola d'ordine, anche per i ragazzi. Così Felice capì subito il senso più profondo della parola «sacrificio».Ma la vita da lì a pochi anni stava per riservargli una nuova, grande sfida da affrontare; a tredici anni, nel 1982, scopre di avere un'atrofia del nervo ottico, una malattia genetica, che da lì a un anno lo porterà a diventare completamente cieco. Dapprima a scuola i primi segnali che misero nella condizione l'adolescente di passare dall'ultimo al primo banco perché faticava sempre di più a vedere. Poi la drammatica sentenza che inchiodò la famiglia Tagliaferri a una definitiva e terribile condizione: la cecità del piccolo Felice. Dal 1983 la vita cambiò in modo repentino; da giovane esuberante ragazzino che correva in bicicletta con gli amici a ragazzo maturo che doveva, da quel momento, reinterpretare la propria esistenza. Furono anni, i primi, durissimi per Felice; colmi di rabbia e disperazione. E anche per sua la famiglia. Niente più motorino, partite a pallone; niente più vita insieme a tutti quegli amici che fino a pochi mesi prima erano stati al suo fianco.Così Felice Tagliaferri incomincia un percorso diverso per cercare quella formazione professionale che non lo escludesse da una socialità che era stata apparentemente minata nelle fondamenta. Diventa centralinista e a diciotto anni con il diploma in tasca e un posto di lavoro va a vivere da solo a Ponticella di San Lazzaro di Savena. «Sono come un gatto, indipendente», racconta Felice parlando della sua scelta così repentina di andare a vivere da solo. Tutto scorre velocemente nella sua vita fino a quando a venticinque anni risponde ad un annuncio dello scultore bolognese Nicola Zamboni, all'epoca docente dell'Accademia di Brera che con un annuncio nella associazione non vedenti cercava tre giovani per un corso di scultura per non vedenti. Immediatamente Felice aderì a quella che divenne l'iniziativa che cambiò il corso della sua esistenza. Così dopo le lezioni dell'artista Zamboni, Felice chiese di continuare quel percorso didattico che gli consentì di inaugurare la propria carriera artistica con, ad oggi, più di cento sculture. La matrice stilistica di Tagliaferri rimanda ai grandi classici come Canova e Rodin nella spasmodica ricerca di levigatezza e purezza formale tipica della scultura del sette e ottocento.Tagliaferri ricerca la delicatezza dei corpi femminili ricercandone effetti plastici che tendono ad una perfezione formale. Ma a Felice Tagliaferri scolpire non basta.È conscio dell'importanza di avere trovato un luogo dove sfogare la propria sensibilità. Così il pensiero gli corre non solo verso i ragazzi non vedenti che capisce si privano di uno strumento espressivo straordinario, ma corre verso a tutti coloro che, avendo capacità visiva, non sanno cosa significhi scolpire e immaginare una figura. L'arte diventa strumento di comprensione ed incontro tra due mondi: quello dei ciechi e quello dei vedenti. Questa intuizione gli diventa chiara quando nel 2008 si reca nella Cappella Sansevero a Napoli per visitare il Cristo velato di Giuseppe Sanmartino. Questa visita avrebbe dovuto svolgersi in modo tattile per il Tagliaferri ma gli venne impedito. Da questo divieto nasce l'idea di realizzare una particolare versione della scultura. Nasce così il Cristo rivelato di Felice Tagliaferri; velato per la seconda volta e rivelato ai non vedenti che possono toccare la scultura in marmo lunga 180 centimetri e larga 80. Due anni di lavoro del marmo consegnarono una scultura che dal 2010 ad oggi è stata «toccata» da più di centomila persone. Mentre i non vedenti visitano con le mani la poesia del Cristo rivelato di Tagliaferri chi, come molti di noi, hanno la fortuna di poter vedere comprenderanno come il mondo di esperienze ed emozione che è presente in un non vedente è assolutamente identica al nostro. Un linguaggio quello dell'arte che diventa universale e unisce chiunque con i sensi che ha a disposizione.

@terzigio

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Golem del 22-07-2014

Malta-Gozo a nuoto in 1 ora e 58 minuti

GOZZO. Malta-Gozo a nuoto in 1 ora, 58 minuti e 23 secondi è questo il tempo che ha impiegato Andrea Cadili Rispi il nuotatore non vedente in questa nuova impresa. Stavolta Andrea non era solo in acqua, con lui c'erano altri sette nuotatori, di cui quattro hanno compiuto anch'essi l'intero percorso a nuoto di ben 8,5 km. La nuova avventura si è compiuta sabato 19 luglio alle ore 11.00 i nuotatori sono stati accompagnati da due gommoni dello staff. Andrea Cadili Rispi e il suo allenatore e questa volta anche nuotatore, Davide Sanguineti sono arrivati a Gozo dopo 1 ora e 58 minuti. Gli altri due atleti che sono riusciti nell'impresa sono Aurelio Bisso di sessant'anni e Andrea Chiuminatto un giovane paraplegico, che sono arrivati a compiere la traversata in poco più di due ore. In mare hanno nuotato anche altre quattro persone: Tiziana La Monica, Marco Rebora , Cristina Garbini e Andrea Paolillo che hanno fatto parte del percorso a bordo dei gommoni. Nelle due imbarcazioni c'erano Emanuela e Maurizio che hanno diretto il traffico di barche per evitare incidenti, molto cospicuo in quell'area di mare. A circa metà percorso, della traversata Malta-Gozo il duo composto da Andrea Cadili Rispi e Davide Sanguineti hanno allungato sugli altri atleti, formando di fatto due gruppi, ognuno seguito da un gommone. Questa bella iniziativa di Andrea e i suoi amici è stata resa possibile anche da Richard Risso e Paul Risso che hanno organizzato tutto gratuitamente, fornendo gommoni, benzina, assistenza medica. I due Risso, padre e figlio si sono occupati anche di ottenere tutti i permessi dalla Capitaneria di porto maltese. Questa nuova incredibile impresa di Andrea Cadili Rispi non vedente, di Andrea Chiuminatto paraplegico e Aurelio Bisso un uomo di sessant'anni ci incoraggiano ad andare oltre i nostri limiti, che spesso sono solo mentali.

di Riccardo Rossi

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Agenzia ANSA del 29-07-2014

Cosa sognano i ciechi, un film lo racconta

"Il Sogno di Omero" diretto da Emiliano Aiello e prodotto da Tfilm e UniRoma3.

Il Sogno di Omero, il link della campagna di crowdfunding Archiviato inCosa sogna chi vive nel buio perenne perchè cieco dalla nascita. Quali colori, immagini e figure popolano il suo inconscio onirico. Lo racconta il docu-film "Il Sogno di Omero" diretto da Emiliano Aiello esplorando il momento che ci rende uguali e indifesi alla stessa maniera, vedenti e non vedenti, trasformando in immagini i sogni di chi vede solo durante il sonno profondo.

La ricerca condotta dagli scienziati del Laboratorio del Sonno della Facoltà di Medicina dell'Università di Lisbona ha recentemente provato che i sogni dei non vedenti dalla nascita sono identici a quelli di chi può contare sulla vista. Finora si riteneva che i ciechi congeniti non avessero lo stesso immaginario durante i sogni, ora invece è possibile dire il contrario: i non vedenti sognano colori, figure umane, paesaggi naturali. La fase REM è il non-luogo dove avviene questo incantesimo.

Emiliano Aiello, regista romano, da molti anni porta avanti il progetto di realizzare un film che narri la vita dei non vedenti. Non la quotidianità, ma qualcosa di più intimo come solo i sogni possono essere. Partendo dallo studio portoghese e da un'ulteriore ricerca realizzata dall'Università di Bologna, il regista è riuscito ad entrare nei sogni di cinque persone cieche dalla nascita, attraverso dei diari incisi su un registratore. Ogni mattina, per quattordici mattine, i cinque protagonisti del film si sono svegliati e hanno inciso su un nastro il loro ultimo sogno.

Il Sogno Di Omero è un documentario audace e poetico che per la prima volta sovverte l'ordine dei sensi, dando forma alle immagini oniriche di chi vive nel buio e permettendo agli altri, ai vedenti, di esplorare un mondo sconosciuto. La scelta del titolo non è casuale: Omero è il primo a scrivere e a parlarci dei sogni. Per la cultura occidentale è un uomo cieco dalla nascita, ma è custode di uno degli immaginari più ricchi e vividi della storia dell'umanità. La struttura narrativa del documentario, ispirata all'Odissea, si snoda attraverso il lungo viaggio che fa Gabriel, uno dei protagonisti, per ritornate a casa. Un'esplorazione attraverso i suoi sogni e attraverso quelli degli altri personaggi (Domenico, Daniela, Fabio e Rosa) che di volta in volta incontrerà e che rappresentano le figure cardine dell'epopea omerica. Cinque vite come fossero capitoli di un unico libro, cinque diari orali incisi al risveglio che pongono interrogativi sulle distanze, sulle diversità, sull'empatia.

La realizzazione di un progetto come Il Sogno Di Omero è supportata dal Centro Produzione Audiovisivi dell'Università Roma Tre e dalla casa di produzione indipendente Tfilm. La scelta di avviare una campagna di crowdfunding attraverso la piattaforma Indiegogo è dettata dalla volontà di essere totalmente indipendenti e dall'intenzione di coinvolgere il pubblico sin dalla fase produttiva del film. Attraverso le donazioni online infatti sia i singoli, sia le associazioni, potranno sostenere un progetto bello e unico nel suo genere, ma anche intervenire attivamente discutendo con il regista sulle sue scelte artistiche. La campagna di raccolta fondi per realizzare Il Sogno di Omero si rivolge a tutti e si concluderà il 17 agosto 2014. Su www.tfilmprod.com trailer, immagini e link per le donazioni alla campagna Indiegogo.

Martino Iannone

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Cem Mondialita' del 23-07-2014

"Per altri occhi" il Docu-film di Silvio Soldini e Giorgio Garini

Recensione di Rocco Rolli e Lino Ferracin

La trama:

Nel film gli autori si accostano alla vita di dieci persone cieche provando a raccontare il mondo come questi lo vedono, cercando di evitare i luoghi comuni, il pietismo e i cliché tipici. Seguono Enrico, fisioterapista che va in barca a vela, Giovanni un piccolo imprenditore che ama sciare, Gemma la studentessa che suona il violoncello e gareggia sugli sci, Felice di professione scultore e che gioca a baseball; Luca musicista con la passione della fotografia, Loredana centralinista che tira con l'arco, Mario un pensionato tutto sportivo, Piero che fa il consulente informatico, e Claudio e Michela, una coppia nel quotidiano.

Dieci esistenze apparentemente imprevedibili, ritratte con allegria e leggerezza, che cambiano il nostro sguardo sulla condizione dei ciechi lasciandoci in un mare di dubbi: è possibile accettare quella condizione e addirittura essere felici? Che cosa significa non vedere, non poter godere di un paesaggio o dell'espressione di un volto, non poter capire attraverso il senso che più di tutti, nella nostra civiltà, è stato innalzato ad essere il più importante? Gli autori ci suggeriscono, forse, che ciò che conta sono le abilità delle persone e non le loro disabilità.

Il film:

Il sottotitolo del film Avventure quotidiane di un manipolo di ciechi fa pensare al libro La parabola dei ciechi di Gert Hofmann, ispirato all'omonimo dipinto di Pieter Brueghel, dove si racconta di sei mendicanti ciechi che sono in viaggio per rispondere alla convocazione di un pittore che vuole ritrarli. I ciechi sbagliano di continuo la direzione, tra loro e la realtà si erge un muro nero. Nel racconto i ciechi cercano, con l'aiuto di vedenti fra cui un bambino, il luogo scelto dal pittore per ritrarli. Chi dà loro indicazioni gli fa percorrere un tragitto tortuoso anziché mandarli direttamente a destinazione. Persino il bambino, che si suppone innocente, finge di condurli dietro al fienile perché possano espletare i propri bisogni corporali, ma li lascia invece sulla pubblica piazza dove i presenti ridono di loro e li sbeffeggiano. Mentre i ciechi stanno per cadere in uno stagno, l'artista li richiama in vita per farsi ispirare dalla loro caduta. L'artista in questo modo prova ad entrare nel profondo delle cose e a mettere davanti agli occhi degli uomini i particolari che essi non vedono e scuoterli alla consapevolezza.

Il film presentandoci dieci storie non vuole raccontare la vita di tutti i ciechi, né vuole essere una dotta riflessione sociologica sulla loro condizione, ma mira a farci guardare questa realtà in modo diverso e inusuale. Ci troviamo di fronte a dieci simpatici e ottimisti non vedenti, che affrontano con coraggio e a volte con impudenza la loro esistenza, fatta di sci, vela, canoa, tiro con l'arco, realizzazioni artistiche, senza comunque trascurare i problemi della quotidianità e della vita domestica. Il film non nega l'handicap, anzi fa vedere come è proprio la ricerca della normalità a spingere queste persone a fare cose eccezionali.

Ma, fra l'umorismo e la tenacia, nelle pieghe del quotidiano si affacciano il dolore e la consapevolezza del limite. Dice giudiziosamente Giovanni, l'imprenditore: «Essere ciechi è durissima, ma te ne fai una ragione»; oppure Piero, il consulente informatico: «Attraversare la strada può essere una lotta fra te e il mondo. E spesso tu perdi.»

E per alcuni secondi saggiamente gli autori ci lasciano al buio, senza immagini sullo schermo, sovrastati dai rumori del traffico. E per chi vuol capire è chiaro che fra le difficoltà del muoversi nella giungla del traffico cittadino e giocare a baseball, tirare con l'arco o sciare, le differenze sono enormi. Altro che l'eccezionalità dell'andare in barca a vela. L'eccezionalità bisognerebbe riconoscerla nel coraggio del muoversi in città, andare al lavoro o al cinema, entrare in un museo o fare la spesa.

Nel film si intravede la condizione delle nostre città, dei marciapiedi pieni di ostacoli, della merce esposta negli spazi di tutti. Ma non si vedono le cacche dei cani che se colpite dal bastone bianco, una volta chiuso, va a finire sotto l'ascella della persona. I percorsi pedo-tattili, quando esistono, sono troncati a caso o ostruiti da cantieri, invasi da automobili ed ostacoli vari. E la mancanza di semplici strisce di qualche euro sui gradini delle scale nei luoghi pubblici che aiuterebbero quel piccolo numero di ipovedenti, un paio di milioni, a farle con sicurezza. O la mancanza della data di scadenza degli alimenti in braille, come per le medicine, a costo zero per il produttore.

E come non ricordare l'odiosissimo divieto nei musei di toccare anche le opere in marmo o bronzo, senza la consapevolezza che ciò è come dire ai vedenti, vietato vedere: la mano del cieco è lo sguardo oculato sulle cose e sul mondo. E noi lo neghiamo.

Il rischio di un film come questo, organizzato sul talento di queste dieci persone, è che faccia trascurare le reali difficoltà di quelle migliaia che con questo deficit convivono nonostante i limiti imposti dalla nostra indifferenza o peggio ancora dalla quantità di ostacoli che frapponiamo fra noi e loro tutti i giorni alla loro vita, veri e propri muri che, nonostante le leggi, i principi universali sui diritti o le semplici dichiarazioni di buona volontà, creiamo rendendo quella condizione sempre più difficile.

Per altri occhi ha il pregio comunque, pur nella parzialità di una visione un po' troppo ottimistica, di mettere lo spettatore di fronte ad una realtà dove le strategie individuali messe in atto per sentirsi liberi e autonomi si scontrano con quel bambino innocente della parabola descritta all'inizio, che oggi non conduce quei ciechi sulla cattiva strada, ma per ignoranza o diffidenza alza continui muri neri verso una società dell'inclusione e della responsabilità.

Come fosse un apologo finale, non bisogna scordare la storia vera vissuta da Felice Tagliaferri, lo scultore nel film, durante una visita a Napoli nell'aprile 2008, quando non gli fu consentito di vedere a suo modo, cioè con le mani, la celebre scultura di Giuseppe Sanmartino, Il Cristo velato esposta nella Cappella Sansevero. Tornato a casa pensò di realizzare una sua versione dell'opera, disponibile alla fruizione tattile, e da allora porta avanti il messaggio che l'arte è patrimonio universale e come tale deve essere accessibile a tutti secondo le proprie possibilità. Il nome dell'opera di Tagliaferri, Cristo rivelato, ha il doppio significato di "velato per la seconda volta" e "svelato ai non vedenti".

***

"Per altri occhi"

Regia: Silvio Soldini

Italia- Svizzera. 95min. 2013. Lumière & co.

Il regista:

Silvio Soldini (Milano 1958) ha al suo attivo a partire dal 1982 una trentina tra corti, lungometraggi e documentari. Nel 1990 con L'aria serena dell'ovest raggiunge il grande pubblico; seguiranno poi tra gli altri Un'anima divisa in due (1993), Le acrobate (1997), Pane e tulipani (2000), Brucio nel vento (2002), Agata e la tempesta (2004), Giorni e nuvole (2007), Il comandante e la cicogna (2012). Un regista mai banale, capace anche attraverso la commedia di affrontare temi scomodi, mai solamente privati.

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Il Messaggero del 04-07-2014

Turchia a portata di mano: tour dalla Cappadocia ad Avanos

Tour sensoriale non solo per ipovedenti

Invia il tuo Diario di Viaggio! Quante volte abbiamo usato questa espressione per dire ad amici e parenti che sì, eravamo in partenza per quella destinazione oggetto da tanto tempo dei nostri sogni vacanzieri e finalmente potevamo toccare con mano le emozionanti descrizioni delle guide turistiche.

Ci sono persone per le quali quella non è solo una metafora da usare distrattamente. Persone colpite da forme di cecità totale o parziale sempre gravemente invalidanti. Persone per le quali il viaggio e le esperienze che il viaggio porta con sé sembrerebbero totalmente e tristemente preclusi.

Non è così. Nel panorama dei non pochi tour operator più attenti ai diversamente abili, c'è chi sta rivolgendosi in modo specifico proprio ad ipo-vedenti e non vedenti; con risultati straordinari. Uno di questi è Enrico Radrizzani, fondatore di "La Compagnia del Relax", portale che «promuove il lavoro di istituzioni, agenzie locali e piccole unità economiche familiari facendo riferimento, per quanto possibile, ai criteri del turismo responsabile».

Specializzato nel Medio Oriente e in Turchia, il piccolo tour operator ha costruito in un decennio di esperienza un "viaggio sensoriale" in Cappadocia, un programma interamente dedicato a ipo-vedenti e non vedenti ma che può essere vissuto anche da normodotati. «Si tratta di un itinerario in una delle regioni più affascinanti della Turchia- spiega Radrizzani- E affermare che ci rechiamo laggiù per toccare quella regione non è affatto un modo di dire, anche se il viaggio è costruito per coinvolgere tutti i nostri sensi».

LE ESPERIENZE.

Si inizia con un'immersione nel paesaggio vulcanico dell'altopiano anatolico, toccando i diversi tipi di tufo nelle chiese rupestri, nei blocchi tagliati a mano per costruire archi e colonne e nei piccoli oggetti ancora oggi prodotti dagli artigiani. Ancora il tatto è protagonista a Avanos, dove da millenni vive la tradizionale produzione di vasi in argilla rossa. Qui i viaggiatori possono seguire tutte le fasi della lavorazione, facendo funzionare le ruote a pedali dei vasai, toccando la parte grezza di piatti e vasi, apprezzandone il disegno e poi la smaltatura in rilievo.

«I profumi entrano in scena soprattutto nel villaggio di Soganli, dove l'economia è basata su agricoltura e allevamento» spiega Radrizzani. «Pane, burro, miele, frutta e verdura fresche degli orti arrivano nel ristorante del paese prima di andare ad aiutare le donne del posto nella produzione di bamboline realizzare con ritagli di stoffa».

A proposito di tessuti, immancabile è la visita a un laboratorio di tappeti e kilim dove domina lo scricchiolio ritmico dei telai. C'è spazio anche per molte attività all'aperto, come le camminate guidate tra chiese rupestri e abitazioni troglodite in mezzo ai profumi e ai suoni della natura. Dice Radrizzani: «Una passeggiata è notturna, dormiamo sotto le stelle in un antico monastero del X secolo o nella chiesa affrescata».

LE EMOZIONI.

Da non perdere assolutamente, invece, le due esperienze più forti dell'intero viaggio: l'incontro con i dervisci e il volo in mongolfiera. Ancora Radrizzani: «Nel caravanserraglio di Sarihan, nei pressi di Avanos, ha sede una comunità di dervisci, i mistici sufi che raggiungono roteando su se stessi lo stato ideale. Li incontriamo ed eccezionalmente possiamo non solo parlare con loro ma anche toccare le balze del loro abito mentre stanno danzando vorticosamente».

L'indimenticabile volo in mongolfiera ha invece un'anteprima il giorno precedente al volo: si va a toccare il cesto dell'aerostato e a sentire il rumore e l'odore del bruciatore che lo fa volare. «All'alba - racconta Radrizzani -un caffè caldo dà il tono mentre l'aria ancora più calda inizia a gonfiare la mongolfiera. Poi è un crescendo di emozioni e sensazioni: l'ascesa, il silenzio rotto solo dall'alito di fuoco del bruciatore, la carezza del vento e i suoni degli uccelli...».

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West.info del 09-07-2014

L'avventura dei non vedenti nei boschi delle Dolomiti

Può un gruppo di ciechi e ipovedenti giocare e divertirsi con l'orientamento? Assolutamente sì! E lo ha fatto durante la tredicesima "settimana verde" organizzata dall'ADV, Associazione Disabili Visivi Onlus, che ha visto impegnate circa trenta persone ipovedenti e non vedenti a fare trekking tra i suggestivi sentieri delle Dolomiti bellunesi.

L'Orienteering, o sport dei boschi, è stato opportunamente riadattato alle esigenze di chi non vede. I partecipanti, con l'aiuto di mappe in rilievo tracciate con silicone, organizzati in squadre miste di ciechi, ipovedenti e vedenti, hanno dovuto percorrere dieci tappe, o lanterne. E rispondere a quesiti multisensoriali, utilizzando quindi tatto, udito, olfatto, gusto e... logica matematica. A concludere la gara, un originale percorso con un filo di Arianna tra alberi, radici e rovi che tutti, compresi i vedenti bendati, hanno dovuto seguire in pari condizioni. L'esperienza di Orientamento è stata videoripresa e segnalata nel sito web nazionale dell'Orienteering.

Grazie alla bravura, alla preparazione e alla disponibilità di guide specializzate del Corpo Forestale dello Stato, dei Vigili del Fuoco, degli Alpini e alla presenza di esperti geologi i partecipanti hanno percorso in sicurezza sentieri, mulattiere, perfino qualche piccola ferrata, e alcuni tratti sulla neve superando in alcune escursioni i duemilatrecento metri di quota.

L'edizione è stata particolarmente ricca anche dal punto di vista culturale. Le attività si sono svolte in due diverse zone del Cadore, nella prima parte la base era a Falcade. Nella seconda parte si era nella zona di Auronzo per poter raggiungere mete particolarmente famose come le tre cime di Lavaredo.

E proprio in questa riserva, il direttore del Corpo Forestale ha organizzato una serie di eventi aperti al pubblico per promuovere l'educazione ambientale e la biodiversità, inaugurati con il gruppo ADV. Che ha potuto godere durante una suggestiva passeggiata notturna musiche e racconti dal vivo di artisti ciechi, e ascoltare nella "biblioteca allestita nel bosco" le descrizioni dei diversi tipi di alberi che venivano toccati, attraverso la voce registrata del noto scalatore, scrittore e scultore Mauro Corona, che qualche anno fa incontrò il gruppo.

di Stefania Leone

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Superando.it del 01-07-2014

In un castello accessibile, brulicante di sperimentazione

di Antonio Giuseppe Malafarina

È il Castello di Rivoli, presso Torino, sede dal 1984 di un ricco Museo d'Arte Contemporanea, dove la storia e la cultura accessibile sono di casa e che in settembre - nell'àmbito del ciclo di eventi denominato "Summer School" - promuoverà due giornate di formazione, coinvolgendo direttamente il pubblico, durante le quali si esploreranno varie possibilità di avvicinamento all'arte contemporanea per tutti.

RIVOLI. L'arte accessibile è una di quelle questioni di cui non si sa ben che fare. Parlarne sì, ci piace, è utile, "che mondo sarebbe senza l'arte" (e la Nutella?), sì, però "non è un'urgenza", i temi pregnanti sono altri, spazio rubato all'informazione che conta...

A chi scrive, però, piace, "non mette i brufoli" e mica si può vivere di solo pane e denunce - o animali, sesso e sentimento, tutti argomenti che tirano...

Al Castello di Rivoli, quaranta minuti in macchina da Torino e tariffe agevolate in taxi, dal capoluogo o dall'aeroporto, si occupano dell'argomento da anni. L'aspetto singolare è che lo fanno in un castello, che fra le cose inaccessibili che vengono in mente è certamente quella in cima all'elenco. Diciamo che sono stati fortunati a trovare un castello non troppo inospitale e bravi a mettere le rampe al punto giusto. Vero anche che il maniero sta in cima a una collina e non abbarbicato su per le Alpi.

La struttura si distingue come elemento fortificato lungo la Via Francigena già nell'XI Secolo e nel Medioevo diventa residenza di prestigio fra quelle sabaude. Nella seconda metà del Cinquecento viene ristrutturata e ampliata per accogliere la quadreria del regnante di turno, Carlo Emanuele I, nato nella residenza sembrerebbe alla presenza nientepopodimeno che di Nostradamus.

Nei secoli successivi il castello viene ulteriormente rimaneggiato e diventa residenza reale savoiarda. Nell'Ottocento è vittima di declino e passa nelle mani del Comune. Ci vorrà il XX Secolo perché riprenda splendore, con l'apertura, nel 1984, del Museo d'Arte Contemporanea.

Qui la storia è di casa, insomma. L'attuale esposizione conta opere dei maggiori artisti italiani del nostro tempo (per le persone con problemi visivi, ci sono visite guidate di gruppo gratuite, prenotandosi allo 011 9565293). Merito del Dipartimento Educazione del Castello di Rivoli-Museo d'Arte Contemporanea, che è attivo appunto dal 1984 e che ha come fine la conoscenza dell'arte e della cultura contemporanea, facendo un sacco di belle cose, anche in collaborazione con l'Istituto dei Sordi di Torino e l'UICI (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti).

Nel 2010, ad esempio, è grazie al Dipartimento che è stato pubblicato il primo Dizionario di Arte Contemporanea in Lingua dei Segni, che nel 2011 è arrivato al MOMA, il Museo d'Arte Moderna di New York, punto d'approdo dell'eccellenza in fatto di arte e design.

Al castello, inoltre, chi non lo può vedere, ma anche chi vede benissimo, può toccarlo, tastando i numerosi plastici che ne riproducono gli spazi.

In questo panorama brulicante di sperimentazione, è partita, all'inizio di giugno la Summer School, una serie di eventi per giovani, adulti, famiglie, operatori, studenti, insegnanti ed educatori, con una parola d'ordine: la contaminazione tra arte, teatro, danza, musica, storytelling e scrittura creativa (cliccando qui si accede al programma). E a settembre ci saranno due giornate, l'11 e il 12 (ore 10-17), dal titolo Cultura per tutti: dalla teoria alla pratica.

Saranno due giornate di formazione in un seminario che coinvolgerà direttamente il pubblico, dove ai contributi teorici provenienti dal mondo accademico si affiancheranno le presentazioni di esperienze concrete da analizzare come "casi studio". Si esploreranno diverse possibilità di avvicinamento all'arte contemporanea per tutti, a partire dalla prima giornata, che si intitolerà Progettare musei ed eventi per tutti (la seconda, invece, Sordità e beni culturali: dal progetto al percorso) (per le iscrizioni cliccare qui).

Io ci sarò, alla prima giornata, perché ci credo. Che mondo sarebbe, infatti, senza fiducia?

***

Testo apparso anche in "InVisibili", blog del «Corriere della Sera.it» (con il titolo "Ma che bel castello..."). Viene qui ripreso, con alcuni riadattamenti al diverso contenitore, per gentile concessione.

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Redattore Sociale del 11-07-2014

Visite in Lis e per non vedenti al Museo delle scienze di Trento

Interpreti Lis e operatori formati saranno le guide dei percorsi sensoriali ideati per conoscere il Muse, tra evoluzione, ambiente glaciale e serra tropicale. Perché la scienza e la natura siano accessibili a tutti.

TRENTO. Visite guidate in Lis (lingua italiana dei segni) e per le persone non vedenti o ipovedenti. È la grande novità offerta dal Muse (www.muse.it), il museo delle scienze trentino pronto a festeggiare il primo compleanno nella sua nuovissima veste firmata Renzo Piano: "Vogliamo che tutti possano apprezzare la bellezza della struttura e i suoi contenuti, perché la passione per la scienza, la natura e l'arte è universale e non conosce barriere fisiche o sensoriali", spiega Samuela Caliari, responsabile area programmi. Nel polo museale, nulla è in vetrina e tutto si può toccare: "Al tocco si viene educati, per accarezzare nella maniera corretta. Per implementare l'offerta abbiamo anche aggiunto una parte a uso didattico". Due proposte sviluppate in collaborazione con la Cooperativa sociale Irifor, centro di prevenzione e riabilitazione visiva) e con l'associazione Abc Onlus che si occupa del superamento delle barriere della comunicazione tra persone sorde e mondo esterno.

I visitatori sordi potranno contare su un interprete Lis a disposizione che racconterà il museo e risponderà a ogni domanda: "I temi trattati saranno quelli riguardanti la storia e l'evoluzione della vita, la natura alpina e la serra tropicale", racconta Caliari. L'appuntamento è per il primo sabato del mese alle 11, e per il terzo martedì alle ore 15. Serve prenotare con una settimana di anticipo, con 2 se si preferiscono orari e giorni non standard. Per ciechi e ipovedenti sono stati sviluppati percorsi sensoriali volti alla valorizzazione dell'esperienza di scoperta del museo. "Una ventina di operatori Muse sono stati adeguatamente formati, pronti a guidare i visitatori in un'esplorazione basata sul tatto. Sono stati scelti reperti originali e ricostruzione dell'esposizione permanente". I percorsi riguarderanno la serra tropicale, l'ambiente glaciale, il bosco e la nascita delle Dolomiti da un punto di vista geologico. Le visite, in questo caso, sono in programma il primo martedì del mese alle 15 e il terzo sabato del mese alle 11: meglio prenotare, perché tutto sia organizzato al meglio. "Abbiamo portato avanti numerose sperimentazioni, che ci hanno aiutato a migliorare il nostro obiettivo. Per noi i feedback sono fondamentali, perché la percentuale di miglioramento c'è sempre, e i problemi devono essere risolti. Per questo contiamo molto anche sui futuri visitatori: abbiamo già ricevuto moltissime prenotazioni. Anche la nostra festa di compleanno, il 19 luglio, sarà accessibile a tutti in ogni sua parte, musica e discorsi inclusi". Per prenotare, 848 004 848 o 0461 228502, mail a prenotazioni@muse.it

Percorsi riservati alle persone con disabilità sono organizzati anche nelle sedi territoriali del Muse. Per venerdì 8 agosto al Giardino botanico alpino alle Viote del Monte Bondone è organizzato 'Conoscere le piante al buio', una sfida alle conoscenze botaniche dei visitatori, un allenamento per tatto e memoria. Per tutto il giorno sarà a disposizione il 'Bar al buio' per assaggiare, in totale oscurità, cibi e bevande a base di piante del giardino. Il Museo geologico delle Dolomiti di Predazzo, invece, in collaborazione con Sportabili di Predazzo organizza visite guidate, laboratori didattici ed escursioni adatti anche a disabili e non vedenti. (ambra notari)

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Avvenire del 16-07-2014

E la Cattedrale diventa "visibile" dai non vedenti

GROSSETO. Una bella giornata di arte e di civiltà a Grosseto. Lunedì mattina la Cattedrale di San Lorenzo, infatti, ha aperto le porte ad un gruppo di giovani non vedenti ed ipovedenti dell'associazione Aidivi onlus (associazione istruttori per disabili della vista) di Firenze, che hanno visitato, conosciuto e 'toccato' il principale monumento artistico e luogo di culto della diocesi, divenuto pienamente 'accessibile' grazie alla rampa di accesso e al percorso tattile L'arte dell'invisibile , inaugurato a marzo.

Ogni anno i giovani, provenienti non solo da Firenze ma da varie zone d'I- talia, effettuano uno stage estivo dedicato all'orientamento e all'autonomia e nel 2014 gli educatori volontari dell'Aidivi hanno scelto Grosseto come località in cui trascorrere la settimana di formazione.

A condurli nella visita è stata la responsabile dell'Ufficio beni culturali ecclesiastici, Olivia Bruschettini, insieme alle storiche dell'arte Elisabetta Bini e Patrizia Scapin, che si sono avvalse anche del sussidio per non vedenti Appunti di storia dell'arte, a cura del Museo tattile Omero di Ancona, con pagine in braille e tavole in rilievo. Le storiche dell'arte hanno fornito informazioni storiche, artistiche ed architettoniche dell'edificio sacro per prepararli al contatto sensoriale con la facciata, i portali, le decorazioni esterne e, successivamente, con la parte interna, dove i ragazzi hanno potuto toccare il fonte battesimale ed effettuare il percorso tattile lungo la navata di sinistra, grazie ai tre supporti che riproducono la pianta del Duomo, il fonte battesimale e l'immagine della Madonna delle Grazie. Il progetto L'arte dell'invisibile è uno dei primi del genere in Italia: curato dall'associazione di volontariato Madre Teresa, in collaborazione con gli uffici beni culturali ecclesiastici e progettazione della diocesi e con la consulenza dell'Unione italiana ciechi ed ipovedenti è stato finanziato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri - dipartimento per le Pari opportunità.

L'obiettivo è duplice: stimolare i non vedenti ed ipovedenti a frequentare gli spazi della città e conoscere il patrimonio storico-artistico andando oltre le barriere.

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focus

Il Sole 24 Ore del 01-07-2014

Permessi per la "104" a parenti di terzo grado

I tre giorni al mese di permesso retribuito per assistere familiari con gravi handicap possono essere chiesti anche per parenti o affini entro il terzo grado se costoro non hanno coniuge o genitori che possono assisterli. Rispondendo con l'interpello 19 del 26 giugno al quesito posto dalle associazioni Anquap e Cida, il ministero del Lavoro chiarisce che questa è l'unica condizione e non rileva che vi siano altri parenti o affini, di grado inferiore che potrebbero assistere la persona disabile. Perché il lavoratore possa chiedere i tre giorni di permesso per assistere un parente o un affine di terzo grado è sufficiente, quindi, che i genitori o il coniuge della persona che necessita dell'assistenza si trovino in una delle seguenti condizioni: abbiano compiuto i sessantacinque anni di età; siano anche essi affetti da patologie invalidanti; siano deceduti o mancanti. Per mancanti si intende non solo l'assenza naturale o giuridica, ma ogni altra condizione certificata dall'autorità giudiziaria o da altra pubblica autorità, quale divorzio, separazione legale o abbandono. Si ricorda, peraltro, che sono parenti di terzo grado i bisnonni, i pronipoti, gli zii, i nipoti (figli di sorelle e fratelli), e sono affini di terzo grado i parenti (dello stesso grado) del coniuge. Non possono essere riconosciuti permessi a più lavoratori per assistere la stessa persona: si tratta del cosiddetto "referente unico" introdotto dall'articolo 24 della legge 183 del 2010, che ha profondamente modificato la materia. Il referente può essere cambiato, anche temporaneamente, ma è necessario presentare una specifica istanza. Potrebbe essere il caso, abbastanza comune, del trasferimento di residenza presso un altro familiare che assume, quindi, il compito dell'assistenza e può chiedere i relativi permessi a condizione, ovviamente, che sussistano i presupposti soggettivi. In deroga al requisito del referente unico, i genitori, anche adottivi, di figli con disabilità grave, possono fruire dei permessi alternativamente, rispettando il limite dei tre giorni riferiti alla persona disabile. In questo senso si è pronunciata l'Inps con la circolare 155/2010, riconoscendo il diverso ruolo che i genitori esercitano sul bambino rispetto agli altri familiari. Un lavoratore può,peraltro, chiedere permessi per assistere più familiari con grave handicap, se si tratta del coniuge o di un parente o affine entro il primo o il secondo grado e se i genitori o il coniuge della persona con handicap in situazione di gravità abbiano compiuto i 65 anni di età, oppure siano anch'essi affetti da patologie invalidanti o siano deceduti o mancanti. In alternativa ai permessi, il coniuge, o in mancanza il padre o la madre anche adottivi, o, mancando anch'essi, uno dei figli conviventi, o in ultima alternativa, uno dei fratelli o sorelle conviventi, per assistere la persona può richiedere il congedo straordinario indennizzato, disciplinato dall'articolo 42 del Dlgs 151/2001. Per fruire dei permessi è regola generale che la persona da assistere non sia ricoverata a tempo pieno in una struttura. Tuttavia i permessi possono essere richiesti in caso di necessità del portatore di grave disabilità di recarsi fuori dalla struttura per effettuare visite o trattamenti terapeutici, o nel caso in cui sia certificata l'esigenza del disabile di essere assistito dai genitori o da un familiare, ipotesi questa che era precedentemente prevista per i soli minori. I permessi possono essere chiesti anche da lavoratori che risiedono in luoghi distanti dalla residenza della persona da assistere, purché vi siano i presupposti affinché l'assistenza sia comunque adeguatamente garantita e il lavoratore produca i titoli di viaggio. Poche la concessione dei permessi è strettamente collegata alla necessità dell'assistenza, il diritto agli stessi decade ogni qualvolta l'esigenza venga meno.

di Maria Rosa Gheido

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Giornale UICI dell'11-07-2014

Centro di Documentazione Giuridica: IMMIGRATI: Sì ad indennità di accompagnamento anche senza carta di soggiorno

a cura di Paolo Colombo

La Corte Costituzionale, con la sentenza 15 marzo 2013, n. 40 ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'articolo 80, comma 19, della legge 23 dicembre 2000, n. 388 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - legge finanziaria 2001) "nella parte in cui subordina al requisito della titolarità della carta di soggiorno la concessione agli stranieri legalmente soggiornanti nel territorio dello Stato della indennità di accompagnamento di cui all'articolo 1 della legge 11 febbraio 1980, n. 18 (Indennità di accompagnamento agli invalidi civili totalmente inabili) e della pensione di inabilità di cui all'art. 12 della legge 30 marzo 1971, n. 118 (Conversione in legge del decreto-legge 30 gennaio 1971, n. 5 e nuove norme in favore di mutilati ed invalidi civili)".

La disposizione come formulata escludeva dal beneficio tutti quegli stranieri che, seppur erano in possesso dei requisiti sanitari necessari, erano, però, presenti in Italia da meno di cinque anni e quindi impossibilitati ad avere il documento di soggiorno richiesto.

Secondo quanto precisato dalla Corte Costituzionale nella sentenza in commento, tale situazione portava ad una discriminazione e disparità di trattamento in ordine ai diritti fondamentali della persona tra cittadini italiani e cittadini stranieri, rappresentando una violazione del diritto alla salute tutelato costituzionalmente.

L'assistenza alle famiglie che abbiano all'interno portatori di handicap grave non può essere rifiutata in ragione della "mera durata del soggiorno".

Si legge, infatti, testualmente, nella decisione in oggetto che ... "In ragione delle gravi condizioni di salute dei soggetti di riferimento, portatori di handicap fortemente invalidanti (in uno dei due giudizi a quibus si tratta addirittura di un minore), vengono infatti ad essere coinvolti una serie di valori di essenziale risalto - quali, in particolare, la salvaguardia della salute, le esigenze di solidarietà rispetto a condizioni di elevato disagio sociale, i doveri di assistenza per le famiglie -, tutti di rilievo costituzionale in riferimento ai parametri evocati, tra cui spicca l'art. 2 della Costituzione - in base, anche, delle diverse convenzioni internazionali che parimenti li presidiano - e che rendono priva di giustificazione la previsione di un regime restrittivo (ratione temporis, così come ratione census) nei confronti di cittadini extracomunitari, legalmente soggiornanti nel territorio dello Stato da tempo apprezzabile ed in modo non episodico, come nei casi di specie".

La concessione, quindi, agli stranieri extracomunitari, che siano legalmente soggiornanti in Italia, della indennità di accompagnamento nonché della pensione di inabilità, non può essere subordinata al "semplice" requisito della titolarità della carta di soggiorno.

a cura di Paolo Colombo (coordinatore del Centro di Documentazione Giuridica)

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Giornale UICI del 21-07-2014

Centro di Documentazione Giuridica: Corte di Cassazione, civile, Sentenza 5 novembre 2013, n. 24775 LAVORO - PORTATORI DI HANDICAP - TRASFERIMENTO PER INCOMPATIBILITÀ AMBIENTALE - LEGITTIMITÀ

a cura di Paolo Colombo

Il diritto della persona handicappata di non essere trasferita senza il suo consenso ad altra sede, mentre non può subire limitazioni in caso di mobilità connessa ad ordinarie esigenze tecnico-produttive dell'azienda, non è invece attuabile ove sia accertata l'incompatibilità della permanenza del lavoratore nella sede di lavoro.

Con la recente sentenza n. 24775 del 5 novembre 2013 la Corte di Cassazione si è pronunciata sul trasferimento del lavoratore disabile, esaminando, in generale, i limiti legali sussistenti in capo al datore di lavoro in tale materia e, in particolare, la legittimità del trasferimento per incompatibilità ambientale.

La norma (speciale) di riferimento è l'art. 33, comma 6, della legge n. 104/1992, secondo cui il lavoratore handicappato - senza il suo consenso - non può essere trasferito in un'altra sede di lavoro.

Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione si sono già pronunciate in una fattispecie analoga, pure disciplinata dalla legge n. 104/1992, inerente il trasferimento del lavoratore che assiste una persona affetta da handicap in situazione di gravità (la legge fa riferimento al coniuge, parente o affine entro il secondo grado, ovvero, entro il terzo grado nei casi ivi espressamente indicati) e che, ai sensi di quanto previsto dall'art. 33, comma 5, della citata legge n. 104/1992, non può essere trasferito senza il suo consenso.

Infatti, con sentenza n. 16102 del 9 luglio 2009, le Sezioni Unite della Corte di Cassazione hanno precisato che, in base ad un'interpretazione costituzionalmente orientata, il diritto del genitore o del familiare lavoratore - con rapporto di impiego pubblico o privato, che assista con continuità un parente o un affine nei limiti di grado previsti dalla legge - di non essere trasferito senza il suo consenso ad altra sede, se, da un lato, non può subire limitazioni in caso di mobilità connessa ad ordinarie esigenze tecnico-produttive dell'azienda o della P.A., non è, invece, attuabile ove sia accertata - in base ad una verifica rigorosa anche in sede giurisdizionale - l'incompatibilità della permanenza del lavoratore nella sede di lavoro.

La sentenza in esame ha ritenuto applicabili i principi affermati dalle Sezioni Unite anche nell'ipotesi del trasferimento del lavoratore disabile.

In particolare, la Suprema Corte ha precisato che l'interesse della persona handicappata, ponendosi come limite esterno al potere datoriale di trasferimento (disciplinato dall'art. 2103 cod. civ.) prevale sulle ordinarie esigenze produttive ed organizzative del datore di lavoro, ma non esclude che il medesimo interesse, pure prevalente rispetto alle predette esigenze, debba conciliarsi con altri rilevanti interessi, differenti da quelli sottesi alla ordinaria mobilità, che possono entrare in gioco nello svolgimento del rapporto di lavoro (pubblico o privato), così come avviene in altre ipotesi di divieto di trasferimento previste dall'ordinamento, per le quali la considerazione dei principi costituzionali coinvolti può determinare, concretamente, un limite alla prescrizione di inamovibilità (come, ad esempio, per il trasferimento dei dirigenti sindacali, ai sensi dell'art. 22, comma 2, della legge n. 300/1970).

Inoltre, è stato evidenziato che la giurisprudenza di legittimità aveva già, ripetutamente, affermato che il trasferimento del dipendente per incompatibilità ambientale, trovando la sua ragione nello stato di disorganizzazione e di disfunzione dell'unità produttiva, va ricondotto alle esigenze tecniche, organizzative e produttive di cui all'art. 2103 cod. civ. (ex plurimis, Cass. 23 febbraio 2007, n. 4265, e, più recentemente, Cass. 22 agosto 2013, n. 19425).

Nel nostro caso, la Corte di Cassazione ha, quindi, rilevato che la situazione di incompatibilità ambientale (nella fattispecie, si trattava del trasferimento di una lavoratrice disabile determinato da una situazione di forte contrasto tra quest'ultima ed i colleghi di lavoro, con rilevanti ripercussioni sul regolare svolgimento dell'attività lavorativa) si distingue dalle "ordinarie" esigenze di modifica dell'assetto organizzativo, in quanto costituisce essa stessa una causa di disorganizzazione e di disfunzione e, quindi, realizza - di per sé - un'esigenza di mutamento del luogo di lavoro.

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Giornale UICI del 12-05-2014

Una bussola per orientarsi - Imparare e insegnare a fare facendo (prima parte)

di Angelo Fiocco

Rubrica per genitori

In questo numero, con l'aiuto del dott. Angelo Fiocco - Presidente dell'Istituto per Ciechi L. Configliachi di Padova -, inizieremo a conoscere il bagaglio di risorse insite nel nostro patrimonio genetico, a cui attingiamo inconsapevolmente nell'agire quotidiano e che è bene valorizzare quando si educano bambini con disabilità visiva.

Pensare di riassumere in qualche pagina gli interventi educativi più salienti da rivolgere al bambino con deficit visivo grave o totale sarebbe presuntuoso, e autorizzerebbe il lettore a dubitare a priori circa la buona fede e l'attendibilità di chi scrive. Attraverso le considerazioni che seguono, desidero solo proporre alcuni spunti di riflessione a proposito delle interazioni che meritano a mio avviso particolare attenzione in un rapporto costruttivo tra genitori e figli, nonché alcuni stimoli a verificare anzitutto su noi stessi la portata delle molteplici risorse insite nel nostro bagaglio genetico, delle quali ci serviamo con sistematicità in tutte le fasi dell'esistenza. Un'educazione efficace non può prescindere dalla conoscenza di esse, a maggior ragione quando è destinata a soggetti le cui facoltà sensoriali risultano parzialmente compromesse.

Sulla magnolia in giardino un merlo canta ininterrottamente dall'alba al tramonto. E' la stagione degli amori, mi dico, mentre lo ascolto modulare il suo cinguettio secondo uno schema che mi pare ripetersi in maniera sequenziale. Ne ignoro il significato, però non mi sfugge che quello è un linguaggio strutturato e finalizzato.

Da chi avrà imparato a volare, a costruirsi il nido, a sfamarsi, a cantare?

Non ho dubbi che l'istinto e i caratteri ereditari propri della specie alla quale appartiene siano stati determinanti nella sua crescita, ma so pure che ha appreso non poco osservando ed imitando i comportamenti dei suoi genitori, similmente a quanto avviene per gran parte degli individui, compresi i cuccioli d'uomo che alla nascita sanno manifestare - quando tutto va bene - soltanto i bisogni primari, e che per crescere e apprendere a vivere dipendono più di ogni altra specie dalle figure genitoriali, cioè dagli adulti.

Mi sorprendo a chiedermi che ne sarebbe già stato di quella bestiola se fosse nata cieca o se, come me, lo fosse diventata in tenerissima età, e la risposta si palesa subito nel gatto in cerca di uno spuntino, nel formicaio ai piedi del tronco, nella civetta che aggredisce dall'alto, giacché l'imponenza dell'albero non garantisce alcuna certezza a chi ne abita la cima, e mi appare evidente che, privata della vista, la bestiola non avrebbe scelta tra diventare facile preda nel nido o cadere presto o tardi a terra sfinita.

Per fortuna, almeno qui da noi, i cuccioli d'uomo nati con gli occhi spenti o che ne perdono troppo presto l'uso godono di una rete di protezioni che non li lascerà certo morire d'inedia, tuttavia il semplice accudimento durante i primi mesi e i primi anni di vita non basta ad assicurare loro pari opportunità sul piano dello sviluppo fisico e intellettivo.

Ma forse che i loro coetanei normovedenti imparano autonomamente a camminare, a relazionarsi con gli altri e l'ambiente, a trarre dalle esperienze compiute deduzioni utili ad affrontarne altre nuove, ad elaborare il concetto di sé e della propria identità quali elementi distinti e distintivi, unici e irripetibili?

Ovviamente no, e sebbene la vista possieda prerogative bastevoli a stimolarli ad interagire con quanto di visibile li circonda, li sollecitiamo col sorriso a sorriderci e ad osare, poi a dirigersi gattonando verso una meta precisa, in seguito a trasformare le lallazioni in parole, più avanti a manipolare e plasmare, ad abbozzare i primi disegni, a far finta che... e, progredendo, a tradurre le parole in segni grafici, a vestire di esse i sentimenti e i pensieri, a misurare, contare e numerare, ad osservare i mille e mille fenomeni che si accompagnano al trascorrere della vita e del tempo.

Quanto di tutto ciò è proponibile al bambino che non vede o vede troppo poco per affidarsi alla sua percezione visiva?

Quasi tutto, purché siamo disposti a scoprire in noi stessi e a valorizzare il bagaglio di risorse e di potenzialità cui attingiamo - il più delle volte inconsapevolmente - nell'agire quotidiano, nonostante l'immediatezza caratterizzante la vista. In che modo?

Potremmo cominciare familiarizzando con il tatto, magari mentre giochiamo col nostro cucciolo che ha bisogno di avvertirci presenti. Quante cose abbiamo appreso a fare per gioco da piccoli, scrutando e imitando chi si occupava di noi!...

Soffermiamoci ad esplorare uno qualsiasi degli oggetti dedicati a lui o a lei, sia tenendolo tra le mani, sia dopo averlo appoggiato su una superficie piana. Sfioriamolo lentamente con i polpastrelli - soprattutto di pollice, indice e medio - di ambedue le mani, quindi stringiamolo tra pollice e indice e ancora nel pugno. Infine soppesiamolo con calma sul palmo aperto e rivolto verso l'alto della mano che usiamo più di frequente.

Già che ci siamo, perché non saggiare più a fondo le nostre abilità percettive? Dai, afferriamone un altro con la mano libera e indugiamo ad analizzare il peso di entrambi come se dovessimo appropriarcene. Qualora non riscontrassimo differenze apprezzabili, non desistiamo e invertiamone il posto, tornando a soppesarli con cura.

Può accadere che il risultato non si manifesti al primo tentativo, talmente si è portati a sopravvalutare il canale visivo a scapito degli altri, ma se avremo la costanza di ripetere l'esperimento, non tarderemo ad accorgerci che l'esplorazione tattile riserva anche a chi vede vantaggi inattesi, che abituandoci a dosare adeguatamente l'intensità dello sfioramento, della digitopressione e della prensione, arriveremo ad acquisire le informazioni quantomeno essenziali in merito a ciò che tocchiamo intenzionalmente (dimensioni, forma, grado di compattezza, stato termico, tipo di materiale, ecc.), che si tratta insomma di un'attività che vale la pena approfondire per poi motivare, convinti, il piccolo ad avvalersene coscientemente al fine di allargare la propria sfera conoscitiva.

Un percorso analogo a quello appena accennato andrebbe intrapreso alla scoperta dell'udito, iniziando col discriminare gli attributi di un determinato suono-rumore: intensità, acutezza, gravità, limpidezza, sovrapposizione di più elementi costitutivi, provenienza, ecc..

Più tardi potrà rivelarsi interessante capire come il variare della distanza tra noi e la fonte sonora ne modifica la percezione, in particolare riguardo all'esattezza della sua localizzazione. Sarà pertanto utile ripetere la prova - meglio se a occhi chiusi - mentre ruotiamo il corpo di 45°, 90°, ecc., fino a completare un angolo giro, così da cogliere il mutare della provenienza e dunque della possibilità di localizzare la fonte a seconda della posizione che via via assumiamo rispetto ad essa.

Una volta sicuri di padroneggiare tale esperienza, cominceremo a proporla gradualmente al bimbo servendoci della nostra voce o di un suono-rumore che sappiamo essergli familiare e gradito, tenendo presente che non starà a lui ruotare il proprio corpo, ma che saremo noi a decidere da dove lanciargli lo stimolo.

Osserviamo da ultimo che la capacità di discriminare e localizzare due o più fonti sonore diminuisce con l'aumentare della distanza da esse. Per interiorizzare questo concetto, poniamoci di fronte a due carillon (ma vanno bene pure due sveglie, due cellulari o le casse acustiche di un riproduttore audio) sistemati lateralmente rispetto al punto centrale di ascolto e distanti almeno 2-3 metri l'uno dall'altro, quindi azioniamoli e sinceriamoci di sentirne distintamente uno per orecchio. Ora cominciamo ad allontanarci, seguendo per quanto possibile la perpendicolare intersecante il piano su cui stazionano le due fonti sonore; noteremo che più ce ne discostiamo, più esse sembrano avvicinarsi tra loro fino a mescolarsi, dando luogo ad una illusione acustica che, in assenza della vista, diviene una variabile costante da valutare allorché ci si muove in autonomia.

E che cosa sappiamo dell'olfatto?

Probabilmente poco, anche se tramite esso ci confrontiamo ogni giorno con le necessità e le situazioni più disparate: dall'igiene personale all'acquolina che ci sale in bocca sulla soglia di una pasticceria, dalla carta patinata della rivista che sfogliamo nella sala d'attesa di un professionista alle scarpe nuove nelle quali non entriamo - accidenti! - giusto per un pelo, dalla cimice intrappolata tra la tenda e il vetro in soggiorno al tegame dimenticato sul fuoco in cucina, dal dopobarba o la colonia del/della collega al pullover zuppo dopo un acquazzone improvviso, dalle grate degli scantinati nel centro storico agli scappamenti dei motorini vecchi o scarburati. Gli esempi sono innumerevoli, tantissimi a portata di mano, ma noi, quale ruolo riserviamo agli odori e all'organo deputato a captarli?

Non è semplice insegnare a fiutare o, se preferiamo, ad annusare, tuttavia dobbiamo ammettere che la gamma di informazioni veicolate dall'olfatto è assai più vasta di quanto siamo soliti ritenere, e dunque convenire sull'opportunità di guidare il piccolo ad affinarne l'uso sperimentandone insieme le svariate implicazioni che, assimilate nel tempo, gioveranno ad ampliare sensibilmente la sua autonomia.

A differenza delle esperienze uditive e tattili, quelle olfattive presuppongono fin dall'inizio un approccio e una partecipazione coerenti, in quanto le reazioni soggettive non sempre sono univoche. E' perciò consigliabile cominciare a proporle al bambino a partire da quando ci sono chiare le sue modalità di interagire con noi, sotto forma di attività ludica, ricordando che tra le prerogative dell'olfatto è assente quella relativa alla localizzazione a distanza.

(Continua)

Angelo Fiocco - tiflologo, specializzato nell'insegnamento agli alunni disabili visivi

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Giornale UICI del 26-05-2014

Una bussola per orientarsi - Imparare e insegnare a fare facendo (seconda parte)

di Angelo Fiocco

Rubrica per genitori

Il numero di oggi costituisce il secondo dei tre appuntamenti dedicati-con l'aiuto del dott. Angelo Fiocco-alla scoperta dei sensi vicarianti, una risorsa spesso sottovalutata ed invece tanto preziosa per la vita quotidiana delle persone con disabilità visiva.

Posto che l'addestramento all'impiego dei canali sensoriali residui non si esaurisce nel poco detto fin qui, va sottolineato che alcune prerogative specifiche dei singoli organi di senso raggiungono il massimo dell'efficacia a condizione che ci si abitui ad associare correttamente tra loro i diversi segnali-messaggio percepiti e a combinarli in informazioni verosimili sulla realtà fisica circostante. Trattasi di operazioni assai semplici che i bambini con deficit visivo grave o totale dalla nascita, specie se incoraggiati ad osare, imparano ad effettuare spontaneamente, tuttavia noi possiamo aiutarli a perfezionare questi processi e a ricorrervi in maniera intenzionale e intelligente, ricordando che le indicazioni sottostanti saranno valide a patto che prima ne abbiamo saggiato di persona la fondatezza. In caso contrario non saremmo credibili, e voler insegnare ciò che non si sa offende la dignità altrui prima ancora di arrecargli danno.

N.B.: Siccome sto per proporvi nuovamente di chiudere gli occhi, vi invito a non assimilare l'assenza temporanea della visione né allo stato di cecità né a quello di buio; quanto vado a suggerirvi è soltanto una simulazione volta a scoprire, a riscoprire o a conoscere più in dettaglio le risorse e le potenzialità cui ho accennato più sopra, nonché a persuaderci che esse sono utilizzabili a prescindere dal fatto che si veda o no.

Proviamo allora a testare qualche peculiarità per certi versi affascinante e intrigante del nostro mondo percettivo.

Che la sensibilità tattile sia diffusa su tutto il corpo è risaputo, ma siamo in grado di dire in quali circostanze ne siamo coscienti razionalmente oltre che fisicamente?

Ci difendiamo dal caldo e dal freddo adeguando l'abbigliamento al clima e alla stagione; in auto manovriamo con i piedi i tre pedali di rito; la qualità del materasso e del letto condiziona quella del nostro riposo; l'affaticamento agli arti inferiori che aumenta mentre procediamo lungo un tratto fangoso non è paragonabile a quello che avvertiamo camminando in discesa o su una sassaia; la brezza del mattino non ha sul viso il medesimo impatto di quella serale...

Quanto all'udito, le grida dei bambini all'uscita di scuola o intenti a rincorrersi al parco o in una piazza risuonano differenti da quelle dei tifosi allo stadio, dei venditori al mercato o di un corteo di protesta; il camion della nettezza urbana fermo a vuotare un cassonetto non emette lo stesso suono-rumore di quando è in movimento; il galoppo di un cavallo ha connotazioni sonore diverse da quelle del trotto; i passi umani sulla ghiaia hanno poco in comune con le ruote di un veicolo...

Le sensazioni olfattive che percepiamo costeggiando una siepe fiorita o un fazzoletto di erba appena tagliata, nei pressi di una farmacia o di un caffè differiscono enormemente da quelle avvertite in un'officina meccanica, in un negozio di vestiti o di scarpe, dal fruttivendolo, in un'aula di scuola, salendo su un autobus stipato o entrando in una chiesa...

Ovvietà? Può darsi, ma intanto prendiamoci la briga di chiudere gli occhi per un po' e di concentrarci a cogliere gli stimoli non visivi che emana un ambiente preciso - meglio se familiare all'inizio, poi anche nuovo -, a riconoscerne e a focalizzarne l'entità e le caratteristiche grazie alle quali riusciamo a distinguerli.

Adesso lasciamoci andare a compiere qualche gesto un tantino goffo come schioccare due dita o la lingua contro il palato, pesticciare sull'impiantito, emettere due o tre "ah" brevi e secchi o schiarirci la gola. Riscontriamo qualche risultato?

In caso affermativo possiamo procedere all'esperimento successivo, altrimenti rilassiamoci un attimo e ricominciamo da principio: la mancanza di percezioni alternative immediate non è necessariamente dovuta a disfunzioni organiche o a inettitudine da parte nostra, semmai è la spia di quanto ci affidiamo ciecamente alla vista... Qualora però continuiamo a non avere riscontri, converrà consultare il nostro medico di fiducia.

Per apprezzare più a fondo l'esperienza, nel caso in cui temessimo di muoverci a occhi chiusi, apriamoli per avvicinarci a una parete, quindi richiudiamoli e ripetiamo tutti o parte dei gesti menzionati pocanzi.

Agiamo allo stesso modo dopo esserci avvicinati a una finestra con la tenda chiusa, a un tavolino, a un mobile piuttosto imponente, a una porta aperta.

Concediamoci due o tre minuti di pausa, ed eccoci pronti ad aggiungere un pizzico di pepe al nostro gioco sensoriale. Ora infatti, con gli occhi aperti, ci avvicineremo a ciascuno dei punti di riferimento scelti nella fase precedente, lo toccheremo, chiuderemo gli occhi e prenderemo ad allontanarcene lentamente - arretrando o di lato a seconda dello spazio disponibile - e lanceremo a intervalli regolari gli input già utilizzati, sforzandoci di verificare come si modificano le percezioni mano a mano che ci allontaniamo da quel determinato punto. Noteremo che alcune variano a seguito dei nostri spostamenti (in genere quelle relative agli oggetti più alti), mentre altre rimangono inalterate (tavoli, sedie, puff, ecc.).

Se poi sostiamo in posizione frontale a 1/2 metri di distanza da una parete o da un armadio, possiamo osservare che l'effetto di ritorno generato dal nostro input si riflette soprattutto sulla fronte; che ruotando a destra o a sinistra di 45° viene interessato sì in primo luogo l'orecchio, ma anche la zona occipitale; che ruotando di 180° lo avvertiremo più o meno intenso all'altezza soprattutto della nuca. Naturalmente, più si affina questa sensibilità, maggiore diviene la distanza dentro cui è possibile captare il segnale-messaggio di ritorno.

Ora fermiamoci e, prima di aprire gli occhi, cerchiamo di costruire mentalmente una sorta di mappa sensoriale - alternativa a quella visiva - del luogo in cui ci troviamo, avendo cura di riordinare per importanza gli stimoli avvertiti e di stabilire quali tra essi coinvolgono più di un canale percettivo.

Stop!... Però prima di dimenticare le sensazioni appena sperimentate, facciamone tesoro. Perché non verbalizzarle, magari sotto forma di appunti?

Alla fine constateremo che esse ci hanno fornito un insieme di dati riguardanti:

- l'ampiezza del locale (oltre alla nostra posizione e alla distanza rispetto a un determinato punto di riferimento, i segnali-messaggio provocati dai nostri input rivelano gli stati di pieno/vuoto, alto/basso, largo/stretto, ecc.);

- la superficie e il volume approssimativi occupati dall'arredamento;

- l'eventuale presenza di controsoffitti o di lampadari se sufficientemente grandi (la scatola cranica è un ottimo recettore) e quella di piante, libri, ecc.;

- il tipo di pavimento (marmo, cotto, parquet), le cui proprietà sono piuttosto facili da individuare attraverso le piante dei piedi anche indossando pantofole o calzature normali;

- l'eventuale presenza di tappeti o di tendaggi pesanti.

Attenzione: i pavimenti in moquette o la sovrabbondanza di tappeti riducono sensibilmente la propagazione del suono: ciò non significa dover adattare l'intera abitazione al bambino con deficit visivo totale o grave, ma sarà bene che almeno la sua cameretta e parte degli spazi comuni non eccedano in suppellettili fonoassorbenti.

Angelo Fiocco

Tiflologo, specializzato nell'insegnamento agli alunni disabili visivi

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Giornale UICI del 04-07-2014

Una bussola per orientarsi - Imparare e insegnare a fare facendo (terza e ultima parte)

di Angelo Fiocco

Eccoci al terzo ed ultimo appuntamento con il dott. Angelo Fiocco-tiflologo e Presidente dell'Istituto per Ciechi L. Configliachi di Padova-che ci accompagnerà ancora una volta nel mondo dei sensi vicarianti, suggerendoci qualche utile strategia per favorire nei bambini con disabilità visiva lo sviluppo e l'utilizzo delle risorse insite nel patrimonio genetico dell'essere umano, al fine di imparare a conoscere l'ambiente che li circonda.

Chi ha testato le facoltà percettive in suo possesso seguendo le indicazioni proposte (ma anche sperimentando altri accorgimenti se li ha trovati, dato che esse non hanno alcuna pretesa di unicità), forse si starà domandando quali strategie adottare per sollecitare convenientemente il piccolo che non vede a identificare le proprie, a consolidarle e a divenirne padrone. Siccome temo le risposte concluse e conclusive, le soluzioni "prêt à porter" e i tecnicismi spacciati per certezze, provo a formulare in modo conciso alcune proposte operative maturate grazie alle osservazioni compiute sul campo e condivise da un gruppo di educatori, genitori e bambini ciechi oggi cresciuti che nel Veneto si confronta da anni.

E' indispensabile offrire al piccolo occasioni di percepire che ci risultino essere gratificanti per lui, tenendo presente che:

- tali sono state in genere le sue esperienze prima di venire alla luce;

- benché bisognoso di tutte le cure e le attenzioni dovutegli in quanto individuo in fase di adattamento alla vita, già alla nascita egli è in grado di operare discriminazioni funzionali al proprio sé (allattiamolo prematuramente col biberon anziché al seno, o diamogli un succhiotto diverso dall'abituale e sentiremo che musica!...);

- quello che gli studiosi definiscono "campo percettivo" non è costituito da una somma indefinita di elementi sensoriali, bensì da oggetti ed eventi che rivestono per il singolo valori soggettivi importanti;

- ogni azione che compiamo nei suoi riguardi - ciò vale per tutti i bambini - è portatrice di messaggi aventi funzione educativa; sta perciò a noi far sì che tali azioni concorrano alla costruzione sia della sua personalità, sia delle abilità necessarie ad esorcizzare i condizionamenti del deficit.

La compensazione comunicativa e strumentale del contatto visivo con quello uditivo è d'obbligo, essendo quest'ultimo il solo che segnali a chi non vede, anche a distanza, la nostra presenza. Meno immediato rispetto al primo, che può consentire la simultaneità dell'interazione tra due o più soggetti, esso comporta il ricorso alla voce nelle sue svariate sfumature e alle parole, la cui valenza molto dipende dall'intonazione con la quale vengono pronunciate. (Si pensi a titolo esemplificativo ai diversi significati che possiamo attribuire al termine "ancóra" a seconda di come lo articoliamo: incoraggiamento, richiesta di iterazione, stupore, rimprovero, ecc..)

Il contatto fisico è chiamato ad assumere un ruolo che va oltre gli atti legati all'accudimento e alle espressioni appartenenti alla sfera affettiva (coccole, abbracci, contenimento, ecc.). Ad esso, infatti, dovrà essere affidata la maggior parte degli interventi volti a trasmettere il senso e il gusto del fare, quest'ultimo inteso quale atto o insieme di atti finalizzati a raggiungere uno scopo predefinito.

Poiché il deficit visivo totale o grave preclude la possibilità di avvalersi dell'imitazione diretta, all'adulto compete non soltanto proporre al bimbo dei modelli di comportamento che lo stimolino ad appropriarsene e lo orientino verso forme di imitazione differita, ma anche condurlo a scoprire, a comprendere e ad assimilare i gesti che non può replicare imitando. Impugnare, allacciare, indossare, abbottonare, piegare, avvolgere, riempire, capovolgere, sparpagliare, infilare, infilzare, premere, spremere, plasmare sono una minuscola parte delle operazioni il cui apprendimento spontaneo è impedito dall'assenza della vista e che dovranno quindi essere insegnate partendo dalle attività manuali più semplici.

Il riconoscimento degli oggetti e delle forme non può che avvenire tramite l'esplorazione tattile. Normalmente i bambini amano toccare, e toccare è la prima modalità di approccio alla realtà fisica che l'individuo attua deliberatamente per sentirsene parte e, in seguito, adattarla ove possibile alle proprie esigenze. Non essendo però il tatto senso "a distanza", ad esso sfugge tutto quanto non si trova alla sua portata; pertanto l'adulto, una volta certo che il piccolo reagisce correttamente alle sollecitazioni propostegli, dovrà avere l'accortezza di guidarlo ad esplorare l'oggetto sia posando leggermente le proprie mani sulle sue, sia dandogli suggerimenti verbali riguardo ai movimenti da compiere per individuarne forma e attributi, considerando che le proprietà esplorative del tatto si attivano solo se le mani sono in movimento.

Il traguardo forse più significativo da perseguire durante la prima infanzia è tuttavia rappresentato dalla comprensione dei rapporti tra sé e lo spazio e del loro modificarsi conseguente ai movimenti compiuti, nonché dall'organizzazione dello spazio secondo le proprie necessità: infatti, il bambino privo della vista ne avverte sì l'esistenza, testimoniata dalle sonorità tipiche di ciascun ambiente interno ed esterno, ma non è in condizione di relazionarsi con esso fintantoché culla, box e contenitori simili lo costringono al contatto con le medesime cose, all'inattività e alla noia. Avviare il piccolo all'esplorazione tattile-uditiva quale strumento privilegiato per conoscere l'ambiente e interiorizzarne i dettagli è dunque un passaggio obbligato, ricco di sorprese emozionanti tanto per lui/lei quanto per chi lo guida.

Quando iniziare?

Nei momenti in cui il piccolo non è "contenuto", osserviamo come reagisce ai nostri richiami e ai segnali che siamo presenti mentre ci avviciniamo o ci allontaniamo: lo capiremo dall'interesse che manifesta con vocalizzazioni probabilmente insolite e dai pochi gesti che, sebbene non ancora opportunamente coordinati, già gli sono usuali per esprimere curiosità e desideri.

Se i suoi primi tentativi di "gattonare" ci paiono troppo faticosi, aiutiamolo per qualche breve tratto accompagnando discretamente con le mani i movimenti ora delle braccia ora delle gambe, come del resto si fa con tutti i cuccioli d'uomo che stanno per avventurarsi alla scoperta del mondo. Ci accorgeremo che non tarderà a ripeterli di sua iniziativa e, procedendo per gradi, potremo invitarlo a raggiungerci attirando la sua attenzione con un giocattolo sonoro che gli è particolarmente gradito e così via.

Allorché avrà acquistato la forza per assumere la stazione eretta lo farà spontaneamente, e di lì a poco prenderà a trotterellare per casa.

D'ora in avanti il suo campo percettivo si amplierà via via che egli andrà affinando la capacità di discriminare gli input sensoriali esterni e la competenza nell'associarne tra loro i riscontri e decodificarli in informazioni plausibili sulla realtà che lo circonda. Si tratta, come dicevo, di operazioni abbastanza congeniali ai disabili visivi, i quali però imparano a servirsene in un arco temporale dilatato. Perché allora non anticipare l'acquisizione di questa competenza, che per lo più rafforza nel bambino la sicurezza di sé e accelera lo sviluppo dei processi cognitivi?

Perché non approfittare dei momenti dedicati al gioco per coinvolgerlo in esperienze di esplorazione tattile-uditiva che lo motivino a conoscere, ad osservare e ad agire?

Potremmo per esempio metterci a ginocchioni o seduti di fronte a lui a distanza ravvicinata e:

- chiedergli di raggiungerci e, in seguito, di indicare con la manina dove siamo;

- tendergli un oggetto riconoscibile al rumore nominandolo, invitarlo a prenderlo e gratificarlo con un "bravissimooo!" quando lo avrà afferrato (rinviare la proposta ad altra occasione qualora stenti a dirigere bene la mano);

- chiedergli di trovare nel cesto dei giochi la palla che suona e di darcela;

- ripetere in un momento diverso il gioco sedendoci al suo fianco e, successivamente, sdraiandoci supini in modo che lui si trovi all'altezza del nostro bacino, affinché colga il cambio di provenienza della nostra voce.

E ancora:

- invitarlo a raggiungerci dopo aver aumentato la distanza che ci separa;

- quando si sarà fatto più agile nel camminare, incitarlo a seguirci, dapprima percorrendo traiettorie diritte, poi variando la direzione, uscendo dalla stanza, senza mai interrompere il contatto uditivo;

- parlargli stando fermi in un angolo della stanza o tra due mobili, così che possa avvertire come le due pareti o lo spazio chiuso su tre lati condizionano il suono della nostra voce;

- fargli quindi prendere il nostro posto e chiamarlo dopo avergli suggerito di rispondere "sono qui", in modo che senta il suono della sua voce in quella posizione;

- agitare per aria un giocattolo sonoro con l'invito a prenderlo, verificare se tende le manine nella giusta direzione e abbassarlo fino a consentirgli di afferrarlo;

- introduciamolo all'uso delle espressioni topologiche (vicino/lontano, dentro/fuori, sotto/sopra, in basso/in alto e, più tardi, davanti/dietro, destra/sinistra, ecc.), facendogli sperimentare i relativi concetti;

- sulla base dei progressi che andrà compiendo, invitiamolo a dirci la sua posizione rispetto a noi, la nostra rispetto a lui, dove sono la porta e la finestra, dove si trova il suo giocattolo preferito, ecc..

L'obiettivo a lungo termine, da conseguire cioè nell'età compresa tra gli 8 e i 10 anni, è la capacità da parte del bambino di costruire spontaneamente la rappresentazione mentale dei luoghi conosciuti e del tragitto circostanziato da compiere per spostarsi da un ambiente ad un altro, vere e proprie mappe da descrivere verbalmente su richiesta (andare dalla cucina alla camera da letto, dall'ingresso di casa al garage, dal cancello al soggiorno, dall'aula ai servizi igienici, ecc.).

Crescere un figlio che vede può apparire più facile che crescerne uno che non vede, ma quando un giorno questo ci dirà "Ho visto la neve" o "Domani vedrò la nonna" crediamogli, perché vedere è anche un processo mentale, e saremo cresciuti di nuovo pure noi.

Angelo Fiocco

Tiflologo, specializzato nell'insegnamento agli alunni disabili visivi

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FLASHBACK: NEL MESE APPENA TRASCORSO

Nel mese di luglio si sono riunite le seguenti Commissioni Regionali:

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