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Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ONLUS
Consiglio Regionale della Lombardia


IL BLOCNOTES

NOTIZIARIO INFORMATIVO DEL CONSIGLIO REGIONALE LOMBARDO DELL'UNIONE ITALIANA DEI CIECHI E DEGLI IPOVEDENTI

A cura di Massimiliano Penna

Maggio 2014

SOMMARIO

Vita.it del 03-04-2014

Mario Barbuto e' il neopresidente di Unione italiana ciechi e ipovedenti

di Carmen Morrone

Lavoro, lotta ai falsi ciechi, accessibilità sono fra le priorità di un'associazione che ha 94 anni di storia e che associa 44mila ipo e non vedenti. I ciechi in Italia sono 130mila, in base ai dati INPS; 362mila secondo l'Istat, che ha censito anche gli ipovedenti: circa un milione.

Mario Barbuto - Fonte: UiciCatanese, 60 anni il prossimo ottobre, socio dell'Unione dal 1969, Mario Barbuto ha lavorato per molti anni all'Istituto dei Ciechi Francesco Cavazza di Bologna, città dove è stato anche Consigliere Comunale, diventando vicepresidente della Commissione Bilancio e facendo parte della Commissione Servizi Sociali. Barbuto succede a Tommaso Daniele, storico presidente dell'Unione, dimessosi per motivi di salute. Ecco quali sono le priorità scritte sull'agenda del neo presidente.

LAVORO. Il lavoro per i ciechi è luce che ritorna, diceva uno dei padri fondatori dell'Unione. Perché si smette di essere assistiti. Per arrivare al lavoro, le persone cieche devono essere supportate e questo ad alcuni appare ancora un costo mentre è un investimento economico finanziario e di civiltà. Non vogliamo accettare di essere considerati una spesa improduttiva. Tanto che Unione ha creato A.L.A Agenzia Per La Promozione Del Lavoro Dei Ciechi che deve avere un maggiore impulso.

FALSI CIECHI. Occorre fare chiarezza sulla campagna orchestrata su falsi ciechi. È stata una campagna pesante che ha messo in difficoltà, ha umiliato le persone. Oltre 800mila persone sottoposte a visite di verifica, con medici esterni pagati con decine di milioni di euro. In corso di verifica, nel 23% dei casi sono stati sospesi gli emolumenti. Ci sono stati migliaia di ricorsi che nel 97% dei casi, sono stati vinti con ulteriori aggravi per lo Stato. Non è questa la strada per combattere i falsi invalidi. Davanti a qualsiasi falso cieco esiste una commissione che ha commesso un falso. Da qui occorre cominciare a lavorare.

ACCESSIBILITÀ. Nelle scuole oggi si usa il registro elettronico. Ci sono molti insegnanti non vedenti che lavorano in autonomia e che potrebbero usare anche il registro elettronico ma spesso i software e i personal computer non sono accessibili. Lo stesso problema di accessibilità si riscontra con i libri di testo che dal 2015 saranno solo in formato elettronico. E dire che rendere gli apparecchi accessibili costa davvero poco, è nostra intenzione evitare che si alzi una nuova barriera alle pari opportunità e al diritto allo studio.

PARTNERSHIP. Il supporto principale per l'Unione sinora è stato quello pubblico. Poiché questo si restringe e crescono le esigenze stiamo pensando ad allacciare nuove partnership italiane e straniere e stringere quelle che già ci sono, come quella con Enel cuore che ha promosso una mostra di libri tattili.

SPORT. Uici ha promosso il Raid ciclistico in tandem e quello in pedalò, è nostra intenzione migliorare la collaborazione con il Comitato italiano paralimpico. Vogliamo promuovere lo sport di base chè ancora troppi ipo e non vedenti non riescono a praticare un attività sportiva anche amatoriale. Oggi ci sono opportunità enormi, dobbiamo lavorare che siano accessibili.

SULLA COPERTINA DELL'AGENDA. Se quando ho detto sinora è scritto nella prima pagina dell'agenda programmatica dell'Unione, quello che sto per dire sta scritto sulla sua copertina e sono tre parole: efficacia, efficienza e risultati. Sono concetti con cui misurare il nostro lavoro, giudicarci e lasciarci giudicare. In questo modo rilanceremo il ruolo dell'Unione che ha 94 anni di storia.

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Giornale UICI DEL 02-04-2014

Intervista a Mario Barbuto, Presidente Nazionale dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti

di Luca Ajroldi

D.: Presidente, qual è stato il suo primo pensiero dopo l'elezione?

R.: L'enorme responsabilità di gestire un'associazione così grande e così importante.

D.: Questo le ha fatto paura?

R.: No, non mi ha fatto paura. Però è stato un pensiero che mi ha dato il senso della responsabilità. Diventare il Presidente di questa grande associazione che vive da 95 anni e che ha accumulato valori, acquisito obiettivi, conquistato traguardi che abbiamo il dovere prima di tutto di tutelare per poi, possibilmente, spostare l'asticella ancora un po' più in là.

D.: Presidente quale sarà la Sua parola d'ordine?

R.: Le parole d'ordine saranno tre: efficacia, efficienza, risultati.

D.: Qual è il cammino che si è proposto di portare avanti per l'Unione Italiana Ciechi e ipovedenti in una situazione oggettivamente di grande crisi come quella che stiamo vivendo oggi in Italia, con politiche che spesso infieriscono sempre di più sulla pelle dei più deboli?

R.: L'obiettivo generale è garantire, sempre di più, il diritto di cittadinanza alle persone non vedenti ed alle persone ipovedenti per renderli pari tra pari, cittadini con la loro dignità come tutti i cittadini. Sembra l'affermazione di una banalità, che la nostra Costituzione già riconosce, ma ancora, oggi troppo spesso, ciò non avviene nella vita quotidiana. La nostra Unione vive e funziona perché può contare su 50.000 iscritti e ha sezioni in tutto il territorio nazionale; molte di queste sezioni però oggi sono in difficoltà per ragioni anche finanziarie e noi le vogliamo aiutare.

Inoltre, capisco bene che occorre allargare anche l'orizzonte delle possibili risorse economiche, che non possono più dipendere solamente dall'intervento pubblico ma che devono incrementarsi anche con azioni diverse, come il 5×1000, la raccolta fondi, la partecipazione a progetti europei. Il tutto ovviamente deve essere finalizzato alla creazione di una sempre maggiore opportunità di servizi, da quelli più classici ma fondamentali, quali l'istruzione, la possibilità di lavorare e di avere diritto a una vita dignitosa dopo il lavoro per le persone anziane, ma anche la possibilità di avere accesso a sempre nuovi strumenti tecnologici per comunicare.

D.: Non ha il timore che l'avanzare della tecnologia, in realtà emargini il non vedente invece di aiutarlo a crescere?

R.: No, non credo ci possa essere questo rischio, anche se è vero che molte soluzioni tecnologiche non sono progettate secondo i canoni dell'accessibilità. Faccio solo un esempio, la radio: il semplice apparecchio radiofonico, che per tanti decenni è stato uno degli amici più fedeli delle persone non vedenti e ipovedenti, oggi, per funzionare, ha spesso modalità di gestione totalmente digitali, con display a sfioramento; ed è vero, questo ne rende molto più complicato il suo utilizzo. Basterebbe però aggiungere una piccola sintesi vocale per guidare il non vedente o l'ipovedente e il problema sarebbe facilmente risolto. Questo è già stato fatto per esempio negli ascensori, è già stato fatto sulle scatole delle medicine con le diciture in braille, perché non si deve fare anche per la radio e altri elettrodomestici di uso quotidiano?

In ogni caso alla tecnologia dobbiamo molto. Pensiamo soltanto al fatto che oggi le persone non vedenti e ipovedenti possono leggere, regolarmente ed autonomamente, tutta la stampa quotidiana; mentre 20 anni fa, o forse anche solo 10, ne erano invece totalmente esclusi.

D.: Il Presidente dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti davanti al problema dei falsi ciechi. Cosa intende fare?

R.: Le cose da fare sono poche ma importanti. La prima: perseguire realmente coloro che abusano della condizione di cecità, ricordando però che se esiste un "falso cieco" esiste anche una commissione pubblica che lo ha classificato come cieco; quindi per estirpare il fenomeno dei falsi invalidi, il concetto di falsità andrebbe esteso e non limitato solo alla sola persona che percepisce indebitamente l'emolumento.

Secondo, occorre formare le forze dell'ordine affinché quando debbano compiere delle indagini relativamente ai falsi ciechi lo possano fare con cognizione di causa. Capita talvolta di leggere nei verbali che "la tal persona è sicuramente un falso cieco perché sta utilizzando un iPhone": certamente chi ha scritto il verbale non sa che cosa un non vedente può fare con un iPhone.

Il terzo aspetto che io ritengo fondamentale riguarda la necessità di sviluppare una campagna di informazione che permetta davvero di far conoscere ai cittadini che cosa una persona cieca o ipovedente sia in grado di fare e come lo possa fare. Un cieco è quella persona che vive in mezzo a tutti noi, che si muove da solo, che sa camminare per strada, sa riconoscere il portone di casa sua e ci sa entrare, sa aprire la porta di casa, sa piantare un ombrellone sulla sabbia. Questi che faccio, sono tutti esempi riportati nei verbali delle forze dell'ordine e nei media a dimostrazione del fatto che una persona fosse un "falso cieco". Ecco, se gli esempi del falso cieco sono questi, siamo fuori strada, perché queste cose i ciechi le fanno, qualcuno fa anche qualche cosa di più "pazzo". Per esempio io stesso, quando ero un pochino più giovane, andavo in bicicletta, in strade non troppo trafficate, con un amico che mi teneva la mano sulla spalla. Cerchiamo quindi di capire bene che cosa vogliamo comunicare: chi sono i ciechi e che cosa possono fare; non siamo neppure dei fenomeni, anche se a volte ci presentano come tali solo perché, appunto, siamo in grado di utilizzare un iPhone!

D.: Beh alcuni campioni sportivi, secondo me, sono veramente dei fenomeni.

R.: Ma perché appunto sono dei campioni sportivi, non perché sono ciechi! Come è un fenomeno il mio amico Andrea Bocelli, che è un fenomeno della canzone e della lirica, però la cosa non dipende dalla sua disabilità.

D.: Lo è a prescindere!

R.: Certo, è un fenomeno a prescindere, come lo era Pavarotti, come lo è Carreras, come lo sono altri, con le loro normalità, le loro mediocrità, le loro eccellenze e le loro capacità.

Siamo un pochino stanchi - e in questo sto pensando anche alla politica - di quello che si sente dire, per esempio, quando si parla di taglio della spesa pubblica. Va bene, facciamo le valutazioni che si devono fare e tagliamo la spesa pubblica. Però per favore basta con questa storia delle spese improduttive per le persone con disabilità; le persone con disabilità sono persone con la loro dignità. Molte di queste spese, cosiddette improduttive, in realtà servono per garantire loro un'adeguata formazione; questo consentirà poi di trovare un lavoro, e lavorando diventeranno produttivi e pagheranno le tasse come tutti gli altri; dall'altro lato queste spese garantiscono l'accesso alle forniture tecnologiche consentendo loro di muoversi in modo autonomo, studiare, svolgere lavori un po' più complessi di quelli che oggi fanno. Significa anche, per coloro che si trovano già nella terza età e in una condizione di difficoltà effettiva, avere quell'atteggiamento di riconoscenza e attenzione verso le persone più in difficoltà della nostra società. E questo non riguarda solo i ciechi, ma tutte quelle persone che, per ragioni fisiche o legate a malattie, all'età o anche per ragioni infortunistiche o semplicemente perché non hanno dei redditi elevati, si trovano in condizioni di disagio economico.

Li vogliamo buttare nella spazzatura tutti quanti? Continuiamo a chiamarle spese improduttive? Io non credo sia questo l'approccio corretto.

Se vogliamo parlare degli sprechi, è facile fare demagogia, dalle macchine di rappresentanza, i mille onorevoli, e così via... ma io credo davvero sia demagogia, e alla fine si tratterebbe comunque di piccoli risparmi, diciamoci la verità, anche se a volte stride un po' vedere quello che si fa utilizzando i fondi del gruppo politico regionale, dall'acquisto della casa in campagna, fino ad arrivare alla biancheria e ai prodotti di bellezza...

D.: O alle feste romane....

R.: Certo, le feste e le cene. Anche se purtroppo questo non basta a salvare la spesa pubblica.

D.: Però ne salva la moralità...

R.: Certo, sicuramente darebbe più dignità e credibilità a chi deve proporre di tagliare le spese per gli altri, perché è sicuramente più accettabile tagliare la spesa pubblica se chi lo propone ha già cominciato a tagliare le sue, di spese pubbliche.

Facciamo attenzione però. Per quanto riguarda l'accertamento dell'invalidità, l'Inps dal 2009 al 2012 ha compiuto 800.000 accertamenti sulle persone che già riscuotevano la pensione, spendendo oltre 30 milioni di euro. Da queste indagini, in prima istanza, è emerso che circa il 25% di queste persone non ne avevano diritto ed è stata revocata loro la pensione, con enormi e ovvie sofferenze. Poi queste persone hanno fatto ricorso e l'Inps ha dovuto sostenere altri costi, anche per pagare gli avvocati, e le altre spese legali.

Di questi ricorsi ne ha persi il 97%. Alla fine, delle 800.000 persone sulle quali sono state svolte le indagini, solo il 3% è risultato essere un falso invalido, stiamo parlando di quattro o cinquemila persone su 800.000, ripetiamolo...

Se vogliamo risparmiare e si vogliono veramente razionalizzare le spese, lo dobbiamo fare tagliando davvero gli sprechi, la demagogia non serve a nulla.

D: Presidente, grazie e buon lavoro.

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Tommaso Daniele Presidente Onorario

Comunicato della Presidenza Nazionale U.I.C.I. n. 68/2014

Ho il piacere di comunicare che il Consiglio Nazionale, riunito a Tirrenia il 12/13 aprile u.s., in forma solenne, ha conferito a Tommaso Daniele il titolo di Presidente Onorario

- per l'impegno impareggiabile profuso nel corso degli anni della propria presidenza

- per il miglioramento delle condizioni di vita dei ciechi e degli ipovedenti italiani

- per i risultati ineguagliati conseguiti dall'Unione sotto la sua guida.

Il Presidente Onorario, Tommaso Daniele, avrà facoltà di intervenire, dietro semplice invito, con pieno diritto di parola, alle riunioni degli organi associativi su tutto il territorio nazionale.

Cordiali saluti.

Mario Barbuto

Presidente Nazionale

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Giornale UICI del 07-04-2014

XX Edizione Maratona di Roma. Anche l'Unione era in corsa!

Di Mirella Gavioli e Alfio Pulvirenti

Anche quest'anno, per la terza edizione consecutiva, i Fisioterapisti e Massofisioterapisti non vedenti e ipovedenti, hanno contribuito alla prestazione volontaria di assistenza riabilitativa, rivolta alle migliaia di atleti che hanno partecipato all'evento sportivo, svoltosi a Roma lo scorso 23 marzo.

La «squadra» è stata rappresentata da Samantha De Rosa e Marco Gerometta dal Friuli, Mirella Gavioli, Elisabetta Sisti, Matteo Comi, Piercarlo Borsa, Claudio la Corte dalla Lombardia, Lucia Napolitano e Gianluca Bologna dalla Toscana, Alfio Pulvirenti ed Emanuele Mormino dal Lazio, Francesco Ciardone, Mariangela di Donato, Leone Pantolfi, Giuseppe lo Vetro dall'Abbruzzo e da Nicola Mancuso dalla Basilicata. A capitanare i 16, era la Responsabile Organizzativa del Comitato Tecnico Scientifico Nazionale Uici Mirella Gavioli, affiancata dai Componenti Alfio Pulvirenti, intuitore della preziosa opportunità e curatore in loco delle attività e delle relazioni con gli organizzatori Aifi, da Samantha De Rosa e Francesco Ciardone, preziosi referenti per il gruppo, così come lo sono stati i 4 «amici» vedenti che si sono messi a piena disposizione per la gestione di tutte le attività svolte nei 2 giorni di permanenza nella città capitolina. L'accoglienza in loco e la disponibilità espressa dalle educatrici professionali Valentina Massimi e Laura Mostarda che hanno accompagnato con competenza e a titolo gratuito il gruppo durante il soggiorno, hanno garantito un valore aggiunto, a tutti i vari aspetti che questa esperienza ha offerto ai suoi protagonisti.

L'organizzazione, curata nei dettagli da Gavioli e Pulvirenti, prevedeva nel pomeriggio di sabato, che tutta la squadra potesse fruire di un tour della «Città eterna» mediante il pullman scoperto e munito di audioguide descrittive, coniugando l'effetto delle emozioni generate dalla bellezza artistica e culturale dei monumenti, con quello della brezza e del tramonto.

E dopo la cultura... non poteva mancare l'appuntamento conviviale all'insegna della buona cucina romana, apprezzata ancor di più per l'accoglienza e per il servizio del personale, adeguato alle esigenze di chi ha difficoltà visive.

Giuliano Frittelli, Presidente della sezione romana dell'Uici, si è recato al ristorante dal nome significativo «Dagli amici miei», per esprimere ai Soci d'oltre regione, il proprio benvenuto, congratulandosi con i presenti per la forte motivazione che ha spinto a questa numerosa partecipazione, significativa non solo per i professionisti della fisioterapia ma, in quanto costituisce un messaggio di concreta inclusione nella società per tutti i disabili visivi.

Pulvirenti, quale «patron di casa», rinnovando il proprio benvenuto a tutti, ha presentato al Presidente Frittelli, la costituzione del gruppo, valorizzando l'impegno e la volontà di fare di questa iniziativa, un simbolo ed un punto di slancio di una categoria di professionisti, che possa essere d'esempio per una diversa considerazione, sia all'interno che all'esterno dell'Unione.

Mirella Gavioli, a nome del Comitato Tecnico Scientifico, e a nome dei Soci Fisioterapisti e Massofisioterapisti, nell'apprezzare l'amico Giuliano per le parole di riconoscimento ed incoraggiamento per il lavoro svolto, ha speso importanti espressioni di gratitudine nei confronti di tutti i presenti, ciascuno per il proprio ruolo, per la volontà e per l'impegno economico e non solo, profuso per rendere questi momenti, oltre che divertenti, ricchi di un significato che va ben oltre l'atto pratico della massoterapia.

La domenica, 23 marzo, alle 07.30, incuranti della pioggia, la squadra si è riunita con i Colleghi Soci Aifi-Lazio, per raggiungere assieme le postazioni assegnate sul percorso di gara, dove hanno collaborato fino alle 15 circa, nel prestare «soccorso» agli atleti che, raggiungendo il traguardo carichi di fatica muscolare, hanno riconosciuto nel massaggio, la miglior risposta, definendolo un servizio utile e fantastico!

L'obiettivo è stato centrato. I Colleghi con disabilità visiva si sono spontaneamente relazionati sia con gli atleti, comunicando con loro in varie lingue, sia con Colleghi e studenti, intessendo relazioni reciprocamente proficue.

L'organizzazione congiunta fra Uici ed Aifi, basata sulla crescente reciproca considerazione, ha rappresentato un passo ulteriore nell'evoluzione delle relazioni fra le due associazioni.

La Direzione Nazionale dell'Uici, accogliendo la proposta del comitato di categoria, deliberando un contributo economico, ha consentito la realizzazione della stampa del logo Uici, a fianco di quello Aifi, su tutte le magliette indossate dai più di 100 colleghi impegnati.

Il gesto è stato apprezzato ed accolto positivamente sia dal Presidente Nazionale Aifi, Antonio Bortone, sia dalla Presidente Aifi-Lazio, Paola Caruso, condividendone l'obiettivo ed il significato.

Tanta strada è stata percorsa dai Colleghi dei precedenti Comitati per favorire «l'unificazione» di tutta la categoria professionale e tanta ne sta percorrendo il Comitato attuale.

Il feed-back positivo, è stato rappresentato dalla totale assenza di polemica e dall'entusiasmo palesemente espresso da tutti i protagonisti, fisioterapisti Uici ed Aifi, accompagnatori, educatrici, organizzatori e atleti, riconoscendo nell'impegno e nelle competenze professionali ed interpersonali messe in campo, un valore che va ben oltre la professione.

Lo speaker della manifestazione, descrivendo il personale volontario impegnato a fornire assistenza agli atleti, ha messo in risalto la presenza dei fisioterapisti appartenenti all'unione italiana dei ciechi e degli ipovedenti.

L'auspicio quindi, è che anche per il prossimo anno, la squadra arricchita da nuovi elementi, sia nuovamente presente e motivata ad esprimere con la propria opera, un messaggio di forza e di coraggio affinché, «distinti ma non distanti», tutti assieme, si possa contribuire al progresso e alla cultura della meravigliosa professione «di fisioterapista».

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Giornale UICI del 29-04-2014

Bergamo: Mostra tattile a Calusco D'Adda

di Pierangelo Chiesa

'Toccare, la linea di confine tra visibile e invisibile', era questo il titolo di un'importante Mostra d'Arte tattile, che si è tenuta in provincia di Bergamo a cavallo tra marzo e aprile scorsi.

L'iniziativa è stata fortemente voluta dalla Sezione di Bergamo dell'Uici, non nuova a questo tipo di eventi, ed ha visto la collaborazione dei più importanti artisti contemporanei bergamaschi.

Nella splendida cornice della ex chiesa di S. Fedele in Calusco d'Adda, oltre trenta espositori coordinati dalla sapiente esperienza dello Studio Balini, hanno contribuito a far vivere sensazioni nuove ai numerosi visitatori accorsi.

Le opere esposte, di autori del calibro di Piero Cattaneo e Franco Monzio Compagnoni, hanno prestato le loro sculture permettendone la fruizione a chiunque, appositamente bendato, volesse intraprendere un percorso di approccio all'arte totalmente nuovo ed esaltante.

Tra le novità più curiose e molto apprezzate della Mostra, da sottolineare la presenza di due opere artistiche in formato audio, con il visitatore comunque bendato.

Il riscontro da parte del pubblico, come dicevamo, è stato molto soddisfacente, sia in termini di presenze numeriche che di sensazioni che potevano essere lasciate scritte su di un apposito libro all'uscita. Molto buona anche la presenza di scolaresche elementari e medie, che ci hanno consentito, al di là dell'evento contingente, di farci conoscere e confrontarci con un mondo che spesso ci sfugge.

Pierangelo Chiesa

Cons. Prov. Uici Bergamo

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comunicazioni varie

Dal centro regionale tiflotecnico

  1. Attivato il sito web
    Si rende noto che da qualche giorno è attivo il sito web del Centro Regionale Tiflotecnico, raggiungibile al seguente indirizzo:
    www.tiflotecnico.uicilombardia.org
  2. nuovi orari di apertura al pubblico
    Si comunica che a partire da martedì 22 aprile il Centro Regionale Tiflotecnico rimarrà chiuso al sabato tranne il secondo sabato del mese, che coincide con l'apertura degli uffici sezionali di Milano.
    Abbiamo aggiunto la giornata di giovedì, pertanto i nuovi orari di apertura sono i seguenti:
    da martedì a venerdì dalle 10 alle 13 e dalle 14 alle 18; solo il secondo sabato del mese dalle 9 alle 13.
    Centro Regionale Tiflotecnico - via Mozart 16 20122 Milano
    tel. 02 76023922.

Dal centro del libro parlato f.lli milani

Informiamo che il Centro del Libro Parlato F.lli Milani, conclusa la registrazione dei nuovi libri, li mette a disposizione delle persone interessate, nella versione cartacea.

Gli interessati potranno ritirare i testi in cambio di un'erogazione liberale non inferiore al 50% del prezzo di vendita al pubblico.

Per il ritiro del libro sarà necessario recarsi presso il Centro del Libro Parlato F.lli Milani in via Divisione Tridentina n. 54 a Brescia 030 2209421 nei seguenti giorni ed orari:

lunedì, martedì, giovedì dalle 9.00 alle 13.00 e dalle 14.00 alle 18.00

mercoledì dalle 14.00 alle 18.00

venerdì dalle 9.00 alle 13.00.

Dalla sezione di como

  1. DISPONIBILITà REGISTRAZIONE IN FORMATO MP3 CONVEGNO REGIONALE DEDICATO AL LAVORO DEL 24.11.2013
    Si avvisano i soci interessati che è disponibile presso la Segreteria sezionale la registrazione su CD in formato MP3 del convegno regionale organizzato il 24 novembre 2013 dedicato alla tematica del lavoro per i giovani disabili visivi.
  2. Disponibilità Registrazione in formato mp3 dell'iniziativa di Milano del 22 marzo 2014 "storie di straordinaria normalità"
    L'iniziativa milanese del 22 marzo scorso ha riscosso un grande successo testimoniato dalla partecipazione diretta di oltre trecento persone e da un largo seguito via internet. Ancora una volta i disabili visivi hanno evidenziato con determinazione le caratteristiche reali della propria vita, cercando di andare oltre i tanti pregiudizi di una società che ignora le effettive possibilità di autonomia personale.
    E' disponibile per i nostri soci in Segreteria il CD in formato MP3 con la registrazione dell'intero incontro compreso l'ascolto delle 2 docu-fiction.

Dalla sezione di milano

  1. Progetto Sens-azioni
    E' stata sottoscritta con l'Accademia di Brera la convenzione per la realizzazione del progetto Sens-azioni. L'iniziativa prevede la partecipazione di persone vedenti e non vedenti e si concentra sulla percezione del colore. Il percorso sarà dedicato all'esplorazione del colore in senso fisico attraverso l'udito, l'olfatto, il tatto e il gusto che porterà alla realizzazione di un'opera condivisa da autori vedenti e non vedenti, infine esposta al pubblico. E' prevista la partecipazione di 10 persone di età diverse, il primo incontro avrà luogo presso la sede della Sezione in via Mozart 16, sabato 10 maggio alle ore 10:00.
    Il progetto avrà una durata di circa 4 mesi con un incontro settimanale da stabilirsi a seguito della formazione del gruppo. Per iscrizioni e informazioni rivolgersi al segretario della Sezione Maria Rosaria de Filippis.
  2. Campo Estivo
    Per l'estate 2014 l'Irifor di Milano organizza il consueto Campo educativo riabilitativo per ragazzi non vedenti e ipovedenti.
    L'iniziativa prevede un laboratorio di cucina oltre allo svolgimento di attività di integrazione e di svago, attività psicomotorie e percorsi di orientamento e mobilità e autonomia personale.
    Il Campo estivo avrà luogo presso un villaggio turistico nelle Marche dal 29 giugno all'8 luglio. Per informazioni dettagliate e iscrizioni rivolgersi al segretario della Sezione Maria Rosaria de Filippis.

Dal Movimento Apostolico Ciechi

Soggiorni estivi

Il Movimento Apostolico Ciechi come ogni anno propone soggiorni estivi, a partire dal 30 giugno, presso la casa vacanze Teresa Fusetti di Corbiolo, caratterizzati da momenti di animazione e partecipazione. Informazioni su tariffe e modalità d'iscrizione sono reperibili telefonando al numero 045.70 50 512 il martedì dalle 9 alle 12 e il venerdì dalle 14.30 alle 17.30.

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Marketpress.Info del 01-04-2014

Milano: Casa dei Ddiritti, incontro della Task force anti-barriere

IL GRUPPO LAVORA PER GARANTIRE L´ACCESSIBILITÀ AI LUOGHI DELL´EXPO A CITTADINI E TURISTI CON HANDICAP.

MILANO. Si è tenuto ieri alla Casa dei diritti il primo incontro della task-force antibarriere per Expo 2015 istituita dall'assessorato alle Politiche sociali del Comune di Milano. Il gruppo di lavoro si occuperà del processo per garantire l'accessibilità ai luoghi dell'Esposizione dei cittadini e dei turisti che arriveranno a Milano durante i sei mesi dell'evento. Saranno curati gli aspetti che riguardano le disabilità motorie, ma anche quelle sensoriali di tipo uditivo e visivo. "Expo 2015 - ha spiegato Pierfrancesco Majorino, assessore alle Politiche sociali e Cultura della Salute - è l'occasione che abbiamo per fissare un nuovo punto di partenza nelle politiche per l'accessibilità. Dopo la recente approvazione del Peba, il Piano per l'eliminazione delle barriere architettoniche da parte della Giunta su iniziativa dell'assessorato ai Lavori pubblici, ora dobbiamo cogliere l'opportunità di un ulteriore cambio di passo. Abbiamo coinvolto istituzioni, aziende, società partecipate, terzo settore e università per avviare un confronto che deve andare anche oltre Expo. L'accessibilità delle persone con disabilità è una questione che riguarda i diritti civili". Hanno partecipato al primo incontro della task-force antibarriere esponenti di Atm, Trenord, società Expo 2015, Areu, Bicocca, Iulm e diverse realtà dell'associazionismo, tra cui Ledha, Istituto dei ciechi, Unione dei ciechi, Ente nazionale sordi. Presenti anche rappresentanti di vari assessorati comunali e delle direzioni Turismo, Mobilità e trasporti, Lavoro. I lavori della task-force proseguiranno nei prossimi mesi con la suddivisione in sei sottogruppi tematici. I tavoli tecnici si occuperanno di: mobilità, turismo, sicurezza, accesso ai padiglioni, servizi internet (siti web e app), servizi di accoglienza. Rispetto alle risorse a disposizione il Comune ha già chiesto al Governo 14 milioni di euro da utilizzare per garantire l'accessibilità al sito dell'Esposizione.

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Avvenire del 13-04-2014

Accoglienza disabili Una sfida per Expo

Attese 200mila persone con handicap. Bomprezzi (Ledha): non perdere tempo.

MILANO. Tante le strade che portano ad Expo. Ma poche sono accessibili al cento per cento dalle persone con disabilità. Un problema non da poco perché tempi sono ormai stretti e sono attesi circa 200mila visitatori con disabilità. La buona notizia è che a partire dalla prossima settimana si metteranno all'opera i tavoli di lavoro attivati dal Comune all'interno della cabina di regia che dovrà affrontare i vari nodi legati all'accessibilità e all'accoglienza delle persone con disabilità. Interventi cui parteciperanno tutti gli attori coinvolti nella gestione dell'esposizione universale: Comune, Regione, Expo spa, Atm, Trenord. Ma anche università e diverse realtà dell'associazionismo tra cui Ledha, Istituto dei ciechi, Unione dei ciechi, Ente nazionale sordi. Pragmatismo e concretezza sono le parole d'ordine di Franco Bomprezzi, presidente di Ledha e "garante" delle attività della cabina di regia. «Sono abbastanza ottimista - commenta -. Ora la priorità è decidere su quali criticità intervenire, per capire quali interventi portare a termine nei pochi mesi che abbiamo a disposizione ». Perché il tempo a disposizione è poco e i nodi da risolvere tanti: «Non possiamo pensare di affrontare e risolvere tutti i problemi - puntualizza Bomprezzi -. Bisogna individuare gli assi cruciali per garantire a tutti la fruizione di Expo. E concentrarsi su quelli».

A partire dai mezzi di trasporto per raggiungere il sito espositivo. Quasi un visitatore su tre (il 29,3% del totale) arriverà a Rho con i treni delle linee suburbane: le stazioni del Passante ferroviario sono quelle che verranno maggiormente "stressate". «La stazione di Rho che serve il sito Expo è accessibile - spiega Gabriele Favagrossa, esperto di mobilità di Ledha -. Mentre per le altre la situazione è più variegata. Inoltre bisogna valutare le connessioni con la metropolitana e il trasporto di superficie. Che non sempre è ottimale». Altro punto di domanda, la metropolitana. Il 24,4% dei visitatori si servirà della M1 (la "rossa"). Ma la linea che collega il cuore di Milano al sito di Expo è la più vecchia e la meno fruibile: non ci sono ascensori e i montascale sono spesso fuori uso. Altro nodo cruciale, la stazione Centrale: «Ancora non c'è un ascensore che colleghi il piano dei binari con la metropolitana - spiega Favagrossa -. Serve il coinvolgimento di Grandi Stazioni che devono impegnarsi a risolvere in tempi brevi questo problema».

Ma la sfida Expo non riguarda solo i mezzi pubblici: a oggi nessuno dei taxi in servizio è utilizzabile per il trasporto di chi si muove in carrozzina. Eppure le auto bianche potrebbero essere una buona risposta alle esigenze di chi si vuole spostare agilmente in città. Insomma, mancano poco più di 12 mesi all'apertura dei cancelli di Expo e il lavoro da fare non manca di certo. Ma i margini per un piccolo recupero ci possono essere.

di Ilaria Sesana

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Corriere della Sera - Invisibili del 01-04-2014

Expo, la sfida dell'accessibilita'

di Franco Bomprezzi

MILANO. Finalmente. E' tardi, certo. Expo 2015 aprirà i battenti ai visitatori fra poco più di un anno. Ma siamo italiani, e sappiamo perfettamente che le nostre migliori energie siamo capaci di metterle in campo solo se accompagnate dalla parola magica "emergenza". E così il tema dell'accessibilità per tutti, comprese le persone con disabilità, è finalmente entrato nell'agenda delle priorità pubbliche. Il Comune di Milano ha messo in piedi una vera e propria "task force" di competenze tecniche, amministrative, associative, per affrontare uno per uno i nodi che tuttora rendono angosciosa l'idea che a Milano e nell'area metropolitana investita dal ciclone espositivo possano arrivare nell'arco di sei mesi almeno duecentomila visitatori disabili, in sedia a rotelle, con bastoni, non vedenti, ipovedenti, sordi, senza contare l'esercito di ultrasessantenni. Regione Lombardia sta inserendo fra le previsioni dei nuovi servizi informativi dedicati alla disabilità uno stanziamento più sostanzioso proprio in coincidenza con l'anno di Expo. La stessa società incaricata di organizzare l'evento si sta attrezzando per garantire il pieno rispetto delle norme sull'accessibilità, e una specifica attenzione alle informazioni digitali.

Questo risultato, lasciatemelo scrivere con una punta di orgoglio, è merito anche del nostro lavoro di informazione e di pressione sui contenuti, senza esagerare nei toni, ma con la chiarezza e l'onestà che in questi frangenti sono necessarie. Abbiamo infatti più volte spiegato che Milano, al momento, è tutt'altro che a posto in tema di barriere. Anzi, al contrario sta scontando un ritardo ventennale, di attenzione e di investimenti oculati. A cominciare dagli snodi fondamentali della mobilità collettiva. Il passaggio da treni a metropolitana, la connessione fra aeroporti e quartiere fieristico, la vetustà dei mezzi pubblici che attraversano il centro storico di Milano, sono solo alcuni dei punti più spinosi da affrontare e risolvere in tempi a questo punto strettissimi.

Ma la nascita di un metodo, fortemente condiviso dall'intera amministrazione comunale milanese, su iniziativa dell'assessore al welfare Pierfrancesco Majorino, è un fatto quasi epocale. Mi è stato chiesto personalmente di essere una sorta di "garante" che il lavoro dei gruppi tematici costituiti in questi giorni proceda speditamente e soprattutto sia indirizzato a trovare soluzioni pratiche, concrete e realizzabili in tema di mobilità, sicurezza, ricettività alberghiera, ristorazione, offerta di itinerari culturali e turistici, servizi di accoglienza, qualità dell'informazione sul web e non solo.

Un lavoro imponente, che ha però uno scopo di assoluta eccellenza: fare in modo che Expo 2015 - con tutto il rispetto - sia in qualche modo uno strumento per realizzare interventi che resteranno anche dopo i sei mesi dell'esposizione universale. Ci aspettiamo tutti uno scatto d'orgoglio, un impegno condiviso anche culturalmente, politicamente, a livello di opinione pubblica. Se non c'è la convinzione che lavorare sull'accessibilità e sull'accoglienza di una metropoli come Milano significa rendere migliore e più bella per tutti questa città, si rischia infatti di rimanere nel consueto ambito di nicchia, di cose che si devono fare per forza, perché lo dicono le norme.

Seguiremo passo passo questo percorso irto di barriere (sic!) e speriamo di poter raccontare solo vittorie e successi. L'Italia ci guarda, perché vincere la sfida di Milano significa aiutare in ogni caso tutti, da Nord a Sud, isole comprese. Proviamoci.

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QuiBrescia.it del 07-04-2014

"Che fine fara' il centro per non vedenti?"

BRESCIA. Via le province, che fine farà il Centro per l'integrazione scolastica dei non vedenti?

A sollevare la questione, la Cisl Funzione pubblica di Brescia, che auspica che l'insieme delle riforme annunciate sappia valorizzare il positivo che c'è, a cominciare dalle professionalità del personale fino alle esperienze che sono punte di eccellenza del sistema pubblico nel territorio. A Brescia questo vale, ad esempio, per il "Centro per l'integrazione scolastica dei non vedenti" che con l'approvazione della legge di riforma delle Province entra in una pericolosa zona grigia di responsabilità non ancora chiaramente definite.

La nuova legge incentiva ulteriormente le forme di gestione associata (unioni, convenzioni, fusioni) da parte di Comuni e Comunità Montane. L'appello dei dipendenti pubblici degli enti locali, è che questi processi di razionalizzazione vedano confermati e potenziati laddove necessario i servizi resi alla popolazione, tutelando i trattamenti giuridici ed economici del personale.

Sul trasferimento del personale delle Province alla Regione e al Comune la Cisl ritiene senz'altro positivo che le norme approvate garantiscano la continuità dei rapporti di lavoro a tempo indeterminato in corso, la conferma di quelli a tempo determinato fino alla scadenza, ed il mantenimento delle posizioni giuridiche ed economiche presenti all'atto del trasferimento, compresa l'anzianità di servizio maturata.

Con l'approvazione definitiva delle "Disposizioni sulle Città metropolitane, sulle Province, sulle unioni e fusioni di Comuni", è pienamente operativo il Protocollo d'intesa, siglato tra parti sociali e Governo il 19 novembre 2013, che prevede tavoli permanenti di confronto - nazionali e territoriali - per il monitoraggio del riordino istituzionale, del passaggio delle funzioni e delle risorse, comprese quelle umane; uno strumento importante anche per vigilare sulle tutele dei lavoratori, compreso il diritto alla formazione e riqualificazione del personale trasferito.

Se per il sindacato è apprezzabile la reintroduzione della tutela dell'ambiente tra i compiti dei nuovi "enti di area vasta" - in continuità con le funzioni già esercitate dalle Province - va sottolineato che siamo di fronte a poco più di un titolo che i passaggi di funzioni devono ora riempire di contenuti. Suscitano infatti perplessità e preoccupazione i destini di altre funzioni fondamentali affidate all'esercizio degli "enti di area vasta", dai centri per l'impiego e per il collocamento mirato alla protezione civile, alla formazione professionale: per essi non è ancora sufficiente il vago rimando contenuto nel disegno di legge ad affidamenti di ulteriori funzioni.

In questa zona grigia di responsabilità non ancora chiaramente definite rientra il "Centro per l'integrazione scolastica dei non vedenti", nato nel 1973 come "consorzio" e trasformato nel 1995 in associazione di diritto privato, promossa e finanziata da Provincia e Comune di Brescia. Nei suoi quarant'anni di attività ha accompagnato la scolarizzazione di migliaia di bambini, ragazzi e giovani portatori di disabilità visiva (attualmente il Centro è frequentato da 177 studenti), attraverso azioni, mirate e personalizzate con la predisposizione di i materiali specifici, presso ogni ordine e grado di scuola, da quella dell'infanzia fino all'università. Le sue funzioni hanno carattere sociale e scolastico insieme; una specificità che piuttosto d'essere premiata, rischia in questo processo di riforma di essere penalizzata.

Fin dal giugno del 2013 la Cisl aveva manifestato a tutti gli enti ed istituzioni bresciani che hanno, direttamente o indirettamente, a che fare con questa istituzione pubblica (Provincia, Comune di Brescia, Associazione Comuni Bresciani, Unione Ciechi, Ufficio Scolastico Territoriale, Asl, Prefettura) la forte preoccupazione per il destino del Centro, del servizio reso agli utenti e del personale che lo garantisce, sollecitando un impegno corale per consentire a questa realtà educativa e formativa, unica nel panorama nazionale, di continuare ad operare.

Ora le preoccupazioni hanno trovato puntuale conferma nel varo delle nuove norme che lascia troppo indefinita la questione di chi dovrà farsi carico di un particolare servizio come quello del "Centro non vedenti" di Brescia o di un altro fiore all'occhiello del servizio socio-scolastico per diversamente abili che è la Scuola audiofonetica. La legge sembra ricondurne la funzione alla "programmazione provinciale della rete scolastica, nel rispetto della programmazione regionale": toccherà dunque alla neonata "Area vasta" farsene carico? Per il sindcato, serve un chiarimento formale per dare continuità alle singolari esperienze bresciane e metterle in grado di mantenere i livelli di eccellenza oggi raggiunti nell'erogazione di servizi alle famiglie e le garanzie per il personale dipendente.

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La Provincia di Como del 29-03-2014

Unione Ciechi: "Volontari in crescita, grazie a loro"

È attiva anche in Alto Lario l'Unione italiana ciechi e ipovedenti. A Peglio risiede il vicepresidente provinciale, Claudio La Corte, che sta promuovendo delle iniziative: «I contributi statali sono sempre più ridotti e la

Provincia, che finanziava numerosi piccoli progetti, politicamente non esiste più: ci troviamo pertanto nella necessità di chiedere il sostegno della gente. Esprimo la mia gratitudine ai volontari che ci danno una mano

e, in particolare, alle volontarie che ci hanno dato una grossa mano nelle iniziative: Nicoletta Lometti, Evelina Motti e Roberta Levi». L'attività dell'associazione spazia dalla prevenzione all'informazione e all'aiuto

diretto ai soci: «Lo scopo è quello di favorire l'integrazione dei minorati della vista nella società - dice La Corte -. La sezione di Como è stata costituita ufficialmente nel 1946 e fornisce assistenza per il disbrigo di

pratiche e agevolazioni sul trasporto; stampa un notiziario settimanale informativo e organizza svariati corsi. È inoltre attivo uno sportello autonomia».

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Il Giornale di Monza del 08-04-2014

La naturopata non vedente che tocca l'anima

«Riconosco le persone dai profumi e ho sviluppato gli altri sensi: grazie a questo raggiungo l'empatia con i pazienti».

MONZA. Voce delicata, modi gentili e dita dal tocco magico che le servono anche per «vedere». Per Cristina Vilardo, 44 anni, naturopata, non vedente da dieci anni, le sue mani sono una risorsa. «Mi sono avvicinata allo studio delle discipline naturali perché avevo l'esigenza di ripulirmi dai farmaci che mi avevano dato in seguito alle operazioni chirurgiche», ha spiegato la donna. Cristina, infatti, non è cieca dalla nascita: lo è diventata all'età di 35 anni, a seguito di una malattia alla retina. «Anche se all'inizio mi sono sentita spaesata - ha detto - non mi sono data per vinta e ho deciso di sfruttare la mia nuova condizione: libera dai preconcetti legati all'estetica, ho imparato a entrare nell'anima delle persone». Ed effettivamente la naturopata, obbligata dalla cecità, ha potuto affinare altri sensi quali l'olfatto, l'udito e il tatto «durante i cicli di massaggio, per esempio, riesco a raggiungere con i miei clienti una perfetta empatia che mai avrei creduto possibile». Cristina sa riconoscere ormai le persone anche senza averle mai sentite parlare. «Le donne le riconosco dal profumo, gli uomini dal suono delle monete o delle chiavi che puntualmente portano nelle tasche», ha ironizzato sorridente. Da un anno e mezzo gestisce in via Nuvolari il centro olistico «Sintonia». Ad aiutarla nella gestione del suo studio ci sono i suoi «amati amici elettronici», ovvero un PC e un tablet dotati di ausilio vocale e con i quali aggiorna la sua pagina Facebook perché vuole assolutamente stare al passo con i tempi. A proteggerla ci pensano invece il suo fido Brisby, splendido cane-guida e la foto di Papa Francesco sul muro. «Sono sempre stata molto credente - ha sottolineato - e mi reco almeno un paio di volte all'anno a Medjugorje». Per il resto la sua vita scorre come quella di una persona qualsiasi. Ha chiarito di non volere che i non vedenti siano stipati nei ghetti . «Io stessa continuo a fare le stesse cose che facevo prima: leggo, vado al cinema e organizzo splendide gite fuori porta. Nello statuto della mia associazione ho inserito una clausola per l'inserimento dei non vedenti nelle discipline ludiche e sportive». Ma possiede anche uno spirito combattivo questa ragazza speciale. «Sono in lotta da anni con il Comune perché voglio che in città siano finalmente installati i segnalatori acustici sulle strade e sogno di poter gestire, un giorno, un agriturismo dove i non vedenti possano muoversi liberamente grazie ai nuovi ausili elettronici». Lo spirito e il sorriso di Cristina volano alti, senza rimpianti. «E' vero - ha terminato - sono una non vedente, ma di notte continuo a sognare a colori».

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La Provincia di Como del 14-04-2014

Stefano, storia di un campione (così ho sconfitto l'handicap)

Giovane neo socio della nostra sezione UICI.

Una vittoria che non è un semplice piazzamento sportivo, ma un insegnamento di vita. Dopo anni come amatore e solo due mesi di gare ufficiali, Stefano Meroni si laurea campione d'Italia nel tandem mountain bike di paraciclismo, alla prima gara di rilievo. Il ragazzo luraghese, 26 anni, e la sua guida, Daniele Riccardo, 32 anni, di Locate Varesino, hanno primeggiato nella Tiliment marathon bike di Spilimbergo, valida per il campionato italiano di paraciclismo. Stefano dalla fine delle elementari soffre di problemi alla vista, che gli consente solo una visione periferica, a causa di una malattia congenita: fin da piccolo ha praticato sport e negli ultimi tempi si è lanciato anima e corpo sul ciclismo, trovando il sostegno del compagno di gare Daniele. Le ore di sacrifici allenamento in casa e con il compagno sono state ripagate dalla vittoria in Friuli che ha fatto tornare Stefano come trionfatore nella sua Lurago. Dopo l'emozione, il ragazzo racconta la corsa: «Abbiamo gareggiato con altre cinque coppie per quanto riguarda il tandem per ipovedenti o non vedenti, che come me hanno bisogno di una guida per correre - spiega - Con il mio compagno di avventura subito dopo la partenza ci siamo inerpicati per la prima salita nei boschi di Spilimbergo: ammetto che non credevamo di poter vincere subito, perché ci sono coppie più forti di noi che da anni fanno tandem paraciclistico. Però fin dalla prima salita li abbiamo staccati: solo un tandem ci ha tenuto dietro nella prima parte della gara, ma poi siamo andati via da soli. In totale abbiamo percorso i 25 chilometri previsti, tra i sali scendi tipici della mountain bike, in circa 50 minuti». Stefano e Daniele stentano ancora a realizzare l'impresa che hanno compiuto, raggiungendo il gradino più alto a livello nazionale nella loro prima gara di peso. Il giovane ha ricevuto subito le congratulazioni del sindaco, Federico Bassani, e dei tanti luraghesi e non solo, che lo conoscono da anni. Stefano, infatti è anche segretario circoscrizionale della Lega Nord sui 31 Comuni dell'Erbese. Dopo il meritato riposo è iniziata la festa con gli amici in una domenica sportiva festosa per Lurago. Dal canto suo il giovane tiene bene i piedi per terra: «Come ho già detto non voglio avere la presunzione di essere modello per gli altri, ma se la mia storia può aiutare o sostenere chi è nella difficoltà questo mi fa molto piacere. Un grazie al mio compagno e guida Daniele e ai miei genitori, in particolar modo a papà Carlo, che in questi mesi si è dimostrato formidabile meccanico per i nostri tandem e ci ha accompagnato e sostenuto.

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NOTIZIE DALLA SEDE CENTRALE

Questo spazio vuole essere una sorta di "miniguida" per orientarsi all'interno delle molteplici attività svolte dalla Sede Centrale della nostra Associazione.

A tal fine, vi proponiamo quei comunicati diramati dalla Sede Centrale nel mese appena trascorso, i quali contengono notizie e iniziative, che pensiamo possano suscitare un concreto interesse nei nostri soci.

Di sicuro qualcosa ci sfuggirà, ma ci si augura che questa selezione possa essere un valido punto di riferimento.

Vi auguriamo buona lettura.

Adozione dei libri di testo per l'anno scolastico 2013/2014. Nota MIUR AOODGOS prot. n. 2061 del 19 marzo 2014

Con nota n. 2061 del 19 marzo 2014, la Direzione Generale per gli Ordinamenti Scolastici del Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca ha delineato il quadro normativo per le adozioni dei libri di testo per l'anno scolastico 2014/2015.

Di specifico interesse è la voce "Termini per le adozioni", che così recita:

«Le adozioni dei libri di testo vengono deliberate dai collegi dei docenti nella seconda decade di maggio. I dirigenti scolastici avranno cura di richiedere, fin da ora, ai centri di produzione specializzati che normalmente curano la trascrizione e la stampa in braille, i testi scolastici necessari confermati, al fine di consentirne la disponibilità per l'inizio delle lezioni agli alunni non vedenti o ipovedenti frequentanti la propria scuola».

Al riguardo, ricordiamo che l'art. 11, comma 2, del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179, convertito con modificazioni dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221, ha disposto che, a decorrere dal 1° settembre 2013, è abrogato l'obbligo di adozione pluriennale dei testi scolastici.

Ricordiamo, ancora, che ai sensi dell'art. 15, comma 2, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, i collegi docenti adottano, per l'anno scolastico 2014-2015 e per i successivi, esclusivamente libri nella versione digitale o mista. L'obbligo riguarda le nuove adozioni ed è assolto progressivamente, a partire dalle prime e quarte classi della scuola primaria, dalle prime classi della scuola secondaria di primo grado e dalle prime e terze classi della scuola secondaria di secondo grado.

Data l'importanza dell'argomento, stralciamo dall'allegato tecnico al decreto ministeriale 27 settembre 2013, n. 781, quanto segue:

«Si individuano le seguenti tre tipologie di possibilità e di adozione di libri di testo e risorse digitali integrative:

a) libro di testo in versione cartacea accompagnato da contenuti digitali integrativi (modalità mista di tipo a);

b) libro di testo in versione cartacea e digitale accompagnato da contenuti digitali integrativi (modalità mista di tipo b);

c) libro di testo in versione digitale accompagnato da contenuti digitali integrativi (modalità digitale-tipo c).

La modalità mista di tipo a) è considerata residuale e non funzionale all'esigenza di avviare in maniera diffusa la transizione verso il libro di testo digitale, promuovendo la relativa formazione e sensibilizzazione del corpo docente. Pur se ancora ammissibile per l'anno scolastico 2014-15, si consiglia sia alle scuole sia ai fornitori di contenuti orientati a una soluzione mista di indirizzarsi preferibilmente verso la modalità mista di tipo b).

omissis

La modalità mista di tipo b) è considerata attualmente quella più funzionale a conciliare l'esigenza di transizione verso il libro di testo digitale con la natura ancora largamente sperimentale delle piattaforme di fruizione e delle procedure per la selezione e l'acquisizione dei dispositivi personali di fruizione, nonché con i limiti attuali degli stessi dispositivi, che suggeriscono in molti casi il permanere di una funzione specifica anche per il supporto cartaceo. Va rilevato che la disponibilità del libro di testo nel doppio formato non implica affatto che il libro di testo digitale debba costituire una semplice trasposizione del libro di testo cartaceo: al contrario, la versione digitale del libro di testo - pur riprendendo l'organizzazione strutturale, narrativa, argomentativa dei contenuti presente nella versione cartacea - dovrà sfruttare al meglio le potenzialità del digitale, in particolare nel campo dello story telling multimediale e della visualizzazione delle informazioni.

omissis

La modalità digitale di tipo c) potrà essere adottata nelle sedi e per le classi che hanno già avviato l'adozione generalizzata di dispositivi personali di fruizione, e nelle situazioni in cui le competenze digitali dei docenti sono ritenute adeguate. La scelta di questa soluzione richiede una particolare attenzione all'esigenza di garantire a tutti gli studenti eguali possibilità di accesso, fruizione e gestione dei contenuti.

omissis

I libri di testo in versione digitale previsti dalle soluzioni b) e c) e i contenuti digitali integrativi forniti editorialmente a complemento dei libri di testo dovranno sempre tener conto delle vigenti normative sull'accessibilità. Nel caso in cui debbano essere utilizzati plug in o software specifici per la loro fruizione, questi devono essere disponibili in download, gratuitamente sul sito dell'editore o comunque con collegamenti sul sito di riferimento, e in modo compatibile con i principali sistemi operativi e web browser».

Tra le diverse norme richiamate nella nota ministeriale del 19 marzo 2014, segnaliamo, in particolare, il comma 2-bis del già citato art. 15 del decreto-legge n. 112/2008, che così dispone:

«Al medesimo fine di potenziare la disponibilità e la fruibilità, a costi contenuti, di testi, documenti e strumenti didattici da parte delle scuole, degli alunni e delle loro famiglie, nel termine di un triennio, a decorrere dall'anno scolastico 2014-2015, anche per consentire ai protagonisti del processo educativo di interagire efficacemente con le moderne tecnologie digitali e multimediali in ambienti preferibilmente con software open source e di sperimentare nuovi contenuti e modalità di studio con processo di costruzione dei saperi, gli istituti scolastici possono elaborare il materiale didattico digitale per specifiche discipline da utilizzare come libri di testo e strumenti didattici per la disciplina di riferimento; l'elaborazione di ogni prodotto è affidata ad un docente supervisore che garantisce, anche avvalendosi di altri docenti, la qualità dell'opera sotto il profilo scientifico e didattico, in collaborazione con gli studenti delle proprie classi in orario curriculare nel corso dell'anno scolastico. L'opera didattica è registrata con licenza che consenta la condivisione e la distribuzione gratuite e successivamente inviata, entro la fine dell'anno scolastico, al Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca e resa disponibile a tutte le scuole statali, anche adoperando piattaforme digitali già preesistenti prodotte da reti nazionali di istituti scolastici e nell'ambito di progetti pilota del Piano Nazionale Scuola Digitale del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca per l'azione Editoria Digitale Scolastica».

Il carattere innovativo della norma è evidente, né sfugge l'importanza degli effetti che potranno derivare, in caso di applicazione, sul piano della didattica e, specialmente, della didattica inclusiva.

Ugualmente evidente è che i libri scolastici di nuova generazione sono, per i nostri bambini, per i nostri ragazzi e per i nostri docenti, fonti di opportunità ed, anche, purtroppo, di difficoltà.

Concludiamo, precisando che, nel citare l'art. 15 del decreto-legge n. 112/2008, abbiamo tenuto conto delle modificazioni delle integrazioni disposte con l'art. 11, comma 1, lettera a) del già menzionato decreto-legge n. 179/2012 e con l'art. 6, comma 1, lettera b) del decreto legge 12 settembre 2013, n. 104, convertito con modificazioni dalla legge 8 novembre 2013, n. 128.

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Settimana Verde. Fanano, 29 giugno - 6 luglio 2014

Diamo volentieri seguito alla richiesta della Presidente dello Sci Club Paralimpic di Fanano, Teresa Padovan, ed informiamo che il Club, di cui abbiamo, in passato, divulgato le attività di avviamento agli sport invernali, organizza, dal 29 giugno al 6 luglio 2014, per la prima volta nella sua storia, una Settimana Verde.

Anche in questo caso, l'iniziativa è dedicata a ragazzi ed adulti con disabilità, i quali, ovviamente, possono partecipare alla sette giorni con familiari ed amici.

Il programma delle attività e le modalità di adesione alla manifestazione, cui collaborano l'Associazione Toscana Retinopatici e Ipovedenti, Retina Italia e il Comitato Provinciale di Modena dell'UISP - Unione Italiana Sport per tutti, sono illustrati nella scheda allegata.

In estrema sintesi, sono previste escursioni naturalistiche e lezioni di nuoto e di pilates; la quota di partecipazione è di 300,00 euro a persona, con sistemazione al Park Hotel di Fanano, in provincia di Modena, e trattamento di pensione completa; la data ultima per l'inoltro delle iscrizioni è fissata al 20 maggio 2014.

Come sempre in questi casi: buon divertimento a tutti.

Mario Barbuto

Presidente Nazionale

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ALLEGATO

SCHEDA DI PRESENTAZIONE DELL'INIZIATIVA

A.S.D.

SCI CLUB PARALIMPIC FANANO

Via Pegli n. 25 - 41125 MODENA (Italy)

Tel. e Fax 059-393684

Modena lì 28 Marzo 2014

A TUTTE LE FAMIGLIE

A TUTTE LE ASSOCIAZIONI INTERESSATE

A TUTTI I RAGAZZI DISABILI e NORMODOTATI

Oggetto: PRIMA SETTIMANA VERDE DEDICATA AI RAGAZZI E ADULTI DISABILI - AI LORO FAMIGLIARI E AI LORO AMICI NORMODOTATI.

La prima settimana verde che ci accingiamo ad organizzare è aperta a tutti i ragazzi disabili, normodotati e alle loro Famiglie di qualsiasi età, provenienti da tutta Italia.

Sport praticati: ESCURSIONE NEL BOSCO per conoscere i versi degli animali che vivono in montagna.

NUOTO

PILATES

Località: FANANO E DINTORNI - secondo il programma .

Alloggio: PARK HOTEL di Fanano In camere doppie, triple o quadruple.

Per le poche camere singole disponibili è richiesto un supplemento del 10%.

Periodo: dal 29 Giugno al 06 Luglio 2014

- Quota di partecipazione: €. 300,00 pensione completa, bevande escluse,

- Bambini da o a 3 anni, se dormono con i Genitori, gratuito

- Bambini da 3 a 6 anni, 50% di sconto, se dormono con i Genitori

Comprende;

- N. 3 entrate in piscina

- 1 giornata da trascorrere al LAGO DELLA NINFA CON CENA CONCLUSIVA

- 1 giornata da trascorrere al fiume con grigliata, è prevista la pesca della trota con modica spesa

- Lezioni di PILATES al pomeriggio

- Assicurazione

Non Comprende:

- Visita all'Azienda I RODI con raccolta di MIRTILLI o LAMPONI e degustazione dei prodotti della casa

- Giornata al LAGO SANTO o VISITA AL GIARDINO BOTANICO ESPERIA, (ci sono le tabelle con scritte in braille)

- Visita della piazza di S. PIETRO E CUPOLA in miniatura, scala 1 a 75 altrimenti sarebbe stata troppo grande. Io l'ho già vista e Vi assicuro che è una meraviglia da sottoporre al nostro tatto.

- Trasporto dalle località di arrivo all'Albergo.

Noi pensiamo di riuscire ad avere il trasporto attraverso la PROTEZIONE CIVILE, come per l'inverno, lo sapremo più avanti-

In ogni caso organizzeremo i pulmini per chi arriva in treno o in aereo.

La settimana ha inizio con il pranzo della domenica 29 Giugno e termina con la colazione della Domenica 06 Luglio 2014,

Obiettivi: Imparare a conoscere le potenzialità del proprio corpo attraverso l'attività fisica. Acquisire capacità relazionali attraverso la convivenza e la comunicazione con altre persone che vivono la stessa situazione di handicap. Continuare la reciproca collaborazione tra ragazzi normodotati e ragazzi con problemi. Imparare a combattere l'obesità attraverso la motricità in genere, meglio, attraverso lo sport. .

Accompagnatore: per i ragazzi non maggiorenni è necessario che il partecipante provveda a trovarsi un proprio accompagnatore,. Per chi lo vuole, c'è la disponibilità di un numero limitato di persone che, provvedendo al pagamento della loro quota, si sono resi disponibili a fare da accompagnatore.

Attività serali: oltre alle iniziative che molti di Voi hanno già sperimentate negli anni precedenti, sono previste novità interessantissime e coinvolgenti.

Sabato 05 Luglio: Come consuetudine il Sabato sera si svolgerà la serata di gala, conosceremo il nuovo Consiglio del COMUNE DI FANANO e ospiteremo anche coloro che ci avranno aiutato.

Iscrizioni: il termine ultimo per le iscrizioni è il 20 Maggio 2014. Si riterranno regolarmente iscritti coloro che avranno, RESTITUITO IL QUESTIONARIO ALLEGATO DEBITAMENTE COMPILATO, E FATTO UN VERSAMENTO, COME CAPARRA DI 100€ PER OGNI SINGOLO PARTECIPANTE, a mezzo bonifico bancario sul c/c n° 1991476 IBAN - IT71T0538712919000001991476

presso B.Popolare E.Romagna - Ag di città n.11 Via Vaciglio 365 Modena

Saldo quota partecipativa: il saldo dovrà essere effettuato IL GIORNO DELL'ARRIVO IN ALBERGO.

La settimana si svolgerà in collaborazione con le associazioni ATRITOSCANA ONLUS,RETINA ITALIA ONLUS e UISP-unione italiana sport per tutti comitato provinciale di Modena.

Per qualsiasi chiarimento Vi potete rivolgere alla Sig.ra Teresa Padovan, presidente tel. 059/393684.

Si invitano i Signori partecipanti a prendere visione del regolamento della manifestazione, sotto riportato, prima dell'iscrizione.

Sicuri che quest'iniziativa sarà accolta con entusiasmo sia da parte dei genitori e soprattutto dai diretti interessati, rimaniamo in attesa delle Vs. iscrizioni.

IL COMITATO ORGANIZZATORE

REGOLAMENTO

1) Si considerano regolarmente iscritti alla settimana VERDE, solo coloro che entro il giorno 20 Maggio 2014 avranno effettuato l'iscrizione secondo le regole descritte

2) E' obbligatorio partecipare alle riunioni informative indette dal Comitato Organizzatore compresa la prima che si terrà nel pomeriggio del giorno 29 Giugno 2014 alle ore 18,30; quest'ultimo declina ogni responsabilità per eventuali disguidi, che dovessero presentarsi, derivanti dalla mancata partecipazione alle riunioni.

3) Gli orari di partenza per le varie escursioni si considerano tassativi. Al momento della partenza, le persone che non saranno presenti, dovranno provvedere al loro trasporto a loro spese.

4) I mezzi messi a disposizione dal Comitato Organizzatore per gli spostamenti non possono essere considerati personali e verranno gestiti da questo in modo impersonale a seconda delle esigenze.

5) La somministrazione dei pasti avverrà agli orari di volta in volta comunicati. Eventuali motivati ritardi, se non preventivamente comunicati ed accettati da parte del Comitato Organizzatore, non daranno diritto al recupero delle portate già servite. Il menù comunicato ogni sera per il giorno dopo, potrà essere variato solo dando informazione ai responsabili dell'albergo appena ultimata la cena..

6) Gli asciugamani verranno cambiati ogni due giorni.. .

7) E' consigliabile arrivare il giorno Domenica 29 Giugno per l'ora di pranzo previsto per le ore 13, per chi non può, per la sera entro e non oltre le ore 18,30 quando ci sarà la riunione Tecnica-informativa

8) Coloro che fossero interessati, il 29 Giugno vengono organizzati trasporti dall'aeroporto e dalla stazione ferroviaria di Bologna e dalla stazione ferroviaria di Modena, entro e non oltre le ore 10,00 del mattino. Altrettanto verrà fatto per il rientro il giorno 06 Luglio con orari da concordare in base alle partenze e comunque non più tardi delle ore 10. Altri trasporti dovranno essere organizzati in modo autonomo dai partecipanti e saranno a loro completo carico.

9) Eventuali arrivi in ritardo o partenze anticipate non daranno diritto a sconti sul costo totale.

10) La partecipazione a soli alcuni giorni della settimana dovrà essere concordata anticipatamente con l'organizzazione

11) Per ulteriori informazioni si fa riferimento al nostro sito www.sciclubparalimpicfanano.it

Riteniamo che il presente regolamento sia solamente un promemoria delle regole basilari per il rispetto e la correttezza nei confronti di tutti i partecipanti al fine di consentire una piacevole permanenza.

PER PARTECIPARE ALLA SETTIMANA VERDE ORGANIZZATA DALLO SCI CLUB PAFANANO f E altre associazioni, DAL 29 GIUGNO AL 06 LUGLIO 2014 SERVE:

VESTIARIO ADATTO ALLE ESCURSIONI IN MONTAGNA, UN CAMBIO INTIMO PER OGNI GIORNO, UN MAGLIONCINI PESANTI E LEGGERI, GIACCHE LEGGERE E PESANTI,CALZE , COSTUME DA BAGNO E ACCAPATOI, CUFFIA DA PISCINA E CIABATTE.

VESTIARIO PER IL TEMPO LIBERO E PER ATTIVITA' SERALI RICREATIVE E IL NECESSARIO PER LA TOILETTE.

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E' possibile prelevare il file .doc contenente la presente circolare e il modulo da compilare per partecipare all'iniziativa utilizzando il seguente link:

https://www.uiciechi.it/archivio/circolari/2014/04/62.doc

Campagna fiscale 2014: i servizi per i soci dell'Unione

La campagna fiscale è entrata nel vivo.

Dai primi del mese, infatti, ha preso ritmo la consueta attività di raccolta e di compilazione dei modelli fiscali relativi ai redditi 2013.

Rinnoviamo anche per quest'anno l'impegno come Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ad offrire assistenza a chi ne avesse bisogno.

Per i soci UICI il 730 ed il 730 integrato sono gratuiti!

Su tutte le altre pratiche verranno applicate tariffe agevolate, sicuramente più concorrenziali rispetto a quelle previste dai vari CAF sul territorio.

Crescono le Sezioni UICI autorizzate ad operare, per l'occasione, come punti di raccolta CAF ANMIL S.r.l..

Come fare........... Basta rivolgersi ad una delle nostre Sezioni convenzionate e richiedere un appuntamento, seguendo le indicazioni che Vi saranno date dal personale UICI.

Cercate subito quella più vicina a Voi, consultando la pagina http://www.uiciechi.it/Patronato/Patronato.asp (accanto alla Sezione c'è la specifica <Punto raccolta CAF>. Il trattamento di favore dell'ANMIL è riservato, però, a tutti i soci UICI, anche se la Sezione di appartenenza non risulti tra i Punti di raccolta CAF, e questo già solo per il fatto di essere in regola con il rinnovo della tessera UICI).

I documenti da portare con sé. Prima di recarsi all'appuntamento, accertateVi di aver fotocopiato tutti i documenti necessari alla compilazione del Vostro 730 (codice fiscale, fatture e scontrini fiscali relativi a medicinali, spese per l'acquisto o affitto di attrezzature sanitarie, spese per l'acquisto di sussidi tecnici, informatici e per l'acquisto dell'automobile, spese veterinarie, ricevute di pagamento delle rate del mutuo, contratto di affitto, etc).

A noi bastano le fotocopie, gli originali resteranno nei Vostri cassetti.

Se siete pensionati e non Vi è arrivata a casa la solita "busta" di marzo contenente il CUD, recateVi all'appuntamento in Sezione il giorno prefissato e su Vostra richiesta acquisiremo e stamperemo a tempo dovuto i relativi dati del Vostro CUD 2014.

Dove è possibile ritirare il modello 730 bell' e pronto?........ Sempre in Sezione UICI. Sarete contattati dal personale UICI per il ritiro del modello 730 compilato, pronto per la firma.

Anche per quest'anno e in futuro vogliamo così rendere semplici ai soci UICI le cose complicate (oltre al 730/730 integrato gratuiti, ci sono tante altre pratiche fiscali a tariffa agevolata per i soci UICI! Consultate il tariffario in Sezione).

Fiat Lancia e Alfa Romeo - Premio Fedeltà 2014

Informiamo che anche per quest'anno la casa automobilistica FIAT ha rinnovato il Premio Fedeltà 2014, riservato, tra gli altri, anche ai non vedenti, intendendo per tali i ciechi totali, i ciechi parziali e gli ipovedenti gravi (ex Legge N. 138/2001, artt. 2, 3 e 4; vedi circolare Agenzia delle Entrate del 30 luglio 2001 ??all.ti 1 e 2).

Presso tutti i concessionari autorizzati, è possibile richiedere i seguenti trattamenti:

Fiat, Lancia e Alfa Romeo

un extra sconto dell'1 per cento rispetto a quanto applicato ai privati sulle campagne promozionali nel mese di riferimento previste dal Gruppo su tutti i modelli Fiat, Lancia e Alfa Romeo

Fiat Professional (esclusivamente applicato al listino al pubblico)

Condizioni per l'uso:

1. Il Premio Fedeltà è una agevolazione diversa dal programma Autonomy, con cui NON È CUMULABILE. NOTA BENE: L'acquirente disabile può richiedere al venditore un preventivo di spesa sulla base dell'uno o dell'altro piano promozionale, optando così per quello più vantaggioso (Premio Fedeltà o Autonomy).

2. Nell'atto di vendita, è possibile che:

- il portatore di handicap si intesti la vettura;

- la vettura sia in cointestazione con altra persona, purché il primo intestatario sia sempre il disabile.

3. Gli acquisti devono essere effettuati per autovetture nuove di fabbrica presso la rete concessionaria autorizzata Fiat - Lancia - Alfa Romeo - Fiat Professional

Documentazione probatoria:

Per coloro che sono affetti da minorazioni visive è sufficiente la certificazione Medico-Legale di cecità (ex Legge N. 138/2001, artt. 2, 3 e 4) - Vedi parere dell'Agenzia delle Entrate del 23 luglio 2013 (allegato 3) e Guida alle agevolazioni fiscali per disabili anno 2013, a pag. 11 (circolare UICI N. 78/2013).

Restano invariati i contributi statali, che vanno ad aggiungersi agli sconti del Premio Fedeltà:

P.S. Per usufruire dei contributi statali, ricordiamo che:

- il portatore di handicap deve intestarsi la vettura;

- la vettura può essere intestata al familiare solo se il disabile sia fiscalmente a carico.

NO alla COINTESTAZIONE!! (risoluzione dell'Agenzia delle Entrate del 17 gennaio 2007, N. 4).

Riepilogando.......

L'acquirente disabile, per usufruire contestualmente del Premio Fedeltà 2014 e dei contributi statali, deve intestarsi la vettura.

Da un lato, la intestazione al familiare possessore di reddito di cui il disabile sia fiscalmente a carico non è riconosciuta dalla Fiat per il trattamento di maggior favore, dall'altro la cointestazione del veicolo non permette al portatore di handicap di fruire dei contributi statali.

______________________________________________________________________________________

E' possibile prelevare il file .zip contenente il presente comunicato unitamente ai relativi allegati utilizzando il seguente link:

http://www.uiciechi.it/archivio/circolari/2014/04/file%20circolari%2073%20.zip

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Sede centrale: circolari diramate nel mese di aprile

Di seguito viene riportato l'elenco completo dei comunicati diramati dalla Sede Centrale U.I.C.I. nel mese appena trascorso, con la specificazione del relativo numero e dell'oggetto.

Vi ricordiamo che tutti i comunicati possono essere consultati all'indirizzo internet http://www.uiciechi.it/documentazione/circolari/main_circ.asp

dove è possibile effettuare ricerche mirate tramite un comodissimo motore di ricerca.

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Dall'I.RI.FO.R. Centrale

Attività formative anno 2014 - II edizione del corso online di preparazione agli esami per il conseguimento della Patente Europea del Computer (ECDL)

Comunicato I.RI.FO.R. (Istituto per la Formazione, la Ricerca e la Riabilitazione) Centrale n. 9/2014

Questo Istituto, nel quadro delle iniziative programmate per il 2014, realizza la II edizione del "Corso online di preparazione agli esami per il conseguimento della Patente Europea del Computer (ECDL)".

Requisiti indispensabili

Per la fruizione del corso è necessario:

Quota di Partecipazione

La quota di partecipazione ad una singola edizione, comprensiva della skills card, prevede da questo anno un contributo spese di € 150,00 per tutti i partecipanti da versare tramite conto corrente postale n. 34340000 intestato a: I.Ri.Fo.R. onlus - via Borgognona, 38 00187 Roma con causale "Iscrizione Corso ECDL 2014 - edizione n. 2", oppure tramite bonifico postale codice IBAN IT 15 H 07601 03200 000034340000.

Gli interessati dovranno far pervenire a mezzo posta, e-mail o via fax, l'allegata domanda di partecipazione con la ricevuta del versamento spese entro venerdì 9 maggio 2014.

Promozione attività

A coloro che hanno rinnovato l'iscrizione all'Albo Nazionale dei docenti informatici per minorati della vista o degli esperti delle problematiche dell'accessibilità è riservato uno sconto del 30%.

Si conferma anche per il 2014 la partecipazione gratuita del volontari del Servizio Civile attualmente in servizio presso le sedi U.I.C.I.

Modalità operative

L'erogazione del corso avverrà tramite la piattaforma didattica dell'Istituto, a cui ogni partecipante potrà accedere a seguito di inserimento di apposito identificativo che sarà comunicato all'atto dell'avvenuta iscrizione.

Il corso è suddiviso in 28 lezioni teoriche settimanali (4 per ogni modulo) e in 28 incontri on line (ogni venerdì) con un tutor per i chiarimenti necessari a favorire il miglior apprendimento dei corsisti. E' altresì disponibile un apposito Forum per lo scambio di osservazioni e comunicazioni tra i corsisti. A conclusione di ogni modulo, sono erogate specifiche esercitazioni.

La quarta edizione avrà inizio lunedì 26 maggio 2014.

Esami per il conseguimento dell'ECDL

Per quanto riguarda gli esami previsti per il conseguimento dell'ECDL, gli iscritti hanno diritto di sostenerli presso qualsiasi test center accreditato da AICA e quindi anche presso il test center di questo Istituto sito in Roma, Via del Tritone, 197 II piano (per il calendario 2014 si veda l'apposita circolare).

Per qualsiasi altra informazione e per richiedere il modulo d'iscrizione al corso è possibile contattare il test center al numero telefonico: 06/69988606 oppure all'e-mail segreteria@irifor.eu.

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Superando.it del 15-04-2014

Giustizia e' fatta per le persone con vera disabilita'!

«Le modalità adottate dall'INPS per le verifiche straordinarie sui cosiddetti "falsi invalidi" sono state illegittime e lesive dei diritti delle vere persone con disabilità e i dati forniti dall'Istituto "gonfiati" e forieri solo di costi per l'Amministrazione»: basta da sé, questa breve sintesi di una recente Sentenza del TAR Lazio, per caratterizzare la portata realmente "storica" di un provvedimento che fa giustizia di tante vessazioni.

ROMA. Tramite la Sentenza 3851/14, che non appare esagerato definire come "storica", il 9 aprile scorso il Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) del Lazio si è pronunciato su un giudizio avviato dall'ANFFAS (Associazione Nazionale Famiglie di Persone con Disabilità Intellettiva e/o Relazionale), con l'intervento di supporto (ad adiuvandum) della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap), contro una serie di messaggi e circolari con cui l'INPS, tra il 2011 e il 2012, aveva disciplinato i controlli dei Piani straordinari di verifica sui cosiddetti "falsi invalidi" per 500.000 persone.

Giunta infatti dopo ben tre anni di dura battaglia nelle aule giudiziarie, tale Sentenza riconosce - come già ampiamente denunciato dalle stesse ANFFAS e FISH e ripreso più volte sulle pagine del nostro giornale -, che le modalità adottate dall'INPS per le verifiche straordinarie sono state «illegittime e lesive dei diritti delle vere persone con disabilità» e sconfessa ancora un volta anche i dati forniti dall'Istituto in materia.

«A partire dal 2011 - si legge in un comunicato congiunto di ANFFAS e FISH -, dopo avere già effettuato 300.000 controlli nei due anni precedenti, l'INPS, in via unilaterale e anche in contraddizione rispetto alle garanzie previste dalla normativa statale, ha modificato progressivamente le modalità delle verifiche straordinarie, stabilendo di far rientrare, nei controlli a campione, anche gli invalidi per i quali era già stata precedentemente prevista una rivedibilità. Così facendo il numero delle revoche, alla fine dei controlli "straordinari", è risultato artificiosamente elevato: sono state cioè sommate anche le posizioni comunque già considerate rivedibili e, in larga misura, in ogni caso destinate a revoca. Senza dire che poi tale attività ha distolto l'impegno dell'INPS da quello che effettivamente aveva richiesto il Parlamento: controllo, in aggiunta all'ordinaria attività di revisione, delle situazioni determinate molti anni addietro».

«Si sarebbero dovuti effettuare ben altri controlli - prosegue la nota -, oltreché, ad esempio, evitare di visitare persone da decenni ricoverate in strutture a causa della loro disabilità, sicuramente non "falsi invalidi", con tutti i gravosi, inutili e ulteriori costi delle visite per l'INPS, oltre ai disagi per i cittadini. I dati finali, come pure la millantata incidenza dei cosiddetti "falsi invalidi" effettivamente individuati dall'INPS, sono così risultati "gonfiati" e forieri solo di costi per l'Amministrazione, che sembrano addirittura aggirarsi intorno ai 30 milioni di euro!».

Fatto poi ulteriormente significativo, il TAR del Lazio ha accolto anche gli ulteriori rilievi di ANFFAS e FISH circa la non equiparabilità tra le visite di revisione ordinaria, di competenza prioritaria della Commissione ASL (primo punto di riferimento territoriale per i cittadini), e quelle straordinarie di competenza esclusiva dell'INPS. Con tale modalità imposta dall'Istituto, infatti, è stata impedita la visita presso le Commissioni ASL più vicine ai cittadini, costringendoli, per la revisione ordinaria, anche a trasferimenti di decine e decine di chilometri da casa e non garantendo quel doppio controllo che evitasse le sviste di una sola commissione.

E ancora, il TAR ha appurato che è mancata la tutela alle persone con disabilità intellettiva e/o relazionale: infatti, mentre i medici nominati dall'ANFFAS erano presenti nelle Commissioni ASL, essi erano esclusi dalle verifiche straordinarie dell'INPS, lasciando pertanto prive di specifica tutela le persone con questi tipi di disabilità.

«Ma non è tutto - si legge ancora nella nota di ANFFAS e FISH -, dal 2012, infatti, l'INPS ha incluso nelle verifiche straordinarie non solo le condizioni di invalidità, ma anche quelle di handicap (come da Legge 104/92), senza averne una copertura normativa, giunta solo alla fine del 2012. Anche in questo caso, quindi, il TAR del Lazio ha riconosciuto le doglianze sollevate dalle nostre organizzazioni e ha pienamente chiarito che si sono usate, almeno fino al 2013, le visite di verifica straordinaria per degli scopi che la norma statale non riconosceva: eliminare cioè certificazioni per lo stato di handicap, che erano e sono cosa ben diversa da quelle per riconoscere l'invalidità civile e le relative provvidenze economiche».

Un ulteriore, importante chiarimento, infine, seppure non accolto con la Sentenza di cui si parla, è stato quello relativo al riconoscimento dell'efficacia del Decreto Ministeriale del 2 agosto 2007 (Individuazione delle patologie rispetto alle quali sono escluse visite di controllo sulla permanenza dello stato invalidante), che aveva fissato l'esenzione da visite di revisione o verifiche straordinarie in caso di patologie «stabilizzate o ingravescenti», principio che nel corso degli anni successivi al ricorso e proprio per impulso di questo, sembra in via di progressiva acquisizione da parte dell'INPS.

Al momento sono in corso attenti approfondimenti, sempre da parte di FISH e ANFFAS, sulle ricadute dirette per le persone con disabilità che si sono viste revocare le provvidenze economiche in forza di quelle disposizioni amministrative dichiarate ora illegittime.

«Si tratta quindi di una Sentenza fondamentale - conclude il comunicato delle due organizzazioni - perché mette in discussione le modalità delle verifiche già realizzate, mettendo al tempo stesso in dubbio anche quelle successive al 2012. Il nostro interesse non è certo quello di contrastare l'individuazione dei "falsi invalidi", ma di fare in modo che siano rispettati i diritti fondamentali delle vere persone con disabilità e che i controlli siano condotti con le opportune garanzie, in modo efficace e mirato, evitando inutili disagi e vessazioni. Per questo ci auguriamo e richiedono con forza che Governo e Parlamento chiariscano e riformino non solo il piano di verifica sugli accertamenti, ma anche l'intero sistema di accertamento di invalidità civile, stato di handicap e disabilità che risulta ormai obsoleto, farraginoso e inefficiente. Tale riforma, del resto, è prevista nello stesso Programma d'Azione Biennale per la Promozione dei Diritti e l'Integrazione delle Persone con Disabilità che il Governo si è impegnato a mettere in atto per garantire il rispetto dei diritti umani delle persone con disabilità». (S.B.)

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Corriere della Sera - Invisibili del 19-04-2014

Inps, quei controlli illegittimi

di Franco Bomprezzi

Non hanno esitazioni nel parlare di sentenza storica: Anffas e Fish esultano adesso dopo aver letto le determinazioni del Tar del Lazio che il 9 aprile scorso ha accolto quasi interamente la tesi delle due associazioni, convinte che negli anni dei controlli straordinari disposti dall'Inps sotto il titolo di "caccia ai falsi invalidi" si siano operati gravi abusi nei confronti delle persone con disabilità vera, in particolare disabilità intellettiva, ma non solo. L'Inps è stata condannata e di fatto, a questo punto, è in discussione un intero biennio di controlli e di cifre non corrispondenti alla realtà dei fatti. Esattamente quello che da tempo avevamo scritto anche in questo blog. Non è infatti in discussione, diciamolo subito, la legittima e doverosa ricerca di truffe o di false certificazioni di invalidità inesistenti: una ricerca che, peraltro, vede in prima linea soprattutto le forze di polizia giudiziaria, non l'Inps. Ciò che è avvenuto, in nome della sacrosanta lotta alle false invalidità, è stato invece un abuso di posizione dominante e un mancato rispetto dei diritti delle persone con disabilità e delle procedure corrette di verifica.

Il Tar analizza e contesta una serie di circolari amministrative dell'Inps che nel corso degli anni hanno di fatto alterato le regole, non prevedendo, ad esempio, nelle commissioni di verifica straordinaria (quindi non nella sede originariamente preposta alle certificazioni e alle revisioni, ossia l'Asl) la presenza di un medico specialista in rappresentanza delle persone con disabilità intellettiva. In questo lungo periodo di illegalità, perché di questo alla fine si sta parlando, è avvenuto di tutto, compreso il conteggio arbitrario delle pensioni revocate o riviste come se fossero altrettante situazioni di falsa invalidità.

"Così facendo - scrivono Fish e Anffas - il numero delle revoche, alla fine dei controlli "straordinari", è risultato artificiosamente elevato: sono state sommate anche le posizioni comunque già considerate rivedibili e, in larga misura, in ogni caso destinate a revoca... Si sarebbero dovuti effettuare ben altri controlli, oltre che, per esempio, evitare di visitare persone da decenni ricoverate in strutture a causa della loro disabilità - sicuramente non "falsi invalidi"- con tutti i gravosi, inutili ed ulteriori costi delle visite per l'INPS, oltre ai disagi per i cittadini. I dati finali, come pure la millantata incidenza dei cosiddetti "falsi invalidi" effettivamente individuati dall'Inps, sono risultati "gonfiati" e forieri solo di costi per l'Amministrazione, che sembrano addirittura aggirarsi intorno ai 30 milioni di euro!".

Alcune questioni si pongono adesso con forza: chi risarcirà i danni subiti da persone e famiglie che in questi due anni sono state sottoposte in modo del tutto scorretto e sostanzialmente arbitrario a controlli e richieste assillanti di documentazione specialistica (costosa e spesso del tutto superflua, in presenza di disabilità permanenti)? E quando si decideranno Governo e Parlamento ad affrontare, una volta per tutte, una seria e rigorosa revisione dei criteri di accertamento dell'invalidità, stato di handicap e disabilità, che ancora oggi avviene in base a norme superate, burocratiche e farraginose?

E' curioso poi constatare come questa notizia, decisamente rilevante per decine di migliaia di persone e in generale per l'intera opinione pubblica attenta al corretto uso della spesa pubblica, non sia stata ritenuta degna di nota dalla grande informazione generalista. E' molto più comodo e di routine pubblicare la foto di un falso invalido e fare di ogni erba un fascio. Ma questo è un altro discorso.

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Redattore Sociale del 30-04-2014

Indennità di accompagnamento, ''la semplificazione amministrativa non basta''

Il presidente della Fish Falabella commenta le dichiarazioni di Franca Biondelli, referente politico del governo per la disabilità. "La caccia ai falsi invalidi' ha prodotto risultati irrisori ed enormi disagi. Vanno rivisti i criteri di valutazione".

ROMA. La Fish esprime "apprezzamento per le primissime dichiarazioni di Biondelli rispetto all'ineludibile necessità di aumentare adeguatamente il Fondo per le non autosufficienze e di promuovere l'inclusione lavorativa delle persone con disabilità". Riferendosi all'intervista rilasciata ieri dal sottosegretario a Redattore sociale, il presidente Vincenzo Falabella si augura "analoghi intenti anche per l'esangue Fondo per le politiche sociali" e condivide l'urgenza, espressa da Biondelli, "di abbreviare i tempi e le procedure per la concessione dell'indennità di accompagnamento, oggi attestati appena sotto i 400 giorni".

A tal proposito, però, la Fish precisa: "Non vorremmo che ci si limitasse ad un pur utile intervento di semplificazione amministrativa. Ricordiamo che i tempi di concessione delle provvidenze economiche sono lievitati negli ultimi anni, pur essendo stato informatizzato l'intero sistema, perché Inps ha occupato enormi risorse umane e organizzative nella verifica straordinaria di oltre un milione di posizioni. Una caccia ai cosiddetti falsi invalidi che ha prodotto risultati irrisori ed enormi disagi fra i disabili veri. Non è solo la procedura che va snellita, ma anche i criteri di valutazione devono essere profondamente rivisti per essere più efficaci per le persone e per evitare elusioni."

In riferimento infine al Piano di azione sulla disabilità, citato da Franca Biondelli, Falabella dichiara: "È un documento che prevede azioni concrete già sul tavolo del governo, e quindi anche dell'onorevole Biondelli, ma su cui non si è ancora iniziato ad operare ed agire. E neppure a confrontarsi. Lavoro, scuola, inclusione, mobilità, salute, autonomia personale: tutti aspetti ben declinati nelle loro problematicità ma anche nei praticabili interventi. Fish - conclude Falabellla - è pronta al confronto, da subito e con la consueta disponibile concretezza per realizzare davvero quel Piano".

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Il Mattino del 22-04-2014

Daniele presidente onorario dell'Unione Ciechi

CASERTA. Un riconoscimento per la sua lunga e importante attività a favore dell'Unione Italiana Ciechi. Il Consiglio Nazionale dell'Unione, infatti, nella sua ultima riunione avvenuta a Tirrenia, ha conferito al casertano Tommaso Daniele, in forma solenne, il titolo di Presidente Onorario. «Ciò per l'impegno impareggiabile - si legge nel comunicato dell'Unione - profuso nel corso degli anni della propria presidenza, per il miglioramento delle condizioni di vita dei ciechi e degli ipovedenti italiani e per i risultati conseguiti dall'Unione sotto la sua guida». Tommaso Daniele nativo di Casanova, frazione di Carinola, ed è un personaggio di spicco, noto anche al di fuori dei confini italiani. Presidente dell'Unione per molti anni, qualche mese fa ha dovuto rassegnare le dimissioni per motivi di salute ed oggi coloro che hanno avuto modo di apprezzare le sue non comuni doti di organizzatore, non hanno voluto privarsi della sua non comune esperienza.

Tra l'altro, in omaggio a lui, per la prima volta nella storia dell'Unione, è stato conferito il titolo di Presidente Onorario. « La cecità la incontrai una mattina di settembre del 1943, all'età di nove anni, scrive Tommaso Daniele nel suo volume «Le Vette dell'Azzurro», quando tentai di vendere ad un compagno di scuola per due soldi e un foglio di carta assorbente, un giocattolo che poi si rivelò essere una bomba a mano. Ma la trattativa fallì perché il potenziale acquirente era disposto a darmi la carta assorbente, ma non i due soldi. Fu cosi che egli mi restituì la merce e nel farlo, evidentemente, dovette rimuovere il dispositivo di sicurezza; il resto è facilmente intuibile. La mia unica soddisfazione nella tragedia fu e rimane che nell'incidente sia stato coinvolto in forma lieve anche il parroco del paese, che dandosi le arie proprie di un esperto militare aveva dato ampia garanzia sulla innocuità dell'oggetto con il quale mi aveva visto giocare e aveva sorriso con sufficienza di fronte alle domande preoccupate di mia madre.....». Il medico del paese considerando l'infortunato in fin di vita gli disse di pregare per lui quando avrebbe raggiunto il Paradiso. Tutto era pronto per il passaggio a miglior vita ma la nonna volle esaudire il suo ultimo desiderio ossia un bel piatto di pasta e fagioli. Subito ne preparò uno abbondante che fu divorato in un attimo e poco dopo si sentì rinascere. «Ed ora sono qui», è quanto afferma Tommaso Daniele. Chi ha il piacere di conoscere questo personaggio subito si rende conto del suo carisma che ha sempre esternato in ogni manifestazione della sua vita. Ciò si legge facilmente anche nei suoi scritti come «L'Anima allo Specchio», «Le Parole che fanno bene al Cuore», « Il Sasso nello Stagno », «Le Vette dell'Azzurro» e poi molte poesie, tanti testi di canzoni come, solo per fare un esempio, « Il Giardino dei Sentimenti » musicate dal noto compositore Nino Manna, tutte interpretate da Cecilia Gasdia. Tommaso Daniele, è rimasto sempre con il cuore in quella terra meravigliosa che gli ha dato i natali, dove i valori della famiglia vengono anteposti a qualsiasi atto del quotidiano. Ha avuto due figlie stupende, Angela e Marcella, che hanno regalato all' ineguagliabile nonno quattro splendidi nipoti, in un contesto di vita familiare assai serene. Per Tommaso Daniele, grande invalido solo nel corpo, le azioni hanno valore solo se guidate dalle intenzioni. E' ciò che ha accompagnato quest'uomo nell'importante percorso della vita, e che lo ha fatto apprezzare per doti umane davvero non comune, addirittura esaltate dalla sua disabilità, di cui non ha mai fatto un problema.

di Aurelio Martino

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Trasmissione "L'Arena" del 6 aprile 2014 - Ordine del giorno approvato dal Consiglio Nazionale dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti

Si riporta di seguito l'ordine del giorno, approvato dal Consiglio Nazionale nella sua riunione del 12/13 aprile u.s., relativo alla trasmissione "L'Arena" andata in onda il giorno 6 aprile su RAI Uno.

Il documento è stato inviato ai componenti la Commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi, al Presidente ed al Direttore Generale della Rai ed al Capo Struttura di RAI Uno.

ORDINE DEL GIORNO

Consiglio Nazionale Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti

Il Consiglio Nazionale dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, riunito in data 12/13 aprile 2014, in merito alla trasmissione televisiva di RAI UNO "L'Arena", del 6 aprile scorso, condotta dal giornalista Massimo Giletti, protesta vibratamente per le modalità di conduzione, apparse poco chiare e piuttosto superficiali che rischiano di diffondere false informazioni ed errati convincimenti nel pubblico dei telespettatori relativamente ai delicati temi dei cosiddetti "falsi ciechi" e addirittura del diritto a percepire l'indennità di accompagnamento.

Il Consiglio, inoltre, esprime sconcerto e disappunto per le modalità poco professionali con le quali è stata esclusa dalla trasmissione la presidenza nazionale dell'Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti, cioè la maggiore organizzazione di rappresentanza di ciechi e ipovedenti in Italia, deputata per legge a tutelarne gli interessi morali e materiali.

Il Consiglio, pertanto, chiede che venga ripristinata quanto prima la più corretta informazione sul tema, secondo le finalità di servizio pubblico svolto dalla RAI, offrendo all'Unione e ad altri soggetti che si ritenga utile aggiungere, un adeguato spazio televisivo tramite il quale poter fornire al vasto pubblico le informazioni più ampie e complete, nel rispetto della dignità di tutti e a tutela di una fascia di cittadini posta oggi sotto accusa nella trasmissione in parola, con una faciloneria tanto semplicistica, quanto inaccettabile.

p. IL CONSIGLIO NAZIONALE

Il Presidente - Mario Barbuto

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Corriere della Sera - Invisibili del 12-04-2014

Brava Rai, pero'...

di Antonio Giuseppe Malafarina

La Rai lo scorso fine settimana ha dato spazio alla disabilità in due programmi analoghi e quanto mai diversi accomunati dal deciso seguito di telespettatori e dal nome del conduttore: Massimo. Il primo, sabato dalle 14:55 su Rai Tre, è il bello spazio di dibattito rappresentato da Tv Talk di Bernardini, e il secondo, domenica dalle 14 su Rai Uno, è il popolare luogo di discussione l'Arena di Giletti. Entrambi ampiamente popolati di ospiti, il primo ha un taglio più culturale e il secondo una veste più colorita. Sabato si è parlato di Hotel a 6 stelle, produzione di Rai Tre che ha coinvolto persone con sindrome di Down, e domenica di falsi invalidi.

A Tv Talk erano presenti i capoccia della docu-fiction, specialisti ed un Dario Fo molto coinvolto. Illustrato il programma, che è consistito nel seguire sei ragazzi con sindrome di Down alle prese con un tirocinio formativo in un grand'hotel capitolino, si è promesso che la rete tornerà sul tema nei prossimi mesi e si è dibattuto sul suo impatto sulla società. Oltre trenta aziende, infatti, si sarebbero da poco offerte all'Associazione italiana persone Down per concedere una possibilità lavorativa ai loro tutelati, alimentando fra i presenti in studio - e in chi scrive - la convinzione che operazioni di questo tipo giovino al di là dell'audience. Ma è Dario Fo, che con i soldi del Nobel ha fondato con Franca Rame il comitato Il Nobel per i disabili, che appassiona col concetto sulla società che deve cercare il dialogo con le persone disabili. Questa è la tv che mi piace. Quella che esprime pensieri utili alla collettività e con concrete ricadute tangibili su di essa.

Giletti s'impegna a far capire che non ce l'ha con le persone disabili e contemporaneamente cerca di indagare la giustezza della correlazione dell'indennità di accompagnamento al reddito della persona e della lotta ai falsi invalidi. E finisce col dimostrare bravura ma pecca di conoscenza.

Mostrati dei dati sull'aumento delle spese di indennità per le persone disabili negli ultimi anni lascia la parola agli opinionisti e qui si consuma il misfatto. Viene fuori che è giusto legare l'indennità di accompagnamento ai redditi sui 100.000 euro ma qui è utile il direttore del Tg4 a dire che così non si fa cassa: se dal punto di vista morale può essere giusto da quello economico ci si guadagna ben poco perché quanti sono i cittadini disabili con un reddito così alto? A tal punto Giletti, o qualche ospite preparato, avrebbe dovuto dire che il rischio era di togliere l'indennità di accompagnamento per redditi oltre i 40.000 euro lordi, come previsto dall'iniziale legge di stabilità 2014, cioè una cifra troppo bassa per costituire ricchezza.

La madre degli errori, però, sta a monte, ossia in quei 12 miliardi di euro che sono considerati troppi soldi spesi per pensioni e indennità a favore delle persone disabili. Il tentativo è di dimostrare che fra quei soldi ce ne siano molti assegnati a chi non ha diritto. Giletti, non è così. E, questo è il grave, nessuno degli ospiti lo dice.

La cosiddetta lotta ai falsi invalidi affidata all'Inps non sembra che stia producendo nessun risparmio di cui andare fieri. È la stessa Cecilia Guerra, recente ex viceministro del dicastero del Lavoro e delle Politiche Sociali, che nell'interrogazione parlamentare del 25 marzo al titolare dello stesso ministero chiede «se alla luce dei risultati ottenuti non ritenga opportuno un ridimensionamento della campagna mediatica contro i falsi invalidi che ha negli anni creato un vulnus molto forte nei confronti dell'intero mondo della disabilità».

Quando l'esponente di Forza Italia in studio vanta che sia stato il suo governo ad aver voluto la campagna di controlli straordinari che entro il 2015 porterà a oltre un milione il numero complessivo delle persone controllate dal 2009, perché nessuno dice che sui pochi casi di presunta irregolarità in sede di ricorso l'Inps soccombe nel 67% dei casi?

La seconda parte della trasmissione si è concentrata sui falsi ciechi e qui è in seguito scoppiata la polemica con l'Unione italiana ciechi e ipovedenti, che si è vista prima invitata in trasmissione e poi annullato l'appuntamento.

Cara Rai, quando vuoi sai fare le cose bene. Falle sempre. Questo è servizio pubblico.

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Superando.it del 14-04-2014

Non c'è peggior cieco di chi non vuol vedere

di Giulio Nardone

«La Magistratura faccia tutto il suo dovere con la massima severità per coloro che delinquono - scrive Giulio Nardone, commentando le trasmissioni televisive di Massimo Giletti sui "falsi ciechi" -, ma non facciamo cattiva informazione o diffamazione di un'intera categoria di persone che hanno già abbastanza guai per i fatti loro, senza dover essere esposti alla pubblica riprovazione o al sospetto, per colpa di chi non vuole capire»

ROMA. Di solito il proverbio del titolo è riferito ai sordi, ma calza perfettamente con il modus operandi del signor Massimo Giletti, reiterato e consolidato ormai da ben tre edizioni di Domenica In... L'Arena, un talk show della domenica pomeriggio che va in onda su RAI 1 di cui è conduttore.

L'indignazione per il suo comportamento è già stata manifestata - anche su queste pagine - dagli esponenti di diverse associazioni dei disabili visivi e non è il caso di ripetere ciò che è già stato autorevolmente e chiaramente denunciato come atteggiamento fazioso e del tutto chiuso alla comprensione degli argomenti svolti dagli esperti intervistati.

Forse, però, non è stato ancora detto apertamente quale sembra essere con tutta evidenza la tesi preconcetta del giornalista: "la presenza dei 'falsi invalidi', nella fattispecie dei 'falsi ciechi', dipenderebbe da una legge sbagliata che concede 'l'accompagno' a chi non ne ha bisogno". Ed è per dimostrare questa tesi che il Giletti continua a fare scorrere le immagini di ciechi apparentemente "miracolati", che vanno in bicicletta o che camminano da soli o che guardano l'orologio o che scelgono la merce da acquistare.

Ferma restando la nostra più feroce riprovazione e condanna per i "veri falsi ciechi" e per coloro che hanno firmato le false certificazioni, se Giletti avesse lasciato agli intervenuti in tutte e tre le trasmissioni il tempo di chiarire le cose, ascoltando, invece di troncare i discorsi con domande tendenziose, probabilmente avrebbe capito alcune verità.

Avrebbe capito, ad esempio, che il fortissimo desiderio di autonomia presente fortunatamente in numerosi ciechi li porta ad osare e a rischiare almeno i loro stinchi e che il cosiddetto "accompagno" - o "indennità di accompagnamento" che lo si voglia chiamare - non ha il solo scopo di poter avere un accompagnatore quando ciò è necessario, ma quello di "accompagnare" il cieco nell'affrontare tutte le sfide che la vita gli presenta, dalla difficoltà di trovare un lavoro a quella di procurarsi gli ausili tecnologici che gli sono indispensabili, purtroppo non sempre forniti dal Sistema Sanitario Nazionale.

Inoltre, pare che il Giletti non abbia capito - in questo aiutato a sbagliare anche dal rappresentante dell'INPS che ha partecipato alla trasmissione -, la differenza che c'è fra acuità visiva e campo visivo, dato che hanno parlato, ad esempio, di 3 decimi e non di 3 centesimi, che sono quelli previsti dalla Legge 138/01 ["Classificazione e quantificazione delle minorazioni visive e norme in materia di accertamenti oculistici", N.d.R.] come massima apertura del campo visivo per poter essere considerati ciechi assoluti.

Il conduttore non sa - e non ha lasciato dire a chi sapeva - che si può avere una visione tubolare di soli 3 centesimi e in quel forellino di luce poter distinguere una mosca sulla parete a 4 metri di distanza. Ma il problema è che se il cieco - che tale è per la legge - fissa la mosca, non può accorgersi di un ladro che attraversa la porta a poche dita di distanza dalla mosca stessa. Non è quindi un errore della legge se definisce "cieco assoluto" chi riesce a leggere il giornale, ma percependo soltanto alcune lettere di una parola e dovendo spostare lo sguardo di centimetro in centimetro per le parole successive, o chi per guardare l'ora, deve prima cercare e individuare con movimenti millimetrici la posizione delle sfere.

A chi è colpito ad esempio dalla sindrome di Stargardt, una forma particolare di retinopatia, può capitare di camminare su un marciapiede fissando intensamente e continuamente tutte le vetrine e persino il muro che separa due negozi. Ma in realtà, per lui non c'è nessuna differenza tra vetrina e muro, perché la visione centrale è assolutamente mancante e quell'espediente gli serve soltanto per poter intravedere, con la "coda dell'occhio" - l'unica parte della rètina ancora attiva - le ombre di ostacoli e di persone, in modo da poterli evitare. Ed ecco allora un altro "falso cieco" che cammina speditamente!

Lasciamo quindi che la Magistratura faccia tutto il suo dovere con la massima severità per quegli sciacalli che delinquono, ma non facciamo per ignoranza cattiva informazione o diffamazione di una intera categoria di persone che hanno già abbastanza guai per i fatti loro, senza dover essere esposti alla pubblica riprovazione o al sospetto, per colpa di chi non vuole capire.

Controllare è giusto, ma lo si faccia seriamente, magari a campione: piantiamola, infatti, anche con la farsa dei cosiddetti "controlli", fatti obbligando gli invalidi a ripresentare la stessa documentazione che è già in possesso delle ASL, e che non sarebbe quindi consentito chiedere di nuovo, o di quelli fatti ai ciechi da un medico generico che non possiede neppure lo strumento per guardare il fondo dell'occhio o dal medico (ma sarà laureato?) che per scoprire l'imbroglio chiede a un tetraplegico se si può alzare in piedi!

Giulio Nardone,

Presidente dell'ADV (Associazione Disabili Visivi).

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Superando.it del 08-04-2014

In questo clima da "caccia alle streghe"

di Franco Bomprezzi

Diciamolo francamente: uno dei temi di angoscia in molte famiglie italiane, soprattutto in quelle che vedono nel proprio nucleo una persona con disabilità non autosufficiente, o un anziano nella medesima situazione di necessità di accedere a servizi sociosanitari, è rappresentato dall'entrata in vigore dell'ISEE, ovvero il famoso - o famigerato - Indicatore della Situazione Economica Equivalente.

Il regolamento di attuazione [Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 5 dicembre 2013, n. 159, pubblicato in Gazzetta Ufficiale Serie Generale n. 19 del 24 gennaio 2014, N.d.R.] è stato di recente approvato dal Governo e sia pure lentamente la macchina della sua possibile applicazione a livello territoriale si è messa in moto. In molti ci stanno mettendo la testa e le competenze, spesso con grande buona volontà, almeno per cercare di limitare le conseguenze più dannose rispetto alle effettive esigenze delle persone e delle famiglie, convinte (spesso non a torto) che andranno incontro a più spesa familiare e meno servizi garantiti dal welfare pubblico.

Non mi addentro nella materia dal punto di vista tecnico, e rimando i Lettori all'ampia e documentata analisi pubblicata dal Servizio HandyLex.org. Molte domande vi trovano una risposta, per fortuna, ma il margine di ambiguità, nei criteri applicativi, è assai elevato. E non solo perché per la prima volta non è contemplato solo l'ISEE individuale (per le persone con disabilità), ma quello familiare; ciò che mi preoccupa, infatti, è il clima da "caccia alle streghe" nel quale questo provvedimento si sta inserendo.

Mi sembra di rivedere il film della cosiddetta "caccia ai falsi invalidi". Ora, però, lo scenario potrebbe dilatarsi all'intera gamma dei servizi sociosanitari e delle agevolazioni (poche, per altro) delle quali fino ad oggi "godono" - si fa per dire - le persone con disabilità.

L'opinione pubblica è continuamente bersagliata da messaggi niente affatto subliminali, ma espliciti, del tipo: "C'è tanta gente (si vede e si sente in televisione, si legge sui giornali) che riceve prestazioni gratuite quando potrebbe benissimo pagarsele". Con i soldi risparmiati - è il ragionamento diffuso a livello popolare - si potrebbero dare molti più servizi a "chi ne ha veramente bisogno".

In sostanza, se oggi facessimo un referendum (speriamo di no), sono quasi sicuro che calerebbe la mannaia su quasi tutte le prestazioni pubbliche di welfare, compresa l'indennità di accompagnamento. È troppo debole, infatti, la voce di chi con dignità chiede semplicemente il rispetto delle leggi vigenti, e vuole vivere alla pari, compensando, per quanto possibile, lo svantaggio dell'handicap fisico, sensoriale, o intellettivo. Molto più forte e diffuso è il luogo comune, demagogico e di grande effetto, connesso ai racconti di truffe, di abusi, di dichiarazioni false e così via.

In tempi di crisi, insomma, prevale l'atteggiamento da homo homini lupus. O della "guerra tra poveri". Ho paura che si annuncino mesi difficili per tutte le persone di buona volontà e di competenza indubbia che stanno cercando di applicare con razionalità e saggezza norme complicate, farraginose, e complicate persino da applicare alla lettera.

Ma c'è un aspetto micidiale, sul quale vorrei che si avviasse una riflessione onesta e sincera, anche a livello di opinion makers, di grandi nomi del giornalismo e dell'intrattenimento da talk-show.

Possibile, mi domando, che nessuno veda la "trave" dell'evasione fiscale mastodontica di questo Paese? Del lavoro nero? Dei patrimoni non dichiarati? Degli imprenditori che dichiarano un reddito inferiore a quello dei dipendenti? Come possiamo immaginare un sistema equo di prestazioni sociosanitarie e di agevolazioni, se fin da adesso siamo certi di una sola cosa, ovvero che le dichiarazioni ISEE delle famiglie saranno sicuramente penalizzanti per tutti coloro che hanno redditi fissi da lavoro dipendente o da pensione pubblica? Rischieranno cioè di uscire dai benefìci persino le famiglie che oculatamente hanno investito sulla casa come bene-rifugio e come sicurezza per i propri figli non autosufficienti. Risulteranno "ricchi" cittadini che hanno il solo torto di pagare le tasse fino all'ultimo centesimo. Questa è l'unica certezza, sperequativa, che oggi possiamo ragionevolmente condividere.

In queste settimane sento parlare di ogni possibile provvedimento, ma nemmeno una parola per denunciare l'assurdità di un Paese che vuole parametrare i servizi destinati ai propri cittadini più fragili, ragionando come se fossimo in Svezia o in Norvegia, e non piuttosto in Italia, dove l'evasione fiscale si somma al deficit della spesa pubblica nel renderci del tutto inaffidabili, non solo in Europa, ma pure a noi stessi.

Ci vorrebbe una moratoria, almeno di un paio d'anni, per ripensare seriamente l'intero meccanismo. Se vogliamo riformare tutti gli istituti, anche di tipo previdenziale e assistenziale, dobbiamo farlo mettendo prima di tutto in sicurezza la vita delle famiglie qui e adesso. Prima che sia troppo tardi.

Franco Bomprezzi,

Direttore responsabile di «Superando.it».

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Italia Oggi del 25-04-2014

Province, servizi sociali nel caos

I contratti sono in scadenza ma le amministrazioni possono spendere solo per dodicesimi. I nuovi enti non si occuperanno più degli studenti disabili.

Province chiamate ai salti mortali per attuare le disposizioni della legge Delrio e del decreto sulla spending review (dl 66/2014). Il legislatore, nell'intento di introdurre riforme con impeto e velocità, ha trascurato di considerare i casi concreti e gli effetti che le nuove norme comportano sulla gestione dei servizi e, dunque, in definitiva, sulla comunità amministrata. Un caso emblematico è rappresentato dai limitati, ma rilevanti, servizi sociali affidati alle competenze delle province. Esse sono chiamate a svolgere il servizio di integrazione sociodidattica per gli studenti delle scuole di ogni ordine e grado, a beneficio degli studenti disabili sensoriali, dell'udito e della vista. Si tratta di appalti del valore di diversi milioni. I problemi posti dalle riforme sono notevoli. La legge 56/2014, nota come legge Delrio, non qualifica i servizi sociali come funzione fondamentale delle province. Essi dovrebbero essere attribuiti ad altri enti. Ma, occorrerà aspettare mesi, per capire quale ente dovrebbe eventualmente succedere, con quali risorse provvedere e con quali modalità. Le province hanno sin qui gestito con fondi dei propri bilanci, dal momento che il servizio non è mai stato finanziato né dallo stato, né dalle regioni. Laddove un appalto per l'erogazione del servizio scada a giugno 2014, chi dovrebbe curarsene? La riforma non dà alcuna risposta. Per evitare vuoti di gestione, che finirebbero per colpire proprio gli utenti più deboli, non resterebbe alle province che riaffidare il servizio, con nuova gara, pur nell'incertezza della spettanza della funzione. Ma, sempre la legge 56/2014 stabilisce che, con giugno, raggiunti cinque anni dalla proclamazione degli eletti, si applichi alle province, per quanto abbiano approvato il bilancio di previsione nei termini previsti, il regime degli enti che non hanno approvato il bilancio. Si tratta dell'articolo 163, comma 2, del dlgs 267/2000, che disciplina la gestione provvisoria: si può spendere solo per dodicesimi, entro i limiti del bilancio precedente, ma soprattutto non è consentito assumere alcuna nuova spesa, a meno che non sia volta a evitare danni gravi e certi al patrimonio dell'ente. La norma si applica in termini generali per qualsiasi tipologia di spesa. Dunque, per attivare o proseguire il servizio per i disabili sensoriali, occorrerebbe dimostrare che non svolgendolo si determinerebbero danni gravi e certi. Il che potrebbe verosimilmente determinarsi: infatti, gli utenti potrebbero attivarsi per una class action, oppure proponendo azioni individuali di risarcimento danni. Il che esporrebbe le province a danno di immagine, che costituisce a sua volta danno erariale. Non è finita. Tra poco si aggiungerà ai vincoli visti sopra, che ingessano la gestione, quello ulteriore del decreto «spending review», che obbligherà ogni provincia a tagliare, mediamente, 4,5 milioni di spese corrente, l'80% dei quali proprio per l'acquisizione di forniture e servizi, anche mediante la riduzione del 5% del costo dei contratti. È evidente che il taglio proprio su servizi molto costosi come quello per il supporto ai disabili sensoriali (ma altrettanto vale per il servizio di trasporto dei disabili presso le scuole di ogni ordine e grado dei territori provinciali) potrebbe dare una grande mano d'aiuto per il rispetto della cura dimagrante alle spese, imposta dal governo Sicché, il riaffidamento del servizio per i disabili, oppure la sua prosecuzione, dovrebbe ulteriormente passare sotto altre forche caudine motivazionali. Ci si dovrebbe sforzare di dimostrare che la riduzione del 5% dell'importo dei contratti sarebbe molto probabilmente improponibile, in quanto si tratta di servizi ad altissima intensità di manodopera, col rischio di andare al di sotto dei minimi stipendiali del personale, inviolabili. Altro sforzo consisterebbe nel dimostrare che servizi di questa natura non dovrebbero considerarsi «aggredibili», pur trattandosi di spesa corrente, essendo immediatamente rivolti agli utenti. Non sono, cioè, veri e propri «servizi intermedi», cioè spese finalizzate al funzionamento degli enti, ma attività finalizzate a garantire il diritto allo studio e alla salute delle persone. Si tratta di percorsi gestionali e motivazionali estremamente complicati e con non pochi rischi di incorrere in responsabilità, cagionata dalla eccessiva generalizzazione dei provvedimenti e dalla scarsa confidenza con le esigenze concrete. È da auspicare che il legislatore intervenga, anche in sede di conversione del dl sulla spending review (che già contiene alcune modifiche alla legge Delrio), per dare indicazioni chiare su questi problemi operativi, per scongiurare rischi di contenzioso, ma soprattutto interruzioni di servizi e non ripetere quanto già avvenuto in Sicilia.

di Luigi Oliveri

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Vita.it del 09-04-2014

Otto domande a Renzi sulla disabilità

di Sara De Carli

Protesta davanti al Senato dell'associazione Tutti a scuola

Un centinaio di persone in piazza, davanti al Senato, «per costringere il presidente del consiglio Matteo Renzi ad occuparsi dei nostri figli disabili». Vengono da Napoli, da Roma, dalla Sardegna. Antonio Nocchetti è il presidente di Tutti a scuola e per spiegare le ragioni della loro protesta parte da due frasi di Renzi: «Ai tempi delle primarie, facendo esplicito riferimento alla possibilità di recuperare risorse, per un miliardo, Renzi disse che 500 milioni di euro, derivanti dal taglio dei costi della politica, sarebbero andati alla riduzione del cuneo fiscale e altri 500 per il fondo nazionale di non autosufficienza. Oggi si parla di cuneo fiscale, la non autosufficienza è sparita. In compenso Cottarelli ha messo la disabilità come area da aggredire con la spending review: abbiamo letto quei documenti con terrore, sono perfettamente in linea con le idee di Tremonti».

Sono otto le domande che "Tutti a scuola" vorrebbe sottoporre a Renzi: «domande che dicono di un Paese che si raccoglie attorno ai più deboli. Oggi non è più così», dice Nocchetti. Fra i punti toccati c'è il nuovo Isee, con la scelta di considerare come reddito anche le invalidità: «Le rassicurazioni di Poletti e Del Rio non bastano, perché il problema non è capire se tagliano o no l'accompagnamento ma cosa si vuole fare in questo Paese con i più deboli. Questo nuovo Isee è uno scempio».

Altro punto, che da sempre sta a cuore alla onlus, è l'inclusione degli alunni con disabilità a scuola: «Intanto chiariamo che i 4mila e rotti insegnanti di sostegno che stanno entrando in ruolo in questi giorni non sono 4mila insegnanti in più, ma precari che sono stati assunti. Non è niente, è una goccia. Il problema è che abbiamo una legge bellissima svuotata di risorse e chiunque abbia a che fare con la disabilità sa che la disabilità ha bisogno di risorse. La Fish continua a parlare di formazione degli insegnanti, ma la formazione non basta, se in classe ho 27 alunni di cui 4 con una disabilità. Una scuola di qualità si fa solo con più risorse».

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Superando.it del 15-04-2014

L'evoluzione dell'insegnante di sostegno

di Salvatore Nocera

Recentemente il Centro Studi Erickson di Trento ha pubblicato l'interessantissimo volume L'evoluzione dell'insegnante di sostegno. Verso una didattica inclusiva di Dario Ianes, presentato nei giorni scorsi dallo stesso Autore, anche tramite un video online.

Il volume di 159 pagine si apre con la lettera di un genitore sconfortato per la pessima inclusione del figlio con disabilità, ciò che lo ha indotto a iscriverlo ad una "scuola speciale".

Ianes premette poi alla trattazione un capitolo in cui professa la sua piena convinzione nell'inclusione nelle scuole comuni, purché essa si rinnovi. Successivamente, quindi, viene sviluppata tale tesi, partendo dall'analisi di numerose ricerche, già pubblicate in precedenza da lui stesso, dalla Fondazione Agnelli [Rapporto intitolato "Gli alunni con disabilità nella scuola italiana: bilancio e proposte", pubblicato da Erickson, a cura dell'Associazione TreeLLLe e della Caritas Italiana, con il sostegno della Fondazione Giovanni Agnelli, N.d.R.], da Andrea Canevaro, Luigi D'Alonzo, Roberta Caldin e altre ancora, in cui vengono presentate, con dovizie di dati, le criticità attuali dell'inclusione scolastica in Italia, vale a dire fondamentalmente la delega del progetto inclusivo ai soli docenti per il sostegno da parte di quelli curricolari; l'emarginazione degli alunni con disabilità più complesse nelle cosiddette "aule di sostegno"; la crescente durata della giornata scolastica trascorsa in queste ultime, passando dagli Anni Settanta ad oggi. Tutti aspetti, questi, che sono certamente indicatori di un'inclusione mal riuscita o peggio ancora tradita.

Ianes ritiene in sostanza che tale inversione rispetto ai successi qualitativi iniziali dell'inclusione si debba al fatto di una mancata "evoluzione", poiché le iniziative umane, se non si rigenerano, decadono. Sulla base dunque di questi risultati negativi e di tale constatazione riferita alla scienze umane, egli avanza la propria ipotesi di "evoluzione" della figura dell'insegnante per il sostegno, già proposta nella citata ricerca della Fondazione Agnelli, di cui il volume pubblica in appendice il capitolo essenziale. In questo saggio, però, la tesi viene esposta in modo più analitico e quindi più chiaro.

Ianes propone pertanto di rimandare nelle classi l'80% degli attuali 110.000 circa insegnanti per il sostegno. Mentre però nella ricerca della Fondazione Agnelli non si comprendeva se tali docenti dovessero tornare a fare i docenti curricolari, nel presente volume è chiaramente detto che essi dovrebbero tornare a farlo, in compresenza con i precedenti colleghi curricolari che aiuterebbero a coinvolgere nell'inclusione. Il restante 20%, invece (circa 20.000) formerebbero dei "gruppi di esperti", superspecializzati, itineranti per una serie di scuole (circa dieci classi a testa visitate mediamente una volta alla settimana), come supervisori periodici.

Anche su questi gruppi il volume di Ianes è più chiaro rispetto alla proposta contenuta nella ricerca della Fondazione Agnelli, laddove si prevede addirittura che essi dovrebbero assumere personalità giuridica, con un'indipendenza piena o quasi dall'Amministrazione Scolastica Regionale.

Segue poi un capitolo con riflessioni conclusive circa la formazione dei docenti curricolari, per la quale l'Autore rinvia a uno scritto pubblicato anch'esso in appendice, relativo a uno studio dell'Agenzia Europea per l'Inclusione Scolastica.

Il libro è assai stimolante perché invita quanti credono nell'inclusione scolastica - compreso chi scrive - a un'autocritica serrata, mettendoli (mettendoci) di fronte alle effettive degenerazioni oggi abbondantemente comprovate.

La soluzione è vista nella piena realizzazione del principio di personalizzazione che dovrebbe riguardare non solo gli alunni con disabilità, e nemmeno solo i "nuovi aggiunti", cioè quelli certificati o individuati con altri BES (Bisogni Educativi Speciali), ma tutti gli alunni. A ciò dovrebbero contribuire i due contingenti di ex insegnanti per il sostegno, la maggior parte dei quali distribuendosi nelle classi come organico funzionale, non più, quindi, legato alle certificazioni sanitarie, ma secondo i criteri dell'ICF [Classificazione Internazionale del Funzionamento, della Disabilità e della Salute dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, N.d.R.], mentre il contingente più piccolo farebbe da sostegno superspecializzato permanente a quest'opera di disseminazione personalizzata.

La prima delle due ipotesi è certamente affascinante, specie per chi, come me, ha duramente criticato negli ultimi anni la delega totale ai soli docenti per il sostegno, con conseguente serie "alluvionale" di decisioni dei Tribunali Amministrativi Regionali (TAR), che assegnano ore di sostegno, quando i docenti curricolari abbandonano in fondo alla classe (o peggio nella cosiddetta "aula di sostegno" o in corridoio) gli alunni con disabilità, privi in quelle ore di docenti per il sostegno. E le decisioni dei TAR, con un'impeccabile logica giuridica, ritenendo solo il sostegno come unica risorsa all'inclusione, assegnano tante ore quante sono quelle di scolarizzazione, ricreando così un rapporto duale che esclude gli alunni con disabilità dalle didattiche cooperative con i compagni e quindi sostanzialmente dalla stessa inclusione.

Ciò che però mi lascia perplesso in questa prima condizione è che - sia pur se accennata - non è sviluppata la modalità organizzativa della formazione degli attuali docenti curricolari che dovrebbero prendersi in carico del progetto inclusivo, anche se avvalendosi della collaborazione degli "ex docenti per il sostegno". Senza infatti una preventiva e contemporanea permanente formazione di tali docenti curricolari, si rischierebbe che la delega ai soli "ex docenti per il sostegno" permanesse, rafforzandosi addirittura. Infatti, come potrebbe di colpo un docente curricolare di lettere o di matematica di scuola secondaria, attualmente digiuno di formazione sulle didattiche inclusive e di esperienza di didattiche cooperative, prendersi in carico gli alunni con disabilità? Non ci sarebbe il rischio che cambiasse tutto solo apparentemente, mentre in sostanza si rimarrebbe come ora con la criticata delega?

In attesa di una seria formazione iniziale - e specie per i docenti di scuola secondaria - la Proposta di Legge sull'inclusione presentata dalla FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap) prevede dei brevi corsi di aggiornamento sulla programmazione collegiale del PEI (Piano Educativo Individualizzato), preceduta da una serie di indicazioni su come si legge una Diagnosi Funzionale, per saper poi gestire e valutare il PEI stesso.

Per tali corsi - che dovrebbero svolgersi dal 1° al 15 settembre di ogni anno, con un successivo "richiamo" verso novembre - ci si potrebbe avvalere delle competenze degli "ex docenti per il sostegno", oltreché di esperti provenienti dalle associazioni di persone con disabilità e dalle università. Essi, inoltre, potrebbero essere organizzati anche tramite filmati di conferenze e buone prassi on line, senza nemmeno dimenticare le modalità descritte nel libro La classe capovolta di Maurizio Maglioni e Fabio Biscaro (Erickson, 2014), ovvero con la somministrazione ai docenti curricolari di indicazioni bibliografiche e sitografiche e una successiva discussione suscitata dalle domande dei corsisti, anche suddivisi per piccoli gruppi.

E tuttavia, quando gli ex docenti per il sostegno saranno andati in pensione, chi svolgerà il lavoro formativo in compresenza?

Se a ciò si aggiunge poi il fatto delle classi numerose - cui il libro di Ianes accenna in una sola pagina, senza però poi sviluppare le controproposte di superamento -, è assai probabile il rischio che l'auspicata "rigenerazione" sortisca effetti scarsissimi o nulli.

E ancora, c'è da chiedersi anche come sia possibile aggiungere agli attuali docenti curricolari, inserendoli nei ruoli a tempo indeterminato, circa 60.000 ex docenti per il sostegno (circa 30.000 sono o rimarranno precari, molti dei quali privi di specializzazione), in un'epoca in cui il Ministero da almeno cinque anni sta tagliando fortemente il numero di ore di insegnamento e di posti comuni.

Il volume di Ianes critica poi alcune proposte, come quella della creazione di appositi ruoli per il sostegno, tesi sostenuta dalla citata Proposta di Legge presentata dalla FISH, di cui sono stato propugnatore, pur essendo inizialmente contrario. Egli però, come accennato, non approfondisce l'aspetto pure assai importante del sovraffollamento delle classi, che a mio avviso può essere risolto solo imponendo il rispetto degli articoli 4 e 5 (comma 2) del Decreto del Presidente della Repubblica (DPR) 81/09, secondo il quale una classe frequentata da alunni con disabilità non può avere più di 20, massimo 22 alunni.

Quanto poi alla formazione ricorrente in servizio dei docenti curricolari, oggi essa è possibile a seguito dell'approvazione della Legge 128/13 (articolo 16, comma 1, lettera b), che prevede appunto l'obbligo di formazione in servizio dei docenti sulle didattiche inclusive.

In mancanza però di una formazione iniziale e di un programma obbligatorio di formazione in servizio pluriennale, non ritengo possibile che tale formazione possa avvenire in due anni, come espressamente detto alla fine del capitolo quarto del libro. E dove si troveranno, poi, i 35 milioni di euro previsti nel volume, quando stiamo litigando per dividerci i 10 milioni di euro stanziati dalla citata Legge 128/13, tra i sette àmbiti di intervento formativo, tra cui le didattiche inclusive? Senza dimenticare che, nel mentre, il Ministero ha azzerato i fondi specifici per il sostegno alle attività di integrazione previsti dalle Leggi 104/92, 440/97 e 69/00, per il cui taglio è stata presentata recentemente un'apposita Interrogazione alla Camera [se ne legga anche nel nostro giornale, N.d.R.].

Tornando alla questione della cosiddetta "rigenerazione evolutiva" dell'insegnamento di sostegno, la costituzione di nuclei di "supervisori iperspecializzati itineranti", mi lascia assai perplesso per almeno tre precisi motivi:

1. I nostri docenti difficilmente potrebbero accettare di riconoscere l'autorità di colleghi supervisori.

2. Come potrà un docente, sia pure superspecializzato, formare i colleghi curricolari - totalmente digiuni di formazione didattica, specie nelle scuole secondarie - a gestire il Piano Educativo Individualizzato degli alunni con disabilità con un solo incontro settimanale di un paio d'ore?

3. Diffido di esperti che si limitino a prestare consulenze senza contemporaneamente lavorare in classe; pertanto tale condizione potrebbe almeno essere ipotizzata con un esonero parziale dal servizio per attività di supervisione. E qui mi rendo perfettamente conto dei problemi organizzativi che ciò comporterebbe, motivo per cui non sostengo l'ipotesi - pur passata in rassegna nel volume - di docenti per il sostegno cosiddetti "bis-abili", cioè con la suddivisione della cattedra in docenza curricolare e di sostegno, anche se è chiaro che i problemi organizzativi sarebbero inferiori riguardando 20.000 insegnanti piuttosto che 90.000.

In ogni caso, tramite una serie di radicali correttivi,culturali e organizzativi, le ipotesi di Ianes potrebbero pure essere prese in considerazione, per ulteriori urgenti approfondimenti, specie in prospettiva di organici funzionali di reti di scuole, che però, a mio avviso, almeno per ora, non possono prescindere dalla presenza di docenti specializzati per il sostegno.

Allo stesso modo dovrà essere approfondita l'ipotesi di appositi ruoli di sostegno presente nella Proposta di Legge FISH, avanzata per superare la crescente discontinuità di docenza, assai dannosa specie per gli alunni con disabilità intellettive e relazionali. In tal senso, se la formazione iniziale dei futuri docenti per il sostegno - specie di scuola secondaria - fosse simile a quella già prevista per quella della scuola dell'infanzia e primaria, con formazione disciplinare di base a livello elementare e non specializzazione disciplinare, il rischio paventato di creare una figura professionale sentita come "estranea" dai docenti curricolari potrebbe essere fugato.

In conclusione, il libro di Ianes spinge a riflettere sul futuro prossimo dell'inclusione, stimolando, come pure fa, la ricerca anche sull'autovalutazione e sulla valutazione della sua qualità, tramite indicatori che si inseriscano nell'insieme degli indicatori di qualità del sistema di istruzione, in cui il crescente ruolo della formazione dei docenti curricolari e dell'abbandono della delega ai docenti per il sostegno dovrebbero diventare aspetti essenziali.

A ciò, tra l'altro, induce a riflettere anche un'altra recente pubblicazione, L'autovalutazione di istituto di Giorgio Allulli, Fiorella Farinelli e Antonino Petrolino (Milano, Guerini e Associati, 2013), che però, pur soffermandosi sugli indicatori di qualità del sistema, non approfondisce l'aspetto concernente gli indicatori sulla qualità inclusiva, che comunque il Ministero dovrà individuare in attuazione del DPR 80/13.

Salvatore Nocera,

Già vicepresidente nazionale della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap).

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Giornale UICI del 10-04-2014

Coerenza e unità di indirizzo politico per l'assegnazione di altre deleghe sociali al Ministro Poletti

di Anna Monterubbianesi

Il commento del Forum Nazionale del Terzo Settore

Roma 9 aprile 2014 - Nella giornata di ieri, martedì 8 aprile, il Governo Renzi ha ripartito le Deleghe di funzione assegnando in particolare al Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Giuliano Poletti, le deleghe a Politiche giovanili, Servizio civile nazionale, Integrazione e Politiche per famiglia.

Una decisione che dimostra nuovamente l'attenzione dell'attuale Governo verso i temi del terzo settore, adesso ufficialmente affidati ad un Ministro che proviene dal mondo cooperativo e del non profit, e andando a ricreare una unità di coerenza e indirizzo politico a temi di politica sociale, finora assegnati a più dicasteri.

"Accogliamo positivamente la notizia del conferimento delle deleghe ed esprimiamo, in particolare, soddisfazione per quelle assegnate al Ministro Poletti", dichiara il portavoce nazionale del Forum del Terzo Settore, Pietro Barbieri.

"Il nostro lavoro di rappresentanza e di confronto con le Istituzioni andrà avanti con un interlocutore che sappiamo essere realmente attento e disponibile all'ascolto delle tante istanze presenti sulle tematiche sociali. Attendiamo adesso la ripartizione che il Ministro farà tra i suoi sottosegretari per il completamento del panorama delle competenze nel ramo sociale e l'effettivo avvio dell'approfondimento dei tanti dossier aperti.", conclude Barbieri.

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Redattore Sociale del 19-04-2014

La Fish si rinnova, nel segno della continuità. Parola di Vincenzo Falabella

Intervista al nuovo presidente della Federazione italiana superamento handicap: "Siamo per il dialogo con tutti, credo molto nell'ascolto e nel confronto". Piena continuità e rafforzamento delle strategie dell'epoca Barbieri. "A volte occorre scendere in piazza, ma non prima di aver tentato il confronto".

ROMA. E' stato il più votato dai delegati dell'assemblea che a fine marzo ha rinnovato il direttivo della Federazione italiana superamento handicap. Ieri Vincenzo Falabella è stato eletto presidente della Fish, e succede in questo ruolo a Pietro Barbieri, per 18 anni alla guida della Federazione. Falabella, pugliese ma attivo a Roma dove svolge la professione di avvocato, vanta una consolidata esperienza in ambito associativo: è presidente dalla Federazione delle associazioni italiane para e tetraplegici (Faip) dal 2011 ed è stato fra i fondatori di Fish Puglia.

Lo raggiungiamo al telefono all'indomani della nomina, mentre si è recato all'ufficio della Fish per mettere mano alle prime pratiche in agenda: "Abbiamo modificato lo Statuto e abbiamo in piedi una serie di sollecitazioni dai territori. Dobbiamo stare sui temi dell'agenda, le questioni nazionali e internazionali non ci concedono il lusso di vacanze". Falabella resterà in carica fino al 2018 per un piano d'azione quadriennale: una durata della presidenza che la Fish ha voluto aumentare di un anno proprio nell'ultima assemblea, in modo da poter rappresentare una interlocuzione continuativa con il governo centrale del Paese, "sempre in maniera propositiva: non modificheremo il modo di agire portato avanti in questi anni".

Quali le linee che orienteranno il suo mandato?

Sono le linee emerse dal nostro piano d'azione e dalle mozioni approvate, un lavoro corposo da portare avanti che vedrà l'impegno di squadra di tutta la giunta. In primis, l'obiettivo è di contribuire fattivamente a un sistema sociale nazionale che sappia realizzare servizi omogenei su tutti i territori, sulla base dei livelli essenziali di assistenza e dell'innovazione. E occorre costruire e consolidare le risorse, sia sul Fondo per le politiche sociali sia sul Fondo nazionale non autosufficienza. Per questi nuovi servizi occorre recuperare almeno mezzo punto di Pil della spesa pubblica.

Uno degli impegno è l'Osservatorio nazionale sulle disabilità. Il vecchio è scaduto, è imminente il decreto per la nomina del nuovo.

Non conosco ancora i tempi di nomina, dopo Pasqua avrò ben chiare tutte le scadenze. Noi cercheremo di apportare un contributo di idee e di strategie politiche. Mi piace parlare al plurale ancora una volta, perché portiamo l'esperienza di una squadra variegata, di persone che hanno fatto la storia del nostro movimento e della Federazione in campo nazionale e internazionale, cito soltanto Barbieri, Griffo, Nocera, Bomprezzi.

Si rafforzerà il rapporto con la Fand, l'altra grande federazione di associazioni di persone con disabilità? Si andrà nella direzione dell'unione tra federazioni?

Noi siamo per l'inclusione. Sarebbe bello che le persone con disabilità avessero un solo riferimento. Incontrerò a breve la Fand, con la quale in questi anni abbiamo avuto un rapporto proficuo. E auspico che, dopo un incontro conoscitivo, possano scaturire sinergie e un patto di intenti per azioni univoche. Ascolterò le proposte della Fand. L'importante è che ognuno si assuma le responsabilità delle proprie scelte, scelte scaturite non da corporativismo ma da vera necessità. Diciamo che questo è il nostro vademecum.

Negli ultimi tempi si è stagliata netta la questione dei due diversi metodi di rivendicazione dei diritti: quello della piazza (portato avanti, tra gli altri, con particolare forza dal Comitato 16 novembre) e quello dei tavoli condotto dalla Fish. Qual è la sua opinione?

Guarderò con molta attenzione questi movimenti che hanno voluto mantenere una strategia più di rottura, diciamo così, che di confronto. Dialogherò con loro, per condividere punti comuni. Le manifestazioni di piazza sono necessarie talvolta, ma le azioni vanno tramutate politicamente. Ben vengano, ma devono essere costruttive. Credo molto nel contraddittorio, nell'ascolto, nel confronto, per questo penso che prima di scendere in piazza occorre aver fatto almeno un tentativo di confronto. Altrimenti è alto il rischio di strumentalizzare e di essere strumentalizzati. Come Faip abbiamo seguito con molta attenzione il caso Stamina, e abbiamo constatato la strumentalizzazione da parte delle tv delle proteste di piazza. Sul decreto salva-Italia sono sceso in piazza in prima persona con la Fish, dopo aver chiesto più volte incontri e dialoghi.

Proprio ieri un cartello di organizzazioni ha presentato ricorso contro il nuovo Isee: quale la posizione della Fish sull'argomento?

Il 9 aprile c'è stata una sentenza storico portata avanti da Fish e Anffas nei confronti dell'Inps sugli accertamenti. Detto questo, sull'Isee la posizione è quella di una sempre maggiore attenzione, non vogliamo che vi rientri l'indennità per le persone disabili come sempre abbiamo detto. E' un indicatore sociale non equo.

Tra poco si va al voto. L'agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali inserisce l'Italia fra gli unici 7 paesi sui 28 membri in cui il voto è permesso anche a chi non ha "capacità giuridica". Nei fatti, che i disabili esercitino effettivamente il diritto di voto scontato?

Non è per nulla scontato. E' una questione culturale: gli ostacoli dimostrano quasi che il voto delle persone con disabilità non sia ritenuto dello stesso valore e garanzia degli altri. Penso all'accessibilità delle urne ma anche al trasporto per raggiungere i seggi. Noi siamo per l'inclusione e le tante organizzazioni che lavorano sui territori (alla Fish aderiscono 34 associazioni nazionali oltre alla federazioni regionali che raggruppano al loro interno diverse organizzazioni) agiscono per questo obiettivo.

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Milano Finanza del 12-04-2014

Qui le coperture latitano

In Italia attualmente le persone non autosufficienti superano i 4 milioni. Ma lo Stato ha tagliato anche in questo campo i fondi di sostegno. E l'offerta da parte delle assicurazioni è ancora molto scarsa.

Le mutue sono nate alla fine dell'800 per mettere in comune i rischi e in questo modo rendere i singoli lavoratori o cittadini più forti di fronte alle difficoltà. Un modello poi incorporato dagli Stati europei che si caratterizzano proprio per un welfare pubblico che dovrebbe accompagnare tutta la vita dei cittadini. Un'ideale di Stato-famiglia che forse ha avuto la sua espressione massima negli anni 60-70 quando si riteneva che lo Stato avrebbe accompagnato ognuno dalla culla alla vecchiaia risolvendo mano a mano le varie esigenze. Un modello oggi messo in crisi dal peso del debito pubblico, ma anche dall'invecchiamento della popolazione e dalla crescente disoccupazione che tende di fatto a impoverire le potenziali entrate dello Stato. E così gli italiani si trovano a fronteggiare una doppia difficoltà, lo Stato che deve ridurre il suo perimetro d'azione e dall'altro un settore privato che ancora non si è ancora del tutto sviluppato. E che offre ancora pochi prodotti per impiegare parte dello stock di risparmio, in un ombrello più efficace in caso di difficoltà. Un esempio su tutti si trova quando si vanno ad analizzare i bisogni e le risposte oggi disponibili per chi è disabile. «Esiste un mercato potenziale perché molte famiglie hanno provveduto ad accumulare risparmi proprio per garantire un futuro tranquillo, per esempio, ai propri figli o ai congiunti disabili, ma mancano ancora prodotti disegnati per soddisfare questa esigenza», dice Franco Bomprezzi, portavoce di Ledha Lega per i diritti delle persone con disabilità. Inoltre, manca anche un'adeguata sensibilizzazione sulle coperture per chi disabile potrebbe diventarlo. «Si ritiene che il sistema del welfare pubblico sia immutabile, ma non è così, come abbiamo potuto sperimentare negli ultimi anni, per cui sarebbe importante agevolare chi si vuole costruire una copertura aggiuntiva», aggiunge Bomprezzi. D'altronde oggi 4 milioni di italiani non sono autosufficienti, e vengono assistiti da circa 1 milione di assistenti e badanti, secondo il quarto rapporto Network Non Autosufficienza. E il bisogno di assistenza è destinato a crescere con il progressivo invecchiamento della popolazione, visto che oggi, spiega Federanziani, più della metà dei cittadini tra i 75 e gli 84 anni ha una malattia o un problema di salute cronico, e che questa percentuale sale fino al 64% tra quelli che hanno più di 85 anni. «Si fa ancora troppo poco per soddisfare questi bisogni: la percentuale di anziani che ha accesso all'assistenza domiciliare integrata è ferma al 4%, mentre la diffusione del Servizio di assistenza domiciliare è addirittura sceso dall'1,7% dei potenziali utenti nel 2008 all'1,4% nel 2010. Anche il tasso di fruizione delle indennità di accompagnamento è sceso negli ultimi anni. Le scelte dei diversi governi tra 2008 e il 2011, infatti, hanno portato a un forte taglio dei fondi per la non autosufficienza», afferma ancora Federanziani. In particolare il Fondo per le politiche sociali, che serve a finanziare interventi di assistenza alle persone e alle famiglie, dal 2010 al 2011 è passato da 929,3 milioni di euro ad appena 273,9 milioni. La legge di Stabilità per il 2014 ha previsto il rifinanziamento del Fondo nazionale per le politiche sociali, uno strumento che è in gran parte distribuito alle regioni per il finanziamento della rete di interventi e servizi sociali sul territorio. Le disponibilità nel 2014 ammontano a 300 milioni. Nel 2011 era stato anche cancellato del tutto quello per la non autosufficienza per il quale era previsto uno stanziamento di 400 milioni di euro. Il fondo poi è stato reintrodotto ma con risorse inferiori. Con la legge di Stabilità per il 2014 sono stati previsti infatti interventi a favore delle persone affette da gravi disabilità. In particolare è stato previsto il rifinanziamento del fondo per le non autosufficienze per 350 milioni nel 2014 a favore del sostegno e dell'assistenza domiciliare delle persone affette da sclerosi multipla e da Sla. «Sul fronte della non autosufficienza dobbiamo affrontare un tema aperto in Italia per i prossimi anni: quello della sostenibilità. Vogliamo evitare il solito tira e molla di ogni anno sul Fondo. Siamo arrivati a 350 milioni, ma ci rendiamo conto di quanto di più ci vorrebbe nei territori», ha sottolineato Beatrice Lorenzin, ministro della Salute. Il Fondo per la non autosufficienza va reso stabile nel tempo, sottolinea Lorenzin: «Dobbiamo lavorare per renderlo più sostenibile». La situazione infatti resta critica. «Il fondo nazionale per le politiche sociali ha subito riduzioni fino al 30-40% all'anno, con una conseguente contrazione delle risorse disponibili per la spesa sociale degli enti locali. Dichiara il Presidente di FederAnziani Roberto Messina, «il sociale in Italia è in ginocchio: serve un intervento urgente», aggiunge Messina, «oggi la non autosufficienza è la prima causa di impoverimento delle famiglie dopo la perdita del lavoro. Ben 2 milioni di nuclei familiari in Italia si fanno carico di costi che diventano ogni giorno più difficili da sostenere». Una condizione che preoccupa sempre di più le famiglie, che sentono di non riuscire a coprire i bisogni dei propri cari con l'accumulazione di capitale fai-da-te, e vivono con paura l'oggi, reso incerto dai tagli all'assistenza pubblica, ma ancor di più il futuro. Una ricerca realizzata da Ania (Associazione nazionale fra le imprese assicuratrici) e la Fondazione Cariplo ha analizzato quali ruoli possono avere l'industria assicurativa e il privato sociale per trovare risposte nuove sulla tutela delle disabilità. L'analisi, che propone alcune soluzioni assicurative, elaborate a partire da dati americani sul problema, per integrare efficacemente l'intervento pubblico, evidenzia la crescente specificità dei bisogni sociali, che sono oggi altamente diversificati e necessitano per questo di assistenza mirata e coinvolgimento diretto dei beneficiari. Oggi c'è ancora una carenza di basi statistiche sulla disabilità in Italia, necessarie per offrire prodotti equi e differenziati in base al tipo di assistenza richiesta e alle aspettative di vita. Il fatto che in Italia ci sia ancora un ritardo su questo aspetto emerge anche dall'inchiesta condotta da MF-Milano Finanza, che ha contattato le principali compagnie assicurative per scoprire se dispongono di prodotti o tariffe ad hoc. Dall'indagine è emerso che sul mercato l'offerta è ancora limitata. Esiste per esempio una polizza di Intesa Sanpaolo vita che si chiama Isv Al Fa Dopo Di Noi, disegnata per garantire una fonte di reddito certa, in forma di capitale o di rendita, su cui potrà contare la persona disabile nel momento in cui non ci saranno più i suoi cari a prendersene cura. Si tratta di uno dei pochi prodotti volti a coprire questa esigenza. Che invece potrebbe trovare proprio nei prodotti assicurativi un aiuto concreto come dimostrano le simulazioni Ania presentate nella ricerca «Assicurazioni per le persone con disabilità e le loro famiglie». Se su questo fronte i passi avanti da fare sono ancora numerosi, c'è poi l'altro aspetto da prendere in considerazione, ossia quello delle polizze per la non autosufficienza e Long term care. Uno studio di Unisalute, la compagnia specializzata sull'assistenza sanitaria del gruppo Unipol, ricorda che quasi tutti sanno che esistono polizze sanitarie che pagano le spese mediche, ma l'idea che esista una copertura che si impegni nel pagamento delle spese domiciliari o al pagamento di una casa di riposo non è così familiare. Eppure l'assistenza socio-sanitaria può essere molto costosa. Si legge nel documento di Unisalute: «Per avere un'idea dei costi dell'assistenza ai non autosufficienti basti pensare che il costo medio mensile del ricovero in una casa di cura negli Stati Uniti è stato valutato in media 3 mila dollari con punte fino a 6 mila e in Germania pari a 2 mila euro. In Italia si può stimare che il costo mensile in una casa di cura si aggiri sui 2-3 mila euro. Tali costi nei casi più gravi possono arrivare a 5-6 mila euro». «Il problema si snoda tra l'esigenza di contenere gli alti costi e la possibilità di introdurre un fondo di autosufficienza, adeguato alle esigenze di cura. Molto spesso i 499 euro di indennità non riescono a coprire i gravosi costi di assistenza, che arrivano fino a 1.500 euro al mese per una badante e a 50 euro al giorno per un letto in Residenze Sanitarie Assistenziali. In Germania è stata istituita un'assicurazione obbligatoria per la non autosufficienza; i lavoratori hanno rinunciato a due giorni di ferie per poter usufruire di 1.700 euro in caso di simile necessità», rincara Federanziani. Per fare il punto di cosa offre la previdenza pubblica in Italia, Progetica ha simulato l'assegno pensionistico netto mensile per dipendenti e autonomi 30-40-50enni che abbiano iniziato a lavorare a 25 anni, considerando i profili di pensione di inabilità e ai superstiti previsti dall'Inps. Per l'inabilità, che prevede il riconoscimento da parte dell'Inps di contributi figurativi fino all'età di 60 anni, i tassi di sostituzione non sono lontani da quelli della previdenza pensionistica, compresi tra il 53 e il 79%. I valori più alti sono naturalmente per chi ha una componente di calcolo retributivo. A parità di retribuzione netta mensile attuale (1.500 euro), gli autonomi 40 e 50enni hanno pensioni più alte dei dipendenti grazie al maggiore reddito (a parità di netto il lordo è più elevato), che fa sentire i suoi effetti sulla quota retributiva. «Si ricorda che per accedere alla prestazione inabilità sono necessari almeno cinque anni di contribuzione, di cui tre anni negli ultimi cinque: una condizione che rischia di lasciare senza pensione i giovani che hanno appena messo su famiglia e gli esodati», afferma Andrea Carbone di Progetica. Per la pensione superstiti invece le percentuali scendono notevolmente, in quanto il sistema di calcolo dell'Inps non aggiunge alcun contributo figurativo, e valorizza solo quanto versato fino al momento dell'evento.

di Roberta Castellarin e Paola Valentini

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Redattore Sociale del 14-04-2014

Arriva ''Jobmetoo'', prima piattaforma per reclutare lavoratori disabili

ROMA. Si chiama Jobmetoo e ha l'obiettivo di facilitare e perfezionare l'incontro tra domanda e offerta di lavoro, in riferimento alle persone con disabilità. Tecnicamente, si tratta della prima società web dedicata al reclutamento di lavoratori disabili, che consente alle aziende di selezionare i candidati in modo mirato. La nascita della piattaforma, che ha origini marchigiane a sede a Milano, è sostenuta da 360 Capital Partners e dal network internazionale U-Start, che a questa "startup" ha destinato un totale di 500 mila euro, per lo sviluppo della piattaforma, l'ampliamento della gamma dei servizi forniti, il lancio delle attività di marketing e comunicazione e il rafforzamento della struttura.

"Jobmetoo ha l'ambizione di diventare il punto di riferimento per le aziende che vogliono inserire nel proprio organico lavoratori appartenenti alle categorie protette per poterle far lavorare in mansioni che ne esaltino il loro valore a vantaggio quindi sia dell'azienda sia della persona con disabilità.", sottolinea Cesare Maifredi, General Partner di 360 Capital Partners. "L'idea ha un chiaro risvolto sociale - ha dichiarato Daniele Regolo, socio fondatore di Jobmetoo - La persona con disabilità, grazie al proprio lavoro, può infatti perseguire un cammino di autodeterminazione in una società veramente inclusiva, senza dimenticare la diminuzione del costo statale per le pensioni."

Ma come funziona Jobmetoo? Si tratta di un servizio di inserimento lavorativo dedicato alle persone con disabilità, semplice, efficace e altamente accessibile. Esso consente di compilare gratuitamente il curriculum vitae e creare un profilo estremamente dettagliato; guardare le posizioni lavorative compatibili e candidarsi con un clic; ricevere messaggi di "job alert" per essere sempre aggiornati. Il tutto, con il supporto di un team di professionisti che vivono la disabilità in prima persona. L'azienda, da parte sua, può compilare il proprio profilo e mettersi in contatto con i migliori candidati, inserire le posizioni lavorative aperte, ricercare liberamente nel database dei candidati e salvare i profili più interessanti, con il supporto di un team di professionisti esperti.

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La Nuova Venezia del 22-04-2014

Tassista lascia a piedi un cieco e il cane

È successo a piazzale Roma. L'uomo si è rifiutato di far salire l'animale trovando diverse scuse: è intervenuta la polizia La legge tutela i disabili, chi li ostacola rischia una multa da 500 a 2500 euro

VENEZIA. «Per legge, in Italia, il cieco con il suo cane guida può entrare ovunque: sui mezzi di trasporto pubblico, sui taxi, nei bar, ristoranti e alberghi. Chi rende più difficile la vita una persona per la quale è già abbastanza complicata, rischia una multa da 500 e 2500 euro». Lo aveva precisato pochi mesi fa il consiglio regionale dell'Unione italiana ciechi e ipovedenti. Tutto era nato dalla vicenda che aveva avuto come sfortunato protagonista Mauro Quintavalle, un veneziano non vedente, con cane guida al seguito che si era trovato al centro di una disputa sui diritti dei non vedenti e delle loro guide a quattro zampe, al parcheggio di Lambioi. «Sono arrivato a Belluno con alcuni amici» aveva raccontato «e abbiamo parcheggiato nel parcheggio dove c'è la scala mobile. Quando mi sono avvicinato alla prima rampa, un addetto mi ha fermato e mi ha detto che per regolamento i cani non possono salire sulla scala mobile, a meno che non vengano portati in braccio». A quel punto era partita una disputa che era andata avanti per un'ora e mezza e che aveva coinvolto anche i carabinieri e la polizia bellunese. Il regolamento della struttura che collega il Lambioi a piazza del Duomo, si era scoperto dopo, era stato elaborato sulla base di un'altra normativa che, recependo una direttiva europea, vietava invece l'accesso ai cani guida. di Carlo Mion Ancora un episodio di stupida discriminazione verso un cane guida per non vedenti. Meglio dire verso la persona non vedente, considerato il fatto che animale e disabile in questi casi sono tutt'uno. Protagonista della discriminazione un tassista che ieri pomeriggio prestava servizio in piazzale Roma e ha lasciato a terra il non vedente e l'animale. Sono intervenuti gli agenti di una volante e poi i colleghi del tassista hanno provveduto a trasportare il non vedente, la sua guida a quattro zampe e quattro amici che erano con loro. Tra l'altro il tassista della discriminazione era l'unico che in quel momento aveva un van che poteva trasportare persone disabili. Sono le 18.30 quando cinque amici, dopo aver visitato il centro storico arrivano in piazzale Roma. Uno i loro è un non vedente ed è accompagnato dal cane guida. I cinque si avvicinano al primo taxi: un van che può trasportare comodamente cinque persone e il cane guida. Il tassista si accorge dell'animale e fa una smorfia di disappunto, ma non ha il coraggio di dire "no" subito e quindi cerca una scusa per lasciare a terra il gruppo. I n sostanza non ha intenzione di far salire il cane. Allora chiede di mettere la museruola all'animale. E questo è ridicolo pensando alla dolcezza e all'equilibrio che hanno questi cani. L'accompagnatrice del non vedente allora mette la museruola al cane. Lui, non contento, chiede che l'animale venga messo in un trasportino. Richiesta assurda. Anche perché non è previsto per i cani accompagnatori di non vedenti. Per il padrone del cane è come dirgli «tu stai a terra perché non sei vedente». Il gruppetto insiste e spiega al tassista cosa prevede la legge. Lui non sente ragione e fa salire un altro cliente diretto all'aeroporto. Nel frattempo una persona del gruppo aveva chiamato il 113. Sul posto arriva una volante della Questura. I colleghi del tassista che aveva lasciato a terra il non vedente, capito cosa era successo e vergognandosi per il comportamento del collega, sono intervenuti in aiuto dei cinque e del cane guida. In pochi minuti sono riusciti a trovare un secondo van attrezzato per il trasporto di oltre quattro persone. Agli agenti della volante intervenuta è stato spiegato l'accaduto e indicato il nome e cognome del titolare della licenza che aveva avuto quel comportamento. Quindi i cinque sono stati portati a destinazione, in via Miranese a Mestre. Il non vedente e l'accompagnatrice hanno annunciato di presentare un esposto in Procura e di segnalare l'episodio al Comune che ha rilasciato la licenza al tassista. Le cose per l'uomo potrebbero complicarsi se venisse trovato che in passato ha avuto comportamenti simili. Rischia, in quel caso, anche la revoca della licenza. Oltre alla certa e pesante sanzione.Una segnalazione alla Procura sarà fatta anche dalla polizia.

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Redattore Sociale del 27-04-2014

Tecnologia nemica, per i ciechi "anche radio e tv diventano off-limits"

ROMA. "Siamo arrivati ad un punto in cui un cieco non riesce più nemmeno ad utilizzare autonomamente la radio o la televisione, apparecchi che spesso rappresentano la vita per un non vedente visto che sono una compagnia fondamentale per alleggerire il peso emotivo della cecità": ad attaccare la sempre maggiore complessità della tecnologia, con "software per laureati in materia" e "nemmeno l'ombra di una guida vocale" è il neo presidente dell'Unione italiana dei ciechi e ipovedenti, Mario Barbuto, che spiega come l'avanzare della tecnologia non sempre renda la vita più facile a chi ha problemi di vista. Colpa della scarsa attenzione all'accessibilità, perché - indipendentemente da "software più umani" - la "semplicissima soluzione" della guida vocale basterebbe per superare la gran parte dei problemi. Eppure, dice Barbuto, non si può solo sperare nell'attenzione altrui: "Per prima cosa servirebbe una legge che tuteli in maniera ferrea la condizione dei disabili", un po' come negli Usa fa l'"Americans with Disabilities Act".

Qualche appunto il presidente dell'Uic lo fa anche sull'utilizzo di alcuni fra gli strumenti più importanti per le persone cieche e ipovedenti: il Braille da un lato e l'audio dall'altro. "L'editoria Braille - dice Barbuto - richiede tanto tempo e tanto denaro", ed è per questo che sempre più velocemente si sta sviluppando l'editoria audio, ad iniziare dal successo degli audiolibri. "L'idea di sostituire interamente il Braille con l'audio - precisa Barbuto - è però impraticabile: l'audio può essere applicato a letture non scientifiche, ma nel momento in cui ci si trova ad affrontare testi tecnici, o tabelle con dati numerici, il solo audio - a meno di non disporre di una capacità mnemonica eccelsa - risulterebbe poco funzionale".

Il Braille ha ancora un futuro, dunque, ma non per tutto: "Trovo francamente risibili le pubblicazioni di informazione in Braille", dice il presidente Uic riferendosi a quotidiani o più in generale pubblicazioni di stretta attualità. "Con i tempi di stampa che richiede il Braille ed i tempi necessari alla distribuzione, le notizie non possono che giungere a destinazione già più che decotte: in questo senso l'unica via percorribile è a mio parere quella del web e dell'audio-web in particolare". E lo stesso portale Uic, attraverso il servizio "Values" mette a disposizione tutti i giorni per tutti gli iscritti certificati, le versioni audio delle edizioni quotidiane delle maggiori testate. Riguardo al web, "è importante evidenziare - dice Barbuto - che esistono software in grado di supportare contemporaneamente Braille e sintesi vocale, rendendo così possibile sia il mantenimento del Braille sia il risparmio di quelle risorse che un'editoria periodica cartacea richiede". Quindi il web e certi software "illuminati" rappresentano presente e futuro.

Con un'attenzione specifica per la scuola e l'editoria scolastica: "I tempi sono da rivedere, perché oggi i docenti hanno la possibilità di decidere i libri di testo fino alla fine di maggio, il che significa che gli editori di libri scolastici in Braille hanno a disposizione solo tre mesi, e quelli estivi, per preparare i testi degli studenti non vedenti". Un tempo che, secondo Barbuto, è "chiaramente insufficiente".

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Redattore Sociale del 28-04-2014

Editoria Braille, ''alcune pubblicazioni attivate per avere finanziamenti''

Le precisazioni del presidente Uic Mario Barbuto sulle tecnologie per i ciechi: "Scettico verso settimanali o quotidiani che pretendono di offrire opportunità informativa. Non giustificati il costo e lo sforzo. Alcuni puntano a fondi ministeriali per editoria speciale".

ROMA. Sull'editoria "speciale" destinata alle persone cieche, Mario Barbuto, presidente dlel'Uic, tiene a fare chiarezza, dopo le dichiarazioni rilasciate alcuni giorni fa a Redattore sociale. In particolare, "si tende spesso a mettere in contrapposizione l'editoria braille e quella audio - precisa -, mentre, a mio avviso, le due modalità si integrano e si completano. Rimango comunque piuttosto scettico verso quelle pubblicazioni di editoria Braille a cadenza soprattutto settimanale, o addirittura quotidiana, che pretendono, in pochissime paginette, di offrire ai ciechi una opportunità informativa. Esse infatti, arrivano in grande ritardo e sono quantitativamente così striminzite da non giustificare il costo e lo sforzo. La mia personale impressione - ipotizza Barbuto - è che a volte vengono attivate con il precipuo scopo di poter riscuotere il finanziamento ministeriale riservato all'editoria speciale". Per quanto riguarda il servizio "Evalues", esso "offre ai ciechi, in tempo reale, le edizioni integrali di numerosi quotidiani a carattere nazionale e locale in versione elettronica digitale, consentendo a ciascun utente di fruirne nel modo che più ritiene congruo: tramite lettura vocale, Braille o con caratteri ingranditi".

In merito all'editoria scolastica, "la nostra preoccupazione è duplice - dichiara Barbuto - innanzitutto, il margine di tempo davvero ristretto a disposizione delle nostre organizzazioni specializzate dal momento della scelta del testo da parte del Consiglio di classe, a quando esso deve essere consegnato all'alunno non vedente o ipovedente in versione Braille o a caratteri ingranditi; in secondo luogo, il rischio di esclusione dei nostri alunni che potrebbe derivare dall'adozione dei libri di testo nel formato Ebook, considerato che la maggior parte dei software di lettura di tali testi non risponde alle norme sull'accessibilità, risultando quindi scarsamente utilizzabile da parte delle persone non vedenti o ipovedenti".

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Superando.it del 13-04-2014

Attraversa le strisce con me

Concorre a un prestigioso premio dedicato all'innovazione il Progetto "Cross with me" ("Attraversa con me"), applicazione per smartphone nata per aiutare le persone non vedenti e ipovedenti a individuare e quindi ad attraversare le strisce pedonali con la maggiore sicurezza possibile. A idearla è stato Cristian Bernareggi, anch'egli non vedente e impegnato nello sviluppo di tecnologie informatiche in grado di aiutare le persone con disabilità.

Si potrà votare fino al 30 aprile per fare arrivare il Progetto Cross with me ("Attraversa con me") alla fase finale (30 selezionati su 841 concorrenti) del Premio Edison Start, concorso rivolto a start-up innovative e micro-piccole imprese che svolgano la propria attività da almeno due anni e che cerchino risorse finanziare per poter realizzare la loro idea. Ma di che cosa si tratta esattamente?

Cross with me è un'applicazione (App) per smartphone, nata per aiutare le persone non vedenti e ipovedenti a individuare e quindi ad attraversare le strisce pedonali con la maggiore sicurezza possibile. L'iniziativa si rivolge in particolare a coloro che vivono in aree urbane e che appunto utilizzano lo smartphone nella vita quotidiana.

L'idea è di Cristian Bernareggi, persona non vedente, volontario della Federazione Retina Italia, collaboratore del Dipartimento di Tecnologie Informatiche dell'Università di Milano (e co-fondatore nel 2011 di EveryWare Technologies, impresa satellite dello stesso Ateneo), impegnato da tempo nello sviluppo di tecnologie informatiche in grado di aiutare le persone con disabilità.

A questo nuovo progetto - inizialmente chiamato Zebra Localizer - Bernareggi lavora da due anni, dopo essere partito dalla consapevolezza che le strisce pedonali rappresentano certamente un rischio per i cittadini con ridotte capacità visive, dal momento che a differenza degli incroci con semaforo - attraversabili grazie alle segnalazioni sonore, quando naturalmente queste ci sono -, non offrono alcun tipo di supporto e sono spesso poco leggibili o anche occupate da automobilisti non rispettosi del codice della strada oltreché da cantieri o interruzioni.

In sostanza l'App - attraverso una fotocamera integrata all'interno del telefono - individua e indica vocalmente alla persona le strisce pedonali, che non sono percepibili attraverso il bastone bianco, e l'orizzonte viene calcolato grazie agli accelerometri. La telecamera stessa, infatti, riprende l'ambiente circostante e grazie a un software specificamente progettato, ne elabora i dati, stabilendo posizione e direzione dell'utente. A questo punto il Voice Over dello smartphone legge ad alta voce le istruzioni che guidano l'utente nell'attraversare correttamente le strisce.

L'applicazione, inoltre, dà la possibilità di condividere informazioni con gli altri utenti, come, ad esempio, la presenza di ostacoli, lavori in corso e di segnalare alle autorità competenti criticità, affinché possano intervenire. (C.M. e S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: clelia.mattara@assicurazioneauto.it.

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ZaZoomSocialNews del 16-04-2014

Google progetta lenti a contatto con microcamere per i non vedenti

Google progetta lenti a contatto con microcamere per i non vedenti: Google continua a depositare brevetti in America e ancora una volta si tratta di un progetto legato a un prodotto ottico. L'ultimo quello per poter costruire delle lenti a contatto contenenti telecamere microscopiche. Il progetto prevede l'utilizzo di queste "minuscole" microcamere che permetteranno, a chi le indossa, di fotografare il proprio campo visivo.

Ogni lente sarà creata per contenere telecamere e sensori programmati per riconoscere la luce, i colori e, addirittura, oggetti specifici (tra cui i volti delle persone); il tutto evitando di ostruire la vista dell'utente. Il brevetto prevede poi che chiunque indossi queste lenti possa essere in grado di interagire con loro attraverso il battito delle ciglia (una tecnologia già studiata da anni in molti settori da quello bellico a quello sanitario).

Stando a quanto emerge dal documento, queste lenti potrebbero rappresentare un passo avanti epocale per l'assistenza ai non vedenti. Potrebbero assistere una persona affetta da disturbi visivi nella vita di tutti i giorni. Le immagini elaborate dalle microcamere e dai sensori sarebbero in grado di analizzare la strada e capire se è affollata, trovando un modo per attraversarla. Inoltre questo potrebbe essere suggerito all'utente attraverso un sistema vocale, connettendo le lenti ad un dispositivo (per esempio utilizzando uno smartphone collegato via wireless o bluetooth). L'idea è certamente futuribile e difficilmente la vedremo realizzata in breve tempo, ma mostra quanto la tecnologia possa integrarsi con la vita di tutti i giorni per migliorarla.

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Panorama del 30-04-2014

Ultrahaptics, gli ultrasuoni aprono la strada ai videogiochi tattili

Un team di ricercatori ha trovato il modo di riprodurre sensazioni tattili in simulazioni virtuali utilizzando ultrasuoni. Se tutto va bene, nei videogiochi del futuro useremo anche il tatto.

di Fabio Deotto

Uno dei grandi limiti che ha contribuito a mantenere al palo l'eterna promessa della realtà virtuale consiste nella relativa impossibilità di riprodurre sensazioni tattili plausibili. Fino ad oggi, l'unica prospettiva possibile sembrava essere quella di dotare chiunque volesse esplorare un paesaggio virtuale di ingombranti guanti aptici.

Ora però un nuovo team di ricercatori sta provando a percorrere una strada alternativa: quella degli ultrasuoni.

Il team di Tom Carter, professore dell'Università di Bristol, ha sviluppato uno strumento composto da 64 trasduttori a ultrasuoni disposti su una griglia 8x8. Nell'esperimento alla base dello studio, questa griglia era connessa a dei circuiti e a un computer, in questo modo, il team è stato in grado di articolare diverse simulazioni tattili sfruttando lo spostamento d'aria generato dagli ultrasuoni. Testando diversi pattern sulla mano di alcuni volontari, Carter e colleghi hanno scoperto che è possibile suscitare un feedback tattile su una specifica parte del palmo della mano, che la zona più sensibile è sull'asse che va dal mignolo al pollice e che l'area di stimolazione più ridotta è di 2 cm quadri.

La prima applicazione ipotizzata dai ricercatori di Ultrahaptics è naturalmente legata al mondo dei videogiochi. Accoppiando un sistema come quello studiato da Carter e soci a un'interfaccia gesturale come può essere quella di Kinect, è possibile ottenere risultati più realistici e consentire al videogiocatore di ottenere un riscontro tattile riguardo l'efficacia dei propri movimenti. Qualcuno inoltre già intravede applicazioni di contorno, come ad esempio la possibilità di utilizzare la griglia per riprodurre la sensazione di essere immersi in un'ambientazione ventosa.

Ma la vera ambizione di Carter e compari è un'altra. La tecnologia di ultrahaptics, una volta perfezionata, potrebbe infatti essere utilizzata per fornire informazioni importanti a persone non vedenti, una sorta di braille a ultrasuoni che consentirebbe al soggetto di ottenere informazioni a distanza.

Attualmente il prototipo è in piena fase sperimentale, e nonostante i nodi da sciogliere siano ancora tanti (uno su tutti: la miniaturizzazione), Carter è certo che di qui a un paio d'anni il tatto virtuale a ultrasuoni entrerà a far parte del nostro universo sensoriale.

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Giornale UICI del 16-04-2014

Lucentis o Avastin?

di Angelo Mombelli

età. L'Antitrust ha multato le società Novartis e Roche, ma il problema non è ancora risolto.

Una delle patologie che è causa di cecità o di grave ipovisione nei paesi occidentali è la degenerazione maculare correlata all'età; si stima che in Italia siano circa un milione le persone interessate. Sovente si tratta di un fenomeno bilaterale, che ovverosia colpisce entrambi gli occhi. Interessando soprattutto persone anziane, il basso residuo visivo conseguenza della patologia non consente loro una vita autonoma.

L'evoluzione di una delle forme di degenerazione maculare, ovvero quella di tipo essudativo o umido, può essere bloccata con una terapia varata nel 2011 e basata su un farmaco che, iniettato nell'occhio, ostacola la formazione di vasi vascolari. Il farmaco in questione si chiama Lucentis ed è prodotto dal celeberrimo marchio Novartis. Nel frattempo, e casualmente, si è scoperto che un altro farmaco, registrato per cure oncologiche che nulla hanno a che fare con l'occhio, risulta ugualmente efficace nell'arginare la formazione di capillari nell'occhio, ricoprendo quindi la stessa funzione di Lucentis: il farmaco in questione si chiama Avastin ed è prodotto dal marchio Roche. Lucentis ha un costo di 900 euro per iniezione, e la terapia consta di circa dieci iniezioni in tre anni. Avastin invece, ha un costo molto più contenuto di 80 euro a flacone e con un flacone è possibile effettuare 40 iniezioni. Due euro a iniezione contro i 900 di Lucentis! Sembra evidente che, presumendo una parità di risultati, tra Avastin e Lucentis il primo risulti molto più conveniente del secondo. A questo punto però nasce il problema...

Le disposizioni di legge prevedono infatti che un farmaco, prima di essere immesso sul mercato, debba essere testato in trials medici secondo un protocollo internazionale alquanto rigido; alla fine di questa procedura, esso viene quindi registrato per una specifica patologia e potrà essere utilizzato unicamente per la terapia legata a quest'ultima. Nel nostro caso, l'unico farmaco sperimentato e quindi registrato per la cura della degenerazione maculare senile di tipo umido è appunto Lucentis. Avastin, invece, sperimentato e registrato per terapie oncologiche, può essere utilizzato soltanto nell'ambito di quelle.

L'efficacia di Avastin nella cura della degenerazione maculare è stata riconosciuta in tutto il mondo, benché alcuni sostengano possa avere effetti collaterali, che tuttavia devono essere ancora dimostrati. Malgrado questo, i nostri oculisti richiedono solo ed esclusivamente Lucentis perché non è loro consentito di infrangere il protocollo, né tantomeno essi intendono assumersi responsabilità per l'uso di Avastin, farmaco non registrato allo scopo.

Tutto ciò ha ricadute pesanti sulla sanità pubblica, e naturalmente sui pazienti: il costo notevole di Lucentis crea infatti problemi al Servizio Sanitario Nazionale, con il risultato che alcune Asl, per limitare la spesa legata a Lucentis, autorizzano la terapia in un solo occhio del paziente e comunque solo quando il residuo visivo dell'interessato è ancora elevato. Il costo elevato della terapia con Lucentis, di fatto, rende quest'ultima scarsamente accessibile ai pazienti.

Finalmente, dopo lunghe e sterili discussioni, il problema è esploso: gli organismi interessati a risolvere la questione sono finalmente intervenuti.

La delibera dell'Antitrust

Su denuncia della Soi (Società Oftalmologica Italiana) e di un'associazione di cliniche private (Aiudapds), alla quale si sono unite anche la Regione Emilia Romagna e l'Associazione Altroconsumo, nonché a seguito delle opportune indagini effettuate dalla Guardia di Finanza, il 27 febbraio scorso l'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (la comunemente detta Antitrust) è intervenuta, con una delibera shock, comminando una multa di 92 milioni e 90,5 milioni di euro rispettivamente a Novartis e a Roche; la motivazione? «I due gruppi si sono accordati illecitamente per ostacolare la diffusione dell'uso di un farmaco molto economico, Avastin, nella cura della più diffusa patologia della vista tra gli anziani e di molte altre gravi malattie oculistiche, a vantaggio di un prodotto molto più costoso, Lucentis, differenziando artificiosamente i due prodotti».

L'Antitrust precisa altresì che il danno al Servizio Sanitario Nazionale può essere quantificato in 45 milioni di euro per l'anno 2012, e che per il futuro si prevede un esborso fino a 600 milioni di euro l'anno.

Un dato riportato nella delibera dell'Antitrust fa tristemente riflettere: da una parte, oltre il 30% delle azioni della Roche è detenuto da Novartis, dall'altra Roche controlla l'azienda Genentech, la quale ha sviluppato sia Avastin che Lucentis; pertanto Roche ottiene importanti royalties da Novartis sulla vendita di Lucentis. Ogni commento a riguardo è superfluo!

Novartis risponde

Per conto della nostra Iapb ho avuto l'opportunità di partecipare lo scorso 28-29 marzo ad un convegno organizzato da Novartis, dal titolo «Alleati per la salute»; benché il tema centrale fosse un altro, il problema Avastin-Lucentis è stato lungamente dibattuto all'inizio dell'incontro.

La Novartis ha precisato: primo, che Lucentis è stato utilizzato da oltre due milioni e mezzo di persone nel mondo con esiti brillanti, secondo, che è composto da una molecola umana la cui preparazione è complessa e ciò giustifica il suo notevole costo, terzo, che il farmaco, restando in circolo per sole due ore, non ha effetti collaterali sui pazienti; al contrario Avastin non è mai stato testato per patologie oculari e la molecola che lo compone non è ovviamente la stessa di Lucentis; inoltre, le probabilità di effetti secondari di Avastin sono maggiori rispetto a Lucentis, perché il farmaco rimane in circolo nel paziente molto più a lungo.

Per concludere, Novartis ritiene la propria condotta corretta e ligia ai protocolli internazionali per la produzione e la diffusione dei farmaci, nonché pienamente orientata alla tutela della salute dei pazienti.

L'immissione sul mercato e il relativo costo di Lucentis - precisa Novartis - sono stati inoltre regolarmente concordati con Aifa (l'Agenzia Italiana del Farmaco), ovvero quell'ente che nel nostro paese, fra le altre cose, monitora la procedura di sperimentazione dei farmaci e ne concorda i costi sul mercato. In Italia, precisiamo, soltanto dopo la verifica da parte dell'Aifa è possibile commercializzare i farmaci con addebito della spesa al Servizio Sanitario Nazionale.

In un comunicato stampa, pubblicato sui giornali e sul sito web dell'azienda, Novartis ribadisce la trasparenza delle procedure seguite e l'efficacia di Lucentis, senza però mai nel merito del confronto tra i due farmaci.

La posizione della Società Oftalmologica Italiana

Il Presidente della Soi (Società Oftalmologia Italiana) Matteo Piovella, è da tempo strenuamente impegnato nella diatriba Avastin-Lucentis. A più riprese, ha incontrato la Ministra della Salute Beatrice Lorenzin. Le richieste esposte a quest'ultima si possono così sintetizzare:

Piovella richiede innanzitutto che Aifa renda pubblici i risultati del monitoraggio da essa effettuato per ben 18 mesi circa Avastin, i quali, dice l'oculista, non hanno dato esiti circa la pericolosità del farmaco, per altro già utilizzato in tutto il mondo per la cura della degenerazione maculare senile.

Chiede poi che, in linea con molti altri paesi del mondo, venga modificata la norma che in Italia oggi pone fuori-legge gli oculisti che utilizzano Avastin assumendosene la responsabilità.

Propone infine una modifica della legge che attualmente non consente il frazionamento di un farmaco in dosi mono-uso; in tal modo, i costi per l'utilizzo di Avastin scenderebbe ulteriormente avendo i medici la possibilità di acquistare le mono-dosi e non l'intero flacone da 40 dosi.

Il problema Lucentis-Avastin, precisa Piovella, non è un caso isolato, ma rispecchia l'annosa questione che investe l'utilizzo off-label dei farmaci, ovverosia l'utilizzo di quei prodotti come Avastin, validi per la cura di una patologia per la quale non sono però registrati. L'oculista fa un esempio che riguarda un'altra patologia oculare e che coinvolge i due farmaci in questione: un ragazzo di vent'anni affetto da maculopatia in conseguenza di una miopia elevata si trova in un impasse, poiché, né Avastin né Lucentis, pur efficaci nella terapia, sono registrati per questa patologia, e in più Avastin è messo al bando da Aifa perché ritenuto pericoloso; egli è quindi, di fatto, condannato alla cecità. Ecco un caso esemplare di «cecità di Stato», come lo definisce Matteo Piovella.

Ad ogni modo, Aifa ha preannunciato una querela contro la Soi perché nel comunicato di quest'ultima, e in altri precedenti, si lascia intendere una collusione dell'Agenzia con le case farmaceutiche.

Parla la Ministra della Salute Beatrice Lorenzin

In un'intervista rilasciata a Repubblica all'inizio del marzo scorso, la Ministra Beatrice Lorenzin afferma di aver accolto il problema. Nell'interesse della salute pubblica intende rapidamente proporre una legge per regolamentare l'utilizzo off-label dei farmaci (come Avastin, ad esempio) e impedire così casi analoghi a quello Novartis-Roche denunciato dall'antitrust. La Ministra inoltre pone l'attenzione su Aifa, affermando di voler riorganizzare l'assetto dell'Agenzia, anche considerato che il prossimo giugno scade l'attuale mandato e si dovrà provvedere al rinnovo delle cariche. La Ministra ritiene che Aifa debba «essere composta da professionisti di alto profilo che si dedichino a tempo pieno all'agenzia regolatoria e non facciano anche altro, come succede adesso».

Quindi?

Quindi il problema... resta. Inutile dire che condivido in pieno quanto la Signora Ministra afferma; spero solo che abbia la forza politica per realizzare i suoi propositi e limitare quindi i casi di «cecità di Stato» denunciati dal Presidente della Soi. Per quanto concerne Aifa, avevo già segnalato in un precedente articolo gli inesplicabili ritardi nella registrazione di alcuni farmaci, con gravi ricadute sulla salute dei cittadini. Ad ogni modo, mi si permetta di soffermarmi sull'aspetto economico della questione: con i tempi che corrono, seicento milioni di euro l'anno per la cura di una sola patologia oculare sono, comunque sia, inaccettabili; mi auspico che i nostri parlamentari si attivino per risolvere il problema ed evitare casi analoghi: ciò avrà una ricaduta positiva non solo sulla salute degli italiani, ma anche su quella del Bilancio dello Stato!

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Il Centro del 11-04-2014

Quella luce blu che danneggia lo sguardo

Gli occhi sono lo specchio dell'anima. Quella che potrebbe sembrare una mia deriva romantica, in realtà è solo un modo per attirare la vostra attenzione su un organo che la merita tutta. L'occhio infatti, proprio come la pelle, è continuamente esposto alla luce del sole, e questo lo rende vulnerabile a una serie di malattie. E gli esperti lo confermano. "Tra le diverse fonti luminose che colpiscono gli occhi, la luce del sole è quella che causa più frequentemente problemi oculari nel breve e nel lungo periodo", spiega Leonardo Mastropasqua, direttore del centro di eccellenza in Oftalmologia dell'università D'Annunzio, "provocando danni alle strutture esterne dell'occhio, ovvero cornea e congiuntiva, e a quelle interne, cristallino e retina". I raggi ultravioletti sono la componente solare maggiormente responsabile del danno oculare, soprattutto quando il riverbero della luce è maggiore come al mare o sulla neve. Nel breve periodo, le radiazioni solari possono causare infiammazioni e irritazioni transitorie della congiuntiva e della cornea, che si manifestano con occhio rosso, fotofobia e dolore. Ma nel lungo periodo l'esposizione protratta alla luce del sole gioca un ruolo importante in alcune malattie, come cataratta e degenerazione maculare senile. Normalmente la quantità di raggi UV che arrivano alla retina è bassa grazie alla presenza del cristallino, e il danno retinico è più frequentemente causato da altri tipi di radiazioni: in particolare dalla luce visibile blu. E allora, come proteggersi dalla luce blu? La prima raccomandazione è quella di indossare occhiali da sole di qualità con opportuni filtri per le radiazioni solari nocive: rivolgetevi al vostro rivenditore di fiducia e verificate accuratamente che siano anti-UV. Gli occhiali da sole sono un'abitudine importante ma poco diffusa. E chi li indossa spesso lo fa inconsapevolmente, più per un fatto di moda che di salute. In Italia, dai dati diffusi dalla commissione Difesa vista, emerge che solo il 15 per cento delle persone indossa sempre gli occhiali, il 30 per cento non li indossa quasi mai e il 18 per cento lo fa raramente. L'uso delle lenti protettive è concentrato nella fascia di età compresa tra i 25 e i 55 anni. Le categorie più a rischio, bambini e anziani, ne fanno quasi sempre a meno. Per prevenire i problemi e conservare la salute dei vostri occhi, potete seguire altri semplici consigli. Sottoponetevi a visite oculistiche almeno una volta ogni due anni e accertatevi che vi venga controllato il fondo oculare. Se nella vostra famiglia ci sono casi di glaucoma, informatene l'oculista. Ponete attenzione ai più piccoli: se vi accorgete che vostro figlio strizza gli occhi per identificare un oggetto, o inclina la testa quando legge, o avvicina troppo gli occhi al libro, portatelo subito dall'oculista. L'individuazione precoce di ogni anomalia scongiura eventuali fastidi di più grave entità. Ricordatevi poi che la prudenza non è mai troppa. In piscina, dove l'acqua è clorata, o se usate sostanze chimiche pericolose o macchine che emettono schegge o scintille, indossate sempre gli occhiali protettivi. Se avvertite bruciore o fastidio agli occhi, evitate di sfregarli con le mani perché c'è il rischio di prendere qualche infezione. E infine, non fissate troppo a lungo lo schermo di tv, computer, tablet e smartphone: la luce blu viene anche da lì.

Twitter: @Melissa_Di_Sano

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Il Corriere della Sera del 13-04-2014

Si ripropone la terapia genica per la retina

OXFORD. Non è più incurabile: la coroideremia, una malattia della retina che porta a cecità, potrebbe essere tenuta sotto controllo grazie alla terapia genica. Sei pazienti, trattati dagli oftalmologi del Nuffield Laboratory of Ophthalmology all'Università di Oxford, hanno mostrato un certo miglioramento della loro acuità visiva dopo un trapianto di geni. L'età dei pazienti, con diversi stadi di malattia, variava da 35 a 63 anni. La coroideremia è abbastanza rara e colpisce una persona su 50 mila (il nord della Finlandia è la regione che registra l'incidenza più alta). È provocata da una mutazione del gene Chm che riguarda una proteina chiamata Rpe65 (il gene è legato al cromosoma X: il che significa che ne sono colpiti solo individui di sesso maschile perché le femmine hanno due cromosomi X e basta che uno dei due «funzioni». La condizione determina una progressiva perdita della visione dovuta alla degenerazione della coroide (una delle lamine che rivestono l'occhio all'interno), dell'epitelio retinico pigmentato e della retina, la componente fondamentale per la visione, che è formata da fotorecettori, coni e bastoncelli , i quali trasformano l'energia luminosa in stimoli elettrici che arrivano al cervello e contribuiscono alla costruzione delle immagini. L'alterazione di coni e bastoncelli, nella malattia comincia molto presto e determina una progressiva perdita della vista fino alla cecità, completa attorno ai 50 anni. «La degenerazione cellulare è lenta commenta Robert MacLaren, dell'Università di Oxford . E questo offre un'ampia finestra di intervento prima che si manifesti la perdita di visione». La coroideremia è un candidato ideale per la terapia genica. In primo luogo perché l'occhio umano è facilmente accessibile e può essere ben studiato grazie alle nuove tecniche di indagine con metodi non invasivi e alle metodiche che premettono di valutare la struttura della retina a livello cellulare e anche subcellulare. In secondo luogo perché oggi, grazie ai progressi in campo genetico, si conosce il gene difettoso. Ecco allora la soluzione del trapianto genico: i ricercatori hanno veicolato all'interno dell'occhio la versione normale del gene alterato attraverso un «trasportatore» cioè un adenovirus. I risultati sono stati soddisfacenti ma, fanno notare i ricercatori, questa terapia può solo rallentare la progressione della malattia. La perdita della visione, infatti, è provocata sia dalla disfunzione sia dalla degenerazione dei fotorecettori e l'iniezione di geni non determina la nascita di nuovi fotorecettori, ma può solo garantire il recupero e la sopravvivenza di quelli che già esistono e che non sono troppo danneggiati. «Non è la prima volta che si sperimenta la terapia genica nella cura di malattie oculari dovute a difetto genetico commenta Giovanni Staurenghi direttore della Clinica oculistica all'Ospedale Sacco di Milano . Negli Usa sono in corso altri studi di terapia genica per il trattamento della retinite pigmentosa (anch'essa porta a cecità, ndr ). Con risultati incoraggianti. Occorre, però, precisare che si tratta di sperimentazioni preliminari e siamo ancora lontani dalla possibilità di realizzare in clinica cure di questo tipo».

di Adriana Bazzi

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Osservatorio Malattie Rare.it del 14-04-2014

Retinite pigmentosa: è italiana la nuova ricerca sul fattore rhNGF

Nel nostro Paese continua la ricerca di una nuova terapia per la Retinite Pigmentosa. Questo percorso affonda le proprie radici negli studi, condotti dal premio Nobel per la Medicina Rita Levi Montalcini, sull'individuazione dei fattori di crescita nervosa.

Tali studi, come spiegato su Pharmastar, sono stati portati avanti dall'azienda farmaceutica Dompé che, impiegata nella ricerca di nuove soluzioni terapeutiche per il trattamento delle patologie rare, ha messo a punto il fattore ricombinante umano rhNGF (Nerve Growth Factor) per uso oftalmico.

RhNGF viene prodotto servendosi della tecnologia del DNA ricombinante, ovvero per mezzo del trasferimento di DNA umano (codificante per tale fattore) in una cellula batterica.

La molecola, che ad oggi è in fase avanzata di sviluppo clinico per un'altra patologia (cheratite neurotrofica), sarà ora sottoposta allo studio Lumos che ne valuterà il profilo di sicurezza e l'efficacia in riferimento alla Retinite pigmentosa.

Lumos è uno studio di fase Ib/II, multicentrico, randomizzato, in doppio cieco e controllato che arruolerà un totale di 50 pazienti a partire da cinque centri di eccellenza presenti a Firenze, Milano, Roma e Napoli. I pazienti verranno distribuiti in tre gruppi: uno sarà sottoposto alla somministrazione del dosaggio minore (60 µg/ml) di rhNGF, uno al dosaggio maggiore (180 µg/ml) e uno al trattamento con placebo. Il monitoraggio previsto per ogni paziente è di 24 settimane.

Queste le parole della Prof.ssa Francesca Simonelli, Direttore della Clinica Oculistica della Seconda Università degli Studi di Napoli: "La retinite pigmentosa rappresenta una grande sfida per l'oftalmologia, perché si tratta di una patologia che ancora non ha una cura efficace. Nei pazienti che soffrono di questa malattia cronica, i fotorecettori (le cellule della retina chiamate coni e bastoncelli che hanno il compito di cogliere il segnale visivo per inviarlo al cervello) vengono danneggiati e vanno incontro a progressiva degenerazione, senza che sia possibile arrestare il processo patologico. Guardiamo quindi con grande interesse ad un potenziale trattamento, come quello offerto da rhNGF, che potrebbe portare a nuove prospettive nella cura della retinite pigmentosa".

di Alessia Ciancaleoni

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Osservatorio Malattie Rare.it del 22-04-2014

Retinite pigmentosa, cinque i centri italiani che sperimentano rhNGF

Per la retinite pigmentosa esiste un farmaco decisamente innovativo, oggi in fase di sperimentazione. Si tratta del Nerve Growth Factor, il fattore di crescita nervosa ricombinante umano messo a punto da Dompé, è il medesimo tipo di proteina che viene naturalmente prodotta dall'organismo e che favorisce lo sviluppo e la sopravvivenza delle cellule nervose, comprese quelle della retina. L'NGF si è dimostrato efficace nell'inibire la degenerazione della retina in diversi modelli animali di retinite pigmentosa. L'NGF ricombinante umano potrebbe quindi integrare l'NGF naturale e migliorare la sopravvivenza delle cellule retiniche rallentando l'avanzare della patologia e quindi favorendo il mantenimento delle capacità visive.

Sono cinque i centri italiani che al momento stanno conducendo la sperimentazione clinica per questo farmaco: il Careggi di Firenze, Il San Paolo di Milano, l'Oftalmologia della Seconda Università degli studi di Napoli, il Policlinico Gemelli di Roma e la Fondazione Bietti, anch'essa di Roma.

Il centro fiorentino è l'unico ad essere attualmente in fase di reclutamento dei pazienti.

Le informazioni di contatto sono disponibili a questo link e riportate di seguito:

- Azienda Ospedaliero Universitaria Careggi di Firenze (Responsabile della ricerca Dott. Ugo Menchini - per informazioni è possibile contattare il Dott. Andrea Sodi asodi@tin.it);

- Azienda Ospedaliera San Paolo di Milano - UO Oculistica (Responsabile della ricerca Dott. Luca Rossetti - per informazioni è possibile contattare la Dott.sa Chiara Pierrotetchiarapierrottet@tiscali.it);

- Azienda Ospedaliera Seconda Università degli Studi di Napoli - Nuovo Policlinico - UOC Oftalmologia (Responsabile della ricerca Dott. Francesca Simonelli - per info è possibile contattare il Dott. Paolo Melillo - paolomelillo85@gmail.com);

- Università Cattolica del Sacro Cuore - Policlinico Gemelli - Istituto di Oftalmologia (Responsabile della ricerca Dottor Benedetto Falsini - per info bfalsini@rm.unicatt.it);

- IRCCS Fondazione G.B. Bietti per lo Studio e la Ricerca in Oftalmologia di Roma (Responsabile della Ricerca Dott. Vincenzo Parisi - per info è possibile contattare la Dott.sa Lucia Ziccardi luxzic@hotmail.com).

Con il termine retinite pigmentosa si definisce un gruppo di patologie ereditarie dell'occhio, che possono condurre alla progressiva perdita della vista. Nei pazienti che soffrono di questa malattia cronica i fotorecettori (le cellule della retina chiamate coni e bastoncelli che hanno il compito di cogliere il segnale visivo per inviarlo al cervello) vengono danneggiate e vanno incontro a progressiva degenerazione.

Attualmente la retinite pigmentosa colpisce approssimativamente 3 persone su 10.000 nell'Unione Europea, per un totale di circa 153.000 pazienti: è quindi ampiamente sotto la soglia di malattia orfana, che "scatta" per patologie che interessano non più di 5 persone su 10.000. Al momento della designazione a farmaco orfano, non sono disponibili nell'Unione Europea trattamenti mirati soddisfacenti per la retinite pigmentosa. I pazienti che ne soffrono ricevono, infatti, solamente consulenza genetica per essere informati sui rischi di trasmissione della malattia ai figli e un trattamento generale di supporto.

di Ilaria Vacca

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GaiaNews.it del 24-04-2014

L'occhio bionico sta diventando una realta'

USA. Dopo un ventennio di sperimentazioni, l'occhio artificiale è diventato realtà. Alcune persone che hanno perso la vista a causa di malattie rare, stanno riguadagnando capacità visive grazie ad una procedura eseguita presso l'Università del Michigan.

A gennaio un "occhio bionico" è stato per la prima volta impiantato su un essere umano. La delicata operazione è stata eseguita dai medici del Kellogg Eye Center della University of Michigan, con un impianto denominato Argus Retinal Prosthesis System, che l'anno scorso ha ricevuto l'approvazione della Food & Drug Administration (FDA).

In seguito altri tre di questi interventi chirurgici sono stati eseguiti presso la stessa struttura. Un quinto è previsto per il mese prossimo.

L'occhio bionico comprende una piccola telecamera e un trasmettitore montato su un paio di occhiali.

Le immagini dalla telecamera vengono trasformate in dati elettronici che vengono trasmessi in modalità wireless agli elettrodi impiantati nella retina del paziente che hanno il compito di sostituirsi nelle funzioni alle cellule retiniche ormai compromesse e manderanno il segnale elettrico proveniente dall'esterno, attraverso il nervo ottico, alla corteccia visiva cerebrale.

L'intervento dona a coloro che soffrono di retinite pigmentosa la capacità di vedere ombre e forme. La retinite pigmentosa, è una malattia genetica dell'occhio che influenza la capacità della retina di rispondere alla luce. Uno dei primi sintomi consiste nella riduzione della vista di notte fino alla cecità notturna. A questo fenomeno può precedere la visione a cannocchiale, ovvero la perdita del campo visivo periferico. Il progresso della patologia varia a seconda dei casi e non tutte le persone affette dalla malattia degenerano nella cecità completa.

Le persone che hanno subito l'intervento ad oggi non recupereranno completamente la vista, riusciranno a vedere solo ombre e forme, e inoltre, per adeguarsi a questo loro ritrovata capacità, i pazienti dovranno sottoporsi ad uno speciale allenamento che può protrarsi anche per tre mesi. L'allenamento può cominciare solo quando l'occhio bionico viene attivato, cosa che avviene solo quando i pazienti si sono ripresi dall'intervento.

Il passo avanti per i non vedenti è estremamente significativo. "Desidero disperatamente di riuscire a vedere i miei nipoti", ha dettoLinda Schulte, una paziente che ha subito l'intervento. "Non sarò in grado di distinguere i loro volti, ma potrò vedere oggetti, vedere delle figure, vedere i miei nipoti che corrono nel giardino. Anche soltanto questo significa molto per me".

da Elisa Corbi

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Superando.it del 25-04-2014

Tutte le persone con maculopatia devono poter essere curate

Nata per volontà della SOI (Società Oftalmologica Italiana), già da qualche anno l'Associazione Per Vedere Fatti Vedere sta conducendo alcune campagne di sensibilizzazione per garantire il rimborso della cura a tutti i pazienti con maculopatia senile (o degenerazione maculare senile) e in particolare a quelli con visus inferiore a due decimi e a quelli malati in entrambi gli occhi. «In tal senso - sottolinea Lidia Buccianti, presidente di tale ONLUS - dal 2011 ad oggi sono stati inviati migliaia di messaggi di protesta all'AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) e al Ministero della Salute, purtroppo senza risultato».

Dagli ultimi mesi del 2012, poi, la condizione di tali pazienti è stata ulteriormente aggravata dalla decisione dell'AIFA di escludere il farmaco Avastin dal rimborso da parte del Servizio Sanitario Nazionale, rendendolo di fatto non più accessibile alle strutture pubbliche e alla maggior parte degli oculisti. E così i pazienti con la terapia non rimborsata, che prima potevano almeno curarsi privatamente con l'Avastin, nel 2013 - e naturalmente solo coloro che hanno potuto - hanno dovuto pagare di tasca propria il costosissimo farmaco Lucentis, l'unico rimasto disponibile.

«Del resto - ricorda ancora Buccianti - anche i pazienti che hanno diritto al rimborso della cura sono in grande difficoltà perché molti ospedali pubblici e strutture convenzionate, alle prese con i tagli di budget imposti, e che evidentemente non riescono a sostenere i costi di Lucentis, stanno allungando in modo inaccettabile le liste di attesa: alcune persone, ad esempio, ci hanno segnalato tempi di attesa addirittura di nove mesi per un'iniezione intravitreale e per chi è affetto da maculopatia ciò può significare perdere la vista».

Va anche ricordato che nell'aprile dello scorso anno Per Vedere Fatti Vedere aveva dato voce a centinaia di pazienti che in poco più di ventiquattr'ore avevano inviato decine di fax e messaggi di posta elettronica all'allora ministro della Salute Balduzzi, proprio per chiedere l'accesso alla cura per tutti i pazienti con maculopatia, senza discriminazioni.

«Ora - commenta Buccianti, riferendosi a una vicenda che ha occupato recentemente ampio spazio in cronaca* - siamo molto contenti che, grazie all'ormai famosa Sentenza dell'Antitrust che ha sanzionato pesantemente Roche e Novartis, si siano finalmente accesi i riflettori dei media e delle Istituzioni sulla grave anomalia di questa situazione, ma questo non ci basta. Come Associazione impegnata per la tutela della salute dei cittadini chiediamo infatti al Ministero della Salute e all'AIFA l'immediata attuazione di misure straordinarie e urgenti affinché tutti i pazienti con maculopatia abbiano accesso alle cure salva-vista e, soprattutto, in tempi adeguati».

Va ricordato in conclusione che l'Associazione Per Vedere Fatti Vedere offre a chi è colpito da glaucoma, cataratta o maculopatia informazioni, orientamento alle strutture italiane specializzate, sostegno psicologico, aggiornamenti sulla ricerca medica e tutela dei diritti. Essa ha prodotto tra l'altro anche la prima Carta Italiana dei Diritti dei pazienti con malattie oculari gravi. (S.B.)

*Recentemente l'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, meglio nota come Antitrust, ha deciso - dando seguito alle varie denunce della SOI (Società Oftalmologica Italiana) - di sanzionare con 180 milioni di euro i due colossi mondiali del farmaco come Roche e Novartis (che hanno a propria volta preannunciato ricorsi al TAR), accusati di essersi «accordati per spartirsi i miliardi dalla vendita di due farmaci identici, ma con nomi diversi (Avastin e Lucentis) e a prezzi diversi, a danno dei malati, del servizio sanitario pubblico e delle assicurazioni private». Anche la Procura di Roma sta indagando sulla vicenda.

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: Lidia Buccianti, buccianti@pervederefattivedere.it.

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Il Mattino di Padova del 09-04-2014

"Piu' attenzione all'ipovisione infantile"

PADOVA. «Il Centro per l'ipovisione infantile e dell'età evolutiva ha bisogno di fare rete con i servizi territoriali, le associazioni, le famiglie e con tutte le strutture di prossimità. La tecnologia della comunicazione deve avere un ruolo fondamentale in una struttura altamente specialistica come questa» ha annunciato il direttore generale dell'Azienda Ospedaliera Claudio Dario, in occasione della presentazione del Centro regionale specializzato. Il Centro, diretto dalla pediatra Luisa Pinello, fa parte del Dipartimento per la salute della donna e del bambino dell'Azienda Ospedaliera di Padova e nasce 15 anni fa, nel 1999, come progetto sperimentale della Regione Veneto. L'attività assistenziale dal 1999 ad oggi è notevolmente incrementata: da 86 pazienti iniziali a quasi 1600 attuali. Il 68% dei minori ipovedenti proviene dal Veneto (di questi l'11% dall'Ulss 16 e l'88% da altre Ulss venete) mentre il restante 32% proviene da altre regioni italiane. Il Centro è specializzato nella diagnosi e presa in carico di bambini e ragazzi con gravi patologie che causano ipovisione e nei casi più gravi cecità. Luca Sartori, padre di un piccolo paziente seguito dalla pediatra Pinello, racconta: «Mio figlio ora ha 13 anni ed ha iniziato il suo percorso al Centro da quando aveva tre mesi. L'équipe ha però garantito tutto l'appoggio necessario attraverso esami di controllo e certificazioni. Roberto sta sviluppando capacità e attitudini sfruttando gli altri sensi. Suona la chitarra e ha vinto dei concorsi regionali. È arrivato secondo ai campionati europei del comitato paraolimpico internazionale di Sestriere». Giuseppe Scalise, presidente per Padova dell'Unione italiana ciechi e ipovedenti aggiunge: «Come associazione crediamo che questo centro debba acquisire maggiore spazio e collaborazione con l'esterno, in modo da assicurare continuità. Vorremmo fosse garantita la possibilità di prenotare una visita entro un mese, per evitare ritardi nelle diagnosi e nelle cure. Grazie ad una nostra iniziativa, recentemente abbiamo visitato più di 300 bambini delle scuole elementari: il 6% presentava un difetto visivo anche se anche lieve. È fondamentale una diagnosi precoce per evitare conseguenze disastrose».

di Elisa Fais

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Giornale UICI del 14-04-2014

UNA BUSSOLA PER ORIENTARSI - Da figli disabili a figli con disabilità

di Katia Caravello

UNA BUSSOLA PER ORIENTARSI

Rubrica per genitori.

Nell'articolo di oggi rifletteremo su come le parole che si utilizzano per definire una data situazione possano avere risvolti inaspettati.

Quando nasce un figlio con una qualsiasi disabilità - o comunque nel momento in cui essa diventa evidente - per il genitore la realtà si modifica in maniera radicale ed irreversibile: quello che ha di fronte non è più il proprio figlio, la persona in quanto tale viene spazzata via e rimane solo un cieco, un ipovedente, un sordo, un paraplegico e via dicendo. Ciò non accade consapevolmente, non avviene per cattiveria o per chissà qual altra attitudine negativa, ma è la conseguenza dello sconcerto e della paura che si provano quando la disabilità irrompe nella vita della famiglia.

Definire il proprio figlio "disabile" significa imprigionarlo in una condizione assai più invalidante di quella conseguente al deficit sensoriale, fisico o cognitivo di cui è portatore. E' per questo motivo che l'utilizzo dell'espressione "figlio (o persona) con disabilità, invece di "figlio (o persona) disabile", non è una sottigliezza linguistica, la semplice aggiunta di una preposizione e la sostituzione di un aggettivo con un sostantivo, ma è solo la presa d'atto della situazione. Descrivere il proprio figlio come "persona disabile" è come definirlo utilizzando una sineddoche (figura retorica che si ha quando si usa la parte per il tutto), è come dire "Inghilterra" anziché "Regno Unito" o "scafo" invece di "nave": è innegabile che la disabilità sia una parte della persona che ne è portatrice (così come l'Inghilterra è una parte del Regno Unito e lo scafo della nave), ma non deve essere l'unico elemento che la identifica.

Utilizzare l'espressione "figlio con disabilità" significa andare oltre, accettare il deficit del proprio bambino/ragazzo, riconoscendogli lo status di persona al di là di esso; contrariamente, egli imparerà a leggere la realtà che lo circonda attraverso la lente della disabilità, attribuendo ad essa il potere di pervadere ed influenzare ogni aspetto della sua vita.

La disabilità pone evidentemente ed innegabilmente dei limiti, ma il pericolo di far coincidere la parte con il tutto-quindi il figlio con la sua disabilità-è quello di portare i genitori ad essere iperansiosi ed iperprotettivi, ossia eccessivamente preoccupati per l'incolumità fisica ed emotiva del figlio e, conseguentemente, il figlio una persona insicura, che non si sente in grado di fare nulla, che non si cimenta in attività nuove perché ha paura di farsi male e/o di vivere un fallimento, una persona eccessivamente egocentrica e con una bassa tolleranza alla frustrazione.

Pur essendo vero che la disabilità pone delle limitazioni nella capacità di compiere delle attività nel modo e nell'ampiezza considerati normali per un essere umano, non bisogna fare l'errore di negarla o anche solo di ignorarla. Vivere rifiutando di ammettere che il proprio figlio ha dei limiti nello svolgere alcune azioni o presenta delle anomalie nel proprio comportamento non lo aiuta, ma anzi lo espone a rischi e a frustrazioni inutili; il genitore che respinge o ignora il problema fisico o psichico del proprio figlio tenderà ad essere ipercritico-notando ed ingigantendo gli errori da lui commessi, senza mai accorgersi, incentivare o rinforzare i comportamenti positivi-o perfezionista-considerando sbagliato tutto ciò che non è perfetto al 100%, con il risultato che il bambino/ragazzo crescerà con un basso livello di autostima, avendo paura di essere disapprovato, con la convinzione di valere qualcosa e di essere degno dell'affetto altrui solo se eccelle in tutto quello che fa e, soprattutto, considerando una catastrofe la possibilità di sbagliare.

La disabilità non va negata ma accettata, solo così sarà possibile riconoscere, come è giusto che sia, al proprio figlio pregi e difetti, capacità e limiti, gratificandolo o punendolo in base all'adeguatezza del suo comportamento (questo fa sì che il figlio non tenda, per non rischiare di deludere i genitori, a delegare ed affidare completamente ad essi la tutela della propria cura e sicurezza e non sia passivo nei confronti di tutto ciò che lo circonda).

Concedetemi di concludere questo articolo parlando più da persona con disabilità che da psicoterapeuta. La disabilità non è certo una bella cosa, la vita è sicuramente più complicata, ma è anche una fonte di grandi soddisfazioni quando, magari dopo diversi tentativi e anche qualche fallimento, si riescono a superare con successo le sfide quotidiane. Trovo inoltre che l'aver bisogno, almeno in alcuni casi, dell'aiuto degli altri dia anche l'occasione per rendersi conto che il mondo non è popolato solo da brutte persone, che disprezzano il prossimo e che pensano solo a se stesse, ma che, al contrario, ve ne sono tante altre (a parer mio la maggioranza) pronte ad aiutare chi è in difficoltà: riempie il cuore ricevere aiuto da perfetti sconosciuti, che a volte fanno tenerezza tanto sono imbarazzati ed impacciati perché non sanno come aiutarti e magari lo fanno in maniera goffa, ma con un'autentica voglia di essere utili.

Dico ai genitori: educate i vostri figli ad apprezzare le piccole cose, a ridere anche dei propri ed altrui piccoli disastri... e vedrete che cresceranno nutrendo fiducia in sé, essendo capaci di affrontare le difficoltà ed avranno una vita serena, appagante e piena di tanti bei momenti.

Dott.ssa Katia Caravello

Psicologa-Psicoterapeuta. Opera in Lombardia nell'area della disabilità visiva, lavorando con ragazzi ciechi e ipovedenti e con i genitori. Componente del Gruppo di Lavoro per il Sostegno Psicologico ai Genitori dei ragazzi ciechi e ipovedenti.

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Giornale UICI del 29-04-2014

Una bussola per orientarsi - Ruolo e importanza del sostegno psicologico nell'affrontare le problematiche affettive, relazionali e familiari connesse alla perdita della vista

di Giovanna Virga

In questo numero ci occuperemo del delicato tema della perdita parziale o totale della vista e del ruolo significativo che ha il sostegno psicologico nell'affrontare le problematiche connesse a questo evento traumatico sia per la persona direttamente interessata dal deficit sia per la sua famiglia.

Il ruolo del sostegno psicologico risulta di particolare importanza nell'ambito della prevenzione e in particolare durante il momento diagnostico. La diagnosi di cecità spesso si accompagna a sentimenti di rabbia, perdita di autostima, depressione, che in alcuni casi possono sfociare in un profondo isolamento e chiusura in se stessi dal quale non sempre si riesce ad uscirne da soli. Ritengo opportuno sottolineare l'importanza dell'età di insorgenza della malattia, che differenzia il nostro lavoro, infatti la tipologia di intervento sarà differente se ci troviamo a lavorare con un bambino o con un adulto con il quale si interviene anche, nell' ambito professionale, dovendo quest' ultimo impostare il suo percorso lavorativo, oltre ad affrontare il dolore e la sofferenza di avere perso la vista. La richiesta di un intervento psicologico consiste nell' offrire uno spazio di riflessione e di confronto, un occasione di lettura dei bisogni e delle esigenze che si sono determinate in seguito alla dolorosa perdita totale o parziale della vista. Ferita questa molto dolorosa spesso difficile da rimarginare. La mia esperienza nell'ambito della prevenzione, mi dice, che spesso alla perdita della vista si accompagnano aspetti emotivi, affettivi e relazionali, che necessitano la presenza di uno psicologo che possa strutturare un intervento di supporto al fine di favorire non tanto l'accettazione ma piuttosto la possibilità di adattarsi alla nuova difficile e dolorosa situazione.

Il lavoro con i bambini comporta un intervento di rete tra la famiglia la scuola e le istituzioni presenti sul territorio, supportando il piccolo nel difficile percorso di integrazione scolastica, sono ricorrenti all'interno dei colloqui le domande relative alla possibilità di stabilire buoni rapporti di amicizia che continuino al di là dell'orario scolastico, "mi piacerebbe uscire con i miei compagni, andare a prendere una pizza con loro, fare una passeggiata o lo sport insieme." Spesso si osserva la difficoltà di trovare occasioni di incontro fuori dalla scuola come momenti di crescita e di confronto. Più complesso e articolato è il lavoro con coloro che perdono la vista in età adulta, qui si presentano problematiche che si ripercuotono sulle relazioni familiari personali lavorative. Dovere fare i conti con una nuova realtà che implica la riduzione della propria autonomia e libertà nei movimenti, apprendere un nuovo metodo di lettura e di scrittura, imparare ad utilizzare la sintesi vocale di un computer, pensare alla possibilità di adattarsi ad una nuova situazione lavorativa, rappresentano solo alcuni degli aspetti da affrontare nel ambito del sostegno psicologico.

Occorre quindi, lavorare sulle risorse della persona piuttosto che sui suoi limiti valorizzare i punti di forza, le sue competenze al fine di mettere in atto valide strategie di adattamento alla nuova difficile e dolorosa situazione.

La perdita totale o parziale della vista, comporta una disabilità visiva che implica una difficoltà nelle abilità correlate all'uso della vista, difficoltà di movimento, di orientamento e mobilità nei luoghi e negli ambienti non familiari, difficoltà di lettura. Occorre prendere coscienza delle proprie disabilità e intervenire sull'handicap, cioè sullo svantaggio sociale mettendo il non vedente nelle migliori condizioni possibili per poter esprimersi nel campo scolastico, lavorativo, familiare, sociale, per ottenere una migliore qualità della vita. Per realizzare tali condizioni è necessario notevole impegno da parte della persona che quotidianamente vive la disabilità con coraggio e impegno per la realizzazione di obiettivi e traguardi sempre nel rispetto della propria dignità.

Imparare a convivere con la malattia, significa trovare strumenti e strategie valide al fine di realizzare tutte quelle condizioni necessarie che ci permettono di svolgere il nostro ruolo come studenti, professionisti, lavoratori, genitori superando lo sconforto la rabbia e il dolore che non si presentano solo al momento diagnostico, ma che spesso riaffiorano nelle nostre giornate più difficili e che necessitano di grande impegno e coraggio.

La diversità e le differenze sono un valore da sfruttare e su cui fondare il proprio senso di identità l' handicap visivo rappresenta solo una parte della nostra vita e non il tutto, un aspetto della nostra personalità ma non la sua totalità, e non si deve negare l' esistenza unica di ognuno dei propri bisogni, vissuti, emozioni..

L'handicap visivo rappresenta una parte problematica della vita del non vedente ma non l'intera sua esistenza, il conflitto tra il desiderio di essere autonomi e il bisogno in questo di dipendere dall'altro, possono determinare ansia, depressione, rabbia che possono portare alla chiusura in se stessi e all' isolamento, pertanto dobbiamo parlare di comportamenti reattivi, e non di tratti costitutivi della personalità.

Dott.ssa Giovanna Virga -

Psicologa dell'Equipe socio - medico -psico - pedagogica dell'Istituto dei Ciechi "I. Florio e A. Salamone" di Palermo. Componente del gruppo di lavoro per il Sostegno Psicologico ai Genitori dei ragazzi ciechi e ipovedenti.

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Trentino del 09-04-2014

"Vivere al buio" Marcantoni spiega la cecita' ai vedenti

Mauro Marcantoni personaggio molto conosciuto, sociologo, direttore di tsm-Trentino School of Management, già dirigente provinciale, autore di numerose pubblicazioni è abituato alle sfide e, più sono toste, e più gli piacciono. L'unica di cui avrebbe fatto volentieri a meno è cominciata più di quindici anni fa: vivere, da uomo libero, in una normalità che può far appello solo ai quattro dei cinque sensi di cui gli esseri umani sono, quasi sempre, dotati. Mauro Marcantoni è diventato cieco e, scrive nel suo "Vivere al buio. La cecità spiegata ai vedenti" (Erickson, collana Capire con il cuore), è un esperto di vita al buio con tutte le sue insidie, le sorprese ma, anche, tutte le possibilità che la vita al buio può offrire. Non vi sembri irriverente questo modo di riferirsi a chi deve fare a meno del più "gettonato" dei sensi, la vista: lui, Marcantoni, vi direbbe che «il miglior approccio con la diversità è quella di riconoscerla in quanto tale attribuendole un valore positivo, considerandola una risorsa, un segno distintivo che non uniforma alla massa degli slogan "siamo tutti uguali", né discrimina in senso negativo e dispregiativo "i poveri handicappati"». Il suo libro, che è una via di mezzo fra un manuale e un quasi trattato di socio-psicologia, è da leggere e far leggere specie a chi - secondo il Censis la maggioranza, ben il 54,6% degli Italiani - ha paura della disabilità. Le persone evolvono da sempre quando imparano e, con quella ricchezza in più, accorciano la strada fra sé stessi, il loro mondo, e il nuovo. "Vivere al buio" è una guida sicura, il "bastone bianco" per chi, quel colore, lo vede e con quella disabilità non sa fare i conti. Un cieco, secondo Marcantoni, è un elemento inquietante perché «disorienta, allarma e mette in ansia». Un cieco «rende evidente la precarietà, l'insicurezza della condizione umana». Per questo, scrive, i ciechi creano imbarazzo, disagio, paura: «è più facile guardare altrove. Ci vuole coraggio ad ammettere di aver paura, ad aprire le porte all'incertezza». E, posto che i cosidetti "normali", fanno molta fatica a relazionarsi con le persone disabili, tanto più se cieche, ne deriva che della disabilità c'è una percezione sociale completamente distorta "fatta di falsi miti e luoghi comuni" dovuti, in gran parte, a mancanza di conoscenza vera. In una parola, pregiudizi che, conseguentemente, falsano in modo pesante la realtà. Marcantoni mette in guardia - fra le tante utili "indicazioni" per rapportarsi da donne e uomini liberi con chi, da disabile, vive la "normalità" differentemente da noi "normali" - sul pericolo che esperienze come "Cena al buio", possono portare se non vissute con l'approccio corretto. Alcuni pregiudizi sui ciechi, secondo Marcantoni, potrebbero essere rafforzati da esperienze del genere. Per un cieco partecipare ad una "cena al buio", ha qualcosa di perverso: dopo che gli altri partecipanti tornano nel mondo dei vedenti , il cieco, continua a non vedere anche dopo quel "gioco". Mentre i vedenti sanno che quella che stanno vivendo è un'esperienza temporanea, i ciechi, "tastano' "tutta la vacuità di quella rappresentazione". Marcantoni sprona il lettore a porsi una serie di domande mirate non solo a togliere di mezzo pregiudizi in cui tutti, consapevolmente o meno, cadiamo a proposito della cecità, ma, soprattutto, a guardare dentro gli occhi della cecità. Dentro quel buio che pare non avere contorni i ciechi ci vivono, in una "normalità" per noi vedenti assolutamente sconosciuta. E, non v'è dubbio, che per relazionarci davvero con un cieco, dobbiamo imparare a guardare negli occhi la cecità. Il cieco non sa che farsene della nostra finta comprensione, gli crea, semmai, ulteriore imbarazzo e disagio. Il rapporto con un cieco, scrive Marcantoni, non può nascere zoppo, basandosi sull'idea che uno dei due deve solo ricevere: il rapporto deve essere alla pari e il vedente deve imparare, sapere, conoscere cosa significhi non vedere. Di un cieco il primo dato di identificazione è il limite. Chi non vede, è cieco e quell'aggettivo, ricorda Marcantonio, non è come "alto, bello, intelligente", quell'aggettivo diventa sostantivo, "sostanza: diventa me", scrive Marcantoni. «Essere cieco significa mettere in campo "altro" rispetto alla normale rappresentazione delle cose». Marcantoni riflette con più profondità di quanto sappiamo fare noi vedenti sul ruolo centrale dell'immagine nel nostro tempo: «tutto, intorno a noi, è immagine, tutto sta diventando video, in una sorta di congiura elettronica e, se non hai gli occhi, sei tagliato fuori». Mai come in quest'epoca il senso privilegiato, quello che fa la parte del leone è la vista ma, avverte Marcantoni, la conoscenza del mondo è solo apparente, siamo meno capaci di un tempo di comprendere dvvero la realtà. «Apparentemente conosciamo meglio il mondo, ma si tratta di un mondo artificiale che prende forma in uno schermo, che è lontano da noi, che non ha odori e che non possiamo sentire al tatto». Paradossalmente nel nostro tempo in cui "vedere" corrisponde a "sapere", la vista finisce per rendere ciechi, visto che, scrive Marcantoni, pare non sia permesso conoscere attraverso gli altri quattro sensi. Ma il confronto, il rapporto fra gli esseri umani, lo sviluppo del pensiero e, dunque, l'evolversi della specie, non ha bisogno solo della vista, ma di tutti i sensi e, dunque, «bisognerebbe restituire ai sensi la loro dignità e permettere loro di trasferirci con fedeltà il mondo nel quale viviamo. Per un cieco questo è indispensabile, vitale: lui deve mettersi nelle condizioni di vedere toccando, annusando, ascoltando».

di Delia Lorenzi

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Redattore Sociale del 16-04-2014

Cane guida, in un manuale le "istruzioni per l'uso"

Tante le norme che tutelano questi preziosi assistenti, ma troppe ancora le discriminazioni. Per questo il gruppo di associazioni "Blindsight Project" ha messo punto un vero e proprio vademecum, con le regole e le indicazioni fondamentali.

ROMA. Il cane guida è un "lavoratore" e, come tale, va rispettato: proprio come la persona che accompagna: tanti sono invece gli episodi di discriminazione umiliazione che spesso le persone cieche accompagnate dal loro "amico più fedele" devono subire: o perché non conoscono loro stesse gli accorgimenti da usare, o perché non si conosce la legge che tutela il lavoro del cane guida. Blindsight Project ha pensato di correre ai ripari, provando a colmare le lacune e l'ignoranza attraverso un vero e proprio vademecum. "Tutto sul cane guida (e i suoi amici umani)", è il titolo del manuale che, in sette regole, fa chiarezza su questa materia così poco conosciuta. La guida, rivolta soprattutto ai possessori di cani da lavoro, ma anche a tutti i padroni di cani, è nata dalla collaborazione con la Scuola Triveneta per Cani Guida, l'Associazione Puppy Walker e l'Uici di Belluno ed è disponibile sul sito di Blindsight project. Esso contiene "consigli, regole e suggerimenti per il rispetto degli animali ed anche delle persone, quelle disabili in particolare, per evitare sanzioni e denunce, per essere più informati e per una migliore qualità della vita di tutti, cani guida e loro amici umani compresi", si legge nell'introduzione. "Ci auguriamo che questa piccola guida possa essere d'aiuto a tanti - spiegano i promotori - dai gestori di esercizi pubblici che rischiano multe e denunce, a tutti gli italiani con cani, in particolar modo gli italiani con disabilità visive, che vorrebbero potersi muovere tranquillamente tra tutti con la loro guida a 4 zampe, senza alcun pericolo, polemica o discriminazione".

Per prima cosa, "il cane guida che accompagna la persona disabile della vista (cieco o ipovedente) non può essere separato dallo stesso in quanto considerato 'ausilio per persona disabile', è quindi tutelato dalla legge (n.37 del 1974, integrata dalla Legge n. 60 dell'8 febbraio 2006 pubblicata nella G. U. n. 52 del 3 marzo 2006), che garantisce ovunque senza limitazione l'ingresso gratuito al cane guida che accompagna disabile visivo anche dove i cani normalmente non sono ammessi (es.: taxi, trasporti pubblici, ambulanze, esercizi commerciali, ospedali, chiese, hotel, scuole, ecc.). La trasgressione di tale legge - ricordano gli autori della guida - comporta una sanzione da €500 a €2.500, e non va esclusa l'eventuale denuncia da parte della persona disabile per discriminazione".

Ora, sebbene esista questa tutela così ampia ed esplicita, tuttavia accade quotidianamente che "la persona cieca sia cacciata via da pubblici esercizi o trasporti, solo perché ha scelto di vedere con un cane guida". Obiettivo del vademecum è quindi ricordare quali siano le leggi principali e forniscono alcune indicazioni molto pratiche. Una parte di queste sono rivolte a chi incontra una coppia cieco-cane guida: non dare cibo e non distrarre con giochi e carezze il "prezioso" assistente, non intervenire mentre la persona cieca rimprovera il suo cane. Altre raccomandazioni sono invece indirizzate agli stessi padroni dei cani: si ricorda per esempio l'obbligo del guinzaglio, ma non della museruola, dal cui utilizzo sono esonerati i cani guida, così come quelli delle forze armate, della polizia e della protezione civile. Le persone cieche sono inoltre esonerate dalla raccolta delle feci del proprio cane, obbligatoria invece per tutti gli altri padroni di cani. "Il cane guida è comunque addestrato anche a non sporcare, e a farlo solo in aree con erba o terra", precisano gli autori del manuale. Ai pedoni si ricorda poi che "il bastone bianco per ciechi ha la precedenza su tutti e ovunque per codice della strada" e si raccomanda quindi di liberare il passaggio all'arrivo della coppia, sia sui marciapiedi che nei mezzi di trasporto e in luoghi chiusi. Infine, ai conducenti di auto, moto e bici, si raccomanda di non occupare aree riservate: "parcheggiare 'un attimo' sui passaggi pedonali tutti significa rubare l'unica via d'uscita che un cane guida può avere per attraversare". Il manuale si conclude con una pagina di contatti e riferimenti per eventuali segnalazioni e contributi.

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Superando.it del 07-04-2014

La cultura dell'incontro

di Salvatore Nocera

Il discorso del Papa a due organizzazioni ecclesiali che si occupano di persone cieche e sorde conferma, secondo Salvatore Nocera, che «grazie a una rilettura più autentica del Vangelo e alle lotte di emancipazione laiche per la conquista dei diritti di uguaglianza delle persone con disabilità, la cultura dell'inclusione sta via via diventando universalmente accettata e diffusa anche in molte comunità religiose».

ROMA. Il 29 marzo scorso Papa Francesco ha incontrato in San Pietro il Movimento Apostolico Ciechi - di cui chi scrive è stato in anni passati presidente nazionale -, e la Piccola Opera dei Sordi, due organizzazioni ecclesiali, diverse per finalità e vita organizzativa, ma che hanno in comune lo scopo dell'inclusione ecclesiale e sociale delle persone con disabilità.

Il discorso del Papa non è stato, come ormai ci ha abituati, denso di princìpi e di alta cultura, ma semplice e di grande ispirazione evangelica. Egli infatti ha centrato il suo intervento pastorale sulla contrapposizione tra la cultura dell'esclusione e quella dell'incontro, prendendo lo spunto da episodi evangelici come quello del cieco, escluso dalla società civile e religiosa del suo tempo, poiché ritenuto colpito da maledizione divina e che Gesù invece vuole incontrare per ridargli la piena dignità, con l'acquisizione della libera autonomia di movimento nella società di tutti.

I riferimenti pastorali degli ultimi Papi all'inclusione si sono fatti sempre più frequenti, a partire da Papa Giovanni XXIII e dal Concilio Vaticano II, e sono diventati fondamentali in molti discorsi e documenti di Paolo VI e Giovanni Paolo II, con la proclamazione del diritto delle persone con disabilità all'inclusione sociale ed ecclesiale, sia in Italia che negli altri Paesi del mondo.

Quello che colpisce nel discorso di Papa Francesco è la chiarezza con cui ha contrapposto le due culture, così come segue: «Ecco due culture opposte. La cultura dell'incontro e la cultura dell'esclusione, la cultura del pregiudizio, perché si pregiudica e si esclude. La persona malata o disabile, proprio a partire dalla sua fragilità, dal suo limite, può diventare testimone dell'incontro: l'incontro con Gesù, che apre alla vita e alla fede, e l'incontro con gli altri, con la comunità. In effetti, solo chi riconosce la propria fragilità, il proprio limite, può costruire relazioni fraterne e solidali, nella Chiesa e nella società».

È innanzitutto importante che il Papa abbia distinto tra "persona malata" e "persona con disabilità", giacché la prima è connotata da una situazione sanitaria, mentre la seconda risente degli esiti di una malattia e comunque è caratterizzata dalle varie barriere frapposte dalla società alla sua inclusione. Questa distinzione, per altro, non è ancora presente nella Conferenza Episcopale Italiana che accomuna in un'unica Consulta le persone malate e quelle disabili.

Inoltre, la cultura dell'esclusione - presente anche in molte mentalità e realtà di Pubbliche Istituzioni - è basata sul "pregiudizio", mentre quella dell'incontro si fonda non solo sulla coscienza della propria fragilità, ma soprattutto sulla volontà di incontrare e farsi incontrare, per intrecciare rapporti religiosi, umani, sociali e politici significativi.

Grazie proprio al Concilio Vaticano II, sono ormai lontani i tempi in cui molte persone religiose invitavano quelle con disabilità ad accettare le proprie sofferenze e ad offrirle per lo scomputo dei peccati propri e degli altri. Era questo un atteggiamento pastorale, dettato da una cultura religiosa passivizzante e alienante, che concedeva alle persone con disabilità solo la gratificazione "spiritualistica" di offrire i propri sacrifici per la salvezza spirituale degli altri.

Ormai, grazie a una rilettura più autentica del Vangelo e alle lotte di emancipazione laiche per la conquista dei diritti di uguaglianza delle persone con disabilità e delle loro associazioni e federazioni, la cultura dell'inclusione è divenuta universalmente accettata, propugnata e diffusa e trova anche in molte comunità religiose un ulteriore stimolo promozionale, concretizzatosi nella Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, che è un patrimonio comune a credenti e non credenti.

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Superando.it del 23-04-2014

Radio Magica, un bene collettivo digitale

di Stefania Leone

Si può infatti a buona ragione definire così quel progetto avviato alla fine del 2012 e basato su un portale internet ricco di contenuti e di materiale da condividere, che propone una webradio e una biblioteca online gratuita. Destinatari i bimbi e i ragazzi - disabili e non - per un'iniziativa in cui bellezza, divertimento, educazione e inclusione si fondono a sostegno della cultura dell'infanzia e dei Bisogni Educativi Speciali

In occasione della Giornata Mondiale per la Consapevolezza dell'Autismo del 2 aprile scorso, si è tenuto a Roma, presso la Sala Convegni del Museo di Chimica dell'Università La Sapienza, un interessante incontro sul tema Accogliere le armonie tattili con consapevolezza, a cura di e con Laura Anfuso, esperta di editoria inclusiva per l'infanzia. A parere di chi scrive, infatti, i libri tattili sono uno strumento utilissimo per l'infanzia, ai fini di un'editoria inclusiva, ma purtroppo sono ancora poco noti e poco utilizzati.

Nella fase finale dell'incontro, poi, ci si è collegati via Skype con l'Università di Venezia e la professoressa Elena Rocco - madre di un bimbo con una rarissima malattia genetica che gli impedisce di leggere, ma non di godere dell'ascolto, di cui è un appassionato sin da molto piccolo -, ha illustrato ai presenti un progetto da lei stessa ideato, che si chiama Radio Magica, un portale internet ricco di contenuti e di materiale da condividere, che ritengo certamente interessante e meritevole di divulgazione per tutti coloro i quali, a vario titolo, si occupino di autismo - e non solo -, tra associazioni, psicologi, insegnanti, professionisti della riabilitazione e mamme.

Oltre a materiale per bambini come audiolibri, vi è in particolare una web radio dedicata a loro, disabili e non, attiva dalle 7 alle 19, da fare ascoltare in autonomia ai propri bimbi. Ho una nipotina di 4 anni, ed essendo una zia cieca, non posso leggerle le favole, quindi le ho fatto ascoltare i racconti letti per radio e si è divertita moltissimo!

Ho chiesto dunque ad Elena Rocco di inviarmi una nota redatta da lei e dai suoi collaboratori, per poterne illustrare meglio il progetto e qui di seguito ne sintetizzo i contenuti.

Ebbene, Radio Magica si può a buona ragione definire come un "bene collettivo digitale", in cui bellezza, divertimento, educazione e inclusione si fondono a sostegno della cultura dell'infanzia e dei Bisogni Educativi Speciali (BES).

L'iniziativa [seguita dal nostro giornale sin dal suo avvio, N.d.R.] è nata alla fine del 2012 per volontà, come detto, di Elena Rocco, docente di Marketing Internazionale all'Università veneziana di Ca' Foscari, oltreché Delegato del Rettore per le iniziative a supporto dell'assistenza, dell'integrazione e del benessere delle persone con disabilità.

L'obiettivo è quello di colmare un enorme gap italiano, l'assenza, cioè, di un "luogo" che garantisca cultura per l'infanzia e davvero per tutti, inclusi i bimbi con Bisogni Educativi Speciali. Per un Paese come l'Italia, in cui oltre un minore su sei vive in piccolissimi Comuni con meno di 5.000 abitanti - numeri, quindi, che assai poco consentono di attivare risorse dedicate ai BES -, questa iniziativa può davvero fare la differenza e fungere da canale di diffusione di risorse educative gratuite: risorse indispensabili per la crescita e lo sviluppo cognitivo e linguistico di ogni bambino.

Alla base di tutto vi è il paradigma della cosiddetta Open Innovation, con case editrici, associazioni, scuole, università, musei, aziende e altri attori che partecipano per creare un patrimonio a favore dell'infanzia, ricavandone in cambio visibilità e possibilità di estendere servizi paralleli.

Entrando poi nel dettaglio di quanto già accennato inizialmente, Radio Magica è un portale con due servizi principali: una webradio e una biblioteca online gratuita, per bambini e ragazzi da 0 a 13 anni. La web radio trasmette ogni giorno in diretta (ore 7-19), proponendo dal portale un palinsesto assai vario, composto da musica e programmi di qualità (storie, filastrocche ecc.), che accompagnano i bambini durante l'intera giornata.

La Biblioteca Villaggio, invece, permette di riascoltare storie e programmi in qualsiasi momento: quattro casette con altrettante mascotte scandiscono contenuti a complessità crescente (acqua, terra, aria e fuoco) e consentono ai piccoli ascoltatori e ai loro genitori di orientarsi rispetto alle proprie esigenze.

Uno degli elementi rivoluzionari della biblioteca online di Radio Magica è che i contenuti delle casette sono disponibili in più formati, secondo la logica dell'Universal Design: audio per tutti, ma indispensabili per bambini ciechi, dislessici e ipovedenti; video con la Lingua dei Segni italiana (LIS) per sordi; video con i simboli per chi non può o non è ancora in grado di utilizzare le lettere dell'alfabeto; e a breve anche testi scaricabili con il carattere ad alta leggibilità per dislessici e ipovedenti.

I contenuti prendono vita grazie a una redazione di scrittori e al contributo di oltre trenta case editrici, che forniscono la liberatoria per le proprie opere.

Dal canto suo, la ONLUS Fondazione Radio Magica - presieduta anch'essa da Elena Rocco - continua il suo percorso verso il riconoscimento di un diritto imprescindibile per la nostra società, il «Diritto all'ascolto di qualità per i bambini e i ragazzi», come viene esplicitamente dichiarato. In tal senso, il 20 novembre dello scorso anno, in occasione della Giornata Internazionale per i Diritti dell'Infanzia e dell'Adolescenza, la Fondazione ha avviato uno specifico percorso lungo 365 giorni,volto al riconoscimento di questo diritto: durante tutto un anno, infatti, l'organizzazione sta dialogando con personalità, enti e associazioni del territorio italiano, per confezionare un documento dedicato a questo importantissimo tema, che verrà presentato il 20 novembre 2014, in occasione della medesima ricorrenza.

di Stefania Leone,

Consigliere dell'ADV (Associazione Disabili Visivi).

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: redazione@radiomagica.org.

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Padova Oggi del 09-04-2014

Roberto, sul podio nonostante la cecita': a 13 anni campione di sci

PADOVA. Nonostante un grave difetto alla vista che lo rende praticamente cieco dalla nascita, sta collezionando successi nelle sue grandi passioni. Roberto Sartori, 13 anni, seguito da quando aveva tre mesi dal Centro per l'ipovisione infantile dell'Azienda ospedaliera di Padova, si sta dimostrando un vero campione, nello sport e nella vita.

LE VITTORIE. Come riportano i quotidiani locali, Roberto ha imparato a suonare la chitarra, passione grazie alla quale ha già vinto vari concorsi, ma la sua specialità è lo sci. Dopo l'argento ottenuto alle Paralimpiadi in Germania e Olanda, è arrivato anche il bronzo agli Europei di Sestriere, conclusisi il 4 aprile. Una grande soddisfazione frutto di impegno, forza di volontà e dell'incitamento costante della famiglia ma anche del lavoro del centro padovano specializzato nel supporto ai piccoli pazienti non vedenti, che quest'anno compie 15 anni di attività.

IL CENTRO. L'attività assistenziale del centro, diretto dalla professoressa Luisa Pinello, dal 1999 ad oggi è passata dagli iniziali 86 pazienti ai 1598 attuali. Il 68% dei minori ipovedenti seguiti provengono dal Veneto (di cui il 11% dall'Ulss 16 e l'88% intraregionali da fuori Ulss 16) e il restante 32% da altre regioni. Come centro di riferimento per le patologie causanti ipovisione nella fascia fra 0 e 18 anni è, per numero di pazienti, la seconda struttura ad alta specializzazione attiva in Italia tra tutti i centri di ipovisione e la prima fra le strutture esclusivamente dedicate a questa fascia di età.

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La Tribuna di Treviso del 16-04-2014

L'accusa di Pancalli: la politica non crede nella forza dello sport

Frecciata del presidente del comitato paralimpico italiano «Serve alla crescita del territorio, mancano le risorse».

TREVISO. «Abbiamo stravolto il movimento paralimpico, negli ultimi 14 anni l'approccio alla disabilità nello sport è profondamente cambiato. La nostra vittoria è stata il successo delle Paralimpiadi di Londra, superiore forse a quello degli stessi Giochi: abbiamo una dimensione umana che il mondo olimpico non possiede più. La soddisfazione più grande? È stata la Rai a cercarci per Londra e Sochi: per la prima volta, è stato reso normale, ciò che prima non era considerato tale». Luca Pancalli, presidente del Comitato italiano paralimpico, riassume così la sua esperienza di dirigente, che al tempo stesso è la sintesi perfetta della sua incredibile vita. Invitato dal Panathlon di Treviso, l'ex commissario straordinario della Figc racconta a Palazzo Rinaldi il suo amore per lo sport, descrive la sua "vita senza confini", ma lancia anche frecciate alla politica e al sistema paese. «Con la forza dello sport, possiamo costruire un'Italia migliore. Ma per dare forza a un assessorato, occorre riempirlo di risorse. Purtroppo, non si crede nello sport come esempio di crescita del territorio», l'atto d'accusa di Pancalli, che a Roma fa parte della giunta Marino. «Troppo comodo addossare sulla scuola le colpe degli insuccessi del nostro sport», incalza il dirigente romano, che oggi compie 50 anni, «Trent'anni fa, le ore di educazione fisica erano le stesse, ma le società avevano più presa e i tecnici erano evangelizzatori. Ci è mancata la capacità di ideologizzare la politica sportiva». Stimolato dal giornalista Giacomo Crosa, illustra il libro autobiografico "Lo specchio di Luca": «La mia vita non ha nulla di eccezionale, ma non la cambierei. Non ho mai separato le due vite, prima e dopo l'incidente. Mi ha aiutato lo sport, che è stata la mia colonna sonora». Rimasto a 17 anni in una sedia a rotelle per un caduta da cavallo, l'assessore allo sport del Comune di Roma è entrato nella storia del movimento dei diversamente abili. Un pioniere, un rivoluzionario. «Ma non mi interessa essere ricordato, conta aver lasciato un segno», rimarca, «Da ex atleta, ho combattuto l'atteggiamento compassionevole, che aveva un tempo la dirigenza sportiva e tuttora mi fa venire l'orticaria. Ho fatto cancellare il vocabolo "disabile" e siamo diventati paralimpici, acquisendo una normalità, che tempo addietro non ci veniva riconosciuta». «Vogliamo una città accessibile a tutti», aggiunge l'assessore comunale Ofelio Michielan, «Stiamo lavorando, perché i luoghi dello sport cittadino lo diventino».

di Mattia Toffoletto

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Corriere della Sera - Invisibili del 03-04-2014

Alla fiera del turismo accessibile

di Simone Fanti

VICENZA. Esistono tante accessibilità quante sono le disabilità. Il concetto di accessibilità è, infatti, poliedrico, presenta mille facce e mille appuntiti angoli contro cui si può andare sbattere e farsi male. E nella settimana in cui si apre Gitando.All a Vicenza, la fiera del Turismo accessibile (dal 3 al 6 aprile), meglio svelare una di queste tante facce. Sì perché rendere un edificio storico fruibile a tutti, ove possibile ovviamente, non è soltanto un segno di civiltà - parola che sento raramente in Italia - ma può avere anche un ritorno economico a copertura dei costi. Ecco perché l'accessibilità fa bene all'Expo 2015 (Leggi: Expo, la sfida dell'accessibilità di Franco Bomprezzi) e fa bene al prodotto turistico italiano

«Questa mattina alla quarta edizione del Bifa (buy Italy for all) erano presenti 50 buyer internazionali che compravano pacchetti turistici accessibili da 150 venditori italiani - spiega Roberto Vitali, patron di Gitando e imprenditore nel mondo del turismo accessibile con Village for All -. Dobbiamo cominciare a pensare alle persone con disabilità come a clienti, utenti di un servizio che portano altri clienti... Tanto che un sommario calcolo stima in 50-60 milioni di persone il potenziale bacino d'utenza nella sola Europa». Una sfida che porta con sé un cambio di mentalità, infatti non esiste un'accessibilità universale, ma tante necessità differenti, tanti bisogni. L'ha compreso anche il Fondo Italiano per l'ambiente, il Fai, che proprio dalle pagine di Invisibili ha lanciato un appello alle associazioni per rendere i suoi palazzi fruibili a tutti (Leggi: Il Fai apre ai disabili)

Nel paese dei mille campanili e degli altrettanto numerosi campanilismi ognuno poi pensa a sé. «Il comitato per la promozione del turismo accessibile del Ministero del Turismo - spiega Vitali, che del comitato è il portavoce - ha monitorato 360 progetti in Italia volti a rendere accessibili luoghi turistici, ma ciascuno si occupa di una specifica disabilità: i non vedenti portano avanti progetti per non vedenti, i disabili motori lavorano per abbattere le barriere fisiche. Nessuno che proponga un progetto integrato». E il risultato è ben visibile.

Qualche esempio? Il bel palazzo Vertemate a Chiavenna, edificio nobiliare di rara bellezza (Il video degli interni) costruito dai signori locali nei secoli grazia alle tasse sul proficuo commercio che si svolgeva lungo la valle - la porta d'ingresso di Svizzera e Germania per l'Italia - è parzialmente (solo il primo piano) accessibile alle persone con disabilità motorie. Ma per le disabilità sensoriali si è fatto ben poco. Peccato perché, forse, anche altre persone con disabilità sarebbero incuriosite da una delle tante leggende che legano questo palazzo alle origini di Shakespeare, di cui quest'anno si festeggia il 450° della nascita. Ebbene proprio il grande autore inglese discenderebbe dalla famiglia Crozzalanza (il volo di fantasia, infatti, vedrebbe nel nome Shakespeare - ovvero scuoti lancia - riferimenti a Crozza e Lanza), che abitava a pochi chilometri da Chiavenna e che erano imparentata appunto con i Vertemate.

Ma altri esempi si possono trovare facilmente e ne cito solo un paio di cui ho verificato l'accessibilità qualche giorno fa. In Piemonte, si può citare ad esempio l'abbazia di Staffarda, costruita nel 1135 e resa accessibile con delle rampe in legno, o il castello di Racconigi (visita per disabili su prenotazione), entrambi accessibili a persone con disabilità motoria, ma parzialmente godibili da chi ha disabilità sensoriali. Esempi forse minori, ma anche se si guarda ai grandi musei, la situazione non cambia.

E quando poi la fruibilità c'è non viene comunicata a dovere. Le guide tradizionali prestano un'attenzione limitata al problema - segnalando l'accessibilità degli alberghi e non quella degli edifici storici. Occorrono guide turistiche ad hoc come quelle realizzate dalla Fondazione Serono e chiamate A ruote libere presentate a Firenze qualche giorno fa e, che ancora, una volta pongono l'attenzione soprattutto sulle difficoltà motorie. «L'idea è nata dalla considerazione che le città italiane non possono essere considerate per tutti, perché scale, marciapiedi sconnessi, mezzi pubblici non sempre dotati degli ausili idonei perché tutti possano accedervi e tanto altro, rendono gli spostamenti di una persona a mobilità ridotta molto simili a un percorso a ostacoli - ha spiegato in conferenza stampa il direttore della Fondazione Serono, Gianfranco Conti -. L'Italia, in ambito comunitario non è certo tra le Nazioni che spiccano per l'attenzione all'accessibilità delle proprie città, e questa prima guida rappresenta uno strumento utile per diffondere il turismo per tutti». Firenze è la città protagonista della prima pubblicazione, a cui seguiranno quelle di tutte le più importanti città d'arte italiane a partire da Lecce e Verona. In previsione di Expo 2015 si proseguirà con Milano.

Alzare l'asticella della sfida è un po' il compito di Invisibili. Anche perché l'accessibilità è soprattutto un problema di consapevolezza. E non di costi. Progettando correttamente, la differenza economica delle modifiche si rivela irrisoria. Un esempio di questo cambio di passo viene dalla città di Ferrara il cui centro storico è stato dichiarato patrimonio dell'Umanità dall'Unesco, dove Ascom-Confcommercio Ferrara, un paio di settimane fa, hanno lanciato il progetto Ri-moversi in centro. L'occasione era il rinnovo dell'arredo urbano. Come far comprendere i bisogni di tutti? Semplice assessori, candidati sindaci, negozianti e presidenti delle associazioni locali sono state trasformate in persone speciali per un giorno. C'è chi è stato seduto su una carrozzina, chi è stato bendato o chi ha girato per la città con cuffie che hanno assopito ogni rumore, toccando con mano i reali bisogni delle persone con disabilità.

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Superando.it del 08-04-2014

Turismo accessibile: imperativo etico e chance economica

«Non ne beneficiano infatti solo le persone con disabilità o con esigenze particolari, ma ne beneficiamo tutti noi»: lo ha dichiarato Taleb Rifai, segretario generale dell'Organizzazione Mondiale del Turismo delle Nazioni Unite, nel suo videomessaggio inviato a Gitando.all 2014, sesta edizione del Salone Europeo del Turismo e delle Vacanze per Tutti, svoltosi nei giorni scorsi a Vicenza, con grande successo.

VICENZA. Tra gli eventi centrali di Gitando.all - il Primo Salone Europeo dedicato al Turismo Accessibile, svoltosi nei giorni scorsi a Vicenza e da noi ampiamente presentato - vi è stato certamente il MITA - Meeting Internazionale sul Turismo Accessibile, intitolato Cibo universale: una combinazione tra accessibilità fisica ed esigenze speciali dei turisti, iniziativa strettamente collegata all'Expo 2015, il cui tema centrale sarà, come noto, Nutrire il pianeta.

L'incontro è stato organizzato da Village for all (V4A®), la nota rete che conferisce il marchio internazionale di qualità dell'ospitalità accessibile, dalla Regione Veneto e dalla Fiera di Vicenza, in collaborazione con l'UNWTO, l'Organizzazione Mondiale del Turismo delle Nazioni Unite e con il patrocinio della Commissione Europea, dell'ENAT (European Network for Accessible Tourism) e di Expo 2015.

«Il MITA - ha spiegato Roberto Vitali, presidente di V4A®, che ha moderato la prima parte dell'incontro, presentando gli interventi di apertura delle autorità nazionali e internazionali - è nato per portare in Italia le buone prassi internazionali sul turismo accessibile, per farle conoscere a imprenditori, portatori di interesse, politici e istituzioni ed è diventato un appuntamento molto importante, arrivato quest'anno alla quarta edizione. Com'è noto, il nostro Paese è lanciato verso l'Expo 2015 di Milano, dedicata al tema Nutrire il pianeta, ed è per questo che abbiamo deciso di trattare il tema dell'alimentazione, con un focus sulle necessità specifiche legate alle esigenze alimentari e all'Universal Design [progettazione universale, per tutti, N.d.R.], in linea con la Raccomandazione sul Turismo Accessibile, adottata dall'UNWTO nel 2013, all'insegna del pieno rispetto delle esigenze di tutte le persone».

Dopo la proiezione del video Un Paese ospitale (se ne legga anche la presentazione pubblicata a suo tempo dal nostro giornale), diretto da Aldo Bisacco e promosso, in collaborazione con la UILDM (Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare), dal Ministro per gli Affari Regionali, il Turismo e lo Sport, è stata la volta dell'intervento di Matteo Marzotto, presidente di Fiera di Vicenza, che ha dichiarato: «Dal 2009, anno della prima edizione di Gitando.all, ho scoperto che oltre a un fatto di civiltà, il turismo accessibile è un'opportunità economicamente molto rilevante, come mi ha insegnato l'amico Vitali, che con V4A® ha dato vita al marchio di qualità internazionale sul turismo accessibile. Gli imprenditori di questo mondo devono dunque capire che agli stessi costi si possono ospitare tutti i turisti e che dobbiamo far diventare il nostro Paese una rete di ottima ospitalità».

«Ho visto crescere questa Fiera - ha concluso Marzotto - che è diventata ormai un appuntamento di rilevanza internazionale e un palcoscenico di innovazione, ad esempio tramite il workshop BIFA - Buy Italy for all®, che anche questa volta ha visto partecipare tanti operatori internazionali (buyer), interessati al turismo accessibile italiano. Gitando.all è pertanto un Salone unico in Europa e vogliamo che continui a crescere».

Oltre ai saluti da parte del ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini, è giunto al MITA anche il videomessaggio di Taleb Rifai, segretario generale dell'UNWTO, che ha voluto sottolineare come l'accessibilità sia «l'elemento trasversale di una politica del turismo responsabile e sostenibile. Il turismo accessibile rappresenta sia un imperativo etico che un'opportunità di business: non ne beneficiano solo le persone con disabilità o con esigenze particolari, ma ne beneficiamo tutti noi. Per questo, come affermato nella Raccomandazione UNWTO 2013, esso è diventato un'importante mission per il nostro futuro».

Al convegno ha partecipato anche la Commissione Europea, rappresentata da Massimo Baldinato del Gabinetto di Antonio Tajani, commissario europeo per i Trasporti. Per l'occasione, Baldinato ha ribadito la «disponibilità da parte della Commissione Europea a lavorare sullo sviluppo del turismo accessibile, sottolineando il messaggio che deve passare a livello imprenditoriale: che dare cioè più qualità al turismo significa aumentare la soddisfazione di tutti i turisti, sviluppando quindi un turismo che miri all'eccellenza».

Era presente a Vicenza anche Flavia Maria Coccia, presidente del Comitato per la Promozione e il Sostegno del Turismo Accessibile della Presidenza del Consiglio, che ha ripreso le proprie attività proprio a Gitando.all 2014, dopo più di un anno di stop. «Il nostro Paese - ha affermato - deve diventare ospitale, non accessibile, perché l'accessibilità non è un obiettivo, ma un presupposto. E per realizzare questo, è necessario passare dalle parole ai fatti. In tal senso, dopo la redazione del Manifesto per la promozione del Turismo Accessibile del 2010, di Accessibile è meglio, Libro Bianco sul Turismo per Tutti in Italia del 2013 e la realizzazione della campagna di comunicazione Un Paese ospitale, il nostro Comitato è schierato in prima linea, mettendosi a disposizione per iniziare a "fare i fatti": si tratta di una grande occasione, perché insieme possiamo rivoluzionare questo Paese».

In conclusione - dopo che la parte finale dell'incontro è stata centrata su un interessante forum di dibattito moderato da Ivor Ambrose, direttore dell'ENAT, con la partecipazione anche di Victor Calise, delegato del Sindaco di New York per l'Accessibilità Urbana e di Karen Staley, vicepresidente di IAAPA Europa, l'Associazione Internazionale dei Parchi di Divertimento e delle Attrazioni - Roberto Vitali ha informato i presenti del primo Convegno Europeo sul Turismo Accessibile, in programma per il 19 novembre prossimo nella Repubblica di San Marino, in collaborazione con l'UNWTO. Per l'occasione Vitali ha anche portato i saluti del segretario di Stato di San Marino Teodoro Lonfernini. (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: stampa@v4a.it.

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Il Giornale di Vicenza del 02-04-2014

"Gli architetti di domani evitino gli errori di oggi"

Affrontare una passeggiata all´aperto a bordo di una carrozzina, lottando contro marciapiedi, dossi e ostacoli di ogni tipo. Muoversi in città da non vedenti, sfidando il traffico e i pericoli della strada. Non è solo la battaglia quotidiana di un disabile, ma l´esperienza vissuta da decine di studenti dell´istituto tecnico Ceccato, protagonisti ieri mattina di un´assemblea scolastica interamente dedicata alle disabilità e all´abbattimento delle barriere architettoniche. Ospiti dell´iniziativa, promossa dalla scuola in collaborazione con l´Aniep di Schio e l´Ulss 4 Alto Vicentino, gli architetti Luisa Fontana, Gianni De Felice e Roberto Rabito, l´esperta di orientamento, mobilità e autonomia personale Laura Borghero e la vicepresidente dell´associazione volontariato gruppo sportivo non vedenti Silvana Valente, che ha portato ai ragazzi la sua personale esperienza. Già lo scorso martedì, nel corso della prima giornata della manifestazione, gli studenti delle quarte dell´indirizzo costruzioni, ambiente e territorio si erano potuti confrontare con le storie di due giovani come loro, alle prese con una sfida quotidiana, quella di un mondo accessibile a misura di disabile. «Trattare queste tematiche con gli studenti che saranno i progettisti di domani è un segno di grande civiltà e laboratori di questo tipo dovrebbero essere presi ad esempio», sottolinea l´architetto Fontana. Per provare sulla loro pelle cosa significa davvero essere disabili oggi, gli studenti hanno avuto la possibilità di muoversi su di una sedia a rotelle o bendati attraverso un percorso costruito appositamente per imitare le insidie di una qualunque città. «Per i ragazzi è stata un´esperienza nuova e unica - spiega la professoressa Maria Grotto - perchè hanno sperimentato cosa significa muoversi da disabili in percorsi che normalmente sembrano totalmente accessibili». (G.AR.)

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Giornale UICI del 10-04-2014

l'U.I.C.I. insieme al MiBACT per garantire l'accesso alla cultura ai ciechi e agli ipovedenti

Il Presidente dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ONLUS, Mario Barbuto e il Direttore generale per la valorizzazione del patrimonio culturale del MiBACT, Anna Maria Buzzi, hanno sottoscritto, il 9 aprile, un Protocollo d'Intesa finalizzato a promuovere e monitorare attività di studio e ricerca, nonché interventi tangibili nel settore dell'educazione al patrimonio culturale, della pedagogia del patrimonio, della didattica speciale e dell'accessibilità. Ciascuna delle Parti metterà a disposizione il proprio bagaglio di competenza ed esperienza nel settore.

"La sottoscrizione del Protocollo d'Intesa con la Direzione Generale del MiBACT - ha detto Mario Barbuto - è motivo di particolare soddisfazione perché giunge a meno di un mese dalla mia nomina a Presidente dell'U.I.C.I.. Sono consapevole che ci aspettano dure battaglie di civiltà per affermare il diritto di accesso alla cultura dei ciechi e degli ipovedenti. Mi hanno tuttavia confortato l'impegno e la vicinanza assicurati dal Direttore generale che si è messa a disposizione per pianificare insieme, nei tempi più brevi possibili, modalità e tempi degli interventi atti ad assicurare pari opportunità nell'accesso ai luoghi della cultura statali".

"Il Protocollo - ha detto Anna Maria Buzzi - è una nuova importante assunzione di responsabilità in un settore che da anni ci vede impegnati come Ministero. Ad esso seguirà una serie di iniziative concrete che, grazie al documento che oggi abbiamo sottoscritto, saranno messe a sistema per una maggiore efficacia e incisività nel favorire l'accessibilità dei luoghi della cultura su scala locale e nazionale. La Direzione Generale, attraverso il Centro per i servizi educativi del museo e del territorio, sarà in prima linea in questa importante operazione culturale, sociale e di civiltà".

Roma, 9 aprile 2014

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Redattore Sociale del 16-04-2014

"Gli occhi dentro": viaggio nel mondo dei non vedenti

Il libro reportage del giornalista Domenico Guarino è anche una riflessione critica sulla società contemporanea dell'immagine dove l'estetica è l'unico metro di valutazione.

FIRENZE. "La vera cecità" è quella "di chi può vedere ma non è più capace di farlo. Perché obbligato inconsapevolmente a chiudere gli occhi. Per sopravvivere". E' una delle frasi più significative del libro "Gli occhi dentro" del giornalista Domenico Guarino, un viaggio alla scoperta del mondo dei non vedenti e degli ipovedenti, che diventa una riflessione critica sulla nostra società occidentale contemporanea, tutta basata sull'immagine e sull'apparire, che fa della vista e dell'estetica l'unico metro di valutazione della realtà.

"L'impatto con la cecità è per un vedente un'esperienza sempre traumatica - è scritto nell'introduzione del libro - Lo è tanto più in una società, come la nostra occidentale-contemporanea, in cui tutto viene filtrato attraverso la vista. In cui la vista è il punto di partenza e di arrivo delle nostre riflessioni. Una società basata sull'apparenza, sull'estetica, sull'immagine, sulla formalità esteriore, non può che considerare la mancanza della vista (o la carenza) come un dramma inappellabile. Un qualcosa di inconcepibile. Al limite del sovversivo".

Riflessioni che nascono dall'incontro con alcuni non vedenti e che avviano profonde conclusioni: "Ci sono altre strade per vivere la nostra vita. Ci sono altri modi per trovare la felicità, altri sensi da scoprire, altre luci da vedere, altri fondali da esplorare. Perché evidentemente c'è sempre un altro modo. E qualche volta quel modo è migliore. E non vederlo è un errore o, peggio, un crimine".

Il libro è accompagnato da un video realizzato dal fotografo e documentarista Jens Mirannalti.

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Il Corriere della Sera del 28-04-2014

Ovunque senza barriere L'elenco dei sogni. Possibili

Esperienze sensoriali in Cappadocia, safari in Sudafrica, Botswana. I tour operator specializzati in viaggi per persone con disabilità.

di Carlotta Lombardo

Viaggiare con i sensi. Ascoltando i suoni della natura e toccando le opere dell'uomo quando, a mancare, è la vista. A bordo di jeep fornite di sollevatori e carrozzine al posto dei sedili se, invece, il desiderio è quello di partecipare a un autentico safari africano ma la disabilità è di tipo motorio. Oggi viaggiare senza barriere è possibile con i tour operator specializzati in viaggi per persone con disabilità: alla ricerca dei Big Five della savana o con i dervisci della Turchia, a mollo nel Mar Morto o in Canada sulle orme dell'orso bruno.

Esperienze impossibili solo fino a ieri, ora alla portata di molti grazie alle proposte pensate e confezionate da chi, al viaggio su misura, si dedica anima e corpo. «Ci sono tanti modi per conoscere un Paese - spiega Enrico Radrizzani, ideatore de La Compagnia del Relax, portale di promozione turistica e culturale che privilegia i viaggi lenti -. Il mio è quello di affrontare il viaggio con calma. Dopo 10 anni di esperienze di questo tipo, in cui abbiamo avuto persone ipo e non-vedenti, ho imparato che la Cappadocia è perfetta da esplorare con il tatto, l'udito e il gusto». Dalla Turchia, dove si è trasferito, Radrizzani organizza viaggi esperienziali (cioè a contatto con i locali) in Armenia, Oman, Uzbekistan e viaggi sensoriali in Cappadocia per non vedenti, aperti però a tutti. «In questo viaggio - spiega - porto a conoscere i dervisci mentre recitano la "sema", la messa con musiche, canti e danze mistiche ispirate al movimento dell'universo; il plus è che si può parlare con loro e toccare i vestiti mentre danzano. Ad Avanos, centro di produzione ceramica, si sperimenta l'arte dei vasari apprendendone le tecniche attraverso il tatto, dalla realizzazione del disegno sulla superficie grezza alla smaltatura, liscia e lucida. Uno dei momenti più affascinanti? Il viaggio in mongolfiera: la percezione del vuoto, l'ascesa e la sospensione sono esperienze ricchissime per i sensi». Prima del volo, la guida porta i partecipanti a toccare il cesto e a capirne il funzionamento, ma esperienze sensoriali si vivono anche nelle enoteche e nelle cucine delle abitazioni, nelle scuole di tappeti con le tessitrici che insegnano a riconoscere lane, cotoni e sete con il tatto e l'olfatto, e nei camini di fata, dove si dorme in stanze scavate nella roccia (8 giorni, 960 euro, min. 12 partecipanti, www.lacompagniadelrelax.net).

Dall'Oriente al Continente Nero con Impronte Wilderness Safari, tour Operator specializzato in safari in Africa, anche senza barriere. Sudafrica, Botswana, Namibia, Tanzania; si va dalla settimana organizzata alle spedizioni personalizzate. «Non esistono limiti per chi vuole conoscere l'Africa vera - spiega il titolare Carlo Sebastiani -. Le nostre proposte variano a seconda del grado di abilità motoria; disponiamo di un team di autisti, cuochi, aiutanti di campo, guide. Selezioniamo alberghi con rampe di accesso, bagni con maniglie e docce predisposte ad accogliere le sedie a rotelle, ma anche campi tendati per dormire nella boscaglia in tutta tranquillità, con ampie tende per manovrare la carrozzina e sostegni studiati ad hoc. Di giorno, safari con jeep speciali. Ma in Sudafrica portiamo anche in barca a vela o nelle cantine della wine route». (www.iwsafari.com, 8 giorni a Capetown da 1.500 euro; 14 giorni in Botswana e Namibia da 4.450 euro). Ricco anche il catalogo della Compagnia dei Viaggiatori: non viaggi adattati alle necessità dei portatori di handicap, ma esperienze ad hoc per esaudire sogni e rincorrere passioni: dalle radici della storia in Israele alla grande natura del Canada, alla Cina del futuro (www.compagniadeiviaggiatori.it).

È accessibile Parigi? Il Louvre è visitabile in sedie a rotelle? E lo sci può essere praticato dai ragazzi disabili? Sono 15 anni che Mondo Possibile, operatore turistico che si occupa specificamente delle persone con problemi di disabilità motoria, è attivo per ridurre barriere architettoniche e mentali (www.mondopossibile.com). Luigi Passetto, fondatore di Lp Tour (www.lptour.it) organizza con successo tour per ciechi, paraplegici, celiaci, sordi e pazienti in dialisi. Il segreto? Non pensare che i disabili abbiano problemi ma esigenze particolari, da soddisfare come quelle di chiunque altro.

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Messaggero Veneto del 08-04-2014

Ippovia attrezzata per ipovedenti

L'iniziativa curata dal Comune di Tavagnacco. Domani mattina l'inaugurazione.

TAVAGNACCO. Anche gli amanti della natura ipovedenti possono passeggiare agevolmente lungo l'Ippovia Valle del Cormôr grazie a un percorso creato ad hoc dal Comune. Un cammino attrezzato consentirà loro di apprezzare un territorio ricco di fascino che, in prospettiva, dovrebbe continuare verso Tricesimo per avvicinarsi a villa Masieri, la Casa famiglia per anziani non vedenti. L'itinerario, lungo il quale sono state installate postazioni illustrative in legno che descrivono gli aspetti ambientali del territorio, si sviluppa per circa un chilometro tra Branco e Tavagnacco, dalla pineta (nei pressi del parcheggio del cimitero di Tavagnacco) alla confluenza dell'Ippovia sulla Provinciale 51 "dei Colli". Scritte in Braille, le descrizioni riportano le caratteristiche botaniche, faunistiche, geologiche e paesaggistiche del Cormôr, accompagnate da sezioni tattili che, attraverso ricostruzioni in rilievo, consentono di individuare aspetti degli elementi naturalistici che caratterizzano il sito. Le numerose essenze arboree e arbustive attraverso sensazioni olfattive a conoscere la vegetazione, mentre alcuni punti di sosta lasciano il tempo di apprezzare i suoni della natura. A garantire la sicurezza dell'itinerario una guidovia fatta di pali in legno, collegati da una fune a doppia treccia che conferisce una continuità tattile al percorso alla cui base c'è una guida fissa, sempre in legno, per favorire un transito agevole. Domani alle 10.15, all'ingresso dell'Ippovia Valle del Cormôr, in corrispondenza della rotonda via San Francesco - via da Vinci, il percorso naturalistico per ipovedenti sarà inaugurato alla presenza del sindaco Pezzetta e di Rino Chinese, presidente dell'Unione italiana ciechi ipovedenti - Sezione di Udine. Alla cerimonia sono stati invitati i sindaci dei Comuni dell'Ippovia, scolaresche e associazioni.

di Rosalba Tello

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Il Messaggero del 30-04-2014

Citta' in "braille" per farsi ammirare dai non vedenti

PERUGIA. Bellezze di Perugia e cultura locale accessibile a tutti. Perugia diventa anche a misura delle persone ipovedenti. Arriva il percorso in "braille", per monumenti e scorci del centro storico, che non saranno più un mistero per le persone cieche che potranno a breve contare su un percorso a loro dedicato di tipo museale a cielo aperto.

Un progetto sperimentale, che collega piazza Italia (dal palazzo della Provincia) a corso Vannucci (al palazzo dei Priori), fino al Nobile Collegio della Mercanzia e con prolungamento fino alla stazione Pincetto del Minimetrò, subito dopo via Oberdan. E questo, dice il Comune, "per rendere accessibile agli ipovedenti un tratto significativo del centro storico della città di Perugia, e conoscibile, attraverso l'esplorazione tattile, i più significativi monumenti della città". Il progetto è nella fase conclusiva, tanto è vero che è stato individuato il soggetto, un artigiano di Assisi, che dovrà preparare i sostegni per gli speciali pannelli in attesa di essere collocati anche presso la Galleria Nazionale dell'Umbria.

Vere e proprie strutture metalliche per il sostegno dei modelli tattili architettonici che arricchiranno il capoluogo umbro, con la cultura senza barriere, non solo architettoniche. (Sel. Can.)

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CN24.it del 24-04-2014

Costa degli Dei: formazione subacquea per non vedenti

VIBO VALENTIA. Attualità L'associazione "Albatros progetto Paolo Pinto" svolge da anni corsi di formazione subacquea per non vedenti, istruttori e/o guide per il loro accompagnamento in mare.

"Dal 28 maggio al 1 giugno 2014 a Marina di Zambrone nel Residence Sciabache la nostra associazione - spiega una nota - svolgerà il primo corso per istruttori e guide subacquee per coinvolgere gli operatori locali nell' acquisizione didattica degli strumenti e delle tecniche di accompagnamento in mare "Albatros progetto Paolo Pinto / Cmas Disabled " (Confederazione Mondiale Attività Subacquee) tale metodica didattica ha una impostazione più adeguata e rispettosa nei confronti dei soggetti diversamente abili tramutando l'approccio statico e ghettizzante della realizzazione di un sentiero esclusivamente riservato ai disabili in un approccio diretto che li faccia sentire (in particolare il non vedente) non più solo trasportato passivamente sott'acqua ma bensì protagonista assoluto della sua immersione, potranno immergersi insieme agli altri sub ed eseguire le stesse identiche immersioni che fanno gli altri in qualsiasi luogo esplorando e "osservando" (per i non vedenti ed ipovedenti attraverso un riconoscitore subacqueo in Braille )gli habitat sommersi e le specie senza sentirsi diversi.

Il corso istruttori in Calabria , sarà svolto dal trainer Manrico Volpi, l'istruttore Nicola Fanelli con la collaborazione attiva dei subacquei non vedenti già brevettati. Ma le emozioni non finiscono... dal 30 maggio al 2 giugno 2014 Turismo subacqueo per tutti !

Vladimir Luxuria , sempre impegnata nel condividere le opportunità socio culturali dell'associazione Albatros progetto Paolo Pinto, si immergerà con i subacquei non vedenti, accompagnandoli sui fondali splendidi della Costa degli Dei a Tropea per condividere con loro le emozioni che il mare regala, un turismo subacqueo che vedrà impegnati subacquei non vedenti provenienti da più parti d'Italia accompagnati dalle rispettive guide subacquee. Sarà il Damnam diving center ad assisterci nei punti d'immersione.

Nella Sala Congressi dell' Albergo Residence Sciabache - Via Marina - Zambrone Marina (VV) domenica 1 giugno 2014 Ore 19,00, la consegna dei brevetti agli istruttori che avranno partecipato al corso.

Proiezione del filmato del Campione del Mondo di nuoto di gran fondo Paolo Pinto che l'associazione porta il suo nome in sua memoria, alla presenza degli amici , dei giornalisti, del Sindaco,delle istituzioni locali."

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Marketpress.Info del 30-04-2014

Fattorie didattiche: sempre piu' accessibili

PARMA. Permettere a tutti, anche alle persone con disabilità motorie e sensoriali, di scoprire il mondo delle fattorie, di passare una giornata all'aria aperta, a contatto con la natura e gli animali. È con questo obiettivo che l'associazione Fattorie didattiche di Parma con la collaborazione della Cooperativa Eidè e il patrocinio della Provincia ha promosso il progetto "Fattorie senza barriere": in programma sei laboratori, proposti da diverse aziende agricole del territorio, dalla Bassa all'Appennino, pensati proprio per le persone che hanno bisogni speciali. Si va dal percorso immerso nella natura, dedicato soprattutto ai non vedenti, alle esplorazioni di campi di pomodoro; dalla raccolta delle erbe aromatiche alla coltivazione delle aiuole rialzate; dalla zooterapia a una camminata nel bosco. Proposte tra loro diverse che hanno però un unico obiettivo: dare la possibilità a chiunque di fare un'esperienza nuova, lontano dalla città e dalla quotidianità, a diretto contatto con la terra. Occasioni che renderanno anche protagonisti i bambini e i ragazzi: potranno infatti collaborare e rendersi utili nelle attività proposte e riscoprire così le straordinarie abilità che ciascuno possiede. "È un'iniziativa lodevole che si inserisce nell'esperienza già consolidata delle fattorie didattiche, su cui la Provincia investe da tempo. Da oggi, grazie a questi laboratori, tutti potranno conoscere le nostre aziende, avvicinarsi al mondo agricolo e scoprire i nostri prodotti - ha detto il vicepresidente della Provincia Pier Luigi Ferrari, nella presentazione di questa mattina al Parma Point -. Mi auguro che questa grande e straordinaria sfida abbia grande successo e che si possa anche ampliare in futuro". "In questi anni abbiamo incontrato molte persone speciali che ci hanno spinto ad approfondire alcuni temi, come quello dell'accoglienza. Da qui è nata la collaborazione con Eidè e questi sei laboratori - ha spiegato Monica Azzoni, presidente dell'associazione Fattorie didattiche di Parma -. È importante che tutti possano partecipare ai nostri percorsi: la fattoria è infatti un luogo di inclusione sociale molto forte in cui si valorizzano le differenze e dove le persone disabili possono socializzare"."La richiesta di creare un progetto di inclusione sociale è venuta dai gestori delle fattorie e questo per me è già un grandissimo risultato. Partendo dalle loro esperienze abbiamo ideato questi sei percorsi accessibili a tutti, rivolti ad esempio a classi, gruppi di famiglie, associazioni, centri riabilitativi - ha affermato Annalisa Dall'asta della Cooperativa Eidè, che ha aggiunto - Per accogliere non basta sempre la buona volontà, non si può sempre improvvisare: occorrono attenzioni speciali, a volta anche piccole". Sul sito www.Fattoriedidatticheparma.com sono elencati i laboratori che si possono realizzare e a chi si rivolgono (scuola con e senza la presenza di bambini/ragazzi con disabilità; gruppi di adulti; gruppi di persone con disabilità). Si richiede una descrizione della classe e dei bisogni educativi speciali presenti, compilando la scheda di iscrizione scaricabile dal sito e inviandola all'azienda con la quale si intende realizzare il percorso. In relazione alle disabilità dei bambini o degli adulti e a fronte di specifiche richieste si garantisce la massima flessibilità e adattabilità dei percorsi. I costi verranno concordati con le singole aziende. I laboratoriÈ dedicato soprattutto alle persone con disabilità visive, motorie, sensoriali e cognitive "La via per non vedenti", realizzato da Casanuova società semplice agricola di Tizzano: un percorso ad anello, immerso nel verde, da percorrere in modo autonomo e in totale sicurezza, l´unico esempio in Emilia Romagna e uno dei pochissimi in Italia. Il percorso, di 1.500 metri, parte e ritorna all'azienda, passando da una meravigliosa radura. Prima di ogni visita il sentiero viene controllato e riordinato, in modo che le tabelle in braille e le funi ne consentano un facile utilizzo. Inoltre un plastico 3D touch permette di rendersi conto prima della partenza dell'effettivo svolgersi del percorso. Propone una passeggiata alla scoperta delle coltivazioni dell'azienda, in particolare l'esplorazione dei campi di pomodoro, il laboratorio "Pomodoro che passione!" realizzato dall'Azienda agricola Cotti Luca e Silvio di Pilastro di Langhirano: i partecipanti, bambini e adulti, anche con deficit cognitivi, potranno vedere in quale fase di crescita si trova la pianta, riconoscere la bacca del pomodoro attraverso i loro sensi, trapiantare una piantina e prepararsi un appetitoso spuntino. In alternativa alla visita alle coltivazioni, sarà possibile avvicinarsi agli animali dell'azienda, in modo da conoscerli meglio e superare eventuali diffidenze e paure.Terzo laboratorio in programma, "Le erbe aromatiche" dedicato a tutte le età, dai bambini agli adulti, organizzato dall'azienda agrituristica Il tempo ritrovato di Monticelli. Dopo la merenda, se la stagione lo permetterà e se tutti lo potranno fare, si raccoglieranno dall'orto e dal giardino le erbe più profumate, come rosmarino, salvia, menta, basilico e lavanda. Se non sarà possibile raccoglierle, si potranno odorare e toccare quelle già pronte nei cesti di vimini. Si imparerà anche a trasformare le erbe in sale aromatico, sale da bagno, zucchero prelibato per il the o una salsa. Inoltre, si potrà fare una Caccia al tesoro, usando solo i nostri sensi, e si potranno ascoltare storie, favole e leggende su piante, fiori e profumi.L'azienda agrituristica La sera di San Prospero propone invece "L'orto alto", un laboratorio destinato soprattutto ai disabili motori, in cui si impara a coltivare la terra dell'orto in aiuole rialzate a una altezza di 60 cm: un orto che così diventa accessibile a tutti. Chi parteciperà potrà seminare, curare, raccogliere frutti e imparare a riconoscere le parti che compongono le piante. Si parlerà inoltre di come l'energia del sole sia fondamentale per le piante dell'orto e per tutti gli altri esseri viventi.E ancora, all'Azienda agrituristica biologica Ciao Latte di Sanguinaro di Noceto si potrà partecipare al laboratorio "Zooterapia", dedicato soprattutto ai disabili cognitivi: bambini e ragazzi potranno visitare la stalla, osservare e accarezzare vitellini e mucche, guardare da vicino un pollaio, incontrare caprette, asini e cavalli. Inoltre, si potrà scoprire la "casa" del re dei formaggi e pranzare tutti insieme con i prodotti bio che offre l'azienda.Infine, l'azienda agrituristica Funghi e Fate di Grottoli Maria Cristina di Albareto propone "Il bosco", il laboratorio aperto a tutti, anche ai disabili motori. Un percorso di 400 metri asfaltati tra prati e boschi dal quale poter ammirare piante, fiori, funghi e frutti del sottobosco. Per info: www.Fattoriedidatticheparma.com

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Il Corriere della Sera del 15-04-2014

Menu in braille e mostre tattili. Apre il ristorante per non vedenti

di Francesca Blesio

BOLOGNA. Il menu si può leggere sfiorandone la carta. E anche per farsi un'idea del locale in cui si sta entrando, si è liberi di affidarsi alla sensibilità dei propri polpastrelli. L'Altro Spazio è un ristorante a misura di non vedente. Ha aperto a Bologna, in via Belvedere, una delle stradine più colorate del centro storico, poco più di un mese fa ed è già diventato un punto di riferimento cittadino, soprattutto per chi vive nell'ombra. E' un progetto dell'associazione Farm che due anni fa, sempre sotto le Due Torri, ha inaugurato il primo bar d'Italia gestito da ragazzi sordi: il Senza Nome, dove caffè, panini e birre si ordinano con bigliettini prestampati da consegnare al bancone. Anche a L'Altro Spazio parte del personale non può sentire: legge il movimento delle labbra, e comunica con la Lis, la lingua dei segni italiana. L'integrazione è il piatto forte del menu: linguaggio visivo, tattile, verbale e non verbale si mescolano con gusto. Già all'ingresso.

Varcata la soglia, al cliente viene consegnata una mappa tattile per orientarsi tra i tavoli, dove posate, bicchieri e tovaglioli hanno posizioni e forme ben definite, così da essere facilmente localizzati e utilizzati. Niente piatti eccessivamente piani, quindi, meglio stoviglie dai bordi rialzati come scodelle, più comode per chi non vede. Ogni indicazione, a partire dal menu, è tradotta in braille. Sfiorando la carta, si scoprirà che i piatti forti della casa sono a base di verdure, e che in cucina puntano su prodotti di stagione sia per cena che per pranzo.

L'idea è quella di un ambiente accogliente per tutti, vedenti e non, sordi e non. E l'integrazione passa anche dalle attività culturali. Oltre a tavolette per la scrittura in braille, e una serie di giochi a disposizione dei clienti, come la scacchiera tattile, vengono organizzati concerti jazz e mostre. Se al Senza Nome in questi giorni è in corso la mostra visivo-uditiva "Con l'aiuto di Eros" di Marina Brancaccio, qui è ospitata la mostra tattile dello scultore cieco Alessandro Mancinone. Le sue opere, tra cui un autoritratto, si guardano e si toccano. Due volte al mese si tengono poi cene al buio: un'esperienza sensoriale nuova, ma anche un'occasione per confrontarsi con le difficoltà di chi non può vedere mai con gli occhi ciò che mangia.

Già il nome del ristorante è indicativo. "Abbiamo scelto di puntare sul concetto di altro (uno dei primi che si imparano a scuola, ma che gli adulti dimenticano troppo facilmente) creando un ambiente adatto a tutti - ci spiega Nunzia Vannuccini, presidente di Farm - La lettera a, che compare in braille nel logo del locale, rappresenta anche l'inizio della comunicazione, di un alfabeto traducibile in tutte le lingue". Un antipasto ancor più goloso dello sformatino di verdure e misticanza che apre il menu del giorno.

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Il Gazzettino del 15-04-2014

"Vedere" con naso e mani tra verdure e fiori nell'orto

ROVIGO. Tatto e olfatto per "vedere" oltre la disabilità e godere pienamente di piante e fiori. Sono stati inaugurati ieri (nella foto) l'orto didattico e il laboratorio di cucina ideati dalla sezione provinciale dell'Unione italiana ciechi ed ipovedenti con sede in via Pascoli. Un progetto lodevole che mira a far acquisire ai giovani non vedenti dimestichezza e padronanza nel riconoscere le varie piante aromatiche, gli ortaggi e i fiori attraverso una adeguata stimolazione dell'olfatto e del tatto. Non solo. Tra fornelli e padelle si cercherà anche di garantire ai partecipanti una sufficiente autonomia in ambito culinario, per trasformare in prelibati piatti gli ortaggi coltivati.

A presentare la duplice iniziativa, la presidente della sezione rodigina dell'Unione italiana ciechi e ipovedenti Ebe Montini, accompagnata dal consigliere generale della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo Monica Pavan, dalla presidente della Provincia Tiziana Virgili e dall'assessore comunale ai servizi sociali Gianni Saccardin. L'orto didattico e il laboratorio di cucina sono stati realizzati grazie ai contributi della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo e di Palazzo Celio ma, soprattutto, grazie al fondamentale sostegno delle famiglie dei giovani coinvolti nel progetto. (P.Rom.)

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focus

Giornale UICI del 24-04-2014

Centro di Documentazione Giuridica: Indennità di mansione spetta anche per i periodi di fruizione ex Legge n. 104/1992

a cura di Paolo Colombo

L'indennità di mansione è dovuta ai centralinisti non vedenti pubblici e privati per ogni giornata di effettivo servizio svolto trattandosi, per ratio normativa, di un emolumento correlato alla menomazione e connesso «... alla maggiore gravosità della prestazione che consegue all'esistenza della cecità».

Assenza per ferie: Con circolare 4 novembre 1992, n. 84, il Ministero del Tesoro ha chiarito che l'indennità di mansione <... non si corrisponde durante i giorni di assenza dal servizio per qualsiasi causa, esclusi quelli per congedo ordinario, quelli per congedo speciale a seguito di infortunio in servizio, quelli per infermità riconosciute dipendenti da cause di servizio e quelli concessi agli invalidi di guerra per cure necessarie a seguito di ferite o infermità contratte in guerra, sempreché coincidenti con giornate feriali>. Inoltre, l'indennità di mansione è dovuta ai dipendenti che frequentano corsi professionali tenuti dall'amministrazione di appartenenza, ai dipendenti in permesso per motivi sindacali limitatamente al numero massimo di quattro giornate mensili, ai dipendenti donatori di sangue ed al personale assente per documentate esigenze di servizio.

Assenza per permessi 104/1992, art. 33, comma 6: Si premette che i permessi presi dai lavoratori disabili gravi per se stessi sono equiparati alla presenza in servizio in termini di percezione di ogni indennità o emolumento nonché di ogni altro accessorio collegato alla presenza effettiva in attività (differentemente da quanto avviene per coloro che richiedono i permessi per l'assistenza ad un familiare disabile grave). In caso di assenza dal servizio per la fruizione di permessi retribuiti, ad esempio i permessi di cui all'art. 33 della legge n. 104/1992, la Funzione Pubblica, con nota del 27 maggio 1999, Prot. 2207/10.2/15181, ha espresso <.... parere favorevole alla fattispecie concreta>», in ragione della equiparazione della assenza alla presenza in servizio. Il già Ministero per i Beni e le Attività Culturali è dello stesso orientamento, nel senso che <... le assenze tutelate dalla legge n. 104/92, non comportano decurtazione dell'indennità di mansione ex art. 9 l. n. 113/85>. Sulla base di un'interpretazione analogica delle norme, si può pertanto ribadire che, ai fini del pagamento dell'indennità di mansione, <... possono essere calcolati, tra i giorni da valutare come presenze di servizio, oltre ai casi previsti dalla l. n. 113/85, anche quelli dell'art. 33 l. n. 104/92, in quanto rispondenti alla medesima ratio che giustifica i casi di assenza "retribuita" già espressamente contemplati dall'art. 9 l. 113 del 1985>. Sull'argomento è intervenuto anche il Tribunale del Lavoro di Reggio Calabria che, con sentenza 21 marzo 2006, n. 782/2005 R.G.A., ha considerato detta misura indennitaria come <... parte integrante della retribuzione fissa di coloro che versino nelle condizioni di non vedenti e siano centralinisti> e, quindi, <... va da sé che nella retribuzione dovuta in caso di assenze retribuite vada sempre compresa la cd <indennità di mansione>.

Ad ogni buon conto, riepiloghiamo le diverse modalità previste per l'erogazione dell'indennità di mansione che spetta per tutti i giorni di effettivo servizio prestato e non si corrisponde durante i giorni di assenza, fatte salve alcune eccezioni (cfr. circolare n. 84 del Ministero del Tesoro del 4.11.1992):

* assenza per ferie

* assenza per malattia dipendente da causa di servizio

* cure necessarie per infermità contratte in guerra

* assenza per infortunio sul lavoro

* frequenza corsi professionali previsti a livello datoriale

* donatori di sangue

* motivi sindacali

* beneficiari della legge n. 104/1992, art. 33, comma 6

* congedo di maternità, compresa l'interdizione anticipata dal lavoro, e congedo di paternità (astensioni obbligatorie)

* assenze per permessi lutto

* assenze dovute alla fruizione di permessi per citazione a testimoniare e per espletamento delle funzioni di giudice popolare

* assenze previste dall'art. 4, comma 1, della legge n. 53/2000

Per previsione normativa sono soggetti alla prescrizione di 5 anni tutti i crediti di natura retributiva pagati con periodicità annuale o inferiore, compresi quindi anche le somme relative all'indennità di mansione per centralinisti, spettanti ma non pagate.

a cura di Paolo Colombo (coordinatore del Centro di Documentazione Giuridica)

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Giornale UICI del 04-04-2014

Usare e non abusare dei diritti in modo più adeguato per farli valere

a cura di Paolo Colombo

LICENZIAMENTO DISCIPLINARE PER ILLECITO UTILIZZO PERMESSI LEGGE 104/92

La Suprema Corte di Cassazione con una recentissima sentenza . n. 4984 del 4.03.2014 si è pronunciata sull'illecito utilizzo del permesso ex articolo 33 l. 104/1992 da parte di un lavoratore, familiare di un disabile. In sintesi per la Cassazione va licenziato chi usa il permesso della "104" per andare in vacanza invece che dal familiare malato e il datore di lavoro può far pedinare il dipendente da un detective per provare l'illecito utilizzo del beneficio concesso unicamente per garantire l'assistenza ai congiunti. La sentenza, di cu si riporta il testo integrale, riguarda il caso di un licenziamento effettuato per l'illecito utilizzo di un permesso previsto dall'art.33 della legge n.104/92 riscontrato dal datore di lavoro, attraverso un' agenzia investigativa , che ha smascherato l'utilizzo per finalità estranee a quelle dell'assistenza. Il lavoratore dipendente, attraverso l'uso improprio del permesso, ha violato la finalità assistenziale e la sua condotta è stata coerentemente ritenuta capace di integrare anche sotto il profilo dell'elemento intenzionale un comportamento idoneo alla ravvisabilità della giusta causa del recesso, in quanto la sospensione dell'attività lavorativa era consentita solo per la finalità assistenziale garantita dal permesso indebitamente fruito. La Cassazione, inoltre, ha legittimato il datore di lavoro anche ad utilizzare un investigatore per controllare il proprio dipendente che abusa del diritto. Tale controllo occulto, per quanto apparentemente inopportuno, non è lesivo della privacy. Il divieto legittimo, per il datore, di spiare i dipendenti, previsto dallo Statuto dei Lavoratori opera solo per i luoghi di lavoro e solo quando è rivolto a vigilare sull'attività lavorativa vera e propria. Nel caso di specie trattato in sentenza, invece, l'utilizzo del detective da parte del datore di lavoro, che avviene fuori dall'unità produttiva ha come scopo quello di tutelare il patrimonio aziendale: ossia verificare se il dipendente sta adempiendo o meno alle obbligazioni del contratto di lavoro. L'accertamento dell'utilizzo improprio dei permessi della ex art. 33 della legge non riguarda l'adempimento della prestazione lavorativa in sé, poiché viene effettuato al di fuori dell'orario di lavoro e in fase di sospensione dell'obbligazione principale lavorativa. Per cui avvalersi di "detective-spia" è pienamente legittimo. Sulla scorta di questa recentissima sentenza della Suprema Corte anche i lavoratori disabili che beneficiano per se stessi di tali permessi devono fare maggiore attenzione e non utilizzarli impropriamente per compiere attività estranee a quelle di riposo e di cura che hanno giustificato la loro assenza dal lavoro.

Per la rilevanza dell'argomento trattato, di qui seguito riporto il testo integrale della sentenza in commento.

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Sentenza 04 marzo 2014 n. 4984

Lavoro - Contestazione disciplinare - Illecito utilizzo del permesso ex articolo 33 l. 104/1992 - Licenziamento - Agenzia investigativa.

Svolgimento del processo.

Con sentenza del 30.12.2010, la Corte di appello di Milano, in riforma della decisione impugnata, respingeva le domande proposte da N.D. intese alla declaratoria di invalidità del licenziamento intimato al predetto dall'A. s.p.a. il 30.4.2008 ed alla condanna di quest'ultima alla reintegrazione nel posto di lavoro, disposta dal Tribunale, sul presupposto dell'illegittimità del controllo operato dalla società ai fini dell'accertamento del fatto poi contestato in sede disciplinare e della conseguente inutilizzabilità della prova, in assenza di un illecito che giustificasse l'attività investigativa. La Corte del merito osservava che la contestazione disciplinare verteva sull'illecito utilizzo di un permesso ex art. 33 I. 104/92 per fini del tutto estranei a quelli previsti dalla legge, tenuto conto della gravità del contegno del Nulli alla luce della qualifica direttiva posseduta, e rilevava che i fatti non erano stati contestati, essendone stata negata solo la rilevanza disciplinare nonché la liceità delle metodologie di accertamento. Pur convenendo con il primo giudice sul fatto che il controllo a mezzo di agenzia investigativa fosse consentito solo se indispensabile per l'accertamento di un illecito e se privo di alternative, osservava la Corte che, tuttavia, non poteva negarsi la natura illecita dell'abuso del diritto di cui all'art. 33 L. 104/92 citata, tanto ai danni dell'INPS che erogava l'indennità relativa ai giorni di permesso, sia ai danni del datore di lavoro a cui carico restavano per tali giornate l'accantonamento per il t.f.r. ed i disagi per fare fronte all'assenza. Peraltro, per giustificare il ricorso al controllo occulto "difensivo" era sufficiente che vi fosse il ragionevole sospetto che il lavoratore tenesse comportamenti illeciti e che non vi fosse la finalità di ampliare l'oggetto della contestazione disciplinare. I testimoni escussi avevano riferito che il Nulli in due occasioni, alla loro presenza, aveva dichiarato di avere trascorso una vacanza in week end lungo e che, in quanto svolgenti compiti attinenti al rilascio di permessi, essi erano al corrente che in quei giorni il N. era in permesso per la legge 104. Era, dunque, al cospetto di tali dichiarazioni, ragionevole il sospetto da parte dell'azienda che i permessi non fossero utilizzati per l'assistenza alla madre e quindi doveva ritenersi giustificato il controllo difensivo occulto per l'accertamento dell'illecito. Dalla liceità dell'accertamento difensivo conseguiva, pertanto, secondo il giudice del gravame, l'utilizzabilità in giudizio degli esiti dello stesso, non essendo stata contestata la veridicità dei fatti, la cui gravità era connessa non solo all'allontanamento temporaneo dall'abitazione materna, ma al fatto che il N., nel giorno di permesso chiesto per il venerdì 11 aprile 2008, alle 7,55 fosse partito con amici e valigia mettendo tra sé e la finalità di assistenza del permesso una distanza ed una previsione di rientro non prossimo, che rendevano evidente come lo stesso fosse stato utilizzato per altre finalità che la legge garantiva con l'istituto delle ferie. La Corte territoriale considerava, poi, la posizione del N. all'interno dell'azienda, quadro del Servizio Legale, e le competenze specifiche di laureato in giurisprudenza, che escludevano ogni possibilità di errore circa la finalità dei permessi e creavano un specifico pericolo di discredito dell'organizzazione aziendale ove gli altri lavoratori fossero venuti a conoscenza di week end allungati dal permesso per assistenza alla madre. L'abuso del diritto veniva, pertanto, ritenuto tale da integrare una condotta idonea a ledere irrimediabilmente il vincolo di fiducia posto a fondamento del rapporto di lavoro. Per la cassazione di tale decisione ricorre il N., affidando l'impugnazione a cinque motivi, illustrati nella memoria depositata ai sensi dell'art. 378 c.p.c Resiste, con controricorso l'A. s.p.a, che espone ulteriormente le proprie difese nella memoria illustrativa.

Motivi della decisione.

Con il primo motivo, il ricorrente denunzia violazione e falsa applicazione degli artt. 2, 3 ed 8 I. 300/70, ai sensi dell'art. 360, n. 3, c.p.c., osservando che il controllo dell' agenzia investigativa non può riguardare in nessun caso né l'adempimento, né l'inadempimento dell'obbligazione contrattuale di prestare la propria opera, essendo l'inadempimento stesso riconducibile, come l'adempimento, alla attività lavorativa, che è sottratta alla vigilanza altrui, ma deve limitarsi agli atti illeciti del lavoratore non riconducibili al mero inadempimento dell'obbligazione contrattuale prospettata. Secondo il ricorrente, appare, quindi, violativo degli artt. 2 e 3 Statuto avere ritenuto legittimi i pedinamenti che hanno determinato la contestazione disciplinare prodromica al licenziamento, in quanto certamente non finalizzati a rilevare illeciti a danno del patrimonio aziendale, attenendo, invece, all'adempimento dell'obbligazione di fornire la propria prestazione lavorativa a fronte della percezione della retribuzione. Occorreva che i controlli occulti fossero disposti contro attività fraudolente o penalmente rilevanti, laddove la Corte del merito aveva introdotto il tema dell'abuso del diritto che esulava completamente dall'interpretazione delle norme citate dello Statuto, collegando a tale ipotesi di abuso la possibilità di controllo difensivo occulto e scardinando la consolidata acquisizione interpretativa che ritiene legittima tale forma di controllo solo ove finalizzata alla tutela del patrimonio aziendale, ovvero alla verifica di comportamenti delittuosi del lavoratore. Assume il ricorrente che, se l'esercizio di un diritto potestativo in caso di sviamento della sua propria funzione può rifluire nell'abuso del diritto stesso, il controllo verte sulle modalità di esercizio di un diritto, non finalizzato assolutamente a quei soli scopi che legittimano i controlli occulti. Peraltro, la fattispecie, diversamente da quanto ritenuto dalla Corte di appello, non avrebbe integrato l'ipotesi delittuosa di cui all'art. 640, comma 2, n. 1, c.p., in assenza di ogni artificio o raggiro posto in essere dal suo autore. Con il secondo motivo, il N. lamenta violazione dell'art. 342 c.p.c. e del d. Lg.vo 30.6.2003, n. 196, e deduce la nullità della sentenza, ex art. 156 e 161 c.p.c., ai sensi dell'art. 360, n. 4 c.p.c., rilevando come la Corte territoriale abbia completamente omesso di considerare la circostanza, evidenziata dal giudice di primo grado, dell'autorizzazione al trattamento dei dati sensibili da parte degli investigatori privati laddove l'A. non aveva mai riferito alcunché a proposito dell'esistenza dell'atto di incarico e che ciò doveva indurre la Corte a dichiarare l'inammissibilità dell'impugnazione ex art. 342 c.p.c.. Ed invero, era richiesta la conformità dell'incarico alle autorizzazioni del garante, conformità che costituiva presupposto indispensabile ai fini della legittimità dell'investigazione e della legittimità del controllo e quindi della contestazione (in tale senso era la pronuncia del Tribunale). Poiché la inesistenza di un incarico conforme alle disposizioni del Garante non era controverso, non era invocabile l'art. 360, n. 5, c.p.c., atteso che la totale mancanza di motivazione sul punto determinava la nullità della sentenza, deducibile ai sensi dell' art. 360, n. 4, c.p.c..Con il terzo motivo, viene dedotta l'insufficienza e contraddittorietà della motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio, ex art. 360, n. 5, c.p.c. e la violazione degli artt. 246, 416, 3° comma, 257 c.p.c. e dei principi in ordine alla testimonianza de relato, assumendo il N. che non vi sarebbe stata la prova del ragionevole sospetto che avrebbe legittimato il ricorso ad un controllo occulto, ma che, in base al tenore delle testimonianze di F. e V., doveva ritenersi che il preteso viaggio fosse proprio quello di cui al pedinamento e che la fonte fosse stata proprio l'Agenzia Investigativa, sicché la circostanza della vacanza riferita dal N. alla persona addetta alla segreteria costituiva dichiarazione priva di significato univoco, potendo la vacanza essersi realizzata in giorni estranei al permesso. Aggiunge, quale ulteriore considerazione a fondamento dell'impugnazione, che neanche sarebbe dato comprendere, alla luce dei risultati dell'investigazione, in quale data sarebbe stato effettuato il viaggio in Svizzera al quale si sarebbe riferito il N. conversando con le segretarie e la ragione per cui il predetto si sia indotto a confidare proprio alle stesse l'uso improprio del permesso ai sensi della legge 104. Peraltro, il M., firmatario della contestazione, aveva un interesse in causa che avrebbe potuto giustificare un suo intervento adesivo, atteso che, in caso di definitivo accertamento dell'illegittimità del licenziamento, l'A. avrebbe potuto rivalersi su di lui. La mancanza di motivazione sull'attendibilità del teste, una volta ritenuta la sua capacità a deporre, si traduceva, poi, in un vizio censurabile ai sensi dell'art. 360 n. 5 c.p.c., ed anche la F. e la V. non potevano essere considerate testi di riferimento. Infine, si assume che il G., indicato de relato dal M., rappresentando l'A., non era persona estranea alla controversia, per cui non era possibile acquisirne la deposizione.Con il quarto motivo, il N. deduce la nullità della sentenza ai sensi degli artt. 156 e 161 c.p.c., ex art. 360 n. 4 c.p.c.) ed ascrive alla decisione violazione dell'art. 5 L. 604/66 ed omessa motivazione, evidenziandone la totale assenza con riguardo a fatti controversi e decisivi per il giudizio, tra i quali l'avere prestato cure alla propria madre in data 11.4.2008, non potendo ritenersi che non vi sia stata contestazione della veridicità dei fatti contestati.

Con il quinto motivo, il ricorrente si duole della violazione degli artt. 1 L. 604/66, 2119 e 2106 c. c. e rileva ancora la nullità della sentenza, ex art. 156 e 161 c.p.c. oltre che l'omissione od insufficienza della motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio, sostenendo che la contestazione relativa a fattispecie analoga a quella di abuso di congedo parentale non era in linea con i principi in materia di proporzionalità del licenziamento disciplinare ed alla valutazione della condotta secondo i criteri applicativi di norme elastiche, da condursi con giudizio di valore adeguato al contesto storico sociale. Assume che il giudizio della Cassazione deve ritenersi esteso alla sussunzione del fatto nell'ipotesi normativa, con valutazione di un contegno che nelle finalità del permesso contempli anche l'esigenza dalla persona che assiste di avere ulteriore occasione di riposo o di stacco e ciò anche nella prospettiva di un giudizio sulla proporzionalità della sanzione.

Il ricorso è infondato.

Il primo motivo deve essere disatteso stante quanto ribadito dalla giurisprudenza di legittimità in ordine alla portata delle disposizioni (artt. 2 e 3 della legge n. 300 del 1970), che delimitano - a tutela della libertà e dignità del lavoratore, in coerenza con disposizioni e principi costituzionali - la sfera di intervento di persone preposte dal datore di lavoro a difesa dei propri interessi - e cioè per scopi di tutela del patrimonio aziendale (art. 2) e di vigilanza dell'attività lavorativa (art. 3) -, ma non precludono il potere dell'imprenditore di ricorrere alla collaborazione di soggetti (quale, nella specie, un'agenzia investigativa) diversi dalla guardie particolari giurate per la tutela del patrimonio aziendale, né, rispettivamente, di controllare l'adempimento delle prestazioni lavorative e quindi di accertare mancanze specifiche dei dipendenti, ai sensi degli artt. 2086 e 2104 cod. civ., direttamente o mediante la propria organizzazione gerarchica. Ciò non esclude che il controllo delle guardie particolari giurate, o di un'agenzia investigativa, non possa riguardare, in nessun caso, né l'adempimento, né l'inadempimento dell'obbligazione contrattuale del lavoratore di prestare la propria opera, essendo l'inadempimento stesso riconducibile, come l'adempimento, all'attività lavorativa, che è sottratta alla suddetta vigilanza, ma deve limitarsi agli atti illeciti del lavoratore non riconducibili al mero inadempimento dell'obbligazione (cfr. , in tali termini, Cass. 7 giugno 2003, n. 9167). Tale principio è stato ribadito ulteriormente, affermandosi che le dette agenzie per operare lecitamente non devono sconfinare nella vigilanza dell'attività lavorativa vera e propria, riservata, dall'art. 3 dello Statuto, direttamente al datore di lavoro e ai suoi collaboratori, restando giustificato l'intervento in questione non solo per l'avvenuta perpetrazione di illeciti e l'esigenza di verificarne il contenuto, ma anche in ragione del solo sospetto o della mera ipotesi che illeciti siano in corso di esecuzione (v. Cass. 14 febbraio 2011, n. 3590). Né a ciò ostano sia il principio di buona fede sia il divieto di cui all'art. 4 dello Statuto dei lavoratori, ben potendo il datore di lavoro decidere autonomamente come e quando compiere il controllo, anche occulto, ed essendo il prestatore d'opera tenuto ad operare diligentemente per tutto il corso del rapporto di lavoro (cfr. Cass. 10 luglio 2009 n. 16196).Nel caso considerato il controllo finalizzato all'accertamento dell'utilizzo improprio dei permessi ex art. 33 L. 104/92 (suscettibile di rilevanza anche penale) non ha riguardato l'adempimento della prestazione lavorativa, essendo stato effettuato al di fuori dell'orario di lavoro ed in fase di sospensione dell'obbligazione principale di rendere la prestazione lavorativa. Deve, pertanto, ritenersi che la decisione impugnata sia conforme ai principi sanciti in materia ed in linea con gli orientamenti giurisprudenziali richiamati.

Quanto al secondo motivo di ricorso, che evidenzia la nullità della decisione per avere superato, omettendo ogni motivazione al riguardo, quanto affermato nel capo della sentenza di primo grado con riguardo alla mancanza di un atto di incarico conforme alle specifiche autorizzazioni del Garante per la protezione dei dati personali, occorre considerare che in realtà l'affermazione, costituendo un mero inciso di motivazione, reso ad abundantiam, non necessitava di espressa impugnazione, e quand'anche si ritenesse diversamente, la fattispecie implicava il coinvolgimento di dati personali non sensibili e chiaramente pertinenti rispetto allo scopo perseguito dalla società che, come sopra detto, era del tutto rispettoso delle norme dello Statuto poste a tutela del lavoratore. Non si poneva, pertanto, una questione di acquiescenza ad un capo di decisione autonomo, idoneo anche da solo a sorreggere la decisione, sicché l'asserita violazione dell'art. 342 c.p.c. risulta, in definitiva, destituita di giuridico fondamento.

Il terzo motivo è ugualmente infondato. Nella prima parte della censura si assume che le circostanze riferite dalle testi F. e V. sarebbero le stesse di cui all'accertamento investigativo, sicché sostanzialmente non vi era stato il sospetto ingenerato da circostanze preventivamente acquisite da tali testi, ma il datore avrebbe affidato il mandato all'agenzia a scopo meramente esplorativo. La censura mira in tale maniera a sollecitare una non consentita valutazione del merito, in contrasto con l'insegnamento di questa Corte, secondo cui il ricorso per cassazione, con il quale si facciano valere vizi della motivazione della sentenza, deve contenere la precisa indicazione di carenze o di lacune nelle argomentazioni sulle quali si basano la decisione (o il capo di essa) censurata, ovvero la specificazione di illogicità, o ancora la mancanza di coerenza fra le varie ragioni esposte, e quindi l'assoluta incompatibilità razionale degli argomenti e l'insanabile contrasto degli stessi, mentre non può farsi valere il contrasto dell'apprezzamento dei fatti compiuto dal giudice di merito con il convincimento e con le tesi della parte, poiché, diversamente opinando, il motivo di ricorso di cui all'art. 360 n. 5 cod. proc. civ. finirebbe per risolversi in una richiesta di sindacato del giudice di legittimità sulle valutazioni riservate al giudice di merito (v. tra le altre, Cass. 5 marzo 2007 n. 5066, Cass. 5274/2007 e, precedentemente, Cass. 15693/2004). La seconda parte della censura verte, invece, sulla ritenuta incapacità a deporre del teste M., ma in primo luogo deve rilevarsi che nessun accenno viene fatto ali termini ed ai modi in cui una tale eccezione era stata tempestivamente sollevata nella fase del merito. Vero è, poi, che ove la capacità a deporre del teste non possa essere messa in discussione per non essere stata la relativa questione tempestivamente sollevata, il giudice del merito non è esonerato dal potere - dovere di esaminare l'intrinseca attendibilità di detto testimone, specialmente in caso di contrasto tra le risultanze di prove diverse, e legittimamente può tener conto dell'interesse del teste all'esito del giudizio, anche là dove tale interesse non sia formalmente tale da legittimare la sua partecipazione allo stesso, (cfr. Cass. 18 marzo 2003 n. 3956). Nel caso considerato non si ravvisano, tuttavia, errori di valutazione idonei a legittimare la censura come prospettata anche con riguardo al profilo dell'attendibilità delle deposizioni acquisite, essendo state le testi di riferimento legittimamente escusse sulla base dell'indicazione di conoscenza dei fatti ad esse attribuita.

Il quarto motivo solleva una critica avulsa dalle risultanze processuali laddove si contesta l'iter argomentativo in relazione alla circostanza che la contestazione da parte del ricorrente vi era stata anche con riguardo all'effettivo verificarsi dei fatti contestati. Ed invero, posta la rilevanza probatoria attribuibile per quanto sopra detto ai risultati dell'investigazione, non rilevano circostanze ulteriori riferite alla assistenza comunque prestata alla madre dal N. prima di partire per il week end, permanendo l'abuso del diritto connesso all'utilizzo improprio del permesso ex art. 33 L. 104/92.

Ove l'esercizio del diritto soggettivo non si ricolleghi alla attuazione di un potere assoluto e imprescindibile, ma presupponga un'autonomia comunque collegata alla cura di interessi, soprattutto ove si tratti - come nella specie - di interessi familiari tutelati nel contempo nell'ambito del rapporto privato e nell'ambito del rapporto con l'ente pubblico di previdenza, il non esercizio o l'esercizio secondo criteri diversi da quelli richiesti dalla natura della funzione può considerarsi abuso in ordine a quel potere pure riconosciuto dall'ordinamento. L'abuso del diritto, così inteso, può dunque avvenire sotto forme diverse, a seconda del rapporto cui esso inerisce, sicché, con riferimento al caso di specie, rileva la condotta contraria alla buona fede, o comunque lesiva della buona fede altrui, nei confronti del datore di lavoro, che in presenza di un abuso del diritto al permesso si vede privato ingiustamente della prestazione lavorativa del dipendente e sopporta comunque una lesione (la cui gravità va valutata in concreto) dell'affidamento da lui riposto nel medesimo, mentre rileva l'indebita percezione dell'indennità e lo sviamento dell'intervento assistenziale nei confronti dell'ente di previdenza erogatore del trattamento economico. In base al descritto criterio della funzione, deve ritenersi verificato un abuso del diritto potestativo allorché il diritto venga esercitato, come nella specie, non per l'assistenza al familiare, bensì per attendere ad altra attività. La condotta del ricorrente si è posta in contrasto con la finalità della norma su richiamata, e pertanto la sua connotazione di abuso del diritto e la idoneità, in forza del disvalore sociale alla stessa attribuibile, a ledere irrimediabilmente il rapporto fiduciario correttamente sono state ritenute dal giudice del gravame capaci di integrare il comportamento posto dal datore a fondamento della sanzione disciplinare.

Il quinto motivo verte sulla correttezza del giudizio di proporzionalità espresso dalla Corte territoriale con riguardo alla condotta del N.. In ordine ai criteri che il giudice deve applicare per valutare la sussistenza o meno di una giusta causa di licenziamento, la giurisprudenza è pervenuta a risultati sostanzialmente univoci, affermando ripetutamente (come ripercorso in Cass., n. 5095 del 2011 e da ultimo ribadito da Cass. 26.4.2012 n. 6498) che, per stabilire in concreto l'esistenza di una giusta causa di licenziamento, che deve rivestire il carattere di grave negazione degli elementi essenziali del rapporto di lavoro, ed in particolare di quello fiduciario, occorre valutare, da un lato, la gravità dei fatti addebitati al lavoratore, in relazione alla portata oggettiva e soggettiva dei medesimi, alle circostanze nelle quali sono stati commessi ed all'intensità dell'elemento intenzionale, dall'altro la proporzionalità fra tali fatti e la sanzione inflitta, stabilendo se la lesione dell'elemento fiduciario su cui si basa la collaborazione del prestatore di lavoro sia in concreto tale da giustificare o meno la massima sanzione disciplinare. È stato, altresì, precisato (Cass., n. 25743 del 2007) che il giudizio di proporzionalità o adeguatezza della sanzione dell'illecito commesso - istituzionalmente rimesso al giudice di merito - si sostanzia nella valutazione della gravità dell'inadempimento imputato al lavoratore in relazione al concreto rapporto e a tutte le circostanze del caso, dovendo tenersi al riguardo in considerazione la circostanza che tale inadempimento deve essere valutato in senso accentuativo rispetto alla regola generale della "non scarsa importanza" di cui all'art. 1455 c.c., sicché l'irrogazione della massima sanzione disciplinare risulta giustificata soltanto in presenza di un notevole inadempimento degli obblighi contrattuali (L. n. 604 del 1966, art. 3) ovvero addirittura tale da non consentire la prosecuzione neppure provvisoria del rapporto (art. 2119 c.c.).

In tema di ambito dell'apprezzamento riservato al giudice del merito, è stato condivisibilmente affermato (cfr. fra le altre, Cass. n. 8254 del 2004 e, da ultimo Cass. 6498/2012 cit.) che la giusta causa di licenziamento, quale fatto che non consente la prosecuzione, neppure provvisoria, del rapporto, è una nozione che la legge, allo scopo di un adeguamento delle norme alla realtà da disciplinare, articolata e mutevole nel tempo, configura con una disposizione (ascrivibile alla tipologia delle c.d. clausole generali) di limitato contenuto, delineante un modello generico che richiede di essere specificato in sede interpretativa mediante la valorizzazione sia di fattori esterni relativi alla coscienza generale, sia di principi che la stessa disposizione tacitamente richiama. Tali specificazioni del parametro normativo hanno natura giuridica e la loro disapplicazione è quindi deducibile in sede di legittimità come violazione di legge, mentre l'accertamento della concreta ricorrenza, nel fatto dedotto in giudizio, degli elementi che integrano il parametro normativo e le sue specificazioni, e della loro concreta attitudine a costituire giusta causa di licenziamento, si pone sul diverso piano del giudizio di fatto, demandato al giudice di merito e incensurabile in cassazione se privo di errori logici o giuridici. A sua volta, Cass. n. 9266 del 2005 ha ulteriormente precisato che l'attività di integrazione del precetto normativo di cui all'art. 2119 c.c., (norma c.d. elastica) compiuta dal giudice di merito - ai fini della individuazione della giusta causa di licenziamento - mediante riferimento alla "coscienza generale", è sindacabile in cassazione a condizione, però, che la contestazione del giudizio valutativo operato in sede di merito non si limiti ad una censura generica e meramente contrappositiva, ma contenga, invece, una specifica denuncia di non coerenza del predetto giudizio rispetto agli "standards", conformi ai valori dell'ordinamento esistenti nella realtà sociale. Al riguardo deve rilevarsi che la decisione impugnata dal lavoratore sotto tale profilo appare rispettosa dei principi di diritto enunciati in materia da questa Corte, in quanto il giudice dal gravame ha dato conto delle ragioni poste a fondamento della stessa, valorizzando, ai fini della valutazione della gravità della condotta, non solo e non tanto l'allontanamento temporaneo dall'abitazione materna "quanto il fatto che N. nel giorno del permesso ex art. 33 chiesto per la giornata di venerdì 11 aprile, alle 7,55 sia partito con amici e valigia al seguito, così mettendo fra sé e la finalità di assistenza del permesso una distanza e una previsione di rientro non prossimo che rendono del tutto evidente che il permesso .... è stato utilizzato per altra finalità, che la legge garantisce con l'apposito istituti delle ferie". In tale modo il Nulli - come condivisibilmente osservato dal giudice del merito - ha violato, attraverso l'abuso del relativo diritto, la finalità assistenziale allo stesso connessa e la condotta posta in essere è stata, pertanto, coerentemente ritenuta capace di integrare anche sotto il profilo dell'elemento intenzionale un comportamento idoneo alla ravvisabilità della giusta causa del recesso, sia perché le eventuali convinzioni personali del ricorrente di potere fare affidamento in una prassi consolidata o nella collaborazione di una badante sono dei tutto irrilevanti in presenza di comportamento che ha compromesso irrimediabilmente il vincolo fiduciario, sia perché la sospensione dell'attività lavorativa era consentita, come chiarito in sentenza, solo per la finalità assistenziale garantita dal permesso. Peraltro, deve anche aversi riguardo al fatto che, come, affermato dalla giurisprudenza di questa Corte, l'intensità della fiducia richiesta è differenziata a seconda della natura e della qualità del singolo rapporto, della posizione parti, dell'oggetto delle mansioni e del grado di affidamento che queste richiedono e che il fatto deve valutarsi nella sua portata oggettiva e soggettiva, attribuendo rilievo determinante alla potenzialità del medesimo a porre in dubbio la futura correttezza dell'adempimento (cfr., tra le altre, Cass. 10.6.2005 n. 12263). Per tutte le esposte considerazioni, il ricorso deve essere respinto. Le spese del presente giudizio, in forza del principio della soccombenza, cedono a carico del ricorrente, e vanno liquidate nella misura di cui al dispositivo.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio, liquidate in euro 100,00 per esborsi ed in euro 3000,00 per compensi professionali, oltre accessori come per legge.

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a cura di Paolo Colombo (coordinatore del Centro di Documentazione Giuridica)

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Giornale UICI dell'11-04-2014

Non licenziabile il disabile che fa troppe assenze

Importante sentenza della Corte di cassazione (Sez. Lavoro n. 15269 del 12 settembre 2012) in materia di licenziamento di lavoratori disabili. Per i giudici di piazza Cavour, in caso di aggravamento delle condizioni di salute, il disabile può chiedere che venga accertata la compatibilità delle mansioni a lui affidate con il proprio stato di salute. Anche il datore di lavoro può chiedere che vengano accertate le condizioni di salute del disabile per verificare se, a causa delle sue minorazioni, possa continuare a essere utilizzato presso l'azienda. La richiesta di accertamento e il periodo necessario per il suo compimento non costituiscono causa di sospensione del rapporto di lavoro: esso può essere risolto nel caso in cui, anche attuando i possibili adattamenti dell'organizzazione del lavoro, l'apposita commissione accerti la definitiva impossibilità di reinserire il disabile all'interno dell'azienda. Il licenziamento dell'invalido assunto in base alla normativa sul collocamento obbligatorio segue la generale disciplina normativa e contrattuale solo quando è motivato dalla comune ipotesi di giusta causa e giustificato motivo, mentre, quando è determinato dall'aggravamento dell'infermità che ha dato luogo al collocamento obbligatorio, è legittimo solo per la perdita totale della capacità lavorativa o la situazione di pericolo per la salute e l'incolumità degli altri lavoratori o per la sicurezza degli impianti.

a cura di Paolo Colombo (coordinatore del Centro di Documentazione Giuridica)

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Giornale UICI del 18-04-2014

Disabili, nessun limite ai permessi

a cura di Paolo Colombo

Al lavoratore dipendente, pubblico o privato, costretto ad assentarsi dal lavoro per assistere un suo familiare lavoratore e con grave disabilità, spettano i permessi previsti dall'art. 33 della legge 104/1992. Lo stesso diritto è riconosciuto allo stesso familiare disabile con grave handicap che può usufruire dei permessi lavorativi per se stesso. Su questa materia, il 5 novembre scorso il Dipartimento della Funzione pubblica ha espresso un circostanziato parere (n. 44274 /2012), che risolve le perplessità di alcune pubbliche amministrazioni sulla concessione dei permessi nel rispetto della legge. Il provvedimento ministeriale risponde al dubbio se i giorni di permesso dei due soggetti interessati (il lavoratore che assiste il familiare disabile e il disabile lavoratore) possano essere fruiti nelle stesse giornate. Nelle norme in vigore, non si riscontra alcuna espressa preclusione per il lavoratore assistente di assentarsi dal lavoro anche quando il familiare assistito chiede i permessi per se stesso. E la legge 104 non offre alcuna indicazione su come conciliare i due diritti. La situazione ordinaria - richiama il Dipartimento - è che le giornate fruite come permesso possono coincidere. A sollecitare l'intervento ministeriale, e confermare la regolarità dei permessi, il caso del lavoratore assistente che abbia la necessità di assentarsi per conto del disabile, il quale si rechi però regolarmente al lavoro non essendo necessaria la sua presenza. Una eventuale limitazione alle agevolazioni previste dalla legge - così conclude il parere n. 44274 - difficilmente potrebbe trovare una idonea giustificazione.

a cura di Paolo Colombo (coordinatore del Centro di Documentazione Giuridica)

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Superando.it del 05-04-2014

Nessun problema per i tirocini degli alunni con disabilita'

Da tempo molte scuole superiori fanno svolgere agli alunni - tra i quali anche quelli con disabilità -, tirocini di lavoro e stage durante l'anno scolastico per periodi più o meno lunghi. Questa si è dimostrata infatti una buona prassi che può facilitare l'orientamento degli alunni stesso verso il mondo del lavoro al termine degli studi.

Tali tirocini e stage si realizzano sulla base di accordi tra la scuola e le imprese. A seguito però dell'approvazione della Legge 92/12 e della conseguente riforma dei tirocini di lavoro, sono sorti alcuni problemi che hanno messo in allarme coloro i quali offrono le attività di tirocinio e conseguentemente le scuole. Infatti, tale norma stabilisce (articolo 1, comma 34) che per il tirocinio di lavoro debba essere pagato un compenso (anche forfettario), al tirocinante e il comma 35 determina salate sanzioni pecuniarie a carico dei trasgressori; ciò, ovviamente, al fine di evitare forme di lavoro nero o comunque di sfruttamento dei lavoratori.

A seguito quindi di quella Legge molte imprese, che prima favorivano tirocini "curricolari" nei confronti di alunni con disabilità nelle proprie strutture, adesso rifiutano tali opportunità alle scuole richiedenti.

E tuttavia, il problema appare facilmente risolvibile, a seguito dell'Accordo Stato-Regioni del 24 gennaio 2013, contenente le Linee-Guida per l'attuazione della citata Legge 92/12, riguardo appunto ai tirocini di lavoro. Tale accordo, infatti, nel punto b) della Premessa, esclude espressamente dalla normativa i tirocini curricolari, nel modo che segue: «Non rientrano tra le materie oggetto delle linee guida: a) i tirocini curricolari promossi da Università, Istituti Scolastici, centri di formazione professionale, ovvero tutte le fattispecie non soggette alle comunicazioni obbligatorie, in quanto esperienze previste all'interno di un percorso formale di istruzione o formazione [...]».

Pertanto i titolari delle imprese non devono temere alcuna sanzione nel caso in cui non paghino un compenso agli studenti - con e senza disabilità - durante il tirocinio curricolare e i dirigenti scolastici possono serenamente continuare a stipulare intese volte allo svolgimento di detti tirocini». (Salvatore Nocera)

Ringraziamo per la collaborazione l'AIPD di Lecce (Associazione Italiana Persone Down).

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Studio Cataldi Quotidiano giuridico del 13-04-2014

La condizione di non vedente non e' di per se' sufficiente a dedurre l'incapacita' a sottoscrivere un atto

Ancora una volta sul tema del testamento del non vedente, la Cassazione ribadisce quanto già in precedenza e più volte affermato dagli stessi giudici della Corte. "La condizione di non vedente non è di per sé sufficiente a dedurre l'incapacità di quest'ultimo alla sottoscrizione di un atto, atteso che, come è stato già in precedenza ribadito da questa Corte -, le disposizioni di cui agli artt. 2 e 4 della legge 3-2-1975 n. 18 in tema di atti sottoscritti da soggetti non vedenti sono tali da escludere la legittimità dell'affermazione secondo la quale detta condizione fisica sia "ex se" sufficiente a giustificare la mancata apposizione della propria firma su di un atto da parte del cieco, considerando, viceversa, il nostro ordinamento tali soggetti come persone dotate, in linea di principio, della capacità di firmare atti che li riguardino; ne consegue che un testamento pubblico non sottoscritto dal non vedente non può essere dichiarato valido sull'erroneo presupposto dell'idoneità a costituire utile succedaneo alla sottoscrizione la mera dichiarazione resa dal testatore al notaio rogante (e da questi trasfusa nell'atto) di essere impossibilitato a sottoscrivere perché cieco, nella mancanza di qualsiasi verifica in ordine alla concreta correlabilità a tale "status" di una effettiva e non ovviabile incapacità a vergare la propria firma e, quindi, di ogni accertamento sulla effettiva veridicità e valenza di tale professione di incapacità a sottoscrivere che, viceversa, va in concreto riscontrata ed accertata" (Cass. 9-12-1997n.12437).

Il caso in esame, in verità, riguardava proprio l'ipotesi di un testamento pubblico non sottoscritto dal testatore perché non vedente e rogato da un notaio che così concludeva l'atto pubblico: "Il sig. (..) mi dichiara di non poter firmare l'atto in quanto affetto da totale cecità".

Ebbene, sul punto, osservano i giudici della Corte, che se nella fattispecie "fa piena prova, fino a querela di falso, l'attestazione del notaio (...) limitatamente alla dichiarazione resa dal [testatore] circa il suo impedimento a sottoscrivere l'atto, ma non anche alla veridicità di tale dichiarazione; pertanto, allorquando il notaio abbia fatto menzione nel testamento pubblico della dichiarazione del testatore riguardante la causa impeditiva della sottoscrizione dell'atto, occorre che tale causa, indicata dall'ufficiale rogante, sussista nella realtà, derivandone in caso contrario il difetto di sottoscrizione e Cass 6-11-1996 n. 9674; Cass. 5-11-1990 n. 10605 quindi la nullità del testamento ai sensi dell'art. 606 primo comma c.c. (Cass. 23-10-1978 n. 4781; Cass 6-11-1996 n. 9674; Cass. 5-11-1990 n. 10605).

Dott.ssa Sabrina Caporale sabrinacaporale87@gmail.com

Corte di Cassazione, Sezione II Civile, sentenza 18 febbraio - 9 aprile 2014, n. 8346

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Il Sole 24 Ore del 16-04-2014

Disabili. Deduzione per le spese sanitarie. Per i veicoli sconto al 19 per cento

Le spese sanitarie sostenute per le persone disabili possono essere oneri deducibili dal reddito complessivo o detraibili nella misura del 19% (di fatto riducono il reddito). Sono oneri deducibili le spese mediche e di assistenza specifica sostenute dalle persone con disabilità, a prescindere dalla circostanza che beneficino o meno dell'assegno di accompagnamento. Le spese di assistenza specifica sostenute dalle persone disabili sono quelle relative a: - assistenza infermieristica; - personale in possesso della qualifica professionale di addetto all'assistenza di base o di operatore tecnico assistenziale esclusivamente dedicato all'assistenza diretta della persona; - personale di coordinamento delle attività assistenziali di nucleo; - personale con la qualifica di educatore professionale; - personale qualificato addetto ad attività di animazione e/o di terapia occupazionale. Sono invece spese detraibili nella misura del 19% le spese sanitarie e le spese dei veicoli per persone disabili. Sono detraibili le spese per persone disabili: - per i mezzi necessari all'accompagamento, deambulazione, locomozione e integrazione; - per i sussidi tecnici e informatici che facilitano l'autosufficienza e l'integrazione. Per queste spese la detrazione del 19% spetta sull'intero importo, senza cioè togliere la cosiddetta franchigia di 129,11 euro. Sono considerate persone con disabilità coloro che hanno una minorazione fisica, psichica o sensoriale, stabilizzata o progressiva, con difficoltà di apprendimento, relazione o integrazione lavorativa, che determina un processo di svantaggio sociale o di emarginazione, e che per tali motivi hanno ottenuto il riconoscimento di persona disabile a norma della legge 104 del 1992. Per le spese dei veicoli per persone disabili, si può fruire dello sconto del 19% sulle spese sostenute per l'acquisto: - di motoveicoli e autoveicoli, anche se prodotti in serie e adattati in funzione delle limitazioni permanenti alle capacità motorie delle persone con disabilità; - di autoveicoli, anche non adattati, per il trasporto dei non vedenti, sordi, persone con handicap psichico o mentale di gravità tale da avere determinato il riconoscimento dell'indennità di accompagnamento, invalidi con grave limitazione della capacità di deambulazione e persone affette da pluriamputazioni. La detrazione, nel limite di spesa di 18.075,99 euro, spetta con riferimento a un solo veicolo (auto o moto), a patto che sia usato in via esclusiva o prevalente a beneficio della persona disabile. La detrazione può essere ripartita in quattro quote annuali di pari importo. La detrazione spetta una sola volta in un periodo di quattro anni, a meno che il veicolo non sia stato cancellato dal pubblico registro automobilistico. La detrazione spetta anche per le spese di riparazione che non rientrano nell'ordinaria manutenzione, con esclusione, quindi, dei costi di esercizio, come, ad esempio, il premio assicurativo, il carburante e il lubrificante. RIPRODUZIONE RISERVATA

PAROLA CHIAVE Le persone disabili Sono considerate persone con disabilità coloro che hanno una minorazione fisica, psichica o sensoriale, stabilizzata o progressiva, con difficoltà di apprendimento, relazione o integrazione lavorativa, che detrmina un processo di svantaggio sociale o di emarginazione e che per questo hanno ottenuto il riconoscimento di persona disabile a norma delle legge 104 del 1992.

di Salvina Morina, Tonino Morina

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Superando.it del 01-04-2014

L'istruzione in ospedale e a domicilio

di Salvatore Nocera

Ad aggiornare le norme relative a questi settori, è arrivata recentemente una Nota Ministeriale della quale approfondiamo le varie caratteristiche, rilevandone aspetti sicuramente positivi, ma anche qualche elemento che lascia perplessi, rispetto al quale l'Osservatorio Ministeriale sull'Inclusione Scolastica ha già avanzato una richiesta di modifica

ROMA. L'11 marzo scorso il Ministero dell'Istruzione, Università e Ricerca ha pubblicato la Nota Protocollo 1586/14, riguardante la ripartizione dei fondi per la scuola in ospedale e a domicilio, che dopo avere indicato i criteri di assegnazione dei fondi, passa a specificare quelli di funzionamento del servizio.

In sostanza, a seguito di presentazione della domanda da parte della famiglia (corredata della certificazione medica), il Dirigente Scolastico della scuola polo, con la sezione ospedaliera competente per territorio, provvede all'iscrizione nella sezione di scuola ospedaliera, secondo l'ordine e grado di scolarizzazione dell'alunno. Per l'istruzione domiciliare, invece, il Dirigente Scolastico deve prendere contatti con l'Ufficio Scolastico Regionale.

Dal momento dell'accettazione del progetto, la scuola ospedaliera o la scuola di competenza dell'alunno con istruzione a domicilio prendono in carico il progetto stesso e ciò comporta che le assenze dalla scuola di origine non valgano più, mentre si tiene conto delle assenze nell'àmbito della scuola in ospedale o a domicilio nel solo caso in cui esse non consentano ai docenti di poter valutare l'alunno.

Viene inoltre ribadito l'obbligo di presa in carico da parte della scuola di origine con la quale la scuola ospedaliera o i docenti che seguono l'alunno nell'istruzione a domicilio devono tenere un costante contatto, anche tramite mezzi elettronici.

Qualora poi la durata di istruzione in ospedale o a domicilio superi la durata di frequenza della scuola di origine, sono i docenti che svolgono questa attività a fornire indicazioni ai Consigli di Classe per la valutazione formale, secondo quanto stabilito dagli articoli 11 e 14 comma 7 del Decreto del Presidente della Repubblica (DPR) 122/09.

La Nota Ministeriale insiste molto sulla presa in carico da parte del Dirigente Scolastico della scuola polo per l'istruzione ospedaliera con il dirigente della scuola di origine dell'alunno; inoltre, essa insiste molto anche sull'obbligo del Dirigente della scuola di origine di tenersi in stretto contatto con la scuola ospedaliera e con i docenti che svolgono la scuola a domicilio. Rimane fermo, per altro, che titolare della valutazione degli alunni è la scuola originaria.

E ancora, la Nota ribadisce la necessità di individuare docenti idonei a saper trattare con alunni dalla salute cagionevole e in una situazione psicologica molto precaria. A tal fine si insiste sulla necessità di appositi corsi di formazione.

È poi prevista pure la possibilità di attività didattiche ospedaliere estive, svolte con docenti volontari o dichiaratisi disponibili a ciò e si chiarisce ancora che gli insegnanti devono utilizzare il registro elettronico, concordando le modalità con la scuola di origine dell'alunno.

Infine, si fa riferimento all'apposito portale del Ministero dedicato alla scuola in ospedale e a domicilio.

Alcune osservazioni sono doverose.

Merita innanzitutto plauso il riferimento alle possibili attività estive con docenti volontari o resisi disponibili a ciò, ovviamente nel rispetto del principio costituzionale di irrinunciabilità delle ferie.

Lascia invece perplessi l'individuazione dei requisiti per accedere all'istruzione domiciliare indicati dalla normativa successiva al 2002. Infatti, sino alla Circolare Ministeriale 84/02, il requisito per fruire del diritto all'istruzione domiciliare era così formulato: «[...] si ricorda che il servizio può essere erogato soltanto qualora la grave patologia in atto non preveda necessariamente il ricovero ospedaliero, ma impedisca nel contempo, agli studenti iscritti, la frequenza della scuola per un periodo di tempo non inferiore a 30 giorni. Tale spazio temporale potrà essere non continuativo, nel caso in cui siano previsti cicli di cura ospedaliera alternati a cicli di cura domiciliare. La patologia ed il periodo di impedimento alla frequenza scolastica dovranno essere oggetto di idonea certificazione sanitaria».

Inspiegabilmente, poi, a partire dalla Circolare Ministeriale 56/03 e nella premessa del successivo Vademecum, il diritto viene fortemente limitato con la seguente formula: «Per quanto riguarda l'istruzione domiciliare, si ricorda che il servizio va erogato nei confronti di alunni iscritti a scuole di ogni ordine e grado, i quali, già ospedalizzati a causa di gravi patologie, siano sottoposti a terapie domiciliari che impediscono la frequenza della scuola per un periodo di tempo non inferiore a 30 giorni».

A questo punto non si comprende in base a quale norma primaria il Ministero abbia previsto la condizione della preventiva ospedalizzazione, dal momento che l'articolo 12, comma 9 della Legge 104/92, concernente la scuola in ospedale, ai cui princìpi si è ispirata la normativa sull'istruzione domiciliare, recita come segue: «[...] per i quali sia accertata l'impossibilità della frequenza della scuola dell'obbligo per un periodo non inferiore a trenta giorni di lezione».

Su questo punto, quindi, l'Osservatorio Ministeriale sull'Inclusione Scolastica degli Alunni con Disabilità ha avanzato la richiesta di modifica della normativa secondaria successiva al 2002, riportandola a quella anteriore, nel rispetto appunto del citato articolo 12, comma 9 della Legge 104/92. E tuttavia, ad oggi, il Ministero non ha ancora preso alcuna decisione.

Salvatore Nocera,

Componente del Comitato dei Garanti della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap), già vicepresidente nazionale della stessa.

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L'agenda: appuntamenti del mese di maggio

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Flashback: nel mese appena trascorso

Nel mese di aprile si sono riunite le seguenti Commissioni Regionali.

16 Commissione Regionale per le problematiche delle persone affette da pluridisabilità (in audio conferenza)

ORDINE DEL GIORNO

1. comunicazioni della Referente regionale;

2. formulazione definitiva del programma, delle modalità di svolgimento e dei costi relativi al convegno "La persona con deficit visivo e disabilità aggiuntive: possibili percorsi di crescita";

3. presentazione dei dati statistici raccolti dalle Sezioni;

4. varie ed eventuali.

Il 28 aprile si è riunito in seduta ordinaria il Comitato di Coordinamento F.A.N.D. della Lombardia per trattare e discutere sul seguente

ORDINE DEL GIORNO

1) Riferimenti del Presidente regionale uscente;

2) Insediamento dei componenti il Comitato Regionale di Coordinamento;

3) nomina del Presidente, di due Vice Presidenti e di ulteriori due componenti l'Ufficio di Presidenza regionale;

4) approvazione verbale riunione precedente;

5) attività anno 2014: valutazioni e determinazioni;

6) delibere di carattere amministrativo e organizzativo;

7) varie.

Come si evince dal punto 3 del sopra citato ordine del giorno, il Comitato ha provveduto al rinnovo delle nomine dell'Ufficio di Presidenza così come segue:

- Presidente, Nicola Stilla (U.I.C.I.)

- Vice Presidente, Antonio Valdi (A.N.M.I.C.)

- Vice Presidente, Walter Ferrari (A.N.M.I.L.)

- componente, Giuseppe Pizio (E.N.S.)

- componente, Santo Meduri (U.N.M.S.)

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