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Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ONLUS
Consiglio Regionale della Lombardia


IL BLOCNOTES

NOTIZIARIO INFORMATIVO DEL CONSIGLIO REGIONALE LOMBARDO DELL'UNIONE ITALIANA DEI CIECHI E DEGLI IPOVEDENTI

A cura di Massimiliano Penna

Marzo 2014

SOMMARIO

Tommaso Daniele si dimette dalla carica di Presidente Nazionale dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti

A seguito dei problemi di salute che da qualche mese gli impedivano il pieno svolgimento delle proprie funzioni, il 21 febbraio u.s. il Prof. Tommaso Daniele ha annunciato le proprie dimissioni irrevocabili dalla carica di Presidente Nazionale dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti.

Dal Consiglio Regionale Lombardo dell'Unione, giunga a Tommaso Daniele un sentito e sincero ringraziamento per gli sforzi profusi a favore dei ciechi e degli ipovedenti nei suoi 28 anni di presidenza.

Sperando di poter comunque contare sul suo prezioso contributo a favore dell'Unione, a lui giunga altresì l'augurio di una pronta e piena ripresa.

Di seguito si riporta la lettera diffusa lo scorso 21 febbraio dallo stesso Tommaso Daniele.

______________________________________________________________________________________

Carissimi,

con qualche giorno di anticipo sulla data fissata, il 28 febbraio, comunico la mia volontà di dimettermi irrevocabilmente dalla carica di Presidente Nazionale.

La nostra Unione ha bisogno di un Presidente che sia nel pieno delle proprie energie e non so se basterà con i tempi che corrono.

Ho sempre dichiarato che sarei rientrato a condizione di recuperare il cento per cento delle mie capacità, ma ancora non ci siamo: sto meglio, molto meglio, ma non sono in grado di garantire la qualità e la quantità del lavoro di prima.

Non è stata una scelta facile: 28 anni di impegno associativo non si cancellano con un colpo di spugna. Ho vissuto questo ultimo periodo tra stati di animo diversi: da una parte la gioia per la speranza di poter rientrare, dall'altra la tristezza per la possibilità di dover abbandonare.

Ora, però, sono sereno; ritengo di aver fatto ancora una volta gli interessi dell'Associazione. Ho voluto seguire l'esempio di Benedetto XVI, speriamo che l'Unione trovi un altro Papa Francesco!

Queste mie dimissioni non vogliono essere un addio, possono essere solo un arrivederci. Potrei continuare a lavorare per l'Unione in posizione di minori responsabilità, compatibili, quindi, con la salvaguardia della mia salute.

Metterò a disposizione del nuovo Presidente la mia pluriennale esperienza.

A proposito di nuovo Presidente, nel mio intervento al Convegno di Brescia del 16 novembre 2013, quasi un presentimento di ciò che stava per accadermi, feci la seguente dichiarazione: "A chi mi chiede di preparare qualcuno per il dopo Daniele rispondo che non lo farò per rispetto ai delegati al Congresso previsto per l'autunno del 2015". Poi ho aggiunto "inoltre non voglio prestare il fianco a chi sostiene che io abbia instaurato una monarchia assoluta, costoro potrebbero dire a buon diritto che l'ho trasformata in una monarchia ereditaria".

Sarò coerente con questa dichiarazione. Inoltre, ritengo che il Consiglio Nazionale sia sufficientemente maturo per fare le sue scelte.

Ora consentitemi una nota nostalgica.

E' stato bello lavorare per l'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti e portare un po' più in alto le sue bandiere. E' stato bello lavorare per l'Unione Europea dei Ciechi e rappresentarla al Consiglio d'Europa.

E' stato bello lavorare per la FAND, per il FID e rappresentarlo nel movimento europeo dei disabili.

Credo di aver ricevuto molto di più di quanto abbia potuto dare.

E' stato bello scoprire che al di là della cecità ci sono altre minorazioni che meritano la nostra attenzione. L'unità di tutti i ciechi, l'unità di tutti i disabili, ecco i valori che mi sento di raccomandare al mio successore al quale auguro di amare l'Unione e di servirla con la stessa intensità, con lo stesso amore con i quali l'ho amata e servita io. Amore ed intensità ampiamente ripagati dalla base associativa, ne ho sentito l'abbraccio in questi giorni della mia convalescenza. Per me è stato come un bagno caldo, sentirmi inondato da tanto affetto.

E' l'ora dei ringraziamenti. Potranno mai le parole esprimere appieno il sentimento di gratitudine che ho dentro? Ritengo proprio di no. Faccio, quindi, appello alla vostra capacità di immaginazione.

Mi rivolgo, quindi, a tutti i soci, ai Presidenti Provinciali ed i loro Consigli, ai Presidenti Regionali ed i loro Consigli, all'Assemblea dei Quadri, al Consiglio Nazionale, alla Direzione Nazionale, ai dipendenti e collaboratori della sede centrale e a quelli periferici. A tutti dal profondo dell'anima i sensi della mia gratitudine per avermi consentito di essere il vostro leader per così lungo tempo e per aver contribuito con il vostro impegno quotidiano alla crescita e al prestigio della nostra Unione. Terrò tutti in un solo abbraccio, siamo stati una grande famiglia.

Ora, vado via in punta di piedi così come sono venuto 28 anni fa. Non è un addio, è solo un arrivederci. Dicono che in ogni bandiera c'è sempre un'anima, in quella dell'Unione c'è qualcosa di più, c'è un'anima speciale che incanta, che affascina. E' come il primo amore, non si scorda mai. Auguro al mio successore di poterla portare sul pennone più alto dei palazzi di Roma in modo che il sole possa baciarla ogni giorno all'alba.

Il vostro

Tommaso Daniele

21 febbraio 2014

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Ipovisione e riabilitazione: a confronto con l'oculista

Di Massimiliano penna

Si è svolto il 18 gennaio a Milano presso la Sede del Consiglio Regionale Lombardo dell'U.I.C.I. (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti) ONLUS il seminario dal titolo "Ipovisione e riabilitazione: a confronto con l'oculista", organizzato dallo stesso Consiglio Regionale U.I.C.I. in collaborazione con l'A.P.R.I. (Associazione Pro Retinopatici e Ipovedenti) ONLUS.

L'evento, che ha visto una nutrita partecipazione, è stata per i presenti un'ottima occasione per approfondire vari aspetti relativi all'ipovisione grazie ad una trattazione scorrevole e allo stesso tempo completa offerta da esperti altamente qualificati.

Le varie relazioni, seppur sintetiche per via dei tempi a disposizione, nel loro complesso hanno fatto emergere in tutta evidenza la complessità dell'ipovisione e l'enorme varietà di situazioni specifiche che il mondo delle persone ipovedenti racchiude.

Sovente si commette l'errore di identificare col termine "ipovedenti" persone affette da "problemi di vista", senza avere presente la situazione specifica, forti della convinzione che l'ipovisione sia una patologia che si manifesta sempre con le medesime modalità, dando origine a problemi che richiedono sempre le medesime soluzioni. Al contrario, come ha evidenziato nel proprio intervento il Presidente dell'Associazione Pro Retinopatici e Ipovedenti ONLUS Marco Bongi, identificata la patologia, ogni persona ipovedente rappresenta un caso a se stante, dal momento che solo un esame specifico della persona stessa permette agli oculisti e ai tecnici della riabilitazione di elaborare interventi mirati e di tipo multidisciplinare.

L'ipovisione comporta sì un deficit visivo, ma quest'ultimo ha purtroppo delle ripercussioni negative su molteplici aspetti della vita quotidiana. L'effetto maggiormente negativo, e forse quello in concreto più evidente, è la compromissione dell'autonomia in ambito domestico, lavorativo e nella mobilità, ma Non vanno dimenticate le implicazioni che la patologia comporta a livello psicologico. La persona si sente smarrita, non compresa, e messa continuamente alla prova trovandosi di frequente in situazioni nelle quali non si sente a proprio agio per via della peculiarità del proprio problema, che lo porta ad assumere comportamenti che ai più potrebbero apparire bizzarri: si pensi a persone ipovedenti con un buon livello di autonomia nel muoversi per strada, ma con difficoltà nella lettura di pagine che non abbiano caratteri ingranditi.

Come evidenziato dalla dott.ssa Monica Schmid (oculista riabilitatore presso il centro di riabilitazione visiva della Fondazione Maugeri di Pavia), la strada maestra da seguire è quella dell'"approccio multidisciplinare": non solo un team di specialisti che si occupi del deficit visivo del paziente, bensì una "rete sociale" che guidi la persona attraverso un percorso riabilitativo scandito da interventi calibrati e studiati ad hoc in base alle sue esigenze quotidiane; una rete di esperti (oculista, medico del lavoro, psicologo, istruttore di mobilità e orientamento) che, ognuno con le sue competenze, lavorino al perseguimento di un obiettivo comune: il recupero delle capacità residue.

In tal senso rivestono un ruolo fondamentale i centri di riabilitazione visiva di cui fortunatamente la Lombardia è ben provvista (ne sono presenti 12), ma dei quali è opportuna una maggiore pubblicizzazione della loro esistenza, nonché delle attività offerte presso questi ultimi.

L'unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, ha affermato il Presidente del Consiglio Regionale Lombardo di quest'ultima Nicola Stilla, fin dalla sua nascita si è occupata prevalentemente delle persone non vedenti. Tuttavia negli ultimi anni è nata in seno all'Associazione la ferma convinzione che, proprio per la complessità delle situazioni di cui si è accennato in precedenza, anche le persone affette da ipovisione non potevano e non dovevano essere trascurate in nessun ambito. Forte di questa consapevolezza, l'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ha profuso ogni sforzo per giungere alla legge 284/1997 con la quale venivano istituiti i centri di riabilitazione visiva, e poi alla legge 138/2001 con la quale finalmente veniva incluso il "campo visivo" fra i parametri di valutazione che le commissioni mediche INPS sono tenute ad utilizzare.

Consapevoli del fatto che ancora molto resta da fare, è auspicabile un potenziamento dei centri di riabilitazione stessi, affinchè ogni persona ipovedente che vi si rivolga possa farlo avendo la sicurezza assoluta di potervi trovare tutte le figure necessarie a garantirle quel percorso riabilitativo multidisciplinare atto a favorire un effettivo recupero delle potenzialità residue.

Sul versante legislativo, poi, ci si dovrà adoperare in ogni modo al fine di garantire alle persone ipovedenti la più ampia tutela possibile dei propri diritti in ogni ambito della vita quotidiana nel quale si possa realizzare una vera integrazione sociale.

Tutto ciò, ha concluso Stilla, richiederà un dialogo costante fra associazioni e istituzioni, ma anche fra associazioni e persone. E' necessario infatti un ascolto costante di queste ultime, volto a comprendere le loro reali esigenze, così da poter porre in essere azioni che non siano avulse dalla realtà che tutti i giorni gli ipovedenti si trovano a dover affrontare.

Dagli interventi svolti è scaturito un interessante dibattito, dal quale si è potuto constatare che verso le tematiche afferenti l'ipovisione vi è un notevole interesse da parte della base associativa. Come detto in precedenza ogni persona ipovedente rappresenta un caso a se stante, ma dale domande poste agli esperti presenti è emersa in sostanza l'esigenza di avere la certezza di poter contare su punti di riferimento che possano fornire indicazioni e proporre soluzioni riabilitative non solo mirate, ma che seguano gli aggiornamenti che l'evolversi delle tecniche riabilitative fortunatamente portano.

Al termine del dibattito, i presenti hanno poi potuto prendere parte ad una dimostrazione di ausili di vario genere rivolti alle persone ipovedenti offerta dal Centro Regionale Tiflotecnico della Lombardia istituito presso il Consiglio Regionale Lombardo dell'U.I.C.I. e dalla ditta Tiflosystem.

Il seminario ha visto una forte partecipazione sia nella parte relativa agli interventi e al dibattito, sia per quanto concerne la dimostrazione di ausili. Ciò costituisce un dato estremamente positivo, dal quale non si può che trarre una precisa indicazione: l'approccio multidisciplinare a cui si è fatto cenno in precedenza è di sicuro lo strumento che in ambito riabilitativo può dare i migliori risultati. Tuttavia, al fine di valorizzarlo al massimo, risulta di estrema importanza che la persona da assistere si renda parte attiva di un dialogo costante e costruttivo con i tecnici della riabilitazione che la assistono, seguendo sì le indicazioni che le vengono fornite, ma facendo presente agli specialisti le reali esigenze che si presentano nella propria quotidianità.

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Regione lombardia

Contributo per l'acquisto di strumenti tecnologicamente avanzati

Con il provvedimento ex L.R. 23/99 - anno 2013" (DDG N. 12794 del 30-12-2013), la Regione Lombardia, anche per il 2014, ha stanziato un fondo per l'erogazione di contributi, finalizzati all'acquisto di strumenti tecnologicamente avanzati, a favore delle persone con disabilità.

Relativamente agli specifici ausili richiesti, ricordiamo che devono essere funzionali al superamento delle limitazioni connesse alla situazione di disabilità o alla patologia del soggetto e conformi al progetto sociale ed educativo individualizzato. Possono essere presentate domande per un solo strumento (purché la sua fornitura non sia prevista da altre normative come ad esempio il "Nomenclatore tariffario delle protesi e degli ausili") corredate dalla seguente documentazione:

1. copia della certificazione di invalidità o della certificazione di alunno disabile;

2. certificazione dello specialista per patologie che causano disabilità non necessariamente accertate attraverso le forme di cui sopra (ad esempio i Disturbi Specifici di Apprendimento);

3. prescrizione del medico specialista (pubblico o privato) che motivi la necessità e la conformità dello strumento/ausilio con il progetto sociale/educativo individualizzato;

4. progetto sociale ed educativo individualizzato predisposto dall'operatore di riferimento dell'ASL di appartenenza (neuropsichiatra, psicologo, assistente sociale, educatore professionale, logopedista, ecc.) il quale dovrà valutare il grado di congruità dell'ausilio richiesto;

5. copia della fattura/ricevuta fiscale o del preventivo indicante l'elenco degli strumenti con il dettaglio tecnico ed il relativo costo;

6. eventuale dichiarazione dell'Azienda fornitrice, responsabile dell'installazione, di avvenuta personalizzazione, di addestramento o collaudo (qualora previsto dalle norme vigenti);

7. copia del documento d'identità del richiedente o di chi sottoscrive la richiesta (può essere diverso dal beneficiario, vedi ad esempio genitore di minore o amministratore di sostegno).

Il bando dispone che almeno il 40% del fondo sia destinato alla domotica mentre non sono ammissibili - in alcun modo - personal computer, hardware e software, al di fuori delle patologie con diagnosi di DSA.

Il fac-simile di domanda contenente le autocertificazioni necessarie deve essere richiesto all'ASL di appartenenza.

Il termine per la presentazione delle domande è fissato per il giorno 28 Marzo 2014.

Possono presentare la domanda tutte le persone con disabilità purché siano trascorsi almeno 3 anni dall'eventuale precedente fornitura ai sensi della stessa L.R. 23/99.

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Dalla sezione U.I.C.I. di bergamo

Toccare: la linea di confine fra visibile e invisibile. Mostra tattile di sculture e installazioni sonore

15 marzo / 13 aprile 2014

CALUSCO D'ADDA

Sala Civica della ex chiesa di S. Fedele

TOCCARE

La linea di confine tra visibile e invisibile

Si inaugura sabato 15 marzo alle ore 17 la mostra tattile di sculture ed installazioni sonore organizzata dalla sezione di Bergamo dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti - ONLUS; parteciperanno all'evento 30 artisti provenienti da tutta la Lombardia.

I visitatori verranno accompagnati bendati nel percorso della mostra: immaginando il mondo di chi non vede e riscoprendo la funzione degli altri sensi, siamo invitati, attraverso l'arte a cogliere un altro ordine di visibilità, la possibilità di vedere altrimenti.

Sab: 16-20

Dom: 10-12/16-20

Giorni infrasettimanali: solo su appuntamento al mattino visite scolastiche, alla sera 20-22.

Info: 333 3366391; email: bibliotecabraille@comune.bg.it o studiobalinivittorino@tin.it.

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Dalla sezione u.i.c.i. di brescia

30 marzo 2014: L'UNIONE FA LA CORSA

In occasione del 90° Anniversario della sua fondazione, la sezione Bresciana dell'Unione Italiana Ciechi ed Ipovedenti propone una manifestazione dal sapore sportivo, adatta a tutti, per celebrare le sfide raccolte, le vittorie conseguite e i passi verso l'integrazione dei ciechi e degli ipovedenti bresciani sino ad oggi percorsi.

La corsa-camminata, non competitiva, denominata: "L'UNIONE FA LA CORSA" si suddivide in due scenografici tragitti da 4 o 11 km che vi faranno percorrere le più belle piazze della nostra città attraversando tutto il centro, quindi Domenica 30 Marzo 2014 non prendete impegni e correte da noi!!!

Le iscrizioni, alla modica cifra di 5 euro saranno aperte dal giorno 20 marzo, in orario d'ufficio telefonando al n. 0302209416.

Nell'attesa del via, con l'occasione, verrà proposto un momento di riflessione sui temi della cecità e dell'ipovisione attraverso la mostra fotografica "Reportage emozionale: guardando si impara", lavoro artistico del fotografo bresciano Cristian Filippini.

Un ricco ristoro ed un pacco gara "mai visto" vi aspetteranno dopo la fatica.

Aspettiamo tutti coloro che vorranno partecipare per percorrere insieme un altro tratto di strada contro i pregiudizi e le discriminazioni e verso una sempre maggiore integrazione degli ipovedenti e dei non vedenti.

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Tratto dalla circolare della Sezione u.i.c.i. di como - febbraio 2014

Gita a Roma e ai castelli romani per salutare Papa Francesco

Da sabato 7 a giovedì 12 Giugno 2014 Agenzia Vecchie Mura Viaggi di Lecco in collaborazione con il referente per le gite Piero Alpino.

Programma:

1° GIORNO: LECCO, COMO,TIVOLI, ROMA.

Ritrovo dei partecipanti a Lecco alle ore 6.15 e Como alle ore 7.00 e partenza con pullman Gt alla volta del Lazio, soste lungo il percorso. Arrivo ad Attigliano e sosta con pranzo in ristorante. In seguito proseguimento per Tivoli, incontro con la guida e visita alla bellissima Villa d'Este, costruita nel '500 per il Cardinale Ippolito II. Il palazzo di sobrie linee architettoniche conserva sale decorate da affreschi. Dalla loggia è superba la vista sul giardino, che digrada a terrazze ricche di vegetazione e numerose fontane. AL termine proseguimento della visita al centro storico (tempo permettendo). Sistemazione in Hotel 4* in centro Roma, cena e pernottamento.

2° GIORNO: ROMA.

Prima colazione in Hotel. Intera giornata dedicata alla visita guidata della città, in particolare le Piazze più belle e famose della città, come Piazza di Spagna, Piazza Navona e la Fontana di Trevi. Pranzo in ristorante in fase di escursione. Nel pomeriggio si proseguirà nel visitare la zona del Quirinale, il Pantheon, il Colosseo e i Fori. Cena tipica romana alle ore 19.00 ed in seguito by night della città con il pullman. Pernottamento in Hotel.

3° GIORNO: CASTELLI ROMANI.

Prima colazione in Hotel. Intera giornata dedicata alla visita dei Castelli Romani, zona vulcanica coperta di boschi e di vigneti, dove negli antichi crateri si sono formati dei laghi. Si parte con la prima visita a Frascati, la più famosa, visita a Piazza Marconi il cuore della cittadina. Si passa ad un altro Castello Romano, Rocca di Papa, con ville, giardini, passeggiate e panorami, visita alla bella chiesa dell'Assunta eretta nel 1664. Pranzo in ristorante in fase di escursione. Nel pomeriggio trasferimento a Castel Gandolfo, scelto dai pontefici come villeggiatura, e la Piazza della Libertà si apre vasta al centro dell'abitato, ornata dalla fontana del Bernini e chiusa in fondo dal palazzo Pontificio. Rientro in serata a Roma, cena e pernottamento.

4° GIORNO: CITTA' DEL VATICANO.

Prima colazione in Hotel. Intera mattinata dedicata alla visita dei Musei Vaticani (4 ore circa) per ammirare opere di grande prestigio e la famosa Cappella Sistina. Pranzo in ristorante. Nel pomeriggio proseguimento della visita alla Basilica di San Pietro, ai sotterranei e alle Tombe dei Papi. Rientro in Hotel cena e pernottamento.

5° GIORNO: CITTA' DEL VATICANO - ROMA.

Prima colazione in Hotel. Intera mattinata dedicata all'udienza papale del mercoledì con il Santo Padre. Pranzo in ristorante e nel pomeriggio trasferimento del gruppo nelle vie del centro e nelle aree di shopping per tempo libero e visite individuali, con nostro accompagnatore. Rientro in Hotel, cena e pernottamento.

6° GIORNO: ROMA, LAGO DI BRACCIANO, SAN VINCENZO, COMO E LECCO.

Prima colazione in Hotel. In mattinata partenza da Roma e sosta al Lago di Bracciano per la visita al Castello Odescalchi (visita facoltativa a pagamento in loco, € 5.00 per persona), in seguito, proseguimento del viaggio e arrivo a San Vincenzo verso le 13.30. Pranzo in ristorante sul mare con menù a base di pesce. Al termine del pranzo partenza per il viaggio di rientro con soste lungo il percorso. Arrivo al luogo di partenza in serata.

Sistemazione presso Hotel Cristoforo Colombo 4* situato nel cuore dell'Eur a pochi metri dal Palalottomatica e ben collegato al Centro Storico; accanto al grande Centro Commerciale Euroma2, Hotel molto elegante. Trattamento di Mezza Pensione con Bevande ai pasti.

Quote:

minimo 30 paganti: euro 735

minimo 40 paganti: euro 715

minimo 50 paganti: euro 695.

Supplemento per camera singola: euro 180.

La quota comprende: Viaggio a/r in Pullman Gt - Ingressi e permessi per ZTL per la città di Roma - Sistemazione in Hotel 4* in trattamento di mezza pensione (tranne la cena del secondo giorno che verrà effettuata in ristorante) - Pranzi in ristoranti con menù curati - Tutte le escursioni guidate con guida autorizzata come da programma - Ingressi a Villa d'Este e ai Musei Vaticani - Assicurazione Sanitaria - Accompagnatore dell'Agenzia - Tasse e percentuali di servizio.

La quota non comprende: mance extra di carattere personale e tutto quanto non espressamente indicato alla voce "La Quota Comprende".

Il Consiglio direttivo sezionale di Como contribuisce con una quota di euro 50 a favore di ciascun partecipante iscritto alla propria sezione ed al primo accompagnatore.

Acconto di euro 200 per persona entro il 30 aprile, saldo entro il 23 maggio.

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GIORNATA DELLA DONNA 2014

Di seguito si riportano le informazioni a noi pervenute relativamente alle iniziative proposte dalle Sezioni UICI della nostra Regione per la celebrazione della festa della donna.

BRESCIA

Anche quest'anno, in occasione della Giornata Internazionale della Donna, la Commissione Pari Opportunità sezionale organizza un piccolo evento per celebrare insieme l'8 marzo. E poiché quest'anno l'8 marzo cade proprio di sabato, si è pensato di organizzare una serata speciale per sole donne, socie, amiche, colleghe, sorelle, mamme, e chi più donne ha più ne metta.

La serata, denominata Serata delle donne avrà quindi luogo presso il Salone Ponti della nostra sezione sabato 8 marzo con inizio alle ore 20.00. Tutte insieme degusteremo una pizza da asporto e ci faremo guidare nella Serata delle Donne dalla Dott.ssa Vilma Dolmella, appassionata di psicologia, e poetessa dell'associazione culturale Meteora. Ognuna delle partecipanti è invitata a presentarsi alla serata indossando qualcosa di rosso, e portando con sé qualcosa da leggere o ascoltare sul proprio senso del femminile. Chi vorrà potrà raccontare qual è il momento del proprio femminile che sta vivendo.

Durante la serata Vilma ci guiderà attraverso un percorso iniziatico dell'esser donne e ci allieterà con la lettura di alcune delle sue poesie.

Alla serata, aperta a tutte, le donne sono invitate al solo costo della pizza da asporto che sceglieranno di degustare durante la serata. Si ipotizza, quindi, un costo non superiore ai 10.00 euro ciascuna.

Per motivi organizzativi siete pregate di segnalare la vostra presenza chiamando in segreteria sezionale al numero 030/2209416 entro le ore 12 di venerdì 7 marzo.

Vi aspettiamo numerose.

COMO

Sabato 8 marzo 2014 presso il salone Braille-Nicolodi della nostra sezione dalle ore 15:00 si terrà un pomeriggio di musica, canti e rinfresco finale per festeggiare tutti insieme la giornata della donna.

Invitiamo, fin d'ora, i nostri soci, anzi con precedenza alle nostre socie, familiari e volontari a voler confermare la propria presenza contattando la Segreteria sezionale.

MANTOVA

Sabato 8 marzo 2014 alle ore 15,00 presso la Saletta Sezionale "Dario Formigoni" festeggiamento del Carnevale con tombola e rinfresco al quale si potrà contribuire con dolci e bevande. In occasione della concomitanza con la Giornata della Donna, verrà consegnato un omaggio floreale a tutte le donne presenti.

PAVIA

Anche quest'anno la locale sezione celebra la Festa della donna. L'appuntamento è per domenica 9 marzo alle ore 12,00 presso la Pizzeria Lo Scoglio a Pavia in Viale Bligny n. 23. Sarà una bella occasione per incontrarci, ma con qualcosa in più. Oltre alle specialità del ristorante, potremo gustare insieme alcune brevi poesie. L'autrice è una poetessa che sarà presentata dalla nostra socia Chiara.

Potete comunicare la vostra adesione alla segreteria entro venerdì 7 marzo telefonando alla segreteria N. 0382/530102.

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comunicazioni varie

Dal centro regionale tiflotecnico

Disponibile nuovo prodotto: Macchina stenografica Braille, modello Marburg Germania

Presso il Centro regionale Tiflotecnico di Milano è disponibile un nuovo prodotto: Macchina stenografica Braille, modello Marburg Germania. Piccola, compatta e leggera permette di scrivere con facilità su nastri di carta per stenografia.

Costo: euro 600,00 iva al 4% inclusa. Nella confezione sono compresi: 20 rotoli di nastro carta braille per stenografia.

Per informazioni, tel. 02.76023922.

Dalla sezione di brescia

Servizio di consulenza psicologica rivolto a bambini, ragazzi e adulti

Ricordiamo che la nostra Sezione dispone di un servizio di consulenza psicologica per bambini, ragazzi ed adulti.

Esso viene svolto mediante colloqui individuali o collettivi condotti dalla psicologa Dott.ssa Alessandra David, che si tengono presso la sede, previo appuntamento da concordarsi tramite l'ufficio di segreteria.

L'associazione si fa carico dei costi di organizzazione e del costo della psicologa e richiede agli interessati un concorso spese di 15 Euro per ogni seduta.

Dalla sezione di como

Avvisiamo i soci, familiari e volontari che, in collaborazione con I.Ri.Fo.R. di Como ed il referente per la fruizione dei beni culturali Mario Mazzoleni, sabato 29 marzo con ritrovo alle ore 14.45 presso l'esterno del palazzo Giovio, si terrà una visita guidata dalla prof.ssa Franca Aiani della parte romana dello stesso Museo cittadino. Si prospetta una visita molto interessante come quella organizzata lo scorso 23 novembre relativa alla sezione della preistoria dello stesso museo. Avremo la possibilità di toccare reperti e di vivere un paio d'ore di coinvolgente tuffo nella storia dei nostri padri romani. E' possibile anticipare la propria prenotazione contattando la Segreteria.

Ricordiamo ai nostri soci che stiamo organizzando l'invio di materiale e prodotti tiflotecnici ai ragazzi ciechi ed ipovedenti che frequentano la scuola Ngetta Girls Primary School di Lira nel nord dell'Uganda.

E' possibile consegnare in sezione piccoli strumenti e prodotti tiflotecnici da donare ai ragazzi ugandesi.   Siate generosi e mettete a loro disposizione strumenti o prodotti che non utilizzate più!

Vi ringraziamo in anticipo per il vostro sostegno!

"Quella notte sul lago di Como", questo è il titolo del nuovo audiolibro che riproponiamo.

Scritto da Marco Gatti, il nostro addetto stampa, giornalista del Settimanale della Diocesi di como, al suo esordio come romanziere, il libro narra la storia, per l'appunto, di un giornalista squattrinato e con la passione per la bottiglia che lo rende protagonista, suo malgrado, di un rocambolesco incidente nel quale perdono la vita 4 persone. Ambientato nei nostri luoghi tra Isola Comacina, la città di Como e l'Istituto Giovio, questo romanzo si lascia leggere volentieri. A voi scoprirne la trama! Alessandro Dominioni Editore - aprile 2013, pagine 157, 5 ore e 28 minuti di ascolto. Contattate la Segreteria per la prenotazione. In base al gradimento dimostrato dai soci, si potrà realizzare l'organizzazione di un incontro con l'autore.

Dalla sezione di mantova

Iniziative per la settimana mondiale del glaucoma

Anche quest'anno la Sezione Provinciale dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti di Mantova ha aderito alla richiesta di collaborazione della Sezione Italiana dell'Agenzia Internazionale per la Prevenzione della Cecità, in occasione della Settimana Mondiale del Glaucoma, che verrà celebrata dal 9 al 15 marzo, distribuendo materiale informativo di prevenzione giovedì 13 marzo dalle ore 9 alle 13 a Mantova in Piazza Marconi e con un incontro con l'Oculista sul tema del Glaucoma che si terrà sabato 15 marzo alle ore 15 a   Mantova presso la Saletta Sezionale "Dario Formigoni" in Via della Conciliazione n. 37.

Dalla sezione di milano

Gita in germania dal 4 al 9 maggio

Il Circolo Paolo Bentivoglio propone una gita in Germania dal 4 al 9 maggio con visite alle città di Lipsia, Potsdam, Berlino, Dresda. Quota pro capite 720,00 euro, maggiorazione per camera singola 155,00 euro.

Al momento della prenotazione è previsto il versamento di una caparra di 300 euro, da effettuarsi entro e non oltre il 5 aprile. Il saldo dovrà essere versato entro il 26 aprile.

Per prenotazioni e ulteriori informazioni rivolgersi alla segreteria del Circolo.

Dalla sezione di pavia

Iniziative per SETTIMANA MONDIALE DEL GLAUCOMA

Come tutti gli anni, la nostra sezione di Pavia aderisce alle iniziative proposte dalla Sezione Italiana della Iapb (Agenzia Internazionale per la Prevenzione della Cecità).

Saremo presenti venerdì 14 marzo o sabato 15 Marzo in Piazza della Vittoria dalle ore 09,00 alle ore 17,30 con l'unità mobile oftalmica che  sarà a disposizione di tutti i cittadini per effettuare visite oculistiche gratuite.

Vi aspettiamo!

DAL MAC (MOVIMENTO APOSTOLICO CIECHI)

TOUR TRA GLI ANTICHI BORGHI E LE DIMORE MEDIOEVALI DEL FRIULI

Si informa che il Movimento Apostolico Ciechi ha organizzato dal 22 al 25 maggio 2014 un tour tra gli antichi borghi e le dimore medioevali del Friuli, con visite guidate alle città di Trieste e Aquileia.

Il tour che si svolgerà in pullman, prevede fra l'altro la navigazione nella laguna di Marano e del fiume Stella  tra canneti e rive lussureggianti.

Per adesioni e informazioni più dettagliate rivolgersi a Rino Nazzari al numero 02 469 48 00.

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Dall'associazione Homerus onlus

Corso di vela per non vedenti

Gargnano, 29 marzo - 6 aprile 2014

Velalonga, 1 giugno 2008

Raccontata da America 3, l'imbarcazione di VENTOLIBERO.

Chiudo gli occhi, sono al timone, concentrato e rilassato allo stesso tempo, sento che il vento, anzi no, il vento e la barca mi dicono dove devo andare, piccoli movimenti della mano, quasi impercettibili, e scivolo senza rumore sulla superfice di questo lago incantato, apro gli occhi ma non cambia quasi nulla, non ricordavo che ero cieco, non ricordavo che ero ipovedente.

E' difficile trovare le parole per trasmettere una passione, delle emozioni, ci vorrebbero degli scrittori e noi siamo solo dei velisti ipovedenti e non vedenti che da oltre 15 anni hanno avuto la fortuna di imparare ad andare in barca a vela.

Sul lago di Garda c'è la nostra scuola, una scuola di vela della Federazione Italiana Vela nata per noi, che ci insegna a navigare autonomamente e, per chi lo volesse, a cimentarsi in competizioni veliche grazie ad un metodo innovativo preso a modello dal resto del mondo.

Il senso di libertà e le capacità di autodeterminazione che il metodo Homerus hanno stimolato in ognuno di noi ha trasformato le settimane di formazione sul lago di Garda, in momenti avvincenti e indimenticabili.

Qualcuno ci dice: "non so nuotare!"

Ebbene saper nuotare non guasta, ma non è indispensabile per andare in barca a vela, anche se l'attenzione alla sicurezza è uno degli elementi fondamentali per ogni velista, e gli allievi indossano il salvagente prima ancora di salire sulle barche.

Dopo il corso sarà poi possibile, accompagnati dai nostri volontari ed amici, utilizzare le barche dell'associazione per veleggiate ed allenamenti.

Anche quest'anno il corso si svolgerà a Bogliaco (sponda bresciana del lago di Garda), nel comune di Gargnano, dove Homerus ha la propria sede dal 29 Marzo al 6 Aprile 2014.

Il costo è di € 250 a persona, comprensivo della cerata e del salvagente (che al termine del corso resteranno al partecipante), sono escluse le spese alberghiere.

Il numero massimo di partecipanti è di 8 allievi.

Per informazioni potete contattare Homerus ( info@homerus.it - tel. 0365.599656)

Vi aspettiamo a bordo!

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La Repubblica del 16-02-2014

Segnali sonori e smartphone guida la promessa del quartiere per ciechi

MILANO. Fare del quartiere che si snoda attorno a via Vivaio, dove ha sede l'Istituto dei Ciechi, un distretto urbano avanzato in Europa per persone non vedenti e ipovedenti. È il progetto del Comune, nato da una proposta della commissione Mobilità del Consiglio di zona 1.

L'intenzione, da realizzarsi entro l'inizio di Expo a maggio 2015, è anzitutto quella di risanare le strutture esistenti, come i solchi in terra che indicano gli attraversamenti e i segnali sonori ai semafori. Ma il progetto prevede anche di impiegare moderne tecnologie come l'applicazione per iPhone radioguidata Blind Square, «che crea una realtà aumentata di audio per consentire all'utente di muoversi con maggiore facilità nel circondario e basata sul programma Open Data », come si legge nel prospetto che presenta l'iniziativa. «L'obiettivo, messo a punto assieme alle associazioni delle persone ipovedenti, è arrivare alla piena fruibilità della zona, primo passo verso una città completamente alla portata di chi ha capacità visive ridotte», spiega Stefano d'Onofrio, presidente della commissione Mobilità di Zona 1.

Per quanto riguarda la parte hi-tech del progetto, è partita la ricerca di partner privati, sul modello di quanto fatto a Lucca, dove le antiche mura cittadine dallo scorso novembre sono cablate e le persone ipovedenti possono ottenere decine di informazioni (dal bar più vicino alla presenza di scale) semplicemente spostandosi, grazie a un sistema che prevede un bastone dotato di sensori in grado di comunicare con centraline fisse e con i più diffusi modelli di smartphone. Ma se a Lucca il percorso a misura di persona ipovedente è rettilineo, a Milano la sfida è attrezzare un intero quartiere compreso fra corso Venezia, viale Majno, corso Monforte e via Senato.

Carmela Rozza, assessore ai Lavori pubblici, dice: «La rimozione delle barriere che rendono difficile la vita alle persone disabili è fra le nostre priorità e abbiamo di recente stanziato per questo 6,2 milioni di euro, una cifra importante anche se non ancora sufficiente». Abbastanza consistente, comunque, da consentire il restauro di quelle strutture di aiuto ai ciechi che oggi sono degradate o non più funzionanti, nella zona di via Vivaio come in tutta la città. Rodolfo Masto, presidente della sezione milanese dell'Unione italiana dei ciechi, dice: «Quello che più ci piace del progetto del Comune, per come ci è stato spiegato dai consiglieri di Zona 1, è che mira ad accrescere l'autonomia dei ciechi nell'area della città più frequentata in assoluto dai cittadini con disabilità visive, dal momento che lì trovano l'Istituto, in via Vivaio, e la sede dell'Unione, in via Mozart».

di Franco Vanni

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Il Cittadino del 15-02-2014

Monza, sostegno a studente disabile. La Provincia condannata a pagare

MONZA. Niente da fare: la Provincia ha torto e basta. Parola di giudice. Il Tar della Lombardia ha condannato la Provincia di Monza e Brianza a pagare e assicurare il sostegno di diciotto ore settimanali a scuola a un ragazzo che frequenta un liceo monzese.

Lo ha stabilito una sentenza del 28 gennaio con cui viene escluso il coinvolgimento del Comune di Monza. La Provincia aveva negato un insegnante di sostegno individuale a uno studente con diagnosi medica di deficit cognitivo, con invalidità totale. È proprio la diagnosi clinica a dire che al monzese è necessario il sostegno per la didattica e, in particolare, «di assistenza educativa per le relazioni sociali in ambito scolastico, nonché del servizio di trasporto». Si tratta di diciotto ore alla settimana di sostegno, chieste dalla famiglia prima al Comune e poi alla Provincia.

«Nonostante tali premesse - si legge nella sentenza - nel corso dell'anno scolastico 2012 - 2013 lo studente, per lo meno sino all'esecuzione dell'ordinanza cautelare adottata dal Tribunale, non ha fruito di assistenza alla persona in modo adeguato alle sue condizioni personali». Un fatto che ha spinto la famiglia a percorrere le vie legali e il giudice ha dato loro ragione.

«Non è dubitabile - scrive la sentenza - che il minore abbia diritto ad un assistente alla persona, atteso che proprio la diagnosi funzionale ribadisce l'esigenza di assistenza educativa per la comunicazione e le relazioni sociali, secondo un rapporto individualizzato. Del resto, il diritto all'assistente ad personam resta distinto dal diritto all'insegnante di sostegno, anche se le due misure sono strettamente connesse ai fini dell'effettivo esercizio del diritto fondamentale all'istruzione, distinzione emergente sia sul piano oggettivo, in relazione alla diversa funzione delle due figure, sia sul piano soggettivo, stante la diversa imputazione dell'obbligo di provvedere alla soddisfazione delle differenti pretese».

E poi aggiunge: la legge dice che le competenze in questo settore sono divise tra Province e Comuni, in base alle scuole. E trattandosi di secondarie di secondo grado, è competenza provinciale. «Ne consegue che grava sulla Provincia di Monza e Brianza l'obbligo di assicurare al minore la presenza in ambito scolastico di un assistente alla persona». E quindi l'ente deve pagare, così come deve pagare anche il trasporto del ragazzo da casa a scuola. «È fondata la domanda di risarcimento del danno non patrimoniale proposta dallo studente nei confronti della Provincia di Monza e Brianza per omessa assegnazione di un assistente alla persona per un numero adeguato di ore» aggiunge il Tar, per il quale la Provincia dovrà pagare alla famiglia «il danno da omessa assegnazione di un assistente alla persona per diciotto ore settimanali, con decorrenza dalla data di inizio dell'anno scolastico 2012/2013 e sino al momento in cui tale livello di assistenza o un livello superiore è stato concretamente praticato, sempre in relazione all'anno scolastico indicato».

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Il Corriere della Sera del 22-02-2014

Dalla Divina Commedia alla Casta, leggere in Braille

MILANO. Tre volumi, novantaseimilacinquecento parole: sono i «numeri» della Divina Commedia, un libro presente in moltissime case italiane. Trentadue volumi, due metri lineari di ingombro: ecco le «misure» delle parole del sommo poeta quando trascritte in Braille. Il piacere della lettura, e soprattutto di quella su carta, non è una questione di vista e neppure di quantità di testo da leggere. È una passione, un'emozione, un viaggio continuo che accomuna, allo stesso modo, chi legge con gli occhi e chi divora i testi con i polpastrelli. La lettura è uno degli argomenti centrali dell'incontro «Il Braille può farti volare» che si è tenuto ieri alla Sala Barozzi dell'Istituto dei Ciechi di via Vivaio, durante le celebrazioni della VII Giornata Nazionale del Braille. «In edicola e in libreria non c'è niente per noi, dobbiamo arrangiarci», ha scherzato Giuseppe Castronovo, presidente della Stamperia Regionale Braille di Catania tremilacinquecento libri pubblicati ogni anno che garantiscono, fra l'altro, l'integrazione scolastica dei 540 studenti non vedenti e ipovedenti siciliani. Poi con grande emozione ha ricevuto dalle mani dell'editorialista del Corriere della Sera Gian Antonio Stella una copia del suo libro (sette volumi!) «La casta» in Braille. «Un testo che ammiro e che ho personalmente regalato a una cinquantina di politici della nostra Regione sperando in qualche risultato», ha confessato ridendo Castronovo. Immediata la risposta del giornalista: «Sono onorato, è corretto dire che è per me un grande privilegio essere tradotto in Braille?». Poi l'affondo politico: «Nel 2007 il Parlamento Italiano, primo al mondo, ha votato la proposta, fortemente voluta dall'Unione Nazionale dei Ciechi, di una Giornata del Braille», ha ricordato Stella. «Forse siamo ancora gli unici, ma è un primato pieno di ipocrisia. Il solito chiacchiericcio italiano cui non segue un'azione concreta che riconosca alla disabilità i diritti che le andrebbero riconosciuti». E ha concluso raccontando come ancora una volta questi diritti siano stati calpestati. «Non c'è stata l'inversione di rotta che auspicavamo e per la quale mi sono battuto più volte insieme al collega Sergio Rizzo. Ancora oggi chi regala soldi ai partiti ottiene uno sconto fiscale maggiore rispetto a chi li dona alle onlus». Nel corso dell'incontro, presieduto dal padrone di casa Rodolfo Masto, è stato poi ampiamente chiarito il ruolo importante del Braille anche in epoca digitale. Intense le parole dell'informatico Franco Lisi: «Non è vecchio, non è superato, è il linguaggio dell'integrazione capace di adattarsi alle nuove tecnologie e traghettare i giovani non vedenti nel web». Poi la testimonianza di Roobi Roobi, liceale diciottenne originaria del Pakistan, a Milano dal 2004, affetta da glaucoma congenito, che ha spiegato come lo studio del Braille, iniziato con entusiasmo, interrotto per la paura che contrassegnasse la sua diversità e poi ripreso, le abbia aperto mille nuove porte.

di Marta Ghezzi

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Giornale UICI del 28-02-2014

Milano: Un'intrigante locandina ha catturato l'attenzione di molti

Di Mario Censabella

"VII Giornata Nazionale del Braille 21 febbraio 2014"          Ho appreso il sistema Braille nei primi anni cinquanta, ero riluttante ad impararlo poiché avevo ancora un piccolo residuo visivo. Impareggiabili maestre, nell'ordine Clelia De Gaudenzi ed Eugenia Corno storiche insegnanti dell'Istituto dei Ciechi di Milano che mi raccontavano che ai loro tempi, il sistema Braille non era ancora diffuso, leggevano l'alfabeto stampato in rilievo su grandi volumi, mi hanno persuaso ad impararlo. Nel corso degli anni vi è stato chi ha avanzato dubbi sull'importanza di questo sistema rispetto alla tecnologia avanzante: prima l'optacon e poi la sintesi vocale. Ma, ora, caliamoci nella cronaca - Venerdì 21 febbraio alle ore 10.30, presso la sala Barozzi di Via Vivaio 7, l'Istituto dei Ciechi di Milano, l'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, il Club Italiano del Braille hanno celebrato la VII Giornata Nazionale del Braille, promuovendo un interessante convegno a cui hanno partecipato, fra gli altri, Gian Antonio Stella editorialista del Corriere della Sera, Nicola Stilla Presidente del Consiglio regionale lombardo UICI e del Club del Braille, Giancarlo Abba Direttore Scientifico dell'Istituto dei Ciechi di Milano, Franco Lisi responsabile del Centro Informatico dell'Istituto dei Ciechi di Milano e, Pippo Castronovo presidente del Consiglio regionale UICI della Sicilia, della stamperia braille di Catania e dell'Agenzia Internazionale per la prevenzione della cecità. Il Convegno a cui ha presenziato una folta rappresentanza degli allievi della scuola media integrata per ciechi di Via Vivaio, ha avuto notevoli componenti emotive per gli accenti e coinvolgimenti che il Commissario straordinario dell'Istituto Rodolfo Masto ha saputo e voluto imprimere anche nel suo ruolo di moderatore. Nicola Stilla ha sottolineato l'importanza del Club che è stato creato da nove istituzioni per ricordare nella storia la figura e l'opera di Luigi Braille finanziando i musei a lui dedicati. Sia Masto che Stilla hanno sottolineato le difficoltà che oggi sono connesse all'istruzione dei ciechi per la carenza di adeguati finanziamenti così come l'assessore Pagani dell'Amministrazione provinciale di Milano che ha concluso i lavori; Stilla ha proseguito e terminato il suo intervento affermando che il braille e l'istruzione rappresentano per i ciechi cultura e lavoro. Pippo Castronovo ricorda la proposta di legge dell'On. Enzo Bianco che ha ottenuto dal Parlamento che ogni anno il 21 febbraio fosse celebrata la giornata dedicata al Braille. Dalla relazione di Castronovo sono emersi dei dati importanti: in Italia vi sono 400 mila ciechi assoluti e un milione e mezzo di ipovedenti, nel mondo 40 milioni di ciechi e 270 milioni di ipovedenti. Castronovo ha proseguito raccontando della stamperia regionale braille di Catania, dei centri connessi, concludendo leggendo in braille il suo intervento consegnando a Gian Antonio Stella copia in braille del libro "La Casta"  che lo stesso ha scritto con Sergio Rizzo. A questo punto, Elisabetta, ha letto in braille alcune significative pagine di quella edizione. Stella ha ringraziato contrappuntando il suo intervento con aneddoti e avvenimenti che hanno messo ...in luce le difficoltà con le quali a volte si affrontano i problemi della minorazione visiva, compresi leggende e cronache riferite a Efesto, S. Ermanno il rattrappito e a Ray Charles.

Roobi Roobi diciottenne non vedente pakistana vincitrice del premio internazionale braille promosso dall'EBU con una sua opera dal titolo: "Il braille può farti volare" ha catturato l'attenzione e l'emotività di tutti per il suo entusiasmo di vita e per la volontà di essere, nonostante tutto, una studentessa e una cittadina come tanti. Giancarlo Abba con l'eloquio e la pacatezza di sempre, anche in questa circostanza ha ricordato di essere stato allievo di un professore di filosofia non vedente, ha affermato che occorre sapere insegnare il braille e ancora che "il braille è luce per chi non vede" e che il bambino non vedente  riesce a frequentare la scuola soprattutto grazie a questo meraviglioso prodotto dell'ingegno umano.

Il tempo scorreva veloce tanto da imporre a Franco Lisi una dissertazione veloce sul sistema braille che è correlato alla tecnologia della sintesi vocale e della barra braille. Il sistema braille non è "vecchio". Come qualcuno ha affermato migliaia di anni fa ai ciechi basta un puntino per sollevare, quale leva, i ciechi dal loro disagio per farli entrare nel mondo della cultura.

Rodolfo Masto ha poi ricordato alcuni giornalisti di rilievo che ora non sono più: Guido Vergani e Candido Cannavò che hanno contribuito a far conoscere l'attività e l'opera dell'Istituto dei Ciechi di Milano; Masto oltre a ringraziare Giangiacomo Schiavi che è sempre presente a queste iniziative contribuendo a rendere importante le istituzioni che si afferiscono ai non vedenti.

L'estensore di queste note a questo punto è spossato: all'esterno, tutti intorno, anche sui marciapiedi, ingombro di auto blu e di "gran" pedoni, le esigenze della moda ancora una volta contrastano con chi ha necessità di deambulare liberamente, ma l'Italia ha bisogno anche di questo.

Rinvio ad una prossima occasione le dissertazioni troppo cerebrali di Rodolfo Masto che ci informano che recenti studi darebbero sensibilità tattile anche all' "embrione" e che attivando, attraverso l'apprendimento del braille la corteccia cerebrale, si è ...più intelligenti.

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La prealpina del 22-02-2014

Il braille è un dono

«Il braille è un dono». Angela Mazzetti definisce così il linguaggio universale cui bastano sei piccoli punti, strutturati con ferrea logicità, per superare le barriere del buio che limitano il campo visivo delle circa 800 persone, certificate come ciechi parziali e totali dalla sezione provinciale di Varese dell'Unione Ciechi Ipovedenti che presiede {foto Blitz).

Dunque era festa ieri, perché il 21 febbraio si celebra la giornata nazionale di questo insostituibile sistema di

scrittura e lettura. Istituita con la legge n. 126 del 3 agosto 2007, la ricorrenza si ripropone da sette anni

come momento di sensibilizzazione sul metodo ideato dal francese Louis Braille, infortunatosi all'occhio

all'età di sei anni. Da questo incidente, nel giro di pochi anni, la cecità e poi l'istruzione nell'Institution des Jeunes Aveugle di Parigi. E' qui che il giovane studente mette a punto il sistema che rappresenta ancora oggi, a due secoli di distanza, un alfabeto internazionale e insieme una svolta che ha saputo influire in modo unico e prezioso nella vita di bambini, uomini e donne affetti da cecità totale, parziale o ipovedenti.

Angela Mazzetti ha studiato al Liceo Classico "Galvani" di Bologna, e ricorda ancora quando in una mano doveva tenere la macchina dattilografica con cui scrivere i compiti e nell'altra il vocabolario di greco. I Promessi Sposi in braille sono nove tomi in foglio scritto in recto e verso, tanto per avere un'idea. «Essere vecchi significa segnare un percorso» commenta, indicando «le giovani promesse» cui il braille consente ancora oggi di studiare in maniera autonoma e personalizzata, nonostante l'avvento di moderne tecnologie audio e barre display per computer.

Federica ha 20 anni, un diploma di maturità aziendale e si prepara a seguire il corso per centralinista, Maria Lucia ha 27 anni, una laurea in Lingue e il diploma di centralinista, Samuele ha 29 anni, è cieco dalla nascita e legge in braille dalla prima elementare. Oggi, dopo essersi laureato in Lingue alla Cattolica di Milano, lavora in una nota compagnia di assicurazioni.

E poi ci sono Gianfranco e Pietro, più avanti con l'età ma entrambi debitori nei confronti del sistema a 6 punti che ha permesso loro di accedere alla cultura, leggere attivamente e, perché no, muoversi con più sicurezza nei propri spazi.

«Lo uso per sapere quale interruttore accendo o per etichettare i barattoli di peperoncino che preparo io», racconta Pietro. Insomma è grazie ai libri stampati coi caratteri goffrati, alle tavolette col punteruolo e alle macchine per scrivere "dattilobraille" che si annodano i fili di diverse generazioni, forti di uno strumento che permette loro di conoscere e comunicare. Sempre col sorriso anche quando, come è successo a Luisa Sanna Carlini, è stato un tumore a privarla della vista ma lei, orgogliosa dei suoi 82 anni, non ha mai perso la «voglia di vivere ogni minuto con gioia ed entusiasmo». Preziosi insegnamenti per chi troppo spesso dimentica che per vedere non servono solo gli occhi, ma ci vuole un grande cuore.

Monica Toso

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Varese News del 24-02-2014

"La mia vita in Braille"

VARESE. Samuele Fasson ha 29 anni e abita a Uboldo. E' laureato in lingue alla Cattolica di Milano, lavora, come molti giovani laureati, al call center di una grande società di assicurazioni specializzata nell'assistenza stradale, ha preso da poco casa e fra poco andrà a convivere con la fidanzata. Insomma, una vita da giovane laureato con un futuro davanti, che Samuele affronta però in una maniera diversa dalla maggior parte dei suoi coetanei. «Sono cieco dalla nascita - spiega Samuele - Lo dico così perchè non mi piacciono le perifrasi. Ho imparato il braille in prima elementare, parallelamente ai compagni che imparavano a leggere le lettere dell'alfabeto: mi ricordo che ad ogni lettera che ci facevano imparare associavano un oggetto».

Samuele racconta la sua vita da laureato non vedente («E io non sono ipovedente, come adesso si usa dire: sono proprio cieco, e dalla nascita. A volte i termini sono non solo un po' ipocriti ma anche scorretti») per celebrare la settima giornata nazionale della scrittura Braille, che cade il 21 febbraio ed è stata istituita per legge nel 2007, partendo da una considerazione: «Ho imparato il braille negli anni '90: non c'erano ancora i computer, e quindi ho imparato tradizionalmente, con tavoletta e punteruolo. In particolare, usavo una macchina da scrivere braille, che ha sei tasti ed è una specie di punteruolo meccanico, che funziona come la tavoletta ma è molto più semplice da usare. Da quando ho imparato il braille tutti i giorni leggo. E senza il braille non avrei potuto mai laurearmi in lingue».

Studiare in braille non è stato difficile: «Le elementari e le medie le ho fatte a Uboldo, mentre il liceo linguistico l'ho fatto a Saronno. C'era sempre un insegnante di sostegno e mi sono trovato bene: più precisamente ero seguito dall'istituto dei ciechi di Milano, che lavorava in collaborazione con i professori: a marzo - aprile dell'anno prima fornivano l'elenco libri all'istituto ciechi che me li stampava appositamente in braille, così ero perfettamente in pari con i miei compagni. Tra l'altro, la tecnologia ci è venuta in aiuto: con il computer leggere e scrivere in braille è stato molto più semplice. In sostanza, esiste una tastiera specifica, da aggiungere alle funzioni del computer, che permette di tradurre in braille i testi digitali che trova, e viceversa. Un meccanismo che ha cambiato molto la vita dei non vedenti, insieme alla diffusione dei libri digitali, che potevano essere più facilmente sintetizzati in questo modo».

La parte complicata degli studi però, è paradossalmente arrivata all'università: «I libri dei docenti universitari sono perlopiù in versione cartacea: quasi impossibile trovarli in versione digitale. Ho ricevuto molto aiuto per quel che era possibile: nel recuperare le dispense digitali, per esempio. Ma i libri di testo, quelli proprio non c'erano: e così ho dovuto "tornare all'antico", facendoli riscrivere in braille, o meglio facendo fare una scansione, rendendoli digitali e poi quindi facendoli sintetizzare, man mano che dovevo studiarli. Il risultato è stato fare in sette anni quello che avrei potuto fare in cinque. Però non mi lamento, è andata bene lo stesso».

Negli ultimi tempi questa scrittura è stata un po' "soppiantata" dalla sintesi vocale: «Non è scontato che tutti i ciechi usino il braille, è più comune per chi non vede dalla nascita. La maggior parte dei ciechi, specie chi lo è diventato nel corso della vita, usa il computer con la sintesi vocale, che è più veloce e immediato. Anch'io lo faccio per le cose spicciole: se leggo mail uso la sintesi, se leggo un libro lo leggo in braille. Ma il braille è fondamentale a livello culturale: chi legge solo con sintesi vocale non impara correttemente a scrivere in italiano, fa più errori perchè non li "vede". E' vero che il braille è più lento da leggere, ma è diversa la fruizione. Poi, leggere un audiolibro è più veloce, ma, come succede anche per chi vede, resta impresso meno».

Ora Samuele lavora con profitto, in una azienda che considera i non vedenti una risorsa su cui investire: «Il mio lavoro principale è mandare carri attrezzi a chi è in difficoltà: per farlo, l'azienda ha reso accessibile il software aziendale in modo che potesse essere utilizzato da chi non vede. Del resto, siamo in dieci impiegati in quel call center: tra ipovedenti e non vedenti totali»

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Giornale UICI del 28-02-2014

Lecco: Un genio al servizio dell'umanità

di Maria Grazia Seva

Il 21 febbraio di ogni anno si celebra la giornata nazionale del Braille istituita con la legge n.126 /2007 e già proclamata dall'UNESCO come la giornata della difesa dell'identità linguistica; il parlamento italiano l'ha scelta come solennità civile da dedicare al Braille che certamente non è una lingua, ma sicuramente è quel codice che ha permesso a quella minoranza sociale costituita dalle persone non vedenti di tutti i paesi del mondo, di uscire dall'isolamento e dall'analfabetismo.    La portata sociale e culturale di questa invenzione è paragonabile a quella rappresentata dall'invenzione di Johann Gutenberg; ancora di più, se quest'ultimo ha risolto il problema tecnico della stampa, Louis Braille ha creato un vero e proprio sistema di scrittura e di lettura, perfettamente calibrato sulla percezione tattile, la più importante risorsa e fonte di conoscenza a disposizione di chi non vede. con soli 6 punti e con le 64 combinazioni possibili si può esprimere qualsiasi alfabeto, ogni simbologia e segnografia speciali.   Quasi prodigiosamente, con l'avvento dell'informatica, che prevede l'utilizzo di display tattili costituiti da caratteri piezoelettrici a otto punti, il Braille ha rivelato tutta la sua freschezza e vitalità.

All'età di tre anni, Louis Braille, trovandosi a giocare con gli attrezzi da lavoro, nella bottega del padre sellaio, ferendosi ad un occhio, contrae una grave infezione che in poco  tempo, lo porterà alla cecità.     Fin da bambino, grazie al clima sereno vissuto in famiglia e al rapporto di stima reciproca e di amicizia con il parroco del suo piccolo villaggio natale, dimostra una brillante intelligenza, un'estrema gentilezza, un grande spirito di altruismo e di gratitudine nei confronti della vita e di Colui che la dona.   All'età di 10 anni, dopo aver frequentato la scuola del suo paesino, dove ha potuto avere un'istruzione, esclusivamente attraverso un apprendimento di carattere orale, fa il suo ingresso all'istituto dei giovani ciechi di Parigi, una vera novità mondiale, fondato da Valentin Haüy. Quest'educatore animato da un profondo spirito umanitario e filantropico, aveva messo a punto  qualche libro scolastico che riproduceva in  rilievo i caratteri normali di stampa, che gli allievi dell'istituto potevano esplorare con le loro dita; così anche Louis Braille, per la prima volta, veniva a contatto con la parola scritta, il più grande veicolo per la trasmissione del sapere.   L'incontro con Charles Barbier, un capitano di artiglieria che aveva inventato un codice tattile puntiforme per comunicare in trincea gli ordini militari, senza farsi accorgere dal nemico, non è per Louis privo di conseguenze e diventa la scintilla per la sua rivoluzionaria invenzione, alla quale lavora senza sosta, trascorrendo notti insonni e tutta una vacanza estiva, durante il suo rientro in famiglia.   Louis Braille, dotato di un grande talento musicale, grazie alla presenza in istituto di insegnanti provenienti dal conservatorio della capitale francese, ha modo di apprendere lo studio del pianoforte e di conseguire il diploma di organista, assumendone l'incarico presso la chiesa di st. Nicolas des champs di Parigi.   La musica è la sua grande consolazione, soprattutto nell'ultimo periodo della sua breve vita in cui deve separarsi dai suoi amati allievi ed è costretto  a limitare i suoi impegni a causa dell'inarrestabile malattia.

Muore a soli 43 anni, senza che i giornali ne diano notizia e senza un minimo riconoscimento ufficiale.   A cent'anni di distanza, la storia gli rende giustizia e dal 1952, egli riposa nel Pantheon di Parigi e la sua tomba reca la scritta: «E fu la luce».   A buon diritto, Louis Braille è considerato un cittadino del mondo, un autentico benefattore dell'umanità.   Giancarlo Abba, Direttore scientifico dell'istituto dei ciechi di Milano, afferma che l'alfabeto tattile «ha portato i ciechi, ancora di più, ad appartenere al proprio destino. Uno scrive la propria memoria, la propria storia. Ecco, quindi, la potente opera del nostro «amico» che, inventando il codice tattile, ha portato i ciechi a entrare nel logos, nella parola pensata, nella ragione».   Note bibliografiche: "Storicità ed attualità del Braille" di Carlo Monti   "Louis Braille, il ragazzo che leggeva con le dita" di Jakob Streit

In occasione della 7^ giornata nazionale del Braille, la sezione provinciale di Lecco dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ha organizzato, venerdì 21 febbraio, alle ore 21, presso l'auditorium della casa dell'economia a Lecco, un incontro con l'autore dal titolo "Il piacere di leggere e di ascoltare".

La conversazione con il famoso scrittore Andrea Vitali è stata guidata da Alessandra Frigerio; uno speciale reading ha visto persone che, grazie al codice Braille, hanno proposto alcuni testi inediti suggeriti dallo scrittore bellanese; inoltre è stato  proiettato un audiovisivo dedicato alla figura e all'opera di Louis Braille.

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Settimanale della Diocesi di Como del 18-01-2014. Como Cronaca

L'ipovisione non è visibile!

L'ipovisione non è ... visibile!

Intervista. A colloquio con Daniele Rigoldi, presidente dell'Uici di Como.

L'ipovisione è una condizione di limitazione importante della vista che interessa un'ampia fetta di disabili visivi. Basti sapere che su circa 300 iscritti all'U.I.C.I. (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti) di Como, ben 108, pari a circa un terzo, sono ipovedenti. «La realtà dell'ipovedente è molto variegata e poco conosciuta dalla gente» ci dice Daniele Rigoldi, presidente della sezione comasca. Può spiegarci chi sono gli ipovedenti? «Esistono patologie che non hanno terapie e che portano irrimediabilmente a una degenerazione progressiva delle capacità visive, conducendo gradualmente a una riduzione del campo visivo sino alle conseguenze estreme. Sono patologie come la retinite pigmentosa (che mi accompagna da ormai 30 anni), la malattia di Stargardt, la degenerazione maculare legata all'età, e diverse altre come il glaucoma, altamente invalidanti e ancora poco conosciute anche se abbastanza diffuse».

Chi effettua la diagnosi per attestare la presenza di questa malattia?

«Le diagnosi di ipovisione vengono spesso rilasciate dall'Ospedale S. Anna di Como e dai centri de La nostra famiglia (Bosisio Parini)».

Esiste una normativa che regolamenta le differenti graduazioni dell'ipovisione?

«Certamente, dopo molte battaglie portate avanti dalle associazioni di disabili visivi, si è giunti alla regolamentazione della Legge 138 del 2001 relativa alla nuova Classificazione e quantificazione delle minorazioni visive e norme in materia di accertamenti oculistici. Tale classificazione divide le minorazioni visive in: ciechi totali; ciechi parziali; ipovedenti gravi; ipovedenti medio-gravi; ipovedenti lievi. Ad ognuna di queste categorie corrisponde un diverso contributo pensionistico. I parametri adottati con tale legge, inoltre, prevedono per la prima volta, ai fini della classificazione, anche il residuo visivo perimetrico binoculare. In sostanza, le patologie degenerative progressive sopra riportate condannano coloro che ne sono affetti, aggravandosi di anno in anno, da ipovedenti lievi a ciechi totali»

Una legge approvata da oltre 10 anni! Perché, allora, nonostante sia trascorso così tanto tempo dall'approvazione, l'ipovisione è ancora incompresa?

«Perché, consentitemi un gioco di parole, l'ipovisione non è visibile! La gente vuole individuare, vedere la disabilità, vuole etichettarla in modo ben preciso. Spesso, purtroppo, tutto ciò che non è compreso non è scusato. Credo sia importante e necessario far comprendere ai cittadini che esistono differenti "sfumature" di cecità, da quella totale all'ipovisione. Il concetto di ipovisione, purtroppo, non è ancora entrato a far parte del nostro bagaglio culturale comune. Esistono infatti solo due possibilità: o ci vedi o sei cieco e nella mentalità comune, se sei cieco, devi andare in giro accompagnato, anche se hai il bastone bianco (concetto espresso, purtroppo, anche da un medico di mia conoscenza), mentre l'ipovedente non esiste». La cronaca ha spesso portato alla ribalta, nell'ambito del tema dei falsi invalidi, anche possibili falsi ciechi. Questi "scoop" o presunti tali danneggiano l'immagine e la percezione sociale del disabile visivo?

«Direi di sì se gli argomenti sono affrontati in modo superficiale e oltremodo offensivo, senza offrire una pur minima informazione sulle patologie afferenti il problema né sulla normativa esistente, per creare nell'opinione pubblica l'idea che gli ipovedenti siano dei "furbi" e dei "falsi ciechi", in modo tale che anche da parte di cittadini "solerti" vengano effettuate segnalazioni alle Forze dell'Ordine e all'INPS, con le conseguenze che ormai conosciamo.

Le persone ipovedenti sono le prime vittime dei "falsi ciechi" e delle truffe che vengono scoperte dalle Forze dell'Ordine. Lo sono doppiamente: da un lato perché i truffatori rubano soldi pubblici già scarsi; dall'altro perché viene fatta di ogni erba un fascio, e le persone oneste, cieche o ipovedenti, si sentono messe sotto accusa, non vengono più credute e sono costrette a umiliazioni impensabili in un Paese civile».

Quanti sono i minorati della vista percettori di indennità in provincia di Como?

«960 (dati Inps). Ciò significa che solo poco meno di un terzo dei disabili visivi accertati dall'INPS risulta iscritto alla nostra realtà associativa a livello provinciale. Da circa un anno riceviamo una comunicazione mensile dalla sede centrale U.I.C.I. nella quale sono riportati i nominativi e relativi indirizzi dei soggetti visitati dall'INPS e titolari di indennità a seguito di accertamenti sanitari per disabilità visive. A queste persone inviamo una nostra lettera informativa con scheda dei servizi disponibili».

Che cosa sono i centri di Ipovisione?

«I Centri di Ipovisione e di riabilitazione visiva, come quello insediato presso l'Ospedale S. Anna di Como, coordinato dalla Dott.ssa Maria Francesca Mariani che ringraziamo per la sua attività, sono strutture presso le quali si insegna alle persone a sfruttare il proprio residuo visivo, utilizzando lenti e strumenti con tecnologie elettroniche ed informatiche o gli altri sensi, affinché possano acquisire una pur minima autonomia, che è quello a cui aspirano specialmente i giovani.

Autonomia che significa dignità, perché non essere un cittadino passivo vuol dire avere la possibilità di fare le proprie scelte, di partecipare alla vita sociale. In una parola, significa libertà di movimento, di conoscenza e di socialità!»

Ha parlato di giovani, come vengono seguiti i disabili visivi in ambito scolastico?

«Il servizio disabili della Amministrazione provinciale di Como, coordinato dal Dott. Bruno Venturini, si fa carico a livello scolastico del sostegno sia a scuola che a domicilio, purtroppo con recenti riduzioni orarie degli educatori a causa delle riduzioni di bilancio. Sono circa una cinquantina i disabili visivi (dalla scuola materna alla scuola media superiore) seguiti da questo prezioso servizio della Provincia».

Per concludere quali sono gli obiettivi dell'Uici di Como per il futuro?

«La nostra associazione, come tante altre associazioni di pazienti e delle loro famiglie, si sta battendo per il diritto alla salute, alla vita, all'integrazione sociale e alla dignità della persona, ed è per questo che comunque continueremo a lavorare. Prendo spunto dalla seconda giornata regionale per la prevenzione della cecità e per la riabilitazione visiva alla quale abbiamo aderito con l'organizzazione di stands informativi che lo scorso dicembre hanno distribuito a Como, a Gravedona e ad Erba un pieghevole illustrativo dal titolo "La prevenzione delle malattie oculari" affiancando una raccolta fondi per il finanziamento di corsi di mobilità ed orientamento o di visite oculistiche gratuite a favore di tutti i cittadini».

Il ricavato di questa iniziativa come verrà utilizzato?

«Tale risorsa ritornerà, come abbiamo già dimostrato, sia con l'organizzazione sul territorio provinciale di visite oculistiche gratuite sia mediante corsi di mobilità ed orientamento già avviati da alcuni anni e sempre disponibili su richiesta dei soggetti ipovedenti e non vedenti».

Marco Gatti

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Bresciaoggi del 12-02-2014

Taxi per non vedenti Convenzione rinnovata

BRESCIA. Il Comune ha rinnovato la convenzione con l´Unione italiana ciechi per il trasporto di non vedenti tramite taxi. Lo ha annunciato ieri l´assessore ai Servizi Sociali Felice Scalvini.

La sperimentazione è stata attivata nel 2008 e si è consolidata negli anni successivi. I beneficiari sono ciechi e ipovedenti residenti in città tra i 18 e i 65 anni.

In concreto, l´Uic si occupa di emettere e consegnare al Comune per la convalida i buoni spesa da utilizzare entro 60 giorni dall´emissione. Hanno un importo di 6 euro ciascuno e i taxisti, che operano nell´ambito del contratto di servizio con la cooperativa Radiotaxi per il trasporto disabili, si impegnano al momento del ritiro a controllare l´identità del beneficiario.

Al massimo, per ogni corsa ne possono essereutilizzati due. Il Comune mette a disposizione l´equivalente di 1.500 buoni spesa, e si impegna a corrispondere il controvalore alla Cooperativa.

Con questa e con altre iniziative, dagli accordi con le organizzazioni di volontariato a quelli con le agenzie di trasporto, l´Unione italiana ciechi intende garantire il diritto alla mobilità degli associati ed incentivarne l´autonomia. Anche l´Amministrazione comunale è impegnata su questo fronte.

Nella Conferenza stampa post giunta con il sindaco Emilio Del Bono, l´assessore Scalvini ha sottolineato che si tratta di una forma di «collateralità sociale». Ha annunciato anche l´avvio di una piccola riqualificazione del parco automezzi per il trasporto sociale che verrà sostenuta con una forma di pubblicità sui mezzi stessi e senza oneri per l´Amministrazione. «Cerchiamo di mettere in campo iniziative - ha dichiarato - dove tutti ci guadagnano». (NA.DA.)

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La GAZZETTA DI MANTOVA del 19-01-2014

Taxi per i ciechi, più corse gratuite

Il Comune di Mantova dal 2011 sta attuando un progetto di sostegno alla mobilità delle persone non vedenti che prevede l'erogazione di un contributo per l'utilizzo dei taxi per di favorire la loro mobilità. Dopo due anni di sperimentazione, l'iniziativa ha preso corpo ed è diventata un vero e proprio servizio. La conferma è arrivata da un incontro in via Roma tra l'assessore al Welfare Roberto Irpo e i rappresentanti di Unione ciechi e Movimento rinnovamento democratico. Decisa l'erogazione di un contributo direttamente ai non vedenti per usufruire di sei corse mensili, anziché due. Gli esponenti delle associazioni hanno espresso soddisfazione ed apprezzamento.

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La GAZZETTA DI MANTOVA del 15-02-2014

Il circolo dei Comunali in aiuto all'Unione ciechi

Grazie all'accordo tra Unione italiana ciechi e ipovedenti di Mantova e Circolo dipendenti comunali, è possibile potenziare il servizio di accompagnamento per i 220 soci dell'associazione di via Conciliazione. Potendo avvalersi soltanto di 4 volontari più un collaboratore a progetto, le uscite per i disabili visivi spesso rappresentavano un problema: da sola la sezione mantovana, presieduta da Caterina Vallani, non riusciva a fare fronte a tutte le richieste, soprattutto quelle al di fuori del capoluogo. In loro aiuto è intervenuto Sergio Olivieri alla guida del Circolo dei Comunali, mettendo a disposizione una nuova Fiat Panda e 3 volontari. «Dagli anni 90 offriamo ai nostri associati un servizio di accompagnamento per le necessità quotidiane - ha spiegato Vallani -, avvalendoci dell'attività di volontariato del trasporto protetto con sede in Aspef e di Centro aperto di Colle Aperto. Negli ultimi anni le richieste sono aumentate». Il trasporto effettuato dall'Unione ciechi è gratuito, mentre per quello dei Comunali occorre versare una quota di iscrizione di 25 euro all'anno, più 5 euro a chiamata se rientrante nel circuito urbano, applicando le tariffe Aci se extraurbano. Le domande più frequenti sono rivolte al supporto per recarsi al lavoro, a scuola, a fare la spesa, dal medico, all'ospedale o dal parrucchiere. Come ha ricordato Vallani, «abbiamo bisogno di un accompagnamento completo, che non si limiti solo al trasporto». Per le uscite serali i Comunali sono disponibili, previo reperimento dei volontari e prenotazione con 3 giorni di anticipo (335 6068289). L'Unione ciechi è reperibile allo 0376 323317.

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Giornale di Brescia del 03-02-2014

Baseball per ciechi

«Una squadra in città». Appello degli atleti bresciani ora costretti a militare a Milano: «Giocatori, ex e appassionati ci aiutino». Chi crede che i classici sport possano essere praticati solo da chi ci vede, non ha mai provato l'esperienza di osservare da vicino il baseball per ciechi. Il gioco, sebbene le regole siano simili, è un po' diverso dalla versione standard. Ai cinque atleti non vedenti si uniscono, tre player, segnalatori e assistenti vedenti. La mazza è regolamentare, mentre a rendere riconoscibili le «basi» (punti cardine del campo di gioco, chiamato «diamante») sono segnali sonori: un clacson interrato per la prima e assistenti che sbattono speciali palette per le due successive. Quanto alla pallina, infine, contiene al suo interno dei campanellini. E l'importanza di segnali acustici e indicazioni verbali in questo sport - cui possono partecipare anche gli ipovedenti, purché bendati per non creare diseguaglianze - è tale da imporre un rigoroso e insolito silenzio, specie sugli spalti tra i tifosi.

Lo sanno bene gli atleti non vedenti bresciani che lo praticano assiduamente, prendendo parte anche al campionato nazionale. Conta la passione che ora, da questi nostri conterranei, viene lanciato un appello affinché anche a Brescia si possa costituire una squadra. «Nella nostra città ci sono ragazzi e ragazze che si allenano con continuità  - racconta la referente del gruppo, Fiorenza Biacca -. Al momento abbiamo sei non vedenti giocatori dei Thunder's Five di Milano nel campionato Aibxc».

Per ora, agli ordini della donna e sotto la supervisione del milanese Dario Rossi, ci sono Barbara di Manerbio, Sarwar di Brescia, Arianna, Carlo e Qaadir di Bagnolo Mella, e Albana di Rovato (che verranno tesserati quest'anno), mentre la ragazza di Bergamo si chiama Elisabetta. Tutti accomunati dal desiderio di poter giocare insieme in una squadra bresciana, ma per farlo hanno bisogno di aiuto.

«Purtroppo non riesco a fare tutto da sola - spiega Biacca. - Il motivo per cui lanciamo questo appello è la costituzione del nostro team autonomo al cento percento. Per far ciò servono giocatori, allenatori e assistenti. Il baseball giocato da ciechi e ipovedenti è uno sport che richiede infatti almeno 5 atleti sul diamante di cui tre vedenti. Speriamo pertanto di trovare giocatori, ex giocatori o appassionati per realizzare questo sogno. Se un cieco vuole unirsi a noi saremo ben lieti di accoglierlo. Al momento, però, necessitiamo soprattutto di volontari vedenti disposti ad impiegare il proprio tempo per una buona causa».

I bresciani si allenano settimanalmente alla palestra del Leonardo, ma le partite, che sono 12, si svolgono da marzo a ottobre.

Luca Bordoni

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Il Corriere della Sera del 18-02-2014

L'atleta Arjola e la firma che manca

di CLAUDIO ARRIGONI

MILANO. È fra le prime del mondo. Agli Europei sarebbe da medaglia. Ma non può partecipare. Arjola Dedaj (a destra nella foto) è cieca. Ama lo sport: baseball, danza, atletica. È brava: 100 e 200 metri (con le guide Marco La Rosa e Vanessa Palombini), salto in lungo. Particolare: è nata in Albania ed è in Italia dal 98. Ha diritto alla cittadinanza, ma non l'ha ancora avuta. L'attende da mesi. Per questo ha già saltato un Mondiale. Ora è una lotta contro il tempo perché possa partecipare ad Assoluti e Europei paralimpici con la maglia azzurra. Non è sola: con lei corre anche il prefetto di Milano, Paolo Tronca, che sta cercando di fare in modo che Arjola la ottenga senza altre perdite di tempo. Aveva 17 anni al suo arrivo in Italia. La vista quasi spenta, ma non del tutto ancora: «Sul gommone guardavo in cielo e vedevo le stelle. Vicino non distinguevo chi avevo di fianco». La retinite pigmentosa l'ha portata alla cecità. Grazie all'Istituto dei Ciechi lavora in una assicurazione. L'obiettivo della Paralimpiade di Rio è alla sua portata. Nel salto in lungo ha un 4.26 m: è la quarta misura mondiale e seconda europea del 2013, a Londra 2012 sarebbe stata terza fra i ciechi totali. Insomma, Arjola è una atleta di interesse nazionale. Anzi, lo diventerà appena avrà la cittadinanza. Allora, potrà far parte della Nazionale e cercare medaglie per l'Italia.

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Il Cittadino del 11-02-2014

Di Pilato riabbraccia Brando

SAN GIULIANO MILANESE. Un po' banale, magari, ma la saggezza popolare a volte rende bene il senso dei fatti: «Tutto è bene quel che finisce bene». Già, proprio così: la vicenda legata all'affido di un cane-guida a Tommaso Di Pilato, non vedente, pluricampione del mondo di sci nautico per disabili, personaggio impegnato da sempre nella battaglia in difesa dei diritti dei diversamente abili, si è conclusa nei giorni scorsi con il classico lieto fine. Attenzione: non alla moda tutta italiana dei "tarallucci e vino", ma dopo confronti molto civili, prove e decisioni maturate in seguito all'articolo apparso sul nostro giornale tempo fa, nel quale si evidenziava la stravagante situazione di disagio del non vedente a cui era stato portato via il cane guida. Gli sviluppi della vicenda, peraltro (si conferma) molto civili, fanno dire chiaro e tondo a Di Pilato che su quei fatti «abbiamo steso tutti quanti un bel velo, come se non fosse mai accaduto». Venendo al presente, Di Pilato ha appena concluso la "tre giorni" nella sede della scuola per cani-guida e, ritornato nella sua abitazione a San Giuliano Milanese, ha subito esclamato: "Brando è pronto". Brando per capirci è il labrador golden red river di 22 mesi oggetto dell'affido, un robusto cagnone così amorevole ed affidabile da suscitare sincera tenerezza. Il suo addestratore Marco Daviddi ha sancito che il cane è abilitato all'abbinamento con Tommaso Di Pilato, con tanto di conferma giunta appunto dopo la speciale "tre giorni" alla scuola cani guida di Limbiate. «Brando è cresciuto: lo sento tra le mani, mi trasmette un grande calore: provo tanta gioia dentro di me, tanta emozione ed anche tanta meraviglia». E soggiunge subito: «Il solo toccarlo mi alleggerisce l'animo, riesco a rimuovere tutti i pensieri negativi che mi avevano appesantito il cuore: Brando mi è vicino, si muove gioioso, non riesco a crederci, ma sento che è proprio il mio Brando». Per la prima volta, Di Pilato, reduce appunto da Limbiate, dichiara senza mezzi termini: «Mi sono sentito parte di loro: provo una gioia incontenibile, il passato non conta più, considero ed apprezzo quanti hanno lavorato per questa mia causa, per addestrare il cucciolo, un lavoro che dimostra grande sensibilità, ma anche destrezza, bravura nel preparare il cane, autentico compagno di vita per un non vedente. La scelta di Brando la devo al signor Maurizio Familiari, responsabile dei cuccioli, ma comunque ringrazio quanti hanno reso possibile la realizzazione di questo che non esito a definire un sogno: avere accanto la mia guida, che vede per me e verrà dovunque io andrò, vivrà nella società in cui oggi vivo. Ancora una volta un animale insegna all'umano quanti valori rischia di perdere, piccole e grandi cose che ogni giorno viviamo senza quasi rendercene conto». Di Pilato si sente in dovere di ringraziare il presidente Giovanni Fossati, tutti gli addetti della scuola, gli operatori, il responsabile dei cani guida Pietro Di Giorgio. «Credo proprio, da non vedente dell'età di 48 anni, di potere, ed anzi di dovere, aggiungere nel mio diario di vita questa bellissima storia, della quale sono solo all'inizio».

di Luigi Albertini

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La Provincia di Como del 20-02-2014

Chiara e il suo Igor

Igor non è un amico o un parente, ma è un bellissimo cane guida, un labrador retriever assegnato Chiara Murrone, una ragazza comasca di 21 anni che non può vedere. Chiara frequenta il secondo anno della facoltà di Giurisprudenza in città e Igor con lei. Igor per Chiara è arrivato come un dono prezioso da parte dei Lions ed è proprio Chiara a raccontare come e quando ha ricevuto in regalo Igor: «I Lions  mi hanno donato un cane guida, dopo che io avevo fatto richiesta - dice - prima mi hanno chiamata per fare un colloquio in modo da capire l'idoneità e il carattere della persona, che deve essere adeguato a quello del cane, noi che non vediamo e i nostri cani dobbiamo essere compatibili e dimostrare  la nostra capacità di orientamento».  L'attesa di Igor è stata lunga perché ai non vedenti viene dato un cucciolo "su misura". «Ho atteso Igor un anno e ringrazio tantissimo i Lions. Ho dovuto aspettare che l'addestrassero dopo averlo scelto in base alle mie caratteristiche». Il cane guida, il cui addestramento «costa 12mila euro - aggiunge - e viene preparato nella scuola di Limbiate; e, visto il costo, i Lions non riescono a consegnare più di 50 cani l'anno in tutta Italia». L'iter seguito a Igor è complesso. «Il cucciolo viene dato a una famiglia fino a quando ha 4/5 mesi, poi a 6  mesi entra a scuola per addestrarsi e in quel momento entra in contatto con gli ostacoli da  superare - aggiunge Chiara -. Poi c'è l'addestramento con la persona per creare l'attaccamento e la fiducia reciproca. Sono andata anch'io a scuola  con Igor, poi nel 2011 abbiamo iniziato a conoscere anche l'addestratore che gli ha insegnato il percorso che io seguivo a Como per andare a scuola e a musica, visto che suono il sax. Igor non riesce a staccarsi da me. Insieme facciamo shopping e andiamo al ristorante, anche se a volte i negozianti e i ristoratori temono che faccia danni, ma lui è bravissimo. Igor - conclude Chiara -, mi accompagna a boxe giapponese, alle gare. Purtroppo a volte ho dovuto ricordare agli esercenti che sono passibili di multa se non mi fanno entrare con Igor, alcuni non lo sanno e mi fanno storie».

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La PROVINCIA DI COMO del 05/02/2014

Il regista Soldini star a Como - I veri ciechi siamo proprio noi

Il primo ospite di grande prestigio del festival "Il cinema italiano" ha incantato il pubblico del cinema Astra con un film di rara sensibilità e bellezza. Silvio Soldini è un maestro della settima arte che in una carriera lunga e costellata di pellicole premiate e apprezzate dalla critica, ma anche di grande successo commerciale. Basta pensare a "Pane e tulipani", che lo ha fatto conoscere a una platea vastissima dopo che i cinefili si erano già annotati il suo nome grazie a "L'aria serena dell'Ovest", "Un'anima divisa in due" e "Le acrobate". Dopo quel "balzo" le sale si sono riempite per "Brucio nel vento", "Agata e la tempesta", "Giorni e nuvole", "Cosa voglio di più" e "Il comandante e la cicogna", quest'ultimo presentato anche al festival comasco lo scorso anno. Ma "Per altri occhi", il titolo che lo ha portato a raggiungere la manifestazione lariana, è davvero un film... "per altri occhi". "Parla di non vedenti - racconta il cineasta milanese - Di un mondo che non possiamo immaginare e che non conoscevo. L'idea mi è nata da un incontro con uno dei protagonisti: si chiama Enrico, è fisioterapista ed è non vedente. Mi ha stupito per come viveva la sua cecità.   Siamo abituati a pensare ai non vedenti come a persone che hanno dei limiti e invece lui mi ha parlato fin dall'inizio delle numerose attività che svolgeva, degli sport che faceva, perfino dei film che vedeva. Questo mi ha fatto venire voglia di andare a scoprire queste persone che riescono ad avere una vita che si potrebbe definire ben più che normale. Persone coraggiose, vitali, che vivono una vita molto ricca». Oltre a quella del fisioterapista che ha imparato ad andare in barca a vela, ci sono vicende come quella di Gemma, una ragazza che alterna lo studio del violoncello a una passione per gli sci che l'ha portata anche a vincere numerose gare. Oppure Luca, che è pianista e compositore, ma anche fotografo o Felice che scolpisce. E poi Claudio e Michela, che erano in sala e che hanno colpito tutti. Si evince un lungo lavoro per arrivare a questo risultato. Soldini: «E' stata una lunga ricerca che ho condiviso con Giorgio Garini, il coregista del film, che ha avuto il coraggio di buttarsi con me in questa avventura scegliendo le situazioni che meglio si sposassero a quella di Enrico, che era il punto di partenza». Per un autore abituato a incassi notevoli, garantiti da tanti fattori, non ultimo la presenza di attori di richiamo, si tratta veramente di un'avventura produttiva non indifferente. «Il documentario ha sempre fatto parte della mia sensibilità - spiega - In passato ne ho realizzati numerosi, ma sempre di breve durata. In questo caso ho sentito che l'argomento meritava tutto lo spazio necessario. Non è sicuramente facile realizzare un film come questo, soprattutto a livello di distribuzione, si fatica ad arrivare alle sale e, quindi, a raggiungere la gente. Sono importanti festival come questo dove mi trovo».

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Il Velino.it del 19-02-2014

Alle Gallerie d'Italia di Intesa Sanpaolo visite guidate gratuite per ipovedenti e non vedenti

MILANO. Dal 21 febbraio, Giornata nazionale del braille, alle Gallerie di Piazza Scala - polo museale milanese di Intesa Sanpaolo - sarà possibile prenotare visite guidate gratuite dedicate a persone con deficit visivo, realizzate in collaborazione con il Centro di riabilitazione visiva di Pavia dell'Irccs Fondazione Salvatore Maugeri e il Museo Omero di Ancona. Il percorso, sviluppato in collaborazione con Civita -la società che gestisce i servizi museali delle Gallerie d'Italia - è agevolato dall'utilizzo di immagini a rilievo consultabili tattilmente dal visitatore. La visita guidata inizia introducendo il visitatore allo spazio museale anche grazie a una pianta a rilievo. Con l'ausilio di un mediatore culturale, i partecipanti hanno modo di muoversi nel museo supportati da tavole a rilievo che riproducono le opere selezionate da esplorare nel percorso. Nelle tavole, il rilievo del segno grafico non intende in alcun modo richiamare direttamente il volume degli oggetti rappresentati, ma serve unicamente a rendere accessibili al tatto i punti, le linee e le superfici di cui si compone il disegno, consentendo di rappresentare anche oggetti complessi e tridimensionali attraverso figure piane e a due sole dimensioni.

Aldo Grassini, presidente del Museo Omero di Ancona, una delle più importanti realtà museali italiane dedicata ai non vedenti, sostiene: "L'arte è una componente importante della cultura. Una persona colta conosce le principali espressioni artistiche ed è in grado di gustarne il valore estetico. Se la cultura è il presupposto di qualsiasi processo di integrazione sociale è evidente che anche ai privi di vista è indispensabile assicurare un'adeguata educazione artistica. Tutte le arti, a questo fine, sono importanti." Monica Schmid, responsabile del Centro di riabilitazione visiva dell'Irccs Fondazione Maugeri di Pavia, afferma: "È fondamentale tenere presente che il paziente ipovedente non è cieco e non è in questa condizione dalla nascita. Parliamo di persone che si ritrovano a convivere con un grave deficit visivo secondario a malattie legate all'età, come è il caso della degenerazione maculare senile, ma sempre più frequentemente anche di giovani colpiti da patologie o problemi cerebrali; l'idea quindi di permettere loro di continuare a fruire di opere d'arte in continuità con il loro vissuto contribuisce e arricchisce la loro qualità di vita, fortemente penalizzata dalla minorazione acquisita".

Ci si chiede se il cieco o l'ipovedente possano costruirsi, attraverso il tatto o la descrizione verbale, una rappresentazione mentale di un'opera d'arte. Numerosi esperti affermano come non sia tanto importante che l'opera d'arte dia la medesima emozione al vedente e al non vedente, quanto piuttosto che dia comunque un'emozione. L'approccio quindi si sposta dall'analisi storico-critica degli studiosi dell'arte alla sfera delle sensazioni che il non vedente coglierà dall'opera attraverso altri canali sensoriali non legati all'intensità di colore, alla forza della luce, ai cromatismi, etc. Il percorso, da prenotare al numero verde 800.167619 o scrivendo a info@gallerieditalia.com, ha ricevuto il patrocinio dal Museo Omero di Ancona e dall'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ONLUS - Consiglio Regionale Lombardo. Le prime visite del progetto sono state realizzate grazie alla collaborazione dei dipendenti ipo e non vedenti di Intesa Sanpaolo. Precisa Andrea Massari, responsabile dei Beni Archeologici e Storico-Artistici di Intesa Sanpaolo e Direttore delle Gallerie d'Italia: "Tramite questo rinnovato impegno per l'apertura delle proprie collezioni d'arte e degli immobili storici a pubblici estesi che comprendano anche i malati di Alzheimer, i disabili, gli ipovedenti e non vedenti, Intesa Sanpaolo vuole contribuire concretamente alla creazione di reali opportunità sociali e alla crescita culturale e civile del Paese".

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Giornale UICI del 18/02/2014

"Guardare con le mani", a Milano un utilissimo progetto per l'accesso alla cultura museale

di Michela Marcato

ARTE INSIEME onlus, Volontari per l'arte è un'Associazione senza scopo di lucro, creata a Milano, nel 2001 da un gruppo di insegnanti appassionati d'arte, che si propone di contribuire a far meglio conoscere ed apprezzare il nostro comune patrimonio artistico.

Per raggiungere i nostri fini sociali offriamo visite guidate gratuite con percorsi diversificati per età ed interesse, con speciale attenzione ai più giovani, agli anziani e a chi soffre di disabilità. Le persone che se ne avvalgono sono circa 2000 ogni anno (scuole, C.A.M. C.R.A.L. ecc)

Dal 2007 noi di "Arte Insieme" abbiamo lanciato il progetto "Guardare con le mani grazie al quale offriamo un servizio di visite guidate tattili per non vedenti e ipovedenti alle sculture della GAM, (Galleria d'Arte Moderna).

Questo servizio è stato ideato e viene attuato da volontarie formatesi attraverso corsi di tiflologia e con esperienza decennale al vecchio Museo del Duomo.

Il progetto "GUARDARE CON LE MANI" nel 2014 è stato esteso ad altri due musei milanesi.

MUSEO DEL RISORGIMENTO

CENACOLO VINCIANO (dove si trova un bassorilievo tattile dell'Ultima cena)

Prossimamente

MUSEO DEL DUOMO (da pochissimo riaperto)

Le visite tattili guidate vengono organizzate da noi accordandoci direttamente con gli interessati che speriamo numerosi.

Indirizzo di posta elettronica: info@arteinsiememilano.it

Sito di Arte Insieme: www.arteinsiememilano.it

Vi assicuriamo che per quanto ci sarà possibile faremo del nostro meglio per trovare le soluzioni migliori per ogni singolo visitatore o per garantire ad ognuno un'esperienza culturale indimenticabile! Vi aspettiamo.

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NOTIZIE DALLA SEDE CENTRALE

Questo spazio vuole essere una sorta di "miniguida" per orientarsi all'interno delle molteplici attività svolte dalla sede centrale della nostra Associazione.

A tal fine, vi proponiamo quelle circolari diramate dalla sede centrale nel mese appena trascorso, le quali contengono notizie e iniziative, che pensiamo possano suscitare un concreto interesse nei nostri soci.

Di sicuro qualcosa ci sfuggirà, ma pensiamo che questa selezione possa essere un valido punto di riferimento.

Buona lettura!

Soggiorno-studio in Spagna per il perfezionamento della lingua inglese (scadenza 28 maggio)

La O.N.C.E. (Organizzazione Nazionale Spagnola dei Ciechi) ha programmato anche per quest'anno un soggiorno-studio per il perfezionamento della lingua inglese che si svolgerà presso il suo Centro di Risorse Educative di Pontevedra (Spagna) dal 28 luglio all'8 agosto 2014. Il giorno di arrivo sarà il 27 luglio nel pomeriggio e il giorno di partenza sarà l'8 agosto nel pomeriggio. Potranno candidarsi per la partecipazione al soggiorno giovani ciechi o ipovedenti di età compresa tra i 15 e 17 anni (che abbiano già compiuto 15 anni alla data del 27 luglio 2014 ma non abbiano ancora compiuto 18 anni alla data dell'8 agosto 2014). Durante il soggiorno i partecipanti seguiranno un corso intensivo di inglese di livello intermedio-alto (60 ore), oltre a partecipare a varie attività ludico-sportive e culturali.

A carico dei partecipanti sono previste le spese di viaggio dal luogo di residenza fino all'aeroporto di Vigo, che è l'aeroporto più vicino a Pontevedra, e ritorno. Le spese di soggiorno, di studio e il transfer dall'aeroporto di Vigo a Pontevedra e viceversa sono a carico della O.N.C.E.

Come requisito imprescindibile, il possesso delle abilità linguistiche per accedere al corso dovrà essere attestato dall'insegnante di lingua inglese della scuola di provenienza di ciascun candidato sulla base dello schema grammaticale allegato alla presente. Per garantire la partecipazione di candidati adeguatamente qualificati, si invita caldamente a inviare unicamente le candidature di quei ragazzi che possiedano effettivamente il livello di competenza linguistica indicato. In fase di selezione, sarà comunque somministrato ai candidati un test scritto a distanza e gli idonei verranno contattati telefonicamente da un esaminatore per una verifica ulteriore del livello di conoscenza della lingua inglese.

Altra condizione importante per la partecipazione al soggiorno-studio è essere in possesso di una ragionevole autonomia nelle attività della vita quotidiana e nella mobilità (ossia la capacità di muoversi in un ambiente dopo averlo conosciuto).

I candidati dovranno far pervenire all'Ufficio Affari Internazionali di questa Unione (indirizzo: Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, Ufficio Affari Internazionali, via Borgognona 38, 00187 Roma, tel: 06 69988388/375, fax: 06 69988328, e-mail: inter@uiciechi.it) entro mercoledì 28 maggio p.v. la seguente documentazione:

- dichiarazione da parte dell'esercente la potestà parentale dei dati anagrafici e della disabilità visiva del candidato (diagnosi come da verbale di accertamento sanitario dell'invalidità civile), completata da un numero di telefono e indirizzo e-mail di contatto. È importante notare che il corso è destinato a giovani ciechi o ipovedenti come definiti negli articoli 2, 3, 4, 5 e 6 della legge 3.4.2001, n. 138)

- attestato dell'insegnante di lingua inglese della scuola di provenienza del candidato relativo al buon grado di possesso da parte di quest'ultimo delle competenze linguistiche indicate nell'allegato schema. L'attestato, che deve essere sottoscritto dall'insegnante e che può essere rilasciato su carta libera, deve indicare in maniera leggibile: nome e cognome dell'insegnante, nome e tipo di scuola frequentata dal candidato, anni di studio della lingua inglese del candidato presso quell'istituto.

- copia di eventuali certificati o diplomi che attestino lo studio della lingua inglese da parte del candidato anche presso altri istituti (scuole di lingue, etc.) con l'indicazione del livello del corso frequentato.

______________________________________________________________________________________

Livello intermedio-alto

Strutture e punti grammaticali    Abilità dell'alunno

Ability

Adverbs

Comparative & superlative

Conditional mode

Don't have to

Duration form

First, second & zero conditionals

For and since

Going to

Have to

How long?

Modal verbs

Modals of ability

Must/mustn't/have to

Passive form of verbs

Passive/active voice

Past continuous

Past perfect

Past simple

Permission

Phrasal verbs

Present continuous

Present continuous (future meaning)

Present perfect continuous

Present perfect simple

Present simple

Question tags

Relative clauses

Reported speech

Requests & offers

Should/shouldn't

Suggestions

Used to

What...like?

Will

Will/going to

Would like

L'alunno dovrà essere in grado di usare correntemente e correttamente tutte le strutture e i punti grammaticali del livello intermedio-alto e dei livelli precedenti

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Organizzazione crociera - Le terre dei vichinghi 12 luglio 2014

Questa Presidenza Nazionale, promuove per il 2014 l'organizzazione di una crociera, aperta a soci dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, ai loro familiari ed amici.

La migliore offerta ci è stata sottoposta dall'agenzia viaggi Arintha, di Rende (CS) per la crociera, che tra l'altro è stata anche richiesta da molti soci interessati, : "Le terre dei vichinghi", con partenza da Copenhagen per i Fiordi Norvegesi con la nave Costa Luminosa.

Per raggiungere il porto di Copenhagen, dove i passeggeri saranno accolti dallo staff di Costa Crociere, sono stati previsti voli da Lametia Terme, da Roma Fiumicino e da Milano Malpensa.

La proposta economica sarà valida a condizione che si raggiunga un numero minimo di 70/90 partecipanti e comunque le prenotazioni dovranno pervenire all'Agenzia entro e non oltre 11 aprile 2014.

Data partenze: 12 luglio 2014 - Copenhagen.

ITINERARIO Arrivo Partenza

Copenhagen (12luglio) h. 17,30

navigazione (13 luglio)   

Hellesylt (scalo tecnico) h. 7,00 h. 9,00

Geiranger (14 luglio) h. 11,00 h. 18,00

Flam (15 luglio) h. 8,00 h. 18,00

Bergen (16 luglio)          h. 8,00              h. 17,00

Kristiansand (17 luglio) h. 13,00 h. 19,00

Oslo (18 luglio) h.8,00 h. 13,00

Copenhagen (19 luglio) h. 8,30

Quote partenze da Lamezia Terme:

Cabine interne Premium......................................................Euro 1.546,00

Cabine esterne Premium......................................................Euro 1.786,00

Cabine con Balcone.............................................................Euro 1.896,00

Quote Partenza da Roma:

Cabine interne Premium......................................................Euro 1.486,00

Cabine esterne Premium......................................................Euro 1.726,00

Cabine con Balcone..............................................................Euro 1.816,00

Quote Partenza da Milano:

Cabine interne Premium......................................................Euro 1.446,00

Cabine esterne Premium......................................................Euro 1.686,00

Cabine con Balcone..............................................................Euro1.786,00

TERZO / QUARTO LETTO (su richiesta e soggette a conferma)

Adulti occupanti il 3° letto 853,00

Adulti occupanti il 4° letto 853,00

Ragazzi di età inferiore a 18 anni GRATIS, pagano tasse portuali (Euro 130.00 + quota volo disponibile al momento Euro 500,00)

Nota riferita alle Condizioni Generali: NON SARANNO AMMESSI A BORDO

VALIDITA' DELL'OFFERTA

LE QUOTE COMPRENDONO

LE QUOTE NON COMPRENDONO (eventuali servizi addizionali saranno quotati separatamente)

DEPOSITI E PAGAMENTI

Alla conferma acconto del 25% dell'importo totale

30 gg prima della partenza saldo finale.

versamenti di acconto e saldo potranno essere versati su conto corrente bancario

IBAN: IT32K 01010 80882 10000 0000525 Banco di Napoli - Rende (CS)

Documenti necessari

Per gli adulti carta d'identità valida per l'espatrio, per i minori certificato del comune vidimato dalla questura.

Per ulteriori informazioni o chiarimenti potrà essere contattata la signora Sgroi (tel. 06/69988373 - indirizzo e-mail: ssg@uiciechi.it).

______________________________________________________________________________________

Il file .doc contenente le presente circolare unitamente alla scheda di prenotazione può essere prelevato utilizzando il link di seguito riportato:

http://www.uiciechi.it/archivio/circolari/2014/02/2014026.doc

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Banconote da 10 euro. Seconda emissione

Con nota n. 36069/2014, la Banca d'Italia ci ha informati che, in data 13 gennaio 2014, è stata presentata presso la sede della Banca Centrale Europea, a Francoforte sul Meno, la nuova banconota da 10 euro.

Ricordiamo (cfr. Circolari n. 311 del 6 dicembre 2012 e n. 29 del 4 febbraio 2013) che l'Eurosistema, costituito dalla Banca Centrale Europea e dalle Banche Centrali Nazionali dei diciotto Paesi che hanno adottato la moneta unica (Austria, Belgio, Cipro, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Italia, Lettonia, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Portogallo, Slovacchia, Slovenia e Spagna), sta procedendo all'emissione di una seconda serie di biglietti in euro.

La prima banconota della nuova serie, del valore di 5 euro, è entrata in circolazione il 2 maggio 2013. Il nuovo biglietto da 10 euro inizierà a circolare il 23 settembre 2014.

Gli altri tagli, da 20, 50, 100, 200 e 500 euro, saranno introdotti nel corso dei prossimi anni.

Nella fase iniziale, i biglietti della prima serie circoleranno insieme ai nuovi; verranno, poi, progressivamente ritirati ed, infine, saranno dichiarati fuori corso. La data in cui le banconote della prima serie cesseranno di avere corso legale verrà annunciata con largo anticipo. I biglietti fuori corso potranno, in ogni caso, essere cambiati presso la Banca d'Italia e le Banche Centrali Nazionali dell'Eurosistema per un periodo di tempo illimitato.

Le banconote della seconda serie, o serie "Europa", riprendono i colori e i disegni dei biglietti della prima serie, ispirata al tema "Epoche e stili", ma non sono identiche alle precedenti.

I disegni sono, infatti, disposti in modo nuovo ed originale. Considerato, poi, che, dopo il 2002, gli Stati della zona euro sono aumentati da dodici e diciotto,, la parola euro viene, ora, stampata in caratteri cirillici, oltre che latini e greci, la sigla BCE viene scritta in nove lingue, invece che in cinque, e nella carta geografica del continente vengono indicate anche Malta e Cipro.

La serie "Europa" ha, inoltre, nuove ed avanzate caratteristiche di sicurezza e di resistenza, frutto degli investimenti realizzati dalla Banca Centrale Europea e dalle Banche Centrali Nazionali dell'area euro, con l'obiettivo di ridurre i rischi di falsificazione e di allungare il ciclo di vita dei biglietti.

A scopo anticontraffazione, le nuove banconote recano lungo i margini destro e sinistro, una serie di lineette in rilievo; nell'ologramma e nella filigrana, un'effige di "Europa", figura mitologica greca, e, sul filo di sicurezza, il simbolo dell'euro. Oltre a ciò, le cifre, che nell'angolo inferiore sinistro indicano il valore del biglietto, sono in colori iridescenti; nel caso delle banconote da 10 euro, il colore base è il verde smeraldo, quello riflesso il blu scuro. 

Per maggiori informazioni, rinviamo alla sezione "Banconote e monete" del sito della Banca d'Italia: www.bancaditalia.it, al sito dedicato alle banconote in euro: www.nuove-banconote-euro.eu, al numero verde: 800 196 969 e all'indirizzo di posta elettronica: eurosecondaserie@bancaditalia.it.

Ciò che, soprattutto, ci preme sottolineare è che le banconote della serie "Europa" sono state concepite e realizzate in modo tale da permettere alle persone con disabilità visiva di riconoscerne più agevolmente la natura e il valore.

Sui nuovi biglietti sono, infatti, presenti degli elementi a rilievo, facilmente percepibili al tatto, disposti, come dicevamo, lungo i margini destro e sinistro ed, anche, sul fronte delle banconote. Le dimensioni delle carte monete sono poi direttamente proporzionali al taglio delle stesse carte.

Le cifre, che indicano il valore in euro dei biglietti, sono stampate a caratteri grandi e marcati, e, quindi, più chiaramente leggibili. I colori, che caratterizzano i diversi tagli, sono gli stessi della prima serie; hanno, però, tonalità più forti e, di conseguenza, sono meglio riconoscibili. Come nella prima serie, i tagli vicini hanno colori contrastanti; così, ad esempio, i 5 euro sono in grigio, i 10 euro in rosso e i 20 euro in blu.

La possibilità di maneggiare il denaro in modo più sicuro e disinvolto è di indubbio vantaggio per tutti noi e saremo, perciò, davvero lieti se le soluzioni adottate con la nuova emissione ci consentiranno maggiore autonomia.

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Operatore della comunicazione e operatore del benessere - Le nuove frontiere per la professionalizzazione dei minorati della vista

Cari amici,

l'attuale crisi si sente e la sentono ancor di più le fasce deboli della popolazione, sebbene la linea interpretativa in seno alla società civile dovrebbe essere quella di dare effettività alla tutela dei lavoratori disabili, <attesa l'esigenza di assicurare in maniera permanente l'inclusione al lavoro dei soggetti beneficiari della normativa di riferimento> (cfr. Funzione Pubblica, parere UPPA 29 settembre 2008, n. 52 prot. DFP - 0043068-29/2008-1.2.3.4).

Crisi economica vuol dire meno lavoro.

L'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti risponde promuovendo due iniziative legislative di ampio respiro: l'Atto Camera 1779 di riforma della Legge N. 113/1985 e l'Atto Camera 1815 sulla disciplina della figura dell'operatore del benessere e della salute non vedente.

Il primo è stato presentato alla Camera il 7 novembre, il secondo il 18 novembre, sempre per nome dell'Onorevole Gribaudo del Partito Democratico.

Siamo in attesa dell'assegnazione in Commissione, che, ci hanno assicurato, arriverà quanto prima.

Non ci dilunghiamo in una analisi dettagliata dei contenuti delle singole proposte (che richiederebbe un'approfondita trattazione dei relativi temi), ma ci limitiamo a precisare che entrambe le iniziative nascono dalla necessità di adeguare la normativa alle nuove esigenze del mercato del lavoro, confermando sempre la quota di riserva fissata dal sistema generale del collocamento obbligatorio disciplinato dalla Legge N. 68/1999.

Lottiamo contro la preminente esigenza politica di ottenere l'approvazione, in tempi certi e celeri, delle sole norme necessarie a fronteggiare l'emergenza, per far comprendere alla classe politica che l'idea sottesa a questi due disegni di legge da noi sponsorizzati è quello di riportare le persone con disabilità visive al lavoro, perché bisogna far funzionare la macchina, consentendo a queste persone di vivere bene la propria quotidianità.

Ci piace ricordare le parole di Michel Martone, allora Vice Ministro del Lavoro, quando parlando delle esigenze dei disabili ha affermato: <C'è sempre un altro modo o un altro punto di partenza, ma il vero punto è cominciare ad intervenire>.

Vogliamo che tutte le parti sociali, proprio quelle che sentono di non essere chiamate in causa, possano contribuire alla riforma del Paese.

Noi ci chiediamo, ma l'ascolto delle parti sociali interessate non dovrebbe essere una condizione ineliminabile in un processo legislativo? <È sicuramente importante che si ascoltino le associazioni di categoria> - diceva Martone ? <ma ho l'impressione che il nostro Paese sia quello in cui quasi sempre, a forza di sentire tutti, non si riesce mai a far niente>.

Il Paese siamo anche noi; la nostra coscienza, la nostra intelligenza di individui portatori di handicap non possono accettare passivamente questa situazione di stallo. L'Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti ha il dovere di agire per sollecitare un impegno politico, modificando con un'azione concertata una legislazione a tratti lacunosa e problematica.

Con questo spirito portiamo avanti la riforma della Legge N. 113/1985 e la disciplina della figura dell'operatore del benessere e della salute non vedente, perché, come ho già detto in un recente incontro con i sindacati, <i non vedenti non vogliono il posto di qualcun altro, vogliono costruire il loro. Non chiedono privilegi, ma semplicemente le condizioni di dignità e di garanzia necessarie a prendere in mano il loro futuro, e mettere competenze, formazione e capacità al servizio di un percorso collettivo di cambiamento, senza favoritismi e senza clientele>.

Ci prendiamo l'impegno a tenerVi aggiornati sui futuri sviluppi legislativi delle nostre iniziative. Noi siamo ben consci della necessità di perseguire con determinazione le promesse fatte a tutta la base associativa, a cui vogliamo ancora una volta rendere onore.

Cordiali saluti.

IL Vice PRESIDENTE NAZIONALE

Avv. Giuseppe Terranova

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Concorsi per titoli ed esami - CONSOB - Centralinisti non vedenti ed amministrativi (GU N. 16 del 25-02-2014)

Si informano tutte le persone minorate della vista in cerca di occupazione che sono indetti N. 2 concorsi pubblici presso la CONSOB, uno per N. 2 vice-assistente in prova, con mansioni di centralinista telefonico, riservato agli iscritti all'Albo professionale di cui alla Legge N. 113/1985, ed il secondo per N. 5 vice-assistente in prova riservato più genericamente ai portatori di handicap di cui alla Legge N. 68/1999 (quindi anche alle persone non vedenti) in assenza di alcuna esclusione nel bando né esplicita per il fatto di essere "privi della vista" né implicita ad es. con la richiesta del possesso della patente di guida o indicando tipologie di mansioni incompatibili con la cecità (GU 4 a Serie speciale Concorsi ed esami N. 16 del 27-3-2014).

Di seguito, si riporta una scheda informativa sulle procedure in oggetto.

Ente: CONSOB

Informazioni: concorso pubblico, per titoli ed esami, riservato a candidati minorati della vista, per N. 2 posti di vice assistente in prova, con mansioni di centralinista telefonico, presso la CONSOB, da destinare alla sede di ROMA [cod. 155/13]

Requisiti:

Possesso del titolo di studio di scuola media superiore

Iscrizione all'albo professionale dei centralinisti telefonici non vedenti (ex Legge

N. 113/1985, art. 1)

Nella domanda di ammissione al concorso il candidato dovrà dichiarare i titoli

di cui si è in possesso.

NOTA BENE: Il punteggio massimo attribuibile ai titoli è fissato in punti 3. I titoli

che saranno valutati dalla commissione esaminatrice sono i seguenti:

a) votazione conseguita nel diploma di scuola secondaria di secondo grado (fino a

punti 1)

b) durata dell'eventuale esperienza lavorativa maturata presso enti pubblici o privati nello svolgimento di mansioni di centralinista telefonico (fino a punti 2); a tal fine potranno essere valutati rapporti di lavoro di durata non inferiore a sei mesi interi ciascuno.

concorso pubblico, per titoli ed esami, riservato a portatori di handicap (ex Legge N. 68/1999, art. 1,) a N. 5 posti di vice assistente in prova presso la CONSOB, con sede da definirsi [cod. 153/13]

Requisiti:

Possesso del titolo di studio di scuola media superiore

Certificazione di disabilità generale (per i non vedenti valevole è il verbale medico-legale di cecità)

Nella domanda di ammissione al concorso il candidato dovrà dichiarare i titoli di cui si è in possesso.

NOTA BENE: Il punteggio massimo attribuibile ai titoli è fissato in punti 2. I titoli che saranno valutati dalla commissione esaminatrice sono i seguenti:

a) votazione conseguita nel diploma di scuola secondaria di secondo grado (fino a punti 1)

b) attestati di partecipazione a corsi di informatica relativi all'utilizzo del pacchetto office (word, excel, access, power point), con particolare riguardo alla durata ( fino a 1 punto)

Scadenza: 27 marzo 2014

Presentazione delle domande:

esclusivamente on-line sul sito http://consob.it, alla pagina http://consob.csconcorsi.com/ (previa registrazione al servizio). Ultimata la procedura di invio della domanda, il sistema rilascerà automaticamente al candidato una ricevuta con il numero identificativo della domanda.

Saranno considerate irricevibili le domande di ammissione al concorso prodotte con modalità diverse (es. posta, raccomandata A/R, telefax, posta elettronica, ecc.).

Sempre nella domanda di ammissione al concorso il candidato avrà la facoltà di indicare l'ausilio adeguato al proprio handicap, nonché l'eventuale necessità di tempi aggiuntivi per l'espletamento delle prove.

È facoltà della CONSOB, per una migliore valutazione, chiedere al candidato la produzione di idonea certificazione medica.

Normativa di riferimento:

art. 7, comma 3, della Legge N. 113/1985

art. 20 della Legge N. 104/1992

art. 16, comma 1, della Legge N. 68/1999

Riferimenti utili: Responsabile del procedimento concorsuale per N. 2 vice-assistente in prova, con

mansioni di centralinista telefonico, è il signor Giancarlo Russo dell'Ufficio Gestione e Formazione Risorse della CONSOB

Responsabile del procedimento concorsuale per N. 5 posti di vice assistente è la signora Alessandra Cassetti dell'Ufficio Gestione e Formazione Risorse della CONSOB

copia dei bandi sono in allegato (formato PDF)

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E' possibile prelevare il file .zip contenente il testo della presente circolare unitamente agli allegati in formato .pdf utilizzando il link di seguito riportato:

http://www.uiciechi.it/archivio/circolari/2014/02/2014033.zip

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Urgente - corso di formazione europeo sull'occupabilità ("employability") dei giovani

Si informa che l'Associazione Albanese dei Ciechi, un'associazione che con grande serietà da più di vent'anni si occupa di proteggere e promuovere i diritti delle persone non vedenti in Albania attraverso, tra l'altro, corsi di formazione e servizi di consulenza legale e che ha una buona esperienza di partecipazione a iniziative europee sull'integrazione dei giovani ciechi, organizza a Tirana (Albania) dal 23 al 30 maggio 2014 un corso di formazione europeo sull'occupabilità dei giovani, ossia su come migliorare le capacità dei giovani di trovare e conservare un'occupazione. Il corso comprenderà lavori e discussioni di gruppo, giochi di ruolo e attività che stimoleranno la socializzazione. La lingua di lavoro sarà l'inglese.

Il corso è offerto a 30 giovani tra i 18 e i 30 anni con disabilità o in altra situazione di svantaggio (figli di genitori divorziati, appartenenti a minoranze etniche, ecc.) provenienti da circa 10 paesi. L'Italia può inviare fino a 3 giovani con disabilità (ma uno di questi può essere invece in altra situazione di svantaggio) e 2 accompagnatori. Il corso è co-finanziato dal programma comunitario Gioventù in Azione e dunque i costi di corso, vitto e alloggio saranno coperti dagli organizzatori, mentre i partecipanti riceveranno il rimborso del 70% dei loro costi di viaggio dal luogo di residenza fino a Tirana mentre gli accompagnatori avranno diritto al rimborso del 100% degli stessi costi, dietro presentazione della corretta documentazione di spesa (biglietto/i di viaggio, carte di imbarco, ecc.). È importante notare che il massimo importo rimborsabile dagli organizzatori è 300 euro a persona.

I partecipanti facenti parte di un organo dell'Unione avranno diritto a ricevere il rimborso del residuo 30% dei costi di viaggio, fino a un tetto di 129 euro.

In caso i partecipanti non fossero in grado di anticipare il costo dei biglietti, l'Associazione Albanese dei Ciechi potrà acquistarli per loro e i partecipanti dovranno rimborsare all'Associazione Albanese dei Ciechi il 30% del costo quando saranno arrivati a Tirana.

Ulteriori informazioni sul corso sono presenti nell'allegato alla presente circolare.

Visto l'esiguo numero di posti e la necessità di mantenere i costi di viaggio bassi, è necessario che i potenziali interessati comunichino il loro interesse a partecipare al corso in oggetto con massima urgenza all'Ufficio Affari Internazionali dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti (fax: 0669988328, email: inter@uiciechi.it), preferibilmente entro il 7 marzo 2014. La comunicazione deve comprendere i dati anagrafici del candidato, il recapito email e telefonico, il livello di competenza linguistica inglese posseduto, l'eventuale appartenenza a un organo dell'Unione, la motivazione a partecipare e il contributo che si vuole apportare, in particolare se si ha la possibilità di agire come moltiplicatore nel settore dell'occupabilità dei giovani.

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ALLEGATO

Finalità e obiettivi del progetto

Il corso di formazione professionale per giovani mira a riunire 30 giovani tra cui circa la metà con minori opportunità provenienti da 10 paesi diversi per aumentare le loro capacità nella ricerca e  nella conservazione di un'occupazione. La formazione si terrà a Tirana dal 23 al 30 maggio 2014 e sarà organizzata dall'Associazione Albanese dei Ciechi (ABA), che è l'organizzazione proponente del progetto. L'ABA sarà responsabile del coordinamento con i partner, della fase di preparazione, attuazione, monitoraggio e valutazione del corso. I partecipanti provengono da Albania, Kosovo, Serbia, Italia, Spagna, Azerbaigian, Georgia, Romania, Turchia e Croazia.

Obiettivi del progetto :

- Promuovere l'occupabilità dei giovani nella prospettiva della diversità in un corso di formazione di una settimana con circa 30 giovani disabili e non provenienti da 10 paesi diversi

- Rendere i giovani capaci di entrare e restare con risultati positivi nel mercato del lavoro, utilizzando metodologie interattive e pratiche durante la settimana di formazione e esercitando le loro competenze con il sostegno di istruttori professionisti

- Informare i giovani sul loro diritto al lavoro e gli aspetti giuridici a livello UE

- Aumentare la partecipazione e l'inclusione dei giovani con minori opportunità nel mondo del lavoro, incoraggiandone la creatività e l'imprenditorialità perché siano cittadini attivi e combattano la povertà nonostante il loro partire da una situazione di svantaggio

I principali argomenti che verranno affrontati sono:

Il tema principale del progetto è l'occupabilità dei giovani. Migliorare le competenze relative al mercato del lavoro giovanile richiede una conoscenza approfondita delle problematiche dell'occupazione e del mercato del lavoro. Questo tema sarà trattato attraverso le quattro componenti principali di occupabilità in materia di pari opportunità e non-discriminazione. Il "potenziale di occupabilità" di una persona comprende le sue conoscenze (vale a dire ciò che sa), le sue competenze (quello che fa con ciò che sa) e le sue capacità (come lo fa) .

La possibilità di trovarsi un nuovo impiego, se necessario, vale a dire essere indipendente nel mercato del lavoro essendo disposti e in grado di gestire le sfide lottando contro la discriminazione, può richiedere parecchio sforzo ed esperienza in particolare alle persone con minori opportunità. I giovani in alcuni casi sono in possesso di molte competenze professionali e accademiche, ma devono saperle applicare in modo adeguato.

Partecipanti

Tutti i partecipanti selezionati per questo progetto devono soddisfare i seguenti criteri :

Suggeriamo che anche le guide conoscano l'inglese per non annoiarsi durante la settimana e per partecipare alla formazione, se lo desiderano. In totale saranno circa 17 guide e sarà bene se tutti conoscono l'inglese, in modo da trascorrere tempo insieme per scambiarsi esperienze, visitare la città durante il giorno, impegnarsi nelle attività insieme ai partecipanti, come per esempio nella serata interculturale, ecc

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Sede centrale: circolari diramate nel mese di febbraio

Di seguito viene riportato l'elenco completo delle circolari diramate dalla Sede centrale U.I.C.I. nel mese appena trascorso, con la specificazione del relativo numero e dell'oggetto.

Vi ricordiamo che tutte le circolari possono essere consultate all'indirizzo internet http://www.uiciechi.it/documentazione/circolari/main_circ.asp

dove è possibile effettuare ricerche mirate tramite un comodissimo motore di ricerca.

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Vita.it del 07-02-2014

In vigore il nuovo Isee: promosso o bocciato?

di Sara De Carli

Domani entra in vigore il nuovo Isee: cambiano le regole per "fotografare" la situazione economica delle famiglie e regolare conseguentemente il loro livello di compartecipazione ai costi dei servizi di welfare. Molte le critiche. Ma Cristiano Gori promuove il nuovo modello: "lo strumento in quanto tale è buono, non è colpa dello strumento se le politiche non sono adeguate"

Era in vigore dal 1998 e mostrava i segni del tempo. Da tempo, nel sociale, tutti ne chiedevano la revisione. I saggi di Napolitano lo avevano messo fra le priorità del nascente Governo Letta. Il viceministro Maria Cecilia Guerra ci ha lavorato per due Governi. Il nuovo Isee ora è nato. Licenziato dal Consiglio dei Ministri del 3 dicembre, entrerà in vigore dall'8 febbraio.

Enrico Letta, nella conferenza stampa che aveva fatto seguito al CdM, lo aveva presentato come uno strumento per stanare i "finti poveri", poiché «ogni presunta furberia - in effetti una vera a propria ruberia - toglie un'opportunità a coloro che ne hanno diritto». Il nuovo Isee, a suo dire, «riporta un concetto di verità tra le persone e i servizi sociali corrispondenti. Le risorse vadano alle persone che hanno bisogno». Diverse associazioni - tra cui Anffas, Forum Famiglie, Anmil e Coordinamento Famiglie di Disabili Gravi e Gravissimi - da mesi denunciano invece «la beffa» del nuovo Isee, che per la prima volta considera tutte le forme di reddito, anche ad esempio le prestazioni assistenziali di cui beneficiano le persone con disabilità. Da qualche giorno su Facebook è anche nata una pagina dedicata - si chiama "Stop al nuovo Isee" per promuovere un ricorso collettivo e fermare «il massacro dei disabili pur di fare cassa». Alla vigilia dell'entrata in vigore del nuovo strumento, abbiamo chiesto a Cristiano Gori - docente di politica sociale all'Università Cattolica - una valutazione.

Qual è il suo giudizio sul nuovo Isee?

Il mio giudizio complessivo è, senza dubbio, positivo. Il ridisegno dello strumento predisposto dalla riforma permette di affrontarne i limiti di fondo.

Quali erano questi limiti?

Principalmente due. Innanzitutto, il vecchio Isee non permetteva di rappresentare in modo adeguato le effettive condizioni economiche delle famiglie perché alcuni aspetti non venivano considerati oppure lo erano in misura insufficiente. La riforma affronta questa criticità attraverso una maggiore valorizzazione del patrimonio, nella sua componente sia mobiliare sia immobiliare, e un concetto di reddito più ampio che in precedenza, che comprende tutte le sue forme, indipendentemente dal regime fiscale loro riservato. L'altro limite riguardava i diffusi fenomeni di sottodichiarazioni ed elusioni, che vedevano tante famiglie dichiarare condizioni peggiori di quelle effettive, con evidenti ingiustizie. La riforma affronta questo nodo attraverso un incisivo rafforzamento nei controlli. La fotografia che ne usicrà, insomma, sarà più aderente alla situazione reale.

Nessuna criticità?

Formulare un giudizio positivo non significa non vedere i problemi. Da una parte permangono delle imperfezioni da aggiustare, ad esempio la penalizzazione che l'Isee di fatto assegna alle persone disabili con pluriminorazioni. Dall'altra il nuovo strumento è assai complesso da utilizzare e i Comuni nei prossimi mesi dovranno sostituire la vecchia versione con questa: la transizione risulterà particolarmente impegnativa, spero venga gestita con la necessaria attenzione in tutti i territori.

Alcune associazioni però contestano il fatto che nel nuovo Isee vengano conteggiati come reddito anche i redditi esenti da Irpef, come se - estremizzando - essere disabili fosse essere ricchi. È vero che sono state introdotte franchigie e detrazioni, ma dicono che non basta.

Non è possibile esaminare un singolo aspetto senza considerare gli altri, la discussione dei redditi esenti è da accompagnare a quella di franchigie e detrazioni. Lo strumento, infatti, può essere giudicato solo nella sua interezza, perché è questa - appunto attraverso il valore Isee di ogni nucleo familiare - ad avere un significato concreto. In proposito, le simulazioni e gli studi realizzati sinora concordano nell'indicare che rispetto a prima, in termini relativi, sono tre le categorie a risultare avvantaggiate dal nuovo Isee: a) le famiglie giovani; b) le famiglie numerose, con tre o più figli; c) le persone con disabilità gravi e disponibilità economiche medio-basse. La mia impressione è che - dietro alle critiche menzionate da lei - si celi una certa tendenza, spesso presente negli ultimi due anni, a confondere la funzione appropriata dell'Isee, che è quella di strumento, di unità di misura, con quella delle politiche sociali.

Cosa intende?

L'Isee è lo strumento di misurazione delle condizioni economiche delle famiglie utilizzato nelle politiche sociali, e fa bene il suo lavoro se fotografa nel modo più aderente possibile alla realtà le condizioni, ad esempio, della famiglia con un anziano non autosufficiente o di quella povera. Ciò detto, non è compito dell'Isee realizzare nuovi interventi per la non autosufficienza o contro la povertà. Si tende, invece, a confondere i piani.

Le faccio due esempi in un certo senso opposti. Ai tempi del ministro Sacconi si è tentato di utilizzare la riforma dell'Isee per legare la possibilità di ricevere l'indennità di accompagnamento alla disponibilità di risorse economiche inferiori ad una certa soglia, obiettivo che peraltro non condivido. Vengo ora ad un obiettivo che condivido, quello di sostenere maggiormente le famiglie con figli. La critica delle associazioni familiari all'Isee mi pare abbia a che fare con la confusione menzionata prima. L'Isee deve fotografare le condizioni delle famiglie con figli nel modo migliore, questa è la sua funzione. L'obiettivo di un maggiore sostegno al costo dei figli si raggiunge, invece, attraverso più robusti assegni familiari e la definizione ben congegnata delle tariffe, cioè attraverso differenti politiche. Su questo in effetti possiamo discutere: lo strumento Isee oggi è migliore, mentre politiche adeguate mancano.

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Giornale UICI del 14/02/2014

Congedo straordinario anche per zii e affini

Anche parenti e affini entro il terzo grado conviventi di persone con grave disabilità possono godere di un congedo straordinario, «in caso di mancanza, decesso, o in presenza di patologie invalidanti degli altri soggetti individuati» dalla legge, per prendersi cura del disabile. Lo ha sancito la Corte Costituzionale, con la sentenza 203 del 2013, dichiarando illegittimo un articolo del Testo unico in materia di sostegno della paternità e della maternità. La Corte ha stabilito l'illegittimità costituzionale dell'art. 42, comma 5, del Decreto Legislativo 151 del 2001 su riposi e permessi per i figli con handicap grave. Una norma che garantisce questo diritto al coniuge e poi al padre o alla madre, ai figli e ai fratelli, ma non agli altri parenti e affini, come per esempio agli zii.

«La limitazione della sfera soggettiva vigente» osserva la Consulta «può pregiudicare l'assistenza del disabile grave in ambito familiare, allorché nessuno di tali soggetti sia disponibile o in condizione di prendersi cura dello stesso». La dichiarazione di illegittimità costituzionale «è volta precisamente a consentire che, in caso di mancanza, decesso o in presenza di patologie invalidanti degli altri soggetti menzionati nella disposizione censurata, e rispettando il rigoroso ordine di priorità da essa prestabilito, un parente o affine entro il terzo grado, convivente con il disabile, possa sopperire alle esigenze di cura dell'assistito, sospendendo l'attività lavorativa per un tempo determinato, beneficiando di un'adeguata tranquillità sul piano economico».

Per queste ragioni la Consulta ha dichiarato «l'illegittimità costituzionale dell'art. 42, comma 5, del Dlgs 26 marzo 2001, n. 151 (Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e paternità, a norma dell'art. 15 della Legge 8 marzo 2000, n. 53), nella parte in cui non include nel novero dei soggetti legittimati a fruire del congedo ivi previsto, e alle condizioni ivi stabilite, il parente o l'affine entro il terzo grado convivente, in caso di mancanza, decesso o in presenza di patologie invalidanti degli altri soggetti individuati dalla disposizione impugnata, idonei a prendersi cura della persona in situazione di disabilità grave».

Il caso all'attenzione della Consulta aveva avuto origine dal ricorso di un assistente capo di Polizia penitenziaria in servizio presso la casa circondariale di Palmi, contro due decreti del Ministero della Giustizia: il primo aveva rigettato l'istanza presentata per poter assistere lo zio materno, il secondo prevedeva il congedo straordinario per assistenza a disabile e la contestuale decadenza da ogni trattamento economico. La persona da assistere non era il padre, ma lo zio, e per questo la richiesta era stata respinta. La questione era finita per questo di fronte alla Consulta.

a cura di Paolo Colombo

(coordinatore del Centro di Documentazione Giuridica)

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Redattore Sociale del 08-02-2014

Scuola, al via le assunzioni di 4.447 docenti di sostegno

Approvato il decreto del ministero, che specifica: "si tratta di posti aggiuntivi, che non si sommano a quelli attualmente vacanti, residuati dopo le precedenti immissioni in ruolo, che confluiranno nel prossimo piano triennale di immissioni in ruolo".

ROMA. La notizia è ormai certa e ufficiale: partono le assunzioni a tempo indeterminato per 4.447 insegnanti di sostegno per l'anno scolastico in corso. Il ministero dell'Istruzione ha infatti diramato ieri il comunicato che rimanda al relativo decreto, contenente le tabelle che indicano, per ciascuna provincia, la ripartizione dei posti. Ripartizione determinata in proporzione all'organico di diritto. Il contingente più nutrito è andato alla regione Lombardia, con 830 immissioni, seguita da Sicilia (528), Emilia Romagna (446), Lazio (430) e Veneto (420).

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Avvenire del 11-02-2014

Studente disabile senza sostegno: ministero multato

MILANO. Allo studente disabile grave deve essere garantita la presenza dell'insegnante di sostegno per «l'intero orario di servizio settimanale », pari a 18 ore. Soltanto così è possibile instaurare quel rapporto 1:1 che garantisce il diritto all'istruzione al portatore di handicap. Questo orientamento è stato ribadito dal Tribuna- le amministrativo della Sicilia, che, a seguito del ricorso dei genitori di uno studente gravemente disabile dell'I- stituto superiore statale "Mario Rutelli" di Palermo, ha condanno il Ministero dell'Istruzione a risarcire la famiglia con mille euro per ogni mese di mancata assegnazione della cattedra completa di sostegno. Allo studente erano, infatti, state assegnate soltanto nove ore settimanali di sostegno, che gli hanno comportato, scrivono i giudici amministrativi, «il sacrificio del diritto allo studio». Inoltre, senza un adeguato monte ore di sostegno, lo studente disabile grave rischia di fruire «solo nominalmente del percorso di istruzione, essendo impossibilitato ad accedere ai contenuti dello stesso in assenza di adeguate misure compensative e che tale rapporto di adeguatezza va parametrato in funzione dello specifico e concreto ciclo scolastico frequentato». «Ancora una volta - commenta Marcello Pacifico, presidente Anief, il sindacato che da quest'anno scolastico ha deciso di tutelare i diritti dei disabili con l'iniziativa "Sostegno: non un'ora di meno" - il Ministero dell'I- struzione si rende protagonista di riduzioni immotivate di sostegno: determinando un'inaccettabile violazione del diritto all'istruzione degli alunni con disabilità. Il problema è che le ore di sostegno attivate dall'amministrazione, quindi la quantità di docenti specializzati nell'insegnamento ai disabili, non sono sufficienti a coprire il reale fabbisogno di questi alunni. Ed è davvero avvilente - conclude Pacifico - che si debba ricorrere ai giudici per far valere un diritto così macroscopico».

Proprio nei giorni scorsi, il Miur ha avviato la prima tranche di assunzioni, pari a 1.648 posti di sostegno, su un totale di 4.447 previste dalla legge "L'istruzione riparte". «Contestualmente - dice Nicola Tagliani, psicologo dell'Osservatorio scolastico dell'Associazione persone Down - devono partire i corsi di aggiornamento, in servizio, per tutti i docenti curricolari, per favorire l'inclusione scolastica dei disabili. Un obiettivo cui tutto il corpo insegnante deve tendere e non soltanto i docenti di sostegno. La cura degli studenti disabili non è loro esclusiva ma deve coinvolgere tutti gli insegnanti della classe».

A questo proposito, il Miur ha stanziato 10 milioni di euro per la formazione iniziale e l'aggiornamento del personale docente.

di Paolo Ferrario

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Superando.it del 04-02-2014

Personalizzare, individualizzare e altri bizantinismi

di Flavio Fogarolo

«Secondo il dizionario - scrive Flavio Fogarolo - il termine "bizantinismo" è l'atteggiamento di chi eccede in sottigliezze o complica inutilmente i problemi. Proprio quello di cui la scuola ha oggi meno bisogno. E invece è proprio quello che si fa, ad esempio con "bizantinismi accademici" come la distinzione tra personalizzare e individualizzare, che non ha alcuna ricaduta operativa e non serve a niente nella scuola reale».

Che differenza c'è tra personalizzazione e individualizzazione? Se qualcuno me lo chiede, rispondo di solito con un'altra domanda: perché lo vuoi sapere? Se è per un esame o per un concorso, solidarizzo, per forza, e in qualche modo cerco di dare una risposta. Necessariamente nozionistica, purtroppo. Ma se il dubbio viene da insegnanti semplicemente curiosi di sapere, dico: «Lascia perdere, pensa a cose più serie e non complicarti la vita per nulla».

Secondo me, infatti, la distinzione tra personalizzare e individualizzare è un puro bizantinismo accademico che non ha alcuna ricaduta operativa e non serve a niente nella scuola reale. Capisco che il linguaggio tecnico debba essere più preciso di quello comune, ma la specificità dev'essere razionale e avere una funzione. Il giurista distingue tra frode e dolo, mentre l'uomo della strada dirà semplicemente che c'è stato un imbroglio, ma le distinzioni legali hanno una logica e delle conseguenze ben precise e a nessuno verrebbe in mente di classificare minuziosamente le varie tipologie di reato, se poi le conseguenze - penali o amministrative - fossero in ogni caso sempre le stesse.

Parlando di didattica individualizzata e personalizzata, da un po' di anni a questa parte - non molti in verità - i "sacri testi" partono dall'assioma che i due termini non siano sinonimi, ma all'atto pratico, quando è il momento di dire cosa si fa in un caso e cosa nell'altro, le distinzioni scompaiono e tutti parlano di "didattica individualizzatatrattinopersonalizzata".

Si vedano ad esempio le Linee Guida per i DSA (Disturbi Specifici dell'Apprendimento, N.d.R.) del 2011 e i modelli di PDP (Piani Didattici Personalizzati) proposti dal Ministero. È come quando si fa fare ai cittadini la raccolta differenziata, ma poi i rifiuti finiscono tutti nella stessa discarica! E d'altra parte, sarebbe ben duro fare distinzioni categoriche, considerando la nebulosità e le evidenti, e pesanti, contraddizioni tra le due pseudodefinizioni, nonché le varianti e difformità.

Mi attengo quindi al "minimo sindacale" e riprendo ciò che dicono le citate Linee Guida: «L'azione formativa individualizzata pone obiettivi comuni per tutti i componenti del gruppo-classe ma è concepita adattando le metodologie in funzione delle caratteristiche individuali dei discenti [...]. L'azione formativa personalizzata [...] può porsi obiettivi diversi per ciascun discente».

Ma se didattica individualizzata significa differenziare la metodologia didattica e non gli obiettivi, perché per gli alunni con disabilità, con i quali si adatta praticamente tutto, si predispone un PEI (Piano Educativo Individualizzato)? Viceversa, è proprio per gli alunni con DSA che si dovrebbe intervenire sull'individualizzazione, considerando che - sempre secondo quelle Linee Guida -, per loro la progettazione educativa deve intervenire ma «non differenziare, in ordine agli obiettivi, il percorso di apprendimento dell'alunno o dello studente in questione». Se è così, quindi, perché il documento di programmazione dei DSA si chiama PDP, Piano Didattico Personalizzato, e non Individualizzato come sarebbe logico in base alla definizione?

Tra parentesi, consiglio sempre la "regola dei contrari" a quei "poveretti" di prima, quelli cioè che devono preparare un concorso o un esame e sono obbligati a distinguere tra due termini del tutto arbitrari e scollegati rispetto al linguaggio comune e che quindi tendono a confonderli: hai presente il PEI? Si chiama individualizzato, ma si fa personalizzazione. E il PDP si chiama personalizzato, ma riguarda l'individualizzazione. Basta capovolgere tutto, facile. O no?

In sostanza, la distinzione avrebbe senso se si dicesse, ad esempio, che con DSA e BES (Bisogni Educativi Speciali) si può fare solo individualizzazione, come sarebbe ovvio, visto che non si possono ridurre gli obiettivi, mentre con gli alunni con disabilità si può intervenire anche sulla personalizzazione. Ma la Legge 170/10 sui DSA dice chiaramente (articolo 5, comma 2 a) che questi alunni hanno diritto a una didattica «individualizzata e personalizzata» e quindi la distinzione non si può fare.

Chiariamo meglio: di sicuro è utile riflettere su come, caso per caso, vada differenziato l'insegnamento relativamente a metodi, tempi, obiettivi, con riferimento in particolare ai livelli culturali minimi di competenza e di cittadinanza che vanno garantiti a tutti. Contesto invece la pretesa di calare dall'alto una distinzione lessicale senza nessun riferimento all'uso reale, anche da parte degli addetti ai lavori (vedi PEI e PDP), e soprattutto senza nessuna ricaduta operativa.

Secondo il dizionario, tra l'altro, individualizzare e personalizzare, checché se ne dica, sono sinonimi e anche nella scuola erano considerati così fino a poco tempo fa. Ricordo ad esempio che negli Anni Novanta, prima dell'autonomia, le scuole dovevano stendere il PEI, inteso come Piano Educativo di Istituto (precursore del POF-Piano dell'Offerta Formativa), e in molte zone d'Italia, per evitare confusione di sigle, si è cambiato il nome dell'altro PEI, quello cioè di programmazione della disabilità, trasformandolo in PEP, Piano Educativo Personalizzato. Perché ovviamente, allora, i due termini erano tranquillamente considerati sinonimi.

E a proposito di dizionario: bizantinismo, ovvero atteggiamento di chi eccede in sottigliezze o complica inutilmente i problemi. Proprio quello di cui la scuola ha oggi meno bisogno.

Flavio Fogarolo,

Già referente provinciale per la Disabilità dell'Ufficio Scolastico Territoriale di Vicenza; volontario presso la Fondazione Brunello ONLUS.

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Superando.it del 06-02-2014

Sostegno: troppa grazia, Sant'Antonio!

di Salvatore Nocera

Giova veramente alle famiglie che promuovono i ricorsi e a un'Amministrazione Scolastica perennemente condannata, l'inarrestabile progressione che vede tutti i TAR, il Consiglio di Stato e la stessa Corte Costituzionale ritenere le ore di sostegno come l'unica risorsa per l'inclusione scolastica degli alunni con disabilità? Non proprio, secondo Salvatore Nocera, che ne spiega approfonditamente le ragioni.

ROMA. Notiamo, negli ultimi anni, una crescita esponenziale del numero di Sentenze dei TAR (Tribunali Amministrativi Regionali) che assegnano il massimo di ore di sostegno, non solo imponendo all'Amministrazione l'assegnazione di una cattedra di sostegno per ogni alunno certificato con disabilità grave, ma anche secondo una nuova interpretazione del rapporto 1 a 1 e cioè un'ora di sostegno per ogni ora di insegnamento, per tutta la durata settimanale di frequenza scolastica dell'alunno.

In tal modo succede che i due concetti di rapporto 1 a 1 possano coincidere nel caso di scuola dell'infanzia o primaria solo mattutina, ma che invece - nel caso di tempo pieno nelle scuole dell'infanzia e primarie e di ordinaria frequenza nelle scuole secondarie (normalmente di almeno 24 ore, ma spesso assai di più) -, si leggano Sentenze in cui vengono assegnate addirittura anche 40 ore di sostegno. Ciò comporta la presenza di più di un'insegnante di sostegno con lo stesso alunno e talora anche di più di due: ad esempio nelle scuole secondarie una cattedra non può superare le 18 ore e quindi per coprire 40 ore di sostegno occorrono due cattedre e un quarto!

Le Sentenze, poi, non si limitano più a casi singoli, ma dovendo decidere su ricorsi collettivi, vengono pronunciate a favore di svariate unità e talora decine di alunni. Il solo TAR della Toscana, ad esempio, già in questo inizio di 2014 si è pronunciato più volte sia in favore dell'intera durata dell'orario di frequenza degli alunni, sia a favore di numerosi alunni insieme (Sentenze 32/14, 33/14, 54/14 [della quale si legga già anche in altra parte del nostro giornale, N.d.R.] e 151/14). Si ha inoltre notizia di una recentissima Sentenza a favore di undici alunni di un'unica scuola di Pisa, che hanno ottenuto il riconoscimento di 40 ore ciascuno tramite il medesimo provvedimento.

Ovviamente i TAR non si limitano solo alla condanna dell'Amministrazione Scolastica ad assegnare più ore di sostegno, ma anche alla rifusione delle spese di causa e al risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali. Quanto poi alla certezza che l'obbligo dell'Amministrazione venga eseguito, si nota nelle Sentenze degli ultimi mesi anche la nomina di Commissari ad Acta nella persona del Direttore Scolastico Regionale e del Capo Dipartimento della Programmazione del Ministero dell'Istruzione, con il compito di provvedere entro un termine ben preciso all'assegnazione delle ore di sostegno riconosciute in sentenza.

E sembra del tutto inutile che l'Amministrazione Scolastica ricorra a degli espedienti, come ad esempio ha fatto l'Ufficio Scolastico di Udine, che ha stipulato un'intesa con l'ASL locale, in forza della quale quest'ultima avrebbe dovuto riconoscere due tipologie di disabilità grave: una "eccezionale" per il rapporto 1 a 1 e una "straordinaria" con rapporto 1 a 2. Tale distinzione, infatti, operata con una semplice intesa amministrativa, contrasta con la disposizione dell'articolo 3, comma 3 della Legge 104/92, che riconosce un solo caso di gravità, come ha del resto affermato la Corte Costituzionale con la Sentenza 80/10. E infatti il TAR del Friuli Venezia Giulia non ha avuto difficoltà ad annullare tale illegittimo provvedimento.

Né, infine, l'Amministrazione può trovare un'ultima trincea di difesa chiedendo al Parlamento di votare una legge che impedisca l'eccessivo ricorso alle ore di sostegno, com'è avvenuto con la Legge 244/07 (articolo 1, commi 413 e 414). Infatti, la Corte Costituzionale - tramite la citata Sentenza 80/10 - ha annullato i suddetti commi, motivando che il nucleo essenziale del diritto all'inclusione scolastica, costituito dalle ore di sostegno, non può essere compresso e violato per motivi di tagli alla spesa pubblica.

Di fronte pertanto a questa deriva, c'è da chiedersi se ciò giovi veramente alle famiglie che promuovono i ricorsi e all'Amministrazione che si vede perennemente condannare.

Infatti, per quanto riguarda le famiglie, esse - se veramente vogliono la coeducazione e l'istruzione dei propri figli con disabilità con i compagni nelle sezioni e nelle classi ordinarie delle scuole di ogni ordine e grado, come da Legge 104/92, articolo 12, comma 2 - devono rendersi conto che avere un'insegnante per il sostegno per tutta la durata dell'orario scolastico spesso provoca l'esclusione del figlio proprio da quell'integrazione con i compagni che la legge ha voluto garantire. In altri termini, si potrebbe qui applicare il gustoso episodio del fedele che, avendo chiesto a Sant'Antonio la grazia di riuscire a saltare sul proprio somaro, aveva prese uno slancio tale da sorvolarlo e cascare dall'altra parte...

Quanto poi all'Amministrazione Scolastica, c'è da chiedersi se si stia rendendo conto che ormai tutti i TAR - ma anche il Consiglio di Stato e la Corte Costituzionale - ritengono come unica risorsa per l'inclusione scolastica soltanto le ore di sostegno.

Invero, la cultura e la prassi dell'inclusione scolastica, sin dalle origini (fine Anni Sessanta-primi Anni Settanta) hanno puntato, come risorsa primaria, sulla presa in carico da parte dei docenti curricolari che venivano aggiornati continuamente sulle didattiche inclusive, "sostenuti" da insegnanti specializzati per il sostegno didattico. Ebbene, ad oggi l'Amministrazione Scolastica non sembra proprio rendersi conto di ciò, dal momento che finora non ha provveduto ad attuare percorsi di formazione iniziale sulle didattiche inclusive per i futuri docenti curricolari, né i ricorrenti corsi di aggiornamento obbligatori in servizio.

Per altro, grazie all'emanazione del Decreto Ministeriale 249/10, in parte si sarebbe già potuto provvedere alla formazione iniziale, ma non risulta proprio che ciò sia avvenuto. Per quanto concerne invece l'aggiornamento obbligatorio in servizio, la recente Legge 128/13 (articolo 16, comma 1, lettera b) lo ha previsto espressamente per le didattiche inclusive.

Il Ministero, quindi, dispone già di tutti gli strumenti utili a ridare ai docenti curricolari il ruolo primario nella presa in carico del progetto inclusivo, evitando così la disastrosa delega ai soli docenti per il sostegno. Ma vorrà realmente farlo?

Salvatore Nocera,

Vicepresidente nazionale della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap).

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Superando.it del 27-02-2014

Quando riuscira' il Ministero a non farsi piu' condannare?

di Salvatore Nocera

Come confermano infatti decine di Sentenze - come quella del TAR siciliano, che prendiamo oggi in esame - finché il Ministero dell'Istruzione continuerà a reiterare pervicacemente la propria condotta sull'insegnamento di sostegno e finché non si deciderà ad applicare concretamente i princìpi basilari dell'inclusione scolastica, le condanne non potranno che continuare, provocando oltretutto un danno non certo trascurabile per le finanze pubbliche.

Il 12 novembre scorso, confermando una sua consolidata giurisprudenza, il Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) della Sicilia (Sezione Prima), ha ribadito - tramite la Sentenza 2101/13 - il diritto degli alunni certificati con disabilità grave ad ottenere il rapporto di 1 a 1 per le attività di sostegno, anche per gli anni successivi, da parte del Ministero e, per esso, da parte dell'Ufficio Scolastico Regionale, in quanto è il Ministero ad essere responsabile delle scelte gestionali di cui gli organi periferici sono meri esecutori.

Vale certamente la pena riprendere quasi integralmente la motivazione della Sentenza:

«La questione è stata risolta in senso favorevole a parte ricorrente in numerosi precedenti della sezione, alle cui motivazioni, per esigenze di sintesi, si rinvia (per tutte la sentenza n. 360 del 24 febbraio 2011), nelle quali è stato, in particolare, affermato che il quadro costituzionale e legislativo è nel senso della necessità per l'amministrazione di erogare il servizio didattico predisponendo, per l'ipotesi di disabilità, le misure di sostegno necessarie per evitare che il discente altrimenti fruisca solo nominalmente del percorso di istruzione, essendo impossibilitato ad accedere ai contenuti dello stesso in assenza di adeguate misure compensative e che tale rapporto di adeguatezza va parametrato in funzione dello specifico e concreto ciclo scolastico frequentato.

Ne deriva la fondatezza del gravame e il conseguente riconoscimento del diritto all'insegnante di sostegno secondo il rapporto 1/1 con condanna dell'Amministrazione a garantire il servizio di cui trattasi non solo relativamente all'anno scolastico in corso, ma anche per i successivi.

In applicazione dell'art. 34, comma 1, lett. e), c.p.a. [Codice del Processo Amministrativo, N.d.R.], laddove si prevede che in caso di accoglimento del ricorso il giudice dispone le misure idonee ad assicurare l'attuazione del giudicato, il collegio ritiene, infatti, di potere statuire sull'effetto conformativo derivante dalla presente pronuncia come fatto in molteplici recenti decisioni, alle cui ampie motivazioni, per esigenze di sintesi, si rinvia (ex plurimis sent. n. 1818/2013).

Ne deriva che la domanda di accertamento della illegittimità della condotta dell'amministrazione deve essere accolta, con conseguentemente riconoscimento del diritto del minore ricorrente ad essere assistito, durante le ore di frequenza scolastica, da un insegnante di sostegno secondo il rapporto 1/1, con ogni conseguente obbligo in capo all'Amministrazione resistente, fino a quando non risulti documentalmente modificata una delle due condizioni - ad oggi riscontrate in positivo - su cui si fonda l'affermazione di tale diritto (stato di disabilità grave; valutazione da parte del piano scolastico individualizzato, o di altro documento equipollente, della necessarietà di tale rapporto al fine della effettività della frequenza scolastica)».

Dopo avere poi rampognato il Ministero, per la sua pervicace resistenza a tutte le richieste documentate dalla Diagnosi Funzionale e dal PEI (Piano Educativo Individualizzato) di ore di sostegno in deroga, il TAR siciliano ha condannato il Ministero stesso alla rifusione delle spese e al risarcimento dei danni non patrimoniali, liquidandoli in 1.000 euro per ogni mese di ritardo a decorrere dalla data di notifica del ricorso. Ciò per il principio processuale che le decisioni delle Sentenze retroagiscono alla data di presentazione della domanda.

Così viene giustificata tale condanna: «[...] la determinazione oggetto di gravame è intervenuta malgrado la esistenza di numerosissimi precedenti della sezione sfavorevoli al Ministero resistente, che, ciononostante, continua, anno dopo anno scolastico, a reiterare provvedimenti all'evidenza non conformi alla normativa in materia di tutela dei disabili.

Ciò precisato in ordine all'illegittimità della assegnazione ed alla colpa, il danno è individuabile negli effetti che la, seppur temporanea, diminuzione delle ore di sostegno subita ha provocato sulla personalità del minore, privato del supporto necessario a garantire la piena promozione dei bisogni di cura, di istruzione e di partecipazione a fasi di vita "normale" [grassetto nostro nella citazione, N.d.R.]».

A questo punto, nel sottolineare l'importanza della riaffermazione del diritto al sostegno operata dalla Sentenza, va però evidenziato anche il rigetto della richiesta della continuità didattica con lo stesso docente, dovuto - secondo il TAR siciliano - al rispetto dell'autonomia gestionale della scuola.

Ciò che invece lascia perplessi è la logica sottesa a questo - come a tutti gli altri pronunciamenti simili della Magistratura di merito e di legittimità, anche Costituzionale - circa la coincidenza del diritto allo studio degli alunni con disabilità con il diritto alle ore di sostegno, inteso come unica risorsa che garantisce la realizzazione del diritto stesso.

Infatti, tutta la motivazione sopra riportata insiste ossessivamente su tale concetto, ignorando totalmente il principio basilare dell'inclusione scolastica che vede l'insegnante per il sostegno - proprio come dice la parola - essere un semplice "sostegno", mentre la presa in carico fondamentale del progetto d'inclusione è e dev'essere di tutto il Consiglio di Classe e quindi in primo luogo dei docenti curricolari.

Tuttavia - come già si è avuto occasione di scrivere più volte anche su queste pagine - il Ministero non è in grado di affermare in giudizio che la presa in carico sia effettivamente operata dai docenti curricolari, perché non esiste una formazione obbligatoria iniziale e in servizio sulle didattiche inclusive, da parte di questi ultimi, e perché le classi sono quasi sempre troppo numerose. Ove quindi il Ministero riuscisse a dimostrare la presenza nelle classi delle condizioni sopra indicate, sicuramente subirebbe molte meno condanne all'aumento delle ore di sostegno e del risarcimento dei danni.

Anche a costo, quindi, di ripetersi, ci si augura una volta ancora che l'Amministrazione Scolastica voglia finalmente dare attuazione generalizzata al Decreto Ministeriale 249/10 e all'articolo 16, comma 1, lettera b della recente Legge 128/13 - entrambe norme che prescrivono la formazione obbligatoria iniziale e in servizio dei docenti, sulle didattiche inclusive -, nonché agli articoli 4 e 5, comma 2 del Decreto del Presidente della Repubblica (DPR) 81/09 sul tetto di 20, massimo 22 alunni, nelle classi frequentate da studenti con disabilità.

Salvatore Nocera,

Vicepresidente nazionale della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap

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Superando.it del 10-02-2014

Come si comunica la disabilita' nel web?

di Claudio Arrigoni

Una recente, interessante tesi di laurea, dedicata alla comunicazione sulla disabilità online, fa registrare un'evoluzione verso caratteristiche meno legate a canoni del passato. E per non "disperdere" questo e altri importanti studi, è del tutto degno di nota un progetto come "La città raccoglie sapienza", voluto per raggruppare in un archivio a libera consultazione tutte le tesi di laurea centrate sull'inclusione delle persone con disabilità.

Non è mai facile parlare e scrivere di disabilità. Ci sono più "buchi" dove rischiare di cadere che per le strade di Roma! Da quello di enfatizzare la condizione, alla spettacolarizzazione delle capacità, a focalizzarsi sull'assistenza e sulla patologia, a fornire un'immagine passiva delle persone con disabilità. Buchi nei quali siamo caduti tutti e che a volte non sono nemmeno negativi, come si può pensare. Occorre sempre, tuttavia, comprendere il contesto.

Ciò che invece è impossibile è codificare dei comportamenti, tipo «devo fare così». E in ogni caso approfondire è importante, proprio per migliorare quello che si fa. In questo, viene in aiuto anche l'università. Una tesi discussa nei giorni scorsi, infatti, ha studiato la comunicazione online, aiutando a capire.

Inclusione, comunicazione e rappresentazione della disabilità. Orientamenti e tendenze nell'informazione giornalistica online: è questo il titolo della tesi di dottorato di Alessio Covelli, dottore dell'Università di Roma Foro Italico (tutore Lucia De Anna, docente molto attenta alla tematica), in un progetto di ricerca nell'ambito del dottorato internazionale Culture, disabilità, inclusione: educazione e formazione.

«Sono partito - dice Alessio - dai miei interessi di studio verso la comunicazione mediatica, l'informazione e lo sviluppo dei processi di inclusione». E nello studio si prendono in esame anche esperienze in Francia, Malta e Canada, oltre ai siti del «Corriere della Sera» e della «Repubblica».

In mezzo ai "buchi" citati all'inizio, sembra che qualcosa si sta muovendo in meglio, pur con aspetti da migliorare. Spiega Covelli: «Il ricorso a immagini stereotipate e a particolari registri emozionali da parte degli operatori della comunicazione e dell'informazione concorre fortemente a esprimere e a rinsaldare percezioni all'interno delle quali, con proporzioni leggermente differenti da nazione in nazione, le persone con disabilità sono identificate come membri "tragici" e "indifesi" o "coraggiosi" "eroi superumani"».

Viene qui in mente lo spot, bellissimo, di Channel4, TV che in Gran Bretagna trasmise le Paralimpiadi di Londra 2012, che però si concludeva con un Meet the SuperHumans, "incontra i SuperUmani".

Occorre tenere presente che il periodo preso in esame è il 2012, anno in cui si è svolta proprio la citata Paralimpiade di Londra, che ha certamente portato a qualche eccesso, comprensibile magari, e secondo me anche in qualche maniera positivo (pur eccedendo, infatti, si pone l'attenzione sulle abilità), di "superomismo".

Su questo avevamo riflettuto anche noi in InVisibili, il blog del «Corriere della Sera.it», segnalando, in quel caso, un'altra tesi sulla comunicazione e la disabilità, partendo questa volta dallo sport: quella di Silvia Galimberti all'Università Cattolica a Milano, che si era soffermata in un capitolo ad analizzare il termine SuperCrip, che identifica una visione "superomistica" della disabilità.

Rispetto all'estero, in Italia ci sono attenzioni meno stereotipate. Nell'informazione online 2012, secondo Covelli, si nota «la persistenza di approcci tradizionali focalizzati sull'assistenza, ai quali tuttavia si affianca con una discreta diffusione un modello pluralistico e inclusivo basato sul riconoscimento dell'uguaglianza di diritti e opportunità di partecipazione che amplia lo sguardo sulla persona. All'estero sembrerebbe invece più marcato il ricorso a modelli tradizionali che, poggiando su una visione medicalizzante e patologica della disabilità, forniscono un'immagine passiva di dipendenza, caritatevole, pietistica e di svantaggio».

Insomma, ci si muove verso una comunicazione meno legata a canoni del passato. Covelli osserva infatti «come, rispetto ad altre ricerche realizzate sui media tradizionali, gli approcci orientati a una visione inclusiva e partecipativa della disabilità occupino sulla stampa online uno spazio di maggior rilievo rispetto al passato. Ciò, insieme al maggiore coinvolgimento delle associazioni e delle persone con disabilità, rappresenta un passo in avanti per una comunicazione più adeguata sui temi della disabilità».

Una tesi molto approfondita, dunque, interessante non solo per chi si occupa di comunicazione, e che verrà pubblicata. Spesso sono però lavori importanti che si perdono. Ecco perché è del tutto degno di nota anche il progetto denominato La città raccoglie sapienza della Fondazione Aiutiamoli a Vivere, in collaborazione con il Dipartimento delle Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio, per «la raccolta nazionale di tesi di laurea riguardanti il tema delle pari opportunità per disabili, l'integrazione e l'inclusione, con l'obiettivo di creare un archivio consultabile da parte di tutti».

Testo già apparso - con il titolo "Comunicare la disabilità. Una tesi su quella online" - in "InVisibili", blog del «Corriere della Sera.it». Viene qui ripreso, con alcuni riadattamenti al diverso contesto, per gentile concessione.

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Disabili.com del 31-01-2014

Tesi di laurea sulla disabilità: parte la raccolta nazionale

Un duplice obiettivo per un progetto che ruota intorno alla disabilità su due fronti. Stiamo parlando di "La città raccoglier sapienza", il progetto che la Fondazione "Aiutiamoli a Vivere" O.n.g, insieme a ACL, ACL NEW, AFAD hanno, in collaborazione della Presidenza del Consiglio Dipartimento delle Pari Opportunità, organizza per la raccolta nazionale di tesi di laurea riguardanti il tema delle pari opportunità per disabili, l'integrazione e l'inclusione, con l'obiettivo di cerare un archivio consultabile da parte di tutti.

Duplice obiettivo, dicevamo. Ad essere protagonisti, oltre ai lavori di quanti studiano e hanno studiato il tema della disabilità, saranno le persone addette alla raccolta e catalogazione delle tesi. Per questo compito saranno infatti impiegati i ragazzi disabili della città di Terni che catalogheranno e archivieranno i lavori. Il risultato sarà una vera e propria raccolta bibliografica a disposizione di chiunque voglia informarsi per approfondire il tema della disabilità.

Da un lato, quindi, la valenza è prettamente culturale, con l'obiettivo di sensibilizzare la comunità, spingerla al dibattito e al confronto, ma anche dare organizzazione alla mole dei molti materiali di studio e approfondimento che sono stati prodotti su questo tema, aiutando in questo modo la ricerca di quanti vogliono accedere ai materiali, grazie alla creazione di una bibliografia nazionale di riferimento e di un archivio consultabile, sia cartaceo che digitale.

Dall'altro lato questo progetto aiuterà le persone disabili e con disagio psicosociale a coltivare le proprie capacità personali (organizzative, logiche, creative), ma anche quelle relazionali: saranno infatti loro, supportati da operatori e personale qualificato, a coordinare le diverse attività: confrontarsi con più persone ed enti.

"La città raccoglie sapienza" nasce infatti dall'esigenza di fornire a persone e ragazzi disabili e con disagio psicosociale non solo gli strumenti, ma anche le occasioni per sperimentarsi in una vita al di fuori del contesto familiare e/o di comunità ed avere, quindi, la possibilità di esercitare il diritto a coltivare il proprio sviluppo individuale e relazionale anche attraverso discipline artistiche e proposte a valenza culturale.

Nello specifico, "La città raccoglie sapienza" intende rafforzare il progetto "Dopo di Noi" già avviato dall'AFAD di Terni che consiste nell'accesso da parte di piccoli gruppi di ragazzi e adulti disabili, ad una struttura abitativa, composta da due appartamenti, con l'intenzione di rispondere ad un'esigenza di sollievo e di alleggerimento per le famiglie dei disabili. Il contributo che il progetto vuole dare, è quello di valorizzare ed accrescere le capacità delle persone con disabilità attraverso la fruizione e la pratica di discipline artistiche ed attività a valenza culturale, favorendo l'integrazione tra persone disabili e non.

Ma, nel concreto, chi può aderire a questo progetto, e come deve fare? L'appello è rivolto a tutti: cittadini che vogliano mettere a disposizione la propria tesi di laurea, come pure enti ed istituzioni, quali Università e centri di ricerca che vogliano segnalare i titoli presenti nei loro archivi.

Per farlo sarà sufficiente contattare la Sede Nazionale della Fondazione "Aiutiamoli a Vivere" a Terni in Via XX settembre,166. Questi i contatti: Tel. 0744/279560; 331 4692319; mail: fondaav@tin.it o associazione.alternative@gmail.com.

Ricordiamo che La fondazione "Aiutiamoli a Vivere" ha una serie di sedi regionali dove potrete rivolgervi per avere ulteriori informazioni.

Per info:

www.aiutiamoliavivere.it

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Il Mattino del 13-02-2014

Niente piu' cani guida, navigatori satellitari e corsi per orientarsi...

NAPOLI. Niente più cani guida, navigatori satellitari e corsi per orientarsi in strada o a casa. I 15mila ipovedenti della Campania sono con il fiato sospeso. Da due anni, infatti, l'associazione che li assiste - l'Unione italiana ciechi - non riceve neppure un euro dalla Regione e le casse della onlus sono ormai a secco. Eppure all'Uici questi fondi spettano di diritto. Le leggi sono lì, negli impolverati archivi dell'assemblea presieduta da Paolo Romano, però qualcuno a Palazzo Santa Lucia e al Centro Direzionale sembra averlo dimenticato: con la 34 del 1982 la Campania fu una delle prime Regioni italiane a prevedere un contributo economico per questo tipo di invalidità, poi confermato nel 1997. Fatto sta che di quei soldi non c'è neppure l'ombra. «Siamo passati da un tesoretto annuale di circa 500mila euro ad appena 30mila e 50mila euro tra il 2011 e il 2012. Poi, dall'anno successivo, più nulla - racconta il presidente regionale dell'Uici, Pietro Piscitelli - Per questo non nascondiamo le nostre preoccupazioni per il futuro. Sarà difficile andare avanti in questo modo». Così tante attività, essenziali per i ciechi di Napoli e delle altre province, sono clamorosamente a rischio: è il caso dei cani guida, che assistono ogni giorno centinaia di ipovedenti, ma anche dei supporti tecnologici (come i navigatori) che diventano inseparabili compagni di viaggio, o ancora dei corsi di orientamento, grazie ai quali tanti ipovedenti possono muoversi con meno difficoltà in strada e a casa. E poi l'associazione svolge servizi amministrativi, burocratici e di segretariato senza i quali i ciechi si sentirebbero come navi in balia del mare in tempesta: l'assistenza per accedere a sussidi e pensioni, il supporto per le attività scolastiche e universitarie, le pratiche per l'accompagnamento. Iniziative e strumenti essenziali che oggi l'Unione italiana ciechi non è più in grado di assicurare. Anzi, di questo passo persino le sedi provinciali dell'associazione chiuderanno i battenti. Ecco, dunque, le storie dei veri invalidi della Campania, quelli che fanno i conti ogni giorno con problemi enormi e per i quali è molto più faticoso vivere, quelli lontani anni luce dai falsi invalidi, l'esercito di furbetti che si muove dietro le quinte, succhia soldi allo Stato e accampa pure pretese. Proprio per sollecitare la politica a superare l'impasse, l'associazione ha convocato nelle scorse settimane un'assemblea straordinaria dei dirigenti, che non si rassegnano a gettare la spugna. L'appello è stato raccolto da un gruppo di consiglieri regionali che, d'intesa con Romano, si sono attivati per convocare un tavolo di concertazione, riunitosi per la prima volta venerdì. La strada, però, resta in salita. Già, perché la legge che dovrebbe regolamentare aiuti e attività in favore di non vedenti e ipovedenti è «congelata» dal 2011. Com'è possibile? Alla base dei ritardi c'è la mancanza di copertura economica: senza il via libera della giunta, a cui spetta il compito di predisporre il bilancio annuale, le leggi, anche se approvate, diventano scatole vuote. «Non è solo una questione di risorse, comunque - insiste Piscitelli - per tanto tempo ci siamo sentiti totalmente abbandonati dalle istituzioni, come se fossimo solo un peso. Oggi almeno qualcosa si muove e speriamo che i risultati arrivino presto». «Purtroppo lo sforamento del patto di stabilità e la crisi economica hanno ridotto notevolmente i nostri margini di manovra - spiega il presidente della commissione Bilancio del Consiglio regionale, Massimo Grimaldi - Siamo consapevoli, tuttavia, delle grandi difficoltà degli ipovedenti e delle altre fasce deboli e ci impegneremo per superare in tempi rapidi l'impasse». E Romano rilancia: «Stiamo lavorando con dirigenti e tecnici della giunta per reperire le risorse necessarie, a partire dal contributo del 2013. In parallelo - aggiunge - chiederò uno sforzo ai gruppi consiliari per accelerare al massimo l'iter di approvazione della legge. A quel punto la materia sarà definitivamente normata e si supererà il meccanismo dei contributi annuali che rappresenta solo un palliativo».

Gerardo Ausiello

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Redattore Sociale del 21-02-2014

Giornata nazionale del braille: i 25 anni della stamperia "San Giacomo"

BOLOGNA. Compie 25 anni la Stamperia braille "San Giacomo", nata a Bologna e collegata al Movimento apostolico ciechi (Mac); costituita in cooperativa dal 1988, è presieduta da Salvatore Bentivegna. La ricorrenza viene festeggiata oggi, 21 febbraio, settima Giornata nazionale del braille, dal Mac insieme all'Unione Italiana Ciechi e all'Istituto dei Ciechi Francesco Cavazza.

"La nostra cooperativa è stata fondata nel 1988 da un gruppo di volontari animati da due insegnanti non vedenti e da una ricercatrice dell'Università di Bologna: Lucia Micito e le compiante Lina Ferrari e Clara Capiluppi". La professoressa Micito ricordava in un suo scritto: "Dobbiamo tornare agli anni '80. Partecipavo alla Fuci e con tanta malinconia giravo le pagine dei breviari sui quali i miei amici leggevano la Liturgia delle ore e mi struggevo di tristezza perché avrei voluto che anche noi non vedenti potessimo unirci al coro della Chiesa di Dio per cantarne le lodi. Nel cuore era maturato questo desiderio ma erano anni difficili. Un'amica (la Piccola Sorella), riceve la sua parte di eredità e, consapevole del mio desiderio, vorrebbe regalarmi la Bibbia. Le dico che la Bibbia nella scrittura Braille non esiste. Ne esisteva una, in una traduzione superata del 1926. Se voleva appagare il mio desiderio doveva regalarmi una stampante Braille per trascriverla. Già nel 1976, con l'aiuto di un sacerdote amico, don Paolo Serra Zanetti, servendoci della stamperia fiorentina 'Baruffi', avevamo trascritto in Braille "Spero nella tua Parola", un testo con Lodi, Vespri tratte dal Libro della Comunità Di Bose".

Il 6 agosto 1978, festa della Trasfigurazione, "esce la prima pietra della Bibbia e nella chiesa nella Chiesa dei Santi Giuseppe e Ignazio abbiamo potuto leggere il Vangelo di San Matteo, nella traduzione della Cei, stampato in braille dal gruppo di volontariato S. Giacomo - scriveva ancora Lucia Micito. In autunno si stamparono gli altri Vangeli; dovevamo pagare, ma non avevamo i mezzi: avevamo solo l'atteggiamento incredulo di certa gente che ci ripeteva: "Lasciate l'impresa, farete brutta figura". Andammo avanti: dopo i Vangeli, tutto il Nuovo Testamento, poi l'intera Bibbia e poi tante cose stampate. Nel 1988 il gruppo di volontari si è dato una struttura: nasce finalmente a Reggio Emilia la Cooperativa Sociale per Ciechi, che abbiamo voluto denominare Centro Braille San Giacomo".

Il Centro Braille San Giacomo ha la sua sede legale a Bologna, in Via San Donato 37, e la sua sede operativa a Cadriano di Granarolo Emilia, in Via Nuova 24 (tel. 051/765595). È una cooperativa sociale di tipo A, la cui attività principale consiste nella trascrizione e stampa in scrittura braille e nella diffusione di testi di particolare interesse religioso, scolastico, culturale e formativo. La cooperativa è composta da soci non vedenti e vedenti (soci lavoratori, volontari ed utenti); si avvale dell'opera di 6 dipendenti, di 10 collaboratori e di 11 soci volontari. "Lo scopo principale della cooperativa è stato fin dall'inizio, e tuttora continua ad essere, quello di trascrivere in braille testi a carattere religioso: la sacra Bibbia, i messali festivo e feriale, la liturgia delle ore, i catechismi e tanti altri testi di formazione spirituale e di preghiera, al fine di permettere anche ai non vedenti di partecipare attivamente alla vita ecclesiale", precisa il presidente, aggiungendo: "Ogni qualvolta ne viene richiesta, la cooperativa trascrive in braille anche testi scolastici su ordinazione dei comuni o delle stesse scuole elementari, medie o superiori. Il nostro Centro si è specializzato nella trascrizione di testi di particolare difficoltà: greco antico, geometria con figure in rilievo, algebra... I sussidi didattici sono trascritti ed elaborati dopo un contatto diretto con gli insegnanti di sostegno". Inoltre "un'attenzione particolare viene rivolta ai minori non vedenti, a cominciare dai piccolissimi; per questo motivo presso sono state predisposte opere di letteratura infantile per ragazzi dai 6 ai 15 anni. I racconti sono corredati da figure in rilievo, che danno la percezione tattile dell'immagine visiva". Infine, la cooperativa trascrive e stampa in braille periodici, circolari e sussidi per l'attività del Mac. Su richiesta vengono preparati, testi a caratteri ingranditi per ipovedenti e, quando non ci siano ostacoli di carattere giuridico (copyright) che lo impediscano, testi su supporto informatico. Il Centro organizza anche iniziative per il tempo libero e un soggiorno estivo.

La Giornata nazionale del braille è stata istituita nel 2008 per sensibilizzare l'opinione pubblica nei confronti delle persone non vedenti e per richiamare l'attenzione sull'importanza che il sistema braille riveste nella loro vita formativa, al fine di sviluppare politiche pubbliche e comportamenti privati che allarghino le possibilità di reale inclusione sociale e di accesso alla cultura e all'informazione per tutti coloro che soffrono di minorazioni visive. Sono circa 30mila i giovani ciechi ed ipovedenti che in Italia frequentano le scuole pubbliche e private (dalla materna all'università). Il Braille, inventato nel XIX secolo dal francese cieco Louis Braille, è rimasto al passo con i tempi, diventando, con l'avvento delle nuove tecnologie, non desueto ma al contrario sempre più utile ed utilizzabile. Grazie alla scrittura Braille i ciechi hanno potuto accedere ad un sempre maggior numero di prodotti scritti ed oggi, con l'informatica e la tecnologia, dotati di stampante o display Braille, computer, scanner e rete internet, potenzialmente possono leggere con le mani qualsiasi testo esista in formato digitale accessibile.

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SANREMO NEWS DEL 07-02-2014

Nasce ad Imperia un nuovo centro di riabilitazione visiva...

IMPERIA. Un nuovo Centro di Riabilitazione Visiva è operativo da oggi ad Imperia - presso la sede della ASL 1, Distretto sanitario Imperiese in Viale Matteotti 90, grazie alla collaborazione tra la ASL 1 Imperiese e l'Istituto David Chiossone onlus, centro di eccellenza a livello nazionale in tutti i campi che riguardano la disabilità visiva (www.chiossone.it).

Stimolazioni visive, valutazione per la prescrizione di ausili per ipovedenti e addestramento al loro uso, riabilitazione informatica: sono questi i servizi che rendono il nuovo Centro di riabilitazione visiva punto di riferimento nel Ponente ligure per tutti coloro che hanno problemi di vista, ipovisione e cecità, dall'infanzia alla vecchiaia, anche con pluridisabilità. Gli operatori specializzati dell'Istituto David Chiossone forniranno inoltre a livello domiciliare interventi di mobilità e orientamento e di abilità di vita quotidiana.

Con un approccio globale che supera gli aspetti puramente medici e diagnostici, per abbracciare anche le dimensioni psicologiche, pedagogiche e sociali, gli interventi riabilitativi si propongono così di utilizzare al meglio l'eventuale residuo visivo e/o sviluppare le capacità e potenzialità alternative alla vista, con l'obiettivo di raggiungere la massima autonomia e integrazione sociale e il miglioramento della qualità della vita dei disabili.

"Con l'apertura del Centro di Riabilitazione Visiva ad Imperia vogliamo rendere i nostri servizi facilmente accessibili anche agli utenti della ASL1 ed in prospettiva ad un più ampio numero di potenziali utenti che, ad oggi, soprattutto per motivi di età o di pluridisabilità, non possono accedere alla nostra sede di Genova - ha commentato Claudio Cassinelli, presidente dell'Istituto David Chiossone - "Negli ultimi anni ci siamo infatti impegnati per mettere la nostra esperienza e il nostro know-how tecnico e professionale a disposizione del territorio, per far sì che in ogni ASL della Liguria sia attivo un centro di riabilitazione specializzato, in grado di offrire a pazienti adulti con problemi visivi una prima valutazione diagnostica e una presa in carico per le cure di base: oltre a Genova e Imperia siamo infatti presenti con nostri ambulatori a Sarzana".

"Siamo molto soddisfatti per aver raggiunto questo accordo con l'Istituto Chiossone di Genova. - precisa il direttore sanitario dell'ASL 1 Imperiese - Grazie alla convenzione sarà possibile garantire ai cittadini della nostra provincia che necessitano di questo tipo di prestazioni di poterle fruire direttamente ad Imperia senza doversi recare presso le strutture di Genova. Inoltre questa collaborazione consentirà di avviare importanti percorsi formativi professionali rivolti al personale della nostra ASL e ad una maggior presa in carico globale della persona con la creazione di percorsi ben definiti e personalizzati".

All'apertura e alla diffusione della conoscenza dell'ambulatorio ha collaborato anche la sezione provinciale di Imperia dell'Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti Onlus che da decenni opera sul territorio per l'integrazione dei non vedenti nella società, perseguendo l'unità della categoria. Il Centro di Riabilitazione Disabilità Visive di Imperia è aperto tutti i giovedì dalle 10 alle 18, su appuntamento. Per accedere alle prestazioni riabilitative, si può telefonare tutti i giorni dalle ore 8.30 alle ore 13.30 ai numeri 010.8342340 per gli adulti e 010.8990505 per i bambini. Per ulteriori informazioni: riabilitazione@chiossone.it; www.chiossone.it. Per tutti i centri della Liguria, e non solo, l'Istituto David Chiossone continuerà ad essere il punto di riferimento fondamentale per l'impostazione di interventi di riabilitazione globali e complessi destinati ad adulti e anziani, oltre che centro di eccellenza per la riabilitazione in età evolutiva, nella sede di Villa Chiossone a Genova.

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Redattore Sociale del 13-02-2014

Vivere in bianco e nero e con la paura della luce: il mondo degli "acromati"

MESTRE. Vedono il mondo in bianco e nero, la luce è loro nemica perché li abbaglia oscurando la vista. Da giovani hanno spesso problemi di messa a fuoco. Sono le persone affette da Acromatopsia congenita, anche detta distrofia dei coni, una rara patologia genetica che in Italia conta solo 150 casi riconosciuti, anche se che si stima che colpisca circa uno ogni 30-40 mila nati: nel nostro paese potrebbero insomma essere dieci volte di più, ma è ancora difficile ottenere una diagnosi corretta in tempi rapidi.

Si ritroveranno tutti a Mestre il prossimo 15 febbraio per partecipare al quinto convegno nazionale e ascoltare, dalla voce di esperti internazionali, i progressi della ricerca. L'obiettivo è di creare un network europeo e raccogliere dati epidemiologici che permettano ai ricercatori di progredire più rapidamente nei loro studi. Sarà anche l'occasione per riproporre le loro istanze: una maggiore attenzione e sensibilità e la possibilità di conseguire anche in Italia, come già avviene in Olanda e Stati Uniti, la patente di guida.

"Si tratta di patologie molto rare e per questo ancora oggi è difficile avere una diagnosi - sottolinea Francesca Simonelli, professore di Oftalmologia alla seconda università di Napoli -. Stiamo creando una rete di oculisti in grado di sottoporre i pazienti ai test diagnostici che permettono una corretta definizione della patologia". Proprio le difficoltà nella diagnosi portano a pensare che, al di là dei casi riconosciuti, ce ne siano molti altri (oltre un migliaio in Italia) non diagnosticati. L'individuazione della malattia è difficile per varie ragioni: innanzitutto perché i primi sintomi si manifestano già nei primi 4-5 mesi di vita e, con il tempo, i bambini non sono in grado di spiegare cosa vedono o non vedono. Inoltre, a differenza da quanto accade con altre malattie dell'occhio, gli acromati hanno un fondo oculare normale. "Sono necessari esami specifici come l'elettroretinogramma o il test dei colori - spiega Simonelli -. Inoltre, una volta ottenuta la diagnosi si deve fare un test genetico, analizzando il Dna per identificare il gene coinvolto e capire da quale delle quattro forme possibile della patologia si è affetti".

Se la diagnosi è ostica, la cura è, almeno per ora, impossibile. Gli acromati sono costretti a usare occhiali scuri e lenti speciali che filtrano la luce. La ricerca però promette sviluppi positivi. "Negli Stati Uniti e in Germania è possibile sottoporsi a una terapia genica che consente di migliorare molto la vista" spiega Elisabetta Luchetta, vicepresidente dell'Associazione acromati italiani onlus.

In attesa dei progressi della medicina, la battaglia è per migliorare la vita di tutti i giorni. "La normativa è carente, trattandosi di una patologia rara - ammette la vicepresidente -. Eppure basterebbe poco per facilitare la vita di chi ha problemi come i nostri, considerando in questo gruppo anche le persone anziane con problemi di vista". Basterebbero piccoli accorgimenti, come aumentare il contrasto dei colori nella cartellonistica di strade ed edifici e distinguere cromaticamente gli interruttori della luce dalle pareti. L'acromia, sostanzialmente, non limita l'autonomia. È per questo che l'associazione si batte per sfondare un altro muro, quello che vieta la possibilità di conseguire la patente di guida. "In Olanda e negli Stati Uniti è possibile guidare - continua Luchetta -. A Mestre sarà presente il ricercatore che ha ideato l'ausilio utilizzato in questi paesi: si tratta di un apparecchio che si applica sopra le lenti e mette la persona nella condizione di condurre l'auto senza problemi. Ci racconterà come funziona e noi cercheremo di introdurlo nel nostro paese".

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Giornale UICI del 14-02-2014

Ipovisione: fra ambito clinico, medico-legale e vita quotidiana

di Angelo Mombelli

Questa che segue era la premessa al Convegno sull'ipovisione organizzato dalla nostra Unione, nello specifico dalla Commissione Nazionale Ipovedenti, dalla sezione Italiana della IAPB e dall'Università Sapienza di Roma, tenutosi lo scorso primo febbraio a Roma:

"L'ipovisione si colloca in un'area "grigia", a metà tra il vedere e il non vedere; che la si consideri una condizione medico-clinica o una condizione esistenziale, in entrambi i casi porta con sé il segno dell'incertezza. La condizione dell'ipovedente risulta, comunque vada, di difficile definizione.

Da una parte infatti, la valutazione medico-legale della minorazione visiva non è un "automatismo", ma richiede una corretta applicazione della normativa e soprattutto conoscenza ed esperienza in campo clinico da parte dell'oculista. Un'errata certificazione dello stato di minorazione visiva, e la conseguente presentazione di documentazione incompleta o imprecisa alla Commissione di Prima istanza per l'accertamento dello stato di minorato della vista, può determinare per il soggetto interessato il ritardo o addirittura il rigetto della concessione di benefici a lui spettanti, con una grave ricaduta nel suo quotidiano.

Quotidiano, che per l'ipovedente serba già difficoltà infinite, di cui sovente la massa delle persone vedenti è all'oscuro: si è d'altronde abituati a prendere in considerazione gli estremi (in questo caso il vedere e il non vedere), e a tralasciare quello che sta in mezzo.

Il convegno affronterà quindi, nella sua seconda parte, alcune tematiche di particolare interesse legate alla vita quotidiana dell'ipovedente, passando da temi poco battuti, ma cruciali, come la maternità per una donna ipovedente ad altri più comuni come quelli legati all'autonomia del minorato della vista in ambito domestico, visto però dalla parte di una specialista della progettazione ambientale".

Il copione, direi, è stato rispettato appieno, anche grazie alla qualità degli interventi da parte degli specialisti che sono stati chiamati a relazionare: oculisti, medici legali, in rappresentanza sia dell'Inps che delle commissioni di prima istanza dell'ASL, professionisti, accademici universitari e collaboratori del Polo Nazionale di Servizi e Ricerca per la Prevenzione della Cecità e la Riabilitazione Visiva della IAPB. La partecipazione al convegno è stata foltissima, oltre ogni rosea aspettativa, segno che il tema trattato è particolarmente sentito sia dalla base associativa che dagli addetti ai lavori; tra il pubblico, oltre ai soci dell'Unione, erano infatti presenti numerosi oculisti e medici legali. Tra l'altro, al termine del convegno è stata ravvisata la necessità di incontrarsi nuovamente, limitando però il numero degli interventi, per dare risposta alle numerosissime richieste di precisazione che, per mancanza di tempo, non è stato possibile esaurire.

Soprattutto la prima parte del convegno è stata alquanto dibattuta e ha evidenziato le difficoltà che gli oculisti incontrano nel fornire una documentazione corretta ed esaustiva riguardante la minorazione visiva dei pazienti. Le cause di tale difficoltà sono diverse: prima di tutto la mancanza di uno standard omogeneo sul territorio nazionale per quanto riguarda la strumentazione e la tecnologia utilizzate nelle valutazioni, un fatto che rende altrettanto disomogenea la certificazione fornita. Anche la richiesta dell'Inps di avere certificazioni rilasciate solo dai medici operanti nel settore pubblico ha contribuito a rendere problematiche le procedure.

Recentemente poi, si è aggiunta un'ulteriore criticità alla lista, connessa ai casi dei cosiddetti falsi ciechi balzati agli onori delle cronache: le indagini relative hanno spesso coinvolto gli oculisti certificatori, fino ad arrivare, in taluni, fortunatamente isolati frangenti, anche alla carcerazione di questi ultimi.

Tutto ciò ha gettato scompiglio e timore nel mondo dell'oftalmologia, e a pagarne le conseguenze sono, naturalmente, gli "aventi diritto", che non riescono ad ottenere le certificazioni in un tempo ragionevole.

La conclusione è che sarebbe necessario fare estrema chiarezza nella metodica accertativa: per far questo, il primo passo potrebbe essere quello di uniformare le modalità su tutto il territorio nazionale. E' un compito difficile, ma dovrà essere necessariamente portato a termine per poter dare risposte soddisfacenti a chi ne ha diritto.

La seconda parte del convegno ha trattato alcune tematiche care alle persone ipovedenti, che riguardano nello specifico la quotidianità; sono stati affrontati il tema della maternità delle donne ipovedenti, dell'iniziale difficoltà in cui si trovano le persone ipovedenti, in bilico tra il vedere e il non vedere, con la paura del buio che ne consegue; è stato poi toccato il complesso ambito delle patologie sistemiche, che possono avere una ricaduta sull'apparato visivo. L'ultima relazione ha trattato il tema dell'autonomia domestica delle persone ipovedenti, dalla prospettiva qualificata di un architetto progettista di ambienti.

La Commissione Nazionale Ipovedenti della nostra Unione, considerato il successo dell'evento, proporrà, entro il corrente anno, l'organizzazione di un nuovo convegno per tornare a trattare le problematiche oggi esistenti.

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Alto Adige del 04-02-2014

All'Aias ora ci sono i libri "accessibili" alle persone disabili

BOLZANO. La Biblioteca "oltre l'HANDICAP" dell'AIAS di Bolzano in via Piacenza 29/a ha inaugurato nei giorni scorsi con un piccolo rinfresco la nuova Sezione di In-books e altri libri accessibili dedicata al progetto di accessibilità alla lettura per persone con disabilità sensoriali e con disturbi dell'apprendimento e della comunicazione. Sono disponibili libri pensati per utenti con esigenze speciali. Questa particolare idea è nata tre anni fa nell'intento di far emergere e mettere a disposizione di chiunque ne avesse bisogno o ne potesse essere interessato, tutte quelle risorse che permettono di accedere alla lettura a persone con disabilità sensoriali (parliamo di persone non vedenti o sorde) o con bisogni comunicativi complessi (pensiamo a tutti coloro che non sono in grado di comprendere il codice alfanumerico o non riescono ad usare il linguaggio verbale) o ancora alle persone con disturbi specifici dell'apprendimento (come ad esempio i dislessici), ma anche, semplicemente, alle persone migranti che ancora non conoscono bene la nostra lingua o ancora a persone con disabilità motorie, ed in particolare per tutti quei bambini che per questi motivi sono limitati o privati della preziosa esperienza della lettura, del piacere di ascoltare una storia o del poter sfogliare e leggere un libro in autonomia. Sì perchè ai bambini che hanno una disabilità spesso si legge meno e con più fatica, perchè è difficile trovare libri adatti alle loro esigenze. La Biblioteca Handicap della Sezione AIAS di Bolzano ha creato in 28 anni di storia un prezioso patrimonio librario e multimediale sui temi legati alle disabilità e alle diversità, che consta di oltre 8000 unità, a disposizione di famiglie, operatori, insegnanti e di tutte quelli persone che per motivi personali o professionali sono interessati a queste tematiche. Ora, con la nuova sezione In-Book offre un ulteriore servizio rendendo fruibili i libri anche a persone che altrimenti non potrebbero godere del piacere della lettura.

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Redattore Sociale del 12-02-2014

Nasce "Pavillon blanc", la prima biblioteca per ciechi del Camerun

TORINO. Stephane Ebongue ce l'ha fatta. Da anni, l'albino africano, che a settembre dello scorso anno ha raccontato la sua rocambolesca fuga dai cacciatori di uomini del Camerun (su RS-Agenzia Redattore sociale l'intervista a Stephane Ebongue) era impegnato nella costruzione di una biblioteca per ciechi e ipovedenti a Douala, centro accademico e culturale del paese. Per farlo, ha viaggiato a lungo tra Africa ed Europa, ha raccolto attrezzature, aggirato ostacoli e stretto alleanze: in primis con l'Apri, l'Associazione pro retinopatici e ipovedenti, che lo ha finanziato e assistito lungo tutto il percorso; oltre che con Fabio Lepore, il reporter freelance che sulla vita di Stephane ha realizzato un audio-documentario vincitore all'ultimo Bellaria film festival.

E così, qualche giorno fa, Stephane ha finalmente visto il suo sogno prender forma, quando, di fronte ad alcune delle più alte cariche di Douala, ha tagliato il nastro di "Le pavillon blanc": una struttura che sorge proprio di fronte all'Università cittadina, e che - con i suoi mille audio libri, tredici video ingranditori e dieci computer dotati di ausili per la scrittura in braille - potrà finalmente garantire un'istruzione a molti ragazzi che, per una rara variante nella loro sequenza genetica, si ritrovano spesso esclusi da scuole e università.

A causa della carenza di pigmentazione che colpisce la retina, oltre che la pelle, in molti casi all'albinismo si accompagna infatti una graduale e netta perdita della vista. Per questo, da giovani, gli albini africani devono combattere una doppia battaglia: quella con i cacciatori di uomini, che per una diffusa superstizione credono che dai loro organi interni si possano ottenere pozioni, amuleti e filtri magici. E quella con l'ipovisione e con un sistema scolastico, che spesso non ha i mezzi né tantomeno la volontà di venir loro incontro: "Fin da bambini, - ci aveva spiegato Stephane qualche mese fa - gli albini africani devono essere incredibilmente temerari per andare a scuola: perché, oltre a essere oggetto delle angherie degli altri ragazzi, devono affrontare grosse difficoltà nella lettura che rallentano il loro processo di apprendimento".

Di qui l'idea della biblioteca: per evitare che, come spesso accade, questi ragazzi abbandonino la scuola per andare incontro a un destino ancora più inclemente. "Lasciare gli studi - aveva precisato Ebongue - spesso comporta finire a lavorare sotto il sole per 12 ore al giorno, morendo a trent'anni per un cancro della pelle. In altri casi può portare dritti in strada, a chiedere l'elemosina; il che rende molto più esposti ai cacciatori di uomini e alle vessazioni mosse dalla superstizione".

Presenti all'evento, il Rettore dell'Università di Douala, il Viceprefetto e i Delegati (equivalente camerunense dei nostri assessori) alla Cultura e al Welfare. Ad accompagnare Stephane, poi, c'erano Marco Bongi, presidente di Apri Onlus, il regista Andrea Vernoli, che sulla vicenda sta girando un documentario e il già citato Fabio Lepore, che con Ebongue condivide tanto la condizione di ipovedente quanto la ferma convinzione che certi limiti siano fatti per essere oltrepassati. "Fabio e Stephane - spiega Bongi - sono due grandi esempi di umanità, di quell'atteggiamento che vorremmo si diffondesse tra gli ipovedenti. Il primo, a dispetto della malattia, ha realizzato reportage da tutto il mondo, zone di guerra incluse. Il secondo possiede una determinazione fuori dal comune; ed è anche grazie a quella che ci ha subito convinti ad aiutarlo in questo progetto". Dispiegate in forze, anche le telecamere di alcune delle maggiori emittenti televisive del paese (come Camerun News, la Tv di Stato e Tele Deux) accorse all'inaugurazione di una struttura che, quanto a eccellenza, segna un precedente non soltanto per quanto riguarda l'Africa. "Tutti gli invitati - spiega Lepore - erano stupefatti di fronte alle attrezzature raccolte da Stephane: neanche a me era mai capitato di trovarmi in una stanza con tredici videoingranditori e dieci macchine braille. È stata un'esperienza emozionante, una vera festa: c'erano gruppi di musicisti e percussionisti, cibi e bevande locali e molte facce sorridenti".

Il Pavillon blanc, al momento, lavora già a pieno regime: come annunciato qualche mese fa, Stephane ha voluto assumere anche un tutor che dovrà assistere i ragazzi nell'uso delle attrezzature. "La sfida ora -'conclude Bongi - è riuscire a mantenerla attiva nel tempo: i soldi che abbiamo raccolto, grazie a partner come la Fondazione VII novembre, di Ivrea, saranno sufficienti a coprire le spese dei prossimi dodici mesi. Ora, quindi, bisogna trovare nuovi canali di finanziamento: è per questo che mi rivolgo già da adesso a eventuali benefattori. Abbiamo bisogno dell'aiuto di tutti". Per informazioni e donazioni: www.ipovedenti.it

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Il Sole 24 Ore del 13-02-2014

Occhi chiusi sulla Cina

Un'istantanea del Paese attraverso la vicenda di un non vedente: è "Blind Massage" del giovane Lou Ye, in gara a Berlino.

Alla quinta giornata di Berlinale apre il concorso un film della Repubblica Popolare Cinese, (coprodotto con la Francia), Tui Na ("Blind Massage", del giovane Lou Ye.Ma ha perso la vista da bambino. Da allora l'udito è la sua guida nella vita'. Lavora in un centro terapeutico di massaggi a Nanjing molto particolare. I suoi colleghi sono tutti non vedenti. Ognuno ha la sua storia: c'è chi la vista l'ha persa in miniera, chi ha il vizio del gioco. C'è il Dr. Wang, il direttore del centro, innamorato di una donna che sa che la famiglia non accetterà mai un non vedente. In Cina, oggi, crescere una figlia femmina è un investimento troppo grande per poter accettare un cieco.Cosa rende il film interessante? Con una camera che riesce a cogliere ogni movimento, ogni tocco di delle mani, mani che toccano anche l'anima, con un suono che coglie anche i fruscii più nascosti, il film regala un mondo di oscurità che resta un momento raro al cinema. Lou Ye, che nella sua pellicola ha utilizzato attrici e attori non vedenti, accompagna i personaggi per un pezzo di strada, indaga i loro sentimenti, le loro sensazioni e schizza un film di impressioni. Sperimentale nel montaggio ma allo stesso tempo un'istantanea della Cina di oggi.

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Redattore Sociale del 18-02-2014

Ciechi protagonisti di "Blind massage", premiato con l'Orso d'argento

BERLINO. "Blind massage", del regista cinese Lou Ye, è stato premiato a Berlino ricevendo l'Orso d'argento per il miglior contributo tecnico-artistico (fotografia). E' il festival dei riconoscimenti per la Cina, che con Bai Ri Yan Huo (Black Coal Thin Ice) di Diao Yinan, oltre all'Orso d'oro si è guadagnato quello d'argento per il miglior attore, Liao Fan.

"Blind massage", prodotto in Francia, e interpretato da Qin Hao, Guo Xiaodong, Zhang Lei, racconta una storia tratta dal romanzo di Bi Feiyu, ambientato in un centro massaggi di Nanchino gestito da un gruppo di impiegati non vedenti e ipovedenti. Rappresenta "un interessante saggio di cinema sensoriale" come ha scritto in queste ore molta parte della critica.

Introdotto da una voce narrante, che recita anche i titoli di testa del film, si avvicina alla vita di Xiao Ma; persa la facoltà della vista da bambino a causa di un incidente stradale dove muore sua madre, imparerà l'arte del "blind massage", prima di entrare a far parte di un istituto con uno spirito di conduzione quasi a carattere familiare, dove persone nella sua stessa condizione vivono, mangiano e lavorano insieme. Gli impiegati del centro massaggi sono sempre sul bivio di una fede conquistata con il tatto e il rischio di perderla per l'esperienza continua con la visione negata. Blind Massage è allora anche un potentissimo film sulle contraddizioni del desiderio, dolorosamente sospeso tra possesso e libertà, fusione e liberazione, nutrimento e privazione. Alla fine del film, quando Xiao Ma riacquisirà parzialmente la vista per un fortuito episodio di violenza, Lou Ye avvicina la macchina da presa in modo estremo a corpi e ad oggetti e le immagini, partendo da Xiao Ma, investono direttamente lo spettatore tirandolo dentro. Lou Ye in questo modo collega, con un vero e proprio cortocircuito, l'istante precedente e successivo all'atto del vedere, ovvero la possibilità di chiudere gli occhi per riacquistare la vista.

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Superando.it del 11-02-2014

Il teatro che diventa accessibile a tutti

TORINO. Presentato nell'ottobre scorso - come avevamo ampiamente riferito - il progetto denominato Torino + Cultura Accessibile è stato ideato e realizzato dalla Fondazione Carlo Molo di Torino per festeggiare i quindici anni della propria attività, e ha come obiettivo la resa accessibile della programmazione culturale, e soprattutto degli spettacoli cinematografici e teatrali, rivolgendosi in particolare al pubblico con disabilità sensoriali e, più in generale, con deficit uditivi e visivi.

Nei prossimi giorni all'iniziativa darà la sua piena adesione anche la Fondazione Teatro Stabile di Torino, inserendo nella propria stagione 2013-2014 cinque repliche accessibili - con sottotitolazione e audiodescrizione facilitata (il 12 febbraio anche con lingua italiana dei segni) - dello spettacolo Gl'innamorati di Carlo Goldoni, portato in scena al Teatro Gobetti (Via Rossini, 8) dalla Compagnia Il Mulino di Amleto, esattamente da martedì 12 a domenica 16 febbraio.

«Grazie alla collaborazione con Sub-ti limited (Londra), Sub-ti Access (Roma) e la Compagnia Il Mulino di Amleto - spiegano dalla Fondazione Molo -, per la prima volta il Teatro Stabile di Torino sta per proporre la resa accessibile al pubblico con disabilità sensoriale di una sua produzione, segnando così una volontà di totale inclusione e una svolta nel concepire la propria programmazione, riservando una particolare attenzione alle persone con deficit uditivi e visivi. La resa accessibile degli Innamorati di Goldoni, tra l'altro - tramite audiodescrizione e sottotitolazione - verrà donata dalla nostra Fondazione al Teatro Stabile e alla Compagnia Il Mulino di Amleto, che potrà così riproporla in tournée, perseguendo la diffusione della cultura come uno strumento reale di miglioramento della vita, un bene comune cui tutti devono poter accedere».

Da ricordare, in conclusione, che l'iniziativa è stata resa possibile anche grazie alla collaborazione di una serie di organizzazioni partner di Torino + Cultura Accessibile, vale a dire l' APIC (Associazione Portatori Impianto Cocleare), l'APRI (Associazione Pro Retinopatici ed Ipovedenti), la CPD (Consulta per le Persone in Difficoltà), l'ENS Piemonte (Ente Nazionale dei Sordi), la Fondazione Istituto dei Sordi di Torino, la FIADDA Piemonte (Famiglie Italiane Associate per la Tutela dei Diritti degli Audiolesi) e l'UICI (Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti). (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: Ufficio Stampa Fondazione Carlo Molo di Torino (Daniela Trunfio), daniela.trunfio@fastwebnet.it.

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Bologna Today del 28-02-2014

In via Polese il primo bar per ciechi: "Il primo così, spazio anche per i cani-guida"

BOLOGNA. "Non ho mai incontrato gruppi di persone non vedenti che si vanno a prendere una birra" ha detto Barbara Verna, consulente per le attività rivolte ai sordociechi, durante la conferenza stampa che ha annunciato l'apertura de "L'Altro Spazio" (l'inaugurazione domani alle 19 in via Polese 7). Adesso a Bologna è possibile. Dopo l'esperienza di successo del "Senza Nome", il primo bar d'Italia gestito dai ragazzi sordi in via Belvedere a Bologna, l'associazione culturale Farm sta per inaugurare un nuovo locale interamente a misura delle persone non vedenti e sordo-cieche.

IL PRIMO IN ITALIA. Pare che il locale non abbia precedenti in Italia, fatta eccezione per qualche serata dedicata alle "cene al buio": la formula infatti (un work-in-progress che terrà conto dei suggerimenti degli utenti) è assolutamente nuova e completa. E' previsto anche un "dehors" per ospitare i cani guida mentre i loro padroncini si trovano all'interno del locale.

CONTINUA LA TRADIZIONE JAZZ DEL CHET BAKER. Il locale di via Polese, lo stesso in cui ha avuto sede lo storico jazz club Chet Baker è stato completamente rinnovato ed è oggi un ambiente adatto alle persone cieche, oltre che alle persone sorde. Confluiranno qui i principi e gli accorgimenti sperimentati con successo al "Senza Nome", ma si amplieranno alzando l'asticella della sfida dell'integrazione tra i diversi linguaggi: visivo, tattile, verbale e non verbale. Non mancheranno i concerti e le serate musicali, che proseguono la tradizione jazzistica vissuta fra queste quattro mura del centro: una volta al mese l'esibizione di un artista sordo internazionale.

STRUMENTI UTILI PER SENTIRSI A PROPRIO AGIO E ORIENTARSI ANCHE A TAVOLA. Entrando nell'"Altro Spazio", alle persone cieche sarà consegnata una mappa tattile del locale, in modo che possano subito orientarsi tra i tavoli dove, posate, bicchieri e tovaglioli avranno posizioni specifiche e forme precise in modo da essere facilmente localizzate e utilizzate. E se per i sordi sarà replicata la bacheca con i biglietti prestampati per fare le ordinazioni, per i non vedenti ci saranno i menù scritti in Braille. Ma l'integrazione passerà soprattutto dalle attività culturali. A disposizione dei clienti ci saranno tavolette per la scrittura in Braille, postazioni per ascoltare gli audiolibri e una serie di giochi, come la scacchiera tattile. Due volte al mese, inoltre, si terranno la cena e l'aperitivo al buio in collaborazione con l'associazione "La Girobussola", per vivere un'esperienza sensoriale. Non mancheranno mostre tattili con le opere realizzate da scultori ciechi e incontri di sensibilizzazione sul linguaggio.

FARM: LA FILOSOFIA DEL LOCALE, LA SCELTA DEL NOME E DEL LOGO. "Ciò che abbiamo voluto costruire nell'Altro Spazio è ciò che vorremmo ci fosse nel mondo, ovvero un ambiente adatto a tutti, vedenti e non, sordi e non - spiega la presidente dell'associazione Farm Nunzia Vannuccini - un luogo in cui si possa avere un rapporto fisco con l'altro e vivere un'esperienza in cui ciò che bevi e che mangi passa in realtà in secondo piano rispetto all'opportunità di comunicare in modi alternativi, di conoscere nuovi linguaggi come la Lis, il Braille o la Lis tattile". Quanto alla scelta del nome, prosegue Vannuccini, "abbiamo scelto di puntare sul concetto di 'altro', uno dei primi che si impara a scuola da bambini e che gli adulti dimenticano forse troppo facilmente".

IL LOGO DEL LOCALE: ECCO COSA SONO QUEI PUNTINI ROSSI. "Ma la lettera A, che compare tradotta in Braille nel logo del locale - conclude Vannuccini - sta a rappresentare anche l'inizio della comunicazione, l'inizio di un alfabeto traducibile in tutte le lingue".

L'invito all'Altro Spazio è dunque un invito ad entrare in un mondo che non si conosce e che può, invece, nascondere tantissime sorprese.

ECCO COSA SI MANGIA. Grande cura anche per la cucina che sarà rigorosamente a base di prodotti di stagione, con dolci fatti in casa ogni giorno diversi. Nel locale si potrà gustare il brunch della domenica, bere un aperitivo o sorseggiare il tè delle cinque, magari leggendo un libro o lavorando al computer. Aperto sia a pranzo che a cena, l'Altro Spazio offre l'inedita possibilità di seguire un percorso alimentare sano ed equilibrato, con un abbonamento a prezzo fisso, secondo i consigli di un'esperta.

L'Altro Spazio è aperto tutti i giorni, dalle 12 alle 3.

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GolemInformazione.it del 17-02-2014

A nuoto attraverso la vita

Una malattia rara lo ha reso cieco e gli causa fratture continue. Sulla terra. Ma in acqua Andrea Cadili Rispi è un campione e dopo aver attraversato lo stretto di Messina e il Bosforo ha in programma il lago di Lochness.

Se ce l'ho fatta io, può farcela chiunque! Lo afferma Andrea Cadili Rispi, affetto da una malattia rara (Osteopseudoglioma) che porta fragilità ossea e cecità. Andrea ha trentadue anni, è genovese, è un ottimo nuotatore, lavora come telefonista, vive per conto suo ed è fidanzato. Quando Andrea aveva dieci anni ha vissuto il periodo più difficile della sua vita.

La malattia che rende fragili le ossa, di cui soffre, portava gli arti inferiori di Andrea a rompersi di continuo, tanto che dai dieci anni ai diciannove ha subìto circa cinquanta fratture. Tibie, femori, si spezzavano con facilità, Andrea era sempre ingessato e passava molto del suo tempo in sedia a rotelle o con le stampelle. Le fratture ossee avvenivano di continuo, anche durante una seduta di fisioterapia o a letto per un movimento nel sonno. La vista nel frattempo peggiorava, fino a portarlo alla cecità completa.

Si prospettava per il giovane una vita in sedia a rotelle, invece gli fu proposto di nuotare e da quel momento la sua vita cambiò. Il nuoto gli diede la possibilità di fortificarsi fisicamente e gli regalò nuove motivazioni. Andrea iniziò la sua avventura nel nuoto quando aveva vent'anni, gli allenatori scoprirono in lui buone capacità e gli chiesero di provare a cimentarsi nelle gare. Il ragazzo partecipò a varie gare e vinse ben dieci titoli italiani nella categoria non vedenti, di questi un titolo nei 50 stile libero e nove nei 400 stile libero. Nel 2007 nacque una nuova idea, il suo allenatore gli propose di percorrere lo stretto di Messina a nuoto e Andrea accettò. "Pensavo che questa proposta sarebbe caduta nel dimenticatoio", racconta Andrea. Tre anni dopo invece, nel 2010, è nelle acque dello stretto di Messina a tentare la traversata, alla fine riuscirà nell'impresa e si piazzerà al nono posto assoluto, davanti a tanti atleti "normodotati".

In seguito, il 7 luglio del 2013, una nuova avventura, ancora più impegnativa: la traversata del Bosforo anche questa superata. Il ragazzo ha già in programma due nuove traversate: la Malta- Gozo di 6.5 chilometri e a seguire il lago di Lochness di 10 km. "Dicono che nel lago di Loch Ness non ci siano pesci - spiega Andrea sorridendo - quindi se avvertirò un movimento sospetto mi lancerò subito nella barca". Questo giovane è un concentrato di coraggio e ironia. "Se sono venuto su bene- racconta - lo devo ai miei genitori Antonio e Maria. Anche mio fratello Alessandro che ha la mia stessa malattia ha seguito i suoi sogni, ora è diplomato al conservatorio in pianoforte, composizione e chitarra ed è un insegnante di musica".

Andrea è anche alla ricerca di sponsor per avere degli aiuti economici per le sue trasferte per partecipare ai prossimi campionati Italiani di nuoto. Questo giovane ci insegna che non bisogna mai mollare nella vita e che niente ci è precluso se ci crediamo veramente.

di Riccardo Rossi©

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Superando.it del 19-02-2014

Trasformo la mia vita in versi

Incontro con Marta Telatin di Riccardo Rossi

PADOVA. Trasformo la mia vita in versi. Questa è una frase di Marta Telatin, giovane padovana, diventata non vedente a tredici anni a causa di una malattia rara: la sindrome di Stickler.

Marta ha trent'anni e due lauree, conseguite all'Università di Padova, una in Scienze della Comunicazione, una in Sociologia; inoltre ha al suo attivo un corso in Comunicazione nei Media e ora sta frequentando un master in Criminologia Critica. «Per me - dice - il bicchiere è sempre mezzo pieno e cerco se possibile di riempire anche l'altra metà».

Marta è un'ottimista e affronta la vita con coraggio e passione. Vive da sola sin dall'età di diciotto anni e ha già pubblicato due libri di poesie, Con-fini-dell-anima in-(versi) e Il Caleido-scoppio dei pensieri, oltre ad avere un proprio sito. «Paradossalmente - afferma - da quando ho perso la vista ci vedo di più! E vorrei che le persone imparassero a guardare con la propria interiorità. Sono diventata cieca a tredici anni e so che si possono rendere preziosi tutti e cinque i sensi. La vista vi fa vedere, tutti gli altri sensi vi fanno guardare».

Nel 2012 Marta ha ricevuto il Premio Internazionale Universum Donna VIII nella Sezione Impegno Sociale e Solidarietà e anche una nomina ad ambasciatrice di pace dall'Università della Pace della Svizzera Italiana. «Ho molta fiducia in me stessa - spiega - e questo lo devo alla mia famiglia che ha creduto in me e mi ha assecondata da sempre. Mia madre sapeva che a causa della mia malattia avrei perso la vista e quindi mi ha spinto ad essere indipendente fin da piccola. Quando avevo tre anni, mi faceva ordinare la cameretta, piegare i vestiti, ora a distanza di tempo ho capito perché ci teneva tanto. Mia madre, scherzando, afferma che mi ha insegnato troppo bene a essere indipendente (a diciotto anni già vivevo da sola) e sapendo come sarei diventata, si sarebbe data meno da fare!»

La giovane propone dei corsi alle scuole, alle associazioni, nelle carceri, dove insegna a usare i sensi in maniera profonda. «Nei miei corsi - racconta - faccio eseguire degli esercizi al buio, per insegnare alle persone a muoversi senza luce, per "ascoltare" il proprio corpo e quello degli altri. Invito a toccare degli oggetti e mi faccio dire che sensazioni trasmettono, se evocano dei ricordi. Stesso discorso per i profumi, voglio sapere quel dato odore a che sensazione viene associato. Cerco di arrivare ai ricordi dell'infanzia, al bambino che abbiamo messo da parte».

Tutto il lavoro di Marta è su base volontaria, anche con i detenuti nella casa di reclusione Due Palazzi di Padova. «La mia disabilità - spiega - mi aiuta nel rapporto con i detenuti. Quando parlano con me, mi dicono: "Noi siamo in carcere perché lo abbiamo meritato, tu invece la vista l'hai persa per destino e non ti lamenti mai, sorridi, sei solare, questo tuo modo di vivere ci dà forza"».

Marta cerca di instaurare con i carcerati un rapporto di fiducia, per accompagnarli a scoprire i propri talenti nascosti e dare loro l'opportunità di ricrearsi. La giovane propone questi corsi anche nel Reparto "internati" del carcere di Padova, dove ci sono persone ritenute pericolose per la società. «La mia più grande soddisfazione - sottolinea - è che dopo un anno di incontri con loro parlano di arcobaleni, di speranza, di voglia di cambiare, prima invece i loro discorsi erano incentrati solo su droga, rapine e vedevano tutto nero».

Insomma, si può ben dire che Marta Telatin sia davvero una forza della natura, come ben testimonia anche suo motto personale, che è «Rovescio l'arcobaleno per farlo sorridere».

Ringraziamo Paola Maschio per la segnalazione.

Testo già apparso in «Golem - Dalla notizia all'informazione», con il titolo "Il verso della vita", e qui ripreso - con minimi riadattamenti al diverso contenitore - per gentile concessione.

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Redattore Sociale del 20-02-2014

Universitari disabili. Carlo, la cecità e il sogno (realizzato) dell'Erasmus

FERMO. Classe 1991, sportivo, dinamico e con la passione per le lingue e per viaggiare. Carlo Malloni, ventritreenne di Fermo, è iscritto all'Università di Macerata e frequenta la facoltà di lingue nella sede distaccata di Civitanova Marche. Attualmente si trova nella città universitaria di Valencia, in Spagna, grazie al progetto Erasmus. Un approdo non facile, dopo un lungo iter fatto di ostacoli legati all'assistenza e alle spese da sostenere.

Il giovane fermano ha affrontato con coraggio e molta pazienza la sua malattia, che lo ha reso cieco sin dai primi anni di vita. E' un fervido giocatore di "torball", uno sport a squadre molto praticato dai non vedenti in Italia. Carlo, ha tutta l'energia tipica di un ventitreenne che con molta caparbietà vuole conquistare una vita indipendente e autonoma.

Il desiderio di girare il mondo e quello di approfondire e apprendere al meglio la lingua spagnola hanno fatto in modo che lui decidesse di presentare la domanda all'Erasmus a gennaio del 2013 e provare così una nuova esperienza di vita fuori dalla sua famiglia, da sempre il suo punto di riferimento.

Superato il primo test di ingresso, Carlo è salito così in cima alla graduatoria e in poco tempo la sua richiesta di trasferimento nel campus spagnolo di Valencia viene accettata. "In un primo momento - ci confida - sono rimasto sorpreso e anche intimorito dal cambiamento provocato dal trasferimento nella penisola iberica". Ma poi, senza esitazione e con la forza che lo contraddistingue, ha affrontato la famiglia e si è organizzato per partire. Non sono mancati i controlli medici di routine e il conseguente rinvio della partenza al secondo semestre, Una partenza finalmente fissata ai primi di gennaio di quest'anno.

Ma come organizzarla? Come fare con l'assistenza? E soprattutto: chi si prenderà cura di lui? Queste le preoccupazioni che affliggevano Carlo e, ancora di più, i suoi genitori. La borsa di studio prevedeva infatti la figura di un tutor che fosse di aiuto all'interno dell'Università, ma nessun sostegno era previsto per affrontare la vita quotidiana. La borsa consiste in un contributo pari a 230 euro, e per la disabilità è riconosciuto anche un importo extra pari a 220 euro. Ma solo la spesa per l'affitto nel campus valenciano è di 480 euro mensili...

E allora che fare? Carlo si è rivolto all'Università di Macerata, chiedendo un sussidio ulteriore o la possibilità di avere anche qualcuno che potesse provvedere a lui nella vita di tutti i giorni. Nulla di fatto. Chiuse tutte le porte. Ma il giovane non si è perso d'animo e ha deciso di partire a qualsiasi condizione. Una sorte sfidata che ha portato una buona notizia: un suo amico di facoltà ha deciso di accompagnarlo per fare la stessa esperienza all'estero. Naturalmente Carlo sostiene le spese di vitto e alloggio anche per il suo accompagnatore.

E siamo all'oggi. Carlo si trova a Valencia da circa tre settimane e con il suo compagno di viaggio sta scoprendo un mondo nuovo: "In Spagna sono tutti molto disponibili, dai professori ai responsabili del supporto educativo per gli studenti disabili. L'aria spagnola è rivitalizzante - ci svela - e non mi dispiace l'idea di prolungare la permanenza oltre i sei mesi del progetto".

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Ticinonline del 25-02-2014

Non vedente gira il mondo a piedi in solitaria con il suo cane

VERONA. Gira il mondo da solo a piedi, accompagnato dal bastone bianco e dal suo cane per testimoniare che tutto è possibile, anche per un cieco. È Alessandro Bordini, 28 anni di Nogara (Verona).

Nel marzo 2009 ha perso la vista in un pauroso incidente, dopo essersi lanciato con il paracadute a Ravenna; dieci mesi fa, come racconta l'Arena, dopo un anno passato tra ospedali e riabilitazione motoria, ha intrapreso il giro del mondo a piedi in solitaria. Un caso senza precedenti per un non vedente.

Oggi è tornato a Verona per raccontare la sua esperienza. "Sorridere aiuta sempre e con l'ottimismo tutte le situazioni della nostra vita possono essere agevolate" spiega con il bastone in mano, intervenendo a 'TEDx Verona', la convention - mutuata dall'esperienza americana - che ha gremito il Palazzo della Gran Guardia per ascoltare le relazioni di giovani manager di successo e specialisti di imprese sportive estreme. Bordini per poter essere presente ha sospeso il suo tour del pianeta. "Quando ho ricevuto la mail con l'invito di partecipare a TED-x Verona - racconta - ho deciso subito di interrompere il mio viaggio. Ne valeva la pena".

Sulla sua pagina Facebook, Bordini riassume tutte le tappe del suo viaggio, zaino in spalla, attorno al globo: nell'est Europa, dalla Turchia all'Iran, dalla Thailandia all'Oceania. A marzo partirà per la Russia. "Dappertutto - spiega Alessandro, che prima dell'incidente lavorava nell'impresa del legno del padre - ho trovato persone disponibili. Tutti sono buoni, pronti ad aiutarti e se sono arrivato fin qui è perché dappertutto ho trovato gente buona". "Questa pausa e questo incontro con tante persone - aggiunge - renderà ancora più interessante e stimolante il mio viaggio e il prossimo tratto che affronterò".

"Il segreto per andare avanti - conclude - è credere in se stessi e nel prossimo. La positività o la negatività possono influenzare tutto quello che ci circonda, e allora è meglio affrontare ogni situazione della vita con un sorriso".

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Redattore Sociale del 05-02-2014

Sochi, 50 nazioni al via ai Giochi paralimpici invernali

ROMA. Le ultime, quelle di Londra, sono state un successo sotto tutti i punti di vista: le Paralimpiadi più viste e più partecipate della storia, capaci di riempire gli stadi e di sfondare il muro della grande visibilità sui media. A Sochi, dove è imminente il via alla 22ma edizione delle Olimpiadi, il movimento paralimpico troverà spazio esattamente fra un mese, negli stessi impianti e nello stesso villaggio che per le prossime due settimane ospiteranno il meglio dello sport invernale mondiale. Dopo la chiusura delle Olimpiadi, la grande festa della cerimonia di apertura dei Giochi paralimpici è fissata per il 7 marzo, cui seguiranno nove giorni di gare sulle montagne che affacciano sul Mar Nero.

Gli atleti saranno circa 750, le nazioni rappresentate una cinquantina: sono numeri da record per una Paralimpiade invernale, con il Comitato paralimpico internazionale (Ipc) che in termine di audience mondiale si aspetta di migliorare, ancora una volta, i risultati già lusinghieri raggiunti dall'edizione precedente, quella di Vancouver 2010. Cinque gli sport in gara, con la prima assoluta dello snowboard, che debutta a Sochi anche se in formato ridotto, con la presenza dei soli atleti standing (che gareggiano in piedi) con una disabilità agli arti inferiori: porte ancora chiuse, invece, per i sitting (seduti), i visually impaired (disabilità visiva) e per gli standing con disabilità agli arti superiori. Per il resto, spazio all'hockey su ghiaccio, al curling in carrozzina, e alle varie categorie di sci alpino, sci di fondo e biathlon. Biglietti in vendita a prezzi tutto sommato accessibili, con disponibilità ancora anche per gli eventi maggiori.

Per chi resterà in Italia, seguire le Paralimpiadi in tv sarà più facile (o almeno meno costoso) delle Olimpiadi: se infatti le gare degli olimpici saranno trasmesse solamente da Sky, le gare paralimpiche andranno in chiaro su Rai Sport, che dedicherà all'evento la quasi totalità della programmazione giornaliera. Uno sforzo produttivo che ricorda da vicino quello di Londra 2012. Anche all'estero le Paralimpiadi saranno trasmesse dai grandi network: Channel 4 si conferma il canale paralimpico in Gran Bretagna, mentre la Nbc si è aggiudicata i diritti per gli Stati Uniti.

Le infrastrutture di Sochi sono state rese accessibili sia per le persone con disabilità fisiche (ascensori, impianti di risalita e rampe, superfici dure antiscivolo), sia per le persone con problemi di vista (superfici pedonali tattili, delineazione colore delle zone pericolose, barriere di protezione, segnali acustici dei semafori). Un servizio speciale fornirà informazioni sui mezzi di trasporto accessibili, assistenza per la loro prenotazione, e fornirà personale qualificato per scorte nelle zone in cui le persone con disabilità potrebbero avere difficoltà, per cercare di facilitare la loro visita.

Sul versante sportivo, la Russia padrona di casa, che chiuse al secondo posto (dietro ala Germania) il medagliere di Vancouver 2010, pur vincendo il maggior numero complessivo di medaglie, punta a sfruttare il fattore campo per conquistare la prima piazza assoluta: per i russi grandi possibilità di successo nel biathlon e nello sci di fondo, mentre nello sci alpino i tedeschi sono chiamati a confermare gli ottimi risultati di quattro anni fa. Negli sport di squadra, gli Stati Uniti cercheranno di difendere la prestigiosa medaglia d'oro vinta nella scorsa edizione dei Giochi davanti al Giappone. Nel curling, campione in carica è il Canada, che dopo le vittorie di Torino 2006 e Vancouver 2010 cerca a Sochi una tripletta che la consacrerebbe regina assoluta della specialità.

Per gli azzurri, il punto di riferimento sono le sette medaglie (undicesimo posto) conquistate quattro anni fa (per inciso, quelle degli atleti olimpici furono solo cinque). Delle sette paralimpiche, una fu d'oro, per merito di Francesca Porcellato nel fondo, alle quali si aggiunsero tre medaglie d'argento e tre di bronzo per merito di Enzo Masiello (1 argento e 1 bronzo sempre nel fondo), di Gianmaria Dal Maistro e Tommaso Balasso (argento nella supercombinata e doppio bronzo, nello slalom e nello slalom gigante) e di Melania Corradini (argento nel Super-G). Porcellato, Masiello e Corradini faranno parte anche della spedizione a Sochi, mentre la coppia Dal Maistro - Balasso, che ha appeso gli sci al chiodo, sarà sostituita da quella formata da Alessandro Daldoss e Luca Negrini. L'Italia dell'hockey punta ad un risultato di prestigio (settima a Vancouver ma campione d'Europa nel 2011), mentre è grande il rammarico per la mancata qualificazione nel curling.

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Redattore Sociale del 20-02-2014

Sochi, sono 34 i convocati della squadra azzurra per le Paralimpiadi

ROMA. Sono 34, più un atleta guida, i convocati che rappresenteranno i colori italiani alle Paralimpiadi di Sochi 2014, al via il prossimo 7 marzo. La Giunta nazionale del Cip, il Comitato italiano paralimpico, ha deliberato oggi la composizione ufficiale della squadra azzurra che parteciperà ai Giochi sulla località russa sul Mar Nero. Gareggeranno in quattro discipline, dallo sci alpino allo sci nordico, passando dallo snowboard (al debutto alle Paralimpiadi) e dall'ice sledge hockey, l'unica competizione a squadre che vedrà la presenza della nazionale italiana, invece assente dal curling in carrozzina. Netta predominanza maschile (sono 30 atleti e una guida) e netta minoranza femminile, visto che le donne sono solamente quattro. Una differenza che si riduce se nel computo non viene inserita la squadra di hockey su ghiaccio, che da sola manda a Sochi 17 atleti. Degli altri 17 presenti, quindi, 13 sono uomini e 4 donne.

La squadra di sci alpino vede fra i convocati Melania Corradini, già argento in superG a Vancouver 2010, che punta così al recupero dopo l'infortunio alla clavicola subito il mese scorso. Punta di diamante, insieme alla "Melly" nazionale, è Alessandro Daldoss, atleta ipovedente affiancato dalla guida Luca Negrini, capace di primeggiare nelle gare di Coppa del mondo e certamente in grado di lottare per le medaglie, e per quelle del metallo più pregiato. Della squadra anche Christian Lanthaler, Hanjorg Lantschner, Nicolò Maria Orsini, Ugo Bregant, Andrea Valenti e Marco Zanotti.

Nello snowboard, presente per la prima volta ai Giochi, seppur non con tutte le categorie, saranno della partita Giuseppe Comunale, campione italiano, siciliano di nascita ma trapiantato in trentino per coltivare la passione per la neve, e con lui Luca Righetti, Fabio Piscitello e la giovanissima Veronica Plebani.

Nello sci nordico ecco un'altra presenza femminile di primissimo piano: la pluripremiata Francesca Porcellato, che partecipa alla sua nona edizione dei Giochi fra edizioni estive e invernali. In otto partecipazioni finora si è appesa al collo undici medaglie fra atletica leggera e sci (oro a Vancouver 2011). Con lei un altro grande veterano, Enzo Masiello, e ancora Roland Ruepp, Giordano Tomasoni e Pamela Novaglio.

Infine, la squadra di hockey, che manda a Sochi 17 atleti, fra i quali è presente anche il portabandiera alla cerimonia di apertura: si tratta del capitano Andrea Chiarotti. Con lui partono per il Mar Nero i portieri Gabriele Araudo e Santino Stillitano, e poi Giuseppe Condello, Gianluigi Rosa, Bruno Balossetti, Gianluca Cavaliere, Roberto Radice, Wernr Winkler, Rupert Kanestrin, Florian Planker, Christoph Depaoli, Nils Larch, Gregory Leperdi, Valerio Corvino, Andrea Macrì e Igor Stella.

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Superando.it del 27-02-2014

Verso le Paralimpiadi Invernali di Sochi

di Stefano Borgato

Manca ormai solamente una settimana al via delle XI Paralimpiadi Invernali di Sochi, che dal 7 al 16 marzo vedranno impegnati in Russia - dove da poco si sono concluse le gare delle Olimpiadi Invernali - poco più di una trentina di atleti azzurri, che tenteranno di imporsi nelle varie discipline dello sci alpino e dello sci nordico, oltreché con la squadra di ice sledge hockey.

Questa volta, però, un'altra specialità si affaccerà per la prima volta ai Giochi, vale a dire lo snowboard, quello spettacolare sport di scivolamento sulla neve, nato negli Anni Sessanta negli Stati Uniti, che si pratica utilizzando una tavola costruita a partire da un'anima di legno e provvista di lamine e soletta in materiale sintetico, simili a quelle dello sci.

E gli Azzurri dello snowboard (Luca Righetti, Veronica Yoko Plebani, Fabio Piscitello e Giuseppe Comunale) stanno ultimando in questi giorni la loro preparazione a Prato Nevoso di Frabosa Sottana (Cuneo), la bella località piemontese, che è stata selezionata anche per ospitare i Campionati Nazionali Invernali Disabili, in programma subito dopo Sochi, dal 23 al 30 marzo.

«La scelta di Prato Nevoso per i ragazzi dello skateboard, come trampolino di lancio delle Paralimpiadi - sottolinea Gianluca Oliva, amministratore della Società Prato Nevoso Ski - è per noi motivo di immenso orgoglio, un grande risultato che viene dopo anni di attenta programmazione a favore dell'universo disabilità».

Nella località del Cuneese, tra l'altro, è presente da un paio d'anni anche Discesa Libera, Associazione specificamente impegnata negli sport invernali per persone con disabilità, che fornisce tutti gli strumenti necessari per misurarsi sulla neve in piena sicurezza. «Mettiamo a disposizione di chi ne fa richiesta - sottolinea in tal senso il presidente Lorenzo Repetto - e del tutto gratuitamente, il "guscio", ovvero una sedia speciale capace di "contenere" la persona, disponibile sia per gli adulti che per i più piccoli. Gli ipovedenti, invece, possono disporre di un accompagnatore selezionato tra i maestri di sci della Snow Academy, alcuni dei quali hanno specifiche competenze in materia di disabilità».

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: Marta Oliva (m.oliva@pratonevoso.com).

Le Paralimpiadi Invernali

- 1976: Örnsköldsvik (Svezia)

- 1980: Geilo (Norvegia)

- 1984: Innsbruck (Austria)

- 1988: Innsbruck (Austria)

- 1992: Albertville (Francia)

- 1994: Lillehammer (Norvegia)

- 1998:·Nagano (Giappone)

- 2002: Salt Lake City (Stati Uniti)

- 2006: Torino (Italia)

- 2010: Vancouver (Canada)

Gli atleti italiani alle Paralimpiadi Invernali di Sochi (Russia), 7-16 marzo 2014

- Sci alpino: Alessandro Daldoss, Melania Corradini, Nicolò Orsini, Andrea Valenti, Marco Zattoni, Luca Negrini (guida), Hansjoerg Lantschner, Christian Lanthaler e Ugo Bregant.

- Sci nordico: Francesca Porcellato, Giordano Tomasoni, Roland Ruepp, Pamela Novaglio ed Enzo Masiello.

- Snowboard: Luca Righetti, Veronika Yoko Plebani, Fabio Piscitello e Giuseppe Comunale.

- Ice sledge hockey: Valerio Corvino, Gregory Leperdi, Andrea Chiarotti, Gianluigi Rosa, Florian Planker, Andrea Macrì, Bruno Balossetti, Christoph De Paoli, Emanuele Parolin, Gabriele Araudo, Gianluca Cavaliere, Giuseppe Condello, Igor Stell, Roberto Radice, Werner Winkler e Rupert Kanestrin.

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Corriere Alto Adige del 05-02-2014

La Finanza aiuta a sciare i non vedenti

BOLZANO. La Guardia di Finanza aiuta i non vedenti a sciare sulle nevi di Dobbiaco. Si tratta ormai del quinto anno di collaborazione e divertimento tra i non vedenti dell'Unione italiana ciechi e ipovedenti della Toscana ed il Soccorso alpino della Guardia di Finanza di Prato Drava. Sulla neve delle piste da fondo di Dobbiaco, un gruppo di sei non vedenti, con l'esperta guida dei finanzieri ha potuto provare la gioia dello scivolamento sulla neve, cimentandosi in vari percorsi e, alcuni di loro, hanno anche effettuato escursioni con le ciaspole, sport in gran voga in questa stagione. «L'iniziativa, sviluppatasi nel tempo e sempre meglio organizzata, ha scopi anche terapeutici - scrive in una nota l'Ufficio comando della Guardia di Finanza di Bolzano- considerando i positivi effetti che la pratica sportiva riflette nei meno fortunati, assistiti da personale professionalmente qualificato e capace di infondere fiducia sono evidenti. Per i militari del Soccorso alpino della Guardia di Finanza impegnati quotidianamente sulle piste d'inverno e sulle rocce in estate a garantire sicurezza e assistenza a chi frequenta la montagna, quella con l'Unione italiana ciechi e ipovedenti della Toscana è stata una piacevole parentesi di impegno e amicizia, compensati dall'apprezzamento che riscuotono e dai legami di amicizia che si instaurano con questi "speciali" allievi». L'ormai collaudata iniziativa, dunque, si è conclusa con reciproca soddisfazione sia da parte dei militari delle Fiamme gialle che dai partecipanti dell'Unione italiana ciechi e ipovedenti della Toscana, i quali hanno potuto trascorrere delle ore piacevoli sulla neve.

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Superando.it del 11-02-2014

Anteros e' un modello e un punto di riferimento

BOLOGNA. Inserito all'interno dell'Istituto per Ciechi Francesco Cavazza di Bologna, il Museo Tattile di Pittura Antica e Moderna Anteros - cui è stato anche recentemente dedicato un ampio servizio, alla fine di dicembre, dal noto programma televisivo Unomattina di Raiuno - possiede più di cinquanta bassorilievi che traducono tattilmente alcuni dei maggiori capolavori dell'arte. In più, attraverso i suoi laboratori di modellazione e restauro, svolge una preziosa funzione riabilitativa, per chi abbia perso la vista in tarda età, o per chi, cieco dalla nascita, voglia comprendere nozioni come la prospettiva o le proporzioni.

«Anteros - sottolinea Gennaro Iorio, responsabile per la Cultura dell'UICI di Bologna (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti), che presso il Museo frequenta un corso di formazione alla cultura artistica ed estetica - è certamente un modello per tante realtà ed è il riferimento, come centro di consulenza, per numerosi musei che stanno cercando a propria volta di fornire percorsi di accessibilità e fruibilità anche per le persone cieche e ipovedenti».

Particolarmente importante, va ricordato, è il contributo dato in questi anni da Loretta Secchi, curatrice del Museo bolognese, che ha saputo tra l'altro formare una serie di guide cieche, capaci di condurre persone non vedenti e vedenti nella lettura dei bassorilievi. (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: istituto@cavazza.it.

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SuperAbile.it del 07-02-2014

Museo Omero, nastro d'argento al film "Per altri occhi" di Silvio Soldini

ROMA. Il film documentario di Silvio Soldini e Giorgio Garini "Per altri occhi" - Avventure quotidiane di un manipolo di ciechi - vince il Nastro d'Argento 2014 per il miglior documentario. E' un successo anche per il Museo Tattile Statale Omero, nelle cui sale sono state girate alcune scene che ritraggono Aldo Grassini e Daniela Bottegoni guidare uno dei protagonisti del film, Mario Santoni, non vedente di Agugliano, alla scoperta delle opere esposte. Come sottolineano in una nota gli organizzatori del Museo Omero, "Per altri occhi" è il racconto vivace e sorprendente di un gruppo di persone straordinarie che hanno in comune l'handicap della cecità ma, soprattutto, un approccio alla vita quotidiana fatto di caparbietà e determinazione, umorismo e autoironia. Si ride e ci si commuove insieme a questi dieci antieroi alle prese con le piccole sfide di ogni giorno. Dieci esistenze imprevedibili, lontane dai cliché, ritratte con allegria e leggerezza, che cambiano il nostro sguardo rovesciando la prospettiva e instillandoci un dubbio: qual è il significato vero della parola limite?

I protagonisti sono Enrico, fisioterapista che appena può scappa in barca a vela; Giovanni piccolo imprenditore con la passione per lo sci così come Gemma, che studia violoncello; Felice, scultore che gioca a baseball; Luca, musicista con l'hobby della fotografia; Loredana, centralinista con la passione del tiro con l'arco; Mario super-sportivo in pensione; Piero, consulente informatico e, infine, Claudio e Michela, l'unica coppia di non vedenti, solari e ironici, ci trascinano nella loro vita insieme. Di Silvio Soldini e Giorgio Garini con la regia di Silvio Soldini, il film è prodotto da Lionello Cerri e Silvio Soldini. Interpreti: Enrico Sosio. Giovanni Bosio. Gemma Pedrini. Luca Casella. Felice Tagliaferri. Mario Santoni. Claudio Levantini. Michela Marcato. Piero Bianco. Loredana Ruisi.

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Il Resto del Carlino del 19-02-2014

Il Museo Tattile Omero è sempre più protagonista della vita culturale...

ANCONA. Il Museo Tattile Omero è sempre più protagonista della vita culturale anconetana. Dal 7 marzo al 6 giugno si svolgerà nei suoi spazi una serie di seminari realizzati con Le Ossa Editrice di Fabriano, "Dare forma - Sei incontri per conoscere la scultura e le arti contemporanee", a cura del professor Roberto Cresti, docente di Storia dell'arte contemporanea a Macerata. Si inizierà con August Rodin e Medardo Rosso, fino ad arrivare a Mimmo Paladino e Francesco Roviello. In mezzo, Cresti parlerà di Umberto Boccioni, Constantin Brancusi e Arturo Martini, Dino Garrone e Francesco Messina, Lucio Fontana, Marino Marini e Pietro Consagra, Arnaldo Pomodoro e Nanni Valentini. «Alcuni artisti sono presenti nella nostra collezione» dice il presidente dell'Omero Aldo Grassini, che sottolinea come Cresti sia «uno studioso profondo e brillante nel modo di esporre». Il corso (massimo 30 posti) costa 50 euro (gratuito per i disabili) e prevede l'attestato di partecipazione. L'assessore alla cultura Paolo Marasca rileva «la capacità di leggere la contemporaneità da prospettive non usuali da parte del Museo Omero e della casa editrice». Sempre negli spazi dell'Omerodal 10 al 12 aprile il museo organizzerà l'ormai consueto corso nazionale "L'accessibilità al patrimonio museale e l'educazione artistica ed estetica delle persone con minorazione visiva". Grassini annuncia inoltre una serie di incontri con letterati e artisti a cavallo dell'estate. Dal 4 marzo (e fino a luglio) il Museo Omero ospiterà poi la Scuola di Visioni del Contemporaneo', progetto della piattaforma marchigiana Sineglossa, che con metodi innovativi punta non solo a creare artisti, ma anche a sviluppare la coscienza critica dei partecipanti (dai 18 ai 35 anni).

Per informazioni: www.visionidelcontemporaneo.com.

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L'Eco di Bergamo del 14-02-2014

Derrida: la cecita' come nuova visione. Apre all'invisibile

Il più nobile dei sensi fin dalla cultura greca perché ritenuto metafora della conoscenza. Ma perderlo può far accedere alla verità delle idee.

La vista è considerata da sempre il più nobile dei sensi. L'aquila e il falco, eleganti e solenni, volteggiano fieri a seimila piedi di altezza sull'uomo e sul mondo. Altro che la talpa, cieca, costretta in angusti cunicoli umidi e mal scavati, o il pipistrello, sempre a pochi centimetri dall'ostacolo, col suo volo segmentato e nervoso. È nella cultura greca che si delinea la superiorità della vista. Pindaro ci racconta che Linceo, grazie all'acutezza del suo sguardo, vedeva anche attraverso i muri: ancora oggi, nell'Accademia dei Lincei, siedono le vedette del sapere. In uno dei più noti episodi dell'Odissea, Ulisse si imbatte in Polifemo, «mostro dal pensiero illegale». Il ciclope ha un solo occhio, posto in mezzo alla fronte, che simboleggia la sua limitata intelligenza rispetto all'enorme prestanza fisica. Ulisse riuscirà a prevalere sul gigante, rendendolo cieco, chiudendogli quell'unico diaframma che lo apre al mondo e confinandolo nel buio della sua spelonca, ora divenuto interiore. Il primato della vista dipende dal suo stretto rapporto con la conoscenza: il termine «teoria» rimanda infatti al verbo greco «theoréin», che significa «contemplare». La vista è metafora per la conoscenza. Non il tatto, né il gusto. Se così stanno le cose, la cecità, allora, diventa una punizione, quasi il segno corporeo del male morale. Edipo e Giocasta, quando si rendono conto del legame che li unisce e della loro orribile verità, reagiscono tragicamente: Giocasta si impicca e Edipo si toglie la vista. Per tutta la tragedia, Edipo vede senza conoscere e, quando conosce, diviene cieco, perché ha visto ciò che non doveva. Un po' come il tebano Tiresia, condannato alla cecità dopo aver scrutato le grazie di Atena. Tutto questo è vero. Ma non è tutto. Accanto alla fiera nobiltà dei Lincei, delle vedette, delle aquile e dei falchi, un'aura misteriosa e mistica sembrano assumere quelle figure cui la vista viene negata per sempre. Anche la cecità vuole una sua nobiltà. Proprio Tiresia, ci dice Callimaco, è il «il solo fra gli uomini che possegga, intatta, la verità», al punto che è noto per le sue doti di indovino. Un cieco che fa l'indovino? Allora la vista non è tutto, no. Può diventare una distrazione, una menomazione, e la cecità diventare condizione per il potenziamento di un'altra vista, quella intellettuale, che non ha bisogno di forme e colori, perché accede direttamente alla verità delle idee, della teoria, degli archetipi di Dio. Il cieco vede meglio, chiudendo gli occhi. «Or pensi Vostra Signoria - si confidava l'anziano Galilei con Elia Diodati, suo corrispondente a Parigi - in quale afflizione io mi ritrovo, mentre che vo considerando che quel cielo, quel mondo e quello universo che io con mie maravigliose osservazioni e chiare dimostrazioni avevo ampliato per cento e mille volte più del comunemente veduto da' sapienti di tutti i secoli passati, ora per me s'è sì diminuito e ristretto ch'è non è maggiore di quel che occupa la persona mia». Amaro destino, quello dello scienziato pisano. Una punizione per ricordare che la vista è un mezzo per la conoscenza, non il fine. Quando lo divinizzi, la divinità te lo sottrae. I sensi, tutti insieme, concorrono alla conoscenza e costituiscono la via di accesso alla realtà. La menomazione di uno può portare all'inaspettato potenziamento dell'altro. Il filosofo Jacques Derrida, nel suo «Memorie di cieco», invita a riflettere sulla forza creativa della cecità, come nuova forma di visione, che apre all'assolutamente invisibile. La cecità, come risvolto di un eccesso di visione, è un modo di vedere oltre ogni vedere. L'occhio può spegnersi, ma la visione farsi più nitida. E allora gli occhi di un cieco non servono più? Tutt'altro, suggerisce Derrida. Il cieco può commuoversi, e, dai suoi occhi, mirabilmente, possono ancora sgorgare lacrime.

Nicola Di Stefano Fast,

Campus Bio-Medico di Roma

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Focus

Pubbliche amministrazioni: collocamento obbligatorio dei disabili e patto di stabilità

Dedichiamo il FOCUS di questo numero del Blocnotes alla circolare 24/2014 della Sede Centrale U.I.C.I. che, fornendo indicazioni operative alle Strutture Provinciali, fornisce un quadro ampio e dettagliato sullo "stato dell'arte" della materia in oggetto

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Facciamo seguito alle circolari UICI N. 88 del 23.3.2012, N. 178 del 4.7.2012, N. 143 del 30.5.2013 e N. 161 del 19.6.2013 e soprattutto alla circolare UICI N. 217 dell'11.9.2013, per continuare il discorso sul collocamento obbligatorio dei disabili, anche laddove le amministrazioni pubbliche siano soggette al Patto di Stabilità con l'obbligo di riduzione del tetto di spesa del personale.

Infatti, ci giungono notizie dal territorio circa l'ostruzionismo datoriale all'assunzione di portatori di handicap; riferiscono, nella maggior parte dei casi, di centralinisti telefonici non vedenti, iscritti all'Albo professionale, che si trovano in posizione utile per ricoprire posti operatori vacanti e che si rivolgono a noi dell'UICI per la titolarità di intervento che abbiamo in tale campo, ai sensi dell'art. 3 della legge N. 778/1960 (ribadito dal comma 3 art.1 della Legge N. 68/1999 <... il centralinista cieco ... o l'Unione Italiana Ciechi possono adire tanto la via amministrativa quanto la via giurisdizionale in caso di mancata assunzione del centralinista stesso da parte delle Pubbliche Amministrazioni, degli Enti Pubblici e delle Aziende Statali>).

Alle nostre istanze di pressione, però la risposta da parte dei datori di lavoro al riguardo interpellati è sempre la stessa: <il bilancio è in rosso e per il Patto di Stabilità, il nostro ente è tenuto alla comprimibilità dei costi del personale>.

Tanto constatato, invitiamo codeste Sezioni provinciali UICI a sollecitare i Vostri referenti al Ministero del Lavoro Servizio Ispettorato (appellandoVi al potere di controllo loro conferito, da ultimo, dall'art. 7, comma 7 del Decreto N. 101 del 2013) e ai Centri provinciali per l'impiego chiedendo di prendere posizione nei confronti di aziende private ed enti pubblici (Enti e organismi pubblici, Comuni, ASL e Amministrazioni centralizzate), incalzandoli nel procedere nei tempi previsti ex legge alle assunzioni delle categorie protette nel limite della copertura della quota d'obbligo, anche in deroga al blocco delle assunzioni, come consentono le ultime novità normative in materia di collocamento obbligatorio dei portatori di handicap:

All'art. 9, comma 4-ter, poi si legge quanto segue: <Al fine di garantire il rispetto del principio di parità di trattamento delle persone con disabilità, i datori di lavoro pubblici e privati sono tenuti ad adottare accomodamenti ragionevoli [...] nei luoghi di lavoro, per garantire alle persone con disabilità la piena eguaglianza con gli altri lavoratori>. In altre parole, il comma intende ottemperare al recepimento, a seguito della Censura della Corte di Giustizia Europea, della norma sulle "soluzioni ragionevoli" o "ragionevole adattamento" per le persone con disabilità, prevista all'art. 5 della direttiva 78/2000, che recita: <È opportuno prevedere misure appropriate, ossia misure efficaci e pratiche destinate a sistemare il luogo di lavoro in funzione dell'handicap, ad es., sistemando i locali o adattando le attrezzature, i ritmi di lavoro, la ripartizione dei compiti o fornendo mezzi di formazione o di inquadramento>.

Vogliate Voi tutti leggere questa norma in relazione alla ratio della Legge N. 113/1985, che con l'art. 8 dà garanzia ai centralinisti non vedenti di essere posti nella condizione di svolgere al meglio il proprio lavoro, sia sotto il profilo ambientale che tecnico. Il datore di lavoro, infatti, è tenuto ad assicurare apposite strumentazioni assistive che consentano agli interessati di svolgere le operazioni richieste (accesso ai dati su Intranet, gestione delle comunicazioni interne con il personale ed esterne col pubblico, agevole reperibilità dei contatti utili, etc). Come è noto, le trasformazioni tecniche e la fornitura di strumenti adeguati sono <... a carico della regione competente per territorio, la quale provvede direttamente o mediante rimborso al datore di lavoro interessato>.

Per tale finalità, sulla base del citato Fondo a finanziamento statale per il diritto al lavoro dei disabili presso il Ministero del Lavoro, l'art. 13, comma 1, lett. d), della legge N. 68/1999 prevede <il rimborso forfetario parziale delle spese necessarie alla trasformazione del posto di lavoro per renderlo adeguato alle possibilità operative dei disabili ... ovvero anche per la rimozione delle barriere architettoniche che limitano in qualsiasi modo l'integrazione lavorativa del disabile>.

Se passiamo dal piano normativo a quello amministrativo in recepimento alla volontà del Legislatore, le competenti autorità pubbliche hanno assunto posizioni dirimenti per quanto attiene alle spese riferite ai dipendenti appartenenti alle categorie protette: le dinamiche inerenti alle categorie protette vanno neutralizzate tanto in uscita quanto in entrata, da misure di contenimento delle spese, ovviamente nel solo limite della copertura della quota d'obbligo.

Prendiamo, ad esempio, gli orientamenti amministrativi generali in materia di collocamento obbligatorio dei disabili, da parte di:

1. Ministero Economia e Finanze - Ragioneria generale dello Stato, circolare del 17 febbraio 2006, N. 9, laddove si legge che <Per tutti gli enti interessati, vanno invece escluse dalle spese di personale le seguenti voci [tra le altre] le spese per il personale appartenente alle categorie protette> (pag. 4 ? allegato 1).

2. Dipartimento della Funzione Pubblica

Circolare UPPA N. 6/2009, nella quale si afferma che <In merito all'ambito di intervento del divieto ad assumere, si ritiene siano escluse dal divieto le categorie protette, nel limite del completamento della quota d'obbligo. Trattasi di una categoria meritevole di tutela in quanto rientrante tra le fasce deboli della popolazione che rimane normalmente esclusa dai blocchi e dai vincoli assunzionali, attesa l'esigenza di assicurare in maniera permanente l'inclusione al lavoro dei soggetti beneficiari della normativa di riferimento>. Il Dipartimento si spinge oltre, rammentando che <la mancata copertura della quota d'obbligo riservata alle categorie protette è espressamente sanzionata sul piano penale, amministrativo e disciplinare secondo quanto previsto dall'art. 15, comma 3, della legge 12 marzo 1999, n. 68> (pag. 4 ? allegato 2).

Quindi, non solo il "blocco" non vige, ma si ricordano persino le sanzioni a vario titolo disposte dalla Legge N. 68/1999 per il collocamento mirato delle persone con disabilità.

Nota Circolare UPPA N. 11786 del 22 febbraio 2011, che prevede che <non rientrano nelle predette limitazioni le assunzioni di personale appartenente alle categorie protette, nel solo limite della copertura della quota d'obbligo [...] Va da sé che le cessazioni di personale appartenente alle categorie protette non vanno computate ai fini della determinazione delle risorse utili per le nuove assunzioni. In sostanza le dinamiche inerenti a questa categoria di soggetti vanno neutralizzate tanto in uscita quanto in entrata> (pag. 18 - allegato 3).

Parere 0023580 P-4.17.1.7.4 del 22 maggio 2013, in generale le assunzioni nelle pubbliche amministrazioni sono consentite solo in presenza di posti disponibili nella dotazione organica, fatte salve le specifiche deroghe espressamente previste dalla legge. Il Dipartimento riserva una particolare attenzione al collocamento obbligatorio dei centralinisti telefonici non vedenti, richiamando quanto previsto dall'art. 4, comma 4, della Legge N. 113/1985: <Tale ultima disposizione, che prevede che "In caso di completezza del ruolo organico dei datori di lavoro pubblici i centralinisti non vedenti sono inquadrati in soprannumero fino al verificarsi della prima vacanza" si configura come norma speciale non suscettibile di interpretazione analogica. L'eccezionalità voluta dalla legge per questa categoria protetta rafforza il principio generale del divieto di assunzioni in soprannumero per le restanti categorie protette> (pag. 2 - allegato 4).

3. Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Direzione Generale per le Politiche dei Servizi per il Lavoro già DG del Mercato del Lavoro, PARTENZA.0006524.27-12-2011, nel riferirsi la circolare 18 settembre 1985 prot. 32176 della Presidenza del Consiglio dei Ministri recante "Attuazione della legge 12 marzo 1985, n. 113 recante Aggiornamento della disciplina del collocamento al lavoro e del rapporto di lavoro dei centralinisti telefonici non vedenti, ne ribadisce l'attualità, richiamando l'attenzione in particolare sul punto 1.3. laddove recita: <Di conseguenza, fermo restando che al centralino telefonico che disponga di un solo posto-operatore debba essere addetto un centralinista non vedente, alla prescrizione dell'occupazione della particolare aliquota di centralinisti non vedenti nel centralino telefonico a più posti-operatore può correttamente adempiersi riservando pari unità di posti a centralinisti non vedenti nel caso di posti-operatore di numero pari, mentre se tali posti-operatore dovessero essere di numero dispari ai centralinisti telefonici sarà attribuito un posto in più rispetto ai vedenti> (pag. 2 - allegato 5).

Sotto il punto di vista giurisprudenziale, di tale avviso è anche la Corte dei Conti, dalla cui banca dati del Controllo troviamo le seguenti deliberazioni, di tenore positivo alla questione in oggetto:

1. deliberazione 25/11/2011, N. 95 della Corte dei Conti - Sez. controllo BASILICATA, l'invito da parte della Corte dei Conti - Sez. controllo BASILICATA è al fatto che <le pubbliche amministrazioni dovrebbero porre in essere tutte le necessarie misure programmatorie per trovarsi in condizione di poter adempiere agli obblighi relativi alle categorie protette nel contemporaneo rispetto della rimanente disciplina pubblicistica sulla spesa di personale> (pag. 4 - allegato 6).

2. deliberazione 4/5/2011, N. 287 della Corte dei Conti - Sez. controllo VENETO, con riferimento al Quesito N. 4 la Corte conferma, relativamente alle spese per i dipendenti appartenenti a categorie protette, quanto già evidenziato nella circolare interpretativa del 17 febbraio 2006 N. 9 emanata dal MEF - RGS e dal Dipartimento della Funzione Pubblica, in relazione alla <natura incomprimibile di tali spese> (pp. 30-32 - allegato 7).

3. deliberazione 16/3/2011, N. 49 della Corte dei Conti - Sezioni Riunite per la SICILIA, secondo cui <tale divieto non possa essere esteso alle assunzioni che l'Ente è tenuto ad effettuare, nell'ambito della rispettiva quota di riserva, al fine di ottemperare agli obblighi di cui alla legge 68/1999, in materia di diritto al lavoro dei disabili> (pag. 5 - allegato 8)

ECCEZIONE

Un discorso a parte deve essere fatto se, inadempiente agli obblighi di legge, è l'Ente Provincia, dal destino incerto per una sovrapposizione normativa complessa.

Facciamo un po' di storia.....

Per effetto della spending review del Governo Monti, le Province sono state oggetto di disposizioni di riduzione e razionalizzazione, come previsto dagli art. 16 e art. 17, comma 4, del Decreto Legge 6.7.2012, N. 95.

Con il successivo Decreto Legge 5.11.2012, N. 188, il Governo è tornato sulla questione provvedendo al riordino delle Province e delle città metropolitane con tale Decreto, che però non è stato mai convertito.

L'art. 1, comma 115, della Legge 24.12.2012, N. 228 (Legge di Stabilità 2013), ha procrastinato il termine per il riordino delle Province entro il 31 dicembre 2013, come previsto dall'art. 17, comma 4, del Decreto Legge N. 95 del 2012.

Con sentenza del 2.7.2013, N. 220, la Corte costituzionale ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 17 del Decreto Legge N. 95 del 2012.

Per il momento, il destino delle Province è legato all'iter di approvazione del disegno di legge costituzionale Atto Camera 1543 per l'Abolizione delle province e al relativo futuro recepimento da parte delle Regioni.

Tanto detto, non vi sono elementi giuridici per affermare che il processo di riordino delle Province si sia arrestato; infatti, se è stato dichiarato illegittimo l'art. 17, l'art. 16 del Decreto Legge 16.7.2012, N. 95, invece, è tuttora vigente, non essendo stato abrogato né colpito da dichiarazione di illegittimità costituzionale.

Per la provvisoria gestione delle Province ancora aventi funzioni, l'art. 1, comma 115 della Legge N. 228 del 2012 al terzo periodo prevede che: <nei casi in cui in una data compresa tra il 15 novembre 2012 e il 31 dicembre 2013 si verifichino la scadenza naturale del mandato degli organi delle province, oppure la scadenza dell'incarico di Commissario straordinario delle province nominato ai sensi delle vigenti disposizioni.... o in altri casi di cessazione anticipata del mandato degli organi provinciali.... è nominato un commissario straordinario... per la provvisoria gestione dell'ente fino al 31 dicembre 2013>.

Veniamo ora al discorso del divieto, posto a carico delle Province, ad assumere personale a tempo indeterminato, confermato di recente dalla Corte dei Conti Sezione Autonomie con deliberazione del 29/10/2013, N. 25 (<pertanto le province non possono assumere personale a tempo indeterminato>); si parla di un divieto assoluto d'assunzione con contratto a tempo indeterminato, ex art. 16, comma 9, del Decreto Legge N. 95 del 2012, ricomprendendo anche le assunzioni di unità di personale aventi diritto al collocamento obbligatorio, disposto dalla Legge N. 68/1999.

Palese è la contraddizione tra la posizione della Corte dei Conti, che <vieta alle province di effettuare assunzioni a tempo indeterminato nelle more del processo di riduzione/razionalizzazione delle medesime> e il Legislatore che con il Decreto Legge N. 101 del 2013, proprio in riferimento alle categorie protette, deroga ai divieti di nuove assunzioni previsti dalla normativa vigente.

Del resto però, a nostro avviso è difficilmente contestabile, davanti alle autorità pubbliche competenti (Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e Funzione Pubblica ex art. 7, comma 7 del decreto N. 101 del 2013) ovvero al giudice se si sceglie la via legale, la posizione ostativa della Corte dei Conti, che va a giustificare tale divieto con esigenze che esulano da motivazioni strettamente finanziarie per collocarsi su un piano di razionalità organizzativa: nella citata deliberazione si legge, infatti che <stante la possibile soppressione dell'ente datore di lavoro, il Legislatore ha ritenuto corretto e doveroso cristallizzare la struttura burocratica (nel comparto risorse umane) dello stesso, in vista dell'accennata soppressione> (pag. 4 - allegato 9).

Dunque, non si ravvisano margini di manovra, da parte dell'UICI, nei confronti dell'Ente Provincia, ad es. ai fini del collocamento obbligatorio di centralinisti telefonici non vedenti per la copertura di posti operatori vacanti; infatti, per gli enti da sopprimere, non viene prevista nemmeno la strada della flessibilità contrattuale, per una loro provvisoria gestione, magari con contratti atipici (co.co.co., tempo determinato e quant'altro), vista l'urgenza del Legislatore a rideterminare le dotazioni organiche presso le amministrazioni incorporanti, nella garanzia dei vigenti rapporti di lavoro a tempo indeterminato che continueranno nel nuovo ente.

Alla luce dei fatti esposti, non riteniamo produttivo insistere, almeno per il momento, sulla copertura dei posti operatori presso le Province (se proprio volete, potete coinvolgere a supporto del Vostro intervento il Comitato tecnico provinciale previsto dalla Legge N. 68/1999), differendo in ogni caso qualsiasi tipo di iniziativa di pressione fintanto che non si sappia se l'ente Provincia X verrà definitivamente soppresso o salvato.

Per concludere....

La Legge N. 68 del 1999, di grande valore sociale, che all'art. 1 comma 3 fa salva tutta la forza normativa della Legge N. 113/1985, ha come finalità l'inserimento e l'integrazione lavorativa delle persone disabili nel mondo del lavoro, attraverso servizi di sostegno e di collocamento mirato imponendo ai datori di lavoro pubblici e privati l'assunzione di una quota di disabili in proporzione al numero totale del personale occupato.

L'Unione è sempre stata particolarmente sensibile a questo argomento, vigilando sulla corretta applicazione della normativa di tutela e sollecitando i datori di lavoro ad assolvere agli adempimenti prescritti. Il lavoro oggi rappresenta una chimera per tutti ma in particolare per le persone con disabilità: molti sono iscritti alle liste del collocamento mirato, ma attendono invano una chiamata.

Un problema nel problema. In un mondo che dovrebbe porre al centro il tema dei diritti umani, anche la disabilità, nel manifestare nuovi bisogni, deve trovare il giusto riconoscimento orientando le scelte tecniche e associative che vadano ad indirizzare gli interventi pubblici.

Con la riforma della Legge N. 113/1985 (Atto Camera 1779) noi puntiamo a questo: adeguare la normativa del collocamento obbligatorio dei centralinisti non vedenti alle nuove esigenze del mercato del lavoro e al progresso tecnologico nel settore della comunicazione.

È così necessario, per tanti disabili, poter cogliere ogni possibile opportunità e occasione occupazionale.

ALLEGATI

- Ministero Economia e Finanze - Ragioneria generale dello Stato, circolare del 17 febbraio 2006, N. 9

- Dipartimento della Funzione Pubblica: Circolare UPPA N. 6/2009

Nota Circolare UPPA N. 11786 del 22 febbraio 2011

Parere 0023580 P-4.17.1.7.4 del 22 maggio 2013

- Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Direzione Generale per le Politiche dei Servizi per il Lavoro già DG del Mercato del Lavoro, PARTENZA.0006524.27-12-2011

deliberazione 25/11/2011, N. 95 della Corte dei Conti - Sez. controllo BASILICATA

deliberazione 4/5/2011, N. 287 della Corte dei Conti - Sez. controllo VENETO

deliberazione 16/3/2011, N. 49 della Corte dei Conti - Sezioni Riunite per la SICILIA

deliberazione del 29/10/2013, N. 25 della Corte dei Conti (Sezione delle Autonomie)

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E' possibile prelevare il file .zip contenente la presente circolare unitamente ai relativi allegati utilizzando il seguente link:

http://www.uiciechi.it/archivio/circolari/2014/02/2014024.zip

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L'agenda: appuntamenti del mese di marzo

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