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Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ONLUS
Consiglio Regionale della Lombardia


IL BLOCNOTES

NOTIZIARIO INFORMATIVO DEL CONSIGLIO REGIONALE LOMBARDO DELL'UNIONE ITALIANA DEI CIECHI E DEGLI IPOVEDENTI

A cura di Massimiliano Penna

Febbraio 2014

SOMMARIO

Centro del libro parlato f.lli milani di Brescia: servizio di registrazione personalizzato

La Sezione U.I.C.I. di Brescia Ricorda che il Centro del Libro Parlato F.lli Milani della locale sezione, parallelamente alle registrazioni digitali effettuate da lettori professionisti, a richiesta dei disabili visivi residenti in Lombardia ed all'estero (solo testi in italiano), realizza un servizio personalizzato di produzione di audiolibri.

Si tratta di un servizio che, a titolo gratuito, produce su cd testi che non siano resi già disponibili dal Centro Nazionale del Libro Parlato, avvalendosi per questa attività, della collaborazione di lettori volontari all'uopo selezionati.

Gli interessati devono unicamente far pervenire il materiale da registrare al Centro del Libro Parlato F.lli Milani in via Divisione Tridentina n. 54, 25124 Brescia, all'attenzione del sig. Andrea Pedersoli - telefono 030.2209.421.

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comunicazioni varie

Dalla sezione di brescia

Corso di massaggio orientale

Ricordiamo che la sezione intende organizzare un corso di massaggio orientale tenuto dal Sig. Angelo Mortini.

Tale corso intende fornire al praticante le nozioni basilari e gli strumenti per poter eseguire un trattamento amatoriale ispirato alle tecniche del massaggio orientale, secondo le modalità dello shiatsu, del massaggio thai, del massaggio cinese e del massaggio indiano e mette in grado l'allievo di eseguire un efficace trattamento rilassante e rigenerante, utile per alleviare stress, stati di tensione, dolori articolari e muscolari. Il corso di primo livello si terrà nella sede sezionale di via Divisione Tridentina n. 54 a Brescia e si articolerà in 10 incontri della durata di due ore ciascuno da tenersi nei giorni concordati con i partecipanti. Il costo previsto è di 160 Euro. A richiesta il corso potrà proseguire con ulteriori livelli di apprendimento.

I soci sono pregati di segnalare il loro eventuale interesse telefonando al n. 030 2209416 entro il 14 febbraio.

Dalla sezione di como

Raccolta strumenti e ausili per la scuola Ngetta Girls Primary School di Lira in Uganda

Informiamo i nostri soci che prossimamente avremo la possibilità di inviare materiale e prodotti tiflotecnici ai ragazzi ciechi ed ipovedenti che frequentano la scuola Ngetta Girls Primary School di Lira.

Ricordiamo, pertanto, che è possibile consegnare in sezione piccoli strumenti e prodotti tiflotecnici da donare ai ragazzi ugandesi. Vi ringraziamo in anticipo per il vostro sostegno!

Proposta di lettura della testimonianza di Aimone Canape

Riproponiamo ai nostri soci l'ascolto di un audiolibro che racconta la vera storia del donghese Aimone Canape.

Titolo: il ragazzo del lago. Autore Marcello Foa. Edizioni Piemme. bestseller 2011

Trama: un uomo, Aimone Canape, racconta ad un giornalista la sua seconda guerra mondiale, vissuta nei panni prima di un ragazzino poi di un giovane partigiano. Nella prima parte del libro che sembra quasi un romanzo rosa, ma è storia vera, il giovanissimo Aimone va in Germania per imparare il mestiere di Maitre d'Hotel ma, complice la straordinaria somiglianza fisica con il figlio defunto di una ricca nobildonna tedesca, più che lavorare farà la bella vita e quasi non si accorgerà di quello che nel frattempo sta crescendo all'interno della società tedesca. Non capirà quanto sono pericolose l'ascesa al potere di Hitler e le sue teorie sulla purezza della razza ariana, quasi che la sua vita in mezzo al lusso piuttosto che alla gente comune lo allontanasse dalla realtà delle cose. Una realtà terribile che scoprirà al rientro in Italia a guerra già scoppiata. Sarà prima renitente alla leva poi perseguitato dai tedeschi infine partigiano. La seconda parte del romanzo ha decisamente un altro ritmo ed un'altra impronta, a voi scoprirne il contenuto. Se questo libro susciterà il vostro interesse, potremo ospitare l'autore e il personaggio Aimone presso la nostra sede per un bel pomeriggio insieme! Prenotatelo in segreteria.

DALLA SEZIONE DI MANTOVA

MOSTRA FOTOGRAFICA FRUIBILE DA PARTE DI NON VEDENTI E IPOVEDENTI

Sabato 8 febbraio a Mantova presso Casa del Mantegna alle ore 17,00 inaugurazione mostra fotografica "13X18" a cura di Claudia Pesce con foto realizzate con accorgimenti che facilitano la fruibilità anche da parte di ipo e non vedenti. La mostra fotografica si terrà fino al 16/03/2014. Per informazioni contattare la Sezione U.I.C.I. di Mantova.

Dalla sezione di milano

DALL'ASSOCIAZIONE GENITORI RAGAZZI NON VEDENTI E IPOVEDENTI: soggiorno vacanza-studio in Inghilterra

L'Associazione Genitori ripropone anche quest'anno il soggiorno vacanza-studio in Inghilterra presso il Buckswood College, situato in una località non lontana da Londra.

Il soggiorno, della durata, a scelta, di due o tre settimane, avrà inizio domenica 6 luglio con rientro il 18 oppure il 25 luglio 2014 ed è rivolto a ragazzi di età compresa tra i 13 e i 17 anni.

Per chi volesse maggiori dettagli sul soggiorno, sui costi e le attività, può contattare direttamente la presidente dell'Associazione Silvia Truccolo presso Ageranvi al numero 02 79 69 69 - l'ufficio è aperto il giovedì dalle 9,30 alle 12,30 e dalle 15,00 alle 18,00.

Dalla sezione di pavia

VOCI NEL BUIO

L'unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti sezione provinciale di Pavia, con il patrocinio della provincia di Pavia, del Comune di Pavia e grazie alla disponibilità del Coro Ticinum Gospel, organizza per sabato 1 marzo presso la Basilica di San Pietro in Ciel D'oro alle ore 21,00 un concerto Gospel aperto alla cittadinanza con ingresso ad offerta. Non mancate!

PREMIO LETTERARIO DI POESIA "UN MONDO DI PUNTINI"

L'Istituto superiore "Elio Vittorini" di Lentini (Siracusa) indice il Premio letterario di poesia dedicato a Louis Braille e Albert Einstein dal titolo: "Un mondo di puntini".

Il concorso è rivolto ai giovani studenti della scuola elementare e secondaria di primo e secondo grado e dell'università. Sono ammesse al concorso un massimo di tre poesie sul tema dell'andicap o sui bisogni speciali di apprendimento.

Gli elaborati dovranno essere inviati secondo regolamento entro e non oltre il 10 marzo 2014 a: Istituto Superiore "Elio Vittorini" Via Riccardo da Lentini n. 89 - cap 96016 Lentini (Siracusa).

Per ogni necessaria e ulteriore informazione contattare i seguenti recapiti: tel. 095 78 37 135 e-mail: sris02800d@istruzione.it.

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Dall'istituto dei ciechi francesco cavazza di bologna

Corso di aggiornamento per centralinisti telefonici operatori

L'Istituto dei Ciechi Francesco Cavazza di Bologna nell'ambito della programmazione annuale 2014 relativa al settore formazione professionale, ha ritenuto opportuno predisporre un percorso formativo di aggiornamento e riqualificazione professionale dedicato in particolare ai centralinisti telefonici non vedenti occupati. Da qualche anno a questa parte, si è potuto constatare che un numero sempre più crescente di datori di lavoro, sia pubblici che privati, stanno procedendo a sostituire i propri apparati di comunicazione costituiti dai centralini telefonici tradizionalmente intesi, con sistemi tecnologicamente avanzati in grado di utilizzare le variegatissime risorse e opportunità offerte dalla rete. Infatti, la tecnologia VOIP rappresenta attualmente un connubio estremamente vantaggioso tra funzionalità operativa ed economicità di gestione dell'impianto, che, indubbiamente, risulta essere una delle motivazioni fondamentali alla base delle scelte possibili in materia di comunicazione telefonica da parte degli stessi, soprattutto in questa fase di congiuntura economica che impone necessariamente attenzione e prudenza nella gestione del budget. Inoltre, la provata esperienza formativa in ambiente VOIP, acquisita negli ultimi 5 anni, nei quali questa tecnologia è stata introdotta a pieno nei normali corsi di formazione per centralinisti telefonici non vedenti realizzati dall'Istituto Cavazza, ha consigliato l'Istituto stesso a costruire una proposta formativa calibrata in favore dei centralinisti occupati, i cui contenuti sono orientati a fornire conoscenze finalizzate all'uso di questo moderno sistema di gestione della comunicazione.

1 - Finalità e obiettivi del corso

Gli obiettivi fondamentali della proposta formativa sono: principalmente l'apprendimento/consolidamento delle conoscenze informatiche sugli applicativi in generale ritenuti più utili e funzionali, da un lato ad elevare la professionalità complessiva rispetto alla mansione, dall'altro a costituire quei requisiti di base indispensabili per affrontare i contenuti relativi all'ambiente VOIP (Videoscrittura, Posta Elettronica, Internet, Screen Readers correlati). Secondariamente, l'acquisizione delle conoscenze fondamentali della tecnologia VOIP e all'uso del programma di gestione del centralino. In ultimo, non meno importante, una panoramica sulle tecniche di base della comunicazione, funzionali alla gestione del rapporto con l'utenza. Le finalità dell'offerta formativa, considerando le competenze maturate in uscita al percorso di aggiornamento, sono: la consapevolezza da parte dei frequentanti, di essere pienamente operativi nella loro realtà lavorativa, in grado di rispondere con efficienza e professionalità alle richieste dell'utenza. Per i datori di lavoro che abbiano attivato un impianto VOIP, o che siano nella condizione di procedere ad installarlo, la certezza di avere al proprio servizio operatori organicamente funzionali alle esigenze degli enti/aziende, positivamente in grado di tutelarne l'immagine.

2 - Destinatari dell'offerta formativa

La presente offerta formativa si rivolge principalmente ai centralinisti non vedenti occupati con particolare riferimento:

a coloro che attualmente si trovano ad operare in un centralino VOIP e, incontrando difficoltà nell'espletamento della mansione, ritengono di avere bisogno di un aggiornamento delle proprie conoscenze finalizzato ad un recupero di professionalità e di immagine personale; a coloro che anticipando le probabili trasformazioni degli impianti di centralino da parte dei rispettivi datori di lavoro, considerano opportuno procedere ad acquisire nuove competenze utili a garantire uno standard professionale corrispondente ed adeguato alle tecnologie che potrebbero essere introdotte. Inoltre, l'offerta si rivolge anche agli stessi datori di lavoro sia pubblici che privati, che considerano importante e strategico per il buon funzionamento dell'ente/azienda, la qualità e l'efficienza del sistema di comunicazione e in ragione di questo ritengano di procedere a riqualificare il loro personale adibito alla mansione.

3 - Strutturazione e contenuti dell'offerta formativa

La quantità di conoscenze e le effettive competenze acquisite in esito al percorso formativo sono strettamente correlate al grado di omogeneità dei requisiti di ingresso posseduti dai partecipanti. Fondamentale, quindi, l'accertamento delle conoscenze informatiche che rappresentano il requisito essenziale di valutazione per la partecipazione degli interessati alla tipologia formativa prevista.

Contenuti del corso:

24 ore di informatica (Videoscrittura, Posta Elettronica, Internet, Screen Reader dedicati);

12 ore mirate sulla tecnologia VOIP e sull'apprendimento del programma di gestione dell'impianto e relative simulazioni delle manovre;

4 ore di tecniche di comunicazione.

Numero di partecipanti previsto: da un minimo di 10.

Qualora il numero di richieste non raggiungesse il minimo utile, il corso non sarà effettuato.

4 - Modalità di partecipazione

I centralinisti interessati ad usufruire dell'offerta formativa di aggiornamento e riqualificazione delle conoscenze e delle competenze nell'ambito dei sistemi di comunicazione VOIP predisposta dall'Istituto dei Ciechi Francesco Cavazza, devono inoltrare richiesta scritta indirizzata alla Direzione dell'Istituto stesso, o utilizzando il fax al numero: 051 33.26.09, o tramite e-mail agli indirizzi: sosio@cavazza.it, assunta@cavazza.it, indicando le proprie generalità, il nominativo e indirizzo del datore di lavoro, una dettagliata esposizione relativa alle personali conoscenze informatiche, e ogni altra informazione utile a favorire un soggiorno sereno in convitto ed un efficace percorso formativo. I datori di lavoro interessati all'aggiornamento dei propri operatori telefonici, seguono la medesima procedura segnalando oltre ai riferimenti aziendali, o dell'ente, il numero e le generalità dei rispettivi formandi, specificando le conoscenze informatiche di ogni singolo operatore ed eventuali ulteriori informazioni utili.

Le domande di partecipazione dovranno pervenire non oltre il giorno 24 febbraio 2014.

5 - Calendario dell'offerta formativa

Il calendario adottato per lo svolgimento della tipologia formativa prevede: Inizio delle lezioni il giorno lunedì 03/03/2014 alle ore 8,30. Fine delle lezioni e del corso il giorno venerdì 07/03/2014 alle ore 18.

Durata giornaliera: totale ore 8: mattino dalle ore 8,30 alle ore 12,30; pomeriggio dalle ore 14 alle ore 18.

6 - Accoglienza

I partecipanti al percorso formativo hanno la possibilità di soggiornare presso il convitto dell'Istituto avendo a disposizione camere singole dotate di bagno privato, televisore e collegamento Internet. Il vitto prevede: il pranzo e la cena nel locale mensa dell'Istituto; la colazione presso bar ubicati nelle vicinanze dell'Istituto stesso, utilizzando i buoni pasto forniti ai partecipanti. L'arrivo per i partecipanti del corso, (vedi punto 5), è previsto per il giorno 02/03/2014 pomeriggio dalle ore 17. La partenza il giorno 07/03/2014 dopo le ore 18. Eventuali variazioni di quanto indicato in questo punto saranno tempestivamente comunicate ai partecipanti.

Per agevolare il soggiorno e rispondere adeguatamente alle piccole necessità o incombenze di coloro che frequenteranno il corso e assolvere eventuali necessità di accompagnamento degli stessi, è prevista la presenza serale e notturna di una persona in ruolo di assistenza e punto di riferimento dalle ore 18 alle ore 8,30 nei giorni di svolgimento del corso.

7 - Costi e modalità di pagamento

I costi della partecipazione all'offerta formativa proposta dall'Istituto Cavazza, per ciascun partecipante, sono i seguenti: Euro 650,00 comprensivi di vitto, alloggio e attività didattica. Le modalità di pagamento prevedono la possibilità di saldare i costi attraverso: assegno, contanti, tramite bonifico bancario sul conto così intestato: "Istituto dei ciechi Francesco Cavazza" Cassa di Risparmio in Bologna SPA Tesoreria - Via Santo Stefano 39 - Cod. IBAN: IT12X063850243706700000016A o sul c/c postale n. 16386401 intestato a questo Istituto.

- qualora i costi siano sostenuti direttamente dal partecipante, il costo deve essere saldato entro il primo giorno di lezione;

- qualora i costi vengano sostenuti dal datore di lavoro, l'impegno di spesa deve pervenire precedentemente l'inizio del corso.

8 - Certificazione delle competenze acquisite

Al termine dell'iter formativo verrà rilasciato un attestato di frequenza nel quale saranno documentate le competenze maturate. Per qualsiasi informazione e chiarimento rispetto ai corsi, sia per quanto concerne la didattica che per la residenzialità, è possibile contattare i referenti: Sosio Egidio, De Donatis Maria Assunta alle mail: sosio@cavazza.it - assunta@cavazza.it.

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Disabili.com del 27-01-2014

Falsi ciechi o veri disabili: I media facciano piu' attenzione!

Con l'aiuto del gruppo Ipovedentiinsieme dell'UICI di Brescia cerchiamo di capire come chi vede poco o nulla può vivere in autonomia usando diversi accorgimenti e non passare così per falso cieco.

Sulla questione dei falsi invalidi, i media talvolta comunicano in modo non del tutto corretto i singoli episodi, contribuendo in alcuni casi a costruire una immagine non totalmente obiettiva della realtà , e con questo disorientando quindi gli stessi lettori o l'opinione pubblica.

Un esempio lampante è quello di cui parlammo qualche tempo fa: si trattava della notizia per cui sarebbe stato scoperto un falso cieco che, riportava una agenzia di stampa "Aveva un profilo di Facebook", come se la cosa fosse di per sé prova del suo agire scorretto (tradotto: se è cieco, non può usare i social network). Come se una persona cieca non potesse o non fosse in grado di utilizzare un pc e fare un sacco di altre cose. Per fare luce su questo, abbiamo chiesto agli amici del Gruppo di ipovedenti e non vedenti di Brescia, che ci ha aiutato a metterci letteralmente nei panni di una persona cieca o ipovedente, ripercorrendo insieme una giornata tipo, comprendendo così cosa riesca e in che modo a fare chi non abbia piena facoltà della vista.

Così il gruppo:

Siamo un gruppo di ipovedenti e non vedenti di Brescia e vorremmo spiegarvi a grandi linee come chi vede poco o nulla può vivere in autonomia usando diversi accorgimenti.

Ipotizziamo una giornata tipo:

PERCORSO PER RECARSI AL LAVORO. Come tanta gente, anche molti di noi lavorano, e per recarci in ufficio utilizziamo i mezzi pubblici. Per chi vede è tutto semplice; arriva l'autobus, lo ferma e vi sale. Per noi che abbiamo difficoltà visive le cose sono un po' diverse. Arriva l'autobus e siamo costretti a fermarlo indipendentemente dal fatto che sia quello giusto o meno. Alcuni di noi usano un monocolo per individuare il numero, e per leggere gli orari, mentre i più fortunati, si abbarbicano sul palo che indica la fermata muniti di lente di ingrandimento.

I non vedenti utilizzano il bastone bianco o sono accompagnati dal loro cane guida, sono quindi più facilmente individuabili, gli autisti si fermano esattamente dinanzi a loro, aprono le porte e dichiarano la linea di percorrenza.

C'è chi si stupisce del fatto che individuiamo la nostra fermata di discesa, come se fossimo extraterrestri, ma siamo comuni mortali che semplicemente stanno più attenti di chi può basarsi sulla vista.

E, se abbiamo delle incertezze rispetto ad un percorso che non conosciamo bene, chiediamo informazioni all'autista o ai passeggeri.

IN UFFICIO. Arrivati a destinazione, dopo aver eroicamente superato svariati ostacoli (gente che va in bicicletta o in motorino sul marciapiede o che parcheggia gli stessi in modo selvaggio, lavori in corso, pali e paletti vari non accuratamente segnalati ecc), giungiamo in ufficio e non ci accorgiamo che il collega ci ha salutati con un cenno del capo o con un sorriso. Non rispondendo al saluto, spesso passiamo pure per maleducati!

Prendere un caffè alle macchinette? Altro problema! Spesso i nomi delle bevande sono scritti a caratteri troppo piccoli o a basso contrasto cromatico, per non parlare dei distributori di acqua e merendine, dove bisogna digitare un codice su un tastierino numerico. Applicare etichette in braille per i ciechi? Pare troppo complicato, anzi, sembra svilupparsi la mania dei touch-screen, persino per gli ascensori.

Anche il pranzo può diventare un'impresa. Non sempre si trovano colleghi disponibili a dare una mano, laddove la mensa è a self service.

Il rientro a casa, soprattutto nella stagione invernale, può presentare maggiori difficoltà a causa della combinazione tra scarsità di luce naturale, lampioni accesi e abbagliamento da fanali. La pioggia confonde i rumori disorientandoci, la neve e la nebbia annullano ogni nostro punto di riferimento.

IN CITTA'. Oltre alle problematiche che affrontiamo recandoci al lavoro, vi lasciamo immaginare quelle incontrate quando ci si reca da soli in un ufficio pubblico, a fare la spesa in un supermercato, dal medico o in banca.

Spesso, se siamo ipovedenti, per orgoglio o per vergogna tendiamo a mascherare i nostri limiti, quindi la gente non si accorge che abbiamo bisogno di una mano. Anzi, se viene a sapere che godiamo di indennità e pensioni si indigna e ci accusa di essere falsi invalidi quando ci vede abbastanza autonomi.

Molti di voi ignorano che tali provvedimenti economici sono regolamentati dalla legge 138/2001 che tiene conto non solo del residuo, ma anche del campo visivo. Per farvi un esempio, chi di noi ha un visus abbastanza buono, riesce a leggere il giornale, nonostante nel suo campo visivo rientrino solo un paio di parole alla volta. Vi garantiamo che questa situazione non è per niente piacevole! Non possedere una visuale totale di ciò che ci circonda ci porta in molti casi ad avere incontri ravvicinati con pali, cartelloni pubblicitari, bidoni dell'immondizia, specchietti retrovisori delle auto parcheggiate fuori posto e molto altro; per noi i lividi e i rischi sono all'ordine del giorno.

LA TECNOLOGIA DI SUPPORTO. In questi ultimi anni, fortunatamente la tecnologia ci è venuta in soccorso. Ormai su tutti i dispositivi mobili e fissi è possibile installare programmi vocali o ingrandenti che ci permettono di accedere al web, alla posta elettronica, agli sms e ai vari social network. Quindi non c'è da stupirsi se anche un disabile visivo gestisce autonomamente il suo profilo Facebook o Twitter.

Addirittura, tramite dispositivi GPS e navigatori satellitari parlanti siamo in grado di rilevare la nostra posizione per strada e di raggiungere un determinato luogo prefissato.

Anche per lo svago e lo sport possiamo avvalerci di diversi supporti, come ad esempio carte da gioco scritte in braille, apposite scacchiere in rilievo, palloni sonori per calcio, showdown (una specie di ping pong) ed altro, e, con l'aiuto di persone vedenti, risulta persino fattibile sciare, fare vela, scherma, andare in tandem o fare il navigatore nelle gare di rally.

AUTONOMIA IN CASA. Per quanto riguarda l'autonomia personale, esistono dei corsi di mobilità e orientamento che insegnano come muoversi per strada, e corsi di autonomia domestica per la gestione della casa. Anche qui disponiamo di strumenti parlanti o acustici, alcuni dei quali piuttosto costosi: bilance, termometri, timer, dispositivi che individuano i colori, sensori che rilevano la presenza di luci accese o fuoriuscite di gas. Laddove non esistono apparecchiature idonee sono l'abitudine e la manualità a permetterci di compiere azioni apparentemente troppo impegnative o pericolose.

Con questo scritto abbiamo voluto semplicemente farvi conoscere la realtà nella quale ci muoviamo e operiamo quotidianamente, attraverso le nostre risorse personali, l'intuito e la buona volontà , ed utilizzando alla pari degli altri le tecnologie e le tecniche che ci vengono offerte. Ci dissociamo totalmente da chi si finge cieco per godere di ciò che non gli spetta mettendo in dubbio la credibilità della nostra categoria. Altresì condanniamo quelle commissioni che con troppa facilità consentono il riconoscimento di tale stato con relativi benefici economici.

Chiediamo che i giornalisti, prima di pubblicare certe notizie sensazionali, si accertino della veridicità delle cose. Fornire informazioni corrette dovrebbe essere il principio fondamentale del loro lavoro.

Ormai sono finiti i tempi in cui i portatori di handicap visivo (e i disabili in generale) se ne stavano chiusi in casa seduti sul divano accuditi in tutto e per tutto dalle loro famiglie. Ora siamo cittadini del mondo, lavoriamo, studiamo, viaggiamo, ci divertiamo e ci impegniamo a livello sociale con dignità ed abnegazione.

Questa dimensione, sconosciuta ai più, non deve spaventare o essere giudicata sulla base di fatti che fanno clamore e che rovinano la nostra immagine .Sul territorio italiano, quasi in ogni città , esiste una sezione dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti alla quale ci si può rivolgere per avere maggiori informazioni.

Il gruppo Ipovedentiinsieme dell'UICI di Brescia.

Per info: Amici dei Non Vedenti e degli Ipovedenti Bresciani- pagina face book.

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Giornale di Cantù del 04-01-2014

Le persone ipovedenti sono le prime vittime dei "falsi ciechi"

COMO. «La ricerca dei falsi invalidi, in particolare i falsi ciechi, può danneggiare i veri. Certi clamori intorno a casi, come quelli erbesi della scorsa estate smascherati dalla Guardia di finanza, con tanto di video diffusi dalle televisioni nazionali, rischiano di danneggiare soprattutto gli ipovedenti. I furbi ci sono, ma una volta smascherati che fine fanno?» A sollevare il problema è l'erbese Daniele Rigoldi, 48 anni, presidente della sezione dell'Unione italiana ciechi ipovedenti di Como.

Qual è il problema?«E' necessario far comprendere ai cittadini che esistono differenti ?sfumature? di cecità, da quella totale all'ipovisione. Il concetto di ipovisione, purtroppo, non è ancora entrato a far parte del nostro bagaglio culturale comune. Esistono infatti solo due possibilità: o ci vedi o sei cieco e nella mentalità comune, se sei cieco, devi andare in giro accompagnato, anche se hai il bastone bianco (concetto espresso anche da un medico di mia conoscenza), mentre l'ipovedente non esiste».

Chi sono gli ipovedenti?«Esistono patologie che non hanno terapie e che portano irrimediabilmente a una degenerazione progressiva delle capacità visive, conducendo gradualmente a una riduzione del campo visivo sino alle conseguenze estreme. Sono patologie come la retinite pigmentosa (che mi accompagna da 30 anni), la malattia di Stargardt, la degenerazione maculare legata all'età, e diverse altre come il glaucoma, altamente invalidanti e ancora poco conosciute anche se abbastanza diffuse».

Esiste una normativa che regolamenta le differenti graduazioni dell'ipovisione?«Certamente, dopo molte battaglie portate avanti dalle associazioni di disabili visivi, si è giunti alla regolamentazione della legge 138 del 2001 relativa alla nuova classificazione e quantificazione delle minorazioni visive e norme in materia di accertamenti oculistici. Tale classificazione divide le minorazioni visive in: ciechi totali; ciechi parziali; ipovedenti gravi; ipovedenti medio-gravi; ipovedenti lievi. A ognuna di queste categorie corrisponde un diverso contributo pensionistico. I parametri adottati con tale legge, inoltre, prevedono per la prima volta, ai fini della classificazione, anche il residuo visivo perimetrico binoculare. In sostanza, le patologie degenerative progressive sopra riportate condannano coloro che ne sono affetti, aggravandosi di anno in anno, da ipovedenti lievi a ciechi totali».

Perché allora, nonostante quella legge sia stata approvata dodici anni fa, l'ipovisione è ancora incompresa?«Perchè, consentitemi un gioco di parole, essa non è visibile! La gente vuole individuare, vedere la disabilità, vuole etichettarla in modo ben preciso. Spesso, purtroppo, tutto ciò che non è compreso non è scusato».

Quindi gli scoop sui «falsi ciechi», partendo da fatti di cronaca reali, possono essere negativi per i disabili visivi? «Certamente, se gli argomenti sono affrontati in modo superficiale e oltremodo offensivo, senza offrire una pur minima informazione sulle patologie afferenti il problema né sulla normativa esistente, per creare nell'opinione pubblica l'idea che gli ipovedenti siano dei ?furbi? e dei ?falsi ciechi?, in modo tale che anche da parte di cittadini ?solerti? vengano effettuate segnalazioni alle forze dell'ordine e all'Inps, con le conseguenze che ormai conosciamo».

Esistono i cosiddetti centri per l'ipovisione?«Certamente, i centri di ipovisione e di riabilitazione visiva, come quello strutturato presso l'ospedale Sant'Anna di Como, sono strutture presso le quali si insegna alle persone a sfruttare il proprio residuo visivo, utilizzando il bastone bianco o gli altri sensi, affinché possano acquisire una pur minima autonomia, che è quello a cui aspirano specialmente i giovani. Autonomia che significa dignità, perché non essere un cittadino passivo vuol dire avere la possibilità di fare le proprie scelte, di partecipare alla vita sociale. In una parola, significa libertà di movimento, di conoscenza e di socialità!».

Quindi esistono le vittime dei falsi ciechi?«Le persone ipovedenti sono le prime vittime dei ?falsi ciechi? e delle truffe che vengono scoperte dalle forze dell'ordine. Lo sono doppiamente: da un lato perché i truffatori rubano soldi pubblici già scarsi; dall'altro perché viene fatta di ogni erba un fascio, e le persone oneste, cieche o ipovedenti, si sentono messe sotto accusa, non vengono più credute e sono costrette a umiliazioni impensabili in un paese civile».

Quali sono i vostri obiettivi per il futuro?«La nostra associazione, come tante altre associazioni di pazienti e delle loro famiglie, si sta battendo per il diritto alla salute, alla vita, all'integrazione sociale e alla dignità della persona, ed è per questo che comunque continueremo a lavorare. Prendo spunto dalla scorsa campagna regionale per la prevenzione della cecità e per la riabilitazione visiva alla quale abbiamo aderito con l'organizzazione di uno stand informativo per ricordare come verranno utilizzati i fondi raccolti: tale risorsa ritornerà, come abbiamo già dimostrato, sia con l'organizzazione sul territorio erbese di visite oculistiche gratuite sia mediante corsi di mobilità e orientamento già avviati in questo autunno a favore di giovani e meno giovani cittadini di Erba. (mbn)

***

Daniele Rigoldi: A 25 anni la terribile diagnosi: retinite pigmentosa.

ERBA. Da circa tre anni mette a disposizione la sua esperienza di cieco a favore di chi ha problemi come lui. Daniele Rigoldi, 48 anni, dallo scorso 2010 è presidente dell'Unione italiana ipovedenti e ciechi e organizza iniziative anche sul territorio di Erba, come per esempio, incontri per le scuole. Sposato con Mirella Ripamonti, papà di Cristina una ragazza di 19 anni, Rigoldi era un ragazzo «normale», con tanti amici e un motorino. Aveva frequentato l'istituto «Romagnosi». Poi alla visita per la leva erano iniziati i controlli alla vista fino alla diagnosi terribile: retinite pigmentosa. Da quando aveva 25 anni convive con la malattia e la vista che all'inizio era ancora buona è andata via via diminuendo progressivamente. «Accettare una simile condizione non è facile. Lo racconto spesso nelle scuole, ai ragazzi».

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Marketpress.Info del 30-01-2014

Welfare: un nuovo "Villaggio della solidarieta'" per le persone con disabilita'...

MILANO. Un "Villaggio della solidarietà" dedicato alle persone con disabilità. Sorgerà a Villa Finzi, in zona Gorla-viale Monza: sarà uno spazio a disposizione di famiglie e associazioni per incontrarsi, progettare e realizzare, in collaborazione con l´Amministrazione comunale, iniziative e interventi nell´ambito della disabilità. Ma, soprattutto, sarà un luogo dove le persone con disabilità avranno occasioni di socialità, animazione e pratica motoria. Lo ha annunciato l´assessore alle Politiche sociali e Cultura della Salute Pierfrancesco Majorino durante l´incontro "Le persone al centro. Le politiche sulla disabilità tra problemi aperti e nuove sfide", che si è tenuto oggi all´Istituto dei ciechi nell´ambito del Terzo Forum delle Politiche sociali. "In Villa Finzi - ha spiegato l´assessore Majorino - vogliamo creare un luogo dove, insieme al terzo settore e alle associazioni dei famigliari, possiamo ideare e sperimentare nuovi progetti in grado di rispondere meglio ai bisogni che cambiano. In questo campo abbiamo bisogno del massimo dell´innovazione possibile. Le strutture presenti e il parco, inoltre, potranno essere utilizzate per organizzare iniziative e attività a favore delle persone con disabilità. Contiamo di rendere operativo il ´Villaggio della solidarietà´ dopo l´estate 2014". Nel corso dell´incontro è stato ricordato l´incremento delle risorse economiche destinate dal Comune al settore disabilità e l´apertura delle liste d´attesa per l´accesso ai Centri Diurni Disabili e ai Centro Socio Educativi. "Pur in un periodo di crisi e tagli al bilancio - ha detto l´assessore Majorino - nel settore disabilità siamo passati dai 37 milioni del 2011 ai 42 milioni del 2013. Un´ulteriore dimostrazione del nostro impegno su questo fronte è l´aver sbloccato lo scorrimento delle liste d´attesa per l´accesso ai servizi comunali. Era dal 2009 che non accadeva". L´appuntamento è stato l´occasione per presentare la rinnovata struttura del settore disabili dell´assessorato alle Politiche sociali e il nuovo direttore, che ha illustrato il Piano di lavoro dell´Amministrazione. Un documento che dà operatività agli obiettivi individuati dal Tavolo permanente sulla disabilità costituito dall´assessorato insieme ad Asl, Commissione consiliare Politiche sociali, associazioni del terzo settore e delle famiglie. Tra le priorità del Piano l´accessibilità per Expo. "Avere il sito dell´Esposizione senza barriere è una priorità - ha spiegato Majorino -. Affinché l´Expo milanese sia davvero un´occasione per tutti, occorre che si costituisca un gruppo di lavoro formato da Comune, Società Expo, Atm e altri soggetti interessati che si impegnino a garantire l´accessibilità e la mobilità dell´area dei padiglioni". All´incontro è intervenuta anche l´assessore ai Lavori Pubblici Carmela Rozza, che ha illustrato il lavoro per il superamento e l´abbattimento delle barriere architettoniche realizzato anche in collaborazione con l´assessorato alla Mobilità di Pierfrancesco Maran. "Entro febbraio - ha detto l´assessore Rozza - approveremo il Piano per l´abbattimento delle barriere architettoniche. Con questo strumento riusciremo a programmare e a realizzare interventi sia su strada che negli edifici pubblici, nelle scuole e nei palazzi della cultura. Non si può fare tutto in un anno, ma la programmazione servirà per dare continuità e costanza agli interventi. Un grande lavoro dovrà essere fatto sulle barriere che riguardano gli ipovedenti". "Su questi temi - ha aggiunto l´assessore Rozza - ricordo il recente provvedimento della vicesindaco De Cesaris che, nel nuovo regolamento edilizio, ha inserito il rispetto dell´accessibilità ai disabili per nuove costruzioni e ristrutturazioni. E´ importante che tutta la città collabori, a partire dalle scuole e dai privati. Per questo, nell´attuare il Piano per l´eliminazione delle barriere, sia per le fasi di progettazione che per quelle di collaudo, ci avvarremo anche dell´apporto della Consulta cittadina per le persone con disabilità e delle associazioni del terzo settore impegnate sul fronte della disabilità".

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Il Corriere della Sera del 07-01-2014

La palestra dei cani guida

Per 3 mesi la metropoli diventa laboratorio dove i labrador s'addestrano a superare ogni ostacolo

Buche, auto e furgoni parcheggiati sul marciapiedi, tombini sconnessi, biciclette legate ad un palo, impalcature: i cento e uno ostacoli così fastidiosi per qualsiasi pedone diventano la palestra per i cani guida. Abbiamo seguito i labrador Blanca, Marta, Chery e York nella fase 3 dell'addestramento. L'ultima, prima di incontrare i loro futuri compagni di vita, non vedenti. Per tre mesi saranno messi alla prova dai rispettivi istruttori e dovranno trovare, da soli, la giusta soluzione dinanzi ad ogni nuovo ostacolo. L'addestramento è cominciato in settembre, nel Centro Cani Guida Lions a Limbiate, dove ne è stata testata l'idoneità, hanno imparato l'obbedienza e a superare ogni possibile problema in un campo scuola. Niente, però, è paragonabile alla metropoli, con i suoi rumori e pericoli, con la massa di gente che si sposta nei metrò e il traffico di superficie. La «messa a punto» vedrà gli istruttori calarsi nei panni di non vedenti e loro, i labrador, prenderli per mano come una mamma con il bimbo. «Abbiamo inaugurato la nuova struttura all'avanguardia in Europa - dice Giovanni Fossati, presidente del Centro -. Ogni anno riusciamo ad addestrare e consegnare cinquanta cani e dal 1959, quando il centro aprì, siamo vicini ai 2000». La richiesta è alta, ogni anno il doppio di non vedenti si rivolge al centro, dove lavorano a pieno ritmo nove istruttori. L'obiettivo è ambizioso, diventare un centro di riferimento nazionale. «Ci vogliono tre anni per formare gli istruttori, al nostro interno. E sei mesi per addestrare un cane», aggiunge Fossati. Ora il centro ha anche l'allevamento interno, con sala parto, nursery. I cuccioli, fino all'anno di vita, vengono gestiti da famiglie affidatarie, quindi rientrano per la formazione. Portarli a fine percorso ha un costo di quasi 25 mila euro. Costi sopportati dalla struttura - per ii non vedenti il cane guida è gratis -, che fu voluta da Maurizio Galimberti, ingegnere aeronautico e pilota durante la Seconda guerra mondiale, quando fu vittima di un incidente di volo che lo rese cieco. «Andò in Germania dove c'era una scuola per cani guida e tornato, lui che era Lions (Lions Club Milano Host, il più antico d'Italia), decise di avviare un analogo progetto». Davide Ballabio con York, Corrado Bernini con Chery, Roberto Ceribelli con Blanca e Michele Marzocca con Marta(foto di Nicola Vaglia) si muovono per il centro discreti, bloccati a tratti dai passanti. «Il labrador vince su tutte le altre razze per carattere ed equilibrio ma anche perché è socialmente più accettato, per esempio rispetto ad un cane da pastore tedesco che potrebbe svolgere lo stesso lavoro con successo», spiega Davide. Nel centro i non vedenti vengono ospitati per apprendere le tecniche di comando e affiatarsi con il quattrozampe. Qui anche chi non può avere come guida un cane labrador viene aiutato con ausili tecnologici.

di Paola D'Amico

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Il Cittadino del 25-01-2014

Sei discipline per fare sport con disabilità

BRIANZA. Torball (serie A e B), goalball, calcio a 5 B1 e B2 - B3, judo e showdown. Sono queste le sei discipline sportive raggruppate dalla Fispic, Federazione Italiana Sport Paralimpici per Ipovedenti e Ciechi nata nel settembre 2010 nell´ambito della nuova politica del Comitato Italiano Paralimpico. La costituzione della Fispic è avvenuta in due fasi: la prima il 19 giugno 2010 con l' approvazione della Carta statutaria mentre la seconda, il 25 settembre 2010, con l' elezione del presidente e dei consiglieri federali. La federazione sportiva è riconosciuta dal Coni e dal Cip (Comitato Italiano Paralimpico). La finalità è quella di è quella di dare la possibilità a ipovedenti e non vedenti di fare attività sportiva, ma soprattutto di portare le sei discipline Fispic ad essere considerate veri e propri sport con tanto di competizioni e campionati italiani ufficiali, europei e mondiali. A metà campionato della stagione torball 2013 - 2014 di serie B, il Torino è in vetta alla classifica (33 punti) seguito dal G.s.d Bolzano e dalla A.s.d Omero Bergamo. Ottavo posto per la G.s.d Ciechi Brianza. (e.s.)

***

Campanellini in gol, ipovedenti alla Moro per sfidarsi a torball.

LISSONE. Atleti da tutta italia per il campionato di serie B Sfide accese con la caratteristica palla sonora «Dopo molto tempo siamo tornati a Lissone»

Un silenzio totale e il solo suono dei campanellini all' interno di un pallone sferico. Davvero suggestivo e curioso da osservare il gioco sportivo a squadre per ipovedenti e non vedenti denominato torball, purtroppo da molti ancora quasi sconosciuto. Sabato e domenica presso la palestra della scuola elementare "Aldo Moro" di via Ferrucci a Lissone, sono state disputate la terza e la quarta giornata di torball, campionato ufficiale italiano Fispic di serie B con sei squadre per un totale circa di 40 atleti ipovedenti e non vedenti provenienti da Monza, Bergamo, Bolzano, Torino e Cagliari. Dopo molto tempo il torball ritorna a Lissone grazie alla richiesta giunta alla Federazione da parte della Asd ciechi Brianza sezione provinciale di Monza. "Grazie alla perfetta organizzazione della A.s.d ciechi Brianza sotto lecita autorizzazione della Fispic - spiega Sandro Di Girolamo, presidente federale -, siamo riusciti ad organizzare una manifestazione federale in Brianza. Per noi è importante perché abbiamo disputato il campionato ufficiale, ma soprattutto è stato un modo per far conoscere questo sport su tutto il territorio nazionale, per far capire che non si tratta di uno sport minore, ma di un vero gioco di squadra con tanto e puro agonismo sportivo". Il torball è una delle discipline sportive che rientrano nella Fispic, Federazione Italiana Sport Paralimpici per ipovedenti e ciechi con sede a Roma. Il gioco si presenta come una sorta di palla a mano dove si fronteggiano due team composti ciascuno da tre giocatori e tre riserve. E' previsto l' uso di un pallone sferico al cui interno sono presenti dei campanelli: il suono permette ai giocatori di percepire la traiettoria della palla. Il campo di gioco, lungo 16 metri e largo 7 metri, viene diviso in due metà da tre cordicelle tese dotate di campanellini che assolutamente gli atleti non devono toccare per non commettere fallo. I giocatori, sia ipovedenti che non vedenti, hanno come unico riferimento un tappetino a terra per orientarsi e vengono tutti bendati con una fascia oculare per impedire completamente la vista. Lo scopo del gioco è quello di tirare la palla sonora con le mani sotto le cordicelle senza toccarle e fare goal nella porta avversaria. Se il pallone tocca le cordicelle si compie un fallo, con conseguente uscita momentanea di chi ha effettuato il tiro. Ogni tre falli commessi si assegna un rigore agli avversari uno contro uno. La partita dura 10 minuti su due tempi di 5 minuti ciascuno. Vince la squadra che riesce a mettere a segno più goal nella porta avversaria. Siamo a metà della stagione 2013 - 2014 del campionato di torball italiano Fispic di serie B, composto da un girone di andata e uno di ritorno con 12 squadre totali di atleti.

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NOTIZIE DALLA SEDE CENTRALE

Questo spazio vuole essere una sorta di "miniguida" per orientarsi all'interno delle molteplici attività svolte dalla sede centrale della nostra Associazione.

A tal fine, vi proponiamo quelle circolari diramate dalla sede centrale nel mese appena trascorso, le quali contengono notizie e iniziative, che pensiamo possano suscitare un concreto interesse nei nostri soci.

Di sicuro qualcosa ci sfuggirà, ma pensiamo che questa selezione possa essere un valido punto di riferimento.

Buona lettura!

Relazioni e registrazione del convegno "Cittadini prima di tutto - Cittadinanza europea e democrazia partecipativa delle persone con disabilità"

Cari Amici,

Come ricorderete, nel mese di ottobre il Forum Italiano sulla Disabilità, partendo dall'iniziativa dell'Unione e con il suo fondamentale sostegno ha tenuto il convegno "Cittadini prima di tutto - Cittadinanza europea e democrazia partecipativa delle persone con disabilità", finalizzato ad approfondire la conoscenza e la riflessione sui diritti conferiti dalla cittadinanza UE ai cittadini con disabilità.

Vi informo che le relazioni del convegno sono ora disponibili sul sito dell'Unione al link: http://www.uiciechi.it/AttivitaInternazionali/Relazioni.asp. Abbiamo deciso di pubblicare le relazioni a nostra disposizione anche se due relatori non hanno ancora inviato le loro relazioni, cosa che ci auguriamo facciano presto, in modo da permetterci di poterle aggiungere prontamente sul sito.

La registrazione integrale del convegno è invece disponibile, come già comunicato in una precedente circolare, sull'archivio multimediale del sito dell'Unione, inserendo nel settore "tutte le categorie" la chiave di ricerca "convegno FID".

Cordiali saluti.

Il Vice-Presidente

(avv. Giuseppe Terranova)

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Legge n. 113/1985 - Iscrizione albo professionale nazionale dei centralinisti telefonici privi della vista - Qualifiche equipollenti di cui al DM 10.1.2000 e di cui al DM 11.7.2011

Cari amici

con soddisfazione siamo ad informarVi che la Direzione Generale per le politiche dei servizi per il lavoro del Ministero ci ha rassicurato sul futuro delle nuove qualifiche riconosciute equipollenti alla figura di centralinista telefonico non vedente di cui al Decreto ministeriale del 10 gennaio 2000, ricordando che parliamo di:

Con lettera prot. MINISTERO PARTENZA.0014737.08-11-2013 viene chiarito quanto segue: <a partire dal 2005, i soggetti che hanno frequentato i corsi professionali per le qualifiche di cui al predetto DM e superato il successivo esame di abilitazione sono stati iscritti dalle Direzioni regionali del lavoro nell'Albo professionale> (all. 1).

Parimenti, anche i non vedenti in possesso della qualifica di operatore amministrativo segretariale di cui al Decreto dell'11 luglio 2011 potranno essere iscritti all'Albo professionale dei centralinisti telefonici privi della vista: ce ne dà conferma sempre la Direzione Generale per le politiche dei servizi per il lavoro del Ministero con successiva lettera prot. MINISTERO PARTENZA.0017000.23-12-2013 (all. 2), riscontrando la nostra richiesta prot. UICI 17962/2013 del 19.11.2013 con cui avevamo avanzato ulteriori chiarimenti sull'argomento, in relazione alle concrete possibilità occupazionali da offrire alla categoria, in una così grave congiuntura socio-economica quale quella attuale.

Tanto detto, a parere del Ministero del Lavoro dunque, nulla osta all'iscrizione all'Albo nazionale dei centralinisti telefonici non vedenti da parte di soggetti con qualifica di operatore segretariale ex DM 11.7.2011 e da parte di soggetti professionalizzati in una delle tre qualifiche ex Decreto Salvi, in tutti i casi riconosciuti equipollenti ai tradizionali centralinisti telefonici non vedenti al fine di consentire loro il collocamento al lavoro.

Siamo di fronte ad una posizione chiara del Ministero del Lavoro, che non lascia dubbi a eventuali interpretazioni restrittive della normativa vigente, di seguito richiamata ad ogni buon conto:

- legge n. 113/1985;

- DM 10.1.2000, in applicazione dell'art. 45, comma 12, della legge n. 144/1999;

- circolari Ministero del Lavoro 10.3.2005, n. 10, e 1.12.2006, n. 32, con cui vengono definiti i programmi di esame sia per l'abilitazione alla funzione di centralinista telefonico non vedente sia per le qualifiche equipollenti;

- DM 11.7.2011, con cui il Ministero del Lavoro riconosce l'equipollenza della figura del centralinista telefonico non vedente alla figura dell'operatore amministrativo segretariale.

Confermiamo, pertanto, la possibilità, per i non vedenti che seguono i nuovi corsi professionali avanzati, ad essere assunti obbligatoriamente così qualificati, iscrivendosi, all'Albo Nazionale di categoria con altra qualifica ex DM Salvi ed ex DM 11.7.2011, in un apposita appendice riservata dell'Albo medesimo e con il diritto a godere dei benefici occupazionali previsti dalla legge n. 113 del 1985, ai fini e per gli effetti del collocamento mirato.

In altri termini, ai possessori di qualifica equipollente viene riconosciuta la stessa tutela normativa oggi accordata ai centralinisti non vedenti iscritti all'Albo nazionale, in aderenza alle nuove esigenze del mondo del lavoro, sempre più improntate alla utilizzazione di tecnologie avanzate nel settore della comunicazione telefonica. Ciò al fine di consentire una più puntuale tutela degli appartenenti alla categoria dei non vedenti offrendo, in tal modo, maggiori opportunità di inserimento professionale collegate alle innovative metodologie di lavoro.

Dobbiamo ammettere che non è stato semplice raggiungere un risultato così importante per la crescita professionale e personale di tanti minorati della vista, soprattutto per la latitanza del Ministero del Lavoro che procrastinava nel tempo la questione.

Siamo intervenuti in più occasioni e per diverse strade: dagli incontri de visu con il Ministro GIOVANNINI (recentemente in occasione della Conferenza Nazionale della Disabilità di Bologna), alle pressioni sulla Conferenza Stato Regioni, seduta al tavolo di lavoro insieme a noi ed ai rappresentanti del Ministero, passando per i reiterati interventi per via amministrativa diretti alla dr.ssa STRANO, Direttore Generale per le politiche dei servizi per il lavoro del Ministero.

Abbiamo fatto presentare alla Camera una interrogazione parlamentare sull'argomento, da parte dell'On. PISICCHIO al Ministro del Lavoro (4-02225- cfr. circolare n. 241 del 22.10.2013).

Un primo risultato importante lo avevamo già ottenuto il 22 luglio 2013 quando il Presidente della Conferenza Stato Regioni, Vasco ERRANI, scrivendo al Ministro GIOVANNINI con lettera prot. N. 3432/C9LAV (all. 3), nelle more del proprio ruolo istituzionale aveva riconosciuto che le nuove figure professionali previste dal Decreto Salvi del 2000 possono essere iscritte all'Albo dei centralinisti senza ulteriori procedure.

Si legge, infatti quanto segue: <le Regioni, a seguito di approfondimento tecnico, hanno ritenuto non necessario individuare un ulteriore profilo, valutando che la figura nazionale di Operatore amministrativo segretariale e i profili regionali collegati, già rispondono alle caratteristiche di una offerta formativa che consente l'iscrizione al collocamento per i non vedenti>.

Occorreva però che il Ministero del Lavoro chiarisse autorevolmente la propria posizione. Con le lettere prot. MINISTERO PARTENZA. 0014737.08-11-2013 e prot. MINISTERO PARTENZA.0017000.23-12-2013 che Vi alleghiamo, possiamo finalmente dire che tutti i nostri sforzi sono ripagati.

Al momento, il Ministero del Lavoro ha riferito che sono iscritti all'Albo professionale nazionale dei centralinisti non vedenti:

- N. 128 con qualifica di operatore addetto all'URP;

- N. 10 con qualifica di operatore di data-base;

- N. 10 con qualifica di operatore addetto ai servizi di telemarketing e telesoccorso.

Resta aperta la questione della organizzazione e lo svolgimento sul proprio territorio, da parte degli Assessorati Regionali con delega alla formazione professionale, di specifici corsi destinati alle figure professionali attenendosi ai programmi di esame ministeriali, propedeutici al collocamento mirato dei futuri lavoratori ciechi ed ipovedenti.

Ci risulta che in alcune Regioni c'è ancora un gap sostanziale tra la disciplina e offerta formativa regionale, che va superato.

Data la complessità della questione, la Direzione Generale per le politiche dei servizi per il lavoro del Ministero ha chiesto la collaborazione a questa Unione: <diventa necessario predisporre il programma di esame per il conseguimento dell'abilitazione allo svolgimento di tale qualifica [operatore amministrativo segretariale], e, a tal fine, si chiede la collaborazione di codesta Unione, come avvenuto per la definizione del programma di esame per l'acquisizione delle qualifiche professionali individuate dal D.M. 10 gennaio 2000>.

Proprio al fine di non svilire la considerazione che il Legislatore ha più volte mostrato nei confronti delle problematiche dei minorati della vista nel campo del lavoro, vogliano tutte le strutture UICI sensibilizzare i competenti uffici delle Regioni ad adempiere alle loro funzioni in questo particolare ambito.

Avete l'occasione di dare segnale concreto della nostra forza associativa, agendo tra l'altro a giusta ragione facendo riferimento all'Accordo sancito in sede di Conferenza Stato-Regioni il 22 luglio scorso che riconosce l'equipollenza della figura di "operatore amministrativo segretariale" nel Repertorio delle figure nazionali di riferimento relative alle qualifiche professionali.

Anche il MIUR era stato interessato alla questione; Vi trasmettiamo lo scambio di corrispondenza tra noi e il Ministero (intervento prot. UICI N. 2590/2012 e la lettera di riscontro prot. MIUR N. 436/AOODGPS del 16.2.2012 - all.ti 4 e 5).

L'importanza dell'Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti sta nella consapevolezza di agire a difesa delle concrete possibilità occupazionali della categoria, soprattutto in una così grave congiuntura socio-economica quale quella attuale (tanto questa Presidenza Nazionale quanto le Sezioni provinciali UICI hanno titolo di intervento appellandosi all'art. 3 della legge 778/1960, ribadito dal comma 3 art.1 della L. 68/1999).

Per accrescere la conoscenza che abbiamo nei Vostri confronti e con la volontà di assicurare alle Vostre iniziative ampia pubblicità, invitiamo tutte le strutture UICI ad aggiornarci su come intendiate procedere, sia nei confronti delle Regioni per l'attivazione dei programmi di formazione specifici per le nuove professioni equipollenti sia per quanto riguarda la Vostra offerta di corsi formativi in loco ricorrendo, per il loro finanziamento, alla opportunità data dal Fondo Sociale Europeo 2007 - 2013 (Asse III - Inclusione sociale).

Più volte Vi abbiamo invitato ad operare in tal senso, ma con scarsi risultati (vedasi note prott. UICI 5612, 8998, 17966 e 20667 del 2011; cfr. circolare UICI n. 274 del 27.9.2011). Ci aspettiamo, ora, una maggiore partecipazione.

Agiamo con un atteggiamento improntato al realismo, alla concretezza ed alla consapevolezza di battersi per una causa giusta.

Si produce la seguente documentazione, ad ogni buon conto:

Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, lettere prott. MINISTERO PARTENZA.0014737.08-11-2013 e MINISTERO PARTENZA.0017000.23-12-2013

Conferenza Stato-Regioni, lettera prot. N. 3432/C9LAV

MIUR, lettera UICI prot. N. 2590/2012 e lettera MIUR N. 436/AOODGPS del 16.2.2012

Cordiali saluti.

IL VICE PRESIDENTE NAZIONALE

Avv. Giuseppe Terranova

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Il file .zip contenente la il testo della presente circolare e i relativi allegati può essere scaricato utilizzando il seguente link:

http://www.uiciechi.it/archivio/circolari/2014/01/2014005.zip

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Pensioni, le novità del 2014: Cosa cambia

Si informa che con l'approvazione della legge di stabilità 2014 (legge N. 147 del 27 dicembre 2013, pubblicata in GU N. 302/2013, S.O.), non ci sarà alcuno stravolgimento né una modifica dell'impianto previdenziale definito con le riforme Monti e Fornero.

Dal 1° gennaio 2014 sono in vigore i nuovi requisiti per andare in pensione:

(N.B. I valori indicati in tabella sono comprensivi del primo adeguamento alle speranze di vita fissato dal DM 6 dicembre 2011 in attuazione dell'art. 12 del decreto legge 31 maggio 2010 n.

78, in misura pari a tre mesi.

In sintesi, 2013 tre mesi, 2016 quattro mesi, 2019 quattro mesi. Dal 2019 gli incrementi diventano biennali. Nel 2021 incremento di tre mesi, sempre previo Decreto del Ministro del Lavoro).

- Pensione di vecchiaia

Comparto pubblico, uomini e donne: restano i requisiti richiesti per il 2013. Si va in pensione nel 2014 e fino al 2015 con 66 anni e 3 mesi di età e almeno 20 anni di contribuzione. Il requisito andrà adattato alle speranze di vita nel 2016 (in via previsionale, salvo diversa indicazione sempre via DM, dal 1° gennaio 2016 e fino al 31 dicembre 2018 saranno 66 anni e 7 mesi). Per le donne, il giro di vite già deciso nel 2010 con l'avvicinamento alla soglia anagrafica degli uomini per effetto della sentenza della Corte di giustizia della Comunità Europea 13 novembre 2008 (causa C-46/07), recepita dal nostro Parlamento in occasione della cosiddetta manovra economica dell'estate del 2010 (legge N. 122/2010, di conversione del decreto legge N. 78 del 31 maggio 2010, vedasi art. 12, interventi in materia previdenziale, commi da 12-bis a 12-quinquies).

All'epoca, infatti, in un solo colpo l'età per il pensionamento delle lavoratrici pubbliche fu elevata a 65 anni a partire dal 2012, concretando così un trattamento di sfavore rispetto alle colleghe impiegate nel privato.

Uomini settore privato: nel 2014 vanno in pensione con gli stessi requisiti del 2013 (66 anni e 3 mesi e minimo 20 anni di contribuzione). I requisiti cambiano nel 2016 con l'adeguamento alla speranza di vita (dal 1° gennaio 2016 e fino al 31 dicembre 2018 66 anni e 7 mesi).

Donne dipendenti settore privato: diritto all'uscita dal lavoro fissato a 63 anni e 9 mesi e minimo 20 anni di contribuzione? nel 2013 bastavano 62 anni e 3 mesi (previsionalmente, nel 2016 e fino al 31 dicembre 2017 saranno 65 anni e 7 mesi più l'adeguamento alle aspettative e nel 2018 66 anni e 7 mesi per tutti)

Donne autonome e gestione separata: pensionamento fissato a quota 64 anni e 9 mesi (nel 2016 66 anni e 1 mese e nel 2018 66 anni e 7 mesi per tutti, a cui ovviamente è stato già aggiunto il coefficiente di speranza di vita).

N.B.: Il minimo contributivo che dà diritto alla pensione di vecchiaia è abbassato a 15 anni per coloro che alla data del 31 dicembre 1992 avevano già maturato il vecchio requisito di 15 anni (vedi circolare INPS N. 16/2013).

La finestra non c'è più. La riforma Monti-Fornero ha definitivamente soppresso le finestre anche per la vecchiaia (eccezion fatta per alcune fattispecie agevolative, come di sotto riportato e d'interesse dei lavoratori non vedenti). Questo significa che chi raggiunge i nuovi requisiti, non dovrà più aspettare: la decorrenza del trattamento pensionistico scatterà dal mese successivo alla domanda.

Eccezioni per i NON VEDENTI.

(N.B. Per quanto di nostro interesse, la speranza di vita non si applica ai soli trattamenti di vecchiaia agevolati per i lavoratori non vedenti - esclusione implicita (vale, invece, per gli accessi ordinari normativamente previsti per tutti i lavoratori e per quelli anticipati di anzianità) - cfr. decreto-legge N. 78/2010, art. 12, comma 12-bis e del decreto legge N. 201/2011, art. 24, comma 12, concernenti l'adeguamento dei requisiti di accesso al sistema pensionistico agli incrementi della speranza di vita, in base ai quali tra le diverse modalità previdenziali previste dall'ordinamento a cui si applica la speranza di vita non sono ricompresi i requisiti anagrafici di maggior favore per la vecchiaia dei non vedenti).

La legge Monti-Fornero ha mantenuto in vigore il requisito di vecchiaia ridotto a 55 anni (uomini) e 50 (donne) e minimo 10 anni di contributi versati dipendenti privati iscritti all'INPS, che siano tali dalla nascita o che possano far valere almeno 10 anni di contribuzione dopo l'insorgenza dello stato di cecità (R.D.L. N. 636/1939, convertito nella legge N. 1272/1939, come modificato dall'art. 2 della legge N. 218/1952 e mantenuto in vigore dall'art. 1, comma 6, del decreto legislativo N. 503/1992 - vedi INPS circolare 35/2012, par. 1.1.1 <Nulla è modificato in materia di età anagrafica e disciplina delle decorrenze per l'accesso alla pensione di vecchiaia per i non vedenti> che fa salve le linee operative della circolare n. 65 del 6 marzo 1995, ai par. 1.1.1. e par. 2.1.6).

Come è noto, possono beneficiare di tali clausole derogative esclusivamente i ciechi civili, ovvero i ciechi totali, i ciechi parziali e gli ipovedenti gravi (legge N. 138/2001).

Per tutti i lavoratori non vedenti dipendenti privati che si trovino in condizioni diverse con meno di 10 anni di contributi versati dall'insorgere dello stato di cecità, rimangono fermi i requisiti di età richiesti in via generale al 31 dicembre 1992: 60 anni per gli uomini e 55 per le donne e una base minima contributiva di 15 anni (vedi INPS citata circ. 65/1995 CAPITOLO I, par. 1.1.1. Deroghe all'elevazione dei limiti di età - lavoratori non vedenti e par. 2.1.6 Deroghe all'elevazione dei requisiti di assicurazione e di contribuzione).

- Pensione di vecchiaia più lontana per i lavoratori uomini e donne non vedenti dipendenti del pubblico impiego.

Per i dipendenti pubblici non statali si hanno 65 anni e almeno 14 anni, 11 mesi e 16 giorni contributivi ed assicurativi (la circolare applicativa 23 luglio 1993, N. 16/I.P., ribadisce il tetto contributivo minimo arrotondato di 15 anni di servizio utile, ovvero <... rectius 14 anni, 6 mesi e 1 giorno>).

Pari condizioni si hanno per gli statali, per effetto dell'art. 4 del DPR n. 1092/1973 (secondo cui gli impiegati civili di ruolo e non di ruolo sono collocati a riposo al compimento dei 65 anni di età, indipendentemente dal sesso ? vedi nota INPDAP 6.7.2011 prot. 10878/11 - allegato 1) e per tutti gli altri lavoratori presso enti pubblici, come previsto dall'art. 12 della legge 70/1985 ed in assenza di successiva diversa indicazione normativa (vedi Funzione Pubblica circolare N. 2 del 2012, pag. 3).

Per effetto del comma 6, art. 1 del decreto legislativo N. 503/92, rimangono tuttora validi i tassativi limiti di età in vigore al 31/12/1992, stabiliti per il collocamento a riposo d'ufficio, dalla fonte normativa delle singole amministrazioni di appartenenza. Di conseguenza, nell'ipotesi che tali limiti vigenti al 31 dicembre 1992 siano inferiori a 65 anni per uomini e donne, i medesimi più bassi limiti di età restano confermati con riguardo ai soli dipendenti non vedenti (INPDAP pareri 6.10.2010, prot. 137/18/10 e 6.7.2011 prot. 10878/11). Nel caso i CCNL di settore NON prevedano espressamente i requisiti per il pensionamento, valgono i limiti ordinamentali generali del pubblico impiego (art. 1, comma 6, del citato decreto legislativo N. 503/1992 <... sono confermati i requisiti per la pensione di vecchiaia in vigore alla data del 31 dicembre 1992 per i lavoratori non vedenti>).

La pensione INPS e INPS ex Gestione INPDAP dopo 12 mesi dalla maturazione del diritto (ex commi 1, 2 e 3 dell'art. 12 del decreto legge n. 78/2010, convertito nella legge n. 122/2010). La finestra "mobile" o "a scorrimento" c'è ancora per tutti gli uomini e le donne non vedenti dei comparti pubblico e privato che vanno in pensione con le misure agevolative loro riservate. Questo significa che chi raggiunge i requisiti di maggior favore (55 anni e 50 anni ovvero 55 anni e 60 anni per l'INPS e 65 anni per l'INPDAP) dovrà aspettare la decorrenza del pensionamento dopo 12 mesi. Durante il periodo di attesa tra il momento in cui vengono raggiunti i requisiti ed il momento in cui si comincia a percepire l'assegno di pensione, i lavoratori non vedenti restano in servizio con onere contributivo in capo al datore di lavoro, utile ad arrotondare la misura della pensione.

N.B. Sulla vecchiaia non si applica la penalizzazione (per ratio normativa e per la generalità dei lavoratori, minorati della vista o meno, le riduzioni percentuali trovano applicazione solo per chi lascia il lavoro prima della vecchiaia, con il trattamento anticipato di anzianità).

Precisazioni su norme agevolative nel pubblico impiego.

Secondo una stima approssimativa, al momento le norme agevolative per i lavoratori non vedenti nel pubblico impiego danno diritto ad un vantaggio ridotto rispetto a quanto previsto per i colleghi privati iscritti all'INPS, precisando che:

L'effettivo vantaggio per i lavoratori pubblici non vedenti rispetto a tutti gli altri lavoratori si avrà solo quando l'età della vecchiaia prevista dalla manovra Monti-Fornero si innalzerà in base agli incrementi successivi al 1° gennaio 2019 (66 anni e 7 mesi per tutti i lavoratori pubblici normodotati).

- Pensione di anzianità

I requisiti nel 2014 sono i seguenti:

per gli uomini 42 anni e 3 mesi + 3 mesi di aumento per via della speranza di vita = 42 anni e 6

mesi

per le donne 41 anni e 3 mesi + 3 mesi di aumento di speranza di vita = 41 e 6 mesi

Anche i requisiti per la pensione anticipata saranno nuovamente adeguati, dal 2016, all'aumento delle speranze di vita

I lavoratori non vedenti possono raggiungere più agevolmente i requisiti contributivi avvalendosi dei 4 mesi di anzianità figurativa, come disciplinato dall'art. 9, comma 2, della legge N. 113/1985 e dall'art. 2 della legge N. 120/1991 (vedi la circolare UICI N. 270/2013 sulla presentazione del modello AP 10 per i lavoratori non vedenti iscritti all'INPS e relative istruzioni operative. In capo ai lavoratori non vedenti pubblici resta l'onere di una dichiarazione in carta semplice rilasciata sotto la propria responsabilità, di volersi avvalere del beneficio previdenziale in argomento).

Come fatto presente con circolare UICI N. 40/2012, proprio al fine di disincentivare il pensionamento anticipato rispetto a quello di vecchiaia, è stata introdotta la misura di riduzione, la penalizzazione.

Chi può evitare la penalizzazione

(Si precisa che le norme sulla penalizzazione valgono solo per le pensioni anticipate, non per i trattamenti di vecchiaia esclusi dalla penalizzazione perché da considerarsi come uscite dal servizio per sopraggiunti limiti di età).

Un aiuto è stato concesso ai lavoratori precoci, coloro cioè che hanno cominciato a lavorare in giovane età e che raggiungono i requisiti per la pensione anticipata qualche anno prima dei 62 anni di età.

Il Legislatore ha deciso che la riduzione dell'importo della pensione di anzianità - operata nei confronti di chi chiede il pensionamento anticipato prima del compimento del 62° anno di età - non si applica a coloro che raggiungano i requisiti entro il 2017 ai sensi dell'art. 6, comma 2-quater, decreto legge N. 216/2011. Ciò a condizione che l'anzianità contributiva derivi esclusivamente da prestazione effettiva di lavoro e dai seguenti periodi coperti figurativamente:

In altri termini, a prescindere dall'età anagrafica, eviteranno la penalizzazione e solo fino al 2017 tutti i lavoratori in possesso dei requisiti contributivi previsti dalla normativa vigente, che siano versati per prestazione lavorativa effettivamente svolta, eccezion fatta per le assenze sopra in elenco).

Incentivi all'esodo (ad es. nel settore bancario).

La legge di riforma n. 92/2012 (riforma del mercato del lavoro) ha introdotto, all'art. 4, commi da 1 a 7-ter, alcune disposizioni volte a facilitare l'uscita anticipata di lavoratori vicini al raggiungimento dei requisiti per la pensione, di vecchiaia o anzianità. Si tratta di risoluzioni consensuali o accordi sindacali, anche nell'ambito di procedure di mobilità, che consentono alle aziende di anticipare l'uscita dei lavoratori anziani, i quali possono percepire in anticipo il trattamento di pensione, a carico aziendale, fino alla data dell'effettivo pensionamento.

I lavoratori coinvolti nel programma di esodo devono però raggiungere i requisiti minimi per il pensionamento nei 4 anni successivi alla cessazione del rapporto di lavoro.

La procedura, ampiamente in forza, ad esempio, presso gli Istituti bancari, è definita esodo volontario.

N.B. Per accedere alla pensione vera e propria, serve un'ulteriore domanda. Entro il mese di scadenza della prestazione di esodo, il lavoratore è tenuto a presentare la domanda di pensione (vera e propria) alla sede INPS competente, non essendo prevista la trasformazione automatica di questa prestazione in pensione.

L'esodo volontario dei dipendenti non vedenti - Misure cautelative.

(Un anticipo al pensionamento che interessa soprattutto i lavoratori non vedenti del comparto privato per i più vantaggiosi requisiti pensionistici).

Molti sono i dipendenti uomini e donne non vedenti che decidono di aderire ai fondi speciali andando a casa prima dei termini normativamente previsti e ricevendo una rendita (retribuzione-pensione pagata dall'azienda), in attesa di accedere alla pensione vera e propria per conto dell'INPS.

Problema. Spesso, in fase di calcolo, gli interessati non tengono conto che per accedere al pensionamento con le clausole derogative per non vedenti occorre attendere la apertura della finestra mobile dopo i 12 mesi, dal momento della maturazione del diritto.

Nella fattispecie concreta, gli stessi rischiano di trovarsi, una volta terminato il trattamento agevolato erogato dal fondo, nella c.d. condizione di "esodati", non percependo né retribuzione dall'azienda perché il fondo è terminato, né la pensione dall'INPS perché non ancora apertasi la finestra mobile dei 12 mesi.

Tanto detto, qualora si intendesse accedere ad un fondo pensione con uscita anticipata dal servizio appunto con un esodo volontario, tutti coloro che puntano al pensionamento a 50 anni se donne e a 55 anni se uomini (ovvero a 55 anni e a 60 anni), dovranno necessariamente considerare che nei 4 anni di esodo andrà ricompreso anche il periodo di 12 mesi di finestra mobile, per essere così accompagnati direttamente all'uscita effettiva dal servizio senza rimanere mesi senza stipendio e senza pensione.

Lavoratori salvaguardati - Norma di favore

(decreto legge N. 102/2013, convertito nella legge 28 ottobre 2013, n. 124 in GU N. 254 del 29.10.2013, che ha modificato, con l'art. 11-bis, l'art. 24, comma 14 del decreto legge N. 201/2011 convertito nella legge N. 214/2011, aggiungendo la lettera e-ter.

Il principio è stato ripreso dalla legge N. 147 del 27.12.2013, all'art. 1, commi 194 e 195).

Interessa tutti i genitori e familiari (figli, fratelli e sorelle) che nel corso dell'anno 2011 erano in congedo straordinario o abbiano fruito dei permessi per l'assistenza a familiare disabile grave ex art. 33, comma 3, della legge n. 104/1992, i quali perfezionino i requisiti anagrafici e contributivi utili a comportare la decorrenza del trattamento pensionistico secondo la normativa previgente alla riforma Fornero (cioè entro il 31.12.2011).

Condizioni per il beneficio:

1. essere stati nel 2011 in congedo straordinario di due anni (articolo 80, comma 2, poi ripreso dall'articolo 42, comma 5 del decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151 e dal decreto legislativo del 18 luglio 2011, n. 119) o in permesso n. 104/1992, art. 33, comma 3, per l'assistenza a familiare disabile grave.

2. perfezionare entro la data del 6 dicembre 2014 (cioè 36 mesi dalla entrata in vigore del decreto legge N. 201/2011, che è stata il 6 dicembre 2011), i requisiti anagrafici e contributivi previsti dalla previgente normativa, ancorché successivamente al 31 dicembre 2011 (vedi circolare UICI N. 40 del 2012).

N.B. Il trattamento pensionistico non può iniziare prima del 1° gennaio 2014.

3. presentare la domanda entro il 26 febbraio 2014 per poter usufruire di tale trattamento pensionistico agevolato, secondo le indicazioni e i modelli forniti dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali nella circolare 44/2013 allegata alla presente circolare (vedi allegato 2).

Si consiglia pertanto a tutti i genitori e familiari che ritengono di avere i requisiti suddetti di rivolgersi all'INPS o ad un Patronato di fiducia ovvero ad una delle nostre Sezioni convenzionate (http://www.uiciechi.it/Patronato/Patronato.asp) per la verifica dei propri requisiti e procedere nel più breve tempo possibile alla domanda (Modello ISTANZA n. 1).

Si produce la seguente documentazione:

INPDAP, 6.7.2011 prot. 10878/11

Ministero del Lavoro, circolare N. 44/2013

______________________________________________________________________________________

Il file .zip contenente la circolare sopra riportata unitamente ai relativi allegati può essere scaricato utilizzando il seguente link:

http://www.uiciechi.it/archivio/circolari/2014/01/2014010.zip

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Lavoratori non vedenti - Pensione di vecchiaia: deroghe all'elevazione dei requisiti di assicurazione e contribuzione - Parere INPS, Direzione Centrale

Si fa seguito alla circolare UICI N. 10 del 14 gennaio 2014, per comunicare che il Direttore Generale INPS, dr. NORI, ha riscontrato la nota di questa Unione del 3 ottobre 2013, inerente ai dubbi, sollevati da più parti, sull'applicazione delle deroghe all'elevazione di requisiti di assicurazione e di contribuzione della riforma Monti - Fornero, in materia di accesso alla pensione di vecchiaia, riservate ai lavoratori non vedenti iscritti all'INPS (allegato 1 - nota UICI 15485 del 03/10/2013).

Il parere dell'INPS è stato autorevolmente emesso, d'accordo con il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

Ci riteniamo soddisfatti perché è stato accolto, integralmente, quanto da noi rappresentato: <si conferma che [...] debbano applicarsi i limiti ridotti di età, di assicurazione e di contribuzione ai fini del trattamento pensionistico dei lavoratori non vedenti>.

L'esito positivo del nostro intervento è stato reso possibile grazie alla preziosa collaborazione offerta dalla Sezione UICI di PADOVA, a cui vanno i più sentiti ringraziamenti per la disponibilità e la competenza dimostrati.

Tanto detto, come già fatto presente nella citata circolare UICI N. 10 del 2014 e alla luce del parere INPS appena pervenuto, ribadiamo che in sede di valutazione di domande di pensione di vecchiaia presentate da lavoratori dipendenti privati iscritti all'INPS, in possesso del riconoscimento medico-legale di cecità totale, parziale o ipovedenza grave (ex legge N. 138/2001, artt. 2, 3 e 4), vanno applicate dall'Istituto le norme di maggior favore loro riservate, ovvero:

Ricordiamo, altresì, che nelle fattispecie agevolative per lavoratori non vedenti resta vigente la disciplina della decorrenza del trattamento pensionistico dopo 12 mesi dalla maturazione del diritto (c.d. finestra mobile).

La Direzione Generale INPS ci ha assicurato che ha provveduto a fornire apposite istruzioni alle proprie strutture territoriali, <al fine di uniformare, sul territorio nazionale, l'applicazione delle suddette disposizioni inerenti al trattamento pensionistico dei lavoratori non vedenti>, per evitare l'insorgenza di possibili contestazioni, come già accaduto in passato, tra i lavoratori non vedenti, assistiti dall'UICI, e le sedi INPS locali resistenti.

Nulla è stato detto nei confronti dei lavoratori non vedenti dipendenti pubblici iscritti all'INPS ex Gestione INPDAP, per i quali valgono le disposizioni citate nella circolare UICI N. 10/2013, riservandoci però di richiederne una attualizzazione.

N.B.: Nulla cambia ai fini dell'applicazione dei quattro mesi di anzianità figurativa per ogni anno, a richiesta del lavoratore non vedente (art. 9, comma 2, legge n. 113/1985 e art. 2 legge n. 120/1991), per il cui diritto si deve fare riferimento all'epoca del verbale medico-legale di cecità civile ovvero, in alternativa, per determinate categorie professionali all'iscrizione all'albo professionale di categoria <... che agisce come atto costitutivo e, di conseguenza, anche certificativo delle condizioni determinanti l'accesso ai benefici di cui alla citata legge n. 113/85 ...> (cfr. Dipartimento per la Funzione Pubblica ? Servizio I ??Reparto I del 21 febbraio 1987, Attuazione dell'art. 9 della legge 29 marzo 1985, n. 113. Benefici pensionistici ai centralinisti non vedenti).

Ad ogni buon conto, vogliamo riepilogare la normativa di riferimento per l'accesso al pensionamento di vecchiaia dei lavoratori non vedenti dipendenti iscritti all'INPS:

art. 9, sub art. 2, della legge 4 aprile 1952, N. 218, mantenuto in vigore dall'art. 1, comma 6, del

decreto legislativo N. 503/1992

art. 2, comma 3, decreto legislativo N. 503/1992

Da un punto di vista amministrativo

INPS, circolari N. 50 del 1993, N. 65 del 1995 e N. 35 del 2012

Nota di riscontro INPS.0054.15/01/2014.0000307, allegato 2.

**....**

La presa di posizione dirimente da parte del Ministero e dell'INPS su un argomento così importante, come appunto il trattamento pensionistico agevolato riservato ad una categoria protetta mentre il resto dei lavoratori è alle prese con l'elevazione dei requisiti anagrafici, di assicurazione e contribuzione, ci fa capire quanto questa Presidenza Nazionale e la Sezione di PADOVA abbiano lavorato bene per il raggiungimento di tale risultato.

Merito alla bravura e esperienza del Presidente SCALISE e di tutto lo staff.

Si produce la seguente documentazione:

- intervento Sede Centrale UICI prot. 15485 del 03/10/2013

- Nota di riscontro INPS.0054.15/01/2014.0000307

Cordiali saluti.

IL Vice PRESIDENTE NAZIONALE

Avv. Giuseppe Terranova

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Il file .zip contenente il testo della presente circolare e i relativi allegati può essere scaricato utilizzando il link di seguito riportato:

http://www.uiciechi.it/archivio/circolari/2014/01/2014015.zip

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Iscrizioni alle scuole dell'infanzia e alle scuole di ogni ordine e grado per l'anno scolastico 2014/2015

Con la Circolare 28 del 10 gennaio 2014, il M.I.U.R. ha fornito le indicazioni per le iscrizioni nei diversi ordini di scuola per l'a.s. 2014/15, iscrizioni che dovranno essere effettuate nel periodo che va dal 3 al 28 febbraio per tutte le scuole, tranne per i percorsi di istruzione rivolti agli adulti, dove il termine è invece fissato al 31 maggio.

Tranne che per le scuole per l'infanzia e per gli istituti paritari che non abbiano ancora scelto la procedura informatizzata, l'iscrizione dovrà avvenire esclusivamente on-line. Per questo le famiglie, a partire dal 27 gennaio, potranno registrarsi sul portale del Ministero nella sezione dedicata alle iscrizioni, così potranno poi procedere all'invio della domanda on-line dal 3 febbraio in poi.

Ricordiamo che la Circolare 28/14, alla cui lettura integrale rimandiamo gli interessati, stabilisce che i Consigli d'Istituto, prima del 3 febbraio, dovranno deliberare e pubblicare all'albo dell'istituto i criteri di priorità che verranno applicati per la selezione degli allievi in caso di eccesso di domande rispetto al numero di posti disponibili, indicando che nella domanda on-line le famiglie dovranno indicare due altre scuole oltre la prima prescelta.

In riferimento a queste precedenze delle iscrizioni deliberate dai Consigli d'Istituto, va ricordato che a favore degli alunni con disabilità grave certificata ha priorità la precedenza di legge costituita dall'articolo 3, comma 3, della Legge 104/92. Questi alunni disabili, pertanto, non devono essere messi in lista d'attesa, ma sono i primi ad aver diritto all'iscrizione in una classe che, lo ricordiamo, non dovrà avere più di 20 alunni (massimo 22), ai sensi degli articoli 4 e 5 comma 2 del DPR 81/09.

Per salvaguardare una inclusione di qualità, i Consigli d'Istituto, là dove vi fossero più alunni con disabilità che chiedono l'iscrizione alla prima classe, potranno tra i criteri di priorità anche stabilire che non vi possano essere presenti per ogni classe più di due alunni con disabilità grave e conseguentemente fissare anche criteri di priorità tra gli alunni con disabilità che chiedono l'iscrizione.

La circolare, in merito agli alunni con disabilità, ribadisce le norme delle analoghe Circolari degli anni precedenti compreso l'errore nell'indicare, tra i documenti da presentare per l'iscrizione degli alunni con disabilità, il "profilo dinamico funzionale" anziché la "diagnosi funzionale", errore che l'anno scorso su segnalazione dell'AIPD era poi stato successivamente corretto e, ne siamo certi, lo sarà anche quest'anno.

Riportiamo ora integralmente il paragrafo di riferimento.

«Le iscrizioni di alunni con disabilità effettuate nella modalità on line devono essere perfezionate con la presentazione alla scuola prescelta, da parte dei genitori, della certificazione rilasciata dalla A.S.L. di competenza - a seguito degli appositi accertamenti collegiali previsti dal D.P.C.M. [Decreto del Presidente del Consiglio, N.d.R.] 23 febbraio 2006, n. 185 - corredata dal profilo dinamico-funzionale [come sopra detto si tratta della "Diagnosi Funzionale", N.d.A.].

Sulla base di tale certificazione e del profilo dinamico-funzionale, (leggasi "diagnosi funzionale" N.d.A ) la scuola procede alla richiesta di personale docente di sostegno e di eventuali assistenti educativi a carico dell'Ente locale, nonché alla successiva stesura del piano educativo individualizzato in stretta relazione con la famiglia e gli specialisti dell'A.S.L.

L'alunno con disabilità che consegua, in sede di esame di Stato conclusivo del primo ciclo di istruzione, l'attestato di credito formativo, comprovante i crediti formativi maturati, ha titolo a proseguire, se non abbia superato il 18° anno di età prima dell'inizio del nuovo anno scolastico, nella scuola secondaria di secondo grado o nei percorsi di istruzione e formazione professionale, al solo fine di conseguire altro attestato comprovante i crediti formativi maturati, naturalmente con le misure di integrazione previste dalla legge n. 104/1992 (articolo 9, comma 4, DPR 22 giugno 2009, n. 122). Per una esaustiva ricognizione della materia si rinvia alle Linee Guida emanate da questo ministero con provvedimento del 4 agosto 2009.

Resta fermo che gli alunni con disabilità ultradiciottenni, non in possesso del diploma di licenza conclusivo del primo ciclo, non frequentanti l'istruzione secondaria di secondo grado, hanno diritto a frequentare i corsi per adulti pressi i Centri di istruzione per gli adulti con i diritti previsti dalla legge n. 104/1992 e successive modificazioni (principio sancito nella Sentenza della Corte Costituzionale n. 226/2001)».".

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Pensioni ed indennità spettanti ai ciechi civili - Nuovi importi per il 2014

Si comunica che con circolare INPS N. 7 del 17 gennaio 2014, sono stati resi noti i rinnovi delle provvidenze economiche spettanti, fra l'altro, ai ciechi civili nell'anno 2014 (all'Allegato 4, Tabella M).

La ritardata comunicazione dei nuovi importi sta nel fatto che l'Istituto ha avviato solo alla fine dello scorso dicembre le operazioni di ricalcolo dei trattamenti pensionistici per adeguarne l'ammontare a quanto stabilito in via definitiva dalla Legge di Stabilità (Legge N. 147 del 27 dicembre 2013), tenuto conto della necessità di effettuare le procedure in tempo utile per il pagamento della mensilità di gennaio 2014.

Come già annunciato con decreto del Ministro dell'Economia e delle Finanze 20 novembre 2013 (pubblicato in GU N. 280 del 29 novembre 2013), il rinnovo delle prestazioni categoria INVCIV per l'anno 2014 sono state calcolate applicando l'indice di rivalutazione stimato, in via previsionale, dall'ISTAT, in:

+ 2,0 per cento per i limiti di reddito

+ 1,2 per cento per le pensioni

+ 2,09 per cento pe le indennità

Pertanto, i nuovi importi delle pensioni e delle indennità in pagamento a favore dei ciechi civili risultano come segue:

1. Limite di reddito personale lordo annuo per il diritto alla pensione 16.449,85 euro

2. Limite di reddito personale lordo annuo per gli ipovedenti gravi con solo assegno a vita ad esaurimento 7.908,64 euro

3. Indennità di accompagnamento per i ciechi assoluti 863,85 euro

4. Indennità speciale per i ciechi parziali ventesimisti 200,04 euro

L'INPS ha ribadito che le indennità sono indipendenti da redditi.

5. Pensione per i ciechi assoluti ricoverati e ciechi parziali ventesimisti 279,19 euro

6. Pensione per i ciechi assoluti non ricoverati 301,91 euro

7. Assegno a vita ad esaurimento 207,19 euro

Sulla base del citato decreto del 20 novembre, è stato confermato nella misura del +3,0 per cento l'aumento definitivo di perequazione automatica per l'anno scorso. Nessun conguaglio è stato pertanto effettuato rispetto alla rivalutazione attribuita in via previsionale per il 2013.

In materia di maggiorazioni sociali, si informa che i soggetti pensionati disagiati, come previsto dall'art. 38 della legge N. 448/2001, Finanziaria 2002, come modificato dall'articolo 5, comma 5, della legge n. 127/2007), dal 1° gennaio 2014 avranno diritto al c.d. "incremento al milione", con un aumento di pensione, a concorrenza, fino ad arrivare ad un massimo di 637,82 euro mensili.

La X di aumento mensile spettante varia a seconda della pensione su cui viene applicata (trattamento minimo, pensione invalidità civile, assegno sociale, etc). Ad es, per i ciechi totali non ricoverati che hanno come fonte di reddito unicamente 301,91 euro mensili (con esclusione dell'indennità di accompagnamento che non fa reddito) l'aumento della pensione sarà pari a +335,91 euro per arrivare, a 637,82 euro mensili; per i titolari della sola pensione da cieco parziale o per i ciechi totali ricoverati che percepiscono solo 279,19 euro mensili (sempre con esclusione delle indennità) l'aumento sarà di +358,63 euro, per arrivare appunto a 637,82 euro mensili.

Occorre, però, essere in possesso dei seguenti requisiti:

a) status visivo: cecità totale ovvero cecità parziale

b) età: per i ciechi totali 60 anni (fasce 6, 7, 10 e 11), per i ciechi parziali 70 anni (fasce 8, 12, 13, 16 e 17)

c) reddito: per l'anno 2014 se pensionato solo 8.291,66 euro; se pensionato coniugato, il limite reddituale deve essere inferiore a 14.110,59 euro.

Modalità di calcolo: Ad es. per un pensionato cieco totale solo e non ricoverato, il cui unico reddito derivi da pensione INVCIV, il limite per beneficiare dell'incremento è dato da:

301,91 euro pensione INVCIV x13 mensilità + aumento di +335,91 euro x13 mensilità= 8.291,66 euro.

Per lo stesso pensionato cieco totale, in condizioni economiche disagiate ma coniugato, il limite per beneficiare dell'incremento è dato da:

301,91 euro pensione INVCIV x13 mensilità + aumento di +335,91 euro x13 mensilità= 8.291,66 + 447,61 euro di assegno sociale x13 mensilità=5.818,93 euro (per la quota della moglie, a reddito bassissimo)? 14.110,59 euro.

Ad es., Ad es. per un pensionato cieco parziale solo, il cui unico reddito derivi da pensione INVCIV, il limite per beneficiare dell'incremento è dato da:

279,19 euro pensione INVCIV x13 mensilità + aumento di +358,63 euro x13 mensilità= 8.291,66 euro.

Per lo stesso pensionato cieco parziale, in condizioni economiche disagiate ma coniugato, il limite per beneficiare dell'incremento è dato da:

279,19 euro pensione INVCIV x13 mensilità + aumento di +358,63 euro x13 mensilità= 8.291,66 + 447,61 euro di assegno sociale x13 mensilità=5.818,93 euro (per la quota della moglie, a reddito bassissimo) ? 14.110,59 euro.

Tra i redditi computati sono annoverati i redditi soggetti ad Irpef ma anche quelli esenti. Non vengono, invece, computati nel medesimo limite reddituale la rendita della casa di abitazione, la pensione di guerra, gli assegni familiari e l'assegno per il nucleo familiare, nonché la indennità speciale per i ciechi parziali ventesimisti e di accompagnamento per i ciechi assoluti erogate al solo titolo della minorazione.

N.B. L'INPS eroga d'ufficio questi aumenti solo per i pensionati che già usufruiscono delle maggiorazioni sociali. Chi invece non ha mai goduto di tali maggiorazioni, dovrà presentare una domanda, direttamente o tramite patronato ovvero tramite la Sezione UICI autorizzata, all'INPS. Le domande presentate permettono di ottenere la maggiorazione con decorrenza dal mese successivo alla data di presentazione.

Possono dunque richiedere la maggiorazione coloro che siano titolari di pensioni sociali, trattamento minimo e assegno sociale, fermi restando i requisiti necessari di reddito ed età.

Infine, per quanto riguarda le detrazioni d'imposta per familiari a carico, Vi invitiamo a consultare la Tabella N, ad es. per ogni figlio portatore di handicap ai sensi dell'art. 3 della legge 5 febbraio 1992, N. 104.

IMPORTANTE: I titolari di prestazioni INPS sono tenuti a comunicare all'Istituto ogni situazione che possa incidere sul diritto e sulla misura della prestazione, quali ad es. la variazione della situazione reddituale, dello stato civile, della residenza, dei periodi di soggiorno all'estero, dello stato di famiglia.

Con messaggio dedicato, sarà comunicata dall'INPS la pubblicazione del modello ObisM integrato per l'anno 2014 e della certificazione fiscale CUD 2014.

Com'è noto, dallo scorso anno l'Istituto rilascia tale documentazione, di norma, esclusivamente attraverso il canale telematico.

Facciamo riferimento alla circolare UICI N. 88 del 2 aprile 2013, per invitare tutti coloro, soci e meno, a cui l'INPS non abbia trasmesso la relativa modulistica, a rivolgersi ad una delle Sezioni UICI autorizzate ad erogare servizi di patronato (http://www.uiciechi.it/Patronato/Patronato.asp) per richiedere, previa sottoscrizione del mandato di assistenza, il modello CUD per i dipendenti, pensionati e assimilati, senza distinzione di gestione previdenziale, ed il modello ObisM.

Il servizio è a titolo gratuito.

Il testo integrale della circolare INPS, con i relativi allegati, è consultabile al seguente indirizzo Internet:

http://www.inps.it/bussola/VisualizzaDoc.aspx?sVirtualURL=%2fCircolari%2fCircolare%20numero%207%20del%2017-01-2014.htm

Si produce la seguente documentazione:

Prestazioni per i ciechi civili - Tabella M

Cordiali saluti.

IL Vice PRESIDENTE NAZIONALE

Avv. Giuseppe Terranova

______________________________________________________________________________________

Il file .zip contenente la presente circolare ed il relativo allegato può essere scaricato utilizzando il seguente link:

http://www.uiciechi.it/archivio/circolari/2014/01/Circolare%2017.zip

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Simposio di scultura con artisti non vedenti Le mani per creare. Carrara, 18-24 agosto 2014

Si svolgerà a Carrara, dal 18 al 24 agosto 2014, la seconda edizione del Simposio di scultura in marmo, con artisti non vedenti, Le mani per creare.

L'iniziativa è promossa dalla scuola d'arte plastica Chiesa dell'Arte, diretta dallo scultore non vedente, Felice Tagliaferri, dalla società carrarese Pemart, specializzata in servizi per la scultura, il design e l'architettura, e dal Comune di Carrara.

Collaborano all'organizzazione: la Sezione Provinciale di Massa Carrara della nostra U.I.C.I., il Museo Tattile Statale Omero di Ancona e l'Istituto Professionale di Stato per l'Industria e l'Artigianato del Marmo Pietro Tacca di Carrara.

Gli artisti, ciechi ed ipovedenti, italiani e non italiani, interessati a partecipare all'evento, dedicato, quest'anno, al tema Alimentazione e ambiente, dovranno darne comunicazione alla Pemart, entro il 28 febbraio 2014, con le modalità indicate nell'unito avviso di selezione.

In breve, è previsto che al simposio partecipino non più di dieci scultori, i quali verranno selezionati sulla base di un bozzetto dell'opera, che il tema del Simposio avrà loro ispirato e che dovrà poter essere realizzata in marmo bianco di Carrara della cava Querciola 147.

Nella settimana del Simposio, gli scultori prescelti si ritroveranno presso la Pemart, per ultimare la lavorazione delle loro opere, già sbozzate in marmo da robot computerizzati. Le sculture resteranno a disposizione della Pemart, per essere esposte al pubblico, per un anno. Al temine, saranno vendute all'asta; i ricavati andranno per metà agli artisti e per metà al finanziamento di un nuovo Simposio.

Cordiali saluti

IL VICE PRESIDENTE NAZIONALE

Avv. Giuseppe Terranova

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SECONDA EDIZIONE DEL SIMPOSIO DI SCULTURA CON ARTISTI NON VEDENTI

"LE MANI PER CREARE"

Bando di selezione e regolamento

DESCRIZIONE:

Chiesa dell'Arte, Pemart srl, e Comune di Carrara, con la collaborazione dell'Istituto del marmo di Carrara Pietro Tacca , dell'Unione Italiana Ciechi sezione di Massa Carrara e il Museo Omero indicono la seconda edizione del simposio di scultura in marmo con artisti non vedenti "Le mani per creare" che si svolgerà da lunedì 18 agosto a domenica 24 agosto 2014.

OGGETTO:

Le opere eseguite dovranno attenersi al tema "ALIMENTAZIONE E AMBIENTE".

REQUISITI PER L'AMMISSIONE AL SIMPOSIO:

La partecipazione alla seconda edizione del simposio di scultura in marmo con artisti non vedenti "Le mani per creare" è riservata a persone di ogni nazionalità, senza limiti di età, ipo e/o non vedenti

MODALITA' DI PRESENTAZIONE DELLE CANDIDATURE:

La domanda di partecipazione, redatta sul modello allegato al presente bando e almeno 3 foto dell'opera che si intende presentare, dovranno essere inviati entro e non oltre il 28 Febbraio 2014 (farà fede il timbro postale) all'indirizzo di posta elettronica info.pemart@gmail.com o al seguente indirizzo:

PEMART S.R.L.

Via Martiri del Lavoro 4

54033 Carrara (MS)

Sulla busta o nell'oggetto dell'e-mail dovrà essere riportata la dicitura "Contiene domanda di partecipazione alla seconda edizione del simposio di scultura in marmo Le mani per creare."

Alla domanda di cui sopra il candidato dovrà allegare:

1) N° 3 foto da tre lati diversi dell'opera che si intende presentare.

2) Titolo dell'opera.

3) Curriculum vitae.

4) Fotografie di opere già realizzate.

5) Fotocopia di un documento d'identità in corso di validità e con fotografia ben visibile.

6) Certificato della commissione medica che dichiara il residuo visivo.

SELEZIONE DEI PROGETTI:

La giuria tecnica chiamata a selezionare i 10 partecipanti al Simposio sarà composta come segue:

- 1 Scultore

- 1 Docente dell'Accademia di Belle Arti di Carrara

- 1 Esperto del mondo artistico

La giuria tecnica selezionerà le foto in base all'idea creativa e secondo i criteri di attinenza ai requisiti richiesti e gli artisti scelti dovranno far pervenire entro e non oltre il 15 aprile 2014 il bozzetto in creta dell'opera che intendono realizzare.

Le decisioni della giuria sono insindacabili. Gli esiti delle valutazioni saranno pubblicati sul sito internet di Chiesa dell'Arte (www.chiesadellarte.it) e di Pemart (www.pemart.it).

Gli artisti selezionati saranno contattati dal responsabile di Pemart al fine di confermare la partecipazione al Simposio. Nel caso di impedimento alla partecipazione, la giuria designerà un sostituto sella base dei progetti presentati.

CARATTERISTICHE DEL PROGETTO ARTISTICO:

Il progetto artistico deve prevedere obbligatoriamente l'utilizzo del marmo bianco di Carrara della cava Querciola 147 di Colonnata.

Le sculture dovranno essere realizzate nelle seguenti dimensioni approssimative di altezza:

MIN. 30 CM

MAX 50 CM

Agli artisti sarà fornito il seguente materiale:

SVOLGIMENTO DEL SIMPOSIO:

I 10 artisti selezionati dalla giuria tecnica dovranno realizzare le opere nel piazzale del laboratorio Pemart di Carrara. Verrà precedentemente realizzato un bozzetto in marmo a robot, sulla base dei bozzetti inviati e quindi selezionati. Successivamente, gli artisti rifiniranno con gli strumenti necessari l'opera.

Il Simposio avrà luogo da lunedì 18 agosto a domenica 24 agosto 2014 dalle ore 15.00 alle ore 22.00.

Gli artisti saranno ospitati gratuitamente presso le strutture appositamente convenzionate in mezza pensione (Colazione e Cena).

Al termine del Simposio le sculture saranno a disposizione di Pemart per 1 anno per eventuali mostre ed eventi ad esso correlati e successivamente verrà indetta un'asta il cui ricavato verrà devoluto al 50% all'artista autore dell'opera e il 50% al finanziamento del simposio successivo.

CONDIZIONI GENERALI:

L'Amministrazione Comunale non risponderà per eventuali infortuni, danni a persone, oggetti o cose che potrebbero verificarsi durante il Simposio. L'organizzazione, pur assicurando la massima cura nella custodia delle opere declina ogni responsabilità per danni, furti o incendi che potrebbero verificarsi durante le fasi della manifestazione. L'eventuale assicurazione dell'opera e l'assicurazione personale rimane a carico dell'artista.

CONCLUSIONI:

Sarà dato ampio risalto all'iniziativa mediante la promozione dell'evento, in forma cartacea e on line sui siti di Chiesa dell'Arte e Pemart, nonché sul la pagina ufficiale Facebook di Pemart e Chiesa dell'Arte.

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Il file .doc contenente il testo integrale della suddetta circolare e il modello d'iscrizione al simposio può essere prelevato utilizzando il seguente link:

http://www.uiciechi.it/archivio/circolari/2014/01/2014020.doc

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Sede centrale: circolari diramate nel mese di gennaio

Di seguito viene riportato l'elenco completo delle circolari diramate dalla Sede centrale U.I.C.I. nel mese appena trascorso, con la specificazione del relativo numero e dell'oggetto.

Vi ricordiamo che tutte le circolari possono essere consultate all'indirizzo internet http://www.uiciechi.it/documentazione/circolari/main_circ.asp

dove è possibile effettuare ricerche mirate tramite un comodissimo motore di ricerca.

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Giornale UICI del 08-01-2014

Opportunità lavorative per i disabili visivi nella società postindustriale: l'impegno dell'I.Ri.Fo.R. nella ricerca di nuove prospettive di lavoro per i nostri giovani

di Luciano Paschetta

Il mercato del lavoro caratterizzato, fino alla fine degli anni 80, dallo sviluppo industriale e da una costante crescita occupazionale, ma tutto sommato in lenta trasformazione sul piano dell'organizzazione del lavoro e dove la "popolazione" dei disabili visivi presentava una maggior percentuale di ciechi assoluti, è entrata in crisi e la figura dell'operatore telefonico, dopo aver garantito l'occupazione dei disabili visivi per oltre mezzo secolo, rischia di scomparire.

Con il profilo professionale, oggi risulta inadeguato anche il modello formativo di quegli anni mirato ad "addestrare" allo svolgimento di professioni "standardizzate".

Nell'attuale contesto lavorativo sempre più complesso, in veloce e costante evoluzione e mutamento, con professioni che si concretizzano applicando modalità operative e procedure in continua evoluzione che, a seconda dei contesti, possono realizzarsi in condizioni molto diversificate tra loro e dove l'impiego delle nuove tecnologie è determinante, non si tratta tanto di individuare percorsi formativi riferiti a specifici profili professionali, occorre innanzitutto rendere il disabile visivo capace di "muoversi" in questo contesto, fornendogli le competenze di base necessarie: una buona autonomia personale nel muoversi e nell'utilizzo degli "strumenti" per il lavoro, lo sviluppo di capacità di relazioni positive e una buona conoscenza e competenza nell'uso delle nuove tecnologie.

Queste ultime, che pervadono ormai ogni professione, hanno ampliato a dismisura la possibilità di "accesso" ed elaborazione dei documenti e possono consentire oggi ai non vedenti una operatività "alla pari", in lavori prima impensabili permettendone l'inserimento in molteplici "situazioni di lavoro".

Si tratta di cercare la possibilità di inserimento in "situazioni" e non "in nuove professioni": è in questo che sta la profonda differenza nell'inserimento dei disabili visivi nella nuova organizzazione del lavoro nella società postindustriale, tranne rarissime eccezioni, non si tratta più di individuare specifici profili professionali "di massa" e di predisporne i percorsi di formazione, ma piuttosto della ricerca di quelle "situazioni operative" nelle quali il disabile visivo che abbia i titoli di studio e/o accademici previsti per l'esercizio della professione, possieda le competenze e le capacità di base sopra indicate possa esprimere appieno le sue capacità lavorative.

È questa la modalità di approccio al problema adottata dall'I.Ri.Fo.R. nella ricerca di nuove opportunità di lavoro per i disabili visivi. Questo modello operativo, che muove dalla valutazione delle capacità individuali, se è vero che apre nuove opportunità lavorative ai ciechi assoluti ,è ancor più vero che è l'unica idonea a favorire il collocamento degli ipovedenti, categoria, questa, percentualmente sempre più numerosa tra i disabili visivi e ancora troppo spesso dimenticata. Vale la pena di ricordare che, in questi anni, a questi nostri amici, essendo impedito l'accesso a causa dell'elevato residuo visivo ai corsi per centralinisti e fisioterapisti, spesso è stata preclusa ogni possibilità di lavoro, mentre, al contrario, per loro le situazioni di lavoro nelle quali essi potrebbero essere "lavoratori alla pari" dei normovedenti, sono decisamente superiori, in particolare nell'ambito delle professioni a non elevata specializzazione.

Questa modalità operativa fondata sull'attenzione allo sviluppo e sulla valorizzazione delle capacità individuali mirata alla individuazione delle "situazioni operative" che possano rappresentare una specifica opportunità di lavoro per l'individuo, potrà anche incrementare il numero dei "collocamenti mirati" per quei soggetti che, oltre alla disabilità visiva, abbiano anche qualche difficoltà aggiuntiva e per i quali, quasi mai vi sono state prospettive concrete di inserimento lavorativo.

Per questo era necessario "guardare oltre", senza continuare a "crogiolarsi" sui successi di un passato, anche se "glorioso", e superare quei" modelli formativi" che non sono più idonei per rispondere ai bisogni occupazionali di oggi, operando una vera e propria "rivoluzione copernicana" nel metodo di ricerca. Non partire più dallo studio di specifici profili professionali sui quali sviluppare percorsi formativi coi quali preparare i disabili visivi all'inserimento lavorativo, ma, muovendo da un "bilancio delle competenze" del soggetto, svilupparne le capacità e prepararlo a "potersi adattare" alla situazione lavorativa nella quale concretamente si esplica una determinata professione e per far ciò con successo, per procedere alla ricerca e individuazione delle situazioni lavorative idonee al collocamento, occorre operare in stretta collaborazione tra associazioni di disabili e con le associazioni datoriali, le organizzazioni sindacali, gli ordini professionali ed in sinergia con i servizi sociali ed i centri per l'impiego e le Società per il lavoro interinale del territorio.

È questo il metodo applicato dall'I.Ri.Fo.R. nella sua ricerca di nuove opportunità lavorative di nicchia ad alta qualificazione da offrire ai giovani laureati con disabilità visiva. In collaborazione con l'Associazione italiana di fonetica forense, un gruppo di periti e alcuni laboratori di fonetica operanti per diversi tribunali e l'Università della Calabria, per primi nel nostro paese dove le intercettazioni telefoniche ed ambientali sono trascritte da persone prive di preparazione specifica, abbiamo formato il primo gruppo di giovani laureati a svolgere il lavoro del "Tecnico dell'analisi e trascrizione di segnali fonici e di gestione della perizia di trascrizione in ambito forense",: questa la denominazione data alla qualifica dalla regione Toscana all'atto del suo riconoscimento. Allo stesso modo, collaborando con la prima Società di mediazione iscritta nell'elenco degli enti riconosciuti per la mediazione civile istituito nel 2010 presso il Ministero della Giustizia e con il loro Ente di formazione, abbiamo preparato all'esercizio della nuova professione di "mediatore civile e commerciale" un altro gruppo di laureati con disabilità visiva.

Infine per fornire nuove opportunità ai nostri giovani, in stretta collaborazione con una società "sviluppatrice" di questo prodotto in Italia, stiamo valutando l'accessibilità digitale di una "piattaforma" per help desk così da consentire anche ai disabili visivi lo svolgimento di questa nuova professione.

Con la stessa metodologia di lavoro "in rete ", con il progetto "Occhio allo svantaggio" realizzato con i finanziamenti del P.O.R. Sardegna, abbiamo realizzato una sperimentazione per tentare il reinserimento di un gruppo di disabili visivi adulti con bassa scolarizzazione collaborando con le associazioni datoriali e gli EELL e le aziende pubbliche e private della provincia del Medio Campidano. Con essi abbiamo sviluppato un percorso di formazione di base utile a reinserire nel mondo del lavoro alcuni disabili visivi ultra quarantenni di quel territorio e privi di specializzazione e a bassa scolarizzazione.

Questo nostro impegno tuttavia, stante il particolare momento di crisi, non ha prodotto gli effetti sperati: nonostante la preparazione dei disabili visivi e l'individuazione delle "situazioni di lavoro" possibili, gli ostacoli al loro effettivo inserimento lavorativo non mancano, oltre alle difficoltà generali derivanti dalla attuale "depressione" dell'offerta lavorativa, causa questa della difficoltà di inserimento degli amici sardi, vi sono state specifiche cause per il permanere di difficoltà negli inserimenti lavorativi.

In particolare per i tecnici trascrittori forensi, il maggior ostacolo è rappresentato dalla mancata istituzione (voluta) da parte del Ministero della Giustizia di uno specifico elenco di Periti tecnici forensi da mettere a disposizione dei tribunali dal quale i giudici debbano attingere per poter disporre di "esperti qualificati" all'interpretazione delle intercettazioni e dalla "non accessibilità" di alcuni sofware normalmente utilizzati per l'analisi e l'elaborazione dei segnali audio.

Per i neo mediatori civili la recente obbligatorietà della mediazione civile e la sua successiva eliminazione avvenuta nel 2012da parte della CC, a causa di un ricorso alla Corte Costituzionale e ripristinata solo da agosto 2013, interrompendo il diffondersi e lo sviluppo nel ricorso a questa modalità di risoluzione delle controversie, ne sta ritardando l'occupazione.

Il maggior ostacolo al concreto inserimento dei disabili visivi, che mette a rischio il loro inserimento socio-lavorativo, non ha nulla a che fare con la crisi occupazionale, ma dipende unicamente dalla mancanza di una cultura dell'accessibilità digitale, cosa che in una organizzazione del lavoro basata sull'utilizzo delle nuove tecnologie, ne impedisce l'accesso a molte "situazioni di lavoro" resta a prescindere dalle capacità e competenza dei singoli individui.

La non "accessibilità digitale" di molti sofware gestionali e delle piattaforme digitali utilizzati nei processi di lavoro e nella gestione dei servizi aziendali, preclude di fatto ai disabili visivi professioni quali il "recupero crediti", la "gestione ed analisi dati", l'operatore di help desk , solo per ricordarne alcune e questo solo perché i prodotti informatici utilizzati continuano ad essere progettati senza rispettare le norme sull'accessibilità digitale.

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Giornale uici del 30-01-2014

L'UNIONE CHE VORREI. 2015: l'ANNO DEL CAMBIAMENTO
SPUNTI DI RIFLESSIONE PER IL XXIII CONGRESSO NAZIONALE DELL'U.I.C.I.

Di Nicola Stilla

Nel 2015 celebreremo il XXIII Congresso Nazionale dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti: si tratta di un appuntamento che oltre all'indispensabile aggiornamento dei contenuti e delle strategie di politica associativa, segnerà con il rinnovo della leadership, un passaggio decisivo che caratterizzerà in prospettiva il futuro della nostra organizzazione non solo per quanto riguarda gli aspetti più propriamente politici, ma anche quelli amministrativi, gestionali e della comunicazione.

In tale ottica, occorrerà gettare le basi per un ricambio del Gruppo Dirigente ed elaborare linee programmatiche capaci di rilanciare l'attività dell'U.I.C.I. in modo da avvicinare un maggior numero di Soci e riuscire ad incidere maggiormente sulle scelte delle organizzazioni delle persone con disabilità, e conseguentemente su quelle del Governo e del Parlamento del nostro Paese.

Com'è noto ormai a tutti, viviamo, infatti, in un'epoca nella quale, a causa della crisi economica planetaria, la finanza ha preso il sopravvento sulla politica e ne detta le regole; la conseguenza è che i valori sociali, e spesso anche quelli morali, vengono messi in discussione. In questo clima socio-culturale e politico, lo spazio per le persone con disabilità si riduce progressivamente.

Si parla spesso di sussidiarietà e di welfare, ma i servizi a favore delle fasce "deboli" vengono sempre più frequentemente demandati al no profit, e si riducono a causa delle poche risorse messe a disposizione degli Enti Locali, degli stessi interessati o delle organizzazioni di promozione sociale o di volontariato. Molti dei diritti acquisiti negli anni scorsi a favore delle persone con disabilità sono messi in discussione e, quotidianamente, le organizzazioni rappresentanti le istanze dei cittadini più esposti alla crisi, lottano per evitare che principi, un tempo definiti sacrosanti dai diversi organi costituzionali, sia in Italia che nel mondo, vengano disattesi.

In questo quadro, per fronteggiare la situazione ed offrire una risposta concreta e puntuale ai bisogni delle persone non vedenti ed ipovedenti, avremo bisogno di una diversa organizzazione della nostra Unione e degli enti di propria emanazione o ad essa collegati; avremo bisogno di una maggiore incisività da parte nostra nelle scelte delle amministrazioni, del Governo e del Parlamento, e di una forte e competente presenza nei luoghi ove queste scelte vengono assunte , così da invertire l'attuale tendenza e garantire una maggiore integrazione scolastica, maggiori opportunità lavorative, maggiori garanzie sociali, maggiori garanzie per l'accessibilità alle informazioni e alla cultura, maggiore autonomia, affinchè tutte le persone con disabilità possano godere della stessa, piena libertà.

Per fare questo l'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti dovrà essere in grado di darsi nuove regole: innanzitutto, un Gruppo Dirigente capace di operare nei diversi settori anche attraverso lo strumento della delega, all'insegna di una struttura meno centralistica dell'attuale; una struttura che scelga di erogare solo alcuni servizi selezionati e qualificati, e che torni ad essere un "soggetto di vigilanza" nei confronti di tutti gli Enti che erogano servizi a favore delle persone non vedenti o ipovedenti. Se da un lato, infatti, la co-gestione ha spesso consentito di incidere sulle scelte dei diversi Enti, dall'altro, rischia di ridurre l'efficacia dell'attività di "vigilanza", facendo venir meno la funzione primaria dell'U.I.C.I.: assicurare alle persone cieche ed ipovedenti la piena esigibilità dei propri diritti.

In quest'ottica, riveste particolare importanza la questione delle risorse economiche: l'Unione dovrà rivedere le sue scelte in tal senso e, pur continuando a perseguire il finanziamento pubblico dei servizi che la stessa eroga direttamente o attraverso gli Enti collegati, dovrà individuare forme nuove di autofinanziamento, organizzando direttamente quelle iniziative ritenute più adeguate e rispondenti alle proprie esigenze amministrative.

IL PASSAGGIO

Nel 2015, quando terremo il XXIII congresso dell'Unione, saranno 30 anni che la nostra associazione ha lo stesso Presidente; probabilmente i 30 anni più lineari della sua storia. Tommaso Daniele, uomo dalla forte personalità e dal fine intuito, ha retto l'associazione con mano ferma, interpretando il suo ruolo istituzionale di figura emblematica, così come quello di primus inter pares con dedizione, equilibrio e intelligenza. Dei successi conseguiti dall'Unione durante i suoi sette mandati parlano i fatti e i documenti, parlano la stima e il rispetto che tutto il corpo associativo gli dimostra con un costante ampio consenso. Intorno a lui, conoscitore degli umani pregi e debolezze, si sono avvicendati numerosi dirigenti, che ne hanno condiviso e assecondato, salvo rare eccezioni, le scelte strategiche e operative. Tommaso Daniele ha saputo cogliere e adeguarsi con prudenza e lucidità ai radicali mutamenti della società, contrastando le spinte negative e stimolando il contesto associativo a livello sia regionale che provinciale, a rafforzare l'efficienza organizzativa e funzionale, al fine di svolgere un crescente ruolo di sensibilizzazione e di aggregazione della categoria.

Tommaso Daniele ha saputo coniugare l'ottimismo della speranza con la valutazione critica dei problemi e delle circostanze, sempre guidato da un chiaro senso dell'opportunità e della concretezza.

La struttura centralistica dell'Unione, che è stata ed è tuttora punto di forza e fattore di coesione, ha favorito l'assunzione da parte del Presidente di una responsabilità univoca, incentrata sulla sua persona quale garante dell'unità, della stabilità e della solidità dell'associazione. Ora che norme statutarie da lui stesso condivise segnano la conclusione del suo lungo impegno, tutta la compagine associativa gli deve fraterna gratitudine e riconoscenza.

Colui che avrà l'onore e l'onere di succedergli dovrà condurre l'associazione con altrettanta fermezza e competenza nel momento in cui essa affronta probabilmente una delle sfide più impegnative e decisive di tutta la sua lunga storia.

Infatti, la realtà in cui l'Unione operererà nel futuro prossimo, e per un tempo indefinito, sarà una realtà segnata da un ordine sociale assai complicato:

l'Italia è minacciata dal crescente divario sociale che sta producendo povertà diffusa, esclusione sociale e disoccupazione, soprattutto tra i giovani. Le persone con disabilità sono tra le più duramente colpite dalle conseguenze della crisi economica e sociale che sta mietendo vittime nel nostro Paese cosìì come in gran parte degli stati maggiormente sviluppati dell'occidente.

La struttura sociale al cui interno si è sviluppata l'azione di promozione e di tutela degli interessi delle persone cieche e ipovedenti appartiene al passato. La deregolamentazione dei rapporti di lavoro, lo smantellamento del sistema pensionistico, i tagli dei servizi sociali di pubblico interesse, in particolare nella sanità e nel sistema educativo, hanno messo in ginocchio la maggior parte della popolazione, indebolendo in buona parte il senso di solidarietà e di condivisione, così come le regole della convivenza civile e della stessa vita democratica.

Le politiche e i servizi sociali non sono percepiti come un investimento, ma come un costo: nel nostro Paese, come in altri dell'Unione Europea, sono state decise misure di austerità che non hanno prodotto crescita e coesione, ma degrado e disuguaglianza. Trasmettere il messaggio di una dignitosa inclusione sociale delle persone con disabilità è sempre più difficile, a causa della competizione per la conquista delle scarse risorse disponibili.

Questa nuova realtà obbligherà l'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti a un drastico ripensamento e a una revisione delle proprie strategie, sia rispetto alla gestione delle risorse umane ed economiche, sia alle modalità di finanziamento delle sue articolate attività.

Un palese limite dell'attuale gestione è stata la pervicace indisponibilità a trasferire il baricentro del finanziamento dal settore pubblico a quello privato, confidando nella buona volontà delle Istituzioni.

In tutta l'Unione Europea la scure dei tagli si è abbattuta sui lavoratori, togliendo loro la sicurezza del futuro e su chi non lavora togliendogli, del futuro, la speranza. Questa situazione è ancora più critica per i cittadini più vulnerabili, prime tra i quali le persone con disabilità i cui interessi non sono più adeguatamente tutelati dalle istituzioni competenti. Le persone cieche e quelle ipovedenti sono state talora presi di mira dall'opinione pubblica disinformata, in quanto ritenuti dei privilegiati o dei millantatori. Questo ha contribuito a indebolire il senso di solidarietà nei nostri confronti ed a screditare inevitabilmente in modo qualunquistico anche l'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti.

La nuova dirigenza che sarà eletta dal XXIII Congresso e in primis il nuovo Presidente, saranno chiamati ad affrontare questa nuova situazione economica e sociale, alimentando in se stessi, nei Soci e nell'opinione pubblica la fiduciosa consapevolezza che l'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, potrà continuarea svolgere un ruolo essenziale e insostituibile per l'emancipazione, l'inclusione e la partecipazione delle persone cieche e ipovedenti nella società.

Fortunatamente, l'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti non ha risentito in misura macroscopica come i partiti, i sindacati e altre realtà associative della diaspora dei propri iscritti, tuttavia un significativo calo del numero dei Soci si è verificato, e solo grazie agli sforzi profusi da tutta la dirigenza i danni sono stati limitati.

Anche il dissenso interno, a parte qualche caduta di stile, non ha prodotto conseguenze traumatiche. lo spirito di appartenenza all'Unione è forte e diffuso. Vi sono quindi le condizioni favorevoli per sviluppare programmi e raggiungere obiettivi ambiziosi.

Il nuovo Presidente dovrà essere una persona dinamica, energica, profondamente radicata nell'esperienza personale e collettiva della cecità, aperta al dialogo con tutte le componenti associative, ma anche con tutte le diverse entità del movimento della disabilità, del mondo del lavoro, della società civile e soprattutto della politica e sull'eredità di Tommaso Daniele, dovrà saper costruire nell'arido suolo di una comunità umana divisa, delusa e stanca di parole vuote e di abusati luoghi comuni, la concreta possibilità di dare ganbe e voce alla battaglia per le pari opportunità.

Non di meno, il futuro Presidente, dovrà mobilitare tutte le energie e le forze positive dell'associazione e su questa base operare nella trasparenza per l'unità, la responsabilità, la collegialità e il rinnovamento.

Partendo da queste fondamentali premesse ed in vista quindi del XXIII Congresso Nazionale della nostra Associazione che necessita, come già detto, di un cambiamento forte e forse radicale dopo trent'anni di Presidenza Daniele, dopo una lunga riflessione, condivisa con alcuni amici che da sempre mi sono vicini nell'attività associativa che mi ha visto impegnato in qualità di Consigliere e Presidente della Sezione di Pavia e, dal 2005, dopo due mandati da Consigliere Regionale, da Presidente del Consiglio Regionale della Lombardia, ho deciso di presentare la mia candidatura alla carica di Presidente Nazionale.

Avendo ben chiari i molti successi conseguiti dei decenni scorsi e le criticità che tutti noi abbiamo riscontrato nella gestione della nostra organizzazione, uno dei primi obiettivi da perseguire con forza è sicuramente quello di mantenere l'unità dell'associazione e nello stesso tempo misurarci con il bisogno di cambiamento ed è proprio per tale ragione che in questo periodo con Mario Barbuto, abbiamo deciso di costituire un gruppo di lavoro congiunto che sta provando ad elaborare un progetto comune per poi, attraverso una consultazione tra tutti coloro che lo condivideranno, venga individuato la persona che dovrà, con il consenso più ampio e rappresentativo da parte del Congresso, nel rispetto delle eventuali minoranze, portare avanti il progetto in maniera collegiale.

La scelta di questo percorso è frutto di un serio ed importante confronto che parte da due presupposti condivisi:

1. la volontà mia e di Mario di porre entrambi la candidatura a Presidente Nazionale nel 2015;

2. l'interesse comune di non dividere l'associazione e tentare di raggiungere l'obiettivo di una unica candidatura.

Un progetto quindi che parte da un confronto unitario per capire se vi sono le condizioni per arrivare alla definizione di un percorso condiviso e solo alla fine di esso, in caso di una convergenza di fondo, si passerà al passo successivo: l'individuazione del leader, i ruoli e le funzioni.

Scrivere oggi un progetto di rilancio dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti consentirà al nuovo Presidente ed alla sua squadra, a partire dal giorno successivo della celebrazione del Congresso, di riorganizzare l'associazione e proseguire il proprio impegnativo lavoro a favore delle persone non vedenti ed ipovedenti.

Tutto questo, dovrà completarsi entro il prossimo mese di aprile e dovrà portare a definire:

- la definizione di regole per la scelta del leader;

- la bozza di un programma da sottoporre al contributo di tutti i Dirigenti e tutti i Soci per la sua definizione.

Il progetto dovrà svilupparsi su tre perni fondamentali per il rilancio dell'attività e dell'associazione: la conduzione collegiale dell'organizzazione, la valorizzazione ed il rispetto delle strutture territoriali e dei loro Dirigenti e la riorganizzazione della Sede Centrale e degli Enti Collegati fermo restando che, la struttura dell'associazione deve rimanere una struttura di carattere nazionale con gli aggiustamenti del caso affinchè tutte le strutture possano iscriversi nei diversi registri regionali e, fino a quando esisteranno, provinciali e nelle diverse anagrafi.

Su questa base, a mio avviso per definire il progetto, andranno approfonditi i seguenti punti fondamentali:

- l'unità associativa,

- l'ampliamento della base associativa,

- l'inclusione reale nella società delle persone ipovedenti,

- il ruolo delle struttureterritoriali,

- il ruolo ed il funzionamento degli Organi collegiali Centrali,

- l'unità delle persone con disabilità,

- l'importanza della funzione di rappresentanza,

- una corretta vigilanza sui servizi (anche quando erogati dai nostri Enti)

- la questione delle risorse e dell'autofinanziamento.

- e, non ultimo, i rapporti con l'Europa (E.B.U. e E.D.F.) e con l'Unione Mondiale dei Ciechi,

Insomma, un gioco di squadra che, "Con un piede nel passato e lo sguardo dritto e aperto sul futuro", riesca a tenere i rapporti quotidiani con le strutture del territorio, con le altre associazioni di e per persone cieche, con le altre associazioni di e per persone con disabilità, con il mondo politico e sindacale, con quello Istituzionale mettendo al centro la persona e la collegialità nel rispetto di tutte le strutture interne, dalla più piccola a quella più rilevante.

Solo in questo modo, ne sono convinto, la nostra Unione potrà ritornare ad assumere quella funzione di traino che ha sempre guidato le scelte politiche non unicamente nel nostro Paese ma anche in Europa ed ha saputo portare avanti i grossi concetti e principi della solidariettà nel mondo.

Per chi volesse contattarmi o dare il proprio contributo, nicola@stilla.it.

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SuperAbile.it del 08-01-2014

Libri accessibili per i ciechi, ma senza copyright: l'Unione europea accelera

La Commissione chiede la delega ai paesi membri per ratificare il trattato di Marrakesh. Forse entro il 2014 la firma che permetterebbe di allargare la disponibilità di libri per i non vedenti senza sottostare alle leggi sul diritto d'autore.

BRUXELLES. Un piccolo passo verso una grande rivoluzione per la distribuzione di libri accessibili per non vedenti in tutto il mondo è stato fatto in questi giorni, con la richiesta - da parte della Commissione Europea - della delega dei ventotto Stati membri per votare il Trattato di Marrakech sulle eccezioni al copyright per i ciechi. Attualmente, i non vedenti hanno accesso a una percentuale di libri stimata fra l'1 e il 5% di quelli presenti sul mercato, e circa duecentocinquanta milioni di persone, a livello globale, potrebbero avere grandi benefici in termini di occupazione e di istruzione se tutti i libri che vengono pubblicati fossero disponibili in Braille, in formato elettronico e a caratteri ingranditi.

Ma andiamo per ordine: cos'è e cosa prevede il Trattato di Marrakech? Si tratta di un documento approvato dall'Organizzazione Mondiale per la Proprietà Intellettuale (Ompi) a giugno del 2012, che stabilisce che le organizzazioni che rappresentano gli interessi dei non vedenti possano scambiarsi i libri non disponibili sul mercato in versione accessibile senza sottostare alle leggi sul copyright. Per fare un esempio pratico, che è da prendere solo a scopo esplicativo, se io scrivessi un libro e questo libro, pubblicato in Italia, non fosse distribuito in versione accessibile, se un'organizzazione di non vedenti inglesi volesse registrare il libro su formato elettronico o stamparlo in Braille, non dovrebbe sottostare alle leggi sul copyright e quindi pagare a me e alla casa editrice i diritti d'autore per la versione accessibile. Se invece il libro fosse prodotto in versione accessibile, allora le leggi sul copyright varrebbero come per qualsiasi altro prodotto editoriale.

Il punto importante del trattato, è che quest'ultimo dovrebbe incoraggiare le case editrici a produrre un numero sempre maggiore di testi accessibili, perché in questo modo non perderebbero i loro diritti d'autore. Per entrare in vigore, il Trattato di Marrakech ha bisogno della ratifica di almeno venti paesi, ma ovviamente più paesi firmeranno e ratificheranno l'accordo, più questo avrà efficacia.

E qual è la novità di oggi? La novità è che oggi la Commissione Europea ha adottato uno strumento che le permetterà di chiedere la delega ai ventotto Stati membri per firmare il trattato senza dover passare dalle consultazioni nazionali, risparmiando così - almeno si spera - un po' di tempo. Per Pierre Delsaux, vice direttore generale della Direzione Mercato Interno della Commissione, intervenuto a una tavola rotonda sull'argomento, questo significa che ci sono buone speranze che il trattato venga firmato dall'Unione Europea entro ottobre 2014, mese in cui scadrà il mandato dell'attuale esecutivo di Bruxelles. Dopo la firma, però, ci sarà ancora bisogno della ratifica da parte dei singoli Stati membri, che si spera possa avvenire per una gran parte di essi nel 2015.

Un altro aspetto da sottolineare è come, per bocca dello stesso Delsaux, la Commissione ha rassicurato le organizzazioni dei non vedenti sul fatto che non teme che la lotta dei ciechi per libri accessibili rappresenti un cavallo di troia per minare le leggi europee sul copyright. La revisione di tali leggi è prevista nei prossimi anni, e fino a ora l'UE si era dimostrata restia a combattere questa battaglia che i non vedenti definiscono civile e in favore di un diritto fondamentale delle persone, quello alla cultura e all'istruzione, proprio perché da Bruxelles si temeva che la scusa di testi in formato accessibile potesse essere utilizzata per affrontare un argomento molto più vasto e molto scottante quale quello della difesa della proprietà intellettuale.

Ma come prendono le associazioni di non vedenti questo passo avanti della Commissione? Dan Pescod, dell'inglese Royal National Institute for the Blind (RNIB), che ha lavorato all'accordo per il Trattato di Marrakech, spiega a Redattore Sociale: "Sembra assurdo che ci siano voluti sei mesi alla Commissione per fare una richiesta simile agli Stati membri. Il passato non lo possiamo cambiare, però ora chiediamo a Bruxelles che faccia tutto quanto in suo potere per velocizzare il processo di firma e poi di ratifica del trattato. A parte tutti gli aspetti legali, su cui comunque ci riserviamo di chiedere un'opinione formale al Parlamento europeo - continua Pescod - è importante che sia l'UE che gli Stati membri mostrino la volontà politica di agire. Se c'è questa, i progressi saranno rapidi".

"Se vogliamo trovare qualcosa di positivo - conclude - l'iniziativa della Commissione di chiedere la delega agli stati membri è incoraggiante, così come è positivo che il commissario al Mercato Interno Michel Barnier abbia detto che il problema va affrontato con la massima urgenza, ma in termini pratici ancora non abbiamo visto nessun risultato concreto". (Maurizio Molinari)

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SuperAbile.it del 15-01-2014

Siti web accessibili ai ciechi, decisivo il semestre di presidenza greca dell'Ue

La European Blind Union sta facendo pressione affinché si affronti in maniera prioritaria il problema, almeno per quanto riguarda gli enti pubblici. Da parte sua la Grecia dichiara di voler fare progressi, anche se non garantisce una corsia preferenziale.

BRUXELLES. I prossimi mesi saranno decisivi per milioni di non vedenti e ipovedenti in Europa che hanno diritto a un web più accessibile, almeno per quanto riguarda i siti istituzionali e della pubblica amministrazione. A esserne convinta è la European Blind Union, il network europeo delle persone cieche, che sta facendo pressione sulla presidenza greca dell'Ue e sulla Commissione perché affrontino in maniera prioritaria il problema dell'accessibilità dei siti di enti pubblici o che offrono servizi pubblici nell'Unione Europea. E per quanto riguarda la Grecia, sembra ci sia la volontà di fare progressi sul file durante il suo semestre di presidenza, anche se non si garantisce una corsia preferenziale.

Nel dicembre 2012, la Commissione ha adottato una direttiva sull'accessibilità dei siti della pubblica amministrazione, ma tale direttiva deve essere ancora approvata dal parlamento e dal consiglio prima di diventare legge. E dall'ultimo rapporto europeo, stilato nel 2011, si apprende che solo un terzo dei 761.000 siti degli enti pubblici nell'UE sono accessibili. Un sito è accessibile quando rispecchia determinate linee guida, stabilite da un consorzio internazionale, e che rendono la navigazione del sito stesso agevole per persone disabili come i non vedenti, che utilizzano lettori di schermo vocali o supporti che trasformano il testo in Braille.

L'Italia è uno dei ventuno paesi che, con la legge Stanca, già dispone di standard minimi di accessibilità i quali, però, spesso non vengono rispettati. Una volta che la direttiva entrerà in vigore, questa porterà a un'armonizzazione delle leggi a livello europeo e a possibili benefici per l'UE a ventotto di due miliardi di Euro, a fronte di costi valutati dalla Commissione fra i duecentosessanta e i cinquecento milioni di Euro per rendere tutti i siti delle pubbliche amministrazioni UE accessibili.

Ma la paura è che i diritti sacrosanti dei ciechi vengano sacrificati sull'altare di altri grossi dossier che la presidenza greca dovrà affrontare, come il pacchetto telecomunicazioni, la sicurezza telematica e i costi per la diffusione della banda larga. E tale timore viene espresso dal relatore della direttiva sull'accessibilità della pubblica amministrazione al Parlamento Europeo, il tedesco di origini greche Jorgo Chatzimarkakis che, in una lettera aperta alla commissaria per l'Agenda Digitale, Nellie Kroes, scrive: "Dopo che la Lituania, durante il suo periodo di presidenza, non ha affrontato il problema, ora sta alla Grecia e alla Commissione prendere l'iniziativa nei primi mesi di quest'anno. Il Parlamento ha fato il suo dovere (il voto finale è previsto a febbraio, n.d.r) e il pacchetto telecomunicazioni non può essere una scusa per non agire nel portare avanti una legge che tutela i diritti fondamentali degli ottanta milioni di disabili europei, ma anche degli ottantasette milioni di anziani".

Il rischio è che, se non si fanno presto progressi, con le elezioni in primavera, un nuovo Parlamento e una nuova Commissione, si dovrà ricominciare da zero. Carine Marzin, della European Blind Union, spiega: "La presidenza greca sarà una presidenza breve, perché avranno solo tre mesi e mezzo di lavoro effettivo prima del voto alle europee di maggio. Noi non siamo felici di questo circolo vizioso che si è creato, con la Commissione e la Grecia che giocano a fare scarica barile. Anche da parte del Parlamento, però, chiediamo più impegno. In effetti, visto che stanno discutendo di questa direttiva, gli eurodeputati dovrebbero approfittare per apportare emendamenti che includano nell'ambito di attuazione della legge anche servizi quali quelli bancari o quelli legati ai trasporti e alle scuole, e estendere la legislazione per coprire anche l'accessibilità degli smartphone e dei tablet". (Maurizio Molinari)

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Quotidiano Sanità.it del 24-01-2014

Disabilita'. Guerra: "Isee rappresentano aiuto per disabili gravi"

Così il viceministro delle Politiche sociali Maria Cecilia Guerra in audizione alla Camera per illustrare il Piano d'azione sulla disabilità. Guerra sulla legge 104, attestazione d'invalidità, pur ammettendo che il tema dei tempi degli accertamenti va ripreso si è detta convinta che sia "una norma all'avanguardia".

ROMA. L'Isee è uno strumento che favorisce le persone con disabilità piu gravi e quelle più povere. A dirlo il viceministro del Lavoro e delle Politiche sociali, Maria Cecilia Guerra, nel corso di un'audizione in Commissione affari sociali della Camera dove ha illustrato i sette punti del Piano d'azione biennale sulla disabilità. Sollecitata dalle domande dei deputati Guerra ha aggiunto sempre sull'Isee che "si tratta di una misura soggetta a monitoraggio e che potrà richiedere ulteriori interventi" e che occorre "rivedere il sistema delle prestazioni, ma facendo attenzione a non fare passi indietro".

Su un'altra questione sollevata dai deputati relativa all'eccessiva lunghezza dei tempi d'attesa per le attestazioni di invalidità a causa dei molteplici accertamenti nell'ambito della legge 104, il viceministro ha ammesso che il tema dei tempi degli accertamenti va ripreso. "La legge 104 - ha spiegato Guerra - richiede una revisione, ha dato luogo anche ad abusi e ha elementi di debolezza, va trovato un giusto equilibrio. Ma è una norma all'avanguardia".

Entrando nello specifico dell'audizione il viceministro ha illustrato i sette punti che compongono il Piano e il metodo di lavoro seguito nella sua realizzazione. "In particolare l'ispirazione che ha guidato tutti i lavori - ha spiegato Guerra - è stato l'agire in stretto rapporto con le associazioni delle persone con disabilità secondo il principio nulla su di noi senza di noi".

Il viceministro ha parlato anche della V conferenza della disabilità che si è tenuta a Bologna nel luglio scorso. "Lo slogan della conferenza nazionale - ha detto - era Partecip-azione per sottolineare sia l'elemento dominante di partecipazione attiva, ma anche a sottolineare che per noi la conferenza era un momento di confronto nell'elaborazione del percorso che ha portato al piano d'azione".

"Il programma di azione biennale sulla disabilità - sono state le parole del viceministro - per ciascuna delle sette linee di intervento individua l'obiettivo prefigurato e il tipo di azione necessaria a conseguirlo. È, a mio avviso un primo fondamentale contributo alla definizione di una strategia complessiva da parte dell'Italia sul tema della disabilità coerente con la convenzione Onu e la strategia europea sulla disabilità 2010-2020, richiamata nella Conferenza di Bologna".

Le linee di intervento.

- Revisione del sistema di accesso di riconoscimento e certificazione della condizione di disabilità. Questo ha riferito Guerra "è uno dei punti più discussi sul quale c'è la necessità di superare la nozione di invalidità civile come formulata dalla legge 118/71, basata su percentuali di disabilità".

- La seconda linea di intervento riguarda il lavoro e l'occupazione. "Elemento essenziale per l'inclusione sociale. Nostro obiettivo è il miglioramento dell'approccio del collocamento mirato. La legislazione deve superare alcune difficoltà specifiche per cui gli inserimenti lavorativi sono più bassi rispetto alle potenzialità".

- Terza linea di intervento, politiche e servizi e modelli organizzativi per l'inclusione nella società. Qui si "sottolinea come siano centrali i progetti individualizzati nel caso in cui la persona non sia in grado di autodeterminarsi". Quindi si parla di progetti per la vita indipendente, valorizzando l'autonomia fin dove questo è possibile.

- La quarta linea di intervento concerne "l'accessibilità universale, prerequisito per godere pienamente di tutti i diritti umani". In questo senso è necessario "delineare un percorso da attuare per eliminare le barriere architettoniche". Oltre all'accessibilità universale c'è poi il tema dell'accessibilità alle tecnologie che si porta dietro anche il problema dell'approvazione del nuovo nomenclatore degli ausili.

- Inclusione scolastica è la quinta linea di intervento. "L'Italia - ha riferito il viceministro - in questo rappresenta un'eccellenza" però è necessario lavorare per confermare questo risultato. Importante è in questo senso la collaborazione tra i ministeri, quello del lavoro e delle politiche sociali e quello dell'Università.

- La salute e diritto alla vita fanno parte della sesta linea di intervento. Il programma d'azione su questo prevede distinte linee d'azione che vanno dal sostegno alla maternità e all'infanzia, alle politiche in materia di salute per le persone con disabilità e adozione di misure atte a garantire la partecipazione delle persone con disabilità a servizi di riabilitazione in un ottica di empowerment.

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Redattore Sociale del 02-01-2014

Il programma d'azione sulla disabilita' e' legge: decreto in Gazzetta ufficiale

ROMA. Il programma di azione biennale per la promozione dei diritti e l'integrazione delle persone con disabilità è legge: è stato infatti pubblicato il 28 dicembre scorso il decreto del presidente della Repubblica 4 ottobre 2013, con il quale è stato adottato il documento, predisposto dall'Osservatorio nazionale sulla condizione delle persone con disabilità.

L'approvazione del Programma risale a quasi un anno fa: nel febbraio 2013, l'Osservatorio nazionale, dopo aver lavorato all'elaborazione delle varie sezioni del documento, diviso in gruppi di lavoro relativi alle diverse "linee d'intervento", diede il via libera al Programma d'azione. Il 12 e 13 luglio, il Programma d'azione ha scandito i tempi e i temi della quarta Conferenza nazionale sulle politiche della disabilità organizzata dal ministero del Lavoro e delle Politiche sociali. Due mesi dopo, il 27 settembre, il documento è stato adottato dal Consiglio dei ministri. Pochi giorni dopo, il 4 ottobre, il presidente Napolitano ha emanato il decreto di adozione. Ora, la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale (n.303) rappresenta l'ultimo passaggio formale per l'entrata in vigore del Programma d'azione.

Il Programma contiene l'insieme degli interventi che dovrebbero essere messi in pratica nei prossimi due anni per migliorare la vita delle persone con disabilità e garantire pienamente i loro diritti. Una cinquantina di pagine in cui, sulla traccia del dettato della Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità, vengono affrontati sette grandi questioni: si parla della revisione del sistema di accesso, riconoscimento della certificazione della condizione di disabilità e modello di intervento socio-sanitario; di lavoro e occupazione; di politiche, servizi e modelli organizzativi per la vita indipendente e l'inclusione nella società; di promozione e attuazione dei principi di accessibilità e mobilità; dei processi formativi ed inclusione scolastica; di salute, diritto alla vita, abilitazione e riabilitazione; e infine di cooperazione internazionale.

Va ricordato che a tutti questi impegni" è da riconoscere carattere meramente programmatico", come precisa la relazione illustrativa arrivata in Consiglio dei ministri: le azioni richiamate nel documento, infatti, sono "risultano finanziabili nei limiti degli stanziamenti previsti, mentre gli impegni assunti alla presentazione alle Camere di nuovi provvedimenti legislativi saranno condizionati al rispetto della disciplina ordinaria in tema di programmazione finanziaria". Pertanto, "la sede nella quale saranno ponderate le diverse esigenze di settore è la Decisione di finanza pubblica, sulla base della quale verrà definito il disegno di legge di stabilità". E' questo uno dei nodi critici che accompagna l'approvazione del programma e che ha suscitato le perplessità delle associazioni, rinnovate nei giorni dell'approvazione della legge di stabilità.

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Superando.it del 10-01-2014

Il Programma d'Azione e la scuola

di Salvatore Nocera

«Ritengo - scrive Salvatore Nocera - che in tema di inclusione scolastica il Programma d'Azione Biennale per la Promozione dei Diritti e l'Integrazione delle Persone con Disabilità non rimarrà un "libro dei sogni", come capiranno presto anche i responsabili dei diversi servizi, quando le famiglie e le associazioni, non venendo attuati spontaneamente quegli interventi, otterranno dalla Magistratura la realizzazione forzosa dei loro diritti».

ROMA. Leggo in «Superando.it» la nota intitolata Quali risorse per il Programma d'Azione? e sostanzialmente la condivido. Infatti, benché le sette linee di intervento previste dal Programma d'Azione Biennale per la Promozione dei Diritti e l'Integrazione delle Persone con Disabilità [1. Revisione del sistema di accesso, riconoscimento/certificazione della condizione di disabilità e modello di intervento del sistema socio-sanitario - 2. Lavoro e occupazione - 3. Politiche, servizi e modelli organizzativi per la vita indipendente e l'inclusione nella società - 4. Promozione e attuazione dei princìpi di accessibilità e mobilità - 5. Processi formativi ed inclusione scolastica - 6. Salute, diritto alla vita, abilitazione e riabilitazione - 7. Cooperazione internazionale, N.d.R.] siano esplicitamente e prioritariamente orientate alla promozione e realizzazione dei «diritti delle persone con disabilità», il Decreto del Presidente della Repubblica (DPR) del 4 ottobre 2013, pubblicato il 28 dicembre in Gazzetta Ufficiale (Serie Generale n. 303), dichiara chiaramente non trattarsi di diritti, poiché sostanzialmente le azioni potranno realizzarsi solo sulla base delle risorse disponibili.

Qui un qualunque studente di giurisprudenza sa bene che la differenza esistente tra le situazioni giuridiche qualificabili come "diritti" e quelle qualificabili come "interessi legittimi" sta proprio nella circostanza non secondaria che i diritti devono realizzarsi direttamente anche contro la volontà del "debitore", poiché l'ordinamento giuridico fornisce al titolare del diritto stesso il potere di rivolgersi alla Magistratura per ottenerne l'attuazione in modo forzoso, mentre nelle altre situazioni giuridiche ciò non è direttamente consentito.

Quindi, anche se si parla di Convenzione ONU sui "Diritti Umani" delle Persone con Disabilità e di Programma d'Azione biennale per l'attuazione di tali "diritti", quel Programma, purtroppo, rischia di rimanere un pio desiderio, dati i crescenti tagli alla spesa pubblica, così come il monitoraggio che l'Osservatorio appositamente previsto dalla Convenzione medesima dovrà effettuare al termine del biennio, rischierà di doversi limitare a constatare che ben poco sarà stato fatto per l'attuazione del Programma stesso.

Invero, credo che ad avere maggiori possibilità di attuazione sia la quinta linea di intervento, dedicata all'istruzione, all'interno della quale circa la metà delle quattro pagine e mezza è dedicata all'inclusione scolastica del mattino, per i minori con disabilità, mentre l'altra metà si occupa dell'inclusione degli adulti con disabilità nei corsi di istruzione permanente e in quelli di formazione professionale, nonché dell'alternanza scuola-lavoro.

Quest'ultima attenzione, tra l'altro, all'istruzione degli adulti con disabilità, costituisce certamente una piacevole novità, dal momento che sino ad oggi, su tali materie, era stata emanata solo l'Ordinanza Ministeriale 455/97, che aveva garantiva il sostegno e tutti gli altri diritti agli alunni con disabilità ultradiciottenni nei corsi per lavoratori, norma ripresa più recentemente dalla Circolare Ministeriale 96/12 sulle iscrizioni scolastiche (paragrafo 4) e ribadita nell'ancor più recente provvedimento che ha ristrutturato i Centri per l'Istruzione degli Adulti [Decreto del Presidente della Repubblica-DPR 263/12, N.d.R.].

Tornando comunque al diritto all'inclusione scolastica, qui va sottolineato con forza che proprio non si può parlare di "interessi legittimi" o "semplici", realizzabili cioè solo sulla base delle risorse disponibili. Infatti, è giurisprudenza costante della Corte Costituzionale - ribadita da ultimo dalla ben nota Sentenza 80/10 - che il diritto all'inclusione scolastica degli alunni con disabilità è costituzionalmente protetto e quindi non si può ridurne o escluderne l'attuazione con la motivazione che vi siano vincoli di bilancio.

Pertanto, sulla base di questi orientamenti costanti della Corte Costituzionale, se gli interessati si vedessero argomentare sia da parte dell'Amministrazione Scolastica che degli Enti locali o delle ASL che a causa dei tagli alla spesa pubblica, i loro diritti all'inclusione scolastica non possono essere soddisfatti, essi avrebbero facile gioco a rivolgersi ai Tribunali Amministrativi Regionali (TAR), per ottenere Sentenze volte a costringere tali Amministrazioni a fornire i servizi necessari alla realizzazione di quei diritti. E questi ultimi, poi, non si limiterebbero alle sole ore di sostegno - come sino ad oggi è prevalentemente accaduto -, ma riguarderebbero anche il numero massimo di venti alunni per classe, la formazione professionale specifica e la continuità nelle prestazioni dei docenti per il sostegno e degli assistenti per l'autonomia e la comunicazione, nonché il trasporto gratuito a scuola e l'eliminazione delle barriere architettoniche e sensopercettive, magari con mezzi temporanei e di fortuna, nel caso di alunni non autosufficienti per la mobilità.

Ritengo pertanto che il Programma d'Azione Biennale non rimarrà - almeno per quanto concerne l'inclusione scolastica - un "libro dei sogni" e di ciò si renderanno conto presto i responsabili dei diversi servizi, non appena le famiglie e le associazioni, risultato vano l'appello all'attuazione spontanea della quinta linea di intervento sulla scuola, otterranno dalla Magistratura la realizzazione forzosa dei loro diritti.

Nel frattempo, è bene segnalare anche che la FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap), d'intesa con la FAND (Federazione tra le Associazioni Nazionali di Persone con Disabilità), sta predisponendo una Proposta di Legge con l'esplicitazione dei diritti per la qualità dell'inclusione scolastica, che potrà facilitare il compito sia degli amministratori che delle famiglie.

Vicepresidente nazionale della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap).

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Disabili.com del 02-01-2014

Insegnanti di sostegno: che fine hanno fatto le assunzioni previste per l'anno scolastico in corso?

Annunciate già alla fine dell'estate e poi chiaramente definite nel D.L. n. 104/13, convertito nella L. n. 128/13, le assunzioni dei docenti di sostegno attese sono oltre 26 mila. La loro stabilizzazione è prevista in tre anni, a cominciare dall'anno scolastico in corso. Nello specifico, sono previste 4.447 assunzioni nell'anno scolastico 2013-2014, 13.342 nel 2014-2015 e 8.895 nel 2015-2016.

Il provvedimento è stato accolto con molto favore dai docenti, dalle famiglie degli alunni con disabilità e dalle associazioni di riferimento, quale segno di volontà di attenzione alla cura educativa ed alla concreta integrazione degli alunni disabili. Infatti, solo attraverso il lavoro sinergico e continuativo organizzato in un progetto scolastico e di vita, trasversale e longitudinale, è possibile pensare alla reale inclusione, troppo spesso materialmente compromessa dalla reiterata e ormai diffusissima precarizzazione del lavoro degli insegnanti di sostegno.

Nei mesi scorsi, dunque, in vista delle assunzioni previste per l'anno scolastico in corso, è stata diffusa la ripartizione dei posti previsti nelle diverse regioni ed è stata prospettata l'imminenza delle stabilizzazioni.

Poi più nulla. Non un'anticipazione, non una previsione. Sul provvedimento è calato il silenzio.

Solo qualche scarno riferimento. Le recenti indagini del MIUR e dell'Istat, infatti, hanno mostrato alcuni squilibri nelle dotazioni organiche dei docenti di sostegno nelle diverse regioni e ciò potrebbe comportare una riformulazione delle ripartizioni delle assunzioni previste, a favore delle regioni che al momento presentano un organico stabile numericamente inferiore ad altre. Non basta, però, certamente questo a motivare la lentezza nelle operazioni.

Si attendono i decreti attuativi? Si attende l'autorizzazione del Ministero dell'Economia e Finanze? Oltre 4 mila insegnanti già quest'anno avrebbero dovuto o, si spera, dovrebbero poter finalmente avviare un lavoro continuativo e ragionato insieme ai loro alunni ed alle loro famiglie.

Invece, al momento nulla è cambiato: i docenti sono ancora precari, le famiglie si rivolgono ancora ai tribunali amministrativi, gli alunni continuano a vedere diverse figure che si alternano per poche ore intorno a loro. Con pazienza attendono che l'annunciato cambiamento trovi concretezza.

Hanno atteso anche l'arrivo del nuovo anno. Nella speranza di vedere in esso l'affermazione fattiva dei loro diritti. É quanto ci auguriamo.

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Giornale uici del 08-01-2014

La mancanza di specificità e l'inaccessibilità informatica, l'impegno dell'U.I.C.I. per il superamento di questi due ostacoli all'inclusione scolastica dei nostri ragazzi

Mentre il processo di inclusione scolastica è ormai una realtà generalizzata e consolidata in tutto il paese, restano alcuni aspetti critici nell'inclusione dei disabili visivi che, in questi ultimi anni si sono venuti acutizzando.

I ragazzi ciechi o ipovedenti gravi rappresentano una piccola minoranza in relazione alla totalità dei disabili frequentanti i diversi ordini di scuola: su oltre 200.000 ragazzi con disabilità presenti nella scuola, essi sono meno di 5.000. Una piccola minoranza con però specifici bisogni educativi. Purtroppo, però, in una società dove, badando spesso più alla quantità che alla qualità ,"contano i numeri", è sempre più difficile far conoscere i bisogni dei piccoli gruppi. Così, via via negli anni, le necessità educative specifiche dei disabili visivi sono state "oscurate" dai bisogni derivanti dal gruppo di maggioranza rappresentato dai soggetti con difficoltà di apprendimento: si è passati dai corsi di formazione monovalenti specifici sulla disabilità, a quelli polivalenti dove la trattazione degli aspetti tiflologici si ridusse a una piccola parte del monte ore complessivo, per passare alle SIS dove a volte l'"informazione" (non si può certo parlare di formazione) sulla disabilità visiva si riduceva a una decina di ore.

Questo, nonostante l'impegno dell'U.I.C.I. e delle organizzazioni ad essa vicine (Biblioteca Italiana per i ciechi, Federazione Nazionale delle Istituzioni pro Ciechi, I.Ri.Fo.R.), per fornire consulenza e formazione a genitori e docenti, rende oggi spesso inadeguate le loro conoscenze e competenze specifiche nell'educazione dei disabili visivi.

Precisato che una recente ricerca svolta a livello nazionale dall'I.Ri.Fo.R. ha evidenziato che oltre il 43% dei ragazzi con problemi di vista inseriti nei vari ordini di scuola, presenta anche altre disabilità, è indispensabile rifocalizzare la formazione dei docenti sui problemi specifici nell'educazione del non vedente o dell'ipovedente grave, sapendo che essi non sono quelli derivanti dalle difficoltà di apprendimento, ma dalla sua impossibilità a utilizzare la vista: per comunicare, per la propria autonomia personale, di lavoro e di movimento.

L'intervento di sostegno deve essere in grado di focalizzare l'azione educativa dei genitori prima, e l'azione didattica dei docenti poi, al superamento di questi problemi e deve porsi come obiettivi primari:

- l'insegnamento di un codice e di un metodo di lettura e scrittura capace di rendere autonomo lo studente nel suo lavoro;

- l'educazione all'autonomia personale nella gestione del lavoro didattico (prendere appunti, redigere il diario, svolgere prove scritte, studiare le lezioni, ecc.);

- l'educazione all'autonomia di movimento (sapersi muovere autonomamente nell'aula, nell'andare ai servizi, nel muoversi all'interno della scuola, fino ad arrivare a essere capace di percorrere autonomamente il percorso casa-scuola).

In presenza di un ragazzo con disabilità visiva senza altri problemi, non si tratta quindi di attuare una didattica differenziata, né di "semplificare" o ridurre gli insegnamenti, né di esonerarlo da qualche tipologia di prova o dalla frequenza di alcune discipline, ma di saper fornire al ragazzo con disabilità visiva ed ai suoi docenti, gli strumenti e le indicazioni perché egli possa seguire in "pari opportunità" le lezioni con i compagni.

Un grande strumento di "pari opportunità" per il disabile visivo è rappresentato dalle TIC: il loro utilizzo, rendendolo completamente autonomo nella lettura e nella elaborazione scritta dei testi "in nero", (gli stessi utilizzati dai normovedenti), gli consente la comunicazione diretta con compagni e docenti.

L'uso del PC permette al cieco e all'ipovedente grave di scrivere, e correggere autonomamente, un qualsiasi testo che sarà immediatamente leggibile da chiunque, parimenti gli rende possibile consultare un libro digitalizzato, un sito in internet, un messaggio di posta elettronica leggendoli direttamente in braille attraverso il display braille collegato al suo computer o ascoltandoli con la sintesi vocale, il che, in una società sempre più "digitalizzata", lo rende sempre più autonomo. Tutto risolto quindi.

Purtroppo no, la battaglia per l'inclusione assomiglia alle fatiche di Sisifo: quando si pensa di aver risolto un problema, esso torna a ripresentarsi nuovamente ed in modo più preoccupante. È questo che sta succedendo nell'utilizzazione delle nuove tecnologie spesso "non accessibili" utilizzate nel processo di "dematerializzazione" delle nostre scuole con l'acquisto di sofware per i registri elettronici non accessibili, con la realizzazione di siti non accessibili, con l'introduzione di LIM non accessibili e con l'adozione di libri digitali non accessibili.

La promozione della formazione tiflopedagogica e della "cultura dell'accessibilità": questi i due fronti che hanno caratterizzato il nostro impegno nell'anno appena trascorso con pressioni politiche sul MIUR ed interventi tecnici in tutte le sedi: osservatorio permanente sull'inclusione scolastica, seminari e convegni.

Relativamente alla formazione, concretamente nel 2013, dopo anni di assenza di significative iniziative di aggiornamento specifiche, abbiamo ottenuto:

- l'avvio, con finanziamento da parte del Ministero, di cinque Master/corsi di perfezionamento su Didattica e Psicopedagogia per alunni con disabilità sensoriali, rivolti a docenti di sostegno e curriculari, che saranno avviati nel mese di gennaio/febbraio nelle Università statali di Torino, Venezia, Bologna, Bari e nell'Università Suor Orsola Benincasa di Napoli;

- l'attivazione di due Master di I livello per "assistenti alla comunicazione per disabili sensoriali", promosso uno dall'Università La Sapienza di Roma e l'altro in FAD realizzato dall'Università IUL di Firenze;

- la realizzazione con l'I.Ri.Fo.R., di un corso di 116 ore, (cinque moduli in FAD intervallati da quattro in presenza), per la formazione tiflopedagogica di base dei docenti educatori, che ha visto la partecipazione di circa ottocento iscritti.

Mentre, relativamente all'accessibilità, i nostri interventi in tutte le direzioni, hanno cominciato a dare i primi importanti risultati sul piano normativo:

- nel Decreto 169 ("Decreto crescita 2.0 "convertito in legge il 12.12. 2012) dedicava l'intero articolo 9 rendendo più cogenti le norme sull'accessibilità;

- il Dm del 20 marzo 2013, pubblicato sulla GU lo scorso ottobre, ha reso operative le nuove indicazioni, aggiornando il precedente regolamento della "Legge Stanca";

- il Decreto MIUR 26.03.2013 sui libri di testo digitali, contiene uno specifico allegato sulle condizioni di accessibilità dei libri di testo.

Si tratta ora di passare dalla "norma" alla "prassi".

In questo senso fanno ben sperare le due giornate di approfondimento sull'editoria digitale e scolastica tenutesi al MIUR nel mese di dicembre: nell'"Incontro di informazione e formazione per Dirigenti Scolastici e docenti delle 20 scuole appaltanti, rappresentanti delle 38 Scuole 2.0 e degli Uffici Scolastici Regionali", presenti gli editori, la specifica sezione sulle caratteristiche dell'accessibilità dei prodotti digitali rappresenta un importante segnale verso una reale attenzione al superamento del problema.

Luciano Paschetta

Responsabile operativo Commissione Nazionale istruzione

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Superando.it del 28-01-2014

Il Terzo Settore e il nuovo Contratto di Servizio RAI

Garantire veri spazi di confronto con le Associazioni, il Terzo Settore e la Società Civile, rispettare i meccanismi che regolano l'accesso, utilizzare un linguaggio corretto e appropriato, rafforzare il Segretariato Sociale, assicurare spazi autonomi di palinsesto: sono queste alcune delle richieste espresse dal Forum Nazionale del Terzo Settore alla Commissione Parlamentare di Vigilanza RAI, in vista del nuovo Contratto di Servizio dell'azienda.

ROMA. «Il Forum crede nella centralità del servizio pubblico radiotelevisivo RAI, in quanto garanzia di accesso e diritto costituzionale per tutti i cittadini. In virtù di questo riteniamo che il servizio pubblico possa definirsi tale se racconta la realtà del nostro Paese, se è capace di interpretare l'azione di coesione e inclusività che i cittadini attivi e partecipi garantiscono quotidianamente, se è pluralistico, autonomo, libero e vicino alla vita quotidiana di tutte le persone»: lo dichiara Pietro Barbieri, portavoce del Forum Nazionale del Terzo Settore una cui delegazione è stata ricevuta in audizione dalla Commissione Parlamentare di Vigilanza RAI, sul nuovo Contratto di Servizio 2013-2015 dell'azienda, portandone all'attenzione della Commissione stessa alcuni punti critici.

«Crediamo infatti - aggiunge Barbieri - di poter offrire un contributo concreto alla discussione, in vista di un accrescimento delle capacità della RAI di saper comunicare anche i temi che riguardano il nostro mondo, a patto però che vengano garantiti gli spazi adeguati e stabili di confronto con le Associazioni, il Terzo Settore e la Società Civile, che vengano rispettati i meccanismi che regolano l'accesso, che si tenga conto dell'utilizzo di un linguaggio corretto e appropriato, che si rafforzi il ruolo del Segretariato Sociale - o si ricostituisca un apposito Osservatorio -, che si assicurino, infine, spazi autonomi di palinsesto, nella programmazione tradizionalista e tramite un canale digitale tematico dedicato».

In sostanza e sinteticamente, le richieste del Forum si concentrano nei seguenti nove punti specifici:

- la richiesta di predisporre criteri di verifica qualitativa e quantitativa della "comunicazione sociale";

- la possibilità di costruire occasioni di interazione e mutuo ascolto con direttori di testata e di rete, giornalisti, autori, registi e programmisti;

- un nuovo Protocollo aggiuntivo al Contratto di Servizio Rai 2013-2015, con il rilancio di una sede permanente di confronto tra RAI e Forum del Terzo Settore, organizzazioni sociali e di volontariato, finalizzato alla predisposizione di un Bilancio Sociale RAI;

- la presenza di riferimenti precisi alla comunicazione sociale, attraverso trasmissioni dedicate all'ambiente, alla salute, alla qualità della vita, ai diritti e ai doveri civili, allo sport sociale, alle persone con disabilità e agli anziani;

- il rispetto della Carta di Roma [Protocollo deontologico concernente richiedenti asilo, rifugiati, vittime della tratta e migranti, N.d.R.], per un'informazione corretta sui temi dell'immigrazione e dell'asilo, un punto fondamentale, questo, e mai attuale come nel periodo presente, in cui il termine clandestino è stato utilizzato in maniera scorretta e discriminatoria;

- la richiesta di fasce di palinsesto garantite come "comunicazione sociale" nei canali generalisti e all'interno di un canale digitale tematico;

- far pesare anche la comunicazione sociale nella "Qualità dell'offerta e valore pubblico", con la richiesta di costituire un Comitato nel quale sia rappresentato il Forum del Terzo Settore come stakeholder [portatore di interesse, N.d.R.] sociale;

- la proposta di ampliare l'offerta televisiva aggiungendo un nono "genere" agli otto elencati nel Contratto in altrettante categorie, vale a dire "Informazione e programmi di comunicazione sociale";

- la richiesta, infine, di precise indicazioni di obiettivi di tipo quantitativo e temporale, rispetto al tema dell'"Offerta dedicata alle persone con disabilità e programmazione sociale", con il coinvolgimento delle Associazioni.

«Riteniamo insomma - conclude Barbieri - che il Contratto di Servizio debba riuscire a interpretare le esigenze che la società civile organizzata propone, rafforzando il legame tra i cittadini e la RAI». (A.M.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: stampa@forumterzosettore.it.

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Osservatorio Malattie Rare.it del 21-01-2014

Retinite pigmentosa: buoni risultati dai primi impianti del sistema ARgus II

Sempre più concreta, questa possibilità terapeutica per la retinite pigmentosa è però off-limits per molti a causa del costo elevato.

PISA. La retinite pigmentosa (RP) è una distrofia retinica ereditaria, causata dalla perdita dei fotorecettori e caratterizzata da depositi retinici di pigmento visibili all'esame del fondo dell'occhio. La forma più comune è la distrofia tipo bastoncelli-coni, che insorge con cecità notturna, seguita dalla perdita progressiva della vista diurna, del campo visivo periferico, che può portare a cecità dopo diverse decadi.

Problemi di vista al buio, immagini sempre più sfocate anche di giorno, lesioni sul fondo dell'occhio, campo visivo limitato: la retinite pigmentosa è una malattia che si stima colpisca, in Italia, 1 persona su 15000. Per coloro che sono affetti da questa patologia in stadio avanzato la vita è difficile e la cecità sembra essere l'unico destino. Arrivano invece ottime notizie dal campo della ricerca, infatti sono iniziati i primi impianti di protesi retinica ed i feedback sino ad ora paiono positivi.

La protesi retinica del sistema Argus II, sistema concepito per coloro che sono affetti da degenerazione retinica grave e che abbiano un'acuità visiva inferiore ad un decimo in entrambi gli occhi, è stata impiantata su otto pazienti dell'Ospedale di Pisa.

Il sistema Argus II è impiantato in parte all'interno dell'occhio (una piastrina con degli elettrodi) ed in parte rimane esterno (il paziente è dotato di un paio di occhiali con telecamera integrata). Le immagini vengono recepite e registrate attraverso la telecamera e sono trasmesse in forma di impulsi elettrici alla piastrina posta sulla retina. Gli elettrodi stimolano i fotorecettori ancora attivi inviando al cervello segnali luminosi corrispondenti alle immagini.

Secondo i risultati dei primi impianti, pare che la protesi riesca a supplire ai fotoricettori perduti a causa della patologia e che i pazienti riacquistino progressivamente una discreta funzionalità visiva attraverso l'uso dei segnali luminosi.

"Che vuol dire - ha affermato Stanislao Rizzo (Direttore del reparto di Chirurgia oftalmica dell'Azienda Ospedaliero-Universitaria di Pisa). - vedere le sagome degli oggetti e delle persone. Se si trova in un ambiente sconosciuto il paziente può vedere gli ostacoli, individuare dove sono la porta e la finestra. Sono grossi successi se si pensa che si passa dal buio completo a "vivere" l'ambiente circostante".

Il sistema Argus II è stato presentato anche da Yvonne Luo, del Moorfields Eye Hospital di Londra, al recente congresso dell'American Academy of Ophthalmology, chiaro segnale che il mondo si sta aprendo a questa nuova possibile terapia per la retinite pigmentosa.

Il trattamento non è però miracoloso, necessita impegno, costanza nell'esercizio e forza di volontà, ma secondo i primi casi di impianto pare proprio che ci siano buone possibilità di riuscita.

"Riesco a distinguere le lettere: grandi, bianche, su sfondo nero, ma per me che amo la lettura è un piacere - ha affermato Filippo Tenaglia (paziente trentatreenne a cui è stato impiantata la protesi nel dicembre 2011 )- Ci vogliono impegno, pazienza; vi è la necessità di aggiustamenti delle impostazioni, ma essendo il dispositivo per il 90% esterno è facilmente aggiornabile".

Purtroppo il costo del trattamento è ancora molto alto, 78 mila euro circa, e questo rappresenta per molti un limite non da poco.

"Fino a oggi l'Azienda Ospedaliera di Pisa ha sostenuto i primi interventi - ha affermato Elio Borgonovi (Docente di Economia e Management delle Amministrazioni Pubbliche, presidente Cergas, Università Bocconi e Presidente del Comitato Scientifico per la Protesi Retinica dell'Azienda Ospedaliera di Pisa) - ma in futuro non può continuare a gestire i costi della tecnologia per i pazienti di tutta Italia. Per questo motivo il Comitato Scientifico ha avviato un percorso di lavoro con la Regione Toscana per definire i migliori criteri di accessibilità e rimborsabilità dell'impianto presso il centro pisano. Siamo fiduciosi che il lavoro in corso porterà presto a risultati concreti per i pazienti italiani".

di Benedetta Morbelli

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Il Tirreno del 10-01-2014

Nuove strade per la cura della retinite pigmentosa

Pubblicato sulla rivista eLife lo studio di Asteriti, Cangiano e Gargini getta nuova luce sull'interazione tra coni e bastoncelli, ossia i fotorecettori della retina.

PISA. Lo studio di un gruppo di ricercatori dell'Università di Pisa getta una nuova luce sull'interazione tra "coni" e "bastoncelli", ossia i fotorecettori della retina che servono per la visione diurna e notturna. La ricerca, che è stata appena pubblicato sulla rivista eLife, edita dal premio Nobel 2013 per la fisiologia Randy Schekman, è stata realizzata da Sabrina Asteriti e Lorenzo Cangiano, del dipartimento di Ricerca Traslazionale e delle Nuove Tecnologie in Medicina e Chirurgia, in collaborazione con Claudia Gargini del dipartimento di Farmacia. «Abbiamo dimostrato - spiega Lorenzo Cangiano - che i piccoli "pori" che mettono in comunicazione diretta i "bastoncelli" e i "coni" determinano anche un trasferimento di funzionalità fra questi due tipi di cellule. La scoperta di questi meccanismi fisiologici potrà aiutare a curare alcune malattie dell'occhio come ad esempio la retinite pigmentosa, e più in generale le varie patologie che coinvolgono i fotorecettori, dal momento che gli stessi pori permettono il passaggio di molecole fondamentali per la funzione cellulare». I bastoncelli ed i coni sono due tipi di cellule fotosensibili che ci consentono di vedere in condizioni di luce molto diverse, dal sole di mezzogiorno al buio della notte. Nello specifico, i bastoncelli rispondono a luci deboli consentendo solo una visione in scala di grigi, i coni, invece, per funzionare hanno bisogno di una luce più intensa e ci permettono di distinguere i colori. «Benché si sapesse già che i pori possono aprirsi o chiudersi al variare della luce ambientale, del ritmo sonno-veglia e di altri segnali biochimici, la loro importanza per la visione non era sinora ancora nota - ha aggiunto Lorenzo Cangiano - il nostro studio quindi, oltre ad aprire la strada per nuove cure, può aiutare a spiegare anche alcuni meccanismi del tutto naturali, come la capacità di vedere in condizioni di luce intermedia, come ad esempio al crepuscolo». La rivista eLife che ha pubblicato l'articolo dei ricercatori pisani nasce da una joint venture di tre prestigiosi enti di finanziamento: la tedesca Max Planck Society, l'inglese Wellcome Trust e l'americano Howard Hughes Medical Institute. La nuova rivista si pone l'obiettivo di facilitare la disseminazione di scoperte importanti nelle scienze della vita attraverso un processo editoriale selettivo ma rapido e trasparente, offrendo a tutti la libera consultazione degli articoli.

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Giornalettismo del 16-01-2014

La terapia genica per prevenire la cecita'

Nuove frontiere nello studio di terapia per la prevenzione della cecità. Alcuni medici inglesi attraverso l'inserzione di alcuni geni sono riusciti ad evitare la completa perdita della vista di sei pazienti affetti da coroideremia, ovvero dalla degenerazione progressiva dell'epitelio pigmentato retinico, dello strato di cellule che nutre le cellule visive. Secondo i medici, il trattamento genico potrebbe essere sviluppato per essere usato in futuro per evitare forme comuni di cecità.

VISTA MIGLIORATA. «Non avremmo potuto ottenere un risultato migliore», ha dichiarato il professor Robert MacLaren, a capo del team di ricerca, «felicissimo» di quanto realizzato. La terapia ha avuto successo al culmine di un processo iniziato due anni fa, con la cura del signor Jonathan Wyatt, oggi 63enne. Wyatt ha cominciato il trattamento dopo che la sua vista si era nettamente abbassata, con la speranza di ruscirea scongiurare il rischio di una completa cecità. Oggi è in grado di leggere a distanza più righe nella tabella attraverso la quale gli ottici testano i propri pazienti. Insieme a lui altri pazienti hanno invece scoperto un miglioramento della vista nelle ore notturne. «Ora è molto ottimista», dice la moglie di Wyatt, Diane, che alla Bbc racconta di uno stato di depressione vissuto dal marito. «Ora - spiega la donna - è più indipendente, può trovare cose che prima non poteva, può andare nei negozi da solo e dà anche meno fastidio!». Stessa soddisfazione manifestata dal paziente Wayne Thompson, che dice di aver notato un effetto positivo immediato dopo l'operazione. «La mia visione dei colori è migliorata - afferma -. Alberi e fiori sono apparsi subito molto più vividi e ho visto le stelle che non vedevo dall'età di 17 anni, quando la vista è cominciata a deteriorarsi».

NUOVE FRONTIERE. L'obiettivo dei medici è dunque ora quello di applicare la loro terapia genica a pazienti più giovani affetti da coroideremia impendendo loro di perdere la vista, ma non solo. La coroideremia è una patologia rara che interessa nel Regno Unito solo un migliaio di persone, ma MacLaren e colleghi ritengono che il successo odierno possa essere un punto di partenza per curare altre forme di cecità genetiche, come la degenerazione maculare, causa della cecità di 300mila persone nel Regno Unito e del deterioramento della vista in una persona su 4 di età superiore ai 75 anni.

di Dario Ferri

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Oggi Scienza del 29-01-2014

Geni per vedere meglio

Un gruppo di ricercatori inglesi è riuscito, grazie a una terapia genica, a evitare la completa cecità di sei pazienti affetti da coroideremia, una rara malattia ereditaria che provoca la perdita progressiva della vista e colpisce circa 1 persona ogni 50000.

Il risultato, pubblicato su The Lancet dall'équipe di Robert MacLaren della Oxford University, arriva dalla sperimentazione di fase 1 condotta su sei pazienti di età compresa fra 35 e 63 anni e apre una nuova strada nello sviluppo di terapie per la prevenzione della cecità.

La coroideremia è causata dalla degenerazione della coroide, una struttura ricca di vasi sanguigni che nutre la retina e le permette di funzionare correttamente. Si tratta di una malattia genetica ereditaria causata da una mutazione del gene CHM che produce la proteina REP-1. Colpisce generalmente i maschi, i primi sintomi si manifestano prima dei 40 anni e attualmente non esiste una cura.

Nella sperimentazione i ricercatori hanno sostituito con un gene sano il gene difettoso che causa la coroideremia e si trova sul cromosoma X. Il gene sano è stato trasportato nell'occhio all'interno di un virus reso inoffensivo. Questo tipo di terapia agisce solo nelle cellule che non sono già state distrutte dalla malattia, ma dopo sei mesi dall'intervento in tutti i sei pazienti era migliorata la vista e aumentatala sensibilità alla luce.

Questo successo della terapia genica arriva dopo quello ottenuto nel 2008 dall'Istituto Telethon di Genetica e Medicina (Tigem), contro l'amaurosi congenita di Leber, una forma di cecità ereditaria dovuta a un difetto della retina. I ricercatori britannici ritengono che un trattamento analogo potrebbe essere sviluppato per prevenire anche altre patologie più comuni che portano alla cecità, come la degenerazione maculare legata all'età, che rappresenta la prima causa di ipovisione negli ultra cinquantenni.

Pubblicato da Francesca Gatti

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La Repubblica del 14-01-2014

La sede delle immagini e' piu' attiva nei ciechi

Le novità dal confronto tra fisiologi, informatici ed esperti di intelligenza artificiale sulle funzioni nervose di questo senso.

In chi ha perso la vista, o ne è nato privo, come sono le strutture nervose che gestiscono questo senso, il più importante, che fornisce il 75% delle informazioni che ci arrivano? Si sa, ad esempio, che se un occhio smette di funzionare, dopo un po' il suo nervo ottico, quello che porta gli impulsi dalla retina alla corteccia cerebrale dietro alla nuca, dove si generano le immagini, si assottiglia. E che ne è della stessa corteccia cerebrale occipitale? Non ricevendo impulsi nervosi dagli occhi si atrofizza anch'essa? In un non vedente dalla nascita, si sviluppa come in un vedente? E le funzioni gestite dalle aree visive - la rappresentazione dello spazio in cui ci troviamo, la valutazione delle distanze, dell'orientamento degli oggetti nello spazio, del movimento - sono altrettanto efficienti nel non vedente? E su che tipo di sensazioni si basano?

Domande fondamentali da porsi prima di progettare ausili per non vedenti. Le risposte stanno arrivando dalla ricerca neurofisiologica, e al convegno di Boston promosso dalla Fondazione Andrea Bocelli, la più sorprendente: nel non vedente le aree visive sono più attive che nel vedente.

«Nei non vedenti la corteccia visiva viene "reclutata" dagli altri sensi - ha spiegato Zaira Cattaneo, Bicocca, Milano, che con Tomaso Vecchi ha pubblicato per Mit Press un libro con tutti gli studi pubblicati sull'argomento - il cervello è un ottimo economo: non lascia inutilizzata materia grigia. E allora i neuroni di questa parte del cervello imparano a rispondere ad altri segnali, uditivi, tattili, olfattivi. Lo si è scoperto con la risonanza magnetica funzionale (Mri) o la tomografia a emissione di positroni (Pet) che rilevano l'attivazione della corteccia occipitale mentre la persona cieca assolve un compito tattile (come la lettura Braille o il riconoscimento tattile di oggetti, etc) o uditivo (discriminare l'altezza dei suoni, etc). Non solo, ma ci sono studi che dimostrano come la corteccia occipitale nei non vedenti si attivi anche durante compiti puramente linguistici o di memoria verbale, quindi per funzioni cognitive di alto livello, non solo quindi durante compiti percettivi più o meno impegnativi».

Questa plasticità, detta cross-modale, si realizza maggiormente in individui nati senza la vista o che l'hanno persa prestissimo. In individui divenuti ciechi più avanti nella vita si riscontra in misura minore. Si osserva anche una plasticità intra-modale. «Riguarda regioni della corteccia che già elaboravano quel segnale sensoriale, e che dopo la perdita lo fanno in maniera "amplificata" - conclude Cattaneo - la zona di corteccia dedicata alla sensibilità delle dita può espandersi nei non vedenti, che usano di più l'esplorazione tattile e in cui sono più abili. Questi fenomeni di plasticità corticale hanno un riscontro funzionale: i ciechi generalmente mostrano maggiori capacità di discriminazione tattile, uditiva e olfattiva».

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L'Adige del 30-01-2014

Riabilitazione per ipovedenti "Un'esplosione di domande"

TRENTO. Secondo i dati dell'Oms gli ipovedenti, ossia coloro che hanno un visus nell'occhio migliore compreso tra 1/20 e 3/10, erano 52 milioni nel 1972 e saranno 220 milioni nel 2020. Numeri enormi che danno l'idea di quanto il problema sia diffuso. Causa principale è l'invecchiamento della popolazione. Di fronte a questa drammatica esplosione di numeri, e al fatto che bloccare o migliorare in alcune situazioni è possibile, a Trento la Provincia ha deciso di affidare alla cooperativa sociale Onlus Irifor la gestione della fase riabilitativa che viene effettuata nel nuovo Centro di via Malvasia. Un servizio per il quale la Provincia eroga circa 200 mila euro all'anno di finanziamento.

Al Centro, grazie a particolari tecniche e all'ausilio di numerosi specialisti, viene data la possibilità a molti ipovedenti di riacquistare qualche decimo di vista che in termini di autonomia, in alcuni casi, è un'enormità.

Responsabile della parte oculistica, dopo il suo pensionamento dall'Azienda sanitaria, è l'ex primario dell'ospedale S. Chiara, il dottor Mauro De Concini. «All'ospedale ho avuto modo di seguire la parte diagnostica e la cura. Ora mi occupo di questa terza fase di approccio alla malattia. In pratica le persone si rivolgono al Centro per la riabilitazione dopo aver concluso la fase della cura». La maculopatia è tra le principali cause della perdita visiva degli anziani. Oggi esiste un trattamento, molto costoso, per arrestare la malattia. A volte, però, i decimi che rimangono sono pochi. «Fino a prima dell'esistenza del Centro i trentini o andavano fuori provincia o non facevano nulla. Con la realizzazione di questo Centro le cose sono cambiate. Lo scorso anno sono stati seguiti in via Malvasia circa 60 pazienti - spiega De Concini - ma quest'anno pensiamo di raddoppiare, se non triplicare questi numeri. Grazie ad una moderna tecnica di stimolazione delle cellule retiniche funzionanti il paziente in molti casi aumenta la capacità visiva da uno a tre decimi e riduce così la propria disabilità. Ovviamente le cause del calo del visus possono essere numerose: si va dal glaucoma alla retinopatia diabetiche, fino alle malattie degenerative e l'ictus».

Al centro lavorano varie professionalità: oculista, ortottista, psicologo, neurologo e un esperto in ausili.

«Non tutte le persone che si rivolgono a noi sono idonee ad iniziare un trattamento riabilitativo - puntualizza il presidente della cooperativa Irifor, Ferdinando Ceccato - e per questo viene fatta una iniziale valutazione. Il nostro obiettivo non è solo bloccare la malattia, ma anche aumentare l'autonomia del soggetto. Se non è possibile con la riabilitazione si offrono altre strade. Va anche detto che le persone che si rivolgono a noi non pagano le terapie e gli ausili previsti dalla legge. L'Azienda sanitaria se ne fa carico».

Al Centro, oltre che vari strumenti per la misurazione della vista, è presente anche una macchina per la microperimetria, ossia per la valutazione del residuo visivo. «È l'unica macchina di questo genere presente in provincia», spiega De Concini ribadendo quanto il fenomeno degli ipovedenti sia destinato ad esplodere nei prossimi anni. «Se oggi gli ipovedenti gravi, sotto i 3 decimi, sono circa mille in Trentino, nei prossimi anni diventeranno 6-7 mila», avvisa. Un ciclo di riabilitazione dura circa 10 sedute che vengono effettuate ogni sei mesi o un anno a seconda del paziente. «Il Centro - puntualizza poi De Concini - collabora con Neuroscienze a Rovereto, con Mattarello e anche con il Polo nazionale del Gemelli di Roma con il quale stiamo lavorando per un percorso omogeneo. Noi, rispetto a molti altri Centri, siamo partiti tardi ma con una tecnologia all'avanguardia».

di Patrizia Todesco

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Superando.it del 28-01-2014

Nuove tecnologie in Sanità: l'Italia a fondo classifica

Intervista di Laura Sandruvi a Roberto Buccini.

Come sta l'Italia, in àmbito di soluzioni digitali e nuove tecnologie in Sanità? Per niente bene, purtroppo, soprattutto a fronte dei grandi progressi effettuati da alcuni Paesi e in genere dalla maggior parte dell'Europa. «L'Italia - spiega in questa nostra intervista Roberto Buccini di Econocom Italia - tende a spendere poco per la salute e a investire al minimo. Ma oggi un cambio di rotta è non solo auspicabile, bensì necessario»

Oggi parliamo di E-Health e Virtual Health, ovvero di soluzioni digitali e tecnologiche in Sanità. Lo facciamo con Roberto Buccini, Strategic Alliance Director di Econocom Italia, noto gruppo leader europeo, indipendente, nel settore dell'ICT (le tecnologie dell'informazione e della comunicazione), che fornisce e gestisce servizi informatici a svariate aziende continentali. E il quadro italiano che ne emerge non è certo confortante...

Come si pone lo scenario italiano rispetto all'Europa in merito alla Virtual Health?

«Non bene purtroppo. L'Italia vive una situazione di stallo, soprattutto a fronte dei grandi progressi effettuati nel campo da alcuni Paesi e, in genere, dalla maggior parte dell'Europa.

Secondo l'Osservatorio ICT in Sanità del Politecnico di Milano, la spesa ICT per la Sanità in Italia nel 2012 è stata complessivamente di 1,23 miliardi di euro (21 euro per abitante), vale a dire il 5% in meno rispetto allo scorso anno e l'1,1% del totale della spesa sanitaria pubblica.

Il nostro Paese tende a spendere poco per la salute e a investire al minimo, un quadro che si riflette anche sulla qualità dei servizi erogati. Basti pensare che in soli tre anni il nostro sistema sanitario è passato dal 15° al 21° posto per qualità, tra i trentaquattro Paesi che sono stati censiti dall'Euro Health Consumer Index 2012. Non solo inseguiamo Stati tradizionalmente all'avanguardia, come ad esempio la Francia, il Regno Unito e l'Olanda, ma al momento ci troviamo in una posizione di inferiorità anche rispetto a Repubblica Ceca, Slovenia e Croazia».

I tagli alla Sanità italiana impongono una riorganizzazione del Servizio Sanitario Nazionale e forse investire in innovazione potrebbe rappresentare l'unico modo per migliorare il Servizio stesso. Ma noi siamo pronti? Vorrei un suo commento riguardo all'innovazione tecnologica a livello "culturale", visto il grande numero di persone anziane in Italia, con una scarsa abitudine all'informatizzazione. Penso ad esempio a quanto avviene negli Stati Uniti, ove più dell'80% dei medici curanti possiede un tablet per lavoro, strumento che invece in Italia viene spesso relegato al puro ruolo di "compila-ricette", come ha dichiarato qualche tempo fa anche il ministro della Salute Lorenzin, parlando di deospedalizzazione...

«Un cambio di rotta non solo è auspicabile, ma necessario. A fronte di un investimento iniziale magari leggermente più elevato rispetto alle prospettive, si potranno ottenere importanti benefìci.

L'Italia è oggi il Paese più longevo dell'Unione Europea, e conta la maggiore percentuale di persone al di sopra degli 80 anni di età, che nel 2060 si calcola saranno ben il 14,9% della popolazione complessiva. Investire in innovazione è a mio parere l'unica strada percorribile per favorire una maggiore efficienza dell'intero sistema, in termini di costi, prestazioni e con una prospettiva di medio-lungo periodo.

Il problema "culturale" può essere superato, soprattutto se consideriamo, ad esempio, l'elevatissima diffusione di device mobili, come smartphone e tablet, per i quali si sta preparando il terreno per un utilizzo sistematico legato alla Sanità digitale.

Secondo un recente studio realizzato in Francia dalla Società di Revisione Pricewaterhouse Coopers, una diffusione massiva di questi strumenti potrebbe contribuire a una gestione ottimizzata, sia delle malattie croniche, sia delle conseguenze legate all'invecchiamento della popolazione, due priorità a livello europeo. Senza dimenticare un significativo abbattimento dei costi, stimato in 99 miliardi di euro entro il 2017. Per essere pronti al cambiamento, bisognerà però tenere conto di tutta una serie di problematiche tecnologiche: garanzia della privacy e della sicurezza, processi di "alfabetizzazione" informatica su ampia scala, ammodernamento di infrastrutture spesso obsolete. Ma, soprattutto, dovrà essere superata la remissività tutta italiana a una progettualità di lungo corso, a fronte di investimenti solo a breve termine, e la resistenza al cambiamento da parte degli stessi operatori».

In Italia la spesa complessiva per la tecnologia ICT è pari all'1,1%, troppo bassa rispetto agli altri Paesi europei. Gli investimenti in ICT possono subire rallentamenti a causa della spending review, nonostante siano essi stessi una futura opzione di risparmio, ma quel che manca è soprattutto una vera e propria regolamentazione. Quali provvedimenti potrebbero essere utili, e in quali àmbiti?

«A questo proposito non ci sono più alibi. Servono fatti concreti, il coraggio di investire e una capacità da parte di tutto il sistema di gestire il cambiamento, tenendo ben presenti le eventuali criticità. Un atteggiamento, questo, che si tradurrebbe nell'adozione da parte del Governo di un provvedimento specifico per promuovere lo sviluppo dell'ICT in Sanità. Ad oggi tuttavia, solo poche Regioni italiane sono state in grado di adottare un approccio di ampio respiro su questo tema».

Potrebbe fornirci qualche dato relativo ai risparmi che arriverebbero grazie all'introduzione dell'ICT?

«I benefìci potrebbero essere estremamente significativi. Se infatti in Italia fossero applicate adeguate politiche di sviluppo dell'ICT in Sanità, secondo il Politecnico di Milano - attraverso investimenti pianificati - si potrebbe conseguire un risparmio di 15 miliardi di euro all'anno. In particolare, 1,37 miliardi di euro potrebbero essere risparmiati grazie alla Cartella Clinica Elettronica, 860 milioni con la digitalizzazione dei referti sanitari, 4,6 miliardi di euro grazie al servizio di ritiro e download digitale dei documenti. E non dimentichiamo il potenziale risparmio per i cittadini, quantificato in 7,6 miliardi di euro all'anno: 4,6 miliardi per i servizi di ritiro dei referti via web, 2,2 miliardi con soluzioni di telemedicina e assistenza domiciliare, 640 milioni con la prenotazione via web delle prestazioni, 170 milioni con la gestione informatizzata dei farmaci.

A queste soluzioni va doverosamente aggiunto il Fascicolo Sanitario Elettronico, la cui realizzazione sistematica, secondo un Rapporto Assinform, potrebbe portare a risparmi stimabili in oltre 2,2 miliardi di euro».

Concludendo, quindi, si può dire che oltre ad essere un problema economico, lo è anche a livello politico e culturale. Ma allora, quale dovrà essere la "cura migliore" per una sanità tecnologica?

«La cura migliore, a mio parere, è avere una visione di ampio respiro e guardare a quel che di buono è stato fatto all'estero. Pensiamo ad esempio alla Danimarca, che, secondo l'E-Health Action Plan della Commissione Europea, ha ridotto i costi nell'ordine di 120 milioni di dollari all'anno. Oppure agli Stati Uniti, ove lo sviluppo ottimizzato dell'accettazione ambulatoriale ha portato a un risparmio di 7,5 miliardi di dollari tra il 2008 e il 2011. Anche Francia e Belgio, poi, stanno puntando sullo sviluppo dell'E-Health. Come Econocom, ad esempio, abbiamo implementato in alcuni ospedali tecnologie complesse di geolocalizzazione dei pazienti e del personale, strumenti di registrazione degli interventi all'interno delle sale operatorie, e archiviazione digitale di tutti i dati.

Va detto, per altro, che nemmeno in Italia mancano esempi virtuosi: mi riferisco ad esempio al lavoro portato avanti da alcune aziende ospedaliere per la prescrizione di medicinali da medico a paziente, mediante computer portatile collegato alla rete wireless, con riconoscimento di farmaci e preparati tramite lettura ottica dei rispettivi barcode da parte del personale sanitario, il tutto con significativi vantaggi in termini di efficienza e sicurezza.

Non da ultimo, vorrei infine citare la presenza di alcuni importanti progetti in fase sperimentale e dalle grandi potenzialità. Ad esempio noi stessi abbiamo avviato una collaborazione con l'Istituto Mario Boella di Torino per la promozione di soluzioni digitali in ambito sanitario. Uno di questi progetti si chiama Adamo, un device basato su un terminale wireless integrato all'interno di un orologio, che tramite una stazione di controllo è in grado di rilevare alcuni parametri fisiologici della persona che lo indossa (temperatura cutanea; movimenti della mano e del polso; battito cardiaco; informazioni sull'ambiente circostante). Un dispositivo che - se applicato su larga scala nell'àmbito di un piano di sviluppo condiviso - potrebbe contribuire a importanti benefìci nello sviluppo del settore».

Roberto Buccini è Strategic Alliances Directori di Econocom Italia.

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Repubblica.it del 15-01-2014

Un navigatore per non vedenti. Bocelli mette al lavoro il Mit

Sistemi elettronici che aumentano l'autonomia delle persone prive di vista. Il primo prototipo segnala ostacoli sul cammino, legge cartelli e riconosce gli amici.

BOSTON. Non ho pensato alle mie esigenze, io sono un privilegiato. Ho pensato ai tanti non vedenti come me che vivono in città, hanno problemi ad andare al lavoro, a fare la spesa e recarsi dagli amici, che hanno bisogno sempre di qualcuno che li accompagni. Così, quando tre anni fa, dopo un concerto, ho avuto la fortuna di incontrare, qui a Boston, Munther Dahleh, professore del Massachussets Institute of Technology (Mit), gli ho chiesto se potevano realizzare uno strumento che rendesse i non vedenti in grado di assolvere le incombenze della vita, senza dipendere più dagli altri. E concedersi il desiderio di essere, come tutti, da soli ogni tanto. Mi rispose come Obama, "Yes, we can". Mi allargò il cuore. Da allora ho un motivo in più per cercare di cantare al meglio, per raccogliere i fondi per sostenere il lavoro degli scienziati». Così Andrea Bocelli, in un'aula cristallo e acciaio del Mit a Boston, ha raccontato come, insieme al centro di ricerca tecnologica più famoso del mondo, abbia avviato una collaborazione che in tre anni ha fruttato già un prototipo, che, appeso al collo, rende più autonomo un non vedente (le funzioni sono illustrate nell'interattivo). Un incontro quello organizzato a Boston che ha ricevuto il patrocinio del ministero degli Esteri nell'anno della Cultura italiana negli Usa e vede la partecipazione di ricercatori statunitensi e di numerose università italiane (Pisa, Firenze, Milano-Bicocca, Cà Foscari, Palermo e Scuola Superiore Sant'Anna).

I risultati raggiunti, e i problemi ancora da risolvere, sono stati illustrati di recente dal responsabile del laboratorio di Tecnologia assistiva del Mit, Seth Teller. In sintesi il prototipo, al momento ancora un nudo telaio di metallo grande come uno zainetto, dove i vari componenti possono essere facilmente montati e rimossi, individua gli ostacoli sul cammino, riconosce i volti di persone conosciute e fornisce informazioni su distanza e direzione in cui si muovono, individua nell'ambiente circostante cartelli e scritte presenti e le legge. «Abbiamo risolto il problema della trasmissione delle informazioni al non vedente - ha spiegato Teller - attraverso un sintetizzatore vocale, come nei sistemi di navigazione satellitare. Ma l'udito per il non vedente è un canale sensoriale prezioso che è bene non "ingolfare" con una voce. Per questo abbiamo studiato una tavoletta la cui superficie mobile si "anima" delineando lettere, simboli Braille o di qualunque altro tipo o immagini da leggere col tatto. La difficoltà ora è dotare il prototipo delle funzioni del cervello».

E sì, perché se l'occhio, inteso come la parte del prototipo che legge le scritte e le trasmette al non vedente, si può considerare fatto, ora gli va dato un cervello che gli indichi dove sono le scritte importanti, quali invece ignorare, quali leggere prima delle altre. Ma non conoscendo come il cervello umano affronti questi problemi, non si sa che cosa "copiare".

Lo stesso limite per i volti. Un video ha mostrato un non vedente equipaggiato col prototipo che, incontrando una persona in un corridoio, la saluta per primo, chiamandola per nome. «Il non vedente non può cercare nessuno, può solo aspettare di essere cercato», ha ricordato David Hayden, il giovane dottorando che sta lavorando sul riconoscimento dei volti. Ma per raggiungere la capacità di riconoscere amici e conoscenti in una riunione o in una folla in movimento e in tempo reale, anche in questo caso, bisogna sapere come opera il cervello.

Per questo Laura Giarrè dell'università di Palermo, coordinatrice scientifica del programma Challenges, sostenuto dalla Fondazione Andrea Bocelli (Abf), che sta sviluppando il prototipo, ha organizzato e presieduto al Mit anche un confronto tra scienziati che sviluppano sistemi di ausilio a non vedenti, "occhi elettronici" per robot e sonde spaziali, e neurofisiologi che indagano sulla visione provenienti da vari centri di ricerca degli Stati Uniti e di molte università italiane (una sintesi di questi studi nell'articolo in alto a destra).

Infine Bocelli, insieme al presidente del Mit Rafael Reif, e all'ambasciatore italiano negli Usa Claudio Bisogniero, ha aperto nel pomeriggio anche il workshop del secondo programma sostenuto da Abf "Break the Barriers" che si occupa di lotta alla povertà. Il presidente di Abf Laura Biancalani, i project managers haitiani della Fondation Saint Luc, partner di Abf per l'intervento in Haiti e membri dell'Abdul Latif Jameel Poverty Action Lab (Jpal), centro di ricerca sempre del Mit che studia come rendere efficaci gli interventi umanitari nei paesi poveri e non solo. È noto infatti che l'invio di soldi, alimenti e altre risorse "a pioggia", senza individuare prima degli obiettivi, le strategie per raggiungerli e soprattutto verificare i risultati, spesso non dà alcun beneficio ed a volte, anzi, peggiora la situazione. Nel workshop sono stati analizzati i risultati sinora ottenuti ad Haiti su acqua e educazione.

di Arnaldo D'Amico

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SuperAbile.it del 30-01-2014

"Arianna", il bastone virtuale per non vedenti

PALERMO. E' ispirata al mito di Arianna e Teseo nel labirinto del Minotauro la app creata per i non vedenti da un gruppo di ricercatori dell'università di Palermo. L'applicazione è stata presentata a Boston nell'ambito di una giornata organizzata dalla fondazione Andrea Bocelli e dal MIT Massachusset Institute of Thecnology, alla presenza di scienziati di fama internazionale nella riabilitazione e nelle tecnologie di assistenza ai non vedenti.

Protagonisti, neuroscienziati e scienziati delle tecnologie dell'informazione, al lavoro per comprendere le funzioni della visione e sviluppare soluzioni innovative per aumentare l'indipendenza dei non vedenti e migliorare il loro inserimento sociale. "Una conferma della capacità dell'ateneo di fare ricerca ad alto livello - dice il rettore Roberto Lagalla - il mio plauso a questa équipe che ha unito la spinta all'innovazione con la vocazione internazionale, i due pilastri per mettere a frutto con successo le ricerche maturate nelle aule universitarie".

L'evento è stato organizzato da Laura Giarré del dipartimento DEIM dell'Università di Palermo che è anche coordinatore scientifico e membro dell'Advisory Board della Fondazione Andrea Bocelli. Accanto a lei, nel gruppo di lavoro, Pierluigi Gallo, Ilenia Tinnirello, Domenico Garlisi, Daniele Croce e Adriano Fagiolini.

"I non vedenti vivono in un labirinto buio - spiega Pierluigi Gallo - e l'unico modo per uscire è creare una mappa virtuale dell'ambiente. Il sistema Arianna, acronimo di "pAth Recognition for Indoor Assisted NavigatioN with Augmented perception", svolge proprio questo compito. L'applicazione sfrutta la fotocamera dello smartphone per individuare un tracciato sul pavimento, mentre l'utente mantiene un dito sullo schermo. Quando la linea arriva a trovarsi sotto il dito, il dispositivo vibra. Muovendo lo smartphone, il non vedente può seguire la linea, nello stesso modo in cui userebbe un bastone. Lungo il percorso possono essere posizionati dei QR code che danno all'utente altre informazioni, come la presenza di bar, negozi o toilette". Le app esistenti per la navigazione pedonale forniscono indicazioni audio sui percorsi, ma in alcuni casi l'ascolto è reso difficoltoso dai rumori esterni. Inoltre, il Gps non funziona all'interno degli edifici.

L'app messa a punto dai ricercatori di Palermo risolve questo problema. Laura Giarrè è anche coordinatice del progetto "Challenge", sostenuto dalla fondazione Andrea Bocelli, che sta sviluppando il prototipo di un altro sistema innovativo che segnala ostacoli sul cammino, legge cartelli e riconosce gli amici. Si tratta di un dispositivo che, appeso al collo di un non vedente, riesce a migliorare sensibilmente l'autonomia di movimento dei non vedenti e le loro relazioni con l'esterno.

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Superando.it del 20-01-2014

Dispositivi tattili per non vedenti: un progetto europeo

GENOVA. Ha preso ufficialmente avvio, presso l'Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) di Genova, il progetto europeo triennale denominato BLINDPAD, dedicato alla realizzazione di dispositivi per ipovedenti e non vedenti che stimolano il senso del tatto, permettendo di migliorare la fruizione di informazioni grafiche e, di conseguenza, la qualità della vita delle persone che soffrono di gravi disturbi della vista, attraverso una tecnologia unica nel suo genere.

L'iniziativa si sviluppa nell'àmbito del programma della Commissione Europea ICT Work programme 2013 del Settimo Programma Quadro e vede impegnato un consorzio internazionale composto da istituti di ricerca, di riabilitazione e aziende, coordinato dal citato IIT di Genova.

BLINDPAD è l'acronimo di Personal Assistive Device for Blind and visually Impaired people ("Dispositivo assistivo personale per ciechi e ipovedenti") e si pone l'obiettivo di introdurre nuove superfici touchable nei dispositivi digitali mobili, in grado di trasmettere appunto contenuti grafici semplici attraverso sensazioni tattili. Il nuovo strumento sarà concepito in tutti gli aspetti chiave necessari alla realizzazione di un oggetto pratico e trasferibile nella vita delle persone con disabilità: nuovi materiali, un disegno che risponda alle esigenze degli utenti, efficienza energetica e costi contenuti.

Nell'era del web e dei dispositivi elettronici moderni, infatti, è diventato difficile, per le persone con gravi disturbi visivi, approcciarsi e utilizzare i contenuti grafici veicolati da strumenti che favoriscono il senso della vista. BLINDPAD vuole dunque realizzare un'alternativa, sfuttando il senso del tatto, per trasmettere le informazioni grafiche necessarie a comprendere concetti astratti (quali ad esempio quello della forma geometrica) o ad acquisire informazioni sull'ambiente circostante (ad esempio la presenza e localizzazione di una porta).

La superficie del dispositivo sarà costituita da una griglia di elementi indipendenti che permetteranno di programmare e variare la forma rappresentata, sollecitando la sensibilità tattile e permettendo all'utente di percepire la figura.

«BLINDPAD - dichiara Luca Brayda, ricercatore all'IIT di Genova e coordinatore del progetto - coinvolge competenze scientifiche differenti e istituti che hanno come obiettivo delle loro attività il miglioramento della qualità della vita delle persone con disabilità. Il nostro scopo è quello di sviluppare una nuova classe di dispositivi digitali che stimolino il senso del tatto, progettati per favorire l'inclusione sociale attraverso un uso mirato ed efficace delle sensorialità residue. Possiamo sfruttare tutti gli aspetti positivi che l'interazione tra uomo e macchina porta per lo sviluppo della conoscenza, e applicarlo al potenziamento delle tecnologie applicate all'istruzione».

BLINDPAD, dunque, potrà essere collegato a dispositivi mobili già presenti sul mercato ed è destinato a diventare un ausilio utile a migliorare la conoscenza e anche l'indipendenza delle persone affette da disabilità visive, aumentando potenzialmente anche le loro possibilità di impiego e di inserimento sociale.

All'IIT il progetto sarà seguito dagli scienziati della sede centrale a Genova - nello specifico dei Dipartimenti di Robotics, Brain and Cognitive Sciences e di Nanofisica - nonché del Centro per le Nanotecnologie Biomolecolari a Lecce.

Gli scienziati si occuperanno sia dell'interazione tra l'utente finale e il dispositivo BLINDPAD, sia della realizzazione di parte della matrice di stimolatori tattili.

Da ultimo, ma non certo ultimo, va ricordato che il partner italiano del consorzio è l'Istituto per la Riabilitazione delle Disabilità Visive David Chiossone di Genova, che avrà un ruolo centrale nell'interazione tra ricercatori e persone con disabilità. Grazie a questa partnership, infatti, il prototipo BLINDPAD sarà concepito e verificato nella sua efficacia direttamente con i potenziali utenti.

Altri partner sono poi l'Ecole Polytechnique Fédérale de Lausanne (EPFL) in Svizzera, GeoMobile GmbH in Germania, Fundacja Instytut Rozwoju Regionalnego (FIRR) in Polonia e ATEKNEA Invention and Research Centre Ltd. in Ungheria. (F.G. e P.I.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: Ufficio Stampa Istituto David Chiossone di Genova, gardella@studiocomunicazionegardella.it.

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Famiglia Cristiana del 04-01-2014

Sul Diamante bendati

Il baseball giocato da ciechi è uno sport ancora poco noto, ma è difficile immaginare quanto bene si possa giocarci senza vedere. Nel 2014 ricorrono i 20 anni da quando è nata la disciplina.

ROMA. «Eravamo sotto di quattro punti: all'ultimo inning stavamo perdendo 7 a 3 e invece abbiamo vinto 8 a 7, una rimonta quasi impossibile e forse la più bella vittoria della stagione. È stata una partita decisa all'ultimo lancio ed era solo la semifinale, arrivati in finale ci sentivamo invincibili». Alfonso Somma, capitano degli All Blinds di Roma, non può dimenticare la semifinale giocata contro i Lampi di Milano, attuali Campioni d'Italia, che ha aperto le porte della finale contro i Thunders 5 di Milano e spianato la strada verso la Coppa Italia 2013.

Siamo sul diamante, così viene chiamato il campo da baseball, ma non è la Major League Usa o lo Yankee Stadium di New York, bensì Bologna dove si sono giocate semifinale e finale della Coppa Italia di quest'anno dell'Aibxc, l'Associazione Italiana Baseball per Ciechi, uno sport nato una ventina d'anni fa. «La prima partita è stata disputata nell'ottobre 1994 a Casalecchio di Reno tra i Bologna White Sox e l'Aquilone Empoli Red Sox. Quest'anno celebriamo il ventennale», dice Alberto Mazzanti, presidente dell'Aibxc, intervenuto a Roma in occasione della premiazione della squadra degli All Blinds per la Coppa Italia appena vinta, nella sala della Protomoteca in Campidoglio. Premiazione voluta dall'Assessore alla Qualità della Vita, Sport e Benessere Luca Pancalli.

Le fasi sono le stesse del baseball classico.

È un gioco che nasce dalla volontà di ex giocatori di caratura mondiale come quelli della mitica Fortitudo di Bologna degli anni '60 e '70, tra loro in particolare Alfredo Meli, scomparso tre anni fa, che vinse con la Fortitudo tre Scudetti e una Coppa Campioni.

«La prima cosa che fece per adattare il baseball ai non vedenti», continua Somma, «fu quella di togliere il lanciatore perché per noi era impossibile colpire al volo. La palla viene messa in gioco un po' come nel servizio del tennis, è lo stesso battitore a tenerla con una mano e battere con l'altra, in gergo viene detto "fungare". La dinamica è molto simile a quella del baseball classico con degli adattamenti, ad esempio la prima base è dotata di un clacson sotto al cuscino per indicare al battitore la direzione verso cui correre. Il giocatore deve aggirare la prima base e dirigersi subito verso la seconda, dove c'è in posizione leggermente arretrata un assistente che batte delle palette di legno sempre con lo scopo di indicare la direzione. L'udito è un senso fondamentale per questo sport. La palla messa in gioco per essere buona deve cadere in una porzione di campo dove sono schierati i difensori della squadra avversaria e all'interno della palla ci sono dei sonagli per aiutare a localizzarla, questi quando la prendono lanciano verso l'unico giocatore vedente che si trova in seconda base e deve riceverla. Le fasi sono le stesse del baseball classico, con le squadre che si alternano in difesa e attacco a ogni inning, si cambia inning ogni tre giocatori eliminati».

Tutti giocano con una mascherina sugli occhi.

«La fase che preferisco è quella di attacco», aggiunge Matteo Salandri, che gioca negli All Blinds, «e in particolare il tratto tra prima e seconda base perché è completamente libero da ostacoli e si può raggiungere la massima velocità. I giocatori hanno tutti una mascherina sugli occhi, sono cioè bendati, questo perché è possibile che alcuni abbiano un residuo visivo maggiore di altri ed è necessario uniformare l'abilità di tutti».

Gli atleti diversamente abili sono prima di tutto atleti.

«L'associazione del baseball per ciechi è stata trasferita all'interno della Fibs, Federazione Italiana Baseball e Softball», dice l'assessore Luca Pancalli, nonché presidente del Comitato Italiano Paralimpico, il Cip, durante la cerimonia di premiazione, «e questo è un risultato di cui sono soddisfatto: va sotto il segno di un'attività normalizzante riconducendo le federazioni sportive paralimpiche sotto le stesse federazioni dei normodotati, pur mantenendo la loro specificità. Lo sport è sempre sport, e gli atleti diversamente abili sono prima di tutto atleti. Voi siete l'esempio che quando ci viene data la possibilità di esprimerci nelle nostre disabilità siamo in grado di fare cose inimmaginabili, dimostrando a una società civile spesso disattenta il diritto di tutti a esprimere le proprie possibilità. Così partendo dal nulla avete realizzato qualcosa di grande».

Il campionato italiano è composto da otto squadre.

«Oggi il Campionato italiano è composto da otto squadre e c'è una notevole attività anche a livello internazionale», spiega Mazzanti. «La più grande cosa che avete fatto è stato vivere la vita in modo diverso, ci avete insegnato che non c'è disabilità se non nella testa e che tutto può essere normale».

Gli All Blinds fanno parte della Polisportiva Uici di Roma di cui è presidente Marco Guardati: «Questi ragazzi hanno sacrificato il loro tempo per lo sport», dice, «venendo agli allenamenti con il freddo e con il caldo, sporcandosi di fango, sudando e prendendo l'influenza. A loro e ai volontari va il mio ringraziamento».

Essere allenatore di una squadra così può dare grandi soddisfazioni.

C'è anche il punto di vista degli allenatori, rappresentati da Fabio Azzaro, ex giocatore di baseball, che spiega come allenare questi ragazzi sia un'attività di frontiera: «Sul baseball classico c'è un know how e una quantità di letteratura spaventosa, soprattutto dagli Stati Uniti. Per il baseball giocato da ciechi no, e quindi ogni movimento, ogni cosa va inventata e perfezionata, c'è molta sperimentazione dal punto di vista sportivo. Ad esempio, lo stesso movimento di battuta, che normalmente è orizzontale, sta subendo notevoli variazioni: molti giocatori hanno provato un movimento diverso, dall'alto verso il basso, che dà risultati migliori. Inoltre l'udito è fondamentale, eppure allenarlo è difficile, non c'è una tecnica collaudata. Come si fa? Questo è davvero un territorio di frontiera e quello che scopriamo dal punto di vista sportivo può avere delle sinergie con la ricerca per la vita quotidiana, per migliorare la risposta sensoriale. Senz'altro posso affermare che essere allenatore di una squadra così può dare grandi soddisfazioni».

di Alessandro Micci

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MetroNews.it del 19-01-2014

Maria no limits. Cieca e campionessa

ROMA. Maria Ligorio è sconosciuta ai più, ma è una leggenda tra gli sportivi disabili. Non vedente totale dall'età di un anno, ha iniziato a correre nel 1989. È stata campionessa italiana sui 100 e 200 metri indor e assoluti. Nel 2013, nell'arrampicata sportiva ha conquistato il titolo italiano paraclimbing e la medaglia d'argento nella Coppa Italia.

Da quando fai sport? Cosa significa sport per una persona con disabilità?

Da quando avevo quindici anni. Lo sport per un disabile racchiude un mondo di cose, favorisce la consapevolezza dei propri limiti. Per un non vedente è un valore aggiunto, è la libertà, la padronanza dello spazio e del proprio movimento. Sembra scontato ma nella normalità chi vede imita, ha un termine di paragone negli altri; chi non vede deve capire.

Perché dopo la corsa hai scelto l'arrampicata sportiva, il free climbing?

L'associazione disabili "Roma 2000", alla quale appartengo, è costantemente alla ricerca di nuovi sport ed attività da proporre ai disabili visivi. Io ho voluto fare da "cavia". Poi mi sono appassionata ed è è venuto fuori il mio carattere di agonista .

Scusa se te lo chiedo, ma non è una disciplina un pò strana e particolare per una non vedente?

È uno sport particolare, non a caso è solo da pochi anni praticato dai non vedenti, ma se non sperimentiamo noi chi deve farlo?

Che sensazioni ti da praticare questo sport?

L'arrampicatore è sempre in sicurezza, questa consapevolezza mi fa sentire libera. Conta salire, null'altro.

Lo ritieni pericoloso e lo consiglieresti ad altri diversamente abili?

Lo sport in se non è assolutamente pericoloso. Ovviamente va affrontato nella giusta maniera e con i dovuti accorgimenti.

Prossimi obiettivi?

Vedremo, per ora mi piacerebbe confermare il mio titolo italiano.

di Umberto Silvestri

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Superando.it del 16-01-2014

La rabbia e la vitalita' di Gianfranco Berardi

di Simone Fanti

Un irriverente schiaffo all'Italia, un Paese che non vuole vedere al di là della crisi o «delle crisi, visto che dagli Anni Settanta non ce ne siamo persa nemmeno una», chiosa Gianfranco Berardi, attore tarantino non vedente che, con la sua compagna di vita e di palcoscenico Gabriella Casolari, porta in scena in questi mesi lo spettacolo In fondo agli occhi.

La coppia, sul palco, ha deciso di mescolare generi (drammatico, cabarettistico, metateatro) e registri (realistico, con un italiano colloquiale e concettuale, con una prosa più ricercata, forbita e a tratti poetica) e di sfruttare la disabilità come lente attraverso cui leggere l'italianità. La cecità diventa così «un filtro con cui analizzare il contemporaneo - spiega l'attore - la condizione di un intero Paese, rabbioso e smarrito, che brancola nel buio alla ricerca di una via d'uscita».

Rabbia e rassegnazione, affetto e odio, molti sono gli spunti - e le storie di vita brevemente accennate - nei 55 minuti di spettacolo, ma su un paio mi sono soffermato a pensare maggiormente: la rabbia e l'eterna lotta interiore tra la voglia di autonomia e il bisogno di protezione e accudimento. Due caratteristiche che - a mio avviso - descrivono molto dell'intimità delle persone con disabilità. E che lo spettacolo di Berardi mette in particolare luce attraverso riferimenti autobiografici. L'attore, infatti, è diventato cieco all'età di 19 anni a causa di una mutazione genetica e la disabilità che ne è derivata è stata uno stimolo per l'introspezione, per rimettersi in gioco, cambiare radicalmente la propria vita.

«Se da una parte - spiega Berardi - nutrivo la forte volontà di spiccare il volo dal nido creato dalla famiglia, dall'altra c'era la paura di mettere il bastone fuori dall'uscio di casa». Berardi ha varcato quella soglia e ha incontrato il teatro. E ora, dopo quindici anni, in un processo catartico, per lui e per il pubblico, libera la sua rabbia, ma anche la sua carica di vitalità sul palco.

«La rabbia - dice - è un sentimento negativo che si alimenta anche grazie a domande autolesioniste che tutti, per un motivo o per un altro, ci poniamo ("Perché proprio io?"). Contribuisce poi l'immaginazione e la supponenza che ci fanno più grandi di quello che siamo. Il famoso "se avessi la vista sarei riuscito a...", "se la mia disabilità non mi avesse limitato sarei diventato...". "Sarei che?": domanda retorica che non conduce a nulla se non all'insoddisfazione, alla nevrosi o alla rassegnazione».

E ancora una volta succede che la disabilità - un po' come accade nello spettacolo - diventa specchio di una società sempre più incattivita. Guardatevi intorno e scorgerete che questa nevrotica insofferenza affiora vigorosa in tutti gli ambienti. E sempre più spesso accanto alla maleducazione.

Se nella disabilità il "voglio, ma non posso" è costituito da limitazione di carattere fisico, sensoriale o intellettivo, per la società ha un carattere differente. Siamo attorniati da stimoli e vere e proprie pulsioni che non riusciamo a soddisfare: l'handicap è il non avere il riconoscimento e il successo che, nella nostra mente, ci spetta di diritto. La presunzione del diritto, mi verrebbe come slogan.

Come il diritto all'amore, genitoriale o di un compagno o compagna. Una forza distruttiva che troppo spesso tiene lontano anche chi vorrebbe avvicinarsi o che lo fa in punta di piedi per poi ritrarsi. Un po' come accade quando si vuole accarezzare un cane e questo per paura mostra i denti. Semplice autodifesa istintiva, in questo caso. Ma non giustificabile nel caso di persone pensanti. Una rabbia che non si riesce, o non si vuole, reprimere, con la scusa che la disabilità giustifica tutti i comportamenti.

«Ogni tanto - racconta Berardi - passeggio con un amico non vedente come me, una persona che non ha ancora trovato il modo di sfogare quella cattiveria interiore che lo divora. Basta che qualcosa si frapponga al suo cammino - fosse anche un semaforo -, che esplode in improperi. E io mi diverto a prenderlo in giro, tanto per esorcizzare questo sentimento».

***

Testo già apparso in "InVisibili", blog del «Corriere della Sera.it» (con il titolo "Berardi e la rabbia, tra palco e realtà"). Viene qui ripreso, con alcuni riadattamenti al diverso contenitore, per gentile concessione.

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l'Adigetto.it del 28-01-2014

Quel di piu' che vede un cieco

«Per un cieco, attraversare la strada non è facile se il semaforo non emette segnali sonori, per un sordo rispondere alla chiamata in un ambulatorio medico diventa un'impresa, per un anziano salire su un mezzo di trasporto non è semplice, e nemmeno per un giovane studente dislessico è agevole studiare sui libri di testo. Sono tante le barriere, non solo fisiche, che si potrebbero eliminare. Le più resistenti, subdole, sono quelle culturali: se ne sente spesso parlare ma ci si convince che siano sempre in carico ad altri, meno illuminanti e disponibili di noi». Sono parole tratte dall'ultimo libro di Mauro Marcantoni nel quale affronta, con un taglio originale, il tema della disabilità (in particolare di quella sua, autobiografica, della cecità) vista con una prospettiva nuova. Il volume, uscito in questi giorni per i tipi dell' editrice Erickson di Trento, s'intitola «Vivere al buio» (14 euro) e lungi dall'essere una biografia costruita sulle difficoltà esistenziali di un cieco, si offre come riflessione sul rapporto tra «normalità» e «disabilità» e l'ipocrisia che spesso sottende queste due dimensioni del vivere umano: «Nessuna condizione di normalità - scrive l'autore - può essere adottata come riferimento universale perché non è l'unica e ancor meno immutabile nel tempo».

Marcantoni è sociologo e giornalista, promotore culturale, autore di una variegata produzione pubblicistica e, soprattutto, «uomo delle istituzioni» che lo ha visto collaborare con enti provinciali, a partire dalla Trento School of Management, di cui è direttore generale dal 2007. Biografia d'eccellenza la sua, vissuta «al buio», senza l'aiuto «del più prezioso dei cinque sensi», la vista, e proprio per questo emblematica di un'emancipazione possibile.

Il volume è dedicato ai ciechi, ovvero a quel «popolo silenzioso, poco appariscente, fortemente impegnato nel superare i propri limiti attraverso un tenace esercizio degli altri sensi, l'udito e il tatto in particolare, ma soprattutto attraverso la capacità di rimodellare il proprio modo di essere e di pensare». Ma il lavoro è soprattutto pensato per quelle persone vedenti interessate a migliorare la loro concezione della normalità.

«La proposta di Marcantoni - scrive il presidente nazionale Unione italiana ciechi Tommaso Daniele, nella nota introduttiva - è una sorta di "cassetta degli attrezzi" utile per individuare, analizzare e tradurre in un linguaggio comprensibile quello che i vedenti devono capire dei ciechi, se vogliono relazionarsi creativamente e costruttivamente con loro. Ma anche quello che i ciechi devono capire dei vedenti per costruire una relazione reciprocamente soddisfacente e soprattutto capace di dare un proprio fattivo e originale contributo al senso della vita, e non solo di quella personale». L'obiettivo dell'autore è chiaro e complesso: superare qualche pregiudizio e proporre al lettore «un abbiccì», un sussidio di base per relazionarsi alla pari con un cieco. Per costruire con lui una «relazione vera», senza «le ansie e le paure che a volte possono assalire chi si rapporta alla disabilità e senza creare disagi o danni a chi non vede»; soprattutto, che non porti a confinare quella disabilità in «una "particolarità" tale da rendere inutile e fittizio quel rapporto umano che per sua natura deve essere reciproco». Scrive l'autore rivolgendosi direttamente al lettore: «Non voglio descrivere gli stati d'animo, i pensieri o le paure di un cieco. Voglio, invece, raccontare a te che ci vedi cosa puoi fare, come puoi risparmiarti l'imbarazzo di non sapere come comportarti quando mi incontri o incontri uno che come me non vede. Voglio spiegarti come fare a non metterti in difficoltà ed essere invece all'altezza della situazione, provare a darti indicazioni per costruire una vera relazione tra esseri umani che si scambiano, alla pari, informazioni, emozioni, esperienze. Voglio tentare di rendere esplicite le buone regole di un rapporto che non può, per non nascere zoppo, basarsi sull'idea che uno di noi può solo ricevere». Il libro, allora, si configura come una «specie di galateo» perché per «incontrare, parlare, lavorare, educare, vivere con un cieco, e per farlo con buona soddisfazione reciproca, è necessario sapere cosa significa non vedere, ma soprattutto è bene comprendere come comportarsi concretamente». Ma l'occasione è foriera all'autore per strutturare una riflessione più ampia sul tempo che stiamo attraversando, caratterizzato da uno strapotere dell'immagine, dentro il quale «i ciechi sono costretti ad imparare a vivere con quello che gli rimane, senza la vista, il senso che disegna e riproduce il mondo al servizio dell'uomo». Lo stesso, spiega l'autore, che oggi è il più bersagliato dalla spettacolarizzazione della nostra società, come se un senso sensibile come la vista avesse bisogno solo di emozioni forti, di immagini che enfatizzano la realtà al punto da renderla virtuale, artificiale e, sempre più spesso, incomprensibile. La cecità, allora, come occasione di riflessione: «La dittatura dell'immagine - annota ancora l'autore - si può combattere anche grazie ai suggerimenti forniti da chi vive nella sua assenza. I ciechi, dunque, come testimoni della possibilità - e dell'opportunità - di ripensare il mondo in cui viviamo».

Nelle 120 pagine del libro, Marcantoni va oltre, proponendo quattro messaggi validi, se letti in filigrana, sia per i ciechi sia per i vedenti. Il primo è quello di «ripartire dal linguaggio» con lo scopo di imparare a considerare un cieco semplicemente come tale, senza inappropriati sensi di pena, ma sforzandosi di considerarlo come una persona che vive in modo originale quella grande ricchezza che sta attorno alle immagini; il secondo è quello di «passare per l'ascolto» con lo scopo di stabilire una relazione con l'Altro; il terzo è quello di «riconoscere le proprie potenzialità», senza autocensure e senza inibire le proprie caratteristiche e capacità ancor prima della prova dei fatti; infine, Marcantoni propone di «accettare la varietà» per «scoprire le frontiere inesplorate della nostra vita quotidiana».

Quattro messaggi sorprendenti che aiutano a cogliere ciò che - citando il «Piccolo Principe» di Antoine de Saint-Exupéry - è invisibile agli occhi». Un approccio alle cose, o per meglio dire un modo di essere, «necessario per ripartire senza il giogo del limite, sensoriale, fisico o sociale poco importa, sapendo che successi e insuccessi dipendono dai meriti o demeriti del giocatore e non dagli svantaggi in un terreno truccato. Sapendo che l'obiettivo non è costruire un sistema percettivo e cognitivo incentrato sul limite, ma esattamente l'inverso».

di Alessandro Franceschini

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Disabili.com del 13-01-2014

Un dialogo nel buio per vedere con altri occhi

GENOVA. Sperimentare la realtà nelle sue mille sfaccettature e scoprire quello che, intorno a noi, ci sembra invisibile. E' questo l'obiettivo di Dialogo nel buio, una mostra immersa nel buio, che è quindi un percorso sensoriale per permettere ai visitatori di abbandonare la loro consueta percezione basata sulla vista, lasciandosi accompagnare da guide non vedenti alla scoperta della realtà che ci circonda, secondo una diversa prospettiva. Potere quindi a tatto, gusto, olfatto, e udito, per vedere con altri sensi.

Dialogo nel buio si trova a Genova, nella chiatta ormeggiata in Darsena a Calata De Mari. Il percorso, che si svolge in totale assenza di luce, accompagnati da guide non vedenti, prevede un "viaggio" di 45 minuti in più persone, e si rivolge anche a scuole e gruppi che vogliano sperimentare un nuovo modo di "vedere" la realtà, imparando così non solo ad affinare i propri sensi, ma anche a comprendere un po' meglio anche le difficoltà e le risorse delle persone che non vedono.

Dialogo nel buio in questo inizio d'anno presenta anche una importante novità: da oggi anche le persone in carrozzina, con disabilità o ridotte capacità motorie, potranno sperimentare questo percorso, grazie a un nuovo ascensore che permetterà di salire a bordo della Chiatta ormeggiata in Darsena, di fronte al Galata Museo del Mare. Sarà inoltre assicurata assistenza ai visitatori.

Da segnare in agenda, l'appuntamento del 16 gennaio 2014: alle ore 20.00 Dialogo nel Buio propone un nuovo Aperitivi al Buio: ulteriore opportunità per stimolare i propri sensi e vivere più a fondo la magia del buio. Il costo è di 20 euro e include il biglietto d'ingresso a Dialogo nel Buio (da prenotarsi in data successiva allo svolgimento dell'aperitivo). Ricordiamo che il biglietto d'ingresso intero costa 7,00 Euro per gli adulti e 4,00 euro Ridotti (bambini 5-12 anni; militari ed invalidi; over 65).

La prenotazione è sempre caldamente consigliata per le visite, obbligatoria per l'aperitivo al buio, da effettuarsi entro il martedì precedente.

Per info:

Calata De Mari (di fronte al Galata Museo del Mare),

Darsena - Via Gramsci - 16126 Genova

www.dialogonelbuio.genova.it

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Corriere del Mezzogiorno del 02-01-2014

"Napoli tra le mani", barriere bandite fra siti e musei

NAPOLI. Esplorazioni tattili per non vedenti, linguaggio dei segni per i non udenti e accompagnamenti personalizzati per persone con disabilità motorie: per i prossimi dodici mesi alcuni dei luoghi artistici e culturali più belli della città di Napoli non avranno più barriere. È un progetto che non ha eguali a livello nazionale quello realizzato a Napoli dall'Università Suor Orsola Benincasa in collaborazione con le tre soprintendenze napoletane (quella per i Beni architettonici, paesaggistici, storici, artistici ed etnoantropologici per Napoli e Provincia, quella speciale per i Beni archeologici di Napoli e Pompei e quella speciale per Polo Museale della città di Napoli), alcuni dei più prestigiosi luoghi d'arte della città e le associazioni a carattere nazionale che si occupano di persone con disabilità. «L'obiettivo della Rete "Napoli tra le mani" - spiega Ornella De Sanctis, delegata dal rettore del Suor Orsola alla disabilità - è quello di garantire a ogni cittadino la possibilità di accesso e di fruizione del patrimonio archeologico e storico-artistico, nel rispetto del principio della "visitabilità", sancito dalle Linee Guida per il superamento delle barriere architettoniche nei luoghi di interesse culturale». Un obiettivo che sarà raggiunto grazie al coordinamento svolto dal Servizio di Ateneo per le Attività degli Studenti con Disabilità he ha messo a disposizione esperienze e competenze maturate nel corso degli anni attraverso la realizzazioni di numerosi progetti sul tema della comunicazione dell'arte alle persone con disabilità. Tra i principali impegni assunti dalle parti si segnalano: quello di consentire alle persone con disabilità visive di effettuare nei luoghi che fanno parte della Rete itinerari tattilo-narrativo; quello di operare in direzione del superamento delle barriere della comunicazione per consentire l'accesso alle persone sorde e sordo-cieche; quello della ricerca di soluzioni per l'accessibilità ai luoghi di cultura delle persone appartenenti alle comunità straniere residenti che abbiano per diversi motivi difficoltà a fruire del patrimonio culturale e di ogni altra categoria di pubblico svantaggiata. Un'azione, dunque, di larga diffusione della cultura disegnata per superare qualsiasi tipo di diversità, garantendo a tutti i cittadini, in collaborazione con le associazioni nazionali che si occupano di persone con disabilità, il diritto universale alla cultura. Numerose e prestigiose le strutture museali e siti culturali coinvolti nella Rete di «Napoli tra le mani»: Museo Archeologico Nazionale, Catacombe di San Gennaro e Basilica di Santa Maria della Sanità, Duomo e Cappella del Tesoro di San Gennaro, Certosa e Museo di San Martino, Palazzo Reale, Museo di Capodimonte, Villa Pignatelli, Villa Floridiana e Museo Duca di Martina, Orto Botanico, Tunnel Borbonico. Il primo programma di visite partirà a gennaio e proseguirà fino a dicembre secondo il calendario e con le modalità di fruizione e prenotazione riportati sul sito web www.unisob.na.it/saad

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Il Messaggero del 15-01-2014

Matera, citta' aperta per turisti diversamente abili

Così la città dei Sassi è diventata un modello di accoglienza e servizi ad hoc.

MATERA. L'idea, semplice ma grandiosa, è nata circa due anni fa. Dal marzo 2012 l'associazione culturale SassieMurgia organizza visite gratuite di Matera pensate su misura per i non vedenti e non udenti. Il tutto lungo quattro itinerari (Sassi, Parco della Murgia Materana, zona Belvedere di Murgia Timone e Cripta del Peccato Originale, Riserva Naturale lago di S. Giuliano) ideati per la fruizione da parte di turisti speciali, privi della vista o dell'udito.

A sancire il successo dell'iniziativa sono state le numerose visite guidate di gruppi di persone prive dell'udito e della vista provenienti da varie regioni del centro e del sud Italia. E questo ha spinto l'associazione SassieMurgia e l'Ente Nazionale Sordi della Basilicata a proseguire nella strada intrapresa ampliandone orizzonti e finalità.

Dopo aver raggiunto l'obiettivo originario di garantire a sordi e non vedenti itinerari «dedicati» e personale all'altezza di comunicare con loro e di erogare servizi turistici a persone con esigenze speciali, si è pensato a realizzare le infrastrutture idonee affinché ne possano fruire in totale autonomia e in condizioni di assoluta sicurezza. Partendo dal concetto che, se non si considerano i bisogni speciali che nascono dalla loro disabilità, i sordi e i non vedenti sono turisti come tutti gli altri.

Uno dei risultati raggiunti è che i disabili in visita a Matera sono dispensati dal pagamento della tassa di soggiorno. Ma il progetto non si è fermato qui e il passo successivo è stato riuscire a disporre nella città lucana, candidata a diventare Capitale europea della cultura per il 2019, pannelli in braille per i non vedenti e videomonitor con informazioni in LIS per i sordi. Accessibilità uguale pari opportunità: «Se ad un normodotato si da la possibilità di scegliere se visitare Matera ricorrendo ad una guida autorizzata o in autonomia, sfruttando la rete di itinerari e sentieri predisposti, non si vede il motivo per cui non si debba garantire uguale possibilità di scelta ad un sordo o ad un cieco», è il ragionamento di Luca Petruzzellis, anima dell'associazione SassieMurgia.

L'offerta turistica per tutti non si è fermata però solo ai disabili sensoriali. Dall'estate scorsa sono stati studiati itinerari ad hoc anche per autistici, schizofrenici, epilettici.

Nel nome di un sogno che, pian piano, si sta avverando: far germogliare «semi di accessibilità» e rendere Matera, Patrimonio Unesco dell'Umanità dal 1993, un patrimonio realmente alla portata di tutti.

INFO:

Sassi e Murgia

Tel. 320 4429909

www.sassiemurgia.com

I NOSTRI CONSIGLI:

Sextantio - Le Grotte della Civita Hotel, via Civita 28; tel. 0835.332744, www.sextantio.it.

Una sistemazione unica, con camere e suite di charme all'interno di grotte arredate con pezzi d'antiquariato.

Le Monacelle ,Via Riscatto 9/10; tel. 0835.344097, www.lemonacelle.it.

Camere minimaliste curate in ogni dettaglio e terrazze affacciate sulle Gravine.

La Gatta Buia, Via Margherita 90/92; tel. 0835.256510, www.lagattabuiia.eu.

Il nome del ristorante viene dall'utilizzo del palazzo che lo ospita, dove un tempo si amministrava la giustizia e i malcapitati finivano in gattabuia. La specialità da assaggiare è il pacchero con ragù di baccala e peperone crusco di Senise Igp.

La Grotta di Bacco, Via delle Beccherie 49; tel. 0835.330188.

In un'antica grotta vicina al Duomo di Matera. un ambiente suggestivo per provare antiche ricette della tradizione.

di Marina Moioli

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Il Tirreno del 12-01-2014

Il miracolo di Pistoia in carrozzella ovunque anche nei sotterranei

L'Unione europea le ha consegnato un premio speciale Firenze, Pisa e Lucca senza barriere e con i musei tattili.

LE CITTà ACCESSIBILI

L'accessibilità è sempre più di casa in Toscana. Senza dimenticare la distanza ancora siderale da alcune realtà europee e dagli Stati Uniti, inventori addirittura di un'icona diversa per indicare la disabilità - l'omino in carrozzella non più fermo, ma in movimento - la nostra regione, tuttavia, si distingue positivamente e anno dopo anno aggiunge qualcosa nel cammino per rendere le sue città il più possibile fruibili a tutti. E lo fa con un'attenzione nuova. Accessibilità diffusa. Che le città siano a misura di sedia a rotelle e di non vedenti, infatti, serve anche ai cosiddetti normodotati: ad anziani che hanno difficoltà di movimento, a genitori e nonni con passeggini e bimbi al seguito. Un pubblico eterogeneo che in gran parte delle città rimane fuori da musei, mostre, palazzi, strade, uffici pubblici, ristoranti e bar magari solo per uno scalino di troppo, un marciapiede o una pietra sconnessa. In cima all'Europa. Laddove è stato ed è possibile, però, la Toscana ha eliminato e sta cercando di eliminare o aggirare quegli scalini, quei marciapiedi e quelle pietre mettendo in campo azioni programmate e durature. Ne è un esempio Pistoia, premiata di recente dall'Unione Europea come destinazione emergente d'eccellenza per il turismo accessibile e sostenibile. Unica città italiana tra le 19 segnalate da tutta Europa, le sono stati riconosciuti parecchi meriti: armonia tra natura e arte, centro storico chiuso alle auto e visitabile facilmente in sedia a rotelle, itinerari con info specifiche sull'accessibilità per chiunque abbia una disabilità fisica. Due le perle: il percorso sotterraneo, il più lungo della Toscana, e il museo tattile. Sotto terra in libertà. La Pistoia più segreta si manifesta per quasi 700 metri sotto l'ospedale del Ceppo, lungo l'antico alveo del torrente Brana. Si vedono mulini, opifici, ponti medievali, resti delle vecchie mura. La visita comprende poi una parte dell'ospedale, con l'anfiteatro anatomico più piccolo del mondo - scelto tra l'altro da History Channel come set per il docufilm su Leonardo da Vinci che andrà in onda a marzo - e la collezione di ferri chirurgici, tra cui l'antenato del bisturi. L'itinerario, totalmente accessibile a persone con difficoltà motorie, è dotato anche di pannelli braille. Il museo tattile. Per ciechi e ipovedenti, poi, c'è il museo tattile, allestito al terreno del Palazzo dei Vescovi. Attraverso mappe e modellini smontabili dei più importanti monumenti, con accanto i campioni dei materiali con cui sono realizzati - pietre, marmo, cotto - la città si svela a chi non può vederla, ma anche chi vede la può scoprire sotto una nuova luce. I capolavori da toccare. Da toccare. Firenze è nota da tempo per le numerose opportunità di turismo accessibile: dalle guide con 4 itinerari che coprono il centro storico alla mappa tattile di piazza della Repubblica; dalle foto per non vedenti del museo Alinari fino ai dipinti in rilievo degli Uffizi. L'ultimo dei capolavori che si possono toccare è la Nascita di Venere di Botticelli, attraverso una riproduzione tridimensionale in resina speciale collocata accanto al quadro originale. Già "visibili", con la stessa tecnica, il Ritratto del Duca di Urbino di Piero della Francesca, il Ritratto di giovane con medaglia di Botticelli, il Ritratto di Cosimo il Vecchio del Pontormo e la Madonna del cardellino di Raffaello. Da Siena a Pisa. Ci sono, infine, altre realtà toscane senza barriere. Tra queste il museo Piaggio di Pontedera, le Crete e i borghi della Val d'Orcia nel Senese, le tre piazze intorno al duomo di Lucca - con una pavimentazione in Loges per non vedenti, realizzata dalla Fondazione Banca del Monte che presto la estenderà ad altre zone del centro storico - e il sito del Comune di Pisa, dove tutte le sedi e i luoghi di interesse pubblico sono schedati e completi di dettagliate informazioni riguardo alla loro fruibilità.

di Paola Taddeucci

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Il Tirreno del 12-01-2014

Quando gli odori e i profumi guidano chi non vede

PERCORSI SENSORIALI. Si possono toccare, annusare e perfino ascoltare. I non vedenti le conoscono per la prima volta, chi vede le può scoprire con nuovi occhi. Le piante diventano patrimonio di tutti grazie ai percorsi odorosi e multisensoriali allestiti in diversi giardini botanici toscani. Tra questi l'Orto botanico di Lucca e il Giardino dei semplici di Firenze. Nello spazio verde della città murata ci sono tre sentieri per ciechi e ipovedenti. Il primo fa conoscere gli alberi monumentali , tra cui il Cedro del Libano che a 192 anni è la pianta più antica dell'Orto, nato due anni prima. Un accompagnatore guida alla conoscenza degli alberi attraverso il tatto in tutte le loro parti raggiungibili, presentando anche modellini e pannelli braille. Gli altri due itinerari non prevedono guide e possono essere percorsi in piena autonomia. Si tratta di grandi rettangoli, il cui perimetro è dotato di corrimano e di fascia a terra come guida bastone, dove sono sistemati vasi ad altezza d'uomo contenenti diverse specie di piante medicinali, aromatiche, succulente, tropicali, umide. La parte informativa è affidata a cartelli in braille, mattonelle tattili e a un lettore su cui i visitatori possono ascoltare le notizie riguardanti tutte le specie. Due i percorsi odorosi, invece, nel Giardino dei semplici fiorentino, il terzo orto botanico più antico del mondo per essere stato istituito nel 1545. Le aromatiche più note, come rosmarino, salvia, timo, lavanda, menta, sono le protagoniste del primo itinerario, mentre nel secondo i visitatori si possono godere le meraviglie degli alberi monumentali. Cartellini in braille e mappe gli strumenti di supporto, oltre a un cd sonoro a due voci in cui viene raccontata la storia secolare del Giardino e si descrivono le sue piante più importanti.

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FirenzePost del 19-01-2014

Il museo si fa tridimensionale per i non vedenti

FIRENZE. Sono stati presentati stamani 17 gennaio, nell'Aula Magna del Rettorato dell'Università di Firenze, i risultati del progetto «T-VedO - Ricostruzione Tridimensionale per non vedenti di Opere d'arte pittoriche».

Grazie al «Dipartimento di Ingegneria Industriale» dell'università di Firenze è stato sviluppato un nuovo metodo computerizzato che è in grado di trasformare più facilmente i dipinti e gli affreschi in modelli tridimensionali, così da poter essere toccati e apprezzati da parte delle persone non vedenti ed ipovedenti.

IL PROGETTO: T-VedO si è concluso con la messa a punto di una serie di strumenti per la realizzazione delle opere in 3D, assistita dal calcolatore di bassorilievi tattili a partire da immagini digitali.

Una tecnologia di prototipazione rapida, che consente di creare virtualmente e in modo interattivo le scene rappresentate sulla tela.

Sono stati realizzati alcuni prototipi quali l'«Annunciazione» del Beato Angelico, esposto da oggi, venerdì 17 gennaio, nel «Museo di San Marco» e la «Guarigione dello Storpio e Resurrezione di Tabita» di Masolino da Panicale, che sarà invece esposto nella Basilica del Carmine.

Con l'impiego di questo strumento, attualmente in versione di prova, sarà possibile aumentare la riproduzione tattile di tutte le opere pittoriche rinascimentali a costi più contenuti.

Per la definizione della metodologia sviluppata, hanno collaborato alcuni membri della sezione Unione Italiana Ciechi di Firenze ed il presidente, Antonio Quatraro.

I risultati di questo importante progetto sono stati finanziati dalla Regione Toscana su fondi PAR FAS - Linea di Azione 1.1.a.3 - nell'ambito disciplinare «Scienze e tecnologie per la salvaguardia e la valorizzazione dei beni culturali».

LE OPERE TATTILI NEGLI ALTRI MUSEI DI FIRENZE: E' dagli anni Ottanta che la Sezione Didattica della Soprintendenza persegue l'obiettivo di adeguamento della fruizione dei musei anche alle persone portatrici di disabilità.

Alla Galleria degli Uffizi è stato ampliato il percorso tattile nel complesso vasariano, agli inizi dello scorso mese di dicembre 2013. E' stato aumentato a 27 il numero delle opere da leggere con le mani, posizionate in sette diversi spazi della Sala del Cavallo e della Galleria, al piano terra dal lato ovest del museo.

A Palazzo Davanzati si possono toccare arredi e suppellettili della casa fiorentina antica mentre al Museo Nazionale del Bargello, si possono conoscere materiali e forme nella scultura dal XIV al XVI secolo.

All'interno della chiesa Orsanmichele è possibile toccare, già dal 2009, architetture e opere scultoree in un percorso guidato, anche grazie alla collaborazione dell'Associazione Amici dei musei.

Dal 2007, il Cenacolo di Andrea del Sarto accoglie le riproduzioni in rilievo di sei capolavori pittorici per l'esplorazione tattile, provenienti tutti della Galleria degli Uffizi: la «Madonna del Cardellino» di Raffaello, il «Ritratto del Duca di Urbino» di Piero della Francesca, il «Ritratto dell'uomo con la medaglia» di Botticelli, il «Ritratto di Cosimo il Vecchio» di Pontormo, il «Ritratto di Giovanni de' Medici bambino» e il «Ritratto di Bia de' Medici» del Bronzino.

di Marianna Feo (redazione@firenzepost.it)

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L'agenda: appuntamenti del mese di febbraio

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