Vai al menu

Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ONLUS
Consiglio Regionale della Lombardia


IL BLOCNOTES

NOTIZIARIO INFORMATIVO DEL CONSIGLIO REGIONALE LOMBARDO DELL'UNIONE ITALIANA DEI CIECHI E DEGLI IPOVEDENTI

A cura di Massimiliano Penna

Gennaio 2014

SOMMARIO

Milano, 18 gennaio 2014: seminario "Ipovisione e riabilitazione: a confronto con l'oculista"

Il Consiglio Regionale Lombardo dell'U.I.C.I. (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti), in collaborazione con l'A.P.R.I. (Associazione Pro Retinopatici e Ipovedenti) ONLUS, organizza per sabato 18 gennaio 2014 il seminario dal titolo "Ipovisione e riabilitazione: a confronto con l'oculista".

Il seminario si svolgerà presso il salone "Umberto Trani" della Sede del Consiglio Regionale Lombardo dell'U.I.C.I. a Milano in via Mozart 16. Rivolgendosi a tutte le persone considerate ipovedenti gravi, medie o lievi, l'obiettivo è offrire una trattazione scorrevole e comprensibile delle diverse tipologie di ipovisione e delle problematiche connesse. Troppo spesso, purtroppo, si tende a considerare il mondo dei disabili visivi come una realtà uniforme fatta di persone aventi tutte gli stessi problemi e alle quali, conseguentemente, è possibile proporre le medesime soluzioni. Ciò non corrisponde al vero in particolar modo con riferimento alle persone ipovedenti; per via delle diverse patologie e dei diversi gradi di ipovisione, infatti, ognuna di esse presenta proprie esigenze, proprie problematiche, proprie difficoltà e fortunatamente anche proprie capacità residue.

Oltre l'aspetto strettamente sanitario, grazie al supporto di esperti altamente qualificati, verranno trattate anche le implicazioni psicologiche che l'ipovisione comporta ed i relativi approcci.

Al termine del seminario inoltre, il Centro Regionale Tiflotecnico della Lombardia e la ditta Tiflosystem offriranno una dimostrazione di ausili vari rivolti specificamente alle persone ipovedenti.

PROGRAMMA

9,30 registrazione dei partecipanti;

9,50 apertura dei lavori;

10,00 "Ipovisione e ipovisioni: ogni situazione visiva è diversa" - Marco Bongi, Presidente A.P.R.I. ONLUS;

10,15 "Associazioni e persone ipovedenti: cenni storici e prospettive" - Nicola Stilla, Presidente del Consiglio Regionale Lombardo U.I.C.I.;

10,30 "Implicazioni psicologiche dell'ipovisione: approccio e strategie" - Enrico Negri, coordinatore regionale per la Lombardia di A.P.R.I. ONLUS;

10,50 "Rete sociale e sanità nella gestione del soggetto ipovedente" - Monica Schmid, oculista riabilitatore presso il Centro di Riabilitazione Visiva per le persone ipovedenti della Fondazione Salvatore Maugeri di Pavia;

11,10 dibattito;

12,15 dimostrazione di una ampia gamma di ausili per persone ipovedenti, a cura del Centro Regionale Tiflotecnico dell'U.I.C.I. della Lombardia e della ditta Tiflosystem;

13,30 conclusione.

Al termine del seminario, è previsto un rinfresco offerto dal Consiglio Regionale Lombardo U.I.C.I. e dall'Associazione Pro Retinopatici e Ipovedenti A.P.R.I. ONLUS.

Torna all'indice

IPHONE E LUCE BRAILLE, UN CONNUBIO PERFETTO

La Fondazione Lucia Guderzo, il Consiglio Regionale Lombardo dell'U.I.C.I. e Tiflosystem SRL, organizzano, sabato 25 gennaio 2014, un corso sull'uso dell'iPhone.

Le attività formative avranno luogo presso la sede del Consiglio Regionale Lombardo dell'U.I.C.I., a Milano in Via Mozart 16, con il seguente orario: 09,30-12,30 14,30-18,00 e avranno come docente una persona di comprovata capacità nell'insegnamento e nell'utilizzo dei sussidi tecnologici.

Impariamo a conoscerli.

Sempre di più i non vedenti trovano nel melafonino la risposta alle loro esigenze di autonomia, non fosse altro per il fatto che i telefonini tradizionali stanno sparendo dal mercato. È un passaggio epocale, come lo è stato quello dal sistema Ms-Dos a Windows, che richiede ai ciechi un nuovo adattamento per restare al passo con i tempi.

Interagire con gli smartphone che propongono tutti uno schermo interattivo assolutamente privo di riferimenti tattili infonde in un primo momento un inevitabile senso di smarrimento più che giustificato.

È proprio questa diffidenza al touch screen che ci proponiamo di aiutarvi a superare, insegnandovi:

- la corretta gestatura prevista con Voiceover per usare al meglio l'iPhone;

- muoversi in modo sicuro e controllato nelle principali applicazione come:

1 posta elettronica, leggere e scrivere email;

2 leggere e scrivere messaggi sms;

3 gestire i contatti, inserendo, modificando e cancellando i singoli contatti della rubrica;

4 gestire il calendario ed i promemoria; e molto altro ancora.

La difficoltà principale che si incontra utilizzando questi apparecchi è l'assenza di una tastiera fisica che viene sostituita da una tastiera virtuale a video ogni qualvolta l'applicazione ne preveda l'uso, è qui che Luce Braille offre il suo valore aggiunto. Con Luce si è più spediti nella digitazione e si ha un controllo immediato grazie alle celle braille su quello che stiamo scrivendo.

Ne vedremo quindi l'uso combinato imparando:

- a raccordare a mezzo bluetooth i due apparecchi;

- a replicare a mezzo combinazione di tasti da Luce tutta la gestatura prevista per Voiceover.

Sarà poi ciascuno che valuterà quando usarli in combinazione per trarne il massimo vantaggio, e quando singolarmente.

Sì, proprio così! Perché anche Luce ha una sua vita propria indipendente dall'iPhone, con luce si può:

- scrivere e modificare testi grazie ad un comodo editor;

- leggere file in formato txt o rtf archiviati su pendrive;

- connetterla come riga braille ai principali screen reader: Nvda, Jaws e Window-eyes;

- usarla come calcolatrice.

Luce è corredata da 16 celle braille, più tastiera braille tipo perkins. Pesa 300 grammi e le sue dimensioni sono circa 16 per 9,5 per 2 cm.

Torna all'indice

Dalla pelle al cuore. Affettività, sessualità e amore: parlarne si può!

Di Massimiliano Penna

Si è svolto sabato 16 e domenica 17 novembre presso il Novo Hotel Brescia Due a Brescia il seminario dal titolo "Dalla pelle al cuore. Cecità ed ipovisione: sessualità, affettività, diritti e amore. Come passare dagli stereotipi e tabù ad una cultura di condivisione?", organizzato dalla Presidenza Nazionale dell'U.I.C.I. (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti) ONLUS su proposta della Commissione Nazionale per le Pari Opportunità uomo-donna della stessa U.I.C.I. e dall'I.RI.FO.R. (Istituto per la Ricerca, la Formazione e la Riabilitazione) ONLUS in collaborazione con il Consiglio Regionale Lombardo dell'U.I.C.I., la Sezione Provinciale U.I.C.I. di Brescia e l'I.Ri.Fo.R. della Lombardia.

Il seminario, che già nel titolo lascia intravvedere gli obiettivi prefissati e lo spirito con cui è stato concepito, è stato fortemente voluto con uno scopo ben preciso: accostare 2 tematiche (la disabilità e l'affettività/sessualità) che spessissimo vengono visti come 2 mondi a se stanti, quasi antitetici e per loro natura inaccostabili.

Le tematiche proposte non sono state affrontate in modo astratto proponendo una serie di teoremi sganciati dalla realtà, poiché i diversi relatori hanno proposto argomenti inserendoli nella realtà di tutti i giorni.

Grazie ad un percorso ben preciso tracciato da figure altamente qualificate, le relazioni presentate hanno fornito ai presenti svariati spunti per il dibattito che ne è seguito, nel quale si è potuto discutere con estrema naturalezza di argomenti come affettività, sessualità e amore che, spiace sottolinearlo, spessissimo sono considerati come "preclusi" alle persone affette da deficit visivo per via del loro handicap.

Dal confronto è invece emersa una forte volontà di confrontarsi su dette tematiche, smentendo tutti quei preconcetti che inducono a considerare la persona non vedente o ipovedente priva di aspirazioni affettive.

Partendo da una presentazione di quella che è la situazione attuale dal punto di vista delle discriminazioni verso le donne con disabilità, sono state poi affrontati diversi argomenti fra i quali il femminicidio, il dolore nella donna nelle sue varie sfaccettature, per arrivare al tema "sessualità e disabilità".

Quanto alle discriminazioni verso le donne con disabilità, emerge una situazione non propriamente positiva. Sovente infatti la donna con disabilità viene vista come "sexless", ovvero priva di una propria femminilità, o addirittura priva di una precisa identità sessuale dal punto di vista dell'affettività. La donna con disabilità viene addirittura ritenuta incapace di intraprendere una eventuale vita matrimoniale in quanto non in grado di prendersi cura della propria famiglia per via del proprio handicap. Da ciò discende un notevole svilimento della figura femminile che, al contrario, si è sempre rivelata punto di riferimento nell'ambito famigliare, nonché parte estremamente attiva in quanto ricca di risorse interiori in quel mondo sconfinato e variegato come quello dei rapporti interpersonali in generale.

I motivi che inducono ad una concezione così intrisa di pregiudizi non sono di facile comprensione. Essi hanno profonde radici culturali che risalgono all'antichità. La loro identificazione non è impresa facile, ma si può affermare che alla radice vi sia la difficoltà di confronto, unita ad una mancanza di dialogo per paura di confrontarsi col "diverso" che in questo caso è rappresentato dalla disabilità visiva. Al confronto si sostituisce la commiserazione e la compassione verso la persona non vedente o ipolvedente, che viene identificata col deficit stesso ancor prima di conoscerne i modi di fare, le aspirazioni e e i diversi lati del carattere.

In una società pervasa dalla "corporeità", si è portati a credere che la persona affetta da deficit visivo non possa esprimersi pienamente nella sfera affettiva proprio perché, a causa del deficit visivo stesso, non ha la percezione del mondo circostante. Secondo tale concezione il "non vedere" impedirebbe di provare sensazioni, di provare attrazione, e di esprimere appieno la propria affettività nell'ambito di un rapporto a 2, quasi che la mancanza della vista comporti una percezione limitata anche di se stessi. Al contrario, come chiaramente confermato dalle varie relazioni svolte, in particolare dal dott. Marco Rossi, l'unico vero ostacolo è costituito dalla sottovalutazione di se stessi. L'affettività va oltre la semplice attrazione fisica, e il vero motore che possa davvero alimentare un rapporto è rappresentato dalla "fantasia" intesa come curiosità verso l'altro che stimola a conoscerne tutti gli aspetti.

Non v'è dubbio che il percorso che porti ad un vero cambiamento culturale sarà lungo e tortuoso. Sarebbe pura utopia pensare di sconfiggere dall'oggi al domani i pregiudizi riguardanti le persone affette da deficit visivo e la loro affettività, ma occasioni come questa non possono che far da stimolo ad un costante dialogo, linfa vitale per giungere a quella "cultura condivisa" come auspicato dagli organizzatori e lasciarsi alle spalle quel modo di pensare che induce a considerare la sessualità e l'affettività come argomenti tabù se riferiti alle persone disabili.

Torna all'indice

comunicazioni varie

Dalla sezione di como

RACCOLTA STRUMENTI E AUSILI PER SCUOLA NGETTA GIRLS PRIMARY SCHOOL DI LIRA IN UGANDA

Informiamo i nostri soci che prossimamente avremo la possibilità di inviare materiale e prodotti tiflotecnici ai ragazzi ciechi ed ipovedenti che frequentano la scuola Ngetta Girls Primary School di Lira. Ricordiamo, pertanto, che è possibile consegnare in sezione piccoli strumenti e prodotti tiflotecnici da donare ai ragazzi ugandesi.

Vi ringraziamo in anticipo per il vostro sostegno!

Torna all'indice

Presidi per diabetici e accessibilità: petizione

Riportiamo di seguito il comunicato pervenuto al nostro Consiglio Regionale, relativo ad una iniziativa spontanea finalizzata ad una sensibilizzazione delle case farmaceutiche in merito alla produzione di presidi per diabetici che possano essere utilizzati in maniera autonoma anche dalle persone non vedenti e ipovedenti.

Data l'importanza della finalità perseguita, si auspica un'ampia partecipazione e la più ampia diffusione della notizia.

______________________________________________________________________________________

siamo ancora al lavoro per i nostri diritti di diabetici non vedenti.

Chiedere che i presidi per diabetici siano immediatamente utilizzabili sarebbe un'utopia. Invece, noi chiediamo semplicemente un impegno concreto da parte di tutte le case farmaceutiche. Vogliamo che ci

promettano: da oggi in poi progetteremo e produrremo sempre presidi accessibili anche a chi è non vedente.

Oggi la petizione ha superato quota 930 firme. Possiamo fare senz'altro meglio, diffondendo i nostri comunicati, la nostra petizione, portando tutti a conoscenza di questo problema.

Se non avete ancora firmato, potete dare il vostro supporto usando questo indirizzo:

https://secure.avaaz.org/it/petition/Presidi_per_diabetici_usabili_anche_dai_nonvedenti/

Lunedì 9 dicembre abbiamo continuato ad inviare il nostro comunicato di aggiornamento a tutte le associazioni per ciechi, soprattutto alle oltre 100 sedi provinciali dell'Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti.

Vorremmo che almeno localmente vi impegnaste a diffondere i nostri comunicati ai vostri soci, oppure, se incontrano problemi, che li aiutaste a firmare. Il problema è reale, concreto, e accompagna ogni giorno la vita di noi diabetici ciechi.

Mercoledì 11 dicembre abbiamo nuovamente inviato la nostra richiesta a tutte le case farmaceutiche. Le case farmaceutiche che sino ad ora in qualche modo ci hanno risposto sono: Abbott, Eli Lilly, Sanofi, Roche e adesso si è aggiunta la timida risposta di Novo Nordisk.

Penetrare nel muro di queste grandi aziende farmaceutiche è difficilissimo.

Intanto continuiamo a sensibilizzarle, sperando che una breccia prima o poi si trovi e si riesca ad arrivare là dove si progettano e si sviluppano presidi medici. Chiediamo soltanto che tutti i presidi per diabetici che

produrrete in futuro siano utilizzabili anche da chi non vede. Impegnatevi!

Noi continuiamo a informare e a diffondere la petizione a tutti. In questo mese di attività abbiamo sollevato questo problema e lo abbiamo fatto conoscere a tante persone. Molti pensano che i presidi ingestibili dai non

vedenti si riducano ai glucometri che non dicono a voce i valori glicemici. Sbagliatissimo! I glucometri intanto dovrebbero essere tutti, ripetiamo tutti, muniti di una voce che guidasse anche i non vedenti nella loro gestione completa, non solo della semplice misurazione della glicemia. Per ora quasi tutti i glucometri sono inutilizzabili in autonomia. A volte sono difficoltosi anche per chi ci vede!

Nella terapia di un diabetico esistono molti altri presidi, come i sensori glicemici, i microinfusori, le penne per l'insulina.

Per esempio, alcune penne sono difficoltose anche nella somministrazione di insulina perché, avendo una rotellina senza scatti, è impossibile scegliere le unità da somministrare. Tutte le penne non hanno alcun simbolo tattile per identificare il tipo di insulina che contengono. Tutte le penne non hanno alcun indicatore che faccia capire che l'insulina al loro interno sta per esaurirsi.

Se non avete ancora firmato, contribuite alla nostra causa; leggete la petizione, firmatela e condividetela.

Abbiamo bisogno veramente di tutti!

Grazie!

Fabio Fornari e Giuseppe Di Grande

Torna all'indice

Corriere della Sera del 14-12-2013

Finti ciechi, Brescia virtuosa «Tra noi nessun truffatore ma tanta gente che cerca il riscatto con lo sport»

Un cieco che conta i soldi perché li riconosce al tatto. Uno studente non vedente che legge la posta elettronica al computer con una tastiera braille. Un ipovedente lieve che riesce a camminare senza bastone. Da una parte la tecnologia, dall'altra le tante associazioni che insegnano ai non vedenti a vivere in modo più autonomo possibile.

Il risultato però è quasi paradossale. Le persone ipovedenti lavoravano, camminano e si muovono per la città con una disinvoltura tale che «spesso ci accusano di essere dei falsi ciechi», sostiene Sandra Inverardi, presidente della sezione bresciana dell'Unione dei Ciechi e Ipovedenti (UICI). L'associazione, che conta più di mille iscritti, teme che nell'opinione pubblica si sia creata una specie di pregiudizio. "I falsi invalidi esistono, ma non si tratta di un fenomeno così esteso", sottolinea Claudio Romano, della direzione nazionale. E se in tutta Italia, con 350 mila ciechi, le persone non conformi ai certificati che avevano in tasca erano il 3-4%, «i casi accertati, qui a Brescia, si contano su una mano». Su 2.140 persone che ricevono un'indennità per disabilità visiva, «il 70%è stato chiamato per fare accertamenti sulle false invalidità», spiega Romano.

E mentre alcuni ipovedenti si vergognano di camminare con il bastone, ci sono persone cieche che vivono fino in fondo la loro vita.

Come Piera Loda, 46 anni, che dal 1987 lavora come centralinista alla Camera di Commercio di Brescia. Usa il pc, trasferisce le telefonate, fornisce chiarimenti. «Il lavoro è quasi un bisogno sociale», dice Piera. Che ha una grande passione per lo sport, in primis per lo sci. Nel 1998 ha partecipato alle paralimpiadi di Nagano, in Giappone, ha imparato a «scendere» quando non ci vedeva quasi più. «Sciando si ha una sensazione di leggerezza», confessa Piera, convinta che lo sport sia stato un grande stimolo per la sua vita. E quando nel 2003 si era rotta tibia e perone, non ha abbandonato la sua passione: «dopo sei mesi sono tornata sugli sci, altrimenti non avrei più vinto quella paura».

Matteo Trebeschi

Torna all'indice

Giornale di Brescia del 14-12-2013

«Prendo il bus, anche se sono cieca»

«Alcuni comportamenti sono compatibili con la nostra disabilità, ma vengono considerati indizio di falsa cecità» spiegano all'Unione ciechi di Brescia

Pochissimi casi, da contare sulle dita di una mano. E contestati non perché «falsi invalidi», ma perché l'indennità percepita non era conforme alla loro invalidità. Insomma, qualche ipovedente con il certificato di cecità assoluta.

«Eppure, da anni subiamo continue vessazioni ed il nostro comportamento è costantemente sotto la lente di ingrandimento, per scoprire se fingiamo o se siamo realmente ciechi o ipovedenti».

Quasi uno sfogo, quello di Sandra Inverardi, presidente della sezione provinciale di Brescia dell'Unione italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti e di Claudio Romano, componente la direzione nazionale della UICI che hanno incontrato la stampa in occasione della Giornata Nazionale del Cieco celebrata ieri, ricorrenza di Santa Lucia, protettrice della vista. Con loro, anche Silvia Peroni, referente della sezione ipovedenti della sezione di Brescia della UICI.

«Siamo i primi a lottare contro i falsi ciechi perché usufruiscono di ciò che non gli spetta, rubando risorse a chi ne ha realmente bisogno e mettendo in dubbio la credibilità della nostra categoria - hanno aggiunto -. Ma crediamo che tutti debbano sapere che alcuni comportamenti sono assolutamente compatibili con la cecità. Ed ora siamo aiutati anche dalla tecnologia che è sempre più sofisticata. Non capiamo lo stupore se qualcuno di noi gestisce autonomamente il proprio profilo facebook o twitter: su tutti i dispositivi è possibile installare programmi vocali che permettono di accedere al web, alla posta elettronica, agli sms e ai vari social network».

Alla sezione bresciana della UICI sono iscritte 1015 persone (il 40% cieche totali e il 60% ipovedenti nelle forma grave, media o lieve). Ma nel Bresciano le persone che percepiscono l'indennità sono 2140. Assegni che variano in base al livello di invalidità: dai 194 euro al mese per quella «speciale» degli ipovedenti, agli 850 euro mensili per i ciechi assoluti.

«Dal 2009 ad oggi il 70% di noi è stato chiamato a visita dall'Inps per la revisione dei requisiti di invalidità - ha spiegato Romano -. Ripeto, nel Bresciano non c'è stato alcun caso di «falso cieco» ma solo pochissime situazioni «non conformi». A livello nazionale, la segnalazioni di possibili falsità si sono attestate su circa il 10% del totale, ricordando che i ciechi sono 350 mila e gli ipovedenti un milione e mezzo. Ma un dato è significativo: il 70% dei ricorsi contro le contestazioni è stato accolto. Dunque, l'entità del fenomeno, che certo esiste, non è così diffusa come spesso si percepisce dai media quando si scopre un falso cieco».

Aggiungono: «Dai dati, è chiaro che la misura del fenomeno non è così strepitosa. In realtà, ciascuno di noi è riuscito a sviluppare capacità fino a qualche anno fa impensabili per chi non ha più la vista e questo anche grazie alle attività proposte dall'Unione. Proprio per questo, per questa nostra volontà di uscire allo scoperto e di vivere il più possibile la vita, rischiamo continuamente di essere accusati di fingere. Alcuni di noi sono stati addirittura pedinati. Altri, ed è anche il nostro caso, sono stati convocati per ben tre volte, e per noi muoverci non è facile, alla visita di revisione dei requisiti di invalidità pur avendo da anni protesi al posto degli occhi. E' evidente che la cecità, in questi casi, è irreversibile!».

Ed una constatazione, amara: «Se la guardia di finanza scopre un falso cieco, tutta l'attenzione è puntata su di lui. Ma se esiste un falso cieco, significa anche che c'è stata una falsa certificazione e, dunque, anche la commissione medica dovrebbe essere messa alla gogna mediatica, e non solo, allo stesso modo».

Anna Della Moretta

Torna all'indice

Bresciaoggi del 14-12-2013

L'Unione Ciechi festeggia la sua Santa Lucia

Il presidente Inverardi: «Se episodi di invalidità fasulla ci sono stati, non ci sono solo questi casi»

La sezione provinciale dell'Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti celebra il tradizionale appuntamento con la festa di Santa Lucia e punta tutto sulla campagna di informazione sui falsi ciechi. «Perché - spiega il presidente Sandra Inverardi - se è pur vero che alcuni episodi di invalidità fasulla ci sono stati, lo è ancora di più che nella stragrande maggioranza dei casi si è riscontrato che la cecità era totale, e questo perché esiste un'informazione insufficiente su come vivono i ciechi e gli ipovedenti». Il messaggio è chiaro: l'UICI non intende mettere in campo una sorta di contro campagna ma - sulla scorta dell'attualità del tema - evidenziare come l'esistenza di ciechi e ipovedenti si sia radicalmente trasformata negli anni: non solo per effetto dell'aumento del numero degli ipovedenti «a scapito» dei ciechi totali (dei 1015 iscritti alla sezione bresciana, solo il 40 per cento appartengono a quest'ultima categoria) ma anche per la maggiore autonomia conquistata grazie alla formazione e alla tecnologia.

«Il cieco non è più colui che sta tutto il giorno in casa a fissare una parete - tira corto Claudio Romano, membro del direttivo nazionale ed ex presidente dell'UICI bresciano -. Oggi la stragrande maggioranza di noi cucina, scrive sms e prende i mezzi pubblici. E anche se gli ipovedenti non usano il bastone, non vuol dire che non siano affetti dalla patologia che è stata loro riscontrata». Un elemento, quest'ultimo, evidenziato anche da Silvia Peroni, referente della sezione ipovedenti dell'UICI provinciale che in prima persona ha redatto il testo della campagna che illustra una giornata «tipo» di un ipovedente, stretto tra le mille difficoltà di mobilità, utilizzo dei trasporti o delle macchinette automatiche. «Vedere come attraverso una cruna di un ago non consente una autonomia pari a quella di chi vede a 360 gradi», stigmatizza, sottolineando come molte segnalazioni di «falsi ciechi» passino proprio per una mancata informazione che finisce per creare molti problemi.

Non solo per i controlli (e in alcuni casi anche i pedinamenti) avviati su persone palesemente affette da cecità, ma anche per la temporanea interruzione dell'indennità di accompagnamento (850 euro mensili, per i ciechi totali) o dell'indennità speciale (194 euro, per gli ipovedenti). «Non vogliamo dire che non debbano essere svolti i controlli, ma solo che bisogna prestare maggiore attenzione a una materia che è spesso complicata, anche quando si rilasciano le certificazioni - spiega Inverardi - Non dimentichiamo che dietro ogni falso cieco c'è chi l'ha certificato».

Angela Dessì

Torna all'indice

NOTIZIE DALLA SEDE CENTRALE

Questo spazio vuole essere una sorta di "miniguida" per orientarsi all'interno delle molteplici attività svolte dalla sede centrale della nostra Associazione.

A tal fine, vi proponiamo quelle circolari diramate dalla sede centrale nel mese appena trascorso, le quali contengono notizie e iniziative, che pensiamo possano suscitare un concreto interesse nei nostri soci.

Di sicuro qualcosa ci sfuggirà, ma pensiamo che questa selezione possa essere un valido punto di riferimento.

Buona lettura!

Scambio internazionale giovanile in Italia

Si rende noto che l'associazione Lunaria (http://www.lunaria.org), nell'ambito del programma europeo Gioventù in Azione, organizza dal 15 al 24 aprile 2014 a Poggio Mirteto (RI), uno scambio internazionale giovanile che prevede attività volte a favorire la partecipazione e la cittadinanza attiva nell'Unione Europea delle persone con disabilità visiva e non. Il costo di vitto e alloggio è interamente coperto dall'organizzazione. Ciascun partecipante dovrà coprire soltanto le proprie spese di viaggio. Alleghiamo un annuncio con ulteriori dettagli sull'iniziativa.

Dato che il numero di partecipanti per ciascuna nazione è limitato, chi fosse interessato a partecipare allo scambio è pregato di inviare la propria candidatura entro il 15 gennaio 2014 al sig. Fabio De Dominicis, responsabile del progetto di Lunaria, all'indirizzo e-mail f.dedominicis@alice.it.

______________________________________________________________________________________

The perfect match: Sharing Skills to face Boundaries

Scambio giovanile a Poggio Mirteto (RI)

15 al 24 aprile 2014

un'opportunità per tutti i giovani con disabilità visiva e non per...

- Fare amicizia con giovani provenienti da altri paesi: Italia, Belgio, Spagna in un ambiente stimolante!

- Migliorare la propria mobilità!

- Acquisire fiducia in se stessi e negli altri!

- Promuovere una partecipazione e una cittadinanza attiva in Europa attraverso l'arte!

- Discutere insieme e confrontare le proprie prospettive, esperienze di vita e punti di vista!

- Scoprire le opportunità per i giovani offerte dalla Comunità Europea!

- Praticare e migliorare le lingue, in particolare l'inglese!

- Condividere e scambiare esperienze multiculturali!

- Arricchire il proprio curriculum!

- Divertirsi!

so... come and get involved!

Cerchiamo giovani molto motivati e pronti a impegnarsi in questo progetto per 8 giorni pieni di attività!

Luogo e data

L'evento avrà luogo a Poggio Mirteto, in provincia di Rieti, dal 15 al 24 aprile 2014.

Composizione del gruppo

Il gruppo nazionale sarà composto da 6 giovani, di cui 3 con disabilità visiva, che devono avere un'età compresa tra 18 e 25 anni.

Attività

L'evento offrirà ai partecipanti numerose attività da svolgere insieme, mirate ad incoraggiare i giovani europei alla reciproca comprensione, indipendentemente dalla loro provenienza e dalla loro disabilità. Le attività rispettano i requisiti di educazione non formale del programma Gioventu' in Azione della

Commissione Europea.

Temi principali:

- arte, comunicazione non verbale e diverse maniere di esprimersi;

- cittadinanza attiva, come mezzo per promuovere la partecipazione dei giovani in Europa e nelle comunità locali

Lingue

La lingua ufficiale sarà l'inglese, ma lo staff farà il possibile per far sì che tutti i partecipanti possano essere pienamente coinvolti nello scambio; pertanto non sono richieste conoscenze linguistiche specifiche.

Autonomia personale e mobilità

Tutti i partecipanti dovranno possedere un buon grado di autonomia e mobilità personale, così come richiesto da qualsiasi esperienza vissuta fuori casa, sarà tuttavia fornita assistenza da personale volontario il quale si prodigherà al fine di rendere ogni attività quotidiana il più confortevole possibile.

Costi

Il costo di vitto e alloggio è interamente coperto dall'organizzazione. Ciascun partecipante dovrà coprire le proprie spese di viaggio.

Candidatura

Il termine ultimo per presentare le candidature è fissato al 15 gennaio 2014. Per candidarsi, inviare una email al responsabile Fabio De Dominicis all'indirizzo f.dedominicis@alice.it

con le seguenti informazioni:

* Nome, cognome e sesso;

* Data e luogo di nascita;

* Indirizzo completo di residenza;

* Recapiti telefonici;

* Indirizzo email;

* Altri contatti (skype, facebook ecc. se posseduti);

* Disabilità;

* Allergie;

* Restrizioni alimentari;

* Altri bisogni speciali relativi alla salute;

* Breve descrizione di sé, che comprenda:

- studi

- interessi personali

- esperienze all'estero nel passato

- livello di mobilità personale

* risposta alle due domande seguenti:

- Quali sono le ragioni che ti spingono a partecipare a questo progetto?

- Cosa ti aspetti da questo progetto?

Torna all'indice

Iscrizione dei fisioterapisti non vedenti all'Albo professionale nazionale dei terapisti della riabilitazione non vedenti

Dando nuova prova della forza e della serietà del proprio impegno associativo, il Comitato Tecnico-Scientifico dei Fisioterapisti Soci della nostra U.I.C.I. ha collezionato, in un unico documento, gli atti e i pareri, di fonte ministeriale ed interna, che concernono il diritto di iscrizione dei fisioterapisti ciechi totali, ciechi parziali o ipovedenti gravi all'Albo professionale nazionale dei terapisti della riabilitazione non vedenti, di cui all'art. 2 della legge 11 gennaio 1994, n. 29.

Pubblichiamo il documento così come ci è pervenuto, invitando tutti gli interessati ad un'attenta lettura.

Cordiali saluti

IL VICE PRESIDENTE NAZIONALE

Avv. Giuseppe Terranova

______________________________________________________________________________________

Il file contenente la presente circolare unitamente al relativo documento allegato può essere prelevato utilizzando il link di seguito riportato:

http://www.uiciechi.it/archivio/circolari/2013/12/2013278.zip

Torna all'indice

La riforma dell'ISEE: Cosa cambia ai disabili per l'accesso alle prestazioni

Si informa che il Consiglio dei Ministri, il 3 dicembre 2013, con proprio decreto ha approvato il nuovo Indicatore della situazione economica equivalente (ISEE), che rispetto al passato ne va a rivedere le modalità di determinazione e i campi di applicazione, secondo le indicazioni date all'art. 5 del decreto-legge 201/2011, convertito dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214 (per il testo, in attesa della pubblicazione in GU, vedasi all.to 1).

Tra le altre novità introdotte, che servono per decidere quanto far pagare alle famiglie i servizi (parliamo di prestazioni sociali, prestazioni sociali agevolate, prestazioni agevolate di natura sociosanitaria e prestazioni agevolate rivolte a minorenni), al 1° gennaio 2014 cambia la situazione, anche per le famiglie con disabili.

Con la presente circolare, cercheremo di comprendere quali scenari si stanno per aprire in Italia per i disabili con il nuovo ISEE, rimandando ad altra sede l'analisi delle altre disposizioni contenute nel decreto.

Definizione ai fini ISEE della condizione di disabilità (estratto)

(la categorizzazione sotto riportata vale unicamente per la determinazione dell'indicatore della situazione economica equivalente di una famiglia, in cui sia presente un minorato della vista o un disabile in situazione di gravità)

CATEGORIE Disabilità Media Disabilità Grave Non autosufficienza

omissis

Ciechi civili Ipovedenti gravi

(Art. 4 L.138/2001) Ciechi civili parziali

(L. 382/70 -L. 508/88 - L. 138/2001)

Ciechi civili assoluti

(L. 382/70 -L. 508/88 - L. 138/2001)

omissis

Handicap Stato di gravità art. 3, comma 3, L. 104/92

Che cos'è l'ISEE? L'ISEE è, tecnicamente parlando, l'Indicatore della situazione economica equivalente ed è finalizzato a rendere più corretta la misurazione della condizione economica delle famiglie. L'ISEE così determinato sulla base dei redditi complessivi del nucleo familiare (che includono anche le somme fiscalmente esenti), a cui vanno sottratte alcune specifiche spese e fanchigie, riferite a ciascun componente ovvero al nucleo familiare.

Nota Bene: Da ricordare che fanno parte del nucleo familiare i soggetti componenti la famiglia anagrafica, compresi:

Calcolo del reddito: novità.

Con il nuovo ISEE si adotta una definizione più ampia di redditi, in cui vengono considerate tutte le forme di reddito, comprese quelle fiscalmente esenti (assegno al nucleo familiare, le pensioni, le indennità di accompagnamento e le provvidenze erogate ai ciechi civili, ai sordi e agli invalidi civili, l'assegno sociale, le rendite INAIL).

Determinare l'ISEE di una famiglia significa, innanzitutto, valutare i suoi tre elementi costitutivi:

ISEE = Reddito + 20% x Patrimonio immobiliare e mobiliare

Scala di equivalenza

Indicatore reddituale

Vengono inclusi:

a) reddito complessivo ai fini IRPEF

b) redditi soggetti a imposta sostitutiva o a ritenuta a titolo d'imposta

c) ogni altra componente reddituale esente da imposta

d) trattamenti assistenziali, previdenziali e indennitari, a qualunque tiolo percepiti da amministrazioni pubbliche (le pensioni, gli assegni le indennità di accompagnamento e assegni erogati ai ciechi civili, ai sordi e agli invalidi civili), laddove non siano già inclusi nel reddito complessivo di cui alla lettera a)

e) il reddito figurativo degli immobili non locati e delle attività mobiliari, con la sola esclusione dei depositi e conti bancari e postali (che verranno considerati nella parte relativa all'Indicatore della situazione patrimoniale)

+ tutte le altre forme di reddito indicate nel citato DPCM all'art. 4, comma 2 - Indicatore della situazione reddituale

Dalla più ampia nozione di reddito, vengono invece sottratti, fino a concorrenza (ovvero fino al limite eventualmente stabilito):

a) assegni di mantenimento: gli assegni corrisposti al coniuge in seguito a separazione o divorzio, nonché quelli destinati al mantenimento del coniuge e dei figli

b) fino ad un massimo di 5.000 euro, le spese sanitarie per disabili, le spese per l'acquisto del cane guida e le spese sostenute per i servizi di interpretariato dai soggetti riconosciuti sordi, indicate in dichiarazione dei redditi tra le spese per le quali spetta la detrazione d'imposta, nonché le spese mediche e di assistenza specifica per i disabili indicate in dichiarazione dei redditi tra le spese e gli oneri per i quali spetta la deduzione dal reddito complessivo

c) redditi da lavoro dipendente e redditi da lavoro ad essi assimilati ai fini fiscali: quota del 20 per cento, fino ad un massimo di 3.000 euro o alternativamente, per chi fosse titolare unicamente di pensioni, trattamenti assistenziali, previdenziali e indennitari (pensioni, assegni e indennità di accompagnamento e assegni erogati ai ciechi civili, ai sordi e agli invalidi civili) quota del 20 per cento, fino ad un massimo di 1.000 euro

d) Affitto ?viene aumentato (da 5.165 a 7.000 euro) l'importo massimo relativo all'affitto registrato che può essere portato in sottrazione. Si riconosce un incremento delle franchigie per ogni figlio successivo al secondo pari a 500,00 euro per la deduzione dell'affitto

Nel caso del nucleo facciano parte portatori di handicap, vengono altresì sottratte le seguenti franchigie:

Per le persone non autosufficienti è poi ammessa la sottrazione delle:

spese certificate per i collaboratori domestici e gli addetti all'assistenza personale

ovvero, alternativamente

le rette dovute per il ricovero presso strutture residenziali (nel caso di prestazioni residenziali ad es. RSA, case protette etc, è possibile tenere conto della condizione economica anche dei figli del beneficiario non inclusi nel nucleo familiare. Si differenzia così la condizione economica dell'anziano non autosufficiente che ha figli che possono aiutarlo, tenuto anche conto dei loro carichi familiari, dalla condizione dell'anziano che non ha alcun sostegno prossimo per fronteggiare le spese per il ricovero in struttura).

Indicatore patrimoniale (valorizzato del 20 per cento)

a) Costo dell'abitazione di proprietà ? Il peso della componente patrimoniale è aumentato perché si considera il valore degli immobili rivalutato ai fini IMU (invece che ICI) e si considera anche il patrimonio all'estero.

Si considera patrimonio solo il valore IMU della casa che eccede il valore del mutuo ancora in essere

Gli abbattimenti per la prima casa Valore della casa = Valore IMU al netto del mutuo residuo, a cui sottraiamo una franchigia di 52.500 euro, incrementata di 2.500 euro per ogni figlio convivente successivo al secondo ? il valore residuo dell'abitazione, così calcolato, viene ulteriormente abbattuto di 1/3.

Nota Bene: La sottrazione delle spese per l'affitto è alternativa a quella sulla proprietà, ovvero i contribuenti possono portare in sottrazione le une o le altre spese, e non entrambe (ex art. 4, lettera a).

b) Patrimonio mobiliare (depositi e conti correnti bancari e postali, titoli di Stato e equiparati, contratti di assicurazione e polizze, azioni, partecipazioni azionarie, ex art. 5, comma 4, del decreto). Si sottrae, fino a concorrenza, una franchigia pari a 6.000, accresciuta di 2.000 euro per ogni componente il nucleo familiare successivo al primo, fino a un massimo di 10.000, incrementata di 1.000 euro per ogni figlio componente il nucleo familiare successivo al secondo ? Nota Bene: Tale franchigia non si applica ai fini della determinazione dell'indicatore della situazione reddituale, laddove viene fatto rientrare, tra le spese reddituali, il reddito figurativo delle attività finanziarie di cui all'art. 4, comma 2, lettera h).

Scale di equivalenza per la ponderazione della composizione del nucleo (Allegato 1 al DPCM)

Non si interviene sulla scala ISEE in via generale. Sono state però adottate alcune maggiorazioni per tenere conto di condizioni specifiche delle famiglie, che possono ridurre la base reddituale e patrimoniale, come:

numerosità dei figli (da 3 in su)

presenza di minori (maggiorazione aumentata se il minore ha meno di 3 anni) con entrambi i genitori che lavorano

nuclei monogenitoriali

Cosa cambia per i portatori di handicap? Ai fini del calcolo del nuovo ISEE, il disabile deve dichiarare, tra gli indicatori della situazione reddituale, tutti i trattamenti assistenziali, previdenziali e indennitari, a qualunque titolo percepiti da amministrazioni pubbliche (pensioni, assegni e indennità di accompagnamento e assegni erogati ai ciechi civili, ai sordi e agli invalidi civili) ma all'ammontare del reddito complessivo devono essere sottratti:

fino ad un massimo di 5.000 euro per le spese sanitarie, le spese per l'acquisto del cane guida, le spese mediche di assistenza specifica

una quota pari al 20 per cento di tutti i trattamenti fino ad un massimo di 1.000 euro, a meno che non il contribuente disabile non sia in possesso di redditi da lavoro (nel qual caso, va ad optare, alternativamente come trattamento più favorevole, per la sottrazione da redditi da lavoro per la quota del 20 per cento fino a 3.000 euro)

le franchigie

L'ISEE, combinato con l'ISE (Indicatore della situazione economica, senza calcolare eventuali spese e franchigie), vanno a costituire la DSU (Dichiarazione sostitutiva unica), rilasciata dal CAF e necessaria solo quando il cittadino intende richiedere una prestazione sociale o sociosanitaria agevolata, cioè solo quando la modalità di erogazione della prestazione che si intende richiedere dipende dalla situazione economica del richiedente.

Per quanto riguarda i campi di applicazione del nuovo ISEE, parliamo di:

prestazioni sociali, prestazioni sociali agevolate

prestazioni agevolate di natura sociosanitaria

prestazioni agevolate rivolte a minorenni

Le principali agevolazioni sono:

Ovviamente, gli enti erogatori possono prevedere, accanto all'ISEE, criteri ulteriori di selezione volti ad identificare specifiche platee di beneficiari, per caratterizzare, in autonomia, le loro politiche sociali (art. 2, comma 1, del DPCM). Di conseguenza, l'ISEE rappresenta solo un misuratore della condizione delle famiglie, mentre la individuazione delle prestazioni, la determinazione delle soglie per l'accesso alle prestazioni e la compartecipazione ai costi restano di competenza dell'ente erogatore.

Pensiamo, ad es., all'autonomia regionale nel fissare, nella configurazione del sistema sanitario, i ticket, all'assegnazione degli alloggi di proprietà comunale, all'applicazione di esenzioni, sconti e agevolazioni tariffarie sui mezzi pubblici, sempre a discrezione dei Comuni, e ancora alle soglie di importo previsto per le tasse universitarie, in capo ai singoli Atenei.

Per le prestazioni sociali agevolate a livello locale, l'individuazione delle nuove soglie avverrà con regolamento degli enti erogatori (In tale occasione, l'Unione potrebbe inserirsi sensibilizzando gli enti erogatori (comuni, università, etc), a concedere maggiori agevolazioni in favore dei minorati della vista).

Per le prestazioni nazionali che già utilizzano l'ISEE (assegno di maternità per le madre non lavoratrici e assegno ai nuclei familiari con almeno tre figli minori), le nuove soglie sono già fissate nel decreto.

Nota Bene: Non è prevista, invece, alcuna estensione dell'applicazione dell'ISEE a prestazioni nazionali che non lo utilizzavano precedentemente (ad es., per ottenere il diritto alle provvidenze assistenziali erogate ai ciechi civili, ai sordi e agli invalidi civili, i cui meccanismi di valutazione reddituale restano invariati).

Tra le novità..... È introdotta la possibilità di calcolare un ISEE "corrente" (art. 9 del decreto), ovvero un nuovo ISEE nel caso di variazioni del reddito corrente superiori al 25 per cento rispetto a quello risultante nei 18 mesi precedenti la richiesta della prestazione, dovute ad es per risoluzione, sospensione o riduzione dell'attività lavorativa o a variazioni del patrimonio.

Meno possibilità di abusi, controlli più stringenti. Con questo slogan è stato presentato il 3 dicembre dal Consiglio dei Ministri (all.to 2 - comunicato stampa) il nuovo ISEE, perché la modalità di raccolta prevede un rafforzamento dei controlli sulla veridicità delle informazioni che il cittadino dichiara. Infatti, i dati fiscali più importanti - ad es. il reddito complessivo - e i dati relativi alle prestazioni ricevute dall'INPS saranno controllati direttamente dall'Amministrazione erogatrice (tramite interrogazioni degli archivi propri e di quelli dell'Agenzia delle Entrate)

Messaggio a tutti i nostri soci: le Sezioni dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli ipovedenti presenti in elenco http://www.uiciechi.it/Patronato/Patronato.asp hanno una convenzione con il CAF ANMIL S.r.l. per la compilazione gratuita dei modelli ISEE. A chi rivolgersi? Direttamente presso la Sezione UICI convenzionata, per le informazioni del caso e per presentare la documentazione ai fini della istruttoria della pratica.

Schema riassuntivo:

- Redazione, da parte dell'interessato, di un'unica dichiarazione sostitutiva (DSU), avente validità annuale, contenente informazioni sul proprio nucleo familiare e sui redditi e il patrimonio di tale nucleo. La dichiarazione va redatta esclusivamente secondo il tracciato previsto dal modello-tipo, al momento ancora non disponibile (per la sua definizione, occorrerà un provvedimento del Ministero del Lavoro, di concerto con il Ministero Economia e Finanze, l'INPS e l'Agenzia delle Entrate, come previsto dall'art. 10, comma 3).

- È possibile presentare la dichiarazione in qualunque momento dell'anno in occasione della richiesta di una prestazione sociale agevolata. E' utile ricordare, però, che, se la dichiarazione sostitutiva non dovesse contenere i dati reddituali relativi all'anno precedente, può essere richiesto dagli enti erogatori un aggiornamento della dichiarazione stessa.

- Calcolo, da parte del CAF, dell'indicatore della situazione economica (ISE) e dell'indicatore della situazione economica equivalente (ISEE).

- Presentazione di tale dichiarazione, tramite CAF, all'Ente che eroga la prestazione (Regione, Comune o INPS competente per territorio)

- Possibilità di presentare, nel periodo di validità della dichiarazione, una nuova dichiarazione sostitutiva per far rilevare i mutamenti delle condizioni familiari ed economiche (ISEE "corrente").

- Rilascio, da parte del CAF di un'attestazione, contenente le informazioni della dichiarazione sostitutiva e gli elementi necessari per il calcolo dell'ISEE.

- Utilizzo dell'attestazione e della dichiarazione sostitutiva, nel periodo di validità, da parte di ogni componente il nucleo per l'accesso alle prestazioni sociali agevolate e ai servizi di pubblica utilità.

- Possibilità, per gli Enti erogatori, di fissare ulteriori criteri e definire un nucleo familiare ristretto rispetto a quello standard, ai fini dell'erogazione di determinate prestazioni sociali agevolate.

- Controlli formali sulla veridicità dei dati e i controlli di tipo sostanziale, a cura degli Enti erogatori, dell'INPS e della Guardia di Finanza.

Documentazione allegata:

DPCM di riforma dell'ISEE

Comunicato Stampa Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali

______________________________________________________________________________________

Il file .zip contenente la presente circolare ed i relativi allegati è scaricabile utilizzando il link di seguito riportato:

http://www.uiciechi.it/archivio/circolari/2013/12/2013285.zip

Torna all'indice

"Disciplina della figura dell'operatore del benessere e della salute non vedente" (A.C. 1815) Errata corrige

Facciamo seguito alla Circolare n. 281 del 13 dicembre 2013, per segnalare che alla stessa è stata allegata una proposta di legge diversa da quella presentata in Parlamento.

Preghiamo di perdonare l'involontario errore e di tenere a riferimento il progetto di legge che compieghiamo alla presente.

Cordiali saluti

IL VICE PRESIDENTE NAZIONALE

Avv. Giuseppe Terranova

______________________________________________________________________________________

PROPOSTA DI LEGGE

OGGETTO: Operatore del benessere e della salute non vedente - Provvedimenti occupazionali

La legge 19 maggio 1971, n. 403, che detta norme sulla professione e sul collocamento dei massaggiatori e massofisioterapisti ciechi, e che per molti anni ha garantito un sicuro sbocco occupazionale a molti giovani minorati della vista, è stata ormai completamente superata dall'evoluzione della normativa del settore sanitario.

Infatti, per effetto del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, in particolare dell'art. 6, comma 2, nonché delle conseguenti disposizioni applicative, ormai l'unico percorso formativo abilitante all'esercizio delle professioni sanitarie è quello universitario

Con tale norma il legislatore ha avviato un importante processo di riordino e riforma delle professioni sanitarie con l'obiettivo di uniformare il sistema di formazione, demandandone le competenza al sistema universitario e ciò ha comportato nel corso del tempo la ridefinizione dei profili professionali, l'aggiornamento del relativo percorso formativo e l'individuazione di più precisi contorni delle relative competenze professionali.

La figura del massofisioterapista non è stata riordinata e il profilo è stato posto ad esaurimento dal CCNL del comparto sanità del 9 aprile 1999 e, di conseguenza, non sono più stati banditi concorsi pubblici per le relative assunzioni. Del resto, non essendo quella di massofisioterapista una professione regolamentata al pari delle altre professioni sanitarie, le sue competenze non potrebbero più riguardare attività riservate ai fisioterapisti o, comunque, di ambito terapico. Infatti l'ambito proprio dell'esercizio professionale del massaggiatore-massofisioterapista è stato interamente ricompreso in quello, più ampio ed articolato, del fisioterapista come dimostrato dal fatto che le mansioni a suo tempo previste per tale figura siano state tutte recepite dal D. M. n. 741 del 1994 che definisce la professione di fisioterapista.

Per un certo verso, nel configurare il nuovo ordinamento delle professioni sanitarie il legislatore ha tenuto conto dei diritti acquisiti e ha dettato una specifica disciplina transitoria nella quale solo per i non vedenti è stata prevista una temporanea eccezione dal D. M. Sanità 10 luglio 1998, a testimonianza della speciale considerazione che tali lavoratori hanno sempre meritato nell'ordinamento giuridico.

La materia è stata, poi, disciplinata dalla legge n. 42 del 1999, in attuazione della quale è stato emanato il D. M. 27 luglio 2000 che ha provveduto ad individuare alcuni titoli equipollenti a quello di fisioterapista, ricomprendendovi anche quello di massofisioterapista, purché conseguito in epoca antecedente al termine indicato dal citato art. 6 del decreto legislativo n. 502 del 1992.

Infine, l'art. 1 della legge n. 43 del 2006 ha definitivamente ribadito il principio secondo il quale le figure professionali in ambito sanitario costituiscono un numerus clausus, provvedendo ad individuarle tassativamente e a disciplinare l'eventuale riconoscimento di nuove figure. Tale norma statuisce che rientrano nelle professioni sanitarie quelle infermieristiche, di ostetrica, quelle riabilitative, tecnico-sanitarie e della prevenzione, nonché quelle previste ai sensi della legge 10 agosto 2000, n. 251, e del D.M. 29 marzo 2001 del Ministro della sanità, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 118 del 23 maggio 2001, i cui operatori svolgono, in forza di un titolo abilitante rilasciato dallo Stato, attività di prevenzione, assistenza, cura o riabilitazione.

Da ciò deriva, senza possibilità di equivoco, che il profilo di massaggiatore-massofisioterapista non può più essere speso utilmente sul mercato del lavoro e i soggetti non vedenti si trovano, in tale ambito, sprovvisti della tutela del collocamento obbligatorio prima prevista dalla legge 19 maggio 1971, n. 403.

Ad ulteriore riprova del nuovo assetto normativo, la qualifica di massofisioterapista non ha trovato alcun riferimento nelle nuove qualifiche approvate dall'accordo Stato-Regioni, facendo sorgere gravi dubbi sul futuro degli attuali corsi di formazione e degli stessi istituti che li hanno fino ad ora organizzati con notevole profitto per gli studenti.

La materia, indubbiamente complessa, è di particolare rilievo per le possibilità di collocazione lavorativa di un gran numero di soggetti con minorazioni visive, in un ambito professionale che ha visto negli ultimi anni profonde modifiche della propria disciplina, a livello sia normativo che giurisprudenziale.

La proposta di legge in parola si propone, quindi, di risolvere il problema della individuazione e della corretta definizione di un percorso formativo che conduca - nel rispetto della normativa in essere - al conseguimento di un titolo professionale abilitante validamente spendibile sul mercato del lavoro e provvisto delle tutele del sistema di collocamento obbligatorio mirato per i non vedenti.

Tale profilo è stato individuato nell'ambito della figura nazionale dell'operatore del benessere, già approvata e disciplinata sia a livello nazionale che a livello regionale nel rispetto delle reciproche competenze di livello costituzionale, individuando l'indirizzo dell'operatore del benessere e della salute non vedente in grado di svolgere attività di massaggio non terapeutico finalizzato alla promozione della salute e del benessere delle persone.

In conseguenza di tale individuazione, l'art. 2 provvede a ridefinire la normativa che disciplina il relativo Albo nazionale, non più dedicato ai massaggiatori e massofisioterapisti non vedenti come prevedeva l'art. 8 della legge 21 luglio 1961, n. 686.

L'art. 3 si occupa, poi, di apprestare le adeguate tutele nel settore del collocamento mirato al lavoro nell'ambito di strutture, pubbliche o accreditate presso il Servizio sanitario nazionale, che offrano servizi di tipo non sanitario, prevedendo idonei meccanismi di computo dell'aliquota di riserva nel rispetto della legge n. 68 del 1999 che detta la disciplina generale del diritto al lavoro delle persone disabili.

Infine, l'art. 4 provvede alle conseguenti abrogazioni normative e alla disciplina del periodo transitorio.

______________________________________________________________________________________

TESTO DELLA PROPOSTA DI LEGGE

OGGETTO: Operatore del benessere e della salute non vedente - Provvedimenti occupazionali

Art. 1

(Operatore del benessere e della salute non vedente)

1. È individuato nell'ambito della figura nazionale dell'operatore del benessere l'indirizzo dell'operatore del benessere e della salute non vedente.

2. Il profilo professionale dell'indirizzo di cui al comma 1 ha competenze caratterizzanti funzionali all'operatività nel settore del massaggio non terapeutico e della prevenzione della salute che nello specifico sostengono lo svolgimento di attività finalizzate al ripristino e al mantenimento del benessere psico-fisico nelle diverse epoche di vita della persona. Le competenze si esplicano sostanzialmente in attività di massaggio non terapeutico finalizzato alla promozione della salute e del benessere delle persone.

Art. 2

(Albo professionale nazionale degli operatori del benessere e della salute non vedenti)

1. L'Albo professionale nazionale dei massaggiatori e massofisioterapisti non vedenti, istituito dall'art. 8 della legge 21 luglio 1961, n. 686 cambia la propria denominazione in Albo professionale nazionale degli operatori del benessere e della salute non vedenti, e continua ad essere tenuto, con articolazione regionale, presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

2. Possono iscriversi all'Albo di cui al comma 1 tutti i ciechi e gli ipovedenti di cui agli articoli 2, 3 e 4 della legge 3 aprile 2001, n. 138 che siano in possesso del diploma professionale di operatore del benessere conseguito ai sensi della normativa vigente.

3. Nella domanda di iscrizione all'Albo di cui al comma 1 i ciechi e gli ipovedenti dovranno anche allegare una documentazione sanitaria pubblica che certifichi il possesso di uno dei requisiti previsti negli articoli 2, 3 e 4 della legge 3 aprile 2001, n. 138.

Art. 3

(Collocamento obbligatorio

1. Al collocamento obbligatorio degli operatori del benessere e della salute non vedenti si procede secondo le disposizioni di cui ai commi seguenti.

2. In deroga alle disposizioni che limitano le assunzioni, i datori di lavoro pubblici sono tenuti ad assumere, al verificarsi della prima vacanza, per ciascun presidio ospedaliero e ambulatorio nel quale si svolgano attività finalizzate al ripristino e al mantenimento del benessere psico-fisico della persona, almeno un operatore del benessere e della salute non vedente iscritto all'albo di cui all'articolo 2, e, comunque, un numero di operatori del benessere e della salute non vedenti fino ad un massimo del 5 per cento dei posti previsti nell'organico degli operatori tecnici del massaggio.

3. Tutti gli istituti, le case di cura ed i centri di riabilitazione privati accreditati presso il Servizio Sanitario Nazionale hanno l'obbligo di assumere almeno un operatore del benessere e della salute non vedente iscritto all'albo di cui al comma 1 e comunque quelli che hanno alle proprie dipendenze più di 35 lavoratori un numero ulteriore di operatori del benessere e della salute non vedenti proporzionale alle ore di attività svolte nel settore del massaggio non terapeutico e della prevenzione della salute nella misura del 7 per cento delle unità operative impiegate in tale settore, sia con contratto di lavoro dipendente che con collaborazioni esterne.

4. Fra gli specifici requisiti organizzativi inerenti la gestione delle risorse umane in termini numerici equivalenti a tempo pieno per ciascuna professione o qualifica professionale che devono essere soddisfatti per procedere all'istanza di accreditamento ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 14 gennaio 1997 per l'esercizio delle attività sanitarie da parte delle strutture pubbliche e private, e che le regioni devono verificare, è inserito anche il rispetto degli obblighi assunzionali di cui al comma precedente.

5. Le assunzioni sono effettuate con le modalità stabilite dall'articolo 6 della legge 29 marzo 1985, n. 113. I datori di lavoro pubblici comunicano entro il 31 gennaio di ogni anno al Ministero del lavoro e delle politiche sociali il numero dei posti di operatori del benessere e della salute non vedenti esistenti in organico al 31 dicembre dell'anno precedente. Entro lo stesso termine i datori di lavoro privati comunicano al Ministero del lavoro e delle politiche sociali il numero dei lavoratori alle loro dipendenze.

6. Le assunzioni effettuate ai sensi della presente legge sono valide anche ai fini dell'assolvimento degli obblighi di cui alla legge 12 marzo 1999, n. 68.

7. Ai soggetti pubblici e privati che non provvedono ad effettuare le comunicazioni previste dalla presente legge e che, avendone l'obbligo, non assumono gli operatori del benessere e della salute non vedenti, si applicano le sanzioni stabilite dall'articolo 10 della legge 29 marzo 1985, n. 113, e successive modificazioni.

Art. 4

(Abrogazioni)

1. La legge 19 maggio 1971, n. 403 è abrogata.

2. È garantita la conclusione, senza possibilità di ulteriore rinnovo o proroga, dei corsi regionali per massofisioterapista, di cui alla legge 19 maggio 1971, n. 403, iniziati e non ancora completati alla data di entrata in vigore della presente legge.

3. L'art. 9 della legge 21 luglio 1961, n. 686 è abrogato.

Art. 6

(Norma finale)

1. La presente legge non comporta nuovi o maggiori oneri a carico del bilancio dello Stato.

Torna all'indice

Biblioteca Italiana per i Ciechi "Regina Margherita". Concorso di lettura "Louis Braille". Edizione 2014

Molto volentieri diamo seguito alla richiesta, formulata dal Presidente della Biblioteca Italiana per i Ciechi "Regina Margherita", di sostenere, con una nostra Circolare, il Concorso nazionale di lettura "Louis Braille", che il pregiato Ente promuove per il prossimo 2014.

Aderiamo con particolare piacere alla richiesta, perché profondamente convinti delle ragioni dell'iniziativa: "incoraggiare e potenziare l'apprendimento, la diffusione e l'utilizzazione del sistema di lettura e di scrittura braille".

Auspichiamo la più ampia partecipazione al Concorso, di fatto aperto a tutti i lettori del braille, e rinviamo all'allegato Regolamento per i dettagli del caso.

Cordiali saluti

IL VICE PRESIDENTE NAZIONALE

Avv. Giuseppe Terranova

______________________________________________________________________________________

REGOLAMENTO

Articolo 1

La Biblioteca Italiana per i Ciechi "Regina Margherita" ONLUS con sede in Monza promuove il concorso nazionale di lettura "Louis Braille" al fine di incoraggiare e potenziare l'apprendimento, la diffusione e l'utilizzazione del sistema di lettura e di scrittura braille.

Articolo 2

Il concorso si articola nelle seguenti categorie:

1. Scuola Primaria primo ciclo

2. Scuola Primaria secondo ciclo

3. Scuola Secondaria di I grado

4. Scuola Secondaria e II grado (biennio)

5. Scuola Secondaria di II grado (triennio)

6. Studenti universitari nonché maggiorenni non studenti.

I partecipanti dovranno dimostrare sicurezza e disinvoltura nella lettura di testi in scrittura braille di difficoltà commisurata alla categoria di appartenenza.

Articolo 3

Sono ammessi al concorso di lettura, per l'assegnazione dei rispettivi premi, gli alunni non vedenti frequentanti le classi ordinarie della Suola pubblica e privata nonché gli studenti universitari ed i maggiorenni non studenti.

Sono altresì ammessi gli alunni minorati della vista frequentanti le scuole speciali per i ciechi e corsi speciali di formazione professionale per i ciechi. I partecipanti dovranno certificare la loro condizione di cecità e l'iscrizione al corso di studi di appartenenza.

Sono esclusi dalla partecipazione i vincitori di una delle precedenti edizioni del concorso.

Articolo 4

Il concorso di lettura si svolgerà su tre livelli:

LIVELLO "A" Provinciale - La Biblioteca Italiana per i Ciechi "Regina Margherita" invierà il bando del presente concorso a tutte le Sezioni Provinciali dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti che ne cureranno la diffusione sul territorio di competenza e forniranno la loro assistenza per la presentazione delle domande di iscrizione.

Presso ciascuna Sezione Provinciale dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti sarà opportunamente costituita una Commissione giudicatrice.

La Commissione procederà allo svolgimento delle prove differenziate per le sei categorie di partecipanti. I candidati che risulteranno primi nelle rispettive graduatorie di merito saranno ammessi al livello regionale. La prova dovrà accertare la capacità di lettura ad alta voce, la fluidità, l'espressività e la correttezza ella stessa su un testo di carattere non scolastico sconosciuto al lettore.

Limitatamente al primo ciclo della Scuola Primaria il testo potrà essere scritto a righe distanziate.

Le graduatorie provinciali dovranno essere espresse in trentesimi e le selezioni dovranno concludersi entro il 31.03.2014.

LIVELLO "B" Regionale - Presso ciascun Consiglio Regionale dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti verrà costituita una Commissione giudicatrice regionale con almeno un componente non vedente esperto in sistema braille.

La Commissione procederà allo svolgimento delle prove differenziate per le sei categorie di partecipanti. I candidati che risulteranno primi nelle rispettive graduatorie di merito saranno ammessi al livello nazionale.

Le graduatorie regionali dovranno essere espresse in trentesimi e le selezioni dovranno concludersi entro il 30.06.2014.

LIVELLO "C" Nazionale - La Biblioteca Italiana per i Ciechi "Regina Margherita" costituirà una Commissione giudicatrice nazionale che sarà così composta: dal Presidente della Biblioteca o da un suo delegato che la presiede, un docente, un componente della Commissione Nazionale Giovani dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti e il Presidente del Club del Braille o un suo delegato.

La Commissione, nello svolgimento delle prove concorsuali, seguirà i medesimi criteri indicati per le Commissioni provinciali e regionali. La Commissione, con proprio insindacabile giudizio, proclamerà un vincitore per ciascuna delle sei categorie di partecipanti. La fase nazionale si concluderà entro il 31 ottobre 2014.

Articolo 5

Le spese di viaggio, vitto e alloggio sostenute dai partecipanti e preventivamente autorizzate, nonché gli oneri relativi al funzionamento delle Commissioni giudicatrici per i livelli "A" e "B" sono a totale carico rispettivamente delle Sezioni e dei Consigli Regionali dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti; per il livello "C" saranno a totale carico della Biblioteca Italiana per i Ciechi "Regina Margherita".

I vincitori delle due sezioni di Scuola Primaria riceveranno un bonus del valore di 500,00 (cinquecento/00) Euro da utilizzare per l'acquisto di materiali ed ausilii tiflologici.

I vincitori della sezioni di Scuola Secondaria di I° grado e di Scuola Secondaria di II° grado (biennio) riceveranno un bonus del valore di 750,00 (settecentocinquanta/00) Euro da utilizzare per l'acquisto di materiali ed ausilii tiflologici.

I vincitori delle restanti due sezioni riceveranno un bonus del valore di 1.000,00 (mille/00) Euro da utilizzare per l'acquisto di materiali ed ausilii tiflologici.

Inoltre, ai Consigli Regionali dell'UICI che partecipano per la prima volta al concorso con concorrenti in almeno 3 (tre) categorie sarà riconosciuto un premio del valore di 500,00 (500/00) Euro.

Articolo 6

I giudizi e le valutazioni relativi ai singoli candidati, come qualsiasi altro elemento del concorso, correlato alle persone, sono soggetti al vincolo della riservatezza, in analogia a quanto previsto per gli esami di stato.

Torna all'indice

Campus spaziale per giovani non vedenti negli Stati Uniti

Si trasmette annuncio riguardante il Campus in oggetto.

Ogni anno presso il Centro Spaziale statunitense di Huntsville (Alabama) si tiene un campus di argomento aerospaziale per giovani non vedenti tra i 10 e i 18 anni. Lo Space Camp for Interested Visually Impaired Students (SCIVIS) è un'avventura educativa della durata di una settimana che dà nozioni di scienza spaziale e aeronautica stimolando il lavoro di squadra e offrendo la possibilità di sperimentare missioni spaziali e aeree simulate. Gli studenti durante la loro "Week in Space" avranno a disposizione materiali in formato accessibile e le attività sono coordinate da insegnanti di ragazzi non vedenti. Nel 2014 lo SCIVIS celebrerà il suo XXV anno e si terrà dal 20 al 25 settembre.

Il campus accoglie la partecipazione anche di ragazzi da altri paesi, che accettino volentieri di provare cose nuove, abbiano uno specifico interesse nelle scienze e nella matematica, siano in grado di imparare rapidamente come utilizzare gli strumenti tecnologici e abbiano un'ottima conoscenza dell'inglese sia scritto che parlato. I ragazzi tra i 10 e i 12 anni dovrebbero essere accompagnati durante il campus da un educatore professionista.

Il campus costa USD 700, che coprono i costi relativi al campus in sé (vitto, alloggio, attività e materiali) mentre il viaggio per e dal luogo del campus è a carico dei partecipanti. Per tutte le ulteriori informazioni si prega di visitare le diverse sezioni del sito: http://www.tsbvi.edu/space/index.htm. L'organizzazione St. Louis Lighthouse for the Blind offre alcune borse di studio nel quadro del suo programma "Lighthouse Visions" a copertura parziale dei costi del campus e possibilmente del viaggio. Le borse di studio possono essere erogate anche a studenti di paesi al di fuori degli Stati Uniti. Per prendere visione del regolamento e per ulteriori informazioni si prega di visitare il sito: http://www.tsbvi.edu/space/lighthouse.htm.

Torna all'indice

Sede centrale: circolari diramate nel mese di dicembre

Di seguito viene riportato l'elenco completo delle circolari diramate dalla Sede centrale U.I.C.I. nel mese appena trascorso, con la specificazione del relativo numero e dell'oggetto.

Vi ricordiamo che tutte le circolari possono essere consultate all'indirizzo internet http://www.uiciechi.it/documentazione/circolari/main_circ.asp

dove è possibile effettuare ricerche mirate tramite un comodissimo motore di ricerca.

Torna all'indice

IL MESSAGGERO DEL 29-12-2013

"NON ERANO FALSI CIECHI". IL GIP ARCHIVIA L'INDAGINE

MACERATA. Archiviata l'inchiesta a carico di alcuni ciechi o ipovedenti, che erano stati denunciati nei mesi scorsi con l'accusa di essere «falsi ciechi». E' quanto ha deciso nei giorni scorsi il Gip del Tribunale di Macerata. Lo rende noto il presidente provinciale dell'Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti Mirko Montecchiani (nella foto). «Pur non conoscendo i soggetti coinvolti - si legge nella nota - l'Unione Italiana Ciechi aveva già pubblicamente espresso la propria perplessità in merito a tali denunce, in quanto i comportamenti dei soggetti segnalati erano del tutto compatibili con la loro condizione di cecità totale o parziale, sia alla luce delle definizioni legali sancite dalla legge 138/2001, sia a seguito delle attività riabilitative, cui i soggetti ciechi si sottopongono per far sì che possano affrontare autonomamente situazioni comuni della vita quotidiana, anche in condizioni di cecità totale o parziale, come muoversi nel proprio quartiere, raggiungere il proprio posto di lavoro (anche senza bastone bianco), utilizzare il cellulare, prendere il pullman».

«In provincia di Macerata le attività riabilitative, i corsi di orientamento, mobilità e autonomia personale - continua la nota - vengono progettati dall'Unione Italiana Ciechi e realizzati con finanziamenti pubblici, erogati in particolare dalla Asur. Appare dunque sconcertante il fatto che gli elementi d'accusa coincidano proprio con gli obiettivi che il cieco o l'ipovedente raggiunge grazie a questa tipologia di attività. Organizzazioni come l'Unione Italiana Ciechi o peggio ancora, aziende sanitarie pubbliche come l'Asur (che finanzia i progetti riabilitativi) faticano ad adempiere alle loro attività a causa della scarsità di risorse economiche. D'altra parte, vengono spese migliaia di euro per sottoporre persone realmente cieche o ipovedenti ad indagini svolte con strumenti, a nostro parere, non adeguati al raggiungimento dell'obiettivo. Occorre un maggiore dialogo tra forze dell'ordine e Unione Italiana Ciechi. Chi indaga, infatti, dovrebbe ricevere un minimo di formazione per capire chi è realmente il cieco». L'Unione Italiana Ciechi sottolinea, inoltre, che non è in alcun modo possibile raggirare una commissione medica, semplicemente dichiarandosi ciechi e per esperienza possiamo affermare che i medici operano in maniera onesta e professionale».

(An. Ub.)

Torna all'indice

SuperAbile.it del 02-12-2013

Lavoratori ciechi, E' "crisi nella crisi". Ecco le proposte dell'Unione ciechi

ROMA. "Una crisi nella crisi": così potrebbe definirsi la situazione lavorativa delle persone cieche in Italia. Sono circa 700 mila le persone disabili iscritte nelle liste di collocamento: l'80% di questi non trova lavoro. Una situazione grave, tanto più in tempo di crisi economica e occupazionale, e che investe ancora di più le persone cieche. E' questo, in sintesi, il quadro tratteggiato ieri dall'Uic (Unione italiana ciechi e ipovedenti), in apertura del convegno dedicato a "Il rischio di esclusione dal lavoro dei ciechi e degli ipovedenti: realtà ed ipotesi di soluzioni".

Le difficoltà particolari incontrate dalle persone cieche nella ricerca del lavoro hanno a che fare con la crisi delle professioni tradizionalmente svolte da chi ha una disabilità visiva: centralinisti, massaggiatori e insegnanti, per le quali sono previste delle quote di riserva. Alessandro Locati, segretario generale dell'Uic, intervenuto alla giornata di oggi, ci aiuta a definire meglio i contorni del problema e lem possibili soluzioni individuate dall'Unione.

Centralinisti. Per quanto riguarda questa professione, una di quelle più diffuse tra le persone cieche (legge 113/85) "il progresso tecnologico nelle telecomunicazioni ha prodotto in molti contesti la scomparsa del posto operatore in favore dei dispositivi". Un problema che è stato riconosciuto dal governo, che tramite il ministero del Lavoro che ha emanato il decreto 10/1/2000, ha riconosciuto tre nuove professioni "equipollenti", come evoluzione di quello che un tempo era il centralinista: operatore telefonico addetto alle informazioni alla clientela e agli uffici relazioni col pubblico; l'operatore addetto alla gestione utilizzazione di banche dati; l'operatore addetto i servizi di telemarketing e telesoccorso. "il problema - spiega Locati - è la formazione, demandata alle regioni: occorrono programmi adeguati perché le persone cieche possano poi di fatto accedere a queste professioni". Sempre riguardo le professioni nell'ambito delle comunicazioni, "stiamo anche cercando di far riconoscere la figura del perito telefonico trascrittore in ambito forense": una professione particolarmente indicata per la capacità di ascolto e l'attenzione uditiva della persona cieca.

Masso-fiosioterapisti. Riguardo questa professione, per le quali pure è prevista una quota di riserva per le persone cieche, "ora per leger i massaggiatori nel pubblico impiego vengono meno, perché quest'attività è riservata fisioterapisti con diploma universitario triennale. E' quindi in corso un tavolo tecnico presso il ministero del Lavoro, cui l'Uic partecipa, che ha lo scopo di verificare e individuare una figura professionale non sanitaria, che, pur in assenza di diploma universitario, possa svolgere la professione. Questo è un problema che riguarda in modo particolare i ciechi, che in molti casi hanno difficoltà a portare a termine un percorso universitario, a causa dell'inadeguatezza di strutture e sussidi".

Modifiche alla legge 113/85. Una proposta di modifica è stata depositata dall'Uic (atto 1779), con lo scopo di "adeguare la normativa alle nuove esigenze del mercato del lavoro - si legge nel testo - e al progresso tecnologico nel settore della comunicazione". La proposta "si limita ad integrare e modificare in alcune parti un testo normativo assai risalente nel tempo, nel tentativo di migliorare la disciplina del collocamento obbligatorio dei centralinisti telefonici non vedenti". S chiede poi di "attualizzare il beneficio di quattro mesi di contribuzione figurativa per ogni anno di servizio svolto, per quanto concerne gli effetti in tema di calcolo del trattamento pensionistico, sia con il sistema contributivo che con il sistema misto". In altre parole, una persona cieca che abbia lavorato per esempio 30 anni, si vedrebbero riconosciuti, ai fini pensionistici, 40 anni: e questo non solo gli consentirebbe di anticipare il pensionamento (come già accade), ma anche di godere della stessa pensione di cui godrebbe dopo 40 anni (cosa che attualmente non accade).Infine, conclude Locati, "è fondamentale garantire percorsi scolastici adeguati, perché ogni deficienza della scuola si ripercuoterà sul percorso professionale successivo".

Torna all'indice

Rassegna.it del 04-12-2013

Disabili: Ilo, a troppi è negata la dignità del lavoro Tweet

Il direttore generale dell'agenzia Onu per il lavoro, Guy Ryder, in occasione della Giornata internazionale delle persone con disabilità: "Dobbiamo abbattere le barriere e aprire le porte a una società inclusiva per tutti".

"Sono troppe le persone disabili a cui viene negata la dignità di un lavoro. Dobbiamo abbattere le barriere e aprire le porte a una società inclusiva per tutti". E' quanto afferma il direttore generale dell'Ilo, Guy Ryder, in un messaggio per la Giornata internazionale delle persone con disabilità.

"Il tema di quest'anno della Giornata internazionale delle persone con disabilità -spiega una nota- descrive chiaramente la nostra comune sfida: siamo chiamati ad abbattere le barriere e ad aprire le porte a una società inclusiva. Sono almeno un miliardo le persone con disabilità in tutto il mondo, di cui circa 785 milioni in età lavorativa. Esse rappresentano -continua la nota- una immensa riserva di talenti diversificati tra loro ma, nonostante ciò, a troppi è negata la dignità di un lavoro. La loro esclusione dal mondo del lavoro e la loro posizione ai margini della società ha, secondo stime dell'Ilo, un costo compreso tra il 3% e il 7% del Pil. Si tratta di uno spreco di potenziale enorme per l'individuo, per la comunità e per tutta la società".

"La condizione nel mercato del lavoro di donne e uomini con disabilità -spiega l'Ilo- è motivo di grande preoccupazione. Non solo hanno meno opportunità di essere assunte ma, anche quando questo avviene, si tratta di impieghi mal retribuiti, con scarse prospettive di carriera e condizioni di lavoro mediocri. A questo si aggiunge anche il fatto allarmante che rischiano più di altri di trovarsi ai margini del mercato del lavoro attivo e di non cercare attivamente un'occupazione. Spesso lo scoraggiamento -sottolinea l'organizzazione- è la prima causa di questo fenomeno. Inoltre, tutti coloro che vivono una condizione di discriminazione multipla e disagio sociale (le donne, le popolazioni indigene, i migranti e le persone con determinati tipi di disabilità) di solito si trovano di fronte ad ostacoli ancora più difficili da superare".

Torna all'indice

EuNews.it del 06-12-2013

I non vedenti alla Commissione e al Consiglio: Agite, Adesso

Trenta milioni. Sono trenta milioni in Europa le persone cieche o ipovedenti, "ed è ora di smettere di trattarli come cittadini di seconda classe". Wolfgang Angermann (a dispetto del suo nome che in inglese significherebbe uomo arrabbiato) è un gentile avvocato tedesco in pensione, che parla sempre con il sorriso sulle labbra. Ora che ne ha il tempo, spiega, si dedica a quello a cui tiene, come l'essere presidente dell'Ebu, la maggiore associazione europea che difende gli interessi dei ciechi e degli ipovedenti.

E' preoccupato adesso, come lo è tutta la sua associazione, perché il mondo che cambia rischia di prendere un verso per il quale le esigenze di chi ha questo particolare deficit siano tenute meno in considerazione di quanto è invece necessario. Sono tre i punti che hanno portato l'Ebu ad incontrare i giornalisti oggi a Bruxelles,in occasione della Giornata europea delle persone handicappate, per portare all'attenzione di tutti alcuni temi: il diritto all'accesso alla lettura, lo sviluppo delle nuove tecnologie "on line" e, e qui c'è in gioco proprio la pelle, le nuove automobili elettriche o ibride.

Del problema auto ha parlato Rodolfo Cattani, italiano, responsabile per l'Ebu delle relazioni con l'Unione europea. "Le auto silenziose sono un problema nuovo, e non vogliamo che siano un pericolo", ha spiegato. La questione è che un cieco riesce a sentire l'avvicinarsi di un'auto solo quando questa supera i 40 chilometri l'ora, grazie ar rumore degli pneumatici sull'asfalto. Sotto quella velocità, dunque in città,non la sente se non grazie al rumore del motore, che non c'è nelle auto elettriche. Dopo una lunga battaglia con Commissione e Consiglio, e la lobby dei costruttori di auto, si è giunti ad una normativa in materia, ma è ancora troppo lacunosa. "Il trilogo si è concluso il cinque novembre - spiega Cattani - ma il testo è ancora segreto, sarà svelato in Parlamento a gennaio". La questione è nei tempi e modi di introduzione dell'Avas, il sistema di suoni che le auto dovrebbero produrre. "Il Consiglio vuole renderne obbligatoria la dotazione in 4-6 anni, consentendo anche ai conducenti di poterlo disattivare- dice Cattani - il che è pericolosissimo". Off the records emerge che gli avversari di questi sistemi di sicurezza sono i costruttori, che temono un aumento dei costi, ma intanto discutono anche della possibilità di avere ognuno il suo "bip bip" caratterizzante, di brand. Intanto, mentre il Parlamento sostiene con forza le ragioni dell'Ebu, mentre Commissione e Consiglio tergiversano, le auto silenziose si moltiplicano, moltiplicando anche i pericoli, che poi non riguardano solo chi non vede, ma anche i bambini, e qualche adulto distratto.

"L'accesso alle informazioni è un diritto umano", ha detto poi, con il suo solito sorriso Angermann, introducendo il tema dei libri, che solo per meno del 5% della produzione nei paesi avanzati sono pubblicati in formati fruibili per i ciechi (come audio o braille). Nei paesi più poveri non si arriva all'1%. "E' una situazione che deve terminare", ha ammonito il tedesco, ricordando che a Marrakesh lo scorso giugno, alla presenza del cantante statunitense Stevie Wonder, è stata approvato un Trattato "nonostante l'opposizione di Commissione e Consiglio Ue", che interviene sul commercio e sul coyright dei libri per i ciechi. Almeno venti Paesi però devono ratificarlo perché sia possibile abbattere i diritti di pubblicazione e rendere possibile il commercio internazionale delle traduzioni adatte a queste persone. "Noi chiediamo alla Commissione di sostenere il processo di ratifica - spiega Angermann - ma sembra che per loro questa non sia un'urgenza. Chiediamo, anche su questo, l'aiuto dei deputati europei, perché facciano pressione. La Commissione deve ratificare, adesso!".

E poi c'è la terza emergenza data dalla modernità: internet. Per chi non vede è un mondo in gran parte nascosto, con un'accessibilità assolutamente insufficiente, mentre invece è sempre più importante poterlo aprire, vista la quantità di servizi, pubblici e privati, che si stanno spostando lì. Neanche il sito del Consiglio europeo è accessibile a tutti i ciechi, ma solo a quelli che parlano inglese e se i testi sono in inglese. I risultati in altre lingue sono ridicoli, "perché manca un piccolo accorgimento, che costa davvero poco, per far sapere alla macchina che qual che legge non è in inglese, ma al quale non si è pensato", spiega il giovane belga Bart Simons, responsabile del settore Nuove tecnologie ell'Ebu. Ora c'è in discussione una direttiva per imporre che i siti di servizi pubblici siano accessibili anche ai non vedenti, ma anche qui, sempre, in particolare, al Consiglio, si perde tempo, si tergiversa, "e noi vorremmo invece accelerare - spiega Simons - perché a maggio ci saranno le elezioni per il Parlamento europeo, e se non si è terminato il percorso si rischia di perdere mesi, o anni per riprendere le fila". Anche i ciechi vogliono poter comprare un biglietto aereo o un oggetto su E-Bay, "vogliamo una cosa semplice, non una cosa impossibile, vogliamo poter fare quello che gli altri possono fare", dice Simons.

Tra l'altro, è stato spiegato, se non si fanno i servizi per i ciechi "nelle" produzioni come le auto, o i servizi internet, o nelle macchine per comprare i biglietti del bus, nei servizi pubblici, "poi i costi si elevano, perché bisogna creare delle strutture apposite per erogare queste informazioni o prodotti o quel che è. Come ha spiegato Carine Marzin, funzionaria dell'Ebu, "i governi dovrebbero vedere il problema nel lungo termine, non nel risparmio immediato della realizzazione di una struttura, ma pensare ai costi che ci saranno dopo".

Torna all'indice

Vita.it del 03-12-2013

Barbara, l'unica italiana alla conferenza dei sordociechi

di Sara De Carli

Barbara ha 30 anni, è sordocieca, e da sola è volata nelle Filippine per partecipare - unica italiana - alla Conferenza Mondiale della WFDB (World Federation of DeafBlind. Una voglia di partecipazione attiva che le viene dalla sua innata curiosità ma anche dall'incoraggiamento che ha trovato alla Lega del Filo d'Oro.

Barbara nelle Filippine per la 10° Conferenza Helen Keller

Barbara ha 30 anni ed è nata sorda a causa della KID Sindrome: nel tempo quella stessa malattia genetica l'ha fatta diventare ipovedente. Barbara è una forza della natura, protagonista in pieno della propria vita: dal 6 all'11 novembre è stata nelle Filippine in rappresentanza dei sordociechi italiani, per partecipare alla Conferenza Mondiale della WFDB (World Federation of DeafBlind), proprio nei giorni del tifone Haiyan.

Come hai conosciuto la Lega del Filo d'Oro?

Sono entrata alla Legadel Filo d'Oro quattro anni fa, quando ho perso anche la vista. Si tratta di un'Associazione per sordociechi e pluriminorati psicosensoriali, che mi ha aiutato molto a superare tante difficoltà per entrare in questo nuovo "mondo" a me completamente sconosciuto ed avere una vita più piena e autonoma con la mia nuova identità di sordocieca. Sono entrata come membro del Comitato delle Persone Sordocieche della Lega del Filo d'Oro, ho potuto partecipare ai tanto amati soggiorni estivi dell'Associazione, ora stiamo preparando un evento importantissimo per tutti noi, che è la 7°Conferenza Nazionale delle Persone Sordocieche in occasione del 50° anniversario di fondazione della nostra Associazione, a novembre 2014. Oltre alle attività nazionali ho avuto il grande piacere di poter essere molto attiva anche in campo internazionale: a maggio 2013 ho partecipato alla Conferenza EDBU (European Deafblind Union) in Bulgaria, dove per la prima volta ho avuto la possibilità di confrontarmi con altre realtà europee anche in campo femminile grazie al 1°Forum delle Donne Sordocieche che era uno dei temi della Conferenza: in questa occasione ho avuto l'onore di essere stata eletta consigliere, diventando così il più giovane membro della storia EDBU.

Com'è stata l'esperienza della Conferenza mondiale??

Un'esperienza che ricorderò per tutta la vita! Al mio ingresso nella sala conferenze il primo giorno ho provato una grandissima emozione vedere per la prima volta tanti sordociechi da tutto il mondo: giapponesi, australiani, africani, nord e sudamericani... ero meravigliata, senza parole e allo stesso tempo molto felice. Noi sordociechi siamo un "piccolo mondo" nella società, ma lì mi sembrava che noi fossimo al centro del mondo! Oltre a tutto quello che ho imparato dalla conferenza, ho avuto anche la possibilità di stringere nuove amicizie con cui continuare lo scambio di informazioni iniziato lì. Tutto questo farà parte del mio bagaglio che porterò in Italia per migliorare la vita dei sordociechi italiani (Barbara è tutt'ora nelle Filippine, ndr).

Quanti sordociechi erano presenti e quanti italiani oltre a te?

Ho avuto il privilegio di essere l'unica italiana, andata lì come rappresentante del Comitato dei sordociechi della Lega del Filo d'Oro e consigliere EDBU, in mezzo a circa 215 persone tra sordociechi e interpreti.

Come hai organizzato il viaggio e gli spostamenti? So che tu sei abituata a volare da sola, ma puoi spiegare ai nostri lettori come una persona sordocieca possa raggiungere questi livelli di autonomia?

In apparenza sembra molto difficile, ma con qualche viaggio ed esperienza diventa molto facile. È anche una bella opportunità per tutti i sordociechi in piena autonomia perché se non si è accompagnati da un conoscente, tutti gli aeroporti del mondo hanno obbligatoriamente un servizio disabili apposito in cui lo staff ci accompagna dall'inizio alla fine del viaggio fornendo anche carrozzine se necessario, evitandoci di fare code infinite ai controlli e facendoci salire sull'aereo per primi in tutta tranquillità.

Il tema della Conferenza era l'accessibilità e l'inclusione per le persone sordocieche nella vita di tutti i giorni, con quattro ambiti particolari: educazione, tecnologie, lavoro, attività ricreative. In riferimento alla situazione italiana, quali sono le aree in cui l'inclusione è più avanzata e quali quelle in cui c'è ancora molto da lavorare?

In campo educativo e ricreativo siamo a buoni livelli grazie ai nostri Centri riabilitativi, invece nella tecnologia c'è ancora qualche importante passo da fare perchè grazie a questa si possono abbattere molte barriere comunicative ed essere più autonomi nella gestione della vita quotidiana come ad esempio corsi di formazione sull'uso del pc con barra braille alle persone sordocieche, accessibilità ai diversi network e fornitura di diversi ausili specifici come videoingranditori per la lettura in rilievo.

Come ti è sembrata la situazione italiana rispetto a quella di altri paesi??

Rispetto ai paesi del nord Europa mi è sembrata molto indietro per certi aspetti, a partire dal sostegno dello Stato: nei paesi nordeuropei forniscono sostegno economico e servizi specifici ai disabili compreso le persone sordocieche, oltre a fondi e corsi di formazione per gli interpreti-guida che sono praticamente "le nostre orecchie e i nostri occhi", grazie ai quali possiamo avere un'inclusione sociale. Oltre a questo manca da parte del governo Italiano anche il riconoscimento della LIS (Lingua dei Segni Italiana) da cui deriva la LIS Tattile, che è una lingua in cui noi sordociechi comunichiamo tra di noi e con chi interagisce con noi, e della figura dell'interprete come figura professionale con una maggiore standardizzazione a livello europeo tant'è che alla Conferenza Mondiale ero l'unica con un solo interprete mentre tutti gli altri ne avevano due o tre che si alternavano a turni e con diverse tecniche di comunicazione per lavorare meglio.

Durante la Conferenza hai fatto degli interventi? Su quali argomenti?

Sono intervenuta durante il workshop sulle attività sportive con un accenno alla mia situazione in Italia dicendo che sto cercando di avvicinare alcuni sordociechi allo sci ma che a differenza di ciò che accade in alcuni paesi trovo difficoltà per la paura e il credere di non poter far sport da parte loro. Quindi ho chiesto come posso fare per attirare più attenzione, visto che lo sport è anche inclusione sociale e non solo divertimento. Mi è stato risposto che dovrei trovare dei fondi per organizzare un evento, come in Bulgaria, per una dimostrazione.

Per un futuro migliore per le persone sordocieche, a tuo parere in quale ambito è più opportuno lavorare??

È importante diffondere l'informazione sui nostri diritti seguendo la Convenzione ONU e sulla Sordocecità come disabilità unica e specifica, per la quale sono necessari programmi specifici nella scuola, aiuti e ausili adatti per entrare all'università e nel mondo del lavoro.

Nei giorni in cui eravate riuniti per la Conferenza, le Filippine sono purtroppo state colpite dal tifone Haiyan. La zona in cui eravate è stata colpita? In base alla tua testimonianza, qual è la situazione del Paese? Qual è la tua impressione?

Siamo stati avvisati in anticipo del tifone e siamo rimasti, continuando la Conferenza, avendo la fortuna di trovarci a 60 km dalla capitale Manila e quindi non al sud delle Filippine. Nella nostra zona ha piovuto fortissimo con un vento che apriva da solo le pesanti porte dell'hotel, ma solo dopo che le tv hanno iniziato a mandare in onda le drammatiche immagini del disastro ci siamo resi conto di essere stati davvero fortunati e soprattutto io che pochi giorni dopo avrei dovuto proseguire il mio viaggio proprio da quelle parti! L'ultima sera della Conferenza è venuto un gruppo di fotografi filippini che faceva foto istantanee in cambio di un offerta libera, allora noi sordociechi ci siamo messi in fila per fare le foto in gruppi e donare qualcosa alla terra che ci ha dato la possibilità di farci incontrare e ospitato la Conferenza Mondiale.

Torna all'indice

Superando.it del 03-12-2013

Aspettando Obama e Papa Francesco

di Claudio Arrigoni

Mentre nel nostro Paese bisogna fare in modo che la Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, divenuta Legge dello Stato già nel 2009, venga concretamente applicata, «quale segnale sarebbe per il mondo - si chiede Claudio Arrigoni - se anche gli Stati Uniti e il Vaticano ratificassero la Convenzione?». Temi di costante attualità e non certo solo oggi, che è la Giornata delle Persone con Disabilità.

«Parole che dicevano: "gli uomini son tutti uguali"»: viene in mente il testo della Locomotiva di Guccini, quando si legge la Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità. Uguali nella diversità. E ognuno con diritti, che non sono più o meno degli altri, ma sono quelli per tutti e si devono adattare a ognuno.

Non c'è un testo migliore, oggi, sulla disabilità e sulle persone che vivono in questa condizione: «circa un miliardo o approssimativamente il 15% della popolazione mondiale», dicono le Nazioni Unite. Domani o dopodomani, magari, si potrà migliorare, cambiare, adattare. Quasi centoquaranta Paesi di ogni parte del mondo [si veda l'elenco in calce, N.d.R.] l'hanno ratificata, cioè introdotta fra le proprie leggi. Purtroppo non c'è probabilmente legge più disattesa. Tante nazioni comunque ci hanno provato e ci stanno provando. Tante, ma non tutte. Le assenze pesano e fanno rumore.

Spaventa? Forse. Sicuramente è fra quei testi che dalle definizioni di principio arriva dritto all'attualità. Basta leggerla una volta per comprendere quanto la società sarebbe migliore se venisse applicata. Però poi, rileggendola, si comprende come renderla attuale voglia dire rompere schemi sociali che non hanno mai compreso la disabilità e le persone con disabilità.

Ecco perché riprendere in mano la Convenzione - ma a scuola la fanno studiare? La commentano? Ci riflettono? - nella Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità del 3 dicembre, dedicata al tema Rompere le barriere, aprire porte: per una società inclusiva e sviluppo per tutti, fa pensare quante volte quegli schemi non si siano ancora modificati. E quelle porte si possono aprire e quelle barriere si devono rompere proprio partendo da un testo che dovrebbe essere legge in quasi tutto il mondo e che così tanto spesso nessuno prende in considerazione.

Fermiamoci al nostro "piccolo orticello": quanti dei nostri Parlamentari o, peggio, dei nostri Ministri, ne conosce gli articoli, la studia e vi si richiama, prima di emanare leggi e provvedimenti, specie quelli che vanno a influire anche su persone con disabilità?

Andiamo poi al "campo più grande", a quelle assenze nella ratifica che sono poche, ma fanno rumore. Gli Stati Uniti e lo Stato di Città del Vaticano mancano all'appello. Una delle nazioni più grandi, potenza economica e militare, e uno degli Stati più piccoli, guida spirituale e morale. Due simboli, anche. Per questo sarebbe bello e importante che al loro interno le barriere si rompessero e le porte si aprissero. Le motivazioni sono diverse. Però fa pensare che due degli Stati che hanno contribuito alla costruzione della Convenzione in maniera fondamentale abbiano poi scelto di non applicarla al proprio interno.

Il clima nuovo portato da Papa Francesco in Vaticano e la sua attenzione alla disabilità possono essere viatico. Lo ha scritto bene Matteo Schianchi, storico e profondo conoscitore della disabilità: «Non è certo un testo, per quanto così importante, a cambiare la realtà della disabilità né in Italia, né nel resto del mondo (ricordiamoci della disabilità di altri Paesi ed è anche a loro che il Papa può parlare); sappiamo però che si tratta di uno strumento utile a indirizzare l'attenzione politica e culturale attorno alla disabilità verso nuovi lidi fatti di diritti e di stato sociale, e non di pietismo e beneficenza. Per questo, la ratifica della Convenzione non è solo un gesto formale, ma operativo: un passo necessario, non sufficiente, ma necessario». La motivazione della mancata ratifica, va ricordato, è legata a un articolo della Convenzione, il venticinquesimo (Salute), in quanto vi si legge un'apertura all'aborto inaccettabile per la Santa Sede.

Gli Stati Uniti, poi, proprio un anno fa, bocciarono la ratifica, in particolare per il voto contrario dei repubblicani. Il presidente Obama, insieme alla riforma sanitaria, sta cercando di farla tornare in discussione. È strano, per altro, che questo accada in un Paese dove già nel 1990, sotto il repubblicano Bush, fu firmato l'Americans with Disabilities Act (ADA), uno dei testi sui quali si formò poi la stessa Convenzione. E sotto Bush junior gli USA furono fondamentali nella stesura della Convenzione.

I motivi, anche qui, sono di forma e di sostanza, ove si non si vogliono intromissioni nelle leggi interne e sono legati in particolare a istruzione, sanità (nella Convenzione è assicurata la gratuità, ma si supererebbe con la "Riforma Obama"), aborto. La discussione per fortuna continua.

Dal "piccolo" (in Italia la Convenzione, che è la Legge 18/09, è applicata davvero?) al "grande" (che segnale sarebbe, per il mondo, se Stati Uniti e Vaticano la ratificassero?), è giusto continuare a rifletterne. Oggi, 3 dicembre, nel giorno dedicato alla disabilità, domani e dopodomani. Perché, ancora una volta, la società sia sempre più bella e davvero per tutti.

Testo già apparso - con il titolo "Convenzione Onu su disabilità, aspettando Obama e Papa Francesco" - in "InVisibili", blog del «Corriere della Sera.it». Viene qui ripreso, con alcuni riadattamenti al diverso contesto, per gentile concessione.

Sono questi i 138 Paesi (compresa l'Unione Europea), che ad oggi, 3 dicembre 2013, appaiono nell'elenco ufficiale prodotto dall'ONU, come ratificatori della Convenzione. L'ordine è cronologico ed è quello che risulta dalla data pubblicata nel portale dell'ONU:

- Giamaica (30 marzo 2007) - Ungheria (20 luglio 2007) - Panama (7 agosto 2007) - Croazia (15 agosto 2007) - Cuba (6 settembre 2007) - Gabon (1° ottobre 2007) - India (1° ottobre 2007) - Bangladesh (30 novembre 2007) - Sudafrica (30 novembre 2007) - Spagna (3 dicembre 2007) - Namibia (4 dicembre 2007) - Nicaragua (7 dicembre 2007) - El Salvador (14 dicembre 2007) - Messico (17 dicembre 2007) - Perù (30 gennaio 2008) - Guinea (8 febbraio 2008) - San Marino (22 febbraio 2008) - Giordania (31 marzo 2008) - Tunisia (2 aprile 2008) - Ecuador (3 aprile 2008) - Mali (7 aprile 2008) - Egitto (14 aprile 2008) - Honduras (14 aprile 2008) - Filippine (15 aprile 2008) - Slovenia (24 aprile 2008) - Qatar (13 maggio 2008) - Kenya (19 maggio 2008) - Arabia Saudita (24 giugno 2008) - Niger (24 giugno 2008) - Australia (17 luglio 2008) - Thailandia (29 luglio 2008) - Cile (29 luglio 2008) - Brasile (1° agosto 2008) - Cina (1° agosto 2008) - Argentina (2 settembre 2008) - Paraguay (3 settembre 2008) - Turkmenistan (4 settembre 2008) - Nuova Zelanda (25 settembre 2008) - Uganda (25 settembre 2008) - Austria (26 settembre 2008) - Costarica (1° ottobre 2008) - Vanuatu (23 ottobre 2008) - Lesotho (2 dicembre 2008) - Corea del Sud (11 dicembre 2008) - Ruanda (15 dicembre 2008) - Svezia (15 dicembre 2008) - Oman (6 gennaio 2009) - Azerbaijan (28 gennaio 2009) - Uruguay (11 febbraio 2009) - Germania (24 febbraio 2009) - Yemen (26 marzo 2009) - Guatemala (7 aprile 2009) - Marocco (8 aprile 2009) - Sudan (24 aprile 2009) - Isole Cook (8 maggio 2009) - Mongolia (13 maggio 2009) - Italia (15 maggio 2009) - Gran Bretagna (8 giugno 2009) - Belgio (2 luglio 2009) - Siria (10 luglio 2009) - Haiti (23 luglio 2009) - Burkina Faso (23 luglio 2009) - Danimarca (24 luglio 2009) - Serbia (31 luglio 2009) - Repubblica Dominicana (18 agosto 2009) - Malawi (27 agosto 2009) - Portogallo (23 settembre 2009) - Laos (25 settembre 2009) - Repubblica Ceca (28 settembre 2009) - Turchia (28 settembre 2009) - Seychelles (2 ottobre 2009) - Iran (23 ottobre 2009) - Montenegro (2 novembre 2009) - Tanzania (10 novembre 2009) - Bolivia (16 novembre 2009) - Algeria (4 dicembre 2009) - Mauritius (8 gennaio 2010) - Zambia (1° febbraio 2010) - Ucraina (4 febbraio 2010) - Francia (18 febbraio 2010) - Lettonia (1° marzo 2010) - Canada (11 marzo 2010) - Bosnia-Erzegovina (12 marzo 2010) - Emirati Arabi Uniti (19 marzo 2010) - Maldive (5 aprile 2010) - Nepal (7 maggio 2010) - Slovacchia (26 maggio 2010) - Etiopia (7 luglio 2010) - Malaysia (19 luglio 2010) - Lituania (18 agosto 2010) - Senegal (7 settembre 2010) - Moldavia (21 settembre 2010) - Armenia (22 settembre 2010) - Nigeria (24 settembre 2010) - Sierra Leone (4 ottobre 2010) - Saint Vincent e Grenadine (29 ottobre 2010) - Unione Europea (23 dicembre 2010) - Romania (31 gennaio 2011) - Togo (1° marzo 2011) - Colombia (10 maggio 2011) - Belize (2 giugno 2011) - Cipro (27 giugno 2011) - Pakistan (5 luglio 2011) - Bahrein (22 settembre 2011) - Lussemburgo (26 settembre 2011) - Capo Verde (10 ottobre 2011) - Indonesia (30 novembre 2011) - Myanmar (7 dicembre 2011) - Macedonia (29 dicembre 2011) - Bulgaria (22 marzo 2012) - Mozambico (30 gennaio 2012) - Mauritania (3 aprile 2012) - Estonia (30 maggio 2012) - Grecia (31 maggio 2012) - Gibuti (18 giugno 2012) - Nauru (27 giugno 2012) - Benin (5 luglio 2012) - Liberia (26 luglio 2012) - Ghana (31 luglio 2012) - Afghanistan (18 settembre 2012) - Swaziland (24 settembre 2012) - Polonia (25 settembre 2012) - Russia (25 settembre 2012) - Israele (28 settembre 2012) - Dominica (1° ottobre 2012) - Malta (10 ottobre 2012) - Cambogia (20 dicembre 2012) - Albania (11 febbraio 2013) - Barbados (27 febbraio 2013) - Iraq (20 marzo 2013) - Norvegia (3 giugno 2013) - Palau (11 giugno 2013) - Singapore (18 luglio 2013) - Kuwait (22 agosto 2013) - Zimbabwe (23 settembre 2013) - Venezuela (24 settembre 2013) - Papua Nuova Guinea (26 settembre 2013) - Kiribati (27 settembre 2013).

Per quanto riguarda invece il Protocollo Opzionale alla Convenzione (testo che consente al Comitato sui Diritti Umani delle Persone con Disabilità di ricevere anche ricorsi individuali - di singoli o di gruppi di individui - e di avviare eventuali procedure d'inchiesta), a ratificarlo sono stati finora i seguenti 78 Paesi:

- Ungheria (20 luglio 2007) - Panama (7 agosto 2007) - Croazia (15 agosto 2007) - Sudafrica (30 novembre 2007) - Spagna (3 dicembre 2007) - Namibia (4 dicembre 2007) - El Salvador (14 dicembre 2007) - Messico (17 dicembre 2007) - Perù (30 gennaio 2008) - Guinea (8 febbraio 2008) - San Marino (22 febbraio 2008) - Tunisia (2 aprile 2008) - Ecuador (3 aprile 2008) - Mali (7 aprile 2008) - Slovenia (24 aprile 2008) - Bangladesh (12 maggio 2008) - Arabia Saudita (24 giugno 2008) - Niger (24 giugno 2008) - Cile (29 luglio 2008) - Brasile (1° agosto 2008) - Argentina (2 settembre 2008) - Paraguay (3 settembre 2008) - Uganda (25 settembre 2008) - Austria (26 settembre 2008) - Costarica (1° ottobre 2008) - Ruanda (15 dicembre 2008) - Svezia (15 dicembre 2008) - Azerbaijan (28 gennaio 2009) - Germania (24 febbraio 2009) - Yemen (26 marzo 2009) - Guatemala (7 aprile 2009) - Marocco (8 aprile 2009) - Sudan (24 aprile 2009) - Isole Cook (8 maggio 2009) - Mongolia (13 maggio 2009) - Italia (15 maggio 2009) - Belgio (2 luglio 2009) - Siria (10 luglio 2009) - Haiti (23 luglio 2009) - Burkina Faso (23 luglio 2009) - Serbia (31 luglio 2009) - Gran Bretagna (7 agosto 2009) - Repubblica Dominicana (18 agosto 2009) - Australia (21 agosto 2009) - Portogallo (23 settembre 2009) - Turchia (28 settembre 2009) - Montenegro (2 novembre 2009) - Tanzania (10 novembre 2009) - Bolivia (16 novembre 2009) - Nicaragua (2 febbraio 2010) - Ucraina (4 febbraio 2010) - Francia (18 febbraio 2010) - Bosnia-Erzegovina (12 marzo 2010) - Nepal (7 maggio 2010) - Slovacchia (26 maggio 2010) - Honduras (16 agosto 2010) - Lituania (18 agosto 2010) - Lettonia (31 agosto 2010) - Nigeria (24 settembre 2010) - Saint Vincent e Grenadine (29 ottobre 2010) - Turkmenistan (10 novembre 2010) - Togo (1° marzo 2011) - Cipro (27 giugno 2011) - Lussemburgo (26 settembre 2011) - Uruguay (28 ottobre 2011) - Macedonia (29 dicembre 2011) - Mozambico (30 gennaio 2012) - Mauritania (3 aprile 2012) - Estonia (30 maggio 2012) - Grecia (31 maggio 2012) - Gibuti (18 giugno 2012) - Benin (5 luglio 2012) - Ghana (31 luglio 2012) - Afghanistan (18 settembre 2012) - Swaziland (24 settembre 2012) - Dominica (1° ottobre 2012) - Malta (10 ottobre 2012) - Palau (11 giugno 2013) - Zimbabwe (23 settembre 2013).

Suggeriamo anche la consultazione di: www.un.org/disabilities.

Torna all'indice

Redattore Sociale del 16-12-2013

Crescono gli alunni disabili nella scuola primaria e secondaria: sono 149 mila

I dati Istat. Nell'anno scolastico 2012/2013 gli alunni disabili nelle scuole primarie e secondarie di primo grado sono il 3,2 per cento del totale degli alunni e, in assoluto, sono 4 mila in più rispetto all'anno precedente. Il 60 per cento maschi.

ROMA. Nell'anno scolastico 2012-2013 sono circa 149 mila gli alunni con disabilità in Italia (il 3,2% del totale degli alunni), di cui circa 84 mila nella scuola primaria (pari al 3,0%) e poco più di 65 mila nella scuola secondaria di primo grado (il 3,7%). A rilevarlo è l'Istat, che pubblica un report sull'integrazione degli alunni con disabilità nelle scuole primarie e secondarie di primo grado, statali e non statali. Crescono anche i docenti di sostegno (sono 2 mila in più).

Bolzano in testa. La percentuale più elevata si riscontra nella Provincia autonoma di Bolzano per entrambi gli ordini scolastici (5,0% degli alunni della scuola primaria e 8,2% degli alunni della scuola secondaria di primo grado), quella più bassa si registra in Basilicata (2,1% degli alunni della scuola primaria e 2,6% di quelli della scuola secondaria di primo grado).

Quattromila in più. Rispetto all'anno precedente, l'aumento complessivo è di circa 4 mila alunni, in entrambi gli ordini scolastici, proseguendo la tendenza crescente registrata negli ultimi 10 anni.

I maschi rappresentano più del 60% degli alunni con disabilità di entrambi gli ordini scolastici: 201 maschi ogni 100 femmine nella scuola primaria e 180 maschi ogni 100 femmine in quella secondaria di primo grado.

Su RS Agenzia giornalistica il resoconto completo del report dell'Istat sulla presenza di alunni disabili nelle scuole italiane.

Torna all'indice

Il Mondo del 16-12-2013

Scuola: Istat, oltre 67mila insegnanti di sostegno. +2000 rispetto 2012

ROMA. Gli insegnanti di sostegno rilevati dal Ministero dell'Istruzione, dell'universita' e della ricerca (Miur) sono piu' di 67 mila: 2 mila in piu' rispetto allo scorso anno. Nel Mezzogiorno si registra il maggior numero di ore medie di sostegno settimanali assegnate. Lo rileva l'Istat. Piu' nel dettaglio, solamente il 67,9% degli insegnanti di sostegno della scuola primaria e il 72,5% di quelli della scuola secondaria di primo grado svolge l'attivita' a tempo pieno all'interno dello stesso plesso scolastico. Nella scuola primaria la percentuale piu' alta di insegnanti di sostegno a tempo pieno si registra nel Lazio (75,4%) e la piu' bassa nella Provincia autonoma di Bolzano (33,8%). Nella scuola secondaria di primo grado la percentuale piu' elevata si riscontra invece in Campania con il 76,4% degli insegnanti di sostegno, e la piu' bassa nella Provincia autonoma di Bolzano con il 52,4%. Il numero medio di alunni con disabilita' per insegnante e' molto vicino, a livello nazionale, a quello che era il tetto previsto dalla Legge 244/2007 (un insegnante di sostegno ogni due alunni con disabilita'): ci sono 1,8 alunni con disabilita' ogni insegnante di sostegno nella scuola primaria e 2,0 nella scuola secondaria di primo grado. Le differenze territoriali sono, pero', molto marcate: la Provincia autonoma di Bolzano, per entrambi gli ordini scolastici, ha un numero maggiore di alunni per insegnante di sostegno (3,6 alunni nella scuola primaria, 4,2 nella scuola secondaria di primo grado). Il rapporto piu' basso si riscontra in Molise per la scuola primaria con 1,3 alunni per insegnante di sostegno ed in Molise e in Sardegna per la scuola secondaria di primo grado con 1,5 alunni. Con riferimento alle ore settimanali di sostegno assegnate in media all'alunno con disabilita', si evidenzia un gradiente territoriale per entrambi gli ordini scolastici, con un numero di ore maggiore nelle scuole del Mezzogiorno (13,4 ore medie settimanali nella scuola primaria e 10,8 nella scuola secondaria di primo grado) ed un numero piu' basso di ore nelle scuole primarie e secondarie di primo grado del Centro (rispettivamente 10,2 e 8,3 ore medie settimanali). Il Nord si colloca in una posizione intermedia, con 10,4 ore medie settimanali nella scuola primaria e 8,4 ore nella scuola secondaria di primo grado.

Torna all'indice

Avvenire del 17-12-2013

Disabili a scuola: Tante le barriere all'integrazione

Sono 150mila con 67mila docenti di sostegno Ma il 44% cambia insegnante ogni anno .

MILANO. Sono in continua crescita, gli alunni disabili nelle scuole primarie e secondarie di primo grado, sia statali che paritarie. Rispetto allo scorso anno scolastico, il loro numero è aumentato di 4mila unità, arrivando a sfiorare quota 150mila. Secondo il rapporto sull'integrazione presentato ieri dall'Istat, relativo all'anno scolastico 2012-2013, nella scuola primaria i bambini disabili sono 84mila (pari al 3% del totale degli alunni), mentre alla secondaria di primo grado gli studenti con handicap sono 65mila (il 3,7% del totale). I maschi rappresentano più del 60% del totale e l'età media è di 9,8 anni per gli scolari della primaria e di 13,5 per gli studenti della secondaria. «Il dato sull'età media - osservano i ricercatori dell'Istituto di statistica - è frutto di una percentuale elevata di alunni con disabilità che permane nella scuola oltre l'età prevista». In particolare, l'11% degli scolari con disabilità della primaria ha un'età superiore agli 11 anni e il 19% di quelli della secondaria ha più di 14 anni.

Le problematiche più diffuse sono il ritardo mentale (38,1% nella primaria e 44,5% nella secondaria), i disturbi del linguaggio (24,3% e 14%), dell'apprendimento (24,4% e 24,9%) e dell'attenzione (24,5% e 21,5%). Inoltre, uno scolaro disabile su cinque (il 21,4%), non è autono- mo in almeno una di queste tre attività (spostarsi, mangiare o andare al bagno) e l'8% non è autonomo in tutte. Alle superiori queste percentuali sono rispettivamente del 14,7% e del 5,5%.

Gli insegnanti di sostegno rilevati dal Ministero dell'Istruzione nelle sole scuole statali sono oltre 67mila, circa 2mila in più rispetto all'anno scolastico precedente, per un rapporto di 1,8 alunni con disabilità per ogni docente nella scuola primaria e di 2 alunni per docente nella secondaria di primo grado. Altri 27mila docenti di sostegno saranno assunti entro i prossimi tre anni, in forza di un provvedimento contenuto nella legge "L'istruzione riparte" approvata dal Parlamento a novembre. Questa immissione di risorse dovrebbe contribuire a ridurre il problema della mancata continuità didattica, rilevato anche dall'Istat. Il 14,5% degli scolari disabili ha infatti cambiato insegnante di sostegno nel corso dell'anno e lo stesso è capitato al 12,2% degli studenti con handicap della secondaria. Se, invece, si considerano i cambi di docente rispetto all'anno precedente, si vede come questo fenomeno, che influisce, in negativo, sul rendimento dello studente, riguarda il 44,2% dei bambini della primaria e il 37,9% dei ragazzi della secondaria. Infine, circa l'8% delle famiglie ha presentato ricorso per ottenere l'aumento delle ore di sostegno per i propri figli.

(Paolo Ferrario)

***

GLI ESPERTI: «SERVONO PREPARAZIONE E CLASSI NON AFFOLLATE»

MILANO . «Una migliore inclusione scolastica dei disabili passa anche attraverso la diffusione di buone pratiche, che pure ci sono ma sono offuscate dai tanti problemi che, ancora una volta, l'Istat segnala ». Vuole considerare il bicchiere mezzo pieno, Luigi D'Alonzo, docente di Pedagogia speciale all'Università Cattolica di Milano e, da anni, componente dell'Osservatorio nazionale sulle politiche per la disabilità del Ministero dell'Istruzione. «Buone scuole e buoni insegnanti sono più diffusi di quanto sembri - aggiunge -. Ripartiamo da lì per dare una speranza a tante famiglie».

Per cambiare, in meglio, la situazione degli studenti portatori di handicap, D'Alonzo guarda con fiducia alla re- cente legge "L'istruzione riparte" che prevede la formazione obbligatoria di tutti gli insegnanti, non soltanto quindi di quelli di sostegno, circa le problematiche legate alla disabilità. «Questa è una strada molto coraggiosa ma è anche l'unica percorribile», sottolinea l'esperto. Che insiste sulla necessità di formare gli insegnanti anche a livello universitario, «per differenziare la proposta formativa a seconda delle esigenze dei ragazzi». A questo riguardo, ricorda D'Alonzo, la Cattolica ha attivato un Master sull'autismo e ha proposto al Miur di avviarne un altro sui disturbi sensoriali. Lo stesso ministero ha dato agli atenei la possibilità di promuovere corsi di formazione sul sostegno riservati agli insegnanti abilitati che vogliano specializzarsi per lavorare con i disabili. In Cattolica i posti disponibili sono 220 e le lezioni partiranno in primavera.

Sempre la nuova legge sulla scuola prevede un'altra importante novità, da parecchi anni in cima alle richieste della Fish, la Federazione italiana superamento handicap, che rappresenta le associazioni che operano con i disabili. Si tratta dell'abolizione delle aree disciplinari per il sostegno nelle scuole superiori. «Molte scuole - osserva Salvatore Nocera, vice-presidente della Fish e responsabile dell'Osservatorio scolastico dell'Associazione italiana persone Down - assegnavano allo stesso alunno quattro docenti per il sostegno, con poche ore per ciascuna area, creando, specie negli studenti con disabilità intellettiva, gravi problemi di disorientamento e totale delega a tali docenti, da parte dei colleghi curricolari, in palese violazione della normativa e della cultura sull'inclusione scolastica».

Riguardo i corsi di formazione obbligatori sulle tematiche della disabilità, Nocera ricorda che questi potrebbero utilmente «essere tenuti, come consulenti, dagli stessi docenti di sostegno, dai familiari e da esperti delle associazioni », in applicazione del principio di sussidiarietà. Inoltre, secondo l'esperto, il pieno coinvolgimento di tutti i docenti «ridurrà la richiesta di ore di sostegno» e le conseguenti e «inarrestabili cause per ottenerne sempre di più». Il tutto, a patto che «si rispetti il tetto massimo di venti alunni nelle classi frequentate da disabili, perché solo se non vi sono classi superaffollate i docenti curricolari potranno seriamente occuparsi anche degli studenti con disabilità».

(Paolo Ferrario)

***

LA META' NON PARTECIPA ALLE GITE SCOLASTICHE E SOLTANTO IL 16% HA ACCESSO AI CAMPI-SCUOLA.

Passano quasi tutto il tempo in classe e non hanno la possibilità di socializzare con i compagni fuori dalla scuola. È la triste realtà della maggioranza degli studenti disabili, fotografata dall'Istat nel rapporto sull'integrazione. Sia nella primaria che nella secondaria di primo grado, la metà dei ragazzi disabili non ha la possibilità di partecipare alle attività extra-scolastiche e soltanto il 16,1% dei bambini della primaria e il 17,2% dei ragazzi della secondaria frequenta i campi scuola. Eppure, osservano gli esperti dell'Istituto di statistica, «il processo d'inclusione scolastica dovrebbe prevedere una completa partecipazione dell'alunno con disabilità a tutte le attività scolastiche ed extra-scolastiche della classe, anche se tale partecipazione può implicare una maggiore complessità organizzativa dell'evento». Inoltre, gli alunni con disabilità passano la maggior parte del loro tempo all'interno della classe (24,7 ore settimanali in media per la scuola primaria e 22,4 per quella secondaria) e svolgono attività didattica al di fuori della classe per un numero residuale di ore, in media 3,7 a settimana nella scuola primaria e 4,4 nella scuola secondaria di primo grado. (Paolo Ferrario)

***

POCHI COLLOQUI CON I PROFESSORI CURRICOLARI: ORA LA LEGGE PREVEDE LA FORMAZIONE OBBLIGATORIA

«Il progetto didattico ed educativo dei singoli alunni, per essere efficace, dovrebbe essere condiviso con le rispettive famiglie. Tale condivisione è importante sia perché prevista dalla normativa, sia perché il coinvolgimento familiare può garantire il proseguimento del percorso al di fuori dell'ambiente scolastico». Così scrivono gli esperti dell'Istat sottolineando come «la maggior parte delle famiglie» incontri gli insegnanti curricolari (quelli non di sostegno) meno di una volta al mese. E questo vale per il 48,1% delle famiglie della scuola primaria e per il 57,1% di quelle della secondaria di primo grado. Inoltre, il 4,7% delle famiglie della primaria e il 6,6% di quelle della secondaria non ha mai colloqui con gli insegnanti curricolari. Proprio per favorire una migliore «presa in carico» dell'alunno disabile, che non è "dell'insegnante di sostegno" ma dell'intero corpo docente, la legge "L'istruzione riparte" prevede corsi di aggiornamento e formazione in servizio, anche per i docenti curricolari, per favorire «l'aumento delle competenze e potenziare i processi di integrazione a favore di alunni con disabilità e bisogni educativi speciali». (Paolo Ferrario)

***

DISABILI: A SCUOLA INSIEME

Docente di sostegno, questo sconosciuto. O meglio figura da riscoprire nel suo significato originario. L'occasione per questa riflessione la offre il Rapporto Istat su disabilità e scuola, in cui, tra i molti dati, si sottolinea che una percentuale piuttosto consistente dei 67mila docenti in questione non garantisce una stabilità educativa ai circa 84mila alunni con handicap oggi scolarizzati. Si scopre così che il 44,2% dei docenti di sostegno nelle primarie cambia scuola ogni anno e il 14,5% lo fa in corso d'anno. E alle medie non va meglio, rispettivamente con il 37,9 e il 12,5%.

Diversi i motivi di questo turn over consistente, non ultimo quello di aver ottenuto la cattedra in un'altra materia o di aver scelto il sostegno un po' come ripiego rispetto a un'altra cattedra. E il diritto degli alunni a al sostegno, e magari anche a una sana continuità didattica? Domanda legittima, ma che richiede forse una riflessione ulteriore, tornando proprio al ruolo originario del docente di sostegno.

La legge 517 del 1977 (quella che abolì le classi differenziali) è chiara: deve essere un docente «specialista» capace di aiutare l'alunno disabile a partecipare all'attività didattica all'interno della classe. Un docente che, però, precisa ancora la legge, «condivide con tutti gli altri colleghi» i compiti professionali e le responsabilità sull'intera classe. Insomma, non 'ha' un 'suo' alunno disabile tutto per sé, in possesso esclusivo.

Un compito che nel tempo, purtroppo, si è trasformato in alcuni casi in mero assistenzialismo (e non stiamo parlando dei casi più gravi di disabilità) e in altri nell'affidare solo al docente di sostegno l'alunno con handicap. Ovviamente, nessuna generalizzazione è possibile, ma purtroppo si è assistito a un progressivo delegare il nodo sostegno da parte dei docenti 'curricolari' ai loro colleghi 'specialisti', perdendo quel compito complessivo che la legge affidava alla scuola. Peccato, perché l'Italia è l'unico Paese europeo nel quale si è scelto 36 anni fa di includere gli alunni disabili nella scuola. Senza più classi differenziate.

(Enrico Lenzi)

***

IN CLASSE OLTRE L'HANDICAP.

Sono 84mila gli alunni disabili nelle scuole elementari, uno su 5, da solo, non è in grado di compiere semplici azioni come spostarsi, mangiare, lavarsi le mani. Serve l'aiuto di tutti .

Chi ha un compagno di classe disabile, che magari si sposta su una carrozzina o ha difficoltà a capire quello che dice l'insegnante, sa quanta attenzione e, soprattutto, quanta amicizia servono per facilitarne l'inserimento. Per aiutare in questo compito, nelle classi sono presenti le maestre di sostegno che, insieme a tutti gli altri docenti e, spesso anche con l'aiuto fondamentale dei bidelli, si preoccupano di accogliere gli studenti con questi problemi. Secondo l'Istat, l'Istituto di statistica che periodicamente presenta i dati sulla vita degli italiani, gli scolari disabili nelle scuole elementari sono 84mila, mentre alle medie inferiori sono poco più di 65mila. Gli insegnanti di sostegno sono oltre 67mila, duemila in più rispetto allo scorso anno scolastico, ma ancora non abbastanza, visto che quasi una famiglia su dieci è stata costretta a chiedere più ore di sostegno per il proprio figlio. Questi docenti sono preparati per affrontare tutti i principali problemi che i bambini disabili possono incontrare a scuola. Per loro le difficoltà non sono legate soltanto alla comprensione delle lezioni o allo svolgimento dei compiti a casa ma anche a tutte le altre attività che normalmente si svolgono durante la giornata. Nelle scuole elementari, per esempio, un bambino su cinque non è in grado, da solo, di spostarsi, mangiare o andare in bagno. Anche alle medie, un ragazzino su sette non è capace di arrangiarsi da solo. Un grande aiuto a questi compagni può arrivare non soltanto dagli insegnanti, ma anche dagli altri studenti. Tutti sono chiamati a dare una mano e basta davvero poco per far tornare il sorriso al vicino di banco. Ci sono tanti modi per dimostrare attenzione e amicizia. Per esempio, all'intervallo, quando tutti si precipitano in cortile e, invece, c'è qualcuno che non riesce a correre e cerca un compagno con cui giocare. Anche le gite scolastiche sono un problema per i bambini disabili.

Sempre l'Istat dice che quasi la metà non partecipa per problemi legati alla propria condizione. Ricordarsi anche di loro, magari con una cartolina o un piccolo regalo al ritorno, è un gesto sempre gradito e segno di amicizia vera.

***

TROPPE BARRIERE A SCUOLA.

Nonostante se ne parli da tanti anni, le scuole italiane sono piene di barriere architettoniche.

Nelle regioni del Sud, l'Istat ha verificato che una scuola su quattro non ha le scale a norma, mentre quasi una su tre ha i bagni da rifare. Al Nord va un po' meglio, anche se l'Istat denuncia «l'elevato numero di scuole» con la presenza di barriere. Un problema in più, dunque, per gli studenti disabili, che non sono aiutati nemmeno dalla tecnologia.

Sono ancora più di un quarto gli istituti che non hanno postazioni informatiche adattate alle loro esigenze.

Torna all'indice

Il Corriere della Sera del 01-12-2013

Una task-force di scienziati per chi non vede

Essere autonomi: è questo il sogno «semplice» dei non vedenti. Camminare senza andare contro gli ostacoli, fare la spesa, riconoscere un amico quando lo si incontra per strada. Oggi quel sogno è condiviso da una folta schiera di ricercatori che, passo dopo passo, si stanno avvicinando alla meta: l'obiettivo dell'indipendenza non è più così irreale e il punto dei progressi più recenti si farà il prossimo 6 dicembre a Boston, durante il workshop congiunto che la Andrea Bocelli Foundation organizza assieme al prestigioso Massachusetts Institute of Technology. Un'occasione che consentirà scambi di idee fra scienziati che lavorano su fronti completamente differenti e perciò forniscono risposte diverse, ma complementari, alla domanda di «normalità» dei non vedenti. «Neuroscienziati e studiosi dei processi di visione, ingegneri elettronici, esperti di robotica: tutti impegnati sul medesimo tema, solo così potremo davvero raggiungere gli obiettivi che ci siamo proposti spiega Laura Giarré, responsabile scientifico del workshop e ingegnere all'Università di Palermo . Non possiamo costruire tecnologie che aiutino i ciechi a orientarsi senza conoscere a fondo gli aspetti psicologici della visione e viceversa. Il traguardo essenziale? Permettere a chi è cieco di muoversi senza aiuti, perché, come dice Andrea Bocelli: riconoscere un amico è importante, ma diventa secondario se per fare un passo occorre appoggiarsi a qualcun altro». Il «nocciolo» dell'incontro sarà perciò la presentazione dei risultati del progetto Mit Fifth Sense, nato per rendere autonomo il non vedente attraverso uno strumento portatile che garantisca alcune delle funzioni della visione e consenta quindi di vivere una vita sociale e lavorativa normale. spiega Seth Teller, del Computer Science Artificial Laboratory del Mit, responsabile del progetto: «Il prototipo che abbiamo messo a punto contiene un sistema di navigazione indoor che, attraverso telecamere portatili e sensori, permette al cieco di muoversi in un ambiente che non conosce, individuando gli ostacoli, le salite e le discese improvvise e identificando un percorso sicuro davanti a sé. Inoltre, lo strumento consente di riconoscere i volti noti, basandosi su immagini archiviate in un database, e di leggere i testi attraverso la tecnica di mappatura e localizzazione simultanea o Slam . Si tratta di un algoritmo che permette di ricostruire le figure geometriche (parti di muri, pavimento, soffitto, mobili) all'interno di una mappa realizzata in simultanea grazie ai sensori, ma che soprattutto è in grado di individuare parole e decodificarle anche grazie alla capacità di rimuovere le distorsioni che si hanno quando i testi si presentano obliqui di fronte alla testa di chi indossa lo strumento. In laboratorio abbiamo già un prototipo di riconoscimento del testo che funziona in tempo reale, ma saranno necessari anni di ulteriori ricerche per renderlo utile e utilizzabile nella vita di tutti i giorni». Tutte le informazioni raccolte dall'apparecchio portatile integrato vengono veicolate all'utente attraverso un display tattile (usare i suoni «disturberebbe» il senso dell'udito, fondamentale per i non vedenti). La tecnologia fa passi da gigante: solo un anno e mezzo fa il display era poco più che una bella idea, ora è una realtà e nel giro di due o tre anni potrà forse essere prodotto su una scala più ampia. «Dobbiamo però superare ancora molti ostacoli dice Teller . Ad esempio, abbiamo bisogno di sensori di profondità che possano lavorare in interni ed esterni con tutte le condizioni di luminosità e siano in grado di osservare un campo visivo vasto, potendo però "zoomare" su un dettaglio, proprio come l'occhio umano. E dobbiamo far funzionare tutto questo in tempo reale, per consentire ai non vedenti di avere reazioni adeguate agli stimoli in pochi secondi, proprio come chi vede. Dobbiamo, inoltre, migliorare i display perché abbiano una risoluzione ottimale per il trasporto "superveloce" di una grande mole di dati». In sostanza, serviranno anni prima di avere un «assistente alla visione» perfetto. Nel frattempo si stanno portando avanti anche progetti relativamente più semplici come gli smartphone-guida, messi a punto dall'Università di Palermo: «Si tratta di metodi meno ambiziosi che tuttavia stanno dando buoni risultati: lo scopo è avere applicazioni che, ad esempio, possano guidare i ciechi lungo percorsi in un aeroporto o in altri spazi pubblici riprende Giarré . Ancora però siamo lontani dal poter dare in mano alle persone prodotti che consentano di superare completamente la loro disabilità. Lo stesso vale per le protesi retiniche che potrebbero rendere inutile tutto il resto: il senso della vista è molto complesso, non è facile sostituirlo artificialmente». Per ora la Food and Drug Administration e l'European Medicines Agency hanno autorizzato l'uso di un impianto retinico fatto di antenna ed elettrodi che dialogano con un paio di occhiali speciali su cui sono montate una telecamera e un'altra antenna, associati a un minicomputer che processa le immagini: gli ultimi dati raccolti su pazienti con retinite pigmentosa indicano che il complicato strumento triplica la capacità di riconoscere oggetti bianchi o metallici su uno sfondo scuro, ma la strada per tornare a vedere perfettamente con un impianto artificiale pare tuttora assai lunga.

Torna all'indice

Pianeta Universitario del 05-12-2013

Disabilità, nuova frontiera della ricerca. Tecnologia per far "vedere" sorrisi ed emozioni ai non vedenti

I computer avanzati possono 'vedere' un sorriso, ma far sì che anche un cieco riceva il messaggio rimane un obiettivo da raggiungere per scienza e tecnologia.

Un gruppo di ricercatori italiani intende cogliere la sfida. Il progetto di ricerca, redatto con la collaborazione dell'Unione italiana ciechi e ipovedenti (Uic), prevede almeno due anni di studi e partirà appena saranno trovati i finanziamenti necessari. Obiettivo è migliorare le relazioni sociali dei non vedenti tramite soluzioni tecnologiche innovative, poco invasive e a basso costo, basate su smartphone e microtelecamere.

Le università coinvolte sono Ca' Foscari Venezia, Siena, Trento, Palermo, Firenze e Modena e Reggio Emilia.

Marcello Pelillo, coordinatore scientifico del progetto e docente di Intelligenza artificiale all'Università Ca' Foscari Venezia, è stato invitato a parlarne al workshop "Challenges 2013", organizzato dalla fondazione Bocelli e dal Massachusetts Institute of Technology (MIT) di Boston (Stati Uniti), che la ospiterà il 6 dicembre 2013. La giornata di studi, inserita tra gli eventi dell'anno della cultura italiana negli USA, sarà aperta da un intervento del maestro Andrea Bocelli.

Nel mondo, secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità, sono circa 285 milioni le persone con gravi problemi alla vista. Il 90% vive in paesi in via di sviluppo. In Italia, l'Istat conta circa un milione di persone con disabilità visiva, di cui 362mila non vedenti.

La tecnologia fornisce già prodotti o prototipi che assistono ciechi e ipovedenti a muoversi nello spazio o usare oggetti, persino leggere, comunicare e tenersi informati tramite i dispositivi mobili di nuova generazione, e il tutto per una sempre maggiore integrazione sociale e lavorativa in piena autonomia. La novità dell'approccio dei ricercatori italiani sta nell'interesse per la sfera sociale, fatta di incontri e riunioni, momenti di vita quotidiana nei quali è importante cogliere e interpretare espressioni del volto e gesti, identificare volti amici o sconosciuti.

«Del ruolo della comunicazione non verbale si parla almeno dai tempi di Darwin. Oggi abbiamo la tecnologia per far sì che i computer possano analizzare e interpretare comportamenti e "segnali sociali", come le espressioni facciali, i gesti, la postura del corpo - spiega Marcello Pelillo dell'Università Ca' Foscari Venezia. - Segnali che consentono di ottenere informazioni sull'umore, l'atteggiamento e le reazioni degli interlocutori. La tecnologia per riconoscere volti e gesti esiste da tempo. La nostra nuova sfida è unire quanto sappiamo e fare un passo in più, creando il punto d'incontro tra tecnologia e vita sociale, ovvero l'interfaccia che permetta al non vedente di superare le ultime barriere all'inclusione».

La strumentazione sarà in grado di "imparare", conoscendo persone e luoghi al punto da essere in grado di segnalare situazioni anomale, come la presenza di un nutrito gruppo di persone in un luogo usualmente deserto. Come comunicare queste informazioni a un non vedente? Le informazioni uditive, è stato riscontrato, colmano già la percezione di ciechi e ipovedenti: ulteriori stimoli audio potrebbero generare confusione e quindi in un certo senso risultare inutili allo scopo. I ricercatori lavoreranno dunque con molteplici tecnologie (multimediali e di visione artificiale, interfacce tattili Braille) modulandone l'utilizzo secondo quanto sperimentato in collaborazione con l'Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti.

«La possibilità di poter interagire con il mondo circostante - spiega Barbara Leporini presidente dell'Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti della Toscana e ricercatore in informatica presso l'Istituto di Scienza e Tecnologie dell'Informazione del CNR di Pisa - può indubbiamente aprire nuovi orizzonti non solo in ambito sociale privato, ma anche nel settore lavorativo favorendo una maggiore inclusione nei gruppi e tavoli di lavoro. La ricerca e le nuove tecnologie devono del resto servire anche a questo tipo di utilizzo al fine di rimuovere o ridurre, per quanto possibile, quelle barriere della comunicazione con le quali le persone non vedenti si trovano a dover fare i conti quotidianamente».

Torna all'indice

Superando.it del 22-12-2013

Sono made in Italy le audiodescrizioni al cinema

Già presentato un paio di mesi fa a Milano, durante la manifestazione ReaTech Italia, un servizio messo a punto dal gruppo di lavoro MovieReading - che negli anni scorsi ha già consentito alle persone sorde di leggere i sottotitoli di oltre centocinquanta film di prima visione - farà sì che da oggi, 19 dicembre, si sperimenterà l'accessibilità dei film al cinema anche per le persone non vedenti.

In corrispondenza infatti dell'uscita nelle sale del film inglese Philomena, distribuito da Lucky Red e già vincitore del premio per la Migliore Sceneggiatura alla Mostra del Cinema di Venezia 2013, si potrà scaricare sul proprio iPhone l'audiodescrizione, da ascoltare appunto al cinema, collegando il proprio auricolare.

Come fare esattamente? Ce lo spiegano i responsabili di MovieReading: «Sarà sufficiente scaricare e installare l'applicazione (App) gratuita MovieReading sul proprio iPhone, quindi, dalla Sezione Market, acquistare l'audiodescrizione del film (euro 1,79). Al cinema, basterà poi collegare gli auricolari al telefono e mettere quest'ultimo in modalità aereo per evitare che squilli durante la proiezione. A quel punto sarà necessario riaprire l'app MovieReading e dalla Sezione My Movies, cliccare sul titolo dell'audiodescrizione scaricata, per attivarla e sincronizzarla automaticamente al film».

Va anche ricordato che sono molti i cinema che aderiscono al Circuito CinemAmico, ciò che permette l'acquisto di un biglietto a prezzo ridotto a tutti gli utenti che alla cassa mostreranno il proprio smartphone con la ricevuta d'acquisto dell'audiodescrizione (la lista dei cinema aderenti è visionabile nel sito di MovieReading).

Da segnalare, infine, che all'audiodescrizione di Philomena seguiranno altre uscite per film di prima visione e che il servizio potrà essere utilizzato anche in casa con DVD e BluRay.

Si può quindi parlare a ragion veduta di una vera e propria "rivoluzione", tutta made in Italy, che potrà finalmente consentire alle persone con disabilità sensoriali di andare in qualsiasi cinema e assistere al proprio film preferito, senza più limitazioni e usufruendo individualmente dell'ausilio necessario. (S.B.)

In occasione della prima audiodescrizione al cinema e per tutta la durata del servizio, è attivo l'indirizzo info@moviereading.com, per ogni quesito inerente il funzionamento dell'applicazione.

Torna all'indice

La Repubblica del 03-12-2013

"Traduciamo le favole per i bambini ipovedenti"

ROMA. «Siamo 13 donne che hanno deciso di unire le forze per non buttare via l'esperienza maturata in 15 anni di attività». Così è nata Puntidivista (www.puntidivista.it), start-up per la rielaborazione e l'adattamento di testi scolastici per non vedenti e ipovedenti, e Sandra Innocenti è la presidente. E' una delle imprese ospitate nell'incubatore Bic Lazio di Rieti, innovativa nella concezione anche se non abbastanza "hi-tech" per essere iscritta fra le imprese finanziabili ex-lege Passera. Erano tutte dipendenti della Braille Gamma, eccellenza nel campo italiano dell'editoria ora travolta dai debiti, con 70 lavoratori in cassa integrazione. «La nostra cassa è durata un mese, poi ci siamo rimboccate le maniche e ci siamo messe in proprio. Abbiamo versato 300 euro a testa più le spese per l'atto costitutivo, e Bic ci ha fornito sede e assistenza tecnica».

Riuscite a sostenervi?

«Le commesse continuano ad arrivare. Certo, fatturiamo 25-30mila euro al mese e dobbiamo accontentarci di un part-time a 800 euro lordi, ma verranno tempi migliori. L'11 dicembre lanceremo un progetto editoriale per l'infanzia che si chiama Favolosamente Abili, una raccolta di favole pensata da noi e realizzata con la collaborazione dell'Ente nazionale sordi, l'Unione italiana ciechi e la Cooperativa sociale onlus Loco Motiva.

Le storie sono pensate per bambini ciechi, ipovedenti o sordi, grazie a un dvd che accompagna il testo, contenente il video della favola interpretata nella lingua dei segni».

Il vostro obiettivo?

«Portare tutti i bambini sullo stesso livello. E' difficile, lo so, noi però ci proviamo».

Torna all'indice

Superando.it del 18-12-2013

Sai cos'è la disabilità?

Le cosiddette "collane-vademecum", come quella denominata Sai cos'è?, articolata su una serie di e-book editi da Bruno Mondadori e disponibili al costo di un euro e novantanove centesimi, possono talora far temere per l'eccessiva sintesi con cui vi vengono trattati temi sin troppo complessi. Ma non è certo questo il caso di Sai cos'è? Disabilità, visto che a occuparsene è stato Matteo Schianchi, esperto di sicura affidabilità ed esperienza nel settore, firma spesso presente anche sulle pagine del nostro giornale, collaboratore della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap), ben noto per avere dato alle stampe, in questi anni, saggi apprezzati come La terza nazione del mondo. I disabili tra pregiudizio e realtà (Feltrinelli, 2009) e Storia della disabilità. Dal castigo degli dèi alla crisi del welfare (Carocci, 2012).

«Concetto recente - scrive Schianchi - quello di disabilità individua un tema che ha sempre fatto parte della storia degli individui e delle società umane. È un concetto necessario per chiarire meglio la realtà che è chiamato a descrivere; una realtà talmente scomoda e problematica da portarci a produrre di continuo, e spesso inconsapevolmente, numerose forme di esclusione e di discriminazione verso molti individui».

L'e-book di Schianchi - del quale raccomandiamo a tutti la lettura, per avere un'aggiornata visione d'insieme su quale sia oggi la portata oggettiva del tema trattato - è suddiviso in sette parti successive (La disabilità in breve - Una questione sociale, non medica - Una presenza costante posta sotto un atavico pregiudizio - Scenari contemporanei - Disabilità e stato sociale - Il permanere dell'esclusione - Oltre il concetto di disabilità), delle quali presentiamo qui di seguito un'ampia parte di quella iniziale. (Stefano Borgato)

«Disabilità è un concetto piuttosto confuso. Si tende spesso a pensarlo come strumento che definisce alcune tipologie di persone secondo una prospettiva di tipo medico e sanitario, mentre in realtà è una questione sociale, non medica. I movimenti legati ai diritti umani, le scienze sociali e la Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità rendono evidente che la persona con qualche menomazione è esclusa e stigmatizzata non dalle sue caratteristiche psico-fisiche, ma dal senso comune e da meccanismi sociali tanto misconosciuti quanto attivi. Queste forme di esclusione sono sempre esistite, giacché la disabilità costituisce, nella storia dell'umanità, una presenza costante posta sotto un atavico pregiudizio. Pur all'interno di una presenza costante nelle società umane, la disabilità costituisce un dato specifico degli scenari contemporanei in cui le diverse menomazioni sono non più solo esito delle biologie individuali, ma sono, sempre di più, l'esito su scala individuale di meccanismi sociali di diverso tipo. Nondimeno, rispetto a tutti i secoli precedenti, uno degli elementi di novità della contemporaneità sta nel fatto che, dal secondo dopoguerra in poi, con un'accelerazione negli ultimi quarant'anni la questione della disabilità è parte dello stato sociale. Resta comunque il fatto che, a fronte dei doveri dello stato e dei diritti delle persone, e nonostante alcune importanti evoluzioni legislative e sociali, per le persone con disabilità sembrano, strutturalmente, permanere forme di esclusione. Peraltro le politiche sociali che si sono profilate negli ultimi decenni, e sostanzialmente di tipo assistenziale, nell'attuale crisi dello stato sociale sembrano rappresentare un'ulteriore ostacolo all'inclusione delle persone con disabilità. All'interno di un nuovo ripensamento dello stato sociale, con il contributo delle persone con disabilità e delle associazioni ad essi legate, con più approfondite analisi e percezioni del fenomeno bisognerebbe andare oltre il concetto di disabilità, per considerare queste persone, semplicemente, come parte della diversità umana».

Gli interessati all'acquisto dell'e-book di Matteo Schianchi Sai cos'è? Disabilità, edito da Bruno Mondadori, possono farlo accedendo alla specifica pagina di «Book Republic.it».

Torna all'indice

La Provincia di Como del 22-12-2013

Il racconto si collega a un Filo d'Oro e svela bambini chiusi in uno scrigno

A suo modo è davvero un bestseller. Si intitola "Le chiavi dello scrigno" ed è stampato e diffuso in diverse centinaia di migliaia di copie. Lo ha scritto Sara De Carli, 33 anni di Olgiate Comasco, giornalista del settimanale "Vita". Edito da "Vita", è un agile libro che racconta in modo completo e appassionato il metodo riabilitativo della Lega del Filo d'Oro. Sara ha dedicato questa seconda pubblicazione a Giorgio e Filippo, i suoi figlioletti. Molti ne avranno sentito parlare in televisione dai testimonial Maurizio Costanzo, Mike Bongiorno e Renzo Arbore, eppure è molto utile e interessante la presentazione e l'approfondimento del libro di Sara De Carli sulla storia, la specificità, l'impegno e il percorso che da quasi cinquant'anni della Lega del Filo d'Oro. Nata il 20 dicembre del 1964, la Lega si occupa delle persone sordo cieche. «E' nata - spiega nella prefazione Giulio Lancioni, professore di psicologia generale e direttore del Centro ricerca della Lega del Filo d'Oro - guardando a una categoria di persone a cui gli altri non guardavano, per le quali a quei tempi non si avevano (o meglio, non si pensava ci fossero) mezzi per intervenire con l'educazione o la riabilitazione. Si potrebbe dire che la Lega del Filo d'Oro ha avuto un ruolo di precursore che poi si è gradualmente modificato in quello di riferimento scientifico grazie anche a un lavoro di ricerca e di verifica quotidiana. Si pensi, ad esempio, al lavoro fatto nello sviluppo e valutazione delle tecnologie assistive quali i sistemi di orientamento automatico per persone con disabilità multipla, di istruzione littoriale computerizzata, e di robot come sistemi di guida. Sono tutti tentativi di dare risposte innovative che hanno portato la Lega del Filo d'Oro a realizzare soluzioni non più e solo rivolte ai propri utenti, ma disponibili e riconosciute a livello internazionale». Il libro di Sara De Carli si apre con una storia vera che ma sembra inventata: «Era il 1969... Ad Ancona, alle magistrali, una ragazzina raccontò in un tema che nel tempo libero faceva volontariato con delle persone sordo cieche. Scrisse che le portava al mare e a passeggio, che "parlava" con loro. Che addirittura c'erano dei bambini che andavano a scuola: una scuola speciale fatta apposta per loro. E lì quei bambini, che oltre ad essere sordo ciechi avevano anche un ritardo intellettivo, imparavano: a vestirsi da soli, a orientarsi nello spazio e soprattutto a comunicare. Quella ragazzina si prese un bel tre sul registro. Tema inventato, decretò l'insegnante. Impossibile. Pura fantasia. La ragazzina protestò: quella scuola, quel posto, quelle persone esistevano davvero e stavano a pochi chilometri da Ancona. Bastava prendere l'autobus che portava nell'entroterra, a Osimo, e scendere alla frazione San Biagio. Ma la professoressa non prese mai quell'autobus e lasciò il tre sul registro». Come andò a finire quella storia? «Quel mondo impossibile, che pareva uscito dalla fantasia di un'adolescente, era l'Istituto medico pedagogico "Nostra Casa" della Lega del Filo d'Oro aperta il 29 settembre 1967 (oggi oltre a questo istituto ci sono altre cinque case). E quella ragazzina, che si chiama Patrizia Ceccarani, oggi di quell'Istituto è il direttore educativo riabilitativo».

Torna all'indice

Gazzetta di Modena del 20-12-2013

Cecilia Camellini premiata dal Coni con il Collare d'oro

FORMIGINE. Ieri mattina, presso la Sala d'Onore del Coni, si è svolta la cerimonia di consegna dei Collari d'Oro, dei Diplomi d'Onore, della Stella e della Palma d'Oro per atleti, tecnici e dirigenti che si sono distinti in ambito internazionale negli ultimi due anni. La premiazione è stata effettuata dal ministro per gli Affari regionali, le Autonomie e lo Sport, Graziano Delrio, alla presenza dei presidenti di Coni e Comitato Italiano Paralimpico, Giovanni Malagò e Luca Pancalli. Tra gli atleti premiati non poteva mancare Cecilia Camellini, la nuotatrice non vedente formiginese grande protagonista ai Giochi Paralimpici di Londra 2012. Alla nostra campionessa è stato consegnato il Collare d'Oro, riconoscimento istituito nel 1995 che rappresenta la più alta onorificenza conferita dal Coni ai vincitori di una medaglia d'oro in Olimpiadi, Paralimpiadi o Mondiali nelle discipline olimpiche, nonché ai vincitori di alcune particolari manifestazioni internazionali. «Dico grazie ai campioni che, con i loro successi, ci fanno sentire orgogliosi di essere italiani», ha detto Delrio congratulandosi con i premiati.

Torna all'indice

Corriere del Mezzogiorno del 02-12-2013

"Dive active", cosi' persone disabili provano a diventare guide subacquee

CATANIA. Dalla sedia a rotelle all'acqua per trovare quella libertà che solo il mare può dare, insieme al senso di rilassamento che può aiutare i diversamente abili ad avere una reazione alla loro condizione. Questo è il senso di "dive active", un progetto di subacquea che a Catania sta coinvolgendo 15 persone con disabilità motorie che attraverso quest'esperienza potranno diventare guide turistiche subacquee. Grazie all'assenza di gravità dell'acqua e al progetto "dive active", persone affette da distrofia muscolare, sclerosi multipla, sla, vittime di incidenti, ma anche ipovedenti riescono a trovare nuove energie fisiche e mentali. "Dive active" è un'iniziativa che parte dal presupposto che è necessario attivare percorsi di formazione - lavoro innovativi, in grado di aumentare il grado di soddisfazione della persona anche (e forse specialmente) per le persone diversamente abili.

Disabili diventano guide turistiche sub.

Il cammino di crescita professionale di cui i diversamente abili possono rendersi protagonisti può essere tutt'altro che scontato e non necessariamente deve essere limitato alle pratiche d'ufficio. Con "dive active" si offre loro la possibilità di approfittare delle bellezze e delle opportunità del territorio siciliano, per creare le basi affinché la crescita professionale possa avvenire in maniera slegata da una condizione fisica o psichica debilitante che tali soggetti vivono loro malgrado. I disabili coinvolti hanno la chance di trovare nella soddisfazione professionale una via d'uscita che faciliti l'accettazione della loro condizione di disagio. Il corso nasce grazie all'iniziativa di Lorenzo Mari, direttore del progetto, e Martino Florio, atleta paraplegico di Acireale, che si sono posti l'obiettivo di migliorare la vita dei disabili attraverso lo sport.

Tra gli atleti c'è anche Carmelo Barcella, vittima quando era molto giovane di un incidente che lo ha costretto sulla sedia a rotelle, che ci racconta le incredibili emozioni che riesce a provare in acqua. «Grazie alle immersioni - spiega Carmelo - ti senti incredibilmente leggero, ma anche felice. Ho già provato diverse esperienze sportive, ma in acqua riesco a sentirmi eccezionalmente bene. E poi l'idea di visitare e far conoscere agli altri i fondali marini è molto stuzzicante». Un modo anche per superare non solo le barriere architettoniche, ma tanti ostacoli mentali che inevitabilmente si creano sul mondo dei disabili, che attraverso questa esperienza riescono a trovare quelle soddisfazioni che attraverso altri sport magari non sono riusciti ad ottenere. In acqua tutte le barriere si abbattono e si riesce anche ad ottenere quel benessere che forse manca nella vita di tutti i giorni. Con "dive active" il fine ultimo è quello di ottenere un nuovo profilo professionale quello di "operatore turistico - guida subacquea", che significa anche la possibilità di costruire la propria vita in maniera autonoma. Il percorso porterà alla creazione di un gruppo che intende rilanciare la propria storia professionale e personale riunendosi a seguito del corso in una cooperativa per la gestione dei servizi turistici sul territorio.

Torna all'indice

Avvenire del 28-12-2013

Neve sci-ABILE. Lo slalom e' riuscito

di Carmen Morrone

Uno slalom che ha superato gli ostacoli, così è stato il percorso che nel corso di questi anni ha reso possibile la pratica dello sci alle persone con disabilità. Apripista la tecnologia con ausili meccanici ed elettronici, spazzadubbi le scuole di sci e i loro maestri, scalatrici le associazioni sportive - incalzate dagli aspiranti sciatori che hanno fatto salire le loro richieste sul moto perenne dello skilift - che oggi presidiano e continuano a promuovere l'accessibilità, da Courmayeur a Predazzo sino all'Etna, passando per l'appennino emiliano e i monti abruzzesi.

La stagione sciistica che si è appena aperta, che conta sull'onda mediatica degli imminenti Giochi olimpici (dal 7 febbraio) e paralimpici (dal 7 marzo), offre numerose opportunità anche a chi, a causa del suo handicap, fino a pochi anni fa doveva considerare gli sport invernali fuori dalla sua portata.

Oggi sci alpino e sci di fondo sono praticati anche da chi ha una grave disabilità motoria, utilizzando monosci (un seggiolino, detto "guscio", sotto al quale sta uno sci), bisci (un monosci spinto da un maestro di sci, una sorta di tandem), dualski (un guscio con sotto due sci), stabilizzatori (per gli amputati). Per i non vedenti c'è un collegamento radio o audio con l'accompagnatore-guida, per i sordi, invece, si parla la lingua dei segni. Ausili che associazioni e società sportive acquistano grazie all'intervento di donazioni, sponsor e finanziamenti da parte di istituzioni nazionali e europee che da qualche anno sostengono lo sviluppo dello sport per persone disabili. Nello slalom di partenza è un'altra porta superata.

Queste attività non esiterebbero se scuole di sci e maestri non fossero della partita. «Sono sciatori, sono clienti», dicono i maestri che sono tornati a studiare per imparare tutti i segreti di mono e bisci e per diventare atleta guida per non vedenti.

La stagione 2013-2014 segna il boom dello snowboard, la tavola che cavalca la neve in velocità e acrobazie. Accessibile pure questo.

Protesi agli arti inferiori aiutano gli amputati, l'imbragatura B.a.s.s. (100% made in I- taly realizzata dal maestro di sci Andrea Borney) è l'ausilio per chi ha una grave disabilità motoria.

Se lo snowboard è la novità del momento, il guscio è una realtà consolidata. Vuoi perché Alex Zanardi lo usa e un suo gesto ha la forza mediatica trainante di un gatto delle nevi, vuoi perché è lo strumento in pista da ormai 15 anni. Una tecnologia che mescola ammortizzatori da moto, sci sciancrati e una leva che alza la seduta per salire in seggiovia. In piena autonomia, parola chiave quest'ultima. E prossima porta dello slalom.

Qualcuno l'ha già oltrepassata. All'Alpe di Folgaria, una cordata di realtà profit e non profit ha fatto sì che

Un giovane sciatore non vedente su un impianto di risalita: sono sempre di più i maestri in Italia che hanno imparato i segreti del mono e per diventare atleta-guida dei loro nuovi clienti chi arriva ai rifugi - attualmente sono otto - trovi una carrozzina, così da poter scendere dal monosci e muoversi. In autonomia. In libertà. Nessuna prenotazione, la carrozzina è lì, dotazione del rifugio. Un approccio che si sta diffondendo. Complice anche il fatto che lo sciatore disabile è un turista come gli altri. Una nicchia di mercato oggi presa in grande considerazione dagli operatori alberghieri. Lo sci per persone con disabilità è accessibile anche nei costi grazie a convenzioni e agevolazioni. Una lezione, comprensiva dell'ausilio, costa attorno ai 30 euro. Spesa che a volte non c'è se ci sono sponsor che offrono gratuitamente i corsi di sci e il noleggio dell'attrezzatura speciale. BMW da molti anni sponsorizza il "Progetto Sciabile" a Sauze d'Oulx, Fiat quello di "Freewhite" al Sestriere, Colorcom quest'anno offre 25 posti a Folgaria.

Lo sci per essere accessibile non ha bisogno di strutture dedicate, si pratica insieme ai normodotati, sulle stesse piste, con gli stessi impianti. Con la conoscenza reciproca dei diversi modi di sciare. Una pettorina rende visibili gli sciatori non vedenti, che sciano insieme a una guida che precede e che comunica via radio la descrizione del tratto e indica - in un linguaggio che ai 140 caratteri di twitter gli fa un baffo - le manovre da seguire. I non vedenti sono i pionieri dello sci accessibile, insieme agli amputati. Sono stati loro, infatti, a disputare i primi Giochi Paralimpici invernali, nel 1976 in Svezia, dove si sono svolte solo gare standing (con sciatori in piedi). Gli sciatori sitting (seduti nel guscio) disputeranno la loro prima Paralimpiade solo nel 1998.

Al di là dell'agonismo, sciando si vivono emozioni uniche. Lo racconta Silvia: «Quel suono che fa il ghiaccio premuto dalla lama dello sci. Irripetibile. E io che non posso vedere e che voglio ascoltare tutti i suoni del mondo, quel rumore lo volevo percepire. In prima persona. Per questo a tutti i costi ho voluto imparare a sciare».

Torna all'indice

AdnKronos del 03-12-2013

"Uffizi da toccare": si amplia il percorso tattile per non vedenti

FIRENZE. Con 13 opere in piu', si amplia il percorso tattile della Galleria degli Uffizi per ipo e non vedenti in completa autonomia. Avviato nel 2009 dalla Soprintendenza per il Polo Museale Fiorentino, su iniziativa della Sezione Didattica e della Direzione della Galleria degli Uffizi con il suo Dipartimento di Antichità Classica, il percorso ''Uffizi da toccare" è oggi rinnovato ed ampliato grazie all'apertura della Sala del Cavallo (ex uscita Buontalenti), accessibile sia dal secondo piano di Galleria come prosieguo del percorso di visita in autonomia, sia direttamente dal loggiato degli Uffizi, esclusivamente per persone con disabilita'.

Alle precedenti 14 opere (13 marmi antichi e un rilievo raffigurante La nascita di Venere di Botticelli) - che già erano accessibili nei tre corridoi di Galleria, una nella sala 10 e dalla n. 9 alla n. 14 nel restaurato Ricetto delle Statue - oggi se ne aggiungono altre 13 conservate nella Sala del Cavallo.

L'inaugurazione e' avvenuta oggi in occasione della Giornata internazionale delle persone portatrici di disabilità. ''Sono grata ai tecnici e agli operatori - ha detto la soprintendente per il Polo Museale Fiorentino, Cristina Acidini - che si impegnano assiduamente per ampliare le opportunità di qualificate esperienze museali al pubblico dei non vedenti o ipovedenti".

"Prosegue - ha affermato il direttore della Galleria degli Uffizi, Antonio Natali - il percorso tattile già da tempo avviato in Galleria affinche' l'apprezzamento delle opere sia un'opportunità per il maggior numero di visitatori possibile. Non sempre si potrà garantire a ognuno il godimento che esse promettono, ma di certo sarà fatto tutto quanto la tecnologia potrà consentire".

Nel loro insieme, le opere selezionate offrono una casistica completa delle diverse classi di marmi greco-romani appartenuti alle antiche collezioni granducali (rilievi, are, sarcofagi, ritratti, epigrafi, statue a figurantera) e permettono al visitatore di avvicinarsi a una classe di oggetti che ha per secoli costituito il primo motivo di interesse della Galleria fiorentina. Fra le sculture offerte all'esplorazione tattile si possono ricordare capolavori come l'Ermafrodito, l'Altare dei Vicomagistri, l'Amorino dormiente in marmo nero o il ritratto di Cicerone.

I marmi sono stati scelti anche in ragione della loro collocazione, così da offrire l'opportunità al non vedente di percorrere per intero il complesso vasariano, di cui potrà apprezzare forma e articolazione sin dall'inizio dell'itinerario, grazie all'ausilio di speciali mappe in rilievo.

Nella Sala del Cavallo, in occasione di questo ampliamento, si è colta l'opportunità di offrire un miglioramento del servizio reso all'utenza: grazie alla collaborazione della stamperia della Regione Toscana si è potuta realizzare una mappa braille del percorso in materiale termoformato (sistemata all'inizio del primo corridoio della Galleria è installata una mappa in braille con l'esatta ubicazione delle opere appartenenti al percorso tattile degli Uffizi), nonché procedere al rinnovo di tutte le didascalie in braille del percorso di galleria, che nel frattempo si sono usurate; la Sezione Didattica ha curato l'aggiornamento delle didascalie delle opere con la supervisione di Fabrizio Paolucci (responsabile del dipartimento di Antichità degli Uffizi).

Il conforto al rinnovamento e al potenziamento del l'iniziativa e' stato fornito dai dati di affluenza e gradimento del percorso tattile: nel 2013 le persone con disabilità visiva che hanno visitato in autonomia il percorso sulle statue si sono raddoppiate; e per quanto attiene le visite effettuate con l'operatore, si è registrato un notevole incremento dei gruppi che hanno partecipato a queste iniziative, addirittura quadruplicato.

Come da tradizione, la Sezione Didattica del Polo Museale Fiorentino offre al pubblico con disabilità visiva la possibilità di prenotare una visita tattile gratuita - corredata da mappe, anche tattili, collocate agli ingressi e negli spazi espositivi - con personale appositamente formato. L'offerta è pubblicata sul sito www.polomuseale.firenze.it con tutte le modalità di accesso.

La visita tattile agli Uffizi - Ai disabili visivi che si presentano alla biglietteria degli Uffizi (con apposita documentazione che dà diritto alla gratuità dell'ingresso), viene consegnato un paio di guanti monouso in latex (gli stessi che utilizzano i restauratori di opere d'arte) con cui possono toccare le sculture apprezzandone le caratteristiche salienti della superficie lapidea scolpita, scoprendone i ''pieni'' e i ''vuoti'' e comprendendone le forme con la possibilità di accesso diretto alla Sala del cavallo.

Ad assistere i visitatori portatori di handicap è lo stesso personale di custodia della Galleria, appositamente formato nell'ottica di un essenziale processo di adeguamento del Museo a standard più elevati di accoglienza e ponendosi come obiettivo l'opportunità di elevare la qualità di fruizione per questa tipologia di utenza.

In corrispondenza di ogni opera del percorso tattile sono stati predisposti dei leggii che sorreggono le didascalie - con testi in italiano e in inglese - con modalità grafica fruibile sia per un utenza ipovedente, sia non vedente. Il testo in braille è stato stampato dalla Stamperia Braille della Toscana, per i font, nonche' per il contrasto che ne faciliti la lettura è stata coinvolta la Didattica dell'Unione Italiana Ciechi, mentre per quanto riguarda il test del materiale è stata consultata l'Unione Italiana Ciechi.

Il testo in braille, stampato su foglio trasparente, può essere sfogliato, così da consentire agli ipovedenti una migliore lettura. Il supporto che sorregge la didascalia è evidenziato con apposita segnaletica per facilitarne l'identificazione. Infine i varchi a vetri sono stati dotati di vetrofanie in sequenza bianco/nera sì da svolgere il ruolo di segnalatori per disabili visivi.

Torna all'indice

La Repubblica del 28-12-2013

Da San Luca al museo della Resistenza cosi' scopri Bologna anche senza vederla

BOLOGNA. Per scoprire Bologna non importa vederla. La si può toccare, annusare, ascoltare, auscultare. I basamenti della Garisenda raccontano, a chi li percorre con la mano, che la torre è pendente. I frutti dell'orto botanico si possono toccare e assaggiare. La chiesa di Santo Stefano non si mangia, però odora di incenso. Lo sanno bene i soci fondatori de La Girobussola, un'associazione che da ottobre propone «itinerari non convenzionali alla scoperta delle Due Torri per non vedenti». Dentro c'è una squadra di una decina di ragazzi, tutti under 30, capitanati dalla 24enne Marta Giacomoni: per creare gli itinerari ha chiesto consiglio a suo padre, Paolo, che oltre ad essere cieco è anche presidente dell'associazione. «Abbiamo creato la Girobussola perché non c'era niente di simile », risponde con un sorriso. Per l'Epifania hanno in programma un tour di tre giorni, dal 3 al 5 gennaio: "Aspettando la Befana". Si va dalle degustazioni al Quadrilatero all'aperitivo nel Ghetto, dal laboratorio delle sfogline alla cena in via del Pratello, senza dimenticare il Museo della storia di Bologna, la basilica di Santo Stefano e il Palazzo del Podestà.

In pochi mesi si sono già fatti un nome. «Abbiamo avuto clienti da Roma, Torino e altre città. Oltre a tanti bolognesi che volevano approfittarne per fare un po' i turisti in casa propria». Oltre ai tour cittadini, organizzano anche ciaspolate in montagna, trekking al parco della Chiusa di Casalecchio e gite a teatro. Partecipare agli itinerari costa 50 euro al giorno, per ora. «In futuro vorremmo renderli gratuiti, facendoci sovvenzionare, ma per il momento siamo obbligati a chiedere un rimborso ». Gli utenti sono suddivisi in piccoli gruppi, ogni tour è personalizzato. Il rapporto tra guida e utente è di due a uno, il che consente di rispondere a tutti i desideri dei partecipanti. «Ci piace pensare che le persone non autosufficienti possano essere completamente libere di crearsi l'itinerario che preferiscono».

Per poter toccare e annusare tutto hanno dovuto chiedere il permesso. Ma diversi luoghi della città hanno già risposto con interesse. Chi non aveva percorsi personalizzati per non vedenti, come il Museo della Resistenza, ha colto l'occasione per crearli. «Mario Pinotti ci ha chiesto di collaborare per studiare percorsi tematici», spiega Marta. E lo scultore Felice Tagliaferri, cieco, si è reso disponibile per laboratori nel suo atelier.

Di solito il tour parte con una esplorazione del centro storico, avvalendosi di mappe tattili realizzate ad hoc dai membri dell'associazione. Poi si va in Piazza Maggiore, in San Petronio. Non manca mai la visita sui colli, al santuario di San Luca, dove è esposta una madonna tattile. Poi tappa fissa al Museo Anteros, all'Istituto Cavazza, dove la professoressa Loretta Secchi conduce i visitatori alla scoperta delle tante opere in bassorilievo che riproducono i capolavori della pittura.

Dovunque ci si trovi, in una chiesa, in una piazza, in un palazzo, il primo passo è prendere le misure con lo spazio. Percorrerlo tutto con la mano, disegnarsi attorno un perimetro immaginario. «Poi sono molto importanti le esperienze non visive. Per esempio gli odori, i suoni, i cambiamenti spaziali». Alcuni luoghi si prestano più di altri: «Santo Stefano è uno spazio molto intimo, diversificato, ci sono tanti cambiamenti sonori, le colonne, e un bellissimo gioco di echi». Consigliatissime anche le Due Torri: «Le scale dell'Asinelli sono in legno, fanno un odore molto particolare. E toccando il basamento si percepisce la pendenza della Garisenda ». Poi, l'Orto botanico. «Ci sono i frutti del cotone, i semi del cacao, le foglie dei gerani hanno un sapore dolce». La Girabussola non sbaglia. «È uno strumento di esplorazione non convenzionale, ma molto preciso». Arriva sempre a destinazione, anche a occhi chiusi.

di Caterina Giusberti

Torna all'indice

Il Fatto Quotidiano del 29-12-2013

"Apprezzare Bologna senza vederla con gli occhi". La proposta per turisti ciechi

L'associazione 'Girobussola' composta da 10 ragazzi e nata nell'ottobre 2013, ha come obiettivo la creazione di viaggi "di nicchia" per non vedenti. Attraverso particolari mappe tattili, l'offerta copre il capoluogo emiliano, ma anche zone montane limitrofe.

BOLOGNA. L'obiettivo è far apprezzare, a chi non può ammirarla, anche la torre degli Asinelli di Bologna. Toccando gli spigoli e girandole intorno se ne può sentire l'inclinazione. Ascoltando i rumori del traffico che si allontanano, percependo le temperature sempre più basse, si può intuire l'altezza che raggiunge. La neonata associazione 'Girobussola', prima nel suo genere in Italia, vuole offrire ai non vedenti una esperienza particolare di conoscenza del capoluogo emiliano, del suo cibo, della sua storia, dei suoi musei. "Per ora, grazie a delle mappe tattili che abbiamo preparato noi, ai turisti che arrivano da varie parti d'Italia facciamo comprendere le bellezze della città: le due torri, la basilica di San Petronio, Santo Stefano e le sue sette chiese, San Luca", spiega a ilfattoquotidiano.it Marta Giacomoni, che assieme ad altri nove ragazzi, tutti sotto i trent'anni, ha messo in piedi l'associazione lo scorso ottobre. "Tuttavia oltre alle solite visite guidate stiamo pensando, con il nostro progetto Bologna in tutti i sensi, a dei veri e propri periodi di studio da passare qui, per esempio frequentando dei corsi con Felice Tagliaferri", scultore cieco di fama internazionale che vive a pochi chilometri dal capoluogo, a Sala Bolognese, e che ha partecipato al docu-film di Silvio Soldini "Per altri occhi".

La scommessa di 'Girobussola' è ambiziosa, così come lo è la prospettiva di riuscire a creare, in questo modo, una nuova nicchia di turismo per una città che, da quando il suo sistema fieristico è stato soppiantato da quello di Milano, cerca di attrarre sempre nuovi visitatori: "Noi partiamo da un concetto: che cosa si può toccare? Ecco, la basilica di Santo Stefano si presta benissimo a essere compresa attraverso il tatto", spiega Giacomoni, che è figlia di un non vedente e dunque conosce bene le necessità degli utenti di Girobussola (nella foto uno scatto tratto dal sito dell'associazione durante la visita alla basilica di Santo Stefano, ndr). "Anche gli odori sono fondamentali nelle visite ai monumenti ma soprattutto nella natura. E infatti stiamo lavorando anche con l'orto botanico per far scoprire la fisionomia delle piante e i loro odori anche a chi non può osservarle". La fortuna della associazione 'Girobussola' è quella di operare in una città che storicamente è attenta a chi è affetto da cecità. Tanto per fare un esempio, all'interno dell'istituto dei ciechi 'Cavazza', sorto a Bologna un secolo fa e conosciuto in tutta Italia, con cui la collaborazione della associazione è continua, si trova il museo tattile 'Anteros', uno dei pochi in Italia a offrire la riproduzione tattile dei più importanti dipinti della storia dell'arte (anch'esso mostrato nel docu-film di Soldini, ndr).

In questi giorni tra Natale e Capodanno l'associazione, che lavora soprattutto per turisti che vengono da fuori Bologna, sta organizzando delle escursioni nell'appennino bolognese: "Cerchiamo di organizzare delle situazioni mirate e studiate. E soprattutto proviamo sempre a non portare dei gruppi giganteschi, ma facciamo in modo che ci sia un accompagnatore per uno o due turisti." In questi primi mesi di vita la 'Girobussola' sta andando avanti con i soli contributi dei turisti, ma presto, è la speranza di Marta Giacomoni, potrebbe arrivare qualche finanziamento: "Speriamo di potere essere riconosciuti presto come onlus".

di David Marceddu

Torna all'indice



Cerca nel sito | Mappa del sito | XHTML 1.0 Valido | Torna ad inizio pagina
Copyright © 2006 - 2017 Consiglio Regionale U.I.C.I. della Lombardia. Codice fiscale 97006460154