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Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ONLUS
Consiglio Regionale della Lombardia


IL BLOCNOTES

NOTIZIARIO INFORMATIVO DEL CONSIGLIO REGIONALE LOMBARDO DELL'UNIONE ITALIANA DEI CIECHI E DEGLI IPOVEDENTI

A cura di Massimiliano Penna

Dicembre 2013

A tutti i lettori del Blocnotes, auguri di buone feste!

Possa Natale essere per tutti voi un giorno sereno come tutti quelli del nuovo anno!

SOMMARIO

DAL CONSIGLIO REGIONALE U.I.C.I.

8 dicembre: secondA GIORNATA REGIONALE SULLA PREVENZIONE DELLA CECITA' E LA RIABILITAZIONE VISIVA

Sono più di 80 tra piazze, ospedali e centri commerciali della Lombardia, i luoghi dove domenica 8 dicembre si potranno trovare i rappresentanti dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti (U.I.C.I.) Onlus e i loro gazebo. La prevenzione e la riabilitazione visiva possono salvare la vista.

La prima Giornata sulla Prevenzione della Cecità e la Riabilitazione Visiva è stata organizzata dall'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti Onlus della Lombardia il 16 dicembre dello scorso anno, e grazie ai fondi raccolti (pari ad euro 32000), l'U.I.C.I. ha potuto contare su un prezioso aiuto in più per continuare ad operare in detti ambiti.

Forti dei buoni risultati ottenuti lo scorso anno, con il patrocinio della Sezione Italiana dell'Agenzia Internazionale per la Prevenzione della Cecità Onlus, l'8 dicembre verrà organizzata la 2° edizione. Sarà ancora l'occasione per una riflessione e per la sensibilizzazione sull'estrema importanza della prevenzione e della riabilitazione. Inoltre si potrà dare il proprio contributo, donando la cifra simbolica di 7 euro in cambio di un simpatico astuccio contenente 4 tavolette di cioccolato da 100 g ciascuna prodotte dalla ditta ICAM e di materiale divulgativo inerente l'attività dell'U.I.C.I. in questi 2 ambiti.

Obiettivo dell'iniziativa è proseguire in una forte opera di sensibilizzazione dell'opinione pubblica verso i progetti rivolti alla prevenzione e alla riabilitazione, per i quali l'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ha sempre lavorato con costanza mettendo in campo tutte le proprie competenze e le immense energie dei propri volontari.

Molte persone perdono purtroppo la vista in seguito a malattie degenerative. Nessuno di noi può sapere con certezza se questo si sarebbe potuto evitare, e di conseguenza risulta estremamente importante diffondere tra le persone la cultura della cura di sé e della propria salute attraverso la prevenzione affinché possa contribuire a migliorare il benessere di tutti noi. A tal fine ogni anno organizziamo varie iniziative come, per esempio, la "Settimana della prevenzione delle malattie oculari", durante la quale con una unità mobile oftalmica attrezzata e con l'aiuto di un'equipe di medici oculisti, siamo presenti in vari luoghi pubblici della nostra Regione per offrire gratuitamente delle visite specialistiche.

Un altro fronte sul quale siamo attivamente impegnati è quello della riabilitazione, con un'attenzione

particolare ai bambini ed alle famiglie.

Ogni anno infatti, grazie all'impegno dell'Istituto per la Ricerca, la Formazione e la Riabilitazione della Lombardia (I.Ri.Fo.R), a Brescia viene realizzato un servizio di intervento precoce in collaborazione con l'Associazione "Nati per vivere" rivolto ai bambini con pluridisabilità di età compresa fra gli 0 e gli 8 anni. Dallo scorso mese di novembre, un servizio analogo è attivo anche a Milano grazie al progetto NIVALIS, promosso dallo stesso I.RI.FO.R. della Lombardia e dall'Istituto dei Ciechi di Milano.

Ogni estate, inoltre, vengono realizzati dei soggiorni estivi riabilitativi per le famiglie dove i bambini ed i ragazzi imparano ad acquisire la loro autonomia ed i genitori ricevono suggerimenti per sostenere i loro figli in questo percorso così impegnativo.

Infine sosteniamo concretamente con un contributo economico tutti i soci, adulti e non, che chiedano di usufruire di un corso di orientamento e mobilità o di autonomia personale, con istruttori specializzati.

Per ulteriori informazioni sull'iniziativa ci si può rivolgere al Consiglio Regionale Lombardo dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ONLUS, tel. 02-76011893 - Fax 02-76001528 - e-mail uiclomb@uiciechi.it - sito internet www.uicilombardia.org.

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I.ri.fo.r. lombardia

milano - avviato il progetto nivalis: percorsi integrati di sostegno alla crescita di bambini affetti da deficit visivo e/o disabilità aggiuntive

Con l'inaugurazione tenutasi giovedì 7 novembre presso Villa Mirabello a Milano, ha preso ufficialmente il via il progetto NIVALIS, realizzato dall'I.RI.FO.R. (Istituto per la Ricerca, la Formazione e la Riabilitazione) della Lombardia) in collaborazione con Istituto dei Ciechi di Milano, Fondazione Villa Mirabello, Fondazione Archè e con il prezioso contributo da parte di Fondazione Cariplo. Esso è rivolto a bambini da 0 a 6 anni affetti da deficit visivo ed eventuali disabilità aggiuntive, nonché alle loro famiglie.

Rifacendosi alla filosofia ispiratrice del progetto "Intervento precoce" già attivo da diversi anni a Brescia, NIVALIS ha l'obiettivo di offrire ai bambini e ai loro genitori percorsi riabilitativi multidisciplinari, improntati al recupero e alla massima valorizzazione delle potenzialità presenti nel bimbo nonostante la disabilità.

L'infanzia è un periodo fondamentale per ognuno di noi; è in questa fase, infatti, che ha inizio quel processo interiore attraverso il quale si forma in noi tutto quell'insieme di atteggiamenti, modi di fare e di pensare che caratterizzeranno la nostra persona per tutta la vita.

Purtroppo, per le famiglie nelle quali è presente un bimbo con disabilità visiva il tutto è reso più difficile dal disorientamento, dallo sgomento e dalla disperazione che, soprattutto nei primi mesi di vita, spesso attanagliano i genitori.

In un mondo "a misura di vedente", tutto appare loro ostile, e pensando al futuro del loro figlio vedono solo ostacoli insormontabili.

Con il progetto NIVALIS, che ha preso il via il 7 novembre e proseguirà fino al mese di giugno 2014, ai genitori verrà garantito, grazie alla presenza costante di figure altamente qualificate, un percorso che li guidi verso una piena presa di coscienza delle limitazioni oggettive che la disabilità visiva comporta, ma anche delle abilità residue che, se sfruttate appieno, permetteranno ai loro bambini di essere in futuro adulti autonomi e pronti ad intraprendere quel lungo cammino verso la piena integrazione sociale, ciascuno secondo le proprie possibilità.

L'intervento proposto è di tipo "precoce", perché solo così è possibile limitare al massimo quel ritardo nello sviluppo psicomotorio che spesso è presente in bambini con deficit visivo o con pluridisabilità. Partendo dal presupposto che in ogni bambino, al di là della minorazione visiva, ci sono delle potenzialità di sviluppo, l'obiettivo è quello di far emergere queste ultime nel quadro di un'attività costante fatta di stimolazioni visive, psicomotorie e di stimolazione basale. Vi saranno anche momenti dedicati all'attività di gioco, all'autonomia personale, all'orientamento e alla mobilità, alla musicoterapia e alle abilità motorie, orali e di alimentazione.

Gli scopi perseguiti possono essere individuati sia a breve che a lungo termine. La finalità, infatti, è la creazione delle migliori condizioni per far sì che il bambino abbia uno sviluppo psico-emotivo equilibrato, e per raggiungere l'obiettivo vengono proposte attività volte a potenziare l'uso dei sensi, a valorizzare pienamente le abilità minime per l'autonomia, e che facciano apprendere i requisiti fondamentali per l'organizzazione spaziale sia motoria che concettuale. Così facendo il bambino viene indotto con naturalezza ad assumere un atteggiamento di apertura fiduciosa verso il mondo esterno.

Un buon livello di autonomia può essere raggiunto solo integrando le abilità acquisite nei vari ambiti; proprio per questo i percorsi proposti sono personalizzati, in quanto vengono elaborati tenendo conto delle peculiarità, delle esigenze e delle abitudini quotidiane di ogni nucleo famigliare.

I genitori sono costantemente coinvolti, poiché solo seguendo in prima persona le attività svolte dal bambino possono fornirgli nella vita di tutti i giorni quell'apporto fondamentale che, appunto, solo un genitore può dare.

Verranno infine favoriti i momenti di confronto fra gli stessi genitori, in quanto solo tramite il confronto e la condivisione reciproca delle rispettive esperienze si potrà lenire quel senso di pesante solitudine che troppo spesso grava su di loro nell'affrontare le difficoltà di tutti i giorni.

Il servizio attualmente consta di quattro percorsi riabilitativi paralleli: stimolazioni visive, stimolazioni basali, fisioterapia e supporto psicologico. E' inoltre previsto il supporto tiflo-pedagogico da parte dell'istituto dei Ciechi di Milano.

Per maggiori informazioni, I.RI.FO.R. Lombardia: tel. 02.76011893 - e-mail segreteria_irifor@uicilombardia.org.

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La solidità nel tempo? La forza delle idee
Milano, 26 ottobre 2013: assemblea regionale dei quadri dirigenti della lombardia

Di Massimiliano penna

Si è svolta sabato 26 ottobre presso la Sede del Consiglio Regionale Lombardo dell'U.I.C.I. a Milano l'Assemblea Regionale dei Quadri Dirigenti della Lombardia. E' stata un'assemblea che, per le tematiche affrontate, ha messo in luce ancora per l'ennesima volta quanto l'Unione, a distanza di 93 anni dalla sua fondazione, rappresenti per tutti i ciechi e gli ipovedenti un punto di riferimento imprescindibile.

Lo ha ampiamente evidenziato nel proprio intervento di apertura il Presidente Regionale Nicola Stilla, affermando che proprio nelle difficoltà attuali determinate dalla grave crisi economica in atto, emerge in tutta evidenza la genialità dell'intuizione di quel grande cieco di guerra che fu Aurelio Nicolodi.

Il 26 ottobre di esattamente 93 anni or sono, a Genova nasceva l'Unione Italiana dei Ciechi; obiettivo principale, restituire dignità ad una categoria di persone che per la quasi totalità si ritrovavano relegate ai margini della società, ricoverate negli istituti che altro non erano che ospizi, o a vivere di elemosine.

In 93 anni il contesto è per fortuna radicalmente mutato: grazie alle lotte condotte con tenacia e convinzione dalla nostra Unione oggi i disabili visivi, pur fra le mille difficoltà quotidiane, hanno pieno titolo ad accedere ad un adeguato percorso di istruzione e al mondo del lavoro, e godono dei benefici di quella grande conquista di civiltà che è stata l'indennità d'accompagnamento.

E' proprio di questi giorni la notizia che fortunatamente, al contrario di quanto si prospettava, nella Legge di Stabilità per il 2014 sono scomparsi quegli emendamenti che avrebbero visto, per le persone ultrasessantacinquenni, l'indennità concessa solo in base a determinati requisiti reddituali. Ancora una volta la forza delle idee da sempre patrimonio inestimabile dell'Unione ha avuto la meglio. L'Associazione tutta, dai vertici centrali ai Dirigenti Regionali, arrivando fino ai Presidenti Provinciali, ha profuso ogni sforzo per sensibilizzare i vari esponenti politici e i risultati non sono mancati: l'indennità continuerà ad essere concessa a tutti al solo titolo della disabilità. Come ha evidenziato il componente la Direzione Nazionale Claudio Romano, "da questo punto di vista le idee da sempre sostenute dalla nostra Associazione al riguardo hanno fatto scuola, dal momento che in questa occasione anche altre associazioni che in passato non sono state contrarie alla concessione di un'assistenza sotto forma di servizi che sostituissero l'indennità di accompagnamento, hanno condiviso la linea di pensiero espressa dalla nostra Unione".

Se a ciò si aggiunge che i contributi previsti per l'Unione, l'I.RI.FO.R. (Istituto per la Ricerca, la Formazione e la Riabilitazione) e per il Servizio del Libro Parlato saranno ripristinati, si può ben comprendere l'atmosfera di soddisfazione che animava l'intera Assemblea.

Su proposta della Presidenza Regionale, l'Assemblea dei Quadri Dirigenti ha approvato una mozione con la quale si esprime viva soddisfazione verso la Presidenza e la Direzione Nazionale per i risultati raggiunti, assicurando il pieno sostegno da parte dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti della Lombardia nel perseguimento degli obiettivi prefissati. Non va infatti dimenticato che l'iter della Legge di Stabilità è in divenire, e si deve prestare pertanto la massima attenzione affinchè non vengano presentati eventuali emendamenti peggiorativi per la categoria.

Ampio spazio, poi, è stato dedicato all'illustrazione della nuova disciplina che regolerà i nuovi parametri ISEE (indicatore della situazione economica equivalente). Grazie all'illustrazione approfondita e dettagliata offerta da Alessandra Taddei del c.a.f. CGIL, i presenti hanno potuto avere un quadro, seppur generale, del meccanismo che regolerà l'accesso a numerosi servizi dai prossimi mesi, quando la nuova disciplina entrerà in vigore. Dichiara il Presidente Stilla: "L'argomento risulta di notevole importanza; molti nostri Soci accedono a servizi e agevolazioni in base ai parametri ISEE, e dalla relazione presentata dalla dott.ssa Taddei è emersa in tutta evidenza l'estrema complessità della materia data la sua tecnicità e le sue innumerevoli variabili. Proprio per questo ci è sembrato però opportuno inserire il suddetto argomento all'ordine del giorno poichè, rappresentando i Dirigenti Provinciali il primo contatto fra l'Unione e i Soci, è fondamentale che a questi ultimi vengano offerte indicazioni quanto più precise in un'ambito così delicato come l'accesso ai servizi e l'eventuale compartecipazione richiesta dagli enti".

L'autonomia finalizzata alla piena integrazione sociale dei disabili visivi è stato da sempre il cavallo di battaglia dell'Unione, e non v'è dubbio che quello dei trasporti pubblici sia un ambito nel quale l'essere autonomi costituisca un'ottima "chiave d'accesso" all'integrazione data la frequente necessità di spostarsi per le esigenze più svariate. A supporto dell'autonomia, però, deve essere garantita l'accessibilità più ampia e completa ai trasporti stessi: dagli annunci vocali su treni, tram e bus, ai percorsi tattili appositamente predisposti all'interno delle stazioni, dai tabelloni luminosi recanti scritte ben leggibili anche dagli ipovedenti ad un'adeguata assistenza da parte del personale frontline adeguatamente formato. La Commissione Regionale Autonomia e Mobilità, al termine di un lungo e faticoso lavoro, è giunta alla realizzazione di un documento che, come emerso chiaramente dalla relazione presentata dal Referente Regionale della suddetta Commissione Franco Lisi, si pone 2 obiettivi. Innanzitutto, se utilizzato al meglio dai Dirigenti Provinciali, esso si rivelerà un ottimo mezzo per far conoscere ai Soci quanto l'Unione ogni giorno fa per sensibilizzare le aziende di trasporto e le pubbliche istituzioni sul tema dell'accessibilità ai trasporti. Partendo dal contesto regionale, nel documento viene tracciato un quadro dettagliato dell'assetto legislativo attuale in materia di accessibilità dei trasporti. Così facendo si è voluto dare alla nostra Associazione uno strumento che, in sede di confronto con gli enti locali e le aziende di trasporto, le permetta di porsi di fronte agli interlocutori basando le proprie richieste su norme ben precise.

L'attività che la nostra Unione svolge, come è noto, richiede una quantità ingente di risorse. Oltre l'immenso patrimonio fatto di persone che ogni giorno mettono a disposizione il loro tempo e le loro energie, è inutile negarlo, sono fondamentali le risorse economiche.

"In Lombardia, ha affermato il Presidente Stilla, cominciano ad emergere situazioni abbastanza critiche, in quanto vi sono Sezioni che si trovano ad affrontare difficoltà abbastanza rilevanti, e in alcuni casi gravi, per la esiguità del loro patrimonio e altre che posseggono un patrimonio che non gli assicura più entrate come in precedenza. Ormai occorre prendere atto che i contributi pubblici non rappresentano più una sicurezza come in passato; anzi, sono gli stessi enti pubblici che, nell'offrire servizi, sovente si avvalgono dell'operato di volontari. In Lombardia negli ultimi anni come U.i.c.i. si è lavorato molto sul versante dei servizi rivolti ai Soci. Tengo a segnalare in particolar modo il servizio di patronato istituito presso le nostre Sezioni grazie alla convenzione stipulata a livello nazionale con l'ANMIL (Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi del lavoro). Abbiamo inoltre presentato numerosi progetti in ambito riabilitativo all'I.RI.FO.R. Centrale nella ferma convinzione che il recupero delle abilità residue sia fondamentale per supportare i disabili visivi in un vero percorso d'integrazione. Per fare tutto questo però le risorse non sono mai abbastanza, e in questo momento di grave crisi economica l'unico strumento che potrebbe portarci in maniera stabile i fondi di cui abbiamo bisogno è l'autofinanziamento. Su questo fronte dobbiamo essere tutti uniti nell'intento di ideare iniziative che suscitino nella collettività il più ampio interesse, non tralasciando quelle già in atto come la lotteria di primavera, cche se valorizzate appieno producono ottimi risultati come dimostrato da alcune Sezioni lombarde.

Non nascondo che da questo punto di vista dobbiamo fare anche una sincera autocritica, dovendo purtroppo constatare che l'Unione ha iniziato in ritardo rispetto ad altre associazioni ad operare nelll'attività di raccolta fondi. Ormai però di questa situazione bisogna prendere atto e impegnarci con tutte le nostre forze per evitare che, come purtroppo è già accaduto in altre realtà, anche Sezioni della Lombardia siano costrette a chiudere per mancanza di fondi. A dicembre si svolgerà la 2° Giornata Regionale per la Prevenzione della Cecità e la Riabilitazione delle Malattie della Vista, con la quale già lo scorso anno abbiamo ottenuto buoni risultati. Il primo autofinanziamento va ricercato fra i Soci e le loro famiglie che, lo dico con rammarico, spesso non hanno piena coscienza dell'immane lavoro che ogni giorno l'Unione svolge per assicurare la tutela dei diritti dei disabili visivi, e sono diffidenti verso iniziative come quella di dicembre convinti che venga offesa la dignità della persona non vedente o ipovedente. Al contrario, e lo diciamo con forza, in occasioni come queste noi la nostra dignità la mostriamo alla luce del sole, perché il contributo che chiediamo non è destinato alle persone, ma alle attività volte alla prevenzione e alla riabilitazione! Per diffondere questo messaggio, però, è indispensabile che tutti, noi Dirigenti per primi, ci rendiamo portatori di una nuova cultura che veda la tutela della persona al primo posto, decidendo di fare quello scatto di orgoglio necessario a far venire meno tutte quelle titubanze e quel sottile imbarazzo che in passato ci hanno frenato. Constato con vivo piacere la forte partecipazione avuta a quest'Assemblea; il segnale è chiaro, poiché è la dimostrazione di una chiara presa di coscienza dell'attenzione e del rispetto che la nostra Associazione merita in un momento così delicato".

Il 26 ottobre 1920 nasceva a Genova l'Unione Italiana dei Ciechi. Il 26 ottobre 2013, a 93 anni esatti da quella data, a Milano si è avuto un momento di ampia riflessione e pacato confronto che, senza ombra di dubbio, sarà un patrimonio prezioso di tutti i Dirigenti nel faticoso lavoro che li attende nei prossimi mesi.

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Parla il presidente

Premio della bontà unione nazionale cavalieri d'italia, 20° edizione: fra i premiati la sezione u.i.c.i. di bergamo

Ho appreso con gioia dell'importante riconoscimento che l'Unione Nazionale Cavalieri d'Italia ha attribuito alla Sezione Provinciale UICI di Bergamo, a testimonianza non solo della bontà dell'attività svolta ma anche di come, attraverso questa attività, la Sezione sia riuscita a conquistare sostegno ed apprezzamento presso altre organizzazioni del territorio provinciale.

Ritengo che tale riconoscimento renda lustro non solo alla Sezione Provinciale UICI di Bergamo, ma a tutta la nostra Unione ed è quindi con orgoglio che, a titolo personale e a nome dell'intero Consiglio Regionale,

sono riconoscente al Presidente Sezionale ed ai collaboratori per l'ottimo lavoro svolto.

Nel rinnovare le mie più vive congratulazioni con l'augurio di sempre maggiori successi a tutti i livelli e per tutti i progetti attuali e futuri, vi saluto con stima ed affetto.

Nicola Stilla

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comunicazioni varie

DAL CENTRO REGIONALE TIFLOTECNICO: DISPONIBILI LE CARTOLINE NATALIZIE IN NERO E IN BRAILLE

Il Centro Regionale Tiflotecnico comunica che sono disponibili le cartoline di auguri natalizi stampate sia in nero che in Braille che possono essere inviate in esenzione postale. Per maggiori informazioni contattare il Centro Regionale Tiflotecnico al seguente recapito: 02.76023922 il martedì, mercoledì e venerdì dalle 10 alle 13 e dalle 14 alle 18; il sabato dalle 10 alle 13 e dalle 14 alle 17.

Dalla sezione di brescia

Appartamento affittasi

La nostra Sezione dispone di un appartamento libero in buone condizioni, di 115 mq in Corso Palestro n. 32 a Brescia, al primo piano, composto da 2 camere, un salotto, una cucina abitabile, un ripostiglio più un ampio servizio igienico.

Chiunque fosse interessato a prendere in affitto il locale può chiamare in sezione al seguente numero: 030.2209425.

Dalla sezione di mantova

Mercatino natalizio

Da sabato 30 novembre a domenica 15 dicembre, presso la Sezione in Via della Conciliazione n. 37, si terrà il consueto "mercatino" in versione natalizia. Orari di apertura: tutti i giorni dalle ore 9 alle 12 e dalle ore 15 alle 18.30. Ci saranno oggetti di ogni genere con tantissime idee regalo. Il ricavato andrà a favore delle attività sezionali.

Dalla sezione di milano

L'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti di Milano mette a disposizione dei soci la collana di opere di Andrea Camilleri, edita da Sellerio. I libri, freschi di tipografia, saranno offerti con un contributo minimo di 2 euro a copia.

Il pacchetto completo comprende 13 opere che sarà ceduto a seguito di un contributo minimo di 22 euro. Informazioni e prenotazioni presso la segreteria di sezione.

Dal 2 dicembre 2013 al 30 gennaio 2014 - dal lunedì al venerdì dalle ore 10 alle ore 18 - presso l'Istituto dei Ciechi di Milano saranno esposti lo spartito originale del "Falstaff" e una lettera autografa del Maestro Giuseppe Verdi, oltre a opere e dipinti provenienti dall'Archivio della Famiglia Artistica Milanese che collabora fattivamente con il nostro Circolo di Via Bellezza.

Bando alle borse di studio indetto dalla fondazione mario e maria luisa macciachini monti

Rendiamo noto che La Fondazione Mario e Maria Luisa Macciachini Monti, istituita nel 2005 a Milano per volontà della defunta Maria Luisa Macciachini Monti, opera in Lombardia e ha come sua finalità il sostegno e l'aiuto di giovani studenti disabili.

Per l'Anno Accademico 2013-14 la Fondazione bandisce un concorso per 7 Borse di Studio annuali dell'ammontare di 9.300 € destinate a giovani studenti, residenti in Lombardia, disabili della vista o dell'udito oppure affetti da grave forma di dislessia.

Il Bando di Concorso è disponibile in segreteria sezionale.

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Comune di brescia: concorso pubblico per esami per la copertura di n. 5 posti di Collaboratore Amministrativo (cat. B3), esclusivamente riservati ai soggetti disabili di cui all'art. 1 della Legge n. 68/99

Comunichiamo che sono aperti i termini per la presentazione delle domande di partecipazione al concorso pubblico per esami per la copertura di n. 5 posti di Collaboratore Amministrativo (cat. B3), esclusivamente riservati ai soggetti disabili di cui all'art. 1 della Legge n. 68/99.

Sul sito internet del Comune di Brescia è pubblicato il bando di concorso contenente i requisiti richiesti per la partecipazione e le informazioni relative alle modalità di compilazione della domanda, che dovrà essere presentata entro il giorno 18 dicembre 2013 al seguente indirizzo:

SETTORE RISORSE UMANE

Ufficio Assunzioni

Piazza Loggia n. 3 - 25121 Brescia

Tel. 030/2978314-7-8 Fax 030/2978313

e-mail: assunzioni@comune.brescia.it

pec: assunzioni@pec.comune.brescia.it.

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Giornale uici del 12-11-2013

Il Centro Regionale - Scuola Cani Guida per Ciechi - Helen Keller di Messina, a Bergamo, per l' 8^ Giornata Nazionale del Cane Guida

Di Giuseppe Terranova

"E' stata un'esperienza esaltante ed indimenticabile quella che ho vissuto il 27 ottobre a Bergamo con la mia Dolly".

A testimoniarlo Davide Chiricò, un ragazzo trentenne non vedente, che con il suo labrador nero, istruito ed assegnato dal Centro Regionale Helen Keller di Messina, ha portato a termine un percorso ad ostacoli, completamente nuovo per entrambi.

La performance si è svolta a piazza Dante, dove si celebrava l'8^ giornata nazionale del cane guida. Il Centro Regionale Helen Keller di Messina è stato invitato per poter veicolare il messaggio dell'utilità del cane guida nell'autonomia delle persone non vedenti.

Tra gli invitati anche la scuola cani guida Lions di Limbiate che, per la dimostrazione, ha allestito un percorso apposito con diversi ostacoli.

La predetta Scuola ha dimostrato, con un istruttore ed un cane guida, quanto fosse complesso il compito dell'addestratore, che deve insegnare al cane come destreggiarsi tra gli ostacoli.

E' poi stata la volta del Centro Regionale Helen Keller di Messina, che ha partecipato con un non vedente Davide Chiricò, che fa il centralinista all'Agenzia delle Entrate di Firenze e il suo labrador Dolly.

Ad accompagnarli, il direttore della scuola cani guida di Messina, Moreno Innocenti, che ha chiesto a Davide di utilizzare il percorso già allestito in piazza Dante e per lui assolutamente nuovo.

Quasi una scommessa che è stata ampiamente vinta da Davide e dal suo "compagno di libertà",Dolly, che hanno dato prova di come un cane guida, ben condotto, possa essere determinante nel superamento degli ostacoli più svariati. Davide Chiricò, in una breve intervista, ha raccontato quanto difficile sia stato, ed è tuttora per lui, il passaggio dal mondo dell'ipovisione, nel quale è nato, a quello della cecità, nel quale è entrato da poco.

Ha prima ottenuto il bastone bianco al Centro Nazionale dell'Ipovisione di Firenze e poi, dopo aver fatto richiesta al Centro Regionale Helen Keller di Messina per il cane guida ed aver sostenuto il corso di orientamento e mobilità con l'utilizzo del cane guida, ha ottenuto Dolly, con cui è entrato subito in simbiosi.

E' lui stesso, come tutti, a prendersi cura del suo cane, va al lavoro con Dolly tutte le mattine e arriva in ufficio dopo 7 fermate di autobus.

"Il paragone tra bastone bianco e cane guida? E' come passare da una 500 a una Ferrari", risponde Davide.

Un'affermazione che la dice lunga sull'intesa che questo giovane non vedente ha creato con il suo cane.

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Il Corriere della Sera del 15-11-2013

Stazione, la traccia per i ciechi finisce nell'aiuola

BERGAMO. Semaforo verde, avanti dritto, svolta a destra. Bum. Percorso finito nel mezzo di un'aiuola. Nuovo tentativo, seguendo la traccia (impropria) di sampietrini decorativi: fine corsa contro una palizzata di cantiere che, comunque, porterebbe al deposito delle biciclette. Vita dura per i non vedenti che si trovano ad attraversare il piazzale della stazione di Bergamo. Mentre il dibattito estetico impazza, l'arena nuova di pacca rivela un difetto che non può essere derubricato al classico «de gustibus»: la successione delle lastre zigrinate che dovrebbe indicare la strada ai ciechi, quando esiste, diventa un capolavoro dell'assurdo. Per individuare il limite, molto oggettivo, dell'opera non serve essere esperti di sistemi tattili e affini. «È vero. Il percorso finisce nell'aiuola: ci conforta sapere che ad accorgersene sono state anche persone che ci vedono...», commenta Giovanni Battista Flaccadori. È il presidente dell'Unione ciechi e ipovedenti di Bergamo, che conta quasi mille associati, e non esita a definire «assurda» la situazione della piazza, «per la quale avevamo inoltrato varie segnalazioni, senza ottenere risposte». Il problema, in effetti, s'individua tenendo lo sguardo a terra: seguendo viale Papa Giovanni XXIII, a ogni snodo si incontrano le lastre con il percorso per chi si affida al bastone. Superato il semaforo all'altezza dell'Hotel Piemontese, ecco ricomparire la traccia: quattro metri scarsi, poi un gradino e la fantomatica a aiuola. No way . Altrove, tracce assenti.

«E dire che l'area è ampia. Venendo dall'interno della stazione è anche peggio - aggiunge il presidente -: appena varcate le porte, non si capisce più nulla. L'unica opzione è affidarsi a persone gentili e chiedere di essere "scortati" oltre la piazza». Il cantiere compete al Comune ma l'assessore ai Lavori pubblici Alessio Saltarelli si mostra sorpreso: «Non ero stato informato. E appena possibile farò un sopralluogo per capire come stanno le cose». Intanto, però, di carne al fuoco in piazzale Marconi ne resta parecchia. Quello dello scalo ferroviario ormai è un tormentone: i disagi del cantiere interno (che compete alle Ferrovie) hanno appena finito di tenere banco, ma riprende vigore il dibattito, per la verità mai sopito, sull'esterno che invece è stato curato dall'amministrazione. Le panchine curve e futuristiche che mercoledì Palafrizzoni ha scelto di posare hanno provocato la reazione gelida della Soprintendenza, che con il referente Giuseppe Napoleone ieri ha fatto recapitare in municipio una lettera in cui si esplicita il «disappunto» per la «procedura seguita, che non rispetta gli accordi presi. Eravamo in attesa - spiega l'architetto Napoleone - di un progetto che apportasse migliorie, dopo che erano emerse criticità. Questo progetto non è ancora stato depositato ma apprendiamo che le panchine sono state installate». Panchine dalla forma particolare, che però il referente dei Beni culturali definisce «in contrasto con quelle precedentemente posate», a forma di parallelepipedo. Saltarelli ieri ha confermato che «in effetti il nuovo progetto deve essere inoltrato, i tecnici lo faranno a breve. Queste panche però figuravano nel piano iniziale, che era stato visionato. Siamo pronti, se non piacessero, a spostarle, a frazionarle, ma non saranno cambiate in toto: tutti devono ricordare che ci sono soldi pubblici in gioco».

Toni pacati da entrambe le parti. Ma la tensione è evidente. Nella vicenda, intanto, emerge un retroscena: l'arredo urbano fa parte del restyling della piazza davanti alla ferrovia che ha ottenuto un finanziamento regionale. Parliamo di circa 1,7 milioni, su 4,4 investiti dal Comune. Quando, a settembre, sono state tolte le palizzate, è scattato un dibattito infuocato sull'aspetto della piazza con discesa in campo anche della Soprintendenza. Ne era nato uno stop-and-go sulle rifiniture (panchine, verde da ampliare), che però ha avuto un contraccolpo: «Gli ispettori della Regione - spiega l'assessore - qualche giorno fa ci hanno fatto sapere che se non si fosse proseguito con il progetto sul quale è stato erogato il finanziamento, una parte dei fondi sarebbero stati ritirati. Le panchine erano state consegnate: le abbiamo messe in posa. Ma l'opera non è finita». E le migliorie non dovranno essere solo estetiche. Quel percorso diretto (verso un'aiuola) lo conferma.

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Il Corriere della Sera del 16-11-2013

Percorso non vedenti, quante gaffe

BERGAMO. Niente sopralluogo al piazzale della stazione. Due giorni fa, l'assessore ai Lavori pubblici Alessio Saltarelli aveva promesso che lo avrebbe fatto ieri, per verificare come mai il percorso per non vedenti, all'altezza del semaforo davanti all'Hotel Piemontese, finisce dentro un'aiuola. «Non c'è invece bisogno di alcun sopralluogo, perché la questione è stata chiarita dagli uffici ha detto ieri l'assessore Quel percorso va verso l'aiuola per indicare che c'è un ostacolo». Alcune cose, però, non convincono. «Nel linguaggio utilizzato nei percorsi tattili dice Giovanni Battista Flaccadori, presidente dell'Unione ciechi e ipovedenti di Bergamo (Uicbg) gli ostacoli sono segnalati con bande piene di palline o calotte sferiche». Invece all'estremità di questo percorso, nella parte verso l'aiuola, non c'è alcun pallino, ma una serie di scanalature parallele, che indicano la direzione rettilinea e invitano a proseguire. «Chi proviene dall'attraversamento di via Bonomelli aggiunge invece Saltarelli trova il codice di percorso rettilineo che termina sulla fascia di cubetti di porfido delimitata dal cordone in rilievo dell'aiuola: tale riferimento si chiama "guida naturale", perché si trova in uno spazio non delimitato da edifici e i cui elementi costituiscono riferimento per il bastone in uso ai non vedenti». Se però un cieco seguisse quei cubetti di porfido si troverebbe prima al parcheggio delle bici e poi al punto di partenza, al semaforo davanti al Piemontese. Perché i sampietrini girano intorno all'aiuola e non indicano dove deviare verso l'ingresso della stazione. «I cubetti non sono una guida naturale dice Flaccadori Sarebbe come mettere, in centro a Bergamo, un cartello scritto in cinese. Lo capireste? Una "guida naturale" è per esempio la parte centrale di piazza della Cittadella. Lì la mappa non serve perché quella parte è delimitata ai bordi, che ci aiutano ad attraversare la piazza. Questo non vale per il piazzale della stazione, pieno di ostacoli. Rischiamo, per esempio, di andare a sbattere contro le panchine posizionate in mezzo. Andrebbero invece contornate con la mappa che indica (con strisce e pallini) un pericolo valicabile». Così come andrebbe continuato il percorso tattile lungo il sottopasso: per chi arriva da via Gavazzeni, la mappa si interrompe al termine del tunnel e non indica come arrivare ai binari o agli ascensori. Ieri Saltarelli ha anche detto che, a settembre del 2012, il Comune ha incontrato «i rappresentanti dell'Uicbg per concordare la realizzazione dei percorsi tattili. È stata fornita la planimetria del progetto, ma da allora non ci hanno più fatto sapere nulla». Flaccadori però ribatte: «A quell'incontro siamo stati messi di fronte a un progetto già deciso. Abbiamo poi sollecitato l'assessore alla Mobilità Ceci, perché facesse un sopralluogo con noi. Ma non abbiamo mai ricevuto una risposta. Così come è sempre caduta nel vuoto la nostra richiesta di rendere accessibile il sito internet dell'Atb, sull'esempio di quello di Brescia».

di Silvia Seminati

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Bresciaoggi del 17-11-2013

"Ciechi e affettivita', oltre i pregiudizi"

BRESCIA. Solo una rivoluzione culturale potrebbe cambiare la vita delle persone con disabilità visiva. Solo l´abbattimento degli stereotipi e dei pregiudizi potrebbe servire al loro benessere. L´ordinamento giuridico poco può fare, se non accompagnato da un cambiamento di rotta culturale, umano e solidale, che prenda avvio anche dalla considerazione del complesso sistema dell´affettività.

Di questo si è parlato durante il seminario nazionale intitolato «Dalla pelle al cuore. Cecità ed ipovisione: sessualità, affettività, diritti e amore. Come passare dagli stereotipi e tabù ad una cultura della condivisione?».

Un convegno organizzato, su proposta della Commissione nazionale per le pari opportunità uomo-donna, dalla Presidenza nazionale dell´Unione italiana dei ciechi e degli ipovedenti e dall´Istituto per la formazione, la ricerca e la riabilitazione, in collaborazione con il Consiglio Regionale della Lombardia Uici, con la sezione provinciale di Brescia Uici e l´Irifor lombardo.

Obiettivo primario del seminario era riflettere sul rapporto tra cecità, affettività e sessualità, ma anche guardare alla violenza perpetrata su donne ipovedenti, ai diritti negati e contesi. Le discriminazioni cui sono soggetti i ciechi e gli ipovedenti continuano a far parte della storia di tutti i giorni. L´autonomia e l´indipendenza di chi vede poco o non vede più sono quotidianamente messe a dura prova dalle false credenze della gente, dall´ignoranza e dall´errata convinzione che i ciechi non possano vivere una vita normale.

Ed è su queste basi che l´individuo si trova ad affrontare ulteriori difficoltà: gli operatori sanitari, comunali, e altri rivolgono la propria parola ai coniugi, ai figli o agli accompagnatori degli ipovedenti, pensando forse che questi ultimi non possano comprendere le diverse indicazioni.

La comunità - è stato detto - è spesso portata a pensare che le donne cieche siano «sexless», che non siano in grado di creare una propria famiglia, di accudire il marito e crescere dei figli. Usanza diffusa è anche quella di considerare il cieco, che ha un posto di lavoro a lui riservato perché appartenente ad una categoria protetta, un privilegiato.

Le discriminazioni, così, aumentano. Se la comunità e le istituzioni fossero più vicine alle esigenze dei ciechi e degli ipovedenti, le cose per loro sarebbero più semplici. Pur lottando per avere a disposizione personale qualificato, trasporti pubblici e uffici accessibili, avrebbero la certezza di vivere in un paese in cui il rispetto e la comprensione vengono prima dei pregiudizi.

di Federica Pizzuto

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Bresciaoggi del 29-11-2013

Con il progetto M.I.T.E. gli ipovedenti "corrono"

Nel 1998, grazie a un´idea di Gilberto Pozza, nasce il Progetto M.I.T.E.; questo nome è l´acronimo della parola «insieme» in quattro diverse lingue: tedesco, italiano, inglese e francese (Miteinander, Insieme, Together, Ensemble).

Tale progetto, unico al mondo, dà l´opportunità a persone ipovedenti e non vedenti di partecipare, come navigatori, a gare di rally internazionali e nazionali e gare di regolarità.

La serietà del Progetto M.I. T.E., unita alla disponibilità degli organizzatori di gare automobilistiche, primo tra tutti Ernesto Cinquetti dell´ Autoconsult & Competition , ha permesso l´instaurarsi di un rapporto di reciproca fiducia grazie al quale, una volta comunicata l´intenzione di partecipare ad un evento sportivo,lo staff del Progetto M.I.T.E. riceve il road book con qualche giorno d´anticipo per poterlo interpretare, trascrivere e stampare in braille.

L´importanza del Progetto M.I.T.E. consiste nel fatto che i non vedenti sono realmente inseriti nel mondo dell´automobilismo. Comparendo nella classifica generale, infatti, a differenza di tutti gli altri sport, non necessitano di una graduatoria a sé stante.

Leggendo il road book in Braille, oppure ingrandito, non vedenti e ipovedenti svolgono concretamente il ruolo di navigatori condividendo gioie e dolori, vittorie e sconfitte e la responsabilità di ogni azione compiuta.

La validità del Progetto M.I.T.E. ha trovato conferma l´8 Maggio 2003 (anno europeo del disabile), data in cui la CSAI (Commissione Sportiva Automobilismo Italiano), l´organo che stabilisce tutte le regole dell´automobilismo sportivo, ha accettato e autorizzato la partecipazione di non vedenti ed ipovedenti alle gare di regolarità e di rally tanto che oggi, i navigatori della Scuderia Progetto M.I.T.E.

Negli ultimi anni il Progetto M.I.T.E. ha gareggiato con diversi piloti conquistando numerosi piazzamenti e alcune vittorie in prestigiose gare di regolarità: Coppa dei Fiori (Sanremo) per due anni consecutivi; Trofeo AIDO (Gardone Val Trompia BS); Circuito di Cremona per due anni consecutivi; Revival Lago di Garda (Brescia); 555 minuti di Bardolino (Verona); la XX edizione dell´Elba Graffiti; la 300 Miglia Gran Ducato (Parma e Piacenza); il Sachsen Classic per due anni (Germania); il Silvretta per due anni consecutivi (Austria), la 300 Miglia delle Ville Venete e il Donau Classic (Germania), la II Coppa città di Bassano, il IV Valsugana Historic Classic, il III Due Valli Classic e, per due anni consecutivi, il Memorial Mariano Dal Grande.

Nel 2008 - 2009, grazie ad un accordo Lancia - Progetto M.I.T.E., la Lancia Stratos Alitalia e la Lancia Fulvia HF (portata alla vittoria da Munari) , auto della Collezione Storica Lancia, hanno potuto gareggiare, e in alcuni casi vincere, in manifestazioni nazionali ed europee.

Il Progetto M.I.T.E. non vuol dire solo regolarità: si è infatti cimentato per cinque anni consecutivi nel Campionato Mondiale Rally (Italia e Spagna), ottenendo, dal punto di vista sportivo un venticinquesimo posto assoluto e un secondo di classe nel Rally Italia Sardinia e per quanto concerne la comunicazione ampia visibilità a livello internazionale. Ultimo risultato è un ottimo terzo posto al III Tuscan Rewind 2012.

Il 2013 ha visto la partecipazione del Progetto M.I.T.E. al Trofeo Tre Regioni, trofeo ACI Sport comprendente 10 gare tra Veneto, Emilia Romagna e Trentino Alto Adige. La somma dei punti ottenuti in ciascuna manifestazione ha permesso alla Scuderia di vincere il Trofeo tra una decina di partecipanti.

Quest´anno inoltre sono continuati i progetti "Oggi ti guido io" e "Insieme si può" con i fuoristrada tra le montagne del Marghine (Sardegna) e quelle dell´Altopiano di Asiago (Veneto). Le giornate fondono sport e solidarietà permettendo una conoscenza reciproca tra piloti di 4x4 e disabili visivi.

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NOTIZIE DALLA SEDE CENTRALE

Questo spazio vuole essere una sorta di "miniguida" per orientarsi all'interno delle molteplici attività svolte dalla sede centrale della nostra Associazione.

A tal fine, vi proponiamo quelle circolari diramate dalla sede centrale nel mese appena trascorso, le quali contengono notizie e iniziative, che pensiamo possano suscitare un concreto interesse nei nostri soci.

Di sicuro qualcosa ci sfuggirà, ma pensiamo che questa selezione possa essere un valido punto di riferimento.

Buona lettura!

Contributi - Estratto conto sbagliato - L'INPS risarcisce

La presente circolare è per parlarvi di una recente pronuncia della Cassazione, sezione lavoro, la sentenza 19 settembre 2013, n. 21454, che riguarda tutti i lavoratori, minorati della vista o meno, perché relativa al caso di una pensione di anzianità per dimissioni sulla base di un estratto conto contributivo errato, da parte dell'INPS.

La questione interessa anche i nostri dipendenti collaboratori gratuiti e volontari di patronato, che nella loro attività gestionale di servizi all'utenza potrebbero trovarsi a gestire direttamente in sezione, tra le tante altre pratiche, eventuali istanze di pensionamento di anzianità per maturazione dei requisiti contributivi.

La situazione è così descritta:

Il caso: un lavoratore, sulla base di un estratto conto assicurativo rilasciato dall'INPS, decide di dimettersi dal lavoro nell'errata convinzione di aver raggiunto il requisito contributivo per la pensione di anzianità.

Il problema: l'errore nasce dal fatto che per un passato periodo di circa otto mesi il lavoratore non aveva percepito retribuzione, con relativa perdita, per il medesimo periodo, dell'accredito contributivo destinato ad incidere sulla misura del trattamento finale. L'estratto conto assicurativo, però, aveva fornito all'interessato una erronea indicazione (in eccesso) del numero dei contributi versati, solo apparentemente sufficienti a fruire della pensione di anzianità, non facendo rilevare all'assicurato né tanto meno al patronato che aveva in carico la gestione della pratica l'ammanco di contributi per quel determinato periodo di otto mesi.

Se l'interessato avesse saputo della sovrapposizione dei periodi contributivi che ritardavano di circa otto mesi il momento della maturazione del requisito contributivo, avrebbe certamente continuato nell'attività lavorativa, fino al perfezionamento delle condizioni di accesso al trattamento.

La posizione dell'INPS: l'Istituto respinge ogni accusa (dimissioni dal posto di lavoro nel presupposto di avere diritto alla pensione di anzianità con una certa decorrenza), imputando l'errore alla tipologia di certificazione richiesta dall'interessato contenente l'esplicito avvertimento della possibilità di inesattezze, nella distinzione tra estratto-conto assicurativo ed estratto-conto certificativo (abbiamo già trattato l'argomento alla circolare UICI n. 40 del 2012). L'INPS osserva infatti che le informazioni sono state fornite all'interessato a mezzo di un estratto-conto assicurativo, privo di sottoscrizione, che per natura non può valere come atto certificativo della situazione contributiva dell'assicurato, ma ha solo valore conoscitivo; che sarebbe stato onere dell'assicurato chiedere il rilascio di una formale certificazione da parte dell'ente previdenziale; che solo sulla base di quanto attestato e sottoscritto da un funzionario INPS in grado di rappresentare la volontà dell'Istituto, l'interessato avrebbe potuto assumere le proprie impegnative determinazioni, ai fini delle dimissioni dal lavoro e della successiva istanza di accesso al pensionamento.

Tutto ciò considerato, la Cassazione ha accolto il ricorso del lavoratore con previsione di una limitazione della responsabilità dell'INPS, nelle more delle clausole cautelative di salvaguardia usate dall'Istituto ai sensi dell'art. 1227 cod. civ., nel momento in cui, a richiesta degli interessati, rilascia un qualsiasi tipo di attestazione dichiarativa (nel senso che l'estratto contributivo recasse espressioni tali da ingenerare nel destinatario un ragionevole dubbio circa l'esattezza e/o definitività dei dati esposti).

Partiamo dal presupposto che:

Tali principi trovano la loro base costituzionale in quello di eguaglianza dei cittadini dinanzi alla legge (art. 3 Cost.) e sono applicabili alla stregua dei principi di imparzialità e di buon andamento della pubblica amministrazione (art. 97 Cost.). In particolare, la pubblica amministrazione è gravata dall'obbligo di non frustrare la fiducia di soggetti titolari di interessi, fornendo informazioni errate o anche dichiaratamente approssimative (affidamento e attendibilità delle sue dichiarazioni).

Infatti, l'estratto-conto assicurativo è semplicemente la riproduzione di un documento elettronico ed ha valore conoscitivo, mentre l'estratto-conto certificativo viene emesso all'esito di un procedimento amministrativo allo scopo specificatamente avviato su richiesta formale dell'interessato, reca la firma del funzionario responsabile INPS e vale come atto certificativo della situazione contributiva dell'assicurato, con responsabilità gravante sull'INPS.

Le ragioni dell'interessato.

La Corte ha affermato che le informazioni rese dall'INPS ai richiedenti circa il numero dei contributi versati, siano esse comunicate con un estratto-conto assicurativo oppure con un estratto-conto certificativo, sono fonte di responsabilità contrattuale, per il fatto che il lavoratore ripone in esse pieno affidamento circa l'insorgenza del proprio diritto al pensionamento. Infatti, i documenti rilasciati dall'Istituto, provenendo da un ente pubblico, devono sempre reputarsi idonei a ingenerare, in chi li riceve, un legittimo affidamento circa l'esattezza dei dati forniti, presumendosi che l'Ente abbia posto in essere, nel rilasciarli, quella doverosa opera di controllo dei dati risultanti dai propri archivi e destinati ad essere forniti a richiesta degli interessati.

Dalla Consulta decadono le difese dell'Istituto, laddove abbia posto sotto giudizio le responsabilità dell'assicurato (l'errore era comunque riconoscibile e lo stesso è a conoscenza della propria storia lavorativa) e quelle del patronato (in quanto soggetto esperto e qualificato in materia avrebbe dovuto riscontrare l'errore incrociando i dati dell'estratto-conto assicurativo con il libretto di lavoro dell'assicurato e in caso di dubbio richiedere all'INPS una formale certificazione dell'effettivo stato contributivo).

Secondo i giudici di legittimità, anche se non richiesta tale certificazione, non è comunque conforme a correttezza il rilascio di notizie inesatte relative alla posizione di un amministrato. Anzi, proprio la provvisorietà o comunque l'inesattezza dei dati deve distogliere l'ente pubblico dal comunicarli in qualsiasi forma finché non siano perfezionati gli accertamenti. Né vale a escludere la responsabilità il fatto che l'estratto conto non fosse sottoscritto; questo perché gli estratti contributivi dell'INPS sono la riproduzione di un documento elettronico e quindi spiegano i propri effetti anche senza la firma di un funzionario.

La sentenza, pur escludendo l'esistenza di un generale obbligo dell'assicurato di verificare l'esattezza dei dati forniti dall'INPS, ritiene meritevole di accoglimento il ricorso affermando che <il danno subito dal lavoratore che sia stato indotto alla anticipata cessazione del rapporto di lavoro, a seguito di una errata comunicazione dell'INPS sulla propria posizione contributiva, e che si è visto rigettare la domanda di pensione di anzianità per insufficienza dei contributi versati, in quanto fondato sul rapporto giuridico previdenziale, è riconducibile ad illecito contrattuale>.

Tutto ciò considerato, quindi, il danno subito dal lavoratore che sia stato indotto alla anticipata cessazione del rapporto di lavoro, a seguito di una errata comunicazione dell'INPS sulla propria posizione contributiva, e che si sia visto poi rigettare la domanda di pensione di anzianità per insufficienza dei contributi versati, è riconducibile ad illecito contrattuale, in quanto fondato sul rapporto giuridico previdenziale tra cittadino e INPS.

Per tali motivi, la Corte accoglie il ricorso dell'interessato (esonerando anche il patronato da ogni responsabilità), riconoscendogli il diritto al risarcimento del danno in un importo commisurabile a quello delle retribuzioni perdute fra la data della cessazione del rapporto di lavoro e quella dell'effettivo conseguimento della detta pensione, in forza del completamento del periodo di contribuzione a tal fine necessario, ottenuto col versamento di contributi volontari, da sommarsi a quelli obbligatori anteriormente accreditati.

Rinvia, poi, alla Corte di Appello la previsione di una possibile limitazione della responsabilità dell'INPS per concorso di colpa del lavoratore (ovvero per valutare fino a che punto l'assicurato abbia trascurato tutte le espressioni cautelative usate dall'Istituto e idonee a far dubitare dell'esattezza dei dati esposti).

Come già fatto presente per altri casi giudiziari, si precisa che le pronunce si applicano solo ai casi specifici, con un peso esclusivamente giurisprudenziale e non certo con il valore di legge (senza considerare, appunto, l'esistenza di altri pronunciamenti di segno esattamente opposto, vedasi ad es. Cassazione sentenza n. 7683 del 2010).

Ciò che maggiormente vogliamo mettere in evidenza però, è la serie di principi in essa esposti che disciplinano i rapporti di diritto pubblico tra P.A. e cittadini, costituendo i fondamenti dello Stato di diritto nelle sue diverse articolazioni.

Tanto abbiamo comunicato, vogliamo dare un consiglio sincero a tutti coloro che pensano di andare in pensione (in particolare, i non vedenti consultino la circolare UICI n. 40/2012, file n. 1 e 2 Requisiti per la pensione): a scanso di dubbi, sia che si tratti di uscita per vecchiaia sia che ci si dimetta volontariamente dal lavoro per presentare poi istanza di anzianità (nel settore bancario, ricorrendo ai fondi agevolativi per l'uscita), invitiamo tutti i lavoratori, minorati della vista o meno, a richiedere all'INPS l'estratto conto certificativo e non solo quello assicurativo (anche per via patronale con alcune nostre Sezioni accreditate a Vostra disposizione http://www.uiciechi.it/Patronato/Patronato.asp).

I tempi di attesa per il rilascio di tale attestazione possono essere più lunghi (il rilascio di un estratto conto assicurativo richiede, invece, un paio di giorni dalla richiesta) ma essa dà sicuramente maggiori garanzie nel rilevare la Vostra posizione previdenziale.

Cordiali saluti.

IL PRESIDENTE NAZIONALE

Prof. Tommaso Daniele

E' possibile scaricare il file .zip contenente il testo integrale della presente circolare unitamente al relativo allegato utilizzando il seguente link:

http://www.uiciechi.it/archivio/circolari/2013/11/2013250.zip

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Circolare INPS n. 159 del 15/11/2013 - Congedo ex art. 42 d.lgs. n. 151/2001

Si informa che l'INPS con Circolare n. 159 del 15/11/2013 ha confermato la piena applicazione del disposto della sentenza n. 203 del 3 luglio 2013 con la quale la Corte Costituzionale ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 42, comma 5, del d.lgs. n. 151 del 26 marzo 2001 (Testo Unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità) nella parte in cui, in assenza di altri soggetti idonei a prendersi cura della persona disabile in situazione di gravità, non include nel novero dei soggetti legittimati a fruire del congedo straordinario il parente o l'affine entro il terzo grado convivente della persona in situazione di disabilità grave, in violazione degli artt. 2,3,4,29,32,35 e 118, 4° comma, della Costituzione.

Pertanto, ribadendo quanto già indicato nella Circolare n. 32 del 6 marzo 2012 e alla luce della sentenza in oggetto, l'INPS ha comunicato che il congedo di cui trattasi può essere riconosciuto al familiare o affine entro il terzo grado convivente del disabile in situazione di gravità, in caso di mancanza, decesso o in presenza di patologie invalidanti degli altri soggetti individuati dalla norma, secondo il seguente ordine di priorità:

1. il coniuge convivente della persona disabile in situazione di gravità;

2. il padre o la madre, anche adottivi o affidatari, della persona disabile in situazione di gravità, in caso di mancanza, decesso o in presenza di patologie invalidanti del coniuge convivente;

3. uno dei figli conviventi della persona disabile in situazione di gravità, nel caso in cui il coniuge convivente ed entrambi i genitori del disabile siano mancanti, deceduti o affetti da patologie invalidanti;

4. uno dei fratelli o sorelle conviventi della persona disabile in situazione di gravità nel caso in cui il coniuge convivente, entrambi i genitori ed i figli conviventi del disabile siano mancanti, deceduti o affetti da patologie invalidanti;

5. un parente o affine entro il terzo grado convivente della persona disabile in situazione di gravità nel caso in cui il coniuge convivente, entrambi i genitori, i figli conviventi e i fratelli o sorelle conviventi siano mancanti, deceduti o affetti da patologie invalidanti.

Fra le motivazioni della sentenza si segnalano le seguenti.

La Corte ha sottolineato che la ratio del beneficio in esame consiste essenzialmente nel favorire l'assistenza del disabile grave in ambito familiare e nell'assicurargli continuità nelle cure, pertanto il rispetto dei principi costituzionali ed una prospettiva di sussidiarietà indicono a valorizzare la famiglia anche come strumento di attuazione di interessi generali, quali il benessere della persona e l'assistenza sociale in un'ottica di solidarietà interpersonale.

Infatti, nella pronuncia in argomento, viene ribadito che il testo attualmente in vigore dell'art. 42 sopracitato, come modificato dal decreto legislativo n. 119 del 18 luglio 2011 ha, da un lato, ampliato la platea dei soggetti a cui è riconosciuto il diritto alla fruizione del beneficio, e, dall'altro, ha individuato, tra i soggetti medesimi, un rigido ordine gerarchico.

Pertanto, anche alla luce dell'evoluzione legislativa ed in linea con l'orientamento giurisprudenziale già consolidato, la Corte ha individuato nella limitazione della sfera soggettiva un fattore di pregiudizio dell'assistenza del disabile grave nei casi in cui i soggetti legittimati dalla norma a prestare assistenza si trovino impossibilitati a svolgere tale funzione, considerando, inoltre, che il legislatore ha già riconosciuto il ruolo dei parenti e degli affini entro il terzo grado nell'assistenza ai disabili in condizione di gravità, attribuendo loro il diritto ai tre giorni mensili di permessi retribuiti ai sensi dell'art. 33, comma 3, della legge n. 104 del 5 febbraio 1992 nell'ipotesi di mancanza, decesso o patologie invalidanti degli altri soggetti.

La Corte, quindi, ha concluso che tale discrasia normativa costituiva un ulteriore argomento a sostegno della dichiarazione di illegittimità costituzionale dell'art. 42, comma 5 citato nella parte in cui non includeva nel novero dei soggetti legittimati a fruire del congedo ivi previsto, e alle condizioni ivi stabilite, il parente o l'affine entro il terzo grado convivente, in caso di mancanza, decesso o in presenza di patologie invalidanti degli altri soggetti idonei a prendersi cura della persona in situazione di disabilità grave.

Infine, con riferimento ai requisiti di "mancanza", di affezione da "patologie invalidanti" e di "convivenza", l'INPS ha confermato il contenuto dei paragrafi 3 e 6 della citata circolare n. 32 del 6.3.2012 che hanno stabilito quanto segue.

Per quanto concerne la "mancanza", essa deve essere intesa non solo come situazione di assenza naturale e giuridica (celibato o stato di figlio naturale non riconosciuto), ma deve ricomprendere anche ogni altra condizione ad essa giuridicamente assimilabile, continuativa e debitamente certificata dall'autorità giudiziaria o da altra pubblica autorità, quale: divorzio, separazione legale o abbandono.

Ai fini dell'individuazione delle "patologie invalidanti", in assenza di un'esplicita definizione di legge, sentito il Ministero della Salute, si ritiene corretto prendere a riferimento soltanto quelle, a carattere permanente, indicate dall'art. 2, comma 1, lettera d), numeri 1, 2 e 3 del Decreto Interministeriale n. 278 del 21 luglio 2000 (Regolamento recante disposizioni di attuazione dell'articolo 4 della L. 8 marzo 2000, n. 53, concernente congedi per eventi e cause particolari), che individua le ipotesi in cui è possibile accordare il congedo per gravi motivi di cui all'art. 4, comma 2, della legge n. 53 del 2000.

Il requisito della "convivenza" deve essere accertato d'ufficio previa indicazione da parte dell'interessato degli elementi indispensabili per il reperimento dei dati inerenti la residenza anagrafica, ovvero l'eventuale dimora temporanea (vedi iscrizione nello schedario della popolazione temporanea di cui all'art.32 D.P.R. n. 223/89), ove diversa dalla dimora abituale (residenza) del dipendente o del disabile.

Si ricorda che con le pronunce additive contenute nelle precedenti sentenze n. 233 dell'8 giugno 2005, n. 158 del 18 aprile 2007 e n. 19 del 26 gennaio 2009, la Corte aveva già progressivamente esteso il novero dei soggetti legittimati a fruire del congedo straordinario di cui al citato art. 42, comma 5, del d.lgs. 26 marzo 2001, n. 151.

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Relazione Programmatica 2014

Si informa che il Consiglio Nazionale, nella riunione del 23 e 24 novembre u.s., ha approvato la Relazione Programmatica per l'anno 2014.

Il testo è stato inserito sul sito dell'Unione alla pagina: http://www.uiciechi.it/documentazione/relazioniprogrammatiche/indicerelazioni.asp

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A colloquio con il Sottosegretario di Stato, Gian Luca Galletti

Nella giornata di mercoledì, 27 novembre, il Sottosegretario di Stato all'Istruzione, all'Università e alla Ricerca, Gian Luca Galletti, ha incontrato, presso la sede del Dicastero, la nostra Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, nelle persone del Vice Presidente Nazionale, Giuseppe Terranova, e del Direttore Nazionale, Paolo Colombo.

Nel corso dell'incontro, sono stati portati all'attenzione del Sottosegretario i seguenti cinque argomenti.

1. Ai sensi dei commi 3-bis e 3-ter dell'art. 63 del decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, a partire dal 1º gennaio 2014, le Pubbliche Amministrazioni, e, dunque, anche il sistema educativo di istruzione e formazione e il sistema universitario e per l'alta formazione artistica e musicale, utilizzeranno per gli atti, le comunicazioni ed i servizi, chiesti e resi, esclusivamente i canali telematici.

L'insieme di tali servizi e l'insieme dei materiali digitali, usati nelle Scuole e nelle Università a fini didattici, formativi e gestionali, devono essere accessibili attraverso le strumentazioni assistive, come dispone la legge 9 gennaio 2004, n. 4.

In mancanza, la riconfigurazione, in chiave tecnologica, degli ambienti di apprendimento e degli ambiti ad essi connessi, invece che fattore di inclusione, sarebbe - ed, oggi, di fatto, è - fonte di marginalizzazione e di esclusione per gli alunni, gli studenti, i genitori e i lavoratori, ciechi e ipovedenti, inquadrabile come fattispecie di discriminazione ai sensi della legge 1 marzo 2006, n. 67.

Per la sua delicatezza e la sua urgenza, la materia meriterebbe l'immediata convocazione di una conferenza di servizio, cui sarebbe auspicabile partecipassero anche la Conferenza dei Rettori delle Università Italiane e il CINECA.

2. Lodevolmente, il decreto-legge 12 settembre 2013, n. 104, convertito con modificazioni dalla legge 8 novembre 2013, n. 128, ha assicurato maggiore continuità al sostegno agli alunni con disabilità, disponendo che la dotazione organica di diritto di docenti di sostegno sia determinata in ragione del 75 per cento, nell'anno scolastico 2013/2014, del 90 per cento, nell'anno scolastico 2014/2015 e del 100 per cento, a decorrere dall'anno scolastico 2015/2016, dei posti di sostegno complessivamente attivati nell'anno 2006/2007 (art. 15, comma 2).

La misura sortirebbe migliori effetti, se venisse previsto che tutte le classi, che accolgono allievi con disabilità, siano costituite, di norma, con non più di 20 alunni, così come l'art. 5 del decreto del Presidente della Repubblica 20 marzo 2009, n. 81, dispone per le classi iniziali, e che ad una stessa classe siano iscritti, di norma, non più di due allievi con disabilità.

3. Lodevolmente, il citato decreto-legge 12 settembre 2013, n. 104, ha autorizzato, per l'anno 2014, la spesa di 10 milioni di euro per attività obbligatorie di formazione e aggiornamento del personale scolastico, destinate, tra l'altro, ad aumentare le competenze utili al potenziamento dei processi di integrazione degli alunni con disabilità e con bisogni educativi speciali (art. 16, comma 1, lettera b).

Per gli anni successivi al 2014, tali specifiche attività potrebbero essere ulteriormente finanziate, recuperando allo scopo la somma annua di 21.273 milioni di lire, destinata dalla legge 22 marzo 2000, n. 69, alla qualificazione dell'offerta scolastica rivolta agli alunni con disabilità e, in particolare, agli alunni con disabilità sensoriali, e allocando, se possibile, le risorse presso un'istituenda Scuola Superiore di Didattiche Speciali.

4. È all'esame del Parlamento il disegno di legge governativo, "Disposizioni sulle Città metropolitane, sulle Province, sulle unioni e fusioni di Comuni" (Atto Camera 1542).

Ai sensi del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, art. 139, comma 1, lettera c, e del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, art. 19, è in capo alle Province l'allestimento dei servizi di supporto organizzativo all'istruzione secondaria superiore degli studenti disabili.

Il costo di tali sevizi è particolarmente alto quando essi hanno per destinatari studenti ciechi e/o ipovedenti. In considerazione di ciò, sarebbe utile ed opportuno che le risorse, destinate al predetto allestimento, venissero assegnate alle Regioni, invece che ripartite tra i Comuni, che potrebbero trovarsi a disporre di fondi troppo esigui rispetto alle effettive necessità di spesa.

5. Sarebbe funzionale al miglioramento dell'offerta formativa e degli apprendimenti valutare il sistema educativo di istruzione e di formazione anche con riguardo alle risorse e alle strategie con le quali si realizza l'inclusione degli alunni con disabilità e ai risultati scolastici che essi conseguono, in relazione alle loro residue capacità ed abilità.

Il Sottosegretario ha espresso solidarietà ed interesse.

Ha, in particolare, assicurato che il Ministero ha ben presente il tema dell'accessibilità e della fruibilità delle piattaforme e dei materiali digitali e che sulla materia verranno pubblicate specifiche Linee Guida, agli inizi del 2014.

Continueremo, come di consueto, a vigilare e a tenervi informati.

Cordiali saluti

IL VICE PRESIDENTE NAZIONALE

Avv. Giuseppe Terranova

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Pensionistica settore privato - Domanda per particolari agevolazioni di legge - Modello AP10

È gradito comunicare che l'INPS ha accolto le nostre osservazioni, in merito alla formulazione del modello AP10 Domanda per particolari agevolazioni di legge (riduzione età pensionabile e incremento anzianità contributiva), nella parte in cui i portatori di handicap visivo devono manifestare la volontà di avvalersi delle agevolazioni previdenziali per incrementare l'anzianità contributiva (all. 1).

Per chi non la conoscesse, facciamo presente che in ossequio alle recenti disposizioni legislative previste sia per la riduzione della spesa pubblica che per la telematizzazione dei rapporti tra la pubblica amministrazione ed i cittadini, la nuova procedura telematica adottata dall'Istituto prevede, tra l'altro, che le particolari agevolazioni di legge per i portatori di handicap dipendenti privati saranno richieste previa compilazione del modello AP10, contestualmente alla domanda di pensionamento (ai dipendenti pubblici ci impegniamo a dare maggiori informazioni in altra circolare).

Le domande, così concepite, dovranno essere corredate di idonea documentazione, per quel che riguarda la sussistenza delle condizioni sanitarie richieste dalla legge (verbale medico-legale), ed inviate esclusivamente attraverso il canale multimediale.

In una prima formulazione, l'INPS aveva messo a disposizione un format AP10 mancante nella parte dei benefici previdenziali per maggiorare la base contributiva dei lavoratori non vedenti.

Una voce opzionale era, invece, già prevista per tutte le altre categorie riservatarie di trattamenti agevolati (sordi, invalidi civili in misura superiore al 74 per cento, invalidi di guerra ed invalidi per causa di servizio; per i lavoratori esposti all'amianto e per le vittime del terrorismo e loro familiari anche superstiti).

Rilevata l'anomalia, abbiamo sottoposto il problema alla Direzione Centrale Pensioni dell'INPS, proprio in virtù della cogenza, in termini di procedura, prevista dall'INPS.

Valutata l'implementazione della procedura finalizzata all'integrazione segnalata dall'UICI, l'INPS ha predisposto un nuovo modello AP10 corretto e così concepito: il lavoratore non vedente contrassegna la voce relativa alla riduzione dell'età pensionabile <perché lavoratore non vedente (allegare il verbale rilasciato dalla ASL)> (decreto legislativo n. 503/1992 art. 1 e circolare INPS n. 35/2012 par. 1.1.1.) e, sulla parte dei benefici previdenziali per maggiorare la base contributiva, la voce specifica che autorizza l'Istituto all'accredito figurativo dei quattro mesi per ogni anno di effettivo servizio (leggi n. 113/1985, art. 9, comma 2 (<a loro richiesta>) e n. 120 del 1991, art. 2).

Il modello è disponibile on line alla pagina http://www.inps.it/portale/default.aspx?imenu=107&formspalladestramodulistica=true&sricerca=ap10

Tanto considerato, quindi, facciamo un riepilogo sintetico della modulistica da presentare all'INPS: per ottenere la pensione e usufruire delle agevolazioni previdenziali, oltre all'estratto-conto assicurativo e/o certificativo (noi consigliamo sempre il certificativo utilizzando il modello ECOCERT cfr. circolare UICI n. 250/2013), il lavoratore non vedente privato INPS dovrà compilare tutte le parti del modello AP10 ritenute indispensabili e contrassegnate da una cornice blu, con allegato il verbale medico-legale per il possesso dei requisiti di legge.

Repetita iuvant se parliamo di categorie professionali tutelate da una normativa speciale, del tipo i centralinisti telefonici non vedenti ed i massofisioterapisti/terapisti della riabilitazione non vedenti: in tal caso, valevole in luogo del certificato medico-legale è l'iscrizione all'albo professionale che agisce come atto costitutivo e, quindi, anche certificativo delle condizioni determinanti l'accesso ai benefici di legge (vedasi Dipartimento Funzione Pubblica, 21 FEB. 1987 e Ministero dell'Istruzione, Ispettorato per le pensioni Div. I 3 AGO 1995- all. 2 e 3).

Tutta la documentazione così compilata potrà essere consegnata all'ufficio INPS di zona, previo appuntamento con il funzionario di turno, per il caricamento dei dati direttamente on-line sul sito INPS. Il sistema INPS genererà automaticamente la domanda di pensione vecchiaia/anzianità in autocertificazione, che verrà sottoscritta seduta stante dal lavoratore e corredata con la documentazione preventivamente compilata (appunto l'AP10 già firmato ed il verbale medico-legale di invalidità/cecità civile).

In alternativa, il lavoratore potrà rivolgersi ad un Patronato di sua fiducia, per la istruttoria della domanda di pensione (che resta sempre in autocertificazione).

______________________________________________________________________________________

Il file .zip contenente il testo integrale della presente circolare unitamente ai relativi allegati, può essere scaricato utilizzando il seguente link:

http://www.uiciechi.it/archivio/circolari/2013/11/2013270.zip

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Sede centrale: circolari diramate nel mese di novembre

Di seguito viene riportato l'elenco completo delle circolari diramate dalla Sede centrale U.I.C.I. nel mese appena trascorso, con la specificazione del relativo numero e dell'oggetto.

Vi ricordiamo che tutte le circolari possono essere consultate all'indirizzo internet http://www.uiciechi.it/documentazione/circolari/main_circ.asp

dove è possibile effettuare ricerche mirate tramite un comodissimo motore di ricerca.

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Italia Oggi del 26-11-2013

Congedi straordinari allargati ai parenti di terzo grado

ROMA. Il congedo straordinario di durata non superiore a due anni, previsto dall'articolo 42, comma 5 del decreto legislativo n. 151 del 26 marzo 2001 per assistere una persona disabile in situazione di gravità, può essere chiesto, in caso di mancanza, decesso o in presenza di patologie invalidanti degli altri soggetti che prioritariamente ne hanno titolo, anche da parenti e affini entro il terzo grado purché conviventi con la persona disabile. Lo ha comunicato l'Inps con la circolare n. 159 del 15 novembre 2013. Con l'estensione anche ai parenti o affini entro il terzo grado del diritto a fruire del congedo straordinario, l'istituto di previdenza sociale ha opportunamente provveduto a coprire il vuoto normativo che si era venuto a creare a seguito della sentenza della Corte costituzionale n. 2013/2013 con la quale i giudici della Consulta avevano dichiarato l'illegittimità costituzionale del citato comma 5 nella parte in cui non include nel novero dei soggetti legittimati a fruire del congedo ivi previsto il parente o l'affine entro il terzo grado convivente con la persona disabile. Con la circolare l'istituto delinea anche il quadro - da considerare ormai pienamente aderente alle norme di legge, a quelle dei singoli contratti nazionali di lavoro e alle numerose decisioni dei giudici ordinari e costituzionali - entro il quale i lavoratori pubblici e privati, ivi compreso il personale della scuola, potranno chiedere di fruire del congedo straordinario. I soggetti aventi diritto al congedo e relativi requisiti. Nella circolare l'istituto di previdenza sociale sottolinea come il congedo può essere riconosciuto anche ai familiari o affini entro il terzo grado convivente del disabile in situazione di gravità solo in caso di mancanza, decesso o in presenza di patologie invalidanti degli altri soggetti legittimati a fruirne e individuati dalla norma nel seguente ordine di priorità: 1- coniuge convivente della persona disabile in situazione di gravità; 2- il padre o la madre, anche adottivi o affidatari, del disabile, in caso di mancanza, decesso o in presenza di patologie invalidanti del coniuge convivente; 3- uno dei figli conviventi della persona disabile, nel caso in assenza dei soggetti di cui ai punti 1 e 2; 4- uno dei fratelli o sorelle conviventi della persona disabile in assenza dei soggetti di cui ai punti precedenti. Precisa inoltre che il requisito della convivenza continuerà ad essere accertato d'ufficio previa indicazione da parte dell'interessato degli elementi indispensabili per il reperimento dei dati inerenti la residenza anagrafica, ovvero l'eventuale dimora temporanea, ove diversa dalla dimora abituale(residenza) del dipendente o del disabile. Quanto concerne la mancanza dei soggetti di cui ai punti 1,2,3 e 4, l'istituto ribadisce che tale deve essere intesa non solo come situazione di assenza naturale o giuridica(celibato o stato di figlio naturale non riconosciuto) ma deve ricomprendere anche ogni altra condizione ad essa giuridicamente assimilabile,continuativa e debitamente certificata dall'autorità giudiziaria o da altra pubblica autorità, quale: divorzio, separazione legale o abbandono.

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Superando.it del 28-11-2013

La difficile ricerca di un lavoro

di Franco Bomprezzi

Come farò a trovare un lavoro? Chi mai vorrà assumermi, visto che sono una persona con disabilità? Con questa domanda, ogni giorno, si svegliano in migliaia, in ogni Regione d'Italia, giovani e meno giovani, uomini e donne, quasi sempre arrivati al termine di un lungo percorso di studi (i laureati con disabilità sono ormai oltre 15.000). Impattano con la crisi, con il pregiudizio, con le difficoltà oggettive di mobilità e di organizzazione degli orari e degli spazi nelle aziende, pubbliche e private. Eppure il lavoro potrebbe davvero cambiare in meglio la loro vita e quella delle loro famiglie, se solo si riuscisse a girare un interruttore, a invertire la tendenza.

Un nuovo strumento pratico, concreto, per intercettare e rendere meno "invisibili" alcuni annunci è da alcuni giorni disponibile nella pagina di InVisibili, blog del «Corriere della Sera.it», al box intitolato Flashjobs. Al suo interno scorrono infatti le inserzioni selezionate per il blog stesso all'interno del grande contenitore di TrovoLavoro del «Corriere della Sera.it». Andando quindi con il mouse sopra un annuncio, il messaggio si ferma e lo si può leggere con calma. Se interessa, basta cliccarci sopra, e ci si trova in un attimo all'interno della pagina contenente tutte le informazioni necessarie per comprendere se la proposta di lavoro fa al caso nostro e per candidarsi direttamente dal proprio computer di casa.

Si tratta di una proposta, per altro, che non cerca certo di sostituire o di sovrapporsi a chi fa questi servizi per mestiere, a partire dai Centri Pubblici per l'Impiego, che operano all'interno delle Province, senza considerare le grandi Agenzie del Lavoro, che negli ultimi anni si sono specializzate anche nella selezione di offerte di lavoro destinate proprio alle categorie protette.

Proprio oggi, 28 novembre, a Roma, si svolge ad esempio una nuova edizione del Career Forum di Diversitalavoro, un progetto ormai collaudato, promosso dal Dipartimento della Presidenza del Consiglio UNAR (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali), insieme al Gruppo People, alla Fondazione Sodalitas e alla Fondazione Adecco per le Pari Opportunità. Sei ore a disposizione di aziende e di persone in cerca di lavoro. per incrociare domanda e offerta, per conoscersi da vicino, per avere almeno l'opportunità di un colloquio vero, che poi è il pre-requisito al quale molto spesso le persone con disabilità non riescono neppure ad accedere.

E scopriamo anche con piacere che un'altra iniziativa on line, nata direttamente dall'intraprendenza di una persona con disabilità, Daniele Regolo, ossia Jobdisabili.it, è stata selezionata come finalista per un concorso riservato a nuove intraprese.

C'è molto fermento attorno alle potenzialità di un universo composito, fatto di persone in carne e ossa, spesso sottovalutate o costrette ad adattarsi a mansioni e a lavori che obiettivamente non corrispondono alle capacità o alle competenze. C'è ancora un pregiudizio forte, e quasi sempre una rigidità nell'organizzazione del lavoro, che fatica a mettersi in discussione nel confronto con le diversità rappresentate dalle cosiddette "categorie protette", che poi protette davvero non sono.

Le esperienze positive non mancano, anzi. La differenza, come sempre accade, la fanno le persone, le volontà concrete di provarci, di sperimentare, di costruire relazioni vere e non soltanto il rispetto formale di una normativa scomoda.

In tal senso, è certamente una "goccia nel mare", la nuova proposta del blog InVisibili, ma è a disposizione di tutti e costituisce pur sempre un segnale preciso.

Franco Bomprezzi,

Direttore responsabile di «Superando.it».

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Forlì Today del 16-11-2013

La rabbia di un non vedente: "Sono autonomo, non giudicatemi finto cieco"

Sempre più spesso i non vedenti sono vittime del pregiudizio di chi, di fronte ad un problema reale, quello dei falsi ciechi, guarda con sospetto anche chi cieco lo è davvero, ma nonostante tutto riesce ad avere una buona qualità di vita.

FORLI'. "Ormai sono finiti i tempi in cui i portatori di handicap visivo (e i disabili in generale) se ne stavano chiusi in casa seduti sul divano accuditi in tutto e per tutto dalle loro famiglie. Ora siamo cittadini del mondo, lavoriamo, studiamo, viaggiamo, ci divertiamo e ci impegniamo a livello sociale con dignità": è una presa d'atto con rabbia quella che viene da Marco Lijoi, centralinista della Provincia di Forlì-Cesena, non vedente quasi totalmente da un occhio e non vedente per niente dall'altro. "Di fatto di un oggetto vedo solo un ombra, un contorno sfumato", spiega.

Sempre più spesso i non vedenti sono vittime del pregiudizio di chi, di fronte ad un problema reale, quello dei falsi ciechi e dei relativi benefici fatti di pensioni e assegni di invalidità, guarda con sospetto anche chi cieco lo è davvero, ma nonostante tutto riesce ad avere una buona qualità della vita. Come dire, vittime dei falsi ciechi non sono solo le casse pubbliche e quindi tutta la collettività, ma anche i veri ciechi, quasi costretti a dover giustificare di fronte ad ogni sconosciuto il fatto che tutto sommato possono vivere felici pur nell'handicap.

Come trova Forlì di fronte a questo nuovo e singolare pregiudizio?

Spiega Lijoi che vive e lavora a Forlì: "Ormai spesso anche in questa città se ti vedono con un cane guida, però sei capace di bere un caffè da solo finisci nel mirino di chi è pronto sommariamente e senza appello a definirti 'falso cieco'. Gli altri cittadini non hanno idea, e non sanno cosa possa significare oggi vivere con una disabilità come la mia. Grazie a Dio posso dire che, oggi, anche se con un problema molto importante, come non avere la vista, mi sono integrato in un mondo che ora è anche nostro: mandiamo sms, utilizziamo i mezzi pubblici, facciamo sport".

Vuole rivolgere un appello?

"Non si può pretendere che nel 2013 gli ipovedenti, o i ciechi, debbano rimanere chiusi in casa per paura di avere una vita sociale troppo aperta. E' giusto perseguire i finti invalidi, ma senza discriminare quelli che invece lottano ogni giorno per dimostrare a sé stessi di essere disabili "normali".

Lei è giovane, anche lei pazzo per Facebook e smartphone?

"Frequentemente la cronaca racconta di persone scoperte a compiere azioni ritenute impossibili per chi ha una disabilità visiva: mandare messaggi con il cellulare o lo smartphone, avere un profilo Facebook. In questi ultimi anni, fortunatamente la tecnologia ci è venuta in soccorso. Ormai su tutti i dispositivi mobili e fissi è possibile installare programmi vocali o ingrandenti che ci permettono di accedere al web, alla posta elettronica, agli sms e ai vari social network. Quindi non c'è da stupirsi se anche un disabile visivo gestisce autonomamente il suo profilo Facebook o Twitter.

Lei si era rivolto a ForlìToday, all'interno della rubrica 'La città che non va' per protestare contro la mancata dotazione di strumentazione per gli invalidi sugli autobus. Come si trova sui mezzi pubblici?

"Riesco a prendere, pur nelle difficoltà dovute alla mancanza delle apparecchiature previste per legge, ad attraversare la strada prestando attenzione alle auto e raggiungere la fermata. C'è chi si stupisce del fatto che individuiamo la nostra fermata di discesa, come se fossimo extraterrestri, ma siamo comuni mortali che semplicemente stanno più attenti di chi può basarsi sulla vista. E, se abbiamo delle incertezze rispetto ad un percorso che non conosciamo bene, chiediamo informazioni all'autista o ai passeggeri".

Insomma, è possibile avere una vita piuttosto autonoma...

"Spesso, se siamo ipovedenti, per orgoglio o per vergogna tendiamo a mascherare i nostri limiti, quindi la gente non si accorge che abbiamo bisogno di una mano. Anzi, se viene a sapere che godiamo di indennità e pensioni si indigna e ci accusa di essere falsi invalidi solo per il fatto che vede abbastanza autonomi. Per fare un esempio, chi di noi ha un visus abbastanza buono, non è il mio caso, riesce a leggere il giornale, nonostante nel suo campo visivo rientrino solo un paio di parole alla volta. E' una situazione per niente piacevole. Non possedere una visuale totale di ciò che ci circonda ci porta in molti casi ad avere incontri ravvicinati con pali, cartelloni pubblicitari, bidoni dell'immondizia".

Se uno ha un legittimo dubbio di 'falso invalido', però, potrà in qualche modo verificare senza correre il rischio di essere discriminatorio?

"Certamente, sul territorio italiano, quasi in ogni città, esiste una sezione dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti alla quale ci si può rivolgere per avere maggiori informazioni".

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Superando.it del 07-11-2013

La vita, i pensieri e le opere dei veri ciechi

«Se non credete alle nostre parole - scrivono dalla Fondazione Lucia Guderzo - credete alle immagini di questi video, che raccontano la quotidianità di chi non vede, conquistata sì attraverso la fatica che la minorazione visiva comporta, ma anche grazie alla perseveranza e alla volontà di raggiungere traguardi possibili». E quei video, voluti per informare al meglio l'opinione pubblica sulla vita dei veri ciechi, la Fondazione li ha inviati anche alla Guardia di Finanza.

In un'epoca che - come ha scritto qualche tempo fa su queste stesse pagine Andrea Pancaldi - sembra avere deviato sul "falso cieco" la cosiddetta "caccia ai falsi invalidi", producendo vere e proprie aberrazioni, soprattutto da parte di quegli organi d'informazioni pronti a denunciare quelle persone non vedenti che "si permettono" di utilizzare internet o di uscire di casa da soli, è a dir poco meritoria la serie di video prodotta dalla Fondazione Lucia Guderzo di Loreggia (Padova), significativamente inviati, in questi giorni, anche a tutte le sedi della Guardia di Finanza.

L'iniziativa porterà alla fine a comporre un grande documentario dedicato alla vita, ai pensieri e alle opere di tanti veri ciechi - ultimo dei quali il falegname di Trento Cesare Gionghi - all'insegna del messaggio «Non siamo speciali, siamo normali», per far sì, come spiegano dalla Fondazione, «che un giorno porre correttamente la tazzina del caffè sul piattino non sia più considerato un gesto da falsi ciechi!».

«Stiamo realizzando questo progetto - sottolineano ancora i responsabili della Fondazione Guderzo - per far conoscere al "pubblico di buona volontà" chi sono i veri ciechi, di modo che non si faccia ingannare dagli impostori, oltre che per non dover leggere le solite, facili considerazioni e quindi salvaguardare la dignità di chi si guadagna i propri successi. Queste non sono storie di "falsi ciechi" né di ciechi dotati di chissà quali capacità divine o attitudini sciamaniche; sono semplicemente storie che raccontano la quotidianità di chi non vede, conquistata sì attraverso la fatica che la minorazione visiva comporta, ma anche grazie alla perseveranza e alla volontà di raggiungere traguardi possibili. Già non è facile per un cieco navigare in internet, fare l'imprenditore, crescere i figli e mandare avanti la casa, scrivere per un giornale, fare il programmatore, lo scultore, l'artigiano... Farlo per di più dovendo "dimostrare" qualcosa, è un peso di cui non si sente sinceramente il bisogno. In realtà sono tutte attività che certo presentano delle difficoltà maggiori se fatte da un disabile, ma che si possono fare e si fanno».

«Se non si crede poi a queste parole - concludono dalla Fondazione veneta, rivolgendosi alla stessa Guardia di Finanza - si creda alle immagini di questi video: non vogliamo inondare il mondo di altra nociva retorica, poiché è già ad un passo dall'esserne sommerso; intendiamo invece offrire una testimonianza di cose evidenti affinché non si perdano nella superficialità. La vita è fatta di piccoli gesti e di grandi traguardi e per molti un'esistenza normale è un grande traguardo, uno di quelli che si possono raggiungere proprio con i piccoli gesti quotidiani». (S.B.)

È visionabile in YouTube l'intera serie dei video realizzati dalla Fondazione Lucia Guderzo di Loreggia (Padova). Per ulteriori informazioni e approfondimenti: segreteria@fondazioneluciaguderzo.it.

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Il Sole 24 Ore del 08-11-2013

Assunti 69mila docenti ma a finanze invariate

Nuovo piano triennale per l'assunzione a tempo indeterminato di personale della scuola per gli anni 2014-2016. Il decreto Istruzione approvato definitivamente ieri dal Senato (Dl 104) riapre, dunque, la partita delle assunzioni nella scuola: saranno 16mila gli Ata, 42mila i nuovi insegnanti curricolari e 27mila gli insegnanti di sostegno che otterranno una cattedra nell'arco di un triennio. Le assunzioni saranno suddivise equamente tra vincitori del concorso vigente (quello del 2012 o quelli precedenti, dove ancora vigenti) e i docenti precari inseriti in graduatoria a esaurimento. Il comma 1 dell'articolo 15, però, prevede una specifica sessione negoziale concernente interventi in materia contrattuale per il personale della scuola, che assicuri l'invarianza finanziaria. In pratica, come avvenuto per le assunzioni a decorrere dal 2011, anche per questo triennio, per conseguire l'obiettivo di una così consistente immissione in ruolo di personale, la legge pone due vincoli: 1) il rispetto degli obiettivi programmati dei saldi di finanza pubblica, per quanto concerne il piano triennale; 2) il rispetto del criterio di invarianza finanziaria, in riferimento all'accordo da sottoscrivere presso l'Aran. L'accordo sindacale del 2011 aveva ridefinito le posizioni stipendiali, abolendo la seconda fascia da 3 a 8 anni e allungando la prima fascia (0-2 anni), che si trasforma in fascia da 0 a 8 anni, garantendo l'invarianza stipendiale per i primi 10 anni di servizio. È fatto salvo il diritto alla ricostruzione di carriera previsto per legge, per cui i precari di lunghissimo corso potrebbero passare rapidamente alla fascia retributiva superiore (9- 14 anni). «È ancora troppo presto per dire come sarà garantita l'invarianza finanziaria stavolta» spiegano dal ministero, senza però escludere del tutto che anche per il prossimo triennio si ricorrerà in accordo con i sindacati al rinvio del pagamento degli scatti di anzianità. Per il sostegno agli alunni diversamente abili, il decreto ridetermina la dotazione organica di diritto relativa ai docenti di sostegno: saranno il 75% nell'anno scolastico in corso, il 90% nell'anno 2014/2015 e arriveranno al 100% dal 2015/2016. Sinora la legge prevedeva, invece, un organico pari al 70% del numero dei posti di sostegno complessivamente attivati nell'anno scolastico 2006/2007. Tale previsione era fortemente riduttiva rispetto alle esigenze del territorio e ha dato luogo a moltissime pronunce di condanna del ministero dell'Istruzione, da parte dei vari tribunali amministrativi regionali, che imponevano di aumentare le ore di sostegno in casi di handicap grave. Anche la Corte Costituzionale era intervenuta, con la sentenza n. 80/2010, dichiarando illegittime alcune disposizioni della legge 244/2007, che fissavano un limite massimo al numero dei posti degli insegnanti di sostegno ed escludevano la possibilità di assumere insegnanti di sostegno in deroga. Dal prossimo anno scolastico i docenti di sostegno saranno ripartiti equamente a livello regionale, in modo da determinare una situazione di organico percentualmente uguale nei territori. Sempre in tema di assistenza agli alunni con disabilità, il decreto scuola va incontro all'esigenza di un uso più flessibile e razionale dei docenti di sostegno, prevedendo l'unificazione delle quattro aree disciplinari delle attività di sostegno nella scuola secondaria di secondo grado e delle relative graduatorie. Per tutti gli insegnanti assunti a tempo indeterminato il provvedimento introduce una novità rilevante: si riduce da cinque a tre anni il periodo minimo di servizio dopo il quale è possibile chiedere il trasferimento, l'assegnazione provvisoria o l'utilizzazione in un'altra provincia. Si tratta di una misura utile per i tanti docenti che, pur di ottenere una cattedra, hanno accettato di trasferirsi in un'altra città. Ma penalizzante per gli studenti in termini di continuità didattica.

Nicola Da Settimo Francesca Milano

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Il Sole 24 Ore del 20-11-2013

Al sostegno 26mila docenti in piu'

Alunni diversamente abili. Riparto equo a livello regionale - Unificazione delle aree disciplinari.

IL QUADRO. Dopo le condanne dei Tar la dotazione ritornerà al 100% dei posti dell'anno 2006/2007 entro il 2015/2016

Per il sostegno agli alunni diversamente abili, il comma 2 ha rideterminato la dotazione organica di diritto relativa ai docenti di sostegno in misura pari al 75% nell'anno scolastico 2013/2014, al 90% nell'anno scolastico 2014/2015 e al 100% dall'anno scolastico 2015/2016. Sinora la legge prevedeva, invece, un organico pari al 70% del numero dei posti di sostegno complessivamente attivati nell'anno scolastico 2006/2007. Tale previsione era fortemente riduttiva rispetto alle esigenze del territorio e ha dato luogo a moltissime pronunce di condanna del ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca da parte dei vari Tribunali amministrativi regionali, che imponevano di aumentare le ore di sostegno in casi di handicap grave. Anche la Corte costituzionale era intervenuta, con sentenza n. 80/2010, dichiarando illegittime alcune disposizioni della legge 244/2007, che fissavano un limite massimo al numero dei posti degli insegnanti di sostegno ed escludevano la possibilità di assumere insegnanti di sostegno in deroga. L'autorizzazione all'assunzione a tempo indeterminato di oltre 26mila docenti di sostegno garantisce, dunque, maggiore continuità e copertura nell'erogazione del servizio scolastico agli alunni disabili, oggi assistiti da insegnanti che spesso cambiavano da un anno all'altro, non essendo di ruolo. La situazione nel corrente anno scolastico, infatti, prevede in tutta Italia 90.469 docenti per quasi 200.000 alunni disabili. Di questi posti, solo 63.848 sono di organico di diritto, mentre 27.121 sono di organico di fatto, su cui non possono essere assunti docenti di ruolo, ma solo supplenti. Dall'anno scolastico 2015/2016, tutti i posti previsti saranno coperti da personale assunto a tempo indeterminato. Il comma 2-bis, inserito in sede di conversione, prevede dall'anno scolastico 2014/2015 un riparto equo a livello regionale dei docenti di sostegno, in modo da determinare una situazione di organico percentualmente uguale nei territori. I commi 3-bis e 3-ter, inseriti dalla Camera, vengono finalmente incontro all'esigenza di un uso più flessibile e razionale dei docenti di sostegno, prevedendo l'unificazione delle quattro aree disciplinari delle attività di sostegno nella scuola secondaria di secondo grado - scientifica (AD01), umanistica (AD02), tecnica professionale artistica (AD03) e psicomotoria (AD04) - e delle relative graduatorie. La suddivisione dei docenti di sostegno in quattro aree disciplinari, individuate sulla base del profilo dinamico-funzionale e del conseguente piano educativo individualizzato, ha infatti, comportato problemi sia nella fase del reclutamento dei docenti, sia a causa dell'eccessiva frammentazione delle figure di riferimento del disabile.

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Superando.it del 13-11-2013

Alcune importanti novità per l'inclusione scolastica

a cura di Salvatore Nocera

ROMA. Nei giorni scorsi il Parlamento ha definitivamente convertito nella Legge 128/13, con numerose modifiche, il Decreto Legge 104/13 sulla scuola. Oltre all'inversione di tendenza circa l'aumento per la spesa a favore della scuola, vanno evidenziate, in tale norma, anche tre importanti novità per l'inclusione scolastica.

La prima è che l'articolo 15, comma 2 immette in ruolo, nell'arco di tre anni, circa ventisettemila docenti per il sostegno precari, ciò che assicurerà una maggiore continuità didattica rispetto all'attuale turnazione di docenti di anno in anno e talora durante lo stesso anno.

La seconda è che lo stesso articolo 15 (comma 3 bis) accoglie la richiesta formulata da parecchi anni anche dalle Associazioni aderenti alla FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap), di abolire cioè le aree disciplinari per il sostegno nelle scuole superiori. Ciò, infatti, ha determinato discontinuità, indipendentemente da ragioni didattiche, ma spesso a causa di ingiustificati cambiamenti di area da un anno all'altro. Inoltre, molte scuole, talora, assegnavano allo stesso alunno quattro docenti per il sostegno, con poche ore per ciascuna area, creando, specie negli alunni con disabilità intellettiva, gravi problemi di disorientamento e una totale delega a tali docenti da parte di quelli curricolari, in palese violazione della normativa e della cultura sull'inclusione scolastica.

La terza novità, infine, è che l'articolo 16, comma 1, nel prevedere corsi obbligatori di aggiornamento e formazione in servizio, introduce tra i destinatari (alla lettera b) anche i docenti curricolari, per giovare «all'aumento delle competenze per potenziare i processi di integrazione a favore di alunni con disabilità e bisogni educativi speciali». Anche quest'ultima novità era stata richiesta da anni dalle Associazioni e gioverà a una maggiore presa in carico del progetto inclusivo da parte dei docenti curricolari, riducendo così la delega ai soli docenti per il sostegno.

Da segnalare, infine, fatto anche questo non certo trascurabile, che la Legge 128/13 esonera i ricorsi ai TAR [Tribunale Amministrativo Regionali, N.d.R.] delle famiglie, per le ore di sostegno, dal pagamento del cosiddetto "Contributo Unificato" che costituiva certamente una remora per i nuclei meno abbienti.

A questo punto occorrerà seguire le azioni del Ministero, per verificare come queste novità - specie quella dei corsi obbligatori di aggiornamento e formazione in servizio - verranno attuate in concreto, con quali modalità e in quali tempi. Ciò infatti richiederà un progetto che potrebbe cominciare ad attuarsi intanto annualmente all'inizio dell'anno scolastico, con corsi di aggiornamento in occasione della programmazione che si svolge dal 1° al 15 settembre, facendo sì che tutti i docenti della classe conoscano i bisogni educativi dei singoli alunni e ne formulino il PEI [Piano Educativo Individualizzato, N.d.R.] per quelli con disabilità e il PDP [Piano Didattico Personalizzato, N.d.R.] per quelli con altri Bisogni Educativi Speciali, eliminando definitivamente la delega di ciò ai soli docenti per il sostegno, come del resto espressamente previsto già dall'articolo 5 del Decreto del Presidente della Repubblica (DPR) del 24 febbraio 1994.

Questi brevi corsi, intanto, non costerebbero nulla nei confronti dei docenti partecipanti, poiché si svolgerebbero in orario di servizio in cui i docenti non tengono lezioni e potrebbero essere condotti, come consulenti, dagli stessi docenti per il sostegno, dai familiari e da esperti offerti dalle Associazioni.

Ciò ridurrebbe l'eccessiva richiesta di ore di sostegno, perché i docenti curricolari si occuperebbero pure loro - assieme a quelli per il sostegno - del progetto di inclusione. E si ridurrebbero pure le inarrestabili cause legali per ottenere sempre più ore di sostegno.

Tutto ciò, però, purché sia fatto rispettare il tetto massimo di venti alunni nelle classi frequentate da studenti con disabilità, di cui all'articolo 5, comma 2 del DPR 81/09, poiché solo se non vi saranno classi superaffollate, i docenti curricolari potranno seriamente occuparsi anche degli alunni con disabilità.

In tal senso, la disposizione circa l'esonero dal pagamento del "Contributo Unificato" per i ricorsi al TAR non dovrebbe stimolare un aumento nel numero di tali ricorsi, se la formazione di tutti i docenti curricolari procederà rapidamente e in modo da soddisfare le famiglie.

*Vicepresidente nazionale della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap). Responsabile del Settore Legale dell'Osservatorio Scolastico dell'AIPD (Associazione Italiana Persone Down). Il presente testo riprende, con alcuni riadattamenti, una scheda già pubblicata nel sito dell'AIPD, per gentile concessione.*

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La Stampa del 13-11-2013

Miur, aumentano gli alunni disabili ma anche i docenti di sostegno

Pubblicate sul sito del Ministero le anticipazioni dei dati statistici.

ROMA. Cresce il numero di alunni con disabilità nella scuola statale italiana: dai 202.314 dello scorso anno scolastico ai 209.814 di quest'anno (+3,7%). Ma aumenta, al contempo, il contingente dei docenti di sostegno: dai 101.301 ai 110.216 dell'anno scolastico in corso (+8,8%).

È quanto emerge dalle anticipazioni dei dati statistici sugli alunni condisabilità e sul sostegno pubblicati sul sito del Miur da cui emerge che il rapporto docenti/alunni è, in media, di 1 a 2 e il personale è sempre più stabile, grazie anche a quanto previsto nel decreto scuola "L'Istruzione riparte", voluto dal ministro dell'Istruzione Maria Chiara Carrozza, che consente l'immissione in ruolo in tre anni di 26.674 docenti in più rispetto alla dotazione organica del sostegno.

Di questi 26.674 insegnanti, 4.447 saranno stabilizzati già dall'attuale anno scolastico, 13.342 lo saranno nel 2014/2015 e 8.895 nel 2015/2016. Una risposta concreta alle esigenze di 52.000 alunni che oggi non avevano la garanzia di mantenere lo stesso docente da un anno all'altro.

I dati, spiega il Miur, saranno perfezionati a conclusione delle procedure di assunzione in ruolo. Al contempo viene pubblicato il Focus "L'integrazione scolastica degli alunni con disabilità - dati statistici a.s. 2012/2013" in cui viene descritto il fenomeno della disabilità con maggior grado di dettaglio.

In particolare, vengono pubblicati i dati relativi al 2012/2013, anno in cui gli alunni disabili sono aumentati del 3,2%, registrando tassi di incremento differenti nei vari ordini e gradi di scuola: +2,2% nella scuola dell'infanzia, +3,4% nella scuola primaria, +2,4% nella scuola secondaria di I grado e +4,3% nella scuola secondaria di II grado. Guardando ai numeri della sola scuola statale, dall'anno scolastico 2000/2001 gli alunni con disabilità sono aumentati di oltre il 60%.

La crescita è stata differente nelle diverse macroaree del territorio: +90% nel Nord-Ovest, +76% nel Nord-Est, +82% nel Centro, +34% nel Mezzogiorno. Gli alunni con disabilità sono circa il 2,5% sul totale degli alunni (1,3% nella scuola dell'infanzia, 3% nella scuola primaria, 3,7% nella scuola secondaria di I grado e 2% nella scuola secondaria di II grado). Le regioni dell'Italia centrale presentano mediamente una percentuale più elevata. Nelle scuole statali si registra una percentuale di alunni con disabilità, sul totale degli iscritti, pari al 2,7%. In quelle non statali sono l'1,5%.

La disabilità intellettiva rappresenta la tipologia più diffusa: oltre 148.700 alunni fra scuola statale e non statale (66,7% del totale degli alunni con disabilità).

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Superando.it del 16-11-2013

Anche le scuole paritarie devono garantire il sostegno

di Salvatore Nocera

È certamente questo l'aspetto più importante di un'Ordinanza prodotta dal Tribunale di Vigevano (Pavia), che ha condannato il Ministero per discriminazione nei confronti di un'alunna con disabilità. Altri aspetti del medesimo provvedimento fanno poi pensare a un'urgenza sempre maggiore, da parte del Ministero stesso, a riprendere in mano alcuni fondamentali aspetti della cultura e della conseguente normativa dell'inclusione scolastica

Con un'Ordinanza prodotta il 6 settembre scorso, il Tribunale Civile di Vigevano (Pavia) ha accolto un ricorso con il quale i genitori di un'alunna con grave disabilità certificata avevano impugnato per discriminazione il provvedimento dell'Ufficio Scolastico Provinciale che aveva assegnato solo dodici ore di sostegno.

L'Ordinanza è interessante non tanto per il fatto che il Ministero sia stato condannato per discriminazione ai sensi della Legge 67/06 (Misure per la tutela giudiziaria delle persone con disabilità vittime di discriminazioni), giurisprudenza ormai consolidata specie in Lombardia, a partire dall'accoglimento di un ricorso collettivo promosso quasi tre anni fa dalla LEDHA (Lega per i Diritti delle Persone con Disabilità), quanto perché è una delle prime volte - forse addirittura la prima a livello nazionale - in cui il diritto al sostegno viene esercitato vittoriosamente nei confronti di una scuola paritaria.

Il Tribunale ha sostenuto che comunque tale scuola non poteva autonomamente aumentare le ore di sostegno, poiché le riceve dal Ministero, e quindi non l'ha condannata, né ha condannato l'Ufficio Scolastico Provinciale e quello Regionale, ritenendole semplici "articolazioni amministrative interne" del Ministero stesso e condannando quindi solo quest'ultimo.

In termini pratici, la condanna con questo tipo di Ordinanze o Sentenze consiste nell'obbligare la parte soccombente - il Ministero - a cessare l'azione discriminatoria, assegnando, nel caso in questione, le ore indicate nel PEI (Piano Educativo Individualizzato), e cioè il rapporto di uno ad uno «per tutta la durata dell'orario scolastico».

Interessante, e certamente tale da far riflettere, è anche la motivazione dell'Ordinanza, in particolare quando si scrive che «la scelta dell'amministrazione scolastica di ridurre le ore di sostegno [...] non e giustificata ed è, per tale motivo, idonea a concretare una discriminazione indiretta, vietata ai sensi della l. n. 67\06, perlomeno tutte quelle volte in cui non si accompagni ad una analoga corrispondente riduzione delle ore di insegnamento in capo agli studenti normodotati».

Innanzitutto va ritenuta come discutibile l'affermazione del Tribunale che l'Ufficio Scolastico Regionale sia una mera articolazione interna del Ministero, dal momento che, in base al decentramento amministrativo, ormai gli Uffici Scolastici Regionali (correttamente non quelli Provinciali) sono dotati di propria personalità giuridica e godono di piena autonomia amministrativa. E infatti tutte le Sentenze dei Tribunali Amministrativi Regionali (TAR) condannano, oltre al Ministero, anche gli Uffici Scolastici Regionali.

È poi da ritenere trattarsi di ore concernenti una scuola primaria paritaria parificata, dal momento che solo per esse lo Stato è tenuto a fornire il pagamento dei docenti, ivi compreso quello per il sostegno. Per tutti gli altri ordini di scuole paritarie, invece, l'ultimo comma della Legge 62/00 sulla parità scolastica riconosce solo un contributo forfettario che, di fatto, si aggira intorno ai 2.000 euro annui.

Questa ipotesi è rafforzata dalla considerazione che la condanna riguarda il rapporto di uno a uno per tutta la durata dell'orario scolastico ed è appunto solo nella scuola dell'infanzia e in quella primaria che esso coincide con la durata di tutto l'orario scolastico. Nelle scuole secondarie, infatti, il sostegno massimo coincide con l'intera cattedra, che è di diciotto ore, e le poche decisioni che hanno assegnato il rapporto di uno a uno per tutta la durata dell'orario scolastico sembrano ignorare la cultura dell'inclusione, secondo cui l'alunno deve avere rapporti prevalenti con i docenti curricolari e con i compagni, cosa assai difficile se l'alunno stesso è isolato con il docente per il sostegno per tutte le ore di insegnamento.

Un altro aspetto interessante è dato dal fatto che il Tribunale abbia stabilito che l'Amministrazione Scolastica non possa discrezionalmente distaccarsi nella quantificazione delle ore di sostegno dal numero indicato nel PEI e formulato dal GLHO (Gruppo di Lavoro Handicap Operativo), di cui all'articolo 12, comma 5 della Legge 104/92.

Ebbene, è forse per la prima volta che una decisione è così esplicita su questo punto, anche se non viene data una motivazione esaustiva di tale affermazione. Una spiegazione logica potrebbe essere che il PEI è formulato dalla scuola in dialogo con gli operatori sociosanitari e con la famiglia, soggetti che conoscono tutti i bisogni educativi dell'alunno e quindi possono seriamente proporre all'Amministrazione Scolastica il numero delle ore richieste, per rispondere alle effettive esigenze dello stesso.

Oggi, per altro, abbiamo anche una spiegazione formale, costituita dall'articolo 10, comma 5 della Legge 122/10, secondo cui le ore di sostegno e delle altre risorse umane necessarie debbono essere indicate nel PEI. La Legge, però, non si spinge sino a dire che il numero di ore indicato nel PEI sia vincolante per l'Amministrazione Scolastica, come ha fatto invece il Tribunale di Vigevano.

Ciò che invece lascia assai perplessi è quella parte della motivazione, già sopra citata. Infatti, il Tribunale - per accogliere la tesi della discriminazione - deve dire che ridurre le ore di sostegno a un alunno con disabilità non sarebbe discriminatorio se contemporaneamente l'Amministrazione Scolastica avesse ugualmente ridotto il numero delle ore ai compagni non disabili. Siccome però ha tagliato solo le ore di sostegno - senza ridurre le ore curricolari ai compagni - c'è discriminazione.

Questa argomentazione è perfettamente logica sul piano della Legge 67/06 sulla non discriminazione delle persone con disabilità, ma risulta assolutamente fuori della logica dell'inclusione scolastica; anzi, essa legittimerebbe la deriva degli ultimi anni della delega assoluta o quasi del progetto inclusivo ai soli docenti per il sostegno da parte dei docenti curricolari.

Ed è anche questo il motivo maggiore che ha spinto chi scrive - sin dal momento del succitato prestigioso ricorso collettivo sostenuto dalla LEDHA (e accolto) - ad avere perplessità sull'opportunità di utilizzare la Legge 67/06 per ottenere più ore di sostegno, rispetto all'ormai consolidata giurisprudenza dei ricorsi ai TAR, per l'annullamento dei provvedimenti di assegnazione di ore in numero inferiore a quello richiesto nei PEI.

Dal momento infatti che i risultati pratici sono gli stessi, mi permetto di insistere con i colleghi avvocati che continuano in questa strategia giudiziale a dismetterla, per quanto concerne la sola richiesta delle ore di sostegno, poiché si contribuisce - con motivazioni come quelle necessariamente espresse dal Tribunale di Vigevano - ad affossare la cultura dell'inclusione scolastica che dev'essere prioritariamente realizzata dai docenti curricolari, "sostenuti" (ma non sostituiti) dai docenti specializzati.

Ovviamente, perché ciò si realizzi pienamente, è indispensabile che i docenti curricolari abbiano una formazione iniziale e una ricorrente obbligatoria in servizio sulle didattiche inclusive, ma il Ministero ancora non ha attuato tale normativa e speriamo che lo faccia adesso che l'articolo 16 della Legge 128/13 sulla scuola ha introdotto il principio dell'aggiornamento obbligatorio in servizio.

Senza poi nemmeno trascurare il fatto determinante che il Ministero non vigila sufficientemente nemmeno sul rispetto dell'articolo 5, comma 2 del Decreto del Presidente della Repubblica (DPR) 81/09 il quale fissa a venti il tetto massimo di alunni nelle classi con disabili, ovvero un numero ridotto di scolari, proprio per consentire ai docenti curricolari di occuparsi seriamente dei propri alunni con disabilità.

Potrà dunque questa provvidenziale Ordinanza proveniente dal Tribunale di Vigevano indurre l'Amministrazione Scolastica a riprendere in mano questi fondamentali aspetti della cultura e della conseguente normativa dell'inclusione scolastica, come è stato anche fortemente richiesto nella mozione finale del prestigioso convegno internazionale La Qualità dell'integrazione scolastica e sociale, svoltosi la scorsa settimana a Rimini, a cura del Centro studi Erickson?

Salvatore Nocera,

Vicepresidente nazionale della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap).

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Superando.it del 21-11-2013

Libri digitali e scuola: risposte uguali a persone diverse?

di Alfio Desogus

È indubbiamente questo il rischio concreto che si correrà nel passaggio dai libri scolastici cartacei a quelli in formato digitale, rinviato all'anno scolastico 2014-2015 da un recente Decreto Ministeriale, se non si terrà conto di una serie di elementi e di norme internazionali e nazionali, riassumibili in poche parole: la necessità di tener conto della piena accessibilità dei cosiddetti "libri del futuro".

Dopo un duro confronto, dunque, durato alcuni mesi, fra il Ministero e l'AIE (Associazione Italiana degli Editori), il ministro dell'Istruzione, Università e Ricerca Maria Chiara Carrozza ha firmato il 27 settembre scorso, revocando quello del precedente ministro Francesco Profumo, il nuovo Decreto (n. 781), con il quale è stata rinviata all'anno 2014-2015 l'adozione del libro scolastico e dei contenuti didattici digitali.

Il vecchio libro cartaceo, perciò, andrà in soffitta? No. Vi sarà infatti un periodo di transizione che vedrà la compresenza operativa in classe tra i due libri nei due formati diversi. Insomma, i due sussidiari (cartaceo ed elettronico) faranno la compresenza, così come avviene tra docente curricolare e docente di sostegno.

Ma quali saranno le modalità e i tempi della transizione? Combinata alla scelta dell'introduzione graduale del libro digitale, è prevista dal Decreto n. 781 la riduzione della spesa per l'acquisto dei testi sussidiari, sostenuta dalle famiglie degli alunni che frequenteranno la prima classe della scuola secondaria di primo grado e le prime e le terze classi della scuola secondaria di secondo grado. Inoltre, il formato digitale potrà essere introdotto nelle classi in cui l'adozione e la dotazione libraria sarà rinnovata per tutte le discipline dal Collegio dei Docenti. In questo caso, il ricorso al libro elettronico sarà giustificato per via della maggiore onerosità delle spese da sostenere come dotazione del libro cartaceo.

Nel suo Allegato, poi, il Decreto contiene anche alcune Linee Guida per definire i requisiti del cosiddetto "libro del futuro". Esso dovrà, almeno negli intendimenti, essere digitale e soprattutto usabile e fruibile su tutti i supporti, come i tablet, i personal computer e le lavagne interattive. Dovrà inoltre essere compatibile con i dispositivi multimediali prodotti dalle diverse case produttrici dei dispositivi informatici, in modo tale da consentire la libera scelta delle scuole e delle famiglie.

In futuro, pertanto, cambierà il modo di fare scuola, di apprendere, ma non per questo saranno modificati i programmi ministeriali. Verranno quindi mantenuti i riferimenti nazionali per orientare i contenuti prescelti dai docenti per le attività e le unità didattiche e una nuova attenzione - anche per la progressiva introduzione dei sussidi multimediali - dovrà essere dedicata alla qualità degli ambienti di apprendimento e alle condizioni di pari opportunità per tutti gli studenti frequentanti le scuole italiane.

L'impatto sull'operatività didattica.

Pur comprendendo lo sforzo effettuato per trovare un equilibrio tra editoria tradizionale ed editoria elettronica, le disposizioni previste nel Decreto recuperano anche il tema - per altro dichiarato nelle stesse premesse del dispositivo - del diritto di autore e di editore.

I motivi che hanno portato al superamento del precedente Decreto Profumo e che sottostanno alla lunga discussione tra Ministero e case editrici partono proprio da questo primario interesse economico. Ciò viene confermato nell'Allegato al Decreto, che delinea il passaggio graduale, prevedendo diverse opzioni e combinazioni tra cartaceo, digitale ed elaborati didattici integrativi digitali, tra loro strettamente correlati.

Prescelto infatti il libro da adottare e l'editore di riferimento, attraverso un inscindibile legame con i rimandi agli elaborati integrativi, vengono previste nel provvedimento le seguenti opzioni:

- libro di testo in versione cartacea, accompagnato da contenuti digitali integrativi;

- libro di testo in versione cartacea e digitale, accompagnato da contenuti digitali;

- libro di testo in versione digitale, accompagnato da contenuti digitali integrativi.

A consolidamento di questo legame fra i due formati, dal Ministero viene poi riaffermata anche l'ineludibile e necessaria qualità scientifica del prodotto didattico, a prescindere dal formato del libro.

Il tema del diritto di autore e di editore è quindi dirimente sulle altre finalità e perciò fa riemergere forti criticità che il Decreto purtroppo non risolve. Nell'Allegato si fa riferimento infatti ad un e-book (libro elettronico) con un grado piuttosto indefinito di accessibilità che di fatto non viene precisato, mantenendo requisiti non vincolanti ai fini dell'accessibilità e usabilità. Riproporre invece l'esigenza di precisazioni in tema di formato è fondamentale, giacché tale requisito è il punto decisivo per la piena accessibilità.

Ad esempio nel Progetto LIA (Libri Italiani Accessibili), così come nei diversi siti dell'editoria o di distributori, si è potuto constatare concretamente che l'adozione di sistemi di protezione come il DRM (gestione dei diritti digitali) per il formato e-pub o l'ACSM di Adobe, lungi dal risolvere il requisito della piena e autonoma fruibilità e portabilità, ha di fatto creato l'inamovibilità dell'elaborato dal dispositivo informatico, impedendone lo spostamento e limitandone l'interattività con altri dispositivi o altri programmi.

Si pensi, per esplicitare meglio le ricadute, alle compatibilità fra dispositivi e alla fruibilità didattica di questi formati con l'uso delle tecnologie compensative di scrittura/lettura per i ragazzi con dislessia o con autismo.

C'è quindi il rischio concreto di dare risposte uguali a persone diverse e di creare vere e proprie disparità di trattamento fra studenti con disabilità o fra lettori con difficoltà personali.

Da qui la necessità che al Tavolo Tecnico, di prossima istituzione, siano presenti anche le Associazioni delle persone con disabilità e che sia monitorata l'esperienza sin dal suo avvio, ovvero sin dalla scelta e fornitura delle diverse strumentazioni alle classi.

In conclusione, va posta anche l'esigenza che la concretizzazione delle disposizioni contenute nel Decreto sia rispettosa delle finalità previste nel Trattato di Marrakech - da più parti definito "storico", perché ha sostanzialmente trovato un equilibrio tra diritto alla cultura accessibile e diritto della proprietà intellettuale - oltreché dei principi della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità e che debba prioritariamente partire dalla contestuale verifica dell'accessibilità dei siti web pubblici o a contenuto culturale, procedendo inoltre, con specifiche Circolari Ministeriali, alla precisazione dei criteri per l'universalità del libro elettronico e dei dispositivi o dei software didattici.

Non può che essere questa la strada maestra, se si vuole davvero avviare un processo di innovazione nella scuola italiana e allo stesso tempo potenziare l'integrazione scolastica, garantendo prioritariamente e coerentemente il diritto allo studio e quello alla conoscenza.

Alfio Desogus,

Presidente della FISH Sardegna (Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap) e presidente della Biblioteca Multimediale della Sardegna ONLUS.

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Superando.it del 28-11-2013

Un po' di serenita' in piu' sui Bisogni Educativi Speciali

a cura di Salvatore Nocera

Infatti, una Nota Ministeriale prodotta nei giorni scorsi chiarisce ulteriormente alcuni punti controversi della recente normativa sui Bisogni Educativi Speciali (BES), fissata tra la fine del 2012 e l'inizio di quest'anno, che tanto ha già fatto discutere. Appare in particolare importante la sottolineatura data da un lato alla prevalenza delle valutazioni pedagogiche da parte dei docenti, dall'altro al rispetto dell'autonomia scolastica.

ROMA. Con la recente Nota n. 2563, prodotta il 22 novembre scorso, il Ministero dell'Istruzione, Università e Ricerca ha fornito una serie di ulteriori chiarimenti relativi alla normativa sui Bisogni Educativi Speciali (BES), fissata dalla Direttiva Ministeriale del 27 dicembre 2012 e dalla successiva Circolare 8/13 del 6 marzo di quest'anno, che tanto hanno fatto discutere nei mesi scorsi.

Vediamo dunque quali sono i punti più interessanti di questa nuova Nota Ministeriale.

PDP (Progetto Didattico Personalizzato).

Molti sindacati e docenti avevano avanzato forti critiche al proliferare di PDP (Progetti Didattici Personalizzati), ciò che a loro avviso era stato indotto proprio dalla recente normativa. In tal senso, il Ministero fornisce chiarimenti e rassicurazioni in proposito, così come segue:

«In ultima analisi, al di là delle distinzioni sopra esposte, nel caso di difficoltà non meglio specificate, soltanto qualora nell'ambito del Consiglio di classe (nelle scuole secondarie) o del team docenti (nelle scuole primarie) si concordi di valutare l'efficacia di strumenti specifici questo potrà comportare l'adozione e quindi la compilazione di un Piano Didattico Personalizzato, con eventuali strumenti compensativi e/o misure dispensative. Non è compito della scuola certificare gli alunni con bisogni educativi speciali, ma individuare quelli per i quali è opportuna e necessaria l'adozione di particolari strategie didattiche».

Solo nei casi, quindi, in cui si ritenga di consentire strumenti dispensativi e compensativi, ha senso formulare un PDP e la Nota del 22 novembre è ancora più esplicita nel lasciare la massima autonomia di giudizio ai docenti di fronte a diagnosi che non portino a certificazioni di disabilità e DSA (disturbi specifici dell'apprendimento): «Si ribadisce che, anche in presenza di richieste dei genitori accompagnate da diagnosi che però non hanno dato diritto alla certificazione di disabilità o di DSA, il Consiglio di classe è autonomo nel decidere se formulare o non formulare un Piano Didattico Personalizzato, avendo cura di verbalizzare le motivazioni della decisione».

Alunni di cittadinanza non italiana.

Anche nei confronti di questi alunni si era lamentato il rischio di un eccesso di PDP. Qui la Nota Ministeriale n. 2563 ulteriormente chiarisce che «[...] In particolare, per quanto concerne gli alunni con cittadinanza non italiana, è stato già chiarito nella C.M. n° 8/2013 che essi necessitano anzitutto di interventi didattici relativi all'apprendimento della lingua e solo in via eccezionale della formalizzazione tramite un Piano Didattico Personalizzato. Si tratta soprattutto - ma non solo - di quegli alunni neo arrivati in Italia, ultratredicenni, provenienti da Paesi di lingua non latina (stimati nel numero di circa 5.000, a fronte di oltre 750.000 alunni di cittadinanza non italiana) ovvero ove siano chiamate in causa altre problematiche. Non deve tuttavia costituire elemento discriminante (o addirittura discriminatorio) la provenienza da altro Paese e la mancanza della cittadinanza italiana. Come detto, tali interventi dovrebbero avere comunque natura transitoria».

PAI (Piano Annuale per l'Inclusività).

Anche questo punto era stato ritenuto da molti come un inutile aggravio burocratico. Il Ministero ora precisa che «[...] II Piano annuale per l'inclusività deve essere inteso come un momento di riflessione di tutta la comunità educante per realizzare la cultura dell'inclusione, lo sfondo ed il fondamento sul quale sviluppare una didattica attenta ai bisogni di ciascuno nel realizzare gli obiettivi comuni, non dunque come un ulteriore adempimento burocratico, ma quale integrazione del Piano dell'Offerta Formativa, di cui è parte sostanziale (nota prot. N° 1551 del 27 giugno 2013). Scopo del piano è anche quello di far emergere criticità e punti di forza, rilevando le tipologie dei diversi bisogni educativi speciali e le risorse impiegabili, l'insieme delle difficoltà e dei disturbi riscontrati, dando consapevolezza alla comunità scolastica - in forma di quadro sintetico - di quanto sia consistente e variegato lo spettro delle criticità all'interno della scuola. Tale rilevazione sarà utile per orientare l'azione dell'Amministrazione a favore delle scuole che presentino particolari situazioni di complessità e difficoltà».

Ciò, per altro, ribadisce quanto emergeva con chiarezza già dalla precedente normativa, e cioè che il POF (Piano dell'Offerta Formativa) deve avere come sua caratteristica la logica inclusiva verso gli alunni più deboli e che l'attenzione dell'Amministrazione Scolastica deve rivolgersi alle scuole maggiormente in difficoltà, per sostenerle in questo delicatissimo compito.

GLI (Gruppo di Lavoro per l'Inclusività).

Molte critiche si erano poi appuntate sull'ampliamento delle funzioni e della composizione del GLI (Gruppo di Lavoro per l'Inclusività), che adesso dovrà occuparsi, oltre che della disabilità, pure degli altri casi di BES.

Su tale punto il Ministero chiarisce che «in relazione ai compiti del Gruppo di Lavoro per l'Inclusività, che assume, secondo quanto indicato nella C.M. n° 8/2013, funzioni di raccordo di tutte le risorse specifiche e di coordinamento presenti nella scuola, si rammenta il rispetto delle norme che tutelano la privacy nei confronti di tutti gli alunni con bisogni educativi speciali. In particolare, si precisa che nulla è innovato per quanto concerne il Gruppo di lavoro previsto all'art. 12, co. 5 della Legge 104/92 (GLH Operativo), in quanto lo stesso riguarda il singolo alunno con certificazione di disabilità ai fini dell'integrazione scolastica. A livello di Istituto, si precisa inoltre che le riunioni del Gruppo di lavoro per l'inclusività possono tenersi anche per articolazioni funzionali ossia per gruppi convocati su tematiche specifiche».

Riteniamo che soprattutto questo chiarimento finale sia particolarmente importante, prevedendo che il GLI possa riunirsi anche per Sezioni distinte, a seconda che si tratti, ad esempio, di alunni con disabilità - quando cioè dovranno intervenire tutti i soggetti già previsti dalla normativa - oppure di alunni con DSA o altri BES, in cui non necessita la presenza né degli operatori sanitari né degli insegnanti per il sostegno.

Precisazioni sui GLIP (Gruppi di Lavoro per l'Inclusione Scolastica degli Alunni con Disabilità Provinciali)

Infine, erano rimasti dei coni d'ombra sui rapporti tra i nuovi organismi (CTS-Centri Territoriali di Supporto, CTI-Centri Territoriali per l'Inclusione) e quelli vecchi, come i GLIP (Gruppi di Lavoro per l'Inclusione Scolastica degli Alunni con Disabilità Provinciali), che alcuni ritenevano addirittura abrogati, anche per la mancata nomina di ispettori come loro coordinatori e data anche la loro progressiva riduzione numerica.

A tal proposito il Ministero precisa che « nulla è innovato per quanto riguarda i Gruppi di lavoro interistituzionali (GLIP), i cui compiti e la cui composizione sono previsti da una norma primaria (art. 15 Legge 104/92). Con successiva nota - nell'ottica dell'ottimizzazione e della funzionalità delle specifiche competenze - saranno ulteriormente definiti i compiti dei CTS e dei CTI, fermo restando quanto disposto nel D.M. del 12 luglio 2011 [Decreto Ministeriale n. 5669/11, N.d.R.] e nelle Linee guida per il diritto alla studio di alunni e studenti con DSA».

Questa Nota Ministeriale, in conclusione, ci sembra rivestire una notevole importanza per riportare un po' di serenità nelle scuole. Essa sottolinea infatti la prevalenza delle valutazioni pedagogiche da parte dei docenti, nell'individuare casi di svantaggio e disagio, rispetto al rischio di deriva sanitaria in campi ad essa sostanzialmente estranei. Inoltre, vi si ribadisce fortemente il rispetto dell'autonomia scolastica, della quale da più parti si denunciava il soffocamento da parte di un supposto centralismo ministeriale.

Si ritiene quindi che con questi ulteriori chiarimenti la sperimentazione della normativa sui BES, prevista per il corrente anno, possa dare i suoi frutti, con vantaggio sia per la serenità degli alunni che la professionalità dei docenti.

Vicepresidente nazionale della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap).

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Superando.it del 29-11-2013

Inclusione: un diritto acciaccato, ma non affievolito

di Salvatore Nocera

Proponiamo una vera e propria "agenda completa" dell'attuale "stato dell'arte" dell'inclusione scolastica nel nostro Paese, curata da chi, come Salvatore Nocera, ne segue l'evoluzione sin dagli esordi, ovvero dalla fine degli Anni Sessanta. «Pur non sottovalutando i rischi attuali per la qualità dell'inclusione - scrive Nocera -, possiamo dire che tale diritto sia molto acciaccato, ma non ancora affievolito»

Impossibilitato a partecipare all'iniziativa in programma venerdì 29 novembre all'Istituto Comprensivo di Via G. Messina a Roma, intitolata "Disabilità a scuola: ancora un diritto?", Salvatore Nocera, vicepresidente nazionale della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell'handicap), affida alle nostre pagine il testo dell'intervento elaborato per l'occasione, che si caratterizza come una vera e propria "agenda completa" dell'attuale "stato dell'arte" dell'inclusione scolastica nel nostro Paese.

In questi ultimi anni l'attenzione della classe politica e della società sulle problematiche dell'inclusione scolastica in Italia è certamente scemata. Varie le cause, dalla presenza di Ministri più orientati alla meritocrazia (Letizia Moratti, Mariastella Gelmini), a una minore tensione morale e culturale nella società, da una maggiore rilevanza politica data all'ingresso nella scuola di studenti stranieri, sino alle forti riduzioni della spesa destinata alla scuola pubblica.

In generale, poi, si è creduto che con la copiosa legislazione inclusiva prodotta negli Anni Settanta, Ottanta e Novanta, il problema delle pari opportunità e del diritto allo studio degli alunni con disabilità fosse ormai definitivamente risolto. Non si è però tenuto conto di un aspetto assai importante, relativo a tutte le riforme e cioè che non basta varare delle leggi perché quelle riforme vengano realizzate; poi occorre infatti attuarle con atti amministrativi nelle singole realtà, le scuole, gli Enti Locali, le ASL, dove cioè si svolge in concreto la realizzazione dei diritti ed è necessario avviare delle buone prassi generalizzate di naturale attuazione delle norme, che così divengono vita quotidiana della società inclusiva.

E invece, nella quotidianità - sia delle Amministrazioni, che delle singole scuole e delle singole classi - non sempre, negli ultimi anni, la prassi inclusiva si è affermata in modo naturale. Certo, nella stragrande maggioranza dei casi, le norme sono state applicate, diventando buone prassi inclusive, testimoniate da numerosissimi convegni e incontri in tutta Italia, da seminari organizzati dalle singole scuole, da associazioni e organizzazioni di volontariato che fiancheggiano spesso gli sforzi delle istituzioni e delle famiglie. La stessa FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap) ha raccolto dati significativi con il concorso Le chiavi di scuola, che ha premiato per alcuni anni le migliori esperienze di inclusione e al quale hanno partecipato numerose scuole di tutto il Paese.

Però, soprattutto nei tempi più recenti, si sono riscontrati fenomeni come l'affollamento delle classi, la riduzione del numero dei docenti, la contrazione nel numero degli assistenti per l'autonomia e la comunicazione forniti dagli Enti Locali, la denuncia del taglio delle ore di sostegno, l'insufficiente formazione dei docenti curricolari sulle didattiche inclusive e la conseguente delega ai soli docenti per il sostegno dei progetti di inclusione, specie nelle scuole secondarie. Fatti, questi, che tutti insieme hanno certamente reso difficoltoso il processo inclusivo, dando anche la sensazione di un regresso sulla strada del consolidamento dei diritti.

Malgrado ciò - o forse proprio a causa di ciò - le famiglie e le associazioni hanno reagito su due diversi livelli, il primo dei quali è stato quello dei ricorsi alla Magistratura.

Basti pensare, in tal senso, alle migliaia di ricorsi ai Tribunali Amministrativi Regionali (TAR), per ottenere il ripristino del numero di ore di sostegno, e poi, negli anni più recenti, anche del numero di ore degli assistenti per l'autonomia e la comunicazione, nonché per il rispetto del tetto massimo di venti alunni per classe, fissato dall'articolo 5, comma 2 del Decreto del Presidente della Repubblica (DPR) 81/09.

E non ci si è limitati solo ai TAR, ma si è spesso arrivati anche al Consiglio di Stato e addirittura alla Corte Costituzionale. Si pensi, ad esempio, alla fondamentale Sentenza 80/10 della Consulta, che ha ribadito il diritto ad ottenere la cattedra intera di sostegno nei casi certificati di gravi disabilità, specie intellettive e sensoriali, chiarendo inoltre che il diritto all'inclusione scolastica non può essere affievolito per motivi di tagli alla spesa pubblica.

Una seconda direzione d'azione è stata quella di contrastare, per quanto possibile, la normativa "controriformista" e, dove possibile, di migliorare le conquiste ottenute con la normativa inclusiva.

Qui si pensi, per il primo caso, alla già citata norma sul tetto massimo di alunni per classe, al ripristino dell'Osservatorio Ministeriale sull'Inclusione Scolastica, al DPR 122/09 sulla valutazione degli alunni - che chiarisce bene il ruolo e le finalità dell'inclusione scolastica -, fino alle Linee Guida Ministeriali del 4 agosto 2009, che fanno il punto sullo stato della normativa inclusiva italiana, chiarendone gli àmbiti di intervento sia da parte degli Enti Locali che dentro le singole scuole, con la distinzione dei compiti dei dirigenti, dei docenti curricolari, di quelli per il sostegno, dei collaboratori scolastici e delle stesse famiglie.

Per il secondo caso, invece, quello riguardante il miglioramento delle conquiste ottenute, si pensi ad esempio all'ampliamento della normativa inclusiva, estesa - sia pure con diritti assai diversi - agli alunni con DSA (Disturbi Specifici di Apprendimento, ovvero dislessia, disgrafia, discalculia, disortografia), tramite la Legge 170/10 prima, e le Linee Guida applicative della stessa, poi, prodotte il 12 luglio 2011 (Decreto Ministeriale n. 5669/11). O si pensi ancora alla Direttiva Ministeriale del 27 dicembre 2012 sui BES (Bisogni Educativi Speciali), alla Circolare che ne ha fissato l'applicazione (8/13) e alla recente Nota Ministeriale n. 2563/13 che ne ha chiarito alcuni passaggi fondamentali.

E da ultimo, ma non certo ultimo, va ricordato l'indubbio rilancio culturale e normativo dell'inclusione degli alunni con disabilità, coinciso con l'approvazione della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità ratificata dall'Italia con la Legge 18/09.

Al tempo stesso, però, si deve rilevare un'accentuazione della presa di coscienza dei diritti piuttosto individualistica (il mio docente per il sostegno, il mio assistente educativo, la mia sentenza ecc.), più che una visione corale della volontà di cambiare la società, come fu agli inizi, a partire dalla fine degli Anni Sessanta.

Un ritorno a quei valori, per altro, si ha in un Progetto di Legge della FISH per il rilancio della qualità dell'inclusione scolastica, molte delle cui proposte sono state recepite nella mozione finale del nono Convegno Nazionale La Qualità dell'integrazione scolastica e sociale, svoltosi a Rimini, dall'8 al 10 novembre scorsi, a cura del Centro Studi Erickson: dalla formazione iniziale dei futuri docenti sulle didattiche inclusive, alla formazione obbligatoria in servizio, specie dei docenti curricolari, che sono, assieme ai compagni, i veri protagonisti dell'inclusione; e ancora, maggiore collaborazione tra tutti i docenti e con gli Enti Locali, rispetto del tetto massimo di venti alunni per classe, maggiore continuità didattica non solo dei docenti per il sostegno.

In linea con tutto ciò marcia ad esempio la recente Legge 128/13, che abolendo all'articolo 15 (comma 3 bis) le aree disciplinari per il sostegno nelle scuole superiori, evita la delega ai docenti di sostegno, da parte di quelli curricolari, che dovranno quindi prendersi in carico il progetto inclusivo e formarsi per questo. L'articolo 16 (comma 1) della medesima norma, poi, ha introdotto il principio dell'aggiornamento obbligatorio in servizio di tutti i docenti sulle didattiche inclusive e non solo degli alunni con disabilità, ma anche di quelli con altri Bisogni Educativi Speciali.

Anche per questi motivi, quindi, pur non sottovalutando i rischi attuali per la qualità dell'inclusione, possiamo dire che tale diritto sia molto acciaccato, ma non ancora affievolito, specie se le nuove generazioni di studenti e docenti riacquisteranno la cultura corale della trasformazione della scuola, grazie proprio alla presenza attiva di alunni con difficoltà, che stimolano a far crescere tutti nella ricerca e nella prassi quotidiana.

Salvatore Nocera,

Vicepresidente nazionale della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap).

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Superando.it del 12-11-2013

Nonostante tutto una diversa scuola è possibile

RIMINI. Centinaia di insegnanti, dirigenti scolastici, psicologi, medici, educatori professionali, pedagogisti, logopedisti, riabilitatori e genitori si sono dati appuntamento dall'8 al 10 novembre a Rimini, per il nono Convegno Internazionale La Qualità dell'integrazione scolastica e sociale, organizzato dal Centro Studi Erickson, durante il quale si sono svolte ben tre sessioni plenarie e ottantaquattro workshop di approfondimento.

Particolarmente interessante ci sembra la mozione finale scaturita dall'importante evento, intitolata semplicemente Nonostante tutto, che pubblichiamo qui di seguito in versione integrale. In essa, tra l'altro, sono contenute numerose proposte e richieste provenienti dalla Proposta di Legge a suo tempo presentata dalla FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap), per il miglioramento della qualità dell'inclusione scolastica degli alunni con disabilità.

Nonostante tutto*

I tremila insegnanti, dirigenti scolastici, operatori socio-sanitari associazioni presenti al nono Convegno Erickson La Qualità dell'integrazione scolastica e sociale, per quanto sembri strano, non sono affatto travolti da quella "crisi" che sembra provocare smarrimento di senso. Non siamo in crisi.

Nonostante tutto, continuiamo ad essere convinti che in questi momenti serva il pensiero e non il lamento. Nonostante tutto, infatti, crediamo che abbia ancora senso inconfutabile l'idea e la pratica che solo una scuola capace di accogliere tutti e di pensare al futuro per il loro ingresso nel mondo degli adulti, abbia titolo a chiamarsi scuola. Questo è ancora una volta necessario, ma soprattutto possibile, nonostante dieci anni di smantellamento dei valori fondativi della scuola per tutti e per ciascuno.

Nonostante la svalutazione sociale del bene educativo, nonostante la povertà economica in cui si sono ridotte le nostre scuole, nonostante il mito della selezione e della competizione, nonostante lo smantellamento del sistema pubblico dei servizi socio-sanitari.

Per questo è "normale" per noi ricordarci e ricordare a tutti che i nostri alunni disabili sono "una parte della scuola e non una scuola a parte".

Ogni volta che ci incontriamo, è anche l'occasione per mettere a fuoco i temi caldi della fase attuale, e ci facciamo carico sempre di elaborare proposte, senza la preoccupazione dell'esaustività.

1. Dare fiducia alla scuola.

Il futuro del Paese è legato alla cultura e alla civiltà che sa produrre. Dare quindi, o meglio ridare, fiducia alla scuola non è uno slogan, ma un'esigenza strategica.

La fiducia riparte dal riconoscimento del ruolo sociale degli insegnanti e dal loro pregevole impegno. È il momento di fare un nuovo patto tra educatori e società. Dare fiducia significa, per esempio, considerare la formazione dei docenti come obiettivo strategico per la qualità. Formazione che deve quindi essere continua, obbligatoria, verificata, fondata sulla ricerca e la creatività professionale, senza dogmatismi e pratiche centralizzate. Per questo si plaude all'approvazione dell'articolo 16 del Decreto Scuola, che ha ufficialmente riconosciuto questo principio.

Fiducia nella scuola significa anche andare oltre una diffusa conflittualità, per valorizzare la responsabilità di tutti i soggetti dell'educazione, in una logica di comunità. Significa rinnovare continuamente un patto di alleanza con le famiglie, anche per immaginare insieme soluzioni per un futuro di autentica integrazione sociale.

2. Rispettare la normalità dell'autonomia.

In questo decennio l'autonomia della scuola è stata soffocata da politiche autoritarie e centraliste. È indispensabile che in ogni atto della governance del sistema formativo sia rispettata e valorizzata la flessibilità, la territorialità orizzontale, la creatività professionale come leve della qualità. Ciò deve realizzarsi sia sul versante organizzativo (ad esempio con l'organico funzionale e di rete territoriale), sia su quello dell'autonomia didattica, per una flessibilità dei curricoli, degli insegnamenti, delle didattiche, come pratica effettivamente inclusiva, superando la tradizione trasmissiva, monodirezionale, per una pedagogia dell'eterogeneità, che offra a tutti non le stesse cose nello stesso momento, ma le cose giuste per tutti e ciascuno.

La nostra migliore tradizione educativa vede nella normalità della vita, nella scuola come nella società, il luogo dell'inclusione, dove le relazioni diventano comunità di coeducazione per tutti.

3. Dal conflitto alla mediazione.

Si sta diffondendo in maniera preoccupante la pratica di gestione dei conflitti in sedi extrascolastiche. Ciò avviene sia nell'àmbito giuridico, sia in quello clinico.

La scuola non può essere ridotta a una disputa sui bizantinismi delle normative, né alla logica delle controparti. Altrettanto va contrastato il rischio di una diffusa medicalizzazione che riduce la persona a "sintomo" e si contrappone all'educativo con la cultura della terapia.

È necessario invece costruire, con nuove leggi, un sistema e luoghi di mediazione e conciliazione che mettano al centro decisioni a valore pedagogico e relazionale, che sono per noi la vera giustizia possibile. A tal fine si auspica che in uno dei Decreti Legislativi previsti dalla Legge di Delega, approvata il 7 novembre scorso dal Governo, siano previste pratiche di mediazione a partire dai tentativi preventivi di conciliazione, da rendere obbligatori prima della via giurisdizionale.

4. Per una valutazione inclusiva.

In merito alla contraddittoria azione dell'INVALSI [Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione, N.d.R.], che ha prodotto l'esclusione di 200.000 alunni perché considerati "inadeguati" a scale internazionali comparative, proponiamo maggiori pratiche valutative centrate sui processi, sui contesti, sulle relazioni, pensate in chiave formativa (e non competitiva) per migliorare la qualità della didattica inclusiva.

5. La questione dei BES: per una inclusione vera.

Il nostro convegno ha registrato, come ovvio, un vivace dibattito sulle recenti Direttive Ministeriali [Direttiva Ministeriale del 27 dicembre 2012 e Circolare Ministeriale 8/13, N.d.R.] riguardanti la cosiddetta questione BES [Bisogni Educativi Speciali, N.d.R.], rilevando dialetticamente sia le potenzialità, sia le riserve critiche su un tema di grande delicatezza sociale e pedagogica.

Ci unisce comunque la comune passione inclusiva. Ben venga dunque una riflessione che allarghi questa passione a tutti gli alunni, considerando per ognuno potenzialità e rischi, ostacoli e facilitatori. Ma lo sguardo fondativo delle pratiche inclusive non può che restare pedagogico. Va affrontato costruttivamente il rischio di costruire nuove classificazioni che separino e producano un abbassamento delle attese per i ragazzi; mentre invece vogliamo promuovere la resilienza, valorizzare i talenti individuali e le potenzialità della comunità educativa.

Per questo è necessario che l'ICF [la Classificazione Internazionale del Funzionamento, della Disabilità e della Salute, definita nel 2001 dall'Organizzazione Mondiale della Sanità, N.d.R.], come modello bio-psico-sociale in chiave educativa, diventi il principale strumento di individuazione dei percorsi inclusivi per tutti e insieme la base per la gestione delle risorse economiche, del personale e degli strumenti.

L'inclusione avrà successo solo se si rispetterà e valorizzerà il protagonismo pedagogico della scuola, evitando ad essa burocratiche discussioni di forma e senza appesantimenti giuridici. Ricordando che la scuola ha un cospicuo patrimonio inclusivo che va oggi rilanciato e rispettato come la vera base di partenza per nuove e migliori pratiche inclusive per tutti e per ciascuno.

6. Per nuove risorse.

Non sembri rituale questo richiamo: la scuola non ha bisogno, ma diritto a nuovi investimenti. Qui noi non ci lagnamo, siamo semplicemente critici per la condizione di povertà in cui si è ridotto il bene più prezioso di una società: l'educazione dei suoi figli.

Riconosciamo che nel recente Decreto Scuola vi sono, fortunatamente, segnali di inversione di tendenza. Diciamo semplicemente: ministra Carrozza, continui così, individuando con coraggio politiche di investimento che sappiano scegliere, che puntino all'inclusione come priorità per la qualità, che sappiano anche superare incrostazioni corporative e privilegi.

In particolare apprezziamo l'aumento in organico di diritto dei posti di sostegno, ma ricordiamo la necessità di rivedere la gestione contrattuale della mobilità dei docenti (di tutti gli insegnanti, non solo dei sostegni) in una logica di organico funzionale di reti di scuole, per garantire continuità agli alunni.

Per migliorare, quindi, è indispensabile che:

a) Parlamento e Governo avviino e attuino la normativa sulla formazione iniziale di tutti i futuri docenti curricolari sulla didattiche inclusive, con non meno di 30 CFU [Crediti Formativi Universitari, N.d.R.], sia per il 1° sia per il 2° ciclo di istruzione;

b) sia concretamente attuata la formazione obbligatoria in servizio su tali didattiche, sia introdotto l'obbligo contrattuale di ore di programmazione settimanale comune tra i docenti coinvolti nei medesimi gruppi di alunni, oltre l'orario delle lezioni;

c) sia riaffermato l'impegno obbligatorio dei docenti curricolari nella presa in carico del progetto inclusivo degli alunni con disabilità, per evitare l'esclusiva delega all'insegnante di sostegno;

d) sia rispettato il tetto massimo di 20 alunni per classe in presenza di alunni con disabilità, come previsto dall'articolo 5, comma 2 del DPR 81/09.

Nonostante tutto crediamo che una diversa scuola sia possibile, non solo necessaria. Perché continuiamo a credere nell'insegnamento di Don Milani: «Ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne insieme è la politica. Sortirne da soli è l'avarizia».

*Mozione finale approvata al nono Convegno Internazionale La Qualità dell'integrazione scolastica e sociale, Rimini, 10 novembre 2013.

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SuperAbile.it del 16-11-2013

Accessibilità, verso un atto europeo

Incontro tra il Forum europeo della disabilità e la vicepresidente della Commissione europea Viviane Reding. La richiesta è l'adozione di un atto vincolante, che migliori l'accessibilità di beni e servizi, favorendo anche l'attività delle imprese. La Commissione si impegna.

ROMA. Sviluppare in Piano europeo per l'accessibilità: è questa la richiesta principale che l'Edf (European disability Forum) ha rivolto al vicepresidente della Commissione europea. Viviane Reding, durante l'incontro che si è svolto lunedì scorso. L'Edf ha sottolineato il forte impegno e sostegno del movimento europeo per la disabilità verso l'adozione di tale legislazione, in linea con le aspettative di circa 80 milioni di europei con disabilità, ancora costretti ad affrontare ostacoli nell'accesso ai vari beni e servizi. "Attraverso la nostra campagna Freedom of Movement - hanno sottolineato i rappresentanti del Forum - chiediamo all'Unione europea di procedere all'adozione di un ambizioso e giuridicamente vincolante atto europeo per l'accessibilità e di garantire così che le persone con disabilità possano prendere parte alla società allo stesso modo degli altri cittadini".

Viviane Reding ha assicurato che la Commissione europea si impegnerà in tal senso e che l'atto è compreso nel piano di lavoro del 2014. La vicepresidente ha inoltre fatto riferimento al lavoro preparatorio che la Commissione ha svolto per valutare l'impatto delle varie misure nell'incremento dell'accessibilità di beni e servizi nel mercato interno. L'obiettivo è presentare una proposta per misure vincolanti che possano combinare incremento dell'accessibilità e crescita potenziale per le aziende europee.

Il prossimo appuntamento è per dicembre 2013, quando la Commissione convocherà un incontro di alto livello con alcune aziende europee, durante il quale sarà discusso proprio l'impatto che la nuova normativa avrebbe sui beni e sui servizi che queste forniscono.

(14 novembre 2013)

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Il Giornale di Vicenza del 17-11-2013

Disabili, la mappa delle agevolazioni

I portatori di handicap hanno una normativa ad hoc per l´acquisto di veicoli e per l´assistenza. La normativa fiscale riconosce, per le persone con disabilità e per i loro familiari, particolari benefici fiscali.

AGEVOLAZIONI PER L´ACQUISTO DEI VEICOLI.

Le spese sostenute per l´acquisto dei veicoli dei disabili danno diritto a una detrazione dall´Irpef, in sede di dichiarazione dei redditi, pari al 19% del loro ammontare. Le seguenti categorie di disabili hanno diritto all´agevolazione: persone non vedenti e sorde; persone disabili con handicap psichico o mentale titolari dell´indennità di accompagnamento; persone disabili con grave limitazione della capacità di deambulazione o affetti da pluriamputazioni; persone disabili con ridotte o impedite capacità motorie.

La detrazione compete una sola volta, cioè per un solo veicolo, nel corso di un quadriennio, che decorre dalla data di acquisto, e deve essere calcolata su una spese massima di 18.075,99 euro, a condizione che lo stesso veicolo venga utilizzato in via esclusiva o prevalente a beneficio del portatore di handicap. Oltre alla detrazione Irpef del 19%, è possibile fruire: dell´Iva con aliquota agevolata al 4%, anziché aliquota al 22%, sull´acquisto di autovetture (con cilindrata fino a 2000 centimetri cubici, se con motore a benzina, e fino a 2800 centimetri cubici, se con motore diesel); dell´esenzione del bollo auto; dell´esenzione dell´imposta di trascrizione sui passaggi di proprietà.

LA DETRAZIONE PER GLI ADDETTI ALL´ASSISTENZA.

Le spese sostenute per le persone addette all´assistenza personale, nei casi di non autosufficienza nel compimento degli atti di vita quotidiana, sono detraibili nella percentuale del 19% in sede di dichiarazione dei redditi. La detrazione fiscale si calcola su un ammontare di spesa non superiore a 2.100 euro, a condizione che il reddito complessivo del contribuente non sia superiore a 40.000 euro. L´importo di 2.100 euro deve essere considerato con riferimento al singolo contribuente, a prescindere dal numero dei soggetti cui si riferisce l´assistenza. La non autosufficienza deve risultare da certificazione medica. La detrazione d´imposta per gli addetti all´assistenza non pregiudica la possibilità di dedurre, sempre in sede di dichiarazione dei redditi, i contributi previdenziali e assistenziali obbligatori versati per gli addetti ai servizi domestici e all´assitenza personale o familiare che sono deducibili nel limite di 1.549,37 euro.

ELIMINAZIONE BARRIERE ARCHITETTONICHE.

È possibile fruire della detrazione fiscale del 50%, in sede di dichiarazione dei redditi, sulle spese di ristrutturazione edilizia. Rientrano nell´agevolazione fiscale le spese sostenute per l´eliminazione delle barriere architettoniche, riguardanti ad esempio ascensori e montacarichi, e quelle effettuate per la realizzazione di strumenti che, attraverso la comunicazione, la robotica e ogni altro mezzo tecnologico, siano adatti a favorire la mobilità interna ed esterna delle Persone portatrici di handicap grave. La detrazione fiscale per l´eliminazione delle barriere architettoniche non è fruibile contemporaneamente alla detrazione del 19% a titolo di spese sanitarie riguardanti i mezzi necessari al sollevamento del disabile. La detrazione del 19% su queste spese spetta, quindi, solo sulla eventuale parte in più rispetto alla quota di spesa già assoggettata alla detrazione del 50%. La detrazione è applicabile alle spese sostenute per realizzare interventi previsti unicamente sugli immobili, per favorire la mobilità interna ed esterna del disabile. Non si applica, invece, alle spese sostenute per l´acquisto di beni mobili, sia pure diretti a favorire la comunicazione e la mobilità.

di Desio Ricci

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Giornale uici del 07/11/2013

Smart Braille: l'eccellenza di I.Ri.Fo.R. ancora una volta al servizio dei più deboli

Di Luciano Paschetta

Domenica 27 ottobre ha avuto inizio il primo percorso di formazione per insegnare ad una signora sordo-cieca ad utilizzare l'I-phone: si tratta del progetto Smart Braille una innovativa iniziativa dell'I.Ri.Fo.R..

L'Istituto di Via del Tritone, da sempre attento ai bisogni dei più deboli, ha dapprima preparato una "pattuglia" di formatori capaci di insegnare, a persone affette da sordo cecità, l'uso dell'I-phone. Come si sa questo smartphone nasce già con inserito una modalità d'uso che lo rende accessibile ai disabili visivi attraverso la vocalizzazione dello schermo, ma qui si trattava di permetterne l'uso a chi, oltre a non vedere , non sente.

Il Centro ricerche scientifiche dell'U.I.C.I., in collaborazione con i tecnici Apple, ha sviluppato una tabella braille di output e di input con la rappresentazione standard dei caratteri, che è stata presa a modello dalla casa produttrice per permettere di utilizzare i propri prodotti con una vasta gamma di terminali braille. Ciò ha reso possibile interfacciare all'I-phone, in collegamento bluetooth, un tastierino con display braille con il quale il sordo cieco può dialogare con lo smartphone.

Ovviamente questo non potrà essere usato da lui come telefono, ma per tutte le sue altre molte funzioni e potrà avere "sotto mano" la possibilità di essere in contatto con il mondo intero e, in particolare, potrà essere partecipe di tutto ciò che in esso accade.

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RaiNews24 del 13-11-2013

Parte l'anagrafe dei farmaci, il bugiardino va sul web

I 'bugiardini' di oltre ottomila farmaci, insieme a molte altre informazioni fondamentali per i pazienti e professionisti, sono stati raccolti dall'Aifa in un unico database accessibile a tutti, messo online oggi. La banca dati è la prima di questo genere in Europa.

ROMA. Stop a foglietti illustrativi minuscoli o non aggiornati, o a siti incompleti e con informazioni fuorvianti. I 'bugiardini' di oltre ottomila farmaci, insieme a molte altre informazioni fondamentali per i pazienti e professionisti, sono stati raccolti dall'Aifa in un unico database accessibile a tutti, il primo così completo in Europa, presentato e messo online oggi a Roma.

La banca dati, la prima di questo genere in Europa e più completa anche di quella dell'Fda, contiene sia i classici 'bugiardini' che i Riassunti Caratteristiche Prodotto (Rcp), dei fogli con informazioni aggiuntive come le proprietà farmacocinetiche, i tempi cioè di metabolizzazione dei farmaci, o i titolari dell'autorizzazione all'immissione in commercio. Tutti i dati, che per la prima volta per un sito italiano sono certificati dall'Aifa o dall'autorità europea, vengono continuamente aggiornati quasi in tempo reale. Nel portale sono già presenti dati su oltre 64mila confezioni autorizzate, con 16mila tra 'bugiardini' e Riassunti Caratteristiche Prodotto.

In futuro sarà possibile accedere alla banca dati oltre che dal sito dell'Aifa anche da dispositivi mobili, e saranno inserite ancora più informazioni. "La nascita della Banca Dati - ha spiegato il Direttore Generale di Aifa Luca Pani - rappresenta un ulteriore passo fondamentale verso la costruzione di un unico, dinamico e integrato database del farmaco che l'Agenzia sta realizzando e che sarà una svolta decisiva per la condivisione e lo scambio di conoscenze, il miglioramento delle strategie di cura e quindi la garanzia di una assistenza più efficiente e immediata per tutti i cittadini".

Proprio l'aggiornamento in tempo reale è una delle caratteristiche più importanti, ha spiegato Pani. "Supponiamo di dover prendere sempre la stessa compressa spezzata in quattro - ha affermato - attraverso il servizio di feed Rss del portale si potrà essere avvertiti se viene autorizzata una forma farmaceutica più adatta. Tutti i documenti inoltre sono presenti in pdf, e ad esempio possono essere stampati nelle dimensioni desiderate, per poter essere letti più agevolmente".

Il servizio, ha sottolineato il Direttore Generale, sarà utile anche a medici e farmacisti. "Solo lo scorso anno abbiamo avuto piu' di 5mila domande di variazioni a 'bugiardini' e Rcp - ha spiegato Pani - e i cambiamenti vanno dall'aggiunta di effetti collaterali, i più importanti, alla diversa posologia. I medici e gli altri operatori dovrebbero 'fare un giro' sul sito ogni tanto, per essere sicuri di essere aggiornati".

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Il Tirreno del 11-11-2013

Cataratta, niente più bisturi e poi addio anche agli occhiali

Niente più bisturi, né occhiali per chi si sottoponga all'intervento di cataratta (l'opacamento del cristallino). La novità viene dal 35mo congresso internazionale organizzato a Milano da Lucio Buratto. Sempre più diffusa - si è detto - appare infatti la nuova tecnica con laser a "femtosecondi", un fascio di luce concentrato e potente ed al contempo preciso. I vantaggi sono la sostituzione del bisturi, la maggior accuratezza rispetto alla microchirurgia manuale, il miglior controllo anatomico con l'impiego d'una specifica Tac in grado di programmare la più efficace profondità e l'estensione dell'intervento. La luce laser, inoltre, si dimostra maggiormente delicata per i tessuti rispetto alla pur valida, tradizionale facoemulsione ad ultrasuoni. Svantaggi: costi e manutenzione più cari rispetto a quest'ultima. Novità vengono anche dalla nuova struttura del cristallino artificiale ( che si sostituisce a quello naturale malato, una volta estratto). E' il tipo multifocale. Fino ad oggi - è stato detto - il paziente è stato obbligato a fare una scelta: se usare occhiali correttivi per la visione da lontano oppure se usarli per quella da vicino, senza avere la possibilità di abbandonare totalmente le lenti. Adesso, invece, si dispone di lenti disegnate in modo da produrre più di un potere ottico per sfruttare al meglio la visione sia da vicino che da lontano. Nel passato, soluzioni simili sono già state proposte con scarso risultato, in quanto non fornivano una qualità visiva sufficientemente buona. La nuova generazione di tali lenti propone, al contrario, ottimi risultati per lontano e vicino ed è in grado di fornire una buona qualità di vista, sia durante il giorno che di notte. Ogni anno, in Toscana, si eseguono mediamente 35mila interventi di cataratta: un numero in crescita, dato soprattutto l'aumento della durata di vita.

di Gian Ugo Berti

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Il Fatto Quotidiano del 18-11-2013

Google Glass, prospettive di utilizzo per i disabili: dalla diagnosi alle audioguide

La tecnologia al servizio della disabilità: i Google Glass, gli occhiali di Google che verranno messi in commercio alla fine del 2014, promettono di migliorare la qualità di vita di chi è affetto da handicap. Consentono di "spiegare" la realtà su cui si ferma lo sguardo dell'utente, effettuare ricerche, condividere informazioni con i propri contatti e scattare foto attraverso semplici comandi vocali, senza avere lo schermo di un computer di fronte o un telefono in mano. E, soprattutto attraverso apposite applicazioni, aiuteranno non udenti e disabili a rimuovere qualche ostacolo. E, in alcuni casi, hanno già dato risultati positivi.

Alex Blaszczuk e Tammie Loy Van Sant, americane, sono entrambe costrette su una sedia a rotelle. Grazie ai Glass, che hanno testato col programma di sperimentazione di Google "The Glass explorer", possono rispondere al telefono e ai messaggi e scattare foto. Robert Christopherson, inglese, ipovedente, è fermamente convinto che gli occhiali di Google lo aiuteranno nella vita di tutti i giorni a descrivere la realtà che non riesce a vedere. Questo avviene già con "Talking Goggles", app di Google per smartphone che riconosce gli oggetti in tempo reale e li spiega a voce. Questa app funziona molto bene nella capitale britannica: i Goggles (tradotto, gli "occhiali") riconoscono molti elementi: sono in grado di leggere, interpretare e tradurre scritte, identificare oggetti, come ad esempio gli autobus (quale linea, il numero, la direzione, il numero di fermate). Il riconoscimento facciale, una tecnologia in grado di identificare i volti, condannata da scettici e dai difensori della privacy, potrebbe essere di aiuto invece per non vedenti o ipovedenti nell'individuare e suggerire i nomi delle persone. Oppure, chi non riesce a riconoscere le emozioni dalle espressioni del volto ed è affetto da sindrome di Asperger, potrebbe, per mezzo dei Glass e attraverso app specifiche, "decrittare" le espressioni del volto.

Stefano Ceccon, ricercatore presso il "Crabb Lab" della City University di Londra, è un ingegnere biomedico e svolge ricerca sul glaucoma, una malattia della vista che può portare alla cecità. Immagina un utilizzo potenziale dei Glass nel suo ambito di ricerca: "Uno dei problemi del glaucoma è la difficoltà di effettuare la diagnosi precoce, per avvertire il paziente e rallentare il decorso della malattia. Al contrario, nella maggior parte dei casi, la diagnosi avviene quando la malattia è già in fase avanzata. Credo sarebbe molto utile una virtual reality app per i Glass in grado di simulare una visione limitata per coloro che soffrono di glaucoma e sono ancora allo stadio iniziale". Poi, aggiunge Ceccon, "un altro uso, un po' più visionario ma di più forte impatto, potrebbe essere quello diagnostico: credo sarà possibile valutare il campo visivo del paziente attraverso i Google Glass. I test per individuare la presenza del glaucoma sono basati su una macchina ingombrante e imprecisa. Un sistema integrato negli occhiali - attraverso una app - consentirebbe l'autotesting. Si risparmierebbero tempo e soldi".

In ambito culturale, invece, c'è "Atlas", un progetto di ricerca coordinato da Paolo Prinetto, professore del Politecnico di Torino. E' l'impianto su cui si basa GoogleGlass4Lis, la prima audioguida per non udenti realizzata proprio come app per i Glass, e lanciata lo scorso 15 novembre al Museo Egizio di Torino. Prinetto, sulle potenzialità dei Glass, spiega: "Vedremo che caratteristiche tecniche avranno. Tutte le wearable technologies (tecnologie indossabili, ndr) hanno delle potenzialità enormi: grazie agli occhiali di google si potrà accedere al web senza dovere digitare nulla. Per il momento non riesco a immaginarne gli usi, perché il lancio sarà fra un anno e non c'è ancora un modello definitivo".

di Olga Mascolo

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L'Adige del 03-11-2013

Torball Sport per tutti. Sorpresa, trentini al top nel pallone per ciechi

TRENTO. Il Gruppo sportivo dilettantistico non vedenti Trento Onlus si è aggiudicato, ieri pomeriggio presso il palazzetto del centro civico di Meano, la Supercoppa Italia nel torneo di torball, battendo per due set a uno la squadra napoletana Colosimo, detentrice del titolo da due anni. Dopo due riprese particolarmente combattute, la formazione locale ha prevalso su quella avversaria, segnando il gol decisivo a pochi secondi dal termine dell'incontro. Il risultato ottenuto in una disciplina curiosa e poco conosciuta - simile alla pallamano, ma priva di contatto fisico tra giocatori - dimostra l'abilità della squadra cittadina, da diversi anni in vetta alla classifica nazionale e presente anche sul panorama europeo ed internazionale. Per Trento è stagione d'oro: la Supercoppa arriva dopo aver vinto lo scudetto. Una decina di atleti, coordinati dai preparatori atletici Fabio Frigo e Daniele Stenico, con un grande affiatamento di squadra, un'esatta conoscenza degli spazi di gioco ed una peculiare dimestichezza nell'individuare la palla unicamente attraverso l'udito.

«Il torball - ci ha spiegato Frigo, poco prima del fischio d'inizio - nasce negli anni Settanta come sport per non vedenti, aprendosi negli anni anche alle persone senza particolari problemi alla vista (che però giocano bendate). Il gioco ha una grande importanza per chi ha problemi di vista, perché permette di accrescere lo spirito integrativo. Purtroppo non contiamo molti appassionati, e il gioco, che non è ancora riconosciuto tra i giochi paraolimpici, stenta ad affermarsi tra i giovani». Proprio come avviene nella pallamano, l'obiettivo del torball è quello di segnare un gol nella porta avversaria, che misura una lunghezza complessiva di sette metri, occupando interamente il lato più corto del campo di gioco. Ciascuna squadra, composta da tre giocatori, si dispone lungo la propria porta, dove sono collocati dei particolari tappetini che permettono l'orientamento a chi è in campo. A dividere i due team, poi, vi sono tre funi dotate di campanelli, tra loro distanziate di qualche metro e tese ad un'altezza di 40 centimetri. Ogni giocatore deve lanciare la palla (all'interno della quale è inserito un piccolo sonaglio) al di sotto delle cordicelle, cercando di cogliere gli avversari impreparati e segnare un punto. A bordo campo, poi, vi sono quattro guardalinee (con il compito di recuperare le palle lanciate al di fuori del terreno di gioco e di accompagnare gli atleti in campo) ed un ufficiale di gara. La partita dura dieci minuti, anche se i tempi di gioco effettivi - considerando anche time-out tecnici, eventuali scorrettezze o cambi - sono di circa mezz'ora per ogni set. Proprio come nel volley, si disputano un minimo di tre set.

Le regole, di fatto, sono poche: tutto sta nella bravura dell'atleta nel prendere alla sprovvista l'avversario, scagliando la palla a forte velocità facendo il minor rumore possibile, oppure nel tuffarsi nella giusta direzione per parare i lanci altrui. La vittoria è decretata dal numero di reti segnate.

Il team cittadino, che solitamente si allena nella palestra dell'istituto Andrea Pozzo, è attivo dal 1972, ed è iscritto ai campionati italiani di serie A, B e C. Inoltre, partecipa a competizioni e tornei internazionali, tra cui la Champions League, di cui si svolgeranno nei prossimi i primi incontri ad Anversa.

«Nonostante gli ottimi risultati - ha concluso, con un po' di amarezza, Frigo - stentiamo a trovare sponsor privati che appoggino la squadra, e fino ad ora riceviamo qualche aiuto solo dall'Unione ciechi, dalla Provincia e dal Comune di Trento». All'incontro di ieri, a cui sono seguite le eliminatorie per la Coppa Italia, erano presenti diversi spettatori, che hanno assistito alla partita rigorosamente in silenzio per non distogliere l'attenzione dei giocatori.

di Lorenzo Basso

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Avvenire del 08-11-2013

Una parete per arrampicarsi oltre le barriere

BOLOGNA. Se c'è uno sport che insegna a cavarsela da soli, quello è l'arrampicata sportiva. La disciplina è sempre più praticata da chi ha una disabilità. A Bologna, sabato 9 novembre, sarà inaugurata Up Urban Climbing, una palestra dove, normodotati e disabili, possono fare sport insieme. Oltre 700 mq di superficie arrampicabile, 8 vie di corda tracciata e 350 mq di boulder, vale a dire la salita senza corda. Il progetto di arrampicata sportiva per persone disabili è affidato alla Fondazione per lo sport Silvia Rinaldi che dal 2006 svolge progetti di educazione sportiva integrata.

«L'arrampicata sportiva è uno degli sport, insieme al nordik walking, su cui abbiamo puntato sin da subito - commenta Alberto Benchimol, segretario generale -. In particolare ci siamo impegnati perché anche un non vedente potesse fare arrampicata. Con noi ha mosso i primi passi in parete Silvia Parente, oggi campionessa mondiale. Questo sport ha ricadute molto positive sulla vita quotidiana dei non vendenti.

Aiuta a comporre gli schemi motori, ad avere orientamento nello spazio, a coordinare il movimento sincrono di mani e braccia». Il progetto di arrampicata sportiva per disabili si rivolge a bambini dai 7 ai 13 anni, con disabilità visive e relazionali. «Sono interessate diverse famiglie che hanno bambini con autismo - aggiunge Benchimol -. L'arrampicata sportiva è uno sport di relazione. Ci si aiuta nella preparazione dell'imbragatura, si ci aiuta quando si è in parete. Non ci si sente mai soli, ma arriva anche il momento in cui occorre cavarsela da sé». I bambini sono seguiti da istruttori specializzati. «L'arrampicata sportiva si svolge in tutta sicurezza e quella del corso rappresenta un primo approccio, dove c'è spazio per il gioco. Il corso si svolge nell'arco di tre mesi, con una lezione settimanale di un'ora. I gruppi sono misti, normodotati e disabili, questo è un carattere imprescindibile per via del fatto che ci muoviamo nell'applicazione della Convenzione Onu dei diritti delle persone disabili». Grazie alla collaborazione con il Dipartimento delle Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio e al sostegno di alcuni sponsor e della Fondazione, il corso, attrezzatura compresa, è gratuito.

di Carmen Morrone

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L'Arena del 29-11-2013

Simone ha imparato anche a volare

Salvagnin, non vedente, campione di arrampicata, ha sperimentato il parapendio assieme ad Alberghini del Team Scaligero di Caprino.

VERONA. "Vola solo chi osa farlo", sosteneva lo scrittore Luis Sepúlveda. E "osare" è un verbo che non fa paura ad un campione come Simone Salvagnin, il quale stupisce ancora con una nuova sfida, di cui si è reso protagonista, seduto nell'imbrago di una vela sospinta dal vento. Il ventinovenne non vedente atleta della Nazionale Italiana di Arrampicata Sportiva ha sperimentato il suo primo volo in parapendio con effetto positivo immediato. "È strano per uno come me, abituato a scalare montagne e ad attraversare in tandem lande selvatiche o ancora ad aggrapparsi alla roccia o alle prese di una parete artificiale, ritrovarsi, all'improvviso, senza un punto di appoggio" afferma Simone.

"Non ho mai provato paura e questo grazie alle persone che mi erano vicine e al pilota che mi ha trasmesso sicurezza, mettendomi nelle condizioni di capire cosa stesse accadendo". E prosegue: "L'approccio con il decollo è stato molto armonioso e per nulla pericoloso, a dispetto di quello che comunemente si crede. Volare è fantastico e il solo fatto di immaginare di potermi, un giorno, arrampicare su una parete rocciosa, arrivare sulla vetta e spiccare il volo come un'aquila, mi colma di adrenalina". Simone ha avvertito fin da subito uno stato di tranquillità. "Essere sospesi in aria dà sensazioni molto intense, dalle quali mi sono lasciato cullare, immerso in una nuova dimensione in cui ho percepito me stesso in balìa del vuoto, trasportato dai movimenti lenti e circolari della vela che hanno accompagnato l'incedere sotto le nuvole" afferma Simone. "Tale condizione inusuale mi ha stregato al punto che voglio riviverla di nuovo, provando a pilotare l'ala del parapendio per sentire il vento infrangersi sulle mie braccia tese".

Simone è rimasto ..."seduto come su una poltrona", come lui stesso ha dichiarato, appeso alla vela per circa mezzora, abbandonato ai rumori dell'aria e attento alle istruzioni del pilota. "Ho voluto fare un altro passo avanti per scrivere il canovaccio di una ulteriore avventura. Questo volo - prosegue Simone - è stato un test per mettermi alla prova e per contattare eventuali resistenze che, per fortuna, non si sono manifestate e sulle quali hanno preso il sopravvento il desiderio di conoscere più a fondo questa disciplina e l'ascolto dei rumori che si sentono in quota".

Felice e con gli occhi lucidi dalla gioia, il pilota Mirko Alberghini, "Merin" per gli amici, del Team Scaligero Parapendio di Caprino Veronese, racconta: "Ho vissuto un'esperienza indimenticabile. Si è deciso di effettuare il decollo dal Monte Belpo, nelle vicinanze di San Zeno di Montagna - prosegue Alberghini - pur nella consapevolezza che, da quel punto e per le condizioni meteo un po' incerte, saremmo atterrati in un lasso di tempo relativamente breve. Ero molto emozionato e non vedevo l'ora di staccare i piedi da terra".

E aggiunge: "Prima di spiccare il volo ho provato anche un po' di timore perché non conoscevo Simone e mi sentivo inesperto nel gestire sue eventuali reazioni. Abbiamo parlato moltissimo - prosegue Alberghini - ero teso, ma ho cercato di trovare la giusta concentrazione per evitare errori sia in decollo, aiutato da altri due piloti del Team, sia, soprattutto, in atterraggio. Mi sono emozionato come un dilettante alla sua prima esperienza con il parapendio, rapito da stupore e meraviglia". E conclude: "Sono felice di aver dato a Simone l'opportunità di volare per la prima volta. Lassù tutto cambia, si è in simbiosi con il cielo e con il mondo, ci si sente liberi, senza barriere né limiti".

di Maria Cristina Caccia

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Alto Adige del 13-11-2013

"Adesso vedo attraverso l'arte"

Il racconto di Andrea Bianco, cieco dal 1991 a causa di un incidente: «Lavoro nel giardino di casa». BOLZANO. «La vita è fatta di marmo e fango», diceva lo scrittore americano Nathaniel Hawthorne. Marmo e fango, due materie apparentemente molto diverse eppure accomunate dalla forza dell'immaginazione dell'artista che le lavora. Lo sa bene Andrea Bianco, creativo bolzanino non vedente che ieri al Centro ciechi di vicolo Bersaglio 36 ha raccontato la sua esperienza di partecipante al primo simposio di scultura per artisti privi della vista tenutosi a Carrara. «Prima di scolpire bisogna creare un bozzetto in argilla curandone tutti i dettagli. Quando si passa al marmo ci vuole poi la forza e la precisione per delineare quello che dall'idea diventerà scultura. È un lavoro lungo e faticoso», dice Bianco orgogloso di presentare due sculture in marmo che si potranno vedere e toccare. «Le sculture sono state realizzate a più mani da un gruppo di persone non vedenti sotto la guida carismatica dello scultore di origine bolognese Felice Tagliaferri. È un uomo vulcanico, cieco dall'età di 14 anni, e un grande artista nonché direttore di una scuola di arte plastica, la prima diretta da uno scultore non vedente». Tagliaferri ha voluto essere presente per offrire la possibilità ai creativi non vedenti o ipovedenti bolzanini di lasciarsi ispirare dall'universo fascinoso del marmo. La fantasia e la potenza dell'arte si può dire in questo caso trasfigurano la realtà trasformando in espressioni artistiche quelli che in fondo sono solo preconcetti, come quello che una persona non vedente non possa rivelare notevoli qualità artistiche, o non possa scolpire il marmo o il legno perché sono attività troppo pericolose. «Tutto si può fare bisogna solo imparare come. Ai ciechi non è preclusa la via dell'arte e la nostra emarginazione talvolta è creata proprio dal pregiudizio che ci impone solo lavoretti artistici di consolazione piuttosto che un'approfondita formazione in campo artistico. Sarebbe bello che anche in regione si arrivasse a percepire l'arte per le persone non vedenti come un percorso vero e proprio, fatto soltanto di metodologie e strumenti diversi rispetto a coloro che sono normo-vedenti». Bianco, che da sempre possiede uno spiccato senso artistico ed un'indubbia capacità di esprimersi attraverso l'arte, racconta. «Ero ragazzino e ricordo che volevo frequentare il liceo artistico, cosa che purtroppo non riuscii a fare perché non ne esisteva uno a Bolzano. Intrapresi così un altro percorso di studi e terminate le superiori mi iscrissi alla facoltà di Economia a Trento. Feci un incidente nel 1991 che mi lasciò privo della vista ma non abbandonai mai l'idea di dedicarmi all'arte. Mi sono sposato e ho avuto quattro bellissimi figli. Ho iniziato poi ad interessarmi alla ceramica ma si trattava sempre di corsi a livello molto base, purtroppo la scelta in Provincia non era e non è tutt'ora molto vasta. Solo in Toscana ho trovato poi un laboratorio dove ho avuto l'opportunità di lavorare gomito a gomito con artisti professionisti e i imparatr tantissimo».

di Irene Cocco

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Redattore Sociale del 04-11-2013

Musei senza barriere per ciechi e sordi con "Torino + Cultura accessibile"

TORINO. A Torino la disabilità sensoriale non rappresenta più un ostacolo alla fruizione della cultura. Merito della fondazione Carlo Molo, che ha lanciato un'iniziativa tesa ad estendere la programmazione cittadina al pubblico dei disabili sensoriali. Partito circa due settimane fa, il progetto - che prende il nome di "Torino + Cultura accessibile" - coinvolge alcuni dei maggiori operatori locali nel campo dell'arte, del cinema e del teatro; i quali si sono dotati di una serie di strumenti multimediali ,che permetteranno a ciechi e sordi di uscire dal circuito di nicchia, quello degli spettacoli rivolti specificamente ai disabili, per fruire liberamente della programmazione "standard".

Per quanto riguarda il cinema, le sale dell'Eliseo, del Romani e la sala 1 e 2 del Massimo si sono dotate di un'applicazione (MovieReading) che consente alle persone con deficit uditivo di leggere i sottotitoli dei film direttamente sullo schermo del loro tablet o smartphone. L'app., che può essere scaricata gratuitamente dal sito www.moviereading.com, riconosce la pellicola in proiezione sfruttando il microfono interno del dispositivo e convertendone l'audio in sottotitoli perfettamente sincronizzati. I sottotitoli possono essere acquistati sul sito al costo di un euro 1 e 79 centesimi per file: nelle sale che aderiscono al circuito CinemAmico, presentando la ricevuta d'acquisto per la pellicola in programmazione, si potrà inoltre accedere con ingresso ridotto. Anche il Sottodiciotto film festival (in programma dal 7 al 14 dicembre) renderà accessibili alcune proiezioni, mentre il Torino film festival (in programmazione dal 22 al 30 novembre) parteciperà all'iniziativa con la resa accessibile de "La mossa del pinguino", ultimo film di Claudio Amendola.

Nella programmazione teatrale, invece, si segnala la partecipazione del la Fondazione teatro stabile di Torino: grazie alla collaborazione di Sub-ti Limited (Londra) e Sub-ti Access (Roma), verranno realizzate la sottotitolazione e l'audiodescrizione dello spettacolo Gl'innamorati di Carlo Goldoni, in cartellone al Teatro Gobetti dall'11 al 16 febbraio 2014. In programma anche una replica con traduzione in Lingua italiana dei segni, realizzata dall'Ente nazionali sordi. Per quanto riguarda la cultura museale, poi, dal 2014 è prevista una tariffa scontata sull'Abbonamento musei per le persone con disabilità; le quali, a partire dalla prossima primavera, potranno inoltre fruire di una serie di visite con itinerari accessibili ai centri culturali della città, organizzate dall'associazione Torino capitale europea.

Un'iniziativa che, nelle parole degli organizzatori, si propone di "segnare un cambio passo, spostando l'attenzione da forme di spettacolo per i disabili sensoriali alla resa accessibile, quanto più allargata possibile, della programmazione culturale in essere". Per informazioni: 011.817 14 83 progetti@fondazionecarlomolo.it (ams)

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Agenzia TMnews del 29-11-2013

Mostra evento a Mosca, un'avventura sensoriale per vedenti e non

MOSCA. Una mostra come un'avventura dei sensi: "Beyond Seeing" è una novità assoluta per la città di Mosca, concepita com'è anche per chi non vede. I visitatori sperimentano al Centro per l'Arte Contemporanea Winzavod, sino al 12 gennaio 2014, una collezione mai uscita dalle mura del monastero benedettino di Admont, in Austria. Le opere sono ideate sia per i non vedenti, sia per gli ipovedenti, ma anche per chi ci vede benissimo. Lo racconta Simon Mraz direttore del progetto moscovita e dell'Austrian Cultural Forum nella capitale russa: "Questa è una mostra per tutti i sensi, assolutamente per tutti". Oggetti, dipinti, installazioni e opere multimediali possono essere toccati, ascoltati e persino respirati. Capaci di offrire letture diverse a seconda del senso che si usa per percepirli ed analizzarli. Compresa una scatola a forma di utero materno dove sperimentare le primissime sensazioni di vita. "L'arte visuale normalmente è solo per chi vede - ha spiegato Mraz - L'idea è di creare opere d'arte che capiscono anche quelli che non vedono". Tra gli artisti più rappresentativi in mostra Yuri Albert, un concettualista che vive tra Mosca e Colonia e che si è rifiutato di partecipare alla Biennale di Shanghai 2012 per non essere censurato dalle autorità cinesi. La sua opera in mostra sono dei quadrati bianchi scritti in braille. L'Abbazia di Admont, è un monastero fondato nel 1074. Al suo interno la più grande biblioteca monastica del mondo, oltre a una collezione di arte contemporanea e a un giardino invisibile. "Se avrete l'opportunità di visitarlo - racconta il curatore Michael Braunstein - sarete accompagnati da non vedenti. In genere è il contrario". Ma nel giardino invisibile tutto è possibile.

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focus

Superando.it del 08-11-2013

La Convenzione nel mondo: a che punto siamo?

Paesi dell'Asia (Singapore e Kuwait) dell'Oceania (Papua Nuova Guinea e Kiribati), del Sudamerica (Venezuela) e dell'Africa (Zimbabwe) sono gli ultimi ad avere ratificato, in questi mesi, la Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, portando quindi a 138 (Unione Europea compresa) il numero degli Stati che hanno proceduto a questo passo, così come ha fatto anche l'Italia già all'inizio del 2009 (Legge 18/09).

Lo Zimbabwe, inoltre, è stato anche il 78° Stato a ratificare il Protocollo Opzionale alla Convenzione, ovvero quel testo che consente al Comitato sui Diritti Umani delle Persone con Disabilità di ricevere anche ricorsi individuali - di singoli o di gruppi di individui - e di avviare eventuali procedure d'inchiesta. Qui in calce, presentiamo entrambi gli elenchi aggiornati.

Ancora buone notizie arrivano poi dai nostri "vicini elvetici": dopo infatti che nel giugno scorso avevamo segnalato l'approvazione della ratifica da parte del Consiglio Nazionale della Svizzera, registriamo ora anche il fondamentale voto favorevole da parte della Commissione Sicurezza Sociale Sanità e Sanità del Consiglio degli Stati, composto, quest'ultimo, da due rappresentanti per ogni Cantone della Confederazione.

Grande soddisfazione per tale pronunciamento è stata espressa sia da Égalité Handicap, centro elvetico specializzato nelle questioni legate al diritto alla parità da parte delle persone con disabilità (con sezioni sia in lingua francese, che tedesca e italiana), sia dalla DOK, la Conferenza Nazionale Svizzera delle Organizzazioni di Aiuto Privato delle Persone con Disabilità, che nei mesi scorsi si erano incontrati con i membri del Consiglio degli Stati, per spiegare l'importanza della Convenzione ONU anche per le persone con disabilità della Svizzera, così come per tutte le altre persone con disabilità del mondo.

Per completare a questo punto l'iter della ratifica, bisognerà presumibilmente attendere la prossima sessione invernale del Plenum del Consiglio degli Stati. (S.B.)

Sono questi i 138 Paesi (compresa l'Unione Europea), che ad oggi, 8 novembre 2013, appaiono nell'elenco ufficiale prodotto dall'ONU, come ratificatori della Convenzione. L'ordine è cronologico ed è quello che risulta dalla data pubblicata nel portale dell'ONU:

- Giamaica (30 marzo 2007) - Ungheria (20 luglio 2007) - Panama (7 agosto 2007) - Croazia (15 agosto 2007) - Cuba (6 settembre 2007) - Gabon (1° ottobre 2007) - India (1° ottobre 2007) - Bangladesh (30 novembre 2007) - Sudafrica (30 novembre 2007) - Spagna (3 dicembre 2007) - Namibia (4 dicembre 2007) - Nicaragua (7 dicembre 2007) - El Salvador (14 dicembre 2007) - Messico (17 dicembre 2007) - Perù (30 gennaio 2008) - Guinea (8 febbraio 2008) - San Marino (22 febbraio 2008) - Giordania (31 marzo 2008) - Tunisia (2 aprile 2008) - Ecuador (3 aprile 2008) - Mali (7 aprile 2008) - Egitto (14 aprile 2008) - Honduras (14 aprile 2008) - Filippine (15 aprile 2008) - Slovenia (24 aprile 2008) - Qatar (13 maggio 2008) - Kenya (19 maggio 2008) - Arabia Saudita (24 giugno 2008) - Niger (24 giugno 2008) - Australia (17 luglio 2008) - Thailandia (29 luglio 2008) - Cile (29 luglio 2008) - Brasile (1° agosto 2008) - Cina (1° agosto 2008) - Argentina (2 settembre 2008) - Paraguay (3 settembre 2008) - Turkmenistan (4 settembre 2008) - Nuova Zelanda (25 settembre 2008) - Uganda (25 settembre 2008) - Austria (26 settembre 2008) - Costarica (1° ottobre 2008) - Vanuatu (23 ottobre 2008) - Lesotho (2 dicembre 2008) - Corea del Sud (11 dicembre 2008) - Ruanda (15 dicembre 2008) - Svezia (15 dicembre 2008) - Oman (6 gennaio 2009) - Azerbaijan (28 gennaio 2009) - Uruguay (11 febbraio 2009) - Germania (24 febbraio 2009) - Yemen (26 marzo 2009) - Guatemala (7 aprile 2009) - Marocco (8 aprile 2009) - Sudan (24 aprile 2009) - Isole Cook (8 maggio 2009) - Mongolia (13 maggio 2009) - Italia (15 maggio 2009) - Gran Bretagna (8 giugno 2009) - Belgio (2 luglio 2009) - Siria (10 luglio 2009) - Haiti (23 luglio 2009) - Burkina Faso (23 luglio 2009) - Danimarca (24 luglio 2009) - Serbia (31 luglio 2009) - Repubblica Dominicana (18 agosto 2009) - Malawi (27 agosto 2009) - Portogallo (23 settembre 2009) - Laos (25 settembre 2009) - Repubblica Ceca (28 settembre 2009) - Turchia (28 settembre 2009) - Seychelles (2 ottobre 2009) - Iran (23 ottobre 2009) - Montenegro (2 novembre 2009) - Tanzania (10 novembre 2009) - Bolivia (16 novembre 2009) - Algeria (4 dicembre 2009) - Mauritius (8 gennaio 2010) - Zambia (1° febbraio 2010) - Ucraina (4 febbraio 2010) - Francia (18 febbraio 2010) - Lettonia (1° marzo 2010) - Canada (11 marzo 2010) - Bosnia-Erzegovina (12 marzo 2010) - Emirati Arabi Uniti (19 marzo 2010) - Maldive (5 aprile 2010) - Nepal (7 maggio 2010) - Slovacchia (26 maggio 2010) - Etiopia (7 luglio 2010) - Malaysia (19 luglio 2010) - Lituania (18 agosto 2010) - Senegal (7 settembre 2010) - Moldavia (21 settembre 2010) - Armenia (22 settembre 2010) - Nigeria (24 settembre 2010) - Sierra Leone (4 ottobre 2010) - Saint Vincent e Grenadine (29 ottobre 2010) - Unione Europea (23 dicembre 2010) - Romania (31 gennaio 2011) - Togo (1° marzo 2011) - Colombia (10 maggio 2011) - Belize (2 giugno 2011) - Cipro (27 giugno 2011) - Pakistan (5 luglio 2011) - Bahrein (22 settembre 2011) - Lussemburgo (26 settembre 2011) - Capo Verde (10 ottobre 2011) - Indonesia (30 novembre 2011) - Myanmar (7 dicembre 2011) - Macedonia (29 dicembre 2011) - Bulgaria (22 marzo 2012) - Mozambico (30 gennaio 2012) - Mauritania (3 aprile 2012) - Estonia (30 maggio 2012) - Grecia (31 maggio 2012) - Gibuti (18 giugno 2012) - Nauru (27 giugno 2012) - Benin (5 luglio 2012) - Liberia (26 luglio 2012) - Ghana (31 luglio 2012) - Afghanistan (18 settembre 2012) - Swaziland (24 settembre 2012) - Polonia (25 settembre 2012) - Russia (25 settembre 2012) - Israele (28 settembre 2012) - Dominica (1° ottobre 2012) - Malta (10 ottobre 2012) - Cambogia (20 dicembre 2012) - Albania (11 febbraio 2013) - Barbados (27 febbraio 2013) - Iraq (20 marzo 2013) - Norvegia (3 giugno 2013) - Palau (11 giugno 2013) - Singapore (18 luglio 2013) - Kuwait (22 agosto 2013) - Zimbabwe (23 settembre 2013) - Venezuela (24 settembre 2013) - Papua Nuova Guinea (26 settembre 2013) - Kiribati (27 settembre 2013).

Per quanto riguarda invece il Protocollo Opzionale alla Convenzione (testo che consente al Comitato sui Diritti Umani delle Persone con Disabilità di ricevere anche ricorsi individuali - di singoli o di gruppi di individui - e di avviare eventuali procedure d'inchiesta), a ratificarlo sono stati finora i seguenti 78 Paesi:

- Ungheria (20 luglio 2007) - Panama (7 agosto 2007) - Croazia (15 agosto 2007) - Sudafrica (30 novembre 2007) - Spagna (3 dicembre 2007) - Namibia (4 dicembre 2007) - El Salvador (14 dicembre 2007) - Messico (17 dicembre 2007) - Perù (30 gennaio 2008) - Guinea (8 febbraio 2008) - San Marino (22 febbraio 2008) - Tunisia (2 aprile 2008) - Ecuador (3 aprile 2008) - Mali (7 aprile 2008) - Slovenia (24 aprile 2008) - Bangladesh (12 maggio 2008) - Arabia Saudita (24 giugno 2008) - Niger (24 giugno 2008) - Cile (29 luglio 2008) - Brasile (1° agosto 2008) - Argentina (2 settembre 2008) - Paraguay (3 settembre 2008) - Uganda (25 settembre 2008) - Austria (26 settembre 2008) - Costarica (1° ottobre 2008) - Ruanda (15 dicembre 2008) - Svezia (15 dicembre 2008) - Azerbaijan (28 gennaio 2009) - Germania (24 febbraio 2009) - Yemen (26 marzo 2009) - Guatemala (7 aprile 2009) - Marocco (8 aprile 2009) - Sudan (24 aprile 2009) - Isole Cook (8 maggio 2009) - Mongolia (13 maggio 2009) - Italia (15 maggio 2009) - Belgio (2 luglio 2009) - Siria (10 luglio 2009) - Haiti (23 luglio 2009) - Burkina Faso (23 luglio 2009) - Serbia (31 luglio 2009) - Gran Bretagna (7 agosto 2009) - Repubblica Dominicana (18 agosto 2009) - Australia (21 agosto 2009) - Portogallo (23 settembre 2009) - Turchia (28 settembre 2009) - Montenegro (2 novembre 2009) - Tanzania (10 novembre 2009) - Bolivia (16 novembre 2009) - Nicaragua (2 febbraio 2010) - Ucraina (4 febbraio 2010) - Francia (18 febbraio 2010) - Bosnia-Erzegovina (12 marzo 2010) - Nepal (7 maggio 2010) - Slovacchia (26 maggio 2010) - Honduras (16 agosto 2010) - Lituania (18 agosto 2010) - Lettonia (31 agosto 2010) - Nigeria (24 settembre 2010) - Saint Vincent e Grenadine (29 ottobre 2010) - Turkmenistan (10 novembre 2010) - Togo (1° marzo 2011) - Cipro (27 giugno 2011) - Lussemburgo (26 settembre 2011) - Uruguay (28 ottobre 2011) - Macedonia (29 dicembre 2011) - Mozambico (30 gennaio 2012) - Mauritania (3 aprile 2012) - Estonia (30 maggio 2012) - Grecia (31 maggio 2012) - Gibuti (18 giugno 2012) - Benin (5 luglio 2012) - Ghana (31 luglio 2012) - Afghanistan (18 settembre 2012) - Swaziland (24 settembre 2012) - Dominica (1° ottobre 2012) - Malta (10 ottobre 2012) - Palau (11 giugno 2013) - Zimbabwe (23 settembre 2013).

Suggeriamo anche la consultazione di: www.un.org/disabilities.

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