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Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ONLUS
Consiglio Regionale della Lombardia


IL BLOCNOTES

NOTIZIARIO INFORMATIVO DEL CONSIGLIO REGIONALE LOMBARDO DELL'UNIONE ITALIANA DEI CIECHI E DEGLI IPOVEDENTI

A cura di Massimiliano Penna

Novembre 2013

SOMMARIO

Legge di stabilità 2014: ripristinati i contributi all'Unione e nessun requisito reddituale per l'indennità d'accompagnamento

Giungono fortunatamente buone notizie dal fronte "Legge di Stabilità 2014".

facendo seguito alla circolare n. 239/2013 con cui la Presidenza Nazionale U.I.C.I. dava la buona notizia della presenza, nella Legge di Stabilità, dei contributi previsti dalle leggi 379/1993, 24/1996 e 282/98; (contributi concessi nelle misure originarie), con la circolare n. 246 la stessa ha reso noto ufficialmente che anche il paventato assoggettamento ad un requisito reddituale dell'indennità d'accompagnamento concessa agli ultrasessantacinquenni è scongiurata.

Si tratta di 2 vittorie importanti su 2 fronti di vitale importanza per l'integrazione delle persone affette da deficit visivo.

"Siamo un po' più sereni" recita l'oggetto della circolare n. 246, e ciò è indubbiamente vero. Appare tuttavia evidente che la serenità indotta dal risultato ottenuto non debba indurre nel modo più assoluto ad un ottimismo smodato per il futuro; l'obiettivo appena raggiunto, come si comprende chiaramente dalle parole del Presidente Daniele, è il frutto di un'intensa e costante opera di sensibilizzazione attuata a tutti i livelli, a partire dalle realtà periferiche, e detta attività mai come ora non deve venir meno nel modo più assoluto. I rischi sono per ora scongiurati, ma le ipotesi circolate nelle scorse settimane rappresentano in prospettiva un campanello d'allarme che non deve fare "abbassare la guardia" a nessun livello.

Alla buona notizia del ripristino dei contributi a favore dell'Unione, scrive il Presidente Daniele, seguiva subito dopo la pessima notizia che la Legge di Stabilità prevedeva anche l'assoggettamento dell'indennità di accompagnamento ad un tetto di reddito di Euro 40.000. Naturalmente, questa notizia ha creato allarme e preoccupazioni e ha spento immediatamente la gioia che ci aveva provocato la prima notizia.

Oggi, sono in grado di dirvi che tutte e due le notizie che sto per darvi sono di segno positivo: è ufficiale, ormai, che l'indennità di accompagnamento è tornata ad essere al solo titolo della minorazione ed i contributi dell'Unione sono ancora presenti nel testo ufficiale della Legge di Stabilità presentata al Senato. Abbiamo motivo di ritenere che l'iter di detta legge, che durerà un paio di mesi, non debba modificare quanto previsto per noi.

Erano circolate voci contrastanti da parte di autorevoli rappresentanti del Governo: il Ministro della Pubblica Amministrazione e Semplificazione, Gianpiero D'Alia, aveva riferito che nel Consiglio dei Ministri il tetto del reddito per l'indennità di accompagnamento era stato elevato da 40.000 Euro a 60.000; mentre il Sottosegretario al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Maria Cecilia Guerra, aveva rilasciato una dichiarazione secondo la quale i disabili non avevano motivo di preoccuparsi perché il riferimento all'indennità di accompagnamento era stato eliminato dalla Legge di Stabilità.

Ero al Senato e, parlando dei nostri problemi al Sen. Luigi Zanda, gli ho riferito delle voci contrastanti sull'indennità di accompagnamento. Lui ha alzato il telefono ed ha avuto la conferma dal Sottosegretario Guerra che il problema dell'indennità di accompagnamento non era presente nella Legge di Stabilità.

Chiamandomi Tommaso, ho voluto aspettare di vedere il testo presentato al Senato, nel quale in effetti non c'è traccia di un tetto di reddito all'indennità di accompagnamento. Finalmente ho potuto tirare un sospiro di sollievo: ancora una volta l'indennità di accompagnamento, che abbiamo difeso per più di 25 anni, rimane al titolo della minorazione.

Permettetemi di dire che si tratta di un grande successo del mondo della disabilità, al quale l'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ha contribuito in modo particolare perché è stata l'unica associazione che ha difeso l'indennità al titolo della minorazione con le unghie e con i denti, creando una diversa cultura sull'argomento: gioverà ricordare che la FISH per un lungo tempo ha sostenuto la priorità dei servizi rispetto alla compensazione monetaria; la stessa FAND è stata sempre più disponibile a prendere in considerazione l'ipotesi di una riduzione dell'indennità a livello nazionale nella prospettiva che potesse essere integrata a livello regionale. In questa circostanza tutte le organizzazioni di disabili si sono mosse tempestivamente con una sola voce, obbligando il Governo a fare marcia indietro.

Dire che siamo contenti ed orgogliosi è dire poco. Siamo soprattutto convinti di aver combattuto una battaglia giusta e di aver difeso un diritto inalienabile.

Di vittoria dell'Unione si deve parlare anche a proposito del ripristino, per il 2014, dei contributi. L'argomento vincente, in questo caso, è rappresentato dal fatto che essi sono finalizzati all'erogazione di servizi per i ciechi e gli ipovedenti; una scelta che in tempi non tanto recenti abbiamo fatto con lungimiranza leggendo i cambiamenti del tempo, mentre altre associazioni hanno limitato la propria finalità alla tutela ed alla semplice rappresentanza dei propri iscritti. Vorrei ricordare, ancora una volta, che i nostri servizi devono essere erogati a tutti, agli iscritti ed ai non iscritti, perché sono figli di un finanziamento pubblico.

Al mio paese si dice che "il grano diventa farina quando torna dal mulino" e la Legge di Stabilità deve essere ancora approvata al Senato ed alla Camera dei Deputati. Come dicevo prima, però, ho motivo di ritenere che per quel che ci riguarda dovremmo essere abbastanza tranquilli.

Godiamoci, quindi, questo momento di serenità e pensiamo a costruire il futuro della nostra associazione. Voglio concludere ringraziando i colleghi della Direzione Nazionale, del Consiglio Nazionale ed i Presidenti Regionali e Provinciali che ho coinvolto nella battaglia della difesa dei nostri diritti. Prima ancora che cominciasse la discussione al Senato ho chiesto ai nostri dirigenti di entrare in contatto con i capi gruppo dei vari partiti del Senato e della Camera, e la risposta è stata puntuale: prima ancora che cominciasse l'esame della Legge di Stabilità avevo già preso appuntamenti con tutti. Non avendo avuto la necessità di difendere i nostri contributi, ho utilizzato gli incontri già fissati per difendere gli interessi della Biblioteca Italiana per Ciechi "Regina Margherita" di Monza, presentare interrogazioni parlamentari e proposte di legge soprattutto in materia di lavoro. Penso di aver gettato dei semi che, prima o poi, dovranno dare dei frutti.

Con questo auspicio vi saluto ringraziandovi ancora per l'affettuosa collaborazione.

IL PRESIDENTE NAZIONALE

Prof. Tommaso Daniele

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Riforma FORNERO - Trattamento anticipato di anzianità - Contribuzione figurativa - Penalizzazioni: comunicazioni della Presidenza Regionale e della presidenza nazionale U.I.C.I.

DALLA PRESIDENZA REGIONALE U.I.C.I.

Stanno giungendo da più parti richieste di informazioni e rassicurazioni da parte di nostri associati o loro famigliari circa i rischi per l'accesso alla pensione anticipata introdotta dalla legge 214 del 22 dicembre 2011.

Fermo restando che la situazione non è chiara e non è possibile fornire risposte certe, lo scenario è sostanzialmente il seguente.

Per quanto riguarda la maturazione del diritto alla pensione di vecchiaia, non ci sono stati segnalati o non siamo a conoscenza di problematiche particolari.

Ciò che invece desta preoccupazioni è l'accesso alla pensione cosiddetta anticipata che si verifica quando, pur non avendo raggiunto il limite massimo di età, è stata raggiunta l'anzianità contributiva.

Si tratta in buona sostanza del fatto che il calcolo per maturare il diritto alla pensione anticipata viene effettuato sulla base della prestazione effettiva di lavoro, tenendo presente che sono compresi nella prestazione effettiva di lavoro i periodi di astensione obbligatoria per maternità, per assolvimento degli obblighi di leva, di infortunio e di malattia.

Pare che le assenze dal lavoro diverse da quelle sopra menzionate (legge 104, donazione sangue, ecc...) non siano conteggiabili ai fini dell'anzianità contributiva dando origine, in sostanza, a 3 situazioni:

1) si richiede comunque la pensione anticipata e si accetta la penalizzazione prevista;

2) si incrementa l'anzianità contributiva di un numero di giorni di servizio effettivo corrispondenti alle "assenze" effettuate evitando la penalizzazione;

3) si prolunga l'attività fino al raggiungimento dell'età anagrafica per cui matura il diritto alla pensione di vecchiaia.

Come già detto, non è possibile allo stato attuale fornire ulteriori informazioni; sappiamo solo che la Presidenza Nazionale U.I.C.I. si è attivata al fine di ottenere indicazioni più precise ma siamo ancora in

attesa che le stesse vengano fornite dagli uffici competenti.

Nell'attesa, vi invitiamo a prendere attenta visione della relativa informativa diffusa dalla stessa Presidenza Nazionale U.I.C.I. diffusa con circolare n. 238/2013, e che si riporta di seguito.

Circolare della presidenza nazionale u.i.c.i. n. 238, diramata in data 15/10/2013

Riforma FORNERO - Trattamento anticipato di anzianità - Contribuzione figurativa - Penalizzazioni

Cari amici,

da più parti si rincorrono voci allarmanti e spesso confuse sull'interpretazione della norma che permette di poter accedere, in via del tutto eccezionale e comunque fino al 2017, al trattamento anticipato di anzianità senza incorrere in penalizzazioni.

I dubbi si concentrano su come debbono essere considerate, ai fini del computo della base contributiva utile, le assenze disciplinate dalla legge n. 104/1992 per l'assistenza a familiari disabili gravi e le maggiorazioni figurative riservate ad alcune categorie di lavoratori, tra cui, di nostro specifico interesse, i minorati della vista.

Intanto, voglio inquadrare il problema da un punto di vista normativo; ci riferiamo in particolare all'art. 6, comma 2-quater, della legge 24.2.2012, n. 14, di conversione del decreto legge n. 216 del 2011, che va a modificare l'art. 24, comma 10, del decreto legge n. 201 del 2011, convertito nella legge 22.12.2011, n. 214.

In altri termini, il Legislatore ha previsto quanto segue: tutti coloro che, entro la data del 31 dicembre 2017, faranno valere una anzianità contributiva pari a 42 anni e 2 mesi se uomini e a 41 anni e 2 mesi se donne (requisiti parametrati secondo le previsioni dell'art. 24, comma 10, 3° e 4° periodo, decreto legge n. 201/2011, oltre all'assoggettamento alla speranza di vita), potranno accedere al pensionamento con un'età anagrafica inferiore ai 62 anni, senza incorrere nelle tanto temute penalizzazioni sull'ammontare della pensione (come è noto, per chi richiede il pensionamento prima dei 62 anni subisce la penalizzazione dell'1 per cento per ogni anno di anticipo entro un massimo di due anni e del 2 per cento per ogni ulteriore anno rispetto ai primi due).

La base contributiva utile a tal fine è quella derivante da prestazione effettiva di lavoro, sebbene la Riforma FORNERO abbia previsto delle deroghe relativamente ad alcuni istituti previdenziali che coprono figurativamente le assenze del dipendente, ovvero nel caso in cui l'anzianità figurativa derivi da astensione obbligatoria per maternità, per l'assolvimento degli obblighi di leva, per infortunio, per malattia e in sede di CIG ordinaria; esclusivamente nei citati casi, la contribuzione figurativa maturata viene sommata ai contributi effettivamente versati per il calcolo della base contributiva generale necessaria al raggiungimento dei 42 anni e 2 mesi se uomini e a 41 anni e 2 mesi se donne per l'anno 2013 (aumentati di un mese se raggiunti nel 2014 e numero mesi negli anni successivi) per accedere al trattamento anticipato di anzianità senza penalizzazioni (ricordiamo che trattasi di una norma transitoria, fino al 2017).

Stando alla ratio della norma, nulla viene detto, invece, per quanto riguarda i permessi ex legge n. 104/1992, art. 33, comma 3, per l'assistenza a familiari disabili gravi e, nel campo delle maggiorazioni previdenziali, relativamente ai mesi di anzianità figurativa concessi ai lavoratori portatori di handicap (di cui all'art. 80, comma 3, della legge n. 388/2000 e, per i non vedenti, di cui alla legge n. 113/1985, art. 9, comma 2, e alla legge n. 120/1991, art. 2).

Secondo una stima approssimativa, in caso di mancato riconoscimento dei periodi sopra indicati, la previsione è che la pensione slitti anche di due anni.

Considerato bene il problema, questa Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti già il 15 maggio 2013, con nota prot. N. 8191 (all. 1), si è rivolta al Ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, prof. GIOVANNINI, ed al Sottosegretario dr.ssa GUERRA, per valutare l'opportunità di includere, tra le deroghe alla Riforma FORNERO, anche i periodi di contribuzione figurativa in favore dei lavoratori disabili, specificamente con riferimento ai giorni di assenza dal lavoro per l'assistenza a familiare disabile (legge n. 104/1992, art. 33, comma 3), ai periodi di congedo straordinario di cui all'art. 42 del decreto legislativo 26.3.2001, n. 151, e alla maggiorazione figurativa riservata a particolari categorie di lavoratori per il carattere usurante dell'attività prestata (tra cui, appunto, i lavoratori non vedenti).

Ad ogni buon conto, abbiamo fatto riferimento anche ai permessi che il portatore di handicap grave percepisce per se stesso (legge n. 104/1992, art. 33, comma 6), per avere una autorevole conferma da parte del Ministro, anche se sappiamo bene che tale tipologia di assenza è equiparata alla presenza in servizio, quindi non dovrebbero esserci problemi in sede di computo della base contributiva generale connessa all'effettività del servizio prestato, nel rispetto dei reali bisogni della persona da una parte e dei princìpi di non discriminazione dei lavoratori dall'altra (art. 2, decreto legislativo n. 564/1996; Tribunale di MILANO, Sezione Lavoro, sentenza n. 2155 del 27.9.1999; Dipartimento Funzione Pubblica, nota 27.5.1999; circolare INPDAP 10.1.2002, n. 2; Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Direzione generale della tutela delle condizioni del lavoro, Ufficio VI, nota 5.5.2004, Prot. n. 15/0001920; art. 71, commi 4 e 5, decreto legge 112/2008, convertito, con modificazioni, nella legge 133/2008).

In assenza di riscontro, qualche giorno fa, abbiamo predisposto un intervento di sollecito, vedasi nota prot. N. 15964 (all. 2), visto che l'argomento necessita di un immediato approfondimento; sembra, infatti, evidente la contraddizione tra il diritto all'assistenza e alle agevolazioni lavorative, e l'allungamento dell'età pensionabile. Il rischio è che vengano messi in discussione i diritti acquisiti, rivedendo quanto già maturato. Naturalmente, auspico che al più presto vengano forniti i chiarimenti ministeriali in merito. La vicenda si potrebbe allargare anche a profili di carattere prettamente giuridico per via degli effetti retroattivi della riforma FORNERO. Numerosi cittadini hanno infatti beneficiato dei permessi garantiti dalla 104, ma al momento della scelta non potevano sapere che ciò avrebbe determinato uno slittamento della pensione.

Una questione delicata che la politica dovrà affrontare al più presto, magari con un intervento normativo ad hoc. Nel frattempo, infatti, vista la tempistica ristretta e raccogliendo le dichiarazioni dello stesso Ministro GIOVANNINI, intenzionato a risolvere il problema includendo ulteriori deroghe alla riforma FORNERO, ci siamo attivati anche sulla strada parlamentare, affinché venga recepito nella prossima Legge di Stabilità un emendamento presentato a nome della FAND che vada a tutelare i giusti diritti dei disabili e di chi li assiste.

Occorre una forte azione sindacale e delle associazioni di categoria per modificare questa iniquità sociale, da affrontare e risolvere al più presto.

Un autentico paradosso, soprattutto considerando che ormai da diversi anni si è aperto il dibattito sulla necessità di riconoscere un prepensionamento di 5 anni ai genitori con figli disabili (Atto CAMERA 82/2010 Testo Unico con Atti CAMERA n. 322, n. 331, n. 380, n. 527, n. 691, n. 870, n. 916, n. 1279, n. 1377, n. 1448, n. 1504, n. 1995 e n. 2273; Atti SENATO n. 107, n. 147 e n. 657); per non parlare, poi, di quanto previsto all'art. 24, comma 14, lett. e-bis del decreto Salva Italia (decreto-legge 6.12.2011, n. 201), così come modificato dall'art. 6, comma 2-septies, del decreto Mille proroghe (decreto-legge 29.12.2011, n. 216), che prevede che possano accedere al pensionamento i genitori che alla data del 31 ottobre 2011 risultano essere in congedo per assistere figli con disabilità grave, i quali maturino, entro 24 mesi dalla data di inizio del predetto congedo, il requisito contributivo di quaranta anni, indipendentemente dall'età anagrafica (in tal senso gli interessati eluderebbero la linea di demarcazione tra chi alla data del 31.12.2011 ha maturato i requisiti per la pensione con la previgente normativa e chi, non avendo raggiunto i requisiti, è soggetto alle nuove regole - circolare UICI n. 121/2012).

Naturalmente, sarà nostro impegno quello di tenere aggiornata tutta la base associativa, attraverso i mezzi di comunicazione targati UICI, sui futuri sviluppi della situazione.

Cordiali saluti.

IL PRESIDENTE NAZIONALE

Prof. Tommaso Daniele

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Il file .zip contenente la presente circolare unitamente ai relativi allegati può essere scaricato utilizzando il link di seguito riportato:

http://www.uiciechi.it/archivio/circolari/2013/10/2013238.zip

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giornale uici del 11-10-2013

Pensione anticipata: no a penalizzazioni per i disabili gravi e i loro familiari

di Bernadette Golisano

La Federazione fra le Associazioni nazionali dei disabili (FAND)si oppone agli effetti distorsivi della riforma Fornero in merito al calcolo dei contributi utili per la pensione anticipata dei lavoratori disabili gravi e dei loro familiari che li assistono.

La FAND annuncia pertanto una sua Proposta di emendamento che ponga rimedio a una norma discriminante che esclude dal conteggio permessi e congedi per disabilità.

Alla fine del 2011 (con le leggi 22 dicembre 2011, n. 214 e 24 febbraio 2012, n. 14), il sistema pensionistico italiano ha subito una profonda rivisitazione.

Accanto alla introduzione generalizzata del criterio contributivo ai fini del calcolo pensionistico e dell'innalzamento dell'età pensionabile, il legislatore ha introdotto l'istituto della pensione anticipata, probabilmente al fine di compensare le nuove rigide e penalizzanti regole e favorire i soggetti che hanno iniziato a lavorare in giovane età.

Accanto al requisito contributivo per poter accedere alla pensione anticipata è richiesta una età anagrafica minima pari a 62 anni. I soggetti che intendono anticipare l'accesso a tale pensione prima del sessantaduesimo anno di età, subiscono una penalizzazione, relativamente al suo importo con una decurtazione che è pari all'1% per i primi due anni e al 2% per ogni anno successivo.

La legge n. 14/2012 precisa che per i soggetti che maturano la predetta anzianità contributiva entro il 31 dicembre 2017 non operano le suddette penalizzazioni a condizione che i contributi maturati derivino esclusivamente "da prestazioni effettive di lavoro, includendo i periodi di astensione obbligatoria per maternità, per l'assolvimento degli obblighi di leva, per infortunio, per malattia e cassa integrazione guadagni ordinaria".

Per quanto riguarda il mondo della disabilità la situazione è da considerarsi grave: sono esclusi, infatti, dal conteggio i permessi mensili di cui all'articolo 33 della legge 104/92 i congedi retribuiti per l'assistenza a familiari con handicap grave o gravissimo, i periodi contributivi di cui alla legge n. 388/2000 e cioè i due mesi di contribuzione figurativa riconosciuti agli invalidi civili con percentuale superiore al 74% per ogni anno di servizio prestato a partire dalla data del riconoscimento e per un massimo di cinque anni di contribuzione.

La norma in questione, anche se per un periodo limitato (fino al 31 dicembre 2017) penalizza fortemente il mondo della disabilità, incidendo su quegli istituti che favoriscono l'assistenza al disabile grave attraverso permessi, congedo straordinario e riconoscimento di contributi figurativi aggiuntivi.

"Si tratta di una vera e propria discriminazione ingiustificata per i lavoratori disabili gravi e i loro familiari che li assistono - spiega il Presidente FAND Giovanni Pagano - in quanto tali lavoratori saranno disincentivati da utilizzare tali istituti di assistenza per avere la possibilità di un rapido accesso alla pensione anticipata."

Di qui la volontà della FAND di elaborare e far presentare in Parlamento un proprio emendamento all'articolo 6, comma 2-quater della legge 29 dicembre 2011, n. 214 che riporti tali istituti nell'ambito della equiparazione ai contributi derivanti da effettive prestazioni lavorative e quindi utili ai fini del calcolo della anzianità contributiva necessaria per accedere alla pensione anticipata.

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COMUNICATO STAMPA F.A.N.D. Lombardia: riconoscimento della LIS

Nel corso della seduta del 8 ottobre 2013, il Consiglio Regionale della Lombardia ha approvato la mozione presentata dal gruppo consiliare Lega Lombarda - Lega Nord - Padania relativa al riconoscimento della LIS, la Lingua dei Segni Italiana.

Il documento presentato in aula dal Consigliere leghista Angelo Ciocca, ha trovato un ampio consenso ed è stato votato da tutte le forze politiche presenti, sia di maggioranza sia di minoranza.

Secondo il Presidente Regionale della F.A.N.D. (Federazione tra le Associazioni Nazionali delle persone con Disabilità), Nicola Stilla, presente ai lavori del Consiglio «si tratta di un importantissimo riconoscimento, un atto di civiltà che fa onore alla Regione Lombardia che, in questo modo, recepisce i dettami della Convenzione sui Diritti delle Persone con Disabilità, approvata da un comitato ad hoc delle Nazioni Unite e ratificata dallo Stato Italiano con legge 3 marzo 2009, n. 18. Nonostante la ratifica - prosegue il Presidente Stilla - in Italia manca ancora un riconoscimento formale della LIS, mentre in molti paesi europei ed extra europei il riconoscimento giuridico è già realtà».

In particolare, la Convenzione, all'articolo 21 "Libertà di espressione e opinione, ed accesso all'informazione" stabilisce che: «Gli Stati Membri dovranno prendere tutte le misure adeguate per assicurare che le persone con disabilità possano esercitare il loro diritto alla libertà di espressione e opinione (....) attraverso la Lingua dei Segni Italiana (e) riconoscere e promuovere l'uso della Lingua Italiana.

Sì perché la LIS, Lingua dei Segni Italiana «è una vera e propria lingua - come si legge nella mozione - cioè un insieme strutturato ed organizzato di segni, con una grammatica precisa, una sintassi ed una morfologia propria, che quindi è assai limitativo ridurla a semplice gestualità».

L'approvazione della mozione è doppiamente importante in quanto, oltre a promuovere la piena integrazione delle persone sorde mediante il sostegno a tutte le iniziative utili a favorire l'acquisizione da parte loro della lingua orale e scritta, promuovendo altresì l'acquisizione e l'uso della LIS, impegna la Giunta Regionale a promuovere presso il Parlamento Italiano l'accreditamento della LIS quale lingua propria della comunità dei sordi, con pari importanza e dignità di tutte le altre lingue europee e mondiali conosciute e accreditate.

Secondo Virginio Castelnuovo, Presidente Regionale dell'ENS (Ente Nazionale per la protezione e l'assistenza dei Sordi, associazione aderente alla FAND) «la mozione rappresenta un passo fondamentale verso l'abbattimento delle barriere della comunicazione. Ora, occorre lavorare ad un testo di legge regionale per introdurre tutte quelle disposizioni necessarie affinché i principi contenuti nella mozione vengano tradotti in qualcosa di più concreto, in grado di incidere realmente sulla vita delle persone sorde, auspicando che ciò sia di stimolo al Parlamento affinché adotti norme per omogeneizzare la situazione su tutto il territorio nazionale».

Il Presidente Stilla ed il Presidente Castelnuovo, con viva soddisfazione, esprimono al Consigliere Angelo Ciocca che ha presentato la mozione ed a tutti i Consiglieri di maggioranza e di minoranza, la gratitudine della FAND e dell'ENS per l'impegno profuso e per l'attenzione dimostrata, anche in questa occasione, nei confronti delle persone con disabilità.

Ufficio stampa FAND Lombardia

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Nuove modalità di richiesta della Carta Regionale dei Trasporti (CRT)

A seguito delle novità introdotte dall'art. 15 della legge 183 del 2011 e dell'entrata in vigore della Direttiva del Ministro della Pubblica Amministrazione e della Semplificazione del 22 dicembre 2011, relative alle nuove disposizioni in materia di certificati e dichiarazioni sostitutive, Regione Lombardia ha predisposto nuove modalità di richiesta della Carta Regionale dei Trasporti (CRT).

In particolare, oltre alla tradizionale modulistica cartacea reperibile presso gli uffici postali, presso gli SpazioRegione e sul sito internet di Regione, è da oggi possibile presentare la domanda per la CRT anche "online" all'indirizzo http://www.crtonline.servizirl.it.

Tale sistema consente al cittadino, in particolare, di ridurre i tempi per l'istruttoria e di tener sempre sotto controllo la situazione della propria agevolazione.

In base al Codice dell'Amministrazione Digitale (d.lgs. 82/05) la domanda presentata tramite il nuovo applicativo dovrà essere firmata tramite una delle seguenti modalità alternative:

a) firma digitale;

b) invio elettronico dell'autocertificazione sottoscritta manualmente.

Nella prima ipotesi sono necessari:

1) PC con connessione internet e scanner,

2) lettore di smart card,

3) software per la firma digitale (di norma fornito assieme al lettore),

4) carta regionale dei servizi (CRS) del socio,

5) scansione carta d'identità in corso di validità del socio.

Nella seconda ipotesi, sono necessari:

1) PC con connessione internet e scanner,

2) scansione della domanda con firma autografa del socio,

3) scansione carta d'identità in corso di validità del socio.

Le Sezioni Provinciali dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti sono disponibili a fornire il necessario supporto tecnico per la compilazione della richiesta.

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Dalla sezione di lecco

corso di coordinazione motoria e karate adattato

L'Associazione Sportiva Dilettantistica DINAMIC KARATÉ ASD Contatto con Salvatore Messina, Sito:

www.dinamickarate.it propone un corso di coordinazione motoria e karate adattato. Il corso si rivolge a quelle persone il cui sviluppo motorio appare impacciato e i movimenti non sono ben coordinati fra loro. Recuperare il controllo del proprio corpo, scoprirsi in grado di compiere dei gesti che apparivano non possibili, muovere gli arti in modo segmentario, sviluppare le capacità oculo-segmentarie, comprendere il senso di appartenenza ad un gruppo che compie gli stessi gesti, sono dei passaggi imprescindibili in un percorso che miri a sviluppare le autonomie della persona con disabilità e lo persegua attraverso un appropriato approccio corporeo.

Il corso base è rivolto a tutte quelle persone che sono in grado di porre una seppur minima attenzione al fare del movimento e che gradiscano un approccio strutturato.

Il corso si pone come obiettivi quelli di: valorizzare le risorse della persona, dando la possibilità di esprimersi attraverso il movimento in modo nuovo e condiviso; avvicinare i partecipanti alla percezione del proprio corpo per rafforzare il senso della corporeità e dei confini; favorire il passaggio da un corpo passivo ad un corpo attivo; arricchire l'immagine corporea dei partecipanti, nutrendo l'autostima e ampliando gli schemi motori abituali; far migliorare le capacità motorie generali; migliorare il comportamento, la disciplina e il rapporto con il gruppo.

Lo scopo di questo corso diventa quindi il rafforzamento dell'autostima attraverso la pratica motoria. Verranno appositamente inseriti spunti di discipline orientali strutturate proprio per facilitare la memorizzazione e quindi la performance degli esercizi.

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Dalla sezione di milano

Listino Abbonamenti alla stampa associativa anno 2014: periodici editi dalla sezione u.i.c.i. di milano

L'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti - Sezione provinciale di Milano, propone i suoi tradizionali periodici in braille il cui abbonamento è rimasto invariato.

- Voce Amica, periodico mensile, 11 numeri, 64 pagg., euro 26,00;

- Ora Serena, periodico mensile, 11 numeri, 52 pagg., euro 25,00.

Il Calendario 2014 in braille è disponibile al costo di euro 10,00.

Il numero del conto corrente postale su cui effettuare il versamento è

57073207, intestato a Unione Italiana Ciechi - periodici e pubblicazioni varie - via Mozart 16, 20122 Milano.

Trascriviamo di seguito il breve comunicato agli abbonati, a firma di Mario Censabella:

«Ai Lettori.

Quale potrebbe essere il miglior approccio con i Signori abbonati: accarezzarli con lusinghieri aggettivi esprimenti affetto e simpatia o proporre il messaggio con le più naturali parole? Sono per questa soluzione.

Così, ecco a ricordare che il 2013 è al declino e che ormai penso si debba proporre pensando all'imminente 2014. In questa ottica, il mio impegno ma, soprattutto, la collaborazione di tutti coloro che sono impegnati a che Voce Amica e Ora Serena siano confezionate e spedite non muterà mai; mi auguro e ci auguriamo tutti che l'attenzione, la simpatia e la disponibilità di Voi tutti non abbia mai a mutare affinché queste nostre iniziative, che affondano nel tempo le loro antiche scaturigini, abbiano a continuare per contribuire a che la cultura e l'informazione non siano mai a restare perché questo nostro "benedetto" Braille ci assista sempre per i nostri rapporti con il mondo.

Le quote di abbonamento rimangono invariate; ed ora, a conclusione, formulo i miei più cari saluti anche a nome di tutti coloro che attribuiscono molta importanza a questo nostro lavoro.»

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Dal Centro Regionale Tiflotecnico

nuovo prodotto in catalogo: glucometro parlante

Si informa che è finalmente disponibile presso il Centro Regionale Tiflotecnico della Lombardia un nuovo glucometro parlante per la misurazione della glicemia.

Il nuovo glucometro ha un costo di euro 98,00 iva compresa al 4%. Le strisce reattive vengono vendute in confezioni da 25 al costo di euro 23,00 (iva inclusa).

Il Centro Regionale Tiflotecnico propone un'offerta di lancio, riservata ai soci UICI, valida fino al 30 novembre: un glucometro parlante più 5 confezioni di strisce reattive al costo di euro 99,00 più costo di spedizione. Si fa presente che in Lombardia è possibile ottenere le strisce reattive specifiche attraverso le farmacie a carico del sistema sanitario, quindi a costo zero per le persone aventi diritto.

Per maggiori informazioni, contattare il Centro Regionale Tiflotecnico al numero 02.76.02.39.22.

Il Centro Regionale Tiflotecnico, sito a Milano in Via Mozart 16, rispetta i seguenti orari:

martedì, mercoledì e venerdì dalle 10 alle 13 e dalle 14 alle 18. Sabato dalle 10 alle 13 e dalle 14 alle 17.

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Comunicazioni varie

Dal consiglio regionale U.I.C.I.

Pilates in ascolto: corso di pilates rivolto a non vedenti e ipovedenti

Si comunica che ha preso ufficialmente il via il progetto "Pilates in ascolto", corso di Pilates per non vedenti e ipovedenti.

Il corso, che si svolge presso la sala di psicomotricità dell'Istituto Comprensivo Montessori in via Montessori 10 a Bollate (a 100 mt dalla stazione delle ferrovie nord di Bollate centro), si sviluppa in 30 lezioni

con cadenza settimanale, tutti i martedì dalle 19 alle 20.

Al corso, che è completamente gratuito per i non vedenti, possono partecipare anche gli accompagnatori che corrisponderanno una quota minima per coprire i costi di assicurazione (obbligatoria).

Per informazioni ed accordi logistici e/o accompagnamenti, inviare una e-mail all'indirizzo lifepilates.monica@yahoo.it.

DALL'I.Ri.Fo.R. LOMBARDIA

Progetto NIVALIS: Intervento Precoce a Milano.

Il 7 novembre 2013 verrà inaugurato il servizio di Intervento Precoce a Milano, presso i locali di Villa Mirabello (Via Villa Mirabello, 6 - Milano). Il progetto, denominato NIVALIS, nasce da una collaborazione tra il nostro Istituto per la Ricerca, la Formazione e la Riabilitazione (I.Ri.Fo.R.), la Fondazione Villa Mirabello e la Fondazione ARCHE' e si rivolge a famiglie con bambini minorati della vista tra gli 0 e i 6 anni, anche con eventuali disabilità aggiuntive, con particolare attenzione alle situazioni di disagio psichico.

In questa prima fase, il servizio proporrà i percorsi terapeutici di stimolazione basale, stimolazione visiva, psicomotricità e fisioterapia.

Per informazioni, è possibile contattare la responsabile Organizzativa del Servizio, la Sig.ra Silvia Marzoli: 334/63.40.071 - e-mail: silvia.marzoli@gsmboy.it.

Dalla sezione di brescia

Comunichiamo che il Teatro Grande mette a disposizione delle Associazioni che ne fanno richiesta alcuni posti per gli spettacoli della Stagione d'Opera, compatibilmente con le disponibilità ed esigenze tecniche di ogni recita.

Per informazioni in merito alla disponibilità ed ai prezzi, invitiamo gli interessati a contattare la segreteria sezionale al numero 030.2209416.

Si riportano gli appuntamenti previsti per novembre e dicembre.

- sabato 23 novembre ore 20.30 e domenica 24 novembre ore 15.30: Giselle (Balletto Yacobson di San Pietroburgo);

- venerdì 29 novembre ore 20.30 e domenica 1 dicembre ore 15.30: L'olandese volante;

- venerdì 13 dicembre ore 20.30 e domenica 15 dicembre ore 15.30: Tancredi.

Comunichiamo che la Chiesa dell'Arte e Pemart srl, con il patrocinio del comune di Carrara e la collaborazione dell'Istituto del marmo di Carrara Pietro Tacca, indicono la seconda edizione del simposio di scultura in marmo con artisti non vedenti "Le mani per creare" che si svolgerà da lunedì 18 agosto a domenica 24 agosto 2014.

Le opere eseguite dovranno attenersi al tema "ALIMENTAZIONE E AMBIENTE".

La partecipazione è riservata a persone di ogni nazionalità, senza limiti di età, ipo e/o non vedenti

La domanda di partecipazione, redatta sul modello allegato al bando e almeno 3 foto dell'opera che si intende presentare, dovranno essere inviati entro e non oltre il 28 Febbraio 2014 (farà fede il timbro postale) all'indirizzo di posta elettronica info.pemart@gmail.com o al seguente indirizzo: PEMART S.R.L.

Via Martiri del Lavoro 4, 54033 Carrara (MS).

Per i dettagli del bando contattare la segreteria sezionale al numero 030 2209416.

Informiamo che sul sito www.slowtime.it/itinerariProvincia.htm, l'associazione Slowtime ha pubblicato cinque nuovi itinerari turistici per tutti dislocati in alcune aree turisticamente significative, ma anche poco note, della provincia di Brescia e corredati dai "consigli della tartaruga" per tutte le informazioni sull'accessibilità dei percorsi per le persone con disabilità e per chi ama il turismo lento. In segreteria sezionale è consultabile il pieghevole dell'iniziativa.

Dalla sezione di como

NUOVO AUDIOLIBRO DISPONIBILE NELLA CD-TECA SEZIONALE

Nuovo audiolibro a disposizione dei soci dal titolo: "Il paradiso non può attendere", testimonianza sulla vita della dottoressa Ludovica, medico all'ospedale di Gravedona, a cura di Sonia Barini, i cui proventi sono devoluti all'Associazione ALSO, (Associazione Lariana Sostegno Oncologico) di Como.

Vi invitiamo a contattare la Segreteria per prenotarlo.

Registrazione dell'incontro con Andrea Vitali del 12 ottobre 2013

I soci che lo desiderano possono richiedere alla Segreteria sezionale il CD in formato MP3 della durata di circa 2 ore ed un quarto con la registrazione dell'interessante incontro tenuto sabato 12 ottobre con l'autore Andrea vitali. Una cinquantina di persone tra soci, familiari, volontari e conoscenti hanno assistito con molta attenzione all'incontro, ponendo anche numerose domande. Si è trattato di un pomeriggio che ha coinvolto lo scrittore lecchese, brioso e simpatico come sempre, che ringraziamo di cuore per la disponibilità.

Pomeriggi insieme

Ricordiamo ai soci, familiari e volontari che nei pomeriggi di giovedì, dalle ore 15 alle ore 17, ci ritroviamo in sezione per vivere un momento di aggregazione coordinato dalla nostra consigliera Maria Pia con spazio alla manualità con realizzazione di piccoli lavoretti, letture, musica e canto, merenda e conoscenza personale.

Dalla sezione di milano

Dal circolo paolo bentivoglio: incontri di danza rinascimentale

L'Associazione Danze Antiche propone 6 incontri di danza rinascimentale con inizio da giovedì 7 novembre alle ore 17.00, con il seguente programma: introduzione al mondo rinascimentale, il nuovo ruolo dell'uomo e della donna, la danza come armonia ed energia di gruppo.

Quota omnicomprensiva euro 20,00. Iscrizioni presso il Circolo.

DAL CIRCOLO PAOLO BENTIVOGLIO: manifestazione artistica dilettantistica

Vuoi cimentarti nel canto? Hai attitudini artistiche? Suoni uno strumento? Sai declamare ad arte poesie o raccontare storielle? Ti aspettiamo alla manifestazione d'Arte per dilettanti prevista per domenica 24 novembre alle ore 15.30.

Per questioni organizzative, si potranno esibire solo 10/12 persone. Per comunicare le adesioni telefonare entro il 15 novembre ad Erica Monteneri dalle 18 alle 21 o a Piero Pizzarelli. Per ottenere i relativi recapiti telefonici, contattare la Sezione U.I.C.I. di Milano.

Gruppo sportivo non vedenti: raccolta materiale per i bambini non vedenti della scuola "Saint Lucy" in Kenia

Anche quest'anno il Gruppo Sportivo desidera intraprendere l'iniziativa di raccolta materiale per i bambini non vedenti della scuola "Saint Lucy", in Kenia. Sono graditi: carta braille, tavolette, orologi braille, bastoncini bianchi, capi di abbigliamento, zainetti, giochi, palloni da calcio sonori, radio con lettore CD e strumenti musicali.

Per informazioni rivolgersi a Giovanna Gossi: e-mail giovanna.gossi@alice.it.

Calendario Braille 2014 e opuscolo braille "Perché si dice - Perché si fa"

La Biblioteca del Libro Parlato "Marcello Mecchia" di Pordenone ha predisposto anche per il 2014 un calendario braille, disponibile su prenotazione, del costo di 10,00 Euro, composto da 45 pagine comprendenti: tradizionali informazioni sui mesi, i Santi e le festività, lo zodiaco, le fasi lunari, le indicazioni per l'imbottigliamento dei vini, l'orario del sorgere e del tramonto del sole ed alcune note spicciole sulla natura e direzione dei venti. Oltre al calendario, la Biblioteca ha preparato un fascicolo in braille, denominato "perché si dice - perché si fa", curiosità sui principali modi di dire e sulle origini di alcune tradizioni popolari. Il fascicolo è stato realizzato con l'unico scopo di rispondere a quanti infatti, almeno una volta nella vita, si saranno chiesti il perché o l'origine di alcuni modi di dire o di fare, come "acqua in bocca", "il gioco non vale la candela" o il perché del colore del vestito di Babbo Natale, unitamente all'origine dello zampone o della cravatta, trovando risposta in brevi schede, racchiuse in 65 pagine.

Costo 10,00 Euro. La produzione è creata, elaborata, stampata ed assemblata in loco. U.I.C.I. Pordenone Biblioteca del Libro Parlato "Marcello Mecchia" Tel. 0434-21941. e-mail: uicpn@uiciechi.it.

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Dalla fondazione lucia guderzo

Concorso di lettura braille "LUCY BRAILLE 2013"

Si riporta di seguito il bando integrale relativo al concorso di lettura Braille in oggetto.

1. Finalità

La Fondazione Lucia Guderzo Onlus, nata nel settembre 2012 per ricordare e proseguire l'attività della compianta dottoressa Lucia Guderzo, che tante energie aveva profuso anche per la diffusione tra le persone cieche di questo insostituibile metodo di letto/scrittura, bandisce la seconda edizione del concorso "Lucy Braille".

Proprio nell'intento di onorare il ricordo di Lucia, il concorso si propone di stimolare soprattutto i giovani privi di vista all'efficace apprendimento del metodo Braille, che, grazie all'introduzione dell'informatica, sta vivendo una vera seconda giovinezza, anzi, di più, una piena rinascita. A fornire una eloquente testimonianza dell'entità del fenomeno c'è la diffusione dei display Braille, soprattutto di ultima generazione, compatibili con iPhone e iPad, nel mondo progredito come nei Paesi emergenti, dagli Stati Uniti all'Europa, fino a coinvolgere l'Estremo Oriente.

Il Braille associato alle nuove tecnologie ha permesso a tante persone cieche di conseguire elevati risultati nella vita lavorativa e sociale.

2. Destinatari

Il concorso si rivolge a tutti i ragazzi e le ragazze di età inferiore ai 16 anni con disabilità visiva, frequentanti le scuole primarie e secondarie di 1° e 2° grado.

3. Prove

Le prove previste si articolano come segue:

Il brano sarà scelto insindacabilmente da una Commissione costituita ad hoc e composta da rappresentanti della Fondazione Lucia Guderzo Onlus.

La prova sarà pubblica: tutti i candidati che si sono iscritti saranno chiamati a partecipare ad una gara di lettura, suddivisa in tre sessioni (una per ogni grado di scuola come indicato al punto 2).

4. Iscrizione

Le domande di iscrizione al concorso dovranno pervenire entro e non oltre il 30 novembre 2013:

Nella domanda dovranno essere indicati i dati anagrafici e la classe frequentata dal concorrente nell'anno scolastico 2013-2014, nonché l'indirizzo dell'abitazione, il numero di telefono, l'eventuale indirizzo mail per il contatto.

5. Luogo e data della prova

La gara di lettura si svolgerà, a partire dalle ore 10.00 del 13 dicembre 2013, nell'Aula Magna del Liceo Classico Statale "Pilo Albertelli", via dell'Esquilino 31, 00185, Roma.

6. Modalità di svolgimento

Ogni candidato dovrà leggere il brano assegnato ad alta voce e in un tempo compreso fra i 5 e gli 8 minuti. La giuria che decreterà i tre vincitori sarà composta dagli studenti del liceo.

Il giudizio formulato dalla Giuria si intende insindacabile.

7. Premio

I vincitori della scuola primaria e secondaria di primo grado riceveranno un premio consistente nella somma di euro 500,00 (Cinquecento/00) cadauno;

Il vincitore della scuola secondaria di secondo grado riceverà un premio consistente nella somma di euro 800,00 (Ottocento/00)

La Giuria si riserva di non assegnare il Premio qualora ritenesse insufficiente il livello di preparazione dei concorrenti.

Il giudizio formulato dalla Giuria è in ogni caso insindacabile.

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Lucia Guderzo, nata a Borgo Valsugana (TN) il 17/04/1957. Laureata in matematica, si è specializzata fin da giovanissima nella trascrizione dei libri in braille, in particolare quelli scientifici e greci; si è via via appassionata alle soluzioni per la vita indipendente dei non vedenti e poi dei pluridisabili con l'apporto delle tecnologie informatiche. Ha fondato insieme a Davide Cervellin ed Enzo Talamini la Tiflosystem nel 1987 di cui è diventata direttore tecnico nel 1991, occupandosi di importanti progetti nel settore della domotica, nella lettura automatica e nell'accessibilità al computer. Appassionata e molto competente nel settore informatico si è occupata di formazione sia di persone disabili che di operatori ed ha partecipato assiduamente ai più importanti appuntamenti mondiali di aggiornamento nel settore. Sposata con Davide Cervellin nel 1978 ha adottato quattro figli colombiani nel 1995. Dal 1999 ha curato la nascita e lo sviluppo del Centro Efesto, come responsabile dell'area tecnologica, seguendo oltre duemila progetti individualizzati di autonomia di persone disabili nelle aree: motoria, comunicazione e plurihandicap. Scomparsa nel 2011 dopo una breve malattia.

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L'Eco di Bergamo del 11-10-2013

"Ipovisione, l'eccellenza è qui"

AZZANO SAN PAOLO. «L'eccellenza si fa con la professionalità, ma anche con la passione. Qui in più c'è anche l'amore verso chi è in difficoltà. E non vedere è quanto di più limitante della dignità di persona si possa immaginare: sono contento di essere qui, dove si aiuta la gente a riconquistare i propri diritti e la propria autonomia. Sono certo che questo centro di eccellenza contribuirà a fare della sanità lombarda una delle migliori d'Europa». Entusiasta l'assessore regionale alla Salute Mario Mantovani al taglio del nastro del nuovo Centro di ipovisione e riabilitazione visiva dell'ospedale Papa Giovanni XXIIII, inaugurato ieri nei nuovi locali, (sette stanze, 360 metri quadrati, nessuna barriera architettonica, strumentazione d'avanguardia) attigui alla Rsa di Azzano San Paolo in via Trento. Con l'inaugurazione ufficiale (il Centro è operativo da quest'estate) è quasi completamente concluso anche il trasloco dell'ospedale da Largo Barozzi, dove il Centro di ipovisione era collocato dal 2001. E Mantovani, di fatto, non solo annuncia che entro la fine dell'anno anche il Papa Giovanni XXIII sarà inaugurato ufficialmente, ma anche che il Centro ipovisivo, come sollecitato proprio nel corso della cerimonia di ieri da Miroslav Kacerik, direttore dell'Unità di Oculistica dell'ospedale, «diventerà Unità operativa di struttura semplice, e vedrà anche da gennaio l'arrivo di un istruttore di orientamento e mobilità per gli ipovedenti», richiesta avanzata sempre ieri da Giambattista Flaccadori, presidente provinciale Unione italiana ciechi e ipovedenti. 800 pazienti La struttura, che può contare su una strumentazione d'avanguardia per la diagnostica e per la riabilitazione visiva, è centro di riferimento regionale per gli ipovedenti di tutte le età (oltre 800 i pazienti in carico), a favore dei quali offre interventi sanitari di prevenzione, diagnosi clinico-funzionali e riabilitazione visiva con progetti personalizzati, orientati a mantenere e potenziare il residuo visivo. Tra le peculiarità del Centro di ipovisione c'è infatti la possibilità di accogliere sia i bambini con gravi patologie oculari congenite (sono oltre il 70% dei pazienti in carico) sia gli adulti con deficit visivi acquisiti che impediscono loro di leggere, lavorare e muoversi in autonomia. Alla cerimonia di ieri - «la data è stata scelta non a caso, visto che cade nella Giornata mondiale di prevenzione della cecità: qui mi piace evidenziare che non solo si cura, ma ci si impegna per una riabilitazione personalizzata che consenta di vivere la propria esistenza in autonomia», ha sottolineato il direttore generale del Papa Giovanni XXIII Carlo Nicora - ha visto la partecipazione di tantissima gente: pazienti e familiari, dirigenti medici del Papa Giovanni, autorità locali, esponenti della politica e delle associazioni, nonché, tra gli altri, il sindaco di Azzano Simona Pergreffi, l'assessore regionale all'Ambiente Claudia Terzi, l'assessore provinciale Alessandro Cottini, i direttori sanitario e amministrativo dell'ospedale di Bergamo Laura Chiappa e Peter Assembergs, il direttore generale dell'Asl Mara Azzi. A benedire la nuova struttura don Michelangelo Finazzi, direttore dell'Ufficio della Pastorale della Salute della Diocesi di Bergamo e don Gianangelo Ravizza, parroco di Azzano. «Prevenire la cecità è un dovere sociale ed è un investimento per i sistemi sanitari - ha spiegato Flavia Fabiani, oculista responsabile del Centro di ipovisione -. Il nostro progetto è nato nel 2001 su indicazione regionale con l'obiettivo di promuovere il diritto delle persone disabili visive a una salute intesa nella sua globalità: un impegno sempre più crescente ad accompagnare chi vive nel disagio psicofisico cercando di offrire un servizio qualificato e insegnando loro ad affrontare con fiducia la patologia». I non vedenti in Italia sono oltre 362 mila con più di un milione di ipovedenti. L'ipovisione in particolare rappresenta una nuova emergenza socio-sanitaria: in Italia interessa cinque persone ogni mille abitanti con un incremento annuale del 12% e cambia la vita ad oltre 50.000 persone ogni anno. Dal canto suo il primario Kacerik ha sottolineato come l'Unità di Oculistica sia diventata, anche grazie al Centro di Ipovisione, un polo di riferimento «sia per i pazienti, sia per i colleghi oculisti delle strutture vicine che inviano a noi i casi più complessi». Bozza di riforma sanitaria Un esempio di rete che la Regione indica a modello per le sue politiche sanitarie. Politiche oggi al centro dei lavori del Pirellone per la riforma sanitaria: «Stiamo elaborando i principi ispiratori che vengono prima di eventuali riorganizzazioni di ospedali e Asl, al momento neppure affrontate - ha rimarcato Mantovani - . È stata già anche coinvolta la Consulta sindacale e arriveremo a una bozza condivisa entro fine anno. L'obiettivo che ci proponiamo è quello di fare la migliore riforma possibile, che valorizzi le eccellenze. Eccellenza che è innegabile per il Papa Giovanni XXIII: un ospedale da valorizzare nel ruolo di polo di ricerca e di clinica, e anche come eventuale sede di certificazione di specialità».

Carmen Tancredi Alessandro Belotti

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L'Eco di Bergamo del 12-10-2013

"Al Papa Giovanni il percorso ciechi è realizzato male"

BERGAMO. Fare il punto sulla questione barriere architettoniche. È anche questo lo scopo del volume «Progettabile» presentato ieri a Bergamo dalla Fand, la Federazione tra le associazioni nazionali dei disabili. Un volume che offre le «Linee guida per la progettazione di un ambiente urbano più fruibile», perché - come sosteneva ieri Paolo Parimbelli, ingegnere, consigliere dell'Unione ciechi di Bergamo e membro della commissione autonomia regionale - decisiva è proprio la progettazione, animata dalla sensibilità verso le persone disabili, puntuale rispetto alle norme che esistono, attenta ai «suggerimenti» delle associazioni. Anche se tutto questo può non essere sufficiente. Come nel caso dell'Ospedale di Bergamo - racconta ancora Parimbelli - che «ci ha invitati come consulenti dall'inizio», e si è anche dotato di percorsi tattili per non vedenti, ma con un risultato insufficiente nella realizzazione finale. «Il percorso tattile plantare dell'Ospedale - rincara la dose con un po' di ironia il presidente Fand Lombardia, Nicola Stilla - va bene per chi cammina a piedi scalzi. Sono bassi i livelli...». Insomma, non basta progettare bene, ma serve anche realizzare le opere in modo adeguato e controllare poi che siano eseguite correttamente. E a questo proposito, l'architetto Michela Vassena, tra i curatori del volume Fand, illustrando il lavoro svolto ha messo in evidenza una discreta galleria degli orrori, con tanto di foto, finite nel libro come esempi da non imitare (insieme ai puntuali suggerimenti per la progettazione corretta). Così ecco un bellissimo percorso tattilo-plantare per non vedenti che accompagna ad un attraversamento pedonale: peccato però che, sulla stessa sede, si trovi anche un parcheggio per biciclette pubbliche. Nessuno se ne è accorto? Come è stato possibile realizzare le due opere una sopra l'altra? Non meno incredibile un parcheggio per disabili, con segnaletica stradale e cartello, realizzato su un marciapiede e limitato dai pali dei cartelli: inaccessibile. In questo caso, viene da chiedere, la progettazione dov'era? Un altro esempio, portato da Nicola Stilla, per sottolineare come ci siano tra l'altro tante e diverse disabilità, che si intrecciano e che vanno considerate tutte: l'ascensore di Palazzo Lombardia, che ha le informazione vocali per i non vedenti, ma anche i tasti touch: «E chi non vede?». La «battaglia» della Fand - che raggruppa Anmic, Anmil, Ens, Uici e Unms, le associazioni storiche che tutelano e rappresentano i disabili, («A Bergamo - ricorda Giovanni Manzoni, presidente Fand orobica - abbiamo 20.000 iscritti») - è anzitutto «di cultura». Perché la disabilità riguarda tutti e realizzare un ambiente fruibile per tutti migliora la vita di ciascuno. Un percorso lungo: «La sensibilità cresce», conferma Parimbelli, ma la strada da fare resta tanta.

di Alberto Campoleoni

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L'Eco di Bergamo del 30-10-2013

Tecnica e metodologia nello sport. Al via il corso "Sportivamente"

BERGAMO. Inizia sabato «Sportivamente», il corso per insegnanti di educazione fisica e preparatori atletici promosso dalla Provincia di Bergamo in collaborazione con l'asd Runners Bergamo. Una serie di quattro lezioni tenute da esperti del settore, volte ad approfondire i diversi aspetti dello sport paralimpico e più in generale dello sport praticato da atleti disabili.

Gli argomenti trattati spazieranno da quelli più tecnico-scientifici, come l'efficacia e il funzionamento specifico delle protesi, a quelli maggiormente incentrati su metodologia e didattica, come l'avvicinamento allo sport e la preparazione atletica delle persone con disabilità psichiche o fisiche.

Quattro gli incontri in programma, tutti di sabato: 2, 16, 30 novembre e 14 dicembre, nella Cittadella dello Sport di via Gleno a Bergamo, articolati in numerosi percorsi riconducibili a due grandi prospettive: una pedagogico-didattica, l'altra tecnico scientifica, che riguardano lo sport olimpico e paralimpico.

L'assessore allo sport Alessandro Cottini ha sottolineato la valenza sociale dell'iniziativa " che ha un indirizzo molto particolare, quello di preparare allenatori specializzati nell'inserimento nello sport di persone con disabilità. E' importante che la comunità si senta parte attiva e integrante dello sport e che tutti siano messi in condizioni di fare sport".

"Si tratta di un percorso di alta specializzazione", aggiunge il direttore del corso Mario Poletti "che coinvolge il mondo della scuola e le società sportive, in modo che insegnanti e istruttori siano formati e non abbiano più scrupoli ad avvicinarsi alla pratica sportiva per soggetti con disabilità".

Asd Runners Bergamo è continuamente alla ricerca di atleti cosiddetti normodotati che possono fungere di guida per atleti non vedenti e ipovedenti. "Reputiamo questa una scommessa che riteniamo vincente per dimostrare a tutto l'universo sportivo che è possibile anche lo Sport diversamente abile", commenta Gregorio Zucchinali, segretario di Asd Runners Bergamo.

Il corso si inserisce molto bene anche nella filosofia dell'esistenza del Cipe per Luigi Galuzzi, delegato Comitato italiano paralimpico della sezione Bergamo, che ha illustrato l'obiettivo del CIPE per i prossimi dieci anni: integrare il più possibile atleti normodotati e disabili. "Saremo sempre più atleti e meno olimpici o paralimpici".

Simonetta Cavallone, coordinatore di educazione fisica dell'Ufficio scolastico provinciale ha lodato l'iniziativa per i temi trattati dagli eccellenti relatori che hanno al centro l'allievo: "La scuola è quindi ben onorata e usufruirà di questa iniziativa".

Numerosi i presenti in sala che hanno condiviso l'obiettivo presentato, tra cui: delegati provinciali CIP, CONI, CSI; presidenti di UISP, ASD Omero Bergamo, PHB Bergamo, Bergamo Sport; Pol. Disabili Orobici - Albino; ProMoto - Bergamo, Panathlon international sez. Bergamo; dirigenti del Centro riabilitativo "Casa degli angeli" - Mozzo, dell'Unità spinale unipolare A.O. Niguarda - Milano; referente sportelli CIP-INAIL Lombardia; responsabile sostegno alla persona diversamente abile.

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La provincia pavese del 20-10-2013

Bambini ciechi prima lezione di atletica leggera

Undici bambini ciechi o ipovedenti hanno partecipato alla lezione inaugurale del primo corso di atletica leggera. «Giovani atleti in movimento - Gruppo Zudda Rizza» curato da Francesco Decortes...

Undici bambini ciechi o ipovedenti hanno partecipato alla lezione inaugurale del primo corso di atletica leggera. «Giovani atleti in movimento - Gruppo Zudda Rizza» curato da Francesco Decortes per il Cus Pavia. E' l'unica attività sportiva di gruppo per i nati negli anni 2002/2006 in Italia. I bambini sono andati in palestra al PalaCampus con gli studenti di scienze motorie (nella foto) coordinati da 3 medici specialistici, mentre i genitori sono rimasti in aula. L'attività vuole sviluppare i contenuti del gioco sport e contribuire allo sviluppo dell'autonomia personale e di orientamento e mobilità attraverso la pratica motoria e sportiva adattata alle diverse età. Particolare cura verrà data alle strategie di facilitazione dell'apprendimento considerando la difficoltà visiva. Le iscrizioni sono ancora aperte, info 0382.526209.

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La Gazzetta dello Sport del 16-10-2013

"Sesto Senso": in mostra a Milano le opere di Tagliaferri, lo scultore cieco scoperto da Cannavò

MILANO. "Sai dove sono adesso i miei occhi? Sulla punta delle dita e nel cervello. I miei polpastrelli hanno una sensibilità prodigiosa. E il mio cervello disegna immagini assorbendo suoni, parole, sensazioni". Così Felice Tagliaferri, straordinario scultore cieco (e giocatore di baseball a Bologna), raccontava a Candido Cannavò, che lo ha riportato nel libro "E li chiamano disabili", la capacità che aveva di plasmare la materia e conoscere l'arte anche senza la vista. Dello storico direttore de La Gazzetta dello Sport fece anche un busto. Le sue sculture in marmo di Carrara, fra le quali il magnifico "Cristo Rivelato", si possono ammirare a Milano in questi giorni alla mostra "Sesto senso", in un percorso tattile che rende l'arte davvero per tutti (Basilica di San Marco, fino al 19 ottobre, 10-19).

CON CANDIDO. Felice Tagliaferri è stato "scoperto" da Candido Cannavò, che stava scrivendo "E li chiamano disabili". Ne fece un ritratto magnifico. "Candido è una persona che porto nel cuore", dice Felice, che è anche giocatore di baseball per ciechi nei White Sox di Bologna e campione italiano di judo quando aveva 27 anni. In quel libro sono diversi gli sportivi disabili presenti: Alex Zanardi, il velista paraplegico Andrea Stella, l'ex campione paralimpico di nuoto e attuale preidente del Cip Luca Pancalli. E poi c'è Simona Atzori, straordinaria ballerina senza braccia, la cui foto campeggia in copertina e che ha danzato, proprio dopo il libro di Cannavò, alla Cerimonia di Apertura della Paralimpiade di Torino 2006.

CHIESA DELL'ARTE. Tagliaferri è nato a Carlantino, nel foggiano, nel '69 ed è non vedente da quando aveva 14 anni. Nel '98 ha iniziato a frequentare lo studio del maestro d'arte Nicola Zamboni, scultore bolognese e docente dell'Accademia di Belle arti di Brera. Vive a Calderara di Reno, vicino a Bologna, e lavora a Sala Bolognese, dove ha fondato "La Chiesa dell'Arte", nata da un accordo fra il Comune e "Lo Spirito di Stella" (Onlus fondata dal velista Andrea Stella), prima scuola di arti plastiche diretta da uno scultore cieco, aperta a tutti, normodotati o disabili. E' uno dei protagonisti dell'ultimo Docufilm di Silvio Soldini, "Con altri occhi", nelle sale in questi giorni.

"CRISTO RIVELATO". Felice Tagliaferri ha realizzato un'opera davvero da non perdere: riproduce in marmo di Carrara il corpo di Cristo a grandezza naturale appena deposto dalla croce. Sembra incredibile che a realizzarlo con un pezzo unico di marmo sia stata una persona cieca. Nasce da una storia di denuncia. Nel 2008 a Tagliaferri, cieco da quando aveva 14 anni, fu impedito di ammirare a suo modo, cioè con le mani, il "Cristo Velato" di Giuseppe Sanmartino alla Cappella San Severo di Napoli. Da questo divieto, lo scultore decise di realizzare una sua versione della scultura, tattile e dal doppio significato: "velato per la seconda volta" e "svelato ai non vedenti", che possono capirla toccandola con le mani.

di Claudo Arrigoni

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NOTIZIE DALLA SEDE CENTRALE

Questo spazio vuole essere una sorta di "miniguida" per orientarsi all'interno delle molteplici attività svolte dalla sede centrale della nostra Associazione.

A tal fine, vi proponiamo quelle circolari diramate dalla sede centrale nel mese appena trascorso, le quali contengono notizie e iniziative, che pensiamo possano suscitare un concreto interesse nei nostri soci.

Di sicuro qualcosa ci sfuggirà, ma pensiamo che questa selezione possa essere un valido punto di riferimento.

Buona lettura!

Conclusione del raid ciclistico internazionale per sostenere la campagna mondiale sull'accessibilità dei libri per i non vedenti

Cari Amici,

Vi informo che il raid ciclistico internazionale "Barcelona2Rome" di cui avevo scritto nella circolare 218/2013, si è concluso, come previsto dal programma, il giorno 5 ottobre a Roma. Come sapete questo raid aveva lo scopo di raccogliere fondi a favore della campagna dell'Unione Mondiale dei Ciechi "The Right to Read" sul diritto alla lettura delle persone con disabilità visiva.

Scrivo ora per congratularmi di cuore con i Presidenti delle Sezioni di Savona, Federico Melloni, di Siena, Massimo Vita e con il Commissario della Sezione di Viterbo, Claudio Cola, per aver accettato entusiasticamente di organizzare un evento di sensibilizzazione in relazione al raid. L'Unione Mondiale dei Ciechi e l'Unione Europea dei Ciechi sono state informate degli eventi organizzati dalle nostre sezioni ed è di prossima pubblicazione sul Bollettino dell'EBU un breve articolo sull'accoglienza del raid in Italia. Foto e video sul raid e gli eventi di sensibilizzazione sono visionabili sul sito http://barcelona2rome.com/.

Per concludere riferisco le parole che ci ha scritto John Watkins, capo del gruppo di ciclisti, alla fine del raid: "Le manifestazioni organizzate a Savona, Siena e Viterbo sono state eccezionali sia per l'accoglienza che per l'opportunità di promuovere la campagna".

Cordiali saluti.

IL PRESIDENTE NAZIONALE

(prof. Tommaso Daniele)

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Protocollo d'intesa UICI-ABI

È gradito comunicare che in data 22 ottobre 2013 l'Unione Italiana dei Ciechi e Ipovedenti e l'Associazione Bancaria Italiana (ABI) hanno sottoscritto un protocollo d'intesa destinato a favorire la realizzazione di iniziative e progetti sperimentali per la massima accessibilità dei non vedenti alle strutture e ai prodotti e servizi bancari, anche con il supporto di strumentazioni tecnologiche altamente evolute e sempre più diffuse.

Nell'ambito di tale iniziativa è stata prevista la costituzione di un apposito tavolo di confronto che rappresenta la cornice istituzionale in cui si svilupperà la collaborazione tra le parti firmatarie, per:

- favorire lo scambio di informazioni;

- esaminare congiuntamente tematiche specifiche e normative di riferimento che incidono nella relazione tra la clientela dei soggetti non vedenti/ipovedenti e le banche;

- condividere eventuali buone pratiche implementate dal settore bancario o promosse direttamente dall'UICI, per favorire al massimo l'accessibilità a prodotti, servizi e strutture bancarie per questo tipo di persone.

Nell'ambito del tavolo le parti lavoreranno, tra l'altro, alla definizione di iniziative sperimentali per promuovere un canale di confronto preferenziale tra le banche e le persone non vedenti/ipovedenti attraverso momenti formativi destinati anche ai lavoratori non vedenti del settore, visite nelle filiali finalizzate a fare esperienze concrete rispetto alle strutture esistenti (percorsi attrezzati, parcheggi dedicati, ecc.), alle strumentazioni innovative (Token evoluti e parlanti, bancomat evoluti, totem, meccanismi di prenotazione dell'appuntamento, ecc.), nonché ai prodotti creati per specifiche esigenze.

I lavori del tavolo di confronto hanno avuto inizio con la messa a punto di un apposito Decalogo, inviato a tutto il mondo bancario, con i suggerimenti utili per migliorare la relazione con le persone non vedenti o ipovedenti, che può essere considerato un primo passo concreto nel più ampio impegno sull'accessibilità.

Il decalogo degli accorgimenti utili nella relazione con un soggetto non vedente, messi a punto dal Tavolo di Confronto ABI e UICI si articola come segue:

I. La puntualità negli appuntamenti per un non vedente è particolarmente rilevante: è quindi importante rispettare gli orari precedentemente concordati e avvertire per tempo in caso di ritardi.

II. Anche quando il cieco è accompagnato, è comunque opportuno rivolgersi direttamente a lui - e non all'accompagnatore - per avere le informazioni necessarie allo svolgimento delle operazioni.

III. Quando ci si accosta ad un non vedente è indispensabile segnalare la propria presenza e presentarsi in modo chiaro, fornendo tutte le informazioni necessarie e da lui richieste.

IV. Per comunicare la propria intenzione di iniziare un dialogo con il non vedente è sufficiente rivolgergli la parola.

V. E' preferibile, ove la conformazione degli ambienti lo consenta, svolgere l'incontro in un ufficio o comunque in un luogo che favorisca il dialogo senza ulteriori eccessivi stimoli sonori.

VI. Se c'è la possibilità di sedersi, va indicata al non vedente la sedia, ponendo la sua mano sullo schienale della stessa.

VII. Se si deve consegnare della documentazione, è opportuno metterla direttamente nelle mani del non vedente, evitando di lasciarla su piani di appoggio, dove potrebbe essere confusa con altro materiale e/o dimenticata dal non vedente.

VIII. Se si deve accompagnare un cieco, è sufficiente offrirgli il braccio, in modo che egli cammini sempre leggermente più indietro di voi. Occorre avvertirlo se ci sono gradini da scendere/salire o qualsiasi altro impedimento sul percorso.

IX. Se è necessario indirizzare un cieco in qualche luogo e non lo si può accompagnare, è opportuno descrivere con la massima precisione il percorso da seguire, segnalandogli i punti di riferimento significativi.

X. Quando ci si accomiata da un cieco, o anche semplicemente ci si allontana per qualche tempo, lo si deve sempre avvertire. Prima di salutarsi è, inoltre, importante ricapitolare sinteticamente quanto concordato/fatto nel corso dell'incontro, per consentire al non vedente di memorizzare le informazioni e gli eventuali step successivi.

Si fa riserva di ulteriori comunicazioni in occasione dei prossimi incontri con i rappresentanti ABI.

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Sede Centrale: circolari diramate nel mese di ottobre

Di seguito viene riportato l'elenco completo delle circolari diramate dalla Sede centrale U.I.C.I. nel mese appena trascorso, con la specificazione del relativo numero e dell'oggetto.

Vi ricordiamo che tutte le circolari possono essere consultate all'indirizzo internet http://www.uiciechi.it/documentazione/circolari/main_circ.asp

dove è possibile effettuare ricerche mirate tramite un comodissimo motore di ricerca.

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Redattore Sociale del 16-10-2013

Tagli all'invalidità, torna un ''sempreverde'': ora ci prova anche il governo Letta

Negli ultimi anni non c'è manovra economica nella quale non si sia almeno provato ad introdurre una stretta su pensioni e indennità di accompagnamento. Da Tremonti a Monti, fino a Saccomanni, tentativi finora sempre falliti dopo la mobilitazione popolare delle associazioni

ROMA. Anno nuovo, vita vecchia. Come nella migliore tradizione, la presentazione della legge di stabilità porta con sé un annunciato taglio al settore dell'invalidità e della disabilità. Una storia che puntualmente si ripete ogni metà ottobre, e che da Tremonti a Monti, fino a Saccomanni, sembra non tramontare mai. Il copione è quasi sempre lo stesso: il governo, presentando la legge di stabilità, indica il settore delle provvidenze economiche per gli invalidi come uno di quelli da tagliare, talvolta prevedendo l'innalzamento delle percentuali di invalidità utili per ricevere l'assegno, altre puntando sul loro assoggettamento ad Irpef, altre ancora fissando un tetto di reddito oltre il quale si perde il diritto a ricevere il beneficio. Il governo Letta ha scelto questa terza strada, articolandolo in particolare sulle indennità di accompagnamento, che in effetti pesano in misura sostanziosa sulla complessiva spesa assistenziale. Chissà se stavolta le cose andranno davvero in porto o se, come puntualmente accaduto gli scorsi anni, le proteste e la mobilitazione delle associazioni delle persone con disabilità spingeranno l'esecutivo (e il Parlamento) a tornare sui propri passi e a cancellare le norme in questione dalla versione definitiva del provvedimento. Un gioco al quale ci siamo ormai abituati e del quale si potrebbe anche sorridere se non fosse che quei tentativi nel corso degli anni hanno prodotto ugualmente delle conseguenze, quantomeno dal punto di vista culturale e comunicativo (si pensi alla fortuna avuta dal concetto della "lotta al falso invalido").

2012, governo Monti: l'Irpef sulle pensioni. Dodici mesi fa, era il 16 ottobre 2012, un governo Monti ancora nel pieno delle sue funzioni (la "sfiducia" del Pdl sarebbe arrivata solamente un paio di mesi più in là) pianifica di assoggettare alla tassazione Irpef le pensioni e le indennità di invalidità e di guerra, esentando solamente coloro con un reddito inferiore ai 15mila euro. E nel contempo decide, per i soli dipendenti pubblici, anche una stretta ai permessi per assistere i familiari disabili (legge 104/92). Le prime bozze che escono sulla stampa scatenano le proteste delle associazioni delle persone disabili e di numerosi semplici cittadini: a cascata l'allerta dei partiti che sostengono il governo e perfino i rilievi dei tecnici (anche quelli della presidenza della Repubblica, che sottolineano l'incostituzionalità del trattamento diverso fra lavoratori pubblici e privati sulla 104) sortiscono l'effetto di far desistere il governo dai suoi intendimenti. Nella versione definitiva della legge non c'è traccia delle norme pensate: resiste solamente l'Irpef alle pensioni di guerra, che da lì a qualche mese sarà ugualmente eliminato.

2011, governo Berlusconi: tagli alla spesa assistenziale. L'anno precedente, era il 2011, i tagli alla spesa assistenziale entrarono di gran carriera nella manovra correttiva del governo Berlusconi, quella fatta in fretta e furia sotto la pressione dello spread Bund-Btp alle stelle. Il testo prevedeva un taglio alle agevolazioni fiscali del 5% nel 2013 e del 20% nel 2014, con un impatto fortissimo per famiglie che portano in deduzione le spese mediche di assistenza specifica per le persone con grave disabilità (infermiere, terapista) e in detrazione le spese per ausili, veicoli, sussidi tecnici informatici, cani guida per non vedenti. Il provvedimento al suo stesso interno disponeva che il taglio si sarebbe potuto evitare se ci fosse stato in alternativa un recupero di 24 miliardi di euro ottenuto dal riordino della spesa sociale e assistenziale. Cioè, inevitabilmente, anche da un intervento su pensioni d'invalidità e indennità di accompagnamento.

2010, governo Berlusconi: i "falsi invalidi" di Tremonti. Veniva riproposto cioè un pallino che già era apparso evidente dodici mesi prima, nel luglio 2010, in occasione di un'altra manovra correttiva del governo Berlusconi: fin dal maggio precedente, con le prime indiscrezioni, la stesura del provvedimento fu accompagnata da una vera e propria campagna contro i "falsi invalidi", sui quali la grande stampa nazionale concentrò la propria attenzione. Renato Brunetta, allora ministro, parlò di "decine di migliaia di false o non dovute pensioni", mentre il suo collega Tremonti andò anche oltre, ricordando che "la cifra di 2,7 milioni di invalidi pone la questione se il paese può essere ancora competitivo" (e le associazioni lo criticano per il "grave stigma" che la "frase razzista" esprime quando presenta l'invalido come un parassita che blocca la competitività). In questo clima, venne presentata la proposta di legare l'importo dell'indennità di accompagnamento al reddito (è la stessa che rispunta oggi con il governo Letta), ipotesi che dopo le prime proteste venne abbandonata e sostituita con la decisione di aumentare la soglia di invalidità necessaria per ottenere l'assegno di assistenza mensile: le nuove pensioni sarebbero state assegnate solo a chi raggiungeva almeno l'85% di percentuale di invalidità, e non l'attuale 74%. Intere categorie di persone con disabilità (soprattutto fra i disabili intellettivi/relazionali, come le persone con sindrome di Down) ne sarebbero rimaste escluse. Immediata partì la mobilitazione delle associazioni della disabilità, con proteste in piazza Montecitorio ed emendamenti in extremis che sparirono, cambiarono e vennero ripresentati: colpi di scena parlamentari che finirono solo quando il relatore di maggioranza annunciò - poco prima dell'approvazione finale - un nuovo emendamento che sopprimeva per tutti l'innalzamento della soglia all'85% e non proponeva alcuna restrizione alle indennità di accompagnamento. Per le associazioni si trattò una vittoria, o almeno di una "non sconfitta"; per il governo fu una "marcia indietro". Proprio come quella dell'anno successivo (2011) e di quello dopo ancora (2012). E in questo 2013 che succederà?

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Redattore Sociale del 21-10-2013

Stabilita', saltano i tagli all'accompagnamento. Fish: ''Era un'ipotesi brutale''

Soddisfazione per l'assenza dal testo in via di deposito al Senato della norma che legava l'indennità di accompagnamento al reddito. Barbieri: "Il nostro non è un sospiro di sollievo, nel testo ci sono altri aspetti molto deboli"

ROMA. L'indennità di accompagnamento è salva, ma rimane forte la contrarietà per il "risicato finanziamento" dei fondi per la non autosufficienza e le politiche sociali. La Fish, che già prima del Consiglio dei ministri che ha dato via libera alla legge di stabilità era intervenuta per protestare contro la misura che legava al reddito il diritto all'ottenimento dell'indennità di accompagnamento, esprime soddisfazione per il fatto che dal testo in via di deposito al Senato è stata eliminata quella norma. "Quella provvidenza - afferma una nota - ha una natura indennitaria ed è l'unico livello essenziale certo riconosciuto alle persone con disabilità: inserendola nella legge di stabilità non si sarebbe considerato che la disabilità è la prima causa di impoverimento e che una persona anziana, con grave disabilità, spende gran parte delle sue risorse, spesso intaccando il patrimonio, per garantirsi un'assistenza che lo Stato non offre".

"Il nostro - commenta il presidente Pietro Barbieri - non è un sospiro di sollievo! Quel segnale, comunque espresso, non lo dimentichiamo. Il fatto che quella brutale ipotesi sia stata espunta dalla legge di disabilità, libera risorse politiche per aumentare ancora la nostra pressione nella direzione di strutturali misure e politiche a favore della non autosufficienza, aspetti molto deboli nel testo ora all'esame delle Camere".

La Fish esprime "contrarietà per il risicato finanziamento al Fondo nazionale per la non autosufficienza, per il quale sono previsti 250 milioni, cifra inferiore a quella, già largamente insufficiente, approvata lo scorso anno", e per il "finanziamento minimo previsto per il Fondo per le politiche sociali (300 milioni)". "Con l'approvazione del Programma di azione per le persone con disabilità - dice Barbieri - abbiamo voluto sperare che il governo volesse organicamente affrontare il tema dell'esclusione delle persone con disabilità: gli interventi necessari non sono certo tutti a costo zero. Questo è il momento di trasformare quella volontà in azioni concrete".

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Il Sole 24 Ore del 07-10-2013

Handicap, percorsi mirati per l'inserimento lavorativo

MILANO. Se è vero che l'occupazione è, in questo momento, una delle più gravi emergenze del nostro Paese, nel caso delle persone disabili rappresenta anche un dramma di proporzioni spesso incolmabili. Ad avere un lavoro è solo il 16% (circa 300 mila individui) di quanti, in età compresa fra i 15 e i 74 anni, sono affetti da disabilità. È una percentuale che fa sprofondare l'Italia nella parte bassa dei ranking internazionali: secondo il World Report on Disability, ad esempio, fanno meglio di noi anche nazioni come lo Zambia o il Malawi. E la crisi in atto non aiuta certo a recuperare posizioni. «È una situazione per certi versi paradossale», afferma Francesco Conci, direttore esecutivo di Fiera Milano Congressi, società che organizza Reatech Italia, rassegna specificamente dedicata alle persone con disabilità, in programma nel capoluogo lombardo da giovedì 10 a sabato 12 (maggiori info su www.reatechitalia.it). «Da una parte - ricorda Conci - in questo periodo di crisi i disabili si vedono costantemente tagliare servizi e sussidi. Dall'altra, però, non avendo un lavoro restano a carico delle famiglie o dello Stato e fanno aumentare i costi dell'assistenza. Sul fronte opposto le aziende, che potrebbero beneficiare degli sgravi fiscali e avere manodopera a costi più vantaggiosi di quelli ordinari, spesso non sanno, non vogliono o non riescono ad assumere questa tipologia di lavoratori. E così ciò che a volte la patologia non ha tolto ai disabili - ovvero la possibilità di rendersi utili e progettare una vita - viene loro sottratto dall'impossibilità di trovare lavoro». Quali ragioni rendono così problematico l'inserimento delle persone svantaggiate? Una serie di risposte viene offerta agli operatori, alle istituzioni e all'associazionismo non profit da una ricerca realizzata dalla stessa Reatech in collaborazione con Gidp, associazione nazionale dei direttori delle risorse umane. L'indagine, che ha interessato i quasi quattromila responsabili del personale aderenti all'organizzazione, conferma con una quota del 66,7% di giudizi negativi l'inadeguatezza della disciplina sull'inserimento lavorativo. In dettaglio, per il 28,2% del campione le norme non sono aggiornate e per un altro 25,6% sono comunque arretrate rispetto ad altri Paesi. Lo strumento delle convenzioni per favorire l'inclusione è giudicato positivamente, ma oltre la metà degli intervistati (il 52,6%) ritiene che spesso i candidati disponibili non rispondano alle esigenze dell'azienda, mentre per il 14,4% il carattere temporaneo delle convenzioni ne scoraggia l'utilizzo. «Le aziende stanno vivendo un periodo particolarmente difficile - osserva Paolo Citterio, presidente nazionale dell'associazione Gidp - e le assunzioni avvengono con il contagocce, soprattutto tra le medie e piccole imprese, che rappresentano l'ossatura del nostro sistema imprenditoriale. Nel caso specifico dei soggetti svantaggiati, poi, prevale la tendenza a ricorrere all'esonero parziale, corrispondendo al fondo regionale un importo, di poco superiore agli 11mila euro l'anno, per ogni invalido non assunto. Questo atteggiamento si basa su considerazioni di tipo economico e risponde spesso a una necessità, soprattutto nelle realtà che arrancano di fronte alla crisi». «Tutt'altra musica - prosegue Citterio - si registra nelle imprese sopra i 250 dipendenti, che tendono a uniformarsi alla disciplina vigente. Non solo: con corsi di formazione adeguati e con il coinvolgimento e l'aiuto dei colleghi più sensibili l'inserimento si traduce in molti casi in un successo pieno, e i lavoratori con disabilità danno il meglio, contribuendo al buon risultato dell'azienda». Il nodo vero, dunque, appare oggi più che mai la capacità di progettare e gestire percorsi di educazione e orientamento al lavoro, che accompagnino le persone svantaggiate in un contesto realmente adeguato e stimolante. In questa dimensione di "intermediazione culturale" operano soprattutto enti non profit, come ad esempio la Fondazione Adecco per le pari opportunità, il cui modello per l'inserimento lavorativo si basa proprio sulla collaborazione con la rete degli attori territoriali pubblici e privati, dagli enti locali alle Onlus. «Con il ripristino dei fondi ad hoc deciso dal governo Letta - afferma Claudio Soldà, segretario generale della Fondazione Adecco - la situazione sta lievemente migliorando, ma il numero delle assunzioni resta esiguo. Dovremmo guardare di più all'esperienza positiva di altri Paesi, come la Spagna, che già da qualche anno ha introdotto provvedimenti innovativi, con risultati molto interessanti».

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InAlessandria del 15-10-2013

Ottava Giornata Nazionale del Cane Guida

In occasione dell'ottava giornata nazionale del cane guida, che si terrà il 16 Ottobre, proponiamo a tutti i nostri lettori un piccolo Vademecum sulla sua importanza per le persone che non vedono: il cane guida rappresenta gli occhi di chi non vede.

Il cane guida puo' entrare in qualunque esercizio aperto al pubblico (Legge n. 37 del 14/02/74, integrata con L. n. 60 del 08/02/2006: sanzione da € 500 a € 2.500).

Il cane guida è esonerato dall'obbligo di portare la museruola (Ordinanza Ministero del lavoro e delle politiche sociali 23/03/2009).

Il cane guida e' esonerato dall'obbligo di avere al seguito paletta e sacchetto (Ordinanza 23/03/2009).

Il cane guida e' esonerato dal pagamento del biglietto sui mezzi pubblici (L. 37/2004).

Per il cane guida si ha diritto ad una detrazione di imposta del 19% per l'acquisto e di una detrazione forfettaria dalla denuncia dei redditi di un milione delle vecchie lire, piu' la detrazione delle spese veterinarie (Circolare Ministeriale - Ministero delle Finanze - 12/04/2000, n. 74).

Il cane guida rappresenta gli occhi di chi non vede, e' da considerarsi quindi "ausilio" per persona con disabilita' e non puo' essere allontanato dal disabile visivo che accompagna;

"Forse non tutti sanno che...":

- Il cane guida e' un cane da lavoro, pertanto non deve essere disturbato.

- Il cane guida e' addestrato per riconoscere le strisce pedonali: non occuparle.

- Il cane guida e' un cane addestrato, pulito, legalmente super vaccinato e addestrato anche a non sporcare. I cani guida sono spesso disturbati o aggrediti dai cani liberi: ricorda di utilizzare sempre il guinzaglio per il tuo cane (Ordinanza 23/3/2009).

A tutela delle persone con disabilità vi è anche la Legge n. 67 del 1 marzo 2006 - Misure per la ttutela giudiziaria delle persone con disabilità vittime di discriminazioni.

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Superando.it del 25-10-2013

Le banche e i clienti con disabilita' visiva

Un Tavolo di Confronto, costituito nei giorni scorsa a Roma, ha portato alla sottoscrizione di uno specifico Protocollo d'Intesa, tra Antonio Patuelli, presidente dell'ABI (Associazione Bancaria Italiana) e Tommaso Daniele, presidente dell'UICI (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti), iniziativa voluta per favorire la massima accessibilità da parte dei clienti ciechi o ipovedenti alle strutture, ai prodotti e ai servizi bancari, anche con il supporto di strumentazioni tecnologiche altamente evolute e sempre più diffuse.

In tal senso è stato anche messo a punto un apposito Decalogo - che in calce riportiamo integralmente - inviato a tutto il mondo bancario, con i suggerimenti utili a migliorare la relazione con le persone cieche o ipovedenti. «Non un semplice annuncio - secondo l'UICI -, ma un primo passo molto concreto nel quadro di un più ampio impegno sull'accessibilità».

Nel dettaglio, il Tavolo di Confronto rappresenterà la cornice istituzionale in cui sviluppare la collaborazione tra le parti firmatarie, per favorire lo scambio di informazioni, per esaminare congiuntamente tematiche specifiche e normative di riferimento che incidono nella relazione tra la clientela dei soggetti ciechi o ipovedenti e le banche, oltreché per condividere eventuali buone pratiche implementate dal settore bancario o promosse direttamente dall'UICI.

«Le parti che hanno sottoscritto il Protocollo d'Intesa - viene poi spiegato dalla stessa UICI - lavoreranno, tra l'altro, anche alla definizione di iniziative sperimentali per promuovere un canale di confronto preferenziale tra le banche e le persone cieche o ipovedenti, attraverso momenti formativi, visite nelle filiali finalizzate a fare esperienze concrete rispetto alle strutture esistenti (percorsi attrezzati, parcheggi dedicati ecc.), alle strumentazioni innovative (Token evoluti e parlanti, bancomat evoluti, totem, meccanismi di prenotazione dell'appuntamento ecc.), nonché ai prodotti creati per specifiche esigenze». (S.B.)

Il decalogo degli accorgimenti utili nella relazione con un soggetto non vedente, messi a punto dal Tavolo di Confronto tra ABI (Associazione Bancaria Italiana) e UICI (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti)

1. La puntualità negli appuntamenti per un non vedente è particolarmente rilevante: è quindi importante rispettare gli orari precedentemente concordati e avvertire per tempo in caso di ritardi.

2. Anche quando il cieco è accompagnato, è comunque opportuno rivolgersi direttamente a lui e non all'accompagnatore, per avere le informazioni necessarie allo svolgimento delle operazioni.

3. Quando ci si accosta a un cieco è indispensabile segnalare la propria presenza e presentarsi in modo chiaro, fornendo tutte le informazioni necessarie e da lui richieste.

4. Per comunicare la propria intenzione di iniziare un dialogo con il cieco è sufficiente rivolgergli la parola.

5. È preferibile, ove la conformazione degli ambienti lo consenta, svolgere l'incontro in un ufficio o comunque in un luogo che favorisca il dialogo, senza ulteriori eccessivi stimoli sonori.

6. Se c'è la possibilità di sedersi, va indicata al cieco la sedia, ponendo la sua mano sullo schienale della stessa.

7. Se si deve consegnare della documentazione, è opportuno metterla direttamente nelle mani del cieco, evitando di lasciarla su piani di appoggio, dove potrebbe essere confusa con altro materiale e/o dimenticata dalla persona.

8. Se si deve accompagnare un cieco, è sufficiente offrirgli il braccio, in modo che egli cammini sempre leggermente più indietro di voi. Occorre avvertirlo se ci sono gradini da scendere/salire o qualsiasi altro impedimento sul percorso.

9. Se è necessario indirizzare un cieco in qualche luogo e non lo si può accompagnare, è opportuno descrivere con la massima precisione il percorso da seguire, segnalandogli i punti di riferimento significativi.

10. Quando ci si accomiata da un cieco, o anche semplicemente ci si allontana per qualche tempo, lo si deve sempre avvertire. Inoltre, prima di salutarsi è importante ricapitolare sinteticamente quanto concordato/fatto nel corso dell'incontro, per consentire al non vedente di memorizzare le informazioni e gli eventuali step successivi.

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: stampa.zauri@uiciechi.it.

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Vita.it del 10-10-2013

Insegnanti di sostegno, via le 4 aree

Scompariranno anche alle superiori le 4 aree in cui attualmente sono divise le graduatorie per insegnanti di sostegno. Ma solo per il futuro.

di Sara De Carli

Anche le scuole superiori vanno verso un'unica graduatoria per gli insegnanti di sostegno, al posto delle attuali quattro aree. Lo ha ribadito ieri il ministro Maria Chiara Carrozza, rispondendo a un'interrogazione dell'onorevole Elena Centemero (PDL). «Condivido quanto osservato in merito all'opportunità che venga superata l'attuale divisione dei docenti di sostegno nella scuola secondaria di secondo grado in quattro aree disciplinari. Si tratta di una divisione legata a un precedente sistema di selezione dei docenti e a superate limitazioni all'istruzione garantita agli alunni con disabilità», ha detto il ministro. Facendo però dei distinguo.

Per il futuro, cioè per i docenti che devono essere ancora reclutati, la direzione dell'unica graduatoria « è già stata intrapresa dal Ministero e sarà decisamente percorsa nel futuro. Per le graduatorie di terza fascia, il decreto ministeriale n. 62 del 2011, relativo alle graduatorie di circolo e di istituto per gli anni scolastici dal 2011-2012 al 2013-2014, ha previsto la formazione di un unico elenco per il sostegno, senza divisioni in aree disciplinari. In materia di mobilità dei docenti di sostegno di ruolo, materia riservata alla contrattazione collettiva, il tema del superamento delle aree è stato più volte posto alle organizzazioni sindacali e lo sarà nuovamente. Infine, in sede di adozione del previsto regolamento sui concorsi per il personale docente, quella divisione potrà essere superata anche per le nuove assunzioni», ha chiarito il Ministro.

Per quanto riguarda invece i docenti già inseriti in graduatorie, «non si può prescindere dal modo in cui essi sono stati selezionati e neanche dalle aspettative che ciascuno di essi ha maturato: da un lato, la collocazione di ciascun docente in una delle quattro aree riflette le sue accertate competenze ed impedisce quindi di impiegarlo per discipline diverse da quelle rientranti nella relativa area (in queste condizioni l'unificazione delle are potrebbe determinare disfunzioni nel sostegno); dall'altro, i punteggi dei docenti variano notevolmente da un'area all'altra, sicché la confluenza delle aree sarebbe di difficile gestione e arrecherebbe un danno a molti docenti, con conseguente elevato rischio di contenzioso».

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Redattore Sociale del 11-10-2013

Crescono gli alunni disabili nelle paritarie, nessun sostegno statale

ROMA. Sono più di 12 mila gli alunni con disabilità che frequentano le scuole paritarie: 12.022, per la precisione, secondo i dati forniti a Redattore Sociale dal Miur, relativi all'anno scolastico 2012-2013. In termini relativi, gli studenti disabili rappresentano l'1,2% della popolazione delle scuole paritarie, contro il 2,7% registrato in quelle statali. La maggior incidenza si registra, nelle statali come nelle paritarie, nelle secondarie di 1° grado, dove gli alunni disabili sono 78.374 (3% della popolazione complessiva) nelle statali e 2.244 (1,7%) nelle paritarie.

E' quindi una presenza consistente, quella degli studenti disabili all'interno di queste scuole, dove negli ultimi anni l'incremento sarebbe stato più consistente ancora che nelle statali: "tra il 2004 e il 2009 il numero di alunni disabili nelle paritarie è aumentato del 7% l'anno, contro il 4,5% delle statali", riferisce Roberto Gontero, presidente dell'Agesc (Associazione genitori scuole cattoliche). L'accoglienza e la gestione della disabilità all'interno di queste scuole sta però diventando un problema serio, oggetto anche di discussione e confronto costante con il ministero dell'Istruzione: "il sostegno scolastico nelle paritarie - spiega infatti Gontero - non riceve quasi nessun finanziamento da parte del ministero, mentre è a carico della scuola e, di conseguenza, delle famiglie. Il discorso riguarda soprattutto le secondarie di primo e secondo grado, perché per le primarie ex parificate ci sono dei fondi. Ma le nostre paritarie, in base alla legge 62/2000, sono a tutti gli effetti pubbliche: noi quindi pretenderemmo che lo stato trattasse i nostri ragazzi allo stesso modo di quelli iscritti nelle statali. Chiediamo, quindi i nostri studenti disabili ricevano un servizio di accompagnamento pari a quello che otterrebbero in scuola statale e che questo costo non ricadesse sulle scuole". x

A precisare i termini della questione, è don Francesco Macrì, presidente nazionale della Fidae (Federazione istituti attività educative). "Non è previsto quasi nessun finanziamento per questi bisogni educativi eccezionali - spiega - ma tutto è a carico delle famiglie e delle scuole: si tratta di una situazione gravissima. Fino ad alcuni anni fa, era previsto un piccolo stanziamento ministeriale per la voce 'handicap': un finanziamento comunque molto basso, che copriva meno del 10% di quel che serve per il sostegno scolastico di questi ragazzi. E comunque non arrivava ogni anno". Intanto, gli alunni disabili continuano a iscriversi nelle scuole paritarie, sempre più numerosi. "Le scuole paritarie, che possono contare solo sul ricavato delle rette, non possono riescono a farsi carico di tutte queste situazioni - spiega Macrì - Così, nella maggior parte dei casi, se ne fanno carico le famiglie, che coprono direttamente i costi del sostegno per il figlio disabile". Cosa chiedono, quindi, le scuole paritarie? "Un finanziamento in proporzione ai ragazzi ospitati per ragazzi disabili o con bisogni speciali. La disponibilità del Miur c'è, ma solo teorica: in mancanza di risorse, è una disponibilità muta".

La "situazione di grande sofferenza" è confermata dallo stesso Miur: "La legge sulla parità - spiega a Redattore Sociale Carmela Palumbo, direttore generale Ordinamenti scolastici presso il Miur (ministero Istruzione, università e ricerca) - da un lato prevede, tra i requisiti per la parità, proprio l'accoglienza degli alunni disabili: condizione che viene verificata dagli uffici scolastici regionali sia al momento dell'attribuzione della parità, sia in itinere. La legge 440/97 prevede un contributo generale a favore delle paritarie, che copre solo una piccola parte dei costi di gestione: nell'ambito di questo fondo, fino a qualche anno fa, potevamo destinare una quota anche alla voce specifica 'handicap', in relazione al numero di studenti disabili presenti nelle scuole, per sostenere in parte i costi supplementari che la presenza di questi studenti necessariamente comporta". Oggi, però, non è più così: "da qualche, anno - spiega ancora Palumbo - possiamo destinare alle scuole paritarie solo il contributo generale, mentre ogni altro genere di finanziamento è riservato esclusivamente alle statali. Anche il contributo generale, peraltro - precisa Palumbo - per ora è stanziato solo parzialmente: dei circa 500 milioni previsti su due capitoli, solo il primo capitolo finora è stato effettivamente finanziato". Che fare, dunque? "Stiamo studiando come superare tecnicamente questo ostacolo", assicura Palumbo. Nulla di fatto, per il momento, con il decreto scuola: "non contiene alcuna prospettiva di miglioramento di questa situazione - conferma Palumbo - Né è pensabile che possa essere ormai modificato, come richiesto dalle associazioni, visto che è in queste ore in fase di conversione.

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Italia Oggi del 15-10-2013

Sostegno, docenti raddoppiati in 10 anni E il 2014 si cambia, arriva l'anagrafe

I tagli sul sostegno non ci sono stati. Anzi, «in 10 anni i docenti sono aumentati di +52%». E dal prossimo anno scolastico la nuova anagrafe degli studenti con disabilità permetterà di conoscere per tempo non solo il numero di alunni disabili per classe, ma anche il numero di insegnanti di sostegno e quale è stato assegnato a ciascuno studente. Raffaele Ciambrone, dirigente del Miur responsabile dell'ufficio sulla disabilità, illustra i progetti in cantiere al ministero dell'istruzione, durante la presentazione dell'XI Rapporto di Cittadinanzattiva su sicurezza, qualità e accessibilità a scuola, quest'anno con un focus proprio sugli studenti disabili. «Nei prossimi giorni pubblicheremo i dati del nuovo anno scolastico - spiega Ciambrone -. Nel 2012/13 i docenti di sostegno sono aumentati di 3.000 unità, +12mila negli ultimi tre anni». Il valore previsionale atteso dal Miur per i posti di sostegno nel 2013/14 è pari a 103mila unità. Attualmente i posti sono 101.391, concentrati alla primaria (39.034 docenti), alle medie (24.2369) e alle superiori (24.236). Appena 9.056 i posti alla scuola dell'infanzia, di cui solo 86 in Basilicata e 87 in Molise a fronte rispettivamente 144 e 95 allievi disabili. Gli alunni con disabilità previsti quest'anno sono 207.244: i più numerosi alla primaria (76.862), seguiti dai compagni di medie (76.966) e superiori (53.451). Solo 14.232 i bambini disabili all'infanzia. «Stiamo lavorando all'anagrafe - illustra Ciambrone -, un sistema di rilevazione dei dati sugli studenti con disabilità, sui docenti di sostegno, sugli assistenti educativi. La sperimentazione del software, avviato uno in ogni provincia, terminerà a dicembre, affinché il sistema sia pronto per le iscrizione al nuovo anno scolastico». La formazione dei docenti sulla disabilità e sui disturbi dell'apprendimento diventa digitale attraverso un portale, a breve on line, diviso in 4 sezioni: un social network per gli insegnanti, le buone pratiche, gli interventi sulla formazione degli uffici scolastici regionali, una parte per le università che metteranno gratis in linea i massimi esperti. Quest'anno, poi, si avvierà la seconda edizione del master sui Bes e ne partiranno altri su specifiche disabilità. «Stiamo implementando le reti dei Cti, sperimentati in Veneto, Lazio, Lombardia e Marche: scuole per l'inclusione i cui operatori specializzati, ossia docenti della scuola formati, danno consulenza ad altri colleghi. Realtà che si affiancano ai 100 Cts, i centri territoriali di supporto presenti in tutta Italia che offrono consulenze e formazione a insegnanti, genitori e studenti sulle tecnologie applicate a favore degli alunni disabili. Ma la «vera rivoluzione» si chiama Icf: il nuovo modello internazionale di classificazione delle disabilità, elaborato dall'Organizzazione mondiale della sanità. «A dicembre o gennaio pubblicheremo le linee guida e altre scuole, oltre le 550 della sperimentazione, hanno chiesto di aderire». L'Icf classifica le disabilità guardando alle sue potenzialità, focalizzandosi sul ruolo determinate che l'ambiente scolastico, nei suoi molteplici aspetti, svolge nell'effettiva integrazione degli alunni disabili. La diagnosi stessa cambia: non è più funzionale. Ma a risentirne positivamente sarà anche l'edilizia scolastica, perché, applicando l'Icf, una barriera architettonica per uno disabilità motorie costituisce una barriera anche alle sue performance nell'inclusione scolastica.

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Marketpress.Info del 21-10-2013

Alunni non vedenti, un bilancio del "modello trentino"

TRENTO. Nelle scuole trentine, dalle scuole dell´infanzia alle superiori, vi sono 74 alunni non vedenti e ipovedenti, ognuno dei quali è affiancato durante l´intero percorso scolastico da un Facilitatore della comunicazione e dell´integrazione scolastica (figura unica sul territorio nazionale) e da un Lettore a domicilio, figure specializzate appositamente formate dalla Cooperativa Irifor del Trentino. A dieci anni dall´introduzione nel sistema scolastico provinciale di tali figure, Irifor ha voluto fare un bilancio del progetto che la vede impegnata con il Servizio Istruzione della Provincia autonoma di Trento, per promuovere una scuola integrata e inclusiva per gli studenti non vedenti e ipovedenti, organizzando un convegno a Palazzo Geremia aperto nel pomeriggio dal presidente della Provincia e dall´assessore provinciale all´istruzione. Terreno di indagine la ricerca condotta nel maggio 2013, con la collaborazione del Settore Coordinamento Bes (Bisogni educativi speciali) della Provincia e della Libera Università di Bolzano, che ha visto coinvolta una settantina di istituti della provincia, con i rispettivi dirigenti, referenti Bes, docenti, classi e studenti non vedenti e ipovedenti. Un bilancio positivo sul quale si innestano riflessioni e proposte di ulteriori sperimentazioni per migliorare ancor più il "modello trentino" dell´integrazione scolastica dei non vedenti e ipovedenti. Dall'analisi emerge che il percorso di integrazione e inclusione sta seguendo negli anni un trend positivo, rispetto al passato, pur restando un margine di miglioramento, colmabile solo con l'implementazione di buone prassi da parte di tutta la rete di attori coinvolti. Ecco perché Irifor - l´Istituto per la ricerca, formazione e riabilitazione, diretta emanazione dell´Unione italiana ciechi, la cui sezione trentina è stata costituita alla fine degli anni ´90, e la cooperativa sociale che porta lo stesso nome nata nel 2008 per creare in provincia un centro all´avanguardia e d´eccellenza per la prevenzione e riabilitazione visiva - promuovono non solo l'intervento diretto sullo studente non vedente e ipovedente, ma anche numerose attività di sensibilizzazione rivolte a scuole e cittadinanza, come laboratori didattici ed eventi al buio (bar, cene e concerti). Per favorire integrazione e partecipazione, risulta fondamentale il lavoro sinergico a più livelli, in cui è necessario non solo trasmettere competenze tiflologiche a docenti e compagni, ma anche capacità relazionali che abbattano stereotipi e favoriscano una reale inclusione sociale. Competenza, passione, disponibilità al confronto ed a cercare nuove strade: sono queste le qualità che l´assessore all´istruzione ha riconosciuto ad Irifor, sottolineando uno stile che caratterizza l´approccio di Irifor in un contesto delicato nel quale occorre saper rispettare equilibri e dinamiche delicate. Il tema dell´integrazione scolastica per i bambini, ragazzi e giovani portatori di Bes non si esaurisce però nell´ambito scolastico e formativo, ma si riverbera - come ha sottolineato il presidente della Provincia - sull´intera comunità. Per il presidente non si tratta solo di favorire e facilitare i processi di apprendimento, ma di fare in modo che nessuno si senta estraneo alla comunità e alla sua "anima. In un momento difficile come questo, anche in una realtà come la nostra, è però importante che ognuno faccia la propria parte nel rispettivo ambito di attività.

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Superando.it del 23-10-2013

I BES non si certificano!

di Flavio Fogarolo

Le recenti disposizioni ministeriali sugli alunni con Bisogni Educativi Speciali (BES) hanno suscitato, come è noto, un vivace dibattito dentro e fuori la scuola, con molti pronunciamenti pienamente favorevoli e altri critici o preoccupati [anche il nostro giornale, nei mesi scorsi, ha ampiamente partecipato a tale dibattito, come si può vedere dall'elenco dei testi qui a fianco publicato, N.d.R.]. Si evidenzia da molte parti soprattutto il rischio di medicalizzare dei semplici problemi educativi e di etichettare in questo modo delle normali differenze individuali.

Il rischio è reale, ma non deriva, a parer mio, dalla Direttiva o dalla Circolare Ministeriale [rispettivamente Direttiva Ministeriale del 27 dicembre 2012 e Circolare Ministeriale 8/13, N.d.R.] e di sicuro non è stato il Ministero a "inventare i BES".

È infatti già da molti anni - prima con la disabilità e poi con i DSA (Disturbi Specifici di Apprendimento) - che domina nelle scuole, unico e praticamente incontrastato, un modello di tipo clinico: i bisogni vanno "certificati", ossia riconosciuti formalmente da un'autorità sanitaria esterna alla scuola, e solo in seguito a questa procedura gli insegnanti si attivano personalizzando gli interventi.

Passare da un'impostazione di questo tipo a una pedagogico-didattica, come richiesto e previsto per i BES, non è per nulla banale e non possiamo stupirci se questa innovazione sia fonte di difficoltà, non tanto di resistenze, nelle scuole.

Si registra infatti spesso, in questi primi mesi di applicazione delle nuove disposizioni, la propensione ad applicare anche ai BES il modello clinico, con la scuola che tende ad assumere il ruolo degli specialisti e individuare gli stessi BES in base a misurazioni oggettive, o presunte tali, una volta definita la soglia critica. In alcune scuole, ad esempio, si sottopongono tutti gli alunni a delle prove standardizzate di lettura e vengono considerati come "BES" tutti gli alunni che riportano punteggi inferiori a un certo livello. È una forzatura, questa, che non è certo imputabile alla Circolare Ministeriale 8/13, che anzi afferma chiaramente che l'individuazione va fatta in base a «ben fondate considerazioni psicopedagogiche e didattiche».

Ma cosa vuol dire, in pratica, applicare un modello pedagogico e non un modello clinico? In estrema sintesi, significa considerare l'efficacia e la convenienza degli interventi proposti, non la sola entità dei bisogni e, tanto meno, il loro riconoscimento nominale.

I BES non si certificano! Non possono farlo i servizi sanitari, né in modo diretto o esplicito («il bambino/ragazzo XY è un alunno con Bisogni Educativi Speciali», fortunatamente sono pochi, ma arrivano alle scuole anche certificati di questo tipo), né indiretto, e questa è una pratica invece molto diffusa: dopo avere segnalato disturbi o difficoltà, si conclude dicendo che per questo alunno la scuola deve applicare le tutele previste dalla Circolare Ministeriale 8/13. Ma inserire in una diagnosi clinica una dichiarazione di questo tipo costituisce un'inaccettabile invasione di campo, dal momento che l'applicazione della Circolare 8/13, ossia di fatto l'individuazione dell'alunno come BES, rientra nell'àmbito della didattica e non in quello della clinica, ed è pertanto una prerogativa esclusiva della scuola. Una prerogativa che non si basa certamente sull'arbitrio («a scuola facciamo quello che vogliamo»), ma su quell'assunzione di responsabilità che è strettamente connessa all'autonomia scolastica e educativa. A fronte di un bisogno clinicamente accertato e documentato, la scuola deve cioè organizzarsi e dare una risposta, ma è "responsabilmente" autonoma nel decidere cosa fare e come farlo, attenta cioè a verificare l'efficacia degli interventi attivati e a rivedere le scelte se necessario.

La certificazione di disabilità o di DSA si basa su considerazioni il più possibile oggettive, ma nel momento in cui la scuola identifica un alunno con Bisogni Educativi Speciali deve considerare - e valutare - non solo i bisogni, ma anche il contesto e la convenienza dell'intervento di personalizzazione proposto.

Vale la pena a questo punto ricordare cosa dice al riguardo la più volte citata Circolare Ministeriale 8/13: «[...] è compito doveroso dei Consigli di classe o dei teams dei docenti nelle scuole primarie indicare in quali altri casi sia opportuna e necessaria l'adozione di una personalizzazione della didattica [...]».

La scuola, quindi, non dichiara gli "alunni BES", né tanto meno li certifica, ma individua quelli per i quali è «opportuna e necessaria» una personalizzazione formalizzata, ossia un PDP (Piano Didattico Personalizzato). Pertanto il PDP non è una conseguenza di questo riconoscimento come per la disabilità e i DSA («Questo alunno è BES quindi la scuola deve predisporre un PDP»), ma parte integrante dell'identificazione della situazione di bisogno («Questo alunno è BES perché secondo la scuola ha bisogno di un PDP»).

Certamente non tutti gli alunni che hanno qualche difficoltà rientrano tra i BES e non per tutti quelli che hanno bisogno di una qualche forma di personalizzazione dev'essere predisposto un PDP. La scuola ha tanti modi, strumenti e procedure per adattare la didattica ai bisogni individuali, molti dei quali assai più semplici e informali, ma in certi casi ugualmente efficaci, se non di più.

Identificare un alunno come BES significa riconoscere per lui la necessità non solo di un percorso didattico diverso da quello dei compagni, ma anche di una sua ufficializzazione, come assunzione formale di impegni e responsabilità da parte della scuola e, se possibile, anche della famiglia. Ossia di un PDP, appunto.

La scuola è chiamata pertanto a decidere sull'opportunità di questa scelta, che di sicuro non dipende solo dall'entità del bisogno, ma si basa sulla valutazione dell'effettiva convenienza della strategia didattica personalizzata che si intende attuare.

In altre parole, dobbiamo rispondere a domande di questo tipo: per questo alunno, in questa scuola, in questo momento, è veramente necessario, utile, opportuno... stendere un PDP? La valutazione di convenienza deve considerare gli aspetti positivi e negativi dell'intervento e prevedere, con ragionevole certezza, che i vantaggi saranno prevalenti. Perché, certamente, scelte di questo tipo non hanno solo aspetti positivi! Sappiamo benissimo, infatti, che la scelta di differenziare formalmente il percorso didattico di un alunno rispetto a quello dei compagni comporta spesso ricadute anche gravi nel campo dell'autostima, dell'accettazione, del rapporto con i compagni, delle tensioni familiari e altro. Sono rischi che vanno previsti, valutati, analizzati (prevedendo e attivando eventuali azioni correttive) e confrontati con i benefìci previsti o attesi; ma si va avanti solo se il bilancio è nettamente positivo, almeno nelle previsioni e nelle potenzialità.

Questo modo di procedere nell'individuazione dei BES, basato sulla stima tra vantaggi e svantaggi, comporta almeno due importanti conseguenze. La prima è che questa valutazione è fortemente condizionata dal contesto e quindi uno stesso alunno può essere considerato BES in una realtà scolastica e non in un'altra. È una situazione ovviamente inconcepibile per la disabilità e i DSA: un alunno dislessico, ad esempio, rimane tale anche se cambia scuola, su questo non ci sono dubbi. Ma per gli alunni con BES, individuati dalla scuola, non è così: un alunno, infatti, può avere necessità di una personalizzazione formalizzata in una scuola, mentre in un'altra può non essercene bisogno. O viceversa. Pensiamo ad esempio a una classe a tempo pieno della scuola primaria, gestita da una coppia di insegnanti che lavora assieme da molti anni, condividendo fino al minimo dettaglio quotidiano il metodo di insegnamento; a volte, per loro, di fronte ai bisogni di un bambino in difficoltà, un dialogo davanti alla macchina del caffé risulta efficace quanto una dettagliata personalizzazione scritta, redatta in altri contesti, se non di più. Ma se l'alunno dovesse cambiare scuola, e passare ad esempio alle medie, con tanti insegnanti che si incontrano solo nel Consiglio di Classe, può essere necessaria una personalizzazione più strutturata, forse anche attraverso un PDP.

La seconda conseguenza, poi, è che, almeno a grandi linee, quando identifica l'alunno come BES, la scuola deve avere già chiaro il tipo di intervento che intende attuare con quello specifico alunno, a supporto delle sue difficoltà, perché solo in questo modo è possibile una consapevole valutazione di convenienza.

Paradossalmente possiamo dire che gli alunni nei confronti dei quali ci si sente impotenti perché non si sa cosa fare per loro, per quanto evidenti e gravi siano i loro bisogni educativi, non possono essere considerati BES finché non si sarà grado di dire come si intende effettivamente personalizzare il loro percorso, per poter valutare se esso sarà opportuno e conveniente.

Andranno quindi certamente considerate anche le esigenze di personalizzazione collegate alla definizione dei livelli minimi di competenze, nonché alle forme e ai criteri di valutazione, sempre, però, considerando parametri di opportunità e convenienza. Le esigenze connesse alla valutazione, ad esempio, saranno molto più sensibili quando si avvicinano gli esami, o nel secondo ciclo di istruzione; in altri casi la valutazione avrà comunque per tutti un ruolo prevalentemente educativo e alcune personalizzazioni potranno essere introdotte anche senza bisogno di un adempimento formale (ossia del PDP). In ogni caso esse devono derivare sempre da delle scelte e dal confronto tra vantaggi e svantaggi.

In questa fase, purtroppo, è elevato il rischio di considerare le attenzioni agli alunni con Bisogni Educativi Speciali come un adempimento burocratico in più, oneroso, se non vessatorio, per le scuole e, purtroppo, certe puntigliose interpretazioni delle disposizioni ministeriali (Piano Educativo Individualizzato; Piano Annuale dell'Inclusione; Autovalutazione dell'Inclusione; Rilevazione dei Bisogni) rafforzano questa impressione. Occorre perciò assolutamente riaffermare il valore educativo di ogni procedura.

La riscoperta attenzione verso gli alunni con Bisogni Educativi Speciali va vissuta realmente, e non solo a parole, come un'opportunità per le scuole, ossia come la "possibilità", non l'obbligo, di fare alcune cose che prima sembravano impossibili, o quanto meno di dubbia legittimità, come formalizzare un percorso diverso anche per chi non abbia portato a scuola documenti o certificati particolari. Adesso sappiamo ufficialmente che possiamo fare molto anche per loro, per i nostri sans papiers che, almeno a scuola, non devono necessariamente essere considerati "cittadini di serie B". Un atto di giustizia, ma anche un altro passo avanti per un'effettiva responsabilità e autonomia delle scuole.

Flavio Fogarolo,

Formatore, vicepresidente dell'Associazione Lettura Agevolata di Venezia, collaboratore del Centro Studi Erickson di Spini di Gardolo (Trento).

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L'Adige del 25-10-2013

Una scuola piu' aperta alla diversita'

TRENTO. Lo scorso anno, due giorni dopo Natale, mentre gli insegnanti ed i dirigenti scolastici italiani si stavano godendo la meritata pausa invernale, il Ministero dell'istruzione emanava una direttiva destinata a cambiare significativamente il mondo della scuola. Il documento «Strumenti d'intervento per alunni con bisogni educativi speciali e organizzazione territoriale per l'inclusione scolastica» è, in un certo senso, «rivoluzionario» perché sovverte il tradizionale approccio educativo nella scuola, che storicamente divideva gli alunni in «abili» e «disabili». Nella direttiva sono contenute indicazioni e strategie che sono proprie della scuola italiana, in un'ottica inclusiva, volte a consentire a tutti gli alunni, qualsiasi siano le loro difficoltà, il pieno accesso all'apprendimento. I «bisogni educativi speciali» sono stati così estesi agli alunni e agli scolari nella loro totalità, andando oltre la certificazione di disabilità, per abbracciare il campo dei «disturbi specifici dell'apprendimento», lo svantaggio sociale e culturale e le difficoltà linguistiche per gli alunni stranieri. L'innovazione legislativa è stata accolta con grande difficoltà e scetticismo da parte degli educatori, rischiando di essere un'opportunità non sufficientemente valorizzata. Per una serie di ragioni: perché «la scuola italiana ha subìto, negli ultimi anni, vari torti e maltrattamenti da parte di una classe politica sempre più in crisi, che ne hanno intaccato profondamente il valore sociale» e perché oggi «abbiamo a che fare con una scuola che fa sempre più fatica a realizzare una buona integrazione». Proprio per dare agli insegnanti e ai dirigenti scolastici nuovi strumenti operativi, la casa editrice Erickson di Trento ha dato alle stampe, in queste settimane, un volume che ha lo scopo di accompagnare gli educatori e i gruppi di lavoro interni alla scuola nell'implementazione di queste novità legislative, attraverso la strutturazione di un percorso realmente inclusivo per il proprio contesto scolastico.

Il libro, «Alunni con bisogni educativi speciali» , 22 euro, e stato curato da Dario Ianes (suoi i corsivi di cui sopra) e Sofia Cramerotti ed è destinato a diventare un testo di riferimento di questa nuova stagione della scuola italiana. Si tratta di un volume che raccoglie saggi di una decina di autori di fama nazionale ed internazionale (psicologi, pedagoghi, psicoterapeuti ed insegnanti), che si propone di essere una guida ad uso degli educatori nella messa in pratica del nuovo decreto legislativo. Il nucleo centrale del testo è dedicato alla stesura del Pdp (Piano didattico personalizzato), che parte da una visione di «classe inclusiva» per spostarsi solo successivamente sul singolo alunno, avendo sempre come cornice di riferimento la necessità di collocarsi all'interno di un ben preciso piano annuale per l'«inclusività». La stesura del testo è stata l'occasione per fare alcune riflessioni di natura «politica» sulle potenzialità del nuovo decreto ministeriale e sullo stato della scuola italiana. In particolare nel saggio d'apertura, Ianes compie una disamina dei contenuti del documento e sulle ragioni di una sua così difficile applicazione. «La scuola italiana pensata nella Costituzione - spiega il curatore, che è professore di pedagogia e didattica speciale nell'Università di Bolzano - una scuola che si fondi su equità, promozione sociale e valorizzazione di tutti gli alunni, qualunque sia la loro condizione personale e sociale, una scuola cioè "profondamente inclusiva" è qualcosa di ancora lontano». Se negli anni '70 fu raggiunto il traguardo dell'integrazione degli alunni esclusi, allora quelli con varie forme di disabilità, oggi è necessario guardare ai bisogni e alle potenzialità dei singoli alunni. Il concetto di «bisogno educativo speciale» appare nei documenti ufficiali Unesco nel 1997, nella legislazione del Regno Unito nel 2001 e nei documenti dell'Agenzia europea per lo sviluppo dell'educazione nel 2003, come tendenza a considerare soggetti bisognosi d'attenzione anche altre persone in età evolutiva che manifestino difficoltà di apprendimento e di comportamento diverse dalla disabilità. Tuttavia non si tratta, di per sé, di un termine con un'accezione negativa: «Nel concetto di bisogno - se pensiamo alle posizioni di Maslow, di Lewin e di Murray in ambito psicologico e di quella di Heidegger in ambito filosofico - troviamo che si può pensare ad esso non tanto come una mancanza, un deficit negativo, uno stato di deprivazione e di deficienza, quanto una condizione ordinaria e fisiologica di interdipendenza della persona dai suoi ecosistemi, una relazione di interdipendenza necessaria a crescere e a vivere». Nel concreto dell'attività educativa può accadere che, in alcune situazioni, «un bisogno educativo normale diventi speciale». Può succedere, in «alcune condizioni di funzionamento umano, che alcuni bisogni incontrino difficoltà a ottenere risposte adeguate». Quando un soggetto si trova in una situazione problematica gli educatori dovrebbero attivare un «intervento speciale», capace di portarlo a una migliore soddisfazione. Si tratta di un concetto che «non è clinico ma deriva da un'esigenza di equità nel riconoscimento, da parte della scuola e dei sistemi di welfare, delle varie situazioni di funzionamento che vanno "arricchite" di interventi speciali, di individualizzazione e personalizzazione». Un'esigenza di equità impone che vadano considerate tutte le situazioni di problematicità e non solo quelle che rispondono a un modello biomedico.

Presentando il documento ministeriale, il curatore elenca alcune considerazioni su «quali siano le aree strategiche per avvicinare la scuola italiana a un modello realmente inclusivo». Anzitutto una «maggiore equità nella lettura dei bisogni degli alunni» che implica una nuova visione del concetto di salute umana, di funzionamento e di disabilità; quindi una «maggiore responsabilità pedagogico-didattica rispetto a una delega biomedica»: insegnati e consigli di classe hanno da oggi un compito pedagogico-didattico fondamentale: individuare i soggetti con situazioni di Bes non clinicamente rilevante; una «maggiore corresponsabilizzazione degli insegnanti curriculari rispetto alla tendenza a delegare a quelli di sostegno», che nasce dal fatto che le direttive prevedono un coinvolgimento «di tutti i docenti, nessuno escluso» nel progettare e realizzare una didattica generalmente più inclusiva; una «maggiore inclusività ordinaria della didattica, maggiore adattabilità e flessibilità per accogliere individualizzazioni e personalizzazioni che dovrà veder coinvolti, collegialmente, tutti i docenti»; infine, un «maggiore intelligenza sistemica a livelli di scuola e di reti territoriali», dove, «per la prima volta», si crea nella scuola la possibilità di attivare «una supervisione tra pari che possa documentare e tesaurizzare le tante buone esperienze che, lasciate spesso alla buona volontà individuale, talvolta si disperdono».

di Alessandro Franceschini

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Agenzia Aise del 28-10-2013

La Farnesina presenta il "Piano di azione sulla Disabilità della Cooperazione Italiana"

ROMA. Mercoledì, 30 ottobre, alle ore 12.30, il direttore generale per la Cooperazione allo Sviluppo, Giampaolo Cantini, e i rappresentanti della Rete Italiana Disabilità e Sviluppo (RIDS) terranno una conferenza stampa per il lancio del "Piano di Azione sulla disabilità della Cooperazione Italiana", frutto di un processo partecipativo avviato dal 2011 con il Tavolo di Lavoro MAE/DGCS-RIDS.

L'impegno della Cooperazione Italiana per l'applicazione dei diritti delle persone con disabilità trova il suo fondamento nell'importante tradizione dell'Italia in questo settore. L'Italia è, infatti, considerata fra i paesi più avanzati nel campo dell'affermazione e tutela dei diritti delle persone con disabilità. Il nostro Paese è tra i primi 50 firmatari della "Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità" (CRPD) adottata dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 2006.

Sulla base della Convenzione, nel 2010 la Cooperazione Italiana ha approvato le "Linee Guida sull'inserimento della disabilità nelle politiche e nelle attività della Cooperazione Italiana" che prevede la redazione del Piano di Azione per la loro applicazione.

Il "Piano di azione sulla disabilità della Cooperazione Italiana" è stato redatto dal Tavolo di Lavoro ed è stato arricchito da un processo partecipativo che ha coinvolto 50 soggetti tra istituzioni, associazioni, enti locali, università, centri di ricerca e imprese.

Il documento sancisce il principio dell'inclusione della disabilità in ogni fase dell'ideazione politiche e delle pratiche dello sviluppo, contemplando azioni di promozione delle pari opportunità per le persone con disabilità. Si sofferma in particolare sulle politiche e le strategie, sulla progettazione inclusiva, sull'accessibilità e fruibilità di ambienti, beni e servizi, sugli aiuti umanitari e le situazioni di emergenza, sulla valorizzazione delle esperienze e competenze della società civile e delle imprese. (aise)

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Il Sole 24 Ore del 31-10-2013

Disabilità, ecco il piano d'azione della Cooperazione italiana

Progettazione inclusiva, politiche e strategie, accessibilità e fruibiità di ambienti, beni e servizi, aiuti umanitari e situazioni di emergenza, valorizzazione di esperienze e competenze della società civile delle imprese. Questi i punti chiave del Piano di azione sulla disabilità della Cooperazione italiana, presentato oggi alla Farnesina alla presenza del vice ministro degli Affari esteri, on. Lapo Pistelli, del direttore generale per la Cooperazione allo sviluppo, Giampaolo Cantini, e dei rappresentanti della Rete italiana disabilità e sviluppo (Rids): Pietro Barbieri, Alfredo Camerini, Giampiero Griffo, Francesca Ortali..

Frutto di un processo partecipativo avviato nel 2011 con il tavolo di lavoro Mae/Dgcs-Rids, il Piano conferma l'azione della Cooperazione italiana per l'applicazione dei diritti delle persone con disabilità. Attenzione ribadita anche dal Comitato direzionale di settembre, con l'approvazione di sette progetti promossi da Ong, che grazie a 6 milioni di finanziamento realizzeranno iniziative di inclusione sociale in Albania, Etiopia, Madagascar, Palestina, Ruanda e Sudan.

Il tavolo di lavoro. Presieduto dal Dg per la Cooperazione allo Sviluppo Giampaolo Cantini, ha tenuto oggi la sua prima riunione dopo l'adozione del documento. L'incontro ha permesso di identificare alcune azioni prioritarie che potranno essere avviate a breve e che riguarderanno, tra le altre, attività di informazione, sensibilizzazione, raccolta dati e analisi delle iniziative finanziate dalla Cooperazione Italiana negli ultimi cinque anni. È inoltre previsto l'avvio di tavoli tecnici di lavoro su aspetti specifici quali emergenza e accessibilità con il coinvolgimento di rappresentati delle istituzioni e della società civile che hanno partecipato ai gruppi di lavoro tematici.

I numeri. Le persone con disabilità sono poco meno di un miliardo e rappresentano circa il 15% della popolazione mondiale. Si stima che circa l'80% di loro viva in Paesi in via di sviluppo, dove la condizione di disabilità si associa a povertà, esclusione, discriminazione, con pesanti ripercussioni dal punto di vista sociale, economico, culturale. In caso di conflitti e di calamità, le persone con disabilità sono le prime a soffrire delle gravi conseguenze delle emergenze. Si valuta, inoltre, che tra coloro che si trovano in condizioni di povertà, una su cinque sia una persona con disabilità.

Tra i progetti dalla Cooperazione italiana nel campo della promozione dei diritti delle persone con disabilità merita particolare attenzione l'iniziativa realizzata in Kosovo per l'attuazione del Piano nazionale per la disabilità, che rappresenta una "buona pratica". Altri interventi di rilievo sono stati realizzati in Albania, Sierra Leone e Tunisia.

LA SCHEDA.

Cinque i pilastri di linee di intervento di cui si riassumono sinteticamente le azioni principali:

1. Politiche e strategie. Strumenti di programmazione e di monitoraggio delle politiche della disabilità a livello nazionale

- Piano formativo indirizzato a tutto il personale del MAE DGCS e agli enti esecutori di iniziative

- Creazione di un "accommodation fund" che sostenga la promozione e realizzazione di progetti indirizzati alle persone con disabilità, basati sull'approccio a doppio binario

- Finanziamento di un apposito progetto per la creazione di un sistema di monitoraggio

- Identificazione di specifici indicatori utili a misurare l'impatto dei progetti

- Costituzione di un gruppo di lavoro per l'aggiornamento della raccolta sistematica di dati secondo le categorie OCSE - DAC

- Valorizzazione e scambio di conoscenze ed esperienze con le istituzioni italiane, con le agenzie di cooperazione e con le Commissioni per i diritti umani presenti nei paesi partner

- Definizione di una strategia di intervento nei tavoli europei ed internazionali

2. Progettazione inclusiva

- Organizzazione di corsi di formazione per la progettazione inclusiva delle persone con disabilità

- Promozioni di moduli di formazione su "sviluppo, diritti umani e disabilità" nei corsi e master universitari.

3. Aiuti umanitari e situazioni di emergenza

- Costituzione di un gruppo di lavoro del Mae e delle istituzioni competenti per individuare come accrescere le competenze tecniche e le capacità di progettazione per la definizione più accurata dei bisogni e dei diritti delle persone con disabilità in situazioni di catastrofi e disastri naturali

- Introduzione a livello universitario e di master moduli formativi su emergenza e persone con disabilità.

4. Accessibilità e fruibilità di ambienti, beni e servizi

- Rispetto delle norme relative all'accessibilità nei progetti di cooperazione

- Piano di interventi per rendere accessibili le infrastrutture del Ministero Affari esteri

- Accessibilità delle informazioni per le persone con disabilità

5. Valorizzazione delle esperienze e competenze della società civile e delle imprese

- Coinvolgimento nelle varie fasi di progetto delle persone con disabilità e delle loro organizzazioni

- Azioni di coordinamento delle ONG per la realizzazione di iniziative a livello regionale

- Coinvolgimento del mondo imprenditoriale per le attività relative all'accessibilità di servizi, edifici e trasporti e alla progettazione e realizzazione di contesti lavorativi accessibili

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Superando.it del 12-10-2013

Giornata della Vista: perché tante difficoltà per curarsi?

È più che giusto, secondo la SOI (Società Oftalmologica Italiana), segnalare, in occasione della Giornata Mondiale della Vista del 10 ottobre, che gli occhi vanno sempre tutelati con controlli periodici, ma vanno anche sottolineate le difficoltà esistenti in Italia per il trattamento di malattie come la degenerazione maculare senile o la stessa cataratta. E quest'anno la Giornata è dedicata proprio all'universalità nell'accesso alle cure...

«Parliamo sempre della Giornata Mondiale della Vista come di un momento importante per sensibilizzare l'opinione pubblica, ma poi le nostre Istituzioni sono sorde al grido di allarme che noi operatori lanciamo a nome dei nostri pazienti»: lo dichiara Matteo Piovella, presidente della SOI (Società Oftalmologica Italiana), in occasione della Giornata Mondiale della Vista del 10 ottobre, che l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha dedicato quest'anno proprio all'universalità delle cure, ovvero alla possibilità per tutti di accedere a controlli oculistici, in un quadro, però, che vede soprattutto molte zone dei Paesi in via di sviluppo, ove questo non avviene.

«E anche nel nostro Paese - sottolinea Piovella - esistono difficoltà per il trattamento di alcune gravi malattie oculari, quale ad esempio la degenerazione maculare senile, e nella compartecipazione di spesa per l'intervento di cataratta, una patologia che dopo i settant'anni colpisce due persone su tre».

«Ad oggi - spiega il Presidente della SOI, a proposito della degenerazione maculare senile - non si ha la possibilità di accedere a un farmaco che costa pochissimo e che è in grado di arrestare la malattia, ma si preferisce trattare la patologia con una molecola estremamente più costosa che a causa dell'elevato costo non può essere accessibile a tutti. Per quanto poi riguarda la cataratta, la procedura corrente prevede che il paziente scelga, prima dell'intervento, se preferisce vedere bene da vicino o da lontano, correggendo poi il difetto residuo con gli occhiali. Negli ultimi anni, con il rapidissimo progresso che ormai caratterizza l'intera medicina, si sono però evolute le tecnologie di intervento e ormai si applicano cristallini artificiali personalizzati che correggono anche astigmatismo e presbiopia, eliminando la necessità di portare occhiali dopo l'operazione. Il 90% delle persone che si sottopone a un intervento di cataratta non è però a conoscenza di queste nuove possibilità e pertanto non ha possibilità di scelta».

Più che giusto, quindi, secondo la SOI, segnalare in occasione del 10 ottobre che gli occhi vanno sempre tutelati mediante controlli periodici, ma giusto anche tenere conto di come restino irrisolte, nel nostro Paese, le gravi questioni di cui si è detto. (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: info@assert.it.

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Corriere dell'Umbria del 05-10-2013

Curare il glaucoma senza chirurgia? C'è il laser

CITTA' DI CASTELLO. Un trattamento laser al posto di quello chirurgico per curare il glaucoma, una delle patologie oculari più diffuse. È la possibilità offerta da questo mese nell'ambito della Usl Umbria 1. L'apparecchio necessario è in dotazione all'ospedale di Città di Castello ma sarà utilizzato anche nel presidio di Gubbio-Gualdo Tadino ed è concepito per essere agevolmente spostato e potrebbe quindi rispondere alle esigenze dei pazienti su un territorio ancora più ampio.

Considerata generalmente una patologia dell'età avanzata (infatti l'invecchiamento è un fattore di rischio che aumenta da 4 a 10 volte l'incidenza), il glaucoma può presentarsi in qualsiasi fascia di età, compresa quella giovanile, considerata a basso rischio. Si tratta di una malattia cronica caratterizzata prevalentemente da un aumento della pressione intraoculare (del liquido all'interno dell'occhio). Normalmente la pressione viene controllata dall'instillazione di colliri, ma quando questi non sono più efficaci si deve ricorrere alla chirurgia.

La laser trabeculoplastica selettiva (Slt), questo il nome della tecnica di cui si è dotata la USL Umbria 1, in molti casi consente di evitare l'intervento chirurgico nei pazienti affetti da glaucoma nei quali la pressione intraoculare non è più controllata dalla terapia medica. L'applicazione laser è ambulatoriale e può essere praticata in una o due sedute, lasciando il paziente subito libero di andarsene a casa.

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Il Resto del Carlino del 24-10-2013

"Riabilitazione visiva, la sanità non ci considera"

ASCOLI. La sala dell'Auditorium della Carisap di Ascoli ospita sabato un importante convegno sul tema: Pluridisabilità: valutazione e intervento precoce, la riabilitazione visiva, neuro-motoria e nell'autonomia'. Ne abbiamo parlato con il presidente dell'I.ri.fo.r. - Unione Italiana Ciechi di Ascoli Piceno, cavalier Adoriano Corradetti. «I problemi che affliggono le persone che io rappresento sono vari, sono complessi e spesso interessano non solamente la sfera visiva, ma anche quella motoria. Quando, oltre 12 anni fa, assunsi la responsabilità di questa associazione, mi preoccupai di avere vicino a me un gruppo di collaboratori perché, guardandomi intorno, mi accorsi che, oltre alle persone non vedenti ed ipovedenti, vi erano anche altri soci ancora meno fortunati poiché afflitti anche da altre malattie invalidanti. Pensai allora di impegnare la nostra associazione sul versante della riabilitazione, a favore dei non vedenti assoluti, degli ipovedenti e delle persone con disabilità aggiuntive spiega il presidente Corradetti - Mi avvalsi della capacità progettuale dei miei esperti, Emanuela Storani, tecnico di riabilitazione alla mobilità e all'autonomia dei non vedenti e ci rivolgemmo al Servizio Sanitario per promuovere la riabilitazione primariamente per i bambini non vedenti. Presentammo dei progetti alle 3 zone territoriali delle due province di Ascoli Piceno e di Fermo e contemporaneamente ci impegnammo profondamente per dare impulso alla riabilitazione visiva per gli ipovedenti attraverso il Centro di Ipovisione di Fermo. Dopo un promettente inizio nel quale, sia pure faticosamente, riuscimmo a realizzare utili interventi a favore dei nostri soci, il Servizio Sanitario Regionale, a causa delle crescenti difficoltà economiche, ha smesso di considerare questo tipo di riabilitazione come esigenza primaria per le persone minorate della vista e non ha più sostenuto i nostri progetti. Pensammo anche alla riabilitazione in acqua per i bambini gravemente menomati da lesioni neurosensoriali e motorie e dopo anni di serio ed intenso lavoro, soprattutto svolto da operatori volontari condotti dal nostro encomiabile Mirco Fava, siamo riusciti a mettere a punto un metodo che, oltre alle necessarie basi medico-scientifiche, può vantare anche il suggello di recentissimi riconoscimenti internazionali. Il convegno di sabato sarà un'occasione di formazione per gli operatori e riabilitatori, poiché i relatori sono stati scelti sulla base dell'elevata qualità scientifica delle loro competenze nell'oculistica, nella riabilitazione dell'ipovisione, nella classificazione dei disturbi visivi, nella riabilitazione alla mobilità dei non vedenti, nel trattamento delle affezioni neurosensoriali e motorie, nella disabilità neonatale, nell'intervento precoce e nella riabilitazione in acqua». IL PENSIERO di Adoriano Corradetti corre ai bambini non vedenti e a come fare per la loro riabilitazione. "Per il momento non abbiamo prospettive immediate per soddisfarli, se non attraverso quelle piccole attività che possiamo fare attraverso la nostra I.Ri.Fo.R., istituto per la Formazione e la Riabilitazione di cui la nostra associazione si è dotata e di cui si possono utilizzare risorse ridottissime. Rivolgiamo comunque queste piccole possibilità d'intervento soprattutto a persone che hanno perso la vista di recente e che hanno urgente bisogno del nostro aiuto per acquisire qualche piccola abilità personale. In ogni caso non perdiamo la fiducia che, quando saranno passati i momenti più bui della crisi, queste necessità dei non vedenti tornino ad essere sostenute dal Servizio Sanitario, come avveniva già negli anni passati».

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Emanuela Storani: «Trattamenti preclusi a ciechi e ipovedenti»

EMANUELA STORANI, tecnico di riabilitazione e counseling per disabili visivi, si occupa dell'autonomia e della mobilità delle persone non vedenti e ipovedenti. «L'aspetto della riabilitazione che la caratterizza in modo inequivocabile da istruzione, educazione, formazione è rivolgere le proprie prestazioni, ovviamente differenziate, a tutti gli individui disabili visivi a seconda dell'età spiega la Storani - Obiettivo generale della riabilitazione è perseguire il benessere della persona cui si rivolge. Lo svolgimento autonomo delle funzioni quotidiane nel proprio ambito di vita rappresenta un obiettivo che esprime la volontà di indipendenza di ogni essere umano. Per la prima volta nel 1978 una legge dello Stato ha affermato il concetto di riabilitazione sensoriale, aprendo quindi lo spazio di ricerca, sperimentazione e affermazione di un nuovo sistema di intervento anche per la riabilitazione delle patologie visive. Purtroppo, in questo particolare periodo storico, dove non si parla altro che di tagli e di falsi invalidi, i ciechi e gli ipovedenti veri sono esclusi da quella riabilitazione essenziale e specialistica. Il convegno di sabato vuole porre l'attenzione e sensibilizzare chi di dovere a provvedere alla presa in carico di questi bisogni della persona disabile visiva».

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Redattore Sociale del 09-10-2013

Ciechi a teatro con il laboratorio teatrale "Altra dimensione"

Al via il 10 ottobre la settima edizione di "Altra dimensione", corso di teatro gratuito e aperto a chiunque, ma strutturato come "un'esperienza sensoriale" per avvicinare i ciechi al teatro. Gli attori del laboratorio hanno inoltre costituito una compagnia di giro, "I sensi in versi", che dal 2008 ha già prodotto cinque spettacoli di vario genere.

TORINO. Un'iniziativa pensata per avvicinare ciechi e ipovedenti al teatro, ma aperta alla partecipazione di tutti :riparte il 10 di ottobre "Altra dimensione", laboratorio teatrale gratuito "per vedenti, non vedenti e ipovedenti, nato per affrontare la diversità con finalità artistiche e formative". Promosso dall'associazione Tedacà - con la collaborazione del servizio Motore di ricerca della città di Torino, dell'Unione italiana ciechi e dell'Istituto per la ricerca, la formazione e la riabilitazione - il progetto giunge ora alla settima edizione. Esplorando un diverso genere teatrale per ogni edizione, il laboratorio propone un percorso formativo che culmina con la creazione e la messa in scena di uno spettacolo: la favola, il radiodramma teatrale, lo spettacolo itinerante sono alcuni dei generi già rappresentati da Tedacà, che ha portato in scena temi come la follia o la dipendenza dalla televisione.

"Il focus di questo laboratorio - spiega Valentina Aicardi, insegnante, regista e responsabile del progetto - resta comunque il teatro, più che la disabilità in sé. Per questo abbiamo scelto di costruire un gruppo misto, che non fosse composto esclusivamente da non vedenti". I corsi sono comunque strutturati sulle esigenze di questi ultimi: per questo, oltre alle consuete tecniche di improvvisazione e di interpretazione, gli allievi partecipano a una serie di esperimenti sensoriali. "Soprattutto nella prima parte del corso - continua Aicardi - lavoriamo molto sull'ascolto degli altri attori, sul riconoscimento della loro voce. A volte mi è capitato di bendarli, di farli correre ad occhi chiusi o fargli ripetere dei movimenti senza che potessero vederli".

Nel 2007, inoltre, "Altra dimensione" ha costituito una compagnia di giro, denominata "I sensi in versi": l'ultimo spettacolo portato in tournee è stato "The real show", opera ispirata alla società della tv-realtà. "Per il prossimo anno - conclude Valentina - abbiamo già alcune repliche in programma a Genova, a Palermo e in Puglia". Il gruppo ha prodotto altri cinque spettacoli, tra i quali "I vestiti nuovi dell'imperatore" (2008), "Confusioni - i colori della poesia" (2010) e "Giochi e segreti" (2009), radiodramma teatrale trasmesso in streaming da Radio digitale. Le lezioni di "Altra dimensione" inizieranno il 10 ottobre e avranno luogo ogni giovedì dalle 18 alle 20 presso la sede torinese dell'Unione italiana ciechi (via Nizza 151, Torino). Per iscrizioni o informazioni: 011. 772 78 67, 320.69 90 599, info@tedaca.it e www.tedaca.it. (ams)

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Il Resto del Carlino del 09-10-2013

Alex, è sbocciato un vero talento al pianoforte

CARPI. ALEX ascoltava la musica alla televisione e pigiava i tasti della sua piccola pianola. Una nota dopo l'altra, sembrava che strimpellasse a caso come tutti i bambini. Ma i genitori hanno ascoltato con attenzione e capito che Alex riproduceva esattamente le melodie che sentiva, era in grado di riconoscere le note musicali. Quando aveva un mese di vita mamma Elisa e papà Stefano Beneventi, residenti a Panzano, scoprirono che Alex era cieco, non vedente dalla nascita a causa di una malattia genetica. Oggi Alex ha sette anni e mezzo e i suoi genitori scoprono ogni giorno che il loro figlio non potrà vedere ma ha un udito e una capacità di apprendimento fuori dalla norma. Da gennaio il bambino prende lezioni di pianoforte dal maestro Cesare Neri di Modena, violinista e insegnante all'istituto Pellegrini di Modena per bambini sordi. «Dico sempre ai genitori di Alex che il Signore gli ha tolto la vista e per compensare gli ha dato un talento straordinario spiega il maestro Alex ha una intonazione perfetta e un ottimo senso ritmico, due caratteristiche fondamentali per un musicista». Alex riesce già a suonare brani per cui i bambini vedenti impiegano normalmente molto più tempo. In dieci mesi di lezioni ha imparato l'Ave Maria di Gounod (composta da Bach) e il brano fratello Sole e sorella luna e quando li ha suonati alla cresima del fratello, lo scorso giugno a Panzano, ha sbalordito tutti. «Di solito si insegna prima la propedeutica essenziale, il solfeggio e poi si inizia a suonare. Con Alex abbiamo fatto il contrario, io gli ho insegnato dove erano i tasti bianchi e lui ha iniziato a suonare. É formidabile, Sono sicuro che questo bambino ha un futuro nella musica». Neri insegna ad Alex come se fosse un bambino vedente, non usa il linguaggio braille ma suona con lui accompagnandolo con il violino e gli dice le note. E ora sta studiando i brani che suonerà a scuola per Natale. Entusiasti e sbalorditi i genitori. «Per noi ormai è una cosa normale, ma quando parliamo con gli altri ci rendiamo conto che Alex ha un talento eccezionale. Siamo molto soddisfatti e a lui piace tanto suonare». Il bambino è seguito dall'Istituto per ciechi Garibaldi di Reggio Emilia, che da bamino frequentò anche Andrea Bocelli. Chissà che Alex Beneventi non diventi un altro grande artista.

di Silvia Saracino

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Il Resto del Carlino del 30-10-2013

LA campionessa paralimpica Cecilia Camellini ha battuto un altro record...

MODENA. La campionessa paralimpica Cecilia Camellini ha battuto un altro record: quello dell'equilibrio e della marcia a memoria nello spazio, facendo mangiare la polvere ai colleghi sportivi vedenti. Sono questi i risultati, presentati al pubblico durante un congresso nazionale tenutosi lo scorso weekend all'Hotel Raffaello, di una ricerca effettuata dal servizio di vestibologia dell'azienda Usl di Modena, presso l'Ospedale Ramazzini di Carpi. Confrontata con ballerine di danza moderna e calciatori, la Camellini ha dimostrato capacità di equilibrio superiori alla norma sia in condizioni statiche che di movimento, oltre a una straordinaria abilità nel muoversi su percorsi prestabiliti in totale assenza di riferimenti visivi o tattili. Questa ricerca documenta come un adeguato training e la capacità di riprogrammare l'equilibrio in funzione della propria condizione generale consentano anche ai ciechi di raggiungere altissimi livelli di performace sportiva.

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Libero Magazine del 01-10-2013

Eyes wide shut...

"Sono straordinari e fanno cose straordinarie per vivere una vita il più possibile ordinaria". Silvio Soldini si riferisce ai suoi attori, un cast tutt'altro che blasonato, un gruppo di non vedenti che ha accettato di raccontare al regista e a Giorgio Garini com'è la vita con la luce spenta nel documentario Per altri occhi. Avventure quotidiane di un manipolo di ciechi, prodotto dallo stesso Soldini e dalla Lumiére & Co. di Lionello Cerri. Sullo schermo la vita quotidiana di dieci persone con il comune handicap della cecità affrontata con autoironia e leggerezza, caparbietà e vitalità. C'è Enrico che fa il fisioterapista, ma appena può va in barca a vela, Giovanni, invece, ama sciare, Luca fa il musicista, Gemma suona il violoncello e ha conquistato una medaglia di bronzo in una competizione mondiale di sci, Claudio gioca a baseball, mentre Loredana tira con l'arco, Felice è un ex campione nazionale di judo e fa lo scultore. Un racconto fuori dai cliché che ritrae la persona e non la disabilità costringendo a cambiare sguardo nei confronti della diversità per vederla con altri occhi.

"Cercavo un fisioterapista - racconta Soldini - perché avevo mal di schiena e ho incontrato Enrico che ha cominciato a raccontarmi le sue attività intrigandomi molto. Insieme a Giorgio abbiamo cominciato a documentarci, Enrico ci ha presentato alcuni amici e ad uno ad uno abbiamo incontrato gli altri". L'arte, la scultura, la musica, la fotografia e lo sport, importantissimo per imparare a relazionarsi con lo spazio e con il proprio corpo sono il vero trait d'union. "Facciamo una vita dura - spiega Giovanni - tutte le mattine è come affrontare una sfida e la portiamo a casa tutte le sere a fine giornata. Siamo patiti della barca, non pensavo fosse possibile, abbiamo imparato che possiamo fare tutto. È dura sempre, però è bello sempre". E il limite, per Michela, "è quello che ci poniamo noi, abbiamo questo mazzo di carte, qualcuna la vorremmo cambiare ma non si può, e quindi giochiamo al meglio con quelle che abbiamo".

Un lavoro durato due anni che ha contribuito a far nascere più d'amicizia e a sdoganare luoghi comuni e barriere, come ricorda il regista: "il documentario permette di entrare in un mondo sconosciuto molto più facilmente e ti arricchisce. Abbiamo avuto dei brevi colloqui prima di girare, ma la fiducia reciproca ha accellerato i tempi, ci hanno subito fatto entrare nelle loro vite e i rapporti sono stati di grande semplcità. Questo è il documentario più bello e interessante che ho fatto". Sul Soldini regista un commento lo fa Claudio: "Silvio quando riprende è muto, di solito è un chiacchierone, ma quando faceva le riprese chiedevamo se fosse venuto e allora a quel punto bofonchiava qualcosa, e capivamo che era lì. Invece, Giorgio è normale".

Anticipando di un giorno la giornata mondiale della vista, promossa dall'Organizzazione mondiale della sanità, che si celebra ogni anno il secondo giovedì di ottobre, Per altri occhi sarà nelle sale solo il 9 ottobre accompagnato da un evento speciale trasmesso via satellite dal cinema Anteo di Milano un incontro tra i registi e i protagonisti con Gianna Nannini e il velista Giovanni Soldini.

Nella chiesa di San Marco, a Milano, il 14 ottobre alle 18.00 ci sara l'inugurazione della mostra Sesto Senso di Felice Tagliaferri, con il patrocinio del Museo Tattile Statale Omero di Ancona.

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L'Eco di Bergamo del 09-10-2013

Il film "Per altri occhi"

Forse ci è già capitato di ascoltare un brano musicale eseguito da un non vedente o di parlare, pur senza saperlo, con un centralinista cieco. Ma chi avrebbe mai immaginato che senza il dono della vista si può anche sciare, scolpire opere d'arte, giocare a rugby e persino tirare con l'arco? È quanto racconta «Per altri occhi», il docu-film di Silvio Soldini e Giorgio Garini che sarà in molte sale italiane per un'unica proiezione oggi, in occasione della Giornata mondiale della vista, che si celebra domani. A seguire, un breve speciale presentato da Gianni Fantoni e trasmesso via satellite dall'Anteo Spazio Cinema di Milano sull'incontro tra i registi e i protagonisti non vedenti con due rappresentanti del mondo della musica e dello sport: Gianna Nannini e Giovanni Soldini, fratello del regista. Aderiscono anche il Capitol di Bergamo e l'Ariston di Treviglio. L'idea è nata dall'incontro casuale di Soldini con Enrico Sosio, un fisioterapista non vedente, che ritroviamo nel film, consigliatogli da un'amica per il suo mal di schiena. «Durante le sedute - racconta il regista - mi parlava delle sue sciate e delle sue regate e la cosa mi ha incuriosito, tanto da chiedermi se tutti i non vedenti facessero certe cose». Alcuni dei suoi incredibili personaggi Soldini li ha quindi trovati tra gli amici di Enrico, altri nel libro del sociologo Marco Marcantoni «I ciechi non sognano il buio» (Ed. Angeli), come lo scultore Felice Tagliaferri, che definisce il film «molto istruttivo perché fa capire quanto possiamo fare con quello che abbiamo e mostrare l'abilità invece della disabilità. È importante che lo guardino i genitori dei ragazzi con handicap affinché sappiano quanto i loro figli possano riuscire a fare nonostante la loro disabilità». «Per altri occhi» fa sorridere, anche se basta qualche scena di buio in metropolitana per gettarci nel panico, ma non cerca alcun pietismo. «Mi ha stupito la loro capacità di andare oltre un handicap che per noi vedenti è forse il peggiore - rivela Soldini - e ho capito che la felicità non è dovuta al fatto che ci si veda o meno e che è assurdo stupirci che anche un cieco possa essere felice». Tra i progetti, quello di portare il film nelle scuole. O meglio, di «portare le scuole al cinema», suggerisce Soldini. Intanto, affinché possa arrivare anche ai non vedenti, uscirà in dvd con audio commento, che si spera di poter aggiungere anche in qualche sala cinematografica, peraltro con l'auspicio che possa restarci più di un solo giorno. Del resto un documentario è riuscito persino a vincere la Mostra di Venezia. «Ma nessuno lo avrebbe mai immaginato - commenta Soldini - perché in Italia è difficile distribuire documentari nelle sale».

di Patrizia Simonetti

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Il Resto del Carlino del 09-10-2013

"Io, non vedente, nel film di Silvio Soldini: visito l'Omero ma faccio anche vela e scio"

ANCONA. «Sono loro, le persone che non ci vedono, a far cambiare il nostro sguardo sulla vita e sul mondo». A parlare è il regista Silvio Soldini, autore del docufilm "Per altri occhi - Avventure quotidiane di un manipolo di ciechi", che stasera (ore 21, ingresso 6 euro, gratuito per disabili e accompagnatori) sarà trasmesso via satellite da Anteo spazioCinema di Milano in 25 sale italiane, tra cui il cinema Azzurro di Ancona. Alla proiezione seguirà un incontro condotto dal comico e scrittore Gianni Fantoni in cui Soldini e Gianna Nannini, legata per motivi personali al mondo dei ciechi, dialogheranno con autori e protagonisti. Sarà presente anche il Museo Tattile Omero di Ancona, grazie ad Aldo Grassini (presidente) e Daniela Bottegoni (Comitato di direzione), anche loro presenti nel film. Nella vecchia sede del museo in via Tiziano sono state girate alcune scene del film. Soldini ha ripreso la visita di Mario Santoni di Agugliano, ex centralinista in pensione, un super sportivo che si dedica con assoluta tranquillità allo sci, alla vela e alla canoa nonostante la cecità. Sorprendente? No, normale, ma solo per chi non ha pregiudizi, e conosce in modo appena più che superficiale la realtà dei non vedenti. E' in fondo questo l'obiettivo del film. E' lo stesso Santoni a spiegarlo: «Soldini mostra quello che i non vedenti sono in grado di fare. Spesso la gente crede che un non vedente non sia capace di fare nulla. Io scio, vado in barca a vela e in canoa. Ma ci sono altri che fanno tiro con l'arco, giocano a baseball, realizzano sculture. Il film mostra la vita di un non vedente: il lavoro, lo sport, il tempo libero. Io sono presente nella scena al museo, ma mi hanno ripreso anche a casa, in barca, sugli sci, e mentre vado a spasso con il cane lungo la spiaggia di Palombina. Per me stata una bella esperienza». Molti si stupiranno nel vedere le possibilità che si aprono ai non vedenti desiderosi di non rinunciare a nulla nella vita. «E' chiaro che in ogni attività ci sono quasi sempre degli accompagnatori vedenti. Ma nella vela, ad esempio, siamo soli in barca, potendo utilizzare delle boe sonore. Io ho anche vinto una gara a Mondello per l'iniziativa La vela senza esclusi'». E' stato proprio Santoni a mettere in contatto il regista e l'Omero, grazie alla comune conoscenza di Enrico Sosio, fisioterapista di Soldini che appena può scappa in barca a vela. Il film al cinema si potrà vedere solo stasera, ma è prevista l'uscita di un dvd con libro, edizioni Feltrinelli.

di Raimondo Montesi

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Corriere del Veneto del 17-10-2013

Stampe tattili, opere in 3D, video la sfida dei musei per tutti

VENEZIA. Il profilo si increspa, pronto a rompersi da un momento all'altro. E' immensa e stilizzata. Piena di riccioli e piccoli segni da un lato e di pianure d'acqua estese dall'altro. E per «vedere» tutto questo, bastano i palmi delle mani. Chi può, vede l'onda e poi la tocca in una realtà aumentata. Chi non può la «vede» solo con le mani. Accade fino al 3 novembre al museo d'Arte Orientale, nella mostra «La grande onda di Hokusai. Toccare il sentimento della forma». Lì, a Ca' Pesaro, le due onde sono accostate: c'è la stampa famosa arrivata a Venezia in prestito dal Museo Chiossone di Genova e il modello in gesso alabastrino del museo tattile di pittura antica e moderna Anteròs di Bologna. Quello che non si vede con lo sguardo si sente al tatto. E così la mostra, con una piccola accortezza, è diventata accessibile anche agli ipovedenti e ai non vedenti. Non sarà l'unica. Nel tavolo di confronto che i musei veneziani (tutti) hanno inaugurato ieri per parlare di accessibilità per ipovedenti e ipoudenti, c'era un programma ampio per il futuro. Che parte da un'idea semplice: rendere accessibili a tutti i musei non solo è un atto di civiltà ma può migliorare la visita a tutti. «Gli strumenti di accessibilità rendono più bella e interessante la visita anche, ad esempio, ai bambini - spiega Fiorella Spadavecchia, direttore del Museo di arte orientale di Venezia - sono due strade che si mescolano. Si rende accessibile a tutti l'arte e si offrono opportunità mettendo così tutti gli ospiti a proprio agio». E così nasce l'idea di inserire codici QR code in tutte le opere per dare una «lettura» veloce alle stesse grazie agli smartphone. Con la stessa tecnica una startup di Ca' Foscari, Veasyt, preparerà una guida in lingua dei segni, Lis. E ancora, i vecchi pannelli di difficile lettura saranno sostituiti da video e tavole tattili che racconteranno nei particolari le figure del teatro delle ombre, con tutti i dettagli di intaglio, le zigrinature, le imperfezioni. E ci saranno, se si troveranno i fondi, i modellini 3D delle 10 più importanti opere del Museo Archeologico. «Solitamente la visita tattile viene riservata per opere di minore importanza perché non si rovinino - spiega Michela Sediari, direttore del Museo archeologico di Venezia - non ci sembrava giusto e ci siamo chiesti come fare. La risposta è arrivata da una start up dello Iuav. Si tratta di una sperimentazione che utilizza il laser per riprodurre i modelli in 3D e per gli altri visitatori si aprirà la possibilità di una realtà aumentata in cui, ad esempio, ricostruire le varie fasi di un restauro. Il costo? Intorno ai 50mila euro». Il precursore è stato il museo Correr con la mostra di storia del bronzetto, negli anni '90. «Siamo stati i primi a farlo, sì ma ora è il momento di guardare avanti - spiega Caterina Marcantoni dell'ufficio attività educative dei Musei Civici veneziani - presto ogni sede in collaborazione con "Radio magica libera tutti", avrà la sua storia. Che collegandosi al wifi i bambini potranno sentire. Si tratta di storie pensate appositamente per i più piccoli con un attenzione particolare ai disturbi dell'apprendimento».

di Alice D'Este

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Marketpress.Info del 25-10-2013

Museo Tattile Omero presso Mole Vanvitelliana: "Amazzonia - Se tu fossi indio"

ANCONA. Dal 26 ottobre 2013 al 19 gennaio 2014 nelle sale del Museo Tattile Statale Omero, presso la Mole Vanvitelliana di Ancona, sarà ospitata la mostra "Amazzonia Se tu fossi Indio". Una mostra antropologica e multisensoriale ideata per immergersi nella vita quotidiana dei popoli della foresta amazzonica attraverso suoni, immagini, oggetti e impressioni tattili. Il percorso, curato da Leandra Gatto, esporrà i materiali originali dalla collezione privata del dottor Aldo Lo Curto, che da molti anni opera in Amazzonia come medico volontario itinerante. L'inaugurazione è prevista per sabato 26 ottobre alle ore 17,30. Interverranno il Presidente del Museo Tattile Statale Omero, Aldo Grassini, la curatrice della mostra, Leandra Gatto, il Presidente della Onlus Time for Peace Marche, Sandro Cittadini e il direttore del Museu do Indio (Rio de Janeiro - Brasile) in videoconferenza. Seguirà il laboratorio per bambini e famiglie "Se tu fossi indio". La mostra, promossa dal Museo Tattile Statale Omero, intende rendere protagonista il visitatore che potrà interagire direttamente con gli oggetti: l'invito è "a capovolgere il punto di vista ed osservare le cose dalla parte dell'Indio", entrando "dentro questo universo così ricco e così diverso dal nostro". L'allestimento, a cura dell'architetto Massimo Di Matteo, prevede l'esposizione tematica di circa 75 oggetti etnografici, dai manufatti ai prodotti naturali dell'ambiente amazzonico, che illustrano aspetti e attività peculiari della vita quotidiana dei nativi - ornamenti, giocattoli, strumenti musicali, etc. - tenendo in considerazione le differenze culturali che caratterizzano questa vasta area. Seguono due percorsi fotografici, "Se tu fossi Indio" e "I bambini dell'Amazzonia", accompagnati dai testi descrittivi del dott. Aldo Lo Curto e un video sulla sua attività di medico volontario. La mostra, realizzata in collaborazione con Associazione "Per il Museo Tattile Statale Omero" Onlus, Time for Peace Marche, Soconas Incomindios (Comitato di solidarietà dei nativi americani), Museu do Indio - Funai (National Indian Foundation - Rio de Janeiro, Brasile), intende anche sollecitare l'interesse sugli aspetti culturali, sociali e spirituali dei popoli dell'Amazzonia, mostrandoli senza paternalismi né pietismi, per contribuire alla loro difesa. L'esposizione offre vari spunti di riflessione sulle problematiche che coinvolgono la loro vita ma anche la nostra stessa esistenza. L'ingresso è libero. Sono in programmazione incontri mensili di approfondimento su alcune tematiche inerenti la mostra, come diritti umani, deforestazione e sviluppo sostenibile. I Servizi Educativi del Museo Omero, con la collaborazione della curatrice Leandra Gatto, organizzano visite guidate e laboratori didattici per gruppi e scuole. Prenotazione obbligatoria. Costo di 3 euro a persona, esclusi disabili, docenti e accompagnatori. Info Mostra Info: Museo Tattile Statale Omero - Mole Vanvitelliana - Banchina Giovanni da Chio, 28, 60121, Ancona -

info@museoomero.It - www.Museoomero.it -

tel 071 2811935 - sito vocale 800 20 22 20

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Superando.it del 03-10-2013

L'accessibilità universale è come una pietra preziosa

Lo dichiara Simona Petaccia, presidente dell'Associazione abruzzese Diritti Diretti, che sta promuovendo il corso nazionale denominato "Beni culturali per tutti: Accessibilità universale", iniziativa felicemente avviata in queste settimane. «Progettare l'accessibilità - aggiunge Dino Angelaccio, uno dei docenti - significa rendere un luogo sicuro, confortevole e qualitativamente migliore per ogni suo potenziale utilizzatore».

CHIETI. Ha preso felicemente il via l'interessante corso nazionale denominato Beni culturali per tutti: Accessibilità universale, ampiamente presentato qualche tempo fa dal nostro giornale, in programma fino al mese di marzo del prossimo anno, il cui obiettivo è quello di promuovere e sviluppare la cultura dell'accessibilità, intesa come possibilità di superamento degli ostacoli architettonici, ambientali e culturali, per una fruizione agevole e sicura dei beni culturali e delle varie aree del territorio.

A volere l'iniziativa - lo ricordiamo - è stata - in collaborazione con il Laboratorio Accessibilità Universale dell'Università di Siena e con il Museo Universitario dell'Università D'Annunzio di Chieti-Pescara -, l'Associazione abruzzese Diritti Diretti, da tempo impegnata in questo àmbito.

Tra i docenti, vi sono anche Dino Angelaccio, direttore del Laboratorio Accessibilità Universale dell'Università di Siena, Fabio Iemmi, artista che ha realizzato ambientazioni tattili e olfattive, oltre ad avere collaborato alla costituzione di quello stesso Laboratorio toscano e Simona Petaccia, giornalista e presidente dell'Associazione Diritti Diretti.

«Durante i seminari che si stanno svolgendo a Chieti - spiega Angelaccio - si offre ai corsisti provenienti da molte Regioni italiane (Sicilia, Emilia Romagna, Umbria, Lazio e altre) la possibilità di comprendere come progettare e realizzare percorsi accessibili a tutti all'interno di luoghi d'interesse artistico, storico e culturale (chiese, musei, pinacoteche, parchi archeologici/ambientali ecc.). Progettare l'accessibilità significa rendere un luogo sicuro, confortevole e qualitativamente migliore per ogni suo potenziale utilizzatore, garantendogli libero accesso alla comunicazione e all'informazione. Vogliamo insomma diffondere il cosiddetto "virus dell'accessibilità", per dare una risposta concreta a chi vorrebbe visitare l'Italia, ma non lo fa perché è ancora troppo spesso inospitale. Non va mai dimenticato, tra l'altro, che soltanto in Europa tali utenti sono 130 milioni, prendendo in considerazione gli anziani, le persone con disabilità, le famiglie con bambini e coloro che soffrono di disturbi alimentari. Il dato acquista poi ulteriore rilevanza, se si considera che raramente tali persone viaggiano da sole, ma si muovono con almeno un accompagnatore (partner, amici, parenti, operatori, volontari ecc.)».

«Tutti hanno diritto alla Bellezza e alla Cultura - sottolinea dal canto suo Iemmi -, ma c'è ancora molta strada da fare e dobbiamo percorrerla tutti assieme: istituzioni, università, associazioni e liberi professionisti. Paradossalmente, infatti, l'Italia è il Paese con il maggior numero di ricchezze artistiche, ma anche il meno accessibile. Musei, parchi storici, siti archeologici ecc. sono ancora "proibiti" a chi ha particolari esigenze. A tutti loro vorremmo permettere il godimento del nostro patrimonio culturale, rendendo accoglienti i nostri spazi espositivi e naturali, attraverso uno studio professionale di mappe tattili, contrasti cromatici, percorsi olfattivi ecc.».

«L'accessibilità del patrimonio culturale/naturalistico dell'Italia - conclude Petaccia - è come una pietra preziosa con molte sfaccettature: risparmio, sviluppo economico, cultura, turismo e accoglienza. Ognuna di esse può e deve essere valorizzata con professionalità e strategie differenti. Tuttavia, non basta la buona volontà per superare gli ostacoli architettonici, ambientali e culturali presenti nel Bel Paese, ma bisogna formare professionisti. È con questo obiettivo che abbiamo creato questo corso e, senza alcun finanziamento pubblico, siamo riusciti ad affidare le lezioni alla professionalità di esperti internazionali che ogni giorno sono alle prese con il compito di promuovere la cultura dell'accessibilità, spiegando a manager pubblici e privati come riuscire ad accogliere tutti convenga anche economicamente, perché migliora l'immagine di enti e aziende, aumenta il bacino di utenza e offre notevoli sgravi fiscali». (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: info@dirittidiretti.it.

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Il Gazzettino del 30-10-2013

Il Parco delle Prealpi Giulie tra i cinque «top players» del turismo accessibile

RESIA. Il Parco naturale regionale delle Prealpi Giulie tra i cinque «top players» del turismo accessibile in Italia. E oggi a Roma arriva la premiazione ufficiale di «destinazione Eden 2013». Un nuovo riconoscimento dunque che potrebbe ulteriormente esaltarsi anche in chiave europea. «Questo premio - ha affermato ieri a Trieste l'assessore regionale alla pianificazione territoriale Mariagrazia Santoro - è un riconoscimento alla capacità della nostra regione di esprimere ai massimi livelli l'inclusione dell'attività umana nel paesaggio, operando una perfetta sinergia tra uomo e natura che diventa un'opportunità di sviluppo del territorio a partire dalla sua valorizzazione. Il premio è tanto più importante perché non è frutto di un progetto specifico, ma è il riconoscimento di uno stato di fatto, di una condizione del parco voluta in precedenza e attiva da anni». Il Parco delle Prealpi Giulie si è distinto in particolare per la capacità di offrire servizi turistici anche per disabili o persone e gruppi con esigenze speciali. In questo senso si è distinto soprattutto per la presenza del «Sentiero per tutti» attivo dal 2005, percorribile in autonomia anche da persone con diversi gradi di disabilità, che in questi anni ha concretamente permesso una fruizione completa di una porzione dell'area protetta nel Parco di Pian dei Ciclamini in Comune di Lusevera. L'accessibilità è stata inoltre garantita attraverso l'adozione di pratiche quali l'abbattimento delle barriere architettoniche, la dotazione di mezzi manuali utilizzabili anche da anziani e infortunati e la creazione di strumenti di educazione e interpretazione ambientale fruibili anche da non vedenti con un supporto tecnologico basato sulla tecnologia RFID (identificazione per radio frequenza), che guida il turista disabile lungo il percorso fornendo attraverso un'auricolare bluethooth informazioni sul luogo.

«Indubbiamente è uno dei maggiori riconoscimenti internazionali che l'Ente Parco e i sei comuni che lo ospitano hanno ricevuto per il lavoro di promozione turistica comprensoriale - ha aggiunto il Presidente del Parco Stefano Di Bernardo - ed ora avanti ancora con qualità dei servizi, ricerca dell'eccellenza enogastronomica tipica, umiltà nel mettersi sempre in gioco sfidando campanilismi d'altri tempi, capacità di analisi nella ricerca dei fondi di finanziamento Europei, unici fondi che permettono progetti di sviluppo territoriale».

di David Zanirato

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La Nazione del 30-10-2013

Pistoia e il suo territorio primi per il turismo accessibile

PISTOIA con la sua provincia prima fra le destinazioni europee di eccellenza per il turismo accessibile. La cerimonia di premiazione si terrà domani a Roma. Pistoia con il suo territorio è risultata infatti in testa alla classifica nel bando europeo «Eden 6» dedicato al tema del turismo accessibile, al quale hanno aderito Provincia e Comuni di Pistoia e Monsummano. Fra le 50 candidature esaminate, il Comitato nazionale di valutazione, presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, Dipartimento affari regionali, turismo e sport, ha selezionato cinque destinazioni italiane. Dopo Pistoia ci sono: Langhe e Roero, Castellana Grotte, Parco delle Prealpi Giulie, Gavirate e Luino, Repubblica di San Marino (riconoscimento speciale). «Eden» è l'acronimo di Destinazioni europee di eccellenza (European Destinations of Excellence), che promuove modelli di sviluppo sostenibile nel turismo in tutta la Ue con concorsi nazionali annuali per la selezione di una «destinazione turistica di eccellenza» per ciascun paese partecipante. L'obiettivo è attirare l'attenzione sui valori della diversità, migliorare la visibilità delle destinazioni europee emergenti e creare una piattaforma per lo scambio di buone pratiche in Europa. Alla Commissione europea e alla Presidenza del Consiglio è stata inviata, insieme al dossier richiesto, la guida Pistoia per tutti: guida al turismo accessibile in provincia di Pistoia, fortemente voluta dalla Provincia e presentata nel 2011, per informare sui servizi turistici del territorio dedicati ai visitatori con esigenze specifiche e per diffondere una cultura dell'ospitalità in condizioni di pari opportunità.

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focus

EdilPortale del 04-10-2013

Barriere architettoniche, per eliminarle non serve il permesso di costruire

Per eliminare le barriere architettoniche non è necessario il permesso di costruire. I lavori, in base alla loro entità, possono richiedere solo la Scia o rientrare tra gli interventi di edilizia libera.

ROMA. A fare chiarezza sulla questione è stata la Cassazione con la sentenza 38360 del 18 settembre scorso.

Nel caso esaminato dalla Cassazione, una ditta aveva realizzato, senza permesso di costruire, una rampa per l'accesso dei disabili sul lato di un fabbricato di sua proprietà, ma il Tribunale ordinario ne aveva ordinato la demolizione considerandola opera abusiva.

A detta degli interessati, invece, il Tribunale non aveva preso in considerazione la normativa in base alla quale il disabile avrebbe il diritto all'eliminazione delle barriere architettoniche e gli dovrebbe essere assicurato l'accesso agli edifici. A dispetto di questa considerazione, il Consiglio comunale aveva invece deliberato nel senso di non adottare la variante allo strumento urbanistico necessaria per la realizzazione dell'intervento.

La Cassazione ha spiegato che le opere funzionali all'eliminazione delle barriere architettoniche sono quelle tecnicamente necessarie a garantire l'accessibilità, l'adattabilità e la visitabilità degli edifici privati. Non rientrano invece in questo gruppo le opere dirette alla migliore fruibilità dell'edificio e alla maggiore comodità dei residenti.

Nel caso in cui si accerti che le opere sono destinate all'effettiva eliminazione delle barriere architettoniche, bisogna valutarne l'entità e le caratteristiche per capire come procedere.

Se non comportano la realizzazione di rampe, di ascensori esterni o di manufatti che alterino la sagoma dell'edificio rientrano tra le attività di edilizia libera.

In caso contrario, sarà sufficiente presentare la Dia (sostituita dalla Scia) e quindi iniziare i lavori nello stesso giorno in cui si consegna l'istanza.

di Paola Mammarella

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L'agenda: appuntamenti del mese di novembre

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