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Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ONLUS
Consiglio Regionale della Lombardia


IL BLOCNOTES

NOTIZIARIO INFORMATIVO DEL CONSIGLIO REGIONALE LOMBARDO DELL'UNIONE ITALIANA DEI CIECHI E DEGLI IPOVEDENTI

A cura di Massimiliano Penna

Ottobre 2013

SOMMARIO

Dalla sezione di Como

Esperimento universitario sulla stimolazione tattile

La nostra sezione, su segnalazione di una giovane socia della sezione UICI di Lecco che ringraziamo, comunica la ricerca di persone interessate a svolgere un esperimento sulle percezioni tattili.

La Prof.ssa Papagno, Docente di Neuro Scienze  dell'università degli studi di milano Bicocca, ha redatto un esperimento per persone non vedenti basato sulla stimolazione tattile. In sintesi, lo scopo dello studio è indagare la plasticità cerebrale in persone con deprivazione sensoriale.

In particolare sono interessati alla percezione tattile. In genere chi ha una deprivazione sensoriale sviluppa maggiormente un'altra sensibilità. I non vedenti, soprattutto visto l'uso del Braille, dovrebbero avere una migliore percezione tattile. Ma esistono vari aspetti della percezione tattile e alcuni potrebbero essere influenzati da altre modalità sensoriali.

Auspichiamo pertanto la partecipazione di 4 o 5 soggetti. Chi fosse interessato ed intendesse ricevere ulteriori delucidazioni al riguardo, è invitato a contattare la Prof.ssa al proprio indirizzo e-mail: costanza.papagno@unimib.it.

All'esperimento sono ammesse persone che abbiano compiuto 27 anni e che risultino essere cieche dalla nascita.

Vi invitiamo a diffondere la notizia fra le persone che rientrano in queste condizioni e che potrebbero essere interessate.

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Dalla Sezione U.I.C.I. di Lecco

corso di "PRIMO SOCCORSO"

La sezione UICI di Lecco, in collaborazione con "Pubblica Assistenza Volontari Calolziocorte", organizza un corso di primo soccorso. Gli incontri avranno luogo presso la sede UICI sabato 9, 16 e 23 novembre dalle ore 9.30 alle 11.30 circa. A ciascun partecipante sarà richiesto un contributo di 15 euro che verrà interamente devoluto all'associazione di volontariato che mette a disposizione i propri istruttori. Al fine di garantire la buona riuscita dell'iniziativa, nonché di predisporre il materiale didattico necessario, chiediamo a chiunque fosse interessato di far pervenire la propria adesione in segreteria al tel. 0341.284328.

Programma dettagliato

SABATO 09/11/2013 - Significato del termine "primo soccorso"; - Il sistema 118, chiamata al 118; - Autoprotezione, valutazione e sicurezza del luogo; - Nozioni di BLS (rianimazione cardiopolmonare); - Nozioni di disostruzione vie aeree

SABATO 16/11/2013 - BLS pratica (pratica di rianimazione cardiopolmonare su manichino)

SABATO 23/11/2013 - Incidenti domestici (cadute, ustioni, ferite, fratture, elettrocuzione, avvelenamento).

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comunicazioni varie

DALLA SEZIONE DI BRESCIA

DALLA CASA EDITRICE EKT EDIKIT

Si rendie noto che la casa editrice di Brescia EKT Edikit, dopo aver collaborato nel 2012 con alcuni insegnanti di sostegno per fornire a studenti ipovedenti materiale didattico appropriato alle loro esigenze, si rende disponibile per offrire i suoi servizi e per allargare la propria conoscenza recependo anche suggerimenti da parte dell'utenza per migliorare i propri prodotti.

Per approfondimenti, in segreteria sezionale è disponibile una brochure dei prodotti della menzionata casa editrice. 

DALLA SEZIONE DI COMO

Grazie all'intermediazione del referente sezionale per la fruizione dei beni culturali, Mario Mazzoleni, e con l'intervento della Consigliera e responsabile sezionale del libro parlato, Maria Cristina Solazzi, abbiamo il piacere di comunicare a tutti i nostri soci, familiari, volontari, amici e conoscenti che sabato 12 ottobre 2013 dalle ore 15.00 sarà ospite della nostra sezione l'autore pluripremiato lecchese Andrea Vitali. E' il primo di una serie di incontri culturali che il Consiglio Direttivo sezionale intende promuovere per dare voce agli autori locali, famosi e anche meno affermati. Si tratta di un momento di confronto, di approfondimento e di domande e risposte nate dalla attenzione dei nostri lettori nei confronti di autori che presentano la propria esperienza personale di scrittore e le proprie opere letterarie.

Invitiamo tutti i soci a leggere o rileggere alcune tra le più importanti opere dell'autore che possono essere richieste alla nostra Segreteria o scaricate direttamente dagli abbonati al sito del libro parlato di Brescia.

Vi raccomandiamo di annotare sulla vostra agenda, fin d'ora, questo importante appuntamento!  Avvisate amici e conoscenti! Vi invitiamo, infine, a segnalare la vostra presenza al pomeriggio culturale contattando la Segreteria sezionale.

La nostra sezione organizza una visita guidata presso l'azienda agricola erbese La Runa, gestita da tre soci trentenni, attività già premiata a livello regionale, sabato 19 ottobre dalle ore 14.30 con ritrovo a Erba presso il parcheggio del cimitero maggiore. La visita ha inizio dai campi coltivati con l'illustrazione dei metodi di coltivazione, la raccolta e l'avvio alla conservazione. Successivamente ci si trasferisce in azienda, sempre nelle vicinanze, per gustare una merenda con assaggi di conserve e degustazione di verdure.

In pieno campo avremo la possibilità di toccare e di raccogliere differenti verdure compreso alcune erbe aromatiche. In azienda saranno disponibili per l'acquisto differenti tipi di patata, cipolla, zucca, sedano, lattuga, radicchio ed altro. L'azienda agricola La Runa coltiva con la metodologia biologica anche se non è certificata ufficialmente. Inoltre saranno disponibili per l'acquisto le seguenti conserve: sugo di verdure a pezzi, sugo di verdure piccante, sciroppo di fiori di Sambuco da 280 e 820 grammi, succo di cetrioli da 720 grammi, crema di broccoli da 200 grammi, zucchine in agrodolce da 300 grammi, pesto di salvia da 90 grammi, pesto di salvia con pecorino da 90 e 180 grammi, melanzane sott'olio, porri sott'olio e passata di pomodoro.

Chi fosse interessato è invitato a contattare tempestivamente la Segreteria e, comunque, non oltre sabato 12 ottobre per poter organizzare l'accompagnamento mediante automezzo sezionale o privato e con l'aiuto di volontari.

Si comunica ai soci che ad ottobre inizieranno i due corsi sezionali di attività fisica:

1. ginnastica dolce da lunedì 7 ottobre presso la sezione nel pomeriggio con la fisioterapista Michela Gatti, quota a carico del socio euro 100 per n. 25 incontri fino ad aprile-maggio 2014;

2. attività motoria presso la palestra di via Perti da mercoledì 2 ottobre dalle ore 17.00 alle ore 18.00 con la fisioterapista Chiara Savogin, quota a carico del socio euro 50 per n. 30 incontri fino a maggio 2014.

Per ulteriori informazioni e per eventuali iscrizioni si invitano i soci a contattare tempestivamente la Segreteria sezionale.

Ricordiamo ai soci, familiari, volontari e conoscenti che giovedì 3 ottobre riprenderà presso il salone della nostra sezione l'incontro pomeridiano di aggregazione, lavoro e confronto coordinato dalla consigliera sezionale Maria Pia roscio.

Ritrovo alle ore 15.00 e per un paio d'ore ci si potrà intrattenere con altri soci, volontari, conoscenti per dialogare, effettuare dei piccoli lavoretti, utilizzare l'aula informatica e dare spazio agli incontri e alle iniziative dello sportello autonomia.

Ringraziamo fin d'ora i soci e soprattutto i volontari che vorranno partecipare e che attivamente supporteranno le attività proposte da Maria Pia.

Invitiamo i soci che avessero problemi di accompagnamento a contattare la Segreteria sezionale.

DALLA SEZIONE DI MILANO

A. CORSI PER L'APPRENDIMENTO DEL BRAILLE E MOMENTI DI SOCIALIZZAZIONE

Si ricorda che dal mese di ottobre avranno inizio i corsi per l'apprendimento del braille e socializzazione organizzati dal Circolo in collaborazione con la sezione. I corsi sono rivolti prevalentemente a non vedenti adulti e hanno luogo presso il Circolo Culturale e Ricreativo Paolo Bentivoglio in Via Bellezza 16  a Milano con inizio il 16 ottobre alle ore 15.30. Iscrizioni presso la segreteria di Via Mozart 16 - 02.783000 chiedendo della sig.ra Tania, o presso la segreteria del Circolo al numero 02.58302743. Il corso viene offerto in forma gratuita.

B. Corso di ballo con inizio l'8 ottobre ore 15.00 - Quota annua euro 50,00.

C. Corso per la lavorazione della creta con inizio il 16 ottobre ore 16.30 - Quota annua euro 30,00.

D. Per i corsi di intreccio, bigiotteria, trucco e danza rinascimentale - Iscrizioni entro il 20 ottobre.

Informazioni più dettagliate su tutti i corsi sono riportate sul sito www.uicmi.it.

Si ricorda a tutti i soci il servizio Telefono Amico affidato ad Erica Monteneri, disponibile da lunedì a venerdì dalle ore 8.30 alle ore 10.30 al numero 02.5454090.

Questo servizio intende offrire un aiuto disinteressato e discreto a tutti coloro che si trovano ad affrontare i tanti problemi che la disabilità visiva comporta.

Il Movimento Apostolico Ciechi - Via Porta Angelica, 63 - 00193 Roma - ha indetto il Bando Munoz - Lorenzani per l'anno scolastico 2012/2013 a sostegno dello studio di studenti disabili visivi che hanno frequentato le scuole comuni di ogni ordine e grado, Università compresa.

10 sono i premi da attribuire, che vanno da 200 a 450 euro, in rapporto al grado di scuola frequentata. I concorrenti dovranno far pervenire i documenti previsti entro e non  oltre il 20 novembre 2013.

Per informazioni più dettagliate sul Bando di Concorso si può contattare il numero telefonico 06.6861977 - sito internet: www.movimentoapostolicociechi.it.

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La Repubblica del 13-09-2013

Scuola, emergenza disabili niente tutor per duemila

MILANO. I soldi per gli educatori da Palazzo Isimbardi non arrivano. E la scuola riparte nell'emergenza per gli alunni disabili: per oltre 1800 studenti fra i banchi delle superiori di Milano e provincia l'assistenza in classe non è garantita. Dopo l'allarme lanciato dal Pd nei giorni scorsi, all'avvio ufficiale delle lezioni si è mossa anche la Ledha per denunciare la situazione in cui cominciano l'anno scolastico gli studenti portatori di handicap. «La scuola è ricominciata ma le famiglie non sanno ancora in che modo verrà garantita l'assistenza "ad personam" ai ragazzi che ne hanno diritto - denuncia il coordinamento delle associazioni dei familiari delle persone con disabilità - la preoccupazione è altissima».

La figura dell'educatore è diversa da quella dell'insegnante di sostegno, inviato dal ministero dell'Istruzione non per il singolo ragazzo ma per tutta la classe, e legato soprattutto agli aspetti didattici della scuola. L'educatore è una sorta di assistente personale: aiuta a scrivere o anche semplicemente a prendere la penna chi da solo non ce la fa. È lui che cerca di semplificare i problemi di movimento a chi vive sulla sedia a rotelle e non può andare in bagno in autonomia. È sempre lui che riordina i libri e prepara lo zaino quando suona la campanella. È, cioè, un supporto indispensabile per quelle azioni che sono naturali per tutti gli altri compagni di classe, ma che sono spesso un traguardo faticoso per chi convive con un handicap. «Non solo - racconta Francesco, iscritto dell'ultimo anno dell'istituto tecnico Itsos, in attesa di sapere se il suo educatore arriverà o meno - , lui fa da collante fra me e la classe. Io scivolo spesso dalla carrozzina quando sono in aula ed è lui a risollevarmi. Quando un educatore è bravo, poi, sa anche spiegare ai miei compagni come darmi una mano quando sono solo. Prova, cioè, a farmi integrare in tutto con gli altri».

Secondo i dati del Pd, sono 1.118 in città ad averne diritto, su un totale di 10.673 studenti quest'anno iscritti nelle scuole pubbliche. Di questi, 311 sono disabili gravi che diventano 582 in provincia. Indicativamente ciascuno di loro richiede una media di assistenza di 10 ore settimanali. Un servizio in carico alle Province. «Ma dopo numerose sentenze del Tar e del Consiglio di Stato - sottolinea Marco Rasconi, presidente di Ledha Milano - nel bilancio di Palazzo Isimbardi non sono inseriti finanziamenti per rispondere a quest'obbligo, nonostante avessero lasciato trapelare di voler affrontare questo argomento». L'amministrazione provinciale, da parte sua, cerca di rassicurare famiglie e studenti: «Le Province lombarde hanno chiesto alla Regione 20 milioni di euro per provvedere - spiega Massimo Pagani, assessore alle Politiche sociali in Provincia - di questi, 15 servono per l'assistenza e 5 per il trasporto. Oggi il Pirellone ha convocato una riunione proprio su questo. Contiamo di avere risposte in tempi rapidissimi».

di Tiziana De Giorgio

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Avvenire del 13-09-2013

Studenti disabili senza assistenza educativa

MILANO. Anno scolastico che parte, problemi che ritornano. È questo il destino delle famiglie di studenti con disabilità che frequentano la scuola secondaria superiore, secondo quanto denunciato da Ledha Milano. Infatti, nonostante sia stato ribadito più volte dall'autorità giudiziaria - e in aprile dal Consiglio di Stato - che l'assistenza educativa personalizzata spetta per legge alle Province, ben poche si sono attivate per accantonare fondi per fornire il sostegno dovuto. Il tema dell'assistente educativo "ad personam" per gli studenti con disabilità che frequentano le scuole superiori ha provocato da un paio d'anni un contenzioso continuo tra Province e Comuni. Dopo vari ricorsi e sentenze del Tar, si è giunti alla decisione del Consiglio di Stato che ha ribadito che l'onere per tale attività è competenza delle Province. Tuttavia, l'anno scolastico che è appena partito non lascia tranquille le famiglie di studenti con disabilità, perché poche Province si sono attivate. Per esempio, denuncia il presidente di Ledha Milano, Marco Rasconi, la Provincia di Milano non ha ancora inserito i fondi per questa attività nel proprio bilancio: «Ci risulta che, a oggi, non abbia ancora reso noto il proprio orientamento sul tema. I genitori di questi ragazzi non sanno come verrà assicurato il diritto all'assistenza». Di conseguenza «le associazioni e le famiglie non possono certo restare tranquille».

Latitano anche le amministrazioni provinciali di Lodi, Mantova e Varese, mentre notizie positive giungono da Sondrio, Monza e Brescia. Dalle altre province lombarde, fanno sapere da Ledha, mancano segnali precisi, anche se in alcune qualcosa si muove.

«Il tema dell'assistenza scolastica per gli alunni con disabilità è un tema molto caldo a Milano anche per i bambini e i ragazzi che frequentano la scuola primaria e secondaria di primo grado. Ci giungono informalmente segnalazioni di tagli ad alcune scuole anche del 30 per cento dei fondi per l'assistenza agli alunni con disabilità da parte del Comune di Milano - dice Roberto Morali, direttore di Ledha Milano - e che sono stati assegnati al momento solo per il periodo settembre-dicembre 2013. Ci auguriamo sia una situazione solo temporanea dettata dalla mancata approvazione del bilancio preventivo del 2013 da parte del Comune. La nostra attenzione resterà comunque alta».

di Enrico Negrotti

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Redattore Sociale del 02-09-2013

Milano, nasce il laboratorio sperimentale per gli universitari disabili

MILANO. Gli spazi della libreria ex-Cuem dell'Università statale si rinnovano. Sono iniziati i lavori per creare un laboratorio sperimentale che offrirà postazioni pc attrezzate ad hoc con barra braille, sintesi vocale, videoingranditore e scanner per circa 700 studenti disabili. Dopo un anno di occupazione della libreria, terminato a maggio con scontri e sgombero degli occupanti, a luglio il Consiglio di amministrazione ha deliberato l'allestimento di un centro servizi per ragazzi con problemi di apprendimento. La gestione del centro, che aprirà il 16 settembre, è affidata all'Ufficio servizi, interventi, assistenza, integrazione sociale e diritti delle persone con handicap coordinato dalla dottoressa Simona Tosca.

All'interno del laboratorio oltre ai 10 pc attrezzati ci saranno 12 postazioni wi-fi, accessibili tramite il proprio portatile, e tre postazioni con una parete di separazione per garantire la privacy ai colloqui degli studenti con i tutor o con gli psicologi, durante l'orientamento. Le riunioni dei docenti si terranno in una sala per 8 persone, dove verranno fatte anche ricerche sugli stili di apprendimento, per fornire nuovi supporti per i DSA (disturbo specifico dell'apprendimento), ci saranno corsi per i dislessici, momenti di formazione per i tutor e seminari di sensibilizzazione sul tema della disabilità rivolti a studenti e docenti.

Per 40 anni la libreria Cuem ha fornito materiale didattico e dispense agli studenti a prezzi bassi, dopo il suo fallimento nell'aprile del 2012, l'aula è stata occupata da alcuni movimenti studenteschi che hanno sentito l'esigenza di continuare a offrire un servizio librario oltre a una zona pranzo e uno spazio di confronto per gli studenti, sottolineando una carenza dell'amministrazione dell'università. Da quel momento è iniziato un lungo braccio di ferro tra occupanti e rettorato, che chiedeva agli studenti di partecipare ad un regolare bando per gestire lo spazio. A maggio l'ex-Cuem è stata sgomberata con l'intervento di agenti antisommossa chiesto dal rettore Gianluca Vago: alcuni studenti sono rimasti feriti negli scontri all'interno dell'Ateneo. (Marcella Vezzoli)

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Superando.it del 04-09-2013

Per accogliere meglio le persone con disabilità in ospedale

di Antonio Giuseppe Malafarina

Per come la penso io un giornalista non dovrebbe mai essere coinvolto emotivamente nella notizia che riporta e quello che sto per scrivere mette a dura prova questo principio. Parliamo di accoglienza di persone fragili in Pronto Soccorso, cioè di come il personale dovrebbe trattare le persone (disabili) quando entrano in ospedale.

È il 4 luglio, Ospedale di Legnano (Milano). Mi ricevono il dottor Aldo Minuto, direttore del Dipartimento dell'Emergenza-Urgenza dell'Azienda Ospedaliera di Legnano, il dottor Massimo Lombardo, direttore sanitario, e il dottor Giancarlo Gini, responsabile del Pronto Soccorso e del Dipartimento d'Emergenza e Accettazione. Il primo lo conosco da una vita e tutti insieme entriamo nel Pronto Soccorso perché tengono a un mio parere.

Nulla è apparentemente attrezzato per le persone con disabilità, in compenso non vedo ostacoli per chi circola in carrozzina (cosa mai scontata), salvo il banco dell'accettazione alto per chi è seduto. L'interno colpisce per luminosità, disposizione dei letti, rispetto al banco di comando del personale, e colori alle pareti. L'ambiente è favorevole. Spesso è il contrario.

Sono lì per tenere una lezione nell'ambito di corsi che l'Azienda Ospedaliera organizza sulla comunicazione per formare il personale. Con lo staff medico del Progetto DAMA (Disabled Advanced Medical Assistance, ovvero "Assistenza medica avanzata per le persone con disabilità"), la prima struttura italiana, presso l'Ospedale San Paolo di Milano, nata per rendere l'ospedale luogo di cura anche per persone con disabilità, partecipo al corso Accoglienza al paziente fragile in Pronto Soccorso.

Arriviamo all'ascensore. Ha la voce che avvisa sulla direzione e sull'arrivo al piano. Il direttore generale, dottoressa Carla Dotti, che ha fortemente voluto l'incontro, non riesce a presenziare e il dottor Lombardo e il dottor Minuto, vero ideatore dell'evento, partono con le presentazioni: Angelo Mantovani, uno dei fondatori storici di DAMA e ora della Fondazione Mimmo Castorina per la disabilità grave, Filippo Ghelma, direttore responsabile di DAMA, Massimo Corona, dirigente medico di DAMA, e il sottoscritto, l'unico non medico né dottore.

Che cosa abbiamo detto? Punto primo: le persone con disabilità non hanno maggiori diritti, bensì gli stessi diritti cui rispondere con soluzioni personalizzate, come per tutti. I costi: ci sono, ma si abbattono attraverso l'ottimizzazione delle risorse già presenti in ospedale.

La comunicazione: al paziente dev'essere offerto il massimo ascolto e consentita la miglior comprensione possibile per qualità e metodo, anche facendo fronte a carenze uditive o verbali o d'altro tipo, esprimendosi per iscritto o affidandosi a nuove tecnologie o altri ausili di proprietà del paziente.

Il percorso nella struttura: alla persona deve sempre essere agevolato, anche accompagnando il suo assistente a destinazione qualora serva (dovesse andare altrove a recuperare documenti, ad esempio).

L'assistente: chi accompagna la persona, ovvero il suo caregiver, deve sempre poter restare accanto all'assistito, anche in caso di ricovero, perché non è un "accessorio", bensì una parte imprescindibile di sé.

La famiglia: al di là dell'accompagnatore, coinvolgere la famiglia nella relazione col paziente può agevolare l'inserimento nella struttura.

L'intervento sulla persona: dev'essere prudente, ma non timoroso e deve sempre passare attraverso il colloquio; una parola in più è meglio di un errore in più.

Collocazione nello spazio: dare modo alla persona, soprattutto a quella con problemi sensoriali o cognitivi, di comprendere dove si trova e cosa sta succedendo.

Disabilità e persona: la persona non è la sua disabilità, quindi è decisivo assisterla occupandosi del suo problema di quel momento, piuttosto che della sua situazione conclamata, senza tuttavia ignorarla.

Le difficoltà: esistono, ma vanno affrontate con flessibilità e creatività.

Questo il succo dell'incontro, cioè proporre alcune regole base riprese dall'esperienza del Progetto DAMA, dalla letteratura in materia e dalla conoscenza globale del settore, che pensiamo debbano essere punti chiave per una buona accoglienza del paziente disabile a Legnano quanto altrove.

Intanto il 9 ottobre prossimo replicheremo a Magenta, sempre in provincia di Milano. L'azienda ospedaliera, che è la stessa, ci crede. Speriamo ci credano altre.

P.S.: L'Ospedale di Legnano, pur se ricostruito in una zona diversa, è dove sono stato ricoverato subito dopo il tuffo in mare che mi ha reso disabile. Il 4 luglio ho trovato gran parte del personale di allora in festa per me. Questa cosa, però, è meglio non dirla troppo in giro, sennò sembra che quel giorno mi sia emozionato.

Il presente testo è apparso anche in "InVisibili", blog del «Corriere della Sera.it», con il titolo "Poche regole per accogliere meglio le persone disabili in ospedale". Viene qui ripreso, con minimi riadattamenti al diverso contenitore, per gentile concessione.

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Redattore Sociale del 09-09-2013

Maglie in braille e un laboratorio: "Non occorre vedere per guardare lontano"

MILANO. Il percorso di Dialogo nel Buio si arricchisce di una nota di moda: arrivano nel negozio presso l'Istituto dei Ciechi di Milano le magliette stampate con l'alfabeto braille.

Le magliette fanno parte dell'ultima collezione di Alessandro Dall'Acqua, dedicate ai cinque sensi, e nascono dalla collaborazione della casa di moda con l'Istituto che promuove la conoscenza delle tematiche legate alla cecità attraverso l'ormai famoso percorso sensoriale al buio, in cui sono le persone cieche a guidare i vedenti alla scoperta di ciò che li circonda. "Dialogo nel buio" è nato come mostra temporanea, ma da otto anni è ormai un percorso fisso presso l'istituto di via Vivaio a Milano: provare a sentire il mondo rinunciando per un attimo alla vista, accompagnati da guide cieche, e scoprire, con grande impatto emotivo, che la percezione attraverso gli altri quattro sensi cambia completamente.

I capi di abbigliamento saranno in vendita anche presso le boutique della casa di moda.

Il progetto fra l'istituto e il marchio prevede l'evoluzione della collaborazione con la creazione di un laboratorio e iniziative legate allo studio del braille applicato all'ambito dell'abbigliamento. Non è la prima volta che la moda si presta al tema: nel 2008 Fiorucci fece una maglietta in braille per i 100 anni della Cbm, la onlus che combatte la cecità nel mondo, mentre un sito americano - fondato da una persona prima interessata al tema e poi vittima essa stessa di una progressiva perdita della vista - propone accessori di ogni tipo in braille.

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Marketpress.Info del 20-09-2013

Milano: Mostra "Sesto senso" dello scultore Felice Tagliaferri

MILANO (SALA MUSEO DELLA BASILICA DI S. MARCO): MOSTRA "SESTO SENSO" DELLO SCULTORE FELICE TAGLIAFERRI - LA CHIESA DELL'ARTE" - CON IL PATROCINIO DEL "MUSEO TATTILE STATALE OMERO" DI ANCONA - DAL 15 AL 19 OTTOBRE 2013

MILANO. Felice Tagliaferri, nato a Carlantino (Fg) nel 1969 è non vedente dall'età di 14 anni. Nel 1998 inizia a frequentare lo studio dello scultore bolognese Nicola Zamboni, docente all'Accademia di Belle Arti di Brera a Milano e scopre il suo grande amore per l'arte. La loro diventa anche una vera amicizia, li accomuna la passione per il judo, Tagliaferri è stato campione nazionale all'età di 27 anni. Frequenta, negli anni, diversi studi di maestri scultori a Carrara e dal 2001 comincia la sua vita d'artista partecipando a mostre e concorsi a livello internazionale. Nel 2007 nasce un gemellaggio artistico con il "Museo Tattile Statale Omero" di Ancona con la mostra "Toccare e non guardare è una cosa da imparare" e in seguito nello stesso Museo "Toccare l'Arte/vedere con le Mani". Fondatore del Museo è Aldo Grassini, non vedente, Presidente Provinciale Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti di Ancona. Grazie alla forza e a un grande talento, nasce in lui il desiderio di "dare forma ai sogni" fondando una scuola di arti plastiche, la "Chiesa dell'Arte" a Sala Bolognese per un'arte senza barriere, un'arte tattile, perché se non si può vedere, come appropriarsi dell'immagine che ti è sottratta perché non si deve toccare, "è severamente proibito toccare"? All'artista era stato impedito infatti di "vedere con le mani" quella meraviglia che è il "Cristo velato" di Giuseppe Sanmartino, conservato nella Cappella Sansevero a Napoli. Ed è così che si impone la nascita del "Cristo Rivelato", ideando una "scultura tattile" che si rifà al settecentesco modello, terminata nel 2010 dopo anni di studio e lavoro. Un'opera che è il fulcro di questa mostra che tutti possono ammirare con gli occhi o con le mani. Un'opera che è quasi un miracolo, vista da migliaia di persone e benedetta da Papa Ratzinger, dal Cardinale Dionigi Tettamanzi e dal Cardinale Angelo Scola. Il percorso espositivo raccoglie circa 30 sculture che ci parlano del sublime ma anche del quotidiano, ma non meno significativo, mondo di Tagliaferri. Il sacro e il profano si lambiscono senza timidezza, si va dalle tematiche religiose ai nudi femminili , dal "cane alato" che con le sue ali fa spiccare il volo a chi non vede, al ritratto del grande giornalista sportivo Candido Cannavò, suo caro amico. L'attuale produzione artistica di Felice Tagliaferri si concentra sulla ricerca dell'armonia della forma che l'artista riconosce in particolare nei "nudi" e nell'uso dei materiali, nobili come il marmo, importanti come il bronzo e poveri come la creta. Per approfondire questi aspetti, l'esposizione sarà accompagnata dalla proiezione di filmati delle opere e delle interviste da lui rilasciate nel corso degli anni. E non solo: verrà proiettato il film documentario di Silvio Soldini e Giorgio Garini, "Per altri occhi" che racconta le avventure quotidiane di un gruppo di persone accomunate da una cosa: la cecità. Vivono con l'handicap che a noi vedenti fa più paura di qualsiasi altro, eppure lo fanno con una serenità, una passione e un coraggio tali da rendere le loro vite più ricche di tante altre. Serve dire che una di queste persone è Felice Tagliaferri?

Info: Marina Assandri, responsabile organizzazione - tel.338.226.153 14

email: assandrimarina1@gmail.com

web: http://www.chiesadellarte.org

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Tratto dalla rivista "La cucina italiana professionale"

Non vedenti al ristorante, come comportarsi

Regola numero uno, cercare di immedesimarsi nel problema: accogliere nel modo migliore un non vedente nel proprio locale richiede un po' di buon senso e di accortezza, ma non è certo un'impresa così difficile. «In primo luogo occorre distinguere tra non vedenti e ipovedenti" dice Nicola Stilla, Presidente del Consiglio Regionale Lombardo dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti. "Nel primo caso, ad esempio, occorre fornire un menu e una carta dei vini in Braille; nel secondo sarà sufficiente che le liste siano in caratteri grandi, chiari e ben leggibili, con un contrasto di colore netto. Questo perché fondamentale è garantire la maggiore autonomia possibile». Il problema però è proprio capire quali sono le condizioni reali del cliente. «Per alcuni ipovedenti - spiega Stilla - non c'è bisogno di alcun intervento. Però se la sala ha condizioni di luce particolari la loro difficoltà emerge. In questo caso basta accostarsi alla persona e chiedere se possiamo essere d'aiuto: sarà lo stesso cliente a spiegare di cosa ha bisogno». «Di fronte a un non vedente invece - aggiunge - il problema è di immediata percezione e sarà opportuno avvicinarsi, invitarlo a seguirci offrendogli il braccio. Arrivati al tavolo si provvederà a far toccare al cliente la sedia con la mano. Dopo di che sarà lui stesso a prendere contatto con la "postazione" e a muoversi di conseguenza. Anche perché, di solito, i non vedenti che entrano in un ristorante sono persone dotate di una certa autonomia e capaci di muoversi anche in ambienti non ancora conosciuti». «Per questo - continua - sarà sicuramente gradita e utile all'ospite una descrizione abbastanza dettagliata del tavolo (a cominciare dalla sua forma) e delle modalità di apparecchiatura: dove sono posizionati i bicchieri, se hanno o meno lo stelo, quali posate sono già in tavola eccetera. Fondamentale è poi rimanere a disposizione per rispondere ad eventuali richieste di ulteriori informazioni». Ora che l'ospite è sistemato a tavola, resta il problema del menu. Pochissimi sono infatti i ristoranti dotati di una copia della carta in Braille: se il cliente è in compagnia di qualcuno, sarà sicuramente il suo commensale a leggergli il contenuto del menu. In caso contrario toccherà al cameriere dare tutte le informazioni relative alla carta. Arriva il momento del servizio: anche in questo caso il cameriere dovrà fornire indicazioni chiare al cliente. Semplici frasi come "passo alla sua destra per servirle il piatto", o "le ho versato il vino nel bicchiere di sinistra" costituiscono un punto di partenza fondamentale. «Quando invece il vino o l'acqua non vengono versati, ma si lascia la bottiglia sul tavolo - suggerisce Stilla - è opportuno far toccare al cliente la bottiglia con la mano, in modo da porlo in condizione, se autonomo, di versarsi da solo le bevande. Una volta che il piatto è in tavola, è consigliabile chiedere se l'ospite desidera una descrizione del piatto: bisogna sempre chiedere per evitare di risultare invadenti, poiché diverse persone con diversi caratteri possono gradire atteggiamenti differenti. Io, personalmente, ho apprezzato moltissimo un cameriere che, dopo avermi servito un piatto composto di quattro diversi antipasti, mi ha descritto la posizione di ciascun elemento usando espressioni chiare come "a ore 6, a ore 12 eccetera"; questo mi ha dato modo di chiedere consiglio su quale specialità fosse preferibile assaggiare per prima». Disponibilità, dunque, e discrezione. Il rivolgersi al cliente è, dice Stilla, un fattore tanto essenziale quanto purtroppo spesso trascurato: «diffusissima è la pessima abitudine di parlare all'accompagnatore, come se la persona non vedente non fosse nemmeno presente in sala. Altrettanto spesso capita che venga respinto il cane guida, che invece deve essere accolto in tutti gli esercizi pubblici; non solo, ma ancor più frequentemente cane e padrone vengono relegati in un angolo; anche in questo caso basta poco per rendersi graditi e per non far pesare una situazione: un conto è dire "vi metto lì nell'angolo", altro è offrire un posto più riparato, lontano dal passaggio, più comodo tanto per l'ospite quanto per il suo cane». Tanti accorgimenti, dunque, spesso semplici ma sicuramente non scontati. Un consiglio davvero utile viene ancora da Nicola Stilla: «per gli operatori del settore partecipare a una cena al buio potrebbe essere d'aiuto. Se ne organizzano in diverse città e consentono di capire, anche se solo in parte e solo per un tempo limitato, la necessità di affidarsi a qualcuno per entrare in un ambiente sconosciuto, una necessità che rende essenziale il dialogo». Insomma, calarsi nei panni dell'ospite è il primo passo per metterlo nelle condizioni di godersi serenamente il pasto.

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NOTIZIE DALLA SEDE CENTRALE

Questo spazio vuole essere una sorta di "miniguida" per orientarsi all'interno delle molteplici attività svolte dalla sede centrale della nostra Associazione.

A tal fine, vi proponiamo quelle circolari diramate dalla sede centrale nel mese appena trascorso, le quali contengono notizie e iniziative, che pensiamo possano suscitare un concreto interesse nei nostri soci.

Di sicuro qualcosa ci sfuggirà, ma pensiamo che questa selezione possa essere un valido punto di riferimento.

Buona lettura!

Decreto legge 31 agosto 2013, n. 101 - Deroga al blocco delle assunzioni nella Pubblica Amministrazione

Si informa che dal 1° settembre 2013 è entrato il vigore il decreto legge 31 agosto 2013 n. 101, c.d. decreto sulla razionalizzazione nelle P.A. (Gazzetta Ufficiale n. 204 del 31 agosto 2013), che ci interessa soprattutto per il dettato del comma 6, art. 7 (CAPO II), relativamente all'obbligo di assunzione di disabili appartenenti alle categorie protette nella pubblica amministrazione, in deroga al divieto imposto alle nuove assunzioni.

Il Ministero del Lavoro e delle politiche sociali lo ha precisato pubblicando una nota alla pagina http://www.lavoro.gov.it/AreaStampa/comunicati/Pages/2013_09_03_Disabili.aspx

Il Governo, su proposta del Ministro del Lavoro, Enrico Giovannini, ha introdotto una norma per bilanciare l'interesse generale alla riduzione dei costi della Pubblica Amministrazione con la tutela del diritto fondamentale al lavoro per le categorie più deboli.

Per comprenderne appieno la ratio e lo spirito con cui essa è stata concepita, occorre richiamare alla mente i divieti adottati in passato in materia di assunzioni nel pubblico impiego, che valevano anche per i disabili (con la sola eccezione dei centralinisti non vedenti).

Per effetto della spending review e della revisione della spesa pubblica, infatti, i processi di rideterminazione del personale in seno alle amministrazioni pubbliche avevano comportato problemi di sovrannumerarietà e, conseguentemente, di indisponibilità delle piante organiche ad "accogliere" nuovi assunti appartenenti alle quote d'obbligo.

Nel maggio del 2013, come reso noto con circolare UICI n. 148/2013, è intervenuto il parere del Dipartimento Funzione Pubblica UORCC.PA prot. DFP 0023580 P-4. 17.1.7.4. In risposta alla richiesta dell'INPS sul comportamento da tenere relativamente alle quote di disabili e centralinisti non vedenti da assumere obbligatoriamente in base alle leggi speciali per il collocamento mirato (n. 68/1999 e per i centralinisti non vedenti n. 113/1985), si richiedeva quale comportamento tenere in relazione alla incapienza delle piante organiche determinata dalla riduzione ex lege delle stesse, e quindi dalla impossibilità materiale di procedere a nuove assunzioni, anche obbligatorie. Ebbene, la Funzione Pubblica aveva chiarito che la mancanza di posti in pianta organica avrebbe determinato la sospensione delle assunzioni obbligatorie (divieto di assunzioni in sovrannumero) ma che, non appena si fossero verificate le condizioni necessarie (i primi posti disponibili) essi sarebbero andati coperti con assunzioni obbligatorie, destinate a non vedenti e disabili.

Dall'altro canto, invece, come abbiamo voluto ribadire in più occasioni, la Funzione Pubblica aveva inteso ribadire esplicitamente la tutela assunzionale della sola categoria dei centralinisti non vedenti, in ottemperanza alla legge n. 113/1985, <di specialissima e di stretta interpretazione>. Con nostro grande sollievo, possiamo dire, l'eccezionalità riconosciuta alla legge n. 113/1985 aveva escluso, pertanto, i nostri centralinisti dal divieto più generale di assunzioni in soprannumero per tutte le restanti categorie protette.

Il parere della Funzione Pubblica, citando a proprio fondamento gli art. 6 e 33 del D. Lgs. 165/2201, andava anche oltre, ritenendo pericoloso assumere aventi diritto alle quote obbligatorie in condizioni di sovrannumero, perché ciò avrebbe potuto comportare <a fronte dell'occupazione di una categoria protetta, il rischio della perdita del posto di lavoro del personale già di ruolo che si determinerebbe quale possibile conseguenza della dichiarazione di esubero e di messa in disponibilità>.

Ma come sappiamo non si può mai dare nulla per definito, sia per quanto concerne la necessaria sedimentazione delle norme nella loro successione sia in ordine alle conseguenze, a volte confuse, delle stesse.

In tema di assunzioni obbligatorie è, infatti, intervenuto il decreto legge 101/2013, art. 7, in vigore dal 1° settembre, che pone in capo alle Pubbliche Amministrazioni l'obbligo di rideterminare il numero delle assunzioni obbligatorie delle categorie protette, derogando così agli attuali divieti di nuove assunzioni anche nel caso in cui l'amministrazione interessata sia in soprannumero.

Secondo un orientamento completamente diverso rispetto al parere reso solo pochi mesi prima dalla Funzione Pubblica, il Governo ha ora disposto che le amministrazioni pubbliche dovranno rideterminare le piante organiche, ristabilire, alla luce delle rideterminazioni, le percentuali relative alle assunzioni protette, infine assumere la categorie protette stesse in base alle risultanze delle "rideterminazioni", derogando alle normative vigenti in tema di limitazioni delle assunzioni e sovrannumerarietà.

A tal proposito giova ricordare come recentemente, il 4 luglio scorso, la Corte di giustizia europea aveva condannato il nostro Paese per la normativa nazionale sul diritto al lavoro dei disabili, considerata non rispettosa della direttiva europea che stabilisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia d'occupazione e condizioni di lavoro.

Le nuove norme, tuttavia, derogano tutto alla normativa vigente a favore della categorie protette (leggi n. 68/1999 e n. 113/1985 ad es), ma non intervengono a modifica degli artt. 6 e 33 del TU pubblico impiego, e soprattutto non sembrano disciplinare le ipotesi di eccedenza di personale che potrebbe risultare (come nel caso dell'INPS, che quel parere sopra citato richiese) dalle operazioni di rideterminazione e successive assunzioni.

Il vice Ministro, Maria Cecilia Guerra, ha espresso soddisfazione per l'approvazione di questa disposizione, che costituisce un'ulteriore conferma dell'impegno a porre particolare attenzione all'inserimento lavorativo dei disabili assunto con il Piano di azione sulla disabilità.

Trattandosi di un decreto-legge, restiamo comunque in attesa di conoscere il testo definitivo convertito in legge; così come pure le modalità secondo cui la nuova norma, in termini operativi, verrà successivamente recepita dal Dipartimento per la funzione pubblica e dal Ministero del lavoro, a cui il testo rimanda per quanto di loro competenza, sul compito di monitorare l'adempimento dell'obbligo assunzionale.

Tutto ciò considerato, per noi dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti che ci battiamo per la massima occupazione dei portatori di handicap visivo e per le relative categorie professionali, non possiamo che accogliere con grande soddisfazione quanto il Governo abbia fatto per derogare al blocco delle assunzioni nella Pubblica Amministrazione, superando l'empasse che si era creato, soprattutto per effetto della spending review.

Non ci sembrerà, quindi, coerente con la volontà del Legislatore permettere più avanti in termini strettamente operativi che importantissime occasioni di lavoro ed integrazione sociale per disabili possano essere inficiate in sede ministeriale da una interpretazione restrittiva e contraria alla ratio del decreto legge n. 101/2013.

Naturalmente, restiamo in attesa della conversione in legge e delle modifiche che eventualmente verranno apportate dal Parlamento.

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Sede centrale: circolari diramate nel mese di settembre

Di seguito viene riportato l'elenco completo delle circolari diramate dalla Sede centrale U.I.C.I. nel mese appena trascorso, con la specificazione del relativo numero e dell'oggetto.

Vi ricordiamo che tutte le circolari possono essere consultate all'indirizzo internet http://www.uiciechi.it/documentazione/circolari/main_circ.asp

dove è possibile effettuare ricerche mirate tramite un comodissimo motore di ricerca.

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Il Corriere della Sera del 29-09-2013

Nuovo Isee, procede l'iter ma i timori dei disabili restano

Indennità di accompagnamento e pensione d'invalidità non sarebbero escluse dal computo dei redditi.

MILANO. Il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali sta ultimando in questi giorni la stesura definitiva del regolamento sul nuovo Isee, l'Indicatore della situazione economica equivalente, che sarà adottato dopo il via libera del Ministro dell'Economia e delle Finanze, come decreto del presidente del Consiglio (DPCM). La revisione dell'Isee era stata decisa con la manovra "Salva Italia" (legge n. 214 del 2011). Tra le principali preoccupazioni delle persone con disabilità rimane quella di dover conteggiare anche pensione di invalidità e indennità di accompagnamento ai fini del calcolo dell'Isee, facendolo così lievitare, tanto da far decadere per molti il diritto ad accedere a prestazioni e servizi necessari o, in alternativa, dover pagare una quota di compartecipazione.

OSSERVAZIONI DELLE COMMISSIONI - Altre richieste sono state invece accolte dalle Commissioni Finanze e Affari Sociali della Camera che, agli inizi di agosto, avevano dato parere favorevole al Dpcm, ma con alcune osservazioni. Tra l'altro, le Commissioni hanno chiesto che il governo «confermi l'esclusione dal campo di applicazione del nuovo Isee delle prestazioni assicurate dal sistema previdenziale e da quello sanitario», che valuti «l'opportunità - in relazione al trattamento delle persone con disabilità e non autosufficienti nel nuovo Isee - di prevedere un trattamento più favorevole con riferimento a situazioni in cui, in presenza di un reddito della persona disabile molto basso o nullo e, contestualmente, di beni patrimoniali, la detrazione prevista nel nuovo Isee potrebbe non operare pienamente» e, rispetto all'inserimento delle indennità all'interno dell'Indicatore della situazione reddituale (Isr), che «il Governo valuti l'opportunità di intervenire in maniera equitativa aumentando le franchigie e prevedendo uno specifico intervento per le famiglie con figli minori disabili e per i casi di polidisabilità».

LA RISPOSTA DEL MINISTERO - «Dopo l'invio dei pareri da parte delle Commissioni parlamentari, le richieste sono state attentamente vagliate dal governo e fatte proprio dal provvedimento - fanno sapere dal Ministero del Lavoro -. Non risulta fra le proposte l'esclusione della indennità di accompagnamento e di altre prestazioni esenti dal computo dei redditi, ma eventualmente una revisione delle franchigie. D'altra parte, l'esclusione - precisano - non è nelle possibilità del governo in quanto la norma di delega (art. 5 del decreto legge "Salva Italia") impone di includere nella nozione di reddito la percezione di somme anche se esenti da imposizione fiscale». «Non si può accettare che indennità come quella di accompagnamento e la pensione d'invalidità civile possano essere considerate vere e proprie fonti di reddito - sottolinea Tonino Aceti, coordinatore nazionale del Tribunale per i diritti del malato-Cittadinanzattiva -. Su questo punto chiediamo al Parlamento e a tutte le forze politiche un immediato passo indietro».

RICADUTE - Ma quali ricadute potrebbe avere la riforma dell'Isee sulla vita delle persone con disabilità e le loro famiglie? Marina Cometto, di Torino, ha una figlia di 40 anni con la Sindrome di Rett che ha bisogno di assistenza continua per alimentarsi, bere, respirare. «Nel nostro Comune - racconta - già dall'anno scorso l'indennità di accompagnamento è considerata nel calcolo del reddito per accedere all'assegno di cura (dai 200 ai 400 euro) riconosciuto dalla Regione Piemonte per le famiglie che si fanno carico dell'assistenza: paghiamo dall'anno scorso 70 euro di compartecipazione al mese». Cosa succederà con l'introduzione del nuovo Isee? «Dicono che sarà prevista una franchigia - irrisoria - di poco più di 6 mila euro l'anno per chi una disabilità grave e potranno essere detratte, per esempio, le spese sostenute per l'assistente personale o la badante: ma con quali soldi l'assumiamo, con la pensione di mio marito? - chiede Marina -. Non mi sembra vero che mia figlia possa essere titolare di un reddito come se lavorasse: percepisce circa 700 euro al mese per l'indennità di accompagnamento e la pensione di invalidità che servono a malapena per consentirle una vita dignitosa e tappare i buchi dell'assistenza, come per esempio pagare un'infermiera di notte o comprare tutto ciò che non passa l'Asl, come un sollevatore per spostarla dal letto alla carrozzina».

PARI OPPORTUNITÀ NEGATE - Aggiunge Simona Bellini, di Roma, mamma di una ragazza cerebrolesa: «L'indennità di accompagnamento serve per cercare di limitare il divario tra chi ha una disabilità e chi non ce l'ha; introdurla nel calcolo dell'Isee è una discriminazione. Se si supera il limite Isee, si è costretti a pagare una quota di compartecipazione alla spesa per poter accedere a prestazioni assistenziali essenziali. Si afferma inoltre che l'aumento del valore dell'Isee viene "compensato" dall'introduzione di franchigie e detrazioni, peraltro non viene considerato il lavoro di cura dei familiari come pure altre spese correlate alla disabilità. Ma che senso ha introdurre un sistema farraginoso che da una parte toglie e dall'altra "bilancia"?». La pensa così anche Ileana Argentin, responsabile del settore disabilità del Partito Democratico: «Sono contraria a rendicontare all'interno dell'Isee indennità di accompagnamento e pensione di invalidità perché sono diritti che ci consentono di avere pari opportunità nei confronti di chi non ha una disabilità. Le franchigie, poi, appesantiscono le famiglie con un ulteriore "carico" burocratico».

DIRITTI «DIVERSI» - Altra questione controversa è se l'Isee sarà davvero un «livello essenziale» su tutto il territorio nazionale o la sua applicazione continuerà ad essere disomogenea da regione a regione, a volte anche tra Comuni della stessa regione. «Già ora c'è una giungla, con diversi limiti Isee fissati da ogni Regione per l'accesso ai servizi - dice Francesco Conti, di Foligno, che ha la mamma con disabilità grave -. Se con la riforma rimane la discrezionalità delle regioni, una volta inserita anche l'indennità di accompagnamento nel calcolo dell'Isee, i limiti dovranno essere rivisti e aumentati. Ma avverrà dappertutto? - chiede Francesco -. Oggi per esempio, il limite Isee per ottenere in Emilia Romagna l'assegno di cura fino a 1200 euro al mese è di 32mila euro, superata questa soglia si paga la quota di compartecipazione. In Umbria, invece, il limite Isee non deve superare 4.800 euro l'anno per poter ottenere appena 50 euro al mese come contributo per un paio d'ore a settimana di assistenza domiciliare, costringendo così molte famiglie a ricoverare i propri cari in strutture residenziali, con costi ben più alti per lo Stato e la collettività».

LIVELLO ESSENZIALE - Nel provvedimento in via di approvazione si conferma che l'Isee è un «livello essenziale», ma c'è scritto anche che «sono fatte salve le competenze regionali in materia di normazione, programmazione e gestione delle politiche sociali e socio-sanitarie, ferme restando le prerogative dei Comuni». «Come anche affermato dal parere del Consiglio di Stato - dicono al Ministero del Lavoro -, non c'è contraddizione tra la definizione di Isee come livello essenziale e le competenze regionali esplicitamente fatte salve nella nuova versione del decreto su richiesta delle Regioni in sede di Conferenza unificata». «Chiediamo una riformulazione del comma relativo - afferma Aceti -. Così come costruito, rischia nei fatti di continuare a mantenere le attuali disomogeneità tra regioni e di vanificare l'obiettivo principale della disposizione, cioè rendere davvero l'Isee un Livello Essenziale sul territorio nazionale».

di Maria Giovanna Faiella

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Il Sole 24 Ore del 11-09-2013

Istruzione Il decreto del Governo: al sostegno un quarto dei fondi

ROMA. Su 400 milioni stanziati per il decreto scuola, 107 andranno alle stabilizzazioni LA PROPOSTA DI OLIVA «Sul sostegno meglio centri territoriali per l'integrazione con personale specializzato che assegni le risorse e controlli le soluzioni»

Eugenio Bruno ROMA Più di un quarto delle risorse stanziate per il decreto scuola sarà assorbito dalla stabilizzazione di 26mila docenti di sostegno in tre anni. Su un plafond di 400 milioni destinati all'intero provvedimento, circa 107 serviranno, a regime (nel 2017), al rafforzamento degli insegnanti destinati agli alunni con disabilità. La stima è contenuta nella relazione tecnica alla bozza di decreto approvato lunedì dal Consiglio dei ministri. Fino a ieri sera infatti il testo definitivo del Dl non era ancora pronto. Anche se si tratta di cattedre finora coperte con supplenze fino alla fine delle attività didattiche un esborso aggiuntivo per le stabilizzazioni va comunque messo in conto. Più nel dettaglio, 147 milioni serviranno a pagare ai 26mila diretti interessati le mensilità di luglio e agosto, che finora non hanno percepito avendo un contratto in scadenza al 30 giugno di ogni anno. Contemporaneamente però, sempre nel 2017, lo Stato risparmierà 52 milioni per la mancata corresponsione dell'Aspi che gli stessi professori avrebbero ricevuto nei due mesi estivi. Di fatto l'erario spenderà 95 milioni. Ma, aggiungendo i 12,6 milioni per gli scatti di anzianità, il saldo netto da finanziare risalirà ai 107 milioni di cui sopra. Anche se l'impatto sull'indebitamento sarà di 57 milioni. Con tali risorse verrà garantito un insegnante stabile a circa 52mila studenti disabili. Su una popolazione complessiva di allievi con difficoltà che ha ormai superato le 200mila unità. Nel commentare le scelte del governo, Attilio Oliva, ricorda come l'Italia sia stata «tra i primi Paesi ad attuare l'integrazione degli alunni con disabilità nelle classi regolari secondo un modello innovativo poi seguito da molti Paesi europei». Al tempo stesso, il presidente dell'associazione Treellle - che nel 2011 ha realizzato insieme alla fondazione Agnelli e alla Caritas un interessante rapporto sugli alunni con disabilità - fa notare come nell'ultimo decennio si «stia assistendo a un allargamento strisciante del numero dei cosiddetti disabili rispetto a quanto previsto dalla legge 104 del 1992». A tal proposito, Oliva evidenzia che le «disabilità non sono tutte uguali: secondo la tipologia dell'Ocse possono essere "disabilità" con serie patologie organiche, meno gravi "difficoltà" emotive o comportamentali oppure "svantaggi" di origine economico-sociale. E la certificazione di disabilità - aggiunge - è riconosciuta spesso a tutti questi tipi di difficoltà, con una meccanica assegnazione delle ore di sostegno». Ma così facendo, spiega, l'attuale sistema risulta «molto costoso, visto che coinvolge circa 100mila insegnanti di sostegno, poco trasparente, per l'allargamento strisciante dei soggetti assistiti, e poco intelligente, perché fondato solo sul rigido binomio disabilità certificata=insegnante di sostegno». Riprendendo la proposta chiave del rapporto citato, per Oliva «sarebbe più opportuno pensare a nuovi centri per l'integrazione a livello territoriale con personale ad alta specializzazione che esamini progetti di sostegno personalizzati presentati dalle scuole, assegni di volta in volta le risorse finanziarie, professionali e tecnologiche necessarie e infine verifichi l'efficacia delle soluzioni adottate: così probabilmente si spenderebbe meno e il sostegno sarebbe più intelligente e mirato».

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Avvenire del 07-09-2013

Insegnanti di sostegno quel passo da completare

ROMA. Il decreto sulla scuola dovrebbe contenere delle misure per fare entrare nell'organico 'di diritto' delle scuole statali una parte consistente degli insegnanti di sostegno che ogni primo settembre vengono assunti a tempo determinato annuale. Ai non addetti ai lavori può sembrare strano, ma ogni anno nel passaggio dall'organico 'di diritto' (quello dei docenti a tempo indeterminato costruito sulla base delle iscrizioni di febbraio) all'organico 'di fatto' (quello che viene integrato ad agosto in base al numero dei posti che si sono resi disponibili; ad esempio, per congedi di maternità o comandi) sono più di 100mila gli insegnanti precari che prendono servizio a scuola. Su questa cifra complessiva pesano in modo determinante i 39mila insegnanti di sostegno che, essendo assegnati anno per anno, non possono garantire la continuità didattica a studenti che ne avrebbero assoluto bisogno. E quindi, ben venga il provvedimento del ministro. Ma la continuità didattica non basta. Chi ha un figlio disabile sa che c'è molta differenza fra un docente in grado di sostenere veramente il percorso di crescita del figlio e un docente che 'accetta' quell' incarico per poter fare punteggio e riuscire ad entrare di ruolo nella cattedra della sua disciplina. Nella questione degli insegnanti di sostegno emerge in modo evidentemente qual è il problema della scuola italiana: abbiamo una legge sulla disabilità all'avanguardia a livello internazionale, ma non abbiamo gli strumenti per applicarla al meglio. Non basta stabilizzare il personale per avere qualità. Al centro del nostro interesse ci deve essere lo studente. Come sono distribuiti sul territorio nazionale gli insegnanti di sostegno? Perché in alcune zone del Paese c'è un numero di insegnanti di sostegno per alunno disabile di gran lunga superiore alla media nazionale?

Come garantire la continuità didattica e la valorizzazione delle diverse professionalità dei docenti? Come selezionare le persone che veramente desiderano dedicarsi a quei bambini e a quei ragazzi 'speciali', che possono dare moltissimo ai loro compagni, ma che, se non seguiti in modo adeguato, possono perdere tempo prezioso per la propria crescita? Dove è finita l'anagrafe della professionalità dei docenti che era stata avviata lo scorso anno? Sapere che tipo di specializzazioni o esperienze un insegnante ha acquisito, potrebbe essere molto utile per assegnare un docente di sostegno con particolari competenze a studenti con particolari necessità e superare, almeno in questo, la strettoia delle attuali graduatorie, pensando anche ad assegnazioni stabili su reti di scuole. Quella della disabilità è una cartina tornasole non solo su come vengono formati, selezionati e valorizzati i docenti in Italia, ma anche sul tema della parità. Esistono 11.878 alunni disabili iscritti alle scuole paritarie, pari all'1,1% del milione di studenti che le frequentano (fonti Miur). Come tutti sanno, abbiamo una legge che riconosce alle scuole paritarie la possibilità di svolgere un servizio pubblico ed esiste un articolo 33 della Costituzione che chiede di dare un trattamento «equipollente» a chi frequenta scuole statali e scuole paritarie.Come accade per i finanziamenti alle scuole paritarie, anche per le risorse statali destinate alla disabilità, esiste in Italia una piramide rovesciata: le scuole primarie convenzionate ricevono 806 euro l'anno per ogni ora settimanale di sostegno, ma da 5 anni l'importo non aumenta con l'aumentare del numero di ore necessarie. Per la scuola media e per quella superiore, poi, la situazione è paradossale: il contributo statale va da 300 a 2.000 euro l'anno ad alunno, a prescindere dalla gravità della diagnosi. Che tipo di sostegno si potrà mai dare a uno studente disabile con queste cifre? Sono certa che il ministro Carrozza si ricorderà che esistono anche questi 11.878 alunni.

di Elena Ugolini

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Redattore Sociale del 07-09-2013

Sostegno scolastico, "l'obiettivo non è aumentare le ore, ma incrementare la formazione"

Salvatore Nocera (Fish) commenta la notizia del ricorso nazionale organizzato dalle famiglie: "L'arma è vincente, ma a doppio taglio: i docenti di sostegno potrebbero anche diminuire, se fosse adeguata la formazione dei curriculari. Così sarebbe integrazione"

07 settembre 2013

ROMA. Il ricorso collettivo è un'arma vincente, ma è anche un'arma a doppio taglio: la vittoria è quasi certa, ma n favorisce l'integrazione": Salvatore Nocera, vicepresidente della Fish, intervistato da SuperAbile.it, commenta così la notizia del ricorso collettivo nazionale che si sta preparando contro il ministero dell'Istruzione, per l'inadeguato organico di sostegno assegnato negli ultimi anni. Un'inadeguatezza che peraltro Nocera conferma, precisando però che "per l'anno scolastico 2013-2014 l'organico di diritto è stato incrementato di quasi 30mila insegnanti: l'anno scorso avevamo 106mila docenti di sostegno di fatto, di cui però solo 65mila di diritto. Ora, il numero degli insegnanti resterà più o meno lo stesso, ma sarà ridotta la precarietà e assicurata così una maggiore continuità, fondamentale per gli studenti con disabilità".

Le ragioni del ricorso nazionale, che si sta preparando in questi giorni, sono quindi legittime, perché il numero degli insegnanti continua ad essere insufficiente. "La questione però è un'altra - spiega Nocera - L'obiettivo non dovrebbe essere quello di aumentare gli insegnanti di sostegno, ma di formare quelli curricolari, oggi assolutamente impreparati a lavorare con la disabilità. In altre parole, nella scuola italiana attuale, quando un ragazzo disabile resta senza insegnante di sostegno è praticamente abbandonato a se stesso. Ma così non sarebbe, se i docenti curriculari ricevessero l'adeguata formazione, come da anni chiediamo al ministero". La richiesta non dovrebbe essere quindi tanto quella di aumentare il numero degli insegnanti di sostegno, ma piuttosto quella di una maggiore integrazione degli studenti disabili all'interno della classe: il che sarebbe possibile , ribadisce Nocera, "se gi insegnanti fossero tutti formati a questo scopo e se il numero degli alunni per classe diminuisse".

Il fatto poi che molti studenti con disabilità, nelle ore in cui non hanno il sostegno, tornino a casa, "è semplicemente vergognoso. Per di più, viola la legge 104, che vieta l'esclusione dalla frequenza scolastica a causa della disabilità". Le previsioni per l'anno che sta per iniziare non sono comunque rosee: "Le famiglie si vedranno assegnate le stesse ore di sostegno dello scorso, non credo di meno. Ma, come sempre, in assenza dell'insegnante di sostegno i ragazzi saranno abbandonati a loro stessi".

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Superando.it del 23-09-2013

Sostegno: priorità sempre ai docenti specializzati

di Salvatore Nocera

Si tratta di un principio stabilito con chiarezza sin dalla Legge Quadro 104/92 («L'utilizzazione in posti di sostegno di docenti privi dei prescritti titoli di specializzazione è consentita unicamente quando manchino docenti di ruolo o non di ruolo specializzati») che non può essere contraddetto da Note Ministeriali, come sembra invece essere accaduto in questi giorni.

«L'utilizzazione in posti di sostegno di docenti privi dei prescritti titoli di specializzazione è consentita unicamente quando manchino docenti di ruolo o non di ruolo specializzati [grassetto nostro nella citazione, N.d.R.]»: così recita l'articolo 14, comma 6 della Legge Quadro 104/92 e a questo principio tassativo - sottolineato dal termine normativo «unicamente» - si è correttamente uniformata la recente Nota del Ministero dell'Istruzione Protocollo n. 9416 del 18 settembre scorso.

A questo documento, però, è seguita due giorni dopo una successiva Nota di Chiarimenti (Protocollo n. 9594) che per lo meno in due passaggi, lascia senz'altro perplessi.

Entrambe le Note, infatti, riguardano il problema della nomina su posti di sostegno di docenti che - avendo conseguito il titolo di specializzazione dopo lo scadere dei termini per l'inserimento nelle graduatorie provinciali o di istituto - presentino alle singole scuole una dichiarazione di «messa a disposizione», ai fini della stipula di un contratto a termine su posto di sostegno.

Ebbene, la prima Nota, quella del 18 settembre, stabilisce che, ferme restando le nomine di docenti non specializzati effettuate prima della "messa a disposizione" di docenti specializzati, questi ultimi hanno la precedenza sui non specializzati per le nomine successive.

La seconda Nota, invece, precisa che occorre che il Dirigente Scolastico, prima della nomina, scorra le graduatorie d'istituto di seconda e terza fascia e:

- se il docente specializzato messosi a disposizione non ha presentato domande in altre scuole, può ottenere la nomina, altrimenti ne è escluso;

- in caso poi di più dichiarazioni di "messa a disposizione", il Dirigente Scolastico dovrà scorrere le graduatorie di seconda fascia, dando precedenza agli abilitati - rispetto a quelli di terza fascia - e invitando gli interessati ad integrare le dichiarazioni con una serie di dati di difficile immediata valutazione, al fine di formare due elenchi di abilitati e non abilitati. Comunque, in attesa di formulare questi nuovi elenchi tra persone che si siano "messe a disposizione", si applicano le «normali norme sulle supplenze» che, però, non prevedono quell'opzione (le "messe a disposizione", appunto) e danno la precedenza alla nomina di docenti di seconda e terza fascia non specializzati.

Le due condizioni segnalate, che riducono enormemente la portata della prima Nota Ministeriale, non sembrano corrette. Infatti:

a) Il docente che si "mette a disposizione" non conosceva precedentemente tale impedimento posto solo adesso dal Ministero. Onde quindi evitare ricorsi e contenzioso legale, sarebbe opportuno che il Dirigente Scolastico, prima della nomina, gli facesse rilasciare una dichiarazione che, qualora avesse presentato una dichiarazione di "messa a disposizione" in altre scuole, rinunciasse a tali scuole, indicandone la denominazione e sede;

b) Quanto poi all'obbligo di applicazione delle «normali norme sulle supplenze», in attesa della formulazione dei due elenchi, che risulterebbe farraginosa e ritarderebbe di molto le nomine, annullabili, tra l'altro, tramite ricorsi ai Tribunali Amministrativi Regionali (TAR), per dispute sui punteggi ecc., sembrerebbe ben più semplice formulare i due elenchi solo sulla base se esista o meno l'abilitazione e nell'àmbito di ciascuno di questi due elenchi, la priorità verrebbe, almeno per quest'anno, stabilita dalla data di protocollo in segreteria della domanda.

Ovviamente le domande dovrebbero essere integrate esclusivamente dal titolo di specializzazione o da un certificato rilasciato dall'Università ove esso è stato conseguito; ciò per evitare ulteriori contenziosi in caso di autocertificazioni mendaci. Tutto ciò non richiederebbe molto tempo e offrirebbe ai Dirigenti Scolastici sufficienti garanzie di legittimità.

E in ogni caso, sarebbe comunque da rimuovere il riferimento alle «normali norme sulle supplenze», poiché esse porterebbero, intanto, alla nomina di docenti non specializzati, mentre sono presenti agli atti domande di docenti specializzati. E questo sarebbe fonte di ulteriore contenzioso, stante il chiaro dettato dell'articolo 14, comma 6 della Legge Quadro 104/92, inizialmente citato.

Salvatore Nocera,

Vicepresidente nazionale della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap).

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Superando.it del 18-09-2013

Sostegno: le Sentenze valgono anche per gli anni successivi

ROMA. Con la Sentenza Breve 7783/13, depositata il 31 luglio scorso, il Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) del Lazio ha stabilito un importante precedente, quello cioè della validità del provvedimento anche per gli anni successivi a quello in cui viene pronunciato. La difesa dei ricorrenti, infatti, aveva sostenuto che la certificazione di grave disabilità dell'alunno, stando alle valutazioni medico-legali dell'ASL, derivava da una minorazione non regressiva e quindi stabilizzata o progressiva. Pertanto si era chiesto che la decisione potesse valere anche per gli anni successivi a quello della stessa.

Con una decisione certamente innovativa, quindi, il TAR del Lazio ha accolto tale tesi, decretando che l'assegnazione delle ore di sostegno in deroga valga per tutta la durata del grado di scuola frequentata.

Sull'innovatività della Sentenza, si sofferma anche Salvatore Nocera, vicepresidente nazionale della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap), che ritiene «assai interessante il provvedimento, rispetto ad esempio alla Sentenza 2231/10 del Consiglio di Stato, secondo la quale, invece, potendosi avere dopo la decisione delle variazioni sulla situazione di gravità, le Sentenze dei TAR sulle deroghe per il sostegno avrebbero dovuto valere esclusivamente per l'anno scolastico nel quale fossero state pronunciate. In tal senso, l'attuale orientamento del TAR del Lazio non contraddice il Consiglio di Stato, ma mentre quest'ultimo si basa su un'ipotesi per negare l'ultrattività [con i termini "ultrattività di una legge" si intende sostanzialmente quando si continua ad applicare quest'ultima nel tempo, N.d.R.] delle Sentenze dei TAR, la decisione del Tribunale laziale, basandosi sulla prova concreta della certificazione e della diagnosi clinica circa la permanenza della disabilità, assicura appunto il riconoscimento del diritto anche per gli anni successivi».

«Ciò - sottolinea ancora Nocera - non solo riduce ovviamente i costi dei successivi ricorsi, ma garantisce anche la continuità didattica con lo stesso docente per il sostegno per tutta la durata di un determinato grado di scuola».

«A questo punto - conclude il vicepresidente della FISH - ci si augura che tale orientamento venga confermato da altre decisioni dei Tribunali Amministrativi Regionali e, in caso di appello, anche dal Consiglio di Stato, poiché si tratta di un'affermazione di logica-giuridica. Ciò che per altro sembra invece ben poco logico è che il TAR, anziché condannare l'Amministrazione Scolastica alle spese conseguenti alla soccombenza, le abbia compensate, assegnandole quindi anche ai ricorrenti. E dire che non non si trattava certo di una decisione di particolare difficoltà, ma di semplice buon senso giuridico!». (S.B.)

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Superando.it del 25-09-2013

Stavolta è la Cassazione a dover essere "cassata"!

di Salvatore Nocera

Lascia infatti quanto meno perplessi, di fronte alla giurisprudenza costantemente prodotta in questi ultimi anni, una recente Sentenza della Corte di Cassazione, che ha prescritto alla famiglia di un alunno con disabilità di compartecipare alle spese per il trasporto e l'assistenza a scuola. Il tutto, tra l'altro, interpretando in modo singolare il concetto di "accomodamento ragionevole" della Convenzione ONU

Con la recente Sentenza n. 21166/13, prodotta il 17 settembre scorso, la Terza Sezione Civile della Corte di Cassazione ha concluso un procedimento di richiesta di assistenza e trasporto gratuiti a scuola di un alunno con disabilità, iniziato prima del 2006, dando torto alla famiglia che chiedeva il rimborso delle spese da essa anticipate per il trasporto e l'assistenza a scuola, servizi per i quali il Comune aveva preteso una compartecipazione al costo.

La Cassazione ha argomentato in primo luogo che le norme costituzionali sul diritto allo studio degli alunni con disabilità sono «programmatiche» e non precettive e comunque non prevedono la gratuità assoluta di questi servizi. Inoltre, essa ha negato l'esistenza di norme legislative che espressamente garantiscano la gratuità di tali servizi.

Infine, citando l'articolo 24 della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, la Suprema Corte ha voluto interpretare il principio di «accomodamento ragionevole», nel senso che quest'ultimo comporterebbe l'obbligo delle famiglie di contribuire ai costi di questi due servizi, secondo le loro possibilità economiche.

In conclusione, data la complessità della questione, la decisione ha sancito la compensazione delle spese che ovviamente, per la propria parte, sono ricadute sulla famiglia relativamente ai tre gradi di giudizio.

Ebbene, questa volta, sui contenuti della pronuncia della Corte di Cassazione, appare lecito dissentire per una serie di motivi che qui di seguito elenchiamo.

1- L'obiezione che le norme costituzionali in materia scolastica abbiano solo valore «programmatico» e quindi non vincolante sino a quando il Legislatore non approvi apposite norme, è sconfessato dalla stessa Sentenza 215/87, citata dalla Cassazione, in quanto tale Sentenza ha espressamente affermato che l'articolo 3 comma 2 della Costituzione, sul divieto di disuguaglianza nei confronti degli alunni con disabilità è immediatamente precettivo.

Ovviamente la Corte Costituzionale aveva ragionato sull'"uguaglianza materiale", cioè che trattando in modo identico alunni con e senza disabilità (facendo cioè pagare trasporto e assistenza secondo le loro disponibilità economiche), si trattano in modo disuguale gli alunni con disabilità, per i quali trasporto e assistenza sono servizi necessari.

2. Pare strano che la Suprema Corte, che ben conosce le leggi, neghi l'esistenza di norme esplicite sul diritto alla gratuità di questi servizi per gli alunni con disabilità. Infatti:

a) l'articolo 28, comma 1 della Legge 118/71 afferma espressamente il diritto alla gratuità del trasporto alle scuole del primo ciclo per gli alunni con disabilità;

b) La Sentenza 2631/08 del Consiglio di Stato, alla luce della citata sentenza 215/87 della Corte Costituzionale, ha esteso alle scuole superiori il diritto al trasporto e all'assistenza gratuite, per analogia con l'articolo 28, comma 1 della Legge 118/71, citata in precedenza;

c) La Legge 67/06 vieta qualunque forma di discriminazione per le persone con disabilità. Pretendere, come fa la Cassazione, che gli alunni con disabilità debbano concorrere ai costi dei servizi di trasporto e assistenza a scuola, secondo le loro disponibilità economiche, non tiene conto che ciò costituisce discriminazione, dal momento che per i compagni il trasporto è un'opportunità e il servizio di assistenza non si pone, mentre per gli alunni con disabilità questi due servizi sono indispensabili per l'esercizio del loro diritto allo studio;

d) in tal senso si è espresso chiaramente il Decreto Legislativo 112/98 (articolo 139), secondo il quale trasporto e assistenza gratuiti per gli alunni con disabilità sono compito rispettivamente del Comune per la scuola del primo ciclo e della Provincia per quelle superiori. E la citata Sentenza 2631/08 del Consiglio di Stato ha ampiamente interpretato il termine «supporto organizzativo» all'integrazione scolastica come comprendente necessariamente il trasporto e l'assistenza a scuola.

3. La Corte di Cassazione analizza a lungo la Legge Quadro 104/92, evidenziando come tutte le norme che riguardano gli obblighi degli Enti Locali a fornire servizi per l'integrazione scolastica siano condizionate dalle «disponibilità di bilancio». In senso contrario, però, sul diritto allo studio degli alunni con disabilità si è espressa la costante giurisprudenza della Corte Costituzionale e da ultima la nota Sentenza 80/10, la quale afferma espressamente che il diritto all'inclusione scolastica non può essere condizionato o affievolito per motivi di bilancio essendo «costituzionalmente protetto».

La Cassazione, quindi, pur citando detta Sentenza, la considera limitatamente al diritto alle ore di sostegno, mentre la massima affermata dalla Corte Costituzionale spazia su tutti gli aspetti del diritto.

4. La Corte di Cassazione cita pure l'articolo 24 (Educazione) della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, per precisare che l'«accomodamento ragionevole» da garantire per la realizzazione del diritto allo studio degli alunni con disabilità consisterebbe, nel caso di specie, nella possibilità che le famiglie contribuissero economicamente al costo dei servizi secondo le loro disponibilità economiche.

Tale interpretazione, tuttavia, sembra contrastare con quella derivante da una visione globale della Convenzione, il cui principio dominante è quello delle pari opportunità che debbono essere garantite agli alunni con disabilità dalle Amministrazioni, anche con dei sacrifici economici delle stesse e non invece con sacrifici economici delle famiglie di alunni con disabilità.

In conclusione è quanto meno strano che la Cassazione si sia limitata a confermare l'interpretazione data alla normativa sino al 2005 dal Tribunale di Bergamo e dalla Corte d'Appello di Brescia, ignorando o fornendo un'interpretazione riduttiva della normativa e della giurisprudenza costituzionale successive a tale data.

E in ogni caso - è sempre bene ricordarlo - a differenza delle Sentenze di annullamento della Corte Costituzionale, che valgono erga omnes ("per tutti"), quelle della Corte di Cassazione riguardano solo il caso concreto trattato e non vincolano gli altri organi di giustizia a uniformarsi ad esse.

Ci si augura quindi che in analoghe controversie, i successivi Giudici di merito o di legittimità non vogliano seguire l'orientamento di questa Sentenza della Suprema Corte, che rimane unica e isolata nel nostro panorama giuridico.

Salvatore Nocera,

Vicepresidente nazionale della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap); responsabile dell'Area Normativo-Giuridica dell'Osservatorio Scolastico sull'Integrazione dell'AIPD Nazionale (Associazione Italiana Persone Down).

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Superando.it del 10-09-2013

Lavoro: qualche segnale positivo, ma l'emergenza rimane

di Simone Fanti

Che sia un atto di buona volontà o che sia una pezza che copre un errore precedente poco importa. Il Decreto Legge in materia di Razionalizzazione nella Pubblica Amministrazione, in vigore dal 1° di settembre di quest'anno, contiene una deroga al divieto di nuove assunzioni per le Amministrazioni con personale in eccedenza. Di fatto la norma (articolo 7, commi 6 e 7) [se ne legga già anche nel nostro giornale, N.d.R.], proposta dal ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Enrico Giovannini, riapre le porte lavorative della Pubblica Amministrazione alle categorie più "deboli".

Una boccata di ossigeno nell'asfittico mercato del lavoro che si affianca allo stanziamento - promesso - di 32 milioni di risorse in più per l'inserimento lavorativo delle persone con disabilità. «In occasione del Decreto Lavoro - ha spiegato in tal senso lo stesso ministro Giovannini in luglio, durante la giornata conclusiva della Conferenza Nazionale sulla Disabilità di Bologna - possiamo aumentare da 2 a 12 milioni quest'anno e a 22 milioni l'anno prossimo il fondo per le assunzioni dei disabili».

Segnali positivi, ma anche obbligati. Infatti, dopo il recepimento da parte dello Stato italiano della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, il lavoro è diventato un diritto anche per chi vive con disabilità. «Si tratta di una rivoluzione copernicana che impone allo Stato una serie di passaggi - spiega Pietro Checcucci, ricercatore dell'ISFOL, l'Istituto per lo Sviluppo della Formazione Professionale dei Lavoratori, ovvero un ente nazionale di ricerca sottoposto alla vigilanza del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali - per porre degli aggiustamenti agli squilibri del mercato del lavoro, facilitando l'ingresso di persone con disabilità».

A luglio, va ricordato, è arrivata anche la bocciatura dell'Europa: «L'Italia non ha fatto abbastanza per abbattere le barriere, fisiche, normative e psicologiche, per consentire l'ingresso alle persone con disabilità nei normali percorsi lavorativi». Ma basteranno gli interventi di cui si è detto?

Ecco i numeri presentati dall'ISFOL al Parlamento nella Sesta Relazione sullo stato di attuazione della Legge 68/99 ["Norme per il diritto al lavoro dei disabili", N.d.R.], per il biennio 2010-2011 (gli ultimi anni disponibili): nel periodo di riferimento sono state avviate al lavoro 22.023 persone con disabilità, ma gli iscritti alle liste provinciali speciali del lavoro sono circa 644.000 (circa la meta nel Sud), di cui quasi 65.800 nuovi. Le donne, pur essendo il 48% del totale, hanno meno possibilità di entrare nel mondo del lavoro: ogni 10 assunzioni, infatti, 6 sono maschili e 4 al femminile. Interessante notare che risultano anche 11.600 immigrati con disabilità (erano 7023 nel 2008) e che sono concentrati nelle aree del Nord Ovest e del Nord Est. Solo 693 hanno trovato un posto (di questo si legga 2013/08/21/quei-migranti-con-disabilita/ anche in queste stesse pagine).

Che qualcosa non vada è evidente, ma se qualcuno ancora dubitasse, ecco qualche dato del Programma d'Azione biennale per la promozione dei diritti e l'integrazione delle persone con disabilità: «Nel comparto privato, sulla quota di riserva di 228.709, risultavano 48.375 posti disponibili nel 2010 e sulla quota di riserva di 143.532 risultavano 28.784 posti disponibili nel 2011». Né va meglio nel settore pubblico, dove «erano 74.741 i posti riservati nel 2010, che sono scesi a 34.165 nel 2011. A diminuzione della quota di riserva di quasi 40.576 posti, è corrisposto un numero di scoperture proporzionale: 13.863 posti disponibili nel 2010 e 8.591 nel 2011».

Quello del tasso di scopertura è un altro dato che sorprende. «Il 21% delle richieste - spiega Checcucci - rimane senza risposta e inevaso. Talvolta per un difetto nella procedura di matching, ovvero di confronto tra domanda e offerta, altre volte perché alcune aziende, per non ottemperare agli obblighi di legge e non pagare la relativa sanzione, lasciano richieste con caratteristiche tali da non trovare un corrispettivo profilo».

Se poi il privato preferisce pagare l'ammenda, il pubblico non è da meglio. «Secondo i dati di cui disponiamo - sottolinea infatti Claudio Soldà, segretario generale della Fondazione Adecco per le Pari Opportunità - il settore pubblico inserisce solo un lavoratore su sette che avrebbero diritto, se venisse applicata alla lettera la Legge 68/99. La deroga di questi giorni e l'incremento dei fondi sono due segnali importanti, ma forse più frutto dell'azione di lobby delle associazioni che non di una seria valutazione politica. Recentemente la Spagna ha introdotto una legge che potremmo valutare anche da noi, una sorta di outplacement [branca della consulenza nell'ambito delle risorse umane, che si occupa di accompagnare le persone in uscita da un'azienda nella ricerca di nuove opportunità professionali, N.d.R.] sponsorizzato delle persone con disabilità».

In pratica, l'azienda che non può o non vuole rispettare le norme in fatto di assunzione di disabili, può girare il corrispettivo delle posizioni che dovrebbe coprire a un'altra società, che di solito opera nel non profit e che si impegna con quel denaro ad assumere una persona con disabilità. «I risultati - conferma Soldà - si sono visti. Nonostante la crisi, infatti, sono state inserite in Spagna molte più persone rispetto al periodo precedente».

***

Il presente testo, qui riproposto con alcuni riadattamenti al diverso contenitore, è già apparso in "InVisibili", blog del «Corriere della Sera.it», con il titolo "Lavoro: il pubblico riapre le porte, ma l'emergenza rimane". Viene qui ripreso per gentile concessione dell'Autore e del blog.

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SuperAbile.it del 22-09-2013

"Right to read", il raid ciclistico "Barcelona2Rome" arriva in Italia

ROMA- Una lunga pedalata, da Barcellona a Roma, per sostenere l'accessibilità dei libri per le persone cieche: è la Barcelona2Rome", il raid ciclistico internazionale partito il 14 settembre dalla Spagna e che il 22 settembre toccherà la prima tappa italiana, a Sanremo, per terminare a Roma il 5 ottobre prossimo. L'iniziativa è stata ideata dal ciclista australiano John Watkins, che compirà questa impresa insieme ad altri ciclisti per raccogliere fondi a favore della campagna dell'Unione Mondiale dei Ciechi "The Right to Read" sul diritto alla lettura delle persone con disabilità visiva.

Obiettivo della campagna mondiale è combattere la "carestia di libri accessibili" nel mondo: perfino nei paesi industrializzati, infatti, appena il 5% dei libri pubblicati ogni anno viene reso disponibile in formato accessibile, causando gravi problemi per l'accesso alla cultura e all'educazione. Il problema è ancora più grave nei paesi non industrializzati, che hanno una percentuale di libri in formato accessibile dell'1%, ma non possono usufruire di quelli disponibili in altri paesi, per ragioni legali.

L'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti organizzerà attività di sensibilizzazione relative al raid e alla campagna "The Right to Read" in alcune delle città toccate dal raid. Dopo la tappa a Sanremo del 22 settembre, il raid toccherà nei giorni successivi diverse località della Liguria, per arrivare poi in Toscana e terminare a Roma il 5 ottobre. Visitando il sito dell'iniziativa, è possibile fare una donazione per il raid e la campagna.

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Redattore Sociale del 13-09-2013

Non vedenti, lettera al ministro per la riapertura dell'istituto Nicolodi

FIRENZE. Una lettera aperta al ministro dell'Istruzione, al sindaco di Firenze, al presidente della provincia di Firenze e al presidente della regione Toscana per chiedere la riapertura dell'istituto Nicolodi di Firenze, scuola professionale per non vedenti chiusa da due anni in seguito alla riforma Gelmini. A chiederlo è la Cgil Firenze e l'Unione italiana Ciechi, che intende "rilanciare l'istituto come polo di eccellenza per l'istruzione professionale di qualità dei ciechi e degli ipovedenti e come centro di aggiornamento, di supporto alla riabilitazione e di scambi internazionali".

"E' gravemente sbagliato - spiega la Uic Firenze - perdere questo capitale sociale, educativo e professionale disperdendo una esperienza che doveva e può essere ricollocata nel nuovo contesto di bisogni delle persone non vedenti che restano ben presenti chiari e pressanti".

La scuola era un vero e proprio punto di riferimento per i non vedenti di mezza Italia, molti dei quali adesso, spiegano dalla Uic, "sono costretti ad andare a Napoli per trovare corsi di formazione adatti a loro".

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L'Arena del 17-09-2013

Strade pericolose in via Brennero per i non vedenti: serve l'area cani

I residenti si fanno portavoce dei problemi dei non vedenti. La denuncia: «Troppo rischioso per i ciechi e i loro alleati arrivare fino in via Milani». E indicano la soluzione: uno spazio incolto, in parte pubblico.

PARONA. A Parona si chiede una nuova area cani. La richiesta è stata portata all'attenzione del consiglio di circoscrizione da due cittadini non vedenti ed è sostenuta dal M5S. Lo spazio identificato per la realizzazione dell'area verde attrezzata per i cani si trova in via Brennero e si rivela utile anche per i cani guida dei non vedenti, per i quali Roberta Mancini e Giovanni Vangi si dicono «seriamente preoccupati per la loro incolumità constatata la difficoltà a raggiungere l'area cani di via Milani, nella zona della baita degli alpini». «Il percorso per arrivarvi», proseguono i cittadini, «è privo di qualsiasi riferimento a terra come marciapiedi e bordature. Inoltre, ci si imbatte tra spazzatura, auto e motorini parcheggiati ovunque che costringono a scendere in strada ed a passare per prati senza alcuna delimitazione perimetrale». La soluzione che permette di gestire in sicurezza ed autonomia i quattro zampe e in particolare dei cani guida, è stata individuata in uno spazio incolto, in parte privato ed in parte pubblico e parzialmente recintato, che si trova in via Brennero. I cittadini ssolidali con i non vedenti sollecitano poi «l'attivazione di segnali acustici ai semafori e pedane tattili in corrispondenza dei principali attraversamenti pedonali, in particolari quelli delle vie Brennero e Valpolicella». «La nostra richiesta», prosegue Vangi, «parte da noi possessori di cani guida, ma unisce tutti i non vedenti residenti a Parona ed in città. Il Comune è informato della presenza di cani guida e questo intende non solo il possesso, ma anche la predisposizione della città alla mobilità con lo stesso cane». «Il fare e i costi», afferma Vangi, «sono gli ultimi dei problemi. Ci sono volontari che si sono resi disponibili per i lavori ed il finanziamento è già disponibile». «Un progetto che è di certo realizzabile», ha detto il presidente della seconda circoscrizione Filippo Grigolini, «ma occorre inserirlo nel contesto abitativo in cui viene creato. Ci attiveremo anche per trovare le risorse necessarie in ambito pubblico». «Lo spazio», riferisce Paolo Albrigo, capogruppo del M5S, «dove si potrebbe creare la nuova area cani è in totale abbandono ed in entrambe le proprietà. Per di più si trova nel centro del quartiere di Parona». «Sarebbe opportuno», dichiara Albrigo, «che privato e Comune giungessero ad un accordo per incontrare questa esigenza che si estende a tutti i possessori di cani. Sistemare questo luogo significa portare l'impianto di illuminazione e renderlo sicuro anche nella sua parte esterna all'area cani. Per la sistemazione si sono offerte gratuitamente alcune associazioni di volontariato». «Questo intervento, potrebbe essere un'occasione di sinergia tra pubblico e privato per valorizzare una zona, risolvendo un problema che va a vantaggio di tutti i cittadini», conclude Albrigo. (M.Cer.)

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West.info del 17-09-2013

Non vedenti a teatro con AudescMobile

SPAGNA. Si chiama AudescMobile il supporto al proprio cellulare che consentirà ai non vedenti spagnoli di seguire film e serie TV. Ma anche opere teatrali e mostre nei musei. Senza più la necessità di utilizzare dispositivi aggiuntivi. L'importante novità di questa applicazione, infatti, è quella di consentire l'accesso ai contenuti a prescindere dalla piattaforma utilizzata. Sia essa una sala di cinema, televisione, Internet o DVD. Inoltre, la soluzione offre una descrizione audio facile e onnipresente permettendo la riproduzione in modo sincronizzato. L'iniziativa è stata promossa dalla Fondazione ONCE, in collaborazione con la Fondazione Vodafone Spagna. E rappresenta una svolta importante per l'integrazione sociale delle persone con disabilità. Nelle sale di cinema la sincronizzazione sonora, infatti, è stata sempre effettuata mediante l'utilizzo di speciali recettori e adattamenti. Processi costosi che rendevano molte sale riluttanti a lanciare film con descrizione audio.

di Ivano Abbadessa

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Quotidiano Sanità.it del 04-09-2013

Edema maculare secondario. Approvata in Europa una soluzione di aflibercept per iniezione

L'ok arriva sulla base dei risultati di due studi di fase III, condotti da ricercatori dell'Università di Bonn: nella maggior parte dei pazienti con edema maculare secondario a occlusione della vena centrale della retina (CRVO) il farmaco ha migliorato significativamente l'acuità visiva.

La Commissione europea ha approvato EYLEA (soluzione di aflibercept per iniezione) per il trattamento del danno visivo causato da edema maculare secondario a occlusione della vena centrale della retina (CRVO). Il farmaco si basa su studi che riguardano il VEGF, proteina che si trova normalmente all'interno del corpo umano, studiata a lungo dagli scienziati di tutto il mondo per le sue implicazioni nella crescita anomala di vasi sanguigni nell'occhio. A dare notizia dell'ok dell'organo europeo Bayer HealthCare, che ha sviluppato il farmaco.

Il ruolo normale della proteina VEGF, in un organismo sano, è di innescare la formazione di nuovi vasi sanguigni (angiogenesi) supportando la crescita dei tessuti e degli organi. Tuttavia, questa molecola è associata anche alla crescita anomala di nuovi vasi sanguigni all'interno dell'occhio, che portano a un'aumentata permeabilità che causa l'edema. Il risultato finale è spesso costituito da cicatrici e perdita di risoluzione nella visione centrale.

EYLEA è una proteina ricombinante risultante dalla fusione di porzioni extracellulari dei recettori umani VEGF 1 e 2 con la frazione Fc dell'IgG1 umana e formulato come soluzione iso-osmotica per somministrazione intravitreale: nota anche nella letteratura scientifica come VEGF Trap-Eye, agisce come recettore esca che lega il VEGF-A e il fattore di crescita placentale (PlGF), inibendo così il legame e l'attivazione dei recettori VEGF affini. Il farmaco è purificato specificamente e contiene concentrazioni iso-osmotiche che lo rendono adatto per l'iniezione all'interno dell'occhio.

L'ok arriva a seguito di due studi di fase III, condotti da ricercatori dell'Università di Bonn. "I risultati dei due studi di fase III sono stati incoraggianti nella maggior parte dei pazienti con occlusione della vena centrale della retina, nei quali EYLEA ha migliorato significativamente l'acuità visiva", ha detto Frank G. Holz, docente presso il Dipartimento di Oftalmologia dell'ateneo tedesco e Lead Principal Investigator del trial Galileo.

EYLEA è già approvato in USA per il trattamento delle forme essudative di degenerazione maculare senile e per l'edema maculare secondario a CRVO. Si stima che oltre 100.000 persone negli Stati Uniti, e più di 66.000 nelle principali nazioni europee siano affette da CRVO. La CRVO è causata dall'ostruzione della vena centrale della retina, che porta a un accumulo di sangue deossigenato e fluido all'interno della retina. Questo causa un danno della retina e conseguente perdita della visione. Il rilascio di VEGF contribuisce a una maggiore permeabilità vascolare nell'occhio e all'edema maculare. Il trattamento anti-VEGF ha mostrato di contribuire alla diminuzione della permeabilità vascolare e dell'edema nella retina dei pazienti affetti da CRVO.

EYLEA ha anche ottenuto l'approvazione in Europa, Giappone e Australia, oltre a molte altre nazioni, per la cura delle forme essudative di degenerazione maculare senile, oltre ad essere già autorizzato in alcune nazioni del Sudamerica per l'edema maculare secondario a CRVO. "Il farmaco sta già aiutando i pazienti affetti dalla forma umida di degenerazione maculare senile. L'approvazione di questa ulteriore indicazione è un'ottima notizia per i pazienti europei, dato che la CRVO è una malattia molto debilitante per la visione centrale," ha dichiarato Kemal Malik, membro dell'Executive Committee Bayer HealthCare e Head del Global Development. "La perdita della visione causata dall'occlusione della vena centrale della retina ha un forte impatto non solo sulla vita dei pazienti, ma anche su quella delle loro famiglie."

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Il Mattino di Padova del 06-09-2013

Un chip per tornare a vedere, l'occhio bionico realtà a Padova

PADOVA. Ritornare a vedere grazie a un chip. L'occhio bionico, ultima frontiera della chirurgia oculistica, sarà realtà anche nella città del Santo. La tecnologia c'è, i chirurghi addestrati pure. E la Regione Veneto ha promesso un finanziamento ad hoc per far partire la sperimentazione. Il meccanismo alla base della nuova tecnica (sessanta gli interventi eseguiti fino a oggi in tutto al mondo) prevede l'impianto di un microchip nella retina e l'utilizzo di una telecamera montata sugli occhiali. Due strumenti che riescono a comunicare tra loro tramite un segnale elettrico.

Una nuova speranza per quanti hanno perso la vista a causa di una patologia degenerativa della retina. Centrale operativa della sperimentazione sarà l'unità operativa di Oculistica dell'ospedale di Camposampiero (Usl 15), struttura leader a livello regionale per il trattamento della retinite pigmentosa.

Marzio Chizzolini, numero uno del reparto, oggi sarà al San Gaetano quale anima del convegno "What's New 2013, Corsi di Chirurgia innovativa in Oftalmologia": «Fino a oggi in Italia sono stati eseguiti solo una decina di interventi di questo tipo. A breve la sperimentazione dovrebbe essere disponibile anche da noi a Camposampiero. Questo trattamento chirurgico è adatto solo a coloro che hanno perso la vista a seguito di una malattia degenerativa, non purtroppo per chi è cieco dalla nascita. L'impianto del chip permette di distinguere sagome, ombre. Segnali che chi ha già visto riesce a interpretare». Non si tratta di un miracolo, di una tecnica che permetterà di restituire la vista ai ciechi, ma di migliorare la loro qualità di vita. Oggi non si discuterà solo di occhio bionico, il convegno, frutto della collaborazione tra l'Oculistica di Camposampiero e il reparto "gemello" di Pordenone, diretto da Giorgio Beltrame, sarà l'occasione per fornire agli specialisti una panoramica su tutte le nuove tecniche chirurgiche più innovative. «Oggi si parlerà», continua il dottor Marzio Chizzolini, «anche dei nuovi laser a femtosecondi, dell'utilizzo della terapia genica. Sarà un'occasione di confronto per portare in Veneto le tecniche chirurgiche più innovative. Si tratta di un appuntamento importante per l'oftalmologia triveneta in cui i migliori esperti italiani e prestigiosi ospiti internazionali discuteranno delle più recenti tecniche innovative nella diagnosi e terapia in tutti i settori dell'oculistica».

Dalla retina alle cornea, passando per il glaucoma ed alle tecniche laser nella chirurgia della cataratta e nella chirurgia refrattiva ogni novità ed esperienza oggi applicata in ambito oculistico verrà esposta dai rispettivi esperti e ricercatori.

di Fabiana Pesci

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Key4Biz.it del 09-09-2013

"Eye-phone": quando basta uno smartphone per combattere la cecità

La LSHTM dell'Università di Londra ha messo a punto un sistema che grazie a un obiettivo per la scansione della retina e a un software per registrare i dati permette agli abitanti del Kenya di accedere alle cure senza recarsi in un centro specializzato.

LONDRA. Telecoms. I telefonini di ultima generazione, oltre agli usi di puro intrattenimento che se ne fanno nei mercati maturi, si stanno dimostrando un potente strumento diagnostico in quei paesi dove l'accesso alle cure sanitarie non è proprio alla portata di tutti. Ne è l'ultimo esempio il sistema battezzato 'eye-phone' per la diagnostica delle patologie oculari, messo a punto da un'equipe britannica e sperimentato in Kenya, che potrebbe presto permettere a milioni di persone di avere una diagnosi anche senza recarsi in un centro oftalmico.

È questa almeno la speranza del team di ricerca della London School of Hygene and Tropical Medicine dell'Università di Londra, guidato da Andrew Bastawrous, che sta testando il sistema nella regione keniota di Nakuru: il paese conta oltre 40 milioni di abitanti, ma i medici specializzati in patologie oculari sono solo 86, dei quali la metà operano nella capitale Nairobi.

Il sistema di diagnostica per smartphone consta di un obiettivo che scansiona la retina e di un software che registra i dati. Il costo è di circa un centinaio d'euro, contro le diverse decine di migliaia d'euro dei sistemi professionali che sono inoltre molto ingombranti.

Le informazioni così raccolte possono essere inviate agli specialisti che possono effettuare la diagnosi e predisporre un trattamento adeguato.

Il progetto, partito 5 anni fa, è ormai in fase finale: sono state 'esaminate' circa 5 mila persone sia con il nuovo sistema che con un apparecchio professionale. La comparazione dei risultati sembra essere positiva: l'eye-phone ha consentito di individuare diverse patologie quali il glaucoma, la cataratta, la miopia e l'ipermetropia.

200 i pazienti già operati, riferiscono i responsabili del progetto, secondo i quali l'80% dei casi di cecità nel paese africano potrebbero essere evitati con una diagnosi precoce della patologia che ne è all'origine.

di Alessandra Talarico

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Osservatorio Malattie Rare.it del 12-09-2013

Retinite pigmentosa, rhNGF approvato negli USA

MILANO. Dompé, azienda leader nella ricerca di nuove soluzioni terapeutiche per il trattamento delle patologie rare, annuncia la designazione di farmaco orfano (Orphan Drug Designation) da parte della statunitense FDA per rhNGF (Nerve Growth Factor ricombinante umano), molecola che trae origine dalla ricerca del Premio Nobel Rita Levi Montalcini. Il farmaco, sviluppato dalla ricerca Dompé, rappresenta una nuova speranza per la terapia della retinite pigmentosa, patologia attualmente orfana di cura.

Il riconoscimento, che segue di pochi mesi l'attribuzione di farmaco orfano da parte della European Medicine Agency (EMA), rappresenta un ulteriore passo nello sviluppo di questo farmaco già oggi in avanzata fase di sperimentazione clinica per la cura della cheratite neurotrofica, una grave patologia della cornea.

"Siamo particolarmente orgogliosi di questo risultato: la designazione da parte dell'FDA rappresenta un riconoscimento importante per la nostra azienda, sempre più impegnata a produrre innovazione su scala globale, come testimonia la presenza diretta negli Stati Uniti dove recentemente abbiamo inaugurato una filiale del Gruppo - spiega Eugenio Aringhieri, CEO Dompé. Siamo determinati a individuare e sviluppare farmaci ad altissimo valore tecnologico per la cura di malattie rare che attualmente non dispongono di soluzioni adeguate, come appunto nel caso della retinite pigmentosa. Il nostro agire è dunque direttamente legato ai bisogni terapeutici non soddisfatti dei Pazienti nel mondo, e alla nostra capacità di generare risposte sicure ed efficaci nelle aree calde della salute".

Lo sviluppo di rhNGF viene seguito da Dompé in tutti i suoi passaggi, dalla produzione alla clinica. Grazie alle proprie capacità produttive biotecnologiche, infatti, l'azienda ha sviluppato uno specifico progetto presso il Centro di Ricerca & Sviluppo dell'Aquila, per assicurare la produzione di un farmaco a base di NGF ricombinante umano (rhNGF), sulla scorta dei primi risultati della somministrazione della proteina murina in un limitato numero di persone affette da cheratite neurotrofica.

Da quella prima indicazione si è poi passati alla sintesi della proteina ricombinante umana e quindi alla valutazione del possibile effetto terapeutico di questo farmaco, prodotto nel mondo solamente nella sede Dompé dell'Aquila, anche nel trattamento della retinite pigmentosa.

"Nei prossimi mesi prenderà il via uno studio clinico con l'obiettivo di valutare efficacia e sicurezza di rhNGF nel trattamento della retinite pigmentosa. Il farmaco viene prodotto attraverso la tecnologia del DNA ricombinante, ovvero attraverso il trasferimento in un batterio di materiale genetico umano, con il batterio stesso che diventa in grado di produrre NGF - precisa Marcello Allegretti, Chief Scientific Officer Dompé. Attualmente stiamo già conducendo con rhNGF lo studio REPARO (fase I-II di sviluppo clinico) nel trattamento della cheratite neurotrofica, patologia rara che nelle forme più gravi può interessare circa una persona su 10.000 nel mondo. Come nel caso della retinite pigmentosa, questa patologia ad oggi non dispone di alcuna terapia specifica ed è legata ad un danno progressivo della cornea che può condurre anche a cecità".

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PagineMediche.it del 16-09-2013

Vista: un esame del sangue rileva le cause della cataratta nei bambini

ENGLAND. Sviluppato un test che permette di rilevare la cataratta nei bambini. L'esame del sangue analizza ogni mutazione del DNA nota per causare la condizione e aiuta a diagnosticare precocemente e scegliere il trattamento più adeguato.

Il test è stato ideato da un team di ricercatori coordinati da Graeme Black della University of Manchester che lo ha presentato alla British Society for Genetic Medicine.

"La diagnosi di cataratta congenita è molto facile alla nascita ma comprenderne le cause richiede molto più tempo", ha spiegato Black. "Attualmente se dobbiamo analizzare un bambino con una storia familiare di cataratta per trovare la causa del disturbo - ha continuato - possiamo impiegare mesi o anni, perché ogni mutazione deve essere testata singolarmente. Il nostro test invece esamina tutti gli errori nel codice genetico contemporaneamente, riducendo drasticamente i tempi".

L'ospedale di Manchster inizierà ad offrire il test a partire da dicembre.

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Agenzia AGI del 19-09-2013

Degenerazione maculare: identificata variante genetica associata

WASHINGTON. Identificata una mutazione genetica associata alla degenerazione maculare legata all'eta'.

Si tratta di una variazione nel gene C3, che svolge un ruolo importante nell'infiammazione e nella risposta immunitaria dell'organismo e contribuisce all'insorgenza della patologia ad andamento progressivo che attacca la macula, area centrale della retina, e puo' portare alla perdita totale della vista.

La scoperta e' di un team di ricercatori dell'Universita' di Washington che hanno descritto i risultati dello studio sulla rivista Nature Genetics. "La nostra teoria", hanno spiegato gli autori, "e' che la mutazione interferisca con il funzionamento normale del sistema del complemento, elemento cruciale del sistema immunitario, lungo tutto il corso della vita, arrivando a danneggiare la retina con il trascorrere del tempo fino all'insorgenza della degenerazione maculare". I risultati sono emersi dall'analisi di 57 geni di 2.335 pazienti affetti dalla malattia e 789 persone sane della stessa eta'.

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Superando.it del 18-09-2013

Importante riconoscimento per un nuovo metodo riabilitativo

Nei giorni scorsi il Comitato Scientifico dell'AAOS (American Academy of Orthopaedic Surgeons, ovvero l'Accademia Americana di Ortopedia e Traumatologia) ha ufficialmente comunicato di avere accettato un lavoro di Luca Labianca e Mirco Fava, inserendo il loro intervento, denominato Evaluation by the Gross Motor Function Measure of a pilot aquatic exercise with Cerebral Palsy (più o meno "Valutazione delle misure rivolte alla funzione motoria in un esercizio pilota in acqua, in presenza di paralisi cerebrale"), tra quelli previsti nel Congresso Internazionale dell'Accademia stessa, in programma nel marzo del 2014 a New Orleans.

Si parla in sostanza della cosiddetta "idrostimolazione polisensoriale psicomotoria" (I.Po.P.), nuovo metodo riabilitativo sperimentale per gravi disabilità neuro-psico-motorie, sviluppato da Mirco Fava e il cui progetto scientifico è stato curato da Luca Labianca, studio di cui l'IRIFOR - l'Istituto per la Ricerca, la Formazione e la Riabilitazione, emanazione dell'UICI (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti) - ha l'esclusiva di diffusione fino al 2015 e del quale ha istituito l'Albo Nazionale dei Riabilitatori.

«Questo importante risultato - spiega Tommaso Daniele, presidente dell'UICI - è il frutto di un amorevole impegno quotidiano e volontario di Mirco Fava e della sua continua ricerca di modalità riabilitative in acqua che consentano di migliorare la qualità di vita di bambini con minorazioni plurime. Il lavoro di ricerca, iniziato tredici anni fa, si è incentrato sia sul recupero del deficit esperienziale dei bambini, sia sullo sviluppo delle capacità residue, sfruttando le numerose proprietà dell'acqua e attraverso la codificazione di nuove manovre e procedure riabilitative».

«Pur avendo fatto richiesta di partecipazione al Congresso dell'AAOS - aveva dichiarato in precedenza Luca Labianca - la possibilità che essa sia accolta è quasi senza speranza, dal momento che essa arriverà assieme ad altre migliaia, provenienti prevalentemente da università e centri di ricerca di tutto il mondo e i lavori scelti saranno soltanto una minima parte di quelli ricevuti».

E invece è accaduto quel che non ci si attendeva, ciò che viene sottolineato con grande soddisfazione ancora dal Presidente dell'UICI: «Il riconoscimento internazionale del più importante congresso medico mondiale sull'efficacia del metodo I.Po.P., mentre impegna l'IRIFOR alla diffusione e allo sviluppo di esso, gratifica infinitamente i due esperti ideatori e curatori scientifici della nuova metodologia di trattamento, ma soprattutto rappresenta un meritato riconoscimento per il loro lavoro di ricerca, svolto in questi anni nell'ombra, con il solo obiettivo di migliorare la qualità di vita dei nostri bambini meno fortunati. Per questo, a loro va il nostro sentito ringraziamento». (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: stampa.zauri@uiciechi.it.

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Osservatorio Malattie Rare.it del 16-09-2013

15-23 settembre 2013, Settimana Internazionale della Degenerazione Maculare Senile

Per Vedere Fatti Vedere onlus lancia una nuova campagna di prevenzione di questa grave malattia oculare, prima causa di cecità e ipovisione nel nostro paese, e denuncia la drammatica situazione di oltre centomila pazienti che non riescono ad avere accesso alle cure e rischiano di perdere la vista

La Degenerazione Maculare Senile DMS, anche chiamata DMLE (degenerazione maculare legata all'età) o AMD in inglese, è una malattia oculare molto grave che oggi rappresenta la prima causa di cecità e ipovisione nei paesi industrializzati. Si calcola che in Italia attualmente ne soffrano 1 milione di persone e l'aumento della vita media sta determinando una diffusione sempre maggiore di questa malattia. E' una vera e propria emergenza sanitaria e sociale, visti gli alti costi che questa patologia comporta sul Sistema Sanitario Nazionale e sulla società.

"Oggi purtroppo la DMS, che da sola è responsabile del 50% dei casi di ipovisione e cecità nei paesi industrializzati, è ancora poco conosciuta - spiega Lidia Buccianti, direttore di Per Vedere Fatti Vedere - Solamente il 14% degli italiani sa cos'è la DMS. E' quindi fondamentale far conoscere questa malattia, evidenziare i sintomi precoci a cui prestare attenzione, istruire su cosa si può fare per prevenirla e trattarla".

Da oggi chiunque può provare ad avere la DMS per qualche secondo, grazie al nuovo simulatore online sul sito della onlus all'indirizzo http://www.pervederefattivedere.it/dms2013/ Si può anche scaricare gratuitamente il test di Amsler, strumento semplice ma molto utile per controllare anche da soli, a casa, la propria funzione visiva.

"La Campagna DMS 2013 è anche l'occasione per ricordare ancora una volta il dramma dell'accesso alle cure che oggi purtroppo molti pazienti stanno vivendo, nonostante le campagne e le denunce portate avanti dalla nostra associazione - aggiunge Lidia Buccianti - Nel nostro paese più di centomila pazienti non riescono ad avere accesso ai trattamenti: a quelli con visus inferiore a 2/10 e ai malati al secondo occhio (ai quali il SSN non rimborsa le cure) negli ultimi mesi si sono aggiunti tutti quelli esclusi dalla terapia perché gli ospedali pubblici non hanno la possibilità di erogare il costosissimo farmaco Lucentis."

Ulteriori informazioni: Per Vedere Fatti Vedere ONLUS tel. 039-5980577 e-mail: info@pervederefattivedere.it - Sito web www.pervederefattivedere.it

Per Vedere Fatti Vedere ONLUS offre a chi è colpito da glaucoma, cataratta o maculopatia, informazioni, orientamento alle strutture italiane specializzate, sostegno psicologico, aggiornamenti sulla ricerca medica e tutela dei diritti. Ha prodotto la prima Carta Italiana dei Diritti dei Pazienti con malattie oculari gravi e realizza campagne di sensibilizzazione delle Istituzioni preposte alla tutela della Salute affinché eliminino le attuali restrizioni al rimborso da parte del SSN delle cure per chi è affetto da maculopatia.

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Panorama del 20-09-2013

2 mld euro spesi per cecita' in Italia, piu' prevenzione per risparmi

In base alle stime diffuse oggi i non vendenti in Italia sarebbero oltre 362 mila, con più di un milione di ipovedenti

ROMA. I costi della cecità in Italia si aggirano attorno a poco più di 2 miliardi di euro l'anno, di cui il 68% per l'assistenza ai non vedenti. La stima arriva da uno studio condotto da Deloitte Access Economics, un gruppo indipendente che si occupa di economia sanitaria, in 7 Paesi europei fra cui l'Italia e presentato a Roma dal Forum europeo contro la cecità (Efab). L'indagine analizza l'impatto e gli oneri economici sul sistema sanitario e sulla società italiana della cecità e delle quattro principali patologie oculari: cataratta, retinopatia diabetica, glaucoma e maculopatia senile essudativa (Amd umida). In base alle stime diffuse oggi i non vendenti in Italia sarebbero oltre 362 mila, con più di un milione di ipovedenti.

Secondo lo studio, la gestione e il trattamento di queste patologie possono prevenire la perdita della vista. In parole povere, in Italia con interventi di prevenzione mirati si risparmierebbero fino a 1,2 miliardi di euro l'anno. Insomma, secondo gli esperti il mix di diagnosi precoce, prevenzione e trattamento appropriato potrebbe ridurre enormemente gli oneri di queste patologie oculari e della cecità, sia per i pazienti che per chi presta assistenza e per la società.

Efab e la sezione italiana dell'Agenzia internazionale per la prevenzione della cecità (Iapb Italia onlus) hanno organizzato oggi una tavola rotonda, cui hanno partecipato parlamentari italiani ed europei e professionisti nel campo della salute della vista. Questa collaborazione "servirà - spiegano gli organizzatori - ad aumentare la consapevolezza circa la cecità prevenibile in Italia e favorirà l'analisi di come gli importanti risultati di questo studio possano contribuire a rendere la cecità una priorità sul piano della salute pubblica".

"In Europa il 50% dei casi di cecità sono evitabili e la prevenzione è riconosciuta come l'intervento sanitario più efficace dal punto di vista economico", sottolinea Ian Banks, presidente di Emhf ed Efab. "Riteniamo che gli oneri della cecità prevenibile potrebbero essere ridotti proprio aumentando la consapevolezza dei pazienti e dei professionisti sanitari sulla cecità prevenibile e le modalità per mantenere una buona vista, e promuovendo la diffusione di screening, diagnosi precoce, cura e trattamento adeguati, come dimostrano i risultati di questo report".

Lo studio stima che in Italia vi siano anche oltre 4 milioni di persone con cataratta, 419.246 con retinopatia diabetica,984.223 con glaucoma o 545.184 con Amd umida. E con l'invecchiamento della popolazione l'impatto della perdita della vista crescerà notevolmente in futuro. Oltre al considerevole peso economico sulla società, la cecità impone anche limitazioni fisiche, sociali, finanziarie e di qualità della vita alle persone direttamente interessate, ai loro assistenti, alle loro famiglie e agli amici. "La perdita della vista provoca sofferenza e una riduzione della qualità della vita a causa della disabilità e del danno visivo", sottolinea Giuseppe Castronovo, presidente della Iapb Italia onlus.

"Lo studio dimostra che prevenire la cecità è un dovere sociale ed è anche economicamente conveniente per i sistemi sanitari. I programmi di prevenzione che mirano a far conoscere le patologie e ad avere un rapido accesso alle cure sono essenziali per tutti. Un migliore accesso ai servizi di riabilitazione visiva è, comunque, importante per consentire una maggiore autonomia degli ipovedenti", sottolinea. La prevenzione e il trattamento della perdita della vista dovrebbero dunque essere "una priorità pubblica", sottolineano gli esperti, anche per ridurre la perdita di produttività e garantire ai pazienti una vita lavorativa più lunga, con una diminuzione dei costi e degli oneri per chi assiste i malati e per gli stessi pazienti.

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La Stampa del 03-09-2013

Il bastone bianco e l'iPhone giro del mondo di un non vedente

NOGARA. Zaino in spalla, bastone bianco in una mano, iPhone nell'altra e, come navigatore, le indicazioni delle persone incrociate per caso: ecco quanto basta per fare il giro del mondo al buio. E' la sfida di Alessandro Bordini, 28 anni di Nogara (Verona), da quattro anni non vedente a causa di una manovra sbagliata con il paracadute e di un atterraggio troppo violento.

Il 2 aprile è partito da Malpensa per Parigi, perdendo il primo aereo per la troppa fila al check. Poi si è spostato in Spagna e da lì ha raggiunto Tangeri, da dove attraversare l'Africa. In queste ore si trova al Cairo, in Egitto. «Gli africani sono straordinari - racconta -. Non riesco a fare 20 passi senza che qualcuno mi prenda sotto braccio o mi chieda se ho bisogno. Oggi stavo camminando per strada e a un certo punto mi sono sentito stringere una mano: era una bambina di 8-9 anni che mi ha riportato sul marciapiede, suggerendomi la strada migliore».

L'incidente stravolge, com'è ovvio, la vita di Alessandro: due mesi di coma, una lunga riabilitazione fisica e la vista che non torna, nonostante l'iniziale ottimismo dei medici. «La forte botta ha causato l'atrofizzazione del nervo ottico, ma i motivi non sono chiari. La presa di coscienza che sarei rimasto cieco è quindi stata graduale e diluita nel tempo e non mi ha fatto scivolare nella disperazione: in quelle settimane ho capito che comunque la mia esistenza poteva essere vissuta in modo degno e felice». E pure il ricordo del paracadute non ha lasciato indelebili traumi emotivi. «Mi sono già lanciato un paio di volte in tandem, ma non è la stessa cosa: è come per un pilota di Formula 1 farsi accompagnare in giro in taxi».

Nel febbraio del 2010 Alessandro si iscrive ad un corso di 100 ore sull'utilizzo delle facoltà del cervello, tenuto da Michelle J. Noel, un' energica francese convinta che per vedere non ci sia bisogno degli occhi. «Grazie a lei la mia vita è cambiata - spiega -. Ho imparato a gestire il mio quotidiano, ad acquisire autonomia, a scoprire come la mia volontà potesse influire sulla realtà esterna: ho provato sulla mia pelle come il cervello possa essere utilizzato per il bene degli altri e, quindi, per il proprio bene». Il giovane veronese, accompagnato dagli amici e utilizzando il servizio per non vedenti di Trenitalia, ricomincia così a muoversi su e giù per l'Italia. E la svolta arriva nella stazione di Cesena. «E' successo due anni fa - ricorda -. Per una serie di sfortunate coincidenze mi sono ritrovato sui binari da solo, senza informazioni e senza nessuna persona fidata a cui appoggiarmi. In quel momento si è avvicinato un uomo e mi ha chiesto se poteva aiutarmi. Ecco, lì ho capito che potevo muovermi senza pianificare nulla e senza dover avere un'assistenza dedicata. Mi bastava la gente che avevo intorno: se potevo farlo a Cesena, perché non potevo farlo in tutto il mondo?». Nasce così l'idea di «Light the planet», illumina il mondo, un tour globale per dimostrare che ci sono persone buone ovunque e che la solidarietà è garanzia di indipendenza e mobilità.

Prima di partire Alessandro frequenta un corso con istruttori qualificati per addestrarsi all'utilizzo del bastone bianco al chiuso e all'aperto. E poi si affida all'iPhone, che grazie al software integrato per non vedenti gli permette di aprire un blog, accedere a Internet, essere perennemente connesso con i social network, girare video e scattare foto. «Beh, sulle foto non posso garantire il risultato: mi affido all'istinto. Con i video è più divertente e grazie all'audio possono anche riconoscerli e catalogarli». Dopo un piccolo viaggio di prova da Verona a Berlino, passando da Vienna, Praga e Cracovia, per sperimentare il muoversi in solitudine all'estero, Alessandro è quindi partito, cinque mesi fa, per il suo itinerario che lo porterà a toccare oltre 100 nazioni. «Già la prima notte, arrivato nella capitale francese fuori tempo massimo per la coincidenza, mi sono trovato senza un posto dove dormire. Il taxista dopo un pellegrinaggio tra ostelli e hotel, ha scelto di spegnere il tassametro e un ragazzo incontrato per caso ha deciso di ospitarmi a casa sua: era il segno che avrei avuto incontri bellissimi». Incontri testimoniati nel blog www.lighttheplanet.net, aggiornato quotidianamente con immagini e racconti.

«Ho scelto di partire per l'Africa perché è un continente difficile: i mezzi di trasporto sono spesso vecchi e mal funzionanti e le città non sono a misura di disabile. Per non parlare della burocrazia ai valichi di confine: ma ogni volta c'è qualcuno che mi dà una mano per superare l'ostacolo». E il coraggio di Alessandro esce straripante dalle sue mini clip, mentre si butta con il bungee jumping sul Lago Vittoria, mostra una foto realizzata in sella a un cammello o chiacchiera con gli abitanti dei territori attraversati. «Ogni incontro è qualcosa che mi arricchisce e queste persone viaggiano con me. Per ora la frase più bella me l'hanno detta salutandomi alla dogana liberiana, quando ho spiegato alla polizia il messaggio di pace e armonia che cerco di diffondere: "Grazie per essere passato anche dalla Liberia"».

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Corriere del Veneto del 08-09-2013

L'onda di Hokusai a Ca' Pesaro

VENEZIA. Quell'onda blu cobalto che s'impenna, le increspature come artigli, evocativa e potente, da oggi sarà esposta al Museo d'arte orientale Ca' Pesaro di Venezia. L'opera di Katsushi Hokusai, La Grande Onda, xilografia nota in tutto il mondo, diventata il simbolo universale della forza della natura, a Venezia si trasforma in un'esperienza «aumentata» grazie alla percezione plurisensoriale: rumore del mare, profumo di salsedine, forza degli elementi. L'evento, che da oggi fino al 3 novembre porta la celebre Onda a Ca' Pesaro, è anche l'occasione per presentare al pubblico per la prima volta, 24 libri a stampa di Hokusai e allievi, nell'ambito del progetto di collaborazione tra il Museo d'arte orientale di Venezia, l'Università Ca' Foscari, il Dipartimento di Studi sull'Asia e sull'Africa mediterranea, l'Art Research Center e la Ritsumeikan Univerasity di Kyoto. Sono volumi di soggetti diversi, tra cui Manga, libri di modelli, Ehon musahi abumi, illustrati sui guerrieri e le loro leggendarie gesta, che si potranno sfogliare in mostra grazie a un touch screen e portare a casa nel dvd allegato al catalogo. In mostra anche due dipinti su seta e stampe policrome di Hokusai, di proprietà del Museo Orientale di Venezia. La Grande Onda di Katsushika Hokusai sarà esposta a Ca' Pesaro insieme al modello in gesso alabastrino del Museo tattile di pittura antica e moderna Anteros, Istituto dei Ciechi Cavazza di Bologna, per l'esplorazione tattile dell'opera. La xilografia policroma, è imprestata a Ca' Pesaro dal museo Chiossone di Genova, che ne possiede una delle tirature più pregiate. Oltre al modello tridimensionale del museo Anteros, sarà esposto anche il prototipo ridimensionato realizzato dai ricercatori giapponesi del Nise. La mostra è organizzata in collaborazione con l'Università Ca' Foscari, l'Art Research Center, la Ritsumeikan University di Kyoto, con il patrocinio dell'Istituto Giapponese di Cultura di Roma e il Consolato del Giappone di Milano. Tutto il programma su www.polomuseale.venezia.beniculturali.it Dal 12 settembre al 31 ottobre Ca' Pesaro organizza anche conferenze sulle opere esposte. Ci saranno anche visite guidate e laboratori didattici per bambini, a cura del personale del museo Ca' Pisani. Il Museo, nell'ambito delle attività per ipovedenti e non vedenti (avviata già dal 2009), promuove una giornata di studio, rivolta ai curatori dei Musei di Venezia e del territorio, in cui affronterà temi specifici su accessibilità, fruizione, esposizione del patrimonio artistico da parte delle persone con problemi visivi. La Grande Onda di Hokusai è l'opera d'arte più conosciuta del Giappone. Fa parte della raccolta Trentasei vedute del Monte Fuji che mettono in primo piano il rapporto uomo-natura, caratterizzate dall'innovativo uso del blu di Prussia. In primo piano l'agitarsi dell'onda, sullo sfondo l'immutabilità del monte Fuji.

di Francesca Visentin

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SienaFree.it del 13-09-2013

Mostra multisensoriale sulla preistoria all'Università di Siena

SIENA. E' stata inaugurata martedì 10 settembre, nel cortile del Palazzo del Rettorato dell'Università di Siena, dal prorettore dell'Ateneo senese Francesco Frati e dalla delegata all'accesso e frequenza studenti disabili Lucia Sarti, insieme al sindaco di Siena Bruno Valentini, la mostra multisensoriale "Non solo pane". Uno speciale percorso da esplorare attraverso il tatto e l'olfatto, ad occhi bendati, condurrà i visitatori nella preistoria, illustrando come l'uomo si procurava e gestiva le risorse alimentari, come raccoglieva i prodotti della terra e come li cucinava e conservava.

La mostra è organizzata e allestita secondo le linee guida del design for all, dall'ufficio Accoglienza disabili e servizi Dsa dell'Ateneo, in collaborazione con l'Interuniversity Research Center for the study and promotion of Prehistoric cultures, technologies and landscapes e con il Dipartimento di Scienze Storiche e dei Beni Culturali - Area di Preistoria dell'Università di Siena, con l'Unione Italiana Ciechi e il Laboratorio dell'Accessibilità Universale di Buonconvento (LAU).

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Novionline del 18-09-2013

Pronto il sentiero per non vedenti

CARREGA LIGURE. Si sono conclusi i lavori per la creazione del sentiero per non vedenti di Vegni e il percorso, realizzato nell'ambito dei progetti del Piano di sviluppo rurale, verrà inaugurato domani, mercoledì 18 settembre, con una camminata che partirà dalla piazza del borgo.

La Provincia di Alessandria ha voluto rendere fruibili a tutti il proprio territorio e, nel definire i lavori per la infrastrutturazione del "Comprensorio escursionistico dei Villaggi di Pietra", ha destinato una importante quota di finanziamento per il progetto di un sentiero che fosse accessibile anche ai non vedenti.

E' stato scelto il territorio del Comune di Carrega, una delle porzioni più suggestive della provincia di Alessandria, per la bellezza del paesaggio e per l'incanto dei suoi boschi. Il sentiero inizia dalla piazza di Vegni, a 1045 metri sul livello del mare e si sviluppa, in leggera salita, per un chilometro fino ai 1142 metri della Sella dei Campassi, dove una piccola area attrezzata permette all'escursionista di godersi un momento di meritato riposo.

Un corrimano consente di proseguire in sicurezza fino alla Sella ed una serie di tabelle braille consentono a tutti di "vedere" il bosco e il profilo della corona di montagne che proteggono Vegni. Il sentiero accessibile è solo una parte del lungo anello che permette di visitare le borgate abbandonate di Reneuzzi, Ferrazza, Casoni e di visitare le frazioni ancora abitate di Agneto, Croso e Campassi che, oltre a Vegni, tengono viva la valle.

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Focus

Il Focus del Blocnotes di ottobre è dedicato a 2 argomenti di indubbio rilievo.

Il primo articolo riguarda i nuovi criteri di calcolo dell'anzianità contributiva introdotti dalla "riforma Fornero" e, nello specifico, le novità riguardanti il computo dei permessi previsti dalla L. 104/1992.

Il secondo articolo riguarda le nuove direttive dell'INPS in merito all'accesso da parte degli stranieri extracomunitari alle provvidenze economiche riservate agli invalidi civili.

Entrambi gli articoli, con le relative fonti normative, sono tratti dalla testata telematica Handylex.org, e leggermente riadattati per il Blocnotes.

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Pensione anticipata, permessi e congedi per disabilità

La cosiddetta "riforma" pensionistica Fornero, com'è noto, ha rivisto profondamente le regole e i criteri di calcolo pensionistici.

Le principali novità sono state introdotte dal decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201 (convertito con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214) e dal decreto-legge 29 dicembre 2011, n. 216 (convertito con modificazioni dalla Legge 24 febbraio 2012 , n. 14).

Sintetizzando di molto, attualmente vige la "nuova" pensione di vecchiaia e la pensione anticipata.

Per raggiungere il diritto alla pensione di vecchiaia è necessario disporre di almeno 20 anni di versamenti contributivi e aver raggiunto una determinata età.

Si è partiti dal 2012 fissando limiti di età diversificati fra maschi e femmine, dipendenti pubblici e privati e lavoratori autonomi, prevedendo però un aumento progressivo per l'adeguamento all'attesa di vita.

Nel 2020 tale limite sarà per tutti (maschi e femmine, pubblici, privati e automi) fissato a 66 anni e 11 mesi.

Per frattempo, nel 2013 l'età prevista per i lavoratori (maschi) dipendenti ed autonomi è di 66 anni e tre mesi, stessa età per le lavoratrici dipendenti pubbliche; 62 anni e 3 mesi per le lavoratrici dipendenti private e infine, 63 anni e 9 mesi per le lavoratrici autonome.

Per compensare le nuove regole che diventeranno sempre più stringenti e per favorire chi ha iniziato a lavorare in giovane età, la "riforma" ha introdotto la pensione anticipata.

La pensione anticipata viene concessa a chi ha un'anzianità contributiva di almeno 42 anni e 1 mese se uomo o 41 anni e 1 mese se donna. Questi requisiti contributivi sono aumentati di un ulteriore mese per il 2013 e per il 2014 e sono soggetti anch'essi all'adeguamento alla speranza di vita.

Per richiedere la pensione anticipata non è prevista un'età anagrafica minima, ma per chi la richiede prima dei 62 anni subisce una penalizzazione pari all'1% per ogni anno di anticipo entro un massimo di due anni e al 2% per ogni anno ulteriore rispetto ai primi 2.

Ad esempio: chi va in pensione a 59 anni, ha una penalizzazione del 4%.

La penalizzazione incide sull'ammontare della pensione e fa riferimento alle anzianità contributive maturate prima del 1 gennaio 2012.

La Legge 14/2012 ha precisato un elemento: le penalizzazioni, limitatamente alle persone che maturano l'anzianità contributiva entro il 31.12.2017, non operano se quell'anzianità contributiva "derivi esclusivamente da prestazione effettiva di lavoro, includendo i periodi di astensione obbligatoria per maternità, per l'assolvimento degli obblighi di leva, per infortunio, per malattia e di cassa integrazione guadagni ordinaria."

Nel conteggio del 42 anni e 2 mesi (2013) per i maschi, e 41 anni e 2 mesi per le femmine, si conteggiano quindi solo i "giorni" di lavoro effettivo, oltre alla maternità (obbligatoria), la leva, le assenze per malattia o infortunio. Altre "assenze" non sono contemplate.

Non sono, quindi, inclusi nel conteggio dell'anzianità contributiva:

Vediamo gli effetti di questa limitazione.

Il lavoratore, di età inferiore ai 62 anni, per non subire penalizzazioni, deve raggiungere - come già detto - i 42 anni e 2 mesi di contribuzione effettiva (41 e 2, se donna). Se i permessi lavorativi, i congedi o altre assenze, non consentono di raggiungere quel limite minimo, dovrà proseguire il servizio effettivo fino al raggiungimento del limite prescritto o attendere il raggiungimento dell'età utile per il pensionamento di vecchiaia.

Al momento attuale la situazione per la pensione anticipata è quella descritta. Solo un intervento legislativo (che può essere di iniziativa parlamentare o governativa) può modificare le disposizioni già vigenti e sanarne gli effetti di notevole entità per i lavoratori che si trovano in prossimità della pensione.

30 settembre 2013

Carlo Giacobini

Direttore responsabile di HandyLex.org

RIFERIMENTI

Legge 22 dicembre 2011, n. 214, articolo 24, comma 10

A decorrere dal 1° gennaio 2012 e con riferimento ai soggetti la cui pensione è liquidata a carico dell'AGO e delle forme sostitutive ed esclusive della medesima, nonché della gestione separata di cui all'articolo 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335, che maturano i requisiti a partire dalla medesima data l'accesso alla pensione anticipata ad età inferiori ai requisiti anagrafici di cui al comma 6 è consentito esclusivamente se risulta maturata un'anzianità contributiva di 42 anni e 1 mese per gli uomini e 41 anni e 1 mese per le donne, con riferimento ai soggetti che maturano i requisiti nell'anno 2012. Tali requisiti contributivi sono aumentati di un ulteriore mese per l'anno 2013 e di un ulteriore mese a decorrere dall'anno 2014. Sulla quota di trattamento relativa alle anzianità contributive maturate antecedentemente il 1° gennaio 2012, è applicata una riduzione percentuale pari ad 1 punto percentuale per ogni anno di anticipo nell'accesso al pensionamento rispetto all'età di 62 anni; tale percentuale annua è elevata a 2 punti percentuali per ogni anno ulteriore di anticipo rispetto a due anni. Nel caso in cui l'età al pensionamento non sia intera la riduzione percentuale è proporzionale al numero di mesi.

Legge 24 febbraio 2012, n. 14, articolo 6, comma 2-quater

All'articolo 24, comma 14, lettera c), del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, le parole: «di almeno 59 anni di età» sono sostituite dalle seguenti: «di almeno 60 anni di età». Le disposizioni dell'articolo 24, comma 10, terzo e quarto periodo, del citato decreto-legge n. 201 del 2011, in materia di riduzione percentuale dei trattamenti pensionistici, non trovano applicazione, limitatamente ai soggetti che maturano il previsto requisito di anzianità contributiva entro il 31 dicembre 2017, qualora la predetta anzianità contributiva ivi prevista derivi esclusivamente da prestazione effettiva di lavoro, includendo i periodi di astensione obbligatoria per maternità, per l'assolvimento degli obblighi di leva, per infortunio, per malattia e di cassa integrazione guadagni ordinaria.

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Provvidenze agli stranieri con invalidità civili: nuove indicazioni INPS

Abbiamo più volte segnalato le Sentenze e le Ordinanze della Corte Costituzionale in materia di concessione delle provvidenze assistenziali agli extracomunitari. Pur essendo la prima Sentenza datata 2008 (29 luglio 2008, n. 306), solo ora INPS (Messaggio 13983 del 4 settembre 2013) ricorda quanto statuito ripetutamente dalla Corte Costituzionale. Le provvidenze economiche per invalidità civile (pensione, assegno, indennità di frequenza, indennità di accompagnamento) devono essere concesse "a tutti gli stranieri regolarmente soggiornanti, anche se privi di permesso di soggiorno CE di lungo periodo, alla sola condizione che siano titolari del requisito del permesso di soggiorno di almeno un anno."

Ma ricostruiamo i fatti che partono da lontano.

La Legge 6 marzo 1998, n. 40 (Disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero) all'articolo 39 prevedeva una sostanziale equiparazione degli stranieri con permesso di soggiorno superiore ad un anno (e dei minori iscritti nella loro carta di soggiorno) con i cittadini italiani per quanto riguarda la fruizione delle prestazioni anche economiche. Questo significava, ad esempio, che per l'accesso alle provvidenze economiche concesse agli invalidi civili, ai sordomuti, ai ciechi civili e agli indigenti non era più un requisito essenziale la cittadinanza italiana o di un Paese della Unione Europea (in questo caso è necessaria la residenza in Italia).

La Legge 40/1998 fu successivamente regolamentata dal Decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 (ampiamente modificato dalla successiva Legge 189/2002).

Nel frattempo, però, la Legge 388 del 23 dicembre 2000 (articolo 80, comma 19), ha introdotto una notevole restrizione alla concessione delle provvidenze economiche agli invalidi civili extracomunitari: dopo l'entrata in vigore di quella disposizione i cittadini stranieri, pur mantenendo il diritto all'accertamento delle minorazioni civili, non possono godere delle relative prestazioni economiche se non sono il possesso della carta di soggiorno che viene rilasciata allo straniero regolarmente soggiornante nel territorio dello Stato da almeno cinque anni, titolare di un permesso di soggiorno per un motivo che consente un numero indeterminato di rinnovi, il quale dimostri di avere un reddito sufficiente per il sostentamento proprio e dei familiari.

Nel 2007, i Decreti legislativi 8 gennaio 2007, n. 3 e 6 febbraio 2007, n. 30, anche in forza di specifiche direttive dell'Unione, hanno ridefinito i criteri e le modalità di rilascio del permesso di soggiorno e del permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo. Quest'ultimo documento sostituisce la precedente "carta di soggiorno".

Dopo l'entrata in vigore di quel decreto, quindi, per la concessione delle provvidenze economiche agli invalidi civili extracomunitari viene richiesta la titolarità del permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo che prevede il possesso di alcuni specifici requisiti:

1) essere in possesso di un permesso di soggiorno (non per lungo periodo) da almeno 5 anni.

2) dimostrare di avere un reddito annuale pari almeno all'importo dell'assegno sociale; se si chiede un permesso per un nucleo o si chiede una ricongiunzione, l'importo minimo viene raddoppiato (3-4 componenti, incluso il richiedente) o triplicato (5 più componenti, incluso il richiedente).

Il permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo, può quindi essere negato, anche se si è residenti in Italia, con regolari permessi, da più di cinque anni, nel caso non raggiungano determinati limiti reddituali. Ed è su tale aspetto che, per due volte, la Corte Costituzionale ha riconosciuto l'illegittimità costituzionale delle norme (e cioè del già citato articolo 80, comma 19 della Legge 388 del 23 dicembre 2000 e di tutte le normative che ne discendono).

Nell'ordine la Corte Costituzionale ha ribadito che le provvidenze vanno concesse agli stranieri, anche se privi di permesso di soggiorno CE di lungo periodo, alla sola condizione che siano titolari del requisito del permesso di soggiorno di almeno un anno. Tale concetto è stato ribadito negli anni per tutte le provvidenze economiche:

Nonostante questo omogeneo assieme di Sentenze, in questi anni INPS ha di molto rallentato l'applicazione di quanto statuito dalla Consulta, tanto da generare una mole significativa di contenziosi.

Il Messaggio INPS 13983 del 4 settembre 2013, con notevole ritardo, fornisce finalmente indicazioni operative agli uffici periferici preposti all'erogazione.

Assume al contempo una posizione di salvaguardia rispetto al contenzioso pregresso, in particolare verso chi ha citato in giudizio l'Istituto.

Il Messaggio precisa infatti: "Le pronunce della Corte non potranno trovare applicazione nelle ipotesi di situazioni ormai consolidate per effetto di sentenze passate in giudicato. Pertanto, eventuali domande di riesame potranno essere accolte, nei limiti della prescrizione decennale, e in assenza di giudicato."

Ciò significa che chi ha fatto causa all'INPS e l'ha "persa", non potrà richiedere il riesame della propria posizione e la relativa concessione delle provvidenze economiche (retroattiva, cioè dal momento della domanda). In questi casi lo straniero dovrà comunque richiedere un nuovo accertamento dello stato invalidante e l'eventuale provvidenza economica decorrerà dal primo giorno del mese successivo alla data della domanda.

Il Messaggio lascia intendere che potranno invece essere riesaminati le posizioni di coloro i quali si sono visti rigettare la domanda di concessione e non abbiano presentato ricorso o nel caso che questo ricorso non sia ancora giunto a termine.

Per tutti i nuovi casi sarà sufficiente il permesso di soggiorno di almeno un anno e l'iscrizione all'anagrafe del Comune di residenza, oltre al riconoscimento dello stato di invalidità civile rilasciato con le modalità vigenti.

6 settembre 2013

RIFERIMENTO

Messaggio INPS Direzione Centrale Assistenza e Invalidità Civile Direzione Centrale Pensioni, 4 settembre 2013, n. 13983

"Prestazioni di invalidità civile a favore dei cittadini stranieri extracomunitari - art. 80, comma 19, della legge 23 dicembre 2000, n. 388. Sentenze Corte Costituzionale."

La Corte Costituzionale è più volte intervenuta dichiarando l'illegittimità costituzionale dell'art. 80, comma 19, L. n. 388/2000, nella parte in cui subordina al requisito della titolarità della Carta di soggiorno - Permesso di soggiorno CE di lungo periodo - la concessione ai cittadini stranieri extracomunitari legalmente soggiornanti nello stato italiano di alcune tipologie di prestazioni assistenziali richieste.

In particolare, il comma in questione, è stato censurato con riferimento all'indennità di accompagnamento (sentenze n. 306/2008 e n. 40/2013), alla pensione di inabilità (sentenze n. 11/2009 e n. 40/2013), all'assegno mensile di invalidità (sentenza n. 187/2010) e all'indennità di frequenza (sentenza n. 329/2011 e successiva ordinanza n° 588, del 12 luglio 2013, del Tribunale di Pavia).

Ciò premesso, al fine di ottemperare a quanto statuito dalla Corte Costituzionale, l'indennità di accompagnamento, la pensione di inabilità, l'assegno mensile di invalidità e l'indennità mensile di frequenza, ferme restando le verifiche degli ulteriori requisiti di legge (condizioni sanitarie, residenza in Italia ecc.), dovranno essere concesse "a tutti gli stranieri regolarmente soggiornanti, anche se privi di permesso di soggiorno CE di lungo periodo, alla sola condizione che siano titolari del requisito del permesso di soggiorno di almeno un anno di cui all'art. 41 TU immigrazione".

Le pronunce della Corte non potranno trovare applicazione nelle ipotesi di situazioni ormai consolidate per effetto di sentenze passate in giudicato. Pertanto, eventuali domande di riesame potranno essere accolte, nei limiti della prescrizione decennale, e in assenza di giudicato.

Con l'occasione si fa presente che si è provveduto ad aggiornare il sito web dell'Istituto - sezione informazioni>la pensione>pensioni e prestazioni invalidi civili - precisando che le prestazioni spettano ai cittadini stranieri comunitari iscritti all'anagrafe del Comune di residenza (D. lgs. n. 30/2007) e ai cittadini stranieri extracomunitari legalmente soggiornanti nel territorio dello Stato.

Infine, si raccomanda alle Sedi, in attesa delle necessarie implementazioni del data base pensioni, di tenere apposita evidenza delle prestazioni accolte, anche al fine di monitorare costantemente il permanere del diritto alla prestazione e la data di scadenza del titolo di soggiorno.

(...)

Il Direttore Generale

Nori

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Tratto dal portale giornaleuici

Pensione anticipata: no a penalizzazioni per i disabili gravi e i loro familiari

di Bernadette Golisano

La Federazione fra le Associazioni nazionali dei disabili (FAND)si oppone agli effetti distorsivi della riforma Fornero in merito al calcolo dei contributi utili per la pensione anticipata dei lavoratori disabili gravi e dei loro familiari che li assistono.

La FAND  annuncia pertanto una sua Proposta di emendamento che ponga rimedio a una norma discriminante che esclude dal conteggio permessi e congedi per disabilità.

Alla fine del 2011 (con le leggi 22 dicembre 2011, n. 214 e 24 febbraio 2012, n. 14), il sistema pensionistico italiano ha subito una profonda rivisitazione.

Accanto alla introduzione generalizzata del criterio contributivo ai fini del calcolo pensionistico e dell'innalzamento dell'età pensionabile, il legislatore ha introdotto l'istituto della pensione anticipata, probabilmente al fine di compensare le nuove rigide e penalizzanti regole e favorire i soggetti che hanno iniziato a lavorare in giovane età.

Accanto al requisito contributivo per poter accedere alla pensione anticipata è richiesta una età anagrafica minima pari a 62 anni. I soggetti che intendono anticipare l'accesso a tale pensione prima del sessantaduesimo anno di età, subiscono una penalizzazione, relativamente al suo importo con una decurtazione che è pari all'1% per i primi due anni e al 2% per ogni anno successivo.

La legge n. 14/2012 precisa che per i soggetti che maturano la predetta anzianità contributiva entro il 31 dicembre 2017 non operano le suddette penalizzazioni a condizione che i contributi maturati derivino esclusivamente "da prestazioni effettive di lavoro, includendo i periodi di astensione obbligatoria per maternità, per l'assolvimento degli obblighi di leva, per infortunio, per malattia e cassa integrazione guadagni ordinaria".

Per quanto riguarda il mondo della disabilità la situazione è da considerarsi grave: sono esclusi, infatti, dal conteggio i permessi mensili di cui all'articolo 33 della legge 104/92 i congedi retribuiti per l'assistenza a familiari con handicap grave o gravissimo, i periodi contributivi di cui alla legge n. 388/2000 e cioè i due mesi di contribuzione figurativa riconosciuti agli invalidi civili con percentuale superiore al 74% per ogni anno di servizio prestato a partire dalla data del riconoscimento e per un massimo di cinque anni di contribuzione.

La norma in questione, anche se per un periodo limitato (fino al 31 dicembre 2017) penalizza fortemente il mondo della disabilità, incidendo su quegli istituti che favoriscono l'assistenza al disabile grave attraverso permessi, congedo straordinario e riconoscimento di contributi figurativi aggiuntivi.

"Si tratta di una vera e propria discriminazione ingiustificata per i lavoratori disabili gravi e i loro familiari che li assistono - spiega il Presidente FAND Giovanni Pagano - in quanto tali lavoratori saranno disincentivati da utilizzare tali istituti di assistenza per avere la possibilità di un rapido accesso alla pensione anticipata."

Di qui la volontà della FAND di elaborare e far presentare in Parlamento un proprio emendamento all'articolo 6, comma 2-quater della legge 29 dicembre 2011, n. 214 che riporti tali istituti nell'ambito della equiparazione ai contributi derivanti da effettive prestazioni lavorative e quindi utili ai fini del calcolo della anzianità contributiva necessaria per accedere alla pensione anticipata.

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