Vai al menu

Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ONLUS
Consiglio Regionale della Lombardia


IL BLOCNOTES

NOTIZIARIO INFORMATIVO DEL CONSIGLIO REGIONALE LOMBARDO DELL'UNIONE ITALIANA DEI CIECHI E DEGLI IPOVEDENTI

A cura di Massimiliano Penna

Settembre 2013

SOMMARIO

Dal consiglio Regionale Lombardo U.I.C.I.

Innovation running 2013

ARENA DI MILANO, 22 SETTEMBRE 2013 - TUTTI DI CORSA CON AVIS!

Il Consiglio Regionale Lombardo U.I.C.I. collaborerà alla realizzazione di un'importante manifestazione sportiva promossa dall'Assessorato alla Salute e dall'Assessorato allo Sport di Regione Lombardia e dalle aziende ICT a sostegno di B2Blood e AVIS Milano.

Si tratta di un progetto di Responsabilità Sociale a favore della donazione di sangue in azienda, promosso da Assintel e Avis Milano, a cui siamo stati caldamente invitati a partecipare.

La manifestazione, il cui svolgimento è previsto per domenica 22 settembre p.v. presso l'Arena di Milano, prevede tre percorsi alternativi identificati dai tre colori giallo, verde e bianco, che richiamano tre percorsi previsti nell'accesso al Pronto Soccorso.

Il percorso giallo è una corsa competitiva della lunghezza di 10 km, mentre i percorsi verde e bianco sono 2 corse non competitive rispettivamente della lunghezza di 6,5 e 3 km.

Si tratta di un'ottima occasione sia per conoscere da vicino l'alto valore della donazione di sangue, sia per promuovere i salutari effetti dell'attività fisico-motoria.

Chi fosse interessato a partecipare all'iniziativa, è pregato di prendere quanto prima contatto con la Sezione U.I.C.I. di appartenenza, dove si potranno avere informazioni dettagliate in merito al programma della manifestazione e alle modalità d'iscrizione.

Torna all'indice

Dalla sezione u.i.c.i. di Brescia

Proposta corsi di vario genere

La Sezione U.I.C.I. di Brescia informa che la Commissione sezionale Anziani intende organizzare tre corsi:

- corso per la ginnastica del cervello durante il quale verranno approfonditi gli esercizi e le attività correlate alle tematiche affrontate nel corso base realizzato nel 2012.

Il corso si suddivide in 3 incontri mensili di 2 ore cadauno che si terranno presumibilmente nel pomeriggio di giovedì, è aperto a chi ha partecipato al corso base e verrà realizzato a condizione che ci siano almeno 13 partecipanti.

- corso di dizione, tenuto dall'attrice professionista Livia Castellini.

Il corso si suddivide in 8 incontri settimanali della durata di 2 ore cadauno, che si terranno presumibilmente nel pomeriggio di mercoledì, è aperto a tutti, soci, familiari, amici e non richiede nessuna conoscenza specifica.

- corso di ginnastica dolce, tenuto da Andrea Enriotti.

Il corso si suddivide in 4 incontri settimanali della durata di 2 ore cadauno, che si terranno presumibilmente al mattino, è aperto a tutti, soci, familiari, amici.

Le quote di iscrizione e le relative caparre sono le seguenti:

- ginnastica del cervello: costo totale 50 euro con caparra di 25 euro;

- dizione: costo totale 70 euro con caparra di 35 euro;

- ginnastica dolce: costo totale 20 euro con caparra di 10 euro.

Le caparre andranno versate presso la segreteria sezionale entro e non oltre venerdì 20 Settembre.

I corsi inizieranno alla fine di Ottobre.

Per iscrizioni rivolgersi a:

Angelo Pola, e-mail: angelo.pola@fastwebnet.it

Letizia Lecchi, e-mail: ldl1950@alice.it

Torna all'indice

Comunicazioni varie

Dalla Sezione di Como

La Fondazione Lucia Guderzo, in collaborazione con l'Istituto David Chiossone, l'Associazione A.P.R.I. Onlus e il Club Italiano del Braille, realizzerà il Seminario "Gli alunni ciechi a scuola possono apprendere" che si terrà a Genova il 27 settembre 2013.

Per ricevere il programma del seminario contattare la Segreteria sezionale.

Vuoi entrare anche tu nel magico mondo della chitarra e della musica? Sei desideroso di imbracciare il tuo strumento accompagnato dagli applausi di tutti i presenti? Allora... unisciti a noi!!! Qui puoi finalmente imparare a suonare con allegria, fantasia, divertimento, amicizia e... anche un po' di impegno!!!

Sai già suonare e vorresti perfezionarti? Avrai la possibilità di continuare il tuo percorso didattico...

Non hai mai suonato e vorresti cominciare? Niente paura!!! Il tuo entusiasmo ti ricompenserà!!!

L'insegnante Domenico Cataldo ti aspetta insieme agli allievi già iscritti al corso di chitarra che la sezione UICI di Como organizza a partire da ottobre.

Per ulteriori informazioni e per avere un eventuale contatto con l'insegnante, contattate la Segreteria sezionale.

Torna all'indice

Il Giornale di Lecco del 19-08-2013

«Nelle nostre scuole mancano 150 insegnanti di sostegno...»

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

LECCO. «L'annosa questione degli insegnanti di sostegno, che impegna i Comuni per l'assistente educativo nella scuola primaria e la Provincia per la secondaria, vede entrambi critici verso il ministero che non si fa carico adeguatamente del diritto all'educazione dei ragazzi in difficoltà o con diverse abilità. Il numero degli insegnanti di sostegno a Lecco è sempre stato sottodimensionato rispetto al bisogno - ne mancano almeno 150 - e oggi si discute su chi li deve pagare.In una fase di crisi come questa, le comunità (istituzioni comprese) dovrebbero concentrarsi sulle priorità alle quali rispondere e fra queste c'è l'attenzione ai soggetti più fragili, che hanno difficoltà nell'affrontare le sfide delle diverse fasi della vita.Il welfare, una volta chiamato stato sociale, vede nella sanità e nell?assistenza, nell?istruzione e nella previdenza i punti fermi sui quali ci dobbiamo sentire tutti impegnati per una comunità civile e solidale che risponda anche al dettato costituzionale.Non si possono abbandonare le famiglie da sole nei momenti di difficoltà e il dibattito attuale rischia ancora una volta di emarginarle.La famiglia e la genitorialità sono messe a dura prova dalla caduta dei valori e dalla mancanza di prospettiva e speranza legata all'incertezza della crisi e alle beghe interne del Palazzo. E queste ultime non alimentano certo la fiducia nella ?cosa? pubblica e nella sua capacità di continuare a stare accanto ai cittadini. Gli insegnanti di sostegno sono fondamentali ed una società che si definisce civile non può accettare la loro riduzione. Gli insegnanti di sostegno sono una priorità e questo deve accomunare gli sforzi di tutti.

Valerio Colleoni

(Segretario Generale Aggiunto Cisl Monza Brianza Lecco)

Torna all'indice

La Gazzetta di Mantova del 28-08-2013

Niente fondi per gli studenti disabili

MANTOVA. Niente fondi per 127 studenti disabili mantovani che frequentano le scuole superiori di secondo grado. Si tratta delle risorse per la cosiddetta «assistenza ad personam» vale a dire per quelle figure professionali che per legge devono affiancare il singolo alunno durante le ore scolastiche con il compito di semplificarne la relazioni e stimolarne le qualità didattica. Mentre per le scuole elementari e medie non c'è dubbio che spetti ai Comuni farsene carico, quando si tratta di scuole superiori inizia il rimpallo di responsabilità dovuto in gran parte a una normativa non chiara. In Lombardia la diatriba tra Province e comuni è nata con l'entrata in vigore della legge regionale che dal 2007 avrebbe dovuto disciplinare la materia. Da un lato le amministrazioni comunali hanno sempre sostenuto che l'assistenza ad personam dei ragazzi portatori di handicap sia di competenza provinciale, dall'altro le Province che spettava ai Comuni. Dal canto loro i Tar lombardi di fronte a casi specifici si sono espressi in modo difforme anche se spesso a favore dei Comuni. Poi è arrivata la sentenza 1930 del 9 aprile 2013 con cui il Consiglio di Stato ha definitivamente attribuito l'erogazione dell'«ad personam» alle Province. Verdetto che sembrava poter finalmente metter fine al balletto di responsabilità a cui hanno in questi ultimi anni dovuto assistere le famiglie dei ragazzi con disabilità, ritrovandosi in qualche caso a dover mettere mano al portafoglio per assicurare ai propri figli un servizio che dovrebbe essere un diritto. Ma non è stato così. «Il pronunciamento - spiegano il presidente della Provincia Pastacci e l'assessore Elena Magri - va contro la legge regionale che stabiliva che alle amministrazioni provinciali competessero il servizio di trasporto degli alunni disabili e tutti quegli strumenti di supporto tecnico-materiale utili all'attività in aula (sedie e banchi particolari, prodotti audiovisivi). L'assistenza ad personam, intesa come servizio alla persona, restava in capo ai Comuni sia per l'erogazione che per la copertura economica. Di conseguenza, noi come altre Province, non abbiamo mai avuto nei nostri bilanci voci di spesa specifiche per questo tipo di servizio». Ora però diversi Comuni hanno comunicato alle famiglie interessate «che non potranno più sostenere la spesa - raccontano alcuni genitori - e che dobbiamo rivolgerci alla Provincia». Quindi? «Con uno sforzo straordinario - rispondono da Palazzo di Bagno - dal punto di vista finanziario visti i continui tagli ai nostri bilanci, 30% in due anni, ci stiamo impegnando a cofinanziare, anticipando risorse provinciali, fino alla fine del 2013 i costi per garantire l'assistenza ad personam ma per il bilancio del prossimo anno abbiamo già chiesto immediato sostegno alla Regione». Proprio in questi giorni è stata inviata una lettera a firma di tutti i presidenti lombardi «a Maroni perché la Regione assicuri la copertura» ed è stato chiesto al Pirellone anche «un nuovo pronunciamento perché faccia chiarezza una volta per tutte». Magri e Pastacci assicurano che «ci batteremo perchè questo servizio venga mantenuto», ma da sola la Provincia non ce la può fare: «Il Consiglio di Stato ci attribuisce nuove funzioni senza preoccuparsi minimamente di dare indicazioni sulle risorse necessarie per poterlo sostenere!». Per questo «abbiamo - aggiungono -. già avviato gli incontri con i Comuni interessati». Lo scopo è arrivare a una condivisione delle spese. Intanto 127 famiglie aspettano di sapere se in questo gioco delle parti a rimetterci saranno come sempre loro.

di Monica Viviani

Torna all'indice

La Gazzetta di Mantova del 17-08-2013

La crisi toglie il lavoro ai disabili

MANTOVA. «Le aziende in crisi chiedono di sospendere le assunzioni di disabili. Da oltre un anno per queste ditte l'obbligo di assunzione previsto dalla legge è sospeso». Lo spiega il servizio provinciale disabile che dipende dall'assessore e vice presidente Francesca Zaltieri. La Provincia era stata indirettamente citata (assieme agli altri enti locali) dalla Cisl che, la scorsa settimana, aveva lanciato l'allarme sul crollo delle assunzioni tra portatori di handicap nel Mantovano. Citando dati Isfol, la Cisl aveva fatto notare come le percentuali di assunzioni di disabili nella nostra provincia fosse stato, tra il 2008 e il 2011, al di sotto della media regionale. In generale solo un disabile su dieci (tra quelli disponibili al lavoro) sono riusciti a farsi assumere. Il sindacato ha chiesto un incontro in settembre con Provincia e altri soggetti per affrontare il problema. «Attraverso le doti (della Regione, ndr) vengono attivati i tirocini di cui Cisl lamenta la carenza nella provincia - spiega la nota di Palazzo di Bagno - Il servizio disabili della Provincia promuove e finanzia percorsi di tirocinio per un massimo di 400 ore prevedendo delle indennità a favore del tirocinante e garantendogli un tutoraggio continuo. Nel 2010 la Provincia ha finanziato 82 doti inserimento lavorativo di persone disabili disoccupate da cui sono scaturite 17 assunzioni, nel 2011 sono state finanziate 92 doti da cui sono scaturite 13 assunzioni ad oggi e nel 2012, in fase tutte di conclusione, sono state finanziate 97 doti». La Provincia spiega che, vista la crisi, «le persone che prima si iscrivevano a queste liste a fini pensionistici e che non davano la disponibilità al lavoro ora non ne hanno la necessità e quindi hanno variato la propria disponibilità. Le criticità sono tante, non ultima quella che impatta con le sospensioni degli obblighi occupazionali che sempre più aziende ci chiedono in quanto in Cigs o in mobilità. Alla data odierna le assunzioni tramite la legge sul collocamento disabili ( la 68 del 1999) nel 2013, sono state 70, 138 le totali del 2012 e 148 nel 2011».

Torna all'indice

Affari Italiani del 23-08-2013

Milano, arriva la mostra "Toccando le stelle"

MILANO. Chi ha detto che a Milano non si vedono le stelle? Al Musée du Croco di via privata Cascia 6 il cielo meneghino si illumina di astri, immortalati e raffigurati dall'estro dell'artista Daniele Bursich. L'esposizione gioca sull'interazione dei sensi, fissando sulla tela il concetto della sinestesia: le 6 tele propongono un'esplorazione tattile-visiva sull'incanto delle costellazioni, rivolta anche ad un pubblico di non vedenti mediante l'inserimento di segni e parole in codice Braille. Le opere sono realizzate mediante colate di smalto lucido puro, che essiccato dona un aspetto semi-lucido, quasi speculare. Ad aprire il mese espositivo, giovedì 5 settembre 2013 Daniele Bursich si esibirà in una performance dal vivo, realizzando la settima opera della collezione Toccando le stelle. L'evento di inaugurazione, pubblico e gratuito, si terrà giovedì 12 settembre 2013 alle ore 19 con visite guidate anche per non vedenti.

Vedo le mie tele come la rappresentazione del mondo di un non vedente, sottolinea l'autore - Toccando le stelle nasce dal desiderio di raccontare anche ai non vedenti l'emozione di contemplare il cielo stellato, la cui origine si perde nella notte dei tempi, cercando di scorgerne le costellazioni, punto di incontro tra lo spettacolo offerto Inserendo emisfere di plastica nel tessuto della tela, si rievoca da un lato la presenza degli astri nel cielo e dall'altro il processo di scrittura in Braille. Allo stesso modo, gettando guide in rilievo tra un punto e l'altro, le derivanti costellazioni sono percepibili attraverso il tatto anche dai visitatori non vedenti, in grado quindi E' proprio studiando il codice di Braille che ho capito che esiste un altro modo di vedere, che non dalla natura e l'invenzione umana. di ricrearne una mappa mentale. conosciamo, che non capiamo, una vista mentale oltre la vista sensoriale.

Daniele Bursich, già writer vigevanese, dal 2009 realizza opere fruibili anche al pubblico non vedente, utilizzando sia il codice Braille sia il rilievo materico, ottenuto anche attraverso il riuso di vari oggetti.

Avendo partecipato ad esposizioni e manifestazioni culturali nella zona di Pavia, nel 2010 vince il contest G-Shock World Tour e negli anni successivi partecipa come illustratore alle iniziative organizzate in seno al Fuori Salone di Milano. Nel 2012 realizza una personale con la collaborazione dell'Istituto dei Ciechi di Milano in occasione del ritrovo annuale dei Delegati regionali. Di recente, ha collaborato con la Galleria Studio d'Ars di Milano e ha partecipato alla Stroke Urban Fair di Monaco di Baviera.

Torna all'indice

Settegiorni del 02-08-2013

E' cieca, ma non sbaglia bersaglio: Barbara è campionessa con l'arco

ROBECCO. La robecchese Barbara Contini, classe 1976, è campionessa italiana di tiro con l'arco nella categoria non vedenti. Una grande soddisfazione per Barbara che si è avvicinata a questo sport solo nel 2008. La scelta del tiro con l'arco è stata abbastanza casuale. Quando per motivi di lavoro ha dovuto trasferirsi a Milano, lei, abituata agli spazi della campagna robecchese, ha cercato uno sport che la facesse stare all'aperto rivolgendosi all'istituto ciechi. La scelta è ricaduta sull'arco perché, spiega lei stessa, «era l'unico sport in cui le gare si svolgevano insieme alle persone vedenti. Quindi era un momento di inclusione che escludeva il rischio di chiudersi in un microcosmo». Il tiro con l'arco per non vedenti ha le stesse regole dello sport per normodotati; differisce solo per la distanza del bersaglio nelle gare open e per il mirino che non è visivo, bensì tattile: una struttura metallica ad altezza uomo con cui l'atleta si orienta per posizionare piedi e mano. Dopo mesi di allenamenti costanti (3 giorni alla settimana più una gara nel weekend) e di avanzamento nel ranking, la gara decisiva è stata a Capaci, in Sicilia, lo scorso giugno dove, al termine di 72 tiri, Barbara ha ricevuto la medaglia d'oro, distanziando la seconda atleta di oltre 40 punti. Il sogno è ora quello di poter partecipare ai mondiali a Bangkok a fine anno. L'attività di Barbara non si ferma però all'agonismo: è infatti impegnata nelle visite guidate al buio all'istituto dei ciechi di Milano, rappresenta la Fitarco per il settore non vedenti e lo scorso anno si è laureata (studiando mentre già lavorava) in lettere moderne con una tesi in editoria intitolata «Leggere in grande», riguardante le pubblicazioni per chi ha difficoltà visive.

di Mirko Ferrini

Torna all'indice

NOTIZIE DALLA SEDE CENTRALE

Questo spazio vuole essere una sorta di "miniguida" per orientarsi all'interno delle molteplici attività svolte dalla sede centrale della nostra Associazione.

A tal fine, vi proponiamo quelle circolari diramate dalla sede centrale nel mese appena trascorso, le quali contengono notizie e iniziative, che pensiamo possano suscitare un concreto interesse nei nostri soci.

Di sicuro qualcosa ci sfuggirà, ma pensiamo che questa selezione possa essere un valido punto di riferimento.

Buona lettura!

Agevolazioni fiscali per non vedenti - Documentazione - Parere Agenzia delle Entrate 24.7.2013

È con soddisfazione che siamo a rendere noto il parere 24 luglio 2013 della Agenzia delle Entrate, in risposta ad una nostra istanza presentata il del 9 febbraio 2012 prot. UICI PARTENZA n. 2149 (all.ti 1 e 2).

L'Agenzia delle Entrate ritiene corretta la soluzione proposta dall'Unione, in base alla quale i soggetti non vedenti hanno diritto a godere di un trattamento fiscale di favore per l'acquisto di beni agevolati (ad es. sussidi tecnici ed informatici, ausili assistivi, auto, etc), presentando ai rivenditori la certificazione medica della Commissione ASL di prima istanza dalla quale risulti espressamente che il richiedente sia riconosciuto cieco totale, cieco parziale o ipovedente grave, rispettivamente ai sensi degli artt. 2, 3 e 4 della legge n. 138/2001.

Sull'argomento, che ci sta a particolarmente a cuore, in più occasioni l'Unione ha chiesto all'Agenzia delle Entrate una posizione ufficiale (vedasi anche intervento contro ELDO S.p.A. prot. UICI PARTENZA n. 3507 del 7 marzo 2012), perché troppo spesso si sono venuti a creare equivoci, dovuti alla poca conoscenza della specifica normativa da parte dei rivenditori, sulla necessità di presentare una documentazione che faccia riferimento, oltre alla minorazione visiva, anche all'art. 3 della legge n. 104/92, a cui la "Guida alle agevolazioni fiscali per disabili" fa sporadicamente riferimento per altre ragioni.

Ciò ha creato numerosi disagi ai minorati della vista che, talvolta, non riuscendo a spiegare o chiarire il portato delle norme vigenti, hanno dovuto produrre più certificazioni per la medesima finalità, ovvero si sono visti perfino negare il godimento di diritti soggettivi riconosciuti dall'ordinamento giuridico.

Con circolare del 30 luglio 2001, n. 72 (all. 3), l'Agenzia delle Entrate aveva chiarito i dubbi sorti nell'individuazione dei soggetti non vedenti titolari del diritto alle agevolazioni fiscali IVA e IRPERF, con particolare riguardo agli "ipovedenti", per l'acquisto di sussidi tecnici e informatici, e per l'acquisto di autoveicoli.

L'Agenzia, in quell'occasione, si è limitata però a indicare quali fossero le categorie di portatori di handicap visivo alle quali competessero tali benefici:

ciechi totali

a) coloro che sono colpiti da totale mancanza della vista in entrambi gli occhi;

b) coloro che hanno la mera percezione dell'ombra e della luce o del moto della mano in entrambi gli occhi o nell'occhio migliore;

c) coloro il cui residuo perimetrico binoculare è inferiore al 3 per cento.

ciechi parziali

a) coloro che hanno un residuo visivo non superiore a 1/20 in entrambi gli occhi o nell'occhio migliore, anche con eventuale correzione;

b) coloro il cui residuo perimetrico binoculare è inferiore al 10 per cento.

ipovedenti gravi

a) coloro che hanno un residuo visivo non superiore a 1/10 in entrambi gli occhi o nell'occhio migliore, anche con eventuale correzione;

b) coloro il cui residuo perimetrico binoculare è inferiore al 30 per cento.

Per l'individuazione della documentazione di rito da esibire, nulla era stato detto al riguardo, rinviando a circolari precedentemente emanate dalla stessa Agenzia (n. 74 e n. 207 del 2000, n. 46 dell'11 maggio 2001 e n. 21 del 23 aprile 2010), dove, però, si parlava unicamente di acquirenti con handicap psichico e fisico impossibilitati a deambulare in modo autonomo o senza l'aiuto di un accompagnatore (ingenerando confusione tra gli invalidi civili in senso stretto e, dall'altra parte, minorati della vista e sordi).

Per risolvere eventuali difficoltà in sede di acquisto di un sussidio o un auto da parte di un soggetto non vedente a cui viene richiesta anche la certificazione attestante lo stato di handicap ai sensi della legge 104/1992, noi dell'Unione abbiamo sempre fatto valere, non senza una certa difficoltà, il dettato della Guida alle agevolazioni fiscali per disabili, laddove a pagina 11 si legge che <per il non vedente e il sordo, occorre un certificato, rilasciato da una Commissione medica pubblica, che attesti la sua condizione>.

Recentemente si è anche verificata la circostanza secondo la quale la Agenzia delle Entrate, per conto di una sua Direzione provinciale, abbia preteso, da un nostro socio, <il recupero a cassazione delle deduzioni e/o delle detrazioni relative a: -spese sostenute per i veicoli per portatori di handicap carenti di certificazione rilasciata dalla Commissione medica istituita ai sensi della legge 104 del 1992> (prot. UICI ENTRATA n. 13384 del 5 agosto 2013).

Tutto ciò considerato, tenuto conto dell'orientamento espresso nel parere in allegato, ci attestiamo fermamente su quanto chiarito: <si ritiene valida la certificazione della competente commissione ASL dalla quale risulti lo status di cieco totale, cieco parziale o ipovedente grave del richiedente>, ai sensi della legge n. 138/2001, sia per l'applicazione dell'aliquota IVA del 4 per cento, sia per fruire della detrazione del 19 per cento delle spese.

Naturalmente, restano impregiudicate le ulteriori norme che richiedano una diversa ulteriore documentazione, quale, ad es., il certificato attestante il nesso funzionale tra la menomazione e il sussidio da acquistare.

Anche sotto questo aspetto, l'Agenzia delle Entrate ha fornito precise delucidazioni.

Per evitare abusi, infatti, oltre al certificato medico-legale di riconoscimento dello stato invalidante, i richiedenti disabili devono produrre al venditore <una specifica prescrizione autorizzativa rilasciata dal medico specialista della ASL di appartenenza [e non dal medico generico, risolvendo così la contraddizione sulla Guida fiscale dove a pag. 20 si fa riferimento al medico curante e, di contro, a pag. 23 al medico specialista] dalla quale deve risultare il collegamento funzionale tra il sussidio tecnico ed informatico e l'invalidità funzionale permanente derivante da menomazioni di natura motoria, visiva, uditiva o del linguaggio> (all. 1).

Detta certificazione è valida anche per fruire della detrazione IRPEF del 19 per cento delle spese riguardanti i cani guida, considerati tra i mezzi necessari per la locomozione dei non vedenti, nel rispetto delle condizioni ivi previste.

In tal modo, tramite la produzione di una unica documentazione pubblica, di cui tutti i minorati della vista sono in possesso, si ovvia a ogni possibile equivoco interpretativo e si facilita non poco l'accesso dei ciechi e degli ipovedenti ai benefici ad essi riservati.

Forti del parere d'autorità dell'Agenzia delle Entrate, se ne deduce così che, qualora un negoziante richiedesse perentoriamente ad un non vedente la certificazione sanitaria rilasciata ai sensi dell'art. 3 della legge n. 104/1992, l'interessato cieco totale, parziale e ipovedente grave potrà esibire la documentazione qui trasmessa, per noi dell'Unione più che sufficiente a chiarire eventuali equivoci in sede di acquisto di sussidio o di un auto.

Se, invece, il diniego appare incrollabile, consigliamo allora di richiedere a tale rivenditore con poca conoscenza della normativa il rilascio di una dichiarazione scritta, che confermi, sotto la propria responsabilità, il rifiuto alla vendita agevolata di fronte alla produzione, da parte dell'acquirente non vedente, della certificazione della Commissione ASL di prima istanza, unitamente alla specifica prescrizione autorizzativa da parte del medico oculista.

Il passo successivo sarà, poi, quello di rivolgersi direttamente alle autorità giudiziarie preposte, per presentare, dichiarazione scritta alla mano, un formale esposto contro il rivenditore inottemperante alle leggi.

Con l'occasione, vogliamo richiamare alla mente la normativa speciale prevista dal nostro ordinamento per l'acquisto agevolato di beni ed auto al servizio di non vedenti:

______________________________________________________________________________________

Settore auto

DPR 26 ottobre 1972, n. 633, punto 31) Tabella A, così come modificato dall'art. 50 della legge 342 del 21 novembre 2000 (l'aliquota IVA agevolata si applica alle cessioni di veicoli <a soggetti non vedenti e a soggetti sordi, ovvero ai familiari di cui essi sono fiscalmente a carico>)

Sussidi tecnici ed informatici

decreto legge 31 dicembre 1996, n. 669, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 febbraio 1997, n. 30, art. 2

decreto ministeriale del 14 marzo 1998, art. 2, commi 1 e 2. Al riguardo, si ritiene che già il decreto di attuazione nel richiedere il "certificato attestante l'invalidità funzionale permanente rilasciato dalla unità sanitaria locale" non abbia inteso riferirsi esclusivamente al certificato rilasciato dalla commissione per l'accertamento dell'handicap legge n. 104/92, ma <consenta la produzione di certificati rilasciati anche da altre commissioni mediche pubbliche preposte all'accertamento dell'invalidità [ad es., la commissione di cecità civile], dai quali risulti chiaramente l'invalidità funzionale permanente derivante da menomazioni di natura motoria, visiva, uditiva o del linguaggio>.

Per quanto riguarda l'IRPEF, art. 15, comma 1, lett. c) del TUIR (già art. 13-bis del TUIR), come modificato dall'art. 1, comma 1, del medesimo decreto legge n. 669 del 1996 che ha introdotto anche l'aliquota IVA agevolata.

______________________________________________________________________________________

Cani guida

art. 15, comma 1, lett. c) del TUIR, come modificato dall'art. 6, comma 1, lett. e), della legge n. 488 del 1999.

______________________________________________________________________________________

Il file .zip contenente il testo della presente circolare unitamente ai relativi allegati può essere scaricato utilizzando il seguente link:

http://www.uiciechi.it/archivio/circolari/2013/08/2013207.zip

Torna all'indice

Sede centrale: circolari diramate nel mese di agosto

Di seguito viene riportato l'elenco completo delle circolari diramate dalla Sede centrale U.I.C.I. nel mese appena trascorso, con la specificazione del relativo numero e dell'oggetto.

Vi ricordiamo che tutte le circolari possono essere consultate all'indirizzo internet http://www.uiciechi.it/documentazione/circolari/main_circ.asp

dove è possibile effettuare ricerche mirate tramite un comodissimo motore di ricerca.

Torna all'indice

Superando.it del 27-08-2013

Truffatori loro e chi glielo permette

di Claudio Arrigoni

«Sarà sempre troppo tardi - scrive Claudio Arrigoni - quando si smetterà di usare le parole "falsi invalidi"»! Si tratta infatti semplicemente di truffatori, loro e coloro che glielo consentono, dai medici ai dipendenti delle Aziende Sanitarie, fino ai politici. Ora, qualche recente azione giudiziare fa pensare che qualcosa stia forse cambiando anche su questo fronte.

Chissà se davvero sta cominciando a cambiare qualcosa. Perché l'attenzione non è soltanto sui truffatori (quando finalmente si smetterà di usare le parole "falsi invalidi" sarà sempre troppo tardi), ma anche su chi permette loro di truffare. Si è cominciato in Sicilia: centonovantasette persone sono state denunciate dalla Guardia di Finanza, settantaquattro delle quali erano medici e dipendenti dell'Azienda Sanitaria Provinciale, che agivano su segnalazione anche di nove politici di primo livello, fra i quali due deputati regionali.

Finora non accadeva: quando si parlava di truffe sulla disabilità, si insisteva solo su coloro che percepivano gli assegni dell'INPS, senza segnalare che perché ciò accadesse dovevano essere coinvolti anche i medici che fornivano loro certificati falsi. Questo al di là del fatto, naturalmente, che i numeri dei cosiddetti "falsi invalidi" sono infinitamente minori di quelli descritti. Su questo, ci siamo più volte soffermati in passato, anche su queste pagine.

Una breve, ma ottima e chiara guida sui numeri la si trova sul portale della FISH, la Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap. Ma non è questo il punto che voglio affrontare qui: che i numeri forniti dall'INPS e dalle forze dell'ordine sui truffatori che si fingono ciechi o disabili siano solo "specchietti per allodole", che sono sempre meno fra l'altro, è ormai chiaro.

È importante che la battaglia per estirpare un fenomeno, seppur limitato, che fa prima di tutto male a coloro che vivono una condizione di disabilità, grave o meno grave, sia condotta sempre più nella direzione di colpire tutte le persone che truffano. E fra queste, anche medici e dipendenti delle ASL. E fa piacere che le associazioni dei medici siano al fianco di coloro che indagano per scoprire truffe e connivenze. Prima questi aspetti non venivano messi in luce. Ora anche i mezzi di informazione cominciano a mostrare che se c'è chi si appropria indebitamente di somme destinate a chi ha condizione di disabilità è perché ci sono altri che lo permettono falsificando documenti e risultati di esami.

Giusto un anno fa, Simone Fanti, sul blog InVisibili di «Corriere della Sera.it», ne parlava in un testo dal titolo eloquente (I falsi invalidi e i medici conniventi), dove si ricordava che «i medici e le commissioni mediche che hanno redatto i certificati falsi ne escono puliti. Né carcere, né allontanamento dalla professione o dai pubblici uffici. L'INPS conferma che "neanche l'1% dei medici coinvolti in queste vicende viene sanzionato dall'Ordine dei Medici"». Ora forse - ma mai essere troppo ottimisti -, questa percentuale salirà. Sperando però che non si leggano relazioni dove, per avvalorare la presenza di un truffatore che si finge cieco, si leggano cose come «giocano a carte», «utilizzano Facebook», «fanno la spesa», «prendono in braccio un bambino», «evitano un passeggino per strada», «usano il Bancomat».

Lamentano le associazioni: mesi di intercettazioni, indagini, pedinamenti per scoprire cose che una persona cieca o ipovedente fa normalmente, senza che ci si debba stupire. Una situazione che era stata anche denunciata dall'UICI (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti) il cui presidente, Tommaso Daniele, aveva mandato mesi fa una lettera anche alla Guardia di Finanza («Nessuna risposta») e ai Carabinieri («Ricevuto, ma per un caffè»), dove offriva collaborazione ed esprimeva apprezzamento «per il proficuo impegno nell'individuazione dei falsi ciechi», fenomeno che «getta discredito su tutta la categoria dei disabili visivi che si sente negativamente coinvolta nelle campagne scandalistiche» [di ciò si legga anche nel nostro giornale, N.d.R.]. Infatti, l'UICI si è anche costituita parte civile in processi. C'è un però: spesso sono denunciati come «falsi ciechi persone che tali non sono, discreditando l'intera categoria dei disabili visivi che si s! ente umiliata e offesa». Un problema sotto molti punti di vista. Anche economico. «I comportamenti ritenuti sospetti, sono perfettamente compatibili con la cecità. Il 70% dei ricorsi vengono accolti dalla Magistratura». Non solo. Spesso non si affronta il problema della valutazione, che viene da medici e commissioni: i truffatori sono almeno due.

Come rileva la FISH, da fonti quali la Corte dei Conti, dal 2009 al 2012 sono stati effettuati circa 800.000 controlli nella ricerca di "falsi invalidi", quindi non solo legati alla cecità: «Nei primi due anni - si legge nel portale della Federazione - la pensione fu revocata nel 10 per cento dei casi, ma siccome l'INPS, dopo i ricorsi, soccombe in giudizio il 60 per cento delle volte, la percentuale scende al 4. Per il numero di controlli, l'INPS è stata costretta a ricorrere a risorse esterne (medici, ma anche legali). Nel 2011 per una cifra intorno ai 25,4 milioni. Con risultati esigui». Questo oltre alle spese interne. Alcune che sembrano banali, ma non lo sono. Per inviare le 800.000 notifiche sono stati usati altrettanti fogli A4: ordinati, una striscia di 232 chilometri o un rettangolo di 50 mila metri quadrati. Sono serviti 800.000 francobolli da 60 centesimi solo per spedire le convocazioni a visita (480.000 euro).

C'è anche un problema di percezione della disabilità, in questo caso visiva, che in un periodo di crisi acuisce le difficoltà a reperire aiuti, invogliare a donazioni, magari anche solo a barrare la casella del 5 per mille. Spiega Rodolfo Masto, presidente dell'UICI di Milano: «Appena escono queste notizie, aumenta la diffidenza, scende l'attenzione, diminuisce anche la tensione dei volontari. Riprendere il rapporto di fiducia diventa difficile».

I primi a essere contro i truffatori, dunque, sono proprio coloro che la disabilità la vivono tutti i giorni. Per questo occorre rigorosi. Verso tutti.

***

Testo apparso anche in "InVisibili", blog del «Corriere della Sera.it» (con il titolo "Le truffe sulla disabilità: si indaga anche su medici e politici"). Viene qui ripreso, con alcuni riadattamenti al diverso contenitore, per gentile concessione.

Torna all'indice

Italia Oggi del 14-08-2013

Disabili, parità sul lavoro

Il nuovo obbligo per tutti i datori, pubblici e privati, introdotto in fase di conversione del dl 76.

Barriere da eliminare per garantire la piena uguaglianza.

ROMA. Luoghi di lavoro a misura di handicap. I datori di lavoro, pubblici e privati, infatti sono obbligati a adottare «accomodamenti ragionevoli» nei luoghi di lavoro per garantire alle persone con disabilità la piena eguaglianza con gli altri lavoratori. Lo stabilisce il nuovo comma 4-ter introdotto dal senato all'art. 9 del decreto lavoro (n. 76/2013) in sede di conversione. Non osservare il nuovo obbligo comporterà la condanna ad agire da parte del giudice a cui potranno rivolgersi, oltreché l'interessato (lavoratore con disabilità), i sindacati. La nuova misura mira a risolvere la procedura di contenzioso attivata lo scorso 4 luglio dalla Corte Ue, condannando l'Italia per non aver recepito correttamente e completamente la direttiva n. 2000/78/Ce. Due le misure a favore dell'occupazione dei disabili che. La prima misura in particolare (comma 4-bis all'art. 9) incrementa la dotazione del fondo per il diritto al lavoro dei disabili di 10 mln di euro per l'anno 2013 e di 20 mln di euro per l'anno 2014. Il fondo, ai sensi della legge n. 68/1999 (diritto del lavoro dei disabili), è già finanziato con la spesa di 42 mln di euro dal 2008, annualmente ripartito fra regioni e province autonome proporzionalmente alle loro richieste Le nuove risorse sono rinvenute dalla riduzione dell'autorizzazione di spesa per il fondo per l'occupazione (art. 1, comma 7, del dl n. 148/1993), confluita nel fondo sociale per l'occupazione e la formazione, per 16,7 mln di euro per il 2013 e per 33,3 mln di euro per il 2014. La vera novità è però anche un'altra, quella del comma 4-ter dell'art. 9 del dl n. 76/2013. Aggiungendo il comma 3-bis all'art. 3 del dlgs n. 216/2003, la nuova norma prescrive a carico di tutti i datori di lavoro, pubblici e privati, l'adozione di accomodamenti ragionevoli nei luoghi di lavoro al fine di garantire il rispetto del principio della parità di trattamento delle persone con disabilità, ossia al fine di assicurare alle persone disabili la piena eguaglianza con gli altri lavoratori. Per accomodamenti ragionevoli, ai sensi della convenzione delle Nazioni unite sui diritti delle persone con disabilità ratificata in Italia dalla legge n. 18/2009, si intendono «le modifiche adottate per garantire alle persone con disabilità il godimento e l'esercizio dei diritti umani e delle libertà fondamentali sulla base dell'eguaglianza con gli altri». Con riferimento ai datori di lavori pubblici il nuovo obbligo non dovrà comportare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. Come detto il nuovo obbligo è inserito all'interno del dlgs n. 216/2003, il quale ha recepito la direttiva 2000/78/Ce che stabilisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro. Tale decreto, attenendosi alla direttiva, stabilisce un quadro generale per la lotta alle discriminazioni fondate su religione, convinzioni personali, handicap, età o sesso per l'occupazione e le condizioni di lavoro, fornendo la definizione di discriminazione diretta e indiretta e prevedendo l'accesso a idonee procedure giurisdizionali al fine di tutelare i diritti e porre rimedio alle discriminazioni.

Torna all'indice

Superando.it del 28-08-2013

Il Trattato di Marrakech sul libro accessibile

Mentre in Italia si assiste a un duro contrasto tra l'AIE (Associazioni Italiana Editori) e il Governo sul libro scolastico accessibile, previsto per l'anno scolastico 2014-2015 dal Decreto Ministeriale 209/13 dell'ex ministro Profumo, a Marrakech, in Marocco, la Conferenza Mondiale dell'Organizzazione Internazionale per la Proprietà Intellettuale [WIPO - World Intellectual Property Organization, N.d.R.] ha approvato alla fine di giugno le modalità per favorire la circolazione e la diffusione del libro accessibile.

L'incoraggiante e atteso documento, al quale sono pervenuti tutti gli Stati partecipanti, dopo diversi anni di confronto e di discussione, rappresenta un importante passo verso la diffusione universale della cultura. Si è pertanto in presenza di un Trattato da più parti definito "storico" perché la Conferenza di Marrakech è sostanzialmente approdata a un equilibrio tra diritto alla cultura accessibile e diritto della proprietà intellettuale.

Entrando maggiormente nel dettaglio della questione, va detto che lo storico accordo internazionale fra i 186 Stati Membri dell'assemblea della WIPO, raggiunto dopo quasi sei anni di resistenze, di faticosi negoziati e di continue interruzioni, intende promuovere nel mondo l'accesso ai libri innanzitutto da parte delle persone con disabilità visiva (non vedenti o ipovedenti). Pur sottolineando, per altro, la priorità di queste ultime, l'accordo riconosce il diritto alla fruizione autonoma del libro accessibile anche alle persone con difficoltà fisiche o con altri impedimenti che ostacolano il ricorso al formato cartaceo.

Riprendendo i princìpi dell'uguaglianza e delle pari opportunità, affermati dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo e dalla Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, nonché dalla Convenzione di Berna per la Protezione delle Opere Letterarie e Artistiche, la Conferenza di Marrakech ha significativamente esteso l'utilizzo del libro accessibile non solo alla lettura delle opere di narrativa, ma anche ai libri sussidiari per l'istruzione e per l'educazione. Quest'ultima scelta - esplicitata con chiarezza nel prologo - assume ulteriore grande valore, perché dà una risposta all'altra grande opzione del Trattato, sulla necessità di dare un sostanziale contributo allo sviluppo dei Paesi poveri impegnati nella lotta all'analfabetismo.

Detto che fino ad oggi la condivisione di libri accessibili non era stata possibile a causa delle resistenze e delle obiezioni di carattere economico avanzate dai detentori dei diritti d'autore in alcuni Paesi del Terzo Mondo, va anche aggiunto, tuttavia, che gli Stati partecipanti - pur condividendo gli obiettivi e i percorsi - non hanno sottoscritto il documento. Perché quindi il Trattato divenga effettivo, almeno venti Paesi dovranno ratificarlo. In seguito, qualunque altro Stato potrà apporre la propria firma e ratificarlo a propria volta, impegnandosi ad attenersi alle sue disposizioni.

Si è quindi aperta una fase successiva, volta alla traduzione pratica degli accordi, dal momento che agli Stati aderenti viene riconosciuta la potestà di regolamentare le tipologie dei libri accessibili, le modalità di distribuzione e l'individuazione delle organizzazioni e delle istituzioni da impegnare e responsabilizzare. In tal senso potranno essere autorizzate, in ogni Paese, le organizzazioni che possiedono i requisiti dell'utilità sociale, che operano con finalità non lucrativa e che perseguono la specifica finalità di servizio gratuito a persone con le disabilità predefinite.

E ancora, ogni Stato potrà disciplinare le modalità, prevedendo limitazioni e garanzie per la messa a disposizione del libro al pubblico, accorgimenti, però, che non potranno in ogni caso vanificare l'accessibilità e la piena fruibilità. Dal canto loro, gli enti e le organizzazioni autorizzate dovranno assicurare il rispetto degli accordi, per impedire ogni forma di commercializzazione illecita o abusi che possano arrecare danno economico alle aziende editrici.

Va anche ricordato che nell'accordo vengono disciplinate sia le regole interne ai singoli Stati che quelle fra gli Stati stessi. Viene perciò previsto un altro vincolo - forse penalizzante o foriero di contenziosi - che consente alle case editoriali un controllo preventivo, nello Stato beneficiario, sull'esistenza o sulla disponibilità di altri formati del libro accessibile.

Su tutto il processo previsto dal Trattato, infine, vigilerà uno specifico Ufficio Internazionale della WIPO appositamente istituito dalla stessa organizzazione mondiale, con compiti di monitoraggio e di sensibilizzazione.

Se quindi a questo punto il positivo risultato raggiunto con il Trattato di Marrakech necessita di una grande e rinnovata campagna di sensibilizzazione verso gli Stati, per la sottoscrizione e la ratifica di esso, esso avrà anche bisogno, nell'immediato futuro, di un'altra convincente mobilitazione culturale, per informare e promuovere la cultura dell'accessibilità verso le case editrici e i costruttori di software e supporti informatici. Ma, soprattutto, spetterà alle associazioni intraprendere un confronto e avanzare proposte, per disciplinare coerentemente le modalità organizzative, consentendo un tempestivo accesso alla cultura.

A tal fine servirà una grande capacità di promozione di reti organizzative sostenute dalle associazioni delle persone con difficoltà di lettura, ma anche una vasta rete che coinvolga le organizzazioni non governative, da impegnare nella promozione dei Paesi in fase di sviluppo.

E del resto sono quanto mai chiare le difficoltà e le resistenze che si frapporranno lungo il cammino, per la realizzazione degli obiettivi del Trattato. Ne è testimonianza proprio l'Italia che, pur avendo fin dal 2004 una specifica disposizione, stenta a rendere pienamente esigibile il diritto all'accesso. L'esperienza italiana, da questo punto di vista, deve rappresentare un monito perché non venga abbassata la mobilitazione e l'esercizio dello spirito di rete, forti della convinzione di operare nell'interesse di tutti.

di Alfio Desogus,

Presidente della FISH Sardegna (Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap).

Torna all'indice

Repubblica.it del 18-08-2013

La protesta di un non vedente: "Fateci accedere all'home banking"

La petizione di un giovane torinese diretta a InG Direct (Conto Arancio) ha raccolto quasi 10.000 firme sul sito Change.org. La replica della banca: "Non possiamo abbassare il livello di sicurezza". L'Unione Ciechi: "I conti online di molti istituti sono da tempo aperti a tutti".

ROMA. Stefano Manzi è un non vedente dalla nascita, ma questo non gli ha impedito di studiare, leggere, lavorare, avere amici e la fidanzata. Ma qualche settimana fa ha scoperto che c'è qualcosa che non può fare: gestire in autonomia il Conto Arancio. "Anche usando il browser mozilla Firefox e il plug-in webvisum per decifrare i codici e per migliorare la navigabilità delle pagine web in generale, ho riscontrato difficoltà nell'uso del sito. Altri ciechi mi hanno in seguito confermato questo problema". E così Stefano ha deciso di lanciare una petizione sul sito Change.org per chiedere a InG Direct di rendere il sito accessibile a tutte le persone che hanno le sue stesse difficoltà. In pochi giorni la petizione ha raccolto quasi 10.000 firme.

Ma non ha raggiunto l'obiettivo: InG Direct ha risposto quasi subito, non appena le firme sono diventate 3.000. Una risposta molto cortese, ma poco risolutiva, come ha subito replicato Stefano: "InG Direct lavora costantemente per migliorare la fruibilità di accesso al sito, con l'obiettivo di accontentare le esigenze dei propri clienti e mantenere i più elevati standard di sicurezza. La scelta di introdurre la tastiera virtuale per l'inserimento del Pin evita, ad esempio, che il codice sia memorizzato da eventuali malware key logger che potrebbero essere presenti suo tuo Pc. L'introduzione di modalità di accesso differenti necessitano di analisi e interventi di natura tecnica che devono essere attentamente valutati affinché il livello di sicurezza offerto non venga abbassato". Il messaggio si conclude precisando che non è possibile indicare "tempistiche certe" per la soluzione del problema, e che al momento Stefano può utilizzare il telefono: "Ti ricordiamo che la piena operatività viene in ogni caso garantita telefonicamente".

Il giovane però non ci sta, e rilancia, ancora su Change.org: "Sappiamo molto bene che attraverso Internet si può operare anche con l'home banking, come modalità alternativa allo sportello della filiale o alla banca gestita via telefono". "Con un pizzico di buona volontà - aggiunge polemico - l'Istituto potrebbe mettere il suo sito e la sua app per iPhone ed iPad a norma dei requisiti di accessibilità".

Stefano non chiede la luna, conferma Nunziante Esposito, esperto di accessibilità dei siti Internet e componente della Commissione Osservatorio Siti Internet dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti. Esposito, 63 anni, elettrotecnico, fino a quando ha goduto della vista ha lavorato all'Alfa Romeo. Nel '93, quando ha perso la vista, è cambiato tutto, ma è diventato un vero esperto di sistemi Internet e di accessibilità ai non vedenti. Proprio grazie a queste sue competenze ha seguito nel 2005 i lavori per il protocollo tra Abi e Unione Ciechi.

Ha seguito anche la vicenda di Stefano: "Le difficoltà che questo ragazzo ha avuto inizialmente con il Bancoposta sono dovute al fatto che il direttore della sua filiale non gli ha consegnato, come avrebbe dovuto, il token parlante, che è stato pensato proprio per i ciechi. Mentre per InG Direct il problema è più complesso: la prima risposta delle banche è che non è possibile adottare sistemi che rendano accessibile il sito ai non vedenti per problemi di sicurezza. I problemi ci sono, ma sono superabili: ci sono codici che possono essere dati via telefono, token parlanti che dettano un numero per ogni operazione che si intende compiere. Per esempio il sistema di Poste Italiane funziona benissimo: quando si esegue una qualunque operazione, il sito fornisce un numero che deve essere inserito nel token che preventivamente viene abilitato con il tesserino Bancoposta e il pin di sicurezza. Inserendo il numero e premendo il pulsante OK, viene prodotto un altro numero che deve essere inserito nella pagina del sito per convalidare l'operazione. Questo numero vale per 90 secondi, dopo il sistema annulla tutto".

Non è l'unico sistema: in ogni modo, anche grazie all'accordo concluso con l'Abi nel 2005, e che a breve dovrebbe essere rivisto per via dell'evoluzione tecnologica intervenuta negli anni, sono diverse le banche che dispongono di sistemi di accessibilità per i non vedenti: "Oltre a Bancoposta - dice Esposito - Unicredit, Montepaschi, Intesa Sanpaolo, Banca di Vicenza, Banca Popolare di Sondrio, Banca Popolare di Milano. L'Unione Ciechi ha una commissione permamente che offre consulenza gratuita a chiunque voglia affrontare questi problemi. E' importante farlo subito, impostare subito un sito di home banking sotto il profilo dell'accessibilità: se lo si fa subito non costa niente, dopo, certo, può diventare costoso e complicato".

di Rosaria Amato

Torna all'indice

Superando.it del 28-08-2013

A tu per tu con il disabile visivo

a cura di Francesco Censon

Dopo i buoni risultati ottenuti dall'UICI di Roma (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti), con il ciclo di incontri al Policlinico Umberto I, organizzati allo scopo di far conoscere al mondo sanitario la vera realtà delle persone con disabilità visiva, la volontà è quella di allargare l'iniziativa all'intera Regione Lazio e, se possibile, a tutto il territorio nazionale

Tra le varie forme sotto le quali può presentarsi la disabilità, quella visiva è spesso vista in una luce che ne deforma la reale essenza. Nell'immaginario collettivo, infatti, "il cieco" è quell'individuo la cui minorazione gli impedisce qualunque autonomia, indipendenza e capacità di poter svolgere spesso anche le più elementari azioni del vivere quotidiano.

Da questa visione ne deriva un'altra del tutto opposta e per questo altrettanto negativa: una volta che ci si rende conto delle reali possibilità di una persona che, a parte l'uso della vista, conserva integre tutte le sue potenzialità e capacità, allora la tendenza generale è quella di farne un "individuo eccezionale", "un fenomeno", "un superdotato".

Per sfatare entrambe le visioni, in un àmbito di vitale importanza per l'individuo, la Sezione Provinciale di Roma dell'UICI (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti), in collaborazione con il Policlinico Umberto I di Roma, ha organizzato un ciclo di incontri-seminario, intitolato A tu per tu con il disabile visivo, rivolti al personale sanitario del nosocomio capitolino.

«L'obiettivo che ci siamo posti - spiega Giuliano Frittelli, presidente dell'UICI di Roma - è quello di far conoscere al mondo sanitario la vera realtà delle persone disabili della vista, onde consentire un più "naturale" e proficuo rapporto, al momento di relazionarsi con esse».

Per fare solo un esempio, banale ma emblematico delle questioni in ballo, è esperienza comune tra i non vedenti che si rechino in ospedale, accompagnati da un normodotato, di non essere spesso considerati interlocutori da parte del personale medico e paramedico, che piuttosto si rivolgeranno all'accompagnatore. Comportamenti di questo genere non sono intenzionalmente offensivi, ma scaturiscono semplicemente da imbarazzo e dalla poca dimestichezza con la condizione della persona con disabilità visiva.

Le conversazioni tenute durante gli incontri - a cura di due soci dell'UICI di grande esperienza nel mondo della disabilità visiva, come il professor Luciano Domenicali e il dottor Federico D'Angeli - hanno avuto come argomento, in una prima fase, la realtà degli ipovedenti e gli aspetti normativi connessi alla minorazione visiva e, in una seconda, quella dei non vedenti e gli aspetti più pratici.

L'impressione che è emersa chiaramente è stata quella di uno spiccato interesse da parte dell'uditorio, che ha seguito con attenzione le conversazioni, intervenendo anche con vari quesiti su casi specifici. L'interazione tra i relatori e l'uditorio è stata costante e ha consentito l'illustrazione di questioni che fino a quel momento erano apparse come "tabù", favorendo numerosi chiarimenti.

Il risultato ottenuto è stato estremamente positivo, riuscendo a diffondere nei presenti un'immagine del disabile visivo molto più aderente alla realtà di quella diffusa dai comuni stereotipi, nell'auspicio che ciò possa - per il futuro - consentire dei rapporti e degli approcci più "naturali" di tale personale con i minorati della vista, e non solo. È innegabile, poi, che di una visione del disabile visivo più aderente alla realtà, non potrà non trarne vantaggio la generalità delle persone minorate della vista, anche in rapporto all'intera società.

Superata dunque questa prima fase sperimentale, anche alla luce dei lusinghieri risultati ottenuti, la Sezione romana dell'UICI auspica di poter estendere il progetto a tutti i nosocomi e a tutte le strutture sanitarie della città, e che l'iniziativa si possa allargare all'intera regione Lazio e - molto più ambiziosamente - all'intero territorio nazionale.

«Il nostro impegno sarà totale" - aggiunge Frittelli - ma per far ciò, avremo bisogno della disponibilità dell'Ente Regione prima e di quella del Ministero della Salute poi, qualora si riuscisse ad estendere il progetto a livello nazionale».

Addetto stampa dell'UICI di Roma (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti).

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: francesco.censon@gmail.com.

Torna all'indice

Superando.it del 21-08-2013

L'incontro dei bambini con la disabilità

Le reazioni dei bambini all'incontro con persone con disabilità è caratterizzato da curiosità, un po' di sconcerto e... un grande imbarazzo da parte degli adulti.

Non di rado, infatti, càpita che i piccoli additino la persona disabile richiamando l'attenzione del genitore per chiedere spiegazioni o condividere qualcosa che per loro è al di fuori dell'ordinario. E quindi, a meno che non si pretenda che i bambini limitino da soli la loro spontanea propensione a manifestare le proprie emozioni (siano esse di paura, sconcerto o divertimento), è di fondamentale importanza il comportamento degli adulti (e quando dico adulti penso sia ai genitori non disabili, sia alle persone disabili oggetto dell'interesse del bambino). È necessario cioè saper accogliere queste manifestazioni senza censurarle e aiutare il bambino a elaborare le emozioni che le hanno determinate, dando le spiegazioni che sono richieste, anche quando esse necessitano l'affrontare aspetti brutti della vita quali le malattie.

È molto importante, inoltre, non solo fornire delle spiegazioni in merito alle cause, ma evidenziare al bambino che nonostante le sue difficoltà la persona con disabilità ha risorse per vivere come tutte le altre: con difficoltà e sofferenza sì, ma anche con tante soddisfazioni e gioie.

È evidente, per altro, che questo messaggio dev'essere veicolato sia dalle parole e da spiegazioni pazienti, sia da una mimica non verbale che comunichi positività e non tristezza, imbarazzo o disagio. Ciò include anche le spiegazioni (rassicurazioni) in merito al corpo della persona con disabilità e ai suoi ausili. È necessario, insomma, trovare un equilibrio grazie al quale il corpo della persona con disabilità e i suoi ausili non vengano considerati né un tabù, né oggetti di curiosità morbosa ed è necessario che il genitore trovi questo equilibrio affinché sia in grado di trasmetterlo ai figli.

La persona con disabilità che non si muove da sola e che ha bisogno dell'aiuto di altre persone può facilmente essere vista dal bambino come un "oggetto da manipolare" ed è per questo che sta al genitore (o ad altro adulto di riferimento, come ad esempio un insegnante o un educatore) accompagnare il bambino nell'approcciarsi alla persona con disabilità con rispetto, senza paura sì, ma anche senza atteggiamenti invadenti, derisori o manipolatori.

È ovvio che in tutto questo processo molto complesso, la persona con disabilità non è un oggetto passivo che attende le reazioni del bambino e l'intervento contenitivo del genitore. È fondamentale, infatti, che egli ricerchi con lo sguardo, la mimica e la comunicazione un'alleanza con l'adulto di riferimento del bambino nel momento dell'incontro. Ciò agevolerà la relazione tra bambino e persone con disabilità, senza paura né vergogna. Infatti, l'instaurarsi di una relazione, seppur di breve durata, è il modo più efficace per far comprendere al bambino (e direi anche al genitore) che la persona con disabilità, per quanto diversa, è in grado di interagire, che non ha nulla di brutto da nascondere e che la sua condizione è solo una delle tante possibili, una delle tante che il bambino, crescendo, incontrerà nella sua vita.

Purtroppo non sempre (anzi di rado) le cose si svolgono in questo modo ideale. Il più della volte, infatti, i genitori non danno alcuna spiegazione al bambino, limitandosi a intimargli di non indicare, non chiedere, non parlare, non guardare... con un disagio evidente che - seppur non intenzionalmente - fa sì che al bambino venga comunicato: «Quella che stai vedendo è una cosa così brutta, triste e spaventosa, che non se ne può parlare senza rimanere sconvolti o ferire qualcuno».

Altre volte, invece, càpita che i genitori, nell'incontrare una persona disabile, istintivamente, senza quasi rendersene conto, afferrino la mano del figlio o lo accarezzino o gli mettano una mano sulla testa, come a proteggerlo o consolarlo per quello che sta vedendo. Qui il messaggio che viene inviato a livello non verbale è: «Anche se quello che stai vedendo ti turba, non ti preoccupare, c'è qui papà/mamma». Solo che questo messaggio viene inviato prima che il bambino manifesti alcun segno di disagio: in questo caso il genitore, più che reagire protettivamente al disagio del bambino, lo sta in qualche modo inducendo.

Tutto questo detto senza alcun intento polemico o di giudizio, ma solo per incrementare il livello di consapevolezza rispetto a come alcuni stereotipi possano essere riprodotti e diffusi attraverso gesti inconsapevoli e non intenzionali.

D'altra parte possiamo affermare che l'incontro tra bambini e disabilità è molto delicato, ma è bene tenere presente che le difficoltà sono maggiori tanto più è minore la serenità che gli adulti hanno verso la disabilità e che i bambini, il più delle volte, superato lo stupore e l'ilarità iniziali, tendono a comportarsi in maniera del tutto naturale... a volte nonostante il comportamento impacciato degli adulti.

Per quanto riguarda infine le persone con disabilità, queste ultime hanno una duplice responsabilità nel comunicare serenità e tranquillità rispetto alla propria condizione: verso loro stessi e verso i bambini disabili che a loro volta incontreranno i loro coetanei normodotati. Infatti, tanto più saremo in grado di crescere bambini che non hanno paura della disabilità, tanto più i bambini portatori di handicap si sentiranno incoraggiati a socializzare e motivati a impegnarsi per crescere avendo piena partecipazione alla vita sociale: nello studio, nel lavoro (quando saranno grandi) e nel tempo libero.

di Lelio Bizzarri,

Psicologo, formatore per operatori del sociale, coordinatore per il Lazio della SIPAP (Società Italiana Psicologi Area Professionale Privata) e persona con disabilità motoria.

Torna all'indice

Osservatorio Malattie Rare.it del 13-08-2013

Aniridia, gli ultimi progressi nel campo di questo raro disturbo congenito

USA. Alla University of Virginia (Charlottesville, Stati Uniti) si è appena conclusa una conferenza internazionale, organizzata da Aniridia Foundation International (AFI), in cui numerosi ricercatori ed esperti si sono riuniti per discutere degli ultimi progressi fatti nello studio della malattia nota col nome di Aniridia. Il resoconto dei temi trattati nella conferenza è stato pubblicato dal sito "Health.com".

L'Aniridia è un difetto congenito dell'occhio caratterizzato dalla mancanza totale o parziale dell'iride. La patologia può manifestarsi in forma isolata, provocando altre anomalie oculari come il glaucoma e la cataratta, oppure in forma sindromica, associandosi ad altre patologie, tra cui l'obesità, il diabete e il nefroblastoma, detto anche tumore di Wilms.

L'Aniridia è causata da una mutazione del gene Pax6, che ha un ruolo essenziale nello sviluppo non solo dell'occhio, ma anche del sistema nervoso, del pancreas e dell'intestino. Per questo motivo i ricercatori credono che lo studio di questo gene possa aiutare a combattere tale malattia in quanto sindrome, gettando nuova luce sulle numerose e differenti implicazioni che i pazienti affetti da Aniridia si trovano spesso ad affrontare. Recentemente, ad esempio, è stato scoperto come alcuni di questi pazienti manifestino anche problemi di udito.

Alla University of Virginia si stanno effettuando studi su un genere di rana chiamato Xenopus, per capire come lo sviluppo dell'occhio avvenga normalmente e quali problemi possano presentarsi nel caso di alcune mutazioni genetiche.

Per quanto riguarda le terapie di chirurgia oculare, un nuovo approccio recentemente utilizzato per il trattamento dei problemi alla cornea frequentemente associati all'Aniridia, consiste nel trapianto di una cornea artificiale, metodo che sembra sopperire ai problemi di rigetto di tessuto proveniente da donatore umano.

di Alessia Ciancaleoni Bartoli

Torna all'indice

Quotidiano.net del 08-08-2013

Blind tennis: sentire la palla, con tutti i sensi

Nato in Giappone a metà degli anni '80, il tennis per ciechi si gioca su campi da badminton con dei nastri lungo le righe e una pallina di schiuma coi sonagli.

Miyoshi Takei considerava la sua cecità come un'occasione, non come un ostacolo. Proprio il suo handicap l'ha spinto a provare il tennis per la prima volta. "Volevo colpire una palla e farla viaggiare nell'aria il più forte possibile, anche se non potevo vederla". Ha cercato però un modo per sentirla: nel 1984 ha creato una pallina di spugna, leggera, con una serie di sonagli. Così ha creato uno sport, il tennis per ciechi, che ha centinaia di praticanti in Giappone, che si è diffuso in Asia, in Russia, in Gran Bretagna, negli Stati Uniti e in Argentina.

Il tennis per ciechi si gioca con una pallina di schiuma, più grande delle normali palle da tennis, su cui sono applicati i sonagli, su un campo da badminton, con racchette da bambino (oversize col manico piccolo) e nastri lungo le righe per agevolare il posizionamento tattile. I giocatori totalmente ciechi possono far rimbalzare la palla fino a tre volte prima di colpirla, gli ipovedenti una o due a seconda del grado di handicap.

Il principio su cui si basa il tennis per ciechi, dunque, è l'ecolocalizzazione, o biosonar. che consente di muoversi ai pipistrelli, ai delfini e alle balene. Un gruppo di ricercatori dell'University of Western Ontario, guidati da Mel Goodale, direttore del Centre for Brain and Mind, ha infatti scoperto che anche i ciechi possono avvalersi di questo sistema. Lo studio, pubblicato su Plos One, dimostra come un ragazzo californiano di 14 anni, Ben Underwood, è riuscito a muoversi nel suo quartiere in bici e sui pattini schioccando la lingua ed emettendo altri suoni riuscendo a interpretare le onde riflesse e farsi un'idea del mondo circostante.

Il 16 gennaio 2011 Takei sta tornando a casa con la moglie, Etsuko, anche lei cieca, quando cade sotto un treno della linea Yamanote a Tokyo. Muore così a 42 anni. La sua eredità però vive ancora. La sua cara amica Ayako Matsui è adesso alla guida della Conferenza Asiatica per la Promozione del Tennis per Ciechi e della Federazione Giapponese di Tennis per Ciechi. "Il suo sogno è adesso il mio sogno" spiega Matsui, che punta a inserire il "blind tennis" nel programma delle discipline paralimpiche. Per farlo, però, serve raggiungere uno standard sulle regole base e un modo di rendere più durature ed economiche le palline.

Matsui, che è insegnante di sostegno per bambini con disabilità fisiche, ha dichiarato di aver iniziato con i bambini ciechi perché correre e colpire una palla non è solo un'attività divertente, ma serve a promuovere libertà di movimento, indipendenza e amicizia.

Oltre al Giappone, il tennis per ciechi si è sviluppato con grandi successi in Gran Bretagna e negli Stati Uniti. Qui la 17enne Sejal Vallabh, studentessa di Newton, la cittadina del Massachussets diventata tristemente famosa lo scorso febbraio per la strage alla scuola elementare Sandy Hook, di ritorno da uno stage in Giappone ha fondato l'associazione Tennis Serves.

L'organizzazione, senza scopo di lucro, ha portato il tennis per ciechi alla Perkins School for the Blind di Watertown, Massachussets, alla Lighthouse International di New York e alla California School for the Blind a Fremont. La Washington State School for the Blind ha invece rifiutato la proposta di Vallabh, che sta lavorando alla progettazione di una pallina che emetta un suono continuo, in modo che i giocatori possano sentirne la traiettoria anche prima del rimbalzo.

Progressi piccoli ma significativi in una nazione in cui quasi due milioni di cittadini sopra i 15 anni hanno severi handicap visivi. Persone che, come dice il 20enne Kiran Prasad, coordinatore di Tennis Serves a Lighthouse, "devono vivere in un mondo costruito per chi può vedere. Spero che il tennis dia loro fiducia, li convinca a sentire di poter fare tutto nella vita".

di Alessandro Mastroluca

Torna all'indice

Redattore Sociale del 12-08-2013

Andy Holzer, l'alpinista cieco che scala le montagne più alte del mondo

Non può vedere le cime, ma gli altri suoi sensi udito, olfatto, gusto e tatto gli danno le coordinate necessarie. Racconta la sua storia nel libro "Gioco d'equilibrio", best-seller in Germania, Austria e Svizzera. Per "aprire gli occhi ai vedenti".

ROMA. Inserirlo nel Guiness dei primati sarebbe riduttivo: quello che fa somiglia a una "missione impossibile" degna dei più avventurosi film di successo. Ha scalato sei delle sette cime più alte del mondo, affrontando fra l'altro una delle pareti più insidiose delle Alpi e delle Dolomiti, come la parete nord della Cima Grande di Lavaredo o il lato sud della Marmolada. È appena tornato da una spedizione in Turchia sul monte Ararat, vicino all'Armenia e all'Iran. Un grande alpinista? Sì, e per di più non vedente dalla nascita. Il suo nome è Andy Holzer, la sua vita avventurosa è raccontata nell'intervista raccolta da Laura Badaracchi per il numero 6/2013 di SuperAbile Magazine, la rivista dell'Inail sulla disabilità. Fino a 20 anni, il giovane Andy, austriaco, non aveva fatto pace con la sua disabilità. Sono passati altri 27 anni e ha scelto di raccontarsi in Gioco d'equilibrio. Cieco sulla cima del mondo, edito da Keller. Pagine in cui ripercorre diverse arrampicate, oltre alle escursioni - fin da bambino - con sci di fondo, mountain bike e surf. Un best-seller in Germania, Austria e Svizzera, tradotto in italiano da Keller editore. Dall'infanzia vissuta a Lienz, paesino del Tirolo orientale, fino ai concerti del suo duo musicale, approdando a una passione "temeraria": le vette. Non può vedere le montagne con gli occhi, ma gli altri suoi sensi - udito, olfatto, gusto e tatto - gli danno le coordinate necessarie per scalare le cime più alte della terra, come ha dimostrato nelle sue spedizioni.

Senza guardare sentieri, pareti rocciose né il paesaggio che ricompensa le fatiche della salita, Andy coglie con un sesto senso le informazioni che gli sono necessarie per assemblare una precisa immagine del mondo. Superando gli ostacoli con una determinazione condita di ottimismo che affonda le radici nella fiducia: in se stesso, ma anche nei suoi affetti. La famiglia, gli amici: nel volume Holzer racconta la crescita con genitori per cui la sua cecità non è mai stato un limite invalicabile. La sfida più grande? "Aprire gli occhi ai vedenti". Una cima davvero ardua da scalare.

Non le sembra di sfidare il limite, la sorte, attraverso l'alpinismo estremo?

Per tanti ciò che faccio può sembrare folle ma per me è la normalità: quando qualcuno mi chiede se sono triste per il fatto che non posso vedere le montagne, chiedo se è triste di non poter essere in grado di volare. Il mio cervello non sa che sono cieco e si comporta come quello di tutti gli altri: sta a me inviargli i segnali giusti per arrivare in cima alla vetta. Ogni roccia ha il suo odore e le mie mani sono in grado di "leggerla" per capire cosa mi aspetta 20 metri più avanti. Anche l'udito è importantissimo.

Come ha imparato ad arrampicare?

Innanzitutto, ho dovuto memorizzare nella visualizzazione mentale la rappresentazione della parete che sto per scalare. Poi il feedback degli altri sensi mi dice se la realtà coincide davvero con l'immagine che ho in testa. Se è così, posso proseguire con la scalata, altrimenti sono costretto a sincronizzare di nuovo i due livelli con l'aiuto degli organi di senso di cui dispongo.

Nel libro scrive: "Dipendere l'uno dall'altro può essere una benedizione".

Dipendere dagli altri non è un peso. Raggiungere un obiettivo insieme è meraviglioso. Una volta che si è capito che ciascuno di noi ha un'abilità con cui può contribuire alla riuscita di un'impresa, si tratta solo di scoprirla. È da presuntuosi credere che a questo mondo ci sia qualcuno davvero indipendente. Naturalmente io dipendo molto dagli altri: potrei considerarlo uno svantaggio sostanziale o una grande ingiustizia riservatami dal destino. Ma nella mia "seconda" vita ho imparato a pensarla diversamente.

Quindi com'è cambiata la sua prospettiva?

Si sprecano molte energie se si cerca di nascondere le proprie debolezze per mettersi in testa un falso senso di superiorità. C'è tutto da guadagnare a riuscire a mettere da parte questo modello comportamentale non costruttivo. A quota 6mila per un cieco e una persona priva di un braccio è infatti molto più semplice dichiararsi a vicenda cosa si è in grado di fare, anziché cercare di ingannarsi reciprocamente. In quel modo, le poche energie disponibili in situazioni così estreme si possono impiegare per le cose essenziali. Una consapevolezza che mi ha fatto capire che il punto non è ciò che si ha o non si ha, ma come si gestiscono i propri deficit e come ci si relaziona con gli altri.

Le vette la mettono in contatto con l'assoluto?

In montagna non contano le gerarchie né i soldi in banca o le polizze assicurative. Lassù le uniche assicurazioni che contano sono il compagno di cordata, il buon Dio e se stessi. Penso pure che a volte Dio si infili nei miei pensieri per guidarmi nelle decisioni importanti. E ne sono ben contento. Ci sono situazioni, sia su una parete verticale che nella vita quotidiana, in cui sono confuso. Significa che è proprio ora che io ceda il volante per un po' e chieda a Lui di guidare al mio posto. I miei sensori in quelle circostanze sono tarati sulla massima sensibilità, così riesco a capire in che direzione devo andare e quando è tempo che io riprenda il controllo. Il momento in cui percepisco che a guidarmi non sono io, spesso dura solo pochi secondi. E in quella fase di solito succedono meno guai rispetto alle volte in cui cerco di cavarmela da solo.

Scalare le montagne è una scuola di vita?

Il mondo della montagna ha contribuito molto ai miei progressi, evidenti a dispetto del mio handicap: nel corso del tempo la fiducia in me stesso è andata aumentando e sono sempre in cerca di nuove sfide. Perciò ogni giorno di più cerco di vivere una vita per quanto possibile dinamica ed emozionante, perché so che ogni mattina è un evento unico e irripetibile.

(Laura Badaracchi)

Torna all'indice

Gazzetta di Modena del 12-08-2013

Camellini e quel "no" ai Mondiali

Ecco perché la campionessa formiginese non scenderà in vasca oggi a Montreal.

MODENA. Un'estate di meritato riposo. Cecilia Camellini si è presa una pausa e, pur non rinunciando al allenarsi, ha scelto di non partecipare ai Mondiali di nuoto paralimpico in programma da oggi in Canada, a Montreal. Una decisione presa con il cuore e con la testa, nella consapevolezza che anche una rinuncia ad un impegno quasi certamente ricco di nuove soddisfazioni può essere una tappa fondamentale di un percorso di vita personale e professionale. Non chiamatelo, dunque, anno sabbatico, perché questa definizione non rispecchierebbe quanto fatto dalla campionessa formiginese dopo i trionfi alle Paralimpiadi di Londra di nemmeno un anno fa e farebbe immaginare una Cecilia Camellini estraniata da un futuro che, invece, ha ben chiaro, tanto da continuare a costruirselo giorno dopo giorno. Cecilia, quando hai maturato questa decisione? «Tra marzo ed aprile. Ammetto che ho sudato sette camicie prima di decidermi a comunicarla. D'altronde ero combattutissima: c'era un 51% di me che mi consigliava di fermarmi un attimo e un 49% che invece diceva l'esatto contrario. Fino a quel momento mi ero sempre allenata con il pensiero dei Mondiali. Poi, però, ci ho riflettuto bene e ho pensato che a volte le rinunce servono ad ottenere qualcos'altro. Questo è ciò che voglio: di sicuro la mia non è un'estate di puro relax, anzi, non andrò nemmeno in vacanza». Quali sono, dunque, i tuoi obiettivi? «Ora come ora, portare a termine gli esami universitari che mi mancano per completare il secondo anno di Psicologia, a Cesena. Conto di concludere il percorso triennale la prossima estate per poi specializzarmi in psicologia sportiva». Un amore per la psicologia molto vicino a quello per il nuoto, par di capire. «È l'ambito nel quale vorrei lavorare in futuro, mi ha sempre affascinato». Torniamo al "no" ai Mondiali. Rinunciare a scendere in vasca da bi-campionessa olimpica e soprattutto a difendere i due ori e i due argenti conquistati ad Eindhoven 2010 è anche una decisione carica di responsabilità. «Lo è e non nego che alcune persone, in ambito agonistico, non l'abbiano capita, travisando le mie scelte degli ultimi mesi. Eppure, per me, questa è una tappa quasi obbligata di un percorso di vita. L'ultimo anno è stato molto faticoso, ho girato un po' dappertutto dopo i successi a Londra. Portare al collo due ori olimpici significava già addossarsi un grosso carico di responsabilità». Sbagliamo a dire che Cecilia Camellini ha utilizzato i suoi trionfi alle Paralimpiadi non a titolo autocelebrativo, ma per dare ancora più voce al mondo sportivo paralimpico? L'impressione è che tu sia stata una vera ambasciatrice. «Questo era il mio intento. In tutto ciò che ho fatto, nei viaggi per ricevere riconoscimenti, nelle esperienze vissute da "madrina" o da semplice ospite ho sempre cercato di dare voce allo sport paralimpico. Ho sentito il bisogno ma anche il dovere di portare la mia testimonianza, affinché l'attenzione restasse alta. Non mi stancherò mai di ripetere quanto sia importante lo sport per una persona disabile, ma soprattutto bisogna lavorare tanto per abbattere quelle barriere che ancora oggi esistono. D'altronde non nasce per caso la mia volontà di specializzarmi in psicologia sportiva». In Italia, dove Cecilia Camellini è ora la nuotatrice più vincente, è cambiato qualcosa? «Qualcosa sì, ma si può fare ancora tanto. In altri Paesi sono molto più avanti di noi per quanto riguarda l'integrazione della disabilità in ambito sportivo e sociale. Ma noi italiani possiamo fare tutto in una volta, se ci mettiamo d'impegno. Speriamo sia così anche in questo ambito...». Intanto, da parte della Federnuoto, c'è stata l'apertura al nuoto paralimpico in occasione del Trofeo Settecolli. E tu sei subito andata a medaglia anche contro le cosiddette atlete normodotate. «Già questo è stato un passo avanti, ma l'integrazione è stata solo parziale: la manifestazione, infatti, comprendeva nuoto olimpico e paralimpico soltanto nei 100 stile. Quindi solo poche persone con disabilità hanno potuto partecipare». Provocazione. Il fatto che tu non sia ai Mondiali potrebbe rischiare di far calare l'attenzione sulla manifestazione e, di conseguenza, riportare le cose indietro? «Purtroppo abbiamo già avuto la conferma che, l'anno successivo a quello olimpico, l'interesse cala sempre. Poche settimane fa ci sono stati i Mondiali di atletica, l'Italia ha vinto anche medaglie importanti, eppure se n'è sentito parlare poco. Anche a livello mediatico ci è stato dato meno di quanto promesso. Nel mio piccolo, comunque, sto facendo e farò di tutto per far sapere che in Canada ci sono i Mondiali. E faccio il tifo per i miei compagni, con cui sono in contatto». Cecilia, davanti alla televisione, non teme che qualche atleta in vasca possa rubarle i due record mondiali (50 e 100 stile) che ancora detiene? «Quello dei 50 lo vedo molto a rischio. Incrocerò le dita, oppure mi toccherà andarlo a riconquistare presto...».

di Marco Costanzini

Torna all'indice

Avvenire del 24-08-2013

La pausa di Cecilia non è un buco nell'acqua

Ci sono campioni capaci di dire basta. Di concedere una pausa a muscoli e testa. È il caso di Cecilia Camellini, 21 anni, la più veloce nuotatrice non vedente: nuota i 100 stile libero in 1'09"51, come ha dimostrato al "Sette Colli" lo scorso giugno. Ai Mondiali di Montreal della scorsa settimana, l'appuntamento più importante dopo le Paralimpiadi di Londra 2012, era la grande assente. E ne ha approfittato la neozelandese Mary Fisher che ha vinto in 1'09"61.

Non si sente di aver sprecato il suo talento?

«No. Sono contenta degli allenamenti e dei risultati nelle gare nazionali».

Non è che si sente invincibile tanto da permettersi il lusso di una pausa?

«Non è superbia la mia, le ragioni sono altre. Nuoto dall'età di tre anni e da otto disputo gare internazionali: la mattina a scuola, il pomeriggio a nuoto, la sera lo studio. Poi, l'università che ho frequentato facendo la pendolare. Un impegno che ha dato i suoi frutti, ho vinto medaglie a due Paralimpiadi, oltre ai titoli europei e mondiali. Non mi sento una macchina, sono prima di tutto una persona. Ho scelto di dedicare quest'anno a tutto ciò che non è agonismo».

Ad esempio?

«Tutte queste medaglie le porto in giro: se rimangono in una cameretta non servono a niente. Cerco di contribuire a far conoscere il nuoto paralimpico, come il progetto "EiA", appena avviato in Sardegna, del quale sono stata la madrina. Non smetto di allenarmi ma non ho l'ansia delle gare, delle valige, dei viaggi, dei fusi orari».

Non è la giornata tipo di un campione che si è ritirato?

«A Londra ho dato tutto. Sono arrivata allenandomi 11 volte a settimana. Quest'anno corpo e mente hanno bisogno di fermarsi per ricaricarsi. In un momento così qualcuno può cedere al doping... Il mio doping è la cioccolata. Non sono i risultati sportivi che mi mancano, è la testa che deve trovare altre motivazioni».

E se non le trovasse?

«Può accadere. Ma per ora ho solo il piano A: una ripresa graduale dopo l'estate 2014 in cui mi laurerò in psicologia. Poi si vedrà per le Paralimpiadi di Rio 2016. Posso dire che... sto nuotando a vista».

di Carmen Morrone

Torna all'indice

La Gazzetta di Reggio del 21-08-2013

Parmitano ha portato nel cosmo la cuffia di Cecilia Camellini

REGGIO EMILIA. La popolarità di Cecilia Camellini, la nuotatrice della Tricolore Reggio, campionessa paralimpica a Londra 2012 e Pechino 2008, è arrivata persino nello spazio. Non solo. Una reliquia della campionessa volteggia dallo scorso 29 maggio nello spazio immenso sopra la Terra grazie al maggiore dell'aeronautica Luca Parmitano che a bordo della Stazione Spaziale Internazionale ha portato la cuffia dei Mondiali di Montreal della Camellini. Astronauta dell'Esa, l'Agenzia spaziale europea, Parmitano si è appassionato al mondo paralimpico anche grazie ai trionfi della migliore nuotatrice cieca del mondo: Cecilia Camellini. Così, a Ferragosto, invece di twittare foto con grigliate e parenti, ha postato sui social network l'immagine della cuffia di Cecilia appoggiata sull'oblò della navicella con uno sfondo d'eccezione costituito dalla Terra e dalle stelle. Aggiungendo una frase: Anche a 28000 km/h, questa cuffia non è veloce come quando la indossa Cecilia, volando in vasca. Poi l'astronauta ha indossato la maglia della Nazionale paralimpica di nuoto e ha twittato di nuovo: Vesto la maglia della nostra Nazionale Paraolimpionica e mi ispiro al loro lavoro, alla loro forza e coraggio. Parmitano dunque ha voluto portare sulla Stazione Spaziale Internazionale la cuffia di nuoto della medaglia d'oro Cecilia Camellini, un simbolo di forza e tenacia per il raggiungimento di un obiettivo. Un altro riconoscimento per Cecilia e per Reggio Emilia che l'ha adottata tanti anni fa, quando ancora bambina, nuotava nella vasca di via Melato, sotto l'occhio attento di Ettore Pacini che già intravvedeva in lei doti da campionessa. In attesa di rivederla in vasca per la gare che contano.

di Alessandro Zelioli

Torna all'indice

Il Quotidiano.it del 06-08-2013

Ateneo friulano: nasce "DALT" Laboratorio su Accessibilità, progettazione inclusiva e Design for all

UDINE. Promuovere la cultura dell'accessibilità in architettura supportando la didattica e la ricerca della progettazione inclusiva, del "design for all" e dell'accessibilità fisica e multisensoriale di beni, spazi e servizi. Sono gli obiettivi del nuovo laboratorio "design for all, accessibilità, laboratorio di tesi di laurea e di ricerca" (dalt), nato presso il Dipartimento di ingegneria civile e architettura dell'Università di Udine. Il laboratorio è coordinato da Christina Conti, ricercatrice in Tecnologia dell'architettura. Compito principale del laboratorio è guidare gli studenti nella loro formazione sull'accessibilità, intesa come requisito necessario da soddisfare nel progetto di architettura: dagli accessori e componenti di design agli ambienti interni, dagli spazi urbani ai parchi naturali e archeologici, alle strutture storiche, ecc.). Il tutto in un contesto condizionato dall'innovazione tecnologica, dall'evoluzione di tecniche e materiali, dalle novità di prodotto e da variabili come lo sviluppo etico e sociale della "cultura dell'inclusione" e la normativa sull'abbattimento delle barriere architettoniche. «Il laboratorio - spiega Conti - ha attivato collaborazioni con istituzioni e aziende regionali per l'attuazione di progetti e lo svolgimento di iniziative di ricerca per la promozione e il soddisfacimento dell'accessibilità, requisito etico fondamentale per la sostenibilità ambientale, sociale ed economica dell'architettura». Il Laboratorio collabora infatti attivamente con la Consulta regionale delle associazioni delle persone disabili e delle loro famiglie del Friuli Venezia Giulia che ha promosso fin dall'inizio la sua nascita.

Torna all'indice

PisaToday del 01-08-2013

Leaning TowerUP: l'applicazione della Piazza dei Miracoli anche per i non vedenti

Scaricabile gratuitamente, l'applicazione offre una serie di servizi e informazioni sui monumenti e sui musei. Nella nuova versione tutte le modifiche sono orientate a far sì che l'applicazione sia fruibile ad un pubblico di non vedenti.

PISA. E' disponibile su Itunes Store un aggiornamento di Leaning TowerUP, l'applicazione ufficiale di Piazza dei Miracoli per IPAD. Scaricabile gratuitamente, l'applicazione offre una serie di servizi e informazioni sui monumenti e sui musei del sito UNESCO noto per la sua Torre.

Leaning TowerUp è nata come un viaggio nel perimetro della Piazza del Duomo, capace di dotare gli utenti di tutti gli strumenti di orientamento 'pratico', mappe e F.A.Q., così come di una ricca photogallery che illustra nel dettaglio alcuni aspetti, spesso proprio quelli meno evidenti ad uno sguardo distratto, di ciascuna fabbrica monumentale. È anche un viaggio a ritroso nel tempo, grazie ai contenuti della sezione "Monumenti e musei" ed al corredo di audiovisivi della sezione "Multimedia".

Nella nuova versione, la 1.2, oltre ad alcuni nuovi accattivanti contenuti multimediali, come un estratto di 3 minuti di un film tutto dedicato al campanile più famoso del mondo, 'E' viva la torre di Pisa' di Daniele Segre, tutte le modifiche sono orientate a far sì che l'applicazione sia fruibile ad un pubblico di "non vedenti". Circa due mesi di lavoro durante i quali il team di progettisti e sviluppatori ha analizzato le potenzialità dell'iPad, dotato di uno strumento di lettura vocale piuttosto evoluto, il voiceover, e messo in luce tutto quanto dell'applicazione rischiava di rimanere oscuro o difficilmente raggiungibile al pubblico di non vedenti.

Pensata per essere completamente esplorata dalle mani esperte di un non vedente, di chi fa uso frequente di questi devices, ma anche da quelle meno pratiche dell'accompagnatore che, in questo caso, unisce all'ausilio acustico anche quello visivo, la nuova versione di Leaning TowerUp (per ora completamente accessibile solo in italiano, ma presto l'aggiornamento anche di quella inglese), è quindi completamente rivista nella sua architettura e sensibilmente arricchita nei contenuti, di sicuro interesse ed approfondimento anche per chi fino ad oggi l'ha esplorata potendo contare sui propri occhi.

Sotto il profilo della funzionalità e della usabilità dei contenuti Leaning TowerUP si presenta oggi quasi come un'eccellenza nel panorama delle applicazioni dedicate ai siti culturali: risultati decisamente apprezzabili, per ottenere i quali è bastato potenziare i "punti di vista".

Torna all'indice

Redattore Sociale del 01-08-2013

Torino, i musei diventano accessibili a ciechi e ipovedenti

Si chiama "Vedere con le mani per conoscere l'arte" ed è un progetto lanciato dall'Unione nazionale italiana volontari pro ciechi (Univoc). A prendervi parte, alcuni tra i maggiori musei di Torino e del Piemonte. Guide formate e ausili per facilitare la fruizione delle opere.

TORINO. Proprio come il diritto alla mobilità tira in ballo chi è affetto da disabilità motoria, quando si parla di diritto alla cultura è inevitabile che il pensiero vada ai disabili sensoriali. Per questa ragione, alcuni tra i più importanti musei di Torino e del Piemonte hanno deciso di dotarsi di una serie di strumenti per rendere le loro opere fruibili anche a ciechi e ipovedenti.

Il tutto grazie a un progetto lanciato dall'Unione nazionale italiana volontari pro ciechi (Univoc), emanazione dell'Unione italiana ciechi e ipovedenti (Uici): l'iniziativa, che prende il nome di "Vedere con le mani per conoscere l'arte", è stata finanziata dal Centro servizi per il volontariato (Vssp) e ha coinvolto gli operatori culturali della regione in un percorso articolato in più tappe, andato avanti per quasi due anni. Vi hanno aderito il Museo egizio, il Mao (museo d'arte orientale), il Museo della sindone, il Museo nazionale del cinema, palazzo Madama, il castello di Rivoli, la fondazione Sandretto Re Rebaudengo, la Galleria d'arte moderna (Gam), il Parco di arte vivente (Pav), il Museo della scuola e del libro dell'infanzia di palazzo Barolo, il Museo diocesano, l'Ecomuseo crumière di Villar Pellice e il castello di Fénis in Valle d'Aosta.

Prima tappa del programma, un percorso di formazione che ha coinvolto dialogicamente disabili visivi e operatori museali. "I temi principali - spiega l'architetto Rocco Rolli, consulente Uici e responsabile esecutivo del progetto - erano la disabilità visiva e le modalità con le quali questa si relaziona all'opera d'arte. Alle guide museali abbiamo dovuto spiegare innanzitutto cosa significhi realmente non vedere. Una volta interiorizzato il concetto siamo passati all'altro grande tema, la descrizione dell'opera, che si struttura essenzialmente in due momenti: un primo, nel quale vengono descritte forme, dimensioni e colori; e un secondo in cui, a partire da questi dati oggettivi, si cerca di renderne il significato. Certo, questo può rivelarsi più difficile con chi è cieco dalla nascita, ma non è affatto impossibile: perché anche loro, con il tempo, interiorizzano il concetto di colore e di forma, pur non potendoli visualizzare".

In una seconda fase, poi, i musei si sono dotati di una serie di ausili per la fruizione delle opere. "Abbiamo realizzato guide testuali che, sopra i caratteri ad inchiostro, hanno incisa in trasparenza la descrizione in braille - continua Rolli -. Alcuni musei, poi, hanno deciso di dotarsi di modellini plastici delle opere e degli ambienti che le ospitano: quest'ultima si è rivelata un'iniziativa fondamentale per la riuscita del progetto".

Nella fase finale, poi, un gruppo di ciechi e ipovedenti è stato accompagnato a collaudare la rinnovata fruibilità delle strutture. Un'iniziativa che si sta rivelando vincente, se si guarda alle visite che oggi registrano i musei coinvolti. "Pur non potendo monitorare tutti gli ingressi - conclude Rolli - stiamo avendo ottimi riscontri. Dobbiamo per forza basarci sulle visite di gruppo organizzate da enti e associazioni, perché gli ingressi individuali sfuggono, per forza di cose, alle statistiche. Ma, per quanto ci riguarda, sono proprio queste ultime le più importanti: se si parla di diritto alla cultura, allora è fondamentale che chiunque possa fruirne in completa autonomia, nei tempi e nei luoghi preferiti. Questo è ciò che volevamo realizzare e possiamo dire con soddisfazione di esserci riusciti".

Torna all'indice

La Nazione del 06-08-2013

L'arte senza confini. E' piena di sensi

GROSSETO. Una sfida per andare oltre l'evidente, valorizzando attraverso l'arte le capacità sensoriali che vanno al di là della sfera visiva. E' questo il fine del concorso «I sensi dell'arte», iniziativa promossa dall'Unione italiana ciechi e dall'associazione Art@ltro che raccoglie le opere realizzate da artisti non vedenti e ipovedenti. Il concorso a premi, giunto alla seconda edizione dopo il successo del debutto a Massa Marittima, quest'anno è stato accolto all'interno del circuito provinciale delle iniziative legate alla manifestazione La Città Visibile, organizzata dalla Fondazione Grosseto Cultura e dal Comune di Grosseto. Le opere selezionate dal concorso verranno esposte a Massa Marittima, a Grosseto (Museo Archeologico, Chiesa dei Bigi e Camera di commercio) e Firenze. C'è tempo fino al 30 settembre per presentare le domande: il bando è reperibile sui siti www.fondazionegrossetocultura.it e www.artaltro.it . Possono partecipare le persone non vedenti e ipovedenti, ma è prevista anche una sezione letteraria aperta a tutti. L'iscrizione è gratuita e sono previsti premi complessivi per 3000 euro. Il concorso è stato presentato al Museo di storia naturale.

«E' un'iniziativa - ha sottolineato l'assessore comunale alla Cultura, Giovanna Stellini - che porta in città una ventata di novità, in grado anche di allungare la stagione culturale». Il presidente della Fondazione Grosseto Cultura, Loriano Valentini, ha evidenziato il «valore civile e culturale del concorso. Da un lato si valorizza l'espressione artistica dei non vedenti e dall'altro si definiscono principi comportamentali per tutta la collettività». Un concorso per promuovere anche gli altri sensi. «L'obiettivo - ha affermato la presidente dell'associazione Art@ltro, Costanza Soprana - è quello di lanciare una sfida in una società sempre più dominata da messaggi visivi. Vogliamo dimostrare come sia possibile vivere l'arte anche con gli altri sensi». «Questo concorso - ha spiegato Luciana Pericci, presidente della sezione provinciale dell'Unione nazionale ciechi - rappresenta una conquista perché permette di vivere l'arte in modo non passivo. E per la prima volta vengono ammessi anche frasi, composizioni poetiche, slogan, che sappiano esprimere il significato dei sensi dell'arte, in lingua italiana o inglese, composti sia da persone vedenti, sia dai non vedenti».

di Maria Brigida Langellotti

Torna all'indice

Il Tirreno del 13-08-2013

Quando scolpire diventa una lezione di integrazione

CARRARA. Sarà aperta fino al mese di ottobre, al museo del marmo, la mostra che raccoglie i lavori del primo simposio di scultura per non vedenti a livello mondiale, "Le mani per creare", appena conclusosi nei laboratori Pemart di Mortarola. L'idea è dello scultore non vedente Felice Tagliaferri che da tempo ha creato una scuola d'arte nei pressi di Bologna. Artista caparbio e pieno di voglia di superare i limiti imposti dal senso comune, Tagliaferri ha proposto e creduto in questo progetto: dare anche ai non vedenti come lui la possibilità di assaporare il piacere di scolpire un materiale tanto nobile come il marmo. E come sempre, Felice ha avuto ragione, il successo dell'iniziativa infatti è stato sorprendente. Grazie all'affiatamento con Pemart e la famiglia Petacchi, alla sinergia creatasi con l'Assessorato alla Cultura e, in ultimo, ma non d'importanza, ai giovani tutors che hanno affiancato gli artisti: gli studenti della Scuola del Marmo Tacca. «Quando Felice Tagliaferri e Chiara Imperiali sono venuti alcuni mesi fa a propormi il progetto - afferma l'assessore Giovanna Bernardini - mi hanno fatto un immenso regalo. Il risultato di questa settimana di lavoro è meraviglioso non solo dal punto di vista artistico, ma anche da quello umano. Io vorrei che tutti gli scultori di Carrara venissero a visitare questa mostra (presente al Museo del Marmo fino ad Ottobre), costituita da opere degne di sedi ben più importanti». Straordinario il rapporto che si è venuto a creare con gli studenti del Tacca: «Sento parlare troppo spesso di integrazione - afferma Tagliaferri -ma questa è stata la prima volta in cui ho visto un vero e proprio affiatamento, fra i miei studenti non vedenti e quelli della Scuola del Marmo, meravigliosamente attenti». Il giorno prima, Tagliaferri aveva tenuto una piccola lezione per far comprendere ai ragazzi del Tacca cosa significhi scolpire senza vedere, oltre a ciò tentare di trasmettere loro come si possa operare in sicurezza con utensili come quelli necessari alla scultura. «La loro risposta - prosegue Tagliaferri - è andata oltre ogni mia immaginazione, hanno appreso e trasmesso il metodo alla perfezione». Insomma un'esperienza talmente positiva che Tagliaferri ha proposto all'Istituto Tacca di creare un corso per non vedenti ad hoc. «Come docente sono orgoglioso dei miei ragazzi - ha affermato Fabrizio Lorenzani, il professore che ha supervisionato lo svolgimento dei lavori - il merito del successo dell'iniziativa è, oltre che degli artisti, anche il loro». Per gli studenti che si sono prestati ad affiancare gli artisti durante questa settimana, l'Amministrazione ha messo a disposizione una borsa di studio, sperando, come afferma Bernardini di riuscire a ripetere l'esperienza l'anno prossimo. E l'idea è proprio questa, ripetere il simposio ed allargarlo a livello internazionale. Pemart ha già offerto la propria disponibilità e il prossimo sarà un simposio di più lunga durata, 15 giorni e un tema preciso: "alimentazione e ambiente", in vista dell'expo 2015.

di Barbara Monaco

Torna all'indice

La Nuova Venezia del 10-08-2013

"La grande onda" al Museo d'Arte Orientale

VENEZIA. Sarà un autunno di grandi mostre. Dopo l'estate verranno inaugurati a Venezia diversi eventi. Il Museo d'arte orientale proporrà dall'8 settembre al 3 novembre "La grande onda di Hokusai: toccare il sentimento della forma", che esporrà al pubblico la celebre xilografia di Katsushika Hokusai (1760-1849) nota come "La grande onda", una delle stampe delle 36 vedute del monte Fuji, in prestito dal Museo Chiossone di Genova, insieme al modello in gresso alabastrino del Museo tattile di pittura antica e moderna Anteros, Istituto dei ciechi "Francesco Cavazza" di Bologna, per l'esplorazione tattile dell'opera a disposizione di tutti i visitatori. Sarà esposto anche il prototipo ridimensionato, realizzato dai ricercatori giapponesi del National Institute of Special Needs Education (Nise). L'evento sarà inoltre occasione per presentare, per la prima volta al pubblico, 24 libri a stampa di Hokusai e allievi conservati nei depositi del Museo d'arte orientale di Venezia. Vi sarà un ciclo di conferenze relative alle opere esposte dal 12 settembre al 31 ottobre in collaborazione con l'Università Ca' Foscari; il Museo, inoltre, nell'ambito delle sue attività per ipovedenti e non vedenti che ha preso avvio dal 2009, si farà promotore di una giornata di studio rivolta ai curatori dei musei di Venezia e del territorio, durante la quale saranno affrontate tematiche specifiche legate all'accessibilità, all'esposizione e alla fruizione del patrimonio da parte delle persone con minorazione visiva. Info www.polomuseale.venezia.beniculturali.it

Torna all'indice

SuperAbile.it del 02-08-2013

Turismo accessibile, tour operator e gestori ampliano l'offerta

ROMA. Un mercato potenziale di 5 milioni di persone in Italia e di 75 milioni di persone in Europa. Questa la stima che Roberto Vitali, presidente di Village for all, ha tracciato di recente a proposito di turismo e persone con disabilità. Numeri che andrebbero poi moltiplicati per tre, visto che "ognuna di queste persone con disabilità viaggia in media con tre accompagnatori al seguito". Un mercato potenziale, tuttavia, che ancora non sa cogliere le enormi opportunità di sviluppo.

Tuttavia si amplia l'offerta ai turisti con disabilità e con esigenze speciali. Tra i tour operator specializzati c'è LP Tour, agenzia "al servizio delle persone con disabilità" che organizza "viaggi individuali in tutto il mondo, in luoghi bellissimi, in strutture accessibili e dotate di tutti i comfort" promettendo che "non ci sono limiti alla vostra voglia di viaggiare". E infatti "abbiamo la possibilità di organizzare tour guidati, escursioni e quant'altro desiderate per la vostra vacanza. Vi offriremo la nostra consulenza e vi organizzeremo un viaggio indimenticabile". Fondato da Luigi Passetto, professionista del settore turistico, Lp Tour fa proposte di viaggio "frutto di una ricerca decennale sulle esigenze dei viaggiatori disabili per destinazioni nazionali e internazionali per viaggi in estate e inverno". E "i livelli di accessibilità sono documentabili con relazioni tecniche e foto digitali presso la nostra sede di Milano. tutte le strutture sono state verificate da Anglat (Associazione nazionale guida legislazione andicappati trasporti) in rispetto alle norme internazionali di accessibilità". Si tratta sempre di viaggi "personalizzati, che partono cioè dall'esigenza di un individuo o di un gruppo di persone". L'agenzia si avvale anche della consulenza di Sportabili, che organizza attività sportive per disabili: lo sportello informativo gestito da questa organizzazione fornisce dettagli su oltre 25 destinazioni in tutto il mondo in cui è possibile effettuare vacanze accessibili. Sono stati monitorati villaggi turistici, hotel, aeroporti, navi da crociera. L'obiettivo è quello di dare al viaggiatore disabile la possibilità di vivere serenamente la propria vacanza.

Ed ecco tra le destinazioni diverse spiagge italiane, ecco Cuba, le Mauritius ed ecco Cancun in Messico: per ognuna ci sono le schede di rilevazione delle eventuali barriere per chi ha deficit motorio, sensoriale e per viaggiatori con intolleranze alimentari. Si registrano le pendenze delle rampe di accesso alle strutture, si propone un repertorio fotografico, perché nulla sia lasciato al caso e i turisti non abbiamo a trovarsi di fronte difficoltà inaspettate. Tra le offerte 2013 c'è Cuba d'inverno e Parigi con Eurodisney, mentre Lp Tour propone anche "pacchetti luna di miele".

Anche tour operator più generalisti hanno allargato l'offerta e guardano con attenzione a viaggiatori disabili: Alpitour, ad esempio, con il progetto "Special guest" realizza vacanze "per tutti" grazie ancora alla collaborazione di Anglat e di Handy Superabile (associazione specializzata nel turismo praticabile da tutti). "Grazie a questa collaborazione - dicono da Alpitour - possiamo fornire informazioni dettagliate su una selezione di strutture per coloro che presentano disabilità motorie, sensoriali, alimentari e altre esigenze speciali". Così si parte per i litorali italiani ma anche per Spagna e Grecia, Egitto o Tunisia.

Roberto Romeo presidente nazionale di Anglat ribadisce l'importanza di essere "turisti consapevoli" e ripercorre l'impegno dei volontari e del suo predecessore alla presidenza Anglat Claudio Puppo, persona disabile, nel descrivere completamente l'accessibilità di un viaggio a partire dall'uscita dal portone di casa fino alla più lontana destinazione. Per l'organizzazione - 40mila soci in Italia, presenti in quasi tutte le regioni - questa legata al turismo è "attività complementare che ben si lega alla nostra specifica competenza e preparazione nel campo del diritto e della tutela delle persone con disabilità nella mobilità e nei trasporti, coerentemente con il principio che ispira tutte le associazioni di rappresentanza di persone disabili: nulla su di noi senza di noi".

Nel panorama delle proposte turistiche per tutti merita di essere segnalata l'esperienza di Turismabile. Promossa dalla Regione Piemonte e realizzata da Cdp, Consulta per le persone in difficoltà onlus, incentiva il turismo piemontese con la chiave dell'accessibilità come sinonimo di qualità dell'offerta turistica, presentando le eccellenze storiche, artistiche, naturalistiche, ricettive della regione come "per tutti". Lo fa puntando su due direttrici: il lavoro sul territorio con uno sportello di consulenza gratuita e un circuito promozionale su vasta scala. Anche in questo caso il target non è solo quello dei disabili motori, intellettivi o sensoriali, ma anche di turisti con intolleranze alimentari, con allergie, anziani e anche - come si legge nel portale - donne incinte. "Tutti soggetti - spiegano i promotori di Turismabile - disposti a pagare per servizi e attrattive turistiche ma quindi anche autorizzati a esigere un trattamento proporzionale alle loro esigenze e al loro esborso. Il turismo per tutti - argomentano - è un mercato ancora relativamente poco sviluppato, soprattutto in Italia, dove è quasi sconosciuto e non sfruttato, anche se composto da circa 900 milioni di potenziali clienti in tutto il mondo".

Elisabetta Proietti

Torna all'indice

L'agenda: appuntamenti del mese di SETTEMBRE

Torna all'indice



Cerca nel sito | Mappa del sito | XHTML 1.0 Valido | Torna ad inizio pagina
Copyright © 2006 - 2017 Consiglio Regionale U.I.C.I. della Lombardia. Codice fiscale 97006460154