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Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ONLUS
Consiglio Regionale della Lombardia


IL BLOCNOTES

NOTIZIARIO INFORMATIVO DEL CONSIGLIO REGIONALE LOMBARDO DELL'UNIONE ITALIANA DEI CIECHI E DEGLI IPOVEDENTI

A cura di Massimiliano Penna

Ottobre 2012

SOMMARIO

I.ri.fo.r. Lombardia

Intervento precoce e autonomia personale: in cammino verso una vera integrazione

Di Massimiliano Penna

Riabilitazione e stimolo all'autonomia. Obiettivo finale: integrazione sociale.

In estrema sintesi potrebbero essere così riassunti i tratti salienti che caratterizzano l'attività da sempre messa in campo dall'I.RI.FO.R. (Istituto per la Ricerca, la Formazione e la Riabilitazione) della Lombardia, e di ciò si è avuto conferma nei mesi estivi di quest'anno.

Il 24 maggio, presso il Ristorante Abazia di Rodengo Saiano (Brescia), con la preziosa collaborazione della Sezione Provinciale dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti di Brescia, si è svolta una "cena al buio" che ha riscosso notevole successo. Immersi in un ambiente totalmente oscuro, i commensali hanno potuto vivere un'esperienza simpatica e coinvolgente. Privi di ogni riferimento visivo, infatti, questi ultimi hanno avuto la possibilità di vivere un momento felice e spensierato quale una cena al ristorante da una prospettiva nuova rispetto al solito; a servirli, dei camerieri non vedenti.

Di sicuro non sarà stato sufficiente il tempo di una cena per comprendere pienamente le problematiche quotidiane che i non vedenti si trovano ad affrontare, ma indubbiamente un'occasione come questa, incentrata sulla convivialità e sul divertimento, ha favorito un accostamento più sciolto e spontaneo a tale realtà. Posti nella medesima condizione, ovvero nella totale assenza di luce, i partecipanti alla cena hanno potuto avere un'idea, se pur minima, di quella che è la quotidianità vissuta da chi non vede; proprio per la parità di condizione, poi, fra commensali e camerieri si è instaurato un dialogo spontaneo e cordiale, privo di quei preconcetti che purtroppo troppo spesso condizionano gli atteggiamenti nei confronti dei non vedenti.

Parte del ricavato della serata è stato devoluto all'I.RI.FO.R. Lombardia, che assieme alla Sezione di Brescia dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti e all'Associazione "Nati Per Vivere" dal 2006 è impegnato in prima linea nel portare avanti il progetto "Intervento precoce". Il progetto, che ogni anno vede coinvolte fra le 40 e le 45 famiglie della nostra Regione, è rivolto ai bambini ipo e non vedenti da 0 a 6 anni della Lombardia e, appunto, alle loro famiglie. Esso si prefigge di fornire sia ai bimbi che ai loro genitori gli strumenti necessari ad affrontare il lungo cammino verso una vera integrazione sociale.

L'infanzia, periodo importantissimo nello sviluppo di ogni persona, lo è ancor di più nella vita dei i bimbi affetti da deficit visivo, nonché per quelli affetti da disabilità aggiuntive. Essi infatti si trovano, fin da subito, immersi in un mondo a "misura di vedenti": un mondo che rischia di apparire loro confuso e sfuggente, nel quale ogni cosa appare complicata, difficile da afferrare e da capire, poco allettante e poco coinvolgente.

Accanto ai bimbi vi sono poi i loro genitori, spesso frastornati e disorientati dall'improvviso e duro faccia a faccia con un problema che non sanno come affrontare.

Agli uni e agli altri "Intervento precoce" fornisce, nell'ambito di un percorso studiato tenendo conto delle specifiche esigenze e delle peculiarità di ogni nucleo familiare coinvolto, il supporto per vivere serenamente l'inserimento del bimbo nel tessuto sociale che lo circonda. I genitori possono contare su figure esperte e qualificate, che li guidano in una corretta presa di coscienza del ruolo fondamentale che essi ricoprono nella crescita del loro figlio; ai bimbi invece viene assicurato il supporto per un corretto sviluppo delle proprie capacità residue, correggendo da subito eventuali effetti negativi che la disabilità visiva potrebbe avere sul loro sviluppo psico-motorio.

Tra la fine di giugno e la fine di luglio, poi, in collaborazione con l'I.RI.FO.R. dell'Emilia Romagna, l'I.RI.FO.R. Lombardia si è reso parte attiva nella realizzazione di 2 soggiorni riabilitativi riservati a ragazzi ipo e non vedenti da 10 a 21 anni, e uno rivolto alle famiglie con bambini ipo e non vedenti da 0 a 6 anni.

Il soggiorno riservato alle famiglie, svoltosi a Duna Verde di Caorle (Venezia) dal 14 al 24 luglio, ha avuto una duplice finalità. Riabilitativa-funzionale per i piccoli ai quali, grazie alla presenza di tecnici della riabilitazione altamente qualificati, è stato assicurato un intervento anche in questo caso "precoce", infinitamente prezioso perché volto ad agire tempestivamente prima che la disabilità visiva abbia ricadute sul loro corretto sviluppo cognitivo, sensoriale ed emotivo. Per le famiglie, invece, l'obiettivo era quello di offrire un'occasione formativa/educativa e di confronto al tempo stesso. Spesse volte i genitori si trovano a dover affrontare da soli la cecità o l'ipovisione del proprio figlio, e il loro compito quasi sempre è reso più difficile dalla conoscenza molto frammentaria, se non addirittura assente, della problematica nel suo complesso.

In un'atmosfera distesa e spensierata come quella di una vacanza, i genitori hanno vissuto quotidianamente fianco a fianco coi propri figli le attività riabilitative svolte, rendendosi conto in prima persona non solo dei problemi connessi alla patologia, ma anche delle risorse che questi saranno in grado di mettere a frutto se opportunamente assistiti. Contemporaneamente il soggiorno ha favorito lo scambio di opinioni e il confronto con altri genitori che stanno vivendo la stessa situazione, alleviando così quella sensazione di frustrazione, solitudine e smarrimento che molte volte li affligge nei primi anni di vita del bambino. Un'occasione per Conoscere in maniera più profonda i propri figli, ma anche per conoscer meglio se stessi valorizzando il proprio vissuto alla luce delle altrui esperienze e acquisendo stima e fiducia necessari per svolgere al meglio quel ruolo di fondamentale importanza proprio di un genitore: quello di guida e figura di riferimento.

Ai ragazzi più grandi, di età compresa fra i 10 e i 21 anni, sono stati invece riservati 2 moduli distinti della durata di 2 settimane ciascuno, svoltisi a Cupra Marittima (Ascoli Piceno) fra il 24 giugno e il 21 luglio.

In questo caso, invece, è stato predisposto un percorso terapeutico improntato allo sviluppo dell'autonomia personale in diversi ambiti (la cura della persona, la vita sociale, i quotidiani bisogni, ecc.). Grazie alla presenza di istruttori di orientamento, mobilità ed autonomia personale, si è posta in essere un'azione volta a garantire effetti che perdurano nel tempo e che, nella maggior parte dei casi, andranno a costituire un patrimonio di capacità pratiche e sociali che renderanno i ragazzi sempre più indipendenti, sicuri e pronti ad una piena integrazione nel tessuto sociale. Per un giovane minorato della vista imparare a vestirsi autonomamente, curare la propria persona, vivere esperienze quotidiane con altri ragazzi e ragazze ipo e non vedenti, essere in grado di muoversi con sicurezza negli ambienti, poter uscire e recarsi in un negozio per un normale acquisto, sono passi decisivi che concorrono alla sua piena integrazione sociale e al suo sviluppo di persona sicura e consapevole. Poter sperimentare tutto questo in un ambiente protetto ma senza la presenza dei genitori, affiancati da una figura di riferimento in grado di insegnare piccole ma preziose strategie per districarsi nel quotidiano, liberandosi dei timori e delle insicurezze, è stata un'occasione impagabile e in alcuni casi irripetibile, che solo in un contesto come quello proposto risulta possibile.

Anche i soggiorni estivi hanno riscosso molto interesse, tanto da avere avuto un numero di partecipanti pari a quello dei posti disponibili.

Un'azione insomma, quella dell'I.RI.FO.R. Lombardia, che si snoda sul filo conduttore della crescita consapevole dei nostri ragazzi; consapevoli sì dei propri limiti, ma anche delle loro potenzialità. Obiettivo fondamentale è guidarli in un percorso che li porti ad essere autonomi e perfettamente integrati nella società, dando il dovuto supporto alle loro prime guide: le loro famiglie. Torna all'indice

SEZIONE UICI DI COMO

INIZIATIVA GIOCHIAMO AL BUIO 2012-2013

Il Centro Risorse Disabilità Visive, ospitato dalla sezione UICI di Como, propone anche per il prossimo anno scolastico l'attivazione di un laboratorio rivolto agli alunni della terza, quarta e quinta della scuola primaria e delle scuole secondarie di 1° grado dal titolo "GIOCHIAMO AL BUIO". L'invito è stato inviato ai dirigenti scolastici, ai docenti curriculari, ai docenti di sostegno, agli assistenti educatori. Conoscere il buio, sostituendo la vista con gli altri sensi, sfruttandoli al meglio per essere autonomi. La proposta non intende essere solo un laboratorio sensoriale, ma anche un'esperienza di sensibilizzazione rivolta alle problematiche della disabilità visiva.

Il laboratorio si terrà presso un'aula attrezzata della scuola primaria "Corridoni" di via Sinigaglia, 10 a Como.

Le domande dovranno essere effettuate via e-mail all'indirizzo: centrodis.visive@uicco.it entro il 15 ottobre 2012. L'iscrizione è gratuita. Il laboratorio si svolge in un'aula semi-oscurata e gli alunni vi entreranno indossando appositi occhialini scuri.

Ringraziamo in anticipo i nostri soci che saranno gli operatori al buio di questa utilissima iniziativa per la preziosa collaborazione che prosegue da alcuni anni con invito a nuovi soci e familiari che intendessero affiancarsi. Ringraziamo, inoltre, i volontari e familiari che assicurano l'accompagnamento e l'assistenza durante la mattina dell'iniziativa che si svolge tutte le settimane nel periodo tra ottobre e maggio. Per maggiori informazioni sul progetto contattare la Segreteria. Torna all'indice

Dalla Sezione U.I.C.I. Di Cremona

SCUOLA DI CALCIO NON VEDENTI

INSERITA NELLA MANIFESTAZIONE " DIVERSAMENTE UGUALI " 2012

ORGANIZZATO IN COLLABORAZIONE CON U.S. CREMONESE E A.S.D. LIGURIA CALCIO NON VEDENTI

Lo scorso anno la manifestazione "Diversamente Uguali" ha ospitato le Finali Nazionali di Coppa Italia di calcio a 5 per Ciechi Assoluti. In quell'occasione è stato presentato un progetto: la realizzazione a Cremona di una scuola di calcio per ciechi, per dare anche a queste persone la possibilità di cimentarsi in questa disciplina sportiva, senza sottoporsi a lunghissimi spostamenti. Infatti a tutt'oggi non esiste in tutta l'Italia settentrionale una simile realtà e Cremona risulterebbe molto comoda, dal punto di vista logistico, per tale iniziativa.

Abbiamo pensato quindi, insieme a Giancarlo di Malta, tecnico di lunga esperienza, responsabile dell'A.S.D. Liguria Calcio Non Vedenti e a Simone Morelli, Delegato Regione Lombardia della Federazione Italiana Sport Paralimpici Ipovedenti e Ciechi, in collaborazione con la U.S. Cremonese di organizzare nella giornata di domenica 21 ottobre p.v. momenti di incontro con persone non vedenti e ipovedenti per effettuare prove pratiche e dimostrazioni direttamente sul campo di calcio.

PROGRAMMA DI DOMENICA 21/10/2012

09,30-12,00 prove pratiche sul campo di calcio per persone non vedenti

12,30-14,00 pranzo. I partecipanti e gli accompagnatori potranno pranzare presso la Canottieri Baldesio al costo di euro 10,00 per persona

14,30-17,00 seconda sessione di prove pratiche sul campo di calcio

Tutte le attività si svolgeranno presso l'Oratorio Zaist in via Fatebenefratelli 2/A a Cremona.

Per informazioni e accrediti:

Roberto 3478910916

Maurizio 3471067015

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DALLA SEZIONE DI MONZA

CORSO DI FORMAZIONE PER OPERATORI DEI DISABILI VISIVI

L'I.Ri.Fo.R. e l'a.i.m.r.t (Associazione Italiana Ricerche Metodo Terzi) organizzano in forma innovativa e sperimentale, un corso di formazione indirizzato a familiari, insegnanti, educatori, assistenti alla comunicazione, fisioterapisti, psicomotricisti e a tutti coloro che intendono acquisire competenze sulla disabilità visiva.

INFORMAZIONI ED ISCRIZIONI

Date: 27-28 ottobre, 24-25 novembre 2012

Orari: Sabato dalle 9.00 alle 13.00 e dalle 14 alle 18

Domenica dalle 9.00 alle 13.00 e dalle 14 alle 17

Sede: Fondazione Stefania - via F. Filzi 2 - Lissone (MB)

Responsabili del corso - I.Ri.Fo.R: Luca Aronica, A.I.R.M.T: Luigia Bonelli

Docenti - I.Ri.Fo.R.: dott. Sebastiano Presti e dott.ssa Chiara Semenzato; A.I.R.M.T: dott.ssa Paola Terzi e Luigia Bonelli

Destinatari: il corso è indirizzato a familiari, insegnanti, educatori, assistenti alla comunicazione, fisioterapisti, psicomotricisti e a tutti coloro che intendono acquisire competenze sulla disabilità visiva.

Crediti Formativi ECM - Si richiedono crediti formativi per le seguenti categorie professionali: educatori,

fisioterapisti e psicomotricisti. Si riconosceranno ai partecipanti, previo superamento della prova finale, i crediti formativi previsti dal Ministero.

È necessaria la presenza di almeno tre persone per ciascuna categoria professionale per poter usufruire dei crediti formativi.

Costi, iscrizioni e modalità di pagamento:

Il costo del primo modulo è di € 480,00.

Le iscrizioni verranno accettate fino ad esaurimento dei posti disponibili.

Effettuare l'iscrizione al 1° modulo entro il 12 ottobre 2012, compilando la scheda d'iscrizione scaricabile dal sito www.uicimonza.it e, contestualmente, effettuare il pagamento della quota indicata.

Il secondo modulo (30 ore) verrà effettuato nel primo semestre 2013 in date da definirsi.

Inviare la scheda d'iscrizione e prova del bonifico via fax al n° 039.2327482 o via e-mail a uicmon@uiciechi.it.

In caso di mancata partecipazione verrà restituito il 50% della quota versata. Nel caso in cui il Corso non dovesse essere attivato, verrà restituita l'intera quota versata.

Per informazioni sul corso e sulle iscrizioni contattare la segreteria I.Ri.Fo.R: uicmon@uiciechi.it;

tel. 039.2326644.

I MODULI

CORSO DI FORMAZIONE PER OPERATORI DEI DISABILI VISIVI

"L'organizzazione spazio temporale, l'orientamento, la mobilità, l'autonomia!

Il corso è suddiviso in due moduli di 30 ore ciascuno

1° Modulo (30 ore)

27-28 ottobre, 24-25 novembre 2012

Sede: Fondazione Stefania, via F. Filzi 2 - Lissone (MB)

PROGRAMMA

Il corso, che prevede l'integrazione della metodologia "TERZI" con le tecniche di "ORIENTAMENTO E MOBILITA'", intende affrontare i contenuti di seguito elencati attraverso una proposta esperienziale diretta dei costrutti e delle problematiche spazio-temporali più spesso presenti nelle persone con disabilità visiva.

Il Corso fornisce gli strumenti teorico-pratici per prendere coscienza della possibilità di creare immagini visuospaziali nel soggetto con disabilità visiva, per rendere più autonomo il suo cammino; migliorare l'utilizzo delle percezioni sonore di riferimento spaziale; affinare la consapevolezza delle percezioni paravisive per percepire l'ostacolo; fornirgli alcuni strumenti necessari per migliorare la sua autonomia nella gestione della vita quotidiana, stimolando in lui il desiderio di indipendenza.

Contenuti

Gli esercizi

METODOLOGIA DI LAVORO

Laboratori pratici: esercitazioni a livello individuale e di coppia; analisi di video relativi ad applicazioni in ambito educativo e riabilitativo.

Lezioni teoriche: frontali, con l'ausilio di sussidi audiovisivi.

Attività in piccolo gruppo: per l'approfondimento di argomenti specifici.

MATERIALE FORNITO: dispense relative alle lezioni teoriche e documentazione bibliografica.

N.B.: per partecipare occorre indossare un abbigliamento comodo, adatto anche al lavoro a piedi scalzi (calze antiscivolo).

Verifiche finali: verifiche finali dell'apprendimento

E' PREVISTO IL QUESTIONARIO FINALE SUGLI ARGOMENTI DEL CORSO PER IL RILASCIO DEI CREDITI ECM

DOCENTI

Luigia Bonelli - Insegnante di sostegno di Scuola Primaria, iscritta all'albo degli Psicologi. Formatrice Senior e Operatrice Avanzata del Metodo Terzi; membro del Comitato Garanti dell'AIRMT.

Sebastiano Presti - Tecnico dell'educazione e della riabilitazione in Orientamento Mobilità e Autonomia Personale per disabili visivi.

Chiara Semenzato - Educatrice professionale. Operatrice Avanzata del Metodo Terzi. Tecnico di orientamento e Mobilità per disabili visivi.

Paola Terzi - Insegnante di scuola secondaria di primo grado. Docente a contratto dell'Università di Milano Bicocca; iscritta all'albo degli Psicologi. Formatrice Senior e Operatrice Avanzata del Metodo Terzi; membro del Comitato Garanti dell'AIRMT. Torna all'indice

DALLA SEZIONE U.I.C.I. DI VARESE

Quando il malato non vede: che fare?

Corso di formazione per volontari ed operatori delle RSA

18 ottobre 2012 c/o Fondazione Molina Onlus - Aula arancione - Viale Luigi Borri n. 133 - Varese

Tra le attività che l'UICI Onlus ha da sempre svolto e proposto a favore delle persone con disabilità visiva, si inserisce, ora, anche una specifica attenzione a quei minorati della vista che, per malattia o vecchiaia, si vedono costretti ad un ricovero temporaneo o definitivo.

In diverse occasioni si è potuto osservare che il personale sanitario e/o volontario incontra difficoltà a rapportarsi con degenti ipo-non vedenti.

Il progetto "Quando il malato non vede: che fare?" interviene proprio a tale livello: la finalità ultima del progetto è, infatti, quella di diffondere la cultura della minorazione visiva in modo da favorire un corretto approccio nei confronti degli ipo-non vedenti.

Le criticità non scaturiscono unicamente dalla difficoltà che il disabile visivo incontra nell'orientarsi in una situazione non abituale ma anche dalle umane e legittime problematiche che il personale delle strutture vive nel rapportarsi con una realtà, quella della disabilità visiva, che non conosce o con la quale non ha mai avuto l'opportunità di maturare confidenza.

Obiettivi del corso:

- fornire le nozioni di carattere clinico, psicologico e pratico che aiutino il personale sanitario, assistenziale e/o volontario ad instaurare delle buone relazioni con i pazienti affetti da disturbi visivi.

- fornire le conoscenze e gli strumenti necessari al personale sanitario, assistenziale e/o volontari per favorire il mantenimento dell'autonomia nelle persone con disabilità visiva.

Destinatari: ASA, OSS, Animatori, Educatori, Volontari.

Docenti: appartengono all'UICI e come tutti gli associati sono portatori di deficit visivo.

Angela Mazzetti, Presidente UICI

Katia Caravello, Psicologo; socio UICI

Cristina Pasquino, Medico Chirurgo; Neurologo; Neurofisiopatologo; Fisiatra; socio UICI

Emilio Pizzigoni, Ex Presidente CRI-delegazione di Gorla Minore; volontario soccorritore; socio UICI

PROGRAMMA

9,00: Introduzione al corso, Angela Mazzetti

9,30: Aspetti clinici, Cristina Pasquino

10,30: Aspetti psicologici, Katia Caravello

11,30: Aspetti legislativi, Angela Mazzetti e Cristina Pasquino

12,00: Discussione e domande aperte

12,30: Pausa

13,30: Attività pratica, Cristina Pasquino e Emilio Pizzigoni

16,30: Discussione e domande aperte

ISCRIZIONI al corso:

La partecipazione è gratuita. I partecipanti ammessi saranno contattati, telefonicamente per e-mail, entro il 10 ottobre 2012.

Occorre inviare questo cedolino compilato ad UICI Varese - fax 0332/260285 - entro il 7 ottobre 2012.

Cognome

Nome

Tel.

Indirizzo

Via

Cap

Città

E-mail

Qualifica:

ASA/OSS

Animatore/educatore

Volontario

Ente/RSA/Associazione di appartenenza:

Data

Firma

In caso di rinuncia si chiede di darne comunicazione al tel. 0332/260348 negli orari di apertura della segreteria al fine di consentire la partecipazione di eventuali esclusi. Torna all'indice

Comunicazioni varie

DALLA SEZIONE DI MANTOVA

CORSI DI KARATE PER NON VEDENTI

Con Karetemantova ASD, sono partiti i corsi di karate per non vedenti. Per informazioni contattare la Sezione.

DALLA SEZIONE DI MILANO

Il giorno 20 ottobre è fissata la visita al Villaggio Crespi D'Adda, sito tutelato dall'Unesco, unico esempio in Europa di villaggio operaio perfettamente conservato di fine '800, tutt'ora abitato. Una caratteristica

trattoria permetterà ai buongustai di trascorrere ore piacevoli in compagnia.

Costo, comprensivo di pullmann GT, pranzo, bevande incluse e guida Euro 50,00 pro capite.

Partenza ore 8.00 da Via Bellezza 16, rientro ore 19 circa.

Prenotazioni entro e non oltre lunedì 8 ottobre 2012 a Piero Pizzarelli Tel. 339 732 07 28 - oppure 0331 555 308.

Entro la prima metà di ottobre riprenderanno i corsi e le attività del Gruppo. La quota di iscrizione è di euro 25,00.

La circolare completa e i dettagli circa le attività, oltre alla copia del modulo di iscrizione, possono essere richiesti direttamente alla segreteria del Gruppo Sportivo, tel. 02.76.00.48.39, via mail all'indirizzo info@gsdnonvedentimilano.org, ovvero scaricati attraverso il sito www.gsdnonvedentimilano.org.

Si Comunica che il Gruppo Sportivo organizza un corso di 10 incontri di "TANGO ARGENTINO" che si terrà presso l'Istituto dei Ciechi di Milano - Via Vivaio 7, a partire dall'8 ottobre dalle ore 18.15 alle 19.15.

Per informazioni e iscrizioni, Francesco Cusati, e-mail: francesco.cusati@fastwebnet.it.

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Il Sole 24 Ore del 20-09-2012

Disabili a scuola, si aggrava la carenza di personale. Dati Cisl...

Dati Cisl: record negativo in Lazio e Lombardia

«Negli anni '60 abbiamo giustamente battagliato per togliere le classi differenziali, ma non c'è stata una risposta alternativa. Il tentativo di inserire nella scuola gli alunni con disabilità grave è fallito». Non usa mezzi termini Irene Rottigni, vicario del dirigente per il Quarto comprensivo di Savona. La sua denuncia è chiara: le risorse per gli studenti disabili sono così poche che in certi casi non si riesce a garantire neanche l'orario minimo obbligatorio. Il problema non riguarda solo la Liguria: per legge la media italiana dev'essere di un insegnante ogni due alunni, ma la soglia - rispettata a livello nazionale - è sforata in nove regioni del centro-nord.

«Alle elementari l'orario minimo settimanale è di 24 ore - spiega Rottigni. - I ragazzi più gravi devono essere obbligatoriamente seguiti da una persona, ma non sempre ci sono le risorse per garantire che quella persona sia presente per il tempo minimo previsto dalla legge. Il problema non tocca solo le elementari, né solo la nostra regione: tantissime colleghe di altri comprensivi del Savonese, ma anche di Piemonte e Lombardia, mi raccontano le stesse cose».

Che il problema sia diffuso lo confermano i dati della Cisl-Scuola, aggiornati allo scorso anno scolastico: il record negativo è di Lombardia e Lazio, dove c'è un insegnante ogni 2,5 alunni, ma superano il tetto anche Piemonte, Veneto, Emilia-Romagna, Marche, Umbria, Abruzzo e appunto Liguria. «Casi come quello di Savona non sono isolati - dice Rita Frigerio, segretaria nazionale del sindacato di settore. - In altre situazioni l'orario minimo è garantito, ma il sostegno è comunque insufficiente. Una carenza che crea difficoltà a tutti gli alunni, non solo a chi ha bisogno di aiuto».

Nel 2011/12 gli studenti disabili erano quasi 200mila, di cui la fetta maggiore - circa 75mila - alle elementari e gli altri divisi tra asilo, medie e superiori. Secondo Frigerio anche quest'anno, come quelli precedenti, vedrà una crescita, spinta soprattutto dall'aumento della popolazione straniera. La situazione si aggrava: «Dappertutto c'è fame di personale - riprende Rottigni. - Alla fine degli anni '90 c'era un insegnante per bambino, e i risultati si vedevano. Qualche anno fa siamo passati a un rapporto 1 a 2, e ora non possiamo più garantire nemmeno questo. Parlo per esperienza diretta: le nostre elementari ospitano 15 disabili, di cui 7 gravi, e 6 insegnanti». Sono lontani i tempi delle «vacche grasse», evocati dalla stessa Rottigni. E gli studenti disabili sembrano sempre più soli. Torna all'indice

Redattore Sociale del 12-09-2012

Milano, la Ledha: "L'anno scolastico inizia senza assistenti alla comunicazione"

Dito puntato contro la provincia che annuncia di non avere fondi per il servizio agli alunni con disabilità visive e uditive. Palazzo Isimbardi chiede alle famiglie di pazientare ed aspettare una risposta che potrebbe arrivare a fine mese

MILANO. Il nuovo anno scolastico comincia senza assistenti alla comunicazione per gli studenti portatori di disabilità visive e uditive. Lo denuncia la Ledha, insieme alle altre associazioni a sostegno di famiglie e ragazzi disabili Retina, Alfa, R.P. Italia, Albonit e Aforisma. Il dito è puntato contro la Provincia di Milano, ente a cui è affidato il sostegno delle persone con disabilità, che annuncia di non avere fondi per finanziare il servizio. Palazzo Isimbardi chiede alle famiglie di pazientare ed aspettare una risposta che potrebbe arrivare a fine mese.

"Ci rifiutiamo di considerare uno spreco l'assegnazione di una figura educativa, prevista per legge" commentano le associazioni, soprattutto dopo che a inizio anno la stessa Provincia ha confermato la necessità di un assistente alla comunicazione per i ragazzi con disabilità. ?

Esiste una legge che stabilisce il diritto all'assistenza, ripetono le onlus: la numero 67 del 1993. "Non è più tempo per improvvisazioni, annunci e dichiarazioni, spesso contraddittori, che hanno come unico scopo quello di creare incertezza e disagio - commentano le associazioni- Le famiglie e le scuole non possono attendere la fine di settembre per sapere come organizzare il sostegno scolastico ai propri figli e chiediamo quindi una risposta immediata". Da Palazzo Isimbardi, l'assessore alle politiche sociali Massimo Pagani risponde invitando i contestatori a partecipare al Convegno del 29 settembre 2012 a Milano, sul "Futuro dei servizi riservati alle disabilità sensoriali". "Ci sembra una beffa perché tra gli interventi dei relatori nemmeno uno affronta i problemi che tanto stanno a cuore alle famiglie", commentano amaramente i rappresentanti delle associazioni.

(Lorenzo Bagnoli)

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Redattore Sociale del 19-09-2012

Milano, 1,4 milioni per il sostegno. Il comune coprirà le ore mancanti

MILANO. "Il Comune ha garantito che coprirà le ore di sostegno mancanti". Ecco il bilancio dell'incontro di ieri, 18 settembre, tra la vicesindaco Mariagrazia Guida e le associazioni dei disabili secondo Marco Rasconi, responsabile di Ledha Milano. Palazzo Marino metterà sul piatto 1,4 milioni di euro per ristabilire la situazione dello scorso anno. Come si reperiranno i soldi? "In parte dai fondi settore e in parte da sforzi alla chiusura del bilancio", risponde Rasconi.

L'emergenza, quindi, dovrebbe rientrare, con una quota di ore di sostegno per studenti con disabilità pari a quella 2011-12. Prima dell'accordo, mancavano in media il 50% delle ore di sostegno, con istituti "casi limite" in cui gli educatori passavano da dieci a tre ore di sostegno alla settimana. "Voglio vedere tra due mesi come sarà la situazione", avverte Rasconi che ha chiesto al Comune di Milano di diffondere un comunicato stampa in cui rende pubblico il suo impegno.

(Lorenzo Bagnoli)

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Il Giorno del 16-09-2012

Disabili abbandonati in classe «Colpa della spending review»
La Provincia bacchetta Cernusco: ora i fondi ci sono. «I piccoli con problemi sensoriali non resteranno senza sostegno. È stata Roma a bloccarci i conti»

di Marco Dozio

CERNUSCO SUL NAVIGLIO. Colpa della spending review governativa, se i bambini con disabilità sensoriale hanno iniziato l'anno scolastico senza insegnanti di sostegno. Lo dice Palazzo Isimbardi, cercando di fare chiarezza sul caso denunciato da Eugenio Comencini: il sindaco di Cernusco aveva puntato il dito contro l'ente superiore che ha competenza sulla materia.

«La Provincia di Milano ha di fatto sbloccato i fondi necessari dopo che la spending review aveva imposto a Palazzi Isimbardi una rivalutazione del bilancio complessivo, a fronte di una richiesta di tagli per circa 28 milioni di euro. Lo stallo aveva congelato l'erogazione dei contributi ai Comuni e alle famiglie, molte delle quali si sono viste costrette a tenere i figli disabili a casa, in mancanza di un assistente specializzato», spiega l'assessore provinciale alle Politiche sociali Massimo Pagani, prima di sciorinare alcuni numeri: nel solo territorio della Martesana, da Cernusco a Gorgonzola, da Gessate a Cassina, da Bussero a Bellinzago, sono 40 i piccoli assistiti dalla Palazzo Isimbardi, per un esborso annuale di 285mila euro.

Pagani scende anche sul piano della polemica politica. La sua è una risposta alle accuse di Comincini, pur senza citarlo direttamente: «Purtroppo come sempre c'è qualcuno che incoscientemente ha soffiato sul fuoco - spiega -. Qualche amministratore ha calibrato male i termini, e ci sarebbero anche gli estremi per portarlo in tribunale, ma lasciamo perdere. La Provincia non ha mai tagliato né mai ha neppure pensato di farlo, trattandosi peraltro di obblighi di legge.

L'ostacolo era dato da alcune pastoie burocratiche: «L'assessorato aveva previsto fin da giugno 1,6 milioni di euro per coprire gli interventi assistenziali. A bilancio provinciale approvato, l'intervento governativo della spending review ha poi imposto una riflessione complessiva da parte della Provincia, causando di fatto uno stallo amministrativo. Il giorno 11 settembre - conclude Pagani - si è potuto finalmente dare seguito alle determine e liberare gli stanziamenti destinati a circa 600 famiglie nel territorio provinciale».

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Corriere di Como del 13-09-2012

Scuola, mancano all'appello 140 insegnanti di sostegno

COMO. A lezioni iniziate, mancano ancora all'appello circa 140 insegnanti di sostegno, tra elementari e superiori di primo grado, e una trentina di docenti di matematica, ancora alle medie. È il bilancio tracciato dai sindacati lariani dopo il primo giorno di scuola che ieri ha richiamato sui banchi della provincia di Como oltre 60mila studenti tra scuole statali e private, dalle primarie alle secondarie.

«Vi sono ancora posti da coprire tra gli insegnanti di sostegno e tra i docenti di matematica - dice Giacomo Licata, segretario provinciale della Flc Cgil - Per quanto riguarda il sostegno agli alunni con problemi e difficoltà fisiche o mentali, manca personale specializzato e pertanto le scuole devono chiamare docenti appartenenti ad altre graduatorie, per esempio insegnanti di musica senza cattedra, per coprire i posti ancora vacanti. A livello provinciale, vi sono ancora una settantina di cattedre da coprire alle elementari e altrettante alle medie».

Per quanto riguarda la matematica, «all'appello manca una trentina di docenti nelle scuole medie», aggiunge Licata. L'insegnamento della matematica sconta però un problema a monte, cioè la mancanza di laureati in tale disciplina scientifica. «C'è una problema strategico - sottolinea Licata - manca la vocazione dei giovani verso questa materia, i laureati sono pochi e la graduatoria provinciale dei docenti abilitati all'insegnamento della matematica è vuota. Le scuole devono allora rivolgersi ai laureati che si sono iscritti alle graduatorie dei singoli istituti, ma è una procedura che richiede più tempo».

Conferma l'esistenza di decine di posti scoperti, sia sul fronte del sostegno sia su quello della matematica, anche Adria Bartolich, segretaria provinciale della Cisl Scuola. «Sul sostegno - aggiunge la sindacalista - spesso le scuole sono costrette a ricorrere alle graduatorie di istituto e quindi a utilizzare docenti che non solo sono senza titolo, ma soprattutto che non hanno esperienza e questo è un problema, vista la delicatezza del ruolo».

Angelo Cassani, segretario regionale dello Snals, il sindacato autonomo della scuola, sottolinea il problema delle «decine di nomine di docenti rimaste ancora nel cassetto, soprattutto tra elementari e medie».

Sulla questione degli insegnanti di sostegno interviene anche il provveditore agli studi di Como, Claudio Merletti. «Quest'anno, dati alla mano, ne sono stati nominati 795 contro i 710 dello scorso anno - spiega il dirigente - L'incremento è significativo e supera il 10%. Nel difficile contesto in cui ci troviamo, mi sembra un buon risultato: abbiamo fatto tutto ciò che si poteva fare. Ora restano alcuni posti residui da coprire, affidati alle scuole». Per quanto riguarda i docenti di matematica, Merletti afferma invece di non aver ricevuto «segnalazioni di carenze particolari».

Sullo stato degli edifici scolastici, a fine mese arriverà un'analisi dettagliata delle condizioni di tutte le strutture, sulla base della quale verranno stabilite le priorità d'intervento. «Monitoriamo tutti gli edifici - dice il provveditore - Sono più tranquillo sugli immobili che ospitano gli alunni delle superiori, mentre per quanto riguarda le sedi più piccole è difficile seguire tutti i lavori di manutenzione, ordinaria e straordinaria, ma stiamo facendo il possibile».

Ieri mattina, infine, come di consueto il provveditore agli Studi si è recato in alcuni istituti del capoluogo: è stato alla Magistri Cumacini, alle scuole elementari di via Montelungo e ha fatto visita, tra le scuole paritarie, alle Canossiane. «Agli alunni più grandi ho detto di vivere il presente pensando a costruire il proprio futuro, perché in tempi difficili bisogna darsi da fare e mettere in pratica tutto quello che si è appreso», conclude Merletti.

di Marcello Dubini

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La Provincia Pavese del 21-09-2012

Autobus off limits per non vedenti

PAVIA. I disagi iniziano dalla consultazione dell'orario degli autobus sul sito della Line alla possibilità di scendere alla fermata giusta. Un gruppo di cittadini non vedenti ha raccolto numerose segnalazioni, problemi che affrontano tutti i giorni e per cui propongono delle soluzioni tecnologiche già adottate in altre città. Per ora però non ci sono risposte.

«Il sito che fornisce gli orari non è accessibile per noi non vedenti - spiega Pietro Boldini - e lo stesso avviene alle fermate». Su molte linee sotto le pensiline sono state installate delle paline elettroniche su cui viene scritto, in tempo reale, quanti minuti mancano al passaggio dei bus. «Ma non ci sono gli annunci - aggiunge Jessica Buttiglione - e per noi non vedenti questo significa perdere gli autobus, perché spesso gli autisti anche se ci vedono con il bastone bianco non si fermano». Lo stesso problema si verifica a bordo. «Anche qui non ci sono gli annunci - spiega Michele Boldini - è capitato che una persona chiedesse all'autista di indicargli la fermata e si è ritrovata al capolinea perché si era dimenticato di segnalarla». «E alle fermate non ci sono le strisce sulla strada che indicano il percorso per arrivare alla fermata - spiega Jessica Buttiglione - E quando due autobus si fermano uno dietro l'altro per noi significa quasi sempre perderlo». Perché il secondo bus si ferma e apre le porte dietro. «Noi non lo vediamo e quando riparte non si ferma di nuovo davanti alla fermata», spiega Buttiglione. Con le applicazioni su cellulare questo problema potrebbe essere risolto. A Boldini è capitato anche ieri mattina: era alla fermata in piazza Emanuele Filiberto, il bus non si è fermato e lo ha perso. Ha dovuto prendere quello successivo. Il problema è noto anche alla Line. «Il punto è che noi siamo in una fase di proroga del contratto, andiamo avanti di tre mesi in tre mesi - spiega il direttore generale Sergio Resconi - quindi non possiamo prendere impegni, visto che non sappiamo cosa può succedere». Il contratto è ufficialmente scaduto nel 2011, con una proroga. «Poi è uscita una legge regionale che prevede una proroga fino a 18 mesi dalla data di introduzione della legge e noi abbiamo come scadenza il 20 ottobre 2013 - spiega Resconi -. Ad oggi però il Comune sta facendo proroghe ma di 3-4 mesi alla volta e nel frattempo deve partire il progetto di un'agenzia che si occuperà di trasporti in un territorio più ampio della città. Per questo per noi oggi fare investimenti diventa difficile». Torna all'indice

LA GAZZETTA DI MANTOVA del 29/8/2012

IN TANDEM DA FIRENZE AL DUCALE
L'INIZIATIVA DELL'UNIONE CIECHI PER LE POPOLAZIONI TERREMOTATE

Tappa mantovana, ieri, per il "Tandem della solidarietà", l'iniziativa promossa dall'Unione ciechi e ipovedenti della Toscana per offrire sostegno alle popolazioni colpite dal terremoto in Emilia e Lombardia. Partiti lunedì da Firenze, sono giunti ieri mattina a Modena portando al seguito un furgone carico di regali per i bambini: giochi, palloni, materiale scolastico, vestiti. Nel pomeriggio, davanti al Palazzo Ducale di Mantova, sono stati accolti dall'Assessore al welfare, Arnaldo De Pietri, insieme alla presidente dell'Unione Ciechi di Mantova, Caterina Vallani. I quattro equipaggi erano composti da ciclisti provenienti dalla Toscana, dall'Emilia e dal Lazio. Una pedalata lunga circa 600 chilometri (andata e ritorno), ma la fatica è ricompensata dalla consapevolezza di aver portato un aiuto concreto a chi versa ancora in uno stato di bisogno.

"Ci porteremo come ricordo tante emozioni - ha detto Angelo Grazzini coordinatore non vedente delle attività sportive della Toscana - Abbiamo avuto un'accoglienza stupenda, aprendo una finestra su una zona scarsamente conosciuta dagli eventi sismici a livello nazionale. Speriamo che questo gesto serva anche per sensibilizzare all'aiuto degli ipovedenti nello sport, magari proprio nel ciclismo, perché per noi è difficilissimo trovare qualcuno". Oggi partiranno per Ferrara, toccando successivamente Forlì per poi fare ritorno a Firenze venerdì.

L'Assessore De Pietri ha ringraziato i ciclisti, ma anche l'Unione ciechi mantovana per il lavoro che svolge quotidianamente sul territorio, donando agli ospiti una targa ricordo e una torta sbrisolona. "Il dono più grande ce l'hanno fatto loro con questo gesto stupendo - ha detto - richiamando l'attenzione sul fatto che anche la nostra provincia è stata colpita dal terremoto. Sapere che persone non vedenti compiono il giro di mezza Italia, anche in zone disastrate, testimonia che tutto è possibile, basta avere la volontà". Vallani ha annunciato che a settembre, a Te Brunetti, verrà attivato un ciclo di lezioni di karate per diversamente abili. Un ulteriore passo avanti nell'integrazione.

Graziella Scavezza

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NOTIZIE DALLA SEDE CENTRALE

Questo spazio vuole essere una sorta di "miniguida" per orientarsi all'interno delle molteplici attività svolte dalla sede centrale della nostra Associazione.

A tal fine, vi proponiamo quelle circolari diramate dalla sede centrale nel mese appena trascorso, le quali contengono notizie e iniziative, che pensiamo possano suscitare un concreto interesse nei nostri soci.

Di sicuro qualcosa ci sfuggirà, ma pensiamo che questa selezione possa essere un valido punto di riferimento.

Buona lettura!

1) Circolare n. 238, diramata in data 19/9/2012

Seminario "Gli ipovedenti tra passato, presente e futuro". Roma, 13 ottobre 2012, Clinica Umberto I° Aula di Oftalmologia, Università Sapienza di Roma (Via Lancisi)

Si fa seguito alla circolare n. 198 del 24 luglio 2012 per confermarvi che sabato 13 ottobre p.v. si svolgerà a Roma, il seminario di cui all'oggetto. L'evento è stato organizzato, in prossimità della Giornata Mondiale della Vista, dalla Commissione Nazionale Ipovedenti dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti Onlus, dalla Sezione Italiana dell'Agenzia Internazionale per la Prevenzione della Cecità Onlus e dalla Clinica Oculistica Umberto I° dell'Università Sapienza di Roma; quest'ultima metterà a disposizione gratuitamente gli spazi per lo svolgimento del seminario.

Il programma del Seminario è articolato come segue:

10,00 - Saluto dei rappresentanti degli Enti Organizzatori:

- Tommaso Daniele - Presidente dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti Onlus

- Giuseppe Castronovo - Presidente della Sezione Italiana dell'Agenzia per la Prevenzione della Cecità (I.A.P.B.) Onlus

- Adriano Redler, Preside della Facoltà di Medicina e Odontoiatria, Sapienza Università di Roma

Moderatore: Michele Corcio (Vicepresidente della Sezione Italiana dell'Agenzia Internazionale per la Prevenzione della Cecità (I.A.P.B.) Onlus

10,30 - La figura dell'ipovedente nella storia (Angelo Mombelli - Responsabile Operativo della Commissione Nazionale Ipovedenti dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti Onlus)

10,45 - La legislazione italiana sull'Ipovisione (Alessandro Locati - Responsabile dell'Ufficio Legale dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti Onlus )

11,00 - Gli aspetti psicologici della condizione dell'ipovedente (Stefania Fortini - Psicologa del Polo Nazionale di Ricerca e Servizi in Ipovisione e Riabilitazione Visiva)

11,15 - Dibattito

11,30 - Le novità in campo terapeutico e chirurgico legate all'ipovisione (Filippo Cruciani - Responsabile Oftalmologia A della Clinica Oculistica Umberto I° dell'Università Sapienza di Roma)

11,45 - La crescente incidenza della degenerazione maculare correlata all'età tra la popolazione e le problematiche relative (Bruno Lumbroso - Già Direttore Ospedale Oftalmico di Roma)

12,00 - La riabilitazione visiva: nuove metodiche e prospettive (Filippo Amore - Responsabile medico del Polo Nazionale di Ricerca e Servizi in Ipovisione e Riabilitazione Visiva )

12,15 - La strumentazione ottica, elettronica ed informatica per le persone ipovedenti (Valeria Silvestri - Ortottista del Polo Nazionale di Ricerca e Servizi in Ipovisione e Riabilitazione Visiva)

12,30 - Le Sezioni U.I.C.I. e i servizi per le persone ipovedenti (Adoriano Corradetti - Coordinatore della Commissione Nazionale Ipovedenti dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti Onlus)

12,45 - Dibattito

13,00 - Lunch

14,00 - La parola agli ipovedenti: esperienze a confronto. Question Time.

Moderatore: Filippo Cruciani - Responsabile Oftalmologia A della Clinica Oculistica Umberto I° dell'Università Sapienza di Roma

15,00 - Workshop:

17,00 Chiusura del seminario.

Per l'organizzazione del lunch, offerto dall'Agenzia Internazionale per la Prevenzione della Cecità (I.A.P.B.) Onlus, si prega di segnalare la propria partecipazione, indicando eventuale accompagnatore, entro il 10 ottobre p.v., ai seguenti recapiti dell'Unione:

Tel. 06/69.98.83.76

Fax 06/67.86.815

e-mail: ustampa@uiciechi.it

Per coloro che avessero necessità di pernottare il 12 ottobre p.v. a Roma, si indicano alcuni alberghi che si trovano in prossimità della Clinica Oculistica, ove si svolgerà il seminario:

- All Comfort Astoria Palace **** (Via Lancisi, 31) [di fronte alla Clinica] tel. 06-44.20.26.31 - Costo camera singola: euro 92,00 / camera doppia: euro 107,00

- Hotel Kriss *** (Via Treviso, 37) tel. 06-44.23.14.06 - Costo camera singola: euro 70,00 / camera doppia: euro 80,00

- Roma Room Hotel *** (Via Morgagni, 41) tel. 06-44.26.07.72 - Costo camera singola: euro 79,00 / camera doppia: euro 89,00.

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Sede centrale: circolari diramate nel mese di settembre

Di seguito viene riportato l'elenco completo delle circolari diramate dalla Sede centrale U.I.C.I. nel mese appena trascorso, con la specificazione del relativo numero e dell'oggetto.

Vi ricordiamo che tutte le circolari possono essere consultate all'indirizzo internet http://www.uiciechi.it/documentazione/circolari/main_circ.asp

dove è possibile effettuare ricerche mirate tramite un comodissimo motore di ricerca.

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Circolare I.RI.FO.R. Centrale n. 32/2012

Master "Assistente/facilitatore all'autonomia e alla comunicazione per persone con disabilità visiva e uditiva" - Pubblicazione guida

È gradito comunicare che nella Guida ai Master universitari, che sarà pubblicata a breve sul quotidiano "La Repubblica", sarà compresa anche una sezione dedicata alla prima edizione del Master "Assistente/facilitatore all'autonomia e alla comunicazione per persone con disabilità visiva e uditiva" realizzato dall'Università "La Sapienza" di Roma in collaborazione con l'I.Ri.Fo.R. e con l'E.N.S.

Trattandosi di una iniziativa particolarmente innovativa nel campo della formazione dei soggetti che si dedicano all'integrazione scolastica degli alunni e degli studenti con minorazioni sensoriali, si ritiene di fare cosa utile allegando alla presente circolare la suddetta scheda.

Cordiali saluti.

Il Presidente Nazionale

Prof. Tommaso Daniele

Titolo:

ASSISTENTE/FACILITATORE ALL'AUTONOMIA E ALLA COMUNICAZIONE PER PERSONE CON DISABILITÀ VISIVA E UDITIVA

Università: Sapienza Università di Roma

Sede delle lezioni: Facoltà di Medicina e Psicologia

Indirizzo: Via dei Marsi, 78 - 00185 ROMA

Sito:

? http://www.uniroma1.it/didattica/master/assistente/facilitatore-allautonomia-e-alla-comunicazione-persone-con-disabilit%C3%A0

? http://www.uniroma1.it/didattica/offerta-formativa/master/elenco-dei-corsi-2012-2013

Telefono: 0649917875

Nome direttore: Franco Lucchese

Numero posti: Il Master è a numero chiuso e destinato ad un numero massimo di 20 studenti, il corso sarà attivato solo al raggiungimento della quota minima di 12 iscritti.

Durata mesi/ore:

Il Master ha una durata complessiva di 12 mesi, per un totale di 496 ore, di cui 384 in moduli (60% lezione frontale e 40% in F.A.D.) e 112 ore di tirocinio.

Le lezioni saranno tenute da docenti accreditati, attivi sul territorio sia regionale che nazionale.

E' prevista una prova finale.

Riconoscimento titoli

Una commissione di esperti valuterà la concessione di crediti formativi, previo esame dei titoli:

? a coloro che hanno frequentato corsi organizzati da Università o Enti riconosciuti (a condizione che fosse presente in questi una verifica finale) previo colloquio di verifica delle competenze;

Costo: € 2000

Scadenze iscrizione: dal 10 novembre 2012 - al 10 gennaio 2013

Borse di studio: in corso di valutazione

Sbocchi professionali:

La legge 104/92 art. 13, comma 3 prevede, per i disabili sensoriali in affiancamento al docente di sostegno, l'assistente alla comunicazione ed autonomia personale. Questa figura è garantita dagli EELL competenti (la Provincia per la scuola secondaria di II grado, ed i Comuni per la primaria e la secondaria di I grado).

Il Master prepara i candidati all'assistenza e facilitazione di persone con disabilità presso la Scuola, in affiancamento agli insegnanti di sostegno nelle scuole quali assistenti/facilitatori per l'autonomia personale e la comunicazione per ciechi e sordi.

Il Master investe nello sviluppo di competenze nel campo dei sistemi educativi e formativi al fine di favorire e integrare le potenzialità comunicative presenti in persone con disabilità visive e/o uditive grazie alla conoscenza degli strumenti per la loro abilitazione / riabilitazione, e permette di acquisire solide competenze nell'ambito della gestione delle tecniche e degli strumenti della comunicazione, insieme ad una preparazione nel campo delle tecnologie assistive.

Inoltre il Master permette un arricchimento di conoscenze ormai indispensabili per chi intenda ricoprire ruoli di assistenza alla comunicazione ed alla autonomia personale.

L'assistente facilitatore trova occupazione nella scuola secondaria di I e II grado, nei

centri di formazione professionale e nelle Università con i seguenti compiti:

- facilitare l'apprendimento;

- elaborare con l'insegnante di sostegno e con gli insegnanti curricolari strategie didattiche

efficaci per promuovere l'apprendimento dell'alunno disabile;

- facilitare l'integrazione dell'alunno disabile e la sua autonomia;

- svolgere insieme agli insegnanti un'azione di mediazione tra la famiglia dell'alunno

sordo e la scuola;

- facilitare le relazioni col mondo extrascolastico;

- svolgere il ruolo di tutor per gli studenti disabili iscritti all'Università

Stage: 112 ore di tirocinio presso Enti e Istituzioni

Facilities

Le lezioni a carattere tecnologico-applicativo verranno svolte in aule attrezzate con tecnologie informatiche e assistive specifiche alle disabilità trattate.

I partecipanti verranno forniti di materiali quali: dispense, schede tecniche, applicativi software specifici per la diagnosi/riabilitazione delle disabilità sensoriali e materiali per le esercitazioni.

Dimensione internazionale del master

Sono già attivi alcuni protocolli scientifici a carattere internazionale con università ed enti sulle tematiche trattate nel Master. Verranno messe a disposizione le opportunità relative a scambi scientifici, pubblicazioni congiunte, visite di studio e stage.

Livello di impegno richiesto

La frequenza alle attività didattiche del corso è obbligatoria con un vincolo di frequenza minimo, pari al 75% del monte ore complessivo delle lezioni.

Modalità di formazione

La formazione verrà erogata mediante lezioni frontali, in modalità e-learning, mediante la frequenza a workshop intensivi e specifici, con attività di tirocinio presso enti e istituzioni che si occupano di disabilità sensoriali.

Il percorso didattico prevede due direzioni fondamentali. La prima legata alle disabilità sensoriali visive, la seconda a quelle uditive. A livello tecnico tutti gli iscritti approfondiranno entrambe, mentre la specificazione per l'una o per l'altra avverrà a livello delle esperienze pratiche, esclusivamente con il supporto di un Tutor. Infine, una parte delle attività formative sarà dedicata alle problematiche relative alle persone sordo-cieche.

Sarà messa a disposizione degli studenti una piattaforma e-learning dedicata e accessibile per la F.A.D., la formazione continua e l'aggiornamento professionale. Gli esperti metteranno a disposizione materiali specifici per l'integrazione degli argomenti trattati nelle lezioni e materiali specifici per l'aggiornamento professionale.

Per lo svolgimento dei corsi e per l'organizzazione delle attività formative, il Master si avvale:

1. delle competenze didattiche e scientifiche, nei campi di base ed applicativi delle discipline inerenti gli obiettivi del Master, presenti nella Facoltà di Medicina e Psicologia dell' Università degli Studi di Roma "La Sapienza";

2. degli specifici apporti di esperti ed operatori di provata e documentata esperienza che svolgono la loro attività in strutture di ricerca pubbliche e private, e negli organismi incaricati dello studio delle tematiche specifiche dell'integrazione, autonomia e qualità della vita delle persone disabili. In particolare, è già attiva da tempo una collaborazione su tali temi con l'I.Ri.Fo.R. (Istituto per la Ricerca, Formazione e Riabilitazione dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti), e con l'Ente Nazionale Sordi, co-protagonisti dello sviluppo e del monitoraggio delle azioni formative;

3. si avvarrà, inoltre, ai fini della progettazione di percorsi di integrazione scolastica, nonché della valutazione delle potenzialità di persone con disabilità sensoriali, di competenze specifiche nel campo delle tecnologie assistive.

PRESENTAZIONE

Sapienza Università di Roma, I.Ri.Fo.R. (Istituto per la Ricerca, Formazione e Riabilitazione dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ed E.N.S. (Ente Nazionale Sordi) sede provinciale di Roma, presentano la prima edizione del Master "Assistente/facilitatore all'autonomia e alla comunicazione per persone con disabilità visiva e uditiva".

L'Assistente/Facilitatore alla comunicazione e' una figura che media la relazione tra l'utente e le persone che con lui interagiscono nei diversi contesti di vita, con strategie e strumenti che portino l'utente stesso all'autonomia e all'interazione efficace.

Nello specifico l'assistente/facilitatore che opera nella scuola, segue il percorso scolastico dell'alunno e garantisce continuità didattica favorendo lo sviluppo dell'autonomia personale, sia nel processo di apprendimento e di studio, che negli aspetti relazionali e sociali.

OBIETTIVI

La finalità del Master è quindi quella di realizzare un percorso formativo finalizzato alla conoscenza approfondita della psicologia cognitiva per quanto riguarda linguaggio, attenzione e memoria, alla conoscenza delle procedure per la riabilitazione di deficit neuropsicologici dovuti a disabilità sensoriali, alla conoscenza delle metodologie di valutazione e monitoraggio del livello delle funzioni cognitive in relazione alle classificazioni ICDH-ICF.

In particolare il candidato al termine del periodo saprà programmare, gestire e verificare interventi mirati al recupero e allo sviluppo delle potenzialita' comunicative coinvolgendo attivamente l'utente insieme alla famiglia e alla collettivita'.

DESTINATARI

Il Master in Assistente/Facilitatore alla comunicazione e' rivolto a laureati e professionisti in possesso di un titolo universitario appartenente ad una delle seguenti classi di laurea:

Lettere (5; L-10); Scienze del servizio sociale (6); Servizio sociale L-39; Ingegneria dell'informazione (9; L-8); Scienze della comunicazione (14; L-20); Scienze politiche e delle relazioni internazionali (15; L-36); Scienze dell'educazione e della formazione (18; L-19); Scienze e tecnologie informatiche (26; L-31); Filosofia (29; L-5); Scienze e tecniche psicologiche (34; L-24); Scienze sociali per la cooperazione, lo sviluppo e la pace (35; L-37); Scienze sociologiche (36); Sociologia L-40; Scienze del turismo (39; L-15); Professioni sanitarie, infermieristiche e professione sanitaria ostetrica SNT/01; Professioni sanitarie, infermieristiche e professione sanitaria ostetrica/o L/SNT1;Professioni sanitarie della riabilitazione (SNT/02; L/SNT2); Professioni sanitarie della prevenzione (SNT/04; L/SNT4) ; inoltre tutte le classi di laurea Magistrale e Specialistica in Psicologia, Scienze Cognitive, Scienze della Formazione e dell'Educazione, Scienze della Comunicazione, e le lauree in Psicologia, Pedagogia, Filosofia.

MODULI

? Lo sviluppo cognitivo e affettivo in situazione di disabilità sensoriale

? Elementi della legislazione corrente per l'integrazione delle disabilità

? Cause e modalità della disabilità visiva

? Cause e modalità della disabilità uditiva

? Processi educativi e disabilità

? Valutazione dell'apprendimento in situazioni di disabilità

? Processi cognitivi e affettivi nella comunicazione

? La comunicazione in situazione di disabilità sensoriale

? Psicotecnologie per la disabilità visiva

? Psicotecnologie per la disabilità uditiva

? Tecnologie informatiche e processi di integrazione

? Processi di integrazione. Autonomia, orientamento e mobilità

TIROCINÎ

? Problemi generali della comunicazione in situazione di disabilità

? Basi e modalità psicofisiologiche della disabilità visiva (gruppo disabilità visiva)

? Basi e modalità psicofisiologiche (gruppo disabilità uditiva)

? Sviluppo cognitivo e affettivo in situazione di disabilità visiva

? Sviluppo cognitivo e affettivo in situazione di disabilità uditiva

? Psicotecnologie per la comunicazione in situazioni di disabilità visiva

? Psicotecnologie per la comunicazione in situazioni di disabilità uditiva

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Redattore Sociale del 06-09-2012

"Emergenza lavorativa" per ciechi e ipovedenti: l'Uic scrive a Fornero

ROMA. "Il lavoro è un bene prezioso per l'intera umanità, ma per i ciechi e gli ipovedenti è prezioso due volte perché rappresenta la strada maestra per l'integrazione sociale": inizia così la lettera che il presidente dell'Uic (Unione italiana ciechi e ipovedenti) indirizza al ministro Fornero, per informarla dell'"emergenza lavorativa" che colpisce con particolare forza i giovani con disabilità visiva. "Recenti dati statistici riferiscono che un giovane su tre è senza lavoro - ricorda Daniele - I giovani ciechi ed ipovedenti sono praticamente disoccupati e attendono dal Governo un segnale concreto che possa rappresentare una inversione di tendenza. Essi chiedono, inoltre, alla nostra Unione, una azione decisa, forte affinché la loro problematica venga conosciuta dalle autorità di Governo, e termini il muro di gomma con il ministero del Lavoro, con la Conferenza Stato Regioni e con le singole regioni"

Daniele illustra quindi al ministro le principali problematiche che riguardano l'inserimento lavorativo di persone cieche e ipovedenti: innanzitutto, "la figura dell'operatore telefonico, ignorata dalla riforma degli istituti tecnici del ministro Gelmini, è stata equiparata con Decreto del ministero del Lavoro, d'intesa con la Conferenza Stato Regioni, all'operatore amministrativo segretariale e conserva il diritto al collocamento obbligatorio previsto dalla Legge 113/1985".. Per quanto riguarda poi il massofisioterapista, "la qualifica che si ottiene attraverso un corso triennale con un titolo di scuola media inferiore, non è più spendibile perché la normativa europea prevede che il diploma di fisioterapista si consegue attraverso un corso universitario triennale. Si chiede, quindi, che la figura del massofisioterapista venga equiparata all'operatore del benessere e che sia prevista una corsia preferenziale all'interno dei meccanismi del collocamento mirato previsto dalla Legge 68/1999 (quali, ad es., le convenzioni di inserimento lavorativo)".

Il decreto Salvi del 10 gennaio 2000 ha poi individuato "tre nuove figure professionali per i ciechi, alle quali ha esteso i diritti previsti per gli operatori telefonici sanciti dalla Legge 113/1985: l'operatore di telemarketing, il gestore di banche dati e l'addetto alle relazioni con il pubblico. Tali figure - denuncia tuttavia Daniele - non sono state utilizzate, perché le regioni non le hanno inserite nella programmazione. Si chiede un autorevole intervento sulla conferenza Stato Regioni, affinché si provveda a recuperare il tempo perduto". La legge 29/1994 prevede poi il collocamento obbligatorio del "terapista della riabilitazione", una figura oggi sostituita dal fisioterapista, che però, come riferisce Daniele, "attualmente non gode del beneficio del collocamento obbligatorio. Si chiede di intervenire presso la Commissione Lavoro del Senato affinché approvi il ddl A.S. 1573, almeno nella parte che sostituisce la parola terapista della riabilitazione con fisioterapista".

L'Uic ribadisce poi la richiesta, più volte rivolta al ministero del Lavoro, di riconoscimento della figura professionale del "perito fonico", nell'ambito forense dedicato ai non vedenti: "una figura - spiega Daniele - formata specificamente per migliorare le trascrizioni delle intercettazioni telefoniche. Si chiede di intervenire affinché il decreto venga emanato al più presto e si stipuli un accordo con il ministero di Grazia e Giustizia per la utilizzazione di tale figura". L'Uic denuncia poi la riduzione significativa del numero dei posti di operatore e quindi la diminuzione dei lavoratori ciechi occupati come centralinista telefonico. A tal proposito, "si chiede una interpretazione autentica dell'art. 3, comma 1, della legge 113/1985 perché a nostro avviso l'introduzione di nuove tecnologie non elimina il diritto dei ciechi e degli ipovedenti al collocamento obbligatorio". Un altro problema riguarda la recente riforma pensionistica, in base alla quale "i contributi figurativi di cui godono i ciechi e gli altri disabili gravi non vengono presi in considerazione ai fini del calcolo del trattamento previdenziale con grave pregiudizio degli interessati. Si chiede un intervento normativo così come già fatto a favore dei familiari delle vittime del terrorismo".

L'Uic, sollecitando il ministro a intraprendere prontamente iniziative per ridurre questa emergenza, annuncia una serie di iniziative per le prossime settimane: una conferenza stampa, un sit in presso le Prefetture di tutte le province d'Italia, un' assemblea on-line dei quadri dirigenti ed eventualmente "una grande manifestazione di protesta davanti a Palazzo Chigi, per ottenere quella giustizia che da almeno dieci anni, in materia di lavoro, andiamo chiedendo".

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Il Sole 24 Ore del 10-09-2012

Collocamento obbligatorio. Il bilancio dell'Isfol

Nella corsa al lavoro risalgono le chance dei diversamente abili. L'anno scorso 22mila inserimenti (+6%) su 644mila iscritti negli elenchi provinciali

In "palio" non c'è una medaglia, come alle Paralimpiadi appena concluse, ma un posto di lavoro. Nel cuore della crisi economica, le chance occupazionali per i lavoratori diversamente abili sono aumentate: dopo il tonfo del 2009 (-26% sull'anno precedente), nel 2010 c'è stato un parziale recupero (+6%) delle lettere di assunzione firmate, in totale poco più di 22mila, livello che si è stabilizzato nel 2011. A evidenziare il trend è la sesta relazione al Parlamento sullo stato di attuazione della legge 68/99, «Norme per il diritto al lavoro dei disabili», realizzata dall'Isfol, da cui emerge anche che si tratta di avviamenti concentrati nelle regioni del Centro-Nord (89%). Per legge ai disabili è destinata una quota di riserva imposta ai datori di lavoro pubblici e privati: 7% degli occupati, se si impiegano oltre 50 dipendenti; due lavoratori, per un organico da 36 a 50 addetti; uno solo, se si occupano da 15 a 35 dipendenti (l'obbligo scatta in caso di nuova assunzione). Sulla base di calcolo è intervenuta di recente la riforma Fornero (legge 92/2012), insieme alla successiva legge di conversione del decreto Sviluppo (134/2012): il risultato è stato un parziale restyling che ha - in definitiva - escluso dai conteggi i contratti a tempo determinato, purché di durata non superiore a sei mesi. Statistiche alla mano, l'obbligo vige per poco meno di 3mila amministrazioni e 45mila imprese. In totale, i posti riservati ai disabili sono 34mila nel pubblico e 143mila nel privato. Posti che nel 20% dei casi risultano disponibili. Un'incidenza che è in deciso calo rispetto al 2008 (26,5%) e al 2009 (25,1%). Lo spacchettamento per classi dimensionali mostra che il principale sbocco per i lavoratori disabili è nelle imprese con oltre 50 dipendenti nel 2010 (44%) e in quelle tra i 15 e i 35 nel 2011 (43%), anche se una quota del 10% di collocamenti è stata nelle aziende al di sotto dei 15 dipendenti, che nel periodo 2006-2011 - pur non essendo soggette all'obbligo - hanno registrato un aumento del 21 per cento. Spostando il focus sulla formula contrattuale, emerge che a partire dal 2006 i contratti a tempo indeterminato sono passati dal 51,6% del totale all'attuale 40%, mentre quelli a termine hanno seguito un trend opposto (dal 41,6% al 52,3%). L'analisi dei numeri evidenzia - secondo gli autori della relazione - «la reale complessità nel far incontrare la persona giusta con il posto di lavoro giusto, secondo le residue capacità organizzative». Anche perché i lavoratori avviati rappresentano una minima parte degli iscritti agli elenchi tenuti dagli uffici provinciali. Le statistiche 2010 tratteggiano un aumento delle iscrizioni - in totale 744mila - rispetto al biennio precedente (rispettivamente +3% e +5% sul 2008 e 2009), mentre nel 2011 la quota scende a 650mila, dato condizionato da un buon numero di province del Sud (il 39%) che non hanno risposto all'indagine. Nel 2010 i nuovi iscritti sono stati 83mila, l'anno successivo circa 66mila. I rapporti di lavoro interrotti, invece, ammontavano a 5.300 nel 2010 e a 5.100 nel 2011.

Il calcoloI contratti a tempo determinato possono essere esclusi dalla base di calcolo per le assunzioni obbligatorie di personale disabile, purché di durata non superiore a sei mesi. È una delle misure correttive della legge 92/2012 di riforma del mercato del lavoro, contenute nella legge di conversione del decreto Sviluppo. Particolari modalità di computo sono, inoltre, stabilite da normative settoriali. Ad esempio, per i partiti politici, i sindacati e le organizzazioni senza fini di lucro che operano nella solidarietà sociale, assistenza e riabilitazione, la quota di riserva si computa con riferimento al personale tecnico-operativo e amministrativo e l'obbligo riguarda solo le nuove assunzioni. Oltre gli ostacoli.

di Francesca Barbieri

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Il Centro del 05-09-2012

Glaucoma, ecco i robot contro il ladro della vista

La sfida del centro di Oftalmologia di Chieti: diagnosi precoce per evitare la cecità Mastropasqua: «A rischio anche i parenti dei malati, sì ai controlli dopo 40 anni»

CHIETI. «Il ladro silenzioso della vista». È così che Leonardo Mastropasqua, direttore della clinica Oftalmologica dell'università D'Annunzio di Chieti-Pescara, chiama il glaucoma, prima causa al mondo di cecità irreversibile. È una malattia del nervo ottico che restringe il campo visivo: chi ne è affetto vede il mondo come se lo guardasse dal buco di una serratura, con un contorno scuro. Il glaucoma provoca l'aumento della pressione all'interno dell'occhio e colpisce quasi il 3 per cento della popolazione adulta: 90 milioni di persone nel mondo, un milione in Italia. Senza sintomi. «Il ladro silenzioso della vista», ripete Mastropasqua, perché il glaucoma non dà sintomi: come un ladro che ti entra in casa senza farsi sentire, così il glaucoma danneggia la vista senza dare segnali. Sì perché è un fenomeno tanto lento e impercettibile che il paziente non se ne accorge fino a quando la vista non è già compromessa. Cioè quando il malato di glaucoma inizia a soffrire di lacrimazione, mal di testa occasionali, annebbiamenti lievi e transitori della vista e la sensazione che una delle lenti dei suoi occhiali debba essere cambiata. Mastropasqua spiega: «Il glaucoma cronico semplice, la forma più comune, non dà sintomi perché la pressione intraoculare elevata, che rappresenta il fattore di rischio principale, aumenta molto lentamente nel tempo e l'occhio vi si adatta». La pressione, in un occhio sano, si mantiene sotto i 20 mmHg, seppur con oscillazioni nel corso della giornata: da 21 in poi, la pressione è considerata elevata. «Nel glaucoma la pressione intraoculare aumenta perché l'occhio», dice il primario, «non riesce più a scaricare i liquidi che si producono al suo interno (umore acqueo). La pressione elevata schiaccia e danneggia irrimediabilmente le fibre nervose del nervo. Altri fattori di rischio sono caratteristiche dell'occhio come cornea sottile, miopia elevata, cataratta e altre sindromi, e aspetti generali quali età avanzata, familiarità, razza nera e malattie cardiovascolari che riducono l'apporto di sangue al nervo ottico (diabete, ipotensione arteriosa, ipertensione in terapia)». Diagnosi precoce. La sfida della clinica Oftalmologica è la diagnosi precoce attraverso la robotica: se il glaucoma è scoperto presto, nella maggioranza dei casi, basta una combinazione di colliri. «I colliri, se efficaci, vanno instillati per tutta la vita», avverte Mastropasqua, «poiché la malattia, nonostante sia curabile, non guarisce. Purtroppo, spesso, i colliri non riescono da soli a controllare la pressione per cui può essere necessario ricorrere ad altri trattamenti quali laser o chirurgia. La chirurgia», osserva l'oculista, «rappresenta la scelta finale quando l'evoluzione della malattia non è altrimenti arginabile. La maggior parte delle tecniche crea un by-pass, ovvero un canale di comunicazione tra interno ed esterno dell'occhio, con il fine di scaricare i liquidi intraoculari. Un paziente operato non può considerarsi guarito», prosegue, «ma deve continuare a effettuare controlli frequentemente poiché il by-pass, purtroppo, tende spesso a cicatrizzare e la pressione ad aumentare nuovamente». Danni irreversibili. La diagnosi precoce ha l'obiettivo di limitare i danni alla vista: «I danni che la pressione intraoculare elevata causano al nervo ottico, la struttura bersaglio del glaucoma, sono purtroppo irreversibili», dice Mastropasqua. Ma cosa accade? «Il nervo ottico, il filo elettrico che collega l'occhio al cervello, è costituito da tanti delicatissimi fasci di fibre che, se danneggiati, non sono in grado di rigenerarsi. La conseguenza è che il cervello riceve sempre meno informazioni, prima dalle parti periferiche del campo visivo e poi dalla parte centrale, con comparsa di disabilità visiva». Parenti a rischio. Chi ha un parente malato di glaucoma deve alzare la guardia. Mastropasqua dice: «È fondamentale che in presenza di casi di glaucoma in famiglia, tutti i familiari si sottopongano ad almeno una visita oculistica annuale a partire dai 40 anni. Parenti di primo grado di persone affette da glaucoma hanno un rischio aumentato di sviluppare la malattia da 2 a 4 volte». Robot. L'evoluzione della medicina cambia la diagnosi del glaucoma: «La diagnosi, un tempo basata esclusivamente sulla misurazione della pressione intraoculare, si articola oggi combinando la misurazione della pressione dell'occhio alla determinazione dello spessore della cornea (pachimetria), insieme all'osservazione della testa del nervo ottico con l'analisi del fundus oculi. Infatti, oggi è noto come la sola misurazione della pressione intraoculare sia fuorviante, poiché, non conoscendo lo spessore corneale, non possiamo sapere se il valore della pressione è reale». Per avere la certezza della diagnosi servono esami del campo visivo computerizzato e della curva tonometrica diurna ( misurazione della pressione intraoculare nell'arco della giornata). «Nei casi dubbi e iniziali», spiega Mastropasqua, «ci si avvale di tecnologie d'avanguardia, esami di secondo livello, disponibili nei centri di riferimento altamente specializzati. Tecnologie, quali Oct, Gdx e Hrt, ci consentono di visualizzare il nervo ottico in 3d, contare le sottilissime fibre del nervo ottico e ottenere informazioni fondamentali agli esordi della malattia, quando ancora non sono presenti danni ma le cellule già soffrono. L'ultimo ritrovato, di prossima applicazione, è la chirurgia robotica con il laser a femtosecondi già utilizzato dal nostro centro, primo in Italia, sia nel trapianto di cornea che nella chirurgia della cataratta».

di Pietro Lambertini

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Quotidiano Sanità.it del 19-09-2012

Ipovisione. Allarme in Italia. Check-up gratuiti dal 20 al 23 settembre

Un italiano su 3 non sa definire l'ipovisione e il 75% sottostima il problema. Eppure nel nostro paese la cataratta colpisce l'8,5% della popolazione nella sola fascia di età 70-74 anni; sono circa 550.000 i pazienti affetti da glaucoma e 233.000 quelli affetti da degenerazione maculare di forma umida.

Secondo le stime dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) nel mondo ci sono 285 milioni di persone con gravi problemi di vista e di questi 39 milioni sono ciechi e 246 milioni sono ipovedenti. Eppure questo disturbo è ancora poco conosciuto e troppo sottostimato in Italia, nonostante le gravi conseguenze sulla vita delle persone e sui costi assistenziali.

Se ne è parlato oggi a Roma nel corso del convegno "Il Valore della Vista. La salute degli occhi tra bisogni e realtà nel contesto socio sanitario italiano" promosso da Novartis e Alcon, con il patrocinio dell'Agenzia Internazionale per la Prevenzione della Cecità-Iapb Italia onlus, della Società Oftalmologica Italiana (Soi) e della Società Italiana della Retina (Sir), in occasione del quale è stata presentata un'indagine Doxapharma da cui emerge che la vista è il senso più prezioso per gli italiani, ma 1 su 3 non sa definire l'ipovisione e il 75% sottostima le reali dimensioni del problema.

Per sensibilizzare e aiutare gli italiani ad avere cure dei propri occhi, l'Agenzia Internazionale per la Prevenzione della Cecità-Iapb Italia onlus ha quindi deciso di mettere a disposizione l'Unità Mobile Oftalmica per offrire ai cittadini check-up gratuiti dal 20 al 23 settembre, dalle ore 10.00 alle ore 17.00 in Piazza di Montecitorio. Gli oculisti effettueranno un esame completo fornendo tutte le informazioni utili per riconoscere i primi sintomi che possono compromettere la visione. "Crediamo molto nelle iniziative a sostegno della prevenzione delle malattie della vista - ha dichiarato Giuseppe Castronovo, presidente dell'Agenzia Internazionale per la Prevenzione della Cecità-Iapb Italia onlus -, perché la prevenzione infatti è lo strumento principale per arrestare tempestivamente soprattutto quelle patologie degenerative che possono compromettere in maniera severa non solo la salute delle persone, ma anche la loro autonomia e indipendenza".

"L'ipovisione è un'area della salute in cui il progresso scientifico è stato rapido ma è ancora in continua evoluzione. In considerazione dell'impatto sociale ed economico che una ridotta capacità visiva può avere sulla vita delle persone, ma anche sul sistema sanitario, è importante offrire le migliori soluzioni di cura e assistenziali disponibili", ha affermato il senatore Ignazio Marino, presidente della commissione parlamentare di inchiesta sull'efficacia e l'efficienza del Ssn intervenendo al Convegno e sottolineando che "nel caso di malattie come la degenerazione maculare senile o l'edema maculare diabetico sappiamo, inoltre, che gli stili di vita hanno una profonda influenza, è vitale dunque un investimento, un piano strategico per la salute pubblica".

"In Italia la Prevenzione della Cecità e dell'Ipovisione è un capitolo specifico nel Piano Nazionale della Prevenzione. - ha ricordato Mario Stirpe, presidente della Commissione di Prevenzione della Cecità -, il nostro paese è pertanto consapevole dell'importanza della vista, tanto che si stanno mettendo in atto delle azioni congiunte per favorire la prevenzione della malattie e la definizione di percorsi diagnostico-terapeutici appropriati. In tal senso è fondamentale sviluppare linee guida e protocolli che assicurino maggiore sostegno al paziente tramite cure innovative e sicure e un'assistenza continuativa basata su un'integrazione tra le diverse strutture assistenziali, tra ospedale e territorio".

"L'oftalmologia - ha aggiunto Philippe Barrois, amministratore delegato e presidente di Novartis in Italia - rappresenta per Novartis un'area di forte impegno nella ricerca e sviluppo di terapie e tecnologie per fornire soluzioni innovative alle esigenze mediche e ai bisogni dei pazienti. L'incontro di oggi è un momento importante di dialogo con gli attori del Sistema Salute: Istituzioni, società scientifiche e associazioni di pazienti. E' fondamentale lavorare insieme e fornire adeguate risorse per garantire appropriatezza e sicurezza delle cure e una risposta assistenziale integrata ed omogenea. La diagnosi tempestiva e l'accesso all'innovazione possono permettere di ridurre i casi di cecità ed ipovisione e i conseguenti costi sanitari e sociali, ma soprattutto di raggiungere l'obiettivo comune che è il diritto alla vista e alla salute dei cittadini".

Ma quanto e come è percepito il problema della vista nel nostro Paese? Dall'indagine Doxapharma emerge sebbene per 9 italiani su 10 la vista sia il senso più importante e perderla sarebbe un trauma, difficile anche solo da immaginare, ben il 75% del campione non ha idea di cosa significhi ipovisione né quali siano le malattie che la generano.

"L'ipovisione in Italia è un problema dai contorni estremamente 'sfuocati', l'informazione infatti è piuttosto scarsa e si sottostimano le reali dimensioni del problema. - ha commentato Giuseppe Venturelli, managing director Doxapharma -. Il fenomeno può essere spiegato dall'atteggiamento fatalista degli italiani che sono generalmente poco preoccupati dei problemi di salute, e di quelli della vista in particolare. Basti pensare che ben 1 intervistato su 3 non ha idea di cosa significhi ipovisione e il 75% ne sottostima le reali dimensioni".

Tra le malattie che generano ipovisione, solo la cataratta e il glaucoma sono quelle conosciute, anche se si assestano rispettivamente al 56% e al 39%, mentre solo il 14% conosce la degenerazione maculare legata all'età, il 15% l'edema maculare diabetico e il 23% la retinopatia diabetica.

Eppure nel nostro paese solo la cataratta colpisce l'8,5% della popolazione tra i 70 e i 74 anni, il 12,4% nei cinque anni successivi e il 17,1% di chi supera gli 80 anni; sono circa 550.000 i pazienti affetti da glaucoma, 233.000 sono i pazienti affetti da degenerazione maculare di forma umida, quella più grave, con un'incidenza di 36.000 nuovi casi l'anno; circa 59.000 sono le persone affette da edema maculare diabetico. L'ipovisione ha un forte impatto individuale e sociale poiché riduce fortemente l'autonomia delle persone: un ipovedente è una persona che ha un'acuità visiva compresa tra valori di poco superiori a 1/20 e inferiori a 3/10, il che significa che in pratica non riconosce ad un metro di distanza un oggetto che una persona normale riconosce a 20 metri. Solo per fare un esempio, i pazienti ipovedenti, rispetto alla media, hanno un rischio di depressione aumentato di 3 volte, un rischio di cadute superiore di 2 volte e di fratture dell'anca da 4 a 8 volte.

E' evidente quindi che questa situazione si ripercuote a livello di costi sociali diretti e indiretti, anche in considerazione dell'invecchiamento della popolazione (i pazienti ipovedenti anziani hanno ad esempio un rischio di istituzionalizzazione più precoce in media di tre anni) e dell'aumentato numero dei casi di diabete. Uno studio condotto dalla LUISS G. Carli di Roma per conto di IAPB ha evidenziato un impatto economico totale delle patologie che causano cecità, in Italia, di circa 4,4 miliardi di euro all'anno, di cui 2,8 miliardi di euro di costi sanitari; 1 miliardo per sussidi/pensioni; il rimanente suddiviso tra tasse, istruzione/cultura e aiuti. A questi costi vanno aggiunti circa 2,1 miliardi di euro per la perdita di produttività. "Eppure - ha concluso Venturelli - sono ancora alte le attese per il futuro se si pensa che ben il 48% degli ipovedenti lamenta ancora la mancanza di un supporto economico adeguato che rappresenta un problema reale nelle gestione dell'ipovisione".

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L'Eco di Bergamo del 27-09-2012

Allarme Oms «Nel mondo ben 39 milioni di ciechi»

MILANO. Secondo l'Organizzazione mondiale della salute (Oms), nel mondo ci sono 39 milioni di ciechi, di cui 1,4 milioni sono bambini, mentre 246 milioni sono ipovedenti.

Ed è proprio per promuovere la prevenzione e per tutelare i nostri occhi che torna anche l'appuntamento con la Giornata mondiale della vista, il prossimo 11 ottobre, giovedì.

La giornata è «un appuntamento simbolico - dice Vittorio Tabacchi, presidente della Commissione difesa vista - che deve però trasformarsi in un evento; occasione speciale per sottolineare l'importanza di visite mediche oculiste regolari e tempestive. I dati statistici rafforzano questa nostra convinzione: nel nostro Paese circa dodici milioni di persone sono miopi, cinque milioni sono ipermetropi e tre milioni sono astigmatici. E scarseggiano controlli e prevenzione, non solo per quanto riguarda la propria salute, ma paradossalmente, anche nei confronti di quella dei propri figli».

Una diagnosi precoce può salvare la vista, ricordano gli esperti. «Non solo si possono prevenire molte malattie oculari ma, se si è ipovedenti, ci si può anche affidare alla riabilitazione visiva per sfruttare al massimo le proprie potenzialità».

Anche per questo la Commissione Difesa Vista è capofila di una serie di iniziative, con la collaborazione di Cbm Italia Onlus, Federottica, Assogruppi Ottica e Federgruppi Ottica, Iapb Italia Onlus, Società Oftalmologica Italiana e Vision+Onlus. Torna all'indice

SuperAbile.it del 16-09-2012

Messina, ogni anno 20 cani guida addestrati per i non vedenti di tutta Italia

PALERMO. A Messina opera il centro regionale specializzato Hellen Keller dell'Unione Italiana Ciechi, che addestrare i cani per le persone non vedenti o ipovedenti. Il centro, nato nel 2001 con la legge 30 aprile 2001 n. 4, è finanziato dalla regione e fornisce il servizio gratuitamente favorendo in alcuni casi anche l'inserimento socio-lavorativo. Le razze che vengono addestrate sono tre: il pastore tedesco, il labrador retriever e il golden retriever. I cani vengono addestrati fin da quando sono cuccioli. Il ciclo inizia già dal primo anno di età e di solito va avanti per circa sei mesi, durante i quali i cani vengono affidati a degli istruttori specializzati. Sin da piccoli questi cani vengono abituati a frequentare bar, luoghi pubblici, bus ed altri mezzi di trasporto pubblico. Ma soprattutto, imparano a fare tutto questo conducendo e guidando chi li tiene al guinzaglio. Il cane viene sottoposto a due e a volte anche a quattro ore di lezione con l'educatore, almeno sino a quando è ben desta la sua attenzione. Una seconda fase è dedicata alla sintonia che dovrà poi instaurarsi tra l'animale e il futuro padrone. Per il raggiungimento di questo obiettivo assume rilevante importanza anche la procedura di individuazione delle caratteristiche psico-somatiche della persona non vedente, cui è subordinata la selezione dell'animale. Generalmente occorrono circa due settimane per capire se si è creato un rapporto di fiducia tra di loro.

"La Scuola ha come obiettivo primario quello di creare le condizioni migliori per una perfetta ed armoniosa intesa tra la persona non vedente ed il cane guida, che nel nostro caso, non è solo uno strumento o un ausilio bensì soprattutto un compagno di libertà per un uomo alle ricerca di una maggiore autonomia. Si tratta di cani molto docili, nei quali è necessario suscitare un vero e proprio senso di responsabilità - dice Giuseppe Terranova, presidente del Centro Regionale Hellen Keller - nei confronti dei loro padroni e per fare questo serve un percorso preciso e mirato di formazione ed educazione, tanto dei cani quanto dei futuri padroni. Dunque la loro selezione deve essere attenta". "Se non riusciamo ad avere cuccioli dagli accoppiamenti dei nostri cani - continua il presidente del centro - acquistarli da allevatori privati costa tra i 1000-1500 euro. E poi c'è la cura del cane, che deve essere mantenuto pulito e in ottima salute. Mediamente consegniamo dai 15 ai 20 cani guida l'anno in tutta Italia, di cui due terzi in Sicilia".

Esistono delle regole, un vademecum previsto dalla normativa regionale e nazionale, che la persona non vedente o ipovedente deve adottare nei confronti del cane. L'assegnatario deve assicurare il cane per la responsabilità civile per danni contro terzi; tenere sempre con sé la 'Dog Card' e la medaglietta di riconoscimento, con i dati segnaletici ed il codice assegnato all'animale; il cane guida non va mai consegnato a terzi; il cane guida ha accesso a tutti i locali pubblici ed è esonerato dall'obbligo di avere la museruola.

(Serena Termini)

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Redattore Sociale del 19-09-2012

"L'arte della trasformazione", laboratorio teatrale rivolto anche a ciechi e ipovedenti

BOLOGNA. L'handicap non è un limite ma uno spunto per ripensare la pratica teatrale. Parte da qui il lavoro realizzato dal Gruppo Elettrogeno in collaborazione con l'Unione italiana ciechi, l'Istituto dei ciechi Francesco Cavazza e l'associazione di promozione sociale dell'arte OGK. Dopo un primo percorso teatrale iniziato nel 2008 con un gruppo di circa 20 persone, il Gruppo Elettrogeno prosegue il lavoro con "L'arte della trasformazione", laboratorio rivolto anche a persone ipovedenti e cieche. "Quando siamo partiti, nel 2008, abbiamo aperto il laboratorio per persone alla prima esperienza teatrale anche a ciechi e ipovedenti - racconta Martina Palmieri - e sono stati proprio loro a non volere un laboratorio dedicato ma a volersi mettere alla prova in un gruppo misto: è stato un cammino anche per noi". Il laboratorio, finanziato dalla Provincia di Bologna nell'ambito dei progetto "Teatri solidali", parte il 20 settembre e prevede 8 incontri in cui si lavorerà su teatro di base e scrittura scenica. "La non visione ha cambiato il nostro modo di insegnare e ci ha spinti ad agire e raccontare in modo diverso - racconta Palmieri - Non facciamo teatro terapia ma consideriamo i limiti un motivo per ripensare l'idea stilistica o il movimento in scena".

L'obiettivo del laboratorio del Gruppo Elettrogeno è fornire ai partecipanti, anche senza esperienza, strumenti teatrali per fare produzione teatrale, ma anche, aggiunge Palmieri, "azzerare la dinamica per cui prima viene l'handicap e poi il teatro: il pubblico deve dimenticarsi che la persona sul palco non ci vede". L'handicap, in questo caso la cecità, non è considerato un limite, "e nel momento in cui non è più un limite, allora tutto è possibile". È questo uno dei motivi che spinge il gruppo a proseguire questo percorso, "uno dei ragazzi, sordo-cieco, che ha partecipato al precedente laboratorio adesso è un attore - dice Palmieri - Sono conquiste come la sua che ci danno la forza di andare avanti".

Il Gruppo Elettrogeno è un'associazione che, dal 1999, promuove la diffusione dell'arte teatrale con festival, spettacoli e rassegne. Nel 2011, a tre anni dal primo incontro di "L'arte della trasformazione" si è costituita la compagnia teatrale Orbitateatro che ha debuttato nell'aprile 2012 al Centro sociale Tpo con lo spettacolo "Brindisi con boia", liberamente tratto da "Colloquio notturno con un uomo disprezzato", il radiodramma di Friedrich Dürrenmatt, con attori vedenti, ipovedenti e non vedenti.

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Il Quotidiano Italiano del 16-09-2012

Percorso tecnologico per ciechi, al Mongolfiera di Japigia

BARI. Nasce a Bari il primo percorso tecnologico per ciechi in un centro commerciale, in italia. A ospitarlo è il Centro Commerciale Mongolfiera di Japigia, a Bari, e realizzato dalla Svicom, ideatrice e promotrice del progetto. A parlarci del percorso è Antonio Montanaro, vicepresidente della sezione provinciale di Bari dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti (UICI).

Nasce da un'iniziativa propria del centro commerciale di allestire un servizio dattilo-plantare (con attraverso le dita e le piante dei piedi, n.d.r.) per i non vedenti. «Questo percorso tattilo-plantare è particolare - ha spiegato Montanaro - Non è solo un percorso che al tatto dà le sue indicazioni, ma è anche elettronico. È corredato da un bastone e da un telefonino, che lo stesso centro commerciale ti rilascia, che ti dà informazioni sul percorso, sui negozi, ma anche sui servizi presenti nel centro, come toilette e banca, punti ristoro. È un percorso completo, che si articola anche nelle sezioni non commerciali del centro, come l'area ludica nella parte superiore della struttura».

L'aspetto tecnologico del percorso consiste in innovativi microchip, impiantati a dieci centimetri di profondità, sotto la pavimentazione, che comunicano col bastone, trasmettendo vibrazioni diverse, ad esempio, per comunicare all'utente l'errata direzione di marcia, e col telefono, attraverso il quale vengono trasmesse informazioni sui negozi lungo il cammino.

Il programma è sorto in collaborazione con l'UICI, sezione provinciale di Bari. «Noi, più che altro, abbiamo avuto il ruolo di cavie - ha ironizzato Montanaro - noi abbiamo testato il percorso per verificarne la validità. E devo dire che in effetti è un progetto molto valido. Oltre ad essere il primo in tutta Italia, è davvero completo ed efficiente proprio perché particolareggiato».

Il prossimo martedì, alle 11, il percorso verrà presentato nel Punto d'incontro dell'Ipercoop del Centro Commerciale Mongolfiera di Bari Japigia, in Via Loiacono, Bari (uscita tangenziale 14B). vi prenderanno parte, tra gli altri, Onofrio Introna, presidente Consiglio Regione Puglia; Ludovico Abbaticchio, assessore Welfare Comune di Bari; Giuseppe Bilotti, membro Direzione Nazionale Uic (Unione Italiana Ciechi); Giuseppe Simone, presidente regionale Uic; Luigi Iurlo, presidente provinciale Uic; Mirco Dondi, vice-presidente Coop Estense - direttore soci; Antonio Bonucci, direttore divisione Ipermercati Coop Estense; Rachele Vigilante, property manager Svicom; Annalisa Evangelista, direttore Mongolfiera Bari Japigia.

di Pasquale Amoroso

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La Nazione del 23-09-2012

La prima scuola di musica per non vedenti

FIRENZE. Nasce a Tavarnelle Valdipesa il primo corso in Italia per insegnare a leggere, comporre ed eseguire la musica scritta in Braille per non vedenti. L'iniziativa è della Scuola di Musica di Tavarnelle e Barberino: un corso di formazione in grado di offrire competenze specifiche sulla notazione musicale braille, rivolto a musicisti, educatori e insegnanti normodotati che dovranno poi insegnare ai non vedenti. L'iniziativa è patrocinata tra gli altri dall'Istituto nazionale per la ricerca, la formazione e la riabilitazione ed è organizzata in collaborazione con le sezioni di Firenze e Siena dell'Unione italiana ciechi e ipovedenti. «Con questa esperienza spiega il direttore della Scuola di musica Fabio Bastianoni vorremmo non solo insegnare ai tecnici e agli insegnanti di musica come leggere, comporre, riprodurre uno spartito braille ma arrivare a costituire una rete nazionale di operatori con il supporto dell'Unione italiana ciechi e ipovedenti». «In Italia dice Antonio Quatraro, musicista non vedente molte centinaia di persone non vedenti sono appassionate di musica e suonano o cantano, anche con risultati soddisfacenti, ma purtroppo solo pochissimi conoscono la notazione musicale e si affidano solo al loro orecchio; come dire che si parla la lingua, ma non si sa scriverla. Decisamente più basso è il numero di insegnanti ed esperti, edotti di musica braille: in tutta la penisola se ne contano una ventina». Torna all'indice

Marketpress.Info del 25-09-2012

Spartiti musicali in Braille per non vedenti Meglio dei programmi del computer

CAMOGLI. Partiranno a metà ottobre a Camogli i "Corsi Annuali di Musica" del Gruppo di Promozione Musicale Golfo Paradiso e fra quelli presentati in mattinata nella sede della Regione Liguria dal direttore artistico Luciano Lanfranchi, con i maestri Luca Salin, Fabrizio Fancello e Dario Bonuccelli anche uno - unico sul territorio- di scrittura musicale Braille per non vedenti. Per il direttore artistico Luciano Lanfranchi, docente non vedente del Conservatorio Paganini di Genova e dell'Accademia Europea di Erba, il metodo sul quale poggiano i corsi con gli spartiti musicali in Braille è il più diretto e completo. "Anche rispetto ai programmi Braille sul computer, con i quali possono benissimo essere integrati e armonizzati", ha spiegato. Il riconosciuto valore artistico e didattico dei docenti fa del corsi del Gruppo di Promozione Musicale di Camogli una realtà di assoluto spicco non solo regionale. Fra le opportunità, anche quella di studiare strumenti come il violino, l'organo, la chitarra, la fisarmonica che non sono inseriti nella bande musicali cittadine che restano un punto di riferimento per gli strumenti a fiato e a percussione. Fra i vari corsi in programma anche uno riservato agli amatori e ai musicisti dilettanti. Venerdì 28 settembre, alle 17, il Gruppo di Promozione Musicale presenterà i corsi e i docenti nei locali del Santuario del Boschetto, sede "provvisoria" messa disposizione dal rettore don Franco Marra, in attesa della fine dei lavori nello storico Teatro Sociale. "I fondi Fas regionali si sono sbloccati, la ditta che nel frattempo aveva interrotto i lavori ha dichiarato di essere in grado di ripartire, stiamo aspettando una data certa per fare una previsione certa sulla conclusione, che ci auguriamo possa avvenire antro la fine del prossimo anno", ha spiegato la vicesindaco Elisabetta Caviglia. Torna all'indice

Il Corriere della Sera del 23-09-2012

Basilica di San Pietro da «toccare»

CATANIA. Visitare con le mani la basilica di San Pietro e il celebre colonnato del Bernini. È possibile da fine giugno al Polo tattile multimediale di Catania, una struttura di circa duemila metri quadrati, unica in Europa, che comprende ambienti e servizi pensati per i non vedenti. A riprodurre fedelmente l'architettura originale dell'opera è un plastico di circa tre metri, realizzato in scala dalla Stamperia Braille e appositamente studiato per l'esplorazione tattile di chi ha una disabilità visiva. «Si aggiunge agli altri capolavori d'arte riprodotti in scala e identificati da targhette in Braille già presenti nel Museo tattile - spiega Giuseppe Castronovo, presidente della Stamperia Braille di Catania, una delle più importanti d'Europa - . Sono una trentina i plastici architettonici che possiamo visitare, toccandoli: riproducono i più importanti siti culturali e artistici siciliani e non solo, dalla Cattedrale di Sant'Agata di Catania all'Etna, dalla Valle dei Templi di Agrigento al Teatro greco di Siracusa, alla Torre Eiffel di Parigi».

VEDERE CON LE MANI - Nella maggior parte dei casi i musei non sono accessibili a chi non vede perché è vietato toccare opere d'arte che potrebbero rovinarsi. «È un doppio handicap per i ciechi perché loro "vedono" con le mani - dice Pino Nobile, direttore del Polo tattile e della Stamperia Braille di Catania -. Nel museo tattile situato all'interno del Polo è invece vietato non toccare, proprio per consentire ai non vedenti di visitare beni culturali e opere d'arte».

BAR AL BUIO - Alcune opere "viaggiano" anche su un pullman itinerante e possono essere visitate da chi non può recarsi a Catania. «Da dicembre ha fatto tappa in alcune città e scuole - dice Nobile - . Ci auguriamo di portare il Polo tattile multimediale in giro per il mondo, perché spesso non ci sono solo le barriere architettoniche da superare, ma anche quelle culturali». All'interno del pullman c'è il «bar al buio» dove s'invertono i ruoli, con il non vedente a fare da guida a chi vede: gli versa da bere e gli fa trovare bicchiere e cestino senza l'ausilio della vista ma tramite il tatto.

ALTRI SPAZI DI INTEGRAZIONE - Il bar al buio è presente anche all'interno del Polo tattile di Catania, che inoltre ospita l'Internet cafè, dove si può navigare in rete grazie a computer dotati di barra Braille per leggere i testi con le dita e di screen reader che traducono in voce ciò che appare sul monitor. Altro punto d'incontro e integrazione tra vedenti e no, poi, è il giardino sensoriale, con varie specie di piante e fiori riconoscibili dal profumo e tramite le targhette in Braille. «Chi è cieco può muoversi in completa autonomia lungo il sentiero realizzato con mattonelle tattilo-plantari e grazie anche alla più moderna versione del sistema "vettore evolution" che consente di seguire un percorso parlante, con l'aiuto di bastone, telefono e auricolare», spiega Nobile. All'interno del Polo tattile è possibile anche fare shopping nell'unico show-room d'Italia - e tra i pochissimi al mondo - dotato di tutti gli ausili utili per l'autonomia: dai più moderni dispositivi tecnologici ai giochi per i bambini o ai libri tattili con favole scritte in nero e in braille e personaggi in rilievo.

LIBRO TATTILE MULTIMEDIALE - Nei laboratori della Stamperia Braille, invece, si rieditano libri a caratteri ingranditi per ipovedenti, si realizzano testi elettronici, si stampano in rilievo i testi scolastici. «Abbiamo realizzato di recente il primo libro tattile-multimediale, "Teddy alla scoperta del tempo", per una studentessa undicenne ipovedente - dice Castronovo - . L'aiuterà ad acquisire il concetto di spazio-tempo e favorire il suo processo di apprendimento grazie a schede didattiche in large print, elementi tattili in rilievo e audioguida».

Maria Giovanna Faiella

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Mondo del Gusto.it del 26-09-2012

Ristoranti con menu in Braille per non vedenti:...

Ristoranti con menù in Braille per non vedenti: il progetto pilota di Verona replicabile anche ad Aosta?

L'Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti" sezione di Verona, la Confcommercio Verona, tramite l'Associazione ristoratori scaligera, si è fatta promotrice d' un importante progetto volto ad agevolare la frequentazione di ristoranti e locali del Veronese da parte di persone con problemi della vista.

I locali, una decina tra ristoranti e locande, aderenti, propongono i menù in braille e assicurano grande attenzione nella disposizione di bottiglie, posate, bicchieri, nonchè l'accoglienza in salette poco rumorose per favorire l'ascolto.

Il progetto pilota innalza la qualità dell'ospitalità da parte dei ristoratori e punta ad abbattere le barriere mettendo a proprio agio le persone con particolari bisogni, il cui numero è in costante aumento.

La speranza è che strada facendo saranno molti altri i locali ad aggiungersi e che l'idea da Verona si sposti anche in altre regioni d'Italia.

Basti pensare che l'83% delle informazioni che ogni persona riceve, deriva dalla vista per cui vedenti e ipovedenti possono fare affidamento solo sul restante 17%.

In effetti servirebbe più sensibilizzazione ed attenzione nei confronti d'un problema serissimo e gravissimo che colpisce un numero molto alto della popolazione, in aumento del 30% negli ultimi venti anni.

Secondo quanto emerge da un recente sondaggio attuato nella Regione Piemonte, sono più di 2 milioni i non vedenti.

In Italia, l'ISTAT stima che ci siano 362.000 ciechi mentre, secondo altre fonti, sarebbero almeno 380.000. In ogni caso sarebbero almeno cinque volte tanto gli Ipovedenti:1.500.000.

Nella popolazione con almeno 55 anni di età, infine, quasi 500.000 persone hanno un visus compreso tra 3/10 e 5/10.

L'indagine ha d'altra parte evidenziato che la disabilità sensoriale visiva interessa tutte le fasce d'età, anche se, ovviamente, la tendenza cresce in maniera allarmante soprattutto nella popolazione più anziana.

In questo panorama la ristorazione della Valle d'Aosta come reagisce?

"Ci sono stati alcuni bar e ristoranti di Aosta che hanno chiesto la trascrizione dei loro menù in Braille" spiega la signora Ivana Cortese dell' Unione Italiana Ciechi con sede ad Aosta, "ma sono per lo più situati nelle immediate vicinanze dei nostri uffici. Un altro ristorante si trova in bassa Valle" conclude.

Cinque, sei tra bar e ristoranti in una regione con elevato indirizzo turistico, sono appena l'inizio di un percorso che si auspica, venga adottato da tanti altri ristoratori.

di Wilma Zanelli

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Speciale Paralimpiadi

Avvenire del 02-09-2012

Camellini, la fatica d'oro di chi è "solo" cieca

LONDRA. Queste Paralimpiadi sono una svolta anche in fatto di opinione pubblica. Se ne parla. Anche a sproposito. Dal parrucchiere, al supermercato. E a tavola fra amici. Che a un certo punto dicono: «E va beh, ma la Camellini è solo cieca. Nuotare senza braccia e senza gambe è tutta un'altra cosa...».

Vero: la Camellini, è "solo" cieca. E non è poi così difficile nuotare in una piscina con le corsie senza vedere. Anzi è la stessa Camellini che invita i normodotati a provare a farlo ad occhi chiusi. E ci si riesce, a dire la verità, se si fa in rilas- satezza. In gara l'emozione tradisce: il vedente corregge subito l'andatura, il cieco va a sbattere sui galleggianti.

È successo anche a Cecilia, l'altra sera. Ma non è bastato l'errore per impedirle di vincere l'oro nei 100 stile libero. Ieri il bis, straordinario, nei 50 metri stile categoria S11. Un nuovo trionfo, anche qui con nuovo record mondiale (30''94) per lei che a questo punto è la vera protagonista di questi Giochi e oggi promette un'altra medaglia nei 100 dorso.

Certo, la Camellini è "solo" cieca: il resto del suo corpo ha tutto, braccia e gambe. Ma le Paralimpiadi non sono le gare tra chi ha meno. Allora cosa dire del corridore Jason Smyth? L'irlandese, 25 anni, è gravemente ipovedente. Corre e gareggia, lo ha fatto anche l'altra sera a Londra (i 100 metri in 10''54), senza guida. Per il momento, però. La sua cecità è infatti l'epilogo della sindrome di Stargardt, una degenerazione della macula dell'occhio, di cui è affetto Smyth. A quel punto, secondo alcuni, sarà un'atleta (e un uomo) più svantaggiato. Si sa, chi nasce cieco, ha una naturalezza, ha effettivamente sviluppato gli altri sensi, studia e lavora con facilità perchè impara da bambino a usare il braille e altri ausili. Chi invece diventa cieco da adulto ha molte più difficoltà. Lo sa bene Assunta Legnante che per non pensarci, ieri al suo esordio nel lancio del peso, si è presentata con gli occhi di Diabolik stampati sulla mascherina.

È vero che in occasione delle Paralimpiadi si raccontano le disabilità degli atleti. Ma questo non significa che sono i Giochi delle mancanze. Queste persone hanno storie esemplari. Di coraggio, che scuotono chi si lamenta per cose di poco conto. E spesso fanno cambiare idea o almeno il punto di vista. Non è retorica. È così. Perché non è tanto salire sul podio. Il fatto è che una volta scesi dal podio la vita torna normale (quella sì). Ma cieca. E non in uno spazio circoscritto come la piscina, il campo di atletica, ma in una città. Essere ciechi, fra barriere architettoniche e gente ancora intimidita o - diciamolo - del tutto insensibile verso la disabilità, non è facile. Snobbare le gare dei ciechi la dice lunga. Allora, c'è dentro di noi un po' la voglia di guardare dal buco della serratura, di vedere il fenomeno senza gambe, senza braccia. Quando ai miei commensali ho detto che ci sono ciechi che tirano con la carabina, mi hanno risposto curiosi: «Davvero? Vogliamo vederli...». Loro possono farlo, Cecilia Camellini invece può solo immaginarli.

di Carmen Morrone

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Gazzetta di Modena del 04-09-2012

Cecilia Camellini, una predestinata

Dal 2004 ad oggi una carriera di trionfi. Ama l'equitazione e con il nuoto si sente libera. Primeggia anche a scuola

Forse è stato il destino a volere che fosse così: che l'inno di Mameli, nel London Acquatics Centre, suonasse per la prima volta per merito di Cecilia Camellini. Per lanciare all'Italia, che si stava smarrendo in una stucchevole caccia al colpevole dopo la deludente spedizione olimpica del nuoto azzurro, un messaggio positivo, pieno di gioia e di vitalità. Un messaggio che racchiude la vera essenza dello sport: passione, impegno e enormi sacrifici; sempre con il sorriso sulle labbra, perché lo sport è vita. Aspetti che la nuotatrice 20enne formiginese incarna alla perfezione e che ora, dopo due ori e un bronzo a Londra, sono da esempio per un Paese intero. La vita di Cecilia è un mondo bellissimo, tutto da scoprire: quello di una ragazza che, prima ancora di diventare campionessa nello sport, ha voluto esserlo nella vita.

Gli esordi. Cecilia si è subito innamorata di quell'acqua che, più di ogni altra cosa, riesce a donarle un senso di libertà. Aveva 3 anni quando, ispirata dal fratello maggiore Stefano, decise di accarezzarla per la prima volta: da quel giorno non l'ha più lasciata. Nel 2003 Ettore Pacini, ipovedente, attuale presidente della Asd Tricolore Reggio Emilia, la notò ad una gara e decise di prenderla sotto la propria ala protettrice. Per insegnarle a volare in acqua pur senza vedere. «Non ti scoraggiare, un giorno arriverai alle Paralimpiadi», sussurrò a Cecilia quando in allenamento si ruppe due denti durante una virata a rana, la disciplina che meno ama. E la profezia si avverò presto. I trionfi Di strada, in 9 anni, Cecilia ne ha fatta tantissima: già nel 2004 arrivarono le prime medaglie d'oro ai campionati italiani della Finp (Federazione Paralimpica), un bottino arricchito negli anni successivi a suon di primati nazionali. La prima esperienza internazionale nel 2007, ai Mondiali Ibsa di San Paolo, quelli riservati agli atleti non vedenti: 2 ori, un argento e un bronzo, il miglior biglietto da visita per conquistarsi quei grandi palcoscenici che l'hanno vista diventare assoluta dominatrice negli anni successivi, con lo sbarco nelle manifestazioni del Comitato Paralimpico Internazionale, Ipc, nella categoria S11 (ciechi assoluti). Prima di tutto alla Paralimpiade di Pechino 2008, dove Cecilia, appena 16enne, centrò 2 argenti e un record europeo. Era solo l'inizio: due esperienze agli Europei (Rejkyavik 2009 e Berlino 2011), e una ai Mondiali (Eindhoven 2010), con la bellezza di 5 ori, 6 argenti, due record del mondo ed uno continentale, la hanno infatti incoronata come regina assoluta del nuoto già prima di Londra. Le passioni Cecilia ama anche andare a cavallo: «Se decidessi di smettere di nuotare - ha più volte detto - forse mi butterei sull'equitazione». Nella sua vita, però, ha provato anche a praticare atletica e sci. Suonare il pianoforte e leggere, sempre con il sistema braille («Perché odio la voce del sintetizzatore», dice), le passioni extrasportive. Lo studio Campionessa nello sport e nella vita: Cecilia, pur non rinunciando ad allenarsi duramente, nel 2011 ha conseguito il diploma di maturità classica al Liceo Muratori con il massimo dei voti. Subito dopo è volata agli Europei, vincendo due ori e tre argenti. La scorsa estate si è iscritta alla Facoltà di Psicologia dell'Università di Bologna, che ha sede a Cesena, riuscendo a rimanere in pari con gli esami prima, ovviamente, di rinunciare alla sessione estiva per concentrarsi sulla preparazione pre-olimpica. A Cesena va in treno, con gli amici; ma, come ci ha svelato mamma Antonella, tra poco avrà un cane-guida tutto per lei. Paragoni e... amore. "Federica Pellegrini impari dalla Camellini", urla gran parte del popolo italiano. Ma è proprio Cecilia, che nel 2010 ha conosciuto Federica e nuotato insieme a lei per una campagna pubblicitaria, la prima a voler evitare confronti, come è sempre stata lei la prima a voler rifuggire dai paragoni con la campionessa azzurra. Perché lei è semplicemente Cecilia Camellini e ciò che conta sono le sue imprese. Che debbono essere solo ammirate. La stessa discrezione Cecilia l'ha sempre avuta nel parlare della sua storia d'amore con Francesco Bettella, 23enne padovano tetraplegico, pure lui in gara a Londra. Conosciuto nel 2009 agli Europei di Reykjavik, è diventato un punto di riferimento preziosissimo anche prima delle gare: «Ci capiamo e ci sosteniamo», dice Cecilia, aggiungendo poco altro. Per tenersi qualcosa tutto per sé, lasciando che tutto il mondo celebri lei e i suoi trionfi.

di Marco Costanzini

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La Stampa del 10-09-2012

Cecilia, regina delle gare senza limiti "Proviamo, la mia parola preferita"

Camellini, 4 medaglie e 2 ori nel nuoto "Colpa di Phelps, grazie a lui pensi: si può"

Intervista

LONDRA. Stazione di Stratford, prima pomeriggio, ultimo giorno delle Paralimpiadi. Volontari vestiti di viola smistano pazientemente l'euforico fiume di esseri umani che scivola verso il parco Olimpico passando in mezzo ai negozi del gigantesco centro commerciale. È la fotografia di un successo? Lo è. Il ministro britannico dello sport, Hugh Robertson, si presenta accaldato ai microfoni della Bbc: «Non ho mai visto un'estate come questa». Ha ragione. Un romanzo. Con eroi favolosi. Cecilia Camellini, oro e record del mondo sui 50 e 100 stile libero, spinge la carrozzina del fidanzato Francesco Bettella. Lei, bionda, sottile, elegante, è cieca dalla nascita. Lui, nuotatore pluriprimatista italiano con una faccia da Matt Damon moro, è tetraplegico. Hanno un'energia contagiosa. Una forza che fa invidia.

Cecilia, meglio Pechino o Londra?

«Londra, non c'è gara. La partecipazione la senti. È favolosa. Gli impianti erano sempre pieni. Indimenticabile».

Secondo i giornali inglesi le Paralimpiadi hanno fatto cambiare al mondo la percezione della disabilità. Esagerano?

«Forse. Ma un po' me lo auguro. Non dico che abbiamo fatto la rivoluzione, ma attirato un po' di attenzione sì».

Chi è l'atleta che hai amato di più?

«Posso dire Francesco?».

No.

«Allora scelgo Jessica Long. Tre ori uno dietro l'altro. Io invece sono arrivata stravolta. Mi chiedo come faccia».

Due ori e due bronzi. Non è che tu sia andata male.

«Colpa di Phelps. Mi ha abituata a pensare che si possa fare».

Però lui si è ritirato. Ha detto che ormai si annoiava.

«Nuotare fa un po' questo effetto. Ma io non potrei mai fare a meno dell'acqua. La devo sentire sulla pelle».

Torni a casa e ti ributti in piscina?

«Torno a casa e mi rammollisco sul divano un paio di mesi».

Record del mondo sui 50 e sui 100 stile. Sulla terra non esiste un'altra come te.

«È una soddisfazione enorme. Ho lavorato tanto perché non volevo che le altre mi passassero davanti. In gara sono aggressiva».

Una ventenne di ferro.

«Veramente prima di nuotare me la faccio sotto. A mezzora dalla gara sono un disastro. Penso: oddio, ora scappo, datemi un aereo. Poi metto cuffia, costume e occhialini e capisco che è arrivata l'ora di smettere di giocare. Tiro fuori le unghie».

Che rapporto hai avuto con la tua disabilità?

«All'inizio ho cercato di non farci caso. Gli altri bambini giocavano e io volevo fare esattamente le stesse cose. A rischio di ammazzarmi. A quattro anni ho realizzato. E ho cominciato a schiavizzare i miei perché mi leggessero le favole. Dopo ho sempre trovato un modo per ricavare il mio spazio, il mio equilibrio».

Mai avuto rabbia?

«A volte. Ma se pensi: "i vedenti non hanno idea", allora sì che ti chiudi in un mondo a parte. Io invece gli altri li voglio capire. E sono propositiva. La mia parola preferita è: proviamo».

Per questo sei iscritta a psicologia?

«Mi piace rimestare nella testa degli altri. La mente umana mi affascina. Da un buon cervello possono scaturire tante cose. Un giorno mi piacerebbe aiutare gli atleti che passano momenti bui».

Che cosa ami di Francesco?

«Dividiamo tante cose. Ci capiamo, siamo lottatori. Lui mi dà forza. Quando mi guarda sugli spalti so che non voglio deluderlo».

Emozionante sentire l'inno di Mameli suonato per te?

«Posso fare la patriota? Il nostro inno è bellissimo. Quando ho vinto i 50 c'era un intero stadio che batteva le mani. Emozionante, sì. Da brividi».

In Italia chi ha 20 anni fa una gran fatica a trovare lavoro.

«Anch'io penso al mio futuro con qualche apprensione. Forse farò la psicologa sotto i ponti, per i barboni, ma di sicuro non rinuncio. Parto. Provo. Ho grinta. Voglia. Buttarsi giù prima è già una sconfitta. Invece si deve avere la forza di sognare. In momenti come questo serve anche di più».

di Andrea Malaguti

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Il Resto del Carlino del 14-09-2012

«In gara sono incavolata come Diabolik Il Piceno ormai è entrato nel mio cuore»

ASCOLI PICENO. La favola più bella all'edizione londinese delle Paralimpiadi l'ha sicuramente scritta lei. Non è facile per nessuno, infatti, accettare la propria disabilità e riuscire a superarla, peraltro perdendo la vista a trent'anni a causa di un glaucoma congenito agli occhi, dopo essere stata una vera e propria campionessa tra i normodotati. E' la storia di Assunta Legnante, la 34enne lanciatrice ascolana, ma di origini napoletane, che ha conquistato la medaglia d'oro nel getto del peso nella rassegna paralimpica, al termine di una gara superba nel corso della quale è riuscita anche a realizzare il record del mondo con un lancio di 16 metri e 74 centesimi. La campionessa, che nel 2008 possedeva ancora la vista e partecipò alle Olimpiadi di Pechino, è rientrata ad Ascoli nel tardo pomeriggio di mercoledì e ieri mattina è stata ricevuta in Comune. Assunta, ci racconti come è iniziata la sua carriera. «Ho cominciato a fare sport quando andavo a scuola e mi sono avvicinata al mondo dell'atletica grazie ai tradizionali giochi della gioventù'. Da lì sono arrivate subito le prime convocazioni in nazionale e alla fine del 1999 la federazione decise di farmi venire ad Ascoli per allenarmi con il tecnico Nicola Silvaggi. Da quel momento questa città è entrata nel mio cuore e non ho più avuto il coraggio di andar via». La sua partecipazione alle Paralimpiadi è servita anche per lanciare un messaggio forte a chi vive in condizioni di disabilità. Non è così? «Hai pienamente ragione. A mio avviso l'invalidità non riguarda mai il fisico ma soltanto la nostra mente. E' come se fosse una condanna' mentale piuttosto che fisiologica. La cosa bella, però, è che un ragazzo disabile non ha limiti. A Londra, ad esempio, c'erano atleti senza gambe e senza braccia che riuscivano a vincere le gare di nuoto e a realizzare primati mondiali». Qual è il vostro segreto? «Francamente credo che rispetto ai normodotati abbiamo tanta grinta e molta rabbia. Inoltre, ci mettiamo davvero tanta passione negli allenamenti quotidiani ed in gara diamo sempre il massimo». Ci dica la verità, ha portato con sè qualche portafortuna a Londra? «No, assolutamente no. Non sono scaramantica e non avevo con me nulla». Per quanto riguarda la mascherina, invece, come è nata l'idea di indossare quella di Diabolik? «Diciamo che è una storia molto lunga». Ora però siamo curiosi di conoscerla. «L'idea mi è stata suggerita dai ragazzi che si allenano insieme a me al campo scuola Bracciolani'. Diabolik ha degli occhi molto particolari e sembra quasi che sia sempre incavolato. Insomma rispecchiano la rabbia che ho quando affronto ogni tipo di competizione». Le sono giunti più complimenti da Ascoli o da Napoli? «Senza dubbio da Ascoli (sorride, ndr). Però devo dire che tantissime persone napoletane mi hanno telefonato per congratularsi. Comunque, sebbene il Piceno sia ormai entrato nel mio cuore, sono ancora molto legata anche alla mia terra d'origine, visto che i miei familiari risiedono ancora lì». Quanto è stato importante, nell'avventura olimpica, il sostegno del suo compagno? «Andrea per me è fondamentale e senza di lui non saprei davvero come fare. Io l'ho sempre detto e lo ripeto: il mio fidanzato rappresenta i miei occhi e vede tutto quello che dovrei vedere io». Diabolica Assunta, che ha portato Ascoli sul tetto del mondo. Ed oltre che grintosa sa essere anche romantica.

di Matteo Porfiri

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Redattore Sociale del 08-09-2012

Paralimpiadi, due ruote da incorniciare: oro per Ivano e Luca Pizzi nel tandem

LONDRA. Una gara da manuale regala al tandem formato da Ivano Pizzi, atleta non vedente, e dal fratello Luca, atleta guida, uno straordinario successo alle Paralimpiadi londinesi. Il primo posto nella gara di categoria B vale la seconda medaglia ai Giochi per la coppia, dopo l'argento nella cronometro.

Pizzi copre la distanza di 104 Km in poco meno di due ore e mezza, chiudendo con il tempo di 2:26:52, cinque secondi prima del polacco Krzysztof Kosikowski (argento) e sette prima dello slovacco Vladislav Janovjak (bronzo). Per oltre un'ora di gara gli azzurri restano ancorati al gruppo di testa, e i tentativi che qualche avversario azzarda di allungare vengono subito rintuzzati dal gruppo. Dopo il sessantesimo chilometro il primo scatto di una certa rilevanza, con Pizzi che al chilometro 64 accusa oltre trenta secondi di ritardo su cinque corridori al comando. Il tandem azzurro cerca il recupero e nel giro di qualche chilometro riprende i fuggitivi. Il ritmo sale e qualcuno perde terreno: restano in sei al chilometro 88 (ne mancano 16 alla fine) e poi tre al chilometro 96, a soli otto chilometri dal traguardo finale. Sono i momenti decisivi, il francese Donval perde terreno, lo slovacco Janovjak lo recupera. All'ultimo chilometro lo scatto di Ivano e Luca Pizzi non trova avversari capaci di ribattere: i due si presentano a braccia alzate sul traguardo: la medaglia d'oro è meritata.

Con questo successo, si arricchisce ancor di più il medagliere azzurro, che può ora vantare otto ori, sette argenti e undici bronzi, che valgono al momento l'undicesima posizione nel medagliere.

***Al termine della manifestazione l'Italia nel medagliere si è piazzata tredicesima.***

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Il Fatto Quotidiano del 03-09-2012

Paralimpiadi, la nuova vita di Snyder da soldato in guerra ad atleta vincente

LONDRA. Dall'inferno della guerra afghana, alla gloria nelle Paralimpiadi di Londra. Il soldato Bradley Snyder, oro nei 100 e argento nei 50 stile libero, torna a sorridere. Tenente della Us Navy ed ex capitano della squadra di nuoto della accademia navale statunitense, la sua vita cambiò il 7 settembre di un anno fa, dopo il terribile attentato che lo ha reso cieco. Snyder saltò su una mina antiuomo mentre stava prestando soccorso ad un soldato afghano rimasto gravemente ferito dopo l'esplosione di un altro ordigno, nei pressi di Kandahar.

"E' stata colpa mia, un momento di distrazione mentre correvo per aiutare quel ragazzo", racconta. La sua memoria fotografica si ferma ai concitati momenti seguiti all'esplosione, quando dopo aver perso i sensi riaprì gli occhi. "In realtà in quel momento pensai di essere morto. Abbassai lo sguardo e vidi che ero ancora intero. Ho pensato: 'Questo non ha senso, probabilmente c'è qualcosa di sbagliato". Poi il buio, il trasferimento nell'ospedale di Bethesda, diverse operazioni e il tremendo verdetto dei medici: le retine sono distrutte, non vedrà mai più. Ryan è tornato in piscina, la sua grande passione negli anni del college, per la riabilitazione. E cinque mesi dopo l'incidente i suoi tempi erano tali da poterlo inserire nella squadra per le Paralimpiadi. L'ex tenente si è preparato all'evento nella Meadowbrook Aquatic and Fitness Center di Baltimora, la piscina in cui Michael Phelps ha costruito il suo mito.

Ora Snyder ha 28 anni e due occhi di vetro, ma grazie allo sport è tornato a vivere. Snyder descrive se stesso come un "nuotatore mediocre" e non per via della sua cecità. A fregarlo è la statura, che non gli avrebbe comunque consentito di lottare con giganti dell'acqua come Phelps e Ryan Lochte. Per questo, già dagli anni del college preferiva le gare di fondo a quelle di velocità. C'è chi dice che alle Paralimpiadi vince perché pensa come un normodotato. A volte, in allenamento, dimentica di essere cieco con tutte le conseguenze del caso, incidenti compresi. "Come per dire: Sei ancora cieco. Non fare il presuntuoso, mister", ci scherza su. La sua gara sono i 400 stile libero in programma venerdì 7 settembre, giorno dell'anniversario del suo incidente. "Sarà un'esperienza emozionante competere proprio quel giorno. Per me vuol dire avere vinto sulla cecità. Questo dimostra a tutti e anche a me stesso che ora la cecità è la mia omeostasi. E' quello che sono adesso. La gente - dice - non ha niente di cui preoccuparsi". Torna all'indice

Redattore Sociale del 19-09-2012

Napolitano: "Splendide vittorie, pari dignità per le Paralimpiadi"

ROMA. "Sono stati Giochi ricchi di successi e soddisfazioni, avete tenuto alto l'orgoglio nazionale". Così il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ricevendo al Quirinale gli atleti olimpici e paralimpici che a Londra 2012 hanno vinto una medaglia. "C'è stata qualche delusione e amarezza - ma è normale, gli atleti non sono macchine e bisogna star loro vicini anche nella sconfitta per rimettersi al lavoro e imparare dagli errori personali e collettivi". Napolitano, chiudendo il suo discorso, ha ricordato il "giusto rigore sul rispetto delle regole" e si è soffermato in particolare sulle Paralimpiadi, che hanno portato "splendide vittorie" da parte di atleti dei quali ha ricordate le storie e i sacrifici. "Una grande lezione di vita e una lezione morale che tutta Italia ha capito", ha detto Napolitano. Il Capo dello Stato ha anche ricordato gli stadi pieni durante le Paralimpiadi e ha definito "ormai cancellata" la distinzione fra le grandi Olimpiadi e le piccole Paralimpiadi. Il tutto all'insegna della pari dignità.

Durante la cerimonia nel Salone dei Corazzieri del Quirinale, iniziata con l'esecuzione dell'inno nazionale a cura del Coro delle voci bianche di Santa Cecilia, i portabandiera azzurri dei Giochi Olimpici e Paralimpici, rispettivamente Valentina Vezzali e Oscar De Pellegrin, hanno riconsegnato al Capo dello Stato i vessilli con le firme degli atleti di Londra 2012. Daniele Molmenti e Alessandro Zanardi consegnano al presidente Napolitano una medaglia e una tuta italiana. Agli atleti presenti il capo dello Stato ha invece donato una medaglia d'argento celebrativa.

Il presidente del Coni Petrucci ha ringraziato Napolitano per "essere stato in mezzo in noi, essere venuto al Villaggio, essere stato presente alla cerimonia di apertura" e ha avanzato una proposta, quelli di fare gli atleti "ambasciatori dell'Italia nel mondo": "Mi auguro - ha detto - che quando ci saranno delegazioni all'estero, si possano portare alcuni di questi atleti nel mondo come ambasciatori azzurri".

"Non voglio nascondere - ha detto il presidente del Cip Luca Pancalli - né l'emozione personale e della famiglia paralimpica, né l'orgoglio e la più ampia soddisfazione nell'accompagnare questa straordinaria delegazione che si è fatta onore in quel di Londra: sono atleti che hanno saputo interpretatre il loro essere sportivi a tutti gli effetti, che hanno raggiunto con caparbietà e determinazione quello si prefiggevano, cioè gareggiare sul più grande palcoscenico sportivo". Merito questo, ha detto Pancalli, dei loro tecnici e atleti, delle loro famiglie, del comitato paralimpico, ma anche del cammino congiunto avviato dodici anni fa dal Coni e dal Cip.

"Sebastian Coe - ha continuato Pancalli citando le parole del capo del comitato organizzatore di Londra 2012 - ha chiuso la Paralimpiade dicendo durante la cerimonia di chiusura che nulla sarà come prima riguardo alla disabilità: io - ha precisato il presidente del Cip - non sono così ottimista, ho troppi anni di esperienza per non capire che quando passa l'attimo fuggente, quando si spengono i riflettori, il rischio è quello di ritrovarsi con i problemi di sempre. Ho però una certezza: l'esempio che ha dato il paese attraverso tanti giornalisti e le tv, i quali hanno rotto una schema, tanti italiani si sono appassionati alle storie, hanno mostrato il volto di uno sport che è anche strumento riabilitatore sociale. Con loro diamo al paese un'immagine diversa della disabilità". Pancalli ha infine ringraziato "l'uomo Giorgio Napolitano che si è informato sulle storie dei ragazzi e mi ha chiamato a Londra per congratularsi dei successi ottenuti". "Le consegno - ha concluso - la nostra 29esima medaglia, quella che non abbiano conquistato, e che riguarda le tante e-mail di persone disabili che ci stanno scrivendo in questi giorni chiedendoci come iniziare a fare sport dopo essere stati affascinati delle immagini di questi atleti".

All'udienza, oltre a tutti i medagliati dei Giochi Olimpici e Paralimpici, hanno preso parte la Giunta e il Consiglio Nazionale del Coni, i presidenti e i segretari federali delle Federazioni medagliate, nonché i commissari tecnici delle discipline che a Londra sono salite sul podio: ad accompagnarli il Presidente del Coni, Giovanni Petrucci e il segretario generale e capo missione ai Giochi Olimpici, Raffaele Pagnozzi, e il presidente del Comitato italiano paralimpico, Luca Pancalli con il segretario generale e capo missione della delegazione paralimpica a Londra, Marco Giunio De Sanctis. Torna all'indice

Famiglia Cristiana del 09-09-2012

Pancalli: la rivoluzione Paralimpiadi

Intervista a Luca Pancalli presidente del Comitato italiano paralimpico: "A Londra è cominciata una nuova era, ma abbiamo tanto lavoro da fare".

A Londra 2012, per la prima volta, con Oscar Pistorius, lo spirito paralimpico ha soffiato alle Olimpiadi. Ma è vero anche il contrario, mai come prima lo spirito olimpico ha soffiato alle Paralimpiadi: nel senso che l'importante è partecipare, ma come alle Olimpiadi, si vuole vincere. E il pubblico, come mai prima, ha partecipato con numeri e intensità da Olimpiade. Si aprono nuove frontiere, ma nel bene e nel male si allargano le questioni da affrontare. Ne parliamo con Luca Pancalli, ex nuotatore paralimpico, oggi presidente del Comitato italiano paralimpico, già commissario della Federcalcio nel dopo Calciopoli.

Pancalli, è una nostra impressione o a Londra è davvero soffiato un vento nuovo?

«Non è un'impressione è una certezza. Londra 2012 è uno spartiacque nella storia del paralimpismo internazionale e a ricaduta anche italiano. Credo anzi che questa Paralimpiade segni una svolta anche nella storia dello sport internazionale. Per molti motivi, prima tra tutti la capacità del comitato organizzatore con Sebastian Coe di coinvolgere la città. C'è stato sempre il tutto esaurito, il loro motto era "Ispirare le generazioni". Credo che ci stiano riuscendo. Non è stata una partecipazione di sola presenza: gli spettatori hanno fatto sentire ai nostri atleti la considerazione di atleti».

Il mondo paralimpico è allegro e anche autoironico, penso alla mascherina di Diabolik di Assunta Legnante. C'è voglia di mostrarsi in modo diverso?

«Sì, credo che sia normale. Gli atleti paralimpici sono qui per vivere la loro esperienza di atleti. L'autoironia di Assunta, anche sulla sua disabilità, ci lancia un messaggio che va oltre llo sport: ci dice che lì si sta divertendo, che sta ringraziando lo sport perché l'ha fatta non solo tornare a vivere, ma tornare a vivere con il sorriso, con la mascherina di Diabolik».

C'è voglia di ribellarsi al politicamente corretto?

«Al politicamente corretto no, ma all'atteggiamento di quelli che ci vogliono dipingere sempre in senso solidaristico e pietistico sì. E' una ribellione verso i preconcetti, verso i pregiudizi, è una ribellione contro quelli che ci dipingono con l'aria triste, che non hanno ancora capito che lo sport abbatte le barriere. Credo che sia un messaggio culturale: un atleta paralimpico, come un atleta olimpico ama fare quello che fa e si diverte a stare lì a provare a dimostrare al mondo di essere il migliore sul palcoscenico più importante».

A proposito di barriere che si abbattono: Oscar Pistorius ha partecipato all'Olimpiade. Assunta Legnante ha vinto facendo una misura che vale il minimo per i Campionati europei di atletica del 2014 a Zurigo (normodotati). Le distanze si stanno riducendo?

«Il fatto che si valutino queste prestazioni dal punto di vista esclusivamente tecnico è un segno che si sono abbattute delle barriere. Per poter dire che il mondo paralimpico si stia avvicinando a entrare nell'olimpico altra storia dovrà passare. Anche perché io credo che il mondo paralimpico abbia una mission che va oltre la dimensione soltanto sportiva».

A di là del fatto che si realizzi un'osmosi tra mondo olimpico e paralimpico, i casi di Legnante e Pistorius hanno un valore per la vita quotidiana, simbolico quantomeno?

«Lo sport è elemento della società, non è avulso dalla politica dei Paesi e dei territori, è parte integrante della dimensione civile di un Paese, per cui quello che accade nella dimesione del confronto agonistico avrà un impatto anche sul vivere quotidiano per il solo fatto che in Italia si è seguita questa Paralimpiade come mai nella storia, grazie alle Tv e grazie a voi della carta stampata, e questo sta rimbalzando nelle case degli italiani. Se, come accade, gli amici di mio figlio mandano messaggi su facebook per fare i complimenti a Cecilia Camellini e conoscono i nomi e i risultati dei nostri atleti, vuol dire che stiamo riabilitando la società civile. Stiamo dimostrando che se le persone disabili sono messe in condizioni di esprimere le loro abilità in condizioni di pari opportunità, come lo sport sta dimostrando, le persone disabili diventano una risorsa. L'importante è che le opportunità vengano riconosciute a tutti, indipendentemente dal censo della famiglia».

Stiamo parlando dell'articolo 3 della Costituzione?

«Naturalmente, ma spesso dovremmo conoscerla meglio. Purtroppo a volte quello che è scritto non è adeguatamente attuato nella vita quotidiana. Bisognerebbe ricordarlo più spesso alla politica».

C'è chi ha scritto che anche l'esclusione dalla Paralimpiade di Fabrizio Macchi, dopo quella di Alex Schwazer dall'Olimpiade, è un segno di distanza che si riduce. Condivide?

«L'ho detto io per primo. Tutto perfettamente uguale, nel bene e nel male. Il mondo paralimpico non è affatto immune alla piaga del doping. Va detto che Fabrizio Macchi non è stato trovato positivo a un controllo antidoping, ma è stato escluso per aver violato una norma del codice etico antidoping che vieta agli atleti di avere rapporti con persone radiate con persone radiate per questioni legate al doping. Detto questo, Macchi ha sbagliato, perché chi veste la maglia azzurra ha il dovere di rispettare le regole».

Pistorius, dopo i 100 metri, ha sollevato un problema che forse è il problema: la regolarità delle protesi del suo avversario. Al di là del merito di quel caso. C'è bisogno di nuovi ragionamenti sulle regole?

«Assolutamente sì. Il movimento paralimpico internazionale si sta ponendo il problema dell'uso della tecnologia che va regolamentato di più e meglio e c'è anche un problema di classificazioni mediche: se non si fa attenzione le abilità residue rischiano di diventare un altro tipo di doping nel nostro mondo. Annalisa Minetti non vedente che corre legata alla guida e viene battuta da due ipovedenti che possono correre senza guida pone un problema. C'è in gioco la credibilità del movimento. Il mondo paralimpico ha il dovere di mettersi in discussione con grande umiltà ed evitare che le esigenze televisive e di spettacolarizzazione mortifichino la dignità degli atleti».

Lo sport è abituato per sua natura a ragionare in temini di limiti. Che cos'è il limite e, soprattutto, dov'è?

«Il limite è quello che ciascuno di noi si pone sulla propria strada e sul proprio percorso di vita: è parte dell'essere umano. Se l'umanità non avesse cercato di superare i propri limiti non avrebbe fatto progressi».

L'eufemismo del politicamente corretto è una forma di rispetto o una forma di ipocrisia?

«Dipende da come viene utilizzato, a me non interessa che mi chiamino "persona disabile" o "diversamente abile", l'importante è che mi venga riconosciuta la pari dignità nelle cose che faccio. Una terminologia rispettosa può essere però l'anticamera del rispetto della pari dignità. Per questo uso "persona disabile" in contesti diversi dallo sport, nella scuola o nella riabilitazione, ma nello sport da 12 anni ho abolito ogni aggettivo che non sia "paralimpico". Ho sperimentato altro, ma il mondo paralimpico è il mio mondo, mi dà una soddisfazione enorme. L'unica sofferenza è vedere le gare di nuoto: mi manca da morire l'agonismo, pagherei per stare in acqua, ma ormai ho una certa età».

di Elisa Chiari

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Redattore Sociale del 09-09-2012

Cosa rimarrà dei Giochi? Arrigoni: ''Cambierà l'approccio verso la disabilità''

Le difficoltà dei media nel raccontare le Paralimpiadi. Il giornalista del Corriere della Sera: "D'accordo con Craven: massima attenzione agli atleti, meno alla disabilità. Ma se ci soffermassimo solo sul risultato, non faremmo capire la prestazione"

LONDRA - Paralimpiadi di Londra verso la chiusura. Una Paralimpiade di successo, per diversi motivi. Un successo che, per fortuna, non è sfuggito agli obiettivi dei media, presenti in massa e capaci di sviluppare un impegno ottimale sia sul piano qualitativo che su quello quantitativo. Ma quali sono state le difficoltà di "raccontare" l'evento e, soprattutto, cosa rimarrà di questi Giochi nell'opinione pubblica in termini di comprensione della realtà, di approccio alla disabilità? Lo abbiamo chiesto a Claudio Arrigoni, giornalista del Corriere della Sera, grande esperto di sport e disabilità, impegnato a Londra come inviato e anche commentatore per Rai Sport.

"Cosa rimarrà di questi Giochi paralimpici? Probabilmente qui in Inghilterra rimarrà molto - afferma Arrigoni -. Penso alle decine di migliaia di persone che ogni giorno sono nei palazzetti a vedere le gare. E penso a telespettatori di Channel 4, per esempio, che tutti i giorni manda ore e ore di gare. Ho l'impressione che cambierà l'approccio verso la disabilità e verso i temi del sociale in generale. Eppoi ho visto tante famiglie, tanti giovani. E sono i giovani che dovranno cambiare il mondo. Ribadisco comunque che i media stanno dando un apporto molto importante in questo senso. Il Times ogni giorno ha dato l'apertura sulle Paralimpiadi, stesso grande spazio da il Guardian e altri giornali. E anche il fatto che le Paralimpiadi si siano svolte in Europa ha aiutato: ha permesso una fruizione ottimale dell'evento, a differenza dei giochi svolti a Pechino o Vancouver, per esempio, dove la differenza di fuso orario ha inciso in negativo".

E in Italia? "Lo sforzo della Rai è stato importante. La televisione pubblica ha dedicato un'intera rete alla manifestazione, inviando a Londra più di 60 persone. Un grande sforzo organizzativo e produttivo, che ha permesso di colmare anche qualche lacuna dell'organizzazione inglese. Peraltro ottima. Insomma, mi sembra giusto sottolineare che per una volta la televisione pubblica ha reso un ottimo servizio".

Craven, presidente del Comitato paralimpico internazionale, ha suggerito alla vigilia dei Giochi di parlare degli atleti e non della loro disabilità. Ci sono poi le difficoltà oggettive di raccontare le gesta di chi è in gara, attraverso un linguaggio corretto, rispettoso ma al tempo stesso non enfatico. Quali sono state le difficoltà nel raccontare le Paralimpiadi? "Non c'è dubbio che difficoltà di approccio ci sono - ammette Arrigoni -. Ritengo giusto l'appello di Craven, sia sul piano culturale che su quello lessicale. Però noi dobbiamo far capire alle persone che lo sport paralimpico è meraviglioso perché praticato da persone con disabilità. Dobbiamo far capire gli sforzi, che tali sono perché compiuti appunto da persone disabili. Se ci soffermassimo solo sul risultato, daremmo un'informazione parziale e non si comprenderebbe la prestazione. Abituati infatti ai tempi e ai record dei cosiddetti 'normodotati', correremmo il rischio di sottovalutare il risultati paralimpici e non si capirebbe appieno".

"Noi dobbiamo parlare delle persone con disabilità - conclude Arrigoni -, ma occorre trovare il giusto mix tra rispetto e comprensione del gesto atletico". Torna all'indice

Panorama del 10-09-2012

Paralimpiadi, dietro le medaglie il niente

Bilancio positivo a Londra, ma restano i problemi di sempre. Lo sport per disabili è un business ovunque tranne che da noi. Lavoro, scuola e società: l'Italia rimane in serie B.

Ci hanno commosso e appassionato, fatto emozionare e talvolta anche conquistato con imprese al limite dell'incredibile. Adesso, però, è tempo di tornare alla realtà che per milioni di disabili italiani significa vedersi spegnere la ribalta della televisione e tornare in un anonimato fatto di difficoltà logistiche, lotte per affermare i propri diritti e, in generale, di confronto con un Paese che molti vivono come una giungla.

Benvenuti nell'Italia che, spento il braciere della Paralimpiade, si lustra con orgoglio le 28 medaglie conquistate: lo stesso numero delle Olimpiadi per atleti abili e 10 in più rispetto alla spedizione di Pechino di quattro anni fa. Bilancio positivo, insomma, se non fosse che purtroppo è un po' come la vetrina tirata a lucido di un negozio con dietro nulla. O quasi.

Sul valore tecnico delle Paralimpiadi hanno detto e scritto gli esperti. Col passare degli anni sta diventando un appuntamento sempre più importante anche dal punto di vista agonistico. I nostri ori sono, dunque, ori veri ed è bello pensare che, a differenza di quanto avvenuto nel medagliere principale dove ci eravamo fatti valere solo in discipline di nicchia, gli atleti paralimpici italiani abbiano raccolto anche negli sport principali: atletica (2 ori, 3 argenti e un bronzo), nuoto (2 ori e 5 bronzi), ciclismo (4 ori, 3 argenti e 3 bronzi) oltre alle solite scherma e arco.

Il gap con le prestazioni degli atleti normodotati si sta riducendo (anche se non potrà mai essere fisiologicamente colmato) e Pistorius non è più un caso isolato. Anche tv e giornali se ne sono accorti smettendo di trattare i protagonisti di queste discipline come casi umani da gettare in pasto al pubblico. Le loro storie restano belle e spesso drammatiche, ma sempre più vengono percepiti come atleti e basta.

Dietro, però, c'è tutto il resto e per i disabili italiani è una realtà dura da accettare. Il medagliere dice che il nostro sport paralimpico è il 13° al mondo per valore dietro alle solite superpotenze, perché la fotografia dell'attività per diversamente abili è molto simile a quella di chi si misura nel mondo dei 'normali'. Domina chi ha più soldi da investire: Cina, Russia, Gran Bretagna e Stati Uniti che occupavano anche le prime quattro posizioni del medagliere di Londra 2012.

L'Italia si difende e ha ragione di essere orgogliosa del suo risultato ma Luca Pancalli, presidente del comitato italiano paralimpico, non sbaglia quando denuncia che "i risultati ottenuti non sono

proporzionali all'attenzione che in Italia si pone ai problemi della disabilità". La verità cruda è che il nostro resta un Paese estraneo per i disabili, un posto dove solo il 18,4% di loro ha occupazione contro il 62,5% del resto della popolazione, due scuole su tre non hanno servizi igienici e porte a norma e solo il 20% è dotata di ascensori, solo l'11% dei disabili va almeno una volta all'anno al cinema (48,9% dei 'normali' lo fanno), cioé fruisce di quello che è il maggior strumento di svago.

La fotografia dell'Istat risale al 2005 perché oltre non esiste nemmeno un censimento. Lo sport? In mano alle associazioni di volontariato e con strutture fatiscenti anche se questo è un problema condiviso con tutti gli altri considerata la situazione dell'impiantistica sportiva in Italia soprattutto al Sud. I disabili che oggi ci riempono d'orgoglio in Italia si devono misurare con una forma strisciante di esclusione sociale. Escono poco di casa, fruiscono di eventi sportivi e culturali mediamente il 70% in meno del resto della popolazione. Hanno contatti e amicizie confinati nel loro mondo.

Questa è l'Italia che riaccoglie Alex Zanardi, Annalisa Minetti, Assunta Legnante, Cecilia Camellini e tutti gli altri eroi di Londra. Ma dirlo a loro è inutile: sono disabili e conoscono bene qual è la situazione seppure dall'osservatorio privilegiato di chi fa sport ad altissimo livello. Meglio spiegarlo agli altri. A chi si è commosso ed esaltato e adesso, spento il braciere dello stadio olimpico, è pronto a ricominciare a girarsi dall'altra parte. Fino a Rio de Janeiro, estate 2016. Quando torneremo a contare medaglie e vittorie. Torna all'indice

L'agenda: appuntamenti del mese di ottobre

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Dalla Sezione di Milano

Opportunità di lavoro

Nell'ambito dei servizi al lavoro svolti dall'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti e dall'Istituto dei Ciechi di Milano, si comunica con piacere un'offerta di lavoro per 4 centralinisti da parte di una cooperativa sociale operante nel territorio lombardo. I candidati selezionati verranno impiegati presso la filiale italiana di una prestigiosa azienda internazionale con sede in via della Spiga a Milano.

Requisiti richiesti

Mansioni: operatore telefonico.

Tipologia contrattuale

L'orario di lavoro è di 21 ore settimanali con possibilità di lavoro anche sabato o domenica e di sera fino alle 20 (part time flessibile).

La durata del contratto sarà a tempo determinato per un anno con successiva possibilità di assunzione a tempo indeterminato.

Sede di lavoro: Milano, via della Spiga.

Candidature

Gli interessati dovranno far pervenire la propria candidatura e il proprio curriculum vitae (con autorizzazione al trattamento dei dati personali) all'Istituto dei Ciechi di Milano che si occuperà della fase di preselezione.

Le domande con il curriculum in allegato dovranno essere inviate via mail all'indirizzo sportello.lavoro@istciechimilano.it al più presto in quanto le preselezioni avranno luogo immediatamente. Informazioni Tel. 02 77 22 63 35.

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