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Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ONLUS
Consiglio Regionale della Lombardia


IL BLOCNOTES

NOTIZIARIO INFORMATIVO DEL CONSIGLIO REGIONALE LOMBARDO DELL'UNIONE ITALIANA DEI CIECHI E DEGLI IPOVEDENTI

A cura di Massimiliano Penna

Settembre 2012

SOMMARIO

U.i.c.i. Lombardia e fisioterapisti
Formazione e aggiornamento: momenti da valorizzare

Di Massimiliano Penna

Si è tenuto il 26 maggio scorso presso la Sede del Consiglio Regionale Lombardo della nostra Unione a Milano un importante corso rivolto ai masso e fisioterapisti avente ad oggetto la tecnica del bendaggio elasto-compressivo multistrato.

L'iniziativa, fortemente voluta dalla Coordinatrice Regionale della Commissione Fisioterapisti e Massofisioterapisti della Lombardia Mirella Gavioli, ha avuto altresì l'apporto organizzativo del Consiglio Regionale Lombardo dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti e dell'I.RI.FO.R. (Istituto per la Ricerca, la Formazione e la Riabilitazione) della Lombardia.

Al corso hanno partecipato 18 fra massofisioterapisti e fisioterapisti non vedenti, ipovedenti e vedenti.

L'aspetto relativo alla didattica teorico-pratica è stato curato dal dott. Alberto Baio, coadiuvato dalla stessa Mirella Gavioli, la quale si è detta estremamente soddisfatta per la buona riuscita e il positivo apprezzamento riscosso dal corso.

Afferma infatti Gavioli: "Constato con vivo piacere che l'iniziativa è stata apprezzata appieno sia dai Soci che dai non soci. Personalmente ciò mi gratifica enormemente, in quanto sin dalle prime fasi organizzative abbiamo agito avendo come obiettivo primario quello di proporre un momento formativo che fosse pienamente rispondente dal punto di vista didattico alle aspettative dei partecipanti, i quali hanno potuto infatti contare su un'impostazione del corso calibrata sulle loro specifiche esigenze".

Quali erano gli obiettivi da voi perseguiti?

"Gli obiettivi perseguiti erano fondamentalmente due. Innanzitutto fornire le nozioni teoriche e pratiche necessarie a valutare e distinguere le diverse tipologie di edemi, nonchè la relativa corretta esecuzione del trattamento di elasto-compressione in ambito linfologico e flebologico. La seconda finalità, peraltro strettamente connessa alla precedente, era quella di garantire formazione, specializzazione e riqualificazione ai fisioterapisti con disabilità visiva, fornendo loro le apposite nozioni atte a favorire l'apprendimento teorico-pratico delle tecniche per espletare il bendaggio multistrato in piena autonomia e con la massima competenza".

Ritiene che tali obiettivi siano stati raggiunti?

"Credo di poter affermare che siano stati ottenuti ottimi risultati. Grazie alla metodica adottata, infatti, al termine del corso il professionista ha acquisito le competenze necessarie per operare in maniera autonoma sia nella scelta di materiali, sia nella scelta delle metodiche applicative di elastocompressione in funzione della patologia di base e della tipologia di paziente da trattare".

Un'iniziativa di alto valore insomma; sia per la notevole utilità dal punto di vista formativo, sia per il clima disteso e collaborativo nel quale i partecipanti, per tutta la durata del corso, hanno avuto l'opportunità di acquisire nozioni altamente qualificanti dal punto di vista professionale, nonché di confrontarsi con i colleghi del settore scambiandosi pareri e impressioni e mettendo reciprocamente a disposizione le rispettive esperienze.

Formazione e confronto: questi in estrema sintesi i tratti essenziali che hanno contraddistinto l'iniziativa. E per l'ennesima volta si è avuta un'importante conferma: se i progetti realizzati sono ispirati alle specifiche richieste della base interessata, le risposte positive da parte di quest'ultima non si faranno attendere.

Di sicuro in futuro non mancheranno altre occasioni per dimostrarlo in maniera ulteriore, dato che come affermato dalla stessa Gavioli, già sono allo studio ulteriori iniziative formative per il prossimo anno.

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Superando.it del 22-08-2012

L'assistenza educativa tocca alla Provincia

Lo ha ribadito ancora una volta, in una recente Sentenza, il Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) della Lombardia. E tuttavia resta quanto mai concreto il rischio che il rimpallo di competenze tra Comuni e Province torni a presentarsi anche nell'ormai imminente nuovo anno scolastico, costringendo le famiglie a rivolgersi sempre di più alla Magistratura

MILANO. In questi ultimi due anni, per molti studenti con disabilità e le loro famiglie, il passaggio alla scuola superiore ha generato in Lombardia [e non solo, N.d.R.] non pochi disagi, a causa della nota contrapposizione tra Province e Comuni sulla responsabilità di pagare il servizio di assistenza educativa per gli studenti con disabilità nelle scuole superiori, previsto dall'articolo 13, comma 3 della Legge 104/92. Infatti, attraverso una differente interpretazione della normativa nazionale, la Provincia rimpalla ai Comuni tali competenze anche per le scuole superiori.

Per porre fine alla conflittualità tra i due Enti, è stato chiesto alla Regione Lombardia di legiferare in merito alla questione, ma questo passaggio ha generato un'ulteriore fase di stallo, in quanto la Regione si è limitata ad esprimere alcuni pareri del proprio Ufficio Giuridico Legislativo, per altro favorevoli all'interpretazione delle Province.

Ora, a poche settimane dall'avvio del nuovo anno scolastico e in attesa che la Regione scriva al più presto in una legge come intende garantire i livelli essenziali di istruzione degli studenti con disabilità che frequentano le scuole superiori lombarde, ci ha pensato ancora una volta il Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) a definire come infondata l'interpretazione della Provincia, e nel caso specifico quella della Provincia di Milano.

Infatti, con la Sentenza n. 1994/12 del 13 luglio scorso e attraverso un'approfondita analisi della normativa nazionale, il TAR ha valutato come «non condivisibile» la tesi provinciale perché essa «non tiene conto della genericità e residualità della disciplina che invoca», aggiungendo che «tali disposizioni hanno portata residuale, perché sono destinate a cedere, in relazione al riparto delle competenze, a fronte di norme che in relazione ai servizi alla persona inerenti ad un determinato ambito ripartiscono diversamente le attribuzioni tra gli enti locali».

Viene in particolare citato l'articolo 139 del Decreto Legislativo 112/98 che ha introdotto «uno speciale criterio di riparto delle competenze tra comuni e province, fondato sul grado della scuola frequentata dall'avente di diritto».

Non è la prima volta che il TAR della Lombardia emette Sentenze che dimostrano - sempre analizzando la normativa nazionale - come tutti i servizi di supporto organizzativo al servizio di istruzione nella scuola superiore, e non solo i trasporti o la fornitura di attrezzature e arredi, ma anche l'assistenza educativa, debbano gravare sulla Provincia. E tuttavia, nonostante quei provvedimenti, le famiglie sono costrette a rivolgersi sempre più di frequente alla Giustizia per garantire al proprio figlio il diritto allo studio. In tal senso, le difficoltà cui sono sottoposte le famiglie sono molteplici e gravose; infatti, la stessa Sentenza di cui si parla riconosce nettamente il danno non patrimoniale alla famiglia, che dev'esserne risarcita.

Nello specifico, la situazione cui il provvedimento si riferisce ha visto la famiglia di un socio dell'Associazione Vivi Down cercare per mesi di sensibilizzare sia il Comune di Vignate che la Provincia di Milano sulla delicatezza della situazione per la quale i tecnici della riabilitazione, gli insegnanti e gli operatori sociali avevano ampiamente documentato la criticità di un passaggio da un ciclo di studi all'altro, senza un adeguato sostegno didattico e un'assistenza educativa ad personam. Nonostante ciò, gli Enti hanno avviato un triste scambio di lettere in cui, attraverso le diverse interpretazioni della normativa, si sono attribuiti l'un l'altro tutte le responsabilità.

E così, con l'avvio dell'anno scolastico 2011-2012, si sono effettivamente presentate tutte le criticità anticipate dai tecnici, con un'ovvia situazione di forte disagio per il minore. A fronte di ciò, l'unica via percorribile per la famiglia è apparsa quella del ricorso alla Magistratura.

Si tratta naturalmente di una storia che rischia di ripresentarsi anche per l'anno scolastico 2012-2013, per tutte quelle famiglie i cui figli frequentano la scuola superiore. Dal canto loro, sia la LEDHA (Lega per i Diritti delle Persone con Disabilità) [la componente lombarda della FISH, la Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap. Di questa iniziativa anche la nostra testata si è recentemente occupata, N.d.R.], che il CoorDown Lombardia (Coordinamento Nazionale Associazioni delle Persone con Sindrome di Down) hanno inviato lettere aperte alla Regione, chiedendo di intervenire prima dell'avvio del nuovo anno scolastico.

La nostra preoccupazione è però che il silenzio delle Istituzioni diffonda sfiducia nei familiari che continueranno dunque a vedere nella Magistratura l'unica via per garantire i propri diritti.

di Edoardo Censi

Presidente di Vivi Down - Associazione Italiana per la Ricerca Scientifica e per la Tutela della Persona con Sindrome di Down.

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NOTIZIE DALLA SEDE CENTRALE

Questo spazio vuole essere una sorta di "miniguida" per orientarsi all'interno delle molteplici attività svolte dalla sede centrale della nostra Associazione.

A tal fine, vi proponiamo quelle circolari diramate dalla sede centrale nel mese appena trascorso, le quali contengono notizie e iniziative, che pensiamo possano suscitare un concreto interesse nei nostri soci.

Di sicuro qualcosa ci sfuggirà, ma pensiamo che questa selezione possa essere un valido punto di riferimento.

Buona lettura!

Trasferimento del lavoratore ed assistenza a familiare disabile

Si informa che la Suprema Corte di Cassazione, con la recente sentenza n. 9201 del 7 giugno 2012, è intervenuta nella materia dell'assistenza ai familiari disabili confermando che il diritto del lavoratore a non essere trasferito ad altra sede lavorativa senza il proprio consenso non può subire limitazioni anche allorquando la disabilità del familiare non sia espressamente riconosciuta come grave.

La inamovibilità del lavoratore è, infatti, giustificata dalla cura e dall'assistenza che deve essere prestata al familiare con lui convivente, sempre che non risultino provate da parte del datore di lavoro specifiche esigenze datoriali che, in un equilibrato bilanciamento di interessi, risultino effettive, urgenti e comunque insuscettibili di essere diversamente soddisfatte.

La vicenda dalla quale è derivata questa importante decisione è incentrata sul trasferimento di un lavoratore che prestava assistenza al familiare con disabilità disposto in un'epoca temporale (anno 1997) in cui vigeva la precedente disciplina normativa della legge n. 104/1992 non ancora novellata dai provvedimenti degli ultimi anni. In particolare, la Corte d'Appello aveva ritenuto legittimo il trasferimento del lavoratore deducendo che la legge n. 104/1992, art. 33, comma 5, prevede delle agevolazioni condizionate esclusivamente all'handicap grave o tale da richiedere assistenza continua. E nel caso di specie, la condizione di gravità non era stata accertata dalla Commissione competente, pertanto, non sussisteva la necessità di prestazioni assistenziali permanenti incompatibili con la sede lavorativa distante.

La Corte di Cassazione ha, invece, ricostruito l'excursus normativo e giurisprudenziale in tema di agevolazioni accordate dall'ordinamento al lavoratore che accudisce il familiare che versa in stato di handicap, con particolare riferimento alla disciplina del trasferimento dalla sede lavorativa.

Sembra utile ripercorrere brevemente tale excursus.

L'art. 33, comma 5, della citata legge n. 104/1992 disponeva inizialmente che il familiare lavoratore non poteva essere trasferito senza il suo consenso ad altra sede lavorativa se lo stesso assisteva con continuità il familiare handicappato in situazione di gravità con lui convivente.

Successivamente, il suindicato comma è stato modificato dalla legge n. 53/2000 che ha eliminato il requisito della convivenza (art. 19) e ha precisato che l'assistenza doveva essere prestata con continuità ed in via esclusiva (art. 20).

Da ultimo l'art. 24, comma 1, lett. b) della legge n. 183/2010 (c.d. Collegato lavoro) ha novellato la disposizione de qua che così attualmente recita: "Il lavoratore di cui al comma 3 ha diritto a scegliere, ove possibile, la sede di lavoro più vicina al domicilio della persona da assistere e non può essere trasferito senza il suo consenso ad altra sede" (sul punto cfr. circolari UIC nn. 239, 272 e 290 del 2010).

Nelle motivazioni della sentenza la Corte ha ricostruito la finalità della legge n. 104/1992, evidenziandone la centralità del ruolo della famiglia nell'assistenza del disabile, sia alla luce della giurisprudenza costituzionale sia alla luce dei principi internazionali e comunitari affermati nella Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità (adottata dall'Assemblea Generale il 13 dicembre 2006 e ratificata dall'Italia con la legge n. 18/2009) e nella Carta di Nizza del 7 dicembre 2000.

In quest'ottica, la Corte ha precisato, altresì, che "l'efficacia della tutela della persona con disabilità si realizza anche mediante la regolamentazione del contratto di lavoro in cui è parte il familiare della persona tutelata, là dove il riconoscimento di diritti in capo al lavoratore è in funzione del diritto del congiunto con disabilità alle immutate condizioni di assistenza".

Pertanto, secondo l'iter logico-motivazionale della Corte, le misure previste dall'art. 33, comma 5, della citata legge devono essere intese come razionalmente inserite in un ampio complesso normativo anche alla luce dei principi e valori costituzionali volti a tutela della persona del disabile.

Secondo i giudici di legittimità, "l'applicazione dell'art. 33, comma 5, cit., postula, di volta in volta, un bilanciamento di interessi valido, in via generale, per tutti i trasferimenti, atteso il disposto dell'art. 2103 c.c., che, nel periodo finale del primo comma, statuisce che il lavoratore non può essere trasferito da un'unità produttiva ad un'altra <se non per comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive>. L'onere probatorio, che incombe, pertanto, sul datore di lavoro con riferimento all'esigenza dell'impresa di variare la sede lavorativa sta ad attestare che il provvedimento di trasferimento è destinato ad avere, nella generalità dei casi, ricadute soventi pregiudizievoli per il lavoratore sotto diversi versanti, incidenti non di rado oltre che sul piano economico anche su quello familiare per interrompere, per tempi non limitati, quei rapporti di affetti e di solidarietà quotidiana fondanti la comunità familiare, tanto più pregnanti e gravosi ove il nucleo familiare veda presenti minori, anziani, diversamente bisognevoli di cura e dedizione".

In conclusione, la Corte di Cassazione con la suddetta sentenza ha esteso e rafforzato la normativa in commento ed ha dichiarato illegittimo il trasferimento del lavoratore che assiste un familiare portatore di handicap anche non grave, qualora il datore di lavoro non abbia prodotto alcun motivo che, in un bilanciamento degli interessi, possa giustificare la perdita di cure da parte del soggetto debole.

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Invalidità civile e Privacy

Il Garante della protezione dei dati personali ha disposto che sulla busta contenente la documentazione sanitaria in materia di invalidità civile inviata dall'Istituto Nazionale della Previdenza Sociale non deve essere riportata alcuna indicazione che possa rivelare, anche indirettamente, lo stato di salute dei destinatari (cfr. newsletter 4 luglio 2012, n. 360 direttamente consultabile al seguente indirizzo: http://www.garanteprivacy.it/garante/doc.jsp?ID=1908061).

La normativa in materia di protezione dei dati personali prevede, infatti, che i plichi postali non debbano recare, sulla parte esterna, indicazioni tali da consentire a soggetti estranei di desumere il contenuto delle comunicazioni o degli atti in essi inseriti e dalle quali possano evincersi, anche indirettamente, informazioni idonee a rivelare lo stato di salute del destinatario.

In applicazione del principio formulato dal Garante e nel rispetto dei diritti, delle libertà fondamentali e della dignità degli interessati, l'INPS ha, pertanto, disposto che sulle buste utilizzate per l'invio di documentazione sanitaria sia apposto unicamente il timbro della filiale, denominazione e indirizzo del mittente, senza alcun altra formula o segno in dettaglio.

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Mostra internazionale di opere di artisti ciechi e ipovedenti a Colonia (Germania)

Si informa che l'organizzazione tedesca "Blinde und Kunst" (I Ciechi e l'Arte) organizza una mostra internazionale di opere di artisti ciechi e ipovedenti che avrà luogo a Colonia dal 17 maggio al 16 giugno 2013, durante il "Sommerblut-Festival", famoso festival culturale e artistico della città di Colonia. Saranno esposte fotografie, dipinti, sculture e installazioni di alto valore artistico realizzati da artisti non vedenti di tutta Europa.

Gli organizzatori invitano gli artisti che volessero proporre alcune loro opere per la mostra dovranno inviare entro il 15 ottobre 2012 una descrizione dettagliata (in inglese o tedesco) delle stesse allegando le relative foto all'indirizzo email: siegfried.saerberg@blindeundkunst.de. Una giuria sceglierà i lavori che saranno esposti e gli organizzatori copriranno i costi di spedizione e di assicurazione delle opere selezionate.

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Sede centrale: circolari diramate nel mese di agosto

Di seguito viene riportato l'elenco completo delle circolari diramate dalla Sede centrale U.I.C.I. nel mese appena trascorso, con la specificazione del relativo numero e dell'oggetto.

Vi ricordiamo che tutte le circolari possono essere consultate all'indirizzo internet http://www.uiciechi.it/documentazione/circolari/main_circ.asp

dove è possibile effettuare ricerche mirate tramite un comodissimo motore di ricerca.

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Il Sole 24 Ore del 13-08-2012

Lotta ai falsi invalidi con esiti contrastanti

Politiche anti-truffe. La nuova macchina dei controlli avrebbe finora prodotto risparmi limitati e costi elevati

ROMA. Sì al rigore sulle procedure per il riconoscimento dell'invalidità, no all'accanimento burocratico che porta anche maggiori costi. Alle prese con le numerose proteste da parte dei cittadini affetti da patologie invalidanti, le associazioni, in tempi di revisione della spesa, si trasformano in cani da guardia. Analizzano documenti, preparano indagini, organizzano manifestazioni, stimolano interrogazioni parlamentari, fanno le pulci ai provvedimenti licenziati dal Governo, E proprio sulle invalidità si è concentrata la campagna "Sono un V.I.P." di Cittadinanzattiva (www.sonounivip.it), dove l'acronimo sta per Very invalid people. Negli ultimi due anni, oltre ad aver introdotto una nuova procedura di riconoscimento dell'invalidità civile, che ha prodotto migliaia di segnalazioni di disagi e ritardi alle associazioni, l'Inps e il Governo precedente hanno condotto una battaglia senza quartiere ai cosiddetti falsi invalidi. Le indagini di Cittadinanzattiva, presentate a maggio al Senato e poi confermate dalle iniziative promosse dal coordinamento Fish, hanno segnalato che in realtà l'imponente macchina dei controlli avrebbero prodotto elevati costi e un risparmio minimo per le casse statali. Su questo sta lavorando la commissione Lavoro del Senato. Secondo l'associazionismo, la semplificazione non ha funzionato, i momenti accertativi sono sproporzionati rispetto alle risorse investite, si sono prodotti sovraccarichi amministrativi e i cittadini con disabilità devono ripetere visite di accertamento per conservare i propri diritti o per accedere a prestazioni e benefici. In sostanza il piano straordinario di verifiche ha portato un eccesso di risorse investite (arruolamento di più medici e operatori con costi saliti da 5 a 11 milioni annui) a fronte di risparmi per 70 milioni di euro (l'1% della spesa totale per l'invalidità civile). Se nel 2010 è stato revocato il 23% delle pensioni, sono sempre più numerosi i ricorsi dei cittadini (120mila all'anno) contro l'Inps, che soccombe nel 57% dei casi. A conti fatti, dopo i controlli solo un pensionato su 10 non possedeva più i requisiti d'invalidità e non perché "falso invalido", ma soprattutto per il cambiamento delle situazioni di salute. In Italia sono oltre 2,7 milioni le persone disabili e gli anziani in parte o del tutto non autosufficienti, ma si potrebbe toccare quota 3 milioni nel 2015. Cittadini che avranno bisogno di interventi sanitari e assistenziali continuativi. L'80% delle famiglie con una persona con disabilità non riceve alcun aiuto o supporto pubblico (dati Istat). E qualche giorno fa sul web, un nutrito gruppo di associazioni ha pubblicato un appello a Monti (www.appelloamonti.it), affinché si attuino più efficaci politiche sociali.

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Nuovo Paese Sera del 06-08-2012

Maggiori tutele per l'integrazione scolastica dei ragazzi disabili

ROMA. A poco più di un mese dall'inizio dell'anno scolastico, il MIUR e il ministero della Salute danno un'accelerata sulla via della collaborazione per dare maggiori garanzie ai ragazzi disabili. Proprio in questi giorni, infatti, è stato siglato un protocollo d'intesa di durata triennale che mira a "favorire la diagnosi precoce di disabilità nei bambini in età prescolare, sostenere iniziative per l'integrazione scolastica, promuovere l'applicazione del modelloInternational Classification of Functioning dell'Organizzazione mondiale della sanità, esaminare la normativa di settore, promuovere ricerche e studi di tipo epidemiologico e favorire iniziative di formazione congiunta tra personale sanitario e scolastico".

Si tratta, in sintesi, di un documento che chiarisce e specifica quali sono i punti cardine per la tutela del diritto allo studio dei ragazzi con disabilità o altri disturbi dell'età evolutiva, che segna un passaggio importante nel progresso dell'integrazione dei servizi pubblici sul territorio. Tra le novità principali, infatti, non è da sottovalutare l'impegno a potenziare e mettere in rete i CTS - Centri Territoriali di Supporto, promuovendo il coordinamento con le Aziende Sanitarie e a favorire iniziative di formazione congiunta tra personale scolastico e sanitario. Insomma, a garantire l'accesso all'istruzione e alla socializzazione ci saranno anche riferimenti stabili e competenti sul territorio che andranno a dare un sostegno alla struttura scolastica.

Il ministero della Salute s'impegna, dal canto suo, a favorire la collaborazione attiva di almeno una figura professionale in rappresentanza dell'azienda sanitaria o di una struttura accreditata con il Servizio sanitario nazionale, per formulare un Piano Educativo Individualizzato. L'impegno a favorire iniziative di formazione congiunta tra personale sanitario e scolastico è stato dunque reso esplicito; staremo a vedere nei prossimi tre anni cosa cambierà nella vita scolastica di quei ragazzi che devono già affrontare sui banchi di scuola qualche difficoltà in più del "normale".

di Massimiliano Picardi

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Galileo del 07-08-2012

Occhi sempre più a rischio per gli over 65

Gli oftalmologi sono alle prese con un numero sempre crescente di pazienti over 65. E il perché non è certo un mistero: "L'invecchiamento della popolazione e sconsiderate abitudini alimentari stanno progressivamente portando a un aumento delle persone colpite da patologie come l'edema maculare diabetico o la degenerazione maculare dovuta all'età", spiega Christian Prünte, primario di oftalmologia del Kantonosspital Basekland di Liestal in Svizzera. In effetti, se nel 1950 c'erano 205 milioni di persone al mondo che superavano i sessant'anni, secondo il Dipartimento degli Affari Sociali ed Economici delle Nazioni Unite nel 2050 ce ne saranno all'incirca due miliardi.

La degenerazione maculare legata all'età è a oggi, secondo l'Organizzazione mondiale della sanità, la principale causa di cecità totale o parziale nei paesi occidentali: è responsabile da sola di circa il 40 per cento dei casi. Secondo l'Agenzia internazionale per la prevenzione della cecità (Iabp), entro il 2020, circa otto milioni di persone con oltre 65 anni nel mondo ne saranno affette e in Italia questa patologia colpisce circa un milione di persone (tra diagnosticate e non). Per quanto riguarda l'edema maculare diabetico, invece, stando alle stime della International Diabetes Federation, circa il 14 per cento delle persone affette da diabete (oggi quasi 300 milioni nel mondo, ma le cifre potrebbero anche raddoppiare entro il 2030 secondo l'Oms) sviluppa come complicanza l'edema maculare diabetico.

Fortunatamente, nonostante l'incremento di queste malattie, sembra essere diminuito negli ultimi anni il numero dei pazienti che riporta come conseguenza gravi disabilità visive. Per lo meno negli Stati Uniti, stando a uno studio della Northwestern University. Questo perché, spiegano i ricercatori su Ophthalmology, gli attuali strumenti di diagnostica e monitoraggio e i trattamenti messi a punto finora per contrastare le varie malattie oftalmiche contribuiscono a procrastinare la regressione della vista degli anziani americani.

Per contrastare la degenerazione maculare legata all'età e l'edema maculare diabetico le strategie terapeutiche più usate ed efficaci sono quelle che impiegano una classe di molecole denominata anti VEGF (Vascular Ednotelial Grow Factor), come ranibizumab o bevacizumab. Queste sostanze impediscono la formazione di nuovi vasi e aiutano la regolazione dei liquidi sotto la retina. Tuttavia, non curano la malattia - e quindi i trattamenti devono essere ripetuti regolarmente - ma ne rallentano, o nel migliore dei casi ne fermano, la progressione e permettono di recuperare parte della capacità visiva perduta.

"La risposta a questi trattamenti, inoltre", conclude Christian Prünte, "è molto individuale, ci sono pazienti che prima di ottenere un significativo miglioramento devono sottoporsi a diverse iniezioni, altri a cui bastano pochi trattamenti per recuperare parte della visione persa. La personalizzazione della terapia, però, può ridurre la necessità di iniezione e migliorare l'outcome della terapia".

di Caterina Visco

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La Nazione del 13-08-2012

Gli occhiali a volte non bastano

Succede agli anziani quando scoprono di perdere progressivamente la capacità di leggere il giornale o di scorgere i segnali stradali. Cataratta da una parte, cioè il cristallino via via più opaco, e maculopatia dall'altra. Parliamo di quest'ultima patologia con il primario di Oftalmologia del Policlinico S. Orsola-Malpighi di Bologna, Antonio Ciardella. Dottore, cos'è la maculopatia? «E' una malattia della parte centrale della retina dove è concentrata la funzione visiva, per intenderci la capacità di vedere nitidamente a distanza, di leggere e di riconoscere i colori. La rimanente parte della retina ci permette invece la visione periferica nel campo visivo». Come trattare questi disturbi? «Alcune di queste forme si giovano dei farmaci, per tutte le altre c'è la chirurgia. Le maculopatie di pertinenza medica sono principalmente causate da alterazione degli strati retinici profondi e dal complesso epitelio pigmentato retinico, membrana di Bruch, coriocapillare. Si distinguono degenerazioni maculari legate all'età (secca o essudativa), edema maculare associato a disturbi vascolari come retinopatia diabetica, occlusioni vascolari retiniche». E le forme chirurgiche? «Sono causate da alterazioni dell'interfaccia vitreoretinica e si assomigliano in termini di patogenesi, disturbi visivi, età di insorgenza, diagnosi e terapia chirurgica. Si parla di Pucker maculare o membrana epiretinica, foro maculare e sindrome dell'interfaccia vitreo-retinica». Da cosa vengono originate? «Da una anomala adesione del vitreo alla macula, che risulta in una alterazione anatomica della stessa retina». Che disturbi comportano? «Si assiste alla comparsa, a volte improvvisa, a volte graduale, di una visione distorta, tipo una linea diritta, che può essere la riga bianca sulla strada quando alla guida, o lo spigolo di un muro. Possiamo avere una spiccata difficoltà nella lettura, a volte manca la prima o ultima lettera di una parola, o la linea che si legge appare ondulata o sfumata». Una malattia legata a quale età? «La fascia di età di insorgenza di queste maculopatie si colloca dopo i 50 anni, con prevalenza circa nel 10% della popolazione. Le donne sono leggermente più colpite». Che fare per individuare il difetto? «Fondamentale la visita oculistica con esame del fondo oculare e della macula mediante una tecnica denominata Optical Coherence Tomography (OCT) che ha rivoluzionato la nostra capacità di diagnosticare e seguire i pazienti con maculopatia». E in questo caso come si risolve il disturbo? «Qui la terapia è esclusivamente chirurgica e consiste nell'eseguire quella che in gergo tecnico si definisce una vitrectomia, e il peeling della membrana epiretinica, cioè la rimozione del corpo vitreo che viene eseguita al microscopio mediante tre minuscole cannule di 500 micron di diametro inserite nella sclera a 3.5 millimetri dal limbo». E se, con l'età, si è persa la trasparenza del cristallino? «Spesso nel corso della stessa operazione si esegue anche la chirurgia della cataratta». Un intervento delicato, come si svolge tecnicamente? «L'operazione è di solito eseguita in anestesia locale, senza suture e richiede circa un'ora per l'esecuzione. Nei fori maculari alla fine della chirurgia il vitreo è sostituito con una bolla di gas sterile che si riassorbe spontaneamente in due settime. Il paziente deve mantenere una posizione prona, a testa in basso, per un periodo variabile dai tre ai cinque giorni». Dopo l'intervento la vista torna come prima? «Il recupero visivo consiste nella totale scomparsa, o almeno nell'attenuazione, dei disturbi visivi, con un miglioramento dell'acuità visiva di tre o più righe all'ottotipo».

di Alessandro Malpelo

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Affari Italiani del 02-08-2012

Scoperto un gene responsabile della cecità. "Può esserci una cura"

MONTREAL. Degli scienziati hanno scoperto un nuovo gene responsabile di una malattia ereditaria molto rara della retina che intacca i neonati e causa la cecità. Questa scoperta apre la via a dei possibili trattamenti per eliminare il problema.

"Si tratta probabilmente di una delle scoperte più importanti nel campo delle neuroscienze e della cecità degli ultimi 15 anni", ha dichiarato in un comunicato il dottor Robert K. Koenekoop, principale autore dello studio, direttore del laboratorio di genetica oculistica dell'ospedale di Montreal per i bambini e professore di genetica umana e oftalmologia alla facoltà di Medicina dell'Università McGill.

Secondo uno studio pubblicato sulla rivista britannica Nature Genetics, la squadra internazionale di scienziati ha scoperto un nuovo gene responsabili dell'amaurosi congenita di Leber (Acl), una malattia genetica rara che si manifesta sui neonati.

Questo nuovo gene, chiamato NMNAT1 è presente in ciascuna cellula del corpo umano. E' riconosciuto per essere essenziale al mantenimento della vita e previene malattie come l'Alzheimer e il Parkinson. E' la prima volta che questo gene viene associato a una malattia dell'uomo.

"Ora siamo in grado di indentificare il gene responsabile dell'Acl nel 75% dei bambini" ha spiegato il dr. Koenekoop. "Ci stiamo avvicinando allo stadio dove potremo identificare tutti i geni responsabili di questa forma di cecità nei neonati. Potremo anche mettere a punto dei trattamenti efficaci". Per ora, i ricercatori hanno scoperto 18 geni responsabili di questa forma particolare di cecità, una malattia incurabile che riguarda circa un neonato su 80 mila. Ma ora con questa scoperta potrebbe anche esserci una cura.

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Quotidiano.net del 31-08-2012

Australia, impiantato il primo occhio bionico

Un team di medici australiani ha installato chirurgicamente il primo prototipo di occhio robotico in una donna. Grazie a sensori sulla retina, in un primo momento si esplorerà come le immagini sono costruite dal cervello. Da valutare cosa la paziente sarà in grado di vedere a diversi livelli di stimolazione

Un passo importante per le persone non vedenti. Si tratta del primo impianto di occhio bionico effettuato da un team di medici australiani. Il Bionic Vision Australia (Bva), consorzio scientifico governativo, ha dichiarato, secondo quanto pubblicato dalla Abc, di aver installato chirurgicamente il primo prototipo di occhio robotico in una donna con cecità ereditaria causata da una retinite pigmentosa degenerativa.

Descritto come un occhio "pre-bionico", la sottile struttura è stata attaccata alla retina della paziente Dianne Ashworth e contiene ventiquattro elettrodi che lanciano impulsi elettrici per stimolare le cellule nervose dell'occhio.

Lo strumento sarà testato sull'occhio della Ashwort per un'avventura che Penny Allen, il chirurgo che ha effettuato l'intervento, ha definito "una prima mondiale e un'esperienza incredibile".

L'occhio bionico servirà per il momento a esplorare come le immagini sono costruite dal cervello. I test aiuteranno a comprendere cosa la paziente sarà in grado di vedere a diversi livelli di stimolazione. Il team sta lavorando anche allo sviluppo di un sistema a 98 elettrodi capace di ampliare la vista anche a oggetti grandi come palazzi e automobili.

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Corriere del Mezzogiorno del 07-08-2012

Arte e archeologia da toccare

SALERNO. Arte e archeologia da ammirare attraverso il tatto per chi non può farlo attraverso la vista. L'obiettivo del progetto «Turismo culturale per disabili visivi», ideato dall'Unione italiana dei ciechi e degli ipovedenti e finanziato dal Dipartimento della Gioventù della Presidenza del Consiglio dei ministri nell'ambito del programma «Giovani protagonisti», è infatti l'accessibilità dei più importanti siti culturali italiani ai giovani non vedenti. L'iniziativa, che si rivolge a non vedenti e ipovedenti fra i 13 e i 35 anni, si svilupperà in tre regioni simbolo del patrimonio culturale italiano: Lazio, Toscana e Campania. Ma è aperta alle richieste di partecipazione dei residenti su tutto il territorio nazionale. I siti museali e culturali coinvolti nell'iniziativa sono quelli già attrezzati alle visite aperte a soggetti non vedenti. O «attrezzabili» per l'occasione. In Campania gli Scavi di Pompei, il Palazzo Reale di Napoli e l'Istituto per ciechi Domenico Martuscelli. Le visite si svolgeranno per nove mesi a partire dalla seconda metà di settembre fino al giugno 2013, ma dovranno essere prenotate presso l'Unione provinciale di appartenenza entro il 15 settembre (informazioni su www.uicicampania.it). «Esiste già un elenco nazionale abbastanza ricco di musei accessibili, caratterizzati da percorsi e allestimenti specifici per disabili visivi spiega Elena Ferone, coordinatrice regionale del progetto e l'auspicio è che la risonanza di una simile iniziativa possa fungere da stimolo alla realizzazione di sempre più strutture pienamente accessibili a tutti i portatori di handicap». Elena Ferone, dopo la laurea in archeologia, si è specializzata in tiflologia la scienza che studia le condizioni e le problematiche delle persone con disabilità visiva al fine di indicare soluzioni per attuare la loro piena integrazione sociale e culturale al Museo tattile Omero, dove ha seguito i corsi dell'Irifor (Istituto per la ricerca, la formazione e la riabilitazione). In attesa che partano le visite guidate in Campania, sta occupandosi di mettere a punto tutto ciò che è necessario per rendere fruibili per i non vedenti gli Scavi di Pompei. A cominciare dalla planimetria tattile dell'intera area, alla quale manca ancora la legenda descrittiva in braille. Nella mappa, che sarà applicata su un pannello di legno trasportabile che l'utente cieco potrà leggere tenendola al collo durante la visita, si leggono al tatto le 9 regioni in cui sono suddivisi gli Scavi, le zone che non sono ancora state scavate e gli ingressi principali. Infine è posta in posizione extraurbana la Villa dei Misteri. Sul retro del pannello, inoltre, il visitatore cieco troverà una cartellina con alcune schede descrittive in braille. Tutto questo non sarà necessario al Palazzo Reale di Napoli, dove è in funzione il Servizio Dai, ideato sette anni fa. In una sala appositamente allestita a pianterreno, attrezzature didattiche di vario tipo, soprattutto basate sul senso del tatto, forniscono le informazioni per la visita al Palazzo Reale di Napoli ai non vedenti. Gli assistenti tecnici museali si occupano dell'accoglienza e dell'accompagnamento alla visita del pubblico speciale. Dalla sala inizia un itinerario nell'Appartamento Reale studiato per far comprendere il significato dei luoghi e delle decorazioni. Ma come sono «attrezzate» Napoli e la Campania per i non vedenti? A parte il Palazzo Reale, ci sono musei e aree archeologiche dotate delle strutture per favorirne la fruizione? Sì, per esempio Paestum e Velia. Non molto, tuttavia, a confronto in particolare con Firenze e la Toscana, dove quasi tutti i musei sono forniti di mappe tattili fisse e disegni in rilievo al thermoform, e dove ci sono anche percorsi stradali per i non vedenti. «Qui molti ciechi dice Elena Ferone non conoscono il braille. Intanto, da dieci anni sono chiusi quasi tutti gli istituti speciali e il Domenico Martuscelli può accogliere poche persone perché non ha fondi. Questa scelta fu voluta dall'Unione ciechi per favorire l'integrazione e, di conseguenza la socializzazione. Che effettivamente c'è stata, ma ora ci sono molti problemi culturali». Così è la stessa Unione a tenere corsi di braille per insegnanti e studenti. «Però città e cittadini non sono ostili. Anzi, troviamo molta comprensione e sensibilità. Non da parte invece delle autorità politiche, a cominciare dalla Regione», dice Pietro Piscitelli, per 17 anni professore di materie letterarie nella scuola media, poi preside per 23 (oggi è in pensione), attualmente presidente regionale dell'Unione dei ciechi e degli ipovedenti, della Biblioteca Italiana per ciechi di Monza e dell'Istituto Martuscelli di Napoli. Nonostante risieda in provincia di Caserta. «La Campania continua Piscitelli era prima in Italia per i contributi destinati alle sezioni dell'Unione ciechi. Noi svolgiamo un'importante azione suppletiva e vicariante eppure in passato avevamo aiuti per 500 milioni di lire l'anno e adesso riceviamo 25 mila euro. Certo, c'è la crisi, ma in molti casi ci sono anche sprechi...». Il problema ciechi non è da poco, perché in Campania superano i 15 mila, 10 mila dei quali soci dell'Unione. Quattromila a Napoli, tremila a Salerno, mille in ciascuna delle altre tre province. «Il risultato dei tagli conclude Piscitelli è che, per esempio, a Benevento avevamo un solo dipendente e l'abbiamo dovuto mettere a part time. C'è molta più attenzione in Puglia, in Sicilia, in Lombardia. E ci mortifica che una volta la Campania era quasi invidiata e ora siamo in coda. Abbiamo difficoltà perfino a fare rispettare la legge che dovrebbe favorire l'occupazione, così ciechi molti per trovare un lavoro come centralinisti emigrano nel Centro e nel Nord».

di Angelo Lomonaco

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Corriere delle Alpi del 14-08-2012

In mostra i quadri tattili che tutti possono vedere

FELTRE. Il Cilp mette in mostra i quadri tattili per rendere l'arte accessibile a tutti e continua a lavorare per promuovere sempre di più la propria attività che dà voce ai libri per i non vedenti. I progetti rappresentano l'elemento chiave dello sviluppo del sodalizio, che non ha perso l'occasione della doppia vetrina locale e internazionale del Palio coinciso con i festeggiamenti del cinquantesimo gemellaggio tra Feltre e Bagnols-sur-Cèze. In quei tre giorni Palazzo Tomitano ha ospitato una mostra di pitture in bassorilievo. Quattordici le opere in esposizione, organizzate in tre sezioni secondo un criterio di crescente difficoltà di esplorazione: le perle di Feltre, Tiziano Vecellio e la vita di Cristo (compreso il volto della Sindone), tutte toccate con mano da circa sessanta persone provenienti da varie parti d'Italia che hanno dimostrato interesse e apprezzamento per l'iniziativa. All'inaugurazione sono intervenuti anche il presidente del Palio Stefano Antonetti, la vicepresidente dell'Uici Belluno Simona Zanella e il sindaco Paolo Perenzin, che ha accettato di essere bendato per una digitazione dei quadri guidato dal non vedente Massimo Vettoretti. Intanto prosegue fino a sabato 18 una mostra di opere in bassorilievo a Chieti: «Il valore della presenza di sezioni tattili riservate all'arte pittorica nei musei e dei nostri quadri con sussidi didattici nelle scuole è facilmente dimostrabile», sottolineano i portavoce del Cilp, «perché lo studente con il tatto può agire in prima persona nell'apprendimento». Parallelamente, per farsi conoscere il Centro del libro parlato si è aperto alla visita delle delegazioni straniere dalla Francia e dalle altre città gemelle Braunfels (Germania), Carcaixent (Sapagna), Eeklo (Belgio), Kiskunfèlèghyaza (Ungheria) e Newbury (Inghilterra) in occasione del recente gemellaggio. Inoltre, il sodalizio sta lavorando sull'organizzazione del suo centro di studi per la ricerca e la progettazione in modo da potenziare le attività in risposta ai bisogni del territorio in merito alla sua missione.

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Verona Economia del 29-08-2012

La geologia a portata di mano

Inaugura venerdì 31 agosto alle 17.00 alle Viote del Monte Bondone - nelle vicinanze del Giardino Botanico Alpino - LA GEOLOGIA A PORTATA DI MANO, percorso tattile rivolto ai disabili sensoriali.

Obiettivo dell'iniziativa, che si rivolge principalmente a coloro che, per difficoltà visive o uditive, trovano degli ostacoli nell'accedere alle informazioni è condividere con tutte le tipologie di pubblico le conoscenze geologiche relative al territorio trentino, nonché favorire la collaborazione tra gli enti locali che promuovono strutture e attività di carattere naturalistico per disabili sensoriali.

Da anni, il Museo delle Scienze di Trento investe sulla comunicazione scientifica sperimentando nuove forme di coinvolgimento del pubblico e traducendo in vivaci iniziative culturali argomenti scientifici e tematiche di attualità, che spaziano dalla natura all'ambiente, dalla scienza alla tecnologia. Nel corso del tempo, un occhio di riguardo è stato riservato alle varie disabilità con l'organizzazione di percorsi, visite guidate e sistemi di orientamento utili a rendere il museo quanto più possibile inclusivo e aperto a tutti (con l'utilizzo di didascalie in braille, mappe tridimensionali delle sale, iniziative dedicate).

Raggiungere più categorie di visitatori e dare loro la possibilità di comprendere, e così apprezzare, i tesori geologici dell'area dolomitica in senso lato, significa avvicinarli alle Scienze della Terra, entrare in dialogo trattando di contenuti scientifici vicini alla quotidianità e affrontare temi di importanza strategica come la gestione del territorio e lo sfruttamento delle risorse.

Con questo progetto, il Museo delle Scienze di Trento vuole avvicinarsi in modo costruttivo e permanente anche al mondo della disabilità con l'intento di coinvolgere persone con difficoltà nella sfera della comunicazione come ciechi, ipovedenti e sordi, al fine di agevolare l'integrazione nel tessuto culturale di una fascia non privilegiata della popolazione attraverso la comunicazione della cultura.

Il percorso è frutto di un progetto ideato e coordinato dal Museo delle Scienze di Trento, con il finanziamento della Fondazione Caritro e il coinvolgimento di una rete di enti che operano nel campo della disabilità (UIC - Unione Italiana Ciechi, cooperativa sociale IRIFOR del Trentino, Associazione Progresso Ciechi, ISISS Magarotto - scuola speciale per sordi, Centro del libro parlato di Brescia), della ricerca tecnologica (Fabrica Ludens di FBK - Fondazione Bruno Kessler) e della progettazione di sentieri naturalistici (Azienda Forestale Trento-Sopramonte e Servizio Conservazione della Natura e Valorizzazione Ambientale della Provincia autonoma di Trento).

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Redattore Sociale del 07-08-2012

Summer Jamboree, spazio alla musicoterapia con la Lega del Filo d'Oro

ROMA. Andrà avanti fino al 12 agosto a Senigallia (Ancona) la XIII edizione del Summer Jamboree, il Festival di Musica e Cultura dell'America anni '40 e '50 che ha come partner etico la Lega del filo d'oro, la onlus che da quasi 50 anni si occupa delle persone sordocieche e pluriminorate psicosensoriali e delle loro famiglie. "Un'occasione importante quella del Summer Jamboree - ha detto Rossano Bartoli segretario generale della Lega del Filo d'Oro - capace di unire musica e solidarietà. Un'esperienza davvero unica quella di sentire gli utenti sordociechi suonare il pianoforte e veder trasparire della gioia nei loro visi. Ecco perché crediamo nel progetto della musicoterapia e operiamo affinché essa possa essere attivata in tutti i Centri".

Tra il primo e il secondo concerto della serata sono saliti sul palco del Foro Annonario alcuni rappresentanti del Comitato delle persone sordocieche dell'associazione per raccontare la loro esperienza di ascolto della musica "in ogni senso". Poi hanno invitato i presenti a partecipare e ascoltare attraverso un palloncino. Si tratta di un espediente che permette di percepire le vibrazioni e il cambio di ritmo, tanto da portare persone sordocieche anche a ballare. Migliaia i palloncini gonfiati e distribuiti al pubblico, sia a ridosso del back stage che all'ingresso centrale del Foro e allo stand della Lega del Filo d'Oro. Dal 1964 la onlus si occupa di persone sordocieche e pluriminorate psicosensoriali, lavorando per valorizzare e affinare quel "filo prezioso che unisce il sordocieco con il mondo esterno". Tra gli strumenti che la Lega del Filo d'Oro utilizza per intervenire a livello educativo, riabilitativo o terapeutico c'è la musicoterapia.

Un processo interpersonale in cui il terapeuta usa la musica e tutti i suoi aspetti - fisici, emotivi, mentali, sociale, estetici - per aiutare i pazienti a migliorare, recuperare o mantenere la salute. Questa è la definizione di "musicoterapia". In alcuni casi, i bisogni del paziente sono indagati direttamente attraverso gli elementi della musica; in altri essi sono analizzati attraverso i rapporti interpersonali che si sviluppano tra paziente e terapeuta o gruppo. Nei programmi di riabilitazione dei ragazzi con disabilità uditiva parziale o totale presi in carico dalla Lega del filo d'oro, la musicoterapia riveste un ruolo importante: permette infatti, spiegano gli operatori, di instaurare una relazione con i pazienti in modo più immediato e alternativo al tatto. Inoltre la musica, attraverso sensazioni piacevoli, riesce a catturare l'attenzione, stimola le percezioni e predispone all'esercizio; in questo modo i ragazzi - viene ancora spiegato - riescono ad acquisire maggiore armonia nei movimenti, maggiore capacità di ascolto e di partecipazione, ottenendo benefici anche per quanto riguarda il linguaggio e la comunicazione. Per i ragazzi con residuo uditivo la musica è un rinforzo importante. E gli strumenti diventano fonte di conoscenza sensoriale, mediata dal piacere delle "buone" vibrazioni musicali, piacere rinnovabile tutte le volte che il bambino ne sente la necessità.

Sono diverse le applicazioni cliniche della musicoterapia: è usata con gli individui di tutte le età in un'ampia varietà di condizioni come disabilità motoria, sensoriale, intellettiva o per promuovere l'autorealizzazione, per stimolare la crescita evolutiva, per accelerare l'apprendimento, per gestire il dolore. Nella pratica clinica, spiega ancora la Lega del filo d'oro, esistono quattro livelli: livello ausiliario, incentrato su tutti gli usi funzionali della musica per scopi non-terapeutici; livello accrescitivo: qualsiasi pratica in cui la musica/musicoterapia sia usata per rafforzare gli sforzi di altre modalità di intervento; livello intensivo, quello in cui la musicoterapia assume "un ruolo centrale e indipendente nel perseguire obiettivi prioritari nel piano di cura del paziente inducendo significativi cambiamenti"; infine il livello fondamentale: la musicoterapia assume un ruolo indispensabile o unico nel soddisfare i bisogni terapeutici principali del paziente con cambiamenti estesi nella sua vita.

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Famiglia Cristiana del 17-08-2012

Borgna, primo sindaco non vedente

Per Federico Borgna, non vedente, sindaco di Cuneo da poco più di due mesi, la disabilità è una sfida da superare. Come la spending review.

CUNEO. Federico Borgna, 38 anni, sindaco di Cuneo, è il primo non vedente alla guida di un capoluogo di provincia. Senza inutili giri di parole. Nella vita, come in politica, il fatto di essere cieco Federico Borgna, neosindaco di Cuneo, lo affronta a viso aperto: «La mia disabilità è stata la molla che mi ha spinto a intraprendere anche questa sfida. Se dimostrerò di fare bene il sindaco, sarà una vittoria non solo personale, ma per tutti i ciechi. È la responsabilità che sento di più. Ma immaginatevi un non vedente che si propone per un lavoro. Se gli chiederanno cosa è in grado di fare, adesso potrà rispondere: anche il sindaco di Cuneo».

A carte scoperte, anche quando si tratta di commentare brutti fatti di cronaca. Come la notizia di un'intera famiglia di falsi ciechi, scoperti a fine luglio dalla Guardia di Finanza a Torino: «Se si tratta di truffatori vanno puniti. Anche perché il loro comportamento toglie diritti e possibilità ai veri ciechi. E questo mi fa molta rabbia. Ma bisogna stare attenti a non fare di tutta l'erba un fascio. Pochi sanno ad esempio che si può essere riconosciuti non vedenti non per l'acuità del visus, ma per il campo visivo: una persona può essere cieca assoluta per la legge e, paradossalmente, riuscire a leggere il giornale, perché ha una piccolissima porzione del campo visivo che funziona perfettamente». E ricorda: «Quando la mia vista era ancora a un ventesimo, ad esempio, riuscivo a giocare a calcio. Non distinguevo i dettagli dei visi delle persone con cui giocavo, ma il pallone lo vedevo; vedevo le sagome e le porte».

Federico Borgna, promotore finanziario di 38 anni e presidente piemontese dell'Unione italiana dei ciechi e degli ipovedenti, a fine maggio è stato eletto sindaco di Cuneo: è il primo non vedente alla guida di un capoluogo di provincia. «Avevo già partecipato alle elezioni regionali del 2010 tra le fila del Pd. Ma dopo le ultime primarie cittadine non mi sono riconosciuto in alcuni punti del programma e ho aderito a una lista civica, alla quale per le elezioni si è poi unita anche l'Udc. La candidatura a sindaco non rientrava nei miei piani di vita, è arrivata del tutto inaspettata a meno di due mesi dalle urne. È solo grazie a un fantastico gioco di squadra se siamo riusciti a vincere».

Una campagna elettorale scandita dagli slogan "Cuneo guarda avanti" e "Cuneo nuova in tutti i sensi", «perché dovevamo far sapere che sono cieco, senza strumentalizzarlo, ma facendo capire allo stesso tempo che non sarebbe stato un problema». E una vittoria con un gusto particolare, anche da un punto di vista strettamente politico: «Di fatto la nostra proposta, a Cuneo, ha fortemente ridotto l'impatto dell'antipolitica », spiega Borgna. «Qui Grillo ha raggiunto il 7 per cento, quando in altre parti d'Italia è arrivato al 20 o 30 per cento».

A più di due mesi dall'elezione, l'entusiasmo non accenna a spegnersi. «La mia routine quotidiana è stata completamente stravolta. Non mi bastano più venti minuti per andare a piedi da casa mia al Municipio, ora impiego quasi un'ora perché la gente mi ferma per salutarmi, parlarmi e segnalarmi i problemi della città. Ne ero convinto prima e ne sto avendo la riprova: un sindaco, in definitiva, deve saper ascoltare, capire e decidere. La vista è solo uno strumento. Importante, ma non l'unico».

La tranquillità con cui Borgna parla della sua disabilità è il risultato di un lungo percorso. «Ho iniziato a perdere la vista per una rara forma di retinite pigmentosa a 11 anni. Nel 2004 la mia malattia si è aggravata e da allora sono cieco al 100 per cento. È stata una strada in salita. Il bastone bianco, le prime volte che lo prendi in mano, diventa un macigno pesantissimo. Ricordo che per un mese ho girato tenendolo chiuso in mano: aprirlo e passeggiare per Cuneo voleva dire dichiarare al mondo che non ci vedevo.

Equivaleva a dichiarare che ero stato sconfitto. Ma poi mi sono chiesto: sconfitto da cosa?». Arriva così un momento in cui la disabilità diventa un'esperienza per imparare insegnamenti che poche altre situazioni sono in grado di trasmettere. «La malattia mi ha aiutato a ragionare sui miei limiti. Le persone non sono abituate a pensarci: fanno una serie di cose, dandole per scontate, e non ne fanno altre perché pensano di non essere in grado. Per me è oggettivo che ci siano determinati limiti. Però, in definitiva, le cose che non posso fare sono molte meno di quante si possa pensare. E quindi, in questo senso, la disabilità mi ha aiutato a conoscermi meglio e a ragionare mettendomi nei panni dei più deboli; la cecità mi ha aiutato a guardare il mondo tenendo i piedi per terra».

Il sintetizzatore vocale del telefonino, intanto, legge, velocissimo, il testo degli Sms e delle e-mail. Solo un orecchio allenato può riuscire a dare un senso compiuto al treno di parole che fuoriesce dall'apparecchio.

«Le nuove tecnologie mi danno la possibilità di fare praticamente tutto. Computer e smartphone li uso ogni giorno e mi permettono di svolgere il mio lavoro. Sono miei e li ho portati con me nell'attività di sindaco, senza far spendere un euro al Comune». Come nella vita privata, in appena due mesi a Palazzo civico Borgna è riuscito a trovare una quadra anche nell'attività pubblica. Burocrazia compresa. «Come faccio con i documenti da firmare? È semplice. Li scannerizzo e li rendo tutti digitali. Un software li legge per me, proprio come le e-mail e i messaggi che ricevo sul telefono. È sorprendente, se pensate che la firma dei non vedenti è legale solo dal 1985».

Un velo di preoccupazione, nella voce di Borgna, riaffiora solo quando il discorso tocca i problemi della città e la revisione della spesa pubblica imposta dal Governo. «Sono molto concentrato sull'emergenza di carattere sociale e sui temi del lavoro e della casa. Nonostante Cuneo, rispetto a molti altri capoluoghi italiani, sia un'isola ancora abbastanza felice, iniziano a esserci casi a cui diventa davvero difficile dare risposte concrete. La spending review, inoltre, significa per noi avere a disposizione quest'anno 500 mila euro in meno rispetto al preventivato e 2 milioni di euro in meno nel 2013. Sono tagli importanti, che stanno mettendo me e la Giunta di fronte a un'altra bella sfida».

di Fabio Lepore

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Il Giorno del 28-08-2012

Puppy Walkers. Ecco i maestri di vita per cani molto speciali

Il primo anno di vita: un momento fondamentale per lo sviluppo del carattere e per la crescita fisica di un animale. In questi primi determinanti mesi entrano in scena i Puppy Walkers, in prima linea per la formazione dei futuri cani guida per non vedenti. Chi sono i Puppy Walkers? Si tratta di famiglie che scelgono di accogliere in affido tra le mura domestiche cuccioli di razza Labrador e Golden Retriver svolgendo un ruolo chiave nella crescita e nell'educazione dei quattrozampe . «L'allevamento di un cucciolo è cosa di grande responsabilità spiegano dal Servizio Cani Guida dei Lions-. Agli affidatari è riconosciuto un ruolo determinante nell'educare il cane in modo corretto. Ma attenzione: tutto questo può essere molto diverso dal possedere un cane proprio». Per diventare Puppy Walkers bisogna in primo luogo compilare un questionario disponibile sul sito dedicato. Il questionario è attentamente valutato e solo se il profilo risulta compatibile con il progetto, scatta l'invito al centro di addestramento per il pre-incontro collettivo. Si tratta di un incontro necessario per esaminare l'aspetto tecnico e pratico del progetto e, soprattutto, quello emotivo. Infatti dopo dieci mesi circa il cucciolo affidato deve essere riconsegnato alla Scuola per essere valutato e sottoposto al programma di addestramento vero e proprio. Diventare famiglia affidataria è quindi una scelta assolutamente altruistica ma comunque gratificante poiché consente di «constatare gli enormi benefici che i non vedenti ricevono da questo tipo di attività». Successivamente arriva il momento della valutazione logistica dell'abitazione dei potenziali Puppy Walkers: questa tappa consente di tutelare il cucciolo da possibili pericoli o barriere che ne possano minare la sua sicurezza e mobilità. Una volta superate queste verifiche, la famiglia accede a una sorta di fase di "collaudo", con un pre-affido: in questo modo si possono valutare compatibilità e predisposizione della famiglia e comprendere con chiarezza tutti gli aspetti gestionali del progetto. La famiglia non è lasciata sola in questo progetto ma può sempre contare sul sostegno e la professionalità degli esperti della scuola. «La decisione di allevare un cucciolo sottolineano gli esperti - deve essere condivisa da tutta la famiglia poiché a esso dovrà essere dato da ognuno affetto, tenerezza, momenti di gioco, e una buona dose di "amore per la disciplina"».

di Cecilia Daniele

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Verona Fedele online del 07-08-2012

C'è più gusto con un menù in braille

VERONA. La normalità di assaporare una cena al ristorante o una pizza in compagnia di amici. Per chi è cieco o ipovedente può essere un'impresa. Perché anche gesti apparentemente banali - come prendere il cestino del pane o sollevare un bicchiere - possono diventare un ostacolo.

Va incontro all'esigenza di garantire una migliore ospitalità a chi ha problemi di vista l'iniziativa di dotare i ristoranti di menù in braille, il sistema di scrittura e lettura in rilievo usato dai non vedenti. Il progetto è nato dalla sinergia tra la cooperativa Azalea e la sezione veronese dell'Unione italiana dei ciechi e degli ipovedenti, insieme all'associazione ristoratori scaligera, che aderisce a Confcommercio. E proprio nella sede della confederazione veronese è stata presentata la sperimentazione "Non vedenti ed ipovedenti", che rientra nell'ambito del piano "Turismo per tutti, nel cuore dell'ospitalità", a cui partecipa pure la Provincia.

«Abbiamo iniziato a lavorare circa sette mesi fa a questo progetto pilota a livello nazionale, ragionando su come mettere a proprio agio queste persone nel momento in cui vanno a pranzo o a cena - ha spiegato Paolo Arena, presidente di Confcommercio Verona -. Siamo partiti con dieci operatori, che hanno partecipato a un corso di formazione specifica».

«Il numero dei ristoranti al momento è ristretto, perché stiamo ancora studiando il terreno, ma dal prossimo anno sicuramente aumenterà: intendiamo sviluppare maggiormente il progetto - gli ha fatto eco Gianni Veronesi, massimo esponente dell'associazione ristoratori di Verona e provincia -. È stato un piacere e un onore, per noi, promuovere questa iniziativa e siamo felici che la nostra città si dimostri attenta all'accoglienza».

Dallo scorso fine settimana, dunque, nei dieci locali interessati è possibile trovare i menù in braille, che riportano l'elenco delle pietanze su candide pagine dal formato ampio, dove le dita dei non vedenti scorrono veloci. I ristoranti sono dislocati in diverse zone del capoluogo e della provincia. In città, aderiscono la Locanda dei capitani e il ristorante Al bersagliere. In provincia: il ristorante La Stua di Erbezzo, la trattoria Da Brinchi a Caselle di Sommacampagna, il ristorante Il Gargano di Villafranca, La Tavola di Dossobuono, il ristorante Bue d'oro di Valeggio sul Mincio, La Carica di Pastrengo, la locanda Le Salette di Fumane e, infine, il ristorante Gran Can di Pedemonte.

«Il corso formativo ha dato indicazioni agli operatori su come rapportarsi con chi è affetto da questa disabilità, in modo che i ristoranti possano essere il più inclusivi possibile», ha aggiunto Giuseppe Turrini, presidente della cooperativa Azalea. «Si tratta di piccole accortezze per semplificarci la vita e rendere più amichevole uno spazio a noi sconosciuto - ha sottolineato Roberta Mancini, presidente della sezione veronese dell'Unione italiana dei ciechi e degli ipovedenti -. La disabilità sensoriale è poco nota: di solito si parla dell'abbattimento delle barriere architettoniche per chi è in carrozzina, ma le nostre barriere sono di tipo culturale; perciò iniziative del genere ci aiutano a vivere la normalità».

In Italia si stima che i ciechi siano oltre 360mila, numero che sale a un milione e mezzo per gli ipovedenti. Nella nostra provincia, sono censite dall'Inps (dati del 2010) 1.648 persone: di queste, 975 sono ipovedenti, mentre le restanti 673 cieche. «Entrando in una stanza, si visualizza con un colpo d'occhio l'83% di informazioni, mentre un non vedente può fare affidamento solo sul rimanente 17%», ha proseguito Mancini.

I ristoratori possono contribuire con dei minimi accorgimenti a ridurre il disorientamento di chi non vede. «Innanzitutto essere preparati a chiedere più spesso se tutto va bene, dato che per noi chiamare il cameriere è più difficile - elenca la presidente -. Poi, fornire una descrizione visiva del piatto che si sta ponendo; domandare se vogliamo la pizza già tagliata o il pesce pulito; mettere a portata di mano i condimenti e il pane, oltre che distanziare i bicchieri». Inoltre, è preferibile riservare loro un luogo lontano da eccessivi rumori e accompagnarli al tavolo (o scendere le scale) «senza andare in apprensione».

«È importante sottolineare il concetto di normalità. Normalità è entrare nel ristorante e trovare il menù in braille - ha detto il vicepresidente dell'associazione, Giovanni Vangi -. La tecnologia, poi, dà una mano a chi non conosce questo codice: esiste infatti un apparecchio che costa solo 80 euro e consente l'ascolto vocale delle informazioni. Se questo strumento ce l'avessero tutti i ristoranti o gli enti pubblici, ci semplificherebbe la vita». Per esempio, potrebbe servire a indicare dove si trova la toilette, senza far procedere per tentativi o giri a vuoto. «Non è una questione di soldi, ma di ostacolo mentale - ha concluso Vangi -: noi chiediamo semplicemente di ascoltarci e di fornire le soluzioni che già ci sono a disposizione».

di Adriana Vallisari

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Redattore Sociale del 10-08-2012

Craven (Ipc): "Spettacolo che cambia la mentalità della gente"

ROMA. Lo sport paralimpico cresce in visibilità e attenzione, anche grazie alla presenza di atleti immagine come Oscar Pistorius: pur non essendo immune da fenomeni negativi come il doping, riveste un importante ruolo di integrazione sociale anche in paesi sconvolti da recenti guerre. E le Paralimpiadi, che rappresentano l'apice del movimento, sono destinate ancora a crescere di dimensioni e di importanza nei prossimi anni, sempre con la formula attuale che prevede stesse città e stesse sedi delle Olimpiadi, ma date differenti per le gare. A tracciare un quadro della situazione internazionale è, in un'intervista rilasciata al mensile SuperAbile Magazine (che alle Paralimpiadi di Londra dedica un numero monografico speciale di 64 pagine), il presidente del Comitato paralimpico internazionale (Ipc) sir Philip Craven.

Il numero uno dello sport per disabili non sposa l'idea che i Giochi olimpici e Paralimpici siano destinati a fondersi anche temporalmente: essi - afferma - "sono due cose distinte, con valori e scopi diversi, che si incontrano ogni due anni per dar vita a un unico grande evento sportivo. Entrambi i giochi continuano a crescere di dimensioni e di importanza, ma la loro unione è condizionata dal fatto che l'organizzazione logistica non vada a impedire la crescita, né dell'uno né dell'altro". In accordo con il Cio, il Comitato Olimpico Internazionale, per il momento si è deciso che almeno fino al 2020 le Paralimpiadi continueranno a tenersi nelle stesse città e nelle stesse sedi delle Olimpiadi, ma in date diverse. D'altronde, al di là delle difficoltà logistiche (la presenza contemporanea degli atleti olimpici e paralimpici richiederebbe spazi molto maggiori rispetto a quelli attuali), in molti sono convinti che accorpare le gare significherebbe di fatto sacrificare le competizioni paralimpiche rispetto a quelle olimpiche.

Craven, nell'intervista rilasciata a SuperAbile Magazine, mette in evidenza la capacità delle gare disputate da atleti disabili di "offrire uno spettacolo indimenticabile e avvincente" e di "cambiare la mentalità del pubblico, che ora capisce quali traguardi sia in grado di raggiungere una persona disabile". Merito di Oscar Pistorius, che "ha aiutato la causa del movimento", ma non solo di Oscar, perché "sono tanti gli atleti in tutto il mondo che vengono seguiti dai media e fanno notizia". Il presidente dell'Ipc nega che vi sia la tendenza a puntare su una maggiore spettacolarizzazione delle gare anche a costo di accorpare le gare di differenti categorie e attenuare l'attenzione agli atleti, e sottolinea le contromisure assunte contro il fenomeno doping, con 646 test sangue-urine effettuati in un anno (sette gli atleti positivi, quattro solamente nel sollevamento pesi, messo poi sotto particolare osservazione). Auspicando maggiore spazio per gli atleti con disabilità intellettivo relazionale a partire già dai Giochi di Rio de Janeiro 2016, Craven sottolinea il carattere internazionale del movimento, loda i passi avanti attuati recentemente da paesi come la Cina che ha puntato, prima e dopo Pechino 2008, sull'accessibilità degli impianti sportivi e sulla possibilità offerta alle persone con disabilità di praticare sport, ottimo strumento per favorire l'integrazione nella società dei disabili e in particolare di coloro che hanno subito "gravissime ferite durante le guerre": la presenza a Londra di paesi come la Bosnia o l'Iran sono in tal senso la dimostrazione che lo sport è anche uno "strumento di pace". E, in definitiva, che il "miglior modo per coinvolgere un individuo a fare dello sport è di fare sì che si diverta".

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Il Corriere della Sera del 29-08-2012

Cecilia e Francesco, uniti dal nuoto e dalla volontà di superare l'apparenza

Lei primatista mondiale nei 100 dorso, lui bronzo nei 200 stile libero. A Londra tra sogni e amore

LONDRA. Innamorarsi mentre l'acqua ti scorre sulla pelle, senza sapere dove arrivi. In piscina, certamente. Nella vita, forse. Cecilia è così. Ama quello che fa. Senza andare troppo in là. E sorride. Ah, che bella quando sorride... È stato anche quello che ha fatto innamorare Francesco. Non solo: «Riusciamo ad andare oltre l'apparenza. Mi piace». Le belle facce dello sport paralimpico hanno i loro colori. Cecilia Camellini è di Formigine, nel modenese. Non vede dalla nascita: retinopatia per un parto arrivato in anticipo. Era il marzo di venti anni fa. «Riconosco la luce, il bianco e il nero». In Italia, è la più forte nuotatrice cieca di sempre. Un fenomeno. Davanti a lei, meglio evitare di dire che è la migliore del mondo. «Non è vero». Eppure non la batte nessuno o quasi. Francesco Bettella ha 23 anni e aspetta di laurearsi in ingegneria meccanica. Poi vorrebbe progettare auto. È tetraplegico: aveva tre anni e una neuropatia assonale ha cominciato a fargli perdere le forze. Gambe prima, braccia poi. Nuota anche lui. Bene. Il nuoto paralimpico è il loro punto d'incontro.

RECORD - Islanda, Europei 2009. Poco da fare oltre le gare. Cecilia è la prima a capire. Succede alle donne. «Forse quello. Forse quell'atmosfera così cupa. Ci piacevamo. Parlavamo, ridevamo, stavamo bene insieme. E non sapevamo cosa sarebbe successo dopo». Il dopo è la strada fra Formigine e Padova. «Dicevo a mamma e papà: ma questo weekend non possiamo andare a visitare la Basilica di Padova? Intanto andavo da Francesco». Il nuoto presto. Per tutti e due a tre anni. Cecilia con il fratello Stefano, di tre maggiore. «Ho anche sciato e fatto equitazione, ma nuotare mi è sempre piaciuto di più». A 11 anni le prime gare. A 16 la Paralimpiade: a Pechino accompagna Francesca Porcellato, portabandiera italiana. Furono due medaglie d'argento in 50 e 100 sl. «La mia gara resta i 400 sl, anche se ho sempre paura di rimanere senza energie. Gli altri atleti non vedenti la velocità». Intanto il mese scorso ha stabilito il record del mondo anche nei 100 dorso. Studia psicologia a Bologna dopo il liceo classico: «Ma per Londra mi sono un po' fermata».

IMPEGNO - Due allenamenti al giorno. E poi gli incontri con Francesco, che ha il bronzo mondiale nei 200 stile. Il pensiero corre a coppie del nuoto più famose e fotografate. Cecilia è amica di Federica Pellegrini. Ci ha anche nuotato insieme. È fiera della Nazionale paralimpica con la quale è qui a Londra. Non solo per lo sport: «Il mio impegno serve anche per diffondere quello che io ho sempre definito un mondo parallelo: la disabilità. C'è chi è spaventato da chi, disabile nella vista come me, possa fare le stesse cose». Hanno il tempo dalla loro parte. Anche se non sempre con il nuoto davanti. Per Francesco anche il rugby in carrozzina. Lo chiamano Murderball, ci hanno fatto sopra anche un film, ci giocano atleti tetraplegici: «Mi piace e ora c'è Padova». Cecilia aspetta nuovi incontri, dopo la Paralimpiade: «Un cane, a farmi da guida. Ma non solo. Sarò più libera di muovermi». E di raggiungere Francesco.

Claudio Arrigoni

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Redattore Sociale del 06-08-2012

Assunta Legnante, anche al buio è lei la signora del getto del peso

ROMA. Una carriera sportiva che si interrompe bruscamente dopo le Olimpiadi di Pechino e un'altra che si apre poco dopo, un po' per caso, un po' per convinzione. Dalla gloria olimpica a quella paralimpica il passo è breve per Assunta Legnante, classe 1978, campana originaria di Frattamaggiore (Napoli), campionessa del getto del peso, primatista italiana assoluta con oltre 19 metri. La sua vita da atleta si ferma per la cecità totale scaturita da un glaucoma congenito e riprende, sul versante paralimpico, proprio da lì, dal lancio del peso al buio, una nuova dimensione agonistica. Succede tutto in due settimane di prove, nel maggio 2012, e quando va ai campionati italiani assoluti, nella sua nuova categoria, quella dei non vedenti, lancia il peso così lontano come nessuna atleta paralimpica aveva mai fatto. Dalle gare di Torino torna a casa con il record del mondo, 13 metri e 27 centimetri, una bella spanna oltre l'11,84 con cui la cinese Liangmin Zhang deteneva il primato mondiale fino a quel momento. E, come se non bastasse, nei mesi seguenti migliora ulteriormente. Di punto in bianco, l'Italia paralimpica si ritrova con un nuovo asso nella manica per le Paralimpiadi londinesi, anche perché quel fulmineo record del mondo viene realizzato lanciando da ferma, senza alcuna traslocazione, il movimento rotatorio che imprime velocità e direzione al lancio.

Fin da subito, dunque, ci si rende conto che i margini di miglioramento sono altissimi e che lo sviluppo della tecnica di lancio potrà portarle nuove e grandi soddisfazioni. Come quelle che fino a due anni fa si prendeva dalla pedana: fiera come una leonessa, forte come un gigante, da atleta vedente ha avuto la soddisfazio-ne di un titolo europeo nel 2007 e, dopo essere stata capitano degli azzurri ai Mondiali, ha partecipato alle Olimpiadi di Pechino 2008. Ancora oggi è suo il primato italiano, con 19,04 metri. A guidarla in pedana, adesso, è Andrea Tonelli, che è anche il suo compagno nella vita.

Gli occhi di Assunta hanno cominciato a spegnersi senza che lei se ne accorgesse fin da quando hanno visto la luce: nel suo Dna c'era un glaucoma a entrambi gli occhi, che qualche problema le ha sempre dato. «Usando le lenti, ho sempre visto meglio con l'occhio destro, ma con il sinistro vedevo comunque pochissimo». Tanto bastò a escluderla dalla possibilità di partecipare alle Olimpiadi di Atene 2004 e a quelle del Mediterraneo nel 2005, prima del successo agli Europei indoor del 2007. Per carattere è una che si butta, Assunta Legnante. Va via assai presto da casa, a 22 anni, trovando l'autonomia e la libertà per seguire la sua passione sportiva. Destinazione, Ascoli Piceno. «Avevo chiesto alla Fidal, la Federazione di atletica leggera, di trovarmi un allenatore e mi proposero Nicola Selvaggi, che abitava nelle Marche, così scelsi di cambiare vita e città». Da Ascoli non si è più mossa: «Ci vivo da dodici anni, ci si sta benissimo». Dopo la perdita della vista, come sia scattata la molla del rientro in versione paralimpica Assunta Legnante lo racconta così: «È stata un'operazione congiunta della Fidal e del Cip, probabilmente complice anche la vicinanza degli uffici delle rispettive sedi centrali a Roma: mi hanno proposto di provare e tutto è stato fulmineo. In un mese tesseramento, prove di lanci al buio, subito i Campionati italiani». Con il record del mondo: «Per fortuna: significa che mi è rimasta ancora un po' di forza nelle braccia. Senza vedere è tutto strano e diverso, ma devo ringraziare l'esperienza». Ormai il ghiaccio è di nuovo rotto e la sua agenda si riempie di un nuovo prestigioso appuntamento: bisogna ripassare un po' di inglese, perché la ribalta mondiale è tornata ad aspettarla.

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Il Corriere della Sera del 06-08-2012

Paralimpiadi, c'è anche (l'altra) Minetti

MILANO. Annalisa Minetti ci sarà. Sciolta la riserva sui nomi degli 11 azzurri dell'atletica leggera che prenderanno parte ai Giochi Paralimpici. La decisione è arrivata al fotofinish, nell'ultima giornata dell'incontro collegiale che si è tenuto a Silimbergo. Annalisa Minetti, in forse fino a qualche mese fa, è forse il volto più celebre ai giochi, nota al grande pubblico soprattutto come cantante per le sue partecipazioni (e vittorie) al Festival di Sanremo. Resta invece a disposizione come riserva Giusy Versace. Fra le donne confermate anche Assunta Legnante e Martina Caironi, forti dei loro record del mondo. In campo maschile non convocato Roberto La Barbera, che ha finito di scontare i suoi due anni di squalifica per doping appena il 22 luglio. Confermati Alvise De Vidi e Walter Endrizzi. Ci saranno infine Riccardo Scendoni e Davide Dalla Palma.

RECORD DEL MONDO - La storia di Annalisa Minetti parla anche della danza negli anni dell'infanzia, del teatro con il musical negli anni del successo, del ruolo di testimonial nelle campagne benefiche di Cbm Italia in giro per il mondo, della sua passione per i matrimoni (è una vera e propria wedding planner con la sua agenzia di organizzazione di eventi) e naturalmente del piccolo Fabio, suo figlio, nato quattro anni e mezzo fa. Poi lo sport: non un semplice passatempo, ma una nuova scoperta affrontata di petto. L'avvicinamento a quello che inizialmente era solo un sogno, la partecipazione ai Giochi Paralimpici, e che poi è diventata cosa sicura è stato un crescendo, suggellato da un record del mondo quasi inatteso conquistato a maggio sui 1.500 metri piani insieme alla sua guida Andrea Giocondi. «Mi sto gustando tutto quello che succede - confessava allora Annalisa -, nel percorso verso Londra ho sacrificato tanti ambiti importanti della mia vita: non è stato facile ma l'ho fatto perché voglio vivere pienamente questa grande passione».

INTEGRAZIONE - Consapevole che, al di là dell'aspetto agonistico, la sua presenza in gara sarà un ottimo veicolo di comunicazione: «Vorrei sfruttare al meglio l'aspetto mediatico di questi Giochi 2012 - spiega - per far capire alle persone che non lo conoscono che c'è un movimento paralimpico, e che è straordinario». Minetti "ambasciatrice del paralimpico", dunque, in un'edizione dei Giochi che «rappresenta un momento importante per contribuire a diffondere quei concetti di integrazione e inclusione sociale che sono alla base di questo movimento». E, visto che c'è, esprime un auspicio: che «in futuro ci sia solo un evento sportivo, con le gare degli atleti paralimpici all'interno del programma di una sola Olimpiade, perché integrazione vuol dire star tutti insieme, mischiare atleti disabili e normodotati».

RETINITE - In attesa che accada, Annalisa si gode le sensazioni di un fantastico presente e di un passato pieno di fatica ma anche di soddisfazioni: lei, nata nel dicembre 1976, scopre in tenera età che la retinite pigmentosa e la degenerazione maculare la porteranno alla cecità, che sopraggiunge puntuale fra i 18 e i 19 anni. Fa la cantante di pianobar, ma il grande pubblico fa la sua conoscenza quando, a 21 anni, partecipa a Miss Italia 1997, chiudendo al settimo posto. L'anno dopo vince il Festival di Sanremo con «Senza te o con te»: è la consacrazione, e pazienza se qualcuno, nelle polemiche sanremesi, azzarda che il suo handicap l'abbia favorita. Quanto fa negli anni successivi è la conferma della sua freschezza e della sua poliedricità: i singoli e gli album (l'ultimo, «Nuovi giorni», esce nell'agosto 2011), la collaborazione con Claudio Baglioni, la partecipazione al musical «Beatrice & Isidoro», il diploma di insegnante di spinning e step, il matrimonio con Gennaro (è il 2002), la nascita di Fabio (2008), fino alla decisione (settembre 2010) di gettarsi nello sport: «Ho provato quasi per caso, ho visto tanta fiducia in me e mi sono convinta a correre». Il primo traguardo, Londra, è raggiunto.

(Fonte: www.redattoresociale.it)

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Redattore Sociale del 08-08-2012

Paralimpiadi, storie di atleti guida: "Un feeling conquistato col tempo"

Incontrato quasi per caso, Andrea Giocondi è tecnico e guida di Annalisa Minetti: "Insieme un lavoro munizioso". Luca Pizzi corre in tandem con il fratello Ivano: "Volano anche parole grosse, ma l'obiettivo è comune". E ci sono anche "Tom & Jerry"

ROMA. Il loro è quasi un mestiere "invisibile", ma hanno un compito fondamentale: guidare in gara l'atleta non vedente, indirizzandolo, consigliandolo, accompagnandolo fino alla fine della prestazione. Armonia, sincronia, intesa perfetta, ore e giorni e mesi e anni di allenamenti per trovare la strada della prestazione ad alti livelli: è l'esperienza comune di tanti atleti azzurri che devono molto dei successi al loro partner di gara.

Prendete un'atleta relativamente "recente" come Annalisa Minetti, che si è messa a correre seriamente, per agonismo, sulla pista di atletica, solamente dal settembre 2010, ha trovato un validissimo aiuto nel suo tecnico e guida Andrea Giocondi, a sua volta atleta di livello internazionale già protagonista alle Olimpiadi di Atlanta '96 negli 800 metri piani, proprio una delle due gare (l'altra sono i 1.500) che si stanno rivelando le più congeniali per Annalisa. Non era lui, almeno inizialmente, la guida a lei designata, ma una serie di coincidenze ha fatto sì che ora facciano coppia fissa. "Con Andrea il feeling è stato quasi immediato", racconta Annalisa, e dire che all'inizio "ero terrorizzata perché non mi aspettavo di dover correre con lui; e invece fin da subito mi ha lasciato la sensazione di un'umanità incredibile, di una persona che poteva darmi molto. Dopo, ma solo dopo, ho scoperto che è anche un grandissimo tecnico". In gara "non sento la difficoltà di correre con lui", spiega, e il motivo sta tutto in quel "lavoro molto minuzioso che abbiamo fatto assieme".

Appena un poco più datato è il connubio che unisce invece due campioni del ciclismo, i fratelli Ivano e Luca Pizzi, specialisti - e campioni del mondo in carica - nel tandem. Loro si conoscono da sempre, ma l'unione sportiva risale al maggio 2010: Ivano ha perso la vista ormai da oltre un decennio e insieme al fratello provano a ricalcare le gesta sportive che avevano vissuto da giovani, ognuno in sella alla propria bici. Oggi nei gesti di questi due ragazzoni (stazza imponente: uno sfiora i due metri, l'altro li supera) c'è la naturalezza del gesto, una piena e incondizionata fiducia reciproca, una profonda sintonia, ma anche una totale conoscenza dei propri limiti e difetti. "Spesso - confida Luca, atleta guida del fratello - volano parole grosse, e aver trovato il ritmo vincente è stata durissima, anche perché caratterialmente siamo diversi: lui è sempre stato un corridore individuale, è stato difficile imparare a coordinarci e difficilissimo per lui eseguire le mie direttive". "Poi però - prosegue Luca - ha capito che il tandem era la sua sola possibilità di continuare a gareggiare, e si è adeguato". L'essere fratelli ha i suoi vantaggi e i suoi svantaggi: "Troviamo sempre il tempo di discutere, anche in gara. Dipende da come sta andando la corsa: se siamo in vantaggio ci scambiamo informazioni pacate e con toni ragionevoli, se invece sta andando male siamo, diciamo così... molto agitati". Succede anche di mandarsi a quel paese, insomma, ma tutto è finalizzato allo stesso obiettivo finale: pedalare e tagliare il traguardo. Davanti a tutti, se possibile.

Se in sella al tandem, qualunque cosa succeda, la distanza fra un atleta e la sua guida è sempre la stessa, altrove la difficoltà è anche quella di mantenere il giusto distacco: accade nell'atletica leggera e accade - per spostarci dall'estate all'inverno - pure nello sci alpino, dove l'atleta viene indirizzato dalla voce della guida che gli rimane dietro lungo tutta la discesa. A vederli, è come se uno (la guida) inseguisse l'altro (l'atleta paralimpico) senza mai riuscire a prenderlo: e non è un caso che la coppia azzurra simbolo di questa disciplina, quella composta dall'atleta ipovedente Gianmaria Dal Maistro e dalla guida Tommaso Balasso, sia nota a tutti, semplicemente, come "Tom & Jerry". Insieme dal 2003, a furia di inseguirsi i due amici di Schio hanno vinto nove medaglie fra cui lo scintillante oro casalingo nel supergigante dei Giochi di Torino 2006: e quando il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha premiato al Quirinale tutti gli ori olimpici e paralimpici di quella edizione, a ricevere l'onoreficenza di Commendatore al merito della Repubblica italiana c'erano entrambi, sia "Jerry" Dal Maistro sia "Tom" Balasso. Perché anche la guida, ogni atleta guida, gareggia, perde e vince come tutti gli altri.

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L'agenda: appuntamenti del mese di settembre

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