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Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ONLUS
Consiglio Regionale della Lombardia


IL BLOCNOTES

NOTIZIARIO INFORMATIVO DEL CONSIGLIO REGIONALE LOMBARDO DELL'UNIONE ITALIANA DEI CIECHI E DEGLI IPOVEDENTI

A cura di Massimiliano Penna

Aprile 2012

SOMMARIO

INDENNITÀ D'ACCOMPAGNAMENTO, REQUISITI REDDITUALI E PARAMETRI ISEE: FACCIAMO IL PUNTO

Di Massimiliano Penna

Il mese appena trascorso non ha portato novità di rilievo per quanto riguarda le problematiche legate alle modifiche prospettate dalla Legge 214/2011 (parametri ISEE per la concessione delle provvidenze economiche ai disabili).

Prosegue in ogni caso a tutti i livelli, centrali e periferici, l'azione della nostra Unione volta a sensibilizzare la classe politica in merito (consegna alle autorità della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità e della lettera aperte predisposta dalla Presidenza Nazionale).

Afferma il Presidente Nazionale Daniele nella circolare 98: «Ho consegnato personalmente al Segretario Generale della Presidenza della Repubblica, Donato Marra, la convenzione e la lettera aperta. Il dr. Marra è stato molto gentile e attento prendendo nota in particolare delle mie osservazioni sull'indennità di accompagnamento e ha promesso di coinvolgere il Presidente della Repubblica. Non ho avuto ulteriori notizie.

Successivamente sono stato ricevuto dal Vice Ministro dell'Economia, prof. Vittorio Grilli, al quale ho esposto le nostre ragioni e le nostre aspettative. Ha promesso di parlarne al Presidente del Consiglio; altrettanto ha fatto il Capo della Segreteria del Presidente del Consiglio, dr.ssa Silvia Colombo, che mi ha dedicato quasi mezz'ora chiedendo soprattutto informazioni sui servizi da noi erogati.

Il Sottosegretario, Antonio Catricalà, mi ha scritto personalmente dichiarando la sua disponibilità e l'impegno a sensibilizzare il Presidente del Consiglio.

Il Vice Presidente Nazionale, Giuseppe Terranova, ha coinvolto il Presidente Regionale UICI della Sicilia, Giuseppe Castronovo, il quale è stato ricevuto per conto del Presidente del Senato dalla Senatrice Simona Vicari e successivamente dal Vice Prefetto Giampaolo Ciani al quale questa Presidenza ha inviato una bozza di risoluzione che egli si è impegnato a presentare in Commissione al momento della discussione sull'emanando decreto attuativo dell'art. 5.»

In generale, come già detto, prosegue l'azione di tutti i Dirigenti UICI finalizzata a coinvolgere nel confronto e a sensibilizzare i Parlamentari eletti nel proprio territorio di competenza.

Da ultimo il 27 marzo la FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap) della quale anche la nostra Associazione fa parte, ha inviato un lungo e articolato documento al Ministro Fornero e al Sottosegretario Maria Cecilia Guerra. Nel documento, si apprende dalla stessa FISH, «Emerge con forza la necessità di tenere in considerazione, oltre al reddito e al patrimonio, anche il rischio di impoverimento a causa della disabilità e della non autosufficienza. Viene sottolineata l'importanza di definire, prima di applicare in modo stringente l'ISEE, i livelli essenziali dell'assistenza sociale ancora assenti nel nostro impianto normativo. Viene ribadita l'importanza di non considerare reddito le provvidenze assistenziali quali la pensione sociale o l'indennità di accompagnamento per i disabili gravi, né che quest'ultima sia condizionata dallo stesso ISEE».

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Dal Consiglio Regionale Lombardo

I giornata turistico-culturale regionale
Gita al museo tattile di varese

In occasione della I Giornata Turistico-Culturale Regionale, fortemente voluta dalla Commissione Regionale Turismo e Fruizione dei Beni Culturali, quest'ultima propone ai nostri Soci e relativi accompagnatori, per sabato 19 maggio, una gita presso il Museo Tattile di Varese.

Per il valore culturale e aggregativo che assume tale iniziativa, approvata e sostenuta dal Consiglio Regionale Lombardo della nostra Associazione, ci auguriamo che ad essa venga dato il valore che merita.

Il programma della giornata è così articolato:

Per tutti, la quota di partecipazione richiesta è di 17,00 euro, comprensiva di ingresso al museo e pranzo (primo, secondo con contorno, bibita e caffè).

La gita si effettuerà qualora si raggiungesse il numero minimo di 30 persone fino ad un massimo di 50. Essendo il numero di posti limitato, verrà preso in considerazione l'ordine d'arrivo delle domande.

Dato che le iscrizioni dovranno pervenire al Consiglio Regionale Lombardo dell'UICI entro il 20 aprile p.v., gli interessati sono vivamente invitati a prendere contatto tempestivamente con la propria Sezione di appartenenza.

Auspicando che l'iniziativa incontri il consenso dei nostri associati, approfitto della circostanza per inviare i miei più cordiali saluti.

Il Presidente Regionale

Nicola Stilla

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Vieni con chi vuoi ma lascia a casa i tuoi!
Vacanza a Riccione organizzata dal Comitato Regionale Giovani

Si rende noto che il Gruppo Regionale Giovani sta organizzando, per il periodo che va dal 21 al 28 luglio 2012, una vacanza a Riccione dedicata ai giovani tra i 18 e i 35 anni e relativi accompagnatori.

Il soggiorno, presso un hotel del centro di Riccione vicino alla spiaggia e dotato di tutti i comfort, ha un costo compreso tra i 500 ed i 605 euro a seconda della tipologia di camera scelta.

Il costo è da considerarsi comprensivo di pensione completa, drink di benvenuto e accesso alla spiaggia.

Sono da considerarsi escluse le spese di supplemento per la camera singola e le spese di viaggio: trattandosi di un'iniziativa regionale sarà infatti possibile accordarsi con il gruppo per partire tutti insieme da Milano, oppure scegliere la modalità di viaggio che più si preferisce.

L'iscrizione è da formalizzare presso la Sezione UICI di appartenenza entro giovedì 12 aprile 2012 versando una caparra di euro 100 e compilando l'apposita scheda d'iscrizione.

Sempre presso la Sezione di appartenenza sarà possibile ricevere informazioni dettagliate sull'iniziativa e richiedere il volantino illustrativo.

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DALLA SEZIONE UICI DI COMO

GITA SOCIALE NELLA VERDE UMBRIA DAL 30 MAGGIO AL 3 GIUGNO 2012

Gita sociale da mercoledì 30 maggio a domenica 3 giugno 2012.

Ecco le località da visitare: ORVIETO, CIVITA DI BAGNOREGIO, TODI, CASCATA DELLE MARMORE, ASSISI, SPELLO, BEVAGNA, PERUGIA, GUBBIO.

HOTEL 3 STELLE AD ASSISI E TODI.

QUOTE DI PARTECIPAZIONE:

MINIMO 30 PAGANTI: EURO 435

MINIMO40 PAGANTI: EURO 395

MINIMO 50 PAGANTI: EURO 385

SUPPLEMENTO CAMERA SINGOLA EURO 80

AFFRETTATEVI PER L'ISCRIZIONE!

PER MAGGIORI INFORMAZIONI CONTATTATE LA SEGRETERIA.

SI RACCOMANDA IL VERSAMENTO DELLA QUOTA DI ACCONTO PARI A EURO 100 ENTRO IL 21 aprile.

LA QUOTA COMPRENDE:

- Viaggio a/r in Pullman gt

- Sistemazione nell'Hotel prescelto

- Trattamento di pensione completa dal pranzo del primo giorno al pranzo dell'ultimo giorno

- Bevande incluse a tutti i pasti (1/4 di vino e ½ di acqua per persona)

- Menù tipici e ben curati ed abbondanti, vari di giorno in giorno con antipasto o con bis di primi in base al ristorante o all'hotel,

- Visita guidata per tutte le 5 giornate (2 mezze giornate a Orvieto e Gubbio e 3 intere giornate il 2° il 3° e il 4° giorno)

- Pranzi in ristoranti

- Permessi d'ingresso in bus ad Assisi ed Orvieto

- Assicurazione sanitaria e bagaglio.

LA QUOTA NON COMPRENDE:

- Mance, extra di carattere personale e tutto quanto non espressamente indicato alla voce "la quota comprende".

INGRESSI DA PAGARE IN LOCO:

- CASCATE DELLE MARMORE INGRESSO GRATUITO PER DISABILI E ACCOMPAGNATORI CON CERTIFICAZIONE (8 EURO PER ALTRI)

- POZZO DI SAN PATRIZIO BIGLIETTO RIDOTTO PER DISABILI E ACCOMPAGNATORI: 3 EURO.

PROGRAMMA

- 1° GIORNO: MONZA - LECCO - COMO- ORVIETO - CIVITA DI BAGNOREGIO - TODI.

Ritrovo dei partecipanti nel luogo convenuto dal gruppo alle ore 7.00 c.a. e partenza in Pullman Gt alla volta dell'Umbria, soste lungo il percorso.

Arrivo ad Orvieto per il pranzo in ristorante con ottimo menù tipico. Al termine visita guidata alla città in particolare il Duomo di Orvieto, capolavoro dell'architettura gotica, e il Pozzo di San Patrizio, proseguimento della visita guidata a tutto il centro storico per ammirare la

bellezza di Palazzi e Vie, meno importanti, ma comunque di grande bellezza.

Nel pomeriggio proseguimento a Bagnoregio: Civita di Bagnoregio è un esempio di meraviglia unico nel suo genere. Unita al mondo solo da un lungo e stretto ponte, la "Città che muore", ormai da tempo così chiamata a causa dei lenti franamenti delle pareti di tufo, racchiude un ciuffo di case medioevali ed una popolazione di pochissime famiglie. Appoggiata dolcemente su un cucuzzolo, la cittadina sovrasta imperiosamente l'immensa vallata sottostante, offrendo così al turista un incantevole e indimenticabile scenario. Trasferimento del gruppo a Todi, sistemazione nelle camere riservate in Hotel, cena e pernottamento.

- 2° GIORNO: TODI- CASCATA DELLE MARMORE - ASSISI.

Prima colazione in Hotel, in mattinata incontro con la guida e visita al centro storico medioevale vanta edifici sacri e civili di notevole pregio, come ad esempio: Piazza del Popolo con il Duomo dell'Annunziata, i portali

gotici della chiesa di San Fortunato, la bramantesca chiesa della Consolazione ecc. Pranzo nel ristorante dell'Hotel.

Nel pomeriggio trasferimento alle Cascate delle Marmore, per assistere all'apertura delle Acque che durano c.a. un'ora dalle 16 alle 17, passeggiata in questo splendido ambiente naturale. Partenza per Assisi, sistemazione in Hotel in camere riservate, cena e pernottamento.

- 3° GIORNO: ASSISI - SPELLO.

Prima colazione. Intera giornata di visita guidata alla città di Assisi ed in particolare a tutti i luoghi cari legati

alla vita di San Francesco. Si partirà dalla Basilica di Santa Maria degli Angeli per la visita alla Porziuncola, salita in seguito al centro storico di Assisi con la visita alla Basilica di San Francesco sia superiore che

inferiore, la Basilica di Santa Chiara e la Chiesa di San Damiano. Visita di tutto il centro storico, camminando tra le viuzze strette e pendenti.

Pensione completa in Hotel. Al termine della cena, escursione serale a Spello, per una piacevole passeggiata e per scoprire un piccolo borgo, molto affascinante specialmente di sera. Pernottamento in Hotel.

- 4° GIORNO: BEVAGNA E PERUGIA.

Prima colazione in Hotel. Trasferimento del gruppo nel borgo di Bevagna e visita guidata al centro storico, il Palazzo dei Consoli: risalente al 1270, è una struttura caratterizzata da un'ampia scalinata esterna. Attualmente ospita un teatro ottocentesco. Piazza Silvestri: è tra le più importanti piazze medioevali della regione. San Michele: costruita verso la fine del XII secolo. La monumentale facciata è di stile romanico. Il campanile a forma di cuspide è stato realizzato successivamente. Pranzo.

Nel pomeriggio proseguimento della visita guidata di mezza giornata alla Città di Perugia e di in particolare al suo piccolo, ma grazioso centro storico: la Fontana Maggiore scultura medioevale, le mura Etrusche e le mura Medioevali, il Monumentale Palazzo dei Priori ancora oggi sede del Municipio, il Palazzo Gallenga -Stuart oggi sede universitaria per Stranieri, il Palazzo del Capitano del Popolo o di Giustizia ecc.. Rientro

in Hotel cena e pernottamento.

- 5° GIORNO: GUBBIO - COMO - MONZA - LECCO.

Prima colazione in Hotel, in mattinata trasferimento del gruppo a Gubbio, visita guidata a tutto il

centro storico ed in particolare: Palazzo dei Consoli - Palazzo Pretorio - Palazzo Ducale - la Chiesa di San Francesco - La Chiesa di San Giovanni - la Cattedrale dei Santi Mariano e Giacomo ecc. - pranzo tipico in ottimo ristorante del centro storico.

Nel pomeriggio, partenza per il viaggio di rientro con sosta lungo il percorso. Arrivo al luogo di partenza in serata.

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Comunicazioni varie

PROPOSTA DELL'ASSOCIAZIONE HOMERUS - CORSO DI VELA PER NON VEDENTI E IPOVEDENTI

L'Associazione Homerus si occupa di vela autonoma per non vedenti e ipovedenti, dedicandosi quasi esclusivamente all'insegnamento ed alla pratica di questo innovativo sport. Sul lago di Garda c'è la scuola dell'Associazione, una scuola di vela della Federazione Italiana Vela nata per insegnare a navigare autonomamente e, per chi lo volesse a cimentarsi in competizioni veliche grazie ad un metodo innovativo preso a modello dal resto del mondo.

Il corso si svolgerà a Bogliaco (sponda bresciana del lago di Garda) comune di Gargnano, dove Homerus ha la propria sede. Il corso si terrà dal 30 giugno al 6 luglio 2012. Il costo è di Euro 250,00 a persona comprensivo della cerata e del salvagente (che al termine del corso resteranno al partecipante), e sono escluse le spese alberghiere. Il numero massimo dei partecipanti è di 8 allievi.

Per informazioni potete scrivere a info@homerus.it o telefonare a Luigi Bertanza 347-2320475 o in segreteria al numero 0365-599656.

DALLA SEZIONE DI COMO

L'Unione Italiana dei Ciechi ed Ipovedenti Onlus di Como presso il proprio salone Braille-Nicolodi di via Raschi 6 organizza, per il giorno sabato 14 aprile, dalle ore 9.30 alle ore 12.30, un incontro divulgativo sull'utilizzo dei prodotti apple da parte dei disabili visivi.

Verranno illustrati alcuni prodotti di casa Apple (Mac, Iphone, ipod in varie versioni, Ipad etc), le novità di Mac OS X 10.7 Lion ed IOS 5.

Terranno l'incontro Luca Maianti e Angelo Cairoli.

Per informazioni e per l'iscrizione all'iniziativa telefonare in Segreteria entro giovedì 12 aprile.

Da giovedì 5 aprile a domenica 29 aprile 2012 presso lo spazio Ratti, ex chiesa di S. Francesco a Como, si terrà la mostra tattile del maestro Silvano Bulgari.

Ingresso gratuito con la possibilità di organizzare una visita guidata per gruppi di disabili visivi. Tutte le opere, oltre 22, sono tattilmente percepibili. Saranno predisposti documenti per la visita sia in formato Braille che a carattere ingrandito.

DALLA SEZIONE DI MILANO

Piero Pizzarelli 0331 555.308 ha organizzato una gita in pullman dal 6 al 12 maggio: Salisburgo - Vienna - Budapest - Lubiana con visita alle Grotte di Postumia. Partenza da Via Bellezza 16 innanzi il Circolo alle ore 6.30. Quota individuale di partecipazione euro 810,00. Supplemento camera singola euro 225,00. Prenotazioni e versamento della caparra di euro 300,00 entro e non oltre il 7 aprile.

La Nastroteca del Mac propone un tour in Toscana dal 24 al 27 maggio tra i borghi medioevali - Siena - San Gimignano Volterra - Monteriggiuni: pensione completa, pullman Gran Turismo, guida turistica, ingressi, bevande. Quota in camera doppia euro 380. Adesioni a Rino Nazzari 02.469.48.00.

DALLA SEZIONE DI VARESE

Vi ricordiamo gli orari di apertura del Museo Tattile Varese, che si distingue per la vasta gamma di riproduzioni tattili offerte, che non riguardano solo determinati ambiti, come ad esempio arte e cultura, ma un vero e proprio "spazio" dove tutti, vedenti e non, possono "vedere con mano" la realtà nella quale quotidianamente vivono.

Museo Tattile Varese - Villa Baragiola, Via Caracciolo 46, Varese

Orari: da martedì a venerdì 14.30-18.30,

sabato e domenica 10.30-12.30 e 14.30-18.30.

Affrettatevi! Vedere con mano .... ora si può!

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Pluridisabili: dei fratelli che non ci è lecito dimenticare

Di Angela Mazzetti

Sono referente per la mia Regione, la Lombardia e, per il secondo mandato, componente della Commissione nazionale per le pluridisabilità. Mi è stato chiesto di scrivere un articolo su questo argomento e lo faccio volentieri, perché da tanti anni ormai sento la condizione della pluridisabilità, connessa alla minorazione visiva, come un fardello da condividere sia con quelli che sono costretti a portarselo addosso giorno dopo giorno, sia con le loro famiglie. La numerosa letteratura in proposito e la conoscenza diretta, ottenuta sul campo, del problema mi hanno convinto che, se tutte le disabilità presentano un prezzo da pagare, questa si porta dentro il costo più alto. Mi riferisco, com'è ovvio, ad una situazione in cui il deficit intellettivo si coniuga con carenze più o meno gravi di ordine motorio e prassico, alle quali si aggiungono, limitazione ulteriormente pesante, le complicanze visive.

Una volta definita dagli esperti la diagnosi, talora purtroppo incompleta e-o tardiva, si presenta per la famiglia il primo e forse più difficile ostacolo da superare: l'accettazione e la presa in carico del bimbo e del suo problema. Non esiste comunque condizione di vita tanto grave che non sia passibile di riabilitazione: la prima e fondamentale tuttavia è quella che si fonda e scaturisce (lo dico senza retorica, ma per convinzione profonda) dalla consapevolezza che ogni persona è di per sé un valore intrinseco ed è portatrice di diritti inalienabili che esigono di essere rispettati.

Tutti dobbiamo farlo e tanto più lo dobbiamo noi, che possediamo la capacità di pensare e di agire, di muoverci e di dare un nome ai sentimenti ed alle cose, nonostante il nostro limite.

Le sezioni dell'Unione devono spalancare le porte per accogliere loro e le loro famiglie; nelle nostre relazioni programmatiche essi devono trovare uno spazio e delle specifiche strategie di intervento da portare alla scuola e-o alle strutture che se ne fanno carico, perché possano prepararsi alla vita o sentirsi "bene", perché curati e, possibilmente, amati.

Siamo responsabili del loro benessere o dei loro piccoli o grandi successi; dobbiamo darci da fare perché trovino accoglienza ed amicizia là dove vivono: l'integrazione non è un diritto e una conquista soltanto per noi. E lo stesso discorso vale per il lavoro, se ne hanno le capacità.

Ma basta con la teoria! Consentitemi invece di raccontarvi le storie di due bimbe, che hanno attraversato e una ancora attraversa la mia vita e quella della mia Sezione. Le chiamerò Lisa e Flora, due nomi che mi piacciono per il suono gentile e armonioso. La mamma di Lisa la chiameremo Vera.

Vera suonò al nostro cancello verso la fine dell'inverno 2002; eravamo in chiusura di giornata. Eletta Presidente da pochi mesi, avevo tante speranze e altrettante preoccupazioni. Vera posò la piccola sulla mia scrivania e Paola, la mia sensibile ed efficientissima segretaria, rimase un momento con noi. Aveva un bambino di qualche mese più giovane. Vera era tesa, angosciata; Lisa aveva il sondino naso-gastrico, perché non era in grado di nutrirsi regolarmente. Se ne stava silenziosa, con le membra rigide e gli occhi semichiusi. La storia era quella di sempre. Un parto difficile, l'anossia, i primi interventi riparativi in ospedali diversi. Di fatto una prognosi incerta e da ultimo sedute fisioterapiche dilazionate nel tempo. Ad un certo punto Vera mi si gettò tra le braccia, scoppiando in un pianto disperato, fatto di stanchezza e di impotenza. Condividemmo le sue lacrime, poi iniziammo insieme la risalita. Paola rientrò,verificò e raccolse i documenti, mentre io al telefono prendevo per Vera un appuntamento per un più adeguato, almeno speravo, programma riabilitativo.

Così ebbe inizio il percorso di recupero, faticoso, ma impostato e condotto a trecentosessanta gradi. Niente fu lasciato al caso. Stimolazioni basali prima e poi neurovisive; logopedia e fisioterapia: Lisa era ed è costretta su una sedia a rotelle, ma le mani hanno recuperato motricità, anche se non quella fine. Vennero, con le prime parole, i segni di una buona capacità di comprensione. Vera ed il marito lottarono senza posa, per ottenere quanto era necessario alla loro bambina e noi fummo loro accanto in quell'avventura. La scuola dell'infanzia, con tanti sussidi utili condivisa e vissuta nella stessa aula coi compagni normodotati. Accanto a Lisa le maestre curriculari ed una splendida educatrice, Gabriella, che ancora oggi, in quinta elementare, la supporta, grazie anche alla sensibilità delle Istituzioni scolastiche e non. Da quando è stata in grado di comprendere e di decidere, Lisa ha sempre preteso di essere presente agli incontri d'équipe che la riguardavano, anche se poi, ogni volta che si rendeva conto della sofferenza della madre, scoppiava in pianto, suscitando in tutti un'emozione altrettanto forte.

Da qualche anno in famiglia c'è un nuovo arrivato, un fratellino per cui all'inizio Lisa ha provato gelosia (diceva di volerlo vendere al mercato), ma che ora difende come una leonessa quando la mamma lo sgrida per i disastri che combina. "Lo difendo", dice, " perché lui può fare tutto ciò che io vorrei ma non posso fare".

Ed ora vi racconto la storia di Flora. Venne da noi alcuni mesi dopo l'arrivo di Lisa, tra le braccia dei suoi genitori, una giovane e splendida coppia che l'aveva accolta ed accettata senza riserve e che era tutta protesa su di lei, la loro prima creatura. Era di alcuni mesi più piccola di Lisa ma presentava lo stesso quadro clinico, anche se, almeno in apparenza meno esasperato. Parlai a lungo coi genitori: avevano intorno una famiglia grande con tanti nonni, zii e cugini. Flora avrebbe avuto affetto e protezione da tutti e naturalmente avrebbe anche iniziato un adeguato programma terapeutico. Continuammo ad incontrarli di tanto in tanto: mantenevano la loro serenità, ma rifiutarono assolutamente l'idea della scuola materna. L'assistente sociale del comune di residenza ci telefonò preoccupata della resistenza della coppia ad ogni proposta di inserimento: volevano tenere il più possibile con loro la piccola, riabilitandola, ma senza staccarla dal contesto familiare. Era fragile, spesso ammalata e questo li mandava enormemente in ansia. Giunse il momento dell'iscrizione alla scuola elementare: mesi prima i genitori avevano però scelto di collocare la figlia per alcune ore al giorno in un centro dell'ANFASS destinato ad accogliere bimbi gravissimi e abbastanza vicino alla loro abitazione. Vi si recava al mattino per un programma vario di riabilitazione, di gioco e musicoterapia. Dopo il pranzo però tornava in famiglia perché questa riteneva troppo gravoso per la piccola un distacco troppo prolungato.

Incontrai il padre insieme ad un altro genitore, con il quale stavamo conducendo un lavoro di ricognizione sulla condizione di vita dei nostri iscritti con pluri-handicap. Flora per il secondo anno ancora non frequentava la scuola, il padre era accompagnato dal fratellino di quattro anni e si mostrava piuttosto reticente a parlare. Gli chiedemmo se non ritenesse utile inserire la bimba alle elementari anche se per alcune ore ben programmate e supportate, così da ottemperare all'obbligo scolastico. Ci rispose che per il momento non riteneva di doverlo fare: la bimba si trovava bene dov'era e in ogni caso loro non erano disposti né a sottoporla ad un inutile stress né a separarsene per troppo tempo, provavano il bisogno di "coccolarla", di tenersela vicino, di farla sentire protetta ed amata. Due anni dopo furono ancora una volta i genitori a richiamarci: la piccola era morta ed essi avevano vissuto il dramma di quella perdita come un trauma profondo, una ferita che non avrebbe mai potuto essere sanata. Si erano anche decisi a spostare la residenza in un altro paese. Il colloquio fu difficile e lunghissimo intercalato da molte pause. Ne uscii davvero sconvolta e mi interrogai a lungo su come avrei dovuto e potuto fin da subito stare loro vicino ed essere più propositiva.

Di Flora mi resta il ricordo struggente, di Lisa la gioia di una speranza che, piano piano potrà trasformarsi in certezze consolanti.

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Marketpress.Info del 20-03-2012

Lombardia: Istituto Ciechi, contributi spesi bene

MILANO. "Una struttura di eccellenza in grado di valorizzare al massimo chi ha disabilità e difficoltà percettive, un centro educativo in cui le persone sono aiutate a sentirsi realizzate, istruite e competenti". E´ il commento dell´assessore regionale all´Istruzione, Formazione e Cultura Valentina Aprea al termine della visita all´Istituto dei Ciechi di Milano, nato nel 1840 e, dal 1892, ospitato nella centralissima via Vivaio. La Visita - Accompagnata da Rodolfo Masto, commissario straordinario dell´Istituto dei Ciechi di Milano, l´assessore regionale ha visitato gli spazi in cui vengono accolti gli ipovedenti, la casa di riposo interna alla struttura, alcune classi scolastiche, i laboratori, il centro di informatica e il Museo Louis Braille, unico in Italia nel suo genere. Vedendo e constatando il livello dei servizi offerti l´assessore Aprea ha sottolineato come, in questo caso, i contributi destinati da Regione Lombardia alle attività dell´Istituto siano "Risorse spese davvero bene". Il Progetto Lombardia Eccellente - L´istituto Ciechi rientra tra i partecipanti al Progetto Lombardia Eccellente, finanziato con 400.000 euro da Regione Lombardia: di questi, 100.000 sono stati utilizzati per la struttura, i restanti 300.000 per realizzare corsi specifici per operatori telefonici di call center. Pur essendo ipovedenti, i soggetti formati riescono perfettamente ad assistere da postazione remota chi chiama il call center: in questi giorni il personale che ha seguito corsi specifici all´Istituto dei Ciechi sta lavorando per conto di una compagnia assicurativa e, utilizzando al meglio le tecnologie informatiche e apposite interfaccia studiate per persone disabili, è in grado di fornire indicazioni e suggerimenti ad automobilisti rimasti in panne in qualunque parte d´Italia o protagonisti di un sinistro. L´impegno Della Regione Per La Formazione - "Intendiamo confermare l´impegno di Regione Lombardia a sostegno di questa attività - ha assicurato l´assessore Aprea - anzi ci schiereremo a fianco dell´Istituto, favorendone la capacità di aprirsi a nuove prospettive formative e professionali". "Con i contributi di Regione Lombardia - ha sottolineato il commissario Masto - abbiamo formato ragazzi che hanno subito trovato lavoro. Il nostro obiettivo è e resta quello di offrire servizi di prossimità a Milano per chi non vede e può rimanere vicino alla sua famiglia".

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Il Corriere della Sera del 14-03-2012

Le norme sulla sicurezza sul lavoro anche in Braille

MILANO. Ora le norme sulla sicurezza sul lavoro sono anche in Braille. Così, grazie a una guida gratuita per le persone non vedenti o con gravi problemi di vista voluta dall'Istituto dei ciechi di Milano e dall'associazione Ambiente e lavoro in collaborazione con il Club italiano del Braille e l'Unione italiana dei ciechi e degli ipovedenti, anche i puntini in rilievo saranno in grado di salvare una vita. Il manuale, infatti, è stato realizzato per permettere alle persone con disabilità visiva di conoscere la normativa italiana in materia di prevenzione e protezione in fabbrica, così come in ufficio o nei cantieri, senza l'aiuto di nessuno.

VITA INDIPENDENTE - La «Guida in Braille sulla salute e la sicurezza sul lavoro» è stata pensata dunque come uno strumento di informazione, ma anche di integrazione, per consentire alle persone cieche o ipovedenti di usufruire in maniera autonoma di quanto contenuto nel decreto legislativo 81/2008, il cosiddetto Testo unico sulla sicurezza, partendo da alcune esperienze concrete realizzate dal gruppo bancario Intesa Sanpaolo. Puntini in rilievo, quindi, per leggere e imparare la normativa italiana in materia di prevenzione e protezione nei luoghi di lavoro, rischi connessi all'attività produttiva e occupazionale, uso delle attrezzature, zone pericolose, misure di tutela, diritti e obblighi del datore di lavoro, del lavoratore e del medico competente, sorveglianza sanitaria, gestione delle emergenze, segnaletica, sanzioni.

DIRITTO UNIVERSALE - «La tutela della salute e della sicurezza sul lavoro è un diritto allo stesso tempo universale e individuale, garantito anche dalla Costituzione italiana e dal nostro codice civile, che deve riguardare tutti», ha detto Rino Pavanello, segretario nazionale dell'associazione Ambiente e lavoro, in occasione della presentazione del manuale diffusa poi in un video sul web. Proprio su questo tema, «le Regioni e lo Stato hanno recentemente approvato un nuovo accordo che riguarda la formazione e l'informazione di tutti i lavoratori, dirigenti e preposti - ha aggiunto Pavanello -. Credo pertanto che, nelle attività di controllo delle Asl e degli altri organismi pubblici competenti nella verifica delle condizioni di lavoro, debba essere introdotto un rapporto importante con le persone disabili e, in particolare, con quelle non vedenti», ha commentato il segretario dell'associazione.

COME RICHIEDERLA - La guida sulla sicurezza sul lavoro in Braille ha ottenuto l'Alto patronato del Presidente della Repubblica e i patrocini dell'Inail (Istituto nazionale per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro) e della Consulta interassociativa italiana della prevenzione (Ciip). Il manuale è stato realizzato per i personal computer dotati di software «screen reader» o «barra Braille»; tutti i soggetti (aziende comprese) che si impegnano a farne un uso sociale e senza scopo di lucro possono richiederlo e riceverlo gratuitamente via e-mail. Il volume, comunque, è disponibile (a copie ridotte) anche su cd-rom e in versione cartacea, facendone richiesta all'Istituto dei ciechi di Milano o all'associazione Ambiente e lavoro.

di Michela Trigari

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Superando.it del 02-03-2012

Segnali incoraggianti da Linate e Malpensa

(di Gabriele Favagrossa)

Pur nella consapevolezza che di problemi per le persone con disabilità negli scali milanesi di Linate e Malpensa ne esistono ancora, la certificazione dei servizi di assistenza rilasciata ai due aeroporti da TÜV Italia costituisce senz'altro uno dei primi esempi di un percorso di collaborazione ufficialmente codificato tra gestore aeroportuale e associazioni della disabilità. Vale inoltre la pena approfittare dell'opportunità di compilare in internet il semplice questionario di soddisfazione, elaborato dalla Società SEA, un invito, questo, rivolto a tutti i passeggeri con disabilità che abbiano effettuato o che effettueranno voli su Malpensa e Linate

Il 15 febbraio scorso, la SEA - società di gestione degli Aeroporti milanesi di Linate e Malpensa - e TÜV Italia - ente indipendente di certificazione - hanno completato positivamente l'iter per la certificazione volontaria dei servizi di assistenza forniti ai passeggeri con disabilità e a mobilità ridotta nei due scali lombardi.

La certificazione rilasciata da TÜV Italia a Linate e Malpensa è il frutto di un percorso di collaborazione e confronto che - iniziato nell'autunno del 2010 - ha portato alla creazione di un Comitato Tecnico di esperti, in cui sono rappresentate anche le principali federazioni della disabilità lombarde, vale a dire la LEDHA (la Lega per i Diritti delle Persone con Disabilità, componente regionale della FISH, la Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap) e la FAND (Federazione tra le Associazioni Nazionali delle Persone con Disabilità).

Tale gruppo di lavoro ha definito e approvato un "Disciplinare Tecnico", ovvero un documento tecnico-normativo che impegna SEA Aeroporti a mantenere precisi standard di qualità nei servizi di assistenza forniti ai passeggeri con disabilità, nel rispetto della normativa europea in materia e mirando a garantire livelli di servizio anche superiori a quelli minimi previsti.

La certificazione di qualità è un processo dinamico che comporta verifiche e aggiustamenti di rotta nel corso del tempo: dunque non rappresenta un punto di arrivo per la SEA, ma piuttosto il punto di partenza di un percorso basato sul monitoraggio continuo della qualità offerta e sul confronto costante con le associazioni della disabilità lombarde.

Il Comitato Tecnico di cui si è detto è infatti un gruppo di lavoro permanente, in cui i vari portatori di interesse si confrontano per affrontare le questioni ancora irrisolte e collaborare alla ricerca di soluzioni adeguate.

Per queste ragioni - sebbene negli scali milanesi esistano ancora alcuni problemi per i passeggeri con disabilità - il percorso di certificazione attivato su base volontaria dalla SEA e la creazione del Comitato Tecnico costituiscono una buona prassi a livello nazionale e rappresentano uno dei primi esempi di un percorso di collaborazione ufficialmente codificato tra gestore aeroportuale e associazioni della disabilità.

Nella logica infine di monitorare e migliorare la qualità del servizio offerto, in accordo con le associazioni della disabilità, la SEA ha messo on line sul proprio sito web un questionario di soddisfazione dell'utenza, specificamente rivolto ai passeggeri con disabilità.

Invitiamo pertanto tutti i passeggeri con disabilità che abbiano effettuato o che effettueranno voli su Malpensa e Linate a compilare tale semplice formulario, per divenire essi stessi parte attiva di questo percorso di qualità, segnalando gli aspetti di servizio che li hanno soddisfatti e quelli che invece devono essere migliorati.

*Esperto della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap).

Sulla questione di cui si parla nel presente testo, la SEA ha prodotto anche un proprio comunicato stampa. Per ulteriori informazioni: gabriele.favagrossa@ledha.it.

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Il Corriere della Sera del 27-03-2012

«Grazie a questi cani

MILANO. Ha oltre mezzo secolo di vita la scuola per Cani guida dei Lions. La fondò nel 1959 un ingegnere aeronautico milanese, Maurizio Galimberti, pilota dell'aviazione da caccia durante l'ultima guerra, rimasto vittima di un incidente di volo che lo rese cieco. Il centro, che trovò sede al Gallaratese, su un terreno di cinquemila metri quadrati messo a disposizione dal Comune, dal 1973 si è trasferito a Limbiate, in un'area cinque volte più grande, della Provincia. Sei mesi di «lezioni» Qui sei istruttori lavorano per formare cani guida. Sei mesi di addestramento, quindi un paio di settimane con futuro proprietario e quattrozampe insieme, al centro, tra gli ostacoli creati ad hoc le zebre, i tunnel, salite e discese, tombini e, poi, in città, nel traffico e tra la gente e sui mezzi pubblici, tram, bus e metrò. E per consentire un rapido affiatamento di uomo e cane, il centro offre ospitalità al non vedente e a un accompagnatore, grazie a mini appartamenti attrezzati. Giovani in difficoltà Giovanni Fossati, presidente Servizio nazionale cani guida per ciechi dei Lions, spiega che «in lista d'attesa per avere un cane guida ci sono oggi 90 persone, molti sono giovani». Il centro che a oggi ha addestrato duemila cani guida e vive grazie ai Lions e della generosità di tanti piccoli e grandi mecenati, forma gli istruttori e da oggi ha anche un minuscolo allevamento. «Abbiamo le prime due cucciolate di Labrador continua . Quando sarà il momento, dopo i due mesi e mezzo, saranno ospitati fino all'anno di età da famiglie affidatarie. Quindi torneranno al centro per essere addestrati». Per le famiglie affidatarie non ci sono costi, a tutto provvede la scuola, mantenimento, spese veterinarie. Comando sicuro Marco Daviddi con il Labrador nero Flicker e Marco Cortesi con Marysol si prestano per una dimostrazione di addestramento. Se tenuti al guinzaglio Flicker e Marysol si comportano come un qualsiasi quattrozampe. Ma appena la mano del conduttore, e domani del proprietario, si posa sulla maniglia posta sulla schiena, prendono il comando e sono loro ad assumere decisioni, attenti e sicuri. Si fermano dinanzi a una scala, che scenda o salga, aggirano l'ostacolo, cambiano tragitto se necessario, sanno come mettere in guardia chi non vede anche da un pericolo che sta in alto, per esempio, la tenda sporgente di un negozio. Tutti possono diventare famiglie affidatarie, telefonando al numero 02/996 40 30; limbiate@caniguidalions.it; www.caniguidalions.it.

Paola D'Amico

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L'Eco di Bergamo del 07-03-2012

Bergamo cala un poker d'assi ai campionati italiani disabili

Si sono disputati al Sestriere e a La Thuile i campionati italiani di sci per atleti disabili e anche qui il movimento degli sciatori bergamaschi si è fatto valere.

Sci alpino.

Nella categoria Visually Impaired (atleti con disabilità visiva totale o parziale) ottima la prestazione di Gigi Bertanza (non vedente totale), bresciano portacolori della Sbs Bergamo, che, guidato dal bergamasco Adam Pesenti, ha vinto l'oro nel gigante. «Alla faccia dei 44 anni suonati» - ha detto un entusiasta Pesenti -. Gigi quest'anno, non lo ferma nessuno, 2° e 3° in due giganti di Coppa Europa, stiamo già pensando alla terza paralimpiade , dopo Nagano 1998 e Torino 2006 si punta a Sochi 2014». Ottimo il comportamento, tra le concorrenti Visually Impaired, di Debora Quadri, bergamasca doc che dopo anni di assenza torna alle gare con la guida di sempre, oggi anche marito, Luca Lazzaroni conquistando l'argento nel gigante. In evidenza un altro atleta bergamasco sul podio: Mauro Bernardi, terzo in slalom categoria sitting.

Sci nordico.

Anche nello sci di fondo gli atleti bergamaschi hanno ottenuto risultati prestigiosi. In particolare Giordano Tomasoni ha conquistato ai Campionati Italiani di La Thuile un doppio argento nella sprint e nella 10 km della categoria sitting. L'atleta di Castione della Presolana (dove ricopre la carica di Assessore allo sport) ha così migliorato il doppio bronzo dello scorso anno, e se l'appetito vien mangiando e la progressione continua, la mente ed i sogni volano ai Campionati del Mondo previsti per l'anno prossimo iin Val di Fiemme, gare peraltro valide per staccare il biglietto per Sochi. «Mi alleno duramente sulla splendida pista degli Abeti di Schilpario - dichiara con grande entusiasmo l'atleta allenato da Adolfo Zeziola - e a 41 anni nelle gare di durata posso ancora dire la mia. Il tempo che mi avanza lo dedico a scrivere, ho appena concluso un libro "Mi spinge la salita" sul rapporto tra disabilità e depressione, mi manca solo l'editore, ma non mi arrendo».

Progetto Scio anch'io.

I risultati agonistici però, non sono che la punta dell'iceberg, l'aspetto importante ma non fondamentale del movimento che vede nelle valli bergamasche grande fervore. I campionati italiani erano programmati al Monte Pora ma questa stagione avara dell'oro bianco ha costretto gli organizzatori ad alzare bandiera bianca. «Peccato, sarebbe stato il giusto riconoscimento a quanto di buono viene fatto in questo settore dagli uomini e dalle stazioni bergamasche - commenta Martino Belingheri, storico istruttore nazionale di Colere al quale -. Da 5 anni stiamo portando avanti il progetto "Scio anch'io" patrocinato dall'Inail a livello regionale nel quale coinvolgiamo ogni anno circa 30 invalidi del lavoro che trascorrono una settimana bianca nelle nostre località (Passo della Presolana, Monte Pora e Colere) divertendosi e socializzando». Ad aiutarlo la moglie Claudia Ferrari che sottolinea come «si tratti di un percorso lungo e delicato per aiutare queste persone a socializzare ed a superare la disabilità uscendo dalle mura domestiche e vivendo momenti sereni all'aria aperta».

di Mauro de Nicola

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L'Eco di Bergamo del 14-03-2012

Turismo a misura di disabile. Arriva il vademecum digitale

BERGAMO. La presentazione del progetto del vademecum dedicato al turista disabileGrazie a un progetto promosso da Regione Lombardia e Unioncamere Lombardia, Turismo Bergamo - insieme alla Camera di Commercio - muove i primi passi in direzione di un turismo «consapevole» e «responsabile», rivolto a chi è diversamente abile.

Il primo risultato, prodotto dalla collaborazione con l'Unione italiana ciechi e Sacbo, è un vademecum digitale dedicato al turista disabile. Il cd, disponibile negli uffici Iat di Bergamo e di Orio al Serio e scaricabile dal portale del turismo www.turismo.bergamo.it, contiene informazioni, anche in formato audio, sull'accessibilità e i servizi di 13 hotel e tre musei civici. «Un'iniziativa importante perché permette a tutti di fare turismo a Bergamo» ha commentato Silvano Ravasio, presidente di Turismo Bergamo. «Un motivo di orgoglio - afferma Giorgio Bonassoli, assessore al Turismo della Provincia - e un segnale della qualità turistica di una città che si pone come realtà innovativa». Soddisfazione anche da Palafrizzoni: «Un'iniziativa di eccellente lungimiranza» ha detto Leonio Callioni, assessore alle Politiche sociali del Comune. «Questa è la strada giusta. Il turismo non va banalizzato nell'aspetto "leisure", va esteso» ha commentato Paolo Moretti, delegato al Turismo dal sindaco.

Veri protagonisti del progetto i rappresentanti delle associazioni di disabili - Paolo Parimbelli, coordinatore per l'autonomia sezione Uici di Bergamo e Giovanni Battista Flaccadori, presidente provinciale Unione italiana ciechi e ipovedenti - che hanno portato esempi concreti di chi vive le difficoltà del viaggiare con problemi fisici e motori. Il lavoro di ricerca è stato svolto in sinergia con le associazioni e lo spunto del progetto è nato dalla collaborazione con una ragazza ipovedente, Awa, in servizio per due stagioni estive presso lo sportello Iat allo Urban center. «Per ora si tratta di una prima mappatura - spiega Alessandra Pitocchi, communications manager di Turismo Bergamo -. Il nostro sogno è di realizzare un plastico della città da posizionare allo Urban center, per offrire la percezione tattile». L'architetto Nicola Eynard, della cooperativa Habilis, ha puntato l'attenzione su alcune buone pratiche: «Anche lo zerbino può essere un ostacolo insormontabile, ma con i nuovi sistemi si possono rendere le strutture ricettive accessibili preservando l'aspetto estetico». Tra le strutture cittadine già adeguate l'Hotel Petronilla, che offre servizi come «fare e disfare» la valigia, accettare cani guida, la colazione in camera senza nessun supplemento e la preparazione di tavoli con contrasti di colore.

di Diana Noris

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Bresciaoggi del 14-03-2012

Nuovo Eden, un «Cinema senza barriere»

Una cuffia a raggi infrarossi diffonderà un commento audio Sui sottotitoli i dialoghi, ma anche indicazioni su rumori e suoni. Con il «Cinema senza barriere» anche non vedenti e non udenti potranno gustare un film al «Nuovo Eden»

BRESCIA. Brescia è stata la prima città a dotarsi di un bancomat per i non vedenti e a installare i semafori sonori: un´attenzione, quella della Leonessa per le diverse abilità, che si rinnova con il «Cinema senza barriere», il progetto inaugurato al Nuovo Eden per consentire la fruizione delle proiezioni cinematografiche anche a persone non vedenti, ipovedenti e sorde.

IL PERCORSO di adeguamento è stato lungo e complicato, anche perché nel frattempo le tecnologie disponibili sono state soppiantate da nuovi sistemi di ultima generazione, come spiega la direttrice del Nuovo Eden, Francesca Bertoglio.

Grazie al bando della Fondazione Comunità bresciana è stato possibile ottenere il finanziamento per potersi dotare degli adeguamenti tecnologici, mentre la Fondazione Cariplo garantirà per i prossimi tre anni le risorse per il noleggio delle audioguide e dei sottotitoli.

Con le tecnologie del «Cinema senza barriere» (un brevetto dell´Associazione italiana cinema d´essai di Milano), attualmente presenti a Brescia, Milano, Roma e Bari, i non vedenti possono seguire il film grazie a una cuffia a raggi infrarossi che diffonde un commento audio con la descrizione di scenari, stati d´animo, azioni, modalità di ripresa, paesaggio.

I non udenti, invece, possono leggere i sottotitoli con i dialoghi, ma anche indicazioni sui rumori, i suoni e la colonna sonora. Con un sistema di sincronizzazione, la proiezione è implementata con questi dati integrativi, restando però ugualmente fruibile dalle persone senza disabilità alla vista o all´udito.

«LA CULTURA deve essere fruibile da tutti», ribadisce l´assessore Andrea Arcai, ricordando che nella realizzazione del progetto sono stati coinvolti l´Unione italiana ciechi e ipovedenti di Brescia presieduta da Sandra Inverardi e l´Ente nazionale sordi di Brescia guidato da Paolo Girardi; con le due associazioni sono stati condivisi anche il calendario e i titoli della rassegna.

Periodicamente, il Nuovo Eden presenterà un programma di film che potranno essere seguiti con le tecnologie del «Cinema senza barriere», un modo per consentire anche a chi ha problemi di vista e udito di andare al cinema con amici, parenti e insieme a tutti gli altri utenti.

Si incomincia con il calendario primaverile che prenderà il via domani, alle 21, con la proiezione del film «Il concerto» di Radu Mihaileanu, che racconta la storia di un direttore d´orchestra del Bolschoi defenestrato dal regime di Breznev e ridotto a semplice addetto alle pulizie nel medesimo teatro, che coglie al volo un´inaspettata occasione.

Seguiranno il 26 aprile il film «Terraferma» di Emanuele Crialese, il 24 maggio «Gli abbracci spezzati» di Pedro Almodovar e il 28 giugno «Potiche» di François Ozon. I biglietti ingresso sono al prezzo speciale di 4 euro (ingresso omaggio per l´accompagnatore).

«IL CINEMA aperto a tutti è una concreta occasione di aggregazione sociale, ci auguriamo che alle proiezioni si uniscano a noi tanti cittadini interessati ai film», dicono Inverardi e il past president dell´Unione ciechi, Claudio Romano, mentre Girardi dell´Ente nazionale sordi ricorda come «a lungo il nostro ente aveva combattuto per ottenere i sottotitoli al cinema, non ottenendo mai nulla: ecco perché sul tema delle barriere bisogna continuare a lottare».

di Lisa Cesco

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Bresciaoggi del 17-03-2012

«Così i musei diventano a portata di tutti»

Un programma di attività voluto dai Musei Civici e Fondazione per trasformare i visitatori in veri e propri protagonisti del mondo culturale

BRESCIA. Un museo non solo da guardare, ma da vivere, toccare, sperimentare e giocare. Un museo capace di aprire le sue porte ai cittadini del mondo, in una grande metaforica casa che abbracci dai grandi ai piccini, dai portatori di handicap agli stranieri sino agli esperti, alle famiglie e ai gruppi organizzati. Ecco l´ambizioso scenario disegnato da «Museo per tutti», l´articolato programma di attività proposto dai Musei Civici di Brescia e dalla Fondazione Brescia Musei per trasformare i visitatori da semplici comparse in veri e propri protagonisti della storia artistica e culturale bresciana. Come? Trascinando ciascuno di loro in attività sempre più a misura d´uomo, in un mare magnum di declinazioni che spaziano dai laboratori creativi ai workshop specialistici sino alle visite fai da te e ai percorsi sensoriali.

«CREDIAMO che con l´ingresso di Santa Giulia nel patrimonio Unesco la priorità sia quella di ampliare sempre più i confini dei nostri musei puntando a farne un luogo non solo di cultura ma anche di aggregazione e divertimento, accessibile a tutti e fruibile a 360 gradi», esordisce l´assessore alla Cultura Andrea Arcai che guarda all´esperienza di molte altre realtà internazionali come punto di riferimento per l´evoluzione bresciana. Ferma restando, naturalmente, la competenza maturata nell´ambito dei servizi educativi e didattici negli ultimi dieci anni, «il fiore all´occhiello dei musei bresciani divenuto poi il punto di partenza per queste nuove e più articolate esperienze» aggiunge il presidente di Brescia Musei Fausto Lechi.

Colossale il palinsesto degli appuntamenti proposti intorno ai quattro focus tematici «Scoprire divertendosi», «Il piacere di sperimentare», «Incontrarsi e approfondire» e «A porte aperte, il Museo accessibile». Accanto a iniziative che la responsabile dei servizi educativi Angela Bersotti definisce «già consolidate», come le conversazioni dedicate ai «gioielli» del patrimonio bresciano o il Compleanno al Museo, spuntano proposte inedite come le visite ai depositi («per curiosi e appassionati che vogliano scoprire cosa c´è dietro le quinte» precisa la responsabile del servizio collezioni Francesca Morandini) o i percorsi teatralizzati, senza dimenticare gli incontri narrativi per i bambini, i laboratori di sperimentazione sui tessuti (domenica 29 aprile) e sull´arte della calligrafia giapponese (domenica 20 maggio) e l´esperienza «fai da te» di «Arte in scatola», il museo in formato valigetta che consente di affiancare una personalissima scoperta delle collezioni a esperimenti estemporanei.

Ma la sezione più suggestiva è forse quella «votata» all´abbattimento delle barriere, architettoniche o culturali: grazie alla collaborazione con l´Ente nazionale sordi i Civici Musei propongono percorsi specifici nella lingua dei segni (Lis) mentre ai non vedenti e agli ipovedenti offrono «Il filo di Arianna», appuntamenti multisensoriali realizzati in sinergia con l´omonima associazione e indicati anche per coloro che desiderassero sperimentare un nuovo modo di approcciarsi all´arte. Ancora, con «Incontri» il Fai proporrà ai cittadini stranieri percorsi in chiave interculturale, mentre con «Andiamo al Museo?» il patrimonio bresciano si aprirà per la prima volta anche agli ospiti delle comunità terapeutiche per tossicodipendenti, in un cammino di coinvolgimento e integrazione.

L´elenco completo delle iniziative è disponibile sul sito www.bresciamusei.com.

di Angela Dessì

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LA GAZZETTA DI MANTOVA DEL 18 MARZO 2012

ALLARME DELL'UNIONE ITALIANA CIECHI

La crisi taglia anche i posti per i disabili.

Entro l'anno si prevede la perdita di circa duemila posti di lavoro nell'Alto Mantovano.

La falcidia riguarderà prevalentemente il settore tessile e come spesso accade a farne le spese saranno soprattutto donne.

Il grido d'allarme è stato lanciato ieri pomeriggio da Giusi Amadasi, sindacalista della Cisl, intervenuta al convegno "Donne e lavoro, quale futuro?" organizzato a Palazzo del Plenipotenziario nella Giornata Internazionale della Donna, da Provincia ed Unione Italiana Ciechi ed Ipovedenti, sezione di Mantova. "Ci sono 2mila persone nell'Alto Mantovano che utilizzano la Cassa Integrazione, ma nel 2013 si esaurirà - ha dichiarato Amadasi -. Il problema è sociale, soprattutto in questa zona, in cui l'80% dell'occupazione è femminile.

Vorrei che qualcuno ci desse una mano.

Con l'innalzamento dell'età pensionabile, non sapranno più dove andare". Dalle testimonianze portate da donne che hanno perso il posto di lavoro, emerge uno spaccato desolante: "A 25 anni ti dicono che hai poca esperienza, a 40 ti considerano troppo vecchia, a 50 è finita". Una strana filosofia che rischia di diventare pesante come un macigno, a fronte della crisi economica generale.

Se poi l'aspirante lavoratrice è diversamente abile, tutto si complica ulteriormente. "Per noi è ancora più difficile trovare lavoro - ha detto Caterina Vallani dell'Uici -. Stanno scomparendo le possibilità che avevamo come insegnanti, fisioterapisti o centralinisti". La congiuntura negativa è stata sottolineata anche da Massimo Marchini della Cgil. "Con la riforma delle pensioni avremo molte difficoltà in più - ha osservato il sindacalista -. Molte donne perderanno il lavoro a 50 anni.

Chiediamo al Governo di istituire delle Politiche di crescita.

A livello locale, in sinergia con la Provincia, puntiamo a fare politiche formative per dare l'opportunità di ricollocarsi".

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La Giornata nazionale del Braille della Sezione di Varese

Anche presso la nostra sezione, il 21 febbraio u.s. ha avuto luogo la celebrazione della "giornata nazionale del Braille", che ha riscosso un notevole successo d'interesse e di pubblico. Questa volta la cerimonia ha avuto una struttura particolare, perché si è realizzata grazie agli apporti, oltre che dell'UICI, del Museo tattile creato dall'Associazione Controluce e del Comitato Distrettuale Lions Helen Keller. Premesso che la Associazione Controluce ha iniziato, d'intesa con il Direttore dell'UST, un programma di formazione alla plurisensorialità per un gruppo di docenti della Scuola primaria, è stata chiamata la prof.ssa Grazia Honegger, allieva di Maria Montessori e consulente delle Scuole montessoriane di Varese e Castellanza, la quale ha svolto una relazione di notevole spessore, centrata in particolare sull'applicazione del metodo dell'illustre neuropedagogista nell'educazione di persone affette da minorazioni visive.

Da parte di chi scrive, la presentazione della figura di louis Braille, del valore e dell'assoluta modernità e fruibilità in tuttto il mondo del suo sistema di lettoscrittura, ha acquisito ulteriore vivacità e interesse per il folto pubblico presente in villa Baragiola grazie ad esemplificazioni pratiche sia di scrittura che di lettura.

La Lions Gabriella Sechi, che da tempo si dedica alla diffusione della conoscenza della vita e dell'opera della Keller, della quale ha altresì curato la riproduzione anastatica di un suo libro, ha presentato due interessanti stralci di un documentario in lingua inglese, da lei recentemente portato dagli Stati Uniti e ha fatto dono al Museo tattile di un ricco pannello di fotografie di Helen.

Un analogo pannello verrà regalato anche alla nostra Sezione.

I media hanno dato molto risalto alla manifestazione, così come al nostro comunicato stampa relativo alla giornata del Braille e all'importanza che esso venga sempre meglio conosciuto e valorizzato.

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NOTIZIE DALLA SEDE CENTRALE

Questo spazio vuole essere una sorta di "miniguida" per orientarsi all'interno delle molteplici attività svolte dalla sede centrale della nostra Associazione.

A tal fine, vi proponiamo quelle circolari diramate dalla sede centrale nel mese appena trascorso, le quali contengono notizie e iniziative, che pensiamo possano suscitare un concreto interesse nei nostri soci.

Di sicuro qualcosa ci sfuggirà, ma pensiamo che questa selezione possa essere un valido punto di riferimento.

Buona lettura!

Concorso europeo di temi sul Braille 2012

Si informa che l'Unione Europea dei Ciechi organizza anche quest'anno il Concorso europeo di temi sul Braille, sponsorizzato dalla ditta Onkyo e dalla rivista "Braille Mainichi" giapponesi. Il tema generale scelto quest'anno per il concorso è il ruolo del Braille nella promozione della partecipazione delle persone minorate della vista alla vita politica, economica, culturale, sociale e familiare. Esempi di come questo tema generale possa essere trattato sono: il Braille nell'era della tecnologia, l'uso del Braille a qualsiasi età, ecc. I concorrenti saranno comunque liberi di trattare l'argomento generale interpretando il tema in modo creativo.

L'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti è stata chiamata a collaborare occupandosi della diffusione delle informazioni sul concorso a livello italiano e fungendo da segreteria del concorso stesso per la fase iniziale di selezione delle composizioni dei concorrenti italiani. Le composizioni, in Braille o in formato elettronico accessibile, dovranno essere inviate all'Ufficio Affari Internazionali dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, via Borgognona 38, 00187 Roma, tel: 06.69988388/375, fax: 06.69988328, e-mail: inter@uiciechi.it entro il 30 aprile 2012. Si allega il regolamento del concorso.

____________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________Concorso di composizioni sul Braille EBU Onkyo 2012 - Europa

REGOLAMENTO

1. Scopo e tema

1.1 Il concorso europeo di composizioni sul Braille organizzato dall'Unione Europea dei Ciechi (EBU) per conto della ditta Onkyo e della rivista Braille Mainichi ha lo scopo di promuovere l'utilizzo del Braille come chiave di accesso per i non vedenti all'informazione e all'inclusione sociale.

1.2 Il tema ufficiale del concorso è "il ruolo del Braille nella promozione della partecipazione delle persone minorate della vista alla vita politica, economica, culturale, sociale e familiare. Esempi di come possa essere trattato questo tema generale sono: il Braille nell'era della tecnologia, l'uso del Braille a qualsiasi età, ecc. I concorrenti saranno comunque liberi di trattare l'argomento generale interpretando il tema in modo creativo.

2. Condizioni generali

2.1 Candidati

Chiunque utilizzi il Braille e risieda in Italia può partecipare al concorso senza alcun limite d'età.

2.2 Composizioni

2.3 Diritti d'autore

Con la loro partecipazione a questo concorso

3. Procedura

4. Premi

Campus Internazionale sulla Comunicazione e l'Informatica per giovani ciechi e ipovedenti - ICC 2012

Si informa anche quest'anno verrà organizzato il Campus Internazionale sulla Comunicazione e l'Informatica per giovani non vedenti - ICC 12 (www.icc-camp.info). L'edizione 2012 avrà luogo presso la scuola superiore per non vedenti di Cluj, in Romania. Le date delle due sessioni sono le seguenti:

- dal 23 al 30 luglio 2012 per i ragazzi tra i 15 e i 17 anni

- dal 1 all'8 agosto 2012 per i ragazzi tra i 17 e i 21 anni

Possibili eccezioni ai limiti di età saranno valutate caso per caso.

Si allega un annuncio (reperibile anche nella "Bacheca" delle attività internazionali sul sito dell'Unione) con i dettagli di tale avvenimento. Si prega di notare che la Direzione Nazionale, tenuto conto dell'importante valore formativo di questo campus, ha deliberato un rimborso di euro 50,00 a ogni partecipante per le spese di partecipazione, dietro richiesta dell'interessato.

Questa Sede Centrale auspica che venga data dovuta pubblicità a tale evento presso i possibili interessati. Dato che il numero di partecipanti è limitato, chi fosse interessato a partecipare a tale raduno è pregato di inviare la propria candidatura entro la fine del mese di aprile 2012 al Coordinatore Nazionale per ICC 2012, prof. Mirko Montecchiani, all'e-mail mirkomontecchiani@gmail.com specificando:

______________________________________________________________________________________

Che cos'è L'ICC?

L'International Camp on Communication and Computer - ICC (www.icc-camp.info) è un'opportunità unica per:

? Fare amicizia con altri studenti provenienti da circa 30 paesi del mondo, in un ambiente completamente accessibile!

? Aggiornarsi ed arricchire le proprie conoscenze in materia di tecnologia informatica assistiva!

? Scoprire opportunità di studio all'estero!

? Praticare e migliorare la lingua inglese!

? Condividere esperienze multiculturali!

? Arricchire il proprio curriculum!

? Divertirsi!

Quali sono le attività specifiche?

Durante il soggiorno i partecipanti potranno scegliere di seguire workshop tra moltissimi argomenti relativi alle tecnologie dell'informazione e della comunicazione, dello studio, del divertimento, dell'interazione, quali ad esempio:

? Internet: navigazione ed accessibilità, creazione di siti web, blog, file sharing..

? Musica e computer: formati audio, audio editing, composizione...

? Comunicare con il computer: Posta elettronica, Voice OverInternet Protocol (VOIP), chat, social networks...

? Giochi: audiogames, Jaws friendly games, giochi online...

? Programmare: linguaggi di programmazione, scripts di Jaws...

? Scoprire nuovi dispositivi o sistemi operativi: Iphone, dispositivi Android...

? e molto altro ancora!

Solo questo?

No! Anche workshop non strettamente legati al mondo dell'informatica quali ad esempio:

? Autonomia personale e domestica...

? Mobilità ed orientamento...

? Salute e cura del proprio corpo...

? e molto altro!

Chi può partecipare?

Giovani non vedenti o ipovedenti di età compresa tra 15 e 21 anni (possibili eccezioni ai limiti di età saranno valutate caso per caso).

Quanto dura?

L'ICC ha in genere una durata di 6 giorni: Lo schema generale è di 5 giorni di attività formativa più un'escursione di un'intera giornata.

Dove e quando si svolge?

L'ICC si svolge annualmente, nel periodo estivo. Ogni edizione ha luogo in un paese diverso!

Quanto costa?

Il costo di partecipazione è di circa 400,00 euro.

Le spese di viaggio sono a carico dei partecipanti.

La Sede Centrale dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti metterà a disposizione un contributo di 50,00 euro ad ogni partecipante che ne farà richiesta.

Sono richiesti particolari requisiti?

? Conoscenza base della lingua inglese

? discreto livello di autonomia personale

? forte motivazione a confrontarsi con persone di culture diverse.

Credo di avere i requisiti e vorrei partecipare all'edizione 2012!

L'edizione 2012 si svolgerà a Cluj, in Romania, presso la Scuola Superiore per non vedenti, nelle seguenti date:

da 15 a 17 anni: dal 23 al 30 luglio 2012

da 17 a 21 anni: dal 1 all'8 agosto 2012

Per candidarsi è sufficiente inviare un'email al coordinatore nazionale Mirko Montecchiani al seguente indirizzo: mirkomontecchiani@gmail.com, specificando quanto segue:

Nome e cognome,

indirizzo di posta elettronica,

breve lettera di presentazione.

Le selezioni verranno effettuate indicativamente nel mese di maggio 2012 per un totale di 12 partecipanti. 6 per la prima e 6 per la seconda settimana.

"Servizio di sostegno Psicologico ai genitori dei ragazzi ciechi e ipovedenti"

Cari amici,

faccio seguito alla Circolare n. 53 del 28/02/2011 con oggetto "Gruppo di supporto psicologico ai genitori di ragazzi ciechi ed ipovedenti e agli insegnanti di sostegno" per comunicarvi che il 16 aprile p.v. avrà inizio il "Servizio di sostegno Psicologico ai genitori dei ragazzi ciechi e ipovedenti".

La Presidenza Nazionale e la Direzione Nazionale attribuiscono a tale iniziativa un particolare rilievo proprio perché un'Associazione come la nostra non può non tenere nella massima considerazione le esigenze delle famiglie dei ragazzi ciechi, ipovedenti e ciechi pluriminorati che troppo spesso si trovano senza un aiuto, senza un riferimento, in considerazione della nota carenza di professionalità specifiche sul territorio.

All'interno della nostra Unione, come più volte ribadito, sono presenti professionalità di assoluto livello che occorre utilizzare e valorizzare apprezzando lo spirito di servizio con il quale, in maniera assolutamente volontaristica e quindi gratuita, molti professionisti offrono il loro tempo e le loro competenze alle famiglie dei nostri ragazzi e all'Associazione intesa in senso lato.

Di seguito si riporta un documento contenente ulteriori motivazioni oltre le modalità di fruizione del servizio, predisposto da Giuliano Ciani e Katia Caravello.

Prima di concludere voglio ringraziare a nome mio personale e della Direzione i componenti del Gruppo di sostegno dott.ssa Katia Caravello, dott.ssa Maria Luisa Gargiulo, dott. Vincenzo Rotolo, dott.ssa Giovanna Virga, dott.ssa Roberta Zumiani e dott. Fernando Torrente per la loro disponibilità.

Vi saluto cordialmente,

Il Presidente Nazionale

Prof. Tommaso Daniele

______________________________________________________________________________________

SOSTEGNO PSICOLOGICO AI GENITORI DEI RAGAZZI CIECHI E IPOVEDENTI

A. Sportello telefonico per il sostegno psico-pedagogico ai genitori dei ragazzi ciechi e ipovedenti.

In che modo assistere ed educare un figlio con problemi visivi? Qual è l'atteggiamento corretto? Come incoraggiarlo ad essere protagonista della sua vita? Come si può evitare l'aggravamento del trauma psicologico?

Queste sono alcune delle domande che più frequentemente si pongono i genitori che si trovano ad iniziare una vita con un figlio cieco o ipovedente. Le difficoltà aumentano quando si tenta di trovare le risposte in una condizione emotiva di elevato stress.

Al fine di dare una prima risposta, l'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ha deciso di creare un servizio di Sostegno psicologico attraverso il quale offrire ai genitori dei ragazzi ciechi e ipovedenti (soci e non soci) un contatto telefonico con un interlocutore qualificato, che possa aiutarli a districarsi tra le numerose difficoltà connesse alla disabilità visiva del proprio figlio.

B. Chi risponderà.

Alle telefonate risponderanno professionisti psicologi che, avendo maturato negli anni esperienza nel campo della disabilità visiva (lavorando con persone cieche o ipovedenti e con i loro familiari), hanno le competenze per aiutare il genitore a identificare i propri bisogni e per valutare quale sia il tipo di intervento più adatto a rispondere ad essi (psicologico, pedagogico, assistenziale ecc.).

C. Come funziona.

Per accedere al servizio è necessario contattare, in base alla propria regione di residenza, il professionista al numero, nei giorni e negli orari indicati di seguito.

Ogni genitore avrà a disposizione un massimo di due colloqui telefonici, al termine dei quali, dopo un'analisi dei bisogni compiuta con il professionista che risponderà alla telefonata, gli verranno date indicazioni circa la persona e/o il servizio che meglio risponde alle sue esigenze.

D. Giorni e orari di apertura del servizio.

REGIONI NOME DEL PROFESSIONISTA GIORNO ORA RECAPITO TELEFONICO

Liguria, Lombardia, Piemonte, Valle d'Aosta Katia Caravello Ogni 2^ e 4^ mercoledì del mese Dalle 10 alle 12 3773048009

Abruzzo, Lazio, Molise, Umbria Maria Luisa Gargiulo Tutti i mercoledì Dalle 15:30 alle 16:30 3312211375

Basilicata, Campania, Toscana, Puglia Vincenzo Rotolo Ogni 1^ e 3 ^ venerdì del mese Dalle 16:00 alle 19:00 0804974224

3334328108.

Calabria, Marche, Sardegna, Sicilia Giovanna Virga Ogni 2^ e 4^ lunedì del mese Dalle 9:00 alle 11:00 337899416

Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Trentino Alto Adige, Veneto Roberta Zumiani Ogni 2^ e 4^ venerdì del mese Dalle 8.30 alle 10.30 04611959595

Organizzazione crociera - Le terre dei vichinghi 21-28 luglio 2012

Questa Presidenza Nazionale, promuove per il 2012 l'organizzazione di una crociera, aperta a soci dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, ai loro familiari ed amici.

Avendo già proposto itinerari sul Mar Mediterraneo le richieste avanzate sono state per percorsi diversi.

Costa Crociere ci ha sottoposto la crociera: "Le terre dei vichinghi" che con partenza da Copenhagen farà il giro dei Fiordi Norvegesi con la nave Costa Luminosa.

Per raggiungere il porto di Copenhagen il volo da Milano Malpensa è compreso nella quota di partecipazione; mentre i passeggeri in partenza da Roma Fiumicino dovranno versare una quota supplementare di € 50,00.

La proposta economica sarà valida a condizione che si raggiungano un numero minimo di 45/90 partecipanti e comunque le prenotazioni dovranno pervenire all'Agenzia entro e non oltre 20 aprile 2012.

Data partenze: 21 luglio 2012 - Copenhagen.

ITINERARIO Arrivo Partenza

1° giorno - Copenhagen h. 19,00

2° giorno - Oslo h. 13,00 h. 19,00

3° giorno - Stavanger (Norvegia) h. 13,00 h. 19,00

4° giorno - Bergen (Norvegia) h. 8,00 h. 17,00

5° giorno - Flam (Norvegia) h. 8,00 h. 18,00

6° giorno - Hellesylt (Norvegia) h. 8,00 h. 10,00

6° giorno - Geiranger (Norvegia) h. 12,00 h. 17,00

7° giorno - navigazione

8° giorno - Copenhagen h. 8,00

Quotazioni per persona in cabina doppia in Euro/€

Categoria - quote - Tasse, pacchetto bevande - Assicurazione, medico, bagaglio

Interna (doppia) 1.470,00 inclusi inclusi

Esterna vista mare E2 (doppia) 1.640,00 inclusi inclusi

Esterna con balcone vista mare B1 1.740 Inclusi inclusi

Adulti occupanti il 3øe 4ø letto 960,00 Inclusi Inclusi

Ragazzi di età inferiore a 18 anni occupanti il 3ø o 4ø letto Gratis, pagano solo tasse portuali

(euro 120) e quota volo da Milano Malpensa o Roma Fiumicino

Cabine Triple e Quadruple

Le cabine triple e quadruple sono solo su richiesta di volta in volta a seconda della disponibilità della nave.

Cabine Singole

Il supplemento per la cabina singola è del 100% sulla parte crociera ad esclusione dei diritti portuali, tasse e mance.

ASSEGNAZIONE CABINE

Le cabine saranno assegnate in base all'ordine di arrivo delle prenotazioni. Eventuali richieste di assegnazione particolari delle cabine sono subordinate alla disponibilità al momento della conferma del gruppo.

Conferma Gruppo & Pagamenti

1° acconto: all'atto della conferma, compilando l'apposita scheda, invio del 30 % pari alla caparra per ogni passeggero entro 90 giorni dalla partenza, non rimborsabile in caso di annullamento

2° acconto: 50% tra i 90gg e 60gg dalla partenza

Data Saldo: 60 giorni prima della partenza

Documenti necessari

Per gli adulti carta d'identità valida per l'espatrio, per i minori certificato del comune vidimato dalla questura.

I pagamenti dovranno essere effettuati con bonifico bancario utilizzando le seguenti coordinate:

Banca Marche Ag. 1 - IBAN IT65F0605524301000000001620

Riferimento agenzia viaggi: Agenzia Viaggi Lisippo di Raffaella Mozzanti -Via Indipendenza 6 - 61032 Fano - tel. 0721/805749 - fax 0721/825542 e mail: raffaella@viaggilisippo.it

Le quote comprendono:

Le quote non comprendono:

Per ulteriori informazioni o chiarimenti potrà essere contattata la signora Sgroi (tel. 06/69988373 - indirizzo e-mail: ssg@uiciechi.it).

Il testo della presente circolare può essere consultato anche all'indirizzo web http://www.uiciechi.it/documentazione/circolari/TestoCirc.asp?id=4077, dove è possibile scaricare il file della circolare stessa, contenente anche la scheda d'iscrizione.

Soggiorno Nazionale Anziani a Tirrenia 2012

Anche per il 2012, anno internazionale dell'anziano, la commissione nazionale anziani, propone n. 2 soggiorni marini che si svolgeranno a Tirrenia presso il Centro Studi e Riabilitazione "G. Fuca'" nei seguenti periodi:

1. Da Domenica 27 Maggio (giorno di arrivo) a Domenica 10 Giugno (giorno di partenza).

2. Da Domenica 9 settembre (giorno di arrivo) a Domenica 23 Settembre (giorno di partenza)

L'importo del soggiorno procapite a pacchetto valido sia per l'anziano non vedente che per il suo accompagnatore, si articola nei seguenti importi:

* Camera singola (Torre Piccola) Euro 750.00 ;

* Camera doppia (Torre Piccola ) Euro 650.00;

* Camera doppia (Torre Grande) Euro 850.00;

* Camera Tripla (Torre Grande) Euro 750.00;

Ai suddetti importi, vanno aggiunti Euro7.50 come tassa di soggiorno richiesta e dovuta al comune di Pisa, inoltre poiché le tariffe sono già scontate non sono cumulabili ulteriori sconti, compreso lo sconto soci Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti.

Il pacchetto comprende:

Il pacchetto non comprende:

Quest'ultimi corsi potranno essere attivati in presenza di un numero minimo di partecipanti previa iscrizione al momento della prenotazione.

Le camere saranno consegnate entro le ore 14.00 del giorno di arrivo e dovranno essere liberate entro le ore 10.00 del giorno di partenza.

I requisiti richiesti per l'ammissione degli ospiti al soggiorno sono i seguenti:

a. aver compiuto il sessantesimo anno di età (limite di età non necessario per gli accompagnatori);

b. non esercitare attualmente attività lavorativa;

c. essere cieco o ipovedente grave o medio grave, secondo le vigenti norme;

d. nel caso di persone non deambulanti o con difficoltà particolarmente gravi disporre di accompagnatore proprio, che provveda integralmente alle necessità particolari.

L'accoglimento delle domande sarà soggetto alle seguenti priorità:

* data di ricezione della domanda;

* precedenza alle persone più anziane;

* precedenza a coloro che non hanno mai usufruito del soggiorno ovvero vi hanno partecipato per un minor numero di volte.

Per tutto il soggiorno saranno garantiti: l'eventuale assistenza infermieristica giornaliera (a pagamento); l'assistenza medica a chiamata; la disponibilità notturna di personale a chiamata; il servizio religioso nelle giornate di precetto; un programma di attività di animazione e di informazione sulla problematica degli anziani; escursioni esterne con contributo a carico degli interessati;

Transfert:

È possibile raggiungere il Centro:

- da e per Livorno, servizio con autovettura fino a quattro persone euro 28, con minivan fino a otto persone euro 36;

- da e per Pisa, servizio con autovettura fino a quattro persone euro 32, con minivan fino a otto persone euro 40;

- per soste dovute da ritardi di aereo e/o treni o da particolari esigenze del cliente, ogni 30 minuti di sosta euro 12;

Ulteriori dettagli sull'argomento verranno forniti al cliente, contestualmente alla conferma della prenotazione.

Le adesioni dovranno pervenire in forma scritta mediante l'apposita scheda di adesione da inviare direttamente al Centro Studi e Riabilitazione di Tirrenia entro e non oltre i seguenti termini:

E dovranno essere successivamente perfezionate con l'invio della caparra confirmatoria di € 70.00.

Il testo della presente circolare può essere consultato anche all'indirizzo web http://www.uiciechi.it/documentazione/circolari/TestoCirc.asp?id=4094, dove è possibile scaricare il file della circolare stessa, contenente anche la scheda d'iscrizione.

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Sede centrale: circolari diramate nel mese di marzo

Di seguito viene riportato l'elenco completo delle circolari diramate dalla Sede centrale U.I.C.I. nel mese appena trascorso, con la specificazione del relativo numero e dell'oggetto.

Vi ricordiamo che tutte le circolari possono essere consultate all'indirizzo internet http://www.uiciechi.it/documentazione/circolari/main_circ.asp

dove è possibile effettuare ricerche mirate tramite un comodissimo motore di ricerca.

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Superando.it del 11-03-2012

Come (dis)informare sulla cecità

(di Ada Nardin)

Pietismo, musiche strappalacrime, continue imprecisioni, persone definite come "finte cieche" solo perché si sono "permesse" di scansare il camion che le stava investendo... Nonostante i progressi fatti registrare qua e là, negli ultimi anni, continua purtroppo ad essere desolante il panorama dell'informazione - che sarebbe ben più corretto chiamare "disinformazione totale" - proposta in televisione, alla radio e dai giornali, sulle persone cieche e ipovedenti. Vediamo perché

Stereotipi, luoghi comuni, inesattezze clamorose e tanta pesantezza: ecco come vengono rappresentate le persone con disabilità in genere, e i ciechi in specie, dagli organi d'informazione, televisiva, radiofonica e della carta stampata.

Molto spesso mi sono chiesta la ragione del perdurare di tanti pregiudizi nei confronti della nostra categoria, nonostante i numerosi sforzi finalizzati a far comprendere che la cecità è una condizione e non una "disgrazia immane".

Una delle risposte che mi sono data è che i media non compiono alcuno sforzo per far luce sul significato di disabilità, anzi, alimentano stati d'animo ansiogeni e reazioni errate, con servizi o articoli lacrimevoli, dove regna il buio, l'angoscia e la tristezza più totale, il tutto condito da un bel sottofondo musicale strappalacrime o da commenti tanto imprecisi quanto pietistici.

Attorno alle persone con disabilità viene creato uno squallido sensazionalismo e spesso si viene rappresentati come dei «supereroi che ce l'hanno fatta nonostante le enormi difficoltà e le tante prove che la vita ha voluto infliggere». E tutto questo ai biechi fini di fare più ascolti!

Preferirei che - in televisione o sui giornali - apparissero storie di semplice normalità, in cui si raccontano le difficoltà del quotidiano e le rispettive soluzioni adottate o adottabili.

Gradirei che fossero trasmesse pubblicità progresso in cui si spiega in modo semplice l'uso del bastone bianco, il funzionamento di uno screen reader [programma che legge tutto quanto appare sullo schermo di un computer, N.d.R.] o il perché dei caratteri ingranditi.

Vorrei che i commenti dei giornalisti fossero oggettivi e non angosciosi o che le musiche di sottofondo nei servizi fossero meno lugubri e lamentose.

Desidererei che fossimo considerati semplicemente dei Cittadini, dei consumatori, dei contribuenti, in breve, delle persone. Insomma, mi aspetterei che la condizione di disabilità non venisse considerata come una questione annosa ed esclusivamente foriera di "scomodi problemi da risolvere", ma che fosse affrontata normalmente e trattata come possibile risorsa, dato che molte persone con disabilità sono professionisti competenti e fanno attivamente parte integrante della società e non certo come degli assistiti.

Un altro elemento antipatico è costituito dalle numerose imprecisioni che circolano sulla disabilità visiva e che sono alimentate da tanto cattivo giornalismo.

Poniamo il caso dei "falsi invalidi". Quante volte si è gridato al "falso cieco" - non sempre con ragione - scrivendo che egli o ella si muoveva con disinvoltura e senza accompagnatore, attraversava sulle strisce pedonali, fermava un autobus con la mano, dava informazioni ai passanti, faceva la spesa da solo, curava il suo giardino, piantava un ombrellone in spiaggia, apriva e chiudeva a chiave il cancello di casa sua, riconosceva le monete - perfino i centesimi - praticava sport o, come in un caso clamoroso di linciaggio mediatico, guidava un treruote nel suo orto?

Orbene, forse che un cieco o un ipovedente - categoria, quest'ultima, che sfugge troppo spesso ai giornalisti che non si documentano - non è in grado di fare tutte queste cose e anche di più?

Una persona con disabilità visiva più o meno lieve è in grado - se si trova nel suo ambiente o se è ben addestrata dal punto di vista dell'autonomia personale - di compiere tanti gesti che paiono inconsueti o impossibili alla platea ignara dei lettori e di chi li informa. Azioni come camminare con sicurezza, occuparsi della propria casa o del proprio giardino, praticare sport o, guarda un po', riconoscere monete o tanti altri oggetti, sono, per noi, all'ordine del giorno e non dovrebbero ingenerare reazioni di stupore e meraviglia. Senza contare che alcune patologie consentono di leggere alcune scritte o di orientarsi con un colpo d'occhio, se la luminosità è buona o, al contrario, non eccessiva.

In un articolo, ad esempio, mi è capitato di leggere che il "finto cieco" in questione si era scansato per evitare che un camion lo investisse... Lascio ai Lettori le considerazioni che riterranno più opportune!

In un altro articolo, invece, ho letto che si accusava il cieco di non appoggiarsi al bastone bianco, come se stessimo parlando di un bastone da passeggio o da appoggio! Chiaramente il giornalista era, e ha voluto restare, ignaro di come si utilizza l'ausilio fondamentale per la mobilità autonoma dei ciechi, altrimenti non avrebbe emesso la sua sentenza con tanta leggerezza.

Anche servirsi delle strisce pedonali è un'azione obbligata per i ciechi, in quanto non solo l'attraversamento è adeguatamente segnalato con i percorsi tattili, ma, in un corso di orientamento e mobilità, veniamo addestrati a utilizzare ogni elemento a disposizione per muoverci in piena sicurezza.

Nel caso del "finto cieco" che guidava il trattore, infine, non si trattava altro che di un buon ipovedente che ha compiuto, senza pericolo per alcuno, un piccolo tratto nel suo orto, tutto qui. Eppure si è gridato subito allo scandalo, in luogo di documentarsi sul tipo di disabilità da cui era affetta la persona in questione, disabilità che lascia molte più abilità di quante possa credere la gente comune che, giustamente, non conosce i diversi gradi di una patologia oculare.

Spetterebbe appunto ai media portare l'audience a conoscenza delle tante sfumature causate da un disturbo visivo, ma, per mancanza di preparazione, voglia, od onestà intellettuale, è infinitamente più comodo lanciare il sasso e vedere i danni d'immagine che provoca, quasi sempre, ahimè, impunemente.

Mi auguro, quindi, che questa mia umile e breve dissertazione, non certo scritta da una penna autorevole, ma composta con cognizione di causa, faccia riflettere e, perché no, contribuisca a cambiare lo spirito con cui le persone con disabilità vengono raccontate.

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Il Mattino di Padova del 06-03-2012

Denuncia anonima fa indagare un cieco come falso invalido

GRANTORTO. Oltre la malattia, anche l'umiliazione di doverla dimostrare con l'accusa di essere un falso invalido. Quattro mesi di tormento e dolorosi esami medici, fino all'archiviazione del caso con formula piena che conferma il suo stato di non vedente in maniera definitiva. La brutta avventura è capitata a Giosuè Gentilini, 45 anni, da 17 affetto da retinite pigmentosa, una malattia progressiva e invalidante che porta alla cecità. Nel 2008 aveva tra l'altro raccontato la sua triste storia alla trasmissione «C'è posta per t» di Maria De Filippi. Dal 2007 l'uomo aveva ottenuto l'invalidità assoluta del 100%, perché ha un campo visivo dell'1% ed è stato considerato per legge «cieco assoluto», quindi inabile al lavoro. Gentilini riesce a vedere con 4 decimi per occhio, attraverso un piccolo foro, solamente davanti a sé, riuscendo quindi a muoversi in casa e a sbrigare le sue cose: i piccoli lavoretti in giardino e far la spesa al supermercato a due passi dalla sua abitazione di via Fosse 12. Per il resto si muove accompagnato dalla moglie o dal cane guida. Ma evidentemente questa piccola autonomia deve avere dato fastidio a qualcuno, che lo ha denunciato come falso invalido. «Il 13 ottobre é arrivata a casa la Guardia di Finanza - racconta Gentilini, assistito dai legali Alberto Toniato e Marco Donà di Padova - Pensavo a un normale controllo, invece le fiamme gialle mi hanno consegnato un avviso di garanzia: «Indagato per aver simulato alle visite mediche con artifizi e raggiri, procurandosi un ingiusto profitto con erogazioni pubbliche non dovute». Mi è cascato il mondo addosso. Ho dovuto sottopormi a una serie di controlli medici, alcuni anche dolorosi e che mi hanno procurato una ulteriore riduzione alla vista. Nel frattempo sono stato ripreso e fotografato dalle fiamme gialle perché pensavano fossi un falso invalido. Dopo tutti gli accertamenti, si sono resi conto che effettivamente soffro di retinite pigmentosa e il pubblico ministero ha archiviato il caso. Mi chiedo ora se è giusto sprecare denaro pubblico, quando bastava chiedere cartelle cliniche e documentazione sanitaria. Insomma, prima di procedere con una denuncia penale, non si potevano fare gli accertamenti del caso?» La delusione di Gentilini sfocia in rabbia, quando pensa all'umiliazione subita. «Se dal fascicolo viene fuori chi mi ha fatto del male - incalza - lo denuncio io per calunnia. Chi mi ripaga ora le spese che ho dovuto sostenere? E i danni morali e psicologici a me e alla mia famiglia?»

di Paola Pilotto

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Superando.it del 16-03-2012

Libri di testo: le occasioni perdute del Ministero dell'Istruzione

(di Iacopo Balocco)

Oltre alla questione irrisolta della mancata accessibilità dei libri digitali e al fatto di continuare a ignorare la "Legge Stanca" sull'accessibilità delle estensioni online dei libri di testo, va ricordato anche come il Ministero dell'Istruzione abbia sconfessato già da tre anni quanto esso stesso aveva stabilito nel 2009, ovvero che il 31 marzo fosse il termine ultimo entro il quale effettuare le adozioni dei testi per ragazzi con disabilità visiva, in considerazione della laboriosità e complessità delle procedure di predisposizione dei testi nei formati previsti. Davvero troppe occasioni perdute!

Sono ormai tre anni che il MIUR (Ministero dell'Istruzione, Università e Ricerca) ha sconfessato la Circolare n. 16 del 10 febbraio 2009, nella quale si indicava la data del 31 marzo come termine ultimo entro il quale effettuare le adozioni dei testi per ragazzi con disabilità visiva, in considerazione della laboriosità e complessità delle procedure di predisposizione dei testi nei formati previsti (punto 3.4).

Recentemente, ad esempio, la Circolare n. 18 del 9 febbraio scorso ha confermato che le adozioni dei testi scolastici «sono deliberate dal collegio dei docenti nella seconda decade di maggio per tutti gli ordini e gradi di scuola».

La "beffa", poi, arriva nel finale di questa stessa Circolare, quando troviamo scritto che: «I dirigenti di istituzioni scolastiche in cui, per il prossimo anno 2012/2013, risultino iscritti alunni non vedenti o ipovedenti, provvederanno immediatamente a richiedere, ai centri di produzione specializzati che normalmente curano la trascrizione e la stampa in braille, i testi scolastici necessari, al fine di consentire l'acquisizione della disponibilità dell'ente locale in ordine all'assunzione dei relativi oneri [grassetto nostro nella citazione, N.d.R.]».

Immediatamente... Peccato che il motivo dell'anticipo al 31 marzo fosse stato concordato con il MIUR proprio perché era risaputo che nessuno studente disabile visivo aveva mai avuto i libri per tempo con la scadenza di maggio.

Insomma, tra la questione irrisolta della mancata accessibilità dei libri digitali, il mancato anticipo della data di adozione dei testi per favorire il lavoro di trascrizione e il mancato rispetto della "Legge Stanca" [Legge 4/04, N.d.R.] sull'accessibilità delle estensioni online dei libri di testo, il MIUR ha perso un'altra occasione. Alla prossima puntata!

*Curatore del blog «Nuove Tecnologie, Didattica e Disabilità nel Lazio», dal quale il presente testo è ripreso, per gentile concessione, con lievi riadattamenti al contesto.

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Il Giornale.it del 12-03-2012

Quel killer che uccide gli occhi azzurri

Colpisce un'area grande come uno spillo e ha origini ignote. La maculopatia non guarda in faccia nessuno

É grande quanto la punta di uno spillo, per la precisione si tratta di un millimetro quadrato al centro della retina. Nome scientifico: macula. Se riusciamo a vedere in modo distinto, a leggere, a guidare, a stare davanti a computer, a riconoscere una persona, è solo grazie al suo buon funzionamento. Con il passare degli anni, soprattutto dopo i settanta, anche la macula rischia di ammalarsi. Non si tratta di un rischio troppo remoto: gli ultimi dati ci dicono che la sua degenerazione ha un'incidenza progressiva che passa dal 40 per cento nei settantenni per arrivare fino all'80 per cento nella popolazione ultra ottantenne.

Colpisce in modo indistinto entrambi i sessi, dalla persona comune al vip. Un esempio? É di ieri l'altro la notizia che il premio Oscar britannico Judi Dench, proprio per colpa della degenerazione maculare, sta diventando cieca. La 77enne attrice ha confessato al Daily Mirror di non essere più in grado di leggere il copione che la vede impegnata nel ruolo di capo dei servizi segreti britannici nell'ultimo 007 in lavorazione. «La cosa più stressantesorride - è non riuscire a vedere chi ti sta di fronte quando sei a cena...». Non curata in modo corretto e con tempestività, nella forma più grave, porta a cecità. «Esistono moltissime forme di maculopatia - conferma Vito De Molfetta, professore di Clinica oculistica all'università di Milano e consulente per la chirurgia vitreoretinica all'ospedale San Gerardo di Monzae le cause possono essere le più varie, ma di sicuro l'anziano si ritrova al "buio' con più probabilità rispetto a quanto accade con la cataratta». Cosa succede nel millimetro quadrato della macula quando s'invecchia? «Nella forma più grave della ma-- lattia, cioè quella umida, che per fortuna è la meno diffusa - spiega l'accademicosi sviluppano vasi anomali che versano sangue e liquidi e che nel tempo portano alla formazione di una cicatrice: tutto ciò accade con rapidità e in modo irreversibile, rendendo inefficace la percezione e la trasmissione del segnale visivo. Per esempio, non si riesce più a leggere, non si riconoscono le persone, né le strade e viene dichiarata la cecità legale. Nell'altra forma, quella secca, invece, si formano dei depositi sotto la retina, dovuti alla morte di cellule visive, depositi che ristagnano. La perdita della vista è graduale e rimangono comunque 2 o 3 decimi che consentono, per esempio, la lettura anche se con difficoltà».

I primi campanelli di allarme sono le immagini torbide e distorte. «Non riconoscere più come lineare la cornice di un quadro deve mettere in allerta - aggiunge De Molfetta - e sollecitare una visita dall'oculista che è in grado di individuare subito, già in ambulatorio con il biomicroscopio, le macchie giallastre della retina tipiche della malattia. Per la conferma della diagnosi vengono poi eseguiti altri due accertamenti: la fluorangiografia e l'Oct o tomografia ottica a coerenza».

Le cause che provocano la degenerazione maculare «non si conoscono, facciamo solo delle supposizioni tipo l'esistenza di una predisposizione genetica - precisa lo specialista - cioè di una familiarità. Oggi esistono test genetici che con buona approssimazione indicano la probabilità di sviluppare la patologia. Altre cause probabili sono il fumo, l'eccessiva esposizione al sole, gli stati infiammatori e l'aterosclerosi ». Anche per la terapia i mezzi sono pochi: «Nella forma secca non c'è una cura se non quella di arricchire l'alimentazione con degli integratori specifici che portino maggiori nutrienti alla macula, primo fra tutti la luteina, un antiossidante - conclude De Molfetta - nella forma umida, invece, oggi si ricorre a iniezioni nell' occhio assolutamente indolori di sostanze che chiudono i vasi malati. Bastano tre punture per ottenere risultati brillanti, come per esempio l'arresto della malattia o il recupero di qualche decimo. A due condizioni: la diagnosi deve essere fatta il più presto possibile e le iniezioni praticate in sala operatoria, cioè nell'ambiente più sterile possibile».

di Monica Marcenaro

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Superando.it del 26-03-2012

Aspetti psicologici della retinite pigmentosa

La retinite pigmentosa è una patologia genetica degenerativa altamente invalidante, che ha grosse ripercussioni sociali e di relazione da parte dell'interessato e/o di chi gli si trova vicino, sia esso parente, amico o conoscente.

Quando questa malattia emerge nell'infanzia, diviene fondamentale il ruolo dei genitori, i quali devono riuscire ad accettare loro stessi la patologia, per poi far condurre una vita "normale" al loro figlio, senza farlo sentire differente dagli altri.

Questa non è una cosa semplice da attuare; infatti, spesso, la normale attenzione dei genitori nei confronti dei loro figli, ancor di più se affetti da retinite pigmentosa, si trasforma in iperprotettività, mettendoli in una sorta di "gabbia dorata" e non favorendo la loro socializzazione con i coetanei. Tutto questo si ripercuote negativamente al momento in cui essi dovranno affrontare da soli le difficoltà della vita, trovandosi improvvisamente "diversi" dagli altri e cadendo molto spesso nella depressione.

Atteggiamento di altri genitori può essere invece quello di nascondere al figlio la patologia, fin quando questo non cresce e càpita che lo venga a scoprire da solo, quasi sempre quando si trova nella fase adolescenziale, fase già difficile di per sé, dove il giovane perde la fiducia nei confronti dei genitori, a causa appunto del fatto che gli hanno nascosto la patologia.

Altra situazione è quando la retinite pigmentosa viene diagnosticata in età più avanzata. Qui si può notare la differenza con chi è cieco fin dalla nascita il quale, pur rendendosi conto che esiste una percezione sensoriale a lui sconosciuta, non vive questa mancanza come una privazione, affrontando la sua vita sociale e relazionale nella più totale "normalità". La diagnosi fatta a un adulto - anche con un buon residuo visivo - suona invece come una sorta di "condanna alla cecità", senza possibilità di appello.

L'impatto con questa nuova realtà può produrre atteggiamenti che vanno dalla depressione all'isolamento, all'abbandono del posto di lavoro e addirittura alla rottura di legami affettivi consolidati in precedenza, mentre all'opposto può provocare la negazione della patologia, da parte di chi "fa finta di niente", mettendo a rischio se stesso e gli altri, ad esempio continuando a guidare l'automobile.

Non mancano poi le persone che si aggrappano a illusioni, ricorrendo a numerosi "viaggi della speranza" e illudendosi di trovare soluzioni al problema, che sono invece fonti di delusioni continue, portando la persona ogni volta a un senso di frustrazione sempre più accentuato.

La vita psicologica del retinopatico è scadenzata da alcune situazioni che gli ricordano il suo handicap; alcuni di questi momenti critici possono essere quando, ad esempio, nella fase adolescenziale, non esce la sera con gli amici perché si vergogna di chiedere il posto più illuminato in pizzeria o di farsi aiutare all'entrata del cinema ecc.; mentre nella fase adulta, questi avvenimenti li possiamo individuare quando smette di guidare, quando non riesce più a leggere, quando arriva il momento di essere accompagnato nei suoi spostamenti ecc.

Queste situazioni possono condizionare fortemente la vita di relazione del soggetto con gli altri, arrivando a farlo sentire non più in grado di tutelare la sua famiglia e ad essere di peso per quest'ultima, creandogli, in alcuni casi, un isolamento dal mondo esterno. Quindi, ciascuno di questi momenti può essere la scintilla scatenante dell'insorgenza della depressione.

Altro problema è quello legato ai familiari, i quali possono rapportarsi alla patologia del congiunto in modi differenti; infatti, anche nel caso dei parenti o degli amici, ci sono comportamenti che vanno dall'iperprotettività - tipica dei genitori - al rifiuto della patologia, avendo raramente un approccio corretto e bilanciato con le situazioni che si vengono a creare.

La scoperta della retinite pigmentosa è sempre e comunque un trauma per tutto il nucleo familiare e la presenza di uno psicologo esperto in disabilità visive, al momento della diagnosi, può aiutare sia l'interessato che i suoi familiari a superare lo shock iniziale. Inoltre, lo psicoterapeuta può aiutare il nucleo familiare quando compaiono le problematiche di vita quotidiana sopra esposte.

di Francesca Ruiz

Psicologa, psicoterapeuta familiare relazionale e grafologa.

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Superando.it del 22-03-2012

Le potenzialità del nuoto per i bimbi con minorazioni visive

(di Salvatore Bandinu)

Solo rompendo la separazione tra pensiero e sensazione - che fa perdere al bimbo con minorazione visiva il contatto diretto con il proprio corpo - si può aiutarlo, in piscina, a fargli rappresentare emotivamente il suo corpo, restituendogli il sacrosanto diritto di giocare, di muoversi, di riconoscersi, di sperimentarsi. Solo creando insomma un collegamento tra "testa e pancia", tra movimento ed emozione, si potrà abbattere definitivamente l'ultimo muro che lo separa dall'essere realmente come tutti gli altri bambini. Presentiamo un ampio approfondimento su tale, delicata materia, curato da un operatore del settore.

Il termine integrazione simboleggia un grande contenitore dentro il quale troppo spesso si tende a gettare di tutto. Nell'attimo esatto in cui la nostra società, maturando e progredendo, si è resa conto che i tempi erano mutati e che la diversità non rappresentava necessariamente un male assoluto per la comunità e per gli individui, le persone si sono immediatamente rese conto del tempo perduto e delle precise responsabilità personali assunte in questo tipo e forma di emarginazione. Allora è "scattata" la corsa al recupero, si è assistito ai più o meno genuini tentativi di rimediare alle proprie negligenze, di riparare le proprie colpe. Da quel momento in poi, il termine integrazione è andato incontro a una forma di inflazione quasi senza precedenti.

Sembra essersi verificato lo stesso meccanismo sociale che ha condotto ad aggiungere la desinenza psico- ad ogni occasione possibile. Anche in questo caso, infatti, la società, le persone, sembrano essersi ricordate dell'altro aspetto della persona umana, evidentemente fatta anche di emozioni, desideri e paure. Per una sorta di recupero del tempo perduto, ecco allora scattare l'operazione psico che, come un'onda ha travolto ogni sfera e ogni forma di competenza umana: psico-logico, psico-sociale, psico-pedagogia, psico-somatico, psico-motorio. E potremmo procedere all'infinito.

Fatti salvi, dunque, i veri casi in cui al termine linguistico si è realmente accompagnato un percorso e un progetto fatto di contenuti e risultati sinceri e concreti, in tutte le altre situazioni, spesso si è semplicemente trattato di dar "fiato alle trombe" e celebrare un concetto che non di rado è rimasto un contenitore vuoto, un termine spurio, sghembo, con caratteristiche catartiche e salvifiche, finalizzate maggiormente a "sciacquare le coscienze", piuttosto che a perseguire la reale soluzione del problema. Ma non è di questo che mi interessa parlare e non cederò neppure alla tentazione (per la verità forte) di ragionare intorno a concetti come integrazione e profitto, sia in termini politici che economici.

Ragionando sul termine stesso, parlare di integrazione in italiano significa completare, aggiungere. Sarebbe come voler saldare, incollare la persona con disabilità a un sistema intero (come si farebbe per un coccio in un vaso), come se questa forma rispondesse a un preciso bisogno di unificare, aggiustare, armonizzare un'immagine incompleta, un frammento a un'unità.

Una visione e un'interpretazione "selvaggia" di questo termine, alle volte sembra autorizzare una certa categoria di professionisti a ricercare questo risultato, facendo pagare alla persona colpita da handicap un prezzo salatissimo. Sono quei casi in cui per raggiungere l'obiettivo, si costringe indirettamente la persona a rinunciare ai propri sogni, alle proprie aspirazioni, barattando le sue emozioni e le sue illusioni con una sorta di accettazione sociale, intrisa di compromessi più o meno velati. Questi sono i casi in cui integrare fa rima con uniformare, conformare, modellare, standardizzare, spersonalizzare.

Fromm (1) si chiederebbe se bisogna considerare sana una persona integrata in una società malata, oppure malata una che in questo tipo di società non si vuole uniformare.

Una persona che rinuncia a se stessa per essere riconosciuta dalla collettività, per soddisfare un lecito, legittimo e sacrosanto bisogno di appartenenza, non è una persona "integrata", è una persona mimetizzata, programmata, inibita, sicuramente spaventata e pronta a sottomettersi per paura di essere allontanata, esclusa. Questa persona non sarà mai del tutto libera, ma svilupperà forme alternative di insicurezza e di dipendenza che non le permetteranno di vivere una vita serena e autentica. In questi casi, bisognerebbe parlare di adeguamento, mimetismo, simbiosi, non certo di individualità e di libertà.

Non stiamo "integrando" secondo valori di sviluppo e appagamento della personalità, ma al contrario, stiamo addestrando una persona a sacrificare il suo essere individuo al "Dio della massificazione", "dell'omologazione". Il processo che porta alla reale integrazione è lungo, complesso e richiede l'impegno di tutta la collettività e non solo della persona colpita da disabilità. E forse il termine stesso sta diventando obsoleto.

Utilizzando i concetti di Piaget (2) per altri fini, possiamo dire che accanto all'assimilazione della persona all'interno di un gruppo, deve necessariamente corrispondere l'accomodamento dello stesso gruppo e non solamente della persona con disabilità. Non basta avvicinare un bambino colpito da minorazione a un altro "normale" per avere e ottenere integrazione, almeno quanto non basta avvicinare tutti gli ingredienti per avere pronta una torta. Il processo di integrazione deve necessariamente apportare importanti e profonde modificazioni al tessuto sociale entro il quale si compie, e non ridursi alla semplice "aggiunta" di un tassello in un ingranaggio. È un po' come la differenza che corre tra il concetto di informazione e quello di formazione.

In questi termini, un percorso di integrazione semplicistico rischia di spersonalizzare piuttosto che restituire dignità, costringe a sacrificare se stessi, se questo appare l'unico modo di essere riconosciuti, accettati, integrati.

Ma dimentichiamoci per un attimo il concetto di integrazione inteso come processo che conduce l'individuo al pieno inserimento nel gruppo, senza dover rinunciare alla propria individualità di essere umano. Fingiamo che questo obiettivo sia stato completamente e correttamente raggiunto, e analizziamo i contenuti e le finalità dell'integrazione da un altro punto di vista, molto più vicino alle nostre competenze di operatori del movimento umano.

Quale sarà il nostro ruolo di professionisti del movimento, della motricità, in termini di integrazione? Qual è il contributo concreto che l'attività in piscina può apportare alla causa e alla lotta per l'integrazione delle persone colpite da deficit visivo? Cosa realmente rende "integrante" un percorso psicomotorio?

Ho trattato questo argomento in conclusione non perché attribuisca ad esso una minore importanza, al contrario. Quasi mai si sottolinea l'aspetto dell'individuo e delle sue necessità a partire dal corpo, dalle emozioni, dalle reali esigenze legate profondamente e intimamente alla sua individualità; e abbiamo visto come spesso si semplifichi, intendendo per integrazione una semplice operazione di "adeguamento" e "conformismo sociale".

Anche nello sport - benché tanto celebrato a parole - questa integrazione tra bisogni dell'Io e quelli dell'ES (come direbbe Freud) (3), spesso non trova alcun riconoscimento sul piano della praticità. Ovviamente questo limite va cercato nel tipo di società in cui siamo immersi, una società narcisista, che ha fatto della scissione tra immagine e sensazione la sua ragione di produrre, consumare più che di essere.

Allora, per noi, l'integrazione del bambino non vedente in piscina non si limiterà solamente a quella di natura sociale (che per altro abbiamo considerato ed enfatizzato da subito), ma la completeremo, la svilupperemo, la analizzeremo a partire dal corpo, dalle emozioni, dall'investimento di tutte le componenti della personalità, tentando di raggiungere un risultato che rappresenta il vero valore aggiunto del nostro percorso e del nostro intervento a partire dall'acquaticità: ridurre quanto più possibile gli effetti di quello che possiamo definire il "narcisismo motorio".

Integrare nella classe, nel gruppo, nella società, ecco l'unico obiettivo considerato importante. Ma è davvero così? Nel momento in cui il bambino è ben inserito all'interno della classe e della società, possiamo considerare raggiunto l'obiettivo? Come pensiamo che una qualsiasi persona possa vivere bene in qualsiasi società, in qualsiasi classe, se prima di tutto non abita piacevolmente e integralmente il suo stesso corpo? Non è forse il corpo la nostra "prima dimora"?

Oramai abbiamo sviluppato un concetto di integrazione definibile come "esterno", "estrinseco", che prende in considerazione solamente gli aspetti visibili e tangibili del processo. Ma accanto a questo aspetto dell'integrazione, ne esiste un altro, meno tangibile, "interno", "intrinseco", che non è assolutamente meno importante.

Questo aspetto "profondo" dell'integrazione spesso non incontra grandi favori e attenzioni da parte degli operatori, forse a causa della sua natura difficilmente quantificabile e misurabile, o forse per il fatto che presuppone un maggiore impegno sul piano educativo. Trascurandolo, però, si rischia di integrare all'esterno una persona dis-integrata internamente, realizzando una sorta di integrazione a metà.

Contrariamente a quanto si pensa, il narcisista non si vuole bene; esso nega qualsiasi emozione, qualsiasi sentimento che lo allontana dall'immagine che vuole trasmettere di sé. Lui non ascolta, non riconosce e non progetta a partire dal Sé, ma dall'Io, dalla mente. Lowen (4) disse che se si considera il corpo come strumento della mente, l'attività del corpo sarà basata su immagini e non su emozioni. Siamo abituati alla logica del Cogito, ergo sum (5), quando invece dovremmo aiutare il bambino minorato della vista a ragionare in termini di Sum, ergo cogito (6).

Allora la minorazione visiva rischia di condurre la persona colpita in questa "prigione" dove esiste una separazione, una scissione quasi incolmabile tra pensiero e sensazione, dove si perde il contatto diretto con il proprio corpo, disinvestendo sui sentimenti, che vengono soppressi perché cristallizzati e calcificati in tensioni muscolari, paure, ansia e mancanza di "emozionalità".

La sensorialità e l'emotività della persona con minorazione visiva spesso implode; le contrazioni muscolari sovente sono messe al servizio dell'inibizione del movimento, piuttosto che alla sua esplosione, alla sua realizzazione appagante e finalizzata. Il bambino non sente emozioni perché non si muove, e non si muove perché non sente emozioni. In piscina, rompendo questo circolo negativo, lo aiuteremo ad armonizzare il movimento alla sensazione, a percepire e a rappresentare emotivamente il suo corpo, gli restituiremo il sacrosanto diritto di giocare, di muoversi, di riconoscersi, di sperimentarsi. Creando un collegamento tra "testa e pancia", un ponte tra movimento ed emozione, abbatteremo definitivamente l'ultimo muro che lo separa realmente dall'essere come tutti gli altri bambini. Gli regaleremo in questo modo, la gioia di un corpo percepito, vissuto, rappresentato e non solamente subìto.

Restituire al bambino un corpo e una corporeità rapita, tenuta in ostaggio e tiranneggiata dagli effetti della minorazione, per quanto mi riguarda rappresenta non un obiettivo, bensì l'obiettivo del nostro preziosissimo e ineguagliabile intervento attraverso l'acquaticità. Gli operatori sportivi che vedono nell'apprendimento delle tecniche natatorie e dei gesti specifici il fine ultimo della loro professionalità, del loro intervento educativo, somigliano molto a coloro che guardano il dito, mentre si stanno indicando numerose altre vie, diversi altri importantissimi traguardi. È questo il mio personale concetto di integrazione.

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Note:

(1) Erich Fromm (Francoforte sul Meno, 1900-Locarno, 1980), psicoanalista e sociologo tedesco, il cui contributo alla sociologia viene collocato nell'ambito del cosiddetto "Umanesimo Normativo".

(2) Jean Piaget (Neuchâtel, 1896-Ginevra, 1980), psicologo, biologo, pedagogista e filosofo svizzero, considerato il fondatore dell'Epistemologia Genetica, ovvero dello studio sperimentale delle strutture e dei processi cognitivi legati alla costruzione della conoscenza nel corso dello sviluppo. Si dedicò molto anche alla Psicologia dello Sviluppo.

(3) Nell'elaborazione teorica di Sigmund Freud, l'Io è la parte emersa, cosciente, di una personalità, l'ES il subconscio istintivo.

(4) Alexander Lowen (New York, 1910-New Canaan, 2008), psicoterapeuta, medico e psichiatra statunitense, ha messo a punto il particolare approccio noto come Analisi Bioenergetica.

(5) «Penso, dunque sono», ovvero la celebre espressione con cui il filosofo e matematico francese Cartesio espresse la certezza indubitabile che l'uomo ha di se stesso in quanto soggetto pensante.

(6) «Sono, dunque penso».

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*Presidente dell'Associazione Il Raglio di Cagliari, idrochinesiologo e istruttore IRIFOR (Istituto per la Ricerca, la Formazione e la Riabilitazione) di nuoto e motricità per bambini non vedenti. Questo intervento è stato presentato con il titolo Acquaticità, motricità e minorazione visiva: il nuoto come strumento educativo, preventivo, integrativo, durante il seminario-convegno organizzato il 12 e 13 maggio 2011 a Padova dalla Fondazione Robert Hollman, denominato Attività motorie e disabilità visiva: situazione attuale e prospettive future.

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Superando.it del 11-03-2012

L'accessibilità degli attraversamenti pedonali

(a cura di Barbara Pianca)

È un'iniziativa dell'ACI quella di raccogliere in un testo di linee guida le indicazioni per ottimizzare il livello di sicurezza e accessibilità degli attraversamenti pedonali. Il testo è stato redatto con la collaborazione della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap) e di altre associazioni del mondo della disabilità e fornisce suggerimenti per progettare attraversamenti pedonali accessibili alle persone con disabilità motoria, visiva e uditiva

L'Automobile Club d'Italia (ACI) ha recentemente pubblicato le Linee Guida per la progettazione degli attraversamenti pedonali - consultabili anche online - dopo essersi confrontata con le associazioni delle persone con disabilità, in modo da redigere con maggiore accuratezza la parte dedicata all'accessibilità degli stessi.

«La prima organizzazione che abbiamo contattato è stata la FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap) - spiega l'ingegnere dell'ACI Enrico Pagliari - che ci ha aperto un mondo: noi, nello studio dell'accessibilità degli attraversamenti pedonali, ci stavamo concentrando sulle esigenze delle persone in carrozzina, mentre invece ci sono esigenze molteplici e diverse. Per poterne tenere conto, abbiamo aggiornato la metodologia di valutazione: in precedenza il giudizio sull'accessibilità degli attraversamenti pedonali aveva una voce unica, ora invece, accanto al giudizio complessivo, ne abbiamo aggiunti di specifici per chi è in carrozzina, per le persone non vedenti e ipovedenti e per quelle non udenti. Le soluzioni che proponiamo nelle linee guida sono nate dal confronto con la FISH e con altre associazioni di persone con disabilità che abbiamo coinvolto».

Il progetto degli attraversamenti pedonali sicuri prende spunto da un'iniziativa della FIA (Federazione Internazionale dell'Automobile) ed è considerato un lavoro in itinere. «Vogliamo esportarlo in altri Paesi che hanno partecipato al progetto FIA da cui è partito tutto», aggiunge Pagliari. «Non sarà una semplice traduzione. In ogni Paese, infatti, studiamo la situazione locale e a partire da quella suggeriamo soluzioni ottimali».

L'avete fatto anche in Italia?

«Certo. Abbiamo studiato la situazione di Roma, Napoli, Torino, Firenze e di alcune città più piccole, come Como, Cosenza, Frosinone, Parma e Pavia. Ma non abbiamo finito, ora vorremmo studiare altre trenta città».

Le soluzioni adottate in Europa variano molto da Paese a Paese?

«Basti dire che il semaforo pedonale è diverso in ogni nazione».

Come avete valutato la situazione italiana?

«Gli attraversamenti non sono progettati male, se si eccettuano delle necessarie migliorie che suggeriamo, ma la deficienza più grossa è data dalla manutenzione. Spesso non viene fatto nemmeno il minimo indispensabile e così, ad esempio, le linee bianche spariscono. Inoltre, manca una gestione corretta dell'attraversamento pedonale».

Che cosa significa?

«Il fatto che ci siano spesso auto in sosta sulle strisce o sul marciapiede, che occupano degli spazi che invece dovrebbero servire al pedone, è un problema di rispetto di regole, ma anche di normativa sull'organizzazione dei marciapiedi, con riferimento al cosiddetto regolamento viario delle strade. Abbiamo notato lo stesso problema anche in Germania. Per risolverla tale questione, bisogna stare sulla strada e far rispettare le regole».

Rispetto all'accessibilità degli attraversamenti cosa avete riscontrato?

«Non c'è uniformità. Ci sono attraversamenti inaccessibili ad alcuni tipi di disabilità o parzialmente accessibili a tutte. Difficile trovare esempi dove tutti gli aspetti siano stati curati al meglio. Per questo abbiamo proposto soluzioni di ottimizzazione».

Di che cosa si tratta?

«Per quanto riguarda le persone in carrozzina, che hanno bisogno delle rampe, importante è stato il contributo dell'architetto Fabrizio Vescovo, ex dirigente della Regione Lazio che da quindici anni tiene un corso patrocinato dall'Università di Roma per formare i tecnici specializzati nella progettazione accessibile. La soluzione che abbiamo messo a punto parte dall'osservazione di un dato di realtà: la maggior parte delle rampe è costruita nel verso dell'attraversamento pedonale, il che è molto pericoloso perché se il freno della carrozzina si rompe o se sfugge di mano a chi la sta spingendo - e questo può accadere anche alla mamma con il passeggino - il bambino o la persona con disabilità finiscono al centro della carreggiata. Abbiamo allora ideato delle rampe costruite in senso longitudinale rispetto alla strada».

Per le persone non vedenti la rampa può essere un problema?

«Sì, perché per loro il gradino del marciapiede è il segnale della fine della zona sicura e dell'inizio di quella pericolosa. Una rampa li confonde, per loro è difficile rendersi conto di dove inizia il pericolo».

Quindi come fare?

«Confrontandoci con l'ufficio tecnico dell'UICI (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti) e con l'architetto Giuseppe Bilotti, per quanto riguarda le esigenze delle persone ipovedenti, abbiamo individuato una soluzione complessa, ispirandoci a una tecnica molto utilizzata in Svezia e consistente nell'accoppiata rampa-gradino. In questo modo le carrozzine non devono affrontare il gradino, che però rimane a disposizione per altri tipi di disabilità alle quali invece necessita».

Esistono altri accorgimenti utili per le persone non vedenti o ipovedenti oltre al gradino?

«Sì: l'attraversamento pedonale ortogonale rispetto al marciapiede. Proponiamo sempre questa soluzione perché quando la persona non vedente o ipovedente scende dal gradino e sa di trovarsi in una zona di pericolo, tende spontaneamente all'attraversamento ortogonale. Anche il cane per ciechi è addestrato a seguire il bordo delle strisce pedonali. L'attraversamento in diagonale rischia di portare la persona al centro di una intersezione, nel caso ci sia. Un altro problema è il marciapiede arrotondato perché trasmette un messaggio ambiguo e, se male interpretato, può anche in questo caso portare la persona con disabilità visiva al centro della carreggiata».

Avete considerato anche i percorsi pedonali tattili?

«In Italia ce ne sono molti, concentrati soprattutto nelle stazioni ferroviarie. Le associazioni ci hanno spiegato che preferirebbero ce ne fossero meno, ma meglio distribuiti nelle città, in particolare in corrispondenza degli attraversamenti pedonali. Quanto al linguaggio della pavimentazione, a livello europeo non è ancora stata messa a punto una codificazione unica. Noi suggeriamo che si utilizzino due simboli, la linea per indicare la prosecuzione del percorso e le "bollicine", così le chiamo io, per trasmettere un segnale di allerta».

Avete anche considerato le esigenze delle persone non udenti?

«Esatto. Ovviamente, per loro, l'importante è il messaggio sonoro. Spesso però nelle aree urbane di notte, esso infastidisce i residenti. A questo proposito suggeriamo di adottarlo solo sul verde e di modularne il volume a seconda dell'intensità del rumore di fondo, in modo che di notte diventi più basso. Si tratta di un accorgimento che a livello economico costa poco».

Altri accorgimenti?

«Accompagnare e duplicare le segnaletiche visive. Prevedere dei pulsanti di chiamata con il rosso e il verde (noi siamo per l'abolizione del giallo e per la sua sostituzione con il conto alla rovescia) che replichino i colori del semaforo, in modo che anche quando il semaforo non è visibile - ad esempio perché un camion sta sostando sulla carreggiata - il pedone possa ugualmente avere un riferimento certo e sicuro».

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La Stampa del 13-03-2012

Il Braille anche per chi vede sul nuovo album di Franco Cerri

Il progetto di stampa di Antonio Azzalin accolto anche dal famoso jazzista

CELLE ENOMONDO. E' una ricerca partita da lontano, un «Braille per i vedenti» scelto dal jazzista Franco Cerri per il suo ultimo album, presentato sabato sera a «Che tempo che fa»: solo gli spettatori più attenti si saranno accorti di quei puntini trasparenti applicati sulla custodia del cd, mostrato dal conduttore Fabio Fazio intervistando l'artista.

Quei puntini sono la prima applicazione per la discografia del progetto «AzzaBraille», nato tra le colline di Celle Enomondo: «Immaginate di prendere una dozzina di dischi, cd o vinili, poco importa, toglieteli dalle confezioni e chiudete gli occhi: sfido il mago più dotato a saperli riconoscere» racconta Antonio Azzalin, fisico e ricercatore che con il Club italiano del Braille e l'Unione ciechi ha portato avanti il progetto.

Ha pensato a un sistema di stampa in Braille applicabile a tutte le superfici, dai biglietti d'auguri ai cd, senza dover «punzonare» i materiali, senza modificare i supporti, leggibili nelle due versioni, per ciechi e vedenti: «Anche se incolla un'etichetta Braille sulla custodia di un cd, non può certo metterla sul disco - spiega Azzalin - col mio sistema di scrittura, i cd hanno il Braille stampato direttamente sul disco». Franco Cerri è stato il primo ad accettare la sfida: «Da tempo collabora col progetto AzzaBraille, destinato a prodotti di uso quotidiano, perché siano i vedenti a stampare e mettere il rilievo la loro comunicazione». Una sorta di timbro, più economico e veloce della classica «punzonatura» del Braille, una tecnica di stampa con un particolare inchiostro che si sta sviluppando tra i laboratori di Celle Enomondo e Milano: «Il cieco da sempre usa il Braille per comunicare con altri ciechi, ora è il vedente che deve mettere il Braille sui prodotti di largo consumo - spiega Azzalin - dev'essere un'operazione facile, pensata con i mezzi del vedente e gestibile dal vedente».

di Elisabetta Fagnola

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Redattore Sociale del 13-03-2012

Emilia-Romagna, nelle case per anziani arrivano gli audiolibri

È il progetto "Ascoltalibri". La sperimentazione, lanciata dalla regione insieme a Fondazione Asphi e Centro del libro parlato, raggiunge già 40 strutture per anziani

BOLOGNA. Nelle strutture per anziani dell'Emilia-Romagna arrivano gli audiolibri. È il progetto "Ascoltalibri", promosso dalla regione in collaborazione con la Fondazione Asphi e il Centro internazionale del libro parlato di Feltre con l'obiettivo di migliorare la qualità della vita degli ospiti delle strutture, mantenendo vivo il piacere della lettura e dell'ascolto. In 40 strutture, fra residenze e centri diurni, saranno messi a disposizione degli anziani audiolibri, cuffie e lettori mp3 adattati (con tasti grandi, ben visibili e comandi facilitati), permettendo diversi tipi di fruizione: individuale, con familiari e operatori o di gruppo.

Per molti anziani i libri stampati non sono più "accessibili", per questo il progetto ha cercato un diverso utilizzo dei testi scritti sfruttando l'innovazione tecnologica dei "libri digitali" o "libri parlati", ovvero file audio costruiti registrando la voce di uno speaker che legge il testo. L'uso della voce, secondo i promotori del progetto, può essere un potente strumento di comunicazione ed evocazione emotiva, soprattutto se gli speaker sono "formati" nel modo giusto. La lettura, oltre ad essere un efficace antidoto per la noia, stimola la creatività dell'anziano e l'integrazione con gli altri. "In questo modo si recupera un ascolto tipico delle persone di quella generazione, che ascoltavano la radio ed erano abituate a radunarsi con tutta la famiglia e a fare commenti", spiega Federica Taddia, coordinatrice degli animatori di Villa Serena e Villa Ranuzzi a Bologna, nel video che accompagna la presentazione del progetto. Con gli audiolibri "gli anziani hanno la possibilità di gestire meglio il loro tempo, si sentono autosufficienti e, superato l'impatto iniziale, utilizzano l'audiolibro molto facilmente".

Gli operatori delle strutture possono scaricare gli audiolibri messi a disposizione dal Centro del libro parlato e installarli sui lettori in dotazione. Fra i testi più scaricati ci sono "Cuore", "I promessi sposi", "Assassinio sull'Orient Express" e alcune riviste tra cui "L'eco di Medjugore" e "Famiglia Cristiana". Fondamentale è il lavoro svolto dai volontari che hanno prestato la propria voce per le registrazioni del Cilp di Feltre (per "donare" la propria voce si può fare riferimento al sito http://www.libroparlato.org/?q=donatori.asp). Il progetto ha anche l'obiettivo di facilitare l'approccio degli anziani alle nuove tecnologie come i computer e i tablet. Informazioni sul sito web http://ascoltalibri.asphi.it/. (giulia maccaferri)

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Il Resto del Carlino del 12-03-2012

Due navigatrici cieche guidano i piloti di rally

GUASTALLA (RE). Chi ha detto che per essere un buon navigatore, in una gara automobilistica, si debba avere per forza una vista perfetta? Non ci vuole un occhio di lince' per fare da guida al conducente impegnato in un percorso stradale. Lo dimostra l'esperienza della Cento Miglia delle Terre Gonzaghesche, che si è svolta ieri tra la Bassa Reggiana e Mantovana. Due donne ipovedenti sono state impegnate proprio come navigatori, grazie a una importante innovazione: il road book scritto in braille. LA TABELLA con i dati su rettilinei e curve è stata tradotta' dal Mite (acronimo di Miteinander, Insieme, Together, Ensemble) attraverso il progetto ideato da Gilberto Pozza, che permette a non vedenti e ipovedenti di partecipare, come navigatori, anche alle gare automobilistiche (rally e regolarità) al pari degli altri equipaggi. Per la reggiana Chiara Tirelli, di Gualtieri, presidente provinciale dell'Unione italiana ciechi, è stato un debutto assoluto in una prova di regolarità: «E' un'esperienza fantastica commenta mentre è ancora impegnata a leggere' fogli bianchi leggibili al tatto che finalmente offre la possibilità ai non vedenti di cimentarsi in un ruolo che, fino a tempi recentissimi, era impensabile per i portatori di handicap agli occhi». PER DISTRICARSI sulle strade del tracciato, però, ci vuole anche una buona dose di esperienza. «Oltre a essere dotati dell'apposito road book spiega Tirelli , per fare bene da guida al conducente bisogna comunque avere una certa dimestichezza con le tecniche di guida stradale e, soprattutto, bisogna saper leggere molto velocemente tutte le indicazioni in braille». Al suo fianco al posto di guida, durante l'intero percorso in auto, è rimasto seduto il compagno di vita, Emanuele Ferraresi, di Guastalla, ex agente di polizia municipale. Per Chiara, dunque, un debutto assoluto in un compito che, grazie al nuovo progetto del Mite, non potrà che diffondersi ancora di più tra gli appassionati non vedenti di gare automobilistiche e di rally. «È STATO fantastico aggiunge esordire in una competizione in casa', con partenza da Guastalla e percorsi in zone che conosco». La Cento Miglia delle terre gonzaghesche prevede tappe da 130 chilometri con oltre cinquanta prove di regolarità. Alla gara di ieri hanno preso parte oltre cento vetture d'epoca, tra cui esemplari risalenti agli anni Venti, fino a Ferrari, Volvo, Alfa Romeo, le mitiche Abarth, senza dimenticare le indimenticabili Fiat degli anni Cinquanta e Sessanta.

di Antonio Lecci

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Messaggero Veneto del 19-03-2012

Settimana da sogno: la 100 km del Sahara parla pordenonese

PORDENONE. Cinque amici pordenonesi, la comune passione per il deserto e un sogno: correre la 100 chilometri del Sahara. Oggi quel sogno è diventato realtà. Gli ultramaratoneti Tullio Frau, fisioterapista non vedente, Claudio Bernardo, militare dell'Esercito, Giorgio Amadio, commercialista, Claudio Toniel, carrozziere in via della Ferriera a Pordenone e la moglie Serena, dipendente di un panificio a Bannia, insieme all'amica veneta Lucia Candiotti, hanno al collo una medaglia e nello scrigno dei ricordi un'esperienza indimenticabile. Raccontare in poche righe una 100 km tra sterrato e dune, emozioni diurne e notturne, è impossibile. Accontentiamoci delle parole di Tullio Frau, "guidato" nell'ennesima e più difficile impresa, attraverso un cordino e una sconfinata distesa di amicizia, da Claudio Bernardo: «Questa esperienza - ha detto Frau - mi ha cambiato la vita. Abbiamo vissuto in condizioni disagiate per 5 giorni, facendo a meno delle comodità quotidiane, dal bagno alla doccia calda, dormendo in un sacco a pelo sotto una tenda beduina che sovente ci cadeva addosso durante il sonno. Abbiamo affrontato la pioggia battente (proprio quella che paradossalmente manca da mesi a Pordenone, ndr), un vento contrario fino a 80 kmh, le tempeste di sabbia, le dune ininterrotte e con salite importanti, un vento che si è impegnato al massimo per ostacolare la nostra corsa,

quasi volesse tenerci lì con lui. Ma alla fine la porta del deserto ci ha accolto, nell'ultimo chilometro su asfalto a Douz. Ci siamo stretti in un abbraccio collettivo, le lacrime di gioia sul volto ricoperto di sabbia, con il cuore gonfio di felicità». «Mi ha colpito l'effetto che una situazione di estremo disagio collettivo ha provocato in tutti i runners e nei perfetti organizzatori della Zitoway - ha aggiunto Giorgio Amadio -. Nessuno si lamentava per non aver chiuso occhio la notte a causa della pioggia o del freddo, nè per i piedi martoriati dalle inevitabili vesciche. Le avversità atmosferiche, anzi, contribuivano a esaltarci ancora di più, come se la distanza e il tipo di terreno non fossero già sufficienti per mettere alla prova il fisico e, soprattutto, la testa. Avrei voluto che questa corsa non terminasse mai. Non avrei mai immaginato che fisico e testa potessero reagire così bene a situazioni di stress estremo. Sto già pensando a una nuova avventura. Il deserto mi chiama e io voglio il deserto». In chiusura Tullio Frau ha voluto ringraziare l'amico Claudio Bernardo, che gli ha fatto vedere il deserto con gli occhi dell'anima: «In alcuni frangenti - ha rivelato il fisioterapista - mi ha anche fatto correre senza cordino, in totale libertà». Una sensazione di inusuale pienezza nel luogo vuoto per eccellenza: il Sahara, il deserto dei sogni. Anzi, da ieri, il deserto dei ricordi.

di Antonio Bacci

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focus

Modifiche alla disciplina in materia di permessi e congedi per l'assistenza alle persone con disabilità - decreto legislativo 18 luglio 2011, n. 119

Si riporta di seguito il testo integrale della circolare n. 82/2012 della Sede Centrale, che fornisce un quadro dettagliato delle novità in materia di congedi e permessi per l'assistenza alle persone con disabilità per i settori del lavoro pubblico e privato alla luce dei più recenti interventi legislativi, giurisprudenziali ed amministrativi, ferme restando le autonome determinazioni di ciascun settore nell'esercizio del proprio potere organizzativo e gestionale.

Rimane invariato il regime dei permessi, del trasferimento, della tutela della sede per i lavoratori con disabilità che fruiscono delle agevolazioni per le esigenze della propria persona.

L'art. 23 della legge n. 183 del 4.11.2010 ha delegato il Governo ad intervenire in materia di congedi, aspettative e permessi, fruibili dai lavoratori dipendenti pubblici e privati, tenuto conto del loro contenuto e della loro diretta correlazione a posizioni giuridiche costituzionalmente tutelate.

Come già informato con circolare UIC 239/2011, l'adozione del decreto legislativo n. 119 del 18.7.2011, di attuazione dell'art. 23 citato, ha modificato in parte la disciplina dei congedi e dei permessi per l'assistenza ai disabili gravi, ivi compresi i permessi di cui alla legge 104/1992, art. 33, comma 3, che interessano da vicino anche i familiari di persone non vedenti.

L'INPS con circolare n. 32 del 06/03/2012 e il Dipartimento della Funzione Pubblica con circolare n. 1 del 03/02/2012 hanno contemporaneamente fornito alcune istruzioni operative, per molti versi sovrapponibili, in merito alle disposizioni introdotte dagli artt. 3, 4, 6 e 7 del decreto legislativo 119/2011.

In particolare, si pongono in rilievo i seguenti aspetti:

1. Prolungamento del congedo parentale: L'art. 33, comma 1, del decreto legislativo 151/2001, così come modificato dall'art. 3 del decreto legislativo 119/2011, prevede la possibilità, fruibile alternativamente da parte di ciascun genitore con figlio disabile in situazione di gravità, di beneficiare del prolungamento del congedo parentale per un periodo massimo, comprensivo dei periodi di normale congedo parentale, di tre anni da godere entro il compimento dell'ottavo anno di vita dello stesso (con diritto, per tutto il periodo, ad una indennità economica pari al 30 per cento della retribuzione).

2. Congedo straordinario retribuito biennale per l'assistenza al familiare disabile in situazione di gravità, di cui all'art. 80, comma 2, della legge 388/2000 e all'art. 42 del decreto legislativo n. 151 del 2001.

2.1 I soggetti aventi diritto: L'art. 42, comma 5, del decreto legislativo 151/2001, così come modificato dall'art. 4 del decreto legislativo n. 119 del 2011, individua un elenco di persone legittimate alla fruizione del congedo, stabilendo un ordine di priorità tassativo e prevedendo in particolare che esso spetti ai seguenti soggetti: a) coniuge convivente della persona in situazione di handicap grave; b) padre o madre, anche adottivi o affidatari, nel caso il coniuge sia mancante, deceduto o affetto da patologie invalidanti; c) uno dei figli conviventi, nel caso in cui il coniuge convivente ed entrambi i genitori del disabile siano mancanti, deceduti o affetti da patologie invalidanti; d) uno dei fratelli o sorelle conviventi, nel caso in cui i soggetti di cui ai punti a), b) e c) siano impossibilitati a fornire assistenza.

A fronte di alcune richieste di parere in merito, si fa presente che, poiché l'ordine dei soggetti possibili beneficiari è stato indicato direttamente ed espressamente dalla legge, la quale ha pure stabilito le condizioni in cui tale elenco si può "scorrere" in favore del legittimato di ordine successivo (mancanza e patologie invalidanti), tale ordine non si ritiene possa essere derogato. Pertanto, per l'individuazione dei legittimati non pare possibile accogliere dichiarazioni di rinuncia alla fruizione al fine di far "scattare" la legittimazione del soggetto successivo, né dare rilievo a situazioni di fatto o di diritto che non siano state esplicitamente considerate nella norma (come, ad esempio, la circostanza che il coniuge convivente sia lavoratore autonomo o imprenditore).

Il diritto al congedo è subordinato per tutti i soggetti legittimati alla sussistenza della convivenza, ossia della coabitazione. Al fine di venire incontro all'esigenza di tutela delle persone disabili, il requisito della convivenza previsto nella norma si intende soddisfatto anche nel caso in cui la dimora abituale del dipendente e della persona in situazione di handicap grave siano nello stesso stabile (appartamenti distinti nell'ambito dello stesso numero civico), ma non nello stesso interno. Sempre al fine di agevolare l'assistenza della persona disabile, il requisito della convivenza potrà ritenersi soddisfatto anche nei casi in cui sia attestata la dimora temporanea, ossia l'iscrizione nello schedario della popolazione temporanea, pur risultando diversa la dimora abituale (residenza) del dipendente o del disabile.

2.2 Il referente unico: Viene esteso anche al congedo in esame il principio del referente unico, già introdotto dall'art. 24 della legge n. 183 del 2010 per i permessi di cui all'art. 33, comma 3, della legge n. 104 del 1992. Infatti, la norma stabilisce che il congedo straordinario di due anni ed i giorni di permesso non possono essere riconosciuti a più di un lavoratore per l'assistenza alla stessa persona in situazione di handicap grave. Ne consegue che la fruizione dei permessi e del congedo dovrà concentrarsi in capo al medesimo legittimato e, pertanto, non sarà possibile beneficiare del congedo per assistere una persona disabile nell'ipotesi in cui un altro lavoratore risulti già autorizzato a fruire dei tre giorni di permesso per la stessa persona. Allo stesso modo, non potranno essere fruiti i permessi di cui al citato art. 33 per assistere una persona in situazione di handicap grave nell'ipotesi in cui un altro lavoratore risulti autorizzato a beneficiare di periodi di congedo per la stessa persona.

Fanno eccezione a questa regola i genitori, anche adottivi, del minore in situazione di handicap grave, i quali possono fruire delle prerogative in maniera alternata anche nell'arco dello stesso mese. Pertanto, i genitori godono delle predette agevolazioni (permessi di tre giorni mensili, permessi di due ore, prolungamento del congedo parentale) anche in maniera cumulata con il congedo straordinario nell'arco dello stesso mese, mentre è precluso il cumulo dei benefici nello stesso giorno.

2.3 Le modalità di fruizione: Il dipendente che assiste una persona in situazione di handicap grave diversa dal figlio può fruire nell'ambito dello stesso mese sia del congedo biennale in esame sia del permesso di cui all'art. 33, comma 3, della legge n. 104 del 1992 (deve quindi intendersi superato quanto detto in ambito pubblico e privato in ordine alla preclusione rispetto al cumulo tra congedo ex art. 42, comma 5, e permessi legge 104/1992).

A fronte di alcune richieste di chiarimento in proposito, si precisa, inoltre, che nel caso di fruizione cumulata nello stesso mese del congedo (ovvero ferie, aspettative od altre tipologie di permesso) e dei permessi ex legge 104/1992 da parte del dipendente a tempo pieno, questi ultimi spettano sempre nella misura intera stabilita dalla legge 104/1992 (3 giorni) e non è previsto un riproporzionamento.

Come è noto, il congedo è fruibile anche in modo frazionato (a giorni interi, non ad ore). Affinché non vengano computati nel periodo di congedo i giorni festivi, le domeniche e i sabati (nel caso di articolazione dell'orario su cinque giorni), è necessario che si verifichi l'effettiva ripresa del lavoro al termine del periodo di congedo richiesto. Pertanto, tali giornate non saranno conteggiate nel caso in cui la domanda di congedo sia stata presentata dal lunedì al venerdì, se il lunedì successivo si verifica la ripresa dell'attività lavorativa, ovvero anche un'assenza per malattia del dipendente o del figlio. Viceversa, due differenti frazioni di congedo straordinario intervallate da un periodo di ferie o altro tipo di congedo, debbono comprendere ai fini del calcolo del numero di giorni riconoscibili come congedo straordinario anche i giorni festivi e i sabati (per l'articolazione su cinque giorni) cadenti subito prima o subito dopo le ferie o altri congedi e permessi.

Quanto precede vale anche nel caso in cui il dipendente richiedente abbia un rapporto di lavoro par-time con l'amministrazione.

2.4 La durata del congedo - Congedo per gravi e documentati motivi familiari: I dipendenti di datori di lavoro pubblici e privati possono richiedere periodi di congedo, continuativi o frazionati, non superiori a due anni. Pertanto, il "contatore" complessivo a disposizione di ciascun dipendente è comunque quello di due anni nell'arco della vita lavorativa, a prescindere dalla causa specifica per cui il congedo è fruito. Si chiarisce, così, che, utilizzati i due anni ad esempio per il congedo straordinario ex art. 42, comma 5, decreto legislativo n. 151 del 2001 per l'assistenza a un familiare disabile grave, il dipendente avrà esaurito anche il limite individuale di congedo non retribuito per "gravi e documentati motivi familiari" ex art. 4, comma 2, della legge 53/2000. Si chiarisce, altresì, che trattandosi di un limite massimo individuale, ad un lavoratore o ad una lavoratrice che nel tempo avesse fruito, ad esempio, di un anno e quattro mesi di permessi non retribuiti per "gravi e documentati motivi familiari", il congedo biennale retribuito potrà essere riconosciuto solo nel limite di otto mesi.

2.5 Il trattamento economico spettante durante il congedo: Come già comunicato con circolari UIC n. 6 e n. 18 del 2012, il dipendente che fruisce del congedo straordinario ha diritto a percepire un'indennità corrispondente all'ultima retribuzione, ma con riferimento alle sole voci fisse e continuative del trattamento. L'indennità, pertanto, è corrisposta nella misura dell'ultima retribuzione percepita e cioè quella dell'ultimo mese di lavoro che precede il congedo, con esclusione degli emolumenti variabili della retribuzione accessoria, che non abbiano, cioè, carattere fisso e continuativo.

I periodi di congedo straordinario non sono computati ai fini della maturazione di ferie, tredicesima, trattamento di fine rapporto e trattamenti di fine servizio (cfr. circolare INPDAP n. 11 del 2001), ma, essendo coperti da contribuzione, sono validi ai fini del calcolo dell'anzianità previdenziale (art. 4, comma 5-quinquies, decreto legislativo n. 119/2011).

Sul punto, a sostegno del diverso trattamento tra congedo e permessi in materia di ferie e tredicesima mensilità, si è già espresso il Consiglio di Stato con il parere n. 3389 del 2005, secondo il quale il congedo straordinario retribuito previsto dal comma 5 dell'art. 42 ed i permessi della legge 104, pur tutelando una comune finalità sociale, hanno natura diversa in quanto <il congedo parentale e' costituito dalla censura totale della prestazione lavorativa, per periodi piu' o meno lunghi, frazionati o continuativi. L'astensione determina uno stato di parziale quiescenza del rapporto, con una sua piena reviviscenza una volta spirato il termine del congedo. I permessi sono assenze temporalmente assai limitate e brevi. Esse si collocano nell'ambito di una sostanziale continuità>.

3. Permessi ex legge n. 104 del 1992: L'art. 6 del decreto legislativo n. 119 del 2011 apporta modifiche ai fini del diritto e delle modalità di fruizione dei tre giorni di permesso ex art. 33, comma 3, della legge 104/1992 per l'assistenza a persone disabili gravi.

Come è noto, già la legge 183/2010, all'art. 24, aveva ridefinito i lavoratori legittimati alla fruizione, restringendo la categoria al coniuge e ai parenti ed affini entro il secondo grado. Rispetto alla normativa previgente, la nuova disposizione da un lato ha menzionato espressamente il coniuge tra i lavoratori titolari della prerogativa, dall'altro ha posto la limitazione dei parenti ed affini entro il secondo grado.

Data la regola generale, la legge ha però previsto un'eccezione per i casi in cui i genitori o il coniuge della persona da assistere abbiano compiuto i sessantacinque anni di età oppure siano anch'essi affetti da patologie invalidanti. In queste ipotesi, stimando eccessivamente onerosa o impossibile l'opera di assistenza a causa dell'età non più giovane o della patologia del familiare, la legge contempera la possibilità di estendere la legittimazione alla titolarità dei permessi anche ai parenti e agli affini entro il terzo grado (cfr. Dipartimento della Funzione Pubblica, circolare n. 13/2010. Sull'argomento, vedasi anche circolari UIC n. 272/2010 e n. 290 del 2010).

Pertanto, la novità più importante rispetto al regime precedente è rappresentata dalla restrizione dei famigliari che possono fruire dei permessi, poiché con la nuova norma si passa dal terzo al secondo grado di parentela, salvo la ricorrenza delle situazioni eccezionali dell'assenza, dell'età anagrafica o delle patologie.

Ciò premesso, ecco le ulteriori novità introdotte dal decreto legislativo n. 119 del 2011:

3.1 Cumulo di permessi per l'assistenza a più persone in situazione di handicap grave: Viene

ristretta la platea dei legittimati alla fruizione dei permessi per l'assistenza a più persone in situazione di handicap grave. Tale disposizione contempla la fattispecie in cui lo stesso lavoratore intenda cumulare i permessi per assistere più disabili. La norma va intesa nel senso che il cumulo di più permessi in capo allo stesso lavoratore è ammissibile solo a condizione che il famigliare da assistere sia il coniuge o un parente o un affine entro il primo grado, o entro il secondo grado qualora entrambi i genitori o il coniuge della persona della persona in situazione di handicap grave abbiano compiuto i 65 anni, o siano affetti da patologie invalidanti, o siano mancanti. In tale caso, il cumulo delle agevolazioni sarà consentito al massimo per l'assistenza nell'ambito del secondo grado di parentela o affinità.

È evidente che la fruizione di permessi in maniera cumulativa in capo allo stesso lavoratore crea notevole disagio all'attività del datore di lavoro per la possibilità di assenze del lavoratore stesso frequenti e protratte nel tempo. Questi aspetti dovrebbero essere ben valutati dal dipendente che intende chiedere la fruizione di più permessi cumulativamente, limitando la domanda alle situazioni in cui da un lato non vi sono altri famigliari in grado di prestare assistenza, dall'altro non è possibile soddisfare le esigenze di assistenza nel limite di tre giorni mensili. La sussistenza di tali presupposti, che il dipendente ha l'onere di dichiarare all'atto della presentazione della domanda, non può che essere rimessa alla valutazione esclusiva e al senso di responsabilità del lavoratore interessato, considerato il loro carattere assolutamente relativo e la difficoltà di un eventuale accertamento.

3.2 Documentazione necessaria in caso di distanza dalla residenza della persona da assistere superiore a 150 km: Il lavoratore che usufruisce dei permessi per assistere una persona in situazione di handicap grave, residente in un Comune situato a distanza stradale superiore a 150 chilometri rispetto a quello di residenza del lavoratore, deve attestare con titolo di viaggio, o altra documentazione idonea, il raggiungimento del luogo di residenza dell'assistito.

In base alla nuova previsione, il lavoratore che fruisce dei permessi dovrà provare di essersi effettivamente recato, nei giorni di fruizione degli stessi, presso la residenza del famigliare da assistere, mediante esibizione del titolo di viaggio o altra documentazione idonea (a mero titolo di esempio: ricevuta del pedaggio autostradale, dichiarazione del medico o della struttura sanitaria presso cui la persona disabile è accompagnata, biglietto del mezzo pubblico utilizzato per lo spostamento in loco), la cui adeguatezza verrà valutata dal datore di lavoro di riferimento, fermo restando che l'assenza non potrà essere giustificata a titolo di permesso ex legge nell'ipotesi in cui il lavoratore non riesca a produrre la suddetta documentazione.

4. Congedo per cure per gli invalidi (art. 7, commi 1, 2 e 3, decreto legislativo 119/2011): I lavoratori mutilati e invalidi civili cui sia stata riconosciuta una riduzione della capacità lavorativa superiore al cinquanta per cento possono fruire ogni anno, anche in maniera frazionata, di un congedo per cure per un periodo non superiore a trenta giorni. Il congedo è accordato dal datore di lavoro a seguito della domanda del dipendente interessato accompagnata dalla richiesta del medico convenzionato con il Servizio sanitario nazionale o appartenente ad una struttura sanitaria pubblica dalla quale risulti la necessità della cura in relazione all'infermità invalidante riconosciuta.

Durante il periodo di congedo, il dipendente ha diritto a percepire il trattamento calcolato secondo il regime economico delle assenze per malattia. Il lavoratore è tenuto a documentare in maniera idonea l'avvenuta sottoposizione alle cure. In caso di lavoratore sottoposto a trattamenti terapeutici continuativi, a giustificazione dell'assenza può essere prodotta anche una attestazione cumulativa.

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L'agenda: appuntamenti del mese di aprile

14 Assemblea Ordinaria dei Soci Sezione Provinciale di LECCO

14 Assemblea Ordinaria dei Soci Sezione Provinciale di MONZA

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21 Assemblea Ordinaria dei Soci Sezione Provinciale di SONDRIO

21 Assemblea Ordinaria dei Soci Sezione Provinciale di MANTOVA

21 Assemblea Ordinaria dei Soci Sezione Provinciale di COMO

22 Assemblea Ordinaria dei Soci Sezione Provinciale di MILANO

22 Assemblea Ordinaria dei Soci Sezione Provinciale di VARESE

22 Assemblea Ordinaria dei Soci Sezione Provinciale di BRESCIA

28 Assemblea Ordinaria dei Soci Sezione Provinciale di LODI

28 Assemblea Ordinaria dei Soci Sezione Provinciale di CREMONA

29 Assemblea Ordinaria dei Soci Sezione Provinciale di PAVIA



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