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Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ONLUS
Consiglio Regionale della Lombardia


IL BLOCNOTES

NOTIZIARIO INFORMATIVO DEL CONSIGLIO REGIONALE LOMBARDO DELL'UNIONE ITALIANA DEI CIECHI E DEGLI IPOVEDENTI

A cura di Massimiliano Penna

Gennaio 2012

SOMMARIO

Convegno "Pensami autonomo". Il processo di autonomia nelle persone cieche e ipovedenti

Venerdì 13 gennaio 2012, Istituto dei Ciechi, via Vivaio 7 Milano

Vivere in modo indipendente e per quanto possibile autonomo rappresenta per tutte le persone l'obiettivo principale da perseguire per lo sviluppo personale.

Cosa significa per le persone "senza disabilità" il termine autonomia? Fare "da soli", fare più o meno quello che si desidera, scegliere liberamente, poter disporre di sé? Probabilmente tutte queste cose.

Le persone che presentano una o più disabilità ogni giorno incontrano e si scontrano con dei limiti strutturali e spesso culturali che fanno sentire loro il peso della fragilità.

Se poi la fragilità riguarda la vista si incontra un ulteriore ostacolo dettato dalla scarsa conoscenza dei bisogni delle persone che non possono contare su questo senso.

Un esempio è la scuola. E' noto quanto sia fondamentale l'istruzione per lo sviluppo di ogni individuo. Molto spesso i bambini che hanno una disabilità visiva fanno maggiore fatica nell'inserimento scolastico perché non sempre l'integrazione è così fluida e la scuola è pronta a tradurre la parola "accessibilità" in termini di azioni concrete. Basti pensare che la scuola, come tutti gli aspetti del vivere quotidiano, è invasa dalla cultura dell'immagine che taglia completamente fuori, se non supportata da dispositivi "tattili", un bambino non vedente perché per un bambino, che non può contare sul senso della vista, l'unico modo per conoscere è toccare le cose.

Un altro elemento che ostacola il processo di inclusione sociale è il pensare la persona con disabilità unicamente come "limitata" e non come portatrice di potenzialità e risorse.

Talvolta si tratta di un'autodeterminazione da parte del non vedente o ipovedente, ma più spesso è il risultato della visione da parte di coloro che vivono direttamente a contatto con questa persona, considerandola di conseguenza come oggetto di cura e non soggetto portatore di risorse e di bisogni. Che sia in un senso che in un altro, il risultato è la discriminazione.

I genitori, la famiglia, le istituzioni e la stessa persona con disabilità della vista si abituano al limite, a "vedere" in modo limitato e non estendono lo sguardo oltre un confine (spesso edificato da loro stessi) dove consapevolezza delle proprie condizioni, delle proprie risorse e delle potenzialità rappresentano una concreta possibilità di sviluppo completo della propria persona.

Ciò non vuol dire non voler accettare dei limiti oggettivi, ma conoscerli, avere gli strumenti per superarli al fine di integrarsi completamente nella società.

Il concetto richiamato, all'interno di una realtà quale quella della disabilità visiva, suggerisce un percorso di crescita della persona che è simboleggiato in maniera emblematica nel racconto di Gianni Rodari dal titolo "Il Principe Cieco". Chiave di lettura del racconto, infatti, è l'educabilità della persona, in un itinerario che va dalla culla alla vita adulta, attraverso il superamento dei suoi limiti.

Alla base di questo progetto vi è la centralità della persona intesa come fine che attraverso il suo potenziale umano (concetto montessoriano) può superare i suoi limiti sviluppando altri aspetti del suo essere persona.

Allo scopo di favorire la promozione della cultura dell'autonomia come processo teso a migliorare la qualità di vita delle persone con disabilità visiva, considerando l'autonomia un fattore strettamente connesso alla possibilità/necessità di integrazione sociale piena delle persone con disabilità visiva, è stato organizzato un convegno formativo/informativo riservato agli operatori/funzionari di enti e istituzioni del no-profit pubblico e privato, tenuto da esperti in grado di illustrare le potenzialità connesse con gli interventi riabilitativi, orientamento e mobilità, autonomia personale, ecc. e condividere le buone prassi registrate in talune realtà lombarde.

Tale convegno si inserisce nell'ambito del progetto "Mi vedo(no) autonomo?" realizzato dal Consiglio Regionale Lombardo dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, con il contributo di Regione Lombardia a valere sui bandi associazionismo 2010-2011.

Si riepilogano di seguito gli obiettivi, le attività programmate e le risorse umane e strumentali impegnate nella realizzazione del progetto:

Obiettivo specifico n. 1: mappatura delle attività svolte sul territorio lombardo dal 2006 ad oggi, dedicate allo sviluppo dell'autonomia al fine di perseguire l'integrazione sociale dei non vedenti ed ipovedenti.

Attività programmate: rassegna delle iniziative presenti in tutte le province lombarde attraverso ricerche su internet, contatti telefonici, corrispondenza dei progetti posti in essere con relativa analisi dei risultati e valutazione accurata dei casi di eccellenza.

Risorse umane e risorse strumentali impegnate: figure informali non qualificate (volontari che operano all'interno delle strutture dell'Unione Italiana Ciechi, sia vedenti che non vedenti); mediamente 3 per ognuna delle 13 strutture.

Obiettivo specifico n. 2: produzione di materiale documentale da utilizzare per l'attività di promozione dell'autonomia delle persone con disabilità visiva.

Attività programmate: realizzazione di materiale documentale (newsletter, brochure, pagine web, ecc.) per la promozione e divulgazione della riabilitazione in Orientamento Mobilità (OM) e Autonomia Personale (AP) "customizzata", cioè considerando le differenti esigenze che possono avere le diverse tipologie di utenti (non vedenti, ipovedenti, giovani e meno giovani, ecc.).

Risorse umane e risorse strumentali impegnate: figure informali non qualificate (volontari che operano all'interno delle strutture dell'Unione Italiana Ciechi, sia vedenti che non vedenti) e istruttori esperti in Orientamento e Mobilità e Autonomia Personale, operanti attraverso un gruppo di lavoro appositamente costituito. Per raggiungere questo obiettivo sarà anche necessario prevedere il coinvolgimento di informatici in grado di allestire spazi web accessibili contenenti le informazioni elaborate dal gruppo di lavoro.

Obiettivo specifico n. 3: promozione dell'autonomia per migliorare la qualità di vita delle persone con disabilità visiva, considerando l'autonomia un fattore strettamente connesso alla possibilità/necessità di integrazione sociale piena delle persone con disabilità visiva.

Attività programmate: diffusione del materiale documentale sul territorio della regione Lombardia, anche attraverso la collaborazione delle 12 Sezioni dell'Unione Italiana Ciechi; messa on line di pagine web realizzate ad hoc sullo specifico argomento; programmazione di incontri sul territorio regionale, in collaborazione con enti e istituzioni del no-profit, con esperti in grado di illustrare a persone ipo e non vedenti e ai loro familiari le potenzialità connesse con gli interventi riabilitativi, orientamento e mobilità, autonomia personale, ecc.

Risorse umane e risorse strumentali impegnate: figure informali non qualificate (volontari che operano all'interno delle strutture dell'Unione Italiana Ciechi, sia vedenti che non vedenti) e operatori esperti in autonomia.

Obiettivo specifico n. 4: promozione dell'autonomia per migliorare la qualità di vita delle persone con disabilità visiva, considerando l'autonomia un fattore strettamente connesso alla possibilità/necessità di integrazione sociale piena delle persone con disabilità visiva.

Attività programmate: programmazione di un seminario formativo/informativo riservato agli operatori/funzionari di enti e istituzioni del no-profit pubblico e privato, tenuto da esperti in grado di illustrare le potenzialità connesse con gli interventi riabilitativi, orientamento e mobilità, autonomia personale, ecc. e condividere le buone prassi registrate in talune realtà lombarde.

Risorse umane e risorse strumentali impegnate: per questo obiettivo si farà ricorso all'Istituto dei Ciechi di Milano il quale detiene il know how, il personale e la struttura idonei allo scopo.

DALLA SEZIONE UICI DI BRESCIA

GITA A ST. MORITZ - 25/26 FEBBRAIO 2012

La referente sezionale del settore "ipovedenti" Silvia Peroni, in collaborazione con la referente sezionale del settore "tempo libero" Piera Loda, organizza una gita con il famoso trenino rosso del Bernina il 25 e 26 febbraio 2012 aperta a tutti i soci, parenti ed amici.

Il programma è il seguente:

1° GIORNO 25/02/12

Partenza da Brescia, con bus privato G.T. per Tirano, arrivo del gruppo nella zona di Tirano nel primo pomeriggio.

Visita guidata del Palazzo Salis di Tirano, patrimonio artistico e culturale straordinario.

Successivamente alla visita, ci sarà l'incontro con la guida ed il pomeriggio sarà dedicato alla visita a piedi della cittadina di Tirano in particolare della Basilica della Madonna di Tirano. La giornata continuerà con la visita del centro storico.

Cena e pernottamento in hotel a Tirano.

2° GIORNO 26/02/12

Dopo la prima colazione, incontro con la guida e partenza con il famoso Trenino Rosso del Bernina fino a St. Moritz. Il percorso ferroviario inizia a Tirano. Il treno, è composto da moderne e confortevoli carrozze.

Arrivo a St. Moritz in tarda mattinata. Visita guidata della famosa cittadina svizzera sorta nel XIX secolo situata nell'Alta Engadina.

Alle 17.30 circa partenza in bus G.T. da St. Mortitz per il rientro a Brescia, arrivo previsto per le ore 20.30.

La quota è di 176 euro a persona.

Le iscrizioni si effettuano in segreteria entro il 20 gennaio previo versamento di caparra pari a 60 euro.

Qualora si raggiungesse il numero minimo di partecipanti, il saldo andrà versato entro il 10 febbraio.

Si raccomanda che ogni non vedente o persona non autosufficiente sia accompagnato.

Per ulteriori informazioni, telefonare a Silvia allo 030 3749350 in orario d'ufficio o al 333 3196861 la sera.

CONTRIBUTO PER L'ACQUISTO DI TECNOLOGIE PER LA DISABILITà

Si rende noto che con il ddg n. 9815/2011 (ex legge regionale 23/99), come negli anni scorsi, la regione Lombardia, intende promuovere l'acquisto di tecnologie, ivi comprese quelle comunemente definite col termine di "domotica", per il miglioramento dell'accessibilità dell'ambiente domestico e finalizzate ad estendere le abilità dei cittadini disabili.

Sono beneficiarie tutte le persone disabili che vivono da sole o in famiglia indipendentemente dall'età.

Coloro che hanno già usufruito precedentemente dei benefici della l.r. 23/99 art. 4, commi 4 e 5, con alcune e ben definite eccezioni, possono presentare una nuova domanda, solo dopo 3 anni. Si precisa che i tre anni decorrono dalla data di presentazione della richiesta.

Sono finanziabili le richieste di contributo che prevedano l'acquisizione di strumenti destinati a prevenire, compensare, alleviare una menomazione o una disabilità" ivi compresi ausili/dispositivi domotici, applicativi informatici, software e adattamenti del computer sviluppati per compensare le diverse disabilità.

Le ASL dovranno destinare alla "domotica" almeno il 40% delle risorse erogate dalla Regione.

Le domande devono pervenire entro il 13 febbraio 2012 alla ASL territorialmente competente presso il Dipartimento ASSI - Servizio Disabili.

Per ulteriori delucidazioni, ci si può rivolgere alla Sezione U.I.C.I. di appartenenza.

Comunicazioni varie

DALLA SEZIONE DI COMO

Sono disponibili, grazie all'interessamento di Luca Maianti, sia in formato PDF che TXT 3 manuali generali di strumenti Apple quali: iPhone, iPod touch e iPad. Contattate la Segreteria per riceverli via mail.

Si comunica ai soci che è disponibile presso l'aula informatica della nostra sezione un nuovo computer con Windows 7 dotato di screen reader Jaws e NVDA. Tutti coloro che intendono richiedere incontri dimostrativi o lezioni di informatica sono invitati a contattare la nostra Segreteria.

Si avvisano i soci che è disponibile presso la Biblioteca centrale di Como l'archivio di 1.000 titoli di audiolibri in formato MP3 su CD per il prestito, forniti dal CILP (Centro Internazionale Libro Parlato) di Feltre.

Anche le biblioteche dell'intera provincia, mediante il sistema interbibliotecario, possono fornire in prestito, su richiesta, tali supporti.

Si comunica che Domenico Cataldo, giovane chitarrista, nostro socio, ha pubblicato un Cd musicale dal titolo: "The way out" che contiene 7 brani musicali con chitarra elettrica, acustica e basso oltre al pianoforte di Samuele Dotti.

DALLA SEZIONE DI PAVIA

La Compagnia Teatrale del Grillo di Vigevano, anche per il nuovo anno, ha pensato alla nostra Sezione ed ha deciso di organizzare una serata benefica a nostro favore.

Lo spettacolo, dal titolo "Io, tu e mammà" Parodia in due atti di Elena Crosio, avrà luogo sabato 14 gennaio 2012 con inizio alle ore 21,00 presso l'Auditorium Mussini di Vigevano - V.le Libertà, 25. Il costo del biglietto è di € 10 (7 per i ragazzi fino agli anni 15).

Invitiamo tutti i Soci di Vigevano e dei Paesi limitrofi a diffondere l'iniziativa presso parenti, amici e conoscenti ed a prenotare i biglietti presso:

- Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti - V.le Campari 62/C - Pavia - Tel.: 0382/530102;

- Studio Boldrini - Via Boldrini, 2 - Vigevano - 0381/70638.

Vi attendiamo numerosi!

Si comunica che questa sezione ha provveduto alla stampa in Braille del manuale "Quando il malato non vede: che fare?" pubblicato dal Consiglio Regionale Lombardo dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti - ONLUS.

La pubblicazione Braille è stampata su formato A4 ed è costituita da 2 fascicoli, rispettivamente da 25 e 16 pagine ed il contributo richiesto è di € 5 complessivi.

Gli interessati possono chiedere l'edizione in Braille direttamente all'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti Sezione Provinciale di Pavia- Tel. 0382/530102

Fax: 0382/530811 - Mail: uicpv@uiciechi.it, previo versamento della corrispondente somma (€ 5 a copia) sul seguente Conto:

Banca Popolare Commercio e Industria - Filiale Pavia Centro - Conto N. 47400 - Codice Iban: IT46 P050 4811 3020 0000 0047 400.

Con l'auspicio di aver fatto cosa utile per i nostri operatori, si ringrazia anticipatamente e nel contempo si coglie l'occasione per salutare cordialmente.

DALLA SEZIONE DI VARESE

Vi ricordiamo gli orari di apertura del Museo Tattile Varese, che si distingue per la vasta gamma di riproduzioni tattili offerte, che non riguardano solo determinati ambiti, come ad esempio arte e cultura, ma un vero e proprio "spazio" dove tutti, vedenti e non, possono "vedere con mano" la realtà nella quale quotidianamente vivono.

Museo Tattile Varese - Villa Baragiola, Via Caracciolo 46, Varese

Orari: da martedì a venerdì 14.30-18.30,

sabato e domenica 10.30-12.30 e 14.30-18.30.

Affrettatevi! Vedere con mano .... ora si può!

Periodici editi dalla sede centrale UICI: listino abbonamenti per l'anno 2012

- Il Corriere dei Ciechi

Direttore responsabile: Tommaso Daniele

Mensile, organo ufficiale, disponibile in caratteri tipografici e a caratteri ingranditi per ipovedenti, su Cd mp3 e txt, tratta argomenti a carattere associativo, di attualità e di approfondimento oltre ad ospitare rubriche specialistiche, E. 7,75 (gratuito per i soci)

- Corriere Braille

Direttore responsabile: Tommaso Daniele

Quindicinale, organo ufficiale, disponibile in braille e su Cd txt, tratta argomenti a carattere associativo, legislativo e di servizio, E. 7,75 (gratuito per i dirigenti sezionali).

- Il Progresso

Direttore responsabile: Giuseppe Terranova

Mensile, disponibile in braille e su Cd txt, tratta argomenti di cultura generale (politica, letteratura, medicina, scienze, ecc.), E. 10,33

- Gennariello

Direttore responsabile: Rita Lamusta

Mensile, disponibile in caratteri tipografici ingranditi per ipovedenti, braille e su Cd txt, gratuito per i ragazzi che frequentano la scuola elementare e media, tratta argomenti per ragazzi (favole, giochi, racconti vari), E. 7,75 per gli adulti

- Voce Nostra

Direttore responsabile: Flavio Vezzosi

Quindicinale, disponibile in caratteri tipografici, braille e su Cd txt, tratta argomenti di attualità, rubriche di medicina, cucina, ecc., E. 7,75 (gratuito per i sordociechi)

- Il Portavoce

Direttore responsabile: Luisa Bartolucci

Mensile, su Cd mp3, tratta argomenti a carattere associativo (interviste dal vivo a dirigenti e soci su convegni e iniziative inerenti l'Unione), E. 15,50

- Sonorama

Direttore responsabile: Giuseppe Terranova

Mensile, su Cd mp3, tratta argomenti di cultura generale (politica, letteratura, medicina, scienze, ecc.), E. 15,50

- Pub

Direttore responsabile: Luisa Bartolucci

Mensile su Cd mp3, tratta argomenti di attualità e di costume rivolgendosi prevalentemente ai più giovani, E. 2,60

- Il Fisioterapista in Europa

Direttore responsabile: Alfio Pulvirenti

Quadrimestrale su Cd mp3, tratta argomenti inerenti la massofisioterapia, E. 15,50

- Senior

Direttore responsabile: Cesare Barca

Mensile, su Cd mp3, tratta argomenti relativi al mondo degli anziani, E. 5,00

- Circolari della sede centrale

Decadale, su Cd mp3, raccoglie tutte le circolari emanate dalla Sede Centrale nel mese precedente la pubblicazione, E. 18,10 (gratuito per i dirigenti sezionali anche in versione braille)

- Libro Parlato Novità

Direttore responsabile: Claudio Romano

Mensile di aggiornamento al Catalogo del Libro Parlato, su Cd mp3, gratuito su richiesta scritta

- Kaleîdos

Direttore responsabile: Luisa Bartolucci

Mensile, disponibile in braille, su Cd mp3 e txt, gratuito a chi ne fa richiesta. Tratta argomenti di cultura generale inerenti il mondo femminile

- I Quaderni di Kaleîdos

Direttore responsabile: Luisa Bartolucci

Semestrale, su Cd mp3 e txt, supplemento a Kaleîdos, gratuito a chi ne fa richiesta. Piccole monografie inerenti le pari opportunità

- Uiciechi.it

Direttore responsabile: Nunziante Esposito

Mensile, su Cd mp3, tratta argomenti di informatica, gratuito

- Suoni

Trimestrale, braille, supplemento gratuito agli abbonati al Corriere Braille che ne fanno richiesta. Tratta argomenti di musica

- Tiflologia per l'integrazione

Direttore responsabile: Pietro Piscitelli

Trimestrale, disponibile in caratteri tipografici, braille e su Cd mp3, tratta argomenti di pedagogia e didattica per l'educazione dei minorati della vista, c.c.p. 00853200, intestato a Biblioteca Italiana per i Ciechi «Regina Margherita» Onlus, via G. Ferrari 5/a, 20052 Monza, E. 10,33

- Rivista di Oftalmologia Sociale

Direttore responsabile: Giuseppe Castronovo

Trimestrale, disponibile in caratteri tipografici, braille e su Cd mp3, c.c.p. 24059008, intestato a Sezione Italiana dell'Agenzia Internazionale per la Prevenzione della Cecità, via G.B. Vico 1, 00196 Roma, E. 16,00 contributo ordinario; E. 26,00 contributo sostenitore; E. 52,00 contributo benemerito. Tratta argomenti inerenti l'oculistica.

Il versamento dovrà essere effettuato sul c.c. postale n. 279018 intestato a: Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti-Onlus, Ufficio Stampa, via Borgognona 38, 00187 Roma

Tutte le riviste sono consultabili nel sito Internet dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti-Onlus all'indirizzo http://www.uiciechi.it/servizi/riviste/main_riv.asp.

Periodici editi dalla Sezione di Milano: listino abbonamenti per l'anno 2012

Anche per il 2012, l'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti - Sezione provinciale di Milano, propone i suoi tradizionali periodici in braille il cui abbonamento è rimasto invariato.

Queste le rispettive quote:

- Voce Amica, periodico mensile, 11 numeri, 64 pagg., euro 26,00;

- Ora Serena, periodico mensile, 11 numeri, 52 pagg., euro 25,00.

Il numero del conto corrente postale su cui effettuare il versamento è 57073207, intestato a Unione Italiana Ciechi - periodici e pubblicazioni varie - via Mozart 16, 20122 Milano.

Marketpress.Info del 05-12-2011

Lavoro e disabilità: le iniziative del primo laboratorio permanente delle imprese promosso da Sodalitas

MILANO. Si è tenuto l'1 dicembre a Palazzo Reale, in preparazione alla Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità, il convegno "Lavoro & disabilità: dopo le parole i fatti". Il Laboratorio Lavoro E Disabilità, il primo laboratorio permanente composto da imprese e promosso da Fondazione Sodalitas per favorire l'accesso e la permanenza delle persone disabili nel mondo del lavoro, ha presentato in anteprima le iniziative che verranno implementate nel corso del 2012. Sono attualmente sei le imprese aderenti a Fondazione Sodalitas che partecipano al Laboratorio Lavoro & Disabilità: Abb, Banca Popolare di Milano, Bureau Veritas, Ibm, L'oreal Italia, Randstad. A queste, si sono aggiunti il Cald - Coordinamento degli Atenei Lombardi per la Disabilità, l'Ufficio Scolastico Provinciale e la Ledha - Lega per i Diritti delle Persone Disabili. "In un momento di crisi può sembrare ancora più difficile mettere al centro del dibattito il diritto al lavoro delle persone con disabilità, ma proprio per questo è necessario unire gli sforzi di tutti - ha dichiarato Ugo Castellano, Responsabile del Laboratorio Lavoro & Disabilita' per Fondazione Sodalitas - Fondazione Sodalitas, a nome delle imprese aderenti al Laboratorio, ha chiesto alle Istituzioni di fare fronte comune per trovare al più presto soluzioni concrete che possano assicurare il pieno godimento dei diritti delle persone disabili, nel rispetto della Dichiarazione dell'Onu che assicura loro 'l'inclusione e l'accessibilità al mondo del lavoro'". "La crisi economica degli ultimi anni - ha aggiunto Paolo Giovanni Del Nero, Assessore allo Sviluppo economico, Formazione e Lavoro della Provincia di Milano - non ha sicuramente risparmiato le persone con disabilità. È bene ricordare, infatti, che lo stato di crisi di un'azienda sospende l'obbligo di ottemperare alla legge. C'è stato quindi un rallentamento negli inserimenti. Per questo motivo, come Provincia, abbiamo cercato di ampliare il più possibile gli interventi valorizzando l'autoimprenditorialità e il ruolo delle cooperative sociali". A un anno di distanza dal suo lancio, il Laboratorio in questi mesi ha dato vita a diversi progetti innovativi. Il primo di questi è già attivo in Rete e si chiama Sodalitas Disability Group. Si tratta di un gruppo creato all'interno del social network professionale Linkedin per condividere le esperienze e confrontarsi sul tema disabilità e lavoro. Il gruppo è animato direttamente dalle imprese che fanno parte del Laboratorio. Fra febbraio e marzo del 2012 si terrà, inoltre, il primo dei Sodalitas Disability Workshop dedicati alle funzioni Hr e ai manager di line che gestiscono persone disabili nella propria azienda. Un incontro formativo per la gestione dell'inclusione in azienda, attraverso cui intraprendere un'attività di sensibilizzazione sugli strumenti più efficaci per gestire il tema. L'iniziativa è promossa da Banca Popolare di Milano, Ibm, L'oreal Italia in collaborazione con il Cald. Il primo argomento trattato sarà la gestione della disabilità a partire dalla propria cultura aziendale. Porte Aperte è invece un progetto realizzato dal Cald insieme con le imprese del Laboratorio, le quali ospiteranno alcuni studenti universitari disabili per brevi periodi di stage previsti dal loro percorso accademico e attraverso cui conoscere la realtà aziendale ed essere orientati nella scelta della propria professione futura. Infine è previsto, sempre insieme con il Cald, un percorso di formazione scolastica negli istituti superiori per orientare gli studenti con disabilità al mondo del lavoro e alle diverse possibilità di inserimento professionale nell'impresa.

Redattore Sociale del 07-12-2011

"Docusound lab": i ciechi raccontano la vita attraverso i suoni

Una dozzina gli allievi del corso dedicato ai documentari audio che si è svolto a Milano realizzato da Unione italiana dei ciechi e degli ipovedenti. L'esperienza verrà portata in giro per tutta Italia

MILANO. Alla fine non si sa se sia un pastore tedesco o un labrador. Ma non c'è dubbio che sia simpaticissima. Tina è il cane guida di Silvia Zaru, una delle partecipanti all'ultima edizione di Docusound Lab, corso per imparare le tecniche di ripresa e del montaggio audio che si è tenuto a Milano in novembre. E Silvia ha scelto di raccontare nel suo primo documentario sonoro proprio il suo cane guida, registrando tutti i "rumori" che produce. Da quando fa colazione al mattino nella scodella a quando accompagna Silvia in giro per la città e alle lezioni di musica. Cinque minuti per entrare nella vita quotidiana di una giovane musicista cieca e della sua preziosa guida. Docusound Lab è stato realizzato da Unione italiana dei ciechi e degli ipovedenti, Doc in Progress, in collaborazione con l'Istituto dei ciechi di Milano e il Gruppo sportivo dilettantistico non vedenti (Gsd), con il contributo della Fondazione Cariplo.

Una dozzina gli allievi, alcuni ciechi altri vedenti. È possibile ascoltare i loro documentari sonori sul sito www.docusound.it. Ilaria, giornalista, ha dato voce ad una ragazza eritrea che vive e fa politica a Milano, Josè sta perdendo la vista e non riuscendo più ad utilizzare la sua macchina fotografica ha deciso di realizzare cartoline sonore, Sandro ha visto l'orrendo colore che hanno dato alle scale del suo palazzo e ha registrato le discussioni condominiali che ne sono conseguite. "La nostra società è immersa dalle immagini, anche noi ciechi ce ne accorgiamo -afferma Silvia Zaru-. I documentari sonori ci riportano alla dimensione dell'ascolto". Tutti e con costi bassissimi (bastano un microfono, un registratore digitale e un software di montaggio) possono confezionare documentari audio. Docusound Lab è un'esperienza che verrà portata in giro per l'Italia in altre sezioni regionali dell'Unione Italiana Ciechi, con corsi aperti a tutti. Inoltre è in cantiere una versione Pro riservata agli addetti ai lavori del mondo della comunicazione e in collaborazione con Radio Tre Rai. L'idea del corso nasce dall'esperienza di Doc in Progress, casa di produzione torinese fondata da Matteo Bellizzi, Fabrizia Galvagno e Andrea Vaccari.

A Brembo il riconoscimento «Categorie svantaggiate»

Venerdì 02 Dicembre 2011

La Brembo è stata insignita del premio «Categorie svantaggiate» 2011, assegnato ieri dal consiglio direttivo del Gruppo Giovani imprenditori di Confindustria Bergamo.

Il premio, giunto quest'anno alla sesta edizione, è stato consegnato a Luciana Parati, responsabile formazione di Brembo, e a Claudio Mapelli, presidente della cooperativa «La sfida» e vice-presidente dell'Unione nazionale ciechi, per aver collaborato alla realizzazione di un progetto di inserimento lavorativo di cinque ragazzi non vedenti della cooperativa all'interno dell'azienda bergamasca come centralinisti.

Il primo caso nel «privato»

«Abbiamo deciso di assegnare il premio in questione alla Brembo - ha spiegato Gianmarco Gabrieli, presidente del Gruppo Giovani imprenditori - per l'attenzione rivolta a questo gruppo di lavoratori non vedenti a forte rischio di esclusione sociale in ragione della disabilità sofferta. Si tratta inoltre della prima esperienza in Italia di inserimento di persone non vedenti all'interno di una realtà aziendale privata, dato che solitamente questi soggetti sono inseriti nel pubblico».

Soddisfazione da parte della Brembo, rappresentata da Luciana Parati, che ha seguito in prima persona il progetto e che ha così commentato l'assegnazione del premio: «Siamo molto onorati come azienda per aver ricevuto questo importante riconoscimento che dà ancora più forza e valore al nostro impegno verso le persone che soffrono maggiormente e che possono trovare nel lavoro un importante motivo per realizzarsi».

L'incontro tra la Brembo, nella persona di Parati, e il presidente della cooperativa «La sfida» Mapelli, è avvenuto casualmente due anni fa nella sede della Provincia. «Ho conosciuto la dottoressa Parati durante un convegno in Provincia - ha ricordato Claudio Mapelli - e in quella sede ricordo di aver approfittato dell'occasione per proporle l'inserimento dei ragazzi non vedenti in Brembo, dato anche l'obbligo legale per le aziende di assumere una certa percentuale di persone disabili all'interno della propria struttura».

Un risultato positivo

L'incontro, casuale, ha però portato buoni frutti per entrambi: «L'esperienza dell'inserimento dei cinque ragazzi non vedenti nella nostra struttura e la conoscenza sempre più approfondita del signor Mapelli e della particolare realtà vissuta dai non vedenti, è stata davvero importante per la mia crescita personale e per l'azienda stessa - ha evidenziato Parati -. Prima il servizio di centralino era gestito da un'azienda esterna, mentre adesso e per i prossimi tre anni (questa la durata della convenzione siglata nel 2010, ndr.) i cinque centralinisti non vedenti sono stati inseriti nella nostra sede legale di Curno con la possibilità di portare i cani guida all'interno degli uffici e assistiti inoltre dalle guardie per qualsiasi esigenza e necessità».

Non solo: «Grazie all'opera di "brembizzazione" che abbiamo svolto con i ragazzi, ossia le ore di formazione riguardanti la lingua inglese e il rapporto con la clientela, oggi ci troviamo ad avere un servizio di call center più vicino alle esigenze di Brembo», ha precisato Parati. La Brembo, al termine dell'incontro in Confindustria Bergamo, ha deciso di donare il premio alla cooperativa «La Sfida» per sostenere le spese necessarie al fine di perseguire il suo obiettivo volto all'inserimento di non vedenti nel mercato del lavoro.

Filippo Grossi

Superando.it del 07-12-2011

L'arte vista sotto un'altra ottica

È stato recentemente pubblicato il libro L'arte vista sotto un'altra ottica, che affronta il tema della disabilità visiva, il rapporto fra arte e non vedenti e la possibilità di rendere accessibile e fruibile un'istituzione museale.

Il volume raccoglie gli atti dell'omonimo convegno promosso il 3 dicembre del 2010 dall'Accademia Carrara di Bergamo e tenta di dare alcune risposte a domande che spesso i vedenti, non affrontando il problema in prima persona, si pongono: «Qual è la differenza fra cecità e ipovisione?», «Possono i non vedenti e gli ipovedenti capire l'arte, in particolare quella pittorica?», «Come si traducono i dipinti?», «Come si può rendere accessibile un museo ai disabili visivi?».

Tali tematiche vengono affrontate sia dal punto di vista medico-riabilitativo - sottolineando l'importanza della prevenzione -, sia da quello artistico-culturale, evidenziando come valore fondamentale l'educazione artistica ed estetica delle persone non vedenti congenite, acquisite e ipovedenti.

Il museo può fare molto per abbattere le barriere (architettoniche, percettive, psicologiche, culturali e sociali) che sorgono in presenza di disabilità visiva; al tempo stesso, può favorire un dialogo costruttivo che porti, conseguentemente, a un'autentica integrazione sociale. Ed è questo l'obiettivo che si pone l'Associazione Amici dell'Accademia Carrara ONLUS, che con la pubblicazione di questo libro, tenta di fornire una serie di linee guida che gli esperti di settore possono utilizzare per rendere la vita un po' più "facile" alle persone con disabilità e, nello specifico, rendere accessibile uno dei più importanti musei bergamaschi - l'Accademia Carrara - non appena il museo riaprirà dopo gli attuali restauri.

(Selene Carboni)

Per ulteriori informazioni: Associazione Amici dell'Accademia Carrara, tel.035 22 4 137, amicicarrara@Virgilio.it.

Bresciaoggi del 03-12-2011

Una «rete» per l'integrazione scolastica degli ipovedenti

BRESCIA. Bisogna lavorare in rete per favorire l'integrazione scolastica e sociale degli alunni con deficit visivi: lo ha ribadito il protocollo d'intesa firmato da Provincia e Comune di Brescia, Ufficio scolastico territoriale, Asl di Brescia e Valle Camonica, Spedali Civili e aziende ospedaliere di Chiari e Desenzano, Centro per l'integrazione scolastica dei non vedenti, Unione italiana ciechi, Istituto per la ricerca, formazione e riabilitazione-Irifor.

Il protocollo viene condiviso periodicamente dal 1988 per dettare le linee d'azione dei diversi enti, la novità del rinnovo siglato ieri è l'ingresso nell'intesa dell'Unione ciechi e delle aziende ospedaliere della provincia, nel segno di una sinergia capillare sul territorio. «L'obiettivo è riuscire a fare rete, mettere insieme tutti i soggetti interessati, favorire l'informazione e la collaborazione con le famiglie», spiega Aristide Peli, assessore alle Attività socio assistenziali e Pubblica istruzione della Provincia di Brescia, affiancato dai rappresentanti degli altri enti coinvolti nel protocollo, fra cui l'assessore alla Cultura e istruzione del Comune di Brescia, Andrea Arcai e Maria Rosa Raimondi, dirigente dell'Ufficio scolastico territoriale.

«DEFINENDO in modo puntuale i ruoli e i compiti, stabilendo cosa deve fare ciascun ente, il protocollo diventa uno strumento importante per evitare doppioni negli interventi e scongiurare azioni disarticolate», spiega Lorenzo Albini, presidente del Centro per l'integrazione scolastica dei non vedenti, realtà nata nel 1973 come scuola speciale per i portatori di disabilità visive, oggi diventata ente per l'inserimento a scuola dei bambini non vedenti o ipovedenti.

Il centro, costituito da Provincia e Comune che lo sostengono con un bilancio di 1 milione di euro, segue attualmente 160 studenti dalla scuola materna all'Università, suddivisi in 31 casi seguiti con presenza diretta, 63 con consulenza e 66 con interventi a sportello. Grazie all'attività di assistenza, alla consulenza nelle scuole e alla predisposizione di materiale didattico in Braille o con supporti tattili e tecnologie informatiche, l'intervento del Centro permette a bambini e ragazzi con deficit visivi di seguire con normalità le lezioni.

«Riteniamo importante il nostro inserimento nel protocollo, dal momento che la nostra missione è curare l'integrazione e l'inclusione dei non vedenti, e come sezione locale insieme a Irifor promuoviamo percorsi di autonomia per i ragazzi», sottolinea Sandra Inverardi dell'Unione ciechi, lanciando uno stimolo ad approfondire la condizione dei ragazzi con plurihandicap, portatori di maggiori necessità e difficoltà.

Proprio sulla pluriminorazione i reparti di Neuropsichiatria infantile delle aziende ospedaliere coinvolte stanno attivando processi integrati più incisivi. «All'ospedale Civile abbiamo avviato un percorso di valutazione oftalmologica infantile »- dice Alessandra Tiberti, responsabile della Neuropsichiatria infantile del Civile -, e si sta attivando anche una parte di neuroftalmologia per offrire risposte alle necessità del plurihandicap».

di Lisa Cesco

Il Giornale di Brescia del 10-12-2011

Ciechi, «giornata» tra festa e proteste

BRESCIA. Il 13 dicembre non sarà solo il giorno di Santa Lucia, ma anche la 53a Giornata nazionale del Cieco, quest' anno dedicata alla promozione del cane guida.

Un anniversario con un retrogusto amaro perchè si caratterizzerà per una ferma e vigorosa protesta contro le recenti proposte governative che, ove definite nella versione originale, inciderebbero in maniera determinante su una categoria di persone affette da una gravissima forma di disabilità.

«Alle 8.30 del 13 dicembre - ha detto la presidente Uici di Brescia Sandra Inverardi - faremo un sit-in nel cortile della prefettura, così come altre delegazioni dell'Unione italiana ciechi faranno presso tutte le prefetture d'Italia, per consegnare successivamente al Prefetto una lettera, destinata al Presidente del Consiglio ed al Ministro dell'Interno, con cui chiediamo lo stralcio dell'art. 10 dell'Ac (Atto Camera) 4566 ed il ripristino del contributo compensativo, brutalmente ridotto del 98%». Critico anche il direttore nazionale Uici Claudio Romano.«Si vuole fare cassa sulle spese assistenziali e questo comporta una serie di deleghe che passano alle regioni in tema di indennità di accompagnamento, che noi vogliamo difendere non già per il suo mantenimento, ma anche per evitare disparità di trattamento sul territorio nazionale. Chiediamo inoltre - ha aggiunto Romano - il mantenimento del contributo compensativo destinato alla somministrazione di servizi socio-assistenziali in favore dei disabili visivi, tagliato del 98%. Da 2.065.000 euro a 65.000 e questo demolirebbe, di fatto, tutte le nostre strutture operative sul territorio nazionale». Ma è anche un momento di festa e di consuntivi ed i consiglieri sezionali Silvia Peroni e Tina Mazzella hanno ricordato le azioni attuate in ambito di prevenzione, «in particolare la settimana svoltasi in settembre in Franciacorta, dove, dopo 14 anni di collaborazione con il Civile di Brescia - ha detto Silvia Peroni - con un camper attrezzato e con il supporto dell'Azienda ospedaliera «Mellino Mellini» di Chiari e del suo primario di Oculistica Franco Spedale, abbiamo visitato gratuitamente 226 persone, individuando patologie che, se non trattate per tempo, avrebbero condotto a situazioni anche di estrema gravità».E non solo questo. «Nel 2011 abbiamo avviato, grazie alla Fondazione Cariplo - ha aggiunto Tina Mazzella - la digitalizzazione della nastroteca, ricca di oltre 13.000 audiolibri, che, messi online, sono a disposizione degli iscritti al servizio».

Franco Armocida

Bresciaoggi del 06-12-2011

Santa Giulia si «apre» a ciechi e ipovedenti

Insieme Comune di Brescia Musei Civici e le Fondazioni Asm, Comunità bresciana e Brescia Musei

BRESCIA. Da patrimonio dell'Unesco a patrimonio per tutti. Succede al complesso museale di Santa Giulia e San Salvatore con l'avvio del progetto sperimentale «Il Filo d'Arianna», che all'inizio del prossimo anno aprirà le porte a ciechi e ipovedenti.

L'idea, nata dalla volontà del Comune di Brescia, dei Musei Civici e delle Fondazioni Asm, Comunità bresciana e Brescia Musei di costruire percorsi tattilo-culturali in grado di dare l'opportunità ai non vedenti di visitare alcune delle opere contenute nel museo, rappresenta «una vera e propria novità per l'offerta museale cittadina. capace di aprirsi anche a chi non ha occhi per vedere, ma ha mani esperte per toccare e una mente aperta per immaginare», ha sottolineato l'assessore alla Cultura del Comune, Andrea Arcai.

L'accesso ai beni museali contribuisce all'integrazione sociale dei ciechi e ipovedenti «dandoci la possibilità di condividere con il resto della comunità i punti di riferimento culturali e i valori estetici in mostra nella nostra città - ha commentato Paolo Ambrosi, non vedente e rappresentante dell'Uici di Brescia - ma anche di permettere ai normodotati di fare esperienze sensoriali in una nuova dimensione di conoscenza e approfondimento». Per rendere ancora più reale l'esperienza sensoriale, il Museo ha scelto di condividere il percorso museale esistente con quello per non vedenti, grazie alla lettura tattile delle copie di alcune delle opere più significative della collezione e affiancando ai visitatori un operatore che condurrà fino all'opera.

COME PRIMA PROPOSTA è stato scelto un approfondimento dedicato al ritratto in età romana, con il marmo che ritrae un principe della dinastia giulio-claudia e il ritratto in bronzo di un volto femminile della seconda metà del I secolo dopo Cristo, mentre la seconda tappa del percorso propone la conoscenza dell'architettura di San Salvatore, con la realizzazione del plastico della basilica in scala 1:20 e della lastra trapezoidale con il pavone scolpito in rilievo, accompagnate dai testi in braille. Le copie sono state finanziate da Teclart grazie alla vittoria del progetto ministeriale «Giovani idee cambiano l'italia».

Per creare il percorso, il Museo ha seguito una serie di linee guida suggerite proprio dai non vedenti dell'Uici di Brescia. Tra queste, anche la necessità di formare figure professionali in grado di accompagnare il cieco durante la visita guidata al museo.

Una ventina di operatori ha visitato il Museo statale Omero di Ancona, primo e unico museo tattile d'Europa, per apprendere le tecniche base di una visita tattilo-guidata, e quest'oggi affronterà la prova per mettere in pratica quanto appreso. L'accesso ai non vedenti e le visite guidate sono solo alcuni dei progetti di inclusione a cui sta lavorando il Comune di Brescia per abbattere le barriere architettoniche ancora presenti in città. La consigliera Maria Chiara Fornasari sta lavorando anche alla realizzazione di percorsi tattili nelle stazioni del Metrobus. Le visite guidate al Museo Santa Giulia inizieranno alla fine di gennaio 2012, previa prenotazione al numero verde 800 775083.

di Elisabetta Bentivoglio

Il Giornale di Brescia del 30-12-2011

Francesco Lana, visionario tra velivoli e l'alfabeto dei ciechi

BRESCIA. Pesantemente segnato dalla sofferenza, sordomuto, affetto da varie malattie; eppure insigne matematico, insegnante di filosofia nel convento di Santa Maria delle Grazie a Brescia, scienziato visionario, uno dei maggiori fisici del suo tempo. Il primo ad aver intuito - seconda metà del Seicento - come affrontare la navigazione aerea attraverso qualcosa di più leggero dell'aria, un secolo in anticipo sull'aerostato dei fratelli Montgolfier. Il primo ad aver teorizzato un sistema di scrittura per ciechi basato sul tatto.

È il gesuita Francesco Lana, festeggiato nel giorno di Santa Lucia, nel 380 anniversario della nascita, al Museo degli strumenti Musicali di via Trieste a Brescia. L'attore Sergio Isonni ha letto alcuni passi dal suo «Prodromo. Ovvero saggio di alcune invenzioni nuove premesso all'arte maestra», il libro del 1670 in cui Francesco Lana propone d'imprimere su cartoncino leggero segni in rilievo, per favorire la lettura dei non vedenti. L'idea spianerà la strada al sistema di Louis Braille.

Fin dall'età dell'Umanesimo molti tentano di inventare un modo di lettura e scrittura per ciechi. L'equivoco fondamentale, in cui incorrono tutti, da Erasmo da Rotterdam a Girolamo Cardano, consiste nella convinzione che la scrittura in rilievo debba fedelmente riprodurre quella in nero. Solo nella metà del Seicento, Francesco Lana comprende che l'uso del tatto, applicato a un sistema grafico diverso dall'alfabetico consueto, può rappresentare un punto di svolta. Lana, però, non capisce che il tatto è in grado di cogliere più facilmente il punto della linea. Il suo sistema non conduce quindi a risultati di rilievo.

Tuttavia l'originalità di quel meccanismo aiuta il perfezionamento operato da Braille nell'Ottocento, un sistema pensato e realizzato da un cieco (Braille si ferì accidentalmente con un punteruolo in giovane età e perse l'uso della vista). Il tatto coglie la successione, la discontinuità e la breve estensione. Braille, umile maestro di musica, intuisce alcune fondamentali leggi di psicologia relative alla soglia sensoriale, su cui si fonda il sistema di lettura e di scrittura tattile.

Alle intense letture di Isonni si sono alternati Franco Ghigini all'organetto diatonico, virtuoso poetico impetuoso esecutore/narratore, e Iris Mario Perin alla fisarmonica, artista versatile, coinvolgente, totale. Ghigini ha illustrato le differenze fra vari strumenti a mantice, Perin ha narrato della diffusione della fisarmonica tra le genti di montagna e tratteggiato un veritiero ritratto dell'«organo delle nevi». Pubblico numeroso, grande successo, fitto dialogo, saluti e strette di mano al termine dell'incontro.

di Enrico Raggi

La Provincia Pavese del 18-12-2011

Cossa, braille per trovare lavoro

PAVIA. Sul banco cartoncini bianchi e una punta speciale per scrivere in braille. I ragazzi dell'istituto Cossa (quarte e quinte dell'indirizzo sociale) seguono un corso per imparare il sistema di lettura e scrittura braille. Un altro gruppo sta imparando il linguaggio dei segni. A fine anno avranno un attestato. «E' uno strumento in più per dare maggiori possibilità di lavoro ai nostri studenti - spiega la preside del Cossa Alba Tagliani - Anche i nostri studenti nell'ultimo anno hanno risentito della crisi, quindi è importante dargli la possibilità di specializzarsi il più possibile». Ed è con questo spirito che i ragazzi partecipano ai corsi. «Imparare il braille può darci uno sbocco nel mondo del lavoro», dice Matteo Orlandi. «Se troveremo lavoro in un centro di assistenza potrà esserci utile», aggiunge Miriam. Nicola Stilla, presidente dell'Unione ciechi di Pavia ha tenuto alcune lezioni. «Collaboriamo con il Cossa da anni - spiega Stilla - Se questi ragazzi dovessero trovarsi per esempio a dover seguire un bambino cieco o ipovedente avranno strumenti pratici per seguirlo. C'è un'esigenza di personale qualificato, perché oggi uno dei problemi principali è che i nostri ragazzi inseriti a scuola sono seguiti da persone che non conoscono il braille». Parallelo al corso di braille c'è quello del linguaggio dei segni. Marco Gallotti lo insegna da 14 anni. Spiega che i ragazzi imparano soprattutto a comunicare con chi non li può sentire. «Per noi che faremo gli operatori sociali è un'opportunità», dice Katia. I ragazzi sono entusiasti. Si stanno costruendo un nuovo futuro lavorativo. su Twitter @MariannaBruschi

NOTIZIE DALLA SEDE CENTRALE

Questo spazio vuole essere una sorta di "miniguida" per orientarsi all'interno delle molteplici attività svolte dalla sede centrale della nostra Associazione.

A tal fine, vi proponiamo quelle circolari diramate dalla sede centrale nel mese appena trascorso, le quali contengono notizie e iniziative, che pensiamo possano suscitare un concreto interesse nei nostri soci.

Di sicuro qualcosa ci sfuggirà, ma pensiamo che questa selezione possa essere un valido punto di riferimento.

Buona lettura!

Settimana di avviamento agli sport invernali per disabili - Fanano (MO) 26 febbraio - 4 marzo 2012

Carissimi amici,

con la consueta tempestività gli amici modenesi mi comunicano che anche quest'anno organizzano la ormai tradizionale Settimana di avviamento agli sport invernali per i ragazzi minorati della vista.

Negli anni quest'iniziativa ha acquisito una sempre maggiore valenza formativa, con precipue finalità d'integrazione oltre che di avviamento a tutte le discipline sportive della neve e del ghiaccio. Inoltre durante il soggiorno vengono organizzate attività manuali, ricreative e culturali che nel complesso favoriscono una crescita completa dei ragazzi e ne facilitano i rapporti interpersonali.

Vi raccomando quindi la massima diffusione di tale meritoria iniziativa, consigliando alle famiglie dei minori disabili della vista di far vivere ai propri figli questa utile esperienza di vita comunitaria.

Per le prenotazioni e per ulteriori più dettagliate notizie sull'iniziativa Vi invito a prendere diretti contatti con gli Organizzatori al seguente recapito:

Signora Teresa Vittoria Padovan cell. 333.9826992 - Email padovan.teresa@alice.it

Nella speranza di averVi fatto una utile quanto gradita segnalazione, molto cordialmente Vi saluto.

IL PRESIDENTE NAZIONALE

Prof. Tommaso Daniele

IPSIA "Aurelio Nicolodi" di Firenze. Nuovi indirizzi di studio

Il Presidente della Sezione Provinciale di Firenze, Antonio Quatraro, ci invita a diffondere, con nostra Circolare, la nota n. 6932/C1m, del 30 novembre 2011, del Dirigente Scolastico dell'Istituto di Istruzione Superiore "Elsa Morante" di Firenze, cui è accorpato l'Istituto Professionale di Stato per l'Industria e l'Artigianato per Ciechi "Aurelio Nicolodi".

Accogliamo l'invito e trascriviamo integralmente la nota dirigenziale, che preghiamo di leggere attentamente e di diffondere il più possibile, considerato che essa tratta dei nuovi indirizzi di studio, attivati presso lo storico Istituto fiorentino.

Ricordiamo che al riordino del secondo ciclo scolastico, che comprende il sistema dei licei e il sistema dell'istruzione e della formazione professionale, e al raccordo tra tale ultimo sistema e i percorsi regionali di istruzione e formazione professionale (IeFP) abbiamo dedicato la Circolare 20 gennaio 2011, n. 15.

Cordiali saluti

IL PRESIDENTE NAZIONALE

Prof. Tommaso Daniele

ISTITUTO DI ISTRUZIONE SUPERIORE ELSA MORANTE

Via Chiantigiana, 26/A - Firenze

Telefono: 055.6531360/1 - Fax 055.6531695

www.elsamorante.org - istituto-superiore@elsamorante.org - fiis004008@istruzione.it

IPSIA PER CIECHI A. NICOLODI

Via Aurelio Nicolodi, 2. Firenze

Telefono: 055-571841 - Fax 055-571842

Prot.n.6932/C1m

Firenze, 30.11.2011

Ai Presidenti Provinciali UIC

Ai Presidenti regionali UIC

Ai Centri Ipovisione

Loro Sedi

Oggetto: Nuovi indirizzi di studio IPSIA per ciechi Nicolodi Firenze

Dall'anno scolastico 2012/2013 presso l'IIS Elsa Morante sarà attivato l'indirizzo "Servizi Commerciali" con percorso IeFP in "Operatore dei servizi segretariali e amministrativi-Centralino".

Sono previste:

1 - una classe prima, aperta a vedenti e non vedenti

2 - un gruppo classe prima di persone che abbiano già assolto l'obbligo scolastico e/o formativo.

La sede dell'indirizzo Servizi Commerciali è in via Nicolodi 2 (zona Stadio) presso IPSIA Nicolodi, Firenze.

L'indirizzo "Servizi Socio-Sanitari", una volta definite da parte della Regione le linee di realizzazione dei percorsi IeFP e nella fattispecie quello di "Operatore del benessere", e una volta riconosciuta, a livello della conferenza Stato-regioni, la specificità "Massaggio non terapeutico", potrà prevedere la formazione di:

una classe prima, aperta a vedenti e non vedenti

a seconda delle richieste, un gruppo classe di persone che abbiano già assolto l'obbligo scolastico e/o formativo.

Sede di questa specifica professionalità è in via Nicolodi 2 (zona Stadio) presso IPSIA Nicolodi, Firenze.

La preghiamo di dare la massima diffusione alla presente

IL DIRIGENTE SCOLASTICO

Prof. Paolo COLLINI

Premio Nazionale di Poesia "Iris di Firenze" - Bando di concorso

Si comunica che il Circolo Culturale Ricreativo "Gino Baragli" della Sezione Provinciale di Firenze ha indetto il Premio nazionale di Poesia "Iris di Firenze", giunto alla ottava edizione, con premiazione entro maggio 2012.

La Direzione Nazionale, nella riunione del 15/12/2011, ha concesso il proprio patrocinio all'iniziativa.

Il bando del concorso è disponibile on-line agli indirizzi www.uicifirenze.it e www.concorsiletterari.it.

Per eventuali informazioni rivolgersi alla Sezione Provinciale di Firenze.

Sede centrale: circolari diramate nel mese di dicembre

Di seguito viene riportato l'elenco completo delle circolari diramate dalla Sede centrale U.I.C.I. nel mese appena trascorso, con la specificazione del relativo numero e dell'oggetto.

Vi ricordiamo che tutte le circolari possono essere consultate all'indirizzo internet www.uiciechi.it/documentazione/circolari/main_circ.asp

dove è possibile effettuare ricerche mirate tramite un comodissimo motore di ricerca.

Marketpress.Info del 01-12-2011

Più libri Più liberi: il 9 dicembre la presentazione del progetto LIA...

PIÙ LIBRI PIÙ LIBERI: IL 9 DICEMBRE LA PRESENTAZIONE DEL PROGETTO LIA, LIBRI ITALIANI ACCESSIBILI E DELLA PRIMA RICERCA IN ITALIA SULLA LETTURA DI IPOVEDENTI E NON VEDENTI. COSA EMERGE? LEGGONO MOLTO PIÙ DELLA MEDIA NAZIONALE

MILANO. Leggono più (molto di più) della media nazionale. Usano strumenti tecnologici e sistemi software in modo diffuso. Sono i non vedenti e gli ipovedenti come emergono da un'indagine condotta per conto dell'Associazione Italiana Editori (Aie), in collaborazione con l'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, dall'Università Bicocca di Milano all'interno del progetto Lia (Libri Italiani Accessibili), che ha come obiettivo quello di mettere a disposizione di questa parte della popolazione libri resi accessibili attraverso le diverse tecnologie (pc ma anche tablet ed e-reader) di cui sono dotati in particolare nelle fasce più giovani. I principali dati della ricerca, condotta su un campione di 1.505 persone (la più estesa mai condotta tra i Paesi Europei), con la collaborazione della Cnudd (Conferenza Nazionale Universitaria dei Delegati per la Disabilità), verranno presentati in occasione di una tavola rotonda organizzata da Aie dal titolo Quando il libro diventa accessibile, in programma a Più libri più liberi per venerdì 9 dicembre alle 10.45-12.00 nella Sala Smeraldo del Palazzo dei Congressi dell'Eur a Roma. Interverranno Flavia Cristiano (direttrice Centro per il Libro - Ministero per i beni e le attività culturali), Cristina Mussinelli (responsabile e coordinatrice del Progetto Lia in Aie), Orlando Paladino (Segretario Generale dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti) e Marco Polillo (Presidente dell'Associazione Italiana Editori). L'incontro permetterà di fare il punto anche sullo sviluppo del progetto Lia, che accanto all'esame della "domanda" di lettura espressa dalla popolazione di non vedenti e ipovedenti italiani ha preso in esame (attraverso una collaborazione con l'Istituto F. Cavazza di Bologna) anche l'accessibilità dei software e dei device su cui poi si dovrà accedere alle pagine dei libri (non è infatti sufficiente che i libri siano accessibili, ma devono essere compatibili e accessibili anche gli strumenti e i software che ne permettono la lettura). Obiettivo è rendere disponibili a inizio 2013 tremila titoli di narrativa e saggistica, di cui 2.000 di autori italiani, 500 di autori stranieri e 500 da realizzarsi ad hoc su richiesta dei potenziali utenti. Il progetto, tra i più avanzati a livello internazionale, è finanziato dal Ministero per i Beni e le Attività culturali, all'interno del "Fondo in favore dell'editoria per ipovedenti e non vedenti".

Il Corriere della Sera del 09-12-2011

Ciechi e ipovedenti leggono libri tre volte più di chi ci vede bene

In media almeno nove all'anno. Lo dice un'indagine dell'università Bicocca, di Milano

MILANO - Leggono in media 9 libri in un anno, tre volte in più della media. Sono i non vedenti e gli ipovedenti come emergono da un'indagine condotta per conto dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti e dell'Associazione Italiana Editori (AIE), in collaborazione con la CNUDD (Conferenza Nazionale Universitaria dei Delegati per la Disabilità). La ricerca, realizzata dall'Università Bicocca di Milano e presentata a «Più libri più liberi», la Fiera nazionale della piccola e media editoria in programma fino all'11 dicembre al Palazzo dei Congressi dell'Eur, a Roma, è stata condotta su un campione di 1.505 persone (la più estesa mai condotta tra i Paesi Europei). Ed è stata svolta nell'ambito del progetto LIA (Libri Italiani Accessibili), che punta a rendere disponibili a inizio 2013 tremila titoli di narrativa e saggistica, di cui 2mila di autori italiani, 500 di autori stranieri e 500 da realizzarsi ad hoc su richiesta dei potenziali utenti. Il progetto è finanziato dal Ministero per i Beni e le Attività culturali, all'interno del «Fondo in favore dell'editoria per ipovedenti e non vedenti».

I RISULTATI DELLA RICERCA - Il 59,1% di non vedenti e ipovedenti ha letto almeno un libro nei 12 mesi precedenti (contro il 46,8% della media della popolazione italiana). E sono anche lettori più assidui rispetto alla media (il 31,3% legge libri tutti i giorni!!), soprattutto dei diversi generi di narrativa, non disdegnando la saggistica di cultura e professionale. Leggono ciò che è disponibile., ovviamente, e ciò che è disponibile è ancora poco e si ottiene spesso con tempi lunghi anche un mese, causa la conversione dei titoli in formati accessibili.

I FORMATI DIGITALI SUPERANO IL BRAILLE- i formati digitali (txt, doc e pdf) sono sempre più spesso i preferiti, rispetto a Braille e testo a caratteri ingranditi, in particolare dalla fasce dei più giovani (18-34nni ma anche 35-50nni). Per procurarsi libri accessibili prediligono librerie (nel 41,7% dei casi), anche online (20,5%), prestiti da biblioteche specializzate (30,7%) o se li scaricano (gratuitamente) da internet o se li scambiano tra amici.

IL PROGETTO - «LIA costituisce un progetto strategico se si pensa che in Italia vivono circa 362mila non vedenti e circa un milione di ipovedenti, secondo i dati Istat - ha spiegato Marco Polillo, presidente dell'Associazione Italiana Editori, che coordina il progetto -. Questa iniziativa, che si colloca all'avanguardia anche nel panorama internazionale e che vede la collaborazione dei principali rappresentanti dei soggetti interessati (editori e organizzazioni che rappresentano i disabili visivi), punta ad offrire ai ciechi e agli ipovedenti, nel rispetto del diritto d'autore, la possibilità di accedere negli stessi tempi e con grande ampiezza di scelta all'offerta editoriale». «Il progetto del libro italiano accessibile (LIA) costituisce una tappa essenziale, dopo 190 anni dalla ideazione del metodo Braille, per l'accesso dei Ciechi e degli Ipovedenti alla lettura, poiché estende la cultura del libro accessibile dalla ristrettissima cerchia dell'editoria per disabili visivi alla generalità degli editori - ha commentato il segretario generale dell'Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti Orlando Paladino. - Il progetto LIA, infatti, diffonde fra gli editori la consapevolezza di un vasto pubblico, fin qui ignorato, assetato di lettura (come l'indagine ha dimostrato) e la conoscenza degli strumenti attraverso cui i disabili visivi accedono alla lettura. Mi piace qui ricordare che il metodo, ideato da Louis Braille, trasformato in informatico, è ancora oggi lo strumento più completo e versatile con cui i disabili visivi possono accedere all'editoria digitale».

La Repubblica del 09-12-2011

Tecnologie e digitale ecco perché i ciechi leggono più degli altri

Una ricerca dell'Aie mostra come non vedenti e ipovedenti "consumano", in media, 9 libri all'anno, mentre tra gli italiani che ci vedono solo due su dieci arrivano a quella cifra

Si sta compilando un catalogo, con tutti gli editori, per rendere accessibili tremila volumi

Eppure adesso la cultura touch rischia di penalizzarli: "È troppo visiva"

di MICHELE SMARGIASSI

I libri, loro non li possono proprio vedere. Forse proprio per questo li leggono con una straordinaria passione. In media, in Italia, un cieco legge 9,2 libri l'anno. Mentre tra gli italiani che ci vedono, solo due su dieci ne leggono altrettanti. Sei ciechi su dieci leggono qualche pagina di libro tutti i giorni, o almeno una volta alla settimana. Mentre il 53,2 per cento degli italiani non legge mai, proprio mai. Insomma i non vedenti leggono molto più dei vedenti.

«Sorpreso?», ironizza il presidente dell'Unione italiana ciechi Orlando Paladino, «la sete di conoscenza è più forte dove trova un ostacolo...». O forse, dove crolla un ostacolo. I dati dell'inchiesta che l'Associazione italiana degli editori presenterà oggi sarebbero stati probabilmente diversi una dozzina d'anni fa. Quando non era ancora possibile farsi leggere (o tradurre in Braille su un display tattile) i libri dal computer. Quando gli unici libri leggibili da un cieco erano quelli, pochissimi e poco aggiornati, stampati in Braille, cioè con i caratteri a puntini in rilievo che trasformavano anche la smilza Costituzione italiana in un chilo di carta che entrava a fatica in una borsa. L'era digitale ha cambiato radicalmente la vita degli avidissimi lettori ciechi. Nell'era del libro elettronico la loro biblioteca sembra poter essere finalmente uguale a quella di tutti, novità editoriali comprese.

Problema risolto, dunque? I ciechi ora possono leggere quel che vogliono? E cosa vogliono leggere? «Non ho preferenze di lettura» dichiara sorprendentemente il 46,7%, ma questa apparente indifferenza va tradotta così: c'è ancora così poca roba da leggere per noi, che devo accontentarmi di quel che trovo. Possibile? Certo, perché la rivoluzione dei libri senza barriere è ancora incompiuta. «Buona parte degli e-book in commercio non è leggibile dai software di sintesi vocale e dai traduttori Braille, o lo è solo con enormi inciampi e difficoltà, con indici e note non ipertestuali, senza para-testi, cataloghi e repertori...», spiega Cristina Mussinelli, coordinatrice del progetto Lia, Libri Italiani Accessibili, che entro un anno, con la collaborazione dei maggiori editori, produrrà e metterà a disposizione di non vedenti e ipovedenti un primo pacchetto di tremila titoli tecnicamente studiati per essere perfettamente utilizzabili dai software e dagli hardware che aiutano i ciechi a leggere. Letteratura, saggi, manuali, in realtà i ciechi hanno preferenze precise, e anche molto più esigenti della media: è per capire come comporre il primo catalogo che l'Aie ha lanciato quell'indagine che ha dato risultati così sorprendenti.

Ne è passata di acqua sotto i ponti. Nel 2000, tre fra le maggiori case editrici italiane minacciarono azioni legali per violazione del copyright contro due istituzioni pioniere nella didattica per ciechi, l'Istituto Cavazza di Bologna e la Fondazione Galiano di Catanzaro, che stufe di avere gli scaffali vuoti avevano osato fare da sé, scannerizzando e mettendo a disposizione dei lettori ciechi, su Internet, un migliaio di titoli in formato testo elettronico: un servizio che l'editoria commerciale non aveva ritenuto di fornire a una clientela giudicata di nicchia (non così tanto: i ciechi in Italia sono 362 mila, gli ipovedenti un milione, e come si vede amano leggere).

Il clamore e l'indignazione fecero poi fare retromarcia, e la denuncia fu ritirata. Dunque già undici anni fa era possibile sgretolare il gradino dell'accesso ai testi. Eppure i ciechi hanno dovuto attendere parecchio prima che qualcuno pensasse a loro come lettori normali, anzi più appassionati del normale. Solo nel 2005 il ministero per i Beni culturali finanziò un bando per la realizzazione di una biblioteca digitale per non vedenti, ma soltanto nel 2011 quel progetto è stato assegnato all'Aie e all'Uic: «Ritardi burocratici incomprensibili, contro cui io stesso alzai la voce un anno fa dalla Fiera di Francoforte», ricorda il presidente degli editori Marco Polillo. Sta di fatto che grazie all'enorme ritardo ora quel progetto, nato quando gli e-book non esistevano, deve aggiornarsi velocemente, non può essere più supplenza, semmai stimolo all'editoria digitale. I libri elettronici ci sono, ora bisogna renderli davvero trasparenti: «L'obiettivo vero è portare gli editori a considerare l'accessibilità per i non vedenti come un requisito dei loro normali libri elettronici. Solo così i ciechi saranno, finalmente, clienti di una libreria come tutti gli altri».

Non sarà semplice, perché intanto la tecnologia corre. E nuove barriere rischiano di sorgere proprio là dove sembravano essere crollate. Sono i tablet ora la vera piattaforma della lettura elettronica, e con essi s'impone la cultura touch-screen: si fa tutto con le dita sullo schermo, e qui c'è un bel paradosso: sono i ciechi che da sempre usano le dita come i loro "occhi", ma per loro la superficie levigata di un iPad è muta e impenetrabile.

«Attenti, la cultura touch sembra il trionfo del tatto, invece è la rivincita della vista»: Mauro Marcantoni, dirigente a Trento di una scuola per manager ed editore, è un "cieco di successo" per usare la definizione di un suo libro che fece discutere. Spiega: «Io lavoro al computer usando una comune tastiera. Questo mi obbliga a formulare i miei pensieri in parole, in linguaggio strutturato. Voi ormai interagite col computer o col cellulare toccando quel che desiderate, come un bambino goloso davanti a una vetrina: toccate un'icona, che è un'immagine, e qualcosa succede. Molto efficiente, certo: ma vi state disabituando a concettualizzare». In realtà, un non vedente su sette già utilizza il tablet come interfaccia per i suoi libri, ma lo fa ovviamente attraverso opportuni accessori "tattili". «La tastiera ti tiene ancorato alla parola: è un piccolo essenziale antidoto contro lo strapotere delle immagini». I ciechi ci insegneranno a leggere e a scrivere nell'era touch?

Il Sole 24 Ore del 06-12-2011

Cecità: interventi regionali a macchia di leopardo

Il ministero della Salute ha pubblcato sul suo sito web la «Relazione al Parlamento sullo stato d'attuazione delle politiche inerenti la prevenzione della cecità, educazione e riabilitazione visiva» sulle attività 2010.

Nella prima parte sono illustrate le attività dei Centri di Educazione e Riabilitazione Visiva (CRV), individuati dalle Regioni e Province Autonome, nella seconda parte sono evidenziate le attività svolte dall'Agenzia Internazionale per la Prevenzione della Cecità - Sezione Italiana e del Polo Nazionale Prevenzione Cecità e Ipovisione.

Rispetto agli altri anni, spiega la Relazione, le informazioni inviate risultano più precise, anche se non ancora esaustive e se permane ancora qualche incongruenza.

L'aspetto che immediatamente emerge da una prima analisi dei dati è la grande differenza che esiste tra Regione e Regione. In pratica risulta che ognuna di essa ha messo a punto un piano di attuazione della L.284/97, che istituiva i Centri di Riabilitazione, senza confrontarsi con le altre e senza seguire criteri comuni. Se ciò può trovare una motivazione nelle differenti realtà territoriali, non giustifica appieno la difformità che ne risulta con fornitura di servizi variegata e non sempre garantita.

Così due Regioni, molto simili per estensione territoriale e per numero di abitanti, come la Lombardia e la Toscana, hanno seguito due principi differenti: la prima realizzando un decentramento con una buona distribuzione territoriale dei Centri, la seconda centralizzando i servizi in due soli Centri.

La Relazione evidenzia una netta differenza tra Nord e Sud del Paese sia nel numero dei casi seguiti, sia nel numero delle prestazioni erogate. Preoccupante la situazione in Campania dove viene riportato un solo Centro che, tra l'altro, si occupa solo di riabilitazione visiva infantile, quando l'ipovisione da un punto di vista di prevalenza e incidenza è un fenomeno prevalentemente dell'anziano. Fanno eccezione l'Abruzzo e la Basilicata, che hanno dimostrato da sempre una forte sensibilità per la prevenzione e la riabilitazione visiva.

La Lombardia è la Regione più efficiente: 11 Centri collegati tra loro, oltre 3000 casi in riabilitazione, tutte le fasce di età seguite. Da segnalare anche il Veneto con 4 centri con oltre 3500 casi seguiti, il Piemonte, la Liguria il Friuli.

Dai dati inviati emerge che la fascia di età 0 - 18 anni ha una prevalenza, tra tutti i casi che hanno avuto accesso alla riabilitazione visiva, molto più rilevante rispetto al totale dei soggetti ipovedenti e ciechi. Infatti le indagini epidemiologiche concordano sul fatto che nei Paesi industrializzati come l'Italia le patologie oculari invalidanti dell'infanzia si sono enormemente ridotte negli ultimi decenni, mentre sono aumentate con progressione esponenziale le malattie degenerative legate all'invecchiamento, facendo sì che il problema ipovisione-cecità sia diventato allo stato attuale un problema prevalente dell'anziano. Eppure i Centri più efficienti sono quelli specializzati per l'età evolutiva, quelli per l'anziano sono carenti e poco organizzati. In Lombardia ad esempio il numero dei casi seguiti nella fascia di età 0- 18 sono 1433, quelli della fascia di età oltre i 65 anni appena 1147. Nel Veneto i casi sono rispettivamente 881 e 1507. In Puglia addirittura il rapporto è di circa 5:1.

Ciò è sicuramente un fatto positivo se si considerano gli aspetti umani del problema, le necessità formative, i risvolti sociali e, soprattutto, dà garanzie che l'età evolutiva trovi in Italia la possibilità di servizi efficienti di riabilitazione visiva. In effetti se si considerano tutte le altre informazioni che ci provengono dai Centri che si occupano dell'infanzia si constata che dispongono di équipe multidisciplinari, così come prevede la legge, di tutto lo strumentario necessario, di strutture collaudate. Si tratta, nella maggior parte di casi, di Istituti di lunga tradizione, specializzatisi nella cura del polihandicap. Una criticità che però deve essere segnalata è la loro non buona distribuzione territoriale, per cui le famiglie interessate devono affrontare enormi problemi logistici.

Una criticità dei Centri che si occupano soprattutto dell'anziano, conclude la Relazione, è costituita dalla mancanza delle figure professionali previste dal DM attuativo della Legge 284, che stabilisce la presenza di un'équipe multidisciplinare costituita da un oftalmologo, un ortottista assistente di oftalmologia, uno psicologo, un infermiere, un assistente sociale. Si registra un lieve miglioramento in tal senso rispetto agli anni precedenti, ma si è bel lungi dal veder risolto il problema. D'altra parte in un momento di crisi economica, come il presente, tale criticità presenta scarse possibilità di risoluzione.

LA RELAZIONE AL PARLAMENTO SULLA CECITA'

La Stampa del 22-12-2011

Nasce la sala sensoriale che svela il museo ai ciechi

Percorsi tattili e olfattivi. Martedì l'inaugurazione

CARCOFORO. Una sala sensoriale per i ciechi e per coloro che vogliono capire che cosa significhi stare immersi nel buio. Il progetto, nuovo per la zona, è diventato realtà nel museo naturalistico di Carcoforo che inaugurerà lo spazio, voluto dal Parco Naturale Alta Valsesia, martedì alle 10. A mettere in pratica l'idea sono stati Giorgio Farinetti e Diletta Zanella, delle Geav (Guide escursionistiche ambientali Valsesia), in collaborazione con l'Unione italiana ciechi di Novara e il supporto del personale del Parco. Le visite (le prime saranno proposte proprio martedì dalle 15) saranno al buio con messaggi esclusivamente tattili, olfattivi e sonori.

L'allestimento è stato curato con grande precisione. «Pasquale Gallo, presidente dell'Unione ciechi, e i suoi collaboratori Oscar Cimini e Vittorio Agabio hanno prestato la loro esperienza per realizzare il progetto - dice Orazio Pandolfo, presidente dell'ente -. Il tatto sarà utilizzato grazie alla presenza di sagome proporzionate degli animali più comuni del parco, costruite dal guardiaparco Pietro Chiodo, scultore e artista valsesiano». Per la parte dell'udito si sentiranno i richiami degli ungulati e i canti degli uccelli, per quella dell'olfatto si odoreranno profumi di formaggi e di fieno. E per entrare in contatto con le semplici difficoltà dei non vedenti si potrà provare, per esempio, cosa significa riempiere un bicchiere senza vista.

Ad appoggiare l'iniziativa sono stati il Comune di Carcoforo, con in testa il sindaco Marino Sesone, e lo sci club del paese. Concludono dal Parco: «Verrà messa a disposizione la pista di fondo per le passeggiate con le ciaspole dando così l'opportunità all'Unione ciechi di poter sfruttare la struttura per praticare questa disciplina». Inoltre il Consiglio comunale dei ragazzi di Carcoforo si attiverà presto per la realizzazione di audio guide che descrivano il paese, il suo ambiente e la sua storia.

di Maria Cuscela

Superando.it del 19-12-2011

Capire bene i problemi e le capacità del bambino per trovare le soluzioni

(Intervista a Maria Luisa Gargiulo*)

«Avere un problema visivo insieme a uno o più problemi ulteriori - sottolinea Maria Luisa Gargiulo, psicologa, psicoterapeuta e persona con disabilità visiva - non equivale mai ad avere la somma delle conseguenze delle due patologie prese singolarmente, perché le variabili si condizionano reciprocamente, restando sempre presenti i singoli problemi, ma dovendosi tener conto soprattutto del modo nel quale essi interagiscono tra loro. Questa difficoltà a valutare le situazioni complesse viene restituita ai genitori come fosse un ostacolo insormontabile alla diagnosi, mentre a volte definire precisamente un disturbo di sviluppo è il primo passo verso l'avvio di misure educative e riabilitative appropriate». Prendendo spunto da un recente seminario di particolare successo, riguardante una serie di necessità particolarmente sentite da genitori ed educatori, affrontiamo, in questa lunga intervista, i vari problemi che rendono ancora tanto difficile avere risposte chiare per migliorare la qualità della vita dei bambini con problemi visivi e altri disturbi dello sviluppo e anche le possibili soluzioni

ROMA. Il 19 novembre scorso, come avevamo riferito, si è tenuto a Roma il seminario introduttivo per genitori ed educatori, denominato Il benessere del bambino nelle situazioni di patologie complesse, sul tema Minorazione visiva e disturbi pervasivi dello sviluppo.

A condurre l'incontro è stata la psicologa e psicoterapeuta Maria Luisa Gargiulo l'obiettivo della quale era quello di rivolgersi a una ristretta cerchia di persone, interessate appunto al miglioramento della qualità della vita dei bambini con problemi visivi ed altri disturbi dello sviluppo. Il tema, però, nonostante la diffusione non ampia della notizia, ha riscosso un interesse che è andato ben oltre le previsioni - con la partecipazione di persone provenienti anche da altre Regioni d'Italia - a riprova del fatto che esso riguarda una necessità particolarmente sentita. Ne abbiamo parlato con la stessa Maria Luisa Gargiulo.

Un interesse, per questo seminario, che è andato ben oltre le previsioni, dunque...

«Proprio così. Erano previsti infatti trenta posti, ma di fatto ho dovuto modificare vari aspetti dell'organizzazione, per rispondere a un numero molto alto di richieste, tant'è che in corso d'opera ho dovuto cambiare sede, per poter utilizzare ambienti più adeguati alle nuove necessità.

Sono giunte persone anche da luoghi lontani (Calabria, Campania, Trentino), cosa che testimonia la forte esigenza di poter parlare di situazioni ormai sempre più distanti dalla classica "iconografia del bambino cieco" di buona memoria.

Si è trattato poi di un'esperienza che mi ha portata a fare alcune riflessioni. Ho avuto ad esempio la conferma che c'è tanto bisogno di buone informazioni su problemi molto diffusi, per i quali i genitori dei bambini con problemi di vista trovano raramente risposte soddisfacenti».

Quali sono stati esattamente i contenuti del seminario?

«L'evento si rivolgeva a genitori ed educatori, anche se vi hanno preso parte pure alcuni riabilitatori, psicologi e medici. Si è parlato del benessere del bambino condizionato dall'interazione di più diagnosi o con quadri funzionali complessi, comprendenti anche il deficit visivo e disturbi pervasivi dello sviluppo. Si sono inoltre accennate le linee guida di approccio educativo attualmente accreditate in questo tipo di situazioni, prestando una speciale attenzione alle differenze di approccio e alle particolarità del bambino con deficit visivo e con disturbi di sviluppo di questo genere».

Ma qual è stata la spinta ad organizzare un evento come questo?

«Da una parte una ragione professionale, dall'altra una assolutamente personale. Lavoro infatti da circa vent'anni in questo settore e ho potuto studiare e imparare dalle fonti e dagli illustri educatori del passato. Ho incontrato tanti bambini e genitori, alcuni dei quali li seguo direttamente da anni. Con altri bimbi, inoltre, ho un ruolo indiretto, svolgendo consulenze e valutazioni, utilizzate poi da quelli che si occupano di loro. E tuttavia, negli ultimi anni ho sentito sempre più pressante il disagio dei genitori e di molti educatori che non riscontrano quasi mai alcuna somiglianza tra le difficoltà che hanno e quelle che si aspetterebbero di dover avere.

Il secondo motivo, di ordine personale, è scattato in seguito a un sentimento di gratitudine per l'interesse dimostrato da molti genitori ed educatori, allorché il mio editore mi comunicò che un mio libro del 2005 ["Il bambino con deficit visivo". Se ne legga ampiamente nel nostro sito cliccando qui, N.d.R.], essendo esaurito, era andato recentemente in ristampa. Questo volume tratta specificamente delle particolarità dei bimbi ipovedenti e ciechi dalla nascita, ma in esso viene dato poco spazio ad altri disturbi dello sviluppo, perché il suo scopo era quello di descrivere le peculiarità derivanti da tale specifica situazione. Anche se poi nel 2009 ne ho scritto un altro ["Crescere toccando", insieme a Valter Dadone, se ne legga ampiamente nel nostro sito, N.d.R.], evidentemente quel primo libro, che ancora sottoscriverei, ha risposto ad alcune esigenze e ad un vuoto informativo, continuando ad essere richiesto.

A quella notizia, quindi, ho reagito da una parte con grande gioia, ma dall'altra con la sensazione di "essere in debito", o meglio di aver voglia di restituire qualcosa a tutte le persone che avevano contribuito al successo editoriale del testo. E così ho pensato di finanziare personalmente questa iniziativa seminariale, che ho realizzato in modo del tutto autonomo e indipendente. In sostanza, invece di celebrare i successi passati, ho preferito andare avanti e affrontare le problematiche per me rilevanti al momento attuale».

Ma in che cosa consiste la reale utilità di iniziative come queste?

«Offrire ai genitori una lettura chiara per poter osservare alcuni comportamenti dei loro figli, secondo me è il primo passo per attivare possibili soluzioni. Qualche volta parlare in modo semplice è più difficile e scomodo che tenere una relazione dotta per eminenti studiosi. Però quando un genitore viene messo in condizione di capire, è senz'altro in grado di prendere le migliori decisioni per il suo bambino.

Ho sempre cercato di realizzare per i genitori incontri divulgativi e questo seminario l'ho organizzato per parlare di alcuni aspetti della crescita. Credo profondamente al potere della comunicazione, se si attua con quella che io chiamo la "democrazia delle parole". Le parole, infatti, non devono servire a marcare differenze culturali o di ruoli, ma a fare chiarezza e a condividere e cooperare.

Credo insomma che sia necessario mettere a disposizione anche di questi genitori ed educatori le moderne conoscenze che derivano dalla ricerca scientifica - inclusa la ricerca di base e la ricerca clinica - anche se essa non è specificamente derivante dalla letteratura tiflologica classica, perché i loro figli, prima di essere ciechi o ipovedenti, sono innanzitutto dei bambini. Settorializzare troppo, ossia tentare di forzare un'assimilazione (spesso arbitraria) tra questo o quel bambino, e lo stereotipo del bimbo cieco o cieco pluriminorato, significa negare molte opportunità di salute a tante persone.

Penso quindi che sia enormemente conveniente per un genitore approfondire la conoscenza di alcune particolarità di sviluppo del proprio figlio, anche se questo può comportare un grande sforzo e la necessità di adeguare le proprie scelte.

Ho sempre considerato fondamentale per me - come professionista della salute e come persona con disabilità - il beneficio che viene da un'alleanza profonda con una famiglia che condivide gli obiettivi di benessere del bambino, con gli educatori e i riabilitatori che lavorano con lui».

Quali sono le particolarità e le differenze di cui parla, quando si sofferma sul fatto che questi bambini «sono spesso diversi da quelli che vengono descritti nella letteratura tiflologica classica»?

«Sappiamo che vi sono molti bambini e ragazzi con disabilità della vista i cui comportamenti denotano una combinazione di problemi nella sfera degli interessi, della comunicazione e dell'interazione sociale. Purtroppo a questa constatazione segue spesso un senso di sgomento e solitudine, perché i bambini con problemi di vista che non corrispondono allo stereotipo positivo e rassicurante dell'immaginario collettivo, sono come sospesi in una "terra di nessuno", e così anche coloro che si occupano di loro. Parimenti, i genitori e gli insegnanti di questi bambini spesso non vedono riconosciuti i loro bisogni di aiuto, perché i loro figli o allievi sono troppo diversi da quello che ci si aspetterebbe.

Del resto, i motivi per cui nel 2011 si hanno problemi alla vista nella prima infanzia, sono generalmente molto diversi da quelli che caratterizzavano i bambini di cento o anche solo di trent'anni fa. Essi, infatti, sono nella maggioranza dei casi collegati a situazioni molto complesse, ad esempio sofferenze alla nascita, lesioni al sistema nervoso centrale, oppure particolari sindromi genetiche, che conducono a diversi ambiti di disagio. E anche il modo di comportarsi di questi bambini è spesso diverso da quello che costituiva la tipicità delle situazioni descritte precedentemente, presentando invece caratteristiche comuni ad altri tipi di disturbi.

A prescindere comunque dalla causa biologica della cecità, avere un problema visivo, insieme a uno o più problemi ulteriori, non equivale mai ad avere la somma delle conseguenze delle due patologie prese singolarmente, perché le variabili si condizionano reciprocamente, restando sempre presenti i singoli problemi, ma dovendosi tener conto soprattutto del modo nel quale essi interagiscono tra loro. Questa difficoltà a valutare le situazioni complesse viene restituita ai genitori come fosse un ostacolo insormontabile alla diagnosi, mentre a volte definire precisamente un disturbo di sviluppo è il primo passo verso l'avvio di misure educative e riabilitative appropriate».

Qualche esempio?

«Vi è una grande frequenza di problematiche comportamentali che compaiono tipicamente dal secondo al quarto anno di vita e che, se non ben identificate, si stabilizzano e si evolvono negativamente con il tempo. L'importanza dell'individuazione tempestiva di un problema comportamentale risiede specificamente nel fatto che esso deriva dall'interazione tra il comportamento del bambino e il comportamento di quelli che hanno a che fare con lui. Quindi, modificando le condizioni ambientali e interpersonali, si può aiutare un bambino a ridurre la frequenza, l'intensità o la durata di un comportamento problematico, spesso arrivando fino all'eliminazione del comportamento stesso, specie se si lavora in modo sistematico e coordinato.

Gli adulti, senza volerlo, possono accentuare il problema comportamentale, perché quando noi siamo davanti a un bambino che soffre e ci mette in difficoltà, qualche volta reagiamo senza riflettere, riproponendo in modo assolutamente prevedibile una reazione inadeguata, che rinforza il comportamento problematico, estendendolo frequentemente a molti ambiti della vita quotidiana. Si tratta di azioni con funzione di richiesta, fuga o evitamento, che si manifestano come autolesionismo, buttarsi per terra, sbattere la testa, urlare ecc.

Un altro aspetto molto frequente concerne la tendenza del bambino a mantenere focalizzato l'interesse su un certo argomento, una certa domanda, o su particolari caratteristiche o parti di oggetti ecc. Qui, a differenza delle reazioni causate dalla deprivazione sensoriale - in cui la persona produce a se stessa delle sensazioni attraverso i movimenti stereotipati, quando si trova in condizioni di mancanza di stimoli esterni - si possono osservare bambini che focalizzano la propria attenzione in modo molto selettivo su alcuni elementi, addirittura creando essi stessi una sorta di monotonia percettiva, perché escludono o limitano fortemente l'interesse verso nuovi elementi e manifestano poca propensione verso le novità e tutto ciò che non era previsto.

Per fare infine un altro esempio, vi sono anche molte persone che presentano disturbi della comunicazione e dell'interazione sociale: dal punto di vista dello sviluppo del linguaggio, ciò che si può osservare è molto diverso dal verbalismo che viene descritto nella letteratura classica».

Può precisare meglio quest'ultimo aspetto?

«Con il termine verbalismo si indica il fenomeno per il quale i bambini ciechi tendono a utilizzare parole - il più delle volte nomi di oggetti o verbi riguardanti azioni - senza conoscerne realmente il significato. Si tratta di un fenomeno del linguaggio che deriva dalla deprivazione di esperienze concrete, il più delle volte causato dall'assenza della vista. Quindi è un fenomeno direttamente riconducibile alla deprivazione sensoriale, perché deriva da una difficoltà, non compensata, ad avere esperienze personali collegate alle parole che si ascoltano o che si usano.

Il bambino affetto da verbalismo utilizza le frasi con una struttura morfologica e sintattica corretta, ma compie degli errori semantici, nel senso che utilizza parole con significato errato o mancante, alle quali non può associare un ricordo diretto e personale. Perciò l'uso di quelle parole è formalmente corretto, perché il bimbo le usa così come le ha sentite utilizzare dalle altre persone, cercando di intuirne il significato, per quello che può, con deduzioni dal contesto e dalle frasi in cui quella parola è stata usata.

Di questi problemi ci si accorge solo quando si fanno al bambino domande sul significato delle parole che ha usato. E così troviamo "gatti con due zampe", "tartarughe che galoppano", "gólfi fatti di lana", "cascate e fiumi alimentati dai rubinetti", "mele appese ai rami degli alberi con le mollette, già sbucciate e tagliate in quarti". Si tratta perciò di un problema che deriva da un'errata deduzione che il bambino compie, ma egli può utilizzare un pensiero immaginativo e tutta una serie di competenze intuitive a sua disposizione.

Invece, ciò che oggi sempre più si riscontra, anche nei bambini con problemi percettivi visivi, riguarda la qualità della comunicazione e si tratta di problemi che hanno a che fare, il più delle volte, con gli aspetti pragmatici e morfologici del linguaggio espressivo, più che con quelli di tipo semantico. Ad esempio: le frasi di richiesta non vengono utilizzate nella loro funzione corretta, ma riprodotte fuori contesto, e spesso con una funzione non immediatamente comprensibile alle altre persone. Vengono per lo più imitate le espressioni linguistiche con lunghe stringhe di parole, pronunciate sempre tutte assieme e nello stesso ordine, invece di creare nuove frasi, utilizzando le regole grammaticali e morfologiche che sono alla base della struttura linguistica. Spesso questi bambini, per chiedere qualche cosa - ad esempio di essere presi in braccio - ripetono le frasi che gli adulti rivolgono loro per offrire qualcosa (ad esempio: "non dirmi che sei già stanco?") oppure tentano di riprodurre la stessa situazione che si verifica prima di ottenere ciò che desiderano (ad esempio si buttano per terra e urlano). In altri casi, essi fanno fatica a ribaltare dal punto di vista grammaticale i pronomi e i verbi. Ciò accade anche dal punto di vista spaziale e quindi non riescono a immaginare una certa situazione, modificandone il punto di osservazione o di narrazione. Troviamo l'uso invertito dei pronomi, una certa imprecisione nell'uso dei verbi che descrivono azioni con due interlocutori, come prendere e dare, andare e tornare, lasciare e prendere».

Ma perché ritiene importante che un genitore approfondisca la conoscenza di queste cose?

«Avere un quadro preciso è utile perché la riabilitazione e l'educazione basata su un'azione aspecifica non è molto efficace. Credo quindi che sia più conveniente capire bene quali sono i problemi e le capacità del bambino, perché gli approcci più moderni tendono a privilegiare azioni mirate su specifiche aree, condotte in periodi critici, ossia quelli nei quali quella determinata funzione si sta sviluppando.

Importante, poi, credo sia proprio soffermarsi sui problemi, perché a volte sottolineare a un genitore esclusivamente le potenzialità potrebbe suonare come una "consolazione inutile" e in effetti lo è davvero. Invece è necessario che il clinico accordi ai genitori la necessaria fiducia per ascoltarlo ed esaminare insieme a lui anche tutti i problemi che danno pena e preoccupazione, senza dimenticare che ad oggi - anche se sono sempre di meno - sono ancora in circolazione professionisti che evitano di utilizzare i nomi delle patologie, perché pensano che farlo significherebbe rischiare di indurre un genitore a stigmatizzare il proprio figlio. Siamo insomma ancora di fronte a persone che temono pericoli come quelli di vedere "la patologia e non la persona", o che il genitore "si preoccupi per il proprio bambino e che ciò non lo mette in condizione di essere un buon genitore", eccetera eccetera. Questi colleghi, però, spesso dimenticano che se un genitore consulta un esperto, evidentemente lo fa perché è già preoccupato per qualcosa. E dimenticano anche che utilizzare le parole in modo chiaro, magari spiegandone il significato, non confonde un genitore, ma lo proteggerà dalla confusione, quando si sentirà dire cose diverse da diversi clinici e dovrà riuscire - da solo - a capire se queste persone stanno dicendo la stessa cosa con parole diverse, oppure se vogliono dire cose diverse.

A volte, insomma, si dimentica che un genitore è portato a pensare al futuro del proprio figlio, anche perché di questo molto spesso dovrà farsi carico in modo esteso. Perciò parlare di diagnosi, di prognosi, di evoluzione futura, di possibilità e di limiti, orienta e protegge il genitore, perché lo mette in condizione di avere più strumenti per prendere le migliori decisioni, evitando quindi di sopravvalutare o sottovalutare un problema.

Non sempre i genitori riescono a trovare risposte alle domande di chiarimento rispetto a queste difficoltà. A volte ci si imbatte in giustificazioni generiche che fanno riferimento alla differenza di sviluppo del bambino cieco rispetto a quello nato vedente, e alla conseguente difficoltà a valutare gli altri aspetti. In altri casi, viene vagamente citata una situazione di pluriminorazione, quasi questa fosse un'unica condizione patologica. Avere quindi un quadro della situazione è il primo passo per individuare quali siano le aree sulle quali lavorare.

Di solito, dopo un primo periodo di valutazione, si passa ad interventi che non sono focalizzati soltanto su poche ore di generica terapia settimanale. Infatti, sebbene le attività riabilitative - quando sono specifiche - siano importanti, è stato riconosciuto che esse non sono efficaci, se non vengono affiancate da un'attività educativa specifica e appropriata, con degli obiettivi coordinati, realizzata per un congruo numero di ore settimanali. Ciò è faticoso da mettere in pratica, nella situazione attuale, ma non è impossibile».

Maria Luisa Gargiulo è anche una grande esperta di sport subacquei praticati da persone non vedenti e ipovedenti

Quali considerazioni si possono fare rispetto ai servizi in favore di questi bambini?

«Esistono numerosi strumenti legislativi, percepiti però come princìpi astratti, disattesi dalla prassi, perché mancano il livello attuativo organizzativo e gli strumenti finanziari adeguati.

Personalmente lavoro per creare e attuare programmi concreti, che possano essere condivisi e condotti in modo sistematico e personalizzato, unitariamente dalla scuola, dalla sanità e dalla famiglia. E questo è possibile, sebbene comporti il dispendio di un buon numero di ore dedicate alla valutazione, alla personalizzazione dell'intervento, al coordinamento degli operatori e alla verifica dei risultati.

Per altro, la situazione in Italia è estremamente disomogenea. In alcuni casi le famiglie sono seguite da centri di riferimento di carattere regionale, oppure addirittura nazionale, che dipendono dal sistema sanitario. In altri casi sono seguiti da istituzioni di carattere educativo e in altri casi ancora da istituzioni territoriali. Altrove, invece, vi sono associazioni che allestiscono alcuni tipi di servizi in ragione del principio di sussidiarietà, tentando di surrogare alla carenza di alcuni servizi pubblici.

In questo quadro, molte situazioni territoriali vedono dipendere la natura degli interventi dalla preparazione dei professionisti, dalla durata e dalla tipologia delle attività - quasi mai, dunque, da ragioni di specificità o di appropriatezza -, ma, più frequentemente, dalla combinazione tra ciò che il genitore ha cercato, quello che ha potuto trovare e l'esistenza più o meno riconosciuta sul proprio territorio di enti o persone ritenute esperte. In linea di principio, invece, queste famiglie dovrebbero ricevere servizi da parte di enti di tipo sanitario, educativo e sociale, mentre, a parte alcuni contesti che possono indicare buone prassi, si passa da casi di totale assenza istituzionale, nei quali il genitore è lasciato letteralmente da solo con il suo bambino, a situazioni in cui i diversi attori tentano di collaborare.

A volte i genitori assistono disorientati a una specie di "lotta per la supremazia" dell'educazione sulla riabilitazione o viceversa, situazione che spesso è frutto più di un orientamento ideologico che non della considerazione dell'interesse reale del bambino. Mi è capitato infatti di riscontrare talora una vera e propria competizione attorno al bambino, per determinare quale sia l'ente o l'istituzione a dover considerarsi detentrice del potere di guida sulle altre istituzioni, o sugli altri attori. Si sente dire che dovrebbe essere il medico - conoscendo le particolarità derivanti dalle patologie da cui il bambino è affetto - a poter indicare o determinare alcune decisioni. Altrove, invece, si definisce la scuola come l'agenzia realmente centrale, perché l'aspetto educativo viene considerato quello che dovrebbe trainare tutti gli altri, con gli aspetti clinici da ritenere semplicemente come delle eventuali risorse disponibili. In altre situazioni, infine, si ritiene l'aspetto sociale, o psicosociale, come quello più determinante, nel senso che in tale visione la famiglia e la comunità, con le varie reti informali, sono considerate l'elemento all'interno del quale il bambino vive e si evolve, e quindi quello centrale.

A prescindere però dai vari discorsi che si sentono nei convegni, di fatto, in Italia, assistiamo a interventi per lo più paralleli che, in casi fortunati, possono dirsi coordinati, tra le agenzie sanitaria, educativa e sociale. Tante volte, poi, questa "guerra" è sostituita dal balletto delle deleghe alla responsabilità: ciascuna istituzione, infatti, si aspetta che sia l'altra a farsi carico della situazione e in tutto questo, tra affollamenti e desertificazioni, gli scenari variano da luogo a luogo.

In realtà, l'efficacia del modello organizzativo adottato non dipende da quale sia l'istituzione che si fa carico di "guidare", ma da come funzionano le relazioni tra le varie figure professionali, e da quanto coerenti fra loro sono i comportamenti delle varie persone. Un'unità operativa coordinata da un case manager, ad esempio, è un modello efficace, indipendentemente dal fatto che il capofila sia un ente piuttosto che l'altro.

Ciò che fa quindi la differenza rispetto ai risultati conseguiti sta nella preparazione e nella coerenza di comportamento fra le varie persone e questo indipendentemente dal fatto che esse facciano parte della medesima organizzazione o che vengano pagate dal medesimo capitolo di bilancio.

Non mi pare di tra l'altro di aver riscontrato - anche pensando a ciò che si fa fuori dal nostro Paese - molta differenza di efficacia nei modelli home centered [centrati sulla famiglia, N.d.R.] rispetto a quelli school centered [centrati sulla scuola, N.d.R.] o clinical centered [centrati sulla struttura sanitaria, N.d.R.]. Mi è parso invece di notare - negli interventi efficaci - una grande elasticità nell'allocazione delle varie risorse e della proporzione delle varie tipologie di interventi, in base alle necessità del bambino, del periodo della sua crescita e alle esigenze contingenti.

In Italia, per i bambini con disabilità, si tendono ad adottare modelli preconfezionati di intervento, caratterizzati da un mix di servizi, che sono per così dire standardizzati, secondo uno schema educativo e riabilitativo mutuato da specifiche disabilità-tipo. A prescindere cioè dalle buone intenzioni, di fatto, la quantità di interventi individuali o di ore/uomo di attività diretta, la periodicità delle riunioni di coordinamento e delle visite domiciliari, la frequenza con la quale i diversi operatori possono incontrarsi per coordinarsi o valutare congiuntamente l'andamento del lavoro, tutto questo è predeterminato secondo modelli astratti. Noi invece sappiamo bene che la proporzione tra il numero degli interventi diretti al bambino e quello degli interventi di pianificazione, coordinamento e controllo, devono essere diversi nelle diverse fasi del lavoro e del ciclo di vita. E sappiamo anche che le diverse istituzioni lavorano secondo calendari operativi sfalsati tra di loro, qualche volta incompatibili perché hanno "cicli produttivi" basati su criteri del tutto diversi.

Siamo insomma partiti da considerazioni strettamente legate a un evento, per scivolare a parlare in generale della situazione e del modello di intervento. Sicuramente io non ho una visione sistematica della situazione attuale, ma lavorando nella formazione degli operatori e avendo a che fare anche con genitori provenienti da varie realtà geografiche, posso avere una percezione piuttosto ampia delle particolarità e dei cambiamenti socioeconomici in atto, collegati alla situazione dei bambini con disabilità complesse».

*Psicologa e psicoterapeuta. Esperta nelle problematiche psicologiche, riabilitative ed evolutive delle persone con disabilità. Consulente sul deficit visivo dal 1994, psicoterapeuta dal 1997, ha scritto numerosi articoli e libri. Lavora come psicoterapeuta e consulente di private famiglie e pubbliche istituzioni ed è docente di corsi e seminari di formazione per operatori, insegnanti e riabilitatori.

Marketpress.Info del 12-12-2011

Riunione ad alto livello sulla disabilità: I Presidenti di Commissione, Parlamento e Consiglio europeo...

Riunione ad alto livello sulla disabilità: i Presidenti di Commissione, Parlamento e Consiglio europeo uniscono le loro forze a quelle del Forum Europeo della Disabilità

BRUXELLES. Lo scorso 6 dicembre , per la prima volta, i leader delle istituzioni dell'Unione europea si sono riuniti con il forum europeo della disabilità per discutere i problemi che si trovano a dover affrontare, secondo le stime, 80 milioni di cittadini europei disabili. José Manuel Barroso, presidente della Commissione europea, Jerzy Buzek, presidente del Parlamento europeo, Herman Van Rompuy, presidente del Consiglio europeo, si sono riuniti, insieme con Viviane Reding, vicepresidente della Commissione europea e Commissaria Ue per la Giustizia, con i rappresentanti della comunità dei disabili di tutta l'Europa. Il presidente della Commissione europea José Manuel Barroso ha dichiarato: "L'unione europea deve prestare particolare attenzione alla situazione dei disabili. La strategia europea in materia di disabilità ha stabilito un programma ambizioso per i prossimi dieci anni. La Ue mantiene il proprio impegno volto ad offrire ai disabili la possibilità di esercitare tutti i loro diritti e di partecipare pienamente alla vita sociale ed economica". Jerzy Buzek, presidente del Parlamento europeo, ha dichiarato: "Un europeo su sei deve fare i conti con una forma di disabilità. In tempi di crisi occorre raddoppiare l'impegno per sostenere le categorie vulnerabili che rischiano di essere le prime ad essere colpite. L'europa deve garantire che le ripercussioni delle misure di austerità che si renderanno necessarie siano minime, soprattutto per i disabili. Tutti gli ostacoli materiali e immateriali alla loro piena partecipazione alla vita sociale devono essere rimossi. L'inclusione dei disabili fornirà anche un indispensabile contributo alle necessità del mercato del lavoro europeo generate nel prossimo futuro dal pensionamento di milioni di cittadini appartenenti alla generazione del baby-boom. La strategia europea in materia di disabilità apporta un contributo inestimabile in tal senso. Il Parlamento europeo è fermamente impegnato a tutelare i diritti dei cittadini con disabilità, come dimostrato dall'integrazione di tali diritti in tutta la legislazione in materia e negli statuti dei lavoratori e, non da ultimo, dalle condizioni di lavoro applicate nel Parlamento stesso." Herman van Rompuy, presidente del Consiglio europeo, ha sottolineato: "L'europa è stata all'avanguardia nella campagna per portare avanti la causa delle persone disabili. Tengo a sottolineare l'importanza dell'integrazione. Le persone con disabilità devono essere parte dell'economia sociale di mercato di domani. Anche in tempi di crisi economica, i nostri obiettivi devono continuare ad essere l'accessibilità e le pari opportunità in senso stretto, per far sì che la partecipazione dei disabili diventi una realtà. Si tratta di una questione di civiltà, si tratta di difendere i nostri valori comuni. In Europa, per società si intendono tutti i cittadini e una società moderna deve rispecchiare tutti i suoi membri." L'anno scorso la Commissione europea ha adottato una strategia globale per creare un'Europa senza barriere per i disabili entro il 2020 (Ip/10/1505). Il progetto illustra come l'Ue e i governi nazionali possono far sì che i disabili esercitino i loro diritti. Il dibattito odierno è stato incentrato sui progressi compiuti finora nell'attuazione della strategia e ha cercato di analizzare quali sono i modi in cui la crisi economica colpisce i disabili. Nell'autunno 2012 la Commissione, guidata dalla vicepresidente Viviane Reding, presenterà una legge europea sull'accessibilità per garantire che i disabili abbiano accesso su un piede di parità con gli altri all'ambiente fisico, ai trasporti e ai servizi di informazione e comunicazione. L'accessibilità è per i disabili la condizione preliminare per poter esercitare pienamente i diritti sanciti dalla convenzione delle Nazioni Unite, dal trattato Ue e dalla carta dei diritti fondamentali. La Commissione promuoverà, entro breve tempo, una consultazione pubblica sul tema dell'accessibilità che contribuirà alla preparazione dell'iniziativa. Nell'unione europea, una persona su sei - circa 80 milioni di cittadini - è affetta da una disabilità, da leggera a grave, mentre oltre un terzo dei cittadini oltre i 75 anni è portatore di disabilità che in qualche misura lo limitano. Queste cifre sono destinate ad aumentare con il progressivo invecchiamento della popolazione dell'Ue. La maggior parte di queste persone troppo spesso non riesce a partecipare pienamente alla vita sociale ed economica a causa di barriere fisiche o di altro tipo, ma anche di discriminazioni. Abbattere queste barriere non solo è un dovere sociale, ma può anche creare nuove opportunità di mercato. Uno studio realizzato dal Royal National Institute of the Blind del Regno Unito ha dimostrato che una catena di supermercati, dopo aver investito 35000 sterline per rendere accessibile il proprio sito Internet, ha registrato entrate supplementari per oltre 13 milioni di sterline all'anno. In Germania, un altro studio ha dimostrato che una maggiore offerta di strutture accessibili aumenterebbe gli spostamenti dei disabili, garantendo al settore turistico tedesco un incremento del fatturato compreso tra 620 milioni e 1,9 miliardi di euro. In tale contesto, la strategia europea in materia di disabilità sottolinea l'impegno dell'Ue a migliorare la situazione dei disabili europei. La strategia integra e sostiene l'azione degli Stati membri, su cui ricade la responsabilità principale delle politiche in materia di disabilità. Il 1° e il 2 dicembre la Commissione ha organizzato un'importante conferenza nell'ambito della Giornata europea delle persone disabili in cui sono stati affrontati, tra l'altro, gli aspetti della crisi economica relativi ai diritti dei disabili. Contesto La Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea stabilisce che "l'Unione riconosce e rispetta il diritto delle persone con disabilità di beneficiare di misure intese a garantirne l'autonomia, l'inserimento sociale e professionale e la partecipazione alla vita della comunità". Inoltre, l'Ue e tutti i 27 Stati membri si sono già impegnati nella creazione di un'Europa senza barriere sottoscrivendo la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità. La strategia europea in materia di disabilità integra le iniziative prese dall'Ue nell'ambito della strategia 2020 (Ip/10/225) e della relazione sulla cittadinanza dell'Ue (Ip/10/1390). La strategia dell'Ue punta ad offrire ai disabili la possibilità di esercitare i propri diritti in condizioni di parità rispetto agli altri cittadini e a rimuovere gli ostacoli che essi incontrano nella vita quotidiana. Le principali azioni previste sono le seguenti: l'iniziativa per l'accessibilità: valutare come applicare la standardizzazione e le norme in materia di appalti pubblici e aiuti di Stato al fine di rendere accessibili alle persone con disabilità tutti i beni e i servizi, incoraggiando allo stesso tempo un mercato dell'Ue per i dispositivi di assistenza ("Legge europea sull'accessibilità"); sulla base di quanto è accaduto negli Stati Uniti, si prevede una notevole espansione di questo mercato nei prossimi anni; la partecipazione: garantire che le persone con disabilità e le loro famiglie possano esercitare i diritti relativi alla cittadinanza europea in condizioni di parità grazie al riconoscimento reciproco delle tessere di invalidità e dei relativi diritti; facilitare l'impiego del linguaggio dei segni e del Braille per i cittadini dell'Ue che esercitino i propri diritti elettorali o che entrino in contatto con le istituzioni dell'Ue; promuovere la realizzazione in formato accessibile di siti Internet e opere protette da diritti d'autore come i libri; il finanziamento: assicurare che i programmi e i finanziamenti dell'Ue in settori che interessano le persone con disabilità prevedano la promozione di condizioni eque di lavoro per gli operatori sanitari professionisti e non professionisti, nonché l'elaborazione di sistemi di assistenza personale; una maggiore cooperazione tra gli Stati membri (attraverso il gruppo ad alto livello sulla disabilità) e la società civile: promuovere un forum per lo scambio di dati e il coordinamento delle politiche, soprattutto per quanto concerne la trasferibilità dei diritti, come ad esempio il diritto all'assistenza personale; la sensibilizzazione: accrescere la consapevolezza dell'opinione pubblica in materia di disabilità e accessibilità con iniziative come il premio europeo per le città accessibili; la raccolta e l'analisi dei dati: migliorare le conoscenze sulla situazione delle persone con disabilità in Europa e sulle barriere che esse incontrano nella vita di tutti i giorni, identificando e promuovendo al contempo le strutture di sostegno realizzate con successo dagli Stati membri a livello nazionale. Tale strategia prevede un elenco di azioni concrete e un calendario. La Commissione presenterà periodicamente relazioni sull'andamento del progetto e sui progressi compiuti al fine di rispettare gli obblighi imposti dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, di cui è firmataria.

Per ulteriori informazioni Commissione europea - disabili http://ec.Europa.eu/justice/discrimination/disabilities/index_en.htm

Libertà del 28-12-2011

La via ottica dagli antichi egizi all'occhio "bionico"

Il professor Giuseppe Carella ha curato un volume di 500 pagine pubblicato dalla Società Oftalmologica Italiana

"La via ottica dalle Origini alla Contemporaneità" è il titolo di un corposo volume (500 pagine) della Società Oftalmologica Italiana firmato, in veste di coordinatore, da Giuseppe Carella, già primario di oculistica a Piacenza e oggi docente all'Università San Raffaele di Milano.

In copertina ecco un celebre busto di Socrate con la più moderna riproduzione della via ottica, mentre nel testo si intreccia l'evoluzione del pensiero umano su tale argomento, dall'antico Egitto fino alle ultime, sorprendenti applicazioni e ricerche.

Carella, maestro di oftalmologia dal 2006 per i suoi studi sulla vascolarizzazione del nervo ottico e il decadimento programmato delle cellule, è stato chiamato a questo luminoso, è giusto il caso di dire, quanto impegnativo compito («vi ho lavorato per tre anni») che vede compartecipare numerosi specialisti, fra i quali il professor Lucio Rossi del Cern. L'opera è stata di recente presentata da Carella al congresso Soi nell'Auditorium della Fiera di Milano davanti a 4mila oculisti. Trasferita su Cd-Rom e presto tradotta in inglese, sarà inviata a tutte le più importanti università straniere (www.soiweb.com).

Carella, come sono cambiate le nostre conoscenze sul vedere?

«Fino a molto tempo addietro si riteneva che solo l'occhio vedesse, invece l'occhio è semplicemente un sensore che trasferisce un messaggio articolato, lo stimolo, attraverso il cervello, per tappe sempre più sofisticate, sempre più raffinate e depurate. Noi recepiamo con l'occhio ma vediamo con il cervello. Gli egizi, per esempio, erano cardiocentrici, ritenevano che tutto andasse ricondotto al cuore, quando preparavano le mummie svuotavano il cranio del cervello, attraverso il naso, non pensavano che dietro l'occhio vi fosse altro che servisse a vedere, né avevano nozione della prospettiva, delle tre dimensioni. Furono gli arabi ad abbozzare un inizio di via ottica, vedendo che dietro il bulbo c'era un peduncolo, il nervo ottico. Con i bellissimi disegni anatomici di Leonardo Da Vinci, nel '500, si è cominciato a capire che dietro gli occhi c'erano tre vescicole, per la sensazione, la percezione, l'elaborazione, qui si realizzava la visione. E Cartesio ha iniziato a dire che oltre l'occhio succedevano cose e così Briggs, ma nessuno arrivava alla corteccia cerebrale, fino a quando si è iniziato a studiare l'embrione nel ventre materno, come pure i pesci e altri animali. Ecco, il volume racconta l'evoluzione concettuale di come l'uomo ha capito che la visione non è un fatto bulbare ma assai più complicato. Della via ottica si parla spesso in modo frammentario, serviva una documentazione organica».

Queste sono le premesse, oggi la via ottica offre un aiuto per complesse patologie.

«Certamente, i neurochirurghi sanno che la via ottica solca il cervello da avanti all'indietro, se capita qualcosa, un tumore poniamo, un'emorragia, un embolo, un'ischemia, la via ottica ne è informata e analizzando questo tragitto attraverso esami particolari si diagnostica il problema. E' una metodica utile a molti, dal neurologo al diabetologo. C'è modo di vedere i vasi a nudo attraverso la pupilla come in un oblò, guardando, dentro l'occhio e la retina, anche alla parte anteriore del cervello. Con apparecchiature sempre più sofisticate si può vedere tutto il tragitto della via ottica. Possiamo osservare come corre lo stimolo visivo, in quanto tempo, quale ampiezza e nitidezza ha, possiamo decodificarlo per renderlo sempre più pulito. Con la Tac e la risonanza magnetica funzionale si può apprezzare, tratto per tratto, tutta la via ottica, così che il neurochirurgo che deve togliere un tumore sa esattamente dove mettere le mani, mentre prima si doveva aprire il cranio».

Perché si è avvalso dell'apporto di Lucio Rossi, un fisico?

«Ho ascoltato Rossi nel corso di una conferenza, lui opera al Cern di Ginevra dove stanno cercando il bosone di Higgs, la cosiddetta particella di Dio e si interessa di particelle elementari. Il fotone stesso, va ricordato, è una particella elementare che ha una carica energetica e acquista massa quando entra in un campo elettromagnetico. A Rossi feci una domanda su cosa si intende oggi per luce, ne fu colpito e gli chiesi, anzi gli "ordinai" benevolmente di dircelo in modo commestibile e non esoterico scrivendo un capitolo del nostro libro. E così è stato».

Qual è l'aspetto che più l'ha sorpresa nel percorrere questo lungo viaggio conoscitivo?

«La trattografia. C'è la via ottica, vale a dire retina, nervo ottico, chiasma, corpo genicolato, corteccia, che solca il cervello da avanti all'indietro, è fondamentale poter vederla tratto per tratto. Questa metodologia apre tante porte, come ho già detto. Tra una decina d'anni avremo l'occhio bionico, già sperimentato. Sul fondo della retina si mette un chip che ha la funzione di coni e bastoncelli e sostituisce la ricezione retinica, mandando lo stimolo verso la via ottica».

Patrizia Soffientini

(patrizia.soffientini@liberta.it)

Focus

Cari lettori, il primo focus del 2012 è dedicato al cosiddetto "Decreto salva-Italia" approvato lo scorso mese. Di seguito vengono proposti due articoli tratti dalla testata telematica Handylex.org, nei quali vengono analizzate in modo articolato e dettagliato le norme che potranno incidere sulla categoria delle persone con disabilità. Come avrete modo di leggere, la novità più importante è rappresentata dall'ampliamento delle prestazioni legate alla situazione reddituale, che verrà verificata tramite lo strumento dell'"ISEE".

Non è il caso di dilungarsi in spiegazioni, poiché gli articoli di seguito riportati mettono in luce con estrema limpidezza le possibili prospettive.

Le politiche sociali nel Decreto "salva-Italia"

Il Governo Monti, insediatosi a novembre 2011, ha approvato le prime misure straordinarie che ha definito "decreto salva-Italia" ("Disposizioni urgenti per la crescita, l'equità e il consolidamento dei conti pubblici.", Decreto-legge 201, 6 dicembre 2011). Il testo, passerà ora all'esame delle Camere per la discussione e l'approvazione.

Due sono, in particolare, gli aspetti su cui vogliamo attirare l'attenzione. Il primo afferisce ai provvedimenti di natura fiscale e assistenziale che il Governo si riserva di assumere. Il secondo ambito riguarda la revisione dell'ISEE (Indicatore della Situazione Economica Equivalente), cioè quella dichiarazione richiesta per l'accesso a prestazioni sociali agevolate.

Provvedimenti legislativi in materia fiscale e assistenziale

Su questo tema è necessario tornare alle manovre già approvate a luglio e a settembre dal precedente Governo Berlusconi (Leggi 111 e 148).

L'articolo 40 (comma 1 ter) della Legge 111/2011, con l'intento di recuperare 24 miliardi fra il 2013 e il 2014, prevedeva il taglio lineare dei "regimi di esenzione, esclusione e favore fiscale" del 5 per cento per l'anno 2013 e del 20 per cento a decorrere dall'anno 2014.

Successivamente la Legge 148 ha anticipato i tempi al 2012 e aumentato la stima del risparmio atteso (40 miliardi in 3 anni).

I "regimi di esenzione, esclusione e favore fiscale" da sottoporre al taglio lineare sono elencati in un apposito allegato alla Legge 111 (allegato C bis). Fra le agevolazioni a rischio di eliminazione o riduzione si annoverano quelle cui più comunemente ricorrono i contribuenti: le detrazioni per le spese sanitarie, per gli interessi sui mutui, per i carichi di famiglia, ma anche le deduzioni per le spese di assistenza per i non autosufficienti, per gli ausili, per le protesi e molti altri oneri che, comunque, rimangono in carico al contribuente e che riducono il reddito che effettivamente rimane a loro disposizione.

Ma gli interventi restrittivi su quelle agevolazioni riservano anche ulteriori ricadute che gravano pesantemente sulle persone con disabilità. Fino ad oggi, in forza dell'articolo 24 del DPR 601/1973, le pensioni ai ciechi, agli invalidi civili, ai sordi, gli assegni di cura, i contributi regionali per la vita indipendente e qualsiasi altra provvidenza economica assistenziale non erano imponibili ai fini IRPEF.

Il taglio lineare di queste agevolazioni avrebbe colpito tutti i contribuenti, ma ancora di più le famiglie con la presenza di persone con disabilità o anziani non autosufficienti.

La clausola di salvaguardia

Nella Legge 111, il Governo aveva inserito una "clausola di salvaguardia" (art. 40, comma 1 quater) per consentire di evitare l'indifferenziato taglio lineare delle agevolazioni si abbattesse su tutti i contribuenti.

Il taglio si sarebbe evitato se "entro il 30 settembre 2013 [anticipato di un anno dalla Legge 148; NdR] siano adottati provvedimenti legislativi in materia fiscale ed assistenziale aventi ad oggetto il riordino della spesa in materia sociale, nonché la eliminazione o riduzione dei regimi di esenzione, esclusione e favore fiscale che si sovrappongono alle prestazioni assistenziali".

E da questi provvedimenti doveva derivare un risparmio di 4 miliardi di euro per il 2012, 16 per il 2013, 20 dal 2014 in poi.

Il disegno di legge delega

Per dare rapida attuazione alla "clausola di salvaguardia", il Ministro Tremonti depositò alla Camera, il 29 luglio 2011, il disegno di legge numero 4566, "Delega al governo per la riforma fiscale e assistenziale".

L'intento è chiaro e dichiarato: una radicale trasformazione sia del sistema fiscale che di quello assistenziale. Di quest'ultimo si occupa l'articolo 10, intitolato "Interventi di riqualificazione e riordino della spesa in materia sociale", che riguarda l'ISEE, i criteri di accesso alle prestazioni, le sovrapposizioni tra agevolazioni fiscali e programmi di spesa, l'indennità di accompagnamento, la social card e le funzioni dell'INPS. L'articolo 10 costituisce la "delega assistenziale".

La discussione del testo è stata affidata alla Commissione Bilancio (unitamente alla Commissione Affari sociali per la parte assistenziale) che in questi mesi ha raccolto i pareri di esperti, parti sociali, associazioni, soggetti istituzionali.

Le critiche al testo, sia per la parte fiscale che assistenziale, sono state piuttosto forti e argomentate. La stessa Corte dei Conti ha giudicato insostenibile la proposta che emerge dal disegno di legge governativo.

Dopo le dimissioni del Governo Berlusconi, l'analisi in Commissione è proseguita, pur in un clima di forte incertezza: il nuovo Governo ricorrerà comunque a quella delega? Ne accetterà l'impostazione e i contenuti?

Monti interviene sulla clausola di salvaguardia

40 miliardi (4+16+20) da recuperare (da fisco e assistenza) in tre anni: questo impegno rimane anche per il Governo Monti, ma - avendo adottato come slogan "equità e rigore" - si pone la necessità di "ritoccare" anche quell'articolo 40 che prevedeva i tagli lineari sulle agevolazioni fiscali.

Il decreto cosiddetto "salva-Italia" cancella quella disposizione, ma la sostituisce con un'altra altrettanto lineare: l'innalzamento delle aliquote IVA, una soluzione a cui era già ricorso Tremonti ma non per compensare i tagli lineari.

Vediamo di seguito gli effetti, in termini di gettito, degli interventi sull'IVA.

Variazioni aliquote IVA Gettito annuo previsto
Dopo la manovra di settembre 2011 IVA 20>21% 4 miliardi
Dopo il decreto "salva-Italia" IVA 21>23%* IVA 10>12%* 3,2 miliardi - 2012 13,1 miliardi - 2013 16,4 miliardi - 2014

* dal 1 ottobre 2012; dal 1 gennaio 2014, le aliquote vengono innalzate di altro mezzo punto (23,5 e 12,5%)

L'innalzamento del livello dell'IVA entra in vigore il 1 ottobre del 2012 e un secondo residuale aumento dello 0,50 % è previsto dal 1 gennaio del 2014.

Ma anche in questo caso, il Governo Monti, prevede la possibilità di evitare questo aumento.

Il meccanismo è identico a quello già in vigore previsto dal Governo precedente: l'aumento dell'IVA non si applica "qualora entro il 30 settembre 2012 siano entrati in vigore provvedimenti legislativi in materia fiscale ed assistenziale aventi ad oggetto il riordino della spesa in materia sociale, nonché la eliminazione o riduzione dei regimi di esenzione, esclusione e favore fiscale che si sovrappongono alle prestazioni assistenziali (...)".

In termini pratici, quindi, si lascia aperta l'opportunità di intervenire sull'assistenza e sulla previdenza.

Ma quanto si intende recuperare da queste eventuali successive azioni normative? La cifra è la medesima che sarebbe "coperta" dall'innalzamento delle aliquote IVA.

Vediamo il prospetto dei risparmi attesi (e richiesti) - da fisco e assistenza - dopo le diverse Manovre.

2012 2013 Dal 2014
Manovra di luglio (L. 111) 4 miliardi 20 miliardi
Manovra di settembre (L. 148) 4 miliardi 16 miliardi 20 miliardi
Manovra "salva-Italia" - Decreto-legge 201/2011 13,1 miliardi 16,4 miliardi

Dubbi sul futuro immediato

Dalla tabella risulta evidente che il Governo Monti, mantiene - al momento - la stessa riserva prevista dal Governo Berlusconi di legiferare in materia di assistenza e fisco, fino al raggiungimento di quei risparmi, anche se il nuovo Governo, dispone già misure di immediata applicazione relative, appunto, all'IVA.

Il primo interrogativo, rispetto al futuro, è se il Governo Monti preferisca applicare l'aumento delle aliquote IVA (che diverrebbero le più elevate d'Europa con effetti indotti non prevedibili su inflazione ed evasione), oppure se intenda annullare o mitigare questi aumenti intervenendo su fisco e assistenza.

Il secondo interrogativo riguarda la modalità di legiferare su quei delicati ambiti: il Governo Berlusconi aveva preferito presentare - come già detto - un disegno di legge delega, ma questo passaggio attraverso la delega legislativa non è strettamente previsto dalle Manovre di luglio e di settembre né dall'attuale decreto-legge 201/2011. Il Governo ha, quindi, diverse opzioni:

1. abbandonare la legge delega presentata da Tremonti e in esame alla Camera, preferendo invece l'approvazione di successivi specifici provvedimenti;

2. fare proprio il disegno di legge delega, introducendo alcuni correttivi, sfruttando così i tempi di una discussione già avvenuta;

3. depositare un proprio disegno di legge delega di riforma fiscale e assistenziale, ma - in questo caso - i tempi sarebbero estremamente limitati (le norme devono essere in vigore entro la fine del prossimo agosto).

Qualsiasi sia l'ipotesi che ci concretizzerà, sono inevitabili interventi di revisione normativa sia in ambito fiscale che assistenziale. Sui contenuti futuri - per ora ignoti - è difficile esprimersi, anche se l'insistita reiterazione nelle dichiarazioni governative dei riferimenti a "giovani, donne, famiglie numerose", induce a riserve positive almeno per queste categorie di cittadini. Non vi sono, invece, indicazioni di alcun segno di riguardo per le persone con disabilità o per la non autosufficienza.

L'ISEE

In realtà, un intervento negli ambiti assistenziali e fiscali di cui fin qui abbiamo parlato il Decreto "salva-Italia" già lo dispone. L'articolo 5 del Decreto-legge 201/2011, infatti, si dedica a "Introduzione dell'ISEE per la concessione di agevolazioni fiscali e benefici assistenziali, con destinazione dei relativi risparmi a favore delle famiglie".

Gli intenti di questo intervento vengono inquadrati - dal Governo - come "redistributivi" e non come "tagli". L'articolo 5, in effetti, prevede che i risparmi derivanti da una nuova definizione dell'ISEE siano riassegnati al Fondo per le Politiche Sociali per essere destinati ad interventi in favore delle famiglie numerose, delle donne e dei giovani. Tuttavia, restringendo i criteri per la concessione anche di benefici e provvidenze assistenziali, gli aiuti che arrivano ad una nuova platea di beneficiari vengono sottratti a chi precedentemente ne godeva.

Il Fondo per le Politiche Sociali (finanziato con 69 milioni per il 2012 e 44 per il 2013) non viene alimentato con nuovi stanziamenti, ma con la riassegnazione di "risparmi" ora difficilmente quantificabili. Inoltre, viene posto un vincolo di destinazione (famiglie numerose, donne, giovani) che non include una delle maggiori emergenze nel settore assistenziale: la non autosufficienza.

Ma, per comprendere meglio, vediamo quali sono le disposizioni attuali e cosa prevede il Decreto-legge 201/2011 "salva-Italia".

- Situazione attuale

L'ISEE è indissolubilmente legato alla questione della partecipazione alla spesa per le prestazioni sociali. È cioè uno strumento cui si fa riferimento per calcolare se e quanto il cittadino deve partecipare alla spesa per le prestazioni sociali che gli vengono erogate.

Le origini normative sono all'interno della Legge 449/199 che, con l'articolo 59, dedica un'attenzione particolare ai temi della previdenza, dell'assistenza, della solidarietà sociale e della sanità. I commi dal 50 al 52 delegano il Governo ad indicare, attraverso uno o più decreti legislativi, "(...) criteri unificati di valutazione della situazione economica dei soggetti che richiedono prestazioni sociali agevolate nei confronti di amministrazioni pubbliche (...)" (comma 51).

- Come si calcola l'ISEE

Da quella norma di fine 1997 traggono origine, dal 1998, i provvedimenti che stabiliscono le regole a cui le Regioni, i Comuni e tutte le amministrazioni dovrebbero attenersi.

Vengono cioè definiti l'ISE, l'indicatore della situazione economica composto dall'indicatore della situazione reddituale (ISR) e dell'indicatore della situazione patrimoniale (ISP) che prende in considerazione il 20% del patrimonio mobiliare (azioni, depositi ecc.) e di quello immobiliare (case, immobili...). Vengono previste delle franchige (per la prima abitazione e per una parte dei risparmi).

L'ISE (ISP + il 20% dell'ISR) viene diviso per coefficienti che sono diversi a seconda della numerosità del nucleo familiare, della presenza nel nucleo di minori, disabili o anziani.

Quello che ne risulta è l'ISEE, uno strumento che tenta di ponderare la "disponibilità economica" alla composizione del nucleo familiare e che già oggi considera anche la componente patrimoniale oltre a quella reddituale.

Nel reddito non vengono computate, solitamente, le provvidenze assistenziali e i redditi esenti ai fini IRPEF. Infine, il D. Lgs. 130/2000 ha introdotto il principio del riferimento al solo "reddito individuale" nel caso di servizi volti a persone con grave disabilità.

Per le prestazioni sociali agevolate i riferimenti normativi più importanti sono il Decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 109 e il Decreto legislativo 3 maggio 2000, n. 130 che ha modificato e integrato quello precedente. Ulteriori elementi regolamentari sono stati introdotti dal Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 4 aprile 2001, n. 242. Altre disposizioni hanno predisposto i modelli-tipo e le regole per la presentazione delle dichiarazioni ISEE.

- Quanti sono i beneficiari dell'ISEE

Attualmente la famiglia che intende ottenere l'accesso agevolato a prestazioni di tipo sociale si rivolge ad patronato o ad un CAAF con la documentazione relativa alla condizione economica dell'intero nucleo. Viene elaborata la Dichiarazione Sostitutiva Unica (DSU) cioè l'autocertificazione con cui il cittadino richiede le prestazioni agevolate.

Il Rapporto ISEE 2010 del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali informa che nel corso del 2009 sono state 6,9 milioni le DSU sottoscritte, un milione in più rispetto all'anno precedente, corrispondente ad a una crescita del 17%. "Complessivamente, rispetto al 2002, anno di avvio nella sua piena funzionalità del Sistema informativo dell'ISEE, il numero di dichiarazioni è più che triplicato, passando da poco più di 2 milioni a quasi 7 milioni".

- Su quali prestazioni e servizi si applica l'ISEE

Riprendiamo il Rapporto ISEE 2010 e riassumiamo le prestazioni a cui si applica l'ISEE o per cui è escluso. Si tratta di elementi importanti per comprendere l'azione del Governo Monti prevista nell'articolo 5 del Decreto-legge 201/2011.

- Prestazioni nazionali erogate sulla base dell'ISEE

Carta Acquisti (cd. Social Card)

Assegno per nuclei familiari con almeno tre figli minori

Assegno di maternità per le madri prive di altra garanzia assicurativa

Fornitura gratuita o semigratuita dei libri di testo

Erogazione borse di studio (ex L. n. 62/2000)

Prestazioni del diritto allo studio universitario

Tariffa sociale per il servizio di distribuzione e vendita dell'energia elettrica (bonus elettrico)

Agevolazione per il canone telefonico

- Principali prestazioni locali che dovrebbero essere erogate sulla base dell'ISEE

Asili nido e altri servizi socio-educativi per l'infanzia

Mense scolastiche

Servizi socio-sanitari domiciliari

Servizi socio-sanitari diurni, residenziali ecc.

Altre prestazioni economiche assistenziali (ad es. reddito di cittadinanza, minimo vitale, assistenza straordinaria)

- Principali prestazioni che utilizzano discrezionalmente l'ISEE pur in assenza di un obbligo specifico

Esenzione ticket sanitari (ad es. Regione Sicilia)

Agevolazione per tasse universitarie

Contributo per il pagamento dei canoni di locazione (ex L. 431/1998)

Agevolazioni per il canone di locazioni in edilizia residenziale pubblica

Agevolazione per trasporto locale

Servizio di scuola-bus

Agevolazioni per tributi locali (rifiuti solidi urbani)

Formulazione graduatorie per il pubblico impiego (ex art. 16 L. 56/1987)

- Prestazioni nazionali per cui l'uso dell'ISEE è escluso dalla legge

Integrazione al minimo pensionistico

Assegno e pensione sociale

Maggiorazione sociale

Pensioni e assegni di invalidità civile

Come viene rivisto l'ISEE

L'articolo 5 del Decreto "salva-Italia" attribuisce alla Presidenza del Consiglio la facoltà di rivedere i criteri dell'ISEE entro il 31 maggio 2012, dopo aver sentito le commissioni parlamentari competenti.

Il testo però fissa gli ambiti che sono due: la revisione dei criteri di calcolo e l'elencazione delle agevolazioni, benefici, prestazioni a cui applicare il nuovo ISEE dal gennaio 2013.

- I criteri di calcolo: patrimonio e reddito

Come abbiamo visto nella lunga premessa, l'ISE considera la situazione reddituale e patrimoniale, con esclusioni e franchige.

Il nuovo testo prevede che la revisione dei criteri sia volta a "rafforzare la rilevanza degli elementi di ricchezza patrimoniale della famiglia, nonché della percezione di somme anche se esenti da imposizione fiscale".

Ciò significa che potranno "pesare" di più:

1. il valore dell'abitazione (magari calcolato con i nuovi estimi catastali, per ora applicabili solo all'ICI o IMU);

2. il valore di depositi e rendite finanziarie (magari rivedendo le attuali franchige).

Ma oltre a questo saranno computati, come disponibilità reddituale della famiglia, anche introiti esenti da IRPEF che attualmente non vengono conteggiati; qualche esempio:

1. pensioni, assegni, indennità agli invalidi civili, ciechi e sordi;

2. assegni, pensioni sociali e relative maggiorazioni;

3. alcune borse di studio;

4. rendite INAIL (invalidità sul lavoro);

5. compensi non superiori a 7.500 euro derivanti da attività sportive dilettantistiche;

ecc.

Il computo anche di queste "voci" nella definizione dell'ISEE familiare, fermi restando gli altri criteri, può comportare per un numero indefinito di famiglie l'esclusione dall'accesso a prestazioni, servizi o benefici agevolati.

A cosa si applicherà l'ISEE

Come evidenziato in precedenza, oggi l'ISEE si applica ad un numero, tutto sommato, limitato di situazioni.

L'articolo 5 del nuovo Decreto prevede che, con un successivo decreto, siano "individuate le agevolazioni fiscali e tariffarie, nonché le provvidenze di natura assistenziale che, a decorrere dal 1° gennaio 2013, non possono essere più riconosciute ai soggetti in possesso di un ISEE superiore alla soglia individuata con il decreto stesso". E prosegue con un periodo di non facile traduzione: "Restano, comunque, fermi anche i requisiti reddituali già previsti dalla normativa vigente".

Dunque, "agevolazioni fiscali e tariffarie": sembrerebbe che l'intento sia di legare alcune agevolazioni fiscali all'ISEE. Mentre per alcune (poche) agevolazioni tariffarie questo già avviene, in ambito tributario questo rappresenterebbe una autentica novità che potrebbe essere favorevole per alcuni (bassi redditi, famiglie numerose) e sfavorevole per altri (redditi medi, famiglie monocomponenti). Il tutto dipende ovviamente dal limite ISEE che verrà definito. Si notano similitudini (in questa impostazione) con alcune elaborazioni sul quoziente familiare che, tuttavia, la norma non cita.

Il periodo "Restano, comunque, fermi anche i requisiti reddituali già previsti dalla normativa vigente", in tal senso, potrebbe essere letto in termini di possibilità di scelta del regime di maggior favore, anche se, in tal caso, i "risparmi" sarebbero davvero limitati. Più probabile che vengano imposti entrambi.

Più preoccupante l'altro aspetto, quello relativo alle "provvidenze di natura assistenziale". Fra queste sono sicuramente da annoverare pensioni, indennità e assegni agli invalidi civili. Attualmente ci si riferisce al reddito lordo personale, non certo all'ISEE. Alcune provvidenze assistenziali (una fra tutte: l'indennità di accompagnamento) addirittura non prevedono nemmeno un limite reddituale: vengono erogate al solo titolo della minorazione.

Ad un'analisi letterale del testo non si può certo escludere che l'ISEE assurga a riferimento per l'erogazione delle provvidenze economiche agli invalidi civili, né che l'indennità di accompagnamento possa rientrare fra le prestazioni elencante dal nuovo decreto e, quindi, venire erogata solo se non si supera un determinato ISEE.

La prospettiva non è, quindi, delle più rosee.

Assegno sociale e invalidi ultra65enni

Come noto, al compimento del 65esimo anno di età gli invalidi civili cessano di percepire la pensione o l'assegno e, se rientrano in determinati limiti reddituali, ricevono l'assegno sociale (che è di importo maggiore alla pensione o all'assegno da invalidi). Lo stesso avviene per i sordi già titolari di pensione.

Il Decreto 201/2011, prevede (art. 24, comma 8) che a decorrere dal 1° gennaio 2018 il requisito anagrafico per il conseguimento dell'assegno è incrementato di un anno. Da quella data bisognerà attendere il compimento del 66esimo anno.

Fondo per l'occupazione

L'articolo 24 (comma 27) istituisce presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali il "Fondo per il finanziamento di interventi a favore dell'incremento in termini quantitativi e qualitativi dell'occupazione giovanile e delle donne".

Il Fondo è finanziato per l'anno 2012 con 200 milioni di euro e a decorrere dall'anno 2013 con 300 milioni di euro. Con decreti del Ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, di concento con il Ministro dell'Economia e delle Finanze, sono definiti i criteri e le modalità istitutive del predetto Fondo.

Il Legislatore, nonostante i preoccupanti dati emersi dall'ultima Relazione sullo stato di attuazione della Legge 68/1999 che evidenzia la drammatica situazione dell'occupazione della persone con disabilità, non amplia le destinazioni del fondo anche a questa emergenza. Ci si augura che questo possa accadere in sede di definizione dei decreti attuativi.

6 dicembre 2011

Carlo Giacobini

Direttore responsabile di HandyLex.org

ISEE: arriva l'emendamento governativo

Aggiornamento: in sede di approvazione in Commissione bilancio, l'articolo 5 è stato ulteriormente emendato, apportando una correzione alla parte che riguarda i nuovi criteri di definizione della composizione del nucleo familiare. Si dovrà considerare anche la presenza nel nucleo di persone con disabilità a carico. (14 dicembre 2011)

Il testo del decreto-legge 201/2011, il cosiddetto decreto "salva Italia", come noto è in discussione in Commissione Bilancio della Camera. In quella sede è stato presentato un emendamento governativo (presentato dai relatori del testo) che dovrebbe correggere il testo del decreto, prima del suo approdo in aula per la votazione.

Fra gli altri interventi viene completamente riscritto l'articolo 5, quello che riguarda i nuovi criteri di calcolo e le nuove modalità di applicazione dell'Indicatore della Situazione Economica Equivalente, cioè di quello strumento attualmente usato ai fini dell'accesso a prestazioni e servizi sociali, ma anche tariffe agevolate. Come già scritto su queste colonne l'ISEE è indissolubilmente legato alla questione della partecipazione alla spesa per le prestazioni sociali. [si veda l'articolo Le politiche sociali nel Decreto "salva Italia"]

Se il testo precedente lasciava solo intuire alcune intenzioni, ma si prestava a interpretazioni non necessariamente negative, la nuova formulazione è più serrata e stringente nell'indicare le linee entro le quali la Presidenza del Consiglio dei Ministri dovrà poi emanare i decreti applicativi. I decreti dovranno essere approvati entro la fine di maggio 2012 e le nuove regole entreranno in vigore a partire dal 1 gennaio 2013.

Il nuovo testo richiama, per altro, alcuni elementi già presenti nel disegno di legge 4566 che Ministro Tremonti depositò alla Camera, il 29 luglio 2011 e recante "Delega al governo per la riforma fiscale e assistenziale", attualmente in discussione presso la stessa Commissione Bilancio.

Ma vediamo come dovrebbe essere rivisto l'ISEE in base anche all'emendamento governativo.

Patrimonio e reddito

Secondo l'emendamento, nel calcolo del futuro ISE (situazione economica) dovrà pesare maggiormente la componente del patrimonio di ciascun componente del nucleo. Non si fa, ovviamente, riferimento alcuno all'eventuale ISE personale.

Nel "patrimonio" abitualmente si considera quello mobiliare e quello immobiliare e cioè titoli e depositi bancari, abitazioni, terreni ecc.

Si terrà quindi in maggiore considerazione ciò che una famiglia, nella sua interezza, possiede in termini di ricchezza.

Ma cambieranno anche le regole rispetto a ciò che una famiglia introita in termini di reddito, considerando in questo anche somme che attualmente non lo sono considerate e sono esentate dall'imposizione fiscale.

Per fare un esempio, sono esenti da imposizione fiscale tutte le provvidenze assistenziali agli invalidi civili, ai ciechi e ai sordi, alcune borse di studio, l'assegno sociale.

In seguito all'emendamento approvato potranno essere conteggiate alla stregua di altri redditi: da lavoro, da pensione, da terreni, da rendite finanziarie.

La composizione del nucleo

Nella riformulazione di criteri di calcolo dell'ISEE (situazione economica equivalente) si dovrà tenere conto dei carichi familiari "in particolare dei figli successivi al secondo". Una maggiore attenzione, quindi, alla numerosità delle famiglie (attenzione, sempre che tale "numerosità" derivi dai figli e non da altri gradi di parentela).

L'ulteriore formulazione approvata dalla Commissione prevede che la stessa maggiore attenzione spetti anche nel caso sia presente nel nucleo una persona con disabilità, eventualità non contemplata nella prima versione del testo.

I campi di applicazione

Come già evidenziato in queste colonne, attualmente l'ISEE è applicato per un numero molto limitato di servizi sociali e benefici, mentre viene escluso per altri. Per l'accesso a prestazioni monetarie (pensioni, assegni indennità) e altri servizi si fa abitualmente riferimento al reddito personale o, per alcune provvidenze o maggiorazioni, anche quello del coniuge. Nessuna agevolazione fiscale è attualmente legata all'ISEE; alcuni benefici fiscali sono esclusi o rimodulati al di sopra di prefissate soglie reddituali (es. carichi di famiglia) personali.

Il nuovo articolo 5, prevede espressamente l'emanazione di decreto applicativo che elenchi le "situazioni" alle quali verrà applicato il nuovo ISEE e cioè:

1. le agevolazioni fiscali (es. carichi di famiglia, spese di assistenza, ecc.)

2. le agevolazioni tariffarie (elettricità, gas, asporto rifiuti ...)

3. le provvidenze di natura assistenziale (es. pensione e indennità per gli invalidi civili, assegni e pensioni sociali ecc.)

Dal primo gennaio 2013, le agevolazioni non possono più essere riconosciute alle persone in possesso di un ISEE superiore alla soglia individuata con il decreto stesso.

Il nuovo testo raccomanda la differenziazione dell'indicatore per le diverse tipologie di prestazioni il che potrebbe consentire una certa elasticità nella definizione di soglie o criteri diversa a seconda del tipo di prestazioni.

Scompare dal nuovo testo il riferimento "anche" al reddito personale: in precedenza era ammesso che il nuovo ISEE "convivesse" con gli eventuali limiti reddituali personali prefissati.

Fisco e assistenza

La maggiore potenziale novità è l'applicazione dell'ISEE alle agevolazioni fiscali e alle provvidenze assistenziali.

Se, a tutta prima, l'intervento può apparire come uno strumento perequativo che possa addirittura permettere di ampliare la concessione di provvidenze (soprattutto monetarie) ad una una platea di beneficiari ora esclusi, la lettura complessiva del nuovo articolo costringe ad una maggiore prudenza. Si precisa infatti che dall'attuazione del nuovo articolo "non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica." E, in aggiunta, la parte finale dell'articolo prevede espressamente l'acqusizione di risparmi rispetto all'attuale quadro.

Inoltre la formulazione dell'articolo consente di applicare l'ISEE anche a situazioni in cui oggi non sono previsti i limiti reddituali. Il caso più evidente è quello dell'indennità di accompagnamento a ciechi, invalidi civili, sordi. Il che significa che una parte di attuali titolari, non definibile per ora, potrebbe perdere il diritto all'indennità di accompagnamento.

I risparmi

Il precedente testo prevedeva che i risparmi confluissero nel Fondo per le Politiche Sociali (finanziato con 69 milioni per il 2012 e 44 per il 2013) ma veniva posto il vincolo di destinazione (famiglie numerose, donne, giovani).

Nella nuova formulazione, questo vincolo di destinazione scompare, mantenendo però la destinazione (non prevedibile in quanto ad importo) al Fondo per le Politiche Sociali.

I controlli e nuove funzioni all'INPS

Il nuovo articolo introduce il rafforzamento dei controlli non solo sull'ISEE, ma anche sulle prestazioni sociali correlate.

Gli enti erogatori di queste prestazioni dovranno inviare per via telematica all'INPS le informazioni sui beneficiari e sulle prestazioni concesse. Verrà costituita, presso l'INPS, una banca dati delle prestazioni sociali agevolate.

Merita di ricordare che tale indicazione riprende quanto già previsto dal disegno di legge di delega fiscale e assistenziale proposta dal Ministro Tremonti (articolo 10, comma 1, lettera f) che profilava la costituzione della banca dati unica e del fascicolo elettronico personale e familiare.

Rimane invece da comprendere se i relativi risparmi saranno conteggiati fra quelli richiesti dalla "clausola di salvaguardia" (articolo 18 del decreto legge Monti): interventi in ambito fiscale e assistenziale necessari a scongiurare l'aumento (a regime) di 2,5 delle aliquote IVA.

12 dicembre 2011

Carlo Giacobini

Direttore responsabile di HandyLex.org

L'agenda: appuntamenti del mese di gennaio



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