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Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ONLUS
Consiglio Regionale della Lombardia


Noi e la Marcia della Pace

Notizia del 26/09/2011

Carissimi, io li ho fatti tutti i miei 25 km.; stanco ma felice!

Siamo partiti in circa 500, non so in quanti siamo arrivati. In ogni caso è stato bello incontrare dirigenti e soci sulle vie della pace e sentirli determinati, anzi determinatissimi a difendere la loro indennità di accompagnamento al titolo della minorazione.

E' stata una esperienza fantastica. Gli organizzatori dicono che eravamo in 200 mila. Non so se la cifra sia questa, ma eravamo davvero tanti, soprattutto giovani; gruppi festanti che cantavano alla pace ed alla vita; altri gruppi arrabbiati che levavano la loro voce contro le ingiustizie del governo.

Le nostre magliette sono state fotografate e riprese da emittenti pubbliche e private. Siamo stati oggetto di applausi da parte dei cittadini assiepati lungo le strade; molto apprezzati gli slogan delle nostre magliette ed il contenuto dei nostri volantini. All'arrivo il mio intervento è andato in onda su RAI 3 in uno speciale dalle 17,00 alle 19,00 e più tardi nel TG3 delle ore 19,00.

Possiamo, quindi, archiviare con il segno più questa nostra fatica lungo le strade dell'Umbria: abbiamo avuto, infatti, gli effetti mediatici che stavamo cercando. Anche la conferenza stampa del 23 settembre ha dato i suoi frutti: ho avuto, infatti, un piccolo spazio, una trentina di secondi, sul TG1. L'Avvenire e La Stampa di Torino hanno pubblicato brani della mia lettera inviata ai parlamentari, agli enti locali, ai partiti, ai sindacati ed ai giornali; fra poco partirò per Milano dove incontrerò il direttore del Corriere della Sera per ottenere un suo articolo che sposi la nostra causa e metta in evidenza le nostre buone ragioni.

So che ora siete curiosi di sapere che ne è del ddl 4566. Naturalmente, stiamo seguendo quotidianamente i lavori della Commissione Finanze che procedono lentamente con audizioni riservate fondamentalmente al tema del fisco; mercoledì 21, l'Ufficio di Presidenza avrebbe dovuto stabilire il calendario delle nuove audizioni, ma non lo ha fatto perché è nata una disputa fra le Commissioni Finanze ed Affari Sociali sulla competenza a decidere sulla materia. Si aspetta che il Presidente della Camera assuma la sua decisione; probabilmente la soluzione sarà salomonica: decideranno le due Commissioni in seduta congiunta.

Mi sembra doveroso, nel concludere queste note a caldo sulla marcia, ringraziare sentitamente il Consiglio Regionale dell'Umbria e la Sezione Provinciale di Perugia per il concreto apporto dato all'organizzazione della Marcia; in particolare il presidente regionale, Emilio Vantaggi, è stato in continuo contatto con la sede centrale per fornire informazioni e risolvere problemi.

Infine, allego il mio intervento, originariamente predisposto per un tempo di 5 minuti ma in realtà assai più breve per ragioni di tempo: ne ho dovuto fare una ulteriore sintesi nella quale però sono stati presenti gli aspetti sostanziali.

Mi piace farvi sapere che dal palco ho gridato tre volte “giù le mani dall'indennità di accompagnamento” ricevendo grandi applausi non soltanto dagli appartenenti all'Unione, che non dovevano essere molti a quel punto, ma da tutti i presenti, segno questo, che comincia a farsi strada l'idea che i ciechi, gli ipovedenti e gli altri disabili fanno bene a difendere con le unghie e con i denti una delle più belle conquiste della storia delle associazioni.

Cordiali saluti.

IL PRESIDENTE NAZIONALE

Prof. Tommaso Daniele

           

 

 

Marcia della pace da Perugia ad Assisi - 25 settembre: intervento del Presidente Nazionale

 

 

Buongiorno a tutti, sono Tommaso Daniele, il Presidente Nazionale dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti. Ho camminato circa 8 ore per conquistare il diritto a dire qui che i miei 25 Km., io li ho fatti tutti! Sono qui per portarvi il saluto dei ciechi e degli ipovedenti italiani, un universo di circa due milioni di persone che ho l'onore di rappresentare. Non sono solo, sono in compagnia di cinquecento ciechi e ipovedenti provenienti da ogni parte d'Italia, dalla Valle d'Aosta alla Sicilia, che hanno voluto marciare con me da Perugia ad Assisi.

Siamo qui per portare la nostra convinta adesione alla 50^ edizione della marcia che quest'anno si arricchisce di importanti valori aggiunti: i 150 anni dell'Unità d'Italia, l'Anno internazionale dei giovani, l'Anno del volontariato; una sintesi di valori nei quali noi crediamo fortemente.

Siamo qui per testimoniare il nostro profondo amore per i valori della pace, della giustizia sociale, della solidarietà e dichiarare la nostra condivisione dei principi del Consiglio d'Europa, la democrazia, lo stato di diritto, la coesione sociale, la non discriminazione, lo sviluppo compatibile, la pari dignità, le pari opportunità, il dialogo interculturale e interreligioso: valori questi che affondano tutti le loro radici nella civiltà mediterranea che ha saputo sconfiggere il principio "della guerra di tutti contro tutti".

È stato bello marciare fianco a fianco, gomito a gomito, respirare la stessa aria delle migliaia di cittadini che come noi credono nella pace; è stato bello percepire la loro solidarietà quando abbiamo denunciato le iniziative del Governo a danno dei disabili gravi. Siamo qui, quindi, anche e soprattutto, per gridare forte e chiaro un no verso certe riforme del Governo che, se approvate, farebbero tornare i ciechi al Medioevo; diciamo un sì grande come una casa a favore della lotta contro i falsi invalidi, ma diciamo un no grande come una città contro l'esclusione sociale degli invalidi veri.

Vogliamo, quindi, che la riforma dell'assistenza sia fatta con il concorso dei disabili secondo il principio del “niente su di noi senza di noi”, presente nella Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, sottoscritta e ratificata dal nostro Governo.

Con la voce dei cinquecento che hanno marciato con me e con la forte indignazione dei due milioni di ciechi e ipovedenti che ho l'onore di rappresentare, oggi 25 settembre da Assisi voglio gridare al Governo: "giù le mani dall'indennità di accompagnamento": una delle più belle pagine del nostro Parlamento che trova il suo fondamento in importantissimi articoli della nostra bellissima Costituzione. La crisi economica del nostro paese è un dato reale, incontrovertibile, ma essa non può gravare sulle spalle dei più deboli fra i deboli, i disabili; i pochi miliardi che si ricaverebbero dalla riforma dell'assistenza vanno messi a carico dei disonesti che hanno trasferito i loro capitali all'estero e li hanno potuti riportare in Italia con un modesto 5 per cento di contributo.

Con la voce dei cinquecento che hanno marciato con me e con la forte indignazione dei due milioni che rappresento, rivendico il diritto al lavoro dei ciechi e degli ipovedenti, sempre meno garantito; le vecchie professioni stanno scomparendo e le nuove non decollano. Non ci rassegniamo ad essere un gruppo di assistiti, vogliamo essere soggetti attivi e produttivi, poter pagare le tasse come tutti quanti gli altri. Con la stessa voce rivendico il diritto dei ragazzi ciechi ed ipovedenti all'assistenza scolastica, sempre meno garantita; l'integrazione scolastica è la via maestra per l'integrazione sociale.

Ci sembra questo il modo migliore per sconfiggere l'emarginazione, l'esclusione sociale e affermare il diritto alle pari opportunità e alla pari dignità, solennemente garantiti dall'art. 3 della nostra Costituzione.

Cinquantasette anni fa settecento ciechi marciarono a piedi da Firenze a Roma conquistando il diritto alla pensione, fu chiamata la “Marcia del dolore”. Se sarà necessario organizzeremo una seconda edizione di quel glorioso evento e questa volta non saremo settecento e neppure settemila, seremo, invece, in settantamila perché coinvolgeremo le nostre famiglie e tutti coloro che credono nella solidarietà, nella giustizia sociale e nella pace.

Infine, un grazie di cuore agli organizzatori che ci hanno consentito di utilizzare un palcoscenico così prestigioso.



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