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Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ONLUS
Consiglio Regionale della Lombardia


Lettera aperta ai Soci – Appello all'unità per la difesa dei diritti.

Notizia del 15/09/2011

Cara Socia, caro Socio,

crediamo sia la prima volta nella storia della nostra Associazione che il Presidente Regionale ed i Presidenti Provinciali – insieme – scrivono una lettera aperta a tutti i Soci, ma la situazione è tale per cui abbiamo ritenuto di non poter fare altrimenti.

Infatti, il Governo ha presentato al Parlamento un disegno di legge che prevede, tra l'altro, interventi di riqualificazione e riordino della spesa in materia sociale e assistenziale.

La Direzione ed il Consiglio nazionali dell'Unione, dopo aver esaminato attentamente il disegno di legge di cui trattasi n° 4566, hanno deciso la mobilitazione della categoria per difendere le indennità (accompagnamento e speciale) concesse al solo titolo della minorazione.

Come ben si evince dal comunicato stampa approvato dal Consiglio Nazionale (che si allega alla presente lettera) il suddetto disegno di legge prevede che le indennità vengano assoggettate ad un limite di reddito del nucleo familiare come pure la pensione, la quale già oggi è assoggettata ad un limite di reddito ma personale.

È vero che, da sempre, tutti i governi succedutisi negli anni hanno tentato di mettere in discussione i cosiddetti diritti acquisiti, in primis l'indennità di accompagnamento e speciale concesse al solo titolo della minorazione, ma è pur vero che la situazione non è mai stata così preoccupante e drammatica, in quanto vi sono fattori esterni al paese che stanno costringendo la politica ad assumere drastici provvedimenti.

Ed è proprio per la straordinaria gravità della situazione che abbiamo ritenuto di scrivere questa lettera aperta in quanto siamo convinti che l'unità della categoria, così come la storia ha dimostrato, è l'unica carta che possiamo giocarci.

Nessuno di voi, infatti, ignora che stiamo attraversando una crisi economica e sociale pesantissima che colpisce tutti, ma particolarmente le persone come noi, meno competitive. Tutti cercano di difendersi come possono, ma noi siamo esposti più degli altri perché siamo pochi, poco visibili e poco incisivi.

Eppure, come già detto, una forza l'abbiamo e dobbiamo utilizzarla! Abbiamo l'Unione che, da quasi un secolo, ci raccoglie per fare di noi una incredibile forza morale e sociale.

Dobbiamo sapere che tutto ciò che abbiamo ottenuto come categoria lo dobbiamo alle battaglie che l'Unione ha condotto.

Dobbiamo sapere che niente ci è stato regalato, ma che ogni conquista è stata ottenuta con fatica e grandi sacrifici.

Il fatto che nell'ultimo decennio l'Associazione si sia "limitata" ad operare per il mantenimento dei diritti acquisiti e, laddove possibile, per introdurre qualche misura migliorativa, non significa che il ruolo dell'Unione non sia stato determinante.

Certo, si saranno anche commessi errori strategici e di valutazione, ma in una misura del tutto fisiologica: solo chi non fa nulla non sbaglia mai!

Uno di questi errori è stato certamente quello di non essere riusciti a pubblicizzare sufficientemente quanto veniva fatto, cosicché molti – oggi - non hanno la percezione reale del ruolo che l'Unione ha avuto e di quante e quali risorse siano state necessarie per svolgere i compiti di rappresentanza e tutela degli interessi morali e materiali di tutte le persone con disabilità visiva.

Senza l'Unione le cose sarebbero state messe in discussione ben prima che l'attuale crisi economica e sociale presentasse il conto.

Constatiamo, con amarezza, che molti non conoscono questa semplice verità, che tante famiglie credono che l'assistenza e i soldi che ricevono cadano dall'alto e siano intangibili. Non sanno o non ricordano più quante lotte sia costata la pensione di cecità, non sanno quanto impegno abbia richiesto l'indennità di accompagnamento (e speciale) che noi siamo stati i primi disabili in Italia a ricevere.

Altri pensano che l'Unione abbia operato bene ma che ora di essa non ne abbiano più bisogno, che iscriversi costi e non convenga: "tanto i servizi te li deve dare lo stesso".

Dobbiamo convincerci, invece, che se le persone cieche ed ipovedenti vogliono mantenere le loro faticose conquiste devono restare unite.

Dobbiamo essere consapevoli che così come, dall'oggi al domani, la pensione di cecità potrà essere vincolata al reddito familiare, e quindi persa quasi da tutti, e le indennità di accompagnamento e speciale potranno essere vincolate ad un tetto di reddito familiare, e quindi in costante pericolo, anche le altre agevolazioni (trasporti, sanitarie, fiscali ecc.) sono a rischio.

E, allora, che fare?

Senza di voi non potremo fare molto, abbiamo bisogno del vostro impegno e del vostro aiuto. Abbiamo bisogno di "ambasciatori" che portino il nostro messaggio in mezzo alla gente e conquistino solidarietà e sostegno. Vi chiediamo dunque di darci una mano concretamente impegnandovi da subito in una mobilitazione eccezionale.

Abbiamo già intrapreso numerose iniziative che speriamo portino buoni risultati, stiamo contattando politici sia della maggioranza che dell'opposizione, siamo in contatto con altre organizzazioni e associazioni delle persone con disabilità per portare avanti una battaglia comune.

A voi chiediamo di intervenire numerosi alle assemblee sociali che si svolgeranno nel mese di settembre in tutte le province lombarde e, se sarà necessario, di offrire la vostra disponibilità a partecipare attivamente alle iniziative e manifestazioni di protesta.

Si vuole evitare che le persone cieche ed ipovedenti debbano scendere in piazza ma, se sarà necessario si dovranno prevedere presidi sia a livello provinciale sia a livello nazionale, a Roma, della durata anche di alcuni giorni.

Questo comporterà inevitabilmente un esborso significativo da parte delle nostre strutture che, probabilmente, si vedranno anche costrette a chiedere un vostro sostegno economico quale ulteriore gesto di solidarietà verso l'intera categoria.

Questo, in sintesi, lo scenario che ci si prospetta, ora tocca a ciascuno di noi fare la propria parte. Non ci sono garanzie di successo, ma solo la consapevolezza di voler essere artefici, ancora una volta, del nostro destino.

Un affettuoso saluto,

Il Presidente Regionale U.I.C.I. Lombardia, Nicola Stilla

I Presidenti Provinciali U.I.C.I. Lombardia: Giovanni Battista Flaccadori (BERGAMO), Sandra Inverardi (BRESCIA), Daniele Rigoldi (COMO), Flavia Tozzi (CREMONA), Andrea Sala (LECCO), Ennio Ladini (LODI), Caterina Vallani (MANTOVA), Rodolfo Masto (MILANO), Maria Rosaria Vanoni (MONZA), Loriana Frendi (PAVIA), Valeria Magro (SONDRIO), Angela Mazzetti (VARESE)

 

COMUNICATO STAMPA

"Il Consiglio Nazionale dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti si è riunito il 1° settembre 2011 in seduta straordinaria per esaminare il contenuto dei recenti provvedimenti di finanza pubblica emanati dal Governo.

In tale occasione la Dirigenza dell'Unione si è soffermata soprattutto sul disegno di legge n. 4566, attualmente assegnato alla 6ª Commissione permanente della Camera e recante delega al Governo per la riforma fiscale e assistenziale, in particolare sull'art. 10 il quale prevede interventi di riqualificazione e riordino della spesa in materia sociale.

Al riguardo, il Consiglio Nazionale dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, dopo un'ampia ed approfondita discussione, si è espresso all'unanimità sui seguenti principi fondamentali:

· totale condivisione del contrasto al fenomeno della falsa invalidità, che, assorbendo indebitamente risorse finanziarie, non fa altro che nuocere a tutte le persone che soffrono di reali disabilità;

· riconoscimento della necessità di provvedere ad un riordino complessivo e ad una razionalizzazione dell'attuale disciplina concernente lo stato sociale, che siano, però basati in ogni principio cardine, sul riconoscimento dei diritti soggettivi delle persone disabili, e non invece su forme, più o meno volontaristiche, di risposta al loro stato di bisogno, ovvero concepiti unicamente come ulteriore forma di contenimento della spesa pubblica che penalizzi doppiamente i disabili, prima come cittadini e poi come soggetti più deboli e a forte rischio di emarginazione;

· fermo e completo rigetto di qualsiasi norma che preveda la violazione, anche parziale, del principio dell'erogazione dell'indennità di accompagnamento al solo titolo della minorazione, quale espressione più alta dell'assioma contenuto nell'art. 38 della Costituzione e sulla base di quanto in più sedi sostenuto dai supremi organi giudicanti del nostro ordinamento, secondo i quali l'indennità di accompagnamento rappresenta un intervento assistenziale della collettività indirizzato non al mero sostentamento dei soggetti disabili, ma alla predisposizione di una misura riparatoria e compensativa, pur di natura pecuniaria, volta ad offrire sostegno ed aiuto solidale a chi soffre di gravissime menomazioni o particolari patologie, ed ha bisogno di assistenza continua per il compimento di atti quotidiani della vita che gli sono impediti, compresi quelli della cosiddetta "vita sociale o di relazione";

· piena disponibilità a collaborare con le autorità governative per la istituzione di un tavolo di concertazione, volto a definire le linee guida di un riordino normativo dell'attuale disciplina socio-assistenziale, rifiutando con forza qualsiasi intervento attuato senza il coinvolgimento diretto dei rappresentanti delle persone disabili, in spregio ai principi ispiratori della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, ratificata dallo Stato italiano con legge 3 marzo 2009, n. 18.

Alla luce di quanto sopra, il Consiglio Nazionale dell'Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti, ha deliberato all'unanimità di richiedere il ritiro del citato disegno di legge n. 4566, almeno per quanto concerne il capo II contenente le misure di riforma assistenziale, stabilendo contestualmente lo stato di agitazione a tempo indeterminato dell'intera categoria anche con forme di appoggio a manifestazioni di protesta decise in accordo con altre associazioni di persone disabili, ovvero organizzate da altri enti od organismi rappresentativi della società civile, fino a quando non sarà stata trovata una soluzione realmente rispettosa dei diritti di tutte le persone disabili, riconosciuti dalla Costituzione."

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