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Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ONLUS
Consiglio Regionale della Lombardia


Dalla Sede Centrale - Ritardo nella assunzione obbligatoria e risarcimento del danno - Tribunale di Genova, Sezione Lavoro, sentenza N. 523/2017 pubblicata il 04/08/2017

Notizia del 16/11/2017

Comunicato della Sede Centrale UICI n. 150/2017

Il Giudice del Lavoro di Genova ha dato ragione ad una nostra associata, centralinista telefonica non vedente avviata obbligatoriamente ma mai assunta dal datore di lavoro per modifiche di carattere organizzativo (<riduzione della dotazione organica>), riconoscendole il diritto ad un risarcimento pari alla mancata retribuzione percepita, durante tutto il periodo in cui si è protratta l'inadempienza assunzionale da parte del datore di lavoro.

Si legge tra le motivazioni in sentenza: chi viene avviato obbligatoriamente al lavoro dai Servizi per l'impiego (nel caso in questione, per effetto della Legge n. 113/1985), deve necessariamente essere assunto. L'avente titolo al collocamento, infatti, vanta un diritto all'assunzione, al quale corrisponde, in capo al datore di lavoro, un vero e proprio obbligo di assumerlo.

Inoltre, oltre che obbligatoria, l'assunzione della persona disabile deve essere anche tempestiva, entro un tempo ragionevole.

A tal riguardo, dovrà essere premura dell'interessato produrre, il più celermente possibile, tutta la documentazione relativa all'iter procedurale, onde consentire al datore di lavoro di provvedere alla sua effettiva messa in servizio.

Oggetto della controversia: una fattispecie di responsabilità contrattuale per inadempimento dell'obbligo di assunzione, derivante dal provvedimento di avviamento al lavoro, che si è realizzato con un illegittimo rifiuto all'assunzione.

La vicenda: una nostra associata, iscritta alle liste della Legge n. 113/1985, viene avviata dal Servizio per l'Impiego di Genova a prendere servizio presso la Direzione Provinciale INPS, che ne aveva fatto richiesta, a fronte della scopertura del posto operatore. L'interessata produce all'INPS, in tempi ristretti, tutta la documentazione necessaria, per il completamento della procedura di assunzione. L'Istituto datore di lavoro, però, resta ingiustificatamente silente, fino a quando, trascorsi due anni dal provvedimento di avviamento, lo rigetta con la seguente motivazione: <a seguito della soppressione di INPDAP ed ENAPLS e conseguente esubero di centralinisti e con riduzione legate alla riduzione delle postazione dei centralinisti telefonici>. L'interessata, che nel frattempo era stata nuovamente inserita dal Servizio per l'Impiego nelle liste del collocamento mirato, viene assunta, con un ritardo di oltre due anni, presso altro datore di lavoro pubblico. Decide, però, di adire le vie legali, per ottenere, dall'INPS, il risarcimento del danno pari alla mancata retribuzione percepita, durante tutto il periodo in cui si è protratta l'inadempienza assunzionale dell'INPS.

La nostra Sezione Uici di Genova, sin dall'inizio, si è messa a disposizione dell'interessata in questa sua battaglia contro l'INPS, offrendole supporto morale e materiale (circostanza, oltretutto, documentata in sentenza)- ad esempio, numerosi sono stati i solleciti rivolti dall'Uici di Genova all'Istituto evidenziandone l'inerzia ingiustificata, senza una legittima motivazione valutabile ai sensi della Legge n. 68/1999 e 113/1985).

Riferimento giurisprudenziale: Tribunale di Genova, Sezione Lavoro, sentenza N. 523/2017 pubblicata il 04/08/2017.

La pronuncia: innanzitutto, la materia rientra nella giurisdizione del Giudice Ordinario, in funzione di Giudice del Lavoro.

Secondo Cassazione consolidata (cfr. Cassazione, Sezione Unite, sentenza n. 8687 del 4 aprile 2017), il Giudice conferma la circostanza secondo cui la ritardata assunzione di un soggetto avviato obbligatoriamente al lavoro produce, in capo all'avente titolo, un danno patrimoniale (e, eventualmente, anche non patrimoniale) per responsabilità contrattuale, esigibile nei confronti del datore di lavoro ritardatario, che dovrà essere risarcito.

Viene sottolineato che l'obbligo di assunzione costituisce ex lege un rapporto contrattuale e conferisce natura contrattuale alla relativa responsabilità per inadempimento. Dalla natura contrattuale della responsabilità discende l'obbligo datoriale al risarcimento del danno.

In linea di principio, deve osservarsi che- secondo univoca e condivisibile Giurisprudenza di legittimità- nel caso di mancata assunzione o di illegittimo rifiuto all'assunzione, pur a seguito di specifico provvedimento di avviamento al lavoro del personale disabile, è configurabile un diritto soggettivo al posto di lavoro per il lavoratore interessato e l'obbligo per il datore di lavoro di assumerlo.

Di conseguenza, in caso di inadempimento da parte del datore di lavoro all'obbligo di assunzione del lavoratore avviato, questi ha diritto ad ottenere l'integrale risarcimento dei danni, sulla base della responsabilità contrattuale, in riferimento a tutto il periodo in cui si è protratta l'inadempienza del datore di lavoro medesimo.

Il danno sarà pari alle retribuzioni che gli sarebbero spettate se fosse stato assunto tempestivamente (e non solo nella minor misura liquidabile per la cd. perdita di chances). In tale caso, quindi, il lavoratore disabile, che non viene assunto, avrà diritto all'integrale ricostruzione della sua posizione lavorativa sulla base del complesso delle utilità che il medesimo avrebbe potuto conseguire (alle voci: "stipendi", "buoni Pasto", "contributi", "TFR") <tenuto conto dell'orario a tempo pieno e dell'inquadramento nella posizione economica B1 del CCNL enti pubblici non economici>, con decorrenza giuridica ed economica a far data dalla produzione, da parte del lavoratore, di tutta la documentazione necessaria al datore di lavoro per concludere l'istruttoria assunzionale.

Spetta, invece, al datore di lavoro provare l'aliunde perceptum, dando prova del fatto che il lavoratore abbia avuto altra attività lavorativa, oppure della negligenza del lavoratore nel cercare altra proficua occupazione.

Viene ampiamente e condivisibilmente affermato dal Giudice del Lavoro di Genova che il diritto all'assunzione è diritto alla costituzione del rapporto di lavoro; e dal relativo inadempimento discende il diritto del lavoratore al risarcimento del danno. Il danno è costituito dal mancato conseguimento della generale utilità che il rapporto conferisce al lavoratore: la retribuzione (ove fosse stato tempestivamente assunto).

Pertanto, in altri termini, la ritardata assunzione di colui che ne abbia per legge diritto determina il diritto al risarcimento del danno, decorrente dal provvedimento di avviamento al lavoro; ed il danno di cui non è necessaria la prova, è costituito dalla retribuzione che il richiedente avrebbe percepito, salva la dimostrazione del fatto (onere di colui che il fatto o deduca, ovvero il datore di lavoro) che il lavoratore abbia avuto altra attività lavorativa, o sia stato negligente nella ricerca di altra proficua occupazione.

Interessante, altresì, è la parte, in sentenza, che pone l'accento sulla natura speciale e cogente della Legge n. 113/1985 che disciplina l'avviamento dei centralinisti telefonici non vedenti, <non suscettibile di interpretazione analogica>.

Il Giudice del Lavoro di Genova ribadisce, tra le motivazioni, la vigenza delle seguenti condizioni:

- il dato normativo di riferimento per le assunzioni di soggetti non vedenti è costituito dalla legge n. 113 del 1985, in forza del cui art. 3, comma 2, "anche in deroga a disposizioni che limitino le assunzioni, i datori di lavoro pubblici sono tenuti ad assumere, per ogni ufficio, sede o stabilimento dotati di centralino telefonico, un privo della vista iscritto all'albo professionale di cui all'articolo 1 della presente legge";

- la natura speciale e cogente di tale norma è stata riconosciuta anche dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, che costituisce la risposta ad un quesito posto dall'Istituto avente ad oggetto "Assunzione ai sensi della legge 12 marzo 1999, n. 68, quote d'obbligo". Si legge testualmente nella risposta: <.... Si richiama, invece, quanto previsto dall'articolo 4 comma 4 della legge 29 marzo 1985 n. 113 per quanto concerne il collocamento al lavoro dei centralinisti telefonici non vedenti. Tale ultima disposizione, che prevede che "In caso di completezza del ruolo in organico dei datori di lavoro pubblici i centralinisti non vedenti sono inquadrati in soprannumero fino al verificarsi della prima vacanza" si configura come norma speciale non suscettibile perciò di interpretazione analogica. L'eccezionalità voluta dalla legge per questa categoria protetta rafforza il principio generale del divieto di assunzioni in soprannumero per le restanti categorie protette>.

- La mancata assunzione della ricorrente (centralinista telefonica non vedente) deve, quindi, essere imputata <a fortiori ratione> ad un comportamento del datore di lavoro, comportamento che ha cagionato un danno.

Sulla base di ciò, le problematiche legate alla tematica esposta possono essere così affrontate: il lavoratore disabile avviato obbligatoriamente al lavoro, qualora non venga assunto dal datore di lavoro entro un tempo ragionevole "secondo l'ordinaria diligenza", ha facoltà di adire il Giudice Ordinario del Lavoro per vedersi riconosciuto il diritto al risarcimento del danno, da liquidare in via equitativa ai sensi degli artt. 1226 e 1227 del Codice civile, in misura pari alle retribuzioni mensili e, perciò, al guadagno spettante nel caso si fosse proceduto regolarmente e in tempi brevi all'assunzione, per pregiudizio patrimoniale risentito durante tutto il periodo di inosservanza dell'obbligo datoriale all'assunzione (e non solo nella minor misura liquidabile per la cd. perdita di chances).

Potrebbe profilarsi, altresì, la responsabilità del datore di lavoro per i danni, cagionatigli, in termini anche non patrimoniali, da liquidarsi equitativamente, avuto riguardo allo stato di precarietà ed indigenza ed alla compromissione dei rapporti sociali e personali e degli equilibri familiari.

Quanto raccontato potrebbe sembrare un'ovvietà, ma si tratta di un problema molto diffuso: come Presidenza Nazionale, abbiamo riscontrato, infatti, che non sono pochi i casi in cui gli aventi titolo al collocamento mirato (Legge n. 68/1999 e Leggi speciali, ad es. Legge n. 113/1985) attendono molto tempo prima di ottenere "il posto" che gli spetterebbe di diritto o, addirittura, in altri casi (quale, appunto, il caso della nostra associata in sentenza) non vengono mai assunti.

A prescindere dalla circostanza che vedrà l'INPS ricorrere o meno in Appello contro la decisione del Giudice di I° Grado di Genova, ciò che ci interessa è il principio espresso chiaramente nella sentenza n. 523/2017, secondo cui, se il datore di lavoro non procede all'assunzione della persona disabile avviata obbligatoriamente al lavoro, si produce in capo all'avente titolo, quindi alla persona disabile, un evidente danno. Danno che prende il nome di danno da ritardo nell'assunzione - di natura patrimoniale ma anche non patrimoniale- e che, in quanto tale, potrebbe essere risarcito (ricorrendo, però, necessariamente alle vie legali).

 

 



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