Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ONLUS-APS
Consiglio Regionale Lombardo

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L'Eco di Bergamo del 22.12.2019

SERIATE. Le iniezioni intra-vitreali sono in grado, in oltre due terzi dei casi, di stabilizzare l'acuità visiva. La degenerazione maculare senile causa una grave riduzione della vista, che interessa principalmente le persone sopra i 75 anni di età, con una maggiore incidenza nelle donne, e che è considerata la prima causa di cecità nei paesi industrializzati e di maggior benessere, e la terza in tutto il mondo.

Ne parliamo con il dott. Piero Fontana, direttore dell'Oculistica dell'ospedale Bolognini di Seriate: la degenerazione maculare senile - è una condizione correlata al processo di invecchiamento dell'occhio. Proprio per questo motivo, si consiglia di effettuare delle visite mediche oculistiche periodiche a partire dai quarant'anni di età.

Cosa è la degenerazione maculare senile?
«La degenerazione maculare senile (AMD) è una patologia oculare che colpisce la macula. La macula è la parte centrale della retina dove sono concentrati i recettori retinici ed è la parte più importante ai fini della visione. Nell'ambito della AMD esistono due varianti, che rappresentano due forme cliniche ben distinte: la forma "secca" (non essudativa) e la forma "umida", ovvero essudativa».

Che differenza c'è tra le due?
«La forma "secca" è la più frequente e, per fortuna, quella a prognosi migliore, ovvero generalmente comporta un abbassamento della vista che è meno grave rispetto alla forma "umida. La forma "umida", o essudativa, è caratterizzata dallo sviluppo di vasi sanguigni anomali a livello retinico che possono provocare una grave alterazione della vista».

Cosa percepisce il paziente?
«Il paziente percepisce un'alterazione della vista, ovvero un calo della acuità visiva e una distorsione delle immagini. In altre parole qualsiasi linea diritta, quali ad esempio lo stipite di una porta o un finestra, un tavolo, la riga di lettura, vengono percepite come distorte. Questo comporta una notevole difficoltà di visione, sia da lontano che da vicino. Generalmente il paziente si accorge di queste alterazioni visive e si sottopone a visita oculistica. Nell'ambito della visita oculistica la diagnosi viene fatta mediante oftalmoscopia, ovvero l'osservazione diretta della retina. In alcuni casi può essere utile effettuare l'OCT (una tomografia retinica) o, più raramente, un esame fluoro-angiografico (una serie di fotografie scattate alla retina dopo aver iniettato per via endovenosa un colorante a base di fluorescina)».

Quali sono le terapie per curare questa malattia?
«Allo stato attuale il "gold standard" (ovvero la terapia ottimale) è rappresentato dalla somministrazione di cicli di iniezioni intra-vitreali di farmaci anti-VEGF. Si tratta di anticorpi monoclonali in grado bloccare il VEGF (ovvero il "responsabile" della crescita di questi vasi anomali) e, quindi, la loro perdita di sangue e siero all'interno del tessuto retinico. Attualmente sono disponibili tre diversi farmaci iniettabili, il bevacizumab, il ranibizumab e l'aflibercept. Con un ago sottilissimo (previa anestesia e quindi indolore, in sala operatoria) viene iniettata una piccola quantità (0.05 millilitri) nella camera vitrea, all'interno del bulbo oculare».

Con quali risultati?
«L'evidenza scientifica ha dimostrato che questi farmaci sono in grado, in oltre due terzi circa dei casi, di stabilizzare o incrementare l'acuità visiva e di ridurre la distorsione delle immagini percepite. Al fine di ottenere un successo terapeutico sono fondamentali la precocità di somministrazione (ovvero cercare di ridurre il lasso di tempo trascorso tra l'insorgenza della malattia e la terapia) e la continuità terapeutica (ovvero sottoporsi a cicli di iniezioni)».

Che utilizzo se ne fa nell'Unità Operativa di Oculistica del Presidio Ospedaliero Bolognini di Seriate?
«La nostra Unità Operativa, conscia dell'impatto che questa patologia ha sulla qualità di vita (basti pensare che dei cinque sensi la vista è il più importante perché permette di raccogliere circa l'80% delle informazioni riguardo l'ambiente che ci circonda), in questi anni ha investito molte risorse per la cura di questa patologie, sia dal punto di vista diagnostico che terapeutico».
Nel 2018 sono state effettuate 1400 iniezioni intra-vitreali.
Nel 2019 abbiamo già eseguito 1500 iniezioni.
«La scelta effettuata è stata quella di trattare i pazienti utilizzando bevacizumab come farmaco di prima scelta, forte del fatto che la nostra Unità Operativa è sempre figurata tra i centri ad alta specializzazione individuati dalla Regione Lombardia come idonei alla preparazione, oltre che alla somministrazione, di questo farmaco, così da poter offrire a tutti i Pazienti che ne hanno avuto bisogno la possibilità di accedere alla terapia»

Una raccomandazione, per concludere.
«Ai pazienti raccomando uno stile di vita sano, evitando il fumo e una dieta ricca di grassi. È stato ampiamente dimostrato che entrambi questi fattori si correlano con un'aumentata incidenza di degenerazione maculare. Il Sistema Sanitario non potrà che considerare attentamente questa evidenza epidemiologica».

Amici di Penna

penna stilograficaArticoli, interviste e servizi apparsi sui media che trattano i temi della disabilità visiva.
A cura di Massimiliano Penna

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