Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ONLUS-APS
Consiglio Regionale Lombardo

random_image2.jpg


Abitare.it del 23.12.2019

Nell’era della realtà virtuale la vista è al centro di un filone di ricerca che punta a implementare la percezione e a catturare ogni nostro battito di ciglia, anche a scopo commerciale. Tra le novità più utili, i sensori per non vedenti e l’occhiale che emette un segnale sonoro se il guidatore dell’auto si addormenta.

Gli occhi sono al centro di un rinnovato interesse di esperti di tecnologia e designer, che vogliono farci vedere sempre più cose, cercano di usare la vista per nuove forme di interazione e sfruttano l’innovazione per consentire a chi non vede di superare la propria disabilità. L’epoca del web e di Instagram ci ha già proiettato in un’esistenza in cui i nostri occhi fanno un continuo ping-pong tra realtà tangibile e immagini immateriali, per questo il prossimo passo, sostengono gli esperti, sarà unire i due elementi in modo che, affiancandoli, appaiano alla vista indistinguibili l’una dalle altre. È il futuro prossimo della realtà aumentata, che si otterrà con occhiali come Magic Leap, utili per disegnare di fronte a noi oggetti che sembrano reali, ma anche per immergerci in simulazioni o testare pezzi d’arredamento (virtuali) nel nostro salotto. A studiare la vista si possono ottenere dati preziosi, grazie a strumenti come quelli dell’azienda svedese Tobii Pro: i suoi occhiali sono dotati di telecamera, microfono, giroscopio e accelerometro e permettono di eseguire l’eye tracking, cioè registrare l’immagine davanti a noi e stabilire con precisone in quale punto di essa stiamo guardando.

Lo strumento fa gola ai ricercatori, che vogliono capire cosa (e come) guardiamo prima di comprare al supermercato o sul web, ma può essere utile anche per il training e la revisione del lavoro di operai, medici e atleti, oltre che per testare prodotti e dare ai designer feedback sull’esperienza d’uso. Naturalmente la tecnologia viene in soccorso anche di chi ha problemi agli occhi o la vista l’ha persa. In attesa di fare appello all’occhio bionico in fase di studio all’Università del Minnesota, altre soluzioni innovative vengono proposte da giovani designer e ricercatori: Clara Fessler ha vinto il James Dyson Award grazie a Rey, un cerchietto hi-tech che una volta indossato non solo traduce in parole tutto ciò che è inquadrato dalla telecamera frontale (testi, colori, emozioni facciali), ma permette anche di navigare l’ambiente seguendo le vibrazioni che indicano se andare a destra o sinistra.

Suranga Nanayakkara, dell’Augmented Human Lab di Auckland ha sviluppato invece Finger Reader, un anello low cost da indossare sull’indice della mano, che include una telecamera ed è in grado di fornire un’audio-descrizione: puntando una banconota, un giornale, un prodotto del supermercato e così via, si potrà ascoltare una descrizione del tipo di oggetto, del colore e sapere cosa c’è scritto sopra. La lituana Gražina Bockute propone invece Sensus, un sensore di prossimità a raggi infrarossi che la persona con difficoltà visive può indossare su un dito, un abito o un bastone, e che vibra in maniera progressivamente maggiore man mano che ci si avvicina a un ostacolo.

Rivoluzioni anche nel mondo dell’occhiale, che si trasforma in accessorio smart, come nel caso di Oakley Radar Pace. Nato dalla collaborazione tra Luxottica e Inteloffre agli atleti di ogni livello uno strumento che monitora e analizza le prestazioni come un personal coach. Ma tra tanti modelli che ci promettono di essere più efficienti, ce ne sono anche alcuni che potranno salvarci la vita: è il caso degli occhiali di Ellcie Healthy, che includono vari sensori tra cui quelli di luce ambientale, umidità, temperatura, raggi ultravioletti e così via, senza però che la montatura perda la propria linea slanciata. Se gli accelerometri rilevano da uno sbadiglio o dal movimento della testa che stiamo per addormentarci alla guida, gli occhiali mandano un segnale sonoro, luminoso e una vibrazione per avvertirci del pericolo, e un messaggio allo smartphone dei passeggeri. Una soluzione adatta agli anziani soli: in caso di caduta, gli occhiali invieranno l’allarme a chi può chiamare i soccorsi.

Occhiali fai-da-te.
Un kit di 25 lenti di policarbonato graduate (da -8 a +10 diottrie), un cavo d’acciaio flessibile e, per piegarlo, un’apparecchiatura che non richiede energia elettrica, né manutenzione. Infine un protocollo per formare in soli 14 giorni degli operatori ottici. Sono questi gli ingredienti del progetto One Dollar Glasses che consente di offrire un paio di occhiali al prezzo di un solo dollaro, ideato dall’organizzazione no-profit tedesca EinDollarBrille, da anni impegnata nel fornire cure oculistiche low cost a chi vive nei villaggi più remoti di Burkina Faso, India o Bolivia.

Sono ben 150 milioni infatti le persone senza i mezzi logistici o finanziari per comprare un paio di occhiali. One Dollar Glasses – che consente a un team di sei produttori di creare con la stessa macchina fino a 50 mila paia d’occhiali l’anno – vede ora il contributo del giovane studio tedesco Haus Otto, che sta arricchendo il sistema anche dal punto di vista estetico. (Alice Piciocchi)

di Marco Consoli

Amici di Penna

penna stilograficaArticoli, interviste e servizi apparsi sui media che trattano i temi della disabilità visiva.
A cura di Massimiliano Penna

Sede

Via Mozart, 16
20122 Milano
Tel. 02 76011893
uiclomb@uiciechi.it
Codice fiscale: 97006460154
Codice IBAN: IT69 E 03111 01604 0000 0000 4658