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Corte dei Conti: «Stante la varietà dei soggetti istituzionali coinvolti a vari livelli, emerge la necessità di verificare e monitorare la gestione dei plurimi interventi da porre in sinergia per l'attuazione delle politiche inclusive per le persone diversamente abili».

Italia Oggi del 01-08-2018

Troppe le istituzioni coinvolte per il sostegno agli alunni disabili, e le risorse se ne vanno via in mille rivoli, con effetti negativi ai fini dell'inserimento dei ragazzi e del successo del loro percorso scolastico. La Corte dei conti, Sezione centrale di controllo sulle pubbliche amministrazioni, con la delibera n. 13/2018, ha esaminato gli interventi per la didattica a favore degli alunni con disabilità e bisogni educativi speciali, dal 2012 al 2017. «Stante la varietà dei soggetti istituzionali coinvolti a vari livelli», scrive la Corte, emerge «la necessità di verificare e monitorare la gestione dei plurimi interventi da porre in sinergia per l'attuazione delle politiche inclusive per le persone diversamente abili». L'integrazione scolastica degli alunni diversamente abili può contare su almeno quattro canali di finanziamento: quelli statali, facenti capo alla legge 104 del 1992, le assegnazioni dirette al fondo di istituto, le varie risorse destinate per interventi speciali, dai BES ai DSA, e poi i fondi europei dei PON. Sotto il profilo dell'organizzazione, «l'obiettivo principale del legislatore era quello di attivare tutti gli strumenti e le risorse presenti nella comunità, accostando il sistema di istruzione ai bisogni del singolo (dimensione locale e di relazione)». Tuttavia, argomentano i magistrati di controllo, «la coesistenza di enti e soggetti (scuola, enti locali e servizi sanitari) con responsabilità, interessi e organizzazioni diverse ha mostrato la farraginosità dell'impianto, con la genericità delle intese ed un'estrema frammentarietà degli interventi». E dunque la Corte «auspica, alla luce della recente riforma della scuola e delle modifiche intervenute sul bilancio dello Stato nonché sul ciclo della performance, un riordino delle scritture contabili del circuito della spesa del MIUR che consenta di individuare, monitorare e valutare l'intero flusso di spesa in materia, a livello centrale e periferico». Un messaggio chiaro al ministro dell'istruzione, Marco Bussetti, intenzionato a rimettere mano alla materia già disciplinata dalla Buona scuola di Matteo Renzi nel 2015.

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A cura di Massimiliano Penna

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