Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ONLUS-APS
Consiglio Regionale Lombardo

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La Difesa del Popolo del 11.07.2020

Nel libro “Una vita, una sfida” Emanuele Gualerzi racconta la sua vita: non vedente da quando aveva 5 anni, è diventato campione di tandem e cintura nera di karate, primo cieco totale a raggiungere questo traguardo in Italia. “Mi dicevano che non ce l’avrei mai fatta: ho dimostrato che si sbagliavano”.

MANTOVA. “Se non provi, non riesci”. È questo il motto di Emanuele Gualerzi, 38enne del mantovano. Nato con la passione per la bici – una su tutte, la mitica Bmx rossa e gialla –, a 5 anni arriva la diagnosi di un tumore aggressivo di quarto grado. I medici non sono ottimisti, ma Emanuele cambia le carte in tavola, si risveglia e riprende in mano la sua vita, con una novità: ha perso la vista. “All’inizio vedevo come a puntini, poi non ho visto più nulla, solo fasci di luce – spiega –. Non ho provato nessun disagio, nessuna sensazione strana. Semplicemente, prima vedevo e poi non vedevo più. Era come rientrare in una stanza dopo che si era spenta la luce: era tutto buio, ma le mie cose erano tutte lì, dove le avevo lasciate”.

Dopo le superiori, Emanuele si pone la fatidica domanda: cosa fare nella vita? “Nel dubbio, ho deciso di dedicarmi allo sport”. Una passione, come detto, innata: “La mia Bmx per me era come una moto in miniatura, la adoravo. Come potevo recuperare da non vedente? Ho cominciato con il tandem, ho partecipato e vinto gare e tornei, sono anche arrivato sino a Roma per i Campionati italiani di tandem under18. Ma, spesso, mi capitava di sentire battute antipatiche, del tipo ‘tu arrivi sempre dopo, sempre dietro, anche quando vinci’. Mi colpirono e ferirono, e scelsi di cambiare sport, una disciplina in cui fossi io il responsabile dei miei fallimenti. Ai successi non pensai subito”, sorride.

La scelta cade sul karate. Nel karate si è soli, ci sono solo il maestro e l’allievo: “In più avrei imparato a difendermi: l’ho preso come autodifesa, non solo come sport. Il mondo è cattivo e molto aggressivo, se non sei perfetto ti schiacciano. A me il karate ha dato sicurezza e consapevolezza, so cosa devo fare e come reagire in caso di difficoltà”. Ma entrare nel mondo del karate non è affatto facile: “Ovunque chiedessi, ricevevo dei no. Nessuno mi spiegava il perché: io volevo solo che motivassero il rifiuto. Volevo solo provare: non ero certo di riuscire, ma se non avessi provato non l’avrei mai saputo. Finalmente, dopo lungo peregrinare, una persona ha accettato”.
Si chiamava Giancarlo Bottoli, era un karateka di Soave di Porto Mantovano: “Mi disse: proviamoci!”.
E la prova andò meglio dei più rosei auspici: Gualerzi e Bottoli arrivano sino alla cintura marrone.

“Il mio maestro ha cominciato ad avere dei problemi. Poco prima di morire mi ha fatto promettere che non avrei desistito e che sarei andato avanti, anche senza di lui. Gli promisi che l’avrei fatto”. Con tanta pratica e concentrazione, nel 2011 arriva anche la cintura nera. Emanuele è stato il primo cieco totale a raggiungere questo risultato in Italia: “Giancarlo era un amico, oltre che il mio maestro: non mi offriva la soluzione, mi aiutava a trovarla. Voleva che fossi autonomo nel superamento dei problemi. Per me è stato un grande insegnamento”.

Oggi Gualerzi frequenta una scuola di karate a Mantova (anche se i corsi sono ancora fermi causa Covid e pausa estiva), ha imparato l’uso della katana e del nunchaku. Dalla sua esperienza, è nato un libro, scritto da lui ed edito in questi giorni da Editoriale Sometti di Mantova. Si intitola “Una vita, una sfida”: “Volevo raccontare la storia di noi persone invisibili, noi che per raggiungere un obiettivo o anche solo essere presi in considerazione dobbiamo lavorare molto più degli altri. È un’autobiografia: il messaggio che voglio lanciare è di non arrendersi mai, di impegnarsi sempre per provare a cambiare le cose”.

E adesso qual è il sogno nel cassetto? “Vorrei raggiungere il decimo dan: è un obiettivo veramente enorme, qui in Italia sono pochissimi i campioni che riescono a ottenere un risultato simile. Ma è anche vero che in molti erano sicuri che non sarei riuscito ad arrivare la cintura nera. Per ora, punto a raggiungere la perfezione nelle tecniche che mano a mano imparo”.

Ambra Notari
Fonte: Redattore sociale

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