Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ONLUS-APS
Consiglio Regionale Lombardo

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Redattore Sociale del 08.06.2020

Il decreto approvato alla Camera nei giorni scorsi prevede, tra l'altro, che per quest'anno agli alunni con disabilità sia permesso, su richiesta delle famiglie, di "re-iscriversi al medesimo anno di corso frequentato nell'anno scolastico 2019/2020". Presentata come "un'opportunità", da molti è accolta come "discriminazione".

ROMA. Nessuno (o quasi) sarà bocciato nell'anno scolastico che si chiude oggi in gran parte d'Italia. C'è però un'eccezione: gli studenti con disabilità potranno ripetere l'anno. Attenzione, non è una bocciatura, ma tecnicamente una "re-iscrizione". Ecco cosa recita in proposito il comma 4-ter dell'articolo 1 del decreto scuola: "Limitatamente all'anno scolastico 2019/2020, per sopravvenute condizioni correlate alla situazione epidemiologica da COVID-19, i dirigenti scolastici, sulla base di specifiche e motivate richieste da parte delle famiglie degli alunni con disabilità, sentiti i consigli di classe e acquisito il parere del Gruppo di lavoro operativo per l'inclusione a livello di istituzione scolastica, valutano l'opportunità di consentire la reiscrizione dell'alunno al medesimo anno di corso frequentato nell'anno scolastico 2019/2020 ai sensi dell'articolo 14, comma 1, lettera c), della legge 5 febbraio 1992, n. 104, limitatamente ai casi in cui sia stato accertato e verbalizzato il mancato conseguimento degli obiettivi didattici e inclusivi per l'autonomia, stabiliti nel piano educativo individualizzato".

Cosa c'è dietro una misura del genere? Da un lato la consapevolezza che, come ripetuto più volte e da più parti, la didattica a distanza abbia lasciato decisamente indietro buona parte degli studenti con disabilità; dall'altro la coscienza - altrettanto amara - che, per quanto riguarda nello specifico gli studenti delle superiori, dopo la fine del ciclo scolastico ci sia spesso il vuoto: vuoto di servizi, vuoto di opportunità, vuoto di socializzazione. Per i "giovani adulti" ci sono centri diurni spesso non disponibili per questioni di capienza o requisiti, opportunità lavorative di fatto a molti ancora precluse, tirocini formativi che spesso non portano da nessuna parte. In molti casi, ci sono solo la casa, la famiglia e un'assistenza quasi mai sufficiente. La scuola diventa allora il "porto sicuro" in cui restare più a lungo possibile, tanto che ogni anno, specialmente (ma non solo) alla fine del ciclo di scuola secondarie, molte famiglie, d'accordo con gli insegnanti, chiedono che l'anno sia ripetuto.

Quest'anno, con la "promozione" assicurata pressoché a tutti gli studenti, questa "opportunità" rischiava di venire a mancare. È stato un emendamento presentato da Davide Faraone (Italia Viva) a riaprire questa possibilità: la sua approvazione ha portato all'inserimento di questa misura nel decreto. Lo studente con disabilità potrà dunque essere "re-iscritto" allo stesso anno scolastico, qualora ricorrano alcune condizioni specifiche: primo, richiesta esplicita e motivata da parte della famiglia; secondo, confronto con il Consiglio di Classe e acquisizione del parere del Gruppo di lavoro operativo per l'inclusione; terzo, verbalizzazione del mancato conseguimento degli obiettivi stabiliti nel piano educativo individualizzato.

Sul tema, il mondo dell'associazionismo e delle famiglie è diviso tra chi ritiene giusto e opportuno che a questi studenti sia data la possibilità di ripetere un anno scolastico e chi invece reputa questa una discriminazione e una "toppa" mal messa su un buco che continua ad esistere e che non si rimargina: la carenza di una scuola che, pur essendo modello d'inclusione, questa inclusione la realizza solo parzialmente, tanto da poter essere utilizzata come "parcheggio" più che come luogo di crescita, formazione e socializzazione.

Si chiede infatti Evelina Chiocca (Coordinamento insegnanti di sostegno): "La scuola è luogo di formazione, di crescita, di sviluppo, di cultura o è - ed è un mio personale (e da taluni condiviso) pensiero - un parcheggio? La domanda è lecita (molto lecita a mio parere), per quanto si riconoscano le difficoltà di questo periodo, non imputabili né alla scuola né alla famiglia né agli insegnanti. Si è trattato - e si tratta - di un periodo di emergenza gravissimo. A settembre alcuni alunni con disabilità, rientrando a scuola, non troveranno più i loro compagni, i loro insegnanti, i loro punti di riferimento e saranno costretti a ricominciare daccapo. Per loro il periodo della distanza continuerà!".

di Chiara Ludovisi

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