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Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ONLUS
Consiglio Regionale della Lombardia


"UICI Mantova" del 11 Gennaio 2018

50° ANNIVERSARIO DI COSTITUZIONE DELLA SEZIONE TERRITORIALE UICI DI MANTOVA: LA STORIA DA RICORDARE, IL PRESENTE IN CUI CREDERE, ED UN FUTURO ANCORA DA PERSEGUIRE

DI MIRELLA GAVIOLI

La sezione mantovana dell'Unione Italiana dei ciechi e degli ipovedenti, lo scorso sabato 9 dicembre, ha festeggiato i suoi primi 50 anni di vita, in una giornata speciale, ricca di emozioni e di ricordi che hanno valorizzato l'impegno di tanti, che hanno operato e che ancora si stanno impegnando per il bene delle persone cieche e ipovedenti sul territorio mantovano. cinquant'anni di accoglienza, sostegno e assistenza alle persone affette da disabilità visiva, cinquant'anni di lotte per far sì che tali soggetti vengano riconosciuti prima come persone e, solo dopo, come portatori essenzialmente della propria disabilità. E proprio quest'ultimo è un concetto sul quale, come attuale presidente sezionale, mi permetto ancora di insistere: «pressoché Completa accessibilità e abbattimento delle barriere mentali, culturali e architettoniche, siano esse presenti nel mondo della scuola, del lavoro, della viabilità, della cultura, o delle istituzioni, così come nel comune cittadino, sono i traguardi che ancora dobbiamo perseguire, con competenza, senso di impegno, responsabilità e motivata e determinata collaborazione con le istituzioni e con la cittadinanza in tutte le sue realtà.-Il senso dell'appartenenza e della dignità poi faranno il resto, sia riguardo al porci al meglio come persone in possesso di qualità e potenzialità da valorizzare nei vari ambiti in cui volersi mettere in gioco, che a difesa delle conquiste e del futuro nostro e della collettività più fragile o meno attenta. Grandi passi avanti sono stati fatti sul fronte del riconoscimento di provvidenze e di normative di tutela legate alla condizione di grave disabilità, così come sul collocamento lavorativo e del sostegno in ambito scolastico ma, molto ancora resta da fare affinché la disabilità, e quindi il senso assistenzialistico, non vengano considerati come elementi principali su cui basare approcci ed azioni talvolta ancora troppo discriminanti.».

Sono più di 260 i soci della sezione mantovana dell'Uici, su più di un migliaio di persone affette da disabilità visive in provincia che, ad oggi e da più di mezzo secolo, , come il resto degli assistiti, possono beneficiare di numerosi servizi perfezionati nel tempo e permanenti. Così come, si sono inserite costantemente nuove e sempre più adeguate opportunità ed attività, per offrire il miglior supporto a chi vive in una situazione di disagio talvolta anche complesso, che coinvolge una platea sempre più ampia di assistiti, familiari compresi. La nostra sezione, si è da sempre caratterizzata per intraprendenza, trasparenza e convinzione, interpretando al meglio i dettami dello statuto sociale dell'Unione, e i bisogni dei propri assistiti, ponendosi in modo sempre più propositivo e collaborativo con istituzioni pubbliche e private, con altre realtà associative e non, per poter sviluppare progetti ed attività in rete che sono un valore aggiunto a beneficio anche dell'intera collettività. Trà i punti di forza che, ad oggi, la sezione può vantare a supporto dei propri utenti, oltre alle competenze e alle attitudini acquisite ed espresse in varie forme da parte delle dipendenti e dei propri dirigenti, possono essere riconosciuti nel servizio permanente di accompagnamento, di orientamento e mobilità, dello sportello autonomia e del telefono amico; Del disbrigo di pratiche, dell'assistenza di patronato e fiscale in convenzione, la fornitura di materiale tiflotecnico, l'organizzazione e la promozione di momenti formativi ed informativi sull'uso delle tecnologie, oltre a tutti i servizi previsti e messi a disposizione sia dalla struttura regionale che nazionale dell'Unione e dell'I.RI.Fo.R e dagli enti collegati anche in campo di prevenzione e riabilitazione delle malattie della vista. Senza trascurare i rapporti con gli erogatori del servizio di supporto scolastico, di avviamento al lavoro, di chi si occupa dei trasporti, dell'accessibilità e dell'abbattimento delle barriere architettoniche, per concludere con le varie attività ricreative, culturali, ludico-sportive e di aggregazione che si svolgono sia all'interno che all'esterno della sezione, coinvolgendo e sensibilizzando una platea sempre più ampia di volontari, collaboratori, simpatizzanti e di cittadinanza sul territorio.

Lanostra struttura, , già dal 1958, ha vissuto un primo periodo di vita come sottosezione dell'U.I.C di Brescia ma, con l'avvicendamento alla presidenza tra il maestro Vittorino Ferrari e lo storico presidente Lino Cavicchini, ha poi iniziato, proprio dal 1967, a camminare sulle proprie gambe. Il presidente cavalier ufficiale Lino Cavicchini, energico promotore di numerose iniziative di tutela morale e materiale dei ciechi di cui beneficiamo ancora oggi su tutto il territorio nazionale, ne è rimasto alla guida per 43 anni, fino al 2010 quando, la presidenza è stata assunta da Caterina Vallani alla quale, nel 2015, è subentrata alla carica, la scrivente Mirella Gavioli.

L'occasione è stata propizia per valorizzare anche la celebrazione della 59° giornata del cieco e festa di Santa Lucia, alla presenza di numerosi soci, amici, familiari, volontari e collaboratori, oltre che agli organi di stampa e tv locali. La mattinata aperta con la messa in San Barnaba, officiata dal vescovo Marco Busca, è proseguita con la celebrazione ufficiale del cinquantenario di costituzione, alla presenza delle numerose autorità, tra cui il prefetto Sandro Lombardi, il deputato Marco Carra e gli assessori provinciale e comunale Francesca Zaltieri e Andrea Caprini, rappresentanze di ATS, ASST, dell'arma dei carabinieri e del mondo del volontariato locale, e si è conclusa con il pranzo nei locali del chiostro della parrocchia che ha ospitato con orgoglio, l'intera manifestazione. In una significativa giornata, sono stati valorizzati tutti quei contributi che, hanno voluto e saputo ripercorrere cinquant'anni di storia che ha accompagnato anche i ciechi mantovani, da un concetto filantropico assistenzialistico, ad una cultura e ad una coscienza dello stato di diritto, pari dignità e pari opportunità, conquistati, non senza ostacoli e sacrificio, da persone che, prima di me e come me, hanno creduto in questo sogno e l'hanno fatto proprio, interpretandolo con senso di appartenenza e di responsabilità, partendo dalla storia, per costruire ancora un futuro. La Messa celebrata e dedicataci dal Vescovo Marco Busca e dal parroco Don Riccardo Gobbi, valorizzata dalle letture in Braille della nostra socia Roberta Benlodi; Il gradito saluto del presidente nazionale Mario Barbuto che, per questioni di salute, èpotuto intervenire solo telefonicamente, gli interventi del presidente regionale Nicola Stilla e del presidente della sezione U.I.C.I. di Como Claudio la Corte, con i quali, non si perde occasione per rinnovare il senso di collaborazione ed il valore di un gemellaggio che, con la sezione comasca, si arricchisce di condivisioni; ; quelli di numerose autorità locali e di rappresentanti di istituzioni, amministrazioni ed associazioni che, oltre alla proficua collaborazione, ci riconoscono un significativo valore aggiunto per il territorio, hanno fatto da cornice alle testimonianze di persone che, in qualità di soci e/o collaboratori, a vario titolo, hanno contribuito a creare la storia e le persone che siamo oggi, passando per uno speciale ricordo dedicato alle gesta del presidente di lungo corso Lino Cavicchini, alla nostra carissima Maestra Marcella Panza, importante punto di riferimento per il percorso di inserimento scolastico degli allievi con disabilità visiva, a Maria Sissa, la donna che ha dato una svolta determinante e di qualità sui temi dell'autonomia e delle pari opportunità, per concludere con un momento emozionante condiviso con le "maestre lettrici" che, già 30 40 anni fa, si occuparono di supportare proprio me e qualcuno di noi, nel percorso di inclusione scolastica e che oggi, un po' per soddisfazione, un po' per caso, un po' per riconoscenza per l'umana esperienza, sono tornate orgogliosamente ad essere parte attiva e collaborativa per la sezione. Un doveroso ringraziamento è stato espresso a Caterina Vallani e alla precedente dirigenza, per l'operato svolto, e a tutti coloro che, ancora oggi, si impegnano e credono nell'importanza e nella funzione dell'unione. Dopo la messa e il saluto di benvenuto, La giornata celebrativa, si è aperta con l'interpretazione del brano tratto dal libro "la Rosa nel bicchiere", scritto dal nostro presidente onorario Tommaso Daniele che, come da obiettivo, ha emozionato i presenti uniti in un doveroso sentimento di gratitudine convintamente interpretato anche da me attraverso queste parole, tanto da impegnarmi ogni giorno a restituire all'unione un po' di quanto ritengo di aver ricevuto io.

TRATTO DAL LIBRO

"UNA ROSA IN UN BICCHIERE"

DI TOMMASO DANIELE

Fino a Novantasette anni fa,

i ciechi italiani, erano un esercito senza generali.

Sui gradini delle chiese, raccontavano storie di solitudine;

la loro voce si infrangeva contro il muro dell'indifferenza.

Ma, l'eco delle parole, attraversò le montagne del Trentino e colpì il cuore di uno di noi che aveva fatto la guerra:

Aurelio, un eroe. Si levò in piedi, vestì la sua divisa di ufficiale e indicò la strada. Sentieri stretti, torrenti impetuosi, buche profonde, macigni inamovibili. Ma i ciechi volevano andare al di là della cecità. Lo seguirono e raccolsero per lui le stelle alpine e le altre essenze della terra figlie della vita. Tutti insieme sotto un'unica bandiera, tra la gente che già li guardava con altri occhi. Insieme per le strade, nelle piazze, al cinema, a teatro. Insieme per respirare l'odore dei banchi di scuola, il sudore dei luoghi di lavoro, la polvere dei musei, l'incenso delle chiese, per sfogliare libri e giornali. Insieme dentro un'altra guerra con le divise grigio-verdi, per spiare gli aerei nemici che bombardavano le nostre città.

Insieme, verso la pari dignità:

da inabilitati del Codice Civile, ad artefici del proprio destino. Poi la stanchezza dei capelli bianchi e la scelta di affidare ad altre mani il futuro dei ciechi italiani. Mani altrettanto forti e generose, che portarono le nostre bandiere sul pennone più alto dei palazzi del Governo, del Parlamento, delle Regioni, delle Province e dei Comuni.

Paolo, Giuseppe, Roberto, Tommaso, Mario: uno dopo l'altro, i protagonisti delle sfide che regalarono ai ciechi italiani la gioia di altri spazi di libertà. quasi cento anni dopo, il cuore dei ciechi italiani vive una grande emozione, e non ha abbastanza voce per dire: «Grazie! Mille volte grazie per aver pensato a un sogno e averlo scaldato con l'amore che si deve solo alle cause giuste».

In questo sogno ho creduto anch'io. Ci ho creduto e l'ho sentito mio. Ho dato spazio alla mia fantasia: un mondo di uguali cosa vuoi che sia! Invece no. Ancora troppi silenzi. Ancora troppe porte chiuse. Troppe ipocrisie. Montagne di bugie. Ma la vita è bella anche per queste sfide. I miei compagni di viaggio lo sanno e come me vivono per questo sogno.

La mattinata arricchita dai numerosi interventi di stima e considerazione rivolti alle persone e all'operato della nostra sezione, si è conclusa ricordando i 50 anni di nozze d'oro con l'Unione, di due soci, oltre che con la consegna ai convenuti, di una bomboniera personalizzata contenente un portachiavi opportunamente inciso e confezionato con i confetti dorati, simbolo di queste nozze che, nel 2017, siamo tutti orgogliosi di aver potuto celebrare.

Il momento conviviale che, anche per questa occasione, ha coronato il piacere dello stare assieme, è stato valorizzato dalla scelta dell'allestimento di un cattering a cura di Hortus, una Cooperativa di agricoltura Sociale che, annovera, tra i propri componenti, l'inserimento lavorativo di persone fragili e a rischio di emarginazione socialei quali, nel coltivare, produrre, cucinare ed aggraziare i palati di chi sceglie di usufruire dei loro servizi, apprezzando cibi di diverse preparazioni ed interpretazioni etniche , derivati da materie prime di produzione locale, garantiscono e trovano soddisfazione e risposte concrete ai loro bisogni, in primis, quello di una nuova opportunità per la conquista della propria dignità.

Il pomeriggio ricreativo trascorso in gioia ed allegria e gli auguri per le festività natalizie e per il nuovo anno che, con fiducia, andremo ad affrontare, hanno concluso una giornata che, fa di ogni evento organizzato "con il cuore", un momento davvero speciale, oltre che l'occasione per rafforzare i legami di amicizia, solidarietà, appartenenza e condivisione nello spirito della nostra unione.

 

 



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