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Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ONLUS
Consiglio Regionale della Lombardia


"Il Corriere della Sera " del 21 Novembre 2017

Ha 50 anni l'intervento che ha cambiato la vita di chi ha la cataratta

Da un'operazione in anestesia generale che richiedeva una settimana di ricovero e dava risultati spesso insoddisfacenti a una di pochi minuti in ambulatorio. Con esiti eccellenti

Pochi interventi chirurgici hanno avuto un impatto sulla qualità della vita delle persone quanto la facoemulsificazione della cataratta che compie quest'anno 50 anni. Charlie Kelman, l'inventore di questa tecnica, era un uomo singolare: oltre ad essere un ricercatore, era un musicista di talento: sapeva suonare alla perfezione il sassofono (ebbe anche un premio per le sue abilità musicali alla Carnegie Hall di New York nel 1975) ed era un pilota di elicottero.

Come arrivò Kelman all'idea della facoemulsificazione?

«La storia racconta - spiega Luco Buratto direttore scientifico di CAMO - Centro Ambrosiano Oftalmico e Coordinatore del Centro Italiano Occhio Secco - che Kelman era dal dentista e mentre il medico lavorava con gli ultrasuoni, pensò che se gli ultrasuoni agivano su un dente senza fare danni, potevano forse essere usati anche per trattare una cataratta. Dopo la seduta Kelman andò in ospedale e subito dopo tornò dal suo dentista con un cristallino intero -la tecnica di intervento della cataratta dell'epoca richiedeva che venisse rimosso intero- e cominciò a frammentarlo con lo strumento ad ultrasuoni del suo dentista.

In che anno eravamo?

«Nel 1965. Nel stesso anno dopo aver fatto costruire un rudimentale facoemulsificatore, Kelman cominciò i primi esperimenti sugli animali e nel 1967 eseguì il primo intervento sull'occhio ( cieco) di un paziente che aveva dovuto sottoporsi all'enucleazione oculare per un'altra patologia. Questo primo intervento venne eseguito al Manhattan Eye and Ear Hospital a porte chiuse, e si per frammentare il primo nucleo Kelman ha impiegò 76 minuti, oggi l'intervento richiede 2-3 minuti. La prima sonda ad ultrasuoni, pesava o due chili e più ed era troppo pesante per essere sostenuta dal chirurgo, per i tempi prolungati che l'intervento di allora richiedeva ed aveva bisogno di un supporto.L'anno dopo Kelman ottenne dai suoi tecnici (il facoemulsificatore venne sviluppato in collaborazione con Cavitron Corporation) una sonda molto più leggera e piccola».

Kelman, prima di arrivare a utilizzare questo strumento, ne aveva usati altri?

«Certamente, aveva sperimentato numerosi altri metodi per frammentare la cataratta ed eseguirne la rimozione attraverso una piccola incisione onde evitare l'ospedalizzazione del paziente. Aveva provato enzimi, prodotti chimici, frammentazione meccanica, sistemi rotativi, vibratori ed altro che però davano più danni che risultati. Oggi la facoemulsificazione è ad un livello straordinario sia nella sicurezza che nell'efficacia. Esistono pochissime procedure chirurgiche in tutta la Medicina che siano sopravvissute, come trattamento di scelta, per 50 anni. Tuttavia, la longevità non è l'aspetto più impressionante della facoemulsificazione. Si può dire che Kilman è stato l'inventore della chirurgia ambulatoriale che dall'ambiente oculistico si è poi diffusa in molte altre branche della medicina. E con la sua tecnica ha reso obbligatorio l'uso del microscopio nella chirurgia della cataratta e quindi è stato l'iniziatore di tutta la microchirurgia oftalmica e delle altre specialità; questo fu anche una delle ragioni per cui la faco ebbe così tanti oppositori...».

Quando Kelman brevettò la sua scoperta?

«La domanda di brevetto fu fatta a Brooklyn. il 25 luglio 1967, ma ciò che fu brevettato non fu solo una nuova metodica, un' idea: quella di fare della chirurgia dentro un organo agendo attraverso una microincisione ed usando strumenti tecnologici. Poi la metodica, sia pure modificata, fu adottata, per le loro procedure chirurgiche, da altri specialisti, come oncologi, chirurghi della colonna vertebrale e del seno.La faco è quindi l'antenato comune della colecistectomia laparoscopica, della chirurgia endoscopica della colonna vertebrale, dell'anca e della chirurgia del ginocchio».

Prima della faco la chirurgia della cataratta com'era?

«Negli anni 60 l'intervento veniva fatto con il paziente ricoverato ed il ricovero durava più di una settimana. Il paziente, solitamente anziano, doveva lasciare la sua famiglia per una settimana, e questo non solo alterava il suo equilibro emozionale, ma modificava completamente il suo regime di vita, i suoi orari di sonno, la sua alimentazione, le sue abitudini igieniche e voleva dire che doveva condividere per tutto il tempo del ricovero la sua vita personale con quella di tutti gli altri ricoverati. E l'intervento durava più di un'ora, spesso in anestesia generale, occupando quindi a lungo la sala operatoria e riducendo di conseguenza il numero di interventi per giorno e ciò con costi rilevanti di Sala Operatoria, e di ospitalità ospedaliera. E il ricupero visivo era lentissimo. Erano previste settimane di assenza dal lavoro e al rientro le difficoltà visive rendevano il ritorno alla produttività lento e spesso incompleto».

Altri problemi del passato?

«L'anestesia. Tutti i pazienti venivano intubati e narcotizzati e le anestesie di quell'epoca non erano certo quelle leggere di oggi...quali le conseguenze? erano importanti nelle persone anziane che impiegavano settimane a riprendersi completamente. E le conseguenze sulla salute generale non erano certamente trascurabili e comunque non tutti erano idonei; occorreva spesso la visita del cardiologo o dell'internista e dell'otorinolaringoiatra, la lastra del torace e pmolti venivano giudicati non idonei e quindi non potevano essere operati e dovevano tornare a casa e rimanere ipovedenti o non vedenti per il resto della vita. E l'immediato decorso postoperatorio richiedeva un allettamento prolungato, con medicazioni quotidiane. Inoltre l' intervento di allora non prevedeva quasi mai l'impianto di un cristallino artificiale, per cui dopo l'intervento era obbligatorio l'impiego di lenti spessissime che rendevano la deambulazione difficile e insicura, la guida dell'auto pressoché impossibile. Visti quelli che erano i risultati della chirurgia e le complicanze zioni e gli inconvenienti, i pazienti si facevano operare solo quando la cataratta era molto evoluta ed erano quasi cieco. Prima dell'intervento le possibilità visi erano lentamente ma progressivamente in declino e questo rendeva frequenti gli incidenti e le cadute con fratture».

Oggi che cosa accade, invece?

«Il paziente arriva al mattino, mette alcune gocce anestetiche sull'occhio da operare, fa l'intervento e rientra in famiglia dopo una-due ore. E il suo recupero visivo è talmente rapido che, volendo, dopo un paio di giorni può rientrare al lavoroZ

Ha conosciuto Kilman di persona?

Sì, l'ho incontrato per la prima volta a New York nel '79 e nell 81 lo invitai a Milano per un evento «live surgery» sulla facoemulsificazione. Con Kilman ho poi fatto dei corsi di facoemulsificazione in Svizzera e in Franci. È stata la persona, assieme a Josè Ignacio Barraquer, che più ha influenzato la mia carriera professionale , Quando nel 1987 scrissi «Chirurgia Extracapsulare della Cataratta ed Impianto di Lenti Intraoculari da Camera Posteriore»fu uno dei primi ad accettare di essere un contributor, La facoemulsificazione mi ha permesso di viverela migliore epoca della chirurgia oftalmica con tutte le sue più entusiasmanti innovazioni,

di Daniela Natali

 

 



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