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Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ONLUS
Consiglio Regionale della Lombardia


"La Repubblica " del 15 Novembre 2017

Maculopatia, promettente il trapianto delle staminali nella retina

Andati a buon fine i primi trial clinici pilota: sono state trasformate in cellule retiniche e impiantate nell'occhio dei pazienti.

Utilizzare le cellule staminali embrionali umane come trattamento per la forma secca della degenerazione maculare senile. A farlo sono stati i ricercatori che hanno firmato due studi clinici presentati al 121° meeting annuale dell'Accademia americana di oftalmologia in corso a New Orleans (Usa). Le staminali iniettate nell'occhio sembrano sostituire le cellule mancanti danneggiate dalla malattia, senza gravi effetti collaterali. E uno dei due lavori suggerisce che potrebbe persino migliorare la vista dei pazienti.

In entrambi gli studi - firmati dal Hadassah-Hebrew University Medical Center di Gerusalemme, Israele, e dal Bascom Palmer Eye Institute di Miami - i ricercatori hanno trasformato le staminali embrionali in un tipo di cellula di supporto della retina, chiamata cellula epiteliale del pigmento retinico. Iniettate negli occhi delle persone affette da degenerazione maculare associata all'età, la più comune causa di cecità nelle persone di età superiore ai 55 anni, le cellule hanno prodotto segni di guarigione della retina nel sito di iniezione entro poche settimane. La visione dei pazienti è rimasta sostanzialmente stabile durante lo studio, non ha subito effetti collaterali inaspettati e le cellule sono sopravvissute all'interno dell'occhio dei pazienti.

La maculopatia secca è la degenerazione del centro della retina che porta a perdita della visione centrale (cruciale ad esempio per leggere). Al contrario della forma umida (che si contraddistingue per comparsa di edema e crescita abnorme di capillari), la forma secca resta oggi orfana di cura. Le terapie cellulari oculari sono comunque viste con molto ottimismo in quanto l'occhio è protetto da reazioni immunitarie e difficilmente può dare reazioni di rigetto. Si tratta di un lavoro di prima fase, precisano gli autori, ma le premesse sono buone per mirare a dimostrare l'efficacia della medicina rigenerativa in oftalmologia.

 

 

 



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