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Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ONLUS
Consiglio Regionale della Lombardia


" La Repubblica " del 1 Ottobre 2017

L'Inps condannata per non aver assunto una ragazza cieca

 

GENOVA. L'INPS è l'ente che garantisce uno degli aspetti fondamentali dei diritti dei lavoratori, ossia verificare il rispetto del versamento dei contributi previdenziali da parte dei datori. Ma cosa accade se proprio l'Inps, invece che paladino dei lavoratori, anzi dei lavoratori più svantaggiati come può esserlo una persona cieca, si trasforma in soggetto che nega il diritto a un posto per tre anni e alla fine, invece di contribuire al risanamento dei conti pubblici, farà spendere quasi 80 mila euro agli italiani, sotto forma di risarcimento? Molto probabilmente non accadrà nulla visto che siamo di fronte all'ennesima storia di una burocrazia ottusa, dove i nomi dei responsabili resteranno coperti da una nebbia di sigle, decreti, leggi. Mentre invece sarebbe utile, anche per un'azione della Corte dei Conti a tutela di un danno erariale, sapere chi ha gestito in maniera tanto fallimentare, nonché imbarazzante, una pratica costata, allo Stato, 78 mila euro. A tanto ammonta, infatti, il risarcimento ottenuto da Caterina, 27 enne affetta da cecità assoluta, nella sentenza del giudice del lavoro Simona Magnanesi, che ha accolto le tesi del legale della ragazza non vedente, l'avvocato Ester Baessato.

Nel novembre del 2012 la Provincia di Genova comunica a Caterina di aver ricevuto da parte dell'Inps - Direzione Provinciale di Genova "un'offerta di lavoro ai sensi della L.113/85" (quindi per assunzione di centralinista non vedente) e la invita a presentarsi o contattare l'Ufficio collocamento disabili al più presto per esprimere l'eventuale disponibilità all'avviamento".

Inizia da quel momento una assurda anticamera che durerà ben tre anni. Un vero e proprio calvario fatto di richieste da parte dell'Inps di consegna di documenti, consegna degli stessi e della lista di materiali che sarebbero stati necessari per lo svolgimento dell'attività lavorativa, di falsi allarmi circa l'immediata assunzione con specifico avvertimento da parte dei funzionari dell'Inps di non allontanarsi da Genova perché l'assunzione sarebbe stata imminente, di solleciti, numerosi, fatti dall'Unione italiana ciechi, di diffide inviate all'Inps da parte della Provincia di Genova - Ufficio disabili, ma nonostante tutto non veniva dato seguito all'assunzione.

Nel frattempo, mentre le persone che risultavano iscritte nelle liste di collocamento obbligatorio in posizione successiva nella graduatoria rispetto a lei erano state già assunte e lavoravano già da tempo, lei non era stata assunta, non lavorava, non percepiva lo stipendio e non poteva nemmeno essere considerata al fine di un nuovo avviamento al lavoro avendo già il provvedimento efficace nei confronti dell'Inps.

Sostenuta dall'Unione italiana ciechi, Caterina nel 2015 viene assunta come centralinista dall'Inail e inizia la causa.

Davanti al tribunale l'Inps si difende sostenendo che un mese dopo la lettera di assunzione, le norme introdotte dalla spending review avevano comportato il blocco delle assunzioni.

Ma l'avvocato Baessato ha dimostrato, carte alla mano, che le stesse norme consentivano l'assunzione di centralinisti non vedenti anche in soprannumero. Il giudice ha sottolineato che l'assunzione avrebbe potuto essere completata prima delle nuove regole e che "La mancata assunzione deve, quindi, essere imputata ad un comportamento dell'Istituto, comportamento che ha cagionato un danno alla ricorrente".

di Marco Preve

 

 



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