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Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ONLUS
Consiglio Regionale della Lombardia


"Blog Invisibili - Corriere della Sera " del 14 Settembre 2017

L’accessibilità che include, anche in Aspromonte

La roccia biancastra e i terrazzamenti guardano verso i due Mari. Qui lo Jonio e il Tirreno mischiano le loro acque e le leggende millenarie degli uomini che le hanno solcate. È un paesaggio sterminato che sa di infinito, ma che la natura delimita con la vicina Sicilia. Lo Stretto visto dall'Aspromonte non è altro che una vasca in cui si nascondono intrecci di genti diverse che hanno reso a questa terra, la Calabria, una bellezza che stride con i problemi atavici che ne bloccano lo sviluppo. Ma qui, tra le vette aspre e invalicabili della montagna reggina, si cela anche un cuore fatto di inclusione e di innovazione, che tesse reti sociali e istituzionali per favorire la crescita ancora inespressa di un territorio complesso.

Sono dell'Ente Parco Nazionale dell'Aspromonte le ultime iniziative che puntano a creare percorsi accessibili in montagna. Una di queste, "Sguardi nuovi per vecchi sentieri", prende il via dal racconto di Edward Lear, autore de "Diario di un viaggio a piedi", che nell'800 percorse la provincia di Reggio Calabria alla scoperta dei borghi che ancora oggi sovrastano le salite impervie della punta calabrese, custodi inconsapevoli di storia, cultura e tradizioni.

Qui l'italiano, l'inglese, l'arabo e il grecanico (antica lingua residua derivata dal greco e utilizzata ancora oggi nei comuni della così detta "area grecanica della provincia di Reggio Calabria, ndr) da oggi e per la prima volta si mescolano al Braille su alcuni pannelli che riportano i passi salienti dell'opera di Lear, completi delle illustrazioni presenti nel libro, e realizzate dall'autore stesso, concepite per essere "viste" attraverso la sensibilità tattile. I pannelli realizzati fanno parte di un progetto realizzato su iniziativa del Liceo Scientifico Statale "Leonardo Da Vinci" con il Dipartimento dArTe dell'Università "Mediterranea" di Reggio Calabria, finanziato dal MIUR nell'ambito del Concorso nazionale "Progetti didattici nei musei, nei siti di interesse archeologico, storico e culturale o nelle istituzioni culturali e scientifiche". Alla realizzazione ha contribuito anche la locale sezione dell'Uici.

«Si tratta di un'infrastruttura culturale - ha spiegato il presidente dell'Ente Giuseppe Bombino - che oggi rappresenta un cantiere in cui sperimentare la totale accessibilità per le diverse disabilità».

Ad esempio proprio in questi mesi si stanno sperimentando piccoli interventi per rendere la struttura raggiungibile da chiunque: camminamenti a terra per ciechi o congegni di avvicinamento.

«Sarà il primo presidio di inclusione dell'Aspromonte che si sviluppa intorno ad un motivo culturale: il libro di Lear».

L'esperimento proseguirà poi con una pubblicazione in nero braille e verrà esteso a tutti gli autori indigeni che hanno rappresentato la Calabria e l'Aspromonte nel mondo, da Seminara a Corrado Alvaro. E nel tempo l'obiettivo è quello di riuscire a coinvolgere anche alcune zone delicate perché storicamente ad alta densità mafiosa e criminale come San Luca.

«Provare a cambiare un territorio impenetrabile e resistente allo Stato - sintetizza Bombino - grazie ad un approccio inclusivo per tutte le persone ci sembra un fatto importante. Così puntiamo a scardinare il paradigma dell'Aspromonte, immaginato come luogo inaccessibile e resistente. In questo senso per noi l'accessibilità è un valore aggiunto».

E non solo. Perché l'accessibilità in alcune circostanze e nei progetti dell'Ente Parco diventa anche opportunità. Per i giovani, ad esempio. Già da diverso tempo l'attenzione dell'Ente era volta a incentivare la mobilità sostenibile. L'idea poi è stata quella di assegnare ad una scuola il compito di produrre i mezzi pensando anche alle persone con disabilità. Sono stati i ragazzi dell'Istituto Industriale Panella-Vallauri, all'interno del laboratorio di meccanica della scuola, a progettare e realizzare i prototipi di tre biciclette diverse: a pedalata assistita, su tre ruote per essere montata anche da chi non può contare sull'uso delle gambe, un'altra per il soccorso in montagna.

«L'obiettivo era garantire, nell'ultima provincia d'Italia, una filiera non del prodotto ma del territorio mettendo in risalto le nostre migliori intelligenze. Esiste - spiega ancora il presidente - l'innovazione di prodotto e l'innovazione di processo. Abbiamo deciso di puntare sulla seconda, ovvero sulla capacità di ricostruire la filiera che assume anche una valenza maggiore. La vera innovazione per noi è l'idea che il territorio si possa riconoscere in un progetto e crescere con esso in maniera armonica».

L'accessibilità in Aspromonte è una delle vette più difficili da conquistare. Ma l'idea che qui possa diventare motore di sviluppo è già in qualche misura rivoluzionaria.

di Giulia Polito @GiuliaPolito

 

 



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